Art&trA Rivista Ago/Set 2019

lucertola

Rivista d’arte, cultura e informazione

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anno 11° - aGOSTO / SeTTeMBRe 2019

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Homo Viator

Il poeta visionario

Ciro Palumbo a Roma

allo Stadio di Domiziano

Art Golf

Art&Vip

Anthony Peth da agosto in tv

con Italia Fashion Lovers


antonio Murgia

“WONDERFUL SYNCHRONICITY” - cm 120 x 160 - (diptych)

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1ª di copertina: Fausto Minestrini

Paolo Ballerani

2ª di copertina: antonio Murgia

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3ª di copertina: alberto Gallingani

courtesy: Galleria ess&rre

4ª di copertina Marco Lodola

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S O M M a R I O

RUBRIcHe

a G O S T O - S e T T e M B R e 2 0 1 9

Homo viator - Il poeta visionario - ciro Palumbo Pag. 6

a cura di canova arte

Remo Bianco - Le impronte della memoria Pag. 13

di Silvana Gattii

Lo spazio del cielo Pag. 22

di Marina Novelli

arte e golf Pag 28

a cura della redazione

Il colore lingua dell’universo Pag 30

di Rita Lombardi

art city 19 Pag. 36

di Marina Novelli

La fanciulla di marmo Pag 61

di Marina Novelli

“Due minuti di arte” - La storia di antoni Gaudì Pag 68

di Marco Lovisco

Le Mostre in Italia e Fuori confine Pag. 82

a cura di Silvana Gatti

Nel segno della musa “Ritratti d’artista” Rabarama Pag. 88

di Marilena Spataro

Loui Jover - Fra le righe della fragilità Pag. 10

di Valentina D’Ignazi

Quando gli antipodi si incontrano-Quattro grandi dell’immagine Pag. 18

a cura della redazione

MaNIFeSTO di Francesco D’alconzo Pag. 39

Prefazione di a. agozzino - testi di F. D’alconzo - G. Rossi

Les fleurs et les raisins - (Vini ad arte) Pag. 42

di alberto Gross

58à Biennale di Venezia Pag. 44

a cura di Lara Petricig

La fotografia d’autore in mostra a Voghera Pag. 50

di Roberto Sparaci

art&Vip - Intervista a anthony Peth Pag. 54

a cura della Redazione

Renato Mambor (Grafica d’autore) Pag. 58

di Giorgio Barassi

La settima arte protagonista a Fara Sabina Pag. 74

di Francesco Buttarelli

effetto araki Pag. 78

di Marilena Spataro

cristina Fornarelli (eros, garbo ed equilibrio) Pag. 94

di Giorgio Barassi

“Galleria Pontevecchio di Imola” Pag. 98

di alberto Gross

I tesori del Museum of Modern art di Dubrovnik Pag. 100

di Svjetlana Lipanović

art&event Pag. 104

a cura della redazione

Festival della Mente - XVI edizione Pag. 106

a cura dell’ufficio stampa Delos

I Tesori del Borgo - Rossano - La calabria che non ti aspetti Pag. 109

di Marilena Spataro

Minestrini and friends (Galleria ess&rre) Pag. 114

di Roberto Sparaci

etruschi Maestri artigiani Pag. 118

di Marina Novelli


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attività ed è a disposizione di chiunque voglia tenersi

aggiornato sul mondo dell’arte con una moltitu dine di

notizie che verranno continuamente pubblicate.


GIANMARIA

POTENZA

“GUFO”. Scultura in mar mo con inserimenti in br

onzo, h 35 cm, 2018

Dorsodur o 1450, 30123 V enezia - studio@potenzagianmaria.it - www

.gianmariapotenza.it - Tel + 39 041 5287266


6


10 12

Loui Jover

Fra le righe della fragilità

di Valentina D’Ignazi

“…mi piace la fragilità che queste

immagini raccontano, come se il

vento se le potesse portare via in

qualsiasi istante…”

Musica, parole…inchiostro

che sfuma idee circoscritte

in immagini

forti , turbolente e decise.

Casualità ed incontro fra arte e

carta bianca, emozioni sfumate in pensieri

e storie prive di logica e banalità.

Questa è l’ammaliante Arte di Loui Jover,

noto artista contemporaneo australiano

emigrato dall’europa con i suoi genitori

nella sua tenera età. Nasce il 18

aprile 1969 e fin da bambino Loui insegue

il suo sogno di raccontarsi artisticamente,

scartando a priori l’idea di conseguire

altre carriere. Inizia i suoi studi

in arte commerciale e grafica nel 1980

attraverso un corso di corrispondenza

presso la Melbourne Art Institute,ricevendo

anche un certificato avanzato di

comunicazione visiva. Nel 1989 si arruola

nell’esercito dove lavora come fotografo

reggimentale ed illustratore per

i militari. Una volta lasciato l’esercito

Loui continua ad inseguire il suo sogno,

fortemente influenzato da artisti importanti

come Picasso e dal prepotente desiderio

di sperimentare la sua immaginazione

ed il suo innato desiderio di affermarsi

concretamente in questo meraviglioso

mondo di astrazioni. Ispirato

dalla musica, dalla lettura, dalla scrittura…

da tutte quelle sfumature di vita

che rendono leggera e viva l’anima di

ogni essere umano. Inizialmente usa

olio e tela acrilica, dilettandosi anche su

diversi pezzi scultorei. Per molti anni lavora

anche su carta dipinta con inchiostro

e tempera, disegnando su fogli riciclati,

sperimentando dei collage con

vecchi supporti stampati. Da questa esistenza

di continui esperimenti nasce il

suo nome nel mondo dell’Arte, riportato

espressamente in rilievo nelle sue opere

come la firma di un sogno che finalmente

si è realizzato. Nascono le sue


opere fra parole prive di senso logico, ma

con immagini che lasciano all’osservatore

la leggera libertà di attribuire ad un’opera

innumerevoli significati. I corpi femminili

si stagliano sulla carta stampata di articoli

di giornale, di romanzi, di spartiti

musicali… dove non c’è una scelta pragmatica,

ma c’è un semplice incontro di

emozioni fra carta ed arte, tra sensi e concretezza.

Joui jover diventa così celebre

per i suoi affascinanti quadri ad inchiostro

su carta di giornale, che racchiudono in

un immagine quel caos innovativo ed

emozionale che esplode dalla sua anima

fino ad arrivare a noi… nel cuore.


14

www.tornabuoniarte.it

“Saltando di palo in frasca” - 1990 - tecnica mista su carta intelata - cm 67 x 50

Alighiero Boetti

Firenze 50125 - Lungarno Benvenuto Cellini, 3 Tel.+39 055 6812697 / 6813360 - info@tornabuoniarte.it

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Firenze 50125 - Antichità - Via Maggio, 40/r - Tel. +39 055 2670260 - antichita@tornabuoniarte.it


REMO BIANCO

LE IMPRONTE DELLA MEMORIA

Milano, Museo del Novecento

Dal 5 luglio al 6 ottobre 2019

a cura di Silvana Gatti

“Certo non posso mai dire ‘sto

lavorando a questo’,

si, lavoro anche a questo, ma nel

frattempo

continuano dentro di me le risonanze

di altri momenti,

di altri periodi che devo portare

avanti.”

Remo Bianco

“Tableau doré” – Senza titolo - 1957 - Trittico.

Tecnica mista e foglia d’oro su tela - Cm 65 x 117 - Museo del 900, Milano

Il Museo del Novecento di Milano

ospita un’importante mostra

di Remo Bianco, Le impronte

della memoria, a cura di

Lorella Giudici, attraverso oltre

70 opere dell’artista che ripercorrono

le tappe della sua ricerca. Promossa

da Comune di Milano| Cultura e

realizzata dal Museo del Novecento in

collaborazione con la Fondazione Remo

Bianco, la mostra è allestita nel

percorso museale del Museo, coinvolgendo

anche gli Archivi. Per visitare

una rassegna dedicata a Remo Bianco

è necessario dapprima allontanarsi mentalmente

dai canoni tradizionali dell’arte,

che la vedono circoscritta nei

confini della pittura o della scultura

classica. Il secondo passo da compiere,

per il visitatore, è quello di guardare

all’interno delle proprie mura domestiche

per fermarsi un attimo a riflettere

sulla mole di elementi utili o superflui

di cui ciascuno di noi è circondato.

Alzi la mano chi, dovendo liberare i

propri armadi da cose superflue per far

posto ad altre, non abbia avuto un tuffo

al cuore: che tristezza disfarsi di quei

pettinini con cui da bambini pettinavamo

le Barbie, o gettare quelle conchiglie

raccolte durante quel viaggio al

mare, o lo specchio da borsetta della

bisnonna… Ogni oggetto è un ricordo

di un preciso momento della nostra

vita o di quella dei nostri cari. Perché

ognuno di noi, chi più chi meno, nella

società del benessere è diventato un accumulatore.

Remo Bianco era un accumulatore

per eccellenza, che per non

disfarsi dei suoi ricordi ne ha fatto arte.

Accomunato a Filippo de Pisis nello

spasmodico collezionismo di inezie,

tra cui conchiglie, piume, foglie, ritagli

di carte, stoffe e legni, Remo Bianco

ama concentrarsi sul frammento, per

dirla con una sua definizione, sul “Particolarismo”.

La sua è una vita da “ricercatore

solitario”, come si era autodefinito,

alla continua ricerca di idee

nuove, frutto della sua fervida fantasia

che lo ha reso un artista molto peculiare

e di difficile classificazione. Bianco

vuole costruire quello che Marcel

Proust definisce “L’immenso edificio

del ricordo”. Il ricordo, per Bianco, è

un qualcosa che non si può abbandonare,

in quanto testimonianza di un attimo

di vita da non dimenticare.

Questo suo spasmodico accumulare e

classificare lo rendono difficile da collocare

in ambito artistico. Lui stesso

era consapevole di questa problematica,

ma non poteva agire diversa-


16

“Scultura neve - Circo cinese” - 1970 -

Neve artificiale, palline ping-pong, giocattoli su faesite

Cm 55 x 35 x 10 - Collezione privata

“Pagoda” - 1959 - Tecnica mista su tela su legno sagomato

cm 270 x 50 x 40 - Collezione privata

mente, amante com’era della sua libertà

di artista in una Milano in continuo

fermento culturale ed economico,

dove da giovane conosce e frequenta il

grande pittore Filippo de Pisis e il suo

entourage. Dall’incontro con de Pisis,

che lo instrada nel mondo dell’arte e lo

guida verso la pittura francese, in particolare

verso l’Impressionismo; al viaggio

in America dove incontra Pollock

e l’Espressionismo astratto; alla frequentazione

della Galleria del Naviglio,

dove si lega a Carlo e a Renato

Cardazzo, a Lucio Fontana, ai giovani

spazialisti e agli esponenti del movimento

nucleare; fino alla conoscenza

di Beniamino Joppolo e di Pierre Restany,

mentore del Nouveau Réalisme,

Bianco è stato al centro degli ambienti

più fecondi e stimolanti degli anni cinquanta

e sessanta: “Non dimentichiamo”,

ricorda Restany, “che Remo Bianco

si è formato nel dopoguerra alla

scuola dello spazialismo milanese di

Carlo Cardazzo e che egli ne ha tratto

una doppia lezione di energia e di

eclettismo – in una parola sola – di libertà”.

L’obiettivo di questa mostra è di illustrare,

attraverso le opere ed i documenti

conservati nell’archivio della

Fondazione Remo Bianco, i periodi

espressivi più intensi dell’artista, a partire

dalle Impronte, uno dei periodi più

originali della sua produzione, passando

dalle Pagode (grazie alle quali

sfioreremo i Collages e i Tableaux

dorés, forse la serie che lo ha reso più

conosciuto), per soffermarci sui Sacchettini,

sulle opere tridimensionali,

sulle Sculture neve e sugli originali

Quadri parlanti.

Tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio

dei Cinquanta Bianco esegue le

prime Impronte, calchi in gesso, cartone

pressato o gomma ricavate dai

segni lasciati, ad esempio, da un’automobile

sull’asfalto, o da tracce di oggetti

quali giocattoli o attrezzi.

L’obiettivo dell’artista è continuamente

quello di recuperare “le cose più

umili che di solito vanno perdute”,

come scrive nel Manifesto dell’Arte

Improntale del 1956.


“Impronta” - 1964 - Gomma - cm 68 x 107,7 - Collezione Privata

Risalgono all’inizio degli anni Cinquanta

anche i Sacchettini - Testimonianze,

realizzati assemblando elementi

di poco valore - monete, conchiglie,

piccoli giocattoli, frammenti - in sacchetti

di plastica allineati in maniera

quasi maniacale e fissati su legno, da

appendere come un quadro tradizionale.

Risalgono allo stesso periodo le

prime opere tridimensionali in materiale

plastico trasparente o vetro e, in

seguito, su legno, lamiera e plexiglas

colorato, in cui l’immagine e la combinazione

di figure poste in successione

su piani differenti ne esaltano la profondità.

Concepita in seguito a un viaggio

di Bianco negli Stati Uniti, la serie

dei Collages va dalla seconda metà

degli anni Cinquanta fino agli anni Ottanta

e si basa su un effetto combinatorio

di immagini, realizzate con la tecnica

del dripping, tecnica pittorica caratteristica

dell'action painting americana,

elaborata alla fine degli anni

quaranta da Jackson Pollock, in cui il

colore viene lasciato sgocciolare sulla

tela distesa per terra da un contenitore

bucherellato o schizzato direttamente

con le mani mediante l'uso di bastoni o

pennelli.

La mostra prosegue con i primi Tableaux

Dorés, del 1957, uno dei cicli più

noti dell’artista, in cui sullo sfondo bicolore,

trattato a olio o a smalto, sono

disposte le foglie d’oro, mentre altre

opere presentano lo sfondo monocromo

o sono realizzati con paglia o

stoffa. Dal 1965 in poi l’artista esegue

alcune opere racchiuse sotto la definizione

di “Arte sovrastrutturale” che,

tramite un processo di “appropriazione

artistica” di oggetti, cose e persone, rispondono

al bisogno impellente dell’artista

di fissare ricordi e realtà nella

memoria. Rientrano in questa serie le

cosiddette Sculture neve, teatrini poetici

i cui protagonisti sono oggetti comuni

tratti dal mondo dell’infanzia,

della natura o della vita quotidiana ricoperti

di neve artificiale e disposti in

teche trasparenti: immobile sotto il

manto bianco che la riveste, la composizione

trasporta il fruitore in una dimensione

onirica senza tempo.


18

“Sacchettini” – Senza titolo, 1956

Sacchettini di plastica con all'interno vari oggetti, fissati su tavola

cm 102, 3 x 82,3 - Collezione privata

Per finire, i Quadri parlanti, esposti per

la prima volta nel 1974, sono tele talvolta

non lavorate in cotone bianco o

nero, talaltra impressionate con fotografie,

sul cui retro sono posizionati

degli amplificatori che, all’avvicinarsi

dello spettatore, emettono suoni o frasi

registrate dall’artista. Il più noto è

senza dubbio “Scusi signore…” in cui

Bianco si autoritrae con il dito puntato,

immagine utilizzata nel 1965 quando,

durante una personale alla Galleria del

Naviglio, la foto compariva su tutti i

tram milanesi a coinvolgere l’intera comunità.

L’inserimento della voce umana

documenta il tentativo di superare

la dimensione tradizionale del quadro.

Il tema e il bisogno di dialogare con il

pubblico, trasformando la tela nel luogo

dell’ascolto e, soprattutto, del ricordo,

risulta essere il punto focale del

percorso dell’artista.

L’esposizione al Museo del Novecento

ripercorre il ricco e sorprendente percorso

di Remo Bianco esplorando proprio

il tema della memoria, attraverso

le sue opere e tramite un’esaustiva documentazione

d’archivio: cataloghi,

manifesti, articoli e fotografie d’epoca.

“Grazie alla preziosa collaborazione

con la Fondazione Remo Bianco”, afferma

la Direttrice Anna Maria Montaldo,

“prosegue la nostra attività di

ricerca sulle sperimentazioni artistiche

della seconda meta del secolo. Presentare

il lavoro di Bianco in maniera ragionata

ha fornito l’opportunità di immergersi

in alcuni dei milieu culturali

più interessanti degli anni Cinquanta e

Sessanta, guidati dal costante stimolo

della mente ironica e indagatrice dell’artista”.

Correda la mostra un catalogo edito da

Silvana, corredato dai testi di Lorella

Giudici ed Elisa Camesasca, dagli apparati

a cura di Gabriella Passerini e

Alberto Vincenzoni e riporta un’interessante

intervista a Marina Abramović,

del 2012, riguardo al lavoro di

Remo Bianco conosciuto nel 1977.


20

Quando gli antipodi si incontrano

Quattro grandi dell'immagine:

Franco Trinchinetti - Commercialità e diffusione

Marino Parisotto - Erotismo dell’immagine

Gérard Rancinan - Psicologia dell’immagine

Cristian Castelnuovo - Influencers

a cura di Vittorio Schieroni ed Elena Amodeo 3 - 9 giugno 2019

Cocktail Party - giovedì 6 giugno 2019, ore 19 - 22

c/o Studio Trinchinetti - Via Aurelio Saffi 11, Milano - press@made4art.it

In occasione di Milano PhotoWeek

e Photofestival

l’ampio e storico Studio

Trinchinetti di Via Aurelio

Saffi 11 a Milano, tra le più

suggestive e prestigiose location nel

cuore della città, ha ospitato un’importante

mostra di quattro Maestri

della fotografia: Franco Trinchinetti,

Marino Pari- sotto, Gérard Rancinan

e Cristian Castelnuovo.

Quando gli antipodi si incontrano, a

cura di Elena Amodeo e Vittorio

Schieroni, ha presentato autori diversi

tra loro per sensibilità e caratteristiche

tecniche e stilistiche in un

allestimento capace di mettere in risalto

contrapposizioni e affinità tra

le quattro differenti produzioni fotografiche

sfruttando la versatilità e gli

elementi distintivi dello studio, uno

spazioso atelier che conserva un’atmosfera

vintage e ricca di creatività.

A ospitare la mostra nel proprio studio

è stato Franco Trinchinetti, celebre

fotografo milanese di beauty e

pubblicità tra i più apprezzati e noti

nell’ambiente, le cui fotografie furono

tra le più viste al mondo a cavallo

degli anni Ottanta e Duemila.

In esposizione una serie di sorprendenti

scatti rivisitati dall’autore attraverso

l’applicazione di materia

pittorica a mano libera, un processo

creativo che rende ogni opera un

pezzo d’arte diverso da tutti gli altri,

conferendo unicità e irripetibilità a

un’immagine che è stata stampata e

diffusa a livello planetario.

Ad accogliere il visitatore nella sala

d’ingresso una selezione di lavori di

Marino Parisotto, affermato fotografo

legato a marchi di fama mondiale.

Il fotografo ha ritratto importanti

personaggi del mondo del cinema e


dello spettacolo, è un preferito di attori

e cantanti come Hugh Grant, Eva

Mendes, Patricia Kaas, Mylène Farmer.

Celebrato con numerosi premi

fotografici e riconoscimenti da parte

dalla stampa, Marino Parisotto ha

contribuito a innalzare la fotografia

pubblicitaria a livello artistico creando

immagini riconosciute e apprezzate

dal pubblico e dalla critica.

Romantico e visionario, è stato nominato

dalla prestigiosa rivista Photo

France quale uno tra i dieci migliori

fotografi al mondo. Il suo motto è

“IL MOVIMENTO CREA L’EMO-

ZIONE”.

Una sezione della mostra è stata dedicata

al fotografo francese Gérard

Rancinan, presente in tutte le più

grandi gallerie del mondo, ospite

anche presso La Triennale di Milano.

L’artista presente con una grande o-

pera e un’installazione composta da

diverse immagini di piccolo formato.

Ogni fotografia è un vero e proprio

tableau vivant frutto di una complessa

fase di progettazione e strutturazione

del set per creare una composizione

articolata e provocatoria:

scatti che invitano a osservare da un

punto di vista ironico e dissacrante

le contraddizioni della società contemporanea.

A completare il percorso espositivo

sono le stampe su PVC o carta di

grandi dimensioni di Cristian Castelnuovo

che ritraggono volti popolari

tra le nuove generazioni di giovani

italiani. Le opere della serie iGen,

realizzate con colori brillanti e intensi

come quelli dei fumetti e della

grafica Pop, vogliono rappresentare

i giovani della generazione iGen, i

cosiddetti Centennials o Post-Millenials,

comunicativi e costantemente


22

RITRATTO DI AGRIPPINA MINORE

inv. 56964

(esposta a Palazzo Massimo)

RITRATTO FEMMINILE

DETTO DI “POPPEA”

marmo dalla Villa A

di Oplontis,

I sec. d.C.

contraddistinguono la sfera femminile”.

Antonio Lampis - Direttore Generale

Musei - afferma invece quanto segue: “La

realizzazione di una mostra di così elevato

valore rappresenta in me la convinzione

che la messa in rete dei musei nel

nostro Paese non può che generare grande

sviluppo culturale, nonché nuove esperienze

di conoscenza. Questo ambizioso

e complesso progetto espositivo articolato

attorno alla fascinazione della figura femminile

infatti è avvalorato dalla partnership

tra le tre eccellenze della realtà

museale nazionale, quali il Parco Archeologico

di Pompei, il Museo Nazionale Romano

e i due siti del polo tiburtino di Villa

d’Este e Villa Adriana. Andrea Bruciati -

Direttore dell’Istituto Villa Adriana e

Villa d’Este - Villae - ha circostanziato

che: “Tutto nasce dal fatto che questo

anno si celebrano i 500 anni dalla morte

di Lucrezia Borgia, madre di Ippolito

d’Este, che fu una delle figure più controverse

del Rinascimento italiano e che è

caratterizzata da una sorta di una apparente

dicotomia - da una parte c’è l’immaginario

che la dipinge come una terribile

meretrice, la peccatrice per antonomasia

e dall’altro invece, la storia ci consegna

una donna dal grande e forte carattere,

nonché dalla forte e ricca personalità,

per cui il nostro scopo è

quello di, attraverso questa suggestione,

dare uno spunto di

riflessione. Mi sono pertanto

ancorato a questa dicotomia,

tra la storia e l’immaginario,

che il mondo occidentale

ha avuto nei

confronti dell’universo

femminile, che doveva

essere organizzato, gestito

e controllato. Una

mostra su come l’uomo ha

cercato, per il pregiudizio,

di gestire la dimensione al

femminile. Dimensione che

poi, negli anni ‘60/‘70 è esplosa a

favore dei diritti destinati alla donna.

È questa una riflessione sulla

quale non si finisce mai di riflettere

ed è importante questa mostra proprio

al fine di assurgere la sua

linfa fin dalle origini culturali

e classiche che ci portano

poi a svilupparle nel

tempo, fino ad arrivare al

ventesimo secolo, senza trascurare

pertanto il punto di vista

sociale. Senza queste protagoniste non

avremmo potuto neanche immaginare

questo progetto così ambizioso che ha per

TESTA DELLA CD. SAFFO

(esposta a Palazzo Massimo)

inv.n. 65617


Giovanni Battista Piazzetta,

GIUDITTA E OLOFERNE

XVIII sec., olio su tela, 83×98 cm

Roma, Accademia Nazionale di

San LucaVilla Borghese dal balcone - 1907 circa - Olio su tela

FRAMMENTO DI SARCOFAGO

COL MITO DI GIASONE E MEDEA

collezione Boncompagni Ludovisi

(esposta a Palazzo Altemps)

inv. 8647

tema la sua agilità ma

anche la sua grandissima

forza. La donna… un essere

metamorfico, di passaggio…

che dà la vita…

ma al contempo, la toglie.

Questa idea di bipolarismo

è, a mio avviso assolutamente

affascinante! Al

Santuario di Ercole Vincitore

vediamo rappresentata

una donna che si fa

garante dei valori costruttivi

della famiglia e a Villa

d’Este, invece, l’aspetto

apparentemente più affascinante

della donna fatta

più di ombre che di luce.

È importante secondo

me!”- continua Andrea Bruciati

- “… ed è come porre

opportunamente l’interrogativo

su questo bipolarismo,

e cioè, come la realtà

sia molto più complessa e

variegata quando abbraccia

la divulgazione al femminile”.

Quindi, possiamo

sintetizzare asserendo che

gli aspetti più luciferini ed

ambigui della donna si legano

inscindibilmente a

quelli più luminosi e idealizzati

al fine di restituire

spessore e poliedricità a figure

femminili che la storia,

l’immaginario collettivo

e l’interpretazione hanno

appiattito in un ruolo.

Donne diventate matrici,

che prima di essere di genere,

rappresentano simboli

esemplificativi di letture

cui oggi possiamo criticamente

dar voce. Si tratta

infatti di una operazione

articolata e complessa, che

ha creato una eccezionale

piattaforma di lavoro tra le

più importanti del nostro

Ministero, sostanziando il

progetto espositivo di una

ricchezza di temi e suggestioni,

che solo la polifonia

ed il coordinamento

tra diverse strutture possono

mettere in campo.

FRAMMENTO DI AFFRESCO CON FIGURA FEMMINILE CORONATA

D’EDERA DALLE TERME SUBURBANE DI POMPEI - I sec. d.C.


24

connessi in rete, caratterizzati dal

continuo uso della tecnologia e dal

rapido accesso alle informazioni.

Bellezza, eleganza e genialità accomunano

i quattro fotografi in esposizione,

quattro sguardi diversi sul

mondo che ci circonda, antipodi che

si incontrano e confrontano all’interno

di un evento esclusivo, attraverso

una selezione di opere tale da

sorprendere e affascinare.

Il Cocktail Party di presentazione,

organizzato in occasione della Milano

PhotoWeek, si è tenuto giovedì

6 giugno 2019 dalle ore 19 alle 22.

L’importante successo della mostra

“Quando gli antipodi si incontrano”

dei quattro Maestri della fotografia

con quasi 1000 ospiti di riguardo

presenti al Cocktail party, tra collezionisti,

giornalisti, amanti dell’arte

e personaggi del mondo dello spettacolo,

un evento che ha riscosso un

grande interesse da parte della stampa

e della critica, con decine di pubblicazioni

e una capillare diffusione

sulle Testate di settore; numerose le

opere opzionate da galleristi o privati

nel corso della serata. Durante il

vernissage gli Artisti presenti e i Curatori

della mostra, Elena Amodeo e

Vittorio Schieroni di MADE4ART,

hanno guidato i visitatori alla scoperta

degli straordinari spazi dello

Studio Trinchinetti, la cui atmosfera

e l’aria vintage che si respirava hanno

lasciato tutti senza fiato.


www.tornabuoniarte.it

“Marina” - 1954 - olio su tela - cm 50 x 60

Carlo Carrà

Firenze 50125 - Lungarno Benvenuto Cellini, 3 Tel.+39 055 6812697 / 6813360 - info@tornabuoniarte.it

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Forte dei Marmi 55042 - Piazza Marconi, 2 - Tel +39 0584 787030 - fortedeimarmi@tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - Antichità - Via Maggio, 40/r - Tel. +39 055 2670260 - antichita@tornabuoniarte.it


26

Lo Spazio del cielo

…dall’antico cammino di pellegrinaggio

ai primi tre suggestivi interventi di arte

contemporanea sulla Via Francigena.

di Marina Novelli

Elemento dell’installazione in acciaio contenuto nel campo sintonico

Luoghi tanto inconsueti quanto

inaspettati, ma indiscutibilmente

ricchi di fascino e di grandi

emozioni quelli che la Coop-

Culture, ha presentato nel suo

progetto di arte contemporanea lo scorso

12 Luglio e che, non a caso, ha voluto

chiamare: Lo Spazio del cielo... nello

spettacolare cammino della Via Francigena,

esattamente nel tratto compreso tra

Viterbo, Vetralla e Caprarola, compiendo

un percorso semicircolare intorno al Lago

di Vico, lago di origine vulcanica che

vanta il primato di altitudine tra i grandi

laghi italiani. È stato questo l’ambìto risultato

tra i sette progetti selezionati dalla

Regione Lazio nell’àmbito dell’Avviso

Pubblico Arte sui Cammini. Lo Spazio

del cielo rientra infatti nelle attività di valorizzazione

e divulgazione del patrimonio

paesaggistico, nonché storico-artistico,

promosse da CoopCulture, la più

grande cooperativa operante nel settore

dei beni e delle attività culturali ed operante

in ben 250 siti in Italia, tra musei,

biblioteche, luoghi d’arte e di

cultura, con il preciso obiettivo

di avvicinare i diversi

pubblici all’espressione artistica

nei suoi molteplici

aspetti e manifestazioni. Da

molto tempo inoltre, impegnata

sul fronte della sostenibilità,

per la CoopCulture gli

eventi dei cammini e la Francigena

hanno segnato l’occasione

per una promozione del

territorio e delle sue indiscusse

bellezze paesaggistiche,

ricche di panorami

mozzafiato e recessi che invitano

alla contemplazione, meditazione…

rina- scita

spirituale! Nella data dello

scorso 12 luglio sono state i-

naugurate tre delle quattro o-

pere previste dal progetto ed

ha avuto luogo infatti un evento, come

abbiamo visto, itinerante tra Viterbo, Vetralla

e Caprarola. Il titolo del progetto

deriva dalla radice del termine “contemplazione”,

ovvero dal latino cum templum

(nel mezzo dello spazio del cielo);

si tratta infatti di uno spazio identificato


Campo sintonico da sinistra Matteo Nasini, Marco Trulli e Luigi Prisco mentre illustra il fenomeno nel campo sintonico

da sinistra Franco Coppari (Sindaco di Vetralla). Marco Trulli e l’artista Elena Mazzi

dal “lituo degli aúguri”, uno spazio tracciato

che veniva suddiviso poi in regioni,

faste o nefaste, allo scopo di trarne presagi

dal volo degli uccelli e riprodotto sul

terreno per l’identificazione dei luoghi

dove compiere sacrifici per gli dei. Il

templum è quindi la geografia sacra che,

proprio nel territorio dell’antica Etruria,

ha suggerito l’identificazione delle prime

aree in cui fondare i luoghi di culto. Le

opere esposte lungo un percorso ad anello

intorno alla caldera del lago di Vico,

orientando il passo, illuminando il percorso

come lanterne, risuonando nel paesaggio,

simili a stazioni che segnano

sempre un confine, l’arrivo in un centro

abitato, il varco di un limite o l’inizio di

una nuova fase del cammino.

