LNS Novembre 2019

ValorizziAMO


1


2

la copertina


Con Modì, Livorno

si gioca il jolly

di Bruno Damari

“La vita

non consiste

nell’avere

buone carte,

ma nel

saper giocare

bene

quelle che si hanno” recita una

celebre massima dell’umorista

americano del XIX secolo

Josh Billings. Ecco, per

presentare l’imminente mostra

di Amedeo Modigliani

che metterà Livorno sotto i

riflettori di tutto il mondo, ci

piace partire da questa frase.

Le “buone carte” sono le opere

del nostro illustre concittadino,

opere che da sempre,

ovunque esposte, richiamano

migliaia di visitatori da ogni

parte del mondo: per quasi 3

mesi, 101 giorni per la precisione,

la città ha la possibilità

di giocarle al meglio. Dovrà

presentarsi all’appuntamento

sempre con l’abito della festa,

dovrà essere disponibile,

offrire servizi di ogni genere,

ospitalità, massima efficienza

e dovrà pure mettere in

mostra anche le altre “bellezze”

che fanno parte del nostro

patrimonio storico e turistico.

Insomma, quelle carte

dovranno essere giocate

scientificamente, magari

‘stendere’ anche il jolly perché

Livorno non può assolutamente

fallire.

La città ha l’obbligo di uscire

dal proprio guscio, da quel letargo

che rischia di affondare

ancor più in una situazione

che a definirla critica ci sembra

un eufemismo. Con la

chiusura di quasi tutte le grandi

fabbriche e con il porto che

ancora stenta a darsi una nuova

e più moderna dimensione

(della Darsena Europa se ne

parla da tanti, troppi, anni e

ancora non si intravede la linea

del traguardo), Livorno

non solo si è impoverita, mettendo

al lastrico intere famiglie,

ma ha raggiunto soglie

di disoccupazione molto gravi

e preoccupanti.

Non è che con la mostra di

Modigliani la città possa risolvere

tutti i suoi problemi, ma

è (sicuramente) il punto di

partenza da cui riprendere la

corsa.

L’Amministrazione comunale,

con la Fondazione Livorno,

main partner, ha fatto una

scelta coraggiosa, investendo

una sostanziosa (ed anche rischiosa)

cifra, per far tornare

in città l’“anima” del suo

Dedo, quelle meravigliose

opere che affascinano tutto il

mondo. E’ il momento di lavorare

sodo, di credere nelle

nostre potenzialità, è il momento

di

fare squadra.

Tutti

insieme,

nessun livornese

escluso,

compresi

coloro

che non

perdono

occasione,

anche di fronte ad

un evento di portata internazionale,

per sterili

(ed inutili) polemiche,

dovremo dare il meglio

di noi stessi affinché

la città si faccia

trovare pronta. Il tempo

a disposizione è brevissimo

ma è giunto il momento

di intraprendere quel cammino

di crescita e di valorizzazione

verso i nostri più illustri

figli che mai, o quasi, abbiamo

avuto il coraggio di presentarli

al mondo esterno

come nostre eccellenze. Modigliani

è “nostro”, è figlio di

questa terra, dove ha trascorso

la sua gioventù, dove ha

intrapreso i primi studi del suo

percorso artistico. Lo dobbiamo

invocare ad alta voce,

mostrare la sua casa natale

(intanto, per cortesia, rendiamola

più visibile, magari vietando

il parcheggio davanti all’ingresso

dell’immobile di via

Roma - basterebbe sacrificare

3-4 posti auto -, delimitandolo

con un paio di pannelligigantografie

o con i nuovi

mezzi espositivi multisensoriali:

ne parliamo a pag. 6), ripercorrere

i luoghi delle varie

testimonianze, delle sue origini

familiari al cimitero ebraico

di viale Ippolito Nievo e

via don Aldo Mei dove ci sono

le tombe dei suoi avi, aprire dibattiti,

corsi di studio con il

coinvolgimento degli studenti.

Oggi Modigliani, poi pensiamo

a Giovanni Fattori, a Pietro

Mascagni (come è possibile

che non abbiamo ancora

un Festival Mascagnano, al

pari di quello dedicato a Puccini

nella vicina Torre del

Lago?), a Giorgio Caproni e

a tutte quelle altre eccellenze

livornesi (ce ne sono a bizzeffe

in tutti campi) che, adeguatamente

valorizzate, potrebbero

assicurare alla città

un centro di assoluto valore

artistico e di grande interesse

culturale. Anche le Fortezze,

la “Venezia”, le Chiese di San

Ferdinando e Santa Caterina,

il Santuario di Montenero, il

Mercato Centrale, il lungomare,

la Terrazza Mascagni,

il Goldoni, il Museo Fattori,

lo stesso PalaModigliani, una

tra le strutture più ampie

d’Italia, e tutti gli altri palazzi

e monumenti di epoca granducale

e successivi (anche la

Pescheria e il Cisternone stanno

avendo nuova vita), possono

darci una grossa mano

a trasformare la città a vocazione

turistica, ottima per un

week-end, ancora di salvezza

per lenire in parte la crisi, in

attesa della completa esplosione

del porto e dell’interporto.

E allora, iniziamo a giocare al

meglio le carte che si hanno

a disposizione. Altrimenti, oltre

a non crescere economicamente,

non ci staccheremo

mai da quella etichetta di città

sonnolenta, anticonformista,

ironica, canzonatoria, menefreghista,

attaccata ai propri

scogli, conosciuta fuori dalle

nostre mura più che altro

come la “città della burla delle

teste” o del “Vernacoliere”.

Suvvia, giochiamocele al meglio

queste carte!



Modigliani

3

L’atteso evento al Museo della Città dal 7 Novembre 2019 al 20 Febbraio 2020

Amedeo Modigliani,

la prima retrospettiva che Livorno

dedica a questo suo figlio illustre

«Finalmente

la

firma.

Nel pomeriggio

di oggi a

Palazzo

Comunale

abbiamo firmato un contratto

di grande valore ed abbiamo

ufficializzato un evento

che per Livorno ha una

valenza eccezionale. Un’occasione

unica ed irripetibile.

Amedeo Modigliani torna

nella sua Livorno, dove è

nato e si è formato artisticamente.

Avrebbe voluto farlo

in quel lontano 1920, in cui

la vita lo ha lasciato, avrebbe

voluto tornare a vivere a

di Marco Sisi

Livorno con la sua Jeanne.

Lo aveva detto agli amici pittori,

a Parigi in molti sapevano.

Ma la sorte ha avuto

altre mire per lui. A100 anni

dalla morte siamo riusciti,

con grande coraggio, a far

tornare l’anima di Dedo nella

sua città. Anima rappresentata

dalle sue opere, le più

belle, che per quattro mesi

troveranno dimora nelle sale

del Museo della Città, con un

allestimento che sarà usato

anche per altre occasioni,

come un abito elegante da

sfoggiare nelle situazioni più

belle. Sono certo che Livorno

risponderà con grande

partecipazione, recuperando

l’identità culturale che l’ha

contraddistinta nei secoli

scorsi. Vogliamo che intorno

a questo evento ne nascano

tanti altri. E per questo abbiamo

bisogno di tutta la città».

Così il sindaco Luca Salvetti,

poche settimane fa, annunciava

l’inizio del conto alla

rovescia per la celebrazione

del centenario della scomparsa

di Amedeo Modigliani attraverso

una mostra che verrà

aperta giovedì 7 novembre

al Museo della Città, in piazza

del Luogo Pio.

Si tratta della prima retrospettiva

che Livorno dedica a questo

suo illustre figlio. Per l’occasione,

le sale museali verranno

riorganizzate dando vita

a un nuovo allestimento che

potrà poi essere utilizzato in futuro

per altre importanti iniziative.

La mostra, intitolata “Modigliani

e l’avventura di Montparnasse

- Capolavori dalle

collezioni Netter e Alexandre”,

è curata dall’Istituto Restellini

di Parigi, che gestisce

tra le collezioni di Modigliani

più prestigiose, costituita


Amedeo Modigliani (Livorno 12 luglio 1884 - Parigi 24 gennaio 1920) nel suo studio di Montparnasse con la compagna,

oltre che principale soggetto artistico, Jeanne Hébuterne (Meaux, 6 aprile 1898 - Parigi 26 gennaio 1920).

Due tra i numerosi ritratti di Modigliani

dedicati a Jeanne Hébuterne.

Quello in alto è presente alla

mostra al Museo della Città.


4

Modigliani



Ritratto di Léopold Zborowski

da Jonas Netter che fu il

primo sostenitore del pittore.

La mostra comprende centoventidue

opere, fra le quali

quattordici dipinti di Modigliani

(otto provenienti dalla collezione

privata Jonas Netter,

quattro di Gérard Netter e

due della Numinvest in arrivo

da Singapore), cui si aggiungono

dodici suoi disegni,

provenienti dalla collezione

Alexandre, raramente esposti

al pubblico.

Per la prima volta quindi sarà

possibile ammirarli tutti insieme,

un un’unica mostra che

offre una panoramica della

produzione della cosiddetta

École de Paris, dato che sono

presenti anche opere importantissime

dei numerosi artisti

attivi a Parigi all’inizio del

XX secolo, fra i quali Maurice

Utrillo, Chaïm Soutine,

Pierre Bonnard, Fernand Léger,

André Derain senza dimenticare

la compagna di Modigliani,

Jeanne Hébuterne.

Perché sono così importanti

queste due raccolte?

Vale la pena conoscere qualcosa

di più dei due collezionisti.

Jonas Netter, ebreo alsaziano

trapiantato a Parigi, di

professione rappresentante

per varie ditte, fu subito folgorato

dalla bellezza dell’arte,

in particolare della pittura,

che stimolò in lui la necessità

di acquistare le opere che,

ovviamente, poteva permettersi.

Gli altri grandi collezionisti

del tempo erano gli americani

Barnes e Rockefeller o

i russi Schukin e Morozov

ma, a differenza di loro, Netter

non era un milionario e le

sue entrate erano relativamente

ridotte. Scartando i

dipinti degli impressionisti.

che più gli interessavano ma

che erano fuori dalla portata

delle sue tasche, rivolse la sua

attenzione verso quegli artisti

che avrebbero poi dato

vita alla famosa École de Paris;

entrò in contatto con il

poeta e gallerista polacco

Léopold Zborowski e fu così

che si innamorò dei dipinti di

Amedeo Modigliani di cui diventò

uno dei primi e principali

acquirenti oltre che tra i

primi a capire lo spessore di

questo artista. Questo mette

ancora più in risalto il suo indiscutibile

intuito, che non si

limitò a fargli scoprire soltanto

l’originalità di Modigliani

ma lo spinse anche ad apprezzare

e poi ad acquistare

regolarmente le opere di

bohémiens della cerchia dell’artista

livornese, come quelle

del lituano Chaïm Soutine

e di Maurice Utrillo, figlio illegittimo

della modella e pittrice

Suzanne Valadon, altri

due artisti di cui Netter diventò

il principale collezionista.

