20.07.2018 Views

La Toscana nuova Luglio agosto x web

You also want an ePaper? Increase the reach of your titles

YUMPU automatically turns print PDFs into web optimized ePapers that Google loves.

La Toscana nuova - Anno 1- Numero 7- Luglio/Agosto 2018 - Registrazione Tribunale di Firenze n. 5905 del 6-2-2013 - Iscriz. Roc. 23227. E 1. Poste Italiane SpA Spedizione in Abbonamento Postale D.L. 353/2003 (conv.in L 27/02/2004 n°46) art.1 comma 1 C1/F


Arredamenti d’antiquariato, oggettistica e lampadari

Via della Spada 41 56 58 60r - 50123 Firenze

Tel e fax 055 2398696 / +39 3316648066

info@antichitachiavacci.it

AMPIA ESPOSIZIONE AL PIANO SUPERIORE


Sommario luglio/agosto 2018

6 Il San Gaetano di Vinicio Polidori per la Nobile Contrada del Nicchio

8 Nella millenaria pieve di San Piero in Mercato la mostra di Marcello Bertini

12 Grazia Di Napoli, una mostra per i primi dieci anni in arte alla Fornace Pasquinucci

14 A due anni dalla scomparsa Pietrasanta rende omaggio a Sauro Cavallini

16 Le eccellenze del Made in Italy protagoniste all’ICLAB di Firenze

20 Il trionfo della natura nelle opere astratte dell’artista svedese Fredrick Olsen

22 Il diritto d’autore nell’opera cinematografica in un’intervista al prof. Aldo Fittante

24 L’artista americana Stephanie Holznecht in mostra nella Basilica di San Lorenzo

26 Nicola Crisci presenta André Kertész, il padre della fotografia contemporanea

27 I ritratti di natura della pittrice polacca Aleksandra Rey in mostra a Firenze

28 Luci e colori del Lago di Como nelle opere del pittore lombardo Cesare Triaca

31 Lo Spazio di via dell’Ospizio, luogo d’arte e cultura nel cuore di Pistoia

33 Luci e colori del paesaggio toscano catturati dall’obbiettivo di Andrea Rontini

35 Gli inediti scorci urbani della giovane fotografa calabrese Mariangela Giovannone

36 Il movimento Life Beyond Tourism da Firenze a Manama per il dialogo tra culture

37 Colle Bereto, luogo del vino e dell’arte sulla collina di Radda in Chianti

38 Undici artisti per una mostra sulla pittura cinese al Museo Bellini

45 Le origini fiorentine del cocktail Negroni: da Firenze Capitale alla conquista del mondo

46 La cerimonia di chiusura d’anno 2017/2018 del Lions Club Firenze - Scandicci

47 Dopo decenni di abbandono, il restauro della Cappella del Crocifisso a Baroncelli

48 A Palazzo Medici Riccardi la tradizione europea rivive nella pittura di Pang Maokun

50 A Palazzo Spini Feroni una mostra dedicata al geniale stilista Salvatore Ferragamo

52 La collettiva Passioni visive dell’associazione Napoli Nostra all’Auditorium al Duomo

54 Un simposio su donazione e trapianto per avvicinare Italia e Cina nella ricerca medica

56 I magnifici quattro al Tuscany Food Awards 2018

58 Le eccellenze dell’enograstronomia toscana in mostra con Arkiwine

60 Storie dal mondo: la Valle delle Meraviglie nel parco del Mercantour in Francia

62 La personale di Alfredo Lando al Terme Beach Resort di Marina di Ravenna

La Toscana nuova - Anno 1- Numero 7- Luglio/Agosto 2018 - Registrazione Tribunale di Firenze n. 5905 del 6-2-2013 - Iscriz. Roc. 23227. E 1. Poste Italiane SpA Spedizione in Abbonamento Postale D.L. 353/2003 (conv.in L 27/02/2004 n°46) art.1 comma 1 C1/F

Periodico di attualità, arte e cultura

La Nuova Toscana Edizioni

di Fabrizio Borghini

Viale F. Redi 75

50144 Firenze

Tel. 333 3196324

lanuovatoscanaedizioni@gmail.com

lanuovatoscanaedizioni@pec.it

Registrazione Tribunale di Firenze

n. 6072 del 12 - 01 - 2018

Partita Iva: 06720070488

Codice Fiscale: BRGFRZ47C29D612I

Anno 1 - Numero 7

Luglio/Agosto 2018

Poste Italiane SpA

Spedizione in Abbonamento Postale D.L.

353/2003 (conv. in L 27/02/2004 n, 46)

art.1 comma 1 C1/FI

Redazione:

Via Valdichiana, 42 - 50127 Firenze

Tel. 055 9336468

redazione@toscanacultura.it

amministrazione@pec.toscanacultura.it

Direttore responsabile:

Daniela Pronestì

danielapronesti@hotmail.com

Capo redattore:

Maria Grazia Dainelli

Grafica e impaginazione:

Stefania Venuti

stefania.venuti.93@gmail.com

Servizio Abbonamenti e Distribuzione:

Toscana Cultura

Via Valdichiana 42

50127 Firenze

Tel. 055 9336468

toscanacultura@gmail.com

www.toscanacultura.it

Segretaria:

Chiara Scali

chiara.scali@toscanacultura.it

Responsabile Marketing:

Lucia Raveggi 333 9704402

lucia.raveggi@toscanacultura.it

Stampa:

Nova ArtiGrafiche srl

Via Cavalcanti 9/d - 50058 Signa (Fi)

Tel 055 8734952

Facebook:

La Toscana nuova - Periodico di attualità,

arte e cultura

Testi:

Laura Belli

Paolo Bini

Margherita Blonska Ciardi

Fabrizio Borghini

Lorenzo Borghini

Beatrice Botticelli

Claudio Caioli

Carlo Colombo Calabria

Nicola Crisci

Maria Grazia Dainelli

Fosco Masini

Amedeo Menci

Elisabetta Mereu

Oscar Nicolai

Elena Maria Petrini

Vinicio Polidori

Alessandra Ricco

Barbara Santoro

Michele Taccetti

Foto:

Laura Belli

Claudio Caioli

Maria Grazia Dainelli

Guglielmo De’ Micheli

Franco Giomini

Mariangela Giovannone

Andrè Kertész

Maurizio Mattei

Carlo Midollini

Alessandro Moggi

Andrea Paoletti

Vinicio Polidori

Andrea Rontini

Giulia Sarti

In copertina:

Vinicio Polidori con la figlia e il

quadro dedicato a San Gaetano

realizzato per la Nobile Contrada

del Nicchio

Via Pietro Toselli 23g/r, Firenze (showroom e sede operativa)

+ 39 055360147

Via Sant’Egidio 26 r, Firenze (showroom)

+ 39 0552480222

www.casadellacornice.com | casadellacornice@hotmail.com

4


LA COUTURE à PORTER è nello scrigno...

LO SCRIGNO DI POLA

L’ATELIER GIULIACARLA CECCHI lancia con stile

ed eleganza la nuovissima collezione...

LO SCRIGNO DI POLA

Modelli in edizione limitata e

numerata, pezzi esclusivi che

conquistano per l’originalità.

Fantasie colorate per il giorno,

stampe divertenti per il tempo libero,

chiffon e trasparenze per la gran sera...

dal tailleur per l’ufficio fino

all’abito da cocktail la

Maison GIULIACARLA CECCHI

vi travolgerà di creatività.

Atelier GIULIA CARLA CECCHI

Via Jacopo da Diacceto, 14 - 50123 Firenze

Showroom: Tel: 055284269 - Cell: 335437934

Email: polacecchi@gmail.com


Ritratti

d’artista

Vinicio Polidori

San Gaetano, patrono della Nobile Contrada del Nicchio,

protagonista dell’opera realizzata dall’artista pistoiese

di nascita e senese di origini

Dipinta ad olio su seta, rilegge la tradizionale iconografia

del santo nel segno dei più autentici valori contradaioli

Testo e foto di Vinicio Polidori

Questo dipinto, raffigurante

San Gaetano, patrono

della Nobile Contrada del

Nicchio, è nato da un’idea mia

e del caro don Salvatore pochi

mesi prima della sua scomparsa.

Don Salvatore era una persona

davvero speciale, la sua

morte è stata un’immensa perdita

per tutti noi. Anche per questo

ho voluto mantenere la parola

data completando quest’opera,

dedicandola a lui e donandola

alla Nobile Contrada del Nicchio

nel giorno del battesimo

mio e di mia figlia Giulia. Ricordo

le sue parole quando gli chiesi

se esistesse un ritratto del

santo oltre a quello del Tiepolo

che già conoscevo; mi rispose:

«All’ingresso del Duomo, subito

a destra, vai a vederlo; poi leggi

quello che scrisse il sacerdote

Erasmo Danese che ne fa una

sommaria descrizione, ma mi

raccomando, Vinicio, i colori

devono essere i nostri colori!».

Ci lasciammo con la promessa

di rivederci più avanti per decidere

quale frase latina avrebbe

accompagnato l’opera; non potevo

immaginare che da lì a poco

sarebbe morto. Venendo al santo,

non esiste un ritratto o una

scultura che lo ritraggano per

come era in vita; di conseguenza,

ho dovuto guardare al Tiepolo,

tracciando però il ritratto di

un uomo più giovane, con gli occhi

vivi e nel pieno delle forze,

come deve essere il santo del-

San Gaetano, olio su seta, cm 135x85

6

VINICIO POLIDORI


la nostra amata contrada. Sul lato

sinistro ho dipinto la corona e

le stelle, elementi propri dell’iconografia

mariana cui si ricollega la

divina apparizione e il miracolo del

nostro santo durante la messa. Ho

voluto che le 12 stelle a otto punte

non fossero né troppo stilizzate né

troppo precise, ma differenti l’una

dall’altra, pur essendo tutte della

stessa grandezza. Se rivolte verso

la luce, soprattutto quella del sole,

producono un effetto unico e molto

particolare con i loro riflessi dorati.

Il mio San Gaetano è uguale

per dimensioni e fisionomia a una

testa eseguita da Giambattista Tiepolo,

con la fronte prospiciente, la

barba e lo stesso colore di capelli,

in sintonia anche con la descrizione

fatta da Erasmo Danese. Per quanto

riguarda la cromia del dipinto, ho

dovuto limitare le sfumature e gli

effetti particolari per attenermi ai

colori della nostra contrada. All’acrilico

e all’acquerello, tecniche

spesso usate per dipingere i palii,

ho preferito l’olio su tela per ottenere

una maggiore brillantezza del

colore e una qualità pittorica più alta.

Ho preparato uno ad uno i colori

utilizzati, adoperando i pigmenti

e una mestica - legante di mia invenzione,

così come di mia invenzione

è la ricetta dell’imprimitura

su seta (Studio Vinicio Polidori C).

Dopo varie prove ho ottenuto una

seta abbastanza robusta ma flessibile

e quindi capace di resistere ad

eventuali piegature o sollecitazioni,

come spesso avviene con manufatti

di questo tipo. Per aumentare

la preziosità del dipinto ho usato

anche l’oro, sia quello più pregiato

- foglia 24 carati applicata con

una “speciale missione” - che in altre

tre gradazioni e colorazioni sulla

corona e sulle stelle. Ad oggi il

San Gaetano è la seconda opera da

me realizzata per il Palio; questo incarico

mi ha dato molta soddisfazione

sia come contradaiolo del

Nicchio sia come artista, perchè

mi ha permesso di sperimentare

una mia particolare tecnica di pittura

ad olio su seta. L’altra mia opera

è il ritratto a matita dello splendido

ed amato cavallo “Berio”, vincitore

di ben 4 palii; un riconoscimento

non solo alle contrade vincitrici ma

soprattutto al legame di profondo

affetto che mi unisce a questo meraviglioso

cavallo che ancora oggi,

nonostante abbia smesso da tempo

di gareggiare, continua ad essere

una vera e propria forza della

natura. Il San Gaetano suggella un

periodo molto intenso per me, pieno

di mostre e di premi importanti

come il Collare Laurenziano ricevuto

lo scorso 16 giugno nel Salone

dei Cinquecento di Palazzo

Vecchio a Firenze. Di recente ho

realizzato anche diversi ritratti, come

quello del grande performer e

musicista Lionel Richie, dei mitici

Earth Wind and Fire, della mia cara

amica Teri Ann Anderson, attrice

di Beautiful. Mi preme ricordare anche

il doppio ritratto del regista Mauro

Bolognini e del fratello Manolo,

produttore cinematografico, consegnato

pochi mesi fa a Carlotta

Cavallo Berio, disegno a matita, cm 70x50

Charlye Bolognini - figlia di Manolo

e nipote di Mauro - durante una cerimonia

alla Camera dei Deputati a

Roma. Tra i prossimi appuntamenti

segnalo la mia presenza con tre

paesaggi in una mostra a metà luglio

a Castiglioncello e la presentazione

a Pistoia del ritratto di Vanni

Fucci da me realizzato per la copertina

del romanzo storico dell’amica

Elena Baldi. Appena possibile,

pubblicherò il mio disegno di Pegaso,

splendido cavallo alato, in

cui reinterpreto in maniera del tutto

personale il simbolo della nostra

meravigliosa Toscana.

Casa-Studio: via Simoncini 12,

Serravalle Pistoiese (Loc. Masotti)

51035 - Pistoia

viniciopolidori@teletu.it

+ 39 348 4127563

VINICIO POLIDORI 7


Eventi in

Toscana

Marcello Bertini

De rerum pictura - poesia e colore di un luogo

senza tempo

Nella millenaria pieve di San Piero in Mercato, sullo sfondo dell’antico

borgo di Gigliola, nasce l’ultimo racconto del maestro toscano

Camminando, così, al calar del sole, tra silenzi antichi e secolari

presenze, l’autore incontra don Lorenzo Milani, con cui ama

intrattenere ideali dialoghi

di Fabrizio Borghini / foto Giulia Sarti

Sabato 9 giugno, nella frazione di Gigliola,

nella millenaria pieve di San

Piero in Mercato e nella chiesa di

Sant’Andrea di Montespertoli, si è tenuta

l’inaugurazione della grande mostra Bertini

- De Rerum Pictura - Poesia e colore di

un luogo senza tempo, a cura di Giovanna

Maria Carli. Si tratta di un progetto espositivo

diffuso sul territorio che durerà ben sei

mesi. Il lavoro progettuale ha avuto inizio

dieci anni fa, quando il maestro Marcello

Bertini si è trasferito a Gigliola da Lastra a

Signa, dove ancora conserva il suo studio

all’interno del centro storico. L’antica casa,

dove ora risiede il maestro, fu dimora

di campagna della famiglia Acciaioli ed è

ubicata a pochi passi dalla tenuta della famiglia

Milani Comparetti, luogo ove il giovane

Lorenzo trascorse i primi venti anni

di vita e dove maturò la sua scelta, che da

lì a poco, lo portò nel seminario del Cestello

a Firenze. «Camminando, così, al

calar del sole, tra silenzi antichi e secolari

presenze - scrive Giovanna Maria

Carli nel catalogo che accompagna la

mostra - l’autore incontra don Lorenzo

pensieroso. Con lui ama intrattenere

ideali dialoghi». Il cuore di questa ricerca

parte da San Piero in Mercato e trova

la propria espressione nella restituzione al

pubblico di circa cento opere. Una grande

e importante mostra di dipinti, dunque,

su un paesaggio spirituale, storico e

naturale unico al mondo. L’esposizione,

diffusa e itinerante, è un vero e proprio

racconto fisico e metafisico dell’artista

all’interno del territorio di Montespertoli e

della Val d’Elsa, alla ricerca di quei valori

storici, religiosi e paesaggistici custoditi

in questa terra meravigliosa. Il paesaggio

montespertolese, le campagne e i suoi

colori sono i comuni denominatori della

mostra che chiuderà i battenti il 9 novembre

di quest’anno, dopo ben sei mesi nei

quali una serie di eventi collaterali e col-

Marcello Bertini con un’opera in mostra

8

MARCELLO BERTINI


legati alla poetica bertiniana arricchiranno

la mostra stessa attraverso i dipinti,

gli antichi luoghi di fede e le radici storiche

e culturali. «Bertini, certe atmosfere,

le ricerca e le interpreta – sottolinea

Cristina Acidini, presidente dell’Accademia

delle Arti del Disegno di Firenze

- con i suoi modi pittorici schietti e visionari,

infondendo in quelle immagini

tradizionali, sedimentate nella nostra coscienza

collettiva, una vitalità totalmente

contemporanea». Senza infingimenti

l’autore racconta il suo mondo e il mondo

delle cose, con un rinnovato portato

espressivo e poetico forte di una carriera

che ormai festeggia quasi il mezzo secolo.

