Art&trA Rivista Giu/Lug 2019

lucertola

Rivista d’arte, cultura e informazione

2.0

speciale:

Giorgio de Chirico

In mostra a Genova

e Torino

di Silvana Gatti

acca edizioni roma srl

anno 11° - GIUGNO / lUGlIO 2019

82° Bimestrale di arte & cultura - € 3,50

Pier Toffoletti

Fearless

PaN

Palazzo delle arti

di Napoli

Art&Vip

intervista doppia: Alice Rachele Arlanch - Miss Italia 2017

e Valeria Altobelli - Miss Italia nel Mondo 2004


antonio Murgia

“THINGS GO BEYOND” - cm. 120 x 160 - (diptych)

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1ª di copertina: Pier Toffoletti

courtesy: casa d’arte san lorenzo

2ª di copertina: antonio Murgia

courtesy: Galleria ess&rre

3ª di copertina: roma antiquaria

Fiera di roma - DGeVeNTI

4ª di copertina Paola romano

courtesy: Galleria Il Forte arte

copyright © 2013 acca edizioni roma s.r.l.

riproduzione vietata

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s O M M a r I O

rUBrIcHe

a P r I l e - M a G G I O 2 0 1 9

Giorgio De chirico, in mostra a Genova e Torino Pag. 6

di silvana Gatti

Il mondo di riccardo Gualino Pag. 13

di silvana Gatti

a night at the Forum Pag. 18

di Marina Novelli

aa. VV. Dal dagherrotipo al digitale Pag. 36

a cura della redazione

Gorky a ca’ Pesaro Pag 46

di lara Petricig

Buon compleanno Palazzo Merulana! Pag 61

di Marina Novelli

“Due minuti di arte” - Viaggio nell’arte... Pag 68

di Marco lovisco

le Mostre in Italia e Fuori confine Pag. 82

a cura di silvana Gatti

Nel segno della musa “ritratti d’artista” Nazareno rocchetti Pag. 88

di Marilena spataro

les fleurs et les raisins - (Vini ad arte) Pag. 42

di alberto Gross

la stanza delle meraviglie Pag. 50

a cura della redazione

elisabetta rogai “Inebriamoci di arte” Pag. 52

di Valentina D’Ignazi

art&Vip - Intervista doppia: a. r. arlanch e V. altobelli Pag. 54

a cura della redazione

Pier Toffoletti “Fearless” PaN - Palazzo delle arti di Napoli Pag. 70

di Marco lovisco

Il mito di Galatea Pag. 74

di Francesco Buttarelli

codex Purpureus rossanensis Pag. 78

di Marilena spataro

Grandi Mostre: Miquel Barcelò Pag. 78

di Marilena spataro

Ma guarda un Pop Pag. 94

di Giorgio Barassi

“Novus Dies” Pag. 99

di alberto Gross

la poesia del mare - stjepko Mamić e Davor Vuković Pag. 100

di svjetlana lipanović

Il Trittico degli evangelisti Pag. 104

di Mario Zanoni

art&event Pag. 106

a cura della redazione

Mater Mediterranea Pag. 108

di Valentina D’Ignazi

I Tesori del Borgo - ripe san Ginesio Pag. 110

di Giulia sancricca


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6

GIOrGIO De cHIrIcO

IN MOsTra a GeNOVa e TOrINO

a cura di Silvana Gatti

“Schopenhauer e Nietzsche per primi mi insegnarono il non senso della vita e come tale non

senso potesse venir rappresentato.” G. De Chirico

GENOVA - PALAZZO DUCALE

GIORGIO DE CHIRICO. IL VOLTO DELLA ME-

TAFISICA

30 MARZO - 7 LUGLIO 2019

Dopo 25 anni, il Pictor Optimus torna a Genova,

con una mostra che presenta 100 opere, realizzate

nel corso della sua intera carriera

TORINO - GAM

GIORGIO DE CHIRICO. RITORNO AL FUTURO

Neometafisica e Arte Contemporanea

19 APRILE - 25 AGOSTO 2019

A cura di Lorenzo Canova e Riccardo Passoni

Giorgio de Chirico, Piazza d'Italia

(Souvenir d'Italie), 1924-25, olio

su tela, cm. 60 x 73, MART 2173,

Mart, Museo d’arte moderna e contemporanea

di Trento e Rovereto,

Collezione L.F. © Archivio Fotografico

e Mediateca MART © Fondazione

Giorgio e Isa de Chirico,

Roma, by SIAE 2019

Gli estimatori di Giorgio

de Chirico (Volo, Grecia,

1888 – Roma, 1978),

nel 2019, possono sentirsi

appagati visitando

ben due mostre in due locazioni di

sicuro interesse, la prima al Palazzo

Ducale di Genova, la seconda, visitabile

fino al 25 agosto, alla GAM

di Torino.

Nel centro del capoluogo ligure, il

Palazzo Ducale accoglie l’esposizione

“Giorgio de Chirico. Il volto

della Metafisica”, prodotta e organizzata

da ViDi, in collaborazione

con Palazzo Ducale Fondazione per

la Cultura e la Fondazione Giorgio

e Isa de Chirico. La mostra, curata

da Victoria Noel-Johnson, presenta

100 opere, realizzate dal Pictor Optimus

nell’arco della sua intera carriera,

provenienti da importanti istituzioni

e musei, come la Fondazione

Giorgio e Isa de Chirico (Roma),

la Galleria Nazionale d'Arte Moderna

(Roma), il MART (Rovereto),

la Galleria d'Arte Moderna (Palazzo

Pitti, Firenze), la Collezione

Banca d’Italia, la Fondazione Museo

Alberto Sordi (Roma), la Casamuseo

Boschi Di Stefano (Milano),

il Museo Luigi Bellini (Firenze), il

Museo d'Arte Moderna Mario Rimoldi

(Belluno), nonché da prestigiose

collezioni private. La rassegna

mette in luce il percorso artistico

del Maestro che, cent’anni fa,

nel 1919, rivolse la pittura Metafisica

(1910-1918) a favore di stili e

tecniche ispirati al classicismo e ai

grandi maestri del passato. Un percorso,

quello di De Chirico, in continua

evoluzione, per dirla con le

sue stesse parole “Come i frutti autunnali

siamo ormai maturi per la

nuova metafisica […]. Siamo esploratori

pronti per altre partenze”.

L’aspetto sottolineato nella mostra

genovese è il legame di De Chirico

con la filosofia del tardo Ottocento,

ed in particolar modo con Nietzsche.

Le opere di De Chirico esplorano

il capovolgimento del tempo e

dello spazio, con prospettive ed


Giorgio de Chirico, Ettore e Andromaca, seconda metà anni Cinquanta, olio su

tela, cm. 80 x 60, Fondazione Museo Alberto Sordi, Roma © Fondazione

Museo Alberto Sordi © Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, Roma, by SIAE

2019

Giorgio de Chirico, Il figliuol prodigo, 1975, olio su tela, cm. 100 x 70, Fondazione

Giorgio e Isa de Chirico, Roma, inv. 306 © Giuseppe Schiavinotto,

Roma © Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, Roma, by SIAE 2019

ombre irreali, creando un senso di

spaesamento, attraverso accostamenti

senza senso di oggetti comuni in

ambienti inaspettati. De Chirico ama

il lato enigmatico delle cose, senza

tuttavia pretendere di trovare un

senso ultimo ad una realtà che di

senso non ne ha. Le sue opere sono

riconoscibili per l’insieme di figure

e oggetti indecifrabili che pongono

il fruitore dinnanzi ad immagini

che rimandano ad una realtà inafferrabile,

atemporale, sconfinando

nell’immaginario. Secondo De Chirico,

infatti, l’arte deve essere per

l’uomo uno strumento per conoscere

se stesso, per lasciar fluire

pensieri e suggestioni soggettive rispecchiando

lo stato d’animo del

momento. Magritte sostenne che

quando poté osservare dal vero un

quadro di De Chirico i suoi occhi ”

videro il pensiero per la prima volta”.

In un suo autoritratto, De Chirico

si è rappresentato nel vano di

una finestra, con lo sguardo vagante

in un cielo color verde spento,

senza nuvole e senza vita. Gli occhi,

raffigurati senza pupille, rimandano

ad una condizione di cecità

esteriore e al contempo alla

veggenza, tematica con radici che

affondano nella cultura classica e

filo rosso dell’arte di De Chirico.

L’occhio non vede gli oggetti materiali,

in quanto calato in una dimensione

metafisica per cogliere l’intima

essenza delle cose. Questo è il

vero contenuto della pittura metafisica,

della quale questo ritratto si

può infatti considerare come una

sorta di manifesto. La posa scelta

dal pittore è malinconica, alludendo

a quella con cui Friedrich Nietzsche

si faceva abitualmente fotografare.

Il Pictor Optimus si sente

legato al filosofo da un’affinità fatale,

unito a lui dall’amore per la civiltà

classica. Basta pensare ad

Arianna, figura mitologica di spicco

nella produzione di de Chirico.

Nella simbologia dechirichiana la

giovane rappresenta la malinconia

in versione nietzscheana, vista co-


8

Giorgio de Chirico, Le cheval d’Agamèmnon (due cavalli sulla spiaggia), 1929, olio su tela, cm. 99,8 x 81,3, Collezione Merlini

Busto Arsizio (Va) © Collezione Merlini Busto Arsizio (Va) © Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, Roma, by SIAE 2019

me via d’accesso ad uno stato emotivo

sotterraneo, di estatica contemplazione

del proprio Io. Arianna, in

virtù del legame con il dio Dioniso,

che porta in sé eros e thanatos, è

principio di vita e allo stesso tempo

di morte. Nella mitologia, Arianna

si unisce a lui in un atto amoroso,

rispecchiando la fusione tra due

mondi, quello umano e quello divino.

Nella figura della giovane si

fondono la dimensione generativa e

quella distruttiva, appartenente a

Dioniso. Nella mitologia classica,

il simbolo del susseguirsi di queste

due dimensioni è il labirinto, che

rappresenta qualcosa di mortale in

grado di dialogare con la vita stessa.

Arianna, unendo in sé i due

stati, riesce a districarvisi perfettamente,

conducendo in salvo Teseo.

De Chirico, che conosce questi miti,

li fa propri nella sua arte. L’arte

metafisica cancella le distanze tra

individuo, mondo e psiche. Il mezzo

concreto per rappresentare questa

dimensione unitaria è per De

Chirico lo spazio. L’immaginario

spaziale di de Chirico è fondamentale,

e forse è il vero cardine intorno

al quale ruota la sua poetica.

L’artista ci propone quasi sempre

spazi ampi nei quali spicca la presenza

di arcate e porticati, che rappresentano

il passaggio sempre aperto

tra interno e esterno, tra conscio

e inconscio. In questo dialogo tra

dimensioni troviamo esplicitata la

fusione tra i principi nietzscheani

apollineo e dionisiaco: il primo razionale

e ordinatore, il secondo di

vitalità caotica e irrazionale. Nietzsche

pone tali principi all’origine e

nel cuore della realtà, che può nascere

soltanto attraverso la comunione

tra questi due aspetti antitetici

e al contempo inscindibili. La

via d’accesso per poterli comprendere

è la soggettività: è soltanto attraverso

essa che l’individuo si

rapporta con il mondo esterno.

Scrivendo a Guillaume Apollinaire

nel 1916, de Chirico racconta come

il filosofo greco Eraclito ci insegna

che il tempo non esiste e sulla

grande curva dell’eternità il passato

è uguale all’avvenire. L’obiettivo

della mostra genovese è portare

avanti tale concetto. La rassegna si

apre con una selezione di lavori che

introducono il tema del viaggio e

del ritorno, metafora per la scoperta

della metafisica “multidimensionale”

secondo la lettura di de Chirico.

Sono esposte opere che dialogano

anche con la teoria nietzschiana dell’eterno

ritorno, come L’ebreo errante

(1917), Ulisse (Autoritratto)

del 1922, Ritorno di Ulisse (1968),


Giorgio de Chirico, Interno metafisico con ovale nero, 1968, olio su tela, cm. 65 x 50, Fondazione Giorgio e Isa de

Chirico, Roma, inv. 12 © Giuseppe Schiavinotto, Roma © Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, Roma, by SIAE 2019

Il figliuol prodigo del 1974 e del

1975. La figura di Ulisse (Autoritratto)

è dinamica, giunto in un non

luogo, nudo e con barba e capelli

incolti, indica con il braccio teso il

luogo da cui arriva e sembra in procinto

di ripartire, in un eterno viaggio

senza fine.

Lo spettatore entra poi nel mondo

degli esterni metafisici, uno dei temi

più riconoscibili della sua arte,

come i panorami urbani (le piazze

d’Italia, le torri), e i bagni misteriosi,

qui raccontati attraverso le illustrazioni

realizzate per Mythologie

di Jean Cocteau del 1934. Sono

quindi esplorate le figure che frequentemente

popolano le sue opere,

dagli anni dieci agli anni settanta,

quali i trovatori-manichini, i personaggi

mitologici come Diana, Mercurio,

Ettore ed Andromaca, le muse

inquietanti e gli archeologi. I manichini

senza lineamenti sono di

un’attualità incredibile, in quanto

sembrano anticipare i moderni robot.

A queste figure si aggiungono

i disegni illustrativi per il libro di

Massimo Bontempelli Siepe a nordovest

(1922). A Genova sono anche

in mostra i diversi approcci sul

tema degli interni metafisici che risalgono

al suo soggiorno ferrarese

durante la prima guerra mondiale e

che furono oggetto di un successivo

sviluppo; tra questi, quadri e disegni

con un assortimento di costruzioni

architettoniche e geometriche,

frammenti di antichità, templi, quadri

e altri oggetti inaspettati.

La mostra prosegue con l’analisi

del tema della natura metafisica,

con nature morte o vite silenti

(come de Chirico preferì definirle a

partire dal 1942), come Il dolce siciliano

(1919), Mandarini su un

ramo (1922-23), Natura morta (1930)

e Corazze con cavaliere (natura

morta ariostea) del 1940, nonché

una selezione di cavalli in riva al

mare ed i paesaggi neobarocchi. La

fase neo-barocca dell’artista, con

cavalli baldanzosi e cavalieri corazzati,

sente l’influenza dei paesaggi

di Rubens e dei cavalli di Delacroix,

evidenziando come la metafisica

dechirichiana incontra la

tradizione. Lo stesso legame si ha

nei ritratti che contengono chiari riferimenti

alla ritrattistica quattrocentesca

e cinquecentesca – quale

Ritratto della madre (1911) e La signora

Gartzen (1913) - ma anche

autoritratti di de Chirico in abiti del

Seicento ispirati alle opere di Rubens

e Velázquez. Sono inoltre presenti

copie e libere interpretazioni

di opere dei grandi maestri quali

Dürer, Watteau, Courbet e Renoir,


10

Giorgio de Chirico, Interno metafisico con officina, 1969, olio su tela, cm. 64,5

x 53,5 Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, Roma, inv. 276 © Giuseppe Schiavinotto,

Roma © Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, Roma, by SIAE 2019

Giorgio de Chirico, Piazza d'Italia con piedistallo vuoto, 1955, olio su tela, cm.

55 x 35,5, Collezione Roberto Casamonti, Firenze (courtesy Tornabuoni Arte,

Firenze) © Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, Roma, by SIAE 2019

e di grandi artisti italiani: La gravida

da Raffaello (1920) e Testa di

fanciulla da Perugino (1921).

Accompagna la mostra genovese

un importante catalogo Skira, con

testi della curatrice, di Simona Bartolena,

Fabio Benzi, Daniela Ferrari

e Ara H. Merjian.

Spostandosi da Genova nella città

sabauda, la grande mostra “Giorgio

de Chirico. Ritorno al Futuro, Neometafisica

e Arte Contemporanea”,

presentata alla GAM di Torino, ha

un approccio differente, in quanto

presenta un dialogo tra la pittura

neometafisica di Giorgio de Chirico

e le generazioni di artisti che, in

particolare dagli anni Sessanta in

poi, si sono ispirati alla sua opera,

riconoscendolo come il maestro che

ha anticipato la loro nuova visione

e che con la sua neometafisica si è

posto in un confronto diretto con

gli autori più giovani.

La mostra torinese, a cura di Lorenzo

Canova e Riccardo Passoni,

è organizzata e promossa da Fondazione

Torino Musei, GAM Torino e

Associazione MetaMorfosi, in collaborazione

con la Fondazione Giorgio

e Isa de Chirico e presenta un

centinaio di opere provenienti da

importanti musei, enti, fondazioni

e collezioni private.

La metafisica di Giorgio de Chirico

ha influenzato le arti visive, ma

anche la letteratura, il cinema, le

nuove tecnologie digitali, arrivando

fino a confini inaspettati come videogiochi

e videoclip, in un interesse

globale che va dall'Europa

agli Stati Uniti fino al Giappone.

Nel 1982, Maurizio Calvesi, scrivendo

del maestro nel suo volume

“La Metafisica schiarita”, sottolineava

l'importanza del de Chirico

neometafisico per l'arte contemporanea:

“perché riconoscemmo i tuoi

colorati chiaroscuri, le tue sfere, i

tuoi segnali e le tue frecce, i tuoi

schienali e le tue ciminiere, i tuoi

oggetti smaltati ed ora come staccatisi

dai quadri, qualcosa delle tue

schiarite e delle tue sospensioni,

nel nuovo momento di un’arte che

si disseminò come un concerto o

una pioggia rinfrescante”.

Non a caso, la neometafisica di de

Chirico sembra già dialogare con la

pop art e con l'arte internazionale,

in particolare americana. Nel 1974,

durante un ricevimento a casa dell’ambasciatore

italiano Vinci a New

York, De Chirico ultraottantenne

incontrò Warhol non ancora cinquantenne,

maestro delle icone pop.

Artefice dell’incontro Carlo Bilotti

che, dopo la morte di De Chirico,

appoggiò Warhol che voleva misurarsi

col grande maestro, prestandogli

alcune opere. Ne nacquero opere

in cui i manichini e gli elementi

metafisici erano rivisitati in chiave

seriale.

Con una pittura di grande intensità

e felicità cromatica, il de Chirico

neometafisico sembra dunque rispondere

agli omaggi degli artisti

più giovani creando un dialogo a

distanza di grande intensità e vitalità.

In questo modo de Chirico si è

posto come una delle fonti dirette

dell'arte di molte generazioni di artisti

italiani e internazionali, sospe-


Giorgio de Chirico, Ritratto della madre, 1911, olio su tela, cm. 85,5 x 62, Galleria Nazionale

d'Arte Moderna e Contemporanea, Roma, inv. 8639, © Galleria Nazionale d'Arte

Moderna e Contemporanea, Roma © Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, Roma, by SIAE 2019

se tra le immagini dei segnali urbani,

delle merci della civiltà di

massa e le memorie di una bellezza

classica e perduta, un accostamento

anticipato dallo stesso de Chirico

nel suo romanzo Ebdòmero.

La mostra evidenzia questo rapporto

intenso e profondo, mettendo

in relazione le opere neometafisiche

di de Chirico con le nuove tendenze

dell’arte italiana e internazionale

come la Pop art di Andy

Warhol, Valerio Adami, Franco Angeli,

Mario Ceroli, Lucio Del Pezzo,

Tano Festa, Giosetta Fioroni,

Gino Marotta, Ugo Nespolo, Concetto

Pozzati, Mimmo Rotella, Mario

Schifano, Emilio Tadini. La mostra

presenta anche un grande prosecutore

della Metafisica come

Fabrizio Clerici, la pittura di Renato

Guttuso e di Ruggero Savinio,

insieme a grandi artisti internazionali

come Henry Moore, Philip Guston,

Bernd e Hilla Becher. Il percorso

propone anche maestri dell’arte

povera come Giulio Paolini e

Michelangelo Pistoletto, le visioni

concettuali di Fabio Mauri, Claudio

Parmiggiani, Luca Patella e Vettor

Pisani, fino ad arrivare alle ombre

geometriche di Giuseppe Uncini,

alla fotografia di Gianfranco Gorgoni,

alle sculture di Mimmo Paladino,

ai dipinti di Alessandro Mendini

e di Salvo, al mistero di Gino

De Dominicis, ai tableaux vivants

di Luigi Ontani, e a protagonisti

delle ultime generazioni internazionali

come Juan Muñoz, Vanessa

Beecroft e Francesco Vezzoli. Oltre

al prestito delle opere neometafisiche

della Fondazione Giorgio e Isa

de Chirico, la mostra presenta

un’animazione digitale di Maurice

Owen e Russell Richards, insieme

a opere di artisti contemporanei

provenienti dalle collezioni della

GAM di Torino e tra questi Claudio

Abate, Gabriele Basilico, Luigi Ghirri,

Franco Fontana, Fausto Melotti.

Una piccola sezione della mostra è

riservata al tema della citazione e

della copia, esercizio prediletto da

de Chirico nella sua lunga ricerca

sulla pittura dei grandi maestri e

presenta un disegno originale di

Michelangelo proveniente da Casa

Buonarroti, insieme a disegni di de

Chirico dedicati allo studio degli

affreschi michelangioleschi della

Volta della Cappella Sistina e a

opere del ciclo su Michelangelo di

Tano Festa, pittore che tra i primi

ha compreso la forza innovativa

della pittura di de Chirico, in un

collegamento con l’arte del passato

che, nella curva del tempo, ha il potere

di rifondare l’arte del futuro.

La mostra torinese è accompagnata

da un catalogo edizioni Gangemi

International con testi di Lorenzo

Canova, Riccardo Passoni e Jacqueline

Munck. Due mostre, due

approcci differenti per approfondire

la conoscenza di un artista che

ancora oggi non smette di affascinare

i pittori attivi, che prendono

spunto dalle sue opere continuando

a nutrire il filone metafisico della

pittura.


12

www.tornabuoniarte.it

“Piramide” - 1987 - bronzo - cm h. 70

Arnaldo Pomodoro

Firenze 50125 - Lungarno Benvenuto Cellini, 3 Tel.+39 055 6812697 / 6813360 - info@tornabuoniarte.it

Milano 20121 - Via Fatebenefratelli, 34/36 - Tel. +39 02 6554841 - milano@tornabuoniarte.it

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I mondi di

Riccardo Gualino

la mostra ai Musei Reali di Torino

Da venerdì 7 giugno a sabato 30 novembre 2019

a cura di Silvana Gatti

Claude Monet, Paesaggio campestre al tramonto (1863-1864 circa). Olio su tela. Roma,

Collezione Banca d’Italia

Nel cuore di Torino, a due

passi da Piazza Castello,

è stata inaugurata il 7 giugno

la mostra “I mondi di

Riccardo Gualino”, che i

Musei Reali dedicano alla sua ricca

collezione, con più di 300 opere in mostra

fino al 30 novembre 2019. La rassegna

riunisce la collezione appartenuta

a Riccardo Gualino, presentando

un importante nucleo di opere conservate

alla Galleria Sabauda di Torino e

alla Banca d’Italia di Roma, insieme a

dipinti, sculture, arredi e fotografie

provenienti da musei e istituzioni torinesi

e nazionali, raccolte private e archivi,

primo fra i quali l’Archivio Centrale

dello Stato. E’ un’occasione unica

per conoscere l’intero arco della vita e

del collezionismo di Riccardo Gualino,

capitano d’industria e finanziere, figura

di spicco nell’economia italiana

del Novecento.

Riccardo Gualino, nato a Biella nel

1879, imprenditore e mecenate, è stato

un importante collezionista di capolavori

d’arte. La mostra, a cura di Annamaria

Bava e Giorgina Bertolino, documenta

l’intero arco della sua vita, nei

diciotto ambienti delle Sale Chiablese,

con accostamenti tra opere e fonti storiche

che documentano il forte legame

tra i progetti realizzati da Gualino nella

sfera economica e l’impegno profuso

nel campo dell’arte e della cultura.

L’apice della sua vita imprenditoriale

coincide con il massimo sviluppo della

sua collezione.

Il nome Gualino nel 1928 è inserito

nella rosa dei cinque uomini più ricchi

d’Europa. Dapprima commerciante di

legname, la sua ambizione lo porta ad

acquisire banche, in società con Giovanni

Agnelli fonda la SNIA, diventa

azionista di riferimento e vicepresidente

della Fiat, lancia i filati artificiali,

ha interessi nel settore chimico e

in quello alimentare.

La sua ascesa è molto rapida e le sue

cadute vertiginose. Nel 1914 acquista

un enorme terreno sulle rive della Neva,

intenzionato a costruire una nuova

San Pietroburgo sullo stile di Manhattan.

La Rivoluzione d’Ottobre manderà

a monte il progetto, ma non fermerà la

sua fame di affari.

Al successo di aziende come la Snia


14

Felice Casorati – Ritratto di Riccardo Gualino (1922) – Collezione privata

Arte cinese, dinastia Yuan o inizi dinastia Ming, Buddha Shakyamuni in

meditazione, XIII-XIV secolo, legno, lacca dorata

Viscosa e la Unica corrisponde, fra il

1920 e il 1930, l’apice della collezione,

con le acquisizioni di opere come la

Madonna in trono di Duccio da Buoninsegna,

la Venere di Botticelli, Venere

e Marte del Veronese, la Négresse

di Édouard Manet, il Paesaggio campestre

di Claude Monet. Non manca

l’Oriente, con il Buddha in meditazione

del XIII-XIV secolo, rilucente

nella sua lacca dorata. In questo periodo,

i Gualino si fanno ritrarre da Felice

Casorati, nelle pose auliche dei

signori rinascimentali, assumendo nella

vita reale il ruolo di mecenati, sostenitori

dei giovani artisti, e in particolare

dei Sei Pittori di Torino, della

danza d’avanguardia e del teatro, con

l’apertura, nel 1925, di una sala privata

nella loro residenza e poi del Teatro di

Torino.

I visitatori di questa mostra possono

ammirare la Venere del Botticelli della

collezione Gualino. La prima traccia

dell’opera risale al 1844 quando la acquistò

un reverendo inglese, che in seguito

la cedette a un barone. L’opera si

pensava perduta nell’incendio della

casa di quest’ultimo, ma fu ritrovata

dagli eredi che la vendettero a Riccardo

Gualino. Nel 1930 la Venere,

realizzata da Botticelli con la collaborazione

dei suoi allievi, divenne patrimonio

della Galleria Sabauda. La

“Venere di Torino” è indubbiamente

collegata a “La nascita di Venere”,

opera custodita presso gli Uffizi di Firenze

che ottenne un grandissimo successo,

tanto che già all’epoca la committenza

chiese che venissero realizzate

altre immagini di questa straordinaria

bellezza femminile. Botticelli,

in quest’opera, decise di ritrarre la figura

della Venere su sfondo nero. La

donna raffigurata è Simonetta Vespucci,

amata da Giuliano de’ Medici e

morta a soli ventitré anni. Già durante

la vita dell’artista, il mercante fiorentino

Antonio Billi scriveva che l’artista

dipingeva bellissime donne nude e

Giorgio Vasari, nelle sue “Vite”, confermava

la testimonianza con queste

parole: “Per la città, in diverse case

fece tondi di sua mano, e femmine

ignude assai”. Solo tre “Veneri” sopravvivono,

attribuibili a Sandro o alla

sua bottega: la Venere di Berlino, quel-


Armando Spadini, Bambini che studiano (1918). Olio su tela, Roma,

Collezione Banca d’Italia

Felice Carena, La quiete , 1922 - 1924 Olio su tela. Roma,

Collezione Banca d’Italia

la di Torino e una in collezione privata

a Ginevra. Si tratta di nudi monumentali,

tra i primi dipinti profani dell’Europa

postclassica che trovano ispirazione

in un modello antico conosciuto

come Venere de’ Medici, o Venere pudica,

dove la Dea è sorpresa a coprirsi

con le mani le parti intime.

Riconoscibili in mostra anche le opere

di Felice Casorati, tra cui il ritratto

dello stesso Gualino che rispecchia pienamente

un linguaggio artistico piuttosto

statico, privo di ogni dinamismo,

quasi geometrico, da cui traspare la malinconia

tipica dell’artista.

La mostra non si limita all’esposizione

di numerose opere, ma è completata da

fotografie e documentazioni che raccontano

gli spazi originali in cui quadri

e dipinti erano conservati. Ad esempio

le sale del Castello di Cereseto Monferrato,

prima residenza di Gualino, in

stile neogotico, oppure la palazzina di

via Galliari a Torino. Ma anche l’ufficio

all’ultimo piano di corso Vittorio

Emanuele II. Le foto documentano la

vita di Riccardo Gualino e di sua moglie

Cesarina Gurgo Salice, e l’atmosfera

degli anni Venti iniziati in pieno

sviluppo industriale per concludersi

nella crisi economica mondiale e nell’ascesa

del regime fascista in Italia.