La nostra visita è iniziata con il suggestivo

Campo sintonico dell’artista Matteo

Nasini, consistente in un gruppo di

quattro installazioni in acciaio corten

(materiale particolarmente versatile adatto

per architettura e design), posizionate

nei pressi dell’area di lancio dei deltaplani

all’interno della Riserva del Lago di

Vico. Il titolo dell’opera offre una chiave

di lettura dell’intervento appositamente

concepito per Caprarola, e più precisamente

alla sua località Poggio Nibbio.

Luogo questo particolarmente esposto ai

venti che dalle sculture vengono intercettati

e di cui, dal loro infrangersi, vengono

prodotti dei suoni, inaspettati, che con la

loro armonia naturale amplificano notevolmente

le suggestioni del paesaggio.

L’installazione, composta da quattro sculture

che delimitano un perimetro acustico,

è un progetto eco-compatibile che

non produce alcun impatto ambientale

ma in grado di produrre invece un suono

continuo, autonomo e indeterminato…

un suono non catalogabile come musica,

irriproducibile e unico, creando così le

condizioni per un’esperienza umana specifica

e imprevedibile. Effetto questo dovuto

solo alla direzione, alla tipologia e

all’intensità degli elementi atmosferici. Il

termine “sintonico” fa infatti riferimento

a uno strumento eolico che genera un accordo

di suoni che non possono essere

scritti, diretti o suonati dall’uomo.

Dalle suggestioni di Caprarola siamo passati

a Vetralla, al suo Fossato Callo,

Strada Foro Cassio, dove la scultrice

Elena Mazzi ha coniugato ben 300.000

anni in 344 centimetri! Una mirabile scultura

realizzata dalla stessa e in collaborazione

con l’artigiana svizzera, “scalpellina

doc”, Regula Zwicky. Scultura consistente

in una lunga lastra di peperino

elevata per mezzo di un piedistallo in corten

leggermente inclinato all’altezza della

mano proprio per agevolare l’azione del

“tatto” da parte dell’osservatore… sembra

quasi un invito ed è infatti bellissimo

poterla sfiorare! Sulla lastra di marmo è

scolpita una sorta di mappa sensibile

delle trasformazioni geologiche del paesaggio

vetrallese, dovute principalmente

all’eruzione del vulcano Vicano, a partire

proprio da circa 300.000 anni fa. La scultura,

a mio parere estremamente importante

ed esteticamente bella anche a

vedersi è l’esito di un percorso di ricerca


28

Scultura in diverse stratificazioni delle lave del Vulcano Vicano, nel riquadro la scultura scolpita: 300.000 anni in 344 cm

laborazione con geologi e naturalisti ed è

di fatto un palinsesto di superfici e forme

scaturite dai diversi fenomeni di pietrificazione

delle lave. L’artista ci ha illustrato

quanto in passato abbia condotto

una serie di esplorazioni sul territorio,

collezionando rilievi, mappe, disegni

delle emergenze geologiche più interessanti

e peculiari. D’ora in poi, viandanti

e camminatori toccheranno la pietra, ripetendo

il gesto di devozione dei pellegrini

verso le icone sacre e proprio a

causa di questo “accarezzamento”, la

scultura si modificherà nel tempo. È pertanto

importante aggiungere che la sistemazione

naturalistica dell’area sorgiva di

Fossato “Callo”, sulla Via Francigena del

Nord, ha riguardato la messa a dimora di

piante acquatiche autoctone, nell’intento

di assecondare la naturale conformazione

dell’alveo del Fossato “Callo”, nonché

l’intervento manutentivo del Fontanile ha

previsto la pulizia dalla vegetazione infestante

e la risistemazione delle parti murarie

del suggestivo complesso di vasche

comunicanti costruite in muratura di peperino

e pezzame, alimentate da una sorgente

che sgorga dalla rupe tufacea.

Dulcis in fundo… la Lanterna termale!

Siamo arrivati alla zona termale di Viterbo,

Strada Bagni, dove l’artista Alfredo

Pirri ha individuato nella guardiola delle

Ex Terme Inps, tra i primi edifici pubblici

che si incontrano lungo la Via Francigena

alle porte di Viterbo, complesso che da

anni versa in stato di abbandono, la possibilità

di definire un segno tangibile per

il camminatore in procinto di arrivare

nella Viterbo stessa. L’intenzione è stata

quella di trasformare questa piccola costruzione,

un casotto di pochi metri quadri,

in una “lanterna accesa”. Lo stesso

Pirri afferma: “Adesso la palazzina sta lì,

spazio vuoto e abbandonato, a controllare

una confluenza di strade, cerniera simbolica

fra pubblico e privato, campagna e

città. È lì come una sentinella immobile,

invecchiata e stanca che attende il cambio.

La palazzina può diventare una scultura.

Una lanterna luminosa dalla forma

solitaria e solida. Brillante di notte, come

un faro che orienta i passanti e che di

giorno torna muta con occhi e bocca tappati

dal fremito di ali di uccelli in transito”.

L’artista è intervenuto aggiungendo

un sottile basamento, in grado di conferire

al piccolo edificio una valenza quasi

scultorea, e installando delle vetrate realizzate

con l’inserto di piume, che con il

loro candore, consentono all’architettura

di diventare una lanterna morbidamente

luminosa, emanando una luce quasi “vaporosa”

capace di generare una sorta di


Marco de Carolis, Giovanni Arena (Sindaco di Viterbo), Alfredo Pirri (autore dell’opera Lanterna Termale),

Laura Allegrini (Assessore lavori pubblici di Viterbo), Marco Trulli (Arci di Viterbo)

Particolare di una finestra della Lanterna Termale

cortocircuito tra la dimensione monumentale

e il carattere etereo dell’intervento,

tra il cemento solido e l’elemento

luminoso. Già, proprio così! Una lanterna

posizionata proprio all’incrocio di più

strade che sembra voglia sottolineare il

loro intersecarsi, posta al confine tra campagna

e città, in grado di orientare simbolicamente

i passanti… e non solo!...

perché personalmente ho ritenuto di

grande interesse il fatto di inserire delle

opere d’arte in un contesto così insolito...opere

d’arte a tu per tu con la natura,

accarezzate dal vento e baciate dal sole o

dalla pioggia, ma sempre lì, ferme, a testimoniare

il grande lavoro dell’uomo. La

Via Francigena è un suggestivo insieme

di vie (dette anche vie romee), che fin dal

Medioevo hanno costituito un ardito sistema

viario che provenendo da Londra e

Canterbury attraversavano la Manica tra

Dover e Calais, attraversando la Francia

(Europa occidentale) conducendo fino a

Roma (Sud Europa), per raggiungere poi

la Puglia che con il suo porto d’imbarco

a Brindisi, permetteva, ieri come oggi, ai

pellegrini di raggiungere la Terra Santa.

È importante ricordare che già nel Medioevo

la Via Francigena era, insieme alla

Terra Santa e a Santiago di Compostela,

meta di numerosi pellegrinaggi denominati

peregrinationes maiores, formando

un percorso di ben 79 tappe e la tappa romana

prevedeva la visita alla tomba

dell’apostolo Pietro. Luoghi questi preposti

alla meditazione, alla contemplazione…

all’arricchimento spirituale. Last

but not least, è importante sottolineare

quanto proprio la grande presenza di pellegrinaggi,

camminatori e viandanti, persone

con culture diverse quindi e di diverse

provenienze ed etnie, abbia incrementato

ed impreziosito lo scambio delle

loro e delle nostre culture, dei linguaggi

e delle arti… il preludio all’attuale Unione

Europea! Mi appassiona pensare che

simili installazioni, grazie all’altissima

sensibilità della CoopCulture e dell’Arci

di Viterbo, perdurando nel tempo, saranno

poli d’attrazione permanente e di

riflessione nonché di riqualificazione dei

luoghi per i futuri camminatori, viandanti

e pellegrini che si accingeranno ad attraversare

questi luoghi… consentendo loro

anche una sorta di “esplorazione spirituale”.

E fortunatamente non finisce qui!

Nel prossimo mese di settembre infatti, ci

sarà l’inaugurazione dell’attesa ultima

quarta opera… Lo spazio del cielo si arricchirà

quindi di un’altra installazione,

quella dell’artista Teodosio Magnoni…

Fantastic! We are looking forward!


30

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32

arte e golf

Due grandi passioni nella vita dell'artista Fausto Minestrini.

Fausto ha deciso di coniugare le due cose ispirato

anche dai posti magici che frequenta, ANTOGNOL-

LA GOLF RESORT.

Nasce così la MINESTRINI MASTER CUP tenutasi il 15 Giugno

2019 presso il circolo dell'Antognolla.

L'idea geniale di Fausto è stata di coinvolgere gli allievi della sua

scuola che chiamati a dipingere mentre i golfisti provenienti da

piu parti della nazione si cimentavano.

Negli ultimi anni è nata una grande amicizia e collaborazione tra

Fausto e lo scultore Paolo Ballerani, docente dei corsi di scultura

presso la scuola Minestrini, e Paolo ha contribuito alla realizzazione

di un pannello fatto insieme agli allievi della scuola, il ricavato

della vendita del dipinto è stata devoluta per un'opera

benefica.

Per la MINESTRINI MASTER CUP è stata realizzata una polo

stampata con un particolare di un dipinto dell'artista, Fausto ha

anche creato una serie di coperture “Kistyon”per mazze in pelle

con stampato e ritoccato a mano, “cosi da renderle pezzi unici”,

il particolare di un suo quadro.

Archiviata la MASTER CUP Fausto e Paolo in grande sintonia

stanno preparando un’opera a quattro mani che presenteranno ad

ANTOGNOLLA in occasione di un evento golfistico di grande

importanza, il “Campionato italiano professionisti P.G.A.”che si

terrà in settembre nel prestigioso campo dell'Antognolla.

L’artista perugino Fausto Minestrini abbandona gradualmente

agli inizi degli anni ‘80 la figurazione per il segno e il colore

lungo quei paesaggi dell’anima dove la materia si nutre di percezioni

e simbolismi che alimentano il mondo dei sogni inespressi.

I suoi lavori si trovano in musei, pinacoteche ed importanti collezioni

private in tutto il mondo. Ha fondato e dirige la “Scola

Minestrini” frequentata da artisti italiani e stranieri. Il Maestro

vive e lavora nel cinquecentesco “Mulino della Roscia” a Casa

del Diavolo, magica località alle porte di Perugia.

Dipinge il calore

del sole,

il rumore del

vento, il profumo

dei fiori

e il silenzio

della luna...


Paolo Ballerani: quando la forma diviene poesia.

L'opera di Paolo Ballerani si sta sviluppando, specialmente

negli ultimi anni, lungo un percorso affascinante

di continua ricerca e confronto. La ricerca di un uso

eretico dei materiali ha dapprima liberato, dalla leggera

inconsistenza del polistirolo espanso, solide architetture e possenti

figure equine, per poi sperimentare altri materiali sintetici e

compatti, in una perenne e tormentata indagine. Ecco quindi lo

styrol e le ultime resine, strumenti e mezzi che spingono Paolo a

esplorare nuove tecniche e nuovi orizzonti, in questo continuo

divenire e progettare, dove lo studio si fa concretezza e dove la

materia diviene alito creativo.

La formazione accademica e la naturale propensione ad esplorare

terreni sempre nuovi, lo portano liricamente a esaltare il suo senso

estetico in una tensione continua verso il rigore della forma. Questo,

in Paolo Ballerani diviene il fil rouge della sua produzione

artistica: così le figure forti e massicce, assumono una dimensione

ondeggiante e raffinata, astratta nella ricerca della classicità e ancora

“incompiuta” nel fare, manifestando e riaffermando il bisogno

di una narrazione interiore, dove la totale padronanza delle

tecniche e dei materiali si trasfigura in pura poesia.

Paolo Ballerani è un architetto delle emozioni, uno scenografo

della spiritualità, che mette sul palcoscenico della vita la rappresentazione,

onirica eppur tangibile, delle cicatrici e delle chimere

del nostro immaginario. In questo senso la figura del cavallo - il

soggetto maggiormente presente nel lavoro di Paolo - assume un

significato iconico, ma pronto ad una interpretazione mitologica

che ne trascende la collocazione limitata, trasportandolo in un

mondo fantastico e immaginifico.

Ma la passione viva porta naturalmente Paolo a una contaminazione

e a un confronto continuo. Senza confini, se non l'aspirazione

di celebrare costantemente un sacrificio catartico in cui la

fantasia assume un dimensione immensa e universale. Così

l'esperienza di “Odissea”, “Materia, forma e colore” e “Fusion”

- le ultime grandi mostre annuali - lo vedono coinvolto in un programma

di collaborazione e di stimolo reciproco con l'ambito pittorico

esplorando, ancora, il mondo del colore, senza pregiudizi

intellettuali. Nascono quindi lavori comuni in cui la forma e il

colore tendono ad accogliersi reciprocamente, trascendendo la

natura del sé.

Ma questo non diviene un mero esercizio di stile, piuttosto una

forma di grande generosità creativa e umana. Come è poi, il carattere

vero di Paolo Ballerani.

Paolo Ballerani

Nasce a Perugia nel 1952, dove vive e lavora. Si diploma

al liceo artistico Bernardino di Betto, dove insegnerà fino

al 1987. Si laurea in “Scultura” all'Accademia delle Belle

Arti di Perugia. Nel tempo, l'attività di progettazione, realizzazione

e allestimento di musei, stand commerciali ed

eventi culturali, unitamente alla sua innata passione per

l'arte, lo porta costantemente ad esplorare nuove tecniche.


34

Il colore,

lingua dell’Universo

di Rita Lombardi

I colori influenzano moltissimi aspetti della nostra vita. È stato dimostrato che sono in

grado di alterare il sapore di cibi e di bevande e che hanno effetti sugli stati d’animo e

sul comportamento.

L’

aura e i suoi colori

Ogni essere vivente è avvolto

da un campo elettromagnetico

e informazionale (conosciuto da

millenni con il nome di aura)

che è connesso e scambia energia con il

campo vitale universale in cui siamo immersi.

Le aure variano nella forma e nei

colori e ambedue gli aspetti sono connessi

con tutto ciò che accade all’individuo,

sia sul piano fisico che sul piano

psicologico. Alcune persone, particolarmente

dotate, riescono a percepire e/o vedere

la forma e i colori delle aure.

Ci sono aure molto luminose e piacevoli

a vedersi, con colori puri e limpidi. In figura

1 possiamo ammirare un’aura uniforme

azzurro cobalto che denota spiritualità

e sensibilità; la riga verde chiaro è

indice di solidarietà, compassione e adattabilità.

Il verde smeraldo splende nell’aura

di un individuo versatile, ingegnoso

ed onesto. Il viola-lilla denota una

elevata connessione con lo spirito. Un

rosso-rosato con belle forme circolari

rosa pastello colora l’aura di una persona

che prova affetto, mentre il rosso vivo

parla di passione e il rosso arancio vibrante

è sintomo di intensa vitalità e di

entusiasmo. Il giallo nell’aura è segno di

un intelletto molto sviluppato e l’arancione

di ambizione. Un uomo di scienza

ambizioso avrà nella parte superiore

dell’aura molto giallo brillante con zone

Figura 1

arancione.

La paura costante fa assumere all’aura un

aspetto spinoso ed un colore grigio-livido,

mentre un grigio cupo, pesante e desolante

riempie l’aura di una persona profondamente

depressa. Un marrone spento

con sprazzi rosso fosco circonda una persona

gelosa e rigide strisce marrone-rossiccio

cupo formano la gabbia di un

avaro. Nella figura 2 è rappresentata l’aura

di una persona preda dell’ira violenta.

Vediamo zone grigio piombo e ros- so

cupo che colorano un campo irregolare

saturo di globuli e lampi orribili a vedersi.

La persona invidiosa appare immersa in

un involucro verde-marrone scuro, stagnante

come una palude, e, come una palude,

emana un odore sgradevole che

acqua e sapone non possono eliminare.

Le droghe, l’alcol e il fumo danneggiano

i colori brillanti e sani dell’aura, producendo

una specie di muco appiccicoso.

Per tutte queste persone, l’aura diventa

una casa piena di rifiuti, dai vetri sporchi

e polverosi, in cui l’energia ristagna.

Sono persone che si circondano e vestono

colori sporchi, cupi, scuri e non amano e

non cercano più i colori limpidi e brillanti

di quando erano bambini, pieni di vita e

di gioia. Lo scienziato russo, un fisico,

Konstantin Korotkov, ha messo a punto

un dispositivo con il quale ottiene un’immagine

del campo elettromagnetico di

una persona. Egli rileva che una persona

sana e in uno stato d’animo positivo ha

un campo uniforme e dalle dimensioni ottimali,

senza buchi o impennate, mentre

ad esempio, problemi alla schiena si manifestano

come impennate e lo stress ren-


Figura 2

de il campo disordinato e con moltissimi

vuoti. Secondo la sua esperienza buchi e

rotture improvvise rendono il campo di

una persona vulnerabile alle aggressioni

di batteri, virus o funghi, a livello fisico,

di pensieri negativi, a livello mentale.

Scrive il professore: “L’immagine che otteniamo

è stata verificata da centinaia di

medici in quindici anni di pratica clinica...

anni di esperienza mi portano a

concludere che lo scopo di qualsiasi intervento

terapeutico, esercizio o cura dovrebbe

essere un miglioramento dell’immagine

del campo di una persona.

Questa è una indicazione chiara dell’effetto

di una terapia”.

E aggiunge: “Il campo elettromagnetico

umano è il riflesso più sensibile della

condizione fisica, emotiva e spirituale di

una persona”. Korotkov dice di essere in

possesso di un numero considerevole di

dati che gli fanno pensare all’esistenza di

un campo informazionale che sarebbe un

ulteriore livello di realtà oltre il campo

elettromagnetico. Tale campo si manifesterebbe

vividamente nella vita di tutti i

giorni e si formerebbe gradualmente sotto

l’influsso dell’educazione, della cultura e

dell’ambiente. Specifica inoltre che i

bambini che sono incarnazioni di grandi

Lama tibetani hanno un’aura molto forte

fin dalla nascita. Aggiunge che oltre a

queste aure, c’è un campo globale, formato

dal contributo di tutta l’umanità.

Conclude con l’esortazione: “lasciate che

la vostra aura splenda sempre di più”.

I Chakra e i loro colori

I chakra (termine sanscrito) sono configurazioni

a forma di vortice della struttura

del nostro campo energetico ed hanno

la funzione di immettervi l’energia

proveniente dal campo vitale universale.

I chakra principali sono sette e in condizioni

ideali sono allineati lungo la colonna

vertebrale (figura 3).

Nei testi esoterici orientali si dice che

ognuno di questi chakra ha un certo numero

di petali, che sono, in realtà, piccoli

vortici che roteano ad altissima velocità.

Il colore che si osserva in ciasciun chakra

è connesso con la frequenza energetica

che viene metabolizzata nella sua specifica

velocità di vibrazione.

Il primo chakra o chakra della radice ha

4 petali rossi. Esso è connesso con la nostra

volontà di vivere e fornisce energia

alla colonna vertebrale, alle ghiandole

surrenali e ai reni.

I chakra dal secondo al sesto hanno un

aspetto anteriore e uno posteriore.

Il secondo chakra ha 6 petali arancione ed

è connesso con le nostre emozioni, la nostra

sessualità e la nostra sensualità. Fornisce

energia all’apparato riproduttivo e

al sistema immunitario.

Il terzo chakra, con 10 petali gialli fornisce

energia al sistema nervoso, all’apparato

digerente e alla milza. E’ associato al

modo con cui abbiamo cura di noi stessi

e come ci rapportiamo con gli altri.

Il quarto chakra ha 12 petali verde brillante

ed è connesso all’amore e alla volontà.

Esso fornisce energia al cuore, all’apparato

circolatorio e al timo.


36

Il quinto chakra con 16 petali azzurri governa

l’apparato respiratorio e la tiroide.

È connesso con la comunicazione.

Il sesto chakra ha 96 petali blu-viola e

fornisce energia alla base del cervello.

Governa la realizzazione pratica e graduale

delle idee e permette la comprensione

dei concetti.

Il settimo chakra o chakra del vertice, con

i suoi 972 petali viola orlati di bianco,

fornisce energia alla parte superiore del

cervello. È connesso con l’intuizione e

permette l’integrazione con la nostra

anima. Per preservare la salute è necessario

che i chakra siano allineati e bilanciati.

Il prof. Korotkov ha messo a punto

un software con cui può effettuare

una stima quantitativa

dell’energia dei chakra

e fornire informazioni sulla

loro posizione. Spesso i chakra

sono disallineati e di dimensioni

inferiori alla norma.

Ad esempio una persona

con problemi all’apparato riproduttivo

avrà un secondo

chakra fuori posto e con un

basso livello di attivazione,

una forte depressione o lo

stress disallineano e svuotano

di energia tutti i chakra.

La cromoterapia

La cromoterapia o terapia

con il colore aiuta a purificare

e ricaricare l’aura, a ricaricare

ed equilibrare i cha

kra ed è un valido supporto

per le terapie fisiche e psicologiche.

Possiamo assorbire

i colori attraverso cibi e bevande,

esponendoci alla luce

solare (per tutte le frequenze)

o alla luce di lampadine

colorate (per i singoli

colori). Per equilibrare e ricaricare

i chakra i cromoterapeuti

usano i colori corrispondenti.

Ora una piccola panoramica

delle proprietà di alcuni colori. Si intende

che questi colori devono essere nelle tonalità

pure e limpide come quelle delle

vetrate delle cattedrali. Il rosso ricarica il

campo energetico e scalda le zone fredde,

anche l’arancione ricarica il campo energetico

e in più aiuta il sistema immunitario

e l’apparato riproduttivo. Il giallo

primula dà chiarezza ad una mente confusa,

il verde è risanante. Un tenue colore

rosa riequilibra, come il verde, il chakra

del cuore e in più calma gli animi. (Le pareti

di alcune prigioni in USA e in Svizzera

sono tinteggiate con questo colore

per tenere tranquilli i detenuti).

L’azzurro e il blu raffreddano le zone infiammate,

rilassano e aiutano a conciliare

il sonno. L’argento e il color lavanda purificano

il campo energetico.

Il blu-viola libera la mente, facilita la visualizzazione

e la creatività, mentre il

viola dà pace e crea la connessione con la

nostra parte spirituale. Infine il bianco

aiuta ad alleviare il dolore, dà conforto e

protezione. Secondo la cromoterapeuta

tedesca Christa Muths tramite la respirazione

di colori puri e limpidi e la meditazione

su di essi è possibile contrastare

atteggiamenti di base negativi, come depressione,

rancore, rabbia, paura, ecc., e

con il tempo e con l’impegno costante risolverli.

Si inizia imparando a visualizzare

ciascun colore. Secondo Christa

Muths i colori che non riusciamo a visualizzare

sono proprio quelli che ci mancano

e sui quali dobbiamo insistere. Una

volta imparata la visualizzazione si pratica

la respirazione dei colori. Si tratta di

inspirare il colore prescelto, visualizzarlo

mentre riempie i polmoni, il torace e l’addome

e visualizzarlo poi mentre si espira.

Per meditare su un colore, si può o visualizzare

un grande pennello che colora il

corpo e l’aura, oppure visualizzarci immersi

in una bolla del colore prescelto.

Riferimenti bibliografici:

Barbara Ann Brennan

Luce emergente

Mani di Luce

ed. Longanesi & c.

Christa Muths

Cromoterapia

ed. Mediterranee

Charles Leadbeater

L’uomo visibile l’uomo invisibile

ed. BIS

Kontantin Korotkov

L’energia della vita

ed. Amrita


38

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40

19

…grazie al Polo Museale del Lazio ed

alla ricchezza del suo territorio, che

hanno consentito nuove ed “armoniose

sinergie”!

di Marina Novelli

Sala Paolina in Castel Sant’Angelo

S

i è aperta lo scorso

27 giugno ArtCity

2019, la terza edizione

della fortunata

manifestazione realizzata

dal Polo Museale

del Lazio, l’Istituto del Ministero

dei Beni e delle Attività

Culturali, che animerà, fino al prossimo

16 settembre, i più importanti

siti e musei della regione con oltre

cento eventi dedicati all’arte, architettura,

letteratura, musica, teatro,

danza e audiovisivo. Una eccellente

Conferenza Stampa tenutasi

nella suggestiva Sala Paolina

di Castel Sant’Angelo, che oltretutto

vanta, dalla sua adiacente loggia,

una vista di incomparabile bellezza…Ponte

Sant’Angelo! Alla base

di ArtCity vi è il proposito di

creare occasioni di visita nei musei.

Attività queste pensate su misura

e capaci di sfruttare l’attitudine

a vivere nuove esperienze…

attitudine che le persone espletano

soprattutto d’estate, tenendo sempre

saldi da parte degli organizzatori,

la tutela e il decoro dei luoghi,

il rigore scientifico e la qualità artistica.

Edith Gabrielli Direttore del Polo

Museale del Lazio si è così e-

spressa: .

Davvero quest’anno si respira

un’aria di soddisfazione in casa

ArtCity’19, in quanto tali rapporti

hanno assunto la forma di una

vera collaborazione istituzionale e

di reciproco scambio, tale che a ra-


Suggestiva vista di Ponte Sant’Angelo all’uscita

della Cappella Paolina in Castel Sant’Angelo

Edith Gabrielli Direttore del Polo Museale del Lazio

gione si può parlare di sinergia…una

“armoniosa sinergia”! Per il pubblico,

sempre più numeroso di anno in anno,

ancora una volta si presenta dunque

l’occasione straordinaria di vivere in

modo inusuale abbazie, musei, aree archeologiche

e monumenti di grande interesse,

purtroppo spesso trascurati dai

grandi flussi turistici. Una sorta di

eventi, quindi pensati per tutta la famiglia

e per i residenti una splendida occasione

per riscoprire e godersi le

risorse culturali della propria regione

senza escludere pertanto l’inevitabile

stupore per chi si trova a visitare il

Lazio per la prima volta. Roma si fa teatro

avvalendosi di due straordinari luoghi:

Palazzo Venezia e Castel Sant’Angelo.

Il primo, Museo Nazionale di arte

medievale e rinascimentale, è la sede

di Conversazione nella Loggia, comprendente

tre cicli di incontri: Voi

Ch’ascoltate, dedicato ai padri della

letteratura italiana: Dante, Petrarca,

Leopardi e Manzoni; Architettura necessaria,

incentrati sui temi dell’architettura

pubblica e dell’urbanistica, attraverso

le voci di studiosi ed architetti

di fama mondiale; e l’Arte ci racconta

dedicata al patrimonio artistico e monumentale

dell’Urbe. Castel Sant’Angelo

ospita invece la rassegna Sere

d’arte, un appuntamento fisso dell’Estate

Romana, pensato per adulti e

bambini, articolato in tre rassegne:

Notti di Musica al Castello, una rassegna

di 21 eventi che vuole proporre

al pubblico della Capitale l’idea di una

musica in grado di abbracciare culture

e sentimenti diversi in uno scenario

straordinario. Sempre tra le mura di

Castel Sant’Angelo si terrà anche quest’anno

I Bambini e ArtCity, un ciclo

di sette spettacoli dedicati ai più piccini

ed alle loro famiglie. Inoltre, Il

Castello si racconta, consta di quattro

itinerari di visita dedicati alla scoperta

di questo straordinario monumento e

della sua storia millenaria, nonché dei

personaggi e delle leggende, arti e tradizioni

che lo hanno contraddistinto


42

La prestigiosa Cappella Paolina durante la Conferenza Stampa di Art City ‘19

negli anni. La rassegna Palcoscenico

porta musica e teatro in ventitré siti del

Lazio, dai musei e siti archeologici,

come quelli di Viterbo, Civita Castellana

e Vulci, alle abbazie, come Subiaco,

Montecassino e Casamari, alle

ville e ai palazzi rinascimentali, come

Palazzo Farnese a Caprarola e Villa

Lante, ai musei d’arte contemporanea,

come il Museo Manzù di Ardea; Immaginario

Etrusco si affianca alla

mostra Gli Etruschi. Maestri Artigiani

con un fitto programma di musica, teatro,

visite a tema e laboratori per celebrare

il quindicesimo anniversario dal

riconoscimento UNESCO ai siti di

Cerveteri e Tarquinia; Luci su Fortuna,

riprendendo l’esperienza fortunata

del 2018, propone spettacoli e

visite teatralizzate alla scoperta del

Museo Archeologico Nazionale di Palestrina

e del Santuario della Fortuna

Primigenia; Anfiteatro accoglie all’interno

del suo complesso del Museo Archeologico

Nazionale e Area Archeologica

di “Casinum”, un ciclo di musica

e teatro nell’anfiteatro, così come da

sempre è stato inteso come luogo per

spettacoli; Mediterranea unisce tre luoghi

mitici del mondo antico, Formia,

Sperlonga e Minturno, per una rassegna

dedicata alle parole e ai suoni del

Mediterraneo. Moduli lunari, spaziando

da Roma a tutto il Lazio, celebra i

cinquant’anni dall’allunaggio. Lessico

italiano.Volti e storie del nostro Paese,

propone un percorso espositivo che

tende a mettere in risalto elementi fortemente

rappresentativi del nostro patrimonio

storico-culturale, sarà al Vittoriano,

simbolo per eccellenza degli

ideali risorgimentali di unità e libertà.

