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Art&trA Rivista Giu/Lug 2018

Rivista d’arte, cultura e informazione

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2.0

Speciale:

ACCA Edizioni Roma Srl

Anno 10° - GIUGNO / LUGLIO 2018

76° Bimestrale di Arte & Cultura - € 3,50

“Balla dipinge Nathan”

in mostra alla Galleria d’Arte Moderna

di Marina Novelli

Art&Vip

intervista a

Marco Tullio Barboni

Tano

FESTA

e

Andrea

GRECO

in mostra alla

Galleria Ess&rrE


ACCA EDIZIONI ROMA S.r.l.

Partita I.V.A. 11328921009

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roberto.sparaci@alice.it

Redazione - Spazio espositivo

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Amministratore Unico

Capo Redattore: Roberto Sparaci

Direttore Responsabile

Sezione Editoriale: Roberto

e Fabrizio Sparaci

Direttore Artistico;

Dott.ssa Paola Simona Tesio

Ufficio pubblicità:

A cura dell’ACCA EDIZIONI - ROMA

Copertina:

Ideazione Grafica ACCA EDIZIONI - ROMA S.r.l.

Fotocomposizione: a cura della Redazione

ACCA EDIZIONI - ROMA S.r.l.

Stampa:

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Via Gherardesca

56121 Ospedaletto (Pisa)

Tel. +39 050 313011 - Fax +39 050 31 30 302

www.grafichepacini.com

info@grafichepacini.com

Distribuzione a cura di:

ACCA EDIZIONI ROMA S.r.l.

Pubblicazioni:

ANNUARIO D’ARTE MODERNA

“artisti contemporanei”

RIVISTA: BIMESTRALE Art&trA

Registrazione: Tribunale di Roma

Iscrizione Camera di Commercio di Roma

n. 1294817

1ª di copertina: Tano Festa e Andrea Greco

Courtesy: Galleria Accademia e A. Greco

2ª di copertina: Oltrelarte (Fiera di Roma)

Courtesy: Fiera di Roma

3ª di copertina: Art&trA

4ª di copertina Giuseppe Amadio

Courtesy: Giuseppe Amadio

Copyright © 2013 ACCA Edizioni Roma S.r.l.

riproduzione vietata

ACCA EDIZIONI ROMA Srl

S O M M A R I O

RUBRICHE

G I U G N O - L U G L I O 2 0 1 8

Franca Ghitti scultrice e la collezione Bolzani Pag. 11

di Silvana Gatti

Mirella Guasti a Villa Trissino Pag. 18

di Estemio Serri

TURNER - Al Chiostro del Bramante Pag. 35

di Marina Novelli

Giacomo Balla dipinge Ernesto Nathan Pag. 40

di Marina Novelli

Alberto Lanteri - un artista italiano a Parigi Pag. 46

Intervista a Claudia Casali a cura di Marilena Spataro

Sicilia - Il Grand Tour Pag. 50

di Marina Novelli

Picasso - Les Demoiselles d’Avignon Pag 66

di Francesco Buttarelli

Due min. di arte “Il mare raccontato da 6 opere d’arte” Pag 70

di Marco Lovisco

“Nel segno..”-Ritratti d’artista- intervista a Bertozzi&Casoni Pag. 88

di Marilena Spataro

Le Mostre in Italia e Fuori Confine Pag. 82

a cura di Silvana Gatti

Tano Festa e Andrea Greco alla Galleria Ess&rrE Pag. 8

a cura di Giorgio Barassi

Art&Vip - Marco Tullio Barboni Pag. 56

a cura della Redazione

ARGILLA’ Festival intern. della ceramica a Faenza Pag. 60

di Paola Simona Tesio

Pavle Perović - La vita fra arte e lotta Pag. 74

di Svjetlana Lipanovic

Margherita Fascione - Sulle rive della sensualità Pag. 92

di Valentina D’Ignazi

8a Biennale d’arte Internazionale a Monte-Carlo Pag. 97

a cura della Galleria Malinpensa by La Telaccia

Art&Event Pag. 116

a cura della Redazione

I tesori del Borgo - Bora Pag. 119

di Enza Cavallaro


Acca Edizioni Roma - Pubblicazioni artistiche

seguici comodamente e

gratuitamente anche

on-line

www.accainarte.it

Il sito vi permette di rimanere informati sulle nostre

attività ed è a disposizione di chiunque voglia tenersi

aggiornato sul mondo dell’arte con una moltitu dine di

notizie che verranno continuamente pubblicate.


www.tornabuoniarte.it

“Senza titolo” - 2013 - acrilico su tela - cm 160 x 230

Cristiano Pintaldi

Firenze 50125 - Lungarno Benvenuto Cellini, 3 Tel.+39 055 6812697 / 6813360 - info@tornabuoniarte.it

Milano 20121 - Via Fatebenefratelli, 34/36 - Tel. +39 02 6554841 - milano@tornabuoniarte.it

Forte dei Marmi 55042 - Piazza Marconi, 2 - Tel +39 0584 787030 - fortedeimarmi@tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - Antichità - Via Maggio, 40/r - Tel. +39 055 2670260 - antichita@tornabuoniarte.it


8

Tano FESTA e

Andrea GRECO

alla Galleria Ess&rrE a Roma

dal 14 al 20 luglio 2018

A cura di Giorgio Barassi

Festa - Da Michelangelo -

Piazza d'Italia” - 1987

acrilici su tela emulsionata

cm 100 x 70

Aleggere i due nomi,

si è tentati di

cercare una appagante

forma di paragone,

per poi provare

a cercare nel

loro operare artistico

punti di contatto, risolvendo in

quattro battute il tema. E invece

Festa e Greco rappresentano, nella

loro singola identità, una contrapposizione

generazionale, di ispirazione

e di intenti molto marcata. Se i due

hanno qualcosa che li avvicina, a-

vendo operato in epoche solcate da

grandi temi sociali che condizionano

la loro produzione, quel qualcosa è

fuori dalla loro singola sfera di artisti.

E’ nel mondo in cui si sono mossi.

Festa non risentì solo, e pesantemente,

della scomparsa del fratello

Francesco e di altre incertezze esistenziali.

Affrontò in modo meno

esplosivo degli altri suoi contemporanei

(non si pensa solo ai famosi

“altri due”, ma a tutti quegli animatori

di un pensiero Pop molto italiano)

la frattura sociale che dagli

anni sessanta andò dividendo un pensiero

uniformato e bigotto, oltre che

negativamente conservatore, da quegli

istinti di reazione e di evoluzione

che ebbero clamorosi risvolti nell’ormai

dimenticato ‘68. Festa ha operato

però anche nel decennio precedente,

e, con alterne fortune, in

quelli successivi, che furono momenti

di terrore e di facili entusiasmi,

quasi sempre percorsi, perfino

inconsciamente, dalle immagini elaborate

coi criteri che a lui più piacevano,

quelli derivati dagli studi sulla

fotografia.

Come un gigantesco fermo imma-


Greco “Sonata della solitudine” - dettaglio 2 - 2018 - tecnica mista su tela

Festa - “Il falciatore” - acrilici su tela - cm. 100 x 80

Festa - “Monet” - acrilici su tela cm. 80 x 60

gine sulla società italiana di un

tempo che pare lontano ed è invece

solo ieri, Festa riduce e compone con

l’anima del Pop artist che non riesce

a staccare la spina da quella essenza

italiana e classicista, dalle lezioni accademiche,

dal fondo di glorie passate

di una pittura nota al mondo ed

invisa, spesso, ai suoi sodali. Sperimenta,

cerca, trova e poi ricerca ancora.

Basando tutto su una spinta

della propria anima, anche se coerente

coi temi del significato migliore

del termine “Pop”, cioè la

semplice abbreviazione di “popular”,

nulla di più semplice.

Greco cresce all’ombra di una società

che scavalca il novecento ed

approda ad un millennio anelato, ma

pieno di rischi e delusioni, popolato

da una maggioranza pessimista e silenziosa,

contrapposta agli entusiasmi

del boom economico e votata a

chissà quale destino. Non di certo a

quello che, comunque, vedeva masse

di giovani spostarsi a Woodstock o

nelle piazze, in una compattezza che,

per quanto disgregatasi, fu esempio

di pensiero maggioritario e tenace,

seppure, sia chiaro, coi limiti che ha

mostrato nell’evoluzione dell’andare.

Per Andrea Greco, lombardo di

radice calabrese, pittore informale,

sperimentatore e curioso osservatore

dei sentimenti, l’approdo alle “Muse”

ha il sapore dell’effetto degli

anni percorsi a ravanare convulsamente

nella ricerca. La scrittura della

musica fa la parte principale e offre

il destro alle sue evoluzioni pittoriche,

stavolta tenute insieme dalla linearità

di un pentagramma e non

libere fin all’eccesso di vagare nella

superficie di un’opera. In un attimo

di concessione alla libertà interpre-


10

Festa - “Da Michelangelo” - 1977 - acrilici su tela cm 60 x 90 Greco - “Auguri” - particolare - 2018 - tecnica mista su tela cm 25 x 87

collezione privata

Greco - “La musica è finita” - 2018 - tecnica mista su tela - cm. 70 x 70 Festa - “Don Chishiotte” - acrilici su tela cm 100 x 100

tativa non limitante, si potrebbe dire

che la lettura di quello che accade tra

la gente e nella storia italica, diventa

una ricerca di ordine, di allineamento,

di “messa in riga”, oggi aspirazione di

molti, nel marasma di una storia che

va troppo veloce e in direzioni incommensurabili.

Dunque due destini e due storie diverse,

miscelate e non appaiate, affiancate

ma non confondibili, stanno

al centro della mostra della Galleria

Ess&errE di Roberto Sparaci. Una ricerca

accurata, per Festa e per Greco,

di opere e temi che accontentino il

collezionista appassionato di Pop italiano

e il conoscitore della storia del

tachisme, che giustifica e comprende

le differenze tra i giapponesi che

dell’informale fecero il loro grido di

dolore, e l’informale di Greco: quasi

un istinto ragionato, vale a dire un ossimoro,

affascinante e ricco di futuro.

La mostra, curata da Giorgio Barassi,

mette vicini due cuori dell’Arte Italiana,

due generazioni, due maniere,

due tipi di pittura e cultura differenti.

Insomma fa quello che molti, per convenzione,

non farebbero. In questo la

Ess&errE diventa come quelle anime

irrequiete che popolarono gli anni vissuti

intensamente da Festa e scuote la

piattezza come fa Greco quanto fa insorgere

i suoi colori dalle limitazioni

della superficie.

INFO: Galleria Ess&rrE

dal 14 al 20 luglio 2018

dalle ore 18,30

Porto Turistico di Roma.

www.accainarte.it

galleriaesserre@gmail.com

Tel. 329 4681684 - 347 4590930


Franca Ghitti

scultrice e la Collezione

Bolzani al Museo d’arte

Mendrisio

Fino al 15 luglio 2018

A cura di Silvana Gatti

Ci sono luoghi che grazie

alla loro ricchezza paesaggistica

e storica sono noti

in tutto il mondo. Uno di

questi è la Valle Camonica,

nota per la straordinaria ricchezza

e varietà di incisioni rupestri inserite,

nel 1979, quale primo sito italiano,

nella Lista del Patrimonio Mondiale

dell’UNESCO. Definita come “La valle

dei Segni”, rappresenta un luogo

unico ricco di fascino e suggestione, in

cui l’Uomo e l’ambiente hanno interagito

attraverso più di dodicimila anni

di storia. Un viaggio unico e indimenticabile

nella preistoria e protostoria

europea per giungere, attraverso le incisioni

di età storica (romana, medievale

e moderna), sino alle soglie del

XX secolo. Percorrendo i parchi archeologici

della Valle Camonica ci si

immerge in un mondo fantasioso fatto

di cacciatori, guerrieri e contadini, carri

ed aratri, cavalli, buoi, cervi, uccelli

acquatici e cani, capanne e torri medioevali.

E’ questo il luogo che ha dato i natali

all’artista Franca Ghitti (Erbanno,

1932 – Brescia, 2012), protagonista

dell’esposizione allestita negli spazi


12

Vicinia. La tavola degli antenati n. 1 - 1976 – legno - 108 x 160 x 6 cm

Archivio Franca Ghitti, Cellatica - Foto Fabio Cattabiani

più antichi del Museo d’arte di Mendrisio

sino al 15 luglio 2018. L’esposizione

è dedicata ai lavori scultorei

dell’artista e presenta una selezione accurata

dei suoi principali capitoli

espressivi, documentandone la ricerca

che ruota intorno alle testimonianze e

ai reperti della cultura camuna.

Nella segheria del padre, che dava lavoro

a 700 operai, Franca Ghitti a-

mava trascorrere il tempo, imparando

a conoscere gli utensili e i metodi per

lavorare la materia. A soli dieci anni, si

cimentava con la lavorazione del legno

costruendo piccole zattere per giocare

con le sorelle. Gli studi artistici l’hanno

avvicinata anche alla pittura e, grazie

a una borsa di studio, ha frequentato

l’Académie de la Grande Chaumière

a Parigi. Qui ha avuto l’occasione

di avvicinarsi al gruppo CoBrA,

Fautrier, Chagall e l’art brut di Dubuffet.

Ma è al Musée de l’Homme, vedendo

l’arte paleolitica e neolitica, la

scultura dei popoli africani e oceanici,

che la Ghitti ha riscoperto nei loro

utensili, intagli e maschere un richiamo

dei segni già visti nella sua Val Camonica.

La ricerca artistica di Franca

Ghitti ha riciclato materiali ed oggetti

ricchi di storia: oggetti trovati, legni

usurati, assi e scarti di falegnameria,

traversine ferroviarie per le opere in

legno; oppure scarti della lavorazione

del ferro nelle antiche fucine della Valcamonica

quali stampi, ritagli, sfridi,

chiodi, tazze di siviera, la stessa polvere

di fusione, ma anche “ritagli”

delle più moderne industrie dei metalli.

Il suo linguaggio artistico è pregno di

elementi chiave e ricorrenti che diventano

misura di uno spazio esistenziale,

memoria di vite vissute. Le opere si

sono sviluppate orizzontalmente dando

origine a cerchi, spirali, meridiane, labirinti,

o sono cresciute verticalmente

diventando colonne, pareti, porte, cancelli,

cascate, o si sono raggruppate


Spirale – 2011 – ferro - Ø 122 cm

Archivio Franca Ghitti, Cellatica - Foto Stefano Spinelli

tutte assieme per regalarci l’immagine

di un “bosco” o di una “città”.

La mostra, a cura di Barbara Paltenghi

Malacrida in collaborazione con Elena

Pontiggia, organizzata con il sostegno

della Fondazione Archivio Franca Ghitti

di Cellatica, si avvale di alcune tra le

opere più significative del percorso

dell’artista, a partire dalla produzione

lignea, sezione che annovera, in mostra,

opere delle serie delle Mappe, le

Vicinie, i Tondi, le Edicole e le Madie,

il Bosco. Il percorso prosegue con una

selezione della produzione in ferro, tra

cui gli Alberi vela, le Meridiane, la

Pioggia e, nel chiostro del Museo, la

bellissima Cascata. L’artista, coerentemente

con i suoi principi, attua un recupero

dei reperti in ferro abbandonati

nelle fucine per poi risaldarli dando

loro nuova vita attraverso nuove sagome

ed iconografie. Una sezione a

fine mostra è dedicata alle edizioni

d’arte, e comprende quelle pubblicate

con l’amico e celebre editore Vanni

Scheiwiller.

Sono una sessantina le opere esposte, a

ripercorrere tutta la carriera di Franca

Ghitti nella prima antologica organizzata

in ambito svizzero e allestita nei

suggestivi spazi del Museo d’arte Mendrisio,

così da creare un interessante

equilibrio tra antico e moderno. Il catalogo,

di 80 pagine, con la riproduzione

di tutte le opere presenti nell’esposizione,

comprende i saggi delle

due curatrici, un testo relativo alle edizioni

d’arte a cura di Maria Luisa Ardizzone

e un ricco capitolo di apparati

curati da Irene Cafarelli.

Completa l’offerta artistica primaverile

del Museo l’esposizione, sino al 15 luglio,

di una parte consistente, circa 70

opere tra dipinti, sculture e opere su

carta, della Collezione Bolzani, un importante

lascito di oltre un centinaio di

opere di arte italiana del Novecento,

raccolte da Nene e Luciano Bolzani,


14

Alberi – Vele – 2000 - installazione con 10 elementi - scarti di ferro

Archivio Franca Ghitti, Cellatica - Foto Stefano Spinelli

che i figli Lorenza e Giovanni hanno

deciso di donare al Museo. I coniugi

Nene e Luciano Bolzani, famiglia originaria

di Mendrisio, alla quale apparteneva

anche il pittore Giuseppe Bolzani

(per anni membro della Commissione

Museo), hanno collezionato nell’arco

di cinquant’anni un notevole numero

di opere del ‘900, privilegiando

gli autori di area lombarda e ticinese.

La collezione racchiude uno specifico

filone dell’arte italiana del dopoguerra

e riflette un esempio tipico di un certo

collezionismo locale. È una passione

che i coniugi Bolzani hanno coltivato

unitamente alla loro professionale quotidiana,

che li vedeva impegnati nella

conduzione della Clinica psichiatrica

di Viarnetto a Pregassona. Tra gli artisti

italiani della collezione figurano

Giorgio Morandi, Lorenzo Viani, Mario

Sironi, Carlo Carrà, Ardengo Soffici,

Renato Guttuso, Bruno Cassinari,

Ennio Morlotti, Vittorio Tavernari,

Franco Francese, Emilio Vedova, Luciano

Minguzzi; tra gli artisti ticinesi

Filippo Boldini, Edmondo Dobrzanski,

Giovanni Genucchi, Sergio Emery,

Renzo Ferrari, Cesare Lucchini,

Gabai.

La presentazione della collezione ha

dato lo spunto per un’indagine storica

a tutto campo che ha visto impegnati il

Museo d’arte di Mendrisio a fianco

della Fondazione Casa Testori di Novate

Milanese, sostenuti dall’Archivio

Opere Ennio Morlotti e dalla Fondazione

Corrente di Milano. Una ricca

sezione documentaria accompagna

quindi la presentazione delle opere.

Nel catalogo che accompagna la mostra,

si trovano i testi di Simone Soldini,

curatore della mostra, Giuseppe

Frangi, giornalista e presidente della

Fondazione Casa Testori e un ricordo

del poeta e scrittore ticinese Alberto

Nessi.

Due rassegne importanti che valgono

una gita a Mendrisio.


Mirella Guasti

a Villa Trissino Rossi

inaugurazione venerdì 6 luglio 2018

ore 19

fino al 20 agosto


Ad Astra, 2016,

es. 6+2, h cm 35,3

bronzo patinato

VILLA TRISSINO ROSSI

Per avere un’idea del progetto di Villa Trissino è

indispensabile andare alla tavola de “I Quattro

Libri dell’Architettura”, che rappresenta una

struttura imponente, articolata su più livelli, probabilmente

ispirata a schemi delle antiche acropoli.

Il progetto palladiano prevedeva un edificio

padronale, composto da una sala rotonda centrale,

coperta da un’alta cupola e circondata da

stanze. Ai lati avrebbero dovuto esserci due

grandi porticati ad esedra, seguiti, più in basso,

da due barchesse con colonne tuscaniche, agli angoli

del cortile erano previste due colombare.

Una grande scalinata avrebbe portato dal giardino,

compreso tra le due ali dei rustici, al vasto

ripiano su cui avrebbe dovuto sorgere il pronao

della villa. Del grandioso progetto restano la torre

colombara, quattro campatedella barchessa con

colonnato tuscanico lungo il fiume Brendola e

una seconda barchessa simmetrica alla prima che

contornano un giardino

all’italiana racchiuso dal restante muro di cinta

con al centro un portale di accesso a bugne rustiche.

Di particolare interesse alcuni dettagli costruttivi

che denotano l’ambizione del progetto:

di raffinata fattura il colonnato tuscanico, di

grande pregio il camino cinquecentesco e gli affreschi

nella torre colombara decorati con grottesche

attribuite ad Eliodoro Forbicini. Nel recente

restauro conservativo sostenuto dai proprietari,

sono stati riportati in uso gli ampi sotterranei che

si estendono per tutta l’ampiezza della costruzione

e che si rivelano di grande interesse storico

e archeologico, sia per la loro estensione che per

le pareti in sasso del cinquecento e le volte in

mattoni di cotto. Villa Trissino è inserita, assieme

alle altre Ville Palladiane del Veneto, nell’elenco

dei Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO.

Sbarazzina, 2017,

es. 6+2, h cm 156

bronzo patinato


20

Mirella Guasti dal 2005 lavora in

esclusiva per Galleria Cinquantasei

che la fa conoscere al

grande pubblico con una serie di mostre

personali e collettive, e organizza sempre

piccole personali della scultrice in tutte

le principali manifestazioni fieristiche a

cui partecipa. Nel 2006 il grande gruppo

scultoreo in bronzo patinato “… e fra di

loro il vento” viene installato permanentemente

all’ingresso del Palazzo delle

Professioni di Mestre. Dal 2007 una sua

opera è esposta al Museo di Arte Contemporanea

Costantino Barbella di

Chieti. È del 2010 la personale di Mirella

Guasti al Museo Internazionale delle Ceramiche

in Faenza e nello stesso anno sei

opere di grande formato vengono esposte

da maggio nella piazzetta di Via IV Novembre

(Piazza Maggiore) in centro a

Bologna con il patrocinio di Comune di

Bologna, Ascom, Federalberghi, Bologna

Welcome. Per il grande successo

l’esposizione è stata prolungata fino a dicembre

2013. Nel 2011 l’opera Tourbillon

viene scelta per il Padiglione Italia in

occasione della 54ª Esposizione Internazionale

d’Arte - Biennale di Venezia nel

150º dell’Unità d’Italia, a cura di Vittorio

Sgarbi. Nel 2013 sei sculture vengono

esposte in Piazza G. Vico a Chieti con il

patrocinio della Provincia e del Comune.

Nel 2015 diverse opere sono state esposte

in vari punti della città di Capri. Nel

2017 e nel 2018 grazie alla collaborazione

tra Galleria Cinquantasei e una

galleria di Taipei sono state esposte 6

grandi sculture a Art Revolution, importante

fiera d’arte di Taiwan.


Maharani, 2017,

es. 6+2, h cm 162

bronzo patinato

Pensiero a Modì,

1989, es. 3+2, h cm

35

bronzo patinato

La mia stella, 2009,

es. 6+2, h cm 108

bronzo patinato

La tunichetta, 2003,

es. 29+2, h cm 39

bronzo patinato

Villa Trissino Rossi - Via Remigio Sabbadini, 20

36040 Meledo di Sarego (VI) - tel. +39 3480537810

e-mail: info@bbvillatrissinorossi.it


www.tornabuoniarte.it

“In assenza di prove” - 2012 - olio e acrilici su tela - cm 200 x 150

Luigi Carboni

Firenze 50125 - Lungarno Benvenuto Cellini, 3 Tel.+39 055 6812697 / 6813360 - info@tornabuoniarte.it

Milano 20121 - Via Fatebenefratelli, 34/36 - Tel. +39 02 6554841 - milano@tornabuoniarte.it

Forte dei Marmi 55042 - Piazza Marconi, 2 - Tel +39 0584 787030 - fortedeimarmi@tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - Antichità - Via Maggio, 40/r - Tel. +39 055 2670260 - antichita@tornabuoniarte.it


24

Palazzo Merulana

…una perla all’Esquilino.

di Marina Novelli

L’ingresso prima e dopo il restauro

Sì, davvero una perla di

inestimabile valore! Una

“Rinascita”…parola che

ci apre al nuovo manifestarsi

di una forma di vita…o

di attività, ed è proprio di questo

nuovo e splendido “polo culturale” nel

Rione Esquilino, che vogliamo parlare,

situato infatti, nel centro storico di Roma

che, come tutti sappiamo è da sempre

connotata dai suoi Sette Colli e

possiamo annoverare proprio l’Esquilino,

come il più alto! Lo scorso 10

Maggio 2018 ha avuto luogo, nei locali

di Palazzo Merulana, una interessantissima

Conferenza Stampa, in cui è stato

più volte sottolineato come dallo stato

di fatiscente abbandono, in cui purtroppo

versava l’edificio, sia avvenuta

una sorta di Rinascita…una Rinascita

con la R maiuscola! L’edificio infatti,

meglio conosciuto come ex-Ufficio di

Igiene e Sanità è tornato infatti a risplendere…risplendere

con un innegabile

tocco di eleganza! L’imponente

struttura in “stile umbertino”, che intorno

agli anni Sessanta era stata parzialmente

abbattuta e lasciata poi in

totale rovina, è ritornata a far parlare

di sé. Stile Umbertino?...vediamo brevemente

di cosa si tratta; si definisce

“umbertina” quella corrente stilistica

di architettura largamente diffusa in

Italia alla fine del XIX secolo, e che

prese il nome dell’allora re d’Italia,

Umberto I di Savoia. Lo stile Umbertino

si connota come uno stile tipicamente

italiano e particolarmente eclettico,

nonché come la declinazione italiana

dello stile neobarocco, all’epoca

molto in auge, ma che non durò a lungo

in quanto venne presto, nel 1895, surclassato

dallo Stile Liberty, meglio conosciuto

come Art Nouveau e succeduto

poi dall’Art Déco. La suggestione

e lo stupore che si provano aggirandosi

tra le Sale del Palazzo Merulana

sono davvero considerevoli.

