Magazine Avventista 18 - Gen.Feb.Mar.2019 - IT

CommunicationsFSRT

4. STORIA : Secondo Ellen White la Svizzera rispecchia il paradiso
10. INTERVISTA : Cynthia Martelli, il suo dono di Dio
14. La federazione all’ascolto!
16. TESTIMONIANZA : La vita di Giada
21. Cosa si fa con le decime nella FSRT?
22. FOCUS : Miss America dice #Metoo
26. NOTIZIE SVIZZERA

NUOVA

FORMULA

Giada

ARRIVEDERCI

GENNAIO / FEBBRAIO / MARZO 2019 N°ISSN 2624-6686

STORIA

Secondo Ellen White

la Svizzera rispecchia

il paradiso

FOCUS

Miss America dice :

#Metoo

18


RICETTA

CURRY DI PATATE DOLCI

1kg di patate dolci

2 cucchiai di olio d‘oliva

200gr di cipolle tritate

1 pezzo di zenzero fresco e pelato (30gr)

½ cucchiaino di curry rosso

(attenzione: è molto piccante)

400gr di pomodori schiacciati

(1 piccolo barattolo)

2 pizzichi di sale

300gr di ceci cotti (1 scatolina)

250ml di latte di cocco

Sbucciare e tagliare le patate dolci a cubetti (2cm).

In una padella fate soffriggere le cipolle nell’olio fino ad

arrivare alla doratura.

Aggiungete il resto degli ingredienti

e fate sbollentare per 20 minuti.

Le patate dolci devono essere tenere.

Regolate il condimento.

Servire con il riso Thai.

Una ricetta di Mélisanda Dufournet

Giornale trimestrale

della Federazione

Avventista della

Svizzera Romanda

e del Ticino (FSRT)

18

Gennaio / Febbraio /

Marzo 2019

Rivista gratuita - Stampato in

Germania - N° ISSN 2624-6686

Caporedattore: Rickson

Nobre

Editore: Dipartimento delle

Comunicazioni FSRT

Redazione a cura di: Rickson

Nobre, Amélie Trébeau,

Yolande Grezet, Woodrow W.

Whidden, Eunice Goi, Ross

Grant

Impaginazione e grafica:

Cédrick Fernandez

Traduttore: Serena Zagara,

Tiziana Cala

Correzione a cura di: Tiziana

Cala

Photo credit :

Copertina : Elena Fonseca

p5 : Adobe Stock - p14-15-

16 : Elena Fonseca - p21 :

Century21

La responsabilità degli articoli

firmati pubblicati su Adventiste

Magazine è dei singoli autori.

© FSRT - Tutti i diritti sono

riservati in tutti i paesi.

EUNICE

GOI

assistente di

comunicazione

FSRT

EDITO

La Svizzera, rinomata per la cioccolata,

gli orologi, la neutralità e i bei paesaggi,

fa sognare. E non è Ellen White a dire

il contrario (articolo Secondo Ellen

White, la Svizzera rispecchia il paradiso),

perché è vero, la Svizzera è un bel paese,

relativamente tranquillo, dove si vive bene.

Ma qui, non sfuggiamo ai duri colpi della

vita che non guardano alla bandiera di

appartenenza prima di colpire. In questi casi, le ricchezze del

nostro bel paese non servono a niente. Solo Dio può essere di

un qualche aiuto.

Questa è la testimonianza di Helena e Paulo, membri della

chiesa di Arbedo, nel Ticino che, grazie alla forza che il Signore

ha dato loro, hanno affrontato una prova terribile: il decesso

della figlia allora adolescente. Giada era piena dello spirito di

Dio e ha lasciato una buona testimonianza grazie al suo libro

autobiografico.

A qualche chilometro da là, a Ginevra, un’altra giovane ragazza

ha ricevuto un messaggio da Dio, decidendo di trasmetterlo

attraverso il canto. Cynthia Martelly racconta il suo percorso,

proprio come Miss America, che ci dice che, indipendentemente

dalla nostra situazione, il Signore ci accompagna anche nel bel

mezzo delle difficoltà. A prescindere dalla nostra condizione,

una semplice ragazza o una Miss famosa, Dio ha un piano

divino per ognuno di noi, qui sulla terra e per l’eternità.

Questo numero di Magazine Avventista ci ricorda che prima

di entrare nella perfetta terra celeste dove Dio asciugherà le

lacrime dei nostri occhi, terra che ha promesso a coloro che

credono in lui, sta a noi rendere la nostra casa, la nostra chiesa,

la nostra regione, il nostro paese e il nostro mondo un posto un

po’ più bello, grazie all’applicazione pratica della nostra fede.

Ascoltiamo la sua voce e proclamiamo il suo messaggio, con lo

scopo di rendere la nostra Svizzera, o qualunque sia il nostro

paese di residenza, un luogo che assomigli un po’ al paradiso. E

questo è possibile solo con la sua grazia.

SOMMARIO

4STORIA

Secondo Ellen White

la Svizzera rispecchia il

paradiso

10

INTERVISTA

Cynthia Martelli

Il suo dono di Dio

14

La federazione

all’ascolto!

16

TESTIMONIANZA

La vita di Giada

21

Cosa si fa con

le decime

nella FSRT?

22

FOCUS

Miss America dice :

#Metoo

26

NOTIZIE SVIZZERA

Vuoi presentare una ricetta e

farla pubblicare su Magazine Avventista?

Inviacela, insieme a una foto, a

contact@adventistemagazine.com

2 3


STORIA

Secondo Ellen White

LA SVIZZERA RISPECCHIA

IL PARADISO

Tra il settembre del 1885 e l’agosto del

1887, Ellen White (che aveva rispettivamente

58 e 60 anni) si trovava in Europa

per incoraggiare la presentazione del

messaggio avventista. In questo lasso

temporale, ha visitato la Svizzera,

da Basilea a Ginevra, passando

soprattutto per Tramelan. E.

White viaggiava in treno ma

anche in carrozza, mezzo

che apprezzava perché

le permetteva di vedere il

paesaggio. Proporremo qui

qualche stralcio dei suoi scritti,

principalmente delle lettere

indirizzate ad amici e parenti. Tra i

vari argomenti, menziona anche il suo

apprezzamento per i paesaggi naturali

della Svizzera. Quello che ci colpisce, e

non stiamo esagerando, è notare che

contemplando la bellezza della natura,

soprattutto le montagne, Ellen White

riesca a sentire una profonda emozione,

mentre la sua mente si eleva al Signore.

Una settimana fa, martedì scorso, siamo

rientrati a casa dopo aver visitato le

chiese in Svizzera. Per quanto riguarda il

paesaggio, la Svizzera è molto più bella

del Colorado 1 . Qui, le colline e le montagne

sono indescrivibilmente grandi.

Non credo di aver mai visto dei paesaggi

che mi abbiano fatto un’impressione

così profonda nella mente. Guardando le

opere naturali di Dio, avevo l’impressione

che il cuore stesse salendo al cielo. Non

potevo fare a meno di dire: “Le tue opere

sono grandi e meravigliose, Signore, Dio

onnipotente”. Guardavo le alte rocce

intervallate dalle potenti cascate.

Le montagne che dominano

il cielo per poi scendere per

centinaia di metri nello strapiombo

dove un ruscello stava

rumorosamente creando un

nuovo sentiero. Ero spaventata

mentre guardavo questo paesaggio.

Ho riflettuto sulle cose che i

miei occhi stavano contemplando. Qual

era la grandezza del Dio vivente che possedeva

e controllava questi meravigliosi

luoghi della terra, mantenendo al suo

posto le montagne, sottomesse alla sua

volontà. Oh, che potenza e che maestà ha

il nostro Dio! Lui stesso è la roccia dei tempi.

(5MR 18.1-2) 2 .

Ellen White è colpita dalla bellezza della

vegetazione sulle montagne. La sua

mente le ricorda l’amore di Dio per noi,

facendole provare una particolare fiducia

nell’amore di Dio per lei.

Queste montagne ricoperte da alberi

della foresta e da alte rocce di ogni forma

immaginabile, sono splendidamente

1 Ellen White menziona spesso la bellezza del Colorado

2 MR: Manuscript Releases: LT: Letters

4 5


decorate con abeti, tsughe e faggi. La combinazione

di colori è bella come un bouquet.

