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Art&trA Rivista Ott/Nov 2019

Rivista d’arte, cultura e informazione

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Anno 11° - ottoBRe / noveMBRe 2019

84° Bimestrale di Arte & cultura - € 3,50

De Chirico e il suo tempo

O l tre l a metafisica

di Claudio Spadoni

Andrea Bassani

forme,

colore,

armonia

Art&Vip

Miss Top Curvy

Alessandra Zilotto


Tano Festa

Paesaggio senza luce - 1976 - olio su tela - cm. 80 x 60

Porto turistico di Roma

Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - loc. 876

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capo Redattore: Roberto Sparaci

Direttore Responsabile

Sezione editoriale: Roberto

e Fabrizio Sparaci

Direttore Artistico;

Dott.ssa Paola Simona tesio

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A cura dell’AccA eDIZIonI - RoMA

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Ideazione Grafica AccA eDIZIonI - RoMA S.r.l.

Fotocomposizione: a cura della Redazione

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AccA eDIZIonI RoMA S.r.l.

Pubblicazioni:

AnnUARIo D’ARte MoDeRnA

“artisti contemporanei”

RIvIStA: BIMeStRALe Art&trA

Registrazione: tribunale di Roma

Iscrizione camera di commercio di Roma

n. 1294817

1ª di copertina: Andrea Bassani

2ª di copertina: tano Festa

courtesy: Galleria ess&rre

3ª di copertina: Rita Lombardii

courtesy: Galleria ess&rre

4ª di copertina Antonio Murgia

courtesy: Arte Investimenti - Milano

copyright © 2013 AccA edizioni Roma S.r.l.

riproduzione vietata

ACCA EDIZIONI ROMA Srl

S o M M A R I o

RUBRIcHe

o t t o B R e - n o v e M B R e 2 0 1 9

De chirico e il suo tempo - oltre la metafisica Pag. 7

a cura di claudio Spadoni

Guggenhaim - La collezione thannhauser Pag. 12

di Silvana Gatti

Gerico...La rivoluzione della preistoria Pag. 22

di Marina novelli

Galleria ess&rre, Acca edizioni e l’arte in tv Pag 28

di Giorgio Barassi

Bacon / Freud... La scuola di Londra Pag. 36

di Marina novelli

Schifano, la rivoluzione mai finita Pag. 50

di Giorgio Barassi

Bulgari...la Storia, il Sogno...lo Splendore Pag 61

di Marina novelli

“Due minuti di arte” - La storia di Pegy Guggenheim Pag 68

di Marco Lovisco

Le Mostre in Italia e Fuori confine Pag. 82

a cura di Silvana Gatti

nel segno della musa “Ritratti d’artista” Mokichi otsuka Pag. 88

di Marilena Spataro

Bologna Design Week - viaggio nella città delle meraviglie Pag. 20

a cura di Alberto Gross

Da Rossano a Belforte del chienti Pag. 25

di Marilena Spataro

Bassani, forme, colore armonia Pag. 30

di Giorgio Barassi

Les fleurs et les raisins - Il Grillo parlante... (vini ad Arte) Pag. 42

di Alberto Gross

Albrecht DÜrer - Il privilegio dell’inquietudine Pag. 44

a cura di Marilena Spataro

Art&vip - Intervista a Alessandra Ziliotto Pag. 54

a cura della Redazione

Water flower Pag. 58

a cura della redazione

exchange of views (Mostra alla Galleria ess&rre) Pag. 66

a cura della redazione

Biografie d’artista (Mario Zanoni) Pag. 72

a cura della redazione

I murales di Uman - Il riscatto della periferia Pag. 74

di Francesco Buttarelli

copulamundi - L’arte al di là del moderno Pag. 78

di Giovanni Scardovi

there was a boy Pag. 94

di Giorgio Barassi

L’Arte al femminile Pag. 100

di Svjetlana Lipanović

Art&event Pag. 104

a cura della redazione

I tesori del Borgo - Riolo terme Pag. 107

di Marilena Spataro


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attività e d è a disposizione di chiunque voglia tenersi

aggiornato sul mon do dell’arte con una moltitu dine di

notizie che verranno continuamente pubblicate.


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6

Comune di Minturno

CristianoArtGallery

Arte Contemporanea

Cassino fr


De Chirico e il suo tempo

Oltre la metafisica

(E la voce critica di Roberto Longhi)

Giorgio de Chirico, Cavalieri in un paese, 1962, olio su tela, cm 40x50

Si potrebbe partire da quel 1919,

giusto cent’anni fa, che rimane

una data cruciale per il grande

metafisico. L’episodio è notissimo:

De Chirico allestisce

una mostra alla romana Casa d’arte Bragaglia,

che in un primo tempo doveva

consistere in “un’esposizione di disegni;

una trentina circa”, Progetto per buona

parte modificato così da presentare una

panoramica abbastanza esaustiva dell’intera

sua produzione metafisica. Scelta che

forse riteneva opportuna anche per dissipare

ogni dubbio sul ruolo svolto in questa

moderna via della pittura, del tutto

autonoma rispetto alle avanguardie che

proprio dai suoi esordi metafisici avevano

tenuto banco giusto fino a quella data: a

cominciare da cubismo, futurismo e le

prime espressioni dell’astrattismo, per intenderci.

[…] Per quella mostra aveva

chiesto all’amico Papini, collaboratore

del quotidiano ‘Il Tempo’, una recensione

che immaginava sarebbe stata senz’altro

favorevole. Lo scrittore gli suggerì invece

di contattare Roberto Longhi, allora molto

giovane, non ancora trentenne, ma che,

come assicurava Papini, “capiva più degli

altri”. […] Viene dunque la recensione di

Longhi, che aveva visitato in silenzio l’esposizione

accompagnato da un de Chirico

prodigo di spiegazioni, e concludendo

l’incontro con l’invito a prendere un

‘coffee’ (lo pronunciava snobisticamente

in inglese lo studioso) mentre continuava

ad ascoltare il pittore e “perfidamente, satanicamente,

orrendamente forgiava già

nell’imo fondo del suo animo il colpo

mancino”, come poi ricorderà de Chirico.

Dunque, la stroncatura, rimasta famosa,

e anzi famigerata, che era seguita a quella

non meno velenosa pubblicata da Longhi

su De Pero (scritto proprio così), che per

certe analogie ne costituisce un significativo

anticipo. Col sospetto, forse non infondato

– anche se quasi mai considerato

– che l’impietosa recensione dell’esposizione

dechirichiana tornasse a vantaggio

di Carrà, considerando che il sodalizio fra

i due ex sodali della metafisica si andava

logorando, mentre si rinsaldava il rapporto

fra Longhi e Carrà sfociato poi in

una duratura amicizia. […] Accusato il

colpo, de Chirico ha la rivelazione del


8

Michele Cascella - Milano. Sant’Ambrogio

1927 - olio su tela - cm 69,5x99,5

Giorgio de Chirico - Cavaliere in un paese

1945 - olio su tela - cm 60x50

Giorgio de Chirico - Vita silente di frutta presso un torrente - metà anni

Quaranta - tempera e olio su tela applicata su cartone - cm 33x42

Giorgio de Chirico - Iliade: il sogno appare ad Agamennone

1967 - acquerello su cartone - cm 40x30

‘classico’, come ricorda, davanti al Tiziano

al museo di Villa Borghese. E a

conclusione dello scritto ‘Ritorno al mestiere’

per la rivista ‘Valori Plastici’ si

spinge a proclamare “Per mio conto sono

tranquillo, e mi fregio di tre parole che

siano suggello d’ogni mia opera: Pictor

classicus sum”. Vale a dire un pittore fuori

dallo scorrere del tempo e del divenire

delle vicende artistiche. E molto diversamente

da Carrà, che il suo museo, ovvero

i suoi modelli storici, li aveva già dichiarati,

de Chirico si spinge a sostenere che

occorre ripartire dall’accademia, dal disegno,

dalle copie dei gessi, per riappropriarsi

di un mestiere che la pittura moderna

sembra aver dismesso.

Nascono le ville romane, ritratti e autoritratti,

nature morte, busti classici, figure

mitologiche e nudi di donna, non senza

che riappaiano ancora manichini, magari

con resti archeologici incorporati; e interni

metafisici, e gladiatori spaesati nel

chiuso di una stanza, e mobili nella valle,

ancor più ‘déplacés’, e cavalli in riva al

mare, magari su une plage antique come

confermano templi e rocchi di colonne.

Insomma, un campionario di soggetti che

va ad includere anche copie di capolavori

del passato. E intanto, altri artisti, con antenne

spesso più sensibili di molta critica,

interpretano ognuno in modo proprio la

pittura metafisica: da Sironi a Casorati,

per non parlare della breve stagione metafisica

di Morandi in uno scorcio di tempo

sul finire del secondo decennio del secolo.

[…]

Entra in scena nei primi anni ’20 il ‘Novecento’,

sotto l’intelligente tutela di Margherita

Sarfatti, l’antesignana delle critiche

d’arte, apprezzata anche oltre i confini

nazionali. Il gruppo, inizialmente di

sette artisti con Sironi in primo piano si

allargherà in pochi anni a dismisura giungendo

a superare il centinaio di adep- ti.

[…] Il ‘realismo magico’ che Bontempelli

mutua per l’Italia dal critico tedesco

Franz Roh, offre da parte sua una riscoperta

di figure e ambienti di una realtà

quotidiana come sospesa in un tempo fermo,

per certi aspetti di suggestione ancora

metafisica, con figure come Donghi, e

Funi che già si era inscritto fra i sette artisti

del primo gruppo di ‘Novecento’.

Col riscoperto (da Longhi) Piero della

Francesca quale riferimento all’antico.

“Un realismo preciso, avvolto in un’atmosfera

di stupore lucido”, come scriveva

lo stesso Bontempelli. Che diventa

un fondamentale, ineludibile riferimento

anche per quell’École de Rome con Melli,

Capogrossi, Cavalli e Cagli, così definita

da Valdemar George in una mostra

parigina del 1929. È anche il tempo romano

della ‘Scuola di via Cavour’, come

la chiamò Roberto Longhi. Protagonisti,

tre giovani: Scipione, una folgorante meteora,

coi suoi turbamenti, diviso fra l’Apocalisse

di Giovanni e Une saison à l’infer

di Rimbaud, e una visionarietà barocca,

scomparso a nemmeno trent’anni; l’amico

Mario Mafai e la compagna Antonietta


Carlo Carrà - Maternità - 1951 - olio su tela - cm 80x63 Fortunato Depero - Il gagà - 1937 ca. - tempera su cartone - cm 98x68,5

Raphael, lituana dalle intense accensioni

cromatiche. Una pittura, la loro, quanto

più lontana dalla severa monumentalità di

certo ‘Novecento’, ormai attaccato anche

dal regime per quanto alcuni protagonisti,

Sironi in testa, fossero impegnati soprattutto

negli anni ’30, in una decorazione muraria

di pubblica committenza, celebrativa

di motivi e miti del fascismo.

Con uno sguardo all’antico, ma filtrato da

tutt’altra cultura attraverso le esperienze

parigine, si ritrova Campigli che già era

stato corrispondente del Corriere della

Sera nella capitale francese e che si rivolge,

in un arcaismo sui generis, soprattutto

all’arte etrusca ed egizia, del tutto

estraneo al culto montante della romanità

imperiale nella retorica del regime. A Parigi

fin da prima del futurismo, e con frequentazioni

dell’élite dell’avanguardia artistico

– letteraria francese, Severini, passato

nelle file della compagine marinettiana

ad una vicinanza al cubismo sintetico

e all’orfismo, era giunto poi al recupero

di una figurazione classica, dedicandosi,

dopo l’incontro con Maritain,

anche a cicli di soggetto religioso, e alla

pratica della decorazione rilanciando una

tecnica quasi dismessa come il mosaico.

Vie del tutto personali, quasi estranee al

fervore e alla logica dei gruppi ufficiali,

delle tendenze codificate, sono quelle

percorse da alcune figure – per fare solo

qualche esempio – come l’estroso De Pisis,

svezzato nella Ferrara metafisica a

contatto soprattutto con de Chirico e Savinio.

E Licini, ormai in crisi col suo particolare

‘realismo’ seguìto all’esordio precocissimo

nella mostra rimasta famosa all’-

hotel Baglioni di Bologna nel ’14, in pieno

clima futurista, con Morandi, Giacomo

Vespignani, Bacchelli e Severo Pozzati

(poi noto in Francia come Sepo, l’affichiste).

Proprio nella città felsinea,

Carlo Corsi, il documentatissimo ‘francese

di Bologna’, guarda Vuillard e Bonnard

ma per darne una rielaborazione di

altro timbro nel mutare delle soluzioni

cromatiche, nel variare dei motivi. Disponibile

verso i più giovani molto più di

Morandi, sempre più innalzato sopra un

ambiguo piedistallo come grande ‘solitario

di via Fondazza’. Savinio, fratello e-

clettico di de Chirico, musicista capace di

sorprendere giovanissimo l’avanguardia

parigina, scrittore cui il grande metafisico

deve pur qualcosa – anche questo aveva

insinuato Longhi nella sua stroncatura –

e pittore di inconfondibile peculiarità, inscena

la sua vena surreale con arguta intelligenza

e diramata cultura. Intanto, il

non più giovane Balla, archiviate le elaborazioni

astratte e le ricerche plastiche

nel pieno secondo futurismo, poco dopo

la firma del ‘Manifesto dell’aeropittura’

conclude la sua vicenda col gruppo marinettiano

per darsi ad una ritrattistica di

un realismo mimetico apparso sconcertante

per un protagonista dell’avanguardia

del primo futurismo. Al punto di

finire poi quasi dimenticato. […]

Quanto alla scultura, che Martini, il mag-


10

Giorgio de Chirico - Figure nel paesaggio - inizio

anni Cinquanta - pennarello, carboncino e matita su

carta applicata su cartoncino - cm 10,3x13,5

Giorgio de Chirico - Testa di gladiatore con tempio

1929-30 - china su carta applicata su cartone - cm 32,5x22,5

gior scultore italiano della prima metà del

secolo, avrebbe bollato nel ’47 – due anni

prima della scomparsa – come “lingua

morta” (ma riferendosi alla ‘statua’, ovvero

ad un linguaggio plastico ormai desueto,

privo di rispondenza alla ‘verità’

della vita), le vicende della plastica nel

primo ‘900 avevano incontrato subito un

inciampo critico. E di quale peso, come

si sarebbe compreso in seguito, trattandosi

ancora una volta di Longhi. Che aveva

esordito con ‘La scultura futurista di

Boccioni’, anno 1914, di segno decisamente

positivo per il protagonista maggiore

del movimento, ma facendo strame,

al contempo, di quasi tutta la scultura da

Bernini in poi. […] E ancora, in una recensione

alla ‘Sindacale’ romana del ’29:

“Solitamente spericolato sulle cime della

scultura d’ogni tempo e luogo, Arturo

Martini che ha da poco strabiliato a Milano

con quel Figliol prodigo dove la plastica

romanità del gruppo si complica di

qualche barbarico tratto alla Shaw, imbussola

oggi in queste sue quattro ‘teste’,

con il piglio prestigioso di un imbonitore

di lotteria, i numeri di Medardo Rosso,

dei busti – reliquiario romanzi e dell’arte

runica, di Modigliani e del Fayoum, della

romanità e del vero. Numeri dosati diversamente

in ognuna, ma sempre con una

intelligenza da stordire”. Ma certo, tempo

dopo, almeno Marini, e il “delicato vignettista”

Manzù, e magari il Messina o

il Minguzzi di certi anni, per fare solo due

nomi, avrebbero meritato un’adeguata attenzione.

[…]

A tener conto, poi, che nel secondo dopoguerra,

mentre per alcuni artisti, a cominciare

da Sironi, ha inizio un pesante ostracismo

per ragioni ideologiche, facendo

per così dire d’ogni erba un fascio, de

Chirico appare sempre più un grande isolato

nel suo aristocratico distacco dalle

tendenze di maggior grido su una scena

artistica dominata dalle neoavanguardie.

E anzi, tutta la sua storia è letta, molto arbitrariamente,

come se quasi solo la stagione

metafisica si dovesse inscrivere a

pieno diritto fra le vicende capitali dei

primi due decenni del secolo. In realtà

sono quei valori tenacemente rivendicati

da de Chirico a subire una confutazione

sempre più radicale, fino alla negazione

stessa della legittimità dell’opera e segnatamente

della pittura. Quasi una parola

d’ordine – poi rinnegata, come si è visto

– delle neoavanguardie più radicali. E occorrerà

attendere, appunto, un paio di decenni,

in un clima generale nuovamente

mutato, con recuperi quasi indiscriminati

del passato remoto e prossimo, per fare

cadere tutte le incomprensioni, o almeno

rivederle, su tutta la multiforme opera dechirichiana,

sulle sue diverse stagioni pur

sempre fra loro strettamente legate e tenute

insieme da un filo conduttore inconfondibile.

Una storia capitale, come si è

ben compreso, tra le più complesse del

secolo.

Claudio Spadoni

Giorgio de Chirico e il suo tempo.

Oltre la metafisica

Inaugurazione sabato 16 novembre

alle ore 18

80 opere dal 1928 al 1950

a cura di Claudio Spadoni

Altri artisti in mostra: Balla,

Campigli, Capogrossi, Carrà,

Cascella, Casorati, Corsi, de Pisis,

Depero, Funi, Guidi, Guttuso,

Mafai, Magnelli, Marini, Martini,

Minguzzi, Morandi, Pirandello,

Prampolini, Reggiani, Saetti,

Savinio, Severini, Sironi

La mostra chiuderà a metà febbraio

Galleria d'Arte Cinquantasei

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40126 Bologna

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12

GUGGENHEIM

La collezione Thannhauser

Da Van Gogh a Picasso

Milano - Palazzo Reale

dal 17 Ottobre 2019

al 1 marzo 2020

a cura di Silvana Gatti

Cézanne Fiasco, bicchiere e vasellame

L’

autunno milanese si apre con

una straordinaria mostra a Palazzo

Reale, con cinquanta o-

pere provenienti dalla collezione

di Justin K. Thannhauser,

donata nel 1963 alla Solomon

R. Guggenheim Foundation, che da

allora la espone in modo permanente in

una sezione del grande museo di New

York. La collezione, di altissima qualità,

raccoglie principalmente opere di impressionisti,

postimpressionisti e di Picasso e

rappresenta il fiore all’occhiello del Museo

Guggenheim, in quanto documenta la

fase iniziale dell’arte moderna.

Promossa e prodotta dal Comune di Milano

Cultura, Palazzo Reale, MondoMostre

Skira e organizzata in collaborazione

con The Solomon R. Guggenheim Foundation,

New York, la mostra è curata da

Megan Fontanella, curatrice di arte moderna

al Guggenheim. Occasione unica e

rara per ammirare opere dei grandi maestri

della pittura europea che normalmente

sono esposte oltre oceano, e che documentano

un arco temporale che ha attraversato

tutto il ventesimo secolo. Dopo la prima

tappa al Guggenheim di Bilbao e la seconda

all’Hotel de Caumont di Aix-en-

Provence, Palazzo Reale di Milano rappresenta

la tappa finale della mostra, dopo la

quale queste splendide opere ritorneranno

a New York presso il Museo Guggenheim,

nell’edificio-culto realizzato da Frank

Lloyd Wright.

La mostra presenta capolavori dei grandi

maestri impressionisti, post-impressionisti

e delle avanguardie dei primi del Novecento,

tra cui Paul Cézanne, Edgar Degas,

Paul Gauguin, Édouard Manet, Claude

Monet, Pierre-Auguste Renoir, Vincent

van Gogh e un nucleo importante di opere

di Pablo Picasso.

Tra le opere in mostra troviamo due dipinti

di Pierre-Auguste Renoir: Donna con pappagallino

(1871), tematica che era stata affrontata

anche da Manet, e Natura morta:

fiori (1885). Differenti nello stile sono le

opere di Georges Braque, artista considerato

tra i capostipiti della rivoluzione cubista

che stravolse l’arte del Novecento.

La sua opera si incentrò soprattutto sulle

nature morte, affrontate con un nuovo occhio

dotato di molteplici prospettive e

punti di vista coesistenti, come nelle opere

in mostra Chitarra, bicchiere e piatto di

frutta su un buffet (1919), Teiera su fondo

giallo (1955) appartenuti a Thannhauser, a

confronto con Natura morta (1926-1927)

di proprietà del Guggenheim. Noto soprattutto

per il suo apporto al movimento cubista

e per la sua collaborazione con Pablo

Picasso, al contrario di diversi artisti del


Cézanne Bibémus

Manet Donna col vestito a righe

Gauguin Haere Mai

Novecento, che divennero personaggi mediatici

degni di fama, Georges Braque preferiva

ritirarsi per lunghi periodi all’interno

del proprio studio. Particolare anche

Paesaggio vicino ad Anversa (1906), città

che ricordava a Braque la sua città natale,

Le Havre.

Di Paul Cézanne sono esposte sei opere,

tra cui quattro appartenute ai Thannhauser

– i due paesaggi Dintorni del Jas de Bouffan

(1885-1887) e Bibémus (1894-1895),

che raffigurano luoghi nei pressi della

Montagna Sainte-Victoire, dove l’artista

aveva affittato un capanno per dipingere

in solitudine, usando i colori della Provenza

e le due nature morte, Fiasco, bicchiere

e vasellame (c. 1877) e Piatto di pesche

(1879-1880) – messi a confronto con un

altro paesaggio e al celebre Uomo con le

braccia incrociate (c. 1899), prima opera

di Cézanne acquisita dal Guggenheim nel

1954, che fece all’epoca molto scalpore

per il prezzo pagato di 97.000 dollari.

Opere che, sommando il senso del volume

alla sensibilità impressionista, preannunciano

il cubismo.

Non mancano le sculture, in quanto Thannhauser

aveva collezionato varie opere di

Edgar Degas, noto per i dipinti delle ballerine,

ma anche scultore raffinato, come

documentano in mostra le tre splendide

sculture in bronzo realizzate tra la fine dell’Ottocento

e il primo decennio del Novecento:

Ballerina che avanza con le braccia

alzate, Danza spagnola e Donna seduta

che si asciuga il lato sinistro. Sculture che

testimoniano l’amore di Degas per il mondo

della danza e dell’universo femminile.

Dei primi anni del Novecento è un altro

bellissimo bronzo: Donna con granchio di

Aristide Maillol.

Nel 1928 la galleria Thannhauser di Berlino

aveva organizzato una grande retrospettiva

di Paul Gauguin: la mostra milanese

vanta la presenza di un suo paesaggio,

Haere Mai (Vieni qui) del 1891, opera

eseguita a Tahiti, in cui Gauguin fissò sulla

tela l’immagine romantica di un paradiso

da lui idealizzato, che sedusse molti europei

sul finire dell’Ottocento.

Non poteva mancare, nella collezione Thannhauser,

l’artista Edouard Manet, presente

in mostra con Davanti allo specchio (1876),

dipinto in cui è ritratta una nota cortigiana,

l’amante dell’erede al trono olandese, colta

di spalle con il corsetto semiaperto; l’atmosfera

è molto intima e la figura molto

sensuale, resa con pennellate decise quasi

a cogliere l’attimo, dando l’impressione di

uno sguardo fugace da parte dell’artista,

quasi avesse colto l’immagine spiando la

damigella. Accanto a questa troviamo Donna

col vestito a righe (c. 1877-1880), opera


14

Monet Il Palazzo Ducale visto da S. Giorgio Maggiore

Van Gogh Paesaggio innevato

Van Gogh Montagne a Saint-Remy

lasciata incompiuta da Manet e sottoposta

nel 2018 ad un accurato restauro che ha rivelato

le rapide pennellate dell’artista e

uno splendido tessuto nei toni del bluviola.

Di Claude Monet, il padre dell’impressionismo,

è esposto un paesaggio veneziano,

Il Palazzo Ducale, visto da San

Giorgio Maggiore (1908), donato al Guggenheim

da Hilde Thannhauser. L’artista

dipinse questo quadro durante una visita a

Venezia alla fine del 1908. Il Palazzo Ducale

è stato dipinto da Monet in sei tele differenti,

per mostrare i differenti effetti di

luce a seconda dell’ora del giorno. Monet,

in maniera quasi maniacale, dipingeva diverse

copie della stessa opera nei diversi

momenti della giornata, per cogliere “en

plein air” gli effetti dei cambiamenti di

luce. Il Palazzo del Doge fu realizzato negli

ultimi anni della sua carriera quando,

avendo già acquisito un proprio stile, ultimò

questa serie di dipinti a Parigi.

Il percorso della mostra continua con tre

opere di Vincent van Gogh: Il viadotto

(1887), che risente dell’influenza degli artisti

francesi impressionisti e postimpressionisti

e restaurato nel 2018 a cura del

Guggenheim; Paesaggio innevato (1888),

interessante per la figura di un uomo che,

col suo cane, si incammina su un sentiero

inserito in un paesaggio agreste dalla notevole

fuga prospettica; e Montagne a

Saint-Rémy (1889).

Una vasta sezione è dedicata alle opere di

Pablo Picasso, grande amico di Justin Thannhauser,

con ben tredici opere, di cui dodici

dei Thannhauser e una, Paesaggio di

Céret (1911), del Guggenheim. L’arco temporale

va dal 1900 al 1965, con opere eccezionali:

Le Moulin de la Galette e Il torero

(1900); Al Caffè e Il quattordici luglio

(1901), opere eseguite dall’artista ventenne

durante il suo primo soggiorno a Parigi;

Fernanda con la mantella nera (c.

