Magazine Avventista N° 19 / Aprile-Maggio-Giugno 2019

CommunicationsFSRT

4 CREDENZE : La decima nel Nuovo Testanento 7 INTERVISTA : Daniele, dalle risse al battesimo 10 OMAGGI : Hansjörg, Sergio, Pierre Mermoud, Sergio Catanzaro 14 TESTIMONIANZA : Suor Cristina, Quando il talento musicale diventa una missione di fede 18 FOCUS : David Jennah, Viaggio di una vita al servizio 23 NOTIZIE SVIZZERA

David Jennah

VIAGGIO DI UNA VITA

AL SERVIZIO

APRILE / MAGGIO / GIUGNO 2019 ISSN 2624-6686

CREDENZE

La decima nel Nuovo

Testanento

LUGANO

Dalle risse al

battesimo

19


RICETTA

Ingredienti

4 patate grandi

1 pizzico di sale

1 filo d’olio d’oliva

1 tazza (piena) di farina di

frumento

1 bustina di lievito

PIZZA

DI PATATE

Cuocere le patate in acqua salata.

Schiacciarle, aggiungere l’olio di oliva, la farina e il lievito.

Mescolare il tutto e impastare.

Stendere la pasta in una teglia per pizza

precedentemente imburrata.

Farcire con pomodori, olive, funghi, peperoni, cipolle,

ecc. La farcitura dipende dai vostri gusti o da quello che

avete in casa.

Infine, aggiungere il formaggio.

Mettere nel forno preriscaldato per 20-25 minuti.

Servire!

*In generale, sono due cucchiai di farina per una patata

di medie dimensioni, ma sta a voi decidere. L’impasto non

deve essere troppo appiccicoso o troppo farinoso.

Una ricetta di Claudia Nobre

Consigli di farcitura

Olive tritate

Funghi in scatola

Peperoni verdi o gialli a

dadini

2 cipolle tritate

3 pomodori

Origano

250 gr mozzarella

Vuoi presentare una ricetta e

farla pubblicare su Magazine Avventista?

Inviacela, insieme a una foto, a

contact@adventistemagazine.com

Giornale trimestrale

della Federazione

avventista della Svizzera

Romanda

e del Ticino (FSRT)

19

Aprile / Maggio / Giugno

2019

Rivista gratuita - Stampato in

Germania - ISSN 2624-6686

Caporedattore: Rickson Nobre

Editore: Dipartimento delle

Comunicazioni FSRT

Redazione a cura di: Rickson

Nobre, Eunice Goi, Yolande

Grezet, Pierrick Avelin, Cédrick

Fernandez Impaginazione

e grafica: Cédrick Fernandez

et Eunice Goi Rédacteurs :

Rickson Nobre, Richard

Lehmann, Tiziana Càla, Eunice

Goi, Dominik Frikart, Nathalie

Wagnon, Samuel Sarpaning,

Freud Braz Traduttore: Serena

Zagara, Tiziana Calà Correzione

a cura di: Geneviève Montégut,

Yolande Grezet, Odette Cordas

Photo credit :

Copertina: Rickson Nobre

p5 : Adobe Stock p9, p11,

p20 : Rickson Nobre p22 : Eunice

Goi p2 : Alexandre Alvez p25,

p26 : Alessandra Vieira p27 :

Freud Braz

La responsabilità degli articoli

firmati pubblicati su Adventiste

Magazine è dei singoli autori.

© FSRT - Tutti i diritti sono riservati

in tutti i paesi.

RICKSON

NOBRE

Pastore e

segretario FSRT

EDITO

In questo numero parleremo di una

suora cattolica, di un pastore, di un ex

attaccabrighe e della decima. Riuscite a

vedere il punto in comune di tutte queste

tematiche? Le donazioni!

In primo luogo, Richard Lemhman ci

ricorda che, come figli di Dio, siamo sotto

il regime della grazia, che è di gran lunga

superiore a quello della legge. La decima

è, secondo lui, un minimo nel riconoscere

questo amore divino.

Alcune persone sono addirittura andate ben oltre questa

soglia minima, dedicando tutta la loro vita al Signore. È il

caso di David Jennah nel suo ministero pastorale in Svizzera,

molto lontano dalla sua famiglia di origine e dalla sua isola

paradisiaca, che ha lasciato da giovane. Dopo dodici anni

di servizio come presidente della Federazione della Svizzera

romanda e del Ticino, passa il testimone. Continuerà a lavorare

in Svizzera, paese che ha adottato e da cui a sua volta è stato

adottato…

Cambio di vita anche per questa suora in Italia, Cristina.

Nonostante il suo impegno nel convento, ha deciso di esporre

al pubblico non solo la sua fede, ma soprattutto le sue capacità

canore. Un modello a cui ispirarsi nel mettere a frutto i doni

che abbiamo ricevuto da Dio e che possiamo usare per la sua

Gloria.

Anche Daniele ha ricevuto un dono: la salvezza in Gesù Cristo.

Ecco quello che gli ha cambiato completamente la vita, dal

giorno stesso in cui ne è diventato pienamente consapevole.

La violenza era la sua unica risposta al malessere che viveva:

un’abitudine che ormai appartiene al passato, visto che oggi sa

cogliere la pace di Dio, quando le cose diventano difficili.

Se crediamo al proverbio che dice che c’è più felicità nel

dare che nel ricevere, dovremmo cercare di applicare

questo principio senza dimenticare di apprezzare il dono più

importante che ognuno di noi ha ricevuto: l’amore di Dio!

SOMMARIO

4CREDENZE

La decima nel Nuovo

Testanento

7INTERVISTA

Daniele, dalle risse

al battesimo

10

OMAGGI

Hansjörg, Sergio,

Pierre

14

TESTIMONIANZA

Suor Cristina:

Quando il talento

musicale diventa una

missione di fede

18

FOCUS

David Jennah :

Viaggio di una vita

al servizio

23

NOTIZIE SVIZZERA

2 3


CREDENZE

La decima

La domanda che mi è stata posta è la seguente: “Senza

l’Antico Testamento, abbiamo una base solida per

giustificare il nostro principio di fedeltà rappresentato

dalla decima?”

A questa questione, si può rispondere sì

e no. No, se per “base solida” intendiamo

una legge, un comandamento, che ci

richiederebbe di dare il 10% delle nostre

entrate, elementi assenti nel Nuovo Testamento.

Sì, se consideriamo

che questa “base solida”

è la grazia manifestata

in Gesù Cristo.

Consideriamo innanzitutto

quello che

dice l’Antico Testamento.

È necessario

farlo, visto che Gesù

vi si riferisce, parlando

della decima. Ecco tre

cose da ricordare:

1. La decima è un bene che

non ci appartiene

Secondo la legge, è proprietà di Dio! “Ogni

decima della terra, sia delle raccolte del

suolo, sia dei frutti degli alberi, appartiene

al Signore; è cosa consacrata al Signore”

(Levitico 27:30).

2. La decima viene usata per i

ministri di culto

Poiché la decima è proprietà di Dio, è lui

a decidere a chi darla. Ecco a chi è destinata:

“Ai figli di Levi io do come proprietà

tutte le decime in Israele in cambio del

servizio che fanno nella tenda di convegno”

(Numeri 18:21). A ogni

tribù era stata data della

terra da coltivare, con

la quale poter provvedere

ai propri bisogni

e, infine, arricchirsi.

