IV19_libro_issuu

ilturco

RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE


Eleganti corti rinascimentali,

orti medievali nascosti da alti

muri di cinta, piccole oasi fiorite

di tranquillità e pace domestica,

geometrie zen e labirinti di siepi,

magnifici alberi secolari e arboreti

insospettabili, celati alla

vista dei passanti dalle facciate

degli antichi palazzi:

Ferrara custodisce gelosamente

uno spettacolare patrimonio di

giardini privati. Un patrimonio

che eccezionalmente, grazie al

festival Interno Verde, si apre

alla comunità.


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

I giardini descritti in questo volume

hanno aderito alla quarta

edizione della manifestazione.

L’associazione ilturco ringrazia

i loro proprietari per la grande

disponibilità dimostrata, per

aver creduto nell’importanza di

condividere – anche solo per due

giorni – la bellezza e la storia di

queste meravigliose isole segrete,

ricche di suggestioni e ricordi,

attraverso i quali è possibile

leggere i cambiamenti e i vissuti

della città.


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

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descrizione

nuovo

INTERNO VERDE 2019 - FERRARA NORD

XXX XXX XXX N

VIA

5


DELLE ERBE 29

VIA

1

La prima volta che

si visita Terraviva

a stento si riesce

a credere che sia reale: è un

vero e proprio angolo di campagna

custodito all’interno

della città, dove si incontrano

campi coltivati, orti condivisi,

arnie per la produzione del

miele, frutteti e arboreti, una

capanna per la vendita diretta,

sentieri segreti, caprette

e galline che razzolano indisturbate

e tanti giochi per

bambini sparpagliati in mezzo

alla natura.

In Italia non esistono altri

luoghi così ampi dedicati

all’agricoltura all’interno di

un centro storico. Già il disegno

rinascimentale di Biagio

Rossetti prevedeva, nel 1457,

l’inserimento di un vasto

appezzamento all’interno

delle mura: uno spazio che

dal Castello Estense avrebbe

dovuto raggiungere la cinta

muraria. Del progetto originale

a Terraviva si sono conservati,

per oltre cinque secoli,

ben quattro ettari di terreno

— che oggi appartengono al

Comune, gestiti dall’azienda

agricola BioPastoreria e

dall’associazione Nuova Terraviva.

Negli orti un tempo accuditi

dai monaci certosini, oggi

si continuano ad annaffiare

ortaggi e erbe officinali, le api

vengono allevate con metodo

naturale e d’estate la notte si

riempie di lucciole.

Sono più di 400 le specie

locali di arbusti e alberi

che crescono in questo

angolo di paradiso, che comprende

al proprio interno un

frutteto speciale, chiamato

Giardino degli Estensi, dedicato

alla preservazione dei

frutti antichi. Qui si possono

ammirare esemplari di

Melagrana Grossa di Faenza

— che produce i grandi melograni

che si trovano in tanti

dipinti rinascimentali, Melo

Bolognola, patriarca dell’Emilia-Romagna,

Melo Pioc,

il più grande e forse il più

vecchio del Piemonte, e Vite

Salamena da l’amor, detta

anche uva centenaria.

6 INTERNO VERDE 2019 - FERRARA NORD


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

2

È difficile associare

la parola

condominio al

complesso abitativo La Vigna,

luogo di incanto e grandissima

fascinazione, un vero e

proprio tesoro verde nel cuore

del centro estense.

I graziosi edifici in mattoni

che lo compongono risalgono

al 1500, erano le antiche

dimore dei frati certosini, che

coltivavano il terreno attiguo

per produrre erbe e liquori.

Solo la grande casa che si

incontra all’ingresso dell’area

è più recente: si tratta di

un fienile del 1800. Attorno

a queste costruzioni, oggi

residenze private, si stende

un giardino di circa 10mila

metri quadrati, all’interno

del quale circa 800 metri

quadrati sono stati adibiti a

orti per i residenti. Le otto

famiglie che abitano il “condominio”

— nei primi decenni

del Novecento i nuclei

erano molti di più, circa una

trentina — curano secondo il

proprio gusto il verde prospicente

l’abitazione.

Il resto dello spazio è

gestito da un giardiniere,

sempre lo stesso da quando

— nel 1989 — si decise

di salvaguardare l’unitarietà

del parco e la sua uniformità.

«Per lavorare qui non avete

idea di quanti crocefissi e

suppellettili sacri ho dovuto

scavare fuori dalla terra!»

racconta.

L’ingresso è circondato da

pruni. Mano a mano che si

procede si incontrano ciliegi

giapponesi e querce, una

siepe sulla destra che alterna

noccioli, melograni e filadelfo,

chiazze sparse di vistosi

lillà delle Indie — alcuni particolarmente

alti sorpassano

i tetti degli edifici in fondo,

vicino al muro che separa La

Vigna dal cimitero monumentale

della Certosa. Esplorando

invece la parte sinistra

si incontra un arboreto, più

selvatico e incolto, quasi un

bosco in miniatura, composto

per la maggior parte da

alberi da frutto come nespoli,

fichi e pruni.

INTERNO VERDE 2019 - FERRARA NORD

DELLE ERBE 31

VIA

7


DELLE VIGNE 34

VIA

3

La “campagna

dentro le mura” è

una sorpresa per

il neofita della città, lo stupore

cresce alla scoperta di

un ulteriore piccolo angolo di

paradiso: gli Horti della Fasanara.

L’attuale parco si estende

per circa un ettaro, ma in

passato tali appezzamenti

urbani erano assai più estesi

e i nobili qui praticavano

la caccia al fagiano, da cui è

rimasto l’appellativo “fasanara”

— e anche oggi, avvicinandosi

agli arbusti, può capitare

di ascoltare il grido impaurito

dell’animale.

Questo luogo conserva il

fascino della dimora rurale e

signorile dove natura e architettura

si fondono in un delicato

equilibrio di scorci senza

che l’una possa dominare

sull’altra. Nata secoli fa come

residenza estiva per i notabili

estensi, la dimora è stata trasformata

in albergo nel 2010,

cercando di conservare le

strutture lignee tanto tipiche

di Ferrara.

Il giardino ha uno stile

inglese, ma il verde non è

padrone assoluto: la prospettiva

centrale del vialetto

d’accesso ritaglia tramite

le siepi di bosso uno spazio

solo per l’uomo. Se si passeggia

lungo la stradina prima

della falciatura, il candore

della ghiaia si moltiplica nel

biancheggiare di milioni di

margherite sul verde fosco

dei prati. Camminando sotto i

rami di alcuni ciliegi si scorge

la pergola tappezzata di rose:

una statua fa capolino tra le

fronde mentre nevicano petali

di glicine.

Seguendo i percorsi si attraversano

i romantici sentieri

bordati di alloro e ciuffi di

spiraea, fino a incontrare la

barriera di alberi che delimita

lo spazio aperto di un campetto

in cui si potrebbe anche

giocare. Qui, alzando la testa,

ci si accorge di un enorme

pioppo bianco la cui chioma

sovrasta il giardino: un gigante

discreto, di legno tenero.

Si procede tra robinie, tigli,

abeti, querce, nespoli ed un

fico: questo è un hortus del

rango più nobile, dove non

mancano neppure le essenze

in vaso tenute sulle terrazze.

Un acero corallino dalla tinta

scarlatta pare voler far notare

la sua presenza eccentrica

tra le tonalità delicate delle

specie tradizionali; questo

alberello di gusto moderno

vive dirimpetto alla nuova ala

del fabbricato, riconoscibile

per le grandi finestre, mantenendo

un’ottima coerenza

d’insieme.

8 INTERNO VERDE 2019 - FERRARA NORD


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

4

Il cimitero viene

fatto risalire al

1626, quando gli

ebrei ferraresi chiesero a Urbano

VIII il permesso di acquistare

un terreno per le proprie

sepolture: la licenza ottenuta

prescriveva che il luogo non

superasse le 20 staia ferraresi

e che fosse indicato dal

vescovo o dal vicario. In realtà

la lapide più antica del cimitero,

intitolata a David Franco

e datata 1549, avvalora la tesi

di chi sostiene che il cimitero

potrebbe risalire al XVI secolo.

«Luogo satanico, frequentato

dai diavoli, nel pregiudizio

popolare fomentato dall’Inquisizione;

luogo di pace e

di luce mediterranea per gli

ebrei che, muniti di lasciapassare,

potevano recarvi i

loro morti dal lontano Ghetto

murato soltanto a certe ore

consentite, quasi in segreto»,

così raccontava lo studioso

Paolo Ravenna, che qui riposa

insieme al padre Renzo,

avvocato e politico. Durante

l’Inquisizione le tombe furono

saccheggiate e alcuni marmi

addirittura utilizzati per la

colonna che regge la statua di

Borso d'Este, davanti al Palazzo

Municipale.

L’impressione che si ha visitando

il vasto parco è quella

di addentrarsi in un posto

dove il tempo si è fermato.

L’ultimo ampliamento e

restauro significativo si ha

nel 1911, con la sistemazione

dell’imponente portale

d’ingresso progettato da Ciro

Contini. «Delimitato torno a

torno da un vecchio muro perimetrale

alto circa tre metri»,

scrisse Giorgio Bassani nel

romanzo L’odore del fieno, «il

cimitero israelitico di Ferrara

è una vasta superficie erbosa,

così vasta che le lapidi raccolte

in gruppi separati e distinti,

appaiono assai meno numerose

di quanto non siano. Dal

lato est, il muro di cinta corre

a ridosso dei bastioni cittadini,

fitti ancor oggi di grossi alberi,

tigli, olmi, castagni, perfino

querce, allineati in duplice

schiera lungo le sommità del

terrapieno». Anche lo scrittore

riposa qui, con un monumento

ideato dallo scultore

Arnaldo Pomodoro e dall’architetto

Piero Sartogo.

Uno dei luoghi più affascinanti

di Ferrara, descritto

con grande capacità evocativa

anche da Guido Fink: «perché

lì, fra quel verde, in fondo a

quell’infilata di strade che

dall’angolo Mazzini-Terranuova

arriva a via delle Vigne,

si torna a pensare che quel

che si pensava, ingannevolmente,

tanti anni fa, prima che

il nostro secolo mostrasse il

suo vero volto: che tutto passi,

che a tutto si debba “fare l’abitudine”».

INTERNO VERDE 2019 - FERRARA NORD

DELLE VIGNE 16

VIA

9


DELLE VIGNE 14

VIA

5

L’area verde che

si può ammirare

in via delle Vigne

14 non è un giardino quanto

un vero e proprio parco. Dalla

strada non ci si rende conto

di quanto effettivamente sia

grande questo spazio, ma la

prospettiva si apre appena

si superano le abitazioni e ci

si trova di fronte a un prato

di cui a malapena si scorge

la fine. I nipoti raccontano

che da piccoli, quando la famiglia

acquistò la proprietà,

chiamavano lo scoperto “il

campo”, perché il terreno

era completamente spoglio

e abbandonato, ricco solo di

infestanti. E tuttora sono abituati

a chiamarlo così, anche

se adesso l’erba è curata e

punteggiata di arbusti e alberi,

scelti prevalentemente

tra le specie autoctone e

più tradizionali. Assieme ai

grandi classici — tigli, acacie,

carpini, querce, aceri, scuri

pruni selvatici — si incontrano

anche pini marittimi, cedri

del Libano e palme.

L’ingresso pavimentato è

incorniciato da bassi aceri

rossi, piante grasse e limoni

in vaso, cespugli di ibisco e

ortensie. Un camminamento

circolare costeggiato da

siepi di agrifoglio conduce

all’antico pozzo restaurato,

situato nel cuore del parco,

la cui vasta superficie è delimitata

sulla destra da una fila

di alberi da frutto, intervallati

agli oleandri e ai ligustri:

nespoli, fichi, noci, giuggioli,

pruni, albicocchi, melograni,

ciliegi, kaki, meli, e infine una

piccola galleria di kiwi. La

parte sinistra invece è chiusa

da una fitta siepe di alloro.

Racconta la nonna che,

probabilmente per la vicinanza

con il cimitero ebraico, la

zona deve essere stata usata

in passato per seppellire i

morti causati dalle epidemie:

«è stato mio marito a voler

sistemare questo spazio. Era

la sua gioia. L’abbiamo ripristinato

negli anni Novanta e

in quell’occasione abbiamo

trovato diverse tracce che

ci hanno fatto pensare che,

all’occorrenza, venisse usato

come cimitero».

10 INTERNO VERDE 2019 - FERRARA NORD


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

6

Questo ricercato

giardino, per essere

apprezzato fino

in fondo, va osservato bene.

Nasce infatti da una curiosità

botanica non comune.

Una volta superata la

soglia in vetro e ferro battuto

si apre una profonda prospettiva

sugli alberi, che supera

il muro di cinta e si confonde

con le chiome dei giardini

vicini. Le ricche aiuole si stendono

sinuose ad abbracciare

l’area, che si allarga in fondo

in un bel prato. Il gelsomino

si rincorre di parete in parete.

In prossimità dell’abitazione

si incontrano a destra le

camelie, la pyrachanta sparkler

e la clematis armandii,

un rampicante sempreverde

originario della Cina e diffuso

in Italia solo da pochi decenni.

Inoltrandosi verso la grande

magnolia e gli aceri rossi

la macchia comprende varie

ortensie, picta bianca e a fioritura

continua, il lillà delle

Indie, la photigna pink marble,

l’actinidia kolomikta, le

cui foglie in primavera cominciano

dalla punta a schiarirsi

progressivamente fino a

diventare rosa. A terra l’iris

argenteo, l’acanto tasmanian

angel a foglia bianca,

fatto arrivare dalla Francia,

e un bel tappeto di salvia.

«C’è anche un loropetalum

ever red, è una varietà creata

quest’anno. Ovviamente non

tutte le specie si trovano bene

qui, faccio degli esperimenti»,

racconta la signora. «Ho comprato

questa casa vent’anni

fa soprattutto per il giardino,

anche se all’epoca era molto

abbandonato. La fontana in

fondo, col mascherone, è stata

realizzata da uno scultore

ferrarese, era destinata a un

acquirente russo ma era troppo

bella, gli ho chiesto per

favore che restasse qui».

A sinistra — dove si trova il

pozzo antico, ancora funzionante

— crescono il mirto e gli

anemoni giapponesi, varietà

Konigin Charlotte, il nespolo

e le rose rampicanti. Tra le

novità spicca la chitalpa, una

specie recentissima derivata

dalla catalpa: «è stata piantata

due anni fa ed era alta un

metro e mezzo, ha avuto una

crescita esplosiva, il solanum

non è stato da meno: di solito

si trova nelle cassette dei balconi,

qui ha creato una piccola

selva».

Una scala porta alla terrazza

dove si trovano, in vaso,

le essenze aromatiche e gli

alberi da frutto.

INTERNO VERDE 2019 - FERRARA NORD

PORTA MARE 51

CORSO

11


LUIGI BORSARI 31

VIA

7

Un giardino che

guarda alla Gran

Bretagna, in tutti i

sensi, disinvolto come solo i

veri inglesi sanno essere. Definito

con grande spontaneità

dalla famiglia che quotidianamente

lo vive e lo cura "a

cozy space".

Qui si trova una vite canadese

spontanea, residuo

di una grande vigna che una

volta si estendeva anche nel

giardino confinante, ora adibito

a parcheggio. Fino al

2004 si potevano ancora vedere

i pali che reggevano le

piante, accantonati poi per

sistemare lo spazio, notizia

interessante perché testimonia

la persistenza della

tradizione agricola avviata

in quest’area dai monaci del

convento di Santo Spirito, i

cui terreni arrivavano fino a

corso Porta Mare.

Un documento del 1815 —

conservato dall’Archivio Comunale

— racconta che qui

anticamente si coltivavano

indivia, ruta, cipolle, broccoli,

ravanelli, cavolfiori, lattuga,

carciofi, ravanelli, finocchi,

salvia e rosmarino. Oltre alle

viti c’erano i peri, i giuggioli,

i peschi e tre olmi. Tra i fiori:

garofani e tante varietà di

rose. Nel testo si racconta

anche di un pozzo con una

vasca di pietra e di un pergolato

per i polli.

Oggi in questo scampolo

verde crescono la serenella,

la yucca, il bosso e gli oleandri.

Tra le scale e il muro

sale l’ortensia rampicante. Il

melograno centrale è stato

tagliato da poco. Con i rami

del vecchio ciliegio — di cui si

vede ancora il ceppo tagliato

— è stata costruita la panchina.

Nei vasi un agrumeto mignon,

con alberelli di arancio,

limone e mandarino. L’acquiliegia

e la menta si mescolano

alle erbe spontanee, diffondendosi

a piacimento tra

le verdure.

12 INTERNO VERDE 2019 - FERRARA NORD


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

La storia del convento

di Santa

8

Maria delle Grazie

ebbe inizio quando alcune religiose

provenienti da Mortara

— in provincia di Pavia — si

trasferirono a Ferrara attratte

dalle agevolazioni promesse

da Ercole I d’Este. Contestualmente

all’espansione

della città, il Duca aveva avviato

una politica favorevole

all’insediamento di nuovi ordini.

Lo scopo pare fosse duplice:

popolare la “terra nuova”,

oggi nota come addizione

erculea, ed allo stesso tempo

creare una sorta di talismano

per la città grazie all’abbondanza

di chiese e conventi.

La prima pietra fu posata

nel 1496, la paternità del progetto

è dubbia: sembra che

il disegno generale sia stato

dettato da Ercole I d’Este

in persona, rivisto da Biagio

Rossetti, ma di fatto eseguito

da Alessandro Biondo. Il

grande chiostro di clausura

risalirebbe al 1498. Anticamente

qui si concentravano

i locali per la vita comunitaria:

il refettorio, le cucine e la

sala del capitolo, con al piano

superiore le celle delle monache.

I documenti testimoniano

l’esistenza di un chiostro

minore su cui si affacciavano

i locali di servizio, che si

trovava in corrispondenza

dell’attuale ingresso della biblioteca

universitaria, dove si

possono vedere alcune tracce

superstiti.

Della corte stupisce la

forza scenografica dell’ambiente:

dall’ombra delle logge,

il verde luminoso del prato

contrasta con la mole dei

mattoni rossi e l’elegante vera

da pozzo brilla fra i quattro

melograni.

Nonostante le soppressioni

napoleoniche e il continuo

avvicendarsi degli eserciti

stranieri, che occupavano la

struttura durante il transito in

città, le monache abitarono il

convento fino al 1831.

A metà Ottocento il complesso

venne trasformato in

caserma e condominio, ma le

sue condizioni pare fossero

già molto degradate. A cavallo

fra le due guerre mondiali

diventò ricovero per famiglie

sfollate o indigenti; fino al

1969 Mortara 70 fu per i ferraresi

sinonimo di miseria,

talvolta di delinquenza e prostituzione.

Furono i grandi restauri

realizzati a partire dagli

anni Ottanta a trasformare

questo luogo in un’isola di

cultura, dove oggi gli studenti

dell’ateneo ferrarese trovano

ombra e tranquillità nelle

giornate estive.

Da segnalare di fronte

all’entrata la presenza di Palazzo

Manfredini, casa natale

del pittore Filippo de Pisis.

INTERNO VERDE 2019 - FERRARA NORD

MORTARA 70

VIA

13


BELLARIA 44/B

VIA

Il giardino principale

della re-

9

sidenza Santa

Chiara è senza dubbio un

carattere decisamente particolare,

sia per la storia del

complesso architettonico in

cui è inserito, sia per la destinazione

che ha assunto

negli anni. Oggi le celle del

monastero di clausura — afferente

alla chiesa di Santa

Chiara, costruita dall’architetto

Luca Danesi nel 1640

— ospitano le camere dei

pazienti accolti dal servizio

sanitario assistenziale gestito

da Salus.

Lo stretto accesso di via

Bellaria si allarga su un grande

prato, diviso in quadranti

dai vialetti costeggiati di

bosso, cespugli di lavanda

e rosmarino. Gli ospiti della

struttura utilizzano questo

tranquillo fazzoletto verde

per attività educative e d’animazione,

per riposarsi all’ombra

degli alberi e — durante

l’estate — per raccogliere la

frutta: ciliegie, prugne e anche

qualche fico, prodotto

dal rigoglioso esemplare cresciuto

vicino alla parete sulla

sinistra.

Sulla destra invece si

trovano le viti di uva rossa.

Da notare, vicino ai tralci,

la lesione a zig zag che sale

lungo la muratura originale:

probabilmente è una giuntura

strutturale, realizzata per

limitare i danni in caso di

terremoto. Altri graziosi giardini

segreti si nascondono

all’interno dell’architettura,

accessibili solo agli ospiti.

14 INTERNO VERDE 2019 - FERRARA NORD


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

10

Questo grazioso

e curato giardino

in origine era un

orto: apparteneva infatti alle

terre coltivate dal vicino monastero

di Santa Chiara, dove

vivevano le clarisse cappuccine.

Tra le rose, i gelsomini,

gli oleandri, la bella magnolia

e il lillà delle Indie oggi si riposano

i turisti: la struttura —

che un tempo aveva funzione

di scuderia — è stata recentemente

trasformata in un

bed&breakfast, che ha scelto

il proprio nome ispirandosi

proprio al festival organizzato

da ilturco: Interno Verde 63. Il

giardino, insospettabile per

chi cammina lungo la trafficata

via Mortara, rappresenta

alla perfezione gli spazi aperti

dalla manifestazione: luoghi

nascosti allo sguardo dei

passanti eppure preziosi per

l’intera comunità, grandi e

piccole isole naturali fortunatamente

scampate al pericolo

della cementificazione, che

meritano attenzione e cura.

Chi conserva e cresce

un’area verde, a prescindere

dalla sua estensione, fa del

bene a sé stesso e agli altri:

le foglie delle piante assorbono

l’anidride carbonica e

le polveri sottili PM10, quindi

riducono l’inquinamento

atmosferico, le zone erbose

e alberate contribuiscono

ad abbassare la temperatura

complessiva del centro urbano.

Coldiretti nell’inverno

del 2018 — al Forum Internazionale

dell’Agricoltura e

dell’Alimentazione — ha presentato

uno studio sulle specie

maggiormente capaci di

ripulire l’aria: ginkgo biloba,

acero riccio, bagolaro, frassino,

tiglio, olmo, ontano nero.

In quest’ottica vale la pena

ricordare che ogni albero in

più fa la differenza, e che per

incentivare la loro cura anche

quest’anno è a disposizione

dei cittadini il Bonus Verde,

ovvero la detrazione fiscale

Irpef per chi sistema giardini

e terrazze.

INTERNO VERDE 2019 - FERRARA NORD

MORTARA 63

VIA

15


VIA MONTEBELLO 8

11

Di Casa Bovelli,

dimora nei secoli

di conti e nobili, si

ha per la prima volta notizia

nel XVI secolo. Le costruzioni

in questa porzione di città

erano all’epoca quasi sempre

proprietà dei monasteri, fino

a quando con l’addizione erculea

vennero via via affidati

alle famiglie nobiliari, affinché

vi edificassero nuovi

palazzi residenziali. Solo nel

1950 — come recita l’iscrizione

alla base della rampa

di scale — Monsignor Ruggero

Bovelli, allora vescovo di

Ferrara, riuscì ad agevolare

la vendita del palazzo verso

ambienti religiosi, donandolo

ai militanti dell’Azione Cattolica.

Le sue sale ospitarono

poi numerose associazioni e

attività legate alla tradizione

cristiana del territorio: dalla

redazione del giornale La

voce alla sede dell’Acli. All’inizio

del Novecento il parco

— che si apre alla vista già

dal cancello in ferro battuto

— ospitava uno dei più bei

giardini all’inglese di tutta la

città: una parvenza di bosco

incolto, che non si avvale di

elementi geometrici per definire

e circoscrivere lo spazio,

gli regala oggi un’atmosfera

selvaggia.

Una statua dedicata all’amicizia

accoglie i visitatori:

serviva originariamente a

sottolineare la destinazione

ludica del luogo, riservato ai

giochi e alle feste. Il glicine

che si arrampicava sul ferro

battuto, ad abbellire la struttura

che sorregge la terrazza,

ora non c’è più. Resta la collinetta

sulla destra, dimora

dell’antica ghiacciaia, riparata

da un piacevole boschetto

che garantisce ombra e

tranquillità. Sulla sinistra

un piccolo canneto. Verso il

fondo la lieve rientranza del

muro ricorda la presenza di

una vera e propria grotta,

elemento tipico dei giardini

all’inglese, costruita per pregare

la Madonna di Lourdes.

L’edificio che chiude lo spazio,

ristrutturato negli anni

Novanta, custodiva le scuderie.

Tra gli alberi si incontrano

numerosissimi allori, un tiglio

e un tasso decisamente imponente,

assieme ai bagolari

e al sambuco.

16 INTERNO VERDE 2019 - FERRARA NORD


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

Palazzo Calcagnini,

oggi sede

12

di Confindustria

Ferrara, vanta una storia lunga

e appassionante. Le prime

notizie risalgono al 1573 e

riguardano i debiti di Giulio

Trotti, che abitava nella stessa

via e cedette il terreno vicino

alla propria abitazione

al suo creditore, Giacomo

Grana, siniscalco del cardinale

Luigi Este. Fu Grana a

costruire l’imponente palazzo

dalla facciata rustica, decorata

col bugnato. Sempre i

debiti portarono qui il pittore

Filippo De Pisis, che si

trasferì assieme alla famiglia

quando il padre, il conte Ermanno

Tibertelli, fu costretto

a vendere la vecchia casa di

via Mortara e trovò ospitalità

dall’amico Conte Giovanni

Grosoli Pironi, personaggio

di spicco del mondo cattolico

ferrarese, che nel frattempo

aveva comprato la proprietà.

De Pisis iniziò ad esporre

in queste sale, allestendo

delle originali camere-museo

prima nella soffitta, poi nelle

scuderie, e infine nel mezzanino,

a cui si accedeva dalle

scalette in fondo al giardino.

Riceveva giornalisti, poeti e

artisti, come i fratelli Giorgio

de Chirico e Alberto Savinio,

vicini di casa poiché alloggiavano

insieme alla madre al

civico 24. Pare che cambiasse

spesso gli abiti in relazione

al lavoro da compiere e che

tra tutti il suo preferito fosse

quello del poeta, che indossava

la sera per recitare in giardino

Le ricordanze di Giacomo

Leopardi. Palazzo Calcagnini

ospitò soprattutto la sua anima

letteraria, essendo l’interesse

per la pittura — sbocciato

in quelle sale — coltivato

soprattutto dal 1920 in poi,

con il trasferimento a Roma.

Durante il Ventennio il palazzo

venne acquistato dal

senatore Emilio Arlotti, vicino

a Italo Balbo, fucilato nel

1943 come antifascista. Si

dice che Arlotti abbia ospitato

qui — il 28 giugno del

1943 — i più alti gerarchi per

concordare l’allontanamento

di Mussolini.

Tra tutti questi personaggi,

chi maggiormente lasciò la

propria impronta in giardino

fu il conte Grosoli, sostenitore

del gusto antiquario che

prevedeva di completare le

ristrutturazioni con interventi

in stile. A lui — tra il 1926

e il 1927 — si deve il tamponamento

del loggiato e la ricostruzione

della loggetta di

gusto rinascimentale, il breve

coronamento a merli che ricorda

l’architettura medievale

e la vera da pozzo, realizzata

assemblando due antiche

formelle di pietra con delle

lastre di cemento.

INTERNO VERDE 2019 - FERRARA NORD

MONTEBELLO 33

VIA

17


MONTEBELLO 34

VIA

13

Situato accanto

alla Chiesa di

Santo Spirito, già

dal sagrato questo originale

giardino si fa notare per il

cancello in ferro battuto colorato,

realizzato nel 1927. La

sua storia intreccia vocazioni

diverse: anticamente l’abitazione

era la casa dell’ortolano

che provvedeva ai bisogni alimentari

del vicino convento, i

cui alberi da frutto e filari di

vite raggiungevano corso Porta

Mare. Col passare del tempo

l’area è stata urbanizzata

e oggi resta un cortile vivace,

caratterizzato da un passato

recente non più agricolo ma

artigianale. Qui si affaccia

l’Officina dei fabbri Bottoni,

dai primi del Novecento una

vera e propria istituzione.

L’attività è terminata nel 2004

ma è importante sapere che

all’interno di questa struttura

sono stati creati manufatti

di grande pregio, come l’elegante

ingresso del vecchio

ospedale Sant’Anna. In tempi

più recenti la bottega ha avuto

ospiti speciali, accolti da

Stefano, ideatore del Buskers

Festival: da Franco Mussida

della PFM all’indimenticato

Lucio Dalla.

Il giardino non nasconde

le tracce delle tante avventure,

professionali ed esistenziali:

fanno capolino qua e là

gli attrezzi per forgiare il metallo,

i ricordi dei viaggi svolti

per cercare i musicisti da invitare

a Ferrara. L’atmosfera è

rilassata, la vegetazione cresce

rigogliosa.

«Continuo con rispetto e

passione a piantare specie

nuove», racconta Enrica, ispirata

responsabile di questo

spazio caleidoscopico. Il glicine

e la bignonia creano un

varco di rampicanti, accompagnati

dagli oleandri, dalla

palma, dal calicanto invernale

e dalle più basse nandina,

forsizia e lavanda. Verso l’interno

si trovano gli alberi da

frutto — il pruno, l’albicocco,

il giuggiolo, il melino, il mandorlo,

il fico, anzi due, il melograno,

il nocciolo, l’ulivo, il

mirto, addirittura un avocado

in vaso — assieme a tante altre

specie aromatiche come

l’alloro e gli arbusti di ginepro

«raccolti in occasione

della Festa dell’Albero, quella

organizzata ogni anno dal

Centro Idea». Non mancano

i classici: il pino, d’inverno

casa natale di tanti merli, l’acacia,

il tasso «sopravvissuto

al Natale, arrivato mezzo secco»,

la serenella, la dracena,

il bosso. Tra le eccezioni: il

papiro. In fondo il roseto e

una insospettabile aiuola di

verdure, dove crescono il cavolo

nero, il carciofo e il cren.

18 INTERNO VERDE 2019 - FERRARA NORD


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

14

Palazzo Maffei è

molto antico: i primi

documenti lo

segnalano già nel 1497. Nella

mappa di Ferrara realizzata

nel 1597 dal Borgatti è assegnato

alla famiglia Zerbinati,

con un cortile che si estendeva

fino a via Frescobaldi,

chiamata all’epoca via delle

Pettegole. Nei disegni dell’Aleotti

i proprietari restano gli

stessi ma l’area si ingrandisce

e oltrepassa l’isolato, mentre

nelle successive incisioni

del Bolzoni si osserva come

lo scoperto fosse diviso in

due parti: l’abitazione guardava

verso il giardino, diviso

dall’orto grazie a un muretto.

Vicino alle verdure e agli alberi

da frutta stavano i locali

di servizio: la rimessa, le stalle,

due pollai, un porcile, la

cantina e la casa del magazziniere.

In seguito la superficie

si ridusse sensibilmente:

passò da cinque staie a tre,

ed è curioso ricordare come

una staia — l’unità di misura

usata all’epoca per stabilire

le estensioni — corrispondesse

allo spazio di terreno che

si poteva seminare svuotando

lo staio, ovvero il recipiente

cilindrico utilizzato per conservare

il grano. Il nome che

tuttora si attribuisce alla costruzione

risale al XIII secolo,

quando venne acquistata dal

professore Giacomo Maffei,

protagonista ferrarese della

rivoluzione liberale, contro

l’autorità pontificia, che nello

stesso periodo si diffondeva

a livello europeo in ambiente

universitario: nel 1831

insieme al collega Giacomo

Bononi guidò le compagnie

degli studenti e dei professori

ad appoggiare il governo

provvisorio, ma all’epoca l’arcivescovo

era responsabile

dell’intero ateneo — questo

comportava ad esempio l’esclusione

degli ebrei dalle lezioni

— e le loro azioni furono

represse dalla polizia.

Un altro insigne studioso

abitò poi in via Montebello

49: il marchese Tommaso

Estense Calcagnini, presidente

dal 1842 dell’Accademia

degli Ariostei, cenacolo

di medici e chirurghi che

periodicamente si incontravano

la sera per aggiornarsi

reciprocamente sui progressi

della scienza.

Oggi il palazzo conserva

intatto il suo fascino anche

se purtroppo l’area verde

circostante è stata significativamente

ridimensionata,

mangiata nel Secondo Dopoguerra

dalla tendenza alla

costruzione di condomini e

soluzioni abitative capaci di

soddisfare le necessità di

molte famiglie.

INTERNO VERDE 2019 - FERRARA NORD

MONTEBELLO 49

VIA

19


FRESCOBALDI 50

VIA

Un piccolo giardino

domestico,

15

custodito all’interno

di un suggestivo palazzo

del 1500.

Al centro del fazzoletto

verde domina lo spazio un

magnifico tasso secolare,

piantato dal nonno dell’attuale

proprietario. Peculiarità

di questo albero è lo sviluppo:

è nato da quattro semi interrati

molto vicini, i cui fusti

crescendo si sono congiunti

a formare un solo esemplare,

caratterizzato appunto da

una base comune e quattro

tronchi che si protendono

verso il cielo, a formare un’unica

grande chioma.

La casetta a un piano in

fondo al giardino custodiva

una volta le carrozze e i cavalli:

le fioriere in pietra che si

trovano nei pressi, basse e

tondeggianti, sono state ricavate

dalle antiche mangiatoie.

Sui muri di cinta si possono

trovare ancora i ganci in

ferro utilizzati per legare gli

animali.

20 INTERNO VERDE 2019 - FERRARA NORD


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

16

Il giardino che

si incontra in via

Palestro 52 è il

classico giardino segreto:

dalla strada non si può nemmeno

intuire la sua presenza.

Solo quando si apre il portone

dell’elegante palazzo

cinquecentesco i passanti

scoprono la bellezza del fazzoletto

verde che racchiude.

L’edificio negli anni ha più

volte cambiato proprietà e i

dati catastali testimoniano

la presenza di un orto, di una

stalla e di un pollaio per le

galline. Nel 1730 la residenza

viene acquistata dalla famiglia

Scacerni, di cui tuttora

conserva il nome.

La stessa famiglia negli

anni Trenta accoglieva volentieri

l’amico romanziere Riccardo

Bacchelli, che nella

tranquillità del giardino si

dedicava alla scrittura. Riconoscente

verso i suoi ospiti,

Bacchelli decise di attribuire

lo stesso loro cognome ai protagonisti

della sua saga più

celebre, “Il mulino sul Po”.

Oggi attorno al pozzo si

incontrano la magnolia, il

frassino, tanti oleandri e il

bel roseto.

INTERNO VERDE 2019 - FERRARA NORD

PALESTRO 52

VIA

21


MASCHERAIO 17

VIA

17

Un classico: dalla

strada non si vede

nulla, una volta

superato l’androne si apre

un piccolo paradiso, colorato

dalle camelie, i gerani, la pervinca,

la clivia, le azalee e le

rose. Questo giardino è tuttora

curato dalla signora Anna

Maria, nata negli anni Venti:

«una volta era più piccolo, la

prima parte era chiusa da un

muro e non sapevamo cosa

ci fosse oltre, ricordo che

sentivo delle voci di bambini.

Dopo la guerra abbiamo

comprato il pezzo di terreno

confinante, abbattuto il muro

e allargato lo spazio. Le aiuole

le ho disegnate io. È stata

tutta una fantasia!».

Durante i lavori si è provveduto

anche a staccare l’intonaco

di una parete: sorpresa!

Si è scoperta una loggia

ad arco con una stanzetta

— oggi adibita a magazzino

— coperta da una volta a crociera.

Vicino alla stanzetta,

chiusa dalla porta liberty, c’è

un vaso molto particolare,

di quelli che i contadini utilizzavano

per conservare le

uova in acqua e calce. Sotto

il porticato il camino veneto,

trasferito qui da un’altra proprietà

di famiglia.

«Questo è un giardino di

ricordi, tante piante le abbiamo

portate qui dalla precedente

casa che avevamo in

viale Cavour», racconta Anna

Maria, ricordando il marito

ingegnere: a lui si deve la

presenza dei vecchi lampioni

dell’illuminazione pubblica

trasformati in originali fioriere,

su cui si arrampica il glicine.

Anche il pozzo è stato trasformato:

dentro vi crescono,

in vaso, i cavoli ornamentali.

All’interno della fontanella

in pietra, vicino al putto,

è stata inserita in tempi recenti

una delicata scultura in

ceramica. Tra il melograno, il

pungitopo, il gelsomino arancione,

il nespolo, i limoni e i

pompelmi, il ficus, la cycas,

l’acanto, il ficus e le felci dolomitiche…

c’è anche un’aspidistra:

«fiorisce ogni dieci

anni, ma l’ho vista fiorita una

volta sola».

Tra i vari alberi colpisce

la presenza delle palme: le

due più vicine alla casa le ha

piantate la stessa Anna Maria,

la terza ha sostituito un

esemplare ancora più anziano,

morto a causa del freddo

nel 1963. «Era veramente imponente,

forse è solo un caso

ma una palma in quella posizione

si vede già nella mappa

del Bolzoni».

22 INTERNO VERDE 2019 - FERRARA NORD


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

18

Il giardino di via

Mascheraio 14 è

un gioiello inaspettato:

nulla dalla strada

fa presagire la bellezza e la

ricchezza di questo riservato

ed elegante spazio verde.

Il palazzo, acquistato all’asta

dalla famiglia Magrini nel

1883, originariamente comprendeva

anche la porzione

di architettura affacciata su

via Mascheraio, utilizzata per

le stalle, distrutta durante la

guerra e successivamente

alienata e ricostruita.

Il giardino che si incontra

è tradizionalmente italiano;

l’impianto è disegnato per

suggerire una sensazione di

controllato equilibrio e serenità.

Di grande bellezza sono

i roseti, accompagnati dal

verde degli allori e delle palme,

dal calicanto, dall’albero

di Giuda e dalla magnolia.

In fondo al prato prima della

guerra si trovava il campo

da tennis, danneggiato dalle

bombe cadute tra il 1943 e il

1944 e mai più ripristinato.

Il tracciato dell’area però è

ancora leggibile, definito dai

pali che fissavano la rete.

INTERNO VERDE 2019 - FERRARA NORD

MASCHERAIO 14

VIA

23


PALESTRO 68

VIA

19

Il piccolo giardino

dell’Hotel Duchessa

Isabella

nasconde una grande storia.

All’interno di questa elegante

residenza rinascimentale

abitò un importante protagonista

della Ferrara del ‘900,

Renzo Bonfiglioli, con sua

moglie Ida Ascoli. La coppia

si trasferì in via Palestro nel

1937 e realizzò all’interno del

già splendido palazzo — con

l’imponente scalinata d’ingresso

e i soffitti in legno,

decorati con oro zecchino —

una vera e propria casa museo.

Arredarono le stanze con

mobili d’epoca e pezzi unici,

senza mortificare in virtù

di tanta raffinatezza la vita

familiare, esuberante e movimentata:

i bambini erano

liberi di correre dappertutto.

Negli anni più duri del

regime la famiglia visse gravi

difficoltà. Renzo già dal

1940 era stato allontanato: la

squadra politica della questura

bussò al portone del civico

70 in una sera di giugno,

lui disse alla moglie di non

preoccuparsi, che sarebbe

tornato subito, invece fu internato

in Toscana. Nel 1944,

ricongiunto con i suoi cari,

fuggì in Svizzera, fino alla fine

della guerra.

Il ritorno a Ferrara coincise

con una porta spalancata

sul vuoto, la casa era stata

forzata e depredata, fatto

che spinse il capofamiglia

a dedicarsi con ancora più

impegno alle sue collezioni.

Nella propria biblioteca riuscì

— unico al mondo — a

raccogliere tutte le prime

edizioni dell’Orlando Furioso.

Concerti divenuti leggendari

si organizzavano nel salone,

dove faceva bella mostra di

sé il miglior pianoforte della

città.

Lo stabile fu venduto dopo

la morte di Renzo e trasformato

in un albergo, inaugurato

nel 1990 da Evelina

Bonzagni. Il giardino — ora a

disposizione degli ospiti — si

trova sopra la salumaia, dove

la signora era solita preparare

i piatti della tradizione

kosher, tra gli insaccati e i

vini — selezionati dal marito

Claudio. Oggi all’ombra dei

pini e dei grandi tigli, tra i gelsomini

e la profumata siepe

di lauro ceraso, si rilassano

i turisti, ignari delle melodie

che fino a pochi decenni fa

erano solite spandersi nell’aria

della sera, magistralmente

suonate da esecutori del calibro

di Arturo Benedetti Michelangeli.

24 INTERNO VERDE 2019 - FERRARA NORD


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

INTERNO VERDE 2019 Veduta - aerea FERRARA della Certosa NORD Monumentale. 25


4

VIA DELLE VIGNE 16 p. 9


5

VIA DELLE VIGNE 14

p. 10

6

CORSO PORTA MARE 51

p. 11


10

VIA MORTARA 63 p. 15


VIA MONTEBELLO 49 p. 19

14


foto dall'Archivio Zerbini

15

VIA FRESCOBALDI 50 p. 20


VIA MASCHERAIO 17 p. 22

17


24

CORSO ERCOLE I D'ESTE 47 p. 45


PIAZZA ARIOSTEA 10 p. 42

21


32

VIALE CAVOUR 112 p. 54


foto dall'Archivio Zerbini foto di Enrico Baglioni

VICOLO DEL PARCHETTO 15

27

p. 48

31

VIALE CAVOUR 194

p. 52


28

29

via isabella d’este

via azzo novello

viale orlando furioso

viale xxv aprile

via lionello d’este

piazzale

dante

via s.caterina da siena

via pavone

via leopardi

via s.maria degli angeli

26

vicolo del parchetto

24

27

via pavone

viale certosa

23

25

via guarini

cimitero

della

certosa

34

orso

30

33

corso I maggio

via bagaro

piazzale

san

benedetto

via e.de roberti

via f.del cossa

via cosme tura

32

della rosa

contrada

35

36

via armari

via

via spadari

viale po

31

piazza

sacrati

sacca

viale costituzione

via delle volte

colomba

piazzale

rotta


3

4

cimitero

ebraico

1

5

rampari di san rocco

via vigne

via b

2

6

via erbe

via folegno

21

22

19

20

17

via gregorio

18

16

via fossato

via renata di francia

via borsari

via mons. bovelli

14

13

15

12

7 8

via resistenza

via bellaria

via fossato di mortara

9 10

11

via aurelio

via ugo bassi

alberto lollio

37

via bersaglieri del po

via voltapaletto

via delle vecchie

via contrari

via zemola

via paglia

via saraceno

via borgo

di sotto

via

via croce bianca

via della

via centoversuri

via vegri

p.tta

st. etienne

boccacanale di s.stefano

via boccaleone

piazza gobetti

via vignatagliata

via ragno

via vittoria

via delle scienze

via paradiso

via romiti

giuoco dle pallone

vicolo del

granchio

via cammello

p.tta

corelli

via belfiore

porta san pietro

via voltacasotto

via della ghiara

via salinguerra

via ghisiglieri

via fondobanchetto

Ferrara

NORD

bone


35

VIA ARMARI 18

p. 58

foto tratta da www.rivista.fondazionecarife.it

37

PIAZZETTA SANT'ANNA 3

p. 60


VIA ALBERTO LOLLIO 15 p. 59

36


Veduta aerea della Certosa Monumentale.


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

20

A dispetto di

quanto sembra

suggerire il nome

dell’albergo, all’interno dell’elegante

palazzo rinascimentale

di via Mascheraio non ha

mai abitato una principessa,

bensì un artista: Leonardo da

Brescia, vissuto nel Cinquecento.

Proprio alla sua creatività

si deve il nome della strada:

egli infatti — oltre ad aver

dipinto varie opere religiose,

come l’Assunzione presso la

Chiesa del Gesù, l’Annunciazione

nella Chiesa del Buon

Amore e la Risurrezione nella

Chiesa di Santa Monica

— pare avesse realizzato nel

1559 per il Duca Alfonso II

una serie di maschere in stucco,

aiutato da Galasso delle

Mascare e dal fratello Baldissera.

Così testimonia Girolamo

Baruffaldi nel compendio

Vite de’pittori e scultori ferraresi.

Oggi affianca la dimora un

piccolo giardino, circondato

dalle siepi e ombreggiato dal

grande abete. In fondo — lungo

il muro di cinta — un arco

tamponato caratterizza teatralmente

lo spazio, decorato

dalla statua rappresentante il

fiume.

INTERNO VERDE 2019 - FERRARA NORD

MASCHERAIO 39

VIA

41


ARIOSTEA 10

PIAZZA

I ferraresi che hanno

frequentato

21

l’asilo dell’Istituto

San Vincenzo questo giardino

dovrebbero ricordarlo: arioso

e ricco, distribuito geometricamente

in campiture bordate

di iris e di rose, attraversato

da passaggi lastricati e dalla

fila delle sedute in pietra,

appoggiate su piedi di leone

scolpiti. Le Suore della Carità

vivono a Ferrara dal 1843, da

quando l’arcivescovo Cadolini

volle in città un ordine di

religiose attive per far fronte

alle emergenze sociali: guerre,

inondazioni ed epidemie avevano

moltiplicato il numero di

malati, orfani e donne costrette

alla prostituzione. Non mancavano

le fondazioni religiose

femminili ma comprendevano

solo la clausura, per questo

le Suore della Carità — chiamate

inizialmente “suore del

brodo e delle piccole scuole”

— rappresentarono un grande

cambiamento. L’imponente

Palazzo Rondinelli venne loro

venduto assieme al relativo

orto nel 1873.

Inizialmente le sale ospitarono

un educandato e alcune

scuole esterne, poi il noviziato

che restò attivo fino al 1972.

All’esterno — nell’impianto di

un classico giardino all’italiana

— si coltivavano i meli, i pruni,

i peschi e le viti. Oggi parte del

complesso è adibito ad asilo,

parte è rimasto alle sorelle che

vivono qui, attualmente solo

sei. «Una volta coltivavamo

l’orto ma eravamo in tante, non

bastava per tutta la comunità,

era più che altro un piacere»,

racconta suora Annamaria,

che si è trasferita qui nel 1954,

mentre con i guanti da lavoro

sistema i nuovi fiori nei vasi.

«Tante di noi sono state trasferite

in altre strutture, altre in

paradiso. Io sono sempre stata

qui, ma negli anni Settanta ci

fu una grande emorragia, tutte

volevano andare in missione».

E proprio da una missione arriva

il cedro del Libano, messo

a terra una quindicina di anni

fa. In giardino si incontrano i

grandi tigli, gli oleandri, le palme,

i pini, i nespoli giapponesi,

i giuggioli, le magnolie, i bagolari,

gli allori potati a cupola.

La vasca dei pesci rossi è stata

interrata e decorata con cespugli

di rose. La prospettiva

— uscendo dall’edificio — supera

gli archi avvolti nel glicine

e nelle rose e si conclude nella

grotta che custodiva la statua

della Madonna, spostata perché

insidiata dall’edera. Tra le

statue vale la pena notare il

busto della fondatrice dell’istituto,

Aragona Gizzi, quella più

piccola e delicata del Santa

Bambino di Praga e la scena

che rappresenta Santa Agostina

Pietrantoni nell’atto di

curare un moribondo.

42 INTERNO VERDE 2019 - FERRARA NORD


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

Palazzo Bevilacqua

Mazzucchi

22

risale al 1494, è

uno dei più prestigiosi palazzi

rinascimentali realizzati

dall’architetto Biagio Rossetti.

Fu commissionato dai fratelli

Carlo e Camillo Strozzi

su un terreno concesso alla

loro famiglia dal Duca Ercole

I d’Este, che mirava a incentivare

lo sviluppo urbanistico

dell’area oggi conosciuta proprio

come Addizione Erculea.

La storia di questo luogo

è stata purtroppo per molti

secoli una storia di incuria e

di abbandono. Il processo di

decadimento è cominciato

nella seconda metà del Cinquecento

e si è interrotto solo

recentemente. Una prima

operazione di recupero è stata

realizzata dopo la Seconda

Guerra Mondiale; il ripristino

della splendida corte interna

— utilizzata nel dopoguerra

come parcheggio per le automobili

— solo nel 2007.

I prospetti e gli ampi loggiati

che corrono attorno allo

scoperto sono stati restaurati

utilizzando materiali coerenti

con l’epoca in cui sono stati

progettati, nello spazio centrale

sono state riproposte

le aiuole e i tipici percorsi

del giardino rinascimentale,

con ordinate siepi di bosso

e melograni in vaso. La geometria

dell’impianto è tipicamente

italiana, suddivisa

in quattro isole verdi con un

pozzo centrale.

INTERNO VERDE 2019 - FERRARA NORD

ARIOSTEA 11/A

PIAZZA

43


ARIANUOVA 2/B

VIA

23

Palazzo Trotti-Mosti

fu costruito

nel 1493 per una

famiglia veneta che decise di

affidare il progetto ad un architetto

di scuola rossettiana

o, secondo alcuni, allo stesso

Biagio Rossetti. L’edificio negli

anni ha subito profonde modifiche,

compresa la distruzione

nell’Ottocento di un’intera ala,

quella più lontana dal corso.

L'idea di adibirlo a sede universitaria

rientra all'interno

di un piano, ormai datato, per

dare nuove frequentazioni al

quartiere rendendo pubblici i

pianterreni di alcuni palazzi.

Al momento dell'acquisizione

da parte di Unife, avvenuta nel

1970, il fabbricato si trovava in

stato di degrado e abbandono

e solo un importante restauro

ha permesso di riscoprire

decorazioni che si credevano

perdute.

Anche il giardino nonostante

conservi una significativa

metratura è decisamente

più piccolo dell’originale, dove

pare si trovassero due cortili e

un giardino all’italiana, con un

prezioso labirinto di siepi. Dietro

al muro di cinta, fino a via

Pavone, si coltivavano gli orti.

Dal portone monumentale

la prospettiva è molto

suggestiva: bisognerebbe immaginarsela

con un’ulteriore

successione di quinte architettoniche.

Numerosi elementi

inducono a credere esistesse

in passato, parallelo al loggiato

oggi chiuso dalle vetrate,

un ulteriore loggiato andato

distrutto. Da notare, sotto le

arcate del loggiato rimasto, la

decorazione vegetale scolpita

sui capitelli di marmo veronese:

è la stessa che si trova sul

campanile di San Giorgio e a

Palazzo di Renata di Francia.

Anche la fontana merita attenzione:

la vasca in pietra risale

al 1600, la si può vedere nelle

mappe circondata da aiuole e

percorsi a stella. Al suo interno

oggi c’è un esuberante rovo di

more, mentre i sentieri — più

organici — accompagnano con

un andamento sinuoso passeggiata.

Esplorando l’area la sensazione

che si ha è quella di

trovarsi in un giardino maturo,

dove gli alberi adulti

hanno raggiunto altezze ragguardevoli

senza possedere

ancora i fusti imponenti tipici

della vecchiaia. Il camminamento

attraversa vari gruppi

botanici: si incontrano macchie

di bagolari, noccioli,

ippocastani, tigli, aceri, ippocastani,

liriodendro, robinie,

frassini, ornelli, alberi di

Giuda e querce. Tra le specie

esotiche il cipresso calvo.

Nella zona più riparata,

vicino a un tasso particolarmente

anziano, si trova il meraviglioso

giuggiolo secolare.

44 INTERNO VERDE 2019 - FERRARA NORD


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

24

Il vasto e curato

parco che circonda

Villa Zappaterra

è noto soprattutto perché

ha ospitato, per sei secoli, le

tombe di dieci membri della

famiglia estense, che tuttora

si possono vedere nel sottobosco,

non lontano dall’abitazione.

Quest’area originariamente

era occupata dalla chiesa

e dal convento di Santa Maria

degli Angeli, detta Santa

Maria di Belfiore, voluta da

Niccolò II nel 1403. L’imponente

edificio venne trasformato

in caserma per le truppe

francesi durante l’occupazione

del 1797 e, danneggiato

da diversi incendi, fu demolito

nel 1813. Le fondamenta

della chiesa e del campanile

vennero portate alla luce un

secolo dopo, nel 1916, dall’architetto

Adamo Boeri, che

trovò tra i ruderi i resti umani

dei nobili estensi e allestì per

loro un piccolo sacrario con

un’iscrizione. Secondo Boari

la tomba maggiore custodiva

le spoglie di Nicolò III e i

suoi figli, Leonello, Ercole I e

Sigismondo. La tomba minore

Rizzarda da Saluzzo e altri

parenti.

Donato Zaccarini, nel libro

“Passeggiate artistiche attraverso

Ferrara”, descriveva

così la zona, pochi anni dopo

la scoperta: «procedendo

verso il centro dell’orto, riuscirete

a intravvedere già di

lontano uno spazio circolare

circuito da pioppi e avanzi

marmorei. Giunti alla metà

vedrete due grandi lapidi

in marmo carrarese (con le

iscrizioni dettate dallo stesso

architetto Boari) sopra il

loculo delle spoglie estensi».

Oggi i resti sono custoditi

in un’unica sepoltura presso

il monastero del Corpus

Domini, dove vennero trasferiti

nel 1955, e il circuito di

pioppi non esiste più.

L’impianto del parco è stato

completamente rinnovato

e delle lapidi resta poco.

Qualche traccia dell’altare

maggiore è rimasta, ma in

generale gli elementi originali

sono andati persi, soprattutto

a causa dei bombardamenti

della Seconda Guerra

Mondiale. Protagonisti della

superficie verde sono i grandi

alberi centenari, farnie, bagolari

e robinie. Da non perdere

il rarissimo faggio laciniato,

probabilmente l’unico di tutta

la città.

INTERNO VERDE 2019 - FERRARA NORD

ERCOLE I D’ESTE 47

CORSO

45


BORSO D’ESTE 50

PIAZZA

25

Il complesso della

Certosa — ovvero

il monastero dei

certosini — venne edificato

per volere di Borso I d’Este tra

il 1452 e il 1461, e in seguito

collegato all’Addizione Erculea.

Situato fuori dal centro,

era circondato dagli orti e dai

frutteti. Successivamente si

avviò, per completarlo, la costruzione

del Tempio di San

Cristoforo, opera matura di

Biagio Rossetti, decorata con

arredi preziosi e splendide

pitture firmate dai Carracci e

dal Bastianino.

Il monastero sopravvisse

fino al 1800, quando le truppe

napoleoniche cacciarono

i religiosi e gli edifici furono

adibiti a caserma. Fu poi acquistato

dal Comune e trasformato

in cimitero nel 1813.

Il Gran Claustro, da sempre

l'area più suggestiva e

imponente, illustra grazie alle

sue tombe le biografie dei

personaggi che hanno fatto

la storia di Ferrara, Qui riposa,

tra l’altro, lo stesso Duca

Borso, non troppo distante

da Italo Balbo a Filippo De

Pisis, Michelangelo Antonioni

e Florestano Vancini. Accanto

ai monumenti funebri

trova posto il giardino, vasto

e regolare, scandito dai suoi

cipressi, i tassi, le tuie e gli

allori, sempreverdi che simboleggiano

l’immortalità fisica

e spirituale. Si crescono

inoltre la magnolia, il cedro

e il ginepro posti presso le

tombe Boldini; il faggio e il

ciliegio giapponese nei pressi

dell'area crematoria; il tiglio

ombroso e il pesco vicini alla

chiesa. Talvolta accanto agli

alberi si incontrano fioriture

variopinte o splendidi esemplari

di rosa canina e di yucca,

come quelli che circondano

la sepoltura del poeta

Corrado Govoni. Non mancano

ampie distese di lavanda

e sparsi ciuffi di cineraria o

rose rampicanti, a volte addossati

ad altre essenze i

primi, a volte abbinate al cotto

del mattone le seconde,

assieme alle piante officinali

di tradizione certosina. In

quest’isola di quiete — come

scriveva Giorgio Bassani nel

racconto Gli ultimi anni di

Clelia Trotti — non stonano

le parole d’amore: «Sarà per

la dolcezza serena del luogo,

ed anche, s’intende, per la

sua quasi perfetta e perpetua

solitudine, che piazza della

Certosa è sempre stata meta

di convegni di innamorati».

46 INTERNO VERDE 2019 - FERRARA NORD


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

26

Vicolo del Parchetto

è una zona

molto particolare

di Ferrara, spesso sconosciuta

a tanti ferraresi. Prende

il suo nome dal Barchetto,

la riserva di caccia del duca

Ercole I d’Este, realizzata

nel 1471 e frequentata dagli

estensi per tutto il secolo

successivo. Le fonti seicentesche

descrivono questa

zona come uno spazio molto

ampio, in parte circondato da

boschi di olmo, con un serraglio

quadrato popolato di

animali: cervi, caprioli, daini

e lepri.

Oggi la riserva non c’è più

ma in vicolo del Parchetto è

difficile sentirsi in città. La

strada sterrata e la rigogliosa

vegetazione che la circonda

suggeriscono un’atmosfera

agreste, fuori dal tempo. E

la sensazione di trovarsi in

campagna si rafforza entrando

nel tranquillo giardino al

civico 9. L’abitazione in origine

era una casa di contadini,

accompagnata da orto

e piante da frutto come albicocchi,

ciliegi, fichi e kaki.

Ancora oggi si può vedere il

capanno utilizzato dai lavoratori

per riposare, dopo aver

faticato nei campi. Gli alberi

presenti, fatta eccezione

per il kaki, sono stati piantati

dagli attuali proprietari. Si

incontrano diversi tigli, noccioli,

platani, aceri e ginkgo

biloba, il pioppo alba e il

pioppo cipressino, la betulla,

l’ippocastano, il melograno.

Da notare l’esemplare di storace

americano, il cui nome

scientifico — liquidambar —

si riferisce alla resina scura e

profumata di incenso che trasuda

dalla corteccia.

INTERNO VERDE 2019 - FERRARA NORD

DEL PARCHETTO 9

VICOLO

47


DEL PARCHETTO 15

VICOLO

27

Il giardino di vicolo

del Parchetto

15 non è timido

né segreto. Il suo carattere

piuttosto è espansivo e cordiale:

i visitatori li saluta dalla

strada, prima ancora che

siano entrati, stendendo oltre

il muro di cinta i meravigliosi

rami fioriti della banskia lutea,

una varietà di rosa senza

spine originaria della Cina,

che per crescere si è arrampicata

alla vicina acacia di

Costantinopoli.

Ciò che si incontra oltre

il cancello, superata la speciale

galleria di oleandro, è

un’atmosfera magica dove la

natura, libera di esprimersi,

si palesa in tutta la sua intrinseca

bellezza e armonia.

L’area — che originariamente

apparteneva alla riserva

di caccia degli Estensi — fu

coltivata a grano durante la

guerra. Nel dopoguerra venne

utilizzata da due cognate,

che vendevano i fiori al vicino

cimitero della Certosa. Il giardino

è stato allestito dall’attuale

proprietaria, assieme

al marito, nel 1978. Nessuno

degli alberi è stato comprato:

il nucleo principale è arrivato

facendo domanda alla Regione,

impegnata in quegli anni

in un progetto di rimboscamento

con piante autoctone.

«Per andare a prenderle —

racconta Gianna, la proprietaria

— avevamo attrezzato

la Cinquecento con il portapacchi,

pensavamo di dover

trasportare chissà cosa, invece

ci hanno dato sedici

piantine». Ora quelle piantine

sono diventate grandi: appartengono

a quel primo nucleo

il frassino, l’acero, il platano.

La bella farnia che si trova al

centro è stata raccolta che

era ancora un germoglio, vicino

all’argine del Po.

«Tutti gli altri esemplari

hanno un nome o un cognome:

ci sono stati regalati,

come la rosa seafoam, spuma

di mare, che si trova a destra

dell’ingresso, oppure hanno

una storia da raccontare.

L’ippocastano per esempio,

quello con l’edera attorno,

è cresciuto da una castagna

che aveva trovato mia mamma

in una cassetta per i fiori».

In fondo al giardino c’è

anche un piccolo orto, vicino

agli alberi da frutta.

48 INTERNO VERDE 2019 - FERRARA NORD


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

28

La sede ferrarese

del Tiro a Segno

Nazionale si posiziona

all’incontro tra corso

Ercole I d’Este e le mura rinascimentali.

Sebbene questo

incrocio sia intensamente

frequentato (soprattutto dagli

sportivi che utilizzano il

percorso come una palestra

a cielo aperto, ma non solo),

questo luogo è sconosciuto

alla maggior parte dei ferraresi.

La piazzetta ed il giardino

antistanti sono spesso deserti,

forse per un certo timor reverenziale

suscitato dall’idea

che qui ci si reca per sparare,

anche se solo per sport.

Quando si oltrepassa l’androne

del fabbricato — che

conserva un gusto leggermente

spento, tipico del primo

Novecento — ci si trova

davanti un giardino semplice

e senza malizie. L’area

giace parallela alle mura, la

cui scarpata fiancheggia il

lato nord del parchetto, ma

quest’ultimo è poco visibile

dal passeggio soprastante.

Qui non ci si può sbagliare,

tutto è chiaro: il viale alberato

è in posizione centrale,

affiancato dai prati e da due

piccole costruzioni. Alcuni

grandi alberi disposti in modo

irregolarmente armonioso

completano la composizione.

Per avvicinarsi all’area di

tiro, posta in fondo al lotto, si

deve percorrere il viale dove

una serie di targhette aiutano

il visitatore inesperto a riconoscere

le specie botaniche

presenti: si tratta soprattutto

di gelsi e catalpe, ma anche

tigli, allori ed aceri. Ciò che

accomuna queste piante è

il senso del tempo che trasmettono:

sono alberi vecchi,

sofferti, le cui cortecce si

sfaldano e nelle cui profonde

spaccature dei tronchi si annidano

colonie di piccoli insetti.

Gli anni hanno fatto dei

rami un inestricabile groviglio

che garantisce ombra fitta e

ristoratrice durante l’estate.

Nei prati laterali si trovano il

cedro deodara, l’ippocastano

e la sophora.

Non mancano neppure

alcuni giovani alberi da frutto

— nespoli, noccioli ed un

melograno.

INTERNO VERDE 2019 - FERRARA NORD

ERCOLE I D’ESTE 150

CORSO

49


VIA

PORTA CATENA 118

29

Il Giardino delle

Capinere è un’oasi

verde gestita

dalla Lipu dal 1992. Sorge a

ridosso delle antiche mura

estensi, dove una volta si trovava

un campeggio, e ancora

tra sentieri e fabbricati si

scorge l’impianto turistico

originale.

Oggi accoglie animali

feriti che provengono dalla

provincia di Ferrara e dai

territori di Rovigo, Mantova,

Bologna e dalla Romagna. Il

suo giardino naturalistico —

grande un ettaro — comprende

quattordici voliere, uno

stagno abitato da germani

reali e fenicotteri e un ambulatorio

veterinario. I suoi percorsi

sono pensati per i visitatori

con difficoltà motorie,

le voliere sono state costruite

con materiali naturali e

d’avanguardia. Passeggiando

si incontrano, all’ombra

dei grandi alberi, ceppi antichi

di rosa selvatica. Informazioni

dettagliate sulle

specie presenti si possono

leggere tramite smartphone,

utilizzando il QR Code posizionato

vicino alle piante.

50 INTERNO VERDE 2019 - FERRARA NORD


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

30

«La casa è piccola

ma adatta

a me, pulita, non

gravata da canoni e acquistata

solo con il mio denaro».

Questa prima descrizione

della struttura si trova

sulla facciata dell’edificio

oggi conosciuto come Casa

dell’Ariosto, mantenuta dal

poeta che l’acquistò nei primi

decenni del 1500 e l’abitò

fino agli ultimi giorni

di vita. Qui venne sviluppata

la terza edizione dell’Orlando

Furioso, e quando si

immagina l’Ariosto al lavoro

bisogna considerare che in

origine la dimora era isolata

nella campagna ferrarese,

peculiarità scomparsa con il

progressivo espandersi della

città.

Appena superato l’ingresso,

un piccolo melograno

e un romantico

pozzo incorniciato dall’edera

accolgono il visitatore,

assieme ai gelsomini e alle

rose. Più in profondità due

vasi tondeggianti fanno la

guardia al varco in pietra,

da oltrepassare per arrivare

al giardino. Dove una volta

si trovava l’orto del poeta,

oggi si incontra l’ombra dei

grandi alberi disposti circolarmente.

INTERNO VERDE 2019 - FERRARA NORD

LUDOVICO ARIOSTO 67

VIA

51


CAVOUR 194

VIALE

31

Tra la fine dell’Ottocento

e l’inizio

del Novecento

viale Cavour divenne l’asse

portante della Ferrara moderna,

perché collegava la stazione

al centro: la strada nacque

nel 1862, con l’interramento

del canale Panfilio — scavato

nel 1601, dedicato al papa

Innocenzo X, Gianbattista

Panfili. Una volta definito il

tracciato, in una zona caratterizzata

storicamente da vasti

orti e frutteti, cominciarono

a spuntare le ville e le villette,

status symbol della borghesia

che in quegli anni investiva

nella canapa, nelle bonifiche,

nel recente polo industriale di

Pontelagoscuro.

Villa Amalia fu costruita

nel 1905 per il cavaliere Paolo

Santini, industriale metallurgico

che aveva acquistato il

terreno dal floricoltore Fernando

Melchiorri, che l’anno

precedente aveva realizzato

nel lotto accanto la propria

nuova abitazione, decorata

con tanti vistosi girasoli. Santini

dedicò alla moglie Amalia

Torri, ricca possidente di Bondeno,

l’intero progetto che

ad oggi porta il suo nome e

scelse di affidarsi allo stesso

professionista ingaggiato dai

vicini, l’estroso ingegnere Ciro

Contini, famoso per riuscire a

declinare in chiave locale le

espressioni tipiche del liberty,

creando una sorta di stile

floreale estense.

Contini fu particolarmente

attivo in questa porzione di

città, a lui si deve per esempio

il piano regolatore dell’attuale

Quartiere Giardino, e la critica

è unanime nel sostenere

che gli interventi architettonici

in quest’area — forse proprio

perché vergine, quindi

non condizionata da strutture

già presenti — siano stati tra i

più originali ed efficaci della

sua carriera.

In Villa Amalia si raccordano

esigenze diverse: il

gusto floreale, eccentrico e

cosmopolita, che andava di

moda nelle capitali europee,

incontra la tradizione. Materiali

nuovi come il cemento,

utilizzato nelle cornici marcapiano,

si mescolano ai soffitti

in cassettoni di legno, reperiti

da un antico palazzo di

via Lollio. Tra le decorazioni

esterne spicca il tema della

rosa, che si ritrova anche

nelle fasce in ceramica sopra

le finestre, disegnata su bozzetto

del pittore fiorentino

Galileo Chini nelle tonalità

del verde, dell’azzurro e del

giallo, realizzata dalla Manifattura

di Fortebuoni, azienda

toscana diretta dal conte ferrarese

Vincenzo Giustiniani.

La cancellata e la pensilina

furono affidate al mastro

ferraio Augusto de Paoli, lo

52 INTERNO VERDE 2019 - FERRARA NORD


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

stesso che si era occupato

— anche se sul punto esistono

diverse versioni — degli

splendidi girasoli della vicina

Villa Melchiorri.

Oggi si può solo immaginare

cosa significasse all’epoca

passeggiare dopo cena lungo

viale Cavour, in un’atmosfera

signorile eppure ancora inserita

in un panorama agreste. I

bombardamenti della Seconda

Guerra Mondiale prima,

la speculazione edilizia poi,

hanno lasciato poche tracce

della belle époque ferrarese.

Una di queste è il giardino di

Villa Amalia, che ha mantenuto

il disegno originale ideato

da Contini: aiuole, viali e

vialetti sono rimasti inalterati.

Davanti alla casa si trovano

le rose e i cespugli fioriti,

con la magnolia secolare, il

tiglio, il pino e il tasso sicuramente

altrettanto anziani.

Altre piante sono state aggiunte

negli anni: allori, abeti,

tuje, noccioli, palme, agrifogli

e tanti arbusti che fioriscono

nelle diverse stagioni. A

Natale è il momento del calicantus,

poi arriva la forsizia,

la cydonia japonica e il corbezzolo.

A marzo il prato profuma

di viole e si chiazza di

pervinche, giacinti, mughetti

e margherite. Al centro della

grande aiuola zampilla la fontana,

poco oltre per riposare

è stato allestito il berceau, un

tempo ombreggiato dalla vite

di uva moscata, oggi coperto

dall’edera.

Sul retro, oltre a un piccolo

frutteto domestico, una volta

si trovavano l’orto e il pollaio.

Vicino erano situati agli

ambienti di servizio, costruiti

nell’area che anticamente apparteneva

al convento di San

Gabriele, anch’essi disegnati

in stile liberty.

INTERNO VERDE 2019 - FERRARA NORD

CAVOUR 194

VIALE

53


CAVOUR 112

VIALE

Nella seconda

32 metà dell’Ottocento

viale Cavour

era la strada più moderna di

Ferrara: collegava la nuova

stazione ferroviaria al centro

storico e offriva una serie di

servizi innovativi. Oltre al Bagno

Pubblico — che sorgeva

dove ora si trova il Palazzo

della Camera di Commercio

— vi si incontravano caffè e

luoghi di ristoro come la birreria

Margherita, collocata dove

ora si trova il Villino Masieri.

La birreria — già documentata

nel 1890 —era una struttura

ad un piano, con una bella

terrazza balaustrata, circondata

dall’orto. Vi aveva sede il

Maghi Club, circolo di divertimento

per i lavoratori della

mensa, i titolari e i camerieri.

Quando il proprietario Luigi

Taddei venne a mancare fu la

vedova —Teresa Masieri — ad

acquisire lo spazio e a trasformarlo:

la donna infatti si

risposò con il professore Tullio

Finotti, acquistò un pezzo

di terreno dai vicini Bagni

Pubblici, demolì nel 1906 la

birreria e avviò la costruzione

del villino. A progettare il

complesso — che inizialmente

comprendeva anche un condominio

con appartamenti in

affitto — fu l’urbanista Ciro

Contini, raffinato rappresentante

della borghesia israelita

aperta alla cultura europea,

ispirato dallo stile liberty.

L’edificio che realizzò appare

anche oggi elegante eppure

sobrio, con le decorazioni floreali

sui capitelli e gli intervalli

in ferro e in piastrelle gres,

che arricchiscono le ringhiere

e gli infissi. In origine lungo la

veranda si trovava una scala

in legno a forma di Y, che sfociava

nel ballatoio al secondo

piano, ma è stata perduta a

causa dei bombardamenti e

quindi sostituita con la scala

in marmo, con corrimano di

legno, nel vano retrostante il

salone d’ingresso.

La casa fu venduta dai figli

di Teresa dopo la sua morte,

nel 1930, alla famiglia Quilici,

composta da Nello — giornalista

originario di Livorno,

direttore del Corriere Padano

fondato da Italo Balbo, che

aveva la sede a pochi passi di

distanza — e da Emma Buzzacchi,

chiamata Mimì, artista

e grafica per varie testate

come la Rivista di Ferrara, per

cui creava copertine all’avanguardia,

con colori accesi e

contrastanti. I coniugi furono

animatori di un vero e proprio

cenacolo culturale: Mimì - già

incoraggiata nella sua carriera

creativa da Filippo De Pisis —

dipingeva e riceveva visitatori

illustri, tra cui Arrigo Minerbi

e Achille Funi, che proprio

presso il villino realizzò i cartoni

preparatori del grande

54 INTERNO VERDE 2019 - FERRARA NORD


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

affresco che tuttora si può

ammirare all’interno della Residenza

Municipale, “Il mito di

Ferrara”, che occupa per intero

le pareti della Sala dell’Arengo.

La coppia al momento

del trasloco in viale Cavour

aveva già un figlio, Vieri, che

diventò architetto segnando

decisamente lo sviluppo

cittadino negli anni Settanta,

realizzando complessi di

edilizia popolare a carattere

socialista come il condominio

Il Quartiere, in zona Foro Boario.

Il fratello Folco Quilici,

scrittore e documentarista,

nacque nel 1930.

Durante la guerra Nello fu

chiamato in Libia per tenere

un diario del conflitto, ma

morì tragicamente durante

un’azione di volo, insieme a

Italo Balbo, colpito a Tobruch

nel 1940 da fuoco amico. Mimì

e figli si rifugiarono in Val

Brembana e nel 1945 si trasferirono

a Roma. Vendettero

l’abitazione alla famiglia degli

attuali proprietari, e all’epoca

l’acquisto fu considerato un

vero e proprio investimento.

Durante la Seconda Guerra

Mondiale gli alleati americani

colpirono violentemente

questa porzione di città, tanto

che furono distrutti sia i Bagni

Pubblici che il condominio

costruito accanto al villino,

che venne comprato sinistrato

e bisognoso di riparazioni.

Il giardino fu creato nel

1960, comprando al Comune

un terreno di 60 metri quadri

davanti all’edificio, impegnandosi

a sistemarci una recinzione

in linea con il tracciato

della strada. Oggi qui crescono

l’alloro, la betualla, le rose,

la forsizia, le ortensie, le viole,

la camelia giapponese, la magnolia,

i cedri, il glicine che

cinge i balconi, la clematis, l’ibisco,

il gelsomino, la salvia e

il magiciondolo. Nel laghetto,

dove nuotano i pesci rossi, si

allargano le ninfee e i fiori di

loto.

INTERNO VERDE 2019 - FERRARA NORD

CAVOUR 112

VIALE

55


CORSO BIAGIO ROSSETTI 40

33

L’elegante edificio

in mattoni vicino

alla chiesa di San

Maurelio è antico quanto la

stesso luogo di culto: fu costruito

in epoca rinascimentale

per ospitare il convento

dei cappuccini. Fu convertita

in asilo nel 1869 e successivamente

trasformata nella

Casa dei Bambini, istituto

ispirato al metodo Montessori.

Nel 1947 fu trasformato

ufficialmente in scuola d’infanzia

comunale, la prima

— e tuttora la più grande —

dell’intera città, in grado di

ospitare fino a 150 iscritti.

Al suo interno si trovano

tre giardini, recentemente riqualificati

grazie all’impegno

congiunto dell’amministrazione,

della Fondazione Niccolini,

degli insegnanti e delle

famiglie, che hanno organizzato

mercatini di giocattoli

usati per raccogliere parte

dei fondi necessari. Il progetto

per ridisegnare l’area è

stato disegnato coinvolgendo

i bimbi, che si sono impegnati

nella misurazione dello spazio

e hanno individuato quelli

che, secondo loro, sarebbero

stati gli spazi più adatti al gioco.

I lavori, conclusi nel 2015,

hanno portato alla creazione

dell’orto e delle zone gioco

diversificate, con una pedana

in legno con funzione di anfiteatro.

Il nome scelto per battezzare

l’intera operazione,

Giardino in Movimento, non

è casuale: fa riferimento alle

attività all’aria aperta, che si

svolgono durante tutto l’anno,

ma anche alla necessità

di prendersi cura delle piante

e del luogo in modo continuativo,

senza fermarsi ai

risultati raggiunti, continuando

il percorso di ascolto e di

valorizzazione avviato.

Oggi tra gli scivoli e le altalene

crescono i tigli, i cipressi

bianchi, i gelsi, gli abeti rossi,

le querce, gli aceri, i bagolari,

il caco, il salice cinese e la

sofora, chiamata anche albero

pagoda, e la koelreuteria,

conosciuta anche come l’albero

delle lanterne cinesi, per

la stravagante forma dei suoi

frutti. Tra gli arbusti, oltre alla

siepe di fotinIa, vale la pena

notare il labirinto costruito

con la profumata deutzia e la

spirea.

56 INTERNO VERDE 2019 - FERRARA NORD


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

34

L’orto botanico

dell’Università di

Ferrara — chiamato

originariamente Orto

dei Semplici — è stato creato

nel 1771, ma l’impegno dell’ateneo

estense nello studio

della botanica è testimoniato

già dal 1391. Inizialmente

l’istituzione si insediò nei

giardini di Palazzo Paradiso,

sede dell’attuale Biblioteca

Ariostea, e nel 1772 — dopo

un solo anno di attività — già

contava 2.800 specie catalogate,

tra piante indigene e

piante esotiche. A fine Ottocento

l’attività venne trasferita

in via Scandiana, ritornò

dopo una trentina d’anni a

Palazzo Paradiso, si stabilì

infine nel 1963 nella sede

attuale, in corso Biagio Rossetti,

nel giardino del cinquecentesco

Palazzo Turchi di

Bagno.

Qui oggi è possibile passeggiare

e osservare le circa

settecento specie raccolte,

suddivise in quattro sezioni

tematiche, disposte in tante

aiuole dal contorno sinuoso

e irregolare: sistematica,

piante utili, giardini a tema,

flora protetta. Tra prati alberati

e basse siepi sempreverdi

si snoda il lungo sentiero

che permette ai visitatori di

esplorare l’intero Orto, la cui

superficie coltivata comprende

da sola più di 4.500 metri

quadrati di verde. Le serre

adiacenti — fredda, temperata

e calda — custodiscono gli

esemplari che necessitano

di un microclima particolare.

Alcuni di questi durante l’estate

vengono spostati all’esterno:

costituiscono la quinta

sezione tematica, quella

delle piante esotiche. La funzione

di questo luogo, gestito

dal Sistema Museale d’Ateneo,

è soprattutto educativa.

Per questo oltre al giardino si

presta particolare attenzione

alla conservazione e alla

promozione dell’erbario di

piante essiccate, che dispone

di oltre 16mila esemplari, che

testimonia la ricerca svolta

dall’ateneo nei secoli passati.

INTERNO VERDE 2019 - FERRARA NORD

PORTA MARE 2

CORSO

57


ARMARI 18

VIA

35

Palazzo Santini

Sinz venne costruito

verso la

fine del Quattrocento, negli

anni in cui si definì l’urbanistica

dell’Addizione Erculea.

Il retro della residenza

all’epoca era occupato da

un grande orto per la coltivazione

di frutta e verdura.

Delle molte trasformazioni

subite dall’edificio nel corso

dei secoli, la più significativa

avvenne nel Settecento,

quando su commissione della

famiglia Massari vennero

costruiti la torre e il monumentale

scalone d’onore. In

quell’occasione l’orto venne

trasformato in un vero e proprio

giardino, ricco di alberi

e fiori, decorato da molte

statue. La rappresentazione

di Apollo assieme alla musa

della musica Euterpe, che

oggi si può ammirare inserita

nella prospettiva neoclassica,

in fondo al cortile, risale

a quell’epoca.

Originariamente questa

elegante architettura era

collocata molto più lontano,

a ridosso della Chiesa di

Santa Maria dei Servi, delle

Suore Orsoline: l’area verde

infatti è stata notevolmente

ridotta negli anni Sessanta,

quando si decise di costruire

via Contrada della Rosa, per

collegare viale Cavour e via

Colombara, oggi via Cosmè

Tura. La prospettiva venne

smontata, pezzo per pezzo, e

ricostruita nella sua collocazione

attuale, protetta dalla

siepe di bosso e dall’ombra

degli alberi.

Da notare il raro kiwi centenario

che si incontra superato

l’androne, sulla destra,

arrampicato a ombreggiare la

bella terrazza balaustrata al

primo piano.

58 INTERNO VERDE 2019 - FERRARA NORD


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

36

Palazzo Aventi

venne costruito

a metà del XVI

secolo per volere del duca

Alfonso I per Laura Dianti,

che fu la sua amante dopo

la morte della seconda moglie,

Lucrezia Borgia, e che

probabilmente sposò in terze

nozze.

La donazione del terreno

avvenne nel 1524, e si dice

che la vicinanza del Castello

Estense con la nuova costruzione

— chiamata all’epoca

“palazzina della Rosa” — fosse

funzionale all’incontro dei

due: il duca pare si recasse

dalla donna sfruttando un

passaggio segreto. Qui Laura

Dianti, conosciuta anche

con lo pseudonimo di Eustochia,

dopo la morte di Alfonso

crebbe i due figli avuti da

lui, la cui educazione venne

affidata agli umanisti Giambattista

Giraldi Cinzio e Pellegrino

Morato. Si occupò di

amministrare le sue proprietà

— avendo ereditato anche la

Delizia del Verginese — e si

circondò di una vera e propria

corte personale, frequentata

da intellettuali e artisti.

In seguito la struttura divenne

proprietà dei Bentivoglio,

dei Bellagrandi, infine

dei conti Aventi di Sorrivoli.

Nel corso dei secoli l’edificio

ha subito numerosi cambiamenti

e ora la sua natura

rinascimentale si può leggere

esclusivamente nel prezioso

soffitto ligneo rimasto

nell’androne e in alcuni ambienti

al piano terra. Il portale

è stato realizzato nel Settecento,

le decorazioni delle

sale al piano nobile nell’Ottocento.

Da notare c’è sicuramente,

oltre ai cassettoni decorati

dell’ingresso, l’imponente

lampadario in ferro battuto e,

in giardino, i putti settecenteschi

collocati vicino al grande

bagolaro. Il glicine addolcisce

l’atmosfera piuttosto severa

della corte, protetta da un

alto muro di cinta e osservata

dalle costruzioni che più

recentemente le si sono affiancate.

INTERNO VERDE 2019 - FERRARA NORD

ALBERTO LOLLIO 15

VIA

59


PIAZZETTA SANT’ANNA 3

37

In piazzetta

Sant’Anna c’è un

giardino che vale

la pena andare a salutare:

è privato ma l’accesso è libero,

si può sbirciare anche

semplicemente passeggiando

per via Boldini ma vale la

pena entrarci. I suoi alberi

crescono riparati da un chiostro

abbastanza anomalo: un

superstite.

Nel 1304 qui venne costruito

un convento di agostiniani,

che un secolo dopo

venne chiuso per ospitare –

negli stessi ambienti — il primo

nucleo dell’Arcispedale

Sant’Anna.

Il nosocomio fu voluto nel

1440 dal Beato Giovanni Tavelli

da Tossignano, all’epoca

vescovo di Ferrara, per soccorrere

i poveri e gli ammalati

in un periodo caratterizzato

purtroppo oltre che dalla

peste anche da numerose

alluvioni. Aperto nel 1445, l’ospedale

ebbe tra i suoi ospiti

più illustri — e sfortunati —

lo scrittore Torquato Tasso,

che fu rinchiuso in una cella

nei sotterranei per ben sette

anni, dal 1579 al 1586, colpevole

di aver inveito contro

la corte ducale in occasione

delle nozze di Alfonso II d’Este.

Lo scrittore venne segregato

nelle stanze destinate ai

malati di mente, inaugurate

un paio di anni prima, perché

ritenuto pazzo. Un trattamento

forse non tanto crudele

quanto può sembrare: pare

che Alfonso II abbia inventato

questo stratagemma per proteggere

lo scrittore dall’Inquisizione,

che gli fornisse direttamente

i pasti dalle cucine

ducali e che gli permettesse

fitti rapporti epistolari.

L’ospedale restò attivo

fino 1930, quando venne spostato

in corso Giovecca, e più

recentemente nella frazione

di Cona.

60 INTERNO VERDE 2019 - FERRARA NORD


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

INTERNO VERDE 2019 - FERRARA NORD

61


S O M M A R I O

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15

16

17

18

19

20

21

22

23

24

25

26

27

28

VIA DELLE ERBE 29 6

VIA DELLE ERBE 31 7

VIA DELLE VIGNE 34 8

VIA DELLE VIGNE 16 9

VIA DELLE VIGNE 14 10

CORSO PORTA MARE 51 11

VIA LUIGI BORSARI 31 12

VIA MORTARA 70 13

VIA BELLARIA 44/B 14

VIA MORTARA 63 15

VIA MONTEBELLO 8 16

VIA MONTEBELLO 33 17

VIA MONTEBELLO 34 18

VIA MONTEBELLO 49 19

VIA FRESCOBALDI 50 20

VIA PALESTRO 52 21

VIA MASCHERAIO 17 22

VIA MASCHERAIO 14 23

VIA PALESTRO 68 24

MAPPA GIARDINI 36

VIA MASCHERAIO 39 41

PIAZZA ARIOSTEA 10 42

PIAZZA ARIOSTEA 11/A 43

VIA ARIANUOVA 2/B 44

CORSO ERCOLE I D’ESTE 47 45

PIAZZA BORSO D'ESTE 50 46

VICOLO DEL PARCHETTO 9 47

VICOLO DEL PARCHETTO 15 48

CORSO ERCOLE I D’ESTE 150 49


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

29

30

31

32

33

34

35

36

37

VIA PORTA CATENA 118 50

VIA LUDOVICO ARIOSTO 67 51

VIALE CAVOUR 194 52

VIALE CAVOUR 112 54

CORSO BIAGIO ROSSETTI 40 56

CORSO PORTA MARE 2 57

VIA ARMARI 18 58

VIA ALBERTO LOLLIO 15 59

PIAZZETTA SANT’ANNA 3 60

S O M M A R I O


INTERNO VERDE 2019 - FERRARA NORD


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

INTERNO VERDE 2019 - FERRARA NORD


INTERNO VERDE 2019 - FERRARA NORD


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

INTERNO VERDE 2019 - FERRARA NORD


INTERNO VERDE 2019 - FERRARA NORD


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

INTERNO VERDE 2019 - FERRARA NORD


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

INTERNO VERDE 2019 - FERRARA NORD

71


Interno Verde è un progetto

ideato e realizzato

dall’APS ilturco

www.ilturco.it | info@ilturco.it

con il patrocinio di

COMUNE

DI FERRARA

Città Patrimonio

dell’Umanità

© ilturco – associazione di promozione sociale


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE


Eleganti corti rinascimentali,

orti medievali nascosti da alti

muri di cinta, piccole oasi fiorite

di tranquillità e pace domestica,

geometrie zen e labirinti di siepi,

magnifici alberi secolari e arboreti

insospettabili, celati alla

vista dei passanti dalle facciate

degli antichi palazzi:

Ferrara custodisce gelosamente

uno spettacolare patrimonio di

giardini privati. Un patrimonio

che eccezionalmente, grazie al

festival Interno Verde, si apre

alla comunità.


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

I giardini descritti in questo volume

hanno aderito alla quarta

edizione della manifestazione.

L’associazione ilturco ringrazia

i loro proprietari per la grande

disponibilità dimostrata, per

aver creduto nell’importanza di

condividere – anche solo per due

giorni – la bellezza e la storia di

queste meravigliose isole segrete,

ricche di suggestioni e ricordi,

attraverso i quali è possibile

leggere i cambiamenti e i vissuti

della città.


4


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

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descrizione

nuovo

INTERNO VERDE 2019 - FERRARA SUD

XXX XXX XXX N

VIA

5


DEL TURCO 39

VIA

38

Il giardino di via

del Turco faceva

parte di un antico

hortus conclusus medievale,

oggi frazionato in più aree

verdi, ognuna con un proprio

carattere peculiare — dal

giardino alimentare, coltivato

con i tipici alberi da frutto

della tradizione agreste ferrarese,

al labirinto zen, contemplativo

e minimale. La prima

stanza che si incontra, attraversando

l’ingresso del civico

39, è definita da un impianto

geometrico e piano, realizzato

nella primavera 2016 dai soci

de ilturco: un tappeto d’erba

circonda il labirinto tracciato

dal vialetto in ghiaia rossa.

La seconda stanza, rialzata, è

ombrosa e fresca grazie alla

presenza del grande ciliegio,

del kaki, del melograno e dei

pruni. Assieme a loro anche

bordure di felci, ortensie e

salvia. Sul muro che separa

la seconda dalla terza stanza

si arrampica il glicine,

che raggiunge anche l’alta e

imponente magnolia, accompagnata

a un ingombrante

banano. Aiuole di violette,

piante in vaso e una rigogliosa

edera rampicante arricchiscono

questo terzo spazio

comunicante, più piccolo rispetto

agli altri ma di grande

suggestione. Caratteristico di

questo insieme di ambienti è

il gioco prospettico: entrando

infatti lo sguardo incontra le

chiome di alberi diversi.

Sono tante le vecchie storie

che riguardano questo

luogo. La più curiosa risale

al XVI secolo, epoca in cui

tra gli inquilini del palazzo

sembra vivesse anche il medico

Giovanni Battista Canani,

studioso di cardiologia,

chiamato prima a Roma come

archiatra da papa Giulio III,

successivamente nominato

a Ferrara “protomedico degli

Stati Estensi”.

Di notte, dalla vicina chiesa

di San Michele, pare trasportasse

presso la propria

abitazione i cadaveri della

povera gente, morta a causa

della peste. Dopo averli sezionati

e analizzati, i resti si

narra venissero sepolti nel

florido giardino.

6 INTERNO VERDE 2019 - FERRARA SUD


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

39

Questo giardino

— la cui superficie

supera i 2mila

mq — originariamente apparteneva

a un’area verde molto

più estesa, di pertinenza di

un grande palazzo del 1400

che ora non esiste più: Palazzo

Fiaschi, edificio che

sorgeva sull’area dove successivamente

è stata realizzata

via Byron, affacciato su

via Garibaldi. La costruzione

oggi conosciuta come Palazzo

Spisani era all’epoca una

sorta di dependance della più

prestigiosa e ampia residenza

principale, il cui scoperto

comprendeva un giardino

verosimilmente decorato e

un’area produttiva coltivata a

cereali — chiamata Orto Fiaschi

— che raggiungeva corso

Isonzo. Dei muri originali

dell’antica dimora si è conservata

un’unica porzione,

riconoscibile dai grandi contrafforti.

Del giardino resta

l’elegante limonaia, al cui interno

si trova oggi il ristorante

Lemokò.

Probabilmente all’epoca

quell’architettura era composta

da più ambienti modulari,

di cui restano solo vaghe tracce,

che servivano a stipare gli

attrezzi da lavoro e a ricoverare

gli agrumi durante l’inverno.

Oggi in questo tranquillo

angolo di verde si incontrano

bagolari, detti anche spaccasassi,

robinie, lecci, noccioli.

Incornicia l’ambiente la tradizionale

siepe di alloro.

INTERNO VERDE 2019 - FERRARA SUD

GIORGIO BYRON 10

VIA

7


MARIO POLEDRELLI 4

VIA

40

Spesso a Ferrara

gli antichi palazzi

abbracciano i

giardini, nascosti come gioielli

in uno scrigno.

Nel caso del villino liberty

di via Poledrelli 4, costruito

nel 1924, vale il contrario: è

l’abitazione ad essere circondata

dal verde. Soluzione che

rispecchia la trasformazione

che nei secoli ha coinvolto

non solo l’architettura domestica

ma più in generale il

modo di concepire lo spazio

familiare in relazione al contesto

urbano.

Alla residenza si accede

attraverso due ingressi, coincidenti

con due filari di alberi.

Sulla destra si trova un corridoio

di carpino bianco, tipico

delle pianure, accompagnato

da cespugli di ortensie. Sulla

sinistra un vialetto di tigli assieme

a un sottobosco di edera

e a una siepe di alloro. Lo

spazio retrostante si chiude

con un boschetto di bambù,

la cui prospettiva sfrutta il

verde delle proprietà adiacenti

per amplificare la sensazione

di lontananza dalla

città. Nell’ampio prato si possono

incontrare viole dorate

e prunelle. Da notare come

il camminamento prosegua

idealmente nell’erba grazie

al sottile tappeto di aiuga. Tra

gli alberi svetta l’ippocastano,

assieme al pruno rosso, al

noce, al faggio, all’acero riccio

e al platano con potatura

alla francese.

Tra gli arbusti e le piante in

vaso si trovano esemplari di

peonie, di acanto, conosciuto

soprattutto per la decorazione

dei capitelli corinzi, e di

cycas – simile alla palma ma

proveniente dal Giappone, un

vero e proprio fossile vivente

che si è evoluto più di duecento

milioni di anni fa. Tra le

aiuole affacciate sulla strada

si trova l’acero giapponese e

il pino mugo, cresciuto come

se fosse un bonsai.

Due opere d’arte contemporanea

arricchiscono questo

già splendido giardino: lo

squillante murales dallo street

artist Andrea Amaducci e

la grande scultura in ferro e

terracotta del maestro Sergio

Zanni, intitolata Il cerchio

della vita.

8 INTERNO VERDE 2019 - FERRARA SUD


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

41

Il giardino di via

Manini è un classico

esempio di

verde borghese, ordinato e riservato:

dietro la staccionata

in cemento cresce la siepe di

photinia che delimita il perimetro

della proprietà e garantisce

l’intimità dello spazio,

senza però creare una barriera

troppo fitta con l’esterno.

Questo tipo di cespuglio —

facilmente riconoscibile per

le sue foglie, che alternano il

rosso e il verde — è diventato

di moda in Italia soprattutto

negli ultimi anni. La rigogliosa

parete d’edera variegata e

il vialetto in pietre di fiume,

tracciato nell’erba del prato

all’inglese, testimoniano interventi

recenti. Vicino all’ingresso

i grossi cespugli potati

in modo regolare formano una

nuvola rigogliosa; alcune piccole

rose accompagnano invece

gli ospiti verso l’ingresso

principale.

L’eclettismo del giardino

è sottolineato dalla presenza

di specie relativamente

tradizionali come la robinia,

la magnolia e l’aspidistra,

che convivono con un abete

rosso, una piccola thuja e

persino un’agave; un tocco di

colore arriva dalle nandine e

dal cotoneaster. La villetta

— edificata nel 1926 per Pier

Felice Cricca, ingegnere capo

del Consorzio di Bonifica —

sorge su un lotto angolare nel

cuore del Quartiere Giardino.

Sulla costruzione originale, in

pietra rossa e in stile liberty,

svettava una torretta che

purtroppo si staccò completamente

durante la Seconda

Guerra Mondiale, a causa

dei bombardamenti. I danni

resero necessaria la radicale

ristrutturazione che portò

l’architettura all’aspetto attuale,

che rispecchia il gusto

tipico del primo Novecento,

con elementi decorativi in finta

pietra e numerose cornici.

La balaustra a rettangoli del

primo piano è un elemento

particolarmente interessante,

oggi quasi dimenticato.

INTERNO VERDE 2019 - FERRARA SUD

GERMANO MANINI 4

VIA

9


CAPO DELLE VOLTE 56

VIA

42

Lungo la via più

antica della città,

questo grazioso

giardino è situato all’interno

di un palazzo medievale,

ristrutturato negli anni Sessanta.

Il disegno originale è

italiano: lo spazio fu diviso in

quattro sezioni con al centro

una fontana — ora interrata —

profonda circa un metro, con

un alto zampillo centrale e i

pesci rossi. Non c’erano alberi

ma siepi e numerosi esemplari

di aspidistra, chiamata

anche pianta del ferro. Negli

angoli stavano gli oleandri in

vaso, custoditi durante l’inverno

sotto l’androne, che

grazie alle vetrate colorate

funzionava come una vera

e propria serra. Sopra ogni

colonnina della balaustra in

pietra si trovava un vaso decorato

con il muso del leone,

altri vasi simili - pieni di fiori

— si trovano ancora sulla

terrazza, dove una volta si

stendevano i panni. Il nonno

Fabio, che è nato e cresciuto

qui, ricorda in particolare i

mughetti voluti da sua mamma

Maria, che in primavera

profumavano l’aria.

La parte di scoperto più

vicina all’edificio era stata

pavimentata affinché ci si

potesse svolgere diversi lavoretti.

«Il cortile è sempre

stato racchiuso dal retro di

varie abitazioni — racconta

Fabio — perciò la vita che vi

si svolgeva era quasi comunitaria

e tutti sapevano di

tutti. Si diceva anche che il

nostro edificio ospitasse anticamente

le stalle del vicino

palazzo rinascimentale, detto

al casarmòn, e che fuori,

vicino alla turca comune, ci

fosse una grande porta che

consentiva il collegamento

tra i due stabili».

Negli anni Settanta vennero

piantati due pioppi che,

crescendo, sovrastarono il

tetto della casa e che recentemente

si è dovuto tagliare

per motivi di sicurezza. Oggi

le quattro sezioni ospitano

un acero, cespugli di lavanda

e di alloro, ortensie e una

palma ormai quindicenne,

recuperata vicino a un cassonetto.

10 INTERNO VERDE 2019 - FERRARA SUD


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

43

All’interno delle

vecchie carceri

di via Piangipane

— attive dal 1912 al 1992,

le stesse dove nel 1943 venne

rinchiuso lo scrittore Giorgio

Bassani — si trova oggi

il Meis, Museo Nazionale

dell’Ebraismo Italiano e della

Shoah. La struttura è tuttora

oggetto di un’imponente opera

di riqualificazione.

Nel 2011 è stata ripristinata

la palazzina affacciata

sulla strada, originariamente

destinata agli uffici del penitenziario.

Nel dicembre 2017

si è potuto aprire al pubblico

anche parte dell’ampio

stabile posteriore, dove una

volta si trovavano le celle dei

prigionieri: in questi ambienti

è stata allestita la mostra

“Ebrei, una storia italiana. I

primi mille anni”, curata da

Anna Foa, Giancarlo Lacerenza

e Daniele Jalla, visitabile

fino al 16 settembre 2018.

Nello spazio all’aperto tra

i due edifici è stato inaugurato

nell’aprile 2017 il Giardino

delle Domande, non un vero

e proprio giardino ma un percorso

didattico originale e interessante,

curato da Sharon

Raichel e Monica Bettocchi.

Sulla ghiaia che caratterizza

il cantiere è stato predisposto

un labirinto tematico dedicato

alle erbe utilizzate nella

cucina kasher. Le aiuole verticali,

realizzate con supporti

di legno disegnati ad hoc,

accompagnano il visitatore

alla scoperta dei piatti della

gastronomia ebraica, suggerendo

tre percorsi tematici

da affrontare con curiosità

e senza perdersi d’animo: il

più facile è quello legato alla

preparazione delle uova, l’intermedio

al pesce, il difficile

alla carne. Tra le scaffalature

si incontrano piante di mirto,

timo, lavanda, maggiorana e

tante altre spezie ed essenze,

scelte a partire da quelle nominate

nella Bibbia e accompagnate

da quelle comprese

nelle ricette tradizionali.

INTERNO VERDE 2019 - FERRARA SUD

PIANGIPANE 81

VIA

11


PIANGIPANE 49

VIA

44

Nascosto all’interno

di via Piangipane,

questo

cortile fino al 1949 ha rappresentato

un ritrovo imprescindibile

per chi, dalla campagna,

arrivava a cavallo in

città. Lo stabile infatti ospitava

l’officina del maniscalco

e lo stallo dove gli animali

potevano riposarsi ed essere

nutriti.

Oggi invece è la casa museo

del signor Angelo, che

ha iniziato nel dopoguerra

a lavorare come birocciante

e con la diffusione delle

automobili è diventato trasportatore.

È raro trovare uno

spazio così plasmato dalla

passione e dalla curiosità di

chi lo abita: Angelo negli anni

ha raccolto oltre duecento

suppellettili legati alla tradizione

artigiana e contadina di

Ferrara, che ha organizzato in

una esposizione permanente

che si sviluppa in verticale

sulla parete del giardino. Incorniciano

questo particolare

museo all’aria aperta piante

di zucca, alberi di ciliegio e di

pesco, gerani e rose.

12

INTERNO VERDE 2019 - FERRARA SUD


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

45

Anche lungo la

rumorosa via Carlo

Mayr, arteria

nevralgica della vita notturna

ferrarese, si possono incontrare

inaspettate oasi di pace.

Basta imboccare una traversa

e infilare la parallela via

Pescherie Vecchie, aprire un

portone — quello giusto — e

dimenticarsi della realtà circostante.

Il giardino è romantico

e ingombrante, quasi una

piccola selva domestica, senza

prato ma con un rigoglioso

sottobosco fiorito, punteggiato

dal viola dei giacinti selvatici.

Sulla sinistra svetta un

altissimo alloro, cresciuto in

verticale, al centro si trova un

rusticano — figlio di un rusticano

più anziano, che oggi

non c’è più — accompagnato

da tre ippocastani e un grosso

ailanto La tranquillità che

si respira oggi in questo quieto

angolo di verde non lascia

trapelare gli sconvolgimenti

vissuti durante la Seconda

Guerra Mondiale, tuttavia

qualche traccia della storia

è rimasta. Sotto il sentiero

centrale si trova ancora

il rifugio costruito per proteggere

gli inquilini e gli abitanti

del quartiere dai bombardamenti

aerei. Una targa

fuori dall’edificio testimonia

un’altra importante funzione

che ebbe questa casa durante

l’occupazione delle truppe

alleate: il medico Raoul Testa,

proprietario dell’abitazione,

nel 1945 custodì qui il dispensario

antitubercolare di cui

era direttore, spostandolo per

sicurezza dalla sede originale

di via Mortara.

INTERNO VERDE 2019 - FERRARA SUD

VIA DELLE PESCHERIE VECCHIE 5

13


GIUOCO DEL PALLONE 15

VIA

46

I giardini di via

Giuoco del Pallone

si intrecciano

e si rincorrono tra i vuoti e i

pieni delle antichissime case

appartenute alla famiglia Del

Sale, acquistate nell’Ottocento

dalla famiglia Minerbi,

da cui il doppio nome.

All’interno del palazzo — nel

Salone dei Vizi e delle Virtù e

nella Sala degli Stemmi — è

custodita una serie di magnifici

affreschi realizzati sul

finire del Trecento, simili a

quelli del Battistero di Padova,

preziosissimo esempio di

arte pre-rinascimentale, attribuito

a un seguace di Giotto,

Stefano da Ferrara. Tanta

bellezza è stata riscoperta

solo negli anni Cinquanta,

grazie all’impegno di Giuseppe

Minerbi, che restaurò su

progetto dell’architetto Piero

Bottoni l’edificio al civico

15, e chiese di costruire tra i

cortili e i giardini una sorta

di passaggio aereo coperto,

per permettere agli studiosi

interessati agli affreschi

di andare e venire senza disturbare.

Oggi il passaggio

è ancora visibile ma è stato

chiuso l’accesso. Il complesso

al civico 15 è passato nel

1995 al Demanio, poi acquistato

in parte dal Comune e

in parte dalla Soprintendenza,

mentre al civico 23 abitano

diverse famiglie — tra cui

parte della famiglia di Giulio

Minerbi.

Gli scoperti attualmente

sono tre: due cortili e un giardino.

IL CIVICO 15

«L’aspetto dell’insieme è di

grande squallore, non dissimile

a quello che si riscontra

in tante altre antiche e belle

case ferraresi, oggi degradate

a rudere o tugurio», così

nel 1963 descriveva Bottoni

il primo cortile, che cercò di

valorizzare recuperando l’architettura

quattrocentesca,

scoprendo i basamenti dei

pilastri ottagonali e ricordando

— tramite una fontana — i

resti di una vecchia cisterna.

L’architetto pensava potesse

essere una vasca per lavare

la biancheria, per macerare

la canapa oppure un abbeveratoio

per cavalli. Per accedere

al secondo cortile, quello

con il pozzo e il lastricato in

sassi di fiume, si oltrepassa il

cancello in ghisa fusa, di stile

gotico romantico.

14 INTERNO VERDE 2019 - FERRARA SUD


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

47

IL CIVICO 23

Al giardino vero e

proprio si accede

attraverso un atrio in legno decorato,

austero ma non tetro.

Nella leggera oscurità il bagliore

della porta a vetri invita

verso la luce di un piccolo paradiso.

Qui l’attenzione viene

subito catturata dalla cascata

vegetale dell’anziana sophora,

che sorregge il peso dei troppi

anni appoggiandosi alla gabbia

di ferro che la circonda,

e sul poderoso frammento di

lapide adagiato a terra. Addossate

ai muri stanno alcune

rose rampicanti, di cui una si

prodiga in eccezionali contorsionismi

del tronco, quasi

a voler raggiungere i boccioli

delle compagne più giovani.

Oltre la rete si vedono le chiome

di alcuni grandi alberi che

suggeriscono l’idea di uno

spazio originale più arioso e

vasto. Da notare il porticato

— attualmente chiuso da una

vetrata — sorretto dalle tre

arcate in cotto: sui semicapitelli

laterali si può ancora vedere

lo stemma della famiglia

Del Sale, mentre le formelle

dell’archivolto centrale sono

decorate con delle foglie.

Il pregio della dimora è

esaltato dalla finezza del giardino

che abbina specie comuni

come l’oleandro, l’alloro,

gli iris, la thuja e l’ortensia

ad altre più ricercate, come

il calicanto, l’edgeworthia o il

lillà delle Indie. Affacciandosi

da una finestra o da uno dei

tanti balconi diventa ancora

più evidente l’armonia del verde,

impreziosita dai numerosi

vasi, dalle belle gerle e dalle

vestigia architettoniche disposte

ad arte per formare una

bianca isola di antichità. Le

varie aree si distinguono per

piccoli dislivelli, non progettati

ma sapientemente modellati

dalle stratificazioni del tempo,

dov’è possibile riscoprire il

tempo dell’otium.

INTERNO VERDE 2019 - FERRARA SUD

GIUOCO DEL PALLONE 23

VIA

15


VIA

TERRANUOVA 25

48

La storia di questo

antico palazzo

è abbastanza

dibattuta: spesso racconti e

fonti divergono sui proprietari

e sugli interventi svolti.

Nel 1600 sembra essere

stato abitato dalla famiglia

Berni, come testimonierebbero

le sigle degli stemmi decorati

sui capitelli della loggia,

sui pulvini del portale e

sul pozzo. L’impianto del giardino

sicuramente risale agli

inizi del Novecento, quando

la famiglia Scroffa acquistò

l’immobile e unificò tre numeri

civici per realizzare una

sola residenza. È a quell’epoca

che risalgono gli alberi più

anziani: l’imponente ginkgo

biloba e lo spettacolare — oltre

che insolitamente longevo

— albero di Giuda. La circonferenza

del suo tronco misura

più di quattro metri, per questo

l’esemplare ferrarese è

uno tra i più grandi conosciuti

in Europa. Fiori, rampicanti

e arbusti riempiono di colori

e profumi lo spazio attorno.

Le numerose varietà di rose

sono state selezionate affinché

ad ogni stagione dell’anno

possa corrispondere una

fioritura diversa. Le accompagnano

glicini, sicomori,

peonie, agapanti, nasturzi,

tulipani, camelie, ortensie,

gardenie, bignonie, orchidee

cymbiudium e gelsomini.

Il Conte Scroffa oggi si

occupa personalmente di custodire

e curare questo piccolo

tesoro verde.

Sua sorella Ludovica invece,

appassionata pittrice,

dipinge le proprie opere utilizzando

le foglie raccolte.

16 INTERNO VERDE 2019 - FERRARA SUD


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

49

Un piccolo, delizioso

e curatissimo

giardino-pensatoio

è stato ideato nello

sghem1bo cortile interno di

un’area storicamente nobile.

Si tratta del complesso edilizio

che fin dal XVI secolo

sorge tra via Romei, dov’era

situato il fronte principale,

e via Terranuova, in un’area

che la cartografia storica attribuiva

ai conti Romei e che

successivamente passò ai

Conti Cicognara. Col passare

del tempo vari proprietari

rimaneggiarono il fabbricato:

venne ampliata la facciata su

corso Giovecca, con un portone

utilizzato per accedere

al giardino interno, e durante

l’Ottocento il frazionamento

della proprietà scorporò tra

varie famiglie i numerosi ambienti

— gli interni, il loggiato,

la corte, la stalla e il fienile.

Nel 1923 i locali affacciati su

via Terranuova vennero acquisiti

dalla famiglia Zanardi, che

trasformò i magazzini in abitazione;

in quegli stessi locali

per lungo tempo, a seguito di

ulteriori cessioni, lavorarono i

tipografi della stamperia comunale.

Oggi è quasi impossibile

ricostruire, semplicemente

osservando l’architettura, la

storia variegata di questo luogo.

Dall’antico ingresso si accede

alle sale gestite del Centro

Documentazione Donna,

che ospitano una biblioteca

di genere e numerosi incontri,

corsi e conferenze sul tema

della condizione e dell’emancipazione

femminile.

Sono le socie del centro

ad aver recentemente riqualificato

il cortiletto interno:

un piccolo spazio stretto tra

le case, individuabile nelle

mappe storiche già nel Settecento,

che oggi è diventato un

accogliente giardino-pensatoio

dove organizzare iniziative

culturali, recite, letture a

cielo aperto, tra le rose gialle

rampicanti.

INTERNO VERDE 2019 - FERRARA SUD

TERRANUOVA 12

VIA

17


CORSO DELLA GIOVECCA 148/A

50

Il parco che accompagna

la Palazzina

del Comandante

è un luogo dalla

storia complessa e poco conosciuta,

nonostante si trovi

in pieno corso Giovecca, una

delle principali arterie di traffico

cittadino.

Da pochi mesi accoglie un

nuovo studentato gestito dalla

Fondazione Falciola. Nel

suo passato più recente troviamo

la sede della fondazione

Hermitage Italia, per la cooperazione

culturale fra Italia

e Russia, e alcuni servizi di

segreteria legati all’Università.

Ripercorrendo i decenni a

ritroso si scoprono utilizzi decisamente

originali, oltre che

dimenticati dai più: per un

periodo imprecisato a cavallo

della Seconda Guerra Mondiale

si insediarono qui i gabinetti

di pediatria dell’ospedale

Sant’Anna, chiamato già

in epoca rinascimentale – per

sottolineare la sua grandezza

ed efficienza — Arcispedale.

Nei primi decenni del Novecento

nel campo della pediatria

l’Arcispedale si distinse

per essere tra le istituzioni

italiane più all’avanguardia:

i suoi medici si impegnarono

per sviluppare metodi di

cura più accoglienti e familiari

e prestarono particolare

attenzione all’organizzazione

dei reparti, prevedendo delle

sale dove alle madri era concesso

di rimanere accanto ai

figli degenti.

Oggi l’unica traccia di

questa destinazione sanitaria

è abbastanza macabra: si

tratta della casupola in fondo

al giardino, invisibile dalla

strada, dove venivano eseguite

le autopsie. Ingombra di

suppellettili, raccolta attorno

al lettino autoptico, sopravvive

nascosta come un ricordo

troppo scabroso per essere

rimosso.

All’esterno le chiome dei

grandi alberi si uniscono a

quelle del vicino Parco Pareschi,

dimostrando l’età di un

giardino non antico ma certamente

maturo, dove crescono

i platani, gli ontani, i tigli, il

tasso, l’abete rosso e il pino

strobo, assieme agli allori e

alle siepi di lauroceraso. L’esemplare

più caratteristico

è un anziano carrubo il cui

tronco è addossato alla recinzione:

i frutti nerastri che

cadono sul marciapiede sono

una presenza nota per il passante

abituale.

18 INTERNO VERDE 2019 - FERRARA SUD


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

51

In via Vecchie,

non distante

dall’antica bottega

del pittore Cosmè Tura,

si trova un giardino segreto

discreto e tranquillo, ricco

di piccole meraviglie. Per accedervi

bisogna attraversare

l’androne di uno splendido

palazzo quattrocentesco: il

legno del soffitto a cassettoni

lascia ancora intravedere

gli stemmi nobiliari della famiglia

che qui risiedeva. Superato

il corridoio lo spazio

si allarga: sulla destra si trovano

le tracce delle antiche

stalle, sulla sinistra invece

un’armoniosa scalinata su

base circolare, che sale a incontrare

la nicchia incastrata

sotto il volto e si sdoppia per

proseguire verso gli appartamenti.

«I balconcini vicino

all’ingresso fanno pensare

a un loggiato, sarebbe bello

riaprirli — racconta Alberto,

che si è trasferito qui da pochi

anni e si sta impegnando

per restaurare al meglio la

bellezza dell’edificio.

Gli oblò posizionati ai lati

della scala una volta erano

finestrelle, anche quelle purtroppo

sono state chiuse». La

statua al centro della nicchia

potrebbe essere un’allegoria

della primavera, rappresenta

una ragazza nuda decorata di

fiori, «viene da un giardino di

corso Ercole I d’Este, quella

originale è stata rubata tanto

tempo fa».

Dai vetri colorati della

porta in ferro battuto filtra la

luce del sole: da lì si accede

al giardino. La soglia è sormontata

da una balaustra,

dove si arrampicano le rose

rosse. Sulla destra si incontrano

i cespugli di ortensie,

l’acero, due piante di arancio,

un limone e un melino.

In fondo il grande tasso. A

sinistra, infilati nella siepe

di gelsomino, si possono ancora

vedere i tre grandi abbeveratoi

in pietra usati per

dissetare i cavalli. Da notare,

allineati alla parete della

casa, le antiche colonne del

loggiato.

INTERNO VERDE 2019 - FERRARA SUD

DELLE VECCHIE 11

VIA

19


ZEMOLA 19

VIA

52

Via Zemola è raccolta

e quieta,

poco frequentata,

eppure è tra le vie più interessanti

di Ferrara. Innanzitutto

deve probabilmente il suo

nome a Monte Gemola, sui

Colli Euganei, luogo scelto da

Beatrice d’Este nel XIII secolo

per fondare il proprio monastero

— la toponomastica suggerisce

quindi una relazione

diretta con l’antico ducato.

Inoltre in questa via si narra

siano accaduti addirittura tre

miracoli: nel 1200 quello di

Sant’Antonio da Padova, che

risolse un caso di presunto

adulterio facendo parlare un

bambino nato da pochi giorni;

nel 1400 quello del fazzoletto

ricamato di Beato Tavelli da

Tossignano, che venne perso

e magicamente ritrovato dal

fattore incaricato di aiutare

una donna molto povera che

abitava nei dintorni, in procinto

di partorire; nel 1800 quello

del neonato caduto da un palazzo

di otto metri e rimasto

illeso, attribuito alla Madonna

dei Facchini, statuetta di origine

probabilmente cinquecentesca

che ancora oggi si

può osservare a metà della

strada.

La piccola corte di via Zemola

19 si trova proprio a due

passi dalla nicchia: il palazzo

che l’accoglie è un luogo fresco

e tranquillo, ricco di storia

come il quartiere in cui è

inserito. Le finestrelle gotiche

collocano la sua costruzione

tra il 1200 e il 1300: col passare

dei secoli l’architettura è

stata più volte ampliata e trasformata,

ma il primo nucleo

è senza dubbio medievale. A

sinistra dell’ingresso, sotto

l’alto soffitto a cassettoni, si

trova una porta prelevata da

chissà quale monastero, con

lo spioncino basso vicino alla

croce centrale. Altri reperti si

trovano sparsi qua e là, appesi

ai muri, vicino alla scalinata

che sale verso le abitazioni,

accanto ai balconcini in ferro

battuto. «La maggior parte di

queste decorazioni vengono

da un bellissimo palazzo che

si trovava qua di fronte, dove

adesso c’è la Pizzeria Pippo —

racconta un inquilino.

Durante la guerra è stato

bombardato, le macerie sono

rimaste a terra per dieci anni.

Di quello che c’era una volta

non è rimasto praticamente

niente, solo il soffitto con gli

affreschi del Cinquecento,

che adesso si trova all’interno

della pizzeria».

La corte di via Zemola è dominata

dalla florida bignonia

che si arrampica alle pareti,

attorno al perimetro stanno le

felci e tante piante decorative,

coltivate in vaso. Rappresenta

un elegante e affascinante

esempio di verde urbano.

20 INTERNO VERDE 2019 - FERRARA SUD


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

53

Il monastero del

Corpus Domini fu

fondato nel 1406.

Originariamente comprendeva

l’intero isolato fino a casa

Romei, donata dal banchiere

Giovanni. Danneggiato nel

1665 a causa di un incendio,

che sembra sia divampato la

notte di Natale partendo proprio

dal presepe, e più volte

rimaneggiato, oggi le dimensioni

del complesso sono ridotte

rispetto al passato ma

è tuttora abitato da dodici

suore clarisse. É uno dei tre

conventi di clausura di Ferrara

e ha una storia importante,

legata alla famiglia Estense

e alla figura di Santa Caterina

Vegri, una giovane nobile

che nel 1426, all’età di tredici

anni, abbandonò il lusso

della corte per dedicarsi alla

religione.

La santa fu una donna

molto colta e amante delle

arti. Tra gli episodi più significativi

della sua vita, come lei

stessa riporta nei diari, viene

ricordato il miracolo del pane,

avvenuto nel 1448. Caterina

racconta che spettava a lei il

compito di infornare il pane,

ma una volta messo in forno

l’impasto suonò la campana

che annunciava l’inizio della

predica del santo padre. Lei

pregò Cristo di occuparsi del

pane perché la predica durò

più di quattro ore e le suore

erano sicure che si sarebbe

bruciato, invece una volta tirato

fuori dal forno si rivelò

fragrante e profumato. Per

ricordare l’evento le clarisse

una volta all’anno in marzo

cuociono il pane nell’antico

forno, utilizzando per l’impasto

l’acqua del pozzo, fatta

bollire.

Gli Este amavano particolarmente

il convento, che

sostenevano con frequenti

donazioni, e Lucrezia Borgia

scelse questo posto silenzioso

per riposarsi dopo un

parto prematuro a seguito del

quale aveva perso una bambina.

Oltre alla sua tomba,

dietro al coro della chiesa, vi

sono anche quelle di Ercole

I, Eleonora d’Aragona, Ercole

II, Lucrezia de Medici e Alfonso

II d’Este, l’ultimo duca di

Ferrara. All’interno del luogo

di culto — le cui decorazioni

sono state completamente riviste

nel 1770 — vale la pena

soffermarsi sull’affresco che

raffigura la Gloria di Santa

Caterina Vegri.

Nel giardino si trova il piccolo

cimitero delle clarisse.

INTERNO VERDE 2019 - FERRARA SUD

VIA PERGOLATO 4

21


UGO BASSI 23/A

VIA

54

Benvenuti nel

giardino più equivocato

di Ferrara.

Vox populi vuole che l’imponente

magnolia centrale, la

stessa che si vede svettare

all’angolo tra via Ugo Bassi

e via Cisterna del Follo, sia il

celebre esemplare descritto

da Giorgio Bassani nella poesia

Le leggi razziali: “Costretta

fra quattro impervie pareti

/ piuttosto prossime crebbe /

nera, luminosa, invadente, /

puntando decisa verso l’imminente

cielo / piena giorno

e notte di bigi passeri”.

La casa natale dello scrittore

si trova nello stesso

complesso architettonico,

ma l’albero che osservava

dalla finestra non è questo,

si trova in un cortile interno,

invisibile dalla strada.

«C’è sempre qualcuno che

citofona per vedere la famosa

magnolia — racconta Federica,

che abita qui assieme

alla sua famiglia —. Mio padre,

è lui che ha comprato la

casa, accoglieva con piacere

i curiosi ma gli diceva: questa

non è la magnolia di Bassani,

è la magnolia di Veronesi». E

sebbene non le siano state

dedicate liriche e nemmeno

sia stata citata in romanzi e

racconti, rappresenta sicuramente

un essere vivente

degno di rispetto e attenzione.

Inserita in una aiuola

rotonda, tappezzata di viole,

è la protagonista assoluta di

questo spazio.

«Quando ci siamo trasferiti

qui, negli anni Settanta,

abbiamo dovuto farci largo

attraverso un metro e mezzo

di foglie cadute, perché la

casa era rimasta chiusa per

una decina di anni e nessuno

si era preoccupato di portarle

via. Poi ci siamo rivolti a un

agronomo che ci consigliò di

fertilizzare il terreno con del

verde rame. Ne comprammo

tantissimo, da diluire nell’acqua,

e lo versammo non solo

nell’aiuola ma dappertutto.

Solo che dopo qualche giorno

la pianta diventò completamente

gialla. Quando me

ne accorsi chiamai di corsa

mio fratello e mia mamma,

stavamo tutti qua attorno a

guardarla sgomenti, non sapevamo

come dirlo al papà.

Per fortuna poi abbiamo scoperto

che era tutto a posto!

Il verde rame ha velocizzato

l’invecchiamento delle foglie

già presenti, che sono cadute

tutte assieme per fare posto

alle nuove. Adesso ogni due

anni organizziamo la potatura,

assieme agli operatori che

fanno tree climbing».

Una nota curiosa: i lampadari

a gocce, in cristallo,

appesi al bambù e agli altri

arbusti vicini al muro di cinta.

22 INTERNO VERDE 2019 - FERRARA SUD


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

55

Un giardino piccolo

ma estremamente

vivace e

ricco di storia. La corte rettangolare

si raccoglie all’interno

di un palazzo di grande fascino,

costruito nel 1496 e recentemente

ristrutturato. Una

targa spiega come l’area fosse

anticamente inclusa negli orti

di Ca’ Bianca. Osservando le

pareti si possono immaginare

le tante funzioni che la struttura

ha avuto modo di ospitare:

spicca l’intricato disegno

prodotto dalle antiche aperture,

poi richiuse: una moltitudine

di archi, finestre, logge e

porte, intervallate da formelle,

targhe ed elementi decorativi.

«È come se fosse stato crivellato»,

racconta Federica, la

proprietaria, architetto e restauratrice.

«Un mio vecchio

professore dell’università l’avrebbe

definito: effetto carta

geografica». La casa è stata

acquistata da suo padre nel

1972, ma all’epoca lo scoperto

aveva un aspetto ben diverso:

«ci abitavano due fratelli ma

forse non andavano molto

d’accordo, dove adesso c’è

l’erba lo spazio era stato cementato

e diviso in due da un

muro che passava esattamente

dove ora si trova il sentiero

centrale. Ci tenevano i polli

qui». La decisione di ripristinare

il giardino fu sostenuta

dalla nonna, che scelse di

piantare le palme e per lunghi

anni si occupò di custodire e

curare fiori e aiuole.

Oggi lo spazio è diviso in

due quadranti, affollati di

piante e arbusti come la camelia,

l’ortensia e la gardenia. Le

curiose lampade posizionate

tra i rami sono state realizzate

artigianalmente da Federica.

Entrando, sulla sinistra vicino

al gelsomino, le tracce di

un grande arco si intravedono

sotto il ballatoio. «Quell’arco è

stato il cruccio di mio padre,

non capiva quale fosse stata

la sua funzione. Sicuramente

non riguarda strutture abitative».

In collaborazione con

l’Ufficio Ricerche Storiche del

Comune di Ferrara, condotto

da Francesco Scafuri, Interno

Verde ha provato a capire

l’origine della struttura: l’ipotesi

più verosimile è che l’arco

appartenga all’antica Porta

di Santa Maria del Vado, inserita

nelle mura medievali

che vennero distrutte a metà

del XVI secolo per costruire

l’Addizione Erculea, voluta da

Ercole I d’Este per ampliare

l’area urbana. Osservando la

tavola 128 pubblicata nel volume

“Ferrara nel medioevo”,

curato da Anna Maria Visser

Travagli, si scopre infatti che

la casa è perfettamente allineata

rispetto al percorso delle

antiche mura, in corrispondenza

della porta scomparsa.

INTERNO VERDE 2019 - FERRARA SUD

UGO BASSI 21

VIA

23


UGO BASSI 30

VIA

56

Il giardino all’angolo

tra via Ugo

Bassi e via Savonarola

appartenne a numerose

importanti famiglie

ferraresi: ai Trotti, agli Alfonsini,

ai conti Rondinelli, ai

conti Lucchesini, e infine ai

conti Giglioli, antichissima

casata nobiliare che affiancò

e accompagnò gli Este nel

loro percorso alla conquista

di Ferrara. I Giglioli furono

tra le tredici famiglie che

supportarono l’ascesa della

dinastia veneta, e la loro fortuna

fu strettamente legata al

servizio offerto. Si distinsero

come abili amministratori,

incaricati in ruoli pubblici

di delicata importanza e responsabilità.

Non ebbero la

risonanza dei Contrari, dei

Turchi e dei Bentivoglio ma

la loro azione, direttamente

rivolta all’amministrazione, li

rese velocemente molto potenti.

Oggi la proprietà è frazionata:

parte è rimasta agli eredi,

parte è stata recentemente

venduta. Per avere un’idea

di quello che può essere

stata in passato — quando

anche la facciata del palazzo

risplendeva, affrescata con

le vedute paesaggistiche e

le decorazioni monocrome di

Gerolamo da Carpi — bisogna

osservare attentamente e

allo stesso tempo lasciar correre

la fantasia. Dal giardino,

oltre la rete, si vede il retro

della costruzione e quello

che resta del grande parco,

chiamato su alcune mappe

da San Francesco, le cui dimensioni

in epoca medievale

erano decisamente importanti.

La famiglia Giglioli vi si

trasferì nell’Ottocento, quando

decise di tornare a vivere

a Ferrara dopo i lunghi anni

trascorsi nel feudo di Serravalle,

dove aveva ripiegato

nel 1598, anno in cui gli Este

furono costretti a trasferire la

corte a Modena. Nel 1848 qui

fu ospitato il barnabita centese

Ugo Bassi, patriota del

Risorgimento, accolto dalla

contessa Carolina Cicognara

Giglioli.

Il giardino oggi si caratterizza

per i camminamenti sinuosi,

che descrivono aiuole

ben curate. Uno spazio verde

che solo pochi decenni

fa appariva molto differente.

Alberi di grande stazza garantivano

a tutto il parco una

gradevole ombreggiatura: a

testimoniarlo rimangono sulla

sinistra gli imponenti alberi

di Giuda, oltre la rete, e i cespugli

di aucube. Ora un piccolo

canneto, arbusti e alberi

di ulivo decorano le aiuole

insieme ai roseti.

L’abitazione subito sulla

destra rispetto all’ingresso

era, fino a qualche decennio

24 INTERNO VERDE 2019 - FERRARA SUD


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

fa, abitata dal personale che

curava le necessità del palazzo.

In fondo trovavano posto

le stalle. La struttura alla sinistra

della volta merlata era

occupata al piano superiore

da una piccionaia e al piano

terra da una limonaia, per

preservare le piante nei mesi

più freddi. In fondo sulla destra

il pollaio è stato riadattato

a orto, coltivato a pomodori

e calle.

Un dettaglio da osservare:

sul muro di cinta che costeggia

via Ugo Bassi, vicino

all’incrocio con Via Madama,

si vedono tre finestrelle da

seminterrato, molto simili tra

loro, senonché quella centrale

presenta un’inferriata un

po’ discorde. Indizio che proprio

da quel pertugio, nei secoli,

veniva riversato il carbone

dentro il palazzo, caricato

su una rotaia e trasportato al

centro della grande residenza,

per scaldare gli umidi inverni

ferraresi.

INTERNO VERDE 2019 - FERRARA SUD

UGO BASSI 30

VIA

25


DELLA GIOVECCA 170

CORSO

57

In epoca rinascimentale

la comunicazione

tra

Palazzo Schifanoia, Palazzo

Bonacossi e questa Palazzina

— che prese il nome dalla

sua proprietaria, la principessa

Marfisa d’Este — avveniva

attraverso i giardini, lungo

percorsi immersi nella vegetazione,

che assieme componevano

uno scenografico

disegno urbanistico. Oggi è

scomparso quell’affascinante

sistema verde, chiamato

all’epoca Casini di San Silvestro,

ma il giardino della

residenza nobiliare, sebbene

ridotto nelle dimensioni, non

ha perso il proprio fascino.

Quando si entra da corso

Giovecca l’attenzione va

subito alla vera da pozzo

quattrocentesca, scolpita

con gli stemmi estensi, circonda

dal ginkgo, dal cedro

dell’Atlante — varietà glauca

— e dalla magnolia. Poco

oltre questo angolo ombroso

si estende il prato, chiuso a

sud da una siepe e bordato

da alcune palle di cannone

in macigno provenienti dal

Castello Estense. Nella parte

più orientale macchie di

alloro si addensano attorno

alla fontana, dominata dalla

statua di un putto — l’originale,

in bronzo, opera dello

scultore ferrarese Giuseppe

Virgili, si trova all’interno

della palazzina. Magnolie e

allori incorniciano la bella

Loggia degli Aranci — voluta

da Francesco d’Este nel

1560, padre di Marfisa — che

si è conservata nell’angolo

sud-orientale. Questo ambiente

porticato, dalla volta

fittamente decorata a tralci di

vite con uccelli e animali, un

tempo veniva utilizzato come

serra e per ospitare spettacoli

e rappresentazioni.

Collegata alla loggia si trova

l’antiloggia, semiaperta, con

un grazioso soffitto affrescato

con amorini musicanti. Da

qui si accede alla Sala della

Grotta, sulle cui pareti si possono

ammirare scene di caccia

e pesca, che richiamano

le vedute della campagna

ferrarese. L’impianto contemporaneo

è stato realizzato

nel 1937 dall’ingegnere Carlo

Savonuzzi, che introdusse le

aiuole di bosso e le vasche

d’acqua.

26 INTERNO VERDE 2019 - FERRARA SUD


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

58

Palazzo Bonacossi

venne costruito

nel 1469 per volere

di Borso d’Este, assegnato

al fuoriuscito fiorentino Diotisalvi

Neroni. Nei secoli vide

passare diversi proprietari e

numerosi interventi, l’aspetto

attuale risale all’epoca di

Francesco d’Este, che volle

acquistarlo per congiungerlo

direttamente, tramite il boschetto,

a Palazzina Marfisa.

Un passaggio sul fronte sud

permetteva l’accesso, sempre

attraverso il verde, anche a

Palazzo Schifanoia. Acquistato

dal Comune nel 1911, nel

1940 l’edificio venne utilizzato

per accogliere le famiglie

povere, poi destinato a magazzino,

infine recuperato e

restaurato.

Oggi ospita la direzione dei

Musei civici di arte antica, la

fototeca e il Museo Riminaldi.

L’antica residenza nobiliare

non possiede un vero e proprio

giardino ma una corte

interna, rialzata, il cui prato è

diviso in quattro sezioni con

un camminamento a croce

centrale, chiuso da due colonnati

aperti.

INTERNO VERDE 2019 - FERRARA SUD

CISTERNA DEL FOLLO 5

VIA

27


AURELIO SAFFI 15

VIA

59

La casa di via Saffi

risale all’inizio

del Novecento,

ma il giardino è molto più antico:

una volta infatti si estendeva

da qui fino a corso Giovecca

un grande parco di un

ettaro e mezzo, diviso in tre

parti nel 1974. La residenza

che in origine vi si affacciava

(e comprendeva l’abitazione

attuale fino al supermercato)

oggi non esiste più ma un suo

vecchio lampadario in vetro

colorato, un tempo collocato

nell’androne, è stato conservato

e si può scovare tra gli

alberi.

I sentieri che attraversavano

l’area erano due, c’era

il vialetto del piacere, che

andava fino al pozzo e al

giardino fiorito, e il vialetto

del lavoro, tramite il quale si

andava verso le vigne e i campi

da coltivare. Di quei tempi

resta una traccia per l’occhio

attento: da via Cisterna del

Follo, guardando verso il civico

19, si può notare la vecchia

porta del fieno, ovvero la

finestrella stretta dalla quale

si buttava nel fienile quanto

andava raccolto. Questo fu

l’ultimo fienile attivo in centro

a Ferrara, utilizzato per i

cavalli che trainavano le carrozze.

Nel frazionamento della

proprietà qui è rimasta la vecchia

siepe di bosso, che risale

alla fine del Settecento,

accompagnata da alberi e arbusti

più giovani: l’arancio, il

carpino bianco, l’oleandro, la

magnolia giapponese, la mimosa,

le camelie, le begonie,

il gelsomino e le cycas. Non

mancano le piante officinali,

che il genero degli attuali

proprietari, chef di professione,

utilizza in cucina.

28 INTERNO VERDE 2019 - FERRARA SUD


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

60

Dove una volta

cresceva il boschetto

che collegava

Palazzina Marfisa a

Palazzo Bonaccossi oggi si

incontra il Tennis Club, luogo

imprescindibile per capire

la Ferrara del Novecento. Il

terreno nel secolo precedente

era stato destinato alla

coltivazione, diviso tra orto e

frutteti, per la produzione di

mele, pere e albicocche, arricchito

qua e là da cespugli

di lavanda e rose. Quando nel

1929 il Comune concesse la

realizzazione del centro sportivo

buona parte della sua superficie

era già da tempo abbandonata

all’incuria. Il club

— grazie al progetto dell’ingegnere

Carlo Savonuzzi — ripristinò

questo angolo di verde,

inserendo in una cornice rigogliosa

e tranquilla i quattro

campi da gioco, e sfruttando

l’antica Loggia del Cenacolo,

addossata a Palazzo Bonacossi

e più volte rimaneggiata,

per ospitare gli ambienti

dedicati al ristoro dei tennisti.

L’atmosfera che si respira

in questo giardino è particolarmente

quieta e suggestiva,

densa di storia: qui sfidavano

gli amici il regista Michelangelo

Antonioni e lo scrittore

Giorgio Bassani, che senza

dubbio si ispirò alle tante

partite disputate al club per

descrivere i giovani giocatori,

protagonisti del romanzo Il

giardino dei Finzi-Contini.

Nel 1938, con la promulgazione

delle leggi razziali, Bassani

e tutti i soci di religione

ebraica dovettero abbandonare

il circolo, che chiuse

la propria attività durante la

guerra, quando i campi vennero

usati dalle truppe tedesche

come maneggio per i

cavalli.

Oggi allo scrittore è dedicata

una coppa e una sua

fotografia — in tenuta bianca

e brillantina — è conservata

sotto al pergolato.

INTERNO VERDE 2019 - FERRARA SUD

AURELIO SAFFI 44

VIA

29


VIA

SCANDIANA 21

61

Palazzo Schifanoia

è uno dei luoghi

simbolo del

capoluogo estense, celebre a

livello internazionale per l’affresco

rinascimentale dedicato

al Ciclo dei Mesi. L’edificio

fu costruito per volontà di

Alberto V d’Este a partire dal

1385, pensato come dimora

di rappresentanza e svago: la

parola Schifanoia infatti deriva

letteralmente da “schivar

la noia”. L’ultimo ampliamento

risale al 1493, progettato

da Biagio Rossetti.

Lo splendido giardino,

chiamato Giardino dell’Amore,

racchiude un vero e

proprio patrimonio vegetale,

composto da diverse specie

di arbusti e alberi per lo

più ornamentali, disposti in

modo naturale, quasi romantico.

Sulla destra si incontrano

gruppi di noccioli e una

betulla, la parte centrale è

dominata dalla grande magnolia

stellata e dallo storace

americano, a sinistra gli olmi.

Tra gli esemplari più amati e

ammirati c’è senza dubbio il

grande ciliegio, che contribuisce

a rendere magica l’atmosfera.

Questo luogo tranquillo,

quasi incantato, negli ultimi

anni è stato particolarmente

apprezzato dai turisti stranieri

perché proprio all’ombra

dei suoi alberi la scrittrice

scozzese Ali Smith ha trovato

l’ispirazione per scrivere

l’originale romanzo “L’una e

l’altra”, best seller di rilevanza

internazionale, pubblicato

nel 2016.

30 INTERNO VERDE 2019 - FERRARA SUD


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

62

Il chiostro di Casa

Betania oggi è

un parco giochi

allegro e sicuro: le mamme

stendono i panni al sole vicino

all’elegante pozzo centrale,

i piccoli scorrazzano sulle

biciclette nel tradizionale

sentiero a forma di croce che

ripartisce le aiuole. Qui abitano

donne italiane e straniere,

in difficoltà e quindi accolte

assieme ai loro figli dalla

Caritas. Dove una volta i frati

coltivavano l’orto, ora si cucina

mescolando aromi e tradizioni,

si cullano i neonati con

filastrocche che vengono da

tutto il mondo.

La struttura ha una storia

antica: fu costruita nel 1477

per volere di Ercole I d’Este,

per ampliare il vicino convento

affidato ai Canonici Regolari

di Sant’Agostino. Assunse

una funzione pubblica dal

1848, quando venne staccata

dal resto del complesso per

essere affidata al Pio Istituto

degli Asili d’Infanzia, che vi allestì

un ricovero per i bambini

abbondati, definito “scaldatoio

dei fanciulli”. Promotrice di

questa iniziativa fu Luisa Recalchi,

che coinvolse il marito

Carlo Grillenzoni, ordinario di

ostetricia, e numerose amiche.

Quando Papa Pio IX diede

il permesso anche ai laici

di occuparsi di infanzia si aprì

il primo asilo, dove ci si iscriveva

anche senza certificato

di battesimo, si imparava a

leggere e a contare e si tenevano

gli esami medici. Luisa

condusse quest’attività per

45 anni, arrivando ad ospitare

anche 350 bambini, mentre

durante la Seconda Guerra

Mondiale le balie si davano

appuntamento qui per allattare

gli orfani.

La Caritas subentrò nella

gestione dal 1986, inaugurando

Casa Betania: qui abitavano

inizialmente le suore

nigeriane, poi gli studenti

stranieri meno abbienti e i volontari

del servizio civile. Dal

2014 — dopo la ristrutturazione

— l’edificio venne adibito a

centro di accoglienza con una

parte riservata agli ambulatori

gratuiti, condotti da medici

volontari. La residenza è collegata

al cortile della mensa

Caritas, un servizio importante

retto dalla generosità di chi

si impegna in cucina.

Per saperne di più e magari

mettere a disposizione qualche

ora del proprio tempo:

info@caritasfe.it - 348 5520951.

INTERNO VERDE 2019 - FERRARA SUD

VIA BORGOVADO 7

31


BRASAVOLA 32

VIA

63

Il giardino di via

Brasavola 32 ha

qualche problema

identitario. Il palazzo a cui

appartiene infatti ha molti

nomi: Turchi ma anche Trotti

e Di Bagno, Rondinelli e Buzzi.

Sembra che passarono per

le sue stanze anche i Pio di

Savoia, infine c’è anche chi lo

chiama Palazzo Mari.

Sicuramente è stato realizzato

nel Cinquecento per

volere del conte Ippolito Turchi,

di fronte all’oratorio di

San Lorenzo, già presente nel

1438. Testimonianze di inizio

Novecento — la curiosa guida

turistica Ferrara storica

ed artistica, scritta da Luigi

Fiorentini — lo attribuiscono

a varie altre famiglie aristocratiche

e borghesi: dopo i

Turchi i Dalla Penna, i Rondinelli,

i Fiaschi, i Beltramini,

un certo Gherardi. Nel 1887

l’immobile venne trasformato

nel piccolo seminario e collegio

di San Carlo, fondato

da monsignor Andrea Baldi.

Il canonico ottenne da Don

Bosco in persona il permesso

di aprire una casa salesiana

a Ferrara così, quando il

collegio venne trasferito nei

chiostri della chiesa di San

Benedetto, le sale vennero

affidate all’Istituto salesiano,

con la successiva direzione

di don Michele Rua. Nella

confusione dei vari passaggi

di proprietà sembra acquisti

il complesso, dopo i religiosi,

tale Mari di Sabbioncello San

Vittore.

Durante la Seconda

Guerra Mondiale subì gravi

danneggiamenti causati dai

bombardamenti e per lungo

tempo restò abbandonato. Un

recente restauro l’ha trasformato

in un condominio decisamente

elegante e signorile.

Attraverso il grande portale

in laterizio, probabilmente

realizzato nel Settecento, si

accede alla quiete corte interna,

dove le arcate sorrette

dalle colonne di marmo

circondano il prato centrale

abbellito dalle piante in vaso.

Alcune fonti raccontano che

all’interno di questo spazio si

trovasse un vecchio teatrino,

di cui si sono perse le tracce.

32 INTERNO VERDE 2019 - FERRARA SUD


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

INTERNO VERDE 2019 veduta aerea - di FERRARA Ferrara, zona XX SUD settembre. 33


VIA DEL TURCO 39 p. 6

38


41

VIA GERMANO MANINI 4 p. 9

foto dall'Archivio Zerbini

foto dall'Archivio Zerbini

45

VIA DELLE PESCHERIE VECCHIE 5 p. 13


via

e tura

della rosa via f

corso I maggio

via s

via bagaro

via ar

Ferrara

SUD

contrada

via spadari

piazza

sacrati

via alberto lollio

piazzale

san

benedetto

via pavone

p.tta

st. etienne

via e.de roberti

via f.del cossa

via boccaleone

via cosme tura

i

via bersaglieri del po

piazza gobetti

via armari

via voltapaletto

via vignatagliata

via ragno

via contrari

via alberto lollio

via vittoria

via delle scienze

via paradiso

via romiti

via delle vecchie

via zemola

giuoco dle pallone

vicolo del

granchio

via paglia

via saraceno

via cammello

p.tta

corelli

via belfiore

del po

ietro

tacasotto

via

via spadari della rosa

via centoversuri

via croce bianca

via vegri

via delle volte

41

via della grotta

40

via della sacca

boccacanale di s.stefano

via colomba

39

via delle volte

piazza

sacrati

via croce bianca

via della sacca

via colomba

42

via vegri

via centoversuri

p.tta

st. etienne

via boccaleone

38

via della ghiara

zza gobetti

boccacanale di s.stefano

via

via gorizia

darsena

po di volano

via della grotta

via bologna

43

44

via martinelli

via gorizia

via niccolini

via agnelli

darsena

po di volano

77


via bersaglieri

pia

ra

via ugo bassi

via voltapaletto

via vignatagliata

via ragno

45

via vittoria

49

via contrari

via bellaria

via delle scienze

via delle vecchie

via zemola

giuoco dle pallone

via paradiso

via aurelio saffi

via romiti

rampari di san rocco

48

46

47

51

52

vicolo del

granchio

via paglia

via saraceno

via cammello

p.tta

corelli

72

50

via belfiore

porta san pietro

via voltacasotto

via della ghiara

via s.andrea

53

via ugo bassi

56

via borgo

via salinguerra

71

A

di sotto

57

55

54

via ghisiglieri

via fondobanchetto

60

via pomposa

via aurelio saffi

58

62

via del gambone

61

59

70 69

via brasavola

via s.andrea

camposabbionario

63

66

68

via caprera

via porta d’amore

64

via formignana

65

via palmieri

67

B

alfonso I d’este

via cantarana

via ludovico il moro

via assiderato

via formignana

camposabbionario

viale alfonso I d’este

via caprera

borgo

di sotto

via brasavola

via palmieri

via ghisiglieri

porta san pie

via volta

via salinguerra

via fondobanchetto

via bologna

via del gambone

via porta d’amore

via cantarana

via ludovico il moro

via assiderato

via porta romana

via colombarola

a

76

ippodromo

73

74

75


46

VIA GIUOCO DEL PALLONE 15 p. 14


VIA GIUOCO DEL PALLONE 23 p. 15

47


VIA UGO BASSI 30 p. 24

56


foto di M.Zanca; da "Ferrara"; Istituto Editoriale Italiano

60

p. 29

VIA BRASAVOLA 32 p. 32

VIA AURELIO SAFFI 44

63


65

VIA CARLO MAYR 263 p. 50

67

VIA CANTARANA 11 p. 52


VIA FORMIGNANA 32 p. 49

64


Creative Commons Attribution 3.0 Unported - Wikimedia - Sailko

73

PIAZZA SAN GIORGIO 29 p. 58

75

PIAZZA SAN GIORGIO 54/D p. 58

A destra, veduta del campanile di san giorgio.


74

PIAZZA SAN GIORGIO 54/C p. 58


70

VIA BEATRICE D'ESTE 16 p. 55

77

VIA PIETRO LANA 1 p. 61


veduta 48 aerea INTERNO di Ferrara, VERDE zona XX settembre. 2019 - FERRARA SUD


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

64

Il giardino di via

Formignana 32 è

poco più che un

fazzoletto verde, dall’atmosfera

allegra e familiare. La

sua esistenza è documentata

già nel Settecento: nella celebre

mappa del Bolzoni si vede

il cortile confinare con l’antica

chiesa di Sant’Andrea,

dove fu seppellito l’architetto

Biagio Rossetti, di cui oggi

purtroppo restano solo dei

ruderi. La proprietà fu comprata

nel 1925 dal bisnonno

dell’attuale proprietaria, che

ebbe nove figli. Tra questi

anche l’inventore del Dado

Lombardi, un vero e proprio

classico nella cucina italiana

del dopoguerra, pubblicizzato

dalla Rai nel tradizionale

carosello serale in spot che

meritano di essere riscoperti

— soprattutto perché facevano

conoscere ad un pubblico

nazionale piatti tipici come i

cappelletti.

Tra le piante che oggi ombreggiano

l’area vale la pena

citare il ligustro centrale, sotto

il quale spesso e volentieri

riposa la tartaruga. A terra

qua e là anche alcune palle

di cannone, che la tradizione

familiare vuole di epoca

estense. Vicino al corridoio

d’ingresso, all’interno di una

vetrina, si trovano i reperti

recuperati durante gli ultimi

lavoro di restauro.

INTERNO VERDE 2019 - FERRARA SUD

FORMIGNANA 32

VIA

49


CARLO MAYR 263

VIA

65

In una giornata

di settembre del

1739 Charles de

Brosses, conte di Tournay e

filosofo francese, dopo aver

lungamente passeggiato tra le

vie del centro storico estense,

raccolse così i propri pensieri:

«La città di Ferrara è vasta e

spaziosa. Son questi, credo,

gli attributi che le convengono;

vasta, perché è grande e

deserta; spaziosa perché vi si

può passeggiare assai comodamente

in magnifiche strade

tracciate con la squadra, di

una lunghezza impressionante,

larghe in proporzione, e

sulle quali cresce la più graziosa

erbetta del mondo. Peccato

che la città sia deserta;

non per questo è meno bella;

e non tanto per i suoi magnifici

palazzi, ma perché non c’è

in essa un edificio brutto. In

genere, sono tutti fatti di mattoni

e abitati da gatti turchini:

altro essere vivente, almeno,

non vedemmo alle finestre».

Le sue impressioni coincidono

con quelle degli altri grandi

poeti e letterati che nei secoli

visitarono la città: raccontano

la quiete immobile, le larghe e

regolari strade dell’addizione.

Certo salta agli occhi il passaggio

sugli animali turchini,

inserito forse per dare corpo

alla sensazione surreale di

solitudine e abbandono, magari

più semplicemente per

descrivere quegli esemplari

dalla pelliccia grigia che, osservata

sotto una certa luce,

lampeggia riflessi azzurri.

La residenza I Gatti Turchini

si trova in fondo a via Carlo

Mayr, chiamata un tempo via

Grande: oggi è un luogo votato

all’ospitalità, che conserva

nel nome e nell’atmosfera

traccia di quei tempi silenziosi.

Almeno fino al XVIII secolo,

come testimonia la pianta

disegnata da Andrea Bolzoni,

qui si trovava un’ampia area

verde alberata, poi scomparsa

per lasciare spazio alle

abitazioni.

Oggi per accedere al

giardino bisogna passare

attraverso il palazzo, sotto

l’elegante cornice a ovuli e

dentelli che decora il portone

d’ingresso. Nei secoli passati,

come attestano i documenti

ottocenteschi, l’area si sviluppava

lunga e stretta lungo

uno stradello, ed era adibita

a orto. Tuttora sulla sinistra

il terreno viene in parte

coltivato ad ortaggi ed erbe

aromatiche. Vicino al muro

si scorge anche il piccolo —

immancabile — melograno.

Sulla destra, oltre l’aggraziato

rosaio ad arco, la vegetazione

è rigogliosa: oleandri, un

pero, un sambuco, un nespolo

e numerosi altri alberelli e

arbusti creano un’atmosfera

riposante e fuori dal tempo.

50 INTERNO VERDE 2019 - FERRARA SUD


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

66

Uno dei punti di

forza di Palazzo

Constabili, capolavoro

cinquecentesco

dall’architetto Biagio Rossetti,

è senza dubbio il giardino.

Ripristinato negli anni Trenta

e ulteriormente restaurato nel

2010, oggi questo incantevole

spazio verde ricostruisce

alla perfezione il tipico giardino

rinascimentale. Con il

primo grande intervento, che

coincise con la decisione di

allestire all’interno del palazzo

il Museo Archeologico

Nazionale, venne dismesso

l’orto che occupava l’intera

superficie e si definì l’attuale

impianto geometrico, armonioso

e regolare. L’area venne

suddivisa in ampi riquadri,

si realizzarono le aiuole e si

decorò la parte più a sud con

esedre di ligustro. Negli anni

Cinquanta si aggiunse il labirinto,

la galleria di rose, i giochi

verdi all’interno dei riquadri.

Vennero inoltre piantate

nuove specie arboree e l’unità

formale si perse parzialmente

a causa di questa scelta.

I lavori del 2010, preceduti

dallo studio del terreno, sono

riusciti nel difficile compito

di mantenere inalterato l’impianto

e ripristinare l’antica

costituzione arborea. Sono

stati preservati i percorsi, le

siepi di bosso, il labirinto e

il pergolato. Il cedro deodara

e il cedro del libano sono

stati puliti e spostati a sud,

i quattro tassi riposizionati

oltre il pozzo, affinché non

interferissero con la visuale

prospettica del portico. Altre

essenze sono state rimpiazzate

con i melograni, già

presenti in loco e raffigurati

anche all’interno della residenza,

nella Sala del Tesoro

del Garofalo. Il muro di cinta è

stato rivestito con piante rampicanti

fiorite: rose, ortensie,

clematis armandii e viti americane.

INTERNO VERDE 2019 - FERRARA SUD

XX SETTEMBRE 122

VIA

51


VIA

CANTARANA 11

67

Arte e natura,

ecco cosa si incontra

all’interno

della palazzina liberty di via

XX Settembre, abitata dalla

scultrice Mirella Guidetti

Giacomelli. Per accedere al

giardino si utilizza l’ingresso

secondario, su via Cantarana,

chiamata così perché una

volta si affacciava sull’acqua

del Po di Volano. Per accedere

all’area verde si passa

attraverso il garage, affollato

di strumenti e materiali utilizzati

per creare, e si scendono

alcuni scalini: il dislivello è

causato dal fatto che proprio

lì si trovava l’argine del fiume.

Una porta incornicia il curato

giardino all’italiana che si trova

oltre la costruzione di servizio:

diviso in quattro aiuole

da siepi e cespugli, negli anni

ha ospitato personalità rilevanti

del panorama ferrarese

e italiano e anche alcune rappresentazioni

teatrali — come

lo spettacolo “Teste di legno”

di Nevio Borgatti. L’area anticamente

apparteneva a una

superficie verde più ampia,

frazionata — come tanti altri

giardini della zona — agli inizi

del Novecento.

Oggi gli alberi che si possono

vedere passeggiando

tra i vialetti di ghiaia sono

le alte magnolie, la catalpa,

il tiglio, il pino argentato e

l’abete. Da notare l’orchidea,

proveniente da Bucarest, città

dove Mirella venne invitata

ad allestire una propria mostra.

52 INTERNO VERDE 2019 - FERRARA SUD


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

68

Oggi oasi familiare

di pace e

tranquillità, una

volta questo giardino apparteneva

alle coltivazioni del

vicino Monastero di clausura

di Sant’Antonio in Polesine, il

cui campanile si vede svettare

oltre il muro di cinta. Lo testimonia

la formella in terracotta

decorata con la sigla dei

religiosi, inserita tra i mattoni

della parete a sinistra. La peculiarità

di questo spazio è la

commistione tra orto e giardino:

assieme ai tanti fiori — soprattutto

rigogliosi cespugli

di ortensie, varietà quercifolia

— crescono pomodori e melanzane,

zucchine e carciofi.

Tra gli alberi si trovano un

cedro del libano, un melograno,

un abete argentato e un

ciliegio giapponese.

INTERNO VERDE 2019 - FERRARA SUD

BEATRICE D’ESTE 64

VIA

53


BEATRICE D’ESTE 18

VIA

69

In via Beatrice

d’Este 18 si trova

un giardino

piccolo e vivace, presente e

passato si mescolano in un

insieme confuso e colorato.

«La casa l’ha comprata il

nonno, faceva il sarto e aveva

la bottega che si affacciava

proprio qui, tra le piante. Gli

oleandri sono vecchissimi, ci

sono da quando ero piccola,

con la terra dei loro vasi

preparavo la pappa per le

bambole», racconta Maria

Letizia. L’ingresso è ombreggiato

dalla vite del Canadà,

le rose corrono alte lungo il

muro di cinta, accompagnate

più in basso dal gelsomonino,

dalle cycas e dalle aucuba. Il

corridoio non è molto ampio,

ma proprio qui il nonno organizzò

il rinfresco per il suo

matrimonio, con una lunga

tavolata che arrivava fino alla

legnaia.

Le aiuole sono definite

secondo un disegno antico,

voluto dalla nonna, con un

grande spazio circolare centrale.

Si spargono dentro e

attorno gli stelloni, gli iris, i

ciclamini, le ortensie, i gigli

arancioni — detti di Sant’Antonio,

la lavanda, l’agrifoglio,

l’aralia. Ci sono anche i giacinti

selvatici, piantati dalla

nonna prima che Maria Letizia

nascesse, e le margherite

gialle portate a Ferrara dalla

mamma, che le aveva trovate

a Porto Recanati. Immancabile

l’angolo dedicato alle

aromatiche, con la salvia, il

rosmarino e il basilico, le cui

foglie vengono utilizzate per

preparare un buon liquore

casalingo.

«Una volta i giardini qui

erano uniti, non c’erano i

muri di cinta ma solo una rete

e un passaggio per poterli

attraversare tutti. I bambini

giocavano assieme, senza

dover uscire in strada per incontrarsi».

54 INTERNO VERDE 2019 - FERRARA SUD


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

70

All’interno del civico

16, in via Beatrice

d’Este, non

si incontra un giardino ma

una piccola bomboniera, un

salottino verde dove rilassarsi

e godersi il fresco della sera.

Lo spazio è piccolo, piante e

fiori sbucano da ogni dove: si

arrampicano sul muro di cinta,

ingombrano le mensole,

si protendono dai vasi appesi

alla tettoia. La rosa selvatica,

rampicante, corre lungo

i mattoni rossi che separano

la proprietà dagli altri giardini.

Vicino crescono i limoni,

le ortensie, il gelsomino, un

giovane acero, la palmetta,

il calicantus, le camelie e le

petunie. Nei vecchi ambienti

di servizio in fondo all’area,

dove si attorciglia la vite bianca,

i proprietari di casa hanno

allestito un grazioso bed&-

breakfast chiamato Il Ciliegio.

Come mai, dato che tra le

tante essenze presenti il ciliegio

proprio non si vede? «Ci è

sembrato il nome giusto perché

i turisti venivano in questa

zona della città soprattutto

per ammirare il grande

ciliegio giapponese di fronte

al monastero di clausura, dedicato

a Sant’Antonio in Polesine.

Si trovava a due passi da

qui, in vicolo del Gambone,

ma purtroppo si è ammalato e

ora non c’è più». Di quell’albero

si ha testimonianza già

negli anni Quaranta: in aprile

per i ferraresi la visita alla

fioritura rosa era diventata

rituale, quasi un pellegrinaggio.

Vicino al vecchio tronco

il Comune nel 2011 ha messo

dimora un nuovo ciliegio,

continuando così la tradizione.

Una piccola deviazione

vale davvero la pena.

INTERNO VERDE 2019 - FERRARA SUD

BEATRICE D’ESTE 16

VIA

55


VIA

CARLO MAYR 120

71

Il giardino di via

Carlo Mayr 120 è

la classica tentazione

dei curiosi. Quando

capita di trovare il portone

aperto è impossibile trattenersi

dal lanciare un’occhiata

perché dalla strada si scorge,

attraverso le colonne antiche

dell’ampio ingresso, il brillare

del sole in mezzo al verde delle

foglie e al rosa squillante

dei fiori di oleandro e lillà delle

Indie. Il pezzo forte di questo

spazio è sicuramente la

rigogliosa passiflora arrampicata

sui muri del palazzo

seicentesco: questa pianta di

origine tropicale deve il suo

nome alla Passione di Cristo,

la sua particolarissima infiorescenza

infatti rappresenta

simbolicamente i chiodi della

croce (i tre stigmi centrali),

le ferite sul corpo di Gesù (le

cinque antere), la corona di

spine (la corolla) e gli apostoli

(i dieci petali).

Da notare anche il grande

tasso, attorno al quale è stata

costruita la tettoia della rimessa,

la bella magnolia e il

caprifoglio, attorcigliato alla

balaustra della scala esterna.

Vicino alla scala interna invece,

accanto al portone, vale

la pena soffermarsi sul grande

dipinto dedicato a San

Giorgio — patrono di Ferrara

— che sconfigge il drago. L’opera

risale alla fine dell’Ottocento

ed è stata realizzata da

Virginio Monti, lo stesso maestro

chiamato a lavorare per

la decorazione degli interni

del Duomo.

56 INTERNO VERDE 2019 - FERRARA SUD


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

Il Convento di

72 Santa Rita è storicamente

legato

agli eremitani scalzi di

Sant’Agostino, presenti in

città dal 1621. Il cardinale

Serra riteneva che gli ordini

mendicanti fossero già troppi,

riuscirono quindi a sistemarsi

provvisoriamente — grazie

all’aiuto dal marchese Camillo

Zavaglia — nella chiesa

dei Santi Simone e Giuda.

Dopo pochi anni ottennero

una casa affacciata sulla via

Grande, oggi via Carlo Mayr,

da trasformare in una chiesa.

Fu inaugurata nel 1626, il giorno

di Natale, nonostante il

cantiere fosse ancora aperto,

perché una copiosa nevicata

aveva impedito di celebrare

la messa nell’altra chiesa. I

lavori — che riguardavano anche

il convento — terminarono

con la consacrazione nel

1671, e l’intitolazione a San

Giuseppe, che protegge dai

terremoti, e a Santa Tecla.

I secoli che seguirono non

furono proprio tranquilli. Gli

agostiniani vennero cacciati

durante l’occupazione napoleonica

e il convento adibito

a scuola femminile; tornarono

nel 1826 ma il Comune li allontanò

di nuovo, per aprire

una scuola elementare. Si insediarono

infine a seguito dei

Patti lateranensi, nel 1929, ma

con la Seconda Guerra Mondiale

dovettero fronteggiare i

gravi danni prodotti dai bombardamenti,

che distrussero

il campanile e rovinarono la

facciata.

Nel 1949 la chiesa fu dedicata

anche a Santa Rita, molto

venerata in città — ancora

oggi il 22 maggio si svolge

la tradizionale benedizione

delle rose — e nel 1958 venne

ricostruito il campanile.

Rappresenta ad oggi un raro

esempio di barocco ferrarese,

ma purtroppo a causa del

sisma del 2012 è inagibile e

non è più possibile ammirare

al suo interno le teche con le

reliquie delle catacombe romane.

Il convento in tempi recenti

è stato affidato all'associazione

Viale K, che vi

ha organizzato una casa per

accogliere le famiglie in difficoltà,

italiane e straniere.

Nel giardino — tra l’albero di

caco, i grandi allori e il ciliegio

— trovano posto i giochi

dei bambini. Un’aiuola di rose

accompagna ingresso, dove

Jenny — la responsabile della

struttura — ha scelto di tenere

tutto l’anno il presepe allestito,

«mi sembra tanto bello,

sarebbe stato un peccato toglierlo».

INTERNO VERDE 2019 - FERRARA SUD

VICOLO BOCCACANALE 1

57


PIAZZA SAN GIORGIO 29/54

73 74 75

Il vecchio borgo di San

Giorgio rappresenta molto

più che uno scampolo di

storia miracolosamente conservato:

situato appena fuori

dalle mura, è a questo pezzetto

di terra — incastrato tra

il Po di Volano e il romantico

Po di Primaro — che si deve

la nascita dell’intera Ferrara.

Qui infatti tra il VII e il VIII

secolo si costituì il primo insediamento

abitato, rafforzato

dalla presenza della sede

vescovile che — precedentemente

situata a Voghenza,

devastata dalle invasioni barbariche

— venne trasferita in

mezzo alla biforcazione delle

acque affinché fosse più

protetta. La Basilica di San

Giorgio è dunque il luogo di

culto più antico della città: le

sue prime notizie risalgono al

668.

Col passare degli anni le

attività e i commerci scavalcarono

il corso del Po e - sulla

riva opposta, lungo via delle

Volte — andò a svilupparsi

la cosiddetta città lineare.

Anche la sede vescovile, con

le reliquie del santo protettore,

nel 1135 venne spostata

nel nuovo centro urbano e

nella prima basilica, ridotta a

parrocchia, restarono il corpo

del martire Maurelio e un

collegio di canonici guidati

dal priore. Il degrado prodotto

da questo cambiamento fu

lungo e profondo, reso ancora

più acuto dall’epidemia di

peste diffusa nel 1383.

Fu grazie all’interesse di

Marchese Niccolò III che il

borgo ricominciò a sollevarsi:

egli infatti nel 1415 acquisì

tutti i beni ecclesiastici e li

affidò — fatiscenti e abbandonati

— ai padri benedettini

olivetani, che si impegnarono

per recuperarli e costruirci

vicino il loro monastero.

Tracce delle vicende medievali

sono tuttora visibili nel

chiostro, anche se il miglioramento

architettonico più

significativo avvenne in epoca

rinascimentale, quando

per ricostruire il complesso

fu chiamato Biagio Rossetti,

incaricato anche di disegnare

e innalzare il celebre campanile.

Punto di riferimento

imprescindibile per la città e

per la vicina campagna - oltre

che tomba illustre, dato che

ai suoi piedi riposa il pittore

Cosmè Tura. É proprio nell’eleganza

della torre campanaria

che tuttora si riconosce il

gusto rossettiano; la chiesa

venne più volte rimaneggiata:

diverse modifiche vennero

apportate da Alberto Schiatti

a seguito del terremoto del

1570, mentre la facciata fu

ricostruita nel XVIII secolo

58

INTERNO VERDE 2019 - FERRARA SUD


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

da Andrea Ferreri, perché era

stata bombardata nel 1710,

durante la guerra tra prussiani

e papalini. A colpirla furono

le palle di cannone sparate

dai papalini che facevano

fuoco dai baluardi, mentre

l’esercito prussiano aveva occupato

per difendersi proprio

il monastero.

Ad allontanare quasi definitivamente

gli olivetani però

furono le truppe francesi,

che durante l’occupazione

napoleonica convertirono la

struttura in una caserma. I religiosi

fecero ritorno “a casa”

solo nel Secondo Dopoguerra,

quando degli ambienti che

avevano lasciato rimaneva

ben poco. Oltre alla basilica

un solo chiostro si è conservato:

protetto da una bella

loggia e decorato dalla vera

da pozzo in marmo bianco e

rosso. L’articolato susseguirsi

di spazi coperti e scoperti,

documentato dalle mappe

antiche, si può intravedere

osservando i muri che dividono

i giardini vicini: angoli verdi

pacifici e accoglienti, dove

le famiglie si rilassano intrecciando

il loro tempo libero al

tempo della storia. Gli archi

delle logge distrutte, i capitelli,

porzioni dei vecchi portici

si leggono tra i rampicanti e le

chiome degli alberi.

INTERNO VERDE 2019 - FERRARA SUD

PIAZZA SAN GIORGIO 29/54

59


ARGINE DUCALE 25

VIA

76

Considerato quanto

la presenza del

Po abbia determinato

la nascita e lo sviluppo di

Ferrara, è facile capire come

mai — benché ci si trovi fuori

dalle mura del centro storico

— resista una toponomastica

legata non solo alla presenza

dell’acqua ma all’intervento

della famiglia Estense, che

tanto si adoperò per integrare

e moderare all’interno della

città l’espansiva presenza del

fiume e dei suoi canali. L’Argine

Ducale a cui fa riferimento

la strada è quello che anticamente

conteneva il corso principale

del fiume.

Oggi questa zona — attorno

alla trafficata arteria che conduce

fino a Bologna — è tra le

più densamente popolate del

capoluogo, ma una volta fuori

dalle mura per chilometri e

chilometri lo sguardo poteva

perdersi nei campi coltivati.

L’insediamento è abbastanza

recente e la palazzina al civico

25, costruita nel 1907 con gusto

liberty, spicca tra le altre

case per essere una delle più

antiche. Fino a pochi decenni

fa la parte centrale del giardino

era destinata alle verdure

dell’orto e un grande cedro del

Libano si sporgeva a salutare

i passanti. L’albero è stato

fortemente danneggiato circa

vent’anni fa da una tromba

d’aria.

Oggi davanti all’abitazione

crescono le rose, le forsizie,

il gelsomino di San Giuseppe,

che fiorisce a febbraio. Una

siepe punteggiata di viole del

pensiero affianca il corridoio

che porta sul retro, dove si

trovano le peonie, le ortensie,

le camelie, il sicomoro estivo

e invernale, il ligustro, la

nandina, un pruno rusticano,

il melograno, gli oleandri, il

giuggiolo, il nocciolo e un piccolo

pesco, insieme a due viti

americane piantate da poco.

60

INTERNO VERDE 2019 - FERRARA SUD


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

77

Il Duca Ercole I

d’Este non è stato

l’unico a Ferrara

a progettare un’addizione.

Oltre al celebre progetto urbanistico

rinascimentale vale

la pena, per comprendere il

passato e il presente della

città, capire gli insediamenti

abitativi più recenti — uno su

tutti il condominio chiamato

non a caso “Il Quartiere”.

Si trova tra via Foro Boario e

via Vincenzo Barlaam, nella

zona che fino a qualche

decennio fa si chiamava informalmente

“battiguazza”

perché — considerato il suo

carattere marcatamente popolare

— si attribuiva ai suoi

abitanti lo stesso ruolo dei

servi del signore, che prima di

lui pestavano l’erba bagnata

dalla rugiada, definizione che

si estendeva in senso dispregiativo

anche alle persone

che vivevano alla giornata, e

uscivano di casa prima che

sorgesse il sole.

Il condominio fu progettato

nel 1966 da Vieri Quilici,

uno dei più importanti architetti

del Novecento italiano,

teorico della progettazione

urbana, studioso dei movimenti

d’avanguardia, in particolare

del razionalismo e

del costruttivismo sovietico.

Quilici rifiutava la mera speculazione

e si impegnò per

disegnare un’addizione unitaria,

che potesse crescere grazie

a una serie di moduli comunicanti,

a stretto contatto

ed in continuità con il centro

storico. Seguiva un modello

di stampo socialista già sperimentato

nelle democrazie

scandinave, ma vi applicava –

reinterpretandola — la grande

tradizione urbanistica rossettiana.

Il suo intervento si inseriva

all’interno del Piano di Edilizia

Economica e Popolare approvato

dal Comune, portato

a compimento tramite l’edilizia

cooperativa che in quegli

anni in Emilia Romagna ebbe

molta diffusione. Attuò una

perimetrazione del territorio

(un lotto di circa 65mila mq)

e vi ricavò ampi spazi alberati,

stando attento all’equilibrio

tra pieni e vuoti e alla compensazione

dei volumi. Usò

materiali tipicamente estensi,

come il cotto e i mattoni

a vista, e impiegò il cemento

armato come elemento decorativo,

come tuttora si può

vedere nelle finiture dei balconi.

Infine collegò il complesso

con strade pedonali e

ciclabili, il tutto mantenendo

una qualità buona a fronte di

costi contenuti, coniugando

semplicità e razionalità.

All’interno del condominio

— costruito tra il 1967 e il 1969

— trovarono posto: 520 alloggi,

un centro servizi dotato di

INTERNO VERDE 2019 - FERRARA SUD

PIETRO LANA 1

VIA

61


VIA

PIETRO LANA 1

supermercato, negozi e uffici,

la scuola elementare, la palestra,

il campo da tennis, il

cinema e un grande parco. Il

Quartiere si percorre senza

incontrare recinzioni o ostacoli

e ogni suo fabbricato — a

torre o in linea — è a contatto

con le aree verdi, che non si

distinguono tra pubbliche e

private.

In questo contesto lo spazio

verde centrale, quasi un

ettaro di terreno, assunse

un’importanza fondamentale:

era e rimane un parco collettivo,

da condividere, attorno

al quale gli appartamenti

diventano, tra le chiome dei

grandi alberi, quasi delle

quinte scenografiche. Oggi

qui crescono più di 500 essenze

arboree, regolarmente

censite e oggetto di costante

manutenzione e monitoraggio,

che si alternano alle

aiuole. Tra gli esemplari di

medie e grandi dimensioni si

trovano l’acero americano, la

catalpa – detta anche albero

dei sigari, l’acacia giapponese

e comune, varie conifere

come il cipresso dell’Arizona,

il cedro dell’Himalaya, l’abete

rosso piangente e comune.

La biodiversità è straordinaria

per essere “condominiale”,

tra le tante specie si

trovano anche il tasso, l’acero,

il frassino, il platano, la

farnia, la quercia, il leccio, la

magnolia, il pino marittimo e

domestico, il tiglio selvatico,

l’ippocastano, il ginko biloba,

il pioppo nero, il banano ornamentale,

il pesco da fiore,

l’albicocco, il ciliegio, il melograno,

il ginepro, l’ibisco,

il nespolo giapponese, la camelia,

l’oleandro, l’alloro, le

palme di San Pietro.

62 INTERNO VERDE 2019 - FERRARA SUD


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

A

Nel giardino dove

oggi gli studenti

di Architettura si

incontrano per chiacchiere

dopo le lezioni, una volta crescevano

le piante palustri, nidificavano

gli uccelli di fiume,

e il terreno periodicamente

veniva sommerso dalle piene.

Lungo via della Ghiara infatti

passava l’antico alveo del Po

di Primaro, la strada stessa

deve il suo nome proprio alla

ghiaia che si depositava sulle

sponde. L’interramento avvenne

a partire dal 1451 per

volere del Duce Borso d’Este,

che donò i terreni a chi avesse

voluto costruire in quella

porzione di città la propria

abitazione.

Palazzo Tassoni Estense fu

edificato sul finire del XV secolo,

ma la prima descrizione

del giardino si ha solo nell’agosto

del 1548, quando il perito

Antonio Tebaldo sancì la

divisione dell’area tra i due

eredi del Conte Giulio Estense

Tassoni, Nicolò e Alfonso.

Il documento stabiliva che la

separazione andava effettuata

tirando una linea dritta in

mezzo al sentiero dell’orto.

Su quest’asse venne eretto

un muro, lo stesso che si può

vedere nella mappa disegnata

da Bolzoni nel 1747. Non

si hanno ulteriori dettagli: si

sa solo che per accedervi si

doveva oltrepassare un ampio

loggiato, sopra al quale

si trovava una terrazza, e che

il passare dei secoli non ha

sostanzialmente modificato

la sua estensione, tanto che

nelle planimetrie ottocentesche

la superficie è pressoché

invariata.

Il passaggio di proprietà

che determinò la trasformazione

dello spazio privato

in spazio pubblico fu molto

importante: il giardino infatti

passò dall’essere un’oasi

esclusiva all’ospitare numerose

persone, spesso emarginate

e bisognose di aiuto.

All’interno del Palazzo la

Provincia decise di collocarvi

il manicomio cittadino, adattando

alla nuova funzione

ambienti coperti e scoperti,

utilizzati dai pazienti per trascorrere

il pomeriggio all’aria

aperta nelle giornate più

calde, per coltivare frutta e

verdura utilizzate poi per la

mensa interna.

Immagini risalgono agli

anni Settanta, soprattutto

grazie al documentario “L’attore

in manicomio”, dedicato

all’inedito percorso di apertura

intrapreso dallo psichiatra

Antonio Slavich, all’epoca

direttore della struttura sanitaria,

e dal Teatro Nucleo

— che d’accordo con la direzione

avviò un laboratorio

sperimentale di animazione

teatrale. Altre riprese vennero

INTERNO VERDE 2019 - FERRARA SUD

DELLA GHIARA 36

VIA

63


DELLA GHIARA 36

VIA

effettuate da Walter Breveglieri

per i telegiornali dell’epoca.

Nei filmati si vedono

i trampolieri aggirarsi nella

corte e giochi di gruppo, assieme

allo stesso Slavich

intervistato sotto le fronde

degli alberi. «L’ospedale di

Ferrara è come una fortezza,

un lungo muro ne delimita

il perimetro, gli edifici sono

addossati l’uno all’altro, i

cortili separati da barriere di

mattoni», spiega la voce fuori

campo. Commenta il medico,

interrogato sull’importanza di

rimuovere le barriere culturali

che separano la comunità

dalle persone ritenute matte:

«la rottura dei muri non è un

elemento secondario».

In un luogo dove tanto profondamente

e proficuamente

si è ragionato sul significato

che può assumere un muro,

è interessante vedere oggi

tanti studenti interessati a

conoscere e sviluppare una

concezione nuova di architettura,

rispondente a un’idea

contemporanea, più aperta e

inclusiva, di società.

Chi arriva in bicicletta

può parcheggiare entrando

dall’accesso su via della

Ghiara, ma l’ingresso principale

è diventato quello che

attraversa lo stabile di via

Quartieri. Uscendo dall’androne,

la passeggiata lungo

l’ampio percorso di ghiaia è

salutata da due debordanti

cespugli di lavanda, coltivati

in vaso. A destra svetta una

magnolia centenaria, di fronte

a lei la catalpa, un vecchio

olmo e tanti tigli che accompagnano

il sentiero. A sinistra

la quercia ungherese e le

robinie. Dietro la loggia, ricoperta

di tegole, emergono dal

muro in mattoni rossi le tracce

di un antico colonnato, sul

quale si arrampica l’edera.

64 INTERNO VERDE 2019 - FERRARA SUD


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

B

Questo palazzo è

particolarmente

importante per la

storia di Ferrara: qui infatti

visse Biagio Rossetti, l’urbanista

che progettò lo sviluppo

rinascimentale della città

alla fine del Quattrocento, il

piano regolatore ante litteram

conosciuto come Addizione

Erculea. L’edificio, costruito

tra il 1490 e il 1502, accolse

la famiglia Rossetti fino alla

metà del Seicento. Seguì poi

un lungo periodo di decadenza

e vari passaggi di proprietà.

Il primo restauro avvenne

nel 1910 grazie all’intervento

dell’associazione Ferrara

Decus. Nel 1974 il Comune

acquistò la residenza e oggi

nelle sue stanze sono ospitati

gli uffici del Centro IDEA

— Centro di Educazione alla

Sostenibilità.

Il giardino che occupa lo

spazio retrostante, affacciato

su via Cantarana, anticamente

era arricchito da alberi da

frutto e siepi, con un cortile

e una bella loggia di accesso.

Oggi è un luogo tranquillo e

accogliente. Tra i fiori dell’oleandro

e delle rose vale la

pena notare il grande melo.

INTERNO VERDE 2019 - FERRARA SUD

XX SETTEMBRE 152

VIA

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65

VIA DEL TURCO 39 6

VIA GIORGIO BYRON 10 7

VIA MARIO POLEDRELLI 4 8

VIA GERMANO MANINI 4 9

VIA CAPO DELLE VOLTE 56 10

VIA PIANGIPANE 81 11

VIA PIANGIPANE 49 12

VIA DELLE PESCHERIE VECCHIE 5 13

VIA GIUOCO DEL PALLONE 15 14

VIA GIUOCO DEL PALLONE 23 15

VIA TERRANUOVA 25 16

VIA TERRANUOVA 12 17

CORSO DELLA GIOVECCA 148/A 18

VIA DELLE VECCHIE 11 19

VIA ZEMOLA 19 20

VIA PERGOLATO 4 21

VIA UGO BASSI 23/A 22

VIA UGO BASSI 21 23

VIA UGO BASSI 30 24

CORSO DELLA GIOVECCA 170 26

VIA CISTERNA DEL FOLLO 5 27

VIA AURELIO SAFFI 15 28

VIA AURELIO SAFFI 44 29

VIA SCANDIANA 21 30

VIA BORGOVADO 7 31

VIA BRASAVOLA 32 32

MAPPA GIARDINI 36

VIA FORMIGNANA 32 49

VIA CARLO MAYR 263 50


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

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76

77

A

B

VIA XX SETTEMBRE 122 51

VIA CANTARANA 11 52

VIA BEATRICE D’ESTE 64 53

VIA BEATRICE D’ESTE 18 54

VIA BEATRICE D’ESTE 16 55

VIA CARLO MAYR 120 56

VICOLO BOCCACANALE 1 57

PIAZZA SAN GIORGIO 29/54 58

PIAZZA SAN GIORGIO 29/54 58

PIAZZA SAN GIORGIO 29/54 58

VIA ARGINE DUCALE 25 60

VIA PIETRO LANA 1 61

VIA DELLA GHIARA 36 63

VIA XX SETTEMBRE 152 65

S O M M A R I O


68 INTERNO VERDE 2019 - FERRARA SUD


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

69


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE


Interno Verde è un progetto

ideato e realizzato

dall’APS ilturco

www.ilturco.it | info@ilturco.it

con il patrocinio di

COMUNE

DI FERRARA

Città Patrimonio

dell’Umanità

© ilturco – associazione di promozione sociale


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE


Eleganti corti rinascimentali,

orti medievali nascosti da alti

muri di cinta, piccole oasi fiorite

di tranquillità e pace domestica,

geometrie zen e labirinti di siepi,

magnifici alberi secolari e arboreti

insospettabili, celati alla

vista dei passanti dalle facciate

degli antichi palazzi:

Ferrara custodisce gelosamente

uno spettacolare patrimonio di

giardini privati. Un patrimonio

che eccezionalmente, grazie al

festival Interno Verde, si apre

alla comunità.


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

I giardini descritti in questo volume

hanno aderito alla quarta

edizione della manifestazione.

L’associazione ilturco ringrazia

i loro proprietari per la grande

disponibilità dimostrata, per

aver creduto nell’importanza di

condividere – anche solo per due

giorni – la bellezza e la storia di

queste meravigliose isole segrete,

ricche di suggestioni e ricordi,

attraverso i quali è possibile

leggere i cambiamenti e i vissuti

della città.


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

N

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descrizione

nuovo

INTERNO VERDE 2019 - ESTERNO VERDE

XXX XXX XXX N

VIA

5


POMPOSA 70

VIA

78

Un inno alla fedeltà

e alla resistenza:

ecco cosa

rappresenta questo giardino.

Fedeltà alla terra, alla bellezza

e alla memoria. Resistenza

nei confronti della pigrizia e

del guadagno facile, del tempo

che passa e lascia dietro

di sé macerie.

Paola ha ereditato questo

luogo dalla propria famiglia:

un parco di 4mila metri quadrati,

diviso poi a metà tra lei

e il fratello. Anticamente qui

si trovavano gli orti del monastero

di San Bernardino, che

si trovava in corrispondenza

del vecchio Arcispedale

Sant’Anna, demolito a metà

Ottocento. Le sue coltivazioni

si estendevano fuori dalle

mura definendo un paesaggio

agricolo che per secoli

restò immutato. Dove oggi

si trova l’abitazione è documentata

nel Settecento una

casa colonica, utilizzata poi

come magazzino per gli attrezzi

— sebbene durante la

guerra fosse diventata anche

un rifugio. L’ingresso si affacciava

su via Chendi, all’epoca

uno stradello sterrato, perché

via Pomposa non esisteva,

è stata voluta nel 1936 dal

sindacalista fascista Edmondo

Rossoni: «mio nonno era

contrario perché tagliava a

metà i campi e gli fece causa.

Ovviamente perse e il terreno

fu espropriato, ma il tentativo

gli rende onore».

I genitori utilizzarono

lo spazio in modo diverso:

l’hobby del padre era la vigna,

che cresceva vicino ai noceti

del nonno, la madre Luciana

creò il giardino: «da giovane

era stilista per un atelier ma

da sposata suo marito, mio

padre, non volle che continuasse

a lavorare. La creazione

del giardino è stato il

suo risarcimento. Quand’era

anziana si preoccupava: che

fine farà quando io non ci

sarò più?». La decisione di

mantenere l’area verde non

fu delle più facili: negli anni

del boom economico il quartiere

cominciò a popolarsi di

condomini e le proposte edilizie

fioccavano. Vendere o

tutelare? «Era un lotto molto

appetibile ma decidemmo di

preservarlo della speculazione,

nonostante l’impegno

che da quella volta ci ha richiesto,

non solo in termini

economici. È vivo: non ci si

può allontanare troppo senza

organizzarsi».

L’impianto attuale venne

realizzato nel 1990 su progetto

di Carlo Martinoni, allievo

di Carlo Scarpa. «Martinoni

teneva molto al rispetto del

territorio, per questo ha voluto

lastricare la discesa con

le masegne buccellate, massicce

e rustiche. Nell’erba ci

6 INTERNO VERDE 2019 - ESTERNO VERDE


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

sono massi di trachite che

vengono dai Colli Euganei, il

muretto è stato costruito coi

sassi di macero, scelti tra i

più verdi».

Dall’abitazione il giardino

si sviluppa stretto e lungo.

Il percorso comincia dalla

piazzetta dell’ombra, con

il gazebo, e prosegue verso

quello che Paola chiama “il

residence delle tartarughe” —

dove abitano dieci animali di

varie età, riparati dalle casette

ricavate dai vasi interrati.

Oltrepassa il boschetto dei

piccoli frutti, dove crescono

more, mirtilli, lamponi e bacche

di goji e costeggia l’isola

verde, ovvero una nuvola di

arbusti dominata dall’albero

di Giuda. Arriva al sentiero

che accompagna l’infilata dei

pini marittimi — già presenti,

quindi integrati nel progetto

— e infine la piazzetta del

sole, area circolare sgombera,

destinata alla luce.

Le varietà arboree sono

tantissime: vale la pena notare

la tettoia di glicine vicino

al garage, la magnolia sul retro

— che è nata nello stesso

anno di Paola — e il vicino

faggio pendulo, che ha formato

un anello facendo sposare

i suoi rami. Sul fronte il

vecchio albicocco, non più in

vita, trasformato in una scultura

abbracciata da un’aiuola

di roselline: «ci sono quindici

varietà di rose sparse qua e

là, questa però è particolarmente

bella. Si chiama Mortimer

Stiker: i boccioli appassiscono

dopo due o tre giorni

ma la pianta è prolifica e la

fioritura dura a lungo». Da

non perdere infine l’albicocco

ananas, piantato recentemente

nel passaggio laterale.

Viene dalla Moldavia ed è un

regalo di Anna, badante della

madre Luciana che continua

a occuparsi della casa ma soprattutto

del giardino: «Anna

ama questo luogo quanto lo

amo io. Passiamo le ore a discutere

su cosa piantare, uno

scambio che non coinvolge

solo due personalità ma due

culture che alla fine trovano

un punto d’incontro. All’inizio

ero più restia, per lei il giardino

è uno spazio ordinato,

dove i colori sono accesi al

massimo. Col tempo abbiamo

trovato un equilibrio. Anna

quando torna in Italia porta

sempre con sé dei bulbi o dei

semi che provengono dalla

sua dacia sul Mar Nero, per

ricreare a Ferrara un pezzetto

del proprio mondo. Allo stesso

modo fa crescere là le specie

che ha conosciuto qui».

INTERNO VERDE 2019 - ESTERNO VERDE

POMPOSA 70

VIA

7


PONTEGRADELLA 135

VIA

79

Sulla strada per

Pontegradella,

costeggiando il

naviglio, spicca un magnifico

palazzo detto Villa delle Statue,

una grande casa colonica

padronale con vasto giardino

e pertinenze rurali che

fu di proprietà dei marchesi

Tassoni Estense, circondata

da mura merlate decorate

con grandi statue in gesso.

I primi insediamenti risalgono

all’XI secolo quando in

origine la località si chiamava

Casalicum, “piccolo casale”.

Questo feudo estense venne

confiscato da Ercole I a Buonvicino

dalle Carte, un fattore,

perché si era arricchito

illecitamente e venne donato

a Giulio Tassoni che aveva

trasferito la sua famiglia da

Modena a Ferrara al seguito

della casata estense. Per il

valore e la fedeltà dimostrati

in guerra dalla famiglia Tassoni,

il Duca concesse loro

il cognome estense nel 1487.

Nello stesso periodo i Tassoni

Estense costruirono la loro

villa come residenza estiva,

che però enfatizzasse i risultati

politici e sociali raggiunti

— furono spesso Consiglieri

di Stato e Giudici dei Savi.

Bisogna pensare a questi

luoghi non solo come semplici

spazi per il ritiro e piacevoli

occupazioni, ma anche

a luoghi di costruzione e

propagazione dell’immagine

politico-culturale della corte

ferrarese: le Delizie erano

predisposte per impressionare

i diplomatici e gli ambasciatori.

Nel 1569 Alfonso

Tassoni ottenne la deroga al

fidecommisso, cioè ebbe la

possibilità di vendere gran

parte del possedimento al

monastero di San Rocco. Il

palazzo rimase della famiglia

fino al 1800, con l’aggiunta

delle statue che arrivarono

da Palazzo Bevilacqua-Massari,

a seguito dei saccheggiamenti

delle truppe napoleoniche

del 1796. Dopo

l’Ottocento passò ad altre

famiglie fino ad arrivare agli

anni Ottanta del Novecento,

quando venne restaurato

nell’attuale multi-residenza

e con esso anche il giardino.

Non vi è rimasta nessuna

traccia dell’antico giardino,

ma vi è stata coerenza nel restauro:

si possono ammirare

i pini, la magnolia, un cedro,

tre ginkgo biloba e nella parte

posteriore un’aiuola bordata

da splendide rose.

8 INTERNO VERDE 2019 - ESTERNO VERDE


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

80

Via Ponte Ferriani

è punteggiata di

casali di campagna,

alcuni ristrutturati e abitati,

altri invece abbandonati

e lasciati all’espansività della

natura. Al civico 53 si incontra

un bell’esempio di riqualificazione,

giacché il recupero

della struttura è stato condotto

con grande pazienza

dalla famiglia che negli anni

Novanta ha scelto di spostarsi

dal centro in cerca di

un ambiente più tranquillo e

riposante, e che un pezzo alla

volta ha sistemato e adattato

alle proprie esigenze un

rustico, all’epoca parecchio

malandato. Davanti all’ingresso

dell’abitazione si trova

il vecchio pozzo, profondo

sette metri, ancora funzionante,

abbracciato dal bosso

e dai fiori. «Ho un progetto

incredibile per questo pozzo,

chissà quando riuscirò a realizzarlo»,

racconta Giuliano.

«Mi piacerebbe trasformarlo

in una fontana, facendo scorrere

l’acqua in una serie di

coppi disposti circolarmente,

inseriti all’interno della siepe».

A sinistra dell’edificio

accompagna la passeggiata

una lunga aiuola alimentare,

rialzata, dove crescono l’insalata,

la salvia, il rosmarino,

l’erba cipollina, il cappero, il

timo e tante altre essenze da

utilizzare in cucina. Isole di

tulipani colorano l’erba qua

e là. Sulla destra, oltre il fienile,

si incontra la casetta in

legno costruita tra i rami degli

alberi per i giochi dei bambini

e una piccola macchia di robinie,

le abitanti più anziane

del giardino.

L’ailanto ha una storia che

merita di essere raccontata.

Nel 1996 il parroco di Santa

Francesca Romana, don Andrea,

chiese aiuto a Giuliano

— appassionato di arrampicata

sportiva - per estirpare

una pianta parecchio alta,

quasi due metri, che cresceva

in cima al campanile di via XX

Settembre. L’impresa riuscì e

venne portato a terra l’esemplare

che dal basso non era

stato possibile identificare: si

trattava di un ailanto, essenza

originaria della Cina, fortemente

infestante, chiamata

anche albero del paradiso.

Suggestionato da questo

nome e dall’insolita collocazione

in cui la pianta era cresciuta,

il religioso decise di

proporre ai propri fedeli una

predica ispirata al tema della

vita eterna e di accogliere il

fusto all’interno della chiesa,

piantumato in vaso. Passato

un mese il prete si presentò

a Baura a casa di Giuliano,

con l’alberello in macchina:

«non possiamo ucciderlo!».

Da quel giorno è stato accolto

all’interno del giardino.

INTERNO VERDE 2019 - ESTERNO VERDE

PONTE FERRIANI 53

VIA

9


DUE TORRI 87

VIA

81

Palazzo Ravalli

oggi ospita Villa

Ilaria Day Surgery,

una clinica di alto livello specializzata

in chirurgia e chirurgia

estetica. La sua storia,

com’è facile indovinare, comincia

però più lontano.

La struttura venne costruita

a metà del Settecento per

Giovanni Grandi su progetto

di Annibale Codecà, in origine

notaio ma per l’occasione non

solo architetto, anche capo

cantiere. Codecà prestò particolare

attenzione alle proporzioni

e alla linearità dello

stabile, in cui volle inserire

alcuni dettagli arcaici affinché

si stagliasse in mezzo alla

campagna ancora più grandioso.

Il gusto settecentesco

— alleggerito di inutili fronzoli

— si evince dal portale in cotto,

dai finestroni a pieno arco

del piano superiore, con i balconi

bombati in ferro battuto.

Il barocco ferrarese non è mai

stato esageratamente festoso,

come giustamente notava Ugo

Malagù — autore di una preziosa

ricerca sulle delizie della

provincia.

Nel 1762 Giovanni Giuseppe

Ferrari si ispirò a questo

luogo per scrivere la poesia In

applauso della magnifica abitazione,

che invoca il Tempo

divoratore e distruttore delle

opere umane, ricorda le modifiche

subite dal Po di Volano

e racconta di come il palazzo

venne edificato sulle fondamenta

della chiesa parrocchiale

della Scornia, distrutta

nel Quattrocento, e di come il

suo primo vanto sia a tutti gli

effetti il vasto parco che lo circonda,

ricco di siepi e di fiori.

La lirica è interessante soprattutto

se si considerano le

successive vicende attraversate

dal complesso, ereditato

da vari familiari fino ad arrivare

a Giuseppe Ravalli — a cui

tuttora si deve il nome. Grandi,

esperto collezionista, aveva

radunato all’interno della

residenza una singolarissima

collezione di stampe antiche,

in buona parte bruciata in un

incendio divampato durante

la Seconda Guerra Mondiale,

tanto violento da espandersi al

parco. Le statue che lo decoravano,

realizzate dallo scultore

padovano Francesco Androsi,

erano già andate disperse nel

corso dell’Ottocento. Gli alberi

arsi furono velocemente

ripiantati e tanti degli attuali

esemplari hanno già soffiato

sopra le cento candeline. Si

aggiunsero nuove essenze e si

costruì una serra per le clivie.

La villa — tutto sommato salda

nonostante il conflitto, ma bisognosa

di restauro — è rimasta

a lungo disabitata ma non

abbandonata, ed il restauro in

anni recenti fortunatamente è

arrivato.

10 INTERNO VERDE 2019 - ESTERNO VERDE


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

Il Fienile di Baura

non è esatta-

82

mente un fienile.

Nacque come casa colonica

per coltivare e organizzare i

lavori nella campagna circostante.

Veniva chiamata la

Zanetta e i più anziani ricordano

ancora quando nel vecchio

forno si cuoceva il pane

per tutto il paese. Nel 2000 il

lotto, grande quasi tre ettari,

venne ceduto gratuitamente

al Comune di Ferrara da Ugo

Novi, politico attivo negli anni

Sessanta e Settanta, particolarmente

impegnato a favore

dei disabili. Il dono però

aveva un vincolo: Novi — già

anziano, era nato nel 1916 —

voleva che il terreno e i relativi

immobili fossero destinati

ad attività sociali. Comincia

così, con un grande atto di

generosità, a prendere forma

l’articolato complesso di servizi

racchiusi sotto un nome

così semplice come Il Fienile.

La struttura venne affidata

alla cooperativa Integrazione

Lavoro, impegnata nell’inserimento

sociale e lavorativo

delle persone disabili o in

situazione di fragilità, che

nel 2005 inaugurò nella vecchia

residenza padronale la

prima casa-famiglia. Il fienile

vero e proprio venne ristrutturato

negli anni successivi

e dal 2010 ospita un centro

socio-occupazionale, ovvero

un luogo dove si svolgono

laboratori e attività che coinvolgono

persone in difficoltà,

o che rischiano l’esclusione

sociale, impegnate in varie

mansioni utili alla vita comunitaria

e ai servizi che la

cooperativa offre alla città.

Tra questi la possibilità di

svolgere qui eventi e incontri.

Le esperienze formative

e lavorative — gestite in un

contesto protetto — servono

a sviluppare l’autonomia degli

ospiti e a favorire la loro

integrazione.

Dal 2015 si coltiva la verdura

negli orti biologici e

nelle serre accanto alla struttura,

grazie al laboratorio avviato

all’interno della cucina

professionale si producono

conserve e confetture. Nei

pressi dell’antico essiccatoio

per il tabacco è stato piantato

un bosco alimentare, realizzato

col supporto dei volontari

del Centro Idea, basato

sulla tecnica della permacoltura,

che permette di creare

un sistema ecologicamente

sostenibile. Di recente nel

grande prato dietro l’edificio

è stata scoperta un’antica aia

in mattoni, rimasta per decenni

invisibile e sconosciuta,

coperta da un folto strato

di erba.

INTERNO VERDE 2019 - ESTERNO VERDE

RAFFANELLO 79

VIA

11


MASSAFISCAGLIA 19

VIA

83

Lo scorrere del

fiume Po verso il

mare ha determinato

non solo la storia di

Ferrara e del territorio che la

circonda, ma anche buona

parte dei toponimi tuttora in

uso e la frazione di Contrapò,

cresciuta sulle sponde del

Po di Volano, è sicuramente

una buona testimone. Il borgo

ha origini molto antiche,

tanto da essere menzionato

già nel 998 da Ottone III,

abitante ravennate che cede

le terre di contrapadanum ai

ferraresi Martino e Bernardo,

rispettivamente arciprete

e arcidiacono. Ma come si

passa da Contrapadanum a

Contrarock?

La storia è lunga ma si

può riassumere: la scuola

elementare del paese, costruita

vicino all’argine a inizio

Novecento per ospitare i

tanti bambini che abitavano

attorno e nelle frazioni vicine,

è stata chiusa negli anni

Novanta. Nel 2007 un gruppo

di associazioni composto da

Gli amici di Contrapò, Arci

Ragazzi, il Baule Volante e la

Banda di Cona ha proposto

al Comune un progetto per

recuperare all’insegna della

creatività e della condivisione

gli spazi chiusi, organizzando

all’interno delle vecchie aule

laboratori educativi e campi

estivi, spettacoli teatrali,

concerti ed esibizioni artistiche.

Il piano prevedeva anche

una sala prove, che nel tempo

è andata via via allargandosi,

coinvolgendo sempre più giovani

— musicisti ma non solo.

Dal 2009 la scuola ha

cambiato ufficialmente nome

ed è nato Contrarock, circolo

Arci con tre sale prove a

disposizione dei gruppi, una

sala polivalente e una sala

concerti. L’obiettivo è semplice:

sostenere i musicisti

nel loro percorso artistico,

offrire ai ragazzi un luogo di

incontro diverso dal solito,

dove organizzare eventi ed

esibizioni. Tra le varie proposte

e attività la Festa del Primo

Maggio è ormai diventata

un vero e proprio classico:

quest’iniziativa, come tante

altre programmate nella bella

stagione, si svolge nel giardino

dietro la scuola. Dove una

volta i bambini giocavano a

nascondino oggi si canta, si

suona, si ascolta, si ride e

si parla sotto il cielo stellato

della campagna.

12 INTERNO VERDE 2019 - ESTERNO VERDE


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

84

L’agriturismo La

Bozzola si trova

lungo l’antica via

Stornana, che collega Contrapò

al centro di Quartesana.

La strada ha cambiato

più volte titolazione: inizialmente

conosciuta come via

di Mezzo, perché situata tra

via Rabbiosa e via del Capitello,

è stata poi battezzata

via della Pioppa, perché

all’incrocio era cresciuto un

grande esemplare di pioppo.

Il nome attuale si deve alla

possessione Stornara, verso

Contrapò.

La struttura — circondata

dalla campagna aperta, dai

filari di pere e dai campi coltivati

— è una tipica abitazione

rurale, ereditata dai nonni e

dai bisnonni, oggi ristrutturata

e in parte adattata ad accogliere

pranzi e cene.

La fattoria negli anni è

cambiata, ma non troppo: è

diventata didattica. Nel cortile

— tra i salici piangenti e gli

alberi da frutto — convivono

molti animali diversi: cavalli,

mucche, asini, caprette,

oche, faraone, galli e galline.

I maiali in questo variegato

ecosistema abitano uno

spazio a parte, dotato di una

struttura coperta e di un ampio

recinto esterno: essi infatti

vengono allevati per la produzione

di insaccati e più in

generale a scopo alimentare.

Le classiche ricette ferraresi,

declinate in chiave familiare,

sono gelosamente custodite

dai proprietari dell’agriturismo,

impegnati nel conservare

e diffondere i sapori e i

saperi della tradizione. Qui si

può assaggiare la salama da

sugo fatta in casa, ma si può

anche imparare come è nato

questo particolare metodo di

conservazione della carne.

INTERNO VERDE 2019 - ESTERNO VERDE

STORNARA 99/A

VIA

13


STORNARA 86

VIA

85

Arrivando in bicicletta

da Contrapò

a Quartesana

non è possibile evitare di

lanciare un’occhiata — magari

di sfuggita — a Villa Camaioli.

É la tipica casa padronale di

campagna, costruita nell’Ottocento

con un corpo centrale

a due piani e due ali più basse

laterali, con una bell’entrata

sormontata dal balconcino.

Ciò che colpisce però non è

tanto la bellezza dell’immobile

— il cui fascino resta indubbio

— quanto la florida area verde

che la circonda e la particolare

prospettiva attraverso la

quale si può ammirare l’intero

complesso. L’elegante cancello

di ferro battuto, corrispondente

al vialetto d’ingresso

principale, è situato all’angolo

tra via Stornara e via del

Capitello: da qui lo sguardo

incontra dritto davanti a sé

la villa, anticipata dalla grande

aiuola rotonda, bordata di

iris, per aprirsi a ventaglio sul

grande parco. Per esplorarlo si

imbocca il sentiero partendo

da destra: passo dopo passo

si entra in un vero e proprio

boschetto, ricco di alberi e

arbusti, all’interno del quale

spiccano le folte chiome dei

tanti pioppi bianchi, più chiare

e alte.

I vari ambienti di servizio,

che si incontrano completando

il percorso, testimoniano

l’alacre attività che una volta

caratterizzava l’ambiente agricolo:

il grande magazzino, oggi

inutilizzato e quasi ricoperto

dal glicine, serviva per ricoverare

gli attrezzi da lavoro.

Un’altra casupola custodiva il

forno per il pane.

La struttura vicina al romantico

pozzo in mattoni è

stata restaurata negli anni

Novanta dall’architetto Giulio

Zappaterra — lo stesso che ha

firmato la villa di corso Ercole

I d’Este, sorta al posto dell’antica

chiesa di Santa Maria di

Belfiore — e oggi serve da

abitazione. Viene chiamata

tuttora scherzosamente, nonostante

l’ottima operazione

di recupero, il rudere — come

ricorda la targhetta in ceramica

accanto all’uscio. L’altezza

dello stretto edificio ha indotto

molti a ritenere che in passato

fosse una torre di guardia,

ma probabilmente serviva

semplicemente da colombaia.

Al piano terra di sicuro ospitava

le stalle per i cavalli, di cui

restano tracce nell’architettura

degli ambienti interni.

Un elemento simpatico da

scovare è la vecchia cuccia

del cane, costruita in mattoni

con un fantasioso arco a sesto

acuto in corrispondenza

della piccola porta. Al suo

interno cresce una pianta di

fico, una scritta ricorda l’anno

in cui è stata realizzata: 1926.

14 INTERNO VERDE 2019 - ESTERNO VERDE


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

86

Villa Capri rappresenta

un unicum

nel panorama di

Quartesana: tra le tante ville

del paese è infatti l’unica

rappresentante del gusto

liberty che tanto andava di

moda in Europa all’inizio del

Novecento, diffuso a Ferrara

soprattutto grazie all’intervento

dell’ingegnere Ciro

Contini nelle belle residenze

borghesi di viale Cavour.

L’edificio venne costruito

nel 1913 per Nerino Nenci,

medico condotto e autore di

varie pubblicazioni scientifiche,

fratello dell’artista Enzo,

vicino al cenacolo culturale

di Nello Quilici — direttore

del Corriere Padano — e della

moglie Mimì Buzzacchi, fortemente

influenzato da Italo

Balbo, gerarca fascista originario

proprio di Quartesana.

L’abitazione in via Stornara

non venne sfruttata a lungo:

il medico la vendette nel

1923 alla famiglia Capri, originaria

della Romagna, di cui

ancora oggi conserva il nome.

«Fu mio nonno a comprare la

casa e a piantare gli alberi più

vecchi, come il grande ippocastano»,

racconta la signora

Daria.

Oggi all’ingresso — vicino

all’elegante cancellata in ferro

— salutano i visitatori una

coppia di magnolie, affiancate

dal pino marittimo, dal calicantus,

dall’albero di giuda,

dal sicomoro bianco, dal melograno

e dal melo cotogno.

Vicino alla porta gli ibiscus

e gli oleandri. Sulla destra

si incontrano l’ippocastano,

le robinie e il tiglio, per età e

portamento altrettanto venerabili.

Sul retro si sviluppa un

dedalo di costruzioni di servizio,

oggi inutilizzate, molto

curiose soprattutto perché

osservandole si può indovinare

la loro funzione. C’è il

pollaio dotato di uno spazio

esterno, dove le galline potevano

razzolare in tranquillità,

sormontato dalla piccionaia.

La porcilaia con la mangiatoia

di pietra e le porticine basse

per far uscire i maiali. Si

conserva ancora, all’interno

di una casetta, il vecchio forno

dove una volta a settimana

si cuoceva il pane fatto in

casa. Sotto al forno? Lo spazio

per i conigli. C’è l’immancabile

fienile e la stalla per i

cavalli da corsa, vicino a una

bella vite bianca: «avevamo

anche le caprette, che con i

cavalli andavano d’accordo.

Gli animali venivano benedetti

il 17 gennaio, giorno di

Sant’Antonio Abate, poi sul

muro magari si appendeva il

santino». Attorno, oltre al boschetto

di bambù, crescono

gli alberi da frutta: peschi,

peri, pruni, fichi, albicocchi,

cachi e giuggioli.

INTERNO VERDE 2019 - ESTERNO VERDE

STORNARA 80

VIA

15


RABBIOSA 69

VIA

87

L’agriturismo

Corte dei Maghi

nasce nel 2010

all’interno di un’antica possessione

agricola. La bella

struttura oggi accoglie i turisti

in cerca di una vacanza

all’insegna della natura, ma

in origine — come si può facilmente

capire per forma e

grandezza — era un fienile.

Racconta Lorenzo, che gestisce

l’attività con la sua

famiglia: «è tra gli immobili

più vecchi della zona, documentato

già nel catasto austroungarico

del Settecento.

Durante i lavori di restauro

abbiamo scoperto che non

aveva le fondamenta e che

fu ampliato e adattato in più

fasi, con diversi materiali e

diverse tecniche di costruzione».

L’agriturismo si trova

al centro di un grande parco

suggestivo e tranquillo, una

vera e propria oasi di bellezza

e quiete punteggiata dai

salici piangenti e dai particolari

salici a tortiglione. Tra

le essenze — scelte tra le varietà

autoctone, in coerenza

con il territorio circostante:

i pioppi, i tigli, il corbozzolo,

la quercia, i gelsi bianchi e

rossi, i mandorli e i cachi. Gli

esemplari più anziani sono

i peschi, che appartengono

al frutteto storico che circondava

il rustico. L’azienda

agricola attuale comprende

un terreno di 22 ettari, 12 dei

quali coltivati a frutteto: «i filari

sono soprattutto di pere

ma non mancano le susine, le

albicocche e le ciliegie, con

cui realizziamo le marmellate

e i succhi di frutta per i nostri

ospiti».

16 INTERNO VERDE 2019 - ESTERNO VERDE


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

VIA POMPOSA 70 p. 6

78


79

foto di A.Masotti; da "Ferrara - la Fortezza, il Territorio, la Piazza"; Edizioni Alfa

VIA PONTEGRADELLA 135

p. 8

85

VIA STORNARA 86

p. 14


87

VIA RABBIOSA 69

p. 16

88

VIA COMACCHIO 1178

p. 25


Esterno

VERDE

PONTEGRADELLA

FERRARA

78

79

via pontegradella

FOCOMORTO

via pomposa

94

via pomposa

po di volano

via comacchio

via comacchio

COCOMARO

DI CONA

via schiavoni

C

via arginone


82

via raffanello

SABBIONCELLO

SAN VITTORE

BAURA

via due torri

via massafiscaglia

po di volano

93

via torre

80

via ponte ferriani

via aurelio zamboni SP29

81

83

CONTRAPÓ

via massafiscaglia

via stornara

via pomposa

92

86

84

CODREA

85

via rabbiosa

87

91

lago verde

CONA

88

via comacchio

QUARTESANA

89

90


89

VIA DUCENTOLA 21

p. 27

90

VIA COMACCHIO 882

p. 29


VIA TRAVERSA 6 p. 34

92


Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International license - Wikimedia - FAM1885

93

VIA MAGNANINA 3 p. 36


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

88

Tra le più antiche

ed eleganti dimore

della provincia

ferrarese c’è Villa Pignare,

che originariamente si affacciava

sulle acque dello scomparso

fiume Sandalo, quando

ancora passava per il paese

di Quartesana.

Non si sa esattamente

quando la struttura fu costruita,

ma già nel 1389 Alberto

d’Este sembra fosse

solito alloggiare qui, mentre

attorno al 1460 il complesso

— assieme a numerose possessioni

di campagna — fu

donato dal Duca Borso d’Este

all’amico Nanni Strozzi.

Condottiero di ventura, fu

capostipite a Ferrara dell’illustre

famiglia fiorentina, che

nel tempo acquisì numerose

residenze tra le quali Palazzo

Strozzi Bevilacqua, affacciato

su piazza Ariostea, Palazzo

Strozzi in via Savonarola, ora

frequentato dagli studenti

dell’Università, e Palazzo

Trotti Costabili in via Cairoli.

Villa Pignare nacque come

luogo dove organizzare battute

di caccia e rilassarsi in conversazioni

erudite. Come ogni

delizia va immaginata circondata

da parchi, aiuole fiorite,

fontane e laghetti. Leggenda

vuole che fosse una delle

dimore in cui Parisina, giovanissima

moglie del marchese

Nicolò III, consumasse il suo

amore clandestino con il figliastro

di quest’ultimo, Ugo.

La ragazza infatti nel 1424 fu

molto spesso ospite delle residenze

esterne alla città, a

Consandolo, a Fossadalbero

e a Quartesana, e Ugo spesso

l’accompagnava.

La relazione clandestina

tra i due è una delle più celebri

storie d’amore legata

alle vicende della dinastia

estense, trasformata nel 1816

da Lord George Byron in un

poema romantico, in seguito

convertita in tragedia lirica

dal compositore Pietro Mascagni

nel 1913, con libretto

scritto dal celebre poeta Gabriele

D’Annunzio. La storia

racconta che Parisina, della

famiglia dei Malatesta, figlia

del Signore di Cesena, fosse

giunta a Ferrara all’età di 13

anni come promessa sposa

di Nicolò, vedovo trentacinquenne,

con otto figli naturali

avuti da amanti e donne che

circolavano nell’ambiente di

corte. A lui si riferisce il famoso

detto “di qua e di là dal

Po, son tutti figli di Nicolò”.

Fu tra le braccia di uno di

questi, Ugo appunto, che Parisina

trovò conforto dal carattere

irascibile e capriccioso

del marito. L’ira di Nicolò,

quando scoprì il tradimento,

fu tale che volle imprigionare

gli amanti nelle segrete del

Castello Estense, infine con-

INTERNO VERDE 2019 - ESTERNO VERDE

COMACCHIO 1178

VIA

25


COMACCHIO 1178

VIA

dannarli entrambi alla decapitazione

— dopo un grande

processo — nel pomeriggio

del 21 maggio 1425.

La villa è stata ristruttura

tra il XVIII e il XIX secolo, tuttavia

l’impianto rinascimentale

resta evidente. Sopra il

terrazzo ricoperto, al centro

del fabbricato, si può facilmente

immaginare la torre,

mentre le ali laterali erano

verosimilmente merlate. Osservando

il retro dell’edificio

si vede la loggia tamponata,

con gli archi intervallati dalle

colonne in marmo. Gli anziani

del paese — intervistati da

don Vittorio Serafini — raccontavano

che alla fine del

1800 alcuni di questi archi

erano ancora aperti: vi si passava

attraverso in occasione

delle processioni religiose,

per poi imboccare il maestoso

viale alberato — con il

cancello su via Comacchio —

e tornare verso la chiesa.

I passaggi proprietari negli

ultimi anni sono stati diversi,

così come gli utilizzi. Si

ricordano i Pareschi, a metà

Ottocento, seguiti dai Vezzani,

fino all’acquisto da parte

di Mario Magrini che lasciò

tutto in eredità alla chiesa.

Più recentemente la struttura

ha accolto una casa di riposo

per gli anziani, un ristorante

e un locale notturno. Da

poco — a fronte di una complessa

operazione di restauro

dell’immobile e ripristino del

parco — viene affittata per

organizzare eventi e matrimoni

all’ombra degli alberi. Qui

crescono i frassini, gli olmi, i

tigli, i pioppi neri, le querce,

le robinie, i platani e le magnolie.

26 INTERNO VERDE 2019 - ESTERNO VERDE


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

89

Villa Indelli è stata

costruita come

casa padronale,

era quindi strettamente connessa

e funzionale al fondo

agricolo. L’ingresso alla residenza

— per chi proviene

dalla strada di servizio che

costeggia la stazione, via Ducentola

— è ingentilito dalla

grande aiuola rotonda, oggi

tenuta a prato, con al centro

le rose, abbracciata dai

sentieri circolari. La facciata

è scandita dagli oleandri

in vaso. Incamminandosi a

destra nel percorso che gira

attorno all’edificio si incontrano

il pozzo e la vecchia

voliera per gli uccelli, un bel

glicine che si arrampica di

tronco in tronco, sfruttando

l’altezza delle piante vicine,

e due importanti noccioli.

Dall’altro lato della struttura,

quello che si affaccia su via

Comacchio, sono le ortensie

a scandire l’architettura, vicine

ai grandi cespugli di erba

della pampas. Proseguendo

la camminata ci si imbatte

nel boschetto di bambù, nelle

arnie per le api e nell’altalena

per i giochi dei bambini.

Semplice e armoniosa,

punteggiata da innumerevoli

finestre, la villa immersa nel

verde conserva un carattere

piacevole e accogliente,

nonostante durante il Novecento

abbia vissuto momenti

particolarmente difficili.

Durante la Seconda Guerra

Mondiale ospitò il rifugio antiaereo

dove trovavano riparo

le famiglie del paese, venne

bombardata varie volte e nei

suoi pressi morirono alcune

persone, a causa dell’azione

dei velivoli inglesi.

Difficile oggi — nel silenzio

del grande parco che la

circonda, rotto solo dal canto

degli uccellini e del fruscio

degli animali tra l’erba alta –

immaginare lo stesso luogo

tremare per il fragore delle

bombe. Eppure non sono pochi

gli alberi che qui attorno

hanno visto il conflitto: molti

esemplari, come facilmente

si deduce osservando le

chiome imponenti, sono più

che centenari. Spiccano sicuramente

per dimensioni e

anzianità i tassi, le magnolie,

le acacie e le querce – famiglia

a cui appartiene anche

il magnifico albero solitario

che cresce in mezzo al prato,

verso la linea ferroviaria,

isolato rispetto al resto della

vegetazione e proprio per

questo ancora più suggestivo

e maestoso.

I terreni agricoli attorno al

podere erano e sono tutt’oggi

molto ampi, anche se col

passare del tempo sono

cambiate le colture. Una volta

la canapa aveva un ruolo

dominante nell’economia

INTERNO VERDE 2019 - ESTERNO VERDE

DUCENTOLA 21

VIA

27


VIA

DUCENTOLA 21

locale — nel 1928 nel ferrarese

erano destinati a questapianta

30.000 ettari di terreno

— e proprio in un campo

di canapa appartenente al

fondo Indelli si nascosero

per tre giorni i fratelli Carlo

e Giulio Govoni, nel maggio

del 1945. La guerra era appena

finita ma ovunque si verificavano

ancora fatti violenti,

vendette e ritorsioni: i ragazzi

erano spaventati per la sorte

toccata al padre, allontanato

da casa con la scusa di un

interrogatorio, poi torturato e

ucciso da ignoti. Il parroco di

Quartesana, Monsignor Mario

Rescazzi, riferì di questo

episodio in latino all’interno

del registro parrocchiale: Pagina

Sanguinis.

In tempi recenti una porzione

di campagna è stata

venduta per realizzare la

nuova piazza del paese, intitolata

— non senza un ampio

dibattito — a Concetta Pusinanti,

mugnaia che in tempo

di guerra donava la farina alle

famiglie in difficoltà.

28 INTERNO VERDE 2019 - ESTERNO VERDE


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

90

Prima di qualsiasi

altra cosa: perché

Imola se ci si trova

a Quartesana? Perché la

villa fu pensata e voluta dal

marchese Giovan Battista

Laderchi, originario appunto

della nota città emiliana,

di professione segretario di

Stato di Alfonso II, ultimo dei

duchi a risiedere a Ferrara, al

quale si dice che il marchese

fosse molto legato ma senza

mai dimenticare el suo particolare,

ovvero i suoi interessi

personali.

La costruzione fu portata

avanti da Modena nel 1598

dove il Laderchi, a seguito

della corte estense, si era trasferito

dopo la devoluzione.

La dimora di Quartesana fu

per lui residenza estiva, luogo

di ristoro durante le torride

estati di pianura.

L’Imola venne ceduta dai

discendenti dei marchesi

solo alla fine dell’Ottocento

ai Santini, influente famiglia

ferrarese di agricoltori, amministratori

e collezionisti d’arte

— che risiedevano nell’attuale

Palazzo Santini-Sinz in

Via Armari. Il cavalier Enrico

Santini, armato di corno per

annunciare la battuta di caccia,

entrava in giardino seguito

da cento cani pezzati di

bianco e nero quando, per riposarsi

dai negozi cittadini, si

dedicava alla caccia alla volpe.

Partiva quindi dalla villa

verso la campagna, al galoppo

verso i prati di Palmirano.

Della costruzione ciò che

tutt’oggi colpisce immediatamente

l’attenzione è l’eleganza

inaspettata e l’originalità

della scalinata che dà accesso

al piano rialzato, posta

verso Sud nonostante nella

struttura cinquecentesca

l’ingresso principale fosse

probabilmente sul lato corto.

Documenti d’epoca tardo

rinascimentale ricordano

come il possedimento fosse

cinto da fossi e una muraglia

proteggesse il lato affacciato

sull’attuale via Comacchio,

per garantirne la sicurezza.

A dare prospettiva al complesso

è sicuramente la torre,

suggestiva nella sua solitudine

in fondo al prato contornato

da siepi. Qui si trovava la

colombaia: i volatili uscivano

dalle finestrelle e dalla botola

al culmine del tetto per far

arrivare nel più breve tempo

le corrispondenze del marchese.

Il progettista ha voluto

impreziosirne la struttura con

una scala elicoidale che porta

fino in cima e secondo la

leggenda avrebbe anche eseguito

un cunicolo sotterraneo

per collegare l’Imola alla Delizia

estense del Belriguardo.

INTERNO VERDE 2019 - ESTERNO VERDE

COMACCHIO 882

VIA

29


FIASCHETTA 10

VIA

91

L’impianto idrovoro

di Sant’Antonino

conserva

il ricordo del monastero agostiniano,

attivo dal 1278 al XV

secolo, la cui dedica resta

particolarmente suggestiva:

Sant’Antonino infatti era un

martire siriano del I secolo e

gli unici due episodi significativi

che si conoscono della

sua vita, il miracolo e il martirio,

sono accomunati dalla

presenza delle acque, sorgive

e di fiume.

La struttura venne inaugurata

nel 1924 per servire circa

3mila ettari di terreno, al

termine di un processo travagliato.

I problemi di scolo erano

oggettivi, tanto che nelle

carte dell’Istituto Geografico

Militare la zona veniva identificata

come prato acquitrinoso,

ricoperto dai muschi,

con «flora assolutamente

deficiente e copiosamente

inquinata da cattive essenze».

L’esigenza di bonificare

non era solo economica ma

anche sanitaria: la malaria

era a tal punto diffusa che

nelle stazioni di Gaibanella e

Montesanto delle reti metalliche

proteggevano i viaggiatori

dalle zanzare e, quando finalmente

iniziarono ai lavori,

era indispensabile rifornire

gli operai di chinino affinché

non si ammalassero.

Il primo progetto per il risanamento

fu presentato dal

Consorzio al Ministero nel

1914 ma rimase in un cassetto

a causa della guerra.

Tre anni dopo però fu proprio

il Ministero della Marina a

spronare involontariamente

l’operazione: voleva realizzare

un nuovo campo di

aviazione a Palmirano e predisporre

in fretta la bonifica

dei 150 ettari di terreno che

andavano espropriati. L’idea

era creare un piccolo argine

attorno all’area e riversare

le acque eccedenti nello

scolo di Sant’Antonino ma

l’ingegnere Giovanni Venturini

— che all’epoca reggeva

l’ufficio tecnico — colse la

palla al balzo per chiedere

un intervento più significativo,

che comprendesse uno

scolo meccanico e non solo

il miglioramento della rete.

Ma mentre la burocrazia procedeva

lentamente il conflitto

era finito e la Marina non

aveva più necessità. Ciò che

finalmente convinse lo Stato

a intervenire fu la disoccupazione,

nel 1920: per impiegare

le persone si decise di

avviare la parte più faticosa

del progetto, ovvero lo scavo

del Collettore Principale, che

impegnava un gran numero

di scarriolanti. Il piano fu

varato nel 1922 e il collaudo

delle opere arrivò nel 1927,

con l’attivazione di tre pom-

30 INTERNO VERDE 2019 - ESTERNO VERDE


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

pe centrifughe in ghisa — di

cui una danneggiata durante

la Seconda Guerra Mondiale,

con l’esplosione organizzata

dalle truppe tedesche del vicino

ponte ferroviario, e poi

sostituita.

L’edificio — armonioso e

luminoso, grazie alle ampie

finestre del corpo centrale —

oggi si trova all’interno di un

parco di circa due ettari, definito

dalle siepi di osmanto,

ligustro, bosso, abelia. Il percorso

di visita comincia sotto

il pergolato ricoperto dal

glicine e prosegue sul ponte

che attraversa il canale, dove

si arrampica la bignonia.

Dall’altra parte si trova un

vero e proprio laghetto, con

tanto di salice piangente e

pesciolini: sembra uno stagno

ma non lo è, perché l’acqua al

suo interno non è ferma, ma

alimentata dal canale. Nei

suoi paraggi vivono le anatre

che di notte dormono vicino

alle sponde, per mettersi in

salvo nell’acqua nel caso dovessero

essere attaccate dalle

volpi. Proseguendo si arriva

dietro la costruzione, dove

sono state collocate nel 2013

tre nuove pompe verticali per

potenziare l’attività delle tre

originali. Il sistema che le

controlla è automatizzato, si

può controllare tramite il pc

o il cellulare. Vicino alle pompe

si trova il generatore Enel,

fondamentale per quando

salta la corrente, soprattutto

d’estate: perché proprio

quando è più caldo si rende

più necessario il funzionamento

dell’impianto e non si

può rischiare che a causa di

un temporale le pompe smettano

di funzionare.

Il confine del parco coincide,

dietro lo stabile, con la

vecchia linea ferroviaria che

collegava Ferrara e Codigoro,

dismessa da molti anni. Sul

retro si trova anche la casa

del custode, ombreggiata dal

vecchio ciliegio, con le galline

e il cane.

Tra i progetti futuri per

questo spazio c’è la realizzazione

di una biblioteca e

di un archivio dedicato alla

bonifica. Entrambi sarebbero

ospitati all’interno degli

attuali ambienti di servizio,

già decorati dal bassorilievo

“Ninfe delle paludi”, creato

dagli studenti del liceo artistico

Dosso Dossi nel 2016.

INTERNO VERDE 2019 - ESTERNO VERDE

FIASCHETTA 10

VIA

31


E X T R A

Seguendo la pendenza naturale

del terreno, che in prossimità

della città è da ovest a

est, le acque raggiungevano

Ferrara per mezzo di canali. In

epoca Estense la più importante

via d'accesso nell'entromura

era quella che raggiungeva

il fossato del castello

Estense (percorrendo l'attuale

viale Cavour), si chiamava

cavo dei Giardini, collegava

Ferrara al Po Grande presso

Pontelagoscuro, dopo il 1645

prese il nome di canale Panfilio

(dal nome del Papa Innocenzo

X Panfili); questa via

d'acqua era a cielo aperto ed

è stata tombata nel 1861.

La carta prodotta dall'Ing.

Borgatti (conservata presso la

Biblioteca Ariostea di Ferrara)

rappresenta la situazione

della città nell'anno 1597. In

sovrapposizione sono riportati

gli attuali corsi d'acqua,

che per la parte est della città

ripercorrono in buona parte

l'antico corso delle vie d'acqua

di oltre quattro secoli fa.

I punti di attraversamento di

questi corsi d'acqua con il

fossato e la cinta muraria cittadina

("Doccili") sono ancora

oggi ben individuabili.

La rete acquedottistica e

fognaria cittadina, in alcuni

tratti ripercorre le antiche

vie d'acqua che attraversavano

Ferrara. Il sistema fognario,

che risale al tempo

degli Estensi, ha ricevuto sostanziali

modifiche intorno al

1900. Ulteriori importanti miglioramenti

sono stati effettuati

nel dopoguerra.

32 INTERNO VERDE 2019 - ESTERNO VERDE


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

INTERNO VERDE 2019 - ESTERNO VERDE

33


VIA TRAVERSA 6

92

Nella campagna

di Codrea, sotto

l’argine del ramo

antico del Volano, si trova

Villa Chersoni, con il suo

complesso di pertinenze tra

cui vecchi granai, magazzini,

cantine e un’ampia aia sul

fronte d’ingresso. L’edificio

inizialmente era un semplice

casale di campagna, comprato

agli inizi dell’Ottocento

da Giovanni Zannini, conte

di origini bolognesi. Fu suo

figlio Dionigi a ristrutturare

il complesso e a creare la

villa in stile neoclassico, più

consono alle origini aristocratiche

della famiglia, con

un timpano centrale e due

importanti colonne — tuttora

presenti, in fondo all’area —

a marcare il viale di ingresso

alla corte, oggi scomparso.

Avvocato e segretario della

Giunta dello Stato Pontificio,

Governatore di Macerata nel

1849, Dionigi è tuttora ricordato

— in quanto uomo di

grande cultura e fede — con

una lapide di pietra all’interno

della chiesa del paese,

insieme alla moglie — la

marchesa Elisa Cipriani. Il

figlio Alessandro intraprese

invece carriera diplomatica,

fu Ministro Plenipotenziario

del Re e delegato alla prima

conferenza di pace dell’Aja.

La famiglia Zannini cedette

la proprietà nel 1909 ai sette

fratelli Chersoni, agricoltori

che già coltivavano le sue

terre a mezzadria, e oggi resta

ai loro eredi.

La struttura ha subito

numerosi adattamenti

ma soprattutto all’interno

dell’androne — con le vecchie

colonne e le angoliere in

legno — è facile farsi un’idea

di come gli ambienti interni

potevano essere un tempo.

Nel terreno circostante, che

una volta bisogna immaginare

disegnato dalle file geometriche

dei frutteti, negli

ultimi vent’anni si è voluto

ripristinare un’area naturale

— operazione sostenuta dagli

incentivi allo sviluppo rurale

dell’Unione Europea.

L’obiettivo non è solo paesaggistico:

piantare alberi

e arbusti autoctoni è fondamentale

per il recupero

ambientale, per migliorare la

fertilità del suolo e favorire

la biodiversità. Teresa, agronoma

che ha ideato e tuttora

cura il rimboschimento,

ha battezzato il nuovo parco

Oasi dell’Alma: «attualmente

comprende circa 3mila piante

appartenenti a 30 specie

diverse, ordinate in bosco

alto, in macchie arboree e arbustive,

siepi di collegamento

e siepi perimetrali». Nel bosco

alto si trovano alberi dal

legno pregiato come frassini,

querce e ciliegi, intervallati

34 INTERNO VERDE 2019 - ESTERNO VERDE


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

con alberi di accompagnamento

come aceri, olmi e ontani,

«serve all’armonia, più

specie ci sono più tutte insieme

crescono velocemente».

Lo spazio è organizzato ma la

natura è libera di esprimersi:

«nella siepe che divide il bosco

dalla macchia avevo piantato

solo arbusti, quelli che si

vedono svettare sono gli olmi

germogliati naturalmente,

portati dal vento». La superficie

riservata al giardino si

caratterizza soprattutto per il

maestoso pioppo centenario,

vicino al pozzo, affiancato dai

pioppi più piccoli che nascono

direttamente dalle sue radici.

Una menzione speciale

va alla galleria verde — data

dall’intreccio dei noccioli, dei

prugnoli e dei sambuchi — e

al salice solitario: «è rimasto

l’unico del cerchio che avevo

piantato perché i salici,

piantati da piccoli, venivano

tagliati per sbaglio durante lo

sfalcio dell’erba».

Tra i tanti animali che popolano

questo ambiente —

lepri e talpe in primis — vale

la pena citare il bonario cane

Ulisse e la mula Golia, salvata

dal macello, a cui è stato riservato

un pascolo speciale,

vicino al vecchio granaio.

INTERNO VERDE 2019 - ESTERNO VERDE

VIA TRAVERSA 6

35


VIA MAGNANINA 3

93

Villa La Mensa

nacque come torre

di avvistamento

e punto di controllo sul Po

di Volano, ovvero sulla principale

via di comunicazione

tra Ferrara e Ravenna dal XII

al XIII secolo. Proprio sull’acqua

si spostavano all’epoca

sia le persone che le merci, i

soldati e i manufatti.

La struttura fu trasformata

in villa nel Quattrocento ma,

pur essendo annoverata tra

le delizie estensi, non fece

mai parte delle proprietà

ducali. Fu tuttavia collegata

alla casata per i personaggi

illustri che la frequentarono

e per coloro che la usarono

come residenza, soprattutto

i vescovi della dinastia d’Este.

Nei secoli l’edificio subì

vari ampliamenti. Il primo fu

realizzato attraverso l’aggiunta

di una parte a Est, in direzione

del corso d’acqua, che

gli fece assumere una configurazione

a “forma di elle”.

In quest’ala, la più antica,

si trova tuttora la suggestiva

chiesa di Sant’Agata. Sul lato

opposto sorgeva un muro di

cinta di cui rimangono tracce

significative.

Tra il 1474 ed il 1495 Bartolomeo

dalla Rovere, Vescovo

di Ferrara e nipote di Papa Sisto

IV, volle costruire un nuovo

braccio ad Ovest, parallelo

all’esistente, venendo così a

determinare una conformazione

a “C aperta” verso l’attracco

sul fiume. Il Cardinale

Ippolito I d'Este coinvolse poi

l’architetto Biagio Rossetti

nel cantiere dell'estate del

1513; inoltre tra il 1559 e il

1562 il complesso subì ulteriori

migliorie commissionate

dal Cardinale Luigi d'Este,

il quale cercava di evadere

dalle frustrazioni dovute alla

vita ecclesiastica trascorrendo

del tempo in campagna,

intrattenendo relazioni

con diverse belle dame della

corte e stringendo una forte

amicizia col Tasso che gli

dedicò il Rinaldo. L’edificio si

trasformò così da complesso

amministrativo gestionale

della Curia in villa di rappresentanza,

con un loggiato al

piano terra su modello dei

palazzi urbani ferraresi. Un

luogo di svago e di soggiorno

secondo i canoni della cultura

rinascimentale e barocca.

Alla fine del Cinquecento

il Vescovo Giovanni Fontana

fece ulteriori modifiche ma

dopo pochi anni - con l'incameramento

di Ferrara alla

Santa Sede, nel 1598 - la villa

perse d'importanza.

Successivamente vennero

comunque eseguiti lavori al

piano nobile con stanze affrescate

a temi, con putti e

busti fino al Salone d’Onore,

dove si possono ammirare i

36 INTERNO VERDE 2019 - ESTERNO VERDE


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

soffitti lignei finemente arricchiti

con insegne araldiche

del Seicento e vari stemmi riconducibili

al Settecento, periodo

in cui si edificò anche

la cappella nel lato Est.

La Villa rimase di proprietà

della Mensa Arcivescovile di

Ferrara fino al 1868; a prova

di ciò ci fu la morte proprio

in questo luogo nel 1834 del

Cardinale Filippo Filonardi,

illustre storico e teologo

dell’epoca. Dopo varie cessioni

venne acquisita dalla

Famiglia Navarra e dalla loro

Fondazione. Da questo momento

iniziarono una serie di

trasformazioni che modificarono

profondamente i caratteri

dello stabile, utilizzato sia

come orfanotrofio che come

abitazione per i mezzadri.

Dal 1999 l’Unesco ha riconosciuto

il Delta del Po

Patrimonio mondiale dell’Umanità,

annoverando la villa

fra i siti eminenti di questo

straordinario territorio. Anche

in virtù di questo riconoscimento,

nel 2003 il Comune

di Copparo e la Provincia

di Ferrara hanno acquistato

il complesso dando inizio

ad un processo di recupero

e di messa in sicurezza, che

ha portato nel 2018 ad avviare

il restauro oggi in corso,

che terminerà nell’estate

del 2019. L’operazione comprende:

il consolidamento

strutturale ed antisismico; la

creazione di sale per eventi;

la realizzazione di un punto

ristoro e accoglienza; l’unificazione

dei vari lotti in un

grande parco. L’obiettivo è

duplice: recuperare il valore

storico e monumentale della

villa e valorizzare il territorio,

da esplorare con calma — in

barca oppure in sella a una

bicicletta. Superando sulle

due ruote i campi di pesche

e i filari di pere, oppure costeggiando

la riva dove i salici

sfiorano la corrente, ci si

potrà finalmente immergere

nella quiete della Villa, con i

pavoni che silenziosamente

fanno capolino tra gli alberi.

INTERNO VERDE 2019 - ESTERNO VERDE

VIA MAGNANINA 3

37


DEI TIGLI 3

VIA

94

Il Giardino della

Felicità è un innovativo

spazio

verde terapeutico creato nel

2016 all’esterno della Casa

Residenza per Anziani di Cidas

Residence Service. É

stato concepito prima di tutto

per dare sollievo ai circa

duecento ospiti della casa,

ai loro parenti e al personale

socio — sanitario, ma vuole

anche essere un luogo aperto

ai cittadini per accogliere attività

ludiche e ricreative, che

abbiano un valore socializzante

oltre che curativo. Con

un’area di quasi 2.500 mq, il

parco è stato ideato dall’architetto

paesaggista Monica

Botta, ed è frutto di una

progettazione integrata con

il personale e gli ospiti, che

connette benessere mentale

e fisico. Il giardino si compone

di percorsi circolari tematici,

che si snodano attorno

ad aree verdi coltivate e ad

altre attrezzate per le attività

motorie.

Nella parte a Sud, si trova

il Percorso dei Cinque Sensi

con vegetazione di stimolo

sensoriale. Per il gusto c’è il

frutteto con piante della tradizione

agricola locale, i cui

frutti vengono anche usati

per i pasti degli ospiti, e tavoli

sospesi per l’orticoltura,

adatti anche a chi si muove

con la sedia a rotelle. Per la

vista c’è aiuola delle rose, in

fioritura fino a novembre, per

l’olfatto le erbe aromatiche,

per il tatto la vegetazione

adatta ad essere toccata, per

l’udito la fontana con dodici

zampilli. Lungo il percorso

verso Nord troviamo il Viale

delle Erbe Ballerine con pergole

e sedute dove godere

dei flessuosi movimenti nel

vento di graminacee ed erbacee

perenni. Ad un estremo

del giardino è presenti una

pergo-tenda meccanizzata e

arredata con un grande tavolo

con sedie per incontri e

riunioni, mentre all’altro capo

c’è uno spazio per il ristoro e

la convivialità. Centralmente

è dislocata la palestra all’aperto,

per fare movimento ed

esercizi, in autonomia o con

l’ausilio delle fisioterapiste.

Accanto troviamo il Percorso

della Bicicletta realizzato

in gomma antitrauma: è il

richiamo alla città di Ferrara,

che vanta un importante

utilizzo di questo mezzo. Qui

sono collocate alcune sculture

— progettate dall’architetto

Botta — con manubri e

campanelli, che divertono ma

allo stesso tempo servono

all’attività motoria, grazie alle

pedaliere.

Tutta la vegetazione inserita

ha la finalità di introdurre

elementi di ombra, stimoli

sensoriali, punti visivi di

38 INTERNO VERDE 2019 - ESTERNO VERDE


RNO VERDE 2019 INTERNO VERDE 2019 INTERNO VE

impatto positivo e di creare

una costante trasformazione

e godimento del giardino durante

tutte le stagioni, oltre

ad attirare farfalle e piccoli

insetti, per favorire la vita nello

spazio naturale e migliorarne

la qualità. Particolare cura

è stata data agli elementi di

ausilio e sicurezza. Per facilitarne

la fruizione, sono

stati introdotti: pavimentazioni

drenanti ed antiscivolo

certificate, pavimentazioni in

gomma antitrauma e drenanti,

segnaletica verticale per

orientarsi, corrimano trattati

per non surriscaldarsi con il

sole, pulsanti per richiami di

emergenza, assenza di cordoli,

e illuminazione notturna.

Gli elementi di arredo come

sedute singole, panchine e

tavoli, tutti in acciaio zincato

verniciato, sono stati introdotti

non fissi, spostabili e

riconoscibili nel colore come

le due fontanelle azzurre per

dissetarsi.

Ogni giorno il Giardino

della Felicità si anima della

presenza delle persone che

vivono in struttura, dei cittadini

che partecipano alle iniziative

del residence, e delle

tante forme di vita vegetale

e animale che fanno compagnia

e allietano il tempo trascorso

all’aperto.

INTERNO VERDE 2019 - ESTERNO VERDE

DEI TIGLI 3

VIA

39


ARGINONE 327

VIA

C

Quando si pensa

agli orti segreti

di Ferrara il pensiero

corre immediatamente

ai conventi e ai monasteri di

clausura, a una tradizione antichissima

di silenzio e contemplazione

mistica. In realtà

l’orto più inaccessibile della

città è decisamente più giovane

e rumoroso, si trova in

via Arginone e dal settembre

2016 è coltivato da uomini

italiani e stranieri che tra una

vanga e un filare di pomodori

cercano la socialità e la manualità

schietta a cui forse

non sono più abituati. In una

parola la normalità, all’interno

della Casa Circondariale,

un microcosmo popolato attualmente

da circa 350 detenuti.

«La funzione dell’orto è

alimentare ma l’intenzione

principale è favorire lo

scambio, la relazione e la

condivisione dell’esperienza»,

racconta Davide, tutor

dell’associazione Viale K, che

coordina in collaborazione

con l’associazione Laudato

SI il progetto intitolato ironicamente

GaleOrto. «Tra i detenuti

ce ne sono diversi che

nel loro percorso di vita hanno

avuto modo di lavorare in

campagna, oppure di curare il

giardino di famiglia, e che se

ne intendono. Alcuni hanno

bisogno di essere alfabetizzati,

perché non si sono mai

occupati di terra e sementi,

altri invece insegnano anche

a me. Il loro impegno è gratuito

e volontario».

Come sottolineano i responsabili

dell’Ufficio Educativo

della Casa Circondariale,

gli obiettivi di questa

attività sono diversi: favorire

l’apprendimento delle tecniche

di coltivazione, attivare

un processo di riequilibrio

e responsabilizzazione individuale,

fornire strumenti di

riabilitazione e reinserimento

nel mondo lavorativo. «Oltre

alla promozione della salubrità

del cibo e dell’incontro

tra culture, è importante per

i detenuti recuperare il valore

del tempo speso utilmente».

Attualmente gli orti coltivati

sono tre: c’è quello dei

detenuti comuni che coinvolge

circa una ventina di

persone; in un’area isolata

c’è quello dei collaboratori

di giustizia, dove ci lavorano

in una decina; infine c’è il

grande campo di zucche violine

che si può vedere anche

dalla strada, essendo situato

in quella che viene definita

l’intercinta, ovvero la fascia

esterna al muro perimetrale

del carcere vero e proprio,

ma interna alla recinzione

del complesso. Questo terreno

— distribuito a ferro di

cavallo su una superficie to-

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tale di quasi tre ettari — è il

più difficile da coltivare ma il

più interessante in prospettiva,

perché essendo una

monocultura i suoi raccolti

hanno già cominciato ad essere

venduti a chi ne ha fatto

richiesta. «Giuridicamente

questo spazio viene considerato

esterno al carcere, per

questo possono accedervi

solo i detenuti che beneficiano

dell’articolo 21, ovvero

quelli che hanno il permesso

di lavorare all’esterno. Individuare

queste persone non

è semplicissimo, e magari

quando tutte le procedure

sono sistemate capita che arrivi

la scarcerazione, e la procedura

ricomincia da capo.

Le zucche però non aspettano

i tempi dei magistrati

di sorveglianza, per questo

il campo è il più difficile, ma

la buona volontà da parte di

tutti c’è».

Gli orti interni sono dedicati

all’autoconsumo: vi crescono

pomodori, zucchine,

peperoni, melanzane, aglio,

patate, fave, piselli, angurie

e fragole. «Molti detenuti

vengono dal Sud Italia, per

questo ci hanno tenuto molto

a piantare anche le cime di

rapa, ne vanno matti. L’anno

scorso avevamo anche organizzato

la struttura per una

serra, abbastanza grande, di

40 metri per 10, ma tempo

fa un vento particolarmente

forte ha divelto il telo». Non

ci sono dei responsabili per

i singoli orti, tutti fanno tutto,

«anche se talvolta capita

che le verdure più vicine alla

pompa dell’acqua finiscano

allagate, e quelle più lontane

restano secche». Le semenze

e i prodotti utilizzati vengono

acquistati solo in minima

parte, il resto è donato dall’azienda

Boarini di Quartesana,

oppure da Confagricoltura.

L’idea di incentivare la vendita

delle zucche — magari con

una bancarella da allestire

in via Arginone — serve alla

sostenibilità economica del

progetto.

INTERNO VERDE 2019 - ESTERNO VERDE

ARGINONE 327

VIA

41


S O M M A R I O

78

79

80

81

82

83

84

85

86

87

88

89

90

91

92

93

94

C

VIA POMPOSA 70 6

VIA PONTEGRADELLA 135 8

VIA PONTE FERRIANI 53 9

VIA DUE TORRI 87 10

VIA RAFFANELLO 79 11

VIA MASSAFISCAGLIA 19 12

VIA STORNARA 99/A 13

VIA STORNARA 86 14

VIA STORNARA 80 15

VIA RABBIOSA 69 16

VIA COMACCHIO 1178 25

VIA DUCENTOLA 21 27

VIA COMACCHIO 882 29

VIA FIASCHETTA 10 30

VIA TRAVERSA 6 34

VIA MAGNANINA 3 36

VIA DEI TIGLI 3 38

VIA ARGINONE 327 40


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Interno Verde è un progetto

ideato e realizzato

dall’APS ilturco

www.ilturco.it | info@ilturco.it

con il patrocinio di

COMUNE

DI FERRARA

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