Web Magazine Sinequanon - Luglio/Agosto 2019

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LUGLIO/AGOSTO 2019

8

COSTA

DEI TRABOCCHI

Ragni colossali dalle lunghe zampe infisse

nella sabbia e tra gli scogli .....

Gabriele D’Annunzio

SINEQUANON | 3


DIRETTORE RESPONSABILE

Teresa Carrubba

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Il 20.12.2002 - N° 700 / 2002

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IN COPERTINA

ABRUZZO: LA COSTA

8 DEI TRABOCCHI

18

28

PUGLIA: IL FASCINO

LANGUIDO

DEL LAGO DI LESINA

IL GOLFO DI ORISTANO:

L’ALTRA FACCIA DELLA

SARDEGNA

VENETO: VELE

38 ROSSE IN LAGUNA

48

56

EMILIA ROMAGNA:

VALLI PIACENTINE

SAPORI DALL’ITALIA

4

| SINEQUANON


PHOTO DI TERESA CARRUBBA LAGO DI LESINA, PUGLIA


EDITORIALE

La nostra bella Italia custodisce segreti impareggiabili,

così diversi tra loro da intrigare al pari di un viaggio

esotico. Per di più, ci sono mete vivibili in un fine settimana,

da programmare anche all’ultimo momento.

La Puglia offre spunti davvero interessanti, specie dal

punto di vista naturalistico. Che dire, infatti, di Lesina

con il suo singolare intrico di acque libere e sistemi

lagunari separati da un istmo di terreno sabbioso su

cui esplode una ricchissima macchia mediterranea?

Più a nord, in terra d’Abruzzo, la Costa dei Trabocchi,

antichi marchingegni rudimentali per la pesca che

s’insinuano nel mare come “ragni colossali “come li

definì D’Annunzio. Oggi fanno parte di una storica architettura

marina, tipica di questa zona. Ancora più a

nord, la laguna di Venezia, percorsa tra i pittoreschi

isolotti in una minicrociera a bordo di Eolo, un bragozzo

del 1946. Sempre al nord dell’Italia, si può programmare

un fine settimana enogastronomico lungo

le Valli Piacentine, in un’area dell’Emilia a ridosso

della Lombardia, con una ricca tradizione della tavola

e aziende vinicole di tutto rispetto. Pochi commenti

servono la Sardegna, se non per un suggerimento

fuori dalla celeberrima Costa Smeralda: la provincia di

Oristano. Natura superba, archeologia e buon cibo.

Valgono una visita i resti della città punico-romana di

Tharros sotto il promontorio di Capo San Marco, che si

inoltra nell’acqua dando la spettacolare sensazione di

essere in mezzo a due mari. Ma anche la straordinaria

costa di Piscinas, con tremila ettari di dune che richiamano

naturalisti e appassionati da tutto il mondo. O

la Costa del Sinis i cui litorali si alternano a specchi

d’acqua interni, dimora d’elezione dei fenicotteri rosa.

TERESA CARRUBBA

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COSTA DEI TRABOCCHI

di MARIELLA MOROSI


Abruzzo

SINEQUANON | 9


COSTA DEI TRABOCCHI

RAGNI COLOSSALI DALLE LUNGHE ZA

COSÌ GABRIELE D’ANNUNZIO DEFINIV

CHE SEGNANO LA COSTA D’ABRUZZO

NON ERANO FERTILI

QUELLE TERRE

LUNGO IL MARE, E

ANCHE SENZA POSSE-

DERE UNA BARCA,

CON I TRABOCCHI,

CI SI POTEVA SPIN-

GERE NEL MARE,

DOVE LE ACQUE

ERANO PIÙ PRO-

FONDE E PESCOSE

Ancorate su palafitte di legno e legate

alla terra ferma da un sottile pontile,

sostengono un capanno da dove

viene governata la rete da pesca con

un rudimentale ma efficace sistema

di tiranti e carrucole. Queste ragnatele

di cavi e di assi, apparentemente

fragili, possono resistere alle mareggiate,

anche se necessitano di continua

manutenzione. Il D’Annunzio

poeta, nel descrivere i Trabocchi, ne

aveva esaltato gli aspetti estetici e romantici,

ma queste macchine per secoli

hanno consentito alle popolazioni

costiere di integrare con il pescato

– cefali, spigole, triglie e pesce azzurro

– la loro scarna alimentazione. Non

erano fertili quelle terre lungo il

mare, e anche senza possedere una

barca, con i Trabocchi, collegati alla

terra ferma da una sottile passerella,

ci si poteva spingere nel mare, dove

le acque erano più profonde e pescose.

La cucina dell’entroterra è ricca di

ricette che coniugano il pesce ai prodotti

dell’orto, come le zuppe con

dentro tutto ciò che si aveva. Rare le

fritture di pesce, perché l’olio costava

caro, ma c’era tanto sapore di mare

perché uno degli ingredienti era proprio

l’acqua marina che donava sapidità

e aromi. E’ infatti la storia e la necessità

– nel senso di condizionamento

ambientale – a formare dovunque

la tradizione di una cucina. A provvedere

alla manutenzione dei trabocchi,

che non sono strutture stabili ma

elastiche e dinamiche per interagire

con le maree e le correnti marine,

sono i traboccanti, uomini con saperi

antichi, custodi di un’arte di cui sta

per perdersi la memoria.

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Abruzzo

MPE INFISSE NELLA SABBIA E TRA GLI SCOGLI.

A I TRABOCCHI, LE ARCAICHE MACCHINE DA PESCA

, TRA VASTO E FRANCAVILLA A MARE.

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COSTA DEI TRABOCCHI

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OGGI VENGONO VISITATORI DA TUTTO

IL MONDO PER AMMIRARLI, SORGONO IN

LUOGHI DI GRANDE FASCINO.

SONO FISSATI LUNGO LE SPORGENZE

DELLA COSTA PER SPINGERSI NEL MARE

Abruzzo

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COSTA DEI TRABOCCHI

IL CASTELLO ARAGONESE DI ORTONA

PASSARE POI A VISITARE I PAESI DELL’ENTROTERRA COSTITUIS

ROMANICHE E DI CASTELLI E PALAZZI IN GENERE POCO CO

E VIGNETI E A VOLT

PER SECOLI E

SOPRATTUTTO TRA

LE DUE GUERRE

MONDIALI, I TRABOC-

CHI EBBERO UN

RUOLO FONDAMEN-

TALE NELLA MICROE-

CONOMIA LOCALE

Può sembrare un’arte primitiva, ma

in realtà è evoluta quanto le più complesse

tecniche ingegneristiche. Per

secoli e soprattutto tra le due guerre

mondiali, i Trabocchi ebbero un ruolo

fondamentale nella microeconomia

locale. Caddero in disuso negli

anni Cinquanta, trascurati dalla corsa

alla ricostruzione postbellica e dal

miracolo economico che aspirava alla

mitica fettina in tavola tutti i giorni.

Per fortuna le istituzioni locali dei comuni

della fascia costiera – Ortona,

San Vito Chietino, Rocca S.Giovanni,

Fossacesia, Torino di Sangro, Casalbordino,

Vasto e San Salvo compresero

l’importanza dei Trabocchi e

il loro significato, identitario del territorio,

e ne promossero gradualmente

il recupero. Oggi vengono visitatori

da tutto il mondo per ammirarli, anche

perché sorgono in luoghi di grande

fascino. In genere sono fissati lungo

le sporgenze della costa, quasi su

una punta, per spingersi nel mare il

più possibile, verso uno specchio

d’acqua abbastanza profondo. La rete

viene calata con l’ausilio di un argano

fissato al centro della piattaforma di

legno. Presenta un’infossatura dove

scivolano i pesci catturati, tirati su con

una specie di retino, la volega. Oggi

le pesche miracolose esistono solo

nei racconti degli anziani, ma veder

tirar su la rete suscita sempre emozione.

Spesso, a beneficio dei turisti,

il pesce è cotto e servito al momento,

fresco e saporitissimo. Le origini dei

Trabocchi sono ancora oscure, ma

sembra certo che erano adoperati fin

dal ‘700. Grazie a una legge regionale

del 1994 che li tutela come patrimonio

ambientale e culturale da trasmettere

alle generazioni future,

sono diventati una delle maggiori attrattive

dell’Abruzzo. Passare poi a visitare

i paesi dell’entroterra costituisce

un’esperienza appagante per la

grande quantità di chiese romaniche

e di castelli e palazzi in genere poco

conosciuti.

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IL MUNICIPIO E LA CATTEDRALE A LANCIANO

Abruzzo

CE UN’ESPERIENZA APPAGANTE PER LA GRANDE QUANTITÀ DI CHIESE

NOSCIUTI. IL PAESAGGIO È VARIO, A VOLTE VERDISSIMO DI OLIVETI

ASPRO DI GOLE E BURRONI

Vasto, in provincia di Chieti, oggi

divisa in Marina del Vasto e Vasto

Alta, era chiamata l’Atene dell’Abruzzo

per i suoi luoghi di interesse

storico e architettonico. Fondata

dai romani, conserva ancora la

struttura urbanistica dell’epoca.

Feudo dei D’Avalos, nel ‘400, vanta

un immenso palazzo che ospita

oggi tre musei. Magnifica è Ortona,

col suo castello aragonese sul mare.

E’ sopravvissuto al bombardamento

di 6 mesi che distrusse tutta la città,

durante l’ultima guerra, tanto che

Winston Churchill la definì “la Stalingrado

d’Italia”. Proseguendo verso

l’interno, è da visitare Lanciano,

CADDERO IN

DISUSO NEGLI

ANNI ‘50 MA

POI PER FOR-

TUNA I COMUNI

DELLA FASCIA

COSTIERA

COMPRESERO

L’IMPORTANZA

DEI TRABOCCHI

E NE PROMOS-

SERO IL

RECUPERO

dall’importante centro storico. Porta

San Biagio e le Torri Montanare,

da cui con un solo sguardo si abbraccia

il mare, il Gran Sasso e la

Maiella, è quanto resta dell’antica

cinta muraria. Il Museo Diocesano,

nel seicentesco Palazzo del Seminario,

espone pregiati prodotti di

oreficeria, arte nella quale è da

sempre famoso l’Abruzzo. Lanciano

è anche una città della fede: milioni

di pellegrini vanno a rendere omaggio

alle reliquie del miracolo eucaristico

avvenuto nel Medioevo. Da vedere

anche San Vito Chietino, a

picco su una collina rocciosa che si

allunga fino al mare, così come Rocca

San Giovanni, tra le foci del fiume

Sangro e del torrente Feltrino. Il

paesaggio è vario, a volte verdissimo

di oliveti e vigneti e a volte

aspro di gole e burroni, tra le sterminate

spiagge sul mare più azzurro

e i picchi rocciosi delle montagne

più alte della dorsale appenninica,

fino al confine con i Monti Sibillini.

Per la mancanza di grandi vie di comunicazione,

per la sua conformazione

geologica e per ragioni storiche,

l’Abruzzo è tra le regioni che

meglio hanno saputo conservare il

proprio territorio, sia per i suoi valori

culturali e storici, sia dal punto di

vista ambientale.

SINEQUANON | 15


COSTA DEI TRABOCCHI

LE ORIGINI DEI TRA

ADOPERATI

LI TUTELA CO

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BOCCHI SONO ANCORA OSCURE, MA SEMBRA CERTO CHE ERANO

FIN DAL ‘700. GRAZIE A UNA LEGGE REGIONALE DEL 1994 CHE

ME PATRIMONIO AMBIENTALE E CULTURALE, SONO DIVENTATI

UNA DELLE MAGGIORI ATTRATTIVE DELL’ABRUZZO

Abruzzo

SINEQUANON | 17


Pug

ALL’INTERNO DEL PARCO NAZIONALE DE

HA CREATO UN ECOSISTEM

UN COMPLESSO DI FORMAZI

18 | SINEQUANON


lia

L GARGANO, UN GIOCO DELLA NATURA

A DAVVERO SINGOLARE,

ONI TIPICAMENTE LAGUNARI

Testo e foto di TERESA CARRUBBA

SINEQUANON | 19


Lago di Lesina

20 | SINEQUANON


PER SCOVARE I PIÙ AFFASCINANTI SEGRETI DELLA NATURA

INCONTAMINATA, BISOGNEREBBE SEGUIRE GLI STORMI DI UCCELLI

MIGRATORI CHE SCELGONO COME SOSTA TEMPORANEA I LUOGHI

PIÙ RECONDITI, FUORI DALLA FRENESIA DEI CENTRI ABITATI.

Cicogne bianche, fenicotteri rosa, gru

e falchi pecchiaioli approdano ogni

anno nelle zone umide della Laguna

di Lesina, preziosamente protetta tra

il Tavoliere delle Puglie e il Promontorio

del Gargano. All’interno del

Parco Nazionale del Gargano, un

gioco della natura ha creato un ecosistema

davvero singolare, un complesso

di formazioni tipicamente lagunari.

Il Mare Adriatico stempera la sua salinità

irrorando il Lago di Lesina attraverso

due canali artificiali, Acquarotta

e Schiapparo, creando quell’acqua

salmastra così importante per lo sviluppo

della pesca in questo territorio.

Latterini, cefali, gamberi, orate, spigole

e soprattutto anguille, popolano infatti

queste acque perpetuando l’antica

vocazione di Lesina come villaggio

di pescatori. Il lago, da sempre irrinunciabile

fonte di sostentamento,

era però in passato anche causa di

paura, ritenuto com’era, malsano e pericoloso.

A tal punto da costruire un

muro che lo separasse dal paese e

case senza finestre che si affacciassero

sull’acqua. Persino la bella Cattedrale

della Santissima Annunziata, pare

sia orientata verso l’interno del paese

per questo motivo. A dividere il lago

dal mare, un istmo sabbioso, chiamato

Bosco Isola, sito di Importanza Comunitaria

nonché Zona di Protezione

Speciale, che va da Punta Pietre Nere

fino al Lido di Torre Mileto, alla cui

formazione hanno contribuito i depositi

alluvionali del fiume Fortore e

l’azione drastica di terremoti e maremoti

che trasformò la preesistente laguna

aperta, tipo golfo, in laguna

chiusa. Bosco Isola è un tripudio di

macchia mediterranea miracolosamente

rigogliosa su un terreno di sabbia.

Un lieve sentore aromatico si fonde

all’aria salmastra in un amalgama

davvero singolare: mirto, rosmarino e

il dolce alloro che, qui, cresce come un

possente albero. Ma anche il pungente

odore della resina che trasuda dai

pini d’Aleppo i quali, accanto a lecci,

ginepri, querce, carpini e olmi, porgono

la chioma là dove la porta il vento.

Boschi suggestivi inframmezzati da

specie arbustive come lentisco, corbezzolo,

ginepro, rosmarino ed erica

multiflora. Ma in questa preziosa enclave

della natura c’è un gioiello rarissimo,

anzi unico, visto che si tratta di

una specie botanica endemica della

Laguna: il “Cisto di Clusio”, che si distingue

dal Cisto comune per il fogliame

aghiforme a mo’ del rosmarino.

UN LIEVE SENTO-

RE AROMATICO

SI FONDE

ALL’ARIA SALMA-

STRA IN UN

AMALGAMA

DAVVERO

SINGOLARE:

MIRTO, ROSMA-

RINO E IL DOLCE

ALLORO MA

ANCHE IL

PUNGENTE

ODORE DELLA

RESINA CHE

TRASUDA DAI

PINI D’ALEPPO

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Lago di Lesina

LA CITTÀ DI LESINA, DALL’ATMOS

LE CONFERISCE IL LAGO, HA UN WATERF

PASSEGGIATE SIA DI GIORNO, SIA DI SER

LAMPIONI LUNGOLAGO TINGO

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FERA LANGUIDA E PACATA CHE

RONT DI TUTTO RESPIRO PER PIACEVOLI

A QUANDO LE LUCI DELL’ABITATO O DEI

NO L’ARIA DI ROMANTICISMO

SINEQUANON | 23


Lago di Lesina

A rilevarlo, insieme ad altre specie vegetali

endemiche molto rare e a rischio di

estinzione, furono esperti botanici che

da anni studiano questo delicato biotopo

naturalistico, unico nel suo genere.

L’itinerario “verde” di chi viene a Lesina,

non può prescindere da una visita alla

Riserva Naturale Statale Lago di Lesina,

sempre all'interno del Parco Nazionale

del Gargano. Oltre 900 ettari occupati,

tra l’altro, da una zona umida con

fitti canneti e specchi d'acqua libera e da

formazioni tipiche delle lagune salmastre,

costituiscono un habitat ideale per

molte specie di avifauna. Qui nidificano

ancora la folaga, il germano reale, il

martin pescatore, l’airone rosso, il cavaliere

d’Italia e l’usignolo di fiume. Appositi

osservatori mimetizzati da canneti,

consentono un interessante birdwatching.

La città di Lesina, dall’atmosfera

languida e pacata che le conferisce il

lago, ha un waterfront di tutto respiro

per piacevoli passeggiate sia di giorno,

lungo lo skyline di palazzine dai colori

accesi, sia di sera quando le luci dell’abitato

o dei lampioni lungolago tingono

l’aria di romanticismo. Se si ha la possibilità

di arrivare nelle prime ore del mattino,

si può godere del pittoresco mercato

del pesce appena pescato, esposto

alla vendita sui banchi di marmo in un

apposito spazio comunale all’aperto, sulla

banchina del Lago. Ma il punto di forza

di questa passeggiata è senza dubbio

il lungo pontile che s’insinua nel lago

fino all’isolotto di San Clemente, in cui

sono stati ritrovati i resti di una villa romana

peschiera databile tra il II e I secolo

a.C. e che, quando l’acqua si ritrae, affiorano

insieme a storie e leggende. Sulla

villa venne poi costruita una chiesa

dedicata al santo martire e successivamente

un convento. Le tracce di strutture

murarie più antiche, riferite alla villa romana,

e i reperti relativi a frammenti ceramici

e vasi, farebbero pensare ad uno

stabilimento per la produzione del “Garum”,

una salsa di pesce ottenuta dalla

lavorazione delle interiora lasciate macerare.

L’estremo del pontile offre una prospettiva

della città, inusitata e davvero

suggestiva. Una città fatta dei vivaci colori

delle facciate, dei vicoli stretti, dell’atmosfera

familiare in cui può capitare di

incontrare un pescatore che prepara le

reti per la pesca o, in un locale sociale, la

signora Nuccia che impasta le orecchiette.

Una città fatta di solidarietà di vicinato,

sfociata da tempo nel fenomeno della

Social Street, grazie al quale alcune

strade, due in particolare: Via Vittorio

Veneto e Via Principe di Piemonte,

formano una sorta di sodalizio di quartiere

decorando le facciate delle loro

case con oggetti-simbolo e cartelli con

frasi ironiche e detti popolari in dialetto

strettissimo. Qui è facile trovare persone,

specie di una certa età, sedute fuori

dall’uscio a tenersi compagnia chiacchierando.

I più giovani, invece, amano

fermarsi nei tre “Chioschi” del lungolago,

a seconda dell’ora del giorno. Per un

aperitivo, guarnito di tartine variegate e

alici fritte, il Lake Café; per un gelato a

qualsiasi ora, il MiniBar che offre anche

una scelta di gusti assolutamente artigianali,

come il pistacchio di Bronte, e

l’Isola di Wight, un locale dedicato alla

movida giovanile, che gode anche di

una romantica passerella sull’acqua.

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LESINA A TAVOLA

L’accoglienza gastronomica di Lesina è variegata e

consente di gustare piatti di stile completamente

diverso durante un soggiorno in Laguna. Le antiche

sere, con una bella veranda sul lungolago,

propone ricette tradizionali rivisitate dallo chef

Nazario Biscotti in maniera creativa ma rispettosa

delle stagionalità e della territorialità degli ingredienti.

Hugò Food and Beverage, un locale

piccolo, intimo e curato, nato dall’entusiasmo di un

giovane cuoco che, dopo anni di esperienza in prestigiosi

ristoranti all’estero è tornato in Puglia per

ammannire ricette italiane filtrate dal suo talento

personale. La cruna del Lago, il ristorante pizzeria

del Campione Mondiale di Pizza Upter, Vincenzo

D'Apote, con un terrazzo aperto sulla laguna di Lesina.

Il menu della pizze è incredibilmente ricco di

proposte accattivanti. Pizze eccellenti, cotte in

forno a legna, conditissime con ingredienti del territorio.

Degni di nota anche il ristorante Acquarotta-In

Laguna, allestito in una tensiostruttura/

gazebo, proprio alla foce del canale Acquarotta. Notevole

la loro zuppa di pesce e l’anguilla ai ferri. Il

Ristorante dell’Hotel Lesina, a Marina di Lesina,

con tante specialità a base di pesce. L’Hotel Lesina

vanta un’immensa spiaggia attrezzata a cui si accede

attraverso una pineta, e una grande terrazza

con vista a 360° su Lago e macchia mediterranea.

L’agriturismo Le Falcare, di Cagnano Varano, a

conduzione familiare, che propone una carrellata di

antipasti sfiziosi, con crostini, legumi, formaggi e

verdure sottaceto. Tra le produzioni territoriali

della Laguna di Lesina, spiccano alcune eccellenze

come la salicornia, meglio conosciuta come asparago

di mare, che cresce ai margini della laguna, in

acqua salmastra. L’azienda Agricola Saporità, di

Lucia di Palma, è specializzata nella lavorazione

della salicornia declinata in vari sapori. L’Azienda

Agricola Turco, invece, è vocata alla lavorazione

del pomodoro. La particolarità dei prodotti Turco

deriva dalla specificità del territorio di coltivazione,

vicino al lago, con limo, sole e aria salmastra.

Mozzarelle e formaggi rigorosamente di latte di

bufala vengono prodotti nell’Azienda La Bufalara,

in Contrada Pontone, dove è possibile assistere

alla produzione in diretta. Tre generazioni di casari,

fanno di quest’azienda un riferimento storico

del settore.

TRA LE PRODUZIONI

TERRITORIALI DELLA

LAGUNA DI LESINA,

SPICCANO ALCUNE

ECCELLENZE COME

LA SALICORNIA,

MEGLIO CONOSCIUTA

COME ASPARAGO

DI MARE, CHE CRESCE

AI MARGINI DELLA

LAGUNA

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Lago di Lesina

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IL CENTRO VISITE LAGUNA DI

LESINA DEL PARCO NAZIONALE

DEL GARGANO, GESTITO DALLA

LIPU, PROPONE AGLI ALUNNI

DELLE SCUOLE ELEMENTARI,

MEDIE E SUPERIORI, LA POSSIBI-

LITÀ DI EFFETTUARE VIAGGI

D’ISTRUZIONE, CHE PERMETTE-

RANNO DI CONOSCERE L’ECOSI-

STEMA LAGUNARE E LA SUA

BIODIVERSITÀ, E DI PARTECIPARE

AD ATTIVITÀ DI EDUCAZIONE

AMBIENTALE. NEL CENTRO SI

TROVANO IL MUSEO ETNOGRAFICO

LA CASA DEL PESCATORE, IL MUSEO

NATURALISTICO E L’ACQUARIO.

www.centrovisitelesina.it/

#centrovisitelesina

SINEQUANON | 27


Golfo di Oristano

L’ALTRA FACCIA D

SARD

SARD


ELLA di

VIVIANA TESSA

EGNA

EGNA

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L’ALTRA FACCIA DELLA

SARDEGNA

IL GOLFO DI ORISTANO, VASTO E RIPARATO. VI SI A

NEL CUI TERRITORIO SI TROVANO LE ZONE UMIDE

INTERNAZIONALI, MOLTO PESCOSE, RI

UNA TERRA SUPERBA

NON SOLO PER L’IN-

CANTO DELLA COSTA

ANCORA SELVAGGIA

MA ANCHE PER LA SUA

STORIA MILLENARIA

Parco protetto anche la piccola Isola

di Mal di Ventre, davanti a Cala

Saline con l’acqua più limpida di tutta

questa costa, per gustare prelibati

ricci di mare o, più semplicemente,

per ammirare la fauna dell'isola e le

distese dei fiori viola delle piante di

aglio selvatico che si estendono fino

al mare. Una terra superba non solo

per l’incanto della costa ancora selvaggia

ma anche per la sua storia millenaria

con tracce visibili che a volte si

saldano stupendamente con la natura.

Come i resti della città punico-romana

di Tharros sotto il promontorio

di Capo San Marco, la lingua che si

insinua profondamente nell’acqua

dando la spettacolare sensazione di

essere in mezzo a due mari, l’uno che

rompe i flutti sugli scogli, l’altro che fa

scorrere onde placide e piatte. Gli scavi

archeologici di Tharros hanno regalato

rari e preziosi oggetti oggi conservati

nei Musei di Oristano, Cagliari,

e Londra. Capo Mannu chiude l'ampia

insenatura di Cala Saline, ancora

nella provincia di Oristano. In questo

tratto di mare, per la permanente presenza

di venti e per il tipo di costa con

fondali non profondissimi, si formano

alte e lunghe onde per il divertimento

dei molti sportivi che qui hanno

trovato il campo ideale per le loro tavole

da surf. La marina di S. Caterina

di Pitinnuri, dove si può ammirare

una lunga parete calcarea chiamata

S’Archittu proprio perché dentro la

scogliera il mare ha scavato una galleria

a forma di piccolo arco.

30 | SINEQUANON


CAPO SAN MARCO

FFACCIANO ORISTANO, MA ANCHE ARBOREA E CABRAS

PIÙ CONSISTENTI DELLA SARDEGNA, PROTETTE DA LEGGI

UGIO PREFERITO DI STORMI DI UCCELLI RARI.

Qualche miglio più a nord, dopo

aver superato la costa di Cuglieri -

un delizioso paese sulla montagna

ricco di oliveti e di boschi zeppi di

funghi prelibati - e di Tresnuraghes,

si arriva alla cittadina di Bosa, costruita

sulla foce del fiume Temo,

l'unico corso d'acqua della Sardegna

che può essere percorso e navigato

per circa nove chilometri. Il nucleo

centrale del paese è di certa origine

romana, ma la sua importanza economica,

legata alla posizione strategica

sul mare, risale soprattutto al XII

secolo con la costruzione del Castello

di Serravalle - sicuramente il più

affascinante tra tutte le strutture medievali

dell'isola - che dall'alto della

collina domina sia Bosa che il fiume

e tutto il panorama sino al mare. La

foce del Temo è sicuro riparo per le

molte barche da pesca che lavorano

in queste acque ed è soprattutto

molto ricercata l'aragosta bosana

per la delicatezza della sua polpa. Il

lato sinistro del corso d'acqua ospita

PER I VENTI

E I FONDALI

NON PROFON-

DISSIMI, SI

FORMANO

ALTE E LUN-

GHE ONDE

PER IL DIVER-

TIMENTO

DEI MOLTI

SURFISTI

Sas Conzas antiche concerie in attesa

di restauro. L'oristanese a differenza

di altre zone dell'isola, ha conservato

intatte alcune peculiari caratteristiche.

Le coste del Sinis, ad esempio,

sono ancora allo stato naturale e

così ampi tratti del litorale che si integrano

con le pinete e gli specchi

d'acqua circostanti, dimora dei fenicotteri

rosa e di altre specie ornitologiche,

paesaggi e siti ideali per le attività

equestri e quelle da diporto e a

carattere ambientale e archeologico.

SINEQUANON | 31


Golfo di Oristano

L’ALTRA FACCIA DELLA

SARDEGNA


CITTÀ PUNICO-ROMANA SOTTO IL PROMONTORIO DI CAPO

SAN MARCO, LA LINGUA CHE SI INSINUA PROFONDAMENTE

NELL’ACQUA DANDO LA SPETTACOLARE SENSAZIONE DI ESSERE

IN MEZZO A DUE MARI, L’UNO CHE ROMPE I FLUTTI SUGLI SCOGLI,

L’ALTRO CHE FA SCORRERE ONDE PLACIDE E PIATTE

THARROS

SINEQUANON | 33


S’ARCHITTU

L’ALTRA FACCIA DELLA

SARDEGNA

La Costa Verde, poi, offre uno dei

paesaggi più affascinanti di tutto il

bacino del Mediterraneo. Perché da

nessuna altra parte è possibile ammirare

un tale concentrato di sensazioni,

offerte da pezzi di archeologia

mineraria e da una natura superba

che si fondono in un'atmosfera insieme

misteriosa e malinconica. La

Costa Verde si apre sulla costa sudoccidentale

dell'Isola, nel territorio

di Arbus, paese che divide con Guspini

alcune delle più interessanti

aree minerarie d'Europa: da questi

pozzi, insieme con Monteponi e

Buggerru, proveniva il dieci per

cento della produzione mondiale di

piombo e zinco. Tanto che sempre

più spesso vengono organizzati veri

e propri Tour per ammirare i resti di

una civiltà che ormai sembra destinata

a scomparire per sempre, quella

delle miniere. Montevecchio, Ingurtosu,

Funtanazza, Piscinas, Naracauli,

Scivu, Pistis sono tappe di

un percorso che affascina migliaia di

visitatori che ogni anno arrivano da

diversi Paesi europei in cerca di sensazioni

che ormai è difficile trovare

altrove. Qui lo spettacolo della natura

regala sensazioni difficili da dimenticare.

Pensiamo a Scivu, una

lunga spiaggia solitaria, senza case

né alberghi, che si è salvata per la vicina

presenza di una colonia penale.

Ma soprattutto a Piscinas, una delle

meraviglie di tutta la Sardegna. Da

Scivu a Piscinas, quasi dieci chilometri

di litorale, un angolo di Mediterraneo

ancora intatto: qui è possibile

ammirare quei mari di sabbia che

costituiscono un fenomeno unico in

Italia. Tremila ettari di dune che richiamano

naturalisti e appassionati

da tutto il mondo, un panorama color

d'oro che si perde all'orizzonte,

indimenticabile all'ora del tramonto.

Sembrano lembi di deserto africano,

non a caso è stato ribattezzato

il Sahara d'Italia. Dune che si affacciano

su un mare verde e trasparente

e che penetrano all'interno per oltre

due chilometri, non lontano dagli

avamposti minerari di Ingurtosu

e Naracauli, tra gallerie abbandonate

e carrelli per il trasporto dei minerali

corrosi dalla salsedine. E' il maestrale,

vento dominante in questo

tratto di costa, che disegna il paesaggio.

Piega gli alberi e modella le

montagne di sabbia, spingendole

verso l'interno, costruendo e modificando

le distese dorate che spesso

ospitano superbi esemplari di ginepri,

la pianta odorosa e resistente

per eccellenza.

UNA LUNGA

PARETE

CALCAREA

CHIAMATA

S’ARCHITTU

PROPRIO

PERCHÉ

DENTRO LA

SCOGLIERA IL

MARE HA

SCAVATO

UNA GALLE-

RIA A FORMA

DI PICCOLO

ARCO

34 | SINEQUANON


CASTELLO DI SERRAVALLE

CHIESA DI SAN GIOVANNI

SINEQUANON | 35


Golfo di Oristano

L’ALTRA FACCIA DELLA

SARDEGNA

TREMILA ETTARI DI DUNE CHE RICHIAMANO NATURALISTI E APPASSIO

DA TUTTO IL MONDO, UN PANORAMA COLOR D'ORO CHE SI PER

ALL'ORIZZONTE, INDIMENTICABILE ALL'ORA DEL TRAMONTO.

SEMBRANO LEMBI DI DESERTO AFRICANO


NATI

DE

DUNE DI PISCINAS

SINEQUANON | 37


FOTO DI PAOLO SPIGARIOL

IN CROCIERA SULLA LAGUNA VENETA, SU UNA

TRADIZIONALE BARCA DA PESCA TRA NATURA,

STORIA, ARTE ED ECCELLENZE ENOGASTRONOMICHE

di PAMELA McCOURT FRANCESCONE

foto di PAMELA McCOURT FRANCESCONE e ARCHIVIO


VELE

ROSSE

IN LAGUNA


LASCIANDO ALLE SPALLE LA CITTÀ DEI DOGI, OSPITI DI MAURO STOPPA,

SKIPPER E CHEF EXTRAORDINAIRE, CI SIAMO IMBARCATI SU EOLO, UN

BRAGOZZO DI DICIASSETTE METRI DEL 1946 ELEGANTEMENTE RESTAURATO

DA MAURO, PER UNA CROCIERA DI TRE GIORNI A CACCIA DI AMBIENTI D’IN-

COMPARABILE BELLEZZA NATURALE, LUOGHI DELLO SPIRITO, RIMEMBRANZE

STORICHE, ORTI E GIARDINI, ANTICHI VIGNETI E CAPOLAVORI DELL’ARTE.

LE GIORNATE

IN CROCIERA

SONO SCANDITE

DA NAVIGA-

ZIONI LENTE

E DAL RELAX,

INTERVALLATE

DA MOMENTI

DI GRANDE

CONVIVIALITÀ

A TAVOLA

Un viaggio improntato anche sulla

felice scoperta delle eccellenze enogastronomiche

della Serenissima e

della sua laguna, come le moeche,

i teneri granchi senza carapace selezionati

uno a uno da pescatori abili,

la cacciagione lagunare, le primizie

di Sant’Erasmo, e vini come il Venissa,

prodotto con l’uva che fu

quella prediletta dei dogi.

Navigando le acque sconfinate e

placide oltre la Serenissima sulla tipica

barca da pesca veneziana dal

fondo piatto, sono stati molti i momenti

di grande suggestione come

la visita all’Isola di San Lazzaro degli

Armeni. Nel venerato complesso

religioso armeno fondato nel 1717

dall’Abbate Metichar dove i monaci

producono ancora la delicata marmellata

di rose Vartanush con petali

raccolti al sorgere del sole, abbiamo

trovato una mummia di

3.500 anni fa, una biblioteca con

4.000 libri e manoscritti in armeno,

e un bellissimo dipinto del Tiepolo.

A Torcello si fa visita alla Basilica di

Santa Maria Assunta, l’edificio più

antico nella laguna, dove sulla controfacciata

risplendono bellissimi

mosaici bizantini tra i quali un Giudizio

Universale e, nel pannello raffigurante

i dannati, i Sette Peccati Capitali.

Il campanile, nei secoli un importante

punto di riferimento per i

navigatori in questa parte settentrionale

della laguna, ha una rampa

piatta, e salendo fino in cima c’è una

vista spettacolare sulla laguna, la

città e la costa adriatica.

In simbiosi con le leccornie della tavola

preparate nella cambusa di

Mauro, abbiamo fatto sosta all’Isola

di Sant’Erasmo, conosciuta come

l’orto di Venezia per la produzione di

ortaggi e frutta che fornisce alle isole

e ai mercati rionali veneziani. Qui

abbiamo visitato un piccolo vigneto,

l’azienda di Michel Thoulouze che

produce l’Orto, un bianco invecchiato

per un anno in una gondola affondata

sotto le acque della laguna

e che abbiamo apprezzato a bordo

di Eolo.

40 | SINEQUANON


1

2

MAURO STOPPA NELLA SUA CAMBUSA. ALLE RICETTE DI FAMIGLIA AGGIUNGE IL SUO STILE EC

CON UN MIX DI SAPORI, COLORI E CONTRASTI CHE PORTANO LE SUE CREAZIONI A LIVELLI DI

3

1

2

3

4

5

6

7

ABBACCH

FRITTATA

BRUSCH

RISOTTO

SEPPIOL

TORTINO

TORTA AL

42 | SINEQUANON


4

5

6

LETTICO

HAUTE CUISINE

7

IO AL FORNO CON PATATE

DI ERBETTE

TTE CON SARDINE

CON ERBE SELVATICHE

NE CON PISELLI

DI ASPARAGI

CIOCCOLATO E FRAGOLE

L’ORTO, È UN VINO BIANCO

INVECCHIATO PER UN ANNO IN

UNA GONDOLA AFFONDATA

SOTTO LE ACQUE DELLA LAGUNA

SINEQUANON | 43


COMPLESSO RELIGIOSO ARMENO FONDATO

NEL 1717 DALL’ABBATE METICHAR DOVE I MONACI

PRODUCONO ANCORA LA DELICATA MARMELLATA

DI ROSE VARTANUSH CON PETALI RACCOLTI

AL SORGERE DEL SOLE

44 | SINEQUANON


ISOLA DI SAN LAZZARO DEGLI ARMENI

SINEQUANON | 45


LE TIPICHE BRICCOLE DELLA LAGUNA VENETA

IL VIGNETO DI UVA DORONA A TORCELLO

46 | SINEQUANON


LAGUNA VENETA

A TORCELLO SI FA VISITA ALLA BASILICA DI SANTA MARIA ASSUNTA,

L’EDIFICIO PIÙ ANTICO NELLA LAGUNA, SULLA CONTROFACCIATA

RISPLENDONO BELLISSIMI MOSAICI BIZANTINI

Le giornate in crociera sono scandite

da navigazioni lente e dal relax, intervallate

da momenti di grande convivialità

a tavola, con pranzi e cene

che hanno scatenato entusiasmi,

applausi e confronti sulle prelibatezze

della laguna e sui segreti della

cucina di Mauro.

«Ho imparato da piccolo dalla mamma

e dalla nonna, e mi piace condividere

le nostre tradizioni culinarie basate

sui prodotti freschi e stagionali

della laguna». Alle ricette di famiglia

Mauro aggiunge il suo stile eclettico

che coinvolge tutti i sensi attraverso

un mix di sapori, colori e contrasti

che portano le sue creazioni a livelli

di haute cuisine.

Seduti a tavola in angoli reconditi

della laguna l’atmosfera era di allegra

attesa mentre dalla cucina uscivano

splendidi branzini dell’Adriatico,

bruschette con sardine, asparagi

verdi e bianchi, le dolci cozze caparosoli,

supreme di anitra, carciofini

di Sant’Erasmo e risotto alla salicornia,

detta anche l’asparago di

mare.

Al tramonto ci si fermava per la notte,

pernottando in alberghi di charme

come Casa Burano, un albergo diffuso

di design sull’isola di Burano con

camere e suite in casette di pescatori

e merlettai. Nel ristorante del Venissa

Wine Resort, che sorge nel vigneto

di uva dorona, quella dei dogi, sull’isola

di Mazzorbo, ad accompagnare

la cena Michelin di cinque portate,

gli ottimi vini prodotti dalla famiglia

Bisol, proprietari dell’antico vigneto e

del resort. A Cavallino ad accoglierci

per la notte nelle sue confortevoli camere

c’era La Locanda alle Porte, che

ha aperto le porte nel 1632.

Su Eolo, Mauro ospita fino a dieci

persone. «Ma per alcuni itinerari

come quelli di 6-8 ore di mattina o di

pomeriggio che toccano Torcello e

Sant’Erasmo, a bordo possono salire

anche 30 persone, affiancando a Eolo

una seconda barca antica per permettere

a tutti gli ospiti di pranzare e cenare

insieme all’aperto. Taglio su misura

i miei itinerari, navigando secondo

gli interessi degli ospiti e del tempo

che possono dedicare alla laguna,

e naturalmente le rotte dipendono

anche dai venti e dalle maree. Non

sono mai uguali».

Della durata di otto giorni le crociere

su Eolo che partono dai Colli Euganei

per esplorare città storiche e castelli

medievali, dormendo in ville

d’epoca e alberghi di lusso, mentre

per le Cooking Cruise sono previste

soste al mercato di pesce di Chioggia

e lezioni di cucina a bordo con Mauro

e la sua squadra.

www.cruisingvenice.com

IL CAMPANILE DELLA

BASILICA È STATO NEI

SECOLI UN IMPOR-

TANTE PUNTO DI

RIFERIMENTO PER

I NAVIGATORI IN

QUESTA PARTE SET-

TENTRIONALE DELLA

LAGUNA. HA UNA

RAMPA PIATTA, E

SALENDO FINO IN

CIMA C’È UNA VISTA

SPETTACOLARE SULLA

LAGUNA, LA CITTÀ E

LA COSTA ADRIATICA

SINEQUANON | 47


VALLI PIACENTINE

tra verdissime colline

IERATICI CASTELLI

e cibi prelibati

di PIETRO BUSCONI

48 | SINEQUANON


CASTELLO DI MONTECHIARO

SINEQUANON | 49


VALLI PIACENTINE

AL DI FUORI DELLE ROTTE METROPOLITANE E DELLE CITTÀ

PIÙ ACCLAMATE, ESISTE UN’ITALIA FATTA DI PICCOLE O

MEDIE CITTÀ DI PROVINCIA, OGNUNA DELLE QUALI SPESSO

RACCHIUDE TESORI CHE SOLO UN PAESE COME IL NOSTRO

SA IMMAGINARE E PROPORRE.

UN TERRITORIO

FATTO DI

QUATTRO VALLI

PRINCIPALI

CHE SI DIPAR-

TONO DAL

CAPOLUOGO

E CHE NASCON-

DONO PICCOLE

QUANTO INTRI-

GANTI VALLI

COLLATERALI

È il caso di Piacenza, una provincia

che fino a pochi anni fa si crogiolava

nel suo essere defilata, nel suo rimanere

fuori dalle rotte turistiche, gelosa

di custodire i suoi tesori e dividerli

solo con pochi intimi amici. L’aria è

cambiata. Anche quella meteo: non

si vedono più quelle fitte nebbie che

la nascondevano a chi tentava di

esplorarla e giorno dopo giorno si

possono incontrare sempre più visitatori

e turisti anche nelle località

meno note e le stradine meno frequentate.

Ed è stato il passaparola

che, almeno finora, ha fatto conoscere

questa porzione di Emilia a ridosso

della Lombardia. Un territorio fatto

di quattro valli principali che si dipartono

dal capoluogo e che nascondono

piccole ma forse ancor più intriganti

valli collaterali. La natura da

queste parti è stata generosa. Morbide

colline si stendono tra garbati corsi

d’acqua in un costante paesaggio

che già appena arrivati profuma di

casa e cose buone.

Concedersi una pausa dalla vita frenetica

di tutti i giorni rappresenta da

queste parti la soluzione ottimale

per rilassarsi, scoprire angoli suggestivi

e godere di una cucina che è fermamente

ancorata alle proprie tradizioni

Settantotto sono gli agriturismi

che costellano la provincia e molti di

questi sono autentici gioielli da scoprire

e frequentare. Solo per citarne

alcuni: l’Azienda Podere Casale,

l’Azienda Il Gelso e l’Agriturismo Il

Viandante in Val Tidone, l’azienda

Agronauta in Val Luretta, l’Agriturismo

Poggio Cardinale e l’Azienda

Corte del Gallo in Val Trebbia,

l’Azienda Podere Illica in Val d’Arda.

Ognuno di questi sa coccolare

l’ospite e lo fa sentire a suo agio. I ritmi

del giorno sono scanditi inevitabilmente

dalle pause di pranzo e

cena quando altri tesori si scoprono.

CASTELL'ARQUATO

50 | SINEQUANON


CASTELLO DI VIGOLENO

CASTELLO DI RIVALTA

SINEQUANON | 51


52 | SINEQUANON

VALLI PIACENTINE


SINEQUANON | 53


VALLI PIACENTINE

IL PONTE GOBBO A BOBBIO

PIETRA PERDUCA IN VAL TREBBIA

54 | SINEQUANON


SAPORI GENUINI, SEMPLICI MA RICCHI DI AROMI CHE RIPORTANO ALLA CUCINA

DI QUESTE VALLI RESTANDO FEDELI ALLE RICETTE PROPRIE DELLA PROVINCIA

Tesori fatti di sapori genuini, spesso

semplici, ma ricchi di aromi che riportano

alla cucina di queste valli che, se

trasversalmente, offrono varianti ai

piatti principali, restano fedeli alle ricette

proprie della provincia che vengono

difese con fermezza da sempre

più frequenti tentativi di imitazione

perpetrati soprattutto dalle vallate limitrofe

di altre province. Così i pisarei

e fasö, gnocchetti di pane e farina

che, dal 1180, rappresentano il piatto

più tradizionale. Solo dopo la scoperta

dell’America e l’arrivo del pomodoro

oltre che di altre specie di fagioli,

si cominciò a vedere la versione rossa

con i borlotti. Prima, chi poteva permetterselo,

aggiungeva pezzi di cotenna

per aumentare il sapore. Poi ci

sono i tortelli di spinaci e ricotta. Rigorosamente

fatti con le code e non

quadrati, possono presentare la variante

con l’ortica al posto degli spinaci

e vengono serviti con burro e

salvia o sugo di funghi. Questo per

parlare dei primi piatti. Ma non sono

solo questi. A Bobbio, per esempio,

vanno giustamente fieri dei loro Maccheroni

alla Bobbiese, fatti con uova

e farina e arrotolati su un ferro da calza

per dare la caratteristica forma.

Metteteci sopra un sugo di carne e il

gusto è completo. Da queste parti, il

posto migliore dove mangiarli è sicuramente

il Ristorante Piacentino

nella prima piazza che si incontra arrivando

a Bobbio. Se ai primi piatti

aggiungiamo i salumi propri come

salame, coppa e pancetta, il menu è

quasi completo. Trascuriamo volutamente

i pur buoni secondi di manzo,

maiale, cacciagione e altro per spendere

due parole sul vino piacentino.

Sempre più conosciuto e apprezzato,

il vino di queste colline trasuda la

passione e la cura con cui viene prodotto.

Quasi infinite sono le cantine

che vendono al pubblico e risulta difficile

proporne solo alcune. Tra i prodotti

di fascia alta (il prezzo non supera

mai i 10 euro) merita una citazione

l’Azienda La Tosa di Vigolzone.

Più abbordabili, ma sempre interessanti,

quelli proposti dall’Azienda

Vinicola Oddi, la stessa che gestisce

l’Agriturismo il Viandante, tra Borgonovo

e Pianello. Tra quelli da

comprare ci piace suggerire il Gutturnio

classico e superiore, l’Ortrugo e

la Malvasia secca.

SEMPRE PIÙ CONOSCIUTO

E APPREZZATO, IL VINO DI QUE-

STE COLLINE TRASUDA

LA PASSIONE E LA CURA CON

CUI VIENE PRODOTTO

SINEQUANON | 55


SAPORI DALL’ ITALIA

INGREDIENTI

1KG DI ANGUILLE,

1KG DI CICORIA,

SEDANO;

1 CIPOLLA;

4 POMODORI;

1 MELANZANA;

1 ZUCCHINA;

4 PATATE MEDIE;

4 PEZZI DI PEPERONE;

UN PICCOLO MAZZETTO DI CIME DI RAPE ;

8 CUBETTI DI ZUCCA;

SALE, PEPERONCINO

Nella versione invernale melanzane,

zucchine e peperone lasciano il posto

alle cime di rape e ai broccoli.

MINESTRA DI ANGUILLE DI LESINA Puglia

Le amava anche l’imperatore Federico II, le anguille di Lesina, e sono rimaste una caratteristica della cucina

tradizionale. Il Lago di Lesina è un ottimo vivaio naturale per gli avannotti che alla fine di un lunghissimo viaggio

dal Mar dei Sargassi, giungono nel mare Adriatico. Qui, imboccato il canale Acquarotta e la Foce Schiapparo,

trovano il loro habitat naturale, in acqua salmastra.

1 Eviscerare e tagliare le anguille in pezzi di circa 3 cm 2 Adagiarle in una casseruola con circa 1 litro di acqua

3 Salare e portare ad ebollizione 4 Schiumare e aggiungere a strati tutti gli altri ingredienti 5 Chiudere

con un coperchio e lasciare cuocere per circa 30 minuti. 6 Si serve accompagnata da pane raffermo o tostato.

MOSTACCIOLI DI ORISTANO Sard

INGREDIENTI

PER I BISCOTTI

500 GR DI FARINA;

500 GR DI ZUCCHERO;

20 GR DI LIEVITO DI BIRRA;

MEZZO CUCCHIAIO DI BICARBONATO;

MEZZO CUCCHIAIO DI CANNELLA

PER LA GLASSA

ZUCCHERO A VELO

Il termine mos

che indicava un

regione ha la su

famosa variante

zucchero, la spe

rivazione araba

prevista da que

particolare form

ottenuta con gl

moderne formin

56 | SINEQUANON


SAPORI DALL’ ITALIA

TORTELLI PIACENTINI Emilia Romagna

INGREDIENTI

PER LA PASTA

250 GR DI FARINA 00 DI GRANO TENERO; 3

CUCCHIAI DI OLIO D’OLIVA EXTRAVERGINE;

3 UOVA;

SALE Q.B.

PER IL RIPIENO

250 GR DI RICOTTA FRESCA TIPO ROMANA;

150 GR DI SPINACI LESSATI E TRITATI;

100 GR DI MASCARPONE;

6 CUCCHIAI DI PARMIGIANO

REGGIANO GRATTUGIATO;

1 UOVO;

SALE Q.B.

1 Preparare il ripieno amalgamando bene tutti gli ingredienti in una bastardella

2 Disporre la farina a montagnola sulla spianatoia con una fossetta nel

centro dove mettere le uova, l’olio, e il sale. Impastare fino ad ottenere un impasto

morbido ed elastico. Coprire con la pellicola e mettete in frigorifero per

30 minuti 3 Tirare una sfoglia sottile ed elastica, ritagliare dei quadrati di circa

5 centimetri e disporvi al centro il ripieno 4 Partendo da uno degli angoli, sovrapponete

la pasta, alternandola, formando una “treccia”, fino a raggiungere

l’estremità opposta in modo che il tortello risulti a forma di caramella 5 Cuocere

i tortelli per 4 minuti in abbondante acqua salata, scolarli e disporli su un

piatto da portata 6 In un piccolo tegame fare sciogliere dolcemente il burro

aromatizzandolo con le foglie di salvia e versarlo sui tortelli, sporverizzandoli

poi abbondantemente con il Parmigiano.

PER IL CONDIMENTO

80 GR DI BURRO;

8 FOGLIE DI SALVIA;

4 CUCCHIAI DI PARMIGIANO GRATTUGIATO

La ricetta risale al Medioevo, persino Boccaccio ci parla

dei piasentini, ma la forma attuale del tortello sembra sia

stata voluta dal nobile Bernardo Anguissola, il quale nel

1351, per stupire un ospite illustre come Petrarca, chiese

al proprio cuoco di dare una forma più raffinata al classico

tortello. I tortelli piacentini di ricotta, chiamati in dialetto

turtéi sono tuttora un grande piatto, di magro, creato per

il venerdì. Si distinguono dagli altri tortelli per la forma

particolare a caramella e per il ricco ripieno.

egna

acciolo proviene da "mustaceum", parola latina

a focaccia addolcita con il mosto d'uva. Oggi ogni

a ricetta, ma i mostaccioli di Oristano sono la più

sarda di questi biscotti. La grande quantità di

ziatura a base di cannella, tradisce la probabile dedei

mostaccioli di Oristano. La lunga lievitazione

sta ricetta li rende particolarmente morbidi. La

a romboidale dei mostaccioli di Oristano viene

i appositi (tradizionali) stampi in legno, o con le

e in metallo.

1 Sciogliere il lievito in poca acqua 2 Mescolare tutte le polveri (farina, zucchero, bicarbonato,

cannella) in una ciotola, aggiungere il composto di lievito e, poco alla volta, dell’acqua 3 Mescolare

con le mani, fino ad ottenere un impasto leggermente appiccicoso. Coprire con la pellicola o

con un panno umido e far lievitare in luogo fresco per 48 ore 4 Stendere col mattarello una sfoglia

alta 3 mm, aiutandosi con poca farina per non far attaccare l'impasto alla spianatoia. Formare

dei rombi, disporre su una teglia infarinata e cuocere a 160 gradi per 15 minuti, nel forno ventilato

5 Preparare la glassa aggiungendo poca acqua alla volta allo zucchero a velo, fino ad ottenere

un composto denso ma fluido 6 Quando i mostaccioli si saranno raffreddati, spennellare la

glassa su ogni biscotto e farla asciugare per almeno una mezz'ora all'aria. Conservare i biscotti in

luogo fresco, dentro a un contenitore chiuso ermeticamente, si conserveranno per svariati giorni.

SINEQUANON | 57

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