Jolly Roger_01_09

fabioart

Jolly Roger Magazine numero IX, anno I. Letteratura, attualità e arte.

sarafian says

sarafian says

La recenzione di DARK, zerial teutonico kuasi perfetto...

non fosse per quelle facce, porca miseria!

Un intreccio (molto) complesso

che funziona con la precisione

di un orologio svizzero, atmosfere

grevi, ritmo lento ma cadenzato,

uno script magistrale.

Purtroppo gli attori, pur bravi,

hanno facce dimenticabili (o

indimenticabili, a seconda della

sensibilità personale); così di

loro non ci frega un cazzo.

Perchè siamo esteti.

O un po’ stronzi.

O entrambe le cose.

dark

Un po’ più “DARK” e non ci avrei capito niente.

Scherzo. Si capisce tutto ma ci vuole dedizione: nel corso

della visone è vietato scoreggiare,

scartare snack o scaccolarsi. Fatelo e sarete puntualmente

costretti a riavvolgere il nastro.

di T. Sarafian

Sotto ogni altro aspetto, DARK

spacca; o spaccherebbe se il

sottoscritto per primo non fosse

assuefatto agli show americani,

i cui interpreti plasticoni sono

immancabilmente belli, pettinati,

dignitosi quand’anche

stempiati, snelli quando non

atletici.

Vado in sofferenza quando un

personaggio intento in un amplesso

si regge su bicipiti striminziti,

mentre l’illuminazione

impietosa ne rivela a intermittenza

(dato che va su e giù) la

dissimulata calvizie.

Sarò malato, ma rimpiango la

compostezza della chioma posticcia

di Nicolas Cage e il suo

fisico palestrato.

Un’infanzia turbata dalle infinite

repliche dell’ispettore

Derrick ha condizionato irreparabilmente

il mio gusto televisivo:

le facce crucche per

me non funzionano, e non è

questione di semplice bellezza.

Consideriamo gli attori inglesi:

a parte poche eccezioni non

brillano in quanto ad aspetto,

ma overcompensano col carisma.

“Broadchurch”, uno dei

prodotti televisivi più fichi (e

artisticamente validi) degli ultimi

anni è farcito di volti anonimi

o bruttarelli, ma, scusate se

è poco, uno è quello di David

Tennant, e gli altri, protagonisti

o comprimari, seguono a ruota.

Ecco, in “DARK”, l’intero cast

(recitativamente efficacissimo,

ripeto) ha le fattezze del cassiere

del supermercato, ma soprattutto

il medesimo appeal:

“Sono quarantotto euro, signora:

contanti o bancomat?”

Un altro elemento discutibile,

di cui ultimamente la tv è strapiena,

è l’infanticidio. I nudi

frontali maschili, i cazzi esibiti

aggratis sono oramai ben che

sdoganati. Ci hanno pensato

“Game of Thrones” e i suoi molteplici

epigoni HBO e STARZ;

evirazioni anche grafiche compaiono

qua e là, in “Spartacus”,

“Banshee”, e di nuovo GoT.

Era quindi ora di alzare nuovamente

l’asticella, con un livello

superiore di violenza, infrangendo

un altro tabù: accade in

“X Files” nei nuovi, banali e

tristissimi episodi; era già successo

in “Broadchurch”, con

misura, pathos e finalità narrative

essenziali.

SPOILER.

In “DARK”, la risposta all’annoso

dilemma “Se potessi tornare

indietro nel tempo e incontrare

Hitler da bambino, lo

ucciderei?” vien fornita senza

esitazione in barba a ogni buonismo

(non si tratta veramente

di Adolf Hitler, ma il senso è

quello).

FINE SPOILER.

Se posso reggere la banalizzazione

dell’organo maschile e la

brutale rimozione del medesimo,

l’uccisione di infanti, continua

invece a rompermi le balle.

Forse qui “DARK” fa un passo

falso: mostrare va bene fino a

un certo punto e, pur spostando

l’obiettivo all’ultimo secondo,

vien fatto vedere sin troppo.

Riassumendo: “DARK” vale

la pena? Decisamente sì; è ben

scritto, diretto e interpretato, a

tratti geniale, e a quanto ne so

costituisce la primissima produzione

europea a vantare un

simile livello qualitativo (Gran

Bretagna esclusa, ma si sa, loro

europei non lo sono mai stati).

Peccato per quelle facce/non

facce, come le ha definite

un’amica affetta da prosopagnosia.

ANNO I • NUMERO IX • novembre 2018 www.jollyrogerflag.it • facebook.com/gojollyroger

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