La Freccia Settembre 2019

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PER CHI AMA VIAGGIARE

ANNO XI | NUMERO 9 | SETTEMBRE 2019 | www.fsitaliane.it

WONDER

BARBARA

VIAGGI D’AUTUNNO

TRA IL CHIANTI DELL’EROICA,

LE COLLINE DEL PROSECCO E MATERA

PRIX ITALIA

MARCELLO FOA RACCONTA IL CONCORSO RAI


Si sono ritrovati in un periodo meraviglioso per i colori, i profumi,

i sapori; e se fosse vero che l’autunno è la stagione degli amori?

Arrampicate, downhill, il ponte tibetano e la canoa, poi in baita

sfiniti; Elli e Mauri il loro viaggio di nozze non lo dimenticheranno

mai. Cerca le sensazioni d’autunno su visittrentino.info.

Lago Nambino


italian alpine experience

Le Alpi

in

stile

italiano.


MEDIALOGANDO

EQUILIBRIO

E

PLURALISMO

IL GIORNALISMO

D’AGENZIA,

IL GIORNALISMO

TOUT COURT.

LA FRECCIA INCONTRA

MARIO SECHI, DAL 1°

LUGLIO DIRETTORE

DELL’AGI

di Marco Mancini

marmanug

«

Una bella signora con 70

anni di storia». Esordisce

così Mario Sechi, rispondendo

alla mia domanda rompighiaccio:

cos’è l’Agi? La Freccia

lo ha incontrato poche settimane

dopo che i vertici di Eni, editore e

proprietario di Agi, lo hanno chiamato

alla guida della seconda – per

dimensioni – agenzia di stampa italiana.

Reputandolo il marito ideale,

seppur molto più giovane, di questa

bella signora. Ma Sechi era già uno

di famiglia. Dal 2013 è alla guida di

Oil, trasformato in WE_World Energy,

una rivista in più lingue di geopolitica

dell’energia. Poi, con Marco

Bardazzi, capo della comunicazione

di Eni, ha creato un nuovo progetto

editoriale, Orizzonti - Idee dalla Val

d’Agri, dedicato al comprensorio lucano

nel cui sottosuolo si trova il

più grande giacimento europeo di

petrolio e gas. Nell’ultimo editoriale

scrive qualcosa che suona come un

monito a questo Paese in perenne e

irrisolta ricerca di equilibrio e stabilità.

«Gli investimenti arrivano dove

c’è certezza delle norme. La politica

gioca un ruolo di primo piano nella

creazione delle condizioni per im-

2


maginare prima e fare poi». Sechi,

classe 1968, è giornalista di lungo

corso, dal Giornale a Libero, dall’Indipendente

a Panorama, dall’Unione

Sarda al Tempo, di cui è stato direttore

dal 2010 al 2013. E dal 2017 cura,

insieme alla spagnola Maite Carpio,

List, uno spazio multimediale che

lui stesso ha fondato e che – come

recita l’home page - “pubblica notizie

esclusive, contenuti originali, ha

una visione a 360 gradi dei fatti del

mondo, unisce i puntini, ricostruisce

il puzzle, mette ordine nel caos delle

news, disegna lo scenario”. Quanto

basta per fare, dell’arguto e loquace

Sechi, anche un noto commentatore

politico televisivo, acuto osservatore

degli scenari nazionali e internazionali.

Da direttore di Agi intraprende

una nuova e appassionante avventura

professionale.

Qual è il tuo programma e quali

sono gli obiettivi che ti poni?

Buon giornalismo e ricavi, il mio programma

è molto semplice, niente di

esoterico, nessun fuoco di artificio.

E come si ottengono l’uno e gli altri?

Il primo si ottiene con l’equilibrio e

il pluralismo, che è dato dal numero

di lanci che dedichi a tutti i soggetti

dello spettro politico, quindi dall’apertura

che l’agenzia ha verso tutte

le opinioni e visioni del mondo. Ovviamente

non si pubblica tutto, ma

solo ciò che si ritiene importante,

come ricorda il motto del New York

Times: “All the News That’s Fit to

Print”. Qui entra in gioco la funzione

di mediazione e scelta del giornalista

e del direttore, che nessun algoritmo

potrà sostituire. Qualcuno

potrà dire che è un punto di vista,

certamente, e va rivendicato, perché

è l’intelligenza umana applicata alla

selezione dei fatti che veramente

conta ed è capace di produrre una

gerarchia, un racconto e un linguaggio

adeguati. C’è un lavoro certosino

dietro ogni lancio di agenzia, perché

buon giornalismo significa anche velocità

unita ad accuratezza e verifica

delle fonti.

E i ricavi?

Per aumentarli bisogna fare un’operazione

di diversificazione delle fonti

di ricavo, di potenziamento delle

news, conferendo appeal al prodotto.

I ricavi possono arrivare anche da

progetti speciali di comunicazione,

in quella prospettiva di evoluzione

che contraddistingue un po’ tutte le

agenzie di stampa che puntano ad

affiancare altre attività al loro marchio.

Nel caso di Agi quali sono?

Premetto che l’attività tipica resta il

giornalismo. Anche perché, cosa sarebbero

Reuters, Associated Press e

la stessa Agi se non ci fossero i giornalisti?

Comunque nel corso degli

ultimi mesi Agi ha acquisito il controllo

di una società che opera sempre

nell’ambito editoriale, fa tecnologia

e si chiama D-Share. È presente

in quasi tutti i gruppi editoriali italiani,

e non solo, con una sua efficace

piattaforma, un sistema, denominato

Kolumbus, per creare e distribuire

contenuti digitali per i giornali. Un

software che ha sotto un know-how

molto importante dal punto di vista

dell’esperienza umana, la cosiddetta

user experience. D-Share è stata

fondata da Alessandro Vento (ex manager

di RCS, ndr) ed è un’acquisizione

portata a termine da Salvatore

Ippolito, il nostro Ad, e da Riccardo

Luna, che mi ha preceduto in questo

ruolo. C’è poi un’altra divisione della

società, Agi Factory, che offre invece

prodotti di comunicazione per le imprese.

Sono due attività che si affiancano

al prodotto tipicamente giornalistico

e fanno di Agi una società di

contenuti, una media company.

Torniamo al giornalismo. Spira ormai

da anni un’aria di crisi per i media

più tradizionali, in questa rubrica

ne parliamo spesso, e talvolta

per conquistare lettori e contatti si

cede a compromessi o a scelte discutibili.

È frutto dell’avvento di Internet, ed

è il paradosso di Internet. Un grandissimo

fenomeno di apertura, universalizzazione

e rivoluzione nella

storia dell’umanità, ma anche l’occasione

di un abbassamento incredibile

dell’autorevolezza e del sapere,

soprattutto quando sono esplosi i

social network. Oggi assistiamo a

un dibattito pubblico impoverito dal

web, siamo precipitati in una mediocrazia

e i social network ne sono in

gran parte responsabili. Questo però

significa anche che le agenzie hanno

un grande futuro e il giornalismo vive

un momento eccezionale. Penso che

sia in crisi il modello di business, ma

che non sia affatto in crisi il giornalismo.

Questo bisogno di buon giornalismo,

che condivido in pieno, non

sembra però molto avvertito dal

grande pubblico…

Alla base c’è un problema di educazione

civica, di formazione scolastica.

C’è un problema di sapere

complessivo e un fraintendimento,

perché in tanti pensano che tutto

sia informazione e che tutti possano

fare i giornalisti. È sbagliato. Come lo

è confondere la comunicazione con

il giornalismo, due cose nettamente

diverse. Il giornalismo è hard e anche

soft news, ma offerto con estrema

cura e l’interesse principale è quello

del lettore e del giornalista verso

il suo lettore, nel nostro caso clienti

e abbonati. È vero, giornalismo e

comunicazione vanno in parallelo in

moltissime aziende, ma va preservata

la funzione giornalistica. Su questo

sono molto categorico, il giornalismo

va difeso da tutto e da tutti.

Ad attaccarlo sono i new media,

sembra che per fare cronaca oggi

basti un buon smartphone.

Ma non è così. Non basta avere una

videocamera per essere un buon

video-giornalista o una macchina

fotografica per essere un grande

fotoreporter. Non tutti sono o diventeranno

mai Robert Capa, Henri Cartier-Bresson

o Ernest Hemingway.

L’eccellenza, il sapere e il mestiere

sono fondamentali. Se mi dici che c’è

poco rispetto di questo sapere nel

mondo contemporaneo, ti dico di sì.

3


MEDIALOGANDO

Ma bisogna farsi rispettare…

Questo scarso rispetto è una componente

di una più generalizzata

avversione alle élite considerate

detentrici di ingiusti privilegi. E i

giornalisti ne farebbero parte…

Ma le élite sono necessarie, non

esiste governo delle cose umane e,

naturalmente, neanche delle aziende,

senza élite. L’élite è connaturata

all’esistenza dell’uomo, quindi in realtà

quello a cui stiamo assistendo

oggi prefigura ed è la lotta di una

élite che tenta di farsi e sostituirsi a

un’altra. Un puro paradosso.

E il giornalista in tutto questo cosa

può e deve fare?

Continuare a fare il giornalista e tenere

la schiena dritta. C’è chi pensa

che la schiena dritta si abbia solo

se si parteggia per una parte o per

l’altra. Non si parteggia per nessuna

delle due, si possono avere naturalmente

le proprie idee, ma si deve

essere plurali. Nelle redazioni mainstream,

invece, si confonde spesso

la propria idea, la propria parte e il

proprio desiderio con il fatto.

E forse è anche questo che in molti

contestano ai giornali, quello di

essere schierati e funzionali a una

fazione politica, o agli interessi di

lobby potenti.

È innegabile che i quotidiani abbiano

oggi bisogno di una forte identità.

È chiaro che abbiano un punto di

vista molto tagliato. Che Repubblica

come La Verità o il Corriere portino

avanti le loro sacrosante battaglie e

idee. Ne hanno diritto, è necessario

e, aggiungo, è un bene che abbiano

una loro marcata identità. Noi

facciamo un altro mestiere e siamo

al loro servizio. L’identità delle

agenzie, lo ripeto, è quella di essere

aperte, di dare i giusti spazi a tutte

le posizioni possibili.

Avere per editore un’azienda come

l’Eni non vi pone limiti in questo?

Tutt’altro, essendo un’azienda con

una grandissima cultura, una multinazionale,

è un vantaggio. Perché

capiscono la dimensione particolare

dei problemi del giornalismo.

Torniamo a parlare dell’agenzia:

come siete strutturati sul territorio?

Abbiamo sedi in tutte le regioni italiane,

una a Bruxelles e una a Houston.

Abbiamo 72 giornalisti più tutti

i collaboratori, insomma una macchina

importante con una redazione

fantastica, ci tengo davvero a dirlo,

perché ho trovato giornalisti davvero

bravi, entusiasti del loro lavoro che

mi hanno riservato una grande accoglienza

e offerto da subito la massima

collaborazione.

Ottime premesse per realizzare i

tuoi progetti, buon giornalismo e

più ricavi…

Certo. Già in queste prime settimane

abbiamo lavorato molto al notiziario

e interverremo presto anche sul sito.

L’impronta nuova è la velocità e lo

scoop. Velocità che non può essere

a discapito dell’accuratezza. Anche

la scomposizione della notizia è importante,

come la scelta dei tempi e

il modo di lanciarla, con flash soltanto

su news importanti. Questo aiuta

lettori e abbonati a capire quello che

più conta. Curiamo molto anche i titoli

della giornata che proponiamo

in più edizioni, una ogni due ore. Sto

lavorando al sito, che sarà un sito di

agenzia e non un giornale. Procediamo

spediti sulla via della digitalizzazione.

Perché il fatto che io esalti la

tradizione non significa che non voglia

digitalizzare, tutt’altro. Quando

io mi occupavo di modem e digitale

eravamo in pochi a farlo. Ho avuto la

fortuna di lavorare nel Gruppo Unione

Sarda, che è stato pioniere dell’era

di Internet.

A tal proposito, la rivoluzione digitale

come ha modificato il lavoro giornalistico

nelle agenzie di stampa?

Lo ha trasformato profondamente.

Basti pensare che un tempo si facevano

i cable con le telescriventi,

mentre oggi l’intensità e la velocità

delle trasmissioni sono incrementate

enormemente. Come un forte

impulso si è avuto anche sul fronte

dello spezzettamento delle notizie,

che sono più numerose. Oggi sono

oltre mille i lanci giornalieri di Agi e

cresceranno ancora, però…

Però?

Non deve mai venire meno l’attenzione

al prodotto. Non mi piacciono

gli errori, le sbavature. Occorre essere

tempestivi, precisi, equilibrati.

Per questo punto a controllare tutto.

Un bell’impegno…

Fare il direttore di un’agenzia non è

un mestiere consigliabile a chi non

ha tempra. Bisogna alzarsi molto

presto, andare avanti 12, 14 ore

al giorno. Però tutto dipende da

come interpreti questo ruolo. Se ti

dedichi soprattutto alle relazioni

puoi fare una vita anche molto più

tranquilla, non dico serena soltanto

perché l’aggettivo non porta molto

bene. Ma io non sono così. Devo

e sento il bisogno di fare il giornalista.

È l’unico modo per poter

lasciare un buon ricordo professionale

quando, arrivato a un certo

punto, smetterò, perché non ho

certo l’ambizione di essere eterno.

E dopo?

Tornerò in Sardegna a scrivere, libri,

cose mie, che è quello che mi

interessa e appassiona di più.

4


SOMMARIO

SETTEMBRE 2019

IN COPERTINA

BARBARA D’URSO

65 97

41

10

RAILWAY HEART

17

SAVE THE DATE

25

WHAT’S UP

pag. 28

34

VIAGGI D’AUTUNNO

Itinerari di stagione per godere della

vendemmia su e giù per lo Stivale,

apprezzare l’Eroica in bicicletta, farsi

incantare dalla Reggia di Caserta e dai

chiaroscuri di Matera

70

LE SFIDE DEL PRIX ITALIA

Torna il concorso internazionale per

radio, tv e web, organizzato dalla Rai. Lo

racconta il presidente, Marcello Foa

77

UN TRENO DI LIBRI

Invito alla lettura di Alberto Brandani,

che questo mese propone ai lettori della

Freccia la nuova opera di Laurie Lico

Albanese, La bellezza rubata

88

98

68

L’ITALIA CHE FA IMPRESA

82

BOERI: GREEN ATTITUDE

86

MSGM, DIECI ANNI DI STILE

90

FESTIVAL DI FINE ESTATE

92

PAPPANO, MUSICA DELL’ANIMA

95

WOLBERT E L’ARTE ITALIANA

98

TUTTA UN’ALTRA SPADA

102

PHOTO

128

FUORI LUOGO

LE FRECCE NEWS//OFFERTE E INFO VIAGGIO

114

PIÙ FRECCIAROSSA TRA ROMA E MILANO

Aumentano le fermate alla stazione di Milano Rogoredo e crescono i collegamenti tra i principali scali

meneghini (Centrale, Porta Garibaldi e Rogoredo) e Roma (Termini e Tiburtina)

Scopri tra le pagine l’offerta Trenitalia. Oltre 280 Frecce al giorno, più di 100 città servite

6


Tra le firme del mese

STEFANO BENAZZO

Ambasciatore a riposo dal 2013, scultore,

modellista navale-architettonico, esperto di treni

antichi e fotografo di relitti spiaggiati: più di 200 in

quattro continenti e oltre 40 mostre personali in

Italia e all’estero

LIVIO IACOVELLA

Giornalista pubblicista romano, non si stanca mai

di dire a tutti che, almeno una volta nella vita,

bisogna provare in prima persona la bellezza

della fatica e il gusto dell’impresa

I numeri

di questo numero

35%

il picco di share raggiunto

da Live - Non è la d’Urso

[pag. 29]

120

i chilometri della strada

del Prosecco

[pag. 41]

61MILA

i m 2 di superficie

della Reggia di Caserta

[pag. 55]

2.300

i capolavori della collezione

della Fondazione VAF

[pag. 95]

Read also

La Freccia Junior, il mensile di giochi,

fumetti e curiosità per i più piccoli,

in distribuzione al FRECCIABistrò di

Frecciarossa e Frecciargento

MENSILE GRATUITO PER I VIAGGIATORI

DI FERROVIE DELLO STATO ITALIANE

ANNO XI - NUMERO 9 - SETTEMBRE 2019

REGISTRAZIONE TRIBUNALE DI ROMA

N° 284/97 DEL 16/5/1997

CHIUSO IN REDAZIONE IL 23/08/2019

Foto e illustrazioni

Archivio Fotografico FS Italiane

FS Italiane | PHOTO

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Tutti i diritti riservati

Se non diversamente indicato, nessuna parte della

rivista può essere riprodotta, rielaborata o diffusa

senza il consenso espresso dell’editore

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a questo numero

PER CHI AMA VIAGGIARE

ALCUNI CONTENUTI DELLA RIVISTA

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BY-NC-ND 3.0 IT

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fsitaliane.it

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Marco Mancini

Claudia Frattini

Cecilia Morrico,

Francesca Ventre

Silvia Del Vecchio

Gaspare Baglio, Serena Berardi,

Michela Gentili, Sandra Gesualdi,

Luca Mattei, Cristiana Meo Bizzari

Francesca Ventre

Michele Pittalis,

Claudio Romussi

Verto Group

Stefano Benazzo, Cesare Biasini Selvaggi,

Alberto Brandani, Gilda Ciaruffoli, Carlo

Cracco, Marco Gemelli, Marco Giannella,

Alessio Giobbi, Livio Iacovella, Itinere,

Raffaele Nappi, Alberto Olivetti, Giuliano

Papalini, Ernesto Petrucci, Bruno Ployer,

Enrico Procentese, Andrea Radic, Flavio

Scheggi, Franco Tanel, Mario Tozzi,

Jeffrey Zani

REALIZZAZIONE E STAMPA

RAFFAELE NAPPI

Classe ’90, scrive per Il Fatto Quotidiano e Il

Messaggero. Due libri. Sogna di lavorare in una

redazione, prima che scompaiano

Via A. Gramsci, 19 | 81031 Aversa (CE)

Tel. 081 8906734 | info@graficanappa.com

Coordinamento Tecnico Antonio Nappa

PROGETTO CREATIVO

Team creativo Antonio Russo, Annarita Lecce, Giovanni Aiello

Manfredi Paterniti, Massimiliano Santoli

PER LA PUBBLICITÀ SU QUESTA RIVISTA

advertisinglafreccia@fsitaliane.it | 06 4410 2661 - 5640 - 2600

ALBERTO OLIVETTI

Professore ordinario di Estetica all’Università

degli Studi di Siena, ha diretto la Scuola di

Dottorati Logos e rappresentazione, dedicata

a temi di arte e di filosofia, cura per Il manifesto

la rubrica settimanale Divano

Note, il settimanale per i viaggiatori

regionali da leggere su

trenitalia.com

La carta di questa rivista proviene

da foreste ben gestite certificate FSC ® ️

e da materiali riciclati

On Web

La Freccia si può

sfogliare su ISSUU e

nella sezione FSNews

del sito fsitaliane.it

7


OGNI VOLO È COME ESSERE IN

VACANZA

Bevi una tazza di caffè, leggi il tuo giornale preferito online o diveiti sui social media.

Proprio come un rilassante weekend a casa.

I prodotti e servizi sono soggetti a modifiche in base alla durata del volo e al tipo di aeromobile.


FRECCIA COVER

di Flavio Scheggi

mescoupsdecoeur

Una sala del Museo Ducati

ANATOMIA DELLA VELOCITÀ

«L’aerodinamica rende le moto magiche»

[Claudio Domenicali, amministratore delegato Ducati]

Il vento accarezza ogni mezzo di trasporto in movimento.

Durante la progettazione, grazie allo studio dell’aerodinamica,

ogni elemento viene disegnato per rendere questo

contatto il più fluido possibile. A questa scienza la Ducati

ha dedicato la mostra temporanea Anatomia della Velocità,

ospitata dal Museo Ducati di Borgo Panigale, alle porte

di Bologna, fino all’8 ottobre.

L’esposizione racconta di come l’aerodinamica sia una

componente fondamentale alla base del concetto di performance,

attraverso il quale Ducati esprime la propria

eccellenza. Il percorso di visita parte da questo principio

applicato alla due ruote per poi concentrarsi sugli studi e

le soluzioni sviluppate negli anni nel mondo delle corse.

La mostra, inaugurata alla vigilia del Gran Premio del Mugello

2019 da Claudio Domenicali (amministratore delegato

Ducati) e dai piloti ufficiali del team Mission Winnow

Ducati, Andrea Dovizioso, Danilo Petrucci e Michele Pirro,

raccoglie foto, video, pannelli e proiezioni che interagiscono

con l’esposizione della Desmosedici GP16 e di due

carene utilizzate dalla scuderia emiliana nei campionati

MotoGP 2015 e 2017.

ducati.com

9


RAILWAY heART

PHOTOSTORIES

PEOPLE

Attese a Roma Termini

© Edoardo Robortella Stacul

edo_stacul

IN VIAGGIO

Vernazza – Cinque Terre

© Eduard Halmdienst

bottleeck

10


LE PERSONE, I LUOGHI, LE STORIE

DELL’UNIVERSO FERROVIARIO IN UN

CLICK. UN VIAGGIO DA FARE INSIEME

A cura di Enrico Procentese

enryhills

Utilizza l’hashtag #railwayheart oppure invia il tuo scatto a railwayheart@fsitaliane.it.

L’immagine inviata, e classificata secondo una delle quattro categorie

rappresentate (Luoghi, People, In viaggio, At Work), deve essere di proprietà

del mittente, priva di watermark, non superiore ai 15Mb. Le foto più emozionanti

tra quelle ricevute saranno selezionate per la pubblicazione nei numeri futuri

della rubrica. Railway heArt è un progetto di Digital Communication, Direzione

Centrale Media, FS Italiane.

LUOGHI

Stazione di Roma Tiburtina AV

© Angela Squarcia

angelasquarciadesign

AT WORK

Giorgio, macchinista

Divisione Passeggeri

Regionale - Trenitalia

© Antonio Li Piani

ermetico.op

11


RAILWAY heART

A TU PER TU

di Alessio Giobbi - a.giobbi@fsitaliane.it

Simona, addetta all’assistenza e alla vendita nel FREC-

CIALounge della stazione di Milano Centrale, per la

Divisione Passeggeri Long Haul di Trenitalia. Una carriera

ventennale iniziata in biglietteria, sempre a contatto con

le persone.

In cosa consiste il tuo lavoro?

La maggior parte della mia giornata si svolge all’interno del

FRECCIALounge di Milano Centrale, dove lavoro da dieci anni

all’accoglienza e alla vendita diretta, e a volte anche all’esterno,

nei desk o tra i binari. Ho vissuto la nascita dell’Alta Velocità

partecipando all’inaugurazione della linea Milano-Bologna, le

persone da assistere sono aumentate di pari passo con la diminuzione

dei tempi di percorrenza da una città all’altra. Il nostro

lavoro è cresciuto insieme a questa importante rivoluzione

della mobilità.

Questa professione ha influito sul tuo carattere?

Di natura sono una persona molto riservata e il fatto di occuparmi

di assistenza mi ha dato una mano a superare la forte

timidezza. Importante è anche la formazione, grazie alla quale

ho imparato ad approcciarmi con le persone rispettando le

loro attitudini culturali, sociali, religiose o fisiche: il nostro compito

è accogliere tutti nel miglior modo possibile. In dieci anni

ho conosciuto molti viaggiatori, con i clienti abituali si è creato

un rapporto di fiducia. Chi entra nel FRECCIALounge trova un

clima familiare, gli affezionati sono tanti e diversi: persone comuni,

politici, vip, clientela business.

Quali sono le richieste più frequenti?

L’esigenza fondamentale è senza dubbio l’informazione, specie

nei momenti di difficoltà di circolazione dei treni. Il nostro

compito è trasmettere la percezione che ci sono team pronti a

intervenire anche nelle situazioni più complesse.

Dicevi che svolgi anche attività in stazione, qual è la differenza?

Le persone che incontro ai desk solitamente hanno meno

aspettative rispetto a chi si reca nel FRECCIALounge, poiché

si tratta, in molti casi, di viaggiatori che si spostano saltuariamente

in treno. In stazione si incontrano anche molti turisti, che

ci pongono le richieste più disparate. Certamente per l’attività

che svolgiamo gioca un ruolo fondamentale l’esperienza. In

più, a quasi un anno dalla nascita del servizio di customer care

regionale, possiamo interagire anche con i colleghi che seguono

questa attività, offrendo un’assistenza ancora più completa.

Cosa miglioreresti e cosa ti piace di più del tuo lavoro?

Alcune volte il linguaggio degli annunci diffusi in stazione rischia

di non essere del tutto comprensibile. Rivedrei alcune

frasi standard emesse dagli altoparlanti, rendendole più semplici.

Per il resto, non riesco a immaginare un lavoro diverso da

questo, dopo tanti anni a contatto con le persone ho scoperto

di non poterne fare a meno. È come se mi nutrissi delle loro

storie e delle loro esigenze che, in qualche modo, mi hanno

aiutato a limare alcuni aspetti del mio carattere.

12


LE STORIE E LE VOCI DI CHI, PER LAVORO, STUDIO O PIACERE,

VIAGGIA SUI TRENI. E DI CHI I TRENI LI FA VIAGGIARE

Testo e foto di Enrico Procentese

enryhills

Jacopo Ascari, giovane architetto e illustratore in viaggio sul

Frecciarossa Bologna-Venezia.

Ci fai un breve ritratto di te?

Sono un sognatore, un idealista, una persona creativa ma anche

estremamente malinconica. Se ogni giorno non riesco a dare vita

a un’idea, un disegno o un progetto di cui vado realmente fiero,

mi arrabbio moltissimo. Sto tentando di diventare razionale, un

visionario razionale. Che poi è anche l’unico modo per vivere.

Di dove sei e di cosa ti occupi?

Sono di Modena, cresciuto però a Milano. Sono un urbanista,

laureato al Politecnico di Milano e iscritto all’Ordine, anche se al

momento mi occupo di arte contemporanea, collaborando stabilmente

con una nota artista italiana, Chiara Dynys (approfondimento

sull’artista a pag. 106). Insieme abbiamo vissuto un anno

incredibile, con due mostre personali a Roma e Venezia. Adoro

la contaminazione, non potrei vivere facendo soltanto una cosa.

Che tipo di viaggiatore sei?

Nel corso dell’ultimo anno ho viaggiato moltissimo in treno, tra

Milano, Roma e Venezia, per costruire un progetto di allestimento,

incontrare partner e controllare l’andamento dei lavori.

Sempre in Frecciarossa, un servizio impagabile. Il momento del

viaggio diventa un momento creativo. Quante soluzioni ho trovato

a problemi che sembravano impossibili da superare grazie a

uno scarabocchio fatto sul fazzoletto fornito insieme al welcome

drink!

Che ricordo hai del tuo primo viaggio in treno?

Da bambino adoravo la geografia. Cartina alla mano, indicavo le

città nei dintorni che pretendevo di visitare, insistendo all’infinito

perché mi si accompagnasse. C’è una persona speciale che mi

ha sempre spinto a indagare ulteriormente: terrò sempre nel cuore

i viaggi in treno con mia nonna, donna preziosa, alla scoperta

dell’Italia. Devo tanto all’emozione di quei momenti irripetibili.

Cosa ti piace del treno?

Adoro il concetto di velocità. Ma quello che da sempre mi ha entusiasmato

è il progetto Grandi Stazioni AV, ormai quasi completo.

Il concept è geniale: le città italiane tornano ad avere una centralità

europea grazie a una nuova rete di accessibilità capillare e

promuovono la costruzione di grandi architetture. Nuove stazioni

intese come agorà coperte. Questa capacità di ambizione e questo

rinnovato orgoglio per il progetto Paese è qualcosa di abbastanza

irripetibile: ha portato Zaha Hadid a Napoli e Calatrava a

Reggio Emilia. Quello che ha fatto FS mi entusiasma davvero.

Se avessi la possibilità di introdurre, togliere o cambiare qualcosa

nel mondo ferroviario, cosa faresti?

È interessante il progetto di FS per promuovere la conoscenza

dei territori che si attraversano, gli usi, i costumi, le peculiarità culturali.

Mi piacerebbe che questi sforzi si ampliassero ancora di

più, coinvolgendo anche le stazioni ferroviarie stesse, come fatto

per Milano Centrale. Le stazioni italiane sono architetture di valore

immenso che meritano di essere trattate come monumenti.

E dovrebbero essere visitate a prescindere dal viaggio in treno.

13


RAILWAY heART

© DragonImages/AdobeStock

PIÙ CONCILIAZIONE

PIÙ SODDISFAZIONE

UN SISTEMA RAPIDO ED EFFICACE PER

AIUTARE I CLIENTI A RISOLVERE PICCOLE

CONTROVERSIE SENZA RICORRERE ALLA

GIUSTIZIA ORDINARIA

di Serena Berardi

Le persone che scelgono

di viaggiare con Trenitalia

sono il bene più prezioso

per la società del Gruppo FS Italiane.

E la loro soddisfazione il principale

obiettivo. Tuttavia, con oltre 60

milioni di passeggeri all’anno che si

spostano con le Frecce e gli InterCity,

qualcosa può non essere pienamente

coincidente con le aspettative

dei clienti. Non tutti, però, sanno

come avvalersi della conciliazione

di Trenitalia. Da una recente ricerca

della società Ipsos, condotta su un

campione di circa 750 persone di

età compresa tra i 18 e i 75 anni, solo

il 5% dei consumatori italiani si sente

molto tutelato dalla legge. A questo

si aggiunge la falsa percezione che

le normative non siano davvero dalla

parte dei clienti (33%) e che il potere

delle imprese prevalga (33%).

Esistono, al contrario, strumenti

che possono venire in aiuto, risolvendo

le cosiddette small claim, le

piccole controversie di consumo, in

maniera veloce ed efficace. Come

la conciliazione paritetica, un metodo

di risoluzione stragiudiziale

frutto di protocolli d’intesa sottoscritti

tra associazioni e imprese.

Per accedervi il consumatore deve

dapprima inoltrare il suo reclamo

all’azienda. Se non riceve risposta

o se il riscontro non dà l’esito sperato,

può attivare la procedura di

conciliazione rivolgendosi alle associazioni

dei consumatori. I vantaggi

sono numerosi: la gratuità;

la facilità d’accesso; la rapidità dei

tempi, visto che i protocolli d’intesa

prevedono la conclusione entro un

termine prestabilito; l’alta percentuale

di accordi raggiunti e l’elevata

soddisfazione dei clienti. È dal 2010

che Trenitalia ha messo a disposizione

la procedura di conciliazione:

nel 2018 le richieste hanno registrato

un incremento del 10% rispetto al

2017 e dell’87% rispetto al 2016. Un

trend in crescita non solo nel settore

del trasporto ferroviario, ma anche

in quello energetico, bancario,

postale e delle telecomunicazioni.

