Giugno 2018

ValorizziAMO

Livorno

Anno 32 - N° 651

Giugno

2018

non stop

Omaggio

mensile indipendente «strettamente» livornese

All’interno:

Scoglio della Regina: Bagnante, statua bronzea di S. Chia (foto Onorati)

Museo della Città,

decisamente bello!

Quando John Wayne

parlava livornese

Gruppo Labronico

Livorno Calcio:

Siamo di nuovo in B!

La storia degli Stabilimenti balneari


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LIVORNOnonstop

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attualità

Con adeguata promozione è anche l’occasione per sfatare il luogo comune “a Livorno non c’è nulla”

Museo della Città,

decisamente bello!

di Marcello Faralli

Vittorio Sgarbi presente all’inaugurazione

del Museo della Città.

L’angolo delle anfore romane in un suggestivo fondale sabbioso.

“Il grande rettile” di Pino Pascali custodito nell’adiacente e splendida

chiesetta sconsacrata di San Giuseppe.

D o p o

tanti rinvii

e qualche

polemica,

il

“Museo

della città

di Livorno”

è

stato finalmente inaugurato. Un

evento cui ha partecipato il critico

d’arte Vittorio Sgarbi e che

il sindaco Nogarin, con malcelata

enfasi, ha definito: “un museo

straordinario”. Dal recupero

dei vecchi “Bottini dell’olio”,

con l’aggiunta di una moderna

struttura prospiciente la piazza

del Luogo Pio, con una spesa

di 7,5 milioni (compresi gli arredi),

si sono resi disponibili circa

6 mila metri quadrati.

Un percorso espositivo che racconta

l’evoluzione sociale e culturale

di Livorno, dalle sue origini

ai giorni nostri. Vi si trovano

esposti oltre 600 oggetti delle

collezioni civiche, riesumati

dai magazzini del museo Fattori

e della Biblioteca Labronica. E’

diviso in due sezioni: la prima

ripercorre la storia della città,

mentre la seconda è dedicata

alla contemporaneità. Nell’adiacente

piazza del Luogo Pio, nelpresentato

da cimeli garibaldini

tra cui le giubbe rosse, il poncho

e lo scrittoio di Giuseppe

Garibaldi.

Si entra nella modernità con la

grafica di Fattori, Nomellini, Cappiello,

manoscritti e locandine di

Pietro Mascagni. Si prosegue

con la prima bandiera del Partito

Comunista d’Italia, cucita dalle

sarte livornesi nel 1921, custodita

in una teca. Il percorso si

conclude con le false teste di

Modigliani che finalmente, riemerse

dai polverosi magazzini

comunali, hanno trovato una

degna collocazione, dopo

un’esposizione temporanea all’epoca

del loro ritrovamento e

qualche esposizione e mostre itineranti.

La loro storia è nota ma

è tornata di attualità con la presenza

all’inaugurazione del museo

dei tre autori, o meglio degli

autori di una delle tre perché le

altre due sono opera dell’artista

livornese Angelo Froglia, prela

chiesetta sconsacrata di San

Giuseppe, sono custodite opere

d’arte contemporanea, tra le

quali spicca quella di Pino Pascali,

il “grande rettile” che,

acquistato dal Comune nel 1967

per 350 mila lire, oggi può valere

più di un milione di euro.

Il percorso museale inizia dall’età

del ferro con l’esposizione

di reperti (vasellame, bronzi, busti

marmorei) che testimoniano la

presenza di antichi insediamenti

attorno al Porto Pisano e la “collezione

Chiellini” fatta di oggetti

funerari di epoche etrusca e romana.

Sul retro, su un fondale

sabbioso si possono osservare

anfore romane e un ceppo d’ancora

dal relitto “Ardenza”.

A seguire il medioevo con documenti

del 1400/500 e un incunabolo

del 1482. Dei secoli successivi

si possono ammirare: il

bozzetto in gesso dei 4 mori attribuito

a Pietro Tacca, la ricostruzione

della pianta della città

del Buontalenti, stampe e quadri

con viste varie del ‘600.

Il ‘700 è rappresentato da tre

grandi dipinti: la “Piazza d’Armi”

di Tommaso Gheradini, la

“Piazza Grande” del 1776 e la

“Festa in Darsena”.

La fiorente attività culturale che

si sviluppò in città alla fine del

secolo è documentata dalle celebri

edizioni “Dei delitti e delle

pene” di Cesare Beccaria e dell’enciclopedia

di Diderot e

D’Alambert stampate dalla tipografia

Coltellini.

Nella seconda parte sono esposti

gli affreschi trecenteschi dell’Eremo

della Sambuca,la ricostruzione

del tempio ebraico distrutto

dai bombardamenti, vari

dipinti d’impatto e l’iconostasi

greco-ortodossa della santissima

trinità. Il Risorgimento è rapmaturamente

scomparso.

Pietro Luridiana, Michele Ghelarducci,

Pierfrancesco Ferrucci

(che si è fatta la fama di esperto!),

oggi tutti affermati professionisti,

che non hanno perso lo

spirito goliardico di allora, si

sono ritrovati all’inaugurazione

lamentando il lungo oblio e di

non avere colto

l’occasione, nel

massimo periodo

di notorietà,

per valorizzare,

al di là della “burla”,

il valore dell’opera

di Modigliani,

i beni artistici

della città.

Con una adeguata (e incessante)

promozione, l’apertura del

nuovo Museo della Città (con

l’aggiunta magari del Museo Fattori

di Villa Mimbelli) potrebbe

essere anche l’occasione per

sfatare il luogo comune: “a Livorno

non c’è nulla”.

La nostra Redazione si è trasferita nei più ampi uffici di via Gastone Razzaguta n. 26, int. 13 (zona Collinaia)

Per info: 328/71.29.262


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cinema

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LIVORNOnonstop

Quattro eccezionali doppiatori concittadini, quasi coetanei, Emilio Cigoli,

Carlo Romano, Stefano Sibaldi e Giorgio Capecchi, hanno ‘prestato’ la voce

a tutti i più grandi attori internazionali e ai film d’animazione di Walt Disney

Quando John Wayne

parlava livornese

Emilio Cigoli

(Livorno 18/11/1909 - Roma 7/11/1980)

Carlo Romano

(Livorno 8/5/1908 - Roma 16/10/1975)

Stefano Sibaldi

(Livorno 11/6/1905 - Roma 2/7/1996)

Giorgio Capecchi

(Livorno 7/8/1902 - Roma 29/8/1978)

Se adesso

viene normale

associare

l’aggettivo

“livornese”

ai

doppiaggi

realizzati da Paolo Ruffini e

dal “Nido del Cuculo”, diventati

negli anni un vero e proprio

fenomeno di costume e,

soprattutto, un formidabile

traino a cui collegare altre iniziative

di grande impegno sociale,

in molti ricorderanno

che la nostra città ha legato il

proprio nome a un gruppo di

formidabili doppiatori, che

hanno prestato la voce ai più

grandi attori di Hollywood. A

partire dagli anni Trenta del

secolo scorso, quando il cinema

sonoro che arrivava da

altre nazioni, Stati Uniti in testa,

portava con sé la necessità

di rendere comprensibili

i dialoghi recitati in un’altra

lingua, le soluzioni erano essenzialmente

due: sottotitola-

di Marco Sisi*

re i film o registrare una nuova

colonna sonora coi dialoghi

recitati nella lingua del

pubblico cui erano destinati.

In un paese ad alta densità di

analfabeti, quale era l’Italia di

quegli anni, non c’erano praticamente

alternative. Nella

nostra penisola la nascente industria

cinematografica, vista

da Mussolini anche come

arma di propaganda, non poteva

permettersi di perdere

una larga fetta di pubblico, al

quale proporre in sala anche

cinegiornali e documentari

che magnificavano le opere

del regime, solo perché non

comprendeva l’inglese, il

francese o il tedesco.

Dopo una serie di esperimenti

realizzati direttamente a Hollywood

da parte delle case

produttrici (il primo film ad

essere doppiato interamente

in lingua italiana è “Carcere”

di George W. Hill, prodotto

dalla Metro-Goldwyn-Mayer;

vennero impiegati attori italoamericani

e il risultato fu

“Francamente me ne infischio”, ecco il momento in cui Clark Gable in “Via col vento” pronuncia

la celebre battuta che è passata alla storia. La voce, con l’inconfondibile timbro vocale del doppiatore,

è del livornese Emilio Cigoli.


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LIVORNOnonstop

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cinema

Una schiera degli attori più famosi del mondo

che hanno parlato ...livornese

Clark Gable (1901 - 1960) Henry Fonda (1905 - 1982) John Wayne (1907 - 1979) Frank Sinatra (1915 - 1998)

Gregory Peck (1916 - 2003) Glen Ford (1916 - 2006) Marlon Brando (1924 - 2004) Jerry Lewis (1926 - 2017)


una recitazione con forti

accenti americani.

Successivamente, la stessa

Metro nel 1930 fece doppiare

nei suoi studi di Culver

City i film “La sivigliana” di

Charles Brabin e “Trader

Horn” diretto da W.S. Van

Dyke e nel 1931 per non perdere

la distribuzione in Italia,

con la direzione di Carlo Boeuf

intensificò la pratica del

doppiaggio con gli attori

Augustoe Rosina Galli, Argentina

Ferraù, la cantante

Milly e Francesca Braggiotti.

Anche la 20th Century Fox,

visto il successo della Metro,

ingaggiò Alberto Valentino, il

fratello del divo Rodolfo,

come dialoghista, l’attore

caratterista Frank Puglia

come direttore di doppiaggio,

e Franco Corsaro come primo

doppiatore.

Il primo film ad essere doppiato

dalla Fox fu nel

1931 “Tu che mi accusi” di

Victor Fleming, doppiatori

Franco Corsaro, Luisa Caselotti,

Agostino Borgato e Guido

Trento.

La Paramount recuperò il

tempo perso, mettendo su

uno stabilimento centrale in

Francia, a Joinville-le-Pont,

dove poter convocare attori

provenienti da ogni Paese

europeo, Italia compresa, a

doppiare le edizioni europee

dei propri film. I primi film

ad essere doppiati in questi

studi sono “Il dottor Jekyll”

di Rouben Mamoulian, con

Fredric March doppiato da

Olinto Cristina, e “Il segno

della croce” di Cecil B. De-

Mille, sempre con protagonista

March, doppiato da Franco

Schirato.

Si arriva così al 1932, anno

in cui un regio decreto-legge

disponeva che un film straniero

doppiato all’esterno del

Regno non poteva essere proiettato

nelle sale italiane. Il monopolio

di produzione e distribuzione

cinematografica era

della Cines-Pittaluga, con a

capo Emilio Cecchi e direttore

Mario Almirante, che nell’estate

del 1932 aprì a Roma

il primo stabilimento di doppiaggio

italiano; il primo film

ad essere doppiato fu “A me

la libertà!” di René Clair, dove

si possono riconoscere le

voci di Gino Cervi e Corrado

Racca.