I discendenti di Levi

dovevano dedicarsi al

servizio del santuario,

questo era il loro compito.

3. La fedeltà nella restituzione

della decima è direttamente

collegata alla fedeltà a Dio

“L’uomo può forse derubare Dio? Eppure

voi mi derubate. Ma voi dite: ‘In che cosa ti

abbiamo derubato?’ Nelle decime e nelle

offerte. Voi siete colpiti da maledizione

[…]! Portate tutte le decime alla casa del

tesoro, perché ci sia cibo nella mia casa

[…]” (Malachia 3:8-10).

Vediamo adesso cosa dice Gesù:

4 5


INTERVIEW Restituire la decima come un

legalista non è cosa degna di

un credente

“Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché

pagate la decima della menta, dell’aneto e del

comino, e trascurate le cose più importanti

della legge: il giudizio, la misericordia, e la

fede. Queste sono le cose che bisognava fare,

senza tralasciare le altre” (Matteo 23:23).

I farisei vengono qui descritti come legalisti. Si

sforzano di seguire alla lettera il comandamento

di Levitico, restituendo persino la decima

delle spezie che crescono nei loro giardini o

sulle loro terrazze. Gesù non ha nulla da rimproverare

per questo gesto, tranne che viene

fatto senza il cuore. Restituivano la decima per

puro e semplice dovere, senza tener conto

delle relazioni interpersonali implicate: la compassione

per il prossimo e la fede in Dio.

restituite. L’immagine di Dio, invece, è incisa

nell’uomo. Ne consegue che l’essere umano

debba consacrarsi a Dio.

L’apostolo Paolo aveva ben capito questo

concetto, riservando due capitoli in 2 Corinzi

sul tema della generosità. Ecco due brevi

estratti:

“Ma siccome abbondate in ogni cosa, in

fede, in parola, in conoscenza, in ogni zelo e

nell’amore che avete per noi, vedete di abbondare

anche in quest’opera di grazia. […] Infatti

voi conoscete la grazia del nostro Signore

Gesù Cristo il quale, essendo ricco, si è fatto

povero per voi, affinché, mediante la sua povertà,

voi poteste diventare ricchi” (2 Corinzi

8:7,9).

AM - Daniele, che

ruolo hanno

avuto la chiesa

e Dio nella tua

infanzia?

DANIELE

Dalle risse

al battesimo

Pensavi mai a

Dio?

INTERVISTA

Ogni tanto

sì, ma solo

nei momenti

“Ora dico questo: chi semina scarsamente

D - Quando

difficili. In

mieterà altresì scarsamente; e chi semina

abitavo in

quei casi,

abbondantemente mieterà altresì abbondantemente.

Bulgaria, andavo

pretendevo

Dia ciascuno come ha deliberato

sempre in chiesa

quasi che

Ma attenzione, non fraintendete! Gesù non

con la nonna. Data

facesse quello

chiede di sostituire il legalismo stretto con

in cuor suo; non di mala voglia, né per forza,

l’età, non avevo un

che gli chiedevo,

quello che si potrebbe chiamare legalismo di

perché Dio ama un donatore gioioso” (2 Corinzi

9:6-7).

ruolo attivo all’interno

pur sapendo che

manica larga. La decima non è una tassa che

della comunità, partecipavo

non era la cosa giusta.

deve essere pagata con leggerezza. Rappresenta

la giustizia, nel senso di coerenza della

solo a qualche scenetta ogni tanto

Ma poi col passare del tempo

La domanda adesso è la seguente: cosa possiamo

restituire a Dio? La decima? Non è quel-

oppure recitavo a memoria un versetto riconfermavo ancora una volta in

pratica con la fede, e la compassione, fonti di

che ci avevano fatto imparare. Poi a 12 me l’idea che Dio non esisteva o se

fedeltà. Inoltre, fede e fedeltà derivano dalla

lo che cantiamo nei nostri inni, con espressioni

come: “Ti dono il mio cuore… ti dono tutto”.

anni sono arrivato nel Ticino, perché proprio, che non si interessava a me.

stessa parola greca. Ma proseguiamo.

O ancora: “Prendi Signore, prendi la vita mia!”.

mia mamma abitava qui. Anche con lei Mia mamma è sempre rimasta un

Se il regime della grazia è superiore a quello

ho iniziato a frequentare la chiesa ma punto di riferimento nella fede, ha

Con Gesù possiamo andare oltre

della legge, allora la decima è solo una minima

poi piano piano mi sono allontanato sempre continuato a pregare per me,

parte. Non ci può essere un vero cristiano

da questo ambiente, quasi senza cosa che da un lato mi confortava e

I farisei una volta chiesero a Gesù se pagare

che non faccia di più rispetto a un fariseo. Può

nemmeno accorgermene. Non pensavo mi faceva piacere mentre dall’altro mi

o meno la tassa a Cesare. Gesù rispose: “[…]

aggiungere alla decima molte altre offerte

spesso a Dio e mi dava fastidio sentire faceva rabbia.

Mostrami la moneta del tribuno. Ed essi gli

“secondo il proprio cuore”, ovvero secondo la

gli sguardi degli altri su di me, mi

porsero un denaro. Ed egli domandò loro: Di

gratitudine verso Dio che, nel suo amore, gli

facevano sentire giudicato e sbagliato Quindi hai anche sperimentato una

chi è questa effigie e questa iscrizione? Gli risposero:

Di Cesare. E Gesù disse loro: Rendete

ha dato tutto.

per le cose che facevo. Ero un ragazzino vita lontano da Dio. Cosa ti ha spinto a

impulsivo, attratto dal fumo, dalle serate tornare da lui? C’è stato un momento

dunque a Cesare quello che è di Cesare, e a

in discoteca con gli amici, dalle ragazze. della tua vita in cui hai sentito in

Dio quello che è di Dio” (Matteo 22:17-21). Richard Lehmann

Avevo fatto arti marziali e spesso mi maniera chiara la sua voce?

Sentite queste parole, i farisei andarono via

ritrovavo coinvolto nelle risse. Solo

senza dire una parola. Cesare è proprietario

adesso mi rendo conto di quante volte Sì, in più momenti. Di sicuro ero tanto

delle monete su cui è incisa la sua effigie.

ho corso dei seri pericoli, solo adesso lontano da Dio: conducevo una vita

Appartengono a lui e gli devono essere

riesco a ringraziare davvero Dio di tutte mondana all’insegna delle ragazze,

le volte che mi ha protetto, impedendo dei soldi e del fumo. Ma forse la cosa

che mi accadesse qualcosa di grave. che più di tutti mi teneva lontano da

6

6 7


Dio ero proprio io, il mio orgoglio, la mia

testardaggine, il non voler dar retta agli

altri, il non voler dare loro la soddisfazione

di dire che avevano ragione su di me.

Dopo una storia finita male, ho conosciuto

una ragazza della chiesa. Mi piaceva, era

una bella ragazza, ma al tempo stesso

mi chiedevo che cosa avrei mai potuto

avere in comune con lei, che aveva tutto

un altro stile di vita rispetto al mio. A volte

mi chiedeva di accompagnarla in chiesa e

allora andavo; pensavo di farlo per lei, per

farla contenta, ma poi ho capito che era

anche Dio che mi chiamava a sé.

