SMARTforCITY Numero uno

mediageo

Smart cities technologies

Rivista trimestrale - anno I - Numero 1/2019 - Sped. in abb. postale 70% - Filiale di Roma

SMARTforcity

Città storiche verso il futuro

Numero 1 Aprile 2019

COMMUNITY

GOVERNANCE

TECHNOLOGY

GOVERNANCE

Tecnologie per

Nuovi Modelli

di Governance

Dai Bright

Green

Buildings alle

Bright Cities

COMMUNITY

Creatività e

partecipazione

nel governo

della Smart City

GOVERNANCE

Verso il

primo smart

archaeological

park @pompei

TECHNOLOGY


MOBILITA’ E AMBIENTE

Monitoraggi

Consulenze

Innovazioni Tecnologiche

RUMORE VIBRAZIONI

QUALITA’ DELL’ARIA

CONTROLLO DEL TRAFFICO E DEI PARCHEGGI


QUESTIONE di ETICHETTA

G. T. Doran utilizzò per primo l’acronimo S.M.A.R.T. (There’s a S.M.A.R.T. way to write management’s goals and objectives, Management

Review, nov. 1981) per indicare un obiettivo perseguibile: Specific, Measurable, Achievable, Realistic, Time-constrained.

Ci piace ricordarlo perchè riporta alla concretezza del fare.

Intorno al 2000 il termine viene usato per qualificare oggetti innovativi: smart car, smart phone, smart card. Il termine

contiene una miscela di significati: rapido, veloce, abile, acuto, brillante, intelligente, alla moda, elegante ma anche sfacciato,

impertinente, arrogante.

All’inizio del 2000 si inizia ad usare l’aggettivo per qualificare le città dove si ricorre alle ITC per migliorare la vita dei cittadini

e il funzionamento della città. Traduciamo smart city in citta intelligente. Che però è riduttivo. Sarebbe meglio, anche

per le città, lasciare il termine com’è con il suo mix di significati: intraducibile, come la nostra pizza.

Si fa presto a dire città. Chiamiamo così agglomerati urbani (ed umani) di dimensioni e storie affatto diverse.

La sociologia urbana dice che la sua dimensione ottimale perchè ogni abitante possa liberamente costruirsi una rete

di relazioni (circa 5.000 individui per le diverse necessità) è di 100-300mila abitanti; oltre esse, è come se l’aggregato

urbano fosse costituito da tante città e dovremmo usare il termine metropoli (e poi megalopoli). Anche il report 2007

“Smart cities” del Centre of Regional Science di Vienna pone l’attenzione sulle European medium-sized cities (100-500

mila abtanti).

Una cosa è applicare il concetto di smart city (e le politiche per il suo perseguimento) alle città di nuova fondazione o totalmente

modificate – Dubai o Laguna, Singapore o Shanghai – altra cosa per città dense di storia – Roma, Pisa o Amsterdam

– volendo e dovendo mantenere la continuità dei caratteri, non solo architettonici o urbanistici, che le hanno fatte

uniche. Come succede per il BIM (Building Infomation Modeling), quando viene applicato agli edifici storici diventa HBIM,

Heritage-BIM, con molta più complessità di applicazione e di tecnologie da utilizzare. Progettare una nuova smart city è

(quasi) facile; applicare le strategie smart alle città storiche risulta ben più complesso: ci sono già una community ed una

governance sedimentate, ci sono tutte quelle cose e storie che trasformano un aggregato di architetture in un contesto

(organismo?) urbano e che lo hanno fatto sopravvivere nei secoli. Le applicazioni smart a questi contesti urbani sono

spesso settoriali: reti wifi, mobilità, alcune funzioni amministrative. Già passi importanti, a patto che i cittadini (e gli altri

utenti) imparino ad utilizzarle. Serve forse anche una educazione alla città smart? Ma servirebbe anche una formazione

del personale addetto a far funzionare una città smart, dato che non tutto può essere del tutto automatizzato.

L’attenzione di questa rivista sarà dunque rivolta principalmente alle (nostre) città storiche e a quanto in esse viene sperimentato

e realizzato o anche solo proposto. Anche perchè, almeno in Italia, sarebbe auspicabile una politica di consumo

zero di suolo basata sul riuso. Anche per progettare politiche smart che permettano di ridare a Venezia o a Trastevere

quel brand pittoresco che ne ha determinato la fama, ormai cancellato da un sedicente turismo di rapina che le ha trasformate

in immensi ed affollati parchi giochi.

100-200mila abitanti sono un mercato interessante per i gruppi mondiali delle ITC: che ovviamente vendono il loro prodotti

utilizzabili per/nelle smart city. In sostanza, vendono la loro idea di smart city e ne condizionano la realizzazione. B.

Sterling introduce questo warning nel suo provocatorio Le città intelligenti non esistono (Internazionale num. 1246, 2018)

Ciò rischia di allargare il divide e di aumentare l’attrattività (gravitazionale) dei grandi centri urbani ancora a detrimento

dei piccoli. Anche se non mancano implementazioni in centri di dimensioni minori, c’è ancora bisogno di politiche smart

per tali centri: il traffico di Tivoli (56.000 ab.) è quasi peggiore di quello di Roma.

Il bello delle ITC è che permettono anche applicazioni gestite direttamente dalla community: gruppi di interesse, di solidarietà,

di informazione auto-organizzati. L’altra medaglia dell’utilizzo delle ITC per incrementare la vivibilità nelle città.

Anche a queste app la rivista intende porre attenzione. E per esse sarebbe utile anche l’attenzione e il sostegno della

governance (principio di sussidiarietà: art. 118 della Costituzione). Quindi: smart city top-down, ma anche bottom-up.

L’urbanizzazione ha, da sempre, determinato effetti negativi sia fisici (consumo di suolo, inquinamenti, fagocitazione di

risorse,...) che organizzativi (dell’amministrazione, dei cittadini, dei servizi, ..). Gli strumenti correttivi dispiegati in campo

e nel tempo sono risultati spesso fallimentari. L’afflato per la città smart sembra quasi una speranza di soluzione dove

l’economia, l’urbanistica, l’amministrazione si sono dimostrate in tutto o in parte inefficaci.

L’etichetta “smart” sembra anche un modo per qualificare la città nella competizione mondiale ed aumentarne l’attrattività.

Un po’ come essere sito UNESCO. Anche per la città smart, questione non secondaria è mantenere la qualifica: ma

mentre i caratteri di un sito UNESCO sono in buona parte stabili, per le smart cities proprio la veloce variazione delle

technologies, alle quali la qualifica è indissolubilmente legata, può rivelarsi un problema nella soluzione.

Infine, la città è legata funzionalmente ad un territorio: tale rapporto è ben rappresentato dall’Allegoria del Buon Governo

nel Palazzo Pubblico di Siena. Lo stesso concetto, amplificato, è nella definizione di aree metropolitane. Allora, oltre che di

smart city, bisognerà iniziare a ragionare di smart land, cioè della dimensione quotidiana di vita di molti utenti della città.

Questa rivista vuole essere uno strumento di confronto, riflessione e condivisione: quindi cerchiamo, oltre naturalmente

ai lettori, quanti vogliono portare il loro contributo ai diversi aspetti che convivono nella tematica delle smart cities.

Intanto, buona lettura.

Aldo Riggio

EDITORIALE


SOMMARIO

SMART for CITY

Numero 1 2019

SMART NEWS

GOVERNANCE

6

Creatività e

partecipazione

di Mara Ladu

SCHOLARS

COMPANIES

pag.18

pag.19

nel governo della

NETWORK

pag.20

OPPORTUNITIES pag.21

Smart City

REFERENCES

EVENTS

pag.22

pag.58

COMMUNITY

Pag. 12

La consulenza della

psicologia ambientale

e architettonica per

lo sviluppo della Smart City

di Ferdinando Fornara

SMARTforcity

Condizioni di abbonamento

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Il prezzo di ciascun fascicolo compreso nell’abbonamento è di € 20,00. Il prezzo di ciascun fascicolo arretrato

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della Rivista in qualsiasi forma e con qualsiasi procedimento elettronico o meccanico, ivi inclusi i sistemi di

archiviazione e prelievo dati, purchè citando la fonte vengano dati gli opportuni riferimenti editoriali.


TECHNOLOGY

Pag. 24

Beliefs about smart mobility in the

Metropolitan City of Cagliari:

Findings from a focus group study

by Sara Manca, Francesca Tirotto,

Nicola Mura, Ferdinando Fornara

Pag. 28

Smart City e Smart

Land: per realizzarle

occorre un New

Deal Digitale!

di Raffaele Gareri

TECHNOLOGY

Pag. 32

Dai Bright Green

Buildings alle

Bright Cities

di Luigi Mundula e

Sabrina Auci

COMMUNITY

Pag. 46

Le città intelligenti sono

ecosistemi creativi

socialmente interconnessi?

di Alessia Usai

COMMUNITY

Pag. 38

Un modello

tecnologico integrato

per andare verso

Smart@Pompei

di Luca Papi, Alberto Bruni

TECHNOLOGY

Pag. 52

SMARTICIPATE: una

piattaforma digitale

collaborativa

di Claudio Bordi, Franco La

Torre, Pierluigi Potenza

COMMUNITY

Direttore Responsabile

Aldo Riggio

Comitato Scientifico:

Luigi Mundula (coordinatore), Renzo Carlucci,

Gabriele Ciasullo, Michele Luglio,

Francesco Marinuzzi, Flavia Marzano,

Carlo Maria Medaglia, Beniamino Murgante,

Luca Papi, Maria Paradiso, Tiziana Primavera.

Comitato Editoriale

Lucia Di Giambattista, Gianluigi Ferri,

Valerio Carlucci, Alessandro Sebastiano Carrus,

Alfonso Quaglione

Progetto grafico

Daniele Carlucci

smartforcity.it @smartforcity

Editore

MediaGEO soc. coop.

Via Palestro, 95 00185 Roma

Tel. 06.64871209 - Fax. 06.62209510

info@mediageo.it

Rivista in corso di registrazione

Science & Technology Communication

Science & Technology Communication


GOVERNANCE

Creatività e

partecipazione

nel governo

della Smart City

Il riuso temporaneo e la

gestione condivisa del

patrimonio immobiliare

pubblico per la

rigenerazione della città

storica del futuro

di Mara Ladu

Fig.1 - Alcuni dei più significativi beni immobili

pubblici dismessi o in fase di dismissione nella città

storica di Cagliari. Fonte: Elaborazione dell’autore.

Il tema del riuso e della rigenerazione del

patrimonio immobiliare pubblico è da tempo

al centro delle agende politiche dei governi

nazionali e locali, chiamati a restituire

funzionalità agli spazi vuoti generati dai

frequenti fenomeni di dismissione, razionalizzazione

e trasferimento dei servizi che

spesso caratterizzano le nostre città storiche.

L’obbiettivo appare molto più complesso se

si considera che la grave crisi economica ha

determinato ingenti tagli alle risorse pubbliche

e una forte contrazione degli investimenti

privati. All’interno di questo quadro

si inserisce la sperimentazione di nuovi

modelli di gestione per garantire l’utilizzo

di questo cospicuo patrimonio, basati sulla

collaborazione tra le amministrazioni locali

e la cittadinanza attiva.

Quest’articolo mette in luce

come il riuso temporaneo e

le forme di gestione condivisa

dei beni comuni urbani possano

accompagnare il processo di rinnovamento

delle città storiche in linea

con i principi alla base del paradigma

della Smart City.

LA SFIDA DEL RIUSO E DELLA

RIGENERAZIONE DEI BENI

PUBBLICI NELLA CITTÀ STORICA

Da diversi decenni le città italiane

sono interessate da frequenti

fenomeni di dismissione di beni

pubblici appartenenti allo Stato, alle

Regioni, agli Enti locali o ad altri

organismi e istituzioni pubbliche. Si

tratta di un processo comune a tante

città europee, testimonianza delle

nuove dinamiche di crescita urbana

che hanno determinato la

chiusura di importanti servizi pubblici

e attività produttive localizzate nei

nuclei antichi della città o nelle loro

immediate vicinanze (Abis e Ladu

2015), ma anche del riassetto geopolitico

stabilito nella seconda metà

del Novecento che ha consentito un

progressivo ridimensionamento della

presenza militare e degli spazi legati

alla difesa (Ponzini e Vani 2012). A

ciò si aggiunga che l’imperativo di

ridurre la spesa pubblica ha richiesto

una razionalizzazione dell’uso dei

beni patrimoniali da parte dello Stato

e una complessiva riorganizzazione

degli spazi della pubblica amministrazione.

Sono tutti fenomeni che hanno esposto

a un forte rischio di degrado e potenziale

abbandono manufatti architettonici

sovente di interesse storico

e culturale, molti dei quali realizzati

a cavallo tra Ottocento e Novecento

6 SMARTforCITY - Numero 1 2019


(Gastaldi 2014) per rispondere alle

esigenze della società borghese e che,

per le importanti funzioni pubbliche

in essi insediate, hanno contribuito

fortemente alla costruzione dei valori

civici nel nostro Paese [1](Fig. 1).

È chiaro dunque che il loro mancato

utilizzo richiama enti e istituzioni

direttamente coinvolte, ma anche la

società civile, a definire nuove funzioni

per garantire che questo cospicuo

patrimonio continui a svolgere il

ruolo di rappresentanza e di presidio

urbano storicamente acquisito.

Tuttavia, questa si prefigura una sfida

ardua, specialmente per le numerose

difficoltà di natura gestionale, a cui si

sommano i problemi di natura tecnica

e procedurale. Infatti, il tema della

gestione del patrimonio immobiliare

pubblico in Italia ha visto susseguirsi

e spesso sovrapporsi posizioni

politiche contrastanti, dapprima vicine

ad un approccio prettamente economico

alla gestione dei “gioielli di

famiglia” (Settis 2007), intesi come un

asset improduttivo da immettere sul

mercato per risanare il bilancio dello

Stato, poi più vicine all’idea secondo

la quale tali beni rappresentano una

risorsa fondamentale per lo sviluppo

economico e sociale del territorio e

delle comunità insediate (Gaeta e

Savoldi 2013; Gastaldi 2014; Agenzia

del Demanio 2015; Micelli e Mangialardo

2016). Le recenti linee guida in

materia individuano quattro azioni

strategiche per garantire una efficace

gestione e valorizzazione del patrimonio

immobiliare pubblico in Italia. In

particolare, si raccomanda di «colmare

il deficit conoscitivo del patrimonio

pubblico come indispensabile premessa

a qualunque azione; consolidare

e rendere organico un quadro normativo

non esente da contraddizioni

e ridondanze; coniugare l’azione di

tutela e di valorizzazione dei beni con

la promozione dello sviluppo locale;

non alienare il patrimonio pubblico se

ciò non è inevitabile» (Gaeta e Savoldi

2013, 5).

È chiaro che la vendita del patrimonio

disponibile non viene condannata a

priori ma piuttosto considerata una

soluzione a cui approdare solo dopo

aver considerato tutte le alternative

possibili e valutato l’eventuale sussistenza

dell’interesse pubblico alla

sua conservazione, tenendo conto del

ruolo insostituibile che questo svolge

come presidio sul territorio, come

testimonianza e memoria culturale

della nazione e come potenziale fonte

di reddito o di produzione di servi di

nuovo welfare locale (Gaeta e Savoldi

2013, 40). All’interno di questo quadro

di intenti, la promozione del riuso

temporaneo dei beni immobili pubblici

sulla base di determinati accordi

di collaborazione con la cittadinanza

attiva può rappresentare una valida

alternativa all’alienazione, contribuendo

al contempo alla costruzione di

una città storica intelligente.

VERSO UNA DEFINIZIONE DEL

RIUSO TEMPORANEO

Le origini del riuso temporaneo in ambito

europeo possono essere fatte risalire

alle prime forme di occupazione

abusiva (squatting) degli edifici sfitti o

inabitati verificatesi sin dagli anni ’70

in città come Londra, Berlino, Amburgo,

Amsterdam, Copenaghen, Parigi e

Zurigo, assumendo diversi connotati in

ciascuno dei paesi interessati (Piazza

2012). Tuttavia, sebbene storicamente

codificato come iniziativa promossa

dal basso, in aperto contrasto con le

strategie e i programmi per la città

ideati dall’alto, negli ultimi tempi il

Temporary Urbanism si avvia a diventare

una modalità di intervento istituzionalizzata

(Alberti, Scamporrino e

Rizzo 2016). Ad oggi, con l’espressione

riuso temporaneo ci si riferisce

a quell’insieme di azioni promosse

dalla comunità e, nelle sue forme più

mature, dalle istituzioni pubbliche e

dai privati investitori [2] (Robiglio

2016 e 2017) per restituire

funzionalità a tutti quegli spazi

abbandonati testi-moni del passaggio

all’era post-industriale o information

age (Toffer 1981) e degli effetti

prodotti dalla negativa congiuntura

economica mondiale nelle città.

In effetti, in ambito europeo la

modalità d’uso temporaneo si afferma

prevalentemente come «azione

“tattica” di modificazione dell’habitat,

laddove i processi di deindustrializzazione

e contrazione demografica,

all’origine del fenomeno delle cosiddette

shrinking cities, determinano una

sovrabbondanza di vuoti urbani, aree

marginali e spazi “in attesa” privi di

destinazioni d’uso definitive» (Alberti,

Scamporrino e Rizzo 2016, 281). Essa

si configura come un’efficace risposta

non solo alla difficoltà degli amministratori

nel governare le trasformazioni

del palinsesto urbano, ma anche

all’evolversi delle pratiche d’uso della

città da parte dei suoi utilizzatori,

in particolare di quella popolazione

attiva desiderosa di mettersi in gioco

per migliorare i livelli di qualità della

vita urbana (Mangialardo 2017). Con

sempre maggiore frequenza i cittadini,

in forma singola o associata, richiedano

alle amministrazioni locali la

disponibilità di immobili per usi legati

alla dimensione sociale, abitativa

e lavorativa. In particolare, giovani

e associazioni richiedono spazi per

promuovere l’incontro e la socializzazione,

per sperimentare nuove forme

dell’abitare (co-housing, bad-sharing,

foresterie, residenze artistiche, ostelli),

per avviare attività di co-working, fab

lab e sviluppare start up culturali e

sociali. Lontane dal concetto di “grandi

opere”, tali azioni sono più vicine alle

logiche smart di interventi leggeri da

realizzarsi in tempi ridotti e capaci di

avviare una “rigenerazione urbana low

cost”, fra cui il riuso temporaneo sembra

avere un peso crescente. Infatti,

secondo l’accezione proposta da Campagnoli

(2014, 24) per riuso temporaneo

si intende «qualsiasi operazione

di uso parziale e limitato nel tempo

che produca il massimo dei risultati di

utilità e funzionalità con il minimo dei

GOVERNANCE

Numero 1 2019 - SMARTforCITY 7


GOVERNANCE

costi». E ancora egli aggiunge che tale

obbiettivo può essere perseguito «attraverso

la re-interpretazione creativa

degli spazi per esempio individuando

funzioni “compatibili” con lo stato dei

luoghi o con semplici operazioni di

pulizia, riordino e adattamento dei

manufatti». Dunque, affinchè possano

essere considerati idonei ad ospitare

forme di riuso flessibile, gli spazi

dovrebbero presentare alcune caratteristiche,

ovvero: «essere già “pronti

all’uso” (o quasi); trovarsi in condizioni

di permettere l’avvio in tempi brevi

(6-10 mesi); richiedere interventi di

“approntamento” non strutturali e

comunque “low budget” (microinvestimento),

senz’altro più di restyling che

strutturali» (Campagnoli 2014, 23).

Sulla base di queste prerogative, i

beni di proprietà pubblica possono

essere messi a disposizione della

cittadinanza attraverso diverse fattispecie

contrattuali quali l’affitto, la

concessione pubblica e il comodato

d’uso, calmierato o gratuito. È chiaro

comunque che per affermare il riuso

temporaneo come un’ordinaria pratica

di rigenerazione urbana, è necessario

definire chiare politiche di promozione

nazionali e locali.

LA COSTRUZIONE DI UNA

CULTURA ISTITUZIONALE E

AMMINISTRATIVA PER

PROMUOVERE IL RIUSO

TEMPORANEO E LA GESTIONE

COLLABORATIVA DEI

BENI COMUNI URBANI

Sebbene il concetto di temporalità

nella pratica urbanistica italiana sia

stato introdotto sin dalla fine degli

anni ’80 e si sia affermato agli inizi del

decennio successivo con le politiche

temporali urbane definite nell’ambito

della riforma della pubblica amministrazione

[3] (Bonfiglioli e Mareggi

1997; Bonfiglioli 2001), ad oggi nel

nostro Paese è assente una chiara

regola-mentazione e una procedura

codifi-cata per il riuso temporaneo a

livello nazionale. A differenza di altri

contesti

8 SMARTforCITY - Numero 1 2019

Fig. 2 - Il complesso dei Mercati Generali e il fronte delle palazzine in stile liberty su Viale Molise. Sono indicate la Palazzina

4, occupata dal collettivo indipendente MACAO, e la Palazzina 7, per la quale è stato promosso il progetto di riuso

temporaneo. Fonte: Elaborazione dell’autore

europei, le sperimentazioni in atto devono

farsi strada all’interno della legislazione

vigente in materia di governo

del territorio e della normativa di

settore, spesso poco inclini alle nuove

esigenze della società contemporanea

(Alberti, Scamporrino e Rizzo 2016).

Tuttavia, bisogna riconoscere che

anche in Italia inizia a manifestarsi un

certo fermento culturale che vede lo

Stato, le Regioni e gli Enti locali più

propensi a favorire la partecipazione

e il coinvolgimento della cittadinanza

attiva non solo nella programmazione

dell’offerta di servizi socio-culturali

ma anche nella gestione di tutti

quegli spazi pubblici in disuso, intesi

nella più ampia accezione di beni

comuni urbani (Mistretta, Garau e

Pintus 2014). Al contempo, sta emergendo

una cultura istituzionale e

amministrativa attenta a integrare le

pratiche di riuso temporaneo all’interno

delle politiche pubbliche per

la città, mentre le esperienze messe

in campo hanno colmato un effettivo

gap tecnico-amministrativo, gestionale

e normativo che attribuiva a queste

forme di utilizzo un carattere precario,

sperimentale ed eccezionale (Cantaluppi,

Inti e Persichino 2015).

Le ragioni di questa rinnovata consapevolezza

sono certamente di tipo

etico, e vanno ricercate nel principio

di sussidiarietà orizzontale alla base

del nostro ordinamento giuridico,

così come formulato all’art. 118 della

legge di revisione costituzionale del

2001 [4], ripreso successivamente dal

Decreto Legge 12 settembre 2014, n.

133 (Sblocca Italia), che conferisce ai

comuni la possibilità di collaborare

con i cittadini e il terzo settore per la

realizzazione di proposte di intervento

Fig. 3 - Organizzazione degli spazi all’interno della Palazzina 7. Al piano terra hanno trovato sede due laboratori e un

atelier (2,3,4), assieme all’infopoint dell’associazione Temporiuso.net (5). Il primo piano invece, è stato adibito a residenza

per due studenti (6,7) e una giovane lavoratrice (8). Fonte: http://www.temporiuso.org/


Fig. 4 - Vista dal cortile interno del monumentale complesso di Sant’Agata realizzato dai padri

Teatini nel XVII secolo. Fonte: http://www.maite.it/exsa/il-progetto/

in territori da riqualificare [5]. La

legittimazione delle iniziative

popolari per lo sviluppo di attività di

interesse pubblico rappresenta una

grande opportunità per la crescita del

Paese, specialmente in un momento di

auste-rità che ha causato un

indebolimento del sistema del welfare

state. All’interno di questo rinnovato

quadro di principi, le amministrazioni

locali, supportate da esperti e attivisti,

stan-no emergendo come le vere

protago-niste del cambiamento,

impegnandosi costantemente a

sviluppare program-mi, politiche e

progetti per il riuso temporaneo di

spazi in abbandono. Si pensi

all’iniziativa del Comune di Sesto San

Giovanni di avviare la sperimentazione

del riuso temporaneo di

grandi aree industriali dismesse

nell’attesa di portare a compimento

i progetti di rigenerazione urbana

legati alle previsioni del PGT e

a concorsi internazionali, tra cui il

masterplan per l’ex Area Falk firmato

da Renzo Piano; ma ancora all’esperienza

del Comune di Milano che con

la Delibera Comunale del 30 marzo

2012 (P.G. 205399/2012) ha sancito

il “Protocollo d’Intesa per l’avvio sul

territorio milanese di sperimentazioni

di riuso temporaneo di edifici ed

aree in abbandono, sottoutilizzate

o di prossima trasformazione” tra il

Comune, il Dipartimento di Architettura

e Pianificazione del Politecnico

di Milano (DAStU) e l’associazione

culturale Temporiuso.net [6]

(Cantaluppi, Inti e Persichino 2015),

consentendo la diffusione di pratiche

di riuso tem-poraneo in tutta la città,

interessando anche quegli spazi dal

futuro incerto per via della situazione

di strallo che oggi caratterizza diverse

operazioni di trasformazione urbana. A

tal proposito, è interessante il [7]

progetto P7 per la riattivazione di una

delle sette palazzine su Viale Molise,

di proprietà della So.Ge.MI, all’interno

della vasta area dei Mercati Generali

(Fig. 2). A seguito del fallimento di

alcuni tentativi di riqualificazione

dell’intero comparto, l’associazione

Temporiuso.net ha messo in atto una

serie di iniziative che hanno

consentito il riutilizzo del bene

attraverso l’allestimento di spazi di

co-working, di aggregazione di

quartiere e di studentato a prezzi lowcost

[8] (Fig. 3).

Ad ogni modo, oltre all’adozione della

delibera comunale, che si configura lo

strumento utilizzato più di frequente

dalle pubbliche amministrazioni per

semplificare l’iter per il permesso di

abitabilità e uso temporaneo, ciò che

accomuna sempre più città in Italia è

la scelta di adottare il “Regolamento

sulla collaborazione tra cittadini e

amministrazione per la cura e la rigenerazione

dei beni comuni urbani” [9].