La sua forte passione per

l’artista livornese, che tanto

ricorda quella che travolse

anche Paul Alexandre, portò

Netter a possedere alla fine

degli anni Trenta cinquantasei

dei dipinti di “Dedo” che

possiamo tranquillamente annoverare

tra i più belli realizzati

nella sua breve ma intensa

carriera.

Paul Alexandre, primo grande

amico e confidente di

Modigliani, fu il suo mentore

e la sua unica fonte di sostentamento

specie nei primi anni

trascorsi a Parigi. I due si

conobbero grazie al pittore

francese Henri Doucet il quale

incontrò Modì al Lapin Agile,

un’osteria molto frequentata

dagli artisti e dai poeti del


Foto “teatrale” scattata nel 1913 nello studio di Rue du Delta 7. Da

sinistra verso destra: Maurice Drouard, Henri Doucet con la sua compagna,

un manichino, Paul Alexandre con un turbante in testa e Raymonde.

Alle pareti due quadri di Modigliani, “L’Ebrea” e “Ritratto di Drouard”.

L’edificio di Rue du Delta che ospitò la colonia di artisti di vario genere

di cui faceva parte anche Amedeo Modigliani. Per strada con le mani in

tasca si riconosce Henri Doucet

A sin.: Trasloco dal Delta, si vede

Paul Alexandre appoggiato al carro,

per terra due quadri di Modigliani,

“Testa di donna di profilo”

(1907) e “Studio di nudo” (1908).

Sopra: Altro momento del trasloco:

. il carro si dirige da Rue du

Delta verso Place Dancourt



Modigliani

tempo, nel momento in cui

l’artista livornese si trovava

senza una dimora dopo essere

stato cacciato dal suo studio in

Place Jean-Baptiste Clément

per non aver pagato l’affitto.

Poco dopo i fratelli Paul Alexandre,

con il fratello Jean, riuscì

ad avere in affitto dal municipio

di Parigi, in rue du Delta

7, un edificio semidiroccato

destinato alla demolizione,

che trasformarono in una sorta

di comune per gli artisti di

vario genere. Tra questi Doucet,

Maurice Drouard, Albert

Gleizes, Henri Gazan e Constantin

Brancusi.

In tale struttura il giovane livornese

da poco sbarcato a

Parigi, catapultato in una realtà

completamente diversa da

quella da cui proveniva, ebbe

occasione di conoscere diversi

artisti che frequentavano

questo luogo. Uno tra i

primi incontri illuminanti fu

quello con lo scultore romeno

Costantin Brancusi, insieme

al quale Modigliani proseguì

alla Citè Falguière nell’aprile

del 1909 l’attività scultorea

iniziata nel 1902 a Pietrasanta,

della quale abbiamo

come unica testimonianza una

lettera inviata a Gino Romiti

in cui viene menzionata una

testa. A quel periodo risalgono

anche le sculture realizzate

utilizzando traversine di legno

di quercia recuperate dal

vicino cantiere della stazione

del Métro Barbès Rochechouart.

Nonostante il Delta fosse frequentato

da artisti già affermati,

sui muri delle sale principali

spiccavano i dipinti di

Modigliani, a dimostrazione

che gli Alexandre avevano

capito la grandezza di quest’artista

sin da quando era un

perfetto sconosciuto; furono

proprio questa stima e questo

riconoscimento riposti

nell’artista livornese a portare

Paul Alexandre a salvare,

dai momenti tragici come le

guerre passate e vissute in

prima persona dai due fratelli


Ritratto di Paul Alexander

e soprattutto dall’abitudine di

Modigliani di disfarsi delle

opere che non riteneva soddisfacenti,

un’intera collezione

composta da oltre 400 disegni

realizzati nei primi 8 anni

trascorsi a Parigi, tra il 1906-

1914, che permettono di capire

quelli che erano gli interessi

dell’artista livornese, i

suoi studi e le sue ricerche

che sono fondamentali in

quanto ci illustrano i progressi

compiuti, dalle prime impressioni

alle elaborazioni successive

che ne avrebbero messo

in evidenza la straordinaria

abilità di disegnatore.


5

Attesi 80mila visitatori

Secondo le stime dell’Amministrazione Comunale alla

mostra di Modigliani sono attesi almeno 80mila visitatori.

A Pisa, in analoga mostra, al Palazzo Blu, nel 2014, quella

intitolata Amedeo Modigliani et ses amis, i visitatori

furono circa 120mila, ma in un arco di tempo maggiore

(dal 3 ottobre 2014 al 15 febbraio 2015), quindi 25 giorni

in più rispetto a quella che è in programma al Museo

della Città, contando anche sul flusso di turisti che la città

della Torre pendente richiama in ogni stagione.

Oltre all’attrattiva delle tele, il prestigioso palazzo sul lungarno

presentava anche una selezione di sculture di Modì

(appartenenti alle collezioni del Centre Pompidou di Parigi),

e numerosi capolavori di artisti dell’epoca, contemporanei

e compagni di avventure a Montparnasse dell’artista

livornese: Soutine, Picasso, Chagall, Léger.

Sempre stando ai numeri di Palazzo Blu, che in questi

ultimi anni ha sempre ospitato mostre di grande richiamo,

i visitatori per eventi del genere si aggirarono intorno

a 85mila per la mostra Marc Chagall, 80mila per Andy

Warhol e Wassilly Kandinsky, 70mila per Pablo Picasso

e 65mila per Joan Mirò.

Se Livorno saprà convogliare il grande flusso dei croceristi

che scenderanno a terra dalle oltre 50 love boat durante

il periodo della mostra al Museo della Città, è probabile

che la cifra dei previsti 80mila visitatori possa subire

una buona impennata.

Asta record - Il più grande quadro di Modì

venduto a 157 milioni di dollari da Sotheby’s

Il 15 maggio 2018 è stato battuto all’asta per la cifra di 157,2 milioni di

dollari (circa 131 milioni di euro) il Nu couché (sur le côté gauche) di Amedeo

Modigliani: la vendita a un privato, avvenuta da Sotheby’s a New York,

ha fatto segnare il record del dipinto più caro mai venduto dalla casa d’aste

inglese. Tra l’altro si tratta del più grande quadro di nudo nonché il più

grande dipinto che si conosca di Modigliani (89,5 per 146,4 cm).


6

attualità


IL PRIMO CENTRO ESPOSITIVO MULTISENSORIALE UNICO AL MONDO

IMMERSIVA,

l’evoluzione

artistica

a Livorno

Uno degli autori, Andrea Cecconi,

ci presenta questo innovativo progetto

Da molto

tempo

seguo

questo

unico e

ambizioso

progetto,

un’idea nuova rappresentata

da un cambiamento quasi

“epocale” che credo possa

di Annalisa Gemmi

donare alla nostra città quel

valore artistico d’eccellenza

unico al mondo.

Decido di intervistare Andrea

Cecconi, uno degli ideatori

di tale progetto, per

saperne di più e per capire

meglio la realizzazione pratica

di IMMERSIVA.

Andrea è una persona concisa

e diretta, sa bene cosa fare

Ipotesi di spazio interno con esposizione multisensoriale dedicata a Modì.

per ridare vita ad una città

come Livorno, le sue idee

sono brillanti e la sua determinatezza

unita alla sua esperienza

rappresentano un punto

forte per quel cambiamento

radicale che la nostra città

sta aspettando da tanto tempo.

Andrea mi illustra davvero

tanti progetti, soluzioni di sviluppo

concrete, che hanno

solo bisogno di essere realizzate

e vissute con gioia e fierezza

dagli stessi livornesi,

insomma, siamo ad un passo

dal cambiamento ed è ora

che questa città inizi a crederci!

IMMERSIVA è quell’evoluzione

artistica che può portare

Livorno ad essere conosciuta

in tutto il mondo.

IMMERSIVA - ci spiega Andrea

- sarà il primo Centro

Espositivo Multisensoriale al

mondo in grado di combinare

i cinque sensi attraverso

tecnologie innovative per la

diffusione di arte, scienza,

cultura e spettacolo.

Tale progetto vedrà la sua realizzazione

all’interno del Palazzo

del Monte dei Pegni e

del Palazzo Bicchierai, nel seicentesco

quartiere della Venezia,

cuore del caratteristico

sistema dei Fossi Medicei,

a pochi passi dai Terminal

portuali per Crociere e

Traghetti. Proprio il quartiere

della “Venezia Nuova” è

l’unico che segue l’idea cinquecentesca

di Leonardo da

Vinci per una “Città ideale e

commerciale”; i “Fossi Medicei”

infatti con il suo sistema

di fondi, cantine e magazzini,

disposti su tre livelli

costituisce il cuore della “città-porto”

e non può che diventare

un luogo di grande

evoluzione futura.

IMMERSIVA rappresenterà un

ambiente suggestivo e completamente

video proiettato



attualità

7

con campi sonori 3D, sistemi

di diffusione olfattiva,

riproduzioni olografiche,

esperienze tattili e di gusto. I

visitatori saranno completamente

avvolti da un insieme

di stimolazioni sensoriali, immagini,

suoni e odori inseriti

in ampi spazi, un’emozione

che conquisterà tutti i partecipanti.

L’ambiente visivo è indubbiamente

il principale vettore attraverso

il quale verrà percepito

lo spazio che ricordiamo

essere di circa 4.700 mq; volte,

pareti e pavimenti completamente

avvolti da proiezioni

di immagini uniche e

suggestive per le quali sono

previsti ben 230 videoproiettori

laser per 500 milioni di

pixel, un numero impressionante

che può già farci capire

l’immensità di tale progetto.

Per quanto riguarda le installazioni

audio, la realizzazione

di paesaggi sonori tridimensionali,

utilizzando tecniche e

software mai sperimentati

prima, rappresenta uno degli

aspetti più innovativi di tale

progetto.

E poi ancora, 150 diffusori

olfattivi, aromi che arrivano

al nostro inconscio e che

contribuiranno a rendere questa

esperienza multisensoriale

indimenticabile.

Proiezioni di ologrammi in 3D

che contribuiranno a rendere

l’esperienza IMMERSIVA

ancora più magica e spettacolare

con proiezioni tridimensionali

che avvolgeranno


ogni singolo visitatore.

L’intero centro sarà pienamente

accessibile ai diversamente

abili e sono previste

installazioni tattili per i nonvedenti,

ma non solo per loro,

sarà possibile vivere manualmente

il contenuto e i temi

proiettati nelle altre sale. Una

proposta questa davvero unica

che porterà una novità eccellente

da far vivere a tutti.

E infine il gusto, con bar-ristoro-aperitivi

che si svolgeranno

nella cantina al livello

dell’acqua, collegato alla banchina

e alla chiatta galleggiante,

ed un ristorante di

vide-design sulla terrazza sovrastante

il centro espositivo.

Approfondimenti tematici interattivi,

laboratori di produzione

con centri di ricerca e

sperimentazione per le nuove

tecnologie con l’obiettivo

di creare percorsi didattici e

informativi con le scuole.