Antonio Paolucci, già direttore dei

musei vaticani, riguardo all’opera di Bertini,

ha analizzato, in più di un’occasione,

il binomio in arte fra “reale e meta-reale”,

“realtà e poesia”: binomio classico

della pittura del vero. Ugo Fortini, storico

e critico d’arte che segue da tempo

Bertini nei suoi studi sul colore, scrive:

«Paesaggi dai cieli caratteriali, fiammei,

scenari di un reale costantemente svisato

e ricomposto, reinventato, nutrito nell’animo

segreto e poetico del pittore». Giovanna

Maria Carli, storica e critica d’arte,

curatrice scientifica della mostra e del catalogo,

parla della restituzione, da parte

dell’autore, di un paesaggio di rara bellezza,

partendo proprio dalla sua straordinaria

capacità compositiva e pittorica,

densa di impressioni e modificazioni atmosferiche,

luminose, umorali, intime,

appassionate, arcane, autentiche. Il pro-

Alba sulla Pieve di San Piero in Mercato, olio su tela, cm 70x100, 2017

getto è stato annunciato al pubblico per la

prima volta, nel dicembre dell’anno scorso,

con un calendario strenna natalizia

2018. L’anteprima della mostra si è tenuta

con un ospite di eccezione, Sua Eminenza

Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze,

che visitando lo studio del maestro

a Gigliola, si è complimentato con l’artista

e il suo gruppo di lavoro: la direttrice

Giovanna Maria Carli, Andrea e Damiano

Migliorini, Gessica Neri, Chiara Freschi e

Michele Bertini. Promosso dalla Curia di

Firenze e dalle parrocchie di San Piero in

Mercato e Sant’Andrea di don Roberto

Bartolini a Montespertoli, l’evento si svolge

sotto l’egida di prestigiosi enti patrocinanti:

l’Arcidiocesi di Firenze, il Ministero

dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo,

il Consiglio Regionale della Toscana,

i Comuni di Montespertoli e Lastra a

Signa e altri comuni della piana. La mostra

è stata inserita nei tre musei comunali

di Arte Sacra, della Vite e del Vino e Amedeo

Bassi e nella storica mostra del Chianti

di Montespertoli. Fondamentale è stato

anche il contributo del Consiglio Regionale

della Toscana, di Chianti Banca e Banca

di Cambiano. Il catalogo, edito dal Masso

delle Fate di Signa, può essere richiesto

prenotandolo presso la casa editrice.

Il cardinale Giuseppe Betori in visita allo studio di Marcello Bertini

L’artista con la curatrice della mostra Giovanna Maria Carli

MARCELLO BERTINI

9


Eventi in

Toscana

Bertini - De Rerum Pictura - Poesia e

colore di un luogo senza tempo,

9 giugno – 9 novembre 2018

Pieve di Ssan Piero in Mercato , Chiesa

di Sant’ Andrea, Musei Comunali

Orari: venerdì, sabato, domenica e festivi

10.30/ 12.30 – 16.30/ 19.00

Gli orari degli altri luoghi espositivi sono

da concertare con le varie direzioni

Per info: dererumpictura@gmail.com

www.marcellobertini.com

info@marcellobertini.com

I luoghi della mostra a Montespertoli

Pieve di San Piero in Mercato, Chiesa

di Sant’Andrea, musei comunali

di Montespertoli, castelli di Poppiano,

Montegufoni, Sonnino; le fonti a San

Giorgio, Podere Gigliola, Tenuta di Moriano,

Villa Castiglioni, Villa Le Mandrie,

Villa Milani, Casa Acciaioli.

Il comitato organizzatore della mostra

L’artista con don Roberto Bartolini e il presidente

della Pro Lastra Mario Del Fante

Notturno sulle torri dei Galli (Montespertoli), olio e acrilico su tela, cm80x120,

2018

L’inaugurazione della mostra: il taglio del nastro

10

MARCELLO BERTINI


Via dei Renai 9

50058 Signa - Firenze

Tel: 055 8996431 | Fax: 055 8999257

segreteria@progettorenai.it

www.parcorenai.it


Ritratti

d’artista

Grazia Di Napoli

Dieci anni di pittura festeggiati con una mostra

personale alla Fornace Pasquinucci di Capraia e Limite

Testo e foto di Claudio Caioli

Grazia Di Napoli, nata in provincia

di Potenza ed empolese di adozione,

si è avvicinata alla pittura

frequentando i corsi di Andrea Mancini

e Sergio Nardoni. A distanza di dieci anni

dalla sua prima mostra personale alle

Cantine Verdi di Cerreto Guidi, l’artista

ha voluto festeggiare questo traguardo

con un evento espositivo alla Fornace

Pasquinucci di Capraia e Limite. Riunite

per l’occasione quaranta opere che

raccontano la sua evoluzione stilistica

ed espressiva, passando dai primi paesaggi

e dai fiori, soggetti ricorrenti nei

dipinti degli esordi, agli ultimi lavori appartenenti

al ciclo intitolato Fil rouge e

dedicati a tematiche sociali come il degrado

ambientale, la vita di coppia e la

fame nel mondo. La mostra, inaugurata

sabato 30 giugno e protrattasi fino a

domenica 8 luglio, è stata presentata dal

professor Lorenzo Poggi, che dell’artista

scrive: «Quella di Grazia Di Napoli è

una pittura realistica. Un realismo però

in cui non conta la mimesi, ma l’intensità

dell’emozione e la creatività immaginativa.

L’artista dà grande risalto alle

figure rispetto allo sfondo che spesso

sfuma nell’indistinto; risulta così evidente

l’importanza della visione soggettiva,

della scelta simbolica che si opera

nei confronti dell’esperienza del mondo

reale. Per Grazia Di Napoli la bellezza è

l’emozione dell’armonia messa in risalto

dalla disposizione compositiva e dalla

luce. Nei ritratti di donne l’uso sapiente

della luce e del colore coinvolgono lo

spettatore e lo fanno partecipe dell’intensa

armonia della natura di cui la

donna è privilegiata partecipe. La donna

ritratta di spalle che va verso la luce

e la bellezza dei fiori riassume in sè

il senso profondo del fare arte di Grazia.

Un invito a riconsiderare l’esistenza

come ricerca di bellezza, come armonioso

accordo di soggettività e natura».

L’inaugurazione si è svolta alla presenza

di Rosanna Gallerini, assessore alla

Cultura del Comune di Capraia e Limite.

Grazia Di Napoli con alcune delle opere in mostra alla Fornace Pasquinucci

Un momento dell’inaugurazione

12 GRAZIA DI NAPOLI


Eventi in

Toscana

Sauro Cavallini

A due anni dalla scomparsa, Pietrasanta rende omaggio al noto

artista con una grande mostra in corso dal 2 luglio al 31 agosto

in tre diverse location

Trentacinque le opere esposte, tra disegni, dipinti e sculture monumentali

di Barbara Santoro / foto courtesy Centro Studi Sauro Cavallini

Quattro sculture monumentali dell’amico

Sauro Cavallini scandiranno

l’estate 2018 a Pietrasanta. Sono

addirittura tre le location: la Piazzetta San

Martino, il Campanile di Sant’Agostino e la

Galleria Enrico Paoli che dal 2 luglio al 31

agosto ospiteranno ben trentaquattro opere

dell’artista ligure di nascita e toscano d’adozione,

scomparso nell’estate di due anni

fa. Si tratta di un’esposizione diffusa promossa

dal Centro Studi Sauro Cavallini,

organizzata della nota Galleria Enrico Paoli

e curata da Melanie Zefferino, che hanno

scelto proprio la “piccola Atene” per l’esordio

versiliese di un artista in parte ancora da

scoprire e che per tutto il 2018 sarà al centro

di una serie di iniziative a lui dedicate.

Nato a La Spezia, toscano d’adozione e attivo

per oltre mezzo secolo, Sauro Cavallini

ha sempre mostrato una personalità eclettica,

confrontandosi con diverse forme di

espressione artistica (disegno, pittura, mosaico

e soprattutto scultura), riuscendo a

ottenere risultati eccellenti e commissioni di

prestigio nel Principato di Monaco, al Parlamento

Europeo di Strasburgo e nella chiesa

di San Miniato al Monte a Firenze, dove troneggia

il grande Crocifisso martoriato che

mantiene fino all’ultimo respiro la dignità di

uomo-Dio. Altre sue opere si trovano presso

prestigiosi istituti bancari e amministrazioni

pubbliche. Nella centrale Piazzetta San

Martino sono state collocate quattro sculture

monumentali in bronzo, realizzate tra il

1968 e il 1974, dal titolo Titano (1), Titano

(2), Amore e Universo e Balletto multiplo.

All’interno del Campanile di Sant’Agostino

si trova un’altra imponente scultura in ferro

intitolata Uomo e realizzata nel 1962 con la

tecnica detta “della goccia su goccia”. Nella

nota Galleria Enrico Paoli di Pietrasanta (via

Stagio Stagi 13), luogo che dal 2000 accoglie

artisti di grande valore, saranno visibili i

bozzetti in bronzo di ben venticinque opere

realizzate nell’arco di un quarantennio (tra il

1959 e il 1989), nonché tre dipinti a tempera,

dal titolo Balletto, Coppia e La Creazione

realizzati nel 2000 e 2001. In pratica si tratta

di un’esposizione che, oltre ad offrire un’interessante

opportunità per appassionati e

collezionisti, rappresenta fedelmente la parabola

di Sauro Cavallini dalla fine degli anni

Cinquanta del Novecento fino ai primi anni

Duemila, quando la tecnica, il fervore ideale,

il grande entusiasmo e una particolare fecondità

artistica gli permisero di realizzare

opere apprezzate sia dal pubblico che dalla

critica. Non dobbiamo dimenticare che il

bozzetto dell’Ultima cena (1989-2000), realizzato

in gesso (16 mt x 6,5 x 4) e commissionato

da Stanley Schwarz, presidente della

Movado di NewYork, costruttrice dei famosi

orologi, non fu trasformarto in bronzo e

posizionato presso il Museo d’Arte Contemporanea

di New York perché troppo grande

rispetto alle misure richieste. Ancora oggi

l’opera aspetta qualcuno disponibile a trasformarla

in lucida scultura bronzea. «La

concezione umanistica nei riguardi di questa

opera non delude il mio concetto di fraternità

universale», affermava lo stesso Cavallini.

«Giovanni a sinistra sotto la mano protettrice

e Giuda a destra in posizione esplodente

quasi a richiamo della sua natura ribelle».

Un verbo dell’amore che riunisce tutti i popoli

della terra. A distanza di due anni dalla

scomparsa, i figli dell’artista mantengono vivi

lo studio e la casa del padre recentemente

restaurata e tornata all’antico splendore, con

iniziative calibrate e con l’apertura al pubblico

del Centro studi Cavallini visibile su prenotazione.

Con l’esposizione di Pietrasanta

prosegue quindi il percorso di conoscenza

di un artista che ha dedicato la propria vita

alla realizzazione di opere di grande impatto

emotivo, dove lo studio della forma,

sia dal punto di vista grafico che scultoreo,

ha raggiunto livelli importanti. Tra i prossimi

appuntamenti espositivi dedicati all’artista,

si segnala la grande mostra che lo vedrà

protagonista il prossimo ottobre all’Accademia

delle Arti e del Disegno di Firenze.

Uno scorcio della mostra in corso alla Galleria Enrico Paoli

Una delle opere di Cavallini esposte nella Piazzetta

San Martino a Pietrasanta

14

SAURO CAVALLINI


Eventi in

Toscana

Made in Italy all’ICLAB: applausi

per le eccellenze protagoniste della

manifestazione svoltasi a Firenze

il 6 e 7 giugno

Durante le due serate è stato anche consegnato

il Premio Ponte Vecchio

di Beatrice Botticelli / foto Franco Giomini

Hanno registrato una straordinaria

partecipazione di pubblico

le serate Eccellenze del Made in

Italy all’ICLAB ospitate il 6 e 7 giugno negli

spazi dell’ICLAB - Intercultural Creativity

Laboratory del Centro Congressi al

Duomo di Firenze (in viale Guidoni 103).

La manifestazione è stata un mix tra arte

orafa, pittura, scultura, moda, enogastronomia

e artigianato, tutto rigorosamente

“made in Italy”. L’evento è stato ideato

dalle associazioni Toscana Cultura, China

2000 e Arkiwine e promosso dalla Fondazione

Romualdo Del Bianco – Life Beyond

Tourism, con la collaborazione di Centro

Congressi al Duomo e Studio Most.

Protagoniste sono state le opere di quindici

artisti, tra pittori e fotografi - Libuše

Babáková, Patrizia Bacarelli, Anna Cecchetti,

Mara Corfini, Grazia Danti, Leda

Giannoni, Monica Giarrè, Franco Giomini,

Francesca Guetta, Luciano Manara, Anna

Mercati, Anna Nigro, Vinicio Polidori,

Skim, Danilo Susi, Lolita Valderrama - a

cui sono stati abbinati quindici abiti disegnati

da Pola Cecchi. Alle creazioni della

stilista fiorentina sono stati associati altrettanti

gioielli realizzati dagli orafi che

hanno partecipato a loro volta alla manifestazione:

Cecilia Bassi, Maria Biondi, Piero

Biondi, Anna Bini, Marilinda Bria, Anna

Cecchetti, Grazia Danti, Elisabetta Giannini,

Francesco e Fabio Gori, Yuko Inagawa,

Franca Ornella Leggieri,Tommaso

Lucarelli, Ilaria Maltinti, Paolo Penko, Danilo

Susi, Angela Tagani. E poi le opere

di quindici scultori - Piero Biondi, Marilinda

Bria, Roberto Ceccherini, Elisabetta

Cialli, Carlo Ciucchi, Maria Beatrice

Coppi, Giacomo Del Giudice, Sarah Del

Giudice, Emo Formichi, Luciano Manara,

Vittoria Marziari, Giuseppe Procopio,

Paraskevi Zerva - e di altrettanti artigiani

del “made in Italy”, per chiudere all’insegna

del gusto con i prodotti di quindici

eccellenze dell’enogastronomia. A chiusura

dell’evento si è svolta anche la cena,

curata da Arkiwine e Opera Catering.

Paolo Del Bianco, presidente della Fondazione

Romualdo Del Bianco, ha così commentato

la manifestazione:«Con iniziative

In questa e nelle altre foto, una carrellata degli abiti ideati dalla stilista Pola Cecchi ispirandosi ai dipinti, alle sculture e ai gioielli esposti in mostra

16

MADE IN ITALY ALL’ICLAB


come questa, in primo luogo, abbiamo

voluto presentare l’anima dei lavori artigiani.

Eccellenze che, nel corso delle varie

generazioni che si sono alternate, hanno

saputo distinguersi sul mercato per qualità

e originalità. Tutto ciò basandosi sempre

sull’esperienza radicata nel territorio».

Nel corso dell’evento si è svolta anche la

seconda edizione del Premio Ponte Vecchio.

Il riconoscimento, un bassorilievo in

bronzo raffigurante Ponte Vecchio realizzato

nel 1980 dalla Fonderia Il Cesello

di Firenze, è stato consegnato da Paolo

Del Bianco a: Libuše Babáková, Lorenzo

Baglioni, Alessandro Calonaci, Anna

Cecchetti, Pola Cecchi, Umberto Cecchi,

Marcello Chiavacci, Maria Beatrice Coppi,

Gianni De Magistris, Aldo Fittante, Fonderia

Del Giudice, Monica Giarrè, Luciano

Manara, Vittoria Marziari, Alessandro

Sarti, Angela Tagani, Lolita Valderrama.

Tra le eccellenze dell’arte, del designer e

dell’enograstronomia che hanno preso

parte alla kermesse si ricordano: Angela

Tagani che ha esposto i suoi gioielli d’arte,

pezzi unici, delle vere e proprie sculture

da indossare; Antichità Chiavacci,

con oggetti di antiquariato che spaziano

dal Seicento ai primi anni del Novecento;

Eg Gioielli che ha esposto le proprie

creazioni; l’artista Stefano Favaretto con

le sue opere d’arte eclettiche e moderne;

Luce Gioielli, con i preziosi di Cecilia Bassi

Luciani, in oro, argento, bronzo, ottone

e pietre preziose; l’artista e architetto

Antonia Morgese Mori con le sue opere

pittoriche e oggetti di antiquariato; l’orafo

armeno di Metallononile di Agasi Oganni-

sian; lo ‘zouganista’ Takafumi Mochizuki,

giovane artigiano intarsiatore giapponese

che realizza vere e proprie opere d’arte

con il legno; l’artista Monica Pignat con

le sue opere pittoriche; Filistrucchi, con le

sue parrucche, toupet, in capelli naturali,

maschere, protesi effetti speciali, per tutti

i settori dello spettacolo e della moda;

l’artista Paolo Butera con i suoi foulard variopinti;

Enrico Taccetti 1867, che si occupa

di promozione e vendita di prodotti

e servizi Made in Italy nel mercato cinese

in vari ambiti merceologici; Idea Toscana

che ha esposto i suoi prodotti di cosmesi

biologica; Woo Class con i suoi occhiali

in legno, realizzati esclusivamente con legni

naturali selezionati; Mfvp, specialista

di borse donna e anche di profumi; la Pelletteria

R.A.L. di Campi Bisenzio, di Ros-

MADE IN ITALY ALL’ICLAB

17


Eventi in

Toscana

sella Erranti e Luciano Cardillo con i loro

capi in pelle; Cinzia Gambassi con il libro

Divinando e Saddidanda; l’azienda agricola

Valleprima, con una degustazione di vino;

il Biscottificio Belli che ha dato mostra

dei suoi prodotti legati all’arte pasticcera

toscana; il Salumificio Lombardi che ha

proposto una degustazione di salumi di

produzione propria; Marco Poggiolini della

Società Terra calda Srl che ha portato

in degustazione i vini dell’azienda agricola

Selvi di Barberino Valdelsa (FI), Chianti

classico Roccamura e Rosso Marpiero;

Moriano con i suoi vini personalizzati e

dedicati; Rasenna in Tuscany di Miriam

Tarazona, col vino etrusco metodo Francesco

Mondini; Re Norcino di Giuseppe

Vitali e C. con il suo Ciauscolo Igp di Macerata;

Anag con Giuseppe Pandolfo e le

grappe Bonollo e altri distillati; Onas col

referente Toscana Dario Sarti (maestro

assaggiatore salumi); il Salumificio Gerini

di Alessandra ed Antonella Gerini con i

loro salami, finocchiona e lardo di maialino

nero d’Aspromonte allevato allo stato

brado; l’azienda PietraNova col suo meraviglioso

vino di Bolgheri; l’azienda Herice

con la sua innovativa linea di bellezza

realizzata col cicatrizzante naturale a base

di bava di lumaca; Abi Professional col

cofondatore Paolo Baldini, con Giancarlo

Carrai e il barman Federico Pempori; Opera

Catering di Carmelo Abbate di Prato,

con specialità tutte da gustare.