Si tratta di un documento che stabilisce

principi e modalità da seguire per

favorire una efficace collaborazione

tra le istituzioni e la cittadinanza nella

gestione di beni di proprietà pubblica,

in disuso o sottoutilizzati, che si

intende rigenerare, anche solo

temporaneamente, attraverso lo sviluppo

di progetti orientati a promuovere

la creatività urbana,

l’innovazione sociale o la produzione

di servizi, in attesa di stabilire

destinazioni d’uso definitive (Comune

di Bologna e Lab-sus 2014). Il cuore

del regolamento è il “Patto di

collaborazione” con cui il Comune e i

cittadini concordano le modalità per

la realizzazione degli interventi sui

beni comuni urbani

(individuati dall’amministrazione o

proposti dal basso) che vanno dalla

cura occasionale, alla cura costante e

continuativa, sino alla gestione condivisa

e alla rigenerazione, prestando

attenzione a definire usi compatibili

con gli eventuali valori storici e architettonici

riconosciuti [10] (De Medici

2010; De Medici e Pinto 2012) .

Il Patto di collaborazione definisce gli

obbiettivi e la durata della collaborazione,

i reciproci impegni dei sog-getti

coinvolti e le forme di sostegno

messe a disposizione del Comune, le

modalità di fruizione collettiva, ma

anche le conseguenze di eventuali

danni a persone o cose e gli assetti

conseguenti alla conclusione della

Fig. 5 - Planimetria del Livello 0 dell’ex carcere di S. Agata. In

colore giallo sono evidenziati gli spazi destinati

all'associazione Maite, così come previsto dal Patto di

Collaborazione. Fonte: (Comune di Bergamo 2017)

GOVERNANCE

Numero 1 2019 - SMARTforCITY 9


GOVERNANCE

collaborazione [11]. Recenti

esperienze hanno messo in luce come

le ini-ziative di natura culturale e

sociale promosse dal basso e

regolamentate dallo strumento del

Patto di collabo-razione abbiano

contribuito a riempire di significato

tanti spazi pubblici in disuso o in stato

di abbandono, anche all’interno di più

complessi program-mi di

rigenerazione urbana, come è

avvenuto per l’ex carcere di

Sant’Agata, nel nucleo antico di

Bergamo Alta, di-smesso da quasi

trent’anni (Fig. 4). Qui, dopo il

trasferimento del bene dallo Stato al

Comune [12] , nell’Aprile del 2017 il

MiBACT, l’Agenzia del Demanio e la

città di Bergamo hanno stipulato un

Accordo di Valorizzazione per l’intero

complesso monumentale, definendo

un ambizioso progetto che contempla

la possibilità di destinare alcuni spazi

a utilizzi temporanei per finalità culturali.

La successiva stipula del Patto

di collaborazione con l’Associazione

culturale Maite (Comune di Bergamo

2017) ha consentito l’avvio di un ricco

programma di iniziative in ambito

artistico-culturale (progetto ExSA) integrate

nelle dinamiche urbane della

città e capaci di rafforzare il tessuto di

relazioni CONCLUSIONI sociali nel quartiere (Fig. 5).

I principi teorici e operativi discussi

consentono di promuovere il riuso

temporaneo e le forme di gestione

collaborativa del patrimonio immobiliare

pubblico come pratica ordinaria

di rigenerazione della città storica,

capace di accompagnarne il naturale

processo di rinnovamento in linea

con le sei principali declinazioni del

paradigma della Smart City, ovvero:

Smart Governance; Smart Economy;

Smart Mobility; Smart Environment;

Smart People; Smart Living (European

Parlament 2014).

Innanzitutto, l’implementazione di

politiche e progetti per il riuso e la

rigenerazione del patrimonio costruito

storico, tra cui rientra anche

il riuso temporaneo, rappresenta un

compito primario dell’urbanistica da

qui ai prossimi decenni e si configura

come un’azione fondamentale per

perseguire un modello di sviluppo

rigenerativo (Restorative Development)

(Cunningham 2002) e sostenibile (UE

2016). Infatti, il riuso del costruito

esistente è un principio cardine della

città sostenibile che cresce al suo

interno recuperando le parti dismesse

e gli spazi in abbandono e limitando

l’ulteriore consumo di suolo, prerogativa

dinanzi alla quale non ci si può

sottrarre (Gallione e Favaron 2015).

Il modello di città compatta (Musco

2009), che si contrappone a quello

dell’urban sprawl, non solo consente di

salvaguardare l’ambiente e ristabilire

un uso bilanciato del territorio urbano

e non urbano (Smart Environment), ma

favorisce anche la transizione verso

sistemi di trasporto ecologici (Smart

Mobility), limitando in tal modo la

concentrazione di sostanze inquinanti

nell’atmosfera.

Ma ancora, la costruzione di partnership

tra istituzioni e cittadini per il

riuso e la gestione dei beni immobili

pubblici sulla base di appositi regolamenti

aiuta a consolidare un modello

di governance urbana efficiente,

all’interno della quale i diversi attori

collaborano per il raggiungimento

di obbiettivi condivisi, nell’interesse

delle comunità (Smart Governance).

Elemento caratteristico del principio

della Smart Governance è anche la

capacità di integrare le proposte di

riuso provenienti dal basso all’interno

di più complessi programmi di rigenerazione

della città, concependo le

operazioni di trasformazione urbana

come processi incrementali aperti a

sempre nuove suggestioni provenienti

dall’esterno (Robiglio, 2017). La maggiore

apertura verso queste iniziative

ha spesso consentito di trasformare

le strutture esistenti in spazi polifunzionali,

pluriservizi e multitasking per

assolvere a molteplici funzioni d’uso

e rispondere alle necessità di diversi

fruitori, migliorando l’offerta di servizi

culturali o rispondendo a una precisa

domanda di contesto, in un’ottica di

nuovo welfare urbano (Smart Ecomony).

Inoltre, laddove la disponibilità

di beni abbia consentito l’avvio di

start up giovanili, gli spazi vuoti sono

stati riempiti di idee, energie e talenti

individuali e collettivi, contribuendo

alla rinascita di intere parti di città

(Campagnoli 2014). Sono tutti segni di

una società inclusiva che punta a valorizzare

il capitale umano, a promuove

la creatività e l’innovazione sociale

(Smart People), considerata fondamentale

per lo sviluppo dei territori,

specialmente in momenti di crisi.

Per concludere, la riappropriazione

di spazi in abbandono da parte della

cittadinanza attiva attraverso la promozione

di attività e servizi culturali

contribuisce a rendere le aree urbane

storiche più sicure e attrattive, a

migliorare la qualità della vita della

popolazione (Smart Living) e ad accrescere

il senso di appartenenza e responsabilità

delle comunità insediate.

Non soltanto i super progetti ipertecnologici

ma anche i piccoli e modesti

interventi legati alle singole realtà

locali e territoriali possono contribuire

efficacemente alla costruzione di una

dimensione tutta italiana dell’idea di

Smart City (Franz 2014).

Il presente contributo è stato prodotto

durante la frequenza del corso

di dottorato in ingegneria Civile e

architettura dell’università degli

studi di Cagliari, a.a. 2014/2015 -

XXX ciclo, con il supporto di una

borsa di studio finanziata con le

risorse del P.O.R. SARDEGNA F.S.E.

2007-2013 - Obiettivo competitività

regionale e occupazione, asse IV

Capitale umano, linea di attività l.3.1

“finanziamento di corsi di dottorato

finalizzati alla formazione di capitale

umano altamente specializzato, in

particolare per i settori dell’ICT, delle

nanotecnologie e delle biotecnologie,

dell’energia e dello sviluppo

sostenibile, dell’agroalimentare e dei

materiali tradizionali”.

10 SMARTforCITY - Numero 1 2019


NOTE

[1] Tra i manufatti e le infrastrutture

che hanno costruito la città pubblica tra

Ottocento e Novecento si annoverano

ferrovie, fabbriche, ortomercati, mattatoi,

opifici, ospedali, carceri, caserme. Si tratta

di grandi complessi che hanno ospitato

importanti funzioni pubbliche e che, divenuti

obsoleti, vengono dismessi, in attesa

di definirne nuovi cicli di vita.

[2] Volendo scorgere lo sguardo al

contesto statunitense, la pratica del riuso

temporaneo inizia ad essere presa in

considerazione anche dagli operatori

privati desiderosi di investire negli spazi

abbandonati attraverso un progetto-processo

di adaptive reuse (Robiglio 2016 e

2017). Infatti, le modalità di occupazione

informale degli spazi, sulla base dell’organizzazione

di eventi, festival culturali

e artistici, possono costituire le prime

fasi di un processo di riuso attraverso le

quali iniziare a costruire un senso e una

coscienza del luogo, a definire nuove centralità

urbane, a testare l’attrattività del

progetto e ad accrescere il valore sociale

ed economico del bene.

[3] Si fa riferimento alla legge dell’8

giugno 1990, n. 142, Ordinamento delle

autonomie locali, art 36, comma 3. La

legge attribuiva ai sindaci la competenza

in materia di coordinamento degli orari

dei servizi pubblici.

[4] La legge costituzionale 18 ottobre

2001, n. 3 “Modifiche al titolo V della parte

seconda della Costituzione” pubblicata

nella Gazzetta Ufficiale n. 248 del 24

ottobre 2001, recita:

«Stato, Regioni, Province, Città Metropolitane

e Comuni favoriscono l’autonoma

iniziativa dei cittadini, singoli e associati,

per lo svolgimento di attività di interesse

generale, sulla base del principio della

sussidiarietà» (art. 118, ultimo comma).

[5] Si tratta del Decreto Legge 12 settembre

2014, n. 133, convertito in Legge, con

modificazioni, dall’art. 1, comma 1, Legge

11 novembre 2014, n. 164. L’art. 24 (Misure

di agevolazione della partecipazione

delle comunità locali in materia di tutela

e valorizzazione del territorio) recita:

«I Comuni possono definire i criteri e le

condizioni per la realizzazione di interventi

su progetti presentati da cittadini

singoli e associati, purchè individuati in

relazione al territorio da riqualificare.

Gli interventi possono riguardare la

pulizia, la manutenzione, l’abbellimento

di aree verdi, piazze o strade ed in genere

la valorizzazione di una limitata zona del

territorio urbano o extraurbano. In relazione

alla tipologia dei predetti interventi

i Comuni possono deliberare riduzioni

o esenzioni di tributi inerenti al tipo di

attività posta in essere. L’esenzione viene

concessa per un periodo limitato, per

specifici tributi e per attività individuate

dai Comuni, in ragione dell’esercizio

sussidiario dell’attività posta in essere»

(art. 24, comma 1).

[6] Temporiuso.net è un’associazione

culturale per la promozione di progetti di

riuso temporaneo di spazi in abbandono, i

cui fondatori e coordinatori sono Isabella

Inti, Valeria Inguaggiato, Giulia Cantaluppi,

Andrea Graglia, e dal 2011 anche Matteo

Persichino.

[7] Il progetto P7. Palazzina Liberty Ospitalità

e Scambio è un progetto pilota di

riuso temporaneo promosso e gestito in

prima linea dall’associazione Temporiuso.

net a partire dal 2012 nell’ambito del programma

Temporiuso X Milano, all’interno

del progetto di “Riattivazione di spazi di

interesse cittadino con progetti di riuso

temporaneo” sostenuto dal Comune di

Milano e dal DAStU, Politecnico di Milano,

sulla base della Protocollo d’intesa siglato

il 30 marzo 2012.

[8] Il progetto ha consentito di mettere

in atto le 7 azioni ritenute strategiche

per avviare e gestire un progetto di riuso

temporaneo, così come illustrato nel

Manuale per il riuso temporaneo di spazi

in abbandono ideato dalla stessa associazione

(Cantaluppi, Inti e Persichino, 2015):

1) mappare gli spazi abbandonati e

sottoutilizzati per conoscere le diverse

tipologie di offerta (Offerta);

2) mappare le popolazioni che potrebbero

fruire degli spazi (Domanda);

3) individuare possibili nuovi usi degli

spazi in riferimento al determinato contesto

locale (Cicli di vita);

4) definire il livello di interventi, straordinari

e ordinari, necessari per adeguare gli

spazi (Livelli);

5) redigere bandi pubblici o “inviti alla

creatività” per l’assegnazione degli spazi

(Bandi);

6) definire modelli di gestione, le regole

d’uso, condivisione e apertura al pubblico

degli spazi (Regole);

7) sviluppare politiche pubbliche per

consolidare e implementare i progetti di

riuso temporaneo e valorizzazione del

patrimonio immobiliare e paesaggistico

(Politiche).

[9] Il “Regolamento sulla collaborazione

tra cittadini e amministrazione per la

cura e la rigenerazione dei beni comuni

urbani” è stato ideato nel 2014 da Labsus

– Laboratorio per la sussidiarietà, in

collaborazione con il Comune di Bologna.

Scaricabile al seguente link: http://www.

labsus.org/i-regolamenti-per-lamministrazione-condivisa-dei-beni-comuni/

Il Comune di Bologna è stato il primo in

Italia ad aver approvato il Regolamento,

il 19 maggio 2014, con deliberazione del

Consiglio Comunale O.d.G. n.172/2014,

P.G. n. 45010/2014.

[10] Qualora i progetti di rigenerazione

proposti riguardino beni culturali e paesaggistici

sottoposti a tutela ai sensi del

decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42,

essi sono preventivamente sottoposti al

parere della Soprintendenza competente,

secondo le procedure previste dal

dettato del Codice dei Beni culturali e del

paesaggio.

[11] Per ulteriori approfondimenti visitare

il portale di Labsus: http://www.labsus.

org

[12] Nel 2012, l’immobile è stato oggetto

di un accordo tra l’Agenzia del Demanio,

il Ministero per i Beni e le Attività

Culturali-Direzione Regionale per i Beni

Culturali e Paesaggistici della Lombardia

e il Comune di Bergamo per il trasferimento

dallo Stato al Comune a titolo

non oneroso e per la definizione di un

programma di tutela e di valorizzazione

ai sensi dell’art. 5, comma 5, del D.Lgs. n.

85/2010 sul federalismo demaniale e del

D.Lgs. n. 42/2004.

GOVERNANCE

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AUTORE

Mara Ladu

maraladu@unica.it

Architetto e dottoranda del Corso di

Ingegneria Civile e Architettura presso

il Dipartimento di Ingegneria Civile,

Ambientale e Architettura (DICAAR) –

Università di Cagliari.

ABSTRACT

Since the late 20th century European

cities have had to face with

many vacant buildings and spaces

that had lost their original purpose.

Not only industrial sites but also

important public properties across

cities and their historic urban cores

demand new uses to meet the needs

of contemporary society. Although

this issue assumes a significant role

in Italian politics, difficulties remain

in the management framework,

especially because of the lack

of public resources and private

investments in the Age of Austerity.

This paper will argue that collaboration

between citizens and local

authorities for temporarily using

and having care of “urban commons”

could be a successful approach to

revitalize historic cities according to

the paradigm of Smart City.

PAROLE CHIAVE

patrimonio immobiliare pubblico; dismissioni;

riuso temporaneo; gestione

condivisa

Numero 1 2019 - SMARTforCITY 11


COMMUNITY

La consulenza della psicologia

ambientale e architettonica per lo

sviluppo della Smart City

di Ferdinando Fornara

Il seguente contributo

ha l’obiettivo di presentare

una branca disciplinare

ancora poco

conosciuta, definita

Psicologia Ambientale

o Psicologia Architettonica,

in riferimento

alle sue potenzialità di

consulenza e supporto

alla progettazione e

pianificazione di spazi

urbani nell’ottica della

Smart City.

In particolare, verrà sottolineata

l’importanza di rilevare le valutazioni

espresse dai cosiddetti utenti

o utilizzatori dell’ambiente urbano, in

modo da dare piena attuazione a una

filosofia progettuale che sia realmente

“centrata sull’utente”. Chiaramente,

l’utilità di tali informazioni valutative

fornite al versante della progettazione

e pianificazione urbana è direttamente

proporzionale al livello di attendibilità

dei dati raccolti e, di conseguenza,

al rigore metodologico delle

procedure di ricerca. In tal senso, la

letteratura scientifica psicologico-ambientale

sulla valutazione di qualità

dei luoghi urbani rispecchia fedelmente

l’esigenza di una progettazione

basata sull’evidenza empirica (evidence-based

design), al fine di migliorare

la qualità globale di un intervento e

di soddisfare i bisogni e le aspettative

di coloro che occupano l’unità ambientale

interessata dall’intervento.

LE ORIGINI DELLA PSICOLOGIA

AMBIENTALE E ARCHITETTONICA

Come riportato nel volume “Che

cosa è la psicologia architettonica”

(Bonaiuto, Bilotta, & Fornara, 2004),

nel mese di ottobre del 1944, quando

ancora era in corso la II° Guerra

Mondiale, il primo ministro britannico

Winston Churchill, durante un discorso

nella Camera dei Comuni distrutta dai

bombardamenti, dichiarò: “Noi diamo

forma ai nostri edifici che a loro

volta ci formano”. Seguendo questa

prospettiva, Churchill indicò alcune

caratteristiche che la Camera dei Comuni

avrebbe dovuto presentare dopo

la sua ricostruzione, vale a dire essere

sufficientemente ampia, anche se non

abbastanza da contenere tutti i suoi

membri insieme, da non destare però

l’impressione di sovraffollamento.

Dunque, questo discorso dimostrava

una particolare attenzione non solo

ai requisiti di ordine funzionale che

un edificio deve soddisfare, ma anche

a quegli aspetti affettivi, comunicativi

e simbolici che caratterizzano le

relazioni tra le persone e il setting

fisico-spaziale. In altre parole, la costruzione

(o il rinnovo) di edifici deve

essere guidata non solo da criteri

funzionali, ma anche dalla la necessità

di garantire forme che tengano

conto dei processi socio-psicologici

relativi alle persone che li occupano.

Seguendo queste indicazioni, numerosi

studi vennero finanziati negli anni

del dopoguerra dal governo britannico

per analizzare i legami tra il setting

12 SMARTforCITY - Numero 1 2019


architettonico e i comportamenti,

puntando sulla collaborazione tra le

discipline architettonico-urbanistiche

e quelle psicologiche. Tale spinta alla

collaborazione interdisciplinare è alla

base della nascita, negli anni ’60 dello

scorso secolo, di un campo di studi

che ha preso il nome di “Psicologia

Ambientale” (“Environmental Psychology”:

Proshansky, Ittelson, & Rivlin,

1970) o “Psicologia Architettonica”

(“Architectural Psychology”: Canter,

1970), che è stata favorita dalla formazione

di gruppi di ricerca costituiti

da architetti e psicologi, in Nord America

e in Europa (soprattutto in Gran

Bretagna e in Svezia), con particolare

riferimento alla progettazione di ambienti

residenziali e ospedalieri. La

Psicologia Ambientale (o Architettonica[1])

si è delineata come possibile

ponte tra problematiche di ordine

concreto-operativo e individuazione di

soluzioni ottimali, non solo dal punto

di vista estetico-visivo, ma soprattutto

da quello dell’adeguatezza (funzionale,

comunicativa e simbolica) della

progettazione rispetto alle esigenze e

alle aspettative degli utenti (Bonnes

& Secchiaroli, 1992). Tra i principali

obiettivi di questa nuova disciplina

c’era quello di ridimensionare l’eccessiva

distanza tra progettisti e utenti,

modificando in primo luogo le modalità

di ideazione e realizzazione del

processo progettuale.

Fin dai suoi inizi, questa nuova disciplina

ha mirato a rilevare le modalità

attraverso le quali le persone rispondono

a specifiche disposizioni dello

spazio fisico e, in tal senso, i contributi

forniti assumono una forte valenza

operativa. L’obiettivo era quello di

raccogliere informazioni sui modi in

cui la disposizione fisico-spaziale può

contribuire a un efficace assolvimento

degli scopi ai quali gli ambienti sono

stati destinati o, in altre parole, a individuare

le caratteristiche fisiche che

lo spazio deve possedere per risultare

adeguato alle funzioni che è chiamato

ad assolvere e per facilitare le azioni

degli occupanti.

In una fase successiva, a partire dagli

anni ’70 dello scorso secolo, il focus di

studio si è allargato alla valutazione

da parte degli utenti di quanto un

determinato setting fisico-spaziale

sia soddisfacente nell’ottica della promozione

di una positiva esperienza

dell’ambiente. Tale interesse è legato

allo specifico contributo che la psicologia

ambientale e architettonica può

fornire alla progettazione, nei termini

di conoscenze e competenze teorico-metodologiche

capaci di indagare

e interpretare l’interfaccia tra il versante

utente e il versante progettuale,

come verrà esposto nel prossimo paragrafo.

LA VALUTAZIONE

DI QUALITÀ AMBIENTALE

A grandi linee, esistono due tipi di

indagine di valutazione ambientale.

Il primo tipo si riferisce a valutazioni

tecniche che utilizzano strumentazioni

elettroniche e meccaniche, o altri

parametri “oggettivi”, per rilevare e misurare

il livello di qualità ambientale

di una determinata unità territoriale.

Questa valutazione è definita “tecnica”

(Gifford, 2002) o “oggettiva” o “esperta”

(Bonnes & Bonaiuto, 1995). Le Valutazioni

di Impatto Ambientale (VIA) e

le Valutazioni Ambientali Strategiche

(VAS) costituiscono esempi di questo

tipo di valutazione.

Il secondo tipo, finora relativamente

trascurato come potenziale fonte informativa,

si basa invece sulla raccolta

di dati percettivo-valutativi prodotti

da osservatori o utilizzatori di un dato

contesto o elemento ambientale. In

questo caso, dunque, i valutatori sono

individui chiamati a dare un giudizio

sulla qualità o su altre caratteristiche

ambientali. Questa valutazione è definita

“basata sull’osservatore” - Gifford,

COMMUNITY

Spazi urbani nella smart city. Credit: “marfis75 on flickr”.

Numero 1 2019 - SMARTforCITY 13


COMMUNITY

2002) oppure “soggettiva” o “ingenua”

(Bonnes & Bonaiuto, 1995). La valutazione

ambientale “soggettiva” riflette

dunque una misura “esperienziale”

della qualità ambientale e, in tal senso,

rappresenta uno degli interessi di

ricerca più fertili delle Psicologia Ambientale

e Architettonica fin dalla sua

emersione come campo disciplinare

distinto.

Per quanto le valutazioni tecniche

possano essere facilmente identificate

come misure “oggettive”, mentre le

valutazioni ingenue possano essere

considerate misure “soggettive”, in realtà

è sempre presente un certo grado

di soggettività nelle prime così come

gli studi sulle seconde aspirano ad un

certo grado di oggettivabilità attraverso

rigorose procedure metodologiche

di standardizzazione. Difatti, nel

primo caso, gli esperti che conducono

valutazioni oggettive sono chiamati

a decidere sia quali elementi o caratteristiche

dell’ambiente sono da

misurare (Uzzell, 1989), sia quali spazi

e quali tempi scegliere per le rilevazioni

(Zube, 1980). Chiaramente, tali

decisioni comportano un certo livello

di arbitrarietà nella scelta decisionale

del valutatore. Nel secondo caso, d’altro

canto, i ricercatori che conducono

studi sulle valutazioni soggettive mirano

a costruire misure replicabili che

presentino adeguati indici di validità,

attendibilità, sensibilità e utilità (Craik

& Feimer, 1987). Le valutazioni oggettive

e quelle soggettive non sono da

intendere necessariamente come metodologie

alternative allo studio delle

valutazioni ambientali, ma piuttosto

rappresentano due differenti livelli di

rilevazione che possono essere utilizzati

in modo complementare all’interno

di uno stesso programma o studio.

L’importanza della dimensione “soggettiva”

emerge laddove si tenga

conto delle tre principali categorie

di attori sociali che sono coinvolti in

qualunque scelta in campo ambientale,

vale a dire, come riportato da Bonnes

e Secchiaroli (1992): a) i decisori o

gestori (autorità locali, statali e sovranazionali

che sono istituzionalmente

preposti a decidere circa l’assetto

del sistema ambientale in oggetto);

b) i tecnici e gli esperti (progettisti,

urbanisti, ingegneri e studiosi delle

scienze ambientali, i quali per le loro

competenze specialistiche sono chiamati

dai decisori istituzionali a fornire

conoscenze e proposte atte ad orientare

le scelte decisionali e gestionali

in materia ambientale); c) gli utenti

o fruitori dell’ambiente in oggetto,

che da un lato occupano, praticano ed

esperiscono tale ambiente, utilizzando

le opportunità che esso offre come

risorsa per soddisfare specifici bisogni

(residenziali, ricreativi, produttivi,

ecc.) e, dall’altro lato, rappresentano

i destinatari delle scelte dei decisori

ambientali e delle analisi degli esperti

ambientali.

La distinzione tra queste tre categorie

di attori ambientali risulta particolarmente

utile se si vogliono esaminare

le similarità e le differenze tra le rappresentazioni

espresse da ciascuna

categoria in merito all’ambiente in

oggetto. In tal senso, riveste particolare

importanza il confronto tra le

valutazioni degli esperti ambientali,

che sono basate sulle risultanze di

procedimenti analitico-sistematici,

e quelle dei fruitori, che si formano

tramite processi transazionali in cui

si integrano elementi cognitivi ed

affettivi. Dato che i decisori istituzionali

si affidano generalmente alle

stime fornite dagli esperti, nel caso gli

utenti manifestino concezioni diverse

da questi ultimi, le scelte gestionali e

decisionali prese risulterebbero incongruenti

con i bisogni, le aspettative

e i valori espressi dai fruitori, i quali

sono per definizione i destinatari di

tali scelte. Quindi, coloro che hanno

il mandato di decidere in materia di

gestione ambientale dovrebbero prendere

in considerazione anche i dati

di ricerca basati sui comportamenti o

gli atteggiamenti degli utenti, accanto

alle valutazioni “tecniche” fornite

dal versante esperto. Tale opzione

risulta particolarmente necessaria

sia alla luce delle differenti concezioni

espresse da questi due livelli,

che possono dar luogo a valutazioni

diverse sugli attributi fisico-spaziali

che caratterizzano un determinato

luogo, sia in un’ottica di sviluppo della

Smart City, che non può prescindere

da una maggiore considerazione degli

occupanti (residenti, pendolari, turisti,

ecc.) nella pianificazione, riqualificazione

e gestione degli spazi urbani. A

questo proposito, un importante filone

di studio della psicologia ambientale

e architettonica è costituito dalla individuazione

e codifica di indicatori di

qualità urbana percepita.