Le montagne sono inoltre cosparse di fiori di

un bianco così candido che sembrano palle di

neve. Tutta la bellezza e la meravigliosa grandezza

delle cose della natura sono aperte ai

nostri sensi per capire meglio l’amore di Dio

per l’essere umano e per trarre degli insegnamenti

dalla sua saggezza e dalla sua potenza.

Queste cose che i miei occhi vedono mi

conducono personalmente e con fiducia al

mio Padre celeste, perché lo riconosco come

fonte di tutte le nostre benedizioni (5MR 19.1).

Dai bellissimi paesaggi svizzeri, questo “libro

della natura”, E. White trae delle lezioni per

la nostra vita quotidiana.

Se i nostri cuori fossero addolciti e sottoposti

all’amore di Dio, sarebbero aperti a discernere

la sua misericordia e la sua bontà che sono

espresse in tutti gli arbusti e nell’abbondanza

di fiori che sbocciano, che incontrano il nostro

sguardo nel mondo di Dio. Le foglie delicate,

i fili d’erba, gli alberi che crescono: tutto

è un’espressione dell’amore di Dio per i suoi

figli. Ci dicono che Dio è un amante della bellezza.

Attraverso il libro della natura, ci parla

della perfezione della bellezza del suo carattere.

Le belle foreste si estendono davanti a

noi e i boschetti dove gli uccelli si riuniscono

e cantano i loro canti di lode e la loro allegra

e gioiosa musica dovrebbero risvegliare nei

nostri cuori il canto e la gratitudine verso Dio.

Il Signore vuole che ci rallegriamo delle opere

della sua creazione... (5MR 19.2).

La bellezza celeste è indescrivibile ma

Ellen White, ispirandosi sempre ai paesaggi

svizzeri, ci dice che questi possono darci

un’idea del cielo.

Abbiamo bisogno di una maggiore semplicità

naturale e di una spiritualità di gran lunga

superiore a quella attuale per poter leggere

correttamente le pagine del libro della natura

che Dio ha aperto davanti a noi (5MR 20.1).

Dio vuole che le scene della natura incoraggino

i figli di Dio a godere della bellezza pura,

3 Is too awfully grand, in inglese.

sobria e tranquilla con cui il nostro Padre

decora la nostra casa terrena... Desideriamo

imparare la lezione di Dio dal suo libro. I cieli

sono puri e belli mentre sulla terra abbiamo

solo delle deboli rappresentazioni di questi

bei colori. Possiamo spingere al massimo l’immaginazione

per catturare le glorie che rappresentano

nel paradiso di Dio... (5MR 20.2).

Interessante come dal paesaggio naturale

della Svizzera, Ellen White senta l’esaltazione

del suo essere e ci porti al paradiso celeste.

Parla di fontane d’acqua, di alberi e di fiumi.

Abbiamo nelle cose gloriose della natura una

semplice ombra dell’originale, che vedremo

in tutta la sua bellezza nel paradiso di Dio.

Impariamo le preziose lezioni della natura

concepita da Dio. Tutte queste bellezze terrene

e temporali devono essere apprezzate in

quanto voce di Dio che ci parla dei tesori e

delle glorie dell’invisibile e dell’eterno (5MR

21.2).

Ellen White continua estasiata; sì, perché

dice che non trova le parole per descrivere

la bellezza di quello che ha visto in Svizzera.

Questo è tanto più straordinario in quanto

aveva già avuto delle visioni del regno dei

cieli.

È impossibile per me descrivere il paesaggio

che ho visto durante questo viaggio. È estremamente

impressionante 3 … In occasione

del nostro primo giorno a Basilea, a mezzogiorno,

ci siamo fermati sotto i possenti rami

di una grande quercia... (5MR 21.3).

Da Basilea a Tramelan, Ellen White si ferma

a Laufen per il pranzo.

Vicino a noi c’era una grande roccia che si ergeva

ripida partendo dalla strada... il nome

di questo posto era Laufen, a 23 km da Basilea.

Sara McEnterfer ha preparato il pranzo

che abbiamo poi consumato sull’erba... (5MR

22.1).

In serata il gruppo è arrivato a Moutier dove

Ellen White ha trascorso la notte, per poi ripartire,

il mattino seguente dopo colazione,

per Tramelan. Ancora una volta, è rimasta

colpita dai paesaggi, soprattutto quelli di

Tramelan.

L’intero viaggio è stato interessante grazie

ai paesaggi meravigliosi. Dopo aver percorso

una cinquantina di km, ci siamo fermati

una notte a Moutier, un bel villaggio situato

a valle... Abbiamo trovato una buona sistemazione

per trascorrere la notte e la mattina

presto abbiamo fatto colazione nella nostra

camera con pane e latte caldo. Siamo arrivati

a Tramelan verso mezzogiorno... Tramelan è

uno dei posti più belli di tutta la Svizzera. È

in alta montagna. C‘è molta neve in inverno

mentre le estati sono piuttosto calde (5MR

22.3).

ALTRI VIAGGI IN SVIZZERA

Il paesaggio che abbiamo attraversato era

estremamente maestoso per dare una descrizione

paragonabile al paesaggio così com’è

veramente... abbiamo visto il più interessante

e grandioso paesaggio che i miei occhi abbiano

mai visto... Nel cuore di queste montagne

rocciose ci sono delle gallerie, una dopo l’altra,

spesso anche vicine tra loro (10MR 367.2).

Pensavamo di non dover vedere niente di più

grande e suggestivo delle altezze rocciose

del Colorado, ma questo paesaggio supera

di gran lunga tutto quello che abbiamo mai

visto... (10MR 367.3).

Sentiamo l’ispirazione poetica di Ellen White

che ci eleva con lei al divino.

A Moutier, Ellen White e il suo gruppo erano

alloggiati all’Hotel De La Couronne, che esiste

ancora oggi. L’immagine in bianco e nero risale

al secolo scorso.

Guardando le aperture in queste rocce (le

grotte che si aprono alla vista, i profondi

canali alimentati dalle potenti cascate) e le

rocce di ogni forma immaginabile, diciamo:

“Che meraviglia, Signore, le tue opere in tutta

la terra”. I tocchi morbidi e sottili disegnati dal

grande Artista nella splendida disposizione di

un manto di un vivace verde scuro, questa

bella combinazione di colori per coprire le

rocce irregolari! Poi le profonde gole, i ruscelli

rumorosi e veloci e le grandi montagne

coperte di alberi della foresta nei loro magnifici

manti estivi! La vista è estremamente

bella e presenta ai sensi idee così alte e sacre

che ci ricordano Dio, il nostro Creatore (10MR

368.1).

Questa bellezza dei paesaggi svizzeri fa sì

che Ellen White veda nella sua mente il giardino

dell’Eden, la gloria del mondo antidiluviano

e l’ingratitudine degli uomini di allora.

Avevano dimenticato il Creatore di tutto

questo. Facciamo in modo da non ripetere

lo stesso errore.

Ma tutte queste cose non hanno ispirato in

loro (negli antidiluviani) amore e gratitudine

verso il creatore di tutto. Consideravano tutte

queste cose preziose delle montagne e le cose

gloriose delle valli come esclusivamente di

loro proprietà... (10MR 368.2). Mi tornavano

alla memoria alcuni esercizi di meditazione.

Nella mia mente, c’erano immagini delle glorie

dell’Eden (10MR 369.1).

Ellen White rimane assolutamente colpita

dal fascino dei paesaggi svizzeri e dalla qualità

delle strade e dei lavoratori svizzeri (già

all’epoca!).

6 7


Non potremmo mai descrivere il paesaggio

perché è indescrivibile. La vista della Svizzera

in carrozza mi fa venire voglia di viaggiare

di più... Le strade sono mantenute in ottime

condizioni. Gli uomini sono sempre occupati e

danno l’impressione di saper spaccare molto

bene le pietre. Questa pietra è costantemente

mantenuta a punto e queste strade sono

bianche come la calce e piatte come il terreno.

Non c’è nessun dislivello, nessun buco,

nessun pantano per strada o altre cose simili.

Quando piove, gli uomini hanno il compito di

togliere tutto il fango dalla strada... è raro che

voli della polvere, data la cura riservata alle

strade... (10MR 370.1).

