23.03.2019 Views

Art&trA Rivista Feb/Mar 2019

Rivista d’arte, cultura e informazione

Rivista d’arte, cultura e informazione

SHOW MORE
SHOW LESS

Create successful ePaper yourself

Turn your PDF publications into a flip-book with our unique Google optimized e-Paper software.

2.0

Speciale:

Grandi mostre

OTTOCENTO.

L’arte dell’Italia tra

Hayez e Segantini

acca edizioni Roma Srl

anno 11° - FeBBRaIO / MaRZO 2019

80° Bimestrale di arte & cultura - € 3,50

di Marilena Spataro

alla Galleria Ess&rrE

dall’8 giugno a Roma

Art&Vip

intervista a Alessandro Di Carlo


Pier TOFFOLeTTI

“face splash ” - cm 160 x 110

galleriaesserre@gmail.com


acca eDIZIONI ROMa S.r.l.

Partita I.V.a. 11328921009

Sede Sociale:

00171 Roma - Via alatri, 14

Telefono + 39 06 42990191

Telefoni mobili 329 46 81 684

www.accainarte.it - acca@accainarte.it

acca edizioni

Sede amministrativa e redazione

00121 Roma - Lungomare Duca degli abruzzi, 84

Tel. 06 42990191 - Tel. mob: 329 46 81 684

www.accainarte.it - acca@accainarte.it

roberto.sparaci@alice.it

Redazione - Spazio espositivo

00121 Roma - Lungomare Duca degli abruzzi, 84

Tel. 06 42990191

Magazzino e deposito

00133 Roma V. G. B. Scozza, 50

amministratore Unico

capo Redattore: Roberto Sparaci

Direttore Responsabile

Sezione editoriale: Roberto

e Fabrizio Sparaci

Direttore artistico;

Dott.ssa Paola Simona Tesio

Ufficio pubblicità:

a cura dell’acca eDIZIONI - ROMa

copertina:

Ideazione Grafica acca eDIZIONI - ROMa S.r.l.

Fotocomposizione: a cura della Redazione

acca eDIZIONI - ROMa S.r.l.

Stampa:

Leaderform S.p.a.

Via Molina, 14

37060 Sona (VR)

Tel. +39 045 6080822 - cell. +39 346 6370438

www.leaderform.com

Distribuzione a cura di:

acca eDIZIONI ROMa S.r.l.

Pubblicazioni:

aNNUaRIO D’aRTe MODeRNa

“artisti contemporanei”

RIVISTa: BIMeSTRaLe art&tra

Registrazione: Tribunale di Roma

Iscrizione camera di commercio di Roma

n. 1294817

1ª di copertina: Willow

courtesy: arte Investimenti

2ª di copertina: Pier Toffoletti

courtesy: Galleria ess&rre

3ª di copertina: art&tra

4ª di copertina antonio Murgia

courtesy: Galleria ess&rre

copyright © 2013 acca edizioni Roma S.r.l.

riproduzione vietata

ACCA EDIZIONI ROMA Srl

S O M M a R I O

RUBRIcHe

F e B B R a I O - M a R Z O 2 0 1 9

Vincent Van Gogh Pag. 6

di Silvana Gatti

ennio calabria - ...verso il tempo... Pag. 13

di Marina Novelli

Balla a Villa Borghese Pag. 18

di Marina Novelli

Victor Vasarely - Una vita che abbraccia un secolo Pag. 36

di Rita Lombardi

L’arte rivela ciò che la storia omette Pag 52

di Valentina D’Ignazi

antonello da Messina Pag 58

di Silvana Gatti

José Molina - ...fantasie “lisergiche” Pag 62

di Marina Novelli

“Due minuti di arte” - Francesco Hayez Pag 70

di Marco Lovisco

Le Mostre in Italia e Fuori confine Pag. 82

a cura di Silvana Gatti

Nel segno della musa “Ritratti d’artista” Ivo Sassi Pag. 88

di Marilena Spataro

Dimitri Kuzmin - Un artista Italo-russo in Versilia Pag. 114

di Silvana Gatti

Matera sulla vetta d’europa Pag. 24

di Francesco Buttarelli

Willow: Total Pop Pag. 30

di Giorgio Barassi

estroflesso sarà lei Pag. 46

di Giorgio Barassi

art&Vip - Intervista a alessandro Di carlo Pag. 56

a cura della Redazione

Ottocento - tra Hayez e Segantini Pag. 78

di Marilena Spataro

I tesori del Borgo - Belforte del chienti Pag. 93

di Giulia Sancricca

L’universo colorato dell’arte informale - Daniela Rebuzzi Pag. 100

di Svjetlana Lipanović

califarte - gli artisti dipingono le musiche di califano Pag. 104

a cura della redazione

ante Milas e Željo Perković - le due visioni del mondo Pag. 108

di Svjetlana Lipanović

art&event Pag. 110

a cura della Redazione


Acca Edizioni Roma - Pubblicazioni artistiche

seguici comodamente e

gratuitamente anche

on-line

www.accainarte.it

Il sito vi permette di rimanere informati sulle nostre

attività e d è a disposizione di chiunque voglia tenersi

aggiornato sul mon do dell’arte con una moltitu dine di

notizie che verranno continuamente pubblicate.


6

Vincent Van Gogh

Multimedia & Friends

di Silvana Gatti

Il Prof. Alberto D’Atanasio

con Silvana Gatti

Ricostruzione della camera di Van Gogh

èstata inaugurata il 26 gennaio,

presso lo Spazio Lancia

di Torino, la mostra

‘Vincent Van Gogh multimedia

& friends’, a cura

del Prof. Alberto D’Atanasio,

nato a Spoleto nel

1961 e professore di Storia dell’arte

negli istituti d’insegnamento superiore,

docente incaricato per l’Estetica

dei linguaggi visivi, teoria della

percezione e psicologia della forma

presso l’Accademia di belle arti di

Brescia dal 2011 a oggi.

L’esposizione, che proseguirà sino al

29 aprile 2019, organizzata da Navigare

immagine e comunicazione, approfondisce

il punto di osservazione

su Van Gogh partendo da documenti

recentemente emersi, gli stessi utilizzati

anche per la sceneggiatura del

film sul maestro.

Si tratta di una rassegna ad ampio

spettro, che accanto ad alcune opere

originali offre una visione virtuale

delle opere del maestro olandese, affiancate

a fedeli riproduzioni eseguite

da alcuni studenti dopo approfondite

ricerche sui metodi di lavoro

di Van Gogh.

Un evento accattivante suddiviso in

diversi spazi di fruizione: la sezione

multimediale curata da Giovanna

Strano; l’ambiente “Per sempre Vincent”;

la sezione dedicata alla realtà

virtuale; la “Stanza dei segreti” a

cura di Alberto D'Atanasio, con opere

originali e inedite al pubblico di Degas,

Renoir, Monet e dello stesso Van

Gogh; lo “Spazio di Vincent”; la sezione

“La moda incontra Van Gogh”;

l’area “Education” per le scuole.

Un’esistenza travagliata quella di

Vincent, sempre alla ricerca della

bellezza attraverso dense pennellate

che regalano pura emozione, basta

fermarsi dinanzi alla fedele ricostruzione

della sua “Camera da letto”

nella «casa gialla» di Arles, dove

l’artista si era rifugiato con la speranza

di formarvi un atelier di pittori

avanguardisti. L’opera, dipinta nel

1889, è stata più volte replicata con

piccole varianti. Delle tre versioni la

prima, oggi esposta ad Amsterdam,

fu eseguita nell’ottobre 1888, mentre

le altre sono particolarmente interessanti

perché Van Gogh le realizzò durante

il volontario ricovero al manicomio

di Saint-Rémy-de-Provence,

quasi come se volesse aggrapparsi al

periodo felice vissuto ad Arles. Osservando

la stanza ricostruita ci si


La Meridiana, disegno di Millet parte della serie “Le quattro ore del giorno”

Van Gogh – La Meridiana o la Siesta

(ispirata a Millet) (1853-1890)

Dicembre 1889-gennaio 1890

Olio su tela - Cm 73 x 91

© RMN-Grand Palais (Musée d'Orsay)

Hervé Lewandowski

immerge nell’atmosfera mattutina della

vita di Vincent, con il letto di legno

risistemato dopo il risveglio. Sull’attaccapanni

posto dietro la spalliera

del letto si vedono appesi alcuni indumenti

di uso quotidiano ed il famoso

cappello di paglia con cui Van

Gogh si era ritratto nel 1887. Sulle

pareti non mancano un autoritratto

del pittore, il ritratto di una sconosciuta

e due stampe giapponesi, genere

in voga all’epoca, di cui Vincent

era un ardente appassionato.

Il percorso prosegue ed il visitatore

viene avvolto dalle proiezioni delle

opere in grandi dimensioni. La sezione

multimediale della mostra documenta

il lavoro e le vicissitudini di

questo artista nel periodo tra il 1880

e il 1890, indagandone pensieri, sentimenti

e stati d’animo durante il periodo

trascorso a Arles, Saint Rémy e

Auvers-sur-Oise, luoghi in cui creò

molti dei suoi immortali capolavori.

Un’esperienza di realtà virtuale con

gli Oculus Samsung Gear VR immerge

i visitatori all’interno delle

opere dando loro la possibilità di catturare

ogni minimo dettaglio. Opere

mostrate attraverso dettagli ad altissima

definizione, prestando particolare

attenzione alle loro caratteristiche

principali e consentendo di

comprenderne l’uso del colore, la tecnica

e le fonti di ispirazione. Accompagnate

da una colonna sonora classica,

più di 2.500 immagini di Van

Gogh in grande scala creano un’atmosfera

magica riempiendo schermi

giganti, pareti ed immergendo il visitatore

nei colori vibranti e nei vivaci

dettagli che costituiscono l’unicità

dello stile di Van Gogh.

Nell’ambiente intitolato “Per sempre

Vincent”, la visione delle opere e dei

luoghi del Maestro è accompagnata

dalla voce dell’attore Francesco Di

Lorenzo che interpreta il pittore olandese.

In questo spazio espositivo, 23

videoproiettori offrono una luminosità

tale da far perdere allo spettatore

la percezione del reale immergendolo

all’interno dell’opera per condurlo,

con immagini, suoni e parole, in un

itinerario di accostamento alla profonda

umanità dell’artista.

Dinanzi agli occhi dei visitatori scorrono

le immagini delle vedute campestri

e del seminatore, soggetto quest’ultimo

tratto da Millet, artista molto

amato da Van Gogh, dalle cui

opere prendeva spesso spunto sino a

crearne delle versioni personalizzate


8

Arles, 18 giugno 1888 circa, lettera a Theo

Drenthe, 28 ottobre 1883 circa, lettera a Theo

Vincent Van Gogh – Paesaggio – 1888-1890 circa

Matita su cartone – 41 x 32 cm.

diventate famose a livello mondiale.

La meridiana (la siesta), in particolare,

è un soggetto già trattato da Millet

in un pastello, riprodotto ad olio da

Van Gogh ruotando a specchio l’opera

di Millet e stravolgendone i colori con

altri di forte impatto. Amava i contrasti

del giallo con il viola e del blu con

l’arancio, Vincent, stesi con pennellate

dense di colore materico. Nonostante

sia sostanzialmente uguale, il

dipinto vangoghiano è altra cosa rispetto

al disegno di Millet. Van Gogh

lo personalizza e lo arricchisce cromaticamente,

trasformando una scena

di vita rurale in colori pastello in un

fantastico tripudio di colori. La Meridiana

fu dipinta durante il soggiorno

di Van Gogh a Saint-Rémy di Provence

durante il ricovero in ospedale.

Vincent scrisse al fratello il suo modo

di procedere con queste parole: “più

che altro è come tradurre in un'altra

lingua, quella dei colori, le impressioni

del chiaroscuro in bianco e

nero”.

Il culmine dell’emozione si raggiunge

nella cosiddetta “Stanza dei segreti”.

Oltrepassata una tenda scura, il visitatore

si trova, come per magia, di

fronte ad alcune opere originali di

Monet, Renoir, Degas e dello stesso

Van Gogh, tutte inedite al grande pubblico.

Opere concesse in prestito da

privati che non sono pubblicate nemmeno

sui libri di storia dell’arte o nei

saggi dei più grandi ricercatori. Unica

eccezione è l’opera di Renoir che fu

esposta nel 1999 a Roma presso il

Museo del Risorgimento nel Palazzo

del Vittoriano. In quell’occasione l’olio

del grande Maestro francese entrò

in una importante esposizione: “Renoir,

dall’Italia alla Costa Azzurra”.

Inoltre, la “Stanza dei segreti” ospita

dieci riproduzioni fedeli dei disegni

del Maestro, a dimostrare la differenza

tra la pittura impressionista, che metteva

il disegno in secondo piano, e

quella espressionista di Van Gogh, che

dava molta importanza al disegno.

Nello “Spazio Vincent” sono esposte

cinque opere ricreate con la stessa

tecnica, con gli stessi utensili e mate-


Pierre Auguste Renoir

Paesaggio - 1892

Tempera e olio su

tavola – 23 x 62 cm.

circa

riali del Maestro

così che il visitatore

possa comprendere

la tecnica usata dall’artista.

Nella sezione

“La moda incontra

Van Gogh,

incontro tra Arte e

Art Couture”, sono

esposti otto abiti

che richiamano le

opere più importanti

dell’artista olandese, a

cura della fashion

art designer Gisella

Scibona.

Grande importanza è riservata alla didattica

con attività e percorsi appositamente

pensati per le scuole. Negli

spazi espositivi è stato ricreato l’atelier

del Maestro, al fine di stimolare

le scolaresche e i ragazzi a scoprire i

segreti dei pittori esposti in mostra,

diventando per un giorno artisti essi

stessi. La sezione scuole è curata

dall’Associazione Altera.

Inevitabile un giro nel book shop a

fine mostra, per acquistare il libro

scritto da Giovanna Strano, “Vincent

in love, il lavoro dell’anima”. Un libro

in cui gli amori del pittore si arricchiscono

della fantasia della scrittrice

che, dirigente scolastica appassionata

di arti figurative, ha deciso di

dedicare a Van Gogh il suo primo romanzo.

Una mostra perfetta per le famiglie

che, senza andare nei musei di Amsterdam

o Parigi, hanno la possibilità di

conoscere il mondo di un artista che

ha lasciato il segno nella storia ed ha

portato con sé un mistero irrisolto,

quello della sua morte. Mentre storicamente

si associa la sua morte al suicidio,

alcuni storici come il Prof.

Alberto d’Atanasio riconducono la

sua dipartita ad un omicidio.

La storia narra che morì la notte del

29 luglio del 1890, all'età di 37 anni a

Auvers-sur-Oise, dopo essersi sparato

un colpo di pistola al petto due giorni

prima. Questa tesi è messa in discussione

da Steven Naifeh e Gregory

Smith, due storici dell'arte americana

che affermano che Van Gogh sarebbe


10

Hilaire German Edgar Degas – Ragazza col cappello

1881-1883 – Fusione in ottone – 66 x 34 x 24 cm.

Multimedia

stato ucciso da René Secrétan, sedicenne

che amava vestirsi da cowboy

e sparare agli animali. Il pomeriggio

del 27 luglio, in compagnia di suo fratello,

il giovane avrebbe premuto per

sbaglio il grilletto e colpito l'artista

che vagava nei campi. Van Gogh non

denunciò i ragazzi perché a causa della

sua depressione trovò nella morte

un sollievo e non voleva che i due

fossero condannati per avergli fatto

una cortesia. Tesi avvalorata dalle

persone che lo conoscevano, scoperta

per la prima volta dal famoso storico

dell'arte tedesco John Rewald che visitò

Auvers negli anni 30 del secolo

scorso. Steven Naifeh e Gregory Smith

hanno trovato importanti dettagli a

sostegno di questa ipotesi, in primis

l’angolazione obliqua del proiettile,

non dritta come ci si aspetterebbe se

il pittore si fosse suicidato.

Un fine vita avvolto dal mistero dunque,

a rendere ancora più catartiche le

opere di un uomo che ha lottato costantemente

per fare il mestiere del

pittore, pur non riuscendo a vendere

in vita le sue opere, ad eccezione del

“Vigneto rosso”, acquistato da Anna

Boch, una pittrice belga, collezionista

d’arte. Il dipinto fu acquistato nei

primi mesi del 1890 per 400 franchi

belgi, forse perché le piaceva il dipinto

o per mostrare il suo sostegno a

Van Gogh. Il fratello Theo morì solo

sei mesi dopo. La moglie di Theo, Johanna

van Gogh-Bonger ereditò i dipinti

di Vincent. Grazie al suo operato,

Van Gogh divenne l’artista conosciuto

oggi in tutto il mondo. Fu il figlio

di Theo e Johanna, Vincent Willem

van Gogh, a prendersi cura della

collezione di opere dopo la morte di

sua madre, fondando il Museo Van

Gogh di Amsterdam.

INFO:

Date: 26 gennaio - 28 aprile 2019

Orari: Lunedì - Venerdì 09,30

19,30 / Sabato - Domenica e

festivi 09,30 – 21,30

(la biglietteria chiude trenta minuti

prima della chiusura).

Sede Espositiva: Spazio Lancia

Via Vincenzo Lancia 27

10141 Torino


www.tornabuoniarte.it

“Homenatge a la Internacional”- 1976 - tecnica mista su tela applicata su tavola - cm 63 x 61

Antoni Tàpie

Firenze 50125 - Lungarno Benvenuto Cellini, 3 Tel.+39 055 6812697 / 6813360 - info@tornabuoniarte.it

Milano 20121 - Via Fatebenefratelli, 34/36 - Tel. +39 02 6554841 - milano@tornabuoniarte.it

Forte dei Marmi 55042 - Piazza Marconi, 2 - Tel +39 0584 787030 - fortedeimarmi@tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - Antichità - Via Maggio, 40/r - Tel. +39 055 2670260 - antichita@tornabuoniarte.it


12

“Body splash” bs 4 315 - 2018 - 100x80

Pier

TOFFOLETTI

galleriaesserre@gmail.com


ENNIO CALABRIA

…verso il tempo dell’ essere

di Marina Novelli

“Biografia rivisitata” 1989

acrilico su tela


L

a pittura capisce

prima di me”.

A Roma, Palazzo Cipolla

ha visto fino allo

scorso 27 gennaio, l’attesissima

esposizione di

uno degli artisti italiani

fra i più significativi, stiamo parlando

infatti della grande rassegna

antologica di Ennio Calabria, in cui

fa da protagonista assoluta la pittura

in tutta la sua potenzialità di lettura

del mondo attuale, ad esattamente

sessant’anni dalla sua prima mostra

personale, avvenuta nel novembre

del 1958 presso la Galleria La Feluca

e a poco più di trent’anni dalla sua

ultima ampia mostra antologica nel

Museo di Castel Sant’Angelo nel

1987. È doveroso precisare pertanto

che l’uscita di scena negli Anni Sessanta

di Ennio Calabria è da attribuirsi

ai notevoli disaccordi intercorsi

con Renato Guttuso, che lo vedevano

come una parte politica all’opposizione

e che ancor oggi, l’artista

tratta come una questione di cui

si limita a raccontare come di un ineluttabile

fatto storico ampiamente documentato.

Ennio Calabria è stato il

protagonista, sia culturalmente che

pittoricamente parlando, della grande,

enorme trasformazione dell’arte

nel tempo, guidandone praticamente

il mutamento e portando questa capacità

creativa, questa sua assoluta supremazia,

da allora ad oggi in maniera

assolutamente originale e proiettando

inoltre, il figurativismo italiano

ed europeo dallo scorso secolo

ad oggi, imponendosi pertanto quale

protagonista assoluto, sempre in linea

con il suo tempo. La grande

esposizione di Palazzo Cipolla è stata

fortemente voluta dal Prof. Avv. Emmanuele

F.M. Emanuele, promossa

dalla Fondazione Terzo Pilastro Internazionale

e realizzata da Poema,

in collaborazione con l’Archivio Calabria

e con il supporto di Civita Mostre.

A curare questa grande esposizione,

che suona quasi come una

sorta di “risarcimento” nei confronti

di Ennio Calabria, con sessant’anni

di sublime pittura al suo attivo, è

stata la indiscussa maestria di Gabriele

Simongini, il quale scrive:《Lungo

sessant’anni di ricerca la pittura

per Calabria ha sempre avuto un potente

valore sociale, in senso ampio,

come strumento conoscitivo delle infinite

trasformazioni di un mondo


14

“L’ombrello è rotto, paura dell’acqua”

2018 - acrilico su tela

cm. 300 x 200

passato dalla Guerra Fredda all’attuale

dominio globale delle corporazioni

hi-tech e di un’Italia ormai

irriconoscibile, passata dall’entusiasmo

della ricostruzione e del boom

economico allo spaesamento dell’odierno

ruolo di emblema della crisi

europea. Una pittura di “storia”, dunque

e pur in senso ampio, etimologico

(dal latino “historia”, ovvero

“ricerca, indagine, cognizione”), mai

illustrativo, con una profonda identificazione

fra vicende collettive e autobiografia

interiore》. “L’arte è eccellenza

della soggettività che è l’antitesi

del pensiero unico”. Ennio Calabria,

da sempre orientato a cogliere

i sintomi e le cause della regressione

e della prevalenza di un istinto collettivo

di inclinazione oppressiva quasi

come se corrispondesse, per contrasto,

ad un sempre crescente progresso

tecnologico; oggi egli ritiene che la

sua espressione pittorica “si deve

porre come qualcosa che si sente, non

come qualcosa che si capisce”. Di

estremo interesse sono state le parole

del Prof. Avv. Emmanuele F.M. Emanuele

che ha asserito infatti, in fase

di Conferenza Stampa, quanto segue:

《Ennio Calabria ha traghettato il figurativismo

italiano ed europeo dal

secolo scorso ad oggi, imponendosi

come protagonista assoluto sempre in

linea con il suo tempo. Dalle opere di

questo artista - cui sono particolarmente

lieto di dedicare un’antologica

così ricca e completa come quella che

qui presentiamo - promanano un’energia

ed una vitalità che sono specchio

del suo approccio critico ed appassionato

al mondo che lo circonda, atteggiamento

che sfocia in una ricerca a

tutto tondo sulla condizione esistenziale

dell’individuo contemporaneo e

sulle dinamiche di un’epoca in perenne

evoluzione》. Significativo è

anche il fatto che in questa mostra,

nella disposizione delle opere, si sia

deciso di compiere un percorso non

cronologico, a ritroso per l’esattezza,

consentendo ai visitatori di ammirare

subito, non appena entrati nella prima

spaziosa sala di Palazzo Cipolla e di

essere magnificamente investiti dalle


“Questa lunga notte,

il branco” 2018

acrilico su tela

sue opere più recenti, attratti come

calamite dalla suggestiva potenza della

sua espressione artistica al giorno

d’oggi, che di certo non si smentisce

e non smette mai di sorprenderci; sebbene

però, la mostra sia stata aperta

con un quadro non certamente privo

di significato quale “Imponderabile

nel circo” esposto per la prima volta

nel 1958 in occasione della sua prima

personale, opera a cui hanno fatto seguito

i suoi più noti capolavori quali:

“La città che scende” del 1963; “Funerali

di Togliatti” del 1965, opera

questa che è stata esposta molto di

rado; “Pantheon” del 1978-79; “Il traghetto

di Palermo” del 1984; “La città

dentro” del 1987; “Eretto antropomorfo”

del 1993 per quanto riguarda

il passato, ma a cui ha fatto seguito

un ampio spazio di significative opere

realizzate dal 2000 ad oggi: “Presentimento

d’acqua” e “Ombre del futuro”

del 2008; “Il pensiero del corpo”

del 2010, “ Patologia della luce”

del 2012; “L’uomo e la Croce” del

2016 e molte altre; esposizione a cui

sono state incluse pertanto le cinque

opere inedite realizzate espressamente

per l’occasione nei mesi più recenti

prima che la mostra avesse inizio.

Una particolare attenzione meritano

anche i suoi suggestivi ritratti, partendo

da “Stalin” del 1964 e “Mao

Pianeta” del 1968, fino a “Italo Calvino.

Voglia di eterno” del 2013,

tanto per citarne alcuni e agli indimenticabili

ritratti dedicati a Papa

Giovanni Paolo II, nonché ad una nutrita

serie di autoritratti, pastelli e una

serie di manifesti realizzati da Calabria

nel corso degli anni. Ad accrescere

il valore intrinseco di molte

opere esposte abbiamo visto alcuni

testi scritti di pugno dall’artista e inseriti

nelle didascalie delle opere stesse,

ampliandone così, immancabilmente,

il valore della fruizione.

“L’arte restituisce alla storia i sintomi

delle mutazioni in atto”. Delle 80

opere eccellentemente esposte nelle

sale, due dei cinque quadri datati

2018 mi hanno particolarmente colpita:

“L’ombrello rotto” e “Il branco”.

L’opera “L’ombrello rotto” è intesa

come il simbolo della perdita di tutte

le protezioni. Con l’ombrello infatti

ci proteggiamo dalla pioggia e quando

l’ombrello si rompe, si sconquassa

ed esplode riducendosi in brandelli, ci

sentiamo senza protezione alcuna…

indifesi! Estremamente esposti a

qualsiasi tipo di insidia! L’opera per-


16

Gabriele Simongini,

Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele

e il Maestro Ennio Calabria

“Il traghetto per Palermo” - 1984

Tecnica mista su tela

“Frammenti a parete” - 1978

Olio su tela

tanto sta a significare quanto gli esseri

umani senza ideologie e, spesso e purtroppo,

senza Fede… siano soli. Smarriti.!

Il dipinto “Il branco” invece, è

scaturito da un incontro reale, in cui

egli stesso si è imbattuto una notte

mentre in auto faceva ritorno nel suo

studio; con i fari della sua auto infatti

ha illuminato un branco di cani randagi,

famelici, restando profondamente

colpito dalla forza di questa visione.

Egli, nella sua espressione pittorica

non ne fa una visione prettamente realistica,

ma la traspone nel simbolo del

“branco” oggi, in riferimento a tutto

ciò che significa fare “gruppo ciecamente”,

vedi ad esempio il “branco di

stupratori”; l’esempio di una società

massificata in cui stanno prevalendo le

forze brutali ed aggressive, senza controllo,

insite negli istinti umani più

bassi. Una volta ancora in Calabria notiamo

quanto egli parta dal quotidiano

per arrivare ad una visione sociale di

più ampio respiro… un Calabria sempre

di una attualità sorprendente… che

sembra quasi fermare o addirittura,

precorrere i tempi! “La pittura non

dice, racconta”. (Ennio Calabria)


18

Balla a Villa Borghese

…“le sue visioni, la sua modernità, la sua

intelligenza artistica”…prima del Futurismo!

di Marina Novelli

Marina Novelli con l’autoritratto di Balla

Ida sin. Prof. Giovanni Lista, dott.ssa Elena Gigli,

Flavia Matitti, Antonio Fiore

l fruscio dei rami mossi dal

vento…forse il Ponentino romano,

irregolare ma persistente

che soffia delicatamente

sulla mia faccia, facendomi

volare il cappello… mentre il silenzio

circostante è rotto dallo scricchiolio

delle foglie e degli aghi di pino sotto ai

miei piedi e dal sereno cinguettio degli

uccelli… colori primaverili e profumazioni

tenui ma ricche di nostalgia come

nei tramonti... è ciò che ho avvertito

entrando nella Aranciera di Villa Borghese…

proprio dinanzi alle suggestive

opere di Giacomo Balla. Il Museo

Carlo Bilotti, nella sua affascinante ed

incantata Aranciera di Villa Borghese,

proprio in quel che definirei “il suo

verde cuore pulsante”, ha visto, la mostra

antologica di Giacomo Balla, in

cui sono state esposte le sue opere dipinte

nella Villa stessa; una interessante

indagine sulla sua prima produzione

pittorica, quando non ancora

futurista, ci mostra il suo studio della

luce e del colore. Intendo focalizzare

l’attenzione su quelle che sono state le

ragioni che hanno dato l’imput alla celebrazione

di questa splendida mostra…

straordinariamente bella e significativa.

Elegante! Siamo nel 1904

e dopo il matrimonio con Elisa Marcucci,

Giacomo Balla da Torino, si trasferisce

in un antico monastero in Via

La Fortezzuola a Villa Borghese da Viale di Valle Giulia - 1905 circa

Pastelli colorati e matite su carta pane

Parioli, 6 (attuale Via Paisiello) a

Roma. Nelle stanze-cella di questo

luogo felice, situato ai margini periferici

dell’allora città estremamente differente

da come si presenta ai nostri

giorni, Balla ama immergersi nella descrizione

pittorica di ciò che vede dal

balcone del suo studio, oppure subito

in prossimità della porta dell’abitazione.