Concludendo, IMMERSIVA

è il cambiamento di cui Livorno

ha bisogno. I numeri

parlano chiaro: annualmente

2.300.000 persone transitano

nella nostra città e IM-

MERSIVA si colloca nel Pentagono

della città storica e a

ridosso dai Terminal Crociere

e Traghetti e dal cuore

commerciale di Via Grande.

Personalmente mi auguro che

tale progetto possa essere realizzato

con grande gioia

magari anche di poter presentare

un’anteprima in uno

dei miei futuri eventi artistici…

chissà!


Idea cinquecentesca di Leonardo da Vinci

Altri esempi di spazio interno o location con esposizione multisensoriale

sempre dedicata a Modigliani.


8

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personaggi

9

Poeta, scrittore

e regista italiano

No, Rossano Vittori

è molto di più

La definizione su Wikipedia

è troppo limitativa

per questo artista livornese

onore e vanto della città

Poeta,

scrittore

e regista

italiano:

è così descritto

Rossano

Vittori in

Wikipedia. Eppure, dopo

averlo conosciuto, ho trovato

queste definizioni limitative.

Oltre che artista poliedrico,

infatti, Rossano, appassionato

di sport (in gioventù

ha praticato il calcio,

il pugilato e il canottaggio e

attualmente è vicepresidente

dell’Unione Canottieri Livornesi),

è un grande promotore

di cultura.

Nel nostro incontro al Circolo

Masini ho compreso il

suo profondo amore per la

città e mi ha colpito la sua

forte personalità che emerge

anche dal suo sguardo:

uno sguardo intenso, che ti

scruta e ti “pesa”.

Rossano è nato a Livorno

di Giovanni Giorgetti

nel 1950. Giovane tuttofare

al quotidiano “Il Tirreno”,

riuscì a laurearsi con 110 e

lode all’Università di Pisa, in

Lettere Moderne a Indirizzo

Cinematografico.

Mentre con lo storico del

Cinema Pier Marco De

Santi scriveva la prima biografia

di Ettore Scola, fu

chiamato a Roma dal grande

regista per girare alcune

riprese de “La Famiglia”

(1987). Lo fece con una piccola

telecamera, con la quale

si gettò allo sbaraglio. Senza

alcuna esperienza, ma

evidentemente, con molto

talento, riuscì a girare non un

semplice “dietro le quinte”

ma un lavoro che raccontava,

assieme alle vicende dei

protagonisti, la personalità

del grande regista e il suo

metodo di lavoro.

Il film fu presentato con successo

al Festival di Locar-

Rossano Vittori con il regista Ettore Scola (il primo da sin.) e la copertina “I film di Ettore Scola”

dove è pure citato il ‘nostro’ Rossano Vittori.


10

personaggi


no e gli permise poi di

conoscere i migliori registi e

attori dell’epoca, e di realizzare,

come autore e regista,

lavori televisivi e “Il perfezionista”,

un cortometraggio

cinematografico premiato

al Festival Europacinema

a Viareggio (2002). Con una

incursione anche nell’opera

lirica, curando la regia di

“Tosca” di Giacomo Puccini,

al Teatro Campoamor di

Oviedo in Spagna, con interpreti

del calibro di Eva Marton

e Nicola Martinucci.

Svolgendo contemporaneamente

l’attività giornalistica,

Rossano ha pubblicato saggi

e libri fondamentali su Pirandello,

Scola e Michelangelo,

e il recente “Se vuoi

te lo racconto”, dove si trovano

anche dei racconti autobiografici

ambientati a Livorno.

La sua prosa, spesso

condita d’ironia, è incisiva e

mai ridondante, fatta di frasi


Uno sguardo intenso di Rossano Vittori

brevi e scorrevoli che si fanno

leggere con grande piacere.

Rossano non ama essere

catalogato, ma si ritiene soprattutto

un poeta. E per dedicarsi

alla poesia e non

mettere a rischio la sua creatività,

ha rifiutato talvolta

contratti molto vantaggiosi.

Negli anni ha scritto vari libri

di versi. Con l’ultimo, “Il

segreto degli invisibili”, ha

vinto lo scorso giugno il prestigioso

Premio Casentino.

Un volume che ha contribuito

a farlo entrare nell’antologia

Italian poetry fra i

maggiori poeti italiani dal

Novecento ad oggi.

Di questo libro originale, ispirato

da una inchiesta di “Chi

l’ha visto?”, se ne sta parlando

molto e, come dice

Luciano Luisi nella prefazione,

se ne parlerà a lungo, Ma

qui mi piace riportare una

breve poesia che Rossano

ha dedicato a Livorno e pubblicata

ora in una bella cartolina

col Nudo rosso di

Amedeo Modigliani:

Livorno, fanciulla sguaiata

e ritrosa

che il mondo osserva con

occhio beffardo,

i grandi accoglie senza riguardo

e solo agli ultimi va sposa.

In realtà avevo scoperto

Rossano Vittori nel 2014,

grazie ad un Dvd di “Campioni

livornesi” che mi fu

fatto vedere (mi piacque così

tanto che ne comprai tre copie!).

Un docu-film prodotto

dall’Associazione Nazionale

Atleti Olimpici e Rai Teche

che ha ricevuto alcuni premi

internazionali ed è stato proiettato

a Hollywood per

l’inaugurazione della festa di

celebrazione dei grandi atleti

italo-americani. Un film

ben costruito e intriso di amore

per Livorno che racconta

le gesta dei nostri campioni:

da Federico Caprilli, prima

medaglia olimpica a Parigi

nel 1900, ai mitici Scarronzoni,

dai fratelli Nadi ad Armando

Picchi, per arrivare

fino ai nostri giorni con i

trionfi mondiali e olimpici di

Fabrizio Mori, Giulia Quintavalle,

Aldo Montano e Paolo

Bettini.

Ma, come dicevo, Rossano

è anche un promotore di cultura

e organizzatore (fra le

manifestazioni da lui curate

anche il Premio “Il Fiore”, di

cui è stato presidente di giuria

per diverse edizioni). Una

dote che ha mostrato anche

in occasione della celebrazione

del Centenario dell’Unione

Canottieri Livornesi.

Con la sua magnifica


La copertina del Dvd “Campioni livornesi”



personaggi

11

Rossano Vittori tra i campioni della Livorno-Washington

idea di un evento internazionale,

la “Livorno -

Washington”, una rievocazione

della finale olimpica di

Berlino del ’36, che ha messo

a confronto un Otto livornese

(allenato da Galoppini


e Marconcini) ed uno della

Washington University, entrambi

formati da vogatori di

livello mondiale come Agamennoni,

Lari, Ceccatelli,

Carcano, Zileri, Goldberg,

Ledbetter ed altri.

Idealmente, i mitici Scarronzoni

e i “boys” americani

sono di nuovo scesi in acqua

il 22 giugno scorso nel

canale dello Scolmatore,

alla presenza del sindaco di

Livorno e del numeroso

pubblico. Per un soffio, hanno

vinto ancora gli statunitensi,

ma è stata una bella

festa di sport e amicizia, e

una degna celebrazione del

Centenario della blasonata

società biancoblù.


Riportiamo un passaggio del capitolo

Anna tratto dal libro Se vuoi te

lo racconto di Rossano Vittori (Edizioni

Erasmo, 2016)

...Livorno, ormai, era una città ferita.

Ferita a morte. E la prosopopea

del regime finalmente taceva

davanti agli scheletri dei suoi palazzi.

La città dello smargiasso conte di Cortellazzo se ne

andava in bricioli, come un savoiardo. Erano crollati il Duomo,

il teatro San Marco, dove Paganini trillava il suo Amati

e, davanti alle macerie delle logge del Voltone, il bronzo

impolverato di Fattori assisteva allibito a tanta desolazione.

Gli aerei a stelle e strisce si spingevano di nuovo sul porto

sganciando i loro ordigni che, con sibili sordi, si tuffavano

in mare. Proprio come qualche anno prima avevano

fatto lei e Fiorella, lasciandosi cadere con allegria dagli

scogli dello stabilimento balneare.

I tonfi delle bombe naufragavano nel rombo degli aerei,

finché un fragore lacerò l’aria: un ordigno, probabilmente,

era caduto sullo scalo vicino. Anna ne avvertì l’odore

pungente, che si impastava col sudore dei cenci che dominava

il rifugio.

Guardò di nuovo l’amica, ma la trovò raccolta nei propri

pensieri, con gli occhi chiusi, e sollevò lo sguardo sulle

volte rotonde della cantina, che le apparvero fragili come

le palle di un albero di Natale. E in cuor suo sperò ciò che

la ragione le negava di sperare, finché un nuovo boato la

sbalzò dalla panca.

Quando l’urlo spaventoso si spense, un’acre nuvola di

polvere e di fumo si mescolò ai lamenti. Poi arrivarono i

pianti e le grida di orrore. Anna tastò il corpicino che

stringeva fra le braccia e lo sentì intatto, poi avvertì la

manina dell’altro fratello che la cercava, infine l’abbraccio

della madre e delle sorelline.

Un velo di luce trafisse l’oscura caverna e Anna intravide

la gente che, cercandosi, si chiamava per nome, con

un macabro appello. Interrotto da un urlo inumano, acuto,

che doveva appartenere alla sagoma della madre di

Fiorella che si agitava come uno spettro, subito accolta

fra le braccia ossute del marito.

La gente, intanto, si era ritratta dall’angolo insanguinato,

e nessuno osò avvicinarsi alle macerie dov’erano i resti

della ragazza. Lo fece Anna che, da sola, pietosamente, li

ricompose...

Rossano Vittori, livornese, ha svolto attività

di giornalista e critico cinematografico

scrivendo volumi su Pirandello e Scola.

Ha pubblicato, inoltre, libri di poesia,

una serie di ritratti letterari di grandi

artisti e la sceneggiatura Tutto è nulla,

sulla misteriosa vicenda della morte di

Michelangelo.

Come autore e regista ha realizzato lavori

televisivi, allestimenti teatrali, il cortometraggio

cinematografico Il perfezionista e il docu-film Campioni

livornesi, che hanno ricevuto premi internazionali.

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12



amarcord

13

Il mitico

“Sci 13”,

tempio

del jazz

ideato da

Ghigo Lomi

Frank Sinatra

a

Livorno?

Ebbene

si: il pomeriggio

del 7 luglio

1945,

su di un palco allestito in

Piazza Magenta dai militari

USA in pochissimo tempo,

una marea di livornesi potè

gustarsi il mitico The Voice

anche se non ancora così

intitolato (il celebre soprannome

arrivò dopo l’incisione

The voice of Frank Sinatra

del 1946). Ci volevano

altri vent’anni per i mitici

Strangers in the night

(1966) e My way (1968) ma

il personaggio era già famoso

essendo nato nel 1915

(morirà nel 1998) grazie al

successo di canzoni quali All

or nothing at all e I’ll never

smile again, permeate

dalla sua voce calda e profonda

che diffuse in tutto il

mondo il jazz ed il primo pop.

