Magazine Avventista N°20

CommunicationsFSRT

4. CREDENZE Dalla gratuità alla grazia : Per un’economia del dono 9. INTERVISTA Lucienne Veckringer : Un secolo è da festeggiare! 12. OMAGGI M. Unternaehrer, M. Garcia, A. Broggini, Y. Lador, A. Walther, W. Morosoli 16. TESTIMONIANZA La trasformazione di Jamyle 20. FOCUS Roland Meyer : Ricco erede della Parola 25. Notizie Svizzera

Roland Meyer

RICCO EREDE

DELLA PAROLA

LUGLIO / AGOSTO / SETTEMBRE 2019 N°ISSN 2571-6859

CREDENZE

Dalla gratuità alla

grazia : Per un’economia

del dono

INTERVISTA

Lucienne Veckringer

Un secolo è da

festeggiare!

20


RICETTA

Giornale trimestrale

della Federazione

avventista della Svizzera

Romanda

e del Ticino (FSRT)

E IL TEMPO PASSA…

EDITO

SOMMARIO

SANGRIA

SENZA ALCOL

Ingredienti

1 l di succo d’uva

Succo di 1 limone e mezzo

3 bottigliette di Bitter

1 l di acqua molto frizzante

1 pesca + ½ melone, tagliati

a piccoli pezzi

Cubetti di ghiaccio

Mescolare il succo d’uva, il limone, le bottigliette di Bitter

e ¾ del litro di acqua frizzante.

Aggiungere la frutta a pezzetti.

Al momento di servire, aggiungere il restante ¼ di litro di

acqua frizzante.

Se lo si desidera, servire con i cubetti di ghiaccio.

.

Una ricetta di Yolande Grezet

Vuoi presentare una ricetta e

farla pubblicare su Magazine Avventista?

Inviacela, insieme a una foto, a

contact@adventistemagazine.com

N°20

Luglio - Agosto - Settembre

2019

Rivista gratuita - Stampato in

Germania - N° ISSN 2624-6686

Caporedattore: Rickson Nobre

Editore: Dipartimento delle

Comunicazioni FSRT

Redazione a cura di: Rickson

Nobre, Eunice Goi, Yolande

Grezet, Pierrick Avelin, Cédrick

Fernandez Impaginazione e

grafica: Cédrick Fernandez et

Eunice Goi Redattori: Rickson

Nobre, Roland Meyer, Gabriel

Monet, Tiziana Càla, Eunice

Goi, Dominik Frikart, Matthias

Maag Traduttore: Tiziana

Calà Correzione a cura di:

Geneviève Montégut, Simone

Charrière, Odette Cordas

Photo credit

Copertina, p20, p22 : Rickson

Nobre p2, p4, p5, p6, p8, p16,

p21 : Adobe Stock p9 : La Côte

p10, 11 : Pietro Copiz p12 à

15 : Les familles p17, p18 :

Jamyle ; p19 : adventistas.org

(adapté) p25 : Raphaël Grin (en

haut à droite), Eunice Goi p26,

p27 : Eunice Goi p28, p29 : Carlos

Alvarenga p30 : La Lignière p31 :

Dominil Frikart

La responsabilità degli articoli

firmati pubblicati su Adventiste

Magazine è dei singoli autori.

© FSRT - Tutti i diritti sono riservati in

tutti i paesi.

RICKSON

NOBRE

Pastore e

Caporedattore

È appena iniziato un nuovo capitolo della

nostra Federazione. Dopo 12 anni di

presidenza, David Jennah lascia il posto al

nuovo presidente Olivier Rigaud e al nuovo

staff. E il tempo passa…

Roland Meyer, pronipote di pionieri

avventisti che hanno lavorato in Svizzera e

un po’ ovunque nel mondo, porta avanti il

mettersi al servizio che caratterizza la sua

famiglia. Al servizio della Chiesa Avventista

da decenni, lavora in particolare come formatore delle nuove

generazioni presso la Facoltà di Teologia di Collonges-sous-

Salève. E il tempo passa…

Jamyle, con un passato difficile, è alla ricerca di un senso per la

sua vita e a quella dei suoi figli. Dopo un sogno che mostrava

una piccola casa blu, riscopre la Chiesa Avventista, quella che

aveva lasciato 15 anni prima. Le loro vite iniziano a cambiare. E

il tempo passa…

Nicolas Walther lascia la clinica La Lignière dopo dieci anni di

servizio per intraprendere un progetto personale che gli sta a

cuore da molti anni. E il tempo passa…

La storia di Lucienne Veckringer, che ha appena festeggiato il

suo centesimo compleanno, si unisce alla storia della clinica

La Lignière e della chiesa avventista di Gland, fin dal suo

battesimo, 82 anni fa. E il tempo passa…

C’è un tempo per tutto. Per le nascite e i decessi (rubriche

speciali). Un tempo per dare e uno per ricevere, come lo

ricorda Gabriel Monet. Il tempo passa per tutti, ma che

significato gli attribuiamo?

Lo scrittore Jules Romains una volta disse che “Il tempo passa.

E ogni volta che il tempo passa, qualcosa scompare”. Questo

numero di Magazine Avventista cerca di condividere queste

storie, per far sì che non scompaiano mai…

4CREDENZE

Dalla gratuità alla

grazia : Per un’economia

del dono

9INTERVISTA

Lucienne Veckringer :

Un secolo è da festeggiare!

12

OMAGGI

M. Unternaehrer,

M. Garcia, A. Broggini,

Y. Lador, A. Walther,

W. Morosoli

16

TESTIMONIANZA

La trasformazione di

Jamyle

20

FOCUS

Roland Meyer :

Ricco erede della

Parola

25

NOTIZIE

SVIZZERA

2 3


CREDENZE

DALLA GRATUITÀ

ALLA GRAZIA

Per un’economia del dono

La gratuità delle cose differisce dalla gratuità degli

atti o dell’essere, perché donare con grazia implica

inevitabilmente donare se stessi.

Siamo invasi quotidianamente dalla gratuità:

che si tratti di un giornale, di una

bevanda o di tanti altri prodotti che si possono

ricevere senza pagare nulla. Tutto

ha un prezzo. Se non

l’abbiamo pagato, il

giornale gratuito che

leggiamo è finanziato

da qualcun altro e la

sua produzione non

è affatto gratuita;

lo stesso vale per la

bevanda. Un prodotto

cosiddetto “gratuito” è spesso pagato comprando

un primo articolo a pagamento o

grazie agli acquisti effettuati da un’altra

persona.

Poiché ciò che viene presentato come

gratuito non lo è sempre, esiste la vera

gratuità? È possibile donare e restare allo

stesso tempo totalmente disinteressati?

Certo, quando facciamo un regalo a una

persona cara o quando dedichiamo del

tempo o offriamo del denaro a qualcuno,

la generosità è la forza trainante, ma il riconoscimento

che riceviamo o la nostra

immagine che ne deriva

non è del tutto assente

dalle nostre motivazioni,

consapevolmente

o inconsapevolmente.

Infine, ci sono pochi

casi in cui il dono è

completamente gratuito.

Ciò è tanto più vero

in quanto il contesto attuale della nostra

società è quasi universalmente monetizzato.

Come homo economicus tendiamo a

rapportare tutto al suo valore di mercato.

Quando facciamo così, più niente vale davvero

qualcosa. Un dono può quindi essere

considerato solo per quello che è, e non

per l’intenzione che esprime. Diventa un

fine e non un mezzo.

4 5


Può quindi essere utile considerare i pro e i

contro di un’economia del dono, al fine di ripristinare

o sostenere il piacere del dare e del

ricevere.

Marcel Mauss, il cui saggio sul dono 1 è diventato

famoso, sottolinea che esiste una costante

che regola tutti gli scambi umani. Si

può riassumere in tre verbi: dare, ricevere e

ricambiare. Senza negare che un dono implica

solitamente una volontà, una libertà o una gratuità,

l’atto di “dare” non può esistere senza che

ci sia accoglienza, nel senso di accettazione, e

il fatto di “ricevere” implica di fatto, in una forma

o nell’altra, un “ricambiare”. Se

dimostra che il dono, nella sua

essenza, non è quindi disinteressato,

sottolinea

anche che non può

essere ridotto all’interesse

del donatore.

La sua visione permette

quindi di

evitare due trappole

legate alla

nozione del dono. Il

primo sarebbe quello

di considerare il dono

come un’illusione, perché

ci sarebbe sempre un

interesse dietro. Ma la seconda

trappola sarebbe quella di considerare

che il dono è destinato a essere “puro” e quindi

completamente disinteressato. Per Marcel

Mauss, le donazioni sembrano spesso spontanee,

anche se il più delle volte rispondono

agli obblighi sociali. Il dono è quindi un misto

tra l’interesse per se stessi e quello per l’altro,

tra obbligo e libertà. Questa tensione ha un

lato positivo, ed è la sua esistenza che alla fine

dà senso al donare. Se domina l’interesse per

se stessi, non è più un regalo, è un acquisto. Se

l’intenzione è troppo altruista, si rischia di cadere

nel sacrificio. Se la donazione è motivata

esclusivamente da obblighi sociali, perde il suo

significato. Se è troppo gratuito, come donare

qualcosa a chiunque, non significa più niente.

Ogni dono contiene una parte della gratuità,

ma solo una parte.

Un’espressione

della grazia?

Tuttavia, se la gratuità nel senso commerciale

del termine ha invaso il nostro linguaggio e

relegato in secondo piano il suo significato

profondo, esiste davvero una realtà, anche

nell’etimologia del termine, che possiamo guadagnare

non evitandolo. La parola

“gratuità” è un derivato del

termine latino gratia, da

cui deriva anche la parola

“grazia”. La gratuità

nel suo senso più nobile

è quella che si

avvicina alla grazia.

