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Jolly Roger Magazine numero IX, anno I. Letteratura, attualità e arte.

nel cuore di firenze

nel cuore di firenze

chi dorme non piglia pesci

Le origini di un proverbio

che affondano (pare) nell’astuzia del mercante

Questo detto della tradizione

popolare sembra che affondi

lunghe radici anche nella splendida

città del Giglio. Il significato

è chiaro: se si sta a dormire

non si ottiene nulla.

Una nota famiglia fiorentina

aveva ben chiaro questo proverbio

e quella che vi racconto

adesso è la loro storia.

La famiglia in questione è la

quella dei Salimbeni. In realtà

tale famiglia aveva origini senesi,

e quindi ghibelline, e si arricchì

fra il 1200 e il 1400 grazie

a vari commerci. Il capostipite

Giovanni visse a Siena nel

XIII secolo ove la famiglia fu

veramente potente, quasi una

Signoria, come si legge in un

libro a loro dedicato (1). Avevano

molti possedimenti nella

città del Palio fra cui anche il

di Simone Molinelli

famoso e bellissimo Castello

oggi conosciuto come la Rocca

o Rocca Salimbeni, sede

di Banca Monte dei Paschi. Il

ramo principale della famiglia

si estinse nel XVI secolo ma

agli inizi del 1300 Bartolini

Salimbeni decise di trasferisi

a Florentia. Le due città erano

acerrime rivali ed era da poco

passato il ricordo della sanguinosa

battaglia di Montaperti

(1260) in cui i ghibellini senesi

debellarono i guelfi fiorentini.

Ancor meno era passato dalla

cacciata dei ghibellini da Florentia

in seguito alla battaglia

di Benevento (1266). Quindi il

saggio Bartolino Salimbeni viste

queste premesse decise che

era cosa saggia cambiare il proprio

cognome in Bartolini Salimbeni

offuscando lo scomodo

gentilizio che li legava ad una

delle più potenti famiglie ghibelline

di Siena.

La famiglia arrivò quindi a Firenze

ed iniziò ad arricchirsi

con i commerci (lana e spezie).

La leggenda vuole che uno dei

membri della famiglia (Bennuccio

di Giovanni Bartolini) fosse

molto noto per la puntualità con

la quale si recava agli appuntamenti

di lavoro sacrificando il

sonno. Verso la prima metà del

trecento si recò a Venezia, con

altri commercianti, per acquistare

un grosso carico di spezie,

provenienti dal lontano Oriente,

con l’intenzione di rivenderle

nei mercati fiorentini. Le spezie

all’epoca erano molto richieste

dalle varie corporazioni fiorentine

soprattutto dall’Arte dei

medici e degli Speziali. Giunti

stanchi nella città della laguna

i vari commercianti si intrattennero

a cena con il Bartolini che

per sbaragliare la concorrenza,

e acquistare solo lui il gran carico

di spezie, decise di ricorrere

ad un piccolo trucco. All’insaputa

dei commensali oppiò

il loro vino facendoli dormire,

la mattina dopo, molto più del

solito.

Alla mattina dopo, di buon’ora

e rimasto senza concorrenza il

furbissimo fiorentino concluse

l’affare in modo molto vantaggioso

e ciò gli fece ottenere un

rapidissimo successo economico.

Esiste anche un’altra versione

del fatto, ed è quella data da

Frate Ildefonso di San Luigi,

studioso illustre e accademico

fiorentino. Lui scrive (1724)

nel libro delizie degli eruditi toscani

: l’impresa della famiglia

Salimbeni, che sono tre papaveri

fioriti, legati insieme in un

mazzetto, col motto PER NON

DORMIRE, fu assunta dalla

famiglia Salimbeni fin dall’anno

1338, quando Benuccio di

Giovanni Salimbeni, avendo

inteso essere venuto a Portercole

un ricchissimo mercatante

di Sorìa, per caricare le più

preziose merci, specialmente di

seta, che vi avesse trovate, si

portò colà rapidamente sacrificando

il sonno ed il riposo e

comprò fra drappi e opere fatte

di drappi, per centotrentamila

fiorini d’oro. Tornato al

chiasso Renaldini, che ora si

dice chiasso Largo, aperti molti

traffichi, introdusse in Siena

l’Arte della Seta.

E il frate conclude scrivendo :”

Il motto allude alla sollecitudine

di Benuccio nel prevenire e

preoccupare nella compra quel

mercatante forestiero, con indicibile

vantaggio..”

Qualunque sia stata la storia circa

200 anni dopo, Bartolommeo

Bartolini, uno dei discendenti

della famiglia volle ricordare

tale accadimento facendo decorare

il palazzo di famiglia, fatto

costruire da Baccio D’Agnolo

nel 1520, sia con dei fiori di

papavero (da cui si ricava l’oppio)

sia con il motto PER NON

DORMIRE.

Il bellissimo palazzo all’epoca

fu molto criticato perché era decorato

in modo molto innovativo

e sembrava, secondo alcuni,

più una chiesa che un palazzo,

tant’è che Baccio, per difendere

la sua opera, fece scrivere sul

portone principale “CARPORE

PROMPTIUS QUAM IMITA-

RI” ossia è più facile criticare

che imitare.

Invece negli anni il palazzo

ebbe fortuna e nei secoli a venire

fu uno dei modelli più copiati

per l’architettura residenziale.

Tutt’oggi ancora lì in piazza

Santa Trinità con le sue decorazioni

coi fiori di papavero e

il monito, che anche il grande

D’Annunzio ha copiato e fatto

suo, “PER NON DORMIRE”

come a dire: Chi dorme non

piglia pesci!

Bibliografia

1. Alessandra Carniani, I Salimbeni,

quasi una signoria: tentativi

di affermazione politica

nella Siena del ‘300, Editore

Protagon, 1995.

2. Ildefonso di San Luigi Appendice

al tomo XXIII delle Delizie

degli eruditi toscani 1724.

ANNO I • NUMERO IX • novembre 2018 www.jollyrogerflag.it • facebook.com/gojollyroger

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