Magazine Avventista 21 - Ottobre - Novembre - Dicembre 2019

CommunicationsFSRT

4 TESTIMONIANZA - Dalla schiavitù della droga alla libertà in Gesù
8 FOCUS - Richard Lehmann : Da zero a Presidente d’Unione
14 CREDENZE - La rivoluzione francese e la nascita dell’avventiamo
18 DONNE - 200° “Condivisione al femminile” a Neuchâtel
21 OMAGGIO - François Perrin
25 NOTIZIE SVIZZERA

Giornale trimestrale della Federazione avventista della Svizzera Romanda
e del Ticino (FSRT)

La fede

di Stassi

OTTOBRE / NOVEMBRE / DICEMBREE 2019 N°ISSN 2571-6859

CREDENZE

La rivoluzione

francese e la nascita

dell’avventismo

TESTIMONIANZA

Carmelo : Dalla schiavitù

della droga alla libertà in

Gesù

21


RICETTA

Giornale trimestrale

della Federazione

avventista della Svizzera

Romanda

e del Ticino (FSRT)

DIO HA UN PIANO…

EDITO

SOMMARIO

MELE

IN STILE BISCOTTO

Ingredienti

2-3 mele

Sciroppo d’acero

Nocciole

1. Lavate, pelate e tagliate le mele a fette.

2. Con degli stampini per biscotti, tagliate le mele e

sistematele su una teglia da forno.

3. Preriscaldate il forno a 150°C.

4. Versate dello sciroppo d’acero.

5. Rompete grossolanamente le nocciole con l’aiuto

di un bicchiere; mettete le nocciole in un sacchetto di

plastica e frantumatele ancora con il dorso del bicchiere.

6. Distribuite le nocciole sugli stampini delle mele.

7. Fate cuocere in forno per 45 minuti.

.

Una ricetta di Jessica Merckx

http://pinkcappuccino.ch

21

Ottobre - Novembre -

Dicembre 2019

Rivista gratuita - Stampato in

Germania - N° ISSN 2624-6686

Caporedattore: Rickson Nobre

Editore: Dipartimento delle

Comunicazioni FSRT

Redazione a cura di: Rickson

Nobre, Eunice Goi, Yolande

Grezet, Pierrick Avelin, Cédrick

Fernandez Impaginazione e

grafica: Cédrick Fernandez et

Eunice Goi Redattori: RRickson

Nobre, Richard Lehmann, Flavio

Pereira Da Silva Filho, Tiziana

Càla, Eunice Goi, Suzanne Von

Büren, Conni Henck Traduttore:

Tiziana Calà Correzione a cura

di: Geneviève Montégut, Simone

Charrière, Odette Cordas

Photo credit

Copertina, p5, p6 : Deborah

Bough p2 : Jessica Merckx p8 :

Frédéric Leduc p9 : Pxhere p10 a

12 : Richard Lehmann p14, p15 :

Adobe Stock p18 a 20 : Suzanne

von Büren p21 : Myldred Delker

p22 : Eunice Goi p24, p25 : Carlos

Alvarenga p26, p27 : Claudia Dala

da Silva p28 : Campus di Salève

p30 : Carla Silva p31 : Clinica La

Lignière

La responsabilità degli articoli

firmati pubblicati su Adventiste

Magazine è dei singoli autori.

© FSRT - Tutti i diritti sono riservati in

tutti i paesi.

RICKSON

NOBRE

Pastore e

Caporedattore

La storia di Carmelo mi ha colpito. Un

percorso caotico tra droga, prigione e

incertezze che alla fine cambierà, passando

dalle braccia di una donna prima di arrivare

tra le braccia di Gesù. Questo dimostra che

Dio ha un piano, proprio come troviamo

scritto nel libro di Geremia: “Infatti io so i

pensieri che medito per voi, dice il Signore:

pensieri di pace e non di male, per darvi un

avvenire e una speranza”.

I piani di Dio hanno cambiato anche la vita di un giovane

cresciuto in Alsazia, un certo Richard, che da apprendista

frigorista è diventato pastore e Presidente dell’Unione in

Francia. Tutto questo grazie alla madre che aveva ascoltato

uno stralcio di un programma radiofonico “Voce della

speranza”. Ma decidere di seguire i piani di Dio non significa

necessariamente che non saranno irti di insidie. Non è stato

facile quando questo famoso Richard, alla Facoltà Avventista

di Teologia, ha ottenuto il voto di 0,5 nel suo primo esame di

francese. Ha dovuto resistere ed è proprio quello che ha fatto,

per restare fermo nel piano che il Signore aveva per lui.

Allo stesso modo, le donne di Neuchâtel hanno resistito,

festeggiando di recente il loro 200° incontro di “Condivisione

al femminile”. Quando questo loro progetto è iniziato, erano

ben lungi dall’immaginare che questi incontri facessero parte

del piano di Dio, uno strumento per cambiare la vita di molte di

loro, fino a portare alcune delle partecipanti al battesimo.

Ringraziamo il Signore per questi progetti e per i Suoi piani

di felicità che ci cambiano la vita. Speriamo che le storie e le

testimonianze di questo numero di Magazine Avventista vi

ispirino e vi incoraggino a scegliere di vivere il piano di Dio per

la vostra vita.

4TESTIMONIANZA

Dalla schiavitù della

droga alla libertà in

Gesù

8FOCUS

Richard Lehmann :

Da zero a Presidente

d’Unione

14

CREDENZE

La rivoluzione francese

e la nascita dell’avventismo

18

DONNE

200° “Condivisione

al femminile” a

Neuchâtel

21

OMAGGIO

François Perrin

25

NOTIZIE

SVIZZERA

Vuoi presentare una ricetta e

farla pubblicare su Magazine Avventista?

Inviacela, insieme a una foto, a

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TESTIMONIANZA

CARMELO

Dalla schiavitù della droga

alla libertà in Gesù

Sigarette, hashish, cocaina... un ciclo infernale che ha

portato Carmelo in prigione ma anche ai piedi di Gesù.

Perché con Dio, non si può mai andare troppo lontano. La

sua grazia può raggiungerci ovunque.

Mi chiamo Carmelo Spinelli. Sono nato

nel 1972 a Varese, da una famiglia cattolica

molto legata alle tradizioni. A 15 anni

ho iniziato a lavorare come cameriere

presso un ristorante, dove sono

anche entrato in contatto

con i vizi del mondo: ho

cominciato a fumare,

prima solo sigarette

poi anche hashish,

a bere e a fare uso

di cocaina e LSD.

Queste sostanze

mi tenevano intrappolato

soprattutto

durante le vacanze,

quando prosciugavo

tutte le mie entrate economiche.

A 19 anni ho conosciuto Margareth, una

ragazza della Repubblica Dominicana che

mi cambierà la vita; questa ragazza inizia

a parlarmi di Gesù, un argomento che la

metteva sempre di buon umore: è lei a

farmi scoprire i consigli alimentari presenti

nella Bibbia. Non sono riuscito subito

a seguirli e a farli miei ma di

sicuro ne ero rimasto estremamente

colpito, con

la convinzione che la

Bibbia costituisce la

parola di Dio e che

quindi se erano

scritti lì, un valido

motivo doveva di

sicuro esserci. Ma

Margareth era sposata

e così mi trovo a

dover mettere da parte

il mio interesse per lei.

Gli anni passano, cambio

lavoro perdendo di conseguenza

i contatti con la giovane dominicana.

Ci ritroviamo solo qualche anno dopo: il

matrimonio di Margareth nel frattempo

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era finito, cosa che mi ha permesso di entrare

sotto nuova veste nella sua vita e di andare a

convivere con lei e suo figlio.

Ma nonostante tutto, la mia vita proseguiva

senza subire grandi cambiamenti: continuavo

a fumare, a bere e a mangiare in maniera

smodata. Dopo qualche anno sono riuscito ad

aprire un piccolo ristorantino a Varese: le cose

però non andavano bene, né a casa né a lavoro;

e così mi ritrasferisco a casa mia e mi trovo

costretto a chiudere il locale, a causa del poco

lavoro e dei costi eccessivi. È in quel momento

che ho iniziato a sentire il bisogno di Dio, un

bisogno così forte da spingermi a chiedergli

aiuto per uscire da quel vortice.

I mesi passano e vengo arrestato,

indagato per spaccio

di stupefacenti. Nonostante

le accuse fossero

infondate, il tempo

scorre lento, senza

nessun cambiamento

o rilascio.

L’unico oggetto

che avevo scelto di

portare con me in

prigione era la Bibbia

che mi avevano

regalato in occasione

del battesimo cattolico

da neonato e che non avevo

mai aperto: ma le cose cambiano

in carcere, quando mi ritrovo

ad aprire la Parola del Signore e a scoprire che

i comandamenti contenuti erano diversi da

quelli che conoscevo; sono anche entrato in

contatto con gli insegnamenti e i consigli che

la Bibbia forniva, istruzioni che hanno l’unico

scopo di permettere all’essere umano di vivere

una vita piena e abbondante. Che scoperte!

Una volta terminata l’indagine, quasi un anno

dopo, esco finalmente dal carcere e ritorno

alla vita di sempre, riprendendo a lavorare e

tornando a vivere con Margareth. Circa 5 mesi

dopo Margareth mi invita ad andare con lei

nella chiesa avventista di Varese. È a partire da

quel sabato che nasce in me una voglia e una

fame di sapere la verità e di conoscere meglio

Gesù; cominciamo così un percorso di studio

della Parola, durante il quale ci rendiamo

conto di essere in adulterio agli occhi di Dio.

Decidiamo quindi di lasciarci e di affidarci a lui,

rimettendo al Signore i nostri cuori e le nostre

menti.

Grazie all’aiuto del Signore, sono riuscito a

smettere di fumare e di bere, sconvolgendo

radicalmente perfino il mio regime alimentare

e diventando vegano. Dopo aver conosciuto il

pastore avventista Matthias Maag, ho ricominciato

un percorso di studi biblici: grazie a lui,

alla Parola del Signore e ai testi dello

Spirito di Profezia, sono arrivato

alla convinzione che la

chiesa avventista rappresenti

la chiesa di Dio.