Sale adibite ad ospitare la ben fornita

Collezione di Opere d’Arte della Fondazione

Elena e Claudio Cerasi, collezionisti

e costruttori a cui si devono

anche le architetture del Maxxi a Roma,

del Teatro dell’Opera di Firenze,

nonché della Agenzia Spaziale Italiana.

Il Palazzo Merulana, che appartiene al

Comune, è stato recuperato grazie ad


Giorgio De Chirico “Le cabine misteriose” - 1934 - Olio su tela

Antonio Donghi “Piccoli saltimbanchi” - 1938 - Olio su tela

Massimo Campigli “I gemelli” 1928 - Olio su tela

Giacomo Balla “Primo Carnera campione del mondo”

Olio su tavola con rete- 1933

un project financing dalla famiglia Cerasi

e la SAC S.p.a. che dopo un elegante

ed accurato restauro, ha messo a

disposizione il corpo centrale e più monumentale

dell’edificio. La Fondazione

Cerasi sceglie infatti CoopCulture come

partner per una gestione innovativa

del palazzo, nonché una fruizione diffusa

della collezione…una collezione

focalizzata principalmente sulla corrente

pittorica della Scuola Romana

(meglio conosciuta come Scuola di

Piazza del Popolo, in cui hanno fatto

spicco i nomi di Tano Festa e Mario

Schifano). Di grande suggestione ed

astuzia sono le maestose vetrate aggettanti

su strada, che attraverso l’ondeggiante

ombreggiare dei verdeggianti

platani adiacenti, svelano tra un intrigante

gioco di riflessi, la attraente Sala

delle Sculture posta al piano strada appunto,

in cui notiamo opere di Antonietta

Raphael e suoi contemporanei,

nonché opere di Ceroli, Pugliese e Penone.

Interessante sottolineare che la

Sala delle Sculture è ad ingresso libero

e vi è annesso un CaféCulture con tavolini

anche nel giardino all’aperto ed

un ben assortito Bookshop ispirato al

rione Esquilino, che si presenta quale

protagonista assoluto anche nella proposta

dei libri, dall’oggettistica artigianale,

nonché dai complementi d’arredo

realizzati dai laboratori del quartiere.

Accedendo invece al secondo piano,

per mezzo di una ampia e comoda

scala o ascensore, ci si ritrova in un imponente

salone dove al centro si erge,

in tutto il suo splendore, la scultura di

Jean Fabre: “L’uomo che dirige le stelle”…mentre

tutt’intorno, le pareti sono

state arricchite da opere di Mafai, Donghi

(che adoro profondamente!), de

Chirico, Cambellotti, Capogrossi, Depero,

Campigli, Savinio, Scipione, ed

un sorprendente (…ma in fondo, quando

mai non ci ha sorpresi?) Giacomo

Balla con la sua opera del 1933 “Primo

Carnera, campione del mondo”. Saranno

queste, ci chiediamo, “ le stelle”, a

cui l’uomo che si attinge a dirigere, si

riferisce?

Il terzo piano invece, è adibito a Galleria

del Palazzo, in quanto sarà luogo

deputato a mostre ed eventi culturali…

uno spazio quindi, volto al “contemporaneo”

ed in cui già vi si possono am-


26

Jan Fabre

“L’uomo che dirige le stelle”

2015 - Bronzo al silicio

Stefano Di Stasio

“Ritratto di Claudio e Elena Cerasi”

2016 - Olio su tela

mirare opere di Schifano, Boetti e Pirandello.

Al quarto piano invece, si svolgeranno

attività culturali ed eventi enogastronomici…in

uno spazio intelligentemente

attrezzato anche proprio a questo scopo

ma, con grande classe! A fare da “corona”

a questo singolare, quanto interessante,

edificio c’è un attico, accarezzato

soavemente dalle cime dei platani,

che data la sua ampiezza, si presta

a molteplici usi e scopi…sempre di indiscutibile

suggestione ed interesse

culturale. Da ex-Ufficio di Igiene, oggi

Palazzo Merulana è stato trasformato

in un vero e proprio “attrattore sociale”,

che data la sua potenza non

potrà esimersi dal rendere partecipi i

cittadini, gli studenti, le associazioni

culturali e le comunità stanziali dell’Esquilino,

nonché essere meta di

spicco per i tanti turisti e forestieri che

ogni anno visitano Roma. Il nostro Sindaco

Virginia Raggi, in fase di Conferenza

Stampa, ha commentato come in

realtà, sia stato regalato dai coniugi

Cerasi, con questa operazione, un pezzo

di arte alla Città di Roma e non solo

per l’accurato recupero di un edificio

oramai in totale rovina, ma che proprio

in virtù del peculiare lavoro edilizio, ha

ricostruito l’identità originaria dell’edificio

stesso…che è stata donata, con

grande generosità. Una importante collezione

d’arte alla vista dei romani…e

non solo! Uno spazio quindi, ha aggiunto

il Sindaco Virginia Raggi, che è

molto di più di un edificio, ma che essendo

ubicato in un territorio come

quello dell’Esquilino, segna quasi il

crocevia di tante culture

diverse, nonché di persone

e di tempi diversi tra

loro…uno spazio che sembra

quasi astrarsi dalla

città…uno spazio che si

presta a fare cose diverse,

non ultimo, diverse

“attività culturali”. “Un ringraziamento

profondo -

ella ha aggiunto - perché

con questa operazione,

oggi noi stiamo inaugurando,

in realtà, molte

cose diverse in una!”

e...aggiungiamo noi...non

possiamo darle torto!

Letizia Casuccio, Direttore

Generale di Coop-

Culture ci ha spiegato invece, come a

loro sia attribuito il compito di animare

Palazzo Merulana con attività culturali

e con l’impegno di gestire al meglio

questo interessante spazio, nel corso

dei prossimi anni, il tutto eseguito con

un grande senso di comunità tra gli addetti

ai lavori, sempre coronata da un

grande senso di affinità e di “concordia”.

“Siamo felici”- ella ha aggiunto -

“di aver contribuito alla riapertura di

questo fantastico palazzo pubblico, ristrutturato

con projet financing…un

bene comune quindi, in cui si alterneranno

numerose attività di altissima valenza

culturale, di cui già è stato

presentato un ricco palinsesto, mentre

si sta lavorando alacremente a quello

del 2019. “Abbiamo guardato” - ella ci


Claudio Cerasi e il Sindaco Virginia Raggi

Claudio Cerasi, il Sindaco Virginia Raggi e Roberto Roscani

Il Sindaco Virginia Raggi e Letizia Casuccio Direttore

Generale CoopCulture

La sala del 3°piano in questo caso riservata alla Conferenza Stampa nonchè a future attività culturali

ha spiegato – “a molte esperienze

internazionali simili, allo

scopo di prendere degli spunti,

qua e là, da altre iniziative similari,

tipo Parigi o Madrid, ma

noi ci pregiamo di una grande

originalità in quanto vantiamo

una collezione permanente che

altre strutture non hanno…e

che questa è una struttura privata,

mentre gli altri da noi esaminati,

sono tutte strutture pubbliche…completamente

pubbliche!”

Molteplici erano le personalità

politiche presenti alla Conferenza

Stampa del 10 Maggio

e come non citare i ringraziamenti

più sentiti…e profondamente

commossi, che lo stesso

Claudio Cerasi ha rivolto a

tutti…a tutti coloro i quali hanno

collaborato, lavorando sinergicamente,

alla realizzazione di

questo magnifico progetto…

che oggi è una tangibile ed elegantissima

realtà…Palazzo Merulana!

Possiamo concludere asserendo

che dopo ben 60 anni di totale

abbandono, e le annose lungaggini

burocratiche che si

sono protratte per 10 anni e

conclusesi con 3 anni di solerte

ed intenso lavoro, è stato riconsegnato

alla Città di Roma un

edificio “rigenerato”, in classe

energetica A1, migliorato dal

punto di vista sismico e senza

aver consumato nuovo suolo…

nobilmente destinato ad ospitare

Arte e Cultura.

Una cosa è stata conservata del

vecchio stabile dell’Ufficio di

Igiene e Sanità ed esposta in

bella mostra... la originale targa

marmorea!

Antica targa in marmo dell’ex Ufficio di Igiene e Sanità

INFO:

Via Merulana,121 – Roma

+39.06.39967800

info@palazzomerulana.it

www.palazzomerulana.it


28

Carmelo CONSOLI

luce e magia del colore

“Scorcio di Ripa” - olio su tela - cm. 80 x 100

“Morlesco” - olio su tela - cm. 80 x 100


“Case del sud ” - olio su tela - cm. 55 x 60

CERNOBBIO (CO)

BARI

gAllERIA

StEfANO SImmI

ROmA

PERugIA

Galleria Ess&rrE

Porto Turistico di Roma - 00121 - Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - loc. 876

cell. 329 4681684 - www.accainarte.it - acca@accainarte.it

galleriaesserre@gmail.com

ROMA

Studio: via dello Scudo, 42 - 06132 - Pila (PG)

Tel. 075 774878 - Cell. 368 519066

www.carmeloconsoli.it - consolicarmelo@tin.it


30

dal 23 al 29 giugno si è tenuta la mostra personale di

Anna Maria Tani

“Mary” - 2018 - tecnica mista su tela - cm. 40 x 40

Galleria Ess&rrE

Porto Turistico di Roma - 00121 - Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - loc. 876

cell. 329 4681684 - www.accainarte.it - acca@accainarte.it

galleriaesserre@gmail.com


“Cool” - 2018 tecnica mista su tela - cm. 40 x 40

“Look” - 2018 - tecnica mista su tela - cm. 40 x 40

Studio: 00039 Zagarolo (Rm) Via Cancellata di Mezzo 78

Cell. 393 9912034 - tani.anna.maria@gmail.com

AnnaMariaTani-pittore/incisore


32

Tiziano Sgarbossa

estrusioni su tela

“Frammenti” – 2016

estrusione su tela-acrilico

cm. 100 x 100


34

Michele Angelo Riolo

“Serie ACT blu 005” - 2017

applicazione a rilievo su legno - cm. 50 x 50

Studio: 00033 Cave (Roma) - Via Prenestina Vecchia, 19/A1

Cell. 333 2957049 - michelangeloriolo@gmail.com


Turner (1775-1850)

...al Chiostro del Bramante - Roma

di Marina Novelli

Venezia: - Veduta della laguna al tramonto.

1840 - Acquerello su carta

cm. 24,4 x 30,4

S

i comincia a creare

solo quando si smette

di avere timore”

Joseph Mallord William Turner.

Una grande esposizione monografica di

Turner sta avendo luogo a Roma, presso

il Chiostro del Bramante che, in collaborazione

con la Tate di Londra, ospiterà

questa suggestiva mostra fino a fine agosto

2018. Un evento questo che, ancora

una volta, pone in evidenza la spiccata

“vocazione sperimentale”, nonché l’attenta

intenzione del Chiostro del Bramante,

nei riguardi del coinvolgimento

emotivo del visitatore. La mostra infatti

segna l’inizio di una importante collaborazione

tra la Tate di Londra ed il Chiostro

bramantesco. Occasione unica questa


per ammirare le ben 92 opere, tra acquerelli,

disegni, album ed una raffinata selezione

di olii (esposti in Italia per la

prima volta!), conservate nella sua casa

nonché nel suo studio personale e realizzate

nel corso degli anni per il “proprio

diletto”, citando la bellissima espressione

del critico John Ruskin. È doveroso ricordare

pertanto, che l’artista inglese è risultato

assente, da oltre cinquanta anni, dalla

programmazione museale romana e da

ben dodici anni dai musei italiani. Bentornato

dunque a deliziarci! Le opere

esposte fanno parte del lascito di Turner

donato alla nazione inglese nel 1856 e…

meglio conosciuto come “Turner Besquet”,

che rappresenta una delle più

grandi e significative collezioni esistenti

di un singolo artista e che, come abbiamo

già visto, è in massima parte ospitato

presso presso la Tate di Londra, rappresentando

così suggestivamente un

“museo dentro il museo”. Turner ci rivela,

con la sua raffinata predilezione per

la luce, il colore e gli effetti atmosferici,

espressi poeticamente nelle sue opere,

quanto come da disegnatore di soggetti

topografici ed architettonici, abbia sviluppato

gradualmente il suo stile estremamente

personale…un piacere estetico e

visivo ricco di ricordi di viaggi, di emozioni,

attimi fuggenti, nonché frammenti

paesaggistici osservati durante i suoi lunghi

soggiorni all’estero che ci narrano la

sua incessante ricerca poetica, sempre

volta a sperimentare la potenzialità

espressiva della luce e del colore.

“L’indeterminatezza è il mio forte”

J.M.W.Turner


36

Venezia: - La Riva degli Schiavoni - (il molo e Palazzo Ducale)

Esposto nel 1844 - Olio su tela

cm.62,2 x 92,7

La mostra al Chiostro del Bramante intende

porre l’accento sull’importanza

che gli acquerelli ebbero per la definizione

dello stile di Turner, dimostrando

come le sue ricerche espressive abbiano

precorso l’arte degli impressionisti…un

anticipatore quindi, maestro indiscusso

dell’acquerello! L’impatto rivoluzionario

delle sue creazioni non fu sentito

solo dai suoi contemporanei e dalle generazioni

successive ma, proprio in

virtù della loro immediata freschezza, ci

lasciano profondamente affascinati…e

basiti, restiamo a guardare…e non solo

le sue “doviziose” prospettive (fu infatti,

nel 1807, professore di prospettiva!),

ma anche le sue luminose

atmosfere rarefatte…evanescenti…impalpabili!

Atmosfere a volte nebbiose,

indistinte ed umide ed a volte colpite

dalle raffiche minacciose della tremenda

furia della tormenta…sembra infatti,

nelle sue opere, farci sentire l’imperversare

del vento e l’impatto dell’acqua.

Un vortice di composizioni dove la luce,

una luce sempre sfolgorante, impera…

fa da padrona! Le sue opere, cosi ricche

di atmosfere, destarono profonde impressioni

già alla Royal Academy che

nel 1802 gli conferì il titolo di “membro

ordinario”. Turner aveva visioni di un

mondo fantastico, al di sopra della realtà,

irrorato di luce e splendenti bellezze,

ma non un mondo statico,

immobile, bensì dinamico, denso di

energia…non di armoniosa sobrietà

bensì di fasto abbagliante. “La natura,

in Turner, riflette ed esprime le emozioni

dell’uomo artista che sa di tenere

in pugno la forza della natura”...e che

quasi la sovrasta! Bene! Ma, viene

spontaneo domandarci, quale fosse il

suo rapporto con il colore. Esercitandosi

particolarmente con gli acquerelli, egli

instaurò un profondo rapporto con il colore,

orientamento questo che coltivò

per tutta la sua vita. Fu di grande importanza

la “Teoria dei colori” del 1810 di

Goethe che si differenziava notevolmente

da quanto affermato da Isaac

Newton nel 1666, il quale asseriva che


Ponte e capre

c. 1806 - 7 - Acquaforte e acquerello su carta

cm.18 x 25

Una Villa. Chiaro di luna (una villa, la notte della festa da ballo) per “Italy” di Rogers

c. 1826 - 27 - Penna, inchiostro, grafite e acquerello su carta

cm.24,6 x 30,9

La Cattedrale di Lindisfarne

c. 1806 - 7 - Acquerello su carta

cm.18,5 x 26,5

L’artista e i suoi ammiratori

1827 - Acquerello e gouache su carta

cm.13,8 x 19

non fosse la luce a scaturire dai colori,

ma il contrario…cioè, i colori consistono

in un offuscamento della luce o

nell’interazione di questo con l’oscurità.

Goethe invece, creò un nuovo cerchio

cromatico costituito dai colori

primari ed i loro complementari, dimostrando

l’impatto psicologico ed emotivo

relativo alle diverse tonalità.

Turner approfondì e potenziò le ricerche

dello scrittore tedesco, incrementando

l’impatto dei colori in molte delle

sue opere. In mostra è possibile notare

infatti alcuni diagrammi sul colore,

creati dal nostro artista durante le sue

lezioni sul tema, quando era docente di

prospettiva presso la Royal Academy,

mostrando così ai suoi studenti come

utilizzare i colori al fine di creare l’illusione

di profondità in un dipinto.

Inarrestabile viaggiatore Turner, comprese

ben presto l’importanza del dipingere

en plein air, ma particolare e

profondo fu il suo rapporto con l’Italia

che visitò per la prima volta, brevemente,

nel 1802 per poi tornarvi nel

1819 soggiornando a Venezia, Roma e

Napoli, luoghi che gli diedero la piena

percezione dell’immensa luminosità dei

paesaggi italiani, nonché una determinante

esperienza capace di evolvere notevolmente

il suo stile rappresentativo.

Le vedute lagunari, dipinte in piena età

matura, sono tra le più emozionanti e

suggestive di tutto il corpus di opere

dell’artista, dove la tematica cromaticoluministica

è il nodo centrale su cui

verte la poetica di Turner, che vedremo

impegnato per tutto il resto della sua

vita, alla ricerca di soggetti e atmosfere

da raffigurare come specchio del suo

universo interiore; le forme prendono

consistenza, i colori puri si mescolano

con la luce, divenendo protagonisti assoluti

delle sue opere, ed il tutto

espresso in uno spazio-luce, liberato da

ogni impianto prospettico e…convenzione.

“La pittura è una strana cosa”.

J.M.W.Turner


38

Castel Sant’Angelo

Inciso nel 1832 - Acquerello su carta - cm.17,1 x 21

Venezia: Veduta immaginaria dell’Arsenale

c. 1840 - Acquerello e gouache su carta - cm.24,3 x 30,8

Turner

Opere della Tate

a cura di David Blayney Brown

22 marzo - 26 agosto 2018

Chiostro del Bramante - Roma - Via della Pace

aperto tutti i giorni:

lun-ven 10:00 - 20:00 - sab-dom 10:00 - 21:00 -


www.tornabuoniarte.it

“Vetro liquido, n. 5” - 2010 - tecnica mista su tela - cm 110 x 130

Gioacchino Pontrelli

Firenze 50125 - Lungarno Benvenuto Cellini, 3 Tel.+39 055 6812697 / 6813360 - info@tornabuoniarte.it

Milano 20121 - Via Fatebenefratelli, 34/36 - Tel. +39 02 6554841 - milano@tornabuoniarte.it

Forte dei Marmi 55042 - Piazza Marconi, 2 - Tel +39 0584 787030 - fortedeimarmi@tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - Antichità - Via Maggio, 40/r - Tel. +39 055-2670260 - antichita@tornabuoniarte.it


40

Giacomo Balla dipinge

Ernesto Nathan

…in mostra alla Galleria d’Arte

Moderna a Roma

di Marina Novelli

Giacomo Balla

“Ritratto di Ernesto Nathan”

1910 - Olio su tela

Apartire dal mese di giugno,

fino al 28 ottobre

2018, si sta tenendo presso

la Galleria d’Arte Moderna

in Roma, una interessantissima

mostra che

porta il titolo di “Da Nathan al Sessantotto”,

nell’ambito della rassegna Roma

Città Moderna… “tra modernità e tradizioni”

e che consta di una raccolta di

ben 159 interessantissime opere. È nostra

intenzione focalizzare l’attenzione

sull’ intrigante ritratto dell’allora Sindaco

di Roma Ernesto Nathan che fu in

carica dal novembre 1907 al dicembre

1913. Opera che fu dipinta da Giacomo

Balla nel 1910 e di cui sarà davvero interessante

svelarne alcuni retroscena. I

misteri che si celano dietro una tela di

tale rilevanza storica, sono stati svelati

grazie alla guida di Claudio Crescentini

della Sovrintendenza Capitolina, che ci

ha portato per mano attraverso l’esecuzione

di questa affascinante opera. Un

ritratto quindi questo, che apre un nuovo

ciclo…Ernesto Nathan non voleva infatti

un ritratto “ufficiale”…ma, ci chiediamo,

quali erano le differenze tra

ritratto “ufficiale” e “non ufficiale”? I ritratti

ufficiali dell’epoca, erano tutti con

il soggetto che posava in piedi o seduto,

di tre quarti o di prospetto…o che guardasse

l’ipotetico spettatore, ed i soggetti

normalmente erano un cardinale, un

papa, un sindaco o un personaggio politico…ma

sempre e comunque “statici”!

Nathan desidera qualcos’altro, un qualcosa

di originale, di non scontato ed è

proprio a questo proposito che sceglie

Giacomo Balla. Un ritratto di facile fruizione

quindi, ma che non trascurasse

però di cogliere la freschezza e l’autenticità

dell’attimo! Ernesto Nathan mentre

lavora!!! Una immagine completamente

nuova…inedita! Colto e ritratto

mentre egli è intento nel suo dinamico

fare quotidiano! Ed è proprio la sua realtà,

il suo mondo ciò che ne esce

fuori…la sua scrivania nel Palazzo Senatorio

dinanzi ad una moltitudine di

carte planimetriche o rilievi del Lazio…

o di Roma! Lo vediamo intento a guardare

verso un lato, come se fosse impe-


gnato a conversare con qualcuno. Sappiamo,

attraverso gli scritti di Balla e

successivamente confermato in numerosi

altri documenti, che Nathan chiese

a Balla di recarsi nel suo ufficio allo

scopo di mostrarsi intento nel suo lavoro,

ispirando cosi l’artista che si recò

da lui a mani vuote, cioè senza blocco

schizzi o altro. Balla, infatti, lo osserva

attentamente, seduto da una parte, senza

disturbarlo…poi però, ritornato a casa,

dà libero sfogo alle sue emozioni, impressioni…gesti

creativi che elaborano

una serie di disegni che si tramutano

poi, magicamente, sulla tela! Impronta

così le basi del ritratto…un ritratto “ufficiale”,

ma dai connotati “non ufficiali”!

Sta infatti nascendo un’opera completamente

diversa dalle altre…ed elegantemente

stravagante! Ma, se da una parte

nascerà l’idea di “un ritratto ufficiale

che non è ufficiale”, dall’ altra si chiude

la parabola figurativa di Giacomo Balla.

Possiamo definire questa opera, dal

punto di vista pittorico, come un quadro

“divisionista”, ed altri non è che lo stile

che Balla sta seguendo già da qualche

anno. Divisionismo…ma cosa si intende

per “stile divisionista”? Il Divisionismo

è una corrente pittorica italiana

che si sviluppa tra l’Ottocento ed il Novecento,

in seguito all’Impressionismo,

che focalizza la sua attenzione sulla

scomposizione dei colori e della luce; i

colori sono infatti usati puri ed applicati

a piccoli tratti, consentendo così all’occhio

umano dello spettatore a ricomporli.

Per noi, questo ritratto è doppiamente

interessante, in quanto in questo

modo, abbiamo una collocazione

precisa per quanto concerne la “realtà

pittorica” del momento a Roma. Sappiamo

per certo che il quadro venne

commissionato nel gennaio del 1910,

dal Sindaco Nathan direttamente a Giacomo

Balla, e che il 28 marzo 1911 il

quadro era già terminato, quindi tra la

richiesta e il termine dell’esecuzione

dell’opera, intercorre pochissimo tempo.

Venne poi donato al Comune di

Roma, previo regolare e diretto pagamento

all’artista da parte di Nathan;

altra cosa questa, completamente nuova

dato che in precedenza era l’Amministrazione

Capitolina a pagare l’artista al

fine di dipingere il ritratto ufficiale del

Sindaco. Questa rassegna è stata intitolata

ROMA CITTÀ MODERNA, in

quanto ci si è riferiti al primo discorso

pubblico di Nathan in cui asseriva che

Roma non fosse una città moderna, ma

che avrebbe potuto e dovuto diventarlo…una

città squisitamente moderna

e senza assomigliare alle altre capitali

europee, quali Parigi o Londra. Roma

doveva conservare la sua peculiarità

storica, partendo dall’antica Roma fino

all’Ottocento che ha rappresentato la

“città eterna” in tutto il suo splendore…

ma al contempo, guardare verso il futuro!