A Livorno vi giungeva dopo

il concerto di 15 giorni prima

al Foro Italico di Roma

di Marco Rossi

Federigo “Ghigo” Lomi al piano allo Sci 13.

e, anche se (come la precedente)

destinata ai militari soprattutto,

l’esibizione in città

riempì la piazza con, fra i tantissimi

presenti, pure un giovane

ventenne che avrebbe

lasciato il segno nel jazz labronico:

Federigo Ghigo

Lomi. E’ di lui che vi vorrei

raccontare oggi, parlandovi

dello Sci 13 e di come un tendone

da circo animò la via

Tommasi Mati, a due passi

da piazza Roma, dal 1945 al

1954.

Nato nel 1922, figlio unico

del noto pittore post-macchiaiolo

Giovanni Lomi

(1989-1969) e, poi, padre

dell’altro bravo pittore Massimo

(1953), aveva l’arte nel

sangue ma capì subito di non

essere all’altezza del mitico

padre: essendo quello anche

un tenore d’opera ne sfruttò

il pianoforte in casa per

auto-istruirsi sulla tastiera al

suono delle trasmissioni radiofoniche

che gli iniettarono

nel sangue la rivoluzione

jazzistica la quale per quei

tempi fu sicuramente analoga,

in termini di effetti, al-

7 luglio 1945 - Frank Sinatra si esibisce in piazza Magenta per i soldati americani.



14

amarcord


la rivoluzione dei Beatles

di quasi mezzo secolo dopo.

Non è dato sapere sino a

quanto il padre approvò la

sua scelta artistica (anche se

in parte dovuta alle proprie

passioni musicali) ed i numerosi

conflitti che ne caratterizzarono

il rapporto (sia

pure sempre cementato, nel

figlio, dall’idolatria per l’intaccabile

figura mitica del

padre), forse possono dire

qualcosa in proposito ma

anche Ghigo, come Giovanni,

aveva i cosiddetti e quindi,

sinchè potè, proseguì la

sua strada sicuro, animando

per un decennio l’anzidetta

via Mati ma anche località

di grido come Abetone e la

francese Megeve, nell’Alta

Savoia.

Solo nel 1958, ormai sposato

e con prole, al ritorno da

un tour trovò sulla tavola un

biglietto paterno che, ricordandogli

come una nota

agenzia marittima di città

l’attendesse il giorno dopo

per assumerlo, lo invitava a

smettere di fare il giramondo

per dedicarsi alla famiglia

(che Ghigo si era fatto

sposando nel 1945 Oretta

Taccini, di 3 anni più giovane,

ed ottenendone Laura nel

1946 e Massimo nel 1953).

Allora non si discutevano i

consigli dei genitori ed il

dado fu tratto chiudendo una

carriera di grande prestigio

artistico per aprirne un’altra

non meno significativa nel

mondo lavorativo se è vero,

com’è vero, che alla fine

degli anni cinquanta fondò la

Compagnia Portuali Misuratori

di Livorno (primo esempio

in Italia, poi copiato dappertutto)

ove rimase Console

sino alla pensione del

1988 dopo l’inglobamento

della struttura nei Portuali di

Piccini.

Ma cos’era quel tendone in

via Mati? Se siete curiosi


1941: Ghigo con il padre Giovanni

come me quando ne ho sentito

parlare per la prima volta,

ascoltate.

Dopo l’arrivo in Italia centrale

collo sbarco ad Anzio

il 22 gennaio 1944, le truppe

statunitensi iniziarono la risalita

dello stivale e giunsero

ben presto anche a Livorno

ove la V Armata entrò il

19 luglio: la città risultò la

maggiormente minata in Italia

e quindi gli interventi di

messa in sicurezza e di riattamento

delle strutture portuali

pesantemente bombardate

richiedettero ingenti risorse

colla creazione di molti

depositi nella pineta di Tombolo

che sopravvissero fino

al 31 dicembre 1947 (Camp

Darby nacque nel 1951).

A Livorno, in via Micali venne

installata una sede della

Red Cross (Croce Rossa)

che presto organizzò anche

qualche festa danzante: il

successo fu tale da richiedere

maggior spazio e fu

così che il pittore Giovanni

Lomi si sentì chieder l’uso

di un ampio campo vicino a

casa sua (nell’area attualmente

occupata dai condo-

Via Tommaso Mati parzialmente distrutta dai bombardamenti. In primo

piano la casa Lomi alla sinistra della quale nel 1949 sorse lo Sci 13.

1953: Oretta e Ghigo con i figli Laura e Massimo.

mini di via Tommaso Mati

18) ove, sino ad allora, avevano

giocato a pallone i ragazzi

che lo chiamavano il

Campo del Macelloni.

Ottenuto l’assenso, i militari

vi realizzarono una specie di

circo circondato da strutture

perimetrali in legno, suddivise

in stanzette (per i bagni,

il bar ed il guardaroba),

e copertura centrale con un

enorme tendone a punta, ottenendone

un locale coperto

di circa 400 mq ben illuminato

e capace di ospitare sino

a 400 persone.

Purtroppo, non restano foto

del tendone e dell’insegna

dello Sci 13, ma la figlia di

Ghigo, Laura, li rammenta

come una struttura suggestiva

dall’esterno, con un cancello

tipo saloon. Tutte le

sere vi si svolgevano feste

danzanti con musica registrata

e la cosa finì solo nel

1945, quando il grosso delle

truppe statunitensi se andò:

come pagamento, al pittore

restò la struttura.

Cosa farne? Fu il giovane

Ghigo, già esperto autodidatta

pianistico, memore



amarcord

15

del successo enorme di

Sinatra di qualche mese prima,

a lanciare l’idea di crearvi

un circolo per appassionati

di musica, ma anche di

sci, facendo sorgere lo Sci

13, in derivazione dello sport

e del numero notoriamente

portafortuna.

L’apertura avvenne il 1° dicembre

1945 (un giorno prima

delle sue nozze con

Oretta) e fu formata anche

un’orchestrina chiamata

Mocambo (i nomi, con Ghigo

al pianoforte, sono: Piero

Cascinelli alla batteria, Aldo

e Lamberto Cavallini, Emanuele

Cocchella, Luciano

Corsi e Giancarlo Gragnani).

Il locale iniziò ad attrarre talmente

tanta gente da tutti i

dintorni per i suoi fine-settimana

danzanti che Ghigo,

appassionato di calcio (giocò

da ala nei ragazzi del Livorno

e poi presiedette la

Pro Livorno) ricordava bene

come, al ritorno dallo stadio,

in piazza Roma si vedeva

già la fila di chi attendeva di

entrare.

Oltre a quelli del Mocambo,

vi si esibì anche la Leghorn

New Orleans Jazz Band

(biennio 1948-1950) guidata

da Razzaguta e Mussi,

nonché lo stesso Piero

Ciampi (1934-1980), destinato

al successo quale cantautore

ma che allora stava


E’ passato allo storia il ballo tra Sofia

Loren e Ghigo Lomi allo Sci 13.

Ghigo Lomi tra Giancarlo Gragnani e Piero Cascinelli allo Sci 13.

esordendo suonando il contrabbasso.

Le serate duravano sino a

mezzanotte (non essendo

ancora nata l’attuale follia

della notte intera in discoteca)

e cominciarono a farsi

conoscere come l’unica opportunità

in una città in ricostruzione

per sentire della

bella musica: pensate che

una sera Ghigo ballò addirittura

con la celebre Sophia

Loren la quale, in visita allo

stabilimento cinematografico

del marito Carlo Ponti a

Pisorno, alla domanda Dove

ci si può divertire un po’

s’era sentita rispondere Ma

allo Sci 13, no? e, giuntavi,

volle fare un giro con quel

bravo giovane pianista.

Il circolo durò sino al 1954

Una festa per bambini allo Sci 13.

quando la passione musicale

cittadina si era ormai indirizzata

soprattutto su appuntamenti

più seri, dopo

l’enorme successo del francese

Alfred Cortot nel 1951

nella Chiesa degli Olandesi

che aveva convinto Enrico

Galletta a farsi promotore

della fusione del “Gruppo

Diapason” con “Gli amici

della Musica” per la nascita

dell’A.R.C (Associazione

Riunite Concerti) la quale in

breve giunse a 1.400 abbonati.

Ora, forse, sarà anche

esagerato attribuire a Ghigo

parte del merito delle mitiche

stagioni concertistiche

dell’ARC fra il 1955 ed il

1975 animate alla Gran

Guardia da gente come Rubinstein,

Benedetti Miche-

langeli, Pollini e Kempff, ma

resta il fatto che prima del

citato boom di Cortot del

1951 chi voleva sentir bella

musica doveva andare allo

Sci 13.

Una volta chiuso il circolo,

però, Ghigo non si era ancora

stancato e, spinto dal

suo amore per il jazz di Glenn

Miller e Duke Ellington che

in pratica aveva portato lui

a Livorno, si mise a far stagioni

all’Abetone ed a Megeve

in Francia, almeno sino

al biglietto di cui prima. Alla

fine degli anni ’50 incontrò

da Pietro Napoli un Lelio

Luttazzi (1923-2010) che,

indirizzato sulla strada del

successo, vi stava incidendo,

ed anche dopo, ormai al

lavoro sul porto, non mancò

un appuntamento jazzistico,

come quando per l’ARC nel

1962 suonò Chet Baker

(trombettista e cantante,

1929-1988) ed a Villa Fabbricotti,

all’inizio degli anni

’70, si esibirono i celeberrimi

Lionel Hampton (vibrafonista,

1908-2002) e Benny

Goodman (clarinettista,

1909-1986).

Una volta in pensione, il nostro

non se la godette molto

spegnendosi a soli 69 anni nel

1991 (mentre l’adorata

Oretta sopravvisse sino al

2017), ma sicuramente, più

che dei successi sugli sci, od

allo stadio, i suoi ultimi anni

furono animati dai ricordi di

quando, non ancora venticinquenne,

fu la luce musicale

di Livorno introducendovi

quel jazz che l’aveva rapito

sin da bambino.

Affascinato da questa vicenda

ormai apparentemente

dimenticata, non temo di

esagerare immaginandolo

accolto nei Campi Elisi dal

padre pittore cui, magari,

avrà anche detto: Dai, ammettilo,

che non avevo tutti

i torti!


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anni Settanta

17

A LIVORNO, IN ITALIA E NEL MONDO

Gli anni Settanta(prima parte)

Il decennio

cominciò

male a

Livorno

con gravi

incidenti

a

Camp Darby a seguito del licenziamento

di duecento persone;

per tre ore fu interrotta

la linea ferroviaria, ma altri

incidenti si verificarono lungo

il canale dei Navicelli e la

via Aurelia. Intanto il vecchio

teatro Politeama, abbattuto

nel 1968, lasciava il posto a

un moderno edificio per uffici

e abitazioni e a Sanremo

scoppiò una polemica, al vetriolo,

contro la canzone vincitrice

del Festival nel 1970,

Chi non lavora non fa l’amore,

cantata da Adriano Celentano

e dalla moglie Claudia

Mori. I giovani, ma anche

tanti lavoratori, contestarono

le parole contro lo sciopero

contenute nella canzone e

quell’invocazione al “signor

padrone” per avere un aumento

di stipendio che avrebbe

invogliato, finalmente, la


moglie a fare l’amore. Celentano

si beccò un bel “reazionario”

e a Livorno anche

tanti “scemo” e pure peggio.