Tuttavia, la grazia

è una nozione che

articola il rapporto

con il bene. Viene

da qualcuno che è

buono e altruista. Pur

potendo essere ricevuta

o resa, ottenuta o

trovata, concessa o sollecitata,

la grazia serve a qualificare la

benevolenza del benefattore così come

il riconoscimento del beneficiario. “Dove circola

la grazia, circola un bene libero, senza spirito

di scambio e senza l’esigenza di ricambiare,

cosa che lascia al beneficiario una totale libertà

di disporre e di godere pienamente di questo

bene” 2 . Non esiste quindi la grazia senza la

gratuità, così come non esiste gratuità nobile

senza grazia.

Tuttavia, la Bibbia parla della grazia ultima

come proveniente da Dio; da un Dio che si

offre in Gesù Cristo. Questo è ciò che afferma

quello che forse è il versetto più famoso della

Bibbia:

“Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha

dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque

crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna”

(Giovanni 3:16) 3 . Certo, questa grazia offerta

che è la vita eterna per chi crede in Cristo è

gratuita, ma ha un prezzo, il prezzo della vita di

Gesù. È solo perché è stato pagato questo alto

prezzo che questa grazia ha un valore inestimabile,

nonostante il suo essere gratuito per

noi.

L’apostolo Paolo comprese bene questo

concetto, sottolineando il legame tra gratuità

e grazia quando affermò che siamo “giustificati

gratuitamente per la sua grazia” (Romani

3:24). Solo rivisitando e cercando, per quanto

possibile, di cogliere la profondità del dono

della grazia di Dio, noi possiamo a nostra volta

entrare nella dinamica di una gratuità che

è vera grazia. Era quello che intendeva Gesù

quando disse ai suoi discepoli “gratuitamente

avete ricevuto, gratuitamente date” (Matteo

10:8). La grazia non è quindi in contraddizione

con il costante scambio presentato da Mauss:

dare, ricevere, ricambiare. Dio ha dato per primo;

per noi è importante ricevere e non solo

ringraziare (e ringraziarlo), ma anche entrare

in questa stessa dinamica, donando a nostra

volta in maniera gratuita e libera.

L’effetto

della libertà

Il dono gratuito può solo essere tale: gratuito.

Nel mondo anglosassone, questa vicinanza di

significato è sottolineata dall’uso del termine

“free”, che significa al tempo stesso “libero” e

“gratuito”. Solo la nostra libertà può esistere

e permetterci di entrare in un’economia del

dono. In questa prospettiva, non è il dono in

quanto tale a essere la cosa più importante;

si tratta innanzitutto della manifestazione di

un’intenzione, gioiosa e piena di grazia, ma

anche della capacità di ricevere con semplicità

e spontaneità. Alla fine, l’espressione “l’economia

del dono” è sorprendente ma pur sempre

pertinente, perché è quando doniamo che

economizziamo. Il dono gratuito diventa fonte

di arricchimento… Questo è quello che Simone

Weil ha sottolineato in maniera così evidente:

“Possediamo solo ciò a cui rinunciamo; ciò a

cui non rinunciamo ci sfugge” 4 .

In questo senso, la gratuità delle cose differisce

dalla gratuità degli atti o dell’essere, perché

donare con grazia implica inevitabilmente,

seguendo l’esempio di Cristo, donare se stessi.

Non è che non dobbiamo smettere di fare

doni concreti e tangibili, ma questi avranno un

significato ancora più grande perché saranno

l’espressione di una grazia sincera che richiama

la grazia che abbiamo saputo ricevere

nei nostri cuori. Khalil Gibran esprime questo

concetto così: “Donerete ben poco se donerete i

vostri beni. È quando fate dono di voi stessi che

donate veramente. […] E vi è infine chi dona senza

pena, e non cerca gioia né si cura della virtù;

è come il mirto, laggiù nella valle, che sparge

nell’aria il suo profumo. Dio parla attraverso le

mani di costoro e dietro i loro occhi Egli sorride

alla terra” 5 .

GABRIEL MONET

« De la gratuité à la grâce : Pour une économie

du don », Dialogue 30 (2018/2), pp. 19-20

Note e riferimenti

1. Marcel Mauss, Saggio sul dono. Forma e

motivo dello scambio nelle società arcaiche,

Parigi, PUF, 1989.

2. Damien de Callataÿ, “Gratuità e grazia”, Rivista

di MAUSS 35 (2010/1), p. 57.

3. Salvo diversa menzione, tutti i riferimenti

delle Scritture sono tratti dalla versione della

Nuova Riveduta, 2006.

4. Simone Veil, L’ombra e la grazia, Parigi,

Pocket, 1993, p. 83

5. Khalil Gibran, Il profeta, Parigi, Gallimard,

1992, pp. 40-41.

6 7


INTERVISTA

LUCIENNE VECKRINGER

Un secolo è da festeggiare!

Alcuni

compleanni

raggiunti

sono più

importanti

di altri.

Quest’anno,

la chiesa

di Gland

ha avuto

il privilegio

di celebrare il

centesimo compleanno

di uno dei suoi membri:

Lucienne Veckringer. Per celebrare

questo evento e la rara persona di

Lucienne, il pastore Pietro Copiz le

ha reso omaggio.

AM - Dove è iniziata la vita di Lucienne?

La nostra amica è nata a Etoy, vicino

a Rolle, in una modesta famiglia di

contadini. Si chiamava Lucienne

Buchet. Sua madre era avventista e

frequentava la chiesa di Rolle. Da una

certa età, Lucienne la accompagnava.

Era un pastore di La Lignière che tutti

i sabati si recava a Rolle per predicare.

Pensando al futuro di questa ragazza,

isolata in una piccola chiesa, suggerì a

Lucienne di frequentare la chiesa della

Lignière, cosa che la giovane accettò

con entusiasmo. La Lignière era una

realtà completamente diversa, con molti

più membri, di cui tanti giovani. C’erano

un certo numero di infermiere e una

dozzina di giovani ragazze, che stavano

frequentando

dei corsi per

diventarlo,

avendo anche

l’opportunità

di osservare

l’assistenza ai

pazienti. Lucienne

aveva 17 anni

quando si è unita

a questo gruppo,

seguendo i corsi del dottor

Müller. Nel frattempo, all’età

di 18 anni, viene battezzata sul Lago

Lemano, vicino alla clinica, diventando

così membro della chiesa di Gland.

Che ricordi ha della clinica di

quell’epoca?

Come si può immaginare, le abitazioni

delle infermiere erano modeste

prima della costruzione di edifici

adeguati. La stanza di Lucienne era

proprio sotto il tetto di quello che

viene chiamato “lo chalet”. I membri

del personale che Lucienne non

dimenticherà mai sono il dottor De

Forest. Nato in Canada nel 1867, Perry

Alfred De Forest aveva studiato prima

al sanatorio di Battle Creek, per poi

laurearsi successivamente in medicina

all’Università di Cincinnati. Nel 1895,

quando si decise di iniziare l’attività

sanitaria in Svizzera, la Conferenza

Generale inviò il dottor De Forest

a Basilea, come direttore medico.

Lucienne ammirava e apprezzava molto

8 9


il dottor De Forest. Lei non dimenticherà mai

una delle abitudini di questo medico: pregava

sempre prima di entrare nella stanza di un

paziente, anche se nel corso della giornata

ci tornava più volte. Ecco spiegata la sua

ammirazione, ben condivisibile! Consigliata

dal dottor De Forest, Lucienne si è recata

a Basilea per un’ulteriore formazione. Ha

conseguito il diploma di infermiera alla Croce

Rossa di Losanna.

Un’altra persona che ha

incontrato nella clinica

ha segnato la sua vita,

in maniera ancora più

profonda…

Durante la seconda

guerra mondiale,

oltre alla medicina

generale, la

clinica si occupava

anche di interventi

chirurgici. Tra i pazienti

c’era il pastore Oscar

Meyer, che si innamorò

di Lucienne e le chiese

di sposarlo. Alcuni medici le

consigliarono di non accettare, ma nel

1951 Lucienne finì per dire di sì, nonostante la

grande differenza di età (33 anni). Per quattro

dei loro dieci anni di matrimonio, vissero

a Nizza: fu l’unico momento della sua vita

durante la quale Lucienne abitò lontano da

Gland, dove tornò alla morte del marito, per

lavorare di nuovo come infermiera nella sua

amata clinica.

Ha avuto dei figli?

Gli anni passavano e alla fine, dopo essere

stata vedova per 20 anni, Lucienne trovò

il suo Lucien. Grazie a uno dei suoi nipoti

in Svizzera, Lucienne conobbe Lucien

Veckringer: la coppia si sposò il 27 maggio

1979, quando Lucienne aveva 60 anni. Le due

foto li ritraggono all’inizio della loro relazione.

Per 32 anni (fino alla morte di Lucien), il loro

è stato un matrimonio felice, grazie al quale

Lucienne è diventata in qualche modo madre

di due figli ormai adulti: Jean Paul e Claude-

Philippe. Con questi figli e le loro mogli, ebbe

anche otto nipoti.

Quale tratto caratteriale contraddistingueva

Lucienne?

Tra le attività che la coppia amava fare,

bisogna sicuramente nominare i viaggi con la

roulotte attaccata alla macchina. Lucienne

e Lucien erano dei membri attivi

nella chiesa di Gland. In

particolare, si occupavano

del trasporto di abiti

usati, sia in Svizzera che

all’estero. Questo era lo

spirito di ADRA, prima

ancora che diventasse

un’organizzazione

anche in Svizzera.