Una caratteristica delle montagne svizzere è

che si ergono dalla valle fino a molto in alto

in un unico pezzo, secondo le affermazioni

sorprese di Ellen White.

Le montagne si ergono bruscamente e sembrano

elevarsi fino al cielo. Alla mia sinistra

c’è un grande castello arroccato in cima a una

montagna... Le cime raggiungono quasi il cielo...

Contempliamo paesaggi che sembrano

indescrivibilmente grandi ai nostri occhi. Le

cime delle montagne si innalzano molto in

alto, rocce di forma gigantesca e sorprendentemente

splendide... (Manuscript 62, 1886, p.

26-27).

Oh, com’è bella la Svizzera! Così bella che

quando Ellen White prende la sua penna

per scrivere una lettera a una persona a

proposito di un argomento diverso, comincia

descrivendo la bellezza di quello che aveva

appena contemplato.

Oh, che paesaggio! Nessuno può dire che

cosa sia la Svizzera senza aver percorso la

strada in carrozza. Ho parlato tre volte a Tramelan...

Lunedì siamo andati a Bienne... Abbiamo

percorso circa 24 km sulla strada più

bella, contemplando il paesaggio più maestoso

che abbia mai visto. Ma questa lettera

non ha lo scopo di descrivere il paesaggio ma

serve per parlare di altro (21MR 312.1-2).

Il 24 dicembre 1886, Ellen White ha percorso

un tragitto in treno e in slitta da Basilea a

Tramelan, passando per Tavannes. Descrive

ancora una volta la bellezza del paesaggio

sotto la neve, che la fa ritornare alla sua

infanzia.

La mattina presto abbiamo preso le macchine

per Tramelan. Abbiamo aspettato un’ora a Tavennes,

per poi andare a Tramelan... Abbiamo

viaggiato lentamente e gli alberi erano molto

belli, coperti di neve pura e fresca. Alcuni alberi

erano stati abbattuti, uno di questi

era quasi stato sradicato. Non penso

di aver visto mai nulle di simile in

bellezza: i grandi alberi sempreverdi,

i loro rami carichi di neve.

« La Jonction », a Ginevra. Ai tempi di

Ellen White questo ponte non esisteva.

Secondo le sue indicazioni, deve aver visto

questo paesaggio dalla nostra sinistra.

È un’immagine di una bellezza

unica. Non vedevamo uno spettacolo

di simile portata da tanti anni.

Mi ha ricordato il mio paese, all’epoca

della mia giovinezza, passando attraverso

le foreste di pini e gridando di gioia davanti

alla bella immagine che mi si presentava

davanti. Non avevo mai visto niente che mi ricordasse

così bene la scena di quel mattino...

Infine, il figlio del fratello Roth è venuto con

una slitta per noi e abbiamo fatto la nostra

prima passeggiata in slitta dopo molti anni

(5MR 25.1).

A Ginevra, Ellen White contempla il quartiere

“La Jonction”, un luogo dove il Rodano, con

le sue limpide acque blu, entra in contatto

con l’Arve (qui lei lo chiama “Ginevra”), con le

sue acque argillose. Più tardi, ne trarrà una

lezione sul rapporto tra bene e male. Quando

sono insieme, anche se all’inizio riescono

a restare separati, finiscono poi per mescolarsi

tra di loro.

Abbiamo camminato a lungo su una grande

altura e abbiamo visto il punto di incontro

delle acque: il Rodano e la Ginevra. Uno è

blu scuro, l’altro grigio; e anche se i fiumi si

incontrano, non perdono immediatamente i

loro colori fondendosi tra di loro. Ginevra è un

luogo bellissimo... Abbiamo davvero apprezzato

la nostra passeggiata di due ore (Ms30-

1885.2).

Esatto! Ellen White ha frequentato le terme

pubbliche di Ginevra. All’epoca era un po’

malata e i bagni caldi l’hanno aiutata. Ancora

una volta si trova a elogiare la bellezza di

Ginevra e dei suoi dintorni.

Ho fatto due bagni molto caldi a Ginevra

nelle terme pubbliche che si

trovavano proprio di fronte casa

del fratello Bourdeau 4 . Adesso

mi sento meglio. Ginevra è

considerata come il luogo più

ricco e bello della Svizzera. Da

qui, abbiamo visto il monte

Bianco ergersi alto e nevoso

tra le montagne... Visiterò di

nuovo tutti questi luoghi, se

Dio vuole (Lt96-1886.5). Ginevra

è un posto bellissimo. Mi piacerebbe

vivere qui più che in qualsiasi

altro luogo dove sono stata fino ad

ora, se solo non ci fosse così tanta nebbia

(Lt38-1885.1).

Esatto! Se non fosse stato per la nebbia di

Ginevra, Ellen White forse si sarebbe trasferita

in Svizzera. Beh, è anche vero che era

il 1885 e che l’anno seguente conoscerà la

Svizzera tedesca... Mi permetto di prendere

un po’ in giro gli svizzeri. Anche io, come

Ellen White, sono straniero e conosco la

Svizzera da Ginevra a Zurigo e dal Cantone

dei Grigioni al Canton Giura. Secondo me,

non c’è niente da dire! È un paese benedetto

sotto tutti gli aspetti.

Che queste parole di Ellen White, abituata

ad avere delle visioni del regno dei cieli ma

che resta estasiata di fronte alla bellezza

della natura svizzera e del lavoro attento dei

suoi abitanti, ci parlino ancora adesso. Che

coloro che vivono in Svizzera non dimentichino

mai il privilegio che Dio concede loro.

4 Bourdeau abitava a Chantepoulet 12, secondo EGWE (Ellen White in Europe) 145.5.

Noi, avventisti del 7° giorno, popolo tratto

dal Signore secondo Apocalisse 14:6-7 per

proclamare la Buona Novella del ritorno di

Cristo, possiamo usare la bellezza di questa

natura per trasmettere l’amore di Dio intorno

a noi facendo riferimento a essa. Questa

natura che egli ha affidato nelle nostre mani

al momento della creazione, ma che si degrada

a vista d’occhio a causa dell’egoismo

umano (2 Timoteo 3:1-5). Che il sabato, al

centro del nostro messaggio, possa essere

presentato come Buona Novella, con saggezza,

intelligenza e amore.

Non lasciamo solo agli ecologisti e ai politici

il compito di avvertire il mondo delle nostre

responsabilità nei confronti della natura.

Presentiamolo anche e soprattutto come

un progetto originale di Dio, come la Bibbia

lo dimostra da migliaia di anni. Vediamo

dunque davanti a noi la veridicità della Scrittura.

Che il meraviglioso ma fragile paesaggio

svizzero che si degrada (ghiacciai che si

sciolgono, siccità, eccesso di piogge) possa

essere un libro aperto del messaggio

d’amore di Dio per noi e della responsabilità

che come esseri umani abbiamo nei

confronti della natura.

Rivan DOS SANTOS

Prof. di storia e archeologia

Facoltà avventista di Teologia - Francia

8

9


INTERVISTA

CYNTHIA MARTELLY

Il dono datole da Dio

Cynthia Martelli è membro della chiesa avventista francofona di Ginevra.

Appassionata di canto, ha registrato un CD di musica cristiana in circostanze

ben particolari che adesso ci racconta

MA - Cynthia, sappiamo che ti piace

cantare, ma perché hai registrato un

CD?

CM - Tutto è iniziato con un amico

che mi ha chiesto di cantare per una

serata di evangelizzazione, una serata

in cui le persone sarebbero rimaste

colpite dal programma proposto.

All’inizio ho detto sì, di getto, anche

se sapevo che i canti della chiesa

sono abbastanza classici: pensavo di

prendere un canto già esistente e di

interpretarlo, cercando di arrivare al

cuore delle persone presenti.

Ma questo non era quello

che aveva in mente lui:

ho scoperto infatti

che voleva una

“composizione”.

Spalancando

gli occhi gli ho

chiesto: “Una

composizione?”. In

realtà avevo sentito

ma la richiesta mi aveva

presa alla sprovvista.

Nonostante i miei tentativi di

fargli cambiare idea, restava fermo

nella sua decisione... E io gli avevo già

detto sì e non volevo tirarmi indietro.

E quindi, che cosa hai fatto?