Importanti le immagini degli stabilimenti

che Gualino ha fondato nel settore

del legname, del cemento, della

seta artificiale e del cioccolato.

Il 19 gennaio 1931 Riccardo Gualino,

accusato di bancarotta fraudolenta in

seguito alla crisi finanziaria del 1929,

viene mandato al confino a Lipari da

Mussolini e l’anno dopo a Cava dei

Tirreni. Cesarina lo segue. Rilasciato

nel 1932, privato ormai del suo impero

economico, si trasferisce nel 1933 con

la moglie a Parigi, dove nel 1934 fonda

la Lux film. Comincia per lui la nuova

carriera di produttore cinematografico

e, per Cesarina, che a Parigi ha frequentato

l’Accademia Colarossi, quella

di pittrice. La collezione è concessa per

sanare i debiti con lo Stato: una parte

entra alla Pinacoteca Sabauda, l’altra

in Banca d’Italia.

Scontata la pena, per Gualino iniziò un

nuovo periodo fiorente a Roma, alla

Rumianca e alla Lux Film, casa di produzione

di Riso amaro di De Santis e

di Senso di Visconti. Nella capitale,

dove vivrà per trent’anni, perduta la

prima favolosa collezione, ne inizia

una seconda, di nuovo ricchissima. Il

dialogo tra passato e presente si rinnova,

come suggeriscono in mostra la

giovane Clelia dipinta da Felice Casorati

nel 1937 e la trecentesca scultura

con Santa Caterina. Cosmopolita e grande

viaggiatore, negli anni venti e trenta

Gualino ha percorso l’Europa, le Russie

e gli Stati Uniti, intrecciando la vita

degli affari con quella del collezionismo.

Mossa da un forte impulso verso

la modernità e il futuro, l’esistenza di

Gualino trascorre tra fabbriche ultramoderne

e dimore d’eccezione, sedi

della sua favolosa collezione, frequentate

da studiosi, musicisti, artisti, danzatori,

intellettuali, politici e industriali.

La collezione Gualino è consi-


16

Sandro Botticelli, Venere (1485-1490 circa). Torino, Musei Reali – Galleria Sabauda

derata una delle più significative e importanti

raccolte italiane del Novecento.

Comprende sculture e dipinti,

reperti archeologici, arredi, vetri e ceramiche,

oreficerie, arazzi e tessuti, datati

dall’antichità ai primi decenni del

XX secolo, provenienti dall’area europea,

orientale e mediorientale.

Condivisa con la moglie Cesarina

Gurgo Salice, la collezione nasce come

raccolta con funzione d’arredo, per poi

assumere un nuovo e più ampio orientamento,

grazie al sodalizio con lo storico

dell’arte Lionello Venturi, coinvolto

come consulente nel 1918. Nel

corso degli anni venti, la collezione

entra nella sfera del mecenatismo, con

il sostegno offerto agli artisti attivi a

Torino, in particolare a Felice Casorati

e al gruppo dei Sei di Torino. Nel 1925

Gualino inaugura il Teatro di Torino,

uno spazio aperto al pubblico, di produzione

e di ricerca nel campo della

musica, del teatro, della danza e del cinema,

modellato sull’esempio dei teatri

“d’eccezione” di Parigi, Vienna, Londra

e Berlino. Nel 1928 un nucleo consistente

della collezione viene esposta

nelle sale della Pinacoteca Sabauda di

Torino. L’attività dell’imprenditore s’interrompe

alla fine del 1930 con il crack

determinato da una serie di fattori tra

cui la Grande crisi del 1929, le perdite

della Snia Viscosa, la principale azienda

del suo Gruppo, la bancarotta di un

socio francese e l’ostilità di Mussolini.

Le sue proprietà, compresa la collezione

(in parte già assegnata nel 1930

alla Galleria Sabauda) e i beni mobili

e immobili sono posti in liquidazione e

consegnati alla Banca d’Italia. Il confino

segna una netta cesura tra due epoche,

un decisivo cambio di passo e di

approccio esistenziale. Dopo un soggiorno

a Parigi, i Gualino ritornano in

Italia: acquistano una villa a Firenze e

una serie di abitazioni a Roma. Le

opere d’arte tornano alle pareti delle

nuove case. Alla passione per il teatro

subentra quella per il cinema che si

concretizza con l’attività della Lux

Film, la casa di produzione di pellicole

come Riso amaro, del 1949, diretto da

Giuseppe De Santis. Al suo fianco c’è

sempre Cesarina che condivide con lui

una lunghissima vita piena di viaggi,

incontri e amicizie memorabili: tra gli

altri, D’Annunzio e Gobetti, Nijinskij,

Solomon Guggenheim, Curzio Malaparte,

Winston Churchill, i Kennedy,

Liz Taylor, Luchino Visconti. Lui e Cesarina,

amanti di tutte le arti, dall’architettura

alla danza, alla musica, alla

pittura, costruiranno castelli e teatri,

daranno vita a splendide stagioni di

eventi e acquisteranno una strabiliante

raccolta di capolavori, da Botticelli a

Modigliani: una parte di essi costituiranno

la “Collezione Gualino”, patrimonio

della Galleria Sabauda di Torino.

Riccardo Gualino muore nella sua

casa di Arcetri, sulle colline fiorentine,

il 7 giugno 1964 all’età di ottantacinque

anni.


18

“A Night At The FORUM”

a Cinecittà nel RomeVideoGameLab

di Marina Novelli

Il Tempio di Marte

...il

festival italiano degli

“applied games”è tornato!

Dopo il grande successo della edizione dello scorso anno, che

è stata salutata da un altissimo consenso di pubblico (dieci

mila visitatori della più diversa conformazione sociale e professionale),

nelle giornate dal 10 al 12 maggio u.s., migliaia

di visitatori hanno di nuovo affollato i viali degli Studios di

Cinecittà che hanno reso famoso il cinema italiano in tutto il

mondo. RomeVideoGameLab 2019 è una sorta di festival

laboratorio orientato a scoprire tutte le novità e le molteplici

potenzialità dei videogiochi coniugati ai mondi dei beni culturali,

della conoscenza, della formazione e della didattica…

ed anche quest’anno RomeVideoGameLab non si è smentita

essendo notevolmente cresciuta per spazi e attività, proponendosi

come una occasione destinata a ragazzi, famiglie, appassionati

e professionisti per giocare, imparare, accrescere la

propria professionalità e competenza ma anche allo scopo di

divertirsi, stare insieme e conoscere nuove idee, mondi e persone…e

perché no, anche avvicinarsi all’archeologia!

“Un turista, rimasto indietro durante una visita al Foro di

Augusto a Roma, raccoglie un oggetto che lo trasporta nel

passato. Bloccato nel I secolo, dovrà vestire i panni del guardiano

del Foro e svolgere i compiti assegnati, per poter tornare

a casa prima del sorgere del sole. I rumori della notte e

le memorie del passato lo accompagneranno e lo aiuteranno

a capire un mondo lontano eppure vicino, quello dell’Impero

Romano, durante il regno di Augusto”.

“Una notte al Foro” è un titolo educational, basato sulla narrazione,

su ambientazioni realistiche e ricostruzioni scientifiche

per PlayStation®VR.

Si tratta di una magica immersione nello straordinario mondo

della Roma augustea. Piccola nota storica!… Ottaviano, meglio

conosciuto come Augusto, riuscì a porre fine all’ultima

guerra civile della Repubblica Romana sconfiggendo Marco

Antonio nella Battaglia di Azio, inaugurando così, a Roma, il

periodo di pace più lungo in Europa denominato Pax Romana,

aprendo di fatto l’età imperiale romana. La nostra storia invece

inizia con la bravata di un uomo che decide di attardarsi

oltre l’orario di chiusura tra le rovine del Foro… bravata che

però si trasforma in una magica e sorprendente avventura notturna,

quando però una voce misteriosa lo riporterà indietro

nel tempo, vestendo addirittura i panni di un militare romano

di guardia nel Foro. Portando a termine però i “compiti” che

gli verranno assegnati, si manifesteranno frammenti di conoscenza

tali da consentire la ricostruzione dell’immagine della

vita romana durante il I secolo. Interessante! Si evince infatti,

quello che è il rapporto tra la realtà virtuale e “come” questo

campo virtuale riesca a disegnare la nostra realtà quotidiana.

, ed in questo senso

si avvicina molto all’etica e all’estetica del VideoGameLab

che ci mostra una realtà come “potrebbe” essere… ed è ciò

che è stato ampiamente esplorato durante questi tre giorni di

esposizione, indagando come “potrebbe essere” la nostra so-


“Visore di realtà virtuale”

cietà futura. Il nostro presente ha molto a che fare con il VideoGame,

sia con il cinema e sia con l’immaginario. Cinecittà

vuole fermamente essere la “casa dell’immaginario”…

italiano e mondiale. Ma torniamo alla nostra “A Night At The

Forum”, e come abbiamo già visto si rimane intrappolati per

una notte nel Foro di Augusto. Possiamo definire questa situazione

quale environmental narrative game in 3D per Play-

Station®VR, il sistema per la Realtà Virtuale di

PlayStation®4 , ambientato a Roma, prodotto da VRTRON,

sviluppato in collaborazione con CNR ITABC, con il supporto

scientifico del Museo dei Fori Imperiali – Mercati di Traiano

- e realizzato grazie ad un finanziamento della Commissione

Europea con il progetto REVEAL. È il primo videogioco 3D

in prima persona, realizzato in Italia per un sito archeologico.

Con questa produzione, il CNR conferma il proprio impegno

sul fronte della ricerca applicata alle creative industries, sviluppando

un nuovo approccio alla conoscenza del passato e

alla promozione del nostro territorio, servendosi di un particolare

videogioco chiamato appunto Environmental Narrative

Videogame, che utilizza scenari reali acquisiti sul campo,

ricostruiti seguendo le fonti archeologiche, e una traccia narrativa

coinvolgente che si basa, anche in questo caso, su elementi

storici. VRTRON, società di videogiochi di Malta, si è

occupata della produzione e sviluppo, mentre il CNR ITABC

ha curato la creazione dei contenuti (a partire dal modello 3D

ricostruttivo già realizzato e in via di aggiornamento), identificando

gli obiettivi comunicativi, in collaborazione con il

Museo dei Fori Imperiali. E proprio a questo proposito Lucrezia

Ungaro, responsabile dei Mercati di Traiano nonché

del Museo dei Fori Imperiali stesso, si è espressa dicendo

quanto segue: …

e personalmente condivido in pieno! Mi sono trovata infatti,

all’ inizio un po’ titubante, ad immergermi nella magnifica realtà

virtuale di “A Night At The Forum”, ho indossato il “visore

di realtà” assistita e guidata dai preziosi insegnamenti di

navigazione che lo stesso eccellente Kim Mifsud, produttore

di VRTON, mi ha, pazientemente impartito. Pazientemente

perché confesso di essere completamente all’asciutto di nozioni

sulla navigazione nel gioco, ma… una volta apprese le

prime rudimentali acquisizioni… wow!… una emozione i n


20

Lucrezia Ungaro, responsabile dei Mercati di Traiano e

del Museo dei Fori Imperiali

Cinecittà - ricostruzione di un Tempio Romano

Kim Mifsud, produttore di VRTON

“Pad” - dinamica di gioco completa che utilizza diversi tasti, tale da consentire

di prendere degli oggetti, spostarli, metterli via e portarli in altri luoghi del Foro

e n a r r a b i l e!!! Il Tempio di Marte era lì… torreggiava davanti

a me, vivido, vibrante!... assolutamente e magnificamente

spettacolare! La ricostruzione del Foro di Augusto da

me visto, come del resto da moltissimi altri visitatori, in forma

virtuale è stato il frutto di una lunga collaborazione con il

CNR ITABC. I “visori di realtà virtuale” fanno parte invece,

della Playstation VR della Sony che è il device su cui gira “A

Night At The Forum” e nello specifico il casco contiene degli

schermi ad altissima definizione, separati a loro volta, uno per

occhio per dare quell’effetto di 3D, nonché una parte audio al

fine di rendere ancora più realistica l’esperienza. ll Foro di

Augusto, a Roma, è situato in un’area, a tutt’oggi, non accessibile

al pubblico per motivi di sicurezza, ragione questa che

ci invoglia ancora di più nella partecipazione a questo progetto;

le ricostruzioni mostrano il tempio di età augustea, i due

portici laterali, e il grande muro di fondo che lo separava dalla

Suburra. Augusto fece un voto per vendicare la morte di Giulio

Cesare, nel 42 a.C., prima della Battaglia di Filippi, l’assolvimento

di questo voto consentì la costruzione del suo Foro

e, nello stesso tempo del Tempio di Marte Ultore (dal latino

ultor, vendicatore). Ma come hanno fatto, viene voglia di

chiederci, per l’acquisizione di tante descrizioni così dettagliate?

Bene, in effetti, molte notizie, per quanto riguarda la

vita quotidiana nell’Antica Roma, sono state attinte da tutte

le fonti scritte a disposizione, e prime fra tutte le “tavolette

cerate”, che in realtà rappresentano i “quaderni” dell’antichità,

che potevano essere scritti con l’uso di uno stilo sulla cera e

poi, successivamente essere cancellati per poi essere riscritti

di nuovo…un ringraziamento quindi a Pompei, Ercolano e

all’Archivio Sulpiciano che hanno rappresentato la fonte

principale delle preziose conoscenze.


“Ricostruzioni in 3D con la realtà virtuale di un particolare del Foro Romano”

casa che hanno una Playstation VR e vogliono giocare da

soli o in famiglia, c’è una dinamica di gioco completa che utilizza

diversi tasti, tale da consentire di prendere degli oggetti,

spostarli, metterli via e portarli in altri luoghi del Foro, così

come è stato quello di usare una mappa o la lista dei “compiti”

da svolgere all’interno del gioco stesso. Sì, infatti “la lista dei

compiti” non è soltanto un gioco ma un modo per acculturarsi

sulla situazione storica, nonché dei contesti in cui ci si trova

nel gioco. Elementi quindi basati su fonti storiche, cercando

quindi di coinvolgere il giocatore in quello che può essere il

ruolo del ricercatore o dell’archeologo… tipologia questa di

videogame che si chiama appunto, Environmental Narrative

Videogames, e che consiste nel far ritrovare il giocatore

in un contesto anomalo, che potrebbe esser un’isola sconosciuta

o una casa abbandonata o qualsiasi paesaggio in cui

deve ricostruire una vicenda, una realtà attraverso dei dettagli

come un detective, un ricercatore, un archeologo. Il ruolo infatti

del Consiglio Nazionale delle Ricerche è stato proprio

quello di supportare VRTRON nella realizzazione di questi

scenari ricostruiti e per fare questo è stata utilizzata una tecnica

chiamata Station for Motion, che utilizza fondamentalmente

immagini fotografiche per realizzare modelli metrici

precisi… e la ricostruzione del Foro di Augusto, così come lo

si vede oggi è stata la base per tutto il processo di interpretazione

e di ricostruzione >>. Non possiamo nascondere l’interesse

e la curiosità davanti alle immagini del video, né

possiamo non considerare che la “simulazione” sia in realtà

la parola di connessione tra i giochi e quello che è stata la presenza

dei “geni” dell’Aeronautica in esposizione. Era infatti,

orgogliosamente, presente a Cinecittà durante il VideoGame-

Lab, un simulatore delle Frecce Tricolori! Come infatti ha

tenuto a sottolineare, in fase di Conferenza Stampa, il Tenente

Colonnello Paolo Nurcis, che ha spiegato come la loro attività

sia quella di trovare, saggiare, cercare di conoscere ambienti

che ancora non si conoscono ma che sono da

“imparare”… tipico della simulazione “volativa”, che per loro

non rappresenta un gioco, ma è un vero e proprio ambiente di

lavoro e molto utile, ritenendo pertanto formativo e interessante

farlo conoscere anche a livello didattico ai visitatori che

hanno visto la presenza di un simulatore molto sensoriale e

molto ludico; si è trattato infatti di una sorta di “palla” atta a

contenere due utenti che, al suo interno, si sono lasciati “shakerare”,

quindi “squotere” per simulare quello che si vede

all’interno di una delle facciate del simulatore, dando luogo

appunto, ad una performance di un aereo delle Frecce Tricolori.


22

Il volo delle Frecce Tricolori sull’Altare della Patria

Il simulatore di volo delle Frecce Tricolori dell’Aeronautica Militare

anche di tipo aeronautico, come ad esempio

l’idroscalo di Orbetello come era negli anni

’30, oppure l’aeroporto di Padova come era

negli anni della Prima Guerra Mondiale>>.

Straordinaria l’attenzione e l’interesse che

hanno destato i simulatori dell’Aeronautica in

VideoGameLab che ha visto, nei tre giorni di

esposizione, salire al loro interno, due per

volta appunto, oltre mille persone, quasi tutti

ragazzi…ed anch’io, lo confesso, (essendo

giovane da un sacco di tempo…!), sono stata

fortemente tentata! Una elettrizzante simulazione

di volo in 3D, con i visori e non soltanto

all’interno del simulatore che si muove. Non

è mancato infatti un energico e sentito applauso

anche ad un ragazzo disabile in carrozzina

all’uscita dal simulatore. Che lo si voglia

o no, questo è il futuro che ci attende, e investire

sul notevole patrimonio artistico che contraddistingue

il nostro paese, consentendone

una maggiore divulgazione, non farebbe altro

che accrescere il suo valore storico, estetico…

e umano!

My Special Thanks to Roberto Roscani che,

invitandomi, mi ha concesso la possibilità di

scoprire emozioni misconosciute ma che ho

trovato, invece, estremamente ricche di creatività,

talento… ed energia!


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24

lignano, meta perfetta per un

ultimo weekend estivo con la

mostra di andy Warhol

Con una cornice

verde che

conta oltre

1.200.000

pini marittimi

e, alle sue spalle, la selvaggia

bellezza della laguna

di Marano, area dalla

biodiversità straordinaria molto

nota anche per il pesce di

qualità delle sue acque, Lignano

Sabbiadoro riserva

non poche sorprese se di

desidera vivere un weekend

di fine estate al mare,

tra relax, natura, enogastronomia

e cultura. Un’ottima

occasione di viaggio può

essere la mostra “Andy

Warhol: la Pop Art a Lignano”,

in programma dall’8

settembre al 13 ottobre,

alla Terrazza a Mare, edificio

simbolo della località

rivierasca friulana che si

protende sospeso verso il

blu dell’Alto Adriatico. La

mostra, organizzata per il

60° anniversario di Lignano

in omaggio alla sua modernità

e capacità guardare

avanti con occhi colorati

capaci di emozionare e accogliere,

mette in scena la

rivoluzione del genio di

Pittsburgh attraverso l'esposizione

di opere iconiche

come Marylin, i Flowers,

Sant’Apollonia, Jackie Kennedy

e Beethoven, litografie,

memorabilia e video

d’epoca. L’ingresso è gratuito

ed è possibile visitarla

tutti i giorni dalle 18.00

alle 24.00.


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26

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28

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30

Mirabili visioni

elena cappelletto, sabrina Golin,

andrea Marchesini, Mirella scotton

Elena Cappelletto

Sabrina Golin

Al Porto turistico di Roma

nella splendida realtà romana

direttamente sul mare,

a ridosso delle bellissime

imbarcazioni a fare

da cornice a 15 giorni di

arte contemporanea, è stata dedicata

la mostra “Mirabili visioni” a quattro

artisti che si sono maggiormente distinti

nell’ultimo periodo con riuscite

esposizioni in numerose città italiane

e che si sono confrontati con circa 30

opere della loro recente produzione

che vanno dal figurativo all’informale.

Alcuni di loro li abbiamo proposti

anche alle Fiere d’Arte di Roma e

Genova 2018/19 e sono stati, inoltre,

presenti anche al Progetto CalifArte

che si è tenuto nella medesima location

dall’8 al 21 giugno 2019 e in occasione

2 giugno in collaborazione

con Arte Investimenti li abbiamo

presentati sui canali 123 del DT e

868 Sky dove Giorgio Barassi in

qualità di mattatore e presentatore,

nonchè cantante, ha evidenziato gli

artisti che nel prossimo fututo porteremo

avanti. Nella mostra “Mirabili

visioni” ogni artista ha proposto circa

dieci lavori confrontandosi con il

pubblico e i collezionisti, a cui hanno

dato le varie spiegazioni sui temi

proposti per dare la possibilità ad

ognuno di immergersi in un contesto

artistico di elevata capacità pittorica.

Nomi di artisti che stanno riscuotendo

un importante interesse nel panorama

artistico nazionale e che la

Galleria Ess&rrE ha intenzione di

proporre con rinnovato entusiasmo

anche in virtù di nuove ulteriori programmi

televisivi.

Le opere di Elena Cappelletto, Sabrina

Golin, Andrea Marchesini e

Mirella Scotton hanno coinvolto in

modo entusiasmante i collezionisti

arrivati da ogni parte del Lazio con

rinnovato entusiasmo, in quanto nei

giorni immediatamente successivi all’inaugurazione,

vuoi per le condizioni

meteo avverse vuoi per i vari

impegni personali, non avevano avuto

modo di visionare.

Elena Cappelletto, ha il desiderio di

catturare l'essenza di una bellezza effimera

che emerge attraverso delicate

pennellate e la gamma di colori

luminosi accuratamente selezionati,

impreziositi dall'uso della foglia d'oro

che scompone l'immagine e, allo

stesso tempo, definisce la struttura

compositiva creando una nuova luce

e uno splendore vivace. Questo principio

diventa il trait d'union (inserimento)

tra i risultati “informali” della

serie Butterflies - il simbolo di una

realtà precaria e sfuggente che a

volte sembra smaterializzarsi sotto lo

sguardo dell'osservatore - e le opere

di matrice figurativa, in cui l'immagine

femminile emerge come un'icona-simbolo

avvolta nel luminoso

“sfarfallio” dei tocchi pittorici in un

movimento surreale, funzionante come

materializzazione di un insieme

di emozioni, sensazioni, pensieri generati

dal flusso continuo dell'esistenza.

Negli ultimi anni l'artista ha affinato

la sua tecnica stilistica, puntando

sulla ricerca di un'espressione personale,

capace di combinare - in composizioni

sempre raffinate e armoniose

- l'innata propensione per il figurativo

con una rappresentazione

contemporanea e informale.


Andrea Marchesini

Mirella Scotton

Sabrina Golin, pittrice poliedrica

nata nel 1970 e cresciuta a Johannesburg

in Sud Africa da genitori italiani

dove frequenta tutte le scuole e

il Liceo Artistico. Ora vive a Vicenza.

Da sempre si é distinta per

una creatività fuori dal comune, molto

appassionata e affascinata dal

mondo artistico e dall’interior design.

Nel 1996 inizia a dipingere a

olio e coltivare seriamente questa

meravigliosa arte che è la pittura.

Nel 2010 dà libero sfogo alla sua

fantasia scoprendo e sperimentando

varie tecniche su diversi supporti diventando

pittrice esperta e professionale

con i colori vitrea lavorando su

vetro, acciaio e plexiglas con una

tecnica unica: ogni opera viene rifinita

con miriade di perline di pasta

vitrea ed è con questa tecnica che Sabrina

si é distinta.

Sabrina dà sfogo alla sua arte in ogni

momento. Realizza i suoi lavori sia

secondo il suo estro artistico sia in

base alle richieste dei committenti e,

quando inizia un’opera, anche se

questo richiede spesso molte ore di

lavoro, non risparmia nella cura dei

particolari. Questo suo essere artista

è la sua passione e lo trasmette in

ogni sua creazione, sia essa un quadro

o un vaso di cristallo.

Riesce a dare vita alle emozioni imprigionate

nelle forme, passando da

scenari onirici a ricordi dell’anima.

L’arte della pittura é cosi intimamente

parte di lei che non pesano le

tante ore passate a curare i dettagli

delle sue opere, la passione e le emozioni

che esprime. I colori e il talento

la rendono un’artista al di là del

tempo. Sabrina ha una rara padronanza

tecnica e un maturo senso artistico,

felici intuizioni pittoriche

rendono armoniose le descrizioni nella

loro tonalità, colte sempre da composizioni

che denotano una raffinata

scelta estetica. È privilegio di Sabrina

Golin possedere la capacità di

far rivivere su tutte le superfici in

virtù di felici impasti apposte con sapienza

di segno. Fino ad ora é tantissima

la soddisfazione che prova

percorrendo questa via e non ha alcuna

intenzione di fermarsi. Dinamica

e intraprendente amante del

bello e della natura. Sabrina comincia

a partecipare a molte rassegne e

mostre importanti cominciando negli

anni passati con varie collettive

d’arte e personali: nel 2012 Arte Padova,

nel 2013 Galleria Castello in

concomitanza con la Biennale di Venezia

e nel 2014 una collettiva a

Vienna. Dal 2014 fa parte degli artisti

permanenti della Fondazione

Mazzoleni di Bergamo.

Andrea Marchesini nasce a Verona

nel dicembre del ’73, ed è figlio

d’arte, già a quattro anni comincia a

frequentare lo studio della madre.

Ha conseguito la maturità scientifica

frequentando nel frattempo studi

d’artisti. Nel ’92 dopo un viaggio ad

Amsterdam si interessa ai dipinti di

Van Gogh e alla sua pennellata materica

e rivoluzionaria. S’iscrive alla

facoltà di legge di Ferrara per poi abbandonarla

definitivamente per l’arte.

Vive per sei anni a Londra studiando

e frequentando musei e mostre

d’arte e in particolare la Tate

Gallery affascinato dalla modernità

dell’opera di Turner che con la sua

pittura di pura luce lo riporterà a una

sua vecchia passione “ la luce e il colore

dei Veneziani”. Passa altri due

anni a Dublino visitando luoghi incontaminati

con segni di culture che

saranno la base per le sue serie pittoriche:

“Tracce” e “Città del Silenzio”;

apparizioni miste a grumi,

crepe, crateri, impronte, stratificazioni

che scavalcano giorni, anni, secoli,

millenni, atmosfere di un mondo

pluriculturale e multietnico, luoghi

e simboli che fanno parte del

cammino dell’uomo, dove, però l’uomo

è bandito e, la natura si riappropria

di tutto ciò che l’aveva mortificata,

costruendo nuova vita. A Bar-


32

cellona viene a contatto con l’opera di

Mirò e con il suo mondo coloristico

che fa esplodere i suoi quadri.

A Roma vive e lavora dal 2003 al 2006

e ha modo di studiare l’arte classica

dal vero, oggi opera a Barbarano Vicentino,

dove dopo aver passato una

fase astratto informale barocca “Dinamismo

Cosmico” ne vive un'altra notevolmente

più astratta con una dinamica

del colore in costante evoluzione

“Connessioni”.

Si dedica inoltre alle grandi tele ed

arazzi che appartengono alla tematica

“Affabulando”, “Oltre la siepe” e “Satyricon

2016” dove usa liberamente

tutti i linguaggi del suo tempo e del

passato mescolandoli con cinema, fumetto,

cartoons e satira.

L’ultima fatica “Pop surreal” a cura di

Alain Chivilò nella Casa dei Carraresi

è stato un successo annunciato.

Mirella Scotton, ha iniziato fin da

giovanissima a disegnare ritratti a matita

cimentandomi quasi subito con la

pittura ad olio. Ha coltivato la passione

per la storia dell'arte trovandovi

motivi di riflessione e approfondimento.

Si è dedicata per alcuni anni alla decorazione

ceramica affinando le tecniche

di pittura su superfici non piane e sviluppando

originali progetti nel settore

della ceramica industriale e negli ultimi

anni si è completamente immersa

allo studio dell'arte, ed in particolare

alla pittura ad olio, concentrandosi

sulla ricerca formale e cromatica. I

temi paesaggistici della laguna veneta,

dove ha vissuto per parecchi anni, gli

scorci fluviali del Sile ed i ritratti delle

persone colte nell'atto di compiere

semplici azioni quotidiane sono diventati

progressivamente più intimi ed informali,

mentre le atmosfere ed i sentimenti

hanno iniziato a prevalere sull'effetto

fotografico.

Il suo percorso artistico è stato ed è

tuttora, caratterizzato da progressi scanditi

in occasione delle mostre personali

e collettive.

Nei suoi quadri la passione e l'istintività

si fanno interpreti di ambienti famigliari,

come il Sile o la laguna veneta,

o di esperienze intensamente vissute

e ricercate come Venezia, Parigi,

San Francisco e Vienna.

25 maggio al 7 giugno 2019

Galleria Ess&rrE

Porto turistico di Roma - locale 876

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Forte dei Marmi 55042 - Piazza Marconi, 2 - Tel +39 0584 787030 - fortedeimarmi@tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - Antichità - Via Maggio, 40/r - Tel. +39 055-2670260 - antichita@tornabuoniarte.it


36

aa.VV.