Molto più gradita la seconda

classificata, La prima cosa

bella, che cantarono I Ricchi

e Poveri e Nicola Di Bari ed

anche Eternità, quarta classificata,

interpretata da I Camaleonti

e Ornella Vanoni.

I costumi stavano cambiando

repentinamente. Molte giovani

indossavano le mini gonne

e i pantaloni attillati. Le

donne, che erano state desiderate

sessualmente per secoli,

dissero a chiare lettere di

essere desideranti … da sempre.

Una rivoluzione culturale!

La bella Brigitte Bardot

diceva: “Il mio sport? Per

tenermi in forma faccio

l’amore!”. Ma anche i figli dei

fiori, che avevano abbracciato

la rivoluzione sessuale e,

ahimè, l’uso di stupefacenti,

dicevano: “Fate l’amore non

la guerra!”, così come

“Mettete dei fiori nei vostri

cannoni”. La musica, con

ancor più forza che alla fine

degli anni sessanta, cominciò

a far “pensare” e diventò la

colonna sonora della contestazione.

Dall’università di

Berkeley e da Woodstock fino

a Londra, da Parigi a Berlino

fu un coro: “vogliamo il

mondo e lo vogliamo adesso”

e “vietato vietare”. Sull’onda

della contestazione

tanti giovani se ne andarono

in una 500 scassata o a piedi,

con un sacco a pelo, a giro

per il mondo alla ricerca di

altre realtà, a conoscere altri

modi di vivere, inseguendo un

mondo migliore dove la parola

uguaglianza non facesse

paura. Anche a Livorno ci furono

giovani che andarono a

dormire sotto le stelle per

voglia di andare via, di conoscere.

Ritornarono con tante

facce nella memoria, arricchiti

culturalmente certo e molti

di loro con minori certezze riguardo

alla possibilità di realizzare

una società più giusta,

come la pensavano.

La verginità femminile, è

chiaro, non era più un valore

ed in quegli anni nacquero la

legge sul divorzio, sull’aborto

e l’abbassamento della

maggiore età a 18 anni. Nel

caleidoscopio di Livorno si

avvicendavano, in mille sfaccettature,

il Luna Park alla

Terrazza Mascagni con i fuochi

artificiali, le corse dei cavalli

al Caprilli con cornice di

tanta eleganza, il Santuario di

Montenero e le ribotte, le feste

dell’Unità provinciali e rionali,

il Premio di Pittura Rotonda,

il palio marinaro, le

spiagge prese d’assalto

d’estate, i filobus e gli autobus

stipati nelle ore di punta

all’uscita dalle scuole, la

Una locandina del “Caprilli”.


Un’audace Brigitte Bardot e le copertine dei dischi “Chi non lavora non fa l’amore” di Adriano Celentano e “Mettete dei fiori nei vostri cannoni” de I Giganti.


Il ciuchino sul Voltone .

18

della costruzione bassa per

riunire tutte gli uffici camerali.

E mentre i Rolling Stones e,

con un “pensiero” diverso, i

Beatles imperversavano tra i

giovani, la pasticceria Gnesi,

in Borgo S. Jacopo, continuava

a sfornare millefoglie da

capogiro. “Dai una pasta al

bimbo!” era la frase che sentivi

sempre quando qualche

bambino aspettava il proprio

turno, dietro il banco, insieme

al genitore o nonno. La

TV, che cominciò a trasmettere

a colori, imperversava

con le Canzonissime, i giochi

a quiz e gli sceneggiati. Come

non ricordare Il segno del comando

diretto da Daniele

D’Anza, Le avventure di Pinocchio

di Luigi Comencini,

Gesù di Nazareth diretto da

Franco Zeffirelli, ma anche I

fratelli Karamazov, Madame

Bovary, Sandokan con Kabir

anni Settanta


Bedi ecc.? E per andare sul

genere “leggero” chi non ricorda

Happy days, con Fonzie?

Un successo strepitoso.

I canali nazionali erano due ma

si ricevevano anche le trasmissioni

di Montecarlo, Capodistria

e della Svizzera. A

Livorno nacquero Teletirreno

1 (TT1) e Radiotelevisione

Libera (TVL) ed era piacevole

vedere le nostre strade e

piazze le quali, riprese con inquadrature

azzeccate, ci mostravano

scorci e angoli che

ci facevano dire: “Ma com’ è

bella Livorno!”. Ci fu anche

una contestazione delle femministe

livornesi quando andò

in onda uno spogliarello.

Già, erano gli anni della contestazione

come ho già detto!

Gian Maria Volontè che

aveva avuto gran successo

con il genere western all’italiana

(Per un pugno di dollari,

Per qualche dollaro


Il Chiosco Balloni in piazza Cavour con gli sportivi in attesa dell’arrivo

del Giornalino. Da notare la bandiera amaranto che veniva innalzata

solo quando il Livorno otteneva un risultato positivo (oltre alle vittorie

anche il pareggio fuori casa).

baracchina del Nencini

con tutti i bruciaioli al mattino,

il ciuchino sul Voltone, la

colonnina dei cinema in piazza

Cavour, il chiosco Balloni,

con la famosa bandiera amaranto

che sventolava sul pennone

più alto in caso di vittoria

e pareggio (fuori casa) del

Livorno, con i risultati delle

partite di calcio e con Il Giornalino,

fresco fresco, la domenica

sera a tempo di record,

la fiera di S. Antonino,

piazza Cavallotti con i barroccini,

le passeggiate lungomare,

i ponci del Civili, il cacciucco

e il cinque e cinque,

la festa dei baccelli o della

fave, come preferite, a Salviano

ecc.

La Venezia era ancora in condizioni

disperate con pochi

edifici recuperati dai privati e

a metà 1974 si tenne a Palaz-


zo Granducale un assemblea

popolare “Per la rinascita della

Venezia” indetta dal Consiglio

di quartiere. Nel ’73, dopo

lunga gestazione, vide la luce

il mercato ittico con quella

forma a pagoda che doveva

ricordare le reti dei pescatori

ad asciugare, ma che i livornesi

giudicarono perentoriamente

un cazzotto in un occhio.

Di recente, un’artista,

Libera Capezzone ha voluto

dare vita a quella struttura fatiscente

dipingendo sul tetto

una sardina, opera di Street

Art che ha titolato “Lische,

Squame Coda Amore, Libertà”

(vedi ampio servizio sulnumero

dello scorso agostodi

LIVORNOnonstop ).

Nel ’75 la Camera di Commercio,

con un intervento

edilizio apprezzabilissimo,

recuperò l’edificio alle spalle

La copertina di un disco dei Beatles.

Il celebre sitcom Happy Days con

Fonzie

Marco Sisi e Leonardo Pasquinelli durante una ripresa per TVL.




anni Settanta

Marco Sisi e Leonardo Pasquinelli durante una ripresa per TVL.

in più ecc.) passò al genere

impegnato ed ecco “Indagine

su un cittadino al di

sopra di ogni sospetto”, poi

“Sacco e Vanzetti” quindi “La

classe operaia va in paradiso”.

Per altissimo valore artistico

venne dissequestrato

“Portiere di notte” di Liliana

Cavani con Dirk Bogarde e

Charlotte Rampling. Ma enorme

successo di cassetta fecero

registrare film come

Love story, Jesus Christ Superstar,

Arancia meccanica,

Il padrino, La febbre del sabato

sera, Lo squalo, Ultimo

tango a Parigi, Guerre stellari,

La stangata ecc. E come

non ricordare L’esorcista dove

si narrava la storia di Regan,

ragazzina “posseduta”, che

causò malori in sala, anche a

Livorno, durante la proiezione

e tante notti insonni!

Nella colonna sonora del film

apprezzammo la parte iniziale

e altro breve estratto di

Tubular bells di Mike Oldfield.

Il Centro Artistico Il Grattacielo,

legato al mondo cattolico,

proseguiva la sua intensa

attività di cineforum e, per

tutta risposta, i giovani sessantottini

dettero inizio ad

Ardenza, in via della Gherardesca,

ai film d’essai, cioè

cinema di qualità, non commerciale.

In Italia e a Livorno crebbero

le separazioni tra coniugi e

coppie di fatto e i figli cominciarono

a fare la valigetta

il sabato sera. Quale lettino

preferirono, quello della casa

di mamma o della casa di babbo?

I più fortunati, quindi una

minoranza, poterono continuare

a frequentare assiduamente

i nonni di entrambe le

parti (di mamma e di babbo).

Insomma, si parlava tanto di

uguaglianza sociale in quegli

anni, ma poi anche nel ristretto

ambito familiare l’uguaglianza

tra genitori e/o nonni

si rivelò difficile da realizzare.

Il venerdì tutti in via Galilei al

mercatino dei Riseccoli (inaugurato

il 3 giugno 1955) dove

trovavi roba buona, garantito,

e così fu per tutti gli anni

settanta, poi fu trasferito in

via Trieste, ma lì stette poco

perché trovò nuova collocazione

in via dei Pensieri.

Il mercatino americano di

piazza XX Settembre andava

ancora alla grande in quegli

anni e non aveva nulla da invidiare

a quello dei Riseccoli,

poi fu trasferito in via della

Cinta Esterna. Ci sono voci

di un ritorno in piazza XX Settembre.

Mah! Siccome il genere

di commercio che rese

famoso il mercatino non è

realizzabile e poi, oggi, on line

si compra tutto, posso suggerire,

sommessamente, di

lasciare il Canapone in santa

pace?

(1 - continua)


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amarcord



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21

PRESENTATI I LIBRI DEL CANTAUTORE LIVORNESE E DEL GRUPPO ROCK PISANO

‘Bobo’ Rondelli e The Zen Circus

ora anche scrittori

Usciti a

breve

tempo di

distanza

l’uno

dall’alt

r o ,

“Andate

tutti affanculo” e “Cos’hai

da guardare”, rappresentano

la voglia di raccontarsi in un

libro di una band, reduce dal

successo di Sanremo 2019,

e di un artista nostrani: gli Zen

Circus e Bobo Rondelli.

I due volumi, editi entrambi

dalla Mondadori, sono stati

presentati il 5 ottobre al

Chioschino di Villa Fabbricotti,

moderatore del dibattito,

Marco Bruciati, consigliere

comunale di Buongiorno

Livorno.

L’atteso evento, a cura del

Comune di Livorno, Itinera

Livorno Cultura e Turismo e

The Cage, in collaborazione

con la Feltrinelli, ha attirato,

in un pomeriggio di sole, una

cospicua folla desiderosa di

incontrare i propri beniamini

ma soprattutto di saperne di

più riguardo alle loro esperienze

personali. Perché si

di Michela Gini

tratta, infatti, di due libri, sicuramente

molto diversi nella

forma, ma con una matrice

comune di autobiografismo

o, come ha puntualizzato

Andrea Appino, leader degli

Zen, in un’intervista riguardante,

appunto, il prodotto

editoriale della band, di un

romanzo “antibiografico”.