Poi però ho preso la decisione di

interrompere la relazione e ho iniziato

ad allontanarmi di nuovo dalla chiesa.

Frequentare le persone della comunità mi

dava pace ma con questa nuova rottura

mi sono ritrovato in un ambiente peggiore

rispetto a quello di prima.

E poi? Cos’è successo?

Dopo l’ennesima storia finita male, ho

cominciato a cercare Dio. Ma non lo

volevo cercare nella Bibbia, volevo delle

prove concrete della sua esistenza. Ho

approfondito tanti argomenti: la scienza,

la genetica, la geografia, la geologia, la

matematica… tutto mi riportava a Dio e

man mano ho iniziato ad avere le conferme

di cui avevo bisogno! E queste conferme

venivano anche dal mondo scientifico, dove

sempre di più al giorno d’oggi si prende

consapevolezza di come l’essere umano

non sia frutto di un caso, di come funzioni

in maniera perfetta, intelligente, come ogni

cosa sia al posto giusto. Ogni tanto mi

confrontavo anche con mia mamma che mi

diceva sempre che le mie scoperte erano

vere, anche perché erano state dette e

confermate dalla Bibbia tantissimo tempo

prima. E così ho iniziato ad avvicinarmi a

Dio, anche se ancora molto lentamente.

Dopo due anni e mezzo in Germania, dove

sei andato per cercare lavoro, sei ritornato

in Ticino. È stato allora che hai deciso di

prendere contatti con il tuo pastore?

Sì, esatto. Quando sono ritornato in Ticino,

ho saputo che mia sorella e mio cognato

stavano facendo studi biblici con il pastore

Matthias Maag. Così gli scrissi che volevo

farli anch’io. Le prime volte andavo un po’

per gelosia, un po’ per curiosità; poi però

ho cominciato a seguire con vero interesse.

In particolare mi aveva colpito un suo culto

in cui invitava a capire qual era l’obiettivo

della nostra vita e a mettere Gesù al primo

posto. Nel mio percorso di studi biblici,

avevo già capito il concetto dell’amore di

Dio per me, avevo metabolizzato il suo

sacrificio per me ma non avevo ancora mai

sperimentato un incontro personale con

lui. Prima pensavo che il fumo fosse l’unica

cosa che mi tratteneva dal battezzarmi

ma quel culto mi è servito anche per

capire che dovevo conoscere Gesù a livello

personale e avere un incontro ravvicinato

con lui. Quell’incontro, la dimostrazione

pratica del suo amore, l’ho sperimentato

sabato 26 gennaio, durante i battesimi in

chiesa. Il 17 dicembre il pastore mi aveva

scritto dicendomi che dovevamo vederci

più frequentemente, mettere una marcia

in più. Da quel giorno fino al 26 gennaio,

sono passati 40 giorni precisi. Di questa

data simbolica, che ritorna spesso nei

racconti biblici, me ne sono accorto solo

dopo, prima non avevo collegato.

Come hai vissuto la giornata di sabato 26

gennaio, che cosa hai provato?

Dopo i battesimi, il pastore ha fatto

l’appello, invitando lì davanti le persone che

sentivano nel proprio cuore di appartenere

al Signore. All’inizio non capivo ma dopo la

seconda e la terza volta che chiamava, mi

sono alzato e sono andato a rispondere

all’appello. Mi è subito tornato in mente

quel sermone che aveva fatto, quando

aveva detto che Gesù andava messo al

primo posto della nostra vita. Il cuore mi

batteva forte e durante la preghiera il mio

pensiero è volato al testo di Apocalisse

22:17: “lo Spirito e la sposa dicono ‘Vieni!’”.

In quel momento infatti ho sentito lo

Spirito Santo che scendeva su di me, così

come ho sentito la comunità tutta che alla

fine della preghiera pronunciava in coro

“Amen!”. Mi sono sentito libero, in pace,

una vera pace.

Immagino che la tua vita sia cambiata

da quel giorno. E con il fumo, invece? Sei

davvero riuscito a smettere di fumare

o questo tuo conflitto continua

ancora adesso?

Ho smesso proprio quel

sabato. La sera sono

andato in un bar, ho

bevuto un caffè e ho

comprato le sigarette.

Era la prima volta che

non fumavo da così

tanto tempo, anche se

continuavo a sentirmi

bene. Una volta a casa

della mia ragazza, sono

uscito sul balcone, ho preso

una sigaretta ma poi l’ho messa

in tasca, con l’idea che me la sarei potuta

fumare dopo, in un altro momento. Il

giorno dopo invece non avevo per niente

voglia di fumare, cosa per me davvero

anomala. E mi è tornata alla mente la

storia delle guarigioni miracolose di

Gesù, che guariva storpi e ciechi che

all’improvviso camminavano e vedevano,

senza nessuna fase di transizione, senza

nessuna “fisioterapia” moderna. È come

se il Signore oltre ad aver ridato loro l’uso

delle gambe, della vista, avesse dato loro

anche l’esperienza necessaria per saper

utilizzare questi sensi. E io ho iniziato a

pregare in questo modo: non chiedevo

più di smettere di fumare ma proprio di

farmi vivere da non fumatore, di darmi

l’esperienza di uno che non aveva mai

provato a fumare in vita sua, senza dover

convivere con la mancanza di qualcosa che

avevo invece sperimentato.

E adesso, cosa ti aspetti dal futuro? Quali

sono i tuoi obiettivi?

Se riguardo il mio passato, mi accorgo di

aver preso tantissime decisioni sbagliate

che però mi hanno portato qui. Non so

cosa mi riserverà il futuro e va bene così:

da un po’ di tempo a questa parte, infatti,

prego affinché Dio mi riveli il futuro che

vuole per me, che metta nel mio

cuore i suoi desideri per la

mia vita. Vorrei lasciare

a lui il controllo della

mia vita. A volte non è

facile: non ho ancora

trovato lavoro e i soldi

scarseggiano. Ma ho

tante esperienze che

mi dimostrano che

Dio non tarda mai, ci

aiuta sempre. Lasciare

tutto nelle sue mani

non vuol dire non fare la

nostra parte, anzi, ma vuol dire

chiedergli di prendere in mano la

nostra vita e il nostro cuore, di cambiarli e

di riempirli dei suoi desideri e del coraggio

di accettare la sua volontà, anche se a volte

non coincide esattamente con la nostra.

Per quanto riguarda il battesimo invece, mi

sento già battezzato nel cuore da quel 26

gennaio. L’esperienza del battesimo la farò

sicuramente a breve, sarà un’occasione di

testimonianza per me.

Sono un Daniele nuovo e l’augurio che

faccio a me, così come a tutte le persone

che credono, è che la nostra vita sia solo

ed esclusivamente alla gloria del Signore.

Amen!

AM

8

9


OMAGGI

A presto...

Pierre Mermoud

Pierre Mermoud è nato il 6 febbraio

1932 a Poliez-le-Grand, in una famiglia di

agricoltori, il 3° di 4 figli.

Ha trascorso la sua infanzia nella fattoria di

famiglia, di religione protestante.

Era membro della gioventù protestante e

anche della banda di ottoni di Echallens.

È stato apprendista meccanico.

Il 4 maggio 1956 sposò Lotti dalla cui unione

nacquero, tra il 1957 e il 1964, Catherine,

André e Ruth.