Bulgari. La storia, il sogno, una mostra

atta a ricostruire le vicende di una

grande impresa italiana e marchio distintivo

del Made in Italy nel mondo e

che sarà esposta nella doppia sede di

Castel Sant’Angelo e Palazzo Venezia.

Etruschi, maestri d’arte e di artigianato,

come abbiamo già menzionato

sarà allestita nella doppia sede del

Museo Nazionale Archeologico di

Cerite (Cerveteri) e del Museo Archeologico

di Tarquinia, celebrerà

l’iscrizione delle due località risalente

a quindici anni fa delle necropoli etrusche

nella lista del patrimonio mondiale

dell’UNESCO. Per concludere,

abbiamo chiesto a Edith Gabrielli se in

Italia esistono altre attività culturali simili

ad ArtCity e lei ci ha così risposto:

Marina Novelli


MaNIFeSTO

di Francesco D’alconzo

Prefazione:

La materia è ovunque: è acqua, è terra, è l’universo stesso che

parla dei suoi confini/non confini.

Nella visione artistica di Francesco D`Alconzo non è il mondo

esterno a dover essere rappresentato: non serve qualcun altro

che dia nuova forma ai girasoli o che scomponga l’essere

umano fino a frammentarlo per dare concretezza al suo dualismo

e alle sue lotte interiori.

D´Alconzo parla del suo mondo, della sua visione schietta e

pura di come lui vede le cose e di come le cose si offrono a lui,

servendosi di nuove tecniche, nuovi supporti, nuove dimensioni.

Il colore è emozione allo stato puro e mai casuale. In nessun

caso utilizzato per fini meramente estetici.

La sua ricerca del bello si traduce in materiali e stili nuovi che

si fondono e s’alternano dando vita a un’opera d’arte unica,

come uniche sono le emozioni che ciascuno di noi prova osservando

lo spazio fuori dal corpo e dai pensieri.

Le linee perdono i loro confini e delineano orizzonti e forme

dai tratti stravaganti ma al contempo essenziali.

È proprio così che hanno forma le idee: da concezioni individuali

talvolta un po’ strambe, forse imbarazzanti perché mai

espresse, segregate, ma comunque soggettive e particolarissime.

È qui che prende forma l’arte di Francesco D´Alconzo: dalle

idee, perché “Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni, e

nello spazio e nel tempo d’un sogno è raccolta la nostra breve

vita” (W. Shakespeare, La tempesta).

E se noi siamo il riflesso di tutto ciò che proviamo, che sentiamo

e che sogniamo allora la realtà non è quello che si manifesta

fuori di noi.

L’arte non è più la rappresentazione del mondo così come gli

occhi lo osservano o come le emozioni lo guidano. Sono le idee

che si concretizzano attraverso la mente di un unico e coraggioso

precursore che, anticipando i tempi, ha pensato e pensa

una nuova concezione di creatività, uno stilema dai tratti inconfondibili

e irraggiungibili: mai proposti e mai raggiunti

prima d’ora.

Un’innovazione assoluta che solo D´Alconzo è riuscito a definire

in modo consistente e autentico, portandosi avanti rispetto

ai tempi moderni e riuscendo a scrivere un nuovo importante

capitolo nell’evoluzione artistica dell’uomo.

Questa Prefazione non nasce con l’intento di anticipare la concezione

creativa di D´Alconzo, definendo i suoi tratti stilistici.

Bensì é un’idea, la mia idea: unica e solo mia, l’idea di ciò che

questo immenso artista rappresenta e rappresenterà per l’evoluzione

dell’arte così come la conosciamo.

È un’intuizione che voglio lasciare a te come guida per farti

travolgere da un universo incontaminato e vergine come quello


44

“Cerniera su tela rossa” - 2009 - cm.300 x 50

“Cerniera su tela gialla” - 2010 - cm.250 x 50

“Cerniera su tela verde” - 2008 - cm.150 x 100

pensato e messo in atto da Francesco

D´Alconzo. Abbandona ogni preconcetto,

buttati alle spalle tutti i retaggi dei paesaggisti

o degli astrattisti del passato: solo

così, spogliandoti delle tue emozioni e

inibizioni, potrai lasciarti condurre attraverso

il futuro, una realtà ideale ma tangibile

che è arrivata proprio adesso.

Agnese Agozzino

Ho prima immaginato, poi pensato ed infine

in uno stato di meditazione concepito,

dipinti e sculture che in quanto

IDEA, così tali dovevano rimanere in

forma archetipa.

Ovviamente, visto che il mio stilema non

è affidato al pennello ed allo scalpello, un

problema fondamentale è quello della comunicazione

che, in questo campo, necessita

dell’oggetto. La concretizzazione

avviene in uno stadio successivo; capisco

così di aver creato un meccanismo pioneristico

però, se pur di fronte ad un’innovazione,

mi sono rivolto al passato

rivisitando il concetto di Bottega. Comunque

anche la Bottega non poteva seguire

la metodologia del Rinascimento,

cioè un gruppo che lavora a stretto contatto.Ho

dovuto dar vita ad un processo

sinergico di vari autori specializzati in discipline

diverse che lavorano indipendentemente

l’uno dall’altro senza la necessità

coadiuvarsi, ma il tutto sotto la mia egida

e con il filo conduttore del mio pensiero

che è l’opera vera e propria.

Il solo ruolo della tecnica è valido ed efficace,

ma non sufficiente nell’attività di

un artista che aspiri all’eccellenza.

Ogni persona può apprendere l’uso della

tavolozza od altro strumento, ma tutto

ciò, per quanto apprezzabile ed anche

brillante, non potrà mai sostituire la marcia

inesorabile di un fine intelletto, insieme

al lampo della percezione.

In questo caso io stesso posso affermare

di non conoscere il segreto di un superlativo

talento; spesso non è azione cosciente

controllata dal raziocinio, probabilmente

deriva da uno stato di meditazione

a cui sono dedito da anni. In un

attimo riesco ad acquisire consapevolezza

di quel che sto per ideare; devo comunque

usare quello che ho imparato

dalla storia e riuscire a trasformare le conoscenze

in risultati.

Ciò che ovviamente nel tempo è cambiato

sono le tecniche e le forme che

l’arte visiva fa proprie. Ogni epoca parla

con il linguaggio che le appartiene, anche

se la permanenza di ciò che è stato, nessuna

novità è capace di cancellare totalmente.

Questi nostri tempi sono tormentati,

basti pensare al Novecento che

è stato il secolo più devastato della storia

conosciuta, per esempio le due Guerre

Mondiali. Il mio intendimento non è

quello della rappresentazione negativa;

ho voluto contrapporre a questa un messaggio,

prima di tutto di riflessione e d’interiorizzazione

che per forza di cose, non

può essere realizzato tramite il figurativo

e neppure con l’astrazione convenzionale.

Quando i Maestri del passato dipingevano

un’iconografia sacra, usavano il

fondo oro perché era il metodo più idoneo

per identificare la Divinità. Ritenendo

poco opportuno questo tipo di

ripetizione, ho risolto con il monocromo

e con la sfera, in quanto elementi assoluti.

I miei quadri sono monocromi ed il monocromo

fa parte della storia. Le mie

“sculture” sono sfere che appartengono

soprattutto ad un concetto minimale


“Bianco assoluto”

“Rosso assoluto”

d’istallazione ed anche questo, ha i suoi

precedenti.

Credo quindi che la novità consista proprio

nel metodo creativo sopra descritto

ed ancor più nel voler rappresentare il

Sacro, una zona altamente spirituale. Voglio

che le mie opere trascinino altrove in

un mondo non previsto, in uno spazio

ascetico che consenta di vedere la vita da

una diversa prospettiva, insomma queste

opere sono pensate e realizzate affinché,

con tutti i loro mezzi, diventino fonte di

sensazioni ed uno sprone alla riflessione.

Questo mio intento si presenta in modo

talmente complesso da richiedere un approccio

da molti sguardi, oltre a quello

estetico; l’inserimento sulla tela di cerniere,

borchie, cuciture o bottoni e nella

sfera di un mosaico di diversi materiali e

trattamenti cromatici, vuole essere l’invito

e la dichiarazione, ad una pur momentanea

chiusura verso lo spazio

esteriore per un’apertura verso quello interiore.

Ribadisco che la mia innovazione

non è affidata prettamente alle componenti

di cui sopra, nel pensiero che la pittura

non dovrebbe essere soltanto

competenza tecnica e gusto del bello, ma

anche e soprattutto un fatto d’idee ed

emozioni.

Se guardiamo i graffiti del Paleolitico,

non posso credere che quegli uomini che

incidevano e dipingevano sulla roccia

pensassero semplicemente di propiziarsi

forze naturali od invocassero la fortuna

per la caccia. Questi nostri antenati avevano

sicuramente una spiritualità e non è

vero che non si sentissero artisti, hanno

dato inizio all’arte che da allora, non ha

mai cessato di esistere e di evolversi, ma

sempre in un concetto di fantasia, d’innovazione

e di pensiero. Le mie creazioni

quindi, ritengo siano un’ulteriore evoluzione

di quello che è stato il primario spirito

creativo.

La cerniera allora è sicuramente un elemento

che mi caratterizza, ma l’elemento

essenziale della mia arte è che nasce e si

conclude a livello astratto, non Astrazione

come corrente artistica, ma proprio

come proiezione di un pensiero meditativo

che ovviamente non potrei comunicare

in forma visiva e da qui, la necessità

della “Bottega”.

Inserti della tela come le borchie, i bottoni,

le cuciture ed appunto le cerniere,

sono elementi che hanno attinenza di

tutt’altro genere, ma io li ho ripresi dal

loro uso comune e trasportati nel campo

dell’arte.

La sfera ancor meglio è rappresentativa

del mio concetto di arte perché già di per

se vi si vede l’Universo tutto e, in questa

visione cosmica dove il cerchio rende

l’dea di perfezione, ho voluto aggiungere

vari elementi, non sempre cromatici, ma

anche di svariati materiali come per

esempio la radica o la stoffa, spesso grazie

all’apporto di oggetti diversi nel concetto

di rappresentazione del Creato.

Uno degli obbiettivi dell’arte è promuovere

il dialogo; la sfera non avendo un

inizio, una fine ed essendo nella mia

composizione mutevole, può stimolare

quest’ultimo tanto tra gli osservatori

quanto con l’opera stessa in continuo

cambiamento. Se prendo per esempio la

“Scultura di Nebbia” di Fujiko Nakaya,

rivoluzionaria perché utilizza come

mezzo espressivo l’aria resa visibile, cioè

un muro di nebbia che si materializza e

poi si disperde, è sicuramente un opera in

mutamento, ma non tangibile come la

sfera che comunque è avanguardia.

Nel mondo dell’Arte Classica le opere

sono apprezzate per la capacità che ha

l’artista sia con il pennello sulla tela o lo

scalpello sulla pietra. Nell’Arte Contemporanea

i capolavori sono considerati tali

più per l’idea che per l’esecuzione; il mio

processo creativo parte dunque dall’idea

e si conclude con la realizzazione di essa,

ma con un percorso che si estranea dalla

convenzione.

Francesco D’Alconzo

"Francesco DꞌAlconzo nei mesi di settembre/ottobre

corrente anno è presente

a Venezia a Palazzo Merati (per un periodo

residenza di Giacomo Casanova)

alla Mostra Symphonie de Couleurs a

cura di Carlo Francesco Galli e Rita Calenda,

direttore editoriale Gregorio Rossi;

in contemporanea con la 58ª Biennale di

Venezia, nel 2009 partecipò alla 53ª edizione

nel Padiglione Nazionale della Repubblica

di Costa Rica.

Nel 2007 era presente alla prima edizione

di Symphonie de Couleurs, sempre a cura

di Carlo Francesco Galli e Rita Calenda,

catalogo a mia cura, in contemporanea

alla 52ª Biennale a Palazzo Pesaro Papafava.

La presenza di Francesco DꞌAlconzo

a Venezia, tanto alla Biennale

quanto a eventi in contemporanea, è

quindi consolidata da molti anni”.

Gregorio Rossi


46

LES FLEURS ET LES RAISINS

trasversali allegagioni d'arte

storia di un Minutolo

di Alberto Gross

gross.alberto@libero.it

Nicolas Poussin - "Baccanale davanti a un'erma di Priapo" - 1632-1633 circa

Ricordo una piacevole conversazione

con un amico che

amava distinguere due categorie

di vini: quelli ordinari,

buoni – forse anche eccellenti – tuttavia

effimeri, transitori, che esauriscono sé

stessi nello spazio d'un mattino e, viceversa,

quelli di testa, personali, unici, capaci

di imprimersi nella memoria e

ricavarsi un nido sicuro, protetto, incancellabile.

Preferisco – per me – dirli vini di cuore,

ma poco cambia.

La medesima lucidità li mantiene vivi, li

rinnova nella mente e il desiderio di ritrovarli

non è più grande del piacere di

averli scoperti.

E' quanto mi è accaduto dopo avere assaggiato

il “Kimìa” Puglia I.G.P. Tenute

Chiaromonte: 100% Fiano minutolo, vitigno

autoctono semiaromatico, lontano

dal suo omonimo avellinese, nato da vigneti

a spalliera nel territorio di Acquaviva

delle Fonti, cittadina dell'entroterra

barese dal suolo prevalentemente calcareo,

ad un'altitudine di oltre 300 metri sul

livello del mare.

Si dispiega nella sua civettuola piacevolezza

senza indulgere nell'autocompiacimento,

fino a rivelarsi complesso,

celando attraverso un'immediatezza di

beva la propria personalità multiforme e

stratificata. Pure nel frastuono e nello

stordimento – naturali – dei padiglioni di

“Vinitaly”, ricerco e ritrovo le medesime

sensazioni di quel primo assaggio, amplificate

dal riverbero di un'aspettativa non

delusa: il 2013 si presenta giallo dai brillanti

riflessi ocra, al naso spiccano i sen-


Francois Boucher - "Il bagno di Diana" - 1742 circa

tori primari di fiori di zagara,

poi un vagheggiare di frutta

esotica – mango, ananas, litchi

– egregiamente trattenuto da

note agrumate, tanto discrete

quanto penetranti. In bocca è

secco, fresco quanto basta a non

disperderne la struttura mantenendo

eleganza ed equilibrio;

l'intensità è adeguata alla lunghezza

che giunge ad un finale

piacevolmente – e inaspettatamente

– ammandorlato.

Esuberante ma niente affatto

spregiudicato al pari di una ninfa

di Poussin, le sue spigolosità

burrose ricordano la pennellata

soffice e leggera di Boucher o

Fragonard, elegante, raffinata,

dietro la malizia esibita nasconde

ingenuità, immediatezza e

sottile armonia.

Per mitigare le tribolazioni della

vita.

Jean-Honoré Fragonard - "L'altalena" - 1766 circa


48

a

La 58 BiennaLe

di Venezia

aperta fino al 24 novembre l’esposizione internazionale d’arte che

desidera stupire con le nuove tecnologie presentando una situazione

eterogenea. cosa vedere ai Giardini.

di Lara Petricig

fotografie di David Radovanovic

Ingresso al padiglione centrale dei Gardini

La più importante esposizione

internazionale d’arte contemporanea,

è arrivata alla sua

cinquantottesima edizione.

Nata nel 1895 per promuovere

le nuove tendenze artistiche

costituisce tutt’ora il trampolino

di lancio per gli artisti che riescono a

prenderne parte e giungono a Venezia

da vari paesi del mondo. Una locuzione

proverbiale May you live in interesting

times, concede largo spazio alla loro

fantasia creativa. Si tratta di una specie

di slogan anglo-americano del mondo

della politica - utilizzato anche da Hillary

Clinton ma l’Occidente desidera

attribuirlo alla Cina - che il curatore

Ralph Rugoff ha adottato come titolo

per la Biennale. Il curatore si chiede

come funzioni l’arte in un’epoca di

falsità e bugie, mentre per il già noto

presidente Paolo Baratta, il titolo può

essere “un invito a considerare il corso

degli eventi umani nella loro complessità

in tempi nei quali troppo spesso

prevale un eccesso di semplificazione”.

Un velo di ambiguità nel titolo

piace soprattutto se, come in questo

caso, serve a dilatare l’ambito delle

tematiche che possono rientrare senza

il rischio di andare fuori tema. La

libertà, la pace, le migrazioni e il bisogno

di un rifugio, le fake news, il

mondo popolato da gentaccia, l’immaginario

personale e collettivo, il senso

di identità, i problemi di comunicazione,

sono alcuni dei temi trattati.

Gli artisti in mostra hanno riflettuto

sugli aspetti precari della vita contemporanea,

delle istituzioni, dei dopoguerra

e periodi post coloniali; hanno

messo in relazione l’arte con la tecnologia,

la società e l’ambiente; affrontato

le tematiche contemporanee

più preoccupanti come l’impatto dei

social media alla crescente disuguaglianza

economica, le minacce alle tradizioni

fondanti, la rinascita dei programmi

nazionalisti e l’accelerazione

dei cambiamenti climatici di cui di

recente si sono occupate anche le

scuole con varie manifestazioni nelle

piazze. Tra le forme d’arte presentate

troviamo per lo più le nuove tecnologie

che si prestano a soluzioni differenti.

Sono molte le proposte in questo

senso. Indubbiamente gli artisti della

Biennale desiderano prima di tutto

stupire il visitatore, sorprenderlo senza

fornire l’immediata comprensibilità

dell’opera che gli pongono davanti.

Senza afferrare il duchampiano ribaltamento

di senso del passaggio di ogni

significato al suo contrario, Ralph Rugoff

ricorda che essi “ampliano l’interpretazione

che diamo di oggetti e

immagini”, così un cancello che si

chiude elettricamente può aprirsi e abbattere

un muro, oppure delle casse

toraciche umane possono fungere da

contenitori di oggetti vari. Il visitatore

si trova davanti a una mostra che, non

trattando un unico argomento, è una

situazione decisamente eterogenea,

capace di rendere incerti o stimolare


Installazione Cosmo-Eggs, padiglione del Giappone, piano superiore, ai Giardini

pensieri e sensazioni. Le opere sono

state realizzate appositamente per la

Biennale, con svariati materiali, molte

le installazioni e le sculture, le fotografie.

Largo spazio ai video, poche

le opere pittoriche, pochissime quelle

di qualità che decretano l’importanza

dell’esecuzione tecnica; uscendo dal

padiglione centrale dei Giardini avvolti

dalla nebbia artificiale (elemento

di performance italiana che coinvolge

tutti) a qualcuno potrà anche salire una

vaga nostalgia verso la tradizione

pittorica dei secoli passati. Alcune idee

presentate sono positive, altre sicuramente

kitsch, altre ancora non sempre

adeguatamente sviluppate, perché

non basta portare un’idea, metterla lì e

lasciare che sia il visitatore a interpretarla,

così come alcuni credono,

senza nulla togliere all’intervento dello

spettatore che resta comunque necessario

alla riuscita dell’opera stessa.

Egli viene chiamato in causa e a volte

invitato a muoversi, a compiere delle

azioni. È coinvolto in tutti i sensi e di

suo mette la curiosità di interagire con

le installazioni; sedersi e guardare

delle immagini attraverso un filtro vetrato

oppure entrare in una dimensione

3D facendo la fila in attesa del

proprio turno. Le nuove tecnologie

sanno emozionare, attirano perché sono

nuove, giocano a annullare le regole

accademiche banalizzando per esempio

il principio dell’imitazione nella rappresentazione,

ormai vecchio e stanco,

indirizzano quindi verso nuove strade

ma c’è bisogno di tempo per la progettazione

perché le opere vuote si palpano

a vista.

La Biennale si articola su due grandi

sedi, i padiglioni ai Giardini che si

trovano poco più avanti di Piazza San

Marco, dove avvengono le manifestazioni

di carattere nazionale, con 90

nazioni partecipanti tra cui anche quest’anno

quattro new entry: Ghana, Madagascar,

Malesia, Pakistan, e l’esposizione

all’Arsenale: forse più bella,

proprio per lo spazio espositivo di più

ampio respiro caratterizzato da una

grande struttura industriale affacciata

sulla laguna. Visitabili indifferentemente

prima una oppure l’altra, difficilmente

in un solo giorno, tutte e due

le location sono allestite con opere

realizzate dagli stessi artisti. Poi c’è la

performance contro i cambiamenti climatici

causati dall’uomo che ha vinto

il Leone d’Oro per la migliore partecipazione

nazionale, quella della Lituania

che si trova alla fermata del vaporetto

“Celestia” (nelle vicinanze); per

poterla vedere con i bagnanti-cantanti

lirici, reclutati tra i veneziani, bisogna

recarsi nelle giornate di mercoledì e

sabato, altrimenti c’è solo il “il paesaggio”della

spiaggia. Il tema dei divertimenti

della gente sulle rive vicino

all’acqua è preso in prestito dalla pittura

impressionista, forse è proprio

questo ad avere reso simpatica la cosa.

Infine va ricordato che la città di Venezia,

come già collaudato nelle ultime


50

Le.15 11-32, installazione di Alexander Shishkin-Hokusai

al padiglione della Russia, ai Giardini

Installazione del padiglione della Francia, ai Giardini

edizioni della Biennale, offre una ventina

di

eventi collaterali, alcuni più

strettamente collegati altri che si pongono

con proposte solamente parallele

all’Esposizione internazionale.

Cosa c’è da vedere ai Giardini? Un

padiglione particolarmente coinvolgente

è quello russo con gli allestimenti

dell’Hermitage di San Pietroburgo;

i pavimenti e il soffitto in

legno intarsiato e alle pareti una scenografia

ispirata alla pittura fiamminga

su pannelli in legno multistrato.

Montati sui binari tipo ante di

armadio scorrevole, hanno collegati

dei cavi di luce rossa che evocano il

meccanismo di empatia che si crea tra

autore e fruitore del quadro che a

volte si interrompe, e la relazione

“cade a terra”, come il cavo. La parete

protagonista mette in scena su più

binari i visitatori-silouette del museo

girati di spalle che, come delle marionette,

si attivano meccanicamente

ogni cinque minuti e ciclicamente

ricomincia lo spettacolo. Nel rumore

cadenzoso dei meccanismi in movimento,

l’atmosfera è quella oscura di

un luna park di altri tempi. Lo scenografo

cinquantenne Alexander Shishkin-Hokusai,

decide di dissacrare il

ruolo dell’istituzione museale contemporanea

che mettendo in dubbio le

convenzioni si risolve in luogo dei

divertimenti di un rito collettivo.

Misteriosamente coinvolgente, una

scena dentro una scena, dove i visitatori

della Biennale guardano i visitatori-marionetta

del museo. Il paradosso?

In realtà è proprio il direttore

dell’Hermitage a curare gli spazi russi

con il progetto Lc. 15: 11-32, la parabola

del figliol prodigo (raccontata

nel Vangelo di Luca), rappresentata

dalla copia dell’opera di Rembrandt

dell’Hermitage Il ritorno del figliol

prodigo, alcune grandi sculture ispirate

al dipinto e vari bozzetti realizzati

dagli studenti dell’Accademia di Belle

Arti, due video installazioni religiose

con cui il regista Alexander Sokurov

contestualizza il grande pittore olandese

nell’età contemporanea.

Nel padiglione francese si sale dal

retro entrando in un buio scantinato.

L’artista Laure Prouvost, propone una

video-arte. Lei, vincitrice del Turner

Prize e del Max Mara Art Prize for

Women nel 2013, è una straordinaria

interprete del costante e bulemico

consumo di immagini della società

contemporanea. Ha creato 24 minuti

di immersione totale al di là dei confini

della visione, verso un altrove ora

svelato e condiviso, ora interrogato.

Un montaggio che è una frenesia di

immagini, un cortocircuito di forme e

colori, che si intrecciano per interrompere

le consuete dinamiche degli

eventi. Eccessi di flashback, apparizioni

seducenti. Un aneddoto? I sottotitoli

proiettati sotto, sulla panchina in

“pietra” del salottino. Ma che cosa fa

vedere il video? Un viaggio iniziatico

verso un luogo ideale, un road trip

girato da Parigi a Venezia fino a


Deep see blue surrounding you, video-art di Laure Prouvost, padiglione della Francia, ai Giardini

Performance della nebbia al padiglione centrale dei Gardini

Sede dei Giardini, vialetto che conduce al padiglione centrale

dentro al padiglione, passando per

Nanterre, Marsiglia, Murano etc. in

compagnia di rapper e danzatori di hip

hop, pre- stigiatori, acrobati, flautisti,

e gente di passaggio. È un video

romantico e tra- gico, ricco di dialoghi

e espressioni idiomatiche, la

sceneggiatura è in fran- cese e inglese

con alcuni passaggi in italiano, arabo e

olandese. Un gioco eclettico di codici

espressivi della cul- tura di massa,

della musica, del web e del cinema

sullo sfondo della società liquida nella

quale viviamo, evocata all’inizio

dell’allestimento dal mare surreale;

una resina celeste sulla quale il

visitatore cammina, cosparsa di pe- sci,

ossi di seppia e rifiuti di ogni genere

come telefonini e carta stagnola (vetro

artistico della Berengo di Mu- rano.

Indugiare sui dettagli!) prodotti dal

consumismo. Il video propone una via

di fuga, con riferimenti al presente,

all’esperienza quotidiana, alla descrizione

visionaria della natura che si svela

e dà colore alla vita e ai valori legati

alla semplicità dell’uomo, all’amicizia.

La chiave di lettura dell’intero

lavoro? È il polipo-totem che con i suoi

tentacoli sensoriali trascina tra passato,

presente e futuro, abbraccia tutto e

sospira. Bello e basta!

La Cecoslovacchia ha chiuso la mostra

a causa di un albero caduto sul padiglione,

che sfortuna! Il Belgio allestisce

un presepio dei lavoratori e un

titolo provocatorio Mondo cane. La

Spagna indaga su spazio pubblico e

spazio privato, insegna a riempire attraverso

il respiro uno spazio vuoto

(respiro oceanico) con un video-performance

di due donne che inspirano e

espirano al microfono.

Il padiglione Giapponese, si presenta

all’arrivo come una pausa feng-shui su

un salvagente dalla classica forma a

ciambella di un vivace arancio uovo.

Quindi si può approfittare per sostare

cullati dall’aria al suo interno, prodotta

da dei compressori. In realtà si scopre

poi che l’esposizione prosegue al piano

superiore dove riappare il gonfiabile

con dodici sedute e chi si siede

cambia il registro sonoro di alcuni

flauti (di diverso tipo) posti in alto e

coordinati meccanicamente (non soffiati

dall’uomo). La composizione musicale

è creata con il linguaggio binario

da singoli pc. Il lavoro è più complesso

del previsto, una riflessione sulla relazione

uomo-natura che coinvolge un

artista, un architetto, un musicista e, un

antropologo. Secondo il mito il sole e

la luna si incontrano e da un grande

uovo nacque una roccia. Quattro pannelli

video installati tutto attorno parlano

degli tsunamiishi, le rocce portate

a riva dal fondo dell’oceano nello tsunami

del 1771 sull’isola di Okinawa

che ospitano oggi nuove forme vegetali

e colonie di uccelli. Video, musica,

testo e spazio costituiscono un unicum

armonioso a tratti dissonante. Per ulteriori

informazioni recarsi sul posto.


www.tornabuoniarte.it

“Trenino infuriato o alberi proteggete questa mostra sono uno di voi” - 1982-83 - tecnica mista su tela - cm 60 x 50

Nicola De Maria

Firenze 50125 - Lungarno Benvenuto Cellini, 3 Tel.+39 055 6812697 / 6813360 - info@tornabuoniarte.it

Milano 20121 - Via Fatebenefratelli, 34/36 - Tel. +39 02 6554841 - milano@tornabuoniarte.it

Forte dei Marmi 55042 - Piazza Marconi, 2 - Tel +39 0584 787030 - fortedeimarmi@tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - Antichità - Via Maggio, 40/r - Tel. +39 055-2670260 - antichita@tornabuoniarte.it


54

La fotografia d’autore

in mostra a Voghera

Saranno le sale del piano nobile

del Castello Visconteo di

Voghera ad ospitare dal 14

settembre al 6 ottobre la seconda edizione

di Voghera Fotografia, incontro nazionale

dedicato alla fotografia d’autore che quest’anno

guarda alle migrazioni dei popoli

da un luogo a un altro, uno dei fenomeni

più complessi del nostro secolo.