Nel 1910 egli realizza il suo

grande polittico Villa Borghese in cui

il tema della natura ai confini della

città di Roma diventa per Balla ciò che

la “ Montagne Sainte-Victoire” rappresenta

per Paul Cézanne, e cioè una materia

da indagare e approfondire, da

provare e riprovare, scarnendola fino


Maggio - 1906 circa - Trittico, olio su tela

Periferia di Roma a Porta Pinciana - 1904 circa - Pastelli su carta

Casina dell’orologio a Piazza di Siena - 1905 circa

Pastelli colorati su carta pane

all’astrazione. Si tratta infatti di uno

dei primi temi sperimentali affrontati

dal pittore, che riuniti organicamente

in questa mostra in un numero di una

trentina di opere, sembrano preludere

all’epoca eroica del Futurismo. Ritroviamo

infatti i temi della Rondine,

vista dallo stesso balcone, l’Automobile

in corsa, la Velocità astratta, le

Linee forza di paesaggio, le Trasformazioni

forme spirito, il Mercurio che

passa davanti al sole, ecc. ecc. Un successivo

ampliamento della mostra,

nelle sale del primo piano del Museo,

accentra l’attenzione, attualizzando lo

“sguardo fotografico” di Balla attraverso

una serie di scatti Mario Ceppi,

realizzati negli stessi luoghi delle opere

esposte. La mostra ha visto inoltre la

proiezione del film di Jack Clemente

“Balla e il Futurismo”, che nel 1972 è

stato vincitore del premio Leone d’Argento,

nella sezione documenti d’arte

in occasione della Biennale di Venezia.

Nel 1971 Giacomo Balla realizza il suo

primo film come regista, “Balla et le

futurisme”, diventato poi documento

storico sulla vita e l’opera del protagonista

del Futurismo. Echoes, famoso

brano dei Pink Floyd, utilizzato nella

colonna sonora del film, fu concesso a

Clemente dalla band, conosciuta in occasione

delle riprese del film concerto

di Adrian Maben “Pink Floyd a Pompei”

nel 1971. Elica e Luce, figlie di

Balla, sono le protagoniste del racconto

che insieme allo straordinario

appartamento in Via Oslavia ci conducono

lungo il corridoio, dentro le

stanze, oltre la finestra di questa dimora

dove l’artista ha messo in atto

dando origine a quella “Ricostruzione

futurista dell’Universo” teorizzata nel

1915 con Depero. Un grazie speciale

alla curatrice di questa elegante quanto

delicata e suggestiva mostra, la storica

dell’arte Elena Gigli, che da molti anni

incontriamo quale studiosa impegnata

nella catalogazione dell’opera di Balla

e che non si è risparmiata, in fase di

Conferenza Stampa, nel guidarci,


20

Fontana a Villa Borghese - 1905 circa - Pastello su carta

passo dopo passo, nella descrizione

delle opere. Ella nel suo “excursus” ci

ha inoltre illustrato parte della vita di

Giacomo Balla che, nato a Torino nel

1871, si trasferisce a Roma nel 1895 e

che dopo aver cambiato varie abitazioni,

grazie all’interessamento dell’allora

Sindaco Nathan, ad abitare in un

Convento Casermone proprio a ridosso

di Villa Borghese, attuale Parco dei

Principi, in via Paisiello angolo via Nicolò

Porpora. Caratteristica di questo

grande Convento è un piano rialzato

sul quale troneggia una “ringhiera” che

verrà più volte immortalata nelle sue

opere pittoriche, vedi infatti “La bambina

che corre sul balcone”, grande

quadro futurista oggi nella collezione

Grassi di Milano. Ringhiera che ritroviamo

anche in numerosi pastelli e nel

quadro Maggio, dove viene invece immortalata

la sua moglie Elisa, nonché

la ritroviamo nella sua proiezione come

ombra sul prato nell’opera ritraente la

Casa Convento. È straordinario pensare

che Giacomo Balla si affacciava

da questa ringhiera per ammirare l’adiacente

Parco dei Daini, aggettante su

Villa Borghese che, nel 1902 acquistato

dal Comune di Roma ritroviamo abbandonato

e trascurato (forse l’inizio di

Autoritratto notturno - 1909 circa - Olio e smalto giapponese su cartone


Villa Borghese dal balcone - 1907 circa - Olio su tela

Dei Viventi; Il contadino - 1903 - Olio e tempera su tela

Modella tra due paesaggi - 1905 circa - Olio su tavola

un successivo degrado!). Il nostro geniale

artista era solito attraversare la

Villa passeggiando ed estasiato guardarsi

intorno, scoprendone le sue bellezze

anche negli angoli più reconditi

e anfratti, non risparmiandosi di ritrarre

angoli, fontane, sentieri, vegetazione e

più precisamente gli alberi. È pertanto

possibile anche al giorno d’oggi fare

un giro, specie in prossimità del Museo

Canonica, che al tempo prendeva il

nome di “La Fortezzuola”, per ritrovare

gli stessi scorci, gli stessi alberi…

le stesse atmosfere e non ultimo la inconfondibile

sagoma del Cupolone stagliata

sul suggestivo, caldo, nostalgico...

inconfondibile tramonto romano.


22

Giovanni MANZO

“Senza Titolo” - 2018 - Tecnica mista su tela - cm. 80 x 80

Porto turistico di Roma

galleriaesserre@gmail.com


www.tornabuoniarte.it

“Antiforma sensoriale” - 1966 - tecnica mista su tela - cm 158 x 140

Franco Bemporad

Firenze 50125 - Lungarno Benvenuto Cellini, 3 Tel.+39 055 6812697 / 6813360 - info@tornabuoniarte.it

Milano 20121 - Via Fatebenefratelli, 34/36 - Tel. +39 02 6554841 - milano@tornabuoniarte.it

Forte dei Marmi 55042 - Piazza Marconi, 2 - Tel +39 0584 787030 - fortedeimarmi@tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - Antichità - Via Maggio, 40/r - Tel. +39 055 2670260 - antichita@tornabuoniarte.it


24

M a t e r a s u l l a v e t t a

d ’ E u r o p a

di Francesco Buttarelli

La città ci viene incontro e ci

sorprende come un'immensa

fotografia, a tratti surreale, istintivamente

onirica. I colori e le

luci mostrano un territorio

percorso da civiltà remote tutte

incise dei reperti archeologici presenti.

Una memoria universale che racconta

l'indicibile fatica del lavoro e l'affermarsi

dell’arte attraverso secoli di storia. Nelle

crepe delle antiche case arricchite da effigi

Sacre si coglie il senso della memoria.

Le immagini proposte nelle molteplici

mostre sembrano restituire un dialogo

ed un simbolismo a molti sconosciuto,

eppure vivo da sempre nelle

arterie della “città dei sassi” che vanta novemila

anni di storia. Attraverso scavi

preistorici che rivelano uno spaccato del

mondo paleolitico e neolitico inizia il

viaggio in una cultura articolata composta

da una complessa rete di simboli e significativi

motivi che successivamente hanno

visto la presenza del mondo greco-ottomano,

normanno, angioino e aragonese.

Per cogliere l’essenza dell’arte di Matera,

proiettata ai vertici europei nel 2019, occorre

misurarsi con “spazi lontani”, distanti

dal turismo di rapida osservazione,

volti a comprendere una civiltà sopravvissuta

all’imponderabile ciclo del tempo.

Nel visitare “Ars Excavandi” ci siamo

immersi in un ambiente lontano, antico

che può suggerirci come costruire le città

del futuro o addirittura su come organizzare

la vita su di un altro pianeta. Ci addentriamo

in un percorso disseminato di

caverne, ove l'arte dà origine a paesaggi,

architetture e civiltà. Sono evidenziati i


più importanti ecosistemi del mondo attraverso

un tunnel spazio temporale che

si snoda tra il museo Ridola e palazzo

Lanfranchi. Tavole multimediali permettono

al visitatore di creare un collegamento

tra passato e presente in un viaggio

culturale che ha come fine ultimo di rendere

visibili ed attuali le civiltà fiorite in

ogni epoca. Temi ed immagini ancestrali

e primitive che ben si accordano alla

città, sembrano stridere con la modernità

della multimedialità; le stimolazioni sensoriali

talvolta dirompenti e fortemente

significanti che accompagnano il visitatore

amplificano il senso di “viaggio a ritroso”

alla ricerca dell’uomo e della sua

necessità di espressione ed affermazione

di sé. Un viaggio onirico nelle viscere

dell’umanità stessa che deve trarre dal

passato stimoli e riflessioni per disegnare

il proprio futuro. Originale e ricca di si-


26

gnificati la visita da effettuare alla galleria

d’arte; qui il “rinascimento mediterraneo” troppo

spesso trascurato viene riabilitato da un “rinascimento

visto dal sud”. La mostra ci guida

verso una lettura inedita su uno dei periodi artistici

più importanti italiani. Le 180 opere presenti

ci mostrano testimonianze provenienti dai

maggiori musei d’Italia e d’Europa. Nella galleria,

pitture e sculture si alternano creando un

gioco che ha come fine l’incontro tra il rinascimento

ed il mediterraneo. Come non citare i

“sassi”, la linfa di Matera. I sassi, che incorniciano

come una cintura una città che spesso ne

è stata ostaggio, oggi vedono il valore di queste

costruzioni esaltato, compreso ed apprezzato. La

notte illumina Matera di colori forti e tenui, così

la città diventa magica nel turbine delle mostre,

dei concerti, delle danze, delle sue chiese, dei

suoi scavi, delle pietre che sussurrano e ci parlano

di eternità.


Alberto LANTERI

“Clochard”- 2019 - olio su tela - cm. 80 x 100

“Apocalisse” - 2019

olio su tela - cm. 100 x 80

Studio: Alberto Lanteri

Corso Matteotti 57 - 10121 Torino.

Alberto Lanteri Pictor; the art of Lanteri

www.albertolanteri.com

lucaspagnoli@albertolanteri.com

Cell. Luca Spagnoli + 39 388 9276884

(collaboratore del maestro)


28

anna Maria Tani

WWW.ARTINGOUT.COM

per la promozione delle arti visive

Tel. +39 06 8418055 - info@artingout.com

“Settembre”- 2012 - Tecnica mista su tela - cm. 100 x 100 “Mosaico I” - Tecnica mista su tela - cm. 50 x 50

Studio: 00039 Zagarolo (Rm) Via Cancellata di Mezzo 78

Cell. 393 9912034 - tani.anna.maria@gmail.com

AnnaMariaTani-pittore/incisore


“Mosaico G” -Tecnica mista su tela - cm. 50 x 50

“Mosaico H” 2012 - Tecnica mista su tela - cm. 50 x 50

Harbour’s spring

Mostra d' Arte Contemporanea

dal 23 febbraio al 15 marzo 2019 - Roma

Galleria Ess&rrE

L. mare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma

DAS FENSTEr GALLEry

“Artisti italiani a confronto” dal 4 al 14 aprile 2019

Prälat - Zistl - Str. 20 - 80331 - München

Altstadt gegenüber Schrannenhalle/

Nähe Jakobsplatz


30

Willow: Total-Pop

di Giorgio Barassi

Basilico, 2019,

smalto su tela,

cm. 100 x 80

Pop art totale: nel segno,

nella efficacia e nel successo. Willow

conferma le sue capacità di artista

dopo una serie di affermazioni culminate

nella fortunata mostra alla

Fabbrica del Vapore di Milano, il suo

più grande solo show finora, ed approda

(il termine non è casuale) a

Genova, città di mare e di navi, ad un

evento per MSC Crociere. Ironico ed

ormai iconico, Willow incarna il

senso intimo della Pop art. Il termine,

non va dimenticato, deriva da

“popular art” e, per quante variazioni

abbia subito nei significati e nel

tempo, a quella popolarità diffusa e

fortemente sociale si riferisce. La

formazione dell’artista parte dalla

Scuola del Fumetto e Illustrazione di

Milano e arriva a collaborazioni con

grandi aziende e nel cuore del design,

senza lasciare al passo le più

importanti gallerie d’arte italiane ed

estere che richiedono continuamente

il suo lavoro allegro, riconoscibile e

vincente.

Willow esprime con una disinvoltura


Quelli che..., 2019,

smalto su tela

cm. 100 x 80

fantasiosa ed

a r m o n i c a

quelle capacità

di artista

che ha nella

costruzione e

nella sapienza

da illustratore

le note migliori.

Utilizza gli

schemi del fumetto

ad impatto

immediato

e gioca

spregiudicatamente

accorto

coi colori, coinvolge

ed attrae.

Una conquista

graduale

e omnicomprensiva,

perché,

a ragionarci, non ci sono limiti alla

applicazione della sua operazione

artistica. Potrebbe dipingere ovunque

e portare il suo codice di e-

spressioni in qualunque spazio, su

qualunque oggetto di uso comune o

hors d’usage dandogli una caratteristica

che riconduce alle sue esperienze

pregresse ed alla curiosità

che lo ha spinto e sostenuto in ogni

passaggio della sua ormai consolidata

affermazione.

Se la sua Milano gli ha tributato il

gran successo della mostra organizzata

da Arte Investimenti alla Fabbrica

del Vapore, non sono minori i

successi riscossi all’estero né la

crescita esponenziale del suo pubblico,

che individua in Willow un

narratore del tempo che viviamo.

Non un cronista dell’essenziale, ma

un illustratore alla miglior vecchia

maniera, di quelli che sono cresciuti

all’ombra del Duomo e riempivano

le pagine dei settimanali e dei quotidiani

nazionali all’inizio del secolo

ventesimo. Achille Beltrame o

Walter Molino, per dirne solo due,

hanno reso a chiunque l’idea dell’articolo

scritto e hanno vissuto,

come altri, italiani e bravissimi, una

fortuna fondamentale: quella della

riconoscibilità assoluta del loro lavoro.

Nello stesso modo Willow ha

oggi un linguaggio noto e confortante.

Perché a guardare le sue com-


32

L'ignorante, 2019,

smalto su tela,

cm. 100 x 100

Nel blu dipinto di stelle,

2019, smalto su tela,

cm. 100 x 100

posizioni vivaci e le nuvolette

riempite con una

o due lettere e un deciso

punto esclamativo, sai

che lì c’è Willow, con la

sua Pop art, che più che

Neopop è Total-Pop.

Proprio in conseguenza

della diffusione senza

limiti di spazio, oggetti

o tele. Queste ultime

sembrano limitare le

sue ampie capacità di

racconto, ma il bello e

l’imprevedibile arriva

sempre alla prossima

tela, come in un racconto

a fumetti. Tutti a

bordo, dunque, a Genova

il 22 marzo: il

Total-Pop Willow ha

altri colori da raccontarci.


34


www.tornabuoniarte.it

“Senza titolo” - 1966 - dècollage su cartone pressato - cm 27,5 x 52

Mimmo Rotella

Firenze 50125 - Lungarno Benvenuto Cellini, 3 Tel.+39 055 6812697 / 6813360 - info@tornabuoniarte.it

Milano 20121 - Via Fatebenefratelli, 34/36 - Tel. +39 02 6554841 - milano@tornabuoniarte.it

Forte dei Marmi 55042 - Piazza Marconi, 2 - Tel +39 0584 787030 - fortedeimarmi@tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - Antichità - Via Maggio, 40/r - Tel. +39 055-2670260 - antichita@tornabuoniarte.it


36

Victor Vasarely

Una vita che abbraccia un secolo

di Rita Lombardi

Fig.1

“Zebra” - 1944 - Disegno a china

cm. 76 x 54 - Proprietà di Michèle Vasarely

Il Museo d’Arte Moderna del Centro

Pompidour di Parigi accoglie

dal 6 febbraio, per tre mesi, una

grande retrospettiva dal titolo

“Vasarely, le partage des formes”

dedicata all’artista ungherese (naturalizzato

francese nel 1961), considerato il

padre della “Optical Art”, brevemente

Op-Art.

Op-Art e Arte Cinetica

In netta opposizione con l’ideologia esistenziale

dell’Informale, della Pop-Art,

dell’Antirazionalismo in generale, l’Op-

Art e l’Arte Cinetica assumono forma di

movimenti artistici internazionali verso la

metà degli anni ’50 del secolo scorso.

Utilizzando colori contrastanti e forme

geometriche semplici e ripetitive, l’Optical

Art vuole produrre illusioni di profondità,

di rilievo e di movimento, confondere

o animare lo sguardo senza far ricorso

ad un effettivo movimento dell’opera

stessa, mentre le opere dell’Arte

Cinetica sono composizioni geometriche

mobili, esse cioè si muovono veramente

per effetto o dell’aria o dell’acqua o dell’elettricità

o per azione dell’osservatore

che può toccarle e metterle in moto. In

entrambe le correnti si sperimentano

nuovi materiali, come il plexiglass, l’alluminio

o la plastica.

Questi sono artisti che ritornano ai principi

del Bauhaus con la sua attenzione al

sociale, che hanno fiducia nel futuro,

nella scienza e nelle innovazioni tecnologiche,

come i Futuristi e che seguono in

parte l’impostazione filosofico-morale

delle Avanguardie Storiche. Studiano,

pertanto, i lavori di Albers e di Itten, le

opere di Malévitch e le “Compenetrazioni

iridescenti” di Balla. Aspirano ad

analizzare sistematicamente i fenomeni

percettivi al fine di creare una scienza

dell’Arte innovativa e utile alla società.

Per le loro opere utilizzano un linguaggio

pulito ed essenziale, scientifico ed universale,

fondato sulle conoscenze della fisica,

della biologia e della psicologia.

Siamo in presenza, non soltanto, di un

impegno continuo di studio e di sperimentazione,

ma anche di un atteggiamento

morale innovativo e rigoroso,

come afferma Otto Piene “la torbidezza

del colore è espressione della torbidezza

dell’uomo”.

Alcuni artisti come Victor Vasarely e

Bridget Riley producono opere esclusivamente

nell’ambito della Op-Art, altri

come Alexander Calder con i suoi “mobiles”,

Yvaral, Otto Piene o Gianni Colombo

si muovono solo nella corrente

dell’Arte Cinetica, di altri ancora, come

ad esempio, Julio Le Parc, abbiamo opere

sia di Op-Art, che di Arte Cinetica.

La famosa gallerista parigina Denise

René è la prima, in assoluto, a presentare

al pubblico le opere di Op-Art e Arte Cinetica

organizzando nel 1955 la storica


Fig.2

“Hommage à Malévitch” - 1953 - Acrilico su tela - 130 x 195 - Collezione privata

mostra “Le mouvement”. Vi espongono oltre a

Victor Vasarely, Alexander Calder, Marcel Duchamp,

Jacoov Agam, Nicolas Schöffer, Paul Bury,

Jesus Rafael Soto, Jean Tinguely.

L’uomo Vasarely

Victor Vasarely nasce il 9 aprile 1906 a Pécs, e qui

trascorre l’infanzia e l’adolescenza. Nel 1925 è a

Budapest, dove inizia a frequentare, per incitamento

del padre, i corsi di medicina, ma nel 1927

cambia idea e si iscrive all’Accademia Artistica

privata Podolini-Wolkman, dove riceve un insegnamento

tradizionale. Inizia a creare manifesti

pubblicitari. Ma a Budapest esiste anche il Mühely,

un istituto artistico fondato nel 1927 da un ex professore

del Bauhaus, Sandor Bortnyik. Vasarely

inizia a studiare in questa scuola, da lui definita il

“Bauhaus ungherese” due anni dopo, nel 1929.

L’anno successivo sposa Claire, conosciuta al Mühely

e con lei si trasferisce a Parigi, dove lavora

come grafico pubblicitario. Nel frattempo dipinge

e studia gli effetti ottici nella grafica.

Nel 1931 nasce il primo figlio André e nel 1934

Jean-Pierre, che sarà anche lui artista con il nome

di Yvaral. Nel 1940 conosce la gallerista Denise

René, ma inizia il periodo buio dell’occupazione

nazista (giugno 1940) e quindi la prima mostra di

Vasarely è nel 1944 con gli “Studi grafici”, tra i

quali la famosa “Zebra” (fig.1).

Tra il 1994 e il 1947 subisce l’influenza del Cubismo,

del Futurismo, dell’Espressionismo, del Surrealismo,

successivamente da lui definite “Fausses

Routes”.

Nel 1947 la svolta, Vasarely inizia lo studio dell’astrazione

geometrica, “la forma nelle forme”.

Tra il 1947 e il 1953 produce le opere classificate

Gordes-Cristal (Gordes è la località dove ha acquistato

una cascinetta verso la fine degli anni

‘40); sono opere caratterizzate da semplici forme

e pochi colori. Questo periodo si conclude con

l’“Hommage à Malévitch” (fig.2).

Nel 1950 la prima mostra in Europa a Copenhagen.

Nel 1955 la mostra “Le Mouvement”, prima citata,

lo rende famoso a livello internazionale; tre

anni dopo le sue opere sbarcano a New York e a

Buenos Aires.

Nel 1963 presenta la serie “Folklore planetario”

di cui fa parte “Vega” (fig. 3) e la serie “Alfabeto

plastico”.

Il 1964 è l’anno della mostra “The Responsive

Eye” al MOMA (Museum of Modern Art) di New

York e della presentazione della serie “Hommage

à l’Exagone”.

Negli anni successivi produce rilievi, multipli,

sculture e dipinge quadri con colori vivaci e contrastanti,

abbandonando del tutto il binomio

Fig.3

“Vega” - 1957 - Acrilico su tavola di trucioli - cm. 47 x 33 - Collezione privata


38

bianco/nero.

Si dedica alla costruzione di due centri: il

Centro Didattico di Gordes (smantellato

nel 1996) e quello di Aix-en-Provence,

ancora esistente. Sulle facciate di questi

edifici, Vasarely applica le gigantografie

dei suoi quadri più famosi.

Nel 1993 le sue opere fanno una tournée

in varie città del Giappone.

Muore a Parigi il 15 marzo 1997.

Le sue opere hanno avuto una grande risonanza

internazionale, influenzando moda

e cinema e comparendo spesso sulle

copertine di riviste e libri di divulgazione

scientifica.

Vasarely teorico della Optical Art

Nel “Manifeste Jaune” pubblicato nel catalogo

della mostra “Le Mouvement” del

1955 scrive: “Due forme-colori formano

l’unità plastica, vale a dire l’unità di quella

creazione artistica e la persistente, onnipresente

dualità viene finalmente riconosciuta

inscindibile” e continua dichiarando

che la geometria (quadrato, cerchio,

triangolo, etc.), la chimica (cadmio,

cobalto, cromo, etc.), la fisica (spettro, intensità

dei colori, etc.) costituiscono dei

parametri costanti, essendo elementi di

un linguaggio che non soltanto è universale

e universalmente percepito, ma che

si trova alla base di tutte le immagini e di

tutte le opere d’arte, ed è questo linguaggio

che essi come gruppo vogliono usare

esplicitamente.

Anni dopo, per descrivere la Optical Art,

si esprime così: “La posta in gioco non è

più il cuore, ma la retina, e l’anima bella

ormai è divenuta oggetto della psicologia

sperimentale. I bruschi contrasti in bianco

e nero, l’insostenibile vibrazione dei colori

complementari, il baluginante intreccio

di linee e le strutture permutate... sono

elementi della mia opera il cui compito

non è più quello di immergere l’osservatore

in una dolce melanconia, ma di stimolarlo,

e il suo occhio con lui”. Dichiara

Fig. 4

“Hat-leg” - 1971/72

Acrilico su tela - cm. 158 x 138

Collezione privata

dalla serie

“Hommage à l’Exagone”

inoltre che l’instabilità percettiva che ne

deriva è volta a rendere lo spettatore partecipe

dell’opera tramite la sua reazione/interpretazione

dell’opera stessa.

Nel 1963 confessa: “Una frase (di Bohr,

Dirac, De Broglie o di Wiener o di Heisenberg?...

non lo so) mi ha colpito come

un colpo di frusta, «in fin dei conti, si potrebbe

considerare lo spazio-tempo come

una deformazione della materia-energia».

La fisica pura si rivelava all’improvviso

davanti ai miei occhi incantati, il paesaggio

abituale spariva, certezza e incertezza

si alternavano. Portato dalle onde, fuggivo

in avanti, verso l’atomo, verso le galassie,

superando campi di attrazione e di

repulsione”.

L’Artista Vasarely

Vasarely porta avanti, con metodo rigorosamente

scientifico, la ricerca visiva,

basandosi sulla legge ottica dei contrasti

simultanei e sulla teoria dei colori. La sua

operazione non è volta ad esprimere contenuti

simbolici, ma vuole offrirsi soltanto

come oggetto della percezione, organizzata

su dati matematici, e l’oggetto

stesso viene desunto attraverso una serie

di processi mentali. Infatti il suo scopo

non è la percezione come modo di recepire

un dato, ma come fase mentale o

pensiero e lo spazio è uno spazio strutturato

secondo rapporti quantità-qualità che

sono propri della mente umana. Vasarely

giunge così alla percezione pura, che e-

sclude ogni trasmissione sensoria ed e-

mozionale. Egli porta a compimento il

principio alla base dell’arte astratto-geometrica,

cioè che la bellezza pura e universale

è raggiungibile solo con l’armonia

di forme elementari e colori puri.

Vasarely dipinge i primi quadri con i colori

ad olio, ma dal 1960 usa esclusivamente

i colori acrilici, che ha sperimentato

per la prima volta nel 1953 in

“Hommage à Malévitch”.

Ora mi soffermo su tre opere: Hat-leg

(fig. 4), Torony (fig. 5) e Lava (fig. 6).

Le prime due opere appartengono alla

serie “Hommage à l’Exagone”. In questa


Victor Vasarely

Una vita che abbraccia un secolo

Fig. 5

“Torony” - 1970 - Acrilico su tela - cm. 160 x 190

Collezione privata

dalla serie “Hommage à l’Exagone”

Fig. 6

“Lava”

1984 - Acrilico su tela - cm. 212 x 212

Proprietà di Yvaral

serie Vasarely elabora il paradosso dei

cubi reversibili, già noto agli antichi Romani

(è presente infatti in molti mosaici

di quell’epoca). In che cosa consiste questo

paradosso? Due rombi adiacenti ad un

altro rombo compongono un esagono (da

qui il nome della serie) e, nello stesso

tempo, sono visti come facce di un cubo;

possono essere interpretati sia come le tre

facce interne e, allora, il cubo sprofonda,

o sia come le tre facce esterne e, allora, il

cubo emerge. È facile ottenere questo effetto

colorando le facce con sfumature di

grigio o di ocra, ma molto più complesso,

come fa Vasarely, con colori vivaci e contrastanti:

richiede sperimentazione ed esperienza.

Inoltre il tema viene da lui sviluppato

con grande virtuosismo, portandolo

ad effetti mai ottenuti prima. Per esempio

in Hat-Leg (fig. 4) più cubi reversibili

sono dipinti in modo che sembrino spalmati

su di una superficie convessa.

In altre opere della serie i cubi si inseriscono

in altri cubi, oppure i rombi diventano

parallelogrammi che creano parallelepipedi,

come in Torony (fig. 5).

Sublime è poi, secondo me Lava (fig. 6).

Ho l’impressione che più superfici convesse

coabitino sulla medesima tela.

Sembrano bolle che vogliono emergere,

proiettarsi fuori dal quadro, quasi, quasi,

stanno per scoppiare! L’opera è stata eseguita

nel 1984, quando Vasarely ha 78

anni. Davanti a me appare un uomo che

conserva l’atteggiamento meravigliato ed

entusiasta dell’adolescente che studiava

fisica al liceo, un artista che desidera condividere

con noi la sua visione, non la natura

delicata o terribile che scorgiamo

abitualmente, bensì le basi fisiche e matematiche,

eterne ed immutabili, che supportano

tali spettacoli, quasi un Leonardo

Da Vinci!

Nella sua opera arte e vita erano una cosa

sola.


40

Michele Angelo Riolo

“Caronte - 2019 - Olio su tela - cm. 50 x 50

In mostra presso la

GALLErIA ESS&rrE

“Harbour’s spring” dal 23 febbraio al 15 marzo 2019

Porto turistico di Roma - Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - Loc. 876

Studio: 00033 Cave (Roma) - Via Prenestina Vecchia, 19/A1

Cell. 333 2957049 - michelangeloriolo@gmail.com


42


MOSTRA PERSONALE

RABARAMA

DAL 15 MARZO AL 6 APRILE 2019

“MANA”

“ES-POSIZIONE” - 2006 - Bronzo dipinto - cm 49 x 48 x 28,5

“L’arte di Rabarama, ricca di un’energia instancabile e di un lessico formale decisamente personale, è capace di trasmettere

all’osservatore una tematica di forte valenza simbolica, sociale e psicologica altamente rappresentativa. Ogni personaggio

vive attraverso una dinamicità spaziale di originale interpretazione che va oltre l’aspetto estetico. E' un linguaggio

di straordinaria energia vitale che si evolve costantemente impreziosito da una profonda interiorità che ci conquista anche

dal di dentro perché da esso si libera un incredibile senso della vita umana. Le opere pittoriche, caratterizzate da un ritmo

del segno armonioso e da un magistrale timbro chiaroscurale, vengono continuamente alimentate dal colore incisivo e da

una autonoma e ben riconoscibile stesura della materia ad acrilico su tela. L’essere umano, che acquista una profonda

intensità dello sguardo ed una notevole luce spirituale, diventa pura espressione di emozioni e di stati d’animo.”