1905) di stampo fauvista; Donna in poltrona

(1922) ispirata alla statuaria antica;

la Donna con i capelli gialli (1931), ritratto

di Marie-Thérèse Walter; Natura morta:

fruttiera e caraffa (1937); Natura morta:

frutti e vaso (1939); Giardino a Vallauris

(1953); Due piccioni dalle ali spiegate

(1960). L’aragosta e il gatto (1965) documenta

l’amicizia di Picasso verso il suo

collezionista, in quanto riporta un’affettuosa

dedica dell’artista; l’opera fu infatti

il regalo di nozze di Picasso ai coniugi

Thannhauser.

Oltre alle opere della collezione Thannhauser,

la Guggenheim Foundation ha scelto

di esporre alcuni altri prestigiosi lavori


Renoir La donna con il pappagallo

Rousseau I giocatori di football

degli stessi celebri artisti o di altri grandi

maestri. A Milano sono dunque esposte: di

Henri Rousseau Gli artiglieri (c. 1893-

1895) e I giocatori di football (1908), già

di proprietà di Justin Thannhauser nel

1910 e poi venduto; di Georges Seurat tre

dipinti a tema agreste realizzati tra il 1882

e il 1883: Contadine al lavoro, Contadino

con la vanga e Contadina seduta nell’erba;

di Robert Delaunay La città (1911), che

fece parte della prima mostra del Cavaliere

azzurro organizzata a Monaco da Thannhauser

nel 1911-12; di André Derain Ritratto

di giovane uomo (c. 1913-1914); di

Juan Gris Le ciliegie (1915). Si prosegue

con Montagna blu (1908-1909) di Vasily

Kandinsky, dipinto fondamentale nel percorso

dell’artista, molto apprezzato da Solomon

R. Guggenheim che fu un grande

collezionista di Kandinsky. Paul Klee - altro

esponente del Cavaliere azzurro, di cui

Thannhauser aveva organizzato nel 1911

a Monaco la prima mostra in Germania -

Letto di fiori (1913) dove il soggetto naturalista

viene dissimulato utilizzando forme

frammentate dai colori dissonanti; di

Franz Marc, altro artista del gruppo, Mucca

gialla (1911); di Henri Matisse Nudo,

paesaggio soleggiato (c. 1909-1912).

“Dopo aver vissuto per cinquecento anni

in Germania – aveva dichiarato Justin Thannhauser

dopo aver perso i figli e la prima

moglie – la mia famiglia è ora estinta. Per

questo desidero donare la mia collezione”.

Nel 1963 con questo gesto filantropico

“l’opera di tutta la mia vita trova infine il

suo significato”.

La storia della collezione Thannhauser

Nel 1905 Heinrich Thannhauser, mercante

d’arte ebreo padre di Justin, apre la prima

galleria a Monaco e nel 1908 presenta una

grande retrospettiva dedicata a Van Gogh

in Germania. Dal 1909 viene affiancato

dal figlio Justin, che diventerà l’organizzatore

di mostre nelle varie gallerie aperte

in Europa. Nel 1911-12 viene presentata la

prima esposizione del gruppo Der Blaue

Reiter (Il Cavaliere azzurro).

Il Cavaliere azzurro fu un gruppo di artisti

formatosi a Monaco di Baviera nel 1911 e

attivo fino allo scoppio della prima guerra

mondiale che ne causò la dispersione. Fu

il secondo in senso temporale dei due nuclei

fondamentali dell'espressionismo tedesco,

dopo Die Brücke fondato a Dresda

nel 1905. L'attivismo di Kandinskij e del

suo gruppo, lungi dal caratterizzarsi in

senso politico (come era accaduto a Die

Brücke), si avvicinava piuttosto all'atteggiamento

dei Fauves francesi, per un senso


16

Manet Davanti allo specchio

Degas Danza spagnola

Kandinsky Montagna blu

lirico e gioioso della vita.

Nel 1913 viene inaugurata una delle prime

grandi mostre dedicate a Picasso; inizia

così una lunga amicizia tra Justin e il maestro

spagnolo che durerà sino alla morte

dell’artista nel 1973. Durante la prima guerra

mondiale Justin entra nell’esercito, sarà

ferito e decorato con la croce di ferro,

sposa Käthe, da cui avrà i figli Heinz e Michel.

Nel 1920 Justin apre una galleria a

Lucerna, insieme a suo cugino Siegfried

Rosengart, e nel 1926 nella galleria di Monaco

presenta una importante mostra su

Degas. Nel 1927 apre una nuova galleria

a Berlino. Sono di questi anni le grandi

mostre dedicate a Gauguin, Matisse e Monet.

Nel 1935 muore il padre Heinrich e

nel 1937, Justin si trasferisce a Parigi a-

prendo una nuova galleria.

Nel 1940 quando le truppe tedesche invadono

Parigi Justin è in Svizzera e non può

ritornare in Francia. Alla fine di quell’anno

si imbarca a Lisbona per New York. Nel

1944 il figlio Heinz viene ucciso in guerra,

l’altro figlio Michel si suicida nel 1952,

mentre la moglie Käthe muore nel 1960.

Due anni dopo Justin sposa Hilde Breitwisch.

La casa dei Thannhauser a New

York in un ventennio è diventata luogo di

ritrovo di grandi personaggi del mondo

della cultura, dell’arte, della musica, del

teatro, del cinema, della fotografia come

Leonard Bernstein, Louise Bourgeois,

Henri Cartier-Bresson, Marcel Duchamp,

Jean Renoir e Arturo Toscanini. Senza

eredi e condividendo appieno la promozione

dell’innovazione artistica di Solomon

R. Guggenheim, decide di donare al

museo americano settantacinque opere

della sua collezione, tra cui trenta lavori di

Picasso. Nel 1965 le opere sono presentate

nella sala dedicata del Museo. Justin Thannhauser

muore nel 1976 in Svizzera a 84

anni. La seconda moglie Hilde nel 1984

dona al Museo altre 10 opere, che entrano

nella collezione Guggenheim alla sua

morte nel 1991.


18

Rifrazioni dell’Antico

a cura di Marilena Spataro

Mostra di scultura di Sergio Monari

a cura di Niccolò Lucarelli

5 ottobre 2019/6 gennaio 2020

Casino Nobile di Villa Torlonia, ROMA

Un gradito ritorno a Roma

quello dell'artista romagnolo

Sergio Monari.

Assente dalla Capitale dalla

mostra al Teatro Argentina

del 1993, il 5 ottobre scorso ha

inaugurato una sua personale di scultura

nei suggestivi spazi del Casino Nobile di

Villa Torlonia, edificio già ricco di storia,

di simboli e di significati.

Intitolata Rifrazioni dell'Antico, la mostra

rimarrà aperta fino al 6 gennaio del 2020.

Le diciotto sculture allestite nello spazio

neoclassico del Casino Nobile sono ispirate

a temi e personaggi della mitologia

greco-romana, cercano il dialogo con le

opere della collezione Torlonia, in un

gioco di reciproco arricchimento e reinterpretazione.

L’allestimento si dispiega,

opera dopo opera, su capitoli modellati in

forma di umane sembianze, pulsioni,

aspirazioni, dubbi e timori: la poesia,

l’amore, la guerra, il destino, il tempo, la

morte.

Fisicità e concettualità s’incontrano e

compongono una vivace agorà, specchio

di una polis complessa e contraddittoria,

assai lontana da quella vagheggiata da

Platone, in cui l’avidità divora l’essere

umano.

L’opera Migrante preda, cuore concettuale

della mostra, simbolo della coraggiosa

pioniera Medea che lascia la terra

natia con la volontà di far incontrare la

sapienza di due mondi lontani, suggella

metaforicamente l’incontro della scultura


di Monari con Villa Torlonia e la collezione

di statue antiche, così come quello

fra la sua Colchide e la nostra Corinto.

L'evento espositivo é promosso dalla Sovrintendenza

Capitolina ai Beni Culturali

e Assessorato alla Crescita culturale di

Roma Capitale.

Accompagna la mostra un catalogo in

forma di libro d’artista, edito da Montanari

di Ravenna, con testi del curatore e

della critica Raffaella Salato.

Sergio Monari (Bologna, 1950) ha avviato

l’attività artistica nei primi anni ottanta

riscuotendo ben presto consenso di

critica e di pubblico sia in Italia che nel

mondo. La sua prima mostra estera risale

al 1986, a Lubiana, e nel corso del tempo

si sono aggiunte anche Parigi e New

York. Nel 1984 e nel 2011 è invitato a

esporre alla Biennale di Venezia, mentre

nel 2015 una sua opera è stata scelta per

la rassegna “Tesori d’Italia”, all’Expo di

Milano. Si sono occupati della sua opera

importanti critici fra i quali Calvesi, Crispolti,

Manzoni, Portoghesi e Tomassoni.

Dall’anno accademico 2006/2007 Monari

è docente di Tecniche e materiali della

scenografia e di Scultura al corso di Scenografia

del Melodramma, nella sede cesenate

dell’Accademia di Bologna.

Info mostra Tel. 060608

(tutti i giorni ore 9.00 – 19.00)

www.museivillatorlonia.it

www.zetema.it



20

BOLOGNA DESIGN WEEK 2019

Viaggio nella città delle meraviglie

di Alberto Gross

gross.alberto@libero.it

Padiglione Esprit Nouveau, Bologna

C

è la città medievale, naturalmente,

con i suoi palazzi,

le sue porte e i suoi

mattoni rossi; il contesto

urbano e abitativo è, ad

ogni modo, inevitabilmente liquido, in continuo

mutamento e trasformazione.

Suggerire punti di vista inediti, invertire

orientamenti percettivi, offrire suggestioni

quasi come audaci sinestesie è quanto ha

tentato di fare Bologna Design Week -

evento creato e organizzato da Enrico

Maria Pastorello ed Elena Vai - che si conferma

come realtà sempre più consolidata

ed attesa nel calendario di eventi della città

felsinea.

Svoltasi nell'ultima settimana di settembre,

(zin concomitanza e collaborazione con

Cersaie – Salone internazionale della ceramica

per l'architettura e dell'arredobagno)

BDW 2019 festeggia il suo primo lustro di

vita nell'anno in cui il mondo intero celebra

il centenario della nascita del Bauhaus, il

movimento fondato da Walter Gropius

verso il quale ancora oggi tanta parte di architettura,

arte e design è sicuramente debitrice.

L'omaggio di Bologna ha visto dunque la

mostra itinerante del fotografo tedesco

Hans Engels che presenta le immagini di

alcune delle opere progettate e realizzate

dai vari architetti e artisti riconducibili al

gruppo fondato a Weimar nel 1919 e

chiuso a Berlino nel 1933.

Tra i momenti di sicuro interesse che hanno

animato l'intera manifestazione va sottolineato

il progetto espositivo “Esprit Nouveau:

le nouvel esprit des couleurs selon Le

Corbusier”, una riflessione sul significato

del colore come creatore di spazi e conduttore

di emozioni e sentimenti, tema esplorato,

nei primi anni del Novecento, anche

da un artista come Kandinskij. Il progetto

è stato allestito all'interno del Padiglione de

l'Esprit Nouveau, ricostruito fedelmente a

Bologna nel 1977 e duplicato esatto di

quello concepito nel 1925 da Le Corbusier

a Parigi, in aperta polemica con l'art decò

che la città stava in quegli anni celebrando.

In un'ottica di rinnovate descrizioni di spazi

pubblici cittadini si inserisce l'installazione

Human Proportions, nella centralissima

Piazza del Francia, un'opera del tutto contemporanea

che si misura con le grandi lezioni

del passato (non può non venire alla

mente la Galleria Spada a Roma con la celeberrima

“falsa prospettiva” del Borromini).

E poi ancora la mostra “Morandi-esque”,

allestita a Casa Morandi, in cui la poetica

dell'artista viene messa a confronto ed in

relazione alle contemporanee tecniche architettoniche

attraverso la costruzione di

nove modelli tridimensionali che interpretano

altrettante nature morte di Morandi.

Una riflessione tra sviluppo dell'immagine

e irriducibilità e persistenza dell'oggetto.

Davvero tanti, dunque, gli appuntamenti di

BDW, informali e mondani ma anche culturalmente

stimolanti e propositivi, in una

visione sempre più dinamica della relazione

tra individuo e contesto urbano condiviso,

tutto quanto ha trasformato Bologna

nella città delle meraviglie.


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22

Gerico

...la Rivoluzione della Preistoria.

“La Preistoria è come il Sud della Storia,

è il luogo dove imparare chi siamo veramente”.

Lorenzo Nigro

di Marina Novelli

La collina del Sultano (in arabo Tell es-Sultan)

«

Non è vero – scrive l’autore

Lorenzo Nigro - che non è

possibile viaggiare indietro

nel tempo. È sufficiente alzare

gli occhi e guardare in

cielo: lo sguardo ci porta così lontano che

le stelle che vediamo sono luce di tanto

tempo fa. Ma il passato si può anche toccare

– non solo vedere e anche molto da

vicino! È esattamente quello che fa l’archeologo

quando scava. Nel sito dove lavoro

– egli aggiunge - da venti anni, a

Gerico in Palestina, gli scavi raggiungono

una tale profondità e gli strati coprono

così tanti millenni di vita che il susseguirsi

di generazioni e conquiste umane

diviene tangibile». È così che si è espresso

l’autore e archeologo Lorenzo Nigro

durante la presentazione del suo libro nel

Museo del Vicino Oriente, Egitto e Mediterraneo,

all’interno del rettorato dell’Università

di Roma, nello scorso mese

di luglio; volume che prende il titolo di

“Gerico - La Rivoluzione della Preistoria”.

Un racconto questo estremamente

avvincente che, dipanandosi fra la vita e

i sentimenti degli archeologi durante le

fasi di scavo, conduce il lettore a conoscere,

passo dopo passo, i meccanismi

della ricerca archeologica, mettendolo in

contatto con un passato apparentemente

remoto, ma che invece risulta meravigliosamente

attuale. Gerico, in Palestina, è la

città più antica del mondo, ed è situata nei

pressi di una rigogliosa sorgente posta a

260 metri sotto il livello del mare; circa

12.000 anni fa, in questo magico luogo

della terra, un’intraprendente comunità

umana diede vita alla prima rivoluzione

della storia e il professore Lorenzo Nigro

ce ne svela la portata storica estrinsecata

con la mano, l’occhio e il cuore insito

nella sua indiscussa esperienza di archeologo.

Una narrazione esposta con gradevole

e scientifica leggerezza, impreziosita

inoltre da 150 illustrazioni, che ci introduce

nella domesticazione di piante e animali,

la prima casa e la più antica città, la

ruota, il mattone, la tecnologia del fuoco,

nonché le idee, la società, i valori e la più

profonda concezione della vita e della

morte del periodo Neolitico. Però!!! Interessantissimo!...

e indubbiamente c’è la

sensazione di sentirsi proiettati indietro

nel tempo… un tempo così remoto, non

può che destare nel lettore una emozione

“rabbrividente”, ma estremamente coinvolgente

ed appassionante. L’archeologo

Lorenzo Nigro, il mudir (in arabo il direttore

della missione archeologica) fa di

Gerico, che oggi, prende il nome de ‘la

collina del Sultano’ (in arabo Tell es-Sultan)

in Palestina, attraverso la narrazione

di una campagna di scavi, nella “città più

antica del mondo” appunto, ci illustra il

ruolo svolto da questo primo insediamento

umano stabile del Levante, durante

la rivoluzione neolitica. Le vicende dello

scavo, infatti, si intrecciano con una rappresentazione

vivida delle sfide vinte dalla

prima comunità neolitica, tali da rendere

quasi tangibile l’apporto rivoluzionario

del passaggio alla vita stanziale…

dal sistema di governo delle acque della

sorgente di ‘Ain es-Sultan, alla domesti-


L’archeologo Lorenzo Nigro al lavoro

Una sugestiva immagine dei diari di scavo di Gerico,

uno strumento di lavoro la cui tecnica dell’acquerello

dona la consistenza dell’opera artistca

cazione dei cereali e dei caprovini, così

come alla creazione dell’oasi come un

giardino coltivato, per arrivare alla invenzione

della ruota, del mattone ed infine…

dell’architettura. Passi fondamen- tali

questi, del cammino dell’umanità, che inducono

alla considerazione di tutti quegli

avanzamenti intellettuali che sono entrati

nella coscienza individuale e nell’immaginario

collettivo, facendo parte così del

patrimonio culturale di ogni essere umano.

E la donna? Ed è proprio questo il

punto! Ispiratrice e promotrice del passaggio

avvenuto dalla raccolta e caccia

alla coltivazione e che, già dai tempi più

remoti, la vediamo promuove la cura

della vita e della sua qualità. Possiamo

asserire, e con la massima certezza, che

gran parte dei meriti dei cambiamenti

mentali dell’uomo, che poi hanno portato

allo sviluppo tecnologico, siano attribuibili

alla donna; è la donna infatti che, nel

suo importante ruolo, ha aiutato l’uomo,

sensibilizzandolo, ad osservare la natura

per comprenderne gli stimoli e le esigenze…a

dare un senso ad ogni cosa. La

donna-madre che nel suo ruolo centrale è

ispiratrice del passaggio, è il caso di ripeterlo,

degli uomini da cacciatori ad agricoltori,

avvenimento questo che ha segnato

uno shift concettuale fondamentale…determinante!

La comunità crea la

sua identità dai crani degli antenati, plasma

i suoi dei e inizia a trasmettere la sua

memoria, fisicamente oltreché ideologicamente.

I primi nostri progenitori del

neolitico, sono stati capaci di organizzarsi

e di vivere con sani valori di solidarietà,

di collaborazione e di sacrificio che è nostro

dovere riscoprire dato che ci dividono

ben duecento generazioni ed è

assolutamente illogico che una sola generazione

possa distruggere ciò che l’uomo

ha costruito in duecento mila anni di storia.

Nello scorrere di questo avvincente

libro vediamo, il nascere dei simboli e dei

riti, le stagioni e i miti, ma anche (purtroppo!)

i conflitti e la violenza. Un racconto

davvero interessante!…un racconto

avvincente ed intrigante, che si dipana fra

la vita e i sentimenti degli archeologi durante

le fasi di scavo, consentendo al lettore

di conoscerne i delicati meccanismi

della ricerca archeologica; scritto e vissuto

con grande passione per l’archeologia,

e che ci fa vivere, con minuzia di

particolari, la campagna di scavi effettuata

per intero. Lorenzo Nigro, professore

di Archeologia e Storia dell’Arte del

Vicino Oriente Antico e di Archeologia

Fenicio-Punica all’Università La sapienza

di Roma nel Dipartimento di Scienze

dell’Antichità, è il Direttore della Missione

archeologica in Palestina e Giordania

dello stesso Ateneo, ed è inoltre

Direttore del Museo del Vicino Oriente

della Sapienza. «Siamo orgogliosi e felici

di pubblicare il libro del grande archeologo

Lorenzo Nigro», hanno dichia- rato

con manifesta enfasi la Direttrice del Vomere,

Rosa Rubino e il Direttore Editoriale

Alfredo Rubino, che possiamo

definire quale il più antico periodico siciliano,

che ha curato l’edizione di non pochi

ed importantissimi testi legati alla va-


24

L’archeologo Lorenzo Nigro durante le operazioni di scavo

Immagine della collina vista dall’alto

lorizzazione della cultura e dell’identità

locale. Ciò che più di tutto mi ha colpita

di questo libro, at first glance, è stata la

bellezza della sua copertina, composta infatti

da un disegno originale dell’autore,

che rappresenta la collina di Gerico illuminata

dalla luna e la testa di questa statua,

che nel libro viene chiamata “occhi

di conchiglia” e di entrambe si parla nel

libro. La collina… il Tell… in particolare,

osservato alla luce della luna piena, viene

percorso dal protagonista-autore nei due

capitoli gemelli che aprono e chiudono la

spedizione archeologica. Nel libro la collina

di Gerico è fonte inesauribile di visioni

oniriche in cui la luna è rappresentata

come quella del film di Georges

Méliès, “Viaggio nella Luna” e il Tell ha

la forma della splendida Maya Desnuda,

ma è proprio la luna a collegare

il disegno alla statua; vediamo

infatti che nell’antica Gerico era celebrato

un antico culto della luna. La

testa che vediamo in copertina è considerata

il primo esempio di statua

della storia dell’umanità, forse la

prima rappresentazione di una divinità,

che quindi si suppone un dio a-

strale, il dio-luna. Concludendo, ci

sembra quanto mai circostanziata

l’affermazione dell’autore Lorenzo

Nigro: «Il passato è dentro di noi e

toccarlo smuove la nostra anima. Gli

effetti possono essere imprevedibili

e sicuramente sono indelebili dalla

memoria di ognuno».


Da Rossano a

Belforte del chienti (Mc)

Il Codex Purpureus Rossanensis arriva nella cittadina

marchigiana. Una preziosa copia facsimilare

rimarrà esposta dal 10 al 15 dicembre 2019

Mario Zanoni

L’

evento prenderà

l’avvio, martedì

10 dicembre, alle

ore 18,30, nel suggestivo

contesto

artistico della chiesa di Sant'Eustachio,

dove alle spalle

dell'altare maggiore troneggia

un imponente polittico, il più

grande d'Europa, capolavoro

quattrocentesco del maestro

Giovanni Boccati. A presentare

il Codex Purpureus Rossanensis,

prezioso manoscritto

bizantino del VI secolo, custodito

nel Museo Diocesano

e del Codex di Rossano, saranno

l'Arcivescovo di Rossano-Cariati,

Monsignore Giuseppe

Satriano, Cecilia Perri,

vicedirettore del Museo Diocesano,

insieme ad alcuni e-

sperti di arte sacra.

Porteranno il loro saluto, Monsignore

Francesco Massara,

Arcivescovo di Camerino-San

Severino Marche, Alessio Vita,

Sindaco di Belforte del

Chienti, Matteo Pompei, Sindaco

di Monte San Martino

(MC), Giampiero Feliciotti,

Presidente dell'Unione Montana

dei Monti Azzurri.

All'evento parteciperà Mario

Zanoni, unico artista contemporaneo

che abbia realizzato

una tavola in legno intagliato,

il Trittico degli Evangelisti,

ispirata al prezioso codice bizantino.

Il trittico sarà esposto

con il Codex nella Chiesa di

Sant'Eustachio, successivamente

rimarrà in mostra nella chiesa

di San Martino Vescovo a Monte

San Martino (MC), dove è

in esposizione dall'Aprile

2019 accanto ai meravigliosi

polittici medievali di Carlo e

Vittore Crivelli. L'iniziativa,

promossa dal Comune di Belforte

del Chienti, Unione Montana

Monti Azzurri, e realizzata

in collaborazione con Associazione

culturale LOGOS, è

coordinata dalla giornalista

culturale Marilena Spataro.

Media partner:

rivista di arte e cultura,

Acca Edizioni Roma

Info: 0733 951011

Frontespizio Codex Purpureus Rossanensis

Giovanni Boccati


26

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28

Galleria ess&rre, AccA edizioni

e l’Arte in tv…

esordio positivo per Laboratorio AccA

Galleria Ess&rrE e Acca

Edizioni affrontano la tv

col progetto Laboratorio

AccA, una idea nuova per

amplificare la diffusione

del lavoro degli artisti attraverso il mezzo

televisivo. I canali sono quelli conosciutissimi

ed apprezzati di Arte Investimenti,

azienda milanese affermata da tempo per

la dinamicità della programmazione e la

attenzione ai pittori più bravi, oltre che

per la continua proposta di artisti storicizzati

e l’informazione sui fatti dell’arte.

Il 13 ottobre, sul canale 123 del DT,

sul canale 868 Sky e in streaming

sul sito www.arteinvestimenti.it è

andata in onda, in diretta dagli

studi milanesi, la prima delle trasmissioni

legate al progetto Laboratorio

AccA.

Si tratta di una opportunità data

agli artisti che intendono raggiungere

una maggiore diffusione del


proprio lavoro, con due progetti che possono

essere scaricati dal sito di Arte Investimenti

o richiesti agli indirizzi email

giorgio.barassi@arteinvestimenti.it oppure

galleriaesserre@gmail.com

A leggere la partecipazione del pubblico

per il primo appuntamento, il risultato è

confortante: molte chiamate, richieste di

informazioni e interesse verso gli artisti

selezionati tra i tanti richiedenti, pittori e

scultori che non avevano sinora avuto il

rilievo mediatico che meritano.

Laboratorio AccA continua il suo cammino

con le proposte editoriali e televisive

che daranno corpo ad una maggiore

conoscenza del lavoro di artisti italiani e

stranieri interessati ad una maggiore visibilità.

Tutte le domeniche alle 22.00 su

Arte Investimenti.


30

Bassani

forme, colore, armonia

di Giorgio Barassi

Ma era la forma astratta che mi attraeva

più frequentemente, pura e sottile,

libera nello spazio alla ricerca

dell’effetto architettonico.

E ad essa mi attenevo, ricercandola con

ogni tecnica, certo che molti l’avrebbero

criticata, con quella vocazione alla mediocrità

che nulla concede all’opera creatrice.

(Oscar Niemeyer, “La forma nell’ architettura”)

“Appunti sull’anima” - acrilico su tela sagomata - cm. 60 x 60

Opera dal progetto CalifArte

Un grande architetto, Niemeyer.

E la ricerca della

forma che sia gradita a tutti

rimane problema o irrisolto

o deteriorato, a guardare le

presunte invenzioni di alcuni suoi colleghi.