L’unica cosa che mi restava fare era

pregare. Ho detto a Dio che non

sapevo comporre un canto ma che

mi ero impegnata a farlo e che volevo

rispettare la sua parola: “Ma il vostro

parlare sia: sì, sì; no, no”. Volevo che

facesse qualcosa… Speravo che Dio

riuscisse a dissuadere il mio amico al

mio posto... o che mi donasse il dono

della composizione. Dio non mi ha

risposto subito. Di fronte a questa mia

preghiera si era chiuso in un silenzio

stampa! Le settimane passavano,

l’evento si avvicinava e io non sapevo

ancora come riuscire a mantenere

l’impegno preso. Due settimane

prima della serata, sono

uscita da una riunione

completamente

sconvolta. Non

entrerò nei

dettagli di quella

riunione, ma mi

sentivo sconfitta.

Tornata a casa,

mi sono chiusa in

bagno e, sul bordo

della mia vasca, ho

fatto tante domande

a Dio, chiedendo la

risposta a tanti miei perché.

Completamente smarrita, ho sentito

una voce, qualcuno che cantava

una lode. E al di là di quello che

ascoltavo, ho sentito quello che

quella persona provava cantando,

il suo dolore e la sua tristezza. Cosa

mi stava succedendo? Mi guardavo

10 11


intorno senza tuttavia capire. Sono corsa

a prendere il mio cellulare, un quaderno

e una penna, per poi ritornare in bagno,

come se quello fosse l’unico posto dove

mi fosse possibile ascoltare la voce di

Gesù. Poco prima delle 23:00 ho iniziato a

scrivere quello sentivo, procedimento che

è durato fino alla mezzanotte.

Ho avuto due settimane per imparare

quel canto che Dio mi aveva donato, canto

che ho poi eseguito durante la serata di

evangelizzazione.

Di cosa parla quel canto?

Tratta di Dio, del fatto che

ci parla senza che lo

capiamo davvero

e della tristezza

provocata

da questa

situazione.

Mentre cantavo

durante

quella famosa

serata di

evangelizzazione

condotta dal

mio amico, ho

davvero sentito la

presenza dello Spirito

Santo nella sala. Ho

cantato con la sensazione di

trasmettere il messaggio che Dio

aveva condiviso con me. I presenti ne sono

rimasti colpiti. All’uscita, diverse persone

sono venute a dirmi che erano rimaste

particolarmente toccate dalle parole del

canto; tanti mi hanno chiesto dove avevo

trovato il canto: a tutti rispondevo che era

stato Dio ad avermelo dato.

Il mio amico, quello che mi aveva chiesto

una “composizione”, mi disse che si era

sentito spinto a chiedermi di scrivere un

canto.

Tutto questo mi ha fatto nascere la voglia

di condividere questo canto con quante

più persone possibile; ecco da dove nasce

l’idea del CD: il canto in questione è la

traccia n° 6.

Come sono stati composti gli altri canti?

Il canto intitolato “L’incompris”

(letteralmente, L’incompreso) era

intrecciato in questo primo canto che Dio

mi aveva dato. Vorrei sottolineare che per

le altre tracce, Dio non mi ha più parlato

come aveva fatto la prima volta. È

successo una sola volta, è stato

un momento unico.

Poi ha usato altri mezzi

per ispirarmi.

In un periodo

difficile della mia

vita, quando

sono diventata

avventista, avevo

scritto molti testi

in un vecchio

quaderno. Dio

mi ha aiutato

a ritrovarli e a

completarli. Da

qui è nato il canto

“Je n’ai jamais cessé”

(letteralmente, Non ho mai

smesso).

In occasione del matrimonio di mio fratello,

il pastore mi ha incoraggiato a scrivere

un canto. Gli avevo risposto dicendo che

non avevo il dono della composizione, che

quello che avevo scritto mi erano venuto da

Dio. Nello stesso periodo, anche un altro

amico mi aveva incoraggiata a comporre.

Era forse un suo invito a scrivere? Ne sono

convinta, visto che mi ha ispirato il canto

“C’est l’histoire” (letteralmente, È la storia),

che racconta di come Dio abbia dato tutto

per l’umanità, chiedendo chi è il marito

pronto a rinunciare a tutto per sua moglie

o viceversa. È un invito al vero amore

all’interno della coppia.

“Jamais abandonné” (letteralmente, Mai

abbandonato) mi è stato dato in sogno. Ho

sognato il campus avventista di Collonges

e tutto intorno un campo di battaglia dove

i nemici attaccavano i cristiani con in mezzo

gli studenti di Collonges, che suonavano

strumenti musicali

e cantavano questo

brano.

Quando mia madre

si prendeva cura di

mia nonna, Dio mi

ha “mandato” un

canto per coloro

che si occupano

del prossimo,

affermando che lui,

a sua volta, si dona

a loro. Si intitola “Je

ne sais quand Dieu”

(letteralmente, Non

so quando Dio).

Ogni volta, Dio mi ha ispirato i canti che

voleva.

Per riassumere, i primi sei sono degli

appelli; i cinque successivi sono

perlopiù degli stralci di condivisione e di

testimonianza, che invitano a scoprire Dio

in diverse situazioni di vita.

Hai ricevuto dei feedback dopo l’uscita del

tuo CD?

Sì, ho ricevuto feedback differenti. Alcuni

mi hanno detto che amano ascoltarlo in

macchina, perché li calma in mezzo allo

stress del traffico, cosa che trovo davvero

interessante (ride).

Altri mi hanno detto di averlo ascoltato

più e più volte, arrivando ad avere dei

brani preferiti: spesso preferiscono il

canto scritto per il matrimonio “Je n’ai

jamais cessé” et “Si vous croyez en moi”

(letteralmente, Se credete in me). Altri

ancora, infine, restano colpiti da un canto in

particolare, a seconda di quello che stanno

vivendo in quel periodo.

La responsabile di una radio avventista

mi ha detto che agli ascoltatori piaceva

molto “Si tu veux de moi” (letteralmente,

Se mi vuoi). Questo canto fa riferimento

a una realtà ben

definita, dove si

ha la tendenza a

voler controllare

tutto, senza lasciare

spazio a Dio. Ecco

perché parla ai

cuori di molti.

Qual è il messaggio

che cerchi di

trasmettere?

Non ci rendiamo

conto di quanto la

Parola di Dio sia

viva, di quanto Dio

sia vivo. Non avrei mai pensato di registrare

un CD. È veramente l’opera di Dio che ha

iniziato e che so che continuerà a portare

avanti. Ha un messaggio da trasmettere:

viviamo negli ultimi tempi e Dio è sensibile

a ciò che stiamo vivendo, ecco perché ci

lancia un appello. Mi sento quindi dire: se

conosci Dio, vieni a confermare quanto egli

sia vivo; se non lo conosci, vieni a scoprire

che è vivo.

MA

12

13


La federazione

all’ascolto!

Marie 7 anni

Ho voglia di sperimentare

nuove attività e di farmi

tantissimi amici!

Marie, sappi che puoi far parte

di un gruppo Tizzoni per fare

delle attività sportive in natura,

dove potrai imparare tantissime

cose! Esistono anche dei

campeggi estivi e dei week-end

speciali organizzati dalla G.A.

della federazione ;-)

Jean

Sono appena stato nominato

anziano di chiesa ma non

mi sento sufficientemente

formato. Cosa posso fare?

Esistono dei corsi di omiletica,

dei manuali presenti nella

libreria di chiesa o puoi anche

affiancare il tuo pastore quando

fa le visite ai membri, per

imparare ad ascoltare e ad

accompagnare le persone nei

loro bisogni.

13 anni

Samuel

A scuola mi hanno detto

che Dio non esiste e che

possiamo amare una

femmina o un maschio, è

indifferente !? Mi sento un

po’ confuso.

Samuel, ti proponiamo di

studiare la Bibbia con il tuo

pastore: è lì per te!

Clara

Mi piacerebbe migliorare

la mia relazione e la mia

vita in chiesa; vorrei

impegnarmi nella musica.

Cara Clara, hai già sentito

parlare del “Week-end per le

coppie”? Per quanto riguarda

la musica, invece, potresti per

esempio iscriverti alla formazione

sulla conduzione dei

canti. Trovi tutto sul nostro sito

avventista adventiste.ch e sulla

nostra pagina Facebook.