Quante considerazioni, mentre ci

accorgiamo che intorno a questa opera

pittorica si snoda una totale rottura con

il passato…una immagine che non è una

canonica immagine ufficiale, ed inoltre

l’insolito fatto che Nathan stesso remuneri

direttamente l’artista e poi, solo

dopo dunque, doni il quadro al Comune

di Roma…e, senza trascurare il fatto

che è una delle ultime opere da “divisionista”

di Giacomo Balla, prima di avvicinarsi

al gruppo futurista, cimentandosi

quindi nelle sue incantevoli “opere fu-


42

Claudio Crescentini della Sovrintendenza Capitolina

La sala che ospita il ritratto di Ernesto Nathan

(In primo piano una scultura di Auguste Rodin - Busto di signora)

turiste”. Il ritratto di Nathan fu esposto

per la prima volta nel 1911, già di proprietà

dell’Amministrazione Capitolina

quindi, in occasione dell’Esposizione

Universale di Roma (attuale Galleria

Nazionale d’Arte Moderna); questa

cosa scatenò non poche polemiche, primo

perché anche lo stesso Giacomo

Balla faceva parte, insieme ad altri,

della Commissione Giudicatrice…e secondo

perché decisero di esporre l’opera

in onore di Ernesto Nathan,

sebbene in quel periodo egli non fosse

Sindaco…fece infatti una breve pausa,

sì!...ma per tornare ad esserlo di nuovo

fino al 1913. Esporre quindi un’opera

in onore di Nathan, sebbene non fosse

Sindaco!!! Sembrava quasi una sorta di

imposizione da parte dei Commissari,

ragion per cui il quadro fu purtroppo

trattato malissimo dalla critica…devastato!

Massacrato letteralmente! Noi

dobbiamo invece confessare che l’opera

ci piace molto! Ma davvero

molto!!! Stiamo infatti parlando di

un’opera d’arte “divisionista”, e che dal

punto di vista stilistico è inusuale…

evoca un taglio estremamente fotografico…coglie

un preziosissimo “attimo

fuggente”!...sembra quasi una istantanea!

Non dobbiamo dimenticare però

che Balla ha una formazione completamente

diversa da quella degli altri artisti

del suo tempo, in quanto studia in uno

studio fotografico, una formazione oltre

che pittorica anche fotografica, quindi

…una nuova avanguardia per i pittori!!!

Egli si dedica inoltre anche alla “pittofotografia”

che altri non è che una foto

sulla quale successivamente si dipinge

a mano. Ma, come abbiamo già visto,

per il ritratto di Nathan egli non fa uso

di fotografia, uso che gli avrebbe consentito

di ridurre i tempi di lavorazione,

dato che Nathan, da grande intenditore

voleva uno studio dal vero, però realizzato

nello studio dell’artista... Balla, come

abbiamo già visto, si reca presso di

lui, lo osserva lavorare ma non dipinge

sul posto, né prende appunti o schizzi…

lo ricreerà tornato nel suo studio. Taglio

questo estremamente innovativo che ritornerà

nella successiva pittura futurista…taglio

legato inoltre al movimento,

alla dinamica ed alla “fotodinamica”,

grande particolarità della nuova fotografia

d’avanguardia, molto in auge fra

l’800 ed il ‘900 in Inghilterra…geniale

e preziosa antesignana del Cinema! È

doveroso ricordare inoltre che anche

Balla come Leonardo e Michelangelo,

aveva studiato anatomia dal vivo, perciò

tanta raffinata maestria nei dettagli

anatomici…e non solo! Concludendo ci

piace ricordare che tra Nathan e Balla

esisteva un autentico rapporto di stima

e di profonda amicizia, fu infatti anche

maestro di pittura di una delle sue figlie.

I due si incontravano in Via dei Parioli,

dove Balla abitava in quel periodo. Nathan

gli faceva visita, controllando l’evolversi

dell’opera e non disdegnando

di fermarsi anche all’ora di pranzo e,

stando ai racconti delle figlie, sembra

che apprezzasse sempre le stesse pietanze…il

secondo piatto era la sua passione…gradiva

molto il pollo arrosto

con contorno di patate!!! Buon gusto

anche in arte culinaria!

INFO:

Galleria d’Arte Moderna

Via Francesco Crispi, 24 - Roma

mar - dom 10,00/18,30

Tel. 060608

galleriaartemodernaroma.it


Galleria Ess&rrE

Porto Turistico di Roma - 00121 - Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - loc. 876

cell. 329 4681684 - www.accainarte.it - acca@accainarte.it

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Erica CAMPANELLA

“Milano” - 2017 - olio su rame - cm. 60 x 70

Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma - Locale 876

Tel. 06 42990191 - cell. 329 4681684

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44

Paola Romano

“Luna bianca” - 2018 - tecnica mista su mdf - Ø cm. 50


Galleria Ess&rrE

Porto Turistico di Roma - 00121 - Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - loc. 876

cell. 329 4681684 - www.accainarte.it - acca@accainarte.it

galleriaesserre@gmail.com

Galleria Ess&rrE

“Luna rossa” - 2018 - tecnica mista su mdf - Ø cm. 50

Porto Turistico di Roma - 00121 - Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - loc. 876

cell. 329 4681684 - www.accainarte.it - acca@accainarte.it

galleriaesserre@gmail.com


46

Alberto Lanteri,

un artista italiano a Parigi

a cura di Silvana Gatti

“The king” - Olio e resina su

tavola - cm 80 x 100 – 2018

Copyright 2016 Alberto Lanteri

Ci sono luoghi che soltanto

a nominarli evocano atmosfere

artistiche ed incroci

d’arte passati alla storia.

Uno di questi luoghi è indubbiamente

Parigi, crocevia di vicende

che hanno portato oltralpe l’arte

e gli artisti italiani. Basta citare la Gioconda

di Leonardo da Vinci, gelosamente

custodita al museo del Louvre,

per capire come Italia e Francia siano

legate da un filo rosso che negli anni

ha portato numerosi artisti italiani ad

esporre a Parigi. Artisti come Zandomeneghi,

De Nittis, Boldini scelsero la

capitale francese alla ricerca di una pittura

nuova, lontana dall’accademismo

e dal provincialismo incontrato in patria.

Ancora oggi, il richiamo parigino

è molto sentito dagli artisti italiani, che

oltre a visitare la città ambiscono ad

esporre le loro opere nelle sue prestigiose

gallerie.

La primavera del 2018 porta a Parigi le

opere di un noto artista torinese, Alberto

Lanteri, amante dello stile leonardesco

che ha saputo coniugare

l’iperrealismo rinascimentale con una

reinterpretazione moderna del tutto originale.

Più volte l’artista si è divertito

a reinventare la Gioconda ed a confrontarsi,

idealmente, col genio di Leonardo,

ottenendo risultati lusinghieri.

E, come se non bastasse, Lanteri si appropria

anche dell’arte caravaggesca

traendone linfa vitale per offrire la propria

interpretazione di opere celebri

come “La medusa”. Una medusa incoronata

e sanguinante, la sua, metafora


“Frida Kahlo” - Tecnica mista su carta china acquerellata e foglia oro con acquerello

cm 50 x 70 – 2018 - Copyright 2016 Alberto Lanteri

perfetta per rappresentare i mali del

nostro tempo, in cui i detentori del potere,

portatori di corone immaginarie,

finiranno col rimanere vittime dei loro

stessi giochi, così come diceva Confucio:

“Raccogli le tue cose, vai sulla

riva del fiume, siediti e aspetta. Un

giorno vedrai il cadavere del tuo nemico

passarti davanti”.

Il Maestro piemontese è molto apprezzato

dai collezionisti per aver reinventato

l’arte del ritratto, che vede i suoi

personaggi raffigurati unitamente ad

elementi simbolici quali sfere, note

musicali, corone, elementi calligrafici.

Le sue pennellate hanno immortalato

personaggi della musica e della cultura,

politici, attori, per non parlare

della Regina Elisabetta che annovera

nella sua preziosa collezione il ritratto

eseguito da Lanteri. Tra i suoi ritratti è

da annoverare anche quello di Frida

Kahlo, della quale il Maestro ha saputo

cogliere l’aspetto dolce e malinconico.

Dal 15 maggio al 15 giugno, la Galleria

Menouar di Parigi, al numero 16

della Rue du Parc Royal, ospita una selezione

delle opere del Maestro, scelte

tra quelle di recente produzione. Nel

cuore del quartiere Marais, in prossimità

del Museo Picasso, le opere di

Lanteri non passano di certo inosservate,

grazie alla perizia tecnica ed alla

sfrenata fantasia con cui sono concepite.

L’artista, attraverso queste opere,

vuol dimostrare che la vita dell’umanità

è alla continua ricerca di un equilibrio

tra le diverse forze in gioco.

Pietre sospese di eco magrittiano contrastano

piacevolmente con piume inneggianti

alla leggerezza, quasi a rendere

il percorso di una vita d’artista

fatta di alti e bassi, ma dove è sempre

la regalità dell’arte a vincere su tutto.

E chi più del gallo può simboleggiare

questa vittoria dell’arte, un gallo sornione,

“The King”, incoronato e variopinto

che con il suo “Chicchirichì” ci


48

“La mia medusa” - Omaggio a Caravaggio - Olio e resina su tavola

cm 100 x 100 - 2018 - Copyright 2016 Alberto Lanteri

“I quattro elementi” - Olio e resina su tavola

cm 100 x 100 - 2017 - Copyright 2016 Alberto Lanteri

sveglia dal torpore del mattino, conducendoci

verso l’arte vera? Un’arte che

scuote gli animi, che ci interroga attraverso

lo sguardo severo di un gallo e

nel contempo ci ammonisce, urla contro

i mali del mondo e l’indifferenza

dilagante. Le opere di Lanteri sono, infatti,

da guardare con attenzione, ricercando

in esse le simbologie che sono

messaggere di pensieri e concetti profondi

che sfuggono ad uno sguardo affrettato

e superficiale.

Anche le pietre,

nei suoi dipinti, parlano,

alludendo al patrimonio

naturalistico

ed archeologico

da salvaguardare in

un’Italia dove la politica

svolge giochi

di potere senza indirizzare

i suoi sforzi

alla salvaguardia del

patrimonio nazionale.

Le responsabilità

dell’uomo contemporaneo

pesano come

macigni sul futuro

delle nuove generazioni, e solamente

una nuova consapevolezza verso

la madre terra ed i suoi abitanti potrà

regalare ai posteri la leggerezza di una

piuma, che nelle sue opere vola al di

sopra di ogni contrasto inneggiando all’amore.

Un’opera, in particolare, sintetizza

appieno la ricerca artistica

dell’ultimo periodo di Alberto Lanteri,

ed è “I quattro elementi”. Aria, acqua,

terra, fuoco, rappresentati superbamente

sulla tela, offrono un’immagine

estremamente sintetica ed esaustiva

degli elementi necessari alla sopravvivenza

dell’uomo sul pianeta Terra.

L’equilibrio tra queste forze permetterà

la sopravvivenza dell’umanità, mentre

l’inquinamento e lo sfruttamento eccessivo

del suolo segneranno la sua distruzione.

Un’arte del sociale in linea con il metodo

di lavoro della Galleria Menouar,

che ha l’esigenza di selezionare artisti

contemporanei che si distinguono per

la loro sensibilità, la poesia e la tecnica.

Qualità che non mancano ad Alberto

Lanteri, genio creativo più unico

che raro nel panorama internazionale,

personaggio eclettico che continuamente

rinnova la sua incessante ricerca

artistica, senza mai standardizzare le

sue opere in prototipi seriali ma realizzando

dipinti del tutto originali, riconoscibili

tuttavia grazie ad alcuni

elementi ricorrenti, quali piume, sfere

ed uova, icone che riflettono il suo

animo giocoso e sensibile.


www.tornabuoniarte.it

“Autosomiglianza” - 2005 - tecnica mista su tela - cm 120 x 110

Davide Nido

Firenze 50125 - Lungarno Benvenuto Cellini, 3 Tel.+39 055 6812697 / 6813360 - info@tornabuoniarte.it

Milano 20121 - Via Fatebenefratelli, 34/36 - Tel. +39 02 6554841 - milano@tornabuoniarte.it

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Firenze 50125 - Antichità - Via Maggio, 40/r - Tel. +39 055-2670260 - antichita@tornabuoniarte.it


50

Sicilia

...Il Grand Tour

di Marina Novelli

Acquerelli di Fabrice Moireau

a Palazzo Cipolla a Roma

Un racconto di viaggio

di Lorenzo Matassa

F. Moireau

“La statua di Sciascia sulla

strada di Racalmuto”

2 - 11 - 2016

I

naugurata lo scorso 8 maggio e

durata fino al mese di luglio, si è

tenuta a Roma, presso le Sale di

Palazzo Cipolla, una mostra che,

a distanza di quasi due secoli e mezzo

dal Grand Tour di Goethe, ci ha fatto rivivere

ed emozionare, attraverso gli

studi estremamente particolareggiati

espressi con pennelli e matite, di uno

dei maggiori acquarellisti esistenti al

mondo, stiamo parlando infatti di Fabrice

Moireau. Acquerelli che hanno

reso ancora più prezioso il libro (edito

dalla Fondazione Tommaso Dragotto),

scritto da un fine giurista e uomo di cultura

quale Lorenzo Matassa. Moireau si

è recato personalmente sui luoghi dipinti

in compagnia del suo inseparabile

zaino contenente gli attrezzi da lavoro,

quali tavolozza, colori, fogli bianchi,

pennelli, nonché il pittoresco sgabello

pieghevole. I luoghi da lui attentamente

osservati, cioè le testimonianze archeologiche

dell’isola, le suggestive vedute

di riserve naturali, nonché le isole minori,

i castelli e last but not least gli

scorci dei siti UNESCO, sono diventati

pregiatissimi acquerelli, riconoscibili

dalla sua caratteriale dovizia di particolari

che contraddistingue il suo stile…

uno stile inconfondibile! Si sono potute

ammirare, in esposizione, circa 400

opere ricche dei tipici smaglianti colori

di Sicilia… dipinte proprio da lui che

da molti viene definito “il pittore dei

tetti di Parigi”. Beh!...c’è una bella differenza,

osserviamo noi! Opere quelle

della mostra, gentilmente concesse dalla

Fondazione Dragotto che, passo

dopo passo, ci hanno consentito di ripercorrere

il cammino goethiano e grazie

al quale si sono succeduti nel tem-


F. Moireau

Chiesa degli Eremiti

9-11-2016 - Racalmuto

F. Moireau

“Valle dei Templi” - Agrigento

25 - 10 - 2016

po, illustri viaggiatori, che hanno potuto

raccontare le bellezze di Sicilia, divulgandole

al mondo intero. Ci è

sembrata quindi giusta ed azzeccata la

definizione data al Goethe che lo definisce

come “massimo profeta”. “Sembra

che una benda sia caduta dai miei

occhi… Ed ora rive e promontori, golfi

e baie, isole e lingue di terra, rocce e

coste sabbiose, colline boscose, soavi

prati, campi fertili, giardini adorni, alberi

coltivati, vigne pendenti, monti avvolti

nelle nuvole e pianure sempre

ridenti, rupi e scogli, mare che tutto

circonda con mille cambiamenti, tutto

questo è presente al mio spirito e - per

me - l’Odissea è una parola vivente…”

(tratto da una lettera di Goethe all’amico

Herder riferendosi al viaggio

in Sicilia). La mostra ci ha consentito

di entrare, attraverso un lungo itinerario,

nella Sicilia più intima, nei luoghi

meno conosciuti, ma sempre incredibilmente

affascinanti…magici!

Nasce invece nel 1962 a Blois, in Francia,

Fabrice Moireau che laureatosi all’École

nationale supérieure des arts

appliqués et des métiers d’art di Parigi,

al termine degli studi, compie numerosi

viaggi. I suoi acquerelli rappresentano

importanti testimonianze socio-culturali,

al punto che, sebbene viva a Firenze,

è da considerarsi “cittadino del

mondo”. “La Sicilia ci fa entrare nel

più profondo anfratto della nostra a-

nima”, è così che si è espresso Lorenzo

Matassa in fase di Conferenza Stampa

quando ci ha raccontato un aneddoto di

quando stava prendendo l’aereo all’aeroporto

di Palermo per venire a Roma

ed ad un tratto aveva pensato tra sé e sé,

un po’ perplesso: “Come posso intro-


52

F. Moireau - “Cattedrale di Palermo”

F. Moireau - “Porto canale” - Mazara del Vallo - 3 - 5 - 2016

durre il mio intervento?”… ad un

tratto, inspiegabilmente, i suoi occhi si

sono focalizzati sulla scritta di una

nota pubblicità che recitava “la connessione

più potente sarà sempre

l’e m o z i o n e”… ed infatti se guardiamo

queste opere, siano esse state

esposte o impaginate nel meraviglioso

volume, che porta appunto il titolo di

Sicilia… Il Gran Tour come possiamo

non emozionarci? “In questo tempo di

Goethe rivissuto, ritroviamo l’emozione

- egli aggiunge - la cosa più

grande che ci unisce è la capacità di

emozionare ed emozionarci che è ancora

il “magnete” più grande dell’essere

umano… del nostro stesso essere!”.

Concludendo, sentiamo doverosa

questa citazione…

«La mostra “Sicilia, il Grand Tour” è

per me un meraviglioso viaggio nella

memoria, un’immersione nei luoghi,

negli scorci, nei paesaggi più belli e

suggestivi della mia terra natia, condotta

sull’onda della soave pennellata

di Fabrice Moireau, indiscusso maestro

di una tecnica tanto pregevole

quanto oggi scarsamente praticata

qual è l’acquerello – afferma il Prof.

Avv. Emanuele F. M. Emanuele, Pre-


F. Moireau - “Palazzo Borgia del Casale - Cortile” - Siracusa - 22 - 9 -2016

da sin: Fabrice Moireau, Emanuele Emanuele e Lorenzo Matassa

sidente Onorario della Fondazione Cultura e Arte – Un

percorso espositivo che è una vera poesia, un inno all’isola

che indusse Federico II di Svevia ad affermare che

era al tal punto felice di vivere in Sicilia da non invidiare

a Dio il Paradiso. Ecco, gli acquerelli di Moireau, con

l’ideale contrappunto dei testi di Lorenzo Matassa, connotati

da un lirismo ispirato che fa apparire le opere ancora

più belle, restituiscono oggi intatto il senso della

meraviglia dei viaggiatori stranieri di fine Settecento ed

inizio Ottocento, di cui Goethe narrò in una delle sue famose

lettere: “È in Sicilia che si trova la chiave di tutto.

La purezza dei contorni, la morbidezza di ogni cosa, la cedevole

scambievolezza delle tinte, l’unità armonica del

cielo col mare e del mare con la terra… chi li ha visti una

sola volta, li possederà per tutta la vita”»…e noi, dal canto

nostro, non possiamo fare altro che condividere questa osservazione

di Goethe… talmente vera da farci provare un

profondo stato di s u b l i m a z i o n e.


54

Miriam Ferrucci

Mostra personale dal 1 al 6 agosto 2018

alla Galleria Ess&rre al Porto turistico di Roma

Lungomare Duca degli Abruzzi 84 - 00121 Roma - loc. 876 - tel. 06 42990191 - 329 4681684

www.accainarte.it - acca@accainarte.it

“Rosa” - 2016 - Olio su tela - cm. 50 x 50

Miriam Ferrucci nasce e vive a Roma. Dopo aver ottenuto la maturità

artistica al “V Liceo artistico statale”, consegue il diploma di laurea in

Scenografia all'Accademia di Belle Arti di Roma con il Prof. Vergoz.

Nel periodo di formazione segue il corso di regia di V. Cottafavi. Nel

1982 frequenta la scuola libera del nudo e partecipa come scenografa

ad alcuni lavori teatrali (teatro Centrale di Roma e Accademia d’Arte

Drammatica Silvio D’Amico). Dal 1982 al 1984 è impegnata come illustratrice

e grafica per alcuni prodotti discografici. Cura inoltre l'allestimento

e i costumi di spettacoli musicali. Dal 1985 ad oggi, insegna

Arte e Immagine nella scuola pubblica statale. Nel 1991, durante

l’esperienza di un anno in America Latina, allestisce una mostra personale

all’Istituto Italiano di Cultura in Santafé

di Bogotà. Nel 1993 entra a far parte dell’associazione

artistico culturale “Four for Art” di

Roma, alla quale fanno capo un gruppo di artisti

di nazionalità diverse, che operano nel campo dell’incisione. In questi

anni partecipa a diverse collettive patrocinate da enti pubblici. Nel

1993 è presente alla Fiera di Roma. Nel 1994 allestisce una mostra personale

all’ex Palazzo del Turismo di Cattolica ( RN ). Dal 1994 al 1996

si trasferisce ad Addis Ababa in Etiopia dove, per conto del MAE (direzione

generale relazioni culturali), insegna Educazione Artistica nella

scuola italiana. Negli stessi anni espone con due mostre personali all’

Hilton Hotel e all’ “Alliance Ethio-Francaise”, riscuotendo successo

di pubblico internazionale, e presso ambasciate presenti sul territorio.

Negli anni successivi, rientrata in Italia, matura artisticamente un profondo

cambiamento tecnico-espressivo, approdando ad una ricerca

analitica ed introspettiva dei soggetti. Nel 2017

partecipa alla I

a

edizione di Porto Expò “Festival

delle Arti” e consegue il 3° premio tra 200

artisti partecipanti.

Galleria Ess&rrE

Porto Turistico di Roma - 00121 - Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - loc. 876

cell. 329 4681684 - www.accainarte.it - acca@accainarte.it

galleriaesserre@gmail.com

www.miriamferrucci.com - miriam@miriamferrucci.com - tel. 335 7049159

Miriam Ferrucci artista


56

Art&Vip

a cura della redazione

Marco Tullio Barboni

Appartiene ad una illustre famiglia che ha segnato

tratti importanti del cinema italiano d’Autore. Lo

zio Leonida è stato un magistrale direttore della

fotografia, amatissimo da Anna Magnani; il padre

Enzo, prima operatore alla macchina poi direttore

della fotografia ed infine regista con lo pseudonimo

di E.B. Clucher, ha legato gran parte della

sua fama a film interpretati da Bud Spencer e Terence

Hill e all’indimenticabile filone dei fagioli

western.

foto di Ginevra Barboni

Frequentatore di set fin da bambino,

è stato lui stesso regista

e sceneggiatore, ed ha proseguito

la carriera familiare con

caparbietà e notevole talento.

Uomo di profonda cultura e variegati interessi,

vede però il suo prossimo futuro come

scrittore ed autore di nuovi testi teatrali,

da tradurre anche in lingua inglese e magari

da esportare in America. Il suo primo libro,

“...E lo chiamerai destino” (Kappa Edizioni)

in realtà, già' si trova tradotto ed immesso

nel mercato americano. Il primo

lancio ufficiale al pubblico del suo secondo

lavoro letterario, edito da Viola Editrice e

dal titolo “A spasso con il mago. Merlino e

io”, è avvenuto alla Casa del Cinema di

Roma.

Prefatto dal poeta e critico letterario Plinio

Perilli, il volume si riaggancia ad un celebre

corto (“Il Grande Forse”) diretto da Marco

Tullio Barboni di qualche tempo fa, con

Philippe Leroy e Roberto Andreucci tra i

protagonisti “umani”, mentre protagonista

a quattro zampe ella pellicola era il medesimo

protagonista del libro “A spasso con

il mago”: l'amato cane Merlino, oggi scomparso.

Marco Tullio

Barboni è stato recentemente

anche tra

i vincitori del prestigioso

Premio Apoxiomeno

2017 a Firenze.

Personaggio

poliedrico, Marco Tullio

è un grande a-

mante delle opere

d'arte e, come già

suo padre prima di

lui, ama celebrare gli

eventi pregnanti della

sua vita con l'acquisto

di un'opera che lo abbia particolarmente

colpito. Lo abbiamo incontrato

in un assolato pomeriggio romano di questa

primavera inoltrata.

Marco Tullio, come descriveresti il tuo

rapporto con l'Arte?

Il mio rapporto con l’arte è strettamente

connesso all’emozione che l’opera d’arte

riesce a suscitare in me. A questo proposito,

sono particolarmente in sintonia con una riflessione

di Oscar Wilde il quale affermava

che “esistono due modi per non apprezzare

l’arte: il primo consiste semplicemente nel

non apprezzarla, il secondo, nell’apprezzarla

con razionalità”. Anche nel mio caso

la razionalità, semmai, viene dopo, quando

l’opera ha, per così dire, insinuato la sua

freccia nel cuore, producendo un emozione

declinabile, secondo i casi, nelle varie accezioni

di meraviglia, commozione, ricordo,

empatia...

Ho parlato di razionalità a proposito di ciò

che segue lo scoccare dell’emozione ma sarebbe

stato più giusto dire “curiosità” in


quanto spesso mi è capitato, e mi auguro

capiti ancora tante volte, di voler approfondire

la mia conoscenza a proposito della

vita, delle opere e, più in generale, del

mondo nel quale viveva e creava un certo

autore dopo che con un suo scritto, un suo

quadro o una sua composizione era stato

capace di suscitare l’emozione di cui dicevo.