E se l’Italia detiene il primato negativo

per la giustizia civile più lenta e

inefficiente d’Europa, il Parlamento

UE ha invece riconosciuto l’attività

di conciliazione di Trenitalia e delle

associazioni nazionali come una

best practice da seguire.

trenitalia.com/it/informazioni/la_

procedura_di_conciliazione.html

conciliazioniparitetiche.it

14


A cura di Luca Mattei

AGENDA

ellemme1 – l.mattei@fsitaliane.it

save SETTEMBRE

the date 2019

DISOBBEDISCO

TRIESTE//FINO AL 3 NOVEMBRE

«Io soldato, io volontario, io mutilato di

guerra, credo di interpretare la volontà

di tutto il sano popolo d’Italia proclamando

l’annessione di Fiume». Il 12

settembre 1919 Gabriele D’Annunzio

dà inizio con queste parole all’occu-

pazione del centro, oggi croato, che

dura per tutto il 1920. Per celebrare il

centenario dell’impresa prende il via

un intenso programma di eventi con

un’esposizione al Salone degli Incanti

di Trieste curata da Giordano Bruno

Guerri, presidente del Vittoriale degli

Italiani. Entrando in un colossale dirigibile

in metallo dagli interni eleganti, si

osservano tesori e memorie di quell’eroica

esperienza, tra cui l’autovettura

con cui il Vate entrò in città. Cinque

le sezioni: Identità di confine, in cui si

riflette sulle caratteristiche multiculturali

delle regioni adriatiche; Irredentismo

ed eroismo, dove si dimostra

l’evoluzione del soldato reduce dalla

Grande Guerra in un nuovo tipo di attivista

volontario: il legionario; Rivoluzione

artistica, dove oggetti di alto artigianato

sono al fianco di proclami futuristi

e dell’avanguardia del gruppo Yoga;

Rivoluzione sociale ed Emancipazione

giovanile e femminile, poiché Fiume è

stata una sorta di ’68 ante litteram, con

una costituzione provvisoria, la Carta

del Carnaro, che prevedeva diritti per

i lavoratori, suffragio universale, libertà

d’opinione, religione e orientamento

sessuale.

dannunzioatrieste.it

Gabriele D’Annunzio fra i suoi soldati, Fiume (1920)

ComunediTrieste

FESTIVAL DEL DISEGNO

ITALIA//FINO AL 20 OTTOBRE

«Io nel disegno sono una frana». È la frase che si sente

pronunciare più spesso durante il Festival del Disegno.

Perché, il più delle volte, quella passione che tanto

interessa da bambini viene abbandonata durante l’età

adulta. Salvo poi ricredersi in occasione di questo

evento, una volta che ci si mette alla prova con qualche

consiglio dei più esperti.

La quarta edizione dell’iniziativa, messa in campo dalla

storica cartiera Fabriano, parte dal Castello Sforzesco

di Milano il 14 e 15 settembre, con attività e laboratori

gratuiti, dall’acquerello alla serigrafia, dalla tipografia ai

graffiti, in compagnia di maestri come Giulia Orecchia,

Pao/Paolo Bordino e il gruppo Urban Sketchers. Si

prosegue poi con il tour Fabriano is all around, oltre 300

appuntamenti in tutta Italia fino al 20 ottobre. Sempre

e solo con un unico obiettivo: riavvicinarsi al mondo

del disegno, attività ludica ma anche strumento di

apprendimento e invenzione.

fabriano.com/festivaldisegno

Festival del Disegno (2018)

© Naphtalina

cartafabriano fabriano1264

17


AGENDA

Miniviola wittrockiana Lilac Shades

villacarlotta_lakecomo villacarlottalakecomo

associazioneitalianacentrigiardinaggio

cosinaturalmente

grazzanoviscontioffi cial verdegrazzano

villadellapergola villapergola

FLOWER TRAVEL

ITALIA//FINO AL 20 OTTOBRE

Per chi ha il pollice verde settembre è il mese ideale per mettersi in

viaggio. Nel parco botanico di Villa Carlotta, a Tremezzina (CO), si è catturati

dalla bellezza delle ortensie, tra varietà antiche e 60 cultivar, ottenute

attraverso un miglioramento genetico. Protagonista invece del Garden

Festival d’Autunno, nei weekend 21-22 settembre, 5-6 e 19-20 ottobre,

presso i garden center dell’Associazione italiana centri di giardinaggio, è

la tavolozza cromatica con cui si esprime il ciclamino. Tra le novità della

mostra 100 sfumature di viole, in vari vivai di nord e centro Italia dal 28

settembre al 20 ottobre: ci sono le multicolor, a tre a tre nello stesso vaso,

e le miniviole dal portamento tappezzante. Il top del vivaismo è atteso

alla mostra mercato Verde Grazzano, dal 27 al 29 settembre a Vigolzone

(PC), mentre coprotagonista a Villa della Pergola, ad Alassio (SV), insieme

al colore, è il profumo in una collezione di agrumi: oltre 100 piante

ornamentali o da frutto, tra aranci, limoni, chinotto, bergamotti e cedri.

villacarlotta.it | aicg.it | floricolturapironi.it | verdegrazzano.it

giardinidivilladellapergola.com

LOVE IS BLIND/BLIND FOR LOVE

VENEZIA//FINO AL 29 SETTEMBRE

Una mostra da vedere bendati. Non è un ossimoro, ma l’invito

dell’artista Caroline Lépinay ad approcciarsi alla sua personale

a Palazzo Tiepoli Passi. L’obiettivo è sensibilizzare alla necessità

di guardare non solo con gli occhi, ma anche con altri sensi,

per aprirsi a tutti e superare ogni barriera. L’iniziativa dà risalto

alla diversità tra la percezione visiva e quella resa possibile

da tatto, udito e olfatto. Così, ogni visitatore può indossare

una mascherina e farsi aiutare da una guida dell’Unione

italiana ciechi e ipovedenti a riconoscere i contenuti delle

opere toccandole. Il percorso si ripete, poi, a occhi scoperti

e con altre suggestioni: profumi studiati ad hoc e una musica

per ogni creazione, in particolare alcune arie interpretate da

Luciano Pavarotti. Il titolo dell’esposizione parte da Platone e

dalla vanità, perché è cieco chi vede solo l’oggetto del proprio

desiderio e perde di vista le diverse realtà dell’amore.

loveisblindforlove.it

Caroline Lépinay, Le porte dell’amore (2019)

carolinelepinay_artworks

VEDO NUDO

SAN BENEDETTO DEL TRONTO (AP)//FINO AL 6 OTTOBRE

Un gioco di seduzione sottile che cresce man mano che si entra in stretta

connessione con i capolavori proposti. È ciò che aspetta il visitatore

lungo il percorso nei due piani della Palazzina Azzurra, un viaggio tra

le molteplici espressioni e trasformazioni del nudo e del modo in cui

è stato accolto dal pubblico. Un itinerario storico, da inizio ‘900 a oggi,

e transmediale, che pone al centro diverse forme d’arte come pittura,

scultura, grafi ca e fotografi a. Senza mai dimenticare l’ironia e la censura

che spesso accompagnano un tema capace, forse proprio perché

controverso, di stuzzicare la creatività umana. Tra le opere da non perdere

i dipinti di Amedeo Modigliani, Renato Guttuso e Lucio Fontana e gli scatti

di Oliviero Toscani, Piero Gemelli e Gian Paolo Barbieri.

verticaledarte.it

Piero Gemelli, Together (1990)

MuseoPalazzoMocenigo MocenigoVenezia visitmuve

18


AGENDA

A cura di Luca Mattei

ellemme1 – l.mattei@fsitaliane.it

Freccia Weekend

settembre 2019

6>8

Sconti Trenitalia

Marc Chagall, Il gallo viola (1966-72)

© Chagall ® , by SIAE 2019

apismuseo lapismuseum

Last days alla Basilica della

Pietrasanta di Napoli per la

mostra antologica Chagall. Sogno

d’amore, che con 150 lavori narra

la vita, l’opera e il sentimento

dell’artista russo per la sempre

amata moglie Bella. [1]

chagallnapoli.it

Dal 4 all’8 a Caorle (VE) la XXIV

edizione del festival mondiale

del teatro di strada La Luna

nel Pozzo, che predilige

contaminazione tra generi e

multidisciplinarietà, con oltre 30

compagnie e 100 esibizioni.

lalunanelpozzofestival.it

Con la mostra Kronos e

Kairos, fino al 3 novembre

al Parco Archeologico del

Colosseo a Roma, audiovisivi e

installazioni di 15 artisti italiani

e stranieri dialogano con i

segni del passato del luogo

che li ospita.

parcocolosseo.it

Nei weekend di settembre

visite guidate al Giardino della

Villa Medicea di Castello, a

Firenze, primo esempio di

giardino formale all’italiana,

realizzato da Cosimo I, dove

ammirare straordinarie varietà

di agrumi.

musefirenze.it

1 2

torinotattooconvention

13>15

Per un weekend con oltre 400

tatuatori e litri di inchiostro c’è

la Torino Tattoo Convention, a

Lingotto Fiere, kermesse giunta

alla decima edizione, tra le più

importanti e prestigiose del

settore a livello europeo. [2]

tattootorino.com

A Palazzo Zingone-Trabia di

Palermo, fino al 29 settembre,

Frida Kahlo. I colori dell’anima,

foto a colori e in bianco e nero

di Leo Matiz che presentano

l’artista messicana più

acclamata di tutti i tempi.

fridakahlopalermo.it

Dal 7 al 15, a Ravenna, il festival

di danza urbana e d’autore

Ammutinamenti promuove

l’innovazione nelle arti

performative. Lavori di giovani

talenti si intersecano a show

di compagnie e coreografi già

affermati.

cantieridanza.it/

festivalammutinamenti

Tra gli eventi principali

della Milano Movie Week, il

Festival internazionale del

Documentario Visioni dal Mondo,

Immagini dalla Realtà, atteso

appuntamento sul cinema del

reale dal 12 al 15 settembre.

visionidalmondo.it

20


Sconti Trenitalia

3 4 5

Nobuyoshi Araki, Satchin and his brother

Mabo (1963-1965)

© Nobuyoshi Araki

santamariadellascalasiena

SMariaScala santamariadellascala

Jacopo Tintoretto

Venere, Vulcano e Marte (1551-1552)

sanabologna sanafiera sana_fiera

FOCUS

20>22 27>29

Una selezione di 2.200 scatti

ripercorre gli oltre 50 anni

di carriera del fotografo

giapponese Nobuyoshi Araki.

Effetto Araki è al complesso

museale Santa Maria della

Scala a Siena fino al 30

settembre. [3]

santamariadellascala.com

Interrotta per 14 anni,

torna dal 19 al 21 la Disfida

di Barletta, certame

cavalleresco con cui l’antico

borgo marinaro rivive lo

storico scontro del 1503,

grazie a rievocazioni in

costume e racconti teatrali.

comune.barletta.bt.it

Dal 22 al 27 Bologna Design

Week, la settimana dell’arredo

e della ceramica, con eventi

in tutta la città dedicati alle

identità del territorio, alla

cultura del progetto e alle

industrie creative.

bolognadesignweek.com

La Fondazione Sapegno di

Morgex (AO) ospita fino al 21 Le

icone di Vanna Vinci, fumettista

che ripercorre le biografie

di Frida Kahlo, Tamara de

Lempicka, della Marchesa

Luisa Casati e di Maria Callas.

sapegno.it

La mostra a cura di Vittorio

Sgarbi, Così fan tutte, presso la

location ViaDante14 di Milano

dal 23 settembre al 6 ottobre,

racconta l’infedeltà femminile

nella storia, nell’arte e nella

cultura, dall’antichità a oggi. [4]

viadante14.it

Donne, l’altro volto della

Storia è il tema del Festival

del Medioevo, a Gubbio

(PG) dal 25 al 29, kermesse

che invita storici, architetti,

scienziati e giornalisti a

incrociare il passato con temi

contemporanei.

festivaldelmedioevo.it

Nel weekend torna a Livorno

Il senso del ridicolo, tre giorni

di incontri, letture ed eventi su

umorismo, comicità e satira.

Tra gli ospiti della IV edizione

Massimo Recalcati, Ascanio

Celestini e Silvio Orlando.

ilsensodelridicolo.it

Per il XXI Napoli Film Festival,

dal 23 al 30, oltre tremila

opere in concorso nelle

sezioni Europa e Mediterraneo,

SchermoNapoli e Videoclip

Sessions, e un omaggio al

cinema tedesco a 30 anni dalla

caduta del Muro.

napolifilmfestival.it

SALONE INTERNAZIONALE DEL

BIOLOGICO E DEL NATURALE

Oltre mille aziende espositrici

in sei padiglioni, per un’area di

60mila m 2 . Sono i numeri di Sana,

gli Stati Generali del biologico, a

Bologna Fiere dal 6 al 9 settembre.

Convegni, workshop e incontri

tra operatori e buyer in arrivo da

30 Paesi nelle tre macro-aree

espositive dedicate a food,

care&beauty e green lifestyle.

A confronto le principali aziende

del settore dell’alimentazione

biologica italiana e internazionale,

i fornitori di servizi e prodotti

naturali per la cura della persona,

le più innovative tecnologie

ecocompatibili.

Il Salone è anche un’occasione

di riflessione sulla più stringente

attualità: Sana Academy,

contenitore culturale della

manifestazione, organizza

approfondimenti sulle intolleranze

e le allergie alimentari, con focus

sulla celiachia; sugli integratori

alimentari di matrice vegetale e le

interazioni con cibo e farmaci; sul

possibile uso di sottoprodotti della

filiera agro-alimentare per la tutela

della salute.

Sostenibilità, rispetto dell’ambiente

e declinazione bio anche nei

bar e nelle aree ristorazione: la

plastica monouso è sostituita da

vetro e materiali compostabili e

l’acqua minerale viene erogata

in modalità free beverage dai

distributori Zero plastica. La

proposta enogastronomica offre

infine una ricca scelta di prodotti

in linea con uno stile di vita sano e

responsabile. [5]

sana.it

21


Save the Date

settembre 2019

di Gilda Ciaruffoli - a cura di

Da martedì 17 al 30 le piazze di Sandrigo

(VI) si tingono di rosso, bianco e blu: i colori

della Norvegia, patria dello stoccafisso

che nelle cucine della zona si trasforma

in delizioso baccalà alla vicentina.

Oltre 30 anni di storia per la Festa del Bacalà,

una manifestazione amatissima per

il suo spessore culturale oltre che per le

ottime pietanze servite.

festadelbaccala.com

La possibilità di assaggiare i piatti dei

più grandi chef, stellati e non, alla guida

di 14 tra i ristoranti migliori della città.

Il tutto a prezzi popolari e creandosi

un menù su misura di altissimo livello.

Un sogno realizzabile a Taste of Roma,

che torna da giovedì 19 a domenica 22

all’Auditorium Parco della Musica con

assaggi gourmet e un clima di rilassata

convivialità.

tasteofroma.it

Di cosa si parla quando si nomina il formaggio

naturale? Questo concetto è

protagonista a Bra (CN), dal 20 al 23, in

occasione di Cheese, manifestazione organizzata

da Slow Food. Tema dell’anno

è, appunto, il concetto di naturale: si parte

dai formaggi, ma c’è spazio anche per

salumi, pane e vino, con degustazioni e

dibattiti.

cheese.slowfood.it

vdgmagazine.it

C’è una festa questo mese che, tra i suoi momenti

clou, ha il Campionato internazionale

mangiatori di peperoncino. Record da battere?

Cinquecento grammi in mezz’ora. Siamo

in Calabria, ovviamente, al Peperoncino festival

di Diamante dove, dall’11 al 15 settembre,

gusto, folklore ed eros si incontrano durante

una serie di eventi a loro modo piccantissimi.

peperoncinofestival.org

Un fine settimana frizzante: è quanto promette

il Festival Franciacorta in Cantina che si

tiene il 14 e 15 tra le vigne di questo angolo

in provincia di Brescia. Le cantine si aprono

alle degustazioni e i ristoranti propongono

menù a tema, ma vengono anche organizzati

trekking tra i filari e visite ai nuclei storici lungo

la Strada del Franciacorta.

festivalfranciacorta.it

Città di confine tra Italia e Slovenia,

Gorizia è la location perfetta per ospitare

Gusti di frontiera, festival che unisce in un

unico contesto specialità e produttori provenienti

da 44 Paesi. Così, tipicità enogastronomiche

dai quattro angoli del mondo,

come la pljeskavica dei Balcani, il fish and

chips britannico e l’aringa del Baltico, si incontrano

in piazza Sant’Antonio per quattro

giorni di festa dal 26 al 29 settembre.

gustidifrontiera.it

Domenica 29 e lunedì 30, vino e arte si danno appuntamento a Cittadella (PD), nelle sale

dell’elegante Villa Colombara, per la seconda edizione di CittadellArteVino. Nei due giorni

di manifestazione, 50 produttori accompagnano nella degustazione delle loro migliori

bottiglie wine lover e curiosi, piacevolmente immersi tra opere e istallazioni d’arte.

cittadellartevino.it

GOURMET

© Jrme Romm/AdobeStock

Piatto della pace per eccellenza, capace

di unire popoli, storie e tradizioni, il cous

cous torna a essere celebrato a San Vito

Lo Capo (TP), dal 20 al 29. Dieci le giornate

del Cous cous fest durante le quali

si alternano gastronomia, cultura e musica,

mentre cuochi provenienti da tutto il

Mediterraneo (e non solo) si sfidano con

ricette che rileggono la tradizione.

couscousfest.it

22


#museomontagna

05.0720.10.2019

SENZA LIMITI

OLTRE I CONFINI

CINEMA SULLE

ALPI OCCIDENTALI

Un progetto

Il Museomontagna è sostenuto da


WHAT'S UP

IL RITORNO DI

NOTRE-DAME DE PARIS

NUOVO TOUR PER L’OPERA POPOLARE TARGATA RICCARDO

COCCIANTE. NEI PANNI DI ESMERALDA ORA C’È ELHAIDA DANI

di Gaspare Baglio

gasparebaglio

25


WHAT’S UP

Oltre 13 milioni di spettatori

internazionali, 23

Paesi attraversati, più di

cinquemila spettacoli, traduzioni e

adattamenti in nove lingue diverse.

L’opera popolare Notre-Dame de

Paris non smette di stupire grazie a

uno show senza precedenti, ai testi

di Pasquale Panella, ma soprattutto

alla meravigliosa musica di Riccardo

Cocciante, che continua – da 17

anni – a tenere viva l’attenzione per

questo spettacolo emozionante.

Dopo le prime tappe a Pesaro il 13

e 14 settembre, si passa al festival

Parma Cittàdella Musica (19-21), per

poi proseguire su e giù per lo Stivale

fino al gran finale fissato a Roma

(27-29 dicembre). Ne parliamo con

il cantautore che ha saputo trasformare

in melodia i sentimenti più

intimi dell’animo umano, con brani

del calibro di Celeste nostalgia,

Quando finisce un amore, Margherita

e Se stiamo insieme.

Notre-Dame de Paris: un successo

che prosegue...

Questo progetto è stato l’inizio di

una nuova maniera di fare l’opera

popolare. Un modo differente

per realizzare un musical, di cui ho

sempre evitato lo stile, così come

ho evitato quello dell’opera in senso

stretto.

Qual era il suo obiettivo?

Esprimermi come nella canzone

popolare. In Notre-Dame de Paris la

scrittura musicale e dei testi è contemporanea.

Non si è mai chiesto il perché di

tanto successo?

Non ho mai voluto seguire una

moda. E forse è per questo che le

mie cose restano. Quando ci si differenzia

dal passato, si ha la fortuna

di rimanere nel tempo.

Ci sono novità nello spettacolo?

La rappresentazione rimane la stessa.

C’è qualche variante nel cast anche

se resta quasi tutto quello originale:

Giò Di Tonno è Quasimodo,

Matteo Setti interpreta Gringoire,

Graziano Galatone veste i panni di

Febo e Vittorio Matteucci presta

voce e volto a Frollo. Cambiano

Clopin e Fiordaliso: il primo è Leonardo

Di Minno, la seconda è Tania

Tuccinardi.

Chi interpreta la zingara Esmeralda?

Non c’è più Lola Ponce. Al suo posto

ho scelto Elhaida Dani che ha vinto,

proprio con me, la prima edizione

del talent show The Voice of Italy.

Perché proprio lei?

Si è fatta le ossa interpretando

questo personaggio nella versione

francese dello show. Dopo la gavetta,

adesso è davvero matura. Elhaida

ha un grande talento per il canto

e ha imparato a vivere nel contesto

dell’opera popolare.

Quale caratteristica ha voluto donare

ai protagonisti?

Sono tutti un ponte tra il moderno e

l’antico, non sono datati nel modo di

apparire e muoversi, ma sempre in

bilico tra passato e presente.

Il personaggio che ha nel cuore?

Notre-Dame de Paris è un miracolo:

ci sono arie incredibili per tutti i protagonisti,

nessuno escluso. Se devo

fare una scelta personale, però, nel

gobbo Quasimodo ritrovo me stesso.

Quando compongo, infatti, non

penso a niente, ma solo a me. Interpreto

le canzoni per sentirle dentro:

devo personalizzarle prima di farle

uscire e appartenere a un ruolo.

Riccardo Cocciante e il viaggio?

Per un artista è importante viaggiare.

Non solo per promuovere i propri

lavori, ma anche per arricchirsi attraverso

le altre culture.

ndpitalia.it

WAKE UP FESTIVAL

6, 7, 14 settembre

Mondovì (CN) è il cuore dell’evento di

musica elettronica e pop che fa ballare

e cantare il nord-ovest italiano. Questa

edizione porta sul palco una serie di

interpreti e deejay tra i più seguiti del

momento. Una line up trasversale che

mette insieme un pubblico eterogeneo

da tutte le parti d’Italia e d’Europa. Tra gli

headliner Achille Lauro, J-Ax + Articolo

31 e Martin Garrix. Spazio anche a talk

show condotti dal giornalista e speaker

Massimo Cotto. wkup.it

SHIRE MUSIC FESTIVAL

14 settembre

L’evento one-day più cool del nord Italia

è a Crema. Il cast è ricco, con nomi

del calibro di Da Tweekaz, Brohug, Tedua,

Spag Heddy, Oddprophet, Zonderling,

Slvr e Big Fish. Emozione, impegno,

entusiasmo e passione sono solo alcuni

degli ingredienti della manifestazione.

Due grandi palchi per oltre 12 ore di

musica non stop: il primo è interamente

dedicato alla dance dalle forti emozioni,

mentre il secondo è a misura di hip hop.

shiremusicfestival.com

PIANO CITY PALERMO

27>29 settembre

Torna il festival di pianoforte che trasforma

il capoluogo siciliano in un grande

palcoscenico. Oltre 50 ore di note

riempiono strade, piazze e quartieri,

proponendo percorsi urbani e itinerari

tematici nei luoghi più suggestivi della

città. Innovazione, sostenibilità e desiderio

di scoperta sono le parole chiave

di una kermesse che affonda le sue radici

in una metropoli simbolo dell’accoglienza,

nel cuore del Mediterraneo.

pianocitypalermo.it

26


28

© Gianluca saragò/LaPresse


INCONTRO

WONDER

BARBARA

LA D’URSO SCALDA I MOTORI PER TORNARE SUL PICCOLO

SCHERMO. LA STAR DELLA TV RACCONTA ALLA FRECCIA UN ANNO

DI SUCCESSI E QUALCHE SUCCOSA ANTEPRIMA

di Gaspare Baglio

gasparebaglio

«

Sono molto contenta di fare questa intervista per

La Freccia, perché vivo in treno: conosco a memoria

gli orari, le tratte, i sedili e persino i nomi dei capitreno.

Ormai sono volti familiari. E poi vi leggo sempre». Esordisce

così Barbara d’Urso o, come la chiamano quelli del suo

staff, Queen B. Effettivamente la conduttrice vanta un carnet di

successi talmente ampio da essere stata, nell’ordine, la regina

della fiction, quella dei reality, poi del pomeriggio e pure della

domenica. Insomma, non si è fatta mancare nulla. Nemmeno

nella stagione 2018/2019, che l’ha vista (quasi) onnipresente

su Canale 5: tutti i giorni con Pomeriggio Cinque, il dì di festa

con Domenica Live e nel prime time - per due sere a settimana

- con Live - Non è la D’Urso e il Grande Fratello. Una stacanovista

del piccolo schermo che non perde colpi nemmeno

sui social. Se su Twitter la seguono oltre 830mila persone, su

Facebook supera il milione di like, mentre Instagram le ha regalato

un record da più di due milioni e 300mila follower. Una

donna super. E nelle sue story non mancano mai i viaggi sul

Frecciarossa.

Con tutti i viaggi che fai sull’Alta Velocità Roma-Milano, non

posso che chiederti subito qual è stato il treno della vita.

Ne ho avuti tanti. Uno di questi fu nel 1977 quando Silvio Berlusconi

aprì Telemilano 58 e mi volle in Goal, un programma con

Diego Abatantuono e Massimo Boldi. Poi il treno che mi portò

in Rai per affiancare Pippo Baudo a Domenica in. E ancora

quelli che mi fecero interpretare alcuni sceneggiati televisivi.

Solo questi?

No, assolutamente. Un altro treno ha il nome di Pietro Garinei,

che mi volle nella commedia musicale E meno male che

c’è Maria, al fianco di Enrico Montesano che interpretava una

Mrs. Doubtfire nostrana. Ricordo le lezioni di canto all’alba per

migliorare. Ovviamente un altro treno è quello che presi per interpretare

La dottoressa Giò, una storia che ha dell’incredibile.

Racconta un po’…

L’autore della fiction mi vide di notte da Marzullo, a Sottovoce.

Il giorno dopo chiamò la mia agente, era convinto dovessi essere

io la protagonista.

Tanti binari che ti hanno portata ai giorni nostri e a una stagione

tv memorabile.

Super fortunata e di grandi soddisfazioni: Pomeriggio Cinque,

nel suo decennale, è stato ancora una volta leader di ascolti.

Domenica Live, visto il suo successo, è stato addirittura promosso

in prima serata trasformandosi in Live - Non è la d’Urso.

Ogni trasmissione ha mantenuto la propria identità, seguendo

filoni diversi. E io ho cercato di differenziarmi nei vari programmi,

per contenere l’effetto sovraesposizione. Nessuno

si sarebbe mai aspettato simili riscontri su tutti i fronti. Lavorando

per un canale commerciale devo portare dei risultati di

share, Mediaset vive di pubblicità.

Del Grande Fratello che mi dici?

Ha mantenuto una media del 20% di share, nonostante i

reality, in questa stagione, abbiano mostrato un po’ di affaticamento.

Siamo stati tutti molto soddisfatti.

Alla presentazione dei nuovi palinsesti, però, non mi sembra

che sia stato annunciato il prossimo GF nip...

Perché si sono focalizzati e hanno presentato le trasmissioni

che, principalmente, andranno in onda o partiranno fino a

dicembre. Comunque il mio GF ci sarà, nella stessa fascia di

quest’anno.

Arriviamo a Live – Non è la d’Urso, una scommessa vinta, non

senza lotte…

Ha avuto una gestazione particolare: l’azienda mi chiedeva da

un anno di portare il day time in prime time. Una trasmissione

dai costi contenuti, senza orchestra o corpi di ballo, ma che

tenesse incollato il pubblico per i temi trattati e potesse restare

in palinsesto per mesi. Un’operazione ad altissimo rischio e

totalmente inedita per Canale 5: non un format internazionale

da riadattare, ma un programma da inventare da zero. Alla

fine mi sono buttata e l’ho scritto insieme al mio autore, Ivan

Roncalli. Mi avevano chiesto un obiettivo di share del 12% e

siamo arrivati a puntate con una media del 20 e picchi del 35:

risultati incredibili raggiunti in pochissimo tempo.

Cos’è piaciuto di Live – Non è la d’Urso?

È bizzarro, ma le persone per strada, dal salumiere alla signora

chic milanese, confessano di essere ormai ipnotizzate, dipendenti

dal programma. Parliamo di ciò di cui parla la gente

al bar o in un uffi cio. Per questo, in pochissimo tempo, siamo

diventati un appuntamento fisso per milioni di italiani. Abbia-

29


INCONTRO

© Ufficio Stampa Mediaset

mo creato un linguaggio nuovo con meccanismi inediti: le

sfere che lanciano scariche verdi o rosse, le docu-fiction

pop, l’interazione col pubblico a casa che può votare gli

ospiti in studio e decretare il migliore e il peggiore, l’ascensore

ad alto tasso emotivo.

Quest’ultima trovata com’è nata?

Dall’idea che in un palazzo, se c’è qualcuno che ti sta antipatico,

stai pur tranquillo che lo beccherai in ascensore.

Da lì abbiamo pensato che si potessero incontrare persone

che mal si sopportano, ma anche che si amano o devono

chiarirsi. Poi ci sono stati casi particolari come il famoso incontro

tra la showgirl Paola Caruso e la mamma biologica,

con tanto di svelamento del Dna in diretta.

Eppure c’è qualcuno che pensa che il grande successo di

Live – Non è la d’Urso sia dovuto principalmente al caso

Prati-Caltagirone, che il prossimo anno non ci sarà. Cosa

rispondi a chi ti critica?

Che la vicenda legata a Pamela Prati è avvenuta a poche

puntate dalla fine, che Live – Non è la d’Urso ha avuto picchi

di share del 35%, e non sul caso Prati, che il programma

dura tre ore e mezza e la scaletta è fatta di tanti argomenti.

Molte trasmissioni si sono occupate del mistero di Mark

Caltagirone, ma noi abbiamo portato avanti un’inchiesta

giornalistica che ha davvero scoperchiato un sistema: c’erano

tantissime persone coinvolte a loro insaputa. Una vicenda

talmente surreale che il pubblico è rimasto incollato.

Ma Live non è stato solo questo: abbiamo fatto venire

Heather Parisi da Hong Kong, ho ospitato in esclusiva,

per la prima volta insieme, Al Bano con Loredana Lecciso

e i loro figli, Vittorio Sgarbi ci ha fatto conoscere le sue due

figlie, si è parlato dello scandalo sulle nozze del neomelodico

Tony Colombo. Anche prima del caso Prati siamo stati

ben oltre l’obiettivo di share prefissato.

Tu, però, hai avuto esclusive non male sulla vicenda Prati.

31


INCONTRO

Ho una redazione giornalistica molto forte. E dal momento

che vengo a sapere, per esempio, che il fantomatico Mark

Caltagirone ha ricevuto il premio come miglior imprenditore

in Albania, prendo il mio giornalista più bravo per cercare

questo riconoscimento che, ovviamente, non ha trovato, visto

che Mark Caltagirone non esiste.

Che, poi, al tempo dei social è anche tutto molto più semplice...

Vero. Però a me capitano cose particolari: mi ha scritto la

mamma del bambino chiamato a interpretare Sebastian, il

finto figlio di Pamela Prati e Mark Caltagirone. Mi cerca una

signora di Catanzaro quando si rende conto che la showgirl

Paola Caruso è la figlia che credeva morta appena nata. Sono

fortunata, perché tanta gente mi segue, vede i miei programmi,

mi contatta e si creano connessioni.

Ci saranno novità relativamente a Pomeriggio Cinque e Domenica

Live?

Non verranno stravolti, ma è ovvio che la tv cambia. Le famose

D’Urso-interviste con i video messaggi, che ho inventato

anni fa, ora le fanno tutti. Io vado avanti, non posso fermarmi

alle cose che, ormai, si vedono ovunque.

Su Twitter, effettivamente, hai confermato di proseguire

l’avventura a Domenica Live. Pier Silvio Berlusconi, sempre

durante la presentazione dei palinsesti, ti ha dato la possibilità

di scegliere se farla o meno.

È stato carino, ha lasciato decidere a me. Tutti hanno cominciato

a cercare una possibile sostituta. Invece Pier Silvio intendeva,

ed è stato anche abbastanza chiaro, che il programma

o si fa con me o non si fa. Comunque sì, ci sarò anche con

Domenica Live.

Un po’ di tv estera la vedi?

Mi piace Oprah Winfrey, ma vedo molto poco la tv: vivo blindata

negli studi Mediaset. Dopo oltre 12 ore di lavoro, esco e

vado in giro. La vita è breve.

