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Jolly Roger Magazine numero IX, anno I. Letteratura, attualità e arte.

psicologia

VENT’ANNI, BEIRUT

E UN MITRA IN SPALLA

Questa comprensione è ancor

più fondamentale nella terapia

mediata dal cavallo poiché risulta

essenziale che l’animale

deve affidarsi totalmente a noi,

anche se non siamo noi a cavalcarlo.

Dobbiamo quindi instaurare

con lui un rapporto diretto, reciproco,

di intesa basato sulla

fiducia delle nostre azioni e sulla

sicurezza di averci accanto.

Dobbiamo presentargli gli stimoli,

i movimenti, i vocalizzi e

le situazioni facendogli capire

che la sua attenzione, aldilà di

tutti questi “rumori”, deve essere

su di noi e sul nostro rapporto.

Ma per poter chiedere

dobbiamo realizzare, è quindi

fondamentale trovare in noi

quello che stiamo cercando in

lui. Per poter lavorare con un

cavallo negli interventi di riabilitazione

equestre dobbiamo

lavorare prima su di noi, sulla

nostra capacità di guidare, di

non lasciarsi trasportare emotivamente

da sensazioni che potrebbero

agitare il nostro “collega”.

Il cavallo, così come tutti gli

altri animali utilizzati negli interventi

assistiti, sono i nostri

co-terapeuti. Essi diventano il

tramite tra il terapeuta e il paziente,

attraverso il quale è possibile

strutturare e favorire la

relazione.

Floriana Marrocchelli, Psicologa e Terapista

della Riabilitazione Equestre di formazione

A.N.I.R.E.. Ha iniziato questo percorso quando

ancora era una tirocinante presso l’Università

degli studi di Torino e si ritrova ancora

oggi, a distanza di anni, a sellare i cavalli e

aiutare le persone ad avvicinarsi al loro mondo,

perché è questo alla base di tutto: la Riabilitazione

Equestre, così come in generale

tutte le attività equestri, sono relazioni fatte di

comunicazione tra due esseri diversi.

«Ma affinché questa comunicazione possa essere

efficace» afferma Floriana Marrocchelli

«è necessario conoscersi. L’essere umano deve

sapere come apprende la mente del cavallo,

quali sono le regole alla base del suo comportamento

e l’animale deve riuscire ad interpretare

i segnali dell’essere umano. Ma proprio

come ogni persona è diversa da un’altra, anche

i cavalli hanno diversi tratti caratteriali. Tra di

loro infatti troviamo cavalli più timorosi, più

audaci, cavalli più sensibili e altri più scontrosi.

Nell’equitazione infatti parliamo di binomio,

ovvero di unione tra due esseri, e questa

unione è data dall’intesa, dalla fiducia, dal rispetto.

È data dalla conoscenza.»

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88

ANNO I • NUMERO IX • novembre 2018

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