Jolly Roger_01_09

fabioart

Jolly Roger Magazine numero IX, anno I. Letteratura, attualità e arte.

la bettola dei pirati

la bettola dei pirati

pier bruno cosso

Una chiacchierata con un autore amante del silenzio,

della solitudine e della sua bella Sardegna

di Mario Borghi

Con questo numero prende ufficialmente il largo la collaborazione tra Jolly Roger

Magazine e Mario Borghi, “gestore” della Pubblica Bettola: un blog letterario

che racconta come stanno le cose nel mondo dell’editoria senza peli sulla lingua.

Grazie Mario, e benvenuto a bordo. Un giro di Rum per tutti!

Ciao Pier Bruno, grazie per la

disponibilità. Partiamo subito

con la domanda di rito: puoi

dirci la maggior parte di cose

su di te, nel minor numero di

battute possibile, gossip compresi?

Iniziamo dal gossip: amo la

solitudine, il silenzio. Amo la

corsa, in solitudine e in silenzio,

assoluto, interrotto solo

dal rumore tratteggiato dei miei

passi. Perché è li che trovo le

soluzioni migliori quando scrivo,

quando la trama sembra

sfilacciarsi. Ecco, forse è la

solitudine, tipica della nostra

terra, che mi fa amare di più la

Sardegna. Fondamentale per la

mia formazione, fondamentale

quando scrivo.

Con quali opere sei presente in

libreria?

Il mio romanzo d’esordio, Il

giorno della tartaruga (2013),

dove un uomo maturo torna

indietro di venticinque anni, a

cui è seguito Dannato Cuore

(2015), storia di donna che insegue

una vita da recuperare,

entrambi per Parallelo45 Edizioni.

Poi quest’estate è uscito

Fotogrammi slegati, Il Seme

Bianco Editore: un libro di

racconti, quasi sempre con la

Sardegna al centro, affollato di

personaggi tormentati, e spesso,

sconfitti.

E quali sono i temi che ami affrontare

quando scrivi?

Ecco, ti parlavo di personaggi

sconfitti, gli ultimi della fila:

li adoro, mi ispirano. Mi piace

scrivere di chi si trova in

un punto basso della sua vita e

deve lottare per risalire, senza

mai la certezza di arrivare. Gli

eroi ideali sono gli antieroi!

Quelli che sbagliano, che sono

deboli, che hanno dissidi da risolvere.

Così li sento veri e mi

piace raccontarli.

Ora la domanda da un milione

di eurodollari: quale ruolo

pensi che debba, o possa, avere

lo scrittore nel panorama

culturale odierno?

Un ruolo fondamentale e indispensabile:

essere un ostinato

baluardo del buon senso, della

voglia di approfondire e comprendere,

in generale, non solo

della cultura. In questi anni di

imbarbarimento dei valori, di

odio, di mal di pancia e di urla

che non sono mai opinioni, lo

scrittore si deve schierare in prima

fila per difendere la voglia

di analizzare obbiettivamente,

per gridare allarme davanti alla

tendenza attuale di digerire imbrogli

ideologici infiocchettati

e ben confezionati. Ma sono

imbrogli. Solo la cultura e la

voglia di capire possono far

crollare i falsi miti urlati.

E un’opera letteraria?

È proprio l’opera letteraria che

può smuovere le coscienze. È

l’opera letteraria che stimola le

idee. Le altre comunicazioni,

come i social, i video, i compilatori

di blog con tutti i loro

seguaci, impongono, senza che

ce ne accorgiamo, ideali predigeriti.

Subiamo passivamente,

come bidoni, la spazzatura che

ci viene rovesciata dentro. Incameriamo

passivamente ciò

che ci mostrano, senza che il

cervello filtri, analizzi, consideri,

critichi, accetti o si ribelli.

L’opera letteraria no! L’opera

letteraria attiva tutti i neuroni:

il cervello trasforma il segno

grafico che leggiamo in parole,

e le parole in immagini e le

immagini in emozioni. Avviene

tutto meravigliosamente nella

testa di chi legge. Che così si

sviluppa autonomia di pensiero,

senso critico, e valori reali,

non inscatolati. Sono i libri che

ci salveranno.

Hai degli autori di riferimento

che, magari inconsciamente,

influiscono sulla tua scrittura?

Da ragazzo sono rimasto folgorato

da Luigi Pirandello. Ho

letto tutto di lui, e mi ha lasciato

molto dentro. Non credo

che abbia influito sulla mia

scrittura, ma sicuramente sulla

architettura dei miei pensieri,

coi suoi personaggi reali, con

la sua rivoluzione del teatro.

Ogni tanto qualche recensore

dei miei libri azzarda a citarlo.

So che è un azzardo spericolato,

che mi imbarazza, ma che

trattengo solo per me.

ANNO I • NUMERO IX • novembre 2018 www.jollyrogerflag.it • facebook.com/gojollyroger

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