La strada era ormai aperta:

nello stesso periodo nacquero

altre case di doppiaggio,

come la Fotovox, fondata dall’ingegner

Gentilini e diretta

da Franco Schirato, l’Itala

Acustica diretta da Vincenzo

Sorelli, e la Fono Roma, fondata

dall’ingegner Salvatore

Persichetti, che diventò lo stabilimento

primario nel settore

grazie alla 20th Century Fox,

alla Paramount e alla Warner

Bros che le affidarono le edizioni

italiane dei propri film.

La Metro-Golden-Mayer invece

aprì un proprio stabilimento,

sempre a Roma, dove

vennero doppiati “Il campione”

di King Vidor e “Ingratitudine”

di Clarence Brown,

definiti dalla critica italiana i

migliori doppiaggi mai sentiti

fino a quel momento.

Con la nascita delle case di

doppiaggio si costituirono anche

le prime cooperative di

doppiatori, che si ritrovarono

a gestire una mole impressionante

di lavoro, dato che


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cinema

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LIVORNOnonstop

per qualche anno, almeno

fino a quando i rapporti

fra l’Italia e le democrazie occidentali

non iniziarono a deteriorarsi,

i film che venivano

importati dall’estero erano

davvero tanti. Molti dei

doppiatori erano attori che

avevano maturato unagrande

esperienza lavorando in teatro

o nella prosa radiofonica:

tra questi i livornesi Emilio

Cigoli, nato il 18 novembre

1909, e Carlo Romano, nato

l’8 maggio 1908, furono ben

presto tra i più richiesti fra

coloro che facevano parlare

in italiano gli attori stranieri.

Continuarono a recitare, nel

cinema o alla radio, ma la loro

attività prevalente, per lunghi

anni, fu quella del doppiaggio.

La lista degli attori che, grazie

a loro, poterono “parlare

in italiano” è quasi interminabile:

Cigoli è stato soprattutto

la voce italiana di Clark

Gable (anche in “Via col vento”,

dove la celebre battuta

“Francamente me ne infischio”

è passata alla storia

con l’inconfondibile timbro

vocale del doppiatore), di

Gregory Peck, John Wayne,

Burt Lancaster, William Holden,

Jean Gabin, Henry Fonda,

Orson Welles, Richard

Burton, Charlton Heston…

Questa premessa è doverosa


per poter comprendere l’importanza

avuta dal doppiaggio

che, successivamente, avrebbe

addirittura dominato tecnicamente

la scena produttiva

dato che anche molti film

di produzione italiana iniziarono

a essere prodotti impiegando

un successivo doppiaggio

anziché la registrazione dell’audio

in presa diretta, come

si era fatto sino a quel momento.

Fu finalmente possibile

evitare di girare un film

più volte, come accadeva nel

caso di coproduzioni internazionali,

e soprattutto impiegare

attori stranieri che di italiano

non sapevano nemmeno

una parola.

Fu così che il tedesco Gustav

Diessl, in “Calafuria” (1942,

regia di Flavio Calzavara, dal

romanzo di Delfino Cinelli),

parlò con la voce di Emilio

Cigoli, mentre gli altri protagonisti

Doris Duranti e Aldo

Silvani si doppiarono da soli.

All’inizio dell’estate del 1943

Cigoli si recò a Madrid per le

riprese di “Dora, la espía”, un

film di coproduzione ispanoitaliana,

diretto da Raffaello

Matarazzo.

Suoi compagni di viaggio e lavoro

erano Nerio Bernardi,

Anita Farra, Franco Coop,

Felice Romano (fratello di

Carlo) e Paola Barbara che già

si trovava sul posto.

Al termine delle riprese gli attori,

dopo gli avvenimenti del

25 luglio e dell’8 settembre e

considerata la difficoltà di intraprendere

il viaggio di ritorno

in patria, decisero di restare

in Spagna. Fu un agente

commerciale della 20th

Century Fox a contattarli,

proponendo loro di partecipare

al doppiaggio di alcuni film

della casa statunitense, che

sarebbero così stati pronti per

la proiezione quando le condizioni

in Italia avrebbero permesso

la riapertura del mercato

cinematografico.

Film come “Com’era verde la

mia valle”, “Il sospetto”, “La

zia di Carlo”, “Il pensionante”

e “Il segno di Zorro” vennero

così doppiati a Madrid e

arrivarono in Italia al seguito

delle truppe statunitensi.

Nel 1945 il gruppo di attori

tornò a Roma ed Emilio Cigoli

riprese la sua attività negli

studi di sincronizzazione rimessi

in funzione dopo quasi

due anni. Memorabili i doppiaggi

di Marlon Brando nella

parte di Antonio nel “Giulio

Cesare” di Joseph L. Mankiewicz.

Sua la voce narrante

in molti film, come ad

esempio i primi tre episodi

della serie di Peppone e Don

Camillo.

Nel 1966 Cigoli abbandonò la

CDC all’interno della quale

aveva lavorato per decenni a

causa di contrasti sull’attribuzione

degli attori da doppiare,

diventando socio della SAS-

Società Attori Sincronizzatori:

fu così che John Wayne,

per quattro film, ovvero

“Combattenti della notte”, “El

Dorado”, “Carovana di fuoco”

e “Ispettore Brannigan, la

morte segue la tua ombra”,

parlò tramite altri attori.

Tutte le successive pellicole

dell’attore statunitense furono

poi inviate alla SAS e Cigoli

riprese a doppiare Wayne

fino al suo ultimo film, “Il

pistolero” del 1976. Tra i suoi

ultimi doppiaggi ci furono

Trevor Howard nel film televisivo

“La banda” e Conrad

Bain nel ruolo di Philip Drummond

nella prima stagione del

telefilm “Il mio amico Arnold”,

nota anche come “Harlem

contro Manhattan”.

Si calcola che Cigoli abbia

doppiato più di settemila film

nell’arco di oltre quarant’anni

di carriera.

Carlo Romano con il suo timbro

di voce inconfondibile

presta la voce a innumerevoli

attori stranieri e italiani, arricchendo

di sfumature caricaturali

e, all’occorrenza, di inflessioni

dialettali, numerosi

personaggi cinematografici

per almeno quattro decenni.

Tra i suoi doppiaggi più


I ‘nostri’ doppiatori sono stati anche bravi attori

Emilio Cigoli nel film “Domenica d’agosto”(1950)

di Luciano Emmer.

Carlo Romano nel film “Campane a martello”

di Luigi Zampa (1949) con Yvonne

Sanson e Gina Lollobrigida.

Stefano Sibaldi con Nella Maria Bonora

e (sullo sfondo) Felice Romano nel “Don

Giovanni” di Moliere.


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cinema

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LIVORNOnonstop


La voce di Timoteo, Cappellano matto, Grillo parlante, Capitan Uncino, Biagio e tanti

altri personaggi di Walt Disney è stata doppiata da Carlo Romano e Stefano Sibaldi.

importanti quelli dei grandi

comici come Jerry Lewis,

Bob Hope, Lou Costello (il “Pinotto”

in coppia con “Gianni”

Bud Abbott) e il francese Louis

de Funès (che in molti film

ebbe la voce di un altro livornese,

Stefano Sibaldi). E ancora

Fred Astaire, James Cagney,

Peter Lorre, Ernest Borgnine,

Peter Ustinov, Eli Wallach,

Rod Steiger in “Giù la

testa” e Jason Robards in

“C’era una volta il West”. La

voce è inoltre legata al celebre

attore francese Fernandel,

che interpretò il personaggio

di Don Camillo in cinque pellicole.

La voce di Carlo Romano si

sente anche in molti film

d’animazione: per la Walt Disney

Pictures ha doppiato il

Grillo Parlante in “Pinocchio”

(1940), il Re di “Cenerentola”

(1950, e anche nel ridoppiaggio

del 1967), il Cappellaio

Matto in “Alice nel Paese delle

Meraviglie” (1951), l’Avvoltoio

ne “Il libro della giungla”

(1967), l’Uccello segretario

in “Pomi d’ottone e manici

di scopa” (1971) e lo Sceriffo

di Nottingham in “Robin

Hood” (1973).

Romano fu attivo anche sul

piccolo schermo: iniziò a collaborare

dal 1956, quando fu

il coautore, insieme a Bruno

Corbucci, dello sceneggiato

televisivo per la Tv dei ragazzi

“Il marziano Filippo”, una

delle prime miniserie televisive

prodotte dalla Rai. Nel

1959 è nel cast del “Mattatore”

di Vittorio Gassman, mentre

negli anni ’60 recita in alcuni

sceneggiati televisivi. È

sua la voce italiana di Alfred

Hitchcock (nel riquadro) nella

serie “Alfred

Hitchcock

presenta” e

doppia il

Sergente

Garcia nei

telefilm di

Zorro. Il

suo ultimo

lavoro è il

doppiaggio

di Nick Carter, realizzato da

Bonvi, nelle trasmissioni dedicate

ai fumetti in Tv “Gulp!”

(1972) e “Supergulp!” curate

da Giancarlo Governi e Guido

De Maria.

Dopo la morte di Carlo Romano,

il doppiaggio di Nick Carter

continuò con la voce del

concittadino Stefano Sibaldi.

Questi doppiatori livornesi,

bravissimi e quindi molto richiesti,

spesso, si ritrovarono

a lavorare tutti insieme nel

corso della lavorazione dei

film. Accadde ad esempio in

“Vacanze romane”, dove Gregory

Peck aveva la voce di

Cigoli, Eddie Albert quella di

Stefano Sibaldi mentre Carlo

Romano doppiava un tassista

con accento napoletano.

Stefano Sibaldi, nato l’11 giugno

1905, anch’egli con un

lungo passato professionale

come attore di teatro e di sceneggiati

radiofonici, prestò la

voce, tra gli altri, a Frank Sinatra,

Glenn Ford, Robert

Cummings, Danny Kaye e

Dan Dailey, poi tra gli anni

1960 e 1970, come già detto,

a Louis de Funès), dagli anni

cinquanta si dedicò più intensamente

alla radio. Anche lui

ha doppiato molti personaggi

di Disney, come il topolino

Timoteo in “Dumbo”, uno dei

due narratori nei “Tre Caballeros”,

il granduca Monocolao

in “Cenerentola” (doppiaggio

del 1950), Fratel Coniglietto

nei “Racconti dello zio

Tom” (doppiaggio del 1950),

lo Stregatto in “Alice nel paese

delle meraviglie”, Capitan

Uncino e la voce narrante in

“Le avventure di Peter Pan”

(doppiaggio del 1953), la

voce narrante in “Pierino e il

lupo” e Biagio in “Lilli e il Vagabondo”

(doppiaggio del

1955, che ritroviamo nel

DVD del 2006 e del 2012).

Sibaldi doppiò anche attori

che recitarono in film girati a

Livorno, come Pierre Claudé

in “Senza pietà” e Jean-Paul

Belmondo in “Mare matto”.