Alcuni stand delle aziende, degli artisti e dei designer coinvolti nella manifestazione


Premio Ponte Vecchio

Paolo Del Bianco, presidente della Fondazione

Romualdo Del Bianco, consegna

il premio durante la cerimonia

svoltasi all’ICLAB.

Umberto Cecchi

Lorenzo Baglioni

Elisabetta Cavalieri

Gianni De Magistris

Aldo Fittante

Grazia Danti

Pola Cecchi

Lolita Valderrama Savage

Lucia Raveggi e Del Bianco premiano Luciano Manara

Libuse Babakova

Regina Schrecker premia Alessandro Sarti

Maria Beatrice Coppi

Barbara Santoro premia Vittoria Marziari

Giacomo Del Giudice

Michele Taccetti premia Angela Tagani

Anna Cecchetti

Barbara Santoro premia Monica Giarrè

MADE IN ITALY ALL’ICLAB 19


Nuove proposte dell’arte

Contemporanea

A cura di

Margherita Blonska Ciardi

Fredrik Olsen

Il trionfo della natura nelle opere astratte

dell’artista svedese in mostra alla NAG Art

Gallery di Pietrasanta

di Margherita Blonska Ciardi / foto courtesy dell’artista

Possiamo classificare Fredrik Olsen,

artista svedese di grande

talento, come un espressionista

astratto perchè si serve del colore per

esprimere i propri stati d’animo. Nato in

un piccolo villaggio al nord della Svezia,

dipinge e disegna fin da bambino.

La sua attività artistica inizia però in Argentina,

dove si trasferisce per amore e

trascorre un periodo felice dedicandosi

totalmente alla pittura. Mentre il suo

paese d’origine, dove ritorna spesso,

gli ha insegnato ad apprezzare la quiete

e la bellezza della natura, l’Argentina

gli ha permesso di scoprire l’energia

e la passione del colore. Due posti del

mondo lontani e diversi, entrambi fonti

di ispirazione per il giovane artista. I

colori “argentini” energici e sgargianti

con sfumature verdi e blu richiamano

le nebbie e le foreste della Scandinavia

così come l’argento allude al ghiaccio

dei fiordi. La sua ricerca si concentra

soprattutto sul colore, ottenendo spesso

effetti sorprendenti; lo vediamo, ad

esempio, nel trittico intitolato Verde Alma,

dove il verde, ispirato al chicco d’uva,

diventa quasi magico, emanando

una luce propria e allo stesso tempo

cambiando sfumature in base all’illuminazione.

Fredrik Olsen, dotato di grande

fantasia, è anche designer e scenografo,

avendo progettato e realizzato allestimenti

e decorazioni in diversi locali

di tendenza in tutto il mondo. Le sue

prime composizioni antropomorfe ricordano

le opere di Arshile Gorky, celebre

artista americano di origine armena,

passando successivamente all’ispirazione

dettata dalle bellezze naturalistiche.

Le sue opere sprigionano energia

positiva da ogni pennellata, rappresentando

così un inno alla vita.

www.fredrikolsen.com

Blue dreams, cm 100x100

Everything has a solution, cm 150x150

20 FREDRIK OLSEN


L’avvocato

Risponde

Intervista all’avvocato e professore

universitario Aldo Fittante per parlare

del diritto d’autore nell’opera

cinematografica

di Lorenzo Borghini

Il mondo del cinema evoca nell’immaginario

collettivo grandi emozioni,

storie d’amore, viaggi fantastici

in luoghi o tempi lontani, storie romanzate,

fantastiche e quant’altro sia frutto

di creatività. Tutto questo sembra lontanissimo

dal diritto, ma non dobbiamo

dimenticare che il cinema è anche lavoro

intellettuale di moltissimi artisti ed

investimento economico per molti produttori

cinematografici, soggetti portatori

di interessi che meritano adeguata

tutela giuridica. In relazione alle posizioni

di tali soggetti, dal punto di vista

del giurista, la questione che inevitabilmente

si pone è quella dell’appartenenza

dell’opera cinematografica, di

quali sono i soggetti che ne sono titolari

e di quali sono i diritti che ad essi

appartengono. Ne parliamo con uno

dei più autorevoli esperti italiani in diritto

industriale: Aldo Fittante, titolare

dello studio legale omonimo con sede

a Firenze e varie partnerships nel mondo,

docente in Diritto della Proprietà Industriale

presso l’Ateneo fiorentino ed

autore di molte pubblicazioni dedicate

alla materia, tra le quali la più recente è

la monografia Brand, Industrial Design

e Made in Italy: la tutela giuridica edita

da Giuffrè Editore e alla sua 2ª edizione

nel 2017.

Una curiosità anzitutto: come questi

mondi – quello del diritto e della

legge da un lato, quello dell’opera

cinematografica e della creatività

dall’altro lato – vengono ad interagire

tra di loro, pur sembrando così distanti?

In effetti, se pensiamo al mondo del cinema

ci vengono in mente storie che

fanno sognare, ridere, provare la tensione

generata dalla suspense e dallo

spavento oppure piangere, insomma

storie emozionanti. Il cinema è cioè

un’arte, ma è anche lavoro intellettuale

di molti artisti ed investimento per molti

produttori cinematografici come tali

meritevoli certamente di essere tutelati

dal diritto. Come tutte le espressioni artistiche,

l’opera cinematografica è tutelata

attraverso quella particolare branca

del diritto che è il diritto d’autore.

In estrema sintesi, quali ritiene siano

gli aspetti da approfondire in materia

di tutela dell’opera cinematografica?

In relazione alla posizione dei diversi soggetti

che concorrono alla realizzazione di

un’opera cinematografica, il giurista si pone

inevitabilmente la questione dell’appartenenza

dell’opera, cioè di chi sono i

soggetti titolari e di quali sono i loro diritti.

Anzitutto va sottolineato che la materia

è disciplinata dagli articoli da 44 a 50 della

legge 22 aprile 1941, n. 633 in materia di

diritto d’autore (cd. Legge sul diritto d’autore).

Alla luce di tale disciplina possiamo

approcciarci a tale complessa materia mettendo

a fuoco in particolare tre fondamentali

questioni: 1) la definizione come opera

dell’ingegno dell’opera cinematografica; 2)

i soggetti titolari del diritto d’autore sull’opera

cinematografica ed i loro diritti; 3) il

regime giuridico di tali diritti anche in ordine

alla relativa durata nel tempo.

E ai fini del diritto d’autore qual è la

definizione di opera cinematografica?

L’opera cinematografica è una creazione

dell’intelletto dell’uomo e – al pari delle

opere della letteratura, delle arti figurative e

delle altre opere tradizionalmente protette

dal diritto d’autore – è opera dell’ingegno

di carattere creativo ai sensi della Legge

sul diritto d’autore. Quest’ultima tutela

l’opera dell’ingegno se ed in quanto presenti

due specifici requisiti: anzitutto l’originalità,

nel senso che l’opera deve essere

il risultato di un’elaborazione intellettuale

dell’autore che ne riveli la personalità; in

secondo luogo la novità oggettiva in forza

della quale è necessario che l’opera si differenzi

dalle opere preesistenti e che raggiunga

una determinata soglia espressiva.

Quali sono gli elementi che compongono

l’opera cinematografica e le

persone che concorrono alla realizzazione

dell’opera cinematografica?

Sulla base della legge sul diritto d’autore

si evince che, per il nostro diritto, l’opera

cinematografica è composta, in effetti,

da diversi elementi. Anzitutto il soggetto,

cioè la trama ed il nucleo narrativo del film,

l’idea potremmo dire; in secondo luogo

la sceneggiatura, ovvero il testo nel quale

si sviluppa il soggetto, la costruzione

della struttura narrativa del film che va ad

identificare tutto ciò che è necessario ai fini

della rappresentazione cinematografica

(sequenze, azioni dei personaggi, dialoghi,

etc.); in terzo luogo la musica, ovviamente

solo se creata in occasione ed appositamente

per il film; infine, la regia, ovvero

la direzione tecnica ed artistica del fim.

Al riguardo l’art. 44 della Legge sul diritto

d’autore precisa: «Si considerano coautori

dell’opera cinematografica l’autore del

soggetto, l’autore della sceneggiatura, l’autore

della musica ed il direttore artistico».

La norma sembrerebbe prima facie collocare

l’opera cinematografica nella categoria

delle opere collaborative, ovvero quelle

opere costituite dai contributi inscindibili e

indistinguibili di più soggetti, da considerare

tutti allo stesso modo autori dell’opera.

In realtà la disposizione è stata interpretata

dalla prevalente giurisprudenza nel senso

di considerare l’opera cinematografica

come opera collettiva, alla cui realizzazione

contribuiscono più soggetti, i quali tuttavia

operano sotto la direzione di un determinato

soggetto. Dal momento che per il

diritto è autore colui che dirige e organizza

la creazione dell’opera stessa, unico autore

del film sarebbe in realtà il regista che

organizza, dirige e rielabora i singoli contributi

secondo la sua visione personale. Al

22

L’AVVOCATO RISPONDE


egista – come vero e proprio autore principale

dell’opera – spetta, in quanto tale, il

diritto di pubblicare e comunicare l’opera

al pubblico per dare inizio al suo sfruttamento

economico, così come nella prassi

è il regista che determina il momento di

compimento dell’opera (a lui compete cioè

il diritto di cd. final cut). Al regista fa capo

altresì il diritto di consegna della pellicola al

produttore e l’esercizio del diritto d’inedito,

nonchè la titolarità e tutela del diritto morale

alla paternità e integrità dell’intera opera

realizzata, fermo restando che gli autori dei

singoli contributi creativi (soggettista, sceneggiatore,

compositore delle musiche)

mantengono la titolarità del diritto morale

sulla loro specifica creazione.

E quali sono i diritti di tali soggetti

che concorrono alla realizzazione

dell’opera cinematografica?

Per quanto riguarda i diritti che competono

a tali soggetti occorre premettere che il

diritto d’autore si articola a sua volta in due

complessi di diritti di natura distinta. Anzitutto

i diritti morali d’autore, a tutela della

personalità, che si sostanziano il diritto

di decidere se e quando pubblicare l’opera,

di rivendicarne la paternità e di opporsi

a qualsiasi deformazione, mutilazione o

altra modificazione e ad ogni atto che rechi

pregiudizio all’onore o alla reputazione

dell’autore, diritti tutti inalienabili, imprescrittibili

e irrinunciabili. In secondo luogo

ad essi competono i diritti patrimoniali

d’autore che comprendono in senso lato

il diritto all’utilizzazione economica esclusiva

dell’opera: esso consiste nel diritto di

autorizzare o meno la riproduzione, la trascrizione

o la distribuzione dell’opera e di

percepire un compenso per ogni tipo di

utilizzazione della stessa. I diritti patrimoniali

d’autore sono tra loro indipendenti e

l’esercizio di uno di essi non esclude l’esercizio

esclusivo di ciascuno degli altri diritti,

sono cioè esercitabili separatamente o

congiuntamente e possono avere ad oggetto

l’opera nella sua interezza o in ciascuna

delle parti che la compongono e a

differenza dei diritti morali, sono rinunciabili,

possono essere oggetto di cessione a

terzi e sono temporalmente limitati.

Quali sono i diritti che spettano ai coautori

dei quali abbiamo parlato?

Ai coautori spettano anzitutto i diritti morali,

tra i quali è compreso il diritto ad essere

menzionati nel corso della proiezione

del film con il loro nome, ruolo e contributo.

Ad essi spettano altresì alcuni diritti

patrimoniali, tra i quali il diritto esclusivo

ad autorizzare l’esecuzione e la proiezione

di elaborazioni, trasformazioni o traduzioni

dell’opera, il diritto di disporre liberamente

dell’opera se il produttore non provvede a

completarla entro il termine di tre anni dalla

relativa consegna, ovvero non la fa proiettare

entro tre anni a decorrere dal suo

completamento nonché – infine – il diritto

ad un equo compenso.

E al produttore cinematografico quali

diritti spettano?

Al produttore – in qualità di soggetto finanziatore

della realizzazione dell’opera

cinematografica – competono i diritti di utilizzazione

economica nei limiti dello sfruttamento

cinematografico. Il produttore, in

particolare, ha la facoltà di apportare alle

opere che concorrono all’opera cinematografica

le modificazioni necessarie per

il loro adattamento cinematografico. Tuttavia

il produttore, salvo patto contrario,

non può eseguire o proiettare elaborazioni,

trasformazioni o traduzioni dell’opera

prodotta senza il consenso degli autori,

trattandosi di diritti che spettano solo a

questi ultimi. Competono infine al produttore

spettano anche i cd. diritti connessi,

che si sostanziano nel diritto di autorizzare

la riproduzione, la distribuzione con qualsiasi

mezzo, il noleggio ed il prestito dell’originale

e delle copie delle sue realizzazioni,

nonché la messa a disposizione del pubblico

dell’originale e delle copie delle proprie

realizzazioni, in maniera tale che ciascuno

possa avervi accesso dal luogo e nel momento

scelti individualmente.

L’ultima questione di questo approfondimento

giuridico sulla tutela

dell’opera cinematografica è la questione

della durata dei diritti dei quali

abbiamo parlato. Cosa occorre precisare

a tal proposito?

Circa la durata dei diritti patrimoniali

d’autore la legge prevede che i diritti di

utilizzazione economica dell’opera cinematografica

o assimilata durano tutta la vita e

fino al termine del settantesimo anno dopo

la morte dell’ultima delle persone sopravvissute

fra le seguenti: direttore artistico,

autori della sceneggiatura, compreso l’autore

del dialogo, e l’autore della musica

creata in occasione ed appositamente per

essere utilizzata nell’opera cinematografica

o assimilata. Per quanto riguarda invece

i diritti connessi del produttore, la legge

ne prevede il limite temporale di estensione

in cinquanta anni dalla fissazione. Se

l’opera cinematografica è pubblicata o comunicata

al pubblico durante tale termine,

la durata è di cinquanta anni dalla prima

pubblicazione o, se anteriore, dalla prima

comunicazione al pubblico dell’opera cinematografica.

I diritti morali d’autore, invece,

sono – potremmo ben dire per loro

stessa natura – non soggetti a limiti di durata

e, dopo la morte dell’autore, possono

essere fatti valere dai suoi congiunti, individuati

dalla legge sul diritto d’autore.

Aldo

Fittante

Avvocato in Firenze e Bruxelles, docente in Diritto della Proprietà Industriale

e ricercatore Università degli Studi di Firenze, già consulente

della “Commissione Parlamentare di Inchiesta sui Fenomeni

della Contraffazione e della Pirateria in Campo Commerciale” della Camera

dei Deputati.

www.studiolegalefittante.it

L’AVVOCATO RISPONDE

23


Nuove proposte dell’arte

Contemporanea

A cura di

Margherita Blonska Ciardi

Stephanie Holznecht

Vitalità del gesto ed energia del colore nelle opere

dell’artista americana in mostra nella Basilica di San

Lorenzo a Firenze

di Margherita Blonska Ciardi / foto courtesy dell’artista

Artista americana di origine inglese,

Stephanie Holzecht è

laureata in arte, grafica e design

presso la Fine Art University

del Wisconsin. Ha sviluppato la sua

personale ricerca nel campo dell’astrattismo,

passando dal minuzioso

realismo degli esordi al patos

emotivo della pittura astratta. Pur

esperimentando diverse tecniche e

strumenti espressivi, si dedica soprattutto

all’uso dei colori acrilici

che padroneggia con maestria, ottenendo

ogni volta effetti sorprendenti.

La continua ricerca coloristica

ha portato l’artista a sperimentare

diversi tipi di vernice acrilica, ottenendo

innumerevoli sfumature, tonalità

e consistenze per dipingere

le propria elaborazione emotiva del

mondo esterno. La sua pittura, ispirata

all’Action painting americana, si

concentra soprattutto sulla vitalità e

sull’energia del gesto da cui nascono

le sue composizioni astratte. Nel

corso della sua crescita artistica Stephanie

è passata dalla rappresentazione

della natura e dallo studio dei

Black Gold, acrilico su tela, cm 78,2 x 78,2

24

STEPHANIE HOLZNECHT


quattro elementi all’eleganza e all’essenzialità

della linea. Le sue composizioni

coloristiche spaziano dal

mondo bidimensionale a quello tridimensionale

e sembrano procedere

alla ricerca della quarta dimensione.

Lo spazio racchiuso dalle curve sempre

più veloci si confonde con il tempo.