Ho quindi preso la

decisione di essere

battezzato, insieme

ad altre tre persone,

nella giornata

del 22 giugno

2019: questa data

rappresenta per me

una nuova nascita,

anche se mi ero sentito

parte della chiesa fin dal

momento in cui avevo scelto

e accettato con tutto il cuore

Gesù come mio personale salvatore.

Il mio augurio è che anche la persona che mi

ha portato a conoscere Gesù scelga di affidargli

completamente la vita, facendosi battezzare.

Che il Signore possa sempre utilizzarmi

come strumento nelle sue mani e che questa

mia testimonianza possa toccare e trasformare

le vite altrui.

AM

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FOCUS

Richard Lehmann

DA ZERO A PRESIDENTE D’UNIONE:

QUANDO DIO È ALL’OPERA

Ci sono persone che ammiriamo, che ci ispirano e di cui invidiamo la forza, il coraggio,

la spiritualità e la vita. Ma conosciamo quello che hanno passato e sopportato

per arrivare ad avere quelle caratteristiche o ricoprire determinate posizioni? Saremmo

pronti a metterci nei loro panni, rivivendo il loro percorso? Richard Lehmann

è conosciuto nel mondo avventista per la sua formazione professionale, la sua saggezza

e i suoi libri. Come altri grandi uomini moderni e della Bibbia, anche lui ha

sperimentato il “deserto” e le relative difficoltà. È questo aspetto personale e più

intimo che scoprirete qui.

LA CHIAMATA DI DIO

Sono nato nei Vosgi all’inizio dell’ultima guerra,

dopo lo spostamento degli abitanti di Strasburgo

a causa dell’avanzata tedesca. Più tardi,

i miei genitori sono tornati in Alsazia, dove

sono cresciuto. La mia famiglia era più o meno

religiosa. A me piaceva la chiesa cattolica, dove

sono anche stato battezzato e dove ho fatto la

mia prima comunione; avevo anche l’abitudine

di frequentare il convento dei Cappuccini vicino

casa nostra.

Dopo qualche tempo, mia madre si ammalò

e iniziò a cercare nelle altre religioni delle risposte

alle sue domande esistenziali, motivi che

spiegassero perché non riusciva a guarire. Un

giorno, si inginocchiò in salotto e chiese a Dio

di aiutarla. Dopo essersi alzata, tornò a fare le

pulizie e accese la radio; capitò per caso alla

fine di un’emissione, giusto il tempo di sentire

il presentatore dire “E questa era la Voce della

Speranza, BP 303, Parigi 13ème”. Questa frase

attirò la sua attenzione, così tanto da spingerla

a segnarsi l’indirizzo. Ed è così che è nato tutto,

con un’assistente pastorale che veniva per darle

studi biblici, percorso che l’ha vista diventare

avventista.

Io non ero d’accordo con questo suo cambiamento.

Ero cattolico, seguivo il catechismo e

il suo rispettare il sabato mi infastidiva molto.

Convinta della sua nuova fede, aprì la Bibbia

davanti a me a Esodo 20, chiedendomi di

confrontare questo testo con quello che mi veniva

insegnato a catechismo, che continuavo a

difendere a spada tratta. È stato uno shock per

me, un colpo anche per la mia autostima. Avevo

12 anni quando è successo e la mia reazione è

stata…quella di diventare agnostico! Non volevo

dirle che aveva ragione perché avrebbe significato

ammettere che io avevo torto ma sapevo

anche che dire che erano i cattolici ad aver

ragione, significava dare più valore al mio catechismo

rispetto che alla Bibbia.

Nonostante fossi riluttante, mia madre mi

mandò in un campeggio estivo della Chiesa

Avventista, dove ho stretto tantissime

amicizie. Una volta finita

questa esperienza, per ritrovare

i miei amici, ho iniziato

a frequentare il gruppo

giovani della chiesa.

Sono nati così dei legami

forti e man mano abbiamo

iniziato e continuato

a crescere insieme.

All’epoca frequentavo la

scuola pubblica di Koenigshoffen,

nella periferia

di Strasburgo; mia madre mi

propose però di andare in una

scuola avventista, che era proprio a

Strasburgo. Ho finito per accettare la sua proposta,

e il numero dei miei amici avventisti è

cresciuto ancora di più. Ho iniziato a osservare

il sabato. Dopo aver conseguito il “Certificato di

Studi Primari” (un diploma che in passato caratterizzava

la fine degli studi primari in Francia), ho

scelto di andare in un centro di apprendimento

ebraico, in modo da avere il sabato libero; lì ho

preparato il mio “Certificato di Apprendimento

Professionale” per diventare elettricista.

Al termine degli studi, ho superato un concorso

per iniziare una formazione come frigorista a

Parigi. È stato allora che ho deciso di farmi battezzare;

mi sembrava tutto una grande avventura:

vivere da solo a 17 anni, in una grande

metropoli a me sconosciuta. Sentivo di aver

bisogno dell’aiuto del Signore ed è per questo

motivo che ho deciso di stringere questo patto.

Quando sono arrivato a Parigi, da grande divoratore

di libri quale sono, ho letto molto; sono

rimasto colpito in particolare dalle biografie

di Livingstone e di William Carrey. Questi due

missionari mi hanno fatto venire voglia di partire

in missione in Africa. Ma sapevo che per

farlo, avrei dovuto seguire tutta una formazione

specifica. Ho terminato gli studi come frigorista

a 18 anni e sono tornato a Strasburgo, con

l’obiettivo di trovare lavoro per aiutare i miei genitori.

Ho anche dovuto fare i miei due anni di

leva, che all’epoca erano obbligatori. Ho quindi

rimandato la mia vocazione missionaria, sperando

di poter partire in un secondo momento.

IL SENTIERO TORTUOSO DELLO

STUDIO

Un giorno, Michel Grisier, pastore a

Strasburgo, mi ha chiamato, perché

aveva bisogno di un elettricista

per eseguire dei lavori per

la chiesa. In quell’occasione,

abbiamo parlato del mio futuro,

del mio desiderio di servire

Dio come missionario e dell’ostacolo

che mi tratteneva: i soldi.

Fu allora che mi spiegò che lui

aveva lavorato come colportore

in Bretagna e che la vendita dei libri

gli aveva permesso di pagare la retta

di Collonges; mi suggerì quindi di fare lo

stesso. La settimana seguente, durante una

riunione, chiese al Presidente, il fratello Charles

Winandy, di autorizzarmi ad andare a fare il

colportore in Alsazia, per raccogliere fondi per

la mia retta di Collonges. Era a favore, ma c’era

un problema: non avevo nessuna formazione

per vendere libri. Avevo già fatto del porta a

porta, per vendere il giornale “Jeunesse”, ma

fare il colportore era tutta un’altra storia. Pronto

per l’avventura, dopo qualche giorno ho iniziato;

ho lasciato il negozio di elettrodomestici

dove lavoravo e l’ho fatto senza grandi difficoltà,

visto che non lavoravo davvero come frigorista

e che tutto quello che avevo scoperto lì, ovvero

delle maniere di prendersi gioco del cliente,

non mi piaceva per niente. Così ho colto questa

8

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occasione, limitandomi però alla vendita delle

riviste. Devo anche dire che quando comunicai

a mia madre la decisione presa, nonostante i

rimpianti per non riuscire a essere per loro un

aiuto nell’economia familiare, lei mi disse: “Sai,

era da tanto che pregavo per questo!”

La casa editrice “Vie et Santé” mi inviò le riviste

“Signes des Temps”, e “Vie et Santé”, naturalmente

obsolete! Mi ero prefissato l’obiettivo di

vendere 70 confezioni da 3, ovvero 210 riviste al

giorno. Per fare questo, ogni mattina prendevo

l’autobus o il treno per raggiungere i paesini circostanti.

Andavo di porta in porta con un’unica

frase pronta: “Salve signora, sono uno studente

e vendo queste riveste per pagarmi gli studi. Tre

riviste per 1 franco”. Tutto qui, non sapevo cos’altro

dire. Ma, incredibilmente, funzionava! Quasi

ogni settimana, ricevevo dei pacchi dalla casa

editrice. Avevo come obiettivo quello di riuscire

a mettere da parte almeno un terzo

delle tasse scolastiche; una parte

infatti sarebbe stata coperta

dalla casa editrice stessa e

l’ultima parte dell’Unione,

se non mi sbaglio.

E così sono finalmente

arrivato a Collonges. Mi

sono iscritto a quello che

allora si chiamava corso

d’evangelizzazione. Ma

non avendo un diploma di

maturità, ho scoperto non

avere il livello richiesto per

entrare nella facoltà di teologia,

cosa che mi rendeva necessario frequentare

un anno di scuola, un altro. Mi sono

iscritto quindi a un nuovo anno, insieme a René

Augsburger, il mio compagno di stanza, che

aveva studiato in Austria.

Il mio primo saggio in francese dovrebbe essere

conservato negli annali! Il docente iniziò a

distribuire i compiti ai vari studenti, a partire dai

voti più alti. Alcuni avevano preso 10, altri 8, 6…

e io non avevo ancora ricevuto il mio! Poi l’insegnante

fece il mio nome, chiedendomi da dove

venissi. Spiegai che venivo da Strasburgo, dove

avevo studiato in un centro di formazione. Con

un tono che non dimenticherò mai, disse pubblicamente

che mi aveva dato il voto di 0,5 solo

per l’inchiostro usato, perché per il resto, il mio

francese era terribile. Fu uno shock per me, ero

devastato. A pranzo rientrai nella mia stanza e

pregai il Signore, dicendogli che se voleva davvero

che diventassi missionario, avrebbe dovuto

fare un grande miracolo in me… esattamente

quello che poi è successo!