Forma studiata, rincorsa, desiderata,

che sia unica o almeno originale nella sua

singolarità e che affascini, conquisti, convinca.

Non intesa come semplice aspetto,

ma come effettiva caratteristica, determinante

nota che fa parte dell’operazione

quanto il contenuto.

Di certo Andrea Bassani, che architetto

non è ma pittore si, ha cercato e studiato

le forme a cui dedicarsi, applicandosi con

una coerenza compositiva che affonda le

sue origini nella più libera ed indipendente

ricerca di un comportamento pittorico

originale e riconoscibile. Una ricerca

fatta di conquiste e delusioni, di disillusioni

e soddisfazioni, di correttezza nell’eseguire

solo e sempre quello che per

lui è frutto di uno studio e non ripetizione

sconsiderata. Molte delle sue opere, inquadrandole

con la lente della diffusione

e della popolarità, rispondono ad un formato

quadrato, incluso in una teca trasparente

che esalta e magnifica il gioco perfetto

di equidistanze e presenza sulla superficie.

Eppure Bassani ha lavorato e lavora

a strutture grandi e grandissime, con

forme curvilinee che sembrano succedersi

in una armonia progressiva fatta di accortezza

e passione, dove ogni linea perimetrale

delle sue precise sagome dà il

via ad un altro elemento contiguo, combaciante,

rispondente e progressivo. E potrebbe

esagerare, spingendosi fino alle

dimensioni di un monumento, ma non lo

fa. In lui, la razionalità mantiene il ruolo

di forza principale. Da qui l’inserimento

dei suoi apprezzati lavori in una mostra

alla Ess&errE del Porto Turistico di Roma,

lo scorso settembre .“Ragione e sentimento”

si chiamava quella esposizione

nell’ elegante spazio della galleria generosa

di vedute sul mare di Roma. C’ erano

opere di quattro artisti, e lui tra quelli, di

diversa ispirazione, tutti felicemente ingabbiati

dall’eterno dubbio : dipingo con

l’anima o lascio che sia la ragione a guidare

?

La risposta è la virtù di mezzo, certo, ma

nel caso di Bassani ci si accorge del peso

specifico e preponderante che ha la razionalità.

Nulla è lasciato al caso, nel suo

comporre. A disposizione ha il legno, che

sagoma a suo piacimento, e la tela che vi

applica sopra senza un difetto, senza una

irregolarità. Dipingere con una stesura

compatta, ordinata, coerente quegli spazi

pieni nel vuoto è la chiusura del cerchio.

Forme nate per rimanere tali ed incorruttibili,

innegabilmente figlie di un ragionamento

nato nella ricerca assidua.

In Bassani è vigente la regola della precisione,

e con quella la sana regola del

comporre, perché quelle forme sagomate


“Attimi” - acrilico su tela sagomata - cm. 60 x 60

Opera dal progetto CalifArte

( guai a chiamarle “estroflessioni”, sarebbe

un’eresia ) e il loro stare nello spazio

preordinato sembrano nate per adattarsi

esattamente alla superficie prefissata. Sono

elementi che arricchiscono e insieme

costituiscono. Sono studi che rispondono

a calcoli, a intenzioni di puntualità descrittiva,

pur rimanendo nel campo del dipingere,

che è una sua ardente passione,

coltivata con l’esigenza di un non appiattimento,

con la sana pretesa di saper dire

qualcosa che altri non dicono.

Bassani ha la grazia del pittore e la lucidità

del calcolatore, e semmai il suo segreto

rimane quello di non far affiorare

maggiormente il ragionamento rispetto

alla scelta cromatica. Di certo, pensandoci,

la prevalenza del calcolo, l’esattezza

delle distanze tra le sagome dipinte,

l’armonizzarsi delle curve con le loro

controlaterali fa pensare decisamente ad

una razionalità preponderante. E allora

intervengono i colori, con la loro magia

immortale. Decisi o stemperati lievemente,

scelti con cura e senza squilli esagerati,

senza un solo debordare, a farla da

padroni. Colori che hanno il lindore del

bianco assoluto, del blu profondo, del

giallo deciso o del rosso acceso. Ma nulla

di eccedente la misura, nulla di eccessivo.

Una mescola equilibrata, puntuale ed efficace.

Un concerto in cui le sagome, la

tela ed il colore viaggiano fino al fruitore

con una nitidezza inconfondibile. Perciò

Bassani è riconoscibile ed apprezzato.

Perché negli spazi di ogni parete ci può

stare, raccontando al mondo una affascinante

favola di pittura che viaggia sul binario

della giustezza. D’altronde nella

sua indole di lombardo silenzioso e saggio

c’è il rifuggire dal chiasso. È per questo

che il racconto gli riesce bene, è per

questo che Bassani sa che i suoi estimatori,

sempre in aumento da qualche tempo,

si aspettano magari una declinazione

diversa del suo proprio teorema, ma non

una sola svirgolata di eccesso. Potrà pensare

di cambiare forme e dedicarsi ad altri

legni, ma mai di strafare. Non gli interessa,

semplicemente.

Il progresso consegna materiali e conseguenti

forme in abbondanza. Se ne potrebbe

approfittare, penserebbe l’avventuriero.

Bassani no. Legno, tela, colore. Punto.

La teca trasparente fa da semplice e asettico

ma elegante contenitore. Gli elementi

cambiano nelle loro varianti, sono disposti

in modo differente secondo quello che

arriva e ciò che è possibile fare, ma i materiali

non cambiano perché secondo Bassani

si va per la via conosciuta e da lì alle

vie che congiungono. Con calma e coerenza.

Anche questa è una delle caratteristiche

di Bassani. Un pittore che crea

secondo logica e può farlo perché armato

di una conoscenza tecnica invidiabile,

senza mai dimenticare che i colori hanno

il suono dei sentimenti, arrivano dritti al

cuore di chi guarda ed amplificano il


32

“Che faccio” - 6 tele estroflesse - cm. 55 x 55

Opera dal progetto CalifArte

“Amore Sacro amor profano” - 13 tele estroflesse - cm. 60 x 60

Opera dal progetto CalifArte

senso del fascino che un’ opera d’arte

deve avere.

Insomma nulla di intentato, nulla di banale

o riscontrabile nel magma del “già

vissuto”. Un continuo far arrampicare le

sagome lignee ricoperte di tela e colorate

verso orizzonti e direttrici sconosciuti e

per questo affascinanti. Il tutto contenuto

e pensato con l’occhio alla efficacia, alla

certezza che sussista il carisma del geometrico,

del lineare, del continuamente ed

ininterrottamente pensato. Una architettura

nella pittura. Una costruzione convincente

ed attraente come quelle belle

cose che solo a guardarle ti danno la soddisfazione

di avere una ragione buona per

riguardarle e godertele come si deve. Una

convincente alternativa alla piattezza, che

Bassani rifugge per indole, e a quell’ uniformarsi

all’ eccesso, che per molti rimane

una via d’uscita alternativa alla più

seria realtà dello studio diligente.

Un grandissimo uomo libero di pensieri

e di parole, Leo Longanesi, con la sua

sferzante ed inimitabile penna, scrisse

“Non comprate quadri moderni : fateveli

in casa”. Alla levata di scudi in difesa di

quel che ai suoi tempi poteva essere il

“quadro moderno”, preferiamo il ragionamento.

E ne consegue che quella frase,

nel suo contesto e nel dopoguerra, era un

chiaro riferimento all’ eccesso di modernità

che, distorto, portò pian piano alle

peggiori storture di principii sani e intensi

come quelli che muovevano, a solo esempio,

l’astrattismo o l’informale. Ma con

altrettanta irriverenza, che Longanesi accetterebbe

con un sorriso, perché sagacemente

intelligente, si potrebbe dire “Prova

tu a fare un Bassani…”, proprio per

sottolineare la complessità di un lavoro

che ha tutto per essere, come è, singolare

e rappresentativo di una maniera di vivere

la pittura.

Colore, forme, spazio. In queste tre direzioni

si muove la capacità di Andrea Bassani.

Essenziale nella sua creatività,

inconfondibile nella sua sapienza creativa.


www.tornabuoniarte.it

Senza titolo - 2015 - olio su tela - cm 65x50

Mimmo Paladino

Firenze 50125 - Lungarno Benvenuto Cellini, 3 Tel.+39 055 6812697 / 6813360 - info@tornabuoniarte.it

Milano 20121 - Via Fatebenefratelli, 34/36 - Tel. +39 02 6554841 - milano@tornabuoniarte.it

Forte dei Marmi 55042 - Piazza Marconi, 2 - Tel +39 0584 787030 - fortedeimarmi@tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - Antichità - Via Maggio, 40/r - Tel. +39 055-2670260 - antichita@tornabuoniarte.it


36

Bacon/Freud

...la scuola di Londra

“Quello che voglio fare è distorcere

la cosa ben oltre l’apparenza ma,

nella distorsione, restituirla come un

documento dell’apparenza”.

Francis Bacon

di Marina Novelli

“La mia idea di ritratto scaturisce

dall’insoddisfazione per i ritratti che

assomigliano alle persone. I miei ritratti

devono essere ritratti di persone,

non simili alle persone. Non

creare qualcosa che somigli alla persona,

ma incarnarla […] Per quanto

mi riguarda il materiale pittorico è la

persona. Voglio che il dipinto sia

fatto di carne”.

Lucian Freud

D

Lucian Freud

“Boy smoking” - 1950-51

olio su rame - mm 155x115x2

i grande suggestione vedere

come nell’architettura

cinquecentesca progettata

da Donato Bramante

del suo inconfutabile

Chiostro, in Via

della Pace a Roma, abbiano trovato

spazio, con un approccio cronologico

e tematico, opere che raccontano individui,

luoghi, vita vissuta, tali da mostrare

la fragilità e la vitalità della condizione

umana…opere in cui la vita

viene presentata nella sua crudezza senza

filtri, disegni e dipinti che ritraggono

esistenze e luoghi esplorati tramite

lo sguardo dell’artista per descrivere

la nuda realtà.

Dallo scorso 26 settembre infatti, fino

al 23 febbraio 2020 sono in mostra al

Chiostro del Bramante, provenienti e

appartenenti alla Tate di Londra, le o-

pere di Francis Bacon e Lucian Freud…due

straordinari giganti della pittura

che per la prima volta sono insieme

in mostra in Italia, a rappresentare

uno dei più affascinanti, ampi e significativi

capitoli dell’arte mondiale

con la scuola di Londra…una città straordinaria

colta in un periodo rivoluzionario.

Francis Bacon e Lucian Freud ci

mostrano infatti lo spirito eccitante ed

eclettico dell’arte britannica diffusasi

in oltre sette decenni. Una elegante

mostra curata da Elena Crippa, Curator

of Modern and Contemporary British

Art e Tate. Insieme a Bacon e Feud troviamo

altri artisti quali Michel Andrews,

Frank Auerbach, Leon Kossoff

e Paula Rego che hanno segnato un’epoca,

nonché ispirato non solo l’epoca

ma intere generazioni utilizzando la

pittura al fine di raccontare la vita nelle

sue sfaccettature. Uno straordinario prestito

di Tate che attraverso la pittura di

sei artisti con opere tra 1945 e il 2004

ci rivela, in maniera diretta e sconvolgente,

la condizione umana fatta di fragilità,

energia, opposti, eccessi, evasioni…senza

filtro alcuno, ma solo verità!

Diversi i temi affrontati, vedi ad

esempio gli anni della guerra e del dopoguerra,

storie di immigrazione, tensioni,

miserie ma il tutto con un notevole

push verso il desiderio di cambiamento,

ricerca e introspezione, ruolo

della donna, dibattito culturale e riscatto

sociale, ponendo però al centro

di tutto questo la realtà: ispirazione,

soggetto, strumento, fino a essere ossessione,

non trascurando pertanto il

tema di grande attualità, vedi filtri e

#nofilter tipici di un’epoca come la

nostra. Oltre quarantacinque dipinti,

disegni e incisioni di artisti, raggruppati

nella cosiddetta “School of London”;

artisti tra loro eterogenei, nati tra

l’inizio del Novecento e gli anni Trenta

e che per i più svariati motivi trovarono

in Londra la loro città, il luogo in

cui poter studiare, lavorare, vivere. Francis

Bacon (1909-1992), arriva in Inghilterra

quindicenne essendo nato e cre-


L. Kossoff - “Christ Church, Spitalfields, morning”

P. Rego - “The dance”

M. Andrews - “A man who suddenly fell over”

sciuto a Dublino in Irlanda da genitori

inglesi; Lucian Freud (1922-2011) fugge

dalla Germania per sottrarsi al nazismo;

lo stesso accade pochi anni dopo

a Frank Auerbach; Michael Andrews,

invece, è di nazionalità norvegese e incontra

Freud suo professore alla scuola

d’arte; Leon Kossoff è nato a Londra

da genitori ebrei russi e nei suoi quadri

le figure acquisiscono una solida presenza

materiale, simile a quella dei palazzi

e delle strade londinesi ricorrenti

nella sua pittura; Paula Rego invece lascia

il Portogallo per studiare pittura

nelle scuole inglesi. La combinazione

di narrazione, immaginazione e realtà

è al centro della sua pittura, che resterà

tale in tutto il corso della sua carriera.

L’affascinante percorso dell’esposizione

inizia con una serie di opere

degli anni Quaranta e Cinquanta del

Novecento: autoritratti o ritratti di amici

e amanti che mostrano la capacità di

fissare sulla tela sguardi e anime, con

un’osservazione che travalica ogni idea

canonica della bellezza. Il percorso prosegue

con un nucleo significativo di lavori

di Francis Bacon, dipinti e disegni

delle celeberrime figure isolate, tra cui

opere chiave come Study for a Portrait

(1952) e Portrait of Isabel Rawsthorne

(1966). Come Francis Bacon, anche

nei lavori di Michael Andrews la fotografia

è utilizzata come base di ricerca,

per rappresentare sia lotte personali sia

momenti di profonda intimità e tenerezza,

mentre Paula Rego esplora la

condizione sociale delle donne, con ricorrenti

riferimenti autobiografici. Il

fascino di Londra e l’influenza della

città sulle opere di questi artisti è costante

e messo in luce soprattutto da

Frank Auerbach e Leon Kossoff nelle

atmosfere spesso drammatiche, come

in Primrose Hill (1967-1978) e in Children’s

Swimming Pool, Autumn Afternoon

(1971). Lucian Freud è presentato

attraverso una serie di dipinti e disegni

realizzati nel corso della sua lunga carriera

come Girl with a White Dog

(1950-51) e Standing by the Rags (1988-

89). Un percorso questo atto a dimostrare

come la raffigurazione di modelli

e modelle per Freud divenga, con il

passare del tempo, sempre più viscerale

e scultorea, seguendo il principio

“voglio che la pittura sia carne”. Elena

Crippa, curatrice della mostra si è così

espressa:


38

David Dawson

“David and Ali” - 2003-04 - olio su tela - mm 1626x1740

importanti. La mostra porta in sé il lavoro

di sei artisti, che hanno coltivato

tra loro tipi di relazioni ben diverse. Ci

sono due grandi sale al primo piano dedicate

a Bacon e una dedicata a Freud

al piano superiore…in un certo modo

portiamo l’uno accanto all’altro, quasi

al confronto tra questi due bravissimi

artisti, riconosciuti a livello internazionale,

e che intorno agli anni ’50 esprimevano

due modalità di pittura totalmente

diverse. Sicuramente Freud rimaneva

attaccato alla figura, alla presenza

del modello e Bacon invece, dipingendo,

intorno agli anni ’50, da fotografie,

ci mostra una successione di immagini

di questo mondo devastato dalla

guerra, combaciate poi con ritratti di

persone che di solito erano amici, conoscenti

e suoi amanti. Abbiamo quindi

dipinti di questi corpi “attaccati” che

quasi si aprono in questa lacerazione

della vita. Il contesto storico della guerra

è fondamentale per capire da dove

questi artisti vengano, così come cosa

ha significato questa Scuola di Londra

rispetto alla provenienza degli artisti

stessi. Bacon è più grande rispetto agli

altri, viene dall’Irlanda dove il padre

respinge la sua omosessualità…ed anche

a Londra malgrado la omosessualità

fosse ancora illegale fino al 1967,

è però in grado di esprimere la propria

soggettività. Londra, una città che è

ancora devastata dai bombardamenti,

piena di edifici diroccati, non ancora

ricostruiti eppure un luogo dove si riuniscono

ed in un certo modo trovano la

possibilità collettiva di ricostruire, di

ritornare alla rappresentazione della figura

umana, con il desiderio di fissare

questa presenza umana…di ridare umanità

alla sua figura…una umanità che

aveva perso durante tutti questi anni di

guerre e di distruzione.>> Bacon è da

ritenersi un fondamentale perché sebbene

sia stato un autodidatta, ha stravolto

la pittura, sia dal punto di vista

tecnico, con le sue pennellate molto

energetiche che spingono il figurativo

verso l’astratto, e con questo suo utilizzo

della fotografia che diventa un

punto di partenza, usando infatti tecniche

che implicavano la gestualità…pittura

molto più fisica, con l’impasto di

questi sfondi molto più uniformi. Indiscutibile

la dimensione del piccolo dramma

esistenziale all’interno di un contesto

molto intimo.

Al piano di sopra abbiamo opere di

Auerbach e Kossoff, artisti che studiano

insieme e che non solo dipingono

ogni giorno dal vero nello studio, ma

anche dei paesaggi, delle strade del

quartiere dove vivono e lavorano …

cercando di rendere l’impressione di

questa esperienza, percettiva e fisica,

dello spazio in cui vivono. Kossoff spesso

dipinge vedute dal suo studio ma

anche una chiesa gotica che troneggia,

un luogo questo molto importante, un

simbolo sia architettonico che cultu-


F. Auerbach - “Primerose hill”

rale. David Dawson, modello di Lucian

Freud che vediamo mirabilmente rappresentato

nel dipinto dal titolo:“David

and Ali”. Si tratta infatti di un olio

su tela del 2003-2004 di grandi dimensioni,

e che esprime una grande tenerezza

di fondo, che evoca il profondo

legame tra il pittore e il soggetto , così

come tra l’uomo e il suo cane. David

Dawson si è così espresso:


40

Bianca Beghin

Incantamento - 2019 - tecnica mista su tela - cm 100 x 100

opera selezionata per il Progetto Tv Laboratorio AccA

Porto turistico di Roma - Loc. 876- Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma

galleriaesserre@gmail.com


42

LES FLEURS ET LES RAISINS

trasversali allegagioni d'arte

Il Grillo parlante… siciliano

di Alberto Gross

gross.alberto@libero.it

Francesco Lojacono - "Veduta di Palermo" - 1875 - olio su tela - 78x156

Galleria d'arte moderna Sant'Anna, Palermo

Francesco Lojacono - “Terrazzo sul monte Pellegrino” - olio su tavola -cm 22x45

Vino buono e giusto. Da oltre

vent'anni la Cooperativa Valdibella

persegue questo proposito

partendo dalla valorizzazione

e dal rispetto del territorio.

Pochi agricoltori nel comune di Camporeale,

all'interno della città metropolitana

di Palermo, si sono riuniti con l'idea ben

precisa di favorire una biodiversità autoctona

che apporti un sano equilibrio per la

campagna. I vigneti sono così integrati

assieme ad altre colture tipiche – olivo e

mandorlo su tutte – in prossimità di aree

naturali che rendono più stabile e dinamico

l'ecosistema. I vitigni coltivati sono

per la più parte autoctoni, situati su colline

che vanno dai 300 ai 500 metri sul livello

del mare con differenti esposizioni

per uve a bacca bianca e uve a bacca

rossa.

“Ariddu” - grillo, in siciliano - è un bianco

composto, di un'eleganza discreta e

non civettuola, come una donna dal sorriso

accennato e mai esibito, dalle mani

di giunco e dalla grazia nei modi.

Prodotto interamente con l'omonimo vitigno,

presente quasi esclusivamente nella

Sicilia Nord-Occidentale, la vite viene

allevata ad alberello nella parte più alta

dei vigneti con esposizione a nord, a favorire

il beneficio delle ottime escursioni

termiche. Dopo poche ore di contatto con

le bucce il mosto fermenta a temperatura

controllata e successivamente affina in

acciaio prima dell'imbottigliamento.

Il 2018 ha profumi delicati di erbe di

campo, pompelmo e un ricordo di fiori di

zagara. Il terreno in prevalenza argilloso

e calcareo si riflette in una bocca minerale,

fresca, con un qualcosa di gessoso

ed un finale di mandorla amara. Equilibrato,

nasconde molto bene il suo essere

caldo vino di sole, con il sole nel bicchiere.

Quel sole che tanto ha illuminato le tele

di Francesco Lojacono, artista figlio di

queste terre, dalla pennellata precisa e

raffinata: così come questo vino, i suoi

quadri sono un quieto respiro di memoria

e un agghindarsi a festa dell'anima, una

carezza della terra e del tempo.


Porto turistico di Roma - Loc. 876- Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma

galleriaesserre@gmail.com

Mare - 2019 - olio su tela - cm 70 x 60

opera selezionata per il Progetto Tv Laboratorio AccA

Domenico Asmone


44

Albrecht Dürer.

Il privilegio dell’inquietudine

21 settembre 2019 - 19 gennaio 2020

Museo civico delle cappuccine di Bagnacavallo (RA)

a cura di Marilena Spataro

“Le insegne della morte” - 1503 - collezione privata - Bergamo

Èdedicata ad Albrecht Dürer,

“padre fondatore” del pensiero

grafico e geniale incisore,

la mostra Albrecht Dürer. Il

privilegio dell’inquietudine,

in corso al Museo Civico delle Cappuccine

di Bagnacavallo.

Inaugurata lo scorso 21 settembre, l'esposizione

dei lavori grafici del maestro

tedesco, che con il suo lavoro da

incisore riuscì ad innalzare le arti grafiche

a espressione artistica pienamente

libera e autonoma, rimarrà aperta fino

a gennaio 2020.

La mostra, organizzato dal Comune di

Bagnacavallo, rappresenta nelle intenzioni

dei curatori, Diego Galizzi e Patrizia

Foglia, un progetto di assoluto

rilievo, con esso, infatti, dopo le importanti

mostre degli scorsi anni su

Francisco Goya e Max Klinger, prosegue

il filone di approfondimento del

museo bagnacavallese sui più grandi

artisti internazionali che hanno saputo

esprimere al meglio la loro maestria

attraverso l’incisione.

Le oltre 120 opere grafiche del maestro

di Norimberga esposte alle Cappuccine,

provengono da prestigiose collezioni

pubbliche e private italiane, tra le

quali i più noti capolavori dell’artista

come il ciclo dell’Apocalisse, il Santo

Eustachio, il San Girolamo nello studio

e il Cavaliere la morte e il diavolo. La

mostra ha il suo punto focale in quell’enigmatico

capolavoro che è la Melanconia,

un’opera pregna di intellettualismo

fin quasi all’esoterismo, che

cela un vero e proprio autoritratto spirituale

dell’artista, giunto alla melanconica

presa di coscienza che un approccio

razionale all’arte e al mondo non

può che dare risposte insufficienti.

«È in una Germania ancora gotica e

medievale che prende il via l’avventura

artistica di Albrecht Dürer – spiega il

curatore Diego Galizzi – un genio inquieto,

un talento dell’arte nordica fatalmente

attratto dall’arte rinascimentale

italiana, capace di spalancare la

mente a ricerche a lui aliene, in primo

luogo quella tesa a carpire i segreti della

rappresentazione dello spazio e della

bellezza. Ciò è stato possibile essenzial-


“San Michele combatte il drago, dal ciclo dell’Apocalisse”

1498 ca. - xilografia - mm. 392x281 inciso, 401x290 foglio; esemplare di unico stato.

Collezione Fondazione Musei di Brescia.

(Credit. Archivio fotografico Musei di Brescia - Foto studio Rapuzzi)

“L’adorazione dell’Agnello” - 1497 ca. - xilografia,

mm. 392x280 inciso, 401x289 foglio; esemplare di unico stato.

Collezione Fondazione Musei di Brescia.

(Credit. Archivio fotografico Musei di Brescia - Foto studio Rapuzzi)

“Sant’Eustachio” - 1501 ca. - bulino

mm. 360x260, esemplare di unico stato.

Collezione Musei Civici di Novara

“Le insegne della morte (il blasone con il teschio)” - 1503, bulino mm. 220x157

(privo di margini) - esemplare di II stato su due, variante A.

Collezione privata.

mente per un motivo: Dürer come Leonardo

era un ricercatore universale,

aveva un anelito incessante verso una

perfezione irraggiungibile.»

Per Dürer l’arte incisoria fu il mezzo

ideale per trasmettere una nuova iconografia,

sacra o profana, un modo modernissimo

per dialogare con il proprio

tempo, con la contemporaneità di quel

Rinascimento che era caratterizzato

dall’avventura del sapere.

«Questo evento – sottolinea Gallizzi -

si pone come un invito ad incontrare le

diverse anime di Dürer, sia come uomo

che come artista. La sua personalità, il

suo spirito e natu- ralmente la sua arte

non sono semplici da cogliere nella

loro unità. La critica lo ha definito ora

un umanista, ora un gotico, ora un

artigiano ora un teorico; la verità è che

non è possibile separare le sue singole

anime, era tutto questo insieme. Egli

aveva in sé l’eterna con- traddizione

che contraddistingue i più grandi

artisti».