Gli ultimi lavori vibrano di linee

spontanee, delineando con velocità

sempre maggiore le infinite profondità

coloristiche che sembrano bucare

la tela oppure volerne uscire. Tutto

questo allude alla teoria della relatività

di Einstein, perchè la personale

ricerca della Holznecht sfida la bidimensionalità

della tela per creare misteriosi

spazi - tempo dove il colore

cattura l’essenza del mondo e dell’emozione

dell’artista.

www.scholznecht.com

Le opere dell’artista americana

sono esposte fino al 29 di luglio

nel Salone Donatello della Basilica

di San Lorenzo a Firenze, con il

seguente orario di apertura al pubblico:

tutti i giorni 10:00- 17:00 e

domenica 12:30- 17:00.

Taming the Glant, acrilico su tela, cm 78,2x78,2

Conflicting emotions, acrilico su tela, cm 78,2x78,2

STEPHANIE HOLZNECHT

25


Spunti di critica

Fotografica

A cura di

Maria Grazia Dainelli in collaborazione con Nicola Crisci

André Kertész

Considerato da Cartier-Bresson il padre della

fotografia contemporanea, ha dimostrato

come qualsiasi aspetto del mondo, dal più

banale al più importante, meriti di essere

immortalato

di Nicola Crisci / foto André Kertész

Nicola Crisci

André Kertész nasce a Budapest

nel1894 da una famiglia della media

borghesia ebraica. Dopo essersi

diplomato nel 1912 all’Accademia

Commerciale di Budapest, compra la sua

prima fotocamera. E’ considerato uno dei

maggiori fotografi del XX secolo, soprattutto

per due caratteristiche: l’insaziabile

curiosità per il mondo, le persone e la vita

e uno spiccato senso della forma. La

sua fotografia riflette una posizione modernista,

mostrando un’inclinazione al

realismo lirico, dove spazio e figure esprimono

un modo di vedere il mondo. «Tutti

possono guardare, ma non necessariamente

vedono», afferma Kertész in una

delle sue illuminanti riflessioni sulla fotografia.

«Devi sentire ciò che fotografi, la

tecnica non è fondamentale; gli eventi e

l’umore sono più importanti di una buona

luce. Per scrivere occorre conoscere

l’alfabeto ma conta anche il concetto che

stai esprimendo; la stessa cosa vale per la

fotografia perché le foto possono essere

tecnicamente perfette ma se sono prive

di espressione non valgono niente. L’arte

del fotografo è una scoperta continua

che richiede pazienza e tempo. Considera

la luce quando stai fotografando e osserva

la scena da diverse angolazioni, scatta

quando trovi il momento giusto». Kertész

si serve della fotografia come se fosse un

diario visivo, interpretando e catturando

le proprie sensazioni attraverso l’obbiettivo.

Tra le foto emblematiche della sua

poetica, si segnalano: la danzatrice sdraiata

sul divano, espressione di sensualità

ed armonia; gli scatti dove gli esseri

umani diventano creatori di ombre, evidenziando

così l’importanza del punto di

ripresa; i ritratti distorti delle sue modelle,

dove domina un’atmosfera surreale; le

invenzioni formali come la foto del piatto

con la forchetta e la sua ombra, splendido

esempio di minimalismo. Di se stesso

Kertész amava dire: «Sono un dilettante e

intendo rimanerlo per tutta la vita». Tutta

la sua fotografia esprime amore per la vita,

un piacere libero e infantile nella continua

scoperta della bellezza del mondo.

The fork

Autoritratto

26

ANDRÉ KERTÉSZ


A cura di

Margherita Blonska Ciardi

Nuove proposte dell’arte

Contemporanea

Aleksandra Rey

I ritratti di natura dell’artista polacca in mostra a Firenze

di Margherita Blonska Ciardi / foto courtesy dell’artista

Il percorso artistico di Aleksandra

Rey si fonda sull’analisi della forma,

destinando il soggetto ad un ruolo

apparentemente secondario all’interno

della rappresentazione. Il tema può

variare passando dai quartieri urbani

al paesaggio e arrivando ad una composizione

astratta (spesso anch’essa

ritagliata dalla natura). L’interesse

dell’artista si concentra sulla composizione

pittorica e sulla stesura del colore

applicato sulla tela con brevi tocchi e nitide

pennellate. Il risultato è un’immagine

volutamente sfocata dove la materia

cromatica sembra prevalere sul soggetto

rappresentato. In altre parole, lo stile

precede il tema, per quanto proprio

quest’ultimo descriva la personalità e

la formazione artistica di Aleksandra

Rey, laureata in pittura all’Accademia

di Belle Arti di Krakow (Polonia) e manager

della Galleria Comunale di Chorzow.

Raffigurando soprattutto piante e

fiori, soggetti spesso ritenuti minori e

appartenenti ad una visione femminile

e leziosa della pittura, l’artista polacca

Nel giardino di nonna Halusia, olio su tela, cm 100 x 130

sceglie di andare “contro corrente” rispetto

ad una visione artistica di avanguardia.

Aleksandra Rey ha deciso,

quindi, di distinguersi nel panorama

dell’arte contemporanea recuperando

quelle tematiche femminili che raccontano

l’amore verso madre natura, le sue

stagioni e i cicli della vita. La sua arte è

frutto di una particolare analisi del soggetto,

dove la scienza botanica si unisce

allo studio del colore, facendo nascere

opere cariche di poesia e di sensibilità

romantica; un vero inno alla natura

e alla femminilità in tutte le sue sfumature.

La pittura di Aleksandra comunica

all’osservatore un profondo senso di

pace, mostrandogli la bellezza nascosta

in ogni scorcio rappresentato.

www.aleksandrarej.pl

Le opere della artista polacca si trovano

attualmente in mostra presso il

Salone Donatello della Basilica di San

Lorenzo a Firenze, dove rimarranno

fino al 29 luglio, con il seguente

orario di visita: 10:00 - 17:00

domenica 12:30 - 17:00

Nel parco, olio ed acrilico su tela, cm 100x 130

ALEKSANDRA REY 27


Nuove proposte dell’arte

Contemporanea

A cura di

Margherita Blonska Ciardi

Cesare Triaca

Luci e colori del Lago di Como nelle opere dell’artista

lombardo in mostra fino al 29 luglio nella Basilica di

San Lorenzo a Firenze

di Margherita Blonska Ciardi / foto courtesy dell’artista

Cesare Triaca, artista lombardo discendente

da un’antica famiglia

contadina, coltiva da sempre un

forte legame con la terra dei propri antenati.

Ha lavorato per lungo tempo come stuccatore

e decoratore nella ricostruzione e

nel restauro di chiese storiche in Italia ed

all’estero, collaborando anche con architetti

illustri come Mario Botta. Il continuo

miglioramento nella realizzazione delle decorazioni

e lo studio degli affreschi nelle

chiese durante i lavori di restauro lo hanno

avvicinato sempre di più all’arte visiva

dei grandi maestri del passato. Affascinato

dall’ arte romantica tra Settecento ed Ottocento,

subisce il fascino della natura e in

particolare dei paesaggi dove vive. I suoi

quadri così diversi dalle avanguardie contemporanee

per il realismo romantico, si

distinguono per la caratteristica luce rosata

dei tramonti che illuminano le meravigliose

vedute del Lago di Como con i suoi

porticcioli e paesini. Tutto è dominato dal

maestoso skyline delle montagne che come

una donna vanitosa e consapevole della

propria bellezza si specchia nelle acque

del lago. Nella pittura di Cesare la natura

ci avvolge in un caldo abbraccio rilassante,

dove pare di sentire il fruscìo dell’acqua

e il soffio del vento. Le barche a vela navigano

sull’orizzonte, i vecchi fari si affacciano

sul lago: ogni cosa allude alla solitudine

dell’essere umano al cospetto della natura;

il tempo che passa è come l’acqua che

scorrendo ci porta via.

www.cesaretriaca.com

Bellagio, olio su tela, cm 120x60

Il molo di Gera Lario, olio su tela, cm 60x30

Il battello Milano, olio su tela, cm 70x50


Manifestazione Da Sole a Sole

29 luglio - 5 agosto 2018

Estemporanea di pittura al Museo Casa Natale di Giotto

Iª Edizione

L’Associazione Dalle Terre di Giotto e

dell’Angelico organizza, con il patrocinio

del Comune di Vicchio e in collaborazione

con l’Unione Montana dei Comuni del

Mugello e Banco Fiorentino, il 1° concorso

di pittura estemporanea dal titolo

Il Mugello e i suoi colori, che avrà luogo

presso il Museo Casa di Giotto in via di

Vespignano 164 a Vicchio.

La manifestazione si svolgerà in due giornate

29 luglio e 5 agosto.

Gaetano Sabatelli, Cimabue osserva il giovane Giotto mentre disegna

una capra sulla pietra, 1847, Galleria di Arte Moderna di Palazzo Pitti

Montepremi:

• 1° classificato: 400 € con mostra personale

alla Casa di Giotto nell’anno 2019

• 2° classificato: 300 € con mostra personale

alla Casa di Giotto nell’anno 2019

• 3° classificato: 200 € con mostra personale

alla Casa di Giotto nell’anno 2019

• I primi 3 classificati riceveranno trofeo,

coppa o targa

• Ad ogni concorrente sarà rilasciato l’attestato

di partecipazione insieme al libro

Giotto, la casa, il colle di Vespignano

• Le opere premiate rimarranno di proprietà

degli artisti stessi e saranno riconsegnate

ai medesimi a fine evento

Come da regolamento, per entrambe

le giornate, è prevista la consegna

delle opere ultimate entro le ore 18:00

La sera di domenica 5 agosto verrà allestita

la mostra di tutte le opere con l’inaugurazione

alle ore 19:00, che terminerà domenica 19

agosto con premiazione alle ore 18:00.

La giuria sarà rappresentata dagli stessi artisti

partecipanti all’estemporanea e da 15 esperti

che avranno gli stessi criteri di votazione dei

partecipanti stessi. Le votazioni della giuria

inizieranno domenica 5 agosto e termineranno

domenica 19 agosto alle ore 15:30.

L’evento sarà divulgato per mezzo della stampa

e le opere saranno riprese da Toscana TV

nell’ambito della rubrica Incontri con l’Arte

del giornalista Fabrizio Borghini.

Per informazioni:

Associazione artistico-culturale Dalle Terre di Giotto e dell’Angelico

Via Mulinuccio 32 50039 Vicchio (FI)

www.dalleterredigiottoedellangelico.it

info@casadigiotto.it

+ 39 328 5990920 / + 39 329 9293044 / + 39 339 2593932


Speciale

Pistoia

Lo Spazio di via dell’Ospizio: un’oasi

di pace nel centro storico di Pistoia

Libreria, galleria d’arte e sala da tè, ha ospitato di recente

la mostra dell’illustratrice Elena Lombardi sulla tradizione

delle favole svedesi

Testo e foto di Laura Belli

Elena Lombardi (1983, Prato) è

designer e illustratrice. Da alcuni

anni anche docente di illustrazione,

lavora da sempre nel campo

dell’illustrazione per media digitali ed

editoria. Ha vissuto a lungo in Svezia,

paese del quale ha imparato ad amare

la lentezza e la modestia, anche nella

tradizione progettuale e visuale. Da

grande sogna di ritirarsi in una cabina

di legno rosso su un isolotto a disegnare

e tradurre libri per bambini.

www.lombardielena.com

lombardi.elena@gmail.com

Le strade del centro di Pistoia,

con il loro intreccio medievale

e la loro talvolta sorprendente

ed esilarante toponomastica, offrono

piaceri ormai dimenticati nelle grandi

città come: passeggiare, incontrare

amici e soffermarsi a conversare anche

se si hanno al seguito i bambini

con le loro biciclettine o monopattini.

Questo tranquillo camminare invita il

turista ad aggirarsi nel dedalo delle

strade e a fare scoperte sorprendenti.

In via dell’Ospizio, ad esempio, si

rimane piacevolmente colpiti da una

piccola ma accogliente libreria che si

chiama Lo Spazio di via dell’Ospizio,

dove oltre ad una nutrita selezione di

novità letterarie, è possibile prendere

parte a numerose presentazioni di libri

introdotte da moderatori preparati

e coinvolgenti. A questo si aggiunge

la possibilità, in qualsiasi momento,

di sfogliare un libro assaporando un

caffè il cui odore si mescola a quello

della carta stampata. Su Facebook

è definita libreria, galleria d’arte e sala

da tè; personalmente amo definirla

“oasi di pace”. La libreria, funzionando

anche da galleria d’arte, offre il

proprio spazio per piccole mostre di

pittura, disegno e fotografia. Gradevolissima

è stata la mostra di disegni

ispirati alle fiabe svedesi presentata

dall’artista Elena Lombardi, designer

e illustratrice. «Fiabe svedesi - si legge

nel testo di presentazione della

mostra - è una collezione di finestrelle

aperte su momenti, personaggi e

oggetti ispirati ai racconti della tradizione

nordica. L’oggetto fiaba è quasi

un organismo millenario e vivente

che affonda le proprie radici in archetipi

comuni in cui riconoscersi sempre.

I paesaggi rarefatti e la natura

sullo sfondo si svelano nel racconto

attraverso le azioni dei personaggi

che vivono di astuzie, topos comune

alla tradizione della fiaba europea, ma

soprattutto di pazienza, attesa e umiltà,

caratteri principi del popolo della

filosofia del lagom (vivere con meno

ed essere felici). Proprio dal suo passato

svedese, l’autrice trae ispirazione

per queste tavole, nell’essenzialità

che contraddistingue l’estetica scandinava

e l’attenzione che da sempre

viene dedicata ai piccoli lettori».

Lo Spazio di via dell’Ospizio

Via dell’Ospizio 26 (51100), Pistoia

+39 057321744

lo-spazio@libero.it

Una delle opere di Elena Lombardi in mostra

a Pistoia

Via dell’Ospizio

ELENA LOMBARDI

31


A cura di

Maria Grazia Dainelli

Obbiettivo

Fotografia

Andrea Rontini

Innamorato del paesaggio toscano,

si serve della fotografia per catturarne

luci e colori

di Maria Grazia Dainelli / foto Andrea Rontini

Andrea Rontini

Andrea Rontini nasce e vive ad

Antella (Bagno a Ripoli) vicino

a Firenze. Inizia il suo percorso

professionale intorno agli anni

Ottanta nei gruppi fotografici fiorentini,

scattando diapositive a 35 mm

che venivano stampate, allora come

oggi, con il metodo classico “cibachrome”.

Nel giro di alcuni anni trasforma

questa profonda passione in

una professione ricca di soddisfazioni

e di riconoscimenti. Grazie al suo

spirito pionieristico si addentra nel

paesaggio toscano per catturarne colori,

luci ed atmosfere. Nell’aprile del

2001 decide di aprire una galleria in

via delle Volte a Castellina in Chianti

presentando insieme ai suoi scatti

anche i libri fotografici Toscana Poetica

(1999), La Fotografia del Chianti

(2003), Incantevole Umbria (2008),

Toscana Poetica: paesaggi, panoramiche

e paesi (2013) e Toscana Poetica:

paesaggi (2016). Dal 2010 tiene corsi

di fotografia sul tema del paesaggio,

esplorandone sia gli aspetti culturali

che i valori espressivi, con particolare

attenzione alla luce e alla composizione.

Il 2018 segna un passaggio fondamentale

nel suo percorso creativo:

dopo essersi lungamente soffermato

sulle bellezze naturalistiche, oggi Andrea

Rontini guarda con interesse allo

scenario urbano. Ne è conferma il

suo ultimo libro intitolato Firenze, dove

il capoluogo toscano, raccontato

con oltre centosettanta immagini, è

come un palcoscenico su cui si alternano

turisti e residenti, avendo come

sfondo sia gli splendori artistici ed architettonici

rinascimentali che il profilo

delle colline intorno alla città ed

ampi scorci di cielo.

www.andrearontini.it

info@andrearontini.it

+ 39 0577 742016

Casentino, 1999

Luna a Torrenieri, 2012

Galleria fotografica a Castellina in Chianti

ANDREA RONTINI 33


Per il quarto anno consecutivo a Pitti Immagine 83

Tutto è iniziato nel 1996, quando,

dopo quasi venti anni di ritorcitura

filati per conto terzi, è

diventata anche produttrice di filati. Da

quel giorno ad oggi l’azienda si è dedicata

soprattutto alla realizzazione di

articoli per maglieria. Strategia, dinamismo

e ricerca, tre parole chiave che

hanno permesso alla Filati Riccio Srl di

collocarsi con successo nel mercato

industriale in Italia e all’estero. Siamo

qui da oltre quarant’anni ed è come se

fossimo nati ieri perché l’entusiasmo è

sempre quello del primo giorno, ma l’esperienza

è quella che si costruisce solo

col tempo.

Staff dell’azienda

CLASSICI E MODERNI TRADIZIONALI E INNOVATIVI

STORICI ED ESORDIENTI

FILATI RICCIO

Via I Maggio, 4 - 59013, Oste Montemurlo (Prato)

www.filatiriccio.it | info@filatiriccio.it

+39 0574 680906 | +39 0574 680907


A cura di

Maria Grazia Dainelli

Obbiettivo

Fotografia

Mariangela Giovannone

Giovane fotografa calabrese, ama camminare per le

strade della città alla ricerca di soggetti interessanti

e scorci inediti

di Amedeo Menci / foto Mariangela Giovannone

Nata nel 1992 a Soverato (CZ),

Mariangela Giovannone vive fino

all’età di diciotto anni a Monasterace

(RC), per poi trasferirsi a Firenze

dove intraprende gli studi in Giurisprudenza.

