Bollettino Diocesano Gennaio-Marzo 2019
Atti ufficiali e attività pastorali dell'Arcidiocesi di Bari-Bitonto
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L’idea prendeva piede, il sogno si faceva più chiaro. La tenda non era<br />
ancora arrivata ma già faceva parlare di sé, alcuni per la verità<br />
bofonchiavano; altri criticavano, ma di quella critica che vuole capire<br />
meglio; altri ancora esprimevano entusiasmo e gioia; e c’era chi,<br />
pensa tu che matto, metteva nei messaggi whatsapp accanto alla<br />
parola tenda le faccine sorridenti e i cuoricini.<br />
La tenda si faceva attendere; si doveva preparare un popolo ben<br />
disposto ad accogliere la sua carica di significato. Infatti, nel<br />
frattempo cominciava a prendere piede, è il caso di dire proprio così,<br />
un movimento tra le persone delle diverse generazioni che favoriva<br />
l’incontro, la collaborazione (commissioni territoriali composte da<br />
giovani a adulti, che miracolo è questo!), il camminare insieme (circa<br />
2000 hanno percorso a piedi 11 km da Capurso a Noicattaro in una<br />
sera di inizio autunno), la preghiera comune (la cattedrale stracolma<br />
di gente in una sera alle porte della primavera per affidare la propria<br />
vita a Maria, colei che indica la Via, Gesù).<br />
La terra di Bari era quasi pronta a piantare la tenda in mezzo, come<br />
a tratteggiare un centro attorno a cui ritrovarsi, riconoscersi, abitare.<br />
Difatti quando arrivò e posò il lembo sulla nuda terra non erano<br />
molti i presenti … tranquilli, per tirarla su (sì, lo sapete meglio di me,<br />
la tenda si pianta per innalzarla, tocca terra ma invoca il cielo, è il<br />
cielo sulla terra) non ci voleva tanta forza. È bastata una fonte di<br />
energia permanente a tenerla viva, visibile, resistente alla pioggia e<br />
al vento. Per la verità, un Soffio leggero è stato la garanzia della<br />
tenuta della tenda e dell’incontro tra le persone.<br />
Bianchissima come la luce era la sua veste esteriore, semplice e<br />
maestosa, insomma, era impossibile non farci caso. La tenda era da<br />
sola un richiamo, una chiamata a starci, ad andare a vedere, anche a<br />
mangiare qualcosa, ad ascoltare una parola, a porre domande, ad<br />
esercitare la speranza, a risvegliare il desiderio del futuro, ad allargare<br />
lo spazio della propria esistenza, perché sotto la tenda non ci sono<br />
confini o paletti, si passa, ci si lascia attraversare dal caldo e dal vento,<br />
si sperimenta luce e buio senza filtri. La tenda resta un’apertura, uno<br />
spazio di libertà dove ritrovare se stesso, finalmente affrancato da<br />
certe strutture e dinamiche stantie che annoiano lo spirito.<br />
E ha tenuto svegli tutti in quei giorni, soprattutto ci ha riconciliato<br />
con la creatività che fa accadere l’impossibile. La tenda era lì ma,<br />
facendo parlare di sé, era ovunque.