A parte Sanremo, c’è qualche programma della concorrenza

che vorresti condurre?

Sinceramente no. Mediaset mi ha dato davvero la possibilità

di cimentarmi in qualsiasi cosa mi piacesse: la mattina, il pomeriggio,

nel prime time. Manca solo il Festival.

Ti piacerebbe rifare un reality vip?

La fattoria mi piaceva un sacco, mi divertivo da morire. E poi

c’era un cast pazzesco, con Pupo come inviato. Tra l’altro

Pupo dice sempre che l’ho “inventato” come conduttore. È

davvero una persona molto carina.

La total audience, nuova rilevazione della tv che guarda gli

stream, premia Canale 5.

La trovo una figata pazzesca. Sono felice che il popolo del

web sia tenuto in considerazione.

Cosa mi dici di Dolceamaro? Il remake della tua hit con Cristiano

Malgioglio è stato un successo estivo. Ti tocca fare

un altro singolo...

No, no, basta. Posso dirti, però, che sono molto orgogliosa che

sia stato il motivo portante dei Gay Pride. In ogni città, sui carri,

andava Dolceamaro. Un fatto che mi ha riempito il cuore. Il

popolo gay, che io amo follemente, mi riconosce come icona.

Senti, ma un segreto ce l’avrai. Insomma non sbagli un colpo

e hai un sacco di fan.

La gente sente come sei. Se menti, prima o poi, esce fuori.

D’accordo, ma adesso torniamo a parlare di viaggi. Facci da

Cicerone. Dove vorresti portarci in treno?

Da Napoli in giù. Passerei per la Calabria, dove il treno percorre

i binari lungo il mare. Sembra quasi di attraversare la

spiaggia. Le acque cristalline e la costa sono pazzesche. Arriverei

fino a Villa San Giovanni, dove prendere il traghetto

per Messina.

Prossimo viaggio?

Verso Milano per tornare a Cologno Monzese. In Frecciarossa,

chiaramente.

carmelitadurso

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barbaradurso

© Ufficio Stampa Mediaset

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TRAVEL

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TOUR

DAL TRENTINO ALLA SICILIA, DALLA TOSCANA

ALLA BASILICATA, UN VIAGGIO ATTRAVERSO

LE VENDEMMIE D’ITALIA

di Marco Gemelli - a cura di vdgmagazine.it

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TRAVEL

Si fa presto a dire vendemmia,

in un Paese – come l’Italia –

che passa dalla Vernaccia

all’Amarone, dal Collio alla Barbera,

dall’Erbaluce al Nebbiolo: dai vigneti

alle pendici delle Alpi fino a quelli

adagiati sulle colline del Chianti o

nelle Langhe, oppure dagli strapiombi

delle Cinque Terre ai terrazzamenti

della Valtellina, la raccolta dell’uva

è un rituale mai uguale a se stesso.

Come è impossibile parlare di una cucina

italiana senza scendere nel dettaglio

delle singole tradizioni regionali,

allo stesso modo da Nord a Sud

la vendemmia ha i suoi tempi, le sue

tecniche, migliaia di aneddoti e personaggi

da scoprire. Insomma, con

buona pace di chi crede che raccogliere

l’uva sia tutto sommato un’operazione

meccanica, la vendemmia in

Italia è varia, complessa e soprattutto

lunga. Già, lunga. Perché dal 27 luglio

– quando in Sicilia si porta in cantina

il primo acino di Pinot grigio – sino ai

primi giorni di novembre, quando in

Basilicata si raccoglie l’ultimo grappolo

di Aglianico, tra i tralci può accadere

davvero di tutto.

Molto dipende dal fattore meteo, con

i vignaioli che per settimane scrutano

il cielo come antichi sciamani, ma

anche dalle vigne in sé, dai tempi di

maturazione delle uve e dagli obiettivi

da ottenere (come le rese per ettaro),

il che rende ancor più arduo parlare

di una sola vendemmia per le oltre

500 varietà di uva coltivate nel nostro

Paese. E poi, oltre che un lavoro

in sé, sempre più spesso la raccolta

è diventata una leva per il turismo,

considerate le bellezze che sorgono a

pochi chilometri dalle vigne: è il caso

del Castello di Grumello (BG) o della

tenuta Il Borro nell’aretino. Vediamole,

allora, le mille vendemmie d’Italia.

Nelle regioni dell’arco alpino spiccano

diverse viticolture estreme, dette

eroiche perché riuscire a fare un buon

vino in quei contesti ambientali è davvero

un’impresa. È il caso delle colline

del Prosecco, riconosciute come Patrimonio

dell’Umanità Unesco, dove

la Glera viene coltivata su versanti

con pendenze difficili da percorrere

con mezzi meccanici. Oppure del

Müller-Thurgau, bianco aromatico del

Trentino, piantato su terrazzamenti

realizzati con massi e ciottoli di porfido,

roccia vulcanica che conferisce

aromaticità. E che dire della Valtellina,

dove nascono rossi potenti come lo

Sfurzat, adatti a un lungo invecchiamento,

oppure delle Cinque Terre con

i loro gradoni e terrazzamenti, patria

di un vino come lo Sciacchetrà, dorato

e dal profumo di miele?

Particolarmente suggestive da visitare

in autunno sono le Langhe, in

Piemonte – tra le province di Cuneo e

Asti – dove nascono Barolo, Nebbiolo,

Barbera e Dolcetto d’Asti: non è difficile

trovare cantine che consentono di

visitare i vigneti e partecipare insieme

ai vignaioli alla raccolta e lavorazione

delle uve. Non meno spettacolari

sono le vendemmie tra Merano e Rovereto,

nonché sui Colli piacentini: qui,

terra di Cabernet-Sauvignon e Chardonnay,

alla gita in vigna si può unire

la scoperta di località come Ziano,

Vigolzone, Ponte dell'Olio, Vernasca

e Castell'Arquato. Nel trevigiano, poi,

Valdobbiadene è una delle principali

località per la produzione vinicola:

terra del prosecco di Conegliano-Valdobbiadene

e del Superiore di Cartizze,

durante la vendemmia offre una

scusa per organizzare visite a cantine

storiche come quella di Carpenè Malvolti,

che dal 1868 produce spumanti

di qualità. Merita una sosta anche la

zona collinare tra Brescia e l'estremità

meridionale del Lago d'Iseo, in Lombardia,

ossia la Franciacorta, area vinicola

dalle antichissime tradizioni e

© loreanto/AdobeStock

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TRAVEL

© KikoStock/AdobeStock

patria dello spumante Docg.

Scendendo lungo la Penisola, la vendemmia

in Toscana è sinonimo delle

colline del Chianti, a cavallo tra le province

di Firenze, Siena e Arezzo, con

un susseguirsi di alcuni dei borghi più

belli d’Italia, da Castellina in Chianti

a Monteriggioni. Ma il Granducato è

anche terra di viticoltura eroica, con i

pendii estremi tra le isole dell’Arcipelago

e la Lunigiana: per esempio, la

Doc dei Colli di Luni si produce in un

territorio scosceso strappato ai boschi

tra le province di La Spezia e Massa,

dove da secoli si coltiva il Vermentino.

Anche in Umbria, la zona di Montefalco

(PG) non è solo il centro della

produzione del Sagrantino, ma invita

a scoprire le mura medievali, la chiesa-museo

di San Francesco e le vigne

del convento di Santa Chiara.

Le peregrinazioni lungo le vendemmie

d’Italia portano poi al sud, dove

tra vitigni autoctoni e internazionali la

varietà non manca: in Sicilia c’è chi inizia

a fine luglio raccogliendo la base

per gli spumanti (Chardonnay e Grillo)

e chi, alle falde dell’Etna o a Venosa

in Basilicata, non depone le cesoie

fino ai primi giorni di novembre. Lungo

la Costiera amalfitana e a Ischia,

in Campania, parte della bellezza del

paesaggio è data dai terrazzamenti a

picco sul mare dove la raccolta avviene

solo a mano: per trasportare le uve

in cantina, i viticoltori sono costretti a

usare monorotaie o a portare i grappoli

a spalla lungo percorsi difficoltosi

o per ripidissime gradinate.

Chi invece capitasse in autunno nella

provincia di Trapani potrebbe scoprire

che Marsala non è solo zona di produzione

dell'omonimo vino liquoroso,

ma una splendida meta turistica e

sede di un importante parco archeologico.

Che dire poi di Pantelleria, che

attira ogni anno visitatori da tutto il

mondo, ma in autunno ha un’atmosfera

unica con i vignaioli impegnati sui

terrazzamenti nella vendemmia dello

Zibibbo, nell’appassimento delle uve

al sole e nella sgrappolatura che darà

vita al celebre passito locale?

Se negli occhi dei cinefili rimane la

scena della pigiatura a suon di musica

di Adriano Celentano in un noto

film degli anni ’80, Il bisbetico domato,

sono lontani i tempi in cui la raccolta

era generalmente faticosa e veniva

seguita dalla schiacciatura con i piedi,

ormai rimasta quasi esclusivamente

come momento di folklore. In Italia, al

di là dei casi in cui è ancora necessaria

la raccolta manuale – sia per motivi

ambientali, sia per scegliere i grappoli

adatti ai vini di qualità superiore

come la Gran Selezione del Chianti

Classico – si usano infatti metodi

meccanici, con macchine vendemmiatrici

che velocizzano il lavoro manuale,

trainate da un trattore o semoventi.

Generalmente funziona così: il

grappolo che si stacca dalla pianta

viene raccolto prima che tocchi terra,

pulito da eventuali impurità e posto

su una tramoggia che in seguito viene

svuotata in grandi rimorchi. Esiste

poi la pratica delle vendemmie scalari,

usata a macchia di leopardo in

diverse zone e che consiste nel raccogliere

le uve di una stessa vigna in

più momenti, a seconda del grado di

maturazione dei grappoli. Un altro

tipo di vendemmia che conta decine

di esempi, da nord a sud, è la tardiva:

si usa per realizzare vini passiti

e consiste nel ritardare il momento

della raccolta per aumentare il tenore

zuccherino dell’uva. Regione che

vai, vino che trovi.

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TRAVEL

I vigneti eroici del borgo di Rolle (TV)

PAESAGGI E SORSI DI ALTA MARCA

UN ITINERARIO DI

120 CHILOMETRI

SULLA STRADA

DEL PROSECCO,

TRA LE COLLINE

DI CONEGLIANO E

VALDOBBIADENE,

APPENA NOMINATE

PATRIMONIO UNESCO.

UN LEMBO DI VENETO

DALL’ORIZZONTE

MOSSO, CON AROMI

E COLORI CHE

LASCIANO STUPEFATTI

A OGNI CURVA

Testo e foto di Vittorio Giannella

«

Un paesaggio culturale, ossia

un sito che è originato

dalla combinata attività di

uomo e natura. Un paesaggio inteso

non come un panorama o una bella

cartolina, ma come la capacità della

popolazione di realizzare, gestire

e far evolvere in modo armonico i

propri luoghi realizzando benessere,

identità comune».

Questa la motivazione che ha convinto

gli esperti Unesco a inserire le

colline di Conegliano e Valdobbiadene

nella lista del Patrimonio mondiale

dell’Umanità. Un’area dall’anima

agricola ma con un tocco di nobiltà

che si percepisce nelle sue splendide

ville, comprende 15 Comuni immersi

in 6.578 ettari di vigneti eroici abbarbicati

su pendenze accentuate – che

producono Prosecco Superiore Docg,

il più consumato al mondo – e un

fazzoletto di terra di soli 106 ettari,

coltivati attorno a Valdobbiadene

esclusivamente per produrre un milione

di bottiglie del pregiato spumante

Cartizze, vanto italiano riconosciuto

in tutto il mondo.

«Il vino è la poesia della terra, della

sua terra», amava dire Mario Soldati,

e l’Alta Marca, in provincia di Treviso,

offre un ventaglio di etichette amplissimo.

Idealmente proprio da Valdobbiadene

parte la Strada del Prosecco,

pensata nel 1966, che si srotola in una

sorta di anfiteatro naturale sovrastato

dagli alti crinali delle Prealpi fino

a Conegliano. Un paesaggio di spazi

boschivi, corsi d’acqua, piccoli borghi

e vigneti punteggiati di rustici e

casali, castelli e abbazie. Un territorio

votato alla viticoltura, dove anche il

tempo, grazie a una magica alchimia,

sembra più indulgente, rallentando i

41


TRAVEL

ritmi della vita che appare scandita

dagli antichi rituali della campagna,

di gente schietta, che vive con leggerezza

e allegria in questa provincia

benestante, dove nelle osterie c’è voglia

di chiacchierare con gli amici, con

in mano sempre un bicchiere pieno di

bollicine, e il ritmo vorticoso odierno

sembra un lontano ricordo.

Un mondo legato all’alternarsi delle

stagioni, un mondo che attende solo

di essere scoperto senza frenesia.

Uno spicchio di Veneto che appaga

chi ama l’arte o chi ricerca cantine,

chi ama passeggiare o perdersi nelle

viuzze dei piccoli borghi, ma quando

si tratta di mettersi a tavola è facile

trovarsi tutti d’accordo.

Percorrendo il reticolo di stradine attorno

a Valdobbiadene si arriva a San

Pietro di Barbozza dove, nella piccola

piazzetta, colpiscono l’attenzione

varie sculture ricavate dalle pietre

levigate di fi ume. L’autore è Zoe, un

arzillo ottantenne che per diletto raccoglie

sassi dal Piave e li scolpisce

per regalarli a chiunque passi di là a

salutarlo. In paese, poi, si può visitare

la cella vinaria affrescata, sede della

Confraternita del Prosecco dove, dal

1946, si riuniscono i 130 confratelli

scelti tra tecnici enoici e personalità

del mondo vitivinicolo, con un obiettivo:

valorizzare la produzione del Prosecco

Superiore Docg Conegliano

Valdobbiadene ed eleggere la bottiglia

migliore dell’anno. Di lì a poco

si raggiunge Follina, nota per l’abbazia

cistercense del XII secolo di gran

pregio, luogo dell’anima, di preghiera

e vita spirituale. Nella penombra del

chiostro, le colonne adornate da capitelli

scolpiti recano simboli che per

secoli sono stati segni di fede, con al

centro la bella fontana a base ottagonale.

«Il silenzio è come un bagno

benefi co per il nostro spirito», spiega

Padre Marco incontrato tra le colonne

dell’abbazia, «come consiglierei

l’igiene del corpo, così necessita di

pulizia anche l’anima, e il silenzio è il

miglior detergente».

Segno evidente di un’antica civiltà rurale

si ritrova al Molinetto della Croda,

vicino Refrontolo, un mulino mosso

dalle acque del torrente Lierza, in cui

si riflette, che macina ancora a pietra:

dalla farina ricavata si ottengono

focacce e polenta che accompagna

i tipici spiedi, innaffi ati dal Prosecco

Superiore Docg. Un salto lì vicino

per vedere il magico borgo di Rolle è

imperdibile, posto com’è tra declivi di

Chiostro dell’abbazia cistercense di Follina (TV)

42


TRAVEL

Le nebbie che scivolano sui vigneti a Valdobbiadene

colline e vigne, «una cartolina mandata

dagli dèi» lo definiva il poeta Andrea

Zanzotto.

La fitta rete di sentieri e stradine di

queste colline consente di raggiungere

facilmente le numerose chiesette

campestri sparse tra i vigneti, come

San Vigilio del XIII secolo a Col San

Martino, inconfondibile col suo grande

orologio, e al cui interno si possono

ammirare alcuni affreschi raffiguranti

la Madonna con bambino e S. Nicola e

S. Giorgio. Nemmeno il tempo di tirare

il fiato ed eccoci a Conegliano, con

le sue antiche mura che proteggono

il castello edificato tra il XII e il XIV

secolo, raggiungibile con una breve

scalinata dalla centrale piazza Cima

da Conegliano, dedicata al grande

pittore del ‘400 che nel Duomo della

sua città natale lascia un’unica e straordinaria

opera, una Madonna con

Bambino in trono del 1493.

Da Conegliano lungo la via dei vigneti

che, come sipari, si susseguono a

vista d’occhio, in breve tempo si arriva

a Vittorio Veneto, la Città della

vittoria legata alla Grande Guerra, e

per questo sede di un interessante

Museo della Battaglia, dove oggetti

e cimeli sono catalogati lungo un

percorso emozionale che spiega la

vita di trincea. Vittorio Veneto conserva

il fascino e la suggestione di un

antico borgo, con le vie acciottolate,

la bella piazza Flaminio chiusa dalla

torre comunale e dalla Loggia Serravallese

del 1462. Questo territorio del

Prosecco Superiore Conegliano Valdobbiadene

rivela subito al visitatore

il suo maggior pregio: la capacità di

far stare bene con i suoi valori schietti

e autentici.

coneglianovaldobbiadene.it

StradaProsecco

44


TRAVEL

EROICA

MONDIALE

LA CICLOTURISTICA D’EPOCA NATA NEL 1997 A GAIOLE

IN CHIANTI OGGI È UN SUCCESSO ANCHE IN GIAPPONE,

GRAN BRETAGNA, OLANDA, SUDAFRICA, SPAGNA,

CALIFORNIA E GERMANIA. UNA MAGIA VISSUTA DA

MIGLIAIA DI PERSONE, LA PRIMA DOMENICA D’OTTOBRE

di Livio Iacovella

Photo Paolo Penni Martelli

livio.iacovella

46


© inserire credito o cancellare

Gaiole in Chianti (SI)

47


TRAVEL

«

Una poesia scritta con la bicicletta»,

recita il sito web

dell’Eroica, l’evento nato nel

1997 a Gaiole in Chianti. In effetti la cicloturistica

d’epoca più amata e imitata

al mondo, che da sempre si svolge la

prima domenica d’ottobre, ha successo

proprio perché coltiva e alimenta la

passione per un mondo a pedali che

non c’è più. Un mondo fatto di maglie di

lana, biciclette antiche, strade sterrate

e rifornimenti d’un tempo. Tutti insieme,

questi elementi hanno contribuito a

creare quella magia vissuta da migliaia

di persone in arrivo ogni anno da più di

60 Paesi.

L’Eroica celebra il Chianti e la Val d’Orcia,

territori di una provincia italiana,

Siena, che riscopre sempre più la bellezza

del paesaggio, il gusto per i sapori

della vita contadina, l’emozione dei

valori e dei ritmi d’una volta. Una fiaba e

una poesia divenute un piccolo modello

di made in Italy che funziona, appassiona

e fa innamorare tanto da volerla

riproporre ovunque: «Evidentemente

– commenta il suo ideatore, Giancarlo

Brocci – l’Eroica ha intercettato un’esigenza

sempre più forte: tornare a fare

sport per sport e non per produzione di

spettacolo. Tra l’altro, sempre più, brutto

spettacolo».

Così, 23 anni fa in un territorio periferico

rispetto al trasporto pubblico e alla

viabilità, che oggi si presta benissimo

a ogni tipo di ciclabilità, nasce la prima

idea di promozione dell’uso della

bicicletta nel Chianti per svago, sport

e divertimento: il progetto del Parco

ciclistico del Chianti, che voleva mettere

al centro del territorio il ciclismo

e la voglia delle persone di viaggiare,

in sicurezza, nella bellezza di uno

scenario naturale che già molti stranieri

apprezzavano, tanto da definirlo

Chiantishire. Col passare degli anni,

poi, il successo dell’Eroica è divenuto

inarrestabile sia tra gli italiani che tra gli

stranieri, specialmente tedeschi, inglesi

e svizzeri, soprattutto per la proposta

sportivo-culturale. Riscoprire tutti insieme

la bellezza della fatica e il gusto

dell’impresa: la chiave di volta va ricercata,

soprattutto, in questa speciale

combinazione; persone desiderose di

provare emozioni sportive, pedalando

nella storia del ciclismo per rivivere le

suggestioni dei campioni senza tempo

come Coppi e Bartali. Corridori che

hanno ispirato generazioni di sportivi

ma anche scrittori, giornalisti, cantori

di un’epoca in cui si riconosceva molto

valore a ciò che si aveva.

L’Eroica ha svuotato le cantine, riacceso

le vecchie macchine da maglieria,

contribuito a salvaguardare le strade

bianche della provincia di Siena. Queste

ultime, proprio grazie a lei, sono

entrate a far parte di un catasto che

le preserva dall’avanzata dell’asfalto.

Anzi, come avviene per le pietre della

Parigi-Roubaix, le strade bianche della

provincia di Siena sono conservate

sempre più gelosamente. Infatti ora le

amministrazioni pensano seriamente

di rimuovere l’asfalto in alcuni tratti e

ripristinare così il paesaggio magnifico

del Chianti, sempre più risorsa strategica

di una Toscana bella, sana, patrimonio

mondiale di un movimento che

supera le divisioni d’ogni tipo.

Luciano Berruti, icona del ciclismo eroico nel mondo, scomparso due anni fa. Di lui ha scritto persino The Times

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TRAVEL

Da qualche anno all’Eroica partecipano sempre più

giovani e sempre più donne, a testimoniare il fascino,

senza distinzioni, che suscitano i cinque percorsi

disponibili. Da quelli più lunghi, che vanno dal Chianti

alla Val d’Orcia, a quelli più brevi che non escono dal

Chianti. Da tempo il tratto più lungo, più di 200 chilometri,

è segnalato permanentemente e utilizzato

da migliaia di ciclisti tutto l’anno. Questo percorso è

piuttosto curioso, perché unisce territori concorrenti

come il Chianti e il Brunello; un piccolo miracolo a

pedali che fa sempre più tendenza e moda tanto da

far nascere altri eventi, come Nova Eroica a Buonconvento

ed Eroica Montalcino, che si tengono in primavera.

Eventi e percorsi che costituiscono un’offerta turistica,

oltreché sportiva, molto apprezzata in quella

che assume il nome di Terra Eroica, con un progetto

capace di mettere in rete strutture d’accoglienza

e assistenza che fanno della provincia di Siena una

meta interessante per il turista più esigente (e non

solo al momento di saltare sul sellino).

Oggi L’Eroica è un fenomeno mondiale. Negli anni,

infatti, il calendario si è arricchito di nuovi eventi. Prima

il Giappone, poi la Gran Bretagna, quindi l’Olanda,

il Sudafrica, la Spagna, la California e la Germania.

Nel 2020 ci sarà l’edizione zero di Nova Eroica China.

Ovunque si chiede a Eroica di portare le sue emozioni

e ovunque è un successo, declinato secondo le caratteristiche

locali. Ovunque, dalle cantine e dai magazzini,

riemergono le biciclette d’epoca. Si mettono

a sistema le strade sterrate e si rispolverano le maglie

del passato. Non è cinema d’esportazione, ma condivisione

assoluta di valori. In Giappone, sei anni fa, l’Eroica

è arrivata perché a Gaiole in Chianti c’erano due

insegnanti giapponesi dell’Università per stranieri di

Perugia. Lo stesso avvenne con la Gran Bretagna,

dove la cicloturistica arrivò per la pressante richiesta

di un gruppo di appassionati e assidui frequentatori

delle strade bianche di Gaiole in Chianti. Così è stato

ed è ovunque.

L’Eroica è fatica vera. Per pedalare su uno qualsiasi

dei cinque percorsi a disposizione, dai 46 ai 209 chilometri,

è necessario avere almeno un po’ di preparazione.

Chi sceglie il percorso più breve comunque

rimane ore in sella su strade sterrate per niente facili.

Per non parlare di chi, più di mille ogni anno, sceglie

il percorso più lungo che va da Gaiole in Chianti a

Montalcino e ritorno, transitando per Buonconvento,

Asciano, Siena, Castelnuovo Berardenga, solo per citare

alcuni dei luoghi attraversati. Questi ciclisti partono

alle 5 del mattino, nel buio assoluto, e hanno un

programma di viaggio che supera le dieci ore in sella.

Anzi, dalla scorsa edizione c’è chi parte alle 4:30. Si

tratta di quelli che hanno le biciclette costruite fino al

1920, senza cambio di velocità e con telaio in ferro; un

vero “cancello con le ruote”, come dicono i patiti del

telaio in carbonio.

Le ore in sella sono alleviate, però, dalla riscoperta

dei sapori della Toscana vera. All’evento di Gaiole le

Jacek Berruti a Gaiole in Chianti (SI) durante una pausa dell’Eroica,

“una poesia scritta con la bicicletta”

51


TRAVEL

forze si recuperano, infatti, con i cibi tradizionali: ribollita,

pane al vino e zucchero, fi nocchiona, formaggio, frutta,

crostata fatta in casa e vino Chianti, naturalmente. Sull’onda

del grande successo mediatico stanno nascendo anche

gli Eroica Caffè: «Gli appassionati ci chiedono come poter

vivere i valori dell’Eroica 365 giorni l’anno», spiega Andrea

Meneghelli, responsabile del progetto. «Gli Eroica Caffè,

infatti, consentono agli appassionati di ritrovarsi in ambienti

a loro familiari per condivisione di ideali». Il primo è nato

a Madonna di Brolio, frazione di Gaiole in Chianti, ai piedi

del Castello della famiglia Ricasoli, con la riapertura di un

fondo rimasto chiuso per decenni. Un tempo, infatti, quel

piccolo bar era utilizzato dai braccianti che lavoravano le

vigne. L’atmosfera è sempre quella d’un tempo, tutto è rimasto

come è stato trovato. Il secondo Eroica Caffè è a Barcellona,

a pochi passi dalla Rambla. In autunno sarà la volta

di Padova. Poi chissà di quanti altri nel mondo.

Ma quest’anno il sapore dell’Eroica è ancora più speciale,

perché cadono diverse ricorrenze, a partire dai 100 anni

dalla nascita di Fausto Coppi. C’è poi Gino Bartali da onorare,

perché le prime edizioni costituivano un regalo per chi

partecipava alla granfondo dedicata al Ginettaccio.

Questa edizione celebra, dunque, Coppi e Bartali, campioni

nello sport ma non solo. La rivalità tra Gino e Fausto

segnò anche il riscatto del nostro Paese, uscito malconcio,

sotto molti punti di vista, dal conflitto mondiale. Per questo

La ribollita è

il piatto

tipico dell’Eroica, l’unicoevento

si arriva più pesanti di quandosièpartiti

a pedali nel quale

sempre più persone chiedono che a loro venga riconosciuto

il titolo, puramente onorifi co, di Padri della Repubblica.

eroica.cc/it

Eroica eroica_offi cial eroica.cc

Sempre più donne, da tutto il mondo, partecipano all’Eroica, ben oltre 1.200 sugli 8.000 al via

52


Milano

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Roma

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Pechino

Shanghai

Hangzhou


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© Dave Ferri/AdobeStock

SETTEMBRE

DA

REGINA

UNA MOSTRA D’ARTE E UNA RASSEGNA DI CONCERTI NEL

PARCO SONO L’OCCASIONE PER VISITARE LA REGGIA DI CASERTA.

LUOGO DA SCOPRIRE E ACCUDIRE, TRA FONTANE, ACQUEDOTTI

SECOLARI E BOSCHI SEGRETI

di Sandra Gesualdi

sandragesu

Caserta le si è adagiata intorno come in un abbraccio

e la attraversa con un sottovia stradale.

Il Vesuvio la osserva da lontano, Napoli è lì

sull’orizzonte e quando non c’è foschia si riconosce Ischia,

laggiù la nuova stazione di Afragola sembra un lenzuolo

bianco. Non paragonatela a Versailles, ha giusto un prato

sconfinato sul retro che la ricorda. Piatto, ordinato e piuttosto

scontato. La Reggia di Caserta è una smisurata magnificenza

fatta di genio e sussulti e settembre è la stagione

perfetta per visitarla e riscoprirla, con il parco che si tinge

di toni ambrati e un ricco programma di arte, musica ed

eventi che la animano giorno e sera. Negli alloggi reali, dal

16 settembre al 13 gennaio 2020, è ospitata Da Artemisia

a Hackert. Storia di un collezionista alla Reggia, la mostra

a cura di Lampronti Gallery che intende profilare il ritratto

dell’antiquario e il rapporto sinergico tra pubblico e privato.

Mentre sotto le stelle, nel verde, per tutto il mese si svolge

la rassegna musicale Un’estate da re, con concerti di Alvise

Casellati, l’orchestra del Teatro San Carlo di Napoli e Julian

Rachlin al violino (l’8), il balletto Pulcinella (il 13) e la performance

di David Garrett (il 17). Gran finale con Zubin Mehta e

Stefano Bollani il 28 e 29. Fino al 12 novembre spazio anche

54


ficie, 1.742 finestre, oltre 1.000 camini e 1.200 stanze. «Una

città meravigliosa», la definisce Tiziana Maffei, nuova direttrice

generale, subentrata a maggio a Mauro Felicori. «Ha

bisogno però di tanta cura, a partire dalla manutenzione

ordinaria, oltre a piccoli e grandi investimenti. Entro l’anno

apriremo tre cantieri. Vorrei che questo sito diventasse per

i visitatori una vera e propria immersione nella conoscenza

e nella ricerca».

L’invito è a fare una passeggiata consapevole tra vestiboli

ottagonali, cortili interni, absidi e nicchie, a percorrere il

monumentale scalone d’onore, tripudio alla sontuosità e

perno dell’edificio per accedere all’atrio superiore. Da lì,

visitare la Cappella di Corte decorata in oro e marmi policromi,

prima di accedere agli appartamenti. Un percorso

chilometrico fra camere, anticamere, bagni di gusto neoclassico,

saloni di rappresentanza, persino uno con il trono,

arredati in vario stile. All’interno anche un rudimentale

ascensore ante litteram, issato su carrucole da muovere

a mano - la servitù ha sempre faticato a beneficio dei signori

- ma è nelle tre sale della Biblioteca Palatina, voluta

dalla regina Maria Carolina d’Asburgo-Lorena, che bisogna

rallentare il passo e sbirciare tra gli scaffali. Vastissimo il

patrimonio librario tra cui riconoscere antichi volumi della

Divina Commedia e saggi di botanica, mentre nella Sala

ellittica, un tempo dedicata ai passatempi di corte, è stato

riallestito il maestoso presepe d’ispirazione ottocentesca.

Poco più avanti si accede alle Retrostanze settecentesche,

dove approfondire la temporanea Da Artemisia a Hackert

con le opere di Cesare Lampronti. Collezionista da generazioni,

partito dalla storica sede romana di via del Babuino e

arrivato a Londra, è famoso per aver recuperato e riportato

nel nostro Paese migliaia di dipinti dispersi nel periodo

bellico. A Caserta espone pezzi del ‘600 e ’700, tra i quali

un olio della Gentileschi, una Sacra famiglia di Rubens, alcuni

Carracci e Guardi, una veduta veneziana di Canaletto

e il Porto di Salerno di Hackert, che completa la serie dello

stesso autore dei porti del Regno, presente nella collezione

della Reggia. Nell’ala opposta, quella che ospitava la

alla rassegna Emozioni e suggestioni borboniche. Musiche,

storie, giochi e sapori nel sito Unesco di Caserta e nei musei

del territorio.

Basta scendere alla stazione cittadina e la Reggia te la

trovi proprio lì, protagonista dell’intero l’orizzonte. Già

dall’ingresso principale si allunga in un portico voltato che

scappa via prospettico e lascia intravedere, come da un binocolo,

spazi aperti che si dipanano tra acque in cascata

provenienti direttamente dalle sorgenti montane e zampilli.

Più in là boschi nascosti e leggende, assetti geometrici

e natura debordante. La volle Carlo di Borbone, alla

guida del Regno di Napoli come capitale amministrativa.