Una delle sue più grandi passioni

è da sempre la fotografia, un amore

nato in famiglia, come lei stessa spiega:

«Mio padre è appassionato di fotografia;

quando ero piccola lo guardavo sempre

con ammirazione mentre scattava. In

casa poi avevamo tante macchine fotografiche,

di cui alcune da collezione. Insomma,

ci sono po’ cresciuta tra le foto».

E’ proprio con le macchine analogiche di

suo padre che Mariangela si approccia alla

fotografia fino a quando, al liceo, decide

di acquistare la sua prima Nikon digitale.

Autodidatta da sempre, durante il periodo

universitario decide di investire sempre

più energie sulla sua passione, iniziando

a frequentare vari corsi e arrivando a partecipare

ad una prima mostra fotografica

nel 2015 (tema culinario, in concomitanza

con l’EXPO) il giorno di San Giovanni.

I soggetti delle sue foto diventano via

via sempre più vari, evolvendosi parallelamente

al suo percorso di vita: «Da piccola

amavo fotografare i paesaggi, era

un modo per divertirmi insieme ai miei

amici e conservare dei momenti passati

in compagnia. Questa è ancora oggi una

delle motivazioni che mi spinge a fotografare».

Col passare degli anni capisce che

la foto può servire anche ad esprimere il

proprio punto di vista sulle cose, la propria

personalità e creatività: «La fotografia

per me è però anche un’espressione artistica

– puntualizza – perché posso creare

io stessa un’immagine o una situazione,

come fosse una scenografia. Costruzione,

lavorazione e studio possono aiutare a

creare immagini particolari. A volte parto

anche soltanto da un oggetto: questo mi

può suggerire un’idea su come costruire

una foto intorno ad esso». Viaggiare per

la città a “caccia di una foto” è uno dei

passatempi preferiti della giovane fotografa,

che ama camminare, macchina alla

mano, alla ricerca di un nuovo scorcio

che possa catturare la sua attenzione. Colori,

bianco e nero, luci e ombre: Mariangela

ama utilizzare vari stili scegliendo di

volta in volta quello che può rappresentare

al meglio l’essenza di una situazione.

Sul come stimolare il proprio estro ha un

consiglio: «Due anni fa mi sono cimentata

in un progetto su 365 giorni, da gennaio

a dicembre. Consisteva nello scattare una

foto al giorno per un anno; è molto difficile

trovare tanti scatti originali; ero come

forzata a cercare soggetti inediti, nuovi

angoli e a variare gli stili. Si è rivelato

un ottimo allenamento per il mio occhio».

Per il futuro, ha un’idea che le sta particolarmente

a cuore, una sorta di ritorno alle

origini: «Vorrei scattare in analogico, con

un numero di fotografie limitato. Questo

ti porta a non sottovalutare l’importanza

di nessuno scatto. Mi piacerebbe riprovare

quelle sensazioni e tornare a sviluppare

le foto, proprio come facevo tanti anni fa

con mio padre».

Rouge

mariangelagiovannone@hotmail.it

marianji15

Il violinista, le luci, la città

MARIANGELA GIOVANNONE 35


Fondazione Romualdo Del Bianco

Movimento Life Beyond Tourism

La Fondazione Del Bianco all’Unesco Whc

Il Movimento Life Beyond Tourism ha presentato a Manama

I siti patrimonio mondiale per il dialogo tra culture

di Alessandra Ricco / foto courtesy Fondazione Romualdo Del Bianco

I

siti del patrimonio devono diventare anche

siti per il dialogo, centri di formazione

per questo scopo, una nuova offerta

commerciale con un’altra etica: è stato questo

il punto cruciale della relazione presentata

dalla Fondazione Romualdo Del Bianco

durante la sua partecipazione alla 42ª sessione

del World Heritage Committee di

Unesco (dal 24 giugno al 4 luglio a Manama,

Bahrain). La Fondazione ha presentato

Life Beyond Tourism: i siti patrimonio mondiale

per il dialogo tra culture. Un appuntamento

annuale, quello dell’Unesco, e di

portata internazionale: per questo la partecipazione

è stata un grande riconoscimento

al ruolo svolto dalla Fondazione, con tutti i

suoi esperti, nell’ambito della valorizzazione

del patrimonio culturale e della promozione

del viaggio come momento d’incontro

e di dialogo fra i popoli sulla via della pace.

Ma la presenza a Manama è stata anche

un momento cruciale per Firenze e per

la Toscana dove la Fondazione ha le proprie

radici. Secondo la Fondazione, i siti del patrimonio,

per la loro eccezionale ricchezza

di multiculturalità, offrono oggi un’opportunità

di incontro tra culture mai riscontrata

prima nella storia. La partecipazione

è stata anche oggetto di una precedente

conferenza stampa, con la partecipazione

di Paolo Del Bianco, presidente della Fondazione

Romualdo Del Bianco e dell’Istituto

Internazionale Life Beyond Tourism,

Corinna Del Bianco direttrice dell’istituto

internazionale Life Beyond Tourism e Simone

Giometti, responsabile Relazioni Internazionali.

In occasione della conferenza

stampa si è svolta anche la cerimonia di firma

di un nuovo “Memorandum di Intenti”

con l’università polacca Andrzej Frycz Modrzewski

Krakow University. Il Movimento

Life Beyond Tourism ha visto la luce a Firenze

e la sua filosofia inizia già a essere applicata

su scala mondiale, come una vera e

propria rivoluzione culturale e commerciale.

Life Beyond Tourism, un orientamento

alimentato dalla rete della Fondazione Romualdo

Del Bianco (una rete di oltre 500

istituzioni pubbliche e private, in 5211 città,

in 111 paesi in 5 continenti); il movimento,

infatti, è nato, si è sviluppato ed è stato testato

a Firenze con le sue buone pratiche e

i suoi strumenti che ne permettono la messa

in atto: il manuale di applicazione pratica,

la bibliografia, il glossario, le piattaforme

culturali e per i territori, la crescente rete di

collaborazione per LBT (con 150 università,

istituzioni, amministrazioni pubbliche, ministeri

di 37 paesi dei 4 continenti), le ferme

indicazioni per il Management Plan; ma

soprattutto la nuovissima e specifica Certificazione

di qualità DTC-LBT:2018 (concepita

secondo gli Intl Std UNI EN ISO), che

è volontaria e unica nel suo genere, cui si

aderisce per comunicare la propria volontà

di trasparenza, per poi controllare la qualità

di tutti i processi messi in atto dai soggetti

certificati per favorire il dialogo tra culture,

ma anche di consentire ai fruitori di “misurare

oggettivamente” l’impegno al dialogo

interculturale profuso dagli operatori locali.

Dunque, è un insieme di strumenti ampio

e articolato, tanto che di fronte alle recenti

numerose richieste di applicazione all’estero,

è stato dotato di tutela intellettuale e

di marchi registrati. A questo quadro si aggiungono

i corsi di formazione dei formatori

diretti e in e-learning. Fra le varie attività

in programma, dal 2019, Life Beyond Tourism

sarà parte dei programmi di studio

universitari di architetti, conservatori e paesaggisti

in primis dei politecnici di Madrid,

Lublino e dell’Università La Sapienza di Roma

con il progetto Erasmus plus – Sustainable

Urban Rehabilitation Study in Europe

e con i corsi per formatori internazionali che

si tengono regolarmente a Firenze presso

l’Istituto Internazionale Life Beyond Tourism.

La grande novità riguarda le indicazioni

per l’integrazione del piano di gestione dei

siti patrimonio mondiale con lo strumento

di enunciazione di misura con la Certificazione

di qualità “DTC-LBT:2018”.

Il Presidente della Fondazione, Paolo Del Bianco, presenta ai delegati

UNESCO il Movimento Life Beyond Tourism

(da sinistra) Il Presidente della Fondazione, Paolo Del Bianco, con Mounir

Bouchenaki (Consulente Patrimonio Culturale, già DG Cultura UNESCO e

DG ICCROM), Maurizio Quagliuolo (Segretario Generale HERITY), Michèle

Prats (ICOMOS, Comitato Internazionale sul Turismo Culturale)

36

FONDAZIONE ROMUALDO DEL BIANCO


A cura di

Paolo Bini, relatore Associazione Italiana Sommelier

Arte del

Vino

Colle Bereto: luogo del vino e dell’arte

Foto courtesy dell’azienda

L’uomo che misura le nuvole, scultura di Jan Fabre in mostra presso Colle Bereto

Un luogo del cuore che lascia incantati

per l’armonia del suo

paesaggio. Colle Bereto è un

borgo risalente all’anno Mille che si affaccia

direttamente sulla collina di Radda

in Chianti e che Lorenzo e Franca Pinzauti

scelsero trent’anni fa per condividere

quelle emozioni basate sui valori più

nobili e autentici come l’amore per la famiglia

e il territorio toscano. L’importante

ristrutturazione, che lo ha nel tempo

restituito a nuova luce, non ne ha intaccato

l’identità architettonica così come

è rimasta immutata l’autenticità di questa

campagna, con i suoi profumi e colori

più seducenti. Oltre diciassette ettari

di vigneti che oggi si aprono “a libro”

verso il fondo valle; una linearità pulita

che s’intreccia con gli elementi naturali

circostanti, come trama sull’ordito

di un’intelaiatura che genera suggestione

profonda. I quasi 500 metri di altitudine

ed un suolo roccioso ricco di galestro

e alberese rendono davvero ideale la viticoltura,

biologica certificata, diventata

negli anni attività di spicco e grande

prestigio. Un’organizzazione aziendale

completata dal caratteristico wine bar nel

cuore di Radda, dal famoso american bar

e ristorante Colle Bereto Café in piazza

Strozzi a Firenze e, recentissima acquisizione,

dallo storico stabilimento Bagno

Santa Maria sull’esclusivo litorale di Forte

dei Marmi. Una filosofia che punta quindi

alla valorizzazione dei luoghi più belli

e tradizionali delle nostre terre attraverso

differenziati servizi e prodotti di alta qualità.

Non solo; se per noi eno-estimatori

fare vino significa arte, ecco che la famiglia

Pinzauti ha raccolto integralmente il

messaggio proponendolo come proprio

stile e aderendo al progetto Art of the treasure

hunt. Una collaborazione nata dalla

mente sagace e illuminata di Luziah

Hennessy che unisce le visioni, l’ispirazione

e l’opera di artisti internazionali alle

bellezze del nostro “Chiantishire”. Un

sodalizio che da poco più di un anno ha

portato L’uomo che misura le nuvole di

Jan Fabre da piazza della Signoria al giardino

di Colle Bereto, ora proteso verso il

cielo di Radda. Emozioni davvero ardue

da raccontare come quelle regalate dalle

opere pittoriche e scultoree dell’edizione

2018 presentate pochi giorni fa e

fruibili in caso di visita all’azienda. Sensibilità

e raffinatezza che si ritrovano anche

“nel bicchiere”. La nostra selezione verte

questo mese su due vini dalle personalità

dissimili: il Chianti Classico Gran Selezione

2014 ha una veste rubino ammaliante

e sprigiona intensi aromi di marasca

e mammola arricchiti da eleganti ricordi

di lavanda, cannella e anice stellato. Si

sviluppa al palato con grande signorilità,

la pregevole uva Sangiovese mostra

il suo lato migliore donando pienezza di

Chianti Classico Riserva e Gran Selezione

Colle Bereto

sapore e liberando, con dosata astringenza,

una persistenza gustativa degna

dei migliori vini a lungo invecchiamento

e abbinabili a preparazioni di carne della

grande tradizione regionale. Colle B è invece

lo spumante Metodo classico brut

rosé che inebria da subito con la sua effervescenza,

le rosee tonalità e i profumi

di ribes, fragolina, agrumi e fiore di pesco.

Bollicine setose e la classe dell’uva

Pinot nero lo rendono ideale per un aperitivo,

per un piatto d’entrata a base di

carpaccio o, senza esitazione, per brindare

a un momento speciale e noi, idealmente,

vogliamo alzare il nostro calice

festeggiando con voi l’arrivo delle vacanze…

buona estate!

Info e consulenza: wine@bini.eu

La tenuta Colle Bereto (ph. Alessandro Moggi)

ARTE DEL VINO 37


Firenze

Mostre

China View

Undici artisti al Museo Bellini di Firenze per una

mostra sulla pittura contemporanea cinese

di Fabrizio Borghini / foto courtesy degli artisti

Dal 29 luglio al 4 agosto, il Museo

Bellini di Firenze ospita

la mostra d’arte collettiva

China View, presieduta e progettata

da Li Xiaoshan, famoso critico cinese,

curatore e direttore del Museo di

Belle Arti dell’Accademia di Nanjing.

L’evento è a cura di Jia Jiegong, con

la curatela esecutiva di Yan Laichao e

Xie Zhinxiang e l’assistenza alla curatela

di Xie Meng. Tra gli undici artisti

chiamati ad esporre si segnalano in

particolare: Wang Huaxiang, docente

presso l’Accademia Centrale di Belle

Arti; Liu Qinghe, professore dell’Istituto

di pittura tradizionale cinese

dell’Accademia Centrale di Belle Arti;

Zhang Zhengmin, docente dell’Università

di Nanjing; Guangzhou Deng

Jianjin, professore dell’Accademia

Centrale di Belle Arti; Zhu Jianzhong,

vice-presidente dell’associazione degli

artisti di Nantong; Jiang Heng,

vice-professore dell’Università Industriale

del Guangdong; Sun Liang,

professore del Politecnico di Shanghai;

Chen Shuxia, professoressa

dell’Accademia Centrale di Belle Arti

ed altri artisti come Wang Yanping,

Wu Xiangyun e Huang Pinzhen. Obbiettivo

della mostra è promuovere

lo scambio tra cultura europea e cultura

cinese, promuovendo l’integrazione

tra le tradizioni dei vari paesi,

imparando gli uni dagli altri in termini

di ricerca e comunicazione, gettando

le basi per il progresso comune e

per una duratura ed amichevole cooperazione.

Lodate il cuore della grazia, olio su tela, 2017

Deng Jianjin

È

nato nel 1961 nel Guangdong.

Nel 1986 si è laureato presso

il Dipartimento di Scultura del

Jingdezhen Ceramic Institute in Jiangxi.

Attualmente è docente all’Accademia

di Belle Arti di Guangzhou.

38

CHINA VIEW


Wang Huaxiang

La partecipazione di Duchamp alla guerra, serigrafia, 2017

Nato a Guizhou nel 1962, è diplomato

presso l’Accademia

d’Arte Provinciale Guizhou e

laureato all’Accademia Centrale di Belle

Arti (CAFA) di Pechino dove attualmente

lavora.

Wang Yanping

Diplomata al Center Academy of

Fine Arts, dove ha seguito un

master nel 1989 e si è laureata

nel 2009. Ha insegnato all’Architecture

and Design of Polytechnic University.

Tutto nel liquore 1, inchiostro e acquerello su carta,

2017

CHINA VIEW

39


Firenze

Mostre

Zhu Jianzhong o Zhu Zhengde

Nato nel 1954 a Nan Tong, si è

diplomato presso il Dipartimento

di Belle Arti dell’Accademia

delle Arti di Nanchino.

Albero, pittura su carta, 2017

Liu Qinghe

Nato a Tianjin nel 1961, si è

diplomato presso il Dipartimento

di Arte Popolare

dell’Accademia Centrale di Belle Arti,

dove è docente di pittura cinese.

Andando lentamente, pittura a inchiostro, 2009

40

CHINA VIEW


Jiang heng

Nato nel 1972 a Puning, nella

provincia del Guangdong, è

professore associato all’University

of Technology del Guangdong.

Sue opere si trovano presso la sede

dell’UNESCO a Parigi, il Museo Nazionale

delle Culture del Mondo in Messico,

il Museo della Gioventù a Mantova,

il Consolato degli Stati Uniti e in altri

paesi come Belgio, Corea del Sud, Australia,

Regno Unito e Svizzera.

L’estate è rossa in tutte le montagne, inchiostro su carta, 2018

Chen Shuxia

Foglio, pittura ad olio su tela, 2014

Nata nel 1963 a Wenzhou, nella

provincia di Zhejiang, è diplomata

all’Accademia Centrale

di Belle Arti. Attualmente è direttore

e professore del Dipartimento di Belle

Arti della School of Art and Education,

Central Academy of Fine Arts.

CHINA VIEW 41


Firenze

Mostre

L’estate sta appena iniziando, pittura a inchiostro, 2018

Zhang Zhengmin

Nato nel 1962, è originario della

contea di Pei, nella provincia

di Jiangsu. È laureato presso il

Dipartimento di Belle Arti della Yixing

Light Industry School nella provincia

di Jiangsu e presso il Dipartimento di

Pittura della China Academy of Art. Nel

2000 si è laureato alla Scuola di specializzazione

in pittura cinese dell’Accademia

delle Belle Arti. È professore

presso l’Accademia di Belle Arti della

Nanjing Normal University e curatore

del Museo d’Arte.

Wu Xiangyun

Nata nel 1958, vive e lavora a

Nanjing, in Cina. Negli ultimi

anni ha creato un ciclo di lavori

intitolato Il confine e i collegamenti

della vita. Recentemente ha pubblicato

il Gulin Paintings.

