Jolly Roger_01_09

fabioart

Jolly Roger Magazine numero IX, anno I. Letteratura, attualità e arte.

ecensioni

recensioni

il codicista

di aldo di virgilio

Recensioni lapidarie e senza fronzoli

scritte da una Blogger che di per sé vale una garanzia

Anime lettrici, oggi vi proporre

un romanzo particolare che

oscilla tra il nuovo e il classico,

il presente e la fantasia o la crudele

realtà?

Il mondo descritto nel Codicista,

è un mondo realista imperniato

di quel pessimismo

Kafkiano che racconta l’eterna

di Gocce di Rugiada

lotta contro le ingiustizie che

ogni noi subisce ogni giorno.

Tutto inizia con l’ingresso del

funzionario Willy Deville, l’io

narrante, nella filiale del Ministero

del Benessere, il Palazzaccio,

ubicato al centro di una

landa desolata, nei dintorni di

Roccapiatta.

Le azioni e le riflessioni denotano

subito una forte contrapposizione

tra Willy e i colleghi,

le cui conseguenze negative

sulla psiche tenta di limitare rifugiandosi

nell’immaginazione

che mescola realtà e fantasia,

passato, presente e futuro.

Si tratta di un viaggio attraverso

questa piramide che nonostante

gli atti di velata protesta Willy

scala fino all’apice, assaporandola

un solo, sublime momento

perché, appena dopo, patisce

un’inaspettata ritorsione ordinata

dal Dirigente n° 0, cade

in un buco fracassandosi tutte

le ossa. La convalescenza è

umiliante, ridotto a inserviente

vede se stesso e gli altri colleghi

progressivamente contagiati

da una misteriosa malattia,

una malattia deformante. Come

se non bastasse, sull’edificio

cade una pioggia torrenziale,

che però non la sommerge grazie

a questo anello di cemento

che intorno cresce di oltre dieci

metri. Isolati, trasformati in

creature simili a quelle descritte

nei Bestiari Medievali, i dipendenti

trovano una ragione

di esistenza nell’ideazione di

spettacoli circensi e nel rifiuto

dell’evangelizzazione promossa

dal vertice aziendale, attento

solo al profitto personale. Così,

Willy oscilla tra integrazione e

isolamento, tra allegria e malinconia,

in attesa della resa

dei conti con il Dirigente n° 0,

ma l’apparente pulizia delegata

all’Inquisizione si trasformerà

in una colossale farsa, dove i

soliti capri espiatori, le donne,

riceveranno orribili torture.

Il mutamento dei dipendenti in

esseri usciti direttamente dai

bestiari medievali, e le piogge

torrenziali che avrebbero

sommerso l’edificio se non si

fosse frapposto il citato anello

di cemento, esprimono bene

l’idea che Willy ha di sé stesso

e dei colleghi, ovvero che sono

comunque, e senza rimedio,

brutti, storpi, malati, peccatori,

meritevoli di sofferenza, nonostante

tentino di convincersi

del contrario. Idea, questa, corroborata

dall’ambiguo rapporto

intrattenuto con il potere, dal

quale Willy si allontana e si avvicina

per puro calcolo opportunistico,

e dallo stesso frate

nero alias Codicista, venuto da

Roma a inquisire le intemperanze

di Blemmi e Cinocefali,

ma che sembra più interessato

alla propria reputazione di ligio

funzionario papalino. Chi non

nasconde la sua intima corruzione,

né il suo rapporto con il

potere è il Dirigente n° 0, l’alter

ego di Willy ed anche il protagonista

principale del romanzo.

Lungo il tessuto narrativo fornisce

continue prove della sua

malvagità, della sua brama di

ricchezze alle spalle della Pubblica

Amministrazione, mentre

Willy e il Codicista balbettano,

ostentano debolezza e tradiscono

con disinvoltura le persone

amate, tipo Celine, la capa delle

donnine delle pulizie, e Trisha

Troost, meretrice, cantante

nonché aspirante candidata al

posto fisso. Il Male, declinato

nella sua versione burocratica,

giganteggia sugli scomposti

tentativi di contenerlo. Il Male

Economico che, addirittura,

si fa beffe del prestigio del

Sant’Uffizio.

La prevalenza di tanti cattivi

sentimenti naturalmente non

ne implica l’apologia, piuttosto

ne vuole rappresentare l’ineluttabilità

in un contesto sociale

ormai privo dei giusti anticorpi

per eliminarlo. Un urlo disperato,

che si scioglie nel vuoto.

Insomma, non c’è salvezza tra

gli uomini; forse un’ultima occasione

di redenzione giungerà

dal regno animale, nelle fogge

della talpetta occhialuta con cui

Willy intrattiene il memorabile

dialogo finale.

Se avete adorato 1984 di Orwell,

Il condominio di Ballard

e amate Kafka, questo romanzo

sarà la vostra droga.

Una prosa colta, raffinata ed ellenica

unita a un uso moderno

della lingua rende raffinato ma

comprensibile a tutti lo svolgimento

dell’azione. Ognuno di

noi lotta con la propria anima,

le proprie difficoltà e la propria

rabbia.

Un romanzo che ci invita a riflettere

sulla nostra classe politica

e su ogni forma di arrampicata

sociale. Ognuno di noi

sarebbe disposto a dare l’anima

al diavolo per arrivare alla vostra

vetta.

Willy rappresenta allo stesso

tempo: il carnefice e la vittima

del mondo corrotto e malvagio

in cui si trova.

Un libro per tutti coloro che

sono stanchi dei soliti romanzi,

e vogliono essere coinvolti in

un mondo di non senso.

Il ministero come metafora della

vita e delle nostre pulsioni ed

aspirazioni. Da leggere assolutamente

è sicuramente destinato

a diventare un classico moderno.

Quasi in un girone dantesco

i vari personaggi rappresentano

i peccati e le vanità del mondo

attuale.

Un finale inaspettato ma molto

realista, vi lascerà senza fiato

e vi fa riflettere se il gioco ne

vale sempre la candela e se la

scalata al successo e alla vita,

sia davvero ciò per cui vi rende

felici ed appagati.

Dopo aver chiuso il libro vi

chiederete se davvero il mondo

descritto è distopico o sia

la realtà che noi viviamo. Un

gioiello di riflessione satira e

classicismo.

ANNO I • NUMERO IX • novembre 2018 www.jollyrogerflag.it • facebook.com/gojollyroger

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