Il taglio che i curatori hanno voluto

dare all’allestimento offre al pubblico

molto più che una rassegna di opere

d’arte, ma un vero e proprio racconto,

che procede attraverso dieci sezioni

tematiche, immergendo il visitatore nel

visionario sogno di perfezione di un

ragazzo, figlio di un umile orafo di

Norimberga, che ha voluto inseguire il

suo desiderio di appropriarsi dei segreti

della rappresentazione della bellezza.

Orari mostra:

martedì e mercoledì 15-18;

giovedì 10-12 e 15-18;

da venerdì a domenica, 10-12 e 15-19

Chiusura il lunedì e i post-festivi.

Ingresso gratuito

Museo Civico delle Cappuccine - via

Vittorio Veneto 1/a

Bagnacavallo (Ra)

tel. 0545 280911

centroculturale@comune.bagnacavallo.ra.it

www.museocivicobagnacavallo.it


46

La preziosa tavola pittorica

"Madonna" di Dürer torna

a Bagnacavallo

a cura di Marilena Spataro

“Madonna del Patrocinio” - 1495 ca - olio su tavola - cm 47,8 x 36,5

La Madonna col Bambino seduta presso un muro

1514 - bulino - mm. 147x101 - esemplare di unico stato.

Collezione Luca Moschini

Quasi in coincidenza della mostra

dedicata ad Albrecht

Dürer, in corso al Museo Civico

delle Cappuccine di Bagnacavallo,

torna, dal prossimo

dicembre, a distanza di cinquant’anni

dalla sua partenza dalla cittadina romagnola,

la Madonna del Patrocinio di Albrecht

Dürer, capolavoro pittorico del

grande maestro di Norimberga.

Ad ospitare l'importante tavola, dal 14 dicembre

2019 al 2 febbraio 2020, sarà la

stessa sede in cui si trovava custodita fino

al 1969, ovvero l’ex monastero delle

suore Clarisse Cappuccine di Bagnacavallo,

oggi museo civico. L'esposizione

della preziosa opera si è resa possibile

grazie alla collaborazione della Fondazione

Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo,

luogo di conservazione della

tavola, la Madonna di Dürer.

L’evento espositivo, curato dal direttore

del Museo Civico delle Cappuccine

Diego Galizzi, sarà anche l’occasione per

fare il punto sulle ricerche storico-artistiche

intorno all’opera e per ricostruirne la

particolare vicenda storico-conservativa.

«Oltre a riconsegnare temporaneamente

la Madonna del Patrocinio alla città di

Bagnacavallo – commenta Galizzi – abbiamo

molto da raccontare su questa preziosissima

tavola. Il suo ritrovamento nel

1961 nel monastero delle Cappuccine da

parte di don Antonio Savioli fu qualcosa

di davvero stupefacente: un vero e proprio

capolavoro emergeva dopo secoli di


“Il commiato di Gesù alla madre” - 1504 - xilografia,

mm. 394x201 - esemplare di unico stato.

Collezione privata, Bergamo

“Melencolia I (La Melanconia)” - 1514 - bulino

mm.240x186 - esemplare di II stato su due.

Collezione Musei Civici di Pavia. - (Credit. Musei Civici di Pavia)

“La Natività” - 1504 - bulino - mm. 183x118 inciso,

187x125 foglio - esemplare di unico stato

Collezione Museo Civico delle Cappuccine di Bagnacavallo

“Il piccolo cavallo” - 1505 - bulino - mm. 165x108

esemplare di unico stato

Collezione privata.(Credit. Musei Civici di Pavia)

oblìo all’interno di un monastero di clausura.

Il grande critico Roberto Longhi,

interpellato, non ci pensò due volte: era

riapparso un dipinto fino ad allora sconosciuto,

e la mano era quella di Albrecht

Dürer. La notizia rimbalzò in tutto il

mondo, al punto che, in pochi lo sanno,

un piccolo emirato arabo le dedicò anche

un francobollo.»

L’esposizione della Madonna del Patrocinio

vedrà anche la pubblicazione di un

approfondito catalogo scientifico, all’interno

del quale diversi studiosi ne affronteranno

gli aspetti storico-artistici e ne ricostruiranno,

grazie a recenti ricerche

d’archivio, l’intricata e interessantissima

storia conservativa.

Info:

0545 280911

www.museocivicobagnacavallo.it

centroculturale@comune.bagnacavallo.ra.it


48

Elisabetta Maistrello

Kai (Albero del salice) - 2019 - tecnica mista su tela - cm 80 x 60

opera selezionata per il Progetto Tv Laboratorio AccA

Porto turistico di Roma - Loc. 876- Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma

galleriaesserre@gmail.com


www.tornabuoniarte.it

“Angelo azzurro” - 2008 - tecnica mista su canapa - 171x146 cm

Luca Pignatelli

Firenze 50125 - Lungarno Benvenuto Cellini, 3 Tel.+39 055 6812697 / 6813360 - info@tornabuoniarte.it

Milano 20121 - Via Fatebenefratelli, 34/36 - Tel. +39 02 6554841 - milano@tornabuoniarte.it

Forte dei Marmi 55042 - Piazza Marconi, 2 - Tel +39 0584 787030 - fortedeimarmi@tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - Antichità - Via Maggio, 40/r - Tel. +39 055-2670260 - antichita@tornabuoniarte.it


50

ScHIFAno,

la rivoluzione mai finita.

di Giorgio Barassi

“Mi piacerebbe che qualcuno

scrivesse che la mia

vita e la mia arte sono

molto affiatate, ma non

nel senso di una vita da

artista, no, questo non

basta”

(M. Schifano)

“Senza titolo” - 1980

Smalto su tela - cm. 100 x 90

Classificato fra i migliori

in assoluto, spesso in

vetta alla classifica. Immortale

e secondo alcuni

immorale, vulcanico,

esplosivo oltre e sopra la media

delle genialità vere o presunte. Supremo

nel saper rendere l’idea di cosa

doveva essere realmente popular per

un pubblico internazionale quando

l’operazione artistica nasceva da un

artista italiano. Sopra le righe, deciso,

fragile, indagatore ed appassionato

curioso, simbolo a caccia di simboli.

Consapevole icona di un periodo irripetibile.

Non ingabbiabile negli schemi

delle classificazioni dei critici perché

unico nella sua singolarità.

Amato, popolare, sempre nei discorsi

di chi parla di pittura italiana. Questo,

e molto altro, è stato Mario Schifano.

Precursore ed attento osservatore dei

costumi, Schifano arriva in America

negli anni 60. Trova che quel chiasso

eccessivo (nulla spiega meglio gli

States, lo diceva lui) gli avrebbe reso

la vita difficile perché la sua mente

fungeva da recettore ed amplificatore

delle vicende sociali e cercava contemporaneamente

una via comunicativa

che, se allora poteva sembrare a

molti uno choc, per lui aveva già raggiunto

l’obiettivo. Rientrato da quella

avventura statunitense, Schifano trova

in Italia un vento di cambiamento

che gli risultava già superato, avendone

intuito le conseguenze ben prima

che si verificassero. Materiali, stile,

supporti, soggetti e temi passano

quasi in secondo piano rispetto alla

frenetica voglia di raccontare, di premere

sull’acceleratore del concetto

senza mai dimenticare quello che era

davvero Pop. In fondo e correttamente,

il termine è l’abbreviazione di

popular e a nessuno come a lui veniva

bene la capacità di arrivare col suo

linguaggio immediato e spregiudicato

a chi non si ferma alla pri-ma occhiata.

Il decennio degli anni 70 e l’inizio

degli Ottanta lo trovano in preda ad

una fortunata intuizione, l’ennesima.

Dettata da una sana indagine quanto


“Senza titolo” - 1979 - Smalto su carta intelata - cm. 60 x 50

dalla percezione effettiva e saggia di

non potersi permettere il lusso di confondersi

con altri, pur rispettandone

il cammino.

Nasce in Schifano una consapevolezza

di sé, una maniera di informare

i suoi estimatori, già molti allora,

come a dir loro “Sono il vostro pittore

concettuale, ma rimango Pop e lo sono

più di altri”. Utilizza soggetti come

l’albero, la bicicletta, il sole, i

primi paesaggi anemici che portano il

trittico di colori a smalto composti da

un verde acido e un azzurro strafottente

a segnare l’alto e il basso delle

sue tele anche quando i soggetti erano

altri. Il Futurismo rivisitato a colori,

il cavallo. A pensarci bene, nulla è più

popular. Nulla è più vicino alla gente

come ogni suo quadro di quel momento,

se fosse stato pensato da chi

guarda.

Nasce allora, senza mai più interrompersi,

una “visione fimica della vita

che gli dà coraggio ed energie”, dice

Franco Boni, che di Schifano è, a nostro

e non solo nostro avviso, un perfetto

narratore.

Una specie di occhio-telecamera inquadra

ed immagazzina, poi riferisce

coi teoremi del concettuale e la chiarezza

dei riferimenti Pop. Gli Schifano

di quel periodo che la storia

italiana ricorda come anni di piombo,

austerity, grandi proteste, attesa di

grandi cambiamenti e che prelude

agli anni Ottanta ottimistici e spendaccioni,

sono inquadrati attraverso

la lente del pittore che sa quanto valore

abbia il suo arrivo ad una tappa

fondamentale della sua storia. Interventi

con materiali come la carta da

pacchi (altro elemento più che popular)

o fogli da disegno che si moltiplicano,

sovrapposti, e fanno da supporto

a storiche tele. E poi quella fissazione

per il rettangolo arrotondato

dello schermo televisivo, raccontato

come una lente, stavolta di ingrandimento,

attraverso cui passavano e

passeranno umane avventure e disavventure.

Un cavalcare il decennio 1975-1985

ricco si di opere, ma soprattutto della


52

“Velocipide” - 1979 - Smalto su tela - cm. 70 x 50

certezza di aver raggiunto un obiettivo

importante. Non era più, infatti,

la riconoscibilità delle sue opere il

reale fine. I collezionisti conoscevano

Schifano e ne apprezzavano già il lavoro.

Ormai gli serviva scrollarsi di

dosso quell’aria snob che, creata da

altri, lo circondava e non gli apparteneva.

Era necessario marcare il territorio

in quel momento. Era fondamentale,

per Mario Schifano, guardare

il proprio orizzonte, che era sconfinato

e non perimetrabile, perché lui

per primo potesse capire fin dove

spingersi. Consapevole che, comunque,

sarebbe andato oltre. Glielo imponeva

la sua poliedricità espressiva

che è stata irrefrenabile.

Di quegli anni è la produzione cha

maggiormente somiglia all’uomo, alle

sue concrete ambizioni di artista, al

linguaggio che voleva sentire e sentiva

suo.

La rivoluzione di Mario Schifano non

è finita perché il suo merito, in un

mondo allora bacchettone ed ingessato

molto più di ora, è stato quello di

non tentare il dialogo, per spiegare la

sua forza. Schifano, per la pittura e

per la società di quei suoi fortunati

tempi, è stato un sasso contro il vetro

degli stereotipi, dei teoremi preconcetti,

delle teorie classificatrici. Ha

messo al centro della sua azione i

soggetti più vicini ai principi del Pop,

con coraggio e fermezza.

E allora l’aria fresca che tutti aspettavano

è entrata da quel vetro rotto, finalmente.


Alessio Schiavon

Senza titolo - 2019 - olio su tela - cm 100 x 70

opera selezionata per il Progetto Tv Laboratorio AccA

Porto turistico di Roma - Loc. 876- Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma

galleriaesserre@gmail.com


54

Art&Vip

Miss top curvy

Il trionfo per la finale Mondiale in Spagna

sono ancora incredula di tutto

quello che mi sta accadendo..

Cosa secondo te ancora deve essere

cambiato per cercare di superare

i confini e le barriere dei

canoni che diventano un linguaggio

comune del fashion system?

Sicuramente si é sulla strada giusta

per abbattere questi canoni. Ci

sono molte più donne curvy e

spesso non perfette che modelle

tra la gente comune. È spesso frua

cura della redazione

Tu per Tu con Alessandra

Ziliotto Miss Top

Curvy Model 2019 “Sono

una mamma in primis,

lavoro nelle mense scolastiche

e come baby sitter nel pomeriggio.

Adoro i bambini e mi

emoziono davanti i loro sorrisi. La

famiglia per me è al primo posto,

non ho mai lavorato per me stessa,

ma per i miei figli un qualcosa in

più. Queste le prime edizioni della

detentrice del titolo mondiale per

modelle Curvy”-dichiara- Noi l’abbiamo

incontrata per saperne di

più… dedicandole la cover in questo

nuovo numero di Art&Art

Come nasce la tua passione per la

moda?

Da piccola ammiravo la moda e

sognavo un mondo lontano. Mai

avrei pensato che a 40 anni avrei

partecipato ad un concorso internazionale

e addirittura vincerlo,


strante ammirare le vetrine e sapere che

in quegli abiti non ci entrerai mai. Qualcosa

sento che sta cambiando però. Bisogna

parlare alle mamme, alle donne in

carne, a chi per problemi di salute non

può essere perfettamente magra. Dietro

ogni donna in carne spesso ci sono storie

mai ascoltate. La donna si deve sentire

bella! Una donna che si apprezza è una

donna felice!

Cosa hai imparato dal concorso che ti

ha portato alla vittoria?

Mi sono sentita bella come non mai.

Ho imparato ad apprezzare di

più il mio corpo che più volte

ho nascosto. Non è mai troppo

tardi per mettersi in gioco, io

l'ho fatto così per gioco, mi

sono iscritta e ho vinto, ancora

non ci credo veramente. C’erano

concorrenti da tutto il Mondo,

da questa bellissima esperienza

ho imparato che tutto è

possibile e che bisogna credere

in se stessi!


56

Ognuno ha un sogno da realizzare,

bisogna buttarsi con quella incoscienza

che ormai è solo dei bambini,

ma che in fondo ognuno di noi

ha ancora silenziosa e nascosta da

qualche parte… (dichiara sorridendo)

Questo è un magazine legato all'arte,

il tuo artista preferito?

Se penso ad una artista credo che il

mio preferito sia Monet.

Amo la natura i suoi colori e i suoi

quadri, per me, hanno quasi sempre

come sfondo paesaggi e colori meravigliosi.

Lo adoro! Adoro l’arte di

Monet.

Se la tua vita fosse rappresentata da un

quadro, quale sarebbe e perchè?

Il quadro che mi rappresenta deve raffigurare

il mare; Amo il mare in ogni

stagione, fra le varie opere d’arte sicuramente

una che mi rappresenta al

meglio è "Impression. Soleil levant",

questo quadro fu esposto nella prima

mostra tenuta dagli impressionisti

nel 1874 e proprio dal titolo del

quadro nasce il termine" impressionista"

che classificherà la nuova corrente

pittorica, un mare ricco di interpretazione.

Un saluto ai lettori di Art & Art..

Cari lettori di Art&Art apprezzate

l’arte e visitate le gallerie, in ogni

opera può essere rappresentata la

nostra vita, quella girandola di emozioni

che ci fa amare ancora di più noi

stessi!

Special Thanks Andrea Laureani Ph


Maurizio Baiocchini

Manager - 2019 - mista su tavola e resina - cm. 63 x 110

opera selezionata per il Progetto Tv Laboratorio AccA

Porto turistico di Roma - loc. 876

Porto turistico di Roma - Loc. 876- Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma

Lungomare Duca degli galleriaesserre@gmail.com

Abruzzi, 84 - cell. +39 339 5069728

galleriaesserre@gmail.com


58

Water Flower:

quando la magia dell’acqua danzante

incontra i mille colori e profumi

di delicati fiori

Sabato 28 Settembre, alla

presenza del grande pubblico,

presso IL CENTRO,

l’iconico e innovativo Shopping

Mall alle porte di Milano,

prende vita un progetto unico nel

suo genere: Water Flower è il concept firmato

da Forme d’Acqua, che allo spettacolo

musicale della fontana danzante unisce

la bellezza e l’eleganza di tanti fiori e

piante della Fioreria di Iper La grande i.

Water Flower, l’installazione progettata

dall’architetto Simona M. Favrin insieme

a Forme d’Acqua Venice Fountains su richiesta

dell’ipermercato Iper La grande i,

prevede un continuum unico tra una fontana

danzante e un’elegante fioreria, e si

inserisce nella grande piazza coperta esagonale,

progettata per creare continuità

tra la galleria e l’ipermercato stesso. Grazie

alla consolidata esperienza dei progettisti,

Water Flower propone uno spettacolo

che coniuga elementi emozionali come

l’acqua, il verde e la musica per regalare

un’esperienza visiva e sensoriale che stimola

la creatività delle persone, rendendole

partecipi dello spazio attraverso le

emozioni. L’opera, collocata a fianco della

rampa elicoidale che collega i due piani,

è caratterizzata da una vasca circolare

che ospita la fontana danzante: intorno a

essa e in maniera del tutto complementare,

sono stati collocati gli spazi espositivi

che accolgono in maniera funzionale

l’esposizione di piante e fiori, una vasta

scelta di fiori recisi fino alla vendita con

relativa preparazione di confezioni grazie

alla consulenza e alla creatività professionale

dei fioristi di Iper La grande i.

La fontana danzante, progettata e realizzata

da Forme d’Acqua, è studiata per

coinvolgere il visitatore con un palinsesto

di giochi d’acqua e colori, in perfetta sincronia

con il ritmo della musica, per trasformare

la fontana nel cuore attrattivo

della piazza. Water Flower si sviluppa in

una serie di elementi concentrici e disposti

a raggiera su vari livelli destinati a superficie

espositiva per fiori e piante che

si integrano con la fontana stessa, creando

una sorprendente scenografia green.

Interamente realizzata in acciaio verniciato

a polveri, la vasca di cinque metri è

circolare ed integra un sofisticato impianto

tecnologico che permette la realizzazione

degli show musicali.

Iper La grande i rappresenta una delle più


importanti realtà nel panorama nazionale

della Grande Distribuzione Organizzata,

tra le poche interamente di proprietà italiana.

Con 21 punti vendita in 4 regioni,

fa parte del Gruppo Finiper, nato nel 1974

ad opera dell’imprenditore Marco Brunelli.

La mission del Gruppo Finiper è

rendere la qualità accessibile a tutti. Ampiezza

dell’assortimento, qualità, sostenibilità,

convenienza e italianità sono i principi

ispiratori che guidano le scelte di Iper

La grande i.

IL CENTRO, uno dei Centri commerciali

più grandi d’Europa e vincitore nel 2016

del MAPIC AWARD come Best New

shopping Center, è sorto proprio in quell’anno

nell’area della storica fabbrica dell’Alfa

Romeo. La riqualificazione di questa

zona industriale ha raccolto tutte le

opportunità che offriva quest’area, che è

sempre stata un simbolo territoriale, senza

distruggere totalmente la memoria del

sito e dell’azienda. Forme d’Acqua è un

brand internazionale di progettazione e

realizzazione di fontane da interno e esterno

che, grazie ad una grande esperienza

e ad una solida rete di artigiani specializzati

è in grado di soddisfare le più articolate

esigenze nazionali e internazionali.

“La proposta di Iper La grande i, che abbiamo

accolto con orgoglio e entusiasmo

è stata sicuramente sfidante, sia a livello

di design che di tecnologia - spiega Gianluca

Orazio, CEO di Ecosistem, detentore

del brand Forme d’Acqua - la passione

per il verde che si traduce nell'altro brand

E-Gardening con progettazione e servizi

dedicati, la nostra vocazioneall’internazionalizzazione,

a progetti innovativi e

alla costante ricerca sia nel design che

nella tecnologia affiancata da una forte e

specializzata rete di artigiani, ci permette

di essere partner affidabile per realtà di

grandi dimensioni e così Water Flower ha

preso vita nello Shopping Mall più innovativo

d’Italia e insieme alla mia squadra

non posso che esserne soddisfatto”.

Web site: www.iper.it

Facebook:

https://www.facebook.com/ipermercati.Iper

Web site:

https://formedacqua.com/

Facebook:

https://www.facebook.com/formedacqua/


BIENNALE

INTERNAZIONALE

DI ARTE E CULTURA

Roma | 20 - 24 Novembre

Stadio di Domiziano

Palazzo Velli

Iscrizioni aperte fino al 30 settembre.

Per info consultare il sito.

Powered by

United Nations



Cultural Organization

www.romart.org

info@romart.org


Bulgari

...la Storia, il Sogno

...lo Splendore dell’Eccellenza!

Preziosa icona del Made in Italy.

Collana in oro con smeraldi, ametista, citrini, tormaline rosa, zaffiri e diamanti

a cura di Marina Novelli

Allestita nelle due differenti

sedi del Polo Museale del

Lazio, quali Palazzo Venezia

e Castel Sant’Angelo,

la mostra Bulgari ha esposto

al pubblico, dal 26 giugno al 3 novembre,

la sua splendida collezione di

preziosi. Il Polo Museale del Lazio, diretto

da Edith Gabrielli, ne ha ideato il

prestigioso progetto in collaborazione

con Bulgari ed un nutrito comitato scientifico

composto da esponenti di spicco

del mondo accademico. La mostra, curata

da Chiara Ottaviano, ha tracciato

la storia di Bulgari come esempio di

successo di un’azienda del Made in

Italy, evidenziando il passaggio da piccola

realtà a conduzione strettamente

familiare a Marchio globale del lusso;

i temi relativi allo stile e alla creatività

di Bulgari sono stati sviluppati invece

da Lucia Boscaini, Bulgari Brand and

Heritage Curator; le vicende di Bulgari

sono state inserite infatti in una ampia

indagine sui fattori determinanti per

l’affermazione della moda e del design

Made in Italy nel mondo contrassegnata

dalla sua originalità, eccellenza nella

manifattura ed una variegata ricchezza

di tradizioni. Sono stati esposti i gioielli

della Collezione Heritage dell’Azienda,

includendo diversi dei quali esposti

per la prima volta, nonché splendide

creazioni cedute in prestito da importanti

collezioni private. Non sono mancati,

al fine di arricchire la narrazione,

documenti d’archivio inediti, foto d’epoca

e filmati ad illustrare gli oltre cento

anni di storia della Maison intessuti

con le molteplici vicende economiche,

sociali e di costume. Ad impreziosire ulteriormente

i gioielli della Collezione

Heritage del Marchio, sono stati esposti

in maniera suggestivamente decorativa

gli abiti di alta moda della collezione

privata di Cecilia Matteucci Lavarini,

da cui si è potuto evincere le tendenze

del gusto nelle diverse epoche in

cui si è svolta la saga di Bulgari. Una

narrazione che si è snodata a partire

dalle prime vicende di Sotirio Bulgari,

talentuoso argentiere che dalla Grecia,


62

Collana in oro e diamanti

Girocollo oro con

smeraldi e diamanti

Girocollo in oro con rubini,

zaffiri, lapislazzuli e diamanti

nel 1884 è giunto fino a Roma alla ricerca

di un po’ di fortuna, ripercorrendo

aneddoti familiari, strategie commerciali

e intuizioni creative fino ai primi

anni ’90. Bulgari, la cui affermazione

del suo Marchio è stata dovuta oltre

alla indiscussa bellezza ed originalità

dei suoi preziosi, soprattutto all’importante

tassello costituito dai suoi facoltosi

clienti protagonisti della vita mondana.

Indimenticabili gioielli appartenuti

e indossati dalle dive della “Dolce Vita”

quali Elisabeth Taylor, Gina Lollobrigida,

Ingrid Bergman, Anna Magnani

e Audrey Hepburn e last but not least,

la più recente Sharon Stone, che hanno

rappresentato la fama internazionale conseguita

dal Marchio a partire dal secondo

dopoguerra, un momento cruciale

di rinascita per Roma e l’Italia intera.

La mostra ha valorizzato gli aspetti

chiave che hanno reso lo stile Bulgari

estremamente unico e riconoscibile

anche ai giorni nostri, tanto da farne

un emblema di una scuola italiana

di gioielleria in continuo e costante

evoluzione. Il percorso, nelle due sedi,

hanno svelato i gioielli più emblematici

in grado di racchiudere l’eccellenza

nella manifattura, il gusto per il colore,

i volumi sontuosi e le tipiche linee

arrotondate della foggia di Bulgari. I

gioielli in oro con monete antiche inoltre,

sono state il riflesso del talento nel

rivisitare tradizioni antiche in chiave

elegantemente contemporanea, e che

hanno ottenuto il più alto apprezzamento

e distinzione del Marchio. Modulari

e facilmente indossabili in qual-


Splendidi abiti della collezione

Cecilia Matteucci Lavarini

Sala del Mappamondo

in Palazzo Venezia

Collana in oro e platino con turchesi e diamanti

siasi momento della giornata, sono state

invece le creazioni degli anni ’80 e

’90 in grado di riflettere la capacità del

Marchio di sintonizzarsi sulla vita dinamica

ed imprevedibile della donna

moderna inserita nel mondo del lavoro.

Costante la spettacolarità dell’allestimento

nelle numerose sale, che ha giocato

sul concetto di “passaggio temporale”

attraverso una serie di installazioni

ad archi e scalinate incantevolmente illuminati

su cui sono stati collocati una

sorta di manichini con indosso gli abiti

più emblematici e suggestivi non solo

delle nostre più grandi firme, ma anche

di anonimi abiti di scena, sempre di

gran gusto e contraddistinti da raffinate

rifiniture…manichini al contempo spettatori

e protagonisti delle diverse epoche

raccontate, osservatori attenti e misteriosamente

presenti. ha dichiarato

con la sua caratteriale chiarezza

Edith Gabrielli, direttrice del Polo Museale

del Lazio.


64

Collana in platino con smeraldi e diamanti (collezione privata)

Spilla Monte Fuji in oro con madreperla, smalto policromo

Spilla in oro e platino con diamanti gialli e diamanti in colore

stro paese>>. Mentre invece, Jean-Christophe

Babin, Amministratore Delegato

del Gruppo Bulgari, si è così espresso:.