Se c’è una strada direttamente lì, pittura su seta, 2018

42

CHINA VIEW


Huang Xiaoyu

(pseudonimo di Huang Pinzhen)

Uccidi il marito della principessa, pittura a inchiostro, 2018

Ha studiato all’Accademia di

Belle Arti di Xi’an. È specializzato

nella tecnica dell’inchiostro

a colori.

Sun Liang

Nato a Hangzhou nel 1957, si è

laureato presso il Dipartimento

di Design Artistico dell’Istituto

di Luci di Shanghai nel 1982. Attualmente

insegna alla Shanghai University

of Technology.

Blu, tecnica mista, 2017

CHINA VIEW 43


Paolo Catelani

Mostra personale

dell’artista al

ristorante

La Tana di Ugo

di Pontassieve

Dall’8 luglio 2018

Aperto tutti i giorni negli

orari del ristorante

Chiusura 15 - 31 luglio

Riapertura dal 1° agosto

Ristorante La Tana di Ugo

Via Ghiberti 15, Pontassieve (FI)

+ 39 055 839 2929 | + 39 338 6024632 (Sonia)| +39 339 4214788 (Mattia)

latanadiugo@gmail.com La Tana di Ugo


Le origini del Negroni, un aperitivo

tutto fiorentino

Di questo cocktail si è parlato nell’ambito dell’evento

Eccellenze del Made in Italy all’ICLAB, con una

degustazione a cura di ABI Professional

di Elena Maria Petrini / Foto Maurizio Mattei

Un aperitivo tra i più apprezzati

per la manifestazione Eccellenze

del Made in Italy all’ICLAB:

il Negroni, raccontato da Paolo Severino

Baldini, professionista del bar,

socio fondatore e benemerito di ABI

Professional (Associazione Barman

d’Italia), e preparato per i nostri ospiti

dal barman Federico Pempori, tra i

migliori in Italia (autore dell’originale

viaggio nella Divina Commedia attraverso

otto insoliti drink), e da Giancarlo

Carrai, ristoratore di eccellenza.

Paolo Severino Baldini spiega così la

nascita del cocktail Negroni:«Negli anni

di Firenze capitale (1865/1871), la

città era un crocevia di politici, funzionari

ministeriali, ambasciatori, ma

anche imprenditori e finanzieri provenienti

da altre regioni italiane e soprattutto

dall’estero. Un periodo di grande

splendore e di vita mondana, con feste

che si potraevano fino all’alba. L’alta

borghesia frequentava il centro e vari

caffè come Leland, Doney, Giubbe

Rosse, Gilli, Paszkowsky, Il Bottegone,

Rivoire, Harrys Bar, Torricelli, Bruzzicelli.

All’angolo tra le vie Tornabuoni

e della Spada si trovava il Coloniali

A partire da sinistra, i barman Federico Pempori e Paolo Severino Baldini, entrambi ABI professional,

col ristoratore Giancarlo Carrai

Paolo Severino Baldini

Profumeria Casoni, dove era possibile

acquistare spezie, thè, caffè, cacao, liquori/distillati

e le prime macchine da

caffè espresso. Dietro il bancone c’era

Fosco Scarselli. Fra gli avventori

del Casoni si distingueva per classe

ed eleganza il conte Cammillo Negroni,

amante del lieto vivere. Egli era solito

bere il “Milano-Torino”, poi diventato

“Americano”. Reduce dai viaggi a Londra,

conoscitore del gin, parlando con

Fosco dell’Americano, gli chiese di “irrobustillo”

un po’. Dopo qualche esperimento,

la scelta cadde sul gin: fu un

successo, confermato anche dagli amici

del conte che iniziarono a chiedere al

barman Fosco lo stesso cocktail, cui fu

dato il nome di “Negroni” in omaggio a

colui che lo aveva ispirato. Era il 1919.

Nel 1921 al Grand Hotel Baglioni rientrò,

dopo anni di esperienza a Londra,

Parigi e Costa Azzurra, un altro barman:

Gigi Senesi. Fosco (1898) e Gigi

(1895), entrambi ventenni, si conoscevano

e, prima Fosco Scarselli e dopo

Gigi Senesi, iniziarono a proporre il

Negroni alla propria aristocratica clientela.

Iniziò così la grande diffusione di

questo aperitivo. Nel 1929 Gigi si spostò

al Grand Hotel Principe di Piemonte

di Viareggio, il migliore albergo della

Versilia. Ben presto il Negroni di Gigi si

diffuse a Forte dei Marmi per arrivare

ad Achille Franceschi (con la sua prima

“Capannina” già nel 1929, lasciata,

dopo la fine della guerra, ai figli Guido

e Nevio). In questo locale considerato

il tempio del divertimento, della musica

e del bere di qualità, nel 1978 c’era

come capo barman proprio Paolo Severino

Baldini. Da Giacosa al Baglioni,

dal Principe di Piemonte alla Capannina,

il Negroni prese presto il volo verso

il mondo. Nel 1933 il Coloniali Casoni

divenne Giacosa e nel 1934 Fosco fu

chiamato dai Della Gherardesca a gestire

il bar del golf all’Ugolino. Il Negroni,

divenuto internazionale nel 1961, fu

codificato dall’ IBA (International Bartender

Association) tra i 50 cocktail internazionali,

e dal 2011 ad oggi, tra i 77

totali. Questa la miscelazione del Negroni:

1/3 gin, 1/3 Campari Bitter, 1/3

Martini Rosso; decorazione con fetta

d’arancia; gusto fresco, speziato e

amarognolo».

ARKIWINE 45


Eventi in

Toscana

Lions Club Firenze - Scandicci

Lo scorso 22 giugno, presso l’Istituto Alberghiero Aurelio Saffi di

Firenze, la cerimonia di chiusura dell’anno 2017-2018 del Lions Club

Firenze - Scandicci con il tradizionale Passaggio della Campana

Testo e foto di Maria Grazia Dainelli

Abbiamo iniziato l’anno 2017 festeggiando

quarant’anni di vita del

nostro Lions e collaborando ad

un evento calcistico con alcune delle glorie

della Fiorentina in favore dell’ATT con

l’amico Mario Tenerani, giornalista sportivo

che con la sua competenza ha contribuito

a dare un valore aggiunto. Si sono

succeduti molti eventi tra cui uno a sostegno

dell’associazione del CUI (Ragazzi del

sole); un meeting con i club Le Signe e

il Cosimo de Medici per festeggiare i settanta

anni della Costituzione con il professor

Ugo De Siervo, giurista, accademico

ed ex presidente costituzionale; un incon-

tro sullo ius soli con gli onorevoli Maria

Stella Gelmini e Davide Ermini. La serata

per far conoscere Artemisia, associazione

Onlus a favore delle donne e dei bambini

che hanno subito violenze fisiche e

psichiche. Tra i premi ricordiamo: il premio

d’eccellenza in favore della dottoressa

Anna Maria Addabbo e il premio per

gli scambi giovanili assegnato ad Ester

Della Sorte e Alessandro Longo con destinazione

Francia e Germania. All’Istituto

Russel Newton abbiamo presentato il

progetto “Martina” che ha visto una grande

partecipazione di giovani su moltissimi

argomenti. Abbiamo organizzato un

meeting con la graditissima ospite Stefania

Saccardi, assessore regionale al Diritto

alla salute, al Welfare e all’Integrazione

socio-sanitaria per parlare dei vaccini. Ricordiamo

una delle ultime iniziative svoltasi

domenica 10 giugno: Lions in Piazza,

in collaborazione con la Croce Rossa Italiana

di Scandicci e il Comune stesso. Una

giornata dedicata a prevenzione e salute

che ha avuto grande risonanza. In chiusura

di quest’anno una delegazione del club

sarà al Parlamento di Bruxelles per assistere

agli scambi di politica Europea.

info@lions-scandicci.com

LIONS CLUB SCANDICCI


Eventi in

Toscana

La Cappella del Crocifisso a Baroncelli

Dopo decenni di abbandono, un’importante operazione

di restauro ha riportato a nuova vita questo capolavoro

quattrocentesco alle porte di Bagno a Ripoli

di Barbara Santoro / foto courtesy ufficio stampa Comune di Bagno a Ripoli

L’inaugurazione della cappella alla presenza di Francesco Casini,

sindaco di Bagno a Ripoli, e don Andrea Faberi

Il tabernacolo della quattrocentesca

Cappella del Crocifisso in località

Baroncelli a Bagno a Ripoli

è stato completamente restaurato sia

sotto il profilo strutturale che pittorico

dopo una lunga opera di restyling iniziata

nel 2014. Quest’iniziativa è stata

possibile grazie all’impegno di un comitato

cittadino nato nel 2007per dare

nuova vita al piccolo oratorio. Lasciato

in stato di abbandono per decenni,

nel giugno del 2008 la Cappella fu donata

dalle proprietarie, le sorelle Turini,

alla parrocchia di Santa Maria a

Quarto che l’ha ceduta a sua volta al

Comune di Bagno a Ripoli. Molti gli

sponsor, gli enti, le associazioni, le

compagnie culturali, le istituzioni politiche

e religiose che hanno contribuito

al recupero. Questo oratorio è un quadrilatero

con la copertura

a capanna e con una

piccola finestra circolare

sopra il portoncino

d’ingresso. Fu realizzato

intorno al XV secolo,

secondo l’usanza allora

assai diffusa di innalzare

tabernacoli e cappelle

dove viandanti e pellegrini

potessero sostare

a pregare. L’affresco

è da attribuire alla mano

di Biagio d’Antonio

Tucci, pittore fiorentino

allievo del Verrocchio.

Nell’affresco, il Cristo

ha ai suoi piedi la Maddalena

e al suo fianco

due angeli in volo

che raccolgono il sangue

fuoriscito dalle ferite;

sullo sfondo si vede

un panorama di Firenze.

Si riconoscono inoltre

la Madonna addolorata

con San Giovanni e il

busto di Dio Padre benedicente.

La famosa

restauratrice Daniela Dini,

con la supervisione

della Soprintendenza, ha

operato con grande abilità,

riportando alla vi-

Una delle opere realizzate dal maestro Nano

Campeggi per celebrare il restauro

ta un edificio tanto caro agli abitanti

di Bagno a Ripoli. Il maestro Silvano

Campeggi, residente in zona, ha creato

tutte le illustrazioni delle singole

iniziative e gli inviti alle varie manifestazioni

(teatro, concerti, cinema,

buffet). La presidente del comitato,

Giuliana Righi, donna concreta ed

entusiasta, ha ringraziato il lavoro di

squadra di professionisti, artisti, cittadini

e istituzioni, che insieme hanno

contribuito al recupero di un vero

e proprio scrigno d’arte. Alle spalle

della cappellina è stato riposizionato

un albero di cipresso per ricreare

una visione d’insieme caratteristica

del paesaggio toscano.

Contatto telefonico per visitare la

cappella: + 39 333 1744452

CAPPELLA DEL CROCIFISSO A BARONCELLI

47


Firenze

Mostre

Pang Maokun

Fino al 28 luglio a Palazzo Medici Riccardi la grande

tradizione dell’arte europea rivive nella pittura colta

del celebre artista cinese

di Barbara Santoro / Foto courtesy Zhong Art International

Una faccia da ragazzino nonostante

sia nato nel 1963, una

pelle senza rughe e gli occhi

neri vispissimi che non perdono

una battuta di quanto succede intorno,

nonostante non capisca la nostra

lingua. Così Pang Maokun ha sorriso

alle tante persone presenti della

sua grande mostra personale a Palazzo

Medici Riccardi. Pang Maokun

è nato a Chongqing. Dal 1978 al 1981

ha frequentato il liceo affiliato all’Accademia

di Belle Arti di Sichuan. Dal

1981 al 1988 ha inoltre studiato nel

Dipartimento di Pittura a Olio dell’Accademia

di Belle Arti di Sichuan, conseguendo

un master nel 1988. Pang

Maokun, che attualmente riveste il

ruolo di rettore dell’Accademia di

Belle Arti di Sichuan, è uno dei pittori

più conosciuti ed apprezzati nel

panorama dell’arte cinese contemporanea.

E’ considerato uno degli artisti

che meglio hanno rappresentato

le diverse minoranze etniche nell’ambito

del movimento della pittura cosiddetta

rurale. Per diversi anni ha

esplorato il linguaggio della pittura

a olio nelle rappresentazioni del contesto

culturale contemporaneo, accostando

le sue personali creazioni

artistiche alla realtà sociale. Le grandi

opere ad olio esposte insieme ad

un divertente “trenino” di disegni nelle

sale di Palazzo Medici Riccardi,

rivelano il dialogo serrato e tanto stu- La dama con l’ermellino, olio su tela, cm 80x65, 2017

48

PANG MAOKUN


diato con i grandi quadri della storia

dell’arte europea. Tra i nomi dei maestri

a cui l’artista cinese ha guardato

per trarne inedite interpretazioni

si ricordano in particolare: Leonardo

(San Giovanni e Dama con l’ermellino),

El Greco, Velasquez, Caravaggio

(Narciso e Giuditta ed Oloferne), Jan

van Eyck (Ritratto dei coniugi Arnolfini)

e Raffaello (Santa Caterina d’Alessandria).

La mostra è ubicata nelle

tre sale al pianterreno del Palazzo di

Via Larga, con un allestimento a cura

di Luigi Cupellini, che ha saputo impreziosire

le bianche e anonime pareti

delle stanze con dei pannelli rosso

porpora. Accompagna l’esposizione

un catalogo edito da Mandragora, con

testi di Antonio Natali, curatore della

mostra, Hang Du e Yang Xiaoyan. La

mostra si distingue non solo per essere

un evento artistico ma anche per la

particolare rilevanza istituzionale nei

rapporti tra la Toscana e la regione autonoma

di Chongqing. E’un modo per

dimostrare concretamente come l’arte

possa essere un metodo efficace di avvicinamento

e integrazione fra le due

culture, quella italiana e quella cinese.

La Zhong Art International ringrazia

la Fondazione Romualdo Del Bianco,

l’Accademia delle Arti del Disegno e

Il cielo di El Greco, olio su tela, cm 120x160, 2017

l’Accademia di Belle Arti di Firenze per

il sostegno dato all’organizzazione della

mostra e si augura una proficua ed

intensa collaborazione anche in futuro.

Tommaso Sacchi, membro della Commissione

Cultura del Comune di Firenze,

si è detto felice, anche a nome del

sindaco Dario Nardella, di questo ponte

culturale fra i due paesi.

Attualità del passato. La pittura colta

di Pang Maokun

8 giugno - 28 luglio 2018

Palazzo Medici Riccardi,

via Cavour 3, Firenze

www.zhongart.it

info@zhongart.it

Al centro Pang Maokun con Antonio Natali (a sinistra), curatore della mostra, e Gianni Zhang, presidente di Zhong Art International

PANG MAOKUN 49


Firenze

Mostre

Salvatore Ferragamo

A Palazzo Spini Feroni una mostra dedicata al geniale

stilista racconta il successo della cultura italiana ad

Hollywood negli anni Venti

Un percorso tra cinema, moda e arte, sulle orme del fascino

esercitato dal Made in Italy in America

di Barbara Santoro / foto Guglielmo De’ Micheli e Andrea Paoletti

Ancora una volta una mostra

sorprendente quella che si è

recentemente aperta a Firenze

nelle sale di Palazzo Spini Feroni:

si tratta di L’Italia a Hollywod, in

corso fino al 10 marzo 2019. Curata

da Stefania Ricci e da Giuliana

Muscio, prende spunto dal racconto

autobiografico di Salvatore Ferragamo

che trascorse negli USA gli anni

dal 1915 al 1927, soprattutto a Santa

Barbara in California. L’esposizione

mette in risalto proprio il rapporto

fra la creatività del “calzolaio delle dive”

e le produzioni cinematografiche

californiane. Il percorso espositivo focalizza

l’attenzione sul mondo dell’arte,

dell’artigianato e dello spettacolo

e impressiona talmente il visitatore

catapultandolo su di un set cinematografico

allestito sapientemente da

Maurizio Balò nello stile degli Studios

americani degli anni Venti. E’ qui, in

Hollywood Boulevard, che Salvatore

Ferragamo aprirà il suo Hollywood

boot shop: negozio di calzature su misura

frequentato da star come Mary

Pickford, Pola Negri, Charlie Chaplin,

Joan Crawford e Lilian Gish, ma anche

grandi attori italiani del cinema

muto come Lido Manetti, Tina Modotti,

Frank Puglia, Rodolfo Valentino e

Lina Cavalieri, quest’ultima presente

in mostra con quaranta suoi ritratti,

realizzati su piatti di ceramica da Piero

Fornasetti. Il tema del cinema muto

viene esplorato anche con occhio

contemporaneo, grazie al progetto

curato da Silvia Lucchesi, direttrice

de Lo schermo dell’arte, in collaborazione

con Two young italians in Hollywood,

ossia Manfredi Gioacchini

e Yuri Ancarani, due giovani artisti

Salvatore Ferragamo

Un particolare della video installazione

50

SALVATORE FERRAGAMO


che lavorano a Los Angeles chiamati

a realizzare una serie fotografica e

una video installazione per creare un

ponte con i linguaggi odierni. Obbiettivo

della mostra è anche chiarire la

contraddittoria valutazione degli italoamericani

da parte della cultura WA-

SP (White Anglo-Saxon Protestant),

combattuta tra la considerazione positiva

della tradizione tricolore e la

critica negativa di alcuni aspetti che

caratterizzavano lo stereotipo dell’italiano

come istintività, passionalità

e sentimentalismo. La mostra si avvale

di prestiti prestigiosi forniti da

musei e collezioni pubbliche e private

italiane e americane e della collaborazione

di alcune importanti istituzioni

legate al mondo e alla storia del cinema,

che hanno generosamente messo

a disposizione conoscenze e consigli.