Monia Malinpensa (Art Director - Giornalista)

MOSTRA PERSONALE A cuRA DI MONIA MALINPENSA

Malinpensa by La Telaccia - Corso Inghilterra, 51 - 10138 Torino

Tel +39.011.5628220 - +39.347.2257267

w w w . l a t e l a c c i a . i t - i n f o @ l a t e l a c c i a . i t

ORARIO GALLERIA: DAL MARTEDI AL SABATO DALLE 10,30 ALLE 12,30 - 16,00 ALLE 19,00


Marco Gizzi. Genio Malinconico

Marco Gizzi è un “nomade sedentario”,

due concetti antinomici

per introdurre un artista

dalla personalità eclettica,

complessa ed intrigante; estremamente legata

alle proprie origini ed al tempo stesso

desiderosa di scoprire ed esplorare nuove

mete geografiche e culturali.

Approdato all’arte per caso o forse per necessità,

Marco Gizzi parte all’inizio degli

anni’80 come un argonauta alla ricerca del

“vello d’oro” trovandolo nella pittura.

Contesto della propria formazione artistica

è la Ciociaria, terra “madre” dalla quale

l’artista si allontana sempre a malincuore.

Una vita vissuta all’insegna di autentici valori,

di antiche consuetudini mai rinnegate

poichè tale universo rurale nutre gran parte

dei soggetti tradotti in pittura.

Ricca di diverse sedimentazioni, assimilate

e rielaborate nel corso degli anni in una

personale sfera espressiva.

«Ho cominciato a fare arte sin da piccolo,

soprattutto disegni: ricordo che disegnavo

in continuazione e dappertutto, lasciando

le mie impronte anche sui banchi dell’Itis

che ho frequentato. La pittura vera e propria

invece è arrivata più in là, con la morte

di mio padre, e si è sprigionata per colmare

proprio quel vuoto che avevo dentro.

Ma d’altronde non poteva non essere così:

sono convintissimo che la vita viene dalla

morte, perché è dalla morte che essa rinasce

e che si rinasce alla vita vera, che è poi

quella spirituale e interiore, quella assoluta.

E perciò la pittura, per me fonte di vita e

coraggio, è nata proprio da quell’evento.

Oggi la pittura la definirei non come ‘ispirazione’,

ma come ‘respirazione’, come fenomeno

del tutto naturale e inevitabile, che

mi consente di vivere e dipingere seguendo

un ritmo tutto spontaneo, per nulla costruito:

seguendo insomma

l’euritmia dei

greci, l’armonica u-

nione tra la mia mano

che dipinge e il

quadro che ‘si fa’.

Nei miei dipinti non

mi rifaccio a nessun

metodo, perché non

ho frequentato scuole

d’arte: il mio ‘metodo’

è del tutto personale

I primi quadri erano

prevalentemente surrealistici:

li dipingevo senza disegno preparatorio,

facendomi semplicemente guidare

dall’istinto; la maggior parte di quei

quadri erano scuri o con poca luce, un

tratto questo che ho poi sfumato in maniera

evidente, visto che oggi utilizzo

tantissima luce. I miei soggetti sono

frutto delle letture del tutto casuali da cui

mi faccio prendere. Sono sempre stato

molto ‘anarchico’ nella scelta dei soggetti:

mi soffermo su un argomento che

mi interessa, e mi documento in lungo e

in largo su quell’argomento! A tale

scopo, ho letto tantissimo sui cavalieri

medievali, le milizie sacre, i templari, e

li ho poi idealizzati nei miei quadri (in

tutto 6 dal 2004, nda) trasformandoli in

un mito personale che risale alla mia infanzia,

all’epoca in cui giocavo e fantasticavo

con le figure dei cavalieri. Credo fortemente

infatti, che noi discendiamo completamente

dall’infanzia: è lì che si forma la

nostra personalità, che è tutta basata sulla

fantasia, sull’immaginazione, senza la

quale saremmo solo trogloditi prossimi allo

stato bestiale.

Ho cominciato invece a dedicarmi alle nature

morte poco dopo gli inizi, per acquisire

le tecniche di pittura. Successivamente

mi sono affezionato al genere, perché ho

capito che spesso le nature morte sanno essere

più inquietanti dei soggetti umani:

basta spostare di qualche centimetro la loro

disposizione, scegliere dei colori diversi,

direzionare da un altro punto di vista la

luce che le colpisce – o che al contrario le

relega nell’ombra – ed ecco che si raggiungono

esiti più drammatici, o al contrario

più pacati. Per questo nutro per le nature

morte una certa ‘simpatia’.»

V.Brodolini 9

84091 Battipaglia (SA)

www.lifeartgallery.it

info@lifeartgallery.it

tel. 0828/300013


46

ESTROFLESSO SARA' LEI!

Bassani, le forme, lo spazio ed il colore.

di Giorgio Barassi

Arriviamo a Martinengo

nella prima giornata di

sole e tempo tiepidi dopo

le aggressioni dell'inverno,

che in Padania

cala le terribili carte

dei “Giorni della Merla” e gela le ginocchia.

La dolcezza della campagna è

punteggiata dal passaggio rapido dei

trattori, in angoli lindi e silenziosi caratterizzati

da villette allineate. Qualcuno

coltiva il suo orto e dà una spuntatina

ai cespugli, in attesa della fioritura.

Una autentica consolazione, nei

tempi delle città affollate e dei dialoghi

frettolosi ed alternati all’occhiata allo

smartphone. Vive qua, a sud di Bergamo

e del lago d'Iseo, Andrea Bassani,

serio e preciso elaboratore di opere

fascinosamente tridimensionali, ordinate

come le vie del suo paese. Opere

nette e geometricamente impeccabili,

figlie di una vicenda creativa in cui

Andrea la fa da protagonista al pari

della sua curiosità e della sua ricerca.

Nulla sopravanza nulla. Le sue opere

ormai hanno la loro anelata riconoscibilità

e non ce n'è una prediletta o assolutamente

privilegiata. Quello che riguarda

la sua composizione è scandito

con cura attraverso linee curve, diagonali,

orizzontali o verticali, lasciando

all'artista il buon gusto di districarsi fra

passione e ispirazione senza ascoltare

nessun altro, senza seguire suggerimenti.

È come dire “... se mi vuoi, sono

così ...” ed è profondamente giusto.

Forzare la mano ai veri artisti, d'altro

canto, è dannoso e lui è persona a cui

non puoi imporre alcunché, perché

prende la vita con un distacco ammirevole,

fa quello che gli piace ed ha rag-


giunto una certa notorietà dovuta proprio

alla coerenza ed alla pulizia del

suo stile, che gli somiglia.

Inizi da figurativo, poi una indagine

che ha si rivolto l'attenzione a quelli

che della tela facevano una superficie

modificabile, ma il cammino di Bassani

ha preso una via di autenticità e

singolarità quando si è fatta avanti l'esigenza

di raccontare la solidità del

legno e non i soli capricci della estensione

volumetrica delle tele. Insomma

Bonalumi e Castellani c'entrano, ma

non del tutto. Bassani non voleva solo

spingere o far rientrare una superficie,

magari spostandone il contenuto al di

fuori del perimetro di un quadro. Ha

voluto dare all'intimità della sua operazione

artistica una nota di geometrie

solide e piane insieme, ricoprendo il

legno sagomato e protrudente o liscio

con una tela dipinta all'acrilico e perfettamente

aderente alla materia lignea,

senza una sbavatura o un granellino di

colore in più, senza una piega, senza,

insomma, che si possa eccepire la pur

minima irregolarità. Ordine e compostezza.

La caratteristica delle idee chiare.

Nella scelta dei colori, prevalentemente

primari, e delle forme che vengono

incluse in trasparenti contenitori

di plexiglass o lasciate libere di comporsi

ed assestarsi su una parete è il

passo vincente, gradevole e razionalmente

decorativo. Quando decide di

non chiudere nelle trasparenti scatole

il suo lavoro, Bassani tratta la pittura

diversamente, aggiunge componenti di

fissaggio della tinta che la rendono più

lucida, perché deve affrontare un esterno

assoluto e vedersela col tempo, che

è, peraltro, elemento racchiuso nel suo

cercare di definire gli spazi mettendoci

una durata giusta, senza ripensamenti.

No, non sono estroflessioni, e Andrea,

con garbo e gentilezza, lo ripete motivando.

Dopotutto non gli si può dar

torto: il proliferare di artisti e pseudo

artisti estroflettenti degli ultimi anni

inquieta. Una invenzione, quando diventa

la ripetizione di sé stessa, non ha

più il vigore della originalità se non nei

suoi padri. Il lavorare i legni, il rivestirli

di tela dipinta e la scelta delle

tinte sono i tre quarti del cammino. Il

resto lo fa la collocazione. In spazi

equidistanti, l'un pezzo ad affiancare

l'altro distanziati con la stessa misura,

le componenti delle opere di Bassani si

adagiano ad un fondo trasparente e lì

vengono ordinatamente bloccate, perché

si individui senza dubbi la precisione

e la ricchezza armonica del tutto.

In quadrati o rettangoli, a volte in solidi

geometrici nati apposta, fatte per

vivere la vita di un quadro, appese al

muro o appoggiate su un piano, le

opere di Bassani sembrano dirci di che

razza di fatica sono fatte. Hanno il carattere

delle elucubrazioni in cui si

struggono i pensatori più intimisti della

pittura complessa ma la facilità di lettura

che è delle grandi opere.

Non è dunque il caso di complicarsi la

vita, come è costume di molta critica,

azzardando contiguità iperboliche, sciorinando

nomi ed evocando firme altisonanti.

Ne abbiamo tutti abbastanza


48

In alto da sinistra Roberto Sparaci, Andrea Bassani e Giorgio Barassi nello studio del Maestro

Sotto da sinistra Giorgio Barassi e Andrea Bassani

del “... ricorda il tale ... “ o “... è vicino

al pensiero di ...” o, peggio “ ... con addentellati

concettuali che esprimono ...”.

Bassani è e rimane Bassani, ed è ora di

capirlo bene, perché nulla della sua ricerca

è lasciato al caso, nulla richiama

in maniera assoluta il tale o il talaltro.

In quelle fattezze regolari e ben tornite,

in quelle dolci escrescenze conquistate

e limate di fino sta la base della sua ricerca.

Nella tela colorata che le avvolge

aderendovi perfettamente è individuabile

l'anima di pittore, che nei colori

trova la libertà di annunciare la

coerenza della sua ricerca e la continuità

del suo percorso. Niente paragoni,

niente esigenze comparative né

citazioni sperticate. La sua è una attività

che ha i ritmi del giusto e pacato

pensiero, che trova ispirazione nei silenzi

brumosi di quella bella fetta di

Lombardia e che rende l'idea di forma,

colore e solidità insieme.

Campeggiano nel suo studio alcuni pezzi

fascinosi, sintesi di una fatica dignitosa,

attuale e assai più che contemporanea.

Avesse vissuto nelle epoche

passate, si sarebbe dedicato alla stesura

di codici miniati, alla attività della precisione

corredata dal giusto arabesco,

a far svettare edifici contro il cielo vestendoli

ad arte in una linearità ammirevole.

Tutto il suo lavoro ricorda quei

campanili che affiorano dalla pianura,

d'improvviso, in mezzo a un rettilineo

tra campi e piccole strade vicinali. Ricorda

la saggezza e la perizia di chi,

mattone dopo mattone, giorno dopo

giorno, ha costruito ciò che vince il

tempo. Che sia il cielo di Lombardia,

bello quando è bello per dirla con Don

Lisànder Manzoni, o una assolata terra

ad accoglierlo, il lavoro di Bassani

segna il nostro tempo e rimane come

una bella conquista guadagnata senza

clamori, senza eccessi, senza esagerare

mai. Coi piedi per terra e la fantasia

creativa libera di spaziare. A condizione

che tutto sia ordinato. Rigoroso.

Preciso. AI chiasso, il sciùr Bassani,

non si abituerebbe mai, per fortuna.


www.tornabuoniarte.it

“Canto popolare di palude (Anversa)” - 1957 - olio su tela - cm 81 x 99

Renato Birolli

Firenze 50125 - Lungarno Benvenuto Cellini, 3 Tel.+39 055 6812697 / 6813360 - info@tornabuoniarte.it

Milano 20121 - Via Fatebenefratelli, 34/36 - Tel. +39 02 6554841 - milano@tornabuoniarte.it

Forte dei Marmi 55042 - Piazza Marconi, 2 - Tel +39 0584 787030 - fortedeimarmi@tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - Antichità - Via Maggio, 40/r - Tel. +39 055-2670260 - antichita@tornabuoniarte.it


50

aNTONIO MURGIa

“shape YOUR OWN DesTINY” - cm 120 x 100

Porto turistico di Roma

Lungomare Duca degli Abruzzi 84 - 00121 Roma - loc. 876 - tel. 06 42990191 - 329 4681684

www.accainarte.it - acca@accainarte.it


Alfonso Mangone.

L’artista da viaggio

TIo: Da dove nasce la realizzazione

di quest’opera?

Alfonso: Nel 1991, vivendo a Groningen

in Olanda, realizzai quest’opera dal titolo

“TESTIMONE DEL TEMPO” in occasione

della mostra nella Chiesa sconsacrata

a Kerkhof, dopo una serie di

concerti grunge.

Io: Che dimensioni ha tale opera, che

tecnica hai usato e cosa volevi rappresentare

con quest’opera?

Alfonso: Tale opera misura 2 mt x 10 mt,

olio su tela con colori Scheveningen. È

un polittico realizzato su una struttura

materica. È una testimonianza psichedelica,

nasce per un fatto emozionale, e

come tutte le mie opere, non ha una spiegazione

definita, ma bensì dipende da chi

la guarda, come la vuole interpretare.

Io: Ti viene attribuito l’appellativo di

“L’Artista da Viaggio”. Da dove nasce

questo appellativo?

Alfonso: La mia arte esprime le emozioni

che nascono dalle varie esperienze vissute

nella mia vita. Ogni mio calpestato,

l’ho rappresentato. Le mie opere sono attimi

di vita, sono momenti, emozioni.

Dopo Groningen, mi sono dedicato alla

estimone del tempo

Street Art fino al 95, per

poi andare a Berlino. Successivamente

ho sentito il richiamo della

mia terra, tornando al sud, ai miei luoghi

natii, a Paestum, ho ripreso il contatto in

piena simbiosi con la mitologia greca. Da

qui la realizzazione dell’opera più importante

a testimonianza di questo mio ritorno

è “Da Elea a Positano”

Io: Sei definito “Uno dei più grandi

espressionisti Italiani”, “un talento nazionale”.

Questo è un grandissimo riconoscimento

per un’artista.

Alfonso: Si certo e ne sono onoratissimo.

Paolo Levi, noto critico a livello nazionale,

dopo una dettagliata ricerca, ha sancito

una quotazione di coefficiente 9.5.

Attraverso la mia arte, cerco di esprimere

sempre quali sono le emozioni del mio

viaggiare. Ma l’espressionismo è soggettivo,

dipende dall’emozione che ne scaturisce

Io: come background della tua carriera,

vieni recensito da innumerevoli critici.

Puoi citarne qualcuno?

Alfonso: Oltre Palo Levi, hanno recensito

di me anche Barbara Dosi, Vittorio Sgarbi,

Antonio D’Avossa, Gianni Pozzi, e

tanti altri

Io: Esposizioni in musei importanti?

Alfonso: Importantissimo il Museo Mit

di Torino, nonché la Biennale in Germania

e il Museo Bruges in Belgio

Io: Hai ricevuto qualche riconoscimento

e premi?

Alfonso: Di premi ne ho ricevuto tanti,

ma credo che fra i più importanti vanno

ricordati il “Premio Eccellenze Europee”

e il “Premio Raffaello” del 2018

Io: Le tue opere quindi sono state esposte

e riconosciute in tutta Europa e oltre.

È possibile citare qualche tua partecipazione

e consegna delle tue opere a figure

importanti del mondo dell’arte e non?

Alfonso: Ho partecipato al Progetto Coni

a Roma, con la realizzazione ed installazione

al Premio Fortunato, e la consegna

di un’opera a Malagò

Io: Ti si può definire un pittore eclettico

Alfonso: Nelle mie opere si notano colori

accesi e alternanza di chiaro scuri. Nascono

da un percorso di vita intenso ed

articolato che mi ha portato a contatto

con realtà, generi e persone disparate.

Io: Sei un’artista iperproduttivo. Hai in

programma progetti futuri?

Alfonso: La mia passione per l’arte non

ha fine. Certamente ci sono progetti che

realizzerò nell’immediato futuro, eventi

importantissimi per me, ma soprattutto

per l’arte italiana.

V.Brodolini 9

84091 Battipaglia (SA)

www.lifeartgallery.it

info@lifeartgallery.it

tel. 0828/300013


52

L’Arte rivela ciò

che la storia omette

di Valentina D’Ignazi

Un bambino sulle spalle di

“ suo padre: nessuna piramide

o colonna dell’antichità

è più alta…”

(Fabrizio Caramagna)

La forza che nasce e cresce dentro di noi

giorno dopo giorno, il pilastro portante

della nostra esistenza, il nome che scrive

la nostra storia nel mondo e che sfuma

nella vita con il nome di “papà”. La paternità

è il ruolo più incredibilmente affascinante

e complesso che l’uomo possa

vivere su questa terra, con l’incoerente

paura di non essere all’altezza. L’arte racconta

negli anni questo legame in tutta la

sua semplice bellezza, elogiando l’uomo

nella sua più intima identità.

La rappresentazione del rapporto padrefiglio

, ad eccezione di alcuni dipinti che

illustrano la sacra famiglia con la figura

di San Giuseppe, è molto marginale. Nell’antichità

infatti la figura primordiale e

più significativa di tutto veniva rappresentata

da quella della madre, infatti Giuseppe

era presente solo per assistere al

miracolo di cui era protagonista la Vergine

Maria. Per anni la figura materna è

il fulcro essenziale di ispirazione per

molti pittori e scultori, la figura paterna

appare solo successivamente. Fino al

XIX secolo infatti, il padre viene ritratto

con tutta la famiglia, come capostipite,

come simbolo imponente di ciò che realmente

rappresenta: il capo, la genesi...

dove intorno ruota tutto ciò che gli appartiene,

tutto ciò che protegge e che sarebbe

disposto a difendere a costo della

propria vita. Osservando le varie immagini

in questo articolo si può notare come

la figura paterna acquista rilievo e luce

propria nel tempo. Si passa infatti da una

figura marginale ad una figura rilevante

nella collettività, fino ad arrivare dopo il

novecento ad essere l’unico emblema in

alcune rappresentazioni moderne. Si passa

così da un idea di famiglia ad un’idea

maschile che si allinea con la stessa importanza

a quella femminile, con quella


parità sessuale artistica che per assurdo

ha una bizzarra incoerenza nella storia.

L’arte si allinea cosi alla realta’,alla nostra

quotidianità, all’attuale espressione

di un rapporto che fin’ora è sempre stato

indefinito o poco trattato. Queste opere

rappresentano infatti, per la prima volta,

l’unica vera fragilità della figura maschile:

un figlio. L’uomo diventa così vulnerabile

ed osservando sculture e dipinti di

molti artisti contemporanei che rappresentano

la bellezza della paternità, si può

osservare quanto amore ci può essere nel

cuore di un padre e quanta continuità di

storia ci può essere negli occhi orgogliosi

di un figlio.


54


56

Art&Vip

Intervista a

alessandro Di carlo

Dal 14 Marzo sarà in scena al teatro

Ciak di Roma, dopo il grande

successo del Sistina, con lo spettacolo

“superleggero tra guantoni e

papillon”.

Quasi 30 anni di carriera, hai laa

cura della redazione

Divertente e corrosivo,

rocambolesco e travolgente,

Alessandro Di

Carlo abbraccia, provoca,

emoziona, e perché

no, spiazza i propri spettatori.

Trascinante come solo lui sa essere,

si tuffa a capofitto in quel

gran mistero umano che è il divertimento,

pronto a sorprendere ed

entusiasmare il pubblico in televisione

così come in teatro.

Un cantastorie dei nostri giorni capace

di trasmettere la gioia di una

risata liberatoria.

Romano classe 1966, è indubbiamente

un grande artista di teatro.

Un talento a 360 gradi, limpido,

cristallino, eclettico, forse l’unico

della sua generazione che sa passare

dal comico al drammatico,

dalla commedia al noir, dal cabaret

al tragico, dal cantato al recitato.

In questi anni lo abbiamo visto ed

apprezzato sul piccolo e grande

schermo, in teatro e in radio.

Da 28 anni colleziona riconoscimenti

ma soprattutto tanto calore

da parte del pubblico che lo segue

fedelmente in tutt’Italia e sul web

in “Pillole di Follia”.


vorato con i grandi nomi della televisione

italiana e in noti programmi

comici come Zelig cosa

ne pensi della comicità in tv?

La comicità in tivù dipende da

quale “scuderia” appartieni, l’arte

libera è quasi impossibile...

Teatro o web?

Sono due linguaggi diametralmente

opposti, da una parte l’emozione

pura del Talento in Teatro,

dall’altra la comunicazione elettronica,

fredda e nevroticamente

super veloce. L’importante rimane

sempre comunicare.

Cosa rappresenta Superleggero

nel tuo percorso artistico?

SUPERLEGGERO è per me un

meraviglioso ritorno all’Intrattenimento

puro, scanzonato, allegro,

umano e poetico.

Alessandro Di Carlo e il

pubblico, negli anni cosa

è cambiato nel tuo approccio

ai fan che ti seguono

in tutta Italia?

L’approccio con le persone

in giro per l’Italia, per

quanto mi riguarda, non è

mai e dico mai cambiato.

C’è sempre una linea

guida che è quella dell’Empatia,

una sorta di

“Banchetto Comico” che

ci fa riconoscere come Esseri

Umani.

E nella tua città?

Nella mia Città è come il

resto del Paese: grandi risate,

grande affetto, grande

voglia di star bene attraverso

una risata liberatoria

e speranzosa!


58

aNTONeLLO Da MeSSINa

Dentro la pittura

Milano, Palazzo Reale

21 febbraio 2 giugno 2019

di Silvana Gatti

Antonello da Messina

San Girolamo nello studio, 1475 ca.

olio su tavola di tiglio, 45,7 x 36,2 cm

The National Gallery, Londra

© The National Gallery, London

Antonello da Messina

Annunciata, 1475-1476

olio e tempera su tavola, 45 x 34,5 cm

Galleria Regionale di

Palazzo Abatellis, Palermo

Si è inaugurata a Milano, il

21 febbraio, un’interessante

mostra su Antonello da

Messina, nata dalla collaborazione

fra la Regione

Sicilia e il Comune di Milano

e con la produzione di

Palazzo Reale e MondoMostre Skira, a

cura di Giovanni Carlo Federico Villa.

Antonio di Giovanni de Antonio (Messina,

1430 - Messina, febbraio 1479),

soprannominato Antonello da Messina,

è stato il più importante pittore siciliano

del '400, abile nel coniugare la luce, l'atmosfera

e l'attenzione al dettaglio della

pittura fiamminga con la monumentalità

e la spazialità razionale della scuola italiana.

I suoi ritratti sono noti per l’indagine

psicologica dei personaggi raffigurati.

Si formò alla bottega del Colantonio

a Napoli al tempo di Alfonso I che

accoglieva artisti di varie provenienze,

soprattutto dalle Fiandre. Antonello da

Messina si può definire uno dei più

grandi pittori rinascimentali dell'Italia

meridionale ed esponente della pittura

fiamminga in Italia. Compì numerosi

viaggi tra Venezia, Milano, la Provenza

e Roma. Le visite alle città gli procuravano

nuova linfa artistica, e frequentemente

arricchiva le varie scuole locali

con importanti contributi autonomi, in

particolar modo a Venezia, dove fece da

apripista per la “pittura tonale” che caratterizzò

il Rinascimento veneto. A Roma

ebbe modo di apprezzare la monumentalità

delle sculture classiche, ed acquisì

la tecnica della prospettiva dalle

opere di Beato Angelico e Piero della

Francesca. Il suo stile è infatti caratterizzato

da una ordinata disposizione prospettica

tipica dell’arte italiana ed una

attenzione ai particolari carpiti dalla cultura

nordica.

Purtroppo di Antonello da Messina

(1430-1479), al pari di Vermeer, restano

poche opere, scampate a tragici avvenimenti

naturali e all’incuria degli uomini;

quelle rimaste sono disperse in varie raccolte

e musei fra Tirreno e Adriatico,

oltre la Manica, al di là dell’Atlantico;

molte hanno subito in più occasioni pesanti

restauri che hanno deturpato per

sempre la stesura originaria, altre sono

arrivate sino a noi miracolosamente intatte.

Considerando il fatto che la sua autografia

comprende solamente 35 opere,

si può capire l’importanza di questa mostra

milanese in cui sono esposte oltre 20

opere del grande Maestro.

Capolavoro assoluto, che da solo vale

una visita alla mostra milanese, è l’Annunciata

(1475 circa), autentica icona,

sintesi dell’arte di Antonello, con lo

sguardo e il gesto della Vergine rivolti

alla presenza misteriosa dell’Arcangelo

Gabriele che si è manifestato, uno dei

più alti capolavori del Quattrocento italiano

in grado di sollecitare in ogni spettatore

emozione e stupore. Il volto raffigurato

è quello di una donna giovanissima

che, turbata dalla visita dell’Arcangelo,

solleva leggermente la mano destra

intimorita, mentre con la mano sinistra

chiude il velo. La cura del dettaglio, come

il leggìo, lascia percepire l’influenza

della pittura fiamminga. La potenza evocativa

del dipinto è molto intensa, in

quanto la presenza dell’Arcangelo si intuisce

dal libro sacro in movimento, le

cui pagine risultano essere mosse da una

brezza divina. In mostra anche le eleganti

figure di Sant’Agostino (1472-

1473), San Girolamo (1472-1473) e San

Gregorio Magno (1470-1475) forse appartenenti

al Polittico dei Dottori della

Chiesa, tutti provenienti da Palazzo

Abatellis di Palermo. Merita uno

sguardo prolungato il celeberrimo Ritratto

d’uomo (1465-1476) dall’ironico


Antonello da Messina - Ritratto d'uomo (Ritratto di ignoto marinaio), 1470 ca.

olio su tavola di noce, 30,5 x 26,3 cm - Fondazione Culturale Mandralisca, Cefalù (PA)

sorriso proveniente dalla Fondazione

Culturale Mandralisca di Cefalù. Utilizzato

originariamente come sportello di

un mobiletto da farmacia, è stato sottoposto

a vari restauri e conosciuto nella

tradizione locale come “ignoto marinaio”.

Per Vittorio Sgarbi il “Ritratto

d’uomo” di Antonello è la Gioconda siciliana,

dall’enigmatico sorriso che dà

l’impressione di un personaggio fondamentalmente

antipatico. Da salvare in

quanto un’opera d’arte, parola di Vittorio

Sgarbi. Dalla National Gallery di

Londra giungono a Milano altri due capolavori,

il San Girolamo nello studio

(1474-1475) in cui si armonizzano ispirazioni

classiche e dettagli fiamminghi

e il Cristo benedicente (1474 circa).

Antonello da Messina dipinse San Girolamo

nello studio nei primi anni di soggiorno

a Venezia. L’opera ritrae il Santo

che visse tra il quarto e il quinto secolo

dopo Cristo, traduttore della Bibbia dal

greco al latino. La maniacale disposizione

degli elementi all’interno della

stanza porta subito alla mente alcuni dipinti

del Vermeer. San Girolamo nello

studio è rappresentato all’interno di uno

spazio molto complesso ed elaborato,

assorto nella lettura di un pesante volume,

probabilmente un testo religioso.

L’ambiente evoca quello di una chiesa

gotica con tre bifore polilobate, mentre

le piccole piastrelle del pavimento, disposte

con una rigorosa fuga prospettica,

creano una griglia dalla quale si elevano

gli elementi architettonici. L’occhio trova

due vie di fuga a sinistra e a destra

dell’opera, grazie ai paesaggi che compaiono

oltre alle finestre. La coturnice

rappresentata a destra è un simbolo cristiano,

che allude alla Verità di Cristo. Il

pavone invece simboleggia la Chiesa e

l’onniscienza di Dio. Le piante rappresentate

sullo scrittoio sono un bosso, legato

alla salvezza divina, mentre il

geranio allude alla passione di Cristo. In

prossimità del portico rinascimentale di

destra, in ombra, si nota il leone simbolo

di San Girolamo. Sullo studiolo a sinistra

invece è accoccolato tranquillamente

un gatto. San Girolamo è intento alla

lettura seduto su di una sedia circolare,

mentre il libro è poggiato su di un leggio.

Sugli scaffali posti dietro allo scrittoio

e di fianco sono distribuiti i libri

aperti, oggetti di uso quotidiano ed erbe.