Dopo un anno, e con l’inizio del colportaggio estivo,

in Bretagna (questa volta vendendo libri),

sono finalmente entrato al corso di evangelizzazione!

Ma un nuovo colpo di scena mi aspettava.

Il Pastore Fridlin, Presidente della Divisione,

informò infatti gli studenti che d’ora in poi, per

andare in Africa, era necessario avere almeno

un diploma di laurea. Queste informazioni vennero

confermate dal mio consigliere, Raoul Dederen;

sono quindi dovuto ritornare sui banchi

di scuola. Il mio percorso si stava rivelando ricco

di ostacoli e la fine era ben lontana. A giugno

presi il mio primo diploma, andando alla

sessione di ripescaggio di settembre. Pur non

avendo i punti necessari, venni ripescato. Dopo

tutto questo, dovetti partire come militare.

Facevo qualche lavoretto di ritinteggiatura

a Collonges quando venni

convocato all’ospedale militare

di Nancy, per sottopormi a un

elettroencefalogramma; infatti,

durante i colloqui preparatori

per l’esercito, mi era stato

chiesto se avessi mai avuto

episodi di svenimento, cosa

che mi era successa una volta,

mentre mi trovavo nel refettorio

di Collonges. L’esercito prese la

cosa molto seriamente, a tal punto

che venni congedato in maniera definitiva.

Non dovevo quindi servire come militare

per quei famosi due anni obbligatori: decisamente

una bellissima notizia, quasi faticavo

a crederci! Sono quindi ritornato a Collonges,

iscrivendomi all’ultimo anno delle superiori con

due mesi di ritardo.

Durante i miei studi, avevo l’abitudine di prendermi

del tempo per me, dalle 12 alle 14, per

leggere gli scritti di Ellen White, soffermandomi

in particolar modo su un passaggio che sembrava

essere rivolto direttamente a me: era un

testo dove, nelle “Testimonianze per la chiesa,

Volume 2” Ellen White dichiara che i giovani

dovrebbero proseguire gli studi il più a lungo

possibile, “raggiungendo non solamente il livello

delle classi medie ma l’élite della società”. Leggere

queste parole mi creava un certo disagio.

Mi ritrovavo ad aver appena preso il mio “primo”

diploma ed ero rimasto indietro nel mio ultimo

anno di liceo, a causa del servizio militare. Così

feci un patto con il Signore. Se davvero dovevo

proseguire con gli studi, avrei avuto bisogno

di una menzione durante il mio ultimo anno di

liceo. Avevo fissato un obiettivo molto alto, forse

anche per sentirmi esonerato dall’obbligo di

stare sui libri ancora a lungo. Raggiungere quel

risultato sembrava altamente improbabile. Ma

quando mi sono diplomato, con tanto di menzione,

non potevo più tirarmi indietro.

Tuttavia, il percorso non si preannunciava privo

di ostacoli. Ho proseguito i miei studi a Ginevra,

iscrivendomi a Scienze Morali, della Facoltà

di Lettere e Filosofia. Durante il primo anno,

gli studenti (me compreso) vennero informati

dell’imminente annullamento del corso di laurea:

questo significava che noi saremmo stati

gli ultimi a laurearsi in quella materia, il che implicava

doversi laureare in tempo. La cosa per

me era infattibile, visto che in contemporanea

stavo studiando teologia a Collonges. Ero di

fronte a un nuovo ostacolo, dovevo trovare una

nuova strada. Sono quindi entrato alla facoltà

di scienze economiche e sociali, per prendere

una laurea di primo livello in scienze sociali.

Venni ammesso al secondo anno, con la riserva

di passare tutti gli esami del primo anno;

mi trovavo quindi a studiare sui libri del primo

anno, pur continuando a frequentare il secondo

anno e i corsi a Collonges. Una volta laureato

in teologia, ho continuato a studiare a Ginevra,

mentre insegnavo storia all’istituto scolastico

“Maurice Tièche”.

FINALMENTE IN AFRICA!

Si può dire, ovviamente, che la mia carriera scolastica

è stata ricca di ostacoli, tutte occasioni

utili per continuare a “combattere”, per diventare

più forte, per rafforzare il mio rapporto con

il Signore. Il Dio dell’impossibile ha trasformato

ogni montagna in una pianura “sassosa” ma

percorribile. Con le mie due lauree in mano,

era finalmente arrivato il momento di andare in

missione in Africa. Nel frattempo, io e Tania ci

eravamo sposati e anche lei aveva abbracciato

la mia vocazione.

Nel 1967, abbiamo risposto a una chiamata in

Camerun, dove sarei stato formatore presso la

facoltà avventista di Nanga-Eboko, al servizio

dell’Unione dell’Africa equatoriale. E così, ho

passato due anni in un’aula, per formare due

studenti a diventare pastori. Non era quello che

mi ero immaginato della missione; mi vedevo

meglio a camminare per le strade, predicando

la Parola di Dio, tanto che ho formato altri missionari

per creare una campagna evangelistica

nel villaggio vicino!

Dato che i corsi non mi comportavano un grandissimo

lavoro di correzione compiti, dopo due

anni in Africa decisi di iscrivermi alla Facoltà

Protestante di Yaoundé, per fare il Master in

teologia. Ancora una volta, i miei piani furono

vani, visto che proprio nello stesso periodo mi

venne offerta la direzione della facoltà dove insegnavo;

fare entrambe le cose sarebbe stato

davvero molto complicato. Così scelsi di rinunciare

a seguire i corsi ma i docenti del master mi

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offrirono comunque la possibilità di prepararmi

agli esami, con letture e compiti a casa, senza

limiti di tempo. Dopo 5 anni, ottenni anche il

master in teologia.

LE SORPRESE DI DIO

Dopo sette anni in Africa, ritornammo in Europa.

Mia moglie Tania, in effetti, doveva ritornare

subito in patria, in seguito ad aver contratto

una grave epatite.; venne ricoverata alla clinica

“La Lignière”, situazione che segnava la fine improvvisa

della nostra “avventura” in Africa.

Per miracolo e per grazia di Dio, Tania

inizia piano piano a guarire e la

nostra vita riprende lentamente

il suo normale corso. I nostri

figli vanno a scuola, mia moglie

è guarita e io… sono

disoccupato, perché tutti

i posti erano giù presi. Mi

metto quindi in contatto

con la Divisione, chiedendo

il permesso di completare la

mia tesi di Master. Come risposta

ricevo una borsa di studio

e l’ammissione alla Facoltà di

Teologia di Strasburgo… per il dottorato,

sulla base dei miei studi. Discuto

la mia tesi di Master, supero il “Diploma di Studi

Superiori” e l’anno successivo discuto la mia tesi

di dottorato.

Sono ora a disposizione della Federazione del

nord della Francia, che aveva sovvenzionato

parte dei miei studi di dottorato. Venni assegnato

come pastore nelle chiese di Mulhouse

e Guebwiller. Dopo tre anni in Alsazia, mi venne

offerto un posto come insegnante di Nuovo

Testamento a Collonges, impiegando Tania

come bibliotecaria, grazie a un diploma universitario

che aveva conseguito a Strasburgo. In

seguito, venni nominato decano della Facoltà di

Teologia e poi Direttore del Campus Avventista.

In totale, circa 18 anni di servizio nel campus di

Collonges.

In occasione di una riunione amministrativa

della Federazione del nord della Francia, a Vittel

nel 1997, a cui partecipavo in rappresentanza

della scuola, mi venne chiesto di accettare di ricoprire

il ruolo di presidente della Federazione.

Dopo averne parlato con il fratello Frikart, l’allora

Presidente della Divisione, scelsi di accettare

questa nuova missione, con la sensazione

di essermi lanciato nel bel mezzo dell’oceano

senza nemmeno sapere in quale direzione cominciare

a nuotare. Per me era tutto nuovo e le

responsabilità erano immense. Scelsi quindi di

fare mio il motto dei tizzoni “scelgo sempre di

fare del mio meglio”.

Per complicare la situazione, l’anno successivo

la Divisione scelse, per motivi economici, che la

posizione di Presidente dell’Unione Franco-Belga

sarebbe stata assunta da uno dei presidenti

delle varie federazioni rappresentate…ovvero

me! Sono stati anni di duro lavoro e sono riuscito

a portare avanti il tutto solo perché Tania

aveva accettato di essere la mia segretaria:

abbiamo lavorato insieme, un vero e

proprio lavoro di squadra. Bisogna

anche sottolineare che sono

stato il primo presidente ad

aver avuto un computer!

Una volta raggiunta l’età

della pensione, ci sono andato…per

sei mesi, visto che

poi il presidente Frikart mi

chiese di assumere la direzione

provvisoria del Campus a

causa di un cambio di direzione

durante l’anno. Questo periodo “di

transizione” durerà ben quattro anni. E

da allora, ho continuato a mettermi a disposizione

della Facoltà Avventista e del Comitato di

ricerca biblica della Divisione.

La vita non è sempre un fiume calmo e tranquillo,

perfino quando si cammina con Dio, perfino

quando ci si vuole mettere al servizio. Lo so, l’ho

sperimentato. E quello che posso testimoniare

oggi è che il percorso più facile non ci porta al

vero obiettivo da raggiungere. A volte, la domanda

da farsi non è cercare di capire se lo Spirito

Santo è all’origine di un determinato avvenimento

della nostra vita. La vera domanda,

per me, è chiedersi se, proprio dove mi trovo

in questo momento, sto compiendo la volontà

del Signore. Sto pensando e agendo come Lui

vorrebbe, proprio qui, in questa situazione, in

questo momento, in questa condizione? Ecco la

vera sfida che ogni cristiano si trova ad affrontare

ogni giorno.

RICHARD LEHMANN

1# Rendi la lettura della Bibbia

un’attività quotidiana

Ci sono giorni in cui “divoriamo la Bibbia”

e altri in cui non lo facciamo. Quando il

cuore non riesce, lascia che sia la tua mente

a prendere il sopravvento. Apri la Bibbia 7

giorni su 7.

