la Toscana Nuova - luglio, agosto 2019

toscanacultura

La Toscana nuova - Anno 2- Numero 7 1 - Luglio Gennaio - Agosto 2019 - 2019 Registrazione - Registrazione Tribunale Tribunale di Firenze di Firenze n. 5905 n. del 6072 6-2-2013 del 12-01-2018 - Iscriz. Roc. - Iscriz. 30907. Roc. Euro 30907. 2. Poste Euro Italiane 2. Poste SpA Italiane Spedizione SpA Spedizione in Abbonamento in Abbonamento Postale D.L. Postale 353/2003 D.L. 353/2003 (conv.in L (conv.in 27/02/2004 L 27/02/2004 n°46) art.1 n°46) comma art.1 1 comma C1/FI /0074 1 C1/FI /0074


Sommario luglio/agosto 2019

5 Le astrazioni naturalistiche della pittrice olandese Christine Hilarius

6 L’arte dei muretti a secco, dal 2018 Patrimonio dell’Unesco

8 Il Tibet nella pittura di Han Yuchen a Palazzo Medici Riccardi

11 Le “bolle contro lo sballo” di Carlo Berti

12 Arte dagli anni ʼ60 ad oggi nella Collezione Roberto Casamonti

13 Volterra ricorda lo scultore Giorgio Rossi con una retrospettiva

14 Art in progress al Parco della Luce di Vittoria Marziari

15 Le marine di Milena Prestìa in mostra a Tellaro

16 Premio Ponte Vecchio a Monica Antonelli, scultrice delle emozioni

19 A Montalcino la 22^ edizione di Jazz & Wine con l’azienda Banfi

20 Storia delle religioni: dal peccato alla riconciliazione

21 Giainismo: dottrina della non violenza e dell’amore universale

22 Chengdu, un angolo di Cina al Florence Design Week

24 La 53^ edizione del Premio Nazionale Città di Lastra

25 A Mario Del Fante il Premio Ponte Vecchio 2019

26 La personale dell’artista rumena Miruna Almasan a Firenze

27 Claudio Bellari protagonista a Pistoia con una mostra alla boutique Marella

30 L’inaugurazione del nuovo studio di Mauro Maris a Firenze

32 Intervista a Greta Adami, centrocampista della Fiorentina Womens

34 L’incomunicabilità negli scatti di Carlo Midollini al Palazzo dei Pittori

35 Francesco Cito, maestro del fotogiornalismo italiano

38 Alla Fornace Pasquinucci l’universo onirico di Anna Napoli

39 La pittura di Antonella Serratore tra figurazione e astrazione

40 Caffè Cucchiara: oltre 50 anni di storia all’insegna dell’eccellenza

41 Solidarietà e cultura con l’associazione fiorentina Borgognissanti

42 A Venezia la collettiva di Napoli Nostra per “dialogare” con la Biennale

43 La solitudine nei giovani e le conseguenze sulla salute

44 Le iniziative a 360 gradi del Movimento Life Beyond Tourism

46 A Firenze la seconda edizione della collettiva Officina Creativa

47 George Eliot, scrittrice inglese simbolo dell’emancipazione femminile

48 Pistoia, dal XVI secolo la città degli organi

49 Il dubbio patologico: quando pensare troppo diventa una malattia

51 La rete artistica Giubbe Rosse alla Florence Art Deposit Gallery

52 La tutela giuridica del domain name

54 Colle Val d’Elsa, patria della lavorazione del cristallo

55 Svanezia, gioiello del Caucaso tra natura e storia

56 B&B Road Trip: Lago di Garda, luogo di relax e divertimento

58 Silvia Serafini, da Firenze alla Cina con China 2000

60 La Moretta di Fano: da bevanda dei marinai a cocktail internazionale

61 A Montenero d’Orcia la scelta biologica dell’azienda Le Vigne

62 ABI Professional, l’associazione per imparare l’arte del bartending

Marco's dog

Pensione per cani in Mugello

In copertina:

Rachel Mohawege,

Behind the veil, tecnica mista

Periodico di attualità, arte e cultura

La Nuova Toscana Edizioni

di Fabrizio Borghini

Viale F. Redi 75 - 50144 Firenze

Tel. 333 3196324

lanuovatoscanaedizioni@gmail.com

lanuovatoscanaedizioni@pec.it

Registrazione Tribunale di Firenze

n. 6072 del 12-01-2018

Iscriz. Roc. n. 30907 del 30-01-2018

Partita Iva: 06720070488

Codice Fiscale: BRGFRZ47C29D612I

Anno 2 - Numero 7

Luglio/Agosto 2019

Poste Italiane SpA

Spedizione in Abbonamento Postale D.L.

353/2003 (conv. in L 27/02/2004 n, 46)

art.1 comma 1 C1/FI/0074

Direttore responsabile:

Daniela Pronestì

Capo redattore:

Maria Grazia Dainelli

redazionelatoscananuova@gmail.com

Grafica e impaginazione:

Stefania Venuti

Distribuzione:

Media Servizi srl

via Lombarda, 72 - Località Comeana

59015 - Carmignano (PO)

tel. 055 8716830

www.mediaservizi.net

Abbonamenti:

Silvia Pillai, tel. 334 6763855

abbonamenti.lastoscananuova@gmail.com

Stampa:

Nova ArtiGrafiche srl

Via Cavalcanti 9/d - 50058 Signa (Fi)

tel. 055 8734952

Facebook:

La Toscana nuova - Periodico di attualità,

arte e cultura

www.latoscananuova.it

Testi:

Cristina Acidini

Alessandro Allegri

Laura Belli

Paolo Bini

Lorenzo Borghini

Fabrizio Borghini

Irene Cencetti

Margherita Blonska Ciardi

Rossana Corsi

Nicola Crisci

Anita D'Amico

Maria Grazia Dainelli

Massimo De Francesco

Aldo Fittante

Gabriella Gentilini

Serena Gelli

Giuliana Grazioso

Stefano Grifoni

Johnson Koovakunnel

Stefania Macrì

Stefano Marucci

Elisabetta Mereu

Emanuela Muriana

Valter Quagliarotti

Lucia Petraroli

Elena Maria Petrini

Daniela Pronestì

Lucia Raveggi

Barbara Santoro

Umberto Sereni

Paolo Sfogli

Alesia Savitskaya

Yuliya Savitskaya

Michele Taccetti

Francesca Vivaldi

Foto:

Monica Antonelli

Angela Bartoletti

Silvia Bavetta

Alexander Brookshaw

Francesco Cito

Maria Grazia Dainelli

Serena Gelli

Franco Giomini

Elena Maria Petrini

Barbara Santoro

Silvano Silvia

Gianni Ugolini

Andate in ferie tranquilli:

al vostro amato animale ci pensa Anna

Servizio veterinario H24

Per informazioni: 347- 8224794

4


Ritratti

d’artista

Christine Hilarius

Le astrazioni naturalistiche dell’artista olandese protagonista

la scorsa primavera della rassegna AqvArt a Venezia

di Margherita Blonska Ciardi

La pittrice olandese Christine Hilarius,

laureata in Belle Arti a Liege,

è stata tra gli artisti che la scorsa

primavera ha preso parte alla rassegna

AqvArt presso la prestigiosa sede della

Scuola Grande di San Teodoro a Venezia,

dove ha riscosso grande successo di

pubblico. La sua pittura è il risultato di

una lunga ricerca incentrata soprattutto

sulle bellezze paesaggistiche. La natura,

infatti, è la sua musa ispiratrice. L'artista

la rappresenta in maniera molto personale

attraverso l'uso di filtri cromatici e

l’ingrandimento di alcuni particolari che

fanno perdere l'oggettivita delle cose

rappresentate. Dotata di geniale sensibilità

artistica, riesce a suscitare emozioni

servendosi di texture cromatiche che

esaltano la bellezza dello scenario raffigurato.

I suoi paesaggi lagunari ispirati a

Venezia dove sono stati esposti, trasmettono

un’atmosfera melanconica grazie a

soffuse tonalità pastello verdi e blu che

ricordano la laguna avvolta dalla nebbia.

Lo stesso soggetto viene rappresentato

più volte in diverse ore della giornata,

con effetti e variazioni di luce che offrono

allo spettatore emozioni sempre diverse.

Si va dai tramonti ai notturni marini, dove

il paesaggio, anziché essere espressamente

rappresentato, viene più che altro

evocato lasciando spazio all’immaginazione

dell’osservatore. Potremmo definire

la sua una “pittura degli elementi”

dove aria, terra, acqua e fuoco diventano

tutt’uno nelle fluide e astratte pennellate

di colore. Parlando di sé, l’artista dice:«La

magia della natura e i suoi colori

sono sempre una meraviglia per me, mi

infondono gioia e mi fanno sentire in armonia

con l’universo, offrendomi spunti

ispirativi sempre nuovi e diversi». A breve

Christine Hilarius entrerà nel circuito

internazionale d'aste di arte contemporanea

e concluderà il suo tour espositivo

in Italia raccontandosi in un’intervista

nell’ambito della rubrica Incontri con

l’arte, in onda su Toscana tv, che dedicarà

una puntata esclusivamente a lei.

44428, arte digitale

123534, acrilico su cartone, cm 62x36

CHRISTINE HILARIUS

5


Percorsi d'arte in

Toscana

Franca Marasco Busoni

La sua intuizione di documentare in una mostra

fotografica i graffiti dei muretti a secco delle stradine

campestri fiorentine si è dimostrata lungimirante

L'Unesco ha inserito “L'arte dei muretti a secco”

nella lista degli elementi immateriali: rappresentano

“una relazione armoniosa fra l'uomo e la natura”

di Aldo Fittante / Foto courtesy Franca Marasco Busoni

Riconosciuti dall’Unesco come

Patrimonio Mondiale dell’Umanità,

i muri a secco dell’Europa

mediterranea custodiscono il

dna del nostro patrimonio rurale e

culturale. Trovano una testimonianza

anche in Toscana, regione che è riuscita

a preservare questi tesori che

delimitano e terrazzano le aree antropizzate

conferendo al paesaggio un

valore aggiunto di straordinaria importanza.

La plurisecolare storia di

queste strutture murarie ha accompagnato

l’evoluzione della civiltà,

essendo uno dei primi esempi di manifattura

umana, un lascito degli antichi

coloni già prima che gli Etruschi

strutturassero la nostra terra. Nella

motivazione dell'Unesco si legge:

«L'arte del dry stone walling riguarda

tutte le conoscenze collegate alla

costruzione di strutture di pietra

ammassando le pietre una sull'altra,

non usando alcun altro elemento

tranne terra a secco». Nel 2003, il

sindaco di Lastra a Signa Carlo Moscardini,

vero e proprio cultore dei

muretti a secco, volle ospitare nella

Villa Bellosguardo, appartenuta al

tenore Enrico Caruso (che circondò

negli anni Dieci del Novecento l'imponente

proprietà con muri a secco

tuttora ben conservati), una

mostra ideata da Franca Marasco

Busoni che con lungimiranza nel

corso degli anni si era impegnata in

prima persona, e chiamando a collaborare

anche un gruppo di amici, alla

realizzazione di un progetto di documentazione

fotografica dei graffiti lasciati

nel corso dei secoli sui muri

a secco delle stradine campestri fiorentine.

Frasi d'amore, battute sagaci,

slogan ma anche dei semplici

segni che testimoniano il passare dei

secoli. Il frutto di questo lavoro si è

rivelato un vero e proprio tesoro che

è stato possibile riscoprire e proporre

al pubblico grazie a quella prima

mostra lastrigiana del 2003 poi seguita

da due esposizioni successive

tenutesi a Lipari e nella sede del

Gruppo Donatello in via degli Artisti

a Firenze.

In questa e nell'altra foto due esempi di graffiti sui muretti a secco in Toscana

6

FRANCA MARASCO BUSONI


LA MAISON GIULIACARLA CECCHI

IN OMAGGIO AL

PREMIO PONTE VECCHIO 2019

Pola Cecchi, CEO della Maison GIULIACARLA CECCHI, che ha ricevuto

questa prestigiosa onorificenza nella prima edizione, partecipa alla

soirée con le sue creazioni.

In una splendida serata estiva, circondati dalla bellezza prorompente

del David e di Firenze visti dalla Loggia del Piazzale Michelangelo,

quattro flash di musica, balletto, teatro e moda hanno differenziato i

vari momenti della cena.

ph. Franco Giomini

Gli abiti di alta moda dell'Atelier GIULIACARLA CECCHI, la musica dell'arpa

celtica di ANNAMARIA DE VITO, compositrice delle sue musiche, le interpretazioni

teatrali di LUDOVICA RIO e TATIANA CARCERERI dell'Underwear

Theatre, le ballerine classiche LAURA E MATILDE, coreografate da JUDITH

VINCENT e le bellissime riproduzioni dei modelli degli anni '50 delle borse

intarsiate d'oro del marchio Sapaf di CALISTRI,

hanno rappresentato la grandezza di Firenze anche oggi

ph. Franco Giomini

Pola Cecchi per l'atelier GIULIACARLA CECCHI e STUDIO MOST - Via Jacopo da Diacceto, 14 - 50123 Firenze

Showroom: Tel: 055284269 - Cell: 335437934 | Email: polacecchi@gmail.com | www.giuliacarlacecchi.com


Firenze

Mostre

Il regno della purezza

Il Tibet nella pittura di Han Yuchen a Palazzo Medici

Riccardi fino al 28 luglio

di Irene Cencetti / foto Silvia Bavetta

Grande successo il 5 luglio

scorso per l’inaugurazione a

Firenze, presso Palazzo Medici

Riccardi, della mostra Il regno

della purezza. Il Tibet nella pittura di

Han Yuchen, la prima personale in

Italia dell’artista cinese Han Yuchen,

curata da Cristina Acidini, ideata da

Xiuzhong Zhang, promossa e organizzata

dalla Zhong Art International,

con la collaborazione dell'Accademia

delle Arti del Disegno, dell’Accademia

di Belle Arti di Firenze e della

China National Academy of Painting,

con i patrocini del Ministero per i Beni

e le Attività Culturali, della Regione

Toscana, del Comune di Firenze,

della Città Metropolitana e del Consolato

Generale della Repubblica

Popolare Cinese in Firenze, e con il

sostegno di Confindustria Firenze,

Fondazione Romualdo Del Bianco e

Life Beyond Tourism. All’inaugurazione

della mostra, che si è tenuta

nella splendida cornice della sala Luca

Giordano di Palazzo Medici Riccardi

con una grande partecipazione

di pubblico, erano presenti il console

della Repubblica Popolare Cinese

a Firenze Wang Wengang, l’Assessore

al bilancio e commercio del Comune

di Firenze Federico Gianassi,

Laura Monticini, dirigente dell’Ufficio

Cultura della Città Metropolitana

di Firenze, Corinna Del Bianco della

Fondazione Romualdo Del Bianco,

oltre naturalmente alla curatrice della

mostra Cristina Acidini, Xiuzhong

Zhang, ideatore della mostra e presidente

della Zhong Art International

e all’artista Han Yuchen. Al centro

dell’esposizione fiorentina è il Tibet,

con i suoi paesaggi mozzafiato, i monasteri

spettacolari, le montagne altissime,

le antiche città perdute, la

sua cultura millenaria e i suoi abitanti.