Diretta da Arnaldo Calanca con il comitato

scientifico composto da Renzo Basora,

Luca Cortese, Gianni Maffi e Pio Tarantini,

Voghera Fotografia 2019, momento

di confronto e riflessione sulla comunicazione

visiva, coinvolgerà l’intera

città con un programma ricchissimo di

iniziative: più di 250 fotografie esposte,

sei progetti fotografici con le opere di

oltre 25 fotografi italiani e stranieri fra i

quali Harry De Zitter e Olivo Barbieri,

una mostra dell’Associazione Culturale

Cacciatori d’Ombra sulla via Appia, una

collettiva sui “Transiti” contemporanei,

una finestra su “I Giganti del Jazz” con

cinque progetti fotografici e quattro incontri,

oltre a corsi e workshop, incontri e

talk, visite guidate, performance e videoproiezioni.

Inoltre, Voghera Fotografia 2019 presenta

una “sala di posa per ritratti” itinerante nel


a cura di Roberto Sparaci

Olivo Barbieri

Adriatic Sea (staged)

Dancing People 2015

Venti immagini riprese dall’elicottero

della costa Adriatica romagnola

che in certe ore della

giornata si trasformano in una

specie di set teatrale e cinematografico.

Un progetto sul comportamento

dell’uomo in luoghi

considerati naturali e sulla veridicità

del ricordo.

centro della città, 2 concorsi fotografici

dedicati agli studenti delle

scuole medie e superiori, una mostra

composta dalle opere dei circoli

fotografici aderenti alla FIAF

della Provincia di Pavia, la prima

“Camera Obscura” stabile in Italia

nella Torre nord-ovest del Castello

Visconteo, un evento in collaborazione

con il FAI Giovani Oltrepò

su Leonardo Da Vinci a 500 anni

dalla sua scomparsa e un altro sul

180° compleanno della Fotografia.

Infine, completano l’offerta visite

guidate in alcune aziende locali

come Cifarelli, Balma e Capoduri,

Trenitalia, Officina Grandi Riparazioni,

oltre alla possibilità di visitare

i musei ed entrare all’interno

dei palazzi storici della città aperti

eccezionalmente per l’occasione.

Voghera Fotografia 2019 è organizzata

e promossa da Spazio 53 –

Visual Imaging in collaborazione

con l’Assessorato alla Cultura del

Comune di Voghera, La Provincia

Pavese e photoSHOWall, e patrocinata

da Regione Lombardia, Provincia

di Pavia, Fondazione

Cariplo, ASM, FIAF e UNICEF.


56

Harry De Zitter

The Himba Collection

Venti immagini in bianco e nero

che esplorano i volti e le esistenze

degli Himba, popolazione indigena

che vive nel nord della Namibia di

circa 12mila persone, considerata

l’ultima semi-nomade del Paese che

vive principalmente di pastorizia.

Sara Munari - Vanishing Shepherds

Venti scatti per raccontare come i cambiamenti

climatici, l'urbanizzazione e la

burocrazia stiano uccidendo l'esistenza

della cultura pastorale in Mongolia e di

come si assista a un vero e proprio

esodo umano di pastori verso le città,

soprattutto Ulan Bator.

Associazione culturale Cacciatori

d'Ombra – Appia, Work in progress

Nove autori presentano una riflessione

sullo stato di abbandono

della prima strada realizzata

in Italia al tempo dell’antica

Roma che, partendo dalla Capitale,

attraversa la parte meridionale

dell’Italia e arriva a Brindisi,

capolinea dei viaggi in O-

riente via mare: Pasquale Amendolagine,

Nello Coppola, Alessio

Deluca, Mauro Ieva, Francesco

Mezzina, Patrizia Ricco, Marco

Sacco, Simone Sanchioni, Salvatore

Simonetti.


Beppe Bolchi – Città senza Tempo

Il tema del paesaggio urbano affrontato con la fotocamera

a foro stenopeico. Il risultato che se ne ottiene

sono immagini che uniscono, alla fissità dei luoghi e

delle architetture, la traccia del passaggio delle persone,

la percezione della loro presenza, non la loro figura.

Mostra collettiva - Transiti

Dieci fotografi interpretano il senso “di movimento”,

ovvero le motivazioni dello “spostarsi” nel mondo contemporaneo:

Isabella Balena, Giancarlo Carnieli, Francesco

Cianciotta, Pier Paolo Fassetta, Gianni Maffi,

Stefano Parisi, Graziano Perotti, Nino Romeo, Sebastiano

Vianello e Daniele Vita.

I GIGANTI DEL JAZZ

Grazie alla collaborazione con La Provincia Pavese e photoSHOWall,

completa la rassegna espositiva di Voghera Fotografia

2019 la mostra diffusa “I Giganti del Jazz” a cura

di Roberto Mutti con cinque progetti fotografici tra Pavia e

Voghera: tre di Roberto Cifarelli (The Black Square; Paolo

Fresu, il musicista e il suo strumento; Roberto Petrin e i suoi

amori), uno di Alessandra Fuccillo (Mario Biondi, Best of

Soul in Moscow) e uno di Pino Ninfa (Jazz Spirit), che raccontano

percorsi, luoghi e personaggi del panorama jaz- zistico

italiano e internazionale. Inoltre, sempre in collaborazione

con La Provincia

Pavese, tra Voghera e Pavia si

svolgeranno anche quattro incontri

e confronti sul jazz.

“I Giganti del Jazz” fa parte di

Jazz Foto Festival, manifestazione

fotografica itinerante sul

mondo del jazz ideata da Davide

Tremolada Intraversato.

INFORMAZIONI AL PUBBLICO

c. 335 6356357 | 347 3253040 | 348 8422171

info@vogherafotografia.it

www.vogherafotografia.it

ORARI DI APERTURA AL PUBBLICO

sab. 14 e dom. 15 sett. 09.30-12.30 / 15-19.00

sab. 21 e dom. 22 sett. 09.30-12.30 / 15-19.00

sab. 28 e dom. 29 sett. 09.30-12.30 / 15-19.00

sab. 5 e dom. 6 ott. 09.30-12.30 / 15-19.00


58

Art&Vip

Da agosto in Tv Italia Fashion Lovers

con anthony Peth

“Innamorati della moda”

a cura della redazione

Iniziato come Milano Fashion

Lovers, il format televisivo

ideato e prodotto

da N&M Management, nonché

dalla giovane produttrice Napolitano

Mariaraffaella – rivelazione

dell’anno e tra le più giovani

produttrici italiane – è pronto

a sbocciare trasformandosi in Italia

Fashion Lovers. Rimasto invariato

nella forma e nei contenuti,

il programma si arricchisce con

una scenografia tutta nuova e con

la presenza in studio del pubblico.

La metamorfosi in due puntate

speciali – in onda a partire da agosto

su Canale Italia 53.

Primo appuntamento di Italia Fashion

Lovers dedicato alla moda,

alla sua storia e agli artisti che l’-

hanno resa grande. Ospiti in studio

la giornalista e scrittrice Silvana

Giacobini, la direttrice di

svariati magazine Lorella Ridenti,

l’attrice Milena Miconi e l’affascinante

Demetra Hampton. Ad

entrare nel vivo della trasmissione

parlando di tendenze, di icone di

stile ma anche dei cambiamenti

estetici che hanno interessato il fashion

system anche quattro maestri

della moda – gli stilisti Carlo

Alberto Terranova, Mario Orfei,

Vincenzo Merli in rappresentanza

di Egon von Fürstenberg e Sebastiano

Del Monte di Retropolitan.


In questa prima puntata dove a farla da

protagonista sarà il glamour anche importanti

esperti del settore moda tra cui

Angelo Lombardi – giornalista di moda,

tendenze e cultura, Camelia Lambru –

fondatrice di “Italian Wedding Awards”

e Rosy Hermess della Fondazione Moda

Italia. Come sempre al timone il padrone

di casa Anthony Peth – ormai consacrato

padrino dello stile. Con lui in studio

anche la modella Sofia Inglese che

anche per questa nuova edizione darà

voce al pubblico a casa leggendo le domande

giunte in redazione.

Un appuntamento imperdibile per conoscere

il passato, il presente e il futuro del

patinato mondo della moda.

Per il secondo appuntamento Italia Fashion

Lovers si tinge di rosso e affronta

il delicato argomento della

violenza sulle donne.

Quattro le protagoniste –

personalmente scelte dalla

produttrice Mariaraffaella

Napolitano – che diranno

la loro su questioni

quali i soprusi, il femminicidio,

lo stalking ma soprattutto

sul riscatto che

ogni donna può e deve

avere dopo tante sofferenze. Prima fra

tutte la giornalista Silvana Giacobini che

insieme alla collega Lorella Ridenti rappresenteranno

un punto fisso anche nelle


60

prossime puntate di Italia Fashion Lovers.

Completano il parterre ospiti l’attrice

Hoara Borselli e la modella

Valeria Altobelli – fondatrice dell’associazione

Mission Onlus a tutela di

donne e minori. Una puntata ricca di

emozioni in cui a emergere è la positività,

la voglia di lottare, di combattere

e di dire finalmente basta.

Come anticipato le due puntate saranno

visibili in prima serata sul canale 53 del

digitale terrestre il 19 e il 26 agosto

2019. Amanti della moda siete avvisati:

non perdetevi gli appuntamenti con Italia

Fashion Lovers.

Noi di Art & Art abbiamo incontrato il

presentatore, volto noto della Rai per

un tu per tu dal profumo di arte..

Anthony abbiamo avuto modo di conoscerti

circa un anno fa, tante cose sono

successe da allora, prima l’edizione finale

di Gustibus che vi ha portato alla

vittoria di un David, poi il tuo ritorno

in Rai con People attraverso i sentieri

del gusto, ed ora al timone di un format

nuovo, unico e originale dedicato agli

amanti della moda, se dovessi descrivere

in un opera d’arte la tua vita come

la definiresti e a chi in caso la paragoneresti?

La definirei colorata e per alcuni versi

astratta... Un quadro che possa rappresentare

al meglio la mia vita è sicuramente

la Composizione del pittore

Vasilij Kandinsky. I suoi lavori sono

sempre oggetto di un lento processo

creativo. Mai nulla è dettato dal caso,

ma tutto è frutto di un complicato lavoro,

di uno studio profondo, un po

come il mio percorso artistico e tutta la

dedizione che metto in atto per realizzare

dei progetti attraverso una ricerca

interiore. Nel quadro infatti si può notare

che nessuna forma e nessuna combinazione

di colori si ripete. Si alternano,

in questo dipinto, dissoluzioni,

scontri e subitaneità, un po come la mia

vita!

Un saluto ai lettori di Art & Art.

Ai lettori di Art & Art un bacione da

Anthony Peth e ricordate Italia solidale

... Italia più bella!


62

Renato MAMBOR

“Moto Guzzi” - 2012 - serigrafia su tela - cm. 70x100


di Giorgio Barassi

Grafica d’autore:

scenario favorevole

Non è il caso di addentrarsi nella eterna e sterile

polemica dei detrattori delle opere grafiche. Sarebbe

riproporre un tema non caro a quelli che

non ammettono l’autorevolezza e la qualità dei

lavori grafici di artisti che hanno mostrato, proprio in

quella maniera elaborata e tecnicamente impegnativa, la

loro sapienza tecnica, affermando ulteriormente la loro

capacità.

La riapertura, dopo le ferie d’agosto, dello scenario di proposte

di arte italiana vede con favore, ed era ora, l’approdo

del collezionismo alle opere grafiche che siano testimonianza

del valore di quanti, presi dal voler diffondere caparbiamente

il loro operato, si sono misurati con l’espressione

grafica, riuscendo a colpire nel segno, in particolare,

con opere che recano le caratteristiche di una ricerca

artistica raffinata, coerente e, detto in confidenza,

più affrontabile in termini economici.

È in particolare il caso di quegli artisti che hanno usato

più linguaggi al fine di perseguire le proprie idee e i propri

sogni. Modigliani diceva: l’unico dovere che hai è quello

di seguire i tuoi sogni. Renato Mambor, protagonista certo

e convincente della più pura epoca del Pop tricolore, era

solito ripetere: la pittura, la scultura, sono strumenti per

guardare il mondo, una guida per l’esercizio visivo. L’arte

come pulizia dello sguardo. Dalla miscela dei due assunti

nasce e cresce l’interesse attorno alle opere grafiche dell’artista

romano scomparso nel 2014, che si è speso in una

produzione senza limiti. Pittura, grafica, performances, cinema,

teatro. In tutta la sua produzione riecheggiano i

temi fondanti di una ricerca lineare, precisa ed efficace.

Nella grafica, Mambor fa riecheggiare il gusto per le sue

campiture decise, la nettezza di divisione degli spazi, il

racconto delle cose che pervadono ed affiancano l’esistenza.

Fosse anche un oggetto hors d’usage, a lui interessava

per diffondere e promuovere il suo credo di artista

libero e intensamente legato all’umanità.

La grafica per Mambor è esercizio di stile convinto e convincente

e mostra le qualità di un instancabile creatore di

occasioni per capire le sfaccettature della Pop Art più indagante

e intrigante. La cura e l’attenzione per la riuscita

di un’opera grafica è evidente, nitida, possente. E il mercato

premia i virtuosi, da quello che alle prime battute si

comincia a percepire.


62

Galleria Ess rrE

Arte moderna e contemporanea

galleriaesserre@gmail.com - cell. 329 4681684

Mostra personale di

Maurizio Baiocchini

e Simona Barrella

dal 5 al 30 agosto 2019

Alla Galleria Ess&rrE si è tenuta la mostra personale “Evoluzione”

di Maurizio Baiocchini dal 5 al 30 agosto 2019.

Circa 40 opere in esposizione che hanno riscosso un notevole

successo.

Ospite dell’evento la fotografa Simona Barrella che ha

esposto 12 meravigliose fotografie dal titolo “Happy” del

viaggio in Cambogia.

Porto turistico di Roma - loc. 876

Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - cell. +39 339 5069728

galleriaesserre@gmail.com


Statua Femminile

panneggiata a Palazzo Altemps

… “La Fanciulla di Marmo”

a cura di Marina Novelli

Gremitissima la “Sala del

Galata” di Palazzo Altemps,

quando nel pomeriggio

del 27 maggio u.s.,

malgrado una giornata estremamente

uggiosa e carica di pioggia

nonché un traffico letteralmente impazzito,

è stata sede della presentazione

alla Stampa del restauro della

Statua Femminile Panneggiata, già

di proprietà Ricordi. Nel 2018 la statua

è stata ceduta allo Stato italiano in base

alla legge 512 del 1982 che permette la

cessione di beni culturali in pagamento

delle imposte, e conseguentemente assegnata

al Museo Nazionale Romano,

nel suggestivo Palazzo Altemps, e

quindi mirabilmente collocata nella

“Sala della Menade”, accanto appunto

alla Menade Veneziani, che a sua volta

era stata ceduta in pagamento delle imposte

nel 1997. La Statua Femminile

Panneggiata, è derivata da un tipo iconografico

di età ellenistica, ed è databile

al II secolo a.C. e che rappresenta

una figura femminile elegantemente

panneggiata, in marmo bianco e non di

grandi dimensioni. È inoltre priva della

testa e delle braccia, che erano state lavorate

separatamente e inserite con

perni. La figura è dolcemente poggiata

sulla gamba sinistra e con la destra

flessa e delicatamente scartata di lato.


66

Loggia di Palazzo Altemps

Suggestivo interno di Palazzo Altemps

La veste consiste nella tipica lunga tunica

greca denominata chitone e che

aveva la forma di una camicia senza

maniche e stretta alla vita da un cordone,

lasciando intrigantemente scoperta

la spalla destra e parte del seno;

le pieghe si presentano fitte e sottili,

rendendo magistralmente visibile la

trasparenza della veste, mentre il mantello

(himation) di stoffa più pesante e

ruvida , che in origine si avvolgeva attorno

al braccio sinistro, riveste completamente

le gambe, risalendo obliquamente

sulla parte posteriore. L’intervento

conservativo è stato possibile

grazie al sostegno offerto dalla Fondazione

Paola Draghetti onlus. La statua

originariamente non si trovava in uno

stato di conservazione ottimale e la

fase di restauro è avvenuta in modalità

di cantiere aperto, avendo così consentito

ai molteplici visitatori di apprezzare

il lavoro svolto dai restauratori in

corso d’opera. La superficie, molto erosa

e scagliata in più zone ben localizzate,

evidenziava uno strato compatto

di polvere grassa sedimentata e aderente

al rilievo, oltre ad una forte individuazione

di residui di prodotti utilizzati

in interventi precedenti, come

resine e cere, nonché alcune macchie

di ruggine, oltre a diversi perni metallici

ove, in molti dei quali, è presente

una consistente patina di corrosione;

erano inoltre presenti stuccature composte

da malte e prodotti non idonei.

Proprio a questo proposito prima di

procedere al lavoro di restauro, sono

state eseguite mirate e rigorose indagini

diagnostiche. La pulitura della scultura,

è stata eseguita con prodotti innovativi

rispettando l’opera, l’operatore

e l’ambiente, consentendo quindi

il recupero delle migliori condizioni di

conservazione e di fruizione estetica

della statua stessa, nonché, sempre per

una maggiore conoscenza e una più

completa documentazione del restauro,


la Statua Femminile avvolta nel suo chitone e mantello

sono stati effettuati rilievi e fotomodellazione

3D. La storica dell’arte Daniela

Porro, Direttore del Museo

Nazionale Romano, in fase di Conferenza

Stampa ci ha presentato il volume

La fanciulla di marmo da lei

curato insieme ad Alessandra Capodiferro

ed edito da Gangemi Editore

che racconta gli studi effettuati, oltre

alla presentazione di una interessantissima

proiezione video delle fasi di restauro

più salienti della statua “La

fanciulla di marmo” di Mounts, prodotto

dalla Fondazione Paola Droghetti

onlus. Sulla Fanciulla di

marmo si è anche espresso Francesco

Scoppola (Direzione Generale Educazione

e Ricerca), sebbene, come egli

stesso ha asserito, di non essere uno

storico dell’arte ma un architetto e nel

mito e nella antichità più remota, ha

sottolineato, tale ”fanciulla di marmo”

è in realtà una addolorata… una “niobe”

che ha visto i suoi bellissimi sette

figli e le sue bellissime sette figlie,

sterminati dalle divinità a causa della

loro inenarrabile bellezza di cui essi

stessi si vantavano troppo… e questa

madre non può far altro che piangere,

piangere e piangere fino a trasformarsi

in pietra… continuando ancora dolorosamente

a piangere! In realtà “la fanciulla

di marmo” è il simbolo antesignano

di un destino tristissimo che

precede appunto quella che poi diven-


68

Daniela Porro, Direttore del Museo Nazionale Romano

Francesco Scoppola, architetto-restauratore e Direttore Generale Educazione e Ricerca

terà l’icona della Addolorata o della

Pietà… rappresenta quindi il mito antichissimo

dell’essere umano pietrificato

dal dolore. Ma non sono solo

questi i sentimenti che questi marmi

producono in noi osservatori, perché in

realtà sono fautori di bellezza e ammirazione…

ma soprattutto, producono

l’idea che questa bellezza, che per altri

esseri viventi è fragile, transeunte o

impermanente, nel marmo invece dura

secoli… e a volte, nei casi più fortunati,

addirittura millenni! Di estremo

interesse anche l’intervento di Vincenzo

Ruggieri, Presidente della

Fondazione Paola Droghetti onlus , il

quale ha sottolineato che proprio in Palazzo

Altemps si trova un frammento

della memoria di Paola Droghetti:> Con la pubblicazione

di questo volume, che è il ventiquattresimo

della Collana Interventi

d’Arte sull’ Arte, si è voluto non solo

rendere noti i risultati degli studi storici

e dell’intervento di restauro sulla

scultura romana del II sec. a.C., ma

avere l'intenzione di affermare ulteriormente

l’impegno della Fondazione a

favore della cura del notevole patrimonio

artistico italiano. Il volume, oltre a

uno studio storico-artistico, sulla scultura,

finora inedita, nonché ad un contributo

specifico sull’abbigliamento della

figura femminile, illustra dettagliatamente

le varie fasi dell’intervento di

restauro e i risultati delle immagini

scientifiche. Sostenendone la conservazione

è un fatto importantissimo dato

che volgere lo sguardo e l’attenzione

al nostro passato, al mondo classico in

particolare, ed alla sua cultura, aiuti

noi e soprattutto i nostri giovani, a capire

quanto sia indispensabile oggi, conoscere

la storia, le nostre radici, al

fine di comprendere in profondità il

tempo presente.


www.tornabuoniarte.it

“Natura morta con mandorle” - 1933 - olio su cartone - cm 50,5 x 65,5

Filippo De Pisis

Firenze 50125 - Lungarno Benvenuto Cellini, 3 Tel.+39 055 6812697 / 6813360 - info@tornabuoniarte.it

Milano 20121 - Via Fatebenefratelli, 34/36 - Tel. +39 02 6554841 - milano@tornabuoniarte.it

Forte dei Marmi 55042 - Piazza Marconi, 2 - Tel +39 0584 787030 - fortedeimarmi@tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - Antichità - Via Maggio, 40/r - Tel. +39 055 2670260 - antichita@tornabuoniarte.it


70

Paola Romano

“Ombre e luci”

“Luna policroma” - 2019 - Ø cm. 100

7 SETTEMBRE

Abbazia di Montecassino

vernissage ore 17

8 settembre/ 30 ottobre 2019

2019

a cura di Roberto Capitanio

Abbazia di Montecassino - Via Montecassino, 03043 Cassino FR

orari lun/dom 8.30 - 19.00 - info +39 335 8217874


in MOSTRA

PAOLO BiSiGHin

DAL 22 OTTOBRE AL 5 nOVEMBRE 2019

“La simbolica visione surreale-onirica

si veste di un vivace cromatismo”

“Party n 1” - 2018 - olio su tela - cm. 100 x 100

“avvolti in uno sfondo dal suggestivo impatto cromatico i paesaggi dell’artista Paolo Bisighin, che attraversano magistralmente

uno scenario surreale, vengono costantemente interpretati con uno spazio pittorico di notevole creatività,

all’insegna di un linguaggio portato avanti con indiscutibile talento e con originale narrativa simbolica. dal suo iter ne

scaturisce una consapevolezza espressiva di forte effetto visivo e di resa contenutistica che egli riesce a sintetizzare

mirabilmente nelle sue composizioni. Paolo Bisighin, con un linguaggio proprio pittorico, realizza opere dalla capacità

immaginativa che si traducono in singolari figurazioni dove la realtà si fonde con la fantasia dando così vita e anima

alle sue creazioni. Tra surreale e simbolico, l’artista Paolo Bisighin, in un susseguirsi ritmico di luce, di segno e di colore,

stabilisce un’armoniosa e un’equilibrata gestualità di studiata matrice figurativa in continua mutazione. Giochi di

luce e di trasparenza, dal raro cromatismo, tratto deciso e dinamica materica-strutturale, rivelano all’interno del percorso

pittorico di Paolo Bisighin, un’evidente e una solida maturità tecnica”.

Monia Malinpensa (Art Director- Giornalista)

MOSTRA A cuRA Di MOniA MALinPEnSA

REFEREnZE E QuOTAZiOni PRESSO LA MALinPEnSA GALLERiA D’ARTE By LA TELAcciA

Malinpensa by La Telaccia - Corso inghilterra, 51 - 10138 Torino

Tel +39.011.5628220 - +39.347.2257267

w w w . l a t e l a c c i a . i t - i n f o @ l a t e l a c c i a . i t

ORARIO GALLERIA: DAL MARTEDI AL SABATO DALLE 10,30 ALLE 12,30 - 16,00 ALLE 19,00


72

“due minuti di arte”

IN DUe MINUTI VI RaccONTO La

STORIa DI aNTONI GaUDÌ,

L’aRcHITeTTO cHe Ha DaTO FORMa aI SOGNI

di Marco Lovisco

www.dueminutidiarte.com

www.facebook.com/dueminutidiarte

Barcellona non è solo la più

importante città catalana, famosa

per la movida che anima

la Rambla fino al mattino,

per i blaugrana che danno

spettacolo al Camp Nou o per il

Museu Picasso, imperdibile. Barcellona

è anche uno dei più grandi musei

a cielo aperto, ed è tutto merito del

grande Antoni Gaudì.

Dalle spettacolari guglie della Sagrada

Familia che sembrano costruite sulla

sabbia, al viaggio senza tempo ai

confini del sogno nel parco Güell; da

Casa Batlló, con i suoi balconi che

sembrano forgiati con ossa a Casa

Milà, che i barcellonesi chiamano “La

Pedrera”.

Le opere di Gaudì sono frammenti di

sogno smarriti sotto un orgoglioso

cielo catalano.

1. Lo spagnolo Antoni Gaudí y Cornet

(Reus, 1852 – Barcellona,1926) è stato

uno dei più grandi architetti mondiali.

È considerato il massimo esponente del

“modernismo catalano”, stile artistico

che si sviluppò a Barcellona tra la fine

del XIX e l’inizio del XX secolo.

2. Il padre dell’architettura moderna,

Le Corbusier (1887-1965) definì Gaudí:

“plasmatore della pietra, del laterizio

e del ferro”. I cittadini di Barcellona

lo battezzarono: “architetto di

Dio”.

3. Nato nella Catalogna meridionale a

Reus (ma alcuni sostengono fosse

nativo di Riudoms), Gaudí ha sempre

sostenuto i movimenti autonomisti

volti alla protezione della cultura della

lingua catalana.

4. Brillante architetto fin da giovane,

uno dei suoi incontri più importanti fu

quello con l’industriale catalano Eusebi

Güell che gli commissionò alcune

delle sue opere più importanti.

5. Tra queste va ricordata sicuramente

il parco Güell a Barcellona, che costituisce

uno splendido esempio dell’onirismo

che permea le opere dell’artista

catalano, maestro nell’arte di inserire

motivi simbolici nei suoi lavori, in-


tegrandoli perfettamente con l’equilibrio

e l’armonia delle forme.

6. A soli trentuno anni (1883) Gaudí

viene nominato architetto capo per la

costruzione a Barcellona del Tempio

Espiatorio della Sagrada Familia, una

monumentale basilica a cui l’artista

dedica tutta la vita. L’opera è rimasta

incompiuta (sarà terminata nel 2026),

ciò nonostante è il monumento più

visitato della Spagna.

7. Dal 1914 Gaudí si ritira dalla vita

pubblica per dedicarsi interamente a

quest’opera sacra, decidendo di vivere

in una stanzetta nel cantiere e conducendo

una vita monacale.

8. Ossa, tronchi di alberi, archi naturali,

stalattiti, rami: Gaudí, per realizzare

la struttura dell’opera prende spunto

dagli elementi naturali. Secondo l’architetto

catalano infatti, ogni architettura

crea un organismo a sé stante e

come tale deve ispirarsi alla natura.

Questa concezione delle forme avvicina

l’arte di Gaudí all’Art Nouveau

(in Italia conosciuta come “Stile Liberty”).

9. Il 7 giugno del 1926 Gaudí viene

investito da un tram, i soccorritori,

vedendo il suo aspetto dismesso lo

scambiano per un vagabondo e lo

accompagnano all’ospedale della Santa

Croce, un ospizio per mendicanti. Viene

riconosciuto solo il giorno dopo dal

cappellano della Sagrada Família, ma

ormai è tardi. Morirà il 10 giugno. Ai

suoi funerali partecipano migliaia di

persone. Oggi riposa nella cripta della

Sagrada Famiglia.

10. Alcune delle principalI opere

realizzate da Gaudí a Barcellona sono

state inserite nella lista dei patrimoni

dell’umanità dell’UNESCO, tra queste

la Casa Vicens; i lavori di Gaudí sulla

facciata della Natività e la cripta della

Sagrada Familia; Casa Batlló e la

Cripta nella Colonia Güel.


74

Raffaele Attanasio

La prima volta che ho visto quest'opera, corruscata dalla sua luce, per istinto mi è venuta voglia di allungare il braccio per coglierne

un frutto... incurante delle insidiose spine! Tutte le opere di Raffaele Attanasio, salentino DOC, sono irrorate di una luce pervasiva,

non transuente,... ricca dei vividi e caldi colori della sua penisola, che affacciata sul mare ne evocano il suo mite splendore... non

tralasciando mai però, le minacce delle occultate “spine”. Un artista di indiscusso interesse tecnico e profondamente introspettivo...

struggente nel suo afflato poetico.