2# Scegli la Bibbia che ti “parla” di più

C’è una sola Bibbia, ma in lingue diverse.

Prova diverse versioni e conserva quella che

preferisci (in italiano corrente, con le immagini,

con i commenti a lato, ecc.)

3# leggi diversi passaggi biblici uniti

dallo stesso tema

Per una comprensione globale di un argomento,

leggi i versetti che lo trattano nelle

diverse parti della Bibbia. Per questo, i vari

riferimenti potrebbero davvero aiutarti.

4# medita sui testi della Bibbia

La Bibbia non è necessariamente un libro

facile da leggere. Ecco perché non bisogna

esitare a rileggere più volte lo stesso versetto,

per riuscire a comprenderlo al meglio.

5# Invita l’autore a spiegarti cosa

intendeva dire

La Bibbia contiene dei tesori che non sono

riservati solo ai più dotti. Chiedi allo Spirito

Santo di guidare la tua lettura: è lui ad aver

ispirato coloro

che hanno scritto

la Bibbia.

6# vivi la

storia

Un esercizio divertente

potrebbe

essere quello di

sostituire i nomi

dei personaggi

con il tuo. Per

esempio, “Infatti

io so i pensieri

che medito per (il tuo nome), dice il Signore,

pensieri di pace e non di male, per darti un

avvenire e una speranza”. Geremia 29.11

7# Condividi con chi ti circonda quello

che hai imparato e capito

Uno dei modi migliori per ricordare ciò che

hai appena imparato è trasmetterlo agli altri:

parlane allora a voce, sui social network, in

chiesa, ecc.

8# Metti in pratica quello che leggi il

prima possibile

La Bibbia non è fatta di teoria. Contiene

preziosi consigli per avere una vita felice.

Quindi leggi e agisci di conseguenza!

9# Memorizza i versetti della Bibbia

Non puoi sempre prendere una Bibbia in

caso di bisogno. Impara quindi alcuni versetti

che potrebbero servirti come incoraggiamento

nel corso della giornata.

10# Regala una Bibbia

Se noti qualcuno che lotta

con alcuni problemi

personali, uno dei

regali più belli che

potresti fargli è

una Bibbia, in

modo che possa

trarre saggezza

per la sua vita.

10 CONSIGLI

AI LETTORI

DELLA BIBBIA

12 13


CREDENZE

La rivoluzione

francese

E LA NASCITA DELL’AVVENTISMO

Considerata la “madre delle rivoluzioni”,

di cui si celebra il 230° anniversario,

ha fatto nascere un vero e proprio interesse

per il libro dell’Apocalisse, che ha

raggiunto il suo apice con la nascita della

chiesa.

Il 14 luglio 1789, la Bastiglia, fortezza-prigione

di Parigi e simbolo dominante

dell’autorità reale francese, venne

conquistata durante una rivolta

popolare. Le pietre

del grande muro alto 24

metri e spesso 3 che

formavano la prigione

vennero tolte,

una dopo l’altra 1 . La

caduta della Bastiglia

segna la fine

di una delle monarchie

più potenti

al mondo; è l’evento

che inaugura e separa

l’età moderna da quella

contemporanea, oltre

a essere l’evento chiave che

rappresenta l’intera rivoluzione

francese 2 .

Nel suo immediato contesto cronologico,

la rivoluzione francese ebbe un impatto

diretto su Haiti, che nel 1791 diede inizio

a un’insurrezione per combattere la

schiavitù, culminata nell’indipendenza del

paese avvenuta nel 1804. Intorno al 1790,

gli shock ideologici che seguirono, a partire

dagli sviluppi radicali in Francia, ebbero

delle ripercussioni perfino sull’altra

sponda dell’Atlantico. Le idee francesi di

sovranità popolare e l’effetto delle guerre

rivoluzionarie fecero sì che il desiderio di

indipendenza raggiunse il nord del

Messico, l’Argentina e il Cile.

L’ideologia rivoluzionaria

francese ha anche

influenzato le emergenti

nazioni nell’Europa

del XIX secolo,

al punto che adottarono,

proprio come

la Francia, una bandiera

tricolore. Tra il

1789 e il 1917, la politica

europea ruotava

intorno a movimenti a

favore o contro i principi

rivoluzionari del 1789 o la loro

versione più radicale del 1793 3 .

A distanza di 230 anni, è ancora possibile

rilevare i progressi di quella che è passata

alla storia come la “madre di tutte le rivoluzioni”

nella crescita globale delle repubbliche

liberali e delle democrazie, nella

diffusione del laicismo e nello sviluppo delle

ideologie moderne. In sintesi, le riproduzioni

ideologiche che seguirono, proiettate

a partire dalla rivoluzione francese, hanno

fatto sì che si trattasse di uno degli eventi

più importanti della storia.

D’altra parte, sembra che la rivoluzione

francese abbia influenzato anche un altro

settore, forse più insospettabile. I

conflitti sociali, politici e religiosi

avvenuti intorno al 1790

hanno suscitato l’interesse

di molti studiosi

per quanto riguardava

le descrizioni

bibliche relative alla

fine del mondo 4 .

Più precisamente,

l’anno particolarmente

violento del

1793, iniziato con la

decapitazione del re e

terminato in un periodo

di terrore, ha aumentato

a dismisura lo studio del libro

dell’Apocalisse negli Stati Uniti e

in Inghilterra.

Nel febbraio del 1793, il predicatore americano

Elhanan Winchester (1751-1797) pubblicò

il libro “The Three Woe-trumpets”,

che associa gli eventi della rivoluzione

all’11° capitolo del libro dell’Apocalisse,

sostenendo che la rivoluzione francese

fosse il compimento delle profezie trattate

in questo libro delle Scritture e che la settima

tromba stava per suonare (v. 15), annunciando

il grande cataclisma finale e la

seconda venuta di Gesù Cristo 5 .

Analogamente, il teologo inglese Joseph

Priestley (1733-1804), in una predicazione

pubblicata nel febbraio del 1794, collegava

il terremoto descritto in Apocalisse

11:3 con la divisione della Babilonia mistica,

che sarebbe stata composta da paesi

europei. La decima parte sarebbe stata la

Francia, che con la rivoluzione aveva interrotto

il dominio papale 6 . La predicazione

sottolinea la seconda venuta di Gesù, che

coincide con l’inizio dei mille anni (p.

19). Allo stesso modo, Samuel

Taylor Coleridge (1772-

1834), poeta, filosofo e

teologo inglese, scrisse

una poesia nel 1796,

in cui collegava il

libro dell’Apocalisse

alla rivoluzione

francese e il

periodo dei mille

anni alla redenzione

universale 7 .

Alla fine del XVIII secolo,

con il substrato della

rivoluzione, emerse un elemento

chiave per delimitare incisivamente

le profezie degli ultimi tempi. In

generale, la violenza e la portata del disastro

francese hanno fatto sì che gli studiosi

di entrambe le sponde dell’Atlantico guardassero

le profezie bibliche di Daniele e

dell’Apocalisse. Diversi studiosi della Bibbia

hanno sviluppato un particolare interesse

per le profezie del tempo riferite all’anno

1798. Nel febbraio dello stesso anno, Berthier,

generale di Napoleone, marciava verso

Roma, detronizzando Papa Pio VI. Ecco

perché, per molti, il 1798 divenne un punto

di riferimento che collegava la storia secolare

con le profezie bibliche 8 .

Utilizzando il principio che afferma che,

14 15


nelle profezie bibliche, un giorno corrisponde

a un anno, coloro che stavano

esaminando le Scritture hanno interpretato

la prigionia del Papa come la “ferita a

morte” di Apocalisse 13:3 e il compimento

dei 1.260 giorni/anni di Daniele 7:25 e di

Apocalisse 12:6,14 e 13:5. La giustapposizione

degli eventi relativi al decennio del

1790 e dei versi sopra menzionati ha fornito

la “stele di Rosetta” ai commentatori

biblici.

L’anno 1798 è stato identificato come punto

di intersezione tra profezia e storia 9 . Ed è

a partire da quella data che sono

nate numerose pubblicazioni

che trattavano il tema

dei 1.260 giorni profetici

10 . Tra questi, ricordiamo

“Remarks

on the Signs of the

Times” di Edward

King (1735-1807),

stampato nel 1798,

poco dopo l’incarcerazione

di Pio

VI 11 .

In seguito all’interpretazione

standardizzata

dei 1.260 giorni,

un certo consenso venne

raggiunto sul fatto che la profezia

di Daniele 12:4 si fosse già compiuta,

con il conseguente sopraggiungimento

degli ultimi tempi. Questo era il ponte escatologico

verso i 2.300 giorni di Daniele

8:14 12 . LeRoy Froom ha documentato cinquantotto

esponenti in quattro continenti,

che tra il 1800 e il 1844 hanno affermato

che la profezia dei 2.300 giorni profetici si

sarebbe realizzata tra il 1843 e il 1847. In

pratica, l’interpretazione dell’evento che

si sarebbe verificato in quella data era

variabile 13 .

In sintesi, a causa di diversi fattori correlati,

come l’Illuminismo (XVIII secolo), la rivoluzione

americana (1766-1783), la rivoluzione

francese (1789-1799) e il secondo grande

risveglio (1790-1830), i decenni intermedi

tra il XVIII e il XIX secolo convergono verso

una rinascita globale senza precedenti per

quanto riguarda il livello di interesse negli

studi biblici sul ritorno di Gesù. Diversi interpreti

protestanti sono stati convinti dallo

studio delle profezie bibliche che Gesù

Cristo sarebbe tornato al loro tempo.