Il Tibet ha sempre esercitato

un fascino profondo su Han Yuchen

che ne conosce profondamente tutti i

luoghi. Negli ultimi trenta anni ha infatti

attraversato, sia in estate che in

inverno, gli altipiani e le vallate ai piedi

delle montagne più alte del mondo,

vivendo in tende, soggiornando

con famiglie tibetane e visitando i

pascoli. E questa intima familiarità

emerge con forza nelle 24 opere

accuratamente selezionate per questa

rassegna. Han Yuchen nasce nel

1954 a Jilin, Cina. Nel 1967 inizia a

praticare la pittura ad olio e si forma

all’Accademia Centrale di Belle Arti

di Pechino. Nonostante il suo talento

precoce, circostanze avverse lo hanno

tenuto lontano dall'arte, a causa

della posizione della famiglia giudicata

"controrivoluzionaria". Costretto

in gioventù a lavorare duramente,

ha avuto successo come imprenditore

per poi tornare a dedicarsi con

continuità alla sua vocazione artistica,

mai del tutto abbandonata. Sue

In questa e nelle foto delle pagine successive alcune panoramiche della mostra a Palazzo Medici Riccardi

8

HAN YUCHEN


L'inaugurazione della mostra nella Sala Luca Giordano a Palazzo Medici Riccardi

L' assessore alla Cultura del Comune di Firenze Tommaso Sacchi e l'artista

Han Yuchen durante la conferenza stampa della mostra

L' ideatore della mostra e presidente della Zhong Art International

Gianni Zhang con l' artista Han Yuchen

HAN YUCHEN

9


Firenze

Mostre

esposizioni personali si sono tenute

al Museo Nazionale Cinese di Pechino,

al Museo delle arti decorative

di Parigi, all’Accademia russa di Belle

Arti di San Pietroburgo, al Centro

d'arte belga di Bruxelles e al complesso

del Vittoriano a Roma. Suoi

dipinti fanno parte di importanti collezioni

come quella dell’ex presidente

della Repubblica Francese, Nicolas

Sarkozy, o di Sisley, azienda leader

della cosmetica. Zhong Art International,

che ha promosso e organizzato

l’evento, opera dal 2013 con il

duplice obiettivo di diffondere in Italia

il patrimonio artistico cinese, sia

tradizionale che contemporaneo, e

favorire al contempo la diffusione

della cultura italiana in Cina, in una

logica di scambio e reciprocità tra

due paesi geograficamente lontani

ma vicini nello spirito.

L'artista Han Yuchen

L' inaugurazione della mostra: da sinistra, Gianni Zhang, ideatore della mostra e presidente della Zhong Art International, Laura Monticini, dirigente

cultura della Città Metropolitana, Federico Gianassi assessore al commercio del Comune di Firenze, Wang Wengang console della Repubblica Popolare

Cinese a Firenze, Cristina Acidini curatrice della mostra, l' artista Han Yuchen e Corinna Del Bianco, della Fondazione Romualdo Del Bianco

L' artista Han Yuchen con la curatrice della mostra, la professoressa

Cristina Acidini e Gianni Zhang, presidente della Zhong Art International

L'artista Han Yuchen e la curatrice della mostra Cristina Acidini assieme

alla squadra della Zhong Art International, che ha organizzato l'evento

10

HAN YUCHEN


Bolle di frutta contro

lo sballo!

L’artista e imprenditore fiorentino Carlo

Berti porta in Mugello la bibita anacolica

ideale per i teenagers

Cronache

Mugellane

di Elisabetta Mereu / foto courtesy Instagram bobblebobbleborgos.lorenzo

I

nostri lettori lo conoscono già come

pittore e scultore ma il carattere

poliedrico e creativo di Carlo

Berti, fiorentino trapiantato in Mugello,

lo ha portato negli ultimi anni ad

esplorare nuove ed insolite strade.

La forte motivazione per partire con

la sua ultima iniziativa deriva soprattutto

dal fatto di avere una figlia poco

più che adolescente. «I dati sempre

più allarmanti sull’uso e purtroppo

anche l’abuso di sostanze alcoliche e

non solo - dice Berti, già famoso anche

per le squisite produzioni casearie

dell’azienda di famiglia - mi hanno

convinto a voler proporre ai giovani

un prodotto che non sia nocivo per la

loro salute, in un luogo in cui possano

ritrovarsi con i coetanei, senza che ciò

comporti alcuna preoccupazione per i

genitori». Così grazie alla sua intuizione

e sensibilità da poche settimane è

stato inaugurato in Mugello, nel centro

di Borgo San Lorenzo Bobble Bobble,

un coloratissimo locale dove gustare

le varie versioni del BubbleTea, bevanda

a base di tè, nata a Taiwan, composta

da succhi alla frutta, senza coloranti

artificiali, che viene arricchita da sfere

di amido di mais ripiene di succhi naturali,

in 23 differenti gusti. Ma soprattutto

l’importanza di questo locale è la

scelta precisa di dire “NO” ad alcool,

sigarette e slot machine! Presupposti

ben noti per portare alla dipendenza

e alla ludopatìa gli adolescenti. «Vorrei

che passasse il messaggio positivo

che quando la gente vede il logo

dei negozi Bobble Tea li possa identificare

subito con qualcosa che non ha

niente a che fare con lo sballo. Qui lo

svago consiste nello scegliere il colore

della maglietta e prossimamente dei

braccialetti con il nostro logo, nell’intrattenersi

con le ultime versioni dei

giochi della Playstation, nello scattare

selfie e foto da pubblicare sul loro

canale social preferito, nello scambiarsi

le lattine delle bibite analcoliche che

ho fatto appositamente arrivare dall’America,

talmente belle e nuove che i

ragazzi hanno iniziato subito a collezionarle!

Però, oltre al fatto di poter creare

il proprio BubbleTea a seconda delle

preferenze di gusto, ciò che li diverte

di più è che quando mordono le bubbles

si sprigiona tutto il sapore dello

sciroppo! E poi è un prodotto analcolico,

adatto anche ai celiaci, che si può

gustare in versione fredda o calda in

base alle stagioni. Insomma - conclude

soddisfatto questo caleidoscopico

imprenditore multitasking, abbracciando

la figlia Katerina di 17 anni e Teresa,

una delle sue collaboratrici, appena

19enne - mi sono voluto impegnare

per qualcosa di trasversale, in controtendenza,

gestito da giovani pensando

ai giovanissimi fruitori, dai 12 anni fino

alla maggiore età, che spesso non hanno

un loro luogo esclusivo di aggregazione,

privo di rischi. E - dopo un solo

mese dall’apertura - posso ritenermi

davvero orgoglioso della mia iniziativa,

a tal punto che sto già valutando di sviluppare

questo stesso progetto da altre

parti e probabilmente sempre nei dintorni

di Firenze».

Katerina, figlia di Carlo Berti (al centro) con alcuni ragazzi dello staff

Giovani in fila al locale Bobble Bobble di Borgo San Lorenzo

CARLO BERTI

11


Firenze

Mostre

Collezione Roberto Casamonti

Dopo la mostra sui capolavori della prima metà del

Novecento, il noto gallerista fiorentino rinnova l’esposizione

a Palazzo Bartolini Salimbeni con un percorso dagli

Sessanta agli inizi del XXI secolo

In corso fino al 2020, vede protagonisti nomi eccellenti come

Boetti, Klein, Rauschenberg, Kiefer e Basquiat

Testo e foto di Barbara Santoro

Il gallerista fiorentino di fama internazionale

Roberto Casamonti

presenta nelle sale di Palazzo

Bartolini Salimbeni un’altra parte

della sua vasta collezione che raccoglie

complessivamente 187 capolavori.

Roberto Casamonti e Bruno

Corà: un'accoppiata vincente che

ancora una volta mostra alla città

di Firenze come si promuove l’arte

contemporanea. Come promesso,

Roberto Casamonti presenta nelle

sale di Palazzo Bartolini Salimbeni

un’altra parte della sua vasta

collezione che raccoglie complessivamente

187 capolavori. Si tratta di

Barbara Santoro con Roberto Casamonti accanto

ad un'opera di Alighiero Boetti

circa 80 opere di 138 maestri italiani

e non dagli anni Sessanta agli inizi

del Ventunesimo secolo. Dipinti

e sculture che riflettono l'anima del

collezionista, il quale ha già promesso

durante la conferenza stampa che

il prossimo anno presenterà un'altra

appendice a sorpresa. Rispetto alla

prima esposizione, le sale di Palazzo

Bartolini Salimbeni hanno cambiato

look per accogliere nuovi materiali,

linguaggi e dimensioni delle opere.

Si parte con una sezione di Arte

Povera − nata intorno al 1967 − dove

si possono ammirare le opere di

Boetti, Pistoletto, Merz, Kounellis,

Paolini, Calzolari, Penone e Pascali.

In particolare, le imponenti opere di

Alighiero Boetti dominano le sale per

via delle loro dimensioni; Mettere al

mondo il Mondo, ad esempio, è lunga

ben quattro metri ed è realizzata

soltanto con una penna biro, oppure

Tutto, pannello di sei metri ricco di

colori sgargianti completamente ricamato

a mano e posizionato davanti

alle finestre per meglio cogliere la luce.

Tante le tendenze artistiche presenti

nella nuova esposizione :dall’

Arte Povera si passa al fenomeno dei

gruppi di Arte Programmata e Cinetica,

al Nouveaux Realisme al movimento

Fluxus, alla Poesia Visiva,

al Minimalismo o Strutture Primarie,

alla Land Art, all’Arte Concettuale,

alla Body Art, al Graffitismo e alla

Transavanguardia, in un crescendo

che di sala in sala lascia quasi senza

fiato. Non sappiamo dove guardare

perché tutto è perfetto, posizionato

nell’angolo della sala più idoneo

ad accogliere l’opera. C’è un Ceroli

tutto particolare, s'intitola Burri

perché il quadro di legno sulla parete

ne simula uno del grande artista

umbro:un'unica persona è seduta

accanto a molte sedie posizionate in

un angolo dalla sala che sembra nata

apposta per accogliere quel manufatto.

Curiosi i Tableaux pièges di

Daniel Spoerri e il magnifico “quadro

specchiante” di Pistoletto dal titolo

Persona in piedi che raffigura l'amico

fotografo Rinaldi. E’una velina

dipinta a mano su acciaio inox lucidato

a specchio del 1962. Casamonti

l’ha inseguita per anni fino ad arrivare

all'acquisto da un collezionista

di Foligno che finalmente si era deciso

a cederla. Il bello della collezione

non è solo la qualità eccelsa e la

preziosità delle opere, ma il fatto che

ogni pezzo rechi ricordi, emozioni,

storie di amicizie, frequentazioni fra

personaggi che hanno fatto dell’arte

la loro vita. Presentando un anno fa

la prima parte della sua collezione,

Roberto Casamonti aveva definito la

sua una “scelta strettamente culturale”

per condividere con la città di

Firenze la passione di tutta una vita.

Oggi, a distanza di un anno, i visitatori

fiorentini, italiani e stranieri

hanno mostrato di saper apprezzare

questo suo gesto generoso, come

certamente avverrà anche per questa

seconda esposizione che da domenica

26 maggio sarà visibile per tutto

il 2019 e il 2020 al primo piano del

palazzo Bartolini Salimbeni in piazza

Santa Trinita. Apertura dal mercoledì

alla domenica nell’orario 11.30 / 19.

12

COLLEZIONE ROBERTO CASAMONTI


Anteprima

Mostre

Giorgio Rossi

Volterra ricorda un importante protagonista della

scena artistica del Novecento con una retrospettiva

a Palazzo dei Priori

di Barbara Santoro

Sabato 7 settembre alle ore 17.30

nella saletta del Giudice Conciliatore,

piano terra di Palazzo dei

Priori a Volterra, s’inaugura la mostra

retrospettiva Giorgio Rossi. Sguardi intimi

sul Novecento, dedicata alle opere

scultoree dell’artista Giorgio Rossi che

ha insegnato alla Regia Scuola Artistico

Industriale per l’Alabastro di Volterra

dal 1927 al 1955. Una mostra voluta

fortemente dagli eredi che intendono

così completare l’opera di riscoperta di

questo grande artista iniziata nel 2009

a Palazzo Panciatichi e proseguita con

altre mostre presso la sede della Cassa

di Risparmio di Firenze, il Comune di

Pontassieve, Palazzo Medici Riccardi e

il Museo Galileo Chini a Borgo San Lorenzo,

nonché una donazione di un suo

autoritratto a figura intera alla Galleria

degli Uffizi ed ora esposto nella nuova

ala del Corridoio Vasariano. L’amministrazione

comunale, con l’assessore

Eleonora Raspi, ha accolto con entusiasmo

questo progetto che costituisce

un passo importante per far conoscere

Volterra non solo per il passato legato

agli Etruschi ma anche come centro di

divulgazione e formazione artistica nella

prima metà del '900. Un’opera di Rossi

verrà donata dalla famiglia al Comune di

Volterra che, a sua volta, onorerà la memoria

dell’artista con una targa affissa

sulla casa dove questi visse per diversi

anni. Sculture e alcuni quadri di proprietà

della famiglia andranno in mostra

insieme ad opere di proprietà di cittadini

volterrani mai esposte in precedenza

e che costituiscono un trait d’union

con un passato dimenticato che merita

di ritornare in vita. Ma chi era Giorgio

Rossi? Mugellano, nato a San Piero a

Sieve nel 1892, si formò artisticamente

all’Accademia di Belle Arti di Firenze come

allievo del pugliese Antonio Bortone

dal quale apprese tutte le tecniche della

scultura lavorando vari materiali quali

bronzo, alabastro, marmo, terracotta,

gesso e legno. Assorbì le influenze stilistiche

del suo tempo propendendo però

per un’arte classica che guardava più al

Rinascimento che alle avanguardie futuriste.

Giovanissimo, nel 1906 partecipò

all’Esposizione Annuale della Società

di Belle Arti di Firenze dove continuò ad

esporre negli anni successivi. Nel 1915,

quando ormai era un artista affermato,

inviò Pegaso alla Permanente di Milano.

Nel 1916 venne premiato con la medaglia

d’argento per la scultura in marmo

La Sieve, che sarà in mostra, dalla Società

di Belle Arti di Firenze, che sarà in

mostra. Nel 1918 ricevette un prestigioso

riconoscimento dall'Accademia delle

Arti del Disegno di Firenze che lo inserì

nei ruoli degli “Accademici onorari”. Nel

1920 espose alla Mostra d’Arte Sacra a

Venezia e qui gli commissionarono opere,

alcune di grande impatto monumentale,

da collocare nei cimiteri. Nel 1925

partecipò alla Mostra per il Premio Principe

Umberto alla Permanente di Milano.

Lo Scultore e il Marmo, rivista con

redazione a Milano, pubblicò un ampio

resoconto dell’esposizione e l’opera

dell’artista venne menzionata come

“una delle migliori di tutta la mostra”.