Interessante anche l’affermazione

di Lucia Boscaini, Bulgari Brand

and Heritage Curator:. Ed infatti aver visitato

con interesse e attenzione la mostra di

Sotirio Bulgar, emblema dello status

quo del lusso in tutto il mondo, esposta

nelle due sedi espositive romane, entrambe

immerse nel suo cuore pulsante,

è stato come entrare in un caleidoscopio

di pietre preziose, la fantasmagorica

lucentezza dei loro colori vividi

ed estremamente eleganti, in grado di

incutere una sorprendente energia…

una energia vitale…uno straordinario

push… un invito all’eccellenza!


www.tornabuoniarte.it

“Tavolino da te”̀ - 1955 - olio su cartone - cm 71x51

Fausto Pirandello

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Forte dei Marmi 55042 - Piazza Marconi, 2 - Tel +39 0584 787030 - fortedeimarmi@tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - Antichità - Via Maggio, 40/r - Tel. +39 055 2670260 - antichita@tornabuoniarte.it


66

exchange of views

Da sinistra: le artiste Marina Loreti, Giusy Dibilio e Anna Maria Tani con Roberto Sparaci

Diciannove artisti con

circa 30 opere per

proporre quanto di

più significativo e comunicativo

potevamo

esporre.

Uno “Scambio di opinioni” che

la galleria ha promosso ai collezionisti

portando a conoscenza

anche alcuni artisti appena entrati

a far parte della “famiglia.

Al Porto turistico di Roma 15

giorni di Arte contemporanea dedicata

all’arte, alla cultura e al

piacere di conoscere gli artisti

personalmente. Ogni opera ha

avuto l’onere e l’onore di cercare

di trasmettere le sensazioni che

solo l’arte riesce a comunicare,

per immergersi in un contesto artistico

unico nel suo genere e

avere la possibilità di acquistare

qualcosa di unico, singolare, particolare.

Artisti che visto l’interesse

che riscuotono, anche grazie

alle trasmissioni TV su Arte

Investimenti, la televisione principe

del settore sui canali 123

D.T. e 868 di Sky, dove tutte le

domeniche sera alle 22:00, la

Galleria Ess&rrE con Giorgio

Barassi promuove alcuni di loro

con lavori di assoluta qualità e

con le mostre che sono appunto

un filo conduttore per la promozione

del lavoro progettuale che

la galleria sta diffondendo nella

splendida realtà romana direttamente

sul mare.


Gli artisti che hanno esposto sono: Nicole

Auè, Anna Maria Batignani, Raffaele

Buda, Giusy Dibilio, Maurizio Diretti,

Emanuela Fera, Tano Festa, Giusy Cristina

Ferrante, Silvana Gatti, Laila, Paola Leonardi,

Rita Lombardi, Marina Loreti, Annalisa

Macchione, Anna Maggio, Romeo

Mesisca, Mara Morolli, Mario Schifano,

Anna Maria Tani.

La mostra si è tenuta dal

26 ottobre all’8 novembre 2019 alla

Galleria Ess&rrE al Porto turistico di Roma

locale 876 - 00121 Roma

Cell. 329 4681684

galleriaesserre@gmail.com

Alessandra Antonelli, Anna Maria Tani,

Giusy Cristina Ferrante e Marina Loreti


68

“due minuti di arte”

In DUe MInUtI vI RAcconto LA

StoRIA DI PeGGY GUGGenHeIM,

LA MADRe DeLLe AvAnGUARDIe

di Marco Lovisco

www.dueminutidiarte.com

www.facebook.com/dueminutidiarte

Dietro un grande artista c’è

sempre un grande appassionato

d’arte. Una volta si chiamavano

mecenati, poi sono

diventati collezionisti o galleristi

a cui poi si sono aggiunti i

critici, i commentatori, gli organizzatori

di eventi ecc. ecc. Il punto della questione

non cambia: un artista, per diventare

grande, ha bisogno di un supporto

concreto, che gli permetta di dedicarsi

alla sua passione a tempo pieno.

La storia non si fa con i sé e con i ma,

ma ho il sospetto che senza Peggy

Guggenheim forse non avremmo conosciuto

artisti come Pollock o Dalì, e

che la Avanguardie artistiche del Novecento

probabilmente non sarebbero a-

vanzate in Europa con la loro potenza

innovatrice. Per questo, pur non avendo

mai dipinto né scolpito, ho deciso di

raccontarvi la storia di Peggy Guggenheim.

1. Peggy Guggenheim (New York, 1898

– Camposampiero,1979) è stata probabilmente

la più famosa collezionista di

opere d’arte del XX secolo. Nacque in

una famiglia ricca e influente. Suo padre,

Benjamin Guggenheim aveva fatto

fortuna nell’estrazione dell’argento e

del rame e nell’industria dell’acciaio.

La madre, Florette Seligman apparteneva

ad una delle più importanti famiglie

di banchieri

2. Alla giovane Peggy però non interessava

accumulare ricchezze e ai ricchi

salotti borghesi preferiva gli ambienti

delle Avanguardie artistiche, tanto che

nel 1922 sposò Laurence Vail, uno squattrinato

pittore dadaista. In quel periodo

ebbe l’opportunità di conoscere molti

di coloro che avrebbero scritto la storia

dell’arte del Novecento: Marcel Duchamp,

Brancusi, Man Ray.

3. Il matrimonio con Vail finì nel 1928,

così Peggy Guggenheim si trasferì in

Europa per vivere tra Londra e Parigi

con i suoi due figli, Sinbad e Pegeen.

A Londra nel 1938 inaugurò la galleria

Guggenheim Jeune, che avrebbe ospitato

le opere di alcuni degli artisti più

importanti delle Avanguardie: Kandinskij,

Picasso, Ernst, Braque, Boccioni,

Brancusi, Duchamp, Dalì, Mondrian.

4. Nel 1941 Peggy Guggenheim sposò

l’artista Surrealista Max Ernst. Erano

anni cupi per l’Europa: le truppe naziste

avanzavano verso Parigi e Peggy,

di origine ebraica, fu costretta a lasciare

il vecchio continente con il suo nuovo

marito, per trovare riparo negli Stati


Uniti.

5. Il ritorno a casa segnò anche la fine

della sua storia con Ernst, da cui divorziò

nel 1943, ma la sua permanenza

in America le permise di scoprire e far

conoscere al mondo il maggiore esponente

dell’Espressionismo astratto:

Jackson Pollock.

6. Quando la guerra finalmente si concluse,

Peggy Guggenheim tornò in Europa

e acquistò a Venezia il famoso palazzo

Venier dei Leoni dove trasferì la

sua collezione, rendendola fruibile al

pubblico.

7. Possiamo ritenerci fortunati se oggi,

andando a Venezia, possiamo ancora

ammirare i pezzi pregiati della collezione

Guggenheim. Nel 1966 infatti la

città fu colpita da un’eccezionale e improvvisa

ondata di acqua alta che allagò

completamente il palazzo Venier

dei Leoni, che ospitava le opere d’arte.

Per fortuna pochi giorni prima i dipinti

erano stati impacchettate in vista di

un’esposizione a Stoccolma, così restarono

miracolosamente illesi (e asciutti).

8. Una curiosità: il Palazzo Venier dei

Leoni prima di venire acquistato da Peggy

Guggenheim era di proprietà della

Marchesa Luisa Casati, che D’Annunzio

battezzò “La Divina Marchesa” e

che il poeta Jean Cocteau definì “Il più

bel serpente del paradiso terrestre”.

L’affascinante marchesa, famosa per le

eccentriche feste e per le sue meravigliose

stravaganze (amava passeggiare

con una pantera al guinzaglio) fu costretta

a venderlo negli anni Venti del Novecento,

per provare a tamponare i debiti

causati dal suo lussuoso stile di

vita. Di sicuro è un Palazzo che ne ha

di storie da raccontare!

9. Con Peggy Guggenheim il palazzo

restò un punto di riferimento per la

città di Venezia, diventando meta di

artisti e intellettuali. La collezionista

visse lì fino al 1979, quando si spense

all’età di 81 anni. Le sue ceneri sono

oggi conservate nel giardino del palazzo.

10. Prima di morire, Peggy Guggenheim

donò la sua collezione veneziana

alla Fondazione Solomon Guggenheim,

fondata dallo zio nel 1937. Della Fondazione

fanno parte anche il celebre

Solomon R. Guggenheim Museum di

New York e il Guggenheim Museum

Bilbao.


70

Porto turistico di Roma - Loc. 876- Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma

galleriaesserre@gmail.com

FIRE AND ICE - cm 160 x 120 - (diptych)

Antonio Murgia


MOSTRA D'ARTE “RACCONTARSI”

DAL 19 AL 30 NOVEMBRE 2019

EMANUELE BIAGIONI - GIOVANNI MANGIA - LORENZO SABBATINI - RENZO SBOLCI

EMANUELE BIAGIONI

“Notturno torinese” - 2019

acrilico su tavola - cm 70 x 80

senza limiti nella sua dimensione lirica e di sogno”.

“L'artista Emanuele

Biagioni conduce u-

na pittura di immediata

comunicativa

fatta di sapienti effetti

di luci e di ombre

che acquista

una rilevanza tecnica

e una raffigurazione

precisa di suggestiva

figurazione.

I bagliori della notte,

che invadono lo spazio

dell'immagine,

evidenziano una notevole

bravura e

una interpretazione

della realtà espressa

con attenzione e con

un aspetto altamente scenografico di grande rilievo. L'artista ama osservare

e ritrarre scene urbane in cui, i rari riflessi chiaroscurali fortemente animati,

si articolano in ritmi dinamici e vengono supportati da una strutturazione e

da una resa formale di elevato interesse artistico”.

LORENZO SABBATINI

“Alfabeto 1”- 2019 - tavola incisa, biacca,

carbone, matite, olio - cm 50 x 70

Testi critici di Monia Malinpensa

(Art Director - Giornalista)

“Disegnatore di fantastiche

rivelazioni dagli accenti surreali,

l'artista Lorenzo

Sabbatini riesce a liberare la

fantasia con una carica simbolica

intensa di pura espressione.

Nella sua produzione vi

è una sincerità spirituale immediata

di reale valore contenutistico;

il mistero che circonda

la vita è per l'artista stimolo

di creatività e fonte di

ispirazione. Tra realtà e sogno

le sue figure dialogano

con segni, parole e numeri in

uno scenario di evidente risonanza

emotiva e forza morale.

Egli, con grande passione

e propria inventiva,

mette in evidenza opere da

cui prendono corpo emozioni

e sentimenti che spaziano

“La produzione pittorica

dell'artista Giovanni

Mangia, che si avvale con

magistrale padronanza di

una tecnica esecutiva dell'acrilico

su tela con collage

di stoffe, evidenzia

una sapiente compositiva

che lascia il segno a chi la

osserva. La costante linea

narrativa assume in ogni

sua opera un'emozione intensa

sia di ricerca che di

bellezza visiva. Le opere

si rivestono di un' originalità

assolutamente personale

in cui il colore

ben dosato e armonizzato

si fonde mirabilmente

con la materia dei “Squarcio 2”- 2019 acrilico su tela

tessuti creando una propria

dialettica pittorica e riflessione interpretativa del

con collage di stoffe - cm. 50 x 50

soggetto”.

“Le opere dell'artista

Renzo Sbolci appaiono

ricche di un'interpretazione

compositiva

armoniosa e concreta

che delinea chiaramente

un entusiasmo

creativo e una intensa

passione di vero

talento. Egli, per

realizzare le sue opere,

si serve della superficie

del legno che

viene abilmente sagomata

e impreziosita

dall'uso di matite e di

pastelli cerosi tanto

da raggiungere risultati di tecnica e di padronanza ben visibili.

Negli effetti estetici, da lui interpretati, magistrali cromie e suggestive

vibrazioni simboliche vengono arricchite anche grazie all'originale

effetto tridimensionale”.

Malinpensa by La Telaccia - Corso Inghilterra, 51 - 10138 Torino

Tel +39.011.5628220 - +39.347.2257267

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GIOVANNI MANGIA

RENZO SBOLCI

“Senza titolo” - 2018 - matite e

pastello cerosi su multistrato - cm 60 x 60

Mostra a cura di Monia Malinpensa

reFerenZe e QuotaZioni presso la Malinpensa Galleria d’arte by la telaccia

ORARIO GALLERIA: DAL MARTEDI AL SABATO DALLE 10,30 ALLE 12,30 - 16,00 ALLE 19,00


72

Biografie d’Artista

a cura di Marilena Spataro

Mario Zanoni.

Un mondo artistico da Wunderkammer

Si avvicina alla scultura attraverso

un percorso artistico che nascendo

dagli studi musicali giovanili

passa attraverso esperienze

nel teatro sperimentale degli anni ’70.

Sarà proprio il teatro a permettergli di vivere

dall’interno il mondo della finzione e

della surreale plasticità del movimento,

fornendogli gli stimoli e le motivazioni per

avvicinarsi alle arti figurative, tra le quali

la scultura assumerà un ruolo centrale.

Considera la sua ricerca una proiezione

intima e profonda del suo mondo visionario,

popolato da divinità mitologiche, archetipiche,

arcane.

Principali esposizioni ed opere monumentali.

Nell'89 tiene la prima personale alla galleria

d’arte “La Bottega” a Ravenna con presentazione

di Francesco Loperfido. Nel '90

espone alla prima Biennale d’arte “Lugo

crea”. Nel '91, per Andrea Vitali, direttore

artistico delle Feste Medievali di Brisighella,

realizza 22 Arcani Maggiori in terracotta

dipinta che saranno esposti a Brisighella

e a Offagna con presentazione di Piero

Pirani. Nello stesso anno su invito di

Giordano Berti espone sue sculture a Trento,

in una mostra sulla stregoneria in Europa,

con pittori fiamminghi e rinascimentali.

A Pesaro espone bronzetti a Palazzo

Lazzarini nella mostra “ Artisti per la vita”.

Nel '92 per Tony Macintosh espone terrecotte

e bronzi a Tenterden e a Rye, nel Sussex.

Nel '93 espone alla "Library Gallery"

ad Eastbourne (GB). Espone a Milano presso

"Tecnart" ed "Arte Russa" a Brera una

serie di "oggetti-scultura". Nel “Giardino delle

Arti” a Lavezzola realizza l'istallazione

"Uccelli" che sarà in seguito esposta al Palazzo

dei Congressi a Bologna ed al Palazzo

del Turismo a Riccione. Realizza poi una

serie di opere plastico-pittoriche in gesso e

cemento esposte a New York ad una rassegna

d’arte contemporanea organizzata dall'Unesco.

Nel '96 installa "Sol Invictus" a

Largo Firenze a Ravenna, scultura monumentale

in bronzo creata per la Cassa di Risparmio.

Nella galleria di Casa Rossini a

Lugo nel '98 espone “Transiti” opere dal

gotico all’informale.

Nel 2003 crea “Aleph”, opera monumentale

in bronzo e acciaio istallata nella sede della

CNA di Lugo. Nel 2005 espone opere in

bronzo nella Sala dei Mosaici a Ravenna,

partecipa quindi alla mostra collettiva “Dalla

terra al cielo” nelle Pescherie della Rocca

Estense a Lugo. Nel 2008 presso il Parco

della Scultura “CETRA” antologia di opere

con introduzione in catalogo di G. Scardovi.

Alla galleria “ALEF” a Ravenna “Il

sogno del mago”. Negli anni successivi, espone

con un gruppo di scultori che operano

sull’immagine ispirata al mito: Vittorio Mascalchi,

Gianni Guidi, Mimmo Paladino,

Luigi Ontani, Sergio Zanni, Giovanni Scardovi,

Maurizio Bonora, Ilaria Ciardi e Sergio

Monari testimoniati nel saggio di Giovanni

Scardovi “Solida imago” (Ed. Campanotto,

Udine). L’esposizione delle opere

si inaugura nel 2009 al museo “Marfisa

d’Este” a Ferrara e prosegue in varie sedi

tra cui le “Pescherie della Rocca” a Lugo,

al “Castello di Cento” e “Piazza Nuova” a

Bagnacavallo. Nel 2014 con Valeria Bucefari,

Franco Venanti e Rosetta Berardi

espone“I doni di Circe” opere dedicate

alla magia del femminile con post-fazione

poetica di Francesca Tuscano. Realizza il

grande ‘Cristo’ in bronzo ispirato all’opera

dello scultore Nenzioni. Inizia il lavoro

sul ‘bestiario’ ispirato alla Divina

Commedia di Dante Alighieri, figure del

fantastico animale alla ricerca del significato

simbolico di bestie, spiriti e demoni nei

versi danteschi. Il “Divin bestiario” composto

di 24 opere in terracotta dipinta viene

esposto alla Rocca di Bagnara nel 2015 con

presentazione in catalogo di Francesca Tuscano

ed Alberto Gross. Parte delle opere

sono state esposte nell’estate del 2016 al

‘Gran caffè’ letterario ‘Giubbe Rosse’ a Firenze

e nel 2017 al Circolo degli Artisti

"Casa di Dante" a Firenze. Altre mostre di

rilievo: Divin Bestiario, personale Pescheria

della Rocca, Lugo 2018, collettiva di

scultura Verba Manent. Frammenti per voce

sacra nel sembiante di un oracolo Sarnano/Monte

San Martino. 2018, Mostra

personale Enigmi del sacro, Chiostro Banca

del Monte, Lugo, 2019. Opere di Mario

Zanoni sono in esposizione permanente nella

Galleria Ess&rrE del Porto turistico di

Roma.

Hanno scritto di lui: Giordano Berti, Pier

Luigi Cappucci, Alberto Gross, Francesco

Loperfido, Gian Ruggero Manzoni, Francesca

Tuscano, Aldo Savini, Giovanni Scardovi,

Marilena Spataro.


LA GALLERIA D’ARTE MALINPENSA BY LA TELACCIA SARA’ PRESENTE

ALLA 24° INTERNATIONAL FAIR FOR CONTEMPORARY ART INNSBRUCK DAL 16 AL 19 GENNAIO 2020

CON VALIDI ARTISTI SELEZIONATI NEL PANORAMA DELL’ARTE INTERNAZIONALE CONTEMPORANEA.

UN APPUNTAMENTO IMPERDIBILE PER TUTTI COLORO CHE AMANO L’ARTE E IL COLLEZIONISMO.

PRESSO LO STAND A-11

PaoLo bisiGHin

GiusEPPE bErtoLEtti

FranZ borGHEsE

GiusEPPE cacciatorE

PatriZia caFFaratti

GiancarLo cErri

rossana cHiaPPori

PaoLa Maria coLoMbo

MELania Di noia

atHos Faccincani

FuLVia GaMEnara

cinZia GHELarDini

aLEssanDra GibELLini

MassiMiLiano Gissi

barbara MEroLa

VaLEntina Miani

GiorDano MorGanti

Marco PaLMa

FranZ PELiZZa

Luisa PiccoLi

Fatos ribaJ

GiuLio riGoni

stEFano robiGLio

DaniELa rosso - Prin

roLanDo roVati

antonio saLinari

bianca saLLustio

si.mon

anDrEa tacconi

anna Maria tErracini

ErnEsto trEccani

aLEssanDra triscHitta

Maria VirsEDa

reFerenZe e QuotaZioni presso lo stand a-11 della Galleria d’arte Malinpensa by la telaccia

orario art innsbruck:

15 GEnnaio orE 17.30 VErnissaGE (su inVito)

16 GEnnaio DaLLE orE 11.00 aLLE 19.00

17 GEnnaio DaLLE orE 11.00 aLLE 19.00

18 GEnnaio DaLLE orE 11.00 aLLE 21.00

19 GEnnaio DaLLE orE 11.00 aLLE 19.00

a Torino dal 1972

By

www.latelaccia.it

Malinpensa Galleria d’Arte by La Telaccia - Corso Inghilterra, 51 - 10138 Torino - Italy

Tel. + 39.011.5628220 - +39.347.2257267

info@latelaccia.it


74

I murales di Uman,

il riscatto della periferia

di Francesco Buttarelli

Entrare nel magico mondo

della pittura murales, obbliga

necessariamente a

percorrere una strada che

ci riporta ad un mondo

preistorico ove in buie caverne vi sono

ancora testimonianze di graffiti con scene

di caccia e di vita quotidiana. Nel corso

del tempo l'uomo ha utilizzato questa tecnica

per abbellire facciate di palazzi e

chiese. Nell'epoca contemporanea i murales

rappre- sentano un messaggio capace

di essere interpretato ed osservato

dalla gran parte della popolazione, spesso

distratta dal rit-mo della vita e non sempre

disposta a visitare mostre e collettive

in gallerie d'arte. La società deve essere

grata a coloro che si cimentano in questa

particolare arte: è il caso di Uman, nome

d'arte di Manuela Merlo, che ha alle

spalle una laurea in scenografia presso

l'Accademia di belle arti di Roma. Inizialmente

l'artista aveva dipinto essenzialmente

ad olio ed acrilico, seguendo un

iter come molti altri artisti attraverso mostre

e collettive di arte. L'incontro con la

street art le ha permesso di operare in una

nuova dimensione attraverso un nuovo

linguaggio pittorico, capace di essere recepito

dall'uomo della strada. Tutto ciò

proietta l'artista in un realismo essenzialmente

vissuto, lontano dalle singole tele,

amplificato all'interno di un territorio che

diviene un centro sociale operativo:

stiamo parlando del quartiere del Trullo

in Roma. Un luogo per troppo tempo dimenticato

dalle istituzioni e lasciato ad un

degrado che evidenziava soltanto scritte

di protesta sui muri. Gli artisti e i poeti

anonimi del Trullo hanno deciso di ribaltare

la situazione dando voce alla gente.

Pittura e poesia si coniugano alla perfezione

attraverso una chiara protesta socio

artistica. Uman conosce i pittori anonimi

di questa realtà e attraverso le loro esperienze,

soprattutto riuscendo a percepire

le istanze che solo le voci della strada

possono sussurrare agli artisti, dipinge

personaggi e scene che trovano riscontro

e considerazione. Girando nel quartiere

del Trullo troviamo in via Brugnato il


murales che rappresenta Frida Kahlo realizzato

insieme ai pittori anonimi, anche

in via Ventimiglia ci imbattiamo nella immagine

grandiosa di Greta Thumberg,

compare anche il cinema in via del Trullo

attraverso il grande ritratto di Totò e Ninetto

Davoli, tratto dal film "Uccellacci e

uccellini". Infine un grande pastello su

carta ci mostra il volto di Mario D'Amico

fondatore del gruppo dei pittori anonimi.

In tempi in cui ogni artista sogna la ribalta,

una propria galleria d'arte, una quotazione

e un modo di dipingere che lo

porta ad estraniarsi dalla società e dalla

sua vita pulsante, Uman è a contatto con

la gente, si mostra loro mentre dipinge e

percepisce i loro pensieri e le loro domande,

troppo spesso circoscritte a quella

cerchia di amanti del- l'arte e poco osservate

da chi ogni giorno vive e attraversa

le strade di un quartiere non ricco di costruzioni

barocche o rinascimentali e

quindi ancor più bisognoso di un messaggio

che pone l'arte al servizio dell'uomo.

Il gruppo dei pittori anonimi, attraverso

un modo diverso di pre- sentarsi, finisce

con l'interessare la massa delle persone

che a volte non hanno neanche mai sfogliato

un catalogo d'arte. Uman e i suoi

pittori meritano senza al- cun dubbio una

maggiore attenzione da parte dei media

poiché la società che lavora e produce attraversa

le nostre strade e osserva la vita

con gli occhi dei murales. Sicuramente

questo è stato il percorso degli artisti

della scuola di Lione, ove i muri raccontano

storie di uomini dando altresì spazio

a nuovi progetti di città. Un esempio ci

viene dal fatto che Lione è stata capitale

europea della cultura dei murales, e qui

la realtà della vita viene e- spressa attraverso

forme e colori. Lione ha iniziato intorno

al 1970 a proiettare artisti nella

realizzazione di murales, poiché tutti dovevano

riuscire a fermare l'at- tenzione

dei passanti al di fuori dei consueti spazi

espressivi. Quello che si ripropongono gli

artisti del Trullo è mostrare i dipinti con

occhi diversi, come a Lione, ove scene di

vita quotidiana si alternano a nuove idee

che accompagnano il divenire del vivere.


76

Fabio Grassi

“Percorsi” - 2019 - acrilico e smalto su tela - cm. 100 x 100

opera selezionata per il Progetto Tv Laboratorio AccA

Porto turistico di Roma - Loc. 876- Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma

galleriaesserre@gmail.com


Mostra personale

laVinia salVatori

dal 3 al 12 diceMbre 2019

“l'enerGia del bianco lunare reGola

la diMensione della superFicie”

“Senza titolo” - 2019 - tecnica mista e tempere - cm. 70 x 100

“La pittura dell'artista Lavinia Salvatori nasce da una necessità di comunicare al fruitore costanti contenuti psicologici, le sue

opere, composte da una vera essenza di emotiva interiore e di evasioni oniriche, suscitano a chi osserva immediato sentimento.