Tra il 1960 e il 1961 Lotti e Pierre sono

diventati avventisti, trasferendosi nel 1966

a Orzens.

Fino al 1967 la famiglia ha frequentato la

chiesa di Losanna. Un’esperienza miracolosa

ha rafforzato la fede della coppia.

Possiamo dire che era anche un costruttore,

visto che ha ristrutturato due case

contemporaneamente: quella di famiglia

e quella della chiesa; difficile dire quale

preferisse, tanto entrambe gli stavano così

a cuore.

È stato ricoverato da metà ottobre fino alla

mattina di sabato 29 dicembre 2018, quando

è venuto a mancare. Dio gli ha dato la grazia

di vivere la sua malattia senza dolore.

Pierre ha sempre dimostrato di aver

mantenuto la sua fede in Dio.

Il testo del libro di Giobbe “Ma io so che il

mio Redentore vive” rappresentava bene la

sua esperienza spirituale.

Hansjörg Bauder

“Riponi la tua sorte nel Signore; confida

in lui, ed egli agirà” (Salmo 37:5).

Insieme alla moglie Mariella, hanno

servito come coppia missionaria in Madagascar

dal novembre 1964. Hansjörg

ha intrapreso numerosi viaggi con i vari

rappresentanti evangelici nelle isole

dell’Oceano Indiano.

Nel 1967, la nascita di François, il loro

unico figlio, ha portato molta gioia nelle

loro vite.

Sono tornati in Svizzera nel 1973 per lavorare

per quattro anni con i rappresentanti

evangelici della FSRT e dell’Unione

Svizzera.

Nel 1977 inizia il loro viaggio in

Camerun. Per sette anni hanno lavorato

nella casa editrice IMA a Yaoundé.

Nel 1984 sono ritornati definitivamente

in Svizzera, passando undici anni alla

clinica Lignière, a Gland.

Nel 1995 si sono trasferiti a Oertlimatt,

dove si erano incontrati nel 1961.

Qui, fino al suo pensionamento avvenuto

nel 2004, Hansjörg sarà impegnato

come direttore dell’EMS per otto anni.

Hanno iniziato la loro vita da pensionati

prima a Rüfenacht, in provincia di Berna,

e poi, da settembre 2011, in uno degli

appartamenti per anziani di Oertlimatt.

Grazie a tutti coloro che hanno accompagnato

Hansjörg!

Sergio Catanzaro

Lunedì 21 gennaio 2019, abbiamo celebrato

il funerale di Sergio Catanzaro. Il

nostro fratello in Cristo si è addormentato

dopo una difficile malattia. Luisa,

sua moglie, i familiari e diversi membri

della chiesa gli sono stati vicini durante

questo cammino difficile.

Sergio era una persona discreta e lavorava

dietro le quinte. Il suo impegno

per la chiesa è stato prezioso. La sua

abilità manuale ci è stata di grande

aiuto.

Ora che siamo nella nuova chiesa a

Losone, molte cose ci ricordano Sergio

poiché è stato proprio lui con il suo lavoro

instancabile a montare e installare

tante cose.

Sergio ha accettato Gesù come suo

Salvatore. Abbiamo questa bellissima

speranza che quando Gesù tornerà ci

rivedremo!

E allora non ci separeremo mai mai più!

“Ma ringraziato sia Dio che ci dà la vittoria

per mezzo del Signore Gesù Cristo”.

1. Cor. 15:57

10 11


Dieci personaggi biblici

con un fratello

o una sorella famosi

Natan

Raddai

Archelao

Dina

Chiamato come il profeta dell’Antico

Testamento, il terzo figlio di re Davide e

Bat-Sceba aveva diversi fratelli minori, e

un fratello maggiore, Salomone, che

sarebbe diventato re d’Israele nonché

l’uomo più saggio della terra

(2 Samuele 5:14).

Madian

Conoscete questo nome? Mosè si stabilì

nella terra di Madian, dove incontrò sua

moglie Sefora. Ma molti anni prima,

Madian era il nome del figlio che

Abramo, suo padre, aveva mandato a

colonizzare la regione. La madre di

Madian era la seconda moglie di Abramo,

Chetura; questo fa di lui il fratellastro di

Isacco e Ismaele (Genesi 25:2).

Maria

(o Miriam)

Figlia di Amram e Iochebed e sorella di

Aronne, Maria è conosciuta soprattutto per

aver vegliato su Mosè, sempre suo fratello,

mentre questi galleggiava in una cesta nel

Nilo. È proprio Mosè che avrebbe condotto il

popolo d’Israele fuori l’Egitto (Numeri 26:59).

La sindrome del figlio di mezzo avrebbe

colpito il povero Raddai: aveva quattro fratelli

maggiori, due fratelli minori e diverse sorelle

(di queste ultime non si sa se erano più

grandi o più piccole). L’ultimo a entrare a far

parte della famiglia, però, fu il piccolo Davide,

che sarebbe diventato re d’Israele

(1 Cronache 2:14).

Iose

Fratello di Giacomo, Giuda, Simone e di diverse

sorelle, Iose (citato in alcune traduzioni con il

suo nome ebraico, Giuseppe) aveva il fratello

più famoso del mondo: Gesù Cristo (Marco

6:3).

Leader politico in Samaria, Giudea e

Idumea per nove anni, Archelao non

aveva il fratello migliore del mondo.

Questi infatti, Erode Antipa, voleva

uccidere Gesù come aveva fatto con

Giovanni Battista (Matteo 2:22).

Lami

Non si sa molto di questo gigante

filisteo, se non che venne ucciso in

battaglia, proprio come suo fratello

Golia (1 Cronache 20:5).

Dopo aver avuto sei figli, Lea diede

finalmente alla luce una bambina,

chiamandola Dina. Figlia di Giacobbe,

Dina aveva molti fratelli, ma nessuno di

questi era più famoso di Giuseppe

(Genesi 30:21).

Iotam

Forse avrete sentito parlare di Abimelec,

l’uomo così determinato a diventare re da

arrivare a massacrare 70 dei suoi stessi

fratelli, figli di suo padre, Ierubbaal. Ma

Iotam, il più giovane, si nascose durante il

massacro, riuscendo a mettersi in salvo

(Giudici 9:5).

Naor e Aran

La Bibbia cita diverse interazioni tra questi

due fratelli e il loro terzo fratello Abramo.

Dopo la morte di Aran, fu Abramo a crescere

suo figlio Lot, e quando Abramo aveva

bisogno di una moglie per suo figlio Isacco,

mandò un messaggero a suo fratello Naor

(Genesi 11:27).

12

13


TESTIMONIANZA

Suor Cristina

QUANDO IL TALENTO MUSICALE DIVENTA UNA MISSIONE DI FEDE

Quella di Suor Cristina, all’anagrafe Cristina

Scuccia, potrebbe sembrare la trama di

un film, una storia inventata dove tutto fila

sempre liscio. Eppure, la giovane siciliana

non ha avuto un percorso privo di ostacoli.

“L’impulso di fare musica, di cantare, è

nato in me sin da bambina”, ha condiviso la

giovane suora durante un’intervista.

Ma conciliare questa passione

e questo dono con

la vocazione religiosa

le ha causato non

pochi momenti

di conflitto e

di incertezze.