Nel 1927 ricevette dal Conte Pecori Giraldi

la commissione del Monumento

ai Caduti per Borgo San Lorenzo, tuttora

collocato nella piazza antistante il

palazzo del Comune. Nello stesso anno

entrò a far parte della Regia Scuola

Artistico-Industriale per l’Alabastro

di Volterra. Questa esperienza gli farà

vincere il primo premio con una Madonnina

nell’edizione della Fiera dell’Artigianato

di Firenze. Nel 1930 partecipò

alla XVII Biennale di Venezia, edizione

resa celebre dalla qualità degli artisti

invitati, con la scultura Testa di uomo

grasso. Nel 1936 nuovamente alla Biennale

di Venezia presentò una terracotta

dal titolo Giovane donna. Nel 1955

lascia l'insegnamento per tornare a Firenze,

dove apre uno studio in via Della

Robbia continuando a dar vita a bellissime

opere fino alla morte che sopraggiunse

nel 1963. Nel 1966 l’alluvione si

portò via alcune delle sue opere e molto

dell’archivio cartaceo, il resto fu salvato

dalla nipote Flora che ricoverò le opere

a casa sua dove attualmente si trovano.

L’inaugurazione di Giorgio Rossi.

Sguardi intimi sul Novecento è inserita

nell’ambito del vivace cartellone culturale

Aspettando la Notte Rossa, promosso

dal Consorzio Turistico di Volterra e

Val di Cecina in vista della serata Notte

Rossa di sabato 14 settembre, nella

quale il centro storico di Volterra ospiterà

spettacoli musicali e artistici e aperture

straordinarie di musei e palazzi. La

retrospettiva su Rossi resterà aperta al

pubblico fino al 29 settembre, con apertura

tutti i giorni dalle 10. 30 alle 17.30.

Madonna con bambino, terracotta, h 88

GIORGIO ROSSI 13


Eventi in

Toscana

Art in Progress

Al via la sesta edizione della mostra di scultura contemporanea

al Parco della Luce dell’artista senese Vittoria Marziari

di Lucia Raveggi / foto courtesy degli artisti

Per il sesto anno consecutivo si

sono aperti i cancelli del Parco

della Luce di Siena per accogliere

la mostra Art in Progress che vede

ospiti sei scultori presenti con le loro

opere. Al vernissage, avvenuto lo scorso

9 giugno, erano presenti le autorità

cittadine e un folto pubblico di amici

e conoscenti. Questo parco d’arte alle

porte di Siena, fra il verde degli ulivi,

in un dolce declivio, è nato da un’idea

dell’artista Vittoria Marziari, che qui

espone in permanenza le proprie opere

monumentali integrate negli anni

con sempre nuove sculture. Fra gli artisti

che hanno preso parte alla mostra

i fratelli Giacomo e Sarah Del Giudice

con le opere in bronzo dal titolo Nuvole

e Donna in cammino, Fabrizio Maiorelli

con due bassorilievi in pietra intitolati

Omaggio alla donna, Maurizio Masini

con la scultura Paesaggio in marmo

bianco di Carrara, Fabio Mazzieri

con l’opera in marmo e legno Analogie

esposta anni fa alla Quadriennale di

Roma, Diana Polo con Busto di donna

in terracotta patinata. Artisti tutti che

provengono da importanti esperienze

espositive. La mostra si protrarrà fino

alla fine di settembre con ingresso libero

e sarà visitabile su appuntamento telefonando

al numero +39 3483627855.

info@vittoriamarziari.it

Diana Polo

Nudo di donna, creta rossa,

opera di Diana Polo

Fabio Mazzieri (ph. Antonello

Palazzolo)

Maurizio Masini con l'opera Sentiero, marmo

bianco di Carrara

Fabrizio Maiorelli al lavoro

Analogie (1974 - 2019), marmo,

legno, vernice; opera di

Fabio Mazzieri

Vittoria Marziari è considerata da

molti critici “scultrice dell’anima”

perché le sue opere sottendono

un’indagine psicologica capace di entra-

re nelle pieghe più profonde dell’animo

umano. Le sue forme dinamiche tese

verso l’alto, sono state apprezzate sia in

Italia, dove sono presenti in alcuni musei,

che all’estero nelle principali capitali europee

di Francia, Belgio, Germania, Slovenia,

Svizzera, Spagna, Lituania, Estonia

e Polonia. In quest’ultima l’artista tornerà

il prossimo ottobre come rappresentante

italiana in occasione dei festeggiamenti

dedicati ai prodotti Made in Italy a Cracovia.

Numerosissimi i premi e i riconoscimenti

avuti nella sua carriera, per citarne

solo alcuni: Dono dell’umanità (Milano),

Collare Laurenziano (Firenze), Cavaliere

all’ordine della Repubblica Italiana, onorificenza

ricevuta nel 2017.

www.vittoriamarziari.it

Concepimento (2015), acciaio corten

14

PARCO DELLA LUCE


Firenze

Mostre

Milena Prestìa

Pittrice napoletana di nascita e toscana di adozione, dal

24 agosto all’1 settembre esporrà all'Oratorio di Santa

Maria in Selàa a Tellaro, nel comune di Lerici, con la

personale intitolata Il mare, tra sogno e realtà

di Alessandro Allegri

Il mare, dentro e intorno. In suggestive

atmosfere di sfumature, di luci soffuse

o piccoli riflessi che accendono

emozioni. Mari in lente fusioni con cieli

infiniti divenendo uno lo specchio dell’altro.

Le ultime opere pittoriche di Milena

Prestia sono realizzate con la tecnica del

colore ad olio sulla tela, prima spolverata

di un velo di sabbia marina. La forma così

acquisita dal colore, suggerisce un’onirica

presenza del mare al di là del reale,

come in una visione in cui perdere la propria

materia e ritrovarsi in dimensioni di

sogno. A questa tecnica l’artista arriva

dopo un percorso figurativo e di realistiche

rappresentazioni del mare, con calme

piatte e tempeste, Sirene ed abitanti degli

abissi dove scatenare la fantasia con varie

tecniche miste, che coprono il ruolo

di metaforici autoritratti e racconti di sé.

Nelle mostre di Milena Prestia non si può

essere osservatori passivi. La sua arte è

ricca di continue sorprese, con repentini

cambi di stile e di esecuzione delle idee,

delle visioni, dei desideri di vivere un

coinvolgimento pieno con la natura, e veniamo

catturati dai forti passaggi emotivi

presenti nelle sue opere che riflettono l’amore

puro per questa natura meravigliosa.

Si ha la sensazione che chi ha dipinto

sia davvero in mezzo alle nuvole, volando

accanto ad un gabbiano, sulla riva di

fronte ad un tramonto o nelle acque di

una tempesta. Nel suo percorso di esplorazione

artistica, a volte assume l’aspetto

di una Sirena, sfuggente e bellissima nel-

Milena Prestia nasce a Napoli

da genitori siciliani e cresce a

Spoleto (Perugia) dove giovanissima

studia danza. Questa esperienza

lascerà traccia nella leggerezza, nell’armonia

e nella grazia delle Sirene che negli

anni a venire costituiranno un soggetto

caratterizzante del suo immaginario pittorico.

Nel 1974 si trasferisce con la famiglia

a Firenze, dove tutt’oggi risiede e dove la

sua nativa propensione all’arte matura nel

sentimento che la bellezza del luogo sugla

sua corsa verso la libertà, delegando

a questa creatura marina la raffigurazione

del suo variopinto universo interiore.

Ad ognuno di questi viaggi fantastici corrisponde

un diverso linguaggio tecnico,

proprio di quel solo ed unico momento,

con la gioia di esprimerlo senza preoccuparsi

della formalità, di uno stile ben preciso,

al quale attenersi per convenzione o

convenienza. Tutto questo riesce a farci

respirare , a sentire il rumore del vento,

accendendo il desiderio di esser trascinati

via con lei, via dai rumori violenti e

schiaccianti della realtà quotidiana, per

seguire questa artista nei suoi sogni di

liberazione attraverso la magia della pittura.

Semplice o sperimentale, ma anche

tradizionalissima, pura, pittura.

L'artista nello studio mentre dipinge una delle sue marine

gerisce. A Firenze frequenta il Liceo Artistico,

la scuola di Fumetto e Comics e vari

corsi di pittura; successivamente a Bologna

si iscrive ad una scuola di decorazione

dove apprende le tecniche del trompe

l’oeil che impiega per lavorare su vari supporti.

Modella in vari studi di pittori, professione

esercitata anche all’Accademia di

Belle Arti di Firenze ed in altre scuole pubbliche

e private, inizia una lunga carriera

come insegnante di nuoto. Lavora anche

eseguendo copie d’autore, in prevalenza

nature morte di scuola fiamminga.

Nel 2000 abbandona l’attività

di copista per trasporre in pittura

la sua storia personale. In occasione

della sua prima mostra

a Firenze − una collettiva dove

esponeva le prime due opere

della serie Sirene − viene notata

e vince un premio. Da allora

non si è più fermata, e oggi, con

sempre più maturità artistica,

continua a dipingere i suoi scenari

sospesi tra realtà e sogno.

Trova così un altro stile, quello

attuale, per il quale abbandona porti sicuri,

percorsi già tracciati, e si rimette in viaggio

per lidi sconosciuti, ovvero materiali

nuovi, tecniche da scoprire fra il gioco,

la curiosità e la conoscenza di sé. E qui la

troviamo oggi, in dimensioni oniriche ed

informali dove non esistono punti di riferimento

se non a volte la sottile riga dell’orizzonte

o impercettibili ma decisivi punti

di luce, unici elementi da cui poter, quando

si è pronti, ripartire. Le opere attuali sono

mari e cieli e voli senza definizioni realistiche,

ma giochi inebrianti di sfumature, a

volte dolcissime a volte sorprendenti per

contrasti cromatici che rendono emotivamente

sorpresi. Le tele di queste opere

sono spolverate di sabbia di mare poi raggiunta

dai colori ad olio dettati dalla sua

anima. L’effetto che se ne trae da questo

strato dolcemente materico è un essere

sospesi dal baccano di una realtà dal quale

tutti abbiamo bisogno, anche solo per

un attimo, di evadere e seguire abbandonandoci

e fidandoci di chi ci vuol guidare

con audacia e generosità, in viaggi liberatori

senza confini.

MILENA PRESTÌA 15


Ritratti

d’artista

Monica Antonelli

Insignita del Premio Ponte Vecchio 2019, esporrà

all’Art Gallery Il Cesello a Pietrasanta per tutto il

periodo estivo

Dopo gli esordi come pittrice, oggi si dedica alla scultura

trasferendo nella materia emozioni intense

di Rossana Corsi / Foto Monica Antonelli

Monica Antonelli, un'artista la

cui notorietà è cresciuta in

maniera esponenziale non

appena ha avuto il coraggio di presentare

le sue opere al grande pubblico.

Prima il disegno, poi la pittura

con i suoi colori ed infine un avvicinamento

più “fisico” all'arte, un bisogno

di esprimersi non più con il pennello

ma usando le mani. Questo l'ha portata

inevitabilmente, come fosse un

destino, ad avvicinarsi alla scultura,

ad avere un approccio mentale e fisico

con la materia da plasmare. I suoi

lavori hanno catturato subito l'attenzione

del pubblico per la loro forza

espressiva, trasmettendo intense sensazioni

ed emozioni. Opere che mettono

a nudo l'anima dell’artista, ci fanno

ForzAmore, bronzo

percepire le ansie, i tormenti attraverso

le fessure, ma anche l'arricchimento

personale che ogni sofferenza

superata può portarci. Per questo

Monica, usando l'antica arte giapponese

del kintsugi, esalta le “ferite”

delle sue sculture con l'oro. Dopo il

successo della sua ultima personale

presso la Sala Campolmi di Prato,

dove ha presentato numerose opere

tra cui la scultura monumentale ForzAmore,

ha esposto nuovamente questa

stessa opera in bronzo nella pieve

di San Giovanni Battisa a Sant'Ansano

in Vinci in occasione della nomina

dei “Cavalieri di Leonardo”, suggellata

da un gran galà musicale dell'orchesta

Amadeus diretta dal maestro

Gianmaria Cavallaro. Durante la cerimonia

il presidente dell'Ordi-

Monica Antonelli (ph. Angela Bartoletti)

ne dei Cavalieri di Leonaardo

da Vinci, Rinado Denti, ha insignito

Monica Antonelli della

carica di Cavaliere di Leonardo

da Vinci per i suoi meriti

artistici. Lo scorso 27 giugno,

nell’elegante cornice del ristorante

Le Logge presso il Piazzale

Michelangelo a Firenze,

le è stato conferito il Premio

Ponte Vecchio 2019. Alcune

sue opere saranno esposte

presso l’Art Gallery Il Cesello

(associazione culturale per

l'arte contemporanea) a Pietrasanta

(Lucca) in via Stagio

Stagi 64 per tutto il periodo

estivo. Le sculture in bronzo

sono state realizzate in collaborazione

con Franco Cipriani,

titolare della fonderia artistica

Il Cesello (via San Morese 80,

Calenzano).

Pensieri, terracotta, smalto ceramico e chiodi

16

MONICA ANTONELLI


A Firenze durante la consegna del Premio Ponte Vecchio 2019 con Rinaldo Denti, Fabrizio Borghini e Lucia Raveggi (ph. Angela Bartoletti)

Non trovo i colori, terracotta bianca

Kimíya, refrattario rosso

MONICA ANTONELLI 17


La mostra che Ernesto Piccolo, pittore, e Eduardo Bruno, scultore, dedicano all’impegnativo tema “L’età

dello Spirito”, nel nome due figure come Gioacchino da Fiore e Dante Alighieri che grandeggiano nella

religione cristiana e nella scrittura profetica e poetica del Medioevo nella penisola italiana, conferma una

volta di più che la potenza del pensiero e l’altezza della visione nulla perdono attraverso i secoli: e che gli

artisti dotati di sensibilità e di talento sono ammessi in confidenza ad attingere a quelle fonti inesauribili di

energia intellettuale, facendosene interpreti nel mondo contemporaneo. In confidenza, e non solo da concittadini

di quella Respublica litterarum alla quale tutti sentiamo di appartenere, ma da nativi e da abitanti di

luoghi, che di quel passato culturalmente eccelso serbano memorie profonde. Conterranei de «il calavrese

abate Giovacchino / di spirito profetico dotato» (Paradiso, Canto XII, vv. 140-141), entrambi fiorentini

di adozione e quindi in familiarità con Dante Alighieri e il suo lascito, da anni Piccolo e Bruno, nei diversi

percorsi che li hanno contraddistinti, l’uno professore in varie Accademie di Belle Arti e accademico del

Disegno, l’altro allievo di Antonio Berti fortemente impegnato nel far emergere immagini dalla creta e

dal marmo, lavorano attorno alle immagini misteriose e pregnanti forgiate dalla cultura gioachimita. Da

questa matassa intricata e splendente, con Gioacchino a un capo e Dante all’altro, si dipana il filo di una

mostra che ci conduce attraverso la narrazione per immagini di Piccolo, e la creatività di Bruno nella terza

dimensione. Piccolo – com’è nel suo modo espressivo – accoglie la linea figurativa, ma quasi sciogliendola

nell’ineffabilità di un’allusione, in cui giuoca un ruolo decisivo l’iridescenza della tavolozza. Ogni suo dipinto

emana luci policrome da vetrata, arcobaleni rubati a un Cielo che si spalanca solo per i poeti e i visionari.