Vi trovano spazio anche le produzioni

americane girate in Italia in quegli

anni, come Ben Hur o Romola, il film

prodotto e interpretato da Lilian Gish

e girato a Firenze negli studi cinematografici

di Rifredi. Il percorso si chiude

con una sala dedicata a Salvatore

Ferragamo, dove viene ricostruito fedelmente

il negozio che il grande artigiano

italiano aprì ad Hollywood nel

1923. L’allestimento è accompagnato

da una video installazione che riproduce

elementi reali della vita a Hollywood

negli anni Venti.

L’Italia ad Hollywood

24 maggio 2018 - 10 marzo 2019

Palazzo Spini Feroni

Piazza Santa Trinita 5r - Firenze

Orario 10:00/19:30

www.museo.ferragamo.com

La sezione dedicata a Lina Cavalieri: in primo piano le ceramiche di Fornasetti a lei ispirate

In questa e nella foto sotto due panoramiche della mostra


Firenze

Mostre

Passioni visive

Dal 21 al 29 luglio l’associazione culturale

Napoli Nostra è presente all’Auditorium

al Duomo di Firenze con una collettiva di

arte contemporanea

di Fabrizio Borghini

L’associazione culturale Napoli

Nostra presenta la mostra

collettiva di pittura, scultura,

grafica e fotografia dal titolo Passioni

visive inaugurata lo scorso 21

luglio nella Sala Giuliano Borselli

dell’Auditorium al Duomo di Firenze.

Durante il vernissage è stato presentato

al pubblico il testo di storia

dell’arte Movimenti ed idee dell’arte

contemporanea dall’Impressionismo

al Duemila, curato dal professor Rosario

Pinto, critico e storico d’arte.

L’opera, facente parte del progetto

Fra Tradizione e Innovazione, è edita

dall’associazione Napoli Nostra e

sarà archiviata, come avvenuto per

le precedenti edizioni, presso la Biblioteca

Thomas J. Watson del Metropolitan

Museum di New York. La

collettiva d’arte, presentata all’inaugurazione

dall’ingegner Gennaro

Corduas, rimarrà aperta al pubblico

fino al prossimo 29 luglio.


Eccellenze toscane

in Cina

A cura di

Michele Taccetti

Avviata la collaborazione tra Italia e

Cina nel campo della ricerca medica

Dopo la presentazione all’Auditorium al Duomo di Firenze lo

scorso 20 giugno, il simposio sul tema donazione e trapianto

si terrà il prossimo 5 settembre all’Ospedale Universitario di

Suzhou, confermando così la sinergia tra i due paesi

Michele

Taccetti

Lo scorso 20 giugno presso la Sala

Borselli dell’Auditorium al Duomo

a Firenze è stato presentato il simposio

sui trapianti che si svolgerà presso il

Soochow n. 1 Hospital di Suzhou, in Cina,

il 5 settembre: l’evento rappresenta una

tappa fondamentale nella collaborazione

fra l’ospedale di Suzhou e l’area ospedaliera

fiorentina in tema di trapianti che ha

avuto inizio nel 2015 con lo stage di un

giovane urologo cinese (Dr. Hu) presso

l’ospedale di Careggi grazie anche all’iniziativa

dei Rotary Club Fiesole ed al Rotary

Club Suzhou, tra loro gemellati. La sinergia

e l’interesse alla cooperazione nel settore

da parte delle strutture sanitarie cinesi

è stata confermata nel gennaio del 2018

in occasione della visita di un altro giovane

urologo cinese a Firenze (Dr. Li) che ha

partecipato al primo simposio organizzato

a Firenze da China 2000 Srl con il contributo

del Centro Congressi al Duomo e

del Movimento Life Beyond Tourism, oltre

che col supporto dei dipartimenti di urologia

e trapianti degli ospedali fiorentini di

Careggi, Meyer e Santa Maria Nuova col

patrocinio del Consiglio della Regione Toscana,

presente con il presidente Eugenio

Giani, e del tavolo regionale delle associazioni

della donazione e trapianti. Il programma

dell’evento di settembre 2018,

intitolato Donazione e Trapianto: una sinergia

di intenti tra Italia e Cina, promosso

da China 2000 Srl e dal Centro Congressi

al Duomo di Firenze nell’ambito del Movimento

Life Beyond Tourism ed in collaborazione

con l’Associazione Toscana

Trapianti e con le associazioni aderenti al

tavolo delle donazioni, prevede un convegno

sul tema dei trapianti che si terrà la

mattina del 5 settembre presso l’ospedale

The First Affiliated Hospital of Soochow

University con le relazioni di professori

e medici dei principali ospedali fiorentini

e degli ospedali di Suzhou esperti di trapianti

e, a seguire, gli interventi di autorità

locali e di autorità italiane in Cina alla

presenza di una rappresentanza di medici,

istituzioni ed aziende fiorentine. Queste

ultime saranno presenti anche presso

lo stand di Life Beyond Tourism©, a fianco

di China 2000 Srl e del Centro Congressi

al Duomo, alla China Medical Fair

2018, una delle fiere cinesi più importanti

nel settore dei macchinari medici e della

ricerca nel settore. La partecipazione sia al

simposio che alla fiera delle aziende mediche

italiane, molte delle quali già operanti

in Cina, costituirà l’opportunità per creare

un contatto con la sanità cinese volto allo

sviluppo e allo scambio delle reciproche

eccellenze, in attuazione della mission

del Movimento Life Beyond Tourism che

si propone di attuare un dialogo tra le culture

avvalendosi delle attività delle aziende

che ne fanno parte, quali, tra le altre,

il Centro Congressi al Duomo e la società

China 2000 Srl che hanno già avuto modo

di affiatarsi nel mese di aprile 2018 tramite

la partecipazione congiunta alla fiera Luxury

Lifestyle di Shanghai dove le aziende

partecipanti italiane, operanti in vari settori,

hanno avuto l’opportunità di instaurare

nuovi rapporti. Il simposio di settembre

rappresenta una novità nel dialogo culturale

e professionale con la Cina in quanto

da diversi anni medici cinesi vengono in

Italia per specializzarsi ed acquisire conoscenze

tecniche e professionali, ma raramente

si verifica uno scambio con i nostri

esperti o specializzandi in Cina: la collaborazione

iniziata tre anni fa vuole invece

creare un rapporto stabile di cooperazione

basato su uno scambio di informazioni

e esperienze destinato a durare negli anni.

L’ospedale cinese di Suzhou ha mostrato

da subito la volontà di collaborare in questo

senso e si è reso disponibile ad essere

l’interlocutore primario per i rapporti con

gli altri ospedali della provincia del Jiangsu

e per questo siamo certi che anche

quest’evento rappresenterà un’ulteriore

opportunità di crescita e di avvicinamento

fra due culture che, seppur geograficamente

lontane, condividono i medesimi

scopi e impegni sociali.

Laureato in Scienze Politiche con una tesi sugli scambi economici tra Italia

e Cina ed erede della propria famiglia, operante con il grande paese

asiatico fin dal 1946, assiste da oltre un ventennio le aziende italiane interessate

ad aprire il mercato cinese in vari settori merceologici e, in particolare,

alla promozione del Made in Toscana in Cina. Svolge attività di formazione in materia

di Marketing ed Internazionalizzazione ed è consulente per il Ministero dello

Sviluppo Economico.

Per info:

michele.taccetti@china2000.it

China 2000 srl

@Michele Taccetti

taccetti_dr_michele

Michele Taccetti

54

ECCELLENZE TOSCANE IN CINA


Percorsi del

Gusto

I magnifici 4 del Mugello al Tuscany Food Awards 2018

di Elisabetta Mereu

Fin dal Quattrocento il Mugello era

chiamato il “granaio della Repubblica

fiorentina” per la sua forte vocazione

agricola di grande qualità che ancora

oggi mantiene con orgoglio, tanto da essersi

guadagnato il mese scorso importanti

riconoscimenti a Lucca, al Tuscany Food

Awards 2018, la manifestazione che dallo

scorso anno assegna gli Oscar delle Eccellenze

Agroalimentari della Toscana, con una

giuria di esperti che effettua le degustazioni

alla cieca. Fra le 152 aziende presenti, divise

in 10 categorie, i mugellani hanno fatto

incetta di premi e targhe per il tortello di patate

La Fiorita, a marchio Granaio dei Medici,

per il pane del Consorzio Pane del

Mugello e per la cucina, grazie allo chef Cristian

Borchi che ha ricevuto il premio Campagna

Amica nel Piatto per aver coniugato

professionalità, intuito e tecnica con cui valorizza

i prodotti della terra toscana. «I nostri

prodotti sono ambasciatori del territorio e

E’ un delicato ma corposo quadrato

di pasta fresca ripiena di patate alle

quali vengono aggiunti grana padano,

olio extravergine di oliva, prezzemolo,

aglio, sale, pepe e noce moscata. Il tortello

di patate è conosciuto da secoli nella cucina

mugellana e rappresenta l’emblema di

una tradizione gastronomica tramandata fra

le generazioni al quale il mese scorso è stato

assegnato un riconoscimento come Top

Food prodotto da un pastificio del Mugello.

«Chi sceglie il nostro tortello a marchio

vengono proposti nei ristoranti, negli alberghi

e negli agriturismi del territorio, ma ormai

anche in moltissimi punti vendita della

regione», ha detto Giacomo Tatti, giovane e

dinamico presidente del Granaio dei Medici,

associazione di 26 imprese nata appena un

anno fa col sostegno della Coldiretti del Mugello

per far conoscere la filiera agroalimentare

mugellana. «E’ fondamentale per noi

che i profumi e i sapori di questo territorio

siano trasmessi alle materie prime coltivate

dai nostri agricoltori e lavorate nel rispetto

delle tradizioni locali. Il prodotto sul quale

abbiamo puntato subito è il tipico tortello di

patate, la cui ricetta è stata codificata a seguito

della ricerca condotta dall’Accademia

Italiana della Cucina, delegazione Mugello e

che viene preparato dal Pastificio La Fiorita

con un protocollo totalmente artigianale,

fatto a mano, dalle prime fasi al confezionamento.

Siamo molto soddisfatti di aver ottenuto

questa menzione, perché sapevamo

già che i nostri tortelli sono buoni e genuini,

Mugello fa rima con tortello

Granaio dei Medici sa che insieme alla genuinità

e alla freschezza dei suoi ingredienti

porta in tavola un prodotto con il certificato

di unicità decretato dall’Accademia Italiana

della Cucina, delegazione Mugello», dice

Paolo Parrini, titolare del Pastificio La Fiorita,

che produce questa specialità per conto

dell’associazione delle 26 imprese che

conferiscono gli ingredienti necessari ad

ottenere una tale eccellenza gastronomica.

«Il disciplinare di produzione prevede, infatti,

che la lavorazione del prodotto venga

ma adesso sono da oscar! Una delle prossime

delizie a marchio Granaio dei Medici -

ha continuato Tatti - sarà il raviolo di ricotta

e spinaci, fatto con materie prime come il

grano Senatore Cappelli che è stato reintrodotto

anche nelle nostre zone ed è sempre

più apprezzato dai consumatori. D’altronde

le nostre coltivazioni sono vincolate da protocolli

agronomici precisi per garantire qualità,

tracciabilità e sicurezza alimentare. Per

questo motivo, la ricerca della qualità che ci

ha sempre contraddistinto passa attraverso

un processo di filiera integrata, completa

e costantemente controllata e certificata,

che prevede l’uso esclusivo di materie prime

coltivate e lavorate nei laboratori artigianali

del nostro comprensorio, per portare

l’eccellenza delle specialità del Mugello sulla

tavola ogni giorno».

Foto in alto da sinistra lo chef Cristian Borchi, Polo Parrini

Pastificio la Fiorita, Giacomo Tatti Presidente Granaio

dei Medici e Matteo Borselli Coldiretti Mugelllo

effettuata totalmente a mano - continua Parrini

- dalla preparazione di tutti i componenti,

al taglio, al confezionamento e stabilisce

le caratteristiche di qualità delle materie prime

provenienti dal Mugello: dal grano all’olio

extravergine di oliva, dalle uova di galline

allevate libere a terra, alle patate coltivate

in zona. La sfoglia deve essere lavorata

solo con olio EVO e 11 uova per ogni chilo

di farina, ma senza aggiungere acqua e deve

essere molto sottile per permettere una

cottura piuttosto veloce, non più di 3 minuti,

così da esaltare il sapore del ripieno che

rappresenta ben il 65 per cento di prodotto

per ogni singolo pezzo. Tutte queste peculiarità

distinguono i nostri tortelli da quelli di

altre aziende e hanno fatto sì che ricevessimo

il consenso degli esperti in giuria a Lucca,

oltre che il costante riconoscimento dei

consumatori, che per noi resta il più importante

in assoluto».

56


Il pane del Mugello fa il bis

Per il secondo anno consecutivo il

Consorzio di Tutela e Promozione

Pane del Mugello si è aggiudicato

il premio come Miglior pane della Toscana

nell’edizione 2018 dei Tuscany Food

Awards. Un successo dovuto alla serietà

del protocollo adottato da agricoltori,

mugnai e panificatori che aderiscono

all’ente mugellano preposto a garantire

un elevato standard di qualità nell’intera

filiera produttiva, al fine di tutelare il territorio

e il consumatore finale che riconoscerà

questo prodotto primario anche dai

sacchetti certificati nei quali viene commercializzato.

«Per la panificazione utilizziamo

esclusivamente il grano coltivato

nel Mugello, nel rispetto dell’ambiente

e della biodiversità secondo i principi

dell’agricoltura integrata», dice Francesco

Conti, dell’omonimo panificio di San

Piero a Sieve da 40 anni, che con il Forno

Faini di Luco di Mugello elabora i meravigliosi

prodotti a km zero che vengono

conferiti da una decina di produttori locali.

«Le aziende agricole pianificano le

semine di varie tipologie di grano, controllate

fino alla raccolta da agronomi e

tecnici. Le varietà da seminare vengono

selezionate dai soci e dai tecnici del Consorzio

agrario, tenendo in considerazione

l’ambiente in cui saranno coltivate e la

loro adattabilità. Il frumento tenero, privo

di OGM, viene macinato in mulini a pietra,

come il Foralossi di Firenzuola, alimentato

ad acqua. La farina così ottenuta di “tipo

2”, è ricca di germe di grano, fibre,

minerali, vitamine e aminoacidi - ma a

basso contenuto di glutine - componenti

indispensabili per la salute dei consumatori.

Alla farina viene aggiunto solo lievito

madre naturale e acqua tiepida. L’impasto

così ottenuto viene fatto riposare per

un’ora e successivamente si procede a

dare la forma alle varie pezzature di pane,

che rimettiamo a lievitare su teli di fibre

naturali per altre 3-4 ore. Infine, si procede

alla cottura nel forno a legna. Questo

nostro pane, fatto proprio come una

volta - aggiunge Conti - mantiene la sua

freschezza per diversi giorni e in seguito

può essere usato per la preparazione di

pietanze tipiche non solo del Mugello ma

della Toscana in generale, come la pappa

col pomodoro, la panzanella, la ribollita

in inverno e come condimento per bruschette

e crostini vari. Noi del Consorzio

Ieri, oggi e domani in cucina

Il riconoscimento assegnatogli al Tuscany

Food Awards 2018 - premio

Campagna Amica nel Piatto per essere

riuscito a coniugare professionalità, intuito

e tecnica valorizzando le peculiarità

dei prodotti del territorio - arriva in tempo

per festeggiare i suoi 20 anni di attività,

iniziata proprio in Mugello. D’altronde non

c’è da meravigliarsi perché lo chef Cristian

Borchi, classe 1977, ha imparato a rapportarsi

con i prodotti genuini fin da bambino

bazzicando il negozio di frutta e verdura

dei genitori a Firenze. «Rimanevo incantato

dalla cura con cui mio padre cercava prima

di tutto la qualità - dice lo chef e sommelier

- ma il primo esempio in cucina fu quello di

mia nonna, una robusta massaia di Bologna

sempre impegnata ai fornelli che fin da

piccolo mi metteva sul tavolo e mi dava un

po’ d’impasto dei tortelli con cui giocare.

La passione per la cucina è nata lì, su quel

tavolo». Ed è proprio la passione ad aver

animato la sua ventennale carriera, in cui

ha inanellato una serie di successi e collaborazioni

anche a carattere internazionale,

con numerosi chef e ristoranti in varie parti

d’Italia e del mondo. Borchi da qualche anno

fa parte anche dell’Alleanza Slow Food

dei cuochi (una rete di un migliaio di cuochi

che difende la biodiversità alimentare in

tutto il mondo ndr.) il cui slogan è “Buono,

pulito e giusto”, dove il buono indica, appunto,

la bontà dell’alimento, pulito la sostenibilità

nel produrlo salvaguardando e

valorizzando il proprio territorio, giusto come

il compenso dovuto agli agricoltori perché

non siano stritolati dalle dinamiche di

mercato che non gli riconoscono lo sforzo

per la salvaguardia delle biodiversità di

di Tutela del Pane del Mugello vogliamo

continuare a perpetrare la secolare tradizione

per la quale il Mugello era stato

ribattezzato dalla famiglia De’ Medici

“granaio di Firenze” e impegnarci al massimo

per mantenere alto il prestigio delle

nostre particolari produzioni locali».