In prossimità dell’angolo destro a terra

è poggiata una ciotola metallica mentre

sullo sgabello è posato un cappello da

Antonello da Messina - Madonna col Bambino (Madonna Benson), 1475

olio e tempera su tavola trasportata su compensato, 58,1 x 43,2 cm

National Gallery of Art, Washington

cardinale. Insieme all’utilizzo della tecnica

ad olio Antonello da Messina ama i

colori saturi e intensi e la rappresentazione

minuziosa dei dettagli. I colori

delle architetture e dello studio sono

caldi, in particolar modo nella veste rossa

del santo che viene evidenziato grazie

alla prospettiva centrale. Il pavimento e

le vedute che si intravedono dalle finestre

creano dei contrappunti freddi di

grigio e blu, mentre i forti contrasti chiaroscurali

definiscono gli ambienti interni.

L’illuminazione, secondo la tradizione

fiamminga, proviene da diverse

fonti. La luce principale proviene dal

centro ed esalta la fuga prospettica, mentre

altra luce entra poi dalle finestre che

si aprono sul fondo della stanza. Tra le

opere esposte, importanti anche la Crocifissione

(1460 circa) proveniente dal

Museo nazionale Brukenthal di Sibiu in

Romania e attribuita ad Antonello, prima

da Karl Voll nel 1902 e successivamente

da Bernard Berenson nel 1932; il

Ritratto di giovane (1474) dal Philadelphia

Museum of Art, il Ritratto di giovane

uomo (1478) dal Museo statale di

Berlino. Incantevole La Madonna col

Bambino (1475 circa) proveniente dalla

National Gallery di Washington, in cui


60

Antonello da Messina - Ritratto di giovane, 1478 - olio su tavola di noce, 20,4 x 14,5 cm

Staatliche Museen zu Berlin, Berlino

Antonello da Messina - Madonna con il Bambino e due angeli reggicorona (Polittico dei

Dottori della Chiesa 2/3), 1470-1475 - olio su tavola di pioppo, 114,5 x 54,7 cm

Galleria degli Uffizi, Firenze

viene esaltato il legame affettivo tra le

due figure, per via del bambino giocoso

che cerca il seno della madre allungando

la mano oltre la scollatura.

Dagli Uffizi arriva l’importantissimo

trittico con la Madonna con Bambino, il

San Giovanni Battista - acquistati nel

1996 da Antonio Paolucci, allora Ministro

dei Beni Culturali - e il San Benedetto

di straordinaria qualità pittorica

(che la Regione Lombardia ha acquistato

tramite Finarte nel 1995, oggi in

deposito nel museo fiorentino).

Il Ritratto di giovane gentiluomo, a

lungo considerato il vero volto dell’artista,

dalla Pinacoteca Malaspina di Pavia,

è rappresentativo dello stile antonelliano

per inquadramento, sfondo, postura e soprattutto

attitudine leggermente ironica

del personaggio: trafugato dal museo

nella notte fra il 10 e l’11 maggio 1970

fu recuperato sette anni dopo dal nucleo

di Tutela Patrimonio Culturale dell’Arma

dei Carabinieri; dal Collegio degli

Alberoni di Piacenza il celebre Ecce

Homo (Cristo alla colonna) (1473-76).

E ancora il Ritratto d’uomo (1475-1476)

dalla Galleria Borghese di Roma e il

poetico Cristo in pietà sorretto da tre angeli

(1474-1476 circa) dal Museo Correr

di Venezia.

Destano commozione le opere eseguite

dagli eredi del grande Maestro, prima fra

tutte la dolcissima Madonna con il Bambino

(1480) dall’Accademia Carrara di

Bergamo, opera del figlio Jacobello di

Antonello, eseguita l’anno seguente la

morte del padre. Nell’insolita firma indica,

come struggente offerta di devozione

filiale, di essere il figlio di “pittore

non umano” quindi divino. Jacobello faceva

parte della bottega del padre e completò

quanto la morte aveva impedito di

terminare. E, accanto alle opere del maestro

siciliano, sono esposte le copie fatte

dagli eredi di famiglia: Antonello e Pietro

de Saliba con la loro Annunciata ed

Ecce Homo dalle Gallerie dell’Accademia

di Venezia.

Una sezione della mostra è dedicata alla

ricostruzione delle vicende della pala di

San Cassiano, testo capitale per la storia

dell’arte italiana, ricostruita anche tramite

la memoria che ne diede David Teniers

il Giovane con il suo San Sebastiano

(1659 circa) dal Kunsthistorisches

Museum di Vienna. E consacrata

al mito di Antonello nell’Ottocento è

esposta la tela di Roberto Venturi Giovanni

Bellini apprende i segreti della pittura

a olio spiando Antonello (1870) dalla

Pinacoteca di Brera.

Giovan Battista Cavalcaselle, storico

dell’arte, attraverso i suoi taccuini e disegni

conduce il visitatore alla scoperta

di Antonello da Messina. Grazie alla

collaborazione attivata negli anni con la

Biblioteca Marciana di Venezia sono

presentati in mostra 28 fogli e taccuini

di Giovan Battista Cavalcaselle con la

sua ricostruzione del primo catalogo di

Antonello.

Correda la mostra un importante catalogo

edito da Skira, con tutte le immagini

delle opere esistenti e riconosciute

di Antonello da Messina; una Sezione

storico artistica con i saggi di Giovanni

Carlo Federico Villa, Renzo Villa, Gioacchino

Barbera e sei testi rispettivamente

di Roberto Alajmo, Nicola Gardini,

Jumpa Lahiri, Giorgio Montefoschi,

Elisabetta Rasy e Vittorio Sgarbi.

Concludono il volume gli Apparati con

Biografia e Bibliografia Ragionata.

Una mostra imperdibile per conoscere la

fine introspezione psicologia dei volti

degli uomini e delle donne profondamente

italiani dipinti dal grande artista

e l’eccellenza tecnica fatta di misture e

infinite stesure dei colori che Antonello

prese dai contemporanei fiamminghi e

rielaborò, mescolandola alle influenze

venete, nella sua maniera mediterranea,

inconfondibile e di assoluta bellezza.


MOSTRA PERSONALE

ALESSANDRA GIBELLINI

DAL 9 AL 19 APRILE 2019

“L'ESSENZA DELLA MATERIA ”

“Primario” - 2019 - Polimaterica su tela e foglia d’argento graffiata - Ø cm 100

“L’artista Alessandra Gibellini, che opera con grande impegno tecnico e in piena coerenza formale, esprime una potenza

ritmica e una ricerca di straordinaria inventiva. La pittrice è capace di interpretare con segno incisivo uno spazio ben palpabile

del pigmento materico e cromatico in una modulazione singolare ed originale che si arricchisce di vivo interesse. Ella fissa

sulla tela effetti unici di tessuto in cui la materia in rilievo mette in evidenza tutta la sua tattile essenza ed interpretazione stilistica.

E’ una dimensione di particolare gusto e tecnica intrisa di emozioni visive fortemente evocative e di un costante sviluppo

d’impianto pittorico. La Gibellini, che ama fortemente la materia e che la sente profondamente, evidenzia una

scansione ritmico-dinamica intrisa di attento studio e di una costruzione inimitabile. C’è tutta l’esplosione della ricerca sui

materiali nel percorso dell’artista,in cui troviamo importanti risultati sia per lo spazio lirico poetico inimitabile che per la creatività

con la quale ella riesce a donare all’osservatore una moltitudine di sensazioni”.

Monia Malinpensa (Art Director- Giornalista)

MOSTRA PERSONALE A cuRA DI MONIA MALINPENSA

REFERENZE E QuOTAZIONI PRESSO LA MALINPENSA GALLERIA D’ARTE By LA TELAccIA

Malinpensa by La Telaccia - Corso Inghilterra, 51 - 10138 Torino

Tel +39.011.5628220 - +39.347.2257267

w w w . l a t e l a c c i a . i t - i n f o @ l a t e l a c c i a . i t

ORARIO GALLERIA: DAL MARTEDI AL SABATO DALLE 10,30 ALLE 12,30 - 16,00 ALLE 19,00


62

José Molina

… fantasie “lisergiche”!

di Marina Novelli

Marina Novelli

con il Maestro Josè Molina

Salire la scalinata interna del Museo Carlo

Bilotti e ritrovarsi immersi ne “L’acqua di

Talete”, la suggestiva mostra in cui, per la

prima volta, José Molina presenta la sua

collezione di iconici lavori ripartiti tra dipinti, disegni e

sculture oltre a numerose opere inedite. Lo scorso 29 novembre

2018 ha avuto luogo, infatti fino al 17 febbraio

c.a., nelle prestigiose sale della Aranciera di Villa Borghese,

la mostra di cui oggi andiamo a considerare. L’acqua

intesa come archetipo, forza primigenia da cui si

genera la vita e a cui tutto fa ritorno. L’acqua che regge

il mondo e l’acqua che nutre in analogia con l’universo

femminile. Ma perché proprio il tema dell’acqua nel

Museo Carlo Bilotti, che a sua volta è immerso nella suggestiva

cornice del polmone verde di Roma: Villa Borghese?

Sì, stiamo proprio focalizzando la nostra attenzione

sull’Aranciera di Villa Borghese! L’edificio infatti,

prima di essere adibito ad Aranciera, verso la fine

del Settecento, fu ampliato e decorato per volontà di Marcantonio

IV Borghese, insieme alla sistemazione del contiguo

“Giardino del Lago”, al fine di ospitare eventi e

“Naufraghi nel proprio mare” - 2005 - collezione Predatores,

matita grassa su carta, cm 49x57,2 - ph. Ross&Rheal

feste mondane. La sua realizzazione fu talmente stupefacente

che all’edificio stesso venne attribuito il nome di

“Casino dei giochi d’acqua”, proprio per la presenza,

come tramandato dalle cronache dell’epoca, di fontane e

ninfei di particolare pregio in stile barocco, al fine di

creare un intrattenimento non certo privo di stupore, agli

occhi festosi degli ospiti e dei familiari. Da qui, ci ha rivelato

il curatore della mostra Roberto Gramiccia, l’idea

di allestire una personale dell’artista madrileno José Molina,

interamente dedicata al tema naturale dell’acqua, da

lui designata quale elemento primordiale che dà origine

alla vita e fondamento archetipico sul quale poggia tutto

il sistema del reale. Concetto questo che costituisce la

base della filosofia occidentale, in base a quanto riportato

da Aristotele nella sua Metafisica; Molina, realizzando

sculture e opere pittoriche su tela e su carta, in cui sempre

predomina l’acqua stessa, si confronta con questo pensiero,

evocandola nelle fattezze metafisiche e visionarie

dei personaggi rappresentati, permettendo analogamente

il ricrearsi di un mondo fantastico che inesauribilmente

riconosce se stesso… all’infinito! Infinitum! Conseguen-


Marte nascente” - 2018 - matita grassa su carta,

cm 83,5x63,5 - ph. Ernesto Blotto

“Dolce acqua” - 2015 - collezione Beloved Earth,

olio su tavola, con cornice cm 134x119 - ph. Ernesto Blotto

temente sono state selezionate, per il

Museo Carlo Bilotti, le creazioni più

interessanti di José Molina legate al

tema dell’acqua secondo una visione

“cosmogonica” e ad una serie di lavori

che richiamano l’interesse dell’artista

nei confronti del legame tra

uomo e natura. Proviamo a soffermarci

sull’artista… chi è José Molina?

Egli nasce a Madrid nel 1965 e

già all’età di undici anni si cominciano

a vedere i prodromi di quella

che sarà poi la sua natura creativa;

frequenta infatti diverse scuole d’arte

e in seguito lavora nel campo della

pubblicità, pur seguitando a studiare,

fintanto che all’età di trentacinque

anni, decide di dedicarsi totalmente

alla pittura. Milano si fa teatro delle

sue prime esposizioni, per poi giungere

a Roma nel 2014 e la Real Academia

de España ospita la sua prima

mostra antologica. Poi lo troviamo a

Genova e San Marino, fino a giungere

a New York nel 2018 presso la

Able Fine Art Gallery. Oggi Molina

vive sul Lago di Como ma le sue

opere sono presenti sull’intero mercato

internazionale, sia europeo che

asiatico. Abbiamo chiesto al curatore

della mostra di Roma, Roberto Gramiccia,

data la vasta produzione pittorica

dell’artista di contestualizzare

l’elemento dell’acqua.《I motivi

sono almeno tre》- egli ci ha risposto

-《 Il primo ha a che vedere

con le origini del Museo Carlo Bilotti

che ospita la mostra. Il secondo

con quella antichissima del pensiero

occidentale e il terzo sta nella complessità

dell’opera di José Molina.

Beh! Non è poco, verrebbe da dire!

Ma poi non basta 》- egli continua -

《 perché proprio nell’acqua si nasconde

il senso più profondo di

quella “fragilità apparente” che sostanzia

la natura dell’uomo. L’acqua

è “molle” e non dispone di una sua

propria forma, la sua fisicità appare

quasi trascurabile, ma poi se si pensa

al diluvio universale nonché alla potenza

degli oceani, anche se non si è

fisici o filosofi, si comprende bene

che nella apparente inconsistenza di

questo elemento è custodita una potenza

spaventosa…e proprio questa

“fragilità” è diventata l’oggetto di

principale interesse nella mia vita e

nella mia ricerca》 . Continua Roberto

Gramiccia…《 È infatti particolamermente

significativa la scelta

di questo museo a cui indirizzo i

miei più sentiti ringraziamenti, in


64

“Fiore di mare” - 2016 - Olio su tavola - cm. 144 x 129

collezione Beloved Earth - ph. Ernesto Blotto

“La prima mattina” - 2015 - collezione Beloved Earth

olio su tavola, con cornice cm 115x115 - ph. Ernesto Blotto

quanto la storia di questo spazio ha a

che vedere con l’acqua e non ultimi

gli incantevoli giochi d’acqua che caratterizzavano

questo edificio nel

‘700 e l’idea che mi è venuta è stata

quella di dedicare questa mostra all’acqua…

l’acqua di Talete perché mi

è sembrato opportuno riferirci alle

origini del pensiero occidentale. Talete…

i Presocratici…e questo per la

semplice ragione che le opere di Josè

Molina coniugano temi generali che

riguardano le esperienze della vita, le

sue origini, modalità e possibilità che

la vita assume nei suoi aspetti piacevoli

o drammatici…a volte tragici》.

C’è da notare infatti, che molto spesso

le opere di Molina sono visionarie

e tali da rendere la sua collocazione

all’interno di una linea di produzione

surrealista, possiamo considerarla scolasticamente

corretta, ma la prorompente

originalità e la fantasia estrema

impediscono una collocazione troppo

rigida all’interno di un casellario interpretativo

o storiografico.

Due opere inedite “Marte nascente e

Venere nascente”(2018) sono state

realizzate appositamente per questa

mostra, da cui si evince quanto sia

forte il richiamo all’acqua come elemento

in cui si crea la vita e, preziosa

risorsa, indispensabile per ogni essere

vivente. Le due figure eseguite a matita

grassa, rappresentano un uomo e

una donna immersi nel mare, atti a testimoniare

che dove c’è l’acqua c’è

anche la vita. La figura maschile, al

posto delle gambe ha denti da tricheco,

mentre quella femminile ha il

becco di un tucano che sta a significare

la difficoltà dell’uomo a vivere

in armonia con la natura e la necessità

di ristabilire un equilibrio. Questa

singolare esposizione è stata promossa

da Roma Capitale, Assessorato

alla Crescita Culturale - Sovrintendenza

Capitolina ai Beni Culturali,

patrocinata dall’Ufficio Culturale dell’Ambasciata

di Spagna in Italia e

dall’Istituto Cervantes di Roma, organizzata

inoltre con il contributo della

Galleria Deodato Arte. Già! Di Josè

Molina si tratta infatti di un “artista

Lisergico” come ama definirlo il curatore

Roberto Gramiccia, davvero un

artista visionario, la cui indomita fantasia

non trova quiete… senza alcuna

sosta egli ci regala delle emozioni

davvero grandi… incommensurabili!


www.tornabuoniarte.it

“Vaso di fiori” - 1943 - olio su tela su cartone - cm 45 x 35

Carlo Carrà

Firenze 50125 - Lungarno Benvenuto Cellini, 3 Tel.+39 055 6812697 / 6813360 - info@tornabuoniarte.it

Milano 20121 - Via Fatebenefratelli, 34/36 - Tel. +39 02 6554841 - milano@tornabuoniarte.it

Forte dei Marmi 55042 - Piazza Marconi, 2 - Tel +39 0584 787030 - fortedeimarmi@tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - Antichità - Via Maggio, 40/r - Tel. +39 055 2670260 - antichita@tornabuoniarte.it


66


68

Arte moderna e contemporanea

rome - Italy

“Harbour’spring”

Mostra collettiva

In esposizione opere di:

ANGELA BALSAMO

rOSy BIANCO

ELENA CAPPELLETTO

GIò STEFAN

GIuSy DIBILIO

EMANuELA FErA

GIuSy CrISTINA FErrANTE

SABrINA GOLIN

DANIELA ISSOGLIO

LAILA

rITA LOMBArDI

ANNALISA MACCHIONE

LEONArDO NIOLA

CIrO PALuMBO

VALErIO PruGNOLA

SEBASTIANO PLuTINO

ANGELO rIOLO

MIrELLA SCOTTON

NOrMAN TACCHI

ANNA MArIA TANI

PIEr TOFFOLETTI

VALENTINA VALENTE

dal 23 febbraio al 15 marzo

Porto turistico di roma - locale 876

Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 roma

Tel. 329 4681684

www.accainarte.it - galleriaesserre@gmail.com


MOSTRA PERSONALE

BIANcA SALLuSTIO

DAL 3 AL 14 MAGGIO 2019

“uNA REALTà DA SOGNO”

“Nina” - 2018 - Olio su tela - cm 100 x 70

In un clima di sorprendente fervore fantasioso e assoluta originalità di narrazione, le opere dell’artista Bianca Sallustio

testimoniano i valori più profondi dell’esistenza umana con un linguaggio pittorico ben preciso e distinguibile. è una descrizione

che va al di là della stesura formale, perché l’ampiezza di sentimento acquista nell’opera un senso di profonda

essenza emozionale e di pura coscienza. L’iguana, che prende le sembianze di noi esseri umani, diventa protagonista

nell’opera arricchendosi di una dimensione particolarmente sentita e costruita. Il senso estetico, la tematica densa di contenuti

e il significato di ideali vivono autenticamente all’interno di una descrizione pittorica equilibrata. Compare in scena

una serie di opere dal vivace cromatismo e dalla notevole scansione figurale dove, il gioco tra reale e irreale, filtra un’atmosfera

fantastica per un racconto carico di vitalità e di valori essenziali sull’umanità.

Monia Malinpensa /(art Director - Giornalista)

MOSTRA PERSONALE A cuRA DI MONIA MALINPENSA

REFERENZE E QuOTAZIONI PRESSO LA MALINPENSA GALLERIA D’ARTE By LA TELAccIA

Malinpensa by La Telaccia - Corso Inghilterra, 51 - 10138 Torino

Tel +39.011.5628220 - +39.347.2257267

w w w . l a t e l a c c i a . i t - i n f o @ l a t e l a c c i a . i t

ORARIO GALLERIA: DAL MARTEDI AL SABATO DALLE 10,30 ALLE 12,30 - 16,00 ALLE 19,00


70

“due minuti di arte”

IN DUe MINUTI VI RaccONTO La STORIa

DI FRaNceScO HaYeZ e DeL SUO

BacIO PIU’ FaMOSO

di Marco Lovisco

www.dueminutidiarte.com

L ’

Ottocento è stato un secolo di

passioni e grandi ideali, di

speranze e turbamenti che

hanno fatto la storia, quella

delle nazioni di sicuro, ma

anche quella dell’arte. In I-

talia l’Ottocento è il secolo del Risorgimento,

di Mazzini e Garibaldi, ma

non dimentichiamo che è stato anche il

secolo di Francesco Hayez e Giovanni

Segantini.

La mostra “Ottocento. L’arte dell’Italia

tra Hayez e Segantini”, ai Musei San

Domenico di Forlì dal 9 febbraio al 16

giugno 2019 rende merito proprio a

due dei più grandi interpreti di quegli

anni, così diversi tra loro ma complementari

nel raccontare un secolo di

grandi mutamenti. Oggi vi racconto la

storia di Francesco Hayez, passato alla

storia per un Bacio, tra i più belli della

storia dell’arte, che non è solo un gesto

di passione tra un uomo e una donna,

ma è il rischioso pegno di amore di una

nazione intera che aveva deciso di mettere

da parte la paura per inseguire

un’ideale.

1. Il pittore Francesco Hayez (Venezia

1791 - Milano 1882) è uno dei principali

esponenti del romanticismo storico,

grazie ai suoi dipinti in cui gli i-

deali del Risorgimento legati al concetto

di patria e libertà vengono rappresentati

attraverso soggetti che appartengono

ad un passato epico e lontano.

2. Francesco Hayez ha umili origini,

tanto che i genitori, quando è ancora

bambino decidono di affidarlo ad una

sorella della madre, sposata con Francesco

Binasco, antiquario e collezionista

di opere d’arte.

3. Proprio lo zio, intuendo le capacità

artistiche del giovane Francesco, lo impiega

come restauratore per le proprie

attività commerciali. Hayez però non

seguirà la carriera da restauratore ma

andrà a bottega dal pittore Francesco

Magiotto e poi frequenterà tra il 1803

e il 1806 i corsi di pittura della Nuova

Accademia di Belle Arti di Venezia.

4. A diciotto anni Hayez vince un concorso

indetto dall’Accademia di Venezia

e si trasferisce a Roma, dove conosce

il celebre scultore Antonio Canova,

che assume per il giovane Francesco il

ruolo di guida e protettore. A Roma

Hayez riesce a mettersi in mostra, collezionando

premi e riconoscimenti. A

ventidue anni dipinge l’opera “Atleta

Trionfante” (1813), che gli consente di

vincere l’ambito premio “Mecenate A-

nonimo” e nel 1814 realizza il dipin- to

“Rinaldo e Armida”, una delle opere

più appezzate di questo periodo.

5. Negli anni romani Hayez si divide

tra il lavoro e lo svago, tanto che lui

stesso confessa: “Dirò che chi mi vedeva

allo studio e poi in compagnia


avrebbe trovato due uomini ben diversi”.

Sarà proprio questa vita sregolata

a fargli lasciare Roma per un

po’: intreccia infatti una relazione con

una donna sposata fin quando non viene

aggredito dal marito della donna. Su

consiglio di Canova decide di lasciare

la città, per non destare scandalo.

6. Nonostante questa disavventura,

Hayez nel 1815 è ormai un pittore

affermato. Dipinge per Gioacchino Murat

l’opera “Ulisse alla corte di Alcinoo”

e, quando il generale francese

viene fucilato e tornano al potere i Borbone,

spedisce l’opera al re Ferdinando

I a Napoli.

7. Saranno gli ambienti intellettuali di

Milano a fare di Hayez un artista

“impegnato”. Si trasferisce nella capitale

lombarda nel 1818 e conosce Alessandro

Manzoni, Tommaso Grossi ed

Ermes Visconti, alfieri del romanticismo

e ferventi patrioti. Hayez prende

a cuore questi ideali e si mettere al

lavoro per realizzare alcune delle sue

opere più celebri: “I Vespri siciliani”,

“Aiace d’Oileo” e “Il bacio”, opera

considerata simbolo del romanticismo

italiano.

8. Esistono tre versioni de “Il bacio”,

in ognuna delle quali a variare è il

colore dell’abito della donna. La prima

versione viene realizzata nel 1859, tre

mesi dopo l’ingresso trionfale a Milano

di Vittorio Emanuele II e Napoleone

III. L’abito della donna è di colore

azzurro per riprendere i toni della bandiera

francese, mentre l’uomo indossa

il verde e il rosso dell’Italia: l’opera è

quindi un simbolico bacio tra le due

nazioni, alleate per liberare il regno

Lombardo Veneto dal giogo austriaco.

Nella seconda versione (1861) l’abito

della donna è bianco e, con il verde e

il rosso dell’abito dell’uomo, riprende

i toni del tricolore italiano. Probabilmente

Hayez realizza quest’opera per

contestare gli accordi intessuti tra il

governo francese e quello austriaco, e

per ribadire che l’Italia avrebbe riscattato

la propria indipendenza senza l’aiuto

di altre nazioni. Nella terza versione,

quella del 1867, ritorna l’azzurro

nell’abito della donna, ma a fianco

dei due amanti c’è in terra un velo

bianco.

9. L’uso di personaggi mitologici e di

scene ambientate in un passato lontano

e indefinito è una tecnica a cui Hayez

ricorre spesso per rappresentare e divulgare

gli ideali del Risorgimento evitando

la censura dell’oppressore “austriaco”.

Del resto era un escamotage

usato anche da molti altri artisti dell’epoca:

celebre a questo proposito è

l’opera Nabucco di Giuseppe Verdi,

con il suo “Va, pensiero” considerato

inno del Risorgimento. Gli italiani infatti

assistendo all’opera che narrava la

storia degli ebrei sottomessi al dominio

babilonese, rivivevano il loro dramma

di popolo sottomesso ad un dominatore

straniero.

10. Oltre che per i dipinti con soggetti

epici e mitologici, Francesco Hayez è

celebre per aver ritratto gli uomini più

famosi del suo tempo: tra tutti sono

noti i ritratti di Alessandro Manzoni e

di Camillo Benso conte di Cavour.


72

Giorgio celiberti

affreschi e segni

Inaugurazione sabato 30 marzo alle ore 18

Galleria cinquantasei

Via Mascarella 59/b - Bologna

in collaborazione con MaG como

40 opere

La battaglia di Lepanto - 1997-98 - tela -120x60

Giorgio Celiberti nasce

a Udine nel 1929.

Studia con Emilio

Vedova e appena dician-

novenne partecipa

al- la Biennale di

Venezia del 1948. Nei primi anni cinquanta

si trasferisce a Parigi poi a Bruxelles

grazie ad una borsa di studio del

Ministero italiano della Pubblica Istruzione

per poi trasferirsi a Londra nel

1957 per un anno. Ritorna in Italia nei

primi anni Sessanta.

Partecipa a molte collettive tra cui si ricordano

la partecipazione alla Biennale

di Venezia del 1948 con l'opera Ferrovia,

del 1950 con l'opera Composizione,

del 1954, del 1956 e quella del

150º anniversario dell'Unità d'Italia del

2011 presentato da Bruno Mauresing

con l'opera L'arte non è cosa nostra.

Vanta ben 5 partecipazioni alla Quadriennale

di Roma tra il 1952 (VI edizione)

e il 1973 (X edizione), e

nell'ambito di questa manifestazione è

tra i premiati della VII edizione del

1955-1956, inoltre tra le varie mostre

va ricordata quella della nuova pittura

italiana al Museo Kumakura in Giappone

nonché molte altre mostre all'estero.

Nel 1963 una sua opera viene esposta

alla mostra Contemporary Italian Paintings,

allestita in alcune città australiane.

Nel 2003 vince il Premio

Sulmona.

Molte sono le personali a lui dedicate

in diverse istituzioni museali quali

quella al Palazzo dei Diamanti a Ferrara

del 1989, al Grand Palais di Parigi

del 1989, l'antologica al museo Villa

Breda a Padova del 2005, quella del

2009- 2010 per gli ottant'anni del maestro

al museo ebraico di Venezia, la mostra

“La passione e il corpo della storia”

realizzata tra il 2014 e il 2015 a Ravenna.

Nel 2016 espone presso la Biblioteca

di Philippe Daverio a Milano.


Annuncio di nozze

1999 - cm 71x100

Tra ricordo e mito

1996 - 2000 - cm 100x70

Da aprile a giugno 2018 al Museo Marino

Marini - Palazzo del Tau di Pistoia

è stata allestita la mostra “Giorgio Celiberti.

Il segno e la materia”.

Emilio Vedova

Celiberti è un pittore diciannovenne

che ho conosciuto nel 1946 e da quel

tempo l'ho seguito costantemente.

Credo sarà palese a tutti la sua forza di

pittore. Si potrà discutere più o meno,

se volete, sulla impostazione del quadro

od altro.

È evidente che Celiberti si è mosso e

non nel gusto standardizzato dei più

che fanno la pittura “alla maniera di”

Non parleremo di punti d’arrivo, anche

perché questi punti d’arrivo in un giovane

diciannovenne significherebbero

arrivi d’altri.

Tuttavia il caso Celiberti va seguito,

inoltre, per quell'impegno e quel vigore

che rivelano un giovane fortemente

nato alla pittura, estraneo alla superficialità

arrivistica dei troppi giovani improvvisati

senza destino.

In: Giorgio Celiberti, catalogo della

mostra, Galleria Sandri, Venezia, 1949

Renato Guttuso

Il pittore Celiberti si è fatto subito notare

come un temperamento di raro impeto

sin dalle sue prime esposizioni.

Alla Biennale del 1954, che fu un’esposizione

oscura, nel senso che i valori

erano confusi e mal piazzati, l’aggressiva

chiarezza dei quadri di Celiberti

colpiva il visitatore.

Celiberti, come in genere i veneti, e

particolarmente i Friulani, possiede la

facoltà innata del dipingere.

[…] Se in Celiberti si ha a volte l'impressione

che la foga lo trascini o la

materia viva di un bollore uniforme,

resta tuttavia con efficace insistenza

l'autentica presenza dell'ispirazione.