D a l d a g h e r r o t i p o

L a f o t o g r a f i a e l e

Collezione Stampa al chiaro di luna

A

180 anni dalla sua nascita,

il futuro della Fotografia

non sembra

conoscere confini. L’invenzione

che ha cambiato

radicalmente la

vita delle persone, a ogni latitudine, è

sempre stata frutto di emozioni, ricerche,

innovazioni infinite che si susseguono

una dietro l’altra, passando da

arte riservata a pochi a mezzo di comunicazione

universale. La fotografia si

basa su due grandi principi, quello

estetico-creativo e quello tecnologico,

ma se la sua storia si è giustamente

identificata con quella dei gran- di autori

che l’hanno realizzata, meno attenzione

è stata riservata alla straordinaria

evoluzione delle sue tecniche.

È dunque nell’ottica di raccontare proprio

le tecniche che hanno segnato la

crescita della fotografia che il Museo

della Tecnica Elettrica (MTE) di Pavia

presenta sino al 30 giugno la mostra

“AA.VV. Dal dagherrotipo al digitale.

La fotografia e le sue tecniche”.

“Per noi è stato un onore, ancor prima

che un dovere, poter ospitare nei nostri

spazi una mostra che raccontasse la

storia di uno dei mezzi della comunicazione

più democratici che si conosca,

la fotografia” – sottolinea Michela

Magliacani, direttrice del Museo della


a l d i g i t a l e

sue tecniche

Collezione Stampa ai sali d'argento su carta politenata Eliio Loxardo ritratto femminile

Collezione Negativo su vetro 2 famiglia

Tecnica Elettrica di Pavia - “L’MTE fa

parte del Sistema Museale dell’Università

di Pavia ed è nostro compito ricercare,

conservare e divulgare la storia e

la cultura della tecnica elettrica. Ovvero

spiegare alle persone che vengono

a trovarci la nascita di un qualcosa che

fa parte della quotidianità di tutti noi.

Con questo spirito crediamo nell’arte e

in tutte le sue espressioni per avvicinare

grandi e piccoli alla conoscenza

del nostro patrimonio”

La mostra, inserita nella programmazione

della prima edizione di Pavia

Foto Festival e curata da Roberto

Mutti, espone in apposite teche pezzi

originali antichi raramente visti da vicino

(dagherrotipi, ambrotipi, ferrotipie,

carte de visite, calotipi, carte salate,

autochrome, stampe "al chiaro di

luna"), pellicole, diapositive e immagini

analogiche di un recente passato,

fotografie digitali contemporanee.

Tutte le storie hanno un inizio, e quella

della fotografia moderna la si può far

risalire al 9 luglio del 1839 con il pittore

e scenografo teatrale francese Louis

Jacque Mandè Daguerre che dava

vita al procedimento fotografico conosciuto

come “dagherrotipo”: una lastra

ricoperta d’argento che, esposta ai vapori

dello iodio, messa in camera o-

scura e posizionata davanti al soggetto


38

Collezione Cianografia

Collezione Ferrotipia 1 gruppo

Collezione Carte de Visite 7

Pavia ritratto femminile

da riprendere, dopo una posa lunga e

un lavaggio in sale marino e mercurio,

svelava un’immagine speculare del

soggetto fotografato.

“Esposte ci sono delle vere e proprie

rarità, e il tutto è accompagnato da

pannelli che spiegano i differenti procedimenti,

dal dagherrotipo, che realizzava

fotografie che non potevano essere

duplicate (si dovrà aspettare il

1841 con l’invenzione dei negativi da

parte dell’inglese William Henry Fox

Talbot), alle stampe al chiaro di luna.

È un percorso completo e affascinante,

precisa Roberto Mutti, curatore della

mostra e altresì direttore artistico di

Pavia Foto Festival – “Bisogna comprendere

che quello che per noi è naturale

e che facciamo tutti i giorni con i

nostri smartphon, una volta richiedeva

di attrezzature ingombranti e tempi di

posa e sviluppo lunghissimi. Oggi si

ottengono risultati eccezionali, ma senza

i passaggi che vengono raccontati in

mostra non esisterebbe la moderna fotografia,

senza dimenticarci di veri e

propri miti come la Polaroid, che grazie

alla possibilità di realizzare fotografie

istantanee ha in qualche modo

anticipato l’era digitale”

In mostra al Museo della Tecnica Elettrica

di Pavia compaiono anche opere

di autori contemporanei (Beniamino

Terraneo con i suoi dagherrotipi, Stefania

Ricci con le cianotipie, Paolo

Marcolongo con clichè verre e kyrlian,


Federico Patrocinio con la fotografia stenopeica, Beppe

Bolchi con il distacco polaroid in bottiglia, Roberto

Montanari con la gomma bicromatata, Dino Silingardi

con le stampe al platino e al carbone, Erminio Annunzi

con la stampa ad annerimento) che si dedicano a queste

antiche e talvolta più recenti tecniche con risultati

sorprendenti. Ma anche all'evoluzione contemporanea

è dedicato molto spazio, perché il passaggio dalla “camera

oscura” (in mostra esempi di comparazione fra

stampe su carta baritata e politenata) alla “camera

chiara” ha portato a una varietà di soluzioni che vanno

dalla stampa lambda a quella ai pigmenti di carbone,

dalla fine art alla stampa su materiali diversi come il

propilene, il metallo, il plexiglass.

Organizzata da photoShowall, la prima edizione di

Pavia Foto Festival, vuole favorire la “contaminazione” tra

progetti artistici, spazi espositivi e visitatori, propone sino

30 giugno 2019 un calendario di 15 differenti mostre in 14

spazi pubblici e privati, tra Pavia, Milano e Voghera.

Collezione Carte de Visite 7 Pavia ritratto femminile

La mostra “AA.VV. Dal dagherrotipo al digitale. La fotografia

e le sue tecniche” è visitabile lunedì, mercoledì e domenica

dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 16.30,

martedì e giovedì dalle 9.00 alle 13.00.

Il Museo della Tecnica Elettrica di

Pavia (MTE), istituito nel 2007, è oggi

diretto da Michela Magliacani, Professore

Associato di Economia Aziendale

(Università di Pavia).

Importante punto di riferimento per il

territorio, il museo ha l'obiettivo di

preservare, promuovere e valorizzare il

patrimonio culturale della tecnica elettrica

ed i suoi elementi materiali e immateriali.

Rispetto a tali finalità, il

Museo della Tecnica Elettrica di Pavia

propone un’offerta educativa permanente

che si sviluppa in quattro percorsi

didattici rivolti ai ragazzi delle

scuole primarie e secondarie, di primo

e secondo grado.

Percorso “Energia”. Il tema dell’energia

declinato secondo differenti

esigenze per differenti livelli scolastici.

Dai processi di trasformazione che portano

ad ottenere energia elettrica alle

moderne tecniche di trasformazione e

distribuzione dell’energia stessa.

Percorso “Storico”. Grazie alla collezione

museale in esposizione, gli

alunni, partendo dall’ambra, viaggeranno

attraverso la storia della tecnica

elettrica, conoscendo persone, fatti ed

invenzioni, sino ad arrivare a quelle

tecnologie che oggi rappresentano ancora

solo un’ipotesi.

Percorso “Comunicazione”. La storia

delle comunicazioni moderne: dal telegrafo

di Morse a Internet e le diverse

interpretazioni del concetto di “informazione”.

Percorso “Tecnologia”. Che cos’è la

Tecnologia? Come e perché si diffonde?

Per cercare di rispondere a queste domande,

viene in aiuto la cosiddetta

Guerra delle Correnti (elettriche), una

delle più accese competizioni economiche

di mercato del XIX secolo, per

il controllo dell'allora crescente mercato

mondiale dell'energia elettrica. I

percorsi didattici sono modulabili in

relazione alle richieste dei docenti accompagnatori

e offrono spunti di approfondimento

che il dr. Francesco

Pietra, curatore del Museo della Tecnica

Eettrica, è disponibile a offrire attraverso

cicli seminariali organizzati in

loco su specifica richiesta.


Chiara Maresca

Chiara Maresca e la “Filosofia Del Contatto”

L“La Life Art Gallery è una galleria

innovativa e di qualità. Anche se è

un’azienda giovane, ho potuto verificare

che a differenza di tante, hanno

idee innovative e concrete. Professionisti

nel settore, personale esperto e competente,

Sanno coniugare perfettamente le necessità

sia economiche che personali dell’artista.

Hanno saputo comprendere il senso delle

mie opere, far conoscere la mia arte, tramite

mostre, fiere, eventi ma soprattutto

tramite canali innovativi e moderni. Interessante

è non solo il percorso artistico che

mi hanno proposto e che stanno portando

avanti con ottimi risultati, ma soprattutto il

“Progetto Cinema”, attraverso il quale le

mie opere potranno essere esposte nei film

del grande e piccolo schermo. Nonché

eventi importantissimi, con rappresentative

del mondo dell’arte, del cinema.

Dalla mia lunga esperienza nel mondo artistico,

posso dire che aver scelto Life Art

Gallery è e sarà un ottimo investimento per

me e la mia arte.

Life Art Gallery ha scelto CHIARA MA-

RESCA

“Artista unica nel suo genere. La sua raffigurazione

dell’ astratto.. Le sue opere coniugano

normalità e astratto, realtà e sogno.

Il suo amore per la materia, per la natura,

sole, luce, riflessi…. Tutto si esprime nelle

sue opere realizzate con uso di tecniche differenti.

Stoffe, carta, sabbia, cristalli, fibre……

.L’insieme di questi elementi per la realizzazione

di opere uniche.

Chiara è una grande artista e come galleria

siamo lieti che ci abbia scelto per rappresentarla..


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info@lifeartgallery.it

tel. 0828/300013


42

LES FLEURS ET LES RAISINS

trasversali allegagioni d'arte

di Alberto Gross

gross.alberto@libero.it

AAppuntamento oramai fis- so

per gli amanti del vino e

delle sue pieghe più nascoste,

custodite tra le varie

peculiarità regionali, anche quest'anno

è tornato “Autoctono si nasce”, evento

promosso da GoWine, associazione per

il turismo del vino.

Nelle sale del “Relais Bellaria” di Bologna

un pubblico di appassionati e

professionisti del settore ha potuto incontrare

direttamente produttori provenienti

da tutto il territorio nazionale e

scoprire i segreti di quei vini unici,

espressione di una regione, a volte

identitari di luoghi piccolissimi e sconosciuti

ai più.

Proprio questo pare infatti essere lo

scopo di GoWine: avvicinare ed incuriosire

un pubblico di consumatori che

vada poi a conoscere in loco i terreni,

le vigne, le persone che sono dietro ai

grandi vini italiani.

Tra tante conferme e piacevolissime

sfide - davvero intrigante, a tale proposito,

una verticale di Timorasso dell'Azienda

Poggio, un vitigno e un vino

in grande fase di riscoperta e ascesa –

una sorprendente novità è stata la conoscenza

con i vini di Rasenna in Tuscany,

una piccola azienda in provicia

di Arezzo, e con il suo proprietario,

Francesco Mondini. Eponimo dell'antica

popolazione etrusca, Rasenna si

pone l'obiettivo di produrre vino con le

metodologie di 2500 anni fa, ipotizzando

una sorta di archeologia sperimentale.

Da vigne di oltre cinquant'anni la vendemmia

avviene interamente a mano e

la vinificazione e l'affinamento in anfore

di terracotta smaltata poste tre

metri sotto terra.

Il bianco assaggiato, “Album”, è un

blend di Trebbiano e Malvasia: al naso


Zeuxo e Crisippo, tondo da una kylix a figure rosse, 490/480a.c.

Dioniso e Satiri, tondo da una kylix a figure rosse, 480a.c.

Alceo e Saffo, lato A di un calathus attico a figure rosse 470a.c.

si rivela pungente e suadente

ad un tempo, spiccano le note

di gelsomino, resina, cera d'api,

tenute insieme da eleganti

movenze sulfuree, poi si apre

all'ingresso della frutta secca,

albicocca disidratata, cedro candito,

uva passa, mandorla e un

sospetto finale di macis. In bocca

è pieno, caldo, con un'acidità

che mantiene vivo il palato

e curioso del sorso successivo.

Un vino complesso

che avrebbe potuto accompagnare

i banchetti raffigurati in

tanta pittura vascolare antica:

tra i profili di Saffo e Alceo

delineati sul famoso vaso del

pittore di Brygos immaginiamo

qualche simposiarca stanare

anfore di questo vino

“antico”, riempirne e vuotarne

preziose kylikes, brindando

alle divinità e con le divinità.

Bere buoni vini è molto spesso

preferibile al contrario.


40

Nazareno Rocchetti

Anthropomorphosis

nella forma del legno

In auguraz ione

domenica 30 g iug no 201 9 - ore 18 :30

mostra a cura di Marilena Spataro

testo critico di Alberto Gross

Ripe San Ginesio/Arena all'aperto

dal 30 giugno al 30 agosto 2019

MODULO DI

ABBONAMENTO 2019

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rivista Art&trA

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Andrea

Bassani


46

GorkyaCa’Pesaro

la mostra che vuole mettere in evidenza la

maturità stilistica con le opere degli anni ’40

di Lara Petricig

fotografie di David Radovanovic


L


integrità morale, la certezza

di essere pittore e l’essere

pioniere dell’arte americana

del XX secolo! ”Questi, i tre

presupposti, riferiti a Gorky,

per la mostra in corso a Ca’Pesaro fino

al 22 settembre, di cui parla Gabriella

Belli, direttore della Fondazione Musei

Civici di Venezia e curatrice della retrospettiva

assieme a Edith Devaney

(curatrice della Royal Academy of

Arts, di Londra). La mostra di circa

ottanta opere è allestita con una semplice

suddivisione in quattro sale, con

un indirizzo in qualche modo cronologico.

La suddivisione: “Ritratti e

figure”; “Nature morte”; “Disegni”;

Anni ‘40”, è incentrata a svelare l’evoluzione

del vocabolario artistico di

Arshile Gorky; anche se l’interesse

vero di Edith Devaney è quello di

mettere in evidenza qual è l’arrivo

dell’artista, qual è la sua maturità

stilistica, quindi i quadri celebri del

quarto decennio del secolo. La maturità

di Gorky la conosciamo dai manuali

di storia dell’arte, nelle illustrazioni

delle sue opere, con quelle tipiche

forme ricorrenti. Custodi dell’inconscio

e delle sue effusioni liriche, hanno

avuto un ruolo nella formazione

dell’Espressionismo astratto, influenzando

Willem de Kooning ma anche

chi con questo movimento non c’entrava

assolutamente nulla e andava

assaporando un delicato tonalismo di

origine morandiana, ancora memore

del cubismo sintetico e della lezione di

Braque, come ad esempio Afro, che da

Gorky subì una sterzata. Effettivamente,

nella sezione della mostra dedicata

agli anni ‘40 le opere recuperano

una forza vitale. Evocative di

ricordi d’infanzia mescolati alle complessità

e alle contraddizioni che l’artista

sentiva nella sua esistenza, risentono

della riconnessione con la natura

avvenuta nelle estati del 1942-1945,

quando Gorky trascorse le sue giornate

nelle campagne in Connecticut e alla

Crooked Run Farm in Virginia. L’ immersione

nella natura gli permise di

estrarre le forme archetipiche fondate

sull’osservazione degli elementi botanici.

Quelle forme riempite di colore e

ravvivate di forza interiore che ritroviamo

come caratteristiche della sua

espressione dal 1944 al 1948, quando

i quadri mostrano la spazialità allargata

dei paesaggi. Paesaggi interiori.

Una grande tela, portata a termine

nel 1944, Il fegato è la cresta del

gallo, al di là dei doppi significati e


delle curiosità dei giochi di parole,

proviene da un turbinio di sensazioni.

La dolcezza dei ricordi si mescola con

l’immaginazione. E’ un racconto senza

costrutto; una storia di linee essenziali,

avvitamenti allusioni grafiche a stati

d’animo contraddittori e grafemi a

forma di cresta. Si stagliano come

immagini di una vita emotiva turbolenta

tra profili di elementi a ogiva,

involucri invisibili di colore voluttuoso

che si alzano, fluttuano e occhieggiano

in uno stato latente, in un

tempo che rallenta e attenua le sensazioni

ma non risolve i conflitti

interni. Se un desiderato alleggerimento

delle forme, che Gorky avverte

nel corso degli anni trenta, si riconosce

nei lavori realizzati tra il ’42 e il ’46,

dove è sottintesa la conoscenza tecnica

di Mirò e di Matta, quelli precedenti

rivelano un’empatia stilistica verso gli

artisti delle Avanguardie storiche. E’

così che nasce l’artista Gorky: “Era

eclettico. Scoprì se stesso copiando gli

altri”, racconta in un vi- deo in mostra

la moglie dell’artista. “Quando viveva

a New York, Arshile, aveva il Metropolitan

Museum a due passi...” pare

cercasse di comprende le motivazioni

del fare pittura di artisti importanti.

Non ne imitava solo il disegno come

esercizio manuale ma cercava di scendere

a fondo nei contenuti. La sala dei

ritratti e figure degli anni trenta rivela

proprio questo suo aver imparato

copiando quelli di De Chirico e forse

di Otto Dix. Pare fosse rimasto sedotto

dalle figure femminili della pittura

classicista di Picasso, come si vede nel

piccolo olio su cartone Ritratto di me

stesso e della mia moglie immaginaria

(1933-34), che prean- nuncia anche il

crescente interesse dell’artista verso lo

studio dell’immaginazione e della

proiezione psichica. Infatti i pittori

surrealisti furono i primi a prestargli

attenzione.Tra gli artisti che per primi

scrissero di Gorky, poco dopo la sua

scomparsa avvenuta nel 1948, anno

della sua apparizione alla Biennale di

Venezia, c’è Afro che in- sofferente del

clima culturale italiano, aveva iniziato

a intrattenere rapporti stimolanti con

personalità di prim’ordine del contesto

culturale statunitense. Afro rimase colpito

dal lavoro di Gorky nel suo primo

soggiorno negli Stati Uniti nel corso

del 1950, durante il quale apprese un

nuovo indirizzo poetico da seguire.

Chissà se vide anche l’autoritratto

dalle chiare tonalità in cui Gorky spiegava

di avere dato ai suoi occhi la


48

forma di una foglia (Autoritratto,

1937, olio su tela in collezione privata).

L’autoritratto si trova all’ingresso

del percorso espositivo e si

avvicina in qualche modo a quelli che

Afro realizzava nello stesso periodo o

poco prima. La natura aveva avuto

sempre un posto importante dentro di

lui, ma nella vita Gorky aveva dovuto

attraversare momenti difficili; era

giunto negli Stati Uniti all’età di

quindici anni, assieme alla sorella, per

sfuggire al genocidio armeno. Erano

gli anni ruggenti a cui seguirono i

periodi di crisi economica dopo il

crollo della borsa del ‘29. Quindi

negli anni trenta riuscì a far parte del

programma statale Federal Art Project,

per lo sviluppo delle arti visive,

inserito nel New Deal, che gli garantì

un salario e la possibilità di continuare

a dipingere e di realizzare

opere pubbliche di grandi dimensioni,

come i murali trasferiti poi all’aeroporto

di Newark.

La sezione della mostra relativa alle

nature morte non è la parte migliore

della produzione dell’artista la cui

creatività viene approfondita piuttosto

attraverso i disegni su carta da pacchi

bianca o gialla, matita e tecniche

miste presentati come trait d’union tra

il periodo dell’imitazione empatica e

quello della vera espressione.

Dall’ 8 Maggio al 22 Settembre 2019

Luogo: Galleria Internazionale

d’Arte Moderna Ca’ Pesaro, Venezia

Indirizzo: Santa Croce 2076

Orari: 10-17 (ultimo ingresso ore 16)

Chiuso il lunedì

Tel. per informazioni: +39 041 721127

E-mail info: capesaro@fmcvenezia.it

Sito ufficiale: http://capesaro.visitmuve.it/


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“Etude pour le vetrail de Courfaivre” - 1950 - circa - gouache su carta - cm 38 x 57

Fernand Léger

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50

La stanza delle

meraviglie

Camera Obscura Voghera - Fotografia ©calanca

Percezione, illusione, magia, fisica.

La “Camera obscura” è tutto

questo messo insieme, e da

sempre desta una grande meraviglia.

Come avviene quando si

entra nella camera di Adelbert Ames e ogni

certezza percettiva vacilla, analogamente

quando si entra in una camera oscura si rimane

affascinati e sorpresi da come possa apparire,

in una camera completamente buia,

un’immagine nitida ma rovesciata del mondo

esterno, che semplicemente attraversa un forellino

minuscolo praticato sulla parete opposta

a quella dove appare l’immagine

capovolta. Ma di realmente magico c’è poco

o nulla, la magia del mondo capovolto è un

semplice fenomeno fisico, e l’occhio umano

è costruito sullo stesso principio della “Camera

obscura”: la lente dell’obbiettivo corrisponde

al cristallino e il foro di entrata della

luce alla pupilla, al di là della quale si trova la

nostra camera oscura con la rètina, sulla quale

vengono proiettate le immagini rovesciate del

mondo esterno. È solo grazie al lavoro del cervello

che poi tutto si raddrizza.

Dunque, ciò che accade nella camera oscura

è un procedimento naturale che accade ogni

qual volta apriamo gli occhi per osservare il

mondo che ci circonda, un “escamotage” che

è alla base di qualsiasi apparecchio fotografico

dall’invenzione della Fotografia a oggi.

Da Aristotele a Leonardo da Vinci, tutte le più

grandi menti umane si sono soffermate prima

o poi sull’effetto magico dell’immagine rovesciata.

Ma se fino a ieri la magia della camera

oscura era riservata solo agli “addetti ai lavori”,

da oggi potrà essere osservata 365

giorni all’anno nella torre nord-ovest del Castello

Visconteo di Voghera, dove è stata realizzata

la prima “Camera Obscura” stabile in

Italia. Ideata da Beppe Bolchi per Spazio 53

e dall’Assessorato alla Cultura e alla Scuola

del Comune di Voghera, presentata ad aprile

come anteprima della seconda edizione di Voghera

Fotografia (14 aprile – 6 ottobre 2019),

la “Camera Obscura” di Voghera sarà un appuntamento

da non mancare non solo per i

bambini, per i quali entrarvi e vedere il mondo

rovesciato a testa in giù sarà un’esperienza incantata

come nelle fiabe, ma anche per gli

adulti e gli appassionati di fotografia, che ben


Città senza tempo

Accanto alla “Camera Obscura”, nella Galleria dei Feudi che collega la torre

nord-est alla torre nord-ovest del Castello Visconteo, è stata realizzata,

anch’essa in maniera permanente, la mostra-progetto “Città senza Tempo.

Il Paesaggio urbano attraverso la Fotografia a Foro Stenopeico” del fotografo

e docente Beppe Bolchi.

L’esposizione, che si avvale delle pareti fotografiche a scomposizione del

sistema allestitivo photoSHOWall che rompono l’univocità dell’immagine

originaria, è un progetto di grande importanza culturale perchè realizzato

con la fotografia a foro stenopeico, che con i suoi lunghi tempi di posa fa sì

che la città venga a rappresentarsi nella sua realtà, con prospettive naturali

che rendono l’atmosfera quasi onirica ma assolutamente leggibile nei luoghi,

non falsati da obiettivi che in qualche modo ne modificano la percezione.

Le “Città senza Tempo” di Beppe Bolchi sono paesaggi urbani di un racconto

autobiografico tra Italia, Germania, Inghilterra, Stati Uniti, Francia e

Scozia caratterizzati dall’assenza totale dell’uomo, del quale se ne percepisce

solamente la presenza, il passaggio, ma senza essere mai rappresentato.

Le immagini raccolte da Beppe Bolchi sono state riprodotte su un supporto

altamente tecnologico come le pellicole a sviluppo immediato, attraverso

un negativo che ne raccoglie e tramanda i dettagli.

L’assenza del colore, pur nelle pastose tonalità dei grigi, restituisce bene il

concetto di memoria, ricordo, fermando il tempo e, al contempo, rappresentandolo

pienamente con le lunghe pose necessarie per impressionare propriamente

la pellicola.

Beppe Bolchi, “Città senza Tempo,” Arles

sanno l’importanza degli studi sulla prospettiva,

sui raggi luminosi e sulle teorie sulla

luce, oltre a riconoscere nella “Camera Obscura”

l’antesignana della macchina fotografica.

In quella che sarà una sorta di Wünderkammer

nella stanza della torre nordovest

del Castello Visconteo si potrà vedere

proiettata, sulla parete opposta al foro stenopeico

(pil-hole), l’immagine nitida, seppur

capovolta, della cupola del Duomo di Voghera

e dei giardini e dei palazzi antistanti al

Castello Visconteo.

Un nuovo modo di vedere e di conoscere la

realtà con una tecnica antica, una visione che

farà riscoprire la storia e permetterà a tutti di

trovarsi all’interno di una primordiale macchina

fotografica.

Castello Visconteo di Voghera


52

Elisabetta Rogai

inebriamoci di Arte!

di Valentina D’Ignazi

“E voi dove vi piace andate, acque turbamento del vino,

andate pure dagli astemi: qui c’è il fuoco di Bacco.”

Gaio Valerio Catullo

Il Vino…anticamente definito “il

nettare degli Dei”, amato e lodato

dai più grandi pensatori, scrittori

e poeti del passato è ancora oggi

una delle bevande più privilegiate

ed amate sulla nostra tavola italiana. E’

stato la fonte primordiale di ispirazione

per molti artisti, che inebriandosi di

esso, hanno dato vita ad opere uniche ed

immortali che definirei “storia” del nostro

grande patrimonio artistico. C’è chi

il vino lo fa invecchiare in una botte di

rovere e chi lo fa invecchiare su una

tela… questo è il segreto e l’unicità di

una grande artista: Elisabetta Rogai, che

ubriaca i nostri sensi con una tecnica

nuova, intensa, decisamente originale

mirata ad usare straordinariamente ed

esclusivamente il vino non a tavola, ma

bensì nelle sue opere.

Elisabetta nasce a Firenze, nelle affascinanti

e fertili terre toscane, patria per eccellenza

delle più note e rinomate cantine

italiane, cominciando a dipingere

alla giovane età di nove anni. Il suo

nome e le sue opere nel tempo acquistano

fama e notorietà, entrando a far

parte delle più grandi collezioni private

mondiali. Nel 2005, il Comune di Firenze,

la proclama come rappresentante

del comune stesso per il quarantesimo

anniversario di gemellaggio con Kyoto,

dove espone le sue opere in una raccolta

personale dal titolo “Oltre i confini”, cominciando

a far volare i suoi sogni proprio

oltre i confini nazionali.

Nell’anno 2006, il suo dipinto Astrid,

diventa l’etichetta del Chianti classico,

vino ufficiale del primo semestre italiano

di Presidenza per l’Unione Europea.

Nell’anno 2008 arrivano due rilevanti

commissioni che ci fanno capire

quanto la sua arte avesse acquistato importanza

nel tempo: un affresco celebrativo

per i 70 anni della Scuola di Guerra


Aerea di Firenze ed una “sintesi”, olio

su tela, donata dal Capo di Stato Maggiore

Aeronautico al Presidente della

Repubblica Giorgio Napolitano per gli

85 anni del Corpo.

La vera svolta arriva nel 2011, quando

introduce il vino nelle sue opere, acquistando

un marchio unico al mondo nel

suo genere in una tecnica artistica decisamente

bizzarra ed originale: l’Eno-

Arte, ossia l‘innovazione di dipingere

usando il vino come sostitutivo ai colori,

dando vita a dipinti “wine-made”

dove si permette volontariamente ai

quadri di invecchiare su una tela.

Queste creazioni artistiche, infatti, racchiudono

una serie di dipinti che sono

stati realizzati con del vino meticolosamente

trattato in laboratorio e che con il

passare del tempo sono in grado di cambiare

colore seguendo la naturale evoluzione

di esso. Questa novità artistica

ha riscosso di anno in anno un forte interesse

da parte della stampa mondiale

portando la Rogai ad esporre ed effettuare

performance live a Los Angeles,

Hong Kong, Grecia, Cina e in diverse

altre location italiane ed estere. Il vino

può inebriare i sensi, liberare l’Anima e

l’Arte… ma in Elisabetta Rogai, ha

semplicemente sfumato su tela una poesia

senza tempo che non ha paura di invecchiare.

“È ora di ubriacarsi!

Per non essere schiavi martirizzati

dal Tempo, ubriacatevi,

ubriacatevi sempre! Di vino, di

poesia o di virtù, come vi pare...”