Le rappresentazioni di Salvatori sono segno espressivo di una creatività astratta informale che raggiunge straordinari risultati

di evidente equilibrio strutturale e di valori cromatici. Spazi, volumi, pieni e superfici, creano all'interno dell'opera una valida

stesura in cui la stratificazione della materia esprime appieno tutta la sua individualità. è un processo creativo, quello dell'artista

Salvatori, di raffinato lessico pittorico che ci trasmette emozioni e sensazioni continue, fondamentali nel suo iter. L'artista viene

guidata da un continuo stato d'animo che si libera nell'immagine con una profonda energia vitale e con una costante indagine

introspettiva. Accenti vibranti del segno grafico si caricano di forza e di sintesi formale mentre il tracciato, ben armonizzato,

viene interiorizzato dal colore ampio ed espressivo che si illumina di una luce propria che ci sovrasta. Le forma vorticosa del

cerchio, ripetuta quasi fino all'ossessione, evocativa e simbolista, ruota attorno ad uno schema moderno che si alimenta di comunicabilità

e che trova abilmente integrazione nella ricchezza di una resa prospettica dinamica e volumetrica. La sperimentazione

della materia è per Salvatori una continua ricerca che ella riesce a riportare sulla tela con un evidente simbolismo e

con una sapiente tecnica per un discorso assolutamente unico che sconfina in una dimensione di pensiero e di interpretativa

inconfondibile.”

Monia Malinpensa (art director- Giornalista)

Mostra a cura di Monia Malinpensa

reFerenZe e QuotaZioni presso la Malinpensa Galleria d’arte by la telaccia

Malinpensa by La Telaccia - Corso Inghilterra, 51 - 10138 Torino

Tel +39.011.5628220 - +39.347.2257267

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ORARIO GALLERIA: DAL MARTEDI AL SABATO DALLE 10,30 ALLE 12,30 - 16,00 ALLE 19,00


78

COPULAMUNDI

L'arte: al di là del

moderno

di Giovanni Scardovi

Dopo il superamento dell'idea

di moderno, il nostro tempo

s'interroga sul senso della contemporaneità,

molta dell'arte

contemporanea vive, infatti, il suo manifestarsi

nella presentificazione dell'evento.

La contemporaneità assume quindi la

valenza di logos ermeneutico, facendo diventare

lo sguardo sul nostro tempo un

assunto metodologico e interpretativo.

Ma i caratteri con cui questo sguardo si

manifesta, sono rivelatori di una riduzione

metodologica e comportamentale

che ha impoverito la creatività, i significati

e il senso della visione, annullando il

sentimento sacrale e mitico dell'opera.

Per ritrovarlo occorre, perciò, andare oltre

il concetto di modernità e oltre quello

di contemporaneità, cogliendo una dimensione

dell'immagine, che al di là del

tempo, si pone come enigma e rivelazione

mitica e magica del senso e degli archetipi.

L'assenza di narrazione che è pure assenza

del mito, caratterizza il manifestarsi

di molte opere della contemporaneità,

questa deriva delle avanguardie

porta a chiederci quanto dell'arte contemporanea

sia ancora oggi parlante. Anche

perchè scopriamo che proprio i moventi

teorici che portavano le avanguardie a

voler essere fuori dalla dimensione storica

diventano invece abbaglianti bagliori

del presente. Il sacco di carbone di Kounellis

ha la sua identità nel trasferimento

in galleria, ma ora è ancora parlante questo

transfert? Il linguaggio dell'arte oggi

tematizzando l'oggetto, vedi Warhol, e

manifestandosi attraverso l'oggetto, ha

disertato la narrazione sostituendola con

un parodismo estetico, ma se ieri l'orinatoio

di Duchamp era provocazione linguistica

oggi cos'è? La produzione di trovate

dell'avanguardia Dada e Post diventa:

“Un significante senza significato, esistente

solo perchè esibito” e la galleria

d'arte “la cappella della quotidianità” (Elemire

Zolla), dove la contemporaneità

esercita l'arte come abrogazione e banalizzazione

dei significati. In sintesi quasi

tutta l'arte della contemporaneità viene a

manifestarsi nella “trovata”, diventata sostitutiva

della conoscenza intellettuale

dell'idea, vedi oggi il consenso dato alle


performances figurative di Cattelan. La

contemporaneità sembra procedere parodisticamente

negando sacralità e mito,

che invece fino a Burri nel suo“rattoppato

pauperismo francescano” e a Fontana “nell'assolutezza

gestuale del taglio” veniva

a manifestarsi. La diserzione della complessità

dei significati nella narrazione e

la volontà ideologica dello “straniamento

oggettuale” è stata assunta a comportamento

e quasi tutta la contemporaneità

dell'arte è diventata una inventio banalizzante

avulsa dai contenuti, dove la sovranità

dell'impoverimento ideativo la fa da

padrona. Il senso riposto della sacralità

allegorica presente fin dall'antico, non è

stato però divorato dal kitschismo contemporaneo,

ma ritorna nelle alterità iconiche

e allegoriche di Ontani, e in letteratura

nei dissolutori aforismi di Cioran,

dove l'iconoclastia è ancora manifestazione

mistica “sono un mistico perchè

non credo in niente” afferma Cioran,

dando al “niente” l'assoluto della totalità.

Il catalogo di C.etrA, muove dunque verso

il riscatto di una creazione, che al di là

della critica alla modernità, auspica un

inizio e indizio di superamento della contemporaneità

come idea postuma gravida

di infelicità.

Al senso del tragico la contemporaneità

ha spesso sostituito quella del comico,

ma sotto la maschera che porta al riso, si

nasconde sempre nella mutante e ciclica

circolarità del ritorno, il volto tragico del

dionisiaco.

NOTE:

Il testo qui pubblicato è tratto dal catalogo

COPULAMUNDI. E' stato scritto

dallo scultore e poeta, Giovanni Scardovi,

nel 2006 (ma è attuale più che

mai), in occasione dell'inaugurazione

del Parco della Scultura al Monticino

della Serra (RA). Il Parco, gestito dall'Associazione

culturale C.etrA. si

trova nella prima collina dell'Appennino

Romagnolo da dove si gode di una

meravigliosa vista panoramica e di un

suggestivo paesaggio di grande interesse

naturalistico.


80

Alberto Gallingani

Porto turistico di Roma - Loc. 876- Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma

galleriaesserre@gmail.com

MODULO DI

ABBONAMENTO 2019/20

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Firenze 50125 - Antichità - Via Maggio, 40/r - Tel. +39 055 2670260 - antichita@tornabuoniarte.it


82

MOSTRE D’A R T E In I T

a cura di Silvana Gatti

cARMI

MuSEO cARRARA E MIcHElAn-

GElO A vIllA fAbbRIcOTTI

fInO Al: 10 GIuGnO 2020

cAnOvA

Il vIAGGIO A cARRARA,

Il protagonista del Neoclassicismo, Canova, incontra

Carrara. La mostra, a cura di Mario Guderzo,

Direttore della Gypsotheca e Museo

Antonio Canova di Possagno (Treviso), è ideata

e prodotta da Cose Belle d’Italia Media Entertainment

in collaborazione con il Museo CARMI.

La rassegna indaga il rapporto tra Antonio Canova

(1757-1822) e Carrara, con cinque gessi originali

e documenti conservati presso l’Accademia

di Belle Arti di Carrara, che vanta una ricca gipsoteca

e che quest’anno celebra i 250 anni della

sua fondazione, con un percorso dedicato all’arte

canoviana. Esposto anche un corpo di lettere

dell’Archivio di Stato di Massa, ed un contratto

del 1783 tra il conte Del Medico Staffetti e Antonio

Canova per l’acquisto dei blocchi di marmo

necessari per realizzare il “Monumento funebre

di Clemente XIV”. La mostra si svolge nella cornice

del Museo CARMI - inaugurato a giugno

2018 nell’ottocentesca Villa Fabbricotti, circondata

dal Parco della Padula, sede di una collezione

di opere di scultura ambientale - attraverso

un allestimento in cui opere come la “Maddalena

giacente”, uno degli ultimi gessi canoviani restaurato

dall’Accademia di Belle Arti di Carrara, sono

inserite nell’allestimento multime- diale per evidenziare

uno dei processi creativi della storia

della scultura europea. Dopo un’introduzione

sulla “Vita e opere di Antonio Canova”, il percorso

della mostra si apre con le Grazie per raccontare

il processo creativo del Canova; una sala

è dedicata a “Paolina Borghese”; prosegue con le

installazioni dedicate al rapporto tra “Canova e la

danza”, poi con un approfondimento su “Canova.

Infine, “Amore e Psiche”, con l’ultimo dei cinque

modelli in gesso di proprietà dell’Accademia, lo

splendido “Venere e Adone”.

cOnEGlIAnO (Tv)

PA l A Z ZO S A Rc I n E l l I

fInO Al: 2 fEbbRAIO 2020

DAGlI IMPRESSIOnISTI A PIcASSO.

cAPOlAvORI DEllA

JOHAnnESbuRG ART GAllERY

A Palazzo Sarcinelli i capolavori provenienti

dalla Johannesburg Art Gallery, uno dei più

importanti musei d’arte del continente africano,

che si è costituita grazie alle donazioni

fatte da collezionisti sudafricani, nell’intento

di promuovere il museo come centro di aggregazione

culturale per il loro paese. Il nucleo

di questa raccolta è il lascito di Lady

Florence Phillips, appassionata collezionista

che, grazie ai suoi contatti, riuscì ad acquisire

capolavori immortali di celebri artisti

europei tra la fine dell’Ottocento e la prima

metà del Novecento. Dai capolavori dell’Ottocento

inglese, passando per i maestri dell’Impressionismo,

fino ai movimenti artistici

rivoluzionari del Novecento: sessanta opere,

dipinte dai più grandi artisti tra ‘800 e ‘900,

dal museo di Johannesburg sono visibili a

Conegliano, in provincia di Treviso. Esposte

opere dei protagonisti della scena artistica

internazionale del XIX e del XX secolo

come Turner, Rossetti, Courbet, Monet, Cézanne,

Warhol e molti altri. Un vero e proprio

viaggio nella storia dell’arte europea e

mondiale. Palazzo Sarcinelli è un edificio rinascimentale

di Conegliano, costruito nel

1518, che ospitò personaggi di rilievo come

Bona Sforza, Massimiliano III d’Austria ed

Enrico III di Francia. Nel XX secolo diventa

proprietà comunale e a partire dal 1988, il

palazzo è diventato la sede della Galleria

d’arte moderna e contemporanea. Nel corso

degli anni Palazzo Sarcinelli ha ospitato importanti

mostre d’arte.

cREMOnA

PInAcOTEcA AlA POnZOnE

DAl: 22 nOvEMbRE 2019

fInO Al: 2 fEbbRAIO 2 0 2 0

ORAZIO GEnTIlEScHI.

lA fuGA In EGITTO E AlTRE

STORIE

La Pinacoteca Ala Ponzone di Cremona mette

a confronto le due versioni del “Riposo durante

la fuga in Egitto”, di Orazio Gentileschi, in una

mostra promossa dal Comune di Cremona attraverso

i suoi Civici Musei, a cura di Mario

Marubbi. Accanto alle due tele, la prima del

Kunsthistorisches Museum di Vienna e la seconda

di collezione privata, altri dipinti, sculture,

avori, incisioni sulla popolare “Fuga”

tramandata dal solo Vangelo di Matteo ma protagonista

dei Vangeli apocrifi. Il tema affascinò

diversi committenti, tanto che, accanto alle due

versioni esposte, ve ne sono altre due, l’una al

Louvre e al Birmingham Museum la seconda.

Le due versioni esposte all’Ala Ponzone risalgono

a quando Orazio Gentileschi – pittore caravaggesco

– godeva di fama internazionale

accresciuta a Parigi, dove era stato chiamato alla

corte di Maria de’ Medici, e ampliata a Londra

dove era stato chiamato da George Villiers,

primo duca di Buckingham. La caduta di Re

Carlo I d’Inghilterra provocò anche quella del

suo potente ministro e la sua “Fuga in Egitto”

fu messa all’asta da George Cromwell ad Anversa

nel 1646. Finì nelle collezioni dell’arciduca

Leopoldo Gugliemo, per il suo castello di

Praga, e al Kunsthistorisches Museum di

Vienna. Anche la seconda versione non ebbe

pace. Dopo vari passaggi, nell’Ottocento finì

nella collezione dei Duchi di Buckingham, a sostituire

il gemello finito a Praga. Riproposto sul

mercato, passò nella collezione di Paul Getty a

Malibu e oggi è uno dei tesori di una collezione

privata di Mantova. In mostra, le due tele di

Gentileschi vengono affiancate da una selezione

di avori, sculture, miniature, dipinti e incisioni

sul tema nelle sue varie declinazioni iconografiche.


A l I A E fuORI cOnfInE

lEccO

PAlAZZO DEllE PAuRE

DAl: 4 OTTObRE 2 0 1 9

fInO Al: 19 GEnnAIO 2020

I MAccHIAIOlI

STORIA DI unA RIvOluZIOnE

D’ARTE

La mostra documenta il movimento artistico che

ha rivoluzionato la storia della pittura italiana

dell’Ottocento. La rassegna, curata da Simona

Bartolena, prodotta e realizzata ViDi - Visit Different,

con il Comune di Lecco e il Sistema Museale

Urbano Lecchese, presenta oltre 60 opere

di autori quali Telemaco Signorini, Giovanni

Fattori, Giuseppe Abbati, Silvestro Lega, Vincenzo

Cabianca, Raffaello Ser- nesi, Odoardo

Borrani, ripercorrendo l’evoluzione del movimento,

fondamentale per la nascita della pittura

moderna italiana. Nella seconda metà dell’Ottocento,

Firenze era una delle capitali culturali

più attive in Europa, punto di riferimento per intellettuali

provenienti da tutta Italia. Al caffè Michelangelo,

si riunivano giovani artisti

accomunati dallo spirito di ribellione verso il sistema

accademico e dalla volontà di dipingere

il senso del vero. Nacquero così i Macchiaioli,

il cui nome, usato per la prima volta in senso dispregiativo

dalla critica, venne poi adottato dal

gruppo. Il percorso inizia dalle opere di Serafino

de Tivoli e di Filippo Palizzi, precursori della rivoluzione

macchiaiola, a confronto con un lavoro

giovanile di Silvestro Lega, dallo stile

ancora purista, per giungere alle espressioni più

mature della Macchia con Telemaco Signorini,

Vincenzo Cabianca, Raffaello Sernesi, Odoardo

Borrani, Cristiano Banti, che si allontanano dalla

tradizionale pittura di paesaggio italiana ma

anche dalla lezione della scuola di Barbizon.

Presenti i dipinti a soggetto risorgimentale, con

i soldati di Giovanni Fattori, e quelli firmati dai

Macchiaioli dopo gli anni sessanta, quando la

ricerca macchiaiola perde l’asprezza iniziale e

acquisisce uno stile più disteso, aperto alla più

pacata tendenza naturalista che andava diffondendosi

in Europa. La mostra si chiude con una

riflessione sull’eredità della pittura di Macchia.

luccA

fOnDAZIOnE cEnTRO STuDI Sull’ARTE

lIcIA E cARlO luDOvIcO

RAGGHIAnTI - cOMPlESSO MOnu-

MEnTAlE DI SAn MIcHElETTO

DAl: 12 OTTObRE 2 0 1 9

fInO Al: 6 GEnnAIO 2020

bERnARDO bEllOTTO - 1740

vIAGGIO In TOScAnA

La mostra su Bellotto (1722-1780), nipote di

Canaletto, ospita opere mai esposte insieme,

tra cui una veduta di Lucca del Bellotto, e cinque

suoi disegni, sempre su Lucca, prestati

dalla British Library, documentando il viaggio

dell’artista in Toscana. L’artista si formò

nello studio dello zio assorbendone i modelli

e le tecniche. Recenti studi datano questo

viaggio al 1740. Il focus della mostra, curata

da Bożena Anna Kowalczyk, è il nucleo di

vedute di Lucca, col dipinto di piazza San

Martino proveniente della York City Art Gallery

e i cinque disegni di diversi luoghi concessi

dalla British Library. Accanto alle

vedute di Lucca sono esposte quelle di Firenze

realizzate da Bellotto a seguito della sua

visita in Toscana, come Piazza della Signoria,

Firenze e L’Arno dal Ponte Vecchio fino a

Santa Trinità e alla Carraia, del 1740, provenienti

dal Szépmúvészeti Múzeum di Budapest;

L’Arno verso il Ponte Vecchio, Firenze

e L’Arno verso il ponte alla Carraia, Firenze,

del 1743-1744, dal Fitzwilliam Museum di

Cambridge; e il disegno a penna e inchiostro

Capriccio architettonico con un monumento

equestre del 1764, dal Victoria & Albert Museum

di Londra. Esposti dipinti di Luca Carlevarijs,

Giuseppe Zocchi ed artisti anonimi

che eseguirono copie della veduta di piazza

San Martino del Bellotto. In mostra la camera

ottica del Canaletto, concessa dal Museo Correr

di Venezia. Infine, i lavori di due fotografi:

Jakob Ganslmeier (Monaco, 1990) e Jacopo

Valentini (Modena, 1990), realizzati negli

stessi luoghi che Bellotto vide nel 1740.

MIlAnO

MuSEO POlDI PEZZOlI

DAl: 7 nOvEMbRE 2019

fInO Al: 10 fEbbRAIO 2019

lEOnARDO E lA MADOnnA lITTA

A Milano, dopo quasi trent’anni, il celebre dipinto

dell’Ermitage. La mostra, a cura di Pietro

C. Marani e Andrea Di Lorenzo, ha il sostegno

di Fondazione Bracco, Main Partner, Regione

Lombardia e Comune di Milano, ed è inclusa

fra le celebrazioni dei 500 anni dalla morte di

Leonardo promosse dal MIBAC e in quelle

promosse dal comitato territoriale di Milano e

della Lombardia. Con la Madonna Litta, esposte

opere eseguite da Leonardo e dai suoi allievi

più vicini (da Giovanni Antonio Boltraffio

a Marco d’Oggiono, dal misterioso

Maestro della Pala Sforzesca a Francesco Napoletano)

negli ultimi due decenni del ‘400,

quando il maestro viveva presso la corte di Ludovico

il Moro. La Madonna Litta, eseguita a

Milano nel 1490 circa, ha affinità stilistiche

con la seconda versione della Vergine delle

rocce conservata alla National Gallery di Londra.

Nel Ducato milanese il dipinto, oggi all’Ermitage,

ebbe notevole fortuna, visto il numero

di copie e derivazioni eseguite da artisti

lombardi. Nell’Ottocento era l’opera rinomata

della collezione dei duchi Litta; l’Ermitage

l’acquistò nel 1865 dal duca Antonio Litta Visconti

Arese (1819-1866). L’opera è affiancata

a un’altra nata da una composizione di Leonardo,

la Madonna con il Bambino del Museo

Poldi Pezzoli: eseguita verso il 1485-1487 da

Giovanni Antonio Boltraffio si accosta alla

prima versione della Vergine delle rocce del

Louvre. Esposta anche la Madonna allattante,

di un anonimo artista lombardo attivo nel

primo decennio del ‘500. Presenti dipinti raffiguranti

la Madonna con il Bambino di Marco

d’Oggiono, Francesco Napoletano e del Maestro

della Pala Sforzesca. Fra i disegni, uno

studio riferibile alla mano di Leonardo, eseguito

a punta metallica. Infine alcuni studi di

Boltraffio.


84

MOSTRE D’A R T E In I T

MIlAnO

GAllERIA SAlAMOn - PAlAZZO

cIcOGnA, vIA SAn DAMIAnO 2

DAl: 22 nOvEMbRE

fInO Al: 31 GEnnAIO 2020

ORO, 1320 – 2020. DAI MAESTRI

DEl TREcEnTO Al cOnTEMPORAnEO

Questo evento descrive l’uso dell’oro nelle arti

figurative, confrontando opere del XIV e dell’inizio

del XV secolo con altre di artisti italiani

degli ultimi 50 anni. La rassegna documenta,

in due momenti storici, i segni di una tradizione

che emerge grazie al recupero, da parte di autori

moderni, di tecniche usate nei secoli passati.

Le opere antiche esposte si riconducono al

modello di bottega tramandato dal Libro dell’arte

di Cennino Cennini, un trattato di 178 capitoli

in cui 12 sono dedicati alla doratura delle

tavole. Le opere a fondo oro esposte, tavole di

Giovanni Gaddi, Andrea di Bonaiuto, Antonio

Veneziano e dell’anonimo pittore noto come

Maestro dell’Incoronazione del- la Christ

Church Gallery di Oxford, rappresentano le

tecniche illustrate da Cennini, ed i dipinti quattrocenteschi

di Mariotto di Nardo, Ventura di

Moro e Giovanni Antonio da Pesaro attestano

la continuità della tradizione fino al 1430 circa.

Ma la lettura di Cennini, e lo studio delle tecniche

degli antichi maestri, è fondamentale

anche in alcuni aspetti dell’arte di Fontana, di

cui è esposto un Concetto spaziale in oro del

1960 – e soprattutto di Paolo Londero (Milano

1969) e Maurizio Bottoni (Milano 1950). Nella

Gallina dalle uova d’oro di Londero ad essere

d’oro sono la gallina e il pulcino che schiude

un uovo di lacca bian- ca, segno che la preziosità

sta nella vita e non nel guscio. Significativa

è anche l’arte di Bottoni, portavoce del recupero

delle tecniche della tradizione preindustriale,

con una tavola surrealista: Oggi riposo.

Bottoni e Londero, con la loro ricerca, rispondono

al proliferare di autori svincolati dal lavoro

manuale che l’arte implicava fino a pochi

decenni orsono. Bottoni, come Annibale Carracci

quattro secoli fa, sostiene che “i pittori abbiano

a parlar con le mani” e che l’incanto della

creazione non sia dunque mai riproponibile con

mezzi tecnologici e multimediali.

MODEnA

GAllERIE ESTEnSI

DAl: 13 SETTEMbRE

fInO Al: 6 GEnnAIO 2020

STEvE MccuRRY. lEGGERE

L’esposizione, promossa dalle Gallerie Estensi

di Modena, organizzata da Civita Mostre e

Musei, curata da Biba Giacchetti, con i contributi

dello scrittore Roberto Cotroneo, presenta

70 immagini del famoso fotografo statunitense,

dedicate alla passione universale per la lettura,

realizzate dall’artista americano (Philadelphia,

1950) in quarant’anni di carriera e che comprendono

la serie che egli stesso ha riunito in

un volume, pubblicato come omaggio al grande

fotografo ungherese André Kertész, uno dei

suoi maestri. Gli scatti immortalano personaggi

di tutto il mondo, colte nell'atto intimo di leggere

dall’obiettivo di McCurry. I contesti sono

molteplici, dai luoghi di preghiera in Turchia,

ai mercati in Italia, dai rumori dell’India ai silenzi

dell’Asia orientale, dall’Afghanistan a

Cuba, dall’Africa agli Stati Uniti. Immagini che

documentano momenti in cui le persone si immergono

nei libri, nei giornali, nelle riviste. In

una sorta di percorso parallelo, le foto sono accompagnate

da brani letterari selezionati da Roberto

Cotroneo, trascinando il visitatore in un

rapporto diretto con la lettura e con le immagini.

L’allestimento, grazie a sei video con i

consigli di McCurry sull’arte di fotografare, è

pensato per valorizzare ulteriori contenuti della

mostra.

Il percorso è completato dalla sezione Leggere

McCurry, dedicata ai libri pubblicati a partire

dal 1985 con le foto di Steve McCurry, molti

dei quali tradotti in varie lingue: ne sono esposti

15, alcuni ormai introvabili, insieme ai più recenti,

tra cui il volume edito da Mondadori che

ha ispirato la realizzazione di questa mostra.

Tutti i libri sono accompagnati dalle foto utilizzate

per le copertine, che sono spesso le icone

che lo hanno reso celebre in tutto il mondo.

PERuuGIA

GAllERIA nAZIOnAlE

DEll’uMbRIA

DAl: 22 SETTEMbRE 2019

fInO Al: 6 GEnnAIO 2020

l’AuTunnO DEl MEDIOEvO In

uMbRIA - cOfAnI nuZIAlI In

GESSO DORATO E unA bOTTEGA

PERuGInA DIMEnTIcATA

Questa mostra, curata da Andrea De Marchi e

Matteo Mazzalupi, documenta la cultura figurativa

perugina, e non solo, del XV secolo, con

cassoni nuziali del ‘400, arredi in uso nelle dimore

rinascimentali italiane, alcuni ascrivibili a

Giovanni di Tommasino Crivelli e alla sua bottega

perugina. Oggetti che documentano uno

spaccato della cultura figurativa perugina, e non

solo, del XV secolo. I cassoni nuziali, antenati

della cassapanca, venivano costruiti in coppia

per contenere il corredo delle spose di famiglie

nobili e borghesi. Il coperchio, i fianchi e il retro

erano di rado decorati; gli ornamenti erano sul

lato anteriore: in pittura, in intaglio, in gesso dorato

o più tecniche insieme, erano diversi tra le

regioni. Vari anche i temi raffigurati, dai motivi

animali o vegetali, alle narrazioni, cortei e feste

nuziali, ma anche episodi tratti dalla mitologia

e dalla storia greca e romana, dalla Bibbia, dai

romanzi medievali, scelti per elogiare le virtù

tipiche della vita matrimoniale condannandone

i vizi. Presenti an- che gli stemmi delle famiglie

degli sposi, secondo le regole dell’araldica. In

mostra anche dipinti ascrivibili alla bottega di

Giovanni di Tommasino Crivelli, con opere che

testimoniano la cultura tardogotica presente a

Perugia a inizio ‘400, in primis la Madonna con

il Bambino e angeli di Gentile da Fabriano, e le

opere di pittori a lui coevi come Benedetto Bonfigli.