Tuttavia, fu William Miller (1782-1849),

membro di una chiesa battista a Low

Hampton, New York (Stati Uniti), a svolgere

uno dei più accurati calcoli cronologici

della profezia biblica

del suo tempo. Nella sua

interpretazione, dimostrò

quello che credeva

fosse l’imminente ritorno

di Gesù 14 . Nei

suoi primi anni di

studio (1816-1818),

William Miller cercò

di comprendere e

conciliare i periodi

profetici, come i

2.300 giorni di Daniele

8:14; i 1.290 giorni e

i 1.335 giorni di Daniele

12:11-12, così come i 1.260

giorni di Apocalisse 11:3 e 12:6

(vedi Daniele 7:25; Apocalisse 11:2; 12:14;

13:5). Questo lo portò alla conclusione che

era possibile che Cristo sarebbe tornato nel

1843.

Gli avventisti del settimo giorno formano

il ramo più importante del movimento

millenario nordamericano che emerse tra

il 1830 e il 1840, periodo segnato dalla forte

ondata del secondo grande risveglio (1790-

1830). Da allora in poi, il movimento millerita

ha cominciato a sviluppare un nuovo

sistema di interpretazione delle profezie,

portato poi avanti dagli avventisti sabbatisti.

Subito dopo la delusione del 22 ottobre

1844, gli avventisti sabbatisti cominciarono

a studiare intensamente le Scritture, definendo,

il 21 maggio 1863, il loro sistema

dottrinale.

Alla fine del XVIII secolo, la rivoluzione

francese è stata utilizzata come solida metafora

di una forza radicale capace di superare

ogni ostacolo. Come un turbine, travolgeva

tutto ciò che la forza umana poteva

mettergli davanti. Nessuno restava “impunito”.

La rivoluzione francese condusse

molti uomini alla rovina, nonostante questi

pensassero essere i principali protagonisti

della rivolta 15 .

Tuttavia, contro questo movimento devastante,

carico di violenza e distruzione,

Apocalisse 18:1 presenta un’altra rivoluzione

nel futuro: un grande movimento

mondiale, simboleggiato da un angelo che

detiene una grande autorità e illumina tutta

la Terra. Questo angelo è una metafora

che rappresenta ogni persona che aspetta

il ritorno del Signore, ma allo stesso tempo

accelera la realizzazione di questo evento

attraverso una preparazione quotidiana

che si fa solo sul campo di battaglia della

missione. E quando verrà il momento in cui

questo messaggio finale sarà stato proclamato

in tutto il mondo, il potere di questa

parola sarà più grande di qualsiasi rivoluzione.

FLÁVIO PEREIRA DA SILVA FILHO

Professore di teologia biblica, pastore

e giornalista

Il film della nascita dell’avventismo

Dillo Al Mondo

Note e riferimenti

1. James Maxwell Anderson, Daily Life During

the French Revolution, 2007. p. 11 ; Max Gallo,

Revolução Francesa, v. 1, 2012. p. 148

2. Mark Almond, Uprising! Mitchell Beazley,

2002, p. 32

3. E. J. Hobsbawm, The Age of Revolution: Europe

1789-1848, 1996. p. 53

4. George. R. Knight, William Miller and the Rise

of Adventism, 2010. p.13

5. Elhanan Winchester, The Three Woe Trumpets,

1793, p. 37, 38

6. Joseph Priestley, Present State of Europe

Compared with Antient Prophecies, J. Johnson,

1794, p. 25, 26

7. S. T. Coleridge,& E. H. Coleridge (ed.), The

Complete Poetical Works of Samuel Taylor

Coleridge, v. 1, 1912, p. 108-123

8. William Miller and the Rise of Adventism,

p.13, 14

9. Ernest Robert Sandeen, The Roots of Fundamentalism,

1970, p. 7

10. L. E. Froom, The Prophetic Faith of our

Fathers, v. 2, 1948, p. 765-780

11. E. King, Remarks on the Signs of the Times,

1798, p. 16

12. William Miller and the Rise of Adventism,

p. 14

13. L. E. Froom, The Prophetic Faith of our

Fathers, v. 4, 1954, p. 403-405

14. Alberto R. Timm, “The sanctuary and the

three angels’ messages” [thèse de doctorat],

1995. p. 1-4

15. Joseph de Maistre, Considérations sur la

France, 1844, p. 15, 16

16

17


DONNE

200°

“Condivisione

al femminile”

a Neuchâtel

Nel capitolo 19

del Vangelo di

Luca, Gesù usa

la parabola

dei talenti per

affermare

che Dio affida

doni diversi e

una missione

a ciascuno dei

suoi servitori che

compongono la Chiesa.

Anche se ogni cristiano

fosse consapevole della missione

che Gesù ci ha lasciato: “Andate dunque

e fate miei discepoli tutti i popoli

battezzandoli nel nome del Padre, del

Figlio e dello Spirito Santo” (Matteo

28:19), resta difficile per alcuni di noi

mettere questo principio in pratica

e non per mancanza di motivazione,

ma perché non sappiamo da dove o

come partire. La missione affidataci è

grande e a volte

fraintendiamo

l’obiettivo

di questa

ingiunzione

di andare. È

molto facile

giungere alla

conclusione che

per rispondere

a questo appello,

bisogna andare di

porta in porta a distribuire

del materiale di letteratura

cristiana o che bisogna invitare i

propri amici a venire in chiesa il sabato

mattina. Tuttavia, il testo di Paolo “Con

i deboli mi sono fatto debole, per

guadagnare i deboli; mi sono fatto ogni

cosa a tutti, per salvarne ad ogni modo

alcuni” (1 Corinzi 9:22) apre la via a un

nuovo pensiero… Ci sono tanti modi

per condividere la propria fede, tanti

quante sono le persone su questa terra.

L’unico parametro che non cambia è

il messaggio da trasmettere, quello

di Gesù, che si riassume con: “Ama il

Signore Dio tuo con tutto il tuo

cuore, con tutta la tua

anima e con tutta la

tua mente. Questo è

il grande e il primo

comandamento.

Il secondo,

simile a questo,

è: Ama il tuo

prossimo come

te stesso” (Matteo

22:39-39). A

partire da questi

versetti, ovviamente

le metodologie possono

variare, l’unico limite è la vostra

creatività.

Ne sono un esempio le donne della

Chiesa Avventista di Neuchâtel, che

hanno creato “Partage au féminin”

(Condivisione al femminile), un

gruppo che si riunisce mensilmente

per mangiare insieme, dialogare e

scambiare opinioni. Hanno appena

festeggiato il loro 200° incontro;

ce ne parla Suzanne

von Büren, una delle

partecipanti nonché

organizzatrice del

progetto.

Testimonianza

Questi incontri di

“Condivisione al femminile”

sono iniziati nel 1997, con

Christiana Benoit, nei locali

della chiesa di Neuchâtel. Avevamo

ricevuto il via libera dal comitato, oltre

al sostegno di David Jennah, il pastore

locale dell’epoca, che ci ha sostenuto

18

19


OMAGGIO

grandemente nella realizzazione di questo

progetto. Esistevano già dei gruppi familiari,

ma volevamo pensare più in grande, con

la possibilità di invitare le nostre amiche, le

amiche delle nostre amiche, le nostre vicine

e conoscenti.

L’idea era quella di fare colazione insieme,

un momento sempre molto amichevole

che permette di entrare nell’atmosfera.

Poi proseguire con la presentazione di un

piccolo argomento, dando spazio al

dialogo e alla libertà di pensiero

e di coscienza, senza alcun

limite di denominazione

religiosa, sempre

integrando la nostra

conoscenza di Dio. Il

progetto era anche

quello di conoscersi a

vicenda, di incontrare

il Signore e di vedere

come agisce nella nostra

vita. E, ovviamente, di farci

conoscere come Chiesa

Avventista.

All’inizio, con Christiana, facevamo insieme

la presentazione. Ci dividevamo in piccoli

gruppi per il momento di dialogo, per poi

ritrovarci tutte insieme alla fine dell’incontro,

per mettere insieme i pensieri e pregare/

leggere un testo prima di salutarci. Gli

incontri si sono sempre svolti (ancora

adesso) il primo mercoledì del mese (a

eccezione di gennaio, agosto e settembre),

dalle 9 alle 11.

Nel settembre del 2004 Christiana è tornata

al lavoro a tempo pieno; mi sono quindi

ritrovata sola a dirigere queste attività

di “Condivisione”. Fare tutto da sola era

faticoso: abbiamo dovuto riorganizzare

gli incontri e ridefinire le aspettative delle

partecipanti. È così che altre persone

hanno scelto di impegnarsi e partecipare

attivamente, cosa che ci ha permesso di

continuare a portare avanti questa attività.

Una volta rientrata a tempo pieno a lavoro,

questa responsabilità, insieme ai miei vari

impegni, era diventata troppo pesante.

Nel settembre del 2010 Graziella Burnier

è diventata la responsabile di questo

“Ministero delle Donne”, prendendo le

redini della “Condivisione” con grande

entusiasmo e brio, fino al febbraio

del 2016. La vita passa, i bisogni

e le disponibilità cambiano…

Ma la “Condivisione

al femminile” resta.

Sono rientrata tra le

organizzatrici, con

l’aiuto di Christiana e

Graziella, e ora che

siamo in pensione, grazie

anche all’entusiasmo delle

partecipanti, possiamo

continuare ancora per

qualche tempo… Da sole non

possiamo fare nulla, ma in tante e con

l’aiuto del Signore, molte cose inimmaginabili

diventano possibili.

In questa mattina autunnale, il primo

mercoledì di settembre 2019, ci siamo riunite

per festeggiare il 200° incontro (dopo 22

anni e mezzo dalla nascita del progetto).

È lo stato d’animo delle partecipanti che ci

spinge a continuare, considerando anche

il bellissimo rapporto di fiducia che si è

instaurato nel corso del tempo. GRAZIE

Signore per averci regalato tanti momenti

meravigliosi, tante gioie e anche tante

sofferenze, ma sempre nella condivisione. È

sempre un vero piacere ritrovarsi insieme.

AM

A presto...