Charles Baudelaire


54

Art&Vip

Intervista doppia a

alice rachele arlanch

a cura della redazione

Miss Italia 2017

Una nuova avventura

tv . A l i c e

come ti senti in

veste di conduttrice?

Questa opportunità è stata inaspettata:

sono sempre stata affascinata

dal mondo della conduzione,

ma non avevo mai a-

vuto esperienze prima di questa.

Mi piace l’idea di parlare ed entrare

in contatto con il pubblico,

trasmettendo allo stesso tempo la

mia personalità. Sono molto

emo-zionata perché grazie a People

ho l’occasione di apprendere

una professione nuova, imparare

e crescere in questo settore.

Vuoi raccontarci qualcosa su

People?

People è un programma settimanale

che si occupa di curiosità e

nuove tendenza riguardo diversi

settori: bellezza, design, moda,

innovazione, salute, viaggi… In

ogni puntata vengono affrontate

rubriche diverse, attraverso interviste

rivolte a protagonisti di

settore, che ci permettono di rimanere

sempre aggiornati e scoprire

idee e novità utili per la

nostra vita di tutti i giorni.

Quali sono le storie più belle

che hai avuto il piacere di raccontare?


Credo che ogni storia abbia un suo fascino,

ma ciò che più mi piace è poter

raccontare le storie di personaggi che

quotidianamente seguo - ad e- sempio

sui social network - e di cui mi interesso,

scoprendoli da un punto di vista

diverso.

Che rapporto hai con il mondo dell’arte?

L'ultima mostra che hai visto?

La mostra di Margherita Sarfatti che è

stata esposta al MART di Rovereto,

dove vivo.

Un dipinto che rappresenta la tua

vita...

Giuditta I, di Klimt. È l’emblema della

Femme Fatale, sensuale e seduttrice,

ma allo stesso tempo della donnaeroina,

in grado di salvare se stessa e

il suo popolo dalla violenza maschile.

Un saluto ai lettori di Art&trA

Un grandissimo saluto a tutti i lettori!

Alla prossima!

Ritengo sia un mondo in grado di stupire

e affascinare continuamente, offrendo

punti di vista diversi e permettendoci

così di entrare in contatto

con le emozioni più profonde, nostre e

dell’artista.

Quale’è il tuo artista preferito?

Gustav Klimt, in particolare nel periodo

aureo.


56

Art&Vip

Intervista doppia a

Valeria altobelli

Miss Italia nel mondo 2004

Come e quando nasce

la tua passione per

l’arte, la musica e il

teatro?

Nasce prestissimo, da bambina, a 6 anni,

età in cui iniziai a studiare tastiera elettrica

e solfeggio. A 11 anni la tastiera lasciò

spazio al pianoforte e, a 13, inizia a

studiare canto lirico e chitarra da autodidatta.

Durante le scuole medie ed il

liceo mi accostai alle arti sceniche, prendendo

parte a diverse compagnie teatrali

itineranti che portavano in scena dalla

tragedia classica a pièces teatrali più

moderne...

I concorsi di bellezza cosa ti hanno

portato?

I concorsi di bellezza mi hanno dato

l'opportunità di conoscere ragazze provenienti

da tutto il globo terrestre... proprio

con loro ho fondato MISSION,

onlus internazionale che si occupa di

donne e bambini vittime di violenza.

Abbiamo progetti straordinari che abbracciano

di solidarietà tutto il pianeta!

Posso dire che, difficilmente, una bellezza

pura ed autentica non sia corrispondente

ad una equipollente bellezza

d'animo. Le mie ragazze, dislocate in

150 nazioni, sono il mio ORGOGLIO!

Tutte profondamente impegnate a rendere

al prossimo quanto loro è stato donato

in questa vita.

Qual è la tua prima passione artistica?

Sicuramente il primo amore resta il

canto! In realtà, a mio modesto avviso,

l'arte è un concetto onnicomprensivo e

non scindibile. Il "sacro fuoco" si catalizza,

nel mio caso, in diverse forme

espressive. Ma la musica resta sempre il

linguaggio che mi dà più emozione..

Come riesci a gestire il tuo lavoro professionale

con quello di mamma?

Gioele, il mio bambino, ha 7 anni. Sono

fortunata ad avere genitori molto giovani

che mi aiutano nel ménage quotidiano

e non fanno mancare la loro


presenza durante le mie assenze. Ma

cerco di esserci il più possibile.. Preparo

Gioele presto e corro a prendere

il primo aereo.. o entro in macchina e

corro a lavoro per farmi trovare a casa

al suo rientro! La qualità del tempo

trascorso insieme ai propri figli, soprattutto

in tenera età, è fondamentale!

Ed io riesco ad essere presente, anche

a distanza, durante i suoi compiti e le

sue tappe importanti... in questo la tecnologia

ci agevola molto oggigiorno!

Qual è il tuo artista preferito?

Tra tutti gli artisti che maggiormente

ho amato durante i miei studi liceali di

storia dell'arte, spiccano Mirò e Kandinsky.

Espressività pura, concettuale,

senza alcuna forma di costruzione in

canoni e schemi prestabiliti. Ogni quadro

è un guizzo d'anima e di sentimento,

uno spunto che lascia spazio

all'interpretazione di ciascun osservatore.

LIBERTÀ assoluta... per me condicio

sine qua non affinché vi sia

ARTE! Ho una memoria molto bella

della mostra di Alberto Burri: una

compenetrazione di materiali e forme,

un' arte che si trova anche nella semplice

plastica o in un sacco di iuta..

Burri, genio del polimaterico, ci insegna

che l'arte è nelle cose più semplici,

nei materiali di scarto che possono essere

combinati tra loro dando vita ad

un "altro da sé". Poi lo scenario di una

vecchia fabbrica dismessa direi che ha

reso il tutto ancora più suggestivo..

Qual è il quadro che dipinge la tua

vita?

Senza dubbio la Danza di Matisse. Un

abbraccio universale tra i popoli, nella

gioia e nel rispetto. Ho avuto la fortuna

di crescere in una famiglia internazionale,

in cui i fratelli dei miei

nonni erano tutti emigrati: Canada, Inghilterra,

Stati Uniti, Francia.. Da

sempre ho capito quanta ricchezza sia

riposta nella "diversità" e quanto sia

importante conoscere le altre culture e

le altre tradizioni per rispettarle a

pieno. Il mio lavoro mi ha portata a


58

viaggiare tantissimo: Cina, Emirati, Turchia,

Brasile, Egitto, Balcani... Un aneddoto?

Ho appena prenotato un corso di

russo ed uno di cinese che saranno, rispettivamente,

la mia sesta e settima lingua

parlata dopo italiano, inglese,

francese, spagnolo e portoghese. Dopo

la mia laurea in legge ho deciso di frequentare

un master di secondo livello in

relazioni internazionali proprio per studiare,

in maniera più approfondita, la

storia delle nazioni nel mondo... fondamentale

per chi, come me, si relaziona,

quotidianamente, con centinaia di nazioni

diverse...

Progetti imminenti?

Il progetto imminente che mi sta più a

cuore è il tour che, a Luglio, farò in Italia

con un coro/orchestra di 500 elementi

proveniente dal Texas. Ho cantato

con loro a Febbraio a Tyler, negli Stati

Uniti d'America ed ora li seguirò nel

loro tour italiano come special guest!

Sono stata premiata con la bandiera statunitense

come eccellenza italiana negli

Strates a Febbraio grazie all'iniziativa di

un senatore texano.. È un riconoscimento

più unico che raro che mi è stato

conferito per il mio percorso professionale

ed umano. Pazzesco! Inoltre mi

aspettano tanti festival del cinema in

tutta la penisola italiana. Ed ho un grandissimo

progetto per la mia associazione,

Mission Onlus, che si sta realizzando

tra Los Angeles e Londra grazie

a Premi Oscar di tutto rispetto: ho i brividi

solo a pensarlo!

Cosa vuoi dire ai nostri lettori?

Cari lettori di Art&trA, posso solo dirvi

che siete molto fortunati! In primis perché

avete scoperto il nettare degli dei

che ci dà ancora la gioia di vivere: l'arte!

In secundis, perché ave- te una rivista da

consultare che risponde a tutte le vostre

domande e alle vostre curiosità! Vi pare

poco?


60

IN MOSTRA

WALTER MARIN

DAL 24 SETTEMBRE AL 5 OTTOBRE 2019

“LA SPONTANEITà DELLA FIGURA FERMA I RICORDI”

“Stazione” - 2018 - olio su tela - cm. 100x140

Quelle dell’artista Walter Marin sono opere intrise di continua indagine e di incisivo contenuto, che entrano profondamente

nell’animo del fruitore con qualità comunicativa e immediatezza espressiva. Egli, presenta nel suo iter pittorico, opere sul tema

della figura umana, in cui si sprigionano personaggi di profonda analisi descrittiva e attenta osservazione di forte caratterizzazione

psicologica. La costruzione stilistica e la logica figurale si caricano di un’impronta altamente originale e suggestiva dove,

scene di vita, ricordi e memorie, vivono all’interno del suo percorso artistico con un’espressione sincera di vera traduzione

contenutistica. La sua ritrattistica raggiunge validi risultati interpretativi e ottimi vertici espressivi, in cui il livello della materia ad

olio su tela, evidenzia una pura conoscenza della tecnica. è una pittura ricca di valori umani e spirituali che infonde emozioni

e intima essenza del sentimento. Walter Marin, artista figurativo, con attenta riflessione ed impegno, affronta in modo eccellente

la sincerità e la spontaneità dell’immagine. Il tonalismo cromatico, di sapiente abilità esecutiva, pervade i suoi dipinti di una

narrazione intensa dove i colori, pienamente vissuti dall’artista, sono puri stati d’animo e rivelano un’armonia compositiva intrisa

di emozionalità e di sensibilità. L’artista ci propone anche soggetti dal tema paesaggistico, di universale valenza estetica e di

consapevole scansione segnica, in cui l’equilibrata resa di luci e di ombre, è senza ombra di dubbio ricca di vitale sintesi

pittorica e di stile assoluto”

Monia Malinpensa (Art Director- Giornalista)

MOSTRA A CURA DI MONIA MALINPENSA

REFERENZE E QUOTAZIONI PRESSO LA MALINPENSA GALLERIA D’ARTE By LA TELACCIA

Malinpensa by La Telaccia - Corso Inghilterra, 51 - 10138 Torino

Tel +39.011.5628220 - +39.347.2257267

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ORARIO GALLERIA: DAL MARTEDI AL SABATO DALLE 10,30 ALLE 12,30 - 16,00 ALLE 19,00


Buon Compleanno

Palazzo Merulana!

Venerdì 31 maggio 2019

…un Rapporto di Sostenibilità

di Marina Novelli

“...u

na perla all’Esquilino”, è

proprio così che titolai su

questa stessa testata, in occasione

dell’apertura del Museo,

un anno fa. Un anno estremamente

ricco di eventi culturali, tale da aumentare

la preziosità della “perla”… sempre

più splendente nella sua ubicazione

in Via Merulana, crocevia non solo del

frenetico traffico cittadino, ma soprattutto,

situata nel Quartiere Esquilino,

Il Sindaco di Roma Virginia Raggi e Claudio Cerasi

punto nevralgico di turisti, lingue, costumi,

attitudini…culture! Ed il 31

maggio si è celebrata una grande festa

a Palazzo, dando luogo ad un vero e

proprio open day per il quartiere e per

tutti i cittadini che, specialmente nelle

ore pomeridiane, si sono accalcati all’ingresso,

al fine di non perdere l’occasione

di essere presenti a questo

importante evento, ammirandone le

opere d’arte esposte e non disdegnando

peraltro, uno “spuntino” delle squisite

“opere culinarie”… opere gastronomiche,

gentilmente offerte ai visitatori.


62

Jan Fabre - Direttore delle stelle in Palazzo Merulana

lezionare opere d’arte. È stato questo

un anno denso, intenso e pieno, e pensando

al futuro, si può solo sperare il

meglio. Vorrei che in particolare si

consolidasse il processo espositivo i-

naugurato con la mostra Giacomo Balla:

mostre temporanee in dialogo con

la collezione, che permettano di approfondire

i temi della collezione permanente.

Investigare aspetti inediti e inaspettati

delle opere che io e mia moglie

Elena abbiamo accuratamente scelto di

custodire e che rimaniamo fermamente

convinti di voler condividere con la comunità>>.

Ma la data del 31 maggio ha,

per Palazzo Merulana, rappresentato

anche un’occasione per tracciare il bilancio

di una struttura culturale, una

sorta di vero e proprio hub…un fulcro

culturale permanente quindi, senza

precedenti! È il caso di ricordare infatti

l’intelligente recupero di un edificio

storico andato in rovina e appartenente

al Comune, ma che grazie ad un progetto

di project financing, ha riqualificato

l’area di una città “culla dell’arte”

come Roma, arricchendola come abbiamo

già detto della straordinaria collezione

della Fondazione Elena e Claudio

Cerasi. Una collezione incentrata

soprattutto nella produzione artistica

tra gli anni Venti e la metà del Novecento

e profondamente legata all’esperienza

della Scuola Romana… gestione

questa affidata a CoopCulture

che ha rappresentato, con successo, il

volto di una grande cooperativa specializzata

nella cultura e nei servizi museali

e preposta a lanciare un qualificato

progetto, sempre più ampio, per

animare il Palazzo con iniziative ed

eventi sempre più ricchi di interesse ed

attrazione. >. Si può quindi affermare che

quello rappresentato è il primo Rap-


Letizia Casuccio, il Sindaco di Roma Virginia Raggi, Claudio Cerasi, Roberto Roscani

porto di Sostenibilità, in grado di raccontare

un anno di successi… una sorta

di risultati straordinariamente positivi!

Il rapporto ha tenuto conto di quattro

dimensioni di sostenibilità, quali quella

culturale, sociale, organizzativa ed

economica; la possibilità di una valutazione

non solo numerica, consente di

mettere in evidenza i valori di un’operazione

davvero innovativa, sottolineando

pertanto il fatto che la pre- sentazione

del Rapporto di Sostenibilità

sia avvenuta mentre in Palazzo Merulana,

e fino al prossimo 21 giugno vede

ancora in corso la mostra su Giacomo

Balla e last but not least si annuncia

per il prossimo autunno - assieme a numerose

altre attività ed iniziative - la

mostra di Jan Fabre; due esposizioni,

quelle di Balla e di Fabre, che possiamo

ritenere infatti, strettamente correlate

con la collezione Cerasi e che

sembrano fare da anello di congiunzione

tra moderno e contemporaneo.

Un appuntamento straordinario quindi

che potremo ammirare a partire dal

prossimo ottobre fino al 23 febbraio

2020. La sua straordinaria opera “Direttore

delle stelle” già alloggia al

centro del Salone del Palazzo e che

sembra davvero dirigere, oltre alle stelle,

le splendide opere da cui è attorniato!

La mostra che prenderà il nome

di “The rhytm of the brain”, sarà curata

da Achille Bonito Oliva e Melania

Rossi e dallo stesso Jan Fabre.

Numerosi altri appuntamenti sono però

nell’agenda di Palazzo Merulana, come

ad esempio, andando in ordine cronologico,

dall’8 al 24 giugno prossimi,

vedremo uno dei più singolari ed eclettici

artisti contemporanei italiani che

siamo soliti incontrare nei suoi improvvisati

allestimenti quotidiani, nell’effimero

Museo all’Aria Aperta in Piazza

Augusto Imperatore; stiamo parlando

infatti di Fausto Delle Chiaie, che porterà

la sua esposizione All’ombra del

Bambù in quel di Palazzo Merulana.

Anche la fotografia tornerà ad essere in

scena dal 28 giugno al 26 agosto prossimi

con “Picasso e la fotografia: gli

anni della sua maturità. Le fotografie

di Edward Quinn e André Villers,

1951-1973”. Tanto Villers quanto Quinn

diventarono amici, collaboratori e confidenti

di Pablo Picasso, cosa che consentì

loro di realizzare una serie di fotografie

trasgressive in cui Picasso

esprime le sue innate capacità per il

travestimento, lo scherzo, la caricatura

e la parodia. Il confronto tra l’opera dei

due fotografi si sviluppa attraverso 34

foto di André Villers e 94 foto di Edward

Quinn che rappresentano il fondo

di proprietà del collezionista lussemburghese

Guy Ludovissy, gestito dal

Reial Cercle Artístic de Barcelona.

Anche il frate brasiliano Sidival Fila,

artista intenso e spirituale, attualmente

impegnato al Padiglione Venezia della

58° edizione della Biennale di Venezia

tornerà a Palazzo Merulana a partire

dal prossimo 6 settembre. Ma la programmazione

estiva di Palazzo Meru-


64

Il Sindaco di Roma Virginia Raggi

lana sarà impegnata anche tra scienza

e cinema, all’insegna della multidisciplinarietà

e all’allargamento con tanti

cicli e appuntamenti, molti dei quali legati

al cinquantenario dello sbarco

sulla luna. Vale la pena concludere

questa intensa kermesse di attività culturali,

con le parole che, dulcis in fundo,

il Sindaco di Roma Virginia Raggi,

ha pronunciato in fase di Conferenza

Stampa: Una “perla”

quindi, quella di Palazzo Merulana, di

inestimabile valore che non smette mai di

sorprenderci, incuriosirci, stupirci, meravigliarci,

affascinarci e… appassionarci!


www.tornabuoniarte.it

“Collage senza titolo” - 1962 - tecnica mista su carta intelata - cm 70 x 100

Mario Schifano

Firenze 50125 - Lungarno Benvenuto Cellini, 3 Tel.+39 055 6812697 / 6813360 - info@tornabuoniarte.it

Milano 20121 - Via Fatebenefratelli, 34/36 - Tel. +39 02 6554841 - milano@tornabuoniarte.it

Forte dei Marmi 55042 - Piazza Marconi, 2 - Tel +39 0584 787030 - fortedeimarmi@tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - Antichità - Via Maggio, 40/r - Tel. +39 055 2670260 - antichita@tornabuoniarte.it


66

Paola Romano

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a cura di Francesco Mutti

“Luna policroma” - 2019 - Ø cm. 100

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orari lun/dom 10.30 - 13.00|18.00 - 24.00

info +39 340 59 36 033


IN MOSTRA

GIUSEPPE CACCIATORE

DAL 24 SETTEMBRE AL 5 OTTOBRE 2019

“LA VALENZA SIMBOLICA ATTRAVERSA LA MATERIA”

“Cinema Paradiso 2” - 2018 - olio su tela - con inserti di cartone - cm. 60x60

“L’artista Giuseppe Cacciatore, con un’ ottica di autentico stile e originalità, realizza opere di attenta analisi descrittiva e lo fa

con un costrutto formale ricco di valori tecnici e di notevole comunicazione. Le sue elaborazioni, mai statiche, sono l’espressione

di un profondo e riflessivo studio in cui, la forma, la luce, il colore e la materia, vivono in perfetta simbiosi e vengono armonizzate

con abilità, rivelando così un piano prospettico ed uno spazio volumetrico di evidente maestria. Egli trasforma la materia in

una forza interpretativa altamente concettuale e creativa sempre supportata da una padronanza nell’uso della tecnica ad

acrilico su tela. Giuseppe Cacciatore, servendosi di diversi materiali quali stucco e cartoncino, esegue le sue opere con magistrale

capacità di elaborazione e ben calibrata sintesi formale. Vi è nel suo iter un chiaro senso estetico e raffinatezza descrittiva;

è un’arte di lirica partecipazione dove egli riesce a creare intense sensazioni a chi le osserva. La trama geometrica, il colore

che vibra di assoluta cromia, e il gioco di incastri e sovrapposizioni di grande valore, rivelano una personale visione fortemente

orientata verso un racconto di notevole valenza simbolica. I suoi soggetti si completano di una studiata ricerca che conserva

una coerenza stilistica ed un equilibrio strutturale. La nitida stesura segnica evidenzia una chiara impostazione prospettica e

porta sulla tela un’incisiva ed assoluta personalità di importante dimensione pittorica”.

Monia Malinpensa (Art Director- Giornalista)

MOSTRA A CURA DI MONIA MALINPENSA

REFERENZE E QUOTAZIONI PRESSO LA MALINPENSA GALLERIA D’ARTE By LA TELACCIA

Malinpensa by La Telaccia - Corso Inghilterra, 51 - 10138 Torino

Tel +39.011.5628220 - +39.347.2257267

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ORARIO GALLERIA: DAL MARTEDI AL SABATO DALLE 10,30 ALLE 12,30 - 16,00 ALLE 19,00


68

“due minuti di arte”

VIaGGIO Nell’arTe

aTTraVersO 4 OPere

di Marco Lovisco

www.dueminutidiarte.com

www.facebook.com/dueminutidiarte

Si viaggia per provare il brivido

dell’avventura, il fascino del

mistero o spinti dal desiderio

di evadere per scoprire luoghi

nuovi. Ma ci sono anche viaggi

fatti per raggiungere un obiettivo,

come ci insegna la storia, o viaggi intrapresi

per riscoprire le proprie radici.

Qualunque possa essere il motivo, viaggiare

è un atto in cui si riconoscono

molti esseri viventi, perché se abbiamo

cuore, gambe e testa, proprio non riusciamo

a stare fermi nello stesso luogo

per tutta la vita. Per fortuna.

Artisti di tutte le epoche si sono confrontati

con il tema del viaggio, ognuno

col suo stile, come una storia raccontata

da diverse prospettive. In questo

articolo ho scelto quattro artisti e

quattro opere sul tema del viaggio, per

evidenziare cinque diversi lati di questo

tema affascinante, che ci conduce

alla scoperta del mondo e di noi stessi.

1. Quando il viaggio è storia

William Turner, Bufera di neve: Annibale

e il suo esercito attraversano

le Alpi, 1835

Turner è passato alla storia come “il

pittore della luce”. Nessuno come lui è

stato capace di cogliere le infinite

sfumature del cielo e riportarle sulla

tela, creando effetti di sublime potenza.

In quest’opera Turner dipinge un e-

vento storico: il viaggio attraverso le

Alpi del generale cartaginese Annibale

e del suo esercito. Quello raccontato da

Turner è un viaggio drammatico, in cui

l’uomo si trova costretto a combattere

contro una natura ostile e minacciosa.

Del resto, Turner è stato sempre affascinato

dal potere maestoso della

natura che nelle sue opere prende vita

come una creatura spietata e sublime di

fronte al quale l’uomo appare piccolo

e insignificante.

2. Quando ilò viaggio è mistero

Arnold Böcklin, L’isola dei morti,

1880-1886

L’opera nella foto, del pittore svizzero

Arnold Böcklin è considerato uno dei

capolavori del Simbolismo, corrente artistica

venata di misticismo e mistero,

in cui il confine tra realtà e sogno

appare labile e sfocato. L’artista non ha

mai fornito informazioni precise sul

senso dell’opera, lo stesso titolo “L’isola

dei morti” fu attribuito al dipinto

dal mercante d’arte Fritz Gurlitt. Alcuni

hanno riconosciuto nella figura seduta

a poppa il traghettatore Caronte,

che conduce i defunti nell’aldilà. Del


esto, l’intera isola è ricoperta di tombe

e adornata con cipressi, alberi associati

al lutto. Ciò che colpisce lo spettatore

è di sicuro il senso di mistero e silenzio

che circonda la scena, unito all’impressione

di osservare la rappresentazione

di un viaggio verso una meta

ignota. Una curiosità: Esistono cinque

versioni del dipinto, una delle quali fu

acquistata dal dittatore tedesco Adolf

Hitler, fervente ammiratore dell’artista

elvetico.

3. Quando il viaggio è tradizione

Marc Chagall, Su Vitebsk, 1984

In quest’opera compare uno dei personaggi

che ricorre più spesso nei dipinti

di Chagall: la figura dell’ebreo

errante, immagine tipica della tradizione

ebraica. Come sempre, il vecchio

è rappresentato con il bastone che lo

guida lungo il viaggio e il sacco in cui

ha raccolto ciò che possiede. Nel dipinto

di Chagall l’ebreo errante viaggia

per fuggire da Vitebsk, paese natale

dell’artista, luogo in cui gli ebrei erano

sottoposti e discriminazioni e vere e

proprie persecuzioni da parte dello zar

di Russia.

Chagall in questo dipinto racconta con

il suo tocco dolce e onirico uno dei

drammi del suo popolo, costretto a

viaggiare per andare alla ricerca di una

patria.

4. Quando il viaggio è avventura

Paul Gauguin, Arearea 1892

Nessuno come il pittore francese Paul

Gauguin riesce a farci viaggiare lontano

con la fantasia, in terre esotiche

baciate dal sole, dove il tempo non esiste

e l’uomo pare vivere in simbiosi con la

natura. L’opera fa parte di una serie di tre

dipinti che Gauguin realizzò durante il

suo viaggio a Tahiti, dove si ritirò nel

1891 deciso a non tornare mai più,

sdegnato con la società francese che

sembrava non apprezzare la sua arte. Il

suo viaggio in realtà durò solo due

anni, dopodiché l’artista fu costretto a

tornare in Francia senza un soldo e

oppresso dai debiti, facendosi inviare

dalla moglie i soldi per tornare a casa.

La sua permanenza sulla terraferma

non durò a lungo. Un uomo avventuroso

come Gauguin non poteva restare

“ancorato” per sempre nello stesso

luogo. Nel 1985 vendette tutte le sue

opere e partì per la Polinesia. Non fece

mai più ritorno in Europa, avendo finalmente

trovato in quelle piccole isole

l’anima primitiva che aveva sempre

cercato senza successo nei suoi numerosi

viaggi.


70

Pier Toffoletti

Fearless

PAN | Palazzo delle Arti di Napoli

a cura di Marina Guida

Tutto ciò che vuoi è dall’altra parte della paura.

Jack Canfield

Pier Toffoletti nasce nel 1957 in

provincia di Udine. La sua pittura

ama il corpo e lo sguardo

e dalle sue tele dinamiche ed

espressive, emerge la presenza viva

delle persone ritratte. Fondendo il figurativo

e l’informale - la pittura gestuale

e le sapienti sgocciolature di colore, il

controllo e l’indeterminatezza - le opere

di Toffoletti si presentano come delle

istantanee pittoriche. La relazione tra

pittura e fotografia è il filo rosso che si

dipana in queste tele, che nella vivacità

vibrante di certi improvvisi tocchi di colore

e nelle libere ed avvolgenti pennellate,

lanciano una sfida a certa pittura di

maniera. La gamma cromatica, è prevalentemente

caliginosa, in certi tratti il

colore è quasi steso di piatto, puro, privo

di velature e sfumature. Nero. Marrone.

Qualche tocco di bianco assoluto. Il movimento

delle pennellate sulla superficie

della tela è vigoroso. Ampio. Trasgredisce

così, la leziosità e rifugge il decorativismo

più lezioso.

In questo progetto, dal titolo “Fearless”,

senza paura, Toffoletti dà prova di questa

sua capacità ritrattistica ed omaggia delle

donne impavide e le loro storie particolari

e difficili. Nove tele di grandi dimensioni

dedicate a figure femminili, alcune finite

sotto la luce dei riflettori delle cronache,

altre no, ma tutte accomunate dall’essere

delle donne fuori dal comune che hanno

contribuito con le loro azioni alla lotta all’emarginazione,

alla discriminazione, alla

negazione dei diritti. Sono donne e ragazze

che si sono spese in favore dell’evoluzione

e dell’avanzamento sociale.

Nelle loro storie, troviamo gesti eclatanti,

ma anche piccole, sebbene significative,

sfide quotidiane; in qualche caso, invece,

siamo di fronte a casi di vero e proprio

attivismo.

Sono tanti e diversi, i loro volti e i loro

sguardi. Balkissa Chaibou è una ragazza

del Niger che si è rifiutata di sposarsi a

12 anni e che ha dovuto combattere per

anni per evitare che la famiglia decidesse

(Fearless) - “Lidia Vivoli” - 2019 - cm 150x180

per lei e le imponesse il cugino come marito.

Secondo un rapporto Unicef, il numero

di matrimoni combinati tra

minorenni nelle zone più retrograde del

mon- do, è ancora altissimo. Le ragazze

musiciste dell'Orchestra di Zohra, un’orchestra

tutta al femminile, rischiano la

vita in Afghanistan per portare avanti il

loro sogno: suonare. In un Paese, in cui

le donne devono lottare tutti i giorni per

l’affermazione anche dei più elementari

diritti, questo sembrava un sogno quasi


impossibile da realizzare e invece grazie

alla tenacia e alla forza di Negin Khpalwak,

questo progetto che nasce come un

piccolo gruppo di musica da camera, nel

giro di pochi anni è cresciuto fino a coinvolgere

più di trenta musiciste. Oggi La

Zhora Orchestra diretta da Negin Khpalwak

è un ensamble sinfonico di trentacinque

elementi, tutto al femminile, che

fonde musica occidentale e tradizionale.