GLI INDICATORI DI QUALITÀ UR-

BANA RESIDENZIALE PERCEPITA

La costruzione di strumenti per la

misura di indicatori di qualità urbana

percepita prende le mosse dagli studi

di Craik e Zube (1976), che furono tra

i primi a sottolineare l’importanza

di misurare la qualità “soggettiva” di

un dato attributo ambientale (basata

sulla percezione individuale) accanto

alla sua qualità “oggettiva” (basata

sulle stime degli apparati tecnologici

o codificata dagli esperti). Dunque,

questi studiosi hanno promosso l’uso

di PEQIs (Perceived Environmental Quality

Indices), ad esempio, sulla qualità

dell’aria o dell’acqua di un dato territorio.

Successivamente, tale approccio è stato

utilizzato per lo studio della qualità

urbana dell’ambiente di residenza.

Nello specifico, come riportato da Bonaiuto

e colleghi (2004), i principali

aspetti valutativi individuati in merito

ai luoghi di residenza urbani riguardano

gli aspetti spaziali (architettonico-urbanistici),

socio-relazionali,

funzionali (servizi) e contestuali (ritmo

di vita, livello di inquinamento, manutenzione

degli spazi).

Ricerche successive condotte nel

contesto italiano hanno mirato allo

sviluppo, validazione e raffinamento

14 SMARTforCITY - Numero 1 2019


di un questionario composto da scale

di misura standardizzate per indicatori

di qualità percepita dell’ambiente

residenziale urbano, conosciuti a

livello internazionale con l’acronimo

PREQIs (Perceived Residential Environment

Quality Indicators; cfr. Bonaiuto,

Fornara, & Bonnes, 2003, 2006) e, nel

contesto lingustico-culturale italiano,

con l’acronimo IQURP (Indicatori di

Qualità Urbana Residenziale Percepita;

cfr. Fornara, Bonaiuto, & Bonnes,

2010a). Accanto alla versione base del

questionario PREQIs è stata anche validata

una versione breve dello stesso

(Fornara, Bonaiuto, & Bonnes, 2010b).

Le scale in questione

sono le seguenti, suddivise

per i rispettivi macro-aspetti

valutativi:

A) Aspetti architettonico-urbanistici:

1) spazio architettonico-urbanistico,

2) accessibilità

e viabilità, 3) aree verdi;

B) Aspetti socio-relazionali: 4)

gente e relazioni sociali;

C) Aspetti funzionali: 5) servizi

socio-sanitari, 6) attività sportive

e culturali, 7) servizi commerciali,

8) servizi di trasporto

pubblico;

D) Aspetti contestuali: 9) “clima”

psicologico, 10) salubrità ambientale,

11) manutenzione e

cura.

Tali scale comprendono nel loro insieme

i seguenti 19 IQURP (o PREQIs):

1) estetica degli edifici, 2) volumetria

degli edifici, 3) densità degli edifici, 4)

collegamenti con il resto della città,

5) praticabilità degli spazi interni, 6)

spazi verdi, 7) discrezione e civiltà, 8)

socievolezza e cordialità, 9) sicurezza

e tolleranza, 10) servizi socio sanitari,

11) servizi scolastici, 12) servizi ed

impianti sportivi, 13) attività culturali

e di svago, 14) servizi commerciali, 15)

servizi di trasporto pubblico, 16) “clima”

psicologico stimolante/monotono,

17) “clima” psicologico tranquillo/

caotico, 18) pulizia e silenziosità, 19)

manutenzione e cura.

Il questionario è stato concepito con

una struttura modulare, in modo da

poterne utilizzare le scale anche separatamente,

e quindi somministrare

alcune scale e non altre, a seconda

delle qualità ambientali alle quali i

ricercatori sono interessati.

Esempi di utilizzo di questi indicatori

in ausilio al campo della progettazione

sono forniti da una rilevazione (su

un campione di residenti del quartiere)

inserita nel progetto di riqualificazione

di una piazza urbana romana

(Bonaiuto & Fornara, 2003) e da

un’indagine psicologico-ambientale

sulla soddisfazione, le aspettative e i

desiderata residenziali dei condomini

in un complesso abitativo del quartiere

Eur-Torrino di Roma (Fornara,

Bonaiuto, Bonnes, Carrus, & Passafaro,

2007). A tal proposito, è stato inoltre

pubblicato uno specifico manuale (in

italiano: Fornara et al., 2010a) con

tutte le informazioni necessarie per

l’utilizzo del questionario a scopo di

ricerca o applicativo, sia nella sua versione

base che in quella breve.

Recentemente, sono state create e

utilizzate versioni dei PREQIs per casi

studio ad hoc in vari contesti linguistico-culturali,

sia in Europa, come ad

esempio in Spagna (Battista, Passafaro,

& Fornara, 2010), Francia (Fornara, Rubens,

& Rioux 2014), Polonia (Debek

& Janda-Debek, 2014) e Svezia (Ferreira,

Johansson, e Fornara, 2014), che

in paesi di altri continenti, come l’Iran

(Bonaiuto, Fornara, Ariccio, Ganucci

Cancellieri, & Rahimi, 2014), la Turchia

(sia nella parte europea che in quella

asiatica: Alves & Bilgel, 2014), la Cina

(Mao, Fornara, Manca, Bonnes, & Bonaiuto,

2014), e l’Australia (Upadhyay,

Hyde, & Wadley, 2010).

L’obiettivo-guida di queste indagini

è quello di mettere a punto misure di

qualità urbana residenziale “soggettiva”

valide, attendibili, stabili e generalizzabili,

in modo da favorirne l’utilizzo

per applicazioni sul campo immediate,

come nel caso di interventi di riqualificazione

urbanistica o di progettazione

ex-novo di complessi residenziali.

In conclusione, si prevede che l’utilizzo

di questo tipo di strumenti possano

contribuire a caratterizzare il contributo

della psicologia ambientale e

architettonica al campo della progettazione

e della pianificazione degli

spazi urbani, all’interno di processi

partecipativi che mettano l’utente al

centro di un progetto orientato alla

smartcityness.

COMMUNITY

Numero 1 2019 - SMARTforCITY 15


COMMUNITY

REFERENCES

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exmination of perceived residential

environment quality in two

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of the Conference on Research in

Landscape Architecture (pp.1-11).

Madison (WI): Department of

Landscape Architecture, University

of Wisconsin and Council of

Educators in Landscape Architecture.

NOTES

[1] È da rilevare come la Psicologia

Ambientale si riferisca a

un campo di studio più ampio

e articolato, comprendente

vari aspetti della relazione

persona-ambiente (ad esempio,

la Psicologia Ambientale della

Sostenibilità, che riguarda le

dimensioni psicologico-sociali

relative ai comportamenti

proambientali, cfr. Bonnes,

Carrus, & Passafaro, 2006),

tra i quali anche quelli della

Psicologia Architettonica, che

studia nello specifico l’influenza

degli attributi fisico-spaziali dei

luoghi sulle risposte psicologiche

e comportamentali a livello

individuale e gruppale.

AUTORE

Ferdinando Fornara

ffornara@unica.it

Università degli Studi di Cagliari

Dipartimento di Pedagogia, Psicologia,

Filosofia

CIRPA (Centro Interuniversitario di

Ricerca in Psicologia Ambientale)

Via Is Mirrionis, 1

09123 Cagliari (ITALY)

tel.+39 070 6757504

KEYWORDS

smart city; spazi urbani;

psicologia ambientale;

sostenibilità

ABSTRACT

The following contribution has

the goal to present a disciplinary

branch still little known,

defined

Environmental psychology o

Architectural psychology, which

refers to its potential of consultancy

and support

to the programming and planning

of the urban space in the

perspective of Smart city.

16 SMARTforCITY - Numero 1 2019


part of part of

WWW.SMARTCITYSOLUTIONS.EU

#SCSEXPO

STUTTGART

17 – 19 SEPTEMBER 2019

COMMUNITY

part of

INSPIRATION FOR

THE CITY OF TOMORROW

MOBILITY AND TRANSPORT

ENERGY AND ENVIRONMENT

SECURITY AND RESILIENCE

OPEN DATA AND DATA MANAGEMENT URBAN AND SPATIAL PLANNING

BECOME AN

EXHIBITOR NOW!

Contact us:

www.smartcitysolutions.eu

Numero 1 2019 - SMARTforCITY 17


SCHOLARS

SCHOLARS

Swinburne University of Technology

La Swinburne University (Melbourne, Australia) è una grande organizzazione culturalmente

diversificata. Il desiderio di innovare e di apportare cambiamenti

positivi motiva i nostri studenti e il personale. Il risultato è una istituzione che

cresce e si evolve ogni anno.

“Il nostro istituto si concentra sulla definizione del cittadino intelligente per aiutare

a creare e gestire la smart city. In breve, stiamo facendo la nostra parte per garantire

che l’Australia, sede di alcune delle città più vivibili del mondo, continueranno ad

essere riconosciute come sede delle più intelligenti smart cities del mondo.” [Professor

Mark Burry – Foundation Director of the Data Science Research Intitute]

Sito: https://www.swinburne.edu.au/research-institutes/smart-cities/

Contatti: Call us: +61 (03) 9214 5177

Email us: scri@swinburne.edu.au

American University of Sharjah – Smart Research Institute “SCRI”

Lo Smart Cities Research Institute (SCRI) è un istituto di ricerca unico e multidisciplinare che supporta nuove iniziative nella ricerca sulle città

intelligenti.

A Sharjah, negli Emirati Arabi Uniti, SCRI sta portando avanti iniziative di ricerca all’avanguardia per fornire soluzioni innovative e strategie di implementazione

per le smart cities sostenibili. Queste soluzioni e strategie modelleranno il futuro delle città per diventare ambienti di vita resilienti,

efficienti, informati, connessi, sicuri, sani e sostenibili.

SCRI riunisce una vasta gamma di facoltà con comprovata esperienza in settori quali telecomunicazione, Internet of Things, tecnologia dei sensori,

trasporti, energia, turismo, informatica sanitaria, pianificazione urbana e ambiente. Con una forte attenzione al partenariato industriale, collaborano

con i più brillanti accademici e acclamati leader del settore.

Sito: https://www.aus.edu/smart-cities-research-institute-scri

Contatti:

Dr. Assim Sagahyroon

Interim Director

Tel +971 6 515 2952

asagahyroon@aus.edu

Rhodalyn Diola

Administrative Assistant

Tel +971 6 515 2952

rdiola@aus.edu

SMART CITY LAB – UNIVERSITA’ DI BOLOGNA – DIPARTIMENTO DI INFORMATICA SCIENZA E INGEGNERIA “DISI”

Smart City Lab è un laboratorio di ricerca facente parte del DISI (Dipartimento di Informatica Scienza e Ingegneria) dell’Università di Bologna (Italia).

Il laboratorio si trova in due luoghi diversi: a Cesena, Via dell’Università, 50, nello stesso edificio del Magistrale in Informatica e Ingegneria e

a Bologna, in Viale Risorgimento, 2, nello stesso edificio del Magistrale in Ingegneria Informatica . Il principale obiettivo di ricerca è l’innovazione

delle TIC urbane. Il capo del laboratorio è il prof. Dario Maio. Il co-direttore del laboratorio è il prof. Antonio Corradi.

Sito: http://smartcity.csr.unibo.it/

18 SMARTforCITY - Numero 1 2019


COMPANIES

COMPANIES

ENEL X

Enel X è un’azienda

globale che guida la

trasformazione del

settore dell’energia.

Cambiando i paradigmi

del settore,

Enel X aiuta i clienti

a usare la tecnologia

per trasformare l’energia in nuove opportunità, affinché crescano

e siano motore di progresso in tutto il mondo. Siamo un’azienda

globale con solide radici nel settore dell’energia e una strategia

aperta, improntata alla digitalizzazione, alla sostenibilità e

all’innovazione. Utilizziamo tecnologie smart, semplici e veloci

per far scoprire ai nostri clienti un nuovo modo di usare l’energia.

Ovunque nel mondo

Contatti: https://www.enelx.com/it/it/smart-city

E-GAP

E-GAP è il primo operatore mobile di ricarica

per veicoli elettrici. Offre un servizio di

ricarica di veicoli elettrici ovunque si trovi il

veicolo. La ricarica viene richiesta dal cliente

tramite l’App nel momento in cui ne ha

bisogno. Il servizio viene erogato con una

potenza di ricarica pari ad una colonnina di

tipo fast (50 kW).

Dal 2019 il servizio E-GAP, attivo a Milano, sarà esteso progressivamente in 8

città europee con più elevata crescita e numero di veicoli elettrici.

La visione di E-GAP è un vero e proprio impegno sociale concreto per la salvaguardia

dell’ambiente e la promozione del bene comune. L’energia erogata

dai Van proviene prevalentemente da fonti rinnovabili, la produzione dei materiali

promozionali è realizzata quasi esclusivamente con prodotti di carta

riciclata o materiali ecologici, la responsabilità e la trasparenza guidano la

gestione del capitale umano.

Sito: https://www.e-gap.com/

Planet

Il gruppo Planet nasce con l’obiettivo di progettare e realizzare ecosistemi urbani innovativi di

sostenibilità sociale, ambientale ed economica. A tal fine si propone di:

4mettere in atto un’offerta edilizia ad impatto sociale che generi quindi azioni e scelte concrete

per il cambiamento sostenibile;

4mettere in atto un’offerta ad impatto ambientale che garantisca la tutela del paesaggio e dei

suoi futuri abitanti, dalla terra alla gestione delle sue risorse allo sviluppo di prodotti e servizi

correlati;

4sollecitare scelte e atteggiamenti in un approccio condiviso con le comunità locali per consentire

il raggiungimento dell’obiettivo fondamentale di Planet Idea.

Il gruppo Planet è composto da:

Planet Idea - smart engineering: competence center con sede a Torino, che fornisce consulenza e sviluppa progetti per integrare l’innovazione in ambito

urbano: prodotti, idee e best practice. Planet Idea opera in quattro aree tematiche: ambiente costruito, sistemi tecnologici, risorse ecosistemiche e

società. All’interno di ogni area ha individuato categorie di soluzioni smart da proporre al cliente.

https://www.planetidea.it

Planet Housing – the smart city: con sede in Inghilterra, opera nel mercato immobiliare attraverso un approccio smart e coordina le società che

agiscono direttamente sui progetti edili.

Planet Service – smart services: offre numerosi servizi per le Smart City oltre a Planet APP, l’applicazione specifica per Social Smart City. Planet APP

rappresenta il “pannello di controllo” della città, ed è strutturata in cinque sezioni principali: il progetto Planet, la città, la società, il cittadino e

Sicurezza. Nelle città del futuro, sharing e co-operative economy avranno un ruolo strategico, così come la completa gestione della casa in mobilità.

Planet APP permetterà di controllare telecamere e sensori, gestire i consumi, attivare elettrodomestici e servizi. Sarà inoltre possibile effettuare

acquisti e pagamenti, che generano ricavi per i gestori della piattaforma.

Planet Comercial - Comunicazione e Marketing: si ispira alla visione Smart del Gruppo Planet per comunicare in modo intelligente e innovativo,

attraverso un modello di gestione commerciale all’avanguardia. La pianificazione strategica è al centro dell’offerta di Planet Comercial, e riunisce in

un unico Competence center marketing, social media, pubblicità, promozione, giornalismo, graphic design e sviluppo di siti web.

Planet Instituto: gestisce i progetti d’interesse pubblico della Smart City Laguna e sarà fondamentale nella gestione della città, agendo sull’educazione

della popolazione e assistendo il potere pubblico nel monitorare il rispetto delle norme stabilite dal Piano generale del comune di São Gonçalo

do Amarante. Attualmente offre attrezzature gratuite, permanenti e aperte alla popolazione, come la biblioteca PLANET e il cinema PLANET, oltre a

corsi di formazione imprenditoriale, artigianato, inglese, formazione sociale, promuove la distribuzione di sementi autoctone e di azioni specifiche,

come la Giornata del Calcio. Dal 2016 l’Istituto PLANET è parte della vita di oltre 4 mila persone, tra bambini, giovani e adulti.

SG Desenvolvimento: società responsabile della realizzazione e dello sviluppo del progetto pilota Smart City Laguna, la prima Social Smart City al

mondo, in costruzione nel comune di São Gonçalo do Amarante, Ceará (Brasile). I suoi fondatori hanno 25 anni di esperienza nel mercato immobiliare

e nell’edilizia nazionale e internazionale.

SG Premoldados: azienda con profonde radici nel design e nel know-how italiano. Offre una tecnologia innovativa, importata dall’Europa, per la

produzione di autobloccanti, che garantisce un’elevata durata e una manutenzione minima nel tempo. Il processo è conforme ai più severi standard

di qualità e rispetto dell’ambiente. SG Premoldados ha sede presso Smart City Ecopark, il centro tecnologico e commerciale di Smart City Laguna.

www.planetsmartcity.com

Numero 1 2019 - SMARTforCITY 19


NETWORKS

NETWORKS

Agile Cities

Agile Cities è una iniziativa

volta a collegare le città, i

cittadini e gli innovatori con

le buone pratiche che portino

soluzioni innovative nelle

città, e a creare strumenti e

standard aperti che facilitino

un mercato più efficiente, connesso e trasparente per le soluzioni innovative

della città, accelerando così l’assorbimento di innova- zioni

collaudate ad alto impatto.

Il programma è condotto da Citymart.com e The Climate Group, con

i partner Metropolis e UK Technology Strategy Board, e si concentra

su tre azioni chiave:

4 comunicare metodologie efficaci di innovazione delle città per

individuare le esigenze della città, comunicando le sfide, sco- prendo,

valutando, procurando e scalando le soluzioni;

4 sviluppare una piattaforma, CityMart.com, per collegare le cit- tà

con i fornitori migliorando notevolmente l’accessibilità delle informazioni

e la diffusione di informazioni sui prodotti e servizi disponibili;

4 sviluppare strumenti per le città e i fornitori per sostenere la città

nel dotarsi di soluzioni innovative e facilitare i fornitori nel dare la

giusta informazione sul prodotto in un formato convalidato migliorando

così la fiducia e la trasparenza nella fornitura.

Per maggiori informazioni consultare il sito https://www.citymart.

com/agile-cities/

Core Smart and

Sustainable Cities

La rete di ricerca sulle città

intelligenti e sostenibili è un

progetto collaborativo in cui

diversi gruppi di ricerca, dipartimenti,

centri e infrastrutture

del campus sviluppano le loro capacità congiunte per creare nuove

attività di ricerca multidisciplinare.

L’iniziativa CORE delle città intelligenti e sostenibili si trova nell’Università

Autonoma di Barcellona. È una rete composta da specialisti

scientifici in aree legate alla gestione sostenibile degli ambienti urbani.

Gli interessi di ricerca coprono una vasta gamma di punti di vista dagli

aspetti economici e sociologici della progettazione ecologica industriale

o lo sviluppo di politiche di progettazione urbana pubblica,

all’applicazione di tecnologie specifiche a soluzioni innovative per la

gestione della mobilità e delle risorse come energia, rifiuti e acqua.

La rete ha una struttura flessibile per fornire risposte tecnologiche a

specifiche sfide sociali. Il suo obiettivo è fornire supporto alle esigenze

territoriali migliorando le conoscenze e gli strumenti attuali.

Il progetto CORE vuole coordinare le attività e condividere le risorse

per sostenere la ricerca e il trasferimento tecnologico della sfera UAB-

Cie (Campus of International Excellence). Vuole anche incoraggiare

queste attività di ricerca in un nodo di riferimento europeo.

Per maggiori informazioni consultare il sito: https://www.uab.cat/

web/research/cores-uab/core-in-smart-sustainable-cities/research-network-in-smart-cities-1345698259342.html

MAPILLARY

Mapillary riunisce una rete

globale di contributori che

vogliono rendere il mondo

accessibile a tutti, visualizzando

il mondo e costruendo mappe migliori. Chiunque può partecipare

e collezionare immagini a livello stradale, utilizzando semplici strumenti

come smartphone o action camera. Con la visione artificiale,

collegano le immagini nel tempo e nello spazio per creare visioni

coinvolgenti a livello stradale ed estrarre i dati delle mappe.

Mapillary è stata fondata nel 2013 con l’obiettivo di rendere disponibili

a tutti le immagini a livello stradale e i dati cartografici.

I membri di Mapillary hanno contribuito con centinaia di milioni di

immagini nei paesi di tutto il mondo.

“Crediamo che le persone e le organizzazioni che lavorano insieme allo

scoperto siano il modo migliore per raccogliere, visualizzare e comprendere

i dati sul nostro mondo. Mapillary non è legato a nessuna particolare

piattaforma di mappatura e si basa sull’idea di persone e organizzazioni

con vari motivi che condividono dati e si aiutano reciprocamente.”

La missione del team è costruire una tecnologia e strumenti per aiutare

a capire i luoghi del mondo attraverso le immagini e rendere

disponibili questi dati. Vogliono che tutti siano in grado di utilizzare

i loro dati per creare mappe migliori, creare un ambiente di traffico

più sicuro, sviluppare le nostre città, visualizzare luoghi e storie e

aiutare le persone in luoghi vulnerabili.

www.mapillary.com/

Connected Smart Cities

Portfolio Network

La Connected Smart Cities Portfolio

Network è una rete di

città intelligenti europee che

condividono le migliori pratiche in dati aperti, internet delle cose e

co-produzione . La rete è stata istituita per fornire un framework aperto

e collaborativo per le città intelligenti per cooperare , mettere in

rete e condividere le loro esperienze . Questo è un risultato del progetto

FIREBALL , che ha riunito tre comunità principali , i Living Labs ,

la comunità di ricerca Internet del futuro e le città.

Il gruppo di lavoro della rete Smart Cities Portfolio Connected sta lavorando

a stretto contatto con il gruppo di lavoro Eurocities Knowledge

Society Forum (KSF) Smart Cities per generare idee e la discussione su

come e perché le città si stanno definendo come ‘ intelligenti’. Uno dei

punti di partenza fondamentali per questo lavoro è la logica sviluppata

in risposta alla consultazione pubblica della CE in merito alla

“Smart Cities and Communities Initiative” .

La Connected Smart Cities Portfolio Network sta ora lavorando per sviluppare

ulteriormente questa logica, fornendo un forum per le città

per lavorare insieme e condividere le loro esperienze e conoscenze

al fine di creare una base di una prova convincente per il ruolo di

“città intelligenti” per consentire una crescita intelligente, inclusiva e

sostenibile.

Per ulteriori informazioni consultare il sito

connectedsmartcities.eu/

20 SMARTforCITY - Numero 1 2019


Sustainable Smart Solutions for ageing well – Avviso integrativo nazionale

Active and Assisted Living (AAL) è un programma comune a sostegno di una vita attiva e autonoma, nato dopo la conclusione di un precedente

programma settennale denominato “Ambient Assisted Living”. Gli obiettivi generali del programma AAL sono:

• ampliare la disponibilità di prodotti e servizi basati sulle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) per un invecchiamento attivo

e in buona salute, al fine di migliorare la qualità della vita degli anziani e di coloro che li assistono e, al tempo stesso, la sostenibilità dei sistemi

di assistenza;

• mantenere una massa critica di attività trans-europee di ricerca applicata, sviluppo e innovazione nel campo dei prodotti e servizi basati sulle ICT

per invecchiare in buone condizioni, coinvolgendo soprattutto le PMI e gli utenti;

• stimolare gli investimenti privati e migliorare le condizioni di sfruttamento industriale di tali tecnologie, predisponendo un quadro coerente per

lo sviluppo di approcci e soluzioni a livello europeo che comprenda norme minime comuni rispondenti alle diverse preferenze sociali e ai diversi

aspetti regolamentari nazionali e regionali.

Il costo complessivo del programma è di 700 Meuro per 7 anni (2014-2020) di cui 25% UE; 25% Fondi Nazionali e 50% a carico delle imprese.

La Commissione Europea ha stanziato complessivamente 175 Meuro.

Ogni paese europeo, aderente al programma AAL, finanzia i propri partecipanti, se partner di progetti vincenti, secondo le regole nazionali.

La Commissione Europea, tramite l’associazione AAL, trasferirà i finanziamenti Europei all’agenzia nazionale in relazione al finanziamento nazionale

Il programma AAL ha pubblicato il 4 febbraio 2019 il bando “ Sustainable Smart Solutions for ageing well” con l’obiettivo di sostenere progetti di

collaborazione innovativi, transnazionali e multidisciplinari miranti a sviluppare soluzione basate su tecnologie UCT focalizzate su una qualsiasi

delle aree applicative previste al programma AAL.

Il MIUR ha dedicato a questo bando un budget di euro 1.000.000 nella forma del contributo alla spesa, comprensivo del cofinanziamento fornito

da AAL.

I moduli nazionali vanno inviati al MIUR tramite la piattaforma web http://banditransnazionali-miur.cineca.it .

Altre informazioni utili per la presentazione della domanda sono reperibili sulle FAQ, accessibili dalla piattaforma per il caricamento della domanda

e sulla normativa nazionale applicabile ai progetti internazionali: Linee Guida al DM 593/2016 e Procedure operative per il finanziamento dei

progetti internazionali, scaricabili da/evidenza/normativa-prog-internazionali.aspx

OPPORTUNITIES

Scadenza: 24/05/2019 alle ore 17.00

Per maggiori informazioni: http://www.aal-europe.eu; http://www.aal-europe.eu/stay-up-to-date/calls/call-challenge-2019/

Contatti:

Aspetti di natura internazionale:

Ing. Aldo Covello- tel: (+39) 06 5849 6465 e-mail: aldo.covello@miur.it

Aspetti di natura nazionale:

Dott.ssa Irene Guglielmo - tel: (+39) 06 5849 7470 e-mail: irene.guglielmo@miur.it

Architectures, components and systems for validation/simulation of connected automated vehicles

Un’azione di ricerca e innovazione ECSEL (ECSEL-RIA) consiste principalmente in attività volte a stabilire nuove conoscenze e / o esplorare la

fattibilità di una tecnologia nuova o migliorata, di un prodotto, di un processo, di un servizio, di un metodo, di uno strumento o di una soluzione.

A tale scopo possono includere ricerca applicata, sviluppo tecnologico e / o metodo / strumento e integrazione, test e convalida su un

prototipo su piccola scala in un laboratorio o in un ambiente simulato.