François Perrin

François Jacques Perrin è nato l’11 febbraio

1937 a Saint-Imier. Si è battezzato nel 1959,

iniziando a frequentare la chiesa avventista

di Ginevra. Nel 1990, sposato con Arminda,

si è trasferito a Oron per lavorare presso il

centro avventista “Le Flon”.

Alcuni tratti tipici della sua personalità

erano senz’altro l’accoglienza, la capacità di

stringere amicizia, la gentilezza e l’altruismo.

Si interessava alla storia, alla politica, allo

sport, alla musica…. ma era la fede a occupare

il posto più importante nella sua vita.

Nel 2001, sempre con la moglie, è partito

per il Brasile, per godersi la pensione: hanno

anche avuto modo di partecipare attivamente

alle attività della chiesa del campus

avventista di San Paolo.

Nel 2016, la coppia è partita per l’Africa,

servendo come missionari. Vivere nella foresta

angolese all’età di 79 anni è stata una

grande avventura per François.

Di ritorno in Brasile, hanno continuato

le loro attività: scuola del Sabato, corsi di

francese, aiuti umanitari, ecc.

Durante il suo ultimo soggiorno in Svizzera,

nell’aprile del 2019, François è stato

improvvisamente ricoverato in ospedale. È

morto dopo tre settimane, il 6 maggio 2019,

nella speranza del ritorno di Gesù.

François rimarrà nella nostra memoria come

un cristiano esemplare che ha vissuto mano

nella mano con Gesù fino al suo ultimo

respiro.

Myldred e Christophe Escolano

Amici di François Perrin

20

21


S V I Z Z E R A

Assegnazioni FSRT

2019-2023

LOSANNA

LATINOS

RENENS

Patrick

MAEDER

Andrey

OSTROVSKY

LOSANNA

FRANCOPHONE

LOSANNA

ANGLOFONA

LOSANNA

LUSOPHONE

Gilbert

GREZET

22

Parla il

Presidente

della FSRT,

Olivier

Rigaud

Al centro, all’origine della chiesa, c’è Gesù, il

Cristo, il nostro Capo, la testa del corpo. Da Lui

provengono tutte le fonti di vita, di saggezza, di

forza e di amore che devono animare il corpo

unito, la chiesa.

Ci è stata affidata una missione: continuare e

portare a termine l’opera che Gesù ha iniziato

sulla terra.

Per compiere questa missione è essenziale, se

non vitale, comprendere che al centro della vita

spirituale c’è questo simbolo, la croce di Cristo.

Questa croce è il luogo dove Dio si è riconciliato

con tutta l’umanità, con ciascuno di noi. Questa

croce esprime il suo perdono totale, la sua

perfetta giustizia e il suo amore sconfinato per

noi. Questa croce è al centro della predicazione

e della missione della Chiesa.

La chiesa cristiana è formata da uomini e

donne che hanno sperimentato la grazia

infinita di Dio.

Attraverso il battesimo, sono diventati partecipi

di una nuova umanità riconciliata, salvata e

liberata da Cristo. L’avventura della fede può

quindi iniziare!

Per dare vita al corpo di Cristo e compiere la

sua missione, le chiese della nostra Federazione

sono state costruite attorno ai ministeri e al

mettersi al servizio di tutti i credenti, a seconda

dei propri doni e talenti. Un corpo strutturato in

quattro parti:

1. Il ministero dei credenti/laici, la base di tutto.

2. L’organo amministrativo

3. Il corpo pastorale

4. Poi, i dipartimenti e le istituzioni

Il corpo pastorale è attualmente composto

da 19 pastori e 3 volontari, distribuiti secondo

questa mappa (vedi pagina a fianco).

Io e lo staff della Federazione, nonostante le

nostre debolezze e i nostri limiti, serviremo

il Signore con tutte le nostre forze, con tutto

il nostro cuore, con tutta la nostra anima, in

nome della sua gloria.

Insieme a ognuno di voi, tutto il corpo ben

coordinato trarrà forza, saggezza e amore dal

Padre celeste, per andare avanti.

Facciamo affidamento sulle vostre preghiere

ferventi per avere un risveglio spirituale.

Riunitevi in gruppi di due o tre, unitevi

per pregare insieme e con uno stesso

spirito; lasciamo da parte le divisioni, non

disperdiamoci, ma uniamoci tutti intorno a

Gesù che ci salverà da noi stessi.

Riprendiamo coraggio, il Signore ci chiama,

“non sono forse io che ti ho mandato?”.

Amen!

MEYRIN

Daniel

OLIVEIRA

Dominik

FRIKART

Sergi

TEJEL*

Olivier

RIGAUD

GINEVRA

HISPANIQUE

VIVO

Leandro

LOPEZ

Samuel

SARPANING

Volontario

Samuel

CUNHA

Pierrick

AVELIN

GLAND

Clifford

GIAMFY

LA CHAUX-

DE-FONDS

GENÈVE

GINEVRA

LUSOPHONE

YVERDON

Nicolas

WALTHER

Studente FAT

GINEVRA

FRANCOPHONE

GINEVRA

ANGLOPHONE

& TAGALOG

LAUSANNE

Freud

BRAZ

Rickson

NOBRE

NEUCHÂTEL

CLARENS

Gilbert

GREZET

Jean-Pierre

RÉCHAL

BIENNE

NEUCHÂTEL

LUSO-ISPANICA

FRIBURGO

SION

David

JENNAH

DELÉMONT

Raphaël

GRIN

Christian

GOETSCHALCKX

LOSONE

Lucio

ALTIN

Matthias

MAAG

Daniello

BARELLI

ARBEDO

CADEMPINO

LUGANO

23

* Fotografia non pubblicata su richiesta dell’interessato

23


Una folla radunata -

Battesimi a Ginevra VIVO

Nella giornata di sabato 28 settembre 2019, in

un pomeriggio ancora soleggiato, quasi 200

persone si sono riunite in una piccola chiesa

di Ginevra. Dei numeri mai visti prima, un vero

e proprio record… queste sono le impressioni

dei membri abituali della chiesa Vivo. Delle 160

sedie preparate, non ce n’era nemmeno una

libera; tanti altri erano in piedi nei corridoi e

all’ingresso. Bisognava stringersi per far entrare

tutti. Numerose videocamere e macchine

fotografiche erano pronte all’azione. Ma che

cosa stava succedendo, perché c’erano così

tante persone? I battesimi, mi direte voi. Okay,

ma c’era di più… Più che la cerimonia

in sé, è soprattutto l’esperienza

personale vissuta dai 4

catecumeni che ha attratto

così tante persone, senza

lasciarne indifferente

nemmeno una.

Il battesimo è considerato

un nuovo inizio.

Simbolicamente è vero,

formalizziamo il nostro legame

con Gesù, ricevendo pubblicamente

una nuova identità. Ma è anche un risultato di

un processo più o meno lungo, durante il quale

il Signore ci ha chiamati, durante il quale ci

siamo lasciati guidare, fino a essere trasformati.

È questa trasformazione a suscitare la curiosità

degli altri.

Quel sabato tutti volevano sapere cosa era

successo nella vita di Sophie, Mélanie, Cécilia

e Hervé, tutti volevano conoscere i dettagli di

quel loro cambiamento.

Infatti, Mélanie non aveva il tipico passato di chi

un giorno decide di compiere questo grande

passo. Nata in una famiglia non credente, non

riceve alcuna educazione religiosa. Eppure,

da bambina, crede già in Dio, instaurando

un rapporto molto personale. Lo vede nella

natura, nei cuori delle persone e nell’arte. All’età

di 8 anni, grazie a due amici, scopre la chiesa

avventista ma riceve il divieto da parte dei

genitori di partecipare alle attività. Il suo modo

di lodare Dio è attraverso la danza, che offre

come preghiera. La sua fede inizia a crescere,

così come il suo bisogno di scoprirne di più.

Inizia a frequentare varie chiese, alla ricerca di

qualcosa. Ma è con l’uomo che diventerà poi

suo marito, Alain, di fede avventista, che

troverà le risposte tanto cercate ed

è nella chiesa di Ginevra Vivo che

dichiara, senza vergogna o paura,

il suo amore per Dio.

Seppur con un contesto diverso,

chi avrebbe mai immaginato

che un giorno Hervé avrebbe

deciso di farsi battezzare? Di sicuro

poche persone, e di sicuro non lui.

Festaiolo, la sua vita era caratterizzata

da feste piene di alcol, droga e ragazze. Non

aveva mai pensato che avrebbe avuto bisogno

di qualcos’altro… fino a quando non conosce

una ragazza, LA ragazza che scombussolerà il

suo cuore e il suo modo di pensare. Insieme a

Maëlys, Hervé scopre il suo rapporto con Dio,

che lo affascina. Ma resta questa domanda che

lo preoccupa: “Voglio una vita di fede per me

stesso o per Maëlys?”. La risposta gliela darà

Dio stesso, facendosi sentire concretamente

durante un suo momento di preghiera

personale. La sua presenza era così forte che

Hervé non ha più avuto dubbi. Dio esiste, è

vivo e vivere con lui vale più di tutte le feste del

mondo. E così ha stravolto il suo stile di vita,

comunicandolo a tutti nella giornata di sabato

28 settembre.

Sophie ha fatto un percorso un po’

all’incontrario. È nata in una famiglia avventista,

figlia di un pastore. Conosce molto bene la

chiesa, in particolare i campeggi estivi per i

giovani e i campi umanitari all’estero. Apprezza

tantissimo questo aspetto della chiesa,

che influenza anche il suo orientamento

professionale. Eppure, nel suo profondo,

Sophie vive un grande conflitto. Anni prima,

i suoi genitori avevano perso un bambino,

cosa che aveva portato Sophie a dubitare

della bontà e dell’amore di Dio… fino al punto

di allontanarsi completamente da lui. Sophie

sente che c’è qualcosa che non va nella sua

vita. Per rimediare a questa situazione, si

rivolge a una psicologa-formatrice che durante

i suoi corsi utilizza dei versetti biblici,

cosa che spinge Sophie a riaprire

la sua Bibbia, dopo ben 18

anni. È il frutto dello Spirito

(Galati 5) che desidera nella

sua vita. Accompagnata

dalla madre e dal pastore

Léo, intraprende un nuovo

percorso di riconciliazione

con il Signore. Per di più,

dichiara apertamente di non

voler più vivere senza di lui!