Ci puoi fare qualche esempio a proposito

di emozioni che hai provato attraverso la

Cultura e l'Arte?

Di casi, a questo proposito, potrei farne

tanti. Ci sono, ad esempio, un paio di pagine

nel Bel Ami di Maupassant nelle quali

descrive l’esercito di carrozze che trasporta

il popolo di innamorati lungo i viali di Bois

de Boulogne che, leggendole per la prima

volta, mi hanno lasciato senza fiato: raccontano

del sordo girare delle ruote sulla

terra come unico rumore percepibile, di un

oscurità piena di baci e di carezze che sembrano

volteggiare su quelle carrozze sature

di amore. Sembra di essere lì, sono pagine

di una magia assoluta che, assieme ad altre

perle come quelle, mi hanno indotto a leggere

anche “Una vita” e “Palla di sego”

eppoi a passare alle opere dei suoi amici

Flaubert e Zola. Forse non lo avrei fatto se

quelle pagine non mi avessero così tanto

colpito. E forse non sarei andato a visitare

la casa di Monet a Giverny o i paesaggi attorno

ad Auverse-sur-Oise dove Van Gogh

ha dipinto gli ultimi ottanta quadri della

sua vita e dove è sepolto

accanto al fratello

Theo se le o-

pere di quei due autori

non mi avessero

suscitato emozioni a

raffica inducendomi

ad indagare sulle atmosfere

che li circondavano,

sulle credenze

che avevano

maturato, sui sentimenti

che li ispiravano.

Esiste secondo te

una tipologia di Arte a cui spetta il canonico

“primo posto”?

Non credo assolutamente che esista il primato

di una forma d’arte su di un'altra.

Anche perché non si sa mai da dove possa

giungere l’emozione. Scrivendo ed a-

mando leggere mi capita spesso che la

metaforica freccia provenga dal versante

letteratura ma ciò non toglie che, forse

anche per il fatto di provenire da una famiglia

di direttori della fotografia, sia anche

particolarmente sensibile al fascino delle

arti visive, o figurative, come molti preferiscono

definirle. Con “l’arte di scrivere

con il movimento”, la cinematografia appunto,

ad occupare un posto speciale nel

mio cuore e nella mia memoria. Come mio

padre amava ricordarmi, basta un piano un

po’ più ravvicinato, un angolazione appena

un po’ diversa dell’inquadratura o una panoramica

solo leggermente più veloce per

cambiare la percezione e quindi la suggestione

e quindi l’emozione che procura ciò

che è ritratto. Può sembrare una banalità

ma è una riflessione che coniuga ispirazione,

mestiere, passione, talento ed anche

un bel pò di magia.

La Fotografia si può definire Arte?

Non vi è dubbio che la fotografia sia in

tutto e per tutto una forma d’arte. L’immediatezza

della sua forza evocativa non

smette di affascinarmi. Mia figlia, che sta

diventando giorno dopo giorno una sempre

più abile e ispirata fotografa, mostrandomi

le opere dei grandi maestri da cui tra

insegnamento - da Cartier-Bresson a Salgado

a Robert Capa a Franco Fontana...- e

quelle che lei stessa produce con passione,

me ne fornisce frequenti e convincenti

conferme. Una foto riuscita suscita sempre

sorpresa e meraviglia: “un mistero che rappresenta

l’emozione fondamentale accanto

alla culla della vera arte e della vera

scienza.” Lo ha detto Albert Einstein e, una

volta di più, sono totalmente d’accordo con

lui.

marcotulliobarboni.com


58

Giovanni Manzo

“Da solo” - tecnica mista su tela - cm. 80 x 80

Galleria Ess&rre al Porto turistico di Roma

Lungomare Duca degli Abruzzi 84 - 00121 Roma - loc. 876 - tel. 06 42990191 - 329 4681684

www.accainarte.it - acca@accainarte.it


6060

di Marilena Spataro

ARGILLA’

Festival Internazionale

della ceramica a Faenza

Dal 31 Agosto al

2 Settembre 2018

Intervista a Massimo Isola

marilena.spataro@gmail.com

Tutte le foto sono di Antonio Veca

e sono relative all'ultima edizione (2016).

A

dieci anni dalla nascita di Argillà

Italia, il Festival biennale

della ceramica che si tiene a Faenza,

abbiamo intervistato Massimo Isola,

vicesindaco del Comune della cittadina

manfreda e presidente dell'Associazione

Italiana Città della Ceramica. Che

qui ci guida lungo le tappe che, una dopo

l'altra, hanno consentito alla manifestazione

faentina di diventare una delle maggiori

mostre mercato della ceramica

artistica a livello europeo, acquisendo

fama internazionale, con centinaia di e-

spositori che arrivano da tutto il mondo,

e mettendo in campo un'importante proposta

artistico culturale di eventi collaterali

con mostre d'arte, performance e

spettacoli vari.

Quale, presidente, il bilancio di Argillà

a dieci anni dalla sua nascita?

«Direi che il bilancio è più che soddisfacente.

Dieci anni sono pochi, ma siamo

partiti in seguito a un'esperienza positiva

ad Aubagne, in Provenza in Francia, dove

Argillà si organizza da oltre venti anni. Ci

siamo quindi avvalsi parecchio di quella

esperienza, il che ci ha permesso di entrare

con maggiore velocità nel mercato.

Fino ad alcuni decenni fa era impensabile

godere di un pubblico che si interessasse

agli acquisti di pezzi importanti proposti

in un mercato di strada. Ecco, noi con Argillà

siamo riusciti ad intercettare la richiesta

di questo tipo di pubblico che,

appunto, si interessa ed acquista anche

importanti manufatti in ceramica in una

manifestazione pubblica che si connota

come un mercato su strada. E questo è

uno dei maggiori obiettivi che ci siamo

dati fin dall'inizio e che, devo ammettere,

siamo riusciti a raggiungere in un tempo

abbastanza breve. Tutto ciò in Europa avviene

già da un bel pò anche per mercati

piccoli. Da noi per arrivarci abbiamo dovuto

ideare un evento molto grande, ma

l'effetto che abbiamo ottenuto è stato altrettanto

grande, di forte impatto e successo

quasi da subito, sia dal punto di

vista del marketing territoriale, quindi,

con importanti ricadute in fatto di visibilità

e di economia sulle nostre botteghe

dell'artigianato ceramico, sia del gradimento

degli espositori e del pubblico. In

tal senso i dati forniti da un'agenzia da noi

incaricata sono emblematici, in occasione

dell'ultima edizione di Argillà risulta che

abbiamo ottenuto ben novantamila presenze

in tre giorni di fiera con un indotto

economico rilevante anche sul territorio.

Ma quello che più ci interessa è di essere

riusciti a proporre, da un lato artigianato

artistico di qualità rappresentativo della

produzione mondiale della ceramica, dall'altro

a portare un pubblico interessato a

frequentare e a comprare durante le tre

giornate della mostra mercato».


Sotto l'aspetto artistico e culturale in

genere, invece, come si pone il Festival?

«Un altro aspetto di rilevo è di avere costruito

a Faenza, appunto, una sorta di festival.

Una edizione dopo l'altra, Argillà

è, infatti, diventata un punto di riferimento

culturale per le istituzioni ceramiche

italiane e mondiali che si ritrovano

puntualmente a ogni sua edizione. Abbiamo

presenze di stand internazionali

che vanno dall'America Latina, all'Europa,

all'India ai Paesi dell'estremo O-

riente, alla Russia, nazione questa che

ogni hanno garantisce una presenza sempre

più consistente anche di espositori. A

Faenza con Argillà abbiamo inoltre creato

una serie di punti espositivi con mostre di

artisti che utilizzano per le loro opere il

materiale ceramico, nonchè di ceramisti

che hanno voluto sperimentare opere che

vanno oltre lo stesso artigianato artistico.

Una formula, dunque, la nostra che con

questo festival si sviluppa su più piani

che tra loro si intrecciano e che nell'insieme

danno vita a una manifestazione di

ampio respiro, a un vero e proprio festival

che guarda, non solo all'artigianato artistico

della ceramica, ma anche alle forme

artistiche che si avvalgono della ceramica.

In tutte queste dimensioni abbiamo

registrato una crescita importante che ci

incoraggia ad andare avanti sulla strada

intrapresa».

Quest'anno a Faenza oltre ad Argillà

Italia si celebra l'ottantesimo anniversario

e la sessantesima edizione del

Premio Internazionale Faenza dell'Arte

Ceramica organizzato dal MIC.

Come si combinano tra loro queste due

importanti manifestazioni cittadine?

«Il premio Faenza è un evento che vede

gli artisti contemporanei che lavorano il

materiale ceramico incontrarsi e sfidarsi

a Faenza artisticamente. Quest'anno si è

creata questa importante coincidenza, ovviamente

anche cercata, con il prestigioso

anniversario per cui abbiamo dato vita a

un premio speciale con l'individuazione

da parte di stimati curatori che hanno individuato

artisti di fama provenienti da

tutto il mondo. Reputo che il Premio Faenza

abbia da sempre contribuito ad aiutarci

a capire che il mondo dell'artigianato

artistico e dell'arte contemporanea devono

dialogare di più tra loro, pur nel rispetto

delle singole identità artistiche e

formali. Le contaminazioni non possono

che far bene all'uno e all'altro settore. Sicuramente

fa bene l'artigianato a nutrirsi

anche delle suggestioni dell'arte come gli

artisti, che fanno arte in ceramica, fanno

bene a guardare in un certo qual modo all'artigianato

artistico della ceramica, essi,

infatti, sono poi coloro che frequentano

le nostre botteghe artigiane per la realizzazione

in concreto delle loro opere. Il


62

che dimostra come anche le idee più geniali

e illuminate necessitano delle conoscenze

tecniche e dell'esperienza dell'artigianato

per concretizzarsi. E quello fin

qui descritto è un ulteriore elemento di

confronto tra le due realtà di cui ci stiamo

occupando e che va incoraggiato e promosso

con sempre maggiore convinzione».

Quanto hanno influito a promuovere

questo dialogo la presenza di un'istituzione

museale internazionale di altissimo

livello quale è il MIC e una

importante tradizione nel campo delle

arti visive che ha reso Faenza molto attiva

anche su questo fronte fin dal Rinascimento?

«La città di Faenza, oltre che essere da

lunghissimo tempo una delle più importanti

capitali mondiali della ceramica artistica,

è stata considerata fin dal

Rinascimento una città molto vivace culturalmente

specie sul fronte delle arti figurative,

quindi sul fronte delle idee,

dell'immaginario e del pensiero. In tal

senso già al tempo era riconosciuta quale

“civiltà artistica”. E questo é un aspetto

estremamente caratterizzante per la nostra

città, che a differenza di altre città

della ceramica non ha grandi know how

o tecnologie avanzate su cui contare, ma,

al contrario di quelle, possiede, per

quanto sopra detto, un considerevole patrimonio

di idee e di pensiero in ambito

artistico su cui poter fare assegnamento.

Non a caso ci siamo sempre mossi su entrambi

i fronti, dando ampio spazio e la

dovuta importanza a un aspetto tanto prezioso

in termini di idee e di creatività,

presente a Faenza con nomi prestigiosi di

artisti. Il che è stata una grande fortuna

che, alla lunga, si è rivelata un'ulteriore

opportunità per la crescita cultura e artistica

del nostro territorio con ricadute positive

anche sull'artigianato artistico della

ceramica. Quest'ultimo non sempre ha ricevuto

attenzione dalle arti visive, con

cui, spesso, non ha amato a sua vota confrontarsi,

i due ambiti, per lunghi periodi,

hanno viaggiato su binari nettamente separati.

Tuttavia l'importante tradizione

nel campo delle arti figurative ci ha dato

la possibilità di sviluppare strategie e situazioni

in cui si potesse creare un confronto

tra l'arte e il mondo delle nostre

botteghe. Il Mic in tal senso ha avuto un

ruolo di primaria importanza ed il Premio

internazionale Faenza dell'Arte Ceramica

ne è un esempio avendo contribuito profondamente

a instaurare questo dialogo.

Pur mantenendo il suo ruolo e le sue peculiarità

di Museo internazionale della

ceramica, una istituzione questa ai massimi

livelli nell'ambito di sua competenza

e che custodisce uno dei maggiori patrimoni

artistico ceramici mondiali dal valore

inestimabile, il Mic ha saputo svolgere

sempre più un ruolo di forte istanza

promozionale delle arti visive. Si pensi

appunto al Premio Faenza che vede coinvolti

artisti di tutto il mondo che si esprimono

in materiale ceramico e che ogni


Giovanni Malpezzi, Sindaco di Faenza, e Massimo Isola, Vice Sindaco e Assessore

alla Ceramica - Presidente Associazione Italiana Città della Ceramica, tagliano

il nastro di Argillà Italia 2016, insieme alla delegazione della Francia, Paese Ospite

dell'ultima edizione.

anno si “sfidano” artisticamente, un premio

che in questo 2018 celebra il suo ottantesimo

anniversario, per festeggiare il

quale abbiamo ideato una versione straordinaria

di ampio respiro internazionale

con presenze di artisti di fama mondiale,

che si esprimono in materiale ceramico e

che esporranno le loro opere dal 30 giugno

al 7 ottobre nelle sale del Mic».

Quale la ricaduta sull'artigianato artistico

e sulle relative botteghe cittadine

di tutte queste iniziative promozionali

delle arti figurative?

«La promozione e l'interesse nei confronti

delle arti visive e dei suoi artisti

contribuiscono non solo ad avvicinare i

due mondi, ma anche a rendere gli artisti

più vicini alle nostre botteghe, già frequentate

da molti di loro per la realizzazione

pratica dei lavori da loro ideati, il

che comporta non solo vantaggi economici

per i nostri artigiani, ma anche a

conferire loro un ruolo essenziale nella

esecuzione dell'opera difficilmente realizzabile

senza questo contributo operativo.

A sua volta la presenza e il confronto

con gli artisti tout court sono aspetti importantissimi

di cui avvalersi per stimolare

la creatività e le idee in chiave

d'immaginario artistico per i nostri artigiani.

Sono profondamente convinto,

come spesso sostengo anche nei miei interventi

come presidente dell'AICC, che

l'artigianato artistico della ceramica e le

sue botteghe hanno bisogno oggi più che

mai di maggiori idee per avere successo

e che, per continuare a operare bene nel

settore, non basta più la loro incontrovertibile

bravura tecnica. Qui a Faenza ci

stiamo lavorando in tal senso promuovendo

importanti eventi artistici di vario

genere in tutti i periodi dell'anno, oltre

quelli organizzati come eventi collaterali,

con mostre negli ambiti più disparati, performance,

installazioni, spettacoli, musica

e tanto altro, durante Argillà Italia,

eventi ormai consolidati e il cui spessore

culturale e artistico è tale da renderli, nel

contesto della fiera mercato, di primaria

importanza. Disponiamo poi di un sistema

scolastico prestigioso con una serie

di scuole che si occupano di insegnamento

ceramico, abbiamo il Liceo Ballardini,

di antichissima tradizione, e

istituzioni scolastiche superiori e specialistiche

di design e di arte di altissimo

profilo professionale frequentati da studenti

che arrivano da tutto il mondo, il

che, determinando un confronto con

le più disparate culture, contribuisce ad

arricchire ulteriormente la nostra realtà

cittadina. Tutte queste componenti stanno

creando un sistema artistico e culturale

facente capo alla nostra città, che oserei

chiamare “sistema Faenza” e che vede

arte e artigianato artistico sempre più affiancati

e collaborativi. Un dialogo da cui

auspichiamo scaturiscano intensi intrecci

e contaminazioni tra le arti atti a generare

forme espressive e suggestioni artistiche

nuove con opere di sempre maggiore fascino

estetico e bellezza, così attraendo

un numero crescente di pubblico, di estimatori

e, ovviamente, di sempre più ampi

settori di mercato».


64

Galleria Ess&rrE

Porto Turistico di Roma - 00121 - Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - loc. 876

cell. 329 4681684 - www.accainarte.it - acca@accainarte.it

galleriaesserre@gmail.com

Erica CAMPANELLA

“Piazza del Popolo” - 2017 - olio su rame - cm. 60 x 70

Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma - Locale 876

Tel. 06 42990191 - cell. 329 4681684

galleriaesserre@gmail.com


www.tornabuoniarte.it

“Senza titolo ( azzurro )” - 2016 - gesso - cellulosa, colla e tempera su tela - cm 75 x 75

Carlo Rea

Firenze 50125 - Lungarno Benvenuto Cellini, 3 Tel.+39 055 6812697 / 6813360 - info@tornabuoniarte.it

Milano 20121 - Via Fatebenefratelli, 34/36 - Tel. +39 02 6554841 - milano@tornabuoniarte.it

Forte dei Marmi 55042 - Piazza Marconi, 2 - Tel +39 0584 787030 - fortedeimarmi@tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - Antichità - Via Maggio, 40/r - Tel. +39 055 2670260 - antichita@tornabuoniarte.it


66

Picasso:

Les Demoiselles d’Avignon

di Francesco Buttarelli

-

Ammirare i dipinti di Pablo

Picasso equivale ad entrare

in una “scatola magica”, ove

il suo genio creativo ed illimitato

ci conduce ad una stupenda interpretazione

critica sulla sua contemporaneità

di stili.

Il cubismo rappresentò per l’artista

spagnolo il momento fondante della

sua vita pittorica; tuttavia si commetterebbe

un grave errore se considerassimo

soltanto le sue origini. Picasso

fu uno studioso dell’arte e delle sue

tecniche durante tutto l’arco della sua

vita; seppe andare oltre il cubismo

con una disinvoltura che appartiene a

pochi eletti. Il suo “essere eclettico”

fu sempre alla base della sua attività

artistica, concepita come impulso e-

stremo nel compiere ogni tipo di realizzazione

espressiva. Tra la fine del

1906 ed il Luglio del 1907, Picasso

dipinge un’opera fuori da ogni schema

precedente, che verrà considerata

universalmente come la tela che segnerà

il suo esordio del periodo cubista:

“Les Demoiselles D’Avignon”.

Il quadro rappresenta cinque nudi di

donna ritratti all’interno di un bordello.

Il titolo originario dell’opera

era “Il bordello filosofico”, dovuto al

fatto che la tela rappresentava un significato

altamente erotico, ricco di

allegorie.

La sua realizzazione non fu semplice,

Picasso effettuò numerosi schizzi,

bozze e studi preliminari prima di riuscire

ad evidenziare il suo pensiero.

L’opera inizialmente, suscitò scandalo

persino tra le persone più colte

ed evolute, tanto da indurre l’autore a

non esporre subito il quadro. Le forme

ritratte sembrano venirci incontro

dalla tela attraverso linee essenziali,

taglienti ed angolose. Osservando da

vicino le singole donne emerge subito

la figura di sinistra che sembra avan-


zare scostando una tenda simile ad un

sipario (la scena ci rimanda ad antichi

concetti di arte egizia). Decisamente

più classiche risultano le due figure

centrali, con le loro braccia levate

verso il cielo in un gesto quasi religioso,

forse ispirato dal dipinto di

Michelangelo “Prigione morente”.

Alla base dell’opera, in primo piano,

è presente una natura morta posata su

un piccolo tavolo. La donna nuda in

piedi sembra un’incisione su legno, il

volto piatto, da un lato appare quasi

deforme ed il naso simile ad un cuneo

che prorompe nella scena anticipa colori

che ricordano maschere africane.

Singolare risulta il viso colorato di

arancione del nudo accovacciato a

destra; in questo particolare della tela

emerge il genio creativo di Picasso,

capace di mostrare il volto della donna

allo spettatore, pur essendo ritratta

di spalle, contravvenendo alle regole

della prospettiva tridimensionale.

L’intera tela offre diverse forme di

ispirazione provocando lo spettatore

verso una visione prospettica soggettiva,

come nel caso delle due donne

ritratte al centro dell’opera, con occhi

frontali e nasi di profilo. La tela, nel

suo insieme, non presenta interruzioni

e Picasso come un attento regista

di teatro, trasforma la composizione

in tanti piccoli quadri collegati

tra loro. In questo capolavoro la pittura

di Picasso non mostra immagini

di bellezza formale ma segue un pensiero

narrativo fatto di emozioni che

appartengono al suo vissuto; in que-


68

-

sto modo il quadro ci trasmette una

realtà ed una percezione visiva strettamente

soggettiva attraverso una

nuova struttura plastica. L’esperienza

cubista porterà Picasso a liberare la

propria mente a tal punto da poter dominare

la realtà ricostruendola su tela,

seguendo i propri sentimenti al di

fuori di ogni formalismo accademico.

Picasso con “Les Demoiselles D’Avignon”,

propone un realismo altamente

espressivo, (contornato da colori

che ci ricordano il Gauguin della

Polinesia), frutto di un ardore artistico

e di un costante sogno di rinnovamento.

La “Réalité de Vision” supera

i concetti naturalistici dell’ottocento

introducendo il rinnovamento

che avvia alla “Réalité de Conception”,

un concetto caro a Picasso che

durante la vita porterà sempre in ogni

opera attraverso le proprie esperienze

vissute in ogni luogo. L’eredità artistica

dell’opera di Picasso sarà pietra

miliare per ispirare “Il Grande Nudo”

di Braque, assiduo frequentatore dello

studio dell’artista spagnolo; in

quel luogo l’artista francese comprese

l’importanza della fusione tra

linee, disegni e contorno in una miscellanea

di colori frutto della spontaneità

di Picasso.


ANTONIO MURGIA

“GODDESS FEVER” - cm 120 x 100 (diptych)

Galleria Ess&rrE

Porto Turistico di Roma - 00121 - Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - loc. 876

cell. 329 4681684 - www.accainarte.it - acca@accainarte.it

galleriaesserre@gmail.com


70

“due minuti di arte”

Il mare raccontato

da 6 opere d’arte

di Marco Lovisco

www.dueminutidiarte.com

1. La grande onda di Kanagawa

(Katsushika Hokusai 1830-1831)

In molti lo hanno

navigato, tanti (troppi)

sono stati inghiottiti dalle

sue acque, tutti almeno

una volta sono rimasti

ipnotizzati dal suono

delle onde che si infrangono

sulla riva, i più sensibili lo

hanno cantato, alcuni lo hanno

ritratto. È di questi ultimi che

voglio parlare. È il mare che

voglio raccontare.

Ho selezionato le opere d’arte

di sei artisti, per un ipotetico

viaggio (in nave, ovviamente)

tra stili, epoche e culture diverse.

1. La grande onda di

Kanagawa

(Katsushika Hokusai 1830-

1831)

Fa parte di una serie di xilografie

dal titolo 36 vedute del

monte Fiji, realizzate dal maestro

giapponese Hokusai tra il

1830 e il 1831. La grande onda

di Kanagawa è la più celebre

della serie ed è una delle opere

più note dell’arte orientale. Ciò

che colpisce è il moto armonico

delle barche che paiono

danzare con le onde in un

equilibrio dinamico, rischioso

e perfetto, con il monte Fuji

sullo sfondo, immobile a segnare

il centro dell’opera, dove

si concentra l’occhio dello spettatore.

L’opera esiste in varie

copie, custodite nei più importanti

musei del mondo.

2. Tempesta di neve, battello

a vapore al largo di

Harbour’s Mouth

(William Turner 1842)

2. Tempesta di neve, battello a vapore al largo di Harbour’s Mouth

(William Turner 1842)


3. Impression, soleil levant

(Claude Monet, 1872)

Ho scelto un’opera di William Turner

perché è un artista che ha amato il mare,

forse per il suo prezioso silenzio o per la

luce del sole che si rifrange sulla superficie

dell’acqua. L’artista inglese amava il mare,

anche quando diventava cattivo. La leggenda

vuole che un giorno si fece legare in

cima all’albero maestro della nave nel

corso di una tempesta, per ammirare da un

punto di vista privilegiato la sublime potenza

del mare. Ho scelto Tempesta di neve,

battello a vapore al largo di Harbour’s

Mouth perché dimostra quanto il mare sia

magnifico, anche quando fa paura.

3. Impression, soleil levant

(Claude Monet, 1872)

L’opera di Claude Monet è una delle più

interessanti, perché nasconde dietro di sé

una storia e un’inconsapevole rivoluzione.

Impression, soleil levant può infatti essere

considerata la prima opera dichiaratamente

“impressionista”. La storia è questa: Monet,

insieme ad altri artisti che erano

impressionisti ma ancora non lo sapevano,

nel 1874 espose a Parigi il famoso dipinto,

che rappresenta il porto di Le Havre all’alba.

Il critico d’arte Louis Leroy visitò la

mostra e criticò aspramente le opere e gli

artisti che le avevano esposte. In un suo

articolo prese spunto dal quadro di Monet

per definire “impressionisti” quel gruppo di

artisti, in quanto incapaci di rifinire le loro

opere che ai suoi occhi risultavano colpevolmente

incomplete. Monet e i suoi

colleghi colsero la palla al balzo e accolsero

questo nome, in segno di sfida. Alla

fine ebbero ragione loro.