Le attività hanno il loro centro di gravità a 3-4 TRL. La definizione di TRL è presentata nel piano di lavoro ECSEL 2019. I progetti su argomenti

particolari come quelli discussi nel capitolo Visione a lungo termine del MASP 2019 hanno naturalmente attività nei TRL più bassi.

Una proposta RIA è caratterizzata da:

• Esecuzione da parte di un consorzio che può consistere in PMI, grandi imprese, università, istituti, organizzazioni pubbliche;

• Sviluppare tecnologie innovative e / o utilizzarle in modi innovativi;

• Dimostrazione mirata dell’approccio innovativo in un prodotto, servizio o capacità pertinente, affrontando chiaramente le applicazioni

pertinenti per le sfide della società in relazione alle SPS strategiche ECSEL, come indicato nel MASP 2019 dell’ECSEL (Piano strategico

pluriennale);

• Dimostrare valore e potenziale in un ambiente di laboratorio realistico che riproduce l’applicazione mirata;

• Avere un piano di implementazione che mostri la valorizzazione per l’ecosistema ECSEL e il contributo agli obiettivi e agli obiettivi di

ECSEL.

Al fine di massimizzare l’effettiva attuazione degli obiettivi di alto livello di ECSEL, l’elenco delle proposte di RIA da conservare per il finanziamento

pubblico deve costituire un portafoglio equilibrato di progetti che sviluppano tecnologie innovative (come definito nell’ECSEL MASP

2019 nella sezione delle tecnologie essenziali) e applicandoli in domini diversi come definito nell’ECESL MASP 2019 (come definito nella

sezione di attendibilità dell’applicazione).

Le AREE FOCUS / ARGOMENTI / PRINCIPALI SFIDE APERTE nel presente invito sono indicate nell’allegato 6 del piano di lavoro ECSEL 2019.

Norme specifiche di ammissibilità (limite di durata, limite di dimensioni del consorzio, massimizzazione dei finanziamenti dell’UE) e le condizioni

specifiche per gli argomenti speciali sono descritte nell’allegato 6 del piano di lavoro ECSEL 2019. Pertanto, si consiglia ai candidati

di controllare attentamente tutte le disposizioni prima di preparare e presentare le loro proposte.

Scadenza: 07/05/2019

Per maggiori informazioni:https:

//ec.europa.eu/info/funding-tenders/opportunities/portal/screen/opportunities/topic-details/ecsel-ria-2019-2-special-topic-1;freeTextSearchKeyword=;typeCodes=1;statusCodes=-,31094502;programCode=null;programDivisionCode=null;focusAreaCode=null;cross

Numero 1 2019 - SMARTforCITY 21


REFERENCES

2018 Strategic Directions:

Smart cities & utilities Report

Black & Veatch 2018

https://www.bv.com/sites/default/files/

gated-content/strategic-directions-report/18-SDR-Smart-Cities-Utilities.pdf

Digital social innovation in support

of spatial planning. an investigation

through nine initiatives in three

smart city programmes.

Margarita Angelidou, Artemis Psaltoglou

SPATIUM No. 39, June 2018, pages. 7-16

l’impatto che l’energia ha sulla forma costruita

e sui conflitti con le politiche attuali per uno

sviluppo più denso, contenuto e compatto.

********************************************************

Smart Cities: Big Data, Civic Hackers,

and the Quest for a New Utopia

Il Report analizza profondamente il panorama

attuale delle esperienze smart city che si

svolgono in tutto il mondo. Con progetti ambiziosi

e di alto profilo in città come Kansas

City, Seattle e San Diego, evidenzia come l’evoluzione

verso infrastrutture più intelligenti

è possibile e che gli ostacoli - non importa

quanto scoraggianti - possono essere conquistati.

Questo report mostra che la grande maggioranza

degli intervistati vede ancora i progetti

di smart city come “trasformazionali”, con la

capacità di migliorare e ridefinire la qualità

della vita. I dati riportati mostrano anche che

gli sforzi individuali - dalle iniziative “Safe

City” alla maggiore integrazione delle risorse

energetiche distribuite e la crescente proliferazione

di veicoli elettrici - continuano a

progredire.

Il Report dettaglia anche gli ostacoli che

rimangono. I vincoli di bilancio sono ancora

un ostacolo; quasi i due terzi dei comuni

indicano che i finanziamenti rappresentano

un ostacolo importante all’adozione di sistemi

più intelligenti. I sistemi di raccolta dati

stanno restituendo grandi quantità di informazioni,

ma poche città e utility comprendono

veramente come gestire, analizzare e

proteggere tali dati, lasciando molti sentirsi

sopraffatti. Le utilities elettriche - ben posizionate

per giocare un ruolo fondamentale

in qualsiasi iniziativa di smart city - a volte

vengono lasciate a giocare ruoli di supporto

se non nessun ruolo.

********************************************************

The Smart City Concept in

the 21st Century

Mircea Eremia, Lucian Toma, Mihai Sanduleac

Procedia Engineering, Volume 181, 2017, pages

12-19

La qualità della vita è stata significativamente

migliorata nel secolo scorso principalmente

per quanto riguarda l’accesso ai servizi.

Tuttavia, la pesante industrializzazione e l’aumento

della popolazione nelle aree urbane

è stata una grande sfida per amministratori,

architetti e urbanisti. Questo documento fornisce

una breve presentazione dell’evoluzione

del termine “città intelligente” e delle sue

caratteristiche più rappresentative. Inoltre,

vengono analizzati vari termini alternativi

che sono stati proposti per descrivere le molteplici

caratteristiche delle città future. Viene

inoltre presentata una connessione tra smart

city e smart grid.

********************************************************

Questo articolo esamina come l’innovazione

sociale abilitata tecnologicamente può

supportare la pianificazione spaziale. L’innovazione

sociale è una pratica di lunga data;

tuttavia, negli ultimi anni la sua popolarità,

importanzQuesto articolo esamina come l’innovazione

sociale abilitata tecnologicamente

può supportare la pianificazione spaziale. L’innovazione

sociale è una pratica di lunga data;

tuttavia, negli ultimi anni la sua popolarità,

importanza e applicazioni sono aumentate a

causa sia delle sfide finanziarie e sociali che le

città affrontano, sia a causa di importanti progressi

tecnologici. La Digital Social Innovation

(DSI), in particolare, sta sempre più penetrando

nei programmi e nelle strategie di smart city

in tutto il mondo. Attraverso la ricerca su nove

iniziative DSI nel contesto di tre programmi

smart city (Amsterdam, Barcellona, New York),

vengono evidenziate le funzioni e i vantaggi

dell’inserimento del DSI nella pianificazione

spaziale e se ne tracciano i diversi livelli e caratteristiche.

Le conclusioni suggeriscono che:

i mezzi online e offline sono ugualmente importanti

nella DSI per la pianificazione spaziale;

il mix e il grado di coinvolgimento di diversi

settori varia in modo significativo tra le iniziative

del DSI; la pianificazione territoriale e la

collocazione di esperti e professionisti hanno

un ruolo distintivo all’interno di queste iniziative;

e un’attenzione particolare dovrebbe essere

rivolta alle questioni di scala e adozione.

********************************************************

Energy and the form of cities: the

counterintuitive impact of disruptive

technologies

Ehsan Ahmadian, Hugh Byrd, Behzad Sodagar,

Steve Matthewman, Christine Kenney & Glen

Mills

Architectural Science Review, October 2018,

https://www.tandfonline.com/doi/full/10.108

0/00038628.2018.1535422

Questo articolo analizza la ricerca storica che

ha portato a politiche diffuse sulla forma urbana

compatta, in particolare lo sviluppo residenziale,

e raccoglie prove che dimostrano che la

forma urbana dispersa può essere più efficiente

dal punto di vista energetico rispetto alla forma

compatta. Ciò è controintuitivo, ma è supportato

sia dalla sfida alla modellizzazione convenzionale

dell’uso dell’energia degli edifici sia da studi

di casi con prove empiriche. La conclusione è

che le politiche sulla forma urbana dovrebbero

essere guidate non dalle tecnologie esistenti

ma dalle tecnologie dirompenti del futuro. Il

maggiore utilizzo nella generazione di energia

distribuita nelle aree urbane (generalmente

fotovoltaici montati sul tetto), la crescita della

proprietà dei veicoli elettrici e la potenziale introduzione

di smart e micro-griglie e la possibilità

di centrali elettriche virtuali sta cambiando

Townsend, Anthony M.

Casa editrice: W. W. Norton & Company.

Anno di edizione: 2013

Lingua: inglese

ISBN-10: 0393082873

ISBN-13: 978-0393082876

In questo libro, Anthony Townsend, urbanista

ed esperto di tecnologia, getta un ampio sguardo

storico alle forze che hanno plasmato la

pianificazione e la progettazione delle città e

delle tecnologie dell’informazione dal sorgere

delle grandi città industriali del XIX secolo ad

oggi. Un secolo fa, il telegrafo e la tabulazione

meccanica sono stati usati per domare città di

milioni di persone. Oggi, reti cellulari e cloud

computing legano insieme la complessa coreografia

di mega-regioni di decine di milioni di

persone. In risposta a tale dinamica, le città

di tutto il mondo stanno implementando soluzioni

tecnologiche per affrontare le sfide senza

tempo sia di governo che costruttivi posti da

insediamenti umani di dimensioni e complessità

prima inimmaginabili. A Chicago, i sensori

GPS sugli spazzaneve alimentano una mappa

in tempo reale a cui tutti possono accedere. A

Saragozza, in Spagna, accedendo liberamente

alla rete Wi-Fi cittadina si può ottenere una

“carta del cittadino”, sbloccare una bicicletta in

sharing, controllare un libro dalla biblioteca ,

e pagare per la corsa dell’autobus da casa tua.

A New York, un gruppo di cittadini-scienziati

guerriglieri ha installato sensori nelle fognature

locali per avvisare l’utente quando il deflusso

delle acque piovane travolge il sistema,

scaricando rifiuti nei corsi d’acqua locali. Dal

momento che baroni della tecnologia, imprenditori,

sindaci e una avanguardia emergente

di hacker civici stanno cercando di plasmare

questa nuova frontiera, questo libro considera

le motivazioni, le aspirazioni e le carenze di

tutti, offrendo una nuova educazione civica per

guidare i nostri sforzi nel costruire insieme il

nostro futuro, uno scatto alla volta.

********************************************************

22 SMARTforCITY - Numero 1 2019


Smart Cities, Smart Future:

Showcasing Tomorrow

Con linguaggio e dettagli nitidi, Mike Barlow

e Cornelia Lévy-Bencheton spiegano come le

città intelligenti siano potenti forze per un

cambiamento positivo. Con uno sguardo acuto

invitano i lettori a immaginare il mondo

di domani, un mondo affascinante di città e

comunità collegate. Catturano e trasmettono

la profondità e la ricchezza del movimento

mondiale delle smart city.

REFERENCES

Mike Barlow, Cornelia Levy-Bencheton

Casa editrice: Wiley 2019

Anno edizione: 2019

Lingua: inglese

ISBN-13: 978-1119516187

Entro la metà del secolo, due terzi di noi vivranno

nelle città. Il mondo di domani sarà

un mondo di città. Ma saranno delle città

intelligenti? Le città intelligenti sono miscele

complesse di tecnologie, sistemi e servizi

progettati e orchestrati per aiutare le persone

a condurre vite produttive, appaganti, sicure

e felici.

Smart Cities, Smart Future descrive l’impatto

dei progetti di smart city sulle persone nelle

città, nelle città e nelle nazioni di tutto il

mondo. Il libro include descrizioni di progetti

di smart city in corso in Nord America, Europa,

Asia e Medio Oriente.

Non esistono due città intelligenti uguali.

Nessuno può dire con certezza o precisione

che cosa significa “città intelligente”. Non esiste

una definizione standard o un modello comune.

Oggi, le città intelligenti sono lavori in

corso. Emergono dalle nostre speranze e dai

nostri sogni.

Questo libro fornisce le conoscenze e le informazioni

necessarie per partecipare al

movimento smart city. Spiega come le città

intelligenti sono “sistemi di sistemi” e introduce

concetti chiave come interoperabilità,

standard aperti, resilienza, agilità, adattabilità

e miglioramento continuo.

Il libro include un dettagliato glossario completo

dei termini essenziali sulle smart city.

Smart Cities, Smart Future è attentamente

studiato e completamente documentato.

Comprende interviste con leader ed esperti

in molteplici discipline essenziali per lo sviluppo

di città intelligenti, città, regioni, stati

e nazioni.

Scritto nello stile pulito del giornalismo moderno,

il libro offre una narrazione forte e avvincente

di un mondo che cambia. Ci ricorda

che siamo responsabili della scelta del nostro

destino e della determinazione della forma

delle cose a venire.

********************************************************

Mediterranean smart cities. Innovazione

tecnologica ed ecoefficienza

nella gestione dei processi di trasformazione

urbana.

Antonella Trombadore

Casa editrice: Altralinea

Anno edizione: 2016

Lingua: italiana

EAN: 9788898743605

Nell’attuale scenario di vorticoso mutamento

socio-culturale qual è il ruolo giocato dal

“Modello Mediterraneo”? Quali sono oggi gli

elementi di connessione e di contaminazione

culturale capaci di creare valore e suggerire

una visione per guidare e governare i processi

di trasformazione cui sono sottoposte le città?

Come intervenire sui diversi ambiti che rendono

la città smart: mobility, economy, governance,

people, living, environment? L’articolazione

del volume ripercorre alcune recenti esperienze

significative di ricerca sul tema dell’approccio

sostenibile nei processi di trasformazione

dell’ambiente costruito, proiettando i professionisti

verso scenari futuri di quella che può

configurarsi come la declinazione mediterranea

della Smart City.

L’eccellenza dei dati geografici

Toponomastica e numerazione civica

A beneficio degli ambiti di utilizzo più maturi ed esigenti, per la gestione e per la pianificazione geografica e quotidiana

delle reti e delle utenze, della grande e media distribuzione, della raccolta RSU, dei sistemi navigazionali e del car-sharing,

per l’attività politica e per quella amministrativa. www.studiosit.it • info@studiosit.it Numero 1 2019 - SMARTforCITY 23


TECHNOLOGY

Beliefs about smart

mobility in the

Metropolitan City

of Cagliari:

Findings from

a focus group study

by Sara Manca, Francesca Tirotto, Nicola Mura, Ferdinando Fornara

The field of sustainable mobility

has recently received great

attention in the European Union

agenda, through the promotion

and support of actions aimed to

an efficient urban development

(Ettema, Friman, & Gärling, 2014).

Data concerning emissions of CO2

have showed an increase of 85%

from 1973 to 2007 and, in spite

of the thresholds set by the Kyoto

Protocol, a growth of over 47%

during the 1990-2007 period (United

Nations Human Settlements

Programme, 2014).

METHOD

Participants

Participants (N = 16) were residents

in the metropolitan area of the city

of Cagliari. In order to figure out and

deepen the beliefs of both public

transport users and car users, two

separated focus groups were led for

each of the two users’ categories.

Procedure

The focus group technique (Stewart

& Shamdasani, 1990; Zamuner, 2003)

was used for data collection. A focus

group is a group of interacting individuals

having some common interests

or characteristics, brought together by

a moderator, who uses the group and

its interaction as a way to gain deep

information about a specific topic.

Typically, a focus group consists of

6-10 people who are unfamiliar with

each other. The moderator has the

role to encourage different points of

view, without pressuring participants

(Krueger, 1988). The duration of each

focus group was about 1 hour.

The moderator welcomed the participants,

gave an overview of the

topic and laid out the ground rules.

Participants were encouraged to talk

spontaneously, and follow-up questions

were used to facilitate further

discussion of salient issues.

The interview covered an array of

questions related to specific topics

such as architectonics and functional

aspects, perceived safety, and overall

satisfaction toward transportation

experiences.

The extent to which each issue was

explored was dependent upon its

importance for the participants. A

content analysis (Krippendorf, 2004)

was performed on the two focus

group transcripts. Two independent

judges were recruited to code each

focus group discussion on the basis of

categories definition, identifying the

24 SMARTforCITY - Numero 1 2019


elevant sentences and issues related

to each topic.

RESULTS

A summary of the main focus group

outcome is reported below.

Category 1: Architectural aspects.

Respondents focused on several

elements of both stations’ and bus

stops’ design, which are sources of

satisfaction or dissatisfaction in the

public transport experience. Specifically,

information displayed on

electronic tables regarding the bus

routes and timetables would decrease

the sense of insecurity. These feelings

were reported also in case of absence

of covered bus shelters.

As regards the architectural features

of public transport (i.e., bus, light rail,

and train) participants expressed the

lack of comfort and maintenance services.

All respondents highlighted the

need of soft seats, wide spaces and an

improvement of cleanliness.

Furthermore, the sharing of uncomfortable

spaces with a crowd of

people at peak hours was described

as one of the reasons for choosing

the private car.

Category 2: Functional aspects.

Participants reported a general state

of neglect of stations and bus stops.

Presence of baggage service and automatic

ticket machines were indicated

as elements able to improve the

usability of the environment.About

the functional features of the public

transport, respondents highlighted

the importance of a well-lighted

environment and of a pleasant temperature.

These aspects would make

public transport similar to the private

car. Furthermore, they reported a feeling

of disorientation related to the

absence of announcements related to

the trip and bus stops.

interviewees. These features are

considered as greatly important and

strongly linked to the travel choice.

In particular, lighting issues emerged

as the most relevant elements able

to guarantee a safe environment.

Video surveillance, clean spaces and

environments without both barriers

and dark corners were also described

as important internal and external

features. The lack of these elements

was identified as one of the reasons

that move people toward the exclusive

use of the private car.

Category 4: Overall satisfaction

Both groups of respondents described

a general dissatisfaction toward the

public transport and a poor communication

related to this topic. It emerged

the important role played by the

issues of comfort, cost, security, and

personal health in the overall users’

satisfaction or dissatisfaction. Finally,

local identity emerged as a possible

motivator for promoting a sustainable

place through sustainable practices

such as sustainable mobility choices.

4Discussion and conclusion

The outcomes of this qualitative

study showed an array of elements

contributing to the choice of travel

behaviour and to the satisfaction

toward the means of transport.

Consistently with other research

findings (see Ellaway et al., 2003),

the perceived security is associated

with the use of the private car and,

at the meantime, the public transport

is described as unsafe. The necessity

of the individual to protect her/his

own personal space (see Hall, 1966)

appears as particularly relevant

concerning the mode of transport. All

respondents reported that both the

presence of crowd (see Schultz-Gambard,

Feierabend, & Hommel, 1978)

in the common space and narrow

settings decrease the feelings of protection

and, consequently, the use of

the public transport. Studies concerning

different target behaviours, but

similar psychological pattern, confirm

the role of architectural elements in

enhancing the perception of security

(Manca & Fornara, 2015). Spatial and

physical elements were indicated as

crucial in providing a positive travel

experience. The proper lighting of

stations, waiting areas, bus stops, and

vehicles well emerged as strongly

related to higher security and satisfaction

levels in the respondents’

narrative. In particular, most women

showed feelings of fear and anxiety

TECHNOLOGY

Category 3: Security aspects.

Security features emerged as a

common trait in the narrative of the

Numero 1 2019 - SMARTforCITY 25


TECHNOLOGY

talking about journeys in places poorly

unlighted, thus preferring the use

of the private car in order to reduce

potential risks.

Thus, architectural elements represent

a crucial aspect in influencing both

attitudes toward public transport and

travel choice. These outcomes suggest

that design features should be more

taken into account in the planning

of both external environments (i.e.,

stations and bus stops) and the interior

of the public vehicle in order to

increase the passengers’ safety and,

consequently, to promote the use of

a mode of travel that is alternative to

the private car.

Furthermore, local identity emerged

as a possible driver for the choice of a

pro- environmental mode of transport.

In fact, the strong regional identification

shown by the Sardinian residents,

which represents a pattern of Place

Identity (see Proshansky et al., 1983)

at the regional scale, seems to activate

feelings of environmental protection

toward the Region itself. This

outcome suggests to make salient

both the citizens’ local identity and

the impact of unsustainable choices

and actions in the target place, in

order to promote this specific pro-environmental

behavior.

In conclusion, these findings highlight

a set of users’ needs that could improve

the use of public transport, which

REFERENCES

Ellaway, A., Macintyre, S., Hiscock,

R., & Kearns, A. (2003). In the

driving seat: psychosocial benefits

from private motor vehicle transport

compared to public transport.

Transportation Research Part F, 6,

217-231.

Ettema, D., Friman, M., & Gärling,

T. (2014). Overview of sustainable

travel. In T. Gärling, D. Ettema, & M.

Friman (Eds.), Handbook of sustainable

travel (pp. 3-14). Netherlands:

Springer.

Gifford, R. (2002). Environmental

psychology: Principles and practice

(3rd ed.). Colville, WA: Optimal

Books.

Hall, E. T. (1966). The Hidden Dimension.

Garden City, N.Y.: Doubleday

Krippendorff, K. (2004). Content

AUTHOR

Sara Manca

Nicola Mura

Ferdinando Fornara

ffornara@unica.it

Università di Cagliari,

Dipartimento di Pedagogia,

Psicologia, Filosofia

Università degli Studi di

Cagliari

Francesca Tirotto

University of Plymouth, School

of Psychology

is commonly considered as more

sustainable and smart than the use of

private cars.

Analysis: An Introduction to Its

Methodology (2nd ed.). Thousand

Oaks, CA: Sage.

Krueger, R. A. (1988). Focus Groups:

A Practical Guide for Applied Research.

Newbury Park: California, U.S.A.:

SAGE Publications, Inc.

Manca, S., & Fornara, F. (2015).

Confirmatory Factor Analysis for Indicators

of Perceived Environmental

Quality of the Stadium (IPEQS).

Cognitive Processing, 16(Suppl. 1),

305-308.

Proshansky, H. M. (1978). The city

and self-identity. Environmental

Behavior, 10, 147-169.

Schultz-Gambard, J., Feierabend,

C., & Hommel, B. (1978).

The Experience of Crowding in

Real-Life Environments: An Action

Oriented Approach. In D. Canter, J.

ABSTRACT

The field of sustainable

mobility has recently

received great attention in

the European Union agenda,

through the promotion and

support of actions aimed to

an efficient urban development.

Data concerning

emissions of CO2 have

showed an increase of 85%

from 1973 to 2007 and, in

spite of the thresholds set by

the Kyoto Protocol, a growth

of over 47% during the

Correia Jesuino, L. Soczka, & G. M.

Stephenson (Eds.), Environmental

Social Psychology (pp. 94-105).

Netherlands: Springer.

Stewart, D., & Shamdasani, P.

(1990). Focus groups: Theory and

practice. Newbury Park: Sage

Publications.

United Human Settlements Programme

(2014). State of the World’s

Cities Report 2012/2013: Prosperity

of Cities. Malta: Progress Press Ltd.

Zamuner V. L. (2003). I focus group,

Bologna: Il Mulino.

1990-2007 period (United

Nations Human Settlements

Programme, 2014).

KEYWORDS

smart city; sustainable

mobility; smart mobility;

metro; Cagliari

Via Indipendenza, 106

46028 Sermide - Mantova - Italy

Phone +39.0386.62628

info@geogra.it

www.geogra.it

26 SMARTforCITY - Numero 1 2019


019

ROMA 18-20 OTTOBRE

Tecnologie per il Territorio, il Patrimonio Culturale e le Smart City

www.technologyforall.it

Science & Technology Communication

#TECHFORALL


TECHNOLOGY

Smart City e Smart

Land: per realizzarle

occorre un New

Deal Digitale!

di Raffaele Gareri

Nei social, in Internet ma anche nei media tradizionali, emergono con forza

i termini Smart City e Smart Land non solo da parte di attori pubblici, ma

sempre più spesso anche da imprenditori e manager privati. Ma di cosa si

tratta, perché questa crescente attenzione? Non è facile darne una definizione

sintetica, ma di certo occorre fare chiarezza affinché il sistema

socio economico comprenda appieno le opportunità di crescita che questo

approccio può generare nelle nostre città, grandi e piccole.

Rendere Smart le nostre

città infatti non vuol dire

riempirle di sensori, app o

altri gadget tecnologici, vuol dire

invece governare un nuovo modo

di utilizzare le risorse pubbliche e

private, nuovi modelli di business,

nuove competenze e nuove logiche

di governance del cambiamento e

dell’innovazione al fine di migliorare

la qualità della vita dei cittadini e la

competitività delle nostre imprese.

Si tratta dunque non di una nuova

tecnologia ma di un nuovo modo di

pensare, di organizzare il lavoro e la

cooperazione in logica di ecosistema,

di consolidare modelli di partnership

pubblico-privata. Ma qualcuno ci

può mostrare qualcosa di concreto?

Si, come al solito nei paesi del Nord

Europa hanno osato prima di noi

ed oggi città come Copenhagen in

Danimarca, Amsterdam in Olanda,

Tampere in Finlandia e Stavanger

in Norvegia (giusto per evidenziare

che si può fare anche in luoghi

meno noti) hanno alle spalle

qualche anno di sperimentazione

in cui il Comune, le utilities, le Esco

e tutti i principali stakeholders del

territorio hanno iniziato a costruire

un percorso di sviluppo a sistema,

in cui ciascuno presidia il proprio

ambito di competenza cercando di

creare maggiore valore attraverso

l’interazione e le sinergie con gli altri

interlocutori.

Bas Boorsma, ex manager Cisco

responsabile per il Nord Europa dei

servizi smart e IoT e attuale founder

e CEO di Rainmaking Urban racconta

queste esperienze vissute di persona

nel suo libro “A New Digital Deal”. Bas,

io ed altri due colleghi professionals

e innovatori della PA, Giovanni Fazio

e Angelo Bozza, abbiamo deciso di

costituire una associazione proprio

per promuovere la diffusione della

cultura dell’innovazione e del digitale

e quindi la crescita di analoghi

percorsi nel nostro paese.