“Cantare per

me è sinonimo

di fede”, continua

la giovane,

che oltre ai suoi

impegni che la

vedono protagonista

sui più grandi

palchi nazionali e internazionali,

fa anche

parte del coro della chiesa

del suo ordine.

“Ma c’è stato un momento, quando ho iniziato

la mia vita religiosa, in cui ho dovuto

pensarci seriamente. Ho scelto di unirmi a

Dio e mettere da parte la musica. Mi sono

dovuta chiedere: possono la musica e la

fede convivere? Questa è la domanda cruciale.

Non è stato facile. […] Ora sento che

posso usare la mia voce per esprimere esattamente

questo: il mio amore per la vita, il

mio messaggio di gioia”.

Nel 2007, a soli 19 anni, Cristina interpreta il

ruolo di una suora nel musical “Il coraggio

di amare”, ruolo che le cambierà la vita, che

la spingerà a farsi delle domande

sul suo futuro arrivando improvvisamente

a capire

quello che Dio voleva

da lei.

Nel corso degli

anni successivi,

la giovane non

abbandona mai

la sua passione

per la musica,

continuando a

coltivare questo

grande talento che

ha ricevuto e cercando

di conciliarlo

con la sua fede. Nel 2012

decide infatti di prendere i

voti, nella congregazione delle

suore orsoline della Sacra Famiglia,

diventando così Suor Cristina, e di partire

per il Brasile, a lavorare con i bambini poveri.

“Il Brasile ha fatto scoppiare di nuovo in

me la musica. Non riuscivo più a trattenerla.

Cantavo per la gente del posto e tutt’a

un tratto ho capito che musica e fede possono

coesistere senza conflitti”. Affascinata

dalla lunga tradizione di band cristiane

presente nella cultura del Nord e del Sud

America, Suor Cristina prende a cuore la

missione della musica cristiana, impegnandosi

a cambiare le cose anche in Italia e in

Europa. “Perché l’arte arricchisce la fede;

non le toglie nulla”.

Ma è nel 2014 che Suor Cristina diventa

famosa, vincendo la seconda edizione del

programma “The Voice Italia”. Questo le

permette di firmare un contratto discografico

con la Universal Music. Con il

suo successo inaspettato, la

suora si trova davanti a

un percorso in salita,

ricco di ostacoli,

spesso fraintesa

dalla gente che

la guarda e

l’ascolta. Ma

resta convinta

della sua

strada: “Sono

nata con un

dono ed è tutto

per me. Mi

sento di doverlo

condividere”.

Arriva a pubblicare

un primo album “Sister

Cristina”, diventato

famoso anche per la cover

di “Blessed be your name”, un

brano del cantante cristiano britannico Mat

Redman.

Dopo aver rinnovato i suoi voti, la SNEP (organizzazione

francese che protegge l’industria

musicale) le certifica il disco d’oro

conquistato in Francia, con oltre 50.000 copie

vendute. L’album si contraddistingue

per una varietà di brani, tra quelli più veloci

e ritmati a quelli più lenti e contemplativi.

“Ho scelto brani basati sui loro testi e il loro

significato”, afferma Suor Cristina. “Alcuni

mi sembrano molto cristiani, compresa

‘Like a Virgin’, reinterpretazione del noto

brano di Madonna. Per molti può sembrare

una scelta controversa, ma per me quel

brano enfatizza la bellezza della trasformazione

della vita”. Con la sua musica, la

giovane spera anche di poter trasmettere

fiducia e amore alla nuova generazione,

proprio come è stato per lei. “Uscendo dal

buio della mia crisi, Dio ha toccato la mia

anima e mi ha ridato la dignità di essere

sua figlia”.

Ma con il successo, aumentano anche le

critiche. Numerose sono infatti

le persone che gridano

allo scandalo, che la

invitano a tornare in

convento, che, senza

troppi giri di

parole, le dicono

che una suora

non dovrebbe

fare musica,

che è come

mischiare il sacro

col profano.

Suor Cristina

vive un grande

momento di scoraggiamento,

un

periodo in cui rimette

anche in discussione le

sue scelte, arrivandosi a chiedere

se sta facendo la cosa giusta.

Nel corso del tempo però, trova la sua

risposta e a chi vorrebbe limitare la fede,

criticandola per quello che fa, Suor Cristina

risponde prontamente: “Ma dove sta scritto

che una suora deve stare solo in convento?

[…] La fede non va ghettizzata, non è

una cosa di nicchia. Portiamola dove non

è mai arrivata, in prima serata, nelle case

delle persone”.

Instancabile, con una continua voglia di

mettere a frutto il suo talento, Suor Cristina

14 15


continua a lavorare alla musica, incidendo

il singolo “Posa la tua mano” in collaborazione

con Grégory Turpin. Con questo

nuovo brano, i due cantanti vorrebbero

riuscire a condividere un forte messaggio

spirituale: quello di essere tutti amati da un

Padre amorevole, che vuole avere una relazione

con ognuno di noi, che vuole “posare

la sua mano” su noi, proprio come suggerito

dal titolo del brano.

Ma Suor Cristina continua a non voler parlare

di carriera, quanto di “una missione

particolare attraverso la quale il Signore mi

sta conducendo in varie parti

del mondo per parlare di

lui”. Ripensando al suo

trampolino di lancio

nel mondo della

notorietà, Suor

Cristina si sente

più forte e matura

rispetto a

qualche anno

fa. Continua

anche a essere

molto legata

alla sua fede e

alla sua famiglia

religiosa, che la

“hanno sempre aiutata

a ricercare valore

nelle piccole cose”. Temeraria

sul palco ma insicura e piena di

paure dietro le quinte, così come nella vita

comunitaria, il segreto del suo successo

Suor Cristina lo attribuisce alla preghiera.

Quando si sente schiacciata dalla presenza

dei fotografi che la seguono dappertutto,

quando legge dei commenti negativi sotto

i video delle sue canzoni, quando nemmeno

l’abbraccio delle sue consorelle riesce a

ridarle la carica necessaria, si rifugia nella

preghiera, questo dialogo con Dio fatto di

domande, ringraziamenti e silenzi. E alla

fine, ha di nuovo la forza per continuare ad

andare avanti.

La giovane suora vuole anche essere un

modello per la nuova generazione, che

spesso si perde tra vanità effimere e dipendenze

di ogni tipo. “So che ho una

grande responsabilità, che devo dare una

testimonianza. E lo faccio volentieri. Perché

sono entusiasta di aver incontrato Cristo

e vorrei che chiunque lo incontrasse”,

conclude Suor Cristina.

Che l’esperienza e la testimonianza di

questa giovane suora sia un esempio per

ognuno di noi, giovani e meno giovani, che

ci dia il coraggio e la forza necessari a rispondere

alla chiamata del Signore e

a mettere a frutto quei talenti

che ha dato a ognuno di noi.

Da questa straordinaria

testimonianza,

possiamo tutti trarre

un’importante lezione.

La Bibbia

afferma che Dio fa

almeno un dono a

ciascuno dei suoi

figli. Dice anche che

ne siamo responsabili,

avendo la scelta di

usarlo per il bene degli

altri o di lasciarlo morire in

noi. Tuttavia, non siamo noi a

scegliere i nostri doni o dove Dio

vuole che fioriscano. Allora, proprio come

Suor Cristina, ascoltiamo ciò che Dio mette

nel nostro cuore e nel nostro cammino, e

troviamo in Gesù, attraverso la preghiera,

la gioia di testimoniare nel modo che ha

scelto per noi, e questo a prescindere dal

contesto e dal pubblico. Nell’intimità di un

gruppetto familiare o sotto ai riflettori del

mondo.