Finzione e realtà si alternano

in questo spericolato romanzo

che racconta la storia di

un gruppo di ragazzi che cercano

di trovare la propria

identità, attraverso la musica,

in un’Italia a cavallo tra due

secoli, gli anni novanta e gli

anni zero.

“Da molto tempo avevamo in

mente di scrivere un libro che

raccontasse quello che sono

gli Zen nel bene e nel male -

dichiara Andrea – un romanzo

in cui diventare noi stessi

dei personaggi, come del resto

facciamo nelle nostre canzoni”.

E spiega come il testo

rappresenti un “valore aggiunto”

rispetto a quello che

fanno in musica, il cui effetto

deve somigliare un po’ a

quello di ascoltare una loro

lunghissima canzone, fatta di

Le copertine di “Andate tutti affanculo”

di The Zen Circus e “Cos’hai da guardare”

di Bobo Rondelli, editi da Mondadori.

Marco Bruciati con The Zen Circus e Bobo Rondelli durante la presentazione dei

loro libri al Chioschino di Villa fabbricotti.

storie incredibili delle quali

sono i protagonisti.

Il titolo del libro, “Andate tutti

affanculo”, è lo stesso del

sesto album del gruppo formato

da Andrea Appino,

voce, chitarra e armonica,

Karim Qqru, batteria, Massimiliano

“Ufo” Schiavelli,

basso e Francesco Pellegrini

detto il “Maestro”, chitarra,

fondato nel 1994 a Pisa dallo

stesso Appino e da Marcello

Bruzzi, che vede la band per

la prima volta produrre un

lavoro cantato completamente

in italiano. Ed è proprio grazie

a questo album, considerato

dalla critica il più riuscito

del gruppo, che la band verrà

consacrata tra le più rappresentative

del rock italiano.

Per Bobo Rondelli, invece,

“Cos’hai da guardare” rappresenta

il film sulla propria

esistenza, nel tentativo di ritrovare

la pace col padre,

Fernando Rondelli, partendo

dall’analisi dell’ultima frase

rivoltagli dal genitore in punto

di morte.

“Credo che mio padre – racconta

al pubblico Bobo – che

se ne è andato a 58 anni,

quel giorno, rivolgendomi

quella frase abbia voluto tirar

fuori, contemporaneamente,

da un lato il suo disappunto

verso il destino,

dall’altro l’amarezza di lasciare

un figlio senza vederlo

sistemato, come invece era

riuscito a fare con mio fratello

maggiore…”.

Il libro del cantautore labronico

ripercorre, in un amaro

amarcord, le tappe della vita

di Bobo, nato sul Pontino da

una famiglia semplice, dai

semplici valori. E soprattutto

da una famiglia che, come

ingenuamente credevano i

genitori di una volta, pensava

di conoscere la formula

della felicità per i propri figli

e di potergliela trasmettere.

Un viaggio interiore in cui, il

“Solito cretino”, così come

ama ironicamente definirsi

Rondelli, racconta di non rinnegare

nulla rispetto a quelle

che sono state le proprie scelte

di vita, con il solo rimpianto

di aver fatto soffrire chi gli

ha voluto bene.

C’è una frase che mi ha colpito

molto fra le altre, in riferimento

alle svariate dichiarazioni

di Bobo, durante l’intervista:

quella riguardante,

appunto, l’essenza del “Solito

Cretino”, l’alter ego dell’artista

secondo il quale una

giornata trascorsa senza ridere

è una giornata da buttare.

Condivido in pieno questa

sua filosofia, convinta che

il riso non abbondi “sulla

bocca degli stolti” ma su

quella delle persone che sanno

dare il giusto peso alle

cose della vita.


22

nautica


Un livornese che si è messo più volte in gioco fino a giungere a ciò che più gli piaceva, la nautica

La bella storia di Maurizio Fabiani,

da perito meccanico a “re”degli yacht innovativi

La Fabiani Yachts di via Puini si è aggiudicata l’edizione 2019 del prestigioso premio

‘Le Fonti Awards’ come eccellenza nella categoria ‘Innovazione e Leadership Nautica di Lusso’

Ho conosciuto

Maurizio

Fabiani

nel 1980

quando,

giovane

perito

meccanico, entrò come assistente

di manutenzione nella

raffineria Stanic di Livorno,

dove ero caporeparto degli

impianti Carburanti. Rimasi

subito colpito, io persona

matura, con esperienza venticinquennale

d’impianti e di

personale, dal suo senso di

responsabilità e dalla preparazione

tecnica nonostante la

sua giovane età (24 anni).

In effetti, il Fabiani aveva già

avuto un’esperienza come

insegnante di materie tecnico-pratiche

e come responsabile

in turno di un reparto

di lavorazione di alluminio e

di motori presso la Società

di Giovanni Giorgetti

Piaggio di Pontedera.

Una particolare sensibilità per

la meccanica, l’ambiente e la

sicurezza lo aveva portato

anche a iscriversi a Pisa alla

Facoltà di Ingegneria (Industriale).

Nel 1986 aveva lasciato la

Raffineria e, dopo varie esperienze

di responsabile di Servizi

Tecnici, Manutenzione,

Acquisti e Sicurezza presso

vari stabilimenti di Livorno e

Pisa, nel ‘95 decise di mettersi

in proprio, fondando la

Sertec S.r.l., di cui era anche

amministratore unico.

Le principali attività di questa

società consistevano nella

consulenza nei settori civile

e industriale, specie per

il rispetto delle norme di sicurezza

e delle procedure di

accesso ai vari iter autorizzativi

per impianti e produzioni

industriali. Il volume di

affari ben presto raggiunse

cifre inportanti, così

come il numero dei

dipendenti, ben 95,

tanto che al Fabiani

fu fatta un’allettante

offerta di acquisto

da parte della SGS

Italia S.p.A.. Era

l’anno 2013. Occa-

Borsa di Milano, maggio

2019 - Maurizio Fabiani

con la moglie Gabriella

al momento della consegna

del prestigioso

premio “Le Fonti Award”

come eccellenza dell’anno

nella categoria “Innovazione

e Leadership Nautica

di Lusso”.

Maurizio Fabiani e la consorte Gabriella al recente Salone Nautico di Genova

sione colta al volo dall’intraprendente

impreditore anche

perché gli consentiva di tornare

a una sua giovanile passione:

la nautica.

Lo abbiamo incontrato nel

suo stand al recente Salone

Nautico a Genova e, ripercorrendo

le tappe della sua luminosa

carriera, ci ha detto:

“Dovevo fare qualcosa che

fosse veramente innovativo

per poter entrare in un campo

dove la concorrenza è ferocemente

agguerrita. Da qui

la necessità di costruire yacht

con soluzioni tecniche che

producessero un salto generazionale

nell’ambito della

nautica da diporto”.

Infatti, oltre all’eleganza, gli

yachts hanno due caratteristiche

uniche: il panfilo è perfettamente

accessibile e percorribile

da una persona disabile

su una sedia a rotelle e

può navigare a propulsione

ibrida (gasolio o energia solare).

Barche da oltre 60 e 100 tonnellate

possono navigare per

molte ore a propulsione totalmente

elettrica, nel più assoluto

silenzio. Ciò grazie a pannelli

solari di ultima generazione

che, alloggiati in intercapedini,

possono venire

estratti per fornire energia

elettrica al motore. I pannelli

possono essere orizzontali ma

anche verticali e fungere da

vela in condizioni favorevoli.

L’ing. Fabiani ha brevettato

queste idee veramente innovative

e per realizzarle ha rilevato

nel 2015, con alcuni

soci di minoranza, lo storico

Cantiere Navale Intermare



nautica

a Montescudaio (PI). Per

tre anni si è limitato a studi e

progetti ma nel 2020 inizierà

la costruzione di due imbarcazioni:

la prima da circa 30

metri e 100 tonnellate; l’altra

da 24 metri e circa 60 tonnellate.

Imbarcazioni che hanno suscitato

grande interesse e

consensi anche al recente

Salone Nautico di Genova:

durante la nostra intervista lo

stand Fabiani Yacht è stato

costantemente assediato da

frotte di visitatori incuriositi

dai modellini con i pannelli solari.

In tale occasione il Fabiani,

la moglie Gabriella, che l’ha

sempre sostenuto, e il suo

stretto collaboratore, l’ing.

Mario Grasso, mi hanno mostrato

con orgoglio il riconoscimento

avuto, nello scorso

mese di maggio alla Borsa

di Milano, con il prestigioso

premio “Le Fonti Awars”

come eccellenza dell’anno

2019 per “Innovazione e Leadership

nel campo della Nautica

di lusso”: “Per essere

un’eccellenza per performance,

stile e innovazione”, si

leggeva nella motivazione.

La cerimonia è visibile nel

sito: Fabiani Yacht si aggiudica

Le Fonti Awards 2019...

- YouTube

La prossima presentazione

dei modelli sarà al salone nautico

Boot Düsseldorf 2020,

in Germania ma ormai gli

yacht sono in costruzione e,


L’ing. Maurizio Fabiani

con queste premesse, sicuramente

venduti.

Ho lasciato Genova realmente

soddisfatto nel vedere

23

quanta strada avesse percorso

l’ing. Maurizio Fabiani, da

me conosciuto quando era un

giovane perito, grazie esclu-

Classica 100: un gioiellino!

L’esterno e un particolare dell’interno della “Classica 100”.

sivamente alle sue capacità

imprenditoriali e alla moglie

Gabriella che ha sempre creduto

in lui.

Queste le caratteristiche: Dimensioni: Lunghezza f.t.: c.ca 29,50 m.; Larghezza f.t.: 6,73 m.

Dislocamento: Pieno carico: 91 t.; 1/2 carico: 85 t.; scarica, asciutta: 78 t.

Immersione max alle eliche: 1,60 m.; Velocità: Massima: fino a 25 nodi; di crociera: fino a 22

nodi; Capacità carburante: 10.700 lt; Capacità acqua:1.800 lt; Cabine ospiti: nr. 4; Cabine

equipaggio: nr. 1 per 4 persone di equipaggio; Materiale costruzione: VTR.

Di ogni imbarcazione esistono due tipi: uno “Classico” e l’altro “Ibrido”.

L’“Ibrido” si differenzia dalla versione “Classica” per i pannelli solari, le batterie e il motore

elettrico. La velocità di crociera della “Navetta Futura” 70’ Ibrida (così è chiamato lo yacht più

piccolo) a 68 t. è di 27 nodi. La velocità di crociera in solo elettrico è di 6÷8 nodi e l’autonomia

di 4/5 ore.

La velocità di crociera della “Navetta Futura” 100’ Ibrida (così è chiamato lo yacht più grande)

a 94 t. è di oltre 20 nodi. La velocità di crociera in solo elettrico è di 6÷8 nodi e l’autonomia

di 3/5 ore.

Naturalmente la velocità di crociera delle imbarcazione ibride è leggermente più bassa di

quelle classiche a causa del peso dei pannelli solari e le altre apparecchiature elettriche.