Dal 2011 Lucienne

ha vissuto da sola

nell’appartamento

che aveva affittato con

il marito. Questo non le

impedì di continuare a invitare i

suoi amici per mangiare insieme. È

inoltre necessario menzionare la sua fedele

partecipazione settimanale, dal 1981, alle

lezioni di ginnastica a La Lignière.

Un’altra particolarità è che ha appena

festeggiato i suoi 100 anni!

Festeggiare il proprio 100° compleanno è

sicuramente un’esperienza sperimentata da

pochi. Ma Lucienne ha anche stabilito un altro

record. Visto che è rimasta iscritta nei registri

della chiesa di Gland dal suo battesimo,

sono ormai 82 anni che è membro di questa

comunità! È difficile trovarne altri che possono

vantare di essere membri della stessa

comunità per così tanto tempo.

Perché volevi renderle omaggio?

Lucienne è stata la mia fedele diaconessa dal

2001, quando mi sono trasferito dalla chiesa

di Berna a quella di Gland. Se un sabato non

andavo in chiesa senza prima informarla,

mi chiamava per vedere se avevo bisogno

del suo aiuto (pensandoci, se i diaconi, le

diaconesse o anche solamente i membri

delle classi della Scuola del Sabato facessero

la stessa cosa, sicuramente ci sarebbero

meno panche vuote nelle nostre chiese). Un

sabato pomeriggio di cinque anni fa, mi sono

sentito male e, dopo aver tolto la sicura dalla

porta d’ingresso del mio appartamento, sono

andato a letto. Non avevo nemmeno la forza

di alzarmi. Ho quindi telefonato a Lucienne

che è venuta subito (per fortuna conoscevo

il suo numero a memoria) e ha chiamato

immediatamente la guardia medica (servizio

di cui non ero nemmeno a conoscenza).

Erano le cinque del pomeriggio. Cinque ore

dopo, sempre con Lucienne al mio fianco,

la guardia medica mi ha visitato, per poi

chiamare immediatamente

l’ambulanza che mi ha

portato in ospedale.

Al mio risveglio, il

giorno seguente, mi

avevano tolto 180

cm di intestino che

stava cedendo.

Ma tutto questo

ha avuto anche

una benedizione:

ho avuto diritto

a tre settimane

di convalescenza,

che naturalmente ho

trascorso alla Lignière.

Conoscevo la clinica, ma ho

avuto l’opportunità di apprezzare

la dedizione e lo spirito di servizio del

personale. Lucienne mi veniva a trovare

quasi ogni giorno, facendo il tragitto con la

sua macchinina.

Altre persone volevano festeggiare con lei il

suo centesimo compleanno…

Ci si può chiedere in che modo tutti coloro

che conoscevano Lucienne avessero

festeggiato questo compleanno così

speciale. Come potevamo aspettarci, il

giorno prima del compleanno la clinica La

Lignière ha organizzato una festa in suo

onore. Il pomeriggio successivo, secondo

la tradizione, il sindaco di Gland è venuto a

farle visita, accompagnato dal presidente

della regione. Purtroppo, l’abituale articolo

di questo evento, che doveva comparire sul

giornale La Côte, non è stato pubblicato.

Il sabato di quella settimana, la chiesa di

Gland ha preparato un programma speciale.

Innanzitutto è stato il figlio Claude-Philippe,

pastore in Francia, a occuparsi del sermone.

Poi, dopo aver sistemato tutti verso il pulpito,

cercando di ottenere una sorta di scala che

permettesse una maggiore visibilità, è stata

scattata una foto ricordo, con Lucienne

al centro e i bambini davanti a lei. Per

evitare problemi, la foto non doveva essere

pubblicata; ne è stata tuttavia

stampata una copia, messa

in una cornice. Questa

foto ritrae Lucienne, con

questo piccolo regalo

in una mano e un

mazzo di fiori offerto

dalla chiesa nell’altra.

Ci hai presentato

una persona molto

affettuosa alla quale

anche noi vogliamo

augurare buon

compleanno!

Pregando per lei, affidiamo

Lucienne al Signore, che

sceglierà il resto dei suoi giorni, in

buona salute, in attesa del ritorno di Gesù

e dell’incontro eterno con i nostri cari che si

sono addormentati nella fede. Che l’esempio

cristiano di Lucienne ci ispiri e ci incoraggi,

anche se la nostra vita sarà “probabilmente”

più corta della sua!

PIETRO COPIZ

Per Magazine Avventista

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OMAGGI

A presto...

Maria Unternaehrer

Maria è nata il 21 luglio 1941 a Druento,

vicino a Torino (Italia), in una famiglia con 6

figli. Ha avuto un’infanzia felice e ha conosciuto

la chiesa avventista quando aveva 10

anni.

Negli anni ’60 si trasferisce a Ginevra con il

suo primo marito, Ignazio. Da questo matrimonio

nasce Debora, la sua unica figlia,

che le ha permesso comunque di diventare

nonna di 3 nipoti.

Negli anni ’80 Maria ha conosciuto Edmond,

quello che sarebbe diventato il suo secondo

marito. Edmond lavorava proprio accanto

del suo negozio di moda, a Ginevra. Si sono

sposati nel 1985, per vivere poi insieme un

matrimonio felice. Maria ha rappresentato

un esempio per Edmond, testimoniando

della sua fede senza mai imporgli nulla.

Anche Edmond ha poi scelto di donare il suo

cuore a Gesù.

Maria amava profondamente la sua chiesa e

il suo prossimo. Aveva il dono dell’ospitalità

e grandi talenti in cucina! Si è data tanto

da fare per la sua chiesa, anche quando la

malattia ha preso il sopravvento. È sempre

rimasta una persona fedele.

I suoi ultimi giorni hanno sottolineato la sua

fede, la sua fiducia nel Salvatore. Si addormentata

in pace, fiduciosa, in attesa del suo

prossimo ritorno, così come lo promette

nella Sua parola.

Marcelino Garcia

Il 24 dicembre 1926 nasce Marcelino,

invalido da entrambe le gambe. I medici

in Spagna dicevano che non avrebbe mai

camminato. Arrivato in Francia con i suoi

genitori nel 1927, dopo lunghe sofferenze,

sballottato tra ospedali e cliniche, all’età

di 4 anni riesce finalmente a camminare

da solo. All’età di 8 anni, decise di chiedere

l’elemosina per sfuggire alla carestia. A

15 anni, trova finalmente lavoro in una

fabbrica, riuscendo così a mantenere la

madre.

In seguito, si è sposato e si è trasferito in

Svizzera dove ha lavorato in una macelleria.

Purtroppo, sua moglie si è ammalata,

morendo poco dopo. Diventato ormai

vedovo, va a vivere a Renens in una stanza

di una sorella avventista. Un amico spagnolo,

che aveva conosciuto Eliane Béal

in un campo giovani, li fa conoscere ed è

nel 1972 che cominciano a frequentarsi.

Abbraccia la fede cristiana avventista, scegliendo

di farsi battezzare nel giugno del

1976 dal pastore Edgard Villeneuve, nella

chiesa avventista di Renens. Il 24 ottobre

dello stesso anno, la coppia si sposa a

Bienne.

Marcelino è stato ricoverato per un mese

in ospedale a La Chaux-de-Fonds e, nonostante

il dolore di essere separato dalla sua

Eliane, lasciandola sola, ha conservato fino

alla fine la fede in Gesù, con la certezza

che sarebbe tornato a prenderli per farli

stare insieme in cielo!

Anne-Marie Broggini

Anne-Marie Broggini è nata vicino all’Alsazia

il 20 ottobre 1922. Molto legata al padre,

al contrario della madre che era piuttosto

rigida. Anne-Marie è la più piccola

di una famiglia di 4 figli e ha lavorato per

tanti anni come freelance; mai sposata,

è diventata orfana di padre quando era

molto giovane; ha vissuto con sua madre

fino alla sua morte. Ha vissuto in Marocco

per diversi anni. Anne-Marie non aveva

un grande circondario di persone.

Amava molto gli animali e prima di trasferirsi

nella residenza le Flon aveva anche

un gatto. Amava molto i dolci ed era

una donna molto parsimoniosa; questi

ultimi 15 anni ha frequentato le chiese

avventiste di Losanna e Renens prima

di ritornare nella residenza le Flon il 10

febbraio 2015.

Anne-Marie partecipava regolarmente

alle meditazioni che si tenevano a le Flon

e la sua fede è sempre stata forte. Questi

ultimi due anni sono stati difficili per lei.

Anne-Marie è morta nella residenza di le

Flon il 29 aprile 2019.

Un ringraziamento speciale va ai membri

delle chiese avventiste di Renens e di

Losanna per le visite, alla residenza di le

Flon di Oron per l’investimento e a Jean-

Pierre Zanolari per il sostegno.

Debora Belloy,

Anne-Lise Béal

Dominik Frikart

Figlia di Maria Unternaehrer

Sorellastra di Marcelino Garcia

Cappellano della residenza le Flon

12 13


Yvonne Lador

Sei venuta al mondo nel 1918. Buona

studentessa, sembravi predestinata all’insegnamento,

ma tu hai preferito partire a

Zurigo per imparare il tedesco in un hotel.

A 22 anni, nel pieno della seconda guerra

mondiale, hai conosciuto un bel militare...

Gli scriverai tutti i giorni, per poi sposarvi il

12 luglio 1941. Vivrete insieme a Yverdon,

dove metterai al mondo due figli: Marco,

purtroppo nato morto, e poi, Ivan, in perfetta

salute. Dopo esservi trasferiti nella

zona di Montreux, lavorerai nel comune di

Vevey alle Galeries du Léman.

Dopo esserti convertita all’avventismo, per

rispettare l’osservanza del sabato, sarai

costretta a lasciare quel lavoro. Questa fu

per te ed Etienne l’occasione di creare il

vostro proprio negozio a Montreux, chiamato

“Tentes Riviera”.