Resta il mondo fondamentalmente originale

attraverso cui Celiberti si accosta


74

Sentiero tra le parole - cm 50x70

Primavera - 1996 - cm 40x50

Metamorfosi bianca - 1995-96 - tavola - cm 62x126

Ragionamento sentimentale - 1993-95 - tavola - cm 52x67

alla realtà, resta un piglio sempre sicuro

nel cogliere l'accento giusto; e ilcoraggio

della propria fantasia.

[…] Non è difficile prevedere per Celiberti

un lungo cammino; tocca a lui

discernere il vero e il meno vero nella

sua foga, a lui saper alternare l'audacia

alla temperanza, saper correggere ogni

convinzione con qualche cosa del suo

contrario; secondo quel procedere appassionato

e ostinato che mi pare gli sia

proprio, verso un'arte più complessa e

più matura.

In: Celiberti, pieghevole della mostra.

Galleria II Pincio, Roma, 1955

Italo Calvino

Caro Celiberti, la tua pittura mi piace

perché è robusta e raffinata allo stesso

tempo; perché c'è dentro un senso di

solitudine delle cose, una soddisfazione

della fisicità, un piacere nella fatica di

esistere, e insieme una continua ricerca

della musica che scorre tra le cose,

ritmo e canto. Il mondo ha per te tutto

il suo peso doloroso, la sua opaca difficoltà

ma è soprattutto attraverso a

tutto questo che tu raggiungi la tua colorata

esultanza e salute.

In:Celiberti, catalogo della mostra,

Galleria dell'Obelisco, Roma, .1961


“Punti di vista”

Mostra collettiva

dal 23 marzo al 5 aprile

In esposizione opere di:

ANGELA BALSAMO

rOSy BIANCO

FILIPPO DE LuCA

GIuSy DIBILIO

EMANuELA FErA

GIuSy CrISTINA FErrANTE

LAILA

PAOLA LEONArDI

rITA LOMBArDI

ANNALISA MACCHIONE

rOMEO MESISCA

MArA MOrOLLI

LEONArDO NIOLA

ANTONIETTA NOrI

FrANCESCO PONzETTI

VALErIO PruGNOLA

SEBASTIANO PLuTINO

ANNA MArIA TANI

VALENTINA VALENTE

Arte moderna e contemporanea

rome - Italy

Porto turistico di roma - locale 876

Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 roma

Tel. 329 4681684

www.accainarte.it - galleriaesserre@gmail.com


76

Biografie d’artista

Talenti del XXI secolo

a cura di Marilena Spataro

Giuseppe Bedeschi

La magia di una pittura che racconta la poesia

delle Valli del Delta del Po

“Notte di San Giovanni” - 2016 - tecnica mista- cm 100 x 160

Giuseppe Bedeschi è nato a

Lugo di Romagna nel 1958.

Inizia la sua attività artistica

nel 1978 attraverso la poesia

visiva e la Mail Art. Successivamente

si dedica alla pittura, manifestando una

forte tensione per l'espressionismo a-

stratto e per l'informale, il cui linguaggio

sa tradurre visivamente gli avvertimenti

interiori e le risposte indefinite

agli interrogativi sullo scorrere del tempo,

sulla vita e sulla morte.

In questi ultimi anni, lo sguardo di Giuseppe

Bedeschi ha rivolto la sua attenzione

all'ambiente naturale, in specie al

fascino incontaminato delle antiche terre

emerse del Delta del Po, a quell'area

valliva che dalla Bassa Romagna si

spinge verso le valli comacchiesi,

Dal 1980, Bedeschi, opera attivamente

a numerose iniziative culturali ed espone

in svariate mostre collettive e personali,

sia in Italia che all'estero. Di particolare

rilievo sono le mostre: 1980

16esima Biennale de San Paulo (Brasil),

Consolato italiano, South Perth,

Australia, spring Festival; 1982 Galleria

la Bottega, Lugo, (RA); Berlino

(Germania) action for peace; 1987 personale

Sala polivalente Il Granaio, Fusignano

(RA); Art today II, Budapest

(Ungheria);1988 Arte Personale, Amadora

(Portogallo); Transumanze, Massa

Lombarda (RA); 1990 Artefiera, Bologna,

Lugo Crea, Lugo (RA), Galleria la

Bottega, Lugo (RA), 1991 Lugo Crea

II, Lugo (RA); 1995 San Paulo (Brasile);

2010 collettiva Artepiù, Lugo

(RA), 2013 personale Pescherie della

Rocca di Lugo (RA), Sala polivalente

Il Granaio, Fusignano, 2017 collettiva,

Logos Hotel, Forte dei Marmi, Galleria

Spazio Dinamico Arte, Firenze 2018,

Galleria Ess&rrE di Roma 2018 collettiva,

Magazzini del Sale Darsena di

Cervia 2018, personale, Galleria Spazio

98, Lugo, collettiva, Pinacoteca Civica A.

Ricci di Monte San Martino, collettiva.

Hanno commentato la sua arte: Gian

Ruggero Manzoni, Alberto Gross, Cristina

Dal Fiume, Angela Maria Golfarelli,

Aldo Savini, Laura Medici, Mario

Zanoni, Marilena Spataro.

Critica

“I dipinti di Giuseppe Bedeschi e quel

profumo di mare che si sente da lontano,

le sue barche come gusci vuoti,

svuotati, mai abbandonati, piuttosto corazze

di chi ha combattuto il tempo e

vive con la memoria dei giorni - anche

futuri - nell'estrema nostalgia di un

viaggio inesausto, viaggio di ritorno, di

riandata, frammenti riaffiorati in cui lo

stile è l'uomo ed il silenzio umido e livido

la contingenza che ne deriva”.

(Alberto Gross)

“Alla deriva sulle acque di Lete il fiume

dell’oblio, si arena sul nulla melmoso

il fradicio guscio di quella ormai solo

memoria di barca che conobbe sole,

vento, tempesta in mari ormai troppo

lontani. E l’abbandono trasmuta il sentimento

di nebbia in poesia”.

(Mario Zanoni)


MOSTRA D'ARTE “4 ARTISTI SI RACCONTANO”

DAL 28 MAGGIO ALL'8 GIUGNO 2019

EUGENIO GIACCONE - MARCO PALMA - MATTEO PAOLANTONIO - STEFANO ROBIGLIO

EUGENIO GIACCONE

“Automne dans la mer ”- 2017-

Acrilico e pigmenti su tela - cm. 70x70

“L’artista Eugenio

Giaccone, particolarmente

attento alla

rappresentazione

di barche da regata

e libero da

ogni schema, descrive

con passione

una realtà figurativa

credibile e o-

riginale di alto livello

pittorico all’insegna

di un gesto

espressivo ricco di

evidente suggestione

e di potenza timbrica.

La materia regala

al fruitore continue

sensazioni, essa

crea un turbinio

di effetti visivi e di

giochi segnici concreti che si fissano essenziali nell’opera in un armonioso

equilibrio strutturale e in ampie campiture di colore”.

MATTEO PAOLANTONIO

“Filamenti di rosso” - 2018

Olio su tela - cm. 70 x 100

Testi critici di Monia Malinpensa

“Le opere dell’artista Matteo

Paolantonio puntano soprattutto

sul tema paesaggistico,

esse, intrise di tempo e di memoria,

ci conducono ad una

ricerca pittorica di profonda

intensità e di interesse culturale

condotta con una nuova

identità creativa in modo molto

personale. La materia corposa

a olio o tecnica mista,

che viene stesa validamente

sulla superficie della tela, si

concilia con il tratto gestuale

energico che esprime forza e

libertà d’inventiva. Elaborata,

attraverso un processo evolutivo,

la natura colloquia con

un cromatismo incisivo e u-

nico che suscita una costante

e vibrante emozionalità”.

“Gli accostamenti dei materiali

industriali di scarto

con gli elementi pittorici

investono la superficie

della tela con forme animate

dal movimento gestuale

e dalla linearità

delle figure geometriche.

L’artista Marco Palma valorizza

le sue opere con

effetto plastico spaziale

assoluto in cui si riflettono

contenuti profondi e

una libertà di invenzione

in continua esecuzione.

La sua pitto-scultura, di

notevole e particolare e-

laborazione materica, diviene

mezzo per trasmettere

all’osservatore

messaggi di vera evoluzione

e trasformazione

della materia”.

STEFANO ROBIGLIO

Malinpensa by La Telaccia - Corso Inghilterra, 51 - 10138 Torino

Tel +39.011.5628220 - +39.347.2257267

w w w . l a t e l a c c i a . i t - i n f o @ l a t e l a c c i a . i t

MARCO PALMA

“Flowers from Mars 2”- 2018

Tecnica mista su tela - cm. 40x40

“Pur restando legato ad una figurazione

tradizionale, le opere scultoree

dell’artista Stefano Robiglio, si

proiettano in un’ottica moderna di

innovativo gioco volumetrico e di

sapiente impostazione dove, la narrativa

del tutto autonoma, acquista

potenza simbolica e dirompente

forza rinnovatrice della materia. Le

sculture vengono costruite con conoscenza

del materiale, singolare

impegno e capacità artistica carica

di sperimentazione. La tecnica del

ferro battuto e saldato ad arco pulsato

viene lavorato e realizzato, da

parte di Robiglio, in maniera responsabile

e con qualità espressiva.

Egli, con un equilibrio incessante

della materia e con una

notevole sintesi di tecnica, calibra

severamente i pieni e i vuoti e calcola

abilmente il rapporto tra forma

e spazio”.

“Persefone” - 2017 - Ferro battuto

MOSTRA A cuRA DI MONIA MALINPENSA e saldato ad arco - cm 40x55xh.230

REFERENZE E QuOTAZIONI PRESSO LA MALINPENSA GALLERIA D’ARTE By LA TELAccIA

ORARIO GALLERIA: DAL MARTEDI AL SABATO DALLE 10,30 ALLE 12,30 - 16,00 ALLE 19,00


78

Grandi mostre

Forlì, Musei San Domenico

OTTOCENTO.

L’arte dell’Italia tra

Hayez e Segantini

Dal 9 Febbraio al 16 Giugno 2019

di Marilena Spataro

Signorini - L’Alzaia

«O

TTOCENTO. L’arte dell’Italia

tra Hayez e Segantini

è una mostra di

grande impatto e con

quadri di grande formato, una mostra

di bellezza immediata e nello stesso

tempo di pensiero e che, vorremmo,

fosse di pensiero sufficientemente sofisticato»

afferma con orgoglio Gianfranco

Brunelli, coordinatore della

mostra, in corso fino al 16 Giugno ai

Musei San Domenico di Forlì, e direttore

generale di questi Musei. A cura

di Fernando Mazzocca e Francesco

Leone, l'evento espositivo vede come

presidente del Comitato Scientifico,

Antonio Paolucci, storico e critico

dell'arte di fama internazionale. La

rassegna si ricollega, per le ambizioni

e l’impegno nel riconsiderare sotto un

nuovo punto di vista un periodo particolarmente

significativo della nostra

storia dell’arte, con altre grandi mostre

organizzate dalla Fondazione

Cassa dei Risparmi di Forlì. In special

modo a quelle dedicate nel 2007 a Silvestro

Lega, nel 2013 al Novecento,

nel 2014 al Liberty e nel 2015 a Boldini,

alternando così approfondite ricognizioni

monografiche alla esplorazione

dei movimenti che hanno caratterizzato

l’avvincente confronto tra

la tradizione e la modernità, il dialogo

tra il passato e il presente. Questo vale

soprattutto per il mezzo secolo preso

in considerazione da questa mostra

che va dall’Unità d’Italia alla Grande

Guerra, evento che conclude definitivamente

l’Ottocento. Oggetto d'indagine

mai tentata prima sono gli anni

esaltanti e tormentati proprio di questo

periodo, anni che hanno visto gli

intellettuali e gli artisti impegnarsi sul

fronte comune della nascita di una

nuova coscienza unitaria, di un’identità

nazionale che rispecchiasse l’avvenuta

unificazione politica del paese.

Attraverso una selezione di opere diventate

iconiche, soprattutto quelle

presentate, premiate, acquistate dallo

Stato e dagli enti pubblici, ma anche

oggetto di dibattito e di scandalo, alle

grandi Esposizioni Nazionali, da quella

di Firenze del 1861 a quelle che tra

Roma, Torino e Firenze (le tre città

che erano state capitali) hanno celebrato

il cinquantenario dell'Unità, le

dieci sezioni della mostra ricostruiscono

i percorsi dei diversi generi, da

quello storico, alla rappresentazione

della vita moderna, dall'arte di denuncia

sociale, al ritratto, al paesaggio. In

un emozionante racconto epico affidato

soprattutto alle opere di grande

formato, mai movimentate prima, ci

vengono incontro temi di impatto popolare

e dal significato universale risolti

nel cortocircuito visivo di capolavori

indimenticabili. La varietà dei

linguaggi con cui sono stati rappresentati

consentono di ripercorrere un

periodo di grandi trasformazioni della

visione, dallo splendido tramonto del

Romanticismo all'affermazione del

Purismo e del Realismo, dall'Eclettismo

storicista al Simbolismo, dalla rivoluzione

dei Macchiaioli alle sperimentazioni

estreme dei Divisionisti.

Emergono con i loro capolavori i protagonisti

di quei tormentati decenni,

pittori come Hayez, Domenico e Gerolamo

Induno, Pompeo Molmenti,

Faruffini, Cesare Maccari, Muzzioli,

Costa, Fattori, Signorini, Lega, Lojacono,

Patini, De Nittis, Boldini, Zandomenenghi,

Corcos, Tito, Mancini,

Previati, Morbelli, Pellizza da Vol-


Corcos- La contessa Carolina Sommaruga Maraini

De Nittis - Il foro di Pompei

pedo, Michetti, Segantini, Sartorio,

Balla, Boccioni, e scultori come Vela,

Cecioni, Bazzaro, Butti, Monteverde,

Gemito, Troubetzkoy, Bistolfi, Canonica.

La mostra è inoltre una straordinaria

occasione di far finalmente conoscere

al grande pubblico tanti altri

artisti sorprendenti, oggi ingiustamente

trascurati o dimenticati.

Come evidenziato dallo stesso titolo,

le due personalità artistiche ed emblematiche

della parabola che con la mostra

OTTOCENTO si vuol ripercorrere,

sono Francesco Hayez e Giovanni

Segantini. Spiega al riguardo il

direttore dei Musei San Domenico,

Gianfranco Brunelli: «Hayez che è

stato uno dei principali protagonisti

del romanticismo storico e in un certo

qual modo pure l'ultimo, è in mostra

con ben 13 capolavori, tra le 10 sezioni

del percorso espositivo alla pittura

di storia è dedicata una importante

sezione, attraverso di essa è possibile

cogliere vari aspetti dell'arte del

tempo come ad esempio il superamento

delle accademie e di ciò che

queste avevano proposto a cavallo tra

il '700 e primi dell''800. C'è un recupero

dell'arte realista, del simbolismo,

in sintesi dei diversi linguaggi con

cui, in quel lasso di tempo tanto breve

e pure tanto lungo in cui l'Italia doveva

dire di se stessa chi era e raccontare

agli italiani chi fossero, l'esperienza

e la sperimentazione degli artisti,

la pittura, soprattutto, ma anche la

scultura, hanno ricondotto per certi

versi a dignità un'arte italiana. Un'arte

dell'Italia, non solo italiana perchè

prodotta da italiani, ma italiana perchè

consegnava allora ai contemporanei, e

ci riconsegna oggi, l'identità di un

Paese e l'arte dell'Italia in un dialogo

tra il passato e il presente di allora. E

come si sa: ogni presente sceglie sempre

il proprio passato anche come giustificazione

di se stesso». Proseguendo

nell'illustrare il percorso espositivo

di OTTOCENTO, Brunelli commenta:

«La pittura di storia non fu solo una

rappresentazione retorica di grandi

Esposizioni Nazionali tenutesi tra il

'59 e '61 che dettavano ai pittori le

grandi battaglie risorgimentali, e non

fu solo una rappresentazione di carattere

celebrativo, che pure non si nega

ci sia stata, i pittori, davano, infatti,

una lettura in chiave più vera. Ad

esempio Giovanni Fattori non si limita

a inscenare il movimento vorticoso

della battaglia, nello Staffato,

presente in mostra, evidenzia come la

guerra è morte, è tribolazione, è sofferenza,

lo stesso fanno molti altri di

quel periodo. Attraverso la pittura di

storia c'è tutto un recupero di quello

che era stato l'anelito alla libertà di

quella che era stata la rilettura della

Roma antica repubblicana o del Comune

medievale, nello stesso tempo

però quella storia passata si innesta

sul presente, sull'attualità». E ancora

il direttore sottolinea «all'indomani di

un'Italia unificata in modo complicato,

rocambolesco per certi versi, le

grandi contraddizioni sociali presenti

nel nostro Paese sono ancora tante ed

irrisolte. In tal senso in Italia c'è una

pittura di realtà, che fa eco al verismo

letterario e al realismo della scuola

francese, che mette in scena gli immigrati,

i poveri, i minatori, i contadini,

in qualche modo i miserabili. Si tratta

di una pittura che pone all'attenzione

quell'Italia che non è stata ancora sanata

rispetto alle contraddizioni so-


80

Francesco Hayez - Ruth

S. Lega - Una -madre

ciali, e che in OTTOCENTO proponiamo

con un'ampia rassegna di importanti

opere messe in primo piano.

Poi, con altrettante importanti opere,

diamo conto dell'Italia della bellezza

del paesaggio, il che evidenzia ulteriormente

tutta la contraddizione di

cui si diceva prima. Una contraddizione,

percepita da Carducci e da tanti

letterati del tempo, tra una modernizzazione,

un processo di industrializzazione,

anche forzato e in parte faticoso,

sebbene in alcune aree del

Paese di più e in altre meno, e un paesaggio

che rimane intatto, quasi incontaminato

e memore delle attrattive

del Grand Tour». «In questi stessi

anni, nella parte finale della Macchia,

si assiste al superamento stesso della

tecnica macchiaiola da parte di artisti

come Vincenzo Cabianca, Telemaco

Signorini, che vediamo in mostra. Ed

è in questo superamento della stessa

Macchia, che la pittura, la letteratura

e l'arte in genere, mettono in scena i

valori della borghesia, una borghesia

fatta di caffè, di teatri, di moda, fatta

da illusioni legate alle grandi città e

ai centri delle grandi città proiettati in

una fantasia mimetica verso Parigi,

ma si dimentica spesso che accanto

alle grandi città, l'Italia ha avuto piccoli

borghi e campagne povere e anche

di questo diamo conto con dei lavori

che presentiamo. C'è poi il tema

della donna che affrontiamo e che diventa

quasi un file rouge nel racconto

dell'etica borghese perchè la donna

non riesce a liberare se stessa, ad essere

conosciuta e riconosciuta fino in

fondo in questo suo anelito, lo è stata

durante le necessità delle guerre risorgimentali

poi nella Prima Guerra

mondiale e nei momenti drammatici,

ma infine il suo posto torna a essere

un posto quotidiano più dimesso,

salvo la mondanità per la grande borghesia,

che è un po' la fuga in cui al

soggetto femminile è concessa la trasgressione,

una fuga consentita in

qualche modo in una invenzione che

l'Italia del divismo in quegli anni, attraverso

le attrici del teatro, le cantanti

liriche, fa di una figura femminile

portata come modello irragiungibile

per la maggioranza della popolazione».

Di questo femminile mondano

e alto borghese, OTTOCENTO

propone una serie di famosi dipinti.

Particolarmente incisivi e rappresentativi

sono in tal senso i dipinti in mostra

di Vittorio Corcos, uno dei massimi

maestri di questo genere pittorico.

«Abbiamo altre due sezioni molto

significative rispetto al nostro intento

espositivo che mi piace ricordare»

afferma il direttore Brunelli

«abbiamo la ripresa della grande E-

sposizione Nazionale fiorentina del


Signorini - L’artiglieria toscana a Montechiaro

Informazioni e

prenotazioni mostra

tel. 199.15.11.34

Riservato gruppi e scuole

tel. 0543.36217

mostraforli@civita.it

www.mostraottocento.com

Pellizza da Volpedo - Lo specchio della vita

1911, curata da Ugo Ojetti, dove si

mise in scena una lunga litania di ritratti,

ben 740, di personaggi famosi

e personaggi sconosciuti che avevano

in comune quasi una appartenenza di

civiltà, appunto la civiltà italiana. Ed

è proprio una grande celebrazione

della imponente tradizione pittorica

che noi portiamo in mostra qui a

Forlì, portiamo Guido Reni, Tiepolo

e nomi di questo calibro, e li confrontiamo,

al di là di una citazione facile

di quella mostra, con la ritrattistica

sperimentale che alla vigilia del Futurismo,

Balla, Boccioni e altri stavano

mettendo in atto. A chiusura abbiamo

lavori che ci consentono di giocare

con la luce e con la trascendenza dei

monti di Segantini come richiamo all'idealismo

a una descrizione della natura

che è mistero, il mistero della

natura e richiamo dell'arte». Concludendo

il suo intervento su OTTO-

CENTO, il coordinatore pone l'accento

su un aspetto di grande novità

che riguarda una parte di opere in

esposizione. Dice Gianfranco Brunelli:

«La bellezza immediata, il linguaggio

popolare di quegli artisti che

lo hanno messo in scena, e i cui lavori

possiamo ammirare in questa nostra

mostra, lo abbiamo ritrovato nel cinema

del '900, come se l'800 italiano

avesse inventato un pò Hollywood,

così in certe inquadrature, in quei

campi lunghi di una pittura che sembra

stia passando dal teatro al cinema.

Non è solo la cinematografia del '900

che rilegge l''800 ma è lo stesso '800

che a livello di linguaggio visivo ha

anticipato la cinematografia». «Parafrasando

D'Azeglio – chiosa infine

Brunelli - “se l'Italia è fatta bisogna

fare gli italiani”. Anche se fortunatamente

l'Italia di oggi è democratica,

certamente sviluppata e incomparabilmente

colta rispetto a quell'epoca,

reputo che ogni tanto, e questo la mostra

lo consente, quindi anche nel presente,

è bene chiedersi chi siamo».

Considerando il rilevo nazionale e internazionale

dell'evento, la Fondazione

Cassa dei Risparmi di Forlì ha

deciso di donare una parte del biglietto

della mostra alla raccolta fondi

che Mediafriends - attraverso l'iniziativa

Fabbrica del Sorriso - dedica

anche quest'anno al sostegno dei bambini.

Si è voluto abbinare la bellezza di una

esposizione d'arte di grande prestigio

alla salvaguardia del futuro dei più

piccoli, sapendo che un importante

evento come la mostra forlivese possiede

tutte le qualità per sensibilizzare

l'opinione pubblica oltre che su un

tema culturale di indubbio valore

anche su quello della solidarietà sociale.


82

MOSTRE D’A R T E In I T

a cura di Silvana Gatti

AOSTA

cEnTRO SAInT BEnIn

fInO Al: 28 A PRIlE 2019

Il MOnDO DI JA cOVITTI

Ad Aosta oltre 250 i disegni originali del

grande artista raccontano l’avvincente percorso

di una carriera durata quasi sessant’anni

che ha portato il celebre fumettista

a creare alcuni personaggi indimenticabili

che hanno accompagnato intere generazioni

di ragazzi. Schizzi, vignette, tavole

di fumetti e illustrazioni accompagnano il

visitatore attraverso un articolato percorso

espositivo con alcune vere “chicche” che

si potranno vedere in originale per la prima

volta. Tra queste alcune tavole realizzate

per oggetti promozionali, 60 disegni di figurine

realizzate nel 1954 per l’albo de Il

Vittorioso “Genti d’ogni paese” in cui

l’estro di Jacovitti spazia per i 5 continenti

raffigurando a modo suo ogni popolo.

Esposte inoltre alcune tra le prime tavole

disegnate e tra queste spiccano per bellezza

i disegni di “Pippo e la guerra”, “Mandrago”,

“L’Onorevole Tarzan”, “Pippo in

montagna”, “Giacinto corsaro dipinto” e

“Oreste il guastafeste” recentemente tornate

in possesso della figlia. Si passerà poi

dalle tavole del mitico “Diario Vitt” realizzato

dal 1949 al 1980, vera icona degli studenti

di quegli anni, ai diari realizzati da

Jac negli anni Ottanta. Una mostra imperdibile

per adulti e bambini.

BOlOGnA

Mu S EO c I V I c O M E D I E VA l E

V I A M A n zO n I 4

f I n O A l : 2 8 A P R I l E 2 0 1 9

I VOlT I DEl Bu DDH A DAl

PER DuTO MuSEO InDIAnO

DI BOlOGnA

L’esposizione presenta al pubblico una

parte delle collezioni del Museo Indiano

cittadino, inaugurato nel palazzo dell'Archiginnasio

nel 1907, grazie alla

compartecipazione delle autorità comunali

e universitarie, e chiuso nel 1935,

in seguito alla morte del suo fondatore,

Francesco Lorenzo Pullè. Le raccolte

del museo, oltre ad opere legate al panorama

artistico e culturale dell'India,

annoverano anche oggetti provenienti

da India, Cina e Giappone, conservati

presso il Museo Civico Medievale e il

Museo di Palazzo Poggi. Interessante la

presenza di statue del pantheon buddhista

himalayano e cinese, oltre alla ricca

collezione fotografica, che risulta essere

una delle più cospicue e dettagliate raccolte

di riproduzioni riferite all'arte del

Gandhara presente in Europa e, con tutta

probabilità, nel mondo, superando per

importanza analoghe collezioni depositate

presso il British Museum e il Victoria

& Albert Museum. La mostra presenta

il ricco patrimonio di di matrice

buddhista disponibile, compresi alcuni

oggetti recentemente restaurati, senza

dimenticare le espressioni artistiche della

cultura hindu propria dell'India.

fERRARA

cASTEllO ESTEnSE

DA l : 2 6 G E n n A I O 2 0 1 9

fInO Al: 26 DIcEMBRE 2 0 1 9

l’AR TE PER l’ART E. DIPIn-

GE RE GlI AffETTI. lA PIT-

T uRA SAc R A A fE RRAR A

TRA cInQuE E SETTEcEnTO

Dopo le opere di De Pisis, Boldini, Previati

e Mentessi delle Gallerie d’Arte

Moderna, protagoniste delle prime due

mostre del progetto l’Arte per l’Arte,

dedicato alla valorizzazione del patrimonio

artistico della città reso inaccessibile

dopo il sisma del 2012, lo sguardo

si sposta al periodo dal Cinque al Settecento.

Le sale affrescate dell’ala sud

e dei Camerini del Castello ospitano la

quadreria di proprietà dell’ASP, Centro

Servizi alla Persona di Ferrara, Masi

Torello e Voghiera, depositata presso i

Musei di Arte Antica. La mostra spazia

dalla fine del dominio Estense fino al

secolo dei Lumi, al cospetto dei due

protagonisti della rivoluzione naturalistica

di inizio Seicento: Ippolito Scarsella

detto Scarsellino e Carlo Bononi.

In mostra opere di artisti cronologicamente

precedenti e paralleli come Giuseppe

Mazzuoli detto il Bastarolo, dal

manierismo castigato, Gaspare Venturini,

pittore attivo per i duchi e per committenti

religiosi, e Giuseppe Caletti,

figura di artista maledetto operante

nella prima metà del Seicento. La seconda

metà del XVII secolo è caratterizzata

da Giuseppe Avanzi, pittore di

mediazione che schiuderà il sipario al

Settecento dove si imporranno Giacomo

Parolini e Giuseppe Zola.


A l I A E fuORI cOnfInE

fIREnzE

PAlAzzO STROzzI

DAl 9 MARzO 2019

fInO Al: 14 luGlIO 2019

VERROccHIO E lEOnARDO

Nell’anno del V centenario della morte

di Leonardo, l’artista di Vinci si confronta

con la bottega del suo illustre

maestro, Andrea del Verrocchio. Il percorso

della mostra si tiene a Palazzo

Strozzi e in una sezione del Museo Nazionale

del Bargello. Oltre 120 opere tra

dipinti, sculture, disegni, per un confronto

tra uno dei maggiori artisti del

Quattrocento e alcuni capolavori di illustri

suoi precursori, fiancheggiatori e discepoli,

da Desiderio da Settignano a

Domenico Ghirlandaio, da Pietro Perugino

a Sandro Botticelli, da Bartolomeo

della Gatta allo stesso Leonardo. La mostra,

a cura di Francesco Caglioti e Andrea

De Marchi, presenta sei opere del

maestro di Vinci. Il percorso - che getta

lo sguardo sulla produzione artistica a

Firenze tra il 1460 e il 1490 circa - si

snoda tra il David in prestito dal Museo

Nazionale del Bargello - uno dei simboli

assoluti dell’arte del Rinascimento e

della città di Firenze, e il Putto col delfino

- dal Museo di Palazzo Vecchio.