The Smart City Association Italy

(http://www.thesmartcityassociation.

org), vuole facilitare l’interazione

28 SMARTforCITY - Numero 1 2019


virtuosa tra il settore pubblico

e quello privato per lo sviluppo

delle Smart City e Smart Land nel

nostro paese mettendo in contatto

la nostra community di pionieri

dell’innovazione con le principali

esperienze internazionali. Il libro

“A New Digital Deal” rappresenta

una sorta di manifesto dei modelli

e delle logiche che l’associazione

promuove; come dice Bas

Boorsma: “E’ stata avviata una

vasta gamma di iniziative smart city,

ma molte mancano di una profonda

convergenza tra partners dei

settori publico e privato, molte

iniziative mancano del DNA e delle

risorse per migrare su larga scala,

e molte sono state avviate senza

porre le domande più elementari,

ad esempio relative all’obiettivo e al

valore. Affinché tali iniziative possano

riuscire o migliorare abbiamo bisogno

di un New Deal Digitale.”

Abbiamo iniziato a raccontare queste

esperienze e questi nuovi modelli di

sviluppo a Brescia il 20 Aprile 2018

(https://thesmartcityassociation.

org/a-new-digital-deal/ ). Più di

100 partecipanti tra amministratori

pubblici, dirigenti pubblici, manager

privati ed imprenditori. In questa

occasione abbiamo avuto modo

di invitare anche esperti di livello

internazionale come Jonathan

Reichental, guru della tecnologia

blockchain applicata ai servizi

pubblici. The Smart City Association

Italy è stata poi invitata a partecipare

ad una interessante conference sullo

sviluppo delle Smart City a Reykjavik

(http://www.reykjaviksmartcity.

is/conference ) dove era possibile

salire a bordo di veicoli a guida

autonoma, ma soprattutto dove

abbiamo visto come territori meno

ricchi di noi in storia e tradizioni

stiano sfruttando l’innovazione per

crescere e migliorare la qualità

delle vita delle proprie comunità.

Infine più recentemente abbiamo

organizzato, con il patrocinio di Roma

Capitale, un evento al Campidoglio

invitando Francesca Bria, CIO

Fig. 4 - Vista dal cortile interno del monumentale complesso di Sant’Agata realizzato dai padri Teatini nel XVII secolo.

Fonte: http://www.maite.it/exsa/il-progetto/

UN NEW DEAL DIGITALE

OLTRE LE SMART CITIES.

COME IMPIEGARE AL MEGLIO LA

DIGITALIZZAZIONE

AL SERVIZIO DELLE NOSTRE CO-

MUNITÀ

Come possiamo favorire lo sviluppo

digitale delle nostre comunità? E pianificare

iniziative digitali che portino

valore economico, sociale ed ambientale?

Cosa possiamo fare per garantire

che i valori umani restino al centro nei

processi di digitalizzazione? Perché

così tante iniziative “smart city” hanno

prodotto risultati diversi e cosa possiamo

imparare da esse? Quali sono i

passi decisivi per avere successo nella

progettazione e realizzazione di una

smart city o nella strategia di digitalizzazione

di un paese? Cosa costituisce

una governance pronta per la digitalizzazione

di una città, una regione o

un paese? E come possiamo preparare

un terreno fertile per gli investimenti,

le startups, per stimolare l’innovazione,

le aziende high tech, i cittadini ed in

generale la comunità?

Un New Deal Digitale risponde a queste

questioni essenziali fornendo sia

una visione sulla digitalizzazione di

una comunità sia una metodologia

pratica e basilare. Esplora l’essenza

della digitalizzazione, spiega come le

comunità possono trarre benefici dal

futuro cambiamento digitale e cosa è

necessario fare per orchestrarlo con i

portatori di interesse, pubblici e privati,

puntando su obiettivi economici, sociali

ed ambientali, e combinandoli in un

New Deal, che è naturalmente Digitale.

Bas Boorsma si occupa di temi legati

alla smart city dal 2003. Attualmente

è l’Amministratore Delegato di Rainmaking

Urban, una azienda focalizzata

sullo sviluppo della Smart City che

si occupa di supportare iniziative di

digitalizzazione in tutto il mondo, ed

opera all’interno del gruppo Rainmaking.

Prima di Rainmaking, Bas è stato

uno dei principali leader dell’innovazione

in Cisco (2007-2018), dove ha

guidato lo sviluppo di nuovi modi di

pensare, la digitalizzazione delle comunità

e il portafoglio servizi dell’Internet

delle Cose. Bas ha una formazione

storica e si occupa di tematiche

che caratterizzano il nostro presente

con un occhio al futuro sullo sfondo.

Il libro è disponibile su Amazon in inglese

ed in italiano. E’ disponibile anche

la versione ebook. Ulteriori info

su http://anewdigitaldeal.com

TECHNOLOGY

Numero 1 2019 - SMARTforCITY 29


TECHNOLOGY

della Città di Barcellona (https://

thesmartcityassociation.org/anew-digital-deal-rome/

). Anche in

questo caso più di 100 partecipanti

e un grande dibattito sullo stato

dell’arte in questi temi nel nostro

paese. Abbiamo sentito la voce

dell’Università, con Giuliano Noci

Prorettore del Politecnico di Milano,

del governo, grazie a Giovanni Vetritto

Direttore Generale della Presidenza

del Consiglio dei Ministri, ma anche

delle imprese, con Davide Rota CEO

di Linkem, e della politica, con Flavia

Marzano Assessora di Roma Capitale

e delle grandi imprese statali, con

Stefano Pizzuti di Enea.

A fianco di una indispensabile azione

di comunicazione, divulgazione

e networking pensiamo però sia

necessario procedere anche con una

formazione mirata. The Smart City

Association Italy ha siglato così un

accordo con Rainmaking Urban e nei

prossimi 2 anni offrirà ai propri soci

la possibilità di accedere ai corsi di

formazione di TASC (The Academy for

Smarter Community) una iniziativa

TASC.

THE ACADEMY FOR SMARTER COM-

MUNITY

TASC nasce dall’ambizione di creare comunità

più intelligenti e vivibili - e di facilitare

coloro che guidano tali sforzi. TASC supporta

gli individui e le organizzazioni nei

loro sforzi per sviluppare, implementare e

gestire efficacemente gli sforzi della “città

intelligente”. E non solo le città, ma anche

le regioni e i comuni più piccoli - qualsiasi

comunità che si prepara a diventare più

intelligente e più vivibile. A tal fine, TASC

offre Masterclass alle Smarter Community

per migliorare le abilità e le competenze

di professionisti, professionisti, dirigenti e

leader eletti in questa nuova disciplina.

Le Masterclass TASC trasmettono un linguaggio,

conoscenza e know-how condivisi

e metodologie comprovate. TASC promuove

una comunità globale in continua evoluzione

di professionisti e leader e fornisce

una guida su misura e strutturata durante

e dopo la formazione.

Le Masterclass TASC vengono condotti

di formazione su misura costruita

con gli attori delle città straniere

prima menzionate che hanno davvero

iniziato a costruire le proprie Smart

Cities. Una prima edizione avrà luogo

a Copenhahen dal 10 al 12 Settembre

2018, poi a Dubai, Stavanger e

Tampere.

La nostra associazione sta cercando

Comuni intenzionati ad ospitare

una edizione italiana di queste

Masteclass nella primavera 2019.

“Abbiamo individuato un modello

finanziario di adesione da parte dei

Comuni decisamente sostenibile ed

in grado di liberare nuove risorse

finanziarie che potranno sostenere i

progetti di una giunta” sostiene Angelo

Bozza, cofounder e Tesoriere della

Associazione.

Siamo anche però convinti che dopo

lo stadio di divulgazione e dopo i

primi momenti formativi nella PA

nascerà inevitabilmente il bisogno

di sperimentare ed attuare le nuove

logiche di cooperazione. The Smart

City Association Italy si è organizzata

dunque anche per rispondere a questi

da selezionati esperti e facilitatori della

materia. Forniamo la nostra formazione

sia attraverso corsi di iscrizione aperti, sia

con Masterclass dedicati a - e organizzati

in - TASC’s Anchor Cities attraverso i continenti.

Saranno illustrate le metodologie, le tecnologie,

le politiche e le architetture aziendali

che preparano la tua comunità al successo.

4 Non può esserci una strategia valida per

tutti. Impara a costruire la tua.

4Impara dai successi e dai fallimenti di

alcuni dei più importanti professionisti

a livello globale - e adattati.

4Poni il fondamento per te e la tua organizzazione

per un viaggio di innovazione

efficace - ed evolvi.

4Esplora il curriculum espanso di corsi e

corsi di formazione specialistici di TASC

e partecipa.

Per ulteriori informazioni vai su http://

www.tasc.world

bisogni dei propri soci, sia pubblici

che privati, per accompagnarli nella

fase iniziale di comprensione dei

problemi e sviluppo di nuovi modelli

di business, di servizio pubblico e

quindi di vera e propria partnership a

beneficio delle comunità territoriali di

riferimento.

Come dice Giovanni Fazio, cofounder

e Segretario della Associazione:

“Troppo spesso ci siamo trovati aziende

innovatrici desiderose di offrire servizi

e prodotti innovativi ma impreparate

a dialogare con la PA secondo gli

schemi del Codice dei Contratti, ed

analogamente altrettanto spesso

abbiamo di fronte Dirigenti ed Assessori

della PA desiderosi di offrire nuovi

servizi alla propria cittadinanza ma

disorientati di fronte alla compressione

dei budget finanziari. Noi, sulla base

della nostra esperienza e di alcuni casi

di successo internazionale vogliamo

facilitare questo incontro tra settore

pubblico e privato e consentire

finalmente l’avvio di una nuova stagione

di innovazione della PA in piena

partnership con le più dinamiche ed

innovatrice aziende private. Si può fare

soprattutto nel nostro paese dove in

realtà creatività, competenze e volontà

spesso non mancano”.

AUTHOR

Raffaele Gareri

raffaele.gareri@thesmartcityassociation.org

Chairman di The Smart City Association Italy

http://www.thesmartcityassociation.org

ABSTRACT

In the social media, on the Internet but also

in traditional media, the terms Smart City

and Smart Land are emerging not only from

public actors, but increasingly also from private

entrepreneurs and managers. But what is it, why

this growing attention? It is not easy to give a

synthetic definition, but certainly we need to

clarify that the socio-economic system fully

understands the growth opportunities that this

approach can generate in our cities, large and

small.

KEYWORDS

smart city; digitalizzazione; comunità

30 SMARTforCITY - Numero 1 2019


SOLUZIONI DI GEOPOSIZIONAMENTO

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Numero 1 2019 - SMARTforCITY 31


COMMUNITY

Dai Bright Green

Buildings alle

Bright Cities

di Luigi Mundula e Sabrina Auci

Fig. 1 - Intelligent, Green e Bright Green buildings divisi per “competenze” e campi di interesse Fonte:

CABA (2008)

La crescente urbanizzazione e soprattutto la

crescente richiesta di maggiore efficienza nel

consumo energetico e nella gestione delle

risorse naturali rende sempre più attuale

affrontare in modo innovativo e sostenibile la

costruzione degli edifici. In questa prospettiva,

sono emerse alcune linee di ricerca che si

riconducono ai concetti di smart, intelligent, e

green/sustainable buildings. Partendo da questa

analisi, l’articolo si propone di evidenziare come

sia possibile sintetizzare gli aspetti di qualità

ambientale e di controllo integrato di un

edificio nel concetto di bright green buildings e

come, sia quindi necessario delineare un quadro

di riferimento concettuale più ampio. Questo

viene identificato nella Bright City, intesa come

cornice metodologica per orientare le operazioni

di trasformazione urbana nonché come

sintesi degli attuali riferimenti paradigmatici:

sostenibilità, smartness e resilienza.

Gli edifici residenziali e non

residenziali rappresentano

i principali consumatori di

energia all’interno di un’economia.

Circa il 35-40% dell’energia prodotta

dagli edifici viene utilizzata per la

costruzione degli edifici stessi mentre

la restante parte viene assorbita per

l’illuminazione e i sistemi di condizionamento

(Srivastava et al. 2017). Gli

edifici tendono a consumare anche

altre risorse naturali oltre all’energia

come ad esempio il suolo e/o i materiali

edili. Al fine di limitare tali effetti,

gli edifici si dovrebbero trasformare in

ambienti sempre più efficienti attraverso

la continua ricerca della riduzione

o minimizzazione dei consumi e degli

sprechi.

La trasformazione degli edifici in

smart, intelligent, green/sustainable

buildings deve necessariamente essere

accompagnata dal miglioramento del

contesto urbano e dal cambiamento

delle città. Le città, infatti, si devono

innovare, andando verso logiche di

sostenibilità. Questo miglioramento,

che implica una maggiore efficienza

e l’utilizzo di tecnologia avanzata, è

ormai realtà in molti medio-grandi

centri urbani. La necessità delle città

di evolversi in questa direzione è la

conseguenza della crescente urbanizzazione

della popolazione mondiale e

soprattutto della maggiore richiesta di

efficienza nel consumo energetico e in

generale nella gestione delle risorse

naturali non rinnovabili che tendono a

essere sempre più scarse. Anche la regolamentazione

degli edifici residenziali

e non residenziali si è trasformata,

diventando sempre più stringente

in termini di obiettivi di efficienza

richiesti (Buckman et al. 2014).

I BRIGHT GREEN BUILDINGS

Il consumo di risorse non rinnovabili

comporta il rapido esaurimento dello

stock a disposizione e quindi le nazioni,

e in particolare le città, devono

necessariamente utilizzare in modo

più efficiente l’energia. Nel 2014 la

Commissione Europea ha, infatti,

adottato la comunicazione “Resource

efficiency opportunities in the building

sector” il cui principale obiettivo

è di ridurre l’impatto ambientale degli

edifici migliorando l’efficienza nel

consumo delle risorse e la competitività

nel settore delle costruzioni.

Queste indicazioni sono state ulteriormente

confermate nel 2015 nel

“Circular Economy Action Plan” dove

si vuole promuovere progetti edili che

riducano gli impatti ambientali degli

edifici e ne aumentino la capacità di

riciclo delle diverse componenti.

32 SMARTforCITY - Numero 1 2019


Fig. 2 - Evoluzione degli edifici green Fonte: Schenider Electric (2008)

Gli edifici quindi se da un lato ci

proteggono, dall’altro possono avere

effetti negativi sull’ambiente. Per

questo motivo, l’analisi scientifica

ha portato all’individuazione e allo

sviluppo di due concetti di edifici

efficienti in termini sia energetici che

ambientali: edifici sostenibili (green) e

edifici intelligenti (smart).

Il concetto di green/sustainable buildings

si riferisce alla pratica di progettare,

costruire, operare, mantenere,

ristrutturare e demolire gli edifici in

modo da preservare le risorse naturali,

ridurre l’inquinamento e rispettare

l’ambiente. I principi di rispetto ambientale

e quindi il principio di costruire

edifici sostenibili permettono di

ridurre gli sprechi e i consumi aumentando

l’efficienza energetica, idrica e

dei materiali, riducendo contemporaneamente

i costi e i rischi. Gli edifici

sostenibili quindi possono essere uno

strumento efficace per sensibilizzare i

cittadini verso le questioni ambientali

e le possibili soluzioni per ridurre gli

impatti della vita quotidiana. Gli edifici

green di successo lasciano impronte

più leggere sull’ambiente attraverso

la conservazione delle risorse. In altre

parole, la progettazione di edifici

green implica il dover trovare un

equilibrio tra l’edilizia residenziale e

la sostenibilità dell’ambiente.

Con riferimento alla seconda tipologia,

secondo Buckman et al. (2014)

si deve distinguere tra intelligent

buildings, smart buildings e thinking

building secondo una scala di sempre

maggiore interazione degli edifici

individuata rispettivamente nella

capacità di reagire, adattarsi e predire.

Nel 1995 il Conseil International du

Bâtiment Working Groups definisce

un intelligent building come “un’architettura

dinamica e reattiva che

offre a tutti gli occupanti condizioni

produttive, economicamente vantaggiose

e rispettose dell’ambiente

attraverso un’interazione continua tra

i suoi quattro elementi di base: luoghi

(tessuto, struttura, strutture); processi

(automazione, controllo, sistemi)

persone (servizi, utenti) e gestione

(manutenzione, prestazioni) e le interrelazioni

tra di loro”. Dalla letteratura

(Wang et al., 2012 e McGlinn et al.,

2010) invece smart building si può

definire come un’architettura e/o un

design olistico e integrato dove la

progettazione e la realizzazione degli

edifici tengono in considerazione le

tecnologie intelligenti (capacità di

controllo dei devices, sensori di stato,

etc.), e i materiali usati oltre a considerare

la costruzione come un unico

sistema con la capacità di adattarsi

al raggiungimento di alcuni obiettivi

prefissati quali: energia ed efficienza,

longevità, comfort e soddisfazione.

Il continuo flusso di informazioni

derivante dai diversi device consente

a questi sistemi di adattarsi a diversi

contesti nonché alle variazioni puntuali

che si possono verificare in un

medesimo contesto.

Se da un lato nell’ambito dei green

buildings rientrano aspetti quali

l’efficienza energetica, la ventilazione

e il recupero idrico, nonché tutto ciò

che riguarda l’ottimizzazione del ciclo

dei rifiuti e riutilizzo di possibili scarti,

dall’altro, con riferimento agli edifici

smart, troviamo invece la capacità

di integrare la rete, il monitoraggio

integrato dei sistemi HVAC (Heating,

Ventilation and Air Conditioning), i

dispositivi elettronici e di sicurezza, le

infrastrutture e la gestione delle risorse

idriche. Risulta così evidente che,

i concetti di smart e green buildings,

anche se non identici, presentano

un’area di sovrapposizione, definita

come bright green buildings (CABA,

2008), dove rientrano tematiche quali

le energie rinnovabili, la qualità ambientale

e indoor degli occupanti, la

sostenibilità e il management energetico

(vedi Figura 1).

Un bright-green building è quindi un

edificio sia intelligente che sostenibile.

È, infatti, un edificio che utilizza sia

la tecnologia che i processi per creare

una struttura che sia sicura, sana e

confortevole oltre ad aumentare la

produttività e il benessere degli occupanti.

Fornisce, inoltre, informazioni

di sistema tempestive e integrate in

modo che i proprietari possano prendere

decisioni intelligenti in merito al

funzionamento e alla manutenzione

e sviluppa una logica implicita che

evolve efficacemente con le modifiche

delle esigenze e della tecnologia dei

proprietari. In questo modo un edificio

bright-green garantisce operazioni di

manutenzione intelligenti e continue

ed è progettato, costruito e gestito

con un impatto minimo sull’ambiente,

conservando le risorse, aumentando

l’uso efficiente dell’energia e creando

ambienti sani per gli occupanti. In

altre parole, questa tipologia di edifici

vuole soddisfare i bisogni del presente

senza compromettere i bisogni

delle generazioni future. Negli edifici

COMMUNITY

Numero 1 2019 - SMARTforCITY 33


COMMUNITY

bright-green, i sistemi completamente

in rete trascendono la semplice

integrazione di sistemi indipendenti

per raggiungere l’interazione tra

tutti i sistemi, che, lavorando in modo

integrato, ottimizzano le prestazioni

dell’edificio e creano un ambiente

favorevole al raggiungimento degli

obiettivi specifici degli occupanti.

Inoltre, i sistemi pienamente interoperabili

in questi edifici tendono a funzionare

meglio, costano meno per la

manutenzione e lasciano un’impronta

ambientale minore rispetto alle singole

utility e ai sistemi di comunicazione

(CABA, 2008).

L’evoluzione di questi concetti è tuttavia

talmente veloce che quello che

fino a pochi anni fa veniva visto come

futuro, i Net Zero Energy Buildings o

gli Eco-districts (Figura 2), oggi è già

realtà.

I BRIGHT GREEN BUILDINGS NEL

QUADRO ISTITUZIONALE EURO-

PEO: “LEVEL(S)”

Il percorso sopra delineato sta trovando

una sempre maggiore affermazione,

non solo a livello di consenso

e sensibilità della popolazione ma

anche a livello politico. La Commissione

europea ha infatti presentato

il 28 settembre 2017 la fase pilota di

“Level(s)” (http://ec.europa.eu/environment/eussd/buildings.htm),

un nuovo

quadro di riferimento UE per gli edifici

sostenibili, che aiuterà a trasformare

il settore edile. È un quadro di valutazione

open source messo a punto

in stretta collaborazione con soggetti

di punta del settore quali Skanska,

Saint-Gobain, the Sustainable Building

Alliance e Green Building Councils. Si

tratta del primo strumento di questo

tipo concepito per essere utilizzato

in tutta Europa e volto a facilitare la

transizione verso l’economia circolare.

Frutto di un’ampia consultazione

con l’industria e il settore pubblico,

Level(s) si basa su indicatori di prestazione

che riguardano aspetti quali

le emissioni di gas a effetto serra,

l’efficienza delle risorse, l’efficienza

idrica, la salute e il comfort, puntando

a creare un linguaggio comune che

definisca in cosa consiste nella pratica

un edificio sostenibile e che non si

limiti a considerare solo il consumo di

energia.

Level(s) è incentrato sugli aspetti principali

della prestazione di un edificio,

fungendo così da guida per chi vuole

costruire in modo più sostenibile. Tra

questi aspetti vi sono: le emissioni di

gas serra durante l’intero ciclo di vita

dell’edificio, il ciclo di vita dei materiali

efficiente sotto il profilo circolare

e delle risorse, l’uso efficiente delle

risorse idriche, la salubrità e comodità

degli spazi, l’adattamento e la resilienza

ai cambiamenti climatici, il costo e

il valore dell’intero ciclo di vita dell’edificio.

Ciascun indicatore di Level(s)

è concepito in modo da collegare

l’impatto dell’edificio con le priorità

dell’UE per l’economia circolare, e il

quadro di fatto amplia il programma

del settore edile favorendo la realizzazione

degli obiettivi di sviluppo

sostenibile delle Nazioni Unite.

La progettazione di edifici con caratteristiche

di consumi bassi o vicini

allo zero, di interventi di riqualificazione

energetica, volti ad avvicinare gli

edifici esistenti ai concetti di quasi-zero

Energy, e infine di distretti energetici,

quali nuclei su cui basare una

smart city ecocompatibile, trova però i

maggiori limiti e le maggiori difficoltà

nella mancanza di una tecnologia

contenitore dove sia possibile analizzare

nello stesso momento le interazioni

tra molteplici elementi. Tali

interazioni si possono verificare ad

esempio tra: edifici, sistemi di generazione

dell’energia, utenze termoelettriche

variabili, condizioni climatiche

variabili, presenza di fonti rinnovabili,

problematiche di vincoli prestazionali,

possibili soluzioni progettuali caratterizzate

da materiali e tecnologie

innovativi, valutazioni di carattere

normativo economico finanziario e

relative ad indicatori di smartness.

Sul mercato, o come risultato di estese

ricerche internazionali, sono presenti

ambienti software in grado di analizzare

in modo approfondito le prestazioni

energetiche dell’insieme edificio-impianti

(ESP-r dell’Università di

Strathclyde, Energy+ del Department

of Energy statunitense, TAS, ecc.) che

consentono di valutare parametricamente

l’effetto di interventi di riqualificazione,

ovvero che consentono di

considerare la poligenerazione e la

generazione distribuita in edifici reali

(in questa direzione un esempio è costituito

dal software ODESSE - ENEA).

Quello che manca è una dimensione

di analisi del problema, della conseguente

proposta progettuale, che

vada oltre il singolo edificio, ma che

includa il contesto in cui questo è

inserito (il quartiere) in modo che i

vari edifici che lo compongono siano

interconnessi con reti impiantistiche

di generazione e/o distribuzione di

energia in modo da formare un nucleo

bright (efficiente, sostenibile e smart)

in seguito ad una progettazione

basata su un approccio sinergico. Da

questo punto di vista l’Italia ha un’importante

tradizione di rigenerazione

urbana attuata negli ultimi quaranta

anni nei centri storici e nelle aree

dismesse, ma la dimensione di questa

opportunità è ancora lontana dalle

necessità di oggi.

Il campanello d’allarme sul molto

lavoro che resta da fare, in particolare

con riferimento alla valutazione

ex-ante dei progetti di riqualificazione

e trasformazione urbana, suona nei

dati che illustrano i forti cambiamenti

sociali in corso nelle aree urbane centrali

(perdita di funzioni e abitanti), la

continua occupazione di nuovo suolo

sino alla saturazione di alcuni ambiti

territoriali (fondovalle, zone costiere e

aree periurbane), la delocalizzazione

delle attività produttive e di servizio.

Il modello di crescita adottato nel secondo

dopoguerra ha causato un peggioramento

della qualità ambientale

di città e quartieri, dove si sono perse

34 SMARTforCITY - Numero 1 2019


ellezza e identità tipiche della nostra

storia, costruendo quartieri sempre più

soffocati dalle auto, privi di spazi pubblici

dove incontrarsi o camminare, ed

infine dove l’inefficienza energetica

delle case si è trasformata in ulteriore

carico economico per le fasce sociali

più deboli. Per non parlare della

cancellazione di importanti ambienti

naturali e agricoli di pregio.

VERSO UN NUOVO PARADIGMA:

LE BRIGHT CITIES

Per quanto Level(s) rappresenti un

importante passo avanti, non siamo

però ancora in presenza di un modello

decisionale integrato. Quello che manca

è un quadro concettuale condiviso

che permetta di valutare le soluzioni

tecnologiche rispetto all’impatto che

hanno sull’intero sistema urbano.

Il paradigma della smart city (Giffinger

et al. 2007; Etzkowitz e Lydesdorff,

2000; Neirotti et al. 2014; Mundula,

Auci e Vignani 2016; Mundula e Auci

2017) può essere un utile punto di

partenza per analizzare gli edifici bright-green

in un’ottica più ampia. Nato

infatti come concetto relativo all’efficientamento

energetico delle città si è

via via allargato fino a ricomprendere

aspetti sociali, ambientali, istituzionali

ed economici. Ripercorrendo idealmente

la linea evolutiva degli edifici

green, possiamo ritrovare un’analogia

con i medesimi concetti applicati alle

città. A fronte di un primo periodo in

cui il paradigma dominante è stato

quello della città sostenibile, successivamente

si è affermato sempre più

quello della smart city, fino a trovare

una forma di sintesi nella “smart and

sustainable city” (ITU, 2016). Guardando

al futuro però e considerando l’importanza

crescente di un terzo filone,

quello delle città resilienti (Pickett

et al. 2014), dovremmo prendere in

considerazione quell’area di sovrapposizione

presente tra questi fenomeni

che, parafrasando la terminologia usata

per gli edifici, potremmo definire

“Bright”. Intendendo quindi con Bright

Cities, città il cui principale obiettivo

è quello di coniugare gli aspetti della

sostenibilità, della resilienza e della

smartness.