4. L’onda

(Paul Gauguin, 1888)

Forse non tutti sanno che Paul Gauguin nel

corso della sua vita avventurosa ha fatto

anche il marinaio. Per questo, se si parla di

4. L’onda

(Paul Gauguin, 1888)

mare non posso non menzionare almeno

un’opera di questo grande artista francese.

Ho scelto L’onda – The wave, opera del

1888 per sottolineare la differenza tra il

mare dipinto da Gauguin e quello ritratto

dai suoi contemporanei, gli artisti impressionisti.

Per Gauguin il mare è potente,

aggressivo e vivo come una belva che non

può essere addomesticata.

5. Seascape at Saintes-Maries – Fishing

boats at sea

(Vincent Van Gogh, 1888)

Dipinto nello stesso anno in cui Gauguin

realizzava il suo dipinto L’Onda, Seascape

at Saintes-Maries è un quadro molto

interessante perché mostra ancora una volta

la capacità di Vincent Van Gogh di creare

opere con uno stile inconfondibile, al di là

delle correnti artistiche e culturali del suo

tempo. Le pennellate dense del maestro

olandese dipingono il mare Mediterraneo,


72

5. Seascape at Saintes-Maries – Fishing boats at sea

(Vincent Van Gogh, 1888)

6. La zattera della medusa

(Théodore Géricault – 1818/1819)

visto dalla costa di Saint-Maries-de-la-Mer,

paese francese a pochi chilometri da Arles,

luogo in cui Van Gogh visse in compagnia

del collega Paul Gauguin. L’opera fa parte

di una serie di dipinti sullo stesso tema.

6. La zattera della medusa

(Théodore Géricault – 1818/1819)

Concludo la mia selezione con questo drammatico

dipinto dell’artista francese Théodore

Géricault. Rappresenta un evento accaduto

realmente, quando la fregata francese

Méduse fece naufragio al largo della

Mauritania, nel 1816. In quel frangente una

parte dell’equipaggio (147 marinai) furono

costretti a trovare rifugio su una zattera di

fortuna, non avendo scialuppe a disposizione.

Di loro, solo 13 si salvarono. Il

dipinto è un drammatico monito che, nonostante

siano passati due secoli, appare

tremendamente attuale, pensando alle migliaia

di uomini che prendono il mare su

zattere di fortuna per attraversare distese

d’acqua colme di promesse e tempeste che

rischiano di soffocare vita e speranza.


74

La vita fra arte e lotta

PAVLE PEROVIĆ

a cura di Svjetlana Lipanovic

Il pittore Pavle Perovic

davanti un suo quadro

Pavle Perović pittore croato

nasce a Zadar sulla costa

dalmata, nel 1952. Presto

scoprì il suo innato talento

artistico e incoraggiato dalla

madre iniziò a dipingere. Il suo primo

quadro ad olio “Il Cristo sulla

croce” fu realizzato con le dita poiché

non possedeva i pennelli ma, per il desiderio

di dipingere riuscì a superare

tutti gli ostacoli. L’artista proviene da

una famiglia in cui ha ricevuto una solida

educazione cattolica che sarà il

fondamento della sua vita. Tra i parenti

stretti si notano i quattro frati

francescani attivi nella vita culturale

del paese e, le tre suore che furono i

fratelli e le sorelle del padre. Il clima

familiare intriso di spiritualità e dell’amore

per la Patria ha indirizzato le

sue scelte politiche creando in lui una

forte ribellione contro il regime comunista,

al potere nell’ex-Jugoslavia.

Durante “La primavera croata” nel

1971, il giovane Pavle scrisse le frasi

con cui chiedeva la libertà e l’indipendenza

per la Croazia, sui muri della

facoltà a Zadar. Come tanti altri studenti

e la gente comune fu arrestato e

torturato dalla polizia segreta UDBA.

La sua esistenza si tinse di colori cupi

che annunciarono gli anni di lotta.

Riuscì a scappare in Germania dove si

unì all’esercito HNO - La resistenza

popolare croata, in cui raggiunse il

grado di Colonello. Nel 1976 una


Le barche

Il ritratto del figlio Pavle

La Dalmazia

svolta drammatica segnò gli anni a

venire. Fu arrestato e condannato a

nove anni di prigione. Anche questa

volta, dopo qualche tempo riparò

negli Stati Uniti. La sorte avversa

fece che in Canada lo riportarono in

prigione e in seguito fu estradato in

Germania che rifiutò di consegnarlo

al Governo jugoslavo. La sua avventurosa

vita così piena di luci e di

ombre fu sempre un connubio fra arte

e lotta per la libertà della Croazia.

Ares il dio della guerra e Venere la

dea della bellezza e dell’arte sono

stati continuamente al suo fianco nel

lungo percorso esistenziale. Perović

ha continuato a dipingere anche nella

prigione vendendo le sue opere tramite

la rinomata galleria “Art Glevie

sari”. Ha approfondito l’arte pittorica

studiando i maestri del passato, e non

ha voluto mai accettare i dettami

dell’arte moderna. Si è dedicato anche

alla musica e alla poesia. Il suo

detto è che “non è importante sapere

ma credere, perché dalla fede, nasce

il sapere”. Le sue circa 1000 opere

dove predomina il realismo, sono

create negli anni passati spaziando tra

vari temi e diverse tecniche. Nelle sue

tele si notano spesso le scene e i paesaggi

dell’amata Dalmazia.

Le vecchie barche arenate sono minuziosamente

descritte con tutti i dettagli,

come le piccole case in pietra, le

distese marine, gli alberi con i rami


76

L'entrata nella bottega

La bottega della zia Emma

piegati dal vento. Questi disegni in

bianco e nero sovente sono fatti con la

matita o il carboncino. Nel suo universo

pittorico il posto d’onore spetta

alla serie dei ritratti. Le persone immortalate

regalano le espressioni diverse

riprodotte con realismo stupefacente.

Uno dei soggetti prediletti è

suo figlio Pavle ragazzo giovane dal

volto gentile. Il colore esplode nei quadri

che rappresentano le vecchie botteghe

tedesche piene dei prodotti variopinti,

esposti sugli scaffali. La serie intitolata

“La bottega della zia Emma”

ricorda il grande pittore americano

Hopper celebre per le scene della vita

quotidiana nelle città. Gli animali, in

particolare i cavalli bianchi simbolo

della bellezza e della libertà, oppure i

tori con la loro forza indomita sorprendono

per l’esecuzione perfetta delle

forme. Attualmente residente in Germania,

il pittore poliglotta e grande

viaggiatore, ha esposto in Croazia,

negli Stati Uniti, Argentina, Cile, Perù,

Brasile, Bolivia, Spagna, Israele, Germania,

Portogallo, Libia, Romania,

ecc.. Il tema sacrale merita approfondimento

dato che è sviluppato con

grande immaginazione creativa nel

ciclo dedicato agli apostoli. Perović ha

dipinto i sette apostoli mentre gli altri

sette apostoli sono stati dipinti dal pit-


L'apostolo Giacomo il Maggiore

L'apostolo Andrea

tore Ante Milas con cui ha lavorato

per quattro anni. Il progetto è una testimonianza

della fede con cui si vuole

avvicinare in modo semplice e leggibile

le straordinarie vite degli apostoli

al grande pubblico. Il pittore ha

realizzato quadri a forma di rombo rovesciato

con il triangolo inserito dove

si vedono Andrea, Giacomo il Maggiore,

Bartolomeo, Matteo, Giacomo

il Minore, Giuda Taddeo, Mattia. Ogni

apostolo è colto in un attimo significativo

dell’esistenza. Nei quadri sono

inseriti vari particolari d’origine croata:

la scrittura antica “Il glagolitico”,

il rilievo dello stato croato sulla pietra,

la montagna Velebit, il Mare A-

driatico davanti Zadar, gli abiti sacerdotali

e gli oggetti custoditi nella cattedrale

a Zagabria. La mostra itinerante

intitolata “I 14 Apostoli” ha

riscosso il meritato successo in Germania

dove l’hanno vista circa 500

mila persone, in Portogallo e in Spagna.

Dal 28 giugno all’ 8 luglio 2018

è stata allestita presso i Musei di San

Salvatore in Lauro - Museo Donazione

Umberto Mastroianni, a Roma,

per raccontare nel centro della cristianità

l’affascinante storia degli apostoli.


78

“VERBA MANENT”

Frammenti per voce sacra

nel sembiante di un oracolo

Dal 23 Giugno al 5 agosto 2018

Loggiato Comunale - Via Roma

Sarnano

sculture

di

Alberto Bambi, Gianni Guidi, Sergio Monari,

Giovanni Scardovi, Sergio Zanni, Mario Zanoni

Dal 6 Agosto al 9 Settembre 2018

la mostra prosegue a

Monte San Martino

Chiesa di Santa Maria delle Grazie

Interventi critici di Alberto Gross, Francesca Tuscano

Curatori: Marilena Spataro, Alberto Gross

L'evento è promosso da:

Unione Montana dei Monti Azzurri

Con il patrocinio della Regione Marche, Comune di Sarnano, Comune di Monte San Martino

In collaborazione con Ass. Cult. LOGOS,

Museo Ugo Guidi di Forte dei Marmi, Acca Edizioni, Galleria d'arte Ess&rrE di Roma

Patrocinato dal Comune di Sarnano

Comune di Sarnano

Comune di

Monte San Martino


Porto Turistico di Roma - 00121 - Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - loc. 876

Alberto Bambi, detto Balber

“L'accoglienza del tempo” - terracotta semirefrattaria

Gianni Guidi - “Scrigno ermetico” - terracotta patinata

Sergio Monari - “Arcana attesa” - plastoforma patina bronzo

Giovanni Scardovi - “Oracolo bifronte” - terracotta patinata

Sergio Zanni - “Paesaggio antropomorfo” - terracotta colorata

Mario Zanoni - “Il dono degli Dei” - terracotta dipinta

La Sibilla appenninica, genio del luogo

Il linguaggio moderno e contemporaneo, definisce “sibillino”

un responso oscuro dal tono oracolare. Profetessa di eventi che

vengono anticipati enigmaticamente, la Sibilla appenninica,

posseduta dal dio, trasmette rivelazioni in chiave simbolica e in

forma arcana.

Oggi noi celebriamo con queste sculture la magia e l'enigma

misterico di questo territorio, teatro delle profezie di questa figura

oracolare, abitante le grotte dei Monti Sibillini, a lei si attribuiscono

mitologie arcaiche prodotte dal vaticinio dei responsi.

Questa mostra è così una celebrazione di questo oracolo

diventato genio del luogo ed evocante antichi poteri femminili

tramandati nel tempo.

Giovanni Scardovi

Galleria Ess&rrE



cell. 329 4681684 - www.accainarte.it - acca@accainarte.it

galleriaesserre@gmail.com


80

Galleria Ess&rrE

Arte moderna e contemporanea

presentano

Logos Contemporary Art

Summertime

dal 9 al 31 Agosto 2018

Lungomare Duca degli Abruzzi 84 - locale 876

Porto Turistico di Roma

Vernissage

Mercoledì 8 Agosto, ore 18,30

In mostra

dipinti, sculture, grafiche, foto

di

maestri dell'arte e talenti emergenti

Curatori: Marilena Spataro, Roberto Sparaci

Testi critici di Alberto Gross

Logos

Logos è parola infinita, eterna, terribile: infinita

perché priva di limiti, eterna perché continuamente

mutando rinnova per sempre il suo principio di autoaffermazione,

terribile perché insondabilmente

oscura e indecifrabile. Una mostra d'arte che porti

questo titolo dovrà farsi carico di ogni ambivalenza,

incontrollabile contraddittorietà, di ogni

continuato dissidio ed incoerente ribaltamento di

senso, conservando leggerezza di sguardo, maturità

percettiva e dolce mistero sognante.

Secondo le dottrine platoniche con il termine

“logos” si definiva infatti l'individuazione della differenza,

del dettaglio, del segno distintivo che definisce

un oggetto nella sua identità, nella sua realtà

specifica.

Tra pittura e scultura la mostra si configura come

un itinerario a stazioni, a stasimi, molteplici e variegati

stimoli in cui riconoscere – di volta in volta

– il carattere fondante ed imprescindibile che informa

il lavoro di ciascuno degli artisti selezionati.

(Alberto Gross)


82

MOSTRE D’ARTE in iT

A cura di Silvana Gatti

BARD (AO)

FORTE DI BARD

Dal 7 LUGLIO Fino al 14 OTTOBRE 2018

H E N R I MA T I S S E S U L LA S C E N A

D E L L ’ A R T E

L’esposizione analizza, all’interno della vita

artistica di Henri Matisse, il suo rapporto

con il teatro e la produzione di opere legate

alla drammaturgia. Oltre 90 opere realizzate

in un arco temporale di 35 anni, dal 1919

fino alla morte dell’artista, avvenuta nel

1954. Si tratta principalmente del periodo

in cui Matisse, nel 1917 scelse Nizza come

luogo principale della sua creazione artistica.

Il percorso espositivo, curato da Markus

Müller, direttore del Kunstmuseum Pablo

Picasso di Münster, è suddiviso in quattro

grandi sezioni: Costumi di scena; Matisse e

le sue modelle; Le odalische; Jazz. Una selezione

di opere illustra il rapporto tra l’artista

e le sue modelle, mentre l’esposizione di tappeti,

abiti, oggetti di arte orafa, collezionati

dall’artista e concessi in prestito dalla famiglia

Matisse, documenta l’interesse di Matisse

per il decorativismo orientaleggiante.

Negli anni Quaranta, infine, Matisse sviluppa

la tecnica dei “papiers découpés”, di

cui le opere della serie “Jazz” sono la testimonianza

più importante. I capolavori – tra

tele, disegni, sculture e opere grafiche – provengono

dal Kunstmuseum Pablo Picasso di

Münster che possiede nella sua collezione

permanente anche la più ampia raccolta di

opere di Matisse in Germania. Oltre al

museo di Münster, figurano tra i prestatori

il Musée Matisse di Nizza, i Ballets di

Monte-Carlo e gli stessi eredi di Matisse, che

hanno concesso in prestito oggetti della collezione

privata dell’artista, come fonti di

ispirazione e testimonianza dei suoi viaggi.

BOLOGNA

M A S T

D a l 1 6 M A G G I O 2 0 1 8

Fino al: 16 SETTEMBRE 2018

W . E U G E N E S M I T H :

P I T T S B U R G H - R I T R A T T O D I

U N A C I T T À I N D U S T R I A L E

Questa mostra è dedicata all’opera

che il fotografo americano W. Eugene

Smith (1918-1978) ha realizzato

a partire dal 1955 su Pittsburgh,

(Pennsylvania, USA), la

città industriale più famosa del

primo Novecento. A cento anni

dalla nascita di uno dei protagonisti

della fotografia mondiale, in

mostra una ricca selezione del lavoro

su Pittsburgh, che W. Eugene

Smith ha realizzato lasciandoci il

ritratto autentico di questa dinamica

città americana al culmine

del suo sviluppo economico. La

mostra, a cura di Urs Stahel, propone

170 stampe vintage provenienti

dalla collezione del Carnegie

Museum of Art di Pittsburgh

sulla città e insieme sull’America

degli anni cinquanta. Il progetto

segnò un momento di svolta nella

vita professionale e personale del

fotografo. Come spiega Urs Stahel,

“W. Eugene Smith lottava per rappresentare

l’assoluto. Ben lungi

dall’accontentarsi di documentare

il mondo, voleva catturare, afferrare,

almeno in alcune immagini,

niente di meno che l’essenza stessa

della vita umana.”

FERRARA

PALAZZO DEI DIAMANTI

D a l 2 2 S E T T E M B R E 2 0 1 8

Fino al: 6 G E N N A I O 2 0 1 9

GUSTAVE COURBET E LA

NATURA

Palazzo dei Diamanti rende omaggio a

Gustave Courbet con un’importante retrospettiva

che documenta la carriera del

grande maestro francese approfondendo,

in particolare, la sua notevole produzione

di paesaggi e il suo singolare rapporto con

la natura. L’esposizione presenta circa cinquanta

tele provenienti da importanti musei

internazionali e conduce il visitatore in

un percorso che si snoda dalle vedute della

natia Franca Contea dipinte in gioventù,

alle spettacolari marine spesso scosse dalla

tempesta, dalle misteriose grotte da cui scaturiscono

sorgenti alle cavità carsiche che

si spalancano nei torrenti, dai sensuali

nudi immersi in una rigogliosa vegetazione

alle suggestive scene di caccia, fino

ai potenti capolavori realisti della maturità.

La sua passione per il mondo naturale

lo portava a raffigurare realisticamente gli

angoli più reconditi dei luoghi in cui si

recò nel corso dei suoi frequenti viaggi -

Parigi e dintorni, le coste della Normandia

e del Mediterraneo, la Germania e la Svizzera

- restituendoci tutto il sentimento

realista, e insieme lirico, di quegli umidi

sottoboschi, dei cieli immensi, dei mari,

dei torrenti, delle cascate, dei corsi d’acqua

e delle grotte.


AliA E fuORi cOnfinE

FIRENZE

PALAZZO DAVANZATI

Fino al: 10 AGOSTO 2018

OMAGGIO A

ELIA VOLPI PITTORE

Elia Volpi (Colle Plinio, Città di Castello,

1858 - Firenze, 1938) è un collezionista

e antiquario, che ha avuto

l’intuizione di restaurare il Palazzo

Davanzati e trasformarlo, nel 1910,

in museo privato per promuovere architettura,

arredi e lo stile di una abitazione

fiorentina tra Medioevo e

Rinascimento. Da ricordare le aste

antiquarie negli Stati Uniti e l’attività

di mercante d’arte, precedute dal

lavoro di restauratore presso Stefano

Bardini. C’è però un Elia Volpi meno

noto che si cimentò nell’arte figurativa.

I disegni, donati a Palazzo Davanzati

da Erica Dozza e Simone

Borchi, testimoniano lo studio dei

maestri del Rinascimento italiano,

ed i nudi maschili dimostrano le capacità

artistiche di Volpi. I dipinti su

tela presentano diversi soggetti: dopo

le scene di genere e gli interni di

chiese e sagrestie di gusto tardo romantico,

realizzati negli anni Ottanta,

Volpi pittore si affermò nella

pittura accademica di storia. Si cimentò

nello stile dei Macchiaioli e

dei pittori contemporanei. Tra le o-

pere in mostra: il ventaglio dipinto

per la Regina Margherita nel 1885,

con la Regina seduta nel giardino

delle Grazie e incoronata dal Genio

d’Italia in mezzo alle Virtùmorali e

civili, di cui in mostra il bozzetto affiancato

alla foto d’epoca; il Ritratto

di Pia Lori, sua futura moglie; il Ritratto

di fanciulla del 1885, utilizzato

come immagine rappresentativa

della Mostra. L’esposizione prevede

inoltre una sezione multimediale.

GUALDO TADINO (PG)

C H I E S A M O N U M E N T A L E D I

S A N F R A N C E S C O

Fino al: 28 OTTOBRE 2018

LUCIANO VENTRONE.

MERAVIGLIA ED ESTASI

Luciano Ventrone nella cittadina

umbra patria di Matteo da Gualdo

(1435 circa-1507), tra i precursori del

genere della natura morta (con la sua

celebre tavola raffigurante l’“Albero

di Jesse”, della fine del XV secolo),

genere pittorico di cui Ventrone è

uno dei grandi innovatori odierni.

L’artista romano, da oltre un trentennio,

dipingendo fiori e frutti,

«promette sapori che non può soddisfare,

– come ha affermato Vittorio

Sgarbi – per attirare i nostri sensi e

condurli all’estraniante percezione

dell’“iper- naturale”». E’ così nel polittico

di 3x3 m, dal titolo “Mosaico”

(2011), raffigurante una melagrana

gigante spaccata, già esposto

nel Padiglione Italia della 54° edizione

della Biennale di Venezia. Il

percorso comprende anche due rari

nudi, che indagano la bellezza del

corpo femminile, reso nella sua

splendida plasticità. Completano la

mostra due inediti paesaggi, “Silvi

Marina” (2013/17) e “I racconti del

vento” (2006), rispettivamente una

marina e un deserto, dove il sole riflette

la luce calda dei pomeriggi

d’agosto nell’Adriatico, così come le

dune di sabbia della Libia. La mostra,

promossa dal Polo Museale

città di Gualdo Tadino, con il patrocinio

del Comune di Gualdo Tadino,

è organizzata dall’Associazione Archivi

Ventrone.

MILANO

PALAZZO REALE

Fino al: 2 SETTEMBRE 2018

I M P R E S S I O N I S M O E

A V A N G U A R D I E

Prosegue a Milano la mostra di 50 opere

del Philadelphia Museum of art, con lavori

dei più grandi pittori a cavallo tra

Otto e Novecento. La rassegna è promossa

e prodotta da Comune di Milano-

Cultura, Palazzo Reale e MondoMostreSkira.

Opere di Bonnard, Cézanne,

Degas, Manet, Gauguin, Monet, van

Gogh, Pissarro, Renoir fino alle sperimentazioni

di Braque, Kandinsky, Klee,

Matisse, Chagall, Brancusi, Picasso, ed

il surrealismo di Dalí e Mirò. A questi

si aggiungono i lavori delle artiste Cassatt,

Laurencin, Morisot. Esposti i paesaggi

di Monet con, tra gli altri, Il ponte

giapponese (1895), di Sisley con Le rive

del Loing (1885), di Pissarro con Paesaggio

(frutteto) (1892), di Cézanne con Paesaggio

invernale, Giverny (1894), di de

Vlaminck con La Senna a Chatou

(ca.1908), di Soutine con Paesaggio,

Chemin des Caucours, Cagnes-sur-Mer

(ca.1924), di Dufy con Finestra sulla Promenade

des Anglais, Nizza (1938).

Scorci cittadini come I grands Boulevards

(1875) di Renoir e Place du Tertre

a Montmartre (ca.1912) di Utrillo. Sculture

come L’atleta (1901-1904) di Rodin,

Il giullare (1905) di Picasso, la scultura

in pietra Il Bacio (1916) di Brancusi.


84

MOSTRE D’ARTE in iT

NOTO (SIRACUSA)

C O N V I T T O D E L L E A R T I

N O T O M U S E U M

Fino al: 30 OTTOBRE 2018

PICASSO è NOTO

Questa mostra ripercorre l’universo dell’artista

che ha trattato, con la sua genialità,

tutte le tecniche ascrivibili al mondo

dell’arte, mettendosi continuamente in

gioco. Un viaggio con oltre 200 opere - tra

oli, acquerelli, disegni - nel complesso

universo del maestro, dai teatranti e i saltimbanchi

del circo sino al combattimento

tra tori, sua grande passione. Al

tema della politica e alle nature morte si

affiancano le donne. Ed ecco Deux Femmes,

espressione di sensualità e femminilità,

e La Célestine (1971) - 68 incisioni

acquaforte e acquatinta - e ancora Tauromachia

del 1959, 27 opere acquatinta allo

zucchero e puntasecca. Sfocia anche nella

ceramica la creatività di Picasso, nel momento

in cui l’artista, finita la seconda

guerra mondiale, inizia una sperimentazione

che lo accompagna per il resto della

vita, intrecciandosi con i lavori su tela, le

sculture, la grafica. Momenti della corrida,

pesci, uccelli, gufi, civette, cavalli

affollano la sezione “Bestiario”, mentre

le opere dei primi anni di attività, dal

1947 al 1955, cedono il posto al periodo

di Cannes (1955), che segna l’inizio di una

nuova stagione della sua arte caratterizzata

soprattutto da murali in ceramica,

piatti tondi noti come plats espagnols e

mattonelle con scene di baccanali.

PUGLIA (VARI LUOGHI)

fino al: 4 NOVEMBRE 2018

P I C A S S O L ’ A L T R A M E T À

D E L C I E L O

Approda in Puglia l’arte di Picasso,

in una terra calorosa come quella

d’origine dell’artista, la Spagna. Il

progetto espositivo si intitola

“L’altra metà del cielo” ed interessa

tre cittadine della Puglia:

Martina Franca (in provincia di Taranto),

Ostuni e Mesagne (in provincia

di Brindisi). La mostra ha

luogo in tre luoghi storici: Palazzo

Ducale a Martina Franca, Palazzo

Tanzarella ad Ostuni ed il castello

di Mesagne. Uno sguardo sul mondo

femminile, attraverso le donne

che hanno amato il grande artista,

questo il soggetto delle opere di

Pablo Picasso ospitate in alcuni tra

i comuni più belli ed apprezzati

della regione. Il progetto è stato

presentato dall’associazione culturale

Metamorfosi, con il supporto

di Federalberghi Puglia e Federalberghi

Brindisi, oltre che del consorzio

di operatori turistici pugliesi

“Welcome in Puglia”. Il progetto

si propone di coniugare la

qualità della proposta artistica a

quella del territorio con la sua proverbiale

accoglienza. L’esposizione

diffusa sarà a cura di Francesco

Gallo Mazzeo, con un totale di

circa 300 opere tra le quali 3 ad

olio, 159 grafiche, 35 ceramiche,

un disegno, un acquerello di Dora

Maar, 19 grafiche di Francoise

Gilot, 80 fotografie a firma di Edward

Quinn ed infine 8 immagini

di Robert Capa.