Vicina a Napoli ma sicura all’interno, senza avere l’aspetto

di una fortezza difensiva, doveva essere un luogo aperto

in sintonia col territorio circostante. Oltre agli alloggi della

famiglia reale e ai dicasteri, erano previsti un’università, una

biblioteca pubblica, un grande teatro e una chiesa. Così,

l’architetto Luigi Vanvitelli, a cui furono affidati i lavori nel

1752, non ebbe che da sbizzarrirsi e progettò una delle più

maestose costruzioni del XVIII secolo: 61mila m 2 di super-

Jakob Philipp Hackert, Porto di Salerno, particolare (1797)

55


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© Davide/AdobeStock

Ingresso della Reggia di Caserta

scuola dell’Aeronautica, è possibile visitare, in attesa di un

allestimento defi nitivo e più godibile, Terrae Motus, importante

raccolta di arte contemporanea con focus sulle tendenze

degli anni ’80 del secolo scorso. Presenti pezzi di star

assolute come Warhol, Haring, Rauschenberg e di italiani

come Paladino, Vedova, Merz, Pistoletto e Cucchi, solo per

citarne alcuni.

È entrando nello sconfi nato parco retrostante che si intuisce

la fusione tra ricerca del bello, pensiero tradotto in ingegno

umano e cura del paesaggio. Luigi Vanvitelli e poi

il fi glio Carlo realizzarono uno dei giardini d’epoca barocca

più belli e originali di sempre. Un lungo viale esce dalla Reggia

e sale per tre chilometri verso la montagna in un gioco

di vasche, cascate, fontane adornate da mitologici gruppi

scultorei e acqua limpida, habitat di capitoni, carpe e persici.

Ai lati macchie boschive di leccio sempreverde, dove i Borboni

cacciavano. Ma il pezzo forte è l’acquedotto Carolino.

«Un’opera di ingegneria idraulica eccezionale», racconta il

responsabile del parco, Leonardo Ancona, «un sistema di

approvvigionamento idrico che proviene direttamente dalle

sorgenti del Monte Taburno, dopo aver percorso quasi 40

chilometri tra ponti, rapide, canali e mulini. L’acqua a caduta

che riempie le vasche è talmente limpida e pura che

si possono trovare specie ittiche in via d’estinzione, come

l’alborella dal ventre rosso e il gambero italiano. Una linea

idrica continua che nessun altro giardino storico possiede

e che ha dato la possibilità al territorio di crescere e svilupparsi».

Certi luoghi devono essere raccontati e accuditi con

amore: «Questo acquedotto settecentesco ancora funziona

alla perfezione, scarica e carica le piene con barre di pietra.

Resistiamo alle ultime tecnologie», prosegue Ancona. In

alto, incastonato nella collina si trova il Giardino all’inglese,

scrigno di vegetazione fatto costruire dalla regina Carolina

ed elogio alla convivenza tra biodiversità arboree: cipressi

texani, palme, sequoie, cedri del libano e, per la prima volta

in Europa continentale, la camelia dai fi ori invernali. Qui,

nell’Aperia, dove la regina allevava le api, oggi adibita a teatro

all’aperto, si svolgono i concerti godendo di un’acustica

perfetta. In questo articolato e affascinante microcosmo

c’è spazio anche per progetti sociali che meritano una nota:

quattro ragazzi, provenienti dai centri del Sistema di protezione

Richiedenti asilo e Rifugiati della provincia campana,

sono impegnati in tirocini professionalizzanti come giardinieri

e contribuiscono alla manutenzione del verde nel capolavoro

vanvitelliano.

Spostandoci nella parte nord ci si addentra nel bosco antico,

il luogo più affascinante del parco popolato da Veneri,

alberi secolari e grotte nascoste. La natura è meno ordinata

e, alla maniera rinascimentale, i viali si aprono a raggiera.

All’interno è custodita la Peschiera, il vasto laghetto dove

Ferdinando II bambino giocava alle battaglie navali con vere

e proprie flotte in miniatura, mentre poco oltre c’è la Castelluccia,

la parte più vecchia di tutto il complesso. Un piccolo

castello ottagonale circondato da fossati e bastioni dove il re

si allenava alla guerra e che in seguito la regina ingentilì con

pagode e rose rare trasformandolo in una sala da tè in stile

coloniale. Cicerone sosteneva che se si possiede una biblioteca

e un giardino si ha tutto ciò che serve. La regina vince.

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Fontana di Diana e Atteone

LA FONTANA

DEL MITO

ALLA SCOPERTA DEL COMPLESSO

SCULTOREO DI DIANA E ATTEONE, NEL

PARCO DELLA REGGIA DI CASERTA. TRA

ALLUSIONI TEATRALI E NATURA DISEGNATA

di Alberto Olivetti

[Professore ordinario di Estetica all’Università degli Studi di Siena]

Il profilo del monte Tifata corona

in lontananza la piana dove sorge

la città di Caserta. «Sul fianco

occidentale del monte Tifata in

antico era il tempio di Diana Tifatina

con un bosco sacro e un circo». Così

scrive l’architetto Luigi Vanvitelli nel

prezioso volume che raccoglie i suoi

Disegni del Reale Palazzo di Caserta,

offerto nel 1756 al re delle Due Sicilie

Carlo e alla regina Maria Amalia. Il celebre

progettista della Reggia ricorda

come si debba ai sovrani «la prima

destinazione di così ameno e piacevole

sito per uso di deliziose magnificenze»,

i quali, continua, «hanno sta-

58


ilito di edificare quivi una deliziosa

Reggia nella pianura, che si distende

vastissima». Vanvitelli, inoltre, precisa

come tutta l’ampia zona scelta dai

sovrani per accogliere la nuova residenza

regale (la prima pietra fu posta

il 20 gennaio del 1752, giorno natale

del re, i lavori ebbero inizio il successivo

19 giugno e durarono fino al 1774,

diretti dopo la morte di Vanvitelli da

suo figlio Carlo) fosse a Diana «consecrata,

per essere, come è credibile,

il boscoso monte copiosamente alle

cacce favorevole».

La passione per la caccia era assai

coltivata da Carlo e Maria Amalia e

in certe lettere che sono conservate

Carlo non manca di vantare le prodezze

venatorie sue e della sposa.

Non sorprende allora la scelta di dedicare

a Diana, la dea della caccia,

una fontana collocata nel punto culminante

in cui vengono a confluire

e a compiersi, non solo idealmente,

i percorsi del grande parco. Il gioco

d’insieme di quei magnifici e confortevoli

tragitti è bene illustrato da Vanvitelli

nelle tavole XIII e XIV dei suoi

Disegni del Reale Palazzo di Caserta,

dove si mostra l’amplissimo parco «in

lontano», ovvero in prospettiva e a

volo d’uccello.

In virtù della sua posizione, il complesso

della Fontana di Diana e Atteone

svolge una funzione duplice:

mentre segna il margine estremo

del parco, si offre al contempo come

l’affaccio sulla propaggine della natura

incolta che si estende al di là

dei giardini, dei recinti coltivati, delle

soste abbellite di statue disposte a

misurate distanze. La fontana è alimentata

dalla gran cascata che precipita

dall’alto d’una proda scoscesa

coperta da una folta vegetazione che

vuole apparire spontanea, selvatica.

Al termine di una lunga passeggiata,

l’illusione è di esser giunti alle soglie

di un bosco e da qui, quasi inaspettatamente,

chiamati a partecipare alla

storia di Atteone e Diana. Turbati e

sgomenti, assistiamo al suo concitato,

finale svolgimento.

Si può facilmente constatare come i

due gruppi scultorei – realizzati con

aiuti da Paolo Persico (Diana, Atteone),

Pietro Solari (i cani), Angelo

Brunelli (le ninfe) – rispondano a un

esplicito intento teatrale che mira a

collocare dentro il fondale silvestre

un’azione scenica composta di due

tableau vivant.

Un’allusione teatrale che contrassegna

anche la Fontana di Venere e

Adone rispetto all’intento sontuosamente

decorativo che qualifica le

altre fontane dette dei Tre delfini, di

Eolo e di Cerere realizzate nel parco,

quasi un arredo che arricchisce le soste

durante i diporti di chi passeggia

lungo i viali.

Del resto, la drammatica favola prescelta

a illustrare la fontana dedicata

a Venere (la dea tenta invano

di dissuadere Adone dal recarsi alla

fatale caccia dove sarà ucciso dal

cinghiale Calidonio) è una sorta di

Atteone, «prima di riprendere la caccia,

vagando a caso per quel bosco

che non conosceva», scorge Diana al

bagno sorprendendola nella sua immacolata

nudità. Offesa, narra Ovidio,

la dea «attinse l’acqua che aveva ai

piedi e la gettò in faccia all’uomo»,

trasformandolo in cervo. Atteone

fugge, ma lo avvista la muta feroce

dei suoi cani che rincorrono la preda

e «sbranano il loro padrone mutato

nell’aspetto di un cervo».

Ribadiamo dunque il significato che

riveste la vasca di Diana e Atteone,

collocata in questo estremo luogo

del parco. È facile constatare come

qui Vanvitelli metta in contatto la

natura disegnata, che egli ha concepito

misurando e ordinando gli spazi

contrappunto all’episodio rappresentato

dei giardini annessi alla Reggia (e che

nella vasca di Diana. Qui

Vanvitelli, nel progettare la scena, si

attiene alla narrazione del mito che si

legge in Ovidio nel terzo libro delle

Metamorfosi. Racconta Ovidio che in

fondo a un fitto e rigoglioso bosco, in

un luogo incontaminato, sgorga una

limpida fonte: «Qui veniva, quand’era

stanca di cacciare, la dea delle selve

per rinfrescare il suo corpo di vergine

in acque sorgive», attorniata e accudita

dalle ninfe. Il giovane cacciatore

della residenza regale divengono la

naturale estensione a cielo aperto),

con la natura spontanea di quella

collina impervia del Monte Briano,

con la sua vegetazione e le sue acque.

E la crudele antica storia di Atteone

che ne ha violato il limite sacro è

richiamata a noi come un vivo monito:

un giusto confine che corona il fastigio

del parco e della Reggia casertana

di Carlo, re stimato assai prudente

e saggio, e della regina Maria Amalia.

Dettaglio della Fontana di Diana e Atteone

59


INFORMAZIONE PUBBLICITARIA

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© Studio Antani Caspar Diederik

Piazza San Pietro Caveoso

L’ANNUS MIRABILIS

DI

LA CAPITALE EUROPEA DELLA CULTURA

È ORMAI UN BRAND INTERNAZIONALE.

IL DIRETTORE DI MATERA 2019, PAOLO VERRI:

«TUTTI VOGLIONO VENIRE QUI

PER REALIZZARE QUALCOSA DI BELLO»

di Serena Berardi

MATERA

Ti stringe nel suo ventre di

roccia dove il corpo si rannicchia

e gli occhi si abituano

all’ombra. Ti inghiotte nei suoi labirinti

stretti per poi risputarti all’improvviso

di fronte alla sua bellezza che si spalanca

candida e immensa. Matera è un

chiaroscuro sospeso tra luce e tenebra,

asfissia profonda e respiro rigenerante.

Antitesi e mutamento attraversano

le sue forme così come la sua storia,

che inizia dal Paleolitico. Nel corso del

‘900 ha oscillato tra sorti alterne come

un trapezista che sfiora il cielo, piomba

in basso e poi risale ancora. Ha vissuto

lo svuotamento dei Sassi, la creazione

di nuovi quartieri, la sperimentazione

urbanistica e sociale, il ripopolamento,

il riconoscimento dell’Unesco come

Patrimonio mondiale dell’Umanità e il

recupero del centro. Negli ultimi dieci

anni ha iniziato a scuotere l’immobilismo

incantato da borgo solitario per trasformarsi

pian piano in una città dinamica e

aperta al mondo. Ci è riuscita nel 2019,

quando è diventata Capitale europea

della Cultura, declinando quest’ultima

come partecipazione attiva, coinvolgimento

e inclusione, sinergia e contaminazione,

radicamento nel passato e allo

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stesso tempo visione del futuro. Una

scommessa collettiva vinta, almeno a

giudicare dai numeri della manifestazione

da gennaio a luglio: 180 progetti

avviati, 500 eventi seguiti da 100mila

persone, 51mila passaporti venduti (i ticket

di accesso a tutti gli eventi Matera

2019). Per quanto riguarda l’andamento

turistico, fino a maggio sono stati offerti

più di 18mila posti letto, registrati quasi

130mila arrivi e più di 247mila presenze

(nello stesso periodo del 2018 gli arrivi

erano stati circa 109mila e le presenze

intorno a 174mila). «Il bilancio di Matera

2019 è positivo, ben oltre le aspettative.

E questo fin dalla cerimonia inaugurale

del 19 gennaio, con una luce intensa

che irradiava la Cava del Sole, riaperta

per l’occasione, e migliaia di persone

che entravano in un silenzio quasi religioso,

in un’atmosfera di attesa palpitante»,

ricorda Paolo Verri, direttore

della Fondazione Matera-Basilicata

2019. «Abbiamo scelto di esordire con

54 bande musicali raccogliendo quelle

locali, quelle regionali e quelle europee.

Dopo le esibizioni singole, nella Cava

è esploso l’Inno alla Gioia eseguito coralmente.

In questo momento di disaggregazione,

Matera ha mostrato il volto

dell’Europa che funziona, che si sa immaginare

a prescindere dalle divisioni

politiche e dalle difficoltà economiche»,

prosegue Verri.

La città lucana è stata capace di una

chiamata alle arti senza precedenti,

mettendo in piedi un processo di

co-creazione che va dalla scrittura del

dossier di candidatura fino alla realizzazione

delle attività, in un continuo dialogo

tra cittadini, protagonisti della scena

creativa locale, istituzioni e partner europei.

«Riformulando l’esortazione di John

Kennedy a prendere parte al cambiamento

(“Non chiederti cosa il tuo Paese

può fare per te, chiediti cosa puoi fare

tu per il tuo Paese”), abbiamo cercato

di riflettere su quale contributo potesse

dare ognuno di noi alla cultura». L’impegno

non si è limitato a rendere quest'ultima

democratica, ma è andato oltre:

«Si è dimostrato che in Italia non esiste

solo l’asse Roma-Firenze-Venezia-Milano,

ma che anche il Sud è in grado di

creare contenuti culturali di grande valore.

Nel programma abbiamo inserito

ben 85 produzioni originali». Alcune di

queste hanno fatto riscoprire il senso di

comunità, come lo spettacolo teatrale

Purgatorio, che ha trasformato la Città

dei Sassi nell’anticamera del Paradiso

dantesco con i materani impegnati a

recitare, cantare, danzare, preparare

scenografie e costumi. La Cavalleria

Rusticana – inserita nel progetto Abitare

l’Opera, che porta le arie dei grandi capolavori

fuori dai teatri – è stata attualizzata

e fatta rivivere en plein air da circa

500 persone. La mostra Rinascimento

visto da Sud – con le sue 215 opere tra

pitture, sculture, manoscritti, tessuti, ceramiche

e gioielli – ha già registrato più

di 18mila visitatori e si è guadagnata uno

speciale riconoscimento da parte del

Presidente della Repubblica. Tra i risultati

più tangibili dell’esperienza da Capitale

c’è la forte attrazione esercitata da

Matera: «È diventata un vero e proprio

brand. Tutti vogliono venire qui per visitarla

o per realizzare qualcosa. Come se

fosse una piccola Milano. Perfino James

Bond è arrivato tra i Sassi: in questi giorni

si gira l'ultimo episodio di 007». E questo

modello fondato sulla cultura che

crea valore viene anche esportato: «Ars

Excavandi, l’esposizione interattiva che

mette in parallelo i più noti ecosistemi

rupestri del mondo, sbarcherà in Belgio,

in Francia e sarà ospitata dall’Expo di

Dubai del 2020. La performance di teatro

e danza Humana Vergogna, realizzata

nella casa circondariale di Matera,

verrà rappresentata in altre città, tra cui

Novi Sad, in Serbia, che sarà Capitale

della Cultura 2021. Mentre Atlante delle

emozioni delle città, una mappa emozionale

tracciata raccogliendo le memorie

e i racconti degli abitanti, è stata richiesta

da Ivrea», spiega il direttore della

Fondazione. Questo 2019 ha costruito,

poi, una narrazione nuova della città,

«diversa da quella imperniata sulla ruralità

di Carlo Levi. Si esplora il contemporaneo,

senza dimenticare cosa c’è

stato prima. Oggi qui esistono anche

63


TRAVEL

© Studio Antani Caspar Diederik

Via San Rocco

nuove realtà come il Centro di Geodesia

Spaziale, il Campus dell’Università

della Basilicata, l’Istituto Superiore per

la Conservazione ed il Restauro. E il patrimonio

è vissuto non come elemento

statico, ma come qualcosa di vivo da

maneggiare per produrre competenze,

lavoro e futuro».

Il racconto non si è ancora esaurito e

il calendario degli eventi prosegue. Il 6

settembre inaugura Blind sensorium - Il

paradosso dell’Antropocene, un’indagine

condotta dal fotografo e film-maker

Armin Linke attraverso foto, interviste

e proiezioni, che parte dai primitivi insediamenti

tra i Sassi fino ad arrivare

agli scenari aperti dai cambiamenti

climatici. Dal 13 al 15 è la volta di Materadio,

la festa di Radio3 che quest’anno

ha tra i suoi ospiti il sassofonista Jan

Garbarek e l’astronauta Samantha Cristoforetti.

Domenica 15 c’è il passaggio

di consegne tra Matera e Galway,

Capitale europea della Cultura 2020,

celebrato con un concerto dei Modena

City Ramblers a cui partecipano alcuni

membri del gruppo irlandese The

Pogues. Dal 12 al 20 ottobre La terra

del pane propone spettacoli, giochi

e laboratori all’interno di uno dei più

antichi forni del Sasso Barisano. Il 23 e

24 novembre l’opera multimediale per

ensemble ed elettronica Galileo Galilei

immagina come il grande scienziato

avrebbe potuto scrutare il cielo con la

moderna tecnologia del telescopio

ottico del Centro Spaziale di Matera.

Dal 7 al 20 dicembre si svolge l’Open

Culture Festival, kermesse delle

culture contemporanee con progetti

digitali, convegni e show. A chiudere

i quasi 365 giorni di fermento uno

spettacolo multimediale di un grande

regista italiano.

Il 20 dicembre calerà il sipario sui

Sassi, ma già si ragiona sull’eredità

dell’impresa: «Ho lavorato per manifestazioni

come le Olimpiadi invernali

di Torino e l’Expo di Milano. Ma lì si

dovevano erigere strutture, mentre

qui non si è dovuto costruire nulla. Si

Un momento della Cavalleria Rusticana

è trattato invece di valorizzare e far

crescere una città già straordinaria».

Il prossimo anno ci saranno le elezioni

amministrative e, secondo Verri, è

importante portare avanti il messaggio

di Matera 2019: «Bisogna tenere

insieme patrimonio e innovazione,

cercando di non far prevalere l’uno

sull’altra». E Matera, arrampicata su

sé stessa tra la gravità della pietra e

la lievità della sua bellezza, è abituata

a rimanere in equilibrio da millenni.

matera-basilicata2019.it

MateraBasilicata2019

Matera2019

64


Matera vista dalla Murgia

© Studio Antani Caspar Diederik

SOGNO E SON DESTO

MAURO VUOLE CREARE UN

MUSEO. ANDREA DESIDERA

RIAPRIRE UN TEATRO. BIAGIO

MIRA AD ATTRARRE TURISTI.

LE STORIE DI TRE GIOVANI E

DEI PROGETTI NATI SOTTO

L’IMPULSO DI MATERA 2019

Un trampolino per provare ad afferrare i sogni.

Quelli che fluttuano nitidi nel sonno ma temono

il risveglio, quelli che attraversano insistenti

i pensieri ma non si azzardano a uscire. Il 2019, per molti

giovani materani, è stato l’occasione per tentare di realizzarli.

La loro città, diventata Capitale della Cultura, si è

trasformata in un magnete per attrarre energie, idee, risorse

e desideri. Come quelli di Mauro Acito, racchiusi in una

torre medievale nel cuore del Sasso Caveoso. Sua nonna

la comprò a un prezzo simbolico nel 1973, quando i Sassi

erano completamente abbandonati, e la regalò a una delle

due figlie per il suo 18esimo compleanno. «Dagli anni

’90 i miei nonni e mia zia cercarono di recuperare la torre,

Torre del Capone

65


TRAVEL

ma incontrarono sempre problemi»,

spiega il 26enne che scopre l’insolita

eredità familiare nel dicembre 2016.

Mauro torna per le vacanze di Natale

da Bruxelles dove, dopo la laurea

alla Ca’ Foscari di Venezia in Economia

e gestione delle attività culturali,

sta lavorando per il Mima Museum:

«Sentivo di poter realizzare qualcosa

nella torre e nelle stanze adiacenti. In

più Matera stava vivendo un fermento

culturale inedito. Con il mio percorso

personale e di studi, sarebbe

stato folle non sfruttare il momento».

Nell’estate del 2017 il ragazzo decide

di rimpatriare e trasformare quegli

spazi in un museo d’arte contemporanea.

Un’impresa dal sapore donchisciottesco

in una struttura derelitta, in

«una terra in cui nessuno va al museo,

nemmeno i turisti, visto che le bellezze

sono a cielo aperto». Tuttavia Mauro

non si fa scoraggiare e, nell’agosto

2018, crea, insieme a sua zia e ad altre

due ragazze, una startup innovativa a

vocazione sociale. «Non riuscivamo

nemmeno a sbloccare il lucchetto del

cancello, al di là del quale si apriva

una foresta impenetrabile. Abbiamo

riempito 12 camion con radici, edera

e legna». Mentre continuano i lavori

di ristrutturazione, si prepara l’inaugurazione

(prevista per il 2020), con

una mostra che include il trio milanese

di street artist Canemorto, l’artista

americano Momo e l’agenzia creativa

materana Studio Antani. «Con le loro

opere, che vanno dagli affreschi alle

installazioni, vogliamo provocare e

creare nuovi significati». La missione,

infatti, è raccontare la città in modo

diverso: «Sono nato nel 1992, non ho

mai vissuto la realtà rurale delle case

grotta e della miseria. La mia generazione

non può permettersi la persistenza

di una narrazione che non

la rappresenta, deve produrre nuovi

contenuti». Seguendo la sua funzione

originaria, la torre può costituire

un punto di vista privilegiato per cambiare

prospettiva: «Ci piacerebbe che

fosse un luogo per tutti: i Sassi devono

essere vissuti dai turisti e dai materani.

Vorremmo un’arte contemporanea

diversa da quella elitaria e autoreferenziale

che a volte fa sentire stupidi.

Organizzeremo anche eventi e attività

per bambini». L’esordio punta all’effetto

straniante, con la presa in giro della

retorica della vergogna d'Italia, «ci

sarà una stanza piena di colori occupata

da una grande installazione per

affermare che Matera è sì riconoscibile

per il bianco dominante, ma non è

sacrilego porporne un’altra immagine

con sfumature diverse».

Se la Capitale della Cultura è stata

l’opportunità per Mauro di tornare

dall’estero, per Andrea Santantonio

è stata la molla per ampliare gli orizzonti

senza spostarsi. Nel 2010, insieme

ad altre due ragazze, fonda lo Iac

(Centro arti integrate) che ha sede in

un ex frantoio di via Casalnuovo e si

occupa di produzione e promozione

teatrale. «Abbiamo seguito il processo

di Matera 2019 dall’inizio, collaborando

con il comitato promotore e poi

partecipando al processo di creazione

dei macrotemi», racconta il trentottenne

autore e regista. Dal 2016 lo

Iac mette in piedi il festival Nessuno

resti fuori, incentrato su performance,

incontri e laboratori in quartieri perife-

© Luca Centola

66


di via Roma e quello su cui puntiamo

© Serena Berardi

Infopoint Matera Smart Pass, via Bruno Buozzi

rici, con il coinvolgimento dei cittadini.

«Quest'anno abbiamo deciso di misurarci

con il contrario di quello che

facciamo di solito. Nella nostra cooperativa

lavorano un ragazzo gambiano,

uno camerunense e uno francese.

Alle attività partecipano migranti e

persone in condizioni di disagio. Con

il teatro tendiamo a costruire una dimensione

inclusiva e utopica, mentre

per Matera 2019 abbiamo scelto di

dare vita a uno scenario distopico». Il

Centro arti integrate, infatti, ha ideato

il progetto Matera città aperta che culminerà

in uno spettacolo a episodi, in

scena dal 30 settembre al 6 ottobre.

«Per concepirlo abbiamo ragionato

su cosa sia l’Europa. Non si tratta di un

luogo geografico definito e coerente:

alcuni vorrebbero starne fuori perché

non ne condividono i fondamenti, altri

desidererebbero farne parte per

avere libertà e diritti. L’Europa è rifiuto

o anelito». Durante la settimana verrà

condotto un esperimento per costruire

insieme al pubblico un monumento

simbolo che rappresenti il Vecchio

Continente. «In piazza Vittorio Veneto

verrà tracciata una linea che pian piano

si andrà trasformando in un vero e

proprio muro: attraverso momenti di

finzione, gioco e interazione, rifletteremo

sul tema della diversità e della

costruzione di barriere». Matera 2019

ha spinto molte realtà locali verso un

cambiamento di scala: «Siamo passati

a definire un progetto nazionale,

con i riflettori puntati e un budget

consistente. Questo ha richiesto una

ricerca artistica diversa e uno sforzo

di organizzazione significativo, per

esempio nel gestire professionisti di

livello, come Teho Teardo e Vincent

Longuemare, che per Matera città

aperta curano rispettivamente le

musiche e le luci», ammette Andrea.

Ma alla grande fatica spesa è corrisposta

una rivoluzione nell’approccio:

«Quest’anno molte scuole ci hanno

chiamato per organizzare laboratori.

Tuttavia, invece di preparare la solita

recita di classe, abbiamo interrotto le

attività didattiche dell’intero istituto

per dedicare una settimana al teatro.

D’ora in poi punteremo più in alto».

Oltre a pensare in grande, Andrea e i

suoi colleghi vorrebbero «restituire al

pubblico almeno uno dei teatri chiusi

o venduti ai privati: c’è il Quaroni nel

borgo La Martella, il cineteatro Duni

di più, il cineteatro Kennedy nel Rione

Agna».

Anche per Biagio Spagnuolo il 2019 è

servito a mettersi alla prova e testare

la resistenza dei suoi sogni. Dopo

aver studiato Ingegneria informatica

alla Sapienza di Roma e aver lavorato

in una società di consulenza, nel 2016

medita di rientrare nella sua città natale:

«Ho assistito da spettatore all’esplosione

di Matera che avevo lasciato

nel 2008. Di fronte a una proposta di

lavoro in Brasile ho capito che il mio

posto era lì dove sono nato, anche

perché ci viveva la mia fidanzata», ricorda

il trentenne lucano. Le ragioni

del cuore e la vivacità materana spingono

Biagio a riprendere tra i Sassi

una vecchia idea: «Nel 2011 feci un

viaggio nella Grande Mela dove acquistai

il New York City Pass per visitare

i luoghi di maggior interesse. Ho

pensato che il 2019 sarebbe stato l’anno

perfetto per replicarlo nella Capitale

della Cultura». Così Biagio mette su

una società insieme alla compagna,

alla sorella e ad altri due ragazzi, e lo

scorso febbraio lancia Matera Smart

Pass: un sito dove comprare un ticket

digitale per visitare cinque attrazioni

(Casa Grotta, Misma, Casa di Ortega,

Ipogeo Materasum, Bus panoramico

Parco della Murgia) a prezzo ridotto e

usufruire di sconti in più di 30 tra ristoranti,

hotel, negozi e travel experience.

«L’obiettivo è quello di valorizzare l’offerta

turistica e prolungare la permanenza

media, attualmente sotto i due

giorni», spiega Biagio. Nei primi cinque

mesi sono stati venduti 600 Pass,

ma l’ambizione è quella di ampliare

le proposte, creare percorsi tematici

(sport, famiglia, avventura) e venderne

20mila entro il 2020. Nell’allargamento

dell’offerta, Biagio sottolinea di voler

far rientrare anche «un nuovo museo

di arte contemporanea». È quello di

Mauro Acito, perché una volta liberati i

sogni dal cassetto, possono anche incrociarsi

e volare insieme.

volevosoloaprireunmuseo.it

centroiac.com

materasmartpass.com

MATERA

6 FRECCIALINK AL GIORNO

S.B.

67


L’ITALIA che fa IMPRESA

UNA PICCOLA GRANDE

IMPRESA MERIDIONALE

HA APERTO I BATTENTI NEL 1962 CON UNA FARMACIA E UN

MAGAZZINO A MATERA. OGGI LA VIM È UN’AZIENDA CHE

DISTRIBUISCE MEDICINALI A 4.300 PUNTI VENDITA IN TUTTA ITALIA

di Serena Berardi

Un’attività familiare in

una città dimenticata si

trasforma in un’azienda

capace di espandersi in tutta Italia.

VIM (Vendita ingrosso medicinali),

impresa fondata a Matera

da Pietro Motta, si nutre di questo

paradosso dal 1962: partendo da

un territorio isolato e marginale, è

riuscita a creare una rete logistica

di distribuzione per le farmacie e a

espandersi a macchia d’olio. Pietro

ha iniziato proprio da una farmacia

e da un piccolo magazzino in via

Ridola, all’epoca carrabile e ora

zona pedonale costellata di ristoranti

e locali. Oggi, sotto la guida di

Michele, subentrato al padre negli

anni ‘90, la VIM vanta un fatturato

di oltre 500 milioni, 400 dipendenti,

200 collaboratori. Il suo magazzino

principale, sempre nella Città dei

Sassi ma non più in centro, ha una

superficie di 18mila m² ed è capace

di movimentare 500mila articoli.

Dagli 11 depositi partono ogni giorno

120 corrieri per cinquemila consegne

destinate a 4.300 farmacie

dislocate in 54 province italiane.

Nonostante i numeri rilevanti, Michele

continua a gestire l’attività

con la stessa dimensione umana

di quando il padre conosceva personalmente

tutti i clienti sparsi nei

vari paesini lucani e cercava di accontentare

le loro richieste. «In una

regione come la Basilicata, regione

impervia e con centri abitati difficilmente

raggiungibili, spesso eravamo

gli unici fornitori di riferimento.

Questo ha fatto maturare in noi

Michele e Pietro Motta

una forte cultura del servizio fatta

di cura del cliente e attenzione alla

relazione, principi che hanno guidato

con costanza la nostra crescita»,

spiega Michele. «Agli inizi la distribuzione

era locale e il passaparola

era il mezzo per farci conoscere,

successivamente abbiamo aperto

le filiali di Cosenza, Foggia e Lecce».

Poi l’ingrandimento è proseguito

attraverso acquisizioni di altre

aziende e attualmente la VIM conta

anche sulle sedi di Salerno, Roma,

Recanati (MC), Siena, Milano e Torino.

Una colonizzazione verso nord

insolita, visto che generalmente

l’espansionismo imprenditoriale segue

la direzione opposta: «Nel 2019

Matera è diventata un brand conosciuto

in tutto il mondo, ma 20 anni

fa dovevo spiegare dove si trovasse.

La VIM è stata la prima a esportarlo

ed è sempre stata fortemente legata

alla sua identità territoriale».

In verità, è stato più complesso il

rapporto con il vicinato: «Pur essendo

una realtà solida e tecnologicamente

avanzata, non è stato facile

affermarci 30 anni fa a Bari, dove in

passato la mia città era considerata

retrograda e provinciale. A Milano,

dove siamo arrivati dieci anni dopo,

la Basilicata è sempre stata percepita

come una regione sana e noi

considerati interlocutori di cui potersi

fidare».