Purtroppo nel 1973, perderai Etienne,

troppo presto, portato via da un tumore.

Saprai trovare la forza per continuare il

tuo percorso, vivendo da sola, in maniera

indipendente, nel tuo appartamento di

Clarens fino ai tuoi 100 anni. Realista, ti

sei dovuta arrendere all’evidenza che era

giunto il momento per te di trasferirti nella

residenza des Novalles, nel comune di

Blonay, all’inizio del cammino per il regno

dei cieli.

Resterai per sempre nei nostri cuori; a

presto, “super nonna”.

Natacha e Viviane

Nipoti di Yvonne Lador

Ana Walther

Nata a Stoccarda il 20 maggio 1935, Ana

ha fatto un apprendistato nell’ambito della

vendita e ha lavorato in seguito come

segretaria presso Mercedes.

Nel 1955, ha conosciuto il papà e si sono

sposati nel 1957. La mamma si è trasferita

nel Ticino, dove sono nate Ives, Silvia,

Claudia e Sandra. Il loro matrimonio è stato

felice e hanno potuto festeggiare quasi

62 anni di vita insieme.

Ha fatto la mamma a tempo pieno,

dedicandosi completamente alla famiglia,

sempre impegnata nella attività di

chiesa, alle quali partecipava con piacere.

È stata una mamma sempre presente,

amorevole, disponibile per tutte noi figlie,

dimostrandosi interessata alle nostre

attività e vite anche da adulte.

La famiglia si è allargata e sono arrivati i

generi e i nipotini, Desirée e Andrea. Nel

dicembre del 2017, ha avuto la gioia di

diventare bisnonna del piccolo Kevin.

Da diversi anni era diventata una consuetudine

passare un weekend prolungato

nel periodo di maggio-giugno con tutta la

famiglia. Tutti noi aspettavamo con gioia

questi momenti. Anche quest’anno siamo

partiti in allegria.

Ci ha lasciati in un momento felice in cui

era circondata da tutta la sua famiglia,

dopo aver trascorso insieme una bella

giornata.

Cara “mami”, ti vogliamo bene e resterai

per sempre nei nostri cuori

Le tue figlie

Willi Morosoli

Il Pastore Emerito Willi Morosoli nacque

il 15.02.1918 a Pfàffikon ZH, ultimo di

sei figli di fu Giovanni, cattolico, e fu

Giovanna, protestante. Insieme ai fratelli

trascorse un’infanzia e una gioventù

spensierata. Non avendo idea in che

settore trovare una soddisfazione lavorativa,

su consiglio di uno zio da parte di

madre, si rivolse a un produttore di film

animati che gli permise di esercitare il

tirocinio. Vide la possibilità di imparare

un mestiere innovativo e stimolante, così

rimase sia per i tre anni di apprendistato

che per altri otto.

Ebbe tuttavia un fervente interesse per

un ciclo di conferenze che un evangelista

della Chiesa Cristiana Avventista del

Settimo Giorno presentava a Berna e

prese la decisione di diventare membro

di questa Chiesa attraverso il battesimo

officiato dal Pastore Herbert Willi.

In seguito manifestò interesse di

frequentare l’Istituto Teologico di Collonges-sous-Salève

nella Scuola Missionaria

in Francia, perché gli fu proposto di

entrare a lavorare nell’opera come aiuto

pastorale di Herbert Willi a Bienne. Alla

fine del secondo anno di studi conobbe

Maria Rovati, con cui si unì in matrimonio.

La loro unione fu benedetta dall’arrivo

di Gabriele e Federica.

Dopo quattro anni di impiego a Bienne,

gli fu proposto di portare avanti l’evangelizzazione

nella città di Lugano per poi

coinvolgere tutto il Ticino e insieme alla

sua famiglia accettò.

Lavorò per sei anni benedetti dal Signore

con il prezioso aiuto della moglie Maria,

poi si mise a disposizione per portare

l’evangelo anche nel Canton Vallese dove

rimase insieme alla famiglia per altri 6

anni, alla fine dei quali ritornò a Bienne

per servire la Chiesa e costituire in Chiesa

il gruppo italiano.

Lavorò con impegno e dedizione per otto

anni in cui le benedizioni del Signore

abbondavano, fino a quando, nel 1972,

venne di nuovo chiesta la sua presenza in

Ticino, a Locarno, e per due anni anche

nella Chiesa di Lugano; fu a Locarno che

rimase anche dopo la pensione.

La vita del Pastore Emerito Willi Morosoli

fu caratterizzata da un profondo amore

per la Chiesa Avventista derivato da un

amore per il Signore che trasmetteva

ai membri di Chiesa e a coloro con cui

veniva in contatto per portare l’evangelo.

Chiunque conobbe Willi Morosoli lo

ricorda come una persona riconoscente

all’Eterno nonostante le situazioni difficili

della vita, una persona allegra che incoraggiava

chi si trovava in difficoltà cercando

il conforto nell’amore di Cristo.

Sarà bellissimo al ritorno di Gesù ritrovarlo

insieme a coloro che per anni

ha incoraggiato a sperare in quel meraviglioso

giorno, dove la sofferenza verrà

cancellata dall’amore di Dio per tutto il

suo popolo.

Che il Signore torni presto, Amen!

14 15


TESTIMONIANZA

LA TRASFORMAZIONE DI

Jamyle

DAL SOFFRIRE DI DEPRESSIONE ALL’ESSERE

UN ESEMPIO DI FEDE PER I SUOI FIGLI.

Jamyle nasce in Brasile, da madre avventista

e padre cattolico. Insieme alla sorella

cresce nell’ambiente di chiesa, partecipando

agli scout, al coro, lavorando come

colportora. Dal carattere un po’ impulsivo

e ribelle, vogliosa di sperimentare

e vedere cose nuove, piano

piano inizia ad allontanarsi

dalla chiesa. Non più

cercata, si sente abbandonata,

non accolta,

accantonata e

giudicata per i suoi

comportamenti

non conformi alla

chiesa. Questa distanza

sempre maggiore

tra lei e i fratelli

di chiesa la porterà ad

allontanarsi in maniera

netta, arrivando a non voler

nemmeno sentire parlare

dell’avventismo e dei suoi fedeli, che

ai suoi occhi erano solo degli ipocriti che

predicavano bene ma razzolavano male.

A 19 anni decide di lasciare tutto per andare

a vivere in Italia, a Venezia, da una

zia che conduceva una vita un po’ particolare,

estrema. È un periodo poco bello

quello che vive: ha difficoltà con la nuova

lingua, si sente sola e si trova immischiata

in un giro di persone poco raccomandabili.

Conosce il mondo della droga, dell’alcol

e del fumo. Ma in tutto questo, un raggio

di sole: conosce un’altra ragazza

brasiliana, anche lei ex-avventista,

con cui lega molto; le

due finiscono per diventare

amiche, aiutandosi

e sostenendosi a

vicenda.

Anche per uscire

da quell’ambiente

negativo, a 21 anni

accetta di andare a

convivere con il suo

ragazzo, un italiano

conosciuto lì. L’anno

seguente decidono di sposarsi

e due anni dopo nasce

Davide, il loro primogenito. Jamyle

vive questo matrimonio con grande solitudine,

soprattutto a livello mentale. Sente

che tutto quello che le crea sofferenza per

gli altri non è che banalità, sciocchezze e

piccolezze superficiali. Si chiude quindi

in se stessa e cade in una profonda depressione

che tocca il suo apice nel 2008,

quando nasce Elisa, la loro secondogenita.

Per un anno Jamyle non parla con nessuno

di quello che sta vivendo e provando,

non chiede aiuto, sicura di poterne uscire

da sola. Ma le cose non fanno altro che

peggiorare: subentrano le crisi di panico,

momenti di crisi in cui Elisa le cascava dalle

mani; Jamyle si trova ad avere paura a restare

da sola con la figlia, timorosa di poterle

fare del male. Dopo oltre un anno, si decide

a chiedere aiuto. Ne segue un altro periodo

buio, caratterizzato da psicofarmaci, ansiolitici

e medicine varie che Jamyle mischiava

anche all’alcol, perdendo la lucidità

e non riuscendo a prendersi

cura al meglio dei suoi figli.

Questo periodo dura per

quasi cinque anni fino

al momento in cui, un

giorno, Jamyle sente

un cambiamento

nel suo cuore: le

torna la voglia di

ascoltare la musica

cristiana, quei canti

che aveva imparato

da ragazza; riprende

a leggere la Bibbia, a

parlare con Dio. Non ha

ancora nessuna intenzione

di tornare nella chiesa avventista,

anche perché in tutti questi anni aveva

frequentato la chiesa cattolica, insieme al

marito e ai figli. Eppure sente il bisogno di

un cambiamento.

Nel 2013, la sua vita riceve due grandi scossoni.

Il primo arriva a dicembre, quando i

medici diagnosticano a Davide un tumore

nel cervelletto. È benigno ma è molto

grande, cosa che ha provocato lo spostamento

del cervelletto fuori dal cranio, arrivando

a premere sul midollo spinale: ecco

perché Davide stava male, vomitava, aveva

giramenti di testa, svenimenti, senso di

nausea. Viene operato d’urgenza e Jamyle

si trova a doversi occupare del figlio da

sola. Nonostante il tumore fosse benigno,

l’operazione era comunque molto delicata

e la convalescenza molto dolorosa. Inoltre

Davide non si faceva toccare da nessuno,

era sua mamma a occuparsi di tutto, dalle

cose più piccole come restargli sempre accanto

a quelle più grandi come lavarlo e

cambiargli il catetere.