Bruno suscita dal marmo e dal metallo forme fluide, modellate da un’energia interiore. Le opere di

Bruno sono ispirate ai protagonisti umani e, non meno, alle forme simboliche. Da queste ultime appunto,

così come ricorrono nell’iconografia apocalittica gioachimita, prendono le mosse certe sue interessanti

prove d’oreficeria che cercano la saldatura, superando lo spazio e il tempo, con le remote morfologie

celtiche radicate in tutta l’Europa. Cristina Acidini Presidente dell’Accademia delle Arti del Disegno


A cura di

Paolo Bini

Arte del

Vino

A Montalcino la ventiduesima edizione

di Jazz & Wine con l’azienda Banfi

di Paolo Bini / foto courtesy dell’azienda

Nel nome di Montalcino è racchiusa

e concentrata tutta la

ricchezza della toscanità di alta

suggestione. Il rosso liquido fluttuante

nel calice è l’emblema fisico, materico e

sensoriale di un cammino astratto spazio-temporale

che trasporta e ammalia

attraverso i colori e i profumi dei dolci

declivi della Val d’Orcia. Il cuore della

Toscana, ultimo baluardo resistente

senese del XVI secolo, oggi la città

stacca fiera a 500 metri su colline che

il mondo conosce per fecondità e per

un frutto nobile, succoso, austero. Banfi

è una delle aziende più rappresentative

del Brunello di Montalcino, oltre 40

anni di storia caratterizzata sempre dalla

ricerca dell’altissima qualità, legando

l’innovazione alla memoria, con focus

quasi esclusivo sull’uva caratterizzante

il territorio: la Sangiovese. La perfetta

interpretazione dei suoli, del clima e

della sostenibilità ambientale hanno reso

Banfi un riferimento della vitivinicoltura

di pregio diventando filosofia da

trasmettere anche fuori il territorio ilcinese:

Chianti Classico, Bolgheri e il basso

Piemonte sono oggi aree che danno

vita a etichette che completano l’ampia

gamma aziendale e la rendono di alta

reputazione sul mercato internazionale.

Ricettività, ospitalità e conoscenza

sono tenute in forte considerazione:

all’ombra del castello medievale di proprietà

è possibile degustare in enoteca,

pranzare in due incantevoli ristoranti o

soggiornare nell’antico borgo in pietra

del 1700, spazio raffinato ed esclusivo

per l’accoglienza turistica. Chi arriva

al castello trecentesco di Poggio alle

mura non può perdersi il Museo della

bottiglia e del vetro con reperti di epoca

romana, di moderna produzione veneziana

e altri di assoluto valore come

la Portatrice di Picasso.

Per Banfi fare cultura significa promuovere

iniziative e organizzare eventi: da

non perdere proprio in questo luglio

La barriccaia (ph. A. Brookshaw)

(fino a domenica 14) la ventiduesima

edizione di Jazz & Wine, un esclusivo

progetto artistico che porterà per sette

serate a Montalcino le star internazionali

del jazz. Grande musica e grandi

vini che sapranno insieme colpire l’anima

attraverso stimoli multisensoriali in

un festival diventato ormai un “must”

di caratura continentale. Il ritmo accompagnerà

la degustazione e con lei

si fonderà per esaltare prodotti come

il Brunello di Montalcino DOCG Poggio

alle mura 2014 e i suoi tipici profumi

di violetta, visciola e carne arricchiti

da quelli di cannella, cioccolato ed eucalipto;

gusto generoso, elegante e bilanciato

con scia fresca agrumata sul

finale ideale per l’abbinamento a pancetta

di vitello lardellata o pernice ripiena

al prosciutto da completare con

patate arrosto. Gli amanti del bianco

possono appagarsi con il Toscana bianco

Vermentino IGT La Pettegola 2018:

al naso inebriano gli aromi di albicocca,

camomilla, scorza di lime e timo essiccato

mentre in bocca è vivace, vellutato

ma di acidità giusta per esaltare piatti

di pesce cotto al vapore o torte salate.

Musica e vino: jazzing the excellence.

Da sinistra: Brunello di Montalcino DOCG Poggio

alle mura, Toscana Vermentino IGT La Pettegola

JAZZ & WINE 19


Storia delle

Religioni

A cura di

Stefano Marucci

Riflessioni sul peccato e sul sacramento

della riconciliazione

di Valter Quagliarotti

2^ parte, continua dal numero precedente

Il Papa emerito Benedetto XVI, parlando

del peccato, ha affermato:

«Se si elimina Dio dall’orizzonte

del mondo, non si può parlare di

peccato. Di fronte al male morale, l’atteggiamento

di Dio è quello di opporsi

al peccato e salvare il peccatore. Dio

non tollera il male, perché è Amore,

Giustizia, Fedeltà; e proprio per questo

non vuole la morte del peccatore,

ma che si converta e viva. Per salvare

l’umanità, Dio interviene: lo vediamo

in tutta la storia del popolo ebraico,

Valter Quagliarotti

a partire dalla liberazione dall’Egitto.

Dio è determinato a liberare i suoi

figli dalla schiavitù per condurli alla

libertà». Così sottolinea Papa Francesco:

«Tutti siamo peccatori e tutti siamo

tentati e la tentazione è il nostro

pane di ogni giorno. Se qualcuno di

noi dicesse “io non ho mai avuto tentazioni”,

o sei un cherubino o sei un

po’ scemo, no? E’ normale nella vita

la lotta e il diavolo non sta tranquillo,

lui vuole la sua vittoria. Quando il Regno

di Dio viene meno, quando il Regno

di Dio diminuisce, uno dei segni

è che si perde il senso del peccato».

Importanti quindi appaiono i sacramenti

che secondo quanto affermato

dal Catechismo della Chiesa Cattolica

sono: «Segni efficaci della grazia, istituiti

da Gesù Cristo e affidati alla Chiesa,

attraverso i quali ci viene elargita

la vita divina» (CCC 1131). Essi appaiono

come medicine adatte all’uomo,

ed essendo delle medicine, vanno applicati

sulla parte malata, cioè sulla

sensibilità. L’uomo se non avesse i

sacramenti, si volgerebbe verso pratiche

superstiziose. E’ quello che vediamo

oggi. La gente, allontanandosi

dalla pratica sacramentale, si rivolge

ai maghi. Le pratiche della magia,

i riti magici, stanno o hanno già preso

il posto dei riti sacramentali. Ecco

un motivo per confessarsi più spesso.

La confessione è una medicina

che è bene ricevere frequentemente

per guarire dalle malattie dell’anima.

Venendo al sacramento della riconciliazione

− così Paolo VI definì la confessione

−, occorre sottolineare che

nel momento in cui decidiamo di andarci

a confessare, la prima cosa da

fare è riconoscere la nostra miseria, è

dire dal profondo del cuore: ho peccato!

«Il giovane ritornò in sé e disse:

“Mi alzerò, andrò da mio padre e gli

dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo

e davanti a te, non sono più degno

di essere chiamato tuo figlio. Trattami

come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e

tornò da suo padre» (Lc 15,17-20). La

riconciliazione è il sacramento dell’umiltà;

è l’umiltà che ci prepara a ricevere

il perdono, e quindi la gioia. Ma

il perdono non è solo gioia dell’uomo,

è prima di tutto gioia di Dio. Gesù ha

detto: «Si farà più festa in cielo per un

peccatore pentito che per novantanove

giusti che non hanno bisogno di

pentimento» (Lc 15,7).

20

IL SACRAMENTO DELLA RICONCILIAZIONE


A cura di

Stefano Marucci

Storia delle

Religioni

Il volto spirituale dell’India

Giainismo: la più antica dottrina spirituale

della non violenza e dell’amore universale

di don Johnson Koovakunnel

1^ parte

www.paolopenko.it

info@paolopenko.com

+ 39 055. 2052577

In questo articolo vorrei spiegare

un’altra religione famosa in India,

il Giainismo. E’ una delle grandi

tradizioni spirituali dell'India, i cui

inizi risalgono all'incirca a 2500 anni

fa. Pur destinato dalla sua stessa

etica elitaria a non radicarsi nelle

grandi masse, il Giainismo è riuscito

a mantenere la sua identità e il suo

prestigio fino ai giorni nostri, giocando

un ruolo importante nella storia

del subcontinente e lasciando la

sua personalissima impronta in ogni

aspetto della cultura, dalla filosofia

alla scienza (soprattutto la matematica

e l'astronomia), alle arti figurative,

all'architettura. Mentre i cugini

buddhisti progressivamente scompaiono

dall'India – per una molteplicità

di cause, tra le quali l'invasione musulmana

la presenza dei Giaina rimane

incrollabile, significativamente

diffusa in tutta l'India, e particolarmente

radicata nel Gujarat, nel Rajastan

e nel Karnataka. Il Giainismo è

un'antica religione; inizialmente documentata

come una fede a sé stante,

è soprattutto una filosofia in quanto

non implica divinità definite. E’ basata

sugli insegnamenti di Mahavira

(559-527 a. C), un asceta di nobile

estrazione che indicava la via della

perfezione umana sulla base della

non violenza. Secondo la sua dottrina,

la filosofia giainista

diventa un modo di vivere

e un modo di comprendere

e codificare le

verità eterne e universali

che occasionalmente si

erano manifestate all'umanità

e che più tardi

riapparvero negli insegnamenti

degli uomini

che avevano raggiunto

l'illuminazione o onniscienza

(Keval Gnan).

I fedeli ritengono che

nella parte dell'universo

in cui ci troviamo e nel

presente ciclo temporale,

la filosofia sia stata

comunicata all'umanità

da un mitico maestro, Mahavira, l'asceta indiano ispiratore del Giainismo

Rishabha. Prove risalenti

alla civiltà della valle dell'Indo

(ca. 3000-1500 a. C.) sembrano attestarne

l'esistenza, grazie a sigilli e artefatti

dissepolti sin dalla scoperta di

questa civiltà nel 1921. Nello sforzo

dei monaci giainisti per ottenere il più

alto e più esaltato stato di beatificazione

(Siddhatva) che è la liberazione

permanente del jiva dal completo

coinvolgimento nell'esistenza mondana,

i giainisti credono che nessuno

spirito o essere divino possa assisterli

in alcun modo e li possa aiutare

per ottenere la liberazione. Questa

deve essere raggiunta dagli individui

attraverso i loro stessi sforzi. Infatti,

neppure gli angeli possono raggiungere

la loro liberazione finché non

siano reincarnati come umani e intraprendano

le difficili azioni di rimuovere

il karma.

Don Johnson Koovakunnel

IL GIAINISMO 21


Eventi in

Toscana

Florence Design Week

Designer, artigiani e aziende dal mondo a Firenze

per un evento dedicato all’innovazione sostenibile

e all’interculturalità

Tra i principali protagonisti della manifestazione, la delegazione della

città di Chengdu, uno dei più importanti centri economici della Cina

di Lorenzo Borghini

Lo scorso 8 giugno si è svolta a

Palazzo Medici Riccardi la cerimonia

di apertura della Florence

Design Week. Erano presenti,

tra gli altri, il presidente del Consiglio

regionale della Toscana Eugenio

Giani, il responsabile generale dell’organizzazione

della Florence Design

Week Alessandro Pumpo, il presidente

dell’associazione artistico-culturale

Musiwa Francesco Chimienti,

una delegazione della città cinese di

Chengdu e altri rappresentanti degli

enti locali. L’evento ha visto riuniti

più di 300 designer ed aziende

del settore provenienti da ogni parte

del mondo. Il presidente Giani ha dato

un caloroso benvenuto alla delegazione

di Chengdu, augurandosi che la

loro presenza sia un nuovo passo in

avanti per promuovere gli scambi culturali

e commerciali tra Italia e Cina.

Secondo Alessandro Pumpo, la sezione

della mostra dedicata a Chengdu

ha offerto al pubblico italiano

l’occasione per conoscere l’alta specializzazione

dell’area di Tianfu, una

delle prime hi-tech zone inaugurate

in Cina nel 1991. Tra i premiati, ben

cinque membri della delegazione di

Chengdu: Lifang International Digital

Technologies, Sichuan Life Aesthetic

Association, Chengdu Nongyuan

Culture and Art Promotion, Chengdu

Dantang Culture Promotion, il marchio

Bampo premiato come azienda,

Bai Hua e Wang Shanshan, artiste

premiate individualmente. Su invito

di Alessandro Pumpo, la signora

Yang Li, presidente dell’Associazione

degli artisti e letterari folcloristici di

Chengdu, ha partecipato alla cerimonia

di apertura e al taglio del nastro.

Durante la Florence Design Week, la

Chengdu Association of Trade in Ser-

La delegazione di Chengdu insieme al presidente del Consiglio regionale della Toscana Eugenio Giani

22

FLORENCE DESIGN WEEK


vices, la Chengdu Nongyuan Culture

and Art Promotion e il marchio Bampo

hanno illustrato al pubblico lo sviluppo

del mercato cinese nell’ambito

artistico, della pelletteria, i trend del

design e più in generale l’eccellenza

economica e produttiva dell’area di

Tianfu, sempre più aperta alla collaborazione

con aziende estere. In questa

occasione sono stati firmati anche

degli accordi cooperativi che hanno

visto diventare partner: Yang Li, presidente

dell’Associazione degli artisti

e letterari folcloristici di Chengdu, la

presidente del consiglio degli amministratori

di Nongyuan, la commissione

organizzativa della Florence

Design Week, il direttore generale

della Pelletteria Viviani, l’amministratore

delegato di Bampo Huang Lang,

il responsabile dell’Associazione liberi

professionisti artigiani toscani,

il co-fondatore della Chengdu Wuyu

Industry Design Liu Cheng, il presidente

dell’Associazione degli artisti

cinesi in Italia Tang Bing e il direttore

generale della Sichuan Menggongfang

Shu Embroidery Bai Hua.

Chengdu viene anche chiamata “città

della ginestra”, essendo la ginestra

il fiore che la rappresenta, così come

Firenze, “città del fiore”, è rinomata

nel mondo per l’iris. In segno di ringraziamento,

la delegazione di Chengdu

ha donato alla presidenza del

Consiglio regionale la ginestra in cera,

quale augurio di una cooperazione

sempre più prospera tra Italia e Cina.

In questa e nelle altre foto alcuni momenti della manifestazione

FLORENCE DESIGN WEEK 23


Eventi in

Toscana

Premio Nazionale Città di Lastra 2019

Giunto quest’anno alla 53^ edizione, l’ormai storico

concorso di pittura ha visto la partecipazione di artisti

provenienti da ogni parte d’Italia

La cerimonia di premiazione si è svolta lo scorso 2 giugno

nell’Antico Spedale di Sant’Antonio a Lastra a Signa

di Lorenzo Borghini

Anche quest’anno lo storico concorso

di pittura “Premio Nazionale

Città di Lastra”, giunto

nel 2019 alla 53^ edizione e promosso

dall’associazione Pro Lastra - Enrico

Caruso, ha visto la partecipazione

di artisti provenienti da ogni parte di

Italia, le cui opere sono state esposte

dal 17 maggio al 2 giugno nel monumentale

Antico Spedale di Sant’Antonio

nel centro storico di Lastra a Signa.

