Jolly Roger_01_09

fabioart

Jolly Roger Magazine numero IX, anno I. Letteratura, attualità e arte.

xtreme

xtreme

canyoning=torrentismo

Avete mai avuto un deja vu?

Non so voi, ma a me succede

spesso. Talmente spesso che

quando devo scrivere un articolo

sugli sport estremi, qualsiasi

sia lo sport scelto per l’occasione,

mi sembra di averne già

parlato in precedenza.

Sarà perché mi capita spesso di

leggere notizie sull’argomento,

sarà perché conosco persone

che gravitano in questi ambienti,

fatto sta che ho sempre dei

dubbi. Ecco, anche questa volta

è successo lo stesso, ma dopo

aver raschiato il fondo, dopo

aver controllato in ogni angolo

mi sono messa l’anima in pace.

Sul canyoning non ho prodotto

parole di nessuno genere. Forse

qualche volta ho appena accennato

all’argomento, ma sono

sicura di non averci scritto un

articolo intero.

Ora, visto che di sicurezze al

giorno d’oggi non è facile averne,

su questo unico punto certo

partiamo dicendo che potremmo

anche chiamarlo torrentismo

e dire che in fondo non

è uno sport così estremo. Nel

senso che non richiede la conoscenza

di tecniche così complicate

da limitarne la pratica solo

a persone atleticamente super

dotate.

Non crediate, però, che sia una

Due nomi, una sola via

di Patrizia Torsini

passeggiata. Necessitano una

giusta preparazione tecnica, un

po’ di esperienza e una discreta

preparazione atletica. Si può

cominciare con percorsi di minore

difficoltà per poi salire di

grado un po’ per volta.

L’ambiente acquatico deve esservi

familiare, questo è sicuro,

dal momento che il luogo dove

si svolge, forra o canyon che dir

si voglia, è di per sé inospitale.

Ciò detto è chiaro che uno sport

del genere deve essere fatto in

gruppo mediamente composto

dai quattro agli otto partecipanti.

Il canyoning potenzialmente

può essere fatto durante tutto

l’anno, basta che sia presente

acqua a disposizione per farlo.

Le difficoltà aumentano man

mano che ci si avvicina all’inverno

ed aumenta il freddo e la

portata d’acqua.

Qualche volta viene scambiato

per altri sport che si praticano

dentro i torrenti, ma è l’unico

che non ha bisogno di mezzi dal

momento che si cammina a piedi

dentro il torrente. Le attrezzature

necessarie sono: muta e

calzari in neoprene, casco, imbrago,

moschettoni, scarponcini,

corde specifiche, discensore,

zaino, guanti, contenitori stagni

ed eventualmente un giubbotto

salvagente.

Il percorso, chiaramente, è solo

in discesa. Che sia presente acqua

o meno.E si snoda all’interno

di profonde gole scavate

nella roccia e in genere caratterizzate

da una certa pendenza e

danno vita a salti di roccia, cascate,

scivoli e laghetti. Il percorso

a ritroso è decisamente

impossibile e l’uscita dal canyon

è possibile in corrispondenza

di eventuali uscite laterali

presenti oppure al termine del

suo percorso.

Come tutti gli sport outdoor

anche questo, in modo particolare,

ci permette di godere una

natura incontaminata e scenari

mozzafiato. Non c’è un limite

di tempo, non c’è un orario da

rispettare. Il percorso va fatto

con calma per dare modo a tutti

i partecipanti di calarsi verso

il basso per mezzo di corde e

qualche volta anche tuffandosi.

Altra divertente alternativa

sono gli scivoli naturali detti toboga.

Le tecniche adottate sono

quelle derivate dall’alpinismo o

dalla speleologia.

Non vorrei far sembrare questa

attività solo come un gioco. Ci

sono anche dei pericoli legati ai

cambiamenti meteorologici improvvisi

che vanno soppesati da

chi guida il gruppo e conosce a

fondo il territorio. Per il resto

la verticalità viene approcciata

con tecniche e materiali specifici.

Il rischio di ipotermia, invece,

si può presentare solo in

caso di soste prolungate nelle

forre in caso di imprevisto, ma

con il giusto abbigliamento termico

viene abbondantemente

contrastato.

Il canyoning è praticamente

nato in terra francese, ma in

poco tempo è dilagato ovunque.

In Europa, maggiormente

nei paesi alpini, ma anche in

Spagna e in Grecia. Nel resto

del mondo, più o meno dove

esiste pendenza. I praticanti di

questo sport in Italia gravitano

intorno ai gruppi del Club

Alpino Italiano e della Società

Speleologica Italiana, oppure

dell’Associazione Italiana Canyoning.

Se in queste poche righe non

sono riuscita a farvi venire neanche

un po’ di paura ed invece

vi ho stimolato la voglia a provarci,

sappiate che non è obbligatorio

per forza dirigersi a

nord. Anche in Toscana troviamo

validi percorsi all’altezza di

questa disciplina. A tal proposito

corredo, come sempre, la

scrittura con l’immagine e queste

foto danno la giusta misura

del fascino di un’attività decisamente

poco comune, ma non

impossibile.

Prima o poi riuscirò, spero, a

far alzare qualcuno di voi da

quel divano su cui siete rimasti

sdraiati giusto il tempo di leggere

questo pezzo. Poi, magari,

ci farete su un pensierino e allora

… sarete già a metà strada.

E ricordatevi: per essere estremi

basta tutti i giorni buttarsi in

mezzo al traffico e al caos della

città, ma farlo nel modo giusto

da un sapore diverso alla vita.

Alla prossima ...

ANNO I • NUMERO IX • novembre 2018 www.jollyrogerflag.it • facebook.com/gojollyroger

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