L’altro suo grande cambiamento avviene

grazie alla preghiera e al suo sempre maggiore

attaccamento al Signore. Consapevole

di avere una dipendenza, Jamyle prega

il Signore chiedendogli di liberarla,

sicura di non poterci riuscire

da sola. E così, dall’oggi al

domani, riesce a smettere

completamente,

senza nessuna ricaduta.

Un vero e

proprio miracolo

divino! Lo psichiatra

che la seguiva

non era d’accordo,

continuava a dire

che non si poteva

smettere così da un

giorno all’altro, soprattutto

dato l’alto dosaggio

che assumeva giornalmente;

le diceva che avrebbe avuto parecchi

sbalzi e reazioni negative. Ma Jamyle

si è ancora una volta attaccata alla sua

fede, alla preghiera. Le cose hanno continuato

a migliorare, nonostante le più tetre

aspettative: sentiva le sue ansie interiori

alleggerirsi, sentiva crescere in lei la voglia

di pregare e di leggere la Bibbia.

Dopo 17 anni, Jamyle decide di porre fine

al suo matrimonio burrascoso e di chiedere

la separazione. E poi, una sera, fa

un sogno davvero strano: sogna di essere

in macchina, in una strada che percorreva

tutti i giorni, a Varese. Quando

tutto d’un tratto, girandosi a destra, vede

un giardino recintato con una casa blu,

16 17


18

un edificio che assomigliava molto a una

chiesa. Il sogno finiva così, niente di eclatante.

Dopo qualche giorno, Jamyle si

trovava a casa; stava pulendo, ascoltando

la musica con le cuffie. Era un periodo

felice, pieno di gioia; si sentiva vicina al

Signore, anche se “a modo suo”. Per la

prima volta si trova a chiedersi se la chiesa

avventista esisteva anche in Italia. E così

accende il computer e ancor prima di poter

scrivere “Milano”, dove era più probabile

trovarla, le viene fuori il risultato per la città

di Varese, in via Giuseppe Verdi,

proprio quella via che aveva

sognato. A Varese, la sua

città? Incredibile! E così

la mattina seguente,

dopo aver accompagnato

i ragazzi

a scuola, passa

da quella via per

cercare la chiesa;

ma non riesce a

trovarla. Va avanti

e indietro ma non la

vede. Ripete la cosa

per altri tre giorni fino

a quando, ferma davanti

a un semaforo, non nota

una casetta blu, con un giardino

recintato e la scritta “chiesa evangelica”,

l’edificio che la chiesa avventista

affitta per riunirsi nella città di Varese. In

quel momento Jamyle si sente sopraffatta

dall’emozione e dalle lacrime: capisce che

il Signore la sta chiamando a sé.

Il sabato successivo, Jamyle si organizza

per andare in chiesa. Erano ormai 15 anni

che non andava, aveva tutto un altro stile di

vita e doveva anche convincere i ragazzi ad

andare con lei, nonostante avessero sentito

dei commenti negativi da parte del padre,

che continuava a frequentare la chiesa

cattolica. Erano prevenuti, specialmente

Davide, ma alla fine hanno accettato. E

così, nel giugno di cinque anni fa, Jamyle è

ritornata nella chiesa avventista, prima in

Italia e poi in Svizzera, per non lasciarla più.

Ripensando al suo percorso, la cosa che la

colpisce di più è il potere trasformatore di

Dio che ha sperimentato non solo nella sua

vita, in prima persona, ma anche in quella

dei suoi figli. Non è facile trasmettere dei

valori positivi ai ragazzi, ma Jamyle si è sentita

sostenuta dal Padre celeste, consigliata

e aiutata; ha cercato di lasciare la libertà

di scelta ai suoi ragazzi, pur continuando

a restare ferma nelle

sue convinzioni. Numerosi

sono i frutti e le benedizioni

che raccoglie:

non solo continua il

suo percorso personale

con il Signore,

ma Elisa e Davide

seguono le sue

orme, scegliendo

liberamente di frequentare

la chiesa

avventista e dando

una testimonianza diretta

anche al resto della

famiglia.

Avendo vissuto un cambiamento così

radicale, avendo sperimentato una guarigione

del cuore, Jamyle non ha nessun

dubbio: l’amore di Dio trasforma i cuori, le

persone, le vite. E, ancora più importante,

il Signore non si stanca mai di chiamarci a

sé, ci aspetta pazientemente fino a quando

non decidiamo di permettergli di agire

nelle nostre vite. Le benedizioni che ne seguiranno

supereranno di gran lunga tutti

gli ostacoli che troveremo lungo il nostro

cammino.

TIZIANA CALÁ

Per Magazine Avventista

GIUVENTÙ

C

M

Y

CM

MY

CY

CMY

K

Dicas Feliz

ser

Cuide Prenditi da cura sua saúde: della

tua faça salute; exercícios, fai sport;

mangia alimente-se bene e bevi

bem acqua e beba a sufficienza. bastante

água.

Se Fale sei para vittima um

di adulto bullismo, se

estiver

parlane

sofrendo

con

un adulto.

bullying.

Trova

sempre Seja dei

motivi agradecido. per cui

essere grato.

Sii Seja un amico amigo

de di Deus. Dio.

…se o

comportamento

Se il comportamento

de um colega di un

amico mudar cambia de uma

all’improvviso.

hora para outra.

…se seu amigo

não

Se

quiser

il tuo amico

mais

non vuole più

brincar e só

giocare con

pensar

te, preferendo

em ficar

restare sozinho. da solo.

para

10 consigli

per essere

Nunca

Non

consumare experimente

drogas mai droghe e bebidas

alcoólicas. o alcol.

felice

Non

Não abbandonare desista de

seus

i tuoi

sonhos.

sogni.

Fai dei progetti

per il

Faça planos para o

futuro.

futuro.

Dimostra

Demonstre

che ami le

persone.

amor.

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você tem.

hai: sei molto

Você é especial.

fortunato.

Atento!

Se …se un um tuo colega amico

perder non si o dimostra interesse

più interessato

por atividades que,

a un’attività che

para ele, eram

amava molto

muito fare. legais.

…tudo Tutto questo isso pode

potrebbe indicar indicare um

problema. un problema. Então,

Sii quindi un buon

seja amigo!

amico, aiutalo e

Procure ajudar.

parlane con un

adulto.

Non

Não esconda

nascondere

nada

niente

de

ai

seus

tuoi

genitori. pais.

Presta

attenzione...

19


FOCUS

Roland Meyer

RICCO EREDE

DELLA PAROLA

Sant’Agostino ha detto: «Sia sempre in voi la radice dell’amore, perché solo da questa

radice può scaturire l’amore». Probabilmente è quello che è successo con Roland

Meyer. Le sue radici, la famiglia, gli hanno insegnato, attraverso la pratica, a servire

Dio in ogni circostanza, l’amore per la sua chiesa e lo spirito di missione, con lo scopo

di aiutare gli altri. Anche se il nostro albero genealogico non definisce chi saremo,

l’esempio è come un sigillo duraturo. Roland Meyer era circondato da bellissimi e-

sempi. Conosceva o aveva sentito parlare di missionari, professori, pastori, editori

e persino “traghettatori” di persone di origine ebraica durante la seconda guerra

mondiale. Tra di loro, alcuni hanno dato la loro vita in nome dell’amore per il proprio

prossimo.

Vi invitiamo quindi a fare un viaggio indietro nel tempo e a scoprire due famiglie

che hanno influenzato la vita e il lavoro di Roland Meyer…così come della Chiesa

Avventista in Svizzera.

La famiglia

Streit-dit-Provins

Henri Streit-dit-Provins è nato nel 1866. Era

il bisnonno materno di Roland. Sua moglie,

Marie, è nata nel 1872. Nel corso degli anni, il

cognome è stato semplificato in “Provin” senza

la “s”. Henri e Marie vivevano nella cittadina

di Le Locle, nel Giura Svizzero, dove gestivano

una piccola impresa di orologeria. Hanno

avuto tre figli, due femmine e un maschio:

Marthe, Esther e Abel, il nonno materno di

Roland. Il messaggio biblico insegnato dagli

avventisti del settimo giorno ha colpito

la famiglia Provin. Tra la fine del XIX

e l’inizio del XX secolo decisero

di vendere la loro azienda

per avviare, a loro spese,

un’attività autonoma di

evangelizzazione. Ben

presto Henri Provin è

stato assunto come

pastore dall’unione

del Léman (l’attuale

FSRT). Ha poi lavorato

nella regione di Yverdon,

poi nel Canton

Vallese, dove ha avuto

esperienze straordinarie

con Dio. La famiglia Provin

rimane il simbolo del sacrificio,

della devozione, del coraggio

e della fede nel servizio della chiesa e nei

confronti del prossimo.

La famiglia

Meyer

Contemporaneamente, nella regione di Losanna,

un’altra famiglia scopre il messaggio

avventista: la famiglia di Frédéric Meyer (il

bisnonno paterno di Roland), nato nel 1854,

e di Pauline Zbinden-Meyer, nata nello stesso

anno. La coppia ha otto figli, quattro dei

quali lavorano per il movimento avventista:

Albert (il nonno paterno di Roland), Paul e

Oscar decidono di diventare pastori mentre

Ernest diventa tipografo. Paul e Oscar

seguono una formazione biblica presso la

scuola missionaria di La Lignère, a Gland,

all’inizio del XX secolo. Come era tradizione

all’epoca, la Svizzera forma pastori che poi

partono all’estero, spesso per far conoscere

la chiesa avventista e il suo messaggio o per

sviluppare e sostenere una realtà avventista

nascente.

Paul, diventato pastore, venne nominato

presidente dell’unione portoghese, e in seguito

lavorò in Francia. Ed è lì che a sua volta

la sua vita ha preso una svolta straordinaria,

soprattutto per l’epoca.