Così come per le smart cities, anche

per le bright cities si pone il problema

di una loro definizione condivisa

tale da consentire la misurabilità del

fenomeno e quindi la valutazione

d’impatto delle soluzioni ipotizzate.

Qualunque siano le dimensioni e gli

indicatori scelti per definirle sarà necessario

stabilire le relazioni funzionali

tra la scala urbana e quella edilizia,

al fine di poter comprendere (e

quindi tenere in considerazione nella

fase di scelta) l’effetto delle soluzioni

adottate al livello più minuto (edilizio)

sull’intero sistema (il quartiere e/o

l’intera città).

Se il concetto di bright cities dovesse

essere considerato un’invariante

rispetto alla tipologia ed alla morfologia

urbana, si perderebbe di vista

la principale caratteristica delle città,

cioè di essere delle strutture composite

i cui mattoni fondamentali

sono rappresentati dagli edifici e dai

quartieri. Questo fatto renderebbe

difficilmente valutabili (in termini di

incremento prestazionale) le soluzioni

tecnologiche specifiche per gli

edifici che ad oggi sembrano essere

quelle che presentano le maggiori

potenzialità in termini di incremento

di efficienza energetica. Tale situazione

richiede quindi una preliminare

esplicitazione di una definizione del

concetto di brightness a livello del

singolo edificio in grado di mantenere

nel contempo un collegamento

logico-funzionale con la definizione a

livello dell’intero sistemo urbano.

Una possibile strada per affrontare

questo problema consiste nella costruzione

di una matrice su uno spazio

bidimensionale definito nei due assi

rispettivamente dalla dimensione

della città e dalla morfologia dell’ambito

urbano. In ogni incrocio (Figura 3)

i vari indicatori e conseguentemente

i rispettivi ambiti, pur partendo da

una medesima struttura definitoria,

assumeranno così pesi diversi.

La matrice così definita trova poi

una sua ulteriore evoluzione grazie

all’aggiunta della dimensione legata

alla tipologia edilizia, passando così a

definire uno spazio decisionale tridimensionale.

Una volta individuato in quale nodo

della matrice tridimensionale ci

si trova si potrà procedere con la

definizione del valore ex ante dell’area

in termini di brightness. Questa

misura avverrà dapprima attraverso

Fig. 3 – Matrice tridimensionale di relazione tra dimensione della città, morfologia urbana e tipologia

edilizia Fonte: elaborazione degli autori.

COMMUNITY

Numero 1 2019 - SMARTforCITY 35


COMMUNITY

una contestualizzazione della matrice

tridimensionale tramite l’introduzione

della quarta dimensione (il tempo).

Quest’ultima dimensione viene modellata

attraverso la scala di priorità

(disponibilità a pagare) degli abitanti

che ha valore hic et nunc e successivamente

attraverso la rilevazione

del valore attuale degli indicatori nel

contesto di studio.

A questo punto sarà possibile procedere

alla:

1) definizione delle soluzioni tecnologiche

adatte al contesto (variabili di

input) e definizione degli impatti di

queste sul sistema (diretti e indiretti);

2) definizione delle alternative progettuali

(mix tecnologici differenti);

3) valutazione ex ante delle alternative

e individuazione della alternativa

ottimale.

CONCLUSIONI

L’evoluzione tecnologica sempre più

spinta e le conseguenti soluzioni, che

il mercato dell’edilizia sta mettendo

in campo, seppur finalizzate ad un

uso più efficiente delle risorse e ad

una maggiore capacità di risposta

agli stress ed agli shock che le attuali

trasformazioni stanno manifestando

quotidianamente, rischiano di raggiungere

un risultato sub-ottimale se

non inquadrate in una cornice strategica

più ampia. La somma di tante

singole iniziative, per quanto ottime,

non genera, infatti, necessariamente

una soluzione ottimale. Questa deve

nascere piuttosto da un quadro di

riferimento logico che costituisca

sia l’obiettivo a cui tendere sia un

sistema di valutazione delle scelte

di dettaglio capace di evidenziare gli

effetti sull’intero sistema. La cornice

della Bright City, proposta in questo

articolo, pur se ancora ad uno stadio

embrionale e con la necessità quindi

di essere approfondita e dettagliata,

può rappresentare la risposta alle

sfide (ambientali, sociali ed economiche)

che le nostre comunità dovranno

fronteggiare nei prossimi anni.

REFERENCES

Buckman A.H., Mayfield M., e

Beck S.B.M. (2014), What is a

Smart Building? Smart and

Sustainable Built Environment

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CABA (2008) Bright Green Buildings:

Convergence of Green

and Intelligent Buildings, in

Sullivan, F. (Ed.), Continental

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(CABA), Ottawa, pp. 1-220,

available at: www.caba.org

Conseil International du

Bâtiment (CIB) Working Group

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Etzkowitz H. e Leydesdorff L.

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Giffinger R., Fertner C., Kramar

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N. e Meijers E. (2007) Smart

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of Regional Science of Vienna.

Available at http://www.

smart-cities.eu/

McGlinn K., O’Neill E., Gibney

A., O’Sullivan D. e Lewis D.

(2010) SimCon: a tool to support

rapid evaluation of smart

AUTHOR

Luigi Mundula

luigimundula@unica.it

Università di Cagliari, Dipartimento

di Ingegneria Civile e

dell’Ambiente e Architettura

Sabrina Auci

sabrina.auci@unipa.it

Università di Palermo, Dipartimento

di Scienze Politiche e

Relazioni Internazionali

KEYWORDS

Green and Sustainable

Buildings, Smart and Intelligent

buildings, Bright

green Buildings, Smart and

Sustainable cities, Bright

cities

building application design

using context simulation and

virtual reality. Journal of

Universal Computer Science

16(15), 1992-2018

Mundula L. e Auci S. (2017)

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and Innovation within Smart

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ISBN: 978-1-522-51978-2,

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1978-2.ch009.

Mundula L., Auci S. e Vignani

D. (2016), “Defining Smart

Cities: A Relative and Dynamic

Approach”, in REAL CORP 2016.

Smart Me Up!How to become

and how to stay a Smart City,

and does this improve quality

of life? - Proceedings of 21st

International Conference on

Urban Planning, Regional

Development and Information

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9504173-1-9

Neirotti P., De Marco A., Cagliano

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Pickett, S.T., McGrath, B.,

Cadenasso, M.L., e Felson, A.J.

(2014) Ecological resilience

and resilient cities. Building

ABSTRACT

The increasing urbanization

and above all the

increasing demand for

more efficiency in energy

consumption and in the

management of natural

resources makes ever more

urgent to tackle the construction

of buildings in an

innovative and sustainable

way. In this perspective,

some research lines

have emerged refering

to the concepts of smart,

intelligent, and green/

sustainable buildings. Starting

from this analysis, the

article aims to highlight

how it is possible to synthesize

both the environmental

quality aspects and

Research & Information, 42(2),

143-157

Schneider Electric (2008), https://www.slideshare.net/seindia/presentation-se-smart-buildings

Srivastava A., Singh P., Janhavi

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e Yang R. (2012) Multi-agent

control system with information

fusion based comfort

model for smart buildings.

Applied Energy 99, 247-254

the integrated control of

a building in the concept

of bright green buildings,

and how thus a wider

conceptual reference framework

is necessary. This

is identified in the Bright

City, intended as a methodological

framework for

orienting urban transformation

operations and as

a synthesis of the current

paradigmatic references:

sustainability, smartness

and resilience.

36 SMARTforCITY - Numero 1 2019


Numero 1 2019 - SMARTforCITY 37

COMMUNITY


TECHNOLOGY

UN MODELLO TECNOLOGICO

INTEGRATO PER ANDARE

VERSO SMART@POMPEI

Il progetto pilota MiBAC – CNR

è replicabile anche in altri contesti

di Alberto Bruni, Luca Papi

Il modello/sistema integrato, basato su

tecnologie IoT, frutto del progetto pilota

MiBAC - CNR, denominato Smart@POMPEI,

e del Grande Progetto Pompei, è finalizzato

a generare un dimostratore tecnologico

replicabile in altri contesti per gestire la

sicurezza delle persone e dei monumenti

sia in condizioni normali sia in condizioni

di emergenza. Il progetto unisce l’innovazione

tecnologica con l’innovazione

sociale con lo scopo di andare verso

uno Smart and Resilience Archaeological

Park per poi generare uno Smart@LAND

ossia un territorio che comprenda le zone

limitrofe a Pompei (Buffer zone) gestito in

maniera sostenibile e inclusiva.

Pompei sorge su un pianoro a

circa 30 m s.l.m. formato da

una colata di lava vesuviana, a

controllo della valle del fiume Sarno

alla cui foce sorgeva un antico porto.

Incerte sono le notizie sulle origini

della città. Le testimonianze più antiche

si datano tra la fine del VII e la

prima metà del VI sec. a.C. Si estende

per circa 66 ettari dei quali circa 45

sono stati scavati. La città è stata

suddivisa in regiones (quartieri) e insulae

(isolati) nel 1858 per esigenze

di studio. Presso il Parco Archeologico

di Pompei lavorano circa 500 persone

con una fruizione di 10.000 visitatori,

di media, al giorno con picchi fino

a 25000 visitatori in alcuni giorni

dell’anno. Nel 2018 hanno visitato il

Parco Archeologico di Pompei 3,6 milioni

di turisti.

Il Parco Archeologico di Pompei per

le sue dotazioni tecnologiche all’avanguardia

nonché per le sue caratteristiche

ambientali diversificate, si

presta ad essere il sito presso il quale

realizzare un modello tecnologico

integrato innovativo per la gestione

della sicurezza delle persone e dei

monumenti sia in condizioni normali

sia in condizioni di emergenza.

COME NASCE IL PROGETTO?

ACCORDO QUADRO MIBAC – CNR

→CONVENZIONE OPERATIVA

In data 28 maggio 2015 il Ministero

dei Beni e delle Attività Culturali e il

Consiglio Nazionale delle Ricerche

(CNR) hanno stipulato un Accordo

Quadro, di durata settennale, al fine di

individuare e sviluppare programmi

di ricerca e innovazione, di dimostrazione

e di formazione nel settore del

patrimonio culturale e del turismo.

A seguito del suddetto Accordo, il

30 marzo 2016 tra i due Enti è stata

stipulata una Convenzione Operativa

nell’ambito della quale le Parti,

nel quadro delle proprie attività di

ricerca, di sviluppo e di formazione,

38 SMARTforCITY - Numero 1 2019


si impegnano a collaborare, per tutta

la durata della presente Convenzione

Operativa, per la realizzazione di

una soluzione tecnologica integrata

finalizzata al miglioramento della

sicurezza del patrimonio culturale

nazionale[1].

In tale contesto, le Parti hanno avviato

il primo progetto pilota per la creazione

del primo Smart Archaeological

Park in Italia e nel mondo presso il

Parco archeologico di Pompei (Fig. 1).

Al fine di dare piena attuazione alla

suddetta Convenzione operativa si è

istituita una “Cabina di Regia” con il

compito di gestione e coordinamento

integrato delle attività progettuali/

tecnologiche finalizzate alla tutela,

valorizzazione e sicurezza del Parco

Archeologico di Pompei nell’ambito

del Progetto di cui sopra. La Cabina di

Regia è composta dal Alberto BRUNI,

Funzionario del Segretariato generale

del MiBAC e dal Luca PAPI, Tecnologo

del CNR – Dipartimento Scienze

Umane e Sociali, Patrimonio Culturale

(DSU).

Il MiBAC e il CNR intendono proseguire

le attività del progetto pilota

denominato Smart@POMPEI al fine

di creare il primo Smart Archaeological

Park in Italia e nel mondo presso

il Parco archeologico di Pompei per

poi generare da Smart@POMPEI uno

Smart@LAND ossia un territorio limitrofo

a Pompei (Buffer zone) gestito

in maniera intelligente, sostenibile e

inclusivo.

In particolare le Parti intendono

replicare il modello tecnologico innovativo,

integrandolo e adattandolo,

previe dovute indagini ed analisi

dei rischi aggiornate, sia sul territorio

campano, in linea con il Piano

Strategico della Buffer Zone della

Grande Pompei, sia presso i siti del

Parco Archeologico di Ostia Antica,

del Colosseo, Foro Romano e Palatino

sulle orme della Roma imperiale.

La Cabina di Regia è stata incaricata

di elaborare un organigramma con

i relativi incarichi e responsabilità

per ciascun sito culturale oggetto

d’intervento nonché prevedere attività

di formazione e trasferimento di

conoscenza sulla base delle attività

di innovazione tecnologica e di innovazione

sociale prodotte nell’ambito

del progetto Smart@POMPEI, in linea

con le linee strategiche della Scuola

del Patrimonio Culturale.

CHE COSA SIGNIFICA ANDARE

VERSO SMART@POMPEI?

Andare verso la realizzazione del primo

Smart Archaeological Park in Italia

e al mondo significa andare verso la

direzione di una gestione intelligente,

sostenibile, inclusiva armonizzando

tutela, protezione e valorizzazione

attraverso l’innovazione tecnologica

e l’innovazione sociale. Significa

adeguare i servizi ai reali bisogni dei

turisti sulla base di accurate analisi;

adeguare i servizi alle reali esigenze

del personale che ogni giorno opera

sul campo per la conservazione dei

monumenti; aumentare le prestazioni

dei dispositivi e degli impianti (Fig. 2),

minimizzando i costi e, di conseguenza,

promuovere un uso efficiente ed

efficace delle risorse per migliorare

l’accessibilità del sito.

In realtà Smart@POMPEI non è solo

un progetto ma è un qualcosa di molto

più complesso: ossia un percorso

Fig. 1 - Parco Archeologico di Pompei – Basilica (Regio VIII)

programmatico basato sulle tecnologie

integrate e innovative (IoT – Internet

of Things/internet delle cose)

Numerosi sono stati gli investimenti

effettuati e le attività svolte negli

ultimi anni dal MiBAT nell’ambito del

Grande Progetto Pompei d’intesa con

il Parco Archeologico di Pompei e con

l’Arma dei Carabinieri. Il parco Archeologico

di Pompei è dotato di data

center, copertura WI-FI dell’intero

sito, di un nuovo sistema di videosorveglianza

IP, piano della conoscenza,

nuovo impianto di illuminazione perimetrale

a led, sistema informativo

geografico (GIS), copertura con rete

Tetra dell’intero sito, nuova connessione

internet a fibra ottica per gli

utenti, piattaforma per la gestione ed

erogazione delle app (Fig. 3).

Va evidenziato, inoltre, che si sono

svolte, e continueranno a svolgersi,

attività di monitoraggio focalizzate

alla prevenzione e protezione del sito

in collaborazione con grandi aziende,

Enti di Ricerca, Università e Istituzioni

di Governo quali: servizi a bassa

invasività per il monitoraggio dei movimenti

e delle deformazioni del terreno

e delle strutture; monitoraggio

satellitare interferometrico con analisi

dei dati storici e dei fenomeni lenti

mediante i rilievi della costellazione

satellitare COSMO-SkyMed; rilevazio-

TECHNOLOGY

Numero 1 2019 - SMARTforCITY 39


TECHNOLOGY

ne di fenomeni in tempo reale (early

warning) mediante reti di sensori wireless

(WSN) dispiegate in sito presso

il Tempio di Venere e Domus dei Casti

Amanti (estensimetri a filo, tiltmetri,

sonde di umidità, ...).

Inoltre è stata realizzata una infrastruttura

per le comunicazioni sicure

degli operatori di sito in standard TE-

TRA; Collaborative App su smartphone

per utenza amica (operatori museali,

guide certificate, addetti ai gates) per

l’invio di segnalazioni relative a situazioni

anomale: (i) Soccorso Sanitario

(in caso di malesseri, incidenti, ecc.);

(ii) Soccorso Addetti alla Sicurezza (in

caso di molestie, azioni di vandalismo,

ecc.); (iii) Allerta (in caso di incendi,

rischi di crolli, ecc.); (iv) Intervento (in

caso di sporcizia, degrado, ecc.).

Sono state svolte, altresì, attività di

telerilevamento a terra mediante

l’utilizzo di strumenti iperspettrali

per l’acquisizione di immagini e firme

spettrali dei diversi materiali e

componenti chimici presenti su zone

individuate come critiche e/o di interesse

(in collaborazione con CNR) per

supportare mantenimento e restauro

dei beni.

Fig. 2 - Parco Archeologico di Pompei - Sala controllo.

IL MODELLO TECNOLOGICO

INTEGRATO

L’obiettivo principale del progetto

Smart@POMPEI è quello di realizzare

un modello tecnologico integrato

replicabile, modulabile, flessibile, basato

sull’utilizzo delle tecnologie IoT

(Fig.4). La dorsale principale del sistema

tecnologico integrato è rappresentata

dalla rete a fibra ottica posata

all’interno dei cavidotti utilizzati dal

sistema di videosorveglianza. Naturalmente

il sistema tecnologico integrato

prevede anche una rete senza fili

realizzata mediante punti di accesso

(AP) con il quale è possibile erogare

servizi necessari sia ai visitatori sia al

personale che opera sul campo.

Il cuore del sistema tecnologico integrato

è rappresentato dalla Piattaforma

Operativa Intelligente (IoC) con il

quale è controllata e gestita tutta la

sensoristica (dalle TVCC ai sensori che

monitorano i movimenti e le deformazioni

del terreno e delle strutture)

distribuita nel parco generando allarmi

in caso di sforamento delle soglie

limite, in caso di comportamenti anomali

e in caso di emergenza.

TECNOLOGIE INNOVATIVE IN

CORSO DI SPERIMENTAZIONE

LI-FI o Light Fidelity

Il metodo più moderno ed innovativo

per trasmettere dati in modalità

wireless, è quello denominato LiFi o

“Light Fidelity”, tecnologia che sfrutta

la modulazione della luce emessa dai

LED per la trasmissione di informazioni.

La tecnologia (che si presenta

con lo standard internazionale IEEE

802.15) funziona grazie alla commutazione

on-off del singolo LED. Questa

sequenza 0/1 non è visibile all’occhio

umano ma consente la trasmissione

del dato (Fig. 5).

Tanto maggiore è la velocità di commutazione,

tanto migliore sarà la velocità

di trasmissione dell’informazione.

Fig. 3 - Dispositivi e sensori.

40 SMARTforCITY - Numero 1 2019


TECHNOLOGY

Fig. 4 - Schema a blocchi del modello tecnologico integrato.

Fig. 5 - Sequenza 0/1 - Tecnologia Li-Fi.

Tutte le fonti LED possono essere

potenziali trasmettitori di informazioni

e ogni device un potenziale fruitore

delle stesse. La luce che evidenzia le

opere d’arte in un museo sarà lo strumento

per trasmettere ai tablet e agli

smartphone la guida interattiva all’opera

durante la visita.

Una caratteristica intrinseca di tutte

le soluzioni LiFi (grazie alla precisione

di geolocalizzazione della tecnologia)

è quella di consentire uno studio approfondito

delle dinamiche di visita

e quindi un’analisi attenta del marketing

di prossimità o di posizionamento

delle opere/prodotti.

La tecnologia LiFi unisce il risparmio

energetico (grazie all’uso di lampade

a Led) con il vantaggio di fruire, senza

ulteriori soluzioni, di un sistema di

trasmissione dati alquanto efficiente e

al riparo dai problemi in intercettazione

delle informazioni (hacker).

Tale a tecnologia sostituirà progressivamente

quella WiFi, ma già da subito

ha trovato una propria collocazione

in ambienti dove la sensibilità per

la problematica dell’inquinamento

elettromagnetico è evidente e dove

le problematiche di rischio di perdita

dati sono preponderanti.

Alcune istallazioni delle lampade a

led con tecnologia Li-Fi sono state

effettuate sia sui bracci dell’Anfiteatro

(Fig. 6) sia presso la Domus dei Vettii.

dei principali asset è costituito dall’accessibilità

e dalla fruibilità del sito da

parte di tutti.

Pertanto, è stata avviata la sperimentazione

del prototipo del braccialetto

intelligente CON-ME (Fig. 7) che apre

le porte ad un percorso progettuale

complesso che vede coinvolti Enti di

Ricerca, Università, Imprese, Istituzioni

di Governo.

Il sistema è basato su tecnologie

dell’Internet of Things (IoT). La soluzione

prevede di assegnare ai visitatori

con disabilità un braccialetto, capace

di inviare segnali ad un server centrale

che li elabora ed effettua azioni

mirate alla salvaguardia e sicurezza

dei visitatori.

L’oggetto indossato dal visitatore

con disabilità acquisisce una identità

elettronica e come tale può essere

identificato, riconosciuto e validato da

componenti paritetici nella rete privata

del parco di Pompei, che, scambiandosi

informazioni, evidenziano fenomeni

e/o situazioni che richiedono

l’interazione o l’intervento umano per

il completamento dei processi in base

alle circostanze.

Le operazioni previste consistono nella

comprensione dei messaggi inviati

dai dispositivi indossati dai visitatori

e la conseguente visualizzazione della

loro dislocazione in una mappa per un

supporto alle decisioni degli operatori.

Per la soluzione di geo-referenziazione

del Visitatore all’interno del

parco archeologico di Pompei, è stata

creata una rete sensori denominata

“CON-ME”, in cui vengono impiegati

sia una rete WLAN di Access Point e

sia componenti ingegnerizzati in un

Il braccialetto CON-ME e la sicurezza

integrata per i visitatori con disabilità

Nell’ambito di Smart@POMPEI, uno

Fig. 6 - Parco Archeologico di Pompei - Anfiteatro (Regio II).

Numero 1 2019 - SMARTforCITY 41


TECHNOLOGY

• 96 ore di test di corrosione da nebbia

salina per standard di riferimento

CEI EN 61701

• 40 cicli di umidità e congelamento

con variazione termica da -40°C a

+110°C con relativa umidità da 0 a

90% in camera climatica per standard

di riferimento CEI EN 61215/

IEC 61646 art 10.12

Fig. 7 – Prototipo del braccialetto CON-ME

braccialetto indossabile grazie alla

collaborazione tra aziende.

Il dispositivo di geo-referenziazione

comprende diverse tecnologie che

consentono di avere un elevato grado

di libertà nella scelta delle modalità

di interazione, come di seguito elencati:

dispositivo di avvio e di stop

automatico, bottone di SOS, modulo

GPS, modulo Wi-Fi, modulo Bluetooth,

batteria integrata, LED di segnalazione

della carica della batteria, modulo per

la ricarica wireless (Fig. 8)

I coppi fotovoltaici

È in corso inoltre una sperimentazione

di coppi fotovoltaici (Fig. 9), ossia,

Fig. 8 – Il braccialetto CON-ME in carica

moduli speciali non convenzionali

progettati e costruiti specificatamente

per integrarsi e sostituire elementi

architettonici degli edifici. Data la

loro sostanziale differenza rispetto ai

comuni pannelli fotovoltaici in vetro e

metallo, i moduli fotovoltaici non sono

certificabili secondo le normative

standard e non esistono ancora certificazioni

applicabili. Tuttavia, i moduli

hanno superato le seguenti prove:

• 50 cicli di variazione termica di

100°C/h in camera climatica con

controllo delle temperature

da -40°C a +110°C per standard di riferimento

CEI EN 61215

Al fine di garantire una qualità sempre

costante, ogni 1000 moduli prodotti

viene testato un pezzo a

campione. Per coprire 15 mq sono

necessari 223 coppi fotovoltaici – potenza

nominale 1KW

Tali moduli appaino particolarmente

utili e adattabili al contesto del Parco

archeologico di Pompei per la produzione

di energia da fonti rinnovabili.

Faretti led a spettro naturale

I Led a spettro naturale sono stati

adottati per illuminare le murature

affrescate restaurate della Domus dei

Vettii (Fig. 10).

Sono stati selezionati i Led a spettro

naturale perché producono una luce

che si avvicina molto allo spettro

della luce solare naturale, trasmettendo

accuratamente i colori e le trame

delle murature affrescate restaurate.

PROSSIMI PASSI

L’insieme delle attività tecnologiche

testate presso il Parco archeologico

di Pompei rappresenta il modello

innovativo da integrare ed adattare

per tutte le realtà nazionali rientranti

nell’ambito del Progetto Speciale Sicurezza

focalizzato sulle “Misure straordinarie

per la sicurezza antropica”

(Programma triennale ex art. 1 commi

9 e 10 legge 190/2014 - stabilità

2015, ed altre programmazioni).

Tra i prossimi passi è prevista la realizzazione

di uno Smart@POMPEI

Living Lab ossia uno spazio all’interno

del parco finalizzato a coinvolgere

direttamente i visitatori per collaborare

nello sviluppo e nella sperimentazione

dei nuovi prodotti/servizi

tecnologici.

Sono previste attività finalizzate ad

42 SMARTforCITY - Numero 1 2019


Fig. 9 – Coppi fotovoltaici

avvicinare i giovani alle nuove tecnologie

utilizzate nell’ambito di Smart@

POMPEI al fine di generare una consapevolezza

digitale avanzata utile per

entrare nel mondo del lavoro e colmando,

ove esiste, la carenza generalizzata

di competenze digitali di base.

Sono previste, inoltre, azioni finalizzate

a riaffermare e rafforzare il concetto

di legalità e al miglioramento

della sua percezione da parte della

comunità locale.

Smart@POMPEI intende inoltre attivare

azione di inclusione/integrazione

e reinserimento socio-lavorativo di

minori/giovani e adulti. Sono previste

attività finalizzate a mantenere il Parco

Archeologico una città viva, vitale

o meglio

una residenza creativa attraverso

l’accensione civica delle comunità

locali tramite l’inclusione sociale, la

rigenerazione urbana, la sostenibilità

ambientale (CIVITATES).

Sono previste attività finalizzate ad

andare verso una logica di certificazione

del parco archeologico di

Pompei per renderlo “resiliente” e far

nascere un centro di eccellenza per lo

sviluppo delle conoscenze sulla gestione

della sicurezza e mitigazione

dei rischi dei beni culturali in condizioni

normali e in emergenze.