TESTIMONIANZA

La vita di Giada

TESTIMONIANZA DI PAULO E HELENA FONSECA

DELLA CHIESA DI ARBEDO

Abbiamo l’abitudine di dire che la vita

è fatta di stagioni. I periodi di felicità

sono paragonati all’estate mentre

i momenti difficili all’inverno. Per

alcuni, gli inverni sono molto rigidi

e freddi. È il caso di Paulo e Helena

Fonseca che hanno perso la figlia di

18 anni. Mentre il mondo di fuori si

impadronisce di tali situazioni per

dimostrare che Dio non esiste, Helena

e Paulo hanno deciso di fornire

la loro testimonianza per

dimostrare esattamente

il contrario. Dio esiste

ed è ben presente

nelle loro vite da

sempre e per

sempre.

La vita di Giada

comincia circa 21

anni fa, quando

nasce il 25.02.1998

da padre svizzero e

madre portoghese. Io

sono la sua mamma e vi

racconterò la sua storia.

Poco tempo dopo la sua

nascita, suo padre muore di un tumore

al cervello. Sconvolta e indifesa, decido di

tornare a vivere in Portogallo con Giada.

Lì ritrovo la mia famiglia, i miei amici e

soprattutto Paulo, il mio migliore amico. Il

nostro legame si fa più forte e finiamo per

innamorarci. Il 09.12.2001, Paulo diventa

mio marito e, di conseguenza, diventa

anche il padre di Giada. Molto complici tra

di noi, formiamo una famiglia unita nella

quale invitiamo Dio ogni giorno a stare

con noi. Abbiamo a cuore il progetto di

seguirlo e di somigliare a lui, desiderio che

diventa la nostra missione. Di ritorno in

Svizzera, frequentiamo la chiesa di Lugano

nella quale ci impegniamo attivamente

per servire la comunità.

Quando Giada compie otto anni e mezzo,

io e Paulo decidiamo di allargare la

nostra famiglia. Nel 2006 diamo

il benvenuto a Lilia, la

nostra secondogenita. La

vita è bella, ci sembra

sempre piena estate.

Il tempo passa;

Giada, che ormai ha

15 anni, lamenta dei

dolori a un occhio.

La consultazione

oftalmologica

non rivela nulla di

anormale nella sua

vista. Il medico ci manda

quindi a fare una risonanza

magnetica per controllare il nervo

ottico ed è lì che tutto inizia a vacillare.

La nostra famiglia si allarga ancora per

accogliere Charly: è così che Giada ha

scelto di chiamare il tumore rilevato

dalla risonanza magnetica. Ebbene sì,

Giada ha un tumore. Non c’è tempo da

perdere, non c’è nemmeno il tempo per

ritornare a casa. Non appena viene fatta

questa prognosi, un elicottero ci viene

a prendere per portarci all’ospedale di

Zurigo. La situazione è grave e urgente.

Le fanno una prima biopsia: la posizione

del tumore lo rende inoperabile. Ma i

medici restano fiduciosi di poterla guarire

grazie alla radioterapia, visto che il tumore

non sembra essere particolarmente

aggressivo. Entriamo nell’inverno della

nostra vita, una stagione buia e fredda

che non sappiamo quando e come finirà.

Giada resta per un mese e

mezzo all’ospedale di

Zurigo. Ogni giorno ci

sembra una nuova

sfida e i medici non

hanno risposte

sicure: un giorno

sembra esserci

una speranza,

che svanisce

però il giorno

seguente. È

stato un periodo

difficile che siamo

riusciti a sopportare

grazie alla nostra

unità familiare e alla

nostra relazione con Dio.

Guardando indietro, ci rendiamo

conto che abbiamo avuto davvero

pochissimi momenti dove abbiamo messo

in dubbio la figura di Dio. Senza ombra

di dubbio, la forza e la serenità che ci

caratterizzavano, venivano da lui. Grazie

a lui, Giada ritorna a casa, a Bellinzona,

un mese e mezzo prima di cominciare

la radioterapia all’ospedale di Zurigo,

nell’agosto del 2013.

In totale, sono stati sei mesi di stress, di

paura, di ignoto e di momenti importanti

vissuti in famiglia. Abbiamo pianto, ci

siamo consolati, ci siamo incoraggiati

senza mai prenderci in giro. Abbiamo

cercato di combattere la tristezza, anche

se a volte si trattava di un’impresa

impossibile. Giada mi chiedeva di

prometterle che non sarebbe morta. Da

mamma, il mio cuore si spezzava quando

mi faceva questa domanda perché sapevo

che soffriva nel profondo e io non potevo

dirle le uniche parole che l’avrebbero

davvero rassicurata. Le rispondevo con

onestà, dicendole che tutta la nostra

vita era nelle mani di Dio e che solo lui

conosceva il giorno della nostra morte e

che ci dovevamo fidare e affidare a lui.

Dio ci ha davvero mostrato

che era con noi.

Innanzitutto, si è

preso cura di noi in

un modo speciale

attraverso il

personale medico

e in particolare

attraverso il

neurochirurgo che

ha operato Giada.

Normalmente,

un neurochirurgo

si occupa

dell’operazione mentre

sono i suoi assistenti

a effettuare i controlli

quotidiani. Ma il neurochirurgo

di Giada ci teneva così tanto, che le ha

fatto visita tutti i giorni del suo ricovero,

senza saltarne nemmeno uno. Perfino

le infermiere non riuscivano a crederci:

stavamo ricevendo delle attenzioni speciali

e la cosa ci faceva del bene.

Dio ha anche fatto dei miracoli. Un giorno

Giada è caduta, incidente che le ha

causato una perdita di liquidi nel cervello.

La cosa richiedeva un’operazione ma era

troppo rischioso, data la sua situazione

delicata. Dopo svariati esami, il medico è

entrato nella stanza di Giada e, alzando

le mani al cielo, ci ha comunicato che

contro ogni previsione possibile, i risultati

mostravano che non aveva più bisogno

di essere operata. In quell’occasione,

16 17


il medico ha ammesso, continuando a

guardare il cielo, di non riuscire in nessun

modo a spiegarsi l’avvenuto. Noi invece

sapevamo che era proprio il Signore che ci

era venuto in aiuto.

In un’altra occasione, Giada ha contratto

una brutta infezione polmonare. Ancora

oggi i medici non sanno come sono

riusciti a salvarla.

Tutto questo e molto altro ancora ci ha

dato la certezza che Dio stava agendo in

nostro favore, cosa che dava a Giada la

forza e la serenità di non lamentarsi mai,

con grande stupore dei medici e degli altri

pazienti.

Tra alti e bassi, Giada è stata sottoposta

con successo alla radioterapia, per poi

rientrare finalmente a casa per

il periodo di convalescenza,

pronta a riprendere la

sua vita normale.

Stava tornando la

primavera nelle

nostre vite…

Il suo sogno

era quello

di diventare

un’infermiera

pediatrica

in un reparto

di oncologia.

Grazie alla sua

determinazione e ai

buoni voti, si è diplomata

al liceo, riuscendo poi a

entrare in una scuola a Lugano

che le avrebbe permesso di inseguire il

suo sogno. Non voleva chiedere l’aiuto

di nessuno, voleva essere una normale

studentessa. Ovviamente aveva i suoi

limiti: non poteva correre né parlare

troppo forte; ma nonostante questo, è

riuscita a essere una ragazza normale,

a tal punto che molti non credevano

che fosse malata. Eppure la malattia

era ancora là e lei lo sapeva bene; non

voleva che tutti gli sforzi fatti si rivelassero

vani. Voleva dare la sua testimonianza,

voleva aiutare le persone malate e le loro

famiglie. Ecco perché desiderava scrivere

un libro per raccontare il suo percorso,

per parlare della mano di Dio nella sua

vita e dell’importanza che aveva avuto

la nostra famiglia nel suo percorso. Con

l’aiuto di una giornalista, è riuscita a

scrivere un libro in italiano, intitolato “Io e

Charly”.

Non chiedevamo a Dio di guarire Giada;

gli chiedevamo che venisse fatta la sua

volontà, sia nella vita di Giada

che nella nostra. Dopo un

anno e mezzo, i raggi

X hanno mostrato una

macchia nel cervello

di Giada. Le piaceva

scherzare dicendo

che Charly aveva

fatto gas, che

era quello che

vedevamo nelle

radiografie.