Giorgio Capecchi, nato il 7

agosto 1901, dopo aver iniziato

alla radio e aver recitato

nei primi film girati a Tirrenia,

si dedica anche al doppiaggio

prestando la voce

grandi attori stranieri, come

Karl Malden, Charles Laughton,

Jack Palance, Broderick

Crawford, Edward G.

Robinson, Orson Welles,

Spencer Tracy e moltissimi

altri. È stato anch’egli molto

attivo nel cinema d’animazione

Disney, interpretando il

Signor Serratura in “Alice nel

paese delle meraviglie”, Beniamino

Franklin ne “Il mio

amico Ben” (1953), Re Uberto

in “La bella addormentata

nel bosco” (1959), il Colonnello

in “La carica dei 101”

(1961), Sir Ettore in “La spada

nella roccia” (1963) e

“Uffa” in Winny-Puh l’orsetto

goloso (1966). Da segnalare

anche il suo ultimo ruolo

da attore nel film “La notte

pazza del conigliaccio”

(1967), opera prima del nipote

Alfredo Angeli, trasferitosi

a Roma da Livorno alcuni

anni prima, che dopo aver

lavorato a lungo nella produzione

di caroselli televisivi

scrisse e diresse questo thriller

(comprendente anche una

scena del making-of della

pubblicità Punt E Mes).

Nel celebre film Vacanze romane (Roman Holiday) del 1953 di

William Wyler, Gregory Peck aveva la voce di Cigoli, Eddie Albert

quella di Stefano Sibaldi mentre Carlo Romano doppiava un

tassista con accento napoletano.


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LIVORNOnonstop

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ricordi

IL RICORDO DELLO STORICO COMMERCIANTE DI PIAZZA XX SETTEMBRE

Ciao,

Pupo!

Il Prof. Luciano Martini durante la conferenza scientifica tenutasi al Museo di Storia Naturale

di Livorno l’8 maggio 2010. Nel riquadro: la copertina del suo libro su Chavez.

di Stefania D’Echabur

▲Ciao Pupo

Per tutti, Ennio Orsini, per gli

amici Pupo.

Era nato a Livorno il 24 maggio

del 1934 e il 29 marzo alle 11,30

ci ha lasciato.

Un’icona della Piazza XX Settembre, Ennio per tutti

quelli che lo conoscevano è rimasto un eterno ragazzo

per l’entusiasmo che ha sempre messo nel suo

lavoro, ma soprattutto per l’amicizia che nel tempo

ha tessuto con tante persone.

Il suo negozio, all’inizio di via Gazzarrini, è stato

un’istituzione: indumenti da lavoro e vintage. Sì, perché

anche se gli anni sono passati chi entrava nella

sua bottega trovava ancora pezzi unici di quello che

un giorno fu il famoso Mercatino Americano. Quel

Mercatino “che non sarebbe mai dovuto andare

via”, ha sempre sostenuto irremovibile, perché


Così ci aveva salutato “Pupo” pochi giorni prima del Natale 2017.


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ricordi

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LIVORNOnonstop

▲rinnovato sarebbe rimasto l’emblema della Piazza

XX Settembre, e veicolo di gente per tenere

vivo il commercio della zona .

Pupo era sempre alla ricerca di merce innovativa,

come la linea di abbigliamento ideata dagli amici

inseparabili, Roberto Tani e Massimo Andorlini:

39N, Nazarè.

Il commercio lo aveva nel sangue, in molti lo ricorderanno

così: instancabile fino all’ultimo, ironico nei

tanti filmati tra il serio e il faceto al quale si è prestato

molto volentieri con Roberto e Massimo, per far

sì che non si spengessero i riflettori sull’amata piazza,

ci teneva a salvare il tessuto storico del quartiere

e la sua identità. Inoltre il suo negozio era un

punto d’incontro dove si riuniva il CCN di Piazza I tre amici inseparabili: Massimo Andorlini, Roberto Tani e ‘Pupo’ Orsini.

XX Settembre e da lì nascevano idee e confronti.

L’ultimo della grande famiglia di Piazza XX Settembre

ci ha lasciato.

Ho aspettato diversi giorni prima di potere scrivere

di Pupo: non è facile mettere per iscritto senza enfatizzare

sentimenti e ricordi. Perché sono nata in

via Poccianti, a quattordici anni facevo la commessa

da Orlandina, e sono restata tutta la vita nella

zona. Con le sorelle e la mamma di Ennio, insieme

a Barba, Anna e Adelina le sigarettaie, i Lubrani,

mamma Franca e tanti, tanti altri è stato essere come

una grande famiglia. Il ricordo e i ricordi restano

indelebili, catturati per sempre dentro una pellicola

Felice Orsini e Velia Mancini, i genitori di Ennio.

gigante di un film girato con i tanti attori che giornalmente

venivano in Piazza XX.

Con Velia Mancini, la mamma di Ennio Orsini, il giorno che hanno smantellato

il Mercatino Americano, eravamo affacciate alla sua finestra e

tenendoci per mano come due bimbe, abbiamo pianto tanto.

Ciao amico caro, il nostro lavoro per la Piazza continua, imperterriti la

facciamo vivere attraverso mercati, cultura e buon cibo. E nei giorni di

festa sappi che un pensiero corre (sempre) a Te.

Ciao Pupo!

Veduta dall’alto di Piazza XX Settembre ai tempi del Mercatino Americano.

Un mazzo di fiori appeso alla serranda del negozio

di “Pupo” Orsini nel giorno della sua scomparsa.


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boia dé

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LIVORNOnonstop

BOIA DÉ: - La pittura livornese (7ª puntata)

Gruppo Labronico

Proseguendo

il

racconto

della storia

della

pittura livornese,

dopo aver

analizzato

nei numeri precedenti Macchiaioli

e PostMacchiaioli, l’ultima

puntata aveva riguardato

la nascita del Gruppo Labronico,

uno dei più longevi, se non

il più longevo in assoluto, dei

gruppi pittorici tuttora in essere,

boia dè!

Ci eravamo lasciati dopo aver

detto qualcosa sui Maestri Fondatori

del Gruppo colla promessa

di affrontare stavolta e

nei prossimi numeri i soci cultori

(cioè pittori).

In realtà il Gruppo prevede

anche due soci onorari e 106

soci amatori (62 scomparsi e

34 viventi) fra cui l’attuale presidente

(dal 2011) Gianfranco

Magonzi che, nel ruolo, segue

Ulvi Liegi (1921-23), Guglielmo

Tomei (1923), ancora Ulvi

Liegi (1923-28), Plinio Nomeldi

Marco Rossi

Piero Monteverde: Senza titolo.

lini (1928-43), Gino Romiti

(1943-67), Mario Borgiotti

(1967-77), Renato Natali

(1977-79), Carlo Domenici

(1979-81), Alberto Zampieri

(1981-91), Giulio da Vicchio

(1992-93), Nedo Luschi

(1993-2001) e Sira Borgiotti

Caglieri (2001-11).

Attuale segretario, invece, è il

cultore Massimo Lomi, in carica

dal 1995 dopo Adriano

Baracchini Caputi (1920-21),

Gastone Razzaguta (1921-

50), Franco Crovetti (1951-

61), Bruno Miniati (1961-66),

Gustavo Bardi (1966-67),

Luciano Bonetti (1967-90),

ancora Massimo Lomi (1990-

91) e Mario Michelucci

(1991-95).

Dovendo, per limiti di spazio,

limitarci ai 113 cultori (80

scomparsi e 33 in vita) ci limiteremo

ulteriormente considerando

solo i nati a Livorno.

Conseguentemente non

dettaglieremo Valmore Gemignani

(Carrara 1878-Firenze

1956) anche scultore (sua la

statua di Fattori), Lando Landozzi

(Pisa 1887-Livorno

Luigi Servolini: Natura morta con kaki.

1957), Mario Carlesi (1890-

Lucca 1968) scultore, Francesco

Lipizer (Ruda 1901-Livorno

1973) anche calciatore

(portiere nazionale), Vittorio

Nomellini (Genova 1901-

1965) figlio di Plinio, Francesco

Buonapace (Lecce,1902-

?) scultore, Beppe Guzzi (Genova

1902-Roma, 1982), Paulo

Ghiglia (Firenze 1905-Roma

1979) figlio di Oscar, Ghigo

Tommasi (Firenze 1906-Livorno

1985) nipote dei fratelli

Angiolo e Ludovico, Osvaldo

Peruzzi (Milano, 1907-Livorno

2004) futurista, Giovanni

Sircana (Olbia1909-Livorno,

1984), Giulio Guiggi (Pomarance,

1912-1993) scultore

(prelevò il calco del cadavere

di Costanzo Ciano e fu autore

del bassorilievo al Partigiano in

Via Ernesto Rossi e di quello

di Mascagni al suo Mausoleo

presso il cimitero della Misericordia),

Giulio Chimenti (Altopascio

1914-1995), Vitaliano

De Angelis (Firenze 1916-

Livorno 2002) scultore, Alfredo

Mainardi (Castagneto Carducci

1921-2002), Giulio Da

Vicchio (Vicchio 1925-Livorno

2004) figlio di Ferruccio

Rontini (nonno di Pia Rontini,

uccisa nel 1974 dalla mano

dell’uomo che passerà alla storia

della cronaca nera come

mostro di Firenze), Vito Ferrara

(Napoli 1928-2007), Ugo

Bertini (Firenze 1931-?),

Francesco Maria Pieri (Castagneto

Carducci 1941-Livorno

1989).

Non si hanno notizie, invece

di Umberto Bartoli, Ghino

Maffi, Dino Mannucci e Dino

Menichetti.


▲▲▲


LIVORNOnonstop

12

boia dé

Dei rimanenti cultori

scomparsi, avendo già parlato

nei numeri precedenti dei

post-macchiaioli Adolfo Tommasi,

Bicchi, Corcos, Micheli,

Gambogi, Cappiello, De

Witt, Lloyd e Vinzio, ci limiteremo

alla sola citazione per lo

scultore Ermenegildo Bois

(1863-1933) e per i non documentabili

Eugenio Caprini

(1875-1932), Ettore Castaldi

(1877-1956), Gino Mazzanti

(1885-1971), Piera Funaro

(1890-1974) scultrice, Ugo

Serravalle (1892-1964), Dino

Visibelli (1894-1976), Laura

Bedarida Franco (1897-1987),

Elio Zeme (1897-1978), Gustavo

Bardi (1898-1967), Gastone

Conti (1905-1988), Raffaello

Giannelli (1911-1974),

Danilo Gedè (1911-?), Giovanni

Fucini (1913-1963),

Romano Morando (1936-?).

Qualcosa in più, invece, per


gli altri in ordine cronologico

per data di nascita.

Lo scultore Umberto Fioravanti

(1882-1918), morto giovane

di ‘spagnola’ mentre militare,

realizzò il busto di Marradi

nel Famedio di Montenero

ed acquistò la Metallurgica

II di Puccini.