“Fichi d’India salentini” - 2014 - Olio su tela - cm. 74 x 44

Mob. 380 63 77 640

raffaele.attanasio@hotmail.com - www.gigarte.com/raffaele-attanasio50

Marina Novelli


Porto turistico di Roma - Loc. 876- Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma

galleriaesserre@gmail.com

Loveandjoy - (diptych) tecnica mista su tela - cm. 100 x 100

Antonio Murgia


76

Biografie d’Artista

Talenti del XXI secolo

a cura di Marilena Spataro

Elena Modelli

Il fantastico mondo di Armonia e Felicità

Elena Modelli è una scultrice attiva

fin dagli anni '90. Vive e lavora

a Imola. E' stata allieva

dello scultore romano Sandro

Pagliuchi e del ceramista faentino Guido

Mariani. Ama creare mondi poetici fatti di

colori, incanti e paradossi, dove le sue allegre

e coloratissime “creature” guardano

stupite il mondo che le circonda. Le sue

istallazioni sono surreali e stravaganti.

Ha esposto in spazi pubblici e privati in

Italia e all'estero.

Tra le mostre più importanti degli anni

2000 si ricordano:

2003, Via Maria, Museo Diocesano di

Imola, 2007 personale Banca Popolare

di Milano, 2007 personale Palazzo

Monsignani Imola, 2008 Galleria di

Porta Montanara, Imola, 2009 Chiesa

di San Giacomo, Imola, 2011 Galleria

Saman, Roma, 2013 Attualità

del Mito, Voltone della Molinella, Faenza,

2015 Vernice Art Fair Forlì,

2016 Vernice Art Fair Forlì, 2016 Pinacoteca

Comunale Faenza, 2017 Forte

dei Marmi, 2017 Ceramiche sonore, Faenza,

Galleria Spazio Dinamico Arte, Firenze

2018, Galleria Ess&rrE, Roma 2018/2019,

opere in mostra permanente, Galleria Memoli,

Potenza 2018, vincitrice II Premio 17°

Concorso Coinè per l'Arte, Vernice Art Fair

2019, Forlì, Galleria Ronchini, Faenza 2019

Hanno commentato la sua arte: Rolando

Giovannini, Alberto Gross, Marilena Spataro,

Lietta Morsiani.

Critica

“Le piccole installazioni di Elena

Modelli dimostrano la loro massima

consuetudine con la stravaganza e

l'iperbole: viottoli e crocicchi in cui

sarà normale incontrarsi con chiocciole

variopinte che ci scrutano curiose,

dalle antenne svagatamente

vigili, oppure lasciarsi spaventare

per un attimo dalle fauci spalancate

di coccodrilli colorati e brillanti che

si riveleranno ben presto del tutto

innocui, quasi gli abituali animali

domestici che verrebbero ad accoglierci

una volta giunti nell'ipotetico

giardino surreale predisposto dall'artista.

Un'ipotesi di elevata leggerezza visiva

che riconduce alla

lezione di grandi

nomi del fumetto

nostrano come Altan e

Jacovitti, passando –

obbligatoriamente – attraverso

lo specchio di

Carroll”. (Alberto Gross)

“Quando la fiaba attraversa

l'arte. E l'occhio

tornato bambino

incrocia stupefatto lo

strano mondo fatato nato dalla vivida

fantasia d'artista di Elena Modelli,

allora tutto può accadere. E

tutto è concesso in quell'universo

gioioso e giocoso dove come per miracolo

tutto si anima. E strane creature,

un po' piante un po' animali, e

tanto altro ancora, ironici ibridi di

terracotta dai mille colori, allegramente

ti balzano incontro. E con

sguardo malizioso, scrutandoti come

chi ben conosce il mistero dei

“giochi più belli”, silenti ti guidano

sulla soglia dei sogni: luoghi dell'anima

dove tutto è stupore e meraviglia.

Dove sovrane regnano, in un

complice, perpetuo, scambio di ruoli,

Armonia e Felicità”

(Marilena Spataro).

“Elena Modelli è questo.

Ella è in quella nuvoletta di giove

reale e irreale, gioco e finzione che

si avvicina a Io”.

(Rolando Giovannini)

“Elena Modelli crea esseri fantastici

e surreali che potrebbero sembrare

semplicemente divertenti, invece

sono il frutto di una complessa interazione

tra fantasia e sentimento

[...] queste forme con rimandi naturalistici

si ammantano di colori e

particolari fantasiosi che scaturiscono

direttamente dall'anima dell'artista”.

(Lietta Morsiani)


78

La Settima Arte

protagonista a

Fara Sabina

di Francesco Buttarelli

M

agia, sogno, cultura

ed arte nelle notti di

agosto al Fara Film

Festival. Organizzato

dalla sapiente regia

di Pietro Oddo, coadiuvato

dall'assessore alla cultura del comune

Paola Trambusti e dalla responsabile

del museo storico Chiara Appolloni,

il festival si è sviluppato in quattro

giorni, suscitando nei presenti una miscellanea

di sensazioni. Ci sono tanti modi

infatti per vivere il cinema. Alcuni ne

fanno una professione, realizzano film in

qualità di registi, produttori, attori, sceneggiatori;

altri lo guardano, sperando di

esserne incantati e trasportati più vicini

o più lontani dalla propria vita. Altri ancora

lo studiano per trarne teorie, affascinati

dall’inafferrabile universo che il

cinema riesce a proporre sin dall'inizio

della sua storia. Il Fara Film Festival ha

realizzato buona parte di quanto sottolineato.

Attraverso la visione serale di film

d'autore, preceduti da dibattiti ed interviste

stimolanti, con attori e registi, Pietro

Oddo e Ilario Di Giovambattista

sono riusciti a coinvolgere il pubblico

rendendolo non solo partecipe, ma parte

realmente attiva dell'evento. Personaggi

del calibro di Gabriel Garko, Maurizio

Mattioli, Pablo e Pedro, Anna Falchi,

Gianfrancesco Lazzotti Giselda Volodi,

Lorenzo Lazzarini, Lorenzo Giovenga,

Maria Chiara Centorami,

Alessandro Valori, Cristian Marazziti,


sono riusciti a dialogare con il pubblico

mettendo a nudo gli aspetti più importanti

dell'arte cinematografica. Il culmine

dell'evento si è avuto con il concorso

del festival del cortometraggio.

Un'iniziativa particolare che ha visto

protagonista una giuria popolare, chiamata

a scegliere il vincitore tra otto

splendidi corti in gara sapientemente

presentati dalla regista Guendalina

Zampagni. Nel corso della cerimonia

di premiazione, i giurati hanno evidenziato

come non sia stato semplice stilare

una graduatoria di merito, visto il valore

di ogni singolo opera. Al termine della

votazione è risultato vincitore il corto

dal titolo “Rocky” di Daniele Pini; un

corto ben diretto con una storia originale

che si basa sull'esistenza di un

amico immaginario, destinato ad avere

una scadenza di vita che lascia importanti

interrogativi sul senso dell'esistenza.

Una segnalazione di merito è

stata attribuita al corto “Non mi posso

lamentare” di Elisa Billi e Cristiana

Mecozzi, ambientato in un ipotetico ufficio

reclami, il corto si muove in un

luogo senza punti di riferimento, immaginario

e reale al tempo stesso, qui i

problemi dell'umanità veri o ipotetici si

accavallano mostrando l'essere umano

nudo con la sua problematica esistenziale.

Per quattro giorni indimenticabili

Fara in Sabina è divenuta un centro propulsivo

di arte e cultura. Turisti provenienti

da ogni luogo hanno invaso lo


80

splendido centro storico, visitando

ogni angolo del

suggestivo paese, compreso

l’antico convento delle Clarisse.

Il regista Marco Mari

ha realizzato un corto sui

luoghi più significativi dell'antico

borgo di Fara in sabina,

evidenziandone la storia

mistica e coinvolgendo

attraverso interviste alcune

suore del convento. Un contributo

culturale e divulgativo

si è avuto da Rai3 Regione,

che attraverso i servizi

della giornalista Gemma

Giovannelli ha raccontato

i momenti più significativi

del festival. Quando

le prime ombre della sera

rendevano il borgo ancora

più suggestivo, il pubblico

degustava i cibi proposti

dalla qualificata ditta Martini

Eventi in una piazza

elegantemente organizzata

ad incontri conviviali.


Intervista a Mirko Mele

direttore artistico della Life Art Gallery

Giornalista: Oggi siamo in Luglio 2019,

incontriamo il Direttore Artistico della Life

Art Gallery Mirko Mele.

Giornalista: Buongiorno Direttore, finalmente

vi incontriamo. Ci vuole parlare di

questo progetto che nascerà in Settembre?

Mirko Mele: Colgo l’occasione per ringraziare

tutti i miei artisti e collezionisti che

avranno l’opportunità di leggere questa rivista.

Questo progetto nasce per la valorizzare

l’arte italiana e di conseguenza i suoi

artisti, una ricerca costante dell’arte del nostro

tempo attraverso le forme d’arte quali,

pittura, scultura e fotografia.

Giornalista: Direttore, questo progetto è

nato da 2 anni, quali sono le grandi novità

di quest’anno?

Mirko Mele: Sicuramente una rete di Gallerie,

su tutto il territorio italiano, da anni

attuano una politica abbattendo le barriere

di fruizione ed aprendosi al nuovo mercato

globale con due sedi negli United States, a

Miami e a New York, in Italia a Padova,

Milano, Parma, Lecce, Roma e Battipaglia

sono gli spazi dedicati al progetto con attività

di Gallerie d’eccellenza utilizzate

come moltiplicatore della voce dell’artista

ed una nuova via per dare valore alle loro

opere e grande novità la filmografia italiana.

Giornalista: Direttore mi accennava della

Filmografia, in cosa consiste, come va a

valorizzare i suoi collezionisti e artisti?

Mirko Mele: Questa attività pioneristica

l’ho voluta mettere a disposizione per i

miei collezionisti per valorizzare le opere

acquisite ma soprattutto per i miei artisti.

Cominciando dal 2019 per i prossimi anni,

alcuni dei film potranno raccontare l’artista

o semplicemente un opera abbattendo definitivamente

le barriere di comprensione

dell’arte contemporanea, sdoganando le

immagini dell’artista e consacrandolo attraverso

un mezzo nuovo e universale.

Giornalista: Direttore mi parlava di una

sorpresa, vuole svelare qual è?

Mirko Mele: Posso anticiparle che da Settembre

il mio marchio LIFE ART GAL-

LERY, collaborerà con la rete di Gallerie

ART&CO’ e con SPIRALE MILANO che

si dedicheranno agli artisti con un progetto

della Mediolanum Art Gallery (MAG) entreranno

nelle fiere di settore più rinomate,

cataloghi dedicati per ogni Mostra Personale

ad ogni artista, pronti ad interpretare

le nuove tendenze della contemporaneità

non difronte l’artista ma bensì al suo fianco

per condividere insieme un percorso nuovo.

È un progetto che vuole dare voce a chi

utilizza un medium espressivo artistico per

protestare, per raccontare e raccontarsi, per

tracciare una linea al nostro tempo, una comunicazione

mirata nei Musei Italiani, saranno

gli strumenti d’eccellenza dell’artista,

con un Comitato Scientifico dedicato,

pronto ad interpretare le tendenze della

contemporaneità.

Giornalista: Direttore grazie per la sua disponibilità,

quindi questa sorpresa la lasciamo

per la prossima intervista.

V.Brodolini 9

84091 Battipaglia (SA)

www.lifeartgallery.it

info@lifeartgallery.it

tel. 0828/300013


82

Effetto Araki

Dal 21 giugno al 30 settembre 2019

Siena, Santa Maria della Scala

di Marilena Spataro

NEffetto Araki, la mostra in

corso, fino al 30 settembre,

nei suggestivi spazi del complesso

di Santa Maria della

Scala a Siena, è l'omaggio che la città toscana

dedica, per gli oltre 50 anni di carriera,

al maestro giapponese Nobuyoshi

Araki, tra i maggiori fotografi della contemporaneità

di fama internazionale.

«La rassegna, visto il consistente numero

di opere fotografiche in esposizione, oltre

tremila scatti, e l'ampio lasso di tempo in

cui le circa 20 serie di foto sono state realizzate,

si pone come una retrospettiva

del lavoro del maestro giapponese» commenta

il curatore della mostra, Filippo

Maggia, che in questa veste, oltre che in

quella di amico, segue Araki da più di 20

anni. «Essendo stati invitati - afferma

Maggia – già da qualche tempo a tenere

una esposizione di lavori di Araki a Siena,

abbiamo pensato che sarebbe stata

l'occasione giusta per dar vita a qualcosa

che tratteggiasse in maniera importante

la lunga carriera del maestro, oggi sulla

soglia degli ottant'anni. Nasce, appunto,

da qui questa vasta selezione di opere che

danno conto del suo lungo percorso artistico.

Di fatto una retrospettiva vera e

propria, considerando che esporre tutta la

ricchissima produzione di Nabuyoshi

Araki sarebbe impossibile. Seguo da curatore

l'artista giapponese da molto tempo

e posso tranquillamente affermare che

Effetto Araki è veramente una mostra diversa

da tutte le altre tenutesi fino a ora

in Europa e in Italia, con alcuni lavori

realizzati per questo evento e con parecchie

serie inedite, in quanto mai esposte

in alcuna altra sede». «Questa mostra -

prosegue il curatore - é la palese conferma

del grande valore artistico e della

grande bellezza che caratterizzano il lavoro

del maestro Araki. Si va ben al di là,

infatti, delle foto del bondage che lo re-


sero famoso nel mondo».

Tra le serie che vengono presentate a

Santa Maria della Scala, è possibile ammirare

le Satchin and his brother Mabo,

Sentimental night in Kyoto, August, Tokyo

Autumn e altre ancora, presentate per

la prima volta in Italia, alcune delle quali

sono inedite pure in Europa, come Anniversary

of Hokusai’s Death e Gloves.

Nella raccolta Araki’s Paradise, realizzata

appositamente per Siena, si hanno fotografie

che Araki scatta utilizzando la sua

casa come un palcoscenico. «A Siena, abbiamo

un Araki particolarmente originale,

riflessivo e emozionante, che qui

sembra voler riassumere la sua intera vicenda

artistica e umana» sottolinea Maggia.

Lungo il percorso espositivo troviamo il

racconto dedicato a Satchin and his brother

Mabo, due ragazzini vicini di casa di

Araki, immagini degli anni sessanta;

Subway of Love, fotografie scattate nella

metropolitana di Tokyo a cavallo degli

anni settanta; ritratti classici di eleganti

donne e uomini giapponesi e le composizioni

intitolate Araki’s Lovers degli anni

ottanta e novanta; una raffinata selezione

di bondage; le immagini appartenenti a

Tokyo Diary del decennio 2000-2010,

diario fotografico che Araki aggiorna

quotidianamente dal 1980, e la cronaca

del 2017 intitolata Anniversary of Hokusai’s

Death, in onore del grande pittore e

incisore giapponese Katsushika Hokusai.

Accanto al toccante Sentimental Journey

in versione completa (il racconto del

viaggio di nozze con la moglie Yoko in

108 fotografie in bianco e nero), viene

proposta per la prima volta in Italia l’altrettanto

emozionante lavoro intitolato

Sentimental night in Kyoto; e poi ancora

l’Amant d’Août, dedicata alla modella

Komari; le fotografie realizzate in occasione

dei 60 anni dalla fine della guerra,


84

The 60th year after the End of the War, e

una ventina di dittici dalla serie Tokyo

Nude, architetture simboliche della capitale

giapponese accostate a nudi femminili.

Oltre alle Polaroid organizzate in

tavoli, scatti che narrano del quotidiano

vivere dell’artista a Tokyo, compaiono

altre due recenti serie dedicate alla sua

città natale: Tokyo Summer Story e Tokyo

Autumn, brillante e luminosa la prima

- come lo è la calda estate della capitale

giapponese-, melanconica e intima la

seconda, velata di luce crepuscolare.

Con le composizioni floreali, a celebrare

la bellezza e la caducità della vita, viene

presentata anche la serie Balcony of Love,

fotografie organizzate sulla terrazza

di casa animate dalla presenza del gatto

Ciro, insostituibile compagno di vita del

fotografo giapponese. «Quello che di

Araki mi ha sempre colpito e che ammiro

maggiormente - conclude il curatore - è

quel suo ricercare a tutti i costi la bellezza

e le diverse emozioni che da essa scaturiscono

attraverso i suoi scatti, altro

aspetto che mi affascina è poi la disinvoltura

con cui lavora e la semplicità in cui

lo fa. Partendo dalla quotidianità, Araki

riesce con il suo obiettivo a costruire immagini

di straordinaria qualità estetica,

oltre che tecnica. Le sue modelle, ad

esempio, sono persone che sceglie tra la

gente comune e con cui riesce a instaurare

una fortissima comunicazione empatica

ed emotiva. Con loro trascorre tutto

il tempo necessario, provando e riprovando

a volte per mesi, fino a raggiungere

quei risultati di grande fascino e

perfezione che tutti noi possiamo ammirare

nei suoi scatti di ieri e di oggi».

A completare la mostra Effetto Araki, un

video che presenta Araki mentre seleziona

le opere della mostra insieme al curatore

Filippo Maggia e un libro catalogo,

edito da Skira, con una selezione di 300

opere fra quelle in mostra.


www.tornabuoniarte.it

“Kriptik” - 1985 - olio su tela - cm 35 x 70

Piero Dorazio

Firenze 50125 - Lungarno Benvenuto Cellini, 3 Tel.+39 055 6812697 / 6813360 - info@tornabuoniarte.it

Milano 20121 - Via Fatebenefratelli, 34/36 - Tel. +39 02 6554841 - milano@tornabuoniarte.it

Forte dei Marmi 55042 - Piazza Marconi, 2 - Tel +39 0584 787030 - fortedeimarmi@tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - Antichità - Via Maggio, 40/r - Tel. +39 055 2670260 - antichita@tornabuoniarte.it


86

MOSTRE D’A R T E In I T

a cura di Silvana Gatti

cHÂTIllOn (AO)

cASTEllO GAMBA lOc c RÊT-

DE-BREIl

DAl: 12 luGlIO 2019

fInO Al: 29 SETTEMBRE 2019

AlTISSIMI cOlORI - lA MOn-

TAGnA DIPInTA: GIOVAnnI TE-

STORI E I SuOI ARTISTI, DA

cOuRBET A GuTTuSO

La mostra prende spunto dalla presenza

nella collezione del bellissimo Castello

Gamba di una piccola ma importante

opera dello scrittore, critico d’arte e pittore

Giovanni Testori. L’esposizione ha

l’obiettivo di indagare il rapporto di Testori

con la montagna, scenario della propria

attività artistica e soggetto privilegiato

di molti artisti lanciati dal Testori

giornalista e critico militante. La mostra

immerge i visitatori in un viaggio dai

molteplici stili e colori attraverso gli artisti

e le opere di cui Giovanni Testori

amava circondarsi. Esposte opere di artisti

di tutto rispetto, a partire da Giovanni

Segantini, con Alpe di maggio (1891), di

cui pubblicò uno studio preparatorio, per

proseguire con opere di Gustave Courbet,

Willy Varlin, Renato Guttuso, Paolo Vallorz,

Bernd Zimmer e Pepi Merisio.

cASERTA

R E G G I A D I c A S E R T A

DAl: 16 SETTEMBRE 2019

fInO Al: 13 GEnnAIO 2020

DA AR TEMISIA A HA cKE RT.

Stor ia di un antiquar io collezio

nista alla Regg ia

La Reggia di Caserta ospita opere appartenenti

al gallerista Cesare Lampronti. La mostra intende

avvicinare il mondo del collezionismo

privato e delle Gallerie d’arte a quello dei

Musei. Viene sottolineato il legame in essere

tra le opere della collezione reale, esposta nelle

sale della Reggia, e i dipinti della Lampronti

Gallery, valorizzando la pittura del ‘600 e ‘700

nella sua globalità. In occasione della mostra

sarà esposto per la prima volta a Caserta il

Porto di Salerno di Jakob Philipp Hackert, che

è il “pezzo” mancante della serie dei Porti realizzata

da Hackert per il re Ferdinando IV di

Borbone. Esposta l’intera serie dei Porti del

Regno, recentemente restaurata. La rassegna è

articolata in cinque aree tematiche differenti:

pitture caravaggesche; pittura del ‘600; vedute;

paesaggi e nature morte. Inoltre, un’ulteriore

sala è dedicata al progetto Immagini in cerca

di autore, una vera e propria sezione di quadri

di autori ignoti, la cui attribuzione sarà oggetto

di studio e dibattito da parte di studiosi e ricercatori.

Un’occasione importante per sottolineare

il ruolo ricoperto da diverso tempo dalla

Reggia di Caserta. La finalità culturale, nonché

quella didattico-scientifica è promossa attraverso

la realizzazione di giornate-studio, che

vedono coinvolti esperti del mondo accademico,

con approfondimenti su tematiche quali:

il mercato dell’arte; il legame tra il collezionismo

privato e gli enti pubblici; la pittura napoletana

del XVII e il XVIII secolo.

cOnEGlIAnO (TV)

PAlAZZO SARcInEllI

DAl: 11 OTTOBRE 2019

fInO Al: 2 fEBBRAIO 2 0 2 0

DA GlI I MPRESSIOnISTI A

PIcASSO. capolavo r i della

Johannesburg Art Galler y

La Johannesburg Art Gallery si è costituita

grazie alle donazioni di collezionisti

sudafricani sensibili all’arte, per

promuovere il museo come centro di

aggregazione culturale per il loro paese.

Il nucleo di questa raccolta è il lascito

di Lady Florence Phillips, collezionista

che riuscì ad acquisire capolavori di celebri

artisti europei tra la fine dell’800

e la prima metà del secolo successivo.

Dai capolavori dell’800 inglese, passando

per i maestri dell’Impressionismo,

fino ai movimenti artistici rivoluzionari

del ‘900: sessanta opere in

mostra fino a febbraio 2020. Capolavori

di Turner, Rossetti, Courbet, Monet,

Cézanne, Warhol e molti altri. Palazzo

Sarcinelli è un edificio rinascimentale

di Conegliano, ubicato nel centro storico.

Fu costruito nel 1518 ed ospitò

personaggi di rilievo come Bona Sforza,

Massimiliano III d’Austria ed Enrico

III di Francia. Nel XX secolo diventa

proprietà comunale e, dal 1988, è

la sede della Galleria d’arte moderna e

contemporanea. La mostra rende possibile

vedere capolavori normalmente

esposti a più di 11.000 km da Conegliano,

rendendola un’occasione del

tutto unica: le mostre dedicate alla pittura

dell’800 e 900 infatti sono tra le più

visitate in Italia.


A l I A E fuORI cOnfInE

cREMOnA

PInAcOTEcA AlA POnZOnE

DAl: 19 OTTOBRE 2 0 1 9

fInO Al: 2 fEBBRAIO 2020

ORAZIO GEnTIlEScHI. lA fuGA In

EGITTO E AlTRE STORIE

In questa mostra, promossa dal Comune di

Cremona ed a cura di Mario Marubbi, sono

poste a confronto due versioni del “Riposo durante

la fuga in Egitto”, di Orazio Gentileschi.

Accanto alle due tele, la prima del Kunsthistorisches

Museum di Vienna e la seconda di collezione

privata, esposti avori, sculture, miniature,

dipinti e incisioni sul tema nelle varie

declinazioni iconografiche. Il racconto della

fuga in Egitto, tramandato dal Vangelo di Matteo,

ha visto il fiorire di opere letterarie ed

opere pittoriche, attingendo sia dal passo tramandato

dall’Evangelista che dai Vangeli apocrifi.

Il tema affascinò diversi committenti

tanto che, oltre alle versioni riunite a Cremona,

ve ne sono altre due, una al Louvre e la seconda

al Birmingham Museum. Le due versioni

esposte all’Ala Ponzone risalgono al

periodo in cui il Gentileschi –spregiudicato interprete

tra i pittori caravaggeschi – godeva di

fama internazionale, essendo stato chiamato a

Parigi da Maria de’ Medici, ed a Londra da

George Villiers, primo duca di Buckingham.

La caduta di Re Carlo I d’Inghilterra provocò

quella del suo ministro e la sua “Fuga in

Egitto” fu messa all’asta da George Cromwell

ad Anversa nel 1646. Finì nelle collezioni

dell’arciduca Leopoldo Gugliemo, per il suo

castello di Praga, e dopo al Kunsthistorisches

Museum di Vienna. La seconda versione,

dopo vari passaggi, nell’Ottocento finì ai

Duchi di Buckingham, a sostituire il gemello

finito a Praga. Riproposto sul mercato, entrò a

far parte della collezione di Paul Getty a Malibu

e oggi è uno dei tesori di una collezione

privata di Mantova.

fIREnZE

PAlAZZO AnTInORI

DAl: 19 SETTEMBRE 2 0 1 9

fInO Al: 10 nOVEMBRE 2019

lA fIREnZE DI GIOVAnnI E TElE-

MAcO SIGnORInI

Questa mostra è dedicata alle immagini di

Firenze accanto alle opere di quella che,

nel clima fecondo di menti brillanti come

Giovan Pietro Vieusseux, Pietro Giordani

e Niccolò Tommaseo, Diego Martelli e

Carlo Lorenzini, si è imposta come una

dinastia pittorica. Il recupero di un carteggio

di Telemaco con l’illustre genitore e

con il fratello minore Paolo ha dato lo

spunto per accendere un focus su Giovanni

Signorini (1808-1864), soprannominato

“il Canaletto fiorentino”, e sul

figlio Telemaco. Oltre a documentare la

loro vicenda artistica, la mostra evidenzia

l’influenza del capostipite sul figlio pittore

e documenta l’evoluzione della pittura di

paesaggio in Toscana, dalla raffigurazione

tardo romantica, secondo i modelli di

Claude Lorrain e Nicolas Poussin, alla

moderna estetica figurativa del periodo in

cui si affermava la pittura macchiaiola, di

cui Telemaco è stato tra gli sperimentatori

più audaci. La mostra, curata da Elisabetta

Matteucci e Silvio Balloni, è suddivisa in

otto sezioni che fanno rivivere una stagione

importante della cultura toscana. La

pittura di Giovanni e Telemaco Signorini

è lo specchio di un mondo lontano e nostalgico,

improntato ad un canone di bellezza

e semplicità che, rappresentata da

opere concesse da collezioni private e

dalla Galleria d’arte moderna di Palazzo

Pitti, si fa interprete di un messaggio di

grande ottimismo e speranza, condiviso

dalla famiglia Antinori che, fedele alla tradizione

mecenatistica, ha affidato all’arte

il compito di tramandare la propria storia,

confermando l’impegno che da sempre la

contraddistingue.

lEccO

PAlAZZO DEllE PAuRE

DAl: 4 OTTOBRE 2 0 1 9

fInO Al: 19 GEnnAIO 2020

I MAccHIAIOlI - STORIA DI unA

RIVOluZIOnE D’ARTE

A Lecco una mostra dedicata ai Macchiaioli,

movimento che ha rivoluzionato la

storia della pittura italiana dell’Ottocento.

L’esposizione ripercorre le vicende

del movimento attraverso oltre 60

opere. La rassegna, a cura di Simona Bartolena,

prodotta e realizzata ViDi - Visit

Different, in collaborazione con il Comune

di Lecco e il Sistema Museale Urbano

Lecchese, presenta opere di Telemaco

Signorini, Giovanni Fattori, Giuseppe

Abbati, Silvestro Lega, Vincenzo

Cabianca, Raffaello Sernesi, Odoardo

Borrani. Nella seconda metà dell’Ottocento,

al caffè Michelangelo di Firenze si

riunivano giovani artisti accomunati dallo

spirito di ribellione verso l’accademismo

e dalla volontà di dipingere il senso

del vero. Nacquero così i Macchiaioli. Il

percorso inizia con opere di Serafino de

Tivoli e di Filippo Palizzi, precursori

della rivoluzione macchiaiola, a confronto

con un’opera giovanile di Silvestro

Lega, dallo stile ancora purista, per

giungere ai dipinti più maturi della Macchia

con Telemaco Signorini,Vincenzo

Cabianca, Raffaello Sernesi, Odoardo

Borrani, Cristiano Banti, che si distanziano

dalla tradizionale pittura di paesaggio

italiana ma anche dalla lezione della

scuola francese di Barbizon, incline a indugiare

in tendenze raffinate e romantiche,

per scegliere un approccio più a-

sciutto e severo, cogliendo impressioni

immediate dal vero. Esposti anche i dipinti

a soggetto risorgimentale, con i soldati

di Giovanni Fattori, e quelli firmati

dai protagonisti del gruppo dopo gli anni

sessanta, quando la ricerca macchiaiola

perde l’asprezza iniziale e acquisisce uno

stile più disteso, aperto alla tendenza naturalista

che andava diffondendosi in Europa.

Catalogo Skira.


88

MOSTRE D’A R T E In I T

luccA

cOMPlESSO MOnuMEnTAlE DI

SAn MIcHElETTO

DAl: 12 OTTOBRE 2019

fInO Al: 6 GEnnAIO 2020

BERnARDO BEllOTTO 1740 - VIAG-

GIO In TOScAnA

Questa rassegna su Bernardo Bellotto

(1722-1780), nipote di Canaletto, offre

l’occasione di vedere opere preziose

tra cui un dipinto e cinque disegni,

sempre su Lucca, prestati dalla

British Library. La mostra Illustra il

viaggio di Bellotto in Toscana. L’artista

si formò nello studio del Canaletto

quando era al culmine della sua fama,

alla fine degli anni Trenta del Settecento.