Il pastore Léo e sua moglie Karen sono

stati un elemento chiave anche nella vita di

Cécilia, la sorella del pastore. Cécilia viveva

in Argentina, dove tutto era solo sofferenza

per lei. Sentendosi intrappolata nella sua vita,

Cécilia si sentiva di fallire continuamente,

cosa che la portava a svalutarsi e a perdere

fiducia nelle sue capacità. In un momento di

disperazione, si rivolge a Gesù, piangendo,

implorando in un cambiamento di vita, in un

nuovo inizio. Dio le risponde e il cambiamento

arriva, preannunciandosi radicale: Léo e Karen

le offrono infatti di venire a vivere in Svizzera

come ragazza alla pari, per prendersi cura di

Naomi, la loro bambina (e quindi sua nipote).

Nonostante il cambiamento, Cécilia continua

a vivere le stesse battaglie interiori… fino al

giorno in cui assiste a un battesimo nella chiesa

di Ginevra Vivo, quando sente la presenza

del Signore, unita a una pace inspiegabile.

E così sceglie di impegnarsi con il Signore.

Quello di sabato è stato un momento davvero

indimenticabile per lei e per il fratello che l’ha

battezzata. Entrambi sono usciti in lacrime, ma

questa volta erano lacrime di gioia.

Infatti, l’intera assemblea ha partecipato con

grande emozione a questa indimenticabile

cerimonia battesimale. La testimonianza della

presenza di Dio che dà senso alla vita umana

non lascia nessuno indifferente. Così, quando il

pastore Léo Lopez ha chiesto se altri volevano

conoscere Dio attraverso lo studio della Bibbia,

sei persone hanno risposto positivamente

all’appello.

Ecco quello che ha attratto così

tante persone: il fatto che tutti

sono riusciti a identificarsi nelle

esperienze di Mélanie, Sophie,

Hervé e Cécilia. Perché in

fondo, tutti noi abbiamo una

carenza, il bisogno di avere

Gesù nelle nostre vite. E la loro

testimonianza ci ricorda che ci

sono tante persone su questa terra

quante sono le vie che Dio trova per

toccare i cuori e dare un vero senso alla vita.

Nessun caso è perso; nessuna situazione è

troppo difficile. Dio può raggiungerti dove sei,

così come sei. Sta a te decidere se aprirti a lui.

Se vuoi venire a scoprire e a saperne di più, la

chiesa di Ginevra Vivo si riunisce tutti i sabati

alle 18, a Chêne-Bourg, Rue de Genève 77.

Vieni a vedere!

Secondo le testimonianze di

Mélanie, Sophie, Cécilia, Hervé, Daniel

Oliveira, Fatima Reyes et Rickson Nobre

24 25


Dai limiti della malattia alla libertà in Cristo:

Battesimo di Marco a Delémont

Claudia Dala da Silva è moglie e madre di due

figli. Avventista, conosce Dio, ma questo non

le risparmia grandi difficoltà, che la spingono

a separarsi dal marito. Per proteggersi dalla

pressione del suo ex marito, Claudia cambia

domicilio, sistemandosi in uno piccolo spazio

dove insieme ai figli può stare al sicuro. Inizia

però quella che si rivelerà essere una vita

difficile: è inverno, il clima è rigido, il lavoro

è precario ed educare due figli da sola è un

compito che non le lascia il tempo per riposare.

Il desiderio di mandare tutto all’aria le passa

più volte per la testa. Afflitta da questa nuova e

pesante vita, Claudia si sveglia il sabato mattina

e si rivolge al Signore, facendo un patto

con lui: “Se non ci abbandoni, mi

impegno a portare in chiesa

tutti i sabati i miei figli”. Quel

sabato stesso, seppure

molto abbattuta, riesce

a trascinarsi in chiesa

anche se non smette di

piangere, così tanto da

non riuscire nemmeno

a cantare. In risposta alla

sua preghiera, Dio dimostra

di non abbandonare questa

madre; si è servito di vari metodi

per sostenerla e presentarsi a lei, anche

attraverso fratelli e sorelle di chiesa, dei veri

e propri punti di riferimento per lei e la sua

famiglia. È così che questa famiglia va avanti,

continuando a seguire i precetti avventisti.

Marco è il maggiore dei suoi figli. È venuto al

mondo con grande difficoltà e sofferenza. Alla

nascita ha avuto problemi respiratori, dovuti

principalmente al fatto che ha bevuto liquido

amniotico nel grembo materno. Nonostante il

colorito grigiastro, quasi privo di segni di vita,

i medici riescono a salvargli la vita, anche se

si ritrova a dover trascorrere altri due mesi in

ospedale. Per Claudia è chiaro, è Dio ad averlo

salvato.

Marco cresce senza problemi di salute e

inizia a camminare a 8 mesi! Dopo qualche

tempo, sa già dire “papà”, “mamma”, “no”. Gli

piacciono i lego, il suo piccolo pianoforte, ecc.

Ma col tempo, Claudia si accorge che Marco ha

smesso di crescere. A 3 anni, Marco non parla

più; sembra piuttosto peggiorare, retrocedere,

finendo per comunicare solo a gesti,

cosa che preoccupa terribilmente

la madre. La pediatra non

sembra invece esserne turbata,

quindi Claudia si rivolge a

un’assistente sociale che le

raccomanda uno psichiatra

infantile: si tratta della luce

in fondo al tunnel per questa

famiglia, che finalmente inizia a

ricevere delle risposte. A Marco

viene diagnosticata la sindrome di

Asperger, una forma di autismo. Grazie

all’aiuto di uno psicologo e di un logopedista,

frequentando anche, dai 5 ai 9 anni, una scuola

specializzata nell’assistenza ai bambini con

difficoltà, Marco fa progressi, ricominciando a

parlare. Di fronte a questi grandi cambiamenti,

Marco cambia scuola, iniziando finalmente la

sua formazione scolastica.

All’età di 12 anni, Marco esprime il desiderio

di essere battezzato. Fin da piccolo, aveva

sempre mostrato un certo amore per Gesù,

apprezzando in particolare i film sulla Bibbia:

Sansone, Giona, Mosè e il Mar Rosso, ecc.;

era affascinato da questi eroi della fede. Ma

sua madre pensava che fosse troppo presto e

cercava di rimandare l’evento per capire come

Dio si sarebbe servito di suo figlio.

Marco continua il suo percorso, miracolo

dopo miracolo: impara ad andare

in bicicletta, a nuotare, e molte

altre cose, senza bisogno

di aiuti esterni. La scuola

pensava che fosse tutto

merito della famiglia, la

famiglia pensava fosse

tutto merito della scuola,

per poi scoprire che Marco

stava facendo tutto da solo e,

Claudia lo ricorda sempre, con

la grazia del Signore. Grazie a Lui, è

diventato un giovane intelligente, molto

educato e disponibile.

Per un certo periodo di tempo, la chiesa di

Delémont aveva un gruppo di studi biblici, a cui

Marco partecipava con costanza. Lì sentiva di

imparare tanto e Claudia era passata dall’essere

una mamma preoccupata a una mamma sicura

di sé, orgogliosa di suo figlio, consapevole che

Dio opera nella vita dei suoi figli. Ma sentiva che

Marco aveva ancora bisogno di una presenza

maschile, un qualcuno che avrebbe potuto

aiutarlo a parlare, ad aprirsi e a confidarsi. E

Dio manda il pastore David Jennah. I due fanno

amicizia e si incontrano regolarmente, cosa che

rende la madre molto felice. Più tardi, scopre

che Marco ha ripreso gli studi biblici con il

pastore.

Convinto dell’importanza del sabato, Marco

conferma il suo desiderio di voler stringere

un patto con il Signore. E con grande

gioia della sua famiglia, il 17

agosto 2019 Marco entra

nelle acque battesimali.

Quella mattina, il volto di

questo timido giovane era

illuminato in maniera del

tutto particolare. Tutta

la chiesa, commossa, ha

accompagnato Marco e

la sua famiglia in questa

speciale cerimonia che segna

un nuovo inizio nella vita di Marco,

il più importante di tutti: l’inizio della

sua vita nel regno di Dio, dove non ci sarà più

sofferenza, né dolore, né lacrime. Marco ha una

nuova identità ora, quella di figlio di Dio, la sola

che conta davvero.

E “se Dio è con noi, chi sarà contro di noi?”.

Chiedetelo a Marco e Claudia, risponderanno:

niente e nessuno!

AM

26 27


28

La mia fede:

Battesimo di Stassi

Mi chiamo Stassi e ho 34 anni. Ho avuto la

fortuna di crescere in una chiesa avventista,

uno dei tanti motivi per cui ringrazio la mia

famiglia, in particolar modo mia madre.

Vivere la chiesa mi ha permesso di avere delle

basi solide e giuste, aiutandomi al tempo

stesso a capire come dovrebbe comportarsi

un buon cristiano: per me infatti, essere

cristiani significa innanzitutto rispettare gli altri

e rispettare quello che troviamo scritto nella

Bibbia. Anche se crescere in chiesa

è stato per me un privilegio,

nemmeno io, come penso

nessun altro giovane,

sono stata risparmiata

dagli attacchi di Satana:

l’avversario è molto

bravo nel presentare

il mondo “esterno”

come qualcosa

di meraviglioso e

luccicante, qualcosa da

non farsi assolutamente

scappare. Non sempre

è facile dire di no a queste

tentazioni, anzi, a volte sembra

essere quasi impossibile resistere; e così

anch’io sono caduta e a poco a poco mi sono

allontanata dalla chiesa e da Dio, nonostante

la fede della mia famiglia. Sono comunque

grata di aver avuto la libertà di fare quello che

mi sentivo di fare, nonostante alcune scelte

fossero sbagliate, senza sentirmi giudicata e

condannata dalle persone a cui tenevo di più al

mondo: questo mi ha comunque permesso di

sentirmi accettata e “a casa” con loro.