Le opere vincitrici sono state selezionate

da una commissione giudicatrice

così composta: Ugo Barlozzetti (presidente),

Fabrizio Borghini, Belarghès,

Nino Mignolli, Mario Del Fante e Silvano

Vannuzzi (presidente e segretario

del Premio). La giuria ha espresso

soddisfazione per il livello delle opere

in concorso, rilevando come anche

quest’anno il premio abbia confermato

la propria vocazione nazionale e il ruolo

di confronto fra esperienze poetiche

diverse nell’ambito della pittura. La cerimonia

di premiazione si è svolta lo

scorso 2 giugno nella sede del premio.

Di seguito riportiamo i nomi dei vincitori

con relative motivazioni dei premi

assegnati.

Fabrizio Borghini intervista Angela Bagni, sindaco di Lastra a Signa, e Mario Del Fante, presidente

dell'associazione Pro Lastra - Enrico Caruso

Diana Polo, per l'opera Le bende, ritira il premio 1^ classificata della sezione Grafica

PREMIO GRAFICA

1ª classificata - Diana Polo per l’opera

Le bende con la motivazione: “La

tecnica ha permesso la costruzione

di un’opera dall’originale messaggio

in grado di suscitare emozioni in un

clima che accenna a una soglia onirica”.

2ª classificata - Valentina Gudina per

l’opera La libellula

PREMIO GIOVANI

1ª classificata - Chiara Vannuzzi

PREMIO NAZIONALE

1° classificato - Giancarlo Landi per

le opere Natura silente e Natura morta

con la motivazione: “La qualità

delle restituzioni delle ‘nature morper

l’opera Cani con la motivazione:

“L’attenzione per la forma è sostenuta

da capacità inventive e tecniche

non prive di un simpatico ‘piglio’ restituivo”.

2ª classificata - Arianna Vadi per l’opera

Ragazzi nel mondo

te’ risulta funzionale al recupero di

atmosfere di intenso lirismo, sostenuta

da una sensibilità monumentale

della distribuzione dei volumi, capace

di rinnovare l’alta lezione morandiana

coniugandola a una sperimentalità

efficace quanto elegantemente sommessa”.

2° classificato - Giuseppe Fochesato

di Schio (Vicenza) per l’opera La

stanza accanto

3° classificato - Sandro Cellanetti di

Tivoli per l’opera Natura morta

24

PREMIO CITTÀ DI LASTRA


Eventi in

Toscana

Premio Ponte Vecchio a Mario Del Fante

La cerimonia si è svolta lo scorso 19 giugno a Firenze

alla presenza della console onoraria di Francia Manon

Hansemann e di altri ospiti internazionali

di Aldo Fittante / foto courtesy Mario Del Fante

È

stata Manon Hansemann, console

onoraria di Francia a Firenze,

a consegnare a Mario

Del Fante il prestigioso Premio Internazionale

Ponte Vecchio riservato a

personaggi di spicco del mondo della

cultura, dell'imprenditoria e delle istituzioni.

La cerimonia si è svolta nello

storico Palazzo Lenzi di piazza Ognissanti

a Firenze, sede del Consolato e

dell'Institut Français de Florence, mercoledì

19 giugno e ha visto salire sul

palco dei premiati, insieme al presidente

dell'associazione Caruso-Pro

Lastra, due star di livello internazionale,

i pianisti Gabriel Tacchino ed Emmanuelle

Stephan, giunti a Firenze

direttamente dalla Francia per ritirare

l'ambita onorificenza. In onore dei tre

premiati è stato eseguito un concerto

da parte di quattro importanti musicisti,

i pianisti Giuseppe Fricelli e Matteo

Fossi, il violinista Duccio Ceccanti e il

violoncellista Vittorio Ceccanti. Dopo

la consegna del premio, ricevuto per

una vita interamente dedicata alla musica,

al teatro, all'arte e alla poesia, per

aver presieduto dal 1971 ad oggi l'associazione

Pro Lastra, per aver creato

nel 1979 il Premio Caruso nel nome

del grande tenore napoletano e assegnato

ai più famosi cantanti lirici, per

aver contribuito ad aprire il Museo Caruso

a Villa Bellosguardo e il Museo

di Arte Contemporanea nella sede della

Pro Lastra e per aver scritto numerosi

libri sulla lirica in Toscana, Mario

Del Fante ha regalato al pubblico due

indimenticabili interpretazioni: l'Infinito

di Giacomo Leopardi e Alla madre di

Giuseppe Ungaretti. La manifestazione,

promossa dall'Accademia Internazionale

Medicea e da Toscana Cultura

e presentata da Fabrizio Borghini, si è

conclusa con l'omaggio da parte di Del

Fante delle medaglie Caruso, realizzate

dallo scultore signese Bruno Catarzi,

accademico dell'Accademia delle Arti

del Disegno, a Tacchino, Emmanuelle

Stephan e alla console Hansemann

con la promessa di una prossima visita

a Villa Bellosguardo.

Mario Del Fante riceve dalla console Hansemann il Premio Ponte Vecchio e mentre declama

l'Infinito di Leopardi

PREMIO PONTE VECCHIO 25


Anteprima

Mostre

Miruna Almasan

Il “vagabondaggio emotivo” dell’artista rumena

nelle opere in mostra dal 13 al 15 settembre all’Hotel

Continentale di Firenze

di Lucia Raveggi

Nata in Romania (1985), Miruna

Almasan manifesta il suo talento

artistico fin da bambina, ancora

prima dell'età scolastica. Si forma

alla scuola d’arte della sua piccola città

natale, Deva, dove esperimenta tutti

gli ambiti dell’arte plastica. Nel 2004 si

iscrive alla Facoltà di Architettura dove

si laurea nel 2010. Nel 2011 si trasferisce

a Firenze per seguire un master

in pittura, esponendo le proprie opere

sia nel capoluogo toscano che in altre

città d’Italia e all’estero. Di lei scrive

Zaira Leone:«Delicate armonie, linee

sottili di colore impreziosiscono quasi

per magia tele bianche, dando forma

ai pensieri più intimi dell’artista. Miruna

Almasan è cresciuta in una famiglia

dove la creatività femminile ha fatto da

padrona ed è stata fondamentale per il

suo il percorso artistico. L’arte diventa

dunque il linguaggio ideale per comunicare

con il mondo e rappresentare

la sua infanzia: le giornate passate con

le nonne, tra un libro di arte, preziosi

gioielli di famiglia, scrigni, assonanze,

evocazioni e libertà espressive individuali

contaminate da ricordi di vigneti

e campagne della Romania che danno

respiro alle emozioni». Dal 13 al 15

settembre, le opere dell’artista saranno

all’Hotel Continentale di Firenze per la

mostra personale intitolata GONG, vagabondaggio

emotivo. I lavori riuniti in

quest’occasione raccontano le emozioni

vissute dall’artista nel corso dei suoi

viaggi in Messico, tra colori, piante e

amore.

www.mirunalmasan.com

Wild Garden I, acrilico su tela, cm 100x70

Cactus I, acrilico su tela, cm 60x60

Wild Garden II, acrilico su tela cm 100x70

26

MIRUNA ALMASAN


Eventi in

Toscana

Claudio Bellari

Il pittore pistoiese è tornato ad esporre, dall'8 giugno al 4 luglio,

nell'elegante boutique Marella, situata nel centro della sua città,

con la mostra dal titolo E dietro camminano le stelle

di Fabrizio Borghini / foto courtesy dell’artista

Il pittore pistoiese Claudio Bellari è

tornato ad esporre, dall'8 giugno fino

al 4 luglio, nell'elegante negozio

di moda Marella, situato nella centralissima

via Cavour della sua città, con una

mostra dal titolo E dietro camminano le

stelle. Proprio un anno fa colse un clamoroso

successo, nella medesima prestigiosa

location, con la mostra Dentro

di me proposta in occasione della Notte

Bianca. L'accostamento moda e pittura si

rivelò vincente perché pubblico e critica

decretarono un successo che ha indotto

lo stesso artista e le organizzatrici Federica

e Paola a riproporre l'evento. «I miei

quadri si sentono a proprio agio in questo

negozio», ha dichiarato Bellari durante

il vernissage. Si tratta di un ulteriore

e ancor più articolato percorso artistico

che sta proiettando l'artista verso lidi ed

orizzonti fino ad oggi inesplorati. E lo fa

ancora una volta affiancato dalla sorella

scrittrice e intellettuale raffinata, che lui

stesso definisce, nel libro uscito in occasione

della mostra:«L'unica persona che

mi ha dato la forza di superare le avversità

che ho dovuto affrontare quando ero

con le spalle al muro». Anche in questo

frangente, come nella precedente esposizione,

i due fratelli hanno trovato una

perfetta sintonia lavorando a quattro mani,

uno come pittore l'altra come autrice

dei testi e ispiratrice di una selezione di

scritti classici o di canzoni evocative, che

hanno ispirato le opere del fratello, uniti

da un unico filo rosso intrecciato con

cuore e sentimento. Claudio Bellari, classe

1959, presente nel panorama artistico

con la prima personale nel Palazzo dei

Vescovi in piazza Duomo a Pistoia nel

1989 e poi protagonista con mostre personali

a Firenze, Pisa, Empoli, Gubbio,

Roma, Barcellona, Parigi, ha innervato le

opere presentate in E dietro camminano

le stelle con immissioni cromatiche che

sono andate a squarciare il velo di malinconia

e pessimismo che pervadeva sue

precedenti opere aprendosi a una catartica

pacificazione con la sua forma di

espressione artistica capace di esprimere,

oggi, una visione ottimistica e serena

della sua esistenza.

L'artista con Federica Cioni, titolare della boutique

Don't chain my heart

Le malefiche

Gabriella Bellari alias Giada Salvaje Navarro e

Antonella Picchi

CLAUDIO BELLARI 27


Idea Toscana, cosmetici naturali per il

benessere, presenta una nuova linea

biologica di detergenza e cura per il

corpo: BIO Le Veneri

Idea Toscana non è solo un’idea, è

la nostra vita! Produciamo cosmetici

naturali per il benessere secondo

la più alta tradizione manifatturiera toscana.

Siamo gli ambasciatori dell’eccellenza

qualitativa toscana nel mondo;

il nostro tendere sempre alla perfezione

è parte integrante del nostro DNA. Saperi

e sapori, profumi e colori, paesaggi

incantevoli e ottima qualità di vita:questi

i valori trasmessi dai nostri prodotti.

Coniugando innovazione, tradizione,

natura e passione, abbiamo creato per

voi una linea speciale:

Bio Le veneri

La scelta consapevole

Il massimo della sicurezza

con il 100% di ingredienti

naturali e biologici certificati

Il principio attivo

Succo d'uva: da uno dei più potenti antiossidanti presenti in natura nasce

questa linea di detergenza e cura del corpo, BIOLOGICA, delicata,

efficace e TOTALMENTE SICURA. Il massimo dei risultati grazie al potere

del succo d'uva biologico

La storia

Abbiamo voluto rendere omaggio

al genio creativo di Leonardo

da Vinci nel 500 esimo

anniversario dalla sua morte, dedicandogli

un'intera linea di prodotti per l'igiene

e la cura del corpo: BIO Le Veneri.

Il nome scelto per questa linea non è

casuale, ma ha l’intenzione di far sentire

“una Venere” tutte le donne che utilizzano

questi prodotti, anche se, per le

problematiche affrontate, i prodotti sono

adatti a tutta la famiglia. La font usata

per il logo è ispirata alla calligrafia di

Leonardo da Vinci.

0% sls/sles - siliconi - parabeni - oli minerali -

isotiazolinoni - coloranti artificiali - profumi sintetici

Tutta la sicurezza di BIO Le Veneri:

• Certificate Natrue e Bioagricoop nel rispetto dei più alti e restrittivi standard

della cosmesi biologica

• Profumazione 100% naturale

• Formulazioni basate su detergenti di origine vegetale

• Dermatologicamente testate

• 100% Made in Tuscany

Gli shampoo e i bagnoschiuma BIO Le Veneri sono il risultato di un accurato

bilanciamento tra detergenti di origine vegetale e ingredienti

biologici, opportunamente abbinati per esaltare le funzionalità specifiche

di ogni prodotto. La formula, ricca di estratti biologici, si contraddistingue

per la particolare consistenza leggera, indice della naturalità del prodotto

e garanzia di una detergenza sicura, delicata ed efficace, indicata anche per un

utilizzo quotidiano.

BIO Le Veneri: il piacere di regalarti l’esperienza quotidiana di cura e

benessere di sé alla maniera Toscana, uno dei migliori posti al mondo

dove decidere di vivere.


Ritratti

d’artista

Mauro Mari Maris

L’artista dello “spazio siderale” ha da poco inaugurato

un nuovo studio a Firenze

di Paolo Sfogli

Per Maris il concetto della libertà

dell’individuo nei confronti

della società si pone in modo

problematico per la sua coscienza

d’artista, strettamente ancorato agli

avvenimenti dell’ambiente circostante.

Perciò nella sua attività pittorica

il contatto con la realtà quotidiana è

sempre vivo e presente. Il tema preferito,

la rappresentazione cioè di uno

spazio infinito qual è quello dell’universo,

dimostra l’entusiasmo che

prende il pittore nell’introdursi nel

mondo fantastico dei pianeti e delle

galassie. Il piacere d’immergersi

in questo spazio siderale, così affascinante

perché misterioso, porta il

Maris, come un novello Ulisse dantesco,

a viaggiare per queste “terre inesplorate”

con la sensibilità fantasiosa

di un poeta. L’amore per la libertà si

unisce a quello per la conoscenza in

questo errare alla ricerca di se stesso.

Così coerentemente su un tessuto

cromatico denso di materia si stagliano

sagome allusivamente organiche,

soggetti di un racconto o meglio

Trasformazione, cm 60x90

Ricordo spazzato via, cm 80x45

di un’immagine ai confini del sogno.

Ma ciò che interessa è la fiducia che

l’artista ha nell’uomo, nella sua capacità

di riscatto, nella fantasia. L’universo

è un luogo mitico dove l’uomo

trova il modo di spaziare libero solo

con il suo pensiero, il bene più prezioso.

Da qui ne consegue il rifiuto di

una figurazione di forme ben precise e

al contrario il gusto, sottilmente ironico,

per indefinite figure rese da macchie

di pennellate. Il colore e la tela

sono mezzi di espressione a sé stanti,

sono essi stessi il richiamo a una

condizione psichica che si libera nella

materia in maniera spontanea. Ma si

badi bene, a livello d’inconscio non si

tratta di vaghe sensazioni, ma di chiari

stimoli emozionali motivati da cause

morali dovute a scelte ben precise

del Maris nel suo campo d’indagine

artistica che comprende naturalmente

anche quella umana. Il

concreto dunque è elemento fondamentale

nell’opera di questo pittore,

riferito al programma di un

nuovo concetto dell’arte. Da apprezzare

in Maris è soprattutto

la sua vena originale d’ispirazione

che lo porta a schierarsi coraggiosamente

tra coloro che non

temono il rischio di porsi all’avanguardia,

di affrontare cioè nuovi

linguaggi artistici, capaci di comunicare

semanticamente con l’uomo

contemporaneo.