Si offre, così, uno spaccato della cultura

figurativa perugina in un momento in cui artigiani

nostalgici della civiltà degli ori tardogotici

convissero con altri aperti al nuovo stile dell’Angelico

e di Filippo Lippi, come Benedetto

Bonfigli e Bartolomeo Caporali.


A l I A E fuORI cOnfInE

PIAcEnZ A

KROnOS - MuSEO DEllA

cATTEDRAlE

DAl: 22 SETTEMbRE 2019

fInO Al: 6 GEnnAIO 2020

luDOvIcO cARRAccI A PIAcEnZA.

l’ARTE DEllA cOnTRORIfORMA

Piacenza celebra Ludovico Carracci

(1555 – 1619), a 400 anni dalla sua scomparsa,

proponendo una nuova tappa lungo

la salita alla cupola del Duomo, con affacci

da matronei finora inaccessibili, per

ammirare gli affreschi del maestro secentesco,

e il dipinto “San Martino che dona

il mantello a un povero” che torna a poter

essere osservato da vicino con un nuovo

allestimento. La mostra, ideata dall’Ufficio

Beni Culturali della Diocesi di Piacenza-Bobbio,

a cura di Manuel Ferrari e

Susanna Pighi, col patrocinio del Comune

di Piacenza, il sostegno della Fondazione

di Piacenza e Vigevano, in collaborazione

con Cooltour s.r.l., documenta l’influenza

che il pittore ebbe in area piacentina grazie

alle pitture lasciate in città dal maestro

bolognese. Il visitatore può ammirare

il ciclo pittorico realizzato tra 1605 e 1609

nel presbiterio e nell’abside dallo stesso

Carracci, Camillo Procaccini, e dai collaboratori

Lorenzo Garbieri e Giacomo Cavedoni.

La nuova illuminazione della navata

centrale della Cattedrale restituisce

la giusta percezione di questo ciclo di affreschi

dopo che, con i restauri di fine

‘800, furono richiuse le grandi finestre

seicentesche, privandoli di gran parte

della luce naturale. Sono fruibili visite

guidate agli affreschi staccati del ciclo,

conservati nel salone del Palazzo Vescovile

da quando vi furono collocati dopo i

restauri tra Otto e Novecento. Un’apposita

sezione riguarda i documenti originali

esistenti nell’Archivio Capitolare del

Duomo e nell’Archivio Storico Diocesano

di Piacenza sull’attività di Ludovico per

il Duomo di Piacenza.

RAvEnnA

MA R - MuSEO D’A RTE DE llA

cI TTÀ DI RAvEnnA

DAl: 5 OTTObRE 2019

fInO Al: 12 GEnnAIO 2020

RIccARDO ZAnGElMI. fOREvER YOunG

Questa mostra, nell’ambito della VI edizione

di Ravenna Mosaico 2019, Biennale di Mosaico

Contemporaneo, grazie al contributo

della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna

e di Edison, è dedicata a Riccardo Zangelmi,

primo ed unico LEGO® Certified

Professional italiano in un gruppo di sole 14

persone nel mondo. Esposte 20 opere realizzate

con quasi 800mila mattoncini colorati, e

rappresenta un progetto creativo costituito da

oggetti, ricordi e fantasie legati al mondo dell’infanzia

dell’artista, al fine di far emergere il

fanciullino che si nasconde in ognuno di noi.

Il percorso racchiude sculture raffiguranti

bambini, realizzate per l’appuntamento ravennate.

Sculture e oggetti di design nati da una

rigorosa progettazione, ma venati di giocosa

ironia, per riproporre in maniera innovativa il

concetto di “assemblare” tipico del mosaico,

accostando con azzardo i mattoncini più famosi

al mondo alle antiche tessere, in una versione

Pop. Riccardo Zangelmi ha voluto celebrare

la città che ospita la sua prima mostra

museale e ha realizzato un’opera raffigurante

Dante Alighieri che entrerà a far parte delle

collezioni permanenti del MAR; i visitatori

della mostra potranno acquistare al bookshop

del museo, in edizione limitata ed esclusiva,

un’opera a tema dantesco costruita con i mattoncini

LEGO®. Nato a Reggio Emilia nel

1981, Riccardo Zangelmi, dopo aver passato

l’infanzia giocando i famosi mattoncini, li ha

riscoperti all’età di 28 anni. Abbandonato il

precedente impiego, decide di dedicarsi completamente

a inventare e realizzare vere e proprie

opere d’arte che nascono dalla sua fantasia.

Nel 2016 la sua abilità è riconosciuta

anche da LEGO® Group che gli ha assegnato

il titolo di costruttore certificato, facendolo

rientrare nella cerchia dei LEGO® Certified

Professional.

ROMA

PAlAZZO bOnAPARTE

PIAZZA vEnEZIA 5

DAl: 6 OTTObRE 2019

fInO All’ 8 MARZO 2020

IMPRESSIOnISTI SEGRETI

A Palazzo Bonaparte di Roma apre la

mostra Impressionisti Segreti, prodotta e

organizzata dal Gruppo Arthemisia.

Per celebrare l’apertura del Palazzo che

Generali Italia rende fruibile alla città di

Roma e non solo, quale nuovo spazio

Generali Valore Cultura - nelle meravigliose

sale del piano nobile dove visse

Maria Letizia Ramolino, madre di Napoleone

Bonaparte, saranno esposte oltre

50 opere di artisti tra cui Monet, Renoir,

Cézanne, Pissarro, Sisley, Caillebotte,

Morisot, Gonzalès, Gauguin, Signac,

Van Rysselberghe e Cross. Tesori nascosti

al più vasto pubblico, provenienti da

collezioni private raramente accessibili e

concessi eccezionalmente per questa mostra,

saranno esposti proprio a Palazzo

Bonaparte – anch’esso fino a oggi scrigno

privato – che apre per la prima volta

le sue porte a veri capolavori del movimento

artistico d’Oltralpe più famoso al

mondo: l’Impressionismo.

La cura della mostra è affidata a due

esperti di fama internazionale: Claire

Durand-Ruel, discendente di Paul Durand-Ruel,

colui che ridefinì il ruolo del

mercante d’arte e primo sostenitore degli

impressionisti; e Marianne Mathieu, direttrice

scientifica del Musée Marmottan

Monet di Parigi, sede delle più ricche

collezioni al mondo di Claude Monet e

Berthe Morisot, già curatrice della mostra

al Vittoriano su Monet che totalizzò

460.000 visitatori.

La mostra vede il patrocinio dell’Ambasciata

di Francia in Italia e della Regione

Lazio.


86

MOSTRE D’A R T E In I T

TORInO

PInAcOTEcA AGnEllI

DAl: 19 OTTORE 2019

fInO Al: 16 fEbbRAIO 2020

HOKuSAI HIROSHIGE HASuI vIAG-

GIO nEl GIAPPOnE cHE cAMbIA

La Pinacoteca Agnelli presenta le opere di due

grandi Maestri del “Mondo Fluttuante” dell’Ottocento,

Katsushika Hokusai (1760 -

1849) e Utagawa Hiroshige (1797 - 1858),

con le stampe di Kawase Hasui (1883-1957),

pittore esponente del movimento shin hanga

("nuove stampe"), che portò avanti i temi e le

tecniche delle silografie policrome anche nelle

epoche Meiji (1868-1912), Taishō (1912-

1926) e parte della Shōwa, fino a metà degli

anni Cinquanta del ‘900. La mostra è curata

da Rossella Menegazzo, docente di storia

dell’Arte dell’Asia Orientale dell’Università

di Milano, e Sarah E. Thompson curatrice del

Boston Museum of Fine Arts, ed è organizzata

dalla Pinacoteca Agnelli con il Museo di Boston

insieme a MondoMostre. Main partner

del progetto è FIAT. La mostra propone, con

una selezione di 100 silografie dei tre maestri,

Katsushika Hokusai, Utagawa Hiroshige e

Kawase Hasui, un viaggio nei luo- ghi più

suggestivi del Giappone, raccontando il

mondo artistico di un paese che tra fine ‘800

e inizio ‘900 si trasforma sotto l’influenza dell’Occidente

alla scoperta di come il mondo

fluttuante, reso noto dai primi due maestri, scivoli

dentro una società che aspira ai canoni artistici

europei, e non solo, di cui Hasui è

testimone. I visitatori proveranno l’emozione

provata da artisti come Monet, Van Gogh,

Degas, Toulouse-Lautrec di fronte al forte impatto

delle opere di Hokusai e Hiroshige, i due

paesaggisti che rivoluzionarono il linguaggio

pittorico della Parigi di fine ‘800; e poi, vedendo

l’evoluzione di quelle immagini del

Mondo Fluttuante traslate in epoca moderna,

attraverso l’abilità, la nostalgia e la tecnica innovativa

di Hasui, per la prima volta in un

confronto diretto con le opere più importanti

dei pittori classici della tradizione giapponese.

uRbInO

GAllERIA nAZIOnAlE DEllE MARcHE

- PAlAZZO DucAlE DI uRbInO

DAl: 3 OTTORE 2019

fInO Al: 19 GEnnAIO 2020

RAffAEllO E GlI AMIcI DI uRbInO

Questa rassegna è promossa ed organizzata

dalla Galleria Nazionale delle Marche,

diretta da Peter Aufreiter, ed è

curata da Barbara Agosti e Silvia Ginzburg.

La mostra documenta l’ambiente

delle relazioni di Raffaello con

un gruppo di artisti attivi ad Urbino che

accompagnarono la sua transizione verso

la pittura moderna e i suoi sviluppi

stilistici. Raffaello, ad Urbino e nelle

Marche, respirò arte fin da giovane,

nella bottega del padre Giovanni Santi.

Non meno che dal confronto con gli artisti

impegnati alla Corte dei Montefeltro

e nel Ducato, artisti che lo avvicinarono

ai venti nuovi che, tra il

Quattro e il Cinquecento, rivoluzionarono

l’arte in Italia e in Europa.

Fondamentali i contatti con Perugino e

Luca Signorelli nel primo periodo

dell’attività di Raffaello e in parallelo

dei più maturi concittadini Girolamo

Genga e Timoteo Viti. La mostra evidenzia

la trasformazione della cultura

figurativa italiana tra il Quattro e il

Cinquecento. A questi passaggi corrisponde,

secondo il Vasari e gli studi

successivi, il momento iniziale dell’adesione

dei pittori della fine del secolo

XV alle novità introdotte da

Leonardo, ovvero alla adozione delle

sfumature usate da Pietro Perugino.

vEnEZIA

PAlAZZO DucAlE

DAl: 5 SETTEMbRE 2019

fInO Al: 1 MARZO 2020

DA TIZIAnO A RubEnS

cAPOlAvORI DA AnvERSA E DA Al-

TRE cOllEZIOnI fIAMMInGHE

Questa mostra documenta il fermento

culturale presente in Europa tra il XVI

e il XVII secolo. Molti artisti nel corso

del XVI e XVII secolo partirono da Anversa

verso l’Italia, diffondendo la conoscenza

del Rinascimento nell'Europa

settentrionale e diffondendone stili, tecniche

e procedimenti. Dodici le opere di

Rubens esposte, tra cui il Ritratto di

giovane donna con una catena, e il San

Francesco d’Assisi riceve le stimmate.

Di Anthony van Dyck [1599-1641], e-

rede di Rubens, esposte sette opere, tra

cui lo Studio per un ritratto di un alto

funzionario di Bruxelles e il Ritratto di

Johannes Malderus. Maerten de Vos

[1532-1603], famoso per i soggetti storici

e le stampe, ed è in mostra con Studio

di testa di uomo con la barba e La

calunnia di Apelle. Maestro di de Vos fu

Frans Floris [1519-1570], esponente

della pittura storica, che eseguiva studi

di teste per usarli poi in varie composizioni.

Jacques Jordeans [1593-1678],

appassionato di scene storiche e mitologiche,

è in mostra con Amore e Psiche.

Di Theodoor van Loon [1582ca-1649],

tra i primi caravaggisti nel sud dei Paesi

Bassi, è esposta una Pietà e una Sacra

Famiglia. A Bruxelles operava Michaelina

Wautier [1617-1689], di cuiè esposto

Ritratto di due fanciulle come

Sant'Agnese e Santa Dorotea. Altra pittrice

è Clara Peeters, con alcune nature

morte...


A l I A E fuORI cOnfInE

fRAncIA - PARIGI

MuSEO DEl luXEMbuRGO

fInO Al: 16 fEbbRAIO 2020

l'ETÀ D'ORO DEllA PITTuRA DEllA

PITTuRA InGlESE - DA REYnOlDS A

TuRnER cAPOlAvORI DAllA TATE

bRITAIn

Al Museo del Luxemburgo una mostra

sull’età d’oro della pittura inglese, con

le opere di artisti emblematici del

XVIII secolo britannico come Gainsborough,

Reynold, Turner. Durante il

regno di Giorgio III, l’arte inglese vede

l’ascesa di Joshua Reynolds (1723-

1792) e Thomas Gainsborough (1727-

1788), due noti ritrattisti. La loro influenza

era trasmessa attraverso l’Accademia

Reale, di cui Reynolds fu il

primo presidente, verso artisti quali

John Hopper, William Beechey et Thomas

Lawrence, e sostenuta dal re. Il

periodo ha visto nascere la pittura

d’infanzia vista nella sua innocenza

nell’ambito della natura e della vita

rurale. Alcune opere di Gainsborough,

George Stubbs e George Morland documentano

la nuova visione pittoresca

come nel ritratto di Reynolds, The

Archers (LesArchers),in cui il la natura

selvaggia fa da corollario all’immagine

erooica della classe dirigente.

La mostra illustra anche la presenza

della Gran Bretagna in India e nelle

Antilles. Una selezione di opere su

carta è dedicata agli acquerelli. Reynolds

sosteneva che la pittura storica

fosse l’unico genere per l’affermazione

di un artista, al di là del mercato ristretto.

L’ultima parte del percorso documenta

l’evoluzione dell’arte narrativa

Britannica. I lavori di Henri Fuseli,

John Martin e P.J. De Loutherbourg, e

le opere di J.M.W. Turner, hanno aperto

la strada a una nuova concezione

dell’arte.

fRAncIA - PARIGI

GRAnD PAlAIS

DAl: 16 OTTObRE 2019

fInO Al: 10 fEbbRAIO 2020

El GREcO

Questa retrospettiva è la prima

grande esposizione mai dedicata in

Francia al genio spagnolo. Nato a

Creta nel 1541, Domenico Theotokopoulos,

detto El Greco, fa il suo

primo apprendistato come pittore

di icone nella tradizione bizantina

per poi proseguire la sua formazione

a Venezia e in seguito a

Roma. È tuttavia in Spagna che la

sua arte si diffonde. Attirato dalle

promesse del cantiere dell’Escorial,

l’artista porta in Spagna i colori di

Tiziano, l’audacia di Tintoretto e la

plasticità di Michelangelo. Nel

1577 si trasferisce a Toledo, cittadina

spagnola dove visse e lavorò

fino al giorno della morte. Fu in

questa città che ricevette numerose

importanti commissioni e realizzò

alcune delle sue opere più importanti

e conosciute. Lo stile drammatico

ed espressionistico di El

Greco era guardato con perplessità

dai suoi contemporanei. Lo stile del

tutto originale pone El Greco,

morto quattro anni dopo Caravaggio,

in una posizione di rilievo nella

storia dell’arte, definendolo quale

grande maestro del Rinascimento e

primo grande pittore del Secolo

d’Oro.

SvIZZERA - RAncATE

MEnDRISIO –

PInAcOTEcA cAnTOnAlE

GIOvAnnI ZÜST

DAl: 20 OTTObRE 2019

fInO Al 2 fEbbRAIO 2020

ARTE E ARTI. PITTuRA, IncISIOnE E

fOTOGRAfIA nEll’OTTOcEnTO

L’esposizione analizza il rapporto tra fotografia

e arte e anche l’arte dell’incisione.

In mostra opere di Jean-Baptiste-Camille

Corot, con i paesaggi accanto

ai suoi cliché-verre, punto di trasmutazione

tra fotografia e arte figurativa.

Essi sono “immagini di vetro”:

una lastra di questo veniva ricoperta da

uno strato di materiale opaco, che veniva

inciso. Poi si effettuava la stampa

su carta fotosensibile che, esposta alla

luce, catturava e fissava l’immagine. In

mostra opere provenienti da Arras,

luogo delle invenzioni delle tecniche,

mentre Fontainebleau era fonte di ispirazione

paesaggistica dei pittori di Barbizon,

allargando l’indagine su Fontanesi.

Non manca Millet, le cui opere

venivano diffuse tramite la eliografia.

Luigi Rossi ai primi del ‘900 utilizza la

foto a complemento dell’album di

schizzi nella costruzione della posa. Filippo

Franzoni la usa per autoritratti e

paesaggi. In mostra lavori di artisti italiani

che negli anni sessanta dell’800 si

rapportavano con la fotografia. Tra questi

Filippo Carcano, Domenico Induno,

Federico Faruffini che lasciò la pittura

per aprire uno studio fotografico;

Achille Tominetti, Uberto dell’Orto e

Angelo Morbelli, che hanno utilizzato

la foto come mezzo di indagine sul

vero. Ed infine Francesco Paolo Michetti

per il quale la foto era intesa

come sostitutivo del modello e come

strumento conoscitivo di indagine sul

vero, per poi diventare espressione autonoma

della creatività.


88

Nel segno della Musa

Le interviste di Marilena Spataro

“Ritratti d’artista”

Maestri del ‘900

Mokichi otsuka. Un'arte scultorea nata dall'intreccio

fra tradizione poetica orientale e tradizione plastica occidentale.

Un percorso artistico segnato da forte identità, profonda armonia

ed equilibrio formale. Qualità che nel tempo hanno reso questo

maestro giapponese uno scultore di livello internazionale

marilena.spataro@gmail.com

Quali le tappe più importanti

del suo percorso d'artista?

«Finita l'Accademia a Tokyo

come pittore, ho iniziato

a interessarmi alla creta, modellando

figure. Ho viaggiato a lungo visitando

tutti quei luoghi dove l'arte occidentale è

nata e si è affermata nel mondo, a partire

dalla Grecia e dall'Italia. Ero e sono assolutamente

affascinato dalle sculture

dell'antica Grecia e da quelle etrusche,

così come da tutta l'arte del vostro Rinascimento.

Sentivo il desiderio profondo

di iniziare un percorso scultoreo che partisse

dalla vostra tradizione plastica e perciò

decisi di venire

per un certo periodo

nel vostro Paese a

formarmi in tal senso.

Nel 94 arrivai a

Faenza, conosciuta

internazionalmente

come una delle capitali

della ceramica,

per avviare il mio apprendimento

dell'arte

della terracotta e

qui mi stabilii fino al

99».

Come è stato il rapporto

con Faenza e

Douglas Dubler Photography, New York, NY


con i suoi artigiani?

«A Faenza ho trovato, più che degli a-

mici, direi quasi dei familiari. Che praticamente

mi hanno adottato. Qui ho studiato

per tre anni all'Istituto d'Arte Ballardini

sotto la guida del maestro Rontini

che mi ha insegnato tanto sul fronte della

scultura in terracotta. Nel 99 sono rientrato

in Giappone. Ma a Faenza ci torno

ogni anno e vi soggiorno per tre o quattro

mesi. Appena arrivo mi immergo nel lavoro,

ho la fortuna, infatti, di avere amici

artigiani che mi ospitano nei loro laboratori.

Per me Faenza é come una seconda

patria e tornarvi mi dà sempre una grande

emozione e un'immensa gioia. Peraltro,

amo moltissimo tutto quella che è la tradizione

artistica occidentale, in specie

dell'Italia, con il suo Rinascimento e la

genialità dei suoi incomparabili artisti.

Un orientale come me, non può che restare

assolutamente affascinato da quel

senso di ordine e di geometrica perfezione

che caratterizza sia l'arte occidentale,

a partire da quella italiana del passato,

che la sua stessa civiltà».

Quali le origini della sua particolarissima

tecnica e del suo senso plastico che

tanto l'hanno resa famosa a livello internazionale?

«Per rispondere devo fare un passo indietro

nella mia vita. Quando nel 99 rientrai

in Giappone dal mio lungo soggiorno faentino,

cominciai ad avere seri problemi

di salute. Al tempo giravo molto per il

mondo, ma a un certo punto dovetti fermarmi

per affrontare delle pesanti cure

essendo affetto da una grave malattia. Io

sono buddista per cui volli capire meglio


90

le cause del mio male. Rivolsi così la mia

attenzione e, di conseguenza le mie cure,

innanzitutto alla mia parte interiore. Con

il tempo, la pazienza e la positività del

pensiero, riuscii a guarire pure nel corpo.

Prima dei problemi di salute, realizzavo

sculture piuttosto diverse da quelle che

faccio oggi, dove tutto era luce. Può sembrare

paradossale, ma fu proprio la malattia

ad aprirmi nuovi orizzonti anche sul

fronte artistico».

Ce ne parla, maestro?

«Fu in quella occasione che colsi tutta la

profondità del pensiero buddista, secondo

cui la vita e la morte sono due aspetti

complementari e non contrapposti, dove

la luce e l'ombra, il pieno e il vuoto sono

aspetti di un'unica esistenza, di un Tutto

armonico, di un tempo unico, ciclico e

universale, per intenderci qualcosa come

il nietzschiano “eterno ritorno”. È l'armonia

dell'essere e della natura che cerco di

trasmettere con il mio lavoro. La mia tecnica

del pieno e del vuoto, della luce e

dell'ombra nasce da lì, da una profonda

riflessione sul buddismo».

Quali sono gli aspetti, umani e naturalistici,

che ama indagare maggiormente attraverso

le sue opere?

«Come dicevo, sono gli aspetti dell'armonia

dell'essere in una visione universalistica.

Quindi non solo umana, ma anche

della natura. Da anni prediligo scolpire,

più che la figura umana cui mi dedicavo

precedentemente, figure del mondo animale,

in specie quelle considerate sacre

nelle religioni e nelle maggiori civiltà del

passato. Con questo affermando una visione

filosofica ed esistenziale che mi appartiene,

dove il sacro e l'armonia sono

aspetti presenti in tutto il creato, sia esso

riferito agli uomini, al mondo animale,


Foto di Matteo Rossi - Longiano

Le fotografie si riferiscono alla mostra "Between Forms: Il cosmo di terracotta". 29 Giugno 2019. Fondazione Tito Balestra

Tutte le opere fotografate sono state realizzate nel 2019, le gatte sono realizzate in terracotta ingobbiata e le tazze per la cerimonia del tè in terracotta e smalto a 1240°

vegetale e di ogni altro genere possibile».

C'è una componente etica, oltre che estetica,

nel suo lavoro?

«Assolutamente sì. Il mio lavoro nasce da

una visione che va alla ricerca dell'armonia

dello spirito come della materia. Oggi,

nella vita come nell'arte, è necessario

cercare Armonia e Pace. A mio avviso è

solo attraverso questa ricerca che possiamo

affrontare tutte quelle minacce ambientali

e umane che da tempo affliggono

il nostro pianeta, mettendone a repentaglio

la stessa esistenza. L'arte ha un ruolo

molto importante nel diffondere questa

sensibilità improntata ai valori del rispetto

dell'uomo e di tutta la natura».

Com'è il suo rapporto con il mondo dell'arte

contemporanea e come il suo lavoro

si caratterizza rispetto a questo?

«Ritengo che l'arte contemporanea debba

recuperare i valori della tradizione estetica

e artistica del passato, per troppo

tempo dimenticati. Una ripartenza dalla

tradizione innestata ad una sensibilità

moderna, nonché a nuove forme e tecniche

artistiche, non può che ridare slancio

e vigore a un'arte che oggi mi appare

stanca e quasi sempre vuota, priva di anima

e di un vero e profondo senso artistico

e poetico, oltre che umano»

Quali i suoi progetti futuri. Quale un suo

sogno ancora da realizzare?

«Ho alcune mostre in cantiere e un'opera

monumentale che ho già progettato e cui

sto già lavorando. Un sogno quest'ultimo

che accarezzo da tempo e che spero di vedere

a breve realizzato».


9

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94

THERE WAS A BOY

di Giorgio Barassi

There was a boy

A very strange enchanted boy…

(Eden Ahbez, “Nature boy”)

“Pensieri riflessi” - 2005 - acrilico e collage - cm 50x70

Gigi sedeva sulla sedia da

cui lasciava penzolare le

gambe coi pantaloni corti.

Quel padre che sapeva far

luccicare la sua tromba e

aveva un' orchestra che portava il suo cognome,

gli suonava “Nature Boy” e lo teneva

inchiodato lì. Poi quel bimbo cominciò

a sentire le parole della canzone, tanto

diverse dal suono caldo dell' ottone suonato

dal papà, e ci si cominciò a riconoscere.