Durante i difficili anni della seconda guerra

mondiale, fu pastore a Lione.

Dopo l’armistizio del 1940

e l’occupazione tedesca

nell’Europa occidentale,

si svilupparono reti di

resistenza, compresa

quella Olanda-Parigi

di Jean Weidner, che

aveva lo scopo di

portare in Svizzera

gli ebrei provenienti

dai Paesi Bassi, dal

Belgio e della Francia,

così come di aiutare

i numerosi piloti alleati

dell’aviazione caduti in

Francia a nascondersi e a ritornare

alle loro basi. Paul Meyer

e sua moglie Martha ospitano e ricevono un

gran numero di rifugiati.

Mentre una stretta collaboratrice di Jean

Weidner stava per prendere il treno per

Lione per compiere una missione a Tolosa,

venne arrestata e portata alla stazione

di polizia. Butta a terra un piccolo taccuino,

raccolto pochi minuti dopo da un uomo ma

sequestrato subito dalla polizia. Viene portata

negli uffici della Gestapo dove viene sottoposta

per giorni a interrogatori e torture

indicibili, di indescrivibile crudeltà. La Gestapo

vuole sapere dove vivono le persone

i cui nomi erano scritti in questo taccuino.

Finisce per crollare e decide di parlare. L’indirizzo

del pastore Paul Meyer a Lione viene

dato alla Gestapo: Paul venne arrestato

dai servizi di Klaus Barbie il 27 marzo 1944.

20

21


Morì nel campo di concentramento di

Dachau il 23 gennaio 1945, pochi mesi prima

della liberazione.

Oscar Meyer diventa docente e pastore in

Francia. È stato segretario dell’unione di Léman

(FSRT), presidente della FFS, della FFN e

dell’UFB. Dal suo primo matrimonio, ha avuto

due figli che sono morti precocemente,

proprio come sua moglie.

A lungo vedovo, sposò in seguito una giovane

infermiera di La Lignère, Lucienne

Buchet, che nella nostra chiesa è conosciuta

come Lucienne Veckringer (dal secondo

matrimonio) e che ha appena festeggiato

il suo centesimo compleanno,

sempre a Gland!

(Andare alla pagina 8 per

leggere la sua storia).

Vivranno insieme per

circa dieci anni, prima

della morte di

Oscar.

Anche Ernest Meyer

ha segnato la storia

della chiesa. Tipografo,

ha lavorato

a La Lignère quando

questa aveva una tipografia,

prima che fosse

trasferita a Dammarie-lès-Lys

(in Francia). Ernest era anche un

musicista, uno dei pionieri nella creazione

della nota raccolta di canzoni, “Hymnes

et Louanges”.

Non dimentichiamoci di Albert, che ha lavorato

come pastore in Francia e poi in Svizzera

a Yverdon, Sainte-Croix, Neuchâtel e poi in

Alsazia (bilingue), in Africa del Nord (Algeria

e Marocco). Tornato in Francia, è stato pastore

nel territorio occidentale, poi presidente

della FSRT e dell’unione svizzera. Organizzava

grandi campagne evangelistiche con

più di 1.200 persone, contribuendo così alla

promozione del vangelo e alla crescita delle

chiese. Termina il suo ministero come segretario

dell’associazione pastorale della divisione.

Con sua moglie Marguerite, ha avuto

tre figli: Raymond, Isabelle, che sposerà un

pastore italiano, e Sylvain.

Raymond è stato insegnante a Collonges,

pastore in Francia, redattore della rivista

Signes des Temps e di Revue adventiste, poi

missionario in Tunisia e in Senegal e di nuovo

pastore in Francia e nella Svizzera romanda.

Sylvain è stato un giovane pastore nella

Svizzera romanda, missionario nell’isola La

Riunione, poi in Camerun (sviluppo della

missione e del seminario di Nanga-Eboko),

poi ancora pastore nella Svizzera romanda,

direttore della clinica La Lignère,

segretario-tesoriere della FSRT

e segretario dell’unione

svizzera, direttore della

struttura Le Flon,

a Oron. Sylvain e

sua moglie Liliane

hanno avuto due

figli: Monique e

Roland.

Il lignaggio

Streit-Meyer

Da queste due famiglie, è

nato Roland Meyer sull’isola

La Riunione, per poi crescere in

Camerun. Il suo hobby preferito era

giocare nella foresta, che ama molto. Gli è

stato insegnato che Gesù era un falegname

e così da grande voleva lavorare “tagliando la

legna” per Gesù. In questa famiglia, che ha

molti pastori, non ci sono solo loro, quindi il

suo orientamento verso il pastorato non era

ovvio. Da piccolo, Roland voleva fare prima

l’ebanista e poi il medico. Ma alla fine, è il

gene pastorale che prevale. È nel 1975, dopo

aver studiato teologia a Collonges-sous-Salève,

che inizia il suo ministero come tirocinante

a Losanna. Dopo nove mesi di tirocinio,

gli viene offerta la possibilità di diventare

insegnante presso la scuola di Renens. Come

insegnante, insegna ma impara anche delle

grandi lezioni dai bambini presenti nelle sue

classi: la calma, la pazienza, l’uso di un vocabolario

appropriato… Questo lo aiuterà a

perfezionare il suo ministero di insegnante.

Dopo alcuni anni, gli viene affidata la responsabilità

di vari dipartimenti della FSRT e

dell’unione svizzera. Ma spinto dal desiderio

di apprendere e condividere le sue conoscenze,

ha portato avanti anche degli studi

paralleli, conseguendo il master di secondo

livello presso l’università di Strasburgo, poi

un dottorato in teologia protestante presso

la stessa università. Nel 1989 è stato nominato

pastore della chiesa La Lignère a Gland.

Per perfezionare ulteriormente la sua formazione,

alla fine del 1991 riceve una borsa

di studio dalla Divisione, che gli permette di

trascorrere un semestre di ricerca presso la

Andrews University negli Stati Uniti, insieme

alla sua famiglia. Dopo il suo ritorno a Gland,

ecco che avviene qualcosa di speciale: riceve

una telefonata dalla Andrews University: gli

chiedevano di andare a insegnare teologia

sistematica per l’anno accademico che iniziava

nel settembre del 1992. Ma le cose non

finiscono qui. Lo stesso giorno, un venerdì,

riceve una telefonata dalla Francia: la facoltà

di teologia di Collonges ha una proposta simile

in serbo per lui! Ne segue un grande

momento di riflessione e di preghiera con

la sua famiglia, al termine della quale decide

con grande calma di rifiutare l’offerta negli

Stati Uniti, per mettersi invece a disposizione

di Collonges… Attualmente sta entrando nel

suo 28esimo anno di insegnamento in questa

facoltà!

Sono passati molti anni e sono numerose le

sfide che ha affrontato. Centinaia di studenti

sono stati arricchiti dai suoi corsi, in particolare

nel campo del Nuovo Testamento e della

teologia sistematica. Al suo fianco, la moglie

Eliane, sempre pronta a sostenerlo, lavora

come infermiera negli ospedali universitari

di Ginevra, cosa che ha permesso di completare

l’istruzione scolastica e universitaria dei

tre figli. Roland prevede di interrompere il

suo servizio attivo alla fine dell’anno accademico

2019-2020, dopo quarantacinque anni

di impegno al servizio della chiesa. Di recente

ha finito diversi lavori per il nuovo dizionario

teologico avventista, per la nuova enciclopedia

e per il nuovo commentario biblico (SDAI-

BC = Seventh-day Adventist International

Bible Commentary), da cui ha ricevuto l’incarico

di scrivere il commento alla prima lettera

di Paolo ai Corinzi.

Va detto che Roland Meyer ha continuato

il lavoro della sua famiglia, facendo sua

questa fibra spirituale presente da generazioni:

l’amore e la passione per il servizio

alla chiesa. La sua specialità è stata quella di

trasmettere questa fiamma alle generazioni

successive attraverso l’insegnamento e le

sue pubblicazioni.

Una questione

di patrimonio

Il suo viaggio ci riporta al nostro. Quale eredità

abbiamo ricevuto? E quale eredità lasceremo

dopo di noi? Come possiamo esserne

sicuri? Mettendo la Bibbia al centro della

nostra vita! La Bibbia è un libro che raccoglie

storie vere che rivelano l’amore di Dio per

l’umanità. Evidenzia anche il desiderio di Dio

di collaborare con l’essere umano e di camminare

con lui su questa terra e per l’eternità.

È l’unico libro in cui l’autore è presente

mentre il lettore sta leggendo. È il libro che

ha certamente trasformato in maniera radicale

tantissime vite. Si leggono storie incredibili

di uomini e donne che hanno vissuto

delle esperienze straordinarie insieme al loro

Dio. Alcuni tendono a pensare che questi

fatti incredibili non siano più attuali. Ma altre

vite potrebbero essere trasformate, proprio

come quelle delle famiglie Provin e Meyer. E

come la tua!

AM

22

23


Libretto rosa

Jessica ed Eric, della chiesa luso-ispanica di Neuchâtel,

sono lieti di presentare Pablo Rubén e

Rodrigo Noé, nati il 19 febbraio 2019, dopo

una gravidanza tumultuosa a sorpresa.

A causa di una situazione particolare, la

gravidanza era considerata ad alto rischio.

Ma il Signore li ha protetti nel grembo

materno: i medici si aspettavano una nascita

prematura ma i bimbi sono riusciti ad arrivare

al nono mese, in piena salute, per la grande

gioia di tutta la famiglia. Benvenuti tra noi,

Dio ha ancora grandi progetti per voi!