Nel 2013 Negin si è esibita al Carnegie

Hall di New York e al Kennedy Center di

Washinton, questa giovane donna rappresenta,

la vittoria della cultura, sulla barbarie.

Tess Asplund, una 42enne di origini

africane, di adozione svedese, è la

protagonista nel 2016 di un gesto coraggioso,

che ha fatto il giro del mondo,

quando ha marciato da sola e silenziosamente

con il pugno chiuso alzato ad un

(Fearless) - “Tess Asplund” - 2019 - cm 150x180

raduno di estrema destra in Svezia, tra le

vie della cittadina svedese Borlange,

bloccando la strada a 300 neonazisti, per

dire no all’intolleranza e alla violenza.

“Ho agito d’istinto - ha, poi raccontato -

Ero così arrabbiata che sono scesa in

strada e mi sono messa di fronte a loro.

Pensavo: no, il neonazismo non può marciare

qui, non va bene, non è giusto. Volevo

fermare il corteo”. Oggi ricopre la

carica di vicepresidente dell'associazione

Fokus Afrofobi, vicina alla causa degli

immigrati. Yusra Mardini, è nata in Siria

a Damasco, il suo sogno è sempre stato

quello di diventare una nuotatrice , sport

che pratica da quando aveva tre anni insieme

a sua sorella Sarah e a suo padre.

Prima dello scoppio della guerra civile in

Siria, Yusra aveva rappresentato la Siria

ai Campionati mondiali di nuoto in vasca

corte 2012 in Turchia. Dopo lo scoppio

della guerra civile, diventa impossibile

continuare ad allenarsi anche la piscina

dove si allenava viene bombardata, il suo

paese viene devastato dai bombardamenti,

è costretta a fuggire insieme alla

sua famiglia. Dopo circa un mese di cammino

che la conduce in Libano, una notte

con la sua famiglia, s’imbarca su un gommone

diretto verso l’isola di Lesbo. Per

l’eccesso di sovraffollamento il natante

incomincia ad imbarcare acqua. Lei e sua

sorella, si tuffano in acqua e trainano a

nuoto il gommone verso la riva. Il loro

sforzo, durato tre ore e trenta minuti, permette

al gruppo di profughi di salvarsi da

un naufragio e raggiungere le coste greche.

Nessuno sapeva nuotare, tranne loro.

Oggi vive a Berlino, dove dal 2016 ho ottenuto

lo status di rifugiato. Nel settem-


72

(Fearless) - “Yusra Mardini” - 2019 - cm 150x180

bre del 2016 davanti all’Assemblea Generale

delle Nazioni Unite, Yusra, ha invocato

il diritto dei rifugiati ad avere

accesso a una sistemazione sicura, all’istruzione,

a mezzi di sussistenza e a opportunità

di formazione. Ha partecipato,

- grazie all'iniziativa del Comitato Olimpico

Internazionale - alle Olimpiadi di

Rio de Janeiro nel 2016 nella squadra

degli atleti rifugiati. La quindicenne svedese

Greta Thunberg nel 2018 è rimasta

seduta per settimane davanti al parlamento

di Stoccolma per protestare contro

l’inattivismo della classe politica rispetto

alla grave questione del riscaldamento

globale. In una sua famosa intervista dichiara:

“Se i politici non fanno niente, è

mia responsabilità morale fare qualcosa.

E poi perché dovrei andare a scuola? I

fatti non contano più. Se i politici non

ascoltano gli scienziati, perché mai dovrei

studiare?”

La giovanissima attivista svedese (sedici

anni) ha tenuto un discorso alla sessione

plenaria della Conferenza sul Clima delle

Nazioni Unite di Katowice, accusando i

governi di non prendere decisioni adeguate

alla gravità dei cambiamenti climatici.

La scacchista ucraina Anna Muzychuk,

campionessa mondiale in carica,

nel 2017 ha annunciato tramite i suoi canali

social, di non voler più difendere i

suoi titoli nei Mondiali in Arabia Saudita

- “Perdo i miei due titoli mondiali solo

perché ho deciso di non andare in Arabia

Saudita, di non giocare con le regole di

altri, di non mettermi l’abaya, di non

dover andare per strada accompagnata

con qualcuno, per, in sintesi, non sentirmi

una persona secondaria. Sono preparata a

lottare per i miei principi e saltare questo

mondiale, in cui avrei potuto guadagnare

più che in una dozzina di competizioni

messe assieme. Tutto ciò è assai molesto,

ma la cosa più terribile è che a nessuno

interessi” - boicottando di fatto la manifestazione,

perché si rifiuta di portare

l’abaya (la tunica d’ordinanza in alcuni

paesi musulmani) perchè vuole sentirsi

una creatura di seconda categoria. Lidia

Vivoli, invece, è una delle ventimila

donne che ogni anno denunciano violenze

da parte dei loro compagni. Lidia è

sopravvissuta all’aggressione del suo

uomo che l’ha ridotta in fin di vita. Va ricordato

che l’Italia è il paese europeo che

detiene il triste primato di femminicidi.

In Italia, una donna viene uccisa ogni due

giorni. Nel 2018 Lidia ha deciso di diramare

le fotografie dei segni della violenza


(Fearless) - “Greta Thunberg”

2019 - cm 160x220

subita, denunciando la paura e la solitudine

delle vittime, esprimendo vicinanza e solidarietà

a chi non ha il coraggio della denuncia.

Gessica Notaro, ex finalista del

concorso di Miss Italia, fu aggredita con

l’acido dal suo ex-fidanzato e nonostante i

molteplici interventi al viso purtroppo non

potrà recuperare l’occhio. Impavida, con le

sue presenze nei media dà un esempio di

forza e di positività alle donne che si trovano

nella sua condizione. Beatrice Vio,

detta Bebè, all’età di undici anni le vengono

amputate gambe e gli avambracci, in

seguito ad una meningite fulminante. La

sua grande ed esemplare voglia di vivere e

di riscatto la portano un anno dopo, grazie

a particolari protesi, a riprendere l’attività

di schermitrice ed a conquistare molteplici

campionati italiani ed europei. Nel 2016

corona il sogno di ogni atleta e vince ai XV

Giochi Paraolimpici di Rio De Janeiro la

medaglia d’oro nella prova individuale.

In questo progetto, l’artista seleziona attentamente,

il suo personale Olimpo di Muse

straordinarie, sia nel senso che so-no fuori

dal comune, dall’ordinario, sia perchè sono

prove di eccezionale coraggio e forza. Toffoletti

compone così un mosaico di rara

bellezza, umana e sociale, intessendo un fil

rouge che costituisce un valore aggiunto

che va ben oltre la gradevolezza estetica

delle singole opere e dei singoli ritratti

delle protagoniste, e anche oltre la sua

stessa abilità ritrattistica.

Fearless, è perciò, un evento speciale, perché

è un atto di civiltà, prima ancora che

un gesto artistico.

Fearless

Pier Toffoletti

A cura di

Marina Guida

Promosso da

Assessorato alla Cultura e al Turismo

del Comune di Napoli

Sede

PAN Palazzo delle Arti di Napoli, Via

dei Mille 60, Napoli

Date

13 giugno – 1 luglio 2019

Inaugurazione

Giovedì 13 giugno 2019, ore 17.30

Orari

Tutti i giorni 10.30- 18.00, la domenica

10.30 – 13.00. Chiuso il martedì.

Ingresso libero

Info al pubblico

PAN | Palazzo delle Arti 081.7958651

pan@comune.napoli.it


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Il Mito di Galatea

di Francesco Buttarelli

Tornare con l'immaginazione

nel mondo

greco vuol dire calarsi

nel pensiero mitologico

che vedeva in

Galatea il prototipo della donna

ideale. Nata come statua, frutto di

un desiderio, Galatea riuscì a prendere

vita grazie all'amore del suo

creatore. Nel corso del tempo la

fantasia degli artisti si è lasciata trasportare

dall'idea di dare vita a una

donna perfetta, riflesso fedele dei

canoni estetici della bellezza e dei

desideri degli uomini. Questa aspirazione

si riflette nel mito greco di

Pigmalione, raccontato da Ovidio

nelle sue metamorfosi. La leggenda

parla di uno scultore che avendo

eseguito una figura femminile in

avorio, si innamora della sua creazione

a cui dà il nome di Galatea;

la statua, a differenza delle creature

umane che ha precedentemente incontrato,

rappresenta il suo ideale

di donna sempre sognato che mai

aveva incontrato tra le mortali. In

un passaggio estremamente significativo

del racconto, Ovidio sottolinea

infatti come Pigmalione fosse

attratto dal concetto di donna ideale,

spirituale e non corrotta. Egli

contempla la sua Galatea e si innamora.

L’accudisce nella speranza

che lei prenda vita, dorme accanto

a lei e le dedica poesie! L'Olimpo

non resta insensibile a questo grido

d'amore, così Afrodite, commossa

da tanto amore, compie il miracolo.

Pigmalione, incredulo e stupito,

vede Galatea aprire gli occhi e lentamente

iniziare a muoversi, poi,


un bacio intenso li unisce fondendo

un amore più forte del

tempo e della realtà. Tra gli artisti

che si cimentarono nel raffigurare

Galatea e Pigmalione

spicca Jean Léon Gérome. Fedele

al racconto di Ovidio, l'autore

sceglie il momento in cui la

statua si anima e si trasforma in

creatura vivente. L'elemento centrale

della scena è l'intenso bacio

tra Pigmalione e Galatea, tra

colui che ha ideato e colei che è

stata creata. Lei incarna il sogno

e il mito dell'amore e nell'opera

c'è tutto Ovidio, che la descrive

bella ed incantevole come solo

gli occhi di un innamorato possono

descrivere. Qualche volta

i sogni si materializzano ed il

poco può diventare immenso ed

eterno. Non è un caso che Shakespeare

commosso dall'amore

di Pigmalione scrivesse: “Non

importa cosa hai trovato alla

fine della corsa; quello che importa

è ciò che hai provato mentre

correvi”.


76

Biografie d’Artista

Talenti del XXI secolo

a cura di Marilena Spataro

Lucio Russo

La leggiadria e semplicità della forma per una scultura

intensa che racconta il sogno romantico di terre lontane

Nato a Grottolella nel marzo del

1952, Lucio Russo è irpino di

nascita e ravennate d'adozione.

Nel suo DNA c'è il culto della

bellezza. Le sue sculture denunciano un

amore profondo per la materia, sentimento

questo che ha le sue radici nell'infanzia trascorsa

nella sua terra d'origine. Ha frequentato

prima l'Istituto d'Arte di Avellino, trasferitosi

in giovane età a Ravenna, ha poi proseguito

con gli studi presso l'Istituto Arte Mosaico di

Ravenna. Ha esposto in spazi pubblici e privati.

Tra le sue mostre si ricordano: Biblioteca

Comunale di Grottolella, Galleria Ess&rrE

Porto Turistico di Roma, Pinacoteca A. Ricci

di Monte San Martino, Galleria Ronchini Faenza.

Di recente una sua scultura è entrata a

far parte delle prestigiose collezioni permanenti

della Pinacoteca A. Ricci di Monte San

Martino. L'opera, in legno e bianco di Carrara,

dal titolo eloquente “Resurrezione”, è stata

donata dall'artista a Monte San Martino, colpito

dal sisma del 2016, in omaggio al coraggio

e alla voglia di riscatto dimostrati in questi

anni dalla comunità della bella cittadina marchigiana.

“Lucio Russo trova la sua peculiarità nella levigatezza

delle forme del legno, curve sintetiche

ed esplosive seguendo le quali potere

attraversare i battiti di polso dell'universo”.

(Alberto Gross)

“Equilibrio” - scultura in legno - foto g.biserni

“Alito di vento” - Pietra di Ostuni - 2015 - foto g. biserni

“Lucio Russo ha scelto, fin dagli

esordi della sua carriera, di lavorare

in religioso silenzio mantenendo un

immutato amore per il legno, che

continua a prediligere per le sue

sculture alla quali ama imprimere

un segno stilistico ispirato a forme

e tradizioni esotiche provenienti da

mondi lontani. Il suo linguaggio artistico

profondamente moderno, invece

che impedire, esalta la componente

più poetica del suo lavoro

dove ai richiami di evidente matrice

romantica, non di rado si affiancano

raffinate suggestioni dal fascino

erotico”

(Marilena Spataro)

Studio e abitazione: Via Oreste Beltrami, 7 - 48100 Ravenna - cell. 335 6664540 – email: gianluc.1999@hotmail.com


MOSTRA PERSONALE

ROSSANA CHIAPPORI

DALL’ 8 AL 19 OTTOBRE 2019

“LA PREZIOSITA’ DELLA MATERIA PALPITA VITALE NELL’OPERA”

“Tripudio Rosso” - 2014 - olio su tela - cm. 50X70

L’originale accostamento della stoffa con la pittura si rallegra di un’armonia coloristica assoluta e di un’atmosfera fiabesca

che supera la realtà per approdare ad una dimensione di grande animazione. La struttura ben controllata, il colore carico di

emotiva e la solennità della materia ad olio su tela hanno un ruolo fondamentale all’interno dell’opera, quasi esclusivo. La

preparazione della tecnica mista olio su collage in tessuto dà vita ad una descrizione di notevole capacità tecnica e ad una

espressione pittorica raffinata. L’artista Rossana Chiappori, concentrata soprattutto sui collage, riesce a trasformare ogni

sua opera in un momento magico e favolistico, in cui la forma e la materia offrono un impatto visivo efficace e ricco di incantevoli

vibrazioni emozionali. è un’arte che utilizza la stoffa per decorare e per raccontare un mondo di profonda interiorità

dove il passato e il presente vivono di una ricerca sempre più appassionata e ricca di estro. Effetti di luce e di ombre, di

pieni e di vuoti che, magistralmente realizzati, evidenziano una costruzione impegnata per un evidente risultato di grande

studio e di sensibilità. Rossana Chiappori, realista e fantasiosa, crea opere di particolare interesse per il fruitore con una

propria formazione pittorica e con una forte identità artistica. I suoi soggetti, che nascono da una formazione figurativa di

notevole maestria, acquistano un linguaggio unico e contemporaneo ed una compositiva piena di energia. è un’arte sostenuta

da un impianto riconoscibile e che mostra un perfetto equilibrio tra la compiutezza formale-cromatica e il fascino della

materia tanto da evidenziare un autentico e preciso percorso. Esiste, nell’iter dell’artista Rossana Chiappori, un crescente

piacere nell’osservare le sue creazioni colme di gioia e di valorosi contenuti che non fanno altro che elogiare ancora di più

la sua anima sensibile e la sostanza dell’emozione reale.

Monia Malinpensa (Art Director- Giornalista)

MOSTRA PERSONALE A CURA DI MONIA MALINPENSA

REFERENZE E QUOTAZIONI PRESSO LA MALINPENSA GALLERIA D’ARTE By LA TELACCIA

Malinpensa by La Telaccia - Corso Inghilterra, 51 - 10138 Torino

Tel +39.011.5628220 - +39.347.2257267

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ORARIO GALLERIA: DAL MARTEDI AL SABATO DALLE 10,30 ALLE 12,30 - 16,00 ALLE 19,00


78

IL Codex Purpureus Rossanensis

del Museo Diocesano

di Rossano Calabro

Un antichissimo tesoro dell'arte miniata rivive nelle copie facsimilari

della Franco Cosimo Panini Editore di Modena

di Marilena Spataro

Ph. Michele Abastante

Nel 2018 la Diocesi di Rossano

ha fatto realizzare dalla Franco

Cosimo Panini Editore di

Modena l'edizione facsimilare

in sole 5 copie del prezioso Codex Purpureus

Rossanensis, evangeliario del VI

secolo, tra i più antichi codici del mondo

custodito da secoli a Rossano, oggi esposto

presso il Museo Diocesano e del Codex

della bella cittadina calabrese.

Il progetto è nato su ispirazione dell’Arcivescovo

della Diocesi di Rossano-Cariati

Monsignor Giuseppe Satriano, che

ha commissionato alla casa editrice

Franco Cosimo Panini il lavoro in virtù

della sua consolidata esperienza nell'ambito

dell'editoria facsimilare, iniziata nel

1996 con la riproduzione in facsimile

della Bibbia di Borso d'Este, capolavoro

assoluto della miniatura italiana del Rinascimento.

La realizzazione delle cinque copie in

facsimile del Codex Purpureus rappresenta

una importante operazione culturale,

scientifica e di tutela intrapresa in

stretta collaborazione con il Museo Diocesano

e del Codex per consentire la visione

e l’esposizione fuori sede dell’importante

manoscritto, anche e soprattutto

dopo l’impegnativo restauro conservativo

presso l’ICRCPAL di Roma che lo

ha riportato al suo antico splendore.

Il Codex Purpureus Rossanensis, che nel

2015 è stato riconosciuto Patrimonio dell'Umanità,

è un evangeliario greco miniato

che risale al VI secolo e comprende

i testi di Matteo e di Marco e una parte

della lettera di Eusebio a Carpiano sulla

concordanza dei Vangeli. Le 15 miniature,

che illustrano alcuni dei momenti

più significativi della vita e della predicazione

di Gesù, arricchiscono questo

straordinario manoscritto giunto fino a

noi in un eccezionale stato di conservazione.


Il pregio del Codex Rossanensis è dato

anche dalla raffinata pergamena purpurea

delle sue pagine, accuratamente riprodotta

anche nella nuova edizione in facsimile.

Preziosa la collaborazione dell’Associazione

“Insieme per Camminare”, ente gestore

del Museo Diocesano e del Codex,

sia nella fase preparatoria del lavoro sia

per la promozione del Codex attraverso

l’esposizione dei facsimile sui palcoscenici

culturali internazionali.

Date le peculiarità di questo magnifico

codice, sono stati necessari studi approfonditi

e oltre un anno di lavoro per raggiungere

il risultato di maggiore fedeltà

possibile nella riproduzione. Sono state

messe a punto tecniche di stampa digitali

estremamente avanzate e complesse perfezionate

durante il periodo di lavorazione

dell'opera. Grazie a questa nuova

procedura è stato possibile realizzare una

vera e propria edizione facsimilare, ma di

sole cinque copie.

Come spiega lo stesso Vescovo, Giuseppe

Satriano «Questo codice è un bene

che viene da lontano e che ci è stato consegnato

come un dono e, come tutti i

doni, va custodito con un particolare

senso di responsabilità». «Una custodia

che però – sottolinea l'alto prelato - non

deve essere solo preservazione, ma deve

rientrare in una dinamica che porti a una

sempre maggiore conoscenza di questo

bene nelle varie realtà del mondo. Oggi

il Codice, che poi in realtà è un evangeliario,

è custodito in un tabernacolo nel

nostro rinnovato Museo diocesano, dove

è visibile, ma non più consultabile, proprio

per essere preservato al meglio, consultabile

e sfogliabile, tanto da consentire

di conoscerne la bellezza pure dal punto

di vista tattile, è, invece, una delle 5 copie

realizzate di recente, copie che più che

facsmili sono dei facs idem, “clonate” in


80

Ph. Michele Abastante

modo così perfetto da rendere l'idea della

consultazione delle pagine dell'originale».

Le visite al Codice rientrano in un

più ampio percorso turistico culturale che

coinvolge tutta l'area di Rossano «un

vasto territorio ricco di bellezze artistiche,

architettoniche, culturali e naturalistiche,

che merita di essere conosciuto e

valorizzato» commenta Monsignor Satriano.

Che conclude «Per gestire tali percorsi

ci siamo affidati ai giovani dell’Associazione

“Insieme per Camminare”,

che lavorano con grande professionalità

e competenza. Altro obiettivo importante

che perseguiamo è di inserire il

Codex nell'ambito di percorsi similari che

si realizzano a livello internazionale e che

ci consentano di far conoscere internazionalmente

questo prezioso e raro prodotto

dell'antica arte miniata: una meravigliosa

opera d'arte e importante testimonianza

della cultura e della dottrina cristiana. Ad

assolvere questo compito abbiamo destinato

due delle cinque copie realizzate e

che, auspichiamo, vadano per il mondo,

delle altre tre copie, una, come già detto,

è esposta nel nostro Museo, un'altra abbiamo

avuto l'onore di donarla a Papa

Francesco e un'altra ancora al Presidente

della Repubblica, Sergio Mattarella».


www.tornabuoniarte.it

“Dedicato” - 2007 - olio su tela - cm 160 x 130

Piero Pizzi Cannella

Firenze 50125 - Lungarno Benvenuto Cellini, 3 Tel.+39 055 6812697 / 6813360 - info@tornabuoniarte.it

Milano 20121 - Via Fatebenefratelli, 34/36 - Tel. +39 02 6554841 - milano@tornabuoniarte.it

Forte dei Marmi 55042 - Piazza Marconi, 2 - Tel +39 0584 787030 - fortedeimarmi@tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - Antichità - Via Maggio, 40/r - Tel. +39 055 2670260 - antichita@tornabuoniarte.it


82

MOSTRE D’A R T E In I T

a cura di Silvana Gatti

BARD (AO)

MAISOn BlEuE ART GAllERY

DAl: 27 luGlIO 2019

fInO Al: 9 AGOSTO 2019

ROBERTO BAlDuccI

Inaugurazione sabato 27/07/2019

ore 16.30 ingresso libero

a luglio aperto sabato e domenica

ore 10.30 - 12.30 e 14.30 - 19.00

da agosto aperti tutti i giorni con lo stesso

orario (escluso il lunedi)

A Bard una mostra di Roberto Balducci,

classe 1960, nato a Bari e figlio d’arte, che

ha appreso a dipingere dal padre Franco e

dai suoi colleghi, dimostrando ben presto

di far tesoro dei consigli ricevuti arricchendoli

con la propria fantasia. Vincitore di

numerosi concorsi, Balducci è affascinato

dai miti del passato, e la sua ricerca artistica

continua senza sosta sino al 1994,

anno in cui vedendo la Sacra Sindone ha

come una folgorazione, che lo conduce

all’attuale linguaggio pittorico. L’immagine

dell’uomo impressa sul Sacro telo è

per Balducci la chiave di volta per raffigurare

il tempo, il filo rosso per collegare il

passato al futuro, trasmettendo ai posteri

un’emozione. Ed ecco che l’artista riporta

nei suoi dipinti linee verticali come impronte

indelebili, intervallate da linee in

dissolvenza, piegature che raccontano il

trascorrere del tempo creando un ponte

verso il futuro. Linee che Balducci traccia

con originalità nei suoi paesaggi, quasi a

volerli preservare da un futuro che incombe

incerto. Perché, in fondo, la missione

degli artisti è proprio quella di trasmettere

un messaggio che vada oltre la

propria esistenza, documentando un’epoca

in continuo mutamento.

BEllunO

PA l A Z ZO f u lc I S

fInO Al: 22 SETTEMBRE 2019

SEBA STIAnO R IccI. RIVAlI

ED EREDI. OPERE DEl SETTEcEnTO

DEllA fOnDA ZIOnE

cARIVEROnA

Questa rassegna è proposta dai Musei Civici

di Belluno e dalla Fondazione Cariverona. La

mostra documenta l’influenza svolta da Sebastiano

Ricci, nella pittura di storia e religiosa, e

dal nipote Marco Ricci, nel paesaggio. I due

artisti hanno avuto un ruolo chiave sia in Italia

che in Europa, grazie ai loro committenti.

“Scegliendo le opere della Collezione Cariverona

tra quelle realizzate negli anni di attività

dei due maestri, viene dunque naturale identificare

nelle tele di Andrea Celesti, Antonio Bellucci,

Giovan Gioseffo Dal Sole, quegli elementi

che costituirono le premesse su cui

venne a costruirsi, tra libertà materica, accademismo

di fine Seicento e cultura emiliana, il

complesso retroterra culturale da cui prese le

mosse la grande operazione condotta da Sebastiano”,

anticipa il curatore Denis Ton. L’esposizione

di opere di Jacopo Amigoni e Antonio

Pellegrini ricostruisce un incontro fra le tendenze

di inizio Settecento. Ricci, Pellegrini e

Amigoni hanno trasformato l’arte veneziana

ed europea, e furono rivali sia a Venezia che in

Inghilterra. Artisti come Francesco Fontebasso

e Nicola Grassi documentano l’influenza di

Ricci sui suoi allievi ed altri maestri coevi. Talvolta

Sebastiano fu attivo nel tema delle cosìddette

‘Teste di carattere’, figure ritratte al naturale

e interpretate da artisti ricercati dal mercato

settecentesco quali Francesco Nogari, che

fece tesoro della grande lezione di libertà pittorica

promossa dal pittore bellunese, e Pietro

Rotari. L’influenza di Marco Ricci fu notevole

nella pittura di paesaggio, talvolta lavorando

insieme a Sebastiano.

DOMODOSSOlA

cASA DE RODIS

DAl: 25 MAGGIO 2019

fInO Al: 2 GIuGnO 2 0 1 9

cARlO fORnARA AllE RA -

DIcI DEl DIVISIOnISMO

1890 -1910

Questa mostra, a cura di Annie-Paule

Quinsac, è proposta dalla Collezione

Poscio nella Casa De Rodis. Viene

documentato il periodo più creativo

del maestro, tra il 1890 ed il 1910.

Negli anni Novanta dell’800 Fornara

si formò sotto la guida di Carlo Cavalli,

erede spirituale del marsigliese

Adolphe Monticelli. Anni in cui, acquisita

la tecnica monticelliana, elabora

un linguaggio luminista di pittura

spatolata con pennellate a effetto

smalto. Questa fase muterà dopo l’incontro

con Giovanni Segantini, cui fa

da assistente dal 1898. Nel primo decennio

del ‘900, Fornara mostra una

pittura divisionista che, superando la

visione segantiniana, dipinge con originalità

la Valle Vigezzo, dove era

nato nel 1871. Tra il 1894 ed il 1895,

a Lione si avvicina al neoimpressionismo,

che si manifesta nell’opera En

plein air, rifiutata nel 1897 dalla terza

Biennale di Brera. Nel 1899 partecipa

all’Esposizione internazionale d’arte

di Venezia e, grazie ai Grubicy, fu

presente alle maggiori mostre del periodo.

Si allontanò dal divisionismo

negli anni venti, quando iniziò una

sua personale ricerca pittorica. Dal

1922, dipinse in Val Vigezzo sino alla

morte, nel 1968.


A l I A E fuORI cOnfInE

fERRARA

MEIS

fInO Al: 15 SETTEMBRE 2 0 1 9

Il RInAScIMEnTO PARlA EBRAIcO

L’esposizione, a cura di Giulio Busi e Silvana

Greco, affronta un periodo decisivo

per la formazione dell’identità italiana, documentando

la presenza degli ebrei e il dialogo

culturale con la cultura cristiana. E-

sposte opere pittoriche come la Sacra famiglia

e famiglia del Battista (1504-1506) di

Andrea Mantegna, la Nascita della Vergine

(1502-1507) di Vittore Carpaccio e la Disputa

di Gesù con i dottori del Tempio

(1519-1525) di Ludovico Mazzolino, Elia

e Eliseo del Sassetta, che riportano scritte

in ebraico. Manoscritti miniati ebraici, di

foggia rinascimentale, come la Guida dei

perplessi di Maimonide (1349), acquistato

dallo Stato italiano. O l’Arca Santa lignea

più antica d’Italia, o il Rotolo della Torah

di Biella, un’antichissima pergamena della

Bibbia ebraica, ancora usata nella liturgia

sinagogale. Nel Rinascimento gli ebrei erano

in prima fila, attivi e intraprendenti. A

periodi alterni accolti e ben visti, nel ruolo

di prestatori, medici, mercanti, oppure oggetto

di pregiudizio. Ricostruire tale periodo

significa riconoscere il debito della

cultura italiana verso l’ebraismo ed esplorare

i presupposti ebraici della civiltà rinascimentale,

ammettendo che questa compenetrazione

non è sempre stata sinonimo

di armonia, ma ha comportato intolleranza,

contraddizioni, esclusione sociale e violenza

ai danni del gruppo ebraico, impegnato

nella difesa della propria specificità.

