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Art&trA Rivista Apr/Mag 2019

Rivista d’arte, cultura e informazione

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2.0

Speciale:

GIACOMO BALLA

...dal Futurismo astratto al

Futurismo iconico

AccA edizioni Roma Srl

Anno 11° - APRILe / MAGGIO 2019

81° Bimestrale di Arte & cultura - € 3,50

di Marina Novelli

Antonio MURGIA

la figura e l’umano esplorarsi

Art&Vip

intervista doppia: Andrea Catrignano e Serena Cassissa


Ornella De Rosa

“Ordine ai pensieri” - acrilico su tela - cm 90 x 60

galleriaesserre@gmail.com


AccA eDIZIONI ROMA S.r.l.

Partita I.V.A. 11328921009

Sede Sociale:

00171 Roma - Via Alatri, 14

Telefono + 39 06 42990191

Telefoni mobili 329 46 81 684

www.accainarte.it - acca@accainarte.it

Acca edizioni

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Tel. mob: 329 46 81 684

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roberto.sparaci@alice.it

Redazione - Spazio espositivo

00121 Roma - Lungomare Duca degli Abruzzi, 84

Tel. 06 42990191

Magazzino e deposito

00133 Roma V. G. B. Scozza, 50

Amministratore Unico

capo Redattore: Roberto Sparaci

Direttore Responsabile

Sezione editoriale: Roberto

e Fabrizio Sparaci

Direttore Artistico;

Dott.ssa Paola Simona Tesio

Ufficio pubblicità:

A cura dell’AccA eDIZIONI - ROMA

copertina:

Ideazione Grafica AccA eDIZIONI - ROMA S.r.l.

Fotocomposizione: a cura della Redazione

AccA eDIZIONI - ROMA S.r.l.

Stampa:

Industrie Grafiche Pacini

Via Gherardesca

56121 Ospedaletto (Pisa)

Tel. +39 050 313011 - Fax +39 050 3130302

www.grafichepacini.com

info@grafichepacini.com

Distribuzione a cura di:

AccA eDIZIONI ROMA S.r.l.

Pubblicazioni:

ANNUARIO D’ARTe MODeRNA

“artisti contemporanei”

RIVISTA: BIMeSTRALe Art&trA

Registrazione: Tribunale di Roma

Iscrizione camera di commercio di Roma

n. 1294817

1ª di copertina: Antonio Murgia

courtesy: Antonio Murgia

2ª di copertina: Ornella De Rosa

courtesy: Galleria ess&rre

3ª di copertina: Roma Antiquaria

Fiera di Roma - DGeVeNTI

4ª di copertina Antonio Murgia

courtesy: Galleria ess&rre

copyright © 2013 AccA edizioni Roma S.r.l.

riproduzione vietata

ACCA EDIZIONI ROMA Srl

S O M M A R I O

RUBRIcHe

A P R I L e - M A G G I O 2 0 1 9

Il Guercinio, opere da quadrerie... Pag. 6

di Silvana Gatti

Piero Guccione, la pittura come il mare Pag. 13

di Silvana Gatti

eva Vs eva Pag. 18

di Marina Novelli

Sogni senza confini - tra Sacro e Profano Pag. 36

a cura di Angelo criscuoli e Nello Arionte

Pop Surreal Pag 46

di Alain chivilò

Giacomo Balla... dal Futurismo astratto al Futurismo... Pag 61

di Marina Novelli

“Due minuti di arte” - Il Rinascimento Pag 70

di Marco Lovisco

Le Mostre in Italia e Fuori confine Pag. 82

a cura di Silvana Gatti

Nel segno della musa “Ritratti d’artista” Novello Finotti Pag. 88

di Marilena Spataro

Roma nella camera oscura... fotografie della città ... Pag. 93

di Marina Novelli

Il ritorno del “Ritorno all’ordine” Pag. 24

di Giorgio Barassi

Antonio Murgia - La figura e l’umano esplorarsi Pag. 30

di Giorgio Barassi

Les fleurs et les raisins - (Vini ad Arte) Pag. 42

di Alberto Gross

emotion and sensitivity Pag. 50

a cura della redazione

Jean Michel Bihorel Pag. 52

di Valentina D’Ignazi

Art&Vip - Intervista doppia: A. catrignano e S. cassissa Pag. 56

a cura della Redazione

Quick Museum - l’App che personalizza la tua visita al museo Pag. 68

di Marco Lovisco

Fabiana conti - Artista nel cuore Pag. 74

di Francesco Buttarelli

Grandi Mostre: Miquel Barcelò Pag. 78

di Marilena Spataro

“Human connection” Pag. 100

di Monica Ferrarini

Karl Plattner al Museion Pag. 104

di Fulvio Vicentini

I tesori del Borgo - Ales nel cuore della Sardegna Pag. 110

di Teresa Anna coni

Due sguardi indietro - Tomo Gusić Pag. 114

di Svjetlana Lipanović

Art&event Pag. 118

a cura della redazione


Acca Edizioni Roma - Pubblicazioni artistiche

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Il sito vi permette di rimanere informati sulle nostre

attività ed è a disposizione di chiunque voglia tenersi

aggiornato sul mondo dell’arte con una moltitu dine di

notizie che verranno continuamente pubblicate.


6

Il Guercino

Opere da quadrerie e

collezioni del Seicento

Forte di Bard. Valle d’Aosta

5 aprile - 30 giugno 2019

a cura di Silvana Gatti

“Cristo e la samaritana” - 1647 - olio su tela - cm 120 x 162

Collezione Banco BPM - ©Archivio Fotografico Banco BPM

Lasciando alle spalle il

Piemonte, il Forte di

Bard, specchiandosi nella

Dora Baltea, annuncia

l’ingresso della Valle d’Aosta

con la sua maestosa

architettura. Fu il governatore del

ducato di Aosta, monsignor Romagnan,

ad evidenziare l’importanza

di questo territorio dal punto di

vista difensivo, consegnando la sua

ricognizione il 27 dicembre del

1617. Proprio nello stesso anno,

l’arcivescovo Alessandro Ludovisi,

futuro papa Gregorio XV, commissionava

un quadro del figliol prodigo

a Guercino. L’opera, esposta

in questa mostra, fu donata dall’arcivescovo

a Carlo Emanuele, duca

di Savoia. Storie che si intrecciano

e portano al Forte di Bard, fino a

fine giugno, la mostra Il Guercino.

Opere da quadrerie e collezioni del

Seicento.

In esposizione una selezione di 50

opere del grande pittore centese,

considerato uno dei massimi interpreti

della pittura emiliana barocca.

La mostra è organizzata dal Forte

di Bard in collaborazione con il

Polo Museale dell’Emilia Romagna

e la Pinacoteca Nazionale di Bologna

e curata da Elena Rossoni e

Luisa Berretti.

Giovan Francesco Barbieri, detto il

Guercino (Cento 1591 - Bologna

1666) esercitò il proprio ascendente

su un vasto pubblico grazie alla

duttilità del suo pennello, guidato

dalla sua mano capace di captare le

più disparate emozioni per tradurle

in uno stile unico, riconoscibile e in

costante evoluzione. Nacque a Cento

(Ferrara) l’8 febbraio 1591 da

Andrea e da Elena Ghisellini.

Racconta il biografo Carlo Cesare

Malvasia che da neonato un urlo

molto forte lo fece sobbalzare dalla

culla mentre dormiva, provocandogli

lo strabismo che gli causò il soprannome

che lo rese celebre, Guercino.

L’irreparabile difetto della

vista non ostacolò tuttavia le innate

attitudini artistiche del giovane. La


“Maddalena”

olio su tela

cm 177 x 233,5

Pinacoteca Nazionale di Bologna

“Figure maschili che contano denaro”

penna e inchiostro su carta bianca

cm 21,2 x 27,8

Gabinetto Disegni e

Stampe di Palazzo Rosso, Genova

propensione del Guercino per la pittura

si manifestò in tenera età. Secondo

il Malvasia, l’artista decorò

la facciata di casa sua con l'effigie

della Madonna della Chiara, patrona

di Reggio Emilia, all’età di

soli otto anni.

Guercino era noto ai sui contemporanei

per la rapidità con cui eseguiva

un’opera: dipinse un centinaio

di grandi pale d'altare in altrettante

chiese e 144 altri dipinti. La

mostra documenta come l’artista è

stato anche un disegnatore prolifico.

La sua produzione annovera

molti disegni, eseguiti come studi

preparatori per i suoi quadri, oltre

a paesaggi, soggetti di genere e caricature.

Nel 1617 Guercino iniziò l'esperienza

bolognese, il primo passo del

rinnovamento figurativo dell'artista

che proseguì a Venezia, più tardi a

Ferrara e successivamente, nel 1621,

a Roma; dopo una breve parentesi

di nuovo a Cento si stabilì definitivamente

a Bologna dove si spense

nel 1666 a 75 anni.

Guercino, durante la sua lunga carriera,

cambiò il suo stile pittorico

per ben tre volte. Mentre in un primo

periodo le opere giovanili erano

influenzate dai pittori ferraresi, come

lo Scarsellino, e dal bolognese

Ludovico Carracci, in un secondo

tempo Guercino prese ispirazione

dal Caravaggio, per poi acquisire il

linguaggio pittorico di Guido Reni.

Gli stili seguirono fasi in cui i gusti

dei committenti cambiavano. Tra le

altre richieste, gli fu chiesto di diventare

pittore ufficiale dei tribunali

di Inghilterra (1626) e Francia

(1629 e 1639). Entro il 1650 le

commesse diminuirono essendo per

lo più localizzate all'area emiliana.

Via via che la salute dell'artista

peggiorava con l'avanzare dell’età,

il suo stile diventava meno forte e

gli artisti della sua bottega partecipavano

sempre più all’esecuzione

delle sue opere. Nonostante questo,

continuò a dipingere fino alla morte.

Il pittore emiliano deve la sua fama


8

“Ritratto di Francesco Righetti” - olio su tela - cm 83,2 x 66,7

Fondazione Cavallini Sgarbi

“Il suicidio di Catone” - 1641 - olio su tela - cm 117x105

Musei di Strada Nuova – Palazzo Rosso, Genova

mondiale allo storico dell'arte e collezionista

Sir Denis Mahon. Duecento

anni dopo la morte del Guercino,

John Ruskin, il più influente

critico inglese dell'Ottocento, contrastò

la sua fama rendendolo “detestabile”

agli occhi di collezionisti,

storici e critici dell'arte, le cui

grandi collezioni di arte antica si

andavano allora formando. La sua

pittura fu criticata ed i suoi disegni

considerati prova di mera abilità.

Di conseguenza, per quasi un secolo

la National Gallery di Londra

e nessun grande museo europeo acquistò

più pittura italiana del '600.

Furono gli studi di Danis Mahon a

modificare l’opinione della critica

d’arte anglosassone, convinta da

John Ruskin in periodo vittoriano

che tutto quello che era venuto dopo

il Rinascimento non avesse alcun

pregio. Ma proprio grazie a

questa sottovalutazione del patrimonio

artistico post-rinascimentale,

e segnatamente barocco, Danis

Mahon raccolse in poco tempo

(fino il 1964) un considerevole numero

di tele che pagò molto poco.

Vent’anni dopo, gli americani grazie

a Mahon iniziarono ad apprezzare

la qualità della pittura italiana

barocca, cominciando a comprare

opere per collezioni private e per

musei. I prezzi di questi autori,

compreso Guercino, cominciavano

a valere moltissimo. Nel frattempo

la collezione di Mahon era diventata

di tutto rispetto. Mahon “scovava”

capolavori di Guercino e di

altri pittori italiani del '600 in tutta

Europa, specialmente in case di

lord inglesi decaduti o quasi, i cui

predecessori avevano portato indietro

quadri italiani come souvenir

del Gran Tour e li avevano abbandonati

dopo l'anatema di Ruskin del

1845 che avrebbe prodotto i suoi

effetti fino al 1957. In Italia la critica

d'arte era orientata verso la pittura

del Tre-Quattrocento, per via

dell'influenza di Bernard Berenson.

Ragion per cui Mahon ebbe tutto il

tempo di costruire la sua straordinaria

collezione che oggi non a-

vrebbe prezzo, spendendo pochissimo.

In alcuni casi i disegni del


“La Madonna del Presepe” - 1634 circa - disegno - cm 24,8 x 19,7 - Collezione Grimaldi Fava

Guercino gli venivano addirittura

regalati a blocchi.

Nel corso della sua lunga vita realizzò

numerose pale d’altare destinate

a una fruizione pubblica all’interno

di edifici religiosi, a partire

dalle chiese di campagna della pianura

centese sino alla basilica di

San Pietro in Vaticano a Roma.

L’artista fu molto apprezzato ed

ebbe importanti commissioni anche

da privati, che chiesero sue opere

per arricchire le proprie collezioni

e quadrerie. Molto pignolo nei conteggi,

adeguava il prezzo delle sue

opere in base al committente ed al

tipo di quadro richiesto, come documenta

Il Libro dei conti dell’artista,

in cui sono elencate importanti

richieste da parte di ecclesiastici,

regnanti e famiglie nobiliari.

A questo secondo gruppo di dipinti

è dedicata la mostra ospitata al

Forte di Bard.

Tra queste opere, ora conservate sia

in collezioni private che pubbliche,

appaiono dipinti di grande innovazione

figurativa, riferibili a diverse

fasi della sua attività, dal vivo colorismo

della fase giovanile alla

maggiore compostezza classica delle

opere tarde. Si tratta di una serie

di dipinti di soggetto religioso, mitologico,

letterario, di dimensioni

variabili a seconda della destinazione

all’interno delle quadrerie

private dell’epoca.

Il percorso della mostra è una gioia

per gli occhi, ed i visitatori si soffermano

particolarmente in una sala

in cui sono posizionati due grandi

quadri, uno di fronte all’altro: il

“San Paolo eremita nutrito dal

corvo” e la “Maddalena”. Due o-

pere di santi penitenti, citate dal

Malvasia che elencandole nella

biografia del Guercino scrisse “Fece

ancor altre pitture per casa propria”.

I due santi, anatomicamente

perfetti, risultano inseriti in un paesaggio

dai colori vivaci, rendendo

l’opera adatta alle pareti domestiche.

Molto bello è anche “Cristo e

la samaritana”, in cui i due personaggi

dai gesti eloquenti, ritratti a

mezzobusto, spiccano sullo sfondo

di una città che si intravede in lon-


10

“San Paolo eremita nutrito da un corvo” - olio su tela - cm 178x233 - Pinacoteca Nazionale di Bologna

tananza. Nel Guercino gli episodi

dei santi e delle figure mitologiche

sono inseriti in contesti paesaggistici

naturali o architettonici che

avvolgono i protagonisti come in

un palcoscenico. Vengono esaltati i

sentimenti, i sensi, gli affetti, al fine

di commuovere il fruitore e trasmettere

un messaggio di fede o di

dolore, come nel caso di “Cleopatra”.

L’intento è la commozione dell'osservatore

non la semplice contemplazione.

Dopo la morte del pittore i nipoti

continuarono a mandare avanti la

sua bottega ma produssero imitazioni

deboli del suo stile. L'influenza

di Guercino non fu di grande

portata, probabilmente perché il

suo stile era così singolare e non

ebbe una vera e propria scuola per

portarla avanti.

Le commissioni, oltre che attraverso

i dipinti, sono testimoniate

anche da un’importante serie di

stampe realizzate da incisori a lui

vicini come Giovanni Battista Pasqualini.

Mentre i disegni, che rimasero

per la gran parte nel suo

studio, svelano al visitatore il “Guercino

privato”, trattandosi soprattutto

di opere che il pittore custodiva

personalmente, per utilizzarle

per creazioni proprie o degli allievi

all’interno della propria bottega.

La mostra, visitabile fino al 30 giugno

2019, è organizzata dal Forte di

Bard in collaborazione con il Polo

Museale dell’Emilia Romagna e la

Pinacoteca Nazionale di Bologna.

Il Guercino

Opere da quadrerie e collezioni del

Seicento Forte di Bard. Valle d’Aosta

5 aprile - 30 giugno 2019

Organizzazione Associazione Forte di Bard

In collaborazione con

Polo Museale dell’Emilia Romagna

Pinacoteca Nazionale di Bologna

Curatela Elena Rossoni, direttore,

Pinacoteca Nazionale di Bologna Luisa

Berretti, storico dell’arte

Partner

Regione autonoma Valle d’Aosta

Compagnia San Paolo

Fondazione Crt

Media Partner

RMC Radio Monte Carlo

Orari: Feriali 10.00 | 18.00

Sabato, domenica e festivi 10.00 | 19.00

Lunedì chiuso

Tariffe Intero 10,00 € - Ridotto 8,00 €

Scuole; Ragazzi 6-18 anni 5,00 €

Cumulativo con la mostra Wildlife

Photographer of the Year

Intero 15,00 - Ridotto 12,00

Informazioni al pubblico

Associazione Forte di Bard

T. + 39 0125 833811

info@fortedibard.it - www.fortedibard.it


www.tornabuoniarte.it

“Uomini sagome” - 1962 - olio su tela - cm 100x100

Renato Mambor

Firenze 50125 - Lungarno Benvenuto Cellini, 3 Tel.+39 055 6812697 / 6813360 - info@tornabuoniarte.it

Milano 20121 - Via Fatebenefratelli, 34/36 - Tel. +39 02 6554841 - milano@tornabuoniarte.it

Forte dei Marmi 55042 - Piazza Marconi, 2 - Tel +39 0584 787030 - fortedeimarmi@tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - Antichità - Via Maggio, 40/r - Tel. +39 055 2670260 - antichita@tornabuoniarte.it


12

“Face splash” - 2018 -olio su tela 110x110

Pier

TOFFOLETTI

galleriaesserre@gmail.com


Piero Guccione

La pittura come il mare

Museo d’arte Mendrisio

7 aprile – 30 giugno 2019

a cura di Silvana Gatti

“Cielo e nuvole

a Punta Corvo”

2006 pastello

67.5 x 62.5 cm

Galerie

Claude Bernard

«Mi attira l'assoluta immobilità del mare, che però è costantemente in movimento.»

Piero Guccione

Il Museo d'arte Mendrisio propone,

nella primavera del 2019,

una mostra dedicata al pittore

del mare per eccellenza, Piero

Guccione, attraverso l’esposizione

di 56 capolavori tra olii e

pastelli, che hanno per tema il

mare e la natura arida dell’estremo

lembo della Sicilia orientale,

a partire dai primi anni settanta fino

al 2012. La scelta delle opere, in questa

prima retrospettiva post mortem,

è stata curata da Simone Soldini, direttore

del Museo d’arte Mendrisio,

e dall'Archivio Piero Guccione

Nato nel 1935 a Scicli, nel ragusano,

dal padre sarto, stimato in città, e

dalla madre dedita ai figli, Piero e le

sue due sorelle, là dove i Monti Iblei

degradano nel canale di Sicilia, e scomparso

il 6 ottobre 2018 all’età di 83

anni, per oltre quaranta anni Guccione

ha contemplato il mare spingendo

il suo sguardo verso l’orizzonte,

alla ricerca di quell’energia

che muove il mondo nell’alternarsi

del giorno e della notte, della luce e

del buio, quell’energia impercettibile

del mare calmo che tuttavia calmo

non è, perché in costante movimento,

onda dopo onda, giorno dopo giorno,

nell’alternarsi delle stagioni.

Assistente di Renato Guttuso, prota-


14

“Tramonto a Punta Corvo”

1970 - olio su tela

66 x 64 cm

Fondazione Il Gabbiano, Roma

gonista di importanti mostre promosse

da musei italiani e stranieri, Guccione

è stato il principale animatore

del Gruppo di Scicli, a proposito del

quale Guttuso, in un’intervista, disse:

«Nel deserto della pittura italiana, c’è

la purezza d’intenti di un gruppo di

artisti che opera nell’estrema periferia,

lontani dal dinamismo delle metropoli,

dalle Biennali d’arte, dalla

velocità consumistica alla quale neppure

l’opera d’arte riesce a sottrarsi».

Guccione aveva studiato all’Istituto

d’arte di Catania e poi all’Accademia

di belle arti di Roma, dove si era trasferito

nell’ottobre del 1954 divenendo

assistente dello stesso Guttuso

dal 1966 al 1969 per la cattedra di

pittura dell’Accademia di Belle Arti

di Roma. Dal 1979 tenne la cattedra

di pittura all’Accademia di belle arti

di Catania. La sua prima mostra personale

ebbe luogo a Roma, alla Galleria

Elmo, nel 1960. Molteplici le

sue occasioni espositive: nel 1984

l’Hirshhorn Museum di Washington

lo invitò alla mostra internazionale

Drawings 1974-84, nel 1985 il Metropolitan

Museum of Art di New

York ad un’antologica di grafica. Partecipò

alla X e alla XII edizione della

Quadriennale di Roma (1972 e 1992),

e fu invitato a diverse edizioni (1966,

1972, 1978, 1982, 1988) della Biennale

di Venezia, che del 1988 gli dedicò

una sala personale nel Padiglione

Italiano.

Guccione, senza mai distanziarsi dall’arte

figurativa, ha portato il suo linguaggio

artistico ai limiti dell’astrazione,

soprattutto nelle ultime opere

dove l’atmosfera è estremamente rarefatta

sfociando in una sensazione di

vuoto riempita solo da uno spazio

meditativo in cui l’uomo, fissando la

linea dell’orizzonte, insegue i propri

pensieri. Perché Guccione, nel raffigurare

mare e cielo, è stato attratto

proprio dalla forza e dal colore di

quell’impercettibile linea che divide

il cielo dal mare. È l’impercettibilità


“Il mare a Punta Corvo”

1995-2000

olio su tela

86 x 113 cm

Collezione privata

“Luna d'Agosto”

2005

olio su tela

76 x 105 cm

Collezione privata, Roma

di quella linea ad affascinare Guccione,

quella linea che rincorre l’infinito

ed infinita essa stessa, eterna

ossessione che un tempo segnava il

limite del mondo conosciuto. Immergendoci

nelle marine di questo artista,

par quasi di sentire la voce di

Giuseppe Ungaretti che recita “M’illumino

d’immenso”. La spiritualità

supera la matericità, nei flutti marini

che si perpetuano all’infinito. Un artista,

Guccione, che non può essere

annoverato fra i pittori realisti, in

quanto si avvicina nettamente alla

metafisica, al concetto del “pensiero

dipinto”. Distante dalle mode avanguardistiche,

indifferente a scandali e

provocazioni, Guccione intende il suo

mestiere come una combinazione tra

saper osservare e saper fare. Il punto

di partenza è sempre la contemplazione,

laddove stupore e attesa si fondono.

Il punto di arrivo è il risultato

della mano sapiente che, padrona della

tecnica, dà corpo a quelle visioni,

distanziandosi tuttavia da ogni impressionismo.

Sono nate così opere metafisiche,

atemporali, campite da diverse mani

di azzurro, che evocano le sfumature

del mare e del cielo vicine ad alcuni

cicli fotografici di Luigi Ghirri.

A Scicli Guccione è stato pubblicamente

lodato dai maggiori scrittori

del paese, nonostante fosse raro incontrarlo,

rintanato com’era nel suo

studio fuori dal mondo, dove lavorava

mesi e mesi su una singola immagine,

rifacendone ossessivamente

le precise sottigliezze di tono fino a

quando quell'immagine rispondeva ai

suoi requisiti, catturando l'essenza

delle aride montagne e dello scintillante

Mediterraneo, che rappresentavano

i confini del suo mondo.

Per dirla con le parole dello scrittore

Alberto Moravia: «Guccione non illustra

figure e situazioni, ma cerca

anzi di ridurre il più possibile il riferimento

illustrativo… si è messo fuori

dalla storia, si è tenuto alla pas-


16

“Piccola spiaggia”

1996-1998 olio su tela

81 x 72 cm

Collezione Giuseppe Iannaccone, Milano

“La nave nell'ombra del mare”

1978 - olio su tela - 73 x 72 cm

Collezione privata, Roma

(Courtesy Galleria Tega, Milano)

sione che è di tutti i tempi e di tutti i

luoghi e a quella soltanto.»

Questo “mettersi fuori dalla storia”

ha portato l'artista ad usare anche il

pastello, mezzo che scopre tra il 1973

e il 1974 come tecnica “veloce”, in

alternativa, o meglio in sostegno alla

lenta procedura della pittura ad olio.

Da quel momento in poi il pastello lo

ha aiutato ad esprimere un’emozione

più immediata e diretta, animando la

natura e trasferendo alla natura i sentimenti

e le passioni umane.

Nei pochi scritti lasciati da Guccione,

raccolti in un volumetto intitolato Stesure,

un paragrafo delinea il suo pensiero

sul mare: “Il mare? Cerco di farlo

muovere per incontrare il cielo.

Ma il senso del cielo è quello dell’immobilità,

mentre il mare è la mobilità.

Il mare è la fissità mobile, il

cielo è la fissità assoluta. Inconsciamente

mi adopero per farli incontrare.”

Come i grandi navigatori che si sono

avventurati oltre l’orizzonte sfidando

l’ignoto, Guccione ha continuamente,

ossessivamente, interrogato quella

striscia di mare che, lambendo il

cielo, si fonde alludendo al mistero

del creato, evocando l’ignoto, l’oltre,

nella costante ricerca del motore divino

che tutto muove, a partire dal

moto perpetuo delle onde e dell’universo

tutto. Per dirla con le sue parole:

«La mia pittura oggi va verso

un'idea di piattezza che contenga l'assoluto,

tra il mare e il cielo, dove

quasi il colore è abolito, lo spazio

pure. Insomma, una sorta di piattezza,

che però, in qualche modo,

contenga un dato di assolutezza, di

una cosa che assomiglia a niente e

che assomiglia a tutto.»

Un catalogo di 120 pagine, edito dal

Museo d’arte Mendrisio, documenta

con fotografie e schede tutte le opere

in mostra, introdotte dai contributi di

studiosi e seguite da apparati riportanti

una bibliografia scelta e una selezione

delle esposizioni.


18

E v a v s

E v a

La duplice valenza del femminile

nell’immaginario occidentale

di Marina Novelli

Daniela Porro, Giuseppe Lepore e Andrea Bruciati

Lo scorso 29 marzo si è

tenuta a Roma, nella

Sala Spadolini del Ministero

per i Beni e le

Attività Culturali, la

Conferenza Stampa relativa

ad una ambiziosa

quanto sorprendente mostra che

si svolgerà a Villa d’Este - Santuario di

Ercole Vincitore e che si estenderà dal

10 maggio al 1° novembre 2019, prefiggendosi

di esporre, attraverso un approccio

multidisciplinare, una lettura a

vari livelli delle molteplici manifestazioni

del genio femminile che partendo

dalle matrici greco-romane, abbraccerà

un arco temporale fino allo scorso secolo.

Eva vs Eva infatti è una esposizione

dedicata alla duplice valenza

femminile nell’immaginario occidentale.

È questo un interessante progetto

che snodandosi attraverso opere d’arte,

documenti letterari e manufatti che

partendo dall’antichità esprimono la

fascinazione antropologica ed estetica

nei confronti dell’eterno femminino,

per giungere sino alla rivoluzione di

genere operato nel XX secolo. Le matrici

greco-romane segnano la partenza

quindi di un viaggio che giungerà fino

allo scorso secolo, scandagliando le

manifestazioni e le interpretazioni storiche

del femminile con le sue ambivalenze

quali il rassicurante e normativo

simbolo di maternità fino alla pericolosa

e ambigua forza della natura; apparente

antitesi questa che si esplicherà

in due distinti percorsi complementari

e contigui in due differenti e suggestive

sedi: il piano nobile di Villa d’Este e l’

Antiquarium del Santuario di Ercole

Vincitore. Ma vediamo di illustrare ed

approfondire il tema intrinseco della

mostra. Daniela Porro - Direttrice del

Museo Nazionale Romano ha squisitamente

asserito quanto segue: “Questa

affascinante mostra consente di ripercorrere

ed affermare nella loro totalità

i molteplici e diversi aspetti dell’universo

femminile, al di là dei nostri stereotipi,

nella costante e disperata ricer-


da sinistra: Daniela Porro, Giuseppe Lepore, Antonio Lampis, Andrea Bruciati e Alfonsina Russo

RITRATTO FEMMINILE VELATO

RAFFIGURANTE VIBIA SABINA

Età adrianea, marmo bianco a grana

fine, 27×23×20 cm

Tivoli, Area Archeologica di Villa Adriana

ca per

affermare

la propria

personalità

e autonomia

sentimentale

- Penelope e la sua

estenuante lotta in

difesa della casa e di

un ideale di civiltà,

l’indomabile Medea

che non si piega a convenzioni

utilitaristiche

e rivendica il suo ruolo

di moglie e non di madre,

Saffo dai capelli viola che

nella sua infinita lirica ama

e soffre fuori da ogni conformismo,

e poi Livia, Agrippina,

Giulia Domna, donne di potere, non

più austere matrone romane, ma eccezionali

protagoniste della storia imperiale.

Queste alcune tra le più importanti

opere del Museo Nazionale

Romano che saranno in mostra a Tivoli.

Alfonsina Russo - Direttrice ad

interim del Parco Archeologico di

Pompei - si è così espressa: “Sono lieta

di dare seguito a questo progetto, voluto

e curato dal mio predecessore

Massimo Osanna che ha il merito, tra

le altre cose, di costruire un dialogo ed

una rete tra i più importanti luoghi

della cultura, quali l’Istituto Villa

Adriana e Villa d’Este, il Museo Nazionale

Romano ed il Parco Archeologico

di Pompei. Con questa mostra è

stato ideato un variegato ed affascinante

percorso nel mondo della donna

che, mai come a Pompei, risulta fortemente

rappresentato, grazie ai numerosi

documenti giunti fino a noi che

raccontano i capricci delle dee ma

anche la quotidianità delle matrone o

la spregiudicatezza di certe imprenditrici.

Una lettura di immagini del passato

che questo luogo restituisce,

contribuendo al racconto di quel fascino

e di quella forza rigeneratrice che


20

RITRATTO DI AGRIPPINA MINORE

inv. 56964

(esposta a Palazzo Massimo)

RITRATTO FEMMINILE

DETTO DI “POPPEA”

marmo dalla Villa A

di Oplontis,

I sec. d.C.

contraddistinguono la sfera femminile”.

Antonio Lampis - Direttore Generale

Musei - afferma invece quanto segue: “La

realizzazione di una mostra di così elevato

valore rappresenta in me la convinzione

che la messa in rete dei musei nel

nostro Paese non può che generare grande

sviluppo culturale, nonché nuove esperienze

di conoscenza. Questo ambizioso

e complesso progetto espositivo articolato

attorno alla fascinazione della figura femminile

infatti è avvalorato dalla partnership

tra le tre eccellenze della realtà

museale nazionale, quali il Parco Archeologico

di Pompei, il Museo Nazionale Romano

e i due siti del polo tiburtino di Villa

d’Este e Villa Adriana. Andrea Bruciati -

Direttore dell’Istituto Villa Adriana e

Villa d’Este - Villae - ha circostanziato

che: “Tutto nasce dal fatto che questo

anno si celebrano i 500 anni dalla morte

di Lucrezia Borgia, madre di Ippolito

d’Este, che fu una delle figure più controverse

del Rinascimento italiano e che è

caratterizzata da una sorta di una apparente

dicotomia - da una parte c’è l’immaginario

che la dipinge come una terribile

meretrice, la peccatrice per antonomasia

e dall’altro invece, la storia ci consegna

una donna dal grande e forte carattere,

nonché dalla forte e ricca personalità,

per cui il nostro scopo è

quello di, attraverso questa suggestione,

dare uno spunto di

riflessione. Mi sono pertanto

ancorato a questa dicotomia,

tra la storia e l’immaginario,

che il mondo occidentale

ha avuto nei

confronti dell’universo

femminile, che doveva

essere organizzato, gestito

e controllato. Una

mostra su come l’uomo ha

cercato, per il pregiudizio,

di gestire la dimensione al

femminile. Dimensione che

poi, negli anni ‘60/‘70 è esplosa a

favore dei diritti destinati alla donna.

È questa una riflessione sulla

quale non si finisce mai di riflettere

ed è importante questa mostra proprio

al fine di assurgere la sua

linfa fin dalle origini culturali

e classiche che ci portano

poi a svilupparle nel

tempo, fino ad arrivare al

ventesimo secolo, senza trascurare

pertanto il punto di vista

sociale. Senza queste protagoniste non

avremmo potuto neanche immaginare

questo progetto così ambizioso che ha per

TESTA DELLA CD. SAFFO

(esposta a Palazzo Massimo)

inv.n. 65617


Giovanni Battista Piazzetta,

GIUDITTA E OLOFERNE

XVIII sec., olio su tela, 83×98 cm

Roma, Accademia Nazionale di

San LucaVilla Borghese dal balcone - 1907 circa - Olio su tela

FRAMMENTO DI SARCOFAGO

COL MITO DI GIASONE E MEDEA

collezione Boncompagni Ludovisi

(esposta a Palazzo Altemps)

inv. 8647

tema la sua agilità ma

anche la sua grandissima

forza. La donna… un essere

metamorfico, di passaggio…

che dà la vita…

ma al contempo, la toglie.

Questa idea di bipolarismo

è, a mio avviso assolutamente

affascinante! Al

Santuario di Ercole Vincitore

vediamo rappresentata

una donna che si fa

garante dei valori costruttivi

della famiglia e a Villa

d’Este, invece, l’aspetto

apparentemente più affascinante

della donna fatta

più di ombre che di luce.

È importante secondo

me!”- continua Andrea Bruciati

- “… ed è come porre

opportunamente l’interrogativo

su questo bipolarismo,

e cioè, come la realtà

sia molto più complessa e

variegata quando abbraccia

la divulgazione al femminile”.

Quindi, possiamo

sintetizzare asserendo che

gli aspetti più luciferini ed

ambigui della donna si legano

inscindibilmente a

quelli più luminosi e idealizzati

al fine di restituire

spessore e poliedricità a figure

femminili che la storia,

l’immaginario collettivo

e l’interpretazione hanno

appiattito in un ruolo.

Donne diventate matrici,

che prima di essere di genere,

rappresentano simboli

esemplificativi di letture

cui oggi possiamo criticamente

dar voce. Si tratta

infatti di una operazione

articolata e complessa, che

ha creato una eccezionale

piattaforma di lavoro tra le

più importanti del nostro

Ministero, sostanziando il

progetto espositivo di una

ricchezza di temi e suggestioni,

che solo la polifonia

ed il coordinamento

tra diverse strutture possono

mettere in campo.

FRAMMENTO DI AFFRESCO CON FIGURA FEMMINILE CORONATA

D’EDERA DALLE TERME SUBURBANE DI POMPEI - I sec. d.C.


22


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“Il problema del bang” - 1966 - tecnica mista su tela - cm 63x60

Achille Perilli

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24

Il Ritorno del

“Ritorno all’ordine”

di molti artisti che sono stati gli interpreti

di quel cambiamento di pagina epocale,

non meno importanti di quanti si adoperarono,

nella seconda fase del XX secolo,

per aggiornare il passo alle pulsioni sociali

sempre più febbrili e insistenti. Perciò

una contrazione sui prezzi dei nomi

di coloro che furono allievi di grandi

Maestri e poi essi stessi grandi caposcuola

o illuminati pittori, ha avuto il suo

corso e sta completando la sua naturale

estensione. Interessano nomi e tele di coloro

che hanno raggiunto la maturità alla

metà del secolo, di quelli che erano a Parigi

subito dopo Modigliani e Picasso. Il

mercato e non solo le grandi esposizioni

si interessano della pittura degli anni che

comprendono il cuore del secondo quarto

di secolo e gli anni seguenti, quelli in cui

un pensiero di rinnovato ritorno all’ordine

non era più solo una esigenza in

senso restrittivo. Ecco dunque un meridi

Giorgio Barassi

Carlo Carrà

Aligi Sassu

Al suo affacciarsi sulla scena

della pittura nazionale, il

Novecento inteso come corrente

artistica propugnava

un ritorno all’ordine, una

ventata di rinnovamento che non ricusava

aprioristicamente le evoluzioni, ma che

attingeva alla pittura nel senso più classico

del temine. L’esigenza, vista con gli

occhi di quelli che furono i protagonisti

di Novecento, era tale perché il Futurismo

aveva destabilizzato, aveva scosso

fino a provocare le storiche risse a Firenze

o a Milano, in cui i rivoluzionari futuristi

e i classicisti incalliti se le davano

di santa ragione. Limitare il tiro alle vicende

di inizio secolo sarebbe oltremodo

offensivo, per i cento anni che hanno contenuto

di tutto: due guerre, rivoluzioni sociali,

movimenti studenteschi determinanti

e poi avanguardie, non-gradevole,

arte Pop e una serie di ismi pressoché in

catalogabili per sovrabbondanza.

Piuttosto va letta la grande capacità degli

artisti che avevano cercato di tracciare un

solco di confine dal secolo precedente,

che con la crisi del Romanticismo aveva

dato il via al Realismo. A Napoli i realisti

avevano sfornato, sul finire dell’ ottocento,

capolavori di vita sociale, vedute

non solo stucchevoli e ripetitive ma illuminanti,

per tecnica e stile. Ribadire con

la sola avanguardia sarebbe stato poco e

troppo logico. Sarebbe stato un semplice

opporsi. E allora quei movimenti, tra cui

Novecento fu di certo il più fortunato, alimentarono

le idee ed i sogni di quei giovani

che nella seconda fase della loro

carriera hanno lasciato davvero segni e

colori determinanti per conoscere la storia

stessa dell’ Italia, non solo artistica.

Il mercato dell’ arte, o quello che di esso

sopravanza le altre proposte, ha sottaciuto

per un po’ le genialità ( e le quotazioni )


Antonio Carena

Virgilio Guidi

tato riposizionamento delle operazioni artistiche

dei De Chirico, Guidi, Carrà,

Sassu. Insomma quei protagonisti a cui

era logico e perfino facile pensare con la

riconoscenza dell’estimatore e i giusti

plausi del mercato.

Infatti una rinascita delle richieste di

quelle opere, e con esse di quelle dei

Crippa (che è cronologicamente posizionabile

dopo i nomi prima citati, ma u-

gualmente determinante) e dei Carena,

dei Morlotti (vedi Crippa) e dei Rosai.

Facciamo una rapido calcolo. La gran

parte di questi nomi aveva vent’anni alla

nascita di Novecento, altri nacquero proprio

in quelle epoche. Quanto costerebbero,

in maniera costante ed inattaccabile,

questi giganti se avessero avuto

allora i mezzi di comunicazione di oggi a

loro disposizione? Come sarebbe stata

diffusa la loro poetica e il loro stile se

avessero avuto i supporti mediatici che


26

Roberto Crippa

Mario Tozzi

oggi si concedono, anche frettolosamente,

ad artisti che hanno la notorietà di un

qualunque prodotto da promuovere? A

sfavore dei grandi ha giocato il ricorrente

“… ma tanto si sa, chi li vuole li cerca …”

che ha finito per oscurane i reali valori

che si affacciano nella loro interezza

anche nelle richieste dei collezionisti più

esigenti.

Questo trend a cui plaudiamo è il miglior

riconoscimento ad una capacità artistica

indiscutibile, che è semplicemente doveroso

riconoscimento. In fondo, quella

parte di secolo che ha poi finito per armare

le rivoluzioni culturali ed artistiche

contro sé stesso, non avrebbe subito discutibili

occultamenti se non avesse fatto

così tanto chiasso con la sua linearità produttiva,

distesa fra le forme metafisiche

di De Chirico e i ghirigori di Crippa, fra

le modelle di Morlotti e le asciutte nature

morte di Carena. Proprio in quelle opere,

e in ogni storia che le contiene, c’è il racconto

di una Italia che usciva la seconda

volta da una guerra, con gli stessi propositi

di riscatto degli anni del primo dopoguerra.

Qualcuno ha scritto che l’informale

ha le sue radici nelle sciagure umane,

e i pennelli di artisti dediti a quella

pittura erano intrisi nel fango delle trincee.

Giusto. Nondimeno la speranza di

pace, l’affermarsi di una sorta di liberismo

pittorico, la continuità nelle operazioni

artistiche caratterizza un bel numero

di pittori che hanno vissuto momenti gloriosi

di affermazione e una ingiusta detenzione,

neppure domiciliare, nelle seconde

file del mercato.

Ora si affaccia l’esigenza di lasciare alle

lattiginose vedute di Venezia di Virgilio

Guidi (che pure, a diciotto anni, di Novecento

aveva fatto parte) ed al rosseggiare

dei cavalli di Aligi Sassu lo spazio giusto

nelle case di chi colleziona bellezza, più

che quadri.

Viene in mente un filmato che girava in

rete qualche tempo fa. Alcuni ragazzi giocano

chiassosi in una via di quartiere

mentre passa un anziano signore intento

a camminare con difficoltà. Nessuno di

quei ragazzi lo guarda, anzi. Ma un giorno

dalla borsa della spesa del vecchio signore

cade un ritaglio di giornale, con la

sua foto paragonata ad un’altra in cui appare

giovane, eroico ufficiale decorato. I

ragazzi leggono ed attendono il ritorno a

casa di quel signore. Uno di loro, ritto

sugli attenti lo saluta militarmente. Il sorriso

e la commozione ritornano su quel

volto solcato dal tempo come una vecchia

tela, e quello che fu un valoroso soldato,

risponde grato al saluto delle nuove leve.

Sta accadendo questo. E il gruppo di pittori

quasi silenziati finora, come un drappello

di ufficiali tenuti in disarmo, oggi

fa risplendere le proprie sciabole sotto il

sole di un rinnovato apprezzamento. Era

ora!


Alberto LANTERI

“Oltre il confine”- 2019 - olio su tela

“L’ira degli Dei”

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Anna Maria Tani

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“Moda etc...” - 2019 - mista su tela - cm 30x30

“One Concept” - 2019 - mista su tela - cm 30x30


30

Antonio Murgia,

la figura e l’umano esplorarsi

di Giorgio Barassi

Ciò che conosciamo di noi è solamente

una parte, e forse piccolissima, di

ciò che siamo a nostra insaputa.

(Luigi Pirandello)

Experience the present

cm 120 x 100

Riassume in un fiato,

tra le altre belle spiegazioni,

il suo dipingere.

Antonio Murgia

potrebbe andare

avanti per ore a parlare

della sua pittura sotto il peso

delle nostre incalzanti domande, ma

ha la pazienza e la ordinata saggezza

di chi non pronuncia un vocabolo

fuori posto. E ne dice già poche, armato

della santa pratica del silenzio

o delle poche parole, che è per lui

naturale, essendo sardo. Della sua

terra e delle sue origini parla con oggettiva

compostezza, ed è già chiaro

“… Ogni individuo dovrebbe guardarsi allo specchio…”.

alla prima lettura delle sue opere, da

cui, tra gli altri colori, sbucano gli

azzurri di quel mare irripetibile e la

bellezza fornita da una dote innata,

permanente. Una ricerca faticosa e

non sempre fortunata, con un clamoroso

abbandono dei pennelli, poi ripresi,

per fortuna, a ridare corpo ai

volti ed alle sferzate di colore che

ormai delineano una sua propria nota

stilistica, rendendolo singolare ed

apprezzato artista, moderno e passionale

quanto indagatore e convinto

sostenitore della necessità del bello

e del non conforme.

Dalla Costa Sud della sua isola va a

Milano, a Brera, e studia quanto gli

basta a capire cosa vorrebbe e cosa

non vuole. I primi approcci alla indagine

sui volti sfociano in una serie

di esercizi di stile che gli serviranno

poi a radunare attorno a sé le forze e

la tecnica con cui ha affrontato le

opere di arte sacra o ispirate ai grandissimi

della storia. Quella pagina

servì a Murgia per capire che il quadro

non poteva né doveva essere solo

un figlio della bravura, ma doveva

andare a colpire la sensibilità di chi

guarda suscitando un interesse che

non fosse solo e segnatamente quello

per il bel dipingere. Da lì nascono le


Forgiveness & health

cm 160 x 120 (diptych)

indagini e la ricerca sugli aspetti nascosti

dell’anima, sulle propensioni,

i sogni, i difetti ed i pregi di ciascuno

di noi. Una pittura che non limita

l’autore ad esibire la sua capacità,

ma a tentare di incontrare lo sconosciuto

che ciascuno di noi porta con

sé e che a volte, se non sempre, nega.

Quando decide di tornare al lavoro

del pittore, dopo quell’abbandono

che gli fu di aiuto per ritrovarsi,

Murgia ironizza e sferza una società

ben diversa da quella che aveva lasciato.

Lui e i suoi coetanei sono i ragazzi

che hanno vissuto i vent’anni

con la PFM, il Banco e gli Area. I

gruppi che lanciavano la potente

sfida del rock progressive in una Italia

ben diversa da quella degli anni

2000. E allora era necessario svilire

con eleganza, sfiorare lo scherno in

punta di fioretto per sgonfiare i miti

che oggi nemmeno si contano più,

pare che ne nasca uno al giorno. Così

Mike Tyson prende un gancio destro

da Topolino, qualche personaggio

Disneyano veste come un tronista o

è impegnato in pose erotiche, altre figure

iconiche perdono la loro giusta

o ingiusta ieraticità sotto i colpi di

una pittura sapiente quanto Pop.

Pop alla giusta (ed unica) maniera

del popular. Pop quanto quelle pulsazioni

generate dalle inquietudini e

dalla frattura sociale negli anni difficili

ma anche foriere di tanta pittura

di qualità. Pop alla maniera di Murgia,

sicuramente. Era arrivato il momento

di collocare quella anima Pop

in uno spazio indagatore conciliante

e gradevole, era il momento di mettere

insieme le lezioni di figura con

le intenzioni di indagine, i volti meravigliosamente

dolci con le elaborazioni

cromatiche più informali. Era,

per Murgia, il momento di chiudere

un cerchio di esperienze, nozioni, incontri,

sensazioni e consapevolezze

guadagnate centimetro dopo centimetro,

con la pazienza e l’impegno

di una ricerca convinta. E così Antonio

Murgia attinge alle sue conoscenze,

alle emozioni che sono dell’uomo

e non solo dell’artista, scegliendo

una via impervia e consentita

a pochi, come quei sentierini in mezzo

alle dune ed alle collinette delle

sue parti vicine al mare, ormai sempre

più rari, da cui ti aspetti di scrutare

l’infinito mentre i rovi e i rametti

di mirto ti graffiano i polpacci.

Incedi convinto di sapere che arriverai.

La meta è la serenità di un mare

turchese senza limiti, di una sabbia

bianchissima. Alle spalle gli odori

della terra e della macchia silenziosa.

La conquista è compiuta.

Da quelle contrazioni identitarie,

dagli sforzi per cercare una via che

abbia le caratteristiche della singolarità

e della autonomia, attraverso una

serie di emozioni e di attenzione alle

emozioni, Murgia arriva alle due

serie Oros e Justaposition. La prima

prende le mosse dalle iniziali delle

parole ORdine e dalle due finali di

caOS. Una combinazione che non

serve a creare caos né a richiamare

all’ordine, ma ha in entrambi gli elementi

la maniera per chiedere implicitamente

a chi guarda di servirsi

liberamente degli innesti di colore o

di altri elementi nel complesso dell’opera,

che ha nei volti o nei corpi

la parte razionale e sognante insieme.

Dunque lo sfondo può essere

damascato o addirittura irregolare, le

scritte “Fragile” o altro ricavato dalle

stampe che ci passano tutti i giorni

sotto gli occhi, e che per ciò stesso

sono popular, invadono i volti, li

completano e li arricchiscono, corredate

da quei passaggi policromi ed

irregolari che danno l’idea di un dualismo

sulla falsariga della dualità

astratto-figurativo. A pronunciarci su


32

Intuitive act

cm 100 x 170

(diptych)

Things go beyond

cm 120 x 160

(diptych)

Vision

cm 80 x 60

quella inventata dicotomia, porteremmo

il lettore fuori strada. Ma da Oros

deriva proprio la convinzione che classificare

la pittura in astratta o figurativa

è evidentemente un falso problema.

Justaposition è il giustapporre. Che a

volte diventa sovrapporre e genera larghe

fasce di colore in grado di coprire

per intero uno di quei volti. Oppure è

giusto richiamo, deciso decoro, elemento

pressochè congenito alla figurazione,

di cui peraltro Murgia è ottimo

interprete. Iuxta Ponere, in latino.

In modo giusto, a giusta ragione. Il ponere

è la fatica, è il lavoro del pittore.

Et voila, la antitesi è annullata. La

convivenza di componenti distanti diventa

armonica e coerente, e la cifra

stilistica di Antonio Murgia è completata.

Il suo è un lavoro in continuo

evolvere. Occuparsi di quel che il fruitore

vedrà è materia per animi sensibili,

ed è il caso di questo organizzatissimo

pittore, che trova le idee del

comporre con la regolarità dell’artigiano

che ritrova alla cieca, sul banco

di lavoro, gli attrezzi del mestiere ma

sa anche creare la giusta atmosfera per

darci l’idea di quanto sia importante

guardarci allo specchio, vedere quegli

orgogliosi pezzi di colore galleggiare

nello spazio del quadro come dovremmo

vedere quel che ci appartiene

intimamente, quello che evitiamo per

non crearci la afflittività dell’autocensura.

Monitorio ed ironico, sagace e tecnico,

leggero e convincente, riconoscibile

ed alternativo all’appiattimento, di cui

è nemico giurato quanto lo siamo noi

da sempre. Lotta con quel che ha, e

non è poco. Propone e governa dall’alto

di una pittura che nutre lo spirito,

perché è conoscenza e gioco.

Gioia e indagine.

Alla fine, per sottolineare il capirci,

abbiamo attinto a qualche sano esempio

calcistico. Abbiamo finito, io e

Murgia, per parlare di Zeman e del

calcio che risponde a regole di geometria

e velocità, ma che rimane un gioco

ed affascina le menti aperte. Riempire

il campo di corsa e di tecnica come

riempire lo spazio del quadro di elementi

necessari, indifferibili. La migliore

arma per sfidare la piattezza è

ragionare sulla maniera diversa di proporre,

incoraggiando alla osservazione

e dando tutto, senza remore, con coraggio.

Staccandosi dalle ovvietà di

una società che ci vorrebbe anonimi,

silenziosi complici di un livellamento

in basso. E in questo saper eccellere,

Antonio Murgia eccelle.


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40


Miriam Ferrucci

www.miriamferrucci.com - miriam@miriamferrucci.com

Miriam Ferrucci artista


42

LES FLEURS ET LES RAISINS

trasversali allegagioni d'arte

di Alberto Gross

Vini ad Arte edizione 2019

Quando il Sangiovese è un capolavoro

Evento promosso dal Consorzio Vini di Romagna

gross.alberto@libero.it

Quando il Sangiovese è

un capolavoro: così recitava

il sottotitolo dell'edizione

2019 di Vini

ad Arte, oramai più che

consolidata manifestazione

dedicata alle anteprime del

principe dei rossi di Romagna nelle

sue versioni Superiore e Riserva.

Giunto alla sua XIV edizione, l'evento

si è svolto il 17 e 18 febbraio

presso il Museo Internazionale delle

Ceramiche di Faenza, luogo prezioso

fondato oltre un secolo fa e che custodisce

una delle più importanti collezioni

a livello mondiale completamente

dedicate alla ceramica.

Strettissimo il legame tra la manifestazione

e il Museo, nelle cui stanze

potere ammirare una storia secolare

che ha trasformato fogge, contorni e

decorazioni ai vari recipienti domestici

dedicati alla mescita ed alla conservazione

del vino, fino anche alla

presentazione e apparecchiatura delle

tavole nobiliari. Oggetti che - dalla

seconda metà del '500 in poi - vennero

ampiamente esportati e ancora

oggi indicano un motivo di riconoscibilità

ed eccellenza mondiale.

Arte del manufatto che incontra l'arte

del vino e viceversa, un felicissimo

connubio realizzato dall'ottimo lavoro

del Consorzio Vini di Romagna

che ha saputo riunire tante delle più

rappresentative cantine della regione

in una due giorni di vetrina di sicuro

prestigio per la promozione di un

vino ancora troppo poco conosciuto

per le sue autentiche qualità.

Ciò che, in particolare, pare emergere

dai vari assaggi, è un cambiamento

di stile e di interpretazione del

vitigno: non più grandi concentrazioni

e l'uso esasperato del legno –


inseguendo un certo modello

toscano - ma ricerca di fragranza,

bevibilità e frutto croccante.

Tale considerazione valga

soprattutto per le riserve

2016 in anteprima, annata

egregia per la maturazione fenolica

delle uve e che si candida

ad essere una delle migliori

dell'ultimo decennio.

Romagna non è, tuttavia, solamente

Sangiovese, ma terra

d'elezione di un altro grande

vino: l'Albana, primo vino bianco

italiano ad ottenere una

D.O.C.G.

L'anteprima 2018 si è rivelata

tutta nelle buonissime escursioni

termiche di fine estate

che hanno donato nettezza e

freschezza di profumi e buona

acidità e sapidità, a snellirne

un corpo in alcune annate un

pò troppo opulento e invadente.

Una panoramica complessivamente

davvero convincente,

per cui auguriamo buon lavoro

al Consorzio per l'edizione

2020, confidando che -

anno dopo anno - il pubblico

dei consumatori percepisca e

valorizzi sempre più la crescente

qualità dell'intera viticoltura

romagnola.


CLAUDIO FEZZA

Life: A cosa si ispira la sua arte?

Claudio: la mia arte esprime i

sentimenti e l’intima conoscenza

nei confronti dell’essere umano e mi ispiro

all’incantevole terra delle coste cilentane,

Pisciotta e il magico mare di Palinuro in

cui do spazio ai colori, ai profumi e alle

forme della terra, del mare e del cielo.

Life: come è venuto a conoscenza della

Life Art Gallery?

Claudio: ho conosciuto Life Art Gallery attraverso

le Fiere d’esposizione.

Life: Colpisce di Lei, mi racconta il Direttore

Artistico di “Life” Mirko Mele, la sua

versatilità che riesce ad immettere nei suoi

lavori, quasi un surrealismo, dove c’è tanto

di conscio e inconscio, di palese e d occulto.

Lei al di là di essere un pittore può essere

considerato anche un drammaturgo?

Claudio: si, un drammaturgo che usa meravigliosamente,

le sfumature infinite dei

colori, quasi come un poeta alla ricerca di

se stesso, mi addentro con circospezione

nella parte più segreta del cuore. Sperimento

e ricerco fra il chiaro scuro della

psiche, nella rete dell’inquietudine dei taciturni

e dei solitari.

Life: Lei si può definire con un carattere

introverso e lo esprime nella sua arte?

Claudio: si, mi posso definire un introverso,

e ho scelto la pittura per ritrovarmi

e conoscermi, mi trovo a mio agio nella solitudine.

Life: Perché si affida alla Life Art Gallery?

Claudio: mi ha colpito di “LIFE” il nuovo

modo di intendere l’arte anche attraverso

il cinema, portando le opere nei film più

importanti a livello Nazionale ed Internazionale;

la sinergia tra gli attori e galleria

fa coesistere due mondi apparentemente

diversi, ma che si compensano l’uno con

l’atro. Azienda seria e progetto ambizioso

e lungimirante.

V.Brodolini 9

84091 Battipaglia (SA)

www.lifeartgallery.it

info@lifeartgallery.it

tel. 0828/300013


46

Pop Surreal

di Alain Chivilò


Lartista Andrea Marchesini

espone, per a prima

volta, il personale iter

pittorico all’interno della

scenografica sede e-

spositiva di Casa dei

Carraresi, situata nella

dolce Treviso. Nel luogo in cui “Sile

Cagnan s’accompagna” due sale dello

storico museo ospitano contemporaneamente

le opere del maestro vicentino.

Forti e vivide cromie accendono

lo sguardo del visitatore lungo un percorso

dall’ampio respiro visivo, ma soprattutto

arricchiscono l’animo umano

grazie a continue e forti vibrazioni. Il

linguaggio pittorico del pittore Andrea

Marchesini è indubbiamente enigmatico,

ma allo stesso tempo, vive di una

vitalità propria che riesce ad attrarre

l’interesse e gli animi umani. Intorno

alle sue opere si origina una forza apparente

di mutua attrazione che, parafrasando

la proprietà gravitazionale, in

modo direttamente e inversamente proporzionale

alla distanza e all’energia

espressa accende occhio, mente e cuore

per viaggi che superano la realtà naturale.

L’iter di Marchesini nel suo approfondire

l'oltre, partendo da disamine poste

lungo il Novecento, specifica una pseudo

scienza che, sovrapponendosi alla

metafisica, s’irradia attraverso continue

leggi delle eccezioni. Si ottiene

dunque un collegamento con il poeta e

scrittore francese Alfred Jarry che in

«Gesta e opinioni del dottor Faustroll»

identificò nel 1911 una “scienza delle

soluzioni immaginarie” che in modo

simbolico potesse associare “le proprietà

degli oggetti descritti per la loro

virtualità”. Siamo di fronte a una

pseudo disciplina lungi da essere definita:

la patafisica. In quest’ambito, il

viaggio di Jarry non è altro che un’esplorazione

attuata a livello pittorico

da Andrea Marchesini che parafrasa in

modo diretto una presenza umana, suddividendo

ogni situazione vitale tra

aree liriche e oniriche.

Nasce così una gioia seduttiva che,


“Amusement” - 2017 - tecnica mista su tela - cm 152 x 147

grazie a efficaci accostamenti cromatici,

permette la nascita di mondi psicologici

atti a paesaggi della nostra

anima sempre vissuti o ancora da esserlo.

Marchesini compone così delle quinte

teatrali, sempre incessanti, che racchiudono

costellazioni di significati.

Fin dalla loro ideazione, l’unione di

tessuti diversi entrano in un’unica

trama atta a formare, pur nella loro diversità,

un supporto a cui tutto si genera,

grazie anche all’azione del pittore

che in diversi passaggi di colore annulla

il puzzle costruttivo. Tale tecnica,

pur essendo apprezzata dal vero cultore

d’arte che visiona il retro delle opere,

apre per definizione all’elemento dell’arredo

teatrale contenente la scena

pittorica.

Assistiamo, dunque, alla sovrapposizione

di storie su storie partendo da un

racconto che lo stesso Andrea Marchesini

produce ex novo, lungo un’architettura

concettuale definitiva.

Gli universi artistici delineati dalla

mano del maestro vicentino possono

essere sintetizzati nel termine, ideato

dal critico e curatore d’arte della mostra

Alain Chivilò, Pop Surreal poiché

il linguaggio espresso da Marchesini si

alimenta grazie a disamine moderne

rapportate alla contemporaneità.

Il Surrealismo, studiando la psicologia

moderna, cercò di trovare la sua e-

spressione artistica nei rapporti in cui

il sogno determina e teorizza l’inconscio.

La mente, attivandosi, evidenzia

lungo il sonno sequenze molteplici costituite

da immagini, emozioni e percezioni

che interagiscono tra irrealtà,

realtà e illogicità, mappando approfonditamen-

te i diversi strati dell’essere.

Come scrisse André Breton il Surrealismo

individuò liberamente “il funzionamento

reale del pensiero”: una base

concettuale vera e propria fondamenta

del vocabolario formale di Marchesini,

utile a riprendere spunti da

uno dei suoi principali riferimenti

artistici, Joan Mirò.

Nel maestro spagnolo, Andrea

Marchesini non scopre

il personale modo ideativo

“in un sol colpo”. Tra movimenti

che non si arrestano,

ma vivono in simil immobilità

e in deformazioni rette

da rapporti reali e irreali, i

nostri sensi si accendono all’interno

di deformazioni

immaginarie che il pittore dipinge in

accostamenti inconsueti.

A dimostrazione di quanto indicato,

suo scopo è di rendere narrativi stati

del pensiero per una realtà biologica

indefinita laddove il macro diventa

micro. L’azione pittorica evidenzia u-

nità morfologiche e fisiologiche elementari

per stati primordiali cellulari.

Ecco che “minuscole forme in grandi

spazi vuoti” riprendono un espressione

di Mirò riecheggiante nelle opere di

Marchesini per costanti reti neurali

contemporanee.

Proprio la connessione al tempo in cui

stiamo vivendo, conduce l’artista a

stare con i piedi per terra arricchendo


48

“The Ostrych law” - 2019 - tecnica mista su tela - cm 200 x 182

le sue opere di forti cromaticità enfatizzando

la base territoriale di appartenenza

che giocò, fin dal Rinascimento

soprattutto a Venezia, un ruolo costruttivo

e artistico basilare.

L’utilizzo del colore irrompe a livello

visivo, nella quasi totalità delle opere,

grazie a tonalità dal rimando Pop Art,

rappresentando un mondo chiassoso

sempre retto da toni alti. In diversi passaggi

di colore (si ricordi anche l’assemblaggio

del medium come già indicato),

contrappone ed equilibra

nuance calde e fredde non abbassando

mai l’intero ritmo compositivo percepito

da e nell’opera.

Gli stessi richiami figurativi, fatti di

sezioni, porzioni o semplici percezioni

rimandano alla ricerca del maestro

Concetto Pozzati, sempre in grado di

unire all’iconografia della figura italiana

la cultura neo Pop.

Andrea Marchesini, nella personale

originalità artistica elabora astrazioni

surreali dal forte impatto visivo. Universi

creativi che, nel reciproco rimando

tra tesi e ipotesi, specificano percorsi

di unità biologici e nervosi determinati

in narrazioni artistiche dell’inconscio,

poiché “le soluzioni immaginarie

sono il vivere e il cessare di vivere”

in quanto “l’esistenza è altrove”

(André Breton).

Andrea Marchesini

Pop Surreal

a cura di Alain Chivilò

6 - 20/5/2019

Casa dei Carraresi

Piano Terra e Sala Architettura

piano primo

Inaugurazione

sabato 11 maggio 2019 ore 18

Ingresso gratuito

Indirizzo:

Via Palestro 33/35, Treviso

Orari

Dal martedì al venerdì: 10 - 19

Sabato, domenica e festivi: 10 - 20


www.tornabuoniarte.it

“Peschereccio” - 1951 - olio su tela - cm 76x50

Giuseppe Santomaso

Firenze 50125 - Lungarno Benvenuto Cellini, 3 Tel.+39 055 6812697 / 6813360 - info@tornabuoniarte.it

Milano 20121 - Via Fatebenefratelli, 34/36 - Tel. +39 02 6554841 - milano@tornabuoniarte.it

Forte dei Marmi 55042 - Piazza Marconi, 2 - Tel +39 0584 787030 - fortedeimarmi@tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - Antichità - Via Maggio, 40/r - Tel. +39 055-2670260 - antichita@tornabuoniarte.it


50

Emotion and sensitivity

Angela

Balsamo

Rosy

Bianco

Giusy

Dibilio

Francesco

Ponzetti

dal 13

al 24

aprile

2 0 1 9

La Galleria Ess&rrE ha inaugurato

con successo l’ennesima mostra esponendo

circa trenta opere di quattro autori

che ruotano intorno al progetto che

Roberto Sparaci porta avanti da due

anni con l’apertura dello spazio espositivo

al Porto Turistico di Roma dove

vengono coinvolti ogni volta diversi

artefici che provengono da tutta Italia.

In questo caso quattro artisti a confronto

nella suggestiva cornice del

Porto di Roma che in questo periodo

vive un interessante quanto atteso

coinvolgimento di persone interessate

all'arte.

Gli artisti hanno presenziato ed ospitato

il pubblico per relazionarsi sulle

varie tecniche utilizzate e le modalità

che fanno di una tela un'opera d'arte.

Angela Balsamo è un'artista con il

pezzo forte della scelta di dipingere sul

vetro al contrario la sua caratteristica

più innovativa, scegliendo temi e

schemi classici della pittura. Rosy

Bianco dipinge la natura, fiori, alberi,

paesaggi dalle tinte calde e suadenti

che immediatamente attraggono il

fruitore e lo immergono nel suo

mondo. Giusy Dibilio artista particolarmente

sensibile che nelle tele riporta

il suo mondo in un tripudio di

colori e vortici. Francesco Ponzetti

un artista giovane dal talento innato

che nei suoi onirici viaggi ci riporta a

paesaggi fantasiosi e ci immerge nei

sogni di chi con la pittura realizza


opere fantastiche.

Nella realizzazione di questi

eventi vengono di volta in volta

organizzate delle singolari

manifestazioni musicali con il

Maestro Sandro Perelli che

con le sue musiche, magistralmente

rappresentate al Sax

con il quale studia per ogni occasione

le note per accompagnare

ogni singola opera nel

“suo” modo di “vedere” la

musica. Inoltre per ogni

evento “Rete Oro” presenzia

alle mostre da noi organizzate

inviando un reporter e curando

le mostre in ogni minimo

dettaglio per ogni singola

opera da mandare in onda

il lunedi sera in seconda serata

con i vari servizi curati da Antonello

Nazarini

Porto turistico di Roma - Lungomare Duca degli Abruzzi loc. 876

Tel. 329 4681684 - galleriaesserre@gmail.com


52

Jean Michel Bihorel:

la connessione fra

Arte e digitale.

di Valentina D’Ignazi

I

l mondo non è stato

creato una volta, ma

tutte le volte che è sopravvenuto

un artista

originale.”

(Marcel Proust)


“L’amore è il solo fiore che

possa fiorire senza l’aiuto delle

stagioni...”

(Khalil Gibran)

Il marmo la sua durezza, l’ impenetrabile

consistenza di essere

elegantemente fine a se stesso.

Nella più antica delle tradizioni

quella di scolpire il marmo è una

delle tecniche artistiche che accomuna

innumerevoli scultori di

tutte le epoche, dalla più remota

alla più contemporanea. L’innovazione

della tecnologia dei nostri

giorni ci permette di conoscere

una vastità di strumenti che non

sostituiscono le forme di arte tradizio-

nale, ma bensi’ ne vanno ad

esaltare la sua inebriante bellezza.

Nasce cosi’ la freschezza, la novità…quella

leggiadra sensazione

di vedere volare nello spazio e nel

tempo figure che nel passato erano

senza dimensione, intrappolate

in periodi storici predefiniti e

schiave della loro stessa natura.

Jean Michel Bihorel, artista Francese,

figlio di una coppia di artisti

tradizionali comincia la sua carriera

ad Istanbul dove, a soli quindici

anni, si diletta ad approcciare

ed a padroneggiare con tutti gli

aspetti tecnici inerenti alle pratiche

contemporanee legate alla

tecnologia. Nato nella generazione

del digitale, inizia ad abbracciare

pienamente tutto quel

mondo innovativo che lo porterà

a scoprire infine l’arte del 3D.

Sceglie il marmo, per risaltare ed

enfatizzare il divario fra arte tradizionale

ed arte digitale con una


tecnica decisamente innovativa

che rompe gli schemi della durezza…anche

le sculture così diventano

morbide, delicate, prive

della loro imponenza. Quelle che

sembrano concrete sculture di

donne, sono in realtà meticolose

elaborazioni digitali realizzate con

un software di modellazione 3D.

Bihorel infatti, da un semplice

mazzo di fiori di ortenzia essicato,

attraverso un processo digitale ha

moltiplicato questo fiore e lo ha

diffuso meticolosamente fino a

creare un inebriante corpo di

donna, dando vita a delle sculture

floreali intensamente realistiche e

fragili nella loro totalità. Si aiuta

con giochi di luce che evidenziano

e sposano le curve femminili

dando rilievo ed intensità alla dolcezza

che vuole trasmettere nelle

loro pose di riposo e di grazia. Una

primavera che esplode senza stagioni,

una rinascita dell’anima e

dei sensi mirata a stravolgere tutte

le tra- dizionali tecniche del passato.

Questa serie di sculture che

rappresentano la figura femminile

in tutta la sua bellezza si chiama

Flowers Figures.

Jean Michel Bihorel tutt’ora vive

ed opera in Francia ed è uno degli

artisti contemporanei più innovativi

dei nostri tempi. Trasgredisce

ogni regola artistica tradizionale,

cerca di far comprendere al pubblico

questa sua moderna visione

di Arte, questo matrimonio fra due

epoche contrastanti che vedono da

un lato il classico e dall’altro il digitale

studiando costantemente per

trovare nuovi limiti da superare

nella speranza di vedere le sue

creazioni esposte, un giorno, in un

semplice museo.


54

Lucio Russo

“Alito di vento” - Pietra di Ostuni - 2015 - foto g.biserni

“Resurrezione” - 2019 - legno e marmo - foto g.biserni

Nato a Grottolella nel marzo

del 1952, Lucio Russo a far parte delle prestigiose collezioni perma-

come un albero della vita, attorno al quale la-

Martino. Di recente una sua scultura è entrata un collegamento tra terra e cielo, asse portante

è irpino di nascita e ravennate

d'adozione. Nel e bianco di Carrara, dal titolo eloquente “Re-

(Alberto Gross)

nenti di questa Pinacoteca. L'opera, in legno sciare accrescere lo spirito.

suo DNA c'è il culto della surrezione”, è stata donata dall'artista a Monte “Lucio Russo ha scelto, fin dagli esordi della

bellezza. Le sue sculture San Martino, colpito dal sisma del 2016, in sua carriera, di lavorare in religioso silenzio

denunciano un amore profondo

omaggio al coraggio e alla voglia di riscatto mantenendo un immutato amore per il legno,

per la materia, sentimento questo che

ha le sue radici nell'infanzia trascorsa nella

sua terra d'origine. Ha frequentato prima l'Istituto

d'Arte di Avellino, trasferitosi in giovane

età a Ravenna, ha poi proseguito con gli studi

presso l'Istituto Arte Mosaico di Ravenna. Ha

esposto in spazi pubblici e privati. Tra le sue

mostre si ricordano: Biblioteca Comunale di

Grottolella, Galleria Ess&rrE Porto Turistico

di Roma, Pinacoteca A. Ricci di Monte San

dimostrati in questi anni dalla comunità della

bella cittadina marchigiana.

Hanno scritto di Lucio Russo:

Felice Nittolo, Alberto Gross, Marilena Spataro.

Alcuni brani tratti da testi critici

“Lucio Russo celebra la rinascita in una visione

quasi vittoriosa di chi ha sconfitto e superato

l'immanenza della realtà, sublimandola:

la dimensione tutta ascensionale e la levigatezza

lucente delle forme paiono essere

che continua a prediligere per le sue sculture

alla quali ama imprimere un segno stilistico

ispirato a forme e tradizioni esotiche provenienti

da mondi lontani. Il suo linguaggio artistico

profondamente moderno, invece che

impedire, esalta la componente più poetica del

suo lavoro dove ai richiami di evidente matrice

romantica, non di rado si affiancano raffinate

suggestioni dal fascino erotico.”

(Marilena Spataro)

Studio e abitazione: Via Oreste Beltrami, 7 – 48100 Ravenna – cell. 335 6664540 – email: gianluc.1999@hotmail.com


Lorenzo Ceva Valla

tra gli artisti di “Giostre!” a

Palazzo Roverella di Rovigo

In mostra dal 23 marzo al 30 giugno 2019

È presente anche uno scatto del fotografo

milanese Lorenzo Ceva Valla

nell’esposizione “Giostre! Storie, immagini,

giochi” a Rovigo, presso Palazzo

Roverella, dal 23 marzo al 30

giugno, curata da Roberta Valtorta.

Completamente dedicata alle giostre,

così come sono state raffigurate da

grandi interpreti internazionali dell’arte

e del cinema, la mostra include

un’ampia sezione fotografica di autori

dall’Ottocento a oggi.

Il soggetto dello scatto di Ceva Valla,

realizzato a Stoccolma nel 2014, è una

giostra in movimento affacciata sul

mare. L’accordo tra il movimento e la

luce di taglio del tramonto sul mare

nordico conferiscono all’immagine

un’aura di nostalgia e insieme di sospensione

del tempo.

La mostra “Giostre! Storie, immagini,

giochi” nasce da un’iniziativa della

Fondazione Cassa di Risparmio di Padova

e Rovigo insieme al Comune di

Rovigo e all’Accademia dei Concordi.

LORENZO CEVA VALLA, classe

1967, è fotografo, regista cinematografico

e formatore. Allievo di Cesare Colombo,

lavora in diversi ambiti,

spaziando dal fotoreportage alla realizzazione

di monografie aziendali, fino

all’architettura e al ritratto.

Partendo dai primi esperimenti di elaborazione

della fotografia analogica in

camera oscura, Ceva Valla utilizza, sin

dal 1999, la tecnologia digitale, sempre

comunque volta al raggiungimento di

una personale espressione artistica.

L’approfondito studio delle tecniche di

post-produzione danno luogo a risultati

originali attraverso la ricerca di un

nuovo linguaggio: il suo ultimo progetto

è Parashoot.

Come regista e produttore, ha realizzato

con Mario Garofalo i film

“Ainom” (2009) e “Madeleine” (2016).

www.lorenzocevavalla.it


56

Art&Vip

Intervista doppia

Andrea catrignano l'interior

designer più seguito del momento e l’art advisor

Serena cassissa, binomio perfetto

a cura della redazione

photo Alessandro Agostino


M

età della qualità

della nostra vita

dipende dal ben

abitare” sostiene

Andrea Castrignano,

che è riuscito

a portare l'interior design dentro al

contenitore più popolare di tutti,

quello del reality show. Anzi, del

docu-reality “Cambio casa, cambio

vita!” in onda su La5 dal 2011, con

cui Andrea Castrignano trasforma

abitazioni mal arredate, o quantomeno

anonime, in spazi curati e

contemporanei. Lo abbiamo incontrato

durante design week di Milano,

in un evento da lui realizzato

con grande stile ed eleganza che da

sempre contraddistingue Castrignano.

Insieme a lui tanti dei suoi collaboratori

più stretti, fra loro Serena

Cassissa un’art advisor a tuttotondo

che integra l’arte contemporanea

nella progettazione de- gli

spazi. Da qui parte una divertente

intervista doppia per questo speciale

numero di Art&trA di Maggio,

per scoprire curiosità e nuovi

stili dal guru dell’interior design e

dalla sua consulente d’arte.

Come nasce la tua passione per il

mondo dell’arte e del design?

A: Sono sempre stato attratto dalla

moda, dall’arte e dal design e in generale

dal “bello”. L’esperienza negli

Stati Uniti ha focalizzato queste

mie passioni nel mondo dell’Interior

Design e mi ha dato la spinta

per farne la mia professione.

Realizzare degli spazi belli e accoglienti

è per me fonte di grande

soddisfazione perché penso che il

vivere bene inizi dalla qualità dell’abitare

la nostra casa e mi piace

l’idea di trasformare in positivo la

vita delle persone.

S: Sono appassionata d’arte fin da

bambina. Ho sempre saputo che

avrei trovato il mio posto nel mondo

dell’arte e la mia famiglia mi ha

sempre sostenuta. Poi molti anni di

studio e l’incontro con una donna

speciale, Piera Gaudenzi, che mi ha

insegnato l’amore per il lavoro di

galleria e il collezionismo… Ed è

esplosa la passione per questo mestiere!

Arte e design viaggiano spesso su

binari vicini, con molti elementi di

connessione: quali sono gli elementi

fondamentali di questi due

ambiti di espressione della creatività

e in che modo riesci a dare

buoni consigli?

A: Per realizzare un buon progetto

occorre interpretare al meglio la


personalità e le abitudini dei committenti

per individuare soluzioni

funzionali ed esteticamente piacevoli.

Spesso mi piace provocare i

miei clienti e spingerli un po’ oltre

la loro visione proponendo prodotti

originali, tecnologia e qualche materiale

inusuale. Gli ingredienti

principali con i quali lavoro sono

senz’altro il colore, la customizzazione

degli arredi, la ricerca in ambito

tessile e tutto ciò che crea

un’atmosfera piacevole pensando

che entrare in una casa deve essere

una sollecitazione per tutti i sensi e

dare emozione. Ecco perché ho incluso

tra le mie collaborazioni

quella con Serena pensando che

una casa non è completa senza l’inserimento

di opere d’arte.

S: Ci si può avvicinare all’arte in

più modi, trovando il proprio livello

di relazione. Chi lo fa per investimento,

chi per approfondimento

culturale, chi per desiderio di godere

di opere di qualità nella propria

casa ed è proprio così che dieci

anni fa ho conosciuto Andrea.

Quali sono le tendenze nel campo

dell’arte e dell’interior design in

questo momento storico?

A: La contaminazione, gli spazi polifunzionali

e l’attenzione all’ambiente

e al riciclo dei materiali,

ecco le tendenze del design. Non vi

è più la netta separazione concettuale

tra gli stili o la destinazione

d’uso degli spazi. L’attenzione all’ambiente

è emersa chiaramente

nell’installazione realizzata per il

Fuorisalone alla Statale: una scritta

HELP gigante realizzata con milioni

di tappi di plastica, un grido

di allarme dalla Terra inquinata e

sempre più aziende sviluppano concept

pensando a materiali ecocompatibili.

S: Mi occupo di arte contemporanea

perché mi piace il confronto

con gli artisti che interpretano il

mio tempo e la società in cui vivo

e oggi la tecnologia e i nuovi media

forniscono possibilità quasi infinite

agli artisti.

Il colore è un elemento fondamentale.

Come cambia la scelta da luoghi

ampi a camere piccole? Ci

sono dei trucchi per rendere tutto

più ampio qualora ci fossero pochi

spazi?

A: La prima domanda che faccio ai

committenti è “E tu di che colore

sei?” questo mi consente di entrare

subito nella psicologia del cliente.

Utilizzo spesso basi neutre e il colore

preferito diventa il “colore accessorio”

che declino sui complementi,

su alcune finiture e sui tessili

con sfumature diverse. Per questo

ho appena lanciato la mia seconda

cartella colori che si chiama

Shades nata dalla mia abitudine di

modulare i colori per un effetto di

degradé. Così si può scegliere il

proprio colore preferito e averlo in

gradazione su pareti diverse o per

realizzare disegni geometrici. È diventato

famoso il mio “effetto scatola”

ovvero il dipingere dello stesso

colore non solo le pareti ma

anche il soffitto di un ingresso, di


58

un disimpegno o di un

corridoio… Una soluzione

che sorprende sempre

e valorizza molto l’architettura.

S: Per quanto riguarda il

rapporto dell’opera d’arte

con i colori del progetto

non sempre le mie proposte

vanno in nuance: mi

piace quando l’opera sorprende

e cattura l’attenzione,

diventa una valorizzazione

reciproca tra

l’opera e lo spazio. Senza

dimenticare il tema della

luce che, come dice Andrea,

è un elemento fondamentale

da tener presente,

cambiando durante il

giorno e le stagioni fa vivere

le opere in modo diverso.

Ne sono un esempio

le sculture e la proiezione

delle loro ombre.

Questa è una rivista di

arte, c’è un artista che

nella tua vita ti ha particolarmente

ispirato nel

tuo percorso?

A: L’ultima divertente

ispirazione l’ho ricevuta

dall’artista cinese Liu Bolin,

ho disegnato per il

mio progetto Fuorisalone,

dal titolo ACollection, un

tessuto in velluto jacard

con il quale ho rivestito il

divano della lounge dello

spazio e ho fatto realizzare

per gioco una giacca

per me. Seduto sul divano

mi mimetizzavo perfettamente!

Tornando serio spesso

l’arte mi ha ispirato,

per uso dei colori, per

studio delle geometrie e

per intuizioni creative e

poi alla Biennale di Venezia

incontrai Federico diciotto

anni fa, galeotta fu

l’arte…

S: Ogni giorno sono ispirata

da un’artista diverso,

soprattutto dalle donne:

vorrei avere anche solo

vagamente il coraggio di

Regina José Galindo, la

forza di Joana Vasconcelos,

la sensibilità di Mona

Hatoum, l’ironia di Giosetta

Fioroni… Le opere

mi regalano sempre grandi

insegnamenti.

trice Lanson Villat che oggi arriva in Italia con l’obiettivo di

creare un network di professioniste impegnate anche nel sociale,

e dar loro la possibilità esclusiva di definire nuove relazioni,

realizzare business, contribuire al dibattito sulle tematiche

di genere. Per sostenere le attività e i progetti, le socie di Feminin

Pluriel sono, inoltre, impegnate in attività di fundraising per

sostenere diversi progetti dedicati all’educazione, alla formazione

e alla protezione delle donne e dei minori. Tante le iniziative

in agenda in Italia. La prima in ordine di data è In Piedi

Signori!, una serata di Galà organizzata a Milano per dare ancora

più voce all’associazione e sostenere altre realtà che incarnano

i suoi valori. Il board di Feminin Pluriel Italia nella sua

presidente Diana Palomba assieme alle Vice Presidenti Katia

Da Ros ed Elena Giordano, la Tesoriera Carmen Padula e la

Segretaria Generale Annalisa Rossi.

Angolo Charity - FEMININ PLURIEL ITALIA

FEMININ PLURIEL ITALIA associazione internazionale femminile

di professioniste impegnate anche nel sociale presenta

il Galà di Beneficenza IN PIEDI SIGNORI! Ospiti d’onore

della scorsa edizione Sarah Varetto, Direttore di Sky TG24, l’attrice

Elisabetta Pellini e Andrea Castrignano (volto di copertina di questo

numero di Art&Art), interior designer e noto volto televisivo.

Evento a favore di associazioni contro la violenza di genere. Una

nuova iniziativa di Feminin Pluriel Italia, delegazione italiana dell’associazione

internazionale femminile creata in Francia nel 1992 da Bea-


60


Giacomo Balla

…dal Futurismo astratto al

Futurismo iconico

di Marina Novelli

Giacomo Balla, Primo Carnera Campione del mondo,1933, olio su retemetallica

incollata sutavola sagomata,cm 109x100,Roma,

Collezione Elena e Claudio Cerasi

《S

ono rimasto davvero incantato dall’allestimento

di questa geniale mostra, che mi ha ricordato

una visita che mi fece, a casa, lo

storico dell’arte Maurizio Fagiolo, che vedendo

il Carnera con questa “rete” mi disse

che era la prima volta che vedeva un’opera

“pop” di Balla》… è con queste parole che

ha esordito Claudio Cerasi in sede di Conferenza Stampa

ed è proprio questo il punto di partenza di questa sensazionale,

se non strabiliante, opera di Balla: il Ritratto di

Carnera. Da qui si dirama questa esposizione in Palazzo

Merulana che inaugurata il 21 marzo si estenderà fino al

17 giugno - salvo proroghe. La mostra infatti si prefigge

di indagare sul particolare passaggio di stile della produzione

del pittore torinese, partendo appunto dall’opera ritraente

il Primo Carnera del 1933 e custodita all’interno

della collezione permanente di Palazzo Merulana… eccezionale

opera del nostro maestro futurista… opera questa

dipinta su due lati, da una parte è rappresentato un

soggetto tipicamente futurista “Vaprofumo” del 1926, e

che solo dopo pochi anni, nel 1933, l’artista dipinse sul

verso un quadro del tutto differente: il Ritratto di Primo

Carnera. Opera questa ispirata da una foto di Elio Luxardo,

amico di Marinetti e autore di un importante ritratto

del pugile pubblicato sulla prima pagina della

“Gazzetta dello Sport” nel 1933, quando fu insignito del

titolo di campione del mondo di pesi massimi, ottenendo

così la fama mondiale… fama non ancora spenta ma che

fa da protagonista diventando “opera chiave” di questa

splendida esposizione che ci mostra un Balla, tanto inaspettato

quanto inedito e che avvia un processo di sperimentazione

tecnico-formale che dai dipinti astratto-futuristi

si avvicina alla figurazione, con uno sguardo

rivolto alle icone del cinema e della moda e, gettando pertanto

le fondamenta per il rinnovamento di un’estetica

che ha contraddistinto un’epoca. Questa famosa imma-


62

Arturo Ghergo, Neda Naldi,

1940-1942 c., 27x20 cm. Roma, Archivio Ghergo

Prima pagina di La Gazzetta dello sport (copia)

30 giugno 1933

gine, diffusa ormai in tutto il globo,

costituisce la base iconografica del

dipinto di Balla. L’intenzione di far

coincidere l’immagine dipinta con

l’effetto del rotocalco è sottolineata

da un geniale espediente tecnico che

Balla applica sia a questo che ad

altre opere dell’epoca, mirabilmente

esposte in mostra. L’artista infatti applica

al fondo del dipinto una rete di

metallo su cui poi dipinge, provocando

un intrigante effetto di “retinatura”,

identico a quello prodotto

dalle immagini stampate dei giornali;

ne possiamo dedurre che Balla evidentemente

studiava un possibile

sviluppo e rinnovamento del Futurismo,

trovandolo modernissimo e perfettamente

in sintonia con la sensibilità

quotidiana della gente. L’immaginario

suscitato dal cinema, dalla

fotografia di moda e di attualità…

fascino questo che traspare dall’interesse

di sfogliare riviste patinate, simultaneamente

guardate ed imitate

da milioni di persone

che costituiscono l’avanguardia

del gusto, una

sorta di immaginario

di massa, di “avanguardia

di massa”,

come da egli stesso

sottolineato in un proclama futurista

pubblicato nel 1930. La mostra “dal

Futurismo astratto al Futurismo iconico”

si propone infatti di indagare,

focalizzando l’attenzione su questo

procedimento di stile che evidentemente

tende a sperimentare un nuovo

passaggio di moda all’interno del Futurismo…

una figurazione moderna

e mediatica, in cui vengono sperimentate

e proposte immagini che si

associano indiscutibilmente alla fotografia

di moda e del cinema dell’epoca,

nonché alla nascente iconicità

del divismo mediatico. In mostra

sono esposte circa una sessantina

di opere, suddivise in una serie

di dipinti esplicitamente di matrice

futurista, risalenti alla fine degli anni

venti, nonché opere eseguite con

questa sorprendente tecnica di “retinatura”,

ed una serie di immagini dei

divi eseguita in quegli stessi anni da

grandi fotografi quali Elio Luxardo e

Arturo Ghergo ed alla esposizione di

riviste dell’epoca in cui Balla si è

esplicitamente ispirato. Un breve

cenno storico! Giacomo Balla (1871-

1958) fu fin dalla fine dell’Ottocento,

tra i protagonisti del divisionismo

italiano, e nel 1910 aderisce

al Futurismo, firmandone con

Boccioni, Severini, Carrà e Russolo,

i primi manifesti pittorici.

Balla, personaggio di maggiore spicco

del movimento, ne diviene il leader

indiscusso nel 1815 con l’elaborazione

del Manifesto della Ricostruzione

Futurista dell’Universo,

destando una stragrande eco ed

enorme riscontro nelle avanguardie

europee. A causa delle notevoli divergenze

con Marinetti nel 1933 inizia

a distaccarsi dal movimento e nel

1937 lo vediamo scivere una lettera

al giornale Perseo con la quale si dichiara

ormai estraneo alle attività

futuriste; tutte le sue opere degli anni

‘30 sono contraddistinte da una stupefacente

innovazione della figura.

Giacomo Balla… “dal Futurismo

astratto al Futurismo iconico” è una

sorpendente mostra “filologica”, troneggiante

nel nuovo spazio dedicato

alla cultura e all’arte in Palazzo Merulana,

nel cuore pulsante di Roma,

oggi imponente edificio realizzato in


Giacomo Balla, Le quattro stagioni in rosso (Autunno), 1940, olio su rete metallica incollata su tavola,

cm 110x80, Roma, Collezione privata

uno spettacolare stile umbertino, appartenente

al Comune di Roma che fu

un tempo Ufficio di Igiene, è tornato

a risplendere essendo stato parzialmente

abbattuto negli anni Sessanta e

poi lasciato al degrado e che oggi,

grazie ad un project financing è stato

recuperato dalla Fondazione Cerasi e

la SAC SpA e che dopo un accurato

ed elegante restauro, ha predisposto il

corpo centrale e più monumentale

dell’edificio dove ha sede la splendida

collezione della Fondazione E-

lena e Claudio Cerasi, che istituitosi

nel 2014, custodisce una ricca e prestigiosa

collezione di opere d’arte

moderna e contemporanea, principalmente

incentrata sull’arte della scuola

romana e italiana del Novecento.

Estremamente interessante quanto ha

affermato la direttrice Letizia Casuccio

in fase di Conferenza Stampa, la

quale ci ha ricordato che il prossimo

10 maggio, Palazzo Merulana festeggerà

il suo primo compleanno e sempre

all’insegna di quel sentimento di

squisita familiarità che il museo ha

voluto perseguire e non ultimo, il

fatto che è diventato un prezioso gioiello…

perla del quartiere Esquilino,

e che di sicuro segnerà una parte della

storia dell’arte attuale. Palazzo Merulana

intende dare spazio anche a gio-


64

Giacomo Balla, Parlano, 1934, olio su tavola, cm 78x42,

Guidonia, Fondazione Biagiotti Cigna

Elio Luxardo - Gina Falkenberg, 1930,

cm. 24,8 x 18 collezione privata

da sinistra: Fabio Benzi, Claudio Cerasi, Letizia Casuccio,

Roberto Roscani durante la Conferenza Stampa

vani artisti con cui egregiamente

“contaminarsi”. Questa mostra è il

primo tributo tra la collezione Cerasi

e il panorama artistico attuale; mostre

che in previsione non saranno

più di un paio l’anno e che dialogheranno

con la collezione presente. Una

mostra questa condivisa con il comitato

scientifico avvalendosi della collaborazione

del curatore Stefano Benzi

che ha segnato una sorta di fil

rouge… inoltre la preparazione a

questa mostra è stata una sorta di percorso

maieutico… filologico. Palazzo

Merulana non finisce mai di

sorprenderci! Sarà inoltre possibile

degustare anche la “La colazione del

Campione”! Nell’ambito dell’iniziativa

“Colazioni d’autore”, in occasione

della mostra di Giacomo Balla,

non solo è previsto un operatore didattico

specializzato allo scopo di accogliere

e guidare il visitatore ma è

previsto anche l’accesso al piano

terra (Sala delle Sculture) per una

ricca e gustosa colazione… rifocillarsi

con un piatto nutriente ed energizzante,

che delizia! Tutti alla scoperta,

quindi, di un Giacomo Balla

inedito che, proprio a partire dal Ritratto

di Primo Carnera avvia un processo

di sperimentazione tecnico-formale

che dai dipinti astrattofuturisti

si avvicina alla figurazione

con uno sguardo rivolto alle icone

del cinema e della moda, gettando

così le fondamenta per il rinnovamento

di un’estetica che ha contraddistinto

un’epoca… grazie Giacomo

Balla!


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68

QuickMuseum

l’app che personalizza la tua

visita al museo

di Marco Lovisco

Un’opera d’arte è uno scrigno di

emozioni. È qualcosa di irrazionale,

istintivo, immediato. È pura

percezione, almeno all’inizio. Perché

po- i, quando ammiriamo la stessa ope- ra

con il corretto background culturale sull’artista

e sulla genesi dell’opera, allora tutto cambia, e

ci ac- corgiamo che sotto la superficie dei colori

si cela qualcosa di più profondo: una storia. Da

questa idea sono partiti quattro ap- passionati di

arte che a Parma nel 2016 hanno fondato Arternative,

una startup che punta a raccontare l’arte

e le sue storie in modo coinvolgente e innovativo,

sfruttando la tecnologia e la gamification.

La loro prima “creazione” è stata Quick- Museum,

un’app (scaricabile gratuitamente) che

guida i visitatori attraverso i principali musei

europei, in un modo coinvolgente e interattivo,

grazie a percorsi personalizza- ti, giochi e storie

raccontate con un linguaggio semplice e alla

portata di tutti. Ad oggi nell’app ci sono i principali

musei d’arte di Roma, Parigi, Londra e

Madrid, ma l’obiettivo finale è un altro. “Abbiamo

scelto que- sti musei – spiega Alessandro

Gallo, fondatore di Arternative – per farci conoscere

e diffondere l’app. Ma la nostra idea è

quella di “ospitare” nell’app i piccoli musei italiani,

che custodiscono tesori che meritano di

essere raccontati al gran- de pubblico”. Per fare

questo la startup ha pensato di coinvolgere gli

art blogger per lavorare insieme ad un progetto

comune che punti a raccontare le bellezze dei

nostri musei. Nell’app QuickMuseum infatti, o-

gni opera d’arte è raccontata da coinvolgenti audioguide,

redatte da blog- ger appassionati di

arte e recitate da attori professionisti. Sono un

po’ diverse da quelle che tradizionalmente siamo

abituati ad ascoltare nei musei perché, oltre

a dare le informazioni standard sull’opera, raccontano

al visitatore le storie e le curiosità che

ogni opera nasconde, il tutto con un linguaggio

semplice e professionale, che sia comprensibile

anche per il visitatore meno preparato. Ma il

punto di forza dell’app è la personalizzazione

del percorso di visita. Una volta entrato nel

museo infatti, il visitatore potrà scegliere tra i

diversi percorsi che l’app propone. Ad esempio

può scegliere uno dei percorsi a tempo (da

un’ora, un’ora e mezza o due ore). In questo

caso l’app selezionerà sulla map- pa interattiva

le opere principali da vedere in quel lasso di

tempo. Oppure può scegliere un percorso unico,

costruito dall’app in base ai temi selezionati

(arte sacra, impressionismo, arte contemporanea,

ecc.). Se invece il visitatore ha voglia di

mettersi in gioco, può scegliere il percorso a

quiz o il tour test, che rendono l'esperienza di

visita divertente e interattiva. Se volete provarla,

potete scaricare l’app gratuitamente negli store.

Le audioguide dei Musei Vaticani, del Louvre,

della Tate Modern di Londra e del Reina Sofía

di Madrid sono disponibili gratuitamente. L’app

è disponibile sia in italiano che in inglese.


70

“due minuti di arte”

IN DUe MINUTI VI RAccONTO IL

RINAScIMeNTO, IN MOSTRA AL PALAZZO

STROZZI DI FIReNZe

di Marco Lovisco

www.dueminutidiarte.com

www.facebook.com/dueminutidiarte

Ci sono almeno tre cose di cui

noi italiani possiamo andare

fieri: la perfetta organizzazione

dell’impero romano,

la tensione drammatica del

Barocco e l’eleganza leggiadra del Rinascimento.

Basta andare a Firenze per

rimanere estasiati di fronte alla Cattedrale

di Santa Maria del Fiore, per poi

ammirare col naso all’insù il meraviglioso

campanile di Giotto. E infine

passeggiare all’ombra di Palazzo Vecchio

per entrare agli Uffizi e restare

piacevolmente straniti di fronte ad un

capolavoro come “La nascita di Venere”.

Fino al 14 luglio poi, c’è un motivo

in più per visitare Firenze. Palazzo

Strozzi ospita la mostra “Verrocchio,

il maestro di Leonardo”. Oltre

120 opere tra dipinti, sculture e disegni

provenienti dai più importanti musei e

collezioni del mondo per celebrare il

maestro dei maestri, l’artista che ha

avuto a bottega artisti come Domenico

del Ghirlandaio, Sandro Botticelli, Pietro

Perugino e Leonardo da Vinci. In

un certo senso, se non il padre, possiamo

considerarlo un po’ il “nonno” del

Rinascimento. Ma prima di rendergli

omaggio visitando la mostra, faccio un

breve riepilogo su cosa è stato il

Rinascimento. Come sempre, in due

minuti.

1. Il Rinascimento è un movimento

artistico, letterario e filosofico, nato in

Italia e in particolare a Firenze nel XIV

secolo. Oltre che nella nostra penisola,

il Rinascimento nel XVI secolo si

diffuse nel resto d’Europa, in particolare

nei Paesi Bassi e in Belgio. Molti

storici considerano il Rinascimento il

punto di passaggio tra il Medioevo e

l’età Moderna.

2. Affonda le sue radici nell’Umanesimo,

approfondendo alcune delle

sue tematiche chiave, in particolare la

riscoperta e la valorizzazione dei classici

greci e romani e l’affermazione

dell’uomo come artefice del proprio

destino (“Homo faber ipsius fortunae”

“L’uomo è artefice della propria sorte”).

Lo stesso termine “Rinascimento”

evidenzia la rinascita delle arti,

delle letteratura e della filosofia dopo

gli “anni bui” del Medioevo. Ma questa

è una definizione data a posteriori che

non rende giustizia alla preziosa eredità

che ci ha lasciato il mondo medievale.

3. Il Rinascimento si affermò in un

periodo storico di grandi stravolgimenti:

in Europa nascevano le monarche

nazionali di Francia, Spagna e

Inghilterra, Colombo sbarcava in America

mentre in Germania si faceva strada

la riforma protestante di Martin Lutero

che avrebbe cambiato il volto della

chiesa. L’Italia era divisa in piccoli

stati in lotta tra loro e Firenze stava


vivendo un periodo di grande prosperità

economica grazie all’attenta politica

bancaria della famiglia de’ Medici.

4. Se Firenze divenne la culla del Rinascimento

fu grazie a due personalità

di spicco: Cosimo de’ Medici e suo nipote

Lorenzo, passato alla storia come

“Il Magnifico”. Oltre che essere abili

politici i due erano uomini che amavano

e sostenevano la cultura. Fu grazie

al loro impegno se molti artisti ebbero

libertà espressiva e mezzi per dedicarsi

interamente alle arti, il che rese Firenze

un punto di riferimento per i più grandi

artisti dell’epoca.

5. Per comodità, possiamo dividere il

Rinascimento in due fasi. La prima,

che ebbe inizio già all’inizio del XV

secolo, vide affermarsi artisti come

l’architetto Filippo Brunelleschi o i

pittori Paolo Uccello e Piero della

Francesca che, riprendendo gli studi

sulla prospettiva iniziati da Giotto nel

XIV secolo, rivoluzionarono il mondo

dell’arte. Ce ne furono altri poi, come

Donatello e Masaccio che con le loro

innovative opere si resero obsoleto lo

stile gotico che aveva carat- terizzato

il Medioevo.

6. A cavallo tra il primo e il secondo

Rinascimento si affermò la figura di

Sandro Botticelli, sicuramente uno degli

artisti che meglio di tutti è riuscito

a cogliere lo spirito dei tempi, catturandolo

e rendendolo immortale in due

celebri opere: “La nascita di Venere”

(1485) e la “Primavera” (1477-1482).

Potete ammirare questi due capolavori

al Museo degli Uffizi di Firenze.

7. Il Rinascimento raggiunse l’apice tra

il 1490 e il 1530, grazie a tre geniali

artisti: Leonardo, Michelangelo e Raffaello.

Sono loro che espressero meglio

di tutti l’ideale dell’uomo universale,

ossia dell’uomo che contempla tutti gli

ambiti della conoscenza. Per comprendere

la loro influenza sul mondo dell’arte

dell’epoca basti pensare che gli

artisti che seguirono diedero vita ad un

movimento artistico, il Manierismo, il

cui nome significa proprio “alla maniera

di…”, facendo esplicito riferimento

ai tre grandi del Rinascimento.

8. Quando si parla di Rinascimento si

pensa immediatamente alla città di

Firenze, ma capolavori di questo meraviglioso

movimento artistico si possono

ritrovare anche in città come Roma,

Milano, Pistoia, Ferrara, Urbino o Mantova.

9. È difficile scegliere le opere che

meglio rappresentano il Rinascimento,

ma di sicuro i capolavori più conosciuti

di quest’epoca sono “La Gioconda” di

Leonardo, le volte della Cappella Sistina

decorate da Michelangelo, la “Scuola

di Atene” di Raffaello, “La Nascita

di Venere” di Botticelli e il “David” di

Michelangelo.

10. Il Rinascimento non è un fenomeno

solo italiano, ma si è diffuso in tutta

Europa e soprattutto nei Paesi Bassi e

in Belgio, grazie anche agli ottimi rapporti

commerciali che legavano questi

luoghi a Firenze. Tra gli artisti più noti

del Rinascimento nordeuropeo ci furono

gli olandesi Jan van Eyck, Hans

Memling, Hieronymus Bosch, Pieter

Bruguel o il tedesco Albrecht Durer.


72

17 a edizione

Torna a Forlì dal 15 al 17 marzo 2019

con la 17ª edizione della rassegna

l’Arte diventa accessibile a tutti

Forlì torna a dare spazio al

talento, alla sperimentazione

e all’avanguardia artistica

trasformando il quartiere

fieristico di via Punta

di Ferro in una grande Galleria d’Arte in

cui passare in rassegna centinaia di opere

di pittura, scultura e fotografia. E’, questa,

infatti, la matrice di Vernice Art Fair,

la kermesse giunta alla 17ª edizione che

da venerdì 15 a domenica 17 marzo permetterà

direttamente agli artisti e alle associazioni

culturali che li promuovono, di

presentare le proprie creazioni al pubblico

senza necessariamente il tramite

delle Gallerie.

Un appuntamento nel quale gli artisti potranno

godere di massima libertà nel proporre

opere con un maggior carico di ricerca

e sperimentazione; un’opportunità

per gli appassionati di rimanere piacevolmente

“investiti” da una grande varietà di

stimoli estetici inattesi; un momento

unico per collezionisti, galleristi, giornalisti

e critici di confrontarsi direttamente

con gli autori, apprezzarne il talento e conoscere

così il contesto in cui l’opera è

nata; un’occasione per investire sull’arte

a costi ancora accessibili. I prezzi contenuti

delle opere proposte, l’ampia e variegata

scelta, fanno di Vernice una fiera

dove è sempre possibile trovare quanto

rispecchia il gusto personale, indipendentemente

dalle conoscenze artistiche dei

visitatori.

L’evento organizzato da Romagna Fiere

è però molto più di una ricca mostra-mercato

di elevato livello artistico. Vernice

Art Fair è un’esperienza a tutto tondo che

renderà la visita alla fiera un momento di

arricchimento culturale, di immersione

simbiotica nell’arte contemporanea in

tutte le sue declinazioni, di feconda contaminazione

creativa. Questo grazie ai

numerosi eventi collaterali che anche in

questa 17ª edizione impreziosiranno la

manifestazione.

Si è chiusa domenica con la consegna dei

premi della 17ª edizione del concorso internazionale

“Coinè per l’Arte”, l’edizione

2019 di Vernice Art Fair, la


mostra-mercato d’arte contemporanea

che ha permesso direttamente agli artisti,

e alle associazioni culturali che li promuovono,

di presentare le proprie creazioni

al pubblico. Una formula che continua

a riscontrare il gradimento sia degli

artisti stessi – ben 453 quelli presenti alla

rassegna – sia del pubblico. Davvero numerose

le presenze registrate in fiera durante

i tre giorni della manifestazione:

appassionati, critici, colleghi artisti, galleristi

e tanti giovani attratti dalle nuove

tendenze delle arti visive in mostra a

Forlì.

“Coinè per l’Arte”: tutti i premiati della

17ª edizione.

A chiudere idealmente la manifestazione,

domenica alle 18 si sono svolte le premiazioni

del concorso “Coinè per l’Arte”

che, visto l’elevato numero di iscritti e

l’importante livello artistico, ha portato a

selezionare ben 27 opere esposte nella

hall d’ingresso dei padiglioni durante i tre

giorni di “Vernice” e in lizza per l’assegnazione

dei riconoscimenti consistenti

in stand preallestiti per la 18ª edizione

della rassegna, la pubblicazione delle

opere sul catalogo di Vernice Art Fair

2020 e un buono da 1.000 euro per il

primo classificato.

Il primo premio è stato assegnato al giapponese

Tetsuji Endo con l’opera Analessi

d’argento (2018, tecnica mista, cm

70x100). Secondi classificati ex aequo

l’imolese Elena Modelli con l’opera

Senza titolo, ceramica e Gene Pompa

con l’opera Lucus, il bosco sacro (2018,

olio su tela, cm 100x100. Terzo classificato,

dalla Turchia, Serdal Kesgin, con

l’opera Folding consumption series

(2018, mixed media on wood, cm

120x60).

Il Premio della stampa è stato assegnato

al reatino Federico Pisciotta, con l’opera

Without religion (2015, tecnica mista e

olio su tavola sagomata, plexiglass e lampade

led rgb, cm 124,95x98).


74

Fabiana Conti

artista nel cuore

di Francesco Buttarelli

Entrare nel mondo spirituale

di Fabiana conti, ci consente

di “sfogliare” un

libro di vita fatto di sogni,

di fatica e di speranze che

hanno sempre caratterizzato l'esistenza

di coloro che vogliono esprimere attraverso

la dimensione artistica i propri

sentimenti. Innamorata della musica,

versatile, bella, sin da giovanissima Fabiana

è proiettata verso la ribalta canora.

A soli 15 anni sale sul palco del karaoke

di Fiorello, evento che sarà trasmesso da

Rai 1. Nel 1997, troviamo Fabiana al

Festival di Castrocaro Terme; la serata

finale verrà trasmessa dalla Rai e sarà

presentata dall'indimenticabile Paolo Limiti.

Si giunge così al 1998, quando l'artista

di Leonessa, ridente paese della

provincia di Rieti, incide il suo primo

disco dal titolo emblematico: “Le ragazze

del 2000”. Fanno seguito diversi

programmi e apparizioni televisive, finché

nel 2001 risulta vincitrice del concorso

canoro “Fantastica Italiana”

trasmesso da La7. Nel 2004 incide colonne

sonore per film e contemporaneamente

compare in televisione nei programmi

“Ciao Darwin”, “Italiani”,

“Passa parola” e “Vivere la musica”.

Nelle sue esibizioni Fabiana crea una

miscellanea di musica, teatro e moda;

utilizzando una cabina telefonica rigorosamente

rossa, disegna una scenografia

che le fa cambiare rapidamente

identità in pochi istanti in uno spazio ristretto.

L'atmosfera ricorda la Berlino

dei primi novecento, Salon Kitty in particolare.

In questo modo il pubblico è


coinvolto in una sorta di sogno artistico,

tutti sembrano essere presi per mano.

Gli abiti indossati da Fabiana creano un

connubio culturale collegato ad ogni sua

canzone. Va inoltre ricordato che la cantante

mette il suo talento al servizio

degli altri, soprattutto dei meno fortunati.

Il suo impegno sociale è forte e

sentito. Lo scorso anno ha inciso un

brano dal titolo "lo resto qui", un testo

che affronta il tema del flagello del terremoto

ed evidenzia il coraggio di tutte

le persone che non si arrendono e continuano

a restare nei luoghi di origine devastati

dal sisma. Questo disco Fabiana

lo ha messo a disposizione dei terremotati,

devolvendo loro il ricavato delle

vendite. Nel 2014, durante un concerto

tenuto a Leonessa, l'artista ha conosciuto

Silvia, una giovane donna sofferente

di una rara e terribile malattia:

l'ipertensione polmonare. Dall'incontro

è nata la canzone: “Fammi respirare” un

brano dedicato a tutti coloro che soffrono

di questa tremenda afflizione.

L'impegno canoro di Fabiana si estende

così agli ospedali, ai luoghi di cura specializzati,

con l'intento di recare conforto

e speranza a pazienti che hanno

perduto la fiducia nel vivere. Qualche

volta penso con un sorriso ad un giorno

di alcuni anni orsono, quando conobbi

Fabiana durante un concerto a Rieti. La

intervistai per una emittente televisiva

locale, ed ebbi subito la percezione che

la ragazza si sarebbe presto affermata

nel firmamento musicale. Traspariva in

lei amore ed impegno, professionalità e

voglia di crescere; così il tempo si è rivelato

galantuomo.


76

Biografie d’Artista

Talenti del XXI secolo

a cura di Marilena Spataro

Elena Modelli

Il mondo fatato dei sogni d'artista

Foto di Stefano Raffini

Elena Modelli. Scultrice attiva fin

dagli anni '90. Vive e lavora a

Imola. E' stata allieva dello scultore

romano Sandro Pagliuchi e

del ceramista faentino Guido Mariani. Ama

creare mondi poetici fatti di colori, incanti

e paradossi, dove le sue allegre e coloratissime

“creature” guardano stupite il mondo

che le circonda. Le sue istallazioni sono surreali

e stravaganti. Ha esposto in spazi pubblici

e privati in Italia e all'estero.

Tra le mostre più importanti degli anni 2000

si ricordano:

2003, Via Maria, Museo Diocesano di Imola,

2007 personale Banca Popolare di Milano,

2007 personale Palazzo Monsignani Imola,

2008 Galleria di Porta Montanara, Imola,

2009 Chiesa di San Giacomo, Imola, 2011

Galleria Saman, Roma, 2013 Attualità del

Mito, Voltone della Molinella, Faenza, 2015

Vernice Art Fair Forlì, 2016 Vernice Art

Fair Forlì, 2016 Pinacoteca Comunale Faenza,

2017 Forte dei Marmi, 2017 Ceramiche

sonore, Faenza, Galleria Spazio Dinamico

Arte, Firenze 2018, Galleria Ess&rrE,

Roma 2018, opere in mostra permanente,

Galleria Memoli, Potenza 2018, vincitrice II

Premio 17° Concorso Coinè per l'Arte, Vernice

Art Fair 2019, Forlì.

Hanno commentato la sua arte: Rolando

Giovannini, Alberto Gross, Marilena Spataro

Critica

“Le piccole installazioni di Elena Modelli dimostrano

la loro massima consuetudine con la

stravaganza e l'iperbole: viottoli e crocicchi in

cui sarà normale incontrarsi con chiocciole

variopinte che ci scrutano curiose, dalle antenne

svagatamente vigili, oppure lasciarsi

spaventare per un attimo dalle fauci spalancate

di coccodrilli colorati e brillanti che si riveleranno

ben presto del tutto innocui, quasi

gli abituali animali domestici che verrebbero

ad accoglierci una volta giunti nell'ipotetico

giardino surreale predisposto dall'artista.

Un'ipotesi di elevata leggerezza visiva che riconduce

alla lezione di grandi nomi del fumetto

nostrano come Altan e Jacovitti, passando

– obbligatoriamente – attraverso lo specchio

di Carroll” (Alberto Gross)

“Quando la fiaba attraversa l'arte. E l'occhio

tornato bambino incrocia stupefatto lo strano

mondo fatato nato dalla vivida fantasia d'artista

di Elena Modelli, allora tutto può accadere.

E tutto è concesso in quell'universo gioioso e

giocoso dove come per miracolo tutto si anima.

E strane creature, un po' piante un po' animali,

e tanto altro ancora, ironici ibridi di terracotta

dai mille colori, allegramente ti balzano incontro.

E con sguardo malizioso, scrutandoti come

chi ben conosce il mistero dei “giochi più

belli”, silenti ti guidano sulla soglia dei sogni:

luoghi dell'anima dove tutto è stupore e meraviglia.

Dove sovrane regnano, in un complice,

perpetuo, scambio di ruoli, Armonia e Felicità”

(Marilena Spataro)

“Elena Modelli è questo.

Ella è in quella nuvoletta di giove reale e irreale,

gioco e finzione che si avvicina a Io”

(Rolando Giovannini)


MOSTRA D'ARTE “4 ARTISTI SI RACCONTANO”

DALL' 11 AL 22 GIUGNO 2019

GIOVANNI GARBUGLIA - CINZIA GHELARDINI - GIULIO RIGONI - ANDREA TACCONI

GIOVANNI GARBUGLIA

“Felicemente il caos” - 2014

olio e piombo su tela - cm 70 x 70

“La suggestiva partecipazione

emotiva è

per l’artista Giovanni

Garbuglia di evidente

importanza ed è

dominante nelle sue

creazioni pittoriche;

essa, che vive sulla

tela con una gioia coloristica

e forza di comunicazione,

si muove

in uno stile estremamente

personale.

Fra realtà e immaginazione,

egli, crea un

rapporto sorprendente

tra il segno rigoroso e la sintesi dell’aspetto cromatico all’insegna di un

linguaggio unico, che ci offre una struttura di autentica personalità, inventiva

ed emozione”.

GIULIO RIGONI

“Tempio 1” - 2018

Olio su legno - cm. 25 x 25 x 6

“Vi è nelle opere dell’artista

Giulio Rigoni

una forte valenza

simbolica ricca d’incantevoli

paesaggi e

di figure suggestive

che vivono in un

susseguirsi ritmico

di spazio e di tempo

dal forte impatto visivo,

segno riconoscibile

nel suo iter. Il

suo racconto continuo

di storie fantastiche,

immerse tra

irrealtà e mondo reale,

si veste di un’atmosfera

magica intrisa di autentica contemporanea e di espressione

interpretativa. Le divagazioni di sogno e di fantasia si animano

magistralmente nell’opera di energia creativa e di una

costante ricerca artistica di assoluta riconoscibilità”.

Testi critici di Monia Malinpensa

Art Director

“L’Artista Cinzia Ghelardini,

con valore strutturale e

con capacità immaginativa,

realizza opere con

coerenza di tecnica e di

stile in cui ne risulta una

ricchezza sia visiva che

contenutistica di grande

effetto estetico, di ricchezza

formale e di e-

nergia spirituale. Dal suo

iter pittorico, denso di

luce e potenza timbrica,

si sprigiona una vibrazione

materica del collage

su legno di evidente

raffinatezza, che

regala all’opera una sintesi

luministica davvero

unica di forte suggestione”.

“Quella dell’Artista

Andrea Tacconi è

una composizione

altamente studiata

di precisa ideazione

ed elaborazione

dove egli utilizza

una linea creativa

assolutamente personale

di nuova i-

dentità materica e

di concreta dialettica.

La perfezione

dispositiva degli elementi

è un aspetto

“Sfaccettature 03” - 2019 - cubi di legno e faggio

fondamentale nelle

e colore acrilico su legno - cm 108,5 x 108,5 x 3,8

sue opere, l’artista

si avvale di una tecnica complessa realizzata con cubi in

legno di faggio pitturati con colori acrilici, incollati su un

pannello di legno multi-strato, che rivela uno stile originale

e coerente”.

Malinpensa by La Telaccia - Corso Inghilterra, 51 - 10138 Torino

Tel +39.011.5628220 - +39.347.2257267

w w w . l a t e l a c c i a . i t - i n f o @ l a t e l a c c i a . i t

CINZIA GHELARDINI

“Semplicemente...mare”- 2014

collage su legno - cm. 50 x 50

ANDREA TACCONI

MosTra a Cura DI MoNIa MalINpeNsa

reFereNZe e QuoTaZIoNI presso la MalINpeNsa GallerIa D’arTe by la TelaCCIa

ORARIO GALLERIA: DAL MARTEDI AL SABATO DALLE 10,30 ALLE 12,30 - 16,00 ALLE 19,00


78

Grandi mostre

MIQUEL BARCELÓ. Il tempo è un

fiume che mi trascina, e io sono il fiume

01 Giugno 2019 - 06 Ottobre 2019

Faenza, MIC

Intervista alla curatrice Irene Biolchini

di Marilena Spataro

1 2

Ritratto di Miquel Barcelò

© Xavier Forcioli, 2016

3 4 5

Dal 1 giugno al 6 ottobre il

Museo Internazionale delle

Ceramiche in Faenza dedica

una grande personale all’artista

spagnolo Miquel Barceló uno dei

massimi protagonisti della scena contemporanea

internazionale. La mostra faentina

è la prima vera antologica in Italia

dedicata alla sua produzione ceramica,

dagli esordi ai giorni nostri, e vede nascere

un progetto speciale realizzato dall’artista

appositamente per il MIC di Faenza

in dialogo con le opere della storia

della ceramica esposte nel più grande

museo al mondo dedicato a questo linguaggio.

Per il MIC di Faenza l’artista

creerà un’installazione in dialogo con la

sezione dedicata alle ceramiche faentine.

All’interno della sala l’artista posizionerà

le sue ceramiche, dai primi lavori in argilla

della fine degli anni Novanta ai

giorni nostri. Inoltre, in tributo alla storia

del MIC, selezionerà per affinità alcuni

pezzi chiave della collezione ed interverrà

all’interno delle vetrine in maniera

mimetica, in un racconto autobiografico

in cui l’elemento privato si mischia alla

storia. La mostra proseguirà negli spazi

destinati alle mostre temporanee del

museo.

Irene Biolchini, curatrice della mostra

con Cécile Pocheau Lesteve, ci illustra in

anteprima l'importante evento espositivo.

Come nasce l'idea di questa mostra e

perché la scelta é caduta su Miquel Barcelo'?

«Miquel Barceló è un autore a me molto

caro per una serie di ragioni personali e

professionali. L’ho incontrato la prima

volta nel 2014, mentre stavo svolgendo il

mio progetto di dottorato e da subito, con

grande generosità, mi ha permesso di avvicinarmi

al suo lavoro, di studiarne i taccuini,

gli appunti, le dichiarazioni.

Credevo allora e credo ancora più oggi


1. Sin Título, 2017, terracotta

e smalti / earthenware,

glazes, 50,5 x 15 cm, courtesy

Archive Barceló, ph.

Agustì Torres

2. Jo submarinista, 2011,

terracotta / earthenware, 45

x 45 x 40 cm, courtesy Archive

Barceló, ph. Agustì

Torres

3. Kierkegaard, 2017, terracotta

e smalti / earthenware,

glazes, 72, 5 x 38 x 36 cm,

courtesy Archive Barceló,

ph. Agustì Torres

4. Walter Benjamin, 2018,

terracotta e smalti / earthenware,

glazes, courtesy Archive

Barceló, ph. Agustì

Torres

5. Sin Título, 1996, terracotta

/ earthenware, 18,5 x

20 cm, courtesy Archive

Barceló, ph. Agustì Torres

6. Sin Título, 1996, terracotta

e smalti / earthenware

and glazes, 21 x 37 cm,

courtesy Archive Barceló,

ph. Agustì Torres

6 7

8 9

7. Tàntric Negre, 2014, terracotta

affumicata / smoked

earthenware, 39 x 30 x 28

cm, courtesy Atelier Barceló,

ph. Agustí Torres

8. Sin Título, 2017, terracotta

e smalti / earthenware

and glazes, 104 x 43 x 30

cm, courtesy Atelier Barceló,

ph. Agustí Torres

9. Sin Título, 2018, terracotta

e smalti / earthenware

and glazes, 76 x 42 x 31 cm,

courtesy Atelier Barceló,

ph. Agustí Torres

che studiare Miquel Barceló - o presentarlo

in mostra in questo caso - significhi

fare i conti con una stagione “eroica” del

mercato, quella degli anni Ottanta e della

nostra ruggente Transavanguardia. Questo

momento, che profondamente ha segnato

il modo di percepire la pittura nella

nostra epoca contemporanea, è stato ridiscusso

– penso per esempio all’arte relazionale

- da un certo ritorno alla partecipazione

e ai temi sociali. Presentare

Miquel Barceló oggi significa riesaminare

la troppo semplice equazione pittura-solitudine-narcisismo

e affrontare

invece il lavoro di un autore che ha attraversato

la scena contemporanea per oltre

un trentennio, sfidando ed abbattendo

tutte le distinzioni di genere e tecnica:

olio, performance, ceramica, bronzo.

Tutto in Barceló è pittura e alla pittura ritorna,

e in questo non c’è nessun anacronismo,

solo una visione personalissima

del Tempo, che è cosa diversissima dalla

storia».

Come si inscrivono, e che collocazione

trovano, le opere del maestro spagnolo

rispetto alle miriade di capolavori dell'arte

ceramica del passato presenti al

Mic?

«Miquel Barceló ama profondamente la

ceramica, la conosce e la rispetta. Per la

collezione del MIC ha un profondo interesse

– fuori però da ogni cronologia. Le

sue opere quindi interagiscono con i grandi

temi della storia della ceramica: le narrazioni

dell’istoriato, i ritratti femminili,

i temi vegetali. Il risultato finale sarà un

fluire in cui l’oggi incontra ciò che è

stato, liberamente e senza troppe categorie

ma solo guidato dalla creazione e

dalla libertà inventiva dell’artista».

Come si caratterizzano e che valore assumono

le opere ceramiche di Barcelo'

rispetto al resto del suo lavoro artistico

e al mondo dell'arte ceramica di oggi?


80

“Asseguda” - 2015 - terracotta e calce / earthenware and lime - cm 72 x 44 x 39

courtesy Atelier Barceló - ph. Agustí Torres

“Cossiol Amb Flor Vermella” - 2006 - terracotta e smalti / earthenware and glazes

cm 160 x 87 - courtesy Atelier Barceló - ph. Agustí Torres.

“Pinxito” - 2009 - terracotta e ferro / earthenware and iron - cm 24,5 x 103 x 25,5

courtesy Atelier Barceló - ph. Agustí Torres

“Retrat de Familla” - 2015 - terracotta e smalti/ earthenware and glazes - cm 71 x 122,5 x 45

courtesy Atelier Barceló - ph. Agustí Torres

«La ceramica è un materiale che ha incontrato

l’interesse di moltissimi in epoca

recente, come se ci fosse il bisogno di un

ritorno alla materia, al fare. Per Barceló

questa esigenza è stata sempre fortissima,

in anni in cui non era affatto scontato (si

pensi che le sue prime ceramiche risalgono

alla metà degli anni Novanta).

Come dicevo per l’artista la ceramica non

è separabile dalla pittura: è un naturale

svolgimento di una ricerca».

Pensa che questi eventi espositivi dedicati

a maestri dell'arte contemporanea

che arrivano da oltralpe possano avere

ricadute positive, oltre che sull'economia

cittadina, anche sul mondo delle

botteghe artigiane di Faenza. E se sì,

quali gli aspetti maggiormente rilevanti

in tal senso?

«Faenza è un centro di produzione di arte

ceramica, penso alle esperienze di botteghe

storiche che da sempre lavorano in

questo settore – come la Bottega Gatti per

citare un nome su tutti. A questa realtà

produttiva si sono affiancati i musei, pubblici

e privati, che in città hanno portato i

grandi nomi della scena contemporanea.

Credo quindi che questa mostra più che

portare nuove energie consolidi un percorso

di straordinaria fertilità, in moto

ormai da diversi anni».

Miquel Barcelo' sarà presente all'inaugurazione?

«Certamente l’apertura sarà un’occasione

di incontro, un modo di condividere un

percorso e per questo l’artista sarà presente

a raccontare la sua esperienza e il

fascino che la storia ceramica ha avuto

sul suo lavoro».

Miquel Barceló

Il tempo è un fiume che mi

trascina, e io sono il fiume”

MIC - Museo Internazionale delle

Ceramiche in Faenza, Viale Baccarini 19

48018 Faenza (RA)

1 giugno - 6 ottobre 2019

Apertura: mar-dom 10-19,

chiuso i lunedì non festivi e il 15 agosto

Info: 0546 697311,

www.micfaenza.org


www.tornabuoniarte.it

“Pesce” - 1964 - smalto su lamiera - cm 50x122

Pino Pascali

Firenze 50125 - Lungarno Benvenuto Cellini, 3 Tel.+39 055 6812697 / 6813360 - info@tornabuoniarte.it

Milano 20121 - Via Fatebenefratelli, 34/36 - Tel. +39 02 6554841 - milano@tornabuoniarte.it

Forte dei Marmi 55042 - Piazza Marconi, 2 - Tel +39 0584 787030 - fortedeimarmi@tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - Antichità - Via Maggio, 40/r - Tel. +39 055 2670260 - antichita@tornabuoniarte.it


82

MOSTRE D’A R T E In I T

a cura di Silvana Gatti

BASSAnO DEl GRAPPA (VI)

PAlAZZO STuRM

DAl: 20 A PRIlE 2019

fInO Al: 30 SETTEMBRE 2019

AlBREcHT DÜRER. lA cOllE-

ZIOnE cOMPlETA DEI RE -

MOnDInI

Palazzo Sturm, dopo il restauro, propone i

214 Dürer collezionati dai Remondini.

Nella mostra, a cura di Chiara Casarin, il

tesoro grafico di Dürer (1471-1528). Palazzo

Sturm accoglie il Museo dell’Incisione

Remondini che conserva le creazioni

della dinastia di stampatori bassanesi. I

Remondini furono anche collezionisti

d’arte. Nelle loro raccolte, patrimonio dei

Civici Musei, si trovano 8500 opere di grafica.

Tra loro Albrecht Dürer, presente con

123 xilografie e 91 calcografie. Dürer inizia

la sua carriera come incisore di legni

(xilografie) nel 1496. Dal 1512 al 1519

realizza per l’imperatore Massimiliano I

L’Arco di trionfo e La processione trionfale,

quest’ultimo nelle collezione di Bassano.

Dürer tratta temi mitologici, religiosi,

popolari, naturalistici, ritratti, paesaggi.

Nelle collezioni bassanesi sono incluse le

serie dell’Apocalisse, della Grande Passione,

della Piccola Passione e della Vita

di Maria. Per l’Imperatore Massimiliano

realizza anche l’incisione “Rinoceronte”,

per ricordare l’esotico animale che l’Imperatore

aveva destinato al Papa ma che non

arrivò a Roma, vittima di un naufragio. Il

tema del Rinoceronte ha affascinato molti

artisti, da Raffaello a Stubbs, a Salvador

Dalì sino a Li-Jen Shih, il cui King Kong

Rhino è a Bassano per testimoniare quanto

la lezione di Dürer sia attuale e universale.

BEllunO

PA l A Z ZO f u lc I S

DAl: 6 A PRIlE 2019

fInO Al: 22 SETTEMBRE 2019

SEBA ST IAnO R IccI. RIVAlI

ED EREDI. OPERE DEl SETTEcEnTO

DEllA fOnDAZIOnE

cARIVEROnA

Questa mostra, curata da Denis Ton, è

proposta dai Musei Civici della città e

dalla Fondazione Cariverona, prestatrice

delle opere messe a confronto con il

ciclo di Ricci. Viene documentata l’influenza

di Sebastiano Ricci nella pittura

storica e religiosa, e del nipote Marco

Ricci, nel paesaggio. Intorno a Sebastiano

Ricci, opere di artisti rivali del

maestro o da lui influenzati. Nelle tele

di Andrea Celesti, Antonio Bellucci,

Giovan Gioseffo Dal Sole, le basi delle

opere di Sebastiano. I lavori di Jacopo

Amigoni e Antonio Pellegrini sono il

crocevia fra le diverse tendenze di inizio

‘700. Ricci, Pellegrini e Amigoni

hanno trasformato l’arte veneziana ed

europea. Artisti come Francesco Fontebasso

e Nicola Grassi documentano l’influenza

di Ricci. Talvolta Sebastiano fu

attivo nel genere delle ‘Teste di carattere’,

figure ritratte da artisti ricercati dal

mercato settecentesco quali Francesco

Nogari e Pietro Rotari. L’influenza di

Marco Ricci si riscontra nella pittura di

paesaggio. Esposti anche paesaggi di

Peruzzini e Magnasco, e opere di Giuseppe

Diziani e Antonio Zais.

fERRARA

PADIGlIOnE D’ARTE

cOnTEMPORAnEA

fInO Al: 2 GIuGnO 2 0 1 9

DE PISIS, l A POESIA DE l-

l’ATTIMO

Durante i lavori di riqualificazione di

Palazzo Massari e la chiusura dei musei

lì ospitati, la Fondazione Ferrara Arte e

le Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea

organizzano questa mostra. In

mostra lettere, cartoline e testi che dagli

anni Venti ai Cinquanta De Pisis inviava

a Giuseppe Raimondi. L’abilità di De

Pisis nel descrivere la natura, gli oggetti,

le persone, i luoghi tra cui Ferrara, trova

fondamento nella letteratura, come in

Natura morta con il martin pescatore

(1925), che evoca il tema pascoliano del

ricordo. Nelle atmosfere misteriose

delle Cipolle di Socrate e delle “nature

morte marine”, realizzate tra il 1927 e il

1932, il poeta-pittore rivaluta la metafisica

di De Chirico. Negli anni della maturità,

le atmosfere della metropoli

francese diventano vedute urbane (La

Coupole, 1928) o nature morte (I pesci

marci, 1928). Esposte anche opere nate

in studio come il Gladiolo fulminato

(1930) e La lepre (1933). La prima sezione

della mostra ruota attorno alla bellezza

efebica, tracciata con matite o

pennelli sui fogli di un “diario per immagini”.

Nella seconda le nature morte

di De Pisis sono a confronto con quelle,

rare, di Giovanni Boldini. L’attività artistica

di De Pisis si chiude con le opere

scabre dell’ultimo periodo di vita trascorso

nella clinica di Villa Fiorita (La

rosa nella bottiglia, 1950; Le pere –

Villa Fiorita, 1953).


A l I A E fuORI cOnfInE

fERRARA

cASTEllO

fInO Al: 26 DIcEMBRE 2 0 1 9

l’ARTE PER l’ARTE. DIPInGERE

GlI AffETTI. lA PITTuRA SAcRA

A fERRARA TRA cInQuE E

SETTEcEnTO

Prosegue a Ferrara il progetto del Comune

sul patrimonio artistico della città

reso inaccessibile dopo il sisma del

2012. Opere che questa mostra offre al

pubblico, spaziando dalla fine del dominio

Estense fino al secolo dei Lumi. In

mostra due artisti protagonisti della rivoluzione

naturalistica di inizio ‘600: Ippolito

Scarsella e Carlo Bononi, che

rendono la Ferrara di quegli anni un importante

centro artistico. In mostra anche

Giuseppe Mazzuoli (il Bastarolo), dal

manierismo castigato nella seconda metà

del ‘500, Gaspare Venturini, attivo per

duchi e committenti religiosi, e Giuseppe

Caletti, artista “maledetto” della

prima metà del ‘600. Della seconda metà

del XVII è il figurativo di Giuseppe

Avanzi, pittore di mediazione che schiuderà

il sipario al ‘700 di Giacomo Parolini

e Giuseppe Zola.

fIREnZE

PAlAZZO PITTI - AnDITO

DEGlI AnGIOlInI

fInO Al: 2 GIuGnO 2019

lA fAVOlA DEllA nATuRA nE-

GlI ARAZZI DI KIKI SMITH

L’immaginario della femminista Kiki

Smith, con le sue espressioni estreme,

di denuncia e di sfida concettuale, in

una monografica a Palazzo Pitti. La fragilità

dell’essere umano viene descritta

dall’artista statunitense, di origini tedesche,

in rapporto alla natura e al cosmo.

Dalle prime opere, realizzate tra la fine

degli anni Ottanta e i primi anni Novanta,

che affrontano tematiche come

l’AIDS, l’etnia e il gender, l’artista approda,

nei suoi ultimi lavori, alla visione

del legame tra uomo e mondo

animale. Protagonisti di questa favola

sono i dodici arazzi in cotone jacquard

affiancati da una selezione di sculture e

attraversati da figure angeliche e fluttuanti,

ma anche da lupi, cerbiatti, colombe.

Unendo le tecniche tradizionali

alla tecnologia digitale, Kiki Smith attinge

al Medioevo cristiano, alla protoscienza

sette-ottocentesca e al surrealismo,

per rappresentare le ossessioni,

le lacerazioni e le contraddizioni

della società contemporanea. La mostra

analizza l’evoluzione poetica di Kiki

Smith, lontana da proclami e che trova

pace nell’osservazione. L’anima femminile

e quella animale sono accomunate

da magia e mistero, da un’armonia

originaria oggi smarrita. L’elemento autobiografico

presente nelle opere -

come si evince dai boschi e dalla qualità

selvaggia dell’Upstate New York,

dove l’artista vive e lavora - entra nella

realtà dei nostri giorni, diventando un

importante strumento di lettura della

complessità del presente

MAMIAnO DI TRAVERSETOlO (PR)

fOnDAZIOnE MAGnAnI - ROccA

fInO Al: 30 GIuGnO 2019

DE cHIRIcO E SAVInIO. una mitologia

moderna

Alla Fondazione Magnani-Rocca una

mostra dedicata a Giorgio de Chirico e

Alberto Savinio. I due fratelli hanno ripensato

il mito, l’antico, la tradizione

classica attraverso la modernità dell’avanguardia

e della citazione, cercando

una risposta agli enigmi dell’umanità. In

mostra oltre 130 opere in un percorso

che, dalla nascita della metafisica, si focalizza

su una reinterpretazione della mitologia

e giunge alla produzione per il

teatro. De Chirico e Savinio lavorano a

stretto contatto nei primi anni parigini. La

mostra, curata da Alice Ensabella, Università

di Grenoble, e da Stefano Roffi,

direttore scientifico della Fondazione

Magnani-Rocca, ricostruisce le fonti comuni

dei fratelli documentando affinità e

contrasti delle loro traduzioni pittoriche,

letterarie e teatrali. Giorgio (1888-1978)

e Andrea (1891-1952) de Chirico – nascono

in Grecia, dove trascorrono l’infanzia

ricevendo un’educazione influenzata

dal romanticismo e dal nichilismo

tedeschi, dall’avanguardia parigina, dalla

cultura classica mediterranea, greca e

anche profondamente italiana. De Chirico

e Savinio dimostrarono fin da giovani

approcci diversi alla pratica artistica.

Savinio nasce come musicista e compositore,

diviene scrittore e scopre la pittura

a 35 anni. De Chirico individua fin

dall’adolescenza la sua strada nella pittura.

Più freddo, mentale e concettuale,

de Chirico, anche dopo la stagione metafisica

non rinuncerà a rappresentazioni

enigmatiche. Alberto Savinio si avvale

invece del gioco e dell’ironia nella sua

estetica.


84

MOSTRE D’A R T E In I T

MAnTOVA

PAlAZZO DEllA RAGIOnE

DAl 22 MARZO 2019

fInO Al: 14 luGlIO 2019

BRAQuE VIS-À-VIS: Il cuBISMO

TRA MuSIcA E POESIA

Questa mostra pone a confronto Georges

Braque con Pablo Picasso, con 150 opere

che documentano la ricerca artistica del

maestro francese, con pittura, scultura e

grafica a confronto con letteratura e musica.

Braque fu amico di Guillaume Apollinaire

e René Char, e nel suo lavoro figura

e parola si incrociano. Accanto a dipinti a

olio provenienti dalla Fondation Marguerite

et Aimé Maeght di Saint-Paul-de-

Vence e dal Museo del Novecento di

Milano, in mostra disegni, incisioni, guaches,

ceramiche, libri d’artista ed una

“copia d’autore” creata da Flavio Favelli

che per l’occasione ha riprodotto, partendo

dall’unica fotografia esistente, una scultura

su carta andata perduta, testimonianza del

passaggio dal cubismo analitico a quello

sintetico. La rassegna si focalizza sugli

anni tra le due guerre ed il secondo dopoguerra,

teatro di sperimentazioni nelle arti

grafiche e applicate. Altro capitolo trattato,

il dialogo con Picasso, Henri Matisse e

Marcel Duchamp. Del geniale andaluso in

mostra opere dal Kunstmuseum Pablo Picasso

di Münster, mentre l’iniziatore dei

Fauves è presente con opere come Jazz.

Confronti “storiograficamente inappuntabili”,

spiega il curatore Michele Dantini:

“L’ambizione è spesso il motore del processo

creativo. Con Picasso, Braque intrattenne

un’amicizia ambivalente, viaggiarono

insieme per anni in cordata per

scalare le vette del Cubismo. Meno fraterno

è stato il rapporto con Matisse, mentre

Duchamp ha sempre considerato

Braque come il suo mentore”. Tutta da

scoprire, infine, l’influenza dell’artista

sulla produzione francese degli anni Sessanta

e Settanta.

MATERA

PAlAZZO lAnfRAncHI E cHIESA

DEl cARMInE

DAl: 19 APRIlE 2019

fInO Al 19 AGOSTO 2019

RInAScIMEnTO VISTO DA SuD. MA-

TERA, l’ITAlIA MERIDIOnAlE E Il

MEDITERRAnEO TRA ‘400 E ‘500

La mostra, a cura di Marta Ragozzino,

Pierluigi Leone de Castris, Matteo Ceriana

e Dora Catalano, rilegge il Rinascimento

evidenziando le rotte mediterranee

e gli scambi tra le culture, documentando

la fioritura artistica nell’Italia

meridionale tra la metà del ‘400 e

la metà del ‘500. Tra le opere esposte:

la Carta del navigar di Albino da Canepa,

la Pianta di Venezia di Jacopo de

Barbari, la Veduta di Napoli del Museo

di S. Martino, e l’Incoronazione di Ferrante

I D’Aragona dal Bargello. Il Martirio

di S. Lucia di Martorell da Barcellona

con la S. Lucia di Alvaro Pirez

di Nola. L’Adorazione dei magi tratta

da Van Eyck accanto all’Uomo con

anello del maestro fiammingo, opere di

Colantonio e Antonello da Messina.

Opere di Jacomart Baço e di pittori spagnoli.

E poi Francesco Laurana, Domenico

Gagini, Andrea Guardi e la Testa

di cavallo di Donatello. L’Annunciazione

di Bartolomeo Vivarini da Modugno,

il S. Girolamo di Lazzaro Bastiani

da Monopoli, il polittico di Michele da

Valona da Guglionesi. E poi tessuti,

libri, codici, un busto di Carlo V del

Montorsoli, il Ritratto del Sultano Solimano

di Hieronymus Hopfer, lo Studio

per la Madonna del Pesce di

Raffaello e le opere di Cesare da Sesto,

Girolamo da Salerno, Giovan Francesco

Penni, Giovan Filippo Criscuolo e

di Andrea Sabatini. Grandi polittici

dalla Basilicata interna e opere venete

giunte in Puglia, tra cui dipinti di Lotto,

Pordenone, Paris Bordon e infine i capolavori

di Polidoro da Caravaggio e

Pedro Machuca”.

nAPOlI

BASIlIcA DI SAnTA MARIA

MAGGIORE AllA PIETRASAnTA

fInO Al: 30 GIuGnO 2019

cHAGAll SOGnO D’AMORE

Nella straordinaria cornice della Basilica

della Pietrasanta – Lapis Museum

di Napoli, una mostra dedicata al

grande artista russo Marc Chagall

(1887-1985). Attraverso 150 opere tra

dipinti, disegni, acquerelli e incisioni

viene raccontata la vita, l’opera e il

sentimento di Chagall per la sua amatissima

moglie Bella. Sono esposte

opere rare provenienti da collezioni

private e di difficile accesso per il

grande pubblico. Curata da Dolores

Duràn Ucar, la mostra racconta il

mondo di Chagall ricco di ricordi

d’infanzia, fiabe, poesia, religione e

guer- ra, un universo di sogni dalle

tinte forti che danno vita a paesaggi

ricchi di personaggi, reali o immaginari,

che si affollano nella fantasia

dell’artista. Opere in cui si fondono

realtà e sogno per un risultato di forte

impatto, dal timbro fiabesco. La mostra

è organizzata e prodotta dal

Gruppo Arthemisia e si avvale del patrocinio

del Comune di Napoli, è sotto

l’egida dell’Arcidiocesi di Napoli, e

in sintonia con la sezione San Luigi

della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia

meridionale, Scuola di Alta

Formazione di Arte e Teologia, della

Rettoria della Basilica di S. Maria

Maggiore alla Pietrasanta e dell’Associazione

Pietrasanta Polo Culturale

ONLUS.


A l I A E fuORI cOnfInE

PERuGIA

GAllERIA nAZIOnAlE

DEll’uMBRIA

cORSO PIETRO VAnnuccI 19

DAl: 16 MARZO 2019

fInO Al: 9 GIuGnO 2019

BOllE DI SAPOnE, fORME DEll’uTO-

PIA TRA VAnITAS, ARTE E ScIEnZA

Alla Galleria Nazionale dell’Umbria di

Perugia la tematica delle bolle di sapone,

in una mostra a cura di Marco Pierini,

direttore della Galleria Nazionale dell’Umbria

e Michele Emmer. Nel percorso

circa 60 opere dal ‘500 ad oggi,

con autori quali Guido Reni, Fra Galgario,

Jan Bruegel il Giovane, Gerrit Dou,

Karel Dujardin, a partire da opere allegoriche

legate al tema della Vanitas. La

prima sezione racconta la nascita di questa

iconografia, sottolineando l’influenza

che i lavori di Hendrick Goltzius

hanno avuto nell’arte olandese del XVI

e XVII secolo. Si prosegue con una panoramica

che arriva fino al ‘900 con lavori

di Man Ray, Max Beckmann,

Giulio Paolini, fino all’architettura contemporanea,

con la maquette del Water

Cube, la piscina olimpionica di Pechino

progettata dallo studio australiano PTW

Architects. Esposte anche stampe e incisioni,

fotografie, locandine e manifesti

pubblicitari. Importanti sono le affiches

della Collezione Salce di Treviso, che illustrano

la fortuna di questo soggetto a

scopi pubblicitari, a partire dal manifesto

del sapone Pears, rielaborato a partire

dal dipinto Soap Bubbles, del pittore e

illustratore britannico John Everett Millais

(1829-1896). L’esposizione documenta

inoltre le ricerche settecentesche

sulla rifrazione della luce e sui colori.

ROMA

PAlAZZO MERulAnA

DAl: 21 MARZO 2019

fInO Al: 17 GIuGnO 2019

GIAcOMO BAllA. DAl fuTuRISMO

ASTRATTO Al fuTuRISMO IcOnIcO

Questa mostra, a cura di Fabio Benzi,

è incentrata sull’opera Primo Carnera

del 1933, dipinta sui due lati, con da

una parte Va profumo del 1926, che

rappresenta il sistema sinestetico del

futurismo balliano del periodo: forme

chiare, colori tenui, metallici e dorati,

evocano la sensazione olfattiva derivante

da un flacone di profumo; la sagoma

“bucata” del quadro rappresenta,

con le due aperture in alto, le narici che

percepiscono l’odore. Sul verso dell’opera,

nel 1933, Balla dipinge Primo

Carnera ispirandosi ad una foto di Elio

Luxardo, amico di Marinetti e autore

di un ritratto del pugile pubblicato

sulla “Gazzetta dello Sport” nel 1933.

Questa immagine è la base iconografica

del dipinto di Balla. Per dare al dipinto

l’effetto del rotocalco, l’artista ha

applicato al fondo una rete di metallo

su cui poi ha dipinto, dando un effetto

di “retinatura”, identico a quello delle

immagini dei giornali. Balla voleva il

rinnovamento del Futurismo trovando

ispirazione nell’immaginario suscitato

dal cinema, dalla fotografia di moda e

di attualità delle riviste. La mostra analizza

questo passaggio di stile, con immagini

che si associano a quelle dei

media dell’epoca, alla nascente iconicità

dei divi. In mostra, oltre ad alcuni

dipinti più esplicitamente futuristi, le

opere eseguite con quella tecnica a “retinatura”,

a confronto con le immagini

dei divi, realizzate da fotografi come

Luxardo e Ghergo, e con le riviste

dell’epoca.

REGGIO EMIlIA

PAlAZZO DEI MuSEI

DAl: 6 APRIlE 2019

fInO Al: 14 luGlIO 2019

AnTOnIO fOnTAnESI E lA SuA

EREDITÀ. DA PEllIZZA DA VOl-

PEDO A BuRRI

Nel bicentenario della nascita, Reggio

Emilia dedica una retrospettiva ad Antonio

Fontanesi, artista reggiano protagonista

della pittura dell’Ottocento

italiano, interprete delle novità del paesaggio

romantico. La rassegna – curata

da Virginia Bertone, Elisabetta Farioli,

Claudio Spadoni – oltre a ricostruire il

percorso dell’artista, mostra l’influenza

che la sua pittura ha avuto negli artisti

che si sono riconosciuti nel suo particolare

approccio alla natura e al paesaggio,

sospeso tra l’esigenza di rappresentazione

del vero e l’urgenza di

esprimerne le emozioni. Esposti importanti

dipinti di Antonio Fontanesi a

confronto con opere degli artisti che la

critica ha collegato con la sua produzione,

individuandone possibili motivi

di ispirazione in un periodo che dagli

anni ottanta dell’Ottocento arriva fino

agli anni sessanta del Novecento. Sono

documentati i rapporti con la cultura

simbolista e divisionista attraverso o-

pere di Vittore Grubicy, Leonardo Bistolfi,

Giuseppe Pellizza da Volpedo,

Angelo Morbelli ma anche la sua ripresa

negli anni venti ad opera di Carlo

Carrà, Felice Casorati, Arturo Tosi.

L’ultima sezione è dedicata alle interpretazioni

critiche degli anni cinquanta

di Roberto Longhi e poi di Francesco

Arcangeli. Quest’ultimo infatti inserisce

Fontanesi nell’evoluzione di un naturalismo

che nel dopoguerra arriva a

Ennio Morlotti, Mattia Moreni, Pompilio

Mandelli spingendosi fino alle ricerche

materiche di Alberto Burri.


86

MOSTRE D’A R T E In I T

TORInO

PAlAZZO AccORSI OMETTO

fInO Al: 16 GIuGnO 2019

GIOVAnnI MIGlIARA

La Fondazione Accorsi-Ometto rende

omaggio a Giovanni Migliara. La mostra,

curata da Sergio Rebora e in collaborazione

con la Città di Alessandria e

la Fondazione Cassa di Risparmio di

Alessandria, evidenzia il tema del viaggio

nella ricerca dell’artista. Esposte un

centinaio di opere, tra olii, acquarelli,

tempere, disegni e miniature a olio su

seta applicata su vetro, provenienti in

gran parte dal Museo e Pinacoteca Civica

di Alessandria e dalla Fondazione

Cassa di Risparmio di Alessandria. I discendenti

dell’artista hanno fornito materiali

documentari, tra cui l’Album in

cui Migliara conservava i suoi acquarelli

e disegni significativi. Trasferitosi a Milano

dopo aver operato a Torino come

ebanista, Migliara (Alessandria 1785-

Milano 1837) si formò a Brera, collaborando

con Gaspare Galliari come aiuto

scenografo ai teatri alla Scala e Carcano.

Dal 1812 partecipò alle esposizioni dell’Accademia

di Brera. Tra gli anni Venti

e Trenta dell’Ottocento viaggiò in Italia

immortalando le città in disegni e dipinti.

Ottenne committenze da Casa Savoia:

Carlo Felice, Carlo Alberto e Maria

Cristina gli offrirono commissioni rilevanti,

tra cui quella dell’Album personale

di Carlo Alberto, oggi conservato

alla Biblioteca Reale di Torino.

TREVISO

cASA DEI cARRARESI

DAl 4 APRIlE 2019

fInO Al: 30 GIuGnO 2019

GIAPPOnE: TERRA DI GEISHA E

SAMuRAI

La mostra, a cura di Francesco Morena,

documenta le arti giapponesi con opere tra

il XIV e il XX secolo, provenienti dalla

collezione di Valter Guarnieri. Il percorso

spazia dai costumi alle attività tradizionali

giapponesi, sino alla storia della collezione.

Il Giappone è ricco di belle donne,

le geisha, e audaci guerrieri, i samurai, che

hanno dominato il paese dal XII alla metà

del XIX secolo. La geisha è per il Giappone

un ideale, dalle dame di corte del periodo

Heian (794-1185) alle cortigiane

vissute tra XVII e XIX secolo, dipinte da

Kitagawa Utamaro (1753-1806). Il Buddhismo,

di origini indiane, giunse in Giappone

tramite Cina e Corea, influenzando

i Giapponesi, soprattutto nella variante

dello Zen, documentata da alcuni dipinti

su rotolo verticale raffiguranti Daruma,

fondatore della setta. Il percorso continua

spaziando dal teatro Kabuki, al kimono e

alla micro-scultura. Anche la letteratura

ispira i dipinti. Viene indagato il rapporto

tra i Giapponesi e la natura, che nello

Shintoismo, dottrina religiosa autoctona

dell’arcipelago, è espressione della divinità.

Questa relazione con la Natura è documentata

da dipinti su rotolo verticale,

alcuni realizzati tra ‘800 e ‘900, agli albori

del Giappone moderno. A metà dell’800,

dopo oltre due secoli di isolamento, il

paese si aprì al mondo scoprendo la fotografia.

L’ultima sala è ri- servata alla scrittura,

con paraventi ornati di potenti

calligrafie.

VEnEZIA

cA’ fOScARI ESPOSIZIOnI

DAll’ 11 MAGGIO 2019

fInO Al: 31 OTTOBRE 2019

GElY KORZHEV. BAcK TO VEnIcE

Torna a Venezia Gely Korzhev (1925-

2012), in una mostra a cura Di Faina Balachovskaja,

Giuseppe Barbieri, Silvia

Burini e Nadezhda Stepanova. Gely

Korzhev è stato un artista tra i più eminenti

del panorama pittorico, prima sovietico

e poi russo, della seconda metà

del ‘900, ed ha partecipato alla XXXI

Biennale di Venezia quando, con Viktor

Popkov, risultò, nel padiglione dell’URSS,

l’autore più stimato del cosiddetto

“stile severo” che cercava una via

d’uscita dai canoni ferrei dell’epoca staliniana.

La mostra restituisce la concretezza

del trittico del pittore russo, la sala

Korzhev e altri segni importanti presenti

nel Padiglione del 1962. Ma è anche

l’occasione di presentare, con oltre 50

dipinti, una sequenza di opere del maestro,

che fanno giustizia degli affrettati

giudizi espressi durante la XXXI Biennale.

La rassegna è suddivisa per nuclei

tematici, focalizzandosi sugli aspetti più

rilevanti della produzione dell’artista:

esposti i nudi, le nature morte, ed alcuni

esempi della sua originale declinazione

della pittura realista sovietica. Il centro

del percorso si impernia sulle immagini

dolenti della memoria degli anni della

Grande Guerra Patriottica, che è il nome

russo della Seconda Guerra Mondiale,

capolavori che hanno garantito a Korzhev

il maggior riconoscimento internazionale:

non casualmente Tracce di

guerra (1963-1964) fu prescelto come

manifesto per la grande esposizione

“Berlino-Mosca Mosca-Berlino” del

2003 al Martin Gropius Bau. La rassegna

si conclude con le meditazioni visive

del pittore sul collasso del sistema

sovietico.


A l I A E fuORI cOnfInE

BElGIO - BRuXEllES

MuSEO BOZ AR

fInO Al 23 GIuGnO 2019

l’IncISIOnE Al TEMPO DI

BRuEGEl

Molti capolavori fiamminghi viaggiarono

in Europa su fogli di carta: i pittori

nordici si avvantaggiarono dell’invenzione

della stampa in termini economici

e promozionali e alcuni di essi,

come Pieter Bruegel il Vecchio, divennero

pionieri di una nuova arte. Questa

mostra indaga la storia della stampa

nelle Fiandre del ‘500: dagli esperimenti

nelle botteghe di Anversa ad Albrecht

Dürer, dall’ascesa della xilografia

e del bulino al Rinascimento italiano,

allo sviluppo del paesaggismo. La

mostra, realizzata in collaborazione tra

BOZAR e la Biblioteca Reale del Belgio,

documenta la produzione di incisioni

nel sud dei Paesi Bassi ai tempi di

Bruegel. L'incisione è stata utilizzata

sia dai "giornali" del tempo che dalla

propaganda politica, e non tutte le incisioni

che uscivano dalla stampa erano

legate all'arte. L'avvento e la crescita

dell' "arte dell'incisione" nel secolo

di Bruegel non è quindi solo una

storia di successo artistico. Anche il

know-how e l'audacia imprenditoriale

hanno svolto un ruolo importante. La

mostra documenta i protagonisti di

una straordinaria avventura, tra il quali

il pittore Marteen de Voos o l’editore di

Bruegel Hieronymus Cock, dimostrando

come un supporto apparentemente

povero come la carta abbia permesso

all’arte fiamminga di superare la crisi

che la colse sul finire del XVI secolo..

SPAGnA - MADRID

MuSEO DEl PRADO

fInO Al 7 luGlIO 2019

AlBERTO GIAcOMETTI

Fino al 7 luglio, al primo piano del

museo, al centro della sala n.12, dominata

da Las Meninas, lungo la Galleria

Centrale, tra i capolavori di Tintoretto,

Tiziano e Rubens, le grandi

opere del Greco e le tele di Zurbarán

sono esposte venti opere di Alberto

Giacometti. Sono diciotto sculture e

due ritratti a olio a confronto con le

opere del museo. Giacometti si integra

perfettamente nel percorso di visita

con la forza espressiva della sua arte

senza tempo. Ideata da Carmen Giménez,

storica dell’arte già direttrice del

Reina Sofía e membro del consiglio di

amministrazione del museo, la mostra

rientra nelle celebrazioni per il Bicentenario

anche con l’obiettivo di esaltare

la collezione permanente, che si

abbina molto bene con i capolavori di

Giacometti. L’esposizione è realizzata

in collaborazione con la Fondazione

Beyeler di Basilea. I bronzi selezionati

appartengono perlopiù all’ultima fase

della produzione di Giacometti, dal

1945 al 1966, anno della morte, comprendendo

alcuni pezzi fondamentali.

Le due tele sono il Ritratto di Isaku

Yanaihara (del 1961) e Testa d’uomo,

ritratto del fratello Diego datato 1964,

posti ai lati dell’ingresso alla Sala 12.

SVIZZERA - lOcARnO

PInAcOTEcA cOMunAlE cASA

RuScA

DAl 14 APRIlE 2019

fInO Al 6 OTTOBRE 2019

MAnOlO VAlDéS

Per la prima volta in Svizzera una

mostra, a cura di Rudy Chiappini,

riunisce una cinquantina di opere

significative che raccontano il

percorso artistico di Manolo Valdés.

Il pubblico ha la possibilità di

apprezzare questo artista dalla

lunga carriera, attraverso le opere

realizzate dalla metà degli anni

Ottanta fino ai giorni nostri. Le

suggestive sale e la corte di Casa

Rusca sono arricchite dai dipinti e

dalle sculture di eleganti figure di

dame, di teste maestose dai lineamenti

femminili, di statue e- questri

di nobildonne e cavalieri. Lo

spazio esterno al Museo ospita

inoltre una selezione di sculture

monumentali, precedentemente protagoniste

di importanti installazioni

a Parigi, Valencia, Dubai e

non solo. Al pubblico si offre così

una panoramica sulle diverse tecniche

e le multiformi sperimentazioni

di questo eclettico e poliedrico

artista. Le opere di Manolo

Valdés fanno parte delle più prestigiose

collezioni pubbliche e private;

lo si può ammirare al Metropolitan

Museum of Art di New

York, al Musée National d'Art

Moderne Centre George Pompidou

di Parigi, al Museo Nacional

Centro de Arte Reina Sofía a Madrid,

alla Fundaciòn del Mu- seo

Guggenheim a Bilbao, al Kunstmuseum

a Berlino, solo per citarne alcune.


88

Nel segno della Musa

Le interviste di Marilena Spataro

“Ritratti d’artista”

Maestri del ‘900

Novello Finotti L'arte come racconto emozionale di

un immaginario che interpreta la realtà attraverso il sogno. e da

cui scaturiscono creature fantastiche e metamorfiche ai limiti

del surreale. Su tutto “un sorprendente anelito del sacro”

marilena.spataro@gmail.com

Finotti e Iolas alla Biennale di Venezia 1984 - photo: Mario Volani

Lei, maestro Finotti, è nato nel ‘39 a

Verona, a cavallo di due secoli essenziali

per l'arte contemporanea.

Quale era il clima che si respirava nel

mondo dell'arte agli esordi della sua carriera.

E quali le maggiori figure di riferimento

del tempo?

«A metà degli anni Cinquanta ero profondamente

interessato all’espressione artistica

e ad apprenderne le varie tecniche,

anche esercitandomi con materiali differenti.

Frequentando l’Accademia d’Arte

Cignaroli di Verona ho avuto modo di conoscere

artisti della mia città, storici dell’arte,

critici e di entrare in contatto con

varie gallerie. Molto ha contribuito la conoscenza

e frequentazione dello scultore

Nereo Costantini e lo storico dell’arte

Gianlorenzo Mellini, la loro vicinanza mi

ha arricchito culturalmente, sia per quanto

riguarda la conoscenza e la curiosità

per la storia dell’arte e i suoi personaggi,

sia perché mi hanno permesso di acquisire

una sensibilità e una capacità critica

nei confronti della produzione artistica.

In quel periodo gli artisti che hanno suscitato

in me una grande riflessione sull’arte,

sulla loro tecnica sono stati Donatello

e per la pittura Caravaggio, con i

suoi contrasti drammatici di luci, Van

Gogh per la sua forza espressiva e violenta

del colore e i Surrealisti, Matta e

Francis Bacon, la scultura

Romanica con Nicola e

Giovanni Pisano, Michelangelo

e Canova. E le

grandi civiltà del passato

come l’arte dell’Antico E-

gitto. Agli inizi degli anni

sessanta ho fruito dell’insostituibile

esperienza diretta

di Maestri come De Chirico

e Magritte, anche questo

ha sicuramente influito

sul mio linguaggio artistico,

che mi ha permesso di

avvicinarmi al mondo dei

surrealisti, come André Breton.

Nel 1963 ho modo di

conoscere a Verona, nella

fonderia Bonvicini, Alexander

Jolas, famosissimo

gallerista e collezionista di

origine greca, che mi invitò

ad Esporre a New York con

una mostra personale. Visitando,

negli anni successivi,

Atene, il Partenone e

tutte le meraviglie dell’arte

greca, rimasi affascinato dalla

forza che queste sculture

emanavano, la loro perfezione

e quel materiale, il

marmo, risvegliarono in


Anubi 3 - 1988-1989 - Marmo nero del Belgio - cm.142x178x54

photo: Mario Volani

Omaggio a Shakespeare - 1980-1984 - Marmo bianco di Carrara - 22 elementi

photo: Mario Volani

me qualcosa di profondo e il desiderio di

iniziare a cimentarmi nell’uso di quella

materia per realizzare le mie opere. In seguito

ci fu il mio trasferimento a Pietrasanta

e la frequentazione dei laboratori di

Carrara. Qui i miei “maestri” sono stati

gli sbozzatori di Carrara, dai quali ho appreso

con grande umiltà la base tecnica,

che poi ho sviluppato negli anni. Da allora

il marmo bianco di Carrara e il nero

del Belgio sono diventati i “miei compagni

di vita”».

Essere nato in una città di grande tradizione

culturale e artistica come la sua

quanto, e in cosa, ha inciso nel suo essere

artista?

«Verona mi ha sempre interessato e affascinato,

passeggiando per le sue vie scoprivo

opere di grandissimo pregio e di

varie epoche, Romane, del periodo romanico

e medioevali. Mi recavo nella Basilica

Romanica di San Zeno e mi soffermavo

a guardare il maestoso portale in

bronzo e con le sue formelle risalenti

all’XI secolo, facevo degli schizzi dei rilievi

architettonici dei portali e delle sculture

e per me era una scuola diretta con il

passato».

Ci descrive come prendono corpo le sue

opere e quali sono i moventi artistici e la

poetica da cui esse nascono?

«Tutte le sculture sono frutto di una

mente libera che oscilla tra realtà e sogno,

raffigurano un mondo onirico e fantastico:

da qui scaturisce il metamorfismo

che è alla base del mio lavoro, dove

fondo corpi di esseri differenti senza però

mai deformarli, ma trasformandoli in un

racconto emozionale e narrativo.

Come avviene nella Donna tartaruga, dal

cui carapace escono quattro piedi di donna,

quasi a voler significare che l’eterno

femmineo vive protetto all’interno di una

corazza di un animale giunto fino a noi

dalla preistoria. È la storia di una donna,

di tutte le donne, che si china a giocare

con il suo bimbo. L’opera diventa qui il

simbolo, la sintesi visiva di una realtà, di

una scena reale vista al tramonto passeggiando

sulla spiaggia. L’immagine viene

fissata in opera, con un richiamo alle origini

materne. La mia opera ama alimentarsi

da sempre di un senso di mistero e

della spiritualità enigmatica orientale.

Una nitida visione mi consente di recuperare

forme e figure di forte connotazione

naturalistica, che vengono ricondotte

a composizioni di forte intensità

surreale. Nell’opera Omaggio a Shakespeare,

opera del 1980/1984, possiamo

cogliere il senso di un approfondimento,

di una svolta. Un linguaggio legato alla

figurazione in chiave surreale, ma aperto

alle voci del passato. Ciò che prima si intravvedeva

in nuce ora si dispiega con

ritmo più articolato, quasi solenne. Qui

prevale una prepotente vocazione per una

forma classica in chiave moderna. La

scultura intitolata Anubi, mitico signore

delle necropoli, adorato nell’Antico Egitto,

in cui si evidenzia la combinazione fra

la staticità dell’animale e la dinamicità

della curva formata dal dorso e dalle

gambe umane, perfetta sintesi del guardiano

presente al momento di transizione

tra la morte e la vita. La sua lunga coda

diviene colonna vertebrale per la rigenerazione

dell’essere umano. Essendo sempre

stato attratto dalla cultura egiziana e

dai suoi simboli, ho desiderato cimentarmi

in questa grande opera, sperimentando

la forma dell’innesto. In quest’opera

la figure animale si innesta in figure

umane creando un intreccio armonico».

Cosa rappresenta per lei la scultura?

«La scultura per me è un esigenza dell’anima,

“una maledetta benedizione”, un

mezzo che mi permette di esprimere ed

esperire le mie inquietudini, le sensazioni

più mutevoli, una catarsi emotiva una su-


90

Il cammino dell’uomo - 1968-1969 - bronzo - cm. 1200x60 - photo: Giovanni Ricci Novara

blimazione attraverso la materia della

mutevolezza dell’uomo. I simboli dei miei

lavori sono quelli del nostro tempo: sono

incubi, angosce, malinconie, presagi, ma

anche illuminazioni positive, amori, palpiti,

attese e speranze. E un sorprendente

anelito del sacro. Al fine di rappresentare

contenuti all’apparenza labili per non dire

inafferrabili come i sogni, mi sono forgiato

una tecnica adeguata, direi da virtuoso,

inizialmente nel bronzo, legno,

marmo, fino ad arrivare a sfidare l'uso di

materiali ancora più duri come il granito

e il basalto. Nella mia scultura alla vitalità

si affiancano la costanza dell’invenzione,

ovvero l’originalità iconografica dell’opera,

la tecnica, anche questa molto personale,

tecnica non solo materiale, ma

dell’immaginario. Per un artista la scultura

diventa un’esigenza, un modo di comunicare,

un dialogo costante con se

stesso e con gli altri, un mezzo che permette

di interrogarsi ed analizzarsi, senza

filtri e senza confini. Assume la connotazione

di una sintesi interiore, dove pian

piano ogni argomentazione trova la sua

giusta collocazione all’interno della materia,

con l’opera conclusa si ha la chiusura

di un cerchio, di un travaglio interiore

che ha trovato le sue risposte attraverso

la catarsi materica».

Come s’inseriscono le sue opere scultoree

nel più ampio discorso dell’organizzazione

dello spazio?

«L’allestimento di una mostra richiede

sempre all’inizio una studio del luogo e

degli spazi, soprattutto se si tratta di un

contesto storico. Sono molto attento a

collocare le opere in contesti antichi, è

importante che l’opera dialoghi con questi

spazi nel massimo rispetto possibile

dell’ambiente e della sua storia, soprattutto

se sono luoghi dove esiste già la presenza

di altre opere. Non amo affollare le

stanze di sculture, le opere hanno bisogno

di essere lette a tutto tondo e respirare, di

vivere nell’ambiente in cui sono collocate.

Due anni fa ho avuto l’occasione di

esporre le mie opere a Matera, tra le pietre

millenarie delle chiese rupestri di San

Nicola dei Greci e Madonna delle Virtù.

é stata un’esperienza unica, cimentarsi

nella collocazione delle opere all’interno

di quelle cavità secolari, mi sembrava di

entrare in un luogo magico e misterioso,

ricco di umori ancestrali, c’ era quasi il timore

di disturbare quei loculi, che sembravano

vivere di vita propria. Alla fine

vedere le opere esposte è stata una grande

emozione, era incredibile il dialogo che

si era creato tra ambiente e scultura. Con

attenzione siamo riusciti a creare una retrospettiva

di molte opere, nel rispetto del

luogo».

Quanto è importante l’uso di un certo materiale

piuttosto che un altro?

«A differenza del bronzo che rinfrange la

luce, il marmo, se trattato in certo modo

assorbe e mette in evidenza passaggi sot-


Non ci indurre 1977-2013 - marmo nero del Belgio con pelliccia

photo: Mario Volani

Rifarsi - 2010 - basalto - cm. 85x120x76 - photo: Mario Volani

tili e a volte appena accennati. Nella mia

scultura vi è una parte di costante ricerca

della luce e la lavorazione del marmo mi

permette di fare questo, assottigliando gli

spessori, quasi a rendere diafana la materia

in alcuni momenti, tutto ciò per arrivare

al raggiungimento della spiritualità.

C'è idea di raggiungere l’anima della materia,

che al contempo conduce alla scoperta

della propria. La lavorazione della

pietra anche quella più dura assume le

connotazioni di una metafora. Il materiale

ti fa da specchio, si toglie per arrivare

all’essenza, è una strada affascinante, ma

infinita. In opere come Levitazione 1997,

dove la figura, sembra appunto levitare,

la materia prende vita, quasi a spogliarsi

per liberarsi ancora di più da peso e costrizioni.

Vi è la volontà di rendere la materia

un velo trasparente, dove la luce può

filtrare senza ostacoli, il tutto senza perdere

confini e consistenza. La luce ha

vinto sulla materia. Lavorare il marmo, il

granito e il basalto diventa un corpo a

corpo tra l’artista e il materiale, quasi una

lotta tra l’uomo e se stesso. C'è un' insistenza

predominante sulla ricerca tecnica

come parte inscindibile della ricerca artistica.

Cerco di interpretare con uguale

maestria sia la spiritualità dei Santi sia i

drammi di ogni vita, quanto la carica

emotiva o l’ironia dell’eros».

Quali i materiali e le tecniche preferite

nella realizzazione delle sue opere?

«Nel mio lavoro seguo la prassi, che

chiamo del laboratorio canoviano, cioè

l’invenzione magari grafica, modello in

creta, poi in gesso, per passare poi al

marmo. Sono estremamente convinto che

la tecnica sottenga una forte cultura sia

teorica, ma soprattutto che deriva dall’esperienza

tecnica fatta sul campo con

costanza e determinazione. Ho insegnato

per un pò di anni al Liceo Artistico di Verona,

ed era questa la filosofia, l’insegnamento

che volevo lasciare ai mie alunni:

dedicarsi all’arte qualunque essa sia con

passione, costanza determinazione, solo

tramite questi ingredienti è possibile raggiungere

un certo grado di padronanza

delle varie tecniche e una sicurezza che ti

permettono di essere padrone della materia.

Ma l’ingrediente più importante è la

connessione cuore mente e spirito. E a-

vere sempre una grande curiosità su tutto

ciò che ci circonda, non tralasciare nulla

ed essere sempre attenti recettivi agli stimoli

esterni. Tutto quello che mi circondava

e mi circonda é fonte di stimolo e di

arricchimento interiore che poi riesco a

tradurre e ad esprimere attraverso le mie

opere. Posso dire di aver dedicato una

vita intera alla ricerca, a carpire i segreti

della materia e a come poterla plasmare,

quasi a renderla duttile. Riassumerei tutto

con tecnica, rigore, passione desiderio, a

mio avviso, senza questi elementi l’opera

di un artista non può tramettere la sensazione

di essere vita».


Roma nella camera oscura

...fotografie della città dall’ottocento ad oggi

di Marina Novelli

“La fotografia è violenta: non

perché mostra violenze, ma

perché ogni volta riempie di

forza la vista, e perché in essa

niente può sottrarsi e neppure

trasformarsi”. Roland Bartes, La camera chiara, Camera Lucida, 1980

In occasione dei 180 anni

dalla nascita ufficiale della

fotografia, l’Archivio fotografico

del Museo di Roma

in Palazzo Braschi, espone

al pubblico le proprie collezioni

presentando oltre 300

immagini che, partendo dagli

esordi della fotografia si

estendono fino all’opera di artisti contemporanei.

Uno straordinario excursus,

esplicato negli ambiti più significativi

della storia fotografica

della Capitale, precedenti all’avvento

del digitale. Una interessante occasione

per rendere noto il lavoro di

molti autori rimasti nell’anonimato, e

qui sapientemente valorizzati per la

prima volta come fotografi “di ricerca”.

L’esposizione aperta al pubblico

dallo scorso 27 marzo, si

estenderà fino al prossimo 22 settembre

2019 (salvo proroghe!) ed è stata

sensibilmente curata da Flavia Pesci

e Simonetta Tozzi, nonché promossa

da Roma Capitale, Assessorato alla

Crescita Culturale - Sovrintendenza

Capitolina ai Beni Culturali. La mostra

propone diversi percorsi di visita

partendo esattamente dagli esordi della

fotografia in città - quando cioè si

avvaleva della collaborazione di artisti

già attivi ed alle prese con l’invenzione

della nuova straordinaria tecnica,

percorre le varie epoche che videro

il costante mutamento della città,

giungendo all’opera di artisti viventi

ed operanti in un espressivo rapporto

con Roma Capitale. La mostra si prefigge

inoltre di evidenziare vari livelli

di lettura che, a partire dalla possibile

ricostruzione della storia e dell’evoluzione

delle tecniche fotografiche, giunge

alla comprensione del ruolo specifico

svolto da tanti artisti in base alla

tipologia del proprio lavoro, per approdare

poi alla possibilità di “leggere”

in base a nuove e moltiplicate


94

Eugène Constant (attivo

1850-1880)

Veduta del Foro Romano

e resti del Tempio di Saturno,

1850-1857

carta salata, AF 7031/17

Pompeo Molins

(1827-1900 ca.)

Fontana delle Tartarughe,

1868 ca.

stampa all’albumina,

AF 431

Gioacchino Altobelli (1814 – post 1878), Pompeo Molins (1827-1900 ca.)

Tempio di Minerva Medica con coltivazione di ortaggi, 1860 ca.

stampa all’albumina, AF 22815

chiavi interpretative, la città stessa,

esprimendosi attraverso un percorso

storico-fotografico in grado di illustrare

il contesto visivo di Roma; un

racconto fotografico che si snoda attraverso

ben nove sezioni, ognuna dedicata

alle diverse tematiche, declinazioni

e tecniche di un panorama

non certo privo di fascino, di emozioni

e di stupore. Sperimentare con

la luce - nascita e progressi della fotografia

- è la prima sezione che ci illustra

gli albori della fotografia, le

prime immagini prodotte in dagherrotipo

(primo procedimento fotografico

per lo sviluppo di immagini) incarnano

alla perfezione come, secondo

una celebre definizione dell’epoca, l’idea

di uno “specchio dotato di memoria”.

I dagherrotipi infatti restituiscono

immagini di straordinaria vivezza,

da riguardare da vicino, al fine

di poterne cogliere l’effetto cangiante

e simultaneo, tra positivo e negativo,

e particolarmente adatti ai ritratti, si

rivolgono ad un pubblico di ricchi acquirenti

pronti a sottoporsi a lunghe

sedute di posa della durata dai 20 ai

45 minuti, per essere poi custoditi in

eleganti cofanetti o astucci di velluto.

I rapidi progressi però, di nuovo sperimentati,

portano in breve tempo ad

abbreviare i tempi di esposizione, consentendo

la riproduzione della immagine

a partire da un negativo di carta,

dando origine alla stampa su carta salata.

La fotografia acquista così una

maggiore accessibilità, “democratizzando”

il mercato, che si estende in

maniera sempre più ampia. Vediamo

così i primi fotografi, veri e propri

pionieri sperimentatori, uscire dai

loro studi in compagnia di ingombranti

attrezzature, per spostarsi tra

città e campagne, accompagnandosi


Dagherrotipo

Fotografo non identificato - Panorama di Roma dall’Accademia di Francia, 1900-1910

stampa al carbone, AF 6880

Gioachino Altobelli (1814-1878) o Ludovico Tuminello (1824-1907), attr.

Porta Pia con i segni dei bombardamenti, 1870

stampa all’albumina, AF 6813

spesso con pittori, se non proprio pittori

di formazione essi stessi. Molti di

loro, infatti, approdano alla fotografia

dall’ottica, dalla chimica o dalla meccanica,

tutte materie estremamente

utili alla pratica fotografica. La fotografia

inoltre, applicata al paesaggio e

alla veduta urbana, sarà in grado di

competere con l’incisione e il disegno

nella produzione di immagini-souvenir

destinate a un esteso pubblico di

viaggiatori. Nasce a Roma, intorno

alla metà degli anni Quaranta, il primo

circolo fotografico d’Italia; una illustre

Scuola di Pittori-Fotografi che

avevano come loro meeting point il famoso

caffè di Via Condotti, il Caffè

Greco, e da cui prendeva il nome

quale Circolo del Caffè Greco, frequentato

ed animato anche dai giovani

vicini alla Accademia di Francia, nonché

italiani (ovviamente!) e britannici.

Dalle immagini prodotte dalla Scuola

Fotografica Romana, si evince nel taglio

vedutistico e nella morbida luminosità,

un felice connubio tra pittura e

fotografia. Rimangono costanti, pertanto,

i soggetti dei viaggiatori del

Grand Tour, i quali prediligono i simboli

antichi e moderni della città, nonché

delle tipiche campagne romane e

le opere dei Musei Capitolini e Vaticani.

A questa prima sezione, in cui mi

sono lungamente soffermata, ne seguono

le successive altre otto. Documentare

l’Antico: percorsi tra le rovine;

Centro della Cristianità; Vie

d’acqua: la presenza del fiume e le

fontane monumentali; Un eterno giardino:

Roma tra città e campagna; La

nuova capitale: dai piani regolatori

di fine Ottocento alla città moderna;

Occasioni di vita sociale; Attraverso

lo specchio: negativi su lastra di vetro.

“La fotografia acquista un po’


96

Cesare Faraglia

(attivo 1910-1940 ca.)

Case in demolizione

viste dall’emiciclo dei

Mercati di Traiano, 1928

stampa ai sali d’argento,

AF 19585

Scatola portasigari con

fotografie di personaggi

storici (1860-1870)

AF 8669

Mario Carbone (1924)

La performance

“Terremoto” di Joseph

Beuys e il convegno "Arte e

dimensione metropolitana" a

Palazzo Braschi, 1981

stampe ai sali d’argento su

carta baritata, AFM 284

della dignità che le manca quando

cessa di essere una riproduzione

della realtà e ci mostra cose che non

esistono più”. Marcel Proust - All’ombra

delle fanciulle in fiore. Questo

interessante percorso si chiude

nelle due sale al pianterreno di Palazzo

Strozzi, con la bellissima sezione

Ritratti, dedicata alla fotografia

di figure, con una serie di ritratti

di personaggi famosi, modelli in

posa e interni di studi d’artista ottocenteschi.

I famosi tableaux vivants

invece sono dei “quadri viventi” che

ebbero grande fortuna a cavallo degli

anni tra la fine dell’Ottocento e il

primo Novecento, che una volta ancora

confermano la stretta complementarietà

affermatasi a Roma tra

fotografia e pittura. Concludendo, vale

la pena sottolineare che, l’Archivio

Fotografico conserva preziose fotografie

antiche, testimonianti la nascita

e l’evoluzione dell’arte fotografica

a Roma fin dal 1845 ad oggi.

Una collezione che oggi ammonta a

circa 30.000 positivi - dagherrotipi,

carte salate e albuminate, stampe al

carbone e ai sali d’argento, fotoincisioni

e ferrotipi - nonché 50.000 negativi

su lastre al collodio umido e ai

sali d’argento e su pellicola piana .

Una mostra assolutamente da non

perdere, specialmente per addetti ai

lavori ed amatori e, come tramandato

da Robert Doisneau “Il più bello, il

più semplice di tutti è il riflesso spontaneo

con il quale si tenta di fermare

un attimo di gioia destinato a scomparire”.


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“Vaso di fiori” - 1917 circa - olio su tela - cm 51,5x46

Piero Marussig

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100

“Human Connections”

di Monica Ferrarini

èstata inaugurata sabato 6

aprile la mostra di arte

contemporanea dal titolo

“Human Connections”

presso la Galleria Ess&rrE

al Porto turistico di Roma. L’evento

ideato e organizzato da Monica Ferrarini

e Alice Di Piero con la collaborazione

di Cagil Tuli ha riscontrato

un’ottima presenza di pubblico e una

grande affluenza di artisti. In occasione

del vernissage era inoltre presente

la trasmissione televisiva Arte

24 ed è stata offerta una degustazione

di vini dell’azienda vinicola francese

Caves de Rauzan.

La curatrice Monica Ferrarini dice a

proposito del titolo e delle opere

scelte: “In un’epoca storica dove la

tecnologia ha preso il sopravvento,

l’arte si propone di ridare un valore

sano alla comunicazione, ristabilendo

un approccio equilibrato con ciò che

ci circonda al fine di assaporare le

cose nella loro essenza. La mostra

Human Connections vuole invitarci a

recuperare una dimensione riflessiva

ed esplorativa, a sconnetterci con il

virtuale, a cambiare prospettiva per

riappropriarci di relazioni concrete.

Il mondo virtuale, veloce, arido, superficiale,

ha generato una limitazione

ed un appiattimento dei rapporti

umani, facendoci perdere di vista ciò

che è veramente importante. L’arte

quindi si propone di stimolarci al fine

di ridare giusto valore alle relazioni

interpersonali e ci invita a recuperare

la capacità di ascolto e di osserva-


zione. Dobbiamo cambiare prospettiva

per riacquisire il senso del reale

e la capacità di abbandonarsi al bello,

al vero, alla contemplazione. Abbiamo

bisogno di farci rapire da un

dettaglio, da un particolare nascosto,

recondito, di essere liberati dalla sterile

frenesia dei social media, e solo

l’arte può riuscire a vivificare emozioni

assopite.”

Artisti partecipanti: Roberto Antelo,

Elio Atte, Daniela Avaltroni,

Francesco Calia, Manuela Citti,

Ibrahim Elshab, Francesca Falli,

Matteo Fieno, Paolo Gabriele, Valentina

Guadagnucci, Marina Loreti,

Stefania Lubatti, Elvio Lunian,

Mirja Nuutinen, Maria Rita

Onofri, Ann Pelanne, Laura Pennesi,

Kayo Sato, Paola Scialpi, Roberto

Servi, Vincenza Spiridione.

O

n Saturday the 6th of

April the contemporary

art exhibition “Human

Connections” inaugurated

at the Galleria

Ess&rrE, located in

the touristic port of Rome. The busy

event, conceived and organized by

Monica Ferrarini and Alice Di

Piero, in collaboration with Cagil

Tuli, was attended by a great deal of

artists and an interested public. Furthermore,

on the opening was present

the TV broadcast Arte 24, and a wine

tasting was offered by the French winery

Caves de Rauzan.

The curator, Monica Ferrarini, says

about the title and the chosen artworks:

“In a historic moment where

technology has taken over, art wants


102

to give back a healthy value to communication,

reestablishing a balanced

approach with what surrounds us

and being able to appreciate things in

their essence. The exhibition Human

Connections invites us to recuperate

a reflective and explorative dimension,

to disconnect ourselves from the

digital, to change perspective in

order to restore proper, real bonds.

The digital universe, fast, arid and

superficial, generated a limitation

and a flattening in human relationships,

which resulted in letting out of

sight what’s really important. Hence

art tries to stimulate us in giving

more value to interpersonal relationships

and invites us to recuperate that

ability to listen and to observe. We

need to change perspective and own

back what’s real and the ability to

surrender ourselves to beauty, to

truth, to contemplation. We need to

be captured by a detail, a hidden

gem, to be liberated by the barren

frenzy of social media, and only art

can reinvigorate dormant emotions.”

Participating artists: Roberto Antelo,

Elio Atte, Daniela Avaltroni,

Francesco Calia, Manuela Citti,

Ibrahim Elshab, Francesca Falli,

Matteo Fieno, Paolo Gabriele, Valentina

Guadagnucci, Marina Loreti,

Stefania Lubatti, Elvio Lunian,

Mirja Nuutinen, Maria Rita Onofri,

Ann Pelanne, Laura Pennesi, Kayo

Sato, Paola Scialpi, Roberto Servi,

Vincenza Spiridione.


9

abIeNNale

D’arTe

INTerNaZIoNale

a MoNTeCarlo 2020

a TuTTI GlI arTIsTI

soNo aperTe le seleZIoNI alla 9 bIeNNale D’arTe

INTerNaZIoNale a MoNTeCarlo 2020, pITTura, sCulTura, GraFICa, aCQuerello,

INCIsIoNe, CeraMICa, FoToGraFIa, MosaICo e opere realIZZaTe al CoMpuTer.

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104

KARL PLATTNER

AL MUSEION

per il giubileo del

centenario

della nascita

MUSEION visto dal lato torrente Talvera

A cura di Fulvio Vicentini - Fotoservizio Daniele

Erano molte, oltre un centinaio

le persone presenti

il giorno di San Valentino

intervenute nel salone Museion

passage, alla presentazione

della monografia “KARL

PLATTNER 100”.

Un atto d’amore voluto, non dovuto, da

gente che conta, di estradizione dal

mondo della cultura, dell’arte, della

La Presidente Damiani introduce la serata

politica e dell’imprenditorialità italiana

tedesca e ladina, per testimoniare al

Maestro istoriato, che non l’hanno dimenticato.

Marion Piffer Damiani, la presidente,

ha introdotto i lavori presentando alcune

opere significative di Plattner appartenenti

alla collezione del Museion.

La madre, alla quale era molto legato,

è sempre stata una delle figure determinanti

di Plattner, anche perché

gli ricordava il simbolo

della fertilità, della nascita,

della vita e della morte.

Il primo dipinto presentato,

“Meine Mutter” – “ mia

madre”, una tempera all'uovo,

cera, legno che raffigura la

madre sdraiata su un letto.

Sullo sfondo alcuni mobili,

rosari, oggetti sacri a testimonianza

la sua religiosità. A seguire

il quadro “Die tote

Mutter” – “ La madre morta”

Fulvio Vicentini presenta l’opera l’ ARTIGIANO

esposto in sala al pubblico. La madre è

quindi una delle figure chiave nello

spazio psichico di Plattner. Così la descrive

Gabriella Belli.

L'abito scuro, in contrasto con il letto

candido, simboleggia la morte. In primo

piano, sulla destra, è collocata una

sedia con sopra un catino pieno di

bende, un inequivocabile simbolo cristiano,

che richiama la sepoltura. Nessun

pianto, nessun terrore – solo il

silenzio spietato del Memento Mori risuona

attraverso lo stato d'animo di separazione

dell'immagine. La profondità

dei sentimenti umani e la riservatezza

di un dolore non esternato ma rivolto

verso l'interno fanno di questo

dipinto una delle più belle e malinconiche

opere di Plattner. “(Figuren und

Themen in Plattners Malerei, Karl

Plattner – Meisterwerke, Lana, 1996.

Fulvio Vicentini, il curatore della monografia

Karl Plattner 100”, inserita

nella sua collana di libri “Arte & Cul-


L’Artigiano, opera datata 1959-61

composta da cinque elementi dipinti su pelle bovina.

Prima lettera di Plattner spedita il 26.12.53 dal Brasile

Martina Adami delucida il grande affresco della sala consigliare provinciale

Affresco della “Deposizione” di Naturno restaurato

tura” ha riferito sul quadro l’Artigiano,

realizzato da Plattner per i fratelli Josef

e Rudi Buratti, commercianti di pelli.

L’opera esige una particolare attenzione

per quattro peculiarità che la caratterizzano.

La prima è la notevole dimensione, 208

centimetri di altezza e 291 centimetri

di base, misure che appartengono più

all’affresco.

La seconda caratteristica è quella di essere

un polittico, costituito da cinque

elementi, uno centrale di maggiori dimensioni,

contornato da due elementi

verticali e due orizzontali.

La terza particolarità è costituita dal

supporto, cioè dalla superficie sulla

quale l’artista ha dipinto.

Non legno, non tela, non carta, ma

bensì pergamena. Le singole partizioni

sono costituite da telai ricoperti di

pelle bovina.

La quarta è che l’intera composizione

ruota attorno alla figura dell’artigiano

rappresentato nella parte centrale che

celebra il lavoro del mastro calzolaio,

“colui che sa ideare e dare vita a nuove

forme”. Seduto accanto alla finestra

aperta, l’artigiano maneggia una groppa

di bue. Sul deschetto, a portata di

mano, sono disposti un contenitore

rosso con degli attrezzi che sembrano

pennelli in un atelier d’artista, Tutto

questo per elevare la dignità dell’artigiano

al livello dell’artista.

L’opera l’artigiano dipinta su pergamena

ci ha fatto conoscere la figura di

Plattner ricercatore. Quella di Castel

Mareccio è stata la prima e l’ultima

volta che l’opera è stata esposta in pubblico.

Oggi non sarebbe più possibile

rimuoverla perché le pelli rinsecchite

dagli anni potrebbero rompersi.

A seguito la lettura di Roland Buratti

del testo del padre Josef “Con Karl eravamo

coetanei” che descrive il forte

carattere di Plattner davanti alle situazioni

difficili della vita.

Fulvio Vicentini ha illustrato il primo

capitolo, della monografia, che chiarisce

gli avvenimenti dello sfregio dell’

affresco della “Deposizione” della cappella

mortuaria di Naturno.

E’ stato possibile grazie alla traduzione

del CORPUS di lettere inedite che si

sono scambiati Karl Plattner con alcuni

personaggi di spicco venostani.

Questa corrispondenza analizzata dal

curatore ha permesso nuove ed interessanti

interpretazioni di quegli anni

molto angosciosi per Plattner. La prima

lettera di sette fogli, spedita da Plattner

da San Paolo Brasile il 26.12.53 che ha


106

Manifesto Hommage

a Karl Plattner

innescato il forte

conflitto tra: ARTE

– RELIGIONE –

SPIRITUALITA’ e

POLITICA, era

esposta sotto vetro

al pubblico.

Martina Adami,

storica dell’arte, ha

descritto l’affresco

della sala consigliare della provincia di

Bolzano 15 metri di lunghezza per 7

metri di altezza, è una delle opere

più significative del maestro. Con molta

malizia e ignoranza, alcuni politici

di quel tempo lo avevano battezzato

l’opera dal “bue rachitico”. Nel suo insieme

illustra una Bolzano perimetralmente

delimitata nella piazza Walther

tra Duomo e Portici. A sinistra un richiamo

al mondo contadino impegnato

nelle operazioni di aratura dei campi, a

destra la raccolta della frutta. Più in

alto la regina delle Dolomiti, il Catinaccio

e lo Sciliar che panoramicamente

si raccorda con l’alta Venosta e

il Garda. La Adami ha anche voluto

rendere omaggio al direttore del Museion

Piero Siena con una sua lettura sul

funerale di Karl Plattner a Malles Venosta

il 13 dicembre del 1986.

Durante il rito funebre ha ricordato il

patto fra il presidente Karl Nicolussi

Leck e l’artista Bonell, che voleva ricordare

quel triste momento con un

quadro poi titolato “La Gabbia”.Quest’

opera esposta in sala accanto al quadro

“Die tote Mutter” evidenzia il volto del

maestro, “dal pallor della morte”, sopra

il corpo della madre morta, avvolti con

un fiore che Bonell

aveva raccolto

dalla bara dopo

il funerale.

Martina Adami ha

anche ricordato la

collezione Eccel-

Kreuzer dove lo

zoccolo duro è

formato da opere

procurate soprattutto, dai galleristi Sergio

Fable e Thomas Morandell, presenti

in sala.

Per ricordare l’importante evento giubilare

al MUSEION la Adami ha presentato

il Manifesto con riportati gli

artisti ambientati da Vicentini nei loro

atelier, per l’ ”Hommage” che hanno

voluto dedicare al maestro. Sono: Lois

Anvidalfarei - Gotthard Bonell – Alberto

Bruschi – Eduard Habicher –

Jörg Hofer - Giorgioppi – Giorgio Panizza

– Giovanna Da Por. La poetessa

Roberta Dapunt ha ricordato Karl

Plattner con i “Versi in virtù della


Martina Adami e Fulvio Vicentini illustrano la monografia su Karl Plattner

Intervista ad Arnold Tribus

pietà”, letti con voce fuori campo

dell’attrice teatrale Laura Barocco.

Arnold Tribus giornalista - opinionista

intervistato da Rai tre ha sottolineato

che per gli altoatesini possedere un’opera

di Plattner era diventata una sorta

di moda, un modo “chic” per distinguersi

nella società.

Con voce fuori campo è stato letto il

testo di Markus Vallazza dal titolo“Autodafè

delle opere a Fornico”, dove

Plattner nel 1973 incendiò, a scopo liberatorio

spirituale, molte sue opere

che avrebbero potuto essere collocate

sul mercato, ma che non erano più di

suo gradimento.

In sala erano presenti RAI 3 Südtirol,

il regista Alessandro Di Spazio della

DISPAZIO-FILM, i fotografi Ochsenreiter

e Daniele per le foto di scena, per

la realizzazione del filmato “KARL

PLATTNER, una vita intensa e movimentata

per l’arte”.

Ad Arte Fiera Genova è stato presentato

dall’editore Roberto Sparaci della

“ACCA Edizioni Roma” l’Annuario

Arte Moderna 2019, dove un capitolo

è dedicato a Karl Plattner. La monografia

“Karl Plattner 100” è stata presentata

anche nella “Sala Consigliare”

della provincia di Bolzano, sotto lo storico

affresco di Plattner, dal Presidente

del Consiglio Provinciale Roberto

Bizzo che dopo le spiegazioni dell’opera

ha consegnato ad ogni assessore e

consigliere di Bolzano e di Trento il

libro del giubileo del centenario di

Karl Plattner.


108

Marina Novelli

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110

I Tesori del Borgo

Ales: Nel cuore della Sardegna,

un gioiello di bellezza, tra arte, storia e

cultura di ieri e di oggi

di Teresa Anna Coni

foto di Alberto Muro Pelliconi

Veduta di ALES

L'antica casa datata 1719 sapientemente ristrutturata, oltre

all'abitazione, ora ospita un B&B e una galleria d'Arte

Un interno della galleria d'ARTE “AMPHORA”

Ales è un piccolo borgo di

1.410 abitanti con una

importante storia, civile e

religiosa, al confine tra

Campidano di Cagliari e

Oristano. Molto suggestivo lo stupendo

panorama che si ammira arrivando dalla

SS 131 e superando Morgongiori.

Arrampicato sulle pendici orientali del

monte Arci, immerso tra verdi colline,

è il centro principale della Marmilla,

un concentrato di storia antica e moderna,

di cultura e tradizioni, importante

sede vescovile, con un territorio

ricco di testimonianze archeologiche,

per la presenza di preziosi giacimenti

preistorici di ossidiana. La dominazione

romana parte dalla fondazione,

nel 62 d.C., della colonia di Uselis.

Al centro del borgo sorge la maestosa

splendida Cattedrale dedicata ai Patroni

SS. Pietro e Paolo, bellissimo edificio

del 1686 dell’architetto Spotorno,

con l’ex seminario oggi Museo con rari

tesori della Cattedrale. Sulla piazza si

affacciano la Casa della Comunità, il

palazzo Vescovile, i locali dell’Oratorio

Don Bosco. La struttura urbana e

l’aspetto monumentale di alcuni edifici

raccontano la funzione di capoluogo di

Diocesi, esercitata fin dal Medioevo e

testimonia le vicende storico-politiche

legate alla Chiesa, anche attraverso il

prezioso archivio diocesano.

Ales è il paese natale di Antonio Gramsci

(1891-1937), uomo politico e intellettuale

fra i più influenti del Novecento

europeo, ricordato da una targa

apposta sulla casa natale, oggi Spazio


Casa natale di Antonio Gramsci

Un antico portone

L'antica chiesetta di Santa Maria, ogni anno i primi di settembre

si celebrano 3 giorni di festa del paese in onore della santa

polivalente di innumerevoli iniziative

culturali. Nella magnifica piazza a lui

dedicata il monumento opera dello

scultore Giò Pomodoro, che vi ha allestito

un Piano d’uso collettivo con elementi

simbolici.

Nel centro storico, sul Corso Cattedrale,

bisogna entrare nella tipica grande

casa del ‘700 in pietra, PedrAntiga,

sapientemente e artisticamente ristrutturata,

residenza di ospitali artisti, un

piccolo Museo con un delizioso B&B

e la Galleria d’Arte Amphora immersi

in un incantevole giardino.

Esistono tre antiche Chiese: San Sebastiano

(per la festa invernale del 20

gennaio gli uomini del Comitato salgono

in montagna a tagliare la legna

per il grandissimo falò, benedetto dal

Parroco prima dell’accensione, attorno

al quale si festeggia con balli e cena sociale);

Santa Maria. (Nella vasta piazza

antistante la Chiesa, una volta centro

dell’abitato originario, si svolge la festa

più sentita del paese, dal 7 al 9 settembre,

processioni con gruppi folk e

cavalieri in costume, bancarelle di prodotti

tipici, degustazioni gastronomiche

e intrattenimenti Musicali);

Capelledda, dedicata alla Madonna del

Rosario, con l'ordine delle confraternite

(scrufaras)

Per la festa di Corpus Domini, in centro,

mesu idda, tutte le vie sono decorate

da infiorate e altarini e per la Festa

dei Patroni il 29 giugno si sale nel

quartiere di San Pietro Santu Pedru

Ales offre varie opportunità per un

soggiorno ritemprante. Molte le leg-


112

L'unico ristorante "ABAS" (Ales)

La cattedrale è ad Ales da fine '600 San Pietro e Paolo

L’antica casa datata 1719 sapientemente ristrutturata

oltre all'abitazione, ora ospita un B&B e una galleria d'Arte

gende e le località da visitare: Aquafrida,

un bosco bellissimo di lecci,

meta di gitanti, i ruderi del Castello di

Barumele, Nuraghe Gergui e Pranu E-

spis. E’ favoloso fare piacevoli passeggiate

nelle campagne circostanti, scoprire

panorami incantevoli e interessanti

reperti, che ogni colle restituisce.

Is mandois, al confine con Morgongiori,

Pompu, con l'antica leggenda de

su frucoi è prabanta. Pau e il Museo

dell'ossidiana, Villa Verde con i boschi

di Mitza Mraxiani e il villaggio preistorico

di Brunku e S'omu. Per gli e-

sperti in arrampicate Sa grutta e is caombus,

a Morgongiori, sito nuragico di

alto interesse. Da non perdere il Museo

del Giocattolo Tradizionale a Zeppara,

vero gioiello per la straordinaria collezione

di giocattoli ricostruiti fedelmente

con materiali "umili" (legno, canna,

spago, latta, sughero), la Jara con i

cavallini selvatici e il nuraghe di Barumini.

Sarete accolti nel centro storico

con calore e delizie per il palato: Bar

di Umberto sotto la Cattedrale per l’aperitivo;

pasticcerie eccellenti: Montini e

Atzori per dolci tradizionali; Ristorante

ABAS di Turnu e ottima pizzeria

Shardana” da Pippetto”; Pub LA PINTA

con serate di musica live.



Associazione UCAI

LUCAI, fondata dall’allora

Mons. Giovanni Battista

Montini, (futuro Papa Paolo

VI dal 1963),fin dal

1945 cura i rapporti con

quanti, nel mondo delle

arti, pur muovendo da differenti posizioni

culturali e religiose, persegue la promozione

e la valorizzazione della persona

umana e in particolare degli artisti. Nel

quadro delle proprie finalità l’U.C.A.I.

promuove l’istituzione di gallerie d’arte,

realizza mostre di carattere locale, nazionale,

internazionale ed itineranti; organizza

e partecipa a concerti, convegni di

studio, conferenze, dibattiti e incontri, ricevendo,

per la sua opera, riconoscimenti

da personalità del mondo religioso, politico,

culturale ed artistico; organizza attività

turistiche divulgando la conoscenza

e promuovendo la tutela del patrimonio

artistico italiano. Fanno parte dell’U.C.A.I.:

architetti, musicisti (compositori

e interpreti), pittori, scultori, letterati,

artisti dello spettacolo e critici d’arte.

L’U.C.A.I. opera sul territorio nazionale

attraverso trenta sezioni ed ha come organo

di stampa la rivista di arte e cultura

“Arte e Fede”, inviata ai soci e a personalità

religiose e laiche in Italia e all’estero.

Da 6 anni, il primo sabato di

maggio, l’Associazione celebra la “Giornata

dell’Arte UCAI”, con una serie di

iniziative culturali per tutto il mese, realizzate

dalle varie Sezioni nelle proprie

città di appartenenza. Tale appuntamento

nazionale vuole mettere al centro la riflessione

“guardando al bello che l’uomo

riesce ad esprimere attraverso la propria

elevazione culturale”.

La Sezione UCAI ROMA 2 nasce nel

1973 presso la residenza lateranense di

Mons.Clemente Ciattaglia, Consulente

Ecclesiastico Nazionale dell’Unione. Alla

sua morte la Sezione venne intitolata alla

sua figura. Attuale Presidente è il M° Ercole

Bolognesi, Consulente Ecclesiastico

del Vicariato di Roma è Don Ennio Inno-


114

centi, mentre dallo scorso anno la

Prof.ssa Lucrezia Rubini ne cura criticamente

le manifestazioni artistiche.

L’UCAI ROMA 2, infatti, si è distinta in

numerosi eventi e mostre in apprezzabili

Gallerie nell’Urbe e nella Regione, ha

presentato e promosso l’attività di molti

artisti nell’ambito della pittura, della grafica

e della scultura riscuotendo interesse,

consenso e incoraggiamenti qualificati.

Gli artisti della Sezione possiedono un livello

tecnico ed espressivo di notevole

qualità. Le loro opere hanno sempre un

riferimento diretto all’amore per la natura,

alla gioia della vita e alla Fede.

Gli obiettivi comunemente condivisi

dagli artisti del gruppo UCAI Roma 2

sono:

I) Concepire l’arte come un linguaggio

universale e atemporale, ovvero non fare

distinzione tra antico e moderno. Di conseguenza

riteniamo che pensare a contenitori

specifici dell’arte “costruiti ad hoc”

- come se le opere d’arte, pure da tutelare,

siano messe in santuari che le facciano

avvertire come irragiungibili e intoccabili

per l’uomo comune, messe sotto vetrina

come malati in isolamento in un ospedale-,

non sempre approda a scelte felici;

invece riteniamo che l’utilizzazione di un

contenitore non convenzionalmente utilizzato

per esposizioni d’arte, ma carico

di storia, oltre a preservare il luogo

stesso, grazie ad un suo uso appropriato,

possa rendere quel luogo testimone del

passato e custode del futuro, creando un

continuum storico che metta in sinergia,

con una “eccedenza virtuosa” il confronto

tra prodotti d’arte degli uomini del

passato e del presente, inducendo a riflessioni

più profonde.

II) Altro elemento comune al gruppo è la

consapevolezza che l’arte, ora più che

mai, ha un ruolo di fondamentale importanza,

benché non riconosciuto, che consiste

nel suo valore profondamente salvifico

per l’uomo contemporaneo, in

quanto essa sola può innescare processi

di decondizionamento dal consumismo e

dall’alienazione della società odierna, ovvero

di recupero di radici antiche e di valori

immateriali.


“Due sguardi indietro”

TOMO GUSIĆ

Tomo Gusić nello studio

di Svjetlana Lipanović

La grande mostra retrospettiva

di Tomo Gusić,

pittore raguseo, si è i-

naugurata il 18 dicembre

2018 presso la

“Galleria d’arte”, a Dubrovnik

la città croata conosciuta nel

mondo per la sua rara bellezza. Il titolo

significativo della mostra “Due sguardi

indietro” esprime perfettamente la volontà

dell’artista di presentarsi al pubblico

con una raccolta di ben 250

opere, risultato di una vita dedicata

all’arte. In seguito, ai corsi di disegno

sotto la guida di un altro pittore eccellente

Ivo Dulčić e, dopo la laurea conseguita

all’Accademia di Belle Arti a

Zagabria nel 1957, il giovane Gusić

seguì una ulteriore specializzazione

nelle arti pittoriche, che terminò nel

1959. La sua attività si indirizzò verso

la pittura e il design grafico. Dal 1960

realizzò tutte le soluzioni grafiche per

i prestigiosi “Giochi estivi di Dubrovnik”,

che quest’ anno festeggiano il 70-

tesimo anniversario dalla fondazione.

Durante il soggiorno a Zagabria lavorò

presso il settimanale “Telegram” e, la

Casa Editrice “Školska knjiga” (“Il

libro scolastico”) sempre da grafico ed

Art Director, mentre nello stesso tempo

ideò innumerevoli locandine, cataloghi,

e pubblicità per vari Enti e Musei.

A Dubrovnik, tornò nel 1981 per continuare,

con più intensità la sua attività

pittorica. L’artista appartiene con il suo

modo espressivo alla cerchia dei pittori

ragusei di cui fanno parte anche Ivo

Dulčić e Đuro Pulitika. Le loro opere

si riconoscono immediatamente per

“Terrazzo” - olio su tela

uno stile inconfondibile. La varietà dei

colori è la fondamentale caratteristica

insieme con l’espressionismo con cui

trasformano la realtà circostante. La

ricca produzione artistica di Gusić, si

può dividere tra le opere grafiche e i

dipinti dove si riscontrano spesso le seguenti

tematiche: le nature morte, la

Città di Dubrovnik, Stradun, la processione,

il giardino, il ritratto e, il nudo

femminile. I sette temi prediletti racchiudono

un universo, che è il regno

assoluto del colore, illuminato dalla


116

“Frutti di mare”- 2004 - olio su tela

Una delle prestigiose sale espositive

“Natura morta” - 2004 - olio su tela

luce accecante del Mediterraneo, pieno

di emozioni nascoste nonché delle impressioni

indelebili dipinte sulle tele,

dei ricordi che fanno vibrare l’animo

sensibile dell’artista. Le nature morte

dedicate al mondo marino, immortalano

i frutti di mare oppure la scintillante

bellezza dei pesci. Dubrovnik,

l’antica Città, anche se tanto amata,

non riesce ad incantarlo con la sua inconfutabile

perfezione estetica. L’artista

ci da una sua interpretazione, innovativa

e distaccata, la stessa che usa

per dipingere la strada principale Stradun.

Nei diversi quadri, l’arteria pulsante

della Città diventa un groviglio

dalle macchie colorate in cui si possono

riconoscere i passanti visti dall’alto,

forse da uno dei campanili delle

chiese adiacenti.

Le variopinte processioni con cui si celebra

San Biagio, patrono della Città

sono un omaggio alla religiosità popolare

e, alle tradizioni millenarie ragusee.

Una delle fonti più feconde dell’ispirazione

è indubbiamente il suo

meraviglioso giardino, un mondo magico

in cui il tempo, apparentemente si

è fermato, dove regna l’armonia, protetta

dalla rigogliosa vegetazione. I ritratti

e, i nudi femminili, ognuno specifico

per l’impostazione e la scelta dei

colori fanno notare i tratti, i particolari

più evidenti e, danno l’impressione di

essere dipinti con gli occhi socchiusi.

A volte, sembra che un velo di leggera

melanconia avvolga i dipinti, insieme

con la tendenza di proteggere il proprio

mondo interiore, così ricco e difficil-


Photo di Miho Skvrce

Da sinistra;

Marin Ivankovic, Tomo Gusic, Marija Tonkovic,

Antun Karaman, Luka Gusic al vernissage

mente decifrabile agli e-

stranei. Al vernissage hanno

partecipato i due curatori

della mostra, la

dott.ssa Marija Tonković,

critico d'arte e, il dott.

Antun Karaman, storico

d'arte, Marin Ivanović, direttore

della stessa Galleria

che l’hanno inaugurata,

in presenza di numerosi

visitatori.

La straordinaria esposizione

a cui hanno collaborato

i vari musei e i

privati prestando le opere

in loro possesso si è conclusa

il 10 marzo 2019,

riscuotendo un meritato

successo. Un riconoscimento

dovuto a Tomo

Gusić e, alle sue magnifice

creazioni, con cui si

è confermato come uno

dei più importanti rappresentanti

dell'arte contemporanea

croata.


118

Art&Events

La nuova Porsche 911 con fascino e

appeal senza tempo, incanta la capitale

Grande successo

per

la presentazione

a

Roma del-la nuova

Porsche 911 Timeless

machine, presso

il Prati Bus District,

un even- to luxury e

fashion firmato Monica

Mattei Events

per Autocentri Balduina

Centri Porsche

di Roma. Oltre 800 invitati per una serata da ricordare per

impatto, effetti e per calorosa accoglienza dei Fratelli Cappella,

Andrea, Giacomo, Simona e Michela che hanno ricevuto i numerosi

Vip, giornalisti, imprenditori, sportivi e appassionati del

marchio Porsche. Tanti i giornalisti, blogger e Vip presenti a questo

tanto atteso appuntamento nella capitale come Domenico Fortunato,

un attore molto amato dal pubblico e le splendide Demetra

Hampton, Maria Monsè, la ex Miss Italia Nadia Bengala, la show

girl e attrice Antonella Elia, il giornalista Rai Max Lazzari, Mauro

Massimiliano Calandra Autore sigle RAI ed Editor, la

giornalista/conduttrice Sky Barbara Castellani, l’ambasciatore del

Messico Jeorge Luis Hidalgo, l'ex capitano della Lazio Stefano

Mauri con la fidanzata, Luigi Di Biagio allenatore della Nazionale

under 21, il famoso stilista dei cappelli Massimiliano Amicucci,

l’editore Gio’ di Giorgio, la scrittrice Anna Silvia Angelini, il maestro

Gianni Mazza, il campione di scherma Stefano Pantano, la

blogger Elenia Scarsella, la modella Elisabetta Viaggi.

A q u a f i l m f e s t i v a l

Si e' tenuto.

a Roma,

presso la

Casa del Cinema,

la quar-ta

edizione di Aqua

Film Festival,

il primo festival

di cinema

internazionale

con cortometraggi,

incontri e work- shop, eventi speciali dedicati al tema dell’acqua

in tutte le sue forme. Ideato e diretto da Eleonora Vallone, attrice,

giornalista ed esperta di metodiche d’acqua, il festival intende

– fin dalla sua prima edizione – valorizzare l’acqua non

solo in chiave artistica e legata alla sua bellezza, ma anche sollecitare

i registi, come si propone una nuova sezione del festival,

a denunciare i disastri legati alla poca attenzione al mondo dell’acqua,

i problemi legati ai dissesti idrogeologici e all’inquinamento

di mari, oceani e corsi d’acqua. Oltre duecento i film

arrivati in selezione, provenienti da tutto il mondo. Tra i premi

di questa edizione, nel nuovo concorso AQUA & STUDENTS,

anche una pregiata stampa d'Autore a serie limitata di Lisa Bernardini,

poliedrica Presidente dell'Occhio dell'Arte di Anzio

Tutti in crociera

un mare di risate

Antonello

Costa e la

sua compagnia

tornano

al Teatro

Manzoni con un

nuovissimo varietà. Un

formidabile corpo di

ballo, la soubrette Annalisa

Costa, Giampiero

Perone, spalla

esilarante e complice,

accompagnano il comi- co siciliano in questa nuova peripezia scenica.

Tutti in crociera si presenta come un varietà della migliore tradizione:

iustappone caratteri, tipi, macchiette; propone gag, canzoni, sketch,

monologhi, balli. Antonello Costa, per questa ulteriore occasione d’incontro

col pubblico, ha costruito una struttura volutamente classica,

nutrita di differenti linguaggi scenici, atti a far reagire insieme la storia,

la tradizione appunto, con la contemporaneità, in un’ottica di continua

ricerca e sperimentazione.

Tutti in crociera racconta un’avventura: Antonello, comico virtuoso

ma squattrinato, è stato convocato dalla comunità italo-americana di

Boston per ricevere un premio che riconosca il suo talento. Non

avendo i soldi per l’aereo, il suo agente gli organizza un viaggio in

nave, dove, per pagare il biglietto, dovrà esibirsi intrattenendo i passeggeri.

Nel viaggio, Antonello incontrerà personaggi strambi e stravaganti:

un pericoloso latitante, un folle comandante, una ballerina che nasconde

un misterioso segreto....

GSuccesso letterario per Patrizia Caldonazzo

razie alla mo- derazione

di Rosa

Gargiulo, alla

libreria iocisto,

nel cuore del Vomero, e'

stata presentata al pubblico

partenopeo l'opera prima

di Patrizia: "Le ho provate

tutte - storie di diete e

di insuccessi" con la prefazione

di Catena Fiorello

edito da Undici

Edizioni.

Patrizia Caldonazzo è nata e vissuta a Roma. Eccessiva in tutto, non

conosce mezze misure. Ossessionata da tutta la vita dall’immagine e

dalle diete, dopo la laurea in Sociologia, inizia a lavorare per il cinema

– affiancando registi come Dino Risi e Giuseppe Patroni Griffi. La

carriera nel mondo della televisione parte da Rai Tre, per il programma

“On the road” – condotto da Pascal Vicedomini, dove si occupa di

tutta la parte organizzativa e redazionale; successivamente si occupa

dell’ufficio stampa della soap opera “Un posto al sole”. A seguire,

sempre per Raitre, cura il casting del programma “Cominciamo bene

“. Passata a Raiuno, segue il casting del programma “Mezzanotte e

dintorni” di Gigi Marzullo. Per Raidue collabora al programma “In

famiglia” – per la regia di Giuseppe Guardì. Diventa curatrice de “Il

tempo e la storia” in onda su Raitre. Torna nella redazione dei programmi

di Gigi Marzullo, per Raiuno cultura, seguendo in particolare

ormai da ben oltre 10 anni il programma “Mille e un libro”.


Lisa Bernardini tra i premiati ai Pegasus

Literary Awards di Citta' di Cattolica

Al Teatro della Regina di Cattolica

si è tenuta la cerimonia

di premiazione dell’11^

edizione del Premio letterario

Internazionale Città di

Cattolica - Pegasus Literary Awards, definito

dalla stampa l'oscar della letteratura

italiana. Il concorso, patrocinato

dalla Regione Emilia Romagna e dal

Comune di Cattolica, è una delle maggiori

manifestazioni conosciute a livello

internazionale per la qualità dei contenuti.

Organizzato dall'Associazione

Culturale Pegasus di Cattolica, è oggi il

più grande premio po- polare italiano ed

uno dei maggiori d’Europa. La Kermesse

si occupa di rilanciare la cultura letteraria stimolando la creatività

dei giovani e dei meno giovani, nonchè di scoprire nuovi

talenti, occupandosi nel contempo di celebrare coloro che negli anni

si sono particolarmente distinti in campo culturale. Oltre a giovani

autori e a case editrici emergenti, hanno partecipato come di consueto

i grandi marchi editoriali, tra i quali. Mondadori, Rizzoli,

Sperling e Kupfer ecc. Il premio speciale dedicato agli operatori

culturali è stato assegnato quest'anno a Lisa Bernardini, Presidente

dell'Associazione culturale Occhio dell'Arte ed attiva PR di

eventi e personaggi della Cultura e dello Spettacolo. Tra i superospiti

premiati alla carriera o con premi speciali, che hanno fatto

compagnia a Lisa Bernardini: il soprano Maria Dragoni, l’autore

televisivo Michele Mozzati (Drive In, Zelig), il medico e ricercatore

scientifico Santo Raffaele Mercuri, Primario del- l’Ospedale

San Raffaele di Milano.

Miss e Mister Model 2019

all’Hotel Salsello di

Bisceglie

All’Hotel Salsello Bisceglie

(Bari) è partito il Concorso

Nazionale Miss e Mister

Model 2019 da un’idea di

Nicholl Peace e prodotto da Apulia

Stars Management.

Attraverso una giuria di esperti,

capitanata dallo stilista Giulio Lovero

con il produttore Francesco

Montrone, la cantante lirica Lisa

Sasso e dal modello Akash Kumar

hanno decretato la miss e il mister che si sono aggiudicati la fascia per

la finale nazionale. Michelle Antonetti, 19 anni (Lazio) e Vito Ligorio,

20 anni (Puglia) sono i vincitori per questa prima tappa.

Fascia speciale per Claudia Cristoforo che entra direttamente alla

finale regionale. Il Concorso si svolge in diverse Regioni Italiane e

la Finale Nazionale si terrà il 7 settembre 2019 presso la Discoteca

BYBLOS di Misano Adriatico (Riccione).

Un’estate ricco di appuntamenti e selezioni regionali condotte da

Nicholl Peace e dal conduttore Tv Anthony Peth, volto noto di La7,

diretti da Antonio Labate.

Dallo Champagne alla Napa Valley, passando per

Borgogna e Montalcino, una raccolta di 70 bottiglie

iconiche, sognate e ricercate come oggetti di culto e

beni da investimento.

Chiara Giannotti

presentato

a Roma

il nuovo

libro “La Cantina

perfetta – Grandi

vini da collezione”

(edito da Rizzoli).

Una wish list racchiusa

in un ‘museo’ di carta

che di pagina in

pagina racconta le etichette più pregiate del panorama enoico

mondiale, ricercate da appassionati e intenditori come og- getti

di culto e da investimento, al pari di opere d’arte, auto d’epoca

e gioielli. Che i sogni son desideri, non solo nelle favole,

la wine & spirits expert Chiara Giannotti lo dimostra nel

suo nuovo libro “La Cantina perfetta – Grandi vini da collezione”(edito

da Rizzoli), che ha presentato oggi a Roma,

presso Villa Mercadante. E lo fa vestendo i panni di wine

auctioneer (banditrice d’aste) dei vini di lusso, oltreché di

donna del vino, esperta sommelier, storica collaboratrice di

importanti testate di settore, ideatrice del blog Vino.tv e ora

anche autrice di questo affascinante volume. Una raccolta di

bottiglie iconiche – dal Tignanello di Marchesi Antinori al

Dom Pérignon P3 Troisième Plénitude, dall’Opus One al

Vega Sicilia Unico - che per la loro unicità, notorietà, personalità

e identità territoriale compongono nell’immaginario

collettivo una vera e propria collezione di capolavori.

Festival “Il bandoneón e le sue infinite possibilità”

Èstato un successo anche

il secondo appuntamento

della prima

edizione del Festival

“Il bandoneón

e le sue infinite possibilità”,

patrocinato dall'Ambasciata

dell'Uruguay in Italia e tenutosi

lo scorso 16 marzo nell’Auditorium

CasaAcli di Roma.

Sotto la guida del M°

Hector Ulises Passarella, tra

i migliori musicisti della scena mondiale, lo spettacolo aveva titolo

“Il Bandoneón: dalle origini al tango contemporaneo”, ed ha

visto la partecipazione dei bandoneonisti del Centro del Bandoneón:

Marco Di Blasio, Tania Colangeli, Giovanni Marziali

Peretti, Paolo Miles, Samuele Francesco Mazza, Giampiero

Medri, Roberto Passarella ed Alessandro Zeri. Bandoneonista,

compositore e direttore di orchestra, nato in Uruguay, il M° Hector

Ulises Passarella e' famoso in tutto il mondo per aver eseguito

le colonne sonore di Luis Bacalov per i film il Postino, Milonga,

Assassination Tango, ecc., per il disco "Misa Tango"; per aver

suonato le proprie musiche con le maggiori orchestre sinfoniche

e da camera di Europa e Sud-America e per aver contribuito a far

conoscere il bandoneón come strumento di grandi possibilità artistiche

attraverso il repertorio barocco e contemporaneo, oltre

che per il suo noto Trattato "Il Bandoneón: conoscerlo e suonarlo”.

Entusiasta la Dott.ssa Sylvia Irrazabal, Responsabile culturale

dell'Ambasciata patrocinante la serata e presente in sala;

applausi a scena aperta a piu' riprese durante il concerto da parte

del pubblico presente. Si sono riconosciuti nel parterre in prima

fila il direttore d'orchestra e compositore Franco Micalizzi, l' Ammiraglio

della Marina Militare italiana Fabio Agostini con Signora

e il Dr. Cesare Bernabei del Consiglio Economico e Sociale

Europeo.


120

Silvana Gatti

Inverno - 2019 - olio su tela - cm 40 x 50

S I LVA N A G AT T I - P I T T R I C E F I G U R AT I VA & S I M B O L I S TA

h t t p : / / d i g i l a n d e r. l i b e r o. i t / s i l v a n a g a t t i

e m a i l : s i l v a n a m a c @ l i b e r o.i t


Caratteristica fondante la natura dell'uomo è

quella di essere ineludibilmente mutevole, liquida,

sfuggente: moltiplica sé stessa riverberando

la molteplicità dei propri destini in modo

progressivo, eppure ciclico ed ogni volta rinnovato.

La storia del pensiero non ha fatto che

scandire il ritmo dei meravigliosi traguardi e delle rovinose

cadute, degli abissi di vertigine profonda e delle faticose risalite,

del tempo che ci attraversa, ci trasforma, ci annienta e

ci riconsegna a nuova vita.

La mostra “Novus Dies – per una geografia della rinascita”

intende testimoniare - attraverso una scelta di artisti

contemporanei - la traduzione di un pensiero in

segno, forma, scal ttura del tempo in una prospettiva diacronica

e simultanea insieme, tentando di stanare ulteriori

possibilità per le capacità evocative dell'immagine.

L'enigma dell'uomo è da sempre quello della propria esistenza

e del proprio destino: assai prima dell'avvento del cristianesimo,

con l'intero suo coté iconografico, l'arte figurativa

è stata capace di crearsi un apparato di allegorie e simbologie

che è giunto diritto al cuore della questione, stratificando, aggiungendo

tassello su tassello e costruendo una cronistoria

visiva del pensiero. Questi i sentieri, le ramificazioni che dischiudono

nuove vie e rinnovati percorsi su quella mappa

complessa e oscura su cui è tracciata l'essenza dell'esistenza.

Scrive Heidegger nel suo “Essere e tempo” che l'esserci dell'uomo

è continua- mente impegnato in un avvenire che lo

oltrepassa e in un passato rispetto al quale sopraggiunge sempre

in ritardo, non essendo esso stesso il fondamento di questo

passato. La condizione dell'esistenza è data dunque da

una doppia polarità di provenienza e destinazione, di passato

e avvenire. Un percorso non privo di insidie quello intrapreso

dagli artisti per attraversare la notte, ma arrivati

all'alba c'è sempre un nuovo giorno ed ognuno di noi sarà

il primo a vederlo.

Alberto Gross


122

Brescia Photo Festival

III edizione, 2-5 maggio 2019

The Atlas of Beauty - Mihaela Noroc - 12

Visual Brescia Photo Festival - 2019 - by Ramona Zordini

La terza edizione del Brescia

Photo Festival, rassegna internazionale

di fotografia con

la direzione artistica di Renato

Corsini, si terrà a Brescia

da giovedì 2 a domenica 5 maggio 2019

(www.bresciaphoto-festival.it).

Promosso da Comune di Brescia, Fondazione

Brescia Musei e Ma.Co.f. -

Centro della fotografia italiana, esplorerà

per quattro giornate molteplici

aspetti del vastissimo universo femminile

affiancando allo sguardo di

grandi artisti della fotografia dall’Ottocento

a oggi – da Man Ray a Robert

Mapplethorpe, da Vanessa Beecroft a

Francesca Woodman, da Julia Margaret

Cameron a Mihaela Noroc ed Elisabetta

Catalano – riflessioni e progetti

inediti che indagano la complessità del

femminile nella società contemporanea.

10 sedi – per un totale di 4.000mq

espositivi – nel centro storico di Brescia

e in provincia ospiteranno 18 mostre

e progetti espositivi – 11 produzioni

del festival e 7 monografiche di cui

3 inedite in Italia – che valicheranno i

confini temporali del festival e proseguiranno

fino all’estate; talk con gli

artisti; workshop; concerti; proiezioni

cinematografiche e visite guidate. Saranno

coinvolte anche le gallerie d’arte

di Brescia, le librerie e le biblioteche

con progetti sul tema: il festival vuole

infatti essere anche un momento di festa

per esplorare lo straordinario patrimonio

artistico e architettonico del

capoluogo lombardo e il suo territorio.

«Fondazione Brescia Musei rinnova,

con la terza edizione, il format del

Photo Festival realizzando una vera e

propria invasione fotografica cittadina

di grande qualità e in linea con le idee

al centro del dibattito dell'agenda

internazionale, dell'opinione pubblica

e dei media – dichiara Stefano Karadjov,

nuovo direttore di Fondazione

Brescia Musei – un’avventura di Festival

da non perdere concentrata in un

weekend di eventi e feste ma che

proseguirà, fino a settembre inoltrato,

con la tenuta delle mostre per una

estate a tutta immagine».


Edward Sheriff Curtis - 1930 - Donne davanti l'obiettivo

Una, nessuna, centomila - foto Marzia Malli - Brescia Photo Festival 2019

Il Museo della città, un antico monastero

femminile di origine longobarda, accoglie

Da Man Ray a Vanessa Beecroft, un

percorso di 8 mostre: un trittico tematico

dedicato al rapporto tra donne e obiettivo

fotografico; 3 monografiche dedicate al

ritratto dal XIX al XXI secolo e due progetti

one-off, omaggio a grandi artisti

contemporanei. Donne davanti l’obiettivo,

a cura di Mario Trevisan, racconta il

nudo femminile con 110 straordinari

scatti di grandi artisti di fama internazionale

dall'Ottocento a oggi tra cui Vanessa

Beecroft; E.J.Bellocq; Bill Brant; Robert

Mapplethorpe; Elmut Newton; Man Ray;

Peter Witkin; Francesca Woodman (inedita,

produzione Brescia Photo Festival).

Donne dietro l’obiettivo, dalla collezione

Donata Pizzi, a cura di Alessandra Capodacqua,

conta invece 100 immagini delle

più importanti fotografe italiane: Paola

Agosti; Marina Ballo Charmet; Letizia

Battaglia; Silvia Camporesi; Lisetta

Carmi; Elisabetta Catalano; Paola Mattioli.

Autoritratto al femminile, a cura di Donata

Pizzi e Mario Trevisan, chiude idealmente

il trittico e ammicca alla cultura

del selfie con 50 opere di autrici tra cui

Marcella Campagnano, Paola De Pietri,

Florence Henry e Carolee Schneemann

(inedita, produzione Brescia Photo Festival).

Informazioni su: www.bresciaphotofestival.it


124


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1 dicembre 2019

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