Fate parte di una chiesa della FSRT e la vostra famiglia si è appena allargata? Per annunciare

la buona notizia all'interno della nostra rivista, inviare le informazioni (nome del bebé,

nome dei genitori, data di nascita e foto) all'indirizzo contact@adventistemagazine.com

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S V I Z Z E R A

64 esima Assemblea amministrativa della

FSRT- Avanti col cambiamento!

La Chiesa Avventista del Settimo Giorno è una

chiesa mondiale la cui conferenza generale ha

sede negli Stati Uniti, ma che conferisce gran

parte dell’autorità della Chiesa all’assemblea

locale dei credenti basata sull’esempio e

sui valori di Gesù Cristo. A livello federale,

è l’Assemblea, composta dai delegati delle

chiese che la formano, a eleggere l’insieme dei

vari responsabili. In Svizzera, questo cambio

avviene ogni 4 anni. Il 20 e 31 maggio 2019

si è quindi tenuta la 64esima Assemblea

Amministrativa della Federazione Avventista

della Svizzera romanda e del Ticino, con lo

scopo di scegliere il Comitato di presidenza

2019-2023 e un comitato direttivo. I 120

delegati riuniti a Losanna hanno votato.

Olivier Rigaud, presidente

Nato in Savoia (Francia), la vita

di Olivier viene trasformata

all’età di 20 anni, quando si

sposa, conosce Dio e sente

la chiamata per diventare

pastore. Dopo gli studi

teologici a Collonges-sous-

Salève, il suo percorso pastorale

lo porta in Francia, a Pau, poi a Roanne/Saint-

Étienne. Nel 2007 consegue il dottorato in

leadership presso la Andrews University (USA).

Torna in Francia per 5 anni di pastorato nel

nord della Francia. Nel 2015 si prende

un anno sabbatico per portare avanti

un progetto missionario. Alla fine del

2016, la famiglia si stabilisce nella chiesa

francofona di Ginevra. Con sua moglie

Tantely, hanno tre figli: Andy (24 anni), Mélissa

(22 anni) ed Emmanuel (18 anni).

Raphaël Grin, segretario generale

Raphaël è cresciuto nel

Campus della Lignière,

a Gland. Partecipando

attivamente alla vita

della sua chiesa,

sceglie fin da giovane di

consacrarsi al ministero

pastorale. Dopo aver

studiato teologia presso la

Facoltà avventista di Collonges-sous-Salève

(Francia), Raphaël è stato assunto dalla

Federazione delle Chiese avventiste della

Svizzera romanda e del Ticino come pastore,

prima presso la Chiesa di Ginevra, poi a

Losanna e infine a Friburgo. Allo stesso tempo,

si occupa del Dipartimento della Gioventù,

prima come vice e poi come direttore. 41enne,

è sposato con Ana e insieme sono i genitori di

un maschietto di 16 mesi.

Nathalie Wagnon, tesoriera

Nathalie Wagnon è nata in Normandia, dove

è cresciuta nella chiesa di Rouen. Appena

terminati gli studi, viene chiamata dal campus

avventista di Collonges, dove lavorerà nel

reparto di contabilità dal 1989 al 1996 e poi

dal 2001 al 2015, prima di rispondere

alla chiamata della FSRT. Nathalie

vive a Beaumont con il marito

Damien e con i loro gemelli di

22 anni, Matthieu e Timothée.

Suo marito è professore di

Scienze della Vita e della Terra

presso il complesso scolastico

Maurice Tièche. Frequentano

la chiesa Vivo a Ginevra. La FSRT ha

25


innovato la sua fiducia in Nathalie nel ruolo di

tesoriera, permettendole di dare una continuità

a questo incarico che ricopre dal settembre

2015.

Rapporti dei dipartimenti

Le assemblee amministrative sono anche

l’occasione che i responsabili dei vari

dipartimenti e ministeri della FSRT hanno

per presentare il lavoro svolto durante il

mandato. Tutti, uno dopo l’altro, hanno parlato

dei programmi svolti tra il 2015 e la fine del

2018: Associazione Pastorale: Daniello Barelli,

Comunicazioni: Rickson Nobre, Scuola del

Sabato: Ulrich Frikart, Educazione: Michel

Dufournet: Evangelizzazione: David Jennah,

Famiglia: Gilbert Grezet, Gestione Cristiana

della Vita: Nathalie Wagnon, IEBC e Libreria Vita

e Salute: Yolande Grezet, Giovani Avventisti:

Raphaël Grin e Pierrick Avelin, Dipartimento

Sociale: Patrick Maeder, Libertà religiosa: John

Graz, MIB: Elena Zagara, Ministeri delle Donne

e Dipartimento della Musica: Ildiko Jennah,

Ministero degli Special Needs: Valérie Lefebvre.

Il Comitato di presidenza allora in carica,

composto da David Jennah (Presidente),

Rickson Nobre (Segretario) e Nathalie Wagnon

(Tesoriera), ha presentato anche le attività

umane e finanziarie della Federazione negli

ultimi quattro anni.

Possiamo dire che nello scorso mandato gli

sforzi sono stati concentrati

David Jennah, presidente uscente della FSRT

sull’evangelizzazione e sulla testimonianza, sia

a livello locale che di federazione: “classiche”

campagne di evangelizzazione, campi di

Mission Caleb, creazione di nuove chiese

per portare la buona notizia della salvezza

alle nuove generazioni e ad altre culture,

formazione di gruppi che si ritrovano nelle

case, investimenti in edifici per la riapertura di

una chiesa avventista in Ticino, formazione in

omiletica, promozione della libertà religiosa

in collaborazione con autorità politiche e

religiose non avventiste, creazione di siti web

a tema, come quello dedicato a Desmond

Doss, per presentare i valori della nostra

Chiesa, formazione dei pastori sulla cultura

islamica per entrare meglio in contatto con i

musulmani, studio preliminare per l’apertura di

una scuola avventista in Svizzera, inaugurazione

del Ministero degli Special Needs, creazione

di un centro mediatico a Renens, ecc. La lista

è ancora lunga e non si limita solo a questi

progetti elencati.

Tutti questi sforzi sono stati premiati con un

mandato eccezionale in termini di crescita della

Chiesa. Infatti, la FSRT ha battuto un record: in

totale sono 201 le persone che hanno accettato

Gesù come loro Salvatore, diventando membri

delle nostre chiese.

Nonostante non ci siano solo successi, il

bilancio resta comunque positivo. È su questa

nota che il Presidente, David Jennah, e il

Segretario, Rickson Nobre, hanno terminato

il loro mandato, accolti anche dagli appalusi

dell’Assemblea, un modo per ringraziarli

umilmente della loro energia e dedizione che

hanno donato in favore della Federazione e

della missione di Dio. Entrambi continueranno

il proprio servizio all’interno della FSRT

ricoprendo altri ruoli, che verranno presentati

più avanti, così come per gli altri dipartimenti.

Mario Brito, presidente DIA e Rickson Nobre,

segretario uscente della FSRT

Inizio dei lavori

La nuova squadra è entrata in carica martedì

4 giugno 2019. È previsto un periodo di

passaggio di consegne prima che possa

continuare in maniera autonoma. Che il Signore

benedica tutti coloro che ricoprono un incarico,

in nome della Sua gloria, del benessere delle

chiese della FSRT e della salvezza di coloro che

cercano ancora il proprio Salvatore.

Battesimi Luana

e Carla

Ventidue anni fa, Carla ha

conosciuto Pedro, suo marito, e

nel gennaio 2001 è nata Luana,

loro figlia. Nel giugno 2016

il pastore Matthias Maag ha

conosciuto Carla e Luana che

partecipavano al campeggio scout

nella Valle Maggia, a Gordevio. Era

da quasi ventidue anni che Carla

frequentava la chiesa avventista

ma senza essere mai scesa nelle

acque battesimale per stringere un

patto con Gesù. Dopo aver stretto

amicizia, il pastore si offrì anche

di dare loro studi biblici. Una volta

accettata la proposta, si sono

ritrovati per quasi due anni per

studiare e approfondire la Parola

del Signore.

Dopo due anni c’è stata questa

bellissima cerimonia battesimale,

svoltasi il 26 gennaio 2019.

Numerosi sono stati i canti

dedicati. I fratelli del gruppo di

Arbedo e quelli della chiesa di

Losone si sono commossi dalla

loro testimonianza

AM

Presentazione di Olivier Rigaud (video)

Adventiste Magazine TV

Matthias Maag

Pastore della chiesa avventista di

Massagno

Tutte le foto dell’Assemblea

amministrativa 2019

Adventistes en Suisse

26

Jean-Paul Barquon, presidente di sessione e Richard Lehmann, responsabile delle procedure

27


Siamo andati avanti! Racconto

dell’Assemblea spirituale FSRT 2019

Ogni due anni, la FSRT desidera

riunire le sue chiese e gruppi per una

celebrazione spirituale. Per un giorno,

tutti i membri e i simpatizzanti della

Federazione sono invitati a incontrarsi

e a comunicare insieme. Ogni volta la

FSRT cerca di proporre un’Assemblea

eccezionale e innovativa. La Gioia e

la scelta sono state le parole chiave

della celebrazione del 1° giugno 2019, a

Losanna, come ormai da tradizione,

per la prima volta però

nell’affascinante Teatro di

Beaulieu.

La FSRT ha presentato

una serie di attività

per cercare di

raggiungere tutti i

suoi membri, con i vari

interessi e preferenze.

Per gli adulti e non

solo, quindici attività

sono state proposte

sia in momenti diversi che

in contemporanea. Dopo

il momento del culto, i

partecipanti hanno potuto scegliere il tema

del proprio workshop: lo studio tradizionale

della Scuola del Sabato o altri tre temi

legati alla Chiesa Avventista. Con Roland

Meyer si è posta la domanda: il XXI secolo è

ancora favorevole allo sviluppo del pensiero

avventista? Gabriel Monet ha lanciato alcuni

spunti di riflessione sulla missione di Dio e

della sua Chiesa. Rivan Dos Santos ha posto

al suo pubblico la seguente domanda: la

Chiesa Avventista del Settimo Giorno è un

movimento profetico?

Gabriel Monet,

La sera, stesso scenario con scelte multiple:

due concerti di genere diverso, una

conferenza, un’anteprima del film “Papas”,

e persino un gioco realizzato in un camion!

Questa Escape Room lanciava una sfida

ai partecipanti: ritrovare due persone

scomparse nel Giura svizzero.

Durante il giorno, popcorn e uno stand

fotografico hanno fatto la felicità di giovani

e bambini. La prova? Le migliaia di foto

scattate! C’era una fila per arrivare…

Seguendo una tendenza della

società moderna, l’obiettivo di

queste attività era che ogni

membro e amico potesse

rallegrarsi di essere

stato presente a questa

Assemblea, uscendone

arricchito secondo

le proprie esigenze e

aspirazioni del momento,

senza imporre a tutti un

unico tipo di programma.

Considerando i feedback

ottenuti, è stato un successo.

Anche all’interno della grande sala del

Teatro, che assomigliava a una grande fiera

dei talenti, doni e ministeri che abbondano

sul nostro territorio, c’era una vasta scelta.

ADRA Svizzera, Collonges-sous-Salève, la

scuola di musica 7 notes, Mission Caleb,

Radio Life Style 74, il Ministero per gli

Special Needs, la Lega Vita e Salute e il

nuovo Centro Multimediale “Espoir Médias”.

Insomma… tantissimi stand da vedere e

scoprire.

La gioia di incontrare gli amici di altre chiese

che non sempre abbiamo l’opportunità

di vedere. Questo è ciò che più è rimasto

nei cuori dei partecipanti. Dio ha ragione

nel dire che l’uomo non è fatto per stare

da solo. Ancora una volta, l’Assemblea

Spirituale è riuscita nel suo intento di

avvicinare le persone.

La gioia di ascoltare un messaggio biblico

stimolante! “Avanti”: questo era il tema

dell’Assemblea. E Gabriel Monet, decano

della Facoltà avventista di teologia a

Collonges-sous-Salève e relatore ospite,

è stato di grande ispirazione durante la

sua predicazione. Come lo ha ricordato,

“Avanti” rappresenta la promessa di una vita

quotidiana che si rinnova costantemente.

“Avanti” è la certezza della presenza

benevola di un Dio che ci accompagna in

ogni circostanza. “Avanti” significa

mettere in pratica il privilegio

di essere compagni di Dio

nella sua opera. “Avanti”

significa mettere alla

prova la propria fede

per poterla fare

crescere e rafforzare.

La gioia di vedere

tre gruppi diventare

chiese. Infatti, il giorno

prima, durante l’Assemblea

Amministrativa della FSRT,

i gruppi di Arbedo, quello

lusofono di Losanna e quello luso-ispanico

di Neuchâtel hanno ottenuto lo status

di chiesa. Sono stati presentati sabato

1° giugno, insieme a due nuovi gruppi

che fanno ora ufficialmente parte della

federazione: il gruppo Tagalog a Ginevra e il

gruppo anglofono di Vaud.

La gioia di vedere di persona alcune delle

201 persone che sono state battezzate

durante l’ultimo mandato. Una ventina di

persone erano lì a raccontare la loro storia,

tra sorrisi, lacrime e tanta convinzione.

Un caloroso applauso ha confermato che

questa è la ragione principale della nostra

Chiesa: condividere la buona novella e

formare nuovi discepoli.

La gioia di ascoltare testimonianze che

rafforzano la fede di chi le ascolta. Darlène,

segretaria volontaria di Mission Caleb

Suisse, per la quale FSRT aveva chiesto

di pregare, ha raccontato quanto le è

successo, dalla rottura dell’aneurisma nel

luglio 2017 fino a oggi: una guarigione

miracolosa derivata interamente da Dio.

La gioia di accompagnare Leandro Lopez,

pastore a Ginevra, nella sua consacrazione

al pastorato. L’emozione era forte. I suoi

genitori, che vivono in Argentina, non

riuscivano a essere presenti ma ci tenevano

a mandargli un video-messaggio

a sorpresa. I membri delle

chiese ispaniche di Ginevra

e Vivo hanno espresso

l’affetto per il loro pastore,

con parole di amicizia

e doni. E i pastori che

hanno partecipato

alla consacrazione

hanno anche cantato

per l’occasione. Un vero

momento di festa!

Alla fine i proiettori sono stati

spenti, le sale del teatro sono state

chiuse. Tutti hanno trovato la strada per

tornare alla loro chiesa locale. Ma la festa

continua, perché, proprio come quel 1°

giugno, la festa è stare con Dio. Ci diamo

appuntamento tra due anni, per ritrovarci

ancora e raccontarci tutto quello che

abbiamo vissuto nel frattempo. Che il

Signore ci custodisca fino a quel momento e

che ci faccia vivere delle grandi esperienze,

da condividere nel 2021!

AM

28 29


Nicolas Walther ha deciso di lasciare

la Clinica La Lignière e le sue entità consorelle

Nasce il primo gruppo di preghiera

avventista a Mendrisio

Dopo dieci anni alla guida della Clinica

La Lignière a Gland (VD), Nicolas Walther

ha deciso di lasciare la sua posizione

per un nuovo orientamento della

sua vita professionale. Il Consiglio di

Amministrazione lo ringrazia per il suo

importante contributo alla ristrutturazione

giuridica e organizzativa di La Lignière

e delle sue istituzioni, tutte in

buona salute finanziaria

e con un’ottima

reputazione nella rete

sanitaria regionale.

Nicolas Walther

(48 anni) ha

conseguito un

master in letteratura

all’Università di

Ginevra e ha iniziato la

sua carriera lavorativa

nell’ambito delle risorse

umane, presso la Banca

Cantonale di Friburgo. È stato

poi nominato direttore della residenza Le

Flon, a Oron-la-Ville. Ha lasciato questa

posizione dopo quattro anni per diventare

direttore generale della Clinica La Lignière,

a Gland (VD).

Ora vuole intraprendere un progetto

di formazione personale che gli sta a

cuore da molti anni. “Abbiamo preso

atto con rammarico della decisione di

Nicolas Walther di lasciare la Clinica La

Lignière e le sue entità consorelle dopo

10 anni di attività, comprendendo le sue

motivazioni e incoraggiandolo nel suo

progetto di formazione”, ha commentato

Mario Brito, Presidente del Consiglio di

Amministrazione. Desideriamo esprimergli

i nostri sinceri ringraziamenti per il suo

importante impegno. Gli siamo grati di

accompagnarci nel processo di nomina,

assicurando una transizione senza

intoppi con il nuovo Direttore Generale,

donna o uomo che sia. A tal

fine è stato costituito un

comitato di selezione, di

cui Nicolas Walther è

membro invitato. Si

prevede che rimarrà

Direttore Generale fino

all’insediamento del

suo successore.

Elemento di spicco

della rete sanitaria

regionale, La Lignière è

stata protagonista, sotto la

direzione di Nicolas Walther, di

una ristrutturazione organizzativa

e giuridica che ha portato alla creazione

di nuove entità giuridiche per un

migliore funzionamento e una maggiore

trasparenza delle sue diverse attività: la

Clinica La Lignière SA, il Centro Medico

& Terapeutico La Lignière SA, il centro

ambulatoriale inaugurato nel 2017 e attivo

dal maggio 2018, e il Centro di Salute La

Lignière SA, di nuova creazione.

Comunicato stampa della Clinique La

Lignière

23 maggio 2019

Siamo un gruppo di 10-12 persone che

ha deciso di ritrovarsi tutti i martedì, dalle

19 alle 21, a casa della famiglia Pozzi, per

condividere momenti di lode tramite la

preghiera, la lettura di salmi, la riflessione

su un passo biblico e alcuni canti. Questo

gruppo è nato dalle nostre preghiere, a cui

si sono aggiunte quelle del pastore Felipe

Moura e di altri fratelli del Mendrisiotto

e di Como. Essendo distante da Lugano,

volevamo costituire un gruppo in questo

territorio, che ne era ancora privo, con il

desiderio di evangelizzare questa città e i

suoi abitanti.

Ringraziamo il Signore per le benedizioni

che ci ha concesso, compresa l’armonia di

stare bene insieme e la forza di pregare gli

uni per gli altri. La nostra lista di soggetti

di preghiera si è già molto allungata: sono

tante infatti le persone che, sapendo del

nostro gruppo di preghiera, ci chiedono

di pregare per loro e per alcune loro

tematiche. Lo scopo di questo gruppo è

quello di evangelizzare, di portare la Parola

e di far conoscere la Chiesa Avventista nel

Mendrisiotto, dove ancora non abbiamo

una chiesa nonostante alcuni abitanti

avventisti.

Abbiamo avuto anche un nostro primo

momento di “agape comunitaria” in cui

abbiamo colto l’occasione per mangiare,

pregare e consolidare l’unità del nostro

gruppo. In questa occasione abbiamo

anche salutato, per il momento, il pastore

Moura che ad aprile lascerà il Ticino.

Tra le numerose preghiere che eleviamo

al Signore, abbiamo il desiderio di

portare in piazza a Mendrisio la Bibbia

Expò, un’esperienza evangelistica di

approfondimento nella storia e nella

cultura biblica che si è già svolta in alcune

città spagnole e italiane e che presto

arriverà anche in Svizzera, nel Ticino.

Maurizio Pozzi, membro del gruppo

di preghiera di Mendrisio

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