Domenica 2 giugno l'artista ha

inaugurato il suo nuovo studio in

via del Poderaccio a Firenze.

www.mauromaris.it

mauromaris@yahoo.it

30

MAURO MARI MARIS


Sogni impossibili, cm 50x60

Come le nuvole, cm 20x29

di Gabriella Gentilini

Il giornalista Fabrizio Borghini intervista Mauro Maris durante

l'inaugurazione del suo nuovo studio a Firenze

Dare forma alle emozioni e agli

stati d’animo più contrastati,

colorare le inquietudini quotidiane,

i dolori laceranti o

le gioie improvvise. Questa

è la ricetta che Maris adotta

nella sua pittura, quasi un

viatico per i propri tormenti

interiori, un diario sempre

aperto con la sua coscienza,

un colloquio meditato

e sincero tra se stesso e il

mondo. Le sue composizioni,

informali ma non troppo,

illuminate da frequentazioni

europee ed avvicinabili per

energia e tensione vitale a

Pollock e soprattutto a Mario

Schifano, suo indimenticabile amico,

possiedono una cifra espressiva

personalissima, frutto di una istintualità

guidata dall’intelletto e di una fantasia

mediata dalla razionalità. Quasi uno

studio di immagini mentali in continua

evoluzione, che danno luogo ad un tumultuoso

espandersi di forme e di elaborazioni

cromatiche fatte di luminosità

brillanti, di trasparenze sottili e di velature

infinite, come stratificazioni della memoria.

La ricerca dell’artista raggiunge

anche un effetto dinamico-plastico di intensa

suggestione, percepibile egregiamente

sia nel grande, sia nel piccolo e

piccolissimo formato, lasciando libero

l’osservatore di immedesimarsi nell’opera

senza staccare lo sguardo prima

di averne assimilato le pulsioni, le vibrazioni

interne e di avervi trovato qualcosa

di riconoscibile, qualcosa di sé.

Particella blu, cm 30x40

Libertà, cm 50x60

MAURO MARI MARIS 31


Lady

Viola

Greta Adami

Intervista alla centrocampista della Fiorentina Womens

Dalla passione per il calcio, manifestata fin da bambina,

ai risultati della squadra femminile sempre più lanciata

verso importanti traguardi

di Lucia Petraroli / foto courtesy Greta Adami

In esclusiva per La Toscana Nuova

abbiamo incontrato la centrocampista

della Fiorentina

Womens Greta Adami. La squadra

femminile ha disputato un’ottima

stagione raggiungendo la Champions

League e arrivando in campionato

con un solo punto di distacco

dalla prima della classe, la Juventus,

con cui purtroppo ha perso la finale

di Coppa Italia, avendo però già in

bacheca la Supercoppa conquistata

proprio sul campo delle bianconere.

Con Greta, toscana di Viareggio,

analizziamo la stagione femminile

appena conclusa e il mondiale delle

ragazze azzurre − di cui ha fatto parte

nel raduno anche se non è stata poi

convocata in Francia −, oltre a soffermarsi

sulla nuova proprietà viola

e sulla squadra maschile.

Innanzitutto, com’è nata la sua passione

per il calcio?

Avevo otto anni; fu mia madre a spronarmi

a giocare a calcio visto quanto

mi divertivo col pallone nel giardino

di casa. Ho iniziato in un campetto

vicino a Viareggio, da lì non ho più

smesso.

Quando ha capito che sarebbe diventata

una giocatrice professionista?

Ho iniziato con i maschi, smisi un

anno e iniziai con le donne in A 2

a Pisa. Essere calciatrice è stato un

percorso che mi ha portato dalla serie

D ad oggi. Nel frattempo ho frequentato

l'Università a Firenze. Il

vero salto di qualità è avvenuto però

con la Fiorentina.

Lo scorso campionato avete raggiunto

ottimi risultati: una Supercoppa in

bacheca, secondo posto in campionato

con Champions League e finale

di Coppa Italia. Cosa si aspetta dalla

prossima stagione?

Siamo contente dei risultati ottenuti!

C'è un po' di rammarico per il

finale di stagione dove un punto soltanto

ci ha strappato la gioia dello

scudetto.

Cosa mi dice dell’arrivo di Commisso,

è contenta?

Devo ringraziare i Della Valle che

hanno creduto in noi, ci hanno permesso

di entrare nel mondo professionistico,

ci hanno permesso

di diventare “Fiorentina”. Dopo la

squadra viola, sono entrati tutti i

grandi club. Il merito è loro.

Commisso punta molto sul calcio

femminile...

Sì, conosce bene il calcio femminile

venendo dagli Stati Uniti, per questo

credo che possa puntare ancora di

più su di noi. Da parte nostra stiamo

dimostrando che riusciamo a portare

dei buoni risultati per la maglia.

Cosa pensa della squadra maschile?

Credo che la Fiorentina sia una buona

squadra con giovani interessanti

e mi sembra giusto puntare sui giovani

italiani. E’ da tanto che la città

chiede dei risultati e spero davvero

che si possa fare qualcosa di bello.

Cosa si sente di consigliare al suo

collega Federico Chiesa?

Chiesa è un ottimo giocatore. Credo

che se continuerà con umiltà a fare

quello che sta facendo, potrà diventare

un grande calciatore. Basta non

deconcentrarsi, nel maschile ci sono

molte distrazioni, ma lui ha testa,

deve continuare cosi.

Da molti anni gioca a Firenze. Pensa

di chiudere qui la sua carriera o vorrebbe

vivere un’esperienza altrove?

Vesto la maglia della Fiorentina da

otto anni e la sento mia. In futuro

non so cosa accadrà.

Come giudica il lavoro di Mister Cincotta?

È molto preparato tecnicamente e

tatticamente, molto esigente, cerca

sempre di migliorarti e ci è riuscito

con molte di noi. Spero che

continueremo nel percorso fatto

quest'anno con la serietà che lo

contraddistingue.

www.ghepa.it - sesto fiorentino

32

GRETA ADAMI


Greta Adami in maglia azzurra

Lei ha fatto parte del gruppo delle ragazze

mondiali. Cosa si sente di dire

sul percorso delle azzurre?

Ho fatto parte del gruppo fino al raduno

pre Francia, avrei voluto essere laggiù,

ma rispetto le scelte del Ct. E’ un gruppo

unito sia fuori che dentro al campo,

sempre pronte ad aiutarsi. Sono partite

con la convinzione giusta per far bene.

La determinazione sarà decisiva.

Quanto è stato importante il lavoro

del Ct Bertolini?

Il Ct e il secondo Sorbi sono due allenatori

diversi che proprio per questo si compen-

sano. Sono riusciti a creare un gruppo

coeso e a lavorare insieme con serenità.

Lei è di Viareggio, tifa per la Fiorentina?

Mi sono appassionata ai colori viola vivendo

la città, frequentando lo stadio e

oggi, sì, faccio il tifo per la Fiorentina!

Tifosi sempre presenti: il loro supporto

è stato decisivo?

Il supporto dei nostri tifosi è molto importante

ed il merito dei nostri risultati è anche

loro. Non avremmo mai immaginato

40 mila persone allo Stadium per la partita

di campionato contro la Juventus! E

anche la tifoseria a sostegno delle azzurre

è in continua crescita. Siamo contente

e sorprese di tanto affetto che non ci saremmo

mai aspettato

Greta Adami

Greta Adami inizia la sua carriera

nella stagione 2007-2008 giocando

nel campionato di Serie

A2, l'allora secondo livello del campionato

italiano di calcio femminile, vestendo la

maglia del Pisa. Durante il calciomercato

estivo 2011, coglie l'occasione per fare

un considerevole salto di categoria trasferendosi

a Firenze nella Fiorentina per giocare

la stagione entrante in Serie A per la

prima volta in carriera. È autrice della sua

prima rete in Serie A con la maglia gigliata

nella partita in trasferta col Fiammamonza.

È legata alla società gigliata da otto an-

ni come titolare, concorrendo a vincere

uno Scudetto, due Coppe Italia, una Supercoppa

Italiana e giocando anche la

Champions League. Inizia ad essere convocata

dalla Nazionale Italiana nel giugno

2017, con l’allora CT Antonio Cabrini, ma

è con l’avvento sulla panchina azzurra di

Milena Bertolini, la nuova CT dell'Italia,

che Greta, in occasione dell'amichevole

con la Francia nel gennaio 2018, fa il suo

debutto in maglia azzurra. Ha fatto parte

della fase di qualificazione al Mondiale

di Francia 2019 fino al pre raduno per la

competizione.

GRETA ADAMI

33


Obbiettivo

Fotografia

Carlo Midollini

Quindici scatti e una mostra al Palazzo dei Pittori a Firenze

per raccontare l’indifferenza e l’incomunicabilità che

dominano le relazioni umane nel nostro tempo

Testo e foto di Maria Grazia Dainelli

Si è da poco conclusa la mostra del fotografo

fiorentino Carlo Midollini intitolata

Giorno dopo giorno e allestita

al Palazzo dei Pittori a Firenze il 29 e 30 giugno.

La passione di Midollini per la fotografia

nasce da adolescente nei primi anni

Settanta. Lo scatto, lo sviluppo e la stampa

in bianco e nero lo affascinano e lo vedono

impegnato in una ricerca tecnica finalizzata

alla qualità dell’immagine, mentre gli

scatti colgono il momento e i luoghi visitati.

Rimasto lontano per anni dall’ambiente

fotografico, ritrova la passione per questo

mezzo espressivo nei primi anni 2000

con il passaggio al digitale. Iscrittosi allo

storico Gruppo Fotografico il Cupolone,

approfondisce le proprie conoscenze tecnico

- espressive maturando un approccio

sempre più maturo e consapevole al mezzo

fotografico. Si dedica inizialmente a documentare

con la fotografia i suoi viaggi

intorno al mondo, riportando costumi, volti,

consuetudini dei luoghi e delle persone

incontrate. Alcuni di questi reportage confluiscono

nella sua prima mostra personale

(2011) alla Galleria Via Larga a Firenze

con il titolo L’Oriente nel cuore. Seguono

due mostre collettive: la prima a Simultanea

Spazi d’Arte (Le latitudini dell’uomo),

la seconda alla Limonaia di Villa Vogel a Firenze

con altri tre soci del Cupolone − Bardossi,

Leoni e Alessandra − al rientro da

un loro viaggio nella regione del Maramures

in Romania. Prosegue con la personale

Sguardi a Pontassieve, nella sala consiliare

del Comune, dedicata ai tanti ritratti scattati

durante i suoi viaggi. La mostra successiva,

Informalità − presentata per la prima

volta alla Corte de’ Medici di Montevarchi e

poi, in una versione ampliata con le foto di

Maria Grazia Dainelli sua compagna di vita,

in un noto locale nel centro di Firenze

− rappresenta un passo avanti per il tema

affrontato, avendo come soggetto Cuba,

l’economia e lo stile di vita dell’isola caraibica.

Un passaggio fondamentale nell’evoluzione

del suo lavoro è stato dotarsi di un

bagaglio di conoscenze relative alla storia

della fotografia, visitando le mostre e studiando

l’opera dei più importanti fotografi

del '900. Parallelamente, l’incontro con il

fotografo Luciano Selvi gli ha offerto nuovi

spunti e occasioni di crescita, avviandolo

sul percorso confluito nella recente mostra

al Palazzo dei Pittori. Quindici scatti realizzati

sul sovrappassaggio della stazione di

Campo Marte a Firenze per raccontare,

proprio attraverso l’atmosfera alienante e

anonima di un luogo di passaggio, l’indifferenza

e l’incomunicabilità che caratterizzano

le relazioni umane nel nostro tempo.

Per tre anni delegato provinciale della FIAF

(Federazione Italiana della Fotografia), dal

2013 è nel consiglio del Gruppo Fotografico

il Cupolone, dove ricopre attualmente il

ruolo di vice presidente.

Un scorcio della mostra allestita nello storico Palazzo dei Pittori a Firenze

Carlo Midollini

34

CARLO MIDOLLINI


A cura di

Nicola Crisci

Spunti di critica

Fotografica

Francesco Cito

Fotogiornalista napoletano, tra i migliori in Italia, racconta la

guerra e la società contemporanea con rigore, sintesi e forza

di Nicola Crisci / foto Francesco Cito

Nato a Napoli il 5 maggio del

1949, dopo aver frequentato un

liceo tecnico, senza completare

gli studi, Francesco Cito inizia a viaggiare

attraverso l'Europa per ampliare gli

orizzonti della propria conoscenza. Fondamentale

è stata la sosta a Londra nel

1972, dove inizia a dedicarsi alla fotografia

con riscontri positivi fin da subito.

«Ho capito presto che la fotografia sarebbe

stato il mezzo per conoscere un po' le

realtà quotidiane della vita che mi girava

intorno, vicino o lontano. All'inizio fotografavo

senza sapere bene cosa volessi

fotografare, fotografavo di tutto, di certo

non la guerra. Sono passato per puro

caso a fare il fotografo di musica e poi

a fotografare minatori, pescatori, fantini.

Poi ho sentito la necessità di dovermi misurare

con me stesso, vedere fino a che

punto potevano spingersi le mie capacità.

E’ scattata la famosa molla dell'avventura;

allora ho cercato l'elemento estremo,

complicato e difficile, le situazioni di conflitto

anche armato». Così racconta il fotogiornalista

napoletano, parlando delle

motivazioni che l’hanno condotto ad

una carriera professionale intensa per

le esperienze vissute, le emozioni e i risultati

raggiunti. Sono vari gli argomenti

che lo interessano: dalla narrazione di

eventi bellici − Afghanistan, guerra del

Golfo, Kossovo, Bosnia, Libano e Palestina,

sua meta prediletta e ancor oggi

frequentata − al folclore dei matrimoni

napoletani, alla tradizione del Palio

di Siena al quale si è talmente appassionato

da diventare fedele contradaiolo

del Nicchio. Tanta passione gli ha consentito

di vincere un Word Press Photo,

prestigiosissimo premio fotogiornalistico.

Negli ultimi anni il suo obiettivo si

è rivolto con estrema discrezione, ma

con forza emotiva dirompente, alla narrazione

del coma e di quel che significa

questo stato vegetativo all'interno di

una società indifferente alla sofferenza e

alla solitudine del malato. Carlo Verdelli,

direttore de La Repubblica, considera

Cito un giornalista a tutti gli effetti per la

forza comunicativa dei suoi scatti; Ferdinando

Scianna, invece, altro grande fotografo

italiano, ne apprezza la capacità

narrativa. Francesco Cito è un esploratore

del nostro tempo e le sue immagini

“raccontano storie” come fossero libri.

E’ purtroppo poco conosciuto dal grande

pubblico, pur essendo senza dubbio

uno dei più abili fotografi italiani contemporanei.

FRANCESCO CITO 35


GRAN CAFFÈ SAN MARCO

Un locale nuovo e poliedrico, con orari che coprono tutto l'arco della giornata.

Perfetto sia per un pranzo di lavoro che per una cena romantica o per qualche

ricorrenza importante

Piazza San Marco 11/R - 50121 Firenze

+ 39 055 215833

www.grancaffesanmarco.it


SAURO SABATINI

Free Open Studio 2019

Il venerdì dalle 17.00 alle 19.30

UN QUADRO PER VOLTA

L’opera CON-CLAVE

CON-CLAVE (2017), olio su tela, cm 70x50

Appartiene alla serie delle

Pop-Contemplazioni e si racconta

la storia di una Pop-Visitazione del

Nulla in un conclave di vescovi.