Il successo dei Motta si regge su tre

elementi: dotazione, tempestività e

affidabilità. Per quanto riguarda il

primo, la VIM ha costruito un ma-

68


La storica farmacia della famiglia Motta a Matera

gazzino in grado di gestire 75mila

referenze e investito su sistemi di

picking automatico (macchinari che

selezionano, prelevano e smistano i

materiali per le spedizioni), sostituiti

proprio a fine agosto nell’ambito di

una revisione completa del layout

organizzativo. Questo rinnovamento

permette di incidere anche sulla

tempestività: «La farmacia invia

l’ordine quando chiude a pranzo o

la sera. A quel punto subentriamo

noi che ci mettiamo in moto per

consegnare quanto richiesto prima

che la serranda si rialzi. La rapidità

è tutto».

Le solide basi e gli investimenti nel

tempo hanno permesso di resistere

in un mercato che si sta contraendo

sempre di più: «Fino a 15 anni fa le

aziende come la nostra erano 150

in Italia, ora ne sono sopravvissute

una cinquantina. Questo perché

si lavora con margini di guadagno

ridotti. Per legge siamo obbligati

a detenere il 90% dei farmaci etici,

circa novemila, sui quali però andiamo

in perdita. Gli altri prodotti, circa

66mila, costituiscono un tesoretto

che va a compensare le mancate

entrate». Questi ultimi rientrano nel

settore della cosmetica e della dietetica,

che stanno prendendo sempre

più piede, e necessitano di una

gestione specifica ma più redditizia.

Tuttavia è l’affidabilità la prerogativa

che Michele non si stanca mai di ribadire,

sottolineando di interpretare

eticamente il proprio lavoro. «Abbiamo

un ruolo importante perché

la distribuzione intermedia del farmaco

è un servizio pubblico e contribuiamo

a garantire l’efficienza del

sistema di salvaguardia della salute.

Abbiamo creato pure un centro

servizi per dare valore aggiunto alle

nostre farmacie, offrendo loro attività

di prevenzione medica e telemedicina

che possono mettere a disposizione

degli utenti. Nonostante

la necessità di avere un’impostazione

strutturata per svolgere questa

funzione, manteniamo un rapporto

stretto con clienti e collaboratori,

ascoltando sempre le loro esigenze».

Perché la tecnologia è fondamentale

e il tempo è denaro. Ma è la

fiducia il vero tesoro.

vim.it

69


TV

LE SFIDE DEL

PRIX ITALIA

TORNA IL CONCORSO INTERNAZIONALE PER RADIO, TV E WEB

ORGANIZZATO DALLA RAI. NE PARLA IL PRESIDENTE, MARCELLO FOA,

SPIEGANDO ALLA FRECCIA DOVE STA ANDANDO IL SERVIZIO PUBBLICO

di Gaspare Baglio

gasparebaglio

70


Con il sostegno di:

Partner internazionali:

Con:

In collaborazione con:

Roma caput mundi, ma forse

sarebbe meglio dire caput

media, visto che, dal 23 al

28 settembre, la Rai porta proprio qui

il Prix Italia, prestigioso concorso internazionale

per radio, tv e web che

mancava dalla Capitale da 26 anni.

Gli splendidi Mercati di Traiano fanno

da scenario anche a dibattiti, proiezioni,

anteprime, eventi. Protagonisti

i grandi broadcaster internazionali

e le anticipazioni sulle tendenze nei

media. L’obiettivo è premiare qualità,

innovazione e creatività attraverso

i progetti più originali in tutti i campi

dell’audiovisivo. E mettere a confronto

mezzi e linguaggi differenti.

Il tema di quest’anno è Celebrating

cultural diversity in a global media

world, per comprendere come valorizzare

le diverse identità culturali in

un mondo globalizzato. Nove giurie

formate da 80 professionisti valutano

fi ction, documentari e show per radio,

tv e web. In questa edizione, poi, sono

entrati 17 nuovi membri. E spicca l’attenzione

che i produttori delle Americhe

e dei Paesi dell’area mediterranea

riservano alla competizione.

Parliamo di questo importante evento,

ma anche della stagione tv ai nastri

partenza, con il presidente della Rai

Marcello Foa, che mi accoglie nel suo

uffi cio con tantissimi schermi accesi,

uno per ogni canale della tv pubblica.

Presidente, partiamo proprio dal

Prix Italia: come preservare la nostra

identità culturale in un mondo che

cambia?

È un tema fondamentale e di grande

attualità che riguarda un po’ tutti i Paesi

e le culture – europee, asiatiche,

americane – ma anche la missione

della tv pubblica nei prossimi anni.

Cioè?

La concorrenza diventa sempre più

transnazionale: abbiamo a che fare

con un’offerta privata molto più frammentata

con player su scala globale

come Netflix e Amazon Prime. Essere

italiani non deve restare solo uno slogan,

ma avere un signifi cato che corrisponda

a un’identità: è così da sempre

e fa parte della nostra civiltà. La

risposta a questo dilemma è correlata

anche al posizionamento della Rai nel

panorama tv del futuro. L’epoca che

permetteva di benefi ciare delle ren-

Roma

Caput

Media

Un grande evento Rai.

Tv, radio e web di tutto il mondo nella Capitale.

23-28 settembre 2019

www.prixitalia.rai.it

Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica

@PrixItalia

@prixitalia

dite di grandi programmi di successo

stranieri, che prima erano una delle

chiavi del successo, come è avvenuto

a Canale 5 con Dallas e Dynasty, è fi nita.

Per come evolvono le generazioni,

il pubblico che aspetterà un episodio

fi ssato in un giorno preciso sarà sempre

più marginale. E diffi cile da conquistare.

Come farete, allora, a mantenere il

contatto con gli spettatori?

© Eleonora Ferretti

SAVE THE DATE

Sono tanti i panel in agenda del Prix Italia

2019. Martedì 24 settembre c’è quello legato

al Premio Roberto Morrione, intitolato

Giornalismo investigativo e magistratura

inquirente: un rapporto complicato. Da non

perdere i dibattiti che hanno come fulcro

The art of Cross Cultural Storytelling in

Documentary: il primo pone l’attenzione

sul servizio pubblico nel mercato globale,

mentre il secondo si occupa dei nuovi format

e delle sfide internazionali. Il mercoledì è

previsto un approfondimento sulla fiction

con Paese che vai commissario che trovi…

identità culturali e crime drama. Giovedì 26

settembre si parla del Continente Nero con

Media e storytelling in Africa e ci sarà una

lecture di Tony Hall, il presidente della BBC.

Il venerdì spazio a incontri sulle nuove fake

news e alla proclamazione dei vincitori del

concorso. Da non perdere, a Palazzo Venezia,

la instant exhibition #viateulada66. La tua Rai

in dieci programmi che hanno fatto storia. La

Casa del Cinema di Roma offre anteprime

sulla stagione Rai, mentre le radio digitali del

servizio pubblico preparano una settimana

di eventi a sorpresa sotto il titolo di Veni Audii

Vici. Tutto questo (e molto altro) è il Prix Italia.

Il presidente della Rai, Marcello Foa

ROMA

206 FRECCE AL GIORNO

71


TV

Sopravviveremo se copriremo il territorio

e le diverse sensibilità, dando

spazio alla cultura locale che, proprio

per questo, sfugge ai player transnazionali

che comunque cercano storie

italiane. Quindi avremo una concorrenza

interna, ma più giocheremo sul

nostro terreno più avremo successo.

Bisogna aprirsi al mondo, rafforzando

la nostra identità.

Come si pone la Rai nell’epoca della

total audience?

Raccogliendo la sfida. Appena mi

sono insediato, ho subito cercato di

lavorare per colmare il gap digitale.

Prima di esserne il presidente, non

avevo mai capito perché la Rai non

avesse capitalizzato in termini digitali

il suo strapotere di contatto quotidiano.

L’unica iniziativa vincente e innovativa

che l’azienda ha saputo cogliere

è RaiPlay, che non è poco. Però sul

ranking dei siti più visti siamo molto

indietro, non è normale.

Perché, secondo lei, si è arrivati a

questo punto?

Perché il mercato digitale non è mai

stato recepito come fondamentale.

E visto che quello tv assorbe troppo

Mercati di Traiano, location del Prix Italia 2019

l’attenzione, non c’è stata la sensibilità

di guardare alla sfida del futuro.

Anche se adesso è ancora presto per

stimare quante persone guardano

programmi sulle piattaforme digitali,

la total audience è sicuramente uno

stimolo in più.

Fiorello, con un programma che dal

web arriva sul piccolo schermo, sarà

una sorta di traghettatore tra vecchio

e nuovo modo di intendere la tv?

La sua idea è una bella trovata. Per

la prima volta una trasmissione parte

da RaiPlay, si affaccia su Rai1 e ha una

parte importante anche in radio. Quindi

è la prima produzione multimediale

che nasce dal web per andare verso

canali più tradizionali. Una bella esperienza,

poi con Fiorello è più facile.

Il nuovo palinsesto Rai si avvicina o

ottempera al tema del Prix Italia?

Sì, per quel che riguarda il pubblico

più anziano: la presenza di volti noti

è rassicurante. Non ancora del tutto

per il pubblico più giovane. Questo discorso

va fatto usando tecniche, logiche

e personaggi familiari a un tipo di

utenti che, generalmente, saltano la

tv. È un approccio che avrà una messa

a punto pluriennale.

C'è anche una stretta collaborazione

con le università.

Gli atenei sono sensibili a offrire una

chance e un’apertura culturale ai giovani.

Lavorare con loro è molto positivo.

Vedremo, poi, quali saranno i

risultati concreti, ma anche solo l’intuizione

è importante.

C’è poi il gemellaggio con il Premio

Roberto Morrione per il giornalismo

investigativo.

È significativo per la Rai ed è un modo

per rafforzare il giornalismo d’inchiesta,

considerato da tutti una risorsa

preziosa, creando aspettative sovente

disattese. In passato ho sentito tante

dichiarazioni altisonanti e poi non c’era

un corrispettivo di budget dedicato

a questo settore. Il Premio Morrione

ha la sua identità e la sua autonomia,

però è un messaggio simbolico che

noi lanciamo per rafforzare una delle

necessità vitali del giornalismo che

andrebbe onorata in modo non retorico.

La location del Prix Italia sono i Mercati

di Traiano a Roma. Come mai

questa scelta che, se vogliamo, sem-

72


© Antonio Li Piani/FS Italiane | PHOTO

Il presidente Foa in uno dei suoi tanti viaggi in Frecciarossa per motivi di lavoro

ta importante per capire come la Rai

possa entrare in contatto con il pubblico

digitale. Questa è la vera grande

scommessa.

Oltre a Fiorello?

Sono curioso di vedere alcune trasmissioni

storiche con conduttori diversi.

Mi piace seguire il programma

di Pierluigi Diaco, Io e te, che cambia

completamente di fascia andando in

seconda serata, il sabato, trasformandosi

in Io e te di notte. Capiremo se il

successo che sta ottenendo rimarrà

ed è servito per individuare un genere.

Mi incuriosisce molto anche Vero

contro vero, che presto darà spazio

all’informazione alternativa dei blog

su Rai2.

Come sarà strutturato?

L’idea è sdoganare l’informazione

alternativa di qualità, ignorata dai

media tradizionali, mettendola a confronto

con il giornalismo mainstream.

Una forma di dibattito che va oltre gli

schemi della politica e della comunicazione,

ma che è estremamente

attuale. Il pubblico non arriva più in

maniera automatica. E la Rai deve diventare

una spugna, andare dove c’è

bra in contrasto con un tema che

punta al futuro?

Non c’è un valore simbolico. Volevamo

che i partecipanti avessero una

buona impressione a tutto tondo.

Un convegno di questo livello, dove

ci sono fior di specialisti televisivi di

tutto il mondo, è anche una bella promozione

per il nostro Paese. Farlo in

questa location significa mostrare le

perle italiane.

Mi tolga una curiosità: cosa guarda il

presidente della Rai in tv?

(Ride, ndr). Avendo giornate e serate

intense scelgo l’informazione, i talk

show giornalistici e le fiction per svagarmi.

Però il fatto di vedere qui (indica

i televisori accesi che ha nel suo

ufficio, ndr) tutti i programmi dei canali

Rai, spesso senza sonoro, è un’esperienza

importante per capire chi

è telegenico. E quale impatto hanno

le immagini sulla psiche collettiva.

Come studioso di comunicazione è

molto interessante.

Della nuova stagione Rai ci sono

programmi che la incuriosiscono?

Attendo con molta impazienza Fiorello,

perché mi auguro sia una svolinteresse

e affrontare i temi, le professionalità

e le modalità di Internet.

È una bella sfida e un tentativo intelligente

che va incontro a esigenze

attuali. Vedremo se gli ascolti ci premieranno.

C’è un programma o un talent della

concorrenza che vorrebbe nella

squadra Rai?

Le rispondo dicendole che se Mediaset,

Sky, La7 e Discovery fanno una

buona controprogrammazione, per

noi è uno stimolo a fare meglio. Considerando

che i valori e gli standard

del servizio pubblico devono, per

propria missione, rimanere più alti e

non cedere a tecniche che permettono

di acchiappare più facilmente audience.

Se riusciremo a raggiungere

questo scopo, nessuno rimetterà in

discussione la Rai. Il pagamento del

canone è giustificato se si è migliori,

al passo coi tempi, ma senza conquistare

gli ascolti con metodi scontati e

immediati.

prixitalia.rai.it

PrixItalia

prixitalia

73


IN PISTA

NEL NOME

DEL

SIC

A METÀ SETTEMBRE

LA RIVIERA

ROMAGNOLA ALZA

IL VOLUME CON

IL ROMBO DELLA

MOTOGP: SI CORRE

A MISANO, NEL

TRACCIATO DEDICATO

A MARCO SIMONCELLI.

SUO PAPÀ PAOLO,

OGGI TEAM MANAGER,

PARLA DI SOGNI, FUTURO

E RICORDI

SPORT

Paolo, che oggi veste i panni del team Quando sgridare, quando dare una

manager nella Sic58 Squadra Corse. pacca sulla spalla. Gesti preziosi.

Impegnata in due categorie, Moto3, la Vivi a Coriano (RN), in Romagna. La

classe cadetta, e MotoE, le elettriche passione per le moto è rovente, qui.

che evocano scenari e interrogativi. La mia è nata come spettatore delle

gare stradali che si facevano negli

È questo il futuro?

anni ‘60. Era tutto semplice, senza filtri.

I piloti li potevi toccare, c’era con-

A me piace il rumore, ma nell’elettrico

non c’è. Da bambino incastravo le figurine

fra i raggi della bici per imitare Per chi tifavi?

tatto.

i motori. La MotoE deve ovviare all’eccessivo

peso delle batterie, serve una che anno fa, di sera, nel paddock c’era

Giacomo Agostini, 15 titoli iridati. Qual-

dieta radicale.

Ago che parlava delle sue imprese e

Tornare nel Motomondiale dopo la Marco pendeva dalle sue labbra, era

tua esperienza con Marco. Perché? incantato. È stato lì un’ora.

Mi permette di vivere meglio, di non Il tuo team: prospettive?

pensare a quanto successo. E poi Vincere. E magari finire in MotoGP, la

ho qualcosa da insegnare ai giovani, top class. Secondo me faremmo bella

vista l’esperienza col Sic. So quello

che passa nella testa di un pilota.

figura. Ne saremmo capaci.

Paolo Simoncelli in griglia con il pilota Tatsuki Suzuki

©Sic58 Squadra Corse

di Jeffrey Zani

Una foto per ogni tatuaggio,

una collezione. «Saranno

duemila, forse tremila».

Paolo Simoncelli le ha scattate con

il telefonino a quei fan che suo figlio

Marco se lo portano sulla pelle. Il numero,

58. Il soprannome, Sic. Era il

2011, quando un incidente se l’è portato

via. Malesia, circuito di Sepang, in

pista la MotoGP. «Ma lui vive ancora,

ne vedo le testimonianze in tutto il

mondo». Perché rappresentava il motociclismo

più genuino, vero, senza

pose. La parlata da romagnolo doc,

consonanti sibilanti. I riccioli ribelli,

pettinati col tritolo. Un pilota esplosivo

al quale è intitolato il circuito di Misano,

che dal 13 al 15 settembre ospita

il circus della MotoGP. Ci sarà anche

74


UN TRENO DI LIBRI

Invito alla lettura di Alberto Brandani

[Presidente giuria letteraria Premio Internazionale Elba-Brignetti]

In viaggio con il Prof

LA BELLEZZA

RUBATA

La bellezza rubata è un romanzo

di memorie, quelle

memorie che fanno parte del

nostro vissuto sociale e culturale (anche

se non ce ne accorgiamo) e che,

se andassero dimenticate, farebbero

perdere un tassello dell’identità unica

della nostra storia.

Il libro di Laurie Lico Albanese si sviluppa

su due fi loni e si svolge in un

arco temporale che dura più di un secolo

(dalla fi ne del 1800 fi no ai primi

anni 2000).

Vienna è lo scenario principale, città

di sogni e magnifi cenza che inizia ad

aprirsi alle modernità artistiche che

meglio rappresentano la verità e la

condizione umana, ma dove cominciano

anche a svilupparsi i primi focolai

dell’antisemitismo.

Adele e Maria sono zia e nipote di origini

ebraiche, ma ciò che le ha legate

maggiormente non è stato il tempo

trascorso insieme (sfortunatamente

esiguo) piuttosto i loro caratteri determinati,

l’amore per la famiglia, il disprezzo

per le ingiustizie e l’arte.

Adele fi n da bambina ha sempre mostrato

un’acuta intelligenza, amore

per l’arte ed una feroce curiosità; tutte

doti che all’epoca erano considerate

superflue per una donna. Nonostan-

te ciò, grazie alle possibilità della sua

famiglia e, soprattutto, grazie al matrimonio

con un uomo che l’ha amata e

compresa, ha potuto soddisfare i suoi

desideri di conoscenza ed è potuta

entrare in contatto con le personalità

più importanti dell’epoca a Vienna.

Qui conosce Gustav Klimt, artista carismatico

e all’avanguardia e lei diventa

soggetto di ispirazione per alcuni

quadri che sono ancora oggi famosi in

tutto il mondo.

Maria comincia il suo racconto nel

1938 quando i nazisti entrano a Vienna

e intraprendono il processo di arianizzazione.

Di fatto usavano la violenza

per espropriare gli ebrei da tutto quello

che avevano (case, beni, società lavorative...)

obbligandoli a fi rmare delle

carte che rendessero “legittimi” quei

furti; tra i numerosi beni confi scati alla

famiglia di Maria c’era un quadro della

zia Adele ritratta da Klimt.

L’invasione dei tedeschi obbligò tutti

gli ebrei a scappare in clandestinità,

così anche Maria cominciò il suo

viaggio ma, anche dopo molti anni, il

pensiero correva al quadro della zia.

Lo zio aveva cercato invano di recuperarlo

e in punto di morte le aveva

chiesto di continuare a cercarlo.

Credo che uno dei messaggi che ci

ha voluto trasmettere l’autrice sia

quello di salvare la bellezza. Facendo

riferimento all’arte «ogni arte ha il

suo tempo, ma la bellezza rimane per

sempre».

Ogni artista ha sentito e sentirà l’esigenza

di adeguare i propri lavori al

contesto sociale o alla propria personalità,

ma se quello che riuscirà ad

esprimere sono le emozioni, le debolezze,

le passioni di questo mondo e

degli uomini, allora la sua arte durerà

nel tempo.

Einaudi, pp. 360 € 20

77


UN TRENO DI LIBRI

Un assaggio di lettura

BRANI TRATTI DA LA BELLEZZA RUBATA

ADELE

1898

[...]

Con la mano che mi tremava, quel pomeriggio

scrissi a Ferdinand un lungo

biglietto, dicendo che volevo imparare

la filosofi a e l’anatomia, volevo studiare

arte e andare a Parigi. Se quelle cose

erano accettabili per lui, e se davvero

le sue parole sull’avant-garde erano

sincere, sarei stata felice di diventare

sua moglie.

– Amor fati[...], – scrisse Ferdinand in

cambio. – Se sono il tuo destino, Adele,

spero che lo amerai… e che amerai

anche me.

– Forse non lo ami adesso, – commentò

Thedy quando glielo raccontai, – ma

con lui farai una bella vita, Adele, e potresti

imparare ad amarlo. Sono convinta

che potresti farlo e lo farai.

Avevo trovato un uomo all’altezza e

rispettato, con cui avrei messo su famiglia.

Un uomo che aveva le chiavi di

tutte le porte e di tutti i libri che intendevo

aprire. Credevo – o almeno speravo

– che il futuro mi riservasse solo

cose buone.

[...]

© Imagno/Austrian Archives/GettyImages

ADELE

1900

Ritratto di Adele Bloch-Bauer I (1907)

Dopo il bagno, scelsi un abito da

cocktail verde senza maniche, con gli

orli dorati. Quella sera facevo il mio debutto

viennese da signora sposata, e

volevo trovare l’equilibrio perfetto: raffi

nata, ma anche brillante e moderna.

Mi incipriai con cura, meravigliandomi

di quanto impegno occorresse per

rendere lisce le ascelle. La mia nuova

cameriera personale era ancora più

giovane di me, e anche lei era tesissima.

Cercai di non metterle fretta e non

innervosirla mentre mi infilava il vestito

dalla testa, e sollevava i capelli per evitare

che si impigliassero nel fermaglio

del collier.

Il pesante girocollo d’oro di Koloman

Moser era un dono di nozze di Ferdinand

ed ero felice di avere l’occasione

per sfoggiarlo.

– Sfolgorante, – disse Ferry quando ci

incontrammo nell’atrio. – Semplicemente

adorabile.

– Ci sarà anche Moser stasera, – dissi

io. – Sarà sicuramente entusiasta

quando vedrà che porto la sua collana.

– Io parlavo di te, – disse Ferdinand. –

78


Un assaggio di lettura

Sei tu che sei bellissima.

[...]

Lui fece un gran sorriso, e mi piacque

subito. Parecchi degli uomini presenti,

soprattutto i pittori, avevano l’aria

malaticcia. Klimt era robusto, con una

testa di riccioli castani e le spalle larghe.

Un gran bell’uomo, sulla quarantina,

con una barba appuntita da elfo.

L’elegante completo a tre pezzi era di

taglio perfetto, e lasciava intendere,

sotto il tweed, la presenza dei muscoli.

Benché a Vienna non si fosse visto il

sole per quasi tutto febbraio, aveva un

aspetto sano e colorito.

– Cerco di non fare mai meditazioni

su niente, nel mio lavoro, – disse. –

Preferisco concentrarmi su colore ed

equilibrio.

Sfiorò il collier che mi cingeva la gola.

Notai i frammenti di pittura blu sotto

le unghie. Da vicino aveva il profumo

dell’aria turchese di campagna, di acqua

azzurra e neve, mescolato all’odore

di animali che si svegliano dal

letargo.

– Cerco cose che siano in contraddizione

ma in qualche modo in armonia,

– disse. Sentivo il calore delle sue dita,

e tenni gli occhi fissi nei suoi. – Come

quest’oro che ha sulle spalle, e la luce

che contrasta con i suoi capelli scuri.

Il carisma di Klimt era eccezionale.

Balbettai qualcosa sulla faccia della

donna che ci fissava dall’angolo del

murale.

[...]

Era dall’estate precedente che non

chiedevo niente a mio marito.

[...]

Quando gli chiesi se potevamo andare

a Firenze («Per studiare il Rinascimento,

– dissi. – Quella è stata la loro

epoca aurea, e questa sarà la nostra, a

Vienna»), Ferdinand si organizzò in un

batter d’occhio, e mi fece ordinare anche

una nuova pelliccia per il viaggio.

Attraversammo le Alpi in un lussuoso

vagone-letto, e arrivammo al Grand

Hotel nel pieno di una tempesta di

neve. La prima sera a Firenze ci rimpinzammo

di fagiano arrosto e ravioli

al formaggio, e dormimmo in un grande

letto a baldacchino tra cuscini di

piume. Il mattino seguente la nostra

carrozza, arrancando per le strade

fangose, ci depositò davanti agli Uffizi

all’ora dell’apertura. Ero talmente eccitata

che superai distrattamente le

antichità per salire subito alla sala del

Botticelli.

Era proprio come me l’aspettavo, ma

ancora più possente di quanto sperassi.

Abbracciando con lo sguardo la Venere

e la Primavera – tutte nude come

Eva nel Paradiso terrestre, tutte piene

di vita e di seduzione – sentii un’affinità

con le donne botticelliane che mi fece

arrossire dalla testa ai piedi.

I nostri passi rimbombavano nei lunghi

corridoi degli Uffizi, e l’allegro

chiacchiericcio degli italiani era contagioso.

Dopo Botticelli, trovammo

una piccola folla già radunata davanti

alla Venere di Urbino di Tiziano. Aveva

carni tenere e opulente, e il cagnolino

bianco ai suoi piedi sembrava vibrante

di vita. Anche a secoli di distanza mi

era facile immaginare come si doveva

Filosofia (1899-1907)

essere sentita la modella, fissando il

pittore che ricambiava il suo sguardo:

appassionante e appassionata, impietrita

nella posa come la fanciulla

di Munch sul letto, ma anche astuta,

e saggia; senza vergogna e perfettamente

consapevole del proprio erotismo.

Immaginai la giovane che guardava

sfrontata il pittore mentre lui le

guidava la mano tra le cosce. Vedevo

tutto: la scena nello studio, la vita nel

disegno, la pittura bagnata, il cerchio

di luce piena che illuminava la tela.

– A Parigi abbiamo visto la nuova arte,

– sussurrai a Ferdinand, sforzandomi

di mantenere un tono tranquillo, – ma

è qui che è cominciato tutto.

– Adoro andare per musei con te, – rispose.

[...]

© Imagno/GettyImages

79


UN TRENO DI LIBRI

Un assaggio di lettura

© Fine Art Images/HeritageImages/GettyImages

Danae (1907-1908)

ADELE

1908

Klimt ringraziò tutti per essere intervenuti

e in particolare i ministri

per il loro sostegno.

[...]

– L’accoglienza del pubblico è spettacolare,

– disse. – Venite, andiamo

insieme alla galleria.

Mio marito non era abituato a farsi

dare ordini da nessuno, ma l’entusiasmo

di Klimt era contagioso. Lo

seguimmo nella galleria centrale,

dove cinque nuovi dipinti erano illuminati

da moderni riflettori. In una

spettacolare cornice dorata, il mio

ritratto sembrava appartenere a un

altro universo, e io ero una donna

esotica proveniente da una misteriosa

terra di sogno. Lo avevo visto

nello studio, ma in pubblico fu uno

choc: la bocca rossa e voluttuosa,

gli occhi limpidi, con quell’espressione

di nostalgia e desiderio che

nemmeno io riuscivo a decifrare

completamente.

[...]

Mentre consegnavo il bicchiere

vuoto a un cameriere lì vicino, vidi

Emilie Flöge che mi sorrideva.

[...]

– Ricordati solo che quella sulla

tela non sei veramente tu, – mi sussurrò

all’orecchio. – Questa per me

è stata la cosa più difficile: la gente

che continuava a insistere che ero

io, quando invece non ero assolutamente

io.

– E chi era, allora? – le chiesi.

– Klimt, ovvio, – disse con una buffa

risata. – Quello che Klimt vedeva

quando guardava me che guardavo

lui.

– Ma non è anche qualcosa più di

questo?

La stessa immobilità che avevo visto

in Klimt invase anche lei, che

chiuse gli occhi e mi diede l’impressione

di compiere un viaggio in

qualche luogo nascosto dentro di

sé, per poi ritornare con la risposta.

Lavora e lavora finché sulla tela

non emerge qualcosa che è molto

più dell’uno e dell’altra, – disse riaprendo

gli occhi. – Questo è il suo

genio.

80


Lo scaffale della Freccia

IL MEDITERRANEO IN BARCA

Georges Simenon

Feltrinelli, pp. 400 € 19

Che Simenon sia un prodigioso

narratore è a tutti noto. Ma forse

non tutti sanno che, in particolare

fra il 1931 e il 1946, è stato un

reporter non meno prodigioso

e singolare. Lo dimostra questo

resoconto di una crociera compiuta

nel Mediterraneo – da Porquerolles

alla Tunisia passando dall’Elba,

Messina, Siracusa, Malta – a bordo

di una goletta: una lunga crociera

con Simenon e le sue storie.

IL PROBLEMA SPINOZA

Irvin D. Yalom

Neri Pozza, pp. 441 € 17

Estonia, 1910. Il diciassettenne

Alfred Rosenberg viene convocato

nell’ufficio del preside Epstein.

Il ragazzo adduce ben poco per

difendersi dall’accusa di aver proferito

violenti commenti antisemiti in classe.

All’ebreo Epstein non resta perciò

che condannarlo a una singolare

punizione: imparare a memoria alcuni

passi dell’autobiografia di Goethe

relativi a Baruch Spinoza, il grande

filosofo ebreo.

IL VIOLINO DI MUSSOLINI

Mario Baudino

Bompiani, pp. 224 € 16

Un romanzo dove lo humour dei

personaggi, coltissimi, innamorati

della letteratura, deve misurarsi

con la feroce stupidità del mondo

che assedia i protagonisti e la loro

precaria isola felice. Libri e fantasmi

sono spesso indistinguibili. Ma

anche un violino sforacchiato di

pallottole diviene il protagonista

latente della nuova avventura dei

bibliofili montanari amanti del

barolo chinato.

RAP

Cesare Alemanni

Minimum Fax, pp. 432 € 19

Nato a New York negli anni ‘70, il rap

è il genere musicale più popolare

oggi. La sua influenza si avverte

ovunque, dalla cultura pop agli stili

di vita urban, dalla moda fino alla

politica. Quest’opera spiega, tra dischi

e artisti iconici, come una forma

d’espressione nata per denunciare le

condizioni di marginalità dell’America

Nera sia diventata un fenomeno

globale, scrivendo una controstoria

degli States.

G.B.

IL TRENO DEI BAMBINI

Viola Ardone

Einaudi, pp. 256 € 17,50

Napoli, 1946. Amerigo lascia il suo

rione e sale su un treno. Assieme a

migliaia di altri bambini meridionali

attraversa lo Stivale per passare

un po’ di tempo con una famiglia

del Nord, un’iniziativa del Partito

Comunista per strappare i piccoli

alla miseria dell’ultimo conflitto. Dai

suoi occhi si legge un’Italia che vuole

rialzarsi. Caso editoriale all’ultima

fiera di Francoforte, tradotto in 24

lingue.

G.B.

DUE DELITTI

Jorge Ibargüengoitia

La Nuova Frontiera, pp. 208 € 15,50

Dopo la fuga da Città del Messico

perché ricercato dalla polizia, in

quanto militante politico, Marcos

si rifugia da un facoltoso zio alla

ricerca di un po’ di soldi. Si troverà in

un groviglio di menzogne, passioni

e malcelate ambizioni, ordite da

familiari e amici del danaroso

parente, che sfoceranno in due

tragici delitti. Romanzo poliziesco e

ritratto tragicomico delle meschinità

umane.

G.B.