Una lezione della storia d’Italia da raccontare

per un’Europa multiculturale e chiamata

a interrogarsi sulle proprie radici.

fIREnZE

VIllA BARDInI

fInO Al: 22 SETTEMBRE 2019

A PASSI DI DAnZA. ISADORA

DuncAn E lE ARTI fIGuRATIVE In

ITAlIA TRA OTTOcEnTO E AVAn-

GuARDIA

Per la prima volta in Italia la danzatrice

americana Isadora Duncan è protagonista

di una mostra, a Villa Bardini e al Museo

Stefano Bardini, dedicata a lei e agli artisti

italiani che ne hanno subito il fascino. La

mostra è a cura di Maria Flora Giubilei e

Carlo Sisi, in collaborazione con Rossella

Campana, Eleonora Barbara Nomellini e

Patrizia Veroli, promossa da Fondazione

CR Firenze e da Fondazione Parchi Monumentali

Bardini e Peyron, con il patrocinio

del Comune di Firenze, in collaborazione

con il Museo Stefano Bardi- ni.

Dipinti, sculture e documenti fra i quali

foto inedite ripercorrono il legame della

fondatrice della danza moderna con l’Italia

e l’influenza che ebbe nel contesto internazionale.

I 175 pezzi sono esposti su

due piani di Villa Bardini, mentre una speciale

sezione dedicata alle grandi sculture

e dipinti è allestita nel Museo Stefano

Bardini. Ribelle e carismatica, Isadora si

distinse per il suo danzare svincolata da

condizionamenti sociali. La mostra documenta

la liberazione del corpo femmi- nile

da costrizioni, traendo ispirazione dal

mondo archeologico e classico. "È un’ottica

inconsueta quella offerta dalla mostra

- afferma Umberto Tombari, presidente

della Fondazione CR Firenze - che illustra

in modo chiaro analogie e differenze tra

balletto e danza, anche a chi si accosti per

la prima volta a questo mondo. Se nel passato

quello che oggi definiamo “spettacolo

dal vivo” era parte integrante non

solo della cultura, ma del vivere civile e

della vita sociale, oggi lo è in maniera

marginale ed è proprio per questo che la

Fondazione è impegnata in vari progetti

legati all’incremento dei nuovi pubblici".

JESOlO lIDO (VE)

PIAZZE MARcOnI, DRAGO E cARDuccI

fInO Al: 21 GIuGnO 2019

MMP MAnZù MESSInA PEREZ

L’incontro con l’arte contemporanea, avviato

nel 2018 tra l’Associazione Culturale

FAIarte A.P.S. con la Direzione

Artistica di Andrea Vizzini e la Città di

Jesolo, prosegue con la scultura figurativa

del ‘900 italiano. Lo fa ospitando

nelle piazze otto opere di Giacomo Manzù,

Francesco Messina e Augusto Perez.

Manzù (1908 – 1991) viene accolto in

Piazza Marconi, Perez (1929 – 2000) in

Piazza Drago e Messina (1900 – 1995) in

Piazza Carducci. Il pubblico può ammirare

il Grande Cardinale seduto di Manzù,

opera in bronzo di oltre due metri,

Adamo ed Eva di Messina, in granito

rosso, e La Notte (Edipo e la Sfinge), una

grande porta in bronzo nero di Perez che

si estende per quasi quattro metri. Manzù,

Messina e Perez sono stati protagonisti

della Biennale veneziana. Insieme al

Grande cardinale seduto, noto soggetto

di Manzù, lo scultore bergamasco è presente

a Jesolo con Tebe seduta e Tebe in

poltrona che appartengono ad un ciclo di

opere degli anni ottanta. Significativa la

scultura Adamo ed Eva di Messina, tematica

presente nella ricerca dell’artista sin

dal 1947. Le due figure sono raffigurate

come amanti che guardano verso il cielo

in una meditazione che coinvolge il presente.

Di timbro drammatico La Notte

(Edipo e la Sfinge) di Perez, che introduce

lo spettatore nella caverna segreta

della sua arte, dove ogni elemento apre

uno scenario d’infinite possibilità; queste

coinvolgono il destino della scultura con

risvolti storici e mitologici. “La porta”,

ha scritto Perez, “diventava un labirinto.

Edipo e la Sfinge vedono sulla porta se

stessi e persino la porta”.


84

MOSTRE D’A R T E In I T

MIlAnO

MuSEO DEl nOVEcEnTO

DAl 5 luGlIO 2019

fInO Al: 6 OTTOBRE 2019

REMO BIAncO. lE IMPROnTE DEllA

MEMORIA

Al Museo del Novecento, questa mostra

condurrà lo spettatore tra le diverse

incursioni che Bianco ha fatto

nella memoria.

Le sue opere sono frutto di scampoli

di memoria, frammenti di materia raccolti

con ostinazione perché testimonianze

di vita vissuta. Per Bianco

nella vita tutto è momentaneo, provvisorio,

effimero, solo l’istante è la

vera unità di tempo dell’esistenza.

Pensiero, questo, maturato da Bianco

ancor prima di dipingere, quando a

soli diciassette anni aveva iniziato a

frequentare colui che ha sempre considerato

un maestro di vita prima che

di arte: Filippo de Pisis. Per Bianco la

memoria si traduce nell’ossessivo e

caparbio tentativo di salvaguardare

una serie infinita di oggetti minuti, rimasugli

ormai inutili, quali giocattoli,

scampoli di stoffa, pezzi di carta, palline

di polistirolo, quisquiglie domestiche.

Elementi che per Bianco diventano

reperti preziosi, in quanto

ciascuno di essi è una reminiscenza,

e dunque un prezioso ricordo di un attimo

di vita vissuta o sognata. Allora,

per non farseli sfuggire li imprigiona

nel gesso, li seppellisce sotto una coltre

di neve, li clona nella gomma o

nella carta, li chiude come referti in

sterili sacchettini di plastica o li rievoca

tra i magici riflessi di riquadri

dorati. Un artista unico nel suo genere,

che val la pena di conoscere in

questa esauriente mostra milanese.

MODEnA

MuSEO DEllA fIGuRInA, PAlAZZO

SAnTA MARGHERITA (cORSO cAnAlGRAnDE

103)

fInO Al 25 AGOSTO 2019

POP THERAPY. lO SPIRITO RIVOlu-

ZIOnARIO DEllE fIGuRInE fIO-

RuccI

Questa esposizione, curata da Diana

Baldon, direttrice di FONDAZIONE

MODENA ARTI VISIVE, e Francesca

Fontana, curatrice del Museo della

Figurina, analizza il ‘fenomeno

Fiorucci’ attraverso 200 figurine dell’album

Fiorucci Stickers, pubblicato

nel 1984 dalle Edizioni Panini, e riassume

l’immagine grafica della casa di

moda milanese. Ai tempi della pubblicazione,

le figurine erano veri e

propri oggetti di design, utilizzabili

per decorare diari, motorini, ante di

armadi. Fiorucci Story propone alcune

delle immagini più iconiche del

marchio, dai candidi angioletti elaborati

da Italo Lupi nel 1970, alla

pubblicità incentrata sul nudo femminile

concepita da fotografi e grafici

come Oliviero Toscani e Augusto

Vignali. Electron rivela dischi volanti,

circuiti, robot, videogames; Pin

Up propone gli stereotipi di donne

sensuali e ammiccanti “made in USA”;

Dance è un compendio della storia

del ballo; Romance è incentrato sull’amore

e la passione; Swim, infine,

celebra la vita di mare. La mostra

termina con una sezione dedicata ai

negozi Fiorucci, la cui realizzazione

veniva affidata a importanti architetti

e designer. Sono esposti studi e progetti

degli spazi e dell'arredamento,

nonché alcune fotografie dei punti

vendita, tutti provenienti dallo CSAC

- Centro Studi e Archivio della Comunicazione

dell’Università di Parma.

La rassegna è arricchita da oggetti

quali abiti, accessori, scatole in

latta e riviste d'epoca concessi in

prestito da collezionisti privati. Catalogo

Franco Cosimo Panini

nAPOlI

MAnn - MuSEO ARcHEOlOGIcO

fInO Al: 31 AGOSTO 2019

BluB - l’ARTE SA nuOTARE

Blub è uno degli street artist italiani

attualmente più in voga, in quanto ha

attirato intorno a sé l’attenzione dei

media, dei cittadini della sua Firenze

e anche del mondo dei social network.

Blub, pseudonimo dell’artista

fiorentino diventato famoso in Italia

per le sue opere seriali targate “L’arte

sa nuotare”, non poteva mancare

in una città legata da sempre al mare

come Napoli. In questa mostra, raffigurazioni

di personaggi reali ed

immaginari, ritratti con la maschera

da sub. L’artista, giocosamente, ha

ritratto in giro per le città personaggi

celebri di opere d’arte, i grandi maestri

dell’arte, del cinema, della musica

e persino della moda, ritratti con

una maschera da sub, come se fossero

immersi nell’acqua. Tra tutti, la

ragazza con l’orecchino del Vermeer,

Leonardo da Vinci, il putto di Raffaello,

la Venere di Botticelli e il David

di Michelangelo, tutti con la maschera

da sub. È l’idea giocosa dell’artista

che ha voluto ironizzare

sulla crisi incombente di questi anni.

Da sempre, basta pensare alla vita

travagliata di Van Gogh, il disagio e

le problematiche sociali generano

l’arte, che diventa un modo per comunicare.

E se le difficoltà degli ultimi

decenni tempi ci fanno sentire

con l’acqua alla gola, forse basta

mettere una maschera e affrontare la

realtà.


A l I A E fuORI cOnfInE

PARMA

cOMPlESSO MOnuMEnTAlE DEllA

PIlOTTA, GAllERIA nAZIOnAlE

DAl: 18 MAGGIO 2019

fInO Al: 12 AGOSTO 2019

lA fORTunA DEllA ScAPIlIATA DI

lEOnARDO DA VIncI

Oltre a quattro opere di Leonardo, in questa

mostra sono esposte opere di Gherardo Starnina,

Bernardino Luini, Hans Holbein, Tintoretto,

Giovanni Lanfranco, riunite intorno alla

“Scapiliata”, patrimonio del Complesso Monumentale

della Pilotta. La mostra, organizzata

dal Complesso Monumentale della Pilotta e

Fondazione Cariparma, rientra tra quelle ufficiali

per le Celebrazioni dei 500 anni dalla

morte di Leonardo da Vinci. Il volto della Scapiliata

non presenta alcuna cuffia, crocchia o

velo, ed i capelli sono liberi, lunghi, mossi dal

vento. Lei ha gli occhi rivolti in basso, pudica

e quasi solenne. Ma, grazie alla sua chioma

selvaggia, è seducente. La “Scapiliata” di Leonardo

è forza, libertà, femminilità. Nella prima

sezione esposte alcune antichità e i primi passi

della ricerca pittorica rinascimentale che troverà

in Leonardo la sua massima espressione.

Nella seconda dipinti e disegni originali di

Leonardo o di ambito fiorentino, in cui è trattato

il tema dei capelli scomposti, tra cui la nota

Leda degli Uffizi. Sono poi riunite derivazioni

antiche del tema leonardesco, con opere di

Giovanni Agostino da Lodi e Bernardino

Luini. La terza sezione è un excursus sul pittore

e scultore Gaetano Callani che nella sua

collezione accolse la Scapiliata di Leonardo.

La mostra si sofferma anche sulla figura di

Paolo Toschi, all’epoca direttore delle Gallerie

dell’Accademia di Belle Arti di Parma. Tra le

sue acquisizioni, opere provenienti dalle collezioni

Callani Sanvitale e Baiardi. Oggi la critica

accoglie unanimemente l’attribuzione a

Leonardo, riconosciuta come autografa dai

maggiori specialisti e dalle recenti mostre

su Leonardo.

ROMA

GAllERIA BORGHESE

fInO Al: 28 luGlIO 2019

lucIO fOnTAnA. TERRA E OR0

Foto in alto © Ph. Niccolò Ara/Fondazione

Lucio Fontana by SIAE 2019 Lucio

Fontana. Terra e oro, Galleria Borghese.

Veduta dell’installazione, 2019

Questa mostra, a cura di Anna Coliva, è

dedicata a due filoni di Lucio Fontana,

quello della ceramica e quello dei dipinti,

nel tema delle Crocifissioni e in quello dell’oro.

Le opere, Realizzate tra il 1958 e il

1968, sono circa cinquanta. Mentre nella

storia dell’arte lo spazio è “rappresentato”

nella maniera più varia e innovativa, Fontana

lo spazio non lo rappresenta, ma lo

crea. Egli supera radicalmente il concetto

di spazio “raffigurato”, e costruisce lo spazio

nuovo. Il risultato di creare una nuova

dimensione è ancor più esaltato nei dipinti

d’oro di Fontana che acquisiscono una dimensione

metafisica per via dell’oro. Oro

come elemento che, come nell’antichità

classica, paleocristiana, medievale e rinascimentale,

è sintesi di luce e spazio. Per

rafforzare la relazione estetica e concettuale

che la Galleria innesca con i Concetti

spaziali in oro di Fontana si affianca, dalla

sua produzione di ceramiche, una serie di

Crocifissioni, tutte scosse da un fremito

scomposto di origine ancora barocca e

dove infatti l’idea spaziale è trattata ancora

come “rappresentazione”, come avviene nelle

opere classiche, non con la soluzione dirompente

che avrà nei ‘buchi’ e nei ‘tagli’. Per

sottolineare la diversità fra la trattazione

dello spazio nell’arte antica e la portata

esplosiva della dimensione altra conquistata

da Fontana con tagli e buchi, i dipinti

moderni sono mescolati nell’allestimento

della collezione permanente nella galleria

delle pitture mentre le ceramiche sono

esposte nel piano dedicato alla scultura in

una prospettiva che le staglia sui fondali

del salone, assieme ai mosaici e ai marmi

an- tico-romani e barocchi.

REGGIO EMIlIA

GAllERIA D’ARTE 2000 & nO-

VEcEnTO

fInO Al: 30 SETTEMBRE 2019

nOTE cOPnTEMPORAnEE. MOTIVI

ARTISTIcI A cOnfROnTO DAGlI

AnnI ‘60 AD OGGI

Questa mostra presenta opere di Piero

Gilardi, Giorgio Griffa, Mario Schifano,

Jorrit Tornquist ed altri autori selezionati.

La mostra comprende quattordici

opere di firme riconoscibili, che

ripercorrono la ricerca e la storia della

produzione artistica nazionale. In mostra

due opere di Piero Gilardi che profeticamente

ha anticipato temi centralissimi

nel dibattito artistico del nostro

presente, come il rispetto nei confronti

della natura ormai impoverita ed imbruttita

dalla presenza dell’uomo. Di

Giorgio Griffa (1936) un’opera della

seconda metà degli anni ’70 riferibile al

ciclo dei Segni primari, in cui l’idea o

il concetto eliminano l’arbitrio, il casuale,

il caotico, l’emotivo e il soggettivo,

esaltando il controllo, la chiarezza

e la sobrietà. Mario Schifano, uno dei

più importanti, trasgressivi ed originali

artisti italiani e nume tutelare della Pop

Art italiana – è presente con una grande

tela del 1973/1978 caratterizzata

dalla sua pittura gestuale, carica di sentimento

vitale, di tocchi veloci e di forti

accensioni cromatiche, mentre il lavoro

in mostra dell’austriaco Jorrit Tornquist

(1938) nasce da uno studio innovativo

dei meccanismi della visione,

dei fenomeni ottici e luminosi, in linea

con i progressi scientifici dal dopoguerra

in poi. In esposizione anche

opere di Enrico Della Torre, Gianfranco

Ferroni, Omar Galliani, Marco Gastini,

Mimmo Iacopino, Walter Valentini,

Renzo Vespignani, Gianfranco

Zappettini.


86

MOSTRE D’A R T E In I T

TREVISO

MuSEO nAZIOnAlE cOllEZIOnE

SAlcE

fInO Al: 13 OTTOBRE 2019

METlIcOVITZ. l’ARTE DEl DESI-

DERIO. MAnIfESTI DI un PIOnIERE

DEllA PuBBlIcITà

Giovanni Ricordi chiedeva da 5 a 10 lire a

Nando Salce, collezionista, nel febbraio

1904, per vendergli le novità create da Leopoldo

Metlicovitz. Salce aderiva alle richieste

dell’editore milanese in quanto

apprezzava l’opera dell’incisore triestino e

la grafica delle sue creazioni per Casa Ricordi.

La mostra documenta il rapporto di

Metlicovitz con la Ricordi, ed esplora gli

aspetti della sua produzione grafica, dai

calendari alle piccole locandine. “Creazioni”

che nella loro specificità mostrano il

“marchio Metlicovitz”. Viene approfondito

il tema del paesaggio, con manifesti turistici

o dedicati a prodotti agricoli, che evidenziano

il paesaggio, insieme ai manifesti

che pubblicizzano l’automobile in cui l’ambiente

funge da sfondo. Di Metlicovitz

sono esposti manifesti dedicati a prodotti

commerciali e industriali, ed a eventi come

l’Esposizione internazionale di Milano del

1906, e opere liriche, da Madama Butterfly

a Turandot. Metlicovitz, dopo l’apprendistato

tra Trieste ed Udine, nel 1888 approdò

a Milano dove, grazie a Giulio Ricordi,

diede sfogo alla sua creatività, sia come

esperto di arte cromolitografica che come

disegnatore e inventore degli “avvisi figurati”

(così chiamati allora) che segnarono

la nascita dell’arte del cartellonismo in sintonia

con quanto il “modernismo” proponeva

sotto i vari nomi di Jugendstil, Modern

Style, Art Nouveau, Liberty.

VEnEZIA

cA’ fOScARI ESPOSIZIOnI

fInO Al: 3 nOVEMBRE 2019

GElY KORZHEV. BAcK TO VEnIcE

Torna a Venezia Gely Korzhev (1925-2012), 57

anni dopo la sua partecipazione alla XXXI

Biennale, quando, assieme a Viktor Popkov, risultò,

nel padiglione dell’URSS, la voce più

convincente del cosiddetto “stile severo” che

cercava una via espressiva d’uscita dai canoni

ferrei dell’epoca staliniana. A cura di Faina Balachovskaja,

Giuseppe Barbieri, Silvia Burini E

Nadezhda Stepanova, la mostra è realizzata

grazie a un’azione congiunta tra Galleria Tret’-

jakov, the Institute of Russian Realist Art e il

Centro Studi sulle Arti della Russia (CSAR) di

Ca’ Foscari, col sostegno di IntesaSanpaolo. La

mostra restituisce, con documenti, foto, proiezioni,

e col ricorso alle Information and Communication

Technologies, il trittico del pittore

russo, la sala Korzhev e altri segni presenti nel

Padiglione del 1962. La rassegna procede per

nuclei tematici, focalizzandosi sugli aspetti rilevanti

della produzione dell’artista: esposti i

monumentali nudi, le nature morte, ed alcuni

esempi della sua originale declinazione della

pittura realista sovietica; il centro essenziale del

percorso si impernia sulle immagini dolenti

della memoria degli anni della Grande Guerra

Patriottica, che è il nome russo della Seconda

Guerra Mondiale, che sono anche i capolavori

che hanno garantito a Korzhev il riconoscimento

internazionale: Tracce di guerra (1963-

1964) fu prescelto, tra oltre 500 opere esposte,

come manifesto per la grande esposizione

“Berlino-Mosca Mosca-Berlino” del 2003 al

Martin Gropius Bau. La rassegna si chiude con

le meditazioni visive del pittore sul collasso del

sistema sovietico: sono dipinti di accorato coinvolgimento

e di denuncia sociale, sino ad opere

grottesche, come nelle degenerazioni ibride dei

cosiddetti Tyurlikis e negli scheletri dell’URSS.

L’esposizione costituisce anche l’occasione per

rileggere, dopo più di mezzo secolo, quell’esordio

veneziano di Korzhev.

VIAREGGIO

cEnTRO MATTEuccI PER l’ARTE

MODERnA

DAll’ 2 GIuGnO 2019

fInO Al: 3 nOVEMBRE 2019

l’ETERnA MuSA. l’unIVERSO fEM-

MInIlE TRA ‘800 E ‘900

La Fondazione Matteucci presenta

una selezione di opere che raffigurano

donne di famiglia o della porta

accanto. Una carrellata di bellissimi

dipinti che vanno dal primo Ottocento

al Novecento, con uno sguardo

suggestivo sui periodi dei due dopoguerra,

entrambi forieri di grandi

mutamenti. Opere dei pittori macchiaioli

Fattori e Lega, accanto a

dipinti di Induno, Favretto, Casorati

e Sironi, tra gli altri. La donna è raffigurata

nei diversi aspetti: angelo

della famiglia o sirena ammaliatrice,

popolana o borghese, lavoratrice

o padrona di casa della buona società,

lieta o malinconica, operosa o

riflessiva. La purissima Maria Vergine

e la peccatrice Maddalena, Lia

e Marta simboleggianti la vita attiva

con Rachele e Maria allegorie della

vita contemplativa, la carnale Venere

e la materna Giunone, Salomè

la seduttrice e Circe la maga. Le donne

raffigurate in questa rassegna sono

fiere del loro essere, consapevoli

del loro valore, ricche di sensualità

nonostante non si pongano al centro

del palcoscenico. Donne che con fierezza

si svolgono il ruolo di mogli e

madri. Anche due artisti come Hayez

e Boldini figurano qui con opere

che non lasciano spazio alla sensualità.

Lo stesso dicasi dei nudi di D’Ancona

e Casorati, del tutto casti. Figure

che danno della donna il volto

più autentico, sofisticato e attraente,

facendone emergere il celato fascino.


A l I A E fuORI cOnfInE

PARIGI

fOnDAZIOnE lOuIS VuITTOn

fInO Al 26 AGOSTO 2019

lA cOllEZIOnE DEllA fOnDA-

ZIOnE. Il PARTITO DEllA PIT-

TuRA

Nel sedicesimo arrondissement di

Parigi si staglia un imponente veliero

d’acciaio: si tratta della Fondazione

Louis Vuitton, commissionata

nel 2001 dall’omonima casa di

moda e realizzata dall’architetto canadese

Frank Gehry, noto per le sue

inusuali opere architettoniche come il

museo Guggenheim di Bilbao. La

Fondazione presenta una selezione

di 70 opere della sua collezione con

23 artisti internazionali che dal 1960

ad oggi si interrogano sul tema della

pittura passando per tutti gli stili

che hanno attraversato il periodo. Incroci

d’arte che dimostrano in qual

modo la pittura non smette di reinventarsi,

infrangendo le proprie regole

sino a giungere alle attuali tecniche

di riproduzione. Le sale dedicate

a Joan Mitchell, Alex Katz, Gerhard

Richter, Ettore Spalletti, Yayoi

Kusama, Jesús Rafael Soto si alternano

con le tematiche dell’astrazione,

dello spazio e del colore.

Alternent avec des ensembles thématiques,

autour de l’abstraction,

de l’espace et de la couleur. Dalla

sua inaugurazione nel 2014, la Fondazione

presenta regolarmente una

scelta delle opere della sua collezione.

Questa mostra è presentata

in simultanea con la Collezione

Courtauld.

SPAGnA - MADRID

BIBlIOTEcA nAZIOnAlE DI

SPAGnA

fInO Al 22 SETTEMBRE 2019

GIOVAnnI BATTISTA PIRAnESI

A Madrid una rassegna incentrata sullo

studio e la catalogazione della collezione

di stampe, libri e disegni della

serie Carceri di Giovanni Battista Piranesi,

conservata presso la Biblioteca

Nazionale di Spagna. Curata da Delfín

Rodriguez Ruis e Helena Pérez

Gallardo, la mostra annovera la presenza

di collezioni di stampe e incisioni

di altri autori che hanno

influenzato l'architetto e incisore veneziano,

dal XVI al XVIII secolo, da

Palladio, Duperac e Juvarra a Fischer

von Erlach, Vasi, Tiépolo e Canaletto,

tra gli altri. Esposti circa 300 tra incisioni,

oggetti, disegni, sculture e tele

provenienti da altre istituzioni spagnole

e italiane. Importante la serie

dedicata ai sogni e agli incubi rappresentati

in Carceri (1745-1750 e 1761),

Opere Varie (1750), Il Campo Marzio

dell’Antica Roma (1762) e la Raccolta

di disegni del Guercino (1764). Giovanni

Battista Piranesi (Venezia, 1720

- 1778, Roma) è stato un architetto,

incisore, archeologo e teorico italiano.

Le sue concezioni hanno influenzato

sia il Neoclassicismo che il

Romanticismo e le sue visioni hanno

ispirato i grandi artisti successivi.

SPAGnA - MADRID

MuSEO nAZIOnAlE THYSSEn-

BORnEMISZ A

fInO Al 22 SETTEMBRE 2019

BAlEncIAGA E lA PITTuRA

SPAGnOlA

Mostra e pittura si incrociano in questa

mostra curata da Eloy Martínez de

la Pera, unendo le creazioni di Cristóbal

Balenciaga, il più ammirato e influente

stilista di tutti i tempi, con la

tradizione della pittura spagnola tra il

XVI e il XX secolo. I visitatori possono

ammirare una selezione di dipinti provenienti

da collezioni private spagnole

e da musei nazionali come il Museo

del Prado e i musei di Belle Arti di Siviglia,

Valencia e Bilbao. Nelle sue creazioni

Balenciaga ha sempre tenuto

presente dei riferimenti all'arte e alla

cultura spagnole. Molti dei pezzi esposti

presentano linee sobrie influenzate

dalle abitudini religiose spagnole, o dal

volume architettonico dei tessuti. A

sua volta, l'estetica dei capi degli A-

sburgo si riflette nei tessuti neri vellutati

di molti dei loro abiti ornati di giaietto.

Lo stilista basco amava le tradizioni

spagnole e rivisitava costantemente

la storia dell'arte, trasponendola

nei suoi costumi. Nei suoi disegni

reinterpretava i momenti simbolici

della storia spagnola, e rifletteva nella

sua opera l'influenza della pittura di

Zurbarán, Velázquez, Goya, Zuloaga e

Picasso. La mostra comprende anche

pregiati capi di abbigliamento, provenienti

da istituzioni nazionali e internazionali

come il Museo Balenciaga de

Guetaria e il Museo del Traje di Madrid,

nonché da collezioni private.

Foto in alto: Francisco de Zurbarán.

Santa Casilda, 1635 ca. Olio su tela.

171 x 107 cm © Museo Nacional Thyssen-Bornemisza,

Madrid


88

Nel segno della Musa

Le interviste di Marilena Spataro

“ritratti d’artista”

Nazareno rocchetti, marchigiano doc: pittore,

scultore, ceramista, performer. artista eclettico, dalle mille sfaccettature.

con nel cuore le Marche cui regala la sua ennesima

mostra di scultura monumentale:

“anthropomorphosis. Nella forma del legno”.

ripe san Giensio, dal 30 Giugno al 30 agosto 2019

marilena.spataro@gmail.com

crediti fotografici di Paolo Cudini

Quando e come è avvenuto il suo

incontro con l'arte?

«Credo che il talento artistico

sia qualcosa che, in un modo o nell'altro,

appartiene all'essere umano fin dal momento

della sua nascita. Solo che poi per

l'incontro vero e proprio con l'arte occorre

trovare la chiave capace di aprire la

porta dove quel talento naturale si trova.

Per me è stato così: a fornirmi la chiave

che ha liberato la mia ispirazione artistica

è stato il maestro spagnolo Josè Guevara.

Lo conobbi per motivi di carattere professionale;

visto che al tempo esercitavo da

fisioterapista, venne da me per dei trattamenti.

Le nostre conversazioni ben presto

scivolarono sull'arte e, non appena ebbi

modo di vedere le sue opere, me ne innamorai

perdutamente. Da queste “visione”

e dalle nostre chiacchierate scaturii in me

una grande curiosità e un interesse profondo

nei confronti dell'arte, il che fu la

spinta definitiva che mi portò a decidere

di iniziare il mio percorso artistico con

più convinzione e consapevolezza di prima;

sì perchè, precedentemente all'incontro

con il maestro spagnolo, avevo iniziato

a bazzicare l'arte, cimentandomi con

la terracotta da cui traevo sculture ispirate

al mondo naturale o a figure di amici e familiari.

Al tempo, come già detto, esercitavo

la professione di fisioterapista e un

giorno quasi per caso presi a manipolare

la creta notando subito

che così come mi veniva bene e

spontaneo manipolare il corpo per

fini terapeutici, altrettanto bene mi

veniva manipolare la materia per finalità

creative».

Quali i modelli e gli artisti che l'-

hanno guidata lungo questo suo

percorso?

«Innanzitutto è la natura ad essere

la mia prima maestra. Sono un autodidatta

e, nonostante le mie scarse

conoscenze accademiche, reputo

di potermi considerare la più

bella espressione dell'ignoranza dell'arte,

ad insegnarmi e ad ispirarmi

è sufficiente la natura, perché basta

avere gli occhi e una buona vista

per cogliere i capolavori che essa

ci offre».

Qual è la poetica di fondo che fa

da filo conduttore al suo lavoro?