Bellotto assorbì la lezione dello

zio, ma appena iniziò a viaggiare

fuori da Venezia sviluppò uno stile

originale, accentuando il rigore prospettico

e il realismo della rappresentazione.

Recenti studi datano questo

viaggio di Bellotto nel 1740, evidenziando

la precocità artistica del pittore,

allora diciottenne. Il focus della

mostra, curata da Bożena Anna Kowalczyk,

è il nucleo di vedute di Lucca,

con il dipinto che raffigura piazza

San Martino e i disegni di luoghi intorno

alla cattedrale e alla chiesa di

Santa Maria Forisportam. Accanto alle

opere di soggetto lucchese sono e-

sposte alcune vedute di Firenze realizzate

da Bellotto, accanto a dipinti

di Luca Carlevarijs, Giuseppe Zocchi

e di artisti che eseguirono copie della

veduta di piazza San Martino realizzata

da Bellotto. Esposta anche la camera

ottica in legno, vetro e specchio

del Canaletto. E per finire, i lavori di

due fotografi, Jakob Ganslmeier (Monaco,

1990) e Jacopo Valentini (Modena,

1990), realizzati negli stessi

luoghi che Bellotto vide nel 1740.

MIlAnO

BIBlIOTEcA AMBROSIAnA

DAl: 17 SETTEMBRE 2019

fInO Al: 12 GEnnAIO 2020

lEOnARDO E Il SuO lAScITO: GlI

ARTISTI E lE TEcnIcHE

La Biblioteca Ambrosiana chiude le

celebrazioni leonardiane con questa

mostra a cura di Benedetta Spadaccini,

dedicata ai disegni realizzati da

Leonardo e dagli artisti della sua cerchia.

L’idea di questa mostra è nata

con l’intento di presentare in modo

nuovo al visitatore una selezione di

disegni realizzati da Leonardo da

Vinci e dagli artisti della sua cerchia.

I disegni sono stati selezionati ponendo

l’accento sulle tecniche esecutive

per offrire spunti culturali sia

agli studiosi che al grande pubblico.

Il punto focale di questa rassegna è

il ruolo centrale svolto da Leonardo

nell’introduzione nel capoluogo lombardo

di nuove tecniche disegnative,

nonché i miglioramenti e le sperimentazioni

da lui apportati alle tecniche

già conosciute. Tutti aspetti

largamente documentati da studi approfonditi.

La mostra illustra le diverse

tecniche esecutive, dalle punte

metalliche alle matite e dall’inchiostro

ai gessetti colorati, secondo un

percorso cronologico e storico-critico

che mette in luce le personalità

degli artisti coinvolti. Sono inoltre

documentate le indagini diagnostiche

non invasive eseguite in situ, presentate

mediante la presenza di supporti

quali macrofotografie e video.

PADOVA

PAlAZZO ZABAREllA

DAl: 26 OTTOBRE 2019

fInO Al: 1 MARZO 2020

VAn GOGH, MOnET, DEGAS

THE MEllOn cOllEcTIOn

Of fREncH ART fROM THE VIR-

GInIA MuSEuM Of fInE ARTS

La mostra, a cura di Colleen Yarger, presenta

opere provenienti dalla Mellon Collection of

French Art dal Virginia Museum of Arts, e coprono

un periodo che va da metà ‘800 ai primi

decenni del ‘900, dal Romanticismo al Cubismo,

passando per l’Impressionismo. Oltre a

donazioni alla National Gallery di Washington,

i coniugi Mellon regalarono un nucleo di opere

francesi al Virginia Museum of Fine Art di Richmond,

ora esposte a Palazzo Zabarella. La

mostra si apre con Fantino a cavallo di Géricault

e Giovane donna che annaffia un arbusto

di Morisot. Si prosegue con opere a soggetto

equestre, tra cui i cavalli di Delacroix e Géricault

e gare ippiche di Degas, di cui sono esposte

anche quattro sculture. Si prosegue con i

fiori di Sisley, V. Gogh, Fantin-Latour, Redon,

che testimoniano la passione di Rachel Lambert

Mellon per il giardinaggio. I lavori di van

Gogh, Bonnard, Utrillo rivelano sia vedute famose

che poco conosciute. La rassegna continua

con figure e ritratti di maestri quali

Courbet, Degas, Monet, Renoir, Cézanne.

Nella sezione dedicata all’acqua, spicca Uomo

che ormeggia la propria barca di Caillebotte, e

i dipinti di Boudin, Manet, Morisot che ritraggono

la vita sulle spiagge d’inizio secolo

scorso. Esposte anche opere di Vallotton, Matisse,

Gauguin, Dufy che propongono vedute

d’interno. Tra queste, si segnala La cassettiera

cinese, natura morta cubista di Pablo Picasso.

Il percorso conduce quindi nella campagna

francese con opere come Campo di papaveri,

Giverny di Monet, e piccoli formati di Seurat,

Kees van Dongen e V. Gogh. Per finire, due

paesaggi di Monet, un ritratto di Renoir e una

ballerina di Degas. Mostra organizzata dal Virginia

Museum of Fine Arts.


A l I A E fuORI cOnfInE

PISA

PAlAZZO Blu

DAl: 11 OTTOBRE 2019

fInO Al: 9 fEBBRAIO 2020

fuTuRISMO

A Pisa, le opere del futurismo, il cui manifesto

uscì il 20 febbraio 1909 su “Le Figaro”, a Parigi,

stilato da F.T Marinetti, inaugurando una

modalità di comunicazione innovativa. La rassegna

documenta come i più grandi fra gli artisti

futuristi rimasero fedeli alle riflessioni

teoriche enunciate nei manifesti, traducendole

in immagini straordinarie. Ogni opera è stata

selezionata per l’aderenza ai punti teorici fondativi

del movimento. Il percorso si apre con

gli esordi divisionisti comuni ai cinque “futuri

futuristi”: Umberto Boccioni, Carlo Carrà,

Luigi Russolo, Giacomo Balla, Gino Severini.

La mostra attraversa trent’anni di arte futurista,

dal 1910, quando uscirono i due manifesti pittorici

firmati dai giovani “padri fondatori”. Di

Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Luigi Russolo,

Giacomo Balla, Gino Severini sono

esposte opere ispirate ai due testi. Si procede

con le trascrizioni visuali del Manifesto della

scultura futurista, 1912, steso da Boccioni

dopo il viaggio a Parigi. Si prosegue con le

“parole in libertà”, i cui principi furono formulati

da F.T. Marinetti, sin dal 1912, e i nuovi

modelli architettonici, dettati nel 1914 da Antonio

Sant’Elia nel testo L’architettura futurista,

illustrato da sue opere profetiche, seguite

dalle opere “belliche” a sostegno dell’interventismo

futurista nella Grande guerra (manifesto

Sintesi futurista della guerra, 1914). Con Ricostruzione

futurista dell’universo, 1915, di G.

Balla e F. Depero, si assiste alla volontà degli

artisti di diffondere i modelli del futurismo.

Entra poi in scena L’arte meccanica, 1922, documento

firmato da Enrico Prampolini, Vinicio

Paladini, Ivo Pannaggi, e infine il Manifesto

dell’Aeropittura, 1931, firmato da Marinetti

con Balla, Benedetta (Cappa Marinetti),

Depero, Dottori, Fillia, Prampolini, Somenzi,

Tato, che ispirò opere suggestive.

REGGIO EMIlIA

cHIOSTRI DI SAn PIETRO

DAl: 24 OTTOBRE 2019

fInO All’ 8 MARZO 2019

RITRATTO DI GIOVAnE DOnnA DEl

cORREGGIO

Per cinque mesi, i Chiostri di San Pietro a

Reggio Emilia accoglieranno un capolavoro

del Rinascimento: il Ritratto di giovane

donna del Correggio. L’opera, in

prestito dal Museo Ermitage di San Pietroburgo,

fu eseguita attorno al 1520, ed è

certamente il più importante ritratto eseguito

dal pittore.

Non sono note la committenza e le successive

vicende collezionistiche del quadro:

la sua prima apparizione moderna è nella

raccolta del principe Jusupov nella Russia

dei primi anni del Novecento. Circa un secolo

fa, gli studiosi notarono un particolare

del dipinto, la scritta che corre lungo il

bordo della tazza d’oro nelle mani della ragazza:

una citazione dell’Odissea di Omero

che documenta quanto il committente

appartenesse a un contesto culturale di alto

livello, appassionato prima di tutto della

letteratura classica. L’appartenenza della

giovane donna a un ceto elevato è evidente

anche nella composta eleganza degli abiti,

nella sobria presenza di gioielli, nell’elaborata

decorazione dell’acconciatura: si

tratta di forme tipiche della moda femminile

dei primi del Cinquecento, ma trattate

con grande originalità. I tentativi di individuare

la donna sono iniziati presto, e vi

si cimentò per primo Roberto Longhi, che

volle vedere nella dama di Correggio la

poetessa Veronica Gambara.

Al di là della sua identità, siamo davanti a

una delle prove più incisive del pittore correggese,

molto probabilmente da poco

rientrato in Emilia dal viaggio a Roma e

dal confronto con le opere di Michelangelo

e Raffaello.

ROVIGO

PAlAZZO ROVEREllA

DAl: 28 SETTEMBRE 2019

fInO Al: 26 GEnnAIO 2020

GIAPPOnISMO. VEnTI D’ORIEnTE

nEll’ARTE EuROPEA. 1860 – 1915

Sul finire del XIX le arti decorative giapponesi

spinsero l’arte europea al rinnovamento,

a partire dall’inizio degli anni ’60

dell’800 allorché si diffusero in Europa ceramiche,

stampe, ed arredi da giardino

dall’Impero del Sol Levante che, pochi anni

addietro, nel 1853, si era aperto al resto del

modo. Le prime xilografie si diffusero grazie

al commercio di vasi e ceramiche, impacchettati

con preziosi fogli che spesso

erano i celebri manga di Hokusai o le

stampe di Utamaro e Hiroshige. La moda

giapponista, destinata a durare almeno un

altro cinquantennio, coinvolse la ricca borghesia

e due generazioni di artisti, letterati,

musicisti e architetti, collegandosi alla nascente

cultura Liberty e modernista attenta

ai valori decorativi dell’arte giapponese.

Francesco Parisi, in questa mostra, ha

scelto di mappare le tendenze giapponiste

dell’Europa tra ‘800 e ‘900: dalla Germania

all’Olanda, al Belgio, dalla Francia all’Austria,

alla Boemia, fino all’Italia. Nelle 4 sezioni

egli affianca opere scelte fra quelle

che giungendo dal Giappone diventarono

oggetto di passioni in Europa, accanto alle

opere influenzate da questi “reperti”. Dall’esposizione

londinese del 1862, dove i

“prodotti” del Sol Levante debuttarono, a

quelle parigine del ’67 e’78, fino all’esposizione

del cinquantennale dell’Unità d’Italia

del 1911 che influenzò molti artisti di

nuove generazioni. Accanto ai capolavori

di Gauguin, Touluse Lautrec, Van Gogh,

Klimt, Kolo Moser, James Ensor, Alphonse

Mucha, esposte opere degli inglesi Albert

Moore, Sir John Lavery e Christopher

Dresser; degli italiani Giuseppe De Nittis,

Galileo Chini, Plinio Nomellini, Giacomo

Balla, Antonio Mancini, Antonio Fontanesi

e Francesco Paolo Michetti con il suo capolavoro

La raccolta delle zucche; e ancora

i francesi Pierre Bonnard, Paul Ranson,

Maurice Denis ed Emile Gallé; i belgi Fernand

Khnopff e Henry Van De Velde.


90

MOSTRE D’A R T E In I T

TORInO

MuSEO DI ARTI DEcORATIVE

AccORSI - OMETTO

DAl: 3 OTTORE 2019

fInO Al: 16 fEBBRAIO 2020

VITTORIO cORcOS

l’AVVEnTuRA DEllO SGuARDO

La Fondazione Accorsi-Ometto omaggia un

importante pittore dell’Ottocento: Vittorio

Corcos, maestro del ritratto femminile. La

mostra, a cura di Carlo Sisi, attraversa sei

‘capitoli’ di un’avventura dello sguardo che

Corcos traduce in quadri talvolta intimi talaltra

ricchi di dettagli lussuosi al fine di immortalare

l’atmosfera dell’epoca. Il percorso

espositivo è così suddiviso: Sguardi, dedicato

alle donne della Belle Époque; In

posa nell’atelier con raffigurati personaggi

come lo scrittore Jack La Bolina (Augusto

Vittorio Vecchi), il macchiaiolo Francesco

Gioli o la moglie del pittore Adolfo Belimbau;

Aria di Parigi con Le istitutrici ai

Campi Elisi del 1892; Nel salotto della

“gentile ignota” dove incontriamo il poeta

Giosuè Carducci, il compositore e direttore

d'orchestra Pietro Mascagni e il pittore Silvestro

Lega; Luce mediterranea con La lettura

sul mare del 1910 circa e Veduta di

Pracchia del 1905; infine Eterno femminino

con le opere iconiche di Corcos, tra cui

Sogni del 1896 e i ritratti della cantante lirica

Lina Cavalieri del 1903 o di Maria Josè

S.A.R. principessa di Piemonte del 1931.

Vittorio Corcos (1859-1933) nasce a Livorno

da famiglia ebraica e si forma nelle

Accademie di Firenze e di Napoli. Nel 1880

a Parigi frequenta il salotto di Giuseppe De

Nittis, collettore degli ‘italiani di Parigi’,

entrando nel giro del mercante Goupil, che

promuove la sua abilità di ritrattista. Nel

1886 rientra a Livorno e sposa Emma Rotigliano,

per poi trasferirsi a Firenze. Il salotto

di casa Corcos diviene meta di letterati

ed artisti, da lui ritratti. Non mancano nella

produzione di Corcos quadri di soggetto popolare

che aderiscono alle poetiche del naturalismo.

TREnTO

cASTEllO DEl BuOncOnSIGlIO

fInO Al: 3 nOVEMBRE 2019

fIlI D’ORO E DIPInTI DI SETA.

VElluTI E RIcAMI TRA GOTIcO

E RInAScIMEnTO

Questa mostra descrive i lussuosi tessuti

ricamati tuttora presenti nelle aree dell’intero

arco alpino, creati sia per la committenza

religiosa che laica e sopravvissuta

fino ad oggi grazie all’attività di conservazione

della Chiesa ed ai collezionisti.

Viene documentato il livello delle botteghe

di tessitori e ricamatori italiani al “tramonto

del Medioevo”. Esposti piviali in

velluto, pianete scintillanti di oro e d’argento,

dalmatiche con ricami in fili di seta

variopinta, stoffe fiorentine e veneziane,

oltre a dipinti sacri di Altobello Melone,

Michele Giambono, Francesco Torbido,

Rocco Marconi, e due dipinti del Maestro

di Hoogstraeten, per raccontare la storia

dei manufatti tessili eseguiti tra la seconda

metà del XV secolo e primi decenni del

XVI secolo in Italia e nell’Europa del

Nord. Capolavori in velluto con ricami in

seta e oro prodotti a Firenze, Venezia e

Milano. Tra questi il prezioso parato di

papa Niccolò V del Museo del Bargello

di Firenze, commissionato nel 1450 dalla

città di Siena e donato al pontefice in occasione

della canonizzazione di San Bernardino,

ma anche il cappuccio di piviale

del Castello Sforzesco di Milano, restaurato

per l’occasione. Dopo oltre cinque

secoli, affiorano capolavori inediti che testimoniano

l’influenza di diverse tradizioni

tessili, comprendendo esempi che

documentano gli scambi commerciali tra

la penisola italiana e i mercati delle Fiandre

e della zona del Reno. In mostra una

quarantina di paramenti sacri, oltre a una

selezione di dipinti su tavola, in parte presenti

nelle collezioni del museo e in parte

ottenute in prestito da parrocchie, da

Musei diocesani e da istituzioni prestigiose.

uRBInO

GAllERIA nAZIOnAlE DEllE MARcHE

PAlAZZO DucAlE DI uRBInO

DAl: 3 OTTOBRE 2019

fInO Al: 19 GEnnAIO 2020

RAffAEllO E GlI AMIcI DI uR-

BInO

La mostra documenta la trasformazione

della cultura figurativa italiana

nel passaggio tra il Quattro e il Cinquecento.

A queste tappe corrisponde,

secondo il Vasari, il momento iniziale

dell’adesione dei pittori della fine del

secolo XV alle novità introdotte da

Leonardo, ovvero alla adozione di

quella “dolcezza ne’ colori unita, che

cominciò ad usare nelle cose sue il

Francia bolognese, e Pietro Perugino;

et i popoli nel vederla corsero, come

matti a questa bellezza nuova e più

viva, parendo loro assolutamente che

e’ non si potesse già mai far meglio”.

La mostra è promossa ed organizzata

dalla Galleria Nazionale delle Marche,

diretta da Peter Aufreiter, ed è

curata da Barbara Agosti e Silvia

Ginzburg. Raffaello trovò ad Urbino

un ambiente culturale che gli consentì

di diventare un grande. L’artista

respirò arte fin da giovane, nella bottega

del padre Giovanni Santi ed in

seguito nel confronto con gli artisti

della Corte dei Montefeltro e nel Ducato,

che lo avvicinarono ai venti

nuovi che, tra il Quattro e il Cinquecento,

rivoluzionarono l’arte in Italia

e in Europa. La mostra le relazioni di

Raffaello con un gruppo di artisti,

operosi ad Urbino, che lo condussero

alla pittura moderna, e i suoi sviluppi

stilistici durante la stagione romana.

Importante il ruolo di Perugino e

Luca Signorelli nella formazione di

Raffaello e in parallelo di Girolamo

Genga e Timoteo Viti. Nella dimensione

di scuola assunta dal lavoro di

Raffaello durante il pontificato di

Leone X ci sono le premesse per l’introduzione

della pittura moderna nel

ducato urbinate, con l’emergere di

Raffaellino del Colle dalla costola di

Giulio Romano e l’omaggio ai modelli

raffaelleschi tentato da Genga

dopo la morte di Raffaello.


A l I A E fuORI cOnfInE

fRAncIA - PARIGI

MuSEO DEl luXEMBuRGO

DAll’ 11 SETTEMBRE 2019

fInO Al: 16 fEBBRAIO 2020

l'ETÀ D'ORO DEllA PITTuRA In-

GlESE - DA REYnOlDS A TuRnER

In questa mostra una selezione di

opere della Tate Britain, su un arco

cronologico della pittura inglese che

va dal 1760 al 1820 circa, dalla fondazione

della Royal Academy, con artisti

come Reynolds e Gainsborough,

alla svolta all'inizio del XIX secolo,

con Turner. Il visitatore conoscerà i

classici dell'arte britannica. Il 1760,

all'inizio del regno di Giorgio III,

segnò una svolta per l'arte britannica,

con Joshua Reynolds (1723-

1792) e Thomas Gainsborough (1727-

1788), nonché la fondazione del Royal

Accademia delle arti di cui Reynolds

è stato il primo presidente. Noti ritrattisti,

Reynolds e Gainsborough

hanno mostrato una grande intuizione

psicologica e una padronanza

della pittura costantemente reinventata.

La mostra si apre con di personaggi

illustri dei due artisti. Le

ambizioni intellettuali e i riferimenti

storici di Reynolds contrastano con

l'istantaneità e la semplicità pittorica

di Gainsborough. La loro influenza

è documentata attraverso importanti

ritratti realizzati dai loro seguaci,

tra cui John Hopper, William

Beechey e Thomas Lawrence. L'epoca

ha visto la nascita di un nuovo

aspetto dell'infanzia, in cui l'innocenza

familiare e infantile documenta

un nuovo approccio verso la

natura.

SPAGnA - MAlAGA

MuSEO PIcASSO

DAl: 24 SETTEMBRE 2019

fInO Al: 2 fEBBRAIO 2020

GIOVAnnI BATTISTA PIRAnESI

Questa una mostra su due grandi artisti,

Pablo Picasso e Alexander Calder,

focalizza lo sguardo su un tema a loro

comune: l’esplorazione del vuoto e l’assenza

dello spazio. Dopo il successo ottenuto

a Parigi al Museo Picasso, fino al

25 agosto, dal 23 settembre la mostra

sarà visitabile al Museo Picasso di Malaga.

Col museo parigino hanno collaborato

la Calder Foundation di New

York e la Fundación Almine y Bernard

Ruiz-Picasso para el Arte (Faba), con

sede a Bruxelles e Madrid. La mostra è

a cura dei nipoti degli artisti, Alexander

S.C. Rower e Bernard Ruiz-Picasso, in

collaborazione con Laurent Le Bon, presidente

del M. Picasso Paris. Con 120

opere la mostra documenta come Picasso

(1881-1973) e Calder (1898-1976),

ideatore dei «mobile», hanno affrontato

il tema del vuoto e del movimento. Una

versione della «Joséphine Baker» di Calder,

eseguita con fili d’acciaio intorno

al 1928, e il bronzo «Dancer» del 1944

(prestati da New York), sono confrontati

col «Portrait de jeune fille» di Picasso

del 1936 e la «Petite fille sautant

à la corde» del 1950. Alcuni «mobile»

di Calder sono a fianco ai lavori in fil di

ferro di Picasso. FOTO: A. Calder, P. Picasso,

Calder and Picasso, Exhibition

view at Almine Rech Gallery, New

York. Courtesy Almine Rech Gallery,

New Y. © 2016 Calder Foundation,

New York / Artists Rights Society

(ARS), New York. © 2016 Succession

Picasso / Artists Rights Society (ARS),

New York.

SVIZZERA - luGAnO

MASI

DAl: 24 SETTEMBRE 2019

fInO Al 22 SETTEMBRE 2019

SuBlIME - lucE E PAESAGGIO In-

TORnO A GIOVAnnI SEGAnTInI

Il MASI ospita per quasi tutto

l’arco del 2019 il Trittico della natura

di Giovanni Segantini (foto

sopra). L’opera del maestro del Divisionismo,

è posta a confronto

con una sessantina di opere della

Collezione del MASI, in un percorso

che documenta l’evoluzione

della pittura di paesaggio in Svizzera

e all’estero dal XVIII al XXI

secolo. Collocata di fronte al Trittico

è esposta l’altrettanto coinvolgente

installazione video di This

Brunner, Die Magische Bergwelt,

creando una sorta di mostra nella

mostra. La mostra racconta il “sentimento

della montagna” a partire

dal romanticismo delle pennellate

di Constable, Turner e Calame; diventa

ricerca cromatica nei dipinti

di Boccioni, Giacometti e Dudreville;

si eleva a simbolo identitario

negli scorci di Franzoni, Rossi e

Foglia fino a diventare documento

storico negli scatti di Donetta. Un

cambio di tendenza si avverte nel

contemporaneo, dove la rappresentazione

alpina diviene duplice: declinata

in chiave ironica, come

negli assemblaggi di Lutz e Guggisberg,

pungente analisi dello stereotipo

identitario, mentre in altri

casi, ad esempio nelle fotografie di

Burkhard, torna ad avere la sua accezione

originaria, in perfetto equilibrio

tra sentimento e storia.


92

Nel segno della Musa

Le interviste di Marilena Spataro

“Ritratti d’artista”

Maestri del ‘900

Rabarama, artista italiana nota a un pubblico, anche internazionale,

per le sue suggestive figure scultoree d'androgino, ci

racconta la sua esperienza in un mondo, come quello della scultura,

ancora dominato dal maschile. e ci confida timori e speranze

sui progetti futuri che la vedono impegnata in una ricerca stilistica

ed espressiva che indaga il rapporto tra spirito e materia

marilena.spataro@gmail.com

Rabarama, come e quando nasce

il suo incontro con l'arte, in particolare

con la scultura?

«Credo che la necessità di esprimermi

tramite la scultura sia sempre stata nel

mio DNA, trasmessami dai miei genitori.

Mio padre, infatti, è un pittore e scultore

noto, mentre mia madre è ceramista. Il

poter, sin da piccola, approcciarmi a vari

tipi di espressione artistica mi ha permesso

di sperimentare e scegliere autonomamente

quale fosse quello che meglio

esprimeva il mio essere e che sarebbe

poi divenuto il mio percorso di vita. La

conferma della mia vocazione l’ho avuta

a soli 9 anni, partecipando alla mia prima

esposizione d’arte a Verona».

Lei è nota soprattutto per le sue figure androgine,

ed è tra le poche scultrici italiane

della contemporaneità affermatesi a livello

internazionale.

Come è andata,

com'è che ce l'ha

fatta?

«Credendo fortemente

in quello che sono

e che amo fare,

studiando per apprendere

le basi da

cui sviluppare il mio

personale linguaggio

ed ovviamente

lavorando sodo. L’esigenza

di comunicare

tramite la scultura

era ed è per me

imprescindibile.

Inoltre, nel mio percorso

ho avuto anche

la fortuna di tro-


vare persone che hanno creduto in me e

nel mio messaggio, fino all’incontro con

la galleria con la quale ho sottoscritto il

mio primo contratto di esclusiva per e-

sporre in Italia e all’estero. Ritengo fondamentale

mantenere umiltà e professionalità

durante tutto il percorso, per non

perdere di vista quali sono i propri valori

e ciò che mi ha permesso di raggiungere

i miei obiettivi».

Qual è la visione che emerge dalle sue

sculture, in particolare del femminile?

«Laddove utilizzo il corpo femminile nei

miei lavori credo sia possibile individuare

armonia nelle forme, forza ed energia positiva».

Quali sono i suoi canoni estetici di riferimento.

E quali i moventi artistici da cui

nascono le sue “donne”?

«Come riferimento ho due artisti la cui ricerca

è stata per me emotivamente molto

coinvolgente ed hanno lasciato un segno

intenso nel mio lavoro: nella pittura, Lucian

Freud, mentre per quanto riguarda la

scultura, Louise Bourgeois. Entrambi mi

turbano emotivamente, coinvolgendomi

ad un livello profondo, ed ispirano il mio

lavoro, nel quale metto sempre una parte

di me stessa, spesso la più intima che non

riuscirei altrimenti a comunicare al mondo».

Quali i materiali che predilige per queste

sue figure?

«Principalmente la terracotta semi refrattaria,

a cui sono legata in maniera particolare

e con la quale realizzo i prototipi,

da cui poi vengono ricavati gli esemplari

in bronzo ed a volte originali in marmo.

Nel tempo, ho inoltre sperimentato anche

altri materiali, tra cui gomma e resina,

ferro, legno, ed addirittura metalli preziosi

per creazioni di gioielleria. Ogni

materiale ha la sua nobiltà se in esso

viene trasmesso senza filtri il concetto

originale dell’artista».

Anni fa ha affermato: "L’arte nella contemporaneità

non è più sempre fedele allo

studio delle proporzioni e dell’armonia

come in passato". Cosa intendeva dire?

«Un tempo si seguivano dei canoni estetici

precisi, cercando di imitare la realtà.

Con il contemporaneo, invece, questo limite

viene a mancare e si può dare importanza

ad un elemento fisico piuttosto che

ad un altro per dare maggiore enfasi a

quel particolare dettaglio e rafforzare

dunque il messaggio che l’artista vuole

trasmettere. Ad esempio, io realizzo nelle

mie figure mani e piedi con una dimensione

maggiorata rispetto ai canoni clas-


94

sici, e la ragione potrebbe essere fatta risalire

alla ricerca di effetto ed equilibrio».

Secondo lei, perché nella storia dell’arte

la scultura si declina quasi esclusivamente

al maschile?

«Perché tendenzialmente è un lavoro faticoso,

si ha a che fare con materiali e pesi

importanti da gestire. Partendo dal materiale

grezzo e informe, il pensiero creativo

viene trasformato in opera d’arte

attraverso l’ausilio della forza manuale».

Pensa che oggi il mondo femminile da

soggetto passivo di rappresentazione artistica,

come quasi sempre avveniva in

passato, possa trasformarsi in soggetto attivo,

capace di portare il suo contributo di

creatività nel mondo delle arti figurative?

«Anche in passato ci sono state importanti

donne artiste, ma a causa della condizione

sociale in cui versavano, e che

ancora oggi molte subiscono, non gli era

concesso lo spazio ed il riconoscimento

che meritavano. Le donne hanno una

creatività differente rispetto all’uomo,

siamo creatici di vita, e questo sicuramente

non può essere escluso dal panorama

artistico».

Ultimamente Rabarama sembra essersi

resa meno visibile. Una scelta esistenziale,

un momento di riflessione o un sopito

interesse a stare sotto i riflettori del

mondo dell'arte contemporanea?

«Attualmente sto rifondando su delle basi

differenti il mio lavoro, che gestisco da

ora in completa autonomia (infatti non ho

rapporti di esclusiva con nessuna galleria),

e questa scelta mi sta rendendo una

persona più forte e completa. È un momento

di ripresa di coscienza di me che

preferisco in parte tenere privato, ma che

sicuramente si riflette nel mio lavoro».

Cosa ne pensa delle arti visive di oggi. Le


tecnologie che avanzano possono essere

utili a sollecitare la creatività artistica o

invece, come reputano molti suoi colleghi

e maestri del 900, rischiano di diventare

strumenti di appiattimento e massificazione

dell'arte?