81


IN VIAGGIO CON

© Gianluca Di Ioia

Stefano Boeri, architetto e presidente della Triennale di Milano

GREEN ATTITUDE

L’ARCHITETTO STEFANO BOERI VIAGGIA AD ALTA VELOCITÀ VERSO

L’ALBANIA E LA CINA PER NUOVI PROGETTI SEMPRE DALL’ANIMO VERDE

di Andrea Radic

Andrea_Radic

82


«

Amo gli alberi, sono individui

straordinari, con la loro intelligenza,

ognuno diverso

dall’altro. Sono loro il nostro futuro». È

l’architetto italiano più attento all’ambiente,

suo il Bosco verticale, grattacielo

milanese pluripremiato caratterizzato

da migliaia di piante che ne

costituiscono l’anima verde. «A Tirana,

in Albania, il piano regolatore ha

previsto una foresta intorno alla città

che già conta centinaia di migliaia

di alberi. È un nostro progetto». Anche

in Cina il suo studio, antesignano

dell’architettura contemporanea in

quella parte di mondo, sta realizzando

palazzi le cui facciate sono popolate

da piante.

Stefano Boeri viaggia molto per lavoro,

sempre con curiosità e voglia di

cogliere l’attimo. «Non esiste un momento

creativo, si tratta invece di uno

stato d’animo e mentale che consente

di generare l’idea».

Qual è il tuo rapporto con il viaggio

in treno e la velocità di spostamento?

Le Frecce hanno sicuramente cambiato

la geografia italiana, avvicinando

Roma a Bologna e Milano. La

velocità di spostamento consente di

chiudere un ciclo di vita quotidiana:

ci si muove, si vivono con intensità e

successo alcuni scambi professionali

e commerciali, ma si ritorna poi a dormire

nel proprio letto.

Cosa vede dal finestrino del treno il

tuo occhio di architetto?

Il retro delle città, dei quartieri, delle

case, degli uffici. Il treno è un punto

di osservazione molto interessante,

consente di vedere ciò che di solito

non viene messo in scena nelle facciate

degli edifici, delle chiese, dei

negozi. Ecco, questa visione sul retro

è spesso sorprendente e quindi molto

interessante.

Il viaggio è anche opportunità di conoscenza

di altre persone?

Per me non è un momento di dialogo

e conversazione, ma di introversione.

Mi immergo in una specie di bolla,

leggo, scrivo, magari guardo un film.

Con le Frecce si può avere quotidianità

dell’arte. Partire, visitare una

mostra e rientrare a casa…

Vero, ed è molto bello. Stiamo lavorando

come Triennale a un grande

progetto con il MAXXI di Roma, una

sorta di giornata dell’architettura con

mostre ed eventi. Ci piacerebbe coinvolgere

il Gruppo FS e l’alta velocità.

© Gianluca Di Ioia

Uno degli allestimenti della mostra permanente del design alla Triennale di Milano

83


IN VIAGGIO CON

Un altro obiettivo è che la Triennale

diventi centro di una rete di scambi

culturali e artistici con le città italiane

collegate dall’alta velocità, offrendo

occasioni uniche.

L’architettura è sempre più protagonista

della realizzazione di nuove

stazioni ferroviarie.

Abbiamo realizzato il progetto della

piccola stazione ferroviaria di Matera,

delle Ferrovie Appulo Lucane, collegamento

importante con Bari. Viene

inaugurata il 10 settembre. È stata

un’esperienza straordinaria, non solo

perché Matera è la Capitale europea

della Cultura. Ma anche perché lavorare

su una stazione significa lavorare

sulla facciata che una città possiede

nei confronti del mondo: l’altro lato di

una stazione sono le mille altre stazioni

nelle quali il treno ti porta. Per

un architetto un lavoro intenso, bello,

impegnativo.

Sei presidente della Triennale di Milano

dal 2018, che visione ne hai e

quale impronta vuoi lasciare?

La considero patrimonio dei milanesi

e degli italiani. Architettonicamente è

un piccolo miracolo, un edificio monumentale

e flessibile allo stesso tempo.

La Triennale è un luogo di incontro

delle culture del mondo, dove la

cultura e l’arte italiane si esprimono in

maniera fantastica. Dall’architettura

al teatro, dalle arti visive alla scultura,

riuniamo opere dei grandi interpreti

del ’900. Arrivando fino al design, grazie

alla nuova parte di museo curata

da Joseph Grima, dove parlano gli

oggetti che hanno segnato i decenni

dal 1940 al 1970. Stiamo preparando

la seconda parte, dagli anni ’80 a

oggi, raccogliendo le icone di questo

periodo.

Un programma annuale intenso,

quello della Triennale...

Per diverse ragioni, innanzitutto la

Triennale è un grande edificio, distribuito

su tre livelli considerando anche

il piano che dà sul giardino, a una

quota più bassa rispetto all’ingresso.

In secondo luogo abbiamo una contemporanea

espressione di linguaggi

artistici molto diversi. In questo momento

è in mostra la 22esima edizione

della Triennale Internazionale

curata da Paolo Antonelli. Il tema affronta

il cambiamento climatico e ci

parla di come il design e l’architettura,

e più in generale l’arte, possano affrontare

questo tema in modo propositivo.

Non solo con atti di denuncia,

ma proponendo qualche soluzione.

In Triennale si vive molto anche la dimensione

della ricerca, dello studio.

È sempre stato così. Le culture del

progetto, tra cui architettura, design,

urbanistica e grafica, devono,

per loro natura, porsi l’obiettivo di

fare un passo in avanti, di anticipare

il futuro.

L’arte ha sempre necessità di spazio…

Con il MiBAC abbiamo definito la realizzazione

di altri tremila m 2 per l’arte

e la cultura. Bellissimo progetto.

Essere il figlio di Cini Boeri, celebre

designer, ti ha dato qualche emozione

in più?

Mia madre è una presenza importante,

professionalmente altro rispetto

a ciò che ho fatto io, non mi

ci sono mai misurato. Certo, in alcuni

momenti sento un po’ la storia che

ho vissuto come figlio, tra i protagonisti

di questa storia.

Boeri parla con leggerezza e passione,

lontano dall’essere una archistar,

si rapporta con curiosità e interesse.

Nello sviluppo dei suoi discorsi e

delle sue iniziative mantiene alcuni

punti fermi: la forza dell’unione delle

arti, la coerenza dell’architettura

quale segnale del tempo e la creatività

del design, sempre libera da

costringimenti.

stefanoboeriarchitetti.net

StefanoBoeri

Stefano Boeri insieme al giornalista Andrea Radic

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INFORMAZIONE PUBBLICITARIA

Un nuovo approccio chirurgico, altamente innovativo e mininvasivo,

messo a punto dal chirurgo Paolo Gottarelli di Bologna, consente di ottenere

risultati straordinari senza tamponi nasali e dolore post-operatorio

Negli ultimi anni il progresso

tecnologico e la ricerca

scientifica hanno reso

possibile lo sviluppo e il

perfezionamento di tecniche sempre

più mininvasive ed innovative,

grazie alle quali è possibile curare il

naso, in tutte le sue parti e funzioni,

con maggior precisione e attendibilità

di risultato rispetto al passato. I

progressi raggiunti in materia sono

davvero straordinari, anche grazie

al contributo alla ricerca dato dal

dott. Paolo Gottarelli, noto chirurgo

plastico nasale di Bologna. Laureato

con lode in Medicina e Chirurgia

nell’Ateneo della sua città, specializzato

in Chirurgia Plastica Ricostruttiva,

questo specialista della

chirurgia nasale già nel 1997 si era

distinto nel panorama sanitario nazionale,

per aver sviluppato un suo

personale metodo di correzione dei

turbinati inferiori, il MIT (Modified Inferior

Turbinoplasty), grazie al quale

è possibile curare in modo assolutamente

non invasivo gravi patologie

strettamente collegate all’ipertrofia

di quest’organo come sinusiti, cefalee,

riniti vasomotorie, apnee notturne,

allergie e poliposi. Una tecnica

chirurgica altamente innovativa,

fulcro della rinoplastica globale che,

in sette passaggi chirurgici della durata

complessiva di sette minuti per

parte, consente di risolvere definitivamente

il problema di una cattiva

respirazione in modo più sicuro e

indolore rispetto alle tecniche tradizionali.

Oltre all’assenza di dolore

post-operatorio, la grande svolta offerta

da tale approccio è rappresentata

dalla quasi totale eliminazione

di infezioni ed emorragie, dall’abolizione

dei tamponi nasali e dalla

drastica riduzione della possibilità

di recidive. Tutti vantaggi significativi

che aumentano sensibilmente la

soddisfazione di un paziente sempre

più esigente ed informato. “L’obiettivo

primario di ogni intervento

deve essere quello di restituire alle

persone una buona qualità di vita,

correggendo la causa di ostruzione

respiratoria nasale attraverso un

rimodellamento delle parti anatomiche

interne, secondo il principio

della coerenza e della armonia della

riduzione morfo-funzionale!” asserisce

con enfasi Gottarelli. “Respirare

con la bocca è sempre nocivo e non

può essere la soluzione ad un naso

ostruito. Una respirazione corretta è

infatti il presupposto fondamentale

per garantire una buona ventilazione

polmonare e per prevenire gravi

disturbi bronchiali e cardiaci”. Nel

tempo, il MIT è confluito nel Metodo

Globale, quello Gottarelli (MG), che

prevede l’unione di tre diverse tecniche

(il Mit, la rinoplastica strutturale

di Dean Toriumi e quella vettoriale

della punta di John B. Tebbetts), in

grado di dare risposte soddisfacenti

a tutti i problemi estetici e funzionali

del naso. La globalità dell’intervento,

l’impiego dei migliori materiali

chirurgici, l’ausilio di professionisti

altamente qualificati e strutture di

primo livello rendono tale metodo

un unicum nel panorama scientifico.

Per maggiori info

info@paologottarelli.it

www.paologottarelli.it

Tel. 051 343874 - 342912

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MODA

© Alessandro Furchino

Massimo Giorgetti

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MSGM, DIECI ANNI DI STILE

IL FONDATORE MASSIMO GIORGETTI FESTEGGIA

I SUCCESSI DEL BRAND 100% MADE IN ITALY ALLA FASHION WEEK

MILANESE DI SETTEMBRE

di Cecilia Morrico

morricocecili

Spesso con il passare degli

anni l’entusiasmo un po’ si

affievolisce. Molte persone

restano schiacciate dalla routine

oppure si rilassano nella loro zona

di comfort. Non è il caso di Massimo

Giorgetti, fondatore e anima del

marchio MSGM, creativo fino al midollo,

che parla del suo brand con

voce appassionata. Orgoglio personale,

la sua è un’azienda con strategie,

posti di lavoro e produzione

tutta italiana.

Le sue t-shirt e felpe sono diventate

uno status symbol per i più giovani e

i colori fluo utilizzati sono poi esplosi

su tutte le passerelle.

Durante la settimana della moda

milanese, dal 17 al 23 settembre,

festeggia i primi dieci anni di attività

con una sfilata iconica, un nuovo

store e tanta musica.

Dieci candeline per MSGM. Come è

nato il brand?

Da un’idea che mi è venuta nell’estate

del 2008. Ero a Milano durante

un aperitivo con Riccardo Grassi, responsabile

dell’omonimo showroom

di moda, e lui mi ha lanciato questo

sasso dicendomi: «Perché non pensi

a una collezione nuova, un po’ di rottura

e diversa da quelle che ci sono

sul mercato?». Da lì ho cominciato a

ragionarci. In quel periodo ascoltavo

gli MGMT e anche il singolo Viva la

vida dei Coldplay. La musica, per me

sempre importantissima, mi ha ispirato.

Ho messo insieme un gruppo di

persone, ci siamo trovati in quattro

a lavorare su questo progetto e da

qui è nato il nome MSGM, composto

dalle iniziali dei quattro soci originari.

L’abbiamo presentato nel 2009 e

poi, dopo un paio d’anni, due persone

sono andate via. L’anno seguente

ha lasciato anche il terzo e alla fine

sono rimasto solo io. Però il nome

era quello e andava mantenuto.

E ha portato bene…

È stato il primo logo con quattro

lettere e ne vado piuttosto fiero. Ho

mantenuto la promessa di creare

qualcosa di nuovo, inaspettato e diverso

rispetto alle collezioni esistenti

fino a quel momento.

Qual è il messaggio che intendi comunicare

con MSGM?

È sempre stato molto chiaro: gira

tutto intorno al concetto di giovinezza,

anche il target di riferimento

iniziale, che si è poi evoluto con la

donna. Siamo sinonimo di freschezza

e contemporaneità ma con ironia

e irriverenza. Cerchiamo di non

prenderci troppo sul serio e infatti

l’anno scorso siamo usciti con una

t-shirt che ci rappresenta, diventata

poi iconica, con la scritta “Leggerezza

non è superficialità”.

E ora cosa vuoi conquistare?

Già essere dove sono oggi è quasi

un sogno, anni fa era quasi impensabile.

Siamo un’azienda di 100 persone

di cui 30 a Milano e 70 nelle

Marche e ciò mi riempie di orgoglio.

Voglio comunicare il mio messaggio

in modo ancora più forte, con campagne

pubblicitarie d’avanguardia o

differenziandomi con profumi e occhiali.

Di base ci sarà sempre la passione

per il lavoro che faccio e spero

che non diventi troppo serio.

Tra i nuovi lanci anche la linea

activewear, perché?

È da due anni che ci pensavo. È nata

da un’esigenza personale: mi piacciono

la palestra e il running e ho

scoperto anche lo yoga, dove sto

diventando piuttosto bravo. Non volevo

andare ad allenarmi con l’abbigliamento

di altri e allora ho deciso

di farmelo da solo. Poi è diventata

un’esigenza di mercato, abbiamo

lanciato la linea quest’estate e sta

andando bene. I tessuti sono tecnici

e comodi e il look può essere utilizzato

anche fuori dalla sala pesi: il

pantalone da jogging si può indossare

con una t-shirt e una giacca.

Tornando ai festeggiamenti, come

pensi di celebrare il brand durante

la fashion week milanese di settembre?

Sabato 21 è la giornata di MSGM

perché abbiamo tre eventi. Il fashion

show la mattina, iconico dei dieci

anni, l’inaugurazione del nuovo negozio

in Brera nel pomeriggio e una

grande festa la sera con cena e party

a seguire.

Ci anticipi qualcosa della passerella?

Nessuna sfilata nostalgica, non ci

sono cose che avete già visto o comprato,

ma c’è il Dna di MSGM, molto

potente e riconoscibile. Quindi tanti

colori acidi, il mix & match, le stampe,

il logo, lo streetwear, il romantico,

i fiocchi, i volant. Insomma, tutto

quello che siamo è stato reinterpretato

con il nostro motto “Non guardarti

mai indietro, è tutto davanti a te”.

87


MODA

MSGM Fall-Winter 2019/20

Il numero di outfit?

L’idea è di farne 40, uno per ogni ragazza,

seguiti da un finale.

Riti scaramantici prima di una sfilata?

Non ne ho, anche se durante l’ora

precedente sono abituato a stare

da solo. Mi metto a pensare a come

è nata la collezione anche per prepararmi

alle interviste che dovrò

fare dopo. Cerco sempre di trovare

qualcosa di curioso da dire alla

stampa, qualche aneddoto, perché

quando un giornalista di moda ti fa

una domanda è bene dare una risposta

intelligente. E non fermarsi

a dire «questo è il cappotto giallo o

beige».

E dopo lo show cosa succede?

Il post passerella è molto interessante,

perché ti arriva addosso un

camion di emozioni. Prima vieni travolto

letteralmente da una valanga

di persone che ti vogliono salutare o

fare i complimenti. Poi cerchi di metabolizzare

e cominci a sentire la tua

rete di contatti, tra buyer, giornalisti

e amici. Ti ripeti cosa poteva andare

meglio o peggio. Sono molto critico

con me stesso, è raro che sia subito

contento di qualcosa, e anche questo

va gestito, ci sto lavorando (ride,

ndr).

Riguardo al nuovo negozio a Brera,

invece?

Ha un concept personalizzato con

gli elementi chiave di MSGM, come

la strisciata di colore giallo. Diciamo

che è un po’ speciale rispetto agli

altri corner, perché anche il palazzo

si presta, essendo una banca storica

del centro di Milano.

Oltre a questo, nella Città del Duomo,

ci saranno altri punti vendita in

Italia?

No, abbiamo già 160 multibrand dedicati

alla linea donna e 120 per l’uomo.

Più gli spazi nella Rinascente e

in altri store, quindi c’è già la giusta

offerta. Siamo più concentrati sull’Asia:

sempre nel mese di settembre

apriremo il secondo negozio a

Tokyo.

Quanto conta per te lavorare in Italia?

È importantissimo, MSGM è oggi

ancora 100% made in Italy. Non solo

le collezioni, ma anche i tessuti, le

88


stampe, i fornitori, tutte le maglie e

le sneaker sono realizzate nel Belpaese.

Nelle Marche, in Abruzzo e

in Puglia abbiamo delle aziende che

producono esclusivamente per noi e

ne vado fiero.

Com’è affermarsi in Italia?

Non è per nulla facile: nel mio caso

sono stato scoperto prima dai buyer

e dai negozi e poi dai giornali. Prima

è arrivato il successo commerciale,

poi quello d’immagine. All’inizio le

mie collezioni non venivano capite,

perché il mondo della stampa è un

po’ snob. Il messaggio sembrava

troppo giovane, le t-shirt e le felpe

all’epoca non erano così in voga.

Siamo stati tra i primi ed è quello che

ha funzionato.

Progetti di scouting come Who’s

on next, quanto aiutano i giovani

talenti?

Sono utili sia per l’immagine sia

dal punto di vista professionale. Io

ho partecipato nel 2010 ed è stata

un’esperienza fantastica, che mi ha

consentito di crescere molto. E soprattutto

ho acquisito una fitta rete

di contatti che ancora oggi coltivo.

Ti danno un trampolino di lancio, ma

poi devi pensarci tu.

Qual è la cosa di cui vai più orgoglioso?

Essere riuscito a costruire tutto questo

da solo, con il supporto dei miei

soci, dei miei genitori e della famiglia

del brand Paoloni. Ci sono stati

momenti difficili, una volta mi hanno

anche bloccato le carte di credito,

ma ho tenuto duro. In più, mi sento

fiero di poter dare lavoro a tante persone

in Italia. L’anno scorso ci avevano

proposto un investimento in

Portogallo per magliette e felpe, ma

ho detto di no. Finché posso, voglio

rimanere interamente made in Italy,

continuando a realizzare i miei capi

con gli artigiani locali. Credo nel karma

e questo per me è tutta energia

positiva.

msgm.it

msgm | massimogiorgetti

msgm_

MILANO

185 FRECCE AL GIORNO

MSGM Sping-Summer 2020

89


FESTIVAL

APPUNTAMENTI

D’AUTUNNO

di Cecilia Morrico

morricocecili

© Silvia Lelli

Myung-Whun Chung

MITO

13>19 SETTEMBRE

Viaggiare con la musica nello spazio per scoprire

luoghi, tradizioni e linguaggi che hanno

segnato le diverse culture del mondo. È Geografi

e il tema dell’edizione 2019 di MITO SettembreMusica,

che per il 13esimo anno unisce

Milano e Torino e ora esplora il duplice repertorio

delle diverse scuole nazionali che hanno

segnato la storia della musica e della produzione

contemporanea di compositori fi gli del

nuovo nomadismo transnazionale. Un cartellone

dal tema attualissimo che indaga territori

fi sici, dall’Europa alle Americhe fi no al Sol

Levante, ma anche luoghi immaginari, in cui la

musica costruisce una connessione indelebile

fra paesaggi simbolici, emozioni, spazi di vita e

di memoria. L’inaugurazione è affi data a Zubin

Mehta, poi alla bacchetta si alternano anche

Myung-Whun Chung, Yuri Temirkanov e Daniele

Rustioni.

mitosettembremusica.it

FESTIVALFILOSOFIA

13>15 SETTEMBRE

Quasi 200 appuntamenti fra lezioni magistrali, mostre

e spettacoli a Modena, Carpi e Sassuolo. Dedicata al

tema della persona, l’edizione 2019 conta tra i protagonisti

53 relatori, di cui ben 24 debuttano al festival.

Tra gli ospiti più attesi: Augé, Bodei, Bianchi, Cacciari,

Crouch, Ehrenberg, Galimberti, Giovannini, Marzano,

Massini, Quante, Recalcati, Rosen, Roy, Severino, Vegetti

Finzi. In programma anche otto menù fi losofi ci per

ricordare Tullio Gregory.

festivalfilosofia.it Festival Fi loso fi a, Modena 2018

© Serena Campanini/Elisabetta Baracchi

I DIALOGHI DI TRANI

17>22 SETTEMBRE

È tempo di responsabilità nella regione

Puglia. Questo il tema che si discute

tra la Cattedrale e il borgo antico di

Trani e nelle città di Barletta, Andria,

Corato e Bisceglie. Grande attesa per

la serata con il pianista Ramin Bahrami,

in scena sabato 21.

idialoghiditrani.com

PORDENONELEGGE

18>22 SETTEMBRE

Ventesima edizione per la festa

del libro con gli autori. Come

sempre si cerca di raccontare,

attraverso la lettura, la contemporaneità.

Tra i protagonisti Javier

Cercas, Michela Marzano e Nadia

Terranova.

pordenonelegge.it

TORINO SPIRITUALITÀ

26>29 SETTEMBRE

Un viaggio notturno per misurare,

attraverso lezioni, seminari e incontri,

l’intensità del buio. Quattro giorni

di riflessione sul presente, sulla

sua oscurità e sul suo splendore,

attraverso l’incrocio di fedi, culture

e religioni.

torinospiritualita.org

90


LA CITTÀ DELLE DONNE

di Sandra Gesualdi sandragesu

Tre giorni insieme a giornaliste,

scrittrici, artiste, attiviste,

scienziate, amministratrici per

raccontare e confrontarsi sull’oggi. A Firenze

torna l’Eredità delle Donne, dal 4

al 6 ottobre, festival ideato e diretto da

Serena Dandini.

Come nasce questo progetto?

Ho sempre desiderato raccontare di coloro

che hanno fatto veramente la storia

dell’umanità senza essere ricordate

e riconosciute. Mi ha ispirato l’Elettrice

Palatina, la coraggiosa Anna Maria Luisa,

ultima discendente dei Medici che

© Claudio Braccini

CI SONO ANCHE…

STRADIVARI FESTIVAL

28 SETTEMBRE>12 OTTOBRE

A Cremona si danno appuntamento i

più acclamati violinisti del panorama

nazionale ed estero. Apre Giuliano

Carmignola, e tra i grandi nomi Uri

Caine e Richard Groblewski.

stradivarifestival.it

prima di morire ha lasciato a Firenze un

enorme patrimonio artistico vincolando

i beni alla fruizione pubblica. Ho scritto,

poi, un catalogo con la vita di 34 valorose

eroine conosciute o anonime, spunto

per chiedersi: oggi cosa fanno le donne

e quali strade percorrono? Dalla scienza

alla letteratura, quali sono i campi in

cui sono impegnate ed eccellono? Il capoluogo

toscano sarà invaso da eventi,

talk e dalle numerose proposte del programma

Off.

Novità di questa seconda edizione?

Tra le varie, Vieni avanti cretina, con tante

REATE FESTIVAL

28 SETTEMBRE>17 NOVEMBRE

Divisa tra Roma, al Teatro di Villa Torlonia,

e Rieti, al Flavio Vespasiano, la

kermesse offre un ricco programma

di concerti da camera, lirica e contemporanea.

reatefestival.it

comiche sul palco e due madrine pilastri

dello spettacolo, Lucia Poli e Franca Valeri.

L’ironia è uno strumento importante

per dire cose vere e far riflettere con grazia,

contro le forzature e gli odi sui social.

Qualcuno ha affermato: «La vera parità

ci sarà quando tante cretine saranno in

Parlamento quanto già tanti cretini ci

sono adesso» (ride di gusto, ndr).

Come te la immagini la città ideale,

progettata e governata dalle donne?

Intanto con molti più asili nido, indispensabili

per lavorare e fare figli, entrambi

cose che adoriamo. Me la immagino un

luogo più conciliante, meno ansioso e

frenetico.

Gli uomini come vedono l’empowerment

femminile?

Cito Michela Murgia: «Una donna intelligente

crea nervosismo, un uomo

intelligente autorevolezza». Ancora ci

sono molte chiusure e stereotipi e non

solo da parte degli uomini. Spero che

queste nostre riflessioni possano offrire

altri punti di vista e diano una smossa.

Adoriamo gli uomini e solo alleati si può

costruire una società migliore.

Cosa pensi sul linguaggio di genere?

Un gran bene ed è questione di tempo

abituarsi a declinare i ruoli importanti al

femminile. Nessuno si scompone davanti

a maestra o cameriera, ma crede

che assessora, ministra o sindaca suoni

male. Il linguaggio veicola cultura e se lo

dico lo pratico.

Un’ospite speciale?

Virginia Woolf, la sua intervista sarebbe

molto provocatoria. Sono sicura che

direbbe delle cose scorrette e proprio

questo sarebbe il bello.

ereditadelledonne.eu

ereditadelledonne

ereditadonne – SerenaDandini

PREMIO LERICI PEA

28>29 SETTEMBRE

Due giorni all’insegna della poesia.

Sabato 28 viene premiato L’Edito per

celebrare i versi italiani più significativi,

mentre la domenica si omaggiano

tutti i vincitori dal 1954 a oggi.

lericipea.com

91


MUSICA

© Eric Richmond

92


LA MIA MUSICA

DELL’ANIMA

A TU PER TU CON IL MAESTRO ANTONIO PAPPANO,

CHE HA RICEVUTO IL PREMIO FRECCIAROSSA 1000

PER LA SUA CAPACITÀ DI EMOZIONARE IL PUBBLICO

di Bruno Ployer

Il concerto è un momento speciale:

il pubblico e i musicisti si ritrovano

ad avere molto in comune. Il

dialogo si crea con la musica, talvolta

anche con le parole, come quando

Antonio Pappano, prima di dare l’attacco

all’orchestra dell’Accademia

nazionale di Santa Cecilia, si volta verso

la platea e parla ai presenti. Ogni

volta che questo succede, per introdurre

un’esecuzione o per annunciare

un’iniziativa, due parole cominciano il

discorso: «Caro pubblico...». Maestro

Pappano, perché il pubblico le è caro?

«Con l’orchestra realizziamo tante

tournée all’estero e tanti dischi, ma il

momento del concerto per me è una

cosa sacra. Il rapporto con lo spettatore

è la cosa più importante, davvero

fondamentale. Prendo molto sul serio

l’idea di sviluppare questo legame, tenere

informato il pubblico, avere una

programmazione che lo stimoli. E, naturalmente,

voglio che rimanga (sorride

sornione, ndr). Un concerto è una

condivisione di emozioni, è una cosa

bellissima sotto tanti punti di vista.

Io per quella serata voglio che ci sia

una piccola comunità che condivide

qualcosa, un’energia che ricarica e fa

riflettere. “Caro pubblico” significa che

io sono contento che loro vengano al

concerto. Noi sul palco completiamo

questo patto fondamentale tra esecutore

e ascoltatore».

La capacità di emozionare il pubblico

è una delle motivazioni del Premio

Frecciarossa 1000, ispirato al treno

di punta della flotta alta velocità di

Trenitalia. Ferrovie dello Stato, socio

fondatore dell’Accademia, lo ha consegnato

recentemente al Maestro ribadendo

l’impegno di FS Italiane per

la valorizzazione del patrimonio culturale

nazionale.

Antonio Pappano, nato a Londra da

genitori italiani, è un direttore d’orchestra

molto richiesto a livello internazionale,

Ha ricevuto premi importanti

e ha due impegni stabili di grande

prestigio: in campo lirico dal 2002 è

direttore musicale della Royal Opera

House di Covent Garden, a Londra, in

quello sinfonico è direttore musicale

dell’Orchestra dell’Accademia nazionale

di Santa Cecilia dal 2005.

Maestro, che bilancio può fare del

lavoro svolto finora con l’istituzione

romana?

Credo che insieme siamo cresciuti, ci

siamo sviluppati, abbiamo rinforzato

il rapporto con il pubblico, siamo ancora

di più cercati all’estero. Ne sono

più che felice. Naturalmente non ci si

può fermare così! La tecnica, il suono,

l’ascolto, la collaborazione, il lavoro di

squadra e le opportunità per fare programmi

interessanti sono in continuo

sviluppo.

Che cos’hanno di particolare i musicisti

latini?

Prima di tutto un senso della bellezza

del suono, un senso tutto naturale

del fraseggio. È una combinazione di

poesia, direzione della frase e teatralità.

Ho visto in questi anni un grande

impegno e un gran lavoro di squadra

dell’orchestra e di tutto l’ente. Non

è ciò per cui l’Italia è conosciuta nel

mondo, ma io vivo una situazione ottimale

in questo senso.

Oltre a fare concerti, con l’Orchestra

dell’Accademia di Santa Cecilia ha

registrato molti album. Che importanza

hanno oggi i dischi nella reputazione

e nel successo dei musicisti

classici?

Il disco è come una fotografia del

momento. Per esempio, abbiamo registrato

recentemente Otello di Giuseppe

Verdi. Con certi titoli si entra in

un pantheon di dischi abbastanza rari.

Il disco è la documentazione del momento

della storia di un ente artistico.

Naturalmente, c’è anche l’aspetto

commerciale. Le case discografiche

tendono a guadagnarci qualcosa, ma

è abbastanza difficile con la musica

classica. A me interessa avere un ricordo

storico.

Si fanno tanti sforzi per allargare il

pubblico della classica, che però rimane

una minoranza. Perché secondo

lei non è per le masse?

Io non sono d’accordo. Direi che la

definizione di musica classica è complessa.

C’è quella più leggera, più soft,

più hard, a seconda delle epoche. La

93


MUSICA

Il Maestro Antonio Pappano e la sua orchestra nella sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica di Roma

classica è molte cose. Per esempio la

musica liturgica è molto apprezzata,

anche nella vendita dei dischi. Ovviamente

non sono un ingenuo e so

che abbiamo tantissima concorrenza

sul web e in tv. La musica popolare

di oggi è importante per l’oggi. Ma un

ascoltatore arriva alla musica classica

forse un po’ più tardi: dopo avere

avuto esperienza di vita comincia a

volere qualcosa di diverso.

La prossima stagione di Santa Cecilia

comincia il 10 ottobre con il Requiem

di Berlioz diretto da lei. Che

cartellone sarà?

Credo che sarà una stagione molto

varia e affascinante per quanto riguarda

i programmi. C’è molta musica

classica austro-tedesca con

Beethoven, Schubert, Haydn, poi

Rossini, Mendelssohn, la musica

colorata di Strauss, Ravel, Janáček,

ma c’è anche Busoni e poi Berlioz,

che stiamo celebrando quest’anno.

Grandi solisti come Kissin e Argerich,

grandi direttori come Dudamel,

Gatti, Noseda, Chung. Avere i migliori

direttori accanto a me in stagione mi

garantisce una continuità di qualità.

Ci sarà anche un direttore d’orchestra

donna, la finlandese Susanna

Mälkki. Cosa pensa delle donne sul

podio?

Prima di tutto c’è che adesso spiccano

non solo donne che dirigono,

ma donne che dirigono molto bene!

Questo è importante e fantastico.

Solo così si può arrivare alla parità:

quando il desiderio, il talento, l’intelligenza,

la curiosità di queste donne

vengono sviluppati e indirizzati nella

buona direzione.

Cosa significano per lei le sue origini

italiane? È un onore che vuole tributare

a suo padre, nato in provincia di

Benevento, o qualcos’altro?