«L'amore, la famiglia, tutte quelle

cose che ho potuto assaporare in

giovane età, valori questi che in

una società come la nostra, sempre

più spesso vengono a mancare. C'è

in me per questo una profonda delusione,

quasi una tribolazione,

sentimenti che mi coinvolgono emotivamente

anche dal punto di vista


artistico, nelle mie opere desidero esprimere

e rappresentare appunto questo coacervo

di emozioni che convivono dentro

di me, da cui, però, non sono esenti anche

ottimismo, gioia di vivere e tanta passionalità.

Passionalità che poi è la chiave di

volta di tutto il mio lavoro, sia in pittura,

dove adotto la tecnica del fuoco, che è

tutto dire, e che ho appreso dal maestro

ed amico Josè Guevara, sia nella scultura

e quant'altro, dove lo scavare e il manipolare

mi viene proprio dalla forza della

passione».

Quindi le sue opere vengono concepite

più sull'onda delle emozioni piuttosto

che, come accade per molti artisti oggi,

sulla base di un progetto artistico?

«Non v'è ombra di dubbio! Senza emozioni

non si fa arte. Certamente oggi c'è

un'arte che corrisponde all'arte del business,

ma questa, a mio avviso, non ha

niente a che fare con la vera arte, che è

quella del cuore e dei valori che ci hanno

insegnato, che poi sono quelli fondanti,

quanto fondamentali, per l'uomo e per la

società. L'arte oltre ad avere valenze di

carattere estetico deve possedere una

forza di carattere etico, culturale e sociale.

Sostengo da sempre che la conoscenza

artistica è indispensabile per la

formazione dell'essere umano e della società

e che, perciò, andrebbe acquisita fin

dalla più giovane età, l'arte è infatti capace

di conferire una sensibilità tale che

nessun altro insegnamento è in grado di

dare. Purtroppo in una società materialistica

come quella in cui viviamo, ribadisco,

tutto si riduce al business, un

discorso come questo si fa molta fatica a

portarlo avanti, specie da noi in Italia.

Non è un caso che il nostro Paese sul

fronte dell'arte contemporanea sia la cenerentola

dell'Europa. Continuiamo a vivere

sugli allori del Rinascimento, che

sebbene sia stato un momento unico al

mondo a di rara magia, è ormai storia.

Abbiamo poi avuto il 600, 700, 800 e

900. Ora che siamo negli anni 2000 occorre

prendere atto che ci si deve adeguare

all'arte del nostro tempo, valorizzando

meglio e di più le nostre risorse artistiche

e umane della contemporaneità,

che sono tante e molto valide, quanto, se

non più, che altrove».

Quale il suo impegno in questa direzione?

«Io vivo per l'arte. Adesso che ho raggiunto

un'età in cui ci si può appropriare

del proprio tempo, allorchè si può dire

qualcosa in più rispetto a quando si lavorava

e quindi, in modo o nell'altro, si era

condizionati nelle relazioni sociali, non

faccio altro che esprimere in piena libertà

a parole e nei fatti, specie attraverso l'arte,

il mio pensiero e la mia visione delle cose.

Le mie mani, queste mani che il Signore

mi ha donato come un prezioso regalo

e che mi hanno permesso di svolgere

un lavoro dignitoso che ha contribuito a

farmi conoscere e a farmi apprezzare da

tante gente, poi amici, sono quelle stesse

mani che scolpiscono e che dipingono e

che desiderano dare al mondo il loro contributo

attraverso il lavoro artistico. Mio

padre mi ha insegnato che le nostre mani

sono fatte una per prendere e una per donare.

E che bisogna prima di tutto donare,

che a prendere si è sempre in tempo.

Ecco, con le mie mani io desidero innanzitutto

dare, dare ogni cosa che sia nelle

mie possibilità d'artista. Reputo sia doveroso

divulgare l'arte con tutti i mezzi e in

tutte le maniere possibili specialmente tra

le nuove generazioni che vanno educate

in tal senso; nella caducità della vita,

l'arte è ciò che resta e che ci rende immortali

individualmente e collettivamente,

essa è la maggiore testimonianza del nostro

passaggio, della nostra civiltà e del

tempo in cui si vive, in cui si è vissuti».

In questo momento quali sono le forme


90

espressive e i linguaggi artistici che meglio

rappresentano la sua poetica. E quali

i materiali che ama utilizzare in scultura?

«Amo tutti quei materiali che mi portano

allo scontro perchè così, scontrandomi

con la materia, riesco a penetrarne la più

intima natura. Lavoro con piacere su materie

dure: pietre, bronzo, legno, specie

l'ulivo, che è un legno meraviglioso che

possiede un linguaggio fantastico. Dietro

alla dura corteccia, gli ulivi nascondono

dei tesori che non tutti possono vedere: si

coprono per non far vedere, come appunto

fanno tutti gli esseri umani, io ho

la possibilità di spogliarli questi ulivi,

questi alberi, per vedere le bellezze che

ci sono dentro e vedendole cerco di esaltarne

la natura scolpendo delle figure che

sento appartenere a loro così come all'intera

umanità. Tali figure le “forgio” per

farle parlare di amore, di abbracci, della

sacralità del vivere. Fare questo, dare sacralità

alle mie opere mi viene spontaneo,

è qualcosa di ancestrale che mi porto dentro,

quell'abbraccio universale, cosmico,

francescano, sento che mi appartiene da

sempre e cerco di condividerlo con il

mondo attraverso la mia arte, così come

ho fatto con il mio Cristo delle Marche,

un'opera scultorea in granito nero, alta

quasi tre metri dove un Cristo senza

croce, da un'altura che spazia tra terra,

mare e cielo, abbraccia le Marche e simbolicamente

l'intero universo».

Attualmente è impegnato con una serie di

eventi espositivi, tra cui una mostra temporanea

di sculture monumentali in legno

che si svolgerà in una suggestiva location

all'aperto a Ripe San Ginesio, e alla

quale, mi pare, lei conferisce un valore

particolare. Ce ne parla?

«Sono un marchigiano doc e tifo per le


Marche. Una regione bellissima situata

nel cuore del nostro meraviglioso Paese.

Il che è davvero simbolico. Un cuore bellissimo,

ricco di arte e di bellezze naturali

straordinarie, come testimoniano gli stupendi

borghi di cui questa nostra terra è

ricca e che vanno valorizzati e promossi

perchè meritano di essere conosciuti e visitati,

insieme al loro straordinario patrimonio

umano, culturale, artistico e, non

ultimo, architettonico. Ho vissuto per

anni da giovane in giro per l'Italia e ho girato

il mondo, ma con me ho portato le

Marche sempre nel cuore. Da anni ormai

sono rientrato nella mia terra dove vivo e

lavoro felicemente presso una contrada di

Cingoli, in provincia di Macerata. Questa

mostra a Ripe San Giensio, un piccolo

quanto affascinante borgo del Maceratese,

come tutte le altre mostre che ho

realizzato e che spero realizzerò in futuro

nei meravigliosi borghi sparsi per le Marche,

è per me di eccezionale importanza:

la mia arte trasuda marchigianità e mi dà

gioia pensare che le esposizioni e gli

eventi che mi riguardano possano costituire

un'ulteriore attrattiva per far conoscere

l'incantesimo di questi nostri luoghi,

vere e proprie perle incastonate tra

mare e montagna, al maggior numero di

gente possibile. Spero che chi abita le

grandi città venendoci a visitare capisca

di quanta bellezza e serenità si possa godere

qui da noi».

C'è ancora un sogno nel cassetto, dell'ormai

affermato artista Nazareno Rocchetti,

che attende di realizzarsi?

«Guardi, sto facendo il tavolo adesso.

Quando sarà ultimato il tavolo ci metterò

il cassetto e dopo le svelerò il mio sogno.

Occorre quindi pazientare ancora un po'

per saperlo».


9

aBIENNALE

D’ARTE

INTERNAZIONALE

A MONTECARLO 2020

12-13-14 GIUGNO 2020

A TUTTI GLI ARTISTI

SONO APERTE LE SELEZIONI ALLA 9 BIENNALE D’ARTE

INTERNAZIONALE A MONTECARLO 2020, PITTURA, SCULTURA, GRAFICA, ACQUERELLO,

INCISIONE, CERAMICA, FOTOGRAFIA, MOSAICO E OPERE REALIZZATE AL COMPUTER.

TEMA LIBERO E TEMA FISSO: “L’ARTE IN VIAGGIO ALLA SCOPERTA DELL’AMBIENTE”

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Ambasciata d’Italia

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94

Ma guarda un

Pop

di Giorgio Barassi

“Per noi romantici” - acrilico su tela - cm 50 x 70

Opera del progetto “CalifArte” - gli artisti dipingono le canzoni di Franco Califano

Non è facile essere, con coerenza

e costanza, testimone

di un tempo che non si è

vissuto. Eppure sembra che

Eolo Tripassi sia stato oggi

e davvero a cavalcioni di una Honda 750

four, capelli al vento, magari con un foulard

legato a cravatta e i Levi’s scampanati

a rischiare la bruciatura accanto alla

testata e al tubo di scappamento, mentre

una lei riccioluta gli spinge i seni contro

la schiena ad ogni cambiata. Pare proprio

che abbia dato una sonora sgommata da

una vecchia Duetto in una di quelle vie di

Roma che oggi si percorrono a piedi, fatte

le italiche e ricorrenti eccezioni.

Avremmo potuto immaginarlo altrove,

nel panorama degli anni 70, coacervo di

bellezza, contestazioni e sangue. Ma Tripassi

non fa sconti. Il suo dipingere arriva

come una frustata, si fa largo tra la consuetudine

e i remake che hanno molto di

nostalgico e pure tanto di banale. Realizza

una pittura evocativa ma vista con

un occhio tanto garbato quanto accorto.

Invoca, richiama, rilegge e dipinge come

fosse lì ed allora, senza che noi ci si perda

nel trito meandro del “ somiglia a…”.

Questa sua sfacciataggine è figlia di una

profonda conoscenza, oltre che di una attenzione

alle tinte da cui emerge anche un

umano distacco, perché il pittore non diventi

prigioniero della sua pittura ma la

usi come imbattibile arma, possedendone

i segreti. Da quella conoscenza, mai rinnegata

e sempre rinfoltita attraverso racconti,

osservazioni, opere che gli passano

tra le mani, collezioni di antichi amici e

giovani neofiti, arrivano figure e modi

che allora sottolinearono una importante

frattura sociale e oggi vengono richiamate

al tempo come fossero (e in molti

casi sono) più attuali dell’asfittico attuale.

Guardando il corpus dei suoi lavori riemerge

un dato a cui si fa caso solo dopo

dettagliata osservazione: i suoi dipinti

fanno riemergere il bel volto di un epoca

restrittivamente definita “Pop”, ma che in

realtà ha gettato le basi su cui si è appoggiata

fin troppo la pittura e la non-pittura

dei decenni seguenti. A questa seconda


“Domani che ne so” - Tecnica mista - cm. 70 x 50

Opera del progetto “CalifArte” - gli artisti dipingono

le canzoni di Franco Califano

“Sull’ascoltare” - Tecnica mista - cm. 100 x 70

caratteristica di quella fase artistica, Tripassi

tiene di più. Se, come Giovan Battista

Marino reclamava quattrocento anni

fa “È del poeta il fin la meraviglia…” ,

ciò vale anche per l’artista, il cui merito

primario è quello di destare la meraviglia,

riuscendoci o meno. In questo, Tripassi

riesce senza sforzi, perché le carte da pacchi

(che evocano Schifano senza scimmiottarlo)

i profili umani senza volto (e

qui è chiamato in causa il Mambor migliore)

e molte altre impostazioni delle

sue opere hanno nella narrazione singolare

e nella unicità espressiva l’elemento

che le rende gradite come fossero uscite

oggi da un pennello di quella genìa di artisti

che alla opinione e conoscenza comune

sono pochi, ma che in realtà erano

di più e avrebbero potuto maggiormente

raccontare la loro arte se questa nazione

non fosse avvinghiata da una bigottaggine

di pensiero diffusa quanto biasimabile.

In tempi attuali, vedere le sue opere è

come rivedere “Malizia” o “Peccato veniale”,

con una maturità che permette di

accorgersi di una completezza e di una efficacia

che all’epoca, ammantate dalla soverchia

bellezza della Antonelli, ci sfuggirono

in nome di uno sguardo attento ad

altro, per ragioni naturali e condivisibili.

Ci si può rileggere gli ultimi film in

bianco e nero, la faccia dolce di Katiuscia

o quella da bel duro di Franco Gasparri,

un Cremino o una 124 sport, purché si

badi alla intima forza dell’andare di una

pittura si evocativa, ma spostata nel contemporaneo

da una spinta introspettiva

piena di confronti con l’altro, di richiami

alla riflessione, di dichiarazioni sul sociale

che spesso campeggiano in scritte

verticali come quelle dei bar di allora.

Tripassi ha dunque dato corpo alle ombre

della Pop Art italiana. Non ha pescato

solo dal repertorio di “quei tre” di Piazza

del Popolo, ma pare far riemergere, nella

struttura e nella operazione artistica nuda

e cruda, quella folta schiera di artisti che

avrebbero potuto (e in parte ci sono riusciti)

dire la loro. È come se rivendicasse

la poetica di Pascali, Fioroni, Tacchi,

Lombardo, Lo Savio, Kounellis, Maselli


96

“L’impossibile fino alla fine” - acrilico su carta da pacchi applicata su tela - cm 50 x 70

Opera del progetto “CalifArte” - gli artisti dipingono le canzoni di Franco Califano

ed altri di cui può sfuggire il nome ma

mai l’importanza. Eolo Tripassi ne rivendica

l’esistenza sferrando i suoi colpi migliori,

che sono come un grido di vendetta

a favore di una autentica epopea,

addormentata agli occhi dei più per ragioni

diverse, commerciali e di malcostume.

Fa sempre più comodo, al pubblico,

ricordare poco e pochi nomi. Quelli

che avevano fatto veramente chiasso allora

sono spariti dalle citazioni di maniera

e riaffiorano prepotenti nelle costruzioni

Pop di questo artista dall’animo gentile,

come dicono i suoi azzurri moderati e sognanti,

ma senza anemici sfumati di

smalto o afflittivi scuri troppo autoreferenziali

o di mera protesta.

Impegnato, tra l’altro, nel progetto CalifArte,

lui che di Califano fu amico e confidente,

esalta le doti introspettive e fa

sfavillare di introspezione e garbato racconto

le opere dedicate alle canzoni del

Maestro. Il sentimento non manca mai,

figuriamoci quando si parla dell’amico

Poeta.

È come se quella valanga di idee, a molti

ignote, filtrate da una lente da osservatore

acuto e paziente, si dipanasse in più dimensioni

e su argomenti maggiori, più

grandi e filotecnologici, più “moderni”,

insomma. E così l’ esistenza, la malinconia,

le solitudini ma anche la natura, gli

oggetti e la parola scritta diventano catalizzatori

di una grande voglia di raccontarsi,

aprendo il sipario su una conoscenza

che si affronta con una strategia

non appiattita, viva e vegeta come il Pop

di allora. Una indagine che da una dettagliata

forma di giusto sapere diventa motivo

trainante di ogni e ciascun dipinto. E

che si vada in moto a rischi maggiori oggi

e in posti ben diversi da quelli di uno ieri

neppure tanto lontano, non importa. Importa

la pittura, esattamente quanto a Tripassi

importa l’esprimersi alla maniera

Pop. Rigorosamente italiana.


www.tornabuoniarte.it

“Natura morta” - 1924 - olio su tela - cm 40 x 61

René Paresce

Firenze 50125 - Lungarno Benvenuto Cellini, 3 Tel.+39 055 6812697 / 6813360 - info@tornabuoniarte.it

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Forte dei Marmi 55042 - Piazza Marconi, 2 - Tel +39 0584 787030 - fortedeimarmi@tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - Antichità - Via Maggio, 40/r - Tel. +39 055 2670260 - antichita@tornabuoniarte.it


Caratteristica fondante la natura dell'uomo è

quella di essere ineludibilmente mutevole, liquida,

sfuggente: moltiplica sé stessa riverberando

la molteplicità dei propri destini in modo

progressivo, eppure ciclico ed ogni volta rinnovato.

La storia del pensiero non ha fatto che

scandire il ritmo dei meravigliosi traguardi e delle rovinose

cadute, degli abissi di vertigine profonda e delle faticose risalite,

del tempo che ci attraversa, ci trasforma, ci annienta e

ci riconsegna a nuova vita.

La mostra “Novus Dies – per una geografia della rinascita”

intende testimoniare - attraverso una scelta di artisti

contemporanei - la traduzione di un pensiero in

segno, forma, scal ttura del tempo in una prospettiva diacronica

e simultanea insieme, tentando di stanare ulteriori

possibilità per le capacità evocative dell'immagine.

L'enigma dell'uomo è da sempre quello della propria esistenza

e del proprio destino: assai prima dell'avvento del cristianesimo,

con l'intero suo coté iconografico, l'arte figurativa

è stata capace di crearsi un apparato di allegorie e simbologie

che è giunto diritto al cuore della questione, stratificando, aggiungendo

tassello su tassello e costruendo una cronistoria

visiva del pensiero. Questi i sentieri, le ramificazioni che dischiudono

nuove vie e rinnovati percorsi su quella mappa

complessa e oscura su cui è tracciata l'essenza dell'esistenza.

Scrive Heidegger nel suo “Essere e tempo” che l'esserci dell'uomo

è continua- mente impegnato in un avvenire che lo

oltrepassa e in un passato rispetto al quale sopraggiunge sempre

in ritardo, non essendo esso stesso il fondamento di questo

passato. La condizione dell'esistenza è data dunque da

una doppia polarità di provenienza e destinazione, di passato

e avvenire. Un percorso non privo di insidie quello intrapreso

dagli artisti per attraversare la notte, ma arrivati

all'alba c'è sempre un nuovo giorno ed ognuno di noi sarà

il primo a vederlo.

Alberto Gross


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Stjepko Mamić e Davor Vuković

Mostra “LA POESIA DEL MARE”

19-26 settembre 2019

Stjepko Mamić

di Svjetlana Lipanović

Nel mese di settembre

si svolgerà negli spazi

della prestigiosa Galleria

Angelica, nel centro

di Roma la mostra di

Stjepko Mamić e Davor

Vuković, due tra i più interessanti

pittori croati contemporanei. L’importante

evento curato da Svjetlana Lipanović,

presenterà una quarantina d’opere

dedicate al mare e, alle isole

sparse nell’ Adriatico. Le tele raccontano

lo splendore del meraviglioso mondo

marino e sottomarino a cui gli artisti

sono legati con amore profondo. Nello

stesso tempo, le poetiche immagini

rendono un omaggio alla natura, la magnifica,

incontrastata dominatrice che

con la sua forza arcana introduce gli

amanti dell’arte, in un modo senza

tempo.

Stjepko Mamić, pittore raguseo si distingue

per le sue originali creazioni in

cui i mille colori sono rischiarati dal

luccichio delle foglioline dorate ed argentate

inserite con una tecnica innovativa

sulle tele. Nei suoi coloratissimi

quadri sono immortalati i pesci dalle

forme stilizzate, le meduse che ricordano

i fiori tropicali e diversi abitanti

degli abissi, mentre altre immagini riportano

le reti, le barche con i pescatori

nascoste nelle insenature della costa

dalmata, le vele oppure i paesaggi mediterranei

intorno all’antica città di Dubrovnik.

Una delle caratteristiche dei

quadri è la luce che entra dall’alto nelle

profondità marine illuminando con raggi

argentati gli angoli bui del mondo

misterioso. Il pittore che non appartiene

a nessun movimento pittorico,

crea direttamente sulle tele le sue o-

pere, lavorando con la spatola e, rifinendole

in seguito con un sottile pennello.

L’innato talento artistico, la grande

fantasia e il senso del colore che gli

Davor Vuković

appartengono sono accompagnati con

la gioia di vivere, espressa da tonalità

brillanti.

La sua carriera pittorica è segnata dai

successi a livello nazionale ed internazionale.

Negli anni passati Mamić ha

partecipato alle diverse mostre personali

e collettive in Italia, Danimarca,

Regno Unito, Svizzera, Giappone, Stati

Uniti, Francia, Corea del Sud, Iran,

Cina, Stati Uniti, Bosnia ed Erzegovina,

Macedonia, Croazia ed altri paesi

sparsi nel mondo. Sarebbe quasi impossibile

elencare tutti i premi e le

onorificenze ricevute dall’artista nella

pluriennale attività. L’ultima che gli è

stata consegnata a Parigi il 22 giugno

2019 è l’elezione a membro di Societé

Académique Arts-Sciences-Lettres. L’artista

fa parte delle varie Associazioni

artistiche in Croazia, Regno Unito e

Germania nonché di “Stjepko Art” costituita

a Dubrovnik. Spesso presente


Stjepko Mamić

in Italia, è stato nominato Maestro dell’Arte

e Ambasciatore della cultura nel

mondo, nel 2014 a Lecce, mentre gli

altri premi gli sono stati consegnati nel

2015 a Firenze e in importanti esposizioni

in Francia.

Presente con le sue opere a Spoleto ed

alla Biennale di Venezia nel 2017, ha

avuto delle ottime critiche dal prof.

Vittorio Sgarbi, critico d’arte. A Roma

ha esposto presso: “Museo Crocetti”

nel 2016, la “Galleria Angelica” nell’

ottobre del 2017 e presso la “Galleria

Consorti” e la galleria “Rossocinabro”

nel corso del 2018 per ritornare di

nuovo, con “La poesia del mare”, nella

Città Eterna. Il suo detto “L’Arte è la

vita” dimostra il suo legame indissolubile

con l’arte a cui ha dedicato la sua

esistenza.

Davor Vuković, eccellente pittore prematuramente

scomparso nel 2015 si

presenta con i dipinti in cui si nota una

accurata ricerca pittorica, basata sul

colore. L’Alfa e l’Omega della sua creatività

è proprio il colore che diventa

l’inizio e la fine di tutto. L’artista,

grande amante della natura con cui

vive quasi in simbiosi, ha creato delle

immagini stupende, illuminate dal sole

del Mediterraneo in cui si riconosce

l’arcipelago delle isole dalmate. E’ un

posto magico “il locus amoenus” nato

dai ricordi dell’artista, legati all’infanzia

trascorsa sulla riva del mare.

Vuković fu sopranominato “il Maestro

della innovazione formale” dai critici

newyorchesi, la città in cui ha esposto

con successo. I suoi quadri sono facil-


102

Davor Vuković

mente riconoscibili per le immagini a

due strati, con cui si crea un certo movimento.

Sotto le pennellate colorate si

nasconde il primo dipinto accennato,

avvolto in una ragnatela dai fili colorati.

In questo modo si ottengono degli

effetti nuovi, una immagine della realtà

trasformata simile ad un sogno colorato

dalle tonalità dell’arcobaleno. Il

pittore, conosciuto particolarmente negli

Stati Uniti , in seguito alla mostra

tenuta a New York nel 2013 è stato inserito

con il suo quadro “Adriatic Wonder”

nella prestigiosa edizione “The-

Best Modern and Contemporary Artists”.

Il suo percorso artistico è cosparso

da premi meritati, ricevuti presso

le mostre all’estero e in Croazia. Gli

ultimi premi gli sono stati assegnati

durante “European Biennale” a Parigi

nel 2014 e, il successivo alla sua scomparsa

nella Mostra Florence Art, del

2015 a Firenze. A Roma, gli amanti

d’arte hanno potuto ammirare le sue

creazioni presso le gallerie: ” Il Collezionista”,

“Galleria del Bramante” “Il

Teatro dei Dioscuri” nel 2015, e in seguito

nella “Domus Romana” nel 2016

e “Galleria Consorti” nel 2017.

Questa volta Stjepko Mamić e Davor

Vuković, i due grandi amici si trovano

insieme ad esporre per presentare al

pubblico romano il loro mondo pieno

di poesia e, a confermare ancora una

volta, l’amicizia che continua al di là

del tempo e, della vita terrena.


Silvana Gatti

“Orizzonti” - 2018 - Olio su tela - cm 40 x 50

“Pensieri al vento (particolare)” - 2018 - Olio su tela - cm 40 x 50

S I LVA N A G AT T I - P I T T R I C E F I G U R AT I VA & S I M B O L I S TA

Vi a l e C a r r ù , 2 - 1 0 0 9 8 R i v o l i ( TO )

h t t p : / / d i g i l a n d e r. l i b e r o. i t / s i l v a n a g a t t i

e m a i l : s i l v a n a m a c @ l i b e r o. i t


104

Il TRITTICO

DEGLI EVANGELISTI

Il Codex Purpureus Rossanensis nella interpretazione dello scultore

Mario Zanoni

La testimonianza dell'artista che ha realizzato il Trittico degli Evangelisti ispirato

all'antico Codice miniato del VI secolo.

La pala è attualmente in mostra a Monte San Martino, nella chiesa di

San Martino Vescovo

“Trittico degli Evangelisti”

Concepito da Zanoni, è il tentativo di esporre in una

minuscola “pala” alcune delle pagine miniate

dell’evangelario non pubblicamente consultabili

essendo il “Codex Purpureus”

gelosamente conservato nell’Arcidiocesi di

Rossano Calabro.

Il ritratto di Marco

è l'unica figura di evangelista rimasta in un codice

greco dei Vangeli. L'evangelista, seduto, si protende

in avanti con lo sguardo fisso sulla mano destra che si

posa su un largo rotolo aperto sulle ginocchia, che

riporta il titolo del suo Vangelo: “Inizio del Vangelo

di Gesù Cristo, figlio di Dio”. Davanti a lui una

figura femminile avvolta in una veste azzurra, probabilmente

Sophia (la Sapienza) sembra dettargli ciò

che deve scrivere.

Così come il ‘Purpureo Codice’

si propone di rivelare

ai credenti di quel tempo misteri,

similitudini e concordanze

nella narrazione dei

quattro evangelisti, mi sono messo all’opera

per illustrare in un trittico policromo

e polimaterico il prezioso contenuto

iconografico delle parabole narrate.

L’impresa, alla quale ho dedicato quasi

un anno della mia vita, mi ha riportato a

quel che poteva essere la trasmissione del

messaggio cristiano in quel tempo, riservata

ad una ristretta cerchia tra clero e nobiltà,

e solo nei secoli successivi attraverso

il mosaico prima e l’affresco poi si

creò un’ampia divulgazione popolare.

Il mio sogno segreto era di leggere negli

occhi di chi osserva la mia minuscola

pala lo stesso stupore degli antichi di

fronte ai vangeli narrati dai dipinti nelle

cattedrali di quel tempo lontano.

Mario Zanoni


Codex Purpureus Rossanensis

Il Codex Purpureus Rossanensis è un Evangeliario greco miniato,

che contiene l’intero Vangelo di Matteo, quasi tutto quello di

Marco e una parte della lettera di Eusebio a Copiano sulla concordanza

dei Vangeli. Si tratta di un testo adespoto (se ne ignorano,

infatti, gli autori) di cui rimangono, degli originari 400, 188

fogli di pergamena lavorata, tinta in colore purpureo. La grafia in

cui è redatto è la maiuscola biblica o greca onciale, con termini

in scriptio continua (senza separazione delle parole), privi di accenti,

spiriti, segni di interpunzione, eccetto il punctum che segna

il passaggio da un periodo all’altro.

Frontespizio dei canoni

La pagina contiene una miniatura, in cui viene raffigurata la fascia ornamentale

circolare delineata, sia all'interno che all'esterno, da una cornice

aurea che si interseca lungo le direttrici del diametro orizzontale e verticale,

dando luogo a quattro tondi collocati nella suddetta fascia ornamentale. In

ciascuno di questi è dipinta la mezza figura di un evangelista ritratto su un

fondo azzurro. I ritratti dei quattro evangelisti non hanno caratterizzazioni

individuali, per cui Matteo è identificabile grazie al nome inciso in alto, gli

altri invece sono identificabili grazie alle iniziali: Marco a sinistra, Luca a

destra e Giovanni in basso. Ognuno di essi si connota per la presenza dell'aureola,

della copertina del libro dorato e per il singolare gesto di alzare

la mano destra. Nello spazio che intercorre tra un tondo e l'altro si ravvisano

dei dischi di colore nero, arancione, indaco e rosa. Al centro di questa illustrazione

compare la scritta: “Struttura del canone delle concordanze tra i

Vangeli”.

La scelta fra Gesù e Barabba.

Nella metà superiore della pagina illustrata, Pilato viene raffigurato

al centro, seduto nello stesso tribunale presente nella miniatura del

processo a Cristo. Ai lati del tribunale una folla di uomini gesticolano,

mentre a destra una figura in uniforme è occupata a scrivere su una tavoletta

di cera.