«Si tratta a mio parere di una generazione

nuova che utilizza mezzi differenti. Io

nasco dalla scultura classica, ma nel mio

percorso ho fatto tentativi di interazione

con le nuove tecnologie, per arrivare

anche a dei risultati differenti. Tempo fa

ho collaborato per un progetto legato

mapping 3d su una mia opera, per “darle

vita” in un certo senso, mantenendo quello

che è il mio personale linguaggio artistico.

Il mio cuore comunque rimane

nella materia. A mio parere non vi è massificazione,

ma un ampliamento dei

mezzi che permettono agli artisti di tradurre

il proprio pensiero nei più svariati

modi».

A cosa sta lavorando in questo periodo?

«Espressione della libertà individuale, su

una base di consapevolezza dell’essere,

introducendo anche nuove simbologie.

La base della mia ricerca è sempre l’essere

umano, ma cerco di scavare sempre

più a fondo, per sradicare limiti e paure e

permettere alla luce interiore di fuoriuscire».

Quali i suoi progetti futuri e i suoi sogni?

«Rimane sempre il desiderio di trasferirmi

definitivamente e poter lavorare con

maggior continuità all’estero. L’Italia è

un paese bellissimo, ricco di arte, ma

troppo complicato per chi vuole vivere di

questo. È purtroppo chiuso alle nuove iniziative;

all’estero c’è più apertura mentale

e fame di idee, voglia di creare,

conoscere e supportare, anche investendo».


9

aBiEnnALE

D’ARTE

inTERnAZiOnALE

A MOnTEcARLO 2020

12-13-14 GiuGnO 2020

A TuTTi GLi ARTiSTi

SOnO APERTE LE SELEZiOni ALLA 9 BiEnnALE D’ARTE

inTERnAZiOnALE A MOnTEcARLO 2020, PiTTuRA, ScuLTuRA, GRAFicA, AcQuERELLO,

inciSiOnE, cERAMicA, FOTOGRAFiA, MOSAicO E OPERE REALiZZATE AL cOMPuTER.

TEMA LiBERO E TEMA FiSSO: “L’ARTE in ViAGGiO ALLA ScOPERTA DELL’AMBiEnTE”

PeR POTeR PaRTeCiPaRe aLLa SeLeziOne deLLa BiennaLe inViaRe aLLa MaLinPenSa GaLLeRia d’aRTe

BY La TeLaCCia, n° 5 - 6 FOTOGRaFie di OPeRe diVeRSe (in FORMaTO JPG. O TiFF. COn Un d.P.i. 300 di

RiSOLUziOne), BiOGRaFia e CURRiCULUM PeR POSTa eLeTTROniCa:

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98

cristina Fornarelli:

eros, garbo ed equilibrio

di Giorgio Barassi

“Amanti anonimi” - 2019 - olio e tecnica mista su tela - cm 50x50

diciamolo subito.

L’erotismo è femmina.

E anche se a raccontarne le

pieghe più lontane e gli a-

spetti più diversi sono stai

molti uomini, l’argomento, trattato dalle

donne, è meglio descritto.

Sarà per quella loro predisposizione, a

volte compulsiva, alla autoanalisi, che coglie

nel segno o per semplice narrazione

vista dagli occhi di chi è naturalmente

fornito, ma le donne ne sanno di più. O

forse ne sanno meglio. La pittura non

dozzinale o facilmente dimenticabile ci

ha regalato grandi interpreti, pennellate

carnose e peccaminose, eleganti allusioni

ed evidenze del corpo femminile e del

suo mostrarsi che non passano via come

molto altro. Nondimeno i grandi fumettisti,

stavolta prevalentemente maschi, hanno

agitato generazioni di adulti (almeno

così era scritto: “fumetto per adulti”…)

con rotondità accennate o marcate in

punta di china, riprodotte in bianco e nero

e fortunate quanto le grandi opere che

avessero come punto di arrivo “quel che

non si dice”. Ma si fa, e chi lo nega

mente.

Cristina Fornarelli parla chiaro, va dritta

sul suo binario di racconto erotico garbato

e sottile, a volte marcato da qualche

dettaglio più malizioso ma mai volgare,

né fuori dalle righe. In un bailamme di artisti,

spesso presunti, che paiono avere ad

obiettivo il solo far parlare di sé, le sarebbe

bastato calcare la fortunata mano,

educata al liceo artistico di Bari e poi

dagli studi severi di design, per scatenare

la curiosità, almeno. Ma non è quel che

cerca. Il corpo, le commistioni, le inclusioni

e gli accorgimenti di una anima informale

decorano e campeggiano negli

sfondi e sulle figure completando le sue

donne e le loro scene, aggiungendo loro

quella riconoscibilità che rende le sue

opere sempre vive nella memoria di chi

le guarda. Dipinti apparentemente essenziali,

dall’obiettivo nitido e marcato, ma

in realtà pieni di mille dettagli da scoprire

guardando dentro ed oltre le semplici e

percepibili, gradite sinuosità. In questo


“Una donna”- 2019- olio e tecnica mista su tela - cm 100x50

c’è la sua cura e la sua accortezza, quelle

di mettere nei posti più diversi della superficie

della tela gli accenni a un delicato

dripping, le pennellate trasversali,

una stesura a tratti intermittente come in

un puzzle e i colori più diversi che arricchiscono

e completano una armonia moderna,

nientaffatto confondibile con gli

eccessi o con le esasperazioni dei racconti

di sesso o di corpi dipinti da chi cerca

solo un ipocrita scandalo o un immediato

consenso, destinato poi a sgonfiarsi ben

presto. La sua è una ricerca che lei stessa

definisce “erotica alla maniera di Tinto

Brass, su quelle note, ma senza la ricerca

assoluta del fischio da apprezzamento

maschile fuori luogo e tempo”.

Abbiamo provato a ribattere che il suo è

un racconto si erotico, ma vellutato e in

discreta penombra creativa, sebbene esplicito

ed accattivante. Come gli effetti di

Adrian Lyne e di quell’indimenticato film

che fu Nove settimane e mezzo. Non possiamo

sapere se è d’accordo, perché nella

sua natura vulcanica c’è il gettarsi dietro

le spalle il pregresso e pensare a lavorare,

creando, ammorbidendo, marcando, cercando

nuove pose, nuovi corpi da lasciare

allo sguardo indiscreto senza una sola

macchia di volgarità, pieni di una carica

erotica speciale, singolare, delicata e

chiara. La storia della pittura nazionale è

piena di grandi artisti che del nudo hanno

fatto una bandiera. Più o meno segnando

il tempo della loro creazione e più o meno

destando opinioni discordanti, pareri antitetici,

apprezzamenti o rifiuti palesi. È

nella storia della fortuna di tutte le opere,

si sa. Ma quel che suscita il lavoro della

Fornarelli è l’indagine come fatto complementare

al solo primo sguardo, che

mai si può esaurire in una occhiata fugace.

Perché il suo cercare la porta a variazioni

che attraggono, a pose studiate

che calamitano in un vortice di sensualità

e nello stesso tempo di apprezzamento

sincero. Nulla è lasciato alla liturgia del

dipingere il nudo, né tampoco al caso. La

costruzione dei dipinti della tosta pittrice

barese e figlia del mondo è piena di elementi

concatenati e sciorinati sulla tela


100

“Calze di seta” - 2019 - olio su tela - cm 30x30x4

con un atteggiamento quasi distaccato,

ma complice. Come se una strana e intrigante

via di mezzo unisca le tecniche e la

passione e i due elementi insieme escano

fuori ad ogni osservazione, specialmente

se non distratta. Di questi tempi, è merce

assai rara. Senza levar gli scudi a favore

delle dinamiche, peraltro sacrosante, della

difesa della figura femminile, se ne fa

garbata paladina e difenditrice, spiattellando

nei formati più diversi tutto l’eros

che alberga in quelle magnifiche creature

che chiamiamo restrittivamente donne.

Le sue sono donne del mondo, dei posti

che ha visitato o che visiterà, perché la

sua biografia è cosparsa di viaggi e permanenze

da cui ha tratto linfa pittorica,

osservazioni, spunti, diari annotati dentro

i pennelli. Cristina ha dunque centrato

l’obiettivo del racconto del corpo e della

sua bellezza cercando di variare sul tema

senza guardare le sue tele con il distacco

snob di chi sembra essere genitore di

mille creazioni e galleggia in un’aura di

finta superiorità. Lei è, invece, parte integrante

delle sue figure. Eppure sembra

allontanarsene in ragione, però, del fatto

semplice di doversi occupare continuamente

di rinnovare, modulare e cambiare

passo, costruzione e identità a quei corpi,

restituendoceli ancora più ricchi e diversi,

senza il rischio di affezionarcisi troppo.

E cosi li rende ancora più carichi di sano

erotismo, singoli nella loro unicità senza

perdere il senso della unità concettuale

del suo prodotto. Un cammino complesso

ma ininterrotto, con approdi possibili o-

vunque possa sciogliere le riserve del

“non si dice” e “non si fa”. Inutile negare

che il tema dell’erotismo interessa chiunque.

A parlarne, cantarne e dipingerne

senza veli mentali sono in pochi, per coraggio

creativo e senza inibizioni indotte.

È così che lei dipinge. Senza falsi pudori,

con equilibrio ed oggettività.

Impegnata, tra l’altro, nel progetto artistico

CalifArte, ha dato anima e colori a

due canzoni di Califano (che di donne fu

indiscusso cantore e appassionato seduttore)

forse meno note delle altre ma piene

di ammirazione per il sesso erroneamente

definito debole. Amanti anonimi e Una

donna diventano racconti di quotidiana e

perfino popolare carica erotica, scene da

semplice camera da letto e non da alcova,

da grande albergo e non da motel. Una

differenza non minima. C’è modo e modo

di mostrarsi, direbbero le fantasticate

mangiatrici di uomini, ma lo dice anche

la logica. La potenza dei corpi della Fornarelli

sta nella loro essenziale semplicità,

che alla fine è l’ingrediente migliore

per rendere tutto più misterioso e più

ricco. Per quanto arricchite da una incessante

ricerca tecnica, le sue sono donne,

tante donne, a cui per avventura potremmo

aver stretto la mano o ammiccato,

suggellando il rituale più antico e noto del

corteggiamento, che, ahinoi, sta via via

perdendo forma e diffusione. Fatto che

non capiterà a questa artista che mostra

di avere il senso equilibrato del significato

della parola eros e quello altrettanto

equilibrato di una pittura che prima di

ogni cosa altra, è assai gradevole.


www.tornabuoniarte.it

“William Turner 1775-1851” - 1971 - smalto e acrilico su tela - cm 116 x 89

Tano Festa

Firenze 50125 - Lungarno Benvenuto Cellini, 3 Tel.+39 055 6812697 / 6813360 - info@tornabuoniarte.it

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102

Galleria Pontevecchio di Imola

Viale C.Pisacane, 31/A

40026 IMOLA (Bologna)

dal 24 agosto al 6 settembre 2019

Logos Contemporary Art Summertime 2019

Forme e colori dell'immaginario

collettiva di pittura e scultura

Sguardi di colore oltre il visibile

personale di pittura di Giusy Dibilio

La titolare della Galleria Pontevecchio di Imola, Anna Giargoni, Marilena Spataro promotrice degli eventi e il Dott. Alberto Gross

Dopo una breve pausa estiva, ha riaperto i

battenti la Galleria Pontevecchio di

Imola, dove, il 24 agosto, alle 18,30, si

sono inaugurate in contemporanea le mostre

Forme e colori dell'immaginario, collettiva

di pittura e scultura, e la personale di

pittura di Giusy Dibilio, Sguardi di colore oltre il visibile.

I due eventi espositivi, sono stati promossi dall'Associazione

culturale LOGOS in collaborazione con l'Associazione

culturale Arte&Arte in Imola e con la nota Galleria

Ess&rrE di Roma che ha partecipato all'esposizione con alcuni

dei suoi migliori talenti.

Ad esporre per la galleria di Roma, sono state chiamate quattro

pittrici di scuola romana e una scultrice di scuola faentina.

Per la pittura hanno esposto: Giusy Dibilio, (che, oltre a tenere

una sua personale, è stata presente con un paio di dipinti

anche nella collettiva), Laila, Annalisa Macchione, Rita

Lombardi. Sul fronte scultura Ess&rrE si è presentata con

la scultrice/ceramista imolese, Elena Modelli. Altra scultrice/ceramista

in mostra è la faentina Anna Grossi, allieva

del maestro Guido Mariani di Faenza.

A questi validi artisti si sono aggiunti, con i loro suggestivi


lavori, due, altrettanto validi, pittori bolognesi,

Maria Leanna Serri, della scuola del maestro

Fausto Minestrini di Perugia, e Roberto

Tomba, artista di lungo corso e d'innegabile originalità,

legato all'Associazione LOGOS e a una

serie d'importanti gallerie di Bologna.

Al vernissage del 24 Agosto, hanno presenziato,

oltre agli artisti, la titolare della Galleria Pontevecchio

di Imola, Anna Giargoni, il titolare

della Galleria Ess&rrE di Roma, Roberto Sparaci,

il critico d'arte, Alberto Gross, la curatrice,

Marilena Spataro.

Info:

+39 348 9038523

info@galleriapontevecchio.com


104

I tesori del

“Museum of Modern Art

Dubrovnik”

dal 4 luglio al 29 settembre 2019

di Svjetlana Lipanović

Galleria Dulčić, Masle, Pulitika

Uno dei più prestigiosi

musei croati “Museum of

Modern Art Dubrovnik”

(Umjetnička galerija Dubrovnik)

sito nella omonima

città antica sulle

sponde dell’Adriatico, ha esposto i

suoi tesori inestimabili nelle tre grandi

mostre organizzate presso lo spazio

espositivo del Museo ed, anche nell’ambito

della “Galleria Dulčić, Masle,

Pulitika”. Il 4 luglio nella splendida

Villa Banac , in cui ha sede il Museo si

è inaugurata la grande esposizione disposta

sui tre piani, intitolata: “ L’arte

moderna e contemporanea: la mostra

dalla collezione del “Museum of Modern

Art Dubrovnik”, che si potrà ammirare

fino al 18 agosto 2019. Nelle

ampie sale del Museo, sono visibili i

quadri selezionati tra circa 2700 opere

della collezione, che illustrano l’arte

croata dalla fine del 19 secolo. ai giorni

nostri. La Villa Banac, una costruzione

armoniosa in marmo dell’ architettura

moderna croata con una vista mozzafiato

sul mare e all’isola di Lokrum è

un “scrigno” perfetto per custodire le

immortali opere di Vlaho Bukovac,

Mate Celestin Medović, Ivan Meštro-


Ignjat Job - "Il paesaggio con la chiesa" - 1930-31 - olio su tela

Antun Masle - "L'autunno" - 1952 - olio su cartoncino

Ivo Dulčić - "L'estate di Dubrovnik" - 1970 - olio su tela

Ivo Dulčić - "Stradun" - 1965 - olio su tela

vić, Emanuel Vidović che si possono

considerare gli iniziatori dell’arte moderna

croata. Nei loro quadri si riflettono

i periodi in cui hanno vissuto ed,

i stili che variano dalla Secessione e

dall’Impressionismo per arrivare all’

Espressionismo. Oltre questi grandi

nomi sono presenti anche gli artisti del

20 secolo: Ivo Dulčić, Miroslav Kraljević,

Antun Masle, Đuro Pulitika, Edo

Murtić, Oton Gliha, Dušan Džamonja,

Frano Kršinić, Vladimir Becić e tanti

altri illustri nomi. I pittori di Dubrovnik

sono rappresentati con Josip Trostmann,

Tomo Gusić, Josip Škerlj,

Slaven Tolj, Ana Opalić, Dubravka Lošić,

ed altri. Si notano le influenze

degli anni cinquanta e sessanta, le tendenze

della pittura post-moderna degli

anni ottanta fino alle varie espressioni

d’arte in cui sono inclusi: fotografie,

installazioni, video, ecc. Steven Mc-

Curry, Robert Farber, Mladen Tudor,

Damir Fabijanić, con altri fotografi conosciuti

a livello internazionale sono

presenti all’esposizione, con le loro

opere. L’importante mostra è a cura

della Dott.ssa Rozana Vojvoda. Nel

centro della Città si trova “ Galleria

Dulčić, Masle, Pulitika” in cui dai pri-


106

Ivo Dulčić - "Il ritratto di Kosta Stajnic" - 1965 - olio su tela

Antun Masle - "Il vaso" - 1961 - olio su tela

Ivo Dulčić - "L'incendio sull'isola" - 1970 - olio su tela

Ivo Dulčić - "Approdo della nave" - 1958-59 - olio su tela

mi di luglio fino al 29 settembre sono

state allestite due mostre, una dedicata

agli artisti Ivo Dulčić, Antun Masle,

Đuro Pulitika che sono i tre rappresentanti

eccellenti dei pittori ragusei contemporanei.

I loro quadri riconoscibili

dallo stile inconfondibile, rischiarati

dalla luce accecante del sole e, dipinti

con i colori vivaci sono esposti al primo

piano, mentre al secondo, in cui si

trova la mostra “ I paesaggi e le vedute

1905-1955” ci si può immergere nelle

magnifiche immagini con cui gli artisti

ragusei hanno fermato sulle tele le

scene viste, alla metà del secolo scorso.

I due curatori delle mostre sono la

Dott.ssa Petra Golušić e, la Dott.ssa

Rozana Vojvoda. Nel periodo estivo, le

tre mostre senza dubbio, sono degli

eventi culturali che saranno una piacevole

sorpresa per gli amanti d’arte ed

anche per tutti i visitatori della Città

che vogliono trovare una oasi di pace

per godere della grande bellezza delle

opere esposte.


Marina Novelli

“Cinzia” - 2017 - olio e acrilico su tela - cm 80x80

marinanovelli.it - marinanovelli@yahoo.it

Mob. 0039 333 56 01 781


108

Art&Events

La"Rinascita delle Eccellenze"

Anthony Peth per la Festa dell’estate fra colleghi Rai e amici

Parterre esclusivo, location da sogno “Oasi

Kadir”, Maestri del Gusto Internazionali e prodotti

di eccellenza Doc Italy per festeggiare il

Compleanno del Conduttore Rai Anthony Peth.

Una serata indimenticabile organizzata da Tiziana

Sirna, tanti i personaggi noti del mondo dello spettacolo

e della politica che sono accorsi all’Oasi immersa

nel verde ospiti della famiglia Musa-Campoli. In abito

lungo ed elegante ad arrivare per prime Patrizia Mirigliani,

Milena Miconi e Rosaria Renna di Radio

Montecarlo, la ballerina Eleonora Scopelliti, le giornaliste

Rai Marzia Roncacci, reduce dal successo di Ballando con le Stelle, Josephine Alessio e Antonietta Di Vizia, le conduttrici del Tg3

Roberta Ammendola e Mariella Anziano, la divina Fioretta Mari con i registi Manuela Metri e Antonio Centomani, l’affascinante Raffaello

Balzo e il cantante Thomas Grazioso, Angelo Costabile ed Elisabetta Viaggi, direttamente da Colorado Barbara Foria con lo stilista Mario

Orfei, da Rds Valerio Scarponi, Emilio Volgarino, l’attrice Luciana Frazzetto e Massimo Milazzo, la web star Emilia Clementi, l’avvocato

Daniele Bocciolini, il Prefetto Fulvio Rocco e Manuela Maccaroni, dal Comune di Roma il consigliere Maurizio Esposito, Giovanna Elettra

Livreri, Direttore generale della Camera Estera CC-ICRD, Conny Caracciolo e Gilberto Casciani, l’hair stylist Roberto Carminati, le manager

Silvia Armeni, Mariangela Savonarota e Camelia Lambru, l’organizzatrice di eventi Lisa Bernardini, i giornalisti Giuseppe De Girolamo,

Maria Serena Patriarca, Angelo Lombardi e Donatella Gimignano, la press agent Paola Comin e Daniela Chessa con l’avv.Michele

Oggioni, Alexandra Senise e Michele Spanò, il gallerista d’arte Roberto Sparaci, gli imprenditori Stefano Roncaccia, Flavio Gioia, Matteo

Carreri, Angelo Fiengo per Marylin Freedom e tanti altri. A deliziare i noti ospiti delle eccellenze assolute Doc Italy Selection arrivate per lui

da un capo all'altro dello stivale, con una rappresentanza "MEMORABILE" di "Maestri del Gusto" ha rapito e stupito gli ospiti tra Showcooking,

per chiudere in bellezza la protagonista assoluta, la "Torta Monumentale" del Maestro Pasticcere e Ambasciatore Doc Italy per Foggia Ciro

Chiazzino l'Arte del Gusto! Insieme alle eccellenze dolciare di Ivan il re del Pane.

M i s s B e l l e z z a Ve l l e t r i

Un party dell’amica di Buzz Aldrin

per il 50esimo anniversario dell’allunaggio

A L’

Velletri presso il centro storico si e svolta la 1 edizione di Miss Bellezza

Velletri in occasione della festa della birra, manifestazione

storica della città. L’ evento ammirato da un numeroso pubblico

sotto la direzione artistica di Simonetta Ciriaci - Agency Fashion Diamonds.

L’evento spettacolo ha visto le concorrenti in passerella con le creazioni del

duca Antonio Ventura Coburgo de Gnonaffermato stilista e la collezzione

2020 di Laura Couture Roma. La vincitrice Nadia Fadirè stata incoronata

dal Sabrina Brodosiartista e titolare della gioielleria Maggi partener ufficiale

del concorso e dalla vulcanica SabrinaBambisuper ospite della serata. Nell'occasione

sono state presentate anche le due modelle di punta della Fashion

Diamond Diana Trandafir e Michelle Antonetti, modelle di rilievo internazionale

e testimonial dello Stilista MarioOrfeiprossimo alla Fashion Week

di New York. Grande soddisfazione dal comune di Velletri e dall’ assessore

allo Spettacolo Alessandro Priori, presidente di giuria per l’occasione.

attrice e conduttrice ed oggi anche imprenditrice, Marina Castelnuovo

ovvero l’“alter ego” di Liz, “non si è fatta mancare nulla nel suo percorso

artistico, che dura da ben 30 anni, ed ha personalmente conosciuto, diventandone

amica, l’astronauta Buzz Aldrin.

Per questo ha deciso di organizzare una piacevole serata nella sua splendida dimora

con una cinquantina di invitati selezionati per assistere al party lunare: tra

gli altri, la produttrice TV MariaraffaellaNapolitano, Dario Ballantini, Maestro

Micalizzi, Marco Tullio Barboni, l’ ex concorrente del Grande Fratello 9

Laura Drzewickae la modella SofiaInglese, la Dottoressa NicolettaRomano,

Direttrice di Living is Life, unica giornalista ad intervistare il celebre astronauta

Aldrin nella sua venuta a Varese in occasione del primo party organizzato da

Marina, Diego Pisati, caporedattore spettacoli dello storico quotidiano La Prealpina,

Gigi Farioli, Assessore e già Sindaco di Busto Arsizio e il manager Maurizio

Quarta. Marina ha mostrato nel party privato – a base di cocktail Apollo

11 buffet a tema “lunare” del Maestro Chef della Frutta Andrea Lopopolo.


CALIBRO 70's sold out per il M. Micalizzi

"MISS POMEZIA"

AParco Schuster in concerto il M° Franco Micalizzi con la sua

Big Bubbling Band, per offrire al pubblico la suggestiva e

nostalgica alchimia di alcune delle numerose colonne sonore

da lui composte nel corso di una carriera straordinaria e che da Quentin

Tarantino a Clucher hanno segnato la storia della Musica nel Cinema.

Il titolo del concerto? CALIBRO 70's, dal suo ultimo album uscito lo

scorso 21 giugno, pieno delle fantastiche atmosfere che lo hanno reso

celebre nel mondo come Re della PULP MUSIC. Non solo Musica e

Cinema, comunque: anche tanta Bellezza. Con fasce al seguito, a scattare

foto e ad intrattenersi con il bartender acrobatico della serata Davide,

messo a disposizione dal Maestro per i suoi invitati speciali, molta

ammirazione e curiosità hanno suscitato 4 finaliste laziali del concorso

nazionale "Una ragazza per il Cinema" giunte a Parco Schuster, che a

Taormina il prossimo settembre si contenderanno la fascia nazionale insieme

a tutte le finaliste d'Italia. Molti gli ospiti noti intervenuti a questo

happening, dove ha regnato il ritmo ed il divertimento; tra gli altri, Mariella

Nava, Stefano Mainetti, Jinny Steffan, Hector Ulises Passarella,

Carlo Alberto Terranova, Anthony Peth.

ACinecittà World,

l’attesissimo appuntamento

estivo con

Miss Pomezia, e-

letta Eleonora Mascaro.

Le partecipanti, selezionate

da un’importante giuria scelta

dalla Direttrice Artistica e

Patron del concorso Ida

Maggio. Nella commissione

della stessa erano presenti il

volto del TgR Roberta Ammendola,

Valentina Fioravanti

titolare dell’a- genzia

di moda Vogue Style, il

grande fotografo Paolo

Manzini, l’astrologo della Rai

Jupiter, il look maker Gianluca Troiani, Da Rai1 il commercialista

Gianluca Timpone ed infine la presidentessa

di giuria quest’anno la showgirl Emanuela Tittocchia.

Hanno condotto l’elegante serata il noto illusionista e

showman Heldin affiancato da due giovanissime conduttrici

Francesca Angioletti e Miria Maggio.

Medit Summer Fashion trionfa la XII edizione

La notte dei ricordi

La città di Mesagne protagonista a Piazza Orsini del Balzo, con

la splendida chiesa barocca dedicata a Sant'Anna, cornice

ideale per una sfilata elegante e glamour che ha regalato tante

emozioni. In passerella le celebrità del mondo della moda e dello spettacolo

oltre a rappresentanti dell’editoria internazionale. Uno spettacolo

condotto magistralmente da Anthony Peth e dall'ideatrice del

Medit Summer Fashion, Antonella Parziale. La serata ha visto protagonisti

otto stilisti emergenti partecipanti al concorso di moda “Tributo

a...”, che si sono contesi i premi messi a disposizione da Mad

Mood Milano – Lecce e quello messo a disposizione dalla stessa Associazione

Medit Summer Fashion. Fra gli illustri ospiti premio alla

carriera a Silvana Giacobini, Vincenzo Merli, Umberto Garibaldi (In foto,

un abito in passerella di Egon Von Fürstenberg) e tanti altri, il pubblico ha

partecipato numeroso all’evento estivo.

Grande successo per la kermesse “Senza fine…la notte dei ricordi”:

seconda edizione della magica serata in cui brillano,

sul palco blu di “Lungo il Tevere Roma”, le stelle del made in

Italy e i ricordi di chi, del fashion, ha fatto grande l’Italia. Si

accendono le luci sul palco e il conduttore Anthony Peth introduce i

cantanti Steven B, che regala un tributo alla mitica Diana Ross, in onore

dei quarant'anni di “Upside down" e la venezuelana Gisela Lopez, con

arie esotiche accompagnata alla chitarra dal maestro Giovanni Caruso.

Il momento più importante è stato con il premio alla memoria della stilista

Laura Biagiotti, ritirato dalla bella figlia Lavinia. E alla memoria

del dolcissimo sorriso della mamma e del suo talento le viene assegnata,

dall’Associazione culturale “Occhio dell’arte”, di Lisa Bernardini, una

targa ricordo, consegnata dal patron della manifestazione Venanzio Marsili.

Si prosegue con la sfilata di Domenico Lotti, più volte sulla passerella

di AltaRoma, e a settembre a Milano: lo stilista ritira la targa

ricordo. E targa ricordo anche per l’hair-stylist dei vip Carlo Tessier,

che inventa per lui fascinosissime acconciature, simili a quelle realizzate

per la notte dei Premio Oscar. Un grazie a Antonella Pergolari, Gaia

Bartolucci, Ilaria De Spagnolis per Vor Makeup di Valeria Orlando.


110

Festival della Mente

XVI edizione

Sarzana, dal 30 agosto al 1 settembre 2019

Dal 30 agosto al 1 settembre torna a Sarzana uno degli

appuntamenti culturali più attesi di fine estate, il Festival

della Mente, il primo festival in europa dedicato alla creatività,

diretto da Benedetta Marietti e promosso dalla

Fondazione carispezia e dal comune di Sarzana

(www.festivaldellamente.it).

Filo conduttore della XVI edizione

è il concetto di futuro,

che sarà indagato e approfondito,

da diversi punti di vista,

attraverso le parole di scienziati,

filosofi, letterati, storici, artisti italiani

e stranieri.

Con conferenze, dialoghi, laboratori e spettacoli,

da sedici anni il Festival esplora, con

un linguaggio chiaro e accessibile a tutti, la

nascita e lo sviluppo delle idee e dei processi

creativi, affrontando sempre temi di

attualità sociale e scientifica con uno

sguardo interdisciplinare per consentire al

pubblico di orientarsi nella complessità del

mondo contemporaneo.