Giulio Ghelarducci (1883

-1970) fu un sostenitore giovanile

del compositore Puccini

ed entrò in contatto con

Nomellini.

Cafiero Filippelli (1889-

1973), conosciuto Fattori,

sviluppò una pittura lungo il

solco della tradizione postmacchiaiola

fatta di interni a

luce artificiale di dimensioni

assai ridotte che mettono in

evidenza un’anima ed un’inclinazione

intimista.

Eugenio Carraresi (1893

-1964), allievo di Angiolo

Tommasi, si distinse per i di-

Renzo Casali (1898-1977),

cofondatore del Premio Rotonda,

penetrò nelle campagne

toscane, dialogò coi soggetti

più semplici ed amò il litorale

tirrenico.

Mario Cocchi (1898-1957) fu

inizialmente divisionista e poi

impressionista.

Guido Guidi (1901-1998),

autodidatta, sponsorizzato dal

tenore Galliano Masini, nel

1936 la Real Casa acquistò un

suo dipinto. Dal 1938 a tutti gli

anni ‘40 subirà una grave crisi

depressiva da cui seppe uscire

anche grazie alla pittura.

Luigi Servolini (1906-1981),

figlio del post-macchiaiolo

Carlo, è stato uno dei grandi

maestri dell’incisione italiana,

fondando insieme a Carlo Carrà

nel 1955, l’associazione degli

Incisori d’Italia.

Mario Borgiotti (1906-1977),

pittore e collezionista, stupinti

campagnoli semplici ed

efficaci.

Giovanni Lomi (1889-1969),

iniziato alla pittura da Adolfo

Tommasi, dotato anche di buone

qualità canore da baritono,

eccelse in marine dai riflessi

madreperlacei e dorati che assumono

un risalto assoluto ed

accentatuatamente lirico: a

lungo membro del Gruppo, nel

1994 un suo busto scultoreo

fu collocato dal Comune nel

parco di Villa Fabbricotti.

Giulio Allori (1894-1966) all’arte

cominciò ad avvicinarsi

come collezionista ed ebbe rapporti

di stima e di amicizia con

Nomellini, Ulvi Liegi, Romiti e

Filippelli.

Carlo Domenici (1897-1981),

iniziò il percorso artistico su

suggerimento del giornalista e

poeta Giosuè Borsi: nel 1917

Mascagni ne acquistò l’opera

Venezia Livornese.


Cafiero Filippelli: Serata lieta (1964).

Nello Giovannelli: Livorno (Quartiere La Venezia).

Mario Cocchi: Volto di ragazza.


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boia dé

13

LIVORNOnonstop

Renzo Casali: Baracchina d’Ardenza.

te, decise, spontanee da innamorato

del vero con un tocco

moderno scaturito però dalla

gloriosa tradizione post-macchiaiola.

Fu cofondatore del

Premio Rotonda.

Voltolino Fontani (1920-

1976) conobbe Nomellini e,

dopo il periodo figurativo/

espressionista (1941-47), il 3

settembre del 1948 contribuì

alla stesura del manifesto artistico-estetico

dell’Eaismo

(Era Atomica ismo) per dichiarare

la necessità della presenza

di un contesto umano

nitidamente distinguibile all’interno

di ogni singolo dipinto.

La Traslazione di Cristo del

1974 è l’apice del periodo

“onirico” (1956-79) che ne

portò alle estreme conseguenze

le istanze teoriche.

Dal 1966 alla scomparsa fu insegnante

e poi direttore della

“Libera Accademia d’Arte

Trossi-Uberti”.

Nel 1996 il Comune di Livorno

gli ha intitolato una strada

e nel 2006 ha apposto una lapide

nel luogo in cui nacque,

in via Sant’Andrea col patrocinio

del Gruppo Labroni-


Carlo Domenici: Buoi e contadino al riposo (anni ‘30).

diò violino e conobbe Ulvi

Liegi e Gino Romiti. Fu intensa

la sua attività di ritrattista che

vide immortalati nelle sue tele

Pietro Mascagni, Giovanni Bartolena

ed Ulvi Liegi. Confondatore

del Premio Rotonda, il

Comune di Livorno gli ha dedicato

un busto nel parco di

Villa Fabbricotti.

Mario Petri (1908-2000), cercando

l’antitesi fra il disegno

toscano ed il colore veneziano

ottenne un figurativismo moderno

dal cromatismo vario e

materico.

Giorgio Bianchi (1909-1984)


fu noto coll’appellativo pittore

della folla per la sua predilezione

di luoghi affollati.

Pier Luigi Garzelli (1916 -

2000), allievo di Servolini, fu

espressionista.

Rolando Crociani (1913-

1981) predilesse la campagna.

Piero Monteverde (1914-

2002), amico di Fontani, fu

uno dei primi astrattisti del

Gruppo.

Piero Benassi (1915-2002)

rappresentò il realismo sognante

di un artista gentile con

soggetti tendenti all’assottigliamento

e figure quasi filiformi.

Nedo Luschi (1916-2016),

pittore sin da giovanissimo, furono

abbondanti i colori sulle

sue tele con pennellate irruen-

Mario Borgiotti:

Ritratto di Giorgio De Chirico.


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boia dé

15

LIVORNOnonstop


Piero Vaccari: In spiaggia.

co (di cui era entrato a far

parte nel 1951).

Nello Giovanelli (1922-1996)

ritrasse soprattutto Livorno.


Piero Vaccari (1928-1997)

predilesse una pittura estremamente

sintetica.

Franco Mazzaccherini (1940-

1999) privilegiò la vecchia

Livorno con personalissimi

lumi e colori dai cromatismi

intensi ed unici.

Masaniello Luschi (1942 -

1995), solo biscugino di

Nedo, ebbe una pittura fatta

di semplicità e modestia, ricca

di colori e materica.

Piero Tonfoni (1944-2015) si

definisce pittore del silenzio

prediligendo paesaggi senza

personaggi.

Per i cultori in vita alla prossima

puntata.

(6. continua)

Masaniello Luschi: Giornata di primavera

Mario Petri: Scene di porto o Venditrice di pesce.

Franco Mazzaccherini: Davanti ai Quattro Mori


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LIVORNOnonstop

16

scuola

“Viaggio tra le scuole pubbliche livornesi”: 9ª puntata

La scuola Giuseppe Micheli

di Luciano Canessa

Una nuova

scuola

elementare

fu costruita,

sotto il

sindaco

Niccola

Costella,

di fronte

alla porta San Marco e prese il

nome di Giuseppe Micheli (1823-

1883), progettista e costruttore

navale livornese. Il terreno era

stato acquistato nel 1883 dal

sig. Faiani a un prezzo convenientissimo,

almeno così riferì

Ettore Toci in Consiglio Comunale,

il 1 ottobre. Pochi giorni

dopo, il 22 novembre, il Circolo

degli Educatori donò al Comune

il ritratto del compianto concittadino

Giuseppe Micheli,

opera di Gaspero Romiti, perché

venisse posto nella scuola

che si andava costruendo.

Il progetto, presentato dall’ing.

Ugo Vaccari nell’aprile successivo,

fu discusso a lungo ma le

cronache del tempo dicono che

il 2 marzo 1885 era ancora fermo

perché ritenuto troppo costoso.

D’altro canto, dovendo sorgere

di fronte alla stazione S. Marco,

si voleva

fare un edificio

che tutti i

visitatori della

città, scendendo

dal

treno, dovevano

ammirare,

entusiasti.

Era previsto

anche un prato

davanti alla

scuola, non

praticabile

dagli alunni.

Comunque

ne venne presentato

un altro,

quello

dell’ing. Angiolo

Badaloni,

che fu ritenuto

realizzabile.

I lavori

cominciarono

alla fine del

1887 e l’inaugurazione

della scuola

avvenne il 18

agosto 1889

alla presenza

del Ministro

La Scuola Giuseppe Micheli. In alto: la costruzione originaria del 1887 su progetto dell’ing.

Angiolo Badaloni. Sotto: dopo la sopraelevazioone del 1907 ad opera di Ubaldo Sardelli.

La classe 5ªA femminile dell’anno scolastico 1959/60 con la maestra Lardicci.

della P.I. Paolo Boselli. In verità

la scuola doveva essere inaugurata

l’11 agosto, ma a seguito della

morte del patriota Benedetto

Cairoli, la Giunta Municipale rinviò

la cerimonia alla settimana

successiva. In quella circostanza

il ministro Boselli pose la prima

pietra dell’edificio Antonio

Benci, in piazza Poerio.

La scuola “Micheli”, dotata di

ventiquattro aule oltre ai locali

della direzione, della segreteria

e servizi, era articolata su un piano

terra e il primo piano e fu considerata

un fiore all’occhiello

della città, niente a che fare con

la precedente scuola “Carlo

Bini”. Nell’atrio della scuola fu

posta una lapide con questa epigrafe:

“Per dare alle scuo-


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scuola

17

LIVORNOnonstop

le del popolo comoda e degna

sede eresse questo edificio

il Comune Sindaco Niccola Costella”.

Ai lati i busti del re e della

regina. In fondo al salone il

busto del compianto Giuseppe

Micheli.

Il giorno dell’inaugurazione,

bandiere nazionali e tappeti

ovunque, sui torrini della barriera

e sulla porta S.Marco, su

molte finestre della via Palestro

e della via Solferino, ed inoltre

le bande musicali di Montenero

e Antignano all’ingresso della

scuola.

Oggi non c’è nell’atrio né la lapide

del Costella né i busti. Ci

sono una lapide in marmo della

Società per le Biblioteche Popolari,

datata 1928, alla memoria del

direttore Oscar Masoni, un’altra

lapide in marmo degli insegnanti

al direttore Achille Mecarelli

e una targa ricordo al dirigente

Giuliano Canterini che ha

diretto la scuola dal 1989 al 2009.

In breve la capienza della scuola

divenne insufficiente a causa

della maggiore utenza scolastica,

così nel 1904 fu decisa la sopraelevazione

e la costruzione

di una tettoia. Dopo due aste

andate deserte si deliberò un aumento

di spesa per i lavori da

appaltarsi, ma appena cominciata

l’opera di abbattimento del

tetto si dovette aumentare di

nuovo la spesa perché le travature

interne dei muri erano marcite

e si pose la loro sostituzione

per rinforzare tutte le testate

delle travature delle impalcazioni.

Dai banchi dell’opposizione,

in Consiglio Comunale, tuonò

la voce dell’avv. Modigliani. Il

legname usato era difettoso e i

nuovi lavori consentirono di

evitare una disgrazia che prima

o poi si sarebbe verificata. Il collaudo

dei lavori avvenne il 30

giugno 1907 ad opera dell’ing.

Valentino Cardi, alla presenza

dell’ing. Badaloni e del sig. Ubaldo

Sardelli, cui era stata affidata

l’opera, consistente nel rialzamento

di un piano e modificazioni

interne, cioè: parte muraria,

infissi, ponteggi, finimenti e

decorazioni come da disegni e

dalla stima unita al contratto, per

un totale di lire 59.135,18.