Tutto comincia lì, naturalmente, ma

non è solo questo. Il mio rapporto

con l’Italia e con i miei musicisti è che

io e l’orchestra siamo sulla stessa

lunghezza d’onda. Non ci sono filtri e

questo è molto bello. Io vivo a Londra

e ho vissuto in America: trovo che sia

una ricchezza che fa parte di me e

che influenza il mio rapporto con l’orchestra.

Anch’io però ho preso tanto

da loro: la grinta, per esempio, e tutto

ciò di cui ho parlato prima, come il fascino,

la bellezza, la teatralità.

Tutto questo, forse, era già dentro di

lei e aspettava di uscire?

Sì, ovviamente. Però è bello potermi

esprimere con l’orchestra e il coro in

questo modo.

Lei è figlio di emigranti italiani in Inghilterra.

Con la determinazione e il

lavoro si è costruito una vita e una

professione importanti. Cosa pensa

del fenomeno migratorio di questi

anni?

Io rispetto al massimo la persona che

ha il coraggio di lasciare il proprio Paese

per difficoltà politiche o per migliorare

la sua vita. Naturalmente io

credo sia una responsabilità del migrante

cercare di assimilarsi alla vita

del posto e noi, specialmente in Italia,

dobbiamo ricordare che gli italiani

sono emigrati dappertutto, hanno superato

le difficoltà e sono stati accettati.

Non dico che le porte debbano

essere aperte, perché l’Italia è un posto

abbastanza piccolo, ma secondo

me la chiusura è una mancanza per

la società, per la continuità e anche

per lo sviluppo economico.

Maestro Pappano, cos’è per lei la

musica?

È uno specchio dell’anima, almeno

della mia anima. Ma anche di tante

persone con le quali lavoro e suono.

santacecilia.it

94


© Gianluca Vassallo

Klaus Wolbert

ARTE

UNA GRANDE

STORIA D’AMORE

PER L’ARTE

ITALIANA

CON OLTRE 2.300 OPERE INVENTARIATE, LA COLLEZIONE DELLA

FONDAZIONE VAF, TRA LE PIÙ IMPORTANTI A LIVELLO MONDIALE,

CELEBRA L’ARTE E GLI ARTISTI ITALIANI

di Cesare Biasini Selvaggi - cesarebiasini@gmail.com

Courtesy Mart, Archivio fotografico e mediateca

« T

utto ha avuto inizio

con una collezione

rappresentativa

dell’arte italiana del XX secolo,

raccolta con fiuto, passione,

intraprendenza da Volker W.

Feierabend, un imprenditore

tedesco di successo profondamente

legato all’Italia che,

per uno strano caso, si è trovato

a un certo punto della

sua vita a lasciare i suoi freddi

affari commerciali per dedicarsi

esclusivamente a un

inaspettato amore: il collezionismo.

Alla fine degli anni ‘90

del secolo scorso la raccolta

da lui messa insieme aveva

già raggiunto dimensioni impressionanti

sia dal punto di

vista qualitativo che quantitativo.

Poi, un bel giorno, nel

2000, Feierabend decide di

separarsi dalla collezione di

sua proprietà e di trasferirla

in quella che, dalle iniziali

sue e di sua moglie, prenderà

il nome di Fondazione

VAF (Volker e Aurora Feierabend)».

A suggellare un’altra

storia d’amore, verrebbe da

aggiungere. Con il suo italiano

dal forte accento teutonico

Klaus Wolbert, presidente

Giorgio de Chirico, La matinée angoissante (1912)

95


ARTE

della Fondazione tedesca fin dalla sua costituzione,

prosegue a questo punto descrivendomi alcuni degli

oltre 2.300 capolavori inventariati a cui ammonta oggi

la collezione VAF. Fra cui, Vortice, Corazzata + Vedova +

Vento e Numeri innamorati di Giacomo Balla; I costruttori

e Violini di Massimo Campigli; Ciò che mi ha detto

il tram, La carrozzella, Composizione TA e Le figlie di

Loth di Carlo Carrà; Beethoven di Felice Casorati; La

matinée angoissante e La commedia e la tragedia di

Giorgio de Chirico; Profumo di Luigi Russolo. Praticamente

molte delle icone dei nostri maggiori artisti

moderni che si possono ammirare, quando non sono

in prestito per mostre nei maggiori musei del mondo,

al Mart di Rovereto, dove si conserva e gestisce gran

parte di questa straordinaria raccolta d’arte. Non ci

sono, tuttavia, solo i nomi importanti universalmente

riconosciuti. «Soprattutto in riferimento agli ultimi 50

anni, la Fondazione VAF ha scelto di scommettere su

alcuni outsider che, per ragioni di moda, relazioni e

soprattutto di mercato, sono stati dimenticati, rimossi,

soffocati o messi da parte, e che invano si cercano nei

musei, nelle mostre, sulle pagine culturali dei giornali».

Klaus Wolbert non smussa le sue parole quando parla

dell’attuale mercato dell’arte. «Il mercato esercita oggi

più che mai un influsso negativo sugli artisti, coinvolti

troppo spesso nella rincorsa al sensazionalismo per

distinguersi dalla massa». Ma non va tutto demonizzato.

Basta saper scegliere con la giusta competenza e le

idee chiare. Capita così che durante la nostra intervista,

la Collezione VAF si stia ulteriormente ampliando con

l’acquisizione di dipinti di Italo Cremona, Fausto Pirandello,

Giuseppe Capogrossi e una scultura di Leoncillo.

Ogni volta che Wolbert si sofferma su un artista italiano

gli si illuminano gli occhi, mentre la sua capacità di

sintesi nel descriverli tradisce una profonda conoscenza

stratificata in decenni di studi. Mi viene allora spontaneo

chiedergli come sia nato questo suo interesse

tanto radicale per l’arte italiana. «Nei primi anni ‘80 ho

cominciato a lavorare come storico dell’arte nel museo

di Darmstadt», mi risponde. «Qui ho conosciuto la

Felice Casorati, Beethoven (1928) Carlo Carrà, Le figlie di Loth (1919)

96


Giacomo Balla, Numeri innamorati (1923) Luigi Russolo, Profumo (1910)

famiglia del compositore Bruno Maderna, che mi ha

voluto bene come a un figlio e mi ha insegnato l’italiano.

Quello con l’arte italiana è stato amore a prima

vista. Degli artisti italiani moderni e contemporanei

mi ha colpito subito l’impronta più intellettuale, concettuale,

rispetto per esempio a quelli tedeschi, dal

tipico furore espressivo come Georg Baselitz, Markus

Lüpertz o Jörg Immendorf. Così, durante la mia direzione

dell’Istituto Mathildenhöhe di Darmstadt, in 20

anni ho realizzato più di 30 mostre solo di artisti italiani.

E non creda che sia stato facile. Alcuni mi criticavano

dicendo: “Wolbert fa solo mostre di italiani”.

Per darle un’idea del clima, quando realizzai la retrospettiva

sul grande scultore italiano Adolfo Wildt più

di qualcuno l’apostrofò come una mostra di “muscoli

e marmi”. Ma l’episodio più grave ha avuto luogo

nel 1994», prosegue. «Avevo lavorato molto tempo a

un’antologica da dedicare in Germania a Mario Sironi.

Era tutto pronto per partire con la realizzazione dell’esposizione

quando dovetti rinunciare a causa delle

polemiche montate sulla stampa da un partito politico

che liquidava Sironi come un fascista. Insomma, c’era

molto lavoro da fare. Per esempio, quando curai la mostra

su Massimo Campigli, mi accorsi che ben pochi in

Germania sapessero che si trattava in realtà di un pittore

tedesco nato a Berlino e che il suo vero nome fosse

Max Ihlenfeldt! Proprio grazie alla mia specializzazione

sull’arte italiana del ‘900 entrai, poi, in contatto con

Volker W. Feierabend e, dal 2001, presiedo la Fondazione

VAF da lui costituita». Un racconto appassionante

quello della grande storia d’amore della Fondazione

VAF e dei suoi membri per l’arte italiana, che prosegue

anche con un premio biennale a sostegno della

giovane arte italiana, giunto alla sua ottava edizione e

quest’anno vinto da Silvia Giambrone. Ogni due anni i

più interessanti talenti italiani under 40 vengono, infatti,

selezionati dalla Fondazione tedesca al termine di

un’intensa attività di scouting lungo lo Stivale e presentati

al pubblico con due mostre, in Italia e in Germania.

97


CINEMA

© Erica Fava

LA SPADA È

PROTAGONISTA

DEL NUOVO FILM

DI ALESSANDRO

PONDI, IN CUI È UNA

RAGAZZA SEXY IN

CERCA DELL’AMORE

di Gaspare Baglio

gasparebaglio

TUTTA UN’ALTRA

ILARIA

Quante volte abbiamo desiderato

essere, almeno per

un’occasione, nei panni

degli altri? Magari pensando al Sergio

Benvenuti di verdoniana memoria

che, per farsi bello davanti a una collega,

si finge il super spavaldo Manuel

Fantoni nel film cult Borotalco.

Succede più o meno la stessa cosa

anche nella pellicola Tutta un’altra

vita di Alessandro Pondi, nelle sale dal

12 settembre. Il protagonista è Gianni

(Enrico Brignano), un tassista “romano

de Roma” che si impossessa della villa

di due ricconi andati in vacanza alle

Maldive dimenticando nel taxi le chiavi

della loro abitazione. Un’occasione

unica per staccare dalla routine, dalla

moglie e dai figli, per vivere un turbine

di emozioni che sfociano nell’incontro

con Lola, una bellissima ragazza che

vede in lui l’uomo vincente, quello

che potrebbe farle battere il cuore. A

dare il volto alla sexy girl del film c’è

Ilaria Spada, attrice (quasi) abbonata

alle commedie, ma che ha tante frecce

al suo arco ancora da scoccare.

Chi è Lola?

Un personaggio all’apparenza molto

sicuro di sé, con idee chiare su cosa

non vuole più dalla vita. L’incontro con

Gianni le fa tornare la voglia di credere

nell’amore.

Perché hai accettato questo ruolo?

La sceneggiatura è perfetta, molto

precisa, con un bel ritmo. È la classica

commedia all’italiana e tutti i

personaggi hanno ambivalenze che

li rendono umani. Lola è autentica e

molto attuale. Quante donne deluse

dall’amore approcciano le relazioni in

maniera cinica per difesa?

A questo proposito: cosa hai in comune

con Lola?

Lei deve fare uno step che, personal-

98


mente, ho già fatto, ovvero capire ciò

che vuole. Non è mai molto convinta e

viene messa in crisi. Io so quello che

desidero e sono pronta ad affrontare

le difficoltà, vivendo le mie priorità.

Ti piacerebbe essere qualcun altro?

Per gran parte della mia vita ho fantasticato

sull’idea di vivere altre storie.

Da quando sono mamma, non c’è altra

vita che vorrei se non la mia. Non

c’è nulla che mi elettrizzi di più. L’esistenza,

nella sua imprevedibilità, è

bellissima. Desiderare altro sarebbe

eccessivo.

Cinema a parte, canti molto bene.

Mai pensato a una carriera nella musica?

Con l’Orchestraccia avevamo un progetto

che spero, prima o poi, di realizzare.

Qualche anno fa ho anche partecipato

al musical Pipino il breve con il

Teatro Stabile di Catania. Non so, però,

se farei la cantante. Ma mi piacerebbe

portare avanti lavori in cui recitazione

e musica si fondono. Con canzoni dalla

grande componente emotiva. Credo

potrà accadere in futuro.

Per un breve periodo sei stata anche

in radio.

Sì, nel programma Pronto chi sei? su

Radio KissKiss. Vorrei ripetere quell’esperienza,

mi sono divertita molto. Il

fatto è che mi piacciono tante cose.

Ho scritto anche un progetto radiofonico

sul mondo femminile. Amo lavorare

con le donne.

E la tv?

È più complicata, non è più capitata.

Dopo questo film cosa farai?

Ilaria Spada nel film Tutta un’altra vita

Mi occuperò dei miei piccolini (è nato

da pochissimo il secondogenito, ndr).

E poi vediamo, qualche nuovo progetto

è già in piedi.

5 È IL NUMERO PERFETTO

Regia: Igort

Toni Servillo è Peppino Lo

Cicero: camorrista di serie

B in pensione, torna in

pista dopo l’omicidio del

figlio. Affresco della Napoli

anni ’70, dall’omonima

graphic novel, tra amicizie

tradite e rinascite. Nel cast

del film, uscito il 29 agosto,

Valeria Golino, Carlo Buccirosso

e Iaia Forte.

I MIGLIORI ANNI

DELLA NOSTRA VITA

Regia: Claude Lelouch

L’ex campione di auto da corsa

Jean-Louis Duroc è in una

casa di riposo. La memoria

perde colpi, ma ricorda la

storia d’amore vissuta 50 anni

prima con Anne Gauthier. Antoine,

il figlio dell’uomo, decide

di cercarla per organizzare

un incontro col padre. Nelle

sale dal 12 settembre.

C’ERA UNA VOLTA A…

HOLLYWOOD

Regia: Quentin Tarantino

Los Angeles, 1969. L’attore

in declino Rick Dalton e il

suo miglior amico Cliff Booth

cercano di sfondare a Hollywood.

A smuovere le acque

arriva l’attrice Sharon Tate,

che sarà uccisa dalla setta di

Charles Manson. Con Leonardo

DiCaprio e Brad Pitt. Dal 18

settembre.

IO, LEONARDO

Regia: Jesus Garces Lambert

Un’esperienza inedita e

coinvolgente nella mente

di Leonardo da Vinci,

lontano dagli stereotipi

alla scoperta dell’uomo,

dell’artista, dello scienziato

e dell’inventore. Con

un sorprendente Luca Argentero

e la voce narrante

di Francesco Pannofino. Al

cinema dal 26 settembre.

99


CINEMA

Francesca Archibugi sul set con Adriano Giannini

© Andrea Miconi

« È

difficile raccontare l’amoralità

senza essere moralisti. Per

gli italiani è normale mentire,

a livello professionale, personale,

sentimentale. Per una ragazza

irlandese, che viene da una cultura

completamente diversa, può essere

veramente scioccante porsi in relazione

con persone così diverse».

La regista Francesca Archibugi presenta

così Vivere, film prodotto da

Lotus Production e distribuito da 01

Distribution, alla 76. Mostra Internazionale

d’Arte Cinematografica di Venezia

nella Selezione ufficiale, Fuori

concorso, e nelle sale dal 26 settembre.

Per descriverlo parte dal personaggio

di Mary Ann (Róisín O'Donovan):

una giovane, cattolica e studentessa

di storia dell’arte, che dall’Irlanda

arriva nel Belpaese con un’idea

romantica dell’Italia e degli italiani,

piombando nella casa degli Attorre

come ragazza alla pari, nel bel

mezzo di una crisi familiare. La sua

presenza inizia a far muovere tutti

in modo diverso, come un reagente

chimico, provocando sbandamenti

sentimentali.

VIVERE

LA REGISTA FRANCESCA ARCHIBUGI PORTA

AL CINEMA LA STORIA DI UNA COMPLESSA

FAMIGLIA MODERNA

di Luca Mattei

ellemme1

La famiglia Attorre non è di quelle

classiche: Luca (Adriano Giannini),

freelance che piazza a stento i suoi

articoli, vive con Susi (Micaela Ramazzotti),

insegnante di danza per

signore in sovrappeso, ancora legata

alla classe sociale dell’ex marito, e

Lucilla (Elisa Miccoli), la loro bimba

asmatica. Ed è padre anche di Pierpaolo

(Andrea Calligari), figlio avuto

da un matrimonio precedente, che

abita con il nonno materno, l’avvocato

De Sanctis (Enrico Montesano).

«A volte sembrano del tutto estranei

– racconta la regista – legati

solo dalla consuetudine di dover dividere

dei sentimenti. Da questo nucleo

parte uno sconvolgimento tipo

domino: quando uno inizia a provare

spaesamento e infelicità, queste

sensazioni interessano tutti».

A spiare le vicende di ciascuno, il

vicino di casa e narratore Perind

(Marcello Fonte): «Cerca di capire

assieme allo spettatore cosa sta succedendo,

perché non tutto è chiaro,

né a lui né agli altri personaggi». Attraverso

lo sguardo per nulla discreto

del dirimpettaio li si vede divertirsi,

litigare, uscire sempre in ritardo. In

altre parole, vivere. «L’arrivo e la partenza

della babysitter corrispondono

a momenti di pazzia nella loro vita.

Di quelli per cui a distanza di anni ti

chiedi cosa ti era preso».

100


MARADONA

L’EROE RIBELLE

AL CINEMA IL 23, 24

E 25 SETTEMBRE

IL DOCUFILM DI

ASIF KAPADIA

CHE RACCONTA

IL CAMPIONE

ATTRAVERSO

MATERIALI INEDITI

di Raffaele Nappi

Immaginate di ritrovare un baule con

all’interno centinaia di ore di registrazione

sul calciatore più forte, famoso

e discusso al mondo. È l’impresa realizzata,

raccolta e raccontata nel docufilm

Diego Maradona, firmato dal regista Asif

Kapadia (Premio Oscar 2016 per il documentario

su Amy Winehouse), presentato

al 72esimo Festival di Cannes e distribuito

nei cinema italiani da Nexo Digital e Leone

Film Group il 23, 24 e 25 settembre.

Gli anni a Napoli, gli amori, le cadute, le

giocate e le resurrezioni, le amicizie scomode

e le partite indimenticabili, le serate

al bowling e le prime interviste da bambino:

c’è tutto all’interno del lavoro di Kapadia,

che definisce Diego un ribelle, un

imbroglione, un eroe e un dio.

Al regista viene chiesto per la prima volta

di realizzare un film su Maradona dal produttore

Paul Martin, durante le Olimpiadi

di Londra nel 2012. Martin ha scoperto

una raccolta di materiale video estremamente

genuino, quasi completamente

inedito al pubblico, e ritiene che Kapadia

possa essere il candidato ideale per l’impresa.

Un materiale quasi mitico, girato da

due operatori, l’argentino Juan Laburu e

l’italiano Luigi “Gino” Martucci, su incarico

del defunto Jorge Cyterszpiler, l’amico di

una vita di Maradona, che era stato il suo

primo agente e aveva negoziato il suo

passaggio al Boca Juniors e i suoi trasferimenti

con ingaggio da record al Barcellona

e poi al Napoli.

Acquisire il materiale video è stato solo il

primo passo di un lungo e tortuoso cammino.

Il produttore Gay-Rees ricorda: «In

tutto quello che avevano Juan e Gino

regnava la disorganizzazione. C’erano

doppioni. C’erano parti tagliate a metà.

C’erano versioni diverse delle stesse

cose ed era tutto un po’ amatoriale. Ma,

cosa importante, c’era molto materiale

personale».

Anche incontrare Maradona non è stata

un’impresa facile. Anzi. I film-maker erano

costretti a trascorrere molto tempo a Dubai,

dove viveva Diego, per riuscire a intervistarlo.

E, spesso, il suo staff rimandava:

«Non si sente bene, riprovi domani».

Il periodo del calciatore a Napoli rivela, in

una sorta di microcosmo, il ciclo di trionfi

e disastri che delinea quasi ogni fase

della sua vita. Mentre è nel capoluogo

campano, Diego ha una relazione con

Cristiana Sinagra, si fa coinvolgere dalla

camorra, precipita in una spirale di abuso

di stupefacenti. «Ha bisogno di qualcuno

contro cui combattere», dice Kapadia, «e

troverà qualcuno ovunque vada».

Nel docufilm si alternano immagini ritrovate

in un baule pieno di cassette custodito

da Claudia Villafañe, prima moglie

di Diego, e digitalizzate dal regista con

enormi macchine U-matic portate apposta

dal Regno Unito. Ma anche interviste

e riprese esclusive e inedite realizzate

da Gennaro Montuori, alias Palummella,

capo storico degli ultras napoletani e, soprattutto,

amico di Maradona. In un periodo

in cui non c’erano molte riprese degli

stadi, Kapadia utilizza per la prima volta

immagini estremamente a fuoco e non

campi lunghi, mostrando il pubblico che,

estasiato, si meraviglia di fronte alla magia

di Maradona in maglia e pantaloncini.

L’intento di Kapadia, insomma, è quello

di rivelare l’umanità di un genio creativo,

realizzando un film che porterà il suo

protagonista a nuovi pubblici, affascinando

non solo i tifosi di calcio, ma anche chi

non si interessa per niente a questo sport.

Che lo si ami o lo si odi, raramente si dimentica

Diego Maradona.

Giulio Perrone Editore

Pp. 108 € 10

101


PHOTO

BEACHED

WRECKS

Stefano Benazzo

102


Rimorchiatore Samson, Isole Falkland/Samson tugboat, Falkland Islands/Malvinas (2016)

LE POTENTI IMMAGINI DEL

LIBRO WRECKS-RELITTI

TESTIMONIANO LA VITA DI

NAVIGANTI, PESCATORI E

MARINAI

Testo e foto di Stefano Benazzo

THE POWERFUL IMAGES OF

THE BOOK WRECKS-RELITTI

WITNESS THE LIVES OF

TRAVELLERS, SAILORS AND

FISHERMEN

Scatti fatti in Perù, Cile, Argentina, Falkland/

Malvinas, Georgia del Sud, Mauritania, Namibia,

Turks & Caicos, Stati Uniti, Portogallo,

Francia, Grecia, Finlandia, Islanda. E anche in Italia: tonnare

in Sicilia, burci in Veneto, navi dei veleni, barconi

Highlights include shots taken in Peru, Chile,

Argentina, Falkland/Malvinas, South Georgia,

Mauritania, Namibia, Turks & Caicos, USA,

Portugal, France, Greece, Finland, Iceland. Not to

mention Italy: tuna traps in Sicily, burci in Veneto, ships

103


PHOTO

di migranti, barche sul Po e nella

rada di Augusta. Perché le foto

sono un dovere di memoria verso

i marinai di tutte le epoche e

di ogni Paese che hanno lavorato,

pescato, combattuto e sofferto

per secoli su navi e imbarcazioni.

Al contrario di quelli affondati, i

relitti spiaggiati sono un’immagine

di vita; lasciano intravedere le

vicende a bordo, timori e sogni.

Ciascuna di queste imbarcazioni

rappresenta una tessera del mosaico

della storia. Attraverso le

immagini continuano a vivere per

sempre, rendendoci responsabili

e a nostra volta testimoni.

Ho trovato resti di navi ovunque

e ho imparato ad ascoltare con

emozione le voci di coloro che

sono stati, e sono, parte di questo

universo. Marinai, architetti, costruttori,

manutentori, pescatori,

sommozzatori, migranti, operatori

del salvataggio in mare, e le loro

famiglie. Simboleggiano coraggio,

ingegno, iniziativa, spirito di

avventura e, certo, sono elementi

fondanti della storia economica,

sociale, industriale e marittima del

pianeta: navigare necesse est.

(Wrecks-Relitti, Skira, pp. 144 € 32)

stefanobenazzo.it

Nave ignota/Unknown ship, Cap Blanc, Mauritania (2016)

carrying toxic waste, migrant boats,

boats on the Po and in the port of

Augusta. The photos embody our

duty to remember the sailors of all

ages and all countries who have

worked, fished, fought and suffered

for centuries on ships and boats.

Unlike sunken wrecks, beached

wrecks are an image of life; they

give a glimpse of events on board,

fears and dreams. Each of these

boats represents a piece of the

mosaic of history. Through images

they continue to live forever, making

us accountable and witnesses in

our turn.

I have found remains of ships everywhere

and have learned to listen emotionally

to the voices of those who have been,

and are, part of this universe. Sailors,

architects, builders, maintenance

workers, fishermen, divers, migrants,

sea rescue workers, and their families.

They symbolise courage, ingenuity,

initiative, a spirit of adventure and, of

course, they are fundamental elements

of the economic, social, industrial and

maritime history of the planet: navigare

necesse est.

(Wrecks-Relitti, Skira, pp. 144 € 32)

104


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cambio o rimborso del Carnet e delle singole prenotazioni sono soggette a restrizioni. Info e dettagli su trenitalia.com.


PHOTO

EVERLASTING CHILDHOOD

di Giuliano Papalini - paepa2010@libero.it

© Paolo Vandrasch

Chiara Dynys

In tutto il servizio immagini della mostra/Throughout the article, images of the exhibition Sabra Beauty Everywhere

Legno dorato, fotografie su plexiglass/Golden wood, photographs on plexiglass

50x100x10 cm (2012)

Collezione VAF Stiftung/VAF Stiftung Collection

Non perdono incanto e ingenuità,

nemmeno laddove

la vita sembra riservare

solo pericolo e miseria. Sono i bimbi di

Sabra e Shatila fotografati da Chiara

Dynys, in mostra fino al 24 novembre al

Museo Correr di Venezia, nell’ambito

del progetto Muve Contemporaneo,

in collaborazione con la 58. Esposizione

Internazionale d’Arte. Sabra Beauty

Everywhere, curata da Gabriella Belli,

direttrice della Fondazione Musei Civici

della città lagunare, è il risultato di

un lavoro realizzato dall’artista mantovana

tra il 2010 e il 2013 a Beirut e

prende la forma di un ciclo di 27 trittici

in legno e foglia d’oro. Ogni composizione

contiene, come in un sacrario, le

immagini catturate lungo le strade di

questi ghetti di paura e di isolamento,

in cui l’artista, tra giocattoli e sorrisi, riesce

a riscoprire i segni e la meraviglia

di un’infanzia vissuta in una apparente

e disarmante normalità. «Quando ho

visitato i campi di Sabra e Shatila ho

percepito una grande energia vitale,

una voglia di vivere che si trasforma in

gioia di vivere», racconta Dynys. «La

solidarietà tra bambini, necessaria

per sopravvivere in un contesto ostile,

è capace di creare una dimensione

diversa, un mondo a misura di piccoli

ma con tutte le regole di un sistema

complesso. Con questo progetto non

ho voluto realizzare un lavoro sui profughi

o sul Medio Oriente dilaniato. Sono

piuttosto partita da qui per raggiungere

un concetto più profondo e universale:

negli sguardi e nei volti di un’infanzia

delicata e pura, cerco il senso profondo

dell’esistenza».

Le opere in mostra raccontano di una

bellezza autentica e primordiale. Le

immagini, incastonate all’interno di

scrigni preziosi ispirati ai polittici delle

chiese, ai tempietti buddisti e alle

cornici che contengono le parole del

Corano, diventano testimonianze profondamente

religiose, espressione

di una fede che non è cristiana, musulmana

o buddhista, ma fa parte di

una religione universale. Il progetto,

ospitato nella splendida cornice della

Sala delle Quattro Porte, tra le più

belle e ricche di tutto il museo, entra

in naturale sintonia con la dimensione

sacrale dello spazio, segnato dalla

presenza del particolare rilievo cinquecentesco

Madonna col Bambino,

realizzato da Jacopo Sansovino. Al

centro della sala, una grande installazione

con una teca di cristallo, attraversata

dalla scritta in oro “Non c’è

nulla al di fuori”, tratta dal pensiero di

Sant’Agostino, diviene paradigma tra il

dentro e il fuori, in un confronto diretto

con l’integrità interiore che caratterizza

l’infanzia al centro delle opere.

correr.visitmuve.it

106


Enchantment and innocence are

not lost, even where life seems

to only have danger and misery

in store. These are the children of Sabra

and Shatila photographed by Chiara

Dynys, on display until 24 November at

the Museo Correr in Venice, as part of

the Muve Contemporaneo project, in

collaboration with the 58th International

Art Exhibition. Sabra Beauty Everywhere

is the exhibition curated by Gabriella

Belli, Director of the Fondazione Musei

Civici of the lagoon city. It is the result

of the efforts of artist from Mantua in

Beirut between 2010 and 2013, taking

the form of a series of 27 triptychs in

wood and gold leaf. Like a shrine, each

composition contains images captured

along the streets of these frightening

and segregating ghettos, in which

the artist - amongst toys and smiles -

manages to rediscover the signs and

wonder of a childhood lived out with

apparent and disarming normality.

“When I visited the Sabra and Shatila

camps, I felt a great life energy, a desire

to live that transforms into a veritable joie

de vivre,” recalls Dynys. “The solidarity

between children - necessary to survive

in such a hostile environment - is able

to create a different dimension, a world

fit for children but with all the rules of

a complex system. With this project, I

did not want to focus on refugees or

on the lacerated Middle East. I set out,

rather, to reach a more profound and

universal concept. In the gazes and

faces of a delicate and pure childhood,

I am seeking out the profound sense of

existence.” The works on display reveal

an authentic and primordial beauty. The

images, nestled within precious chests

inspired by the polyptychs found in

churches and Buddhist temples along

with frames containing the words of

the Koran, become deeply religious

testimonies, an expression of a faith that

is not Christian, Muslim nor Buddhist

but forms part of a universal creed. The

project, housed in the splendid setting

of the Sala delle Quattro Porte - one

of the most beautiful and richest in the

museum - falls into natural harmony

with the sacral dimension of the space,

marked by the presence of the unique

16 th -century relief Madonna and Child,

created by Jacopo Sansovino. At the

centre of the room is a large installation

with a crystal showcase, adorned with

the gold inscription, “Non c’è nulla al

di fuori”, taken from the ponderings of

Saint Augustine, to become a paradigm

between the inside and outside, in

a direct comparison with the inner

integrity that characterises childhood

at the heart of the works.

Chiara Dynys

Vive e lavora a Milano. Sin dall’inizio della

sua attività artistica, nei primi anni ’90,

ha agito su due filoni principali, entrambi

riconducibili a un unico atteggiamento

nei confronti del reale: identificare nel

mondo e nelle forme la presenza e il

senso dell’anomalia, della variante, della

soglia che consente alla mente di passare

dalla realtà umana a uno scenario quasi

metafisico. Per fare questo utilizza materiali

apparentemente eclettici, che vanno dalla

luce al vetro, dagli specchi alla ceramica,

dalle fusioni al tessuto fino al video e alla

fotografia. Intensa la sua attività espositiva

con la partecipazione a numerose mostre

personali e collettive in musei e istituzioni

culturali pubbliche e private, italiane

ed estere. I suoi lavori sono entrati in

importanti collezioni internazionali.

She lives and works in Milan. Since the

beginning of her artistic career in the

early 1990s, she has operated along

two main strands, both attributable to

a single attitude towards the real: to

identify within the world and within forms

the presence and sense of the anomaly,

the variant, the threshold that permits

the mind to move from human reality

to an almost metaphysical context. To

do so, Chiara utilises seemingly eclectic

materials, as divergent as light, glass,

mirrors, ceramics, castings, fabric, video

and photography. Her exposition activities

have been intensive, with participation in

numerous solo and group exhibitions in

public and private museums and cultural

institutions, both in Italy and abroad. Her

works have also become part of important

international collections.

chiaradynys.com

VENEZIA

92 FRECCE AL GIORNO/A DAY

107


PHOTO

PHOTO

OPEN

UP

di Franco Tanel

A

Padova debutta Photo Open Up, il nuovo Festival

internazionale della fotografia che dal

21 settembre al 27 ottobre occupa i più prestigiosi

spazi espositivi della città. Cinque settimane

con autori del calibro di Mario Giacomelli, Nan Goldin,

Helmut Newton, Man Ray, Sebastião Salgado ed Edward

Weston, in esposizione nella mostra Io, l’altro (e l’altrove).

Paolo Mussat Sartor

Industrial Sanctuaries (1975)

Gabriele Basilico

Milano. Ritratti di fabbriche (1978-80)

Courtesy Museo di Fotografia Contemporanea

Cinisello Balsamo

Ma anche con le opere di Gabriele Basilico, raccolte

nella serie Milano. Ritratti di fabbriche, che dialogano

con l’eccezionale corpus di immagini inedite del 1975

scattate da Paolo Mussat Sartor intitolato Industrial

Sanctuaries.