Cristian Borchi con la targa premio

cui siamo ricchi in Toscana. Bisogna disincentivare

colture intensive di qualità spesso

ibride ma più produttive che però vanno

ad impoverire notevolmente i territori a discapito

di quei prodotti coltivati secondo

Natura». Insomma, Cristian Borchi, seppur

lusingato e sorpreso di questo premio,

si conferma un grande professionista che

davanti ai fornelli si è sempre dimostrato

molto competente e fantasioso senza

mai perdere il sorriso e la pazienza, anche

quando - piuttosto frequentemente - veste

i panni d’insegnante nei suoi singolari corsi

di cucina. «Per i prossimi mesi sto lavorando

ad un progetto formativo dove sarò docente

per i bimbi delle scuole - conclude - il

cui tema sarà lo spreco alimentare in cucina

per abituare anche i più piccoli a dare la

giusta importanza al cibo».

TUSCANY FOOD ADWARS 2018

57


A cura di

Elena Maria Petrini

L’eccellenze dell’enogastronomia

italiana presentate da Arkiwine all’ICLAB

di Elena Maria Petrini / foto Maurizio Mattei

Dopo l’apertura del nuovo polo

Arkiwine Eno-Tecno-Art, continua

la filosofia di coniugare

l’arte al vino con altre interessanti manifestazioni,

due delle quali svoltesi lo

scorso giugno nel Quartiere 5, mirabile

esempio di riqualificazione urbana

realizzata grazie all’intervento sinergico

della pubblica amministrazione

che ha saputo far convergere gli intenti

di tutti trasferendo in questa zona della

città varie attivitá socioeconomiche e

culturali, come il nuovo Palazzo di Giustizia,

i centri direzionali delle banche,

l’Università degli Studi, la scuola Marescialli

e Brigadieri dell’Arma dei Carabinieri,

tutti collegati dall’aeroporto

e dall’autostrada che li rendono raggiungibili

in poco tempo. Arkiwine ha

proposto degustazioni in questi spazi

vocati all’arte contemporanea e alla didattica

coinvolgendo aziende italiane di

altissima qualità. Il primo evento, dedicato

alle eccellenze del Made in Italy, si

è svolto all’ICLAB come risultato della

sinergia tra Toscana Cultura e China

2000, in collaborazione con Fondazione

Romualdo del Bianco, Life Beyond

Tourism, Centro Congressi al Duomo,

Studio Most, Brandini ed Opera Catering,

che ha diretto e gestito i percorsi

gustativi. Arte orafa, pittura, scultura,

antiquariato, moda, enogastronomia,

artigianato e la cerimonia per l’assegnazione

del Premio Ponte Vecchio

hanno reso magico questo evento

svoltosi nelle serate del 6 e 7 giugno.

Per l’occasione, l’associazione Arkiwine

ha coinvolto relatori d’eccezione

come il professor Zeffiro Ciuffoletti,

ordinario di Storia Contemporanea alla

Facoltà di Lettere e Filosofia di Firenze,

e Claudio Tongiani, presidente

di Confindustria Firenze Sud-Chianti.

Si è parlato dell’importanza di conoscere

l’identità enogastronomica

italiana, riflettendo anche sul format

“Gusto Italiano” che rappresenta tutto

il prodotto nazionale non solo enogastronomico

ma anche territoriale. Le

danze sono state aperte dal raccon-

Da sinistra, Dario Sarti (ONAS), il presidente della fondazione Del Bianco, Paolo Del Bianco,

Elena Maria Petrini, il professor Zeffiro Ciuffoletti, il presidente Confindustria Fi-Sud Claudio

Tongiani, Michele Taccetti (China2000) e Giuseppe Pandolfo (ANAG)

Da sinistra, Marco Poggiolini, Cinzia Gambassi, con la figlia Giada insieme a Lorenzo Baglioni

e in primo piano la docente di Restauro della Facoltà di Architettura di Firenze, Maria Di Benedetto,

socia fedelissima ARKIWINE che ha premiato l’artista con una bottiglia a lui dedicata

e personalizzata dall’azienda Tenuta Moriano

Il vino dell’azienda PietraNova

Riccardo Panconesi di Tenuta Moriano

58 ARKIWINE


to del professionista del bar Paolo Severino

Baldini, sulla storia del cocktail

Negroni, coadiuvato da uno dei migliori

barman d’Italia, Federico Pempori, e

dal ristoratore Giancarlo Carrai. A seguire

Marco Poggiolini della Società

Terra Calda SRL ha portato in degustazione

i vini dell’azienda Agricole Selvi

di Barberino Valdelsa (il Chianti Classico

Roccamura ed il Rosso Marpiero),

abbinandoli ai salumi toscani delle

sorelle Antonella ed Alessandra Gerini

di Pontassieve, con la loro gustosa Finocchiona

IGP, e al Ciauscolo marchigiano

IGP dell’azienda Re Norcino di

Giuseppe Vitali e C. di Macerata. Si è

proseguito con l’assaggio di altri grandi

vini: quello con l’etichetta personalizzata

e dedicata a questo esclusivo

evento dell’azienda Tenuta Moriano di

Montespertoli, con cui sono stati premiati

alcuni ospiti come il cantautore

Lorenzo Baglioni; il raro vino realizzato

alla “maniera etrusca” dopo gli studi di

Villa Giulia a Roma, che ha trasmesso

Il gusto incontra l’arte alla Galleria Fritelli

Testo e foto di Elena Maria Petrini

tutta la forza di un pezzo di storia vinificata

dell’azienda Rasenna in Tuscany;

il Supertuscan dell’azienda PietraNova

col suo eccellente vino di Bolgheri. L’esperienza

gustativa si è conclusa con la

grappa della Distilleria Bonollo e il lardo

di maialino nero d’Aspromonte dell’azienda

Gerini. Il tutto è stato coordinato

da due esperti del settore: Giuseppe

Pandolfo dell’Associazione Nazionale

Assaggiatori Grappa ed Acquaviti, delegato

ANAG per la provincia di Siena,

e Dario Sarti, maestro assaggiatore di

salumi e referente Toscana ONAS. Un

ringraziamento va anche agli altri sponsor

Arkiwine che hanno contribuito alla

riuscita dell’evento: la pelletteria RAL

di Campi Bisenzio, con i titolari Rossella

Erranti e Luciano Cardillo; l’azienda

Herice di Pisa, che ha presentato la linea

di bellezza a base di bava di lumaca;

il “Metallononile” dell’orafo Armeno

Agasi. Presenti anche le opere di Antonia

Morgese Mori, Monica Pignat, Paolo

Butera, con le originali fantasie dei

Il professor Zeffiro Ciuffoletti

suoi foulard, e molti altri artisti ed orafi

riuniti per l’occasione da Lucia Raveggi

di Toscana Cultura. Ospite d’onore

la stilista Pola Cecchi, che ha dato un

tocco glamour alla serata con la sfilata

dei suoi abiti.

Lo scorso 21 giugno, l’associazione

Arkiwine ha proposto un percorso

gustavivo nella sede della Galleria

Frittelli arte contemporanea, che ha inaugurato

la stagione estiva con le tre mostre personali

di Nanni Balestrini, Eva Sauer e Pyotr

Pavlensky. Diversi per generazione e tipologie

operative, questi artisti sono accomunati

dalla riflessione su tematiche politiche

ed esistenziali, dall’indagine sui meccanismi

del potere e sulle forme di controllo e

censura insite nella comunicazione e negli

spazi architettonici della società contemporanea.

Durante la serata si è svolto un reading

di poesie a cura di Rosaria Lo Russo

con Giusi Merli, Gianna Deidda, Rosanna

Gentili, Rosaria Lo Russo, Fausto Berti e

Matteo Zoppi, con le musiche di Francesco

Perissi e la collaborazione di Tempo Reale.

Anche in questa occasione i percorsi gustativi

Arkiwine hanno contribuito a coniugare

la bellezza artistica all’esperienza sensoriale

gustativa. Ringraziamo il barman Paolo

Severino Baldini per il cocktail alla frutta e

le aziende per i loro eccellenti prodotti: Fattoria

di Piazzano, Bettarini viticoltori di Empoli,

Rasenna in Tuscany di Arezzo ed i Colli

di Marliano di Lastra a Signa.

Il vino dell’azienda Colli di Marliano

Azienda Rasenna in Tuscany

La Galleria Fritelli arte contemporanea

Fattoria di Piazzano

ARKIWINE

59


Storie dal

Mondo

La Valle delle Meraviglie

Situata nel Massiccio del Mercantour in Francia, custodisce rari

tesori naturalistici e un’eccezionale quantità di incisioni rupestri di

epoca preistorica

Ne parliamo con due dei partecipanti al trekking organizzato ad inizio luglio dal Gruppo

Escursionistico Gualdo di Sesto Fiorentino

di Fosco Masini e Oscar Nicolai / foto courtesy Gruppo Gualdo - Sesto Fiorentino

Risvegliarsi storditi dalle insospettabili

bellezze che si sono rincorse,

accavallate, districate una dopo

l’altra davanti ai nostri occhi di “mortali”,

percorrendo il sentiero che dalla Valle di

Casterino passando per il Rifugio di Valmasque

e girando intorno al Monte Bego,

porta in quella che mirabilmente è chiamata

Valle delle Meraviglie. Tante storie

raccontate, una dopo l’altra, da Alessandro,

saggio accompagnatore dei nostri

passi in una terra a noi sconosciuta, piena

di indiscutibile fascino e palpabile religiosità.

Così apprendiamo delle oltre 2.000

specie di piante (la metà di quelle conosciute

in Francia), tra le quali 220 sono

considerate molto rare e 40 uniche in

questi luoghi, della diversità della fauna

tra vertebrati ed invertebrati per diverse

migliaia di specie, ma soprattutto la cosa

straordinaria sono le 35.000 incisioni

rupestri preistoriche nella sola Valle delle

Il Gruppo Gualdo di Sesto Fiorentino durante l’escursione nel parco del Mercantour

Meraviglie, tra le quali numerose figure di

armi (pugnali e alabarde) risalenti all’Età

del Rame (III millenio a. C.) e in misura

minore all’antica Età del Bronzo (2200-

1800 a.C.). Da milioni a centinaia di migliaia

di anni or sono, fino ad arrivare ai

giorni nostri, glaciazioni, spostamenti di

uomini dalla costa all’interno e il racconto

iniziato nell’incredibile Museo di Tenda

continua a distendersi lungo il nostro

cammino. Incredibile perché in una cittadina

di poco più di 2.000 abitanti, un museo

di tale pregio, per i reperti che vi sono

custoditi, lascia veramente stupefatti. Il

percorso è lungo ma piacevole, incredibilmente

affascinante con incontri di una

flora e di una fauna straordinarie, fino ad

arrivare a scorci mozzafiato come quello

del primo rifugio che dopo lo “scollino”

appare sotto di noi sulla riva del Lago Verde,

bellissimo nel suo abito di smeraldo.

Adesso il desiderio è quello di raggiungere

la Valle delle Meraviglie. La mattina si

parte alle 7,15; il cammino è in parte agevole,

in parte impegnativo. Alle 12,00 circa

uno spuntino, si riparte poco dopo. Verso

le 13,30 la prima “lavagna” (roccia incredibilmente

piana, levigata dal ghiaccio di

un colore tra rosa e arancio) che si presenta

con le sue meravigliose incisioni. Da

non crederci, l’attenzione è massima così

come l’emozione. Visitiamo diverse rocce;

il racconto di Alessandro continua con

dovizie di particolari sulle varie interpretazioni

degli studiosi, sul significato delle

incisioni e sul metodo usato per effettuarle.

Si procede e continuiamo a consumare

il sentiero passo dopo passo, incontrando

e visitando ancora molteplici rocce con

tantissime incisioni ed ecco all’improvviso

le “onde di roccia”. Vere e proprie onde

prodotte dall’azione del ghiaccio che ha

modellato queste rocce svuotandole lateralmente

e dando loro una forma simile a

quelle delle onde; sopra vi si vede scorrere,

come in una pellicola di celluloide, incisioni

di pugnali, alabarde, animali, il sole,

la pioggia, forme geometriche, attrezzi da

lavoro e forse qualche figura che serviva

per ingraziarsi il dio Bégo che spesso tuonava

con boati e fulmini irrorando la terra

che dava l’alimento per la vita. Intorno,

la Cima del Diavolo, il Lago della Forca, la

Valle del Diavolo, l’immagine della strega

nelle incisioni rupestri, certamente tutti

ingredienti per un noir, mentre nella Valle

delle Meraviglie, con i colori delle sue rocce

e delle vette circostanti, la miriade di fiori

sparsi ovunque, arroccati perfino negli

interstizi più inospitali con ricche fioriture

che profumano l’aria, la fauna così diversificata,

attratti da quello strano senso del

divino che emana, ci si sente più vicini al

“padre” Bégo, che quasi sicuramente veniva

adorato dai nostri lontani antenati.

60 LA VALLE DELLE MERAVIGLIE


ornella

gioielli

Anello Castone Libero

Anello Cielo di stelle

Anello Fiocco

Orecchini Tweet

Ornella Gioielli

Piazza Ginori 8, Sesto Fiorentino (FI)

leggieri.poccianti@gmail.com | + 39 055 4480339


Eventi in

Italia

Alfredo Lando

Fotografo di livello internazionale da sempre appassionato di pittura,

è protagonista di una personale in corso fino al 31 agosto al Terme

Beach Resort di Ravenna nell’ambito della rassegna Arte e Vacanze

In mostra venticinque opere, tra dipinti e installazioni, concepite come un

font usati:

omaggio all’Action Painting

GOUDY OLD STYLE

ADINE KIRNBERG-SCRIPT

ROSSO CMYK C 15 - M 100 - G 100 - N 0

di Carlo Colombo Calabria / foto courtesy dell’artista

A

Lando ritorna in mente il sentimento

di quei giorni giovanili in cui giocava

spensierato; Andrea Petralia

lo osserva mentre estrae da una borsetta

una macchina fotografica di marca Leica.

Lando l’accarezza, passandola nelle mani

come una pietra preziosa; è un apparecchio

fantastico, dice, costruita da Carl

Kellner nel lontano 1849, genio e talento

della meccanica e dell’ottica, alla quale

ha applicato i suoi studi matematici. La

macchinetta è dotata di un oculare corretto,

noto oggi come oculare ortoscopico di

Keller, che con una nuova combinazione

di lenti ottenne risultati ottici sorprendenti

per l’epoca. La serie Leica divenne allora

la preferita da tantissimi fotoreporter, vista

l’assoluta maneggevolezza, rapidità, affidabilità

ed efficienza di queste fotocamere.

A Lando è stata regalata dal grande amico

giornalista e scrittore Tiziano Terzani,

figura determinante nella sua formazione

professionale come fotografo che ricorda

con immensa ammirazione. Continua

Arte & Vacanze

il racconto inserendo nei suoi ricordi un tono

di aspro rapporto con il suo patrigno,

come a soddisfare e rinfrancare quell’antico

dolore che s’intreccia nelle relazioni

umane e che si manifesta come un’entità

organica dell’essere, come dal semplice

genoma dell’esperienza la sua identità.

Quando il suo silenzio si mischia con la sua

storia, impegna il nostro animo e lo riduce

ad accomunarsi nella forma più schietta e

semplice del sentimento del dolore. Lando

ci impegna a ripercorrere nelle dinamiche

storiche dell’abbandono, il suo voler risanare

il conflitto della genitorialità naturale

con il timbro identitario dell’artista. L’arte

lo prende e lo equilibra nel suo percorso di

osservatore del bello; l’occhio lo fa coincidere

su quella serie di fattori determinanti

e, quasi in sordina, lo indebita di emozioni;

poiché se il fine della sua vita è soddisfare

il proprio desiderio del bello, lo raggiunge

nella percezione della nostra soddisfazione

nel godere delle emozioni che la sua

arte comunica mostrando debiti percettivi

dall’arte fotografica. Lando obbedisce a

quell’arte silenziosa: occhio, cuore, cervello.

E’ in quel silenzio che ha la presa fluida

dell’esperienza semplice del cuore. E’ nella

dovizia dei particolari che ci conduce nella

storia tormentata della sua semplicità disgregata.

La fotografia è un modo semplice

di cogliere la drammatica e complessa

condizione umana. Impostato con il taglio

diretto all’umano, ci presenta con click

esemplari oltre che indicativi una serie

di emozioni in sé veramente considerevoli.

La fotografia non è la pittura perché segue

ancora un discorso legato alle dinamiche

proprie della passione umana, cogliendo

con l’occhio la speranza della possibilità,

senza farsi intenerire dalle discorsività della

pittura ma esprimendo immediatamente

il complicato essere “altro”.

L’artista al lavoro

Alfredo Lando

62 ALFREDO LANDO

Hooray! Your file is uploaded and ready to be published.

Saved successfully!

Ooh no, something went wrong!