La classe 5ªA maschilee dell’anno scolastico 1967/68 con il maestro Ugo Pieri

Ma il problema della sicurezza

della scuola si ripresentò di lì a

poco. L’ing. Badaloni, già il 28

ottobre di quel 1907, quindi

poco dopo l’inaugurazione del

secondo piano, scriveva al sindaco

per informarlo di avere

ispezionato i pavimenti delle

aule della scuola e di non aver

trovato niente di anormale, ma

si riservava di esaminare le travi

dei corridoi anche se escludeva

ogni pericolo (28.10.1907,

affari generali fasc. n° 30). Però,

ahimè, il 1 luglio del 1909 scrisse

al sindaco per informarlo che

a suo tempo furono eseguiti dei

rinforzi alla travature delle aule,

ma non nelle gallerie dove poi

si sono riscontrati degli avallamenti

(!). Nuova spesa pari a lire

820.000 per cambiare il legno

ammarcito e ricostruire i pavimenti

dei corridoi (1909, affari

generali n°173). Al riguardo,

niente altro si trova nei grossi

faldoni, polverosi, dell’archivio

storico comunale.

Il direttore didattico Carpita, con

lettera del 27 luglio 1908, sollecitava

il Municipio per munire

di reti metalliche le finestre perché

i ragazzi che giocavano in

strada, disturbando le lezioni,

rompevano troppo spesso i vetri

con i sassi. Nel 1910 si decise

la costruzione di un recinto,

a protezione, sul tergo della

scuola, fronteggiante via Agostino

Santelli e via della Cappellina,

da dove entravano, separatamente,

le femmine e i maschi.

Con ciò si poté utilizzare il cortile,

opportunamente recintato,

come palestra all’aperto per gli

alunni.

Più tardi, nel 1920, fu decisa una

nuova apertura con cancello sul

muro di cinta, lato via Palestro,

per rendere più facile l’accesso

alle femmine, che fino a quel momento

entravano da un piccola

porta di servizio (1921, affari

generali fasc. 168).

A partire dall’a.s. 1926/27 l’amministrazione

comunale deliberò

di aprire un dopo-scuola

La classe 5ªA , tempo pieno, dell’anno scolastico 2003/04 con le maestre Maria Grazia Del Bravo e Paola Petri.


▲▲▲


LIVORNOnonstop

12

scuola


nelle istituzioni dotate di

giardino e/o cortile, quindi individuò

le Micheli, Thouar, De

Amicis. La scuola che durante

la guerra era stata ospedale per

militari, vide molti locali occupati

dall’88° reggimento fanteria

dopo il crollo, nel 1927, della

caserma Cucchiari nella vicina

via dell’Industria. Il disagio per

gli studenti durò a lungo, fino

alla fine di settembre 1933, allorchè

i locali furono finalmente

restituiti all’attività didattica. Era

già direttore della scuola Carlo

Sordi. Agli inizi del 1935, a cura

dell’Opera Nazionale Balilla era

stata decisa l’istituzione della

refezione mattutina per gli alunni

poveri, refezione che era curata

alla scuola Micheli dall’inserviente

Duilio Francioli.

Una ex alunna della scuola negli

anni 1933-39, Mila Rondanina,

oggi novantenne, ricorda

quei tempi in questo modo:

“Ogni mattina il custode Duilio

era sulla porta per distribuire ai

bambini più bisognosi una tazza

di caffè latte. Appena entrati,

siccome in inverno le aule erano

gelide, permettevano a tutti,

a turno, di scaldare le mani alla

grossa stufa presente, una, in

ciascuno dei corridoi; a metà

mattinata, alla ricreazione, si ripeteva

questa concessione per

evitare di rimanere intirizziti dal

freddo. La maestra era la signorina

Gina Salutini di Pisa, residente

a Livorno, in via dei Fulgidi,

alla quale era costume portare

i confetti il giorno della Comunione.

Con la bella stagione

riprendevano le lezioni di attività

fisica nel grande cortile della

scuola, all’esterno, dove a turno

si esercitavano le classi femminili

e quelle maschili. Infatti

non esistevano le classi miste e

la “giovane” novantenne non

poteva dunque essere assieme

al cugino Fausto, cosa che addolorava

entrambi, in quanto in

famiglia erano noti col nome di

“Bibi” e “Bobo” per le numerose

marachelle che assai spesso

si divertivano a combinare assieme

inventandone di tutti i colori”.

Per i più curiosi, aggiungo

che il cugino si chiamava Fausto

Cappellini.

Proseguiva intanto l’iniziativa

utilissima del doposcuola. Nell’a.s.

1936/37 i docenti erano

Cesara Caracalli Cecchini nella

sezione A, Clementina Folena

Gianetti nella sezione B,

Nella Panconesi nella sezione

C. Proseguendo in alcune curiosità,

con delibera del podestà

in data 13.12.1936 fu deciso

di ridurre a porte i due finestroni

immediatamente ai lati

della porta principale d’ingresso,

prospiciente la piazza XI

Maggio. Nel 1937, infine, fu

tolta la cancellata antistante la

piazza per costruire un muro

alto m. 2,20 a specchi e pilastri

con una spesa pari a lire

13.439. La vecchia casa del custode

è oggi destinata ad archivio

storico.

La scuola di cui si tratta è stata

antesignana, a Livorno, per

il tempo pieno, già dalla fine

anni settanta; si ricordano le

insegnanti Tosca Ricci, Anna

Maria Mangoni e Paola Lavorenti.

La attuale dirigente è

Anna Rita Baldi. Sua valida

collaboratrice è Sonia Filippi

che insegna in questa scuola

dagli anni ottanta. Da quella

data si sono succeduti alla dirigenza

della scuola Picchi,

Carlo Selmi, Tevené come reggente,

Giuliano Canterini, Ricciardelli

proveniente da Caserta,

quindi come reggente Gianna

Valente.

Si deve inoltre ricordare il già

citato Carlo Sordi, direttore didattico

dall’anteguerra, che,

anche nel dopoguerra, faceva

cantare agli alunni inni patriottici

nell’atrio.

Tra gli insegnanti gli ex alunni

ricordano, oltre la già menzionata

maestra Gina Salutini, Lorenza

Palla, Gina Doveri, Lucia Buttari,

Piera Santini, Brilli, Grigher,

Rinaldi, Lardicci, il maestro Del

Corona, Ugo Pieri, Rossi ecc.

Il principio secondo cui in ogni

castello che si rispetti ci sono i

fantasmi vale anche per le scuole.

Ci sono numerose testimonianze

sulla loro presenza nella

scuola. Fantasmi che si manifestano

senza voler incutere timore

in alcuno, sia chiaro: bambini

che corrono nei corridoi, strani

rumori, porte che sbattono improvvisamente,

richieste di informazioni

al personale quando

è di spalle, salvo rendersi poi

conto che non c’è nessuno…

Nel piazzale davanti all’ingresso

della scuola c’è, dalla metà

degli anni ottanta, una locomotiva

835 delle FF.SS. acquistata

dalla Circoscrizione 2 e restaurata

dalle maestranze del deposito

FF.SS. La presenza della locomotiva

è da collegarsi alla vicina

stazione San Marco che fu

la prima in Toscana. Purtroppo,

oggi si trova in pessimo stato.

La scuola è oggetto, al momento,

di importanti lavori alla facciata,

dopo quelli già effettuati

nel 1981. Auguriamoci che gli

interventi manutentivi previsti

interessino anche la locomotiva.

(9. continua)

Fonti: A.S.C.L.; Il Telegrafo; Giovanni Ghio

Rondanina “Ricordi di una novantenne”;

Sonia Filippi.

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mare

19

LIVORNOnonstop

La storia dei nostri stabilimenti balneari

Bagni Lido

E' il “Bagno

più

amato dai

livornesi”

così ha decretato

lo

scorso

anno il

concorso

de Il Tirreno in base alle migliaia

di tagliandi ricevuti dai propri

lettori. Tutto questo inorgogli-

di Edoardo Damari

sce Riccardo Ganni, soprattutto

nel ricordo del padre, il mitico

Enrico scomparso il 1° luglio

del 2010, che ha “modellato” lo

stabilimento balneare a partire

dagli anni Sessanta fino a trasformarlo

in uno dei più funzionali

e frequestati della costa livornese.

Enrico Ganni è stato

apprezzato per lunghi anche alla

guida dell’Assobalneari, portando

avanti le battaglie a difesa

della categoria e di tutti gli

altri stabilimenti livornesi.

Agli inizi del 1900 la struttura

nacque all’altezza dei Tre Ponti,

o meglio all’inizio di quello che

è oggi il viale di Antignano, con

cabine costruite su palafitte unite

alla spiaggia da un pontile. Le

fu dato il nome di Bagni Arenosi

ma dopo alcune trasformazioni

effettuate da Tito Neri, che era il

concessionario, prese l’attuale

denominazione, quella dei Bagni

Lido, in virtù della morbida

ghiaia del Lido di Venezia sulla

quale furono costruite una serie

di cabine. Nel 1930 lo stabilimento

venne poi trasferito nella

attuale collocazione, a lato

della Rotonda d’Ardenza. Dopo

l’acquisto dalle famiglie D’Alesio

e Castaldi, nel 1962 entrò in

scena Enrico Ganni, con a fianco

il socio Aldo Bartolozzi


▲▲▲


mare

(al quale subentrò in seguito

Tiepolo Ceccherelli), che iniziò a

ingrandire lo stabilimento, con la

costruzione della piscina, dell’immancabile

gabbione e tutte le attrezzature

e comodità che resero

la struttura sempre più moderna

ed efficiente sotto tutti i punti

di vista.

I miglioramenti sono in pratica

all’ordine del giorno: quest’anno,

oltre ad aver ampliato l'area

giochi sulla spiaggina, i bambini

potranno usufruire anche di

un nuovo pedalò, aggiunto al

servizio di noleggio sup già attivo

da diverse stagioni.

Nel ricordare il passato, non

possiamo però dimenticare la

figura di Mario, anzi Marione, il

bagnino tutto fare, conosciutissimo

dai frequentatori dei bagni,

al quale tutti volevano bene per

la sua cordialità, simpatia e competenza

nello svolgere il lavoro,

scomparso purtroppo prematuramente

molti anni fa ma

che è ancora nel ricordo e nel

cuore dei vecchi abbonati. Così

come è rimasto nel cuore Vinicio

Gabbriellini, per trent’anni

storico “portiere” dello stabilimento,

persona educata, simpatica

e gentile, che ci ha lasciati

lo scorso anno.