«Il concetto di “futuro” è sempre stato importante

e necessario per la mente umana –

spiega Benedetta Marietti – ma acquista

particolare significato in un’epoca come la

nostra, densa di cambiamenti sociali, di trasformazioni

tecnologiche e di incognite che

gravano sul presente. Con il consueto approccio

multidisciplinare, il festival si interroga

sugli scenari possibili che ci attendono

in campo scientifico e umanistico,

senza però dimenticare che per immaginare

un futuro a misura d’uomo bisogna per

forza conoscere il passato. E con la ferma

convinzione che il miglior modo per predire

il futuro, come sosteneva Abraham Lincoln,

sia crearlo e inventarlo a partire dall’oggi».

Durante i tre giorni del festival il pubblico


potrà incontrare nomi importanti della

scienza e della letteratura, tra cui alcuni

ospiti affezionati della manifestazione,

come lo storico Alessandro Barbero, lo

studioso del mondo classico Matteo Nucci

e lo psicanalista Massimo Recalcati, ed

ascoltare anche voci inedite del panorama

culturale italiano e internazionale in una

quarantina di incontri che registrano ogni

anno una grandissima affluenza di pubblico.

Così come non mancherà la sezione

per bambini e ragazzi – curata da

Francesca Gianfranchi – con i suoi numerosi

workshop, letture animate e spettacoli

sempre presi d’assalto dall’entusiasmo

dei più piccoli.

Anche per l’edizione 2019 saranno coinvolti

numerosissimi volontari – ragazzi

delle scuole superiori, studenti universitari,

associazioni culturali: lo scorso anno

in 500 con impegno e vitalità hanno contribuito

a decretare il successo del festival

Facebook: @festivaldellamente

Twitter: @FestdellaMente

Instagram: festival_della_mente

Canale Youtube: Festival della Mente Sarzana

L’hashtag ufficiale del festival è #FdM19

Informazioni sul sito:

www.festivaldellamente.it

Ufficio stampa: Delos - 02.8052151

delos@delosrp.it


112

Silvana Gatti

“La cercatrice di conchiglie” - 2019 - Olio su tela - cm 40 x 30

I n m o s t r a d a l 2 6 o t t o b r e a l l ’ 8 n o v e m b r e 2 0 1 9

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Po r t o t u r i s t i c o d i R o m a

L u n g o m a r e D u c a d e g l i A b r u z z i , 8 4 , l o c a l e 8 7 6

S I LVA N A G AT T I - P I T T R I C E F I G U R AT I VA & S I M B O L I S TA

V i a l e C a r r ù , 2 - 1 0 0 9 8 R i v o l i ( TO )

h t t p : / / d i g i l a n d e r. l i b e r o.i t / s i l v a n a g a t t i

e m a i l : s i l v a n a m a c @ l i b e r o. i t


I Tesori del Borgo

Rossano la bizantina. La calabria

che non ti aspetti

Dalle chiese bizantine al codex Purpureus Rossanensis.

Dall’antico borgo collinare alla campagna e al mare.

alla scoperta di Rossano, dei suoi tesori e del suo territorio

con una guida d’eccezione:

l’associazione “Insieme per camminare”

Nessuno conosce Rossano

meglio di chi ci vive, nessuno

la racconta con più

entusiasmo di “Insieme

per camminare”, l’associazione

di giovani calabresi che nel

comune di appartenenza, Corigliano-

Rossano, ha fatto nascere una nuova

realtà per promuovere il turismo in Calabria

con l’obiettivo di sviluppare e

consolidare le potenzialità della propria

terra.

Dall’alto Ionio cosentino si arriva a

Rossano, la città bizantina, conosciuta

anche come la Ravenna del sud, un

borgo antico e autentico, ricco di fascino

e fuori dai circuiti del turismo di

massa. Un territorio da esplorare, vivere

e conoscere a fondo, parte di

quella Calabria che non ti aspetti ma

ancora vera, ricca di storia, di antica

bellezza e unicità.

Se secondo il New York Times la Calabria

è una meta da non perdere, di

questa Calabria è proprio Rossano la

città da non mancare. Qui, dove lo

sguardo spazia fino al mare, sono racchiusi

molti tesori, primo fra tutti il

Codex Purpureus Rossanensis, l’antico

evangeliario dichiarato Patrimonio dell’Umanità

dall’Unesco e conservato

nel Museo Diocesano e del Codex dove

si conservano, inoltre, in un suggestivo

percorso museale, antichi manoscritti,

dipinti, argenti e oggetti rari e preziosi.

Dal Museo, che è la prima tappa del

percorso di visita dell’antica città di

Rossano, ci si sposta di pochi metri per

visitare la Cattedrale di Maria Santissima

Achiropita, ed è proprio qui, all'interno

della sacrestia, che nel 1879

fu ritrovato il Codex, portato a Rossano

probabilmente da qualche monaco

in fuga dall'oriente durante l'invasione

araba del VII secolo o al tempo delle

persecuzioni iconoclaste dell’VIII secolo.

Come raccontano le guide di “Insieme

per camminare”, Rossano, divenuta famosa

e florida durante il periodo bizantino,

è caratterizzata da edifici in

pietra, palazzi nobiliari, chiese antiche

e numerosi tesori architettonici, fra

questi il Duomo, dove si può ammirare

la sacra icona bizantina della Madonna

Achiropita, dove “Achiropita” significa

immagine che non è stata dipinta

da mano umana. L’origine di questo

prezioso affresco è da collocarsi tra il

VI-VIII secolo e la storia del suo ritrovamento

è molto affascinante. Il percorso

si snoda poi fra le chiese bizantine

del centro storico, l’Oratorio di


114

San Marco e la Panaghìa, entrambe del

IX-X secolo. Questi edifici sono la testimonianza

visiva di quelle che furono

le maestranze normanno-bizantine, entrambi

i luoghi di culto conservano

resti di antichissime e preziose pitture

murali. L’Oratorio di San Marco, che è

il capolavoro architettonico bizantino

della città, è eretto su uno sperone di

roccia ed è dedicato ai monaci asceti

che vivevano nelle grotte di tufo sottostanti.

Il percorso bizantino trova il suo

completamento sui monti rossanesi,

appena fuori dal centro storico, dove si

trova lo splendido e maestoso Pathirion

edificio sacro fondato nel XI secolo

c.ca. L’antico cenobio basiliano rappresenta

in pieno gli splendori della

maestosa bellezza artistica della Rossano

bizantina, e testimonia, per la

prima volta nella storia della città, la

fusione delle culture e delle tecniche

architettoniche ed artistiche bizantine,

normanne ed arabe: un connubio stilistico

unico.

Rossano è una delle più belle finestre

sul Mediterraneo, partendo dalla città

alta, dove è bello perdersi fra antichi

palazzi e scorci di rara bellezza e suggestione,

si può arrivare in collina e in

montagna, nella Sila Greca, si possono

effettuare diverse escursioni alla scoperta

di boschi con la loro rigogliosa

flora e fauna selvatica o scoprire nelle

contrade le ville rurali e i casini, molti

dei quali ancora oggi perfettamente

conservati. L’unicità di Rossano è

anche nel suo mare azzurro e nelle sue

ampie spiagge. Rossano consente di vivere

il fascino della storia e delle tradizioni

nella città alta, lo splendore di

un territorio incontaminato tra colline

e montagne e la bellezza della costa

marina.

L’accoglienza sul territorio è altrettanto

ricca, fra le tante strutture ricettive

in città, nel verde o sul mare, ci

sono offerte per tutte le esigenze, a partire

dal B&B Domus Purpurea, situato

nel centro storico di Rossano, di fronte

alla Cattedrale e a pochi passi dal

Museo Diocesano e del Codex, in un


edificio antico recentemente ristrutturato,

dispone di tre mini appartamenti

dotati di ogni comfort. Accesso diretto

alla spiaggia accompagnato da un'area

spa con piscina, sauna e zona massaggi,

ristorante gourmet l’Aranceto,

camere che profumano di mare e campagna

insieme, questa invece è Casa

Solares, lussuosa oasi di pace e bellezza

nata per volontà della famiglia

Toscano Mandatoriccio Mascaro e dedicata

a chi ama solo le cose belle. A

ricordare come Rossano sia terra di antiche

tradizioni e nobiltà, la baronessa

Bebè Cherubini e il figlio Luca, accolgono

i loro ospiti nell’agriturismo il

Giardino di Iti, una tipica struttura

della campagna calabrese del 1700, un

tempo tenuta di ulivi da cui si ricavava

un pregiato olio. Circondata da oltre 10

ettari di terreno, la tenuta gode di uno

splendido panorama aperto sulla natura

circostante. Le camere, tutte immerse

nello splendido giardino conservano

ancora lo stile antico delle case dei

contadini. Ha aperto nell’estate del

2001 e da allora è uno degli indirizzi

più amati di Rossano, il Relais Masseria

Mazzei, Le Colline del Gelso, diretto

da Alessandra Mazzei è un antico

convento del ‘700 il cui stile e filosofia

sono improntati verso un’ospitalità calorosa,

discreta e raffinata, qui l’atmosfera

d’altri tempi si coniuga perfettamente

con servizi a cinque stelle,

dalla piscina esterna al ristorante di tradizione.

Ancora una volta citiamo il

New York Times poiché dice che la migliore

cucina italiana è quella calabrese,

la ricchezza di sapori che da

sempre viziano e incantano i palati,

con la loro semplicità e unicità, si può

scoprire anche a Rossano dove si può

cenare “dentro la storia” alla trattoria

pizzeria La Bizantina, con vista unica

sull’Oratorio di san Marco. Le suggestioni

dell’antica città si vivono anche

negli altri ristoranti suggeriti, Le Macine,

dove è protagonista in cucina lo

Chef Vincenzo Abruzzese, la vineria

Mastro Gustino che celebra i piatti

della tradizione e Porta Romana, dove

si esaltano gli ingredienti più caratteristici

della cucina calabrese, a partire


116

dalle irrinunciabili melanzane.

Rossano è famosa anche per la liquirizia,

è la migliore del mondo e risponde

al nome di Amarelli. La

produzione è così straordinaria che

non si può mancare di conoscerne la

storia visitando il Museo della Liquirizia

Amarelli.

L’antica città calabrese invita ad immergersi

in questo sorprendente percorso

bizantino che non si disgiunge

dal piacere di una vacanza all’insegna

delle cose belle, un piacere da

vivere con le eccellenti guide di Insieme

per Camminare. L’associazione,

nata per volere dell’Arcivescovo

di Rossano-Cariati Mons.

Giuseppe Satriano è composta da

giovani di varie professionalità,

come storici dell’arte, guide turistiche

ed esperti in progettazione. Giovani

che amano profondamente il

loro territorio e quotidianamente riflettono

sul messaggio culturale da

trasmettere e sulle azioni da intraprendere.

I servizi offerti abbracciano

diverse esigenze e tipologie di

pubblico e variano dalle attività didattiche

alle visite guidate in diverse

lingue, nel Museo e sul territorio.

Associazione “Insieme per camminare”

Sito web: http://www.insiemepercamminare.com/

email: info@insiemepercamminare.com

Tel.: 0983 525263 / +39.340.4759406

COSA VEDERE:

Museo Diocesano e del Codex:

http://www.museocodexrossano.it/

Museo della liquirizia:

https://www.museodellaliquirizia.it/

DOVE DORMIRE

B&B Domus Purpurea:

https://www.domuspurpurea.it/

Casa Solares: https://www.casasolares.it/

Giardino di ITI: http://www.giardinoiti.it/

Masseria Mazzei: http://www.masseriamazzei.it/

DOVE MANGIARE

La Bizantina: http://www.bizantina.net/

Le Macine: : http://www.lemacinerossano.it/

Mastro Gustino:

https://vineria-mastro-gustino.business.site/

Porta romana: https://portaromana.business.site/

UFFICIO STAMPA: Rosi Fontana Press & Public Relations - mob. 335 5623246 info@rosifontana.it


www.tornabuoniarte.it

“Natura morta” - 1961 - olio su tela - cm 51 x 77

Renato Guttuso

Firenze 50125 - Lungarno Benvenuto Cellini, 3 Tel.+39 055 6812697 / 6813360 - info@tornabuoniarte.it

Milano 20121 - Via Fatebenefratelli, 34/36 - Tel. +39 02 6554841 - milano@tornabuoniarte.it

Forte dei Marmi 55042 - Piazza Marconi, 2 - Tel +39 0584 787030 - fortedeimarmi@tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - Antichità - Via Maggio, 40/r - Tel. +39 055 2670260 - antichita@tornabuoniarte.it


118

Minestrini and friends

Il Maestro Fausto Minestrini, Roberto Sparaci e il Maestro Paolo Ballerani

La mostra creata da Fausto

Minestrini, do- po il

successo al “Minestrini

Master Cup”, gara di

golf

svoltasi

all’“Antognolla

golf” dove il Maestro ha messo in

premio alcune sue opere e ha invitato

gli allievi a dipingere nel

prestigioso circolo sportivo, ha

avuto seguito al Porto turistico di

Roma in un altro meraviglioso

spazio che è appunto la sede della

Galleria Ess&rrE che vanta numerose

esposizioni all’interno del

Porto stesso.

La voglia di proporre artisti che

fanno parte dell’esperienza quarantennale

del noto pittore, scultore,

performer e anche lodevole

giocatore di golf, oltre che ideatore

dello studio dove gli allievi

prendono tutto ciò che da un artista

del suo calibro ci si attende e

che può trasmettere in fantasia,

capacità, idee, voglia di inventare

nuove opere, ci ha dato l’idea di

realizzare una collettiva proponendo

ai nostri collezionisti, a-

mici e anche solo curiosi di godere

per fare proprie le opere

degli stessi che sono stati qui invitati

e che sono stati presenti per

l’inaugurazione del 20 luglio con

circa 25 opere di livello assoluto.

Lo scopo è quello di proseguire

un progetto in cui crediamo

molto, che ha suscitato un importante

interesse all’interno dell’Antognolla

golf ed avrà maggiore

spinta dalla collaborazione

con la Galleria Ess&rrE e della

Acca Edizioni che continueranno

a seguire con interesse le capacità

pittoriche di questi artisti.

L’inaugurazione dell’evento si è

tenuta il giorno 20 luglio alle ore

18,00 presso la Galleria Ess&rrE

al Porto turistico di Roma e si è

conclusa il 2 agosto.


Gli artisti in esposizione sono stati:

Fausto Minestrini, Paolo Ballerani,

Lucia Arcelli, Eugenia Caceres,

Claudia Fulvi, Barbara Cosmi,

Giovanna Papa, Danilo Mariani,

Roberto Mariani, Giusy Palombi.

Galleria Ess&rrE

Porto turistico di Roma – loc. 876

Lungomare Duca degli Abruzzi, 84

00121 Roma – cell. 329 4681684

galleriaesserre@gmail.com

Il Maestro Fausto Minestrini con le allieve della “Scola Minestrini”


BIENNALE

INTERNAZIONALE

DI ARTE E CULTURA

Roma | 20 - 24 Novembre

Stadio di Domiziano

Palazzo Velli

Iscrizioni aperte fino al 30 settembre.

Per info consultare il sito.

Powered by

United Nations



Cultural Organization

www.romart.org

info@romart.org


“Museo Ugo Guidi”

“Museo Vivo”

e

“Amici del Museo Ugo Guidi - Onlus”

presentano per le

GIORNATE EUROPEE DEL PATRIMONIO 2019

del MiBAC – Ministero Beni e Attività Culturali

col patrocinio del

Consiglio d’Europa Ufficio di Venezia

la X Edizione della

Collezione del Museo Ugo Guidi

Selezione di testimonianze di esposizioni al MUG

Domenica 22 settembre ore 17:30- Via Civitali 33

Ernesto Treccani - Paolo Pratali & Akio Takemoto - Miguel Ausili - Stefano Paolicchi - Battista Antonioli - Monica Michelotti -

Michele Peri - Pippo Altomare - Graziano Guiso - Laura Viliani - Roberto Tigelli - Antonino Bove - Oronzo Ricci e Vittoria

Romei - Carlo Volpi - Serena Pruno - Arturo Puliti - Sandro Borghesi - Luigi Mormorelli - Francesco Siani - Elisa Corsini - Renato

Carozzi - Glauco Di Sacco - Renato Santini - Elena Zanellato - Mariano Domenici - Giorgio Michetti - Luciano Pera - Enzo Tinarelli

- Clelia Cortemiglia - Serale Liceo Artistico Carrara - Liceo Passaglia Lucca - Flavio Bartolozzi - Maria Corte - Julio Silva

- Fabio Maestrelli - Tatiana Lawresz - Mario Carchini (Cobàs) - Lucilla Gattini - Simona Bertocchi - Maura Jasoni - Stefano Graziano

- Maria Rita Vita - Giuseppe Menozzi - Cate Maggia - Gabrio Ciampalini - Giuseppe Bianco - Giulio Ciniglia - Antonio

Barberi - Chirin Malla - Tatiana Paoli - Ilaria Bonuccelli - Alberto Pistoresi - Armando Xhomo - Matteo Faben - Mauro Griotti -

Davide Foschi - Mario Tamberi - Enzo Marco - Vezio Moriconi - Mario Colzi - Marcello Bertini - Marco Gondoli - Alba Gonzales

- Maria Conserva - Antonio Giovanni Mellone - Rita Paola - Alessandro Giorgi - Giuseppe Bertolozzi e Clara Tesi - Aleandro

Roncarà - Francesco Di Traglia - Renata Ferrari - Francesco Cremoni - Silvia Percussi - Michele Monfroni - Anna Cecchetti -

Marta Gierut - Achille Pardini - Giacomo Mozzi - Tito Mucci - Sergio Suffredini - Roberto Giacchino - Annamaria Maremmi -

Marzio Cialdi - Sarah Atzeni - Silvana Mellacina - Alfio Bichi - Franz T. Sartori - Agostino Cancogni - Elisa Donetti - Domenico

Monteforte - Stefano Carlo Vecoli - Nera Simi - Joanna Brzescinska-Riccio - Carmine Galiè - Nicola Rummo - Gerda Hegedus

- Angelo Mugnaini - Nicolò Fortunato Ricciardi - Vittorio Simonini - Clara Mallegni - Guido Cagetti - Giampaolo Marchesi -

Nan Yar - Sergio Fortuna- Giuliana Maddalena Fusari - Giampaolo Marchesi - Antonio Raffaelli - Stefano Acconci - Petro Del

Corto - Edmondo Nardini - Pietro Del Corto.


122

Etruschi Maestri Artigiani

…“nuove prospettive” da Tarquinia e Cerveteri

di Marina Novelli

Cerveteri - Necropoli della Banditaccia - veduta tumuli sepolcrali

UNel mese di luglio di

quindici anni fa, le necropoli

etrusche di Tarquinia

e Cerveteri venivano

iscritte nella lista del patrimonio

mondiale UNESCO (United

Nations Educational Scientifical and

Cultural Organization) e proprio al fine

di celebrare questo importante anniversario,

lo scorso 25 luglio si è tenuta

presso il Museo Nazionale Tarquiniense,

la Conferenza Stampa relativa all’apertura

della prestigiosa mostra Etruschi

Maestri Artigiani estesa appunto

tra le due città, che da sempre rappresentano

nell’immaginario collettivo, la fisionomia

degli Etruschi. È straordinario

celebrare le pitture della Necropoli di

Tarquinia, dove si stagliano con vividi

colori le loro scene di vita quotidiana,

nonché il paesaggio dei maestosi tumuli

di Cerveteri, simbolo di grande senso di

devozione e rispetto per i defunti ed immensa

testimonianza dell’antica civiltà

etrusca. Ed è proprio in virtù di queste

abilità indiscusse degli Etruschi come

artigiani, ma anche per la loro capacità

di apprezzare le arti, che si è giunti alla

creazione di questo patrimonio archeologico

e storico-artistico, più unico che

raro, da cui hanno avuto origine le motivazioni

che l’UNESCO ha espresso e

che riportiamo per esteso:

1. Le necropoli di Tarquinia e di Cerveteri

sono capolavoro del genio creativo:

le grandi pitture murali di Tarquinia

sono eccezionali sia per la qualità di

esecuzione che per il loro contenuto, che

rivela aspetti della vita, della morte e

del credo religioso degli antichi Etruschi.

Cerveteri mostra in un contesto funerario

lo stesso progetto urbanistico e

gli stessi schemi architettonici che venivano

applicati nella progettazione delle

antiche città.

2. Le due necropoli costituiscono un’unica

eccezionale testimonianza dell’antica

civiltà Etrusca, l’unica civiltà urbanizzata

nell’Italia pre-romana. Inoltre, la

rappresentazione della vita quotidiana

sulle tombe affrescate, molte delle quali

sono riproduzioni di case Etrusche, è

una testimonianza unica di questa cultura

scomparsa.

3. Molte delle tombe di Tarquinia e di

Cerveteri rappresentano tipologie di

abitazioni che non esistono più. I cimiteri,

progettati come città, sono tra i più

antichi esistenti nella regione.

Etruschi maestri artigiani. Nuove prospettive

da Cerveteri e Tarquinia rappresenta

la prima fase di un rinnovamento

degli allestimenti e dei percorsi

espositivi, in grado di interessare tutto il

sito UNESCO, verso un sistema omogeneo

di comunicazione, fruizione e valorizzazione.

“Nuove prospettive”, sta ad

indicare “nuove chiavi di lettura” – ha

specificato Daniela De Angelis, diret-


Tarquinia - Elmo crestato in bronzo dalla tomba Arcatelle, risalente

alla prima età del ferro (fine X-VIII secolo a. C.

Portone d’ingresso dello spettacolare palazzo

sede del Museo Tarquiniese

trice del Sito Unesco di Cerveteri e

Tarquinia - come ad esempio lo studio

tecnologico e la riproduzione sperimentale

degli oggetti, presenti nella prima

mostra nel Museo di Tarquinia; il visitatore

è infatti invitato ad osservare quanto

esposto nelle vetrine e lungo i percorsi

di visita, al fine di un migliore apprezzamento

del valore storico, culturale e

artistico.

>. Già!...e infatti

possiamo ben affermare che questa mostra

non designa soltanto l’apertura al

pubblico di una prestigiosa esposizione

ma pone un altro tassello realizzato dalla

vincente strategia di promozione dei

musei e delle aree archeologiche fin

dalla metà del 2018. Ci è doveroso pertanto

aggiungere che l’esposizione sapientemente

curata da Andrea Cardarelli

e Alessandro Naso, applica una rilettura

delle prestigiose raccolte già esistenti

nei due musei, anche grazie ai

confronti offerti dalla presenza di importanti

prestiti come ad esempio alcuni capolavori

ceramici conservati a Roma,

presso il Museo Nazionale Etrusco di

Villa Giulia e alcuni celebri oggetti preziosi

della Tomba Regolini Galassi, di

proprietà delle collezioni dei Musei Vaticani,

che per la prima volta tornano a

Cerveteri, dove in realtà furono scoperti.

Dal percorso museale emergono

non pochi reperti particolarmente significativi

provenienti dalle necropoli, come

abbiamo visto, di Tarquinia e Cerveteri

che in maniera estremamente elegante

vengono esposti al pubblico. I

percorsi realizzati si snodano tra alcune

delle più significative produzioni artigianali

caratteristiche delle due città: per

quanto riguarda le fasi più antiche attribuibili

all’aspetto comunemente noto

come periodo villanoviano, per Tarquinia

si è puntato l’interesse sulla produzione

metallurgica, che rappresenta una

delle più eclatanti componenti artigianali

della prima età del Ferro, mentre

per Cerveteri invece è stata considerata

la produzione tessile. Ai visitatori è infatti

concesso di ammirare sotto una

nuova luce oggetti di raro pregio, come


124

Conferenza stampa nel Museo Tarquiniense di Tarquinia

Interno Museo di Cerveteri

l’eccezionale corredo della tomba tarquiniense

con la celebre situla (un particolare

tipo di vaso cilindrico) dell’inizio

del VII secolo a.C. recante il nome

in caratteri geroglifici del faraone Bocchoris,

ma anche una tomba-lituo, uno

scudo e una scure in bronzo finemente

decorati, sepolti nel VII secolo a.C.

come offerta rituale in un antico deposito

votivo di Tarquinia. Dalla fine del

VI all’inizio del V sec. a.C. l’importazione

di vasellame dipinto da varie regioni

della Grecia, con la preminenza

assoluta dell’Attica e di Atene in particolare,

raggiunse l’apogeo: molti vasi

dell’epoca, opportunamente evidenziati

nell’esposizione, riportano scene suggestive,

che costituirono al tempo un potente

ed efficace veicolo di diffusione

della cultura e della mitologia dei Greci

anche nell’Italia centrale. Ne è celebre

testimonianza uno degli oggetti più famosi

conservati nel Museo di Cerveteri:

il cratere di Euphronios, noto capolavoro

della produzione attica, che un

etrusco ha voluto per sé e nella sua dimora

eterna. La presenza di opere realizzate

direttamente da artisti greci ha

poi stimolato in Etruria una ricca produzione

locale, testimoniata ad esempio dal

gruppo delle idrie ceretane (ampi vasi

per contenere bevande o raccogliere voti

o come urne cinerarie) con il loro stile

originale e immediatamente riconoscibile.

Ma, nella prospettiva prescelta e

con l’intento di far apprezzare la complessità

delle operazioni richieste dall’articolata

catena artigianale, si è quindi

deciso di riprodurre come oggettocampione

un elmo bronzeo di particolare

prestigio e significato socio-economico

della prima età del Ferro (fine

X – VIII sec. a.C.), riprendendo in

video le fasi della sequenza produttiva

per mostrarle accanto agli oggetti originali

e alle riproduzioni. In questo

modo sarà possibile a tutti i visitatori verificare

quali cognizioni tecniche e

quanto sapere artigianale si celino in oggetti,

ai quali (… purtroppo!) non si concede

che un’occhiata frettolosa.

Concludendo, riportiamo quanto affermato

da Edith Gabrielli: … e, aggiungiamo

noi, vi pare poco?


126

Franco Lattanzi,

dall’imprenditoria all’arte

Una storia di successo umbro

A sin. Franco Lattanzi

con il M° Marcello Ciabatti

Franco Lattanzi è un uomo che

ha raggiunto grandi traguardi.

Imprenditore di successo, ha

saputo costruire - partendo dal

nulla - un’azienda di primaria

importanza nel settore della lavorazione

delle carni suine. La sua Antica Norcineria

Lattanzi è una delle firme più accreditate

in campo nazionale e a livello

europeo. La qualità dei prodotti che

escono dallo stabilimento sulla Casilina,

nei pressi di Montecompatri, trova il

plauso giornaliero delle schiere di buongustai

che affollano ad ogni ora della

giornata il prospiciente e fornitissimo

punto vendita. Dalla sede, poi, la vasta

gamma dei lavorati prende mille strade,

una diffusione capillare atta a portare

ovunque la superiore pregevolezza e la

bontà di una riconosciuta eccellenza italiana.

Ma Franco Lattanzi ha una mente poliedrica

che spazia e costruisce in molti

campi. È, infatti, un affermato produttore

televisivo di programmi specializzati in

vari settori sempre di rilievo, come quelli

di medicina, sport, attualità e cultura.

Aspetto, quest’ultimo, da lui sostenuto

anche con importanti eventi, ad esempio

il Festival dei corti cinematografici Tulipani

di Seta Nera e con la promozione di

incontri e ricorrenze tradizionali in tante

città del territorio. Poteva un uomo così

non amare l’arte?

Perciò è divenuto un collezionista, affascinato

da un Artista in particolare, a cui

lo lega un’amicizia ventennale: il conterraneo

umbro (e come lui trapiantato a

Roma) Marcello Ciabatti.


Allievo in gioventù del Maestro Gerardo

Dottori, uno dei maggiori esponenti del

Futurismo, Ciabatti ne ha studiato e assimilato

il modulo espressionistico facendolo

proprio, fino ad essere identificato

dalla critica tra i più validi, forse il principale,

rappresentante di una nuova rivisitazione

neofuturista. Autore noto per le

opere di carattere sociale e un segno grafico

di forte contrasto coloristico, altrettanto

famose le vele o le produzioni i-

spirate dai viaggi all’estero, ma i sentimenti

che lo portano ad imprimere sulla

tela un mondo poetico, dal cromatismo

vivace e nel contempo rilassante, romantico,

sono quelli che eternano il paesaggio

umbro. Ecco, è proprio questo che ha attratto

Franco Lattanzi. L’amore per la

terra natia espresso con lo stesso entusiasmo,

la visione del cuore verde dell’Italia

che conserva nel cuore e a cui torna ogni

volta e non solo per lavoro, l’impulso

verso il bello da ricercare, tanto da renderlo

uno dei più grandi collezionisti del

pittore perugino e, ovviamente, dei quadri

che rappresentano l’Umbria.

La collezione di Franco Lattanzi annovera

circa 50 opere, probabilmente la più

imponente, addirittura importante tra quelle

che molti personaggi e appassionati

hanno il privilegio di possedere.

Marcello Ciabatti risiede a Mentana.

Ha esposto in tutto il mondo e i suoi

quadri sono conservati in gallerie e

musei di New York, Los Angeles, San

Francisco, Mosca, Budapest, Londra,

Gand, Malta, Parigi. Tra le ultime personali

italiane ricordiamo quella nelle

Sale dei Dioscuri al Quirinale: oltre

100 le opere in mostra, circa venticinque

di proprietà di Franco Lattanzi.


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Giovanni Manzo

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