Un anno di attività al Parlamento europeo

morfeobens

egistro, la possibilità di intraprendere attività di interazione con i lobbisti da parte del trio di

Presidenza di turno. Si tratta di un aspetto, insieme agli altri che usciranno dalle

negoziazioni, che dovranno essere valutati attentamente prima di esprimere una

valutazione. Certo è che la volontà di non impiegare uno strumento giuridico vincolante

erga omens, come un regolamento o una decisione, limita grandemente l’efficacia del

futuro Registro.

9) Diritto d’inchiesta (Regolamento del Parlamento europeo relativo alle modalità per

l'esercizio del diritto d'inchiesta del Parlamento europeo, che sostituisce la decisione del

Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione del 19 aprile 1995 (95/167/CE,

Euratom, CECA): si tratta di un dossier di grande importanza, che è stato trattato anche

durante la scorsa legislatura senza esito. La procedura seguita per l’approvazione di questo

regolamento è una procedura speciale ex art. 226 TFUE.

Il Consiglio, a causa della delicatezza del tema e delle possibili conseguenze che un tale

regolamento può avere, è stato restio anche solo a sedersi a trattare. Il relatore ha

effettuato svariati sforzi per cercare di superare l’impasse e far approvare il testo (il dialogo

è andato avanti con ben 3 Presidenze!). Attualmente il relatore ha incontrato la Presidenza

austriaca, che si è dimostrata disponibile a discutere del dossier. Si tratta dell’ultimo

tentativo del relatore di procedere per via tecnica e, se anche questo dovesse fallire, si

penserà ad adire la Corte di Giustizia per violazione del principio di leale e sincera

cooperazione tra Istituzioni. Il relatore, dopo aver preparato due documenti di lavoro (primo

e secondo) ha presentato un c.d. non-paper dove vengono messe nero su bianco le varie

problematiche tecniche e le possibili soluzioni che potrebbero essere individuate. Tale

documento sembra essere stato accolto con favore dal Consiglio, il quale sembra pronto

convocare il proprio organo preparatorio “Gruppo Affari Generali” c.d. GAG per esaminare

tale documento. La posizione del Parlamento è infatti cristallizzata nella cosiddetta

relazione Martin, votata nel corso della scorsa legislatura (risoluzione legislativa). Per

superare tale posizione è quindi necessario un voto della plenaria che per opportunità può

avvenire solo a fronte di un accordo con il Consiglio. Da notare come un’eventuale

approvazione del regolamento costituirebbe un passo in avanti anche se il testo non

rispecchiasse appieno i desiderata del Parlamento, visto che l’attuale disciplina è contenuta

in semplice Accordo Interistituzionale che non ha efficacia erga omnes, a differenza di un

regolamento.

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