Per maggiori informazioni: Fabiani Yacht S.r.l., Via Carlo Puini 97, Livorno, tel. 0586

683703 - info@fabianiyacht.it


24

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La titolare Elisa con il padre Giuseppe.



attualità

25

Gran festa per l’Associazione livornese nata per valorizzare il patrimonio artistico e monumentale della città

Gli Amici dei Musei

festeggiano

le 20 candeline

L’Associazione Amici dei Musei

e dei Monumenti Livornesi

è nata nel giugno del 1999 per

iniziativa di una diecina di privati

cittadini che già da qualche

tempo svolgevano attività

con Gli Amici dei Musei di Pisa.

Quest’associazione smentisce

la fama di Livorno come città

con nessun interesse per la

cultura. Forte, invece, dei suoi

350 soci crea in continuazione

iniziative tese ad arricchire le

conoscenze di ogni singolo

iscritto e, nello stesso tempo,

opera per la promozione e la

protezione del patrimonio storico/artistico

e paesaggistico

del suo territorio, rivendicandone

il ruolo di città da sempre

interculturale ed europea.

Corrono quindi venti anni dalla

sua fondazione avvenuta

grazie a Piero Basci, Andrea

Jardella, Giuliano Ott, Annamaria

Pecchioli Tomassi, Giovanna

Baldi, Anna Duranti e

Valeria Torregrossa ed Annamaria

Pecchioli Tomassi, presidente

del gruppo sin dal primo

giorno.

Abbiamo avuto l’occasione di

assistere a una normale riunione

dell’Associazione, ricevendone

un’ottima impressione di

coesione e organizzazione: il

presidente esponeva le necessità

dell’Associazione e i membri

del direttivo si offrivano di

risolverle in base alla loro personale

esperienza o alla disponibilità

di tempo, dopodiché si

distribuivano gli incarichi.

Il programma dell’Associazione

mira ad arricchire ogni singolo

iscritto attraverso esperienze

conoscitive dirette non

solo in Italia ma anche all’estero,

con le visite alle mostre e ai

musei, ai borghi e alle città

meno conosciute, con gli articolati

e particolari viaggi di studio,

i frequentatissimi corsi di

storia dell’arte, le conferenze

sui temi di attualità, ecc. ed è

rivolto alla città, spesso in

modo gratuito e aperto a tutti.

La sede dell’associazione è in

Piazza Manin 8, Tel. 366/

8392917 - Posta elettronica:

info@amicideimuseilivornesi.org

Giorni e orario di apertura:

Settembre/Ottobre - Marzo/

Aprile/Maggio e Giugno: il

martedi mattina dalle ore 10.00

alle ore 12.30; Novembre/Dicembre/Gennaio/Febbraio:

il

martedì mattina dalle ore 10.30

alle 12.30 e il mercoledi pomeriggio

dalle 15.30 alle 17.30.

Telefonare per appuntamenti in

altri giorni.


La presidente

Annamaria

Pecchioli

Tomassi e

l’architetto

Riccardo

Ciorli, grande

conoscitore

di storia

cittadina,

nonché socio

onorario dell’Associazione

Amici dei

Musei, durante

la presentazione

di

un libro.

Per dare un’idea della dinamicità di quest’Associazione

ecco i libri che sono stati editi negli anni:

Scali Manzoni 51 - Breve storia del Palazzo Arbib a Livorno

– a cura di Annamaria Pecchioli Tomassi; Testi di Riccardo

Ciorli e Francesco Tomassi. (Pacini Editore).

Un’Apocalisse a Livorno, pittura e religiosità nella Chiesa

di Corea a cura di Vincenzo Farinella. Gli affreschi

della Chiesa di Nostra Signora di Fatima a Livorno, quartiere

Corea. (Edizione Sillabe)

Livornesi del Novecento - di Aldo Santini. Una memoria

antologica in tre volumi sugli uomini e le donne livornesi

che hanno segnato il secolo scorso. (Pacini Fazzi Editore).

Giuseppe Maria Cambini - Musiche inedite di compositori

Livornesi a cura di Mauro Rossi;

Con una breve introduzione alla vita musicale del ‘700,

biografia del musicista e trascrizione della sinfonia inedita

in Sol magg. per flauto, violino, viola, orchestra. Si tratta

del primo volume di una collana dedicata a musicisti livornesi.

(Edito da Books Company s.r.l.).

Il Duomo di Livorno, arte e devozione a cura di Maria

Luisa Lazzarini e Franco Paliaga. (Pacini Editore).

De Gamerra - Opere del librettista livornese dell’800. Edito

a cura dell’Istituto Mascagni con un contributo degli

Amici dei Musei Livornesi.

Gli antichi organi di Livorno a cura di Anna Franca Gronchi

e Fabrizio Bartalucci (Istituto Superiore di Studi Musicali

P. Mascagni, Livorno). (Ed. Debatte Otello, Livorno).

I Fabbricotti a Livorno - dalla villa al Palazzo di Paola

Bua Bosio. Segni e identità di una dinastia del marmo

dalla seconda metà dell’ Ottocento agli anni Trenta del

Novecento.(Edizioni ETS).

Arte, Cultura, Spirito popolare a Livorno. Il sentimento

della città nel Risorgimento nazionale. Introduzione di Fabio

Bertini, testi di Maria Teresa Lazzarini, Pardo Fornaciari,

Mauro Pardini. (Ed. Debatte Otello, Livorno).

“La Fonderia Gambaro, i maestri livornesi del ferro” di

Giuseppe Donateo. Un’impresa livornese che tra il 1858

e il 1933 si fece conoscere e apprezzare in tutta Italia

riuscendo a fare del ferro fuso un oggetto da ammirare.

Debatte Ed. Livorno.

“Pietro Nardini (1722-1793) da Livorno all’Europa” di

Federico Marri e Maria Roquiè. Importante, fondamentale,

volume sull’opera del grande musicista livornese. (Diastema,

Treviso).

Grande attenzione è riservata anche ai restauri, eccone

alcuni:

La grande tela “Crocifissione” di Neri Bicci (Firenze

1418/1492). Il quadro è esposto al Museo Fattori;

L’Organo e il grande telo che lo copre della Chiesa di

Santa Caterina in Livorno;

Il gruppo di delfini in ghisa. Opera di Carlo Reishammer,

tolti in condizioni assai precarie dalla balaustra di Ardenza,

oggi spostati nella sala d’ingresso del Comune di

Livorno.

La Statua di San Ferdinando nell’omonima chiesa.


26

storia


LE SORPRESE DELLA LETTURA

Dall’olio liburnico ’

alle origini di Livorno...

Leggendo

un libro,

sulle

abitudini

gastronomiche,

sui gusti

alimentari

ed enologici, vizi e virtù dei

grandi filosofi, la mia attenzione

è stata a sua volta catturata

da una antica pubblicazione,

citata nel libro, dal

titolo “De re coquinaria” del

gastronomo e cuoco romano

Apicio Apicius.

Sotto il suo nome ci è giunto

un trattato de re coquinaria

in dieci libri con poco meno

di cinquecento ricette. Il trattato

di Apicio, ch’era divenuto

d’uso comune, ebbe varie

edizioni, e ogni volta sofferse

tagli, aggiunte, mutamenti

e interpolazioni d’ogni specie,

finché perdette in gran parte

la fisionomia originaria.

L’opera arrivata a noi appartiene,

come sembra, a un editore

della fine del sec. IV, ed

è scritta in latino volgare.

Subito all’inizio del trattato, al

libro primo, viene citato l’olio

liburnico, parola quest’ultima

che mi incuriosisce, in quanto

mi è facile associarla a Livorno;

internet mi viene subito

in soccorso e per olio liburnico,

sul sito Taccuini Storici

trovo:

All’apogeo della civiltà romana

l’olivicoltura era una

delle branche più sviluppate

dell’agricoltura. Per spremere

le olive erano utilizzati dei

contenitori di pietra, sui quali

i frutti deposti venivano

pestati con mazze, bastoni o

di Edoardo Nicoletti

Il libro di cucina di Marco Gavio Apicio

appositi utensili. Erano particolarmente

rinomati l’olio

verde di Venafro, come attestano

Marrone, Plinio, Orazio

e Stradone, e quello della

Liburnia in Istria. Particolarmente

pregiate e ricercato

doveva essere quest’ultimo

dato che, dando credito ad

una ricetta di Apicio, l’autore

descriveva i passaggi e gli

“ingredienti” necessari per

spacciare l’inferiore olio spagnolo

per Liburnico.

Evidentemente la contraffazione

dei generi alimentari

non è cosa solo dei nostri

giorni.

Su Wikipedia risulta facile

trovare notizie su Liburnia e

Liburni.

Liburnia era un’antica regione

della costa nord-orientale

dell’Adriatico, nell’odierna

Croazia, ed era abitata dal

popolo illirico dei Liburni.

Quando i Romani conquistarono

la regione, questa fu inglobata

nella provincia della

Dalmazia.

I Liburni furono un antico

popolo marittimo che nel I

millennio a.C. abitava le coste

settentrionali dell’Adriatico.

Per i Romani la loro terra

si chiamava Liburnia: una regione

costiera a nord-est dell’Adriatico

tra il fiume Arsa

(in croato oggi Raša) in Istria

e il fiume Titius (oggi Krka)

in Dalmazia

Alla fine del I millennio a.C.

erano dediti alla pirateria e ai

commerci marittimi che dall’Adriatico,

ma si spingevano

fino al Tirreno. Fondarono

anche alcune colonie in

Italia: Truentum alla foce del

Tronto, e Lyburnus (oggi Livorno),

ebbero anche uno

scalo a Cuma.

Un liburnino o liburna era

anche un tipo di piccola galea

usata per incursioni e pattuglie,

in particolare dagli Illiri

e dalla marina romana .

Il toponimo “Livorna” è attestato

per la prima volta il 13

novembre 1017 (non trova riscontro

l’anno 904, come invece

riportano diversi autori).

Secondo alcuni eruditi locali

deriverebbe da un nome di

persona romana di origine etrusca

(Liburna, Liburnius, Leburna,

Leburnius). Secondo altre

ipotesi deriverebbe invece dal latino

liburna (una nave veloce

da guerra) o dal nome del popolo

illirico dei Liburni.

Che da Liburni venisse il

nome di Livorno, scrisse anche

Niccolò Tommaseo.

Un’altra ipotesi, invece, è che

il termine abbia relazione con

la parola del francese antico

libe, che si usava per indicare

un blocco di pietra da lavorare,

come, appunto, quelle

estratte sulle scogliere di Livorno.

Alla radice prelatina lib- si sarebbe

poi aggiunto il suffisso

–orno, oppure –orna.

È ritenuta del tutto inattendibile

l’ipotesi che vuole Livorno

derivare da Labrone, termine

usato una sola volta da

Marco Tullio Cicerone nel I

secolo a.C., nella lettera al

fratello Quinto.



livornesità

27

La storia delle nostre strade

QUIZ A PUNTEGGIO PER SAGGIARE LA TUA LIVORNESITÀ

LIVORNESE DOC O ALL’ACQUA DI ROSE?