Tiziana Calà

- CONVOCAZIONE -

La 64 esima assemblea generale ordinaria

della Federazione della Svizzera romanda e del Ticino (FSRT)

si terrà da giovedì 30 maggio 2019

alle ore 9 a venerdì 31 maggio 2019 alle ore 17

È riservata ai dipendenti della FSRT e ai delegati delle chiese

Alla sessione amministrativa seguirà l’assemblea spirituale

del 1° giugno 2019, sempre al teatro di Beaulieu di Losanna

Tutte le chiese della FSRT sono cordialmente invitate a partecipare

David N. Jennah, presidente FSRT

Federazione della Chiesa Cristiana Avventista del 7° Giorno della Svizzera romanda e del Ticino

16


FOCUS

David Jennah

VIAGGIO DI UNA VITA

AL SERVIZIO

David Jennah coltiva i lunghi viaggi: dalle Mauritius fino

in Svizzera, dall’essere giornalista all’essere pastore, dal

volontariato alla presidenza, dal successo al rimettersi in

discussione… Condivide con noi il suo percorso, di cui tutti

noi, in un modo o nell’altro, facciamo parte.

Sono nato nelle Mauritius, da genitori di

origine indiana, ma questo lo si poteva già

intuire anche solo dal mio aspetto. Quello

che forse non sapete è come sono arrivato

in Svizzera.

Questo viaggio inizia nell’età preadolescenziale

quando i miei genitori,

fino ad allora indù, hanno scoperto

il messaggio avventista, decidendo

di battezzarsi e di impegnarsi nel

condividere il messaggio del Vangelo.

Paolo era il modello di mio padre che

aveva l’abitudine di andare in bicicletta

o in moto per tutta l’isola, dopo le sue

ore di lavoro, per evangelizzare gli

altri. I suoi sforzi sono stati molto

fruttuosi: in totale, non meno

di 200 persone sono state

convertite dallo Spirito

Santo attraverso le sue

uscite missionarie. Un

ottimo esempio da

seguire, seppur

difficile. Anch’io

sono toccato

dalla sua

dedizione

e dalla sua fede, ma il mio sogno era quello

di diventare giornalista. Molto più riservato

di mio padre, mi immaginavo protetto

dietro le pagine di un giornale, intento a

scrivere. Tuttavia, la mia fede continuava a

crescere e a 17 anni ho deciso di affidarmi

a Gesù e di battezzarmi. Sono partito

per l’Inghilterra, per studiare

giornalismo; è stato lì che Dio

ha interrotto il normale

corso della mia vita per

propormi un’altra strada

da seguire, quella del

pastore. Dicono che

Dio bussa alla porta

del nostro cuore ed è

vero. Ma in questo caso

particolare, ha fatto

proprio irruzione,

mandando

all’aria i miei

sogni da

ragazzo.

Così,

all’età di

19 anni,

sono

partito alla volta di Collonges-sous-Salève,

in Francia, per studiare teologia, dove ho

trascorso quattro anni. Dopo la laurea,

sono stato chiamato a Firenze, in Italia, per

fare l’insegnante volontario per un anno.

Alla fine di questa esperienza europea,

pensavo che fosse giunto il momento

di tornare nella mia isola natale. Mentre

preparavo le valigie, contattai il presidente

della federazione Svizzera del tempo, il

pastore Georges Stéveny, che mi disse che

mi aveva cercato perché voleva propormi

di occuparmi di una chiesa in Svizzera.

Sarebbe stato un impegno iniziale di due

anni. All’inizio riluttante, ho riflettuto su

questa opportunità in Svizzera,

che poteva rivelarsi

arricchente; alla fine ho

deciso di accettare,

ma sempre ben

determinato a

rientrare in

patria qualche

mese dopo.

Le Mauritius

sono state

pazienti con

me, perché

i due anni

programmati si

sono trasformati

in quasi 4 decenni!

Ecco come sono

arrivato in Svizzera,

quella che oggi considero

il mio paese. È qui che ho

costruito la mia vita, ho formato la mia

famiglia, ho proseguito con i miei studi,

concentrandomi in particolar modo sulla

politica sociale a Ginevra; alla fine, ho

trascorso qui molti più anni rispetto a quelli

passati nel mio paese d’origine e sono

fiero e orgoglioso di avere un passaporto

timbrato con la tipica croce bianca.

Il mio cammino pastorale inizia a Gland

con i giovani, poi nell’Arco Giurassiano per il

mio tirocinio pastorale, seguito dal pastore

Gilbert Dewinter. Ci occupavamo di tre

chiese: Bienne, Delémont e Tramelan, che

all’epoca aveva ancora una comunità. Ho

trascorso molti anni in questa regione dove

sono stato accolto con grande ospitalità

e gentilezza e dove ho prestato servizio

con immenso piacere. I miei primi passi

all’interno del ministero pastorale sono

stati felici e benedetti, soprattutto grazie a

queste comunità dell’Arco Giurassiano.

Nonostante questo, mi sono preso una

pausa di quattro anni per lavorare nel

settore sociale nel Canton Giura. Anche

questa è stata un’altra bellissima e ricca

esperienza.

Sono stato poi assegnato per due anni

alle chiese di Clarens e Renens nel Canton

Vaud, per poi essere nominato alla

federazione.

Nel 2007, ho assunto

l’amministrazione della

federazione. Questo

voto di fiducia è stato

rinnovato nel 2011

e nel 2015. Il 2019

è sinonimo di

cambiamento, sia

per me che per la

FSRT, perché ho

deciso di mettermi

al servizio in altro

modo per questa

nostra missione. In

totale, quindi, sono 12

anni come presidente

della FSRT, di cui 6 anni

come presidente dell’Unione

Svizzera. Un numero importante,

una cifra che per i cristiani e per il resto

del mondo nasconde una simbolicità

particolare, quella della fine di un ciclo.

Decisamente un bel simbolo! Mi piace

guardarmi indietro e ricordare i bei tempi,

specialmente il mettermi al servizio della

chiesa, che sia per telefono o di persona

durante le mie visite alle comunità, per

guidare o incoraggiare i membri. Ricordo

in particolare le cerimonie battesimali, le

persone che hanno scelto di mettersi al

servizio di Cristo. Che emozioni provate con

i nostri giovani! In effetti, la chiesa è stata

una vera e propria matrice per me.

18

19


Questi scambi a cuore aperto, come mi

piace definirli, sono stati spesso fonte

di gioia, ma mi hanno anche portato a

rimettermi in discussione, a volte. Lungi

dall’essere una cosa negativa, questi

confronti sono stati assolutamente

necessari. Rivestendo il ruolo di

presidente, mi hanno permesso di crescere

individualmente e di far crescere la chiesa.

Personalmente, grazie a questi scambi e

momenti di dialogo, ho imparato tanto

e sono cresciuto e maturato. In un certo

realizzarli tutti; questo fa di sicuro parte

dei miei “rimpianti”. Nonostante questo, la

chiesa è cresciuta negli ultimi anni e sono

fiducioso che continuerà a crescere.

Anche se con i voti della prossima

Assemblea Amministrativa si conclude

un ciclo, la missione rimane la stessa:

condividere il messaggio di Gesù. Il

consiglio che in maniera molto umile

mi sento di dare alla nuova squadra è

quello di mantenere la rotta. La chiesa

senso, questi momenti hanno contribuito

alla realizzazione di progetti come la chiesa

VIVO, i campi di evangelizzazione giovanile

di Mission Caleb, la creazione di gruppi

familiari e il formarsi di nuove chiese.

L’evangelizzazione è stata al centro delle

mie priorità negli ultimi dodici anni e sono

molto felice che diverse nuove comunità

siano entrate a far parte della FSRT: Meyrin,

VIVO, il gruppo luso-ispanico di Neuchâtel,

i gruppi lusofono e anglofono di Losanna,

Arbedo e Cadempino nel Ticino, il gruppo

russofono di Bienne, e, ben presto, il suo

gruppo filippino, così come il progetto

di aprire una seconda chiesa lusofona a

Ginevra. Tutto questo è stato in linea con

la mia visione che avevo del ministero

pastorale fin dall’inizio, di rispondere alla

chiamata di Gesù: “Andate dunque e fate

miei discepoli tutti i popoli”. Avevo anche

altri progetti, ma non sono riuscito a

avventista deve continuare a essere

una chiesa coerente, portatrice di un

messaggio pertinente, una chiesa aperta,

accogliente, intelligente, dove la Parola

di Dio è la forza motrice. Inoltre, la chiesa

non deve dimenticare che è stata chiamata

a condividere il Vangelo e perché questo

avvenga, servono persone animate dallo

Spirito Santo, pronte a toccare le persone

della società. Nell’era di Internet, le cose si

muovono velocemente e bisogna stare al

passo coi tempi. Anche qui si nascondono

delle opportunità per una chiesa, anche

se questo può destabilizzare alcune

persone. Da qui l’appello all’unità e alla cura

all’interno delle nostre comunità. Prego per

questo.

Bisogna anche ricordarsi che questa

missione può essere raggiunta solo

lavorando in squadra. E vorrei ringraziare

coloro con cui ho collaborato,

che hanno reso possibili tutti

questi progetti. Penso anche al

comitato direttivo, alle chiese

e al sostegno dei membri. Ai

miei colleghi pastori che hanno

lavorato con me. Penso anche

alla mia famiglia senza la quale

non avrei resistito così a lungo.

Ringrazio davvero il Signore per

avermi dato una moglie e dei figli

legati alla Parola e alla missione,

disponibili e comprensivi di fronte

a tutte le mie assenze.

Ringrazio anche la chiesa tutta

per il suo sostegno di fronte alle

cattive notizie che riguardano

la malattia di una delle mie

figlie. Una diagnosi difficile

da accettare, ma la nostra

famiglia sente questo slancio di

solidarietà ed empatia da parte

di questa nostra bella famiglia

spirituale che ci circonda e ci fa

andare avanti, nonostante tutto.

Sembra un addio alla fine di

un viaggio, ma il percorso del

giovane mauriziano che è iniziato

con il suo battesimo non finisce

qui. Continuerò a prestare

servizio nella federazione, in

attesa della più grandiosa delle

destinazioni, il cielo, con la

migliore compagnia possibile,

quella di Gesù, e con tutti voi.

Questo è il mio desiderio.

David Jennah

La FSRT ringrazia David Jennah per il suo impegno e la sua dedizione

durante i suoi 12 anni di servizio. Il frutto di quest’opera sarà visibile a

lungo in Svizzera e per l’eternità nel regno dei cieli.

In modo particolare, la rivista Magazine Avventista è grata anche

perché la sua esistenza è stata resa possibile grazie alla federazione e

al sostegno speciale di David Jennah.

Che Dio continui a benedire David e la sua famiglia.

20

21


Con l’aiuto di Dio

mi impegno a...

S V I Z Z E R A

Sermone nella chiesa di Massagno per la

giornata internazionale di preghiera delle donne

22

Dedicare i primi momenti

di ogni giornata per entrare

in contatto con il Signore

attraverso la preghiera e lo

studio della Bibbia

Prendermi cura delle mie

relazioni praticando la

fedeltà e il perdono,

che riflettono l’amore

di Gesù per me

Indirizzare i miei pensieri e

tutti i miei sensi verso ciò che

è degno di Dio

Consacrare una percentuale

regolare delle mie entrate

come offerta volontaria al

Signore

Condividere ogni settimana

le buone notizie con chi mi

sta accanto.

Osservare il sabato,

a partire dal venerdì sera,

concentrando i miei

pensieri e le mie azioni

su Dio e sulla sua volontà.

Restituire fedelmente la

decima del Signore

Sabato 2 marzo è stata una mattinata ricca

di 2 momenti intensi! Dopo la consegna del

certificato alla leadership a Antonia Paz, c'è

stato il momento del culto speciale. Per questa

occasione, Antonia e sua figlia Leslie, hanno

sorpreso la chiesa con una bella decorazione

per questo giorno particolare.

Sono 5 le donne a essersi alternate nei diversi

momenti del culto! Antonia con la preghiera

iniziale e quella delle offerte. Poi Angelika ha

fatto riflettere i bambini e anche gli adulti, con

una storiella riguardo il seguire l'esempio di

Gesù!

Prima di iniziare col tema del sermone,

Bernadette ha spiegato brevemente alla

chiesa alcuni particolari di questa giornata. Nel

1990 il dipartimento dei Ministeri Femminili

della Conferenza Generale ha istituito la

giornata internazionale di preghiera delle

donne avventiste. Questo è un avvenimento

che si svolge ogni primo sabato nel mese di

marzo e unisce le donne in tutto il mondo. In

questo giorno si allarga la lista dei soggetti

di preghiera! Per i capi di stato, per

i cristiani perseguitati, per i bambini

sofferenti, per le donne abusate e gli

abusati in generale, i responsabili della

nostra chiesa a tutti i livelli, ecc.

Bernadette e Luena si sono poi

alternate nell'esporre il tema del

sermone: Camminando con Gesù,

Il discepolato, e hanno attirato

l'attenzione dell'assemblea sulla

chiamata al discepolato, il costo e le

conseguenze del discepolato. Durante

queste riflessioni c'è stato un intermezzo

musicale con la famiglia Tutic che ha allietato

i cuori dei presenti con un inno suonato con

i loro strumenti, la fisarmonica, il basso e il

mandolino. Ha concluso il sermone Sarah, che

ci ha offerto il canto molto profondo e bello

“Miracoli”! E difatti, quella mattina abbiamo

visto in azione il Signore che ha compiuto

diversi miracoli dietro le quinte! Il tutto si è

concluso con dei canti e la preghiera finale con

Bernadette.

Questo momento ha rappresentato una

bellissima esperienza... perché abbiamo

percepito la presenza dello Spirito Santo che

ha guidato tutto, che ci ha dato la forza per

parlare e la certezza della sua presenza, con

relativa sicurezza! Anche i presenti sono rimasti

molto toccati.

Il Signore è grande! Sia data onore e gloria a

Lui solo in eterno! Amen

Bernadette Fogliani

23


Consegna del certificato alla

leadership a Antonia Paz

Stefano Paris è confermato

presidente dell’Uicca

Sabato 2 marzo, nella chiesa di Massagno,

si è svolta la consegna del certificato

alla Leadership, riconosciuta dalla

Andrews University, a Antonia Paz. In

questa circostanza Bernadette Fogliani,

responsabile dei ministeri femminili

della chiesa di Massagno, ha spiegato la

comunità che per poter ricevere questo

riconoscimento, vengono organizzati

dei corsi continui, 4 Level, proposti dal

dipartimento dei Ministeri Femminili della

Conferenza Generale! Dopo aver elencato

alcuni temi che sono stati trattati, in tutto

sarebbero ca. 45, ha poi spiegato in quali

ambiti possono essere utilizzati e impiegati,

fra questi, nei diversi servizi in chiesa, nella

vita professionale, nella società e per la

crescita personale!

Dopo questo momento ha preso la parola

Ildiko Jennah, responsabile dei ministeri

femminili della nostra federazione

FSRT, spiegando l'importanza della

partecipazione a questi corsi, a questa

formazione. Si è poi congratulata e

complimentata con Antonia per il suo

impegno in questa formazione ma anche

per l'impegno nei servizi in chiesa! Dopo di

che ha in seguito consegnato ad Antonia

il certificato accompagnato da omaggio

floreale. Da parte dei ministeri femminili

della chiesa di Massagno, Bernadette ha

donato a lei una lanterna come simbolo

dell'essere una luce per le donne nella

chiesa e per tutti quelli che entrano in

contatto con lei!

Questo momento speciale si è poi concluso

con la preghiera di Ildiko Jennah.

Tutta la chiesa di Massagno si congratula

con Antonia Paz e le augura tante

soddisfazioni nel suo operato e che il

Signore la benedica grandemente.

Bernadette Fogliani

Lina Ferrara – L’Assemblea Amministrativa

ha confermato il past. Stefano Paris a

presidente dell’Unione Italiana delle Chiese

Cristiane Avventiste (Uicca). Un lungo

applauso ha accolto la conferma della

nomina.

«Siamo felici di poter continuare a lavorare

insieme, è un onore presentarti» ha detto

il past. Mario Brito, presidente dell’Eud, nel

dare la parola a Paris.

«Grazie per la fiducia. Condivido il peso

della responsabilità che porteremo avanti

insieme» ha esordito il presidente Uicca

rivolto ai delegati «Mi auguro di non

ripetere gli errori fatti in passato, per

crescere insieme nella gloria del Signore».

Accettare questa importante responsabilità

per altri cinque anni è qualcosa che

coinvolge l’intera famiglia.

«Abbiamo parlato in famiglia e insieme

posso dire che accettiamo questo

impegno» ha aggiunto Paris.

Il past. Brito ha poi chiamato Eleonora

Paris, moglie del presidente che ha

affermato: «Ringrazio per l’affetto

dimostrato. È un privilegio servire la chiesa

e abbiamo bisogno dell’aiuto di Dio».

«Non è facile essere leader in nessuna

parte del mondo, all’interno e all’esterno

della chiesa, per questo dobbiamo pregare

gli uni per gli altri, e in modo particolare

per le nostre guide» ha concluso il past.

Brito.

Fonte: news.avventisti.it

24 25


Eletto il nuovo segretario,

riconfermato il tesoriere

quinquennio. “Ringrazio la Commissione

di Nomina per la fiducia espressa con

la proposta e l’Assemblea per aver

confermato la fiducia” ha dichiarato a caldo

il tesoriere che si appresta a iniziare il suo

terzo mandato.

Lina Ferrara – Il past. Andrei Cretu è il

nuovo segretario generale dell’Unione

Italiana della Chiese Cristiane Avventiste del

Settimo Giorno (Uicca). È stato eletto dalla

maggioranza dei delegati all’Assemblea

Amministrativa di Milano, tenuta dal 24 al

27 febbraio. “Sono sorpreso” ha esordito

il past. Cretu che ha aggiunto “vorrei

invitarvi a guardare in alto così come invito

me stesso, perché colui che chiama offre

anche i doni necessari per portare avanti il

mandato ricevuto”.

L’abbraccio caloroso con il past. Giuseppe

Cupertino, al quale succede, ha emozionato

tutti i presenti. “Ringrazio Giuseppe per il

suo supporto” ha affermato Cretu.

Nato a Drobeta Turnu Severin in Romania,

Andrei Cretu ha sposato Magnelia Tamara

Predii nel 2001. Ha iniziato il suo ministero

nel settembre 2005, dopo aver studiato

teologia presso la Facoltà avventista di

Firenze. Ha svolto il suo tirocinio nella

chiesa romena di Roma ed è stato pastore

prima delle comunità di Mazara del Vallo

e Montemargherita, e poi delle chiese di

lingua romena di Torino e Milano. Nel 2010

è stato consacrato (ordinato) pastore. Dal

2014 e fino a oggi, ha ricoperto l’incarico di

direttore delle chiese avventiste nell’Italia

del nord, oltre a continuare il servizio

pastorale nella chiesa di Milano romena. È

anche responsabile dei Ministeri in favore

dei Sordi, un servizio dell’Uicca attivo dallo

scorso anno.

“È un operaio che ha dedicato tutto se

stesso alla Chiesa e pensiamo che con

tutti i doni che Dio gli ha dato possa fare

un buon lavoro” ha affermato Mario Brito,

presidente della Regione Intereuropea

(Eud) della denominazione, al momento

della nomina del neo segretario.

Riconferma del tesoriere

Gioele Murittu è stato riconfermato

tesoriere dell’Uicca per il prossimo

“In questo momento voglio esprimere

gratitudine al Signore” ha aggiunto “Ho

sentito e sento tuttora una vocazione

per l’opera di Dio. Avrò bisogno delle

vostre preghiere, ma anche delle critiche,

per poter crescere tramite il dialogo e il

confronto, e svolgere un servizio proficuo

per il Signore”.

Il saluto al segretario uscente

Il presidente dell’Eud, che ha presieduto

la Commissione di Nomina come da

regolamento, ha abbracciato e ringraziato

pubblicamente il past. Giuseppe Cupertino,

segretario uscente dell’Uicca, per il grande

lavoro svolto nel quinquennio appena

trascorso. “Ha un grande senso della

missione e a essa si dedica con tutto il suo

cuore” ha affermato “Possiamo restare o

andare da un’altra parte, ma Dio sa qual è il

luogo migliore per noi e sa che lo abbiamo

messo al primo posto nella nostra vita”.

“Sono felice della scelta che avete fatto

perché Andrei è un ragazzo in gamba” sono

state le parole di G. Cupertino rivolte al suo

successore. “La continuità è un valore e

sono contento che abbiate scelto Stefano

e Gioele” ha poi aggiunto riferendosi al

presidente e al tesoriere.

Un lungo applauso ha sottolineato il suo

discorso. Poi, per rimarcare l’affiatamento

raggiunto con i colleghi nella passata

amministrazione, il past. Cupertino ha

pronunciato una commovente preghiera di

ringraziamento al Signore per aver guidato

l’Assemblea nella scelta delle persone al

servizio nella Chiesa.

Fonte: news.avventisti.it

26 27

More magazines by this user
Similar magazines