E ancora con un'ampia selezione dello straordinario

patrimonio fotografico raccolto dall’Agenzia Grazia

Neri, esposta al pubblico per la prima volta con il titolo

Un paese di dialoghi e conflitti. I giovani autori italiani

che hanno abbandonato i generi tradizionali sono invece

protagonisti del progetto Argo. Ma naturalmente il

Festival non finisce qui. Incontri, workshop, eventi: tutto

il programma è all’indirizzo photopenup.com.

PADOVA

90 FRECCE AL GIORNO/A DAY

108


Uliano Lucas

Manifestazione studentesca a Milano, piazzale Accursio (1970)

Courtesy Museo di Fotografia Contemporanea

Cinisello Balsamo

D

ebuting in Padua is Photo Open Up, the new

International Photography Festival set to

occupy the most prestigious exhibition spaces

throughout the city from 21 September to 27 October. Over

five weeks, there shall be authors such the likes of Mario

Giacomelli, Nan Goldin, Helmut Newton, Man Ray, Sebastião

Salgado and Edward Weston, on display in the exhibition Io,

l’altro (e l’altrove).

There will also be the works of Gabriele Basilico, collected in

the series Milan – Factory Portraits, which dialogue with the

exceptional corpus of unpublished images from 1975 taken

by Paolo Mussat Sartor titled Industrial Sanctuaries.

What’s more, there shall be a broad selection of the

extraordinary photographic patrimony collected by the

Agenzia Grazia Neri, exhibited to the public for the first time

under the title Un paese di dialoghi e conflitti. The young

Italian artists who have abandoned traditional genres are

protagonists of the project Argo. But of course, the Festival

does not end there. Meetings, workshops, events… the entire

programme is available via photopenup.com.

Marco Maria Zanin

Sette Lune (2018)

109


PHOTO

Veduta da Anacapri/Panorama from Anacapri

CAPRI

THE BLUE HOUR

di Francesca Ventre

Luca Campigotto

Èl’ora blu quella frazione della

giornata in cui il buio sta

per arrivare e la luce ancora

sopravvive. «Un momento di trapasso

– lo definisce Luca Campigotto –

una sfumatura scura e livida». E L’ora

blu è il titolo della mostra aperta fino

al 6 ottobre a Capri, che è anche il

soggetto protagonista delle grandi

immagini catturate dal fotografo veneziano.

Campigotto mette al primo posto nitidezza

e brillantezza, persino di notte.

«La nitidezza mi ossessiona. Luci e

ombre devono essere chiare per garantire

assoluta leggibilità. Nel caso

di Capri, poi, inquadrarla di giorno sarebbe

stato troppo prevedibile».

L’isola campana lo ha sedotto e, in

analogia con altri luoghi più che conosciuti

nel mondo, anche in questo

caso ha avuto il coraggio di catturarne

gli scorci emblematici e caratte-

rizzanti: «Era ineludibile fotografare

l’acqua, il mare, lo strapiombo. È importante

non scappare via dai soggetti

principali: a Capri, per esempio,

ho scelto di lavorare proprio

sulle grandi vedute, sull’arco e le

scogliere».

Grande importanza riveste il paesaggio

che ha una poetica potente: «Voglio

trasmettere la stessa emozione

intonsa, lo stesso senso di stupore

e meraviglia che provo io. È per me

questo il senso del viaggio». Panorami

ed elementi della natura sono

al centro del suo obiettivo. Grandi

escluse, invece, le figure umane.

«Perché quando c’è la loro presenza

la fotografia inevitabilmente diventa

la storia di quelle persone e non del

paesaggio».

fondazionecapri.org

lucacampigotto.com

lucacampigotto

Marina Grande

110


The blue hour is the part of the day when darkness is about to arrive but the

light still survives. “A moment of passing - Luca Campigotto defines it - a

dark and bruised shade.” And The blue hour is the title of the exhibition

open until 6 October on Capri, which is also the subject of the great images captured

by the Venetian photographer.

Campigotto puts clarity and brilliance first, even at night. “Sharpness haunts me.

Lights and shadows must be clear to ensure absolute legibility. Moreover, in Capri,

framing it during the day would have been too predictable.”

He was captivated by the Campanian island and, like other better known places

in the world, he has had the courage to capture its emblematic and characteristic

views: “I could not help but photograph the water, the sea and the sheer drops. It is

important not to run away from the main subjects: on Capri, for example, I chose to

work on the great views, the arch and the cliffs.”

The landscape, which has a powerful sense of poetry, is of great importance: “I want

to convey the same intense emotion, the same sense of wonder and marvel that I

feel. This is the meaning of the journey for me.” Panoramas and elements of nature

are at the heart of his goal - in contrast, Grandi excludes human figures, “because

when they are present, photography inevitably becomes the story of those people

and not of the landscape.”

Arco naturale

Luca Campigotto

Nato a Venezia nel 1962, vive tra Milano e New York. Si è laureato con una

tesi sulla letteratura delle grandi scoperte geografiche e si dedica alla

fotografia con progetti in ogni parte del mondo, da Roma all’India, da New

York allo Yemen, dalla Patagonia all’Iran. Appassionato anche di scrittura,

nel 2018 ha pubblicato la raccolta di racconti e fotografie Disoriente

(Postcart Edizioni, pp. 288 € 30) e nel 2019 Matera (Opera, pp. 84 € 39).

111


UN MOTIVO IN PIÙ

PER TORNARE

IN GIORNATA

Andata e ritorno in giornata

a partire da 69€

L’offerta a posti limitati, che variano in base al giorno, al treno e alla classe o livello di servizio è valida per treni Frecciarossa, Frecciargento e

Frecciabianca e permette di viaggiare, a seconda delle tratte prescelte, a partire da 69 € nel livello standard/2° classe, da 79 € per il livello Premium,

da 89 € nel livello business/1°classe e da 159 € per il livello Executive. Tali prezzi non si applicano alle relazioni per i quali è previsto un prezzo Base

A/R inferiore. Per usufruire dell’offerta, i viaggi a/r devono essere effettuati nei medesimi livelli o classi di servizio. È ammesso il cambio dell’orario sia

per il treno di andata che per quello di ritorno, una sola volta fino alla partenza degli stessi. Il cambio delle date dei viaggi, il rimborso e l’accesso ad

altro treno non sono consentiti. L’offerta è acquistabile fino alle ore 24 del terzo giorno precedente la partenza del treno. Non è possibile prenotare il

posto nei salottini. L’offerta non è cumulabile con altre riduzioni compresa quella per i ragazzi. Per i dettagli sull’offerta e le tratte interessate vai su

www.trenitalia.com e presso tutti i canali di vendita.


OFFERTE E SERVIZI

PORTALE FRECCE

PROMOZIONI

FOOD ON BOARD

CARTAFRECCIA

NETWORK // ROUTES // FLOTTA

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118

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122

124

113


OFFERTE E SERVIZI

PIÙ FRECCIAROSSA

TRA ROMA E MILANO

Aumentano le fermate

alla stazione di Milano

Rogoredo e crescono i

collegamenti tra i principali scali

meneghini (Centrale, Porta Garibaldi

e Rogoredo) e Roma (Termini

e Tiburtina). Queste le azioni che

Trenitalia ha messo in atto in concomitanza

con i tre mesi di chiusura

dell’aeroporto di Linate. Scelte che

consentono di assicurare un’offerta

più ampia e capillare fra il Colosseo

e il Duomo grazie a un incremento

dei collegamenti, con più di 15mila

posti offerti al giorno.

In quest’ottica si inserisce anche il

potenziamento della stazione Milano

Rogoredo, dove fermano 50

Frecce, 14 in più rispetto all’orario

invernale 2018-2019. Implementati

anche i servizi di customer care:

104

COLLEGAMENTI AL GIORNO

TRA LE 5 E LE 21

15’ UN TRENO

OGNI 15 MINUTI

114


la lounge SalaFRECCIA di Milano

Rogoredo, la cui capienza è stata

ampliata a 25 posti, resta aperta

con orario prolungato (dalle

6 alle 21.30, per accedere basta

essere possessori di CartaFREC-

CIA) e sono state installate nuove

self-service.

Viene inoltre data la possibilità,

nelle principali stazioni di Milano,

di modificare il biglietto fino

a qualche minuto prima della

partenza, grazie anche a un desk

per informazioni e assistenza

alle persone nei giorni con più

affluenza e negli orari di punta.

Questa offerta consente di soddisfare

anche le esigenze delle

circa 100mila persone in più che,

secondo le stime, sceglieranno

di viaggiare con Trenitalia durante

la chiusura dell’aeroporto di

Linate.

La stazione di Milano Rogoredo

si trova nell’omonimo quartiere

della periferia sud. È il punto di

diramazione delle linee per Bologna

e per Genova e capolinea

meridionale del passante ferroviario.

Il terminal è servito da treni

regionali e suburbani del servizio

ferroviario meneghino (linee S1,

S2, S12 e S13) operato da Trenord

nell’ambito del contratto di servizio

stipulato con la Regione Lombardia,

nonché da collegamenti a

lunga percorrenza. Qui è presente

anche la fermata della metropolitana,

linea gialla M3.

IL PARCHEGGIO METROPARK NON È MAI STATO COSÌ VICINO AL TUO TRENO

Grazie all’accordo tra Trenitalia e Metropark è possibile prenotare e acquistare il posto auto in stazione insieme

al viaggio in treno, in un’unica soluzione. Dopo il pagamento del biglietto ferroviario si riceve anche la conferma

della prenotazione Metropark che riporta il QR code per accedere al parcheggio senza ulteriori passaggi. Oltre

che sul sito trenitalia.com, il servizio è acquistabile in biglietteria e nelle agenzie di viaggio abilitate. È attivo

nelle aree Metropark delle stazioni di Arezzo, Bergamo, Bologna Centrale, Cagliari, Castellammare di Stabia,

Frascati, Milano Porta Garibaldi, Milano Porta Genova, Milano Rogoredo, Napoli Centrale, Padova, Rapallo,

Rimini, Torino Porta Susa, Treviso Centrale, Varese e Vicenza.

trenitalia.com | metropark.it

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dell’anno ha sempre il suo fascino. Chi vuole programmare una vacanza sulla Laguna può acquistare

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con Trenitalia sia il viaggio in treno che il voucher per il trasporto pubblico locale della città a bordo dei mezzi

pubblici Actv: vaporetti a Venezia, per il Lido e le isole, autobus a Mestre, Marghera e sulla terraferma. È possibile ritirare i

biglietti Actv utilizzando il codice del voucher acquistato sui canali di vendita Trenitalia, presso le emettitrici automatiche

Actv oppure nei punti vendita Venezia Unica.

trenitalia.com | actv.avmspa.it

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A bordo dei treni Frecciarossa e Frecciargento e nelle sale FRECCIAClub e FRECCIALounge

CINEMA

Il traditore

Tutto può accadere

a Broadway

Nessuno mi può

giudicare

Book Club

Whitney

SERIE E

PROGRAMMI TV

Riviera

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BAMBINI

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ISTRUZIONI PER L’ACCESSO

Collegarsi alla rete WiFi di

bordo e delle sale FRECCIAClub

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principali fatti quotidiani

aggiornate ogni ora

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contemporanea

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reale su puntualità,

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Connessione a

Internet tramite

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e internazionali, libri e

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dove si tengono concerti, partite,

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le Frecce a prezzi fissi, differenziati in base alle relazioni e

alla classe o al livello di servizio. Un modo comodo e conveniente

per gli spostamenti di lavoro 2 .

TUTTE LE ALTRE OFFERTE E LA GAMMA DEI PREZZI SU

TRENITALIA.COM

1. Il Carnet consente di effettuare 10 o 5 viaggi in entrambi i sensi di marcia di una specifi ca tratta, scelta al momento dell’acquisto e non

modifi cabile per i viaggi successivi. Le prenotazioni dei biglietti devono essere effettuate entro 180 giorni dalla data di emissione del

Carnet entro i limiti di prenotabilità dei treni. L’offerta non è cumulabile con altre promozioni. Il cambio della singola prenotazione ha

tempi e condizioni uguali a quelli del biglietto Base. Cambio biglietto non consentito e rimborso soggetto a restrizioni.

2. Il numero dei posti è limitato e variabile, a seconda dei treni e della classe/livello di servizio. Acquistabile entro le ore 24 del terzo

giorno precedente la partenza del treno. Cambio prenotazione/biglietto e rimborso non consentiti. Offerta non cumulabile con altre

riduzioni compresa quella prevista a favore dei ragazzi.

3. L’offerta è valida tutti i sabati ed è acquistabile entro le ore 24 del secondo giorno precedente la partenza. Posti limitati e variabili in

base al treno e alla classe/livello di servizio. Cambio prenotazione/biglietto e rimborso non consentiti. Offerta non cumulabile con altre

riduzioni.

4. I componenti del gruppo che non siano bambini/ragazzi pagano il biglietto al prezzo Base. Offerta a posti limitati e variabili rispetto al

giorno, ai treni e alla classe/livello di servizio. Cambio prenotazione/biglietto e rimborso soggetti a restrizioni. Acquistabile entro le ore 24

del secondo giorno precedente alla partenza.

119


FOOD ON BOARD

Il viaggio nel viaggio

LA CUCINA

POPOLARE

ITALIANA

A settembre il menù Itinere accoglie

i viaggiatori delle Frecce con ricette

ispirate ai sapori di fi ne estate. Con

l’erbazzone è possibile scoprire il

matrimonio di bontà tra le bietole e

il Parmigiano Reggiano, tipici delle

campagne emiliane. Le casarecce

con salsa di peperoni gialli e rossi

sono perfette per chi vuole assaporare

un piatto cremoso e colorato.

Le polpette di manzo al pomodoro

conquistano ogni palato con la loro

gustosa semplicità. E per un contorno

leggero e genuino, i broccoli

al vapore. Infi ne, speciale per la sua

soffi cità la torta morbida alle mandorle,

mele e yogurt, un delizioso

incontro tra la pasticceria del sud, la

dolcezza delle mele e la freschezza

dello yogurt. Tutti i menù proposti a

bordo treno si possono consultare

sul sito itinere.it.

120


© Lorenzo Rui

FRECCIAROSSA

BACCALÀ IN GUAZZETTO

DI POMODORI, CAPPERI E PATATE

Lista della spesa (per 4 persone)

4 fi letti di baccalà dissalato, 200 g di pomodori pelati, 4 patate,

100 g di passata di pomodoro, 3 cucchiai di olio extravergine

di oliva, 1 cucchiaino di capperi sotto sale, 1 spicchio

d’aglio, 2 ciuffi di prezzemolo fresco, origano, pepe di Cayenna

e sale q.b.

Preparazione

Sciacquare le patate e metterle con la buccia in una pentola

d’acqua salata. Portare a ebollizione e cuocere finché non saranno

tenere. Sbucciarle e farle intiepidire. Nel frattempo, passare

i capperi sotto l’acqua corrente e tritarli grossolanamente.

Sminuzzare lo spicchio d’aglio e farlo dorare in una padella

capiente con due cucchiai d’olio extravergine di oliva. Aggiungere

quindi i capperi e i pomodori pelati tagliati a pezzi. Cuocere

per circa 3 minuti. Unire quindi la passata di pomodoro,

l’origano e il pepe di Cayenna macinato. Mescolare e far insaporire

per qualche minuto coprendo la padella con un coperchio.

Adagiarvi quindi i filetti di baccalà dissalato e proseguire

la cottura per circa 5 minuti. Intanto, in una ciotola tagliare a

tocchi le patate e condirle con un cucchiaio d’olio extravergine

di oliva e il prezzemolo tritato fresco. Mescolare bene.

Servire il pesce con il suo guazzetto e completare con il contorno

di patate prezzemolate.

Vino consigliato

Fiano di Avellino Docg, Campania.

Un vino bianco dal colore giallo paglierino, bouquet intenso

con profumi di frutta bianca, frutta secca e sentori speziati.

Il sapore è fresco e armonico.

GOURMET

by

Carlo Cracco

Menù Frecciarossa by Carlo Cracco

121


CARTAFRECCIA

SOCI CARTAFRECCIA

AL BINARIO 1 DI ROMA TERMINI IL FRECCIACLUB

DEDICATO A CARTAFRECCIA ARGENTO

Al binario 1 di Roma Termini è disponibile

un nuovo FRECCIAClub dedicato

ai clienti CartaFRECCIA Argento

per un’esperienza di viaggio unica. Un

ambiente accogliente e confortevole

dove rilassarsi o continuare a lavorare

comodamente, come in ufficio. A

disposizione WiFi gratuito, prese di ricarica

per i device elettronici, accesso

al portale di bordo e ai periodici del

Gruppo FS, La Freccia e Note. L’area

Break è stata realizzata nel rispetto

dell’ambiente, con erogatori automatici,

così da eliminare plastica e alluminio.

È possibile gustare bevande di

qualità e acqua fresca, oppure un caffè

Illy o un cappuccino, da accompagnare

con uno snack dolce o salato, con

scelta anche gluten free, per venire

incontro a tutte le esigenze. Il nuovo

FRECCIAClub è aperto tutti i giorni,

dalle 5:45 alle 22. È possibile accedervi

con la CartaFRECCIA Argento in abbinamento

a un biglietto Trenitalia, o con

un biglietto Executive, Salottino o un

Carnet 10 viaggi Business. L’accesso è

consentito nelle 4 ore antecedenti la

partenza. Non è consentito l’accesso ai

possessori di abbonamenti di 2^ classe

o livello Standard o di biglietti del

trasporto regionale.

I FRECCIAClub si trovano anche a

Roma Tiburtina, Torino Porta Nuova,

Torino Porta Susa, Padova, Venezia

Mestre, Venezia Santa Lucia e Verona

Porta Nuova.

122


EVENTI IN TRENO

E PAGO MENO

PER I SOCI CARTAFRECCIA SCONTI

E AGEVOLAZIONI NELLE PRINCIPALI

SEDI MUSEALI E AI FESTIVAL IN

PROGRAMMA IN ITALIA

Settanta giorni, 126 eventi e circa 20 spazi, tra i più suggestivi della Capitale, per il

Romaeuropa Festival. Dal 17 settembre al 24 novembre una selezione di spettacoli

internazionali di teatro, musica, danza, arti visive, oltre alla sezione Kids + Family dedicata

alle giovani generazioni. Ad aprire la kermesse Lia Rodrigues, dal Brasile e dalle

sue favelas, per presentare Furia: i balli contemporanei e l’energia dei ritmi rituali della

Nuova Caledonia si miscelano in una pièce forsennata dal tribalismo contemporaneo.

Inoltre, alcuni dei registi più acclamati di oggi costruiscono sul palcoscenico riflessioni

complesse e articolate sul nostro presente.

Dal 23 al 25 settembre lo svizzero Milo Rau dirige la sua Orestea di Eschilo ambientandola

a Mosul, nel contesto della guerra contro l’IS, mentre il tedesco Thomas Ostermeier,

insieme con Sonia Bergamasco, porta in scena dal 20 al 23 novembre Ritorno a

Reims del sociologo francese Didier Eribon.

Il gran finale è realizzato in collaborazione con la Fondazione Musica per Roma. Il 24

novembre tutte le sale dell’Auditorium Parco della Musica saranno coinvolte in una

serata di concerti. Prevista una line-up d’eccezione composta dall’atteso ritorno di

Ryuichi Sakamoto, accompagnato da Alva Noto, per far conoscere il progetto Two,

Christian Fennesz impegnato al fianco dei visual di Lillevan nella presentazione del

suo ultimo disco Agorà, il pianista e compositore Chassol con il suo Ludi e l’attrice e

cantante Fatoumata Diawara.

Ingresso ridotto del 15% agli spettacoli del Romaeuropa Festival per i soci CartaFREC-

CIA più un accompagnatore utilizzando il codice sconto online dedicato che viene

inviato nella newsletter Trenitalia e presentando la CartaFRECCIA al box office dell’Opificio

Romaeuropa, in via dei Magazzini Generali 20, a Roma.

romaeuropa.net

L’artista Fatoumata Diawara

MOSTRE E MUSEI

IN CONVENZIONE

TORINO

• David LaChapelle, fino al

6 gennaio 2020, e Viaggio nei

giardini d’Europa, fino al

20 ottobre alla Venaria Reale

MILANO

• Museo della Scienza

• Preraffaelliti. Amore e desiderio

fino al 6 ottobre a Palazzo Reale

John William Waterhouse

La Dama di Shalott (1888)

Olio su tela, cm 153x200

©Tate, London 2019

VENEZIA

• Biennale

• Musei Civici Veneziani

• Peggy Guggenheim. L’ultima

dogaressa, dal 21 settembre al

27 gennaio 2020 alla Collezione

Peggy Guggenheim

SIENA

• Nobuyoshi Araki fino al

30 settembre a Santa Maria

della Scala

ROMA

• Viaggi nell’antica Roma. 2 storie

e 2 percorsi fino al 12 novembre al

Foro di Augusto e al Foro Cesare

• L’Ara com’era fino al 31

dicembre all’Ara Pacis

• Estate al MAXXI fino al 13

ottobre

• Musei Capitolini

• Centrale Montemartini

• Mercati di Traiano Museo

dei Fori Imperiali

• Museo dell’Ara Pacis

• Museo di Roma

• Galleria d’Arte Moderna

• Macro

• Museo di Roma in Trastevere

• Musei di Villa Torlonia

• Museo Civico di Zoologia

• Casina di Raffaello e

Technotown

NAPOLI

• Joan Miró. Il linguaggio del

segno, dal 24 settembre al

23 febbraio 2020 al PAN

Info su trenitalia.com

123


NETWORK // ROUTES // FLOTTA

Torino

Bergamo

Milano

Genova

Brescia

Reggio Emilia AV

NO STOP

La Spezia

Pisa

Cecina

Piombino

Trento

Verona

Modena

Bologna

Bolzano

Ora

Mantova

Firenze

Siena

Vicenza

Perugia

Treviso

Venezia

Padova

Ravenna

Assisi

Rimini

Udine

Trieste

Ancona

OLTRE 280

FRECCE AL

GIORNO

Pescara

Roma

Fiumicino

Aeroporto

Caserta

Afragola

Napoli

Pompei

Sorrento

Salerno

Foggia

Matera

Potenza

Bari

Taranto

Gallipoli

Lecce

Otranto

Sapri

Torre

San Giovanni

S. Maria di Leuca

Lamezia Terme

Catanzaro Lido

LEGENDA:

Reggio di Calabria

Le seguenti tratte Freccialink sono attive fino al 15 settembre:

Santa Maria di Leuca - Torre San Giovanni/Marina d’Ugento - Gallipoli – Lecce

Otranto – Lecce

Sorrento – Pompei - Napoli

Piombino M.- Piombino – Cecina – Firenze S.M.N.

Per schematicità e facilità di lettura la cartina riporta soltanto alcune città esemplificative dei percorsi delle diverse tipologie di Frecce

Maggiori dettagli per tutte le soluzioni di viaggio su www.trenitalia.com

FRECCIAROSSA ETR 1000

Velocità max 400 km/h

Velocità comm.le 300 km/h

Composizione 8 carrozze

Livelli di servizio Executive, Business,

Premium, Standard

Posti 457

WiFi

Presa elettrica al posto

Servizi per persone con disabilità

Fasciatoio

124


UN

NETWORK

DI

OLTRE

100 CITTÀ

COLLEGAMENTI

GIORNALIERI E DURATA

MINIMA DEL VIAGGIO

104 Frecciarossa

Milano-Roma 2h 55'

FRECCIAROSSA

FRECCIAROSSA ETR 500

Velocità max 360 km/h | Velocità comm.le 300 km/h | Composizione 11 carrozze

4 livelli di servizio Executive, Business, Premium, Standard | Posti 574

WiFi | Presa elettrica al posto | Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio

FRECCIARGENTO ETR 700

Velocità max 250km/h | Velocità comm.le 250km/h | Composizione 8 carrozze

3 livelli di Servizio Business, Premium, Standard | Posti 500

WiFi | Presa elettrica e USB al posto | Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio

40 Frecciarossa e

Frecciargento

Roma-Venezia 1 3h 33'

FRECCIARGENTO ETR 600

Velocità max 280 km/h | Velocità comm.le 250 km/h | Composizione 7 carrozze

Classi 1^ e 2^ | Posti 432

WiFi | Presa elettrica al posto | Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio

1 a

16 Frecciarossa e

Frecciargento

Roma-Verona 2h 52'

FRECCIARGENTO ETR 485

Velocità max 280 km/h | Velocità comm.le 250 km/h | Composizione 9 carrozze

Classi 1^ e 2^ | Posti 489

WiFi | Presa elettrica al posto | Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio

48 Frecciarossa

Milano-Venezia 1 2h

I tempi minimi indicati si riferiscono alla soluzione

di viaggio più veloce con una delle tre Frecce, dalle

stazioni centrali dove non specificato.

I collegamenti comprendono sia i servizi di andata

che di ritorno. Sono previste variazioni nel fine

settimana e in alcuni periodi dell’anno.

Dal 9 giugno, a seguito di disposizioni di Rete

Ferroviaria Italiana, è previsto un allungamento

di 8 minuti per tutti i treni che percorrono la linea

Bologna-Firenze nel senso nord-sud (Milano-Roma

3h 03’, Venezia-Roma 3h 41’, Verona-Roma 3h 01’).

Maggiori dettagli per tutte le soluzioni su

trenitalia.com

1 Durata riferita al collegamento con Venezia Mestre

FRECCIABIANCA

Velocità max 200 km/h | Velocità comm.le 200 km/h | Composizione 9 carrozze

Classi 1^ e 2^ | Posti 603

Presa elettrica al posto | Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio

FRECCIABIANCA ETR 460

Velocità max 250 km/h | Velocità comm.le 250 km/h | Composizione 9 carrozze

Classi 1^ e 2^ | Posti 479

Presa elettrica al posto | Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio

125


PRIMA DI SCENDERE

FOTO DEL MESE

Photo Michele Pittalis

« LA GIOIA

[Emily Dickinson]

È COME IL VOLO »

Il caratteristico arco naturale nei pressi della spiaggia di Cala Goloritzé nel territorio comunale di Baunei, Golfo di Orosei (NU)

126


PRIMA DI SCENDERE

FONDAZIONE FS

IN TRENO VERSO I LAGHI

DELLA LOMBARDIA

SULLE ANTICHE FERROVIE ALLA SCOPERTA DI

LECCO E DEL PARCO REGIONALE DEL FIUME

OGLIO. TRA ACQUE TRASPARENTI E CORNICI DI

MONTI

di Ernesto Petrucci

«Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno,

tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a

golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli,

vien, quasi a un tratto, a ristringersi…»

[Alessandro Manzoni, I promessi sposi, 1827]

Nell’affascinante atmosfera novecentesca della stazione di Milano

Centrale il treno storico, con le sue vecchie carrozze degli

anni ‘20, ci aspetta per condurci lungo due itinerari nascosti che

attraversano i verdi paesaggi dell’alta Lombardia, toccando le sponde dei

laghi più belli d’Europa. Il Lago di Como e quello d’Iseo si offrono come

gemme prealpine allo sguardo del viaggiatore che percorre queste antiche

ferrovie. Il primo viaggio ci porta allo scalo di Como San Giovanni e, da qui,

a Lecco, dove il paesaggio del Lago, dei monti e dei borghi si tinge di echi

letterari con le creste del Resegone – «quella lunga e vasta giogaia» – che

si stagliano sullo sfondo delle acque riportandoci alla memoria le parole

del Manzoni.

L’altro percorso, sempre partendo da Milano, ci conduce all’interno del Parco

regionale del fiume Oglio, ai piedi della Valle Camonica. Qui, tra le dolci

colline del Franciacorta e le prime propaggini prealpine, si adagia il Lago

d’Iseo con le sue acque trasparenti, circondato dai monti e punteggiato da

splendidi borghi ricchi di arte e tradizioni. Il treno arriva a Palazzolo sull’Oglio

e poi, in circa dieci chilometri, alla stazione di Paratico-Sarnico dove un

tempo si svolgeva, sull’imbarcadero ancora esistente, il trasbordo dei carri

ferroviari su chiatte a motore che, navigando per due ore, raggiungevano

gli stabilimenti siderurgici di Lovere (BG). Nel mese di settembre, su questi

itinerari è ricco il programma dei treni storici.

Treno storico sul Lago di Como

SETTEMBRE CON I

TRENI STORICI DELLA

FONDAZIONE FS ITALIANE

08

14

15

22

29

6

Transiberiana d’Italia: Sulmona -

Castel di Sangro

Lario Express: Milano C.le - Como

SG - Lecco

Reggia Express: Napoli C.le - Caserta

Treno del Friuli DOC: Trieste C.le -

Gorizia - Udine

Treno del pistacchio verde di Bronte

e frutta dell’Etna: Catania C.le - Giarre

R. - (Bronte) - Acireale

Transiberiana d’Italia: Sulmona -

Isernia

Ormea Express: Torino P.N. - Ceva -

Ormea

Treno di P.P.Pasolini: Udine - Casarsa

- Portogruaro

Treno delle conserve d’autunno:

Siracusa - Militello V.C. - Caltagirone

Sebino Express: Milano C.le -

Paratico Sarnico (anche il 29

settembre)

Sannio Express: Salerno - Bosco

Redole

Treno del Sacro Monte: Torino P.N. -

Novara FS - Varallo Sesia

Treno storico: Vicenza - Schio

Treno della poesia: Pordenone -

Sacile - Meduno - Gemona

Porrettana Express, alla scoperta

dell’Appennino Tosco Emiliano:

Pistoia - Pracchia

Archeotreno Campania: Napoli C.le -

S.M.Capua Vetere - Capua

Tra mosaici, castelli e natura: Udine -

Sacile - Travesio - Gemona

Ottobre

Lario Express: Milano C.le - Como

SG - Lecco

Treno storico: Genova Brignole -

Rossiglione

Treno dei sapori d’autunno: Udine -

Gemona - Fanna Cavasso - Maniago

Tanti altri itinerari e date su

fondazionefs.it

© A. Mortarino

127


PRIMA DI SCENDERE

FUORI LUOGO

di Mario Tozzi Offi cialTozzi

[Geologo Cnr, conduttore tv e saggista]

DOLMEN, SOSPIRI

E PORTI INTATTI

Il Dolmen di Bisceglie (BT), famoso

per tutti i viaggiatori fi n dal

tempo dei Romani, è ancora intatto

appena fuori città. Ma non è l’unico

motivo per visitarla.

Dolmen signifi ca, letteralmente, tavola-pietra:

due lastre verticali infi s-

se nel terreno ricoperte da una terza

messa in orizzontale a capanna. I latini

chiamavano “planca” il lastrone di copertura

dei dolmen e da qui deriva il

termine dialettale pugliese “chianca”, a

designare ogni lastra di pietra levigata,

in genere bianca, che viene utilizzata

soprattutto per pavimentare le strade.

Ma Bisceglie ha un bel lungomare e

un piccolo porto che è ancora vero, un

gioiello, con le grandi “chianche” che

disegnano un anfiteatro sul mare fatto

apposta per la rimessa delle imbarcazioni.

Andatelo a vedere sperando

che si mantenga diverso da quello di

Trani, straordinariamente monumentale

ma ormai sacrifi cato alla vita notturna,

strapieno di locali di ogni tipo e

destinato allo struscio serale. Ma fatelo

degustando un “sospiro”, il dolce particolare

di Bisceglie, soprattutto nella

sua versione estiva col gelato: puro

piacere che si scioglie in bocca.

© Mr Korn Flakes/AdobeStock

Dolmen di Bisceglie (BT)

128

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