...a spasso

per la città

dallo Stradario Storico di Livorno,

antico, moderno e illustrato di Beppe

Leonardini e Corrado Nocerino (Editrice

Nuova Fortezza, Livorno).

Via Giulio Anzilotti - Dalla

via Ferraris alla via Vecchia

di Salviano. Così denominata

per onorare il medico

chirurgo che per lunghi

anni operò nell’Ospedale

di Livorno. Nato a Pisa nel

1874, conseguì la laurea

in medicina e chirurgia e

nel 1909 fu nominato primario

del reparto chirurgia

del nostro Ospedale. Era

libero docente di patologia

generale, patologia chirurgica

e medicina operatoria.

Morì a Livorno il 22 luglio

del 1959 e ricevette

dalle autorità e dal popolo

grandi onoranze.

Proverbi

livornesi

✔ Felice ‘asa dove si bussa

co’ piedi.

✔ La ricetta del Cestoni: mangiate

meno budelloni.

✔ Chi vive sperando, mòre

caando.

✔ Oggi frignolosa, un artr’anno

sposa.

✔ ‘R dente marcio e guasta

velli sani

✔ Quando ‘r diavolo t’accarezza,

vòle l’anima.

✔ Fritta è bòna anche ‘na ciabatta.

Se trovi degli

errori in questo

giornale,

tieni presente

che sono

stati messi di

proposito.

Abbiamo cercato di soddisfare

tutti, anche coloro

che sono sempre alla ricerca

di errori!

Scoprilo rispondendo a queste domande; quindi controlla punteggio e valutazione:

1

A

B

C

2

Quale altro giornale fondò Giuseppe

Bandi prima di dare vita

a Il Telegrafo (1877)?

La Patria

Gazzetta Livornese

Indicatore Livornese

In che anno è scomparso Giovanni

Wiquel, autore del noto ‘Dizionario

di persone e cose livornesi’?

A 1990

B 1981

C 1974

3

A

B

C

4

A

B

C

Il primo Lazzaretto di San Rocco

fu abbattuto per far posto

a...?.

Accademia Navale

Acquario

Cantiere Orlando

Dove è collocato il busto

in onore all’artista tragico

Ernesto Rossi?

Cimitero Lupi

via omonima

Famedio di Montenero

A

B

C

A

B

C

Dove era posto l’atelier di Guglielmo

Micheli dove Modigliani effettuò

i primi studi di pittura?

Via Borra

Viale Caprera

Via Baciocchi

Per cosa è ricordato a Livorno

l’ingegnere torinese Benedetto

Brin?

Fondatore Accademia Navale

Fondatore Spedali Riuniti

Fondatore Mercato Centrale

In quale anno l’arbitro

Paolo Bergamo debuttà

in serie A?

A 1969

B 1986

C 1975

... e quante gare diresse

nel massimo campionato?

A 243

B 155

C 302

In che anno fu costruito

il Cinema-Teatro Lazzeri?

A 1951

B 1908

C 1923

... e quando fu riaperto

dalla Libreria Edison?

A 2008

B 2012

C 2002

... e a quale epoca risale

la chiusura della gestione

Libreria Mondadori?

A 2015

B 2009

C 2012

Per quanti stagioni Corasco

Martelli ha guidato

la società amaranto?

RISPOSTE: 1 (B), 2 (B), 3 (C), 4 (C), 5 (C), 6 (A), 7 (C), 8 (B), 9 (C), 10 (A), 11 (A), 12 (A)

Meno di 2 risposte corrette: ...all’acqua di rose - Da 3 a 6 risposte corrette: ...sui generis

Da 7 a 10 risposte corrette: alla moda - Nessun errore: LIVORNESE DOC honoris causa

Quiz visivo e di orientamento a conferma del tuo grado di livornesità

Che razza di livornese sei?

...di SCOGLIO,

di FORAVIA

o... PISANO?

Qui a fianco c'è la foto di una strada

della tua città. Sai riconoscere di

quale via si tratta?

Se rispondi ESATTAMENTE significa

che sei un... livornese di scoglio!

Se rispondi CONFONDENDO la via

con altra della stessa zona, significa

che sei un... livornese di foravia,

Se NON RIESCI A CAPACITARTI di

quale via si tratta, allora significa

che... sei un pisano!

Per la risposta, vedi pag. 31

5 9

6

7

8

Grado di difficoltà:

10

11

12

A 9

B 3

C 6


28

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30

cucina


di Antonia Teoli

Livorno

...a tavola

Risotto con seppie

Ingredienti per 4 persone: 400 grammi di

riso; 700 grammi di seppioline; battuto con

cipolla, aglio, prezzemolo, basilico, sedano

e carota, mezzo bicchiere di vino bianco,

sale, pepe nero e zenzero.

Pulite bene le seppie, tagliate le borse a strisce,

dividere le teste in tre parti.

Rosolare il battuto in una casseruola, con

olio extravergine d'oliva, fino a quando non

ha preso un bel colore dorato.

Sfumate con mezzo bicchiere di vino bianco,

attendete che sia quasi del tutto evaporato,

e aggiungetevi le seppie.

Unite sale, pepe e un po' di zenzero tritato

fine.

Lasciate cuocere a fuoco lento per mezz'ora.

Ecco alcune ricette tipiche

livornesi con una

connotazione particolare,

non sono quelle

che trovate normalmente

in rete ma appartengono

ai più noti ristoratori

di città.

A cottura ultimata,

lasciatele riposare

per qualche minuto.

Lessate, nel frattempo

il riso in acqua

bollente, scolandolo

a metà cottura.

Rovesciatelo nella

casseruola con le

seppie. Mantecate

con un po' di burro e

portate il riso a cottura.

Se si asciugasse troppo, allungatelo con un mestolo

dell'acqua di cottura del riso. Meglio ancora se utilizzate

del brodo.

Impiattate in un grande vassoio da portare a tavola,

spruzzato in precedenza di formaggio e pepe nero.

Girate il risotto e date un'altra spruzzata di parmigiano

grattugiato.


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e per finire... la matita di Lorena

Per illustrazioni libri, calendari, eventi ecc. rivolgersi a Lorena Luxardo: lorenaluxardo@gmail.com oppure lorenaluxardo.jimbo.com



cartoline

31

Cara, vecchia Livorno

Due cartoline degli anni Venti: Darsena Medicea e Accademia Navale

Reg. Tribunale Livorno

n. 451 del 6/3/1987

Direzione e Redazione:

Editrice «Il Quadrifoglio» sas

di Giulia Palandri & C.

Via G. Razzaguta 26, int. 13

L I V O R N O

Tel. 0586/1732178

e-mail: ediquad@gmail.com

Direttore responsabile:

Bruno Damari

Redattori:

Luciano Canessa

Claudia Damari

Edoardo Damari

Stefania D’Echabur

Marcello Faralli

Annalisa Gemmi

Michela Gini

Giovanni Giorgetti

Lorena Luxardo

Giulia Palandri

Marco Rossi

Fotoreporter:

Roberto Onorati

Pubblicità:

Ed. Il Quadrifoglio sas

info@editriceilquadrifoglio.it

Stampa:

Tipografia Sagittario

Via Malignani 7- Bibione (VE)

Chiuso in tipografia:

23 Ottobre 2019

Ma che razza

di livornese sei?

La strada in questione, di cui a

pag. 29, è: Via delle Travi, posta

tra gli scali della Dogana

d’Acqua e via del Gazometro.

oltre che alla ns. Redazione

di via G. Razzaguta 26, int. 13

è in distribuizione presso:

Antich. Numismatica Gasparri

C.so Mazzini 317 - Tel. 0586802312

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Via Goldoni 73 - Tel. 0586899432

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V.le Italia 136 - Cell. 3495423349

Alice Casa ag. immob.

V.le dei Pini 4/A - Tel. 0586808148

AlePizza - Pizza e Tor

orta

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V.le Caprera 5/7 - Tel. 0586375118 - 3383558505

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Largo Vaturi - Tel. 0586260074

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Via Roma - Tel. 0586810048

Shabby Chic home decor

Via Roma 7 - Tel. 0586895126

Coltelleria

Parigi

Via delle Bandiere 5 - Tel. 0586897374

Pizzeria eria Il Venta

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Via Grande 145 - Tel. 0586885039

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Via Magenta 65 - Tel. 0586897798

Pizzeria Lo Squalo

Via del Castellaccio 2 (Montenero basso) - Tel. 0586578254

Ristorante Conti

Piazza di Montenero 16 - Tel. 0586576154

Montenero in Fiore

Via di Montenero 308 - Tel. 0586578564

Macelleria Polleria Claudio e Paola

Mercato C.le - Banco 158

Macelleria Palandri Mauro

Mercato C.le - Banco 41

Rinaldo Bar tolini “Riri”

Mercato C.le - Banco 307 - Tel. 0586883144

Caffè Greco

Via della Madonna 8 - Tel. 0586829609

Rist. L’Andana degli

li Anelli

Via del Molo Mediceo 22 - Tel 0586896002

Fotografo Del Secco

Via Cambini - Tel. 0586810083

Genepesca MB Surgelati

Via di Salviano 27 - Tel. 0586861466

Zenzero e Cannella

Via di Salviano 29 - Tel. 0586014346

Rist. Pizz. Grotta delle Fate

Via Grotta delle Fate 157 - Tel. 0586503162

Parrucchiere per uomo ‘Fabrizio’

Via G. T. Tozzetti 10 - Tel. 0586801465

Ferramenta

Fabbrini

Via Marradi (ang. v.le Mameli) - Tel. 0586808416

"Centro Libri"

Via Garibaldi 4 - Tel. 0586886609

Tabacc

baccheria Cialdini F. e M.

Via Prov. Pisana 44

Anni ‘40: - Piazza San Jacopo

Norcineria

"Regoli"

Via Mentana 102 - Tel. 0586887169

Ferramenta

Livornese

Via L. Bosi 6 - Tel. 05861754351

Bar Sant’Agostino

V.le della Libertà 33 - Tel. 0586800232

PRA.DE.MAR.

Via Firenze 128 - Tel. 0586426882

Circolo «G. Masini»

Piazza Manin - Tel. 0586899043

Galleria d’Arte te «Athena»

Via di Franco 17 - Tel. 0586897096

AmodoTuo

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Via Maggi 28 - Tel. 05861972158

Ristorante Conti

Piazza di Montenero - Tel. 0586579021

Gelateria

Arcobaleno

Via G. Pascoli 22 - Quercianella - 0586491556

Baffo Matto al Rogiolo

Via Colombo 26 - Quercianella - Cell. 3385093300

Bar Pannocchia

c/o Coop di Rosignano Solvay


32


L’ORT

’ORTO O DELLA SALUTE

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IL GIARDINO DELLA BELLEZZA

Latti & Acque ◆ Creme & Maschere ◆ Essenze & Bagni

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Fonti del Corallo - Tel 0586 427515 ■ Parco di Levante - Tel. 0586 815175

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