Una storia di musica, di arte e di

pittura respirata come una specie di sana

ossessione, condita dalla voglia di migliorarsi

sempre. Luigi Colombi “Conte”

è nato prendendo le note come un cibo

naturale, per sognare e costruire credendo

fermamente nei suoi sogni. Papà Giuseppe,

che era il frontman dell' “Orchestra

Colombi”, lo ha allevato facendogli sentire

la musica e l' odore dei colori. Era imbianchino

e musicista. Sognatore e gran

lavoratore. Per Conte è arrivato tutto di

conseguenza, e lui ci ha messo il piglio

del pittore romantico, istintivo e irrefrenabile,

da ambizione secca e decisa. Senza

filtri, senza sconti. Dipingere, per Conte,

è vivere la felicità di un attimo che non

deve avere troppo cervello in mezzo, perché

quel troppo spezzerebbe la natura

stessa del mistero che fa della mano la

mera esecutrice di un impulso, di un pensiero,

di una rabbia o di un amore senza

moderazioni a fare da ostacolo. Sarà stata

quella musichina dolce, o anche lo swing

e il jazz, e poi i ritmi dei locali pop e di-


“Sospensione del pensiero” - 2011 smalto, acrilico, materia - cm 70x70

Dal progetto CalifArte: “Riflessioni”

2019 - materia e smalto su tela - cm 70 x 70

Dal progetto CalifArte: “Un tempo piccolo”

2018 - olio e acrilico su tela - cm 60x70

“Meditazione/Inondazione” - 2011 - smalto, acrilico, materia - cm 100x120

sco a condurlo fino alle sue mete, che sono

sempre in movimento e gli disvelano

altre mete (e a noi, fortunati, altre opere)?

Sarà stata quella voglia di vedere il divertimento

negli occhi dei suoi ospiti, la soddisfazione

nello sguardo di chi accede al

suo operato che gli avrà dettato i passi?

Certo che i successi di Colombi sono tanti

e multiformi. Come quella sua invenzione

magnifica e storicizzata, il “Rocambole”

di Poviglio, nel cuore di una fredda e sincera

(e ricca di occasioni e di umanità)

bassa reggiana, tanto ignota a quelli di

città quanto accogliente per chiunque. La

sua creatura é stata un tempio della disco,

ma anche un palcoscenico per i più grandi

artisti della scena cabarettistica degli

anni ottanta, vissuti col ruggito dei migliori

anche da chi scrive, che del “Rocambole”

era prima frequentatore e poi,

grazie proprio a Colombi, protagonista.

Per evitare nostalgie divaganti e concentrarci

sulle sue fatiche di artista non bastano

poche righe. L'informale lo ha sperimentato

da sempre, le astrazioni da cui

nascono le “geometrie imperfette” (che

magnifico ossimoro!) sono state passaggio

obbligato e sperimentazione convinta. Ma

dove Conte eccelle senza dubbio è nella

purezza del suo informale. Ci hanno massacrati

con quel ripetere ossessivo “Informale

o tachisme… la tache è la macchia”

su ogni libro, ogni opuscolo, ogni catalogo

che tenta di spiegare l' inspiegabile.

Perché informale o é o non é. O si fa o

non si fa. Per questo Conte ha scelto di


96

Opere del ciclo Geometrie Imperfette - anni 70.

farlo. Per la perentorietà con cui si scelgono

le strade. “Questa è la mia”, sembra

dirci ad ogni pennellata, ad ogni esperimento,

ad ogni puntino di colore che

segna le sue tele come il cammino già

percorso, come il sogno già sognato. E' lì

che Luigi Colombi, in arte e nei modi

garbati Conte, segna la sua strada. Nel rispetto

della tradizione artistica da rispettare.

Come se volesse ridare alle sue orecchie

il suono dolce della tromba di papà,

andandolo a cercare a sferzate di colore,

a colpi di pittura sentita, vibrante, potente

come un acuto e dolce come una chiusura

sfumata di un brano di tanti anni fa. Un'

anima semplice ma mai doma, la sua.

Uno scalpitare continuo di sentimenti e

passioni, un ribollire di sensazioni che

non vede l' ora di trasferire sulle tele. Una

sorta di sana inquietudine che non si

placa. Provateci voi, a dirgli di fermarsi

su questa o quell' altra ricerca. Non vi

darà retta. Mentre pensa all' ultimo quadro,

ha già in mente in prossimo. Anzi, lo

ha nella sua anima di giramondo dei sentimenti

e delle passioni senza fine. E a

Parma, nel maggio 2020, alla Galleria

S.Andrea, una sua personale, “Inquinato

Inesplorato”, sarà una delle ragioni per

onorare la città scelta come Capitale Italiana

della Cultura. E una per accedere ai

sogni ed alle tinte dei segni informali di

Conte. Uno che non sta fermo mai. Un artista

dalla produttività entusiastica e vitale.

Un narratore di emozioni che arrivano

cariche di colori e significati.


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“Tra profumi e pensieri” - cm. 80 x 60

“Il vecchio” - ferro - cm 74 x 27 x 162

Mostra a cura di Monia Malinpensa

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100

L’Arte al femminile

La mostra di Marija Koruga “Presenti/Present”

e Ivana Tkalčić “BWPWP

“Back When Pluto was a planet”, a Zagabria

di Svjetlana Lipanović

Marija Koruga

Ivana Tkalčić

La grande mostra inaugurata

dal 27 agosto fino al 10 settembre

2019, presso Lauba

una delle più belle gallerie

zagabresi ha riunito le due

interessanti artiste croate Marija

Koruga e Ivana Tkalčić. La pittrice

Koruga rivolge la sua attenzione tramite

i grandi disegni ed acquarelli alle donne

famose che hanno dato un contributo notevole

alla cultura croata. La storia è vista

secondo una ottica diversa e nel scenario

nuovo, le scienziate e le artiste si muovono

con le loro personalità straordinarie.

Vesna Parun, Marija Monterisi, Dora Filipović,

Ana Maletić, Renata Kroneisl-

Rucner, Bara Kramarić, Dora Pejačević,

Mira Hercigonja, nobile Zdenka Makanec

ed altre sono le eccellenze della cultura

croata a cui la pittrice ha dedicato le

sue opere. Il nuovo ciclo pittorico dell’artista

è la continuazione dei precedenti intitolati

“Dalla storia” e La semplice spettatrice”.

L’interesse di Koruga è centrato

sul lavoro femminile ed anche sulla necessità

di essere riconosciuto e degnamente

valorizzato. La giovane artista, classe

1988 è nata a Zagabria dove ha frequentato

l’Accademia di Belle Arti e, nel

2012 si è laureata con successo. E’ membro

dell’Associazione degli artisti croati

(HDLU) e dell’Associazione degli artisti

indipendenti. La sua arte è stata apprezzata

in Francia, Austria, Slovenia, Germania,

Croazia nelle mostre personali e

collettive. Dal 2018 si occupa intensamente

delle tematiche inerenti le varie

problematiche femminili. Il prestigioso

premio della Fondazione Erste fragmenti

le è stato consegnato per il quadro “Gelada

Baboon”, nel 2014. Un'altra sua attività

è legata al mondo del cinema. Per

le case cinematografiche e per la televisione

(BBC) progetta le scenografie nei

vari paesi europei. Spesso soggiorna presso

le residenze artistiche come “Cité des

Arts Paris”, nel 2016 e “La destrutturazione

del quadro”, nel 2018. Si divide tra

Zagabria e Berlino nella continua ricerca

delle espressioni innovative, nate all’interno

del suo ricco universo pittorico.


Marija Koruga

Ivana Tkalčić

Marija Koruga

Ivana Tkalčić

Ivana Tkalčić, classe 1987 ha conseguito

la laurea all’Accademia di Belle Arti a

Zagabria, abbinando i suoi studi artistici

alla Facoltà di Economia. A Monaco di

Baviera ha proseguito il suo perfezionamento

nella pittura e, successivamente ha

ottenuto i due importanti premi: RCAA

young european award e, il Premio del

Rettore per il lavoro artistico indipendente.

Si è fatta notare alle varie esposizioni in

Messico, Austria, Croazia, Olanda, Brasile,

Vietnam, ed altri paesi. Inoltre, ha

partecipato con i numerosi progetti nelle

residenze artistiche in Austria, Belgio,

Greca, Norvegia, Olanda, Italia e Polonia.

La sua mostra che è stata prorogata fino

il 19 settembre porta una citazione in cui

si nomina il pianeta Plutone e, la Conferenza

dell’ unione astronomica, a Praga

durante quale, il 24 agosto 2006 si è deciso

che non sarà più il nono pianeta.

Sempre, nel 2006, il 26 agosto il Facebook

è diventato accessibile a tutte le persone

al di sopra di 13 anni e, in possesso

della e-mail. La ricerca di Tkalčić è rivolta

a dimostrare come e quanto la tecnologia

può modificare la nostra

coscienza e il modo di pensare. Un altro

aspetto che trova interessante è la famiglia

e l’influenza che la stessa produce

tramite un’ eredità genetica sul individuo.

Il suo studio si estende anche sulle prime

percezioni del mondo che il bambino riceve

dai ricordi familiari accompagnati

con ormai ogni presente l’influenza della

tecnologia moderna. Le opere sono composte

dalle costruzioni, collage, video registrazioni,

i documenti dall’archivio. La

metamorfosi voluta eseguita sui documenti

che spesso contengono un forte

messaggio sentimentale, avviene durante

la lavorazione dell’opera che acquista,

come per magia – un'altra vita e un altro

significato.

Le due artiste croate con questa mostra

hanno fatto vedere degli aspetti inusuali

dell’arte con cui ci parlano dell’universo

creativo femminile tutto da esplorare.


102

“A PROPOSITO DI TUTTE QUESTE SIGNORE” e PREMIO D'ARTE CATERINA SFORZA 2019 Logos - Città di Riolo Terme

La mostra “A proposito di tutte queste Signore” si interroga sulla natura e sull'identità dell'arte al femminile, cercando un “carattere”,

un fil rouge che - pure nelle naturali discrasie e disparità - leghi tra loro le varie manifestazioni della contemporaneità,

scaturite da un medesimo incedere sospeso tra leggerezza e comprensione.

Il Premio - che inaugurerà in occasione delle giornate internazionali contro la violenza sulle donne - è un omaggio a Caterina

Sforza, signora di Imola e contessa di Forlì, emblema di ingegno, coraggio e risolutezza, sicuramente importante esempio di femminilità.

A seguito della mostra una giuria preposta (costituita da galleristi, artisti e critici d'arte) selezionerà due pittrici ed una scultrice

che esporranno le loro opere presso la Rocca Sforzesca di Riolo Terme. A ciascuna premiata sarà consegnata la targa di riconoscimento,

verrà offerta la pubblicazione di una pagina sulla rivista d'arte e cultura Art&trA di ACCA Edizioni e sarà realizzato

un catalogo disponibile durante la serata di finissage del 1 dicembre.

L’intera manifestazione è promossa dall’Associazione culturale LOGOS in collaborazione con l’Associazione di arte e cultura

Arte&Arte in Imola e Galleria Ess&rrE di Roma ed è a cura di Marilena Spataro e Alberto Gross.

Il Premio Caterina Sforza è patrocinato dal Comune di Riolo Terme in collaborazione con Cooperativa Atlantide di Ravenna.

Media partner Art&trA rivista d'arte e cultura.

Partecipanti alla mostra concorso “A proposito di tutte queste Signore”

Sezione Scultura: Tiziana Grandi, Anna Grossi, Benedetta Jandolo, Elena Modelli, Lietta Morsiani, Lucia Teresa Quintavalle

Sezione Pittura: Nicoleta Badalan, Grazia Barbieri, Anna Bonini, Bruna Borghi,Tiziana Bortolotti, Adriana Cantagalli,

Dina Castagni Nascè, Agnese Ceccardi, Barbara Cotignoli, Laura Dolcini, Laila, Barbara Marchi, Claudia Marchi, Patrizia

Menozzi, Sandra Pasquali, Lucia Teresa Quintavalle, Luciana Ronchi, Mara Roscini, Anna Lisa Valente.

La giuria è composta da: Rosetta Berardi Lavatura, Sergio Monari, Giovanni Scardovi, Roberto Sparaci, Mario Zanoni


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104

Art&Events

Milano Golden Fashion

Torna la seconda edizione di Milano

Gold Fashion evento ideato e diretto

da Graciela Saez in collaborazione

con Maria Santovito, Fabiana

Alaniz e Luciana Gallitelli con lo scopo

di creare un legame tra ciò che viene ideato

in Italia e i paesi esteri. L’evento è presentato

dal conduttore RAI Anthony Peth

elegantissimo in abito Cautieri Cerimonia.

Evento patrocinato dal Consolato della

Repubblica Argentina, Bulgaria e Messico

in Milano e l’Ambasciata della Costa

d’Avorio in Roma, ospite d’onore il famoso

scultore Gino Corsanini. A calcare la passerella le creazioni di Fabiana

Alaniz, Yvonne Paiano e il suo messaggio con abiti realizzati in

materiale di recupero (cartelloni pubblicitari in pvc e plastica da imballaggio),

prosegue Gisella Scibona, Souleymane Keita, Stefania Bocchia per

il Brand Villa Altar con le creazioni della designer Chiara Passa, Violeta

Kovacheva, Nina Tsiklauri per il Teatro della moda, Magdalena Petrova,

Diego Gabriel Andrione, CA.V di Federico Veratti e Maria Luisa Castellazzi

e per concludere Monica Martielli by Marina Blue. L’evento

ha riportato un vivo successo da parte del pubblico, omaggiato per l’occasione

da Abril Peltz della Abril Pelts Cosmetics. Padrino d’eccezione di

questa edizione, il famoso calciatore ed ex vincitore del GF argentino Luifa

Galesio, conclusa con una degustazione di dolci offerta da Cecilia Serra.

Finale agli American Fiction Awards

per Marco Tullio Barboni

Ennesima soddisfazione

letteraria per

lo sceneggiatore

e scrittore italiano Marco

Tullio Barboni. Per

lui, è giunto nel corso di

questa estate il risultato

eccezionale e inaspettato

che ha ottenuto negli USA.

Con il suo libro "...e lo

chiamerai destino" (edizioni

Kappa), il noto rappresentante

di una delle

famiglie di Cinema più

importanti del nostro Paese

è riuscito ad aggiudicarsi la finale dell'American Fiction

Awards. Si è trattato di un autentico successo, anche senza vittoria,

soprattutto perchè raramente i prodotti editoriali italiani incontrano

favori sul mercato statunitense. Un grande talento

italiano Marco Tullio Barboni, famoso sceneggiatore come tutti

sappiamo, ma che continua a trionfare successi portando anche all'estero

il nome della letteratura italiana, culla della nostra cultura

e vanto per il nostro paese.

R o b e r t a Tr o v a t o e M a r i o M a n n a

“ R a g a z z a e R a g a z z o d e l l ’ A n n o ”

Akros Medical Center

Si è conclusa con successo la finale della XII edizione del concorso

“Ragazza e Ragazzo dell’Anno” organizzato dall’Associazione di

San Filippo del Mela (ME) “Divertiamoci Correndo” in onore di Lorena

Mangano e Noel Chiesini le cui vite sono state spezzate sull’asfalto. Due

le serate dedicate alla finale: il 19 agosto a Santa Lucia del Mela (ME) e il 20

agosto nell’anfiteatro di Villa Martina di Rometta (ME). In giuria il Direttore

del settimanale Lei Paolo Paparella, la giornalista RAI Mariella Anziano,

il conduttore Tv Anthony Peth, il Presidente di Giuria per il quarto anno consecutivo

Renato Raimo, attore e Tutor del programma “Detto Fatto”. La serata

è stata condotta magnificamente dallo speaker di Radio Milazzo e

presentatore TV Francesco Anania che ha saputo dosare i momenti di spettacolo

e di moda lasciando un spazio di riflessione poetica. Nella prima serata

sono state assegnate le fasce “Teen Ager” abbinate al negozio di abbigliamento

Drugstore di Barcellona P.G. a Debora Nania e Davide Beccore, Vincono

il titolo maggiore Roberta Trovato e Mario Manna.

Inaugurato nell’agropontino il centro a vasta gamma di servizi medici

e diagnostici. Padrino dell’evento il conduttore Tv Anthony

Peth, insieme agli ideatori del progetto Luciano Iannotta e Daniela

Scalambra e al vice presidente alla provincia di Latina Dott.

Carnevale. Centinaia di persone presenti alla grande festa di apertura

insieme a tutti i medici specialisti, che attraverso le loro competenze

e la loro professionalità, hanno seguito le prime visite a chi era interessato

quel giorno ad una diagnosi istantanea. La struttura, situata a

Sonnino zona Capocroce, è facilmente raggiungibile dai comuni limitrofi

e dispone di un ampio parcheggio gratuito riservato ai clienti del

centro. Presente inoltre all’evento Chiara Gambioli, ideatrice di Diagnosticare

Onlus.


Mirea Sorrentino

"Miss Grand InternationalItaly 2019"

Pozzuoli, la “Notte sul Golfo”: Josephine Alessio

premiata come volto dell'anno dell’informazione Rai

La finale di Benevento che è stata brillantemente condotta

da Gianni Sperti e Barbara Chiappini con la

presenza di numerosi ospiti d’eccezione come Jo

Squillo, Flavio Zerella e Roberta Mercurio di Temptation Island,

Raffaella Di Caprio della fiction Furore e l'attrice e regista

Lucia Cassini e di Giuseppe Punzio soddisfatto di

questa edizione che ha visto la vittoria della ventunenne Mirea

Sorrentino di Pompei. 40 le concorrenti provenienti da tutta

Italia. Mirea Sorrentino, che ha vinto anche la fascia "Svapoweb"

(main sponsor), è giunta alla finale di Benevento rappresentando

la regione Basilicata. Ad Ottobre rappresenterà i

colori dell'Italia alla finale mondiale di Caracas (Venezuela).

Presso la dimora storica

di Villa Avellino

si sono ritrovati

personaggi e interpreti

de “La Notte sul

Golfo”, un’iniziativa ideata

da Ugo Autuori e presentata

da Beppe Convertini.

Una serata all'

insegna della moda, cultura

e tanto altro. Il galà

dedicato al premio "È

Campania 2019" è andato

a numerose eccellenze

italiane.

Tra i premiati, la giornalista

di Rai News 24, Josephine

Alessio come

vol- to dell’anno dell’informazione Rai.

Josephine Alessio, giornalista professionista, laureata in lingue e

letterature straniere, è uno dei volti piu noti di RaiNews 24, il canale

all news della Rai. E’ lei, unica giornalista in Italia ad aprire

l' informazione televisiva a reti unificate ogni mattina alle 5.30,

la prima edizione del tg su Rainews24, Rai Uno e Rai Tre.

La tua voce per sempre

Miss Tavullia In Moto

Si è svolta a Sassari in piazza Sacro Cuore l'ottava edizione del tributo

da cui prende nome l'associazione culturale organizzatrice

La Tua Voce Per Sempre manifestazione che riporta in vita la

memoria del musicista venuto a mancare Franco Oggiano.Anche

in questa nuova edizione non sono mancate le sorprese e i momenti di forte

emozione che hanno coinvolto il numeroso pubblico. Hanno dato una luce

in più all'evento le coreografie delle ballerine Anna Maria e Paola, Chanel

e Carlotta con brani dedicati agli angeli che suonano come ogni anno sopra

le nuvole.Ospiti sul palco la band Gruppo Folk romangia con la.preziosa

presenza di una rappresentanza della Brigata Sassari al gruppo Sassari

vecciu, i The gitan's family e Maurizio Capeccia con Angelo Denegri

e Michele Petretto. Ospite d’onore Beppe Dettori ex voce dei Tazenda

accompagnato dal chitarrista Giovannino Porcheddu. E poi ancora Morgana

Siddi e Dario Faedda, Giulia e Andrea Delogu, Nico Ledda,

Maria Grazia Toschi Pilo, Alan Poddighe,Silvia Sanna, Andrea Russu,

Davide Oggiano, Carlotta Musanti e per concludere Gianmario Virdis.

Momenti di comicità con Mario e Michele. A condurre l'evento Anna

Rita Oggiano ed Anthony Peth.

Tavullia In Moto per questa 6°Edizione sceglie la sua

prima miss. Organizzata dal Comune di Tavullia Assessorato

allo Sport e Turismo Patrizio Federici, direttrice artistica

Francesca Guidi in coincidenza del Moto Gp di Misano.

Vinta la sfida per l'elezione della prima Miss Tavullia In Moto

2019 Camilla Rupalti di Pesaro. In sfilata anche il Brand VR46.

Direttrice artista Francesca Guidi con una giuria stellare per

l'occasione, presieduta da Carlo Pernat, la Sindaca di Tavullia

Francesca Paolucci, Gianni Rolando, il vice Presidente della

regione Marche Andrea Biancani, Ivan Cottini, Noa Planas, il

regista Claudio Sestili e Beppe Fortunato titolare del Brand Acquadicocco.

Una serata ricca di bellezze, parlando anche di solidarietà

in una piazza gremita, gran finale con torta e dell'ottimo

Verdicchio dell'azienda Montecappone di Jesi, tutti per festeggiare

la prima miss a Tavullia, città ricca di storia, emozioni, piloti

e motori...


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Silvana Gatti

“il nuovo ulisse” - 2018 - olio su tela - cm 40x30 “la cercatrice di conchiglie” - 2019 - olio su tela - cm 40 x 30

S I LVA N A G AT T I - P I T T R I C E F I G U R AT I VA & S I M B O L I S TA

V i a l e C a r r ù , 2 - 1 0 0 9 8 R i v o l i ( TO )

h t t p : / / d i g i l a n d e r. l i b e r o.i t / s i l v a n a g a t t i

e m a i l : s i l v a n a m a c @ l i b e r o. i t


I tesori del Borgo

Riolo terme, la sua rocca e la

sua signora, caterina Sforza

Quando Caterina Sforza divenne

signora del castro di

Riolo, alla fine del 1400,

questo era poco più di un

villaggio, ma in posizione

strategica sulla Valle del Senio per cui rivestiva

una certa importanza, insieme ad

altre fortificazioni minori della Romagna,

nella difesa di centri più importanti come

Imola e Forlì. I tempi erano duri anche

per una donna intrepida e coraggiosa

come Caterina e i lavori di rafforzamento

delle rocche, piccole e grandi, presenti

nei suoi domini, fu indispensabile per

proteggerli da battaglie e congiure. Così

anche la Rocca di Riolo fu rafforzata con

sistemi difensivi più efficienti e prese

l’aspetto tipico dei castelli degli Sforza:

forma compatta e torrioni cilindrici per

resistere meglio ai colpi delle armi da

fuoco. Come il castello di Milano e come

le rocche di Imola e Forlì.

Non era un edificio fatto per ospitare famiglie

reali e personaggi importanti, ma

per difendere il territorio e pertanto aveva

ambienti piccoli ed essenziali, abitati dai

militari. Non sappiamo se Caterina sia

davvero mai rimasta in questo Castello.

Era una donna dall’esistenza tumultuosa

e dalle grandi passioni: sovrana abile e

saggia ma anche spietata donna d’arme

che non si risparmiava in battaglia, quando

nascondeva le forme femminili sotto

la pesante armatura e combatteva con un

valore che non aveva nulla da invidiare ai

suoi migliori capitani. Madre premurosa

(ebbe tre mariti e dieci figli) e amante appassionata,

era anche una donna colta e

attenta al suo aspetto, che curava con ricette

a base d’erbe inventate da lei stessa,

per avere denti bianchi, pelle liscia e depilata,

capelli ricci…

Forse era presente quando la Rocca di

Riolo fu attaccata da Cesare Borgia, che

l’assediò fino a che Caterina ne dovette

ordinare la resa. Certamente il suo spirito

ribelle ed appassionato continua ancora

ad affascinare come fosse presente tra

queste mura. Oggi la Rocca di Riolo celebra

la sua incredibile signora facendo

conoscere ai visitatori la sua vita intricata

e avventurosa, che le procurò l’appellativo

di Leonessa delle Romagne, i suoi

appassionanti studi, le ricette medica-


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mentose (per non ammalarsi di peste, per

combattere l’insonnia…) ed i preparati

per mantenere la bellezza.

Nella Rocca di Riolo, da sempre presidio

per questo territorio e quindi strettamente

legata ad esso, così come la voleva Caterina,

trova spazio anche un piccolo ma

esaustivo Museo dedicato al paesaggio e

al Parco della Vena del Gesso Romagnola,

di cui Riolo Terme fa parte e la cui

cima più alta si può ammirare dalle torri

della Rocca.

Il Parco è nato per proteggere un ecosistema

unico, formatosi grazie a questo

particolare tipo di roccia. Il gesso (solfato

di calcio), indubbiamente la roccia più

peculiare dell’Appennino Romagnolo,

forma una dorsale di una ventina di chilometri

che taglia trasversalmente quattro

vallate creando un microclima favorevole

per la sopravvivenza di specie animali e

vegetali altrimenti impossibili da trovare

a queste latitudini. Ed è ricchezza anche

per il sottosuolo: è un minerale solubile

che nei millenni ha permesso all’acqua di

insinuarsi formando grotte naturali anche

incredibilmente lunghe e profonde, alcune

delle quali visitabili per il pubblico,

come la Grotta di Re Tiberio. E sempre

l’acqua, attraversando questo ricco minerale,

si è a sua volta arricchita formando

le numerose sorgenti che vengono utilizzate

efficacemente nello Stabilimento

Termale di Riolo per la prevenzione e la

cura di varie patologie e per il benessere

ed il relax. Chissà se a Caterina piacerebbe

la Riolo Terme del secondo millennio:

le colline solcate da filari di viti da

cui si ricavano i classici vini romagnoli e

da frutteti tra cui primeggiano le albicocche

e le nettarine di Romagna, i sentieri

nel Parco amati dagli appassionati di

mountainbike e di trekking, la cucina tradizionale

o innovativa che fa tesoro dei

prodotti tipici locali come lo Scalogno di

Romagna IGP, le tante iniziative che nell’arco

dell’anno la rendono vivace. Certamente

non si sarebbe fatta mancare una

giornata nel centro benessere dello Stabilimento

Termale, per rimettersi in forma

prima di affrontare quelle sue intense

giornate.

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