Alla scultura si affiancano diversi capolavori

che documentano il talento pittorico

del Verrocchio: la Madonna col

Bambino della Gemäldegalerie di Berlino

e la Madonna col Bambino e angeli

e l’Arcangelo Raffaele e Tobiolo della

National Gallery di Londra. Da Firenze

l’esposizione volerà alla National Gallery

of Art di Washington DC dove si

potrà visitare dal 29 settembre 2019 al 2

febbraio 2020

fORlì

MuSEI DI SAn DOMEnIcO

DAl 9 fEBBRAIO 2019

fInO Al: 16 GIuGnO 2019

OTTOcEnTO: DA HAYEz A SE-

GAnTInI un SEcOlO D’ARTE

ITAlIAnA

In mostra una selezione di capolavori :

a celebri dipinti di Francesco Hayez, di

Giovanni Segantini, Umberto Boccioni,

Giacomo Balla si affiancano gioielli da

riscoprire per ripercorrere le tappe di

una storia esaltante e contraddittoria. In

primo piano, i sessant’anni intercorsi

tra l’Unità d’Italia e lo scoppio della

Grande Guerra, che videro alternarsi

correnti come il Romanticismo e il

Realismo, l’Eclettismo storicista e il

Divisionismo. Fatta l’Italia, bisogna

fare gli italiani”, fu il commento di

Massimo D’Azeglio di fronte al mosaico

socioculturale che caratterizzava

la penisola appena unificata. Il percorso

evidenzia come l’arte sia stata il mezzo

più immediato e “democratico” attraverso

cui un popolo si è riavvicinato

alla propria storia. La mostra spazia tra

una varietà di stili, generi e temi: la storia,

la rappresentazione della vita moderna,

l’arte di de- nuncia sociale, il

ritratto, il paesaggio, soggetti di impatto

popolare e significato universale,

specchio di un’e- poca di cambiamenti.

I quadri di Induno, Fattori, Signorini,

Corcos, Previati, Morbelli, De Nittis,

Pellizza da Volpedo, Boccioni, Balla

dialogano con la scultura di Vela e

Monteverde, Canonica e Medardo

Rosso. Se Hayez è il protagonista del

Risorgimento dell’arte italiana, che rielabora

le lezioni di Raffaello, Tiziano,

Guido Reni e Giambattista Tiepolo, Segantini

porta al di qua delle Alpi l’esperienza

europea post-impressionista

spianando la strada a quella che sarà la

rivoluzione del Futurismo.

luccA

PlESSO MOnuMEnTAlE DI S. MIcHElETTO

- fond. centro Studi sull’Arte licia

e carlo ludovico Ragghianti

DAl: 17 MARzO 2019

fInO Al: 2 GIuGnO 2019

l’ARTISTA BAMBInO - InfAnzIA E

PRIMITIVISMI nEll’ARTE ITAlIAnA

DEl PRIMO nOVEcEnTO

Carlo Ludovico Ragghianti ha studiato il

legame fra il disegno infantile, l’arte medievale

e la produzione figurativa dei primi

tre decenni del 900. Dopo aver segnalato

il saggio di Corrado Ricci, L’arte dei Bambini

(1887), il critico ha evidenziato l’arte

bambinesca: la scuola sul disegno dei bambini

di Jasnaja Poljana di Tolstoj, il volume

Educazione estetica (1909) di Giovanni

Ferretti, la mostra di pittura infantile al

Salon giovanile parigino del 1908, gli apporti

italiani all’Esposizione Internazionale

di didattica del disegno (Dresda, 1912) e

al padiglione Das kind und die Schule

(Lipsia, 1914). Ragghianti nel suo saggio

elenca esempi di “regressione” verso il disegno

infantile di artisti italiani quali Alberto

Magri, Ottone Rosai, Tullio Garbari,

Luigi Gigiotti Zanini, Carlo Carrà, Riccardo

Francalancia, Edita Broglio, Alberto

Salietti. Si sono interessati alla grafica infantile

Adriano Cecioni, Vittorio Matteo

Corcos, Giacomo Balla. La mostra indaga

gli arcaismi tratti dagli artisti toscani dallo

studio dei maestri del Duecento e del Trecento,

che vede fra i precursori Magri, con

Lorenzo Viani e Adolfo Balduini. Ardengo

Soffici e Car- lo Carrà, fra il 1914 e il 1916

miravano a tornare a “forme pure nello

spazio”, consigliando agli artisti di ispirarsi

a stilemi tratti dall’arte popolare, infantile

e medievale.


84

MOSTRE D’A R T E In I T

MAMIAnO DI

TRAVERSETOlO (PARMA)

fOnDAzIOnE MAGnAnI ROccA

DAl 16 MARzO 2019

fInO Al: 30 GIuGnO 2019

GIORGIO DE cHIRIcO E AlBERTO

SAVInIO

Giorgio de Chirico e Alberto Savinio si

incontrano alla Magnani Rocca. Oltre

130 opere in un percorso che spazia dalla

nascita della metafisica alla ricca produzione

teatrale, documentata da costumi

per l’opera lirica. Dipinti, lavori grafici

e visionari di Giorgio trovano un corrispettivo

letterario nella poetica del fratello.

La mostra, a cura di Alice Ensabella

e Stefano Roffi, ricostruisce le fonti

comuni dei fratelli, evidenziando affinità,

contrasti e interpretazioni nelle loro

opere. I due fratelli, di origine greca,

vantano un’educazione influenzata dal

romanticismo e dal nichilismo tedeschi,

dall’avanguardia parigina e dalla cultura

classica mediterranea. Opere caratterizzate

da tematiche comuni come il viaggio,

il distacco, la commozione del ritorno,

gli interrogativi sulla condizione

umana, il richiamo al mito, all’antico.

Eppure le interpretazioni dei due fratelli

divergono, approdando a risultati stilisticamente

distanti. Le enigmatiche rappresentazioni

di Giorgio, con i paesaggi che

richiamano i miti dell’antichità, rovine e

cavalli, gladiatori e nature morte, si mescolano

all’ironia e al gioco, i cardini intorno

ai quali ruota l’estetica di Alberto

Savinio. Quest’ultimo dimostra la capacità

di immettere nei profondi silenzi metafisici

l’ironia, attraverso una visionarietà

fantastica. Nelle sue opere oggetti

inanimati ed esseri viventi si uniscono in

un’unica vivace rappresentazione, nella

quale forme umane e animali si confondono

e si decontestualizzano, catapultate

in prospettive impossibili e in un’atmosfera

tanto improbabile quanto ludica.

MIlAnO

cEnTRO DIAGnOSTIcO ITAlIAnO

VIA SAInT BOn 20

DAl: 16 GEnnAIO 2019

fInO Al 30 GIuGnO 2019

unA VITA DA ScIEnzIATA

I VOlTI DEl PROGETTO

#100ESPERTE

Una mostra a cura della Fondazione

Bracco per contribuire al superamento

di pregiudizi nella pratica scientifica,

che l’immaginario collettivo vede

ancora come prettamente maschile.

Per contribuire alla costruzione di

una società paritetica, nel 2016 è nato

il progetto “100 donne contro gli

stereotipi” da un’idea dell’Osservatorio

di Pavia e dell’Associazione

Gi.U.Li.A. con Fondazione Bracco e

con il supporto della Rappresentanza

in Italia della Commissione Europea.

Accanto alla banca dati online, che

raccoglie i profili di esperte in vari

settori, Fondazione Bracco propone

una narrazione complementare per

avvicinare il pubblico all’immagine

femminile della ricerca. Il fotografo

francese Gerard Bruneau ha ritratto

donne di ogni tipo. Osservare ogni

ritratto è come accedere ad ambienti

protetti, privati, a spazi di ricerca.

Sono i luoghi di lavoro delle esperte:

laboratori, università, ambulatori, in

cui donne e uomini si impegnano per

spostare i confini della conoscenza.

La mostra è parte di un ciclo avviato

nel 2010 da Fondazione Bracco in

collaborazione con il Centro Diagnostico

Italiano con l’obiettivo di dare

l’opportunità al pubblico di fruire di

un’esperienza culturale, sperando

che contribuisca al miglioramento

della qualità della vita.

nAPOlI

AnTIQuARIuM DEl PARcO DI

ERcOlAnO

fInO Al: 30 SETTEMBRE 2019

SPlEnDORI. Il luSSO nEGlI

ORnAMEnTI DI ERcOlAnO

Una mostra con un centinaio di monili

e oggetti preziosi per un tuffo nella vita

nell’antica città vesuviana: gioielli di

raffinata fattura, manufatti non comuni,

arredi e vasellame per i banchetti,

accessori di uso quotidiano ritrovati

sulla spiaggia, in edifici pubblici, domus

e botteghe rase al suolo dall’eruzione

del Vesuvio. Oggetti che danno

“un’immagine vivida, comples- sa e

felice di questa comunità”, come evidenzia

il direttore del Parco Archeologico

Francesco Sirano. Il percorso porta

il visitatore alla scoperta del lus- so

in età imperiale. Arricchiscono la mostra

i prestiti dal MANN e dal Parco di

Pompei, come il corredo di gemme e

gli strumenti da lavoro di un antico

gioielliere e parte del tesoro in argento

di Moregine, mentre attività di laboratorio

in collaborazione con le scuole di

oreficeria di Torre del Greco sottolineeranno

la continuità di una tradizione

artigianale plurisecolare. La mostra

pone le basi per la definitiva esposizione

nel museo del sito di tutti i reperti

che dal 1927 in poi Amedeo Maiuri

volle che restassero qui e non confluissero

più nelle collezioni del Museo

Archeologico Nazionale di Napoli”

spiega il direttore Sirano. Il processo

nasce dalla volontà di colmare una lacuna

culturale e interrompere il silenzio

che dura da oltre 40 anni.


A l I A E fuORI cOnfInE

ROMA

cHIOSTRO DEl BRAMAnTE

fInO Al: 13 OTTOBRE 2019

DREAM. l'AR TE IncOnTRA I

SOGnI

Con questa mostra al Chiostro del Bramante

il visitatore si immerge in un'ipnotica

luce blu stellata entrando nel

mondo dell'onirico. Quello che si sviluppa

attorno al Chiostro del Bramante

è un viaggio nei territori inesplorati della

dimensione del sogno, un luogo che tutti

conoscono, che in molti ricordano e in

cui altri trascorrono buona parte della

propria vita, in un costante andirivieni in

incognito tra quello e il mondo "reale".

Gli artisti di DREAM capitanati da Danilo

Eccher, svelano con le loro opere

molteplici e possibili varchi in bilico tra

le due dimensioni, invitando chiunque

ad avventurarsi attraverso le atmosfere

trasognate ed evocative di un un concetto,

un'idea, un dove ad ognuno familiare

in un'infinità di modi diversi.

Che si intenda il sogno sia come mera

conseguenza del dormire o come fonte

ineffabile d'ispirazione poetica, sia come

rassicurante luogo di evasione o come

essenza stessa della natura umana, la

mostra al Chiostro del Bramante può

aprire molte porte verso nuovi orizzonti

dell'immaginazione o attraverso nebulose

di sogni dimenticati, per gli onironauti

di ogni dove e per chi vorrebbe

ricominciare a sognare. Foto sopra:

Peter Kogler per DREAM. l'arte incontra

i sogni | Courtesy of DART

Chiostro del Bramante 2018 |

Foto: © ARTE.it

ROMA

GAllERIA D’ARTE MODERnA

fInO Al: 31 MARzO 2019

DOnnE. cORPO E IMMAGInE TRA

SIMBOlO E RIVOluzIOnE

La mostra analizza la figura femminile

attraverso opere di artisti che hanno

raffigurato le donne nelle varie correnti

artistiche dalla fine dell‘800, nel ‘900

e fino ad oggi. Esposte un centinaio di

opere che documentano come l’universo

femminile sia stato sempre trattato

nell’arte. Tra la fine dell’800 e i

primi anni del XX secolo la rappresentazione

della donna è ambivalente: da

una parte angelica, figura impalpabile

ed eterea, dall’altra tentatrice, fonte di

peccato e perdizione. Da Le Vergini

savie e le vergini stolte di Giulio Aristide

Sartorio, alle modelle discinte in

pose provocanti dei divisionisti (Camillo

Innocenti, La Sultana) passando

a L’angelo dei crisantemi di Angelo

Carosi, la donna è sia ninfa gentile che

crudele seduttrice, Musa e Sfinge,

come nella letteratura di D’Annunzio

e nelle pellicole con le prime dive. Tra

i ritratti spicca il volto di Elisa, la moglie

di Giacomo Balla. Il richiamo fascista

alla famiglia tradizionale trovò

riscontro in molte espressioni artistiche,

anche se in molte opere l’intimità

delle mura domestiche diventa un

luogo segnato da solitudini esistenziali

come in Riflesso allo specchio di Antonietta

Raphaël, Maternità di Luigi

Trifoglio. Il voto delle donne nel 1946

fu una svolta nella storia italiana. Insieme

alla contestazione dei modelli

patriarcali, la consapevolezza di una

nuova identità femminile fu al centro

della ricerca di molte artiste, ed il ruolo

obbligato di “madre” fu al centro del

dibattito sulle libertà della donna.

SIEnA

cOMPlESSO DI SAnTA MARIA

DEllA ScAlA

fInO Al: 5 MAGGIO 2019

DÜRER E I MAESTRI nORDIcI

DEllA cOllEzIOnE SPAnnOccHI

La Collezione Spannocchi di Siena,

frutto delle scelte cosmopolite dei

proprietari, in mostra al complesso

di Santa Maria della Scala. In attesa

della ricomposizione della raccolta,

una selezione di opere fiamminghe e

'nordiche' della Collezione è esposta

in un itinerario tematico e cronologico.

La collezione fu donata al Comune

nel 1835 e conservata in larga

parte nella Pinacoteca Nazionale e

nel Museo Civico di Siena, presso

Santa Maria della Scala. La mostra,

a cura di Cristina Gnoni Mavarelli,

Maria Mangiavacchi e Daniele Pittèri,

vede il ritorno a casa dei due

pannelli del pittore tedesco Albrecht

Altdorfer con le Storie di san Floriano,

alla Galleria degli Uffizi dal

1914, ma già parte della Collezione.

Per l’occasione giungono a Siena

anche la tela di Albrecht Dürer con

San Girolamo, firmata e datata 1514,

la Lucrezia di pittore legato alla cerchia

di Lucas Cranach, La decapitazione

del Battista, attribuita ad un

artista tedesco collaboratore di Altdorfer

e la Torre di Babele, dove

l’anonimo pittore si fa interprete di

un’umanità intenta alle occupazioni

più disparate attorno alla torre ricca

di ardite soluzioni architettoniche.

Frutto della rinnovata collaborazione

tra la Pinacoteca Nazionale e il Comune

di Sie- na, il percorso svela lo

spirito collezionistico che interessò

dapprima i Gonzaga a Mantova - da

cui proviene parte della collezione -

e, successivamente, le famiglie Piccolomini

e Spannocchi a Siena.


86

MOSTRE D’A R T E In I T

TORInO

PAlAzzO MADAMA - MuSEO cI-

VIcO DI ARTE AnTIcA

fInO Al: 6 MAGGIO 2019

MADAME REAlI: culTuRA E PO-

TERE DA PARIGI A TORInO

Questa mostra, voluta da Guido Curto,

direttore di Palazzo Madama, a cura di

Clelia Arnaldi di Balme e Maria Paola

Ruffino, documenta la vita di due donne

che diedero un forte sviluppo alla società

e alla cultura artistica nello stato sabaudo

tra il 1600 e il 1700: Cristina di

Francia (Parigi 1606 - Torino 1663) e

Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours

(Parigi 1644 - Torino 1724). Due

figure che esercitarono il loro potere per

difendere il proprio ruolo e l’autonomia

del loro Stato. Le azioni politiche e le

committenze artistiche delle Madame

Reali testimoniano la volontà di fare di

Torino una città internazionale, in grado

di dialogare con Madrid, Parigi e

Vienna. Con oltre 120 opere, tra dipinti,

oggetti d’arte, arredi, tessuti, gioielli,

oreficerie, ceramiche, disegni e incisioni,

la mostra ripercorre la biografia

delle due donne e racconta le parentele

che le collegano alle case regnanti europee,

le loro azioni politiche e culturali,

le scelte artistiche per le loro residenze,

le feste sontuose, la moda e la fede. L’allestimento,

a cura di Loredana Iacopino,

ripercorre la vita di corte delle due

donne in epoca barocca, documentate sia

nella loro immagine politica che in

quella più intima e femminile

TREVISO

MuSEO nAzIOnAlE cOllEzIOnE

SAlcE

DAl 6 APRIlE 2019

fInO Al: 18 AGOSTO 2019

METlIcOVITz. l'ARTE DEl DESI-

DERIO. MAnIfESTI DI un PIOnIERE

DEllA PuBBlIcITà

Dopo il successo al Museo Revoltella

di Trieste, si sposta a Treviso la mostra

su Leopoldo Metlicovitz, a cura

di Roberto Curci. In primo piano la

cartellonistica di cui Metlicovitz fu

maestro, e poi dipinti, cartoline illustrate,

copertine di riviste, spartiti

musicali. La sua produzione annovera

manifesti di opere liriche apprezzati

dal pubblico (Madama

Butterfly, Manon Lescaut, Turandot),

locandine di film muti o di eventi

come l’Esposizione Universale di

Milano del 1906. La mostra sottolinea

la collaborazione con Giulio Ricordi

nelle Officine Grafiche Ricordi

di Milano, dove diede spazio alle

proprie potenzialità espressive mentre

le diverse declinazioni del Modernismo

internazionale – Art Nouveau,

Jugendstil, Modern Style, Liberty –

trovavano terreno fertile nel suo spirito

aperto e cosmopolita. E per scoprire

il Metlicovitz teatrale, amico di

Giacomo Puccini, conoscente di Giuseppe

Verdi, appassionato spettatore

di opere e operette che illustrò in

straordinari manifesti, la mostra continua

a Palazzo Gopcevich, sede del

Museo Teatrale triestino.

VEnEzIA

PAlAzzO DucAlE

DAl 23 fEBBRAIO 2019

fInO Al: 9 GIuGnO 2019

cAnAlETTO E VEnEzIA: Il SETTEcEnTO

A PAlAzzO DucAlE

A Venezia una mostra sul Settecento e

la Serenissima a cura di Alberto Craievich,

in collaborazione con RMN –

Grand Palais di Parigi. Fulcro della

mostra è la figura di Antonio Canal,

detto il Canaletto, conosciuto per vedute

della Serenissima apprezzate

dagli aristocratici inglesi che si contendevano

i suoi souvenir del Grand

Tour. In piena Età dei Lumi, Canaletto

fu capace di coniugare architettura e

natura, basata sull’atmosfera così

come sulla matematica e sulla prospettiva

(studiata con l’aiuto della camera

ottica), unite alla fantasia dei “capricci”.

L’arte di Canaletto si sgancia

dalla teatralità del Barocco e dal rigore

del classicismo ed il colore prevale sul

disegno. La mostra offre una panoramica

sulla Venezia settecentesca. Se

Luca Carlevarijs pone le premesse del

vedutismo, Rosalba Carriera rinnova

l’arte del ritratto, e la pittura di costume

di Pietro Longhi “esprime in

tela i caratteri e le passioni degli uomini”

del suo tempo, come osserverà

Carlo Goldoni. A Venezia la protagonista

del XVIII secolo è la luce: accanto

alle vedute di Canaletto, che

valorizzano le condizioni atmosferiche,

spiccano le tele e i cicli decorativi

di Giambattista Tiepolo, autore di

composizioni raffinate. E poi le incisioni

di Giambattista Piranesi, l’arte

vetraria di Murano, l’oreficeria e la

porcellana, fino all’evocazione di una

città in disfacimento nelle vedute di

Francesco Guardi sullo sfondo della

Rivoluzione Francese e all’affermazione

del Neoclassicismo con Antonio

Canova.


A l I A E fuORI cOnfInE

fRAncIA - PARIGI

MuSEO D’ORSAY

DAl 26 MARzO 2019

fInO Al 14 luGlIO 2019

Il MODEllO DI cOlORE DA GE-

RIcAuT A MATISSE

A Parigi una mostra dedicata alle figure

nere nella pittura, con dipinti,

sculture, incisioni e fotografie sul

periodo tra l’abolizione della schiavitù

nel 1794 e oggi. Esposte opere di

Théodore Géricault, Edouard Manet,

Paul Cézanne o Henri Matisse, e dei

fotografi Nadar e Carjat. La mostra si

concentra sugli aspetti estetici, politici,

sociali e razziali, oltre che sull’immaginario

sotteso alla rappresentazione

delle figure di colore nelle

arti figurative. Pur offrendo una prospettiva

d’insieme, approfondisce tre

periodi cruciali: l’era dell’abolizione

della schiavitù (1794-1848), il periodo

della Nuova pittura fino alla scoperta,

da parte di Matisse, del Rinascimento

di Harlem e, infine, i primordi

delle avanguardie novecentesche

e le successive generazioni di

artisti post-bellici e contemporanei.

L’interesse è centrato sul modello e

quindi sul dialogo tra l’artista che dipinge,

scolpisce, incide o fotografa e

il modello che posa. Viene esplorato

il modo in cui evolve la rappresentazione

dei soggetti neri nelle principali

opere di Théodore Géricault, Charles

Cordier, Jean-Baptiste Carpeaux,

Edouard Manet, Paul Cézanne e Henri

Matisse, come pure nelle fotografie

di Nadar e Carjat.

SPAGnA - MADRID

MuSEO DEll’AMERIcA

AVEnIDA REYES cATÓlIcOS, 6

fInO Al 28 APRIlWE 2019

lA fIGlIA DEl VIcERÉ. Il MOnDO

fEMMInIlE nEO-ISPAnIcO DEl XVII

SEcOlO

Il Museo dell'America ospita questa mostra

sull'universo femminile nella Nuova

Spagna del XVII secolo, confrontando

due corredi: quello lussuoso della figlia

del viceré in Messico e quello semplice

di un'indigena. Il punto di partenza della

mostra è un ritratto del Museo Nazionale

del Prado in cui sono rappresentate

due donne: una dama sontuosamente vestita

insieme a un'indigena di piccola

statura con il viso totalmente tatuato. La

ricerca documentale ha portato fino a

María Luisa de Toledo y Carreto, figlia

del Marchese di Mancera, viceré della

Nuova Spagna tra il 1664 e il 1673, e all’inventario

del corredo portato dal Messico.

Per il tipo di tatuaggi, la donna

indigena proveniva dalla zona chichimeca.

La mostra ricostruisce attraverso

dipinti, ceramiche, mobili e altri oggetti

i corredi dei personaggi che appaiono nel

quadro e avvicina il visitatore, da un

punto di vista femminile, a questi due

universi contrapposti dell'America dei

vicereami: il ricco tenore di vita della

Corte nel Messico del XVII secolo e il

mondo degli indigeni.

SVIzzERA - BASIlEA

fOnDAzIOnE BEYElER

fInO Al 26 MAGGIO 2019

Il GIOVAnE PIcASSO – PERIODO

Blu E ROSA

Questa mostra indaga gli anni giovanili

del maestro. Realizzata in collaborazione

con il Musèe d’Orsay, riunisce

80 capolavori nati tra il 1901 e il 1906,

per documentare l’incredibile creatività

di un artista poco più che ventenne.

Una ricerca inarrestabile che lo

porta da Barcellona a Parigi e poi nel

remoto villaggio di Gòsol, nei Pirenei

spagnoli, alla scoperta delle ispirazioni

arcaiche che sfoceranno nell’invenzione

del Cubismo. Ma prima ci sono

esperimenti su esperimenti, in un rapido

alternarsi di stili e atmosfere:

dalle inquietudini del Periodo Blu, dovute

al suicidio dell’amico Carlos Casagemas,

ai toni caldi e poetici del

Periodo Rosa, quando tra acrobati, pagliacci,

bimbi e ballerine Picasso “si

contentò di vedere le cose come le vedeva

chiunque”, per dirla con le parole

di Gertrude Stein. Per documentare il

percorso del genio, sono esposte a Basilea

le pietre miliari che ne hanno segnato

il cammino, dipinti e sculture

eccezionalmente concessi in prestito

da grandi musei e collezioni private di

Europa, America, Russia, Cina e Giappone:

il Musée national Picasso di Parigi,

il Metropolitan Museum of Art di

New York, la Tate di Londra, la National

Gallery di Washington, il Museo

Pushkin di Mosca, il National Museum

of Art di Osaka, il Centre Pompidou

e il Musée de l'Orangerie di

Parigi, il Museu Picasso di Barcelona,

il Centro de Arte Reina Sofía di Madrid,

la Art Gallery of Ontario di Toronto.


88

Nel segno della musa

Le interviste di Marilena Spataro

“Ritratti d’artista”

Maestri del ‘900

Ivo Sassi: quando la scultura incontra l'arte

ceramica in una magica fusione tra colore e materia

che genera bellezza assoluta

marilena.spataro@gmail.com

Vortice - 2015 - Maiolica policroma

foto Raffaele Tassinari

Come ricorda gli anni del suo e-

sordio artistico, Maestro Sassi.

Quali erano al tempo le figure di

riferimento nell'ambito delle arti visive a

Faenza e in Italia?

«Ho avuto la fortuna di conoscere fin da

giovane un artista di grande valore, parlo

di Francesco Nonni. Per me fu più che un

maestro, fu quasi un padre che mi ha dato

moltissimo in termini di formazione artistica

e umana. Lui veniva dal cenacolo

“baccariniano” il cui punto di riferimento

era stato appunto quel grande artista faentino

che fu Baccarini, figura di spicco

nazionale che aveva portato a Faenza il

dibattito che al tempo animava il mondo

dell'arte italiana ed europea, specie a

opera dei futuristi Balla e Boccioni, e con

cui Baccarini fu a stretto contatto durante

i suoi lunghi soggiorni fuori Faenza. È di

questo clima artistico di grande respiro

culturale che attraverso Nonni si è nutrita

fin dall'inizio della mia carriera la mia

anima di ragazzo inquieto e di paese,

sono nato, infatti, a Brisighella, un bellissimo

borgo dell'Appennino romagnolo.

Ed è da qui, finite le elementari, che mi

sono trasferito a Faenza per frequentare

la Scuola di Disegno, dove riuscii a entrare

grazie all'intervento del mio maestro

elementare, Giuseppe Parini, su suo

figlio Pino,

che li' insegnava.

In questa scuola

avvenne il mio incontro

con Francesco Nonni. I miei

esordi artistici sono stati da pittore, provai

a frequentare l'istituto ceramico Ballardini,

ma con scarsi risultati a causa del

mio carattere ribelle, che lo stesso scultore

Biancini, che lì era docente, mi ha

sempre affettuosamente rimproverato di

avere. Al Ballardini insegnava pure Bucci

un altro maestro della scultura ceramica.

Aver conosciuto questi personaggi fin da

ragazzo mi ha aiutato molto nella mia for

mazione.

Successivamente,

una volta

calmati i miei bollenti

spiriti giovanili, mi diplomai al

Ballardini e vi insegnai pure per qualche

primavera. Sempre a Faenza ebbi la fortuna

di conoscere, oltre Nonni e alcuni

bravi maestri, quel grandissimo ceramista

che fu Pietro Melandri. Queste conoscenze

e frequentazioni mi portarono spontaneamente

ad abbandonare la pittura per

abbracciare l'arte della scultura ceramica.

Nel ‘56 entrai nello studio ceramico di

Carlo Zauli dove lavorai fino al ‘59, anno


Grande camino, Il Fuoco - 2017 - Maiolica policroma a terzo fuoco

Colonna, - 2008 - refrattario policromo a terzo fuoco,

in cui decisi di mettermi in proprio

aprendo una mia bottega d'arte a Faenza.

E ancora oggi sono qui».

Qual era allora il rapporto tra il mondo

dell'artigianato ceramico e il mondo dell'arte

a Faenza?

«A Faenza avevamo dei grandissimi artigiani

ceramisti, ma pur sempre artigiani,

quasi tutti legati alla tradizione ceramica,

quindi alla ceramica di imitazione. A livello

creativo a mio avviso abbiamo a-

vuto il maestro Pietro Melandri che è

stato capace di elevarsi su tutti gli altri,

dando vita a opere innovative e di grande

spessore artistico. Per me è stato un modello

e un maestro cui guardare. Quanto

al rapporto tra il mondo dell'arte e l'artigianato

artistico della ceramica non esistevano

dei veri rapporti. Al tempo era la

bottega di Carlo Zauli a essere il punto di

riferimento per gli artisti faentini, specie

sul fronte della scultura. Da Zauli si respirava

un'aria culturale di livello internazionale,

era facile incontrare personaggi

come Jo e Arnaldo Pomodoro o anche

Lucio Fontana. Quel periodo e quelle frequentazioni

furono determinanti per le

mie scelte stilistiche e formali nel fare

arte. In un clima così, dove si dibatteva

accesamente sui nuovi linguaggi dell'arte

e sopratutto sulla sperimentazione del linguaggio

informale, ebbi l'opportunità e la

fortuna di aprire i miei orizzonti e la mia

mente a un mondo artistico a connotazione

internazionale e del tutto innovativo.

La mia scultura come la conosciamo

oggi viene da lì e da quella importante

esperienza culturale».