Come in tutte le Pop - Contemplazioni

anche in questa è messo in campo

l’assurdo che qui nasce con la

deformazione e lo spezzettamento

della parola “conclave”: i vescovi

hanno in mano una clava, cioè sono

“con clave”. Un assurdo che favorisce

la manifestazione del Nulla, un’ entità

vedica nera e vermicolante che

mette a nudo l’interiorità dei

partecipanti scarnificando e

deformando chi si trova a percepirlo.

La gialla rarefazione della sorpresa

e della meraviglia fa da legante alla

scena sospendendola nell’attesa

di sapere se ci sarà redenzione o

condanna.

“Un quadro per volta” è un’iniziativa con cui l’autore

intende presentare in ogni uscita un’opera diversa tra

quelle in esposizione nel suo studio.

Si andrà dalle Pop-Contemplazioni ai quadri con tema

religioso, dai ritratti agli scorci naturalistici, dal design

alle pareti “sa-zen”.

SAURO SABATINI

ingegnere & creativo

+39 333.4592458

saurosabatiniarte@gmail.com

Esposizione presso via Antonini,1 - Pistoia

CON-CLAVE, particolare


Ritratti

d’artista

Anna Napoli

Si è da poco conclusa la sua mostra personale alla

Fornace Pasquinucci

Colori e forme di un universo insieme onirico e poetico

di Daniela Pronestì

Esiste una “grammatica della fantasia”,

come sosteneva Gianni

Rodari. Un insieme di valori e

criteri combinando i quali è possibile cimentarsi

in qualunque invenzione fantastica.

L’immaginario pittorico di Anna

Napoli − protagonista della personale

Tra colori e forme dal 6 al 13 luglio alla

Fornace Pasquinucci di Capraia Fiorentina

− offre un esempio abbastanza

emblematico di cosa voglia dire per un

artista mettere a frutto le proprie capacità

inventive trovando il giusto compromesso

tra libertà e regola. Se è vero,

infatti, che la fantasia ha il potere di creare

un “mondo nuovo”, è altrettanto vero

che questo mondo non nasce dal

nulla ma affiora dal sovvertimento delle

regole del “già conosciuto”. Una rivoluzione

mai fine a se stessa ma rivolta alla

costruzione di nuovi significati. Così, ad

esempio, nell’opera di Anna Napoli niente

è come dovrebbe essere secondo la

logica corrente: le città si piegano come

alberi battuti dal vento, oggetti e figure

galleggiano nello spazio come pianeti in

assenza di gravità, gli animali crescono

a dismisura, i cipressi diventano case,

i volti maschere, i frutti cappelli da indossare.

Il consueto ordine delle cose

viene perciò rovesciato, l’aspetto modificato,

la funzione invertita. Tutto appare

come sotto l’effetto di un incantesimo,

un sogno lucido da osservare ad occhi

aperti. E più si osserva, più si va incontro

alla difficoltà di decifrare queste crittografie

pittoriche. E’ questo, infatti, il

principale paradosso del fantastico: più

ti sforzi di capire, meno riesci ad afferrare

il significato. In effetti, l’unico modo

per entrare in questi mondi visionari

è abbandonare ogni conformismo interpretativo.

Mettere a tacere la voce del

pensiero razionale e come bambini tornare

a credere nell’impossibile e nell’assurdo.

In altre parole, ritrovare il gusto

di provare meraviglia di fronte a ciò che

scardina le nostre convinzioni. Un atto

dovuto anche da parte dell’artista che in

questi universi ha condensato sogni, ricordi,

emozioni, in un fluire libero e incondizionato

anche sei mai affidato al

caso. Al contrario, nei suoi dipinti si ha

l’impressione che ogni cosa sia esattamente

dove deve essere per suscitare

nell’osservatore un senso di disorientamento

e al contempo una sottile fascinazione.

E proprio il sottrarsi di queste

rappresentazioni ai criteri della logica

lascia campo libero all’interpretazione.

La forza di questi dipinti è fungere da

specchio delle nostre sensazioni “adulte”,

che hanno il sapore di cose amate

e perdute nella realtà o nel sogno, così

come delle memorie legate all’infanzia,

quando le fiabe “accendevano” l’immaginazione.

Le contraddizioni del vivere

traslate in chiave onirico - fantastica e

insieme il fascino del racconto fanciullesco:

questi i cardini di una pittura densa

di riferimenti colti − da Chagall a Luzzati

passando attraverso la scuola toscana

del realismo fantastico − eppure piena

d’incanto proprio come una favola.

Cerco il mio re, olio su tavola, cm 50x50

Inebriatevi amici miei, olio su tela, cm 60x50

38

ANNA NAPOLI


Ritratti

d’artista

Antonella Serratore

Artista catanese con esperienze espositive anche

a Firenze, coniuga il figurativo tradizionale con un

linguaggio più vicino all’astrazione

di Lucia Raveggi

Nata a Lentini, in provincia di Siracusa,

Antonella Serratore si è

formata all’Istituto statale d’arte

di Catania. Dopo aver conseguito il diploma,

ha intrapreso la carriera d’insegnante.

Come pittrice ha iniziato il suo

percorso artistico con la figurazione e

ha poi proseguito - partecipando attivamente

alla vita artistica in campo regionale

e nazionale - sperimentando vari

stili. Apprezzata dai critici per il suo stile

del tutto personale, in dodici anni di attività

artistica è passata con disinvoltura

da un approccio figurativo tradizionale

ad un figurativo più moderno, dal quale

è scaturita una ricerca che mostra l’interesse

della Serratore anche per l’astrattismo

e per stili espressivi assolutamente

diversi che richiamano movimenti artistici

quali l’Espressionismo, il Realismo

e il Surrealismo. Ha partecipato ad importanti

expo e rassegne d’arte contemporanea,

riscuotendo unanimi consensi

di pubblico e di critica. Di lei hanno scritto,

tra gli altri, i noti critici d’arte Fortunato

Orazio Signorello e Massimo Catalano,

che hanno messo in evidenza come la

sua arte si muova su un confine che raffigura

e non raffigura, coniugando tradizione

e modernità, regola e innovazione.

E’ presente in diversi annuari e dizionari

d’arte. E’ stata segnalata e citata da quotidiani

e periodici regionali e nazionali. E’

socia dell’Accademia Federiciana (Catania)

ed è censita nell’Archivio delle Arti

visive della stessa istituzione. Le sue

opere figurano in collezioni private. Negli

ultimi anni ha preso parte, tra l’altro,

alle seguenti mostre ed expo: Virtuosismi

tecnici, personale presso il Museo

E. Greco (Catania, 2017); II Biennale di

Genova – Esposizione Internazionale

d’arte contemporanea (Genova, 2017);

Biennale della creatività al femminile

(Bra, Cuneo, 2018); Contrasti Cromatici,

personale al Museo E. Greco (Catania,

2018); Genova Expo Satura Art Gallery,

2018; Contesti Espressivi, personale

presso il Museo E. Greco (Catania,

2018); III Biennale di Genova – Esposizione

Internazionale d’arte contemporanea

(Genova 2019); L’Arte che dà senso

alla vita, mostra collettiva al Circolo degli

Artisti - Casa di Dante (Firenze, 2019).

antonellaserratore.com

antonellaserratore@libero.it

Meta agognata (2012), olio su tela, cm 70x50

Venezia (2012), tecnica mista su tela, cm 80x60

ANTONELLA SERRATORE 39


Percorsi del

Gusto

Caffè Cucchiara

Due generazioni e cinquantacinque anni di storia

per un’eccellenza del territorio castiglioncellese

Avviata da Tonino nel 1963 a Rosignano Solvay, è oggi affidato alla guida del

figlio Luca, con un’offerta che spazia dalla pasticceria ai servizi di catering in

tutta la Toscana

di Fabrizio Borghini / foto courtesy Luca Cucchiara

L'8 dicembre 2018 il Caffè Cucchiara

in via Berlinguer a Rosignano

Solvay ha festeggiato i

suoi 55 anni di attività. La storia di questa

rinomata eccellenza del territorio

castiglioncellese inizia con Antonino, Tonino

per tutti, che all'età di quindici anni

(1948), arriva a Cecina con un treno

merci da Montelepre, in provincia di Palermo.

Qui si ricongiunge al padre, anche

lui di nome Antonino, insediatosi a

Casale Marittimo nel 1947 dove con pochi

averi recuperati dalla vendita del bestiame

di proprietà aveva comprato un

terreno agricolo con un annesso adibito

a camera da letto e cucina. Lo stesso anno

arriva a Casale Marittimo anche il resto

della famiglia: la mamma Giovanna, i

fratelli Pietro, Grazia, Rosario e Salvatore,

rispettivamente di anni 10, 8, 5 e 3.

Dopo aver esplorato per qualche tempo

il territorio e lavorato qua e là in cerca di

un’occupazione, Tonino viene chiamato a

svolgere il servizio militare (1954) prima

a Casale Monferrato e poi all'aeroporto

di Udine. Dopo aver assolto l'obbligo di

leva, iniziava a lavorare come apprendista

pasticcere a Cecina con la ditta Dina

Luca Cucchiara intervistato da Fabrizio Borghini

Spinelli, poi alla stazione di Cecina come

venditore di panini e bibite, a villa Tassinara

(Lastra a Signa) come cameriere di

Savino Sernesi, poi di nuovo a Cecina al

Ristorante Nelly. Non del tutto soddisfatto

delle offerte locali, decide di avventurarsi

a Milano nell'ottobre del 1958,

dove lavora come cameriere per Gualtiero

Marchesi presso il Ristorante Mercato

allora gestito dal padre Giuseppe Marchesi.

Sempre a Milano lavora come domestico

per la contessa Olga Sterzi, per

il dottor De Angelis e per Carlo Naj Oleari

(proprietario di una nota azienda di abbigliamento

italiana che oggi fa parte del

gruppo Bottega Verde, ndr) dove aveva

anche il compito di seguire Angelo, Riccardo

e Giancarlo Naj-Oleari, i tre figli di

Carlo. Messo qualche risparmio da parte,

decide di ritornare a Cecina dove nel

1961 insieme ai fratelli apre una pasticceria.

Si separa presto dai fratelli e il 1°

aprile del 1963, in un garage di via Corridoni

a Rosignano Solvay, attrezza il suo

laboratorio di pasticceria. Solo e con l'unico

mezzo a disposizione, la sua bicicletta

dotata di una cassettina di legno,

inizia a visitare i vari bar di Rosignano

Tonino Cucchiara, fondatore della storica pasticceria

a Rosignano Solvay

e Castiglioncello che ben presto diventano

clienti. Nel mese di settembre alla festa

paesana conosce Diva che diventerà

sua moglie nel giugno dell'anno seguente.

L'8 dicembre dello stesso anno Cucchiara

apre il negozio di vendita in via del

Popolo, dove rimarrà per ben 10 anni e

dove si costruisce la famiglia: nel 1963

nasce Cristina e nel 1967 Luca. Nel 1973

la pasticceria Cucchiara, gestita con la

moglie Diva, si trasferisce in via Berlinguer,

nella posizione odierna, dove Tonino

sempre presente insieme alla moglie

e ai figli, la nuora e i nipoti continua la

gestione dell'attività. Da circa 25 anni il

figlio Luca, che attualmente gestisce l'attività

insieme alla sorella e alla moglie,

ha ampliato la gamma produttiva della

pasticceria dedicandosi prima alla panificazione,

poi alla cucina e al catering.

Pasticcere, chef e sommelier, cura i suoi

servizi di catering dal compleanno al matrimonio,

ai convegni di aziende o di enti

pubblici, avvalendosi anche di location

di prestigio come l'opera primaziale del

Duomo di Pisa, la Certosa di Calci, l'Osservatorio

astrofisico di Arcetri a Firenze.

40

CAFFÈ CUCCHIARA


Eventi in

Toscana

Associazione Borgognissanti

Nata nel 2007 per valorizzare il patrimonio storico - artistico del

noto quartiere fiorentino, promuove iniziative di solidarietà

Ultima in ordine di tempo, Cena sotto le stelle lo scorso 5 giugno: raccolti

12.000 euro per l’Associazione Tumori Toscana

di Anita D'Amico / foto Gianni Ugolini

Borgognissanti è un’associazione

di strada nata il 3 ottobre 2007

con un unico obiettivo: promuovere

il miglioramento del Borgo, sia

sotto il profilo della qualità della vita e

del decoro dell’arredo urbano, sia allo

scopo di rinnovare antiche tradizioni ed

esaltare un patrimonio storico ed artistico

che ben poche strade di Firenze

possono vantare. Borgo Ognissanti, la

strada che va da Porta al Prato e arriva

fino a piazza Goldoni, è storicamente

una delle aree più importanti della città

di Firenze, ricca di palazzi nobili,

come il Palazzo Balzani e il

Palazzo Lenzi, chiese, come la

splendida chiesa di Ognissanti

in cui è seppellito Sandro Botticelli,

lapidi a ricordo di personaggi

famosi, tra cui quella

dedicata a Luigi Del Buono, l’inventore

della maschera di Firenze

“Stenterello”. Al valore

storico l’associazione unisce la

rilevanza commerciale, essendo

uno dei pochi centri commerciali

naturali di Firenze per la

presenza di ogni tipo di attività:

dai fornai alle pasticcerie fino a

negozi che vendono prodotti di

pregiata manifattura artigianale.

Strade e piazze delle città per

essere belle devono essere “vere,

vive e vissute”. L’impegno

di Fabrizio Carabba, presidente

dell’associazione, con il supporto

degli associati, ha prodotto risultati

notevoli, il primo fra tutti l’essere un

esempio per tanti quartieri della città ed

essere diventato uno dei fiori all’occhiello

della comunità fiorentina. Negli anni

l’associazione ha realizzato tanti progetti

tutti volti a dare un valido e concreto

sostegno a favore di altre associazioni

− tra cui Associazione Tumori Toscana,

Fondazione Tommasino Bacciotti, Casa

Famiglia di San Paolino, Angeli del

Bello Onlus − ma anche a promuovere

iniziative culturali, ludiche, artistiche,

Un momento della cena in Piazza Ognissanti

celebrative e di solidarietà coinvolgendo

tutta la città. Più di 80 manifestazioni

organizzate e più di 80.000 euro donati.

Ultimo evento, Cena sotto le stelle,

giunta quest’anno alla tredicesima edizione

tenutasi il 5 giugno scorso, è stata

un’occasione per vivere una serata magica

dove sono stati raccolti 12.000 euro

a favore di ATT. Venite a trovarci nel

nostro splendido Borgo: vi aspettiamo!

www.borgognissanti.it

CENA SOTTO LE STELLE

41


Mostre in

Italia

Dialogando con la Biennale di Venezia 2019

Il prossimo 20 luglio inaugurerà alla Scuola Grande di

San Teodoro la mostra collettiva di arte contemporanea

promossa dall’associazione Napoli Nostra

di Giuliana Grazioso

Artisti in mostra

Il prossimo 20 luglio, l’associazione

culturale Napoli Nostra inaugurerà

a Venezia la mostra dal titolo

Dialogando con la Biennale di Venezia

2019. L’esposizione si terrà nel prestigioso

palazzo della Scuola Grande

di San Teodoro, costruito nel VIII secolo

e sede di una confraternita innalzata

alla dignità di “Grande” nel 1552.