Nella metà inferiore della pagina, a sinistra, Cristo è fiancheggiato da

due ufficiali, a destra Barabba si accompagna a due carcerieri. Il carceriere,

vestito di rosso, tiene una fune attorno al collo di Barabba e

guarda Pilato, mostrando di attendere una sua decisione.

Comunione degli Apostoli.

“Prese il pane, profferite le parole di ringraziamento, Egli lo diede loro

dicendo: -Questo è il mio corpo-”. Sulla pagina destra, altri sei apostoli

incedono da sinistra verso destra per ricevere il vino. Sui loro capi si

legge: “Presa la coppa, profferite le parole di ringraziamento, Egli la

diede loro dicendo:- Questo è il mio sangue”.

Colloquio coi mercanti nel tempio. I particolari della scena sono

tratti, quasi tutti, dal secondo capitolo del Vangelo di Giovanni. Il tempio

viene raffigurato a sinistra in modo abbastanza schematico. Nel

cortile munito di colonne ha luogo il colloquio tra Gesù e i sacerdoti

del tempio. Cristo, rappresentato tra le due colonne nere, tiene nella

mano destra una frusta, mentre a destra sono presenti uomini e animali

in fuga. La miniatura raffigura Cristo con i sacerdoti subito dopo la

cacciata dei mercanti dal cortile.

Parabola delle vergini

L'unica fonte di questa parabola è il Vangelo di Matteo. Una porta a

pannelli divide la scena a metà: a sinistra si identificano le cinque vergini

stolte: esse, vestite in abiti colorati con torce spente in mano, incedono

dietro la prima, vestita di nero, che bussa alla porta chiusa.

Nella scena di destra si riconoscono le cinque vergini sagge, abbigliate

di bianco con in mano, ognuna, una torcia accesa.

Ultima cena

Cristo e i dodici apostoli sono disposti attorno ad una tavola semicircolare,

al centro della quale si distingue una coppa d'oro. Il sesto apostolo

da sinistra vi intinge il pane, mentre Cristo alza la mano come se

volesse parlare. La miniatura illustra l'azione descritta da Marco, 26-

23: “Colui che intinge la mano nel piatto con me, mi tradirà”. L’episodio

è commentato dal versetto riportato in alto, in greco, “In verità

vi dico che uno di voi mi tradirà” (Marco, 26 -21). Nella scena di destra,

è proposta la lavanda dei piedi, nel momento in cui Cristo si china

a lavare i piedi a Pietro; il versetto greco riportato recita: “Egli (Pietro)

gli dice: tu non laverai i miei piedi.” (Giovanni 13, 8).


106

Art&Events

“Premio Margutta - La Via delle Arti”

Il “Premio Margutta

- La Via

delle Arti”, uno

dei più autorevoli

appuntamenti culturali

programmati

nella città di Roma,

ideato dall’art director

Antonio Falanga,

giunto alla XIV^

Edizione. La manifestazione,

prodotta

da Spazio Margutta e organizzata da Grazia Marino, è stata presentata

da Cinzia Malvini. Per la Sezione “Arte” il premio conferito

al Museo Nazionale, per la Sezione “Cinema” ritira il premio Violante

Placido, Enrico Brignano; a Gegè Telesforo per la Sezione

Musica; per il libro “Dove finiscono le parole. Storia semiseria di

una dislessica” il premio per la Sezione Letteratura và ad uno dei

volti più noti del momento Andrea Delogu; per il conferimento del

premio Sezione Moda proveniente da New uno degli “Ambassador”

del Made in italy, Domenico Vacca. Sezione Giornalismo il premio

ad Alberto Matano per la Sezione Televisione a Cristina Parodi e

Monica Marangoni; per la Sezione Stampa ritira il premio Davide

Desario. Premiati inoltre Gianluca Mech, Sergio Valente, a Pineider

Boutique, Ba’Ghetto Restorant e la Sartoria Attilio Di Servi.

B e s t O r i g i n a l S t o r y

a l L o s A n g e l e s F i l m Aw a r d

Successo per l'omaggio

alla memoria di Mario Benedetti

Adieci anni

dalla scomparsa

dello

scrittore e

poeta Mario Benedetti,

lo scorso 30

maggio, si è conclusa

la due giorni dedicata

a questo straordinario

protagonista internazionale.

Alla Sala

Fanfani presso l' IILA, nell'Urbe, si è realizzato un evento culturale di

grande successo, ad ingresso libero, grazie ad una collaborazione tra

la stessa IILA, l' Ambasciata dell' Uruguay in Italia, le case editrici

Nottetempo, La Nuova Frontiera e Le Lettere, ed infine l' Associazione

Occhio dell'Arte, sempre più in prima linea in eventi di

stampo interculturale di rilievo. Mario Benedetti, nato a Paso de los

Toros in Uruguay nel 1920, è morto a Montevideo nel 2009, ed è uno

dei più importanti narratori e poeti latinoamericani del Novecento,

uno scrittore dallo sguardo limpido e cristallino, che apre sempre

nuovi interrogativi sul senso della vita e della morte, sulla speranza e

sull'amore.

Autore di racconti, romanzi, poesie e saggi, Mario Benedetti è stato

ricordato con competenza e cuore dai relatori prescelti per l'occasione

e coordinati da una impeccabile Sylvia Irrazábal, Responsabile culturale

per l'Ambasciata dell'Uruguay in Italia

Fashion Opening per Graziano Scamarcio

Regista, Direttore della fotografia e Fotografa, Ginevra Barboni

è figlia d'Arte. La sua è una delle più importanti famiglie di Cinema

in Italia, ed il talento le scorre nelle vene. Il mestiere lo

ha respirato fin da piccola con suo nonno Enzo, noto come E. B. Clucher.

Quel regista, tanto per dirne una, dell'intramontabile Lo Chiamavano

Trinità che si appresta a spengere tra non molto le 50 candeline di

successi, e con suo papà Marco Tullio, noto sceneggiatore, anche regista,

e negli ultimi anni perfino scrittore di successo. Quest'anno Ginevra Barboni

ha realizzato come autrice, produttrice e regista, la sua opera prima,

il cortometraggio “La vita che ti aspetta”, insieme al collega ed amico

Tommaso Maggi.

"Sono così felice che la mia prima creatura abbia già riscosso i primi successi:

da poco tempo la stiamo presentando ai festival internazionali, ed è stata già

premiata come miglior storia originale al Los Angeles Film Award".

Nasce il Concept Store ad Andria, in pieno centro per

prendersi cura della bellezza maschile e femminile.

Un luogo dove ritrovare il piacere di un meritato

relax, tra massaggi cutanei accompagnati da slai dell’Himalaya,

erbe aromatiche, olii essenziali e la Tisana per capelli,

fra musica zen e cromoterapia. Così il maestro Graziano Scamarcio

ha deciso di inaugurare il suo nuovo salone di bellezza,

con un grande party, insieme al suo team di professionisti,

hanno accolto migliaia di persone, in una location

unica ed elegante, con una libreria all’interno, fra le originalità

dell’oasi del benessere.


Grande Festa per la Mental Coach

Lorena Marseglia

"UOMINI TARGATI EVA"

in scena al Teatro Manzoni

Dopo il grande evento epr i vent’anni di Vivere Snella Medical

all’insegna dello sport ma anche di intrattenimento

con DJ Mitch (radio 105/Iena) e Anthony Peth (presentatore

RAI), la mental coach Lorena Marseglia a

sorpresa riceve una festa per il suo anniversario di compleanno. Una

personalità di grande rilievo, spesso presente in salotti Mediaset e a

breve in Rai, per raccontare e dare consigli utili attraverso le metodiche

di dimagrimento e mantenimento sano e corretto. Tante le testimonianze

che hanno contribuito al successo del metodo che si

basa sullo studio metabolico dei cibi con l’idea vincente che non bisogna

pesare ogni singolo alimento perché in questo tipo di dieta

contano molto di più gli effetti che ogni singolo alimento ha sul metabolismo

piuttosto che i singoli grammi. Lorena da sempre attenta

per il sociale in ogni evento realizza una vera e propria raccolta

fondi per associazioni serie e di rilievo, per questo familiari e amici

hanno deciso a sorpresa di dedicarle un grande party, concluso all’alba

fra musica e balli nei pressi del lago di Como.

Sold out per Uomini targati Eva. Un'officina sulla Prenestina,

due titolari: uno Ciccio il solito romano un pó

spaccone dal fare cialtronesco, stanco della moglie,

l'altro Pino, un napoletano innamorato dell'amore e poi c'è

Nicola il "ragazzo di bottega" stregato dalla Ferrari la sua

grande passione, un avvenente ragazza di nome Eva che fa

saltare i fragili equilibri e gli ormoni dei tre meccanici e infine

Franco ex musicista e manager della ragazza che si da

troppo da fare con le altre ragazze. Eva riuscirà a rendere pan

per focaccia al suo fidanzato e soprattutto perche gli uomini

hanno cosi paura di innamorarsi? Protagonisti Fabio Avaro,

Giuseppe Cantore, Enzo Casertano, Ramona Gargano e

Lallo Circosta.

Che danno di donne al Teatro Spazio

Premio Letterario Figurativo

“Caffè delle Arti” VI edizione

Successo di publico al Teatro Spazio Diamante a Roma è andata

in scena una commedia irriverente sulle donne, le protagoniste

due promettenti attrici, Angelica Massera e Titina

Maroncelli regia di Fabrizio Rossi, prodotto dalla MaxProduzioni

di Massimiliano Franco. Lo spettacolo teatrale in risposta al

grande successo social, è un percorso fatto di sketch tra due donne,

tanto diverse quanti uguali che sopravvivono allo stereotipo della

donna perfetta. Tra diete al contrario a base di carbonara e amatricina,

ladre che al posto dei soldi rubano salami e biscotti e super eroine che

in tutine super sexy, mostrano in maniera leggera curve abbondanti, il

divertimento è assicurato. Pubblico che sovrasta la voce delle attrici

per le risate e due super protagoniste in grado di cogliere i tempi teatrali

riproponendo battute, spesso alimentando la platea in maniera

sempre pronta ed efficace.

Premio della giuria a Marco Tullio Barboni per E

lo chiamerai destino. Il monologo sul senso della

vita viene trasformato dall’autore, con un’originale

intuizione, in un dialogo che incuriosisce e risulta

essere più incisivo, rispetto a un monologo, per l’evidenza

maggiore data dal contrasto di due differenti punti

di vista, facenti comunque capo a un unico argomento,

asse di riferimento rispetto al quale il lettore si può orientare.

Conscio e Inconscio, coppia di attori protagonisti

sul palcoscenico della narrazione, si scontrano o si incontrano

per originare un testo proponibile per una sceneggiatura

di sicuro effetto.


108

Mater Mediterranea:

rassegna Internazionale di

arte contemporanea

“Gli uomini e le donne della pittura, della scultura, della fotografia, della musica,

della letteratura e della poesia non imbracciano armi, non innescano pretestuosi

attriti, non istigano e non dividono; l’arte offre suggestioni forme e, colori

nati nella culla più calda del cuore, fra le emozioni più care della vera

ricchezza della propria vita; allora, l’arte diventa focolare domestico ove ogni

interprete continua a narrare le storie più belle dell’uomo…”

rosario sprovieri

di Valentina D’Ignazi

Inizia così, da giovedì 13 giugno a

domenica 30 giugno, questo inebriante

viaggio nel mondo dell’Arte

contemporanea dove meravigliose

opere di pittura, scultura e fotografia

saranno a disposizione di tutti coloro che

amano perdersi in mondi nuovi, inesplorati…mondi

dove l’anima non ha etnia e

confini. L’evento: Mater Mediterranea è curato

dall’Associazione Culturale ArtinArte

e coinvolge artisti nazionali ed internazionali

selezionati , di grande esperienza e di

notevoli capacità artistiche e tecniche. Ad

ospitare questo imperdibile evento è il più

grande luogo di culto d’Europa: La Moschea

di Roma, grazie alla straordinaria disponibilità

della Direzione del Centro

Culturale Islamico, del suo Segretario Generale

dott. Abdellah Redouane e dell’Imam

Salah Ramadan; i locali della parte

espositiva della Moschea, opera dell’Architetto

Paolo Portoghesi. Quale spazio migliore

per conoscere ed esplorare mondi

nuovi, in un forte abbraccio artistico fra diverse

civiltà e culture della terra.

“La “mission comune” - che abbiamo condiviso

per la progettazione della prima edizione

di Mater Mediterranea - è un filo

poderoso, teso steso fra acqua e terra, è

una vera rete pronta a salvare lo spirito e

ad accogliere la bellezza. Un vero palcoscenico

prestigioso ove quell’umanità laboriosa

e colta può riconoscersi, sognatori

degli stessi sogni, amati figli della stessa

gente; uomini e donne baciati dalla luce

dello stesso sole e soggiogati dalla brezza

leggera e dal lasciarsi incantare dai suoni


e dai venti dello stesso mare Mediterraneo.”

A partecipare a questo meraviglioso e-

vento è un’ Artista contemporanea che

abbiamo avuto l’onore di conoscere e

raccontare sulla Rivista di Art&Art: Giada

Domenicone. In questo viaggio artistico

Giada si rifà all’antica tematica dell’esistenza,

di quanto ogni essere umano

sia interprete e partecipe del proprio destino.

L’allegoria del filo e della trama sta

ad indicare la metafora del percorso della

vita che si intreccia, si scompone e si ricompone

alla ricerca della giusta strada

da percorrere.

“Penelope non ha dubbi, afferma l ‘Artista

nel titolo della sua opera: “Penelope

non voleva un marito, voleva Ulisse”. Riportato

a noi significa che la scelta di essere

“Mater” vuole dire dare senso alla

propria vita mediante l’attenzione e l’interesse

al dono dell’esistenza, anche con

la volontà estrema di raggiungimento

dello scopo attraverso le numerose traversie

che si scompongono e ricompongono

quotidianamente.”

L’innaugurazione di questo prestigioso

evento , alla presenza di ospiti del mondo

giornalistico, di molte personalità delle

rappresentanze Diplomatiche estere a Roma

e presso la Santa Sede, nonché di tanti

Artisti, è fissata per le ore 18:00 di giovedì

13 giugno, presso viale della Moschea

85, 00199 - Roma. Sarà possibile

visitarla dalle ore 10:00 del mattino sino

alle 13:00, poi dalle 13:30 alle 19:00 tutti

i giorni.

Ci sono mondi che ancora non abbiamo

esplorato, ci sono confini che solo l’Arte

ci permette di superare con i piedi ben

saldi sulla nostra terra, solo con l’immaginazione

e nell’interpretazione di un’opera

d’Arte c’ è la nostra più intima libertà, la

scoperta inconscia di noi stessi… il riconoscersi,

nella creazione di un artista, è

un gesto d’amore ricco di fratellanza e

umanità.


110

I Tesori del Borgo

rIPe saN GINesIO – come far diventare

un piccolo borgo dell’entroterra in una

meta turistica molto amata.

di Giulia Sancricca

Superare le necessità del sisma,

lo spopolamento, l’invecchiamento

della popolazione

e la perdita delle tradizioni.

Sono azioni possibili e a dimostrarlo è

Ripe San Ginesio. Un paesino arroccato

su una collina della valle del Fiastra,

un caratteristico paese di origine

medioevale in provincia di Macerata.

Di quel periodo conserva ancora il suggestivo

impianto urbanistico con vie

strette a spirale, con vicoli interrotti da

piagge e scalinate, con case addossate

le une alle altre e congiunte tra di loro

da alti cavalcavia che affascinano i turisti.

Ma non sono solo questi i punti di

forza che trainano le visite nel borgo

medievale. In questo paese che conta

poco più di 800 abitanti, infatti, sono

state applicate delle strategie per far sì

che si potesse far fronte ai problemi

nati nei borghi storici. Problemi che

sorgevano nei paesi già prima del sisma

e che, dopo il 2016, si sono accentuati.

Ripe San Ginesio, però, grazie al

progetto Borgo Futuro è diventato un

paese dinamico e vivace, sia dal punto

di vista culturale che sociale.

Nel centro storico il Comune ha attuato

la politica di ristrutturazione di alcuni

locali che sono stati messi a disposizione

a coloro che volevano installare

in maniera permanente una bottega artigiana,

pagando solo un affitto simbolico.


E’ stata data la priorità ad attività che

fossero creative, artistiche, artigianali.

La prima avviata è stata una bottega

alimentare con prodotti a km zero, poi

un birrificio artigianale che è nato in

forma ridotta e successivamente ha

avuto la necessità di ingrandirsi, chiedendo

un ulteriore spazio. Poi la bottega

di un ceramista; un laboratorio di

gioielli realizzati con pietre naturali;

uno spazio è stato concesso a Giaconi

Editore per creare un luogo di incontro

di scrittori, appassionati di lettura.

Una strategia che ha permesso anche a

chi non frequentava Ripe San Ginesio,

di incuriosirsi a visitarlo.

Oltre a questo sono state proposte manifestazioni

culturali in maniera cadenzata,

per tutto l’anno, per fare in modo

che queste attività non si trovassero da

sole, ma fossero accompagnate da iniziative

collaterali.

Ripe San Ginesio vanta una Pinacoteca

Comunale di Arte Contemporanea con

significative testimonianze della contemporaneità

integrate al territorio.

La ricca collezione nasce in seguito

alle donazioni effettuate in occasione

di “RipeArte”, esposizione a carattere

contemporaneo allestita annualmente

nei vicoli e nelle piazze del suggestivo

borgo medievale dal 1982, grazie all’iniziativa

di giovani pittori, scultori e

abitanti appassionati.

È già nato, ed è in crescita, un progetto

di arte diffusa: l’idea di un percorso ci-


112

clopedonale dove saranno installate le

sculture che fanno parte del parco della

pinacoteca, con una scenografia paesaggistica.

È in questo particolare contesto culturale

che si inserisce la mostra di scultura

di Nazareno Rocchetti, promossa

dal Comune e dall’Unione Montana dei

Monti Azzurri.

L’idea della mostra di Rocchetti vede

come ambientazione lo scenario naturale

di una arena, realizzata con la riconversione

di una cava in disuso.

Il contatto con lo scultore è nato grazie

alla manifestazione dei Fumi Cotti, per

la quale l’artista aveva realizzato l’etichetta

delle bottiglie dell’ultima edizione.

Poco dopo, quindi, il pensiero è

tornato a quello che tutti conoscono

come l’artista del fuoco che porterà dal

30 giugno al 30 agosto prossimi le sue

opere nel fantastico borgo di Ripe San

Ginesio.

INFO: http://turismo.comune.ripesanginesio.mc.it/


www.tornabuoniarte.it

“Paar doutz” - 1987 - acrilico su tavola - cm 50 x 84

Victor Vasarely

Firenze 50125 - Lungarno Benvenuto Cellini, 3 Tel.+39 055 6812697 / 6813360 - info@tornabuoniarte.it

Milano 20121 - Via Fatebenefratelli, 34/36 - Tel. +39 02 6554841 - milano@tornabuoniarte.it

Forte dei Marmi 55042 - Piazza Marconi, 2 - Tel +39 0584 787030 - fortedeimarmi@tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - Antichità - Via Maggio, 40/r - Tel. +39 055 2670260 - antichita@tornabuoniarte.it


114

Passions of art

La mostra Passions of

Art è approdata al

Porto turistico di

Roma con 23 artisti

di indiscusso valore.

Grande successo di pubblico che,

complice un clima particolarmente

adatto, ha riversato nella galleria

molti curiosi e collezionisti da

ogni parte del Lazio.

Gli artisti oltre che a ricevere insieme

agli organizzatori gli interessati,

si sono molto impegnati

nel realizzare opere uniche per

rendere in arte visiva ciò la mente

vorrebbe imprimere sulla tela. In

molti casi nella figurazione riusciamo

a capire immediatamente

il significato di un’opera, ma nell’astratto

e nell’informale ognuno

di noi riesce a leggere secondo la

propria sensibilità e capacità percettiva

il messaggio che il pittore

o lo scultore vorrebbe trasmettere.

Non sempre si intuisce nell’immediato

il messaggio ma proprio

questa difficoltà fa si che nei colori,

nelle pennellate, nella stesura

e nell’amalgama della tavolozza

si provino quelle sensazioni e intuizioni

capaci di fare innamorare

il visitatore di questa o quell’opera.

L’arte è un mondo a sè, capace di

far discutere per diverso tempo su

un soggetto piuttosto che su una

pennellata o su una geometria

senza trovare un comune accordo

se non quello che è la bellezza

dell’opera stessa.

Come già accaduto nelle precedenti

occasioni, Rete Oro, partner

della galleria, è stata presente con

un inviato che si è dedicato alle


interviste agli artisti e al curatore

della mostra.

Artisti in esposizione:

Rosy Bianco, Filippo De Luca,

Giusy Dibilio, Giusy Cristina Ferrante,

Daniela Issoglio, Laila, Paola

Leonardi, Livia Licheri, Marco Lodola,

Rita, Lombardi, Anna maggio,

Romeo Mesisca, Elena Modelli,

Mara Morolli, Annalisa Macchione,

Leonardo Niloa, Antonietta Nori,

Sebastiano Plutino, Paola Romano,

Norman Tacchi, Anna Maria Tani,

Valentina Valente, Mario Zanoni.

Passions of art

11al 24 maggio 2019

Galleria Ess&rrE

Porto turistico di Roma

Locale 876

L.mare Duca degli Abruzzi, 84

00121 – Roma

Cell. 329 4681684

galleriaesserre@gmail.com

www.accainarte.it


116

Marina Novelli

Trittico

“Along the way (Strada facendo)” 2016-17

Olio e acrilico su tela

cm. 50x50 cad.

“The Renaissance” - 2017

“Out of the dark” - 2016

“White fallen shoe on the path” - 2016

marinanovelli.it - marinanovelli@yahoo.it

Mob. 0039 333 56 01 781


Giovanni MANZO

“4 Regine e 4 Re” - Acrilico su tela - cm. 70 x 70

Porto turistico di Roma

galleriaesserre@gmail.com


118

“Rendez vous

à Faience”

dall’8 giugno all’8 luglio

Marilena Spataro e Alberto Gross

durante la presentazione della mostra

Una delle sale della Galleria Ronchini

Un racconto di memoria, storia,

cuore del cuore del

principio dell'arte, misure a

dismisura e voglia di tutto,

fino al cuore del miracolo.

Questo è arte, il fine di ciò che è sempre

di là da venire, da raggiungere, quanto

si compone della propria incomprensibile

bellezza, del proprio indecifrabile

umore.

La mostra, già dal titolo, pone la città

di Faenza come principio fondante,

quasi un correlativo oggettivo nel suo

“faience” che è sinonimo di ceramica

e di ceramica d'arte nel mondo, ponendo

la città romagnola come crocevia

culturale e fondamentale polo artistico

contemporaneo.

È a partire da tali suggestioni che si è

voluto intraprendere un percorso che

sviluppasse rinnovati ed inediti percorsi

artistici, con un piede nella storia e lo

sguardo dritto verso il futuro.

Ci sono i dipinti di Giuseppe Bedeschi

e quel profumo di mare che si sente da

lontano, le sue barche come gusci vuoti,

svuotati, mai abbandonati, piuttosto corazze

di chi ha combattuto il tempo e

vive con la memoria dei giorni - anche

futuri - nell'estrema nostalgia di un viaggio

inesausto, viaggio di ritorno, di

riandata, frammenti riaffiorati in cui lo

stile è l'uomo ed il silenzio umido e livido

la contingenza che ne deriva.

Giusy Dibilio si produce in esplosioni

cromatiche, vortici di colore tridimensionale

che diventano percorsi di rinnovamento

sensoriale ed estetico, naturalmente

percettivo, a ricordare il “Tunnel

of love” di cui cantava Mark Knopfler.

All'interno di una propria eterogeneità

dell'immagine, Anna Bonini

inventa paesaggi interiori fantastici,

“inscapes” o morfologie psichiche in

cui il divenire del colore riverbera sonorità

inattese, la rappresentazione è

sogno lucido e cosciente di realtà supposte.

Dea Galante unisce la capacità


e la destrezza nel modellato scultoreo

ad uno stile che riporta al popular-surreale

degli anni ‘60 e ‘70; allo stesso

modo Anna Grossi, la quale aggiunge

un portato di critica sociale in cui l'immagine

è veicolo di pensiero, critica del

lavoro, esasperazione del progresso.

Tiziana Grandi propone composizioni

verticali, quasi dei totem che si configurano

come espressioni monodiche,

costruzioni contenenti qualcosa di primitivo,

forse orientale, ad ogni modo

profondamente fragile, pure nella ieraticità

di una figura elegantemente e-

spressiva, elevata ad immagine.

Le sculture di Elena Modelli riportano

ad un mondo altro, edulcorato, quasi

l'ipotetico giardino di Willy Wonka in

cui ogni costruzione zoomorfa viene attraversata

dall'ironia e da un soffio di

sano disincanto. L'immagine dell'albero

è invece leitmotiv all'interno del lavoro

di Maurizio Pilò, un simbolo di vita

continuamente cangiante e mutevole nel

proprio aspetto: come i rami mettono

foglie nuove ad ogni passaggio di stagione,

così l'artista aggiunge frammenti,

lacerti, dettagli, decostruisce, trasforma

e ricostruisce in un'opera aperta potenzialmente

all'infinito.

Lucio Russo trova la sua peculiarità

nella levigatezza delle forme del legno,

curve sintetiche ed esplosive seguendo

le quali potere attraversare i battiti di

polso dell'universo.

Salvatore Vaccalluzzo propone invece

un singolare e quantomai suggestivo

amalgama di mosaico e scultura, si ritorna

ai fasti figurativi dei secoli passati,

al cuore della rappresentazione, al

genio locale dell'artigianalità espansa.

Il lavoro del maestro Mario Zanoni ci

trasporta immediatamente all'interno di

un immaginario archetipico in cui è il

mostruoso a farsi corpo, passando dal

conosciuto al “sommerso”: al di là dell'esperienza

ci si addentra nelle zone

oscure, tra equivoci d'identità, ripetendo


120

ipotesi o promesse di eternità.

“La sorte del pensiero” - scriveva Camus

- “non è più quella di rinunciare a sé

stesso, ma di rimbalzare in immagini”.

Ciò che la pittura di Roberto Tomba ci restituisce

non è altro che la visualizzazione

di un pensiero, una vivacità di sguardo che

trasforma la velocità in movimento, sintesi

di ogni profondità e suscettibilità di giudizio.

Tutto si produce e si consuma nell'incanto

del mistero, nel tormento per l'ignoto.

La pittura di Tiziana Salvi riconduce ad

un giaciglio claudicato in cui adagiare l'incanto:

c'è la freddezza bruciante di una

luce lattiginosa ed elettrica, il sorriso di

Selene e la notturna, triplice natura di

Ecate, l'oscuro segreto della gestazione,

abisso di caduta fino al cuore della propria

concavità infinita, bocca spalancata a contenere

e disperdere tutta la sete dell'universo.

A completare ed impreziosire la mostra

sono stati invitati tre maestri faentini, presenti

ognuno con una propria opera, a suggello

di una rassegna che intende porsi

come singolare ed importante evento all'interno

della programmazione artistica

cittadina: Ivo Sassi con una delle sue

esplosioni scultoree che riportano a visualizzazioni

cosmiche e spaziali, Alessandra

Bonoli e la sua peculiare geometria

sacra delle forme e Guido Mariani, con

la sua scultura neoclassica ibridata da un

particolare gusto pop-surreale, dai toni

elegantemente grotteschi.

Signori, incontriamoci a Faenza, per la

sincerità nell'arte, per ogni sorta di virtù.

Alberto Gross

Galleria Ronchini

Corso Baccarini, 15

Faenza

dall’8 giugno

all’8 luglio 2019



Comune di Faenza

Logos associazione culturale

R S T traslochi

Annuario d’Arte Moderna

Bimestrale di

Arte e Cultura


Fiera di Roma

23 novembre

1 dicembre 2019

Per informazioni:

Segreteria Commerciale | Sales:

Tel. +39 06 65074 295

commerciale@romantiquaria.it

info@romantiquaria.it

IDEATA E ORGANIZZATA DA:

Segreteria Organizzativa:

Fiera Roma Srl con Socio Unico

Via Portuense, 1645/1647

00148 Roma - Tel. +39 06 65074522


www.romantiquaria.it


Paola Romano

forte dei marmi 2019

a cura di Francesco Mutti

“Luna policroma” - 2019 - Ø cm. 80

via carducci - 16|forte dei marmi - lu

orari lun/dom 10.30 - 13.00|18.00 - 24.00

info +39 340 59 36 033

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