ROMA

PALAZZ O BARBERI NI

Fino al: 28 OTTOBRE 2018

ECO E NARCISO. Ritratto e autoritratt

o nelle collezioni de l

MAXXI e delle Gallerie Nazionali

Barberini

Il 18 maggio 2018 è terminata una

storia iniziata nel 1949, quando lo

Stato italiano acquistò Palazzo Barberini

per farne la sede della Galleria

Nazionale di Arte Antica. Oggi,

dopo circa settant’anni, termina la

vicenda che ha condizionato lo sviluppo

del museo fondato nel 1895

come pinacoteca nazionale. Per celebrare

l’evento le undici nuove sale

sono state allestite con Eco e Narciso,

e la mostra prodotta dalle Gallerie

Nazionali insieme al MAXXI,

curata da Flaminia Gennari Santori

e Bartolomeo Pietromarchi, si snoda

fra arte antica e contemporanea sul

tema del ritratto e dell’autoritratto.

Il Narciso di Caravaggio o per qualcuno

di Spadarino - quesito che

rende ancora più interessante questo

dipinto - è l’opera guida della

mostra. Le opere di Luigi Ontani e

Pietro da Cortona, Raffaello e Richard

Serra, Bronzino e Giulio Paolini,

Piero di Cosimo e Kiki Smith

toccano i temi della temporalità,

del potere, dell’erotismo, dell’intimo

e dell’esotico. Il dialogo si

svolge anche al MAXXI, dove sono

esposti La velata, scultura di Antonio

Corradini, insieme con VB74 di

Vanessa Beecroft, 2014-2017, immagine

della performance realizzata al

MAXXI nel 2014 per la mostra Bellissima.

L’Italia dell’alta moda

1945-1968, opera acquisita dal museo.


AliA E fuORi cOnfinE

ROMA

G AL L ER I A D ’ AR T E MO D ER N A

Fino al: 28 OTTOBRE 2018

R O M A C I T T À M O D E R N A . D A

N A T H A N A L S E S S A N T O T T O

Una mostra in ordine cronologico con

oltre 180 opere delle collezioni d’arte

capitoline. Esposti paesaggi e figure

con valenze simboliste e decadenti

realizzati tra la fine dell’Ottocento e

gli inizi del XX secolo (Costa, De Carolis,

Innocenti, Rodin, Wildt, Ximenes,

ecc.). Opere che anticipano il

lavoro degli esponenti della Secessione

romana negli anni Dieci (Carena, Nicola

D’Antino, ecc.), e quello dei futuristi

e degli aeropittori degli anni Venti

e Trenta. Una sezione è dedicata alla

tendenza di “recupero” dell’antico, tipica

dell’arte degli anni Venti-Trenta,

dal Tonalismo al Realismo Magico,

dalla Metafisica, al Primitivismo, con

artisti che “guardano” Roma con un

nuovo seppur “antico” sguardo (Balla,

Capogrossi, Casorati, Cavalli, de Chirico,

Funi, Martini, Sironi, ecc.). Si prosegue

con la Scuola Romana: capolavori

dell’arte italiana del Novecento

con focus sulle demolizioni avvenute

a Roma durante la ricostruzione del

centro e lo sviluppo delle periferie

(Afro, Mafai, Scipione, ecc.), per continuare

con la figurazione e l’astrazione

- il segno - tipico della cultura post-bellica

degli anni Quaranta, Cinquanta e

primi Sessanta (Guttuso, Levi, Novelli,

Perilli, Turcato, ecc.). Infine, i riscontri

urbani della Pop Art romana e

delle sperimentazioni concettuali della

seconda metà degli anni Sessanta

che hanno dilatato il pensiero artistico

di Roma, per un afflato internazionale

(Angeli, Ceroli, Festa, Schifano, Pascali,

Rotella, ecc.).

ROVIGO

P A L A Z Z O R O V E R E L L A

Dal 29 SETTEMBRE 2018

Fino al 27 GENNAIO 2019

ARTE E MAGI A. Esoterismi

nella pittura europea dal Simbolismo

alle Avanguardie Storiche

Questa mostra documenta i rapporti

tra le correnti esoteriche in voga tra il

1880 e gli anni successivi al primo

conflitto mondiale. L’interesse per l’esoterismo

esplose in Europa a fine

‘800 coincidendo con lo sviluppo dell’arte

simbolista. Partendo da Francia

e Belgio l’influenza della cultura esoterica

sulle arti figurative si diffuse in

Europa, coinvolgendo la letteratura e

i protagonisti del simbolismo, da Böcklin

a Previati. Le teorie ermetiche ebbero

un ruolo rilevante, assieme alle

ricerche sull’ottica e sui colori, nella

genesi dell’astrattismo all’interno del

movimento del Bauhaus, influenzando

artisti come Klee, Itten, Mondrian

e Kandinsky. In Italia l’esoterismo influenzò

l’astrattismo di pittori come

Balla, Ginna ed Evola e scrittori come

D’Annunzio, Campana e Pirandello.

Pittori e scultori trovarono nelle religioni

orientali o nei testi ermetici

un’alternativa al pensiero cristiano.

Durante il ‘900 nacquero comunità,

come quella di Monte Verità (vicino

ad Ascona), in cui gli adepti praticavano

culti esoterici ed in cui si ritrovavano,

fra gli altri, Jung, Hesse e

Klee. Tra i soggetti delle opere in mostra,

il diavolo, la strega, gli animali

notturni, civette, lupi, corvi, pipistrelli.

Infine una galleria di ritratti di

artisti, filosofi e pensatori, esponenti

di teorie esoteriche occidentali ed

orientali. Un’ampia sezione è dedicata

inoltre ai libri illustrati e alle incisioni.

TORINO

GALLERIA SABAUDA

Fino al 31 DICEMBRE 2018

U N ' A L T R A A R M O N I A :

MAESTRI DEL RINASCIMENTO

I N P I E M O N T E

Alla Galleria Sabauda di Torino il

nuovo allestimento è dedicato agli artisti

attivi in Piemonte nel periodo rinascimentale.

L’esposizione, a cura di

Annamaria Bava, è stata progettata e

realizzata dall’architetto Lorenzo

Greppi. Al piano terra, nell’ala sud

verso Palazzo Reale, sono state allestite

circa cinquanta opere appartenenti alle

scuole piemontesi, databili tra la fine

del Trecento e la metà del Cinquecento.

Viene proposto un segmento rilevante

dell’arte piemontese, ricco di

elementi narrativi che vanno dalla tecnica

dei fondi oro, alle funzioni devozionali

delle opere, ai significati e ai

simboli delle forme. Il percorso segue

lo sviluppo dell’arte in Piemonte dal

XIV al XVI secolo, documentando la

presenza di antichi maestri nel collezionismo

sabaudo. La sequenza è cronologica,

e documenta le influenze presenti

sul territorio piemontese, l’emergere

di personalità come Martino Spanzotti

e Gaudenzio Ferrari, l’apprendimento

in bottega, fino all’avvento del

Manierismo, che segna la fine delle

scuole regionali e l’affermazione di un

nuovo linguaggio internazionale. Tavole

e polittici a fondo oro di Martino

Spanzotti, Defendente Ferrari, Macrino

d’Alba, Pietro Grammorseo, Gaudenzio

Ferrari e Gerolamo Giovenone documentano

la stagione artistica piemontese

tra fine Trecento e Rinascimento,

aperta agli stimoli d’oltralpe ed

alla produzione del nord e del centro

della Penisola.


86

MOSTRE D’ARTE in iT

VENARIA

R E G G I A

Fino al 16 SETTEMBRE 2018

LA FRAGILITÀ DELLA BELLEZZA

Risultato di un progetto di restauro eseguito

tra il 2016 e il 2017, in questa mostra

ben 212 opere provenienti da 17

regioni: dal Piemonte alla Calabria, dal

Veneto alla Sardegna. Tiziano, Van

Dyck, Cy Twombly, la Testa di Basilea

(V secolo a.C.) e il Mantello Tupinambà,

giunto in Italia nel XVI secolo dal Brasile:

è una galleria di capolavori la 18°

edizione di “Restituzioni”, il programma

che Intesa Sanpaolo dedica al patrimonio

artistico italiano. I capolavori

esposti coprono un periodo di quasi 40

secoli, spaziando dalle pitture murali

della Tomba di Henib, del Museo Egizio

di Torino, alle opere di Morandi, o Burri

e Cy Twombly. Accanto ai mosaici di

Aquileia, al seicentesco Clavicembalo

dipinto del Museo Nazionale degli Strumenti

Musicali di Roma, ai gioielli

dell’Abruzzo, capolavori finora poco

studiati, come il Retablo di San Pietro,

espressione del Rinascimento in Sardegna.

Infine dipinti quali il San Girolamo

Penitente di Tiziano, della Pinacoteca

di Brera, il Ritratto di Caterina Balbi

Durazzo di A. van Dyck, del P. Reale di

Genova, il San Daniele nella Fossa dei

Leoni di Pietro da Cortona, delle Gallerie

dell’Accademia di Venezia, fino al

Mercato nuovo di Dresda visto dallo Jüdenof

di Bernardo Bellotto, dalla Gemäldegalerie

di Dresda.

VENEZIA

S CUOLA G RAN DE DELLA

MISERI CORDI A

Dal 16 GIUGNO

Fino al: 22 NOVEMBRE 2018

MAGISTER CANOVA

Questa mostra immerge il visitatore

nel processo creativo dello scultore

veneto, interprete massimo del Neoclassicismo.

“Qui, uno spettacolare

percorso multimediale attende il visitatore,

avvicinandolo alla vicenda canoviana,

in tutte le sue fasi ed aspetti.

In Magister Canova - afferma Renato

Saporito, amministratore delegato e

supervisore creativo del progetto - l’assoluto

rigore scientifico del racconto è

coniugato a una sapiente regia, ricorrendo

a una pluralità di linguaggi. A

proporre un percorso di narrazione che

spazia dal micro al macro, dalla farfalla

di Amore e Psiche al gigante Ercole

che scaglia Lica, passando dalla

danza alla bellezza senza tempo di

Paolina Borghese”. La mostra si completa

con “stanze” dedicate ad approfondimenti

come quella riservata ai

disegni a soggetto anatomico conservati

dalla Biblioteca dell’Istituto Superiore

di Sanità. Accoglie gli ospiti, al

pianoterra della Scuola Grande della

Misericordia, una installazione di Fabrizio

Plessi, un “omaggio” al grande

Canova, un’opera che vuole simboleggiare

il viaggio nella mente dell’artista.

La visita prosegue al piano superiore,

dove lo spazio è connotato da

un enorme blocco di marmo, bianco

come quello di Carrara, realizzato in

architettura tessile. In questo spazio

sono allestite aree di approfondimento

sull’intera vicenda canoviana.

VIAREGGIO

CENTRO MATTEUCCI PER

L’ARTE MODERNA

Dal 7 LUGLIO

Fino al: 4 NOVEMBRE 2018

GHIGLIA. CLASSICO E MODERNO

Questa mostra rivela come la pittura

di Oscar Ghiglia sia priva di

contaminazioni anche a causa del

carattere introverso del personaggio,

non molto aperto alle relazioni,

spesso in contrasto anche con amici

vicini, come Giovanni Papini e

Amedeo Modigliani. Formatosi nella

Firenze “modernista” delle mostre

rivoluzionarie della Promotrice e di

Palazzo Corsini, da autodidatta di talento

Ghiglia si rivela tra i più ricettivi

alle nuove istanze cosmopolite,

declinanti in una pittura di pura invenzione,

dove classico e moderno

idealmente si fondono. Llewelyn

Lloyd definisce l’arte dell’amico “originalissima

non somigliante a nessun’altra,

che non ha punti di riferimento

né coi macchiaioli toscani

né con l’impressionismo francese”.

Il giudizio tralascia, però, i poli di riferimento:

Fattori e Cézanne, dei

quali Ghiglia ha percepito il valore,

rapportandovisi come ad un magistero

più che come ad un modello.

Gli oltre quaranta capolavori in mostra

documentano queste radici, sebbene

il livornese non abbia mai

smesso di guardare al di là delle

Alpi.


A liA E fuORi cOnfinE

SPAGNA - BILBAO

M U S E O G U G G E N H E I M

Dal 1 GIUGNO

Fino al 2 SETTEMBRE 2018

MARC CHAGALL

Oltre 80 dipinti e disegni illustrano

l’arte di Chagall nel primo

soggiorno a Parigi, durante il quale

sperimentò colori, forme geometriche

e astratte, movimento e soprattutto

fantasie. “Ho dipinto

tutto ciò che ho visto. Ho dipinto

alla mia finestra. Non sono mai

uscito per strada con la mia cassetta

dei colori“. Parole pronunciate

da un artista nel cui universo

semplice si nasconde una complessa

realtà, in cui si intrecciano

mondi contrapposti. La mostra, organizzata

in collaborazione con il

Kunstmuseum di Basilea, racconta

gli anni della svolta, in cui Chagall

teneva le distanze da movimenti

come quelli cubista, espressionista

o surrealista, privilegiando

la sua personalissima amalgama

di stili usati in un modo del

tutto originale per raccontare la

propria storia.

SVIZZERA - CHIASSO

M . A . X . M U S E O

Fino al 23 SETTEMBRE 2018

A C H I L L E C A S T I G L I O N I

( 1 9 1 8 – 2 0 0 2 ) V I S I O N A R I O

L’ALF ABETO ALLESTI TI VO DI

U N D E S I G N E R R E G I S T A

Questa mostra, in occasione del centenario

della nascita di Achille Castiglione,

celebra un protagonista della

stagione d’oro del design degli anni

Sessanta, che ha realizzato oltre 150

oggetti di design e ben 484 allestimenti.

L’esposizione si concentra

sulla grande capacità di regìa che

emerge nel lavoro di Castiglioni.

Schizzi, disegni, modelli, testimonianze

video, oggetti originali e prototipi

documentano la perfetta combinazione

di semplicità e ironia che caratterizzano

la profondità delle sue

idee e la sua abilità nel costruire spazi

in collaborazione con i graphic designers,

in particolare con lo svizzero

Max Huber. Unendo la sperimentazione

alla razionalità, Castiglioni unisce

semplicità e ironia con l’attenzione

per l’utilizzo della tecnologia e

dei nuovi materiali. La mostra termina

con il contributo di una ventina

di grafici e illustratori di fama mondiale,

tra cui Pierluigi Cerri, Milton

Glaser, Aoi Huber Kono, Emiliano

Ponzi, Guido Scarabottolo, Heinz

Waibl, per l’occasione chiamati a realizzare

ciascuno un manifesto grafico

che traduca la genialità e fantasia rigorosa

del progettista milanese.

SLOVENIA - LUBIANA

C A S T E L L O

Fino al 16 SETTEMBRE 2018

I D R A G H I D I L I L A P R A P

L’esposizione delle illustrazioni

di Lila Prap per il libro “Draghi”

è in realtà una vera e propria mostra

di pittura. I libri per bambini

di Lila Prap sono conosciuti e

venduti in tutto il mondo, noti

soprattutto per le illustrazioni

dai colori forti e dal disegno semplice

e lineare. Lila Prap è nata a

Celje, in Slovenia, nel 1955. Ha

studiato architettura all’università

di Lubiana e, dopo aver lavorato

in qualità di architetto, ha

deciso di dedicarsi alla grafica ed

all’illustrazione. Molti dei suoi

libri sono stati tradotti e pubblicati

in Francia, Germania, Giappone,

Stati Uniti e Cina.

In Giappone dei cartoni animati,

basati sulle sue illustrazioni,

sono stati proiettati in televisione.

Una mostra, questa al castello

di Lubiana, da visitare con i

bambini, che sicuramente tornati

a casa chiederanno carta e matite

colorate per riprodurre uno dei

draghi rimasto impresso nella

loro fantasia.


88

Nel segno della Musa

Le interviste di Marilena Spataro

“Ritratti d’artista”

Maestri del ‘900

Giampaolo Bertozzi e

Stefano Dal Monte Casoni.

Quando la cruda realtà incontra l'alchimia del fantastico e diventa arte.

Nasce da qui il successo internazionale targato Bertozzi&Casoni.

marilena.spataro@gmail.com

Bertozzi&Casoni - foto Lorenzo Palmieri

Un sodalizio artistico che dura da

quasi 40 anni e che in breve

tempo si trasforma in un importante

sodalizio imprenditoriale. Oggi la

Bertozzi & Casoni è un nome di prestigio

di livello internazionale nel mondo dell'arte.

Quando e come è iniziato questo percorso

comune?

«Ci siamo incontrati e frequentati nella

seconda metà degli anni Settanta durante

gli studi all’Istituto d’Arte di Faenza, anni

in cui era forte in noi il desiderio di intraprendere

un mestiere per così dire legato

all’arte. L’arte per noi era ed è ancora

oggi un modo di vivere. Cominciai io

(Paolo), il più vecchio di circa 4 anni, ad

aprire uno spazio nel 1977 che chiamai

l’arte del già nato, non so ancora se per

dire che era destino che ci incamminassimo

per il solco dell’arte o perché riflettendo

sull’artigianato e sul fare con le

mani in un momento - il finire degli anni

Settanta - in cui si predicava la sparizione

dell’arte a noi sembrava che le mani non

fossero separate dalla mente. Nel 1980

decidemmo poi di unire le nostre forze

acquistando quello che è ancora lo spazio

in cui lavoriamo tutt’ora chiamandolo

Bertozzi & Casoni snc, un sodalizio artistico

sancito da una società in nome collettivo

con tanto di statuto notarile, questo

perché credevamo a una sorta di autonomia

dell’artista, l’artista come imprenditore

unico responsabile del suo destino».

Immaginavate di ottenere tanto successo?

«No. Ci sono stati anni difficili e anni in

cui il nostro quotidiano è stato sperimentare.

È stato un momento che ricordiamo

pieno di speranza e di stupore in quei momenti

abbiamo cercato di trovare la nostra

cifra stilistica senza chiedere nulla in

cambio, un momento magico che appartiene

a un mondo altro...».

Nella quotidianità come si configura la vostra

collaborazione?

«Da sempre il nostro modo di lavorare è

impostato sullo scambio di pensieri, sul

mettere a fuoco un’idea, parlarne fino a

condividerne ogni parte, il lavoro pratico

viene svolto da uno o dall’altro ma mai

assieme. L’unico caso in cui le mani sono

state di entrambi è “Scegli il paradiso” la

scultura del miracolo».

Come si è evoluto nel tempo il vostro linguaggio

artistico?

«Si è radicalizzato in una soggettività

sempre più stringente, in un realismo che

noi vogliamo pensare magico, un po’ surreale,

forse per noi un ultimo spazio di li-


Cavallerizza Ducale

“Regeneration”, particolare, 2012, ceramica policroma,

cm. h. 160 x 213 x 190

Il gioco

“Polar bear”, 2016, ceramica policroma, cm. h. 196 x 222 x 116

Fase di allestimento della mostra

bertà espressiva».

Vi risulta che il mondo dell'arte di oggi sia

in qualche modo cambiato rispetto a quello

dei vostri esordi?

«È veramente tutto cambiato in una manciata

di anni, il ruolo delle gallerie, la

pressione delle aste, le fiere in continua

espansione, l’arte assomiglia sempre di

più a un prodotto finanziario più che a un

prodotto dell’anima».

Quali gli aspetti dell'arte contemporanea

che maggiormente apprezzate e quali quelli

che vi sentite di condividere meno?

«Apprezziamo la grande apertura culturale

e non condividiamo la mercificazione

dell’arte che sta creando falsi miti».

Nonostante l'apprezzamento e il prestigio

acquisiti all'estero e l'invito che vi giunge da

più parti a trasferirvi in altre nazioni, anche

oltreoceano, avete scelto di continuare a vivere

e lavorare nella vostra Imola, dove vi

siete formati e dove da anni svolgete la vostra

attività artistica. Quali i motivi di questa

decisione, amor patrio o altro?

«Abbiamo sempre pensato che un buon

radicamento potesse produrre una buona

pianta, crediamo che si possa lavorare

dove ci si sente meglio, è il lavoro che

deve parlare al mondo, non è facile ci

vuole fortuna e caparbietà».

Le vostre opere sono sempre delle sculture

realizzate in ceramica. In tal senso essere

cresciuti in un territorio vicinissimo a Faenza,

quindi a stretto contatto con gli ambienti

dell'artigianato artistico di questa

importante capitale della ceramica mondiale,

vi ha in qualche modo influenzato?

«La nostra formazione inizia a Faenza all’Istituto

d’arte per la ceramica, abbiamo

conosciuto questa tecnica negli anni scolastici

e ne abbiamo fatto il nostro materiale

di espressione capendo che portava

in sé grandi potenzialità espressive formali».

Se da una parte i vostri lavori rimandano

nella loro costruzione stilistico formale alla

pop art, dall'altra non si può fare a meno di

individuare non poche suggestioni surreali.

Ne saltano fuori opere di straordinaria originalità

e inconfondibili che ci portano dritti

allo stile Bertozzi & Casoni. Quale il background

artistico e culturale che ha consentito

questo “miracolo”?

«Abbiamo da sempre guardato con attenzione

a tutti i maestri dell'arte del passato

e a tutto quello che ci circonda trovando

in questo infiniti spunti per riprodurre

composizioni che sono contemplazioni

del presente in cui inseriamo la riflessione

sulla morte».


90

“Madonna scheletrita”, 2008, ceramica policroma e argento,

cm. 200 x 354 x 241 - Courtesy Gian Enzo Sperone

“Scegli il Paradiso”, 1997, maiolica, cm. h. 196 x 190 x 85

“Brillo box con pappagalli”, 2016, ceramica policroma,

cm. h. 240 x 190 x 220

“Pout pourri. Bambi su bidone”, 2000, ceramica policroma,

cm. h. 125 x 53 - Courtesy Gian Enzo Sperone

Da qualche anno in una splendida location

di Sassuolo è stato fondato il museo Bertozzi

& Casoni. Con quale spirito è nato questo

museo e quali gli obiettivi e i progetti che vi

proponete di portare avanti?

«A dicembre 2017 si è aperto a Sassuolo

alla Cavallerizza Ducale il Museo Bertozzi

& Casoni un riconoscimento importante

che grazie all’ing. Franco Stefani si

è concretizzato. Lo spazio ospita una ventina

di opere che appartengono ai momenti

più significativi del nostro percorso.

L’idea è di realizzare nel corso del

tempo una programmazione che ci porti

a confrontarci con altri autori, un dialogo

che possa essere di stimolo e di discussione

nel mondo culturale contemporaneo.

Il primo è stato inaugurato lo scorso

14 giugno con l’esposizione di un significativo

nucleo di opere in ceramica di

Galileo Chini».

I vostri lavori più recenti sono quasi sempre

incentrati su aspetti problematici legati alla

natura e alla società del mondo di oggi. A

vostro avviso l'arte oltre che all'estetica deve

guardare anche all'etica?

«Nel 1979 abbiamo realizzato alcuni lavori

che portavano il titolo di “minimi

avanzi”. Erano delle sparecchiature sotto

forma di sagoma in ceramica realizzate in

un curioso puntinismo fatto di tre colori

- rosso, verde, giallo - una sorta di memento

mori ancora in fase embrionale.

Per molto tempo abbiamo pensato che le

uniche implicazioni a cui fare riferimento

per creare un’opera fosse la composizione

e la compenetrazione tra forma e

colore, ma osservando le opere degli ultimi

30 anni quello che è evidente è che

abbiamo realizzato “vanitas” e opere

dove gli attori principali erano o sono animali

in estinzione come ad esempio

l’orso polare e il gorilla, quindi non è solo

l’estetica ma anche e soprattutto l’etica

che ci accompagna».

E' lecito pensare che Bertozzi & Casoni, arrivati

al top dell'arte internazionale, custodiscano

ancora un sogno nel cassetto che

attende di realizzarsi?

«Il sogno che abbiamo nel cassetto è di

essere compresi. Un bisogno che non sappiamo

spiegare».


92

MARGHERITA FASCIONE:

sulle rive della sensualità

di Valentina D’Ignazi

Nascita, rinascita, turbolenza,

vitalità, distruzione…

questa è l’Acqua,

questo è l’elemento chiave

di Margherita Fascione, una donna

che fa di questa entità un’essenza

artistica senza tempo.

“In chiave psicoanalitica l’acqua

potrebbe richiamare il liquido amniotico

ed il legame con la figura

materna”

Nasce il 24 agosto a Rocca d’Evandro,

in un piccolo paese della campania

e si laurea in Filosofia presso

l’istituto universitario di Napoli,

per poi prendere in seguito la specializzazione

in lettere classiche.