Un altro aspetto da sottolineare

dei Bagni Lido è l’impronta

data, ormai da decine di stagioni,

da Riccardo Ganni e Monica

Ceccherelli, gli attuali proprietari

che hanno raccolto il testimone

dei genitori, facendo divenire

i Bagni Lido una specie

di villaggio turistico. Sì, perchè,

oltre ai bagni in mare o in piscina,

oltre alle accoglienti piazzole

per i solarium, alle attività

sportive e di pesca, lo stabilimento

presenta un nutrito programma

di eventi per tutti i gusti

e per tutte le generazioni. Si

passa così dal disco-music al cabaret,

dalla “Festa dei Rioni” a

incontri di boxe (attrattiva

esclusiva), mentre un occhio di

riguardo è sempre riservato ai

colori amaranto del Livorno Calcio

con la presenza di tutti i giocatori

e tecnici. Poi le “Lidiadi”

(le Olimpiadi dei Lido), la sangria-party,

l’elezione di Miss e

Mister Lido ma anche la simpaticissima

sfilata per Miss e Mi-


21

ster baby Lido, e tante, tantissime,

altre giornate di sano e gustoso

divertimento.

Non mancano le iniziative dedicate

al sociale e alla beneficenza,

tema che è sempre stato

nei cuori dei proprietari. A tal

scopo un punto fisso è diventato

il Memorial Enrico Ganni,

una nuotata di circa un chilometro

fra le acque dello stabilimento

a ricordo dello storico

proprietario, che ogni anno appassiona

centinaia di bagnanti,

con relativa premiazione dei vincitori,

mentre il ricavato è devoluto

alla associazione Cure palliative.

Sabato 16 giugno è in

programma invece una cena di

beneficenza con Massimiliano

Tre cartoline dei Bagni Lido datate 1930 ca.

LIVORNOnonstop

Allegri, anche lui sempre in prima

fila per le iniziative dedicate

al sociale.

Ultimo, ma non certo per importanza,

il rinomato ristorante (si

mangia davvero bene, complimenti!),

self-service, un bar aperto

dalla prima colazione fino a

cena, tanto per non far mancare

niente...


▲▲▲


LIVORNOnonstop

22

mare

La storia dei nostri stabilimenti balneari

Bagni Fiume

L’origine dei Bagni Fiume risale

tra la fine del 1800 e i primi anni

del 1900 quando Costante Neri

fece costruire una piccola struttura,

che fu poi ampliata intorno

al 1918 dal figlio, il Cavaliere

del Lavoro Tito Neri. Inizialmente

fu un bagno privato, ovvero

riservato ai proprietari, ai parenti

e ai (tantissimi) amici, nonché

ai più noti sportivi locali. Tra gli

altri, oltre ai piloti di auto che

disputavano la Coppa Montenero,

erano di casa gli Scarronzoni,

il mitico armo degli «otto»

che fece sognare non solo Livorno

ma anche tutta l’Italia,

una “leggenda” che è rimasta

nel cuore di tutti gli sportivi del

mondo. Alle Olimpiadi di Los

Angeles 1932 e Berlino 1936 gli

Scarronzoni furono, in entrambe

le gare, bruciati di un soffio

dai giganti e (soprattutto) dai

più attrezzati americani per appena

due decimi di secondo (sei

decimi invece in Germania). Sarebbero,

insomma, bastati un

paio di metri in più (o anche in

meno) del campo di regata per

far sì che vincessero i livornesi

che passarono al comando subito

dopo la linea del traguardo

per via delle alterne palate in

mare tra i due armi. Le cronache

americane allora parlarono di

una avvincente sfida tra gli atleti

delle Università di California,

di Cambridge (gli inglesi terminarono

al terzo posto) e quelli

della Leghorn University. Per

quanto riguardava i vogatori di

casa nostra in effetti si trattava

di semplici ma rudi e tenaci lavoratori

del Porto. “Sì, l’università

dei costoloni” rispose ironicamente

uno del gruppo livornese.

Val la pena ricordare i componenti

di quei favolosi scarronzoni:

Mario Balleri, Renato Barbieri,

Renato Bracci, Dino Barsotti,

Guglielmo Del Bimbo, Vittorio

Cioni, Enrico Garzelli, Roberto

Vestrini e il timoniere Cesare

Milani per l’«otto» di Los

Angeles e Dino Barsotti, Guglielmo

Del Bimbo, Mario Checcacci,

Dante Secchi, Enrico Garzelli,

Enzo Bartolini, Ottorino

Quaglierini, Oreste Grossi e ancora

timoniere Cesare Milani per

quello di Berlino.

Negli anni Sessanta fu la volta

di Armando, anzi “Armandi-


▲▲▲


mare

23

LIVORNOnonstop

Una cartolina dei Bagni Fiume degli anni ‘30

no” Picchi, che in pratica inventò

il “gabbione”. Il rettangolo

di gioco che prima era dedicato

alla pallacanestro e pallavolo

l’indimenticabile campione

livornese, che con la maglia

dell’Inter di Helenio Herrera ha

scritto tre le pagine più belle

pagine della storia della società

nerazzurra, lo trasformò in campo

di calcio, o meglio calcetto,

date le sue ridotte proporzioni.

Armandino dette vita a partite

memorabili, seguite da un foltissimo

gruppo, anche perché

coinvolse altri campioni nerazzurri

del tipo di Luisito Suarez,

Sandro Mazzola, Tarcisio Burgnich

e Giacinto Facchetti, ma

anche gli amici di sempre, Costanzo

Balleri, Mauro Lessi,

Eolo Falorni e tanti altri.

In tempi più recenti la scena se

l’è presa nientemeno che Massimiliano

Allegri, un habituè dello

stabilimento fin da piccolo.

Sempre restando in campo sportivo-ricreativo,

mitiche sono divenute

anche le Fiumiadi, la manifestazione

dell’altrettanto mitico

Adriano Tramonti in sella


L’indimenticato Armandino Picchi ai Bagni Fiume: in alto con il

campione spagnolo Luis Suarez (compagno di squadra all’Inter),

e, sotto, con l’amico di sempre Costanzo Balleri (compagno di

squadra con Livorno, Spal e Inter).

dal 2006, che coinvolge tutto lo

stabilimento e circa un migliaio

di partecipanti tra sfide di calcio,

beach volley, canotto, tuffi,

sup, bocce, ecc, con l’elezione

pure della Miss e del Mister.

Lasciata l’impronta dei bagni

privati nel dopoguerra quando

le strutture furono completamente

ricostruite per i danni subiti

dai bombardamenti, i Bagni

Fiume sono divenuti un sicuro

punto di riferimento per l’estate

delle famiglie livornesi ma anche

per molti bagnanti della Toscana

e di tutta la penisola. Sotto

la direzione di Piero Neri, figlio

del Cavaliere Tito Neri, grazie

a continui ammodernamenti

lo stabilimento, già dotato di

due grandi piscine naturali con

gli inconfondibili trampolini (i

più alti di Livorno), tre spiaggie

e accattivanti spazi per la passeggiata,

ha assunto col tempo

una immagine ancor più moderna

e funzionale con un’ampia

terrazza per il fitness, vari solarium

forniti di corredo balneare

e docce calde, oltre al rinnovato

ristorante e alla nuova gestione

del self-service pizzeria con

Hamburger Gourmet (affidata a

I’m Burger), il tutto condito da

un programma di intrattenimento

degno della più nota Versiliana.

E’rimasto invece inalterato

l’ingresso e l’antica scalinata di

pietra e marmo, un perfetto connubio

tra storia e modernità, rappresentato

anche da una continuità

di gestione aziendale da

parte della famiglia Neri che proprio

quest’anno festeggia la sua

centenaria attività. Auguroni!

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Foto di gruppo dei partecipanti della Fiumiadi 2017.

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LIVORNOnonstop

24

sport

Siamo di nuovo in B!

Mister Andrea Sottil portato in trionfo dai tifosi amaranto dopo la promozione in B. (foto Roberto Onorati)

Il Livorno

è dunque

tornato

tra i

Cadetti,

dopo appena

due

anni di

“inferno” della serie C.

Una impresa che ridà entusiasmo

e apre, anzi riapre,

nuovi scenari non solo nell’ambiente

amaranto, ma anche

per tutta la città.

Avere una squadra in serie B

significa, almeno due volte al

mese, ospitare centinaia di

persone - tra tifosi, addetti ai

lavori, giornalisti, emittenti

televisive ecc. - e quindi incrementare

i servizi legati a

questo tipo di “movimento”,

pensiamo agli alberghi, ai ristoranti,

ai bar e compagnia

bella. Livorno stesso ne può

trarre vantaggio dal punto di

di Bruno Damari

scagni (ancor più impreziosita

dall’utilizzo di un drone) e del

Palazzo Municipale.

Ma tornando al discorso sportivo,

la squadra amaranto si è

ripreso il ruolo che più le compete.

A partire dagli anni 2000

il Livorno ha conosciuto i palcoscenici

più importanti del

calcio nazionale, con una pun-

Milan-Livorno 2-2 dell’11 settembre 2004: tifosi amaranto con

la bandana per irridere Silvio Berlusconi (nel riquadro).

vista turistico, facendo conoscere

la città a molti, ampliando

magari le conoscenze che

ultimamente hanno reso il nostro

capoluogo centro di importanti

location, leggi Romanzo

famigliare e la pubblicità

martellante di UniCredit (ancora

in corso) con riprese accattivanti

della Terrazza Matatina

anche in Europa. Dopo

la storica promozione in B al

termine del campionato 2001/

02 (traguardo raggiunto dopo

30 anni di attesa), ha fatto seguito

quella ancora più storica

nella massima serie dove i colori

amaranto mancavano addirittura

da 50 anni (ultima presenza

campionato 1948/49)

con un debutto da stropicciarsi

gli occhi: la matricola Livorno

impose il pareggio per 2-2 ai

campioni d’Italia del Milan di

Carlo Ancellotti (con nelle proprie

file campioni del calibro

di Kakà, Shevchenko, Seeforf,

Maldini, Ambrosini, Dida

ecc.). Ai gol di Seedorf rispose

sempre Cristiano Lucarelli

che, all’ultimo istante del match,

si vide anche annullare il

gol della vittoria, palla battuta

direttamente da calcio d’angolo

che solo il collaboratore di

linea dell’arbitro Pieri giudi-


▲▲▲


sport

25

LIVORNOnonstop

cò uscita dalla linea bianca di

bordo campo (episodio molto,

ma molto dubbio che anche

le moviole non seppero

chiarire). Quell’11 settembre

2004 fu anche la giornata degli

sfottò dei livornesi verso

Silvio Berlusconi. I diecimila

tifosi amaranto al seguito si

presentarono quasi al completo

con la famosa bandana

bianca o amaranto sul capo,

per imitare appunto sarcasticamente

il premier Berlusconi

che l’aveva indossata durante

le vacanze in Sardegna.

“Fra slogan, striscioni rivoltanti

e violenze di ogni tipo,

questo è il modo più elegante

ed ironico di ripresentarsi in

serie A e di irridere un nemico

storico”: questo fu il com-


Il presidente Aldo Spinelli.

mento, in prima pagina, della

Gazzetta dello Sport.