Lei si sente più ceramista o scultore?

«Io sono uno scultore dell'arte ceramica.

Ho sperimentato materiali diversi, tra cui

anche il bronzo. Tuttora combino spesso

tecniche e materie di vario genere, ad

esempio di recente ho realizzato lavori in

ceramica con innesti in mosaico, con ottimi

risultati. Ma per sentire, mi sento ceramista.

Credo di conoscere profondamente

la materia ceramica in tutti i suoi

meandri più nascosti. Con il mio lavoro

punto a conferire vita e corpo alle mie

sculture. Penso che la ceramica abbia una

importanza determinante nel combinare

la forma con il colore dando espressività

e conferendo un impatto visivo straordinario

alle opere scultoree specie a quelle

di grandi dimensioni».

Oggi, lei, è un artista affermato e molto

apprezzato a livello internazionale. Quale

il segreto di questo suo successo ?

«La mia formazione come già detto, risale

agli anni '50, un periodo in cui nascevano

informale e astrattismo, noi giovani

eravamo portati ad abbracciare queste

novità, a metterci in discussione, sperimentando

sempre nuove strade e soluzioni

formali. Personalmente mi ci buttai

anima e corpo in tal senso. Da quando

ho aperto il mio studio a oggi posso affermare

di aver ottenuto grandi soddisfazioni.

Sono andato sempre avanti, certo

la fortuna mi ha aiutato, ma la costanza,

la voglia di andare oltre, di sperimentare

continuamente e, soprattutto, l'amore per

il mio lavoro, sono stati i miei migliori alleati,

quel segreto che mi ha consentito di

affermarmi ottenendo una lunga serie di

prestigiosi riconoscimenti e premi anche

di carattere internazionale, nonché di

avere in esposizione miei lavori, tra cui

molti a carattere monumentale, sia in Italia

che all'estero, in strutture pubbliche e

private. Tuttavia l'esposizione di miei lavori

che più mi emoziona é quella presente

in permanenza nel Giardino della

scultura, un parco costellato di mie opere

di grande formato che circondano la mia

casa di campagna. É un qualcosa di personale,

con un suo carattere intimo e familiare

cui non rinuncerei per nessuna

cosa al mondo. É la testimonianza tangibile

di una vita spesa per l'arte, come è

stata e come continua a essere ancora

oggi la mia».


90

Il Giardino della scultura - Casa Sassi - Faenza

Quali i moventi artistici ed esistenziali

del suo lavoro, quale la sua visione del

mondo?

«Sinceramente io amo più il fare che il

dire. Sulla base della mia esperienza, ribadisco

che per un artista ciò che maggiormente

conta è lavorare, dedicandosi

alla propria attività con costanza e serietà,

il che porta immancabilmente a una

maturazione delle idee e questo a sua

volta contribuisce a una continua evoluzione

del proprio lavoro e della propria

visione, a una voglia di sperimentazione

che aiuta a trovare la propria identità artistica.

Questo lo dico soprattutto ai giovani

artisti di oggi. Quanto alla mia

visione artistica, la si coglie guardando

più al mio lavoro che ad altro. La mia

prima esperienza è stata da pittore figurativo,

specie di paesaggio, perciò ho studiato

a fondo e con grande attenzione la

natura cercando di cogliere il più possibile

il suo significato più intimo e profondo

e tutti quegli elementi di bellezza

capaci di dialogare con l'animo umano.

Un'impronta questa che è rimasta viva e

presente nel mio lavoro scultoreo successivo

pur avendo adottato il linguaggio

astratto e informale. Gli elementi naturali

sono presenti evocativamente in tutti i

miei lavori sia nella forma che nel colore.

Il mondo al quale mi rifaccio e che

mi porto dentro fin dall'infanzia trascorsa

tra luoghi boschivi e insieme rocciosi,

spesso impervi, ma carichi di suggestioni

e sollecitazioni estetiche, del mio paese

della collina appenninica, è un mondo

che si nutre di archetipi dove, boschi, alberi,

tronchi e rami contorti, rocce, terra,

cielo, fuoco, vento e ogni altro elemento

naturale, nel mio ricordo, trasfigurati

dalla fantasia, si animano e diventano

fonte di ispirazione. Da qui alcune delle

mie lunghe, robuste steli, decorate di foglie

e fronde sbattute dal vento, che come

alberi si innalzano verso il sole infiammandosi

di rosso sanguigno, e ancora lingue

di fuoco rosse e metalliche che minacciose

avanzano alte verso il cielo. Poi

gli enormi dischi rossi e dorati come i

soli incandescenti dei nostri tramonti collinari

o i grandi dischi azzurri argentei

come le algide stelle dei cieli nelle nostre

fredde notti invernali. Tutte immagini

queste, come tante altre, che mi giungono

da mondi ancestrali, carichi di emozionanti

misteri e che, attraversati dalla mia

vena artistica, si materializzano diventando

sculture».

Oggi come vive e come si pone con il suo

lavoro rispetto al mondo dell'arte contemporanea?

«Io ci sono dentro all'arte contemporanea,

quella però fatta con serietà con profondità

di sentimenti e con il cuore, non

quella fatta di trovate, come spesso oggi

avviene nell'arte contemporanea. Le trovate

o le provocazioni lasciano il tempo

che trovano, muoiono in breve così come

sono nate. Un lavoro serio e studiato riesce,

invece, a resistere nel tempo. Reputo

che oggi, più che mai, l'arte debba connotarsi

attraverso valenze culturali e sociali

e non solo estetiche, se manca una

base culturale non é possibile affrontare


Ivo Sassi nel suo studio di Faenza

Pannello Icona - 2017 - Maiolica policroma a terzo fuoco

con serietà alcun discorso artistico né

estetico. Ad esempio per fare l'informale

e l'astratto, non ci si può improvvisare artisti

come molti hanno pensato si potesse

fare, tutt'altro! Occorre, invece, possedere

una base solida nel campo del disegno

e della pittura, se non si è capaci di

dipingere un paesaggio difficilmente si

riesce a fare arte astratta. Spesso si pensa

che l'astratto sia facile, non è così: il rischio

è di cadere nel ridicolo con opere

improvvisate e non maturate intellettualmente.

Io ho conosciuto artisti importanti

del passato del mondo informale, a partire

da Lucio Fontana, un personaggio di

una cultura mostruosa, cultura che di

certo ha contribuito a farlo diventare uno

dei maggiori maestri che il '900 abbia conosciuto.

Un artista se non ha una base

culturale importante non riesce a decifrare

il mondo di oggi. Per quel che mi

riguarda, cerco di esprimere nelle mie

opere proprio il mondo di oggi sia dal

punto di vista emozionale che delle componenti

culturali e sociali».

In un'epoca come la nostra incentrata

sulla tecnologica, come vede il futuro

delle arti figurative tradizionali, in particolare

della scultura ceramica, e del relativo

mercato?

«Sono ormai un ottantenne e come artista

e uomo ne ho viste di tutti i colori. Ho,

dunque, la fortuna di avere un'età rispettabile

e nonostante ciò posso affermare

che il mercato continua a guardare con

simpatia ai miei lavori. Credo tuttavia

che il mercato preso così come è oggi

presenti delle negatività, specie in relazione

ai giovani, che, spesso, realizzano

i loro lavori con l'obiettivo di entrare a

tutti i costi nel mondo del mercato dell'arte,

credendo molte volte che per entrarvi

sia sufficiente la trovata, ovvero

fare scalpore, ma, in genere le cose non

vanno così: quando si vuole stare a tutti

i costi nel mercato, il lavoro rischia di

non essere più genuino, non è più spontaneo.

Un vero artista deve fare innanzitutto

quello che sente di fare, poi, se si è

bravi, prima o poi si arriva pure ad entrare

nel mercato».

Quali, Maestro Sassi, gli appuntamenti

artistici e culturali che più la coinvolgono

in questo periodo e quali i progetti futuri

su cui sta lavorando?

«Vorrei riuscire a un progetto che ho già

iniziato a portare avanti. É una grande

stele di 30 metri, ad oggi ne ho realizzate

fino a 20 metri al massimo, dovrebbe essere

una stele gigantesca che si libra verso

il cielo, che vola in un anelito di assoluta

libertà e di gioia verso lo spazio e

oltre il tempo. Come vede a 82 anni la

mia visione continua a essere ottimista.

Spero che i giovani colgano questo mio

messaggio, oltre al mio appello di non

aver fretta di bruciare le tappe».

Quali gli artisti di oggi che sente più vicino?

«Gli artisti della mia generazione: li guardo

e mi interesso a quello che fanno e

alle loro opere. Delle volte se riesco a cogliere

delle intuizioni che mi consentono

di fare un salto di qualità nel mio lavoro,

ne tengo conto. Ben venga tutto ciò che

ci può arricchire nell'arte come nella

vita!».


I Tesori del Borgo

Belforte del chienti: il fascino antico

della fortezza medievale. Tra imponenti

architetture del passato e capolavori

assoluti del rinascimento marchigiano

di Giulia Sancricca

Nel suo nome, Belforte del

Chienti, racchiude tutte le

sue caratteristiche. Quelle di

una bella fortezza che sorge

lungo il fiume Chienti e che,

a non molta distanza dal mare e dalla montagna,

permette di poter godere di tutta la

bellezza dell’entroterra maceratese.

Di grande interesse ambientale e paesaggistico,

l’antico borgo di Belforte sorge

arroccato su una ripida altura che domina

la sottostante valle del Chienti, mentre all’interno

dell’antica cinta muraria risalente

al XIV secolo e ristrutturata di

recente, vede snodarsi un caratteristico

dedalo di strade strette, ripide e tortuose,

tra le quali sorge la parrocchiale che

ospita una spettacolare testimonianza del

rinascimento marchigiano.

Nella parte alta del paese, sorge il palazzo

comunale che era il luogo dove avvenivano

le assemblee cittadine costituite dal

Consiglio Generale e dal Consiglio di

Credenza. Ubicato in una piccola piazza

conserva, della struttura antica, la torre civica,

risalente al XVII secolo e tuttora fornita

di campana, e le arcate ottocentesche.

Nella stessa piazza si trova anche la

chiesa di Sant’Eustachio, ricordata almeno

dal 1218, ma le sue forme attuali

risalgono al XVII-XVIII secolo, dopo il

terremoto del 1741. Se all’esterno non

presenta strutture particolarmente notevoli,

all’interno l’edificio custodisce alcune

opere di grande interesse: tra cui una

statua lignea cinquecentesca di San Sebastiano

(un tempo nella chiesa omonima),

due tele cinquecentesche, una delle quali

firmata e datata da Durante Nobili da Caldarola,

allievo di Lorenzo Lotto, una

Santa Lucia del pittore ginesino Domenico

Malpiedi e il luminoso e grandioso

polittico del 1468, firmato e datato da

Giovanni Boccati.

Il polittico fu eseguito nel 1468 dal pit-


94

Arco

Piazza Umberto I

tore di Camerino Giovanni Boccati. L'opera,

racchiusa in un'elaborata e preziosa

cornice in legno dorato, misura quasi cinque

metri di altezza per una larghezza di

oltre tre metri. Si compone di dodici pannelli

di cui cinque costituiscono il registro

inferiore e sette quello superiore; da diciotto

specchi di cui sei sono inseriti nei

pilastri laterali e dodici nella predella, e

da cinque medaglioni. Complessivamente

le tavole figurate ammontano a

trentacinque; ad esse si aggiungono i due

cartigli laterali con le iscrizioni nelle

quali compaiono i nomi dei committenti

e l'anno di esecuzione. La firma del pittore

si trova nel gradino alla base del

trono della Vergine.

Sempre nel capoluogo, fuori dall’ abitato,

quasi a ridosso delle mura cittadine, si

pone la restaurata e, nei secoli, allargata

chiesa di San Sebastiano, eretta dalla comunità

a protezione della peste, dietro autorizzazione

rilasciata dal vicario Vescovo

di Camerino nel 1479.

Nel cuore del centro storico, poi, anche

Palazzo Bonfranceschi, elegante dimora

storica, che prende il nome dall’ultima famiglia

che lo ha posseduto. Si tratta di

una costruzione risalente al XVII-XVIII

secolo, l’edificio, destinato a palazzo nobiliare,

si sviluppa su tre piani e comprende

una meravigliosa cappellina abbellita

da stucchi.

Casa Bonfranceschi è un interessante

esempio di architettura di palazzo nobiliare

che si sviluppa su tre piani: al primo

piano si apre un' ampia sala con soffitto a

cassettoni e l' adiacente cappellina abbellita

da stucchi. Prima dell' 800 l'immobile

apparteneva alla famiglia Farroni Silvestro

e poi attraverso l' asse ereditario alla

famiglia Valentini e quindi alla Bonfranceschi.

Oggi è di proprietà del Comune

che lo ha sottoposto a interventi di restauro

terminati nel 2003: il Palazzo si

apre, come Residenza d’epoca, grazie

all’impegno e all’entusiasmo dei componenti

di TDA Universal s.a.s., società attiva

nella promozione dell’arte e della

cultura. Con laboratori d’arte, sale per ricevimenti,

per presentazione di libri e per

ogni tipo di evento culturale, spazi espositivi,

visite guidate, Palazzo Bonfranceschi

si propone come un’oasi di relax,


Piazza Umberto I

Polittico

senza per questo rinunciare all’opportunità

di fare una vacanza ricca di emozioni.

Scendendo dalla parte alta del

paese si trovano i borghi e le frazioni.

La chiesa di San Giovanni si trova nel

borgo che prende il nome dello stesso

santo. È semplice nella chiusura a timpano

della facciata, ma suggestiva e severa

nella pietra scura con cui è edificata,

apparteneva al Monastero Benedettino,

poi domenicano ed in seguito a ciò fu

chiamata San Domenico, mentre in precedenza

era chiamata de tribio. All’interno

interessanti affreschi raffiguranti la

Natività e la Madonna del Rosario di Andrea

De Magistris del 1558.

A Villa Pianiglioli è molto suggestiva la

piccolissima chiesa di Santa. L’edificio

risale al XVI secolo ed era dedicato a San

Giovanni Evangelista. All’esterno presenta

bassorilievi in arenaria, mentre all’interno

sono conservate tre tele raffiguranti:

San Venanzio; Sant’Eustachio

che regge sulla mano sinistra il paese di

Belforte; la Sacra Conversazione.

All’Antegiano, un’altra zona del paese, si

trova appunto la chiesa della Madonna dell’Antegiano.

Le prime notizie relative a

questa chiesa risalgono al 1476, in quanto

altre fonti del

1421 non fanno

menzione della

sua fabbrica.

La chiesa fu tenuta

come luogo

dei Clareni

secondo quanto

si legge in un

atto di permuta

del 1540.All’ interno

presenta

due lastre in

marmo, un confessionale

e un

altare, inoltre

vi si conservava

una tela con riferimenti

stilistici

che riconducono

al De Magistris. Un borgo antico,

custode di tante bellezze e tradizioni che

oggi si fondono perfettamente con la modernità

delle nuove costruzioni e vedono

partecipi tanti giovani che hanno saputo

cogliere la preziosità del paese lasciato

dai loro avi.

http://www.comune.belfortedelchienti.mc.it

https://www.regione.marche.it/Regione-

Utile/Cultura/Ricerca-Musei/Id/448/BEL-

FORTE-DEL-CHIENTI-Museo-MIDAC

Foto di Stefano Ciocchetti


MODULO DI

ABBONAMENTO 2019

Regalati un abbonamento alla

rivista Art&trA

6 numeri € 15,00

12 numeri € 25,00

Desidero ricevere le copie della rivista al seguente indirizzo:

Nome_______________________

cognome____________________

cap.________città___________

Indirizzo____________________________________________

Tel_________________e-mail___________________________

gli abbonati alla rivista avranno uno

sconto del 50 % sul

prezzo di copertina di € 120,00

dell’annuario d’arte moderna 2019

il pagamento potrà avvenire mediante

bonifico bancario

Iban: IT 10 K 05387 03200 000002169513

intestato a Acca Edizioni Roma Srl


www.tornabuoniarte.it

“Nudo di ragazza” - 1959 - olio su tela - cm 90 x 70

Renato Guttuso

Firenze 50125 - Lungarno Benvenuto Cellini, 3 Tel.+39 055 6812697 / 6813360 - info@tornabuoniarte.it

Milano 20121 - Via Fatebenefratelli, 34/36 - Tel. +39 02 6554841 - milano@tornabuoniarte.it

Forte dei Marmi 55042 - Piazza Marconi, 2 - Tel +39 0584 787030 - fortedeimarmi@tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - Antichità - Via Maggio, 40/r - Tel. +39 055 2670260 - antichita@tornabuoniarte.it


98


Marina Novelli

“Rose Payne's Grey” - 2018 - Olio e acrilico su tela - cm 70 x 50

marinanovelli.it - marinanovelli@yahoo.it

Mob. 0039 333 56 01 781


100

L’universo colorato dell’arte informale

Daniela Rebuzzi

di Svjetlana Lipanović

Open your heart

Gli sguardi del cuore

La pittrice Daniela Rebuzzi si

presenta al pubblico con il

suo orginale universo colorato

in cui infinite dimensioni

raccontano la stessa essenza

dell'essere e della vita. L'amore incondizionato

per le diverse espressioni artistiche

che spazziano dalla pittura e il

disegno, fino alla scultura e al mosaico,

l'hanno portata ad intraprendere

i corsi di perfezionamento dell'arte

pittorica. La sua ricerca incessante si

è concentrata sulla pittura ad olio e

anche, sulle sculture in bronzo che

inaspettatamente, cerca di unire armoniosamente.

Nell'incantevole cornice

del lago di Lugano, la pittrice crea le

sue opere risultato di una ricerca minuziosa

in cui la poesia, e le scritture

hanno un ruolo fondamentale come la

fonte inesauribile dell'ispirazione. Le

poetiche, delicate immagini simili ai

mosaici colorati, piene di simboli,

tutti da decifrare, sono i messaggi misteriosi,

con cui la pittrice comunica

con l'esterno e, rivolti alle anime sensibili

e ricettive. Si nota immediamente,

l'importanza predominante dei

colori che sono il fondamento su cui

poggia la costruzione delle composizioni.

Davanti agli amanti d'arte, come per

l'incanto si apre la visione di un

mondo fantastico dalle mille sfumature

rubate all'arcobaleno in cui ognuno

può entrare per trovare la sua perfetta

dimensione. Nelle opere, con i

titoli fantasiosi, niente è fatto per caso

dato che una lunga progettazione precede

alle ulteriori metamorfosi dei

soggetti per ottenere risultati sorprendenti

ed innovativi.

Le varie tecniche come il collage, oppure

l'intaglio e, la pittura ad olio sono

d'aiuto alla pittrice per raggiungere il

risultato desiderato, rappresentato dalle

sue sculture pittoriche. La varietà e

la bellezza dei colori adoperati è un

eccelente mezzo , secondo la pittrice,

per stimolare la nostra energia vitale,

i sensi e le nostre emozioni.


Dualità

Angels in the world

Negli anni passati Daniela Rebuzzi ha

esposto nelle mostre personali e colletive,

presso le Fiere d'arte in Svizzera

e all'estero, (Artenergia - Generazioni

a confronto, Dioscuri al Quirinale,

Roma 2016, critico Mara Ferloni, International

Contemporary Art, Jesolo

2017, critico Vittorio Sgarbi, Biennale

di Milano, ottobre 2017, critico Vittorio

Sgarbi, Spoleto Pavilion, Venezia

critico Vittorio Sgarbi, Art Fair Shopping,

Parigi ottobre 2017, La signora

delle Stelle Margherita Hack, Art Gallery,

Milano, gennaio 2018, IV. premio,

Miami meets Milano Art Exhibition,

Miami dicembre 2018, Biennale Lake

Como, Gravedona 2018, critico Giammarco

Puntelli, Arthill Gallery, London

giugno 2018, Pace e Amore, Moschea

di Roma, settembre 2018, critico

Giammarco Puntelli, Biennale Arte

Contemporanea di Salerno, ottobre

2018, III. premio «arte informale,

Espace Thorigny, Parigi, dicembre

2018, ed altri), riscuotendo notevole

succeso tra il pubblico e i critici d'arte.

Inoltre, le sue opere sono state pubblicate

dalle prestigiose riviste edite dalla

Casa Editrice Giorgio Mondadori e

dalle riviste pubblicate a Lugano, e

sono state inserite nelle Agende degli

artisti e, nei cataloghi relativi alle innumerevoli

mostre a cui ha partecipato.

La sua produzione pittorica si

distingue sulla scena artistica contemporanea

per la forte creatività che la

caraterizza e, con cui è illuminato il

suo universo colorato dell'arte informale.

Grandmother

Soffio (tra gli irretimenti)


102

Silvana Gatti

La partenza del figlio - 2019 - Olio su tela - cm 50 x 70

S I LVA N A G AT T I - P I T T R I C E F I G U R AT I VA & S I M B O L I S TA

h t t p : / / d i g i l a n d e r. l i b e r o. i t / s i l v a n a g a t t i

e m a i l : s i l v a n a m a c @ l i b e r o. i t


9

aBIENNALE

D’ARTE

INTERNAZIONALE

A MONTEcARLO 2019

A TuTTI GLI ARTISTI

SONO APERTE LE SELEZIONI ALLA 9 BIENNALE D’ARTE

INTERNAZIONALE A MONTEcARLO 2019, PITTuRA, ScuLTuRA, GRAFIcA, AcQuERELLO,

INcISIONE, cERAMIcA, FOTOGRAFIA E OPERE REALIZZATE AL cOMPuTER.

TEMA LIBERO E TEMA FISSO: “L’ARTE IN VIAGGIO ALLA ScOPERTA DELL’AMBIENTE”

PER POTER PARTECIPARE ALLA SELEZIONE DELLA BIENNALE INVIARE ALLA MALINPENSA GALLERIA D’ARTE

BY LA TELACCIA, N° 5 - 6 FOTOGRAFIE DI OPERE DIVERSE (IN FORMATO JPG. O TIFF. CON UN D.P.I. 300 DI

RISOLUZIONE), BIOGRAFIA E CURRICULUM PER POSTA ELETTRONICA:

INFO@LATELAccIA.IT

OPPURE PER RACCOMANDATA ALLA MALINPENSA GALLERIA D’ARTE by La Telaccia:

CORSO INGHILTERRA, 51 - 10138 - TORINO - ITALY

cON IL PATROcINIO DELL’AMBAScIATA ITALIANA NEL PRINcIPATO DI MONAcO

A

Ambasciata d’Italia

nel Principato di Monaco

Malinpensa by La Telaccia - Corso Inghilterra 51 - 10138 - Torino

Tel/Fax +39.011.5628220 - +39.347.2257267

w w w . l a t e l a c c i a . i t - i n f o @ l a t e l a c c i a . i t


104

a Parma:

Il successo dell’ evento e le novità

in arrivo.

a cura della redazione di Art&trA

Che la Città Ducale potesse

accogliere con entusiasmo

la mostra delle o-

pere dedicate alla produzione

artistica di Fran- co

Califano era nell’aria. Lo diceva la immediata

concessione del patrocinio del

Comune di Parma, lo diceva la partecipazione

degli sponsor locali e del partner

storico Otto Ettari - Tenute Riposo,

lo annunciava la organizzazione

della UCAI, che tiene con cura e competenza

la chiesa di S. Andrea favorendo

la diffusione dell’ Arte in una

città che è ricca d’arte da sempre. Segnali

inequivocabili che hanno messo

lo staff di CalifArte nelle migliori condizioni

per preparare un evento di tutto

rispetto. Dalla primissima edizione è

passato poco tempo, eppure gli artisti

partecipanti, che erano una decina, oggi

superano quota 30 e a Parma sono

state esposte le opere dei 24 partecipanti

di questa fortunata edizione.

Pittori, scultori e performer hanno interpretato

nel loro stile le canzoni o i

monologhi che Califano ha lasciato,

dopo una carriera punteggiata di successi

e disavventure quasi in parti

uguali. Califano e Parma sono legati da

molti tratti. A Parma il Maestro andava

sempre volentieri, si è esibito più volte

nei bei locali della città e della provincia

e ha collaborato con alcuni musicisti

parmigiani. Occasione ghiotta per

cercare (e trovare) quelli che alla fine

degli anni 70 hanno suonato accompagnandolo

nelle gloriose serate vissute

in giro per l’Italia. Così, complice il

giornalista Matteo Scipioni della Gazzetta

di Parma, al vernissage dello

scorso 2 febbraio erano in sala, oltre a

tanta, tantissima gente, Franz Dondi,

Beppe Ugolotti ed Elio Baldi Cantù,

tre della band del Califfo di quei tempi.

Nello scenario suggestivo della chiesa

tardo medievale, le opere degli artisti

di CalifArte alle pareti rendevano colorata

una giornata buia e freddissima,

che non ha dissuaso i visitatori accorsi

in gran numero.

Paolo Silvestrini, scrittore e pittore

amico di Califano, lo stesso Scipioni e

Roberto Sparaci (manager di CalifArte

e titolare della galleria Ess&rrE) hanno

presentato il progetto e le attività di

CalifArte, toccando aspetti della vita

del Maestro e le delicate connessioni

tra il suo lavoro e quello degli artisti.

Raccontando, come nei loro scritti sul


catalogo della mostra, emozioni e storia

con la stessa intensità. Coadiuvato

dall’ottimo chitarrista Paolo Martignon,

Giorgio Barassi ha condotto l’esordio

della manifestazione a Parma e

non sono mancati i bei momenti toccanti

dedicati alla canzone, l’arma più

potente di cui Califano disponeva per

far parlare la sua arte.

La mostra ha esaltato le doti già note

di alcuni dei partecipanti e confermato

le capacità degli esordienti nel progetto.

Tutti hanno interpretato con un

coinvolgimento davvero ammirevole

alcune delle canzoni scritte dal Califfo.

Apprezzato lo spazio dedicato agli artisti

parmigiani (Lalla Luciano, Giorgio

Gost e Paola Boni) che hanno sposato

questo progetto destinato ad altre

strade di conferma del successo già ottenuto

ed altrettanto apprezzate le o-

pere di quegli artisti che hanno solo

sottolineato la loro fama con opere di

grande qualità. Luca Dall’Olio (che era

presente al vernissage), Marco Lodola,

Alberto Lanteri, Cinzia Pellin, Alberto

Gallingani, Giancarlo Montuschi sono

già noti al grande pubblico ed hanno

proposto opere che per la durata della

mostra hanno riscosso molti sinceri

consensi proprio perché dedicate direttamente

ad una produzione autorale di

tutto rispetto, fornendo una nuova

fonte di ispirazione che darà ancora

molto nel proseguo del cammino di

CalifArte. Gli emiliani Luigi Colombi

“Conte” ed Elisabetta Manghi hanno

consolidato le loro posizioni di rilievo,

conseguendo una affermazione comune

a quanti si sono avvicinati al progetto

creato da Giorgio Barassi, che teneva

molto alla uscita parmigiana, a-

vendo una predilezione per la città per

aver trascorso nella Città Ducale gli

anni della giovinezza e per una frequentazione

mai dismessa.

Tutti, anche quelli qui non citati, sono

stati bravi interpreti di canzoni come

“La musica è finita”, “Minuetto”, “E la

chiamano estate”, “Tutto il resto è

noia” lavorando non con la voce ma

coi pennelli ed i colori. Colorando quindi

le note e le parole dense e malinconiche

del poeta-Maestro. Non si esagera

se si dichiara che CalifArte a

Parma è stato un autentico successo.

La serata di inaugurazione, atipica ed

apprezzata come nelle abitudini dello

staff di CalifArte, ha avuto una continuazione

con gli “Anolini del Mae-


106

stro”, una delle specialità parmigiane

(gli anolini in brodo) consumata nei bei

locali della storica Trattoria Sorelle

Picchi di via Farini ed ha avuto una

degna conclusione nell’esclusivo party

al Cuorematto di Poviglio (R.E.), con

Martignon alla chitarra e Barassi alla

voce per ricordare i grandi successi di

Califano davanti ad un pubblico attento

ed allegro. Uno spettacolo nello spettacolo,

a sottolineare i punti di contatto

fra Pittura, Musica e Poesia.

La mostra, durata fino al 14 febbraio,

ha contato molti visitatori nonostante

il tempo inclemente del febbraio parmigiano

ed ha compreso anche una affollata

estemporanea di pittura sabato

9 febbraio. Califano fa parlare di se attraverso

le canzoni che diventano quadri,

sculture, installazioni. Il futuro di

CalifArte ha come tappa naturale quella

del Porto Turistico di Roma. Sparaci

e il direttore artistico del progetto, Sabrina

Tomei, hanno ufficializzato a

Parma le date romane: si comincia l’ otto

giugno con l’inaugurazione. Si prosegue

fino al 21 e in queste ore si susseguono

le voci sulle novità, per ora

segretissime, che saranno rese note al

più presto. Alla Ess&rrE del Porto Turistico

di Roma va in scena dunque la

versione estiva della rassegna con grandi

ospiti e nuovi artisti pronti a dipingere

le canzoni del Califfo.