Si immerge nel mondo dell’Arte sin

da bambina, dalle scuole elementari,

fino a diventare una delle artiste

contemporanee più originali su

territorio nazionale. Trae ispirazione

dal mondo onirico, in quel vortice

di incoscienza che si mescola

alla realtà, che infine si materializza

con la sua indisciplinata voglia

di far prendere forma all’astrazione.

“Quando dipingo non ho idea di

cosa voglia esprimere, poiché mi

lascio guidare dall’impulso, procedendo

per libere associazioni di i-

dee, come avviene nel corso di una

seduta psicoterapeuta; a prodotto

finito le figure che popolano i miei

sogni sono di fronte a me, distinte

da me, meno minacciose”

Usa la donna come mito, come femminilità

sprigionata dall’angustia

dei rigidi schemi a cui in passato è

stata costretta. La figura femminile

ha per Margherita un ruolo rile-


vante, non da oggetto, come spesso

è stata scelta nell’arte , ma da soggetto

e per lo più libero da ogni schema

sociale. Si ispira ad una donna

che conosce fino in fondo, se stessa,

catturando tutte le sfumature

della sua anima ed arrivando ad abbracciare

una figura femminile strettamente

legata alla sua inebriante

personalità.

“Mi ritengo una donna che ha scelto

di essere soggetto di rappresentazione,

la mia potrebbe sembrare

una operazione solipsistica, e forse

lo è, ma non potrei non partire da

ciò che conosco meglio rispetto a

qualsiasi altra entità”

Non vede la sua Arte come messaggio,

ma come un mondo da cui o-

gnuno di noi può trovare una moltitudine

di emozioni strettamente

legate alla propria personalità, che

possono comunque legarsi accidentalmente

al vortice emozionale delle

sue sensazioni e del suo vissuto.

Il mondo che vuole trasmettere non

è indispensabile per lei, ma è importante

che faccia vibrare l’anima


94

di chi si ferma ad ammirare le sue

creazioni. Definisce l’Arte il regno

della libertà, l’unico spazio che ci

è concesso svincolato dalla “necessità”,

in una vita scandita da condizionamenti

e doveri. Per questo motivo

Margherita non segue stili predefiniti,

non insegue correnti artistiche,

ma solo la sua intimità con

la meravigliosa ambizione di ritrovarsi

ogni volta nelle sue opere, di

definirsi, di elevarsi. Le sue creazioni

inseguono l’estro del momento

con tecniche diverse, ma con

una particolare predisposizione per

i colori ad olio. Incanta, sogna e fa

sognare con queste donne avvolte

in questo elemento dolce e turbolento

come l’acqua che esalta la nostra

genesi, il primo ed unico luogo

di pace: il grembo materno… dove

la vita c’è ma è ancora un sogno da

vivere.

“Chiare, fresche et dolci acque, ove

le belle membra pose colei che sola

a me par donna” (Francesco Petrarca)

Margherita Fascione vive ed opera

a Cassino dove attualmente insegna

lettere in un Liceo Classico. Le sue

opere sono esposte in alcuni musei,

in chiese, nelle case di tanti collezionisti

o estimatori in varie parti

del mondo.

Sito ufficiale:

www.margheritafascione.it

www.margheritafascione.com

e nelle pagine Facebook ed

Istangram come

Margherita Fascione.


96

MODULO DI

ABBONAMENTO

Regalati un abbonamento alla

PREMIO DI PITTURA E GRAFICA

ANDARE OLTRE… NELLA LUCE.

In occasione della terza edizione del Convegno

Andare Oltre… Uniti nella Luce, che si terrà dal

19 al 21 ottobre 2018, presso l’Hotel Atlantic di

Borgaro Torinese (TO), le associazioni culturali La

Tesoriera, Valle Sacra e l’A.C.S.D. ArtInMovimento,

propongono la prima edizione del Premio

di pittura e grafica “Andare Oltre… nella Luce”.

Si tratta di un concorso di pittura e grafica a tecnica

libera (sezione unica) aperto a tutti gli artisti

italiani e stranieri senza limiti di età.

Si vuole invitare i partecipanti a interpretare artisticamente

la trasformazione, tra passaggi e continuità,

con la percezione di legami, di storie, di

esistenze che apparentemente sembrano spezzati.

Una sensibile artistica rappresentazione dei concetti

di vita e di morte nelle sue diverse manifestazioni

e interpretazioni, cogliendo tra forme e colori

l’emozione di “Andare Oltre… nella Luce”.

Una giuria composta da sette membri, provenienti

da esperienze molto diverse, valuterà i lavori secondo

parametri tecnici, espressivi e tematici.

Le opere saranno esposte durante il Convegno, è

previsto un vernissage giovedì 18 ottobre dalle ore

19.00 alle ore 20.30 presso il Quality Hotel Atlantic,

sito in via Lanzo 163-165 a Borgaro Torinese,

location dell’esposizione delle opere finaliste che

si protrarrà per tutta la durata del convegno, fino

alla premiazione di domenica 21 ottobre.

“Attraverso l’istituzione del Premio di Pittura e

Grafica Andare Oltre… nella Luce concretizziamo

la nostra visione dell’arte come importante ponte

col Trascendente. Giovanni Cortese e Marta Tamburini

sono i compagni ideali per questa nuova avventura.

Inoltre volendo stimolare la ricerca, ci

aspettiamo di poter vedere realizzati visivamente

scenari e interpretazioni personali dell’Oltre e

della parola chiave del nostro evento trasformazione”,

afferma Annunziato Gentiluomo, Direttore

del Convegno.

Richiedere le informazioni ed il bando completo a:

Odette Alloati chiamando il 392.6990129

o scrivendo a

premio@artinmovimento.com

rivista Art&trA

6 numeri € 13,00

12 numeri € 22,00

gli abbonati alla rivista avranno uno

sconto del 50 % sul

prezzo di copertina di € 120,00

dell’Annuario d’Arte moderna 2019

Desidero ricevere le copie della rivista al seguente indirizzo:

Nome_______________________

Cognome____________________

Cap.________Città___________

Indirizzo____________________________________________

Tel_________________e-mail___________________________

il pagamento potrà avvenire mediante

bonifico bancario

Iban: IT 10 K 05387 03200 000002169513

intestato a Acca Edizioni Roma Srl


8

a

BIENNALE D’ARTE

INTERNAZIONALE

A MONTE-CARLO 2018

22 - 23 SETTEMBRE 2018

Hôtel Métropole Sala Théàtre - Monte-Carlo

ORARIO ESPOSIzIONE DALLE 15,30 ALLE 19,00

COMPONENTI GIURIA:

PATRICK BARTOLI: GALLERISTA (GALLERIA D’ARTE BARTOLI - MARSIGLIA)

ANDREA CICCONI: ARCHITETTO, CURATORE, FOTOGRAFO

ERMANNO CORTI: CRITICO D’ARTE

MONIA MALINPENSA: GALLERISTA-CURATRICE, CRITICA D’ARTE-GIORNALISTA (GALLERIA D’ARTE MALINPENSA By LA TELACCIA )

DOMENICO MINIERI: COLLEzIONISTA

FRANCESCO MUTTI: CURATORE, CRITICO, D’ARTE E SCRITTORE D’ARTE DELLA RIVISTA ARTEiNWorld

LORELLA SALVEMINI PAGNUCCO: EDITORE E DIRETTORE RESPONSABILE DELLA RIVISTA ARTEiNWorld

GIULIANA PAPADIA: GALLERISTA-CONSULENTE ARTISTICO DELLA GALLERIA D’ARTE MALINPENSA By LA TELACCIA

IGOR VARNERO:

PRESIDENTE FEDERALBERGHI IMPERIA

Con il patrocinio

Malinpensa by La Telaccia - Corso Inghilterra, 51

10138 Torino

Art Director Monia Malinpensa

Tel +39.011.5628220 - cell. 347.2257267

www.latelaccia.it - info@latelaccia.it

Ambasciata d’Italia

nel Principato di Monaco


a

ARTISTI SELEzIONATI ALL’8 BIENNALE D’ARTE

INTERNAzIONALE A MONTE-CARLO 2018

IN MOSTRA SETTANTOTTO ARTISTI SELEzIONATI SU PIU' DI TREMILA ADESIONI

LAURA AMATO

BERARDO BANDINI

LINO BARONE

MANUELA BIANCHI

PAOLO BISIGHIN

MARCELLO BIzzONI

BUFFALDO

GIUSEPPE CACCIATORE

EzIO CAMILLETTI

FRANCESCA CAMPAGNOLO

ANTONIO GESUELE CATANANTI

ROSSANA CHIAPPORI

SANDRA CHIAPPORI- IMAMAMI

ALEKSANDRA MONIKA

CHUCHMACz- ARTEMIDE

(FOTO ART ALE )

PAOLA MARIA COLOMBO

SIMONA CORINO NEGRI

PIERLUIGI COTTARELLI

- SCHIACCIANOCI

PIETRO DARESTA

MONICA DE FRANCESCO

ALKETA DELISHAJ

PEPPE DENARO

MARTINA DI BELLA

FRANCO DONzELLI

GIANCARLO FABBI

MARISA FOGLIARINI

GINO FONTANESI

BARBARA FRATESCHI

FULVIA GAMENARA

ALBERTO GASPAROTTI - BEBO

JOHANNES GENEMANS

SCULTORE

CINzIA GHELARDINI

ALESSANDRA GIBELLINI

EUGENIO GIACCONE

OLGA GOULANDRIS

ROSA GIOMBARRESI

GIOVANNI PAOLO IANNELLI

- PIERRE - JAGI

SILVANA LANDOLFI

VINCENzO LAGALLA

SyLVIA LOEW

ANNA RITA LONGARONI

STEFANIA LUBATTI

ELIO LUSSO- LUCIA ROMANONI

ANNA MARIA MACIECHOWSKA

NAIDA MAIONE - NM

GIOVANNI MANGIA

ELIO MARKESE

WALTER MARIN

SILVANO MARRO

ANTONELLA NATALIS

MARCO PALMA

MARIA FAUSTA PANSERA

KATIUSCIA PAPALEO

MADDALENA PATRESE

SARO PATTI

GESUINO PINNA - JANAS

ORESTE POLIDORI

GIUSEPPE PORTELLA

RAF

DANIELE RAVIzzA

STEFANO ROBIGLIO

ROLANDO ROVATI

GIOVANNA RUGGIERI

ANTONIO SALINARI

BIANCA SALLUSTIO

MAURIzIO SALETTI - MAUS

KATIA SORASIO

ROBERTO SPACCAPANICCIA

ANTONELLA STELLINI

FERNANDO TAM

MARIA PIA TAVERNA

MICHELANGELO TOFFETTI

ANNA TRAPASSO - Nannì

TIzIANA TREzzI

ALESSANDRA TRISCHITTA

SEBASTIANO VAGNETTI

- EL LOBO LOCO-

SIMONA VERONICA VERzICHELLI

- S.V. KELLy

FLOREANNE V.

ANNA zENNARO

a

L’8 BIENNALE D’ARTE INTERNAzIONALE A MONTECARLO 2018 E’ ORGANIzzATA SOLO ED ESCLUSIVAMENTE

DALLA GALLERIA D’ARTE MALINPENSA By LA TELACCIA


ARTISTI SELEzIONATI ALLA 8a BIENNALE D’ARTE INTERNAzIONALE A MONTE-CARLO 2018

LAURA AMATO

BERARDO BANDINI

“The waiting game” - Collage photograph

and acrylics on canvas - cm. 50 x 70 - 2017

LINO BARONE

“Speranza” - Tecnica mista base ad olio (pastelli)

su cartone (in fibra di legno) - cm 34,5 x 28,5 - 2014

MANUELA BIANCHI

“Cactus” - Olio a spatola - cm 40 x 30 - 2018

PAOLO BISIGHIN

“Roten Power” - Ametista, lapislazzuli, spinello, agata rossa e verde.

Tessere in malachite, pasta vitrea e oro zecchino 24 k, più colori acrilici

Mosaico - Ø cm 20 - 2018

MARCELLO BIZZONI

“Party 2” - Olio su tela

cm. 100 x 100 - 2018

“Giochi di colore - Riposo dell’anima” - Olio e acrilico

cm. 98 x 71 - 2016-2018


ARTISTI SELEzIONATI ALLA 8a BIENNALE D’ARTE INTERNAzIONALE A MONTE-CARLO 2018

BUFFALDO

GIUSEPPE CACCIATORE

“Scherzo al tè delle quattro” - Olio e matite su tela - cm. 50 x 70 - 2000

EZIO CAMILLETTI

“Bilocale indipendente” - stucco edile su tela, inserti di cartone,

acrilico - cm 40 x 80 - 2017

FRANCESCA CAMPAGNOLO

“Universo III” - Stampa a plotter su tela fotografica ad alta risoluzione su telaio

Matrice originale 1974 in gelatina tricromatica-Digitalizzazione con Scanner-

Hell-CHROMOGRAPH a cilindro 2015 - cm. 70 x 70

ANTONIO GESUELE CATANANTI

“Il riflesso dell’anima” - Stampa su carta fotografica - cm. 45 x 35 - 2017

ROSSANA CHIAPPORI

“Scorcio di paese” - Olio su tela

cm 50 x 70 - 2009

“Pazza natura” - Tecnica mista su tela

cm. 110 x 80 - 2017


ARTISTI SELEzIONATI ALLA 8a BIENNALE D’ARTE INTERNAzIONALE A MONTE-CARLO 2018

SANDRA CHIAPPORI- IMAMAMI

ALEKSANDRA MONIKA CHUCHMACZ

ARTEMIDE- (FOTO ART ALE)

“Mantova nell’oblio, fiume Mincio”

acquerello su carta cm 78 x 58 - 2018

PAOLA MARIA COLOMBO

“Ad alta tensione”

opera

fotografica

digitale contemporanea

composta

da sei foto

cm 30 x 45 totale

misura opera

100 x 100 - 2017

SIMONA CORINO NEGRI

“Mare e metamorfosi” - Fotografia artistica

elaborata digitalmente - cm. 90 x 60 - 2018

PIERLUIGI COTTARELLI

- SCHIACCIANOCI -

“Jasper” - Olio e acrilico su tela - cm. 80 x 90 - 2013

PIETRO DARESTA

“Luce Bugatti Campogalliano” - Fotografia digitale numerata

su mdf stampata su carta cotone - cm 100 x 68 - 2017

“Luna rossa” - Colori acrilici, plastica, carta di giornale,

cenere su tela cm 100 x 100 - 2017


ARTISTI SELEzIONATI ALLA 8a BIENNALE D’ARTE INTERNAzIONALE A MONTE-CARLO 2018

MONICA DE FRANCESCO

ALKETA DELISHAJ

“Il mare” - tecnica mista su tela in juta - cm. 80 x 80 - 2017

PEPPE DENARO

“Serie The Swimming nr 41” - Acrilico su tela - cm. 80 x 80 - 2017

MARTINA DI BELLA

“L'ultimo viaggio”

Tecnica del

frottage digitale

(tecnica sperimentata

e messa a punto dal

sottoscritto nel 2008)

e successivamente

stampate mediante

stampa giclée su

carta fotografica ap

cm. 138 x 77,5 - 2013

“Pacific Ocean - a warm place with no memory” Natura-Luce riflessa

sull'acqua - cm. 70 x 100 - Spessore 1 cm. - 2017

FRANCO DONZELLI

GIANCARLO FABBI

“Giostra antica” - Olio e acrilico su tela - cm 60 x 80 - 2018

“L'attesa” - Stampa analogica da negativo realizzato nel laboratorio

Diamantino Quintas-Paris - cm 80 x 100 - 2017


ARTISTI SELEzIONATI ALLA 8a BIENNALE D’ARTE INTERNAzIONALE A MONTE-CARLO 2018

MARISA FOGLIARINI

GINO FONTANESI

“Mediterraneo n.2” - Acrilico su tela- cm 100 x 100 - 2018

BARBARA FRATESCHI

“Scacchiera” - Tecnica mista su tela - cm 50 x 60 - 2013

FULVIA GAMENARA

“Attitude n. 5” -Acrilico su tela - cm. 100 x 100 - 2018

ALBERTO GASPAROTTI - BEBO

“Fondali” - Acrilici su policarbonato e materiale plastico - cm. 71 x 71 - 2016

JOHANNES GENEMANS-SCULTORE

“Con l’acqua alla gola” - Marmo bianco di Carrara e vetro

cm 30 x 30 x 30 - 2018

“La perla dell’Adriatico” - Bronzo - h. cm 50 - 2003


ARTISTI SELEzIONATI ALLA 8a BIENNALE D’ARTE INTERNAzIONALE A MONTE-CARLO 2018

CINZIA GHELARDINI

ALESSANDRA GIBELLINI

“Semplicemente Mare” - Collage (carta velina colorata con acquerello)

su tavola di legno - cm. 50 x 50 - 2014

OLGA GOULANDRIS

“Riflessi” - Polimaterico, foglia oro e mosaico su tela - cm. 100 x 100 - 2011

EUGENIO GIACCONE

“Giraglia Rolex Cup” - Acrilico e pigmenti su

cartoncino telato - cm. 70 x 70 - 2017

“My land ” - Smalti, marble, ceramic, gold, wire, cement on wood

cm. 70 x 100 - 2016

SILVANA LANDOLFI

ROSA GIOMBARRESI

“La speranza” - Tecnica mista su tela - cm. 60 x 90 - 2018

“Vele a Barcellona” - Scultura in plexiglass,

porcellana e vetro tiffany - cm. 70 x 45 - 2016


ARTISTI SELEzIONATI ALLA 8a BIENNALE D’ARTE INTERNAzIONALE A MONTE-CARLO 2018

GIOVANNI PAOLO IANNELLI

- PIERRE - JAGI

VINCENZO LAGALLA

“Creative evolution” - Acrilico e collage su carta spolvero

intelaiata su tela pattina - cm. 40 x 72 - 2016

SYLVIA LOEW

“PARTO SW 2” Sandwich n° 2 diapositive colore (Kodac- Agfa)

cm. 100 x 70 - 1986

ANNA RITA LONGARONI

“L'Ombra” Marmo bianco Statuario Carrara Marmo Nero Belgio

cm. 17 x 13 x 53 - 2017

STEFANIA LUBATTI

“Solitudine” - Olio su tela - cm. 80 x 80 - 2018

ELIO LUSSO - LUCIA ROMANONI

“Vetrata gotica” - Acrilico su tela spatola e pennello

Dittico di due tele ciascuna di 25 × 50 - 2018

“Isola galleggiante di plastiche” - Tecnica á Vitrail - cm. 35 x 50 - 2018


ARTISTI SELEzIONATI ALLA 8a BIENNALE D’ARTE INTERNAzIONALE A MONTE-CARLO 2018

ANNA MARIA MACIECHOWSKA

NAIDA MAIONE - NM -

“I mille significati di un uovo rotto” - Tecnica mista su tela - cm. 80 x 70 - 2017

“Quello che non c’è” - Tecnica mista su tela - cm. 100 x 80 - 2016

ELIO MARKESE

GIOVANNI MANGIA

“N. 44” - Tecnica mista su tela - cm. 60 x 40 - 2017

WALTER MARIN

“La roccia pesante” Tecnica mista - cm. (30 x p. 23 x h. 53)

altezza totale con supporto cm. 165 - 2015

SILVANO MARRO

“L’abbandono” - Olio su tela - cm. 70 x 100 - 2010

“Dal cielo” - Olio su MDF - cm. 70 x 70 - 2018


ARTISTI SELEzIONATI ALLA 8a BIENNALE D’ARTE INTERNAzIONALE A MONTE-CARLO 2018

ANTONELLA NATALIS

MARCO PALMA

“Deep nebulae” - Acquerello e gel bianco su carta - cm. 100 x 70 - 2018

“Flowers from Mars 1” - Tecnica mista su tela - cm. 50 x 70 - 2018

MARIA FAUSTA PANSERA

KATIUSCIA PAPALEO

“Rinascita” - acrilico su tela, tecnica mista - cm. 50 x 70 - 2017

MADDALENA PATRESE

“La barca dei sogni” - Olio su tela - cm. 80 x 80 - 2017

SARO PATTI

“Canale di Chioggia 1” - Stampa su pannello

Hahnemuhle William Turner cm. 70 × 100 - 2016

“Sasso di mare (vibrazioni lineari)” - Tecnica mista, pittura acrilica su tela, sasso,

fotografia ed elaborazioni digitali assemblati - cm. 60 x 60 + 23 x 60 - 2014


ARTISTI SELEzIONATI ALLA 8a BIENNALE D’ARTE INTERNAzIONALE A MONTE-CARLO 2018

GESUINO PINNA - JANAS

ORESTE POLIDORI

“Fondale marino” - Acrilico su tela - cm. 30 x 60 - 2018

DANIELE RAVIZZA

“Metropoli” - Acrilico e tecnica mista su tela - cm. 100 x 70 - 2017

GIUSEPPE PORTELLA

“The outsider XI” - Wood - cm. 27 x 44 x 18 - 2018

“Meduse-Luce” - Resine fluorescenti su tavola - cm. 70 x 70 - 2013

RAF

STEFANO ROBIGLIO

“Mare è la voce del mio cuor” - Acrilico e foto su 5 tele - cm. 50 x 50 - 2018

“Nautilus” - Ferro battuto - cm. 45 x 10 x h. 10 - 2017


ARTISTI SELEzIONATI ALLA 8a BIENNALE D’ARTE INTERNAzIONALE A MONTE-CARLO 2018

ROLANDO ROVATI

GIOVANNA RUGGIERI

“Fondali” - Tecnica mista su tavola - cm. 90 x 90 - 2018

ANTONIO SALINARI

“N. 1 costruzioni intelletuali ” - Xilografia stampata su carta Tiepolo

cm. 80 x 60 - 2016

BIANCA SALLUSTIO

“Mediterraneo” - Vari legni pregiati e certificati - cm. 82 x 34 x 34 - 2017

“A Plastic Ocean” - Olio su tela - cm. 100 x 70 - 2017

KATIA SORASIO

MAURIZIO SALETTI - MAUS -

“Concezione volumetrica 10” - Acrilici su tavola - cm. 70 × 85 - 2018

“Amore materno” - mista su tavola di legno - cm. 65 x 90 - 2010


ARTISTI SELEzIONATI ALLA 8a BIENNALE D’ARTE INTERNAzIONALE A MONTE-CARLO 2018

ROBERTO SPACCAPANICCIA

ANTONELLA STELLINI

“Oceano di notte” - Acrilico su tela - cm. 50 x 70 - 2018

FERNANDO TAM

“Thank you Blagodarija” - Materiali inglobati nel plexiglas

cm. 30 x 30 x 30 anno 2017

MARIA PIA TAVERNA

“Via Condotti, Roma” - Tecnica mista su polistirene - cm. 50 x 70 - 2017

MICHELANGELO TOFFETTI

“Il nuovo oltre” - Tecnica mista su tela, elaborazione digitale , stampa su tela

con intervento ad olio - cm 80 x 90 - 2008

ANNA TRAPASSO - Nannì

“Paganini”

Bronzo

cm. h. 44 - 2008

“Riflessione nell'istante” - Olio su tela - cm. 50 x 50 - 2011


ARTISTI SELEzIONATI ALLA 8a BIENNALE D’ARTE INTERNAzIONALE A MONTE-CARLO 2018

TIZIANA TREZZI

ALESSANDRA TRISCHITTA

“Seguimi” - Acrilico su tela cm. 77 x 97,5 - 2014

SEBASTIANO VAGNETTI

- EL LOBO LOCO -

“Un vento nero” - Fotografia - arte digitale

(stampa gliclée su tela in Ed. limitata e numerata) - cm. 60 x 60 - 2018

SIMONA VERONICA VERZICHELLI

- S.V. KELLY -

“Lumaca”

Tecniche

speciali

cm. 21 x 29

2017

FLOREANNE V.

“Il mare e le sue metamorfosi” - Tecnica mista su tela - cm 60 x 80 - 2018

ANNA ZENNARO

“Mare” - Acrilico su carta - cm. 78 x 33 - 1998

“Blue eye hole” Serie Blue Holes

Tecnica mista su tela - cm. 100 x 100 - 2017


8a BIENNALE D’ARTE INTERNAzIONALE A MONTE-CARLO 2018

112

Tema libero e tema fisso:

IL MARE E LA SUA METAMORFOSI

La Galleria d'arte Malinpensa by la Telaccia che ha organizzato la 8° Biennale d’Arte Internazionale

a Monte-carlo 2018, con una complessa organizzazione ed un entusiasmante

successo di adesioni, presenta all’interno delle sale Théàtre, presso l’Hotel Métropole di

Montecarlo, una mostra di importante e straordinario evento. Esporranno alla Biennale

validi artisti emergenti d’elevato livello culturale selezionati nel vasto panorama artistico.

