Romana Gens (series nova)

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Romana Gens (series nova)

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Il cigno: miti e leggende

di Paola Manetto

Che magnifica presenza uno o più candidi

cigni nuotare pacatamente in uno specchio

d’acqua. Animale superbo,sinuoso

dal bianco e morbido piumaggio, dal lungo

e regale collo. Ed è proprio questa sua

aria di mistero, questa sua altezzosità che

ha fatto sì che in tutte le culture, da quelle

mediterranee a quelle nordiche a quelle

orientali siano nati miti, leggende, tradizioni,

credenze, favole, simbologie e

poemi. L’arte in tutte le sue manifestazioni

ed altre discipline scientifiche, letterarie

e musicali hanno reso protagonista il

cigno trasformandolo spesso in pietra da

paragone a vari concetti.

Persino l’astronomia ha chiamato ”Cigno”

una costellazione boreale le cui stelle

principali sono visibili ad occhio nudo .

“Cigno di Busseto” fu soprannominato

Giuseppe Verdi, mentre “Cigno di Verona”

fu Catullo.

“Canto del cigno” viene definita l’ultima

espressione di un artista, in relazione alla

falsa e antica credenza che un canto dolcissimo

venisse emesso da questo uccello

prima di morire.

Nel Fedone di Platone, Socrate afferma

che il canto funebre del cigno esprime la

gioia di reintegrarsi nel divino, dal quale

l’uccello è epifania e luce; Esopo lo mette

protagonista di due favole.

Anche la psicanalisi affronta il tema del

cigno mettendolo in relazione alla sua

ambiguità sessuale.

Simbolo araldico di molti personaggi storici,

tra questi l’imperatore Augusto, poiché

il cigno è l’animale sacro di Apollo, e il romantico

ed emblematico principe di Ba-

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viera, Ludwig, sovrano amante degli eroi

germanici come il cavaliere Lohengrin.

Esisteva persino un antico ordine prussiano

“del cigno”.

I fratelli Grimm ed Andersen si sbizzarrirono

con favole che avevano protagonisti i

cigni: perchè non ricordare il brutto anatroccolo.

Laghi incantati con i bianchi pennuti che si

Musei Vaticani—scultura in porcellana di Capodimonte

(per gentile concessione di Debora Brandelli)

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