Un importante evento artistico realizzato

nel cuore di Venezia in concomitanza

con la 58ª Biennale Internazionale

d'Arte e la festa del Redentore. Ad avvalorare

l’iniziativa, il coinvolgimento

del Comune di Venezia e della Regione

Veneto, che hanno patrocinato l’evento

facendolo entrare a far parte del

cartellone degli appuntamenti di Le

città in Festa 2019, iniziativa voluta e

sostenuta dal sindaco Luigi Brugnaro

e arrivata alla sua quinta edizione.

Al vernissage d’inaugurazione il 20 luglio

prossimo interverranno il direttore

artistico dell’associazione l’ingegnere

Gennaro Corduas e la storica dell’arte

e giornalista Daniela Pronestì. In questa

occasione verrà presentato il testo

di storia dell'arte Movimenti ed idee

dell’arte contemporanea dall’Impressionismo

al Duemila, 4° volume della

collana L’evoluzione dell’Arte Moderna

nel XXI secolo”, archiviata alla Biblioteca

Thomas J. Watson del Metropolitan

Museum di New York, con cui l’associazione

ha attivato una collaborazione

che dura da diversi anni in merito

ad una ricerca sull'arte contemporanea

mondiale. La mostra resterà aperta al

pubblico fino al 27 luglio.

Actis Caporale Anna

Alessi Salvatore

Arati Adele

Arvedi Arvedo

Bala Armando

Baldacchino Candido

Balljana Carlo

Barzon Nicoletta

Basso Stefania

Batignani Annamaria

Benadduci Isabella

Besson Alberto

Bianco Lino

Bigazzi Andrea

Brescianini Giusy

Brunelli Clara

Bubba Anna

Bucci Rossana

Cafasso Annamaria

Calia Francesco

Capparelli Biagio

Capurro Sabrina

Cintelli Molteni Ermella

Collu Rosalina

Consiglio Letterio

Coppi M. Beatrice

Coppola Santo Antonino

Corradini Raffaella

D'almeida George

De Giovanni Franco

De Pasquale Maria

De Simone Geltrude

Di Domenco Amalia

Di Maria Anna

D'onofrio Flaviana

Elfving Sinikka

Eusebi Renzo

Ferraiuolo Giuseppe

Ferrero Daniela

Foti Grazia

Frigo Giacomo

Fumasi Vittorio

Fusi M. Grazia

Gallone Giorgio

Ganzaroli Maurizio

Giacopello Barbara

Golinelli Clara

Gonella Fulvia

Goretti Debora

Greco Luigi

Grossi Luigi

Guerrini Verena

Guetta Francesca

Guicciardini Ricceri Anna

Iandelli Angela

Kiziltas Demet

Lenci Ruggero

Loliva Francesco

Macaluso Fabiana

Malizia Luigi Franco

Manente Corindo

Marchiaro Paola

Mariani Francesco

Marin Federica

Massaro Andrea

Mazzuchin Enrica

Mele Giuseppe

Merik

Montaspro Alessandro "Almo"

Mule' Matilde

Paolini Parlagreco Graziella

Pedditzi Ottavio

Persichelli Edy

Pesci Fabrizio

Qazim Arifi

Reisser Gisele

Restelli Lucilla

Rubini Elio

Sacchi Franca

Satta M. Caterina

Scolavino Andrea Diego Maria

Stornellon Luca

Talucci Maria Nunzia

Tarantino Franco

Testa Salvatore

Tronchi Luciano

Vasile Luca Sebastian

Vasino Piga Zinetta

Versetti Giorgio

Vivian Betty

Yazdani Hassan "Hassanski"

Zanetti Enzo

In foto una delle mostre promosse dall'associazione Napoli Nostra presso la Scuola Grande di San Teodoro a Venezia

42

BIENNALE DI VENEZIA


Nell’era della comunicazione la

solitudine legata all’incomunicabilità

riguarda sempre di più i giovani ed ha

effetti nocivi sulla salute

Dimensione

Salute

di Stefano Grifoni

La solitudine è associata ad un

maggior rischio di malattie

croniche e persino di morte.

Chi soffre di questo sentimento, secondo

la scienza, presenta una mutazione

genetica con l’aumento dei geni

collegati all’infiammazione e la diminuzione

di quelli coinvolti nella risposta

immunitaria contro i virus.

L’individuo isolato e senza relazioni

sociali avrebbe a lungo andare meno

difese contro le infezioni e si ammalerebbe

di più. La solitudine, molto

diffusa tra le persone anziane, è presente

anche nel mondo giovanile. Tra

i giovani, solitudine non vuol dire rimanere

isolati, ma significa sentirsi

soli in mezzo alla gente e si è soli

quando si sente di essere inutili. È

probabile che tutto questo sia provocato

dall’assenza di dialogo con i

propri familiari, dall’impossibilità di

Il fenomeno degli “hikikomori”, giovani virtualmente

connessi attraverso i social ma sempre più soli

di Daniela Pronestì

raccontare le proprie emozioni, dalla

mancata gioia di mangiare insieme

e di godere della quotidianità. È complicata

la solitudine, una lotta eterna

tra l’orgoglio e il disperato sconforto

di essere liberi.

Hikikomori (letteralmente “stare

in disparte” o “ritirarsi”) è il

termine giapponese con il quale

si indica una condotta improntata alla

solitudine, al contatto sociale mediato

unicamente dalla tecnologia. Gli “hikikomori”

comunicano, infatti, soltanto via

Whatsapp e Telegram, attraverso i social

come Facebook, Twitter e Instragram,

giocano ai videogames, guardano

film in streaming. La loro comunicazione

finisce qui, non evolve in un incontro

reale, in un dialogo diretto. Un comportamento

che solitamente riguarda gli

adolescenti o i giovani adulti, ma che

recentemente si sta diffondendo anche

in altre fasce di età. L’ultimo rapporto

Istat conferma che gli “hikikomori”

italiani sono in esponenziale aumento.

Secondo l’istituto di statistica, i giovani

italiani stanno diventando sempre più

solitari, escono di casa non più di una

volta a settimana, riducono al minimo i

rapporti diretti, anche quelli di coppia, a

beneficio di quelli filtrati dai social o dai

servizi di messaggistica istantanea.

Stefano

Grifoni

Nato a Firenze nel 1954, Stefano Grifoni è direttore del reparto di Medicina e Chirurgia di Urgenza del Pronto Soccorso

dell’Ospedale di Careggi e sempre presso la stessa struttura è direttore del Centro di Riferimento Regionale

Toscano per la Diagnosi e la Terapia d’Urgenza della Malattia Tromboembolica Venosa. Ha condotto numerosi

studi nel campo della medicina interna, della cardiologia, della malattie del SNC e delle malattie respiratorie e nell’ambito

della medicina di urgenza. Membro del consiglio Nazionale della Società Italiana di Medicina di Emergenza-Urgenza,

è vice presidente dell’associazione per il soccorso di bambini con malattie oncologiche cerebrali Tutti per Guglielmo e

membro tecnico dell’associazione Amici del Pronto Soccorso con sede a Firenze. Ha pubblicato oltre 160 articoli su riviste

nazionali e internazionali nel settore della medicina interna e della medicina di urgenza e numerosi testi scientifici

sullo stesso argomento. Da molti anni collabora con RAI TRE Regione Toscana nell’ambito di programmi di medicina,

con il quotidiano La Nazione e da tre anni tiene una trasmissione radiofonica quotidiana sulla salute.

LA SOLITUDINE 43


Centro studi e incontri

Internazionali

Movimento Life Beyond Tourism:

occasioni a 360°

Incontri istituzionali, concorsi online, convegni e

l’Appello alla Comunità Internazionale

di Stefania Macrì

La seconda parte dell’anno continua

con una serie di iniziative pensate

per gli affiliati al Movimento

Life Beyond Tourism che si sviluppano

sulla base dell’azione etica che il Movimento

porta avanti quotidianamente. Allo

stesso tempo, grazie al lavoro istituzionale

della Fondazione Romualdo Del Bianco

® , ideatrice e promotrice della filosofia

del Movimento, Life Beyond Tourism ® è

stata selezionata da UNESCO per una presentazione

all’interno del programma del

43° UNESCO World Heritage Committee.

L’evento mondiale si è aperto lo scorso

30 giugno a Baku (Azerbaijan) e, fino

al 10 luglio, ha riunito esponenti di spicco

internazionale per individuare le località

da aggiungere all’elenco dei Siti Patrimonio

Mondiale dell’Umanità. In questo prestigioso

contesto, il 6 luglio la Fondazione

Romualdo Del Bianco ® ha tenuto la conferenza

Building Peace through Heritage

with the Life Beyond Tourism Movement

che ha visto l’intervento di personalità

dal mondo UNESCO, ICCROM, ISESCO,

Consiglio d’Europa, ICOMOS, IUCN. L’intervento

prosegue il lavoro avviato con

l’Appello alla Comunità Internazionale Building

Peace through Heritage. L’Appello

è stato infatti lanciato a seguito della XXI

Assemblea Generale e Simposio Internazionale

della Fondazione Romualdo Del

Bianco ® dello scorso marzo, organizzata

dal Centro Studi e Incontri Internazionali,

attraverso il quale si pone l’attenzione

sulle potenzialità di sviluppo di conoscenza

tra i viaggiatori nei Siti Patrimonio Mondiale

dell’Umanità. Ciò rende tali siti luoghi

di dialogo tra culture e, pertanto, luoghi

in cui costruire e promuovere la pace. In

quanto tali, la proposta della Fondazione

Romualdo Del Bianco ® alla Comunità Internazionale

contiene una serie di azioni

da mettere in pratica: contribuire allo

sviluppo di metodologie per migliorare il

dialogo tra le culture portando a significativi

scambi culturali e un aumento di una

comprensione condivisa dell’importanza

di un discorso aperto a vite pacifiche e alla

salute del pianeta che tutti condividiamo;

presentare e valorizzare queste metodologie

come valore aggiunto in una nuova

offerta culturale nel mondo dei viaggi, innescando

così una fruttuosa concorrenza

nel mondo dei servizi per incentivarne

la diffusione a livello globale; considerare,

tramite le indicazioni del Comitato del Patrimonio

Mondiale, in modo più approfondito

l’interpretazione del patrimonio come

un principio chiave per il dialogo nella pianificazione

dei siti del patrimonio mondiale,

al fine, tra l’altro, di facilitare interventi

positivi sul percorso per il raggiungimento

di una convivenza pacifica attraverso il

patrimonio; assicurare il riconoscimento

a livelli appropriati dell’importanza della

Certificazione di qualità per il dialogo

interculturale al fine di garantire un’adeguata

formazione al dialogo, la corretta attuazione

della metodologia e la possibilità

per le imprese e gli utenti di valutare i risultati

raggiunti. Sul sito del Movimento Life

Beyond Tourism è disponibile il testo integrale

dell’Appello (www.lifebeyondtourism.org/it/appeal/).

Parallelamente agli impegni istituzionali

del Centro Studi e Incontri Internazionali

e del Movimento Life Beyond Tourism,

dal 15 giugno è aperta la seconda edizione

del concorso fotografico internazionale

Heritage for Planet Earth ® . Si tratta di un

concorso fotografico a premi che invita a

sviluppare il concetto di viaggio culturale,

per la conoscenza e il rispetto della diversità

culturale e per il rispetto della salute

del pianeta Terra. Lo scopo del concorso è

44

CENTRO STUDI E INCONTRI INTERNAZIONALI


INVITO A PARTECIPARE:

Online la Call for Papers

quello di sensibilizzare al tema della fragilità

del patrimonio - culturale e naturale -

coniugata agli equilibri sul pianeta Terra e i

conseguenti cambiamenti climatici.

Per partecipare:

h4pe.lifebeyondtourism.org

È stato prolungato il termine di presentazione

di elaborati per la prossima edizione

dell’evento internazionale sul costume e la

moda, Costume Colloquium, che giunge

alla sua settima edizione. Fino al 30 luglio

sarà possibile inviare una proposta di relazione

attorno al tema Fashion and Dress in

Space and Place. L’evento si terrà dall’11 al

15 novembre 2020 a Firenze e s’indirizza a

professionisti del settore, studiosi, studenti

e appassionati.

Per saperne di più e inviare un elaborato

basta andare sul sito ufficiale: www.costume-textiles.com

o contattare la segreteria

organizzativa all’indirizzo info@

costume-textiles.com

Sul sito www.lifebeyondtourism.org

sono disponibili le

informazioni per inviare una

proposta di intervento alla

prossima Assemblea e Simposio

Internazionale della Fondazione

Romualdo Del Bianco Il

Patrimonio come Costruttore di

Pace

Due foto vincitrici della prima edizione del concorso fotografico Heritage for Planet Earth ®

Il Centro Studi e Incontri Internazionali

Con il proprio Istituto Internazionale Life Beyond Tourism e la Life Beyond

Tourism Edizioni con sede in Palazzo Coppini a Firenze promuove e organizza

attività didattica e formativa, servizi e appuntamenti per l’internazionalizzazione

delle aziende e gestione di eventi internazionali.

Per info:

055-284722

company@lifebeyondtourism.org

www.lifebeyondtourism.org

CENTRO STUDI E INCONTRI INTERNAZIONALI

45


Firenze

Mostre

Officina creativa 2019

A Firenze la seconda edizione della collettiva di fine

corso della RST Art Academy

di Umberto Sereni

Si è conclusa lo scorso 30 giugno

la mostra Officina Creativa 2019,

inaugurata a Firenze il 15 dello

stesso mese presso il Foyer dell’Auditorium

al Duomo e il Caffè Astra. Giunta

quest’anno alla seconda edizione, si

tratta di una collettiva organizzata dalla

RST Art Accademy di Scandicci per

presentare gli elaborati didattici delle

sezioni adulti e junior (dai 6 ai 17 anni)

a conclusione dei corsi promossi

dalla scuola. Hanno esposto per la

sezione adulti: Claudia Arra, Stefania

Arena, Rossella Calonaci, Natalizia Cataldi,

Giordana Coronella, Vincenza Fusari,

Ilaria Garofalo, Gaia Gentilotti,

Leda Giannoni, Serena Giusti, Francesca

Grattarola, Marco Lunardi, Serafina

Martella, Maurizio Masi, Paolo Masi,

Loredana Mazzoncini, Renato Moretti,

Maria Moriani Poli, Marta Mugnai,

Fiorella Nuti, Gabriella Saccardi, Milena

Scandroglio, Pietro Solano, Anna

Tammone. Per la sezione junior: Chiara

Baldi, Aurora Ciampa, Lorenzo Degl’Innocenti,

Sara Degl’Innocenti, Gea Di

Uno scorcio della mostra al Foyer dell'Auditorium al Duomo

RST Art Academy

L’arte di “fare” ed “insegnare” l’arte

La RST Art Academy è un centro di

formazione e specializzazione per

le arti del disegno e della pittura

fondato nel 1996 dall’ artista e maestro

Tiziano Bonanni, attualmente direttore

artistico e presidente. Presso l’accademia

si tengono corsi