L’esposizione si svilupperà con opere di pittura, scultura, fotografia, grafica, incisione, ceramica,

bassorilievi, mosaici, e lavori realizzati al computer. Come ogni edizione si potranno

ammirare opere dal forte rigore creativo e dalla qualità interpretativa. Sarà una

mostra coinvolgente a testimonianza di un’arte rispettosa dove sempre più nuovi linguaggi,

forme e colori si fondono con la sensibilità, la poesia e la forza descrittiva, per

un’arte ricca di ampia resa contenutistica, comunicativa e capacità di tecnica. La Galleria

d’Arte Malinpensa by La Telaccia, affiancata da una giuria composta da critici d’arte,

giornalisti, editori, galleristi e collezionisti, ha selezionato con scrupolosi-tà, professionalità

ed impegno vari artisti a livello internazionale. In questa edizione della 8° Biennale d’Arte Internazionale 2018 sono stati selezionati

78 artisti su più di tremila adesioni pervenute da tutte le parti del mondo. È una manifestazione d’arte, di grande risonanza, che accoglie

a Monte-Carlo un vasto pubblico di collezionisti ed appassionati d’arte. È una mostra di notevole prestigio sia per la qualità delle opere

che per l’importanza a livello culturale e questo grazie anche alla vasta pubblicità che la Galleria d’arte Malinpensa by La Telaccia, organizzatrice

della Biennale, realizza su diverse riviste internazionali specializzate nel settore artistico. Anche per l’edizione del 2018 vi

è il patrocinio dell’Ambasciata italiana nel Principato di Monaco e questo fa molto onore alla Biennale. Sarà un appuntamento interessante

in cui un ricorrente intreccio di puri sentimenti si materializza in una libertà assoluta di espressione. Per la 8° Biennale d’Arte Internazionale

a Monte-Carlo 2018 vi sarà, oltre a tema libero, anche il tema fisso: “Il mare e la sua metamorfosi”. Il rapporto fra l’uomo e il mare con

le sue varie problematiche ma anche con la sua immensa bellezza. Una gamma di valori comuni, di simboli, di combinazioni di linguaggio

e di significati si proiettano sull’opera attraverso l’animo dell’artista. La realtà e la fantasia si concretizzano in una ricerca significativa

della tecnica ed all’uso della materia con una rappresentazione di notevole pregnanza comunicativa. All’interno della Biennale vedremo

come gli artisti, che con la loro sensibilità, impegno, ideazione e voglia inarrestabile di libertà creativa, esprimeranno il tema sulla metamorfosi

del mare con amore e con la potenza universale dell’arte.

Monia Malinpensa

(Art Director - Curatrice - Critica d’Arte - Giornalista - Galleria d’Arte Malinpensa by La Telaccia)

TROFEO REALIzzATO PER L'OCCASIONE DAL MAESTRO

UGO NESPOLO PER DIECI ARTISTI PREMIATI

DURANTE IL VERNISSAGE DELLA BIENNALE SUL TEMA FISSO

"IL MARE E LA SUA METAMORFOSI"

I DIECI ARTISTI PREMIATI VERRANNO PUBBLICIzzATI CON LE

FOTO DELLE LORO OPERE SULLA RIVISTA Art&trA

DI OTTOBRE 2018 E SUL SITO UFFICIALE DELLA GALLERIA D'ARTE

MALINPENSA By LA TELACCIA,

SU FACEBOOK E SU INSTAGRAM.

ARTISTI PROVENIENTI DA: ALBANIA - ARGENTINA - BRASILE - CINA - FRANCIA - GERMANIA

GRECIA - INGHILTERRA - OLANDA - POLONIA - REPUBBLICA CECA - STATI UNITI - SVIzzERA

L'arte non si ferma ed arriva a Monte-Carlo. Con straordinario successo e complessa organizzazione la Galleria d'Arte Malinpensa

by La Telaccia segnala validi artisti contemporanei molto promettenti, scrupolosamente e seriamente selezionati nel vasto panorama

artistico Internazionale. La Galleria d'Arte Malinpensa by La Telaccia promuove così un percorso artistico di notevole importanza

che trova risultati di grande merito. E' un appuntamento interessante assolutamente da non perdere, dove un ricorrente intreccio

di puri sentimenti si materializza in una libertà di assoluta espressione. Sono artisti che ci raccontano e che ci seducono ininterrottamente

con la loro arte nelle tecniche e nei materiali più svariati all'insegna di un'esposizione prestigiosa intrisa di autenticità in

cui si fondono profondi stati d'animo emozionali e suggestive sensazioni, indice fondamentale di un fare arte sincero.


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“Illuminated picture IV” - 2016 - tela dipinta e perforata - cm 160 x 224

Anne-Karin Furunes

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S ILVANA

G ATTI

L’albero dell’amore – 2018 - Olio su tela

cm 30 x 40

CIELO MARE

Azzurro cielo sprofonda nel mare

ove radici africane portano

lacrime di sofferenza

urla scorrono sbucciando le dune della vita

arsi piedi le camminano in speranza

illusione di un sogno di vita

si spezzano e si ricompongono

altrove.

di Giovanni Cortese

8 giugno 2018 (17:41) Rivarolo Canavese (TO)

Il pescatore – 2018 Olio su carta Annigoni

Silvana Gatti e Giovanni Cortese vantano una collaborazione artistica ventennale nell’ambito dell’Ass.ne

Artistico Culturale “La Tesoriera” di Torino, organizzando eventi artistici e laboratori di pittura per bambini.

Numerose sono le opere della pittrice che hanno ispirato i versi del poeta torinese.

S I LVA N A G AT T I - P I TT R I C E F I G U R AT I VA & S I M B O L I S TA - V I A L E C A R RU ’ N ° 2 - 1 0 0 9 8 - R I VO L I - (TO )

h t t p : / / d i g i l a n d e r. l i b e r o. i t / s i l v a n a g a t t i - e m a i l : s i l v a n a m a c @ l i b e r o. i t


116

Art&Event

Matrimonio ‘artistico’

a Cinecittà

World: celebra le

nozze dell’attrice

Cosetta Turco la

cantante Annalisa

Minetti

Si è svolta con grande emozione

nella chiesetta del Far

West domenica 10 giugno

l’unione fra l’attrice Cosetta Turco

(in bellissimo abito Pignatelli) e l’imprenditore Robert James Perilli. A

festeggiare i due sposi due testimoni d’eccezione il produttore Giovanni

Cottone e il manager Vincenzo Merli. I cantanti Annalisa Minetti nel

ruolo di celebrante d’eccezione, Mauro di Maggio, Carolina Rey, Giorgia

Papasidero, Mariateresa Amato e Rita Comisi hanno cantato per i

giovani sposi delle canzoni uniche ed emozionanti fino al momento in cui

la stessa sposa insieme al ballerino Tony Aglianò si sono esibiti in un coreografia

dedicata allo sposo Robert. Tanti personaggi del mondo dello

spettacolo presenti in una giornata così speciale. Per i due giovani sposi

sono state giornate ricche non solo di emozioni, ma anche di affetto.

Road to green 2020 Award 2018

Assegnati al rifiutologo Roberto Cavallo, ad Alberto Bertone AD

di Acqua Sant’Anna. Al conduttore Anthony Peth, ai fondatori

della startup The Circle, al produttore Giorgio Vertunni ed a

Dante Colitta per Geo Travel Network. Grande successo per il “Forum

La città del Futuro” , incentrato sul tema food e della sostenibilità ambientale.

Un confronto fra paesi diversi, con culture ed economie diverse con lo

scopo di condividere e pianificare idee di sviluppo sostenibile. La mission di

Road To Green 2020 è divulgare educazione ambientale come sostiene il

presidente Barbara Molinario presentando al pubblico e alla stampa il libretto

a fumetti interattivo “ZERO”; La guida interattiva al non spreco”. La

serata si è conclusa con un Live Show Cooking nella splendida terrazza dell’associazione

Civita.

Cipressino d’oro

AFollonica si è svolta la Cerimonia di Premiazione del Premio

di Poesia e Narrativa “Cipressino d'Oro”. Il concorso di poesia

è organizzato e promosso dal Club Kiwanis di Follonica,

insieme all'architetto e scultore Gian Paolo Bonesini, che ha realizzato

il trofeo per il primo classificato. La vincitrice di questa VI edizione, conclusa

con successo, è la studentessa fiorentina Alice Gibbi con la poesia

“Lacrime”. Ha aperto i lavori il Sindaco di FollonicaAndrea Benini, ha

fatto seguito il messaggio di benvenuto del responsabile del premio Loriano

Lotti. È stata molto apprezzata la partecipazione della giornalista,

poetessa e promotrice culturale Daniela Cecchini in veste di Madrina

d'Onore. Quest'anno il ricavato dalla vendita dell'antologia, realizzata con

le opere in concorso, è stato devoluto per sostenere il progetto “Happy

child”, a favore dell'assistenza e dell'accoglienza dei bambini stranieri nel

nostro Paese.

Carabinieri e Bambini

Sold Out per la seconda edizione

Centinaia di persone e bambini presenti per la seconda edizione

di Carabinieri e Bambini al parco divertimenti OasiPark

di Roma. L’Arma dei Carabinieri presente con i

suoi mezzi moderni e storici e con i reparti speciali. Presentati da

Anthony Peth, personaggi dello spettacolo si sono alternati sul palco

in una maratona all’insegna della solidarietà Nino Taranto, Gianfranco

Phino, I Sequestrattori, Francesco Fiorini, si sono susseguiti

sul palco insieme ad autorità dell’Arma per perorare la causa

della Onlus accreditata nel parco Il Caprifoglio Onlus, che con il

Progetto Miriam, un’orfanotrofio costruito in Uganda a Roshooka.

Le attrazioni del parco hanno fatto da cornice ad un’evento ormai

atteso ogni anno


“ForMaggio”

La sesta edizione trionfa

Un’edizione ricca di appuntamenti quella di «ForMaggio» organizzato

dalla Gi.Ga.Gi. giunta al sesto anno con grande

successo. Protagonisti i formaggi locali e nazionali, accompagnati

da iniziative su cibo, cultura, intrattenimento. Pubblico

incuriosito per gli show cooking, con la sezione reatina della

Federazione Italiana Cuochi presieduta da Elia Grillotti; Tanti gli

ospiti intervenuti dallo chef Alessandro Circiello, chef di Rai 1 al presentatore

Anthony Peth direttamente da Gustibus La7. Numerosi gli

spettacoli musicali che hanno accompagnato le serate nel centro storico

di Rieti ma anche ampio spazio all’artigianato di qualità. Quest’anno

alla famiglia Castelli del salumificio Sano è stato assegnato il riconoscimento

come ambasciatori del territorio. A fare da cornice alla street

food sono state le 30 Maserati storiche.

Steven B. acclamato all’Oasi Park

Divertente e gioiosa giornata all'Oasi Park di Roma per il

fenomeno musicale di Steven B., il talento che vanta collaborazioni

con artisti del calibro di Gigi Proietti, Pippo

Baudo, Vincenzo Salemme, Rita Pavone, Serena Rossi,

Enrico Brignano, Gianluca Guidi, Luca Barbareschi, Giampiero

Ingrassia, Johnny Dorelli e tanti altri, oltre ad essere da anni

il coreografo e assistente artistico di Loretta Goggi. Grazie al suo

percorso anche in campo sportivo, soprattutto nel tennis, ed essendo

un fan di Roberta Vinci, la grande tennista italiana, ha scritto un

brano a lei dedicato (“PUT THE BALL AND...RUN!”) e arrangiato

insieme al maestro Fabio Frizzi e sostenuto moralmente dal

Comitato Nazionale Italiano Fair Play (Associazione Benemerita

CONI). Ospite ai microfoni di Radio Bimbo e del suo ideatore,

Alessio De Silvestro con il suo pezzo, Steven, ha fatto divertire e

ballare tutti i presenti.

Pedersoli e

“Il Patto col

Diavolo”

Fontana affascina ancora una volta..

Grande successo a Montoro Contemporanea per la mostra

visiva di “Franco Fontana & QFF” diretta dal responsabile

il Dott. Gerardo Fiore. Ad ospitare la prestigiosa

exhibition l’affascinante cornice del Convento di S. Maria

degli Angeli in Torchiati di Montoro. La mostra, a cura di Franco

Sortini, propone dieci delle più celebri fotografie di Fontana esposte

accanto a quelle di quattordici allievi fotografi che negli anni si sono

distinti. Accanto al Maestro, le fotografie di: Denise Aimar, Dario

Apostoli, Lisa Bernardini, Marzia Braulin, Fausto Corsini,

Francesca Della Toffola, Massimo De Gennaro, Mauro Faletti,

Elisa Madeo Pitt, Giuliana Mariniello, Alex Mezzenga, Roberto

Mirulla, Michela Petti, Franco Sortini.

Un happening organizzato

da Camponeschi

a Piazza Farnese,

nel cuore di Roma per la presentazione

intima con Dj-set e aperitivo ha così celebrato la nuova avventura,

stavolta letteraria, di un grande produttore: Giuseppe

Pedersoli. “Un thriller politico, un paradosso, una provocazione che

spero farà riflettere un pò chi lo leggerà sul modello di società sul

quale ci stiamo abituando a convivere. Dobbiamo assolutamente

evitare il patto col diavolo”. Della famiglia Spencer presenti la Regista

Gaia Gorrini (nipote di Bud), Cristiana e Diamante Pedersoli

(figlie di Bud e sorelle di Giuseppe), la moglie di Giuseppe,

Lupita; e tanti amici: il direttore e compositore Franco Micalizzi

autore tra l'altro di “Lo chiamavano Trinità”, il produttore e regista

Claudio Bonivento, Marco Tullio Barboni sceneggiatore e scrittore,

Lisa Bernardini Presidente Occhio dell'Arte e tantissimi altri

ospiti. Se ne farà un film? Ai posteri la sentenza.


118

Marina Novelli

RoseIndigo - 2018 - Acrilico su Tela - cm.50 x 50

marinanovelli.it

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Mob. 0039 333 56 01 781


I Tesori del Borgo

Viaggio nella Capitale

dell'Area Grecanica

BOVA

Nel cuore dell'Aspromonte. Tra arte, storia, antichi miti e

paesaggi paradisiaci:

“Nido di falchi, culmine di altezza cui giunge solo il buon camminatore, sogno

d’un leggendario costruttore ch’eresse opra di forza e di bellezza…”

(dalla Poesia “Bova” di Domenico Napoleone Vitale, poeta classico della Calabria Greca).

di Enza Cavallaro


L

a strada s'inerpica fino a 820

metri con grinta. Alle spalle

la suggestione dell'azzurro

Jonio. Il sole si diverte a fare

giochi di luce. Riflessi di ali argentate

attraversano la stretta striscia di

asfalto. I primi contrafforti dell'Aspromonte

prendono forma come creta modellata

dalle mani dell'uomo. Pieghe di

un vestito dai fili verde, arancio, grigio

e oro. Bova, solitaria, si aggrappa al

roccione che la sorregge da tempo immemorabile

sgretolandosi poi ai piedi

del castello. Dietro svetta una spalliera

di pietra a strati, roccaforte della

natura. Le tegole delle case scivolano

sui sentieri battuti dal viaggiatore.”

(Edward Lear, Diario di viaggio in Calabria

e nel Regno di Napoli, 1852).

Bova, la Chôra, collocata in cima ad

un panoramico monte di 850 metri

s.l.m., appare da lontano come un

grumo di case addossate ad un’enorme

roccia. È situata al centro del versante

sud dell’Aspromonte, nella parte in cui

l’estremità meridionale della catena

montuosa degli Appennini incontra il

Mediterraneo, di fronte alle coste siciliane,

lì dove il mare Jonio unisce

l’Aspromonte all’Etna.

È raggiungibile da Reggio Calabria o

Catanzaro percorrendo la S.S.106 Ionica

in macchina oppure in treno.

Giunti a Bova Marina si abbandona la

litoranea e si imbocca, all’altezza dello

stadio comunale, una strada che in

nove agevoli km porta al paese. Un

percorso alternativo ma bello, anche se

più impegnativo, è la tortuosa vecchia


120

Provinciale che sale a Bova dal bivio

di Bova Marina in 14 Km.

La Chora è un piccolo scrigno di storia,

miti e monumenti. È ricca di bellezze

naturali, con i suoi terrazzamenti e i

suoi panorami, è semplice e silenziosa,

tutta da godere girovagando tra le

strette vie del suo centro medievale. Si

può apprezzare la cordiale ospitalità

della gente, godere dell’azzurro cielo e

dei colori del sottostante mare, gustare

la sua genuina cucina.

L’unico invito è rispettare questo luogo

col silenzio e la pulizia per contribuire

a mantenere il suo fascino e a creare un

fruttuoso rapporto di amicizia con il

luogo e i suoi abitanti che salutano con

il suono della antica lingua: Elàste me

agàpi, amèste me irìni ce ighìa (Venite

con amore, partite con la pace e la salute).

Chi giunge nella Chora incontra lei: la

locomotiva a vapore Gr 740/054, che è

stata collocata il 14 dicembre del 1987

ed è l’unica locomotiva a trovarsi a

8.50 m. s.l.m.

Bova è caratteristica per le sue antichissime

tradizioni di cultura e di arte,

ricordiamo che è uno dei Borghi più

belli di Italia pregiata pure della Bandiera

Arancione ed è gioiello di Italia.

Continuando la passeggiata, si incontra

il sentiero della civiltà contadina, un

museo all’aperto nel comune di Bova,

un percorso che si snoda nei vicoli,

dove sono stati installati i principali

strumenti di lavoro della cultura contadina:

macine da mulino ad acqua e a

trazione manuale, torchi e presse di


frantoio, abbeveratoi per animali, palmenti

per pigiare l’uva, torchi per

estrarre l’essenza del bergamotto e

molti altri oggetti appartenenti all’antica

civiltà agricola della Civiltà contadina

è un viaggio nella storia personale

di un uomo e, allo stesso tempo, nella

cultura collettiva di un territorio. Bova

conserva molti beni culturali: la chiesa

di San Leo (XVII sec.) con statua marmorea

del santo del 1582; la chiesa dell'Immacolata

(XVIII sec.); la chiesa di

Santa Caterina, con statua marmorea

della Madonna col Bambino (1590)

proveniente dalla chiesa dello Spirito

Santo (XVI sec.); la chiesa di San

Rocco; la cattedrale di Santa Maria

Isodia (presentazione di Maria Vergine),

che custodisce una statua marmorea

della Madonna col Bambino,

opera di Rinaldo Bonanno (datata

1548) e poggiante su un blocco raffigurante

lo stemma di Bova; palazzi

della cultura; il museo della lingua

greco calabra “ Gherard Rohlf”; i ruderi

del castello normanno.

Nella parte alta del castello si può vedere

incisa nella roccia un'impronta

che secondo una leggenda antichissima,

sarebbe quella della regina che

abitò il castello, che fece incidere il

suo piede come simbolo del proprio

potere. Le antiche origini della città di

Bova sono testimoniate dai numerosi

ritrovamenti archeologici rinvenuti in

prossimità del maniero risalenti al pe-


122

riodo neolitico, anche se le prime testimonianze

storicamente documentate

sull’esistenza di Bova risalgono ai

primi anni del secondo millennio,

quando tra il 1040 ed il 1064 i Normanni

si imposero su Arabi e Bizantini

nella dominazione della Sicilia e della

Calabria. Del periodo neolitico si ha

traccia anche nel sito di San Salvatore

che fu scoperto nel 2003 in seguito a

una ricognizione di superficie e a prospezioni

geofisiche (magnetometro e

resistività). San Salvatore è un insediamento

fortificato situato sulla cima

pianeggiante di un colle, a 1260 m sul

livello del mare.

Tra i dodici siti e manifestazioni selezionati

come “Meraviglie della Calabria”

è stata scelta anche la Festa delle

Palme (oppure Pupazze o Persephoni)

di Bova come manifestazione della tradizione

culturale.

L’usanza si manifesta come un momento

di collettiva sacralità popolare,

e consiste nel portare in processione,

fino al santuario di San Leo, principale

chiesa di Bova, delle grandi statue

femminili “scolpite” con foglie di

ulivo.

E’ la valorizzazione di un antico borgo

che ha resistito nei secoli alle invasioni

di popolazioni straniere, alle calamità

naturali, agli stravolgimenti della modernità

e che continua con fierezza e

orgoglio a rappresentare un’eccellenza

della Calabria e dell’intero Paese.


Giusy Dibilio

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124

L’estate 2018 al

Museo Ugo Guidi

di Forte dei Marmi

Si è conclusa nel mese di giugno

la significativa mostra

“Achille Funi e Ugo Guidi:

Ricordi di un’amicizia” che si

è sviluppata in una serie di

opere che hanno visto lo scambio di

ruoli tra i due maestri: Funi dipingeva

una scultura di Guidi e Guidi a sua

volta ritraeva Funi intento a dipingere.

Dal 1 luglio al 13 all’interno del museo

e negli spazi a disposizione del Logos

Hotel viene presentata la mostra “La

forza del colore”, collettiva di artisti,

promossa dalla Galleria bolognese

L’Alunno a cura di Calogero Cordaro

mentre dal 15 al 30 luglio le stesse sedi

vedono l’esposizione delle opere dell’artista

toscano Lanciotto Baldanzi

nato a Terricciola (Pisa) nel 1949. “I

quadri sono la sua introspezione quotidiana,

- così lo presenta Allegra Santini

- un ininterrotto racconto interiore che

oggi presenta, anche con una non celata

ritrosia, al Museo Ugo Guidi. Conobbi

Lanciotto per pura casualità. Era un

giorno d’agosto di due anni fa e Tristano,

suo figlio, mi portò a Terricciola

per conoscere suo padre e per farmi vedere

il suo curioso mondo di cui avevo

sentito parlare. Salendo le scale del

condominio lo vidi sull’ingresso della

sua casa con un grande sorriso nascosto

dalla folta barba bianca. - Siete arrivati

finalmente!- disse spalancando la porta

e invitandoci dentro. Entrata nell’appartamento,

non riuscii a credere ai

miei occhi. Incisioni sui muri, preghiere,

date, quadri completi e non,

pezzi di carta ritagliati pronti per essere

incollati, dipinti sul letto, al posto dei

tappeti, contro le pareti del bagno e

della cucina. Non mi ritrovai in una

casa, bensì, in un diario dove un uomo

per anni aveva lasciato un segno dei

suoi pensieri, dai più malinconici ai più

amari. Coloratissime immagini surreali

e oniriche facevano da cornice alle finestre

contro le brulle colline di fine

estate. Lanciotto non parlò molto, o

meglio, parlò molto, ma non troppo di

sé, lasciò che parlasse tutto quello che

ci circondava ed io dopo quel giorno

tornai a trovarlo più volte ed ebbi la

possibilità tra una piacevole chiacchiera

e l’altra, di selezionare, fotografare

e schedare con grande entusiasmo

solo una minima parte delle sue opere

in una raccolta, con l’accordo di omettere

alcuni titoli dei quadri, a lui profondamente

ed intimamente cari. Non

mi intendo d’arte, ma rimasi davvero

stupefatta da quel luogo, dalla sua figura

e dalla sua immensa produzione.

Ma la verità è che nessuno può rimanerne

indifferente.”

Nel mese di agosto viene presentato il

“Premio Internazionale d’Arte Arturo

Dazzi” a cura di Asartmagazine, concorso

che mira alla promozione e valorizzazione

dell’arte contemporanea

offrendo un’importante occasione di

visibilità ad artisti di ogni provenienza.

Il concorso prevede la selezione di 100

opere suddivise in quattro sezioni: pittura,

scultura e istallazione, fotografia

e grafica con pubblicazione nel catalogo

ufficiale del premio e importanti

premi ai primi due classificati. I vincitori

sono annunciati nel corso della cerimonia

di premiazione nel giorno 30

agosto 2018.

Dal 2 al 21 settembre viene ricordato il

500° anno della presenza di Michelangelo

in Versilia con la mostra “Nel

Segni di Michelangelo”, collettiva di

artisti a cura di Lodovico Gierut. Infine

dal 23 settembre fino al 2 ottobre è

esposta al MUG una parte delle opere

della collezione del Museo stesso a testimonianza

delle oltre 140 mostre o-

spitate dal curatore Vittorio Guidi in

occasione delle “Giornate Europee del

Patrimonio” promosse dal MIBACT

col patrocinio del Parlamento Europeo.

Tutta la programmazione del museo è

inserita nella comunicazione ufficiale

del Comune di Forte dei Marmi, nelle

brochure stampate dal

Comune e sulle riviste

Forte Magazine e Forte

International. La

programmazione del

Museo Ugo Guidi prosegue

fino alla primavera

2019. Per info o

rimanere informati dell’attività

museale:

museouguidi@gmail.com


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10.000 copie distribuite nelle Fiere d’Arte

Internazionali e in abbonamento

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