Parma ha dunque reso un omaggio sentito

al Maestro Califano ed agli artisti

che hanno condiviso la diffusa opinione

sul suo operato: un paroliere capace

e potente, che è stato un poeta ed

un cantante, tracciando la strada del rimanere

a schiena dritta anche nelle più

aspre difficoltà che per disavventura

gli sono capitate addosso. Nella vita

degli artisti accade di tutto, ma alla

fine il ricordo che di loro serbiamo è

legato e deve essere legato a quello che

hanno fatto, e bene, nella loro arte. Le

opere degli artisti di CalifArte si fanno

notare non solo per la loro unicità, ma

per un’aria di passione e coinvolgimento

che le rende ancora più leggibili

e gradevoli. Il pubblico lo ha notato e

dimostrato. E non è un caso se durante

la mostra, diversi artisti hanno mostrato

la loro attenzione al progetto ed

intendono partecipare alle prossime e-

dizioni. Vedremo.

Tutte le informazioni su CalifArte, la

disponibilità delle opere e le sue attese

prossime avventure sulla pagina Facebook

“CalifArte” ed al 329 4681684.

Appuntamento al Porto Turistico di

Roma il prossimo 8 giugno. “Il catalogo

della mostra? Esaurito”. Lo dice

Roberto Sparaci senza nascondere una

giusta soddisfazione. È stato davvero

un successo di cui quelli dello staff di

CalifArte possono vantarsi.


IL PROGETTO, IL SOGNO E LA PASSIONE

DELLA FAMIGLIA DI PUMPO

CHE DA SECOLI PROTEGGE QUESTA TERRA

Secondo la nostra filosofia, un grande olio nasce

dalla buona terra, da una buona pianta, dal lavoro

e dall’amore e dalla passione per il nostro territorio

e le nostre olive. E l’olio “Ottoettari” rispecchia

tutte queste caratteristiche. Quindi

grande attenzione per l’uliveto (o come si dice

da noi “la chiusa”), per il lavoro dei campi, che

segue i tempi e i cicli della natura e delle sue stagioni. Nessuna

attività invasiva nei confronti del contesto naturale, rispetto e

tutela della biodiversità della flora e della fauna. Nessun prodotto

di sintesi nei trattamenti. Il tutto per ottenere un olio certamente

buono, ma con il valore aggiunto di non essere un

semplice “prodotto”, ma la sintesi finale di un ciclo dove la coltivazione

e la produzione di olio, a metà strada tra l’artigiano e

l’agricoltore, accompagna e asseconda la natura. Qui, nell’agro

di Torremaggiore (FG) vi morì l’Imperatore Federico II di Svevia

nel 1450.

Torremaggiore, situata nel Tavoliere delle Puglie gode di un

clima ideale per le olive di Peranzana che qui trovano la più

altra concentrazione di piante. La Peranzana può essere definita

l’oliva di Torremaggiore proprio per essere stata introdotta per

la prima volta in questa cittadina collinare che è abbracciata dai

venti e baciata dal sole.

Le stagioni miti, i vivi raggi solari e gli inverni non troppo rigidi

incoraggiano la pianta in una lenta crescita del frutto che conserva

le caratteristiche inconfondibili di questa varietà. Pare che

la Peranzana sia originaria della Provenza. Il termine Peranzana,

infatti, è una trasformazione dialettale del termine “Provenzale”.

La storia tramanda che questa tipologia di pianta sia stata trapiantata

nel paesaggio Dauno, durante la meta del Settecento,

da Raimondo de Sangro. In questo periodo, la famiglia dei de

Sangro era una delle più importanti d’Europa: aveva, ormai,

stretto legami di parentela con i Borboni di Spagna e di Francia,

e con i Duchi di Borgogna,

senza dimenticare la sua discendenza

da Carlo Magno.

Raimondo, nominato Duca di

Torremaggiore, si preoccupò di

trasportare la pianta della Peranzana

nei suoi possedimenti

terrieri, proprio all’interno degli

agri di Torremaggiore. La selezione

delle prime olive, la primissima

spremitura, da origine

ad un olio LIMITED EDI-

TION. Un olio EVOO di tiratura

limitata per appassionati ed

intenditori. Le olive selezionate manualmente e scelte ad una

ad una, fanno parte di una tradizione familiare. Gli avi destinavano

questo olio di grandiose qualità organolettiche a principi

e duchi, personaggi illustri e nobili.

Colore intenso ed un ottimo bilanciamento tra piccante e amaro,

quest’olio di grande eleganza e ricchezza, è la LIMITED EDI-

TION che la natura ci regala. Per ottenere un prodotto di qualità,

c’è bisogno di creare una sinergia, un mix di disciplina, tradizione

e cultura. TENUTE RIPOSO rappresenta anni di questo

intreccio attraverso il lavoro

ispirato dalla visione e dalla

creatività per ottenere un prodotto

qualitativamente efficace

sia sull’aspetto delle proprietà

organolettiche che su

quello estetico, del design e

della presentazione.


108

Ante Milas e Željo Perković

di Svjetlana Lipanović

le due visioni del mondo

Željo Perković - “Il veliero n.1” - olio su tela Ante Milas - “Il riflesso” - olio su tela - cm 70 x 50

La presenza dei pittori croati

Ante Milas e Željo Perković

con le loro tele esposte

a Roma nello scorso dicembre,

ha fatto vedere le

due differenti visioni del mondo, che

affascinano per i temi rappresentati,

quanto mai diversi tra loro.

Ante Milas, pittore eclettico che spazia

dal sacro al profano ha scelto per

il pubblico romano le due opere con

temi opposti. “Arcadia” un quadro

dove regna l’armonia, rappresenta un

paesaggio perfetto, incantato che invita

a immergersi mentalmente nella

natura incontaminata. L’immagine dipinta

è quasi un inno al creato che

emana un senso di pace e di bellezza

assoluta in cui, quasi per caso si intravedono

le figure umane, sovrastate

da maestosa vegetazione. Al contrario,

l’altra opera “Riflesso” fissa un

momento drammatico, una caduta

reale o irreale di una figura umana

misteriosa simile a Icaro, oppure

anche a Lucifero che precipita negli

abissi, illuminata da una luce soffusa.

Il significato del dipinto si presta a

diverse interpretazioni tra cui vi sono

certamente le innumerevoli cadute

umane, vere o immaginarie che si

susseguono nel corso della vita ed

altre, legate a figure mitologiche.

Altri personaggi visibili nel dipinto

mantengono sempre un doppio significato.

Il viso della donna può ritenersi

davanti o dietro lo specchio, il

serpente potrebbe essere appena fuggito

dall’Eden mentre con la figura

dell’uomo, il pittore intende richiamare

alla mente Giuda o Bruto. Il pittore

nei suoi quadri predilige, come

già visto temi simbolici, religiosi, o

legati alla vita quotidiana delle metropoli.

Per realizzarli usa vari materiali

come olio su tela, le tavole di

legno, il carboncino, l’acquarello, la

matita, l’inchiostro di china ed altro.

Un senso della solitudine esistenziale

e di una certa, dolce malinconia avvolge

le scene delle sue creazioni

come un velo trasparente dalle ombre

perlacee. Milas ha sempre cercato di

conciliare l’arte tradizionale e l’arte

moderna e questo tentativo si riscontra

nelle sue opere. Dopo la riuscita

mostra avvenuta presso San Salvatore


Željo Perković - “Il veliero n.2” - olio su tela

Ante Milas - “Riflesso” - olio su tela - cm - 50 x 70

Ante Milas -“Arcadia” - olio su tela - cm - 60 x 80

in Lauro nel luglio del 2018 a Roma,

recentemente ha riproposto le sue

creazioni nella mostra “Segni in movimento”

in artis locis, dal 15 dicembre

2018 al 06 gennaio 2019 nella

quale gli amanti dell’arte hanno potuto

apprezzare le sue enigmatiche

opere collocate in uno spazio indefinito

tra il sogno e la realtà e, eseguite

con rara perfezione. Alla stessa mostra

ha esposto anche Željo Perković,

pittore raguseo dalla fervida immaginazione

che si dedica con passione

alla rappresentazione dei velieri antichi.

Il mare, la sua grande ispirazione

lo porta a creare delle immagini stupende,

in cui le navi solcano le distese

azzurre, oppure sono adagiate

sul fondo marino. Questi velieri sommersi

simili alle ombre nere sono illuminati

con i raggi di luce che rischiarano

dall’alto gli abissi. C’è

qualcosa di antico nei dipinti, un

senso di nostalgia per i tempi passati

quando la voglia di scoprire le nuove

terre, portava i marinai a imbarcarsi

in cerca di avventure. Il mondo marino

continuamente presente nelle sue

opere è sovente accompagnato con ritratti

femminili molto realistici disegnati

con tratti leggeri e nello stesso

tempo incisivi. Per ottenere gli effetti

innovativi realizza le sue immagini

con svariati materiali tra cui: i pastelli

secchi, la matita, olio su tela, il

carboncino sulla carta. Amante del

realismo e grande estimatore dell’arte

medievale, il pittore spesso crea quadri

nati dal suo mondo immaginario.

Perković ha esposto già nell’ ottobre

del 2017 a Roma presso la Galleria

della Biblioteca Angelica ed ora si è

ripresentato presso lo spazio espositivo

della “Galleria Consorti” nella

prestigiosa Via Margutta e negli spazi

della Galleria Roman Holiday. I visitatori

hanno potuto scoprire la bellezza

maestosa dei suoi velieri che

sono una inedita personificazione

della libertà e un omaggio al mare.

Sotto il cielo invernale di una Roma,

addobbata per le Feste di fine d’anno,

le due esposizioni hanno mostrato

mondi differenti, tutti da scoprire

come sono anche da scoprire i loro

autori che li hanno ideati, con la forza

creativa della loro immaginazione.


110

Art&Events

N & M M a n a g e m e n t a

N a p o l i p o r t a l a c o m i c i t à

Èsuccesso

per il tour

dei comici

di Made

in Sud targato

N&M Management

che, nella

succursale di Napoli

capitanata da Diego

Mele e Tiziana Di

Pede, ogni appuntamento

regala divertimento

al pubblico

partenopeo, portando in scena un vero e proprio galà dinner all’insegna

del divertimento. Ogni tappa, presentata dal conduttore Tv

Anthony Peth, vede protagonisti proprio loro, i comici noti di Made

in Sud che si alternano sul palco con le loro gag e mettono in risalto

le storie della quotidianità viste con un occhio diverso, attraverso la

risata vengono lanciati veri messaggi sulla realtà di oggi. Soddisfatti

anche Maria Raffaella Napolitano e Fabio Lauricella della sede

centrale della N&M, avvalendosi di collaborazioni a carattere nazionale,

portano per ogni provincia appuntamenti attesi dal grande

pubblico. La forte collaborazione con Fabio Mele e Tiziana Di Pede

li vede ogni mese protagonisti per la sezione comedy, che ogni tappa

registra un sold out di presenze. La formula integrata dalla buona

cucina e dalla musica ha visto alternarsi nelle prime due tappe Simone

Schettino e Paolo Caiazzo, due comici di successo che hanno

saputo intrattenere il pubblico; In attesa del prossimo appuntamento,

la N&M è in continua evoluzione di nuovi eventi e format Tv.

S u c c e s s o p e r

“ M u s i c a a m a n o a r m a t a ”

Omaggio a

F r a n c o

Micalizzi

alla Casa

del Cinema di Roma.

L'evento, a cura

del CSC Cineteca

Nazionale in

collaborazione con

la stessa Casa del

Cinema, è stato un

e m o z i o n a n t e

Amarcord per tutti i numerosi presenti in sala. Preceduto dalla

proiezione di Italia a mano armata di Marino Girolami, film cult

del 1976 reso famoso anche dalle sue musiche, l'incontro pubblico

con il Maestro si è inaugurato con un esaustivo filmato preparato

per l'occasione dall'autore tv Luca Rea (Stracult) e

dall'appassionato collezionista di colonne sonore Enrico Mangini.

Tra i tanti amici intervenuti: Amedeo Minghi, Enzo Castellari,

Stefano Mainetti, Claudio Simonetti, Mirella

D'Angelo, Giuseppe Pedersoli con la consorte Lupita, Carlotta

Bolognini, Olga Bisera, Vassili Karis; ed ancora: Marco

Tullio Barboni, Alessandra Lenzi, Maurizio Ferrini, Giovanni

Brusatori, Mr. Zed, Doggie Meakin, Elisa Pepè Sciarria,

Anthony Peth, Maria Lucia De Sica e tantissimi

altri. L'incontro è stato moderato impeccabilmente dal critico

Pierpaolo De Sanctis, con numerosi applausi a scena aperta per

gran parte dell'intervista pubblica.

Al Teatro degli Audaci

“Quando tutti dormono”

Un comico

spesso è

anche un

sognatore. E chi meglio

di un sognatore

può raccontare la

notte e il mondo dei

sogni?». Marco Capretti

presenta così

il suo nuovo spettacolo,

“Quando tutti dormono” in scena al teatro degli Audaci

di Roma. Un one man show all’insegna del divertimento, che

offre anche momenti di emozione e di riflessione. Il copione,

scritto dal popolarissimo comico di Made in Sud con la collaborazione

di Gianluca Irti e Fabrizio Nardi (che firma anche la

regia), affronta il momento in cui ci spogliamo dei nostri abiti,

ma anche delle nostre difese.

«Possiamo definirla un’analisi comica del momento più intimo e

rilassante del nostro vivere, che è la notte», che racconta di come

lo spunto per il suo esilarante one man show sia arrivato con la

paternità.

«

Vitalico Bulimico

successo al Parioli Theatre

Il primo che ha scagliato

verso il nemico

una parola ingiuriosa

piuttosto che una freccia è

stato il fondatore della civilt”.

Prendendo in prestito

le parole di John Hughlings

Jackson, Andrea De Rosa

porta in scena per la prima

volta lo spettacolo “Vitalico

Bulimico - 15 anni di

schizofrenia comica”.

Al Parioli Theatre Club di

Roma, l'esilarante attore romano

coinvolge il suo pubblico

con un'arringa tragicomica

in cui verranno raccolti il meglio (e il peggio) dei

suoi primi quindici anni di pazzia comica, un ironizzare su

sé stesso e ciò che lo circonda, dagli anni della scuola agli

atti impuri, dai cartoni “porno” animati alla televisione dei

buoni sentimenti... arrivando ad oggi, in un'ora di auto-terapia.


Una ragazza per il cinema

AFebbraio grande successo a Roma per la 2° selezione

regionale del Lazio dell'ambito Concorso Nazionale

di bellezza e talento “Una Ragazza per il

Cinema” giunto alla sua 31° edizione. Presidente di una nutrita

giuria , il notissimo attore e produttore cinematografico

Karim Capuano che, insieme a Giovanna D'Urso, ha presentato

in serata il film in lavorazione “Riscatto d’Onore“,

che avrà protagonista femminile la giovane e bella Elisa

Pepè Sciarria.

“PAPÀ”, quando il passato torna

per far ridere al Teatro Marzoni

Al Teatro Manzoni di

Roma debutta la commedia

brillante di Pierre Chesnot,

per l'adattamento e la

regia di Carlo Alighiero, che è

anche il protagonista. Con lui

in scena la moglie Elena Cotta

e Sergio Ammirata, Cinzia

Berni, Luca Negroni, Andrea

Carpiceci e Valentina Marziali.

La commedia, una delle

più riuscite del prolifico autore

francese, si snoda in un susseguirsi

irrefrenabile di ilarità,

malintesi irresistibili e battute

gustose, mai volgari, capaci di incollare gli spettatori alla poltrona, che

mette in risalto i valori dell'amicizia e della famiglia.

“Quelli di

Franco

Fontana”

Il Mese della Fotografia a

Roma: un grande evento

gratuito con 250 iniziative

in tutta la città, che si svolgera'

nel mese di Marzo.

All'interno del lungo e prestigioso

programma, ad esporre

nell'Urbe sappiamo che ci sarà

anche Franco Fontana, il celebre

Maestro Internazionale

sul Colore, accompagnato

per l'occasione da alcuni suoi Allievi del gruppo

“Quelli di Franco Fontana”; tra i prescelti per l'occasione,

anche Lisa Bernardini, nota PR e direttore artistico, che con

il suo amato Maestro espone spesso in giro per l'Italia all'interno

di questo gruppo. L'inaugurazione a Palazzo Merulana.

In esposizione, sempre insieme a Fontana, anche i fotografi

Dario Apostoli, Fausto Corsini, Massimo De Gennaro,

Francesca Della Toffola, Tea Giobbio, Giuliana Mariniello,

Alex Mezzenga, Roberto Mirulla e Franco Sortini.

L'ambasciatore del gusto Anthony

Peth all'Istituto Fortunato

Èstata una delle nuove tappe in tour per l’Italia presso gli

Istituti Alberghieri per l’ambasciatore del gusto, accolto

dal Dirigente scolastico dell’I.S.I.S. Giustino Fortunato

di Angri, professor Giuseppe Santangelo, dalla prof.ssa Ada Senatore

e da tutto il corpo docenti. Una mattinata, che ha permesso

ai discenti dell’alberghiero della provincia di Salerno di

poter vedere da vicino e colloquiare de visu con il loro idolo televisivo,

il noto presentatore Anthony Peth, de La7, che con le

squadre operative della trasmissione “Gustibus” spostandosi da

Nord a Sud della bellissima ed interessantissima Italia, porta in

evidenza quelle che sono le tante eccellenze che il nostro Stivale

possiede e può vantare con orgoglio.


112

unione Montana

dei Monti Azzurri

Comune di Monte

San Martino

in collaborazione con:



PrESENTANO:

NOVuS DIES

Per una geografia della rinascita

Inaugurazione: 13 aprile

ore 17,30

IN ESPOSIzIONE OPErE DI:

GIuSEPPE BEDESCHI, PAOLO NANNINI, MAurIzIO PILò,ELENA MODELLI,

SErGIO MONArI, LuCIO ruSSO, GIOVANNI SCArDOVI,

SALVATOrE VACCALLuzzO, GuIDO VENTurINI, MArIO zANONI

PINACOTECA CIVICA A. rICCI- MONTE SAN MArTINO

MOSTrA DI SCuLTurA E PITTurA

A CurA DI MArILENA SPATArO

INTErVENTO CrITICO DI ALBErTO GrOSS

Pinacoteca Civica A. ricci

Via A. ricci 10, Monte San Martino (MC)

info: 3312314718

dal 13 aprile al 23 giugno 2019

https://www.facebook.com/pg/pinacotecaeoperecrivellimontesanmartino


“Luna rossa” - 2018 - Ø cm. 80

Paola

Romano

galleriaesserre@gmail.com


114

DIMITRI KUZMIN

un artista Italo-russo in Versilia

a cura di Silvana Gatti

“La Madonna delle rocce” - Omaggio a Leonardo da Vinci

“La Madonna di Kazan” - Icona bizantina

L’

Italia, si sa, è un paese

ricco dal punto di vista

paesaggistico ed artistico,

frequentato sin

dal medioevo per via

dell’antica strada dei

pellegrini che seguivano

la via Francigena per giungere a

Roma, e attualmente sono sempre più numerosi

i turisti e i cittadini che la percorrono,

alla ricerca di una vacanza a

contatto con la natura e con i tesori storici

e artistici di un territorio ricchissimo.

La via Francigena porta il viaggiatore in

Versilia, dove un paesaggio mozzafiato

tra le Alpi Apuane, le cave di marmo di

Carrara e il mare invitano ad una sosta,

utile per conoscere un territorio ricco di

sorprese. Le spiagge da queste parti sono

spettacolari, frequentate dai surfisti e dai

pescatori che si appostano sui lunghi pontili.

E se capita di incontrare un “gigante”

che incede a passo lento tra Massa Carrara

e Forte dei Marmi, non è il sosia di

Gulliver ma Dimitri Kuzmin, un artista

venuto da lontano che ha ben pensato di

naturalizzarsi italiano e, dopo aver fondato

l'Azienda “Dimitri Decorazioni” nel

2002, in Provincia di Parma, si è trasferito

in Versilia nel 2010.

Dimitri Kuzmin è nato a Tulcea, città

della Romania disposta su sette colli proprio

come Roma, attraversata dal Danubio.

Figlio di genitori russi originari di

San Pietroburgo, dopo aver compiuto

nella stessa città studi scientifici e diplomatosi

in ingegneria elettromeccanica a

Costanza in seno alla Flotta della Marina

Rumena, ha frequentato un collegio artistico

sempre a Tulcea, specializzandosi in

seguito in pittura e restauro presso la

Scuola di Restauro del Vaticano.

La persecuzione dei cristiani è stata una

costante in Russia e nei paesi della cosiddetta

cortina di ferro. Ai cristiani di quei

paesi, costretti alla clandestinità, si usava

riferirsi con l'espressione “Chiesa del silenzio”.

I fedeli che potevano si allonta-


“Sant’Anna” - Omaggio a Leonardo da Vinci

“La Gioconda” - Omaggio a Leonardo da Vinci

navano quindi dal regime oppressivo per

approdare in paesi più tolleranti, in cui la

fede di persone quali Dimitri Kuzmin potesse

essere professata liberamente.

Uomo di fede, Dimitri traspone la sua religiosità

nella ricca produzione iconografica.

Una lavorazione, quella delle icone

sacre, che richiede tempo e metodo, che

vanno di pari passo con il suo carattere

calmo e meditativo. Per Dimitri le icone

sono sacre in quanto, come recita la tradizione

ortodossa, sono eseguite dietro la

spinta della volontà divina che agisce attraverso

la mano dell’iconografo, che risulta

essere di conseguenza solamente

l’esecutore della volontà divina. Da uomo

di pace qual è, Dimitri auspica l’avvicinamento

tra la chiesa cristiano-ortodossa

d’oriente e la chiesa cristiano-cattolica

d’occidente, ed il superamento delle distanze

tra le due dottrine in quanto accomunate

dalla stessa origine.

Fondatore dell’Associazione “Russka-ya

Versilia” con sede operativa a Forte dei

Marmi (LU), ha un sogno nel cassetto,

quello di costituire un Centro Cristiano

della tradizione Ortodossa Russa di culto

nella Versilia storica, composto da Chiesa

Ortodossa Russa “S. Apostoli Pietro e

Paolo”, Campus Estivo, Sala Esposizioni,

Laboratorio Corsi e Museo Etnologico.

Frequenti sono i suoi viaggi nelle città

simbolo della cristianità. Recentemente si

è spinto fino a Fatima, in Portogallo, per

la posa della sua “Marginetta della Madonna

del Sole” nei pressi del famoso

santuario, per poi puntare verso Lourdes

e far rotta su Pietrasanta dove, nella cappella

del transetto destro del Duomo di

San Martino è custodita una tavola dipinta

a tempera da un pittore anonimo, attivo

nella prima metà del Quattrocento.

L’opera denominata “Ma- donna del Sole”

è datata 1424 ed è chiamata così perché a

partire dai secoli XVII e XVIII veniva venerata

dai fedeli per scongiurare i lunghi

periodi di pioggia o pestilenze.

Nel 1855, la “Madonna del sole” fu proclamata

dal Consiglio Comunale Patrona

della Città e del Comune di Pietrasanta.

Dimitri ha pensato di eseguirne una copia

al fine di renderne possibile la visione al

pubblico in tutti i giorni dell’anno, contrariamente

all’originale che viene esposto

di tanto in tanto al fine di conservarla

il più possibile.

A Borgo del Ponte (MS) è stata posta una

sua “Marginetta di San Nicola taumaturgo”,

santo venerato dai russi in quanto

protettore di tutti. Nelle sue icone di

stampo bizantino, come nella “Madonna

di Kazan”, accanto al blu oltremare è il

giallo oro a prevalere sugli altri colori,

quale tramite verso il divino, ed il figlio

di Maria, Gesù, non ha le fattezze di un

neonato ma di un giovane uomo che alzando

la mano destra indica la retta via,

ad indicare la sapienza del sommo profeta.

Questa icona prende il nome dalla

città di Kazan', nel XVI secolo capitale

del Khanato di Kazan' che fu conquistata

nel 1552 da Ivan il Terribile durante la

sua spedizione contro i Tatari. Nel tardo

Medioevo era l'icona mariana più venerata

in Russia, in quanto considerata la

protettrice della famiglia. Questa icona,

raffigurante la Madonna, veniva donata

agli sposi dopo la cerimonia nuziale e

collocata nella carrozza che conduceva

gli sposi verso la loro casa. Secondo tradizione,

l'icona doveva entrare in casa

prima degli sposi, come Signora del focolare

domestico.

Le icone bizantine di Dimitri catturano

l’attenzione anche di persone non religiose.

La storia racconta dell’icona della

Madonna di Vladimir, riprodotta da Di-


116

“Santi: Nil Sorskiy, Paisie, Serrafim Sarovskiy e Silvano Del Monte Athos

“La professione di Fede Cristiana”

mitri, che stregò Stalin, il dittatore comunista

feroce persecutore dei credenti. Durante

la guerra mondiale, dinanzi alla

minaccia nazista, il tiranno sovietico fece

caricare l’icona su un aereo militare

per benedire dall’alto Leningrado, assediata

dalle truppe di Hitler. Di fatto la

città non cadde, Mosca fu risparmiata e a

Stalingrado l’esercito tedesco del Führer

fu sconfitto.

Tuttavia è riduttivo limitare il campo

d’azione di Dimitri all’iconografia sacra,

in quanto i suoi studi ingegneristici

lo avvicinano anche al mondo tangibile

della scienza, e degli scienziati di cui la

storia d’Italia è pregna. Su tutti spicca la

figura di Leonardo, sommo scienziato,

artista, architetto, apprezzato da Dimitri

che ha pensato di dedicargli un ciclo di

omaggi. Opere che, unitamente alle i-

cone, saranno esposte al Museo Ugo

Guidi di Forte dei Marmi dal 2 al 26 maggio

2019.

Tra le opere leonardesche che hanno attirato

l’attenzione di Dimitri troviamo

“L’ultima cena”, la “Madonna delle Rocce”

e l’immancabile “Gioconda”. Copie

d’autore eseguite con pazienza certosina,

con l’obiettivo di ricordare il genio toscano,

le cui invenzioni e la cui arte destano

ancora oggi meraviglia. L’artista

coglie nelle opere di Leonardo i particolari

che lo colpiscono, e dopo una approfondita

ricerca sui colori e la procedura

da seguire, con calma e pazienza li riproduce,

pennellata dopo pennellata, immergendosi

pienamente nello spirito del

tempo andato. C’è come un filo rosso che

lega Leonardo a Dimitri, ed è la passione

per le scienze, che dalla meccanica si

spinge all’astronomia sino a sfociare

nella ricerca dell’oltre, del divino, al di

sopra dei conflitti che affliggono l’umanità.

Entrare al Museo Ugo Guidi sarà

come fare un viaggio nel tempo, l’occhio

del visitatore sarà proiettato in una magica

atmosfera che partendo dalle icone

bizantine porterà fino al Rinascimento,

attraverso gli omaggi che l’artista ver- siliese

ha voluto dedicare al genio di Leonardo

per il V centenario della morte,

avvenuta il 2 maggio del 1519 ad Amboise.

E cinquecento anni dopo, il 2 maggio

del 2019, al M.U.G. ed in contemporanea

al Logos Hotel di Forte dei

Marmi sarà inaugurata l’esposizione di

pittura di Dimitri Kuzmin, un artista filantropo

per natura che a gennaio del

2016 ha donato un’opera a favore dell’Ospedale

del Cuore OPA presso Villa

Bertelli a Forte dei Marmi. Un evento

unico nel suo genere in quanto rappresenta

l’incontro di due culture, da un lato

quella russa attraverso le icone bizantine,

dall’altro quella rinascimentale italiana

attraverso le fedelissime copie d’autore.

Due culture che si incrociano e si fondono

nell’animo di Dimitri Kuzmin,

dando vita ad opere degne di nota.

Giovedì 2 maggio alle ore 17 inaugurazione

al Museo Ugo Guidi, via Cividali

33 a Forte dei Marmi, con presentazione

critica di Massimiliano Bordigoni

Denaro. Successivamente parte

delle opere saranno presentate al

Logos Hotel via Mazzini 153, a Forte

dei Marmi, dove resteranno visibili ad

ingresso libero fino al 26 maggio 2019.

La mostra, a cura di Vittorio Guidi,

con le opere esposte al MUG, sarà visitabile

su prenotazione a:

museougoguidi@gmail.com

fino al 26 maggio 2019.


Fiera di Roma

23 novembre

1 dicembre 2019

Per informazioni:

Segreteria Commerciale | Sales:

Tel. +39 06 65074 295

commerciale@romantiquaria.it

info@romantiquaria.it

IDEATA E ORGANIZZATA DA:

Segreteria Organizzativa:

Fiera Roma Srl con Socio Unico

Via Portuense, 1645/1647

00148 Roma - Tel. +39 06 65074522


www.romantiquaria.it


Antonio

Murgia

“FrEE OF PAST” - cm 160 x 120 (diptych)

galleriaesserre@gmail.com

Hooray! Your file is uploaded and ready to be published.

Saved successfully!

Ooh no, something went wrong!