Quando sono andata via di casa, il mio stile

di vita si è trasformato completamente,

totalmente sedotta da quanto avevo trovato

fuori dal nido protettivo della chiesa. Ho

conosciuto così la vita notturna e i suoi

mille pericoli, l’alcol e il fumo, tutte cose che

generano un comportamento aggressivo che

distrugge non solo la persona in sé ma anche

coloro che la circondano e che provano ad

aiutarla.

Nonostante la vita che conducevo, ho

continuato a credere nell’esistenza

di un Dio, che sentivo

sempre al mio fianco:

sono sicura che è stato

grazie al Suo intervento

che alcune situazioni

pericolose, come il

girare ad altissima

velocità credendosi

immortali, non si sono

trasformate in tragedia.

Anche se mi ero allontanata

volontariamente da Lui, lo

sentivo vicino a me, sentivo che

mi accompagnava, sentivo la Sua

mano intervenire nella mia vita: lo vedevo

risolvere situazioni impossibili, invitarmi a

mantenere la calma in momenti difficili, fermare

miracolosamente la macchina per evitare uno

schianto disastroso.

Per qualche tempo sono andata avanti con

questa vita ma in realtà ho sempre saputo

che non mi apparteneva, che qualcosa

doveva cambiare. Nonostante mio fratello

e Alessandro, che all’epoca era solo il mio

ragazzo, nonostante la presenza della mia

migliore amica e del mio solito gruppetto,

sentivo che mi mancava qualcosa. Parlavo

spesso con mia mamma, una donna che è

sempre stata sincera con me; imperterrita,

senza mai perdere la fede, mi ricordava

sempre dell’inizio del sabato, invitandomi

anche ad andare in chiesa con lei. Questa

sua caratteristica è stata fondamentale per il

mio rientro in chiesa: è sempre stata sincera

nel dirmi le cose senza però mai diventare

invadente o farmi sentire sbagliata; si è presa

cura di me e del mio cuore, facendomi sentire

accolta e amata, cosa che troppo spesso diamo

per scontata con i nostri giovani.

Dopo essermi allontanata dal Signore ero

diventata una ragazza ansiosa, volevo risolvere

tutti i problemi da sola senza ovviamente

riuscirci e mi rifugiavo nella scienza e nella

psicologia per cercare le risposte a tutti i miei

perché. Ma quelle agognate risposte le ho

trovate solo qui, nel sacrificio di Gesù, nel Suo

perdono, nella speranza della vita eterna.

Serve coraggio per accettare il perdono totale

del Signore, serve una grande forza interiore

per credere che a prescindere da quanto

grandi possano essere stati i nostri sbagli, il

nostro Creatore ci ama di un amore perfetto

e indistruttibile. Leggendo la Sua Parola e

conoscendo Gesù scopriamo anche quello che

richiede da noi: fede e amore, nient’altro.

Nel Signore ho trovato una pace che non avevo

mai conosciuto prima d’ora, una pace che mi

ha anche permesso di diventare la persona che

sono oggi.

Ringrazio la mia famiglia che non ha mai

smesso di pregare, che non mi ha mai fatta

sentire indegna di questo grande dono;

ringrazio il pastore Matthias Maag che mi ha

accompagnato per quasi due anni nel percorso

degli studi biblici; e infine ringrazio il Signore,

che mi ha dato il coraggio di seguirlo e di

essere qui e che adesso mi chiama a provare a

fare la differenza nella vita di chi mi circonda.

AM

La scelta di Jenny:

battesimo a Losone

Durante un sabato soleggiato, la

chiesa di Losone ha avuto il piacere di

assistere al battesimo di una cara amica,

Jenny Mainardi. Numerosi fratelli di

chiesa, tra cui molti direttamente dalla

chiesa di Lugano, erano presenti, per

accompagnare Jenny in questa scelta,

in occasione di quella che è stata una

cerimonia solenne ma festiva al tempo

stesso. Jenny viene dalla Slesia (Germania)

da dove è scappata insieme alla sua

famiglia. È diventata svizzera sposando un

ticinese, da cui ha avuto due figli, per poi

diventare nonna di tre nipoti. Durante la

cerimonia, il sermone del pastore Matthias

Maag ha toccato il cuore di tutti i presenti.

L’assemblea si è preparata all’inizio della

nuova settimana proprio con questo

messaggio pieno di amore e questo

momento di affetto reciproco.

Ci congratuliamo con Jenny per aver scelto

di seguire il Signore e le auguriamo un

cammino pieno di fede.

Conni Henck

Membro della chiesa avventista di

Losone

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Un sabato in natura,

un memoriale della creazione

Mattia Benini, nuovo Direttore generale della

clinica La Lignière SA, a partire da 2020

Gli avventisti del settimo giorno sono molto

legati al sabato: fa parte del loro nome, della

loro identità, del loro “DNA”.

È bello immaginare che ogni sabato, milioni

di persone in tutto il mondo si ritrovano per

incontrare il loro Dio, sia in chiesa, sia con

gli amici in piccoli gruppi, o nell’intimità delle

proprie case, anche attraverso la visione di

un culto in streaming, ecc. Ci sono molti modi

di vivere il sabato, anche se Dio ci dà qualche

dritta per beneficiare al meglio di questo giorno

(Genesi 2, Isaia 53, ecc.).

Ma dobbiamo ammettere che ci sono sabati più

belli di altri, ancora più autentici, come quelli

trascorsi in mezzo alla natura.

Infatti, il sabato ci ricorda la creazione: “Il

settimo giorno, Dio compì l’opera che aveva

fatta, e si riposò il settimo giorno da tutta

l’opera che aveva fatta. Dio benedisse il settimo

giorno e lo santificò, perché in esso Dio si

riposò da tutta l’opera che aveva creata e fatta”

(Genesi 2:2-3).

Il sabato ci ricorda che Dio ha creato delle cose

belle: il cielo, le montagne, i fiumi, gli uccelli, i

fiori, ecc.

E quale modo migliore per celebrare il Creatore

se non in mezzo alla Sua creazione? Questo

è ciò che la chiesa lusofona di Losanna ha

vissuto nelle ultime settimane, sulle rive del

lago Tseuzier. Questo magnifico scenario ha

portato pace e riposo ai cuori e alle menti di

tutti i partecipanti. È il potere di Dio attraverso

la natura: portare la pace nei cuori turbati,

riempire l’anima di vera bellezza.

Il sabato è un dono della grazia; ci trasmette

quello che il Signore ha creato. Oltre alla natura,

ha creato l’essere umano, i nostri fratelli e

sorelle, eredi della Parola e della vita eterna

in Gesù. Non importa dove ti trovi, è bello

festeggiare. Sì, Dio è degno delle nostre lodi!

Eunice Goi

Membro della chiesa avventista Lusofona

di Losanna

Il Consiglio di Amministrazione di Lignière

Holding SA ha nominato Mattia Benini come

nuovo Direttore generale della Clinica “La

Lignière” e delle sue entità consorelle, a partire

dal 1° febbraio 2020. Prenderà il posto di

Nicolas Walther, che rimarrà in carica fino al 31

gennaio 2020. Questo periodo di transizione,

così come il profilo del nuovo direttore,

garantiranno la continuità nella strategia di

La Lignière e nello sviluppo di partenariati

regionali, nazionali e internazionali.

Con una formazione in teologia e

una laurea in Ingegneria dei

Processi Gestionali, nel marzo

2017 Mattia Benini è stato

nominato responsabile

operativo presso la

Clinica La Lignière SA,

del Centro Medico &

Terapeutico La Lignière

SA e del Centro di

Salute La Lignière SA.

Come tale, gestisce tutti i

servizi interfunzionali quali

amministrazione, alloggio

e reception, manutenzione

e lavori, logistica e sicurezza,

informatica e ammissione dei pazienti. In

qualità di membro del Comitato Direttivo,

Benini lavora a stretto contatto con la Direzione

Generale su tutti i progetti trasversali, pur

essendo coinvolto nei progetti strategici di La

Lignière.

Il Comitato di Ricerca e Selezione,

appositamente istituito dal Consiglio di

Amministrazione di La Lignière Holding SA, ha

privilegiato una candidatura con un approccio

partecipativo, trasversale e interdisciplinare. Il

Consiglio di Amministrazione desidera inoltre

sottolineare le conoscenze tecniche e pratiche

che Mattia Benini ha sviluppato e messo in

campo a La Lignière sin dal suo arrivo. Il nuovo

direttore è stato scelto per le sue capacità

umane e sociali, per il suo profondo senso del

valore e per il suo impegno.

“Il fatto di essere giovane, visionario, dinamico

e di amare il lavoro di squadra, sono tutti dei

punti a favore per guidare la nostra istituzione

in un sistema sanitario sempre più complesso”,

ha affermato Mario Brito, Presidente

del Consiglio di Amministrazione.

Nicolas Walther rimarrà

Direttore generale della

Clinica La Lignière e delle

sue entità consorelle

fino al 31 gennaio

2020. Potrà così

trasmettere a Mattia

Benini tutti i compiti

gestionali, coinvolgendolo

gradualmente nei vari

progetti in corso. Il Consiglio

di amministrazione è convinto

delle grandi capacità e del potenziale

di Mattia Benini, con lo scopo di garantire

continuità nella strategia attuata a livello di

clinica, ambulatorio e centro sanitario e nello

sviluppo di collaborazioni a livello di regione

e di cantone, ma anche internazionali, come

quelle instaurate negli ultimi anni.

Clinica La Lignière

Comunicato stampa

Gland, 26 settembre 2019

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