Era il Livorno di Protti, dei Lucarelli,

Cristiano e Alessandro,

di Amelia, di Balleri, di Passoni,

di Doga, ecc., poi quello di

Diamanti, Candreva, Galante,

Tavano, Paulinho ecc., guidato

inizialmente dal ‘grande’

Osvaldo Jaconi che ha avuto

il merito di dare il via a quella

squadra granitica e di carattere

che ci tolse dall’inferno della

C, poi passato di mano ai vari

Donadoni, Mazzarri, Nicola,

allenatori che ancor oggi sono

tra i più gettonati della serie A.

Insomma, ne abbiamo viste

tante e goduto a dismisura

sotto la gestione Spinelli (6 stagioni

A, 8 di B, una coppa

Uefa), sicuramente la mi-


▲▲▲


LIVORNOnonstop

26

sport

La formazione che ha battuto il Pisa nel decisivo derby di ritorno per 2-0 con reti di Doumbia e Vantaggiato. Da sin.: Vantaggiato,

Mazzoni, Gonnelli, Bresciani, Pedrelli, Maiorino, Perico, Bruno, Valiani, Giandonato, Doumbia.

gliore nella ultra centenaria storia

del nostro amato Livorno

calcio, anche se, negli ultimi

anni, una “fetta” di tifoseria ne

reclama il suo allontanamento

e la cessione della società.

Ma siamo tornati di nuovo in

B, grazie ad una stagione dai

mille volti, fantastica all’inizio,

tremendamente sofferta a tre

quarti del percorso, col fiatone

corto nel finale ma sufficiente

per tagliare la linea del traguardo.

La squadra di Sottil ha così

potuto festeggiare alla grande

la promozione perché nel momento

opportuno ha saputo tirare

fuori il carattere e la grinta

dei giorni migliori mettendo

praticamente ko negli scontri

diretti le due più agguerrite inseguitrici:

Siena (ma qui c’è lo

zampino di Foschi) e Pisa.

Tanti i protagonisti in campo

dai ‘senatori’ Luci, Mazzoni

eVantaggiato (re dei bomber)

ai maratoneti Valiani e Bruno,

dai riconfermati Murilo, Franco,

Gasbarro, Gonnelli, Borghese,

Giandonato e Morelli ai

brillanti innesti di Doumbia,

Maiorino, Pedrelli, Pirrello e

Perico, Kabaschi, ai giovani

Pulidori e Bresciani e a tutto il

resto della truppa.

Il Livorno ora è già proiettato

al futuro, anche se, al momento

in cui scriviamo, è in una

fase di... studio. Spinelli ha già

confermato mister Sottil e

Facci come “uomo mercato”

ma ci sarà da capire quali saranno

i ruoli dei soci Marco

Arturo Romano (che sem-


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27

LIVORNOnonstop

Luca Mazzoni acclamato dai tifosi della Nord dopo il trionfo nel derby col Pisa. (foto R. Onorati)

bra orientato a non esercitare

l’opzione per riscattare

le quote ora in possesso

della famiglia Spinelli, anche

perché contestato da una minoranza

della tifoseria) e Mirco

Peiani, così come quelli


qui la tua auto

è in buone mani!

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figura di Igor Protti. Aldo

Spinelli (e questa volta anche

il figlio Roberto) sembrano

però intenzionati a non lasciare

(ciò è una bella garanzia) e

a costruire una compagine di

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lavorare in pace. L’importante

è che il Livorno sia di nuovo

in B, con l’augurio che si

riapra un nuovo filotto di

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LIVORNOnonstop

28

boia dé

La storia delle nostre strade

...a spasso

per la città

dallo Stradario Storico di Livorno,

antico, moderno e illustrato di Beppe

Leonardini e Corrado Nocerino (Editrice

Nuova Fortezza, Livorno).

Via Enrico Chiellini - Da via

De Larderel a via Sproni.

Chiellini fu assessore comunale

ed è ricordato per il dono

fatto alla sua Livorno di una

vasta raccolta archeologica e

numismatica ricavata in parte

dagli scavi che lui stesso fece

nelle immediate vicinanze della

nostra città.

Via della Ginestra - Da via

del Littorale, presso la piazza

G. Bartolommei (Antignano).

D’intonazione silvestre questo

nome le fu assegnato nel

1954. Precedentemente era

una parte della via della Giuncaiola.

Proverbi

livornesi

✔ Sei simpati’o come un

gatto attaccato a ‘oglioni.

✔ Fritta è bona anco ‘na

ciabatta.

✔ Brutta in viso, e sotto ‘r

paradiso.

✔ Da qui a un anno, nasce

‘n gobbo e va’ ‘ritto.

✔ Il libro der perchè andò

‘n mare e si perdè.

✔ Il piatto e la scodella

hanno la donna bella.

Se trovi degli

errori in

questo giornale,

tieni

presente

che sono

stati messi

di proposito. Abbiamo cercato

di soddisfare tutti, anche

coloro che sono sempre

alla ricerca di errori!

QUIZ A PUNTEGGIO PER SAGGIARE LA TUA LIVORNESITÀ

LIVORNESE DOC O ALL’ACQUA DI ROSE?

Scoprilo rispondendo a queste domande; quindi controlla punteggio e valutazione:

1

A

B

C

2

A

B

C

3

A

B

C

4

A

B

C

Dove si trova il prestigioso

Palazzo Huigens?

Scali D’Azeglio

Viale Italia

Via Borra

In quale chiesa si trova il dipinto

ad olio del Vasari “L’Inconorazione

della Vergine”?

Santuario Montenero

Cattedrale

Santa Caterina

Quale Chiesa è considerata

cosmopolita per

eccellenza?

Chiesa Olandese-Alemanna

Chiesa della Madonna

Chiesa dei Greci Uniti

Quanti metri è lunga la

piazza-ponte della Repubblica?

160 ca.

200 ca.

130 ca,

A quale epoca si riferiscono i più

antichi ex voto nell’apposita Galleria

del Santuario di Montenero? 5 9

A 1700

B 1600

C 1800

A

B

C

A

B

C

Quante sono le Bandiere Blu dell’Unione

Europea assegnate quest’anno

a Livorno e provincia?

Otto

Tre

Cinque

Quali di questi comuni

si trova più a sud di Livorno?

San Vincenzo

Castagneto Carducci

Bibbona

In quale anno iniziò la

costruzione della Fortezza

Vecchia?

A 1602

B 1521

C 1494

Dove si trova il Museo

Ebraico Yeshivà Marini?

RISPOSTE: 1 (C), 2 (C), 3 (B), 4 (B), 5 (C), 6 (A), 7 (A), 8 (B), 9 (B), 10 (B), 11 (A), 12 (B)

Meno di 2 risposte corrette: ...all’acqua di rose - Da 3 a 6 risposte corrette: ...sui generis

Da 7 a 10 risposte corrette: alla moda - Nessun errore: LIVORNESE DOC honoris causa

Quiz visivo e di orientamento a conferma del tuo grado di livornesità

Che razza di livornese sei?

...di SCOGLIO,

di FORAVIA

o... PISANO?

Qui a fianco c'è la foto di una strada

della tua città. Sai riconoscere di

quale via si tratta?

Se rispondi ESATTAMENTE significa

che sei un... livornese di scoglio!

Se rispondi CONFONDENDO la via

con altra della stessa zona, significa

che sei un... livornese di foravia,

Se NON RIESCI A CAPACITARTI di

quale via si tratta, allora significa

che... sei un pisano!

Per la risposta, vedi pag. 23

6

7

8

Grado di difficoltà:

A

B

C

10

Piazza Benamozegh

Via Micali

Via Borra

In quale anno fu istituita

l’A.A.M.P.S.?

A 1968

B 1949

C 1956

11

In quale anno fu effettuato ‘Casting

Livorno’, il progetto fotografico di

Oliviero Toscani e Fabrica?

A 1998

B 2004

C 1990

12

A

B

C

Contro quale squadra Cristiano Lucarelli

segnò quattro reti in serie A 2004/

05 con la maglia del Livorno?

Milan

Parma

Siena


▲▲▲


attualità

29

LIVORNOnonstop

Attualmente è gestore dell’unico coworking e incubatore di imprese hightech di Livorno

Darya Majidi,

imprenditrice,

ex assessore

ora anche scrittrice

di Ruggero Morelli

Due ore sono passate in un soffio.

Il libro di Darya “Donne 4.0”

- ed. Amazon, 2018 - posato al

centro del tavolo ovale, il manifesto

con la descrizione della

prossima iniziativa della Daxo

Group per la formazione delle

donne denominato “Empowerment

Donne 4.0”, al centro della

sala.

Una serie di domande e risposte

che hanno toccato gli anni

durante i quali Darya ha vissuto

le molte esperienze raccontate

con passione nel libro che

descrive bene la sua personalità

prorompente e il suo essere

donna determinata.

Dopo gli anni di Teheran in una

famiglia numerosa e la prematura

scomparsa della mamma, la

laurea in informatica ed i master

in strategia aziendale, arrivano

quelli dell’impegno nel lavoro e

nell’associazione dei giovani industriali.

Mentre crea alcune società

high-tech - la prima delle quali

una spinoff della Scuola Superiore

Sant’Anna di Pisa grazie a

collaborazioni con il Prof. Paolo

Dario -, il Sindaco Alessandro

Cosimi la chiama nella sua giunta

e le affida la delega alla innovazione.

Intanto sono arrivati anche il

tempo dell’amore, del matrimonio

e della figlia. Saranno anni

impegnativi tra lavoro, famiglia

e assessorato, ma la sua filosofia

le consente di considerare il

tempo dedicato al lavoro utile e

non sottratto alla famiglia, e così

quello passato con marito e figlia

goduto appieno senza ansie

per il lavoro o l'impegno pubblico.

Si sofferma di più sulla esperienza

di assessore - sapendo dei

miei precedenti simili e lontani -

e racconta delle difficoltà derivate

dalla non appartenenza ai

partiti ed in particolare al partito

di maggioranza. Naturalmente

avvertiva anche la condizione

di donna tra molti uomini con

una cultura ancora antica.

Tra l’altro ricordiamo che anche

a Livorno ed in Toscana i partiti

e gli enti sono stati e sono diretti

soltanto da uomini. Si può

citare la esperienza di Edda Fagni

come eccezione che conferma

la regola.

Per una sorta di destino felice la

sua azienda ha la sede al n°35

nella via Edda Fagni, a lei dedicata

di recente. Guarda caso, è

una delle pochissime vie dedicate

a donne.

Mi descrive le innovazioni che

ritenne necessarie per la amministrazione

pubblica se si voleva

che la parte privata, cittadini

e imprese, potessero godere dei

servizi e dialogare con il comune:

“la rete wi-fi gratuita, il cablaggio

in fibra della città, l’anagrafe

digitale online, gli sportelli

online per imprese e cittadini,

sono risultati concreti lasciati in

dote alla città. Nel frattempo

purtroppo alcuni settori del Comune

non progredirono come

avevano promesso, la crisi economica

e finanziaria incombeva

Darya Majidi con la gigantografia del suo libro “Donne 4.0”

e la situazione della città decadeva”.

Le conseguenze le abbiamo

vedute e vissute insieme.

Le sue caratteristiche di donna

intraprendente e competente

erano state notate tanto che il

gruppo che faceva capo a Luca

Montezemolo le propose un incarico.

“Conoscevo Montezemolo

già dai tempi di Confindustria

e non accettai pensando

che fosse una passione temporanea

per la politica. Feci

la scelta giusta per fortuna, visto

come si è conclusa l’esperienza

di Scelta Civica”.

Un tratto decisivo della sua formazione,

accompagnata dalle tre

C - Cuore, Coraggio e Competenza

- avvenne nel tempo del

master in gestione aziendale diretto

dal prof. Silvio Bianchi,

che subito dopo la volle come

docente nei suoi corsi.

Si stratificavano esperienze che

incidevano sulla sua maturità di

donna-mamma e di imprenditrice,

con l'attenzione rivolta sempre

alla emancipazione delle

donne di talento. “Ce ne sono

tante che restano in ombra sia

per carenza di spinta dei genitori,

sia per l’assenza di supporto

dai compagni e dalla società,

sia per la mancanza di

coraggio e di autostima”.

Da qui altre iniziative sino alla

nascita della società Daxo Group

e della controllata Daxolab, che

facilità l’incontro tra soggetti diversi,

nella fase di avvio di attività

professionali, e offre guida

e servizi per consolidare conoscenze

e relazioni sulle quali costruire

il futuro.

La sede dove siamo per l’intervista,

è un coworking e una startup

house, con più di 400 mq.

divisi su più ambienti dotati di

scrivanie, connettività e attrezzature

d’ufficio complete, che

ospita professionisti ed imprese

innovative.

Ormai anche in Italia sono molte

le società di coworking che svolgono

questo ruolo. A Livorno

soltanto la Daxolab è certificata

dalla Regione Toscana come

coworking accreditato e come

startup house riconosciuta. La

Regione Toscana da tempo ha

inserito questo settore tra le proprie

attività di sviluppo. A breve

ulteriori 300 mq. verranno inaugurati

da Darya e il suo team e

dedicati a sviluppare nuovi progetti

imprenditoriali.

Mentre si parla del libro, dei successi

e degli insuccessi, entrano

in sala alcune ‘grandi’


▲▲▲


LIVORNOnonstop

30

attualità

amiche che si aggiungono

agli argomenti della intervista.

Sono amiche e lo si vede, ma

sono anche imprenditrici che

hanno in ponte corsi e progetti

da realizzare in collaborazione

con Darya; e perché no anche

momenti di relax tra donne.

Le ho quindi fatto 3 domande.

- Come vedi il futuro della città:.“

Sono delusa dalla politica, dai

partiti esistenti e dall’immobilismo

della città, mentre sono

affascinata dalla creatitività e

dalla forza dei giovani. L’attuale

classe dirigente livornese

dovrebbe far un passo indietro

e dare spazio a energie e idee

fresche. Spazio ai ‘bimbi motosi’,

che hanno dimostrato l’orgoglio,

la generosità e l’anima


vera dei livornesi, spazio a giovani

preparati che abbiano voglia

di essere protagonisti della

ripresa e rinascita di Livorno”.

- Quali sono i rapporti col mondo

degli imprenditori.

“Le mie aziende sono iscritte

da sempre in Confindustria

dove sono cresciuta e dove c’è

stima e supporto tra gli imprenditori

che sono riusciti in qualche

modo a superare la grande

crisi recessiva che ha devastato

non solo Livorno, ma

l’Italia e il mondo intero. Tante

aziende non ci sono più e

tanti imprenditori hanno sofferto

molto. Le famiglie storiche,

stanno affrontando il passaggio

generazionale, mentre

ultimamente stanno arrivando

i nuovi imprenditori con nuove

aziende di pima generazione.

Queste aziende trovano in

Daxolab, un ambiente unico a

Livorno, dove poter valutare

l’idea imprenditoriale e con il

supporto di esperti, definire al

meglio il proprio modello di

business. I primi mesi di una

startup sono vitali e noi cerchiamo

di supportare questa

fase con le competenze necessarie”.

- Oggi le donne che scrivono

libri (ricordo di passaggio Tinagli,

Giovannini, Panza, Depas,

Possenti, Carrozza) sono parte

numerosa in vari settori: scuola,

sanità, magistratura, editoria,

giornali, anche tra le laureate. Si

avverte una crescita della consapevolezza

delle donne nella

Darya Majidi, la mia storia

Mi sono laureata in Informatica all’Università di Pisa ed ho successivamente

conseguito un Master in “Strategia e Governance Aziendale”

al Dipartimento di Economia. A soli 28 anni ho creato la mia prima

start up, Synapsis, spin-off della Scuola Superiore S. Anna di Pisa,

oggi parte di Dedalus Group dopo una positiva esperienza di private

equity. Sono stata eletta Presidente del Gruppo Giovani di Confindustria

Livorno (2004-2007) e Vice Presidente di Confindustria Livorno

(2008-2009) ricoprendo la delega alla innovazione creando anche il

“Club degli Innovatori” con un focus costante sui giovani e sulle startup.

Ho avuto l’onore di essere Assessore alla Semplificazione e allo Sviluppo

Economico del Comune di Livorno (2009- 2014), trasformando

la mia città in una Smart City, creando una fitta rete di aree wifi gratuite,

portando la fibra in tutta le città e digitalizzando i processi e servizi

principali del Comune, in primis l’Anagrafe e gli Sportelli per le

imprese. Ho fondato e sviluppato negli anni alcune società high tech

(tra cui Daxo specializzata in tecnologie Mobile & Rfid nel 2005 e Dcare joint venture con

Dedalus, focalizzata nella tracciabilità di processi logistici in sanità nel 2012), che oggi

danno vita alla holding DAXO Group. DaxoLab è la mia nuova idea imprenditoriale: creare

a Livorno un ambiente piacevole ma formativo per startup e professionisti.

Sono stata anche professore a contratto nelle Università di Pisa, Bocconi e Scuola

Superiore S. Anna di Pisa e attualmente sono mentore presso la Stanford University nel

Corso “Technology Entrepreneurship”.

Darya Majidi è nata a Teheran

(Iran), da padre iraniano e madre

italiana. All’età di 12 anni si trasferisce

in Italia con la famiglia.

Imprenditrice con cultura internazionale,

parla tre lingue (italiano,

inglese e farsi).

loro capacità e sensibilità e che

fare per accrescerle.

“I numeri parlano chiaro. Ormai

in molti settori il numero

delle laureate ha superato il

numero dei laureati: basti pensare

a medicina. Ma ancora nei

settori più tipicamente tecnici

e maschili, ad esempio nei vari

settori di ingegneria; vi è un

gender gap importante da colmare

ed ecco perché nel mio

libro incito le donne a non temere

le tecnologie, ma a vederle

come le proprie migliori

alleate per creare nuovi servizi

e nuovi modelli di business.

La cultura italiana è ancora

molto maschilista, ma

molta strada è stata fatta e

sono convinta che le giovani

donne mettendo a frutto le

proprie competenze e lottando

con cuore e coraggio sapranno

prendere il ruolo che

meritano e fare una reale differenza.

Come dice Nelson

Mandela: sappiamo cosa deve

essere fatto, basta avere la volontà

di farlo”.

Pensionato ‘La Provvidenza’

Centro residenziale per anziani autosufficienti (uomini e donne)

Camere singole e ampio giardino

Via Baciocchi 15 - Tel. 0586/809.029 - Livorno


▲▲▲


cartoline d’epoca 31

LIVORNOnonstop

Cara, vecchia Livorno

Reg. Tribunale Livorno

n. 451 del 6/3/1987

Direzione e Redazione:

Editrice «Il Quadrifoglio» sas

di Giulia Palandri & C.

Via G. Razzaguta 26, int. 13

Livorno

Tel. e fax. 0586/814033

e-mail: ediquad@tin.it

Direttore responsabile:

Bruno Damari

Redattori:

Luciano Canessa

Claudia Damari

Edoardo Damari

Stefania D’Echabur

Marcello Faralli

Michela Gini

Giovanni Giorgetti

Marco Rossi

Fotoreporter:

Roberto Onorati

Pubblicità:

Ed. Il Quadrifoglio sas

info@editriceilquadrifoglio.it

Stampa:

Tipografia Sagittario

Via Malignani 7- Bibione (VE)

Chiuso in tipografia: 25/5/18

Ma che razza

di livornese sei?

Scali Olandesi Anni ‘30

La strada in questione, di cui a

pag. 28, è:

Via dell’Olmo

posta tra il viale Carducci e il

viale Alfieri.

oltre che alla ns. Redazione

di via G. Razzaguta 26, int. 13

è in distribuizione presso:

Antichità Numismatica Gasparri

C.so Mazzini 317/323

Caffè Greco

Via della Madonna 8

Edicola Toriani

Largo Vaturi

Rist. L’Andana degli Anelli

Via del Molo Mediceo 22

Pizzeria Il Ventaglio

Via Grande 145

Caffè Grande

Via Grande 59

Pizzeria Lo Squalo

Via del Castellaccio 2

(Montenero basso)

Osteria-Pizzeria Baffo Matto

Via di Montenero 91

Pescheria Fanelli Andrea

Mercato C.le - Banco 304

Rinaldo Bartolini “Riri”

Mercato C.le - Banco 307

Ag. Viaggi Cosmotours

Via Magenta 65

Fotografo Del Secco

Via Cambini

Genepesca MB Surgelati

Via di Salviano 27

Ferramenta Fabbrini

Via Marradi (ang. v.le Mameli)

Grease Caffè

Via Montebello 1

Macelleria Paolo Pini

Viale Mameli 55

"Centro Libri"

Via Garibaldi 8

Tabaccheria Cialdini F. e M.

Via Prov. Pisana 44

Norcineria "Regoli"

Via Mentana 102

Tutto Olive di Crestacci Andrea

Piazza del Cardinale

Bar Sant'Agostino

Viale della Libertà 33

PRA.DE.MAR.

Via Firenze 128

Circolo «G. Masini»

Piazza Manin

Galleria d’Arteb «Athena»

Via di Franco 17-19

La rivista è distribuita anche

sugli Stabilimenti balneari di

Livorno e Quercianella che

hanno aderito alla ns. iniziativa.


L’ORT

’ORTO O DELLA SALUTE

Infusi & Decotti ◆ Estratti & Compresse ◆ Fiori di Bach & Oli Essenziali

IL GIARDINO DELLA BELLEZZA

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LE NOSTRE SEDI:

Fonti del Corallo - Tel 0586 427515 ■ Parco di Levante - Tel. 0586 815175

Via Marradi, 205 - Tel. 0586 807111 ■ Via Ricasoli, 50 - Tel. 0586 880424

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