Al fine di armonizzare e coniugare

un approccio che veda coinvolta la

tecnologia con il diritto si prevedono

attività finalizzate a considerare il

bilanciamento che ci deve essere tra

privacy e sicurezza alla luce del nuovo

regolamento europeo sulla privacy

(GDPR).

Le Parti intendono altresì avviare studi

sugli aspetti psicologici della sicurezza,

dell’emergenza e del rischio.

Sono previste inoltre analisi mediante

sistemi a pilotaggio remoto (droni) di

ultima generazione con focus su:

4Analisi dello stato della vegetazione.

Rilievo fotogrammetrico e multispettrale

per verificare

l’evoluzione della crescita della vegetazione

con restituzione di mappe

classificate per soglie di

attenzione.

4Monitoraggio amianto. Rilievo fotogrammetrico

e multispettrale per

evidenziare presenza amianto con

restituzione di mappe e misure.

4Monitoraggio per sorveglianza del

sito archeologico con voli di ronda

programmati.

4Aerofotogrammetria e curve di livello

per analisi dissesto idrogeologico

per prevenzione.

4Sistema AntiDrone per difesa contro

attacchi verso il patrimonio culturale.

Sono inoltre in programma attività

finalizzate al miglioramento del consumo

energetico di tutto il sistema

tecnologico integrato e sviluppo di

soluzioni innovative energeticamente

efficienti.

In tale contesto, risulta fondamentale

la collaborazione con la nuova figura

emergente del “data scientist” che

unisce le competenze dell’informatico,

dello statistico e del narratore, al fine

di estrarre la parte “preziosa” nascosta

sotto i Big Data. Il tutto nel rispetto

della dimensione etica, perché un

uso distorto dei Big Data può porre a

rischio la libertà e i diritti delle persone.

È stata avviata la procedura per la

registrazione di un marchio di qualità

tecnologica ed efficacia gestionale per

l’adeguata accessibilità, protezione,

conservazione del Parco Archeologico

di Pompei.

TECHNOLOGY

CONCLUSIONI

Il dimostratore tecnologico integrato

innovativo in corso di realizzazione

presso il Parco Archeologico di Pompei

può rappresentare il modello da

seguire a livello nazionale, e non solo,

per la gestione della sicurezza delle

persone e dei monumenti sia in condizioni

normali sia in condizioni di

emergenza.

Fig. 10 - Parco Archeologico di Pompei - Domus dei Vettii (Regio VI).

Numero 1 2019 - SMARTforCITY 43


TECHNOLOGY

REFERENCES

Papi, Luca (2014) Il primo dimostratore smart city applicato ai beni

culturali (2014). Archeomatica, 5 (4). ISSN 2037-2485

Papi, Luca (2016) Verso uno smart archaeological park. APRE

Magazine (2). pp. 39-40.

Garzia, Fabio and Papi, Luca (2016) An Internet of Everything Based

Integrated Security System for Smart Archaeological Areas. In: 2016

IEEE International Carnahan Conference on Security Technology

(ICCST) Proceedings. Institute of Electrical and Electronics Engineers,

Orlando, Florida, pp. 64-71. ISBN 978-1-5090-1070-7

AUTHOR

Alberto Bruni

Alberto.bruni@beniculturali.it

Funzionario del Segretariato Generale del MiBAC e

Responsabile MIBAC della Cabina di Regia di Smart@

POMPEI

Luca PAPI

luca.papi@cnr.it

Tecnologo – Security Manager del Dipartimento Scienze

Umane e Sociali, Patrimonio Culturale (DSU) del CNR

e Responsabile CNR della Cabina di Regia di Smart@

POMPEI

C’è vita nel nostro mondo.

ABSTRACT

The integrated model / system, based on IoT technologies,

resulting from project Smart@Pompei, developed

in the framework of the collaboration between MiBAC

anad CNR and Great Pompei Project, aims at generating

a technological demonstrator that can be replicated

in other contexts to manage and monitor the safety of

people and monuments both in normal and emergency

conditions. The project combines technological innovation

with social innovation in order to create a Smart

and Resilience Archaeological Park than can generates

a Smart @ LAND that is a territory including the areas

adjacent to Pompeii (Buffer zone) managed in a sustainable

and inclusive manner.

KEYWORDS

Internet of Things; sistemi integrati; sicurezza; efficientamento

energetico; monitoraggio; accessibilità; sostenibilità;

inclusione; cloud; big data; droni; intelligenza

artificiale

NOTE

[1] Il 4 aprile 2018, il Segretario Generale del MiBAC e il

Presidente del CNR hanno firmato l’atto di proroga della

citata Convenzione operativa in base alla quale le Parti

si impegnano a continuare a collaborare, per tutta la durata

della presente Convenzione Operativa (2018-2020),

per completare la realizzazione del dimostratore tecnologico

integrato replicabile finalizzato al miglioramento

della sicurezza del Patrimonio Culturale Nazionale.

Realizzazione di infrastrutture

dati territoriali (SDI) conformi a INSPIRE

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Cities

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Numero 1 2019 - SMARTforCITY 45


COMMUNITY

Le città intelligenti sono ecosistemi

creativi socialmente interconnessi?

di Alessia Usai

Una proposta metodologica per

riconoscere e supportare le

imprese creative nei processi di

rigenerazione urbana

Fig. 1 - Primi esempi di Mappatura Urbana. Studio redatto dal

dottor John Snow sui casi di colera a Broad Street, Londra,

1855. Fonte: John Snow - Published by C.F. Cheffins (1855)

Negli ultimi dieci anni le città sono

ritornate al centro dell’agenda pubblica

in qualità di motori dello sviluppo

nazionale e regionale in relazione

ai vantaggi offerti dalle economie di

urbanizzazione: possibilità di contatti

personali, disponibilità di beni

complementari e servizi avanzati,

coordinamento tra gli attori economici,

possibilità di una continua riconfigurazione

delle reti di attori.

Per competere a livello globale

le città sono chiamate a

sfruttare a pieno i vantaggi

offerti dall’essere nodi (hub) di una

rete di relazione fisica e virtuale

sempre più interconnessa e ricca di

opportunità, trovando nuove soluzioni

a problemi esistenti o aprendo strade

completamente nuove nel campo

della pianificazione. Sebbene si faccia

riferimento a due concetti teorici

ben distinti, le politiche recenti

sulla città intelligente (smart city)

e la città creativa (creative city)

ricollegano entrambi il successo

delle città globali alla loro capacità

di riconoscere, prima di altri, le idee

utili all’innovazione dei processi

produttivi, ben sapendo che anche

nei casi esemplari come quello di

Leondardo da Vinci le invenzioni

diventano innovazioni solamente

se hanno un risvolto pratico ed

economico.

Nel processo di creazione-invenzione

la cultura assume un ruolo

fondamentale come generatrice di

nuove idee, tutte potenzialmente

passibili di attenzione da parte

degli attori economici e politici in

ambito urbano. Si può parlare in tal

senso di una riscoperta della “cultura

produttiva e aziendale” a discapito

della “cultura alta” (si v., ad esempio,

gli stanziamenti destinati alle PMI

rispetto alle risorse riservate al

patrimonio culturale in Horizon 2020,

nel programma Creative Europe, nel

Bando Smart Cities del MIUR). Una

tendenza che segna profondamente

la programmazione comunitaria

2014-2020 e può, per certi versi,

penalizzare le politiche governative

caratterizzate da un approccio culturebased

alla tutela e valorizzazione

del patrimonio avvantaggiando

invece le sperimentazioni delle

città italiane nel legare i discorsi

dell’imprenditoria e della filiera

culturale. Un altro elemento

fondamentale per le città globali è

la presenza di un capitale sociale

e culturale dotato delle giuste

competenze (skills) per riconoscere

le idee innovative e trasformarle in

innovazioni per l’ambiente urbano.

Ciò si ottiene attirando i talenti

dall’eterno e/o coltivando i talenti

locali attraverso le seguenti politiche,

definite neo-liberali: marketing

territoriale; creazione di spazi per il

consumo di beni e attività culturali,

il tempo libero e la residenza,

come centri di divertimento e

intrattenimento, quartieri artistici,

comunità residenziali protette (gated

communities), ma anche grandi

eventi e vita notturna; incentivi

economici per l’insediamento di

grandi compagnie, zone franche

urbane, recupero delle aree dismesse,

agevolazioni fiscali, gestione privata

dello spazio pubblico nelle zone

commerciali urbane; programmmi

46 SMARTforCITY - Numero 1 2019


di formazione e curricula specifici

nonché sistemi per l’apprendimento

permanente (Lifelong Learnig

programms).

Infine, nelle città globali vi è una

crescente attenzione verso le

infrastrutture informatiche (banda

larga, fibra ottica) e l’agenda

digitale (e-government) attraverso

cui abbattere le distanze tra

l’amministrazione e i cittadini,

garantire maggiore trasparenza

e ridurre il fenomeno della

corruzione. Nel panorama europeo

segnato dalla disparità crescente

tra le diverse regioni, in cui al divario

nord-sud si è aggiunto quello estovest,

la costruzione dell’e governance

sembra tuttavia un processo ancora

a macchia di leopardo in cui molti

Paesi, compresa l’Italia, non possono

ancora rinunciare alla presenza di

contact point e help-desks sul territorio

per l’implementazione delle politiche

urbane e rurali, nazionali ed europee.

Ciò è particolarmente sentito dalle

regioni montane ed insulari che già

scontano le difficoltà dovute alla loro

particolare condizione geografica.

Resta dunque un dubbio di fondo:

riuscirà l’economia “creativa” ad

integrarsi nel territorio esistente, ad

adattarsi alle sue infrastrutture fisiche

rispondendo adeguatamente alle

istanze sociali e di qualità urbana,

oggi espresse anche dalle città più

remote e periferiche? Riusciranno

le ricerche e le politiche sulla città

intelligente a supportare le Smart

People e a mutare gli insediamenti

umani in ecosistemi creativi

socialmente interconnessi?

ECONOMIA CREATIVA E CITTÀ

Nella città sono presenti imprese,

liberi professionisti e lavoratori altamente

qualificati impegnati nella

valorizzazione dell’ambiente costruito,

nelle nuove tecnologie, nella produzione

di beni e servizi user-oriented

dal design accattivante. Soggetti che

operano come agenti di cambiamento

nei processi produttivi puntando su

beni e servizi ad alto contenuto culturale

e creativo capaci di competere

sul mercato globale e garantire nuove

opportunità occupazionali anche in

tempi di crisi.

Accomunati da questo approccio creativo

alla produzione, essi lavorano in

diversi settori economici (architettura,

informatica, comunicazioni, enogastronomia,

etc.), incontrando diversi

ostacoli nel loro riconoscimento come

categoria e nel riconoscimento del

loro contributo all’economia urbana,

in termini finanziari ma anche sociali

e culturali (nuove forme di welfare,

educazione e formazione, rigenerazione

urbana, vita culturale della città in

senso lato).

I primi Paesi a focalizzarsi sulla rimozione

di questi impedimenti sono stati

quelli anglosassoni ove, in seguito alla

crisi industriale negli anni Ottanta, è

maturata una precisa volontà politica

di investire nell’economia culturale

e creativa conferendogli uno status

(“industrie culturali e creative”), fornendo

alle amministrazioni pubbliche

gli strumenti di rilevazione e i modelli

organizzativi necessari per la costruzione

di politiche di settore, nonché

spingendo i “creativi” a costituirsi in

enti di rappresentanza e di categoria.

Emblematica l’esperienza del Regno

Unito con la costituzione del DMCS e

la produzione dell’omonimo framework

statistico e di policy. La produzione di

politiche pubbliche a sostegno della

creatività e della cultura in ambito

urbano si è poi estesa agli organismi

internazionali (le Nazioni Unite tramite

l’UNCTAD e l’UNESCO, l’Unione

Europea) che hanno prodotto rapporti

statistici, documenti di alto profilo,

agende politiche e programmi internazionali

per questi settori (Fusco

Girard et al., 2016, pp.15-54).

Un contributo rilevante all’auto-riconoscimento

delle industrie culturali

e creative è però arrivato anche

dall’attività di lobbying portata avanti

dai portatori d’interessi forti con il

coinvolgimento diretto di importanti

accademici, in primis Charles Landry

(2000, 2006) e Richard Florida (2002),

i quali hanno contribuito a illustrare

le ragioni per cui il fenomeno creativo

sia essenzialmente un “fatto urbano” e

a definire un modello di sviluppo che

illustrasse le dinamiche relazionali

delle imprese culturali e creative e

il loro rapporto con lo spazio urbano:

la Città Creativa (Fusco Girard et

al., 2016, pp.15-54; Hutton, 2016).

Un trentennio di politiche e ricerche

sull’argomento ha portato all’individuazione

di tre principali modelli di

“città creativa” (Usai, 2016a):

4la città che presenta una concentrazione

consistente di imprese e

sistemi produttivi appartenenti alle

industrie culturali e creative e ne

incentiva le logiche di agglomerazione

(cluster, reti) (approccio incentrato

sulle imprese);

4la città che presenta una concentrazione

consistente di talenti creativi,

ossia imprenditori e professionisti

altamente qualificati di altri Paesi

che, in virtù delle opportunità occupazionali

e dall’elevata qualità

ambientale, decidono di stabilirsi

in città, oppure membri talentuosi

della comunità locale che, grazie al

sistema educativo locale, riescono

a maturare divenendo operatori del

cambiamento creativo nella loro

stessa città d’origine (approccio incentrato

sulle persone);

4la città che presenta una concentrazione

consistente di flussi, scambi

e relazioni tra le reti produttive, le

singole imprese e i talenti creativi

presenti localmente (approccio incentrato

sulle relazioni e gli aspetti

organizzativi).

L’approccio relazionale è definito anche

eco-sistemico poiché considera i

soggetti creativi nel loro insieme, senza

fare distinzioni tra attori individuali

e collettivi, e si concentra sui loro

modelli organizzativi e relazionali per

comprendere le loro interazioni con lo

spazio urbano e il territorio circostante.

Il modello eco-sistemico ha avuto

il merito di sfatare il mito delle città

globali come “uniche città creative

possibili” dimostrando come le indu-

COMMUNITY

Numero 1 2019 - SMARTforCITY 47


COMMUNITY

strie culturali e creative presenti nelle

grandi città traggano linfa dai sistemi

di produzione del territorio circostante

oppure, in contesti caratterizzati

da un sistema urbano policentrico, su

una rete di centri urbani minori con

un’accumulazione di saperi produttivi

specialistici pari a quella di una città

globale. Ciò porta gli studi più recenti

sulla Città Creativa a concentrarsi,

da un lato, sulle politiche delle città

globali e sui rischi di quelle che Pratt

(2009) ha definito xerox policy, ossia

politiche copia-incolla di soluzioni

sperimentate altrove, dall’altro, ad

allargare il campo d’indagine dalla

scala di quartiere a quella urbana e

territoriale, studiando il fenomeno dei

distretti culturali (D’Ovidio, 2016; Usai,

2016b; Florida, 2017).

I migliori testimoni di questa vena

creativa sono gli spazi d’innovazione

che ormai popolano le città grazie alle

politiche pubbliche che ne supportano

la nascita e alle loro retoriche (da

quella economica fondata sui distretti,

a quella di rigenerazione urbana, sino

a quella del place branding fondata su

identità, visibilità e ritorno d’immagine).

Da un lato, i luoghi specificamente

dedicati alle industrie culturali e creative

quali incubatori, hub, acceleratori,

fablab e spazi di coworking. Luoghi

di lavoro che spesso nascono per

dare una nuova vocazione a edifici

industriali dismessi. Dall’altro, cluster

creativi specializzati in settori strategici

ove l’investimento pubblico è

più deciso e che vanno a costituire

ex-novo quartieri o distretti urbani

dedicati. Per le amministrazioni regionali

e comunali la creazione di questi

spazi significa: conoscere le scelte

localizzative e abitative dei creativi

in città, censire il patrimonio pubblico,

individuare gli edifici adatti alla

destinazione creativa, semplificare i

passi amministrativi per la loro messa

a disposizione, individuare insieme

agli operatori la vocazione dei singoli

spazi e collaborare con loro nella fase

di trasformazione, intervenire sugli

spazi pubblici a complemento della

trasformazione del tessuto edilizio

(Manzella, 2016).

Fig. 2 - I domini culturali e creativi

Fonte: ABS Information Paper: Cultural and Creative Activity Satellite Accounts, Australia, 2013 (Cat 5271.0.55.002)

I CREATIVI COME AGENTI DI

CAMBIAMENTO NEI PROCESSI DI

RIGENERAZIONE URBANA

La città, intesa come archetipo di una

specifica e storicamente fortunata

forma di organizzazione sociale, è da

sempre riconosciuta come un centro

primario di creatività e innovazione.

Le ragioni del suo successo risiedono

nella capacità di attrarre le funzioni

fondamentali per lo sviluppo e di ridisegnare

internamente la sua struttura

fisica facendo posto a tutto ciò che

ogni epoca storica richiede in termini

di infrastrutture, edifici, spazi. A questa

capacità si aggiungono poi alcuni vantaggi

che la densità di infrastrutture

e la concentrazione di diverse attività

e persone generano quasi automaticamente

(varietà, contatti e scambi,

sinergie, legami trans-territoriali, specializzazione,

riduzione del rischio di

disoccupazione, etc.) (Fusco Girard et

al., 2016, pp.183-198). Quando, dopo

la prima rivoluzione industriale, l’industria

è divenuta la forza trainante

dell’economia, le fabbriche si sono

stabilite dentro la città, persino al suo

centro grazie a piani e progetti urbani

finalizzati all’efficienza interna del

sistema urbano. Quando nella città

post-industriale le informazioni e il

loro scambio sono divenuti fondamentali,

l’infrastruttura radiocentrica

della mobilità ha favorito la concentrazione

delle relazioni faccia-a-faccia

nel centro cittadino e lo spostamento

degli impianti industriali in periferia

con piani e progetti urbani ispirati

alla competitività economica. Com’è

intuibile, la città creativa è invece una

condizione post-moderna in cui i piani

e i progetti sono ispirati alla globalizzazione

e all’attrattività e i settori

economici chiave sono istruzione, arte

e cultura, salute, new-economy, tempo

libero e turismo (Fusco Girard et al.,

2016,pp.183-198).

La creatività non è dunque un tratto

distintivo della città presente e futura,

semplicemente, essa è esplicitamente

perseguita secondo modalità che sono

tipiche della fase attuale di sviluppo.

L’affermazione di nuovi modi di artico-

48 SMARTforCITY - Numero 1 2019


COMMUNITY

Fig. 3 - La geografia dell’offerta creativa nel quartiere Isola a Milano. - Fonte: Bruzzese et al. (2017)

lazione delle relazioni tra produzione

e componenti sociali richiede nuove

risposte circa il simbolismo tipico della

città e le sue manifestazioni nella

forma sensibile delle modalità di produzione

spaziale (pubblica e comunitaria)

(Fusco Girard et al., 2016, pp.

289-322). Si avverte, mutatis mutandi,

la necessità di una “discesa sul campo”

analoga a quella che tra Ottocento

e Novecento portò i migliori pianificatori

e progettisti a rilevare estensivamente

gli impatti degli impianti

industriali sulla salute e l’ambiente,

le dimensioni degli alloggi, gli aspetti

ergonomici dell’abitare per arrivare

poi all’elaborazione di standard minimi

per le abitazioni e i servizi pubblici.

METODI E STRUMENTI

D’INDAGINE NELLA RICERCA E

NELLA PRATICA CORRENTE

UN’ANALISI CRITICA

Le scelte abitative e localizzative dei

creativi sono oggi investigate da discipline

diverse, ciascuna caratterizzata

da una propria prospettiva d’indagine.

In campo economico, ad esempio,

Hutton (2016) analizza la geografia

dell’offerta creativa focalizzandosi

sulla localizzazione e aggregazione

(clustering) delle imprese creative,

distinte per settore, all’interno del

tessuto urbano di Berlino, Seattle, Vancouver

e Singapore. Roodhouse (2016)

individua sulla base di Canter (1977)

i seguenti macro-ambiti progettuali

per distretti culturali di successo: attività

(economiche, sociali e culturali);

forma (spirito del luogo, place-making,

spazio e tessuto costruito); movimento.

Definisce inoltre un sistema di

cultural zoning (innovation zone, retail

selling zone; entertainment zone, cultural

quarter, learning zone). Nell’ambito

del progetto europeo Creative City, la

regione urbana di Ljubljana e la città

di Genova invece hanno studiato la

concentrazione delle imprese creative

in relazione al contesto ambientale:

fattori di contesto (accessibilità, logistica,

localizzazione, etc.), fattori relativi

all’edificato (anno di costruzione,

numero di livelli, anno di ristrutturazione,

etc.).

Nelle discipline design-oriented, in

particolare arti performative, progettazione

urbana e architettura, la ricerca

si concentra sul rapporto dell’individuo

con gli spazi di residenza/lavoro

e gli spazi pubblici in termini statici

(la sosta) e dinamici (il movimento).

Evans (2001) fornisce un modello per

la pianificazione culturale e fornisce

linee guida circa i modelli e gli standard

provvisionali per il “planning for

the arts”. Il City Form Lab (2014) e Sevtsuk

e Kalvo (2017) propongono un

modello valutativo delle perfomance

delle imprese creative in ambito urbano

in relazione alla forma degli edifici

(forma, posizione, superfici vetrate,

varietà,permeabilità, accessibilità) e

alle modalità di gestione degli spazi

pubblici (privata, pubblica, mista) e

ad algoritmi che aggregano tali dati,

come il modello di spesa al dettaglio

di Huff.

In campo urbanistico, la ricerca sullo

spazio pubblico vive una nuova fioritura

grazie alla rigenerazione in chiave

creativa di parti delle città storica,

ex complessi industriali o di beni pubblici

dismessi. Bruzzese et al. (2017),

Numero 1 2019 - SMARTforCITY 49


COMMUNITY

ad esempio, supportano il recupero

degli spazi pubblici del quartiere Isola

a Milano con una serie di indagini che

riguardano la geografia dell’offerta

creativa nel quartiere (tipo e sede

delle imprese presenti, distinte per

settore), il mercato urbano e gli spazi

sfitti e/o in dismissione, usi formali e

informali dello spazio pubblico (strade

e piazze, arredo urbano, percorsi). Esistono

poi studi che affrontano il tema

delle nuove categorie dello spazio

pubblico e delle loro regole, come in

Bianchetti (2016) e in Di Lascio e Giglioni

(2017).

I casi studio nelle diverse città e comunità

sono sviluppati con l’intento

di comprendere i processi generali e

contingenti di crescita e cambiamento

contribuendo, da un lato, a un avanzamento

teorico negli studi urbani

e, dall’altro, influenzare le pratiche

di policy in altre città (Wang, Hofe,

2017). Essi sono condotti secondo un

approccio osservativo ed etnografico

urbano-industriale tratto dalla geografia

umana. Lo stesso utilizzato

nelle scienze sociali, inclusi gli studi

economici, ma con una differenza

sostanziale nell’oggetto della ricerca.

Il focus della ricerca, infatti, si sposta

dall’individuo alle interazioni spaziali

tra le persone e gli oggetti con l’intento

di svelare i concetti di spazio e

luogo e tradurli in azioni concrete di

pianificazione (Given, 2008, pp.626-

629; Hutton, 2016, p.238).

Fig. 4 - Ciclicità del metodo della ricerca-azione.

Fonte: Given (2008)

L’analisi comparata di casi-studio mostra

una certa affinità rispetto ad obbiettivi

di tipo qualitativo e presenta

enormi potenzialità nel far emergere

le innovazioni teoriche rispetto agli

studi quantitativi poiché fa leva su

interviste approfondite e analisi discorsive

tenendo conto della variabili

tempo e spazio (anche se la costruzione

di un accurato quadro storico

rappresenta una delle critiche più

importanti a questo metodo).

LE CITTÀ INTELLIGENTI COME

ECOSISTEMI CREATIVI:

UNA QUESTIONE DI METODO.

Esiste ormai un’ampia gamma di

casi-studio sulla mappatura delle imprese

culturali e creative nell’ambito

di progetti di rigenerazione urbana.

Si tratta, tuttavia, di progetti “una

tantum”: la costruzione del distretto

urbano “x”, il recupero dell’area “y”.

Episodi privi di una ciclicità tale da

consentire l’adattamento del processo

progettuale in chiave evolutiva, raggiungere

la profondità necessaria per

attivare le reti locali e trasformarle

in portatori di interesse forti rispetto

alle politiche urbane locali. Inoltre,

la selezione dei casi studio è guidata,

a volte, dall’intrinseco interesse dei

ricercatori verso alcuni casi specifici

che si ritiene possano avere un impatto

importante sulla vita reale oppure

a cui si ha accesso diretto. In questi

casi, la ricerca ha come obbiettivo

l’acquisizione di conoscenze pratiche

e di dettaglio la cui generalizzazione

avviene “naturalmente” attraverso

la diffusione sociale e i processi di

apprendimento. Altre volte, i casi-studio

sono selezionati con l’obbiettivo

di definire assunti concettualmente

rigorosi, simili a leggi, e modelli che

consentano previsioni per una popolazione

più ampia attraverso una

generalizzazione di tipo statistico o

analitico (analizzo il campione, identifico

una legge generale, provo ad

applicarla all’intera popolazione attraverso

la statistica inferenziale). Esiste

poi una terza strada, ad oggi poco praticata,

in cui realtà empirica e concetti

teorici sono considerati mutualmente

costitutivi e la selezione dei casi-studio

avviene su base teorica. Tale approccio,

definito costruttivista, prende

in considerazione un ventaglio di casi

empirici che vanno dalla situazione

più probabile a quella meno probabile

e generalizza sotto il profilo teorico

(non statistico) gli assunti derivanti

dalla loro comparazione. Si tratta di

un approccio che risponde maggiormente

all’esigenze di una ricerca sulla

mappatura delle imprese culturali e

creative nei progetti di rigenerazione

urbana poiché consente di tenere conto

sia degli aspetti teorici (definizioni

e sistemi di classificazione impiegati

per descrivere le imprese nonché la

città come creativa) sia gli aspetti

pratici (fattori dell’ambiente costruito

rilevanti per le imprese e da includere

della progettazione) (Given, 2008,

pp.68-71; Hancock, Algozzine, 2017).

L’approccio costruttivo non prevede

tuttavia l’applicazione reiterata del

framework teorico ai casi studio consentendone

l’adattamento in chiave

evolutiva, come è invece necessario

per trasformare le comunità locali in

agenti del cambiamento creativo nelle

politiche urbane.

La ciclicità è un tratto distintivo, invece,

della ricerca-azione: un metodo

flessibile pensato per supportare il

cambiamento e trasferire la conoscenza

acquisita nella pratica. La ricerca-azione

prevede la stratificazione di

50 SMARTforCITY - Numero 1 2019


cicli di indagine con: pianificazione

degli interventi, sperimentazione di

pratiche pilota, valutazione dei risultati,

incorporazione ad ogni passaggio

dei dati raccolti ed elaborati,

generazione di nuova conoscenza.

La ricerca-azione prevede la partecipazione

di policy-maker e professionisti

creativi come co-ricercatori,

consentendo ai primi di approfondire

gli aspetti della progettazione

e ai secondi di avere un ruolo attivo

nello sviluppo e nell’implementazione

delle politiche urbane con

modalità analoghe a quelle della

pianificazione collaborativa (comune

nei progetti di rigenerazione).

Calata su valori e pratiche della

comunità di partecipanti e del ricercatore-attore,

la ricerca-azione

si concentra sulla comprensione

delle loro soggettività, sulle assunzioni

teoriche del ricerca-attore e

della comunità esplorando il loro

influsso sulla ricerca (e sul progetto),

invece di eliminarle. Per questo

motivo la ricerca-azione garantisce

accesso a conoscenze e dinamiche

implicite che difficilmente emergono

con altri metodi (Given, 2008,

pp.5-9; Saija, 2017).

Alla luce di quanto sinora esposto,

il passaggio da un approccio naturalista/positivista

ad uno costruttivista

nell’analisi teorica dei casi

studio e l’applicazione ciclica dei

quadri teorico-conoscitivi agli stessi

casi studio, costituiscono gli aspetti

critici degli attuali processi di

rigenerazione urbana rispetto alle

imprese culturali e creative. Sono

queste le sfide del prossimo futuro

a cui dovranno saper rispondere

gli studi e le politiche sulla Smart

City promuovendo i metodi e gli

strumenti della ricerca-azione negli

interventi rivolti al capitale sociale

e umano.

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AUTHOR

Alessia Usai

a_usai@unica.it

Università di Cagliari

Dipartimento di Ingegneria

Civile Ambientale e Architettura

- DICAAR

Tel: +39-0706755375

KEYWORDS

smart city; smart people;

e-government; policy-maker;

ecosistemi creativi;

economia creativa; rigenerazione

urbana; industrie

culturali e creative; incubatori;

hub; acceleratori;

fablab; spazi di coworking

ABSTRACT

Cities are at the centre

of the public agenda as

engines of national and

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regional development in

relation to the advantages

offered by urbanization

economies. To compete

globally, cities take advantage

from being hubs

of a physical and virtual

relationship network.

Although they refer to two

distinct theoretical concepts,

the policies on the

smart city and the creative

city both reconnect the

success of global cities

with the innovation of the

production processes and

the presence of a social

and cultural capital able to

recognize the fresh ideas

and transform them into

innovations for the urban

environment. However,

some questions remain

open with respect to the

the Cultural and Creative

Industries: What Can Be

Learned from Europe?”, in

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Planning. Berlin Heidelberg

New York: Springer

creative wave of Smart

people. Can the “creative”

economy integrate itself

into the existing territory,

adapting to the physical

infrastructures, responding

adequately to the social

and urban quality needs,

today expressed also by

the most remote and

peripheral cities? Research

and policies on the smart

city are able to support the

Smart People and to turn

human settlements into

socially interconnected

creative ecosystems? The

paper seeks to give an answer

from a methodological

point of view focusing

on the action-research.

COMMUNITY

Numero 1 2019 - SMARTforCITY 51


COMMUNITY

SMARTICIPATE: UNA PIATTAFORMA

DIGITALE COLLABORATIVA

di Claudio Bordi, Franco La Torre, Pierluigi Potenza

Fig. 1 - La piattaforma Smarticipate.

Fonte: Roma Capitale

Le nuove tecnologie dell’informazione e i

dati aperti hanno un enorme potenziale per

cambiare il modo in cui le amministrazioni

comunali interagiscono con i cittadini in

materia di pianificazione urbana. Ci sono

grandi opportunità: dalle idee di crowd-sourcing

alle consultazioni aperte fino alla piena

condivisione di informazioni tra cittadini e

amministrazioni locali. Tuttavia, progettare

una piattaforma ICT per rendere trasparente

la pianificazione urbana non è un compito

semplice; le sfide riguardano l’assicurazione

che i cittadini la utilizzino, l’identificazione di

caratteristiche della piattaforma davvero utili

e attuabili, il mantenimento dei dati e tanti

altri aspetti dello sviluppo della piattaforma da

verificarne la loro efficacia.

Nell’ambito del progetto Smarticipate,

finanziato dall’Unione

Europea (Horizon 2020), è stata

sviluppata una piattaforma digitale

interoperabile, modulare ed estendibile

nei diversi casi della pianificazione

urbana, attraverso un processo

di sperimentazione in cui sono stati

identificati i bisogni degli utenti/cittadini

e realizzate delle azioni pilota in

tre città europee: Londra, Amburgo e

Roma. Sulla base delle esperienze del

progetto triennale, in questo articolo

viene presentato un possibile percorso

per gli amministratori locali al fine

di implementare una piattaforma digitale

“partecipativa” per la governance

urbana.

IL PROGETTO SMARTICIPATE

Il progetto Smarticipate è finanziato

dal Programma Horizon 2020 della

Commissione Europea. Iniziato nel

febbraio 2016, terminerà a gennaio

2019.

Il progetto coinvolge un partenariato

multidisplinare di dieci organizzazioni,

provenienti da cinque paesi europei

(Germania, Regno Unito, Austria, Italia

e Olanda), negli ambiti della ricerca,

dello sviluppo di software e della partecipazione

cittadina nelle città.

Il Lead Partner è il Fraunhofer Institute

for Computer Graphics, in Germania,

un istituto leader nel mondo per la

ricerca applicata nel campo del visual

computing, accompagnato dalla

University of West Anglia di Bristol,

dall’Austrian Institute of Technology e

da We Love the City di Rotterdam.

Roma, Amburgo e Londra sono le

tre città pilota, che hanno messo a

disposizione i loro open data per

lo sviluppo e i test delle tecnologie

Smarticipate. In ogni città si sono

svolti due “Smartathon” (incontri

volti a mettere a confronto politici e

tecnici dell’amministrazione cittadina,

esperti, associazioni e comitati di

quartiere con l’obiettivo di testare il

processo di sviluppo della tecnologia

https://www.smarticipate.eu/about/

cities/rome/), durante i quali i partner

scientifici (Fraunhofer Institute e Austrian

Institute of Technology) hanno

acquisito le informazioni inerenti i

casi studio per lo sviluppo del primo

prototipo, procedendo poi alla presentazione

al pubblico (nel caso di Roma,

la presentazione è stata condotta,

nel novembre 2017, dalla Assessora

comunale all’Innovazione Tecnologica

Flavia Marzano).

Nello sviluppo del progetto, Roma

Capitale, attraverso il Dipartimento di

Programmazione e Attuazione urbani-

52 SMARTforCITY - Numero 1 2019


stica, è affiancata dall’Ufficio Progetti

europei di Risorse per Roma, la società

partecipata per la pianificazione strategica.

Nel corso di questi mesi, si sono svolte

numerose attività. Le principali sono

divise in 9 Work Package:

WP1-Management e Coordinamento

WP2-Definizione delle richieste del

progetto e coinvolgimento dei cittadini

WP3-Sviluppo del concept del sistema

WP4-Applicazione e sviluppo front-end

WP5-Sviluppo del framework del servizio

WP6-Integrazione dei dati e dei servizi

WP7-Sviluppo azione pilota a Roma,

Amburgo e Royal Borough of Kensington

and Chelsea di Londra

WP8-Valutazione dei risultati del progetto

WP9-Comunicazione e Disseminazione

dei risultati del progetto.

Una particolare attenzione è stata

data ai processi di partecipazione

cittadina e a questo fine sono stati

organizzati numerosi laboratori di

preparazione agli Smartathon, come il

workshop di presentazione dei casi di

studio di Roma (1. partecipazione cittadina

nel processo di riqualificazione

urbana di aree urbane in stato di abbandono;

2. partecipazione cittadina

nella creazione di orti urbani a Roma),

che ha visto la partecipazione dei partner

e degli stakeholder romani.

Smarticipate si propone dunque di

promuovere l’uso delle tecnologie

dell’informazione per favorire la partecipazione

dei cittadini nei processi

di sviluppo urbano sostenibile. Prevede

l’utilizzo di tecnologie web e mobile

(anche app), social media, rilevamento

di posizione e l’accesso a open

data pubblici. L’obiettivo principale di

Smarticipate è quello fornire servizi

per cittadini e altri portatori di interesse

mettendo a frutto il patrimonio

informativo costituito dagli open data.

Il progetto mira pertanto a creare

nuove forme di dialogo permanente

tra Amministrazione e cittadini, favo-

COMMUNITY

Fig. 2 - “Smartathon” di Roma, 24 novembre 2017. Fonte: Roma Capitale

Fig. 3 - Schema di funzionamento della Piattaforma tecnologica Smarticipate

Fonte: progetto Smarticipate

Numero 1 2019 - SMARTforCITY 53


COMMUNITY

rendo la condivisione sia di idee che

di responsabilità tra governo locale

e abitanti, innestandosi nel processo

partecipativo per l’attuazione di servizi

locali, con un risparmio oltretutto

di risorse economiche favorito da

una maggiore efficienza dei processi.

L’obiettivo nel lungo termine è quello

di creare una piattaforma tecnologica

capace di migliorare e personalizzare

l’offerta di interventi pubblici.

Tuttavia, la tecnologia Smarticipate

non intende sostituire il processo di

consultazione cittadina per quanto

riguarda la pianificazione in atto. Si

propone, invece, di ottenere un maggiore

coinvolgimento degli abitanti

per accrescere i processi di partecipazione

democratica, incoraggiando

l’ascolto di coloro che intendono partecipare

più attivamente nei processi

decisionali locali.

Degno di menzione anche il valore

sociale apportato dall’uso delle nuove

tecnologie dell’informazione, le quali

possono essere di grande utilità per

favorire i cittadini con disabilità visive

(ipovedenti e non vedenti) o i cittadini

stranieri, introducendo la traduzione

in altre lingue; tali aspetti sono tenuti

in particolare considerazione dalle linee

guida dei progetti europei indirizzati

allo sviluppo urbano sostenibile.

I progetti pilota hanno come obiettivo

l’identificazione di misure a costi

contenuti per offrire informazioni agli

abitanti e coinvolgerli nei processi di

pianificazione e rigenerazione di quelle

aree urbane che possono essere di

loro interesse. Il progetto pilota avrà

un approccio “bottom up” e sosterrà i

gruppi locali all’interno di un’area geografica

specifica.

IL PROGETTO PILOTA DI ROMA:

SVILUPPO ORTI URBANI

E GIARDINI CONDIVISI

I processi d’innovazione legati all’utilizzo

delle tecnologie ICT interessano

in modo sempre più coinvolgente non

solo le aziende, ma anche la pubblica

amministrazione locale. Il caso di

Roma è particolarmente interessante,

in quanto la quasi totalità dell’area

area metropolitana cittadina è compresa

entro i limiti comunali (il Comune

di Roma è il più grande in Europa,

in termini di superficie; si tratta di una

configurazione territoriale di rarissimo

riscontro a livello internazionale). In

tale quadro, l’efficienza dei sistemi di

comunicazione digitale riveste un’importanza

particolare, e si configura

come fattore critico per rafforzare la

fiducia nell’amministrazione e per

condividere processi di sviluppo urbano

sostenibile, che interessano un

territorio vastissimo e una struttura

sociale assai complessa.

Roma è ricca di associazioni di cittadini,

tra le quali anche quelle interessate

all’agricoltura urbana, attività assai

diffusa per l’utilizzo delle aree verdi

urbane. L’Amministrazione capitolina è

molto favorevole a tali iniziative poiché

gli orti urbani producono benefici

straordinari sia sul piano sociale sia

per la preservazione e manutenzione

degli spazi verdi. Tuttavia, questo comporta

molto lavoro da parte dell’amministrazione.

L’Amministrazione capitolina

decide d’istituire il ‘Regolamento

per gli orti urbani’ che comprende

le procedure riportate nella tabbella.

Un esempio di applicazione di Smarticipate

allo scenario urbano reale

Un’associazione di abitanti di Roma

vuole realizzare orti urbani e utilizza

Smarticipate allo scopo d’individuare

terreni disponibili. Elabora un progetto

per una determinata area, usando

una applicazione di Smarticipate

molto semplice avente funzioni specifiche

per la progettazione. Grazie a un

sistema di feedback automatici, l’associazione

può migliorare e affinare

il progetto, rispettando i requisiti richiesti.

Una volta che il progetto viene

presentato per quell’area, si pubblica

sulla piattaforma Smarticipate. A partire

da quel momento, altre associazioni

possono intervenire presentando

- entro i tempi stabiliti – una loro proposta

su quella stessa area. Se un’altra

associazione presenta un progetto

ritenuto idoneo per quell’area, subentra

un sistema di sorteggio che assicuri

una scelta indipendente e obiettiva.

L’associazione vincitrice può quindi

iniziare a realizzare il suo orto urbano

mentre all’altra associazione viene

offerta un’area alternativa. I cittadini

possono monitorare l’uso corretto

dell’area, tramite l’app Smarticipate,

informando il Municipio di eventuali

usi illegali. In tal caso, il Municipio

intraprende le dovute azioni legali. Si

tratta di un sistema di controllo che

assicura così un numero crescente di

aree inseribili nella mappa dei terreni

disponibili per l’agricoltura urbana.

54 SMARTforCITY - Numero 1 2019


COMMUNITY

Scena 1 - L’associazione ‘I Vicini del Verde’ gestisce un orto urbano nel

Municipio 14 di Roma. I membri dell’associazione condividono il raccolto

per il proprio consumo. L’associazione è cresciuta negli ultimi anni

e necessita di più aree per realizzare le proprie attività di agricoltura

urbana.

Scena 2 Laura informa suo padre, Pietro, il presidente

dell’associazione, dell’esistenza di Smarticipate.

Gli mostra la mappa dei terreni disponibili,

indicati come siti potenziali per orti urbani.

Pietro riceve tutte le informazioni necessarie per

preparare un buon progetto: dimensioni, qualità

suolo, esposizione, fornitura elettricità, accessibilità

e disponibilità d’ acqua. Nota tecnica:

Smarticipate è collegata ai dati disponibili da

piattaforme come quelle di City-Hound, Reter,

ecc , al fine di mostrare i siti disponibili e le loro

potenzialità di sviluppo.

Scena 3 - Pietro prepara un progetto, insieme ad altri membri

dell’associazione, che include un pozzo per l’acqua poiché il terreno

individuato non dispone di acqua potabile e l’acqua proveniente

dal fiume nelle vicinanze è inquinata. Pietro inserisce le

informazioni nell’app Smarticipate, completando così il progetto

in soli 15 minuti.

Nota tecnica: L’app deve essere molto semplice da utilizzare

e accessibile a tutti. Un sistema di domande a risposta chiusa

(SI/NO) è auspicabile per garantire la facilità e la rapidità

nell’uso. Altrimenti molti cittadini rischierebbero di essere

esclusi.

Scena 4- Pietro riceve feedback automatici sul suo progetto. La serra e

il pozzo apportano un valore aggiunto al terreno in termini di qualità

ambientale. Inoltre, la composizione dell’orto è in linea con i requisiti

richiesti. Tuttavia, Pietro riceve un feedback negativo in merito all’autorimessa

che aveva proposto allo scopo di riparare auto e motorini dei

membri della sua associazione.

Scena 5- Pietro è deluso dal feedback negativo sulla sua autorimessa

perché era importante per il suo business plan. Toglie, pertanto,

l’autorimessa. Il business plan sarebbe in tal modo inefficace. Incrementando,

tuttavia, il numero di particelle da adibire ad orto trova

un compromesso. Nota tecnica: Il sistema 3D dell’app deve essere

compatibile con i modelli 3D esistenti adottati dal Municipio. Si

tratterebbe, quindi, di modelli 3D sia creati con l’app sia caricati

attraverso altri programmi digitali.

Scena 6- Smarticipate verifica automaticamente

il progetto. Grazie a questa capacità di

Smarticipate i requisiti richiesti dal Municipio

sono chiari e facilmente rispettati. Pertanto

una notifica annuncia che: “il giorno 1° luglio

un progetto è stato approvato per quest’area.

Altri cittadini interessati possono presentare,

entro una data fissata, un progetto alternativo..

La sfida: il format deve essere progettato in

modo tale da essere automaticamente verificato

mediante la piattaforma Smarticipate.

Come alternativa, una associazione interessata

e selezionata dall’amministrazione capitolina

potrebbe gestire il sistema.

Scena 7 *- Un’altra associazione è effettivamente interessata all’area.

Sviluppa un progetto alternativo che viene approvato. Grazie al sistema

della piattaforma Smarticipate, anche il loro progetto viene orientato

in modo da rispettare i requisiti richiesti. Subentra quindi il sistema di

sorteggio per selezionare il progetto.

*Osservazioni scena 7

Tre opzioni di supporto decisionale per il Municipio:

A. In linea con il Regolamento per gli orti urbani’. Un Comitato del Municipio

seleziona il progetto. La scelta è tuttavia soggettiva e quindi dovrebbe essere

aperta poi a un dibattito cittadino.

B. Votazione online. Cid eve essere la garanzia che tutti possano accedere al

digitale.

C. Sorteggio. Il principio è che qualunque richiedente che rispetti i requisiti

richiesti può avere le stesse possibilità di essere selezionato. Questa ultima opzione

è stata sviluppata appositamente per il progetto Smarticipate.

Scena 8- Alla seconda associazione viene offerta un’area alternativa

che risponde alle proprie esigenze.

La sfida: è opportuno aggiornare continuamente la piattaforma

Smarticipate in modo da offrire ai cittadini le possibili alternative

per non lasciare che i cittadini perdano la fiducia perché non

viene selezionata la loro richiesta.

Scena 9- L’associazione ‘I Vicini Verdi’ inizia

l’attuazione del proprio progetto. Prepara il terreno

da adibire a orti, avvia la messa in opera

del pozzo e la realizzazione della serra. L’area è

così grande da consentire loro anche la realizzazione

di un deposito attrezzi.

Numero 1 2019 - SMARTforCITY 55


COMMUNITY

Scena 10- Un vicino vede il deposito trasformato in garage

e dubita che ciò sia stato consentito dal Municipio. Utilizza

quindi l’app di Smarticipate per averne verifica. La

sua ipotesi è corretta e informa, sempre attraverso l’app,

il Municipio. Nota tecnica: Il monitoraggio delle attività

è assicurato dalla comunità e si compie facilmente. I

loro dispositivi mobili sono collegati direttamente al

Municipio.

Scena 11- Il Municipio invia un proprio funzionario per

controllare l’area interessata. L’esistenza del garage abusivo

è confermata. L’associazione viene quindi avvisata

che il garage deve essere demolito entro 4 settimane,

pena la legittimità a gestire l’area, precedentemente assegnata

su condizioni diverse. L’area tornerebbe così ad

essere di nuovo un terreno disponibile per gli orti urbani

all’interno dell’app Smarticipate.

Scena 12- Smarticipate segue l’intero processo di partecipazione

cittadina per l’uso degli orti urbani nella città

assicurando anche il perseguimento del Regolamento

degli orti urbani.

Nota tecnica: un sistema che si genera automaticamente

e basato su un processo interattivo con gli utenti che

includa tutte le possibili dinamiche interattive.

Il numero delle manifestazioni ricevute

dai cittadini durante il periodo dei

progetti pilota sarà messo in relazione

con i dati quantitativi di partecipazione

cittadina degli anni precedenti per

valutare se iniziative quali Smarticipate

possano essere considerate vincenti

e atte a favorire realmente una maggiore

partecipazione dei cittadini.

Inoltre, la tecnologia Smarticipate

sarà progettata con un grado di flessibilità

tale da garantire la replicabilità

dei risultati del progetto pilota in

altre città.

AUTHOR

Claudio Bordi

claudio.bordi@comune.roma.it

Franco La Torre

franco.latorre@comune.roma.it

Pierluigi Potenza

pierluigi.potenza@@comune.roma.it

Progetti europei, Risorse per Roma

KEYWORDS

smart city; smarticipate platform; open data;

urban planning; 3Dmap; citizens;

ABSTRACT

The smarticipate platform will make open

data available to citizens in an understandable

format. By doing so, it will transform

open data from a little used resource to a

vital tool to plan the future of a city.

Through the platform, users will be able to

see proposed urban planning changes on a

3D map of their city. If the user has an idea

to improve the proposal, they can make the

change directly, observing their alterations in

real time. Other users can also see the new

proposal and comment on it.

If potential changes violate any legal or policy

barriers, the intelligent system will inform

the user and gives detailed reasons based

on the data provided. In addition to making

changes to urban design, citizens will be

able to feed in data from their own locality,

improving data sets.

https://www.smarticipate.eu/platform/

56 SMARTforCITY - Numero 1 2019


COMMUNITY

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Numero 1 2019 - SMARTforCITY 57


TELERILEVAMENTO

EVENTS

10° SIMPOSIO INTERNAZIONALE -

L’EMERGENZA DELLA SMART CITY

COLPI, SFIDE, PRATICHE E IMPATTI

SULLA GOVERNANCE PUBBLICA

PROSPETTIVE SULLA TRASFORMAZIONE DELLA

GESTIONE E DELLE ORGANIZZAZIONI PUBBLICHE

Data: 5-7 marzo 2019

Il 5-7 marzo 2019 si terrà il 10 ° Simposio internazionale

e ADIMAP presso il Belval Innovation

Campus, organizzato dall’Istituto lussemburghese

di ricerca socio-economica (LISER) e

dall’Istituto lussemburghese di scienza e tecnologia

(LIST), con la collaborazione di Ecole

Nationale d’Administration Publique (ENAP) e in

collaborazione con LuxReal asbl.

Il tema di questa edizione sarà L’emergere della

Smart City: poste in gioco, sfide, pratiche e

impatti per la governance pubblica. Il Simposio

2019 e ADIMAP si concentreranno sull’emergere

di città intelligenti e sui cambiamenti manageriali,

tecnologici, organizzativi, socioeconomici e

geografici determinati dalla complessità delle

sfide e delle sfide da affrontare per lo sviluppo

urbano in futuro.

Due istituzioni scientifiche lussemburghesi uniranno

le forze per l’evento, LIST e LISER con la

collaborazione di ENAP e in collaborazione con

LuxReal asbl:

La LISER è specializzata nella ricerca economica,

sociale e spaziale, mettendo in discussione

le politiche pubbliche effettuando valutazioni

retrospettive e anticipate sull’impatto di questi

interventi in un contesto interdisciplinare.

LIST, in quanto organizzazione pubblica di ricerca

e tecnologia particolarmente attiva nel

settore delle tecnologie dell’informazione e con

il mandato di accelerare lo sviluppo socio-economico

del paese offrendo consulenza e competenza

alle politiche nazionali e contribuendo

in particolare a portare innovazioni tecnologiche

con impatti socio-economici sul mercato. In

quanto tale, LIST conduce ricerche sullo sviluppo

di modelli, metodi, software e misure per sistemi

intelligenti che combinano aspetti umani

e tecnologici.

La decima versione di questo evento sarà dedicata

a promuovere una cultura di discussione

e dibattito tra università, rappresentanti eletti,

professionisti e consulenti, nonché un trasferimento

di conoscenze redatto scientificamente

per le organizzazioni per il bene comune, l’interesse

generale e il servizio pubblico. Tavole

rotonde, laboratori scientifici e stand tecnologici

saranno a disposizione dei partecipanti.

Maggiori dettagli sono disponibili sul sito Web

dedicato alla conferenza

TEMI

Focus 1: governance pubblica delle Smart Cities

Focus 2: gestione ed economia delle infrastrutture

tecnologiche nelle Smart Cities

Focus 3: Gestione ed economia delle Smart Cities

sotto i riflettori della modellistica e della

mobilità dei sistemi di trasporto

Focus 4: Gestione ed economia degli attori tecnologici,

settoriali, territoriali e dei cittadini delle

città intelligenti

Focus 5: Gestione, economia ed etica dei big

data, sicurezza informatica, libertà pubbliche e

protezione dei dati delle Smart Cities

Focus 6: settore sanitario nelle Smart Cities

Focus 7: mercato del lavoro nelle Smart Cities

Focus 8: Smart Cities: “Le città e la sfida dell’intelligenza”

TERMINI IMPORTANTI

Presentazione della presentazione agli organizzatori

in formato PowerPoint (inglese) - 20

febbraio 2019

Date del 10 ° Symposium - 5 e 6 marzo 2019

Data dell’ADIMAP - 7 marzo 2019

Per maggiori informazioni: https://www.list.lu/

en/event/symposium2019/

*********************************************************

MILANO DIGITAL WEEK 2019:

Intelligenza Urbana

Data: 13 – 17 marzo 2019

Per la sua seconda edizione Milano Digital Week

pone l’attenzione sulla moltitudine di tecnologie

e applicazioni che trasformano la città, il

lavoro e le relazioni umane impattando sul welfare

e i servizi, sulla vita pubblica e privata dei

cittadini.

Dall’intelligenza artificiale alle Smart Communities,

MDW vuole mettere in evidenza i progetti

digitali che provengono da tutti gli attori della

città.

In occasione di Milano Digital Week, è stata

lanciata una call for proposal. La città è stata

chiamata a partecipare in una logica inclusiva

e partecipativa.

MDW attrae e catalizza i numerosi esempi virtuosi

di trasformazione in atto, un’occasione per

tutte le innovazioni digitali per allargare il proprio

pubblico, favorendo lo scambio e la convergenza

dei saperi.

Per maggiori informazioni: https://www.milanodigitalweek.com/

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58 SMARTforCITY - Numero 1 2019

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