Nonostante il

suo aspetto

sereno, la

situazione

era grave. Un

giovedì mattina ci

disse che si sentiva

morire. Non eravamo

pronti. La diagnosi dei

medici non era fatalista ma

abbiamo capito che Giada era stanca

e che voleva lasciarci. Abbiamo passato

il venerdì e il sabato sera a leggere dei

Salmi, il suo libro preferito della Bibbia. Ci

siamo ritagliati del tempo per salutarci. E,

in qualche modo di comune accordo, ci ha

lasciati la domenica mattina, in ospedale.

Se ne è andata in maniera tranquilla,

circondata dalla sua famiglia ma anche

dalle decine di persone che facevano

parte del personale medico che l’avevano

seguita nel suo percorso di convalescenza

e che erano venuti apposta per salutarla

un’ultima volta. Da quel momento,

abbiamo vissuto tutte le stagioni in

contemporanea.

L’autunno ci aspetta ogni giorno con

la dolorosa realtà della sua

assenza. Giada ci manca,

così tanto da versare tante

lacrime, che cadono come le

foglie degli alberi. Vorremmo

tanto parlare con lei, vederla,

sentire il suo odore. Non

poterlo fare, è doloroso

e difficile. La rigidità

dell’inverno è sempre

sul punto di invadere i

nostri cuori, ma l’estate li

riscalda non appena ci ricordiamo che

Giada sarebbe dovuta morire non appena

scoperto il tumore. Sappiamo che il

Signore ha permesso di farla vivere per

altri tre anni in modo da prepararci alla

sua partenza. Il piano di Dio era quello

di fortificarci con questi momenti, per

prepararci al resto della nostra vita. Dio

è buono. Mantiene la sua promessa di

essere con noi nelle prove della vita da

cui non siamo risparmiati nonostante

la nostra fede in lui. Questa certezza

fa ritornare la primavera e, con lei, la

speranza reale che Giada sta riposando,

come se fosse in vacanza.

La sua morte non l’ha fatta

scomparire: continua infatti a

vivere nei nostri cuori. Adesso

non soffre più. L’ho lasciata

partire per amore e accetto

questa situazione per fede. Per

fede, so che al ritorno di Gesù

si risveglierà e che potremmo

vederci e vivere insieme per

l’eternità. E allora arriverà l’estate

e questa volta durerà per sempre.

Perché le abbiamo promesso che

avremmo fatto di tutto per stare con lei

nel regno dei cieli: questa è diventata la

nostra missione.

- CONVOCAZIONE -

La 64 esima assemblea generale ordinaria

della Federazione della Svizzera romanda e del Ticino (FSRT)

si terrà da giovedì 30 maggio 2019

alle ore 9 a venerdì 31 maggio 2019 alle ore 17

È riservata ai dipendenti della FSRT e ai delegati delle chiese

Alla sessione amministrativa seguirà l’assemblea spirituale

del 1° giugno 2019, sempre al teatro di Beaulieu di Losanna

Tutte le chiese della FSRT sono cordialmente invitate a partecipare

David N. Jennah, presidente FSRT

Federazione della Chiesa Cristiana Avventista del 7° Giorno della Svizzera romanda e del Ticino

18

19


Cosa si fa con

le decime

nella FSRT?

Chiesa Avventista

del Settimo Giorno

FEDERAZIONE DELLA SVIZZERA

ROMANDA E DEL TICINO

13%

Fondo pensionistico

della Divisione

3,25%

F.A.T

Collonges

10%

Divisione

EUD

10%

Unione

svizzera

63,75%

FSRT

20


FOCUS

Miss America dice :

#METOO

Avevo 8 anni. Era il periodo dell’anno che preferivo.

Vivevamo in una piccola casa bianca

al bordo di un lago con due camere da letto

e un bagno. Ho passato la mia infanzia in

costume e con

i teli da mare

che si asciugavano

al sole. I

weekend erano

una combinazione

di musica

live, grandi

folle e falò giganteschi

che

battevano ogni

record. L’orchestra

di mio

papà si metteva

sul ponte della

nostra casetta

e suonava musica

sulle fiamme

danzanti. Mi

sedevo sui mobili

del giardino

che la mamma

aveva comprato

all’ultimo

mercatino e

guardavo, ipnotizzata,

il modo in cui mio padre muoveva

perfettamente le bacchette della batteria a

ritmo di musica. Era come una danza con

una coreografia perfetta.

Per far parte della massa in festa, io e Nikki,

mio fratello maggiore, facevamo sempre in

modo di avere una lattina di bibita gasata

a portata di mano. Seguivo il suo esempio

mentre camminava attorno al falò, con aria

spensierata, tenendo il bicchiere come lo

facevano gli adulti.

Quando la musica

cominciava

ad affievolirsi,

andavo subito a

letto. Non perché

temessi di

avere dei problemi

o per dormire

a sufficienza, ma

perché, se avessi

aspettato troppo

a lungo, avrei

potuto scoprire

che un estraneo

si era addormentato

nel mio

letto. Succedeva

spesso durante

le notti d’estate.

Avevo 8 anni.

Un giorno, i miei

genitori mi presentarono

un

nuovo amico a

una di queste feste. Era un uomo grande

che mi ricordava un orso di peluche con i

suoi capelli corti e ricci. Giocava a dei giochi

di società come le mie babysitter e si sedeva

con me per guardare l’orchestra. Il mio

nuovo amico iniziò a passare le notti sul

divano e restava tutto il weekend, invece

di andare via come gli altri invitati. Uno dei

nostri giochi preferiti era nuotare fino al

centro del lago con il nostro grande gonfiabile.

Nuotavamo sotto per proteggerci dalle

mosche. A volte mi spingeva come se fossi

una principessa su una barca. In occasioni

speciali, il mio nuovo amico stava con noi

al posto delle nostre babysitter. E, al posto

di giochi di società, mi portava dei regali e

delle caramelle.

In autunno, iniziai ad andare nella classe del

terzo anno della signora Heins. Un giorno

mi umiliò chiedendomi davanti a

tutti se partecipassi al programma

che offriva pasti

gratuiti. Fu lo stesso

giorno in cui arrivò

un ospite.

La signorina Miller

veniva dal

centro di servizio

alla famiglia.

Con due grandi

bambole, Jack e

Jane, parlava dei

modi appropriati

e inappropriati in

cui ci potevamo fare

toccare. Tutta la classe

si mise a ridere per la sua

presentazione, ma io ero seduta

con gli occhi sbarrati, le braccia incrociate

sulle ginocchia. Ci mostrò dove non

dovevamo mai essere toccati da qualcuno

che non fossero mamma o papà.

MI SI FERMÒ IL CUORE

La signorina Miller spiegò che se i nostri

genitori dovevano toccarci in quella parte

del corpo, non doveva mai fare male, e che

avremmo sempre potuto dire no! Tutta la

classe lo ha ripetuto: No, no, no, no!

Io invece sono rimasta in silenzio. Ero troppo

occupata a provare a respirare.

Non ci vedevo bene e mi girava la testa. Mi

sentivo come se qualcuno fosse seduto sul

mio petto e mi stesse colpendo il cuore. In

che senso, nessuno mi doveva toccare? Era

lì che al mio amico piaceva toccarmi! Sentivo

che il sangue mi saliva alla testa e mi

guardavo attorno per vedere se qualcuno

dei miei amici se ne fosse accorto. Grazie al

cielo, tutti guardavano ancora la signorina

Miller e ridevano. Quando la signorina Miller

iniziò a salutare, disse che tutto coloro

che pensavano di essere stati «toccati

in maniere inappropriate»

erano liberi di uscire nel

corridoio per parlare

con lei.

«Devo parlare

con lei» mi sono

detta. Ma gli

altri bambini

vedranno che

non ritorno al

mio posto. Non

voglio che qualcuno

lo sappia.

E se mi danno dei

problemi? Sarò sicuramente

punita, obbligata

a stare nella mia stanza.

Non potrò più andare dalla

nonna e dal nonno a dormire. Forse

era meglio restare seduta.

Il resto della giornata trascorse in maniera

nebulosa, non riuscivo a concentrarmi. Una

volta scesa dall’autobus, andai direttamente

nella mia stanza. Dissi a mia madre che avevo

mal di testa e che volevo riposare.

Le settimane che seguirono furono molto

difficili. Non riuscivo a dormire ed ero

sempre in ritardo a scuola.

Un giorno, tornata da scuola, mia madre mi

aspettò in cucina. «Ho qualcosa che potre-

22

23


e tirarti su di morale! Il nostro amico sta

venendo a farci visita!». In quel momento

sentii lo stesso sentimento che mi aveva invaso

in classe quando la signorina Miller era

venuta a parlare con noi. Mi sembrava che

la stanza si rimpicciolisse, mi girava la testa,

e c’era sempre quel peso che mi schiacciava

il petto, facendomi battere il cuore a mille.

Mia madre si accorse del rossore sul mio

viso.

«MEKAYLA FAWN,

CHE SUCCEDE?»

Iniziai spiegando tutto quello che era successo.

Le parlai della signorina Miller e delle

sue bambole, Jack e Jane, e che ci aveva fatto

vedere come dovevamo trattare le nostre

parti intime. Le dissi

che il mio amico mi

toccava e che non

sapevo che stava

facendo qualcosa di

male. Le dissi anche

che avevo avuto

troppa paura di dirglielo

perché non

volevo avere problemi.

Mia madre

pianse. Mi strinse

contro il suo petto e

piangemmo insieme.

Oggi ho 29 anni e nonostante questo episodio

sia successo quando ne avevo 8, è

qualcosa che mi colpisce ancora. La mia vita

non è stata più semplice dopo aver parlato

con i miei genitori. Mi sembrò che, dopo

aver raccontato tutto, stesse crollando il

mondo. Non ho mai più visto il mio aggressore,

ma mio padre è andato in prigione e

mia madre, evadendo di prigione, si rifugiò

in una riserva indiana in Canada. A 11 anni,

mi trovavo in uno stato penoso. Mi mancavano

i miei genitori, mi sentivo completamente

abbandonata e dovevo ancora gestire

il trauma dell’abuso sessuale.

Oggi, sono sposata con un uomo meraviglioso,

credente, e ciononostante ci sono

ancora dei momenti in cui non voglio essere

nemmeno toccata. È quello che succede

alle vittime di abuso. Anche l’intimità con le

persone che amiamo può farci entrare in

una situazione di panico. Mi è successo di

fare smorfie al contatto con mio marito!

A volte le ripercussioni del passato durano

qualche giorno, ma altre volte possono

durare delle settimane. Mi rendo conto di

essere benedetta nell’avere un marito così

comprensivo, che si ritrovare a pagare le

conseguenze per le cose sbagliate fatte da

un altro uomo. Come può essere giusto?

Dopo il nostro matrimonio, ho attraversato

uno dei periodi più difficili: non volevo

essere toccata. Le

coppie appena

sposate dovrebbero

fare tutto

l’opposto! La situazione

si era talmente

deteriorata

che parlavamo a

malapena e mio

marito ne ebbe

abbastanza: fece

quindi qualcosa

che ha senza dubbio

salvato il nostro

matrimonio; non dimenticherò mai le sue

parole.

Una notte, lasciò la stanza e si mise davanti

al computer. Mi scrisse una lettera che cambiò

la mia visione dell’intimità sessuale.

Il sesso è sempre stato uno strumento per

me. Si può utilizzare per ottenere qualcosa

da qualcuno, per ferire le persone o per

manipolarle. Per me era questo il sesso ed

è così che è stato usato contro di me fin

dall’età di 8 anni. Non sapevo che poteva

essere ben altro fino a quando mio marito

non condivise cosa significava per lui fare

l’amore.

Non vi dico cosa mi scrisse perché sono

cose molto preziose e personali per

me. Però è importante che il contenuto

del messaggio venga condiviso con

tutti. Mio marito mi spiegò che il sesso

è molto di più di un compito. Pensavo

che il mio lavoro di moglie fosse «dormire»

con lui quando lo voleva. Era un

compito fastidioso che a volte odiavo.

Per mio marito, il sesso non è sesso.

Mi spiegò che ogni volta che eravamo

in un rapporto intimo, era un legame

profondo con lui. Mi disse a cosa

pensava e quali erano le emozioni che

provava. Era capace di spiegare dettagliatamente

cosa significava per lui

ogni singolo contatto. Le sue parole mi

mostrarono che c’era una vera differenza

tra avere un rapporto sessuale

e fare l’amore. La nostra cultura ha

rovinato il sesso per tante persone. E

gli abusi sessuali si possono superare

solo dopo anni e anni. Quella lettera

cambiò tutto, e senza dubbio salvò il

nostro matrimonio.

Tutte queste esperienze hanno formato

la persona che sono oggi e il modo

in cui vivo l’intimità. L’abuso sessuale

avvelena. Non mi sorprende che tutti

i consiglieri che ho visto abbiano detto

ai miei professori e ai miei nonni di aspettarsi

che entrassi in un vortice che

mi portasse verso il basso. Dicevano

che avrei probabilmente fatto uso di

droghe o che sarei finita in un centro di

riabilitazione. Dopo tutto, la mia infanzia

è stata segnata da un abuso sessuale,

dall’abbandono dei miei genitori

e dalla loro negligenza. Non potevo

essere semplicemente Mekayla, facevo

solo parte di una statistica.

Volevo assolutamente dimostrare a

tutti loro che avevano torto. Volevo

diventare una modella o una reginetta

di bellezza. Quando ero piccola, sognavo

di essere una principessa. Ero

distante dalla lotta contro la povertà

e contro i problemi di salute mentale,

lontano da tutto. Poi iniziai a guardare

i concorsi di bellezza, e vidi tutte

quelle vere principesse. Mi dissi che un

giorno anch’io sarei stata una di loro e

che avrei potuto aiutare altre bambine

con il programma di pasti gratis, o aiutando

coloro che avevano dei genitori

assenti o che avevano subito orribili

traumi, e insegnare loro che potevano

cambiare il loro destino.

Volevo essere un modello per loro e

volevo lavorare alla radio. Volevo essere

straordinaria e far vedere a tutti

ciò che Dio può fare con le creature

distrutte. Volevo dimostrare al mondo

che, nonostante tutto, Dio aveva un

piano per me.

Nonostante qualcosa ti abbia distrutto,

Dio ha sempre un piano per te. Quando

avevo 8 anni e piangevo chiusa in

bagno, non avrei mai immaginato che

un giorno sarei diventata Miss America.

Dio ha il potere di fare delle cose

per te, cose che non puoi nemmeno

immaginare. Diciamo che è il nuovo

slogan del momento. Quando qualcuno

ti dice che Dio ha un piano per lui,

puoi sorridere e rispondere #MeToo.

Mekayla Eppers

Miss America 2017

Testo originale

envisionmag.com/faith/mrs-americasays-metoo/

24

25


Gli avventisti su RTS 1

il calendario è molto pieno per dare spazio

alla trasmissione e Pierrick gli propone di

recarsi nella regione di Neuchâtel, dalla

famiglia Béguelin (Raphael e Abilene) e di

visitare la loro chiesa, la comunità lusoispana

di Neuchâtel.

Alla fine, si è deciso di mettere in

evidenza l’osservanza del sabato e

la preparazione del venerdì sera, la

spiegazione del nome «avventisti» a casa

di Raphael e Abilene e l’importanza dello

studio della Bibbia in gruppi in chiesa,

cominciando dai più piccoli, fino agli

adulti. Anche se sono state fatte diverse

domande al pastore Rickson Nobre

sull’origine della chiesa e sulle sue

credenze, alla fine è stata evidenziata

l’importanza dell’educazione religiosa. Un

altro punto, che non abbandona mai la

descrizione degli avventisti, è stato il fatto

che non mangiamo carne di maiale, non

beviamo e non fumiamo. Un classico…

Mercoledì 9 dicembre, su RTS 1, la

trasmissione «Colori locali» ha presentato

gli avventisti. La trasmissione è un giornale

di informazioni locali che ogni sera parte

alla scoperta di luoghi e persone che

cooperano all’attualità di una regione.

Lo studio del canale RTS 1 di Moutier è

stato incaricato di trovare un soggetto

per presentare il quadro dal titolo «né

riformista né cattolico»; una serie speciale

per la settimana dal 17 al 21 dicembre

con cinque piccole storie per scoprire

altre credenze oltre alle religioni principali

della Svizzera romanza. Poteva trattarsi

di una chiesa o di un’altra denominazione

religiosa. Per esempio, lunedì 17 dicembre,

per il primo appuntamento della serie, si è

parlato della chiesa cattolica cristiana (poi

romana).

Il giornalista Daniel Bachmann,

responsabile del tema del mercoledì sera,

ha scelto invece gli avventisti. Secondo le

sue ricerche, gli avventisti sono arrivati

in Svizzera a Tramelan; si è quindi recato

all’antica cappella per provare a trovarci.

Invano, perché la cappella era vuota e

con lavori in corso! Si è quindi recato

a Delémont ma, non avendo potuto

contattare il pastore (attualmente

un pastore referente), si è rivolto alla

federazione per chiedere quale fosse la

chiesa più vicina a Moutier. Si trattava della

chiesa di Bienne.

Dopo essersi messo in contatto con il

pastore Pierrick Avelin, gli ha comunicato

di voler visitare una famiglia avventista

un venerdì sera per l’inizio del sabato e

andare nella loro chiesa il giorno dopo. Ma

Durante le riprese, è andato tutto molto

bene e il signor Bachmann è rimasto

sorpreso dall’osservanza del sabato,

dall’importanza data allo studio della

Bibbia e dall’insegnamento biblico che si

trasmette ai bambini fin dalla più tenera

età. Le registrazioni fatte a casa dei

Béguelin e in chiesa sono durate più di

un’ora per un reportage di solo due minuti

e 30 secondi! Scelte difficili.

Nonostante tutto, è stata una visita

piacevole. Non succede tutti i giorni di

avere la televisione svizzera in casa! Quindi,

che Dio possa far fruttare anche questo

mezzo per aprire i cuori e far arrivare il

nostro messaggio del futuro ritorno di

Gesù, del rispetto dei comandamenti di Dio

e del nostro sistema educativo.

Rickson Nobre

Responsabile delle comunicazioni e pastore

della chiesa luso-ispana di Neuchatel.

26 27


Nuovo slancio della Lega

Vita e Salute in Ticino

Per contrastare le statistiche,

weekend di coppia 2018, versione 2.0

La Lega Vita e Salute in Svizzera ha diverse

sedi, chiamate antenne. Tra queste,

c’è quella del Ticino. E questa aveva

bisogno di un nuovo slancio. Durante

l’ultima assemblea regionale, il pastore

Matthias Maag, nonostante i suoi già

numerosi impegni, ha preso in mano la

coordinazione di questa antenna.

Dopo settimane di preparazione e di

formazione, domenica 29 settembre c’è

stata la prima attività dell’antenna: l’evento

di salute-expo. Questo tipo di esposizione

non veniva realizzata nella nostra regione

da oltre dieci anni.

Una quarantina di volontari, venuti dalle

quattro comunità avventiste della regione,

così come molti non avventisti, medici,

infermieri, massaggiatori e addirittura

bambini, si sono impegnati in questa

avventura. La pattuglia dei tizzoniesploratori

del Ticino era responsabile di

invitare i passanti a entrare nella struttura,

recentemente inaugurata a Losone.

Decine di persone invitate e

qualche passante sono state

sensibilizzate sul loro stato di

salute, sulle buone abitudini da

pendere e hanno potuto sapere

la loro «età in base alla salute»

grazie a una applicazione.

Questa prima esperienza è il

punto di partenza di una serie che

si svilupperà in tutta la regione

del Ticino. Prossimamente

verrà organizzato un incontro

di valutazione per migliorare

il programma. Un affare da

seguire...

MA

su proposta di Matthias Maag.

La situazione non è facile. I divorzi in

Svizzera sono sempre più numerosi. Nel

1980 ci sono stati 10.910 divorzi (1 divorzio

su 3,2 matrimoni).

E le cose vanno sempre peggio: 30 anni

dopo, nel 2010, i divorzi sono aumentati

a 22.081, cioè più di un divorzio su due

matrimoni (1 su 1,95). Nel 2016, il tasso

di divorzio è stato del 41,5%. Queste cifre

lasciano presagire che nel 2018 le cose

non andranno meglio. La durata media di

un matrimonio è attualmente di 15 anni.

La nostra chiesa non è stata risparmiata da

questa corrente.

Il dipartimento della famiglia della FSRT fa

un piccolo passo per aiutare gli uomini e

le donne delle nostre comunità. Otto delle

nostre coppie si sono ritrovate per una

nuova edizione del weekend di coppia dal

23 al 25 novembre allo Chalet dei Boschi

dei Diablerets, nel Canton Vaud. Non è

un’attività nuova per la nostra federazione.

Tra il 2007 e il 2016

sono stati organizzati

7 incontri; un totale

di 60 coppie ha potuto partecipare

potendo, se necessario, essere seguite

successivamente per essere aiutate.

Dopo una pausa nel 2017, il weekend di

coppia è tornato, ma in modo diverso,

visto il frenetico cambio della società che

interferisce nella famiglia e nella coppia: le

persone erano le stesse, ma con un diverso

approccio. Per questo si parla di versione

2.0. Ciò ha permesso ai partecipanti

precedenti di rinnovare questa esperienza

per il bene della loro coppia.

Durante il weekend, le coppie hanno

potuto lavorare su diversi esercizi e

sono state invitate a confrontarsi su certi

punti della loro relazione. Questo nuovo

approccio è stato molto apprezzato dai

partecipanti.

MA

28 29


Condividi la tua fede senza timore

Weekend della Gioventù in Ticino

Una cosa è sicura: i giovani hanno voglia di

vivere degli eventi forti e spirituali, ma hanno

anche bisogno di membri e pastori che si

impegnino nei loro confronti e che dedichino

loro del tempo. In ogni caso, ci siamo accorti

che il corpo pastorale e le chiese del Ticino ne

hanno voglia. Ci congratuliamo con la coppia

pastorale Maag e con i membri di chiesa che

sono stati presenti e che si sono impegnati

nei confronti dei giovani. È stato ciò che

ha permesso il buon andamento di questo

weekend.

E per continuare questa nuova dinamica, è

già previsto il prossimo incontro con Jonathan

Tejel, responsabile della gioventù alla Divisione

Intereuropea. Dio benedica i giovani del Ticino!

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Era da tanto tempo che i giovani del Ticino

non avevano un weekend tutto per loro.

E adesso l’hanno avuto! All’inizio del mese

di ottobre, si sono dati appuntamento

all’Albergo della Gioventù di Palagnedra,

non lontano da Locarno e dalla frontiera

italiana. Una volta arrivato, in un batter

d’occhio il pastore della zona Matthias

Maag ha scoperto di aver partecipato a un

incontro della gioventù nello stesso posto

anni prima: un flashback che dimostra che

la gioventù del Ticino è sempre presente

col passare degli anni.

Pierrick Avelin, responsabile dei

compagnon e dei giovani adulti della

Federazione, era l’ospite dell’evento,

che contava una ventina di partecipanti,

incaricato della parte spirituale. Le

giornate erano organizzate in base a tre

attività: studio della Bibbia, condivisione

in gruppo ed esercizi pratici. Per quanto

riguarda il lato «pratico», i giovani hanno

avuto l’occasione di conoscersi meglio e

raccontare ciò che hanno vissuto con Dio. È

stato un momento molto produttivo.

Il sabato pomeriggio si è tenuta una

grande marcia, seguita da delle pizze fatte

in casa da alcuni membri venuti ad aiutare

per l’organizzazione. La giornata si è

conclusa con una serata ricreativa.

Franca, una delle partecipanti, ha detto:

«Abbiamo vissuto delle forti emozioni, gioia

e un sentimento di unità spirituale. Anche

la natura e il buon cibo hanno contribuito

al successo dell’evento. Eravamo

soprattutto molto contenti di aver capito

com’è facile dire agli altri ciò che il nostro

salvatore Gesù ha fatto per noi, in che

modo vuole alleggerire il nostro fardello e

accompagnarci per tutta la vita. Questo fa

di noi degli strumenti per la condivisione

del Vangelo a tutti».

Rickson Nobre, dalle proposte di Pierrick Avelin,

Matthias Maag e Franca Stirparo.

MA

dalle proposte di Pierrick Avelin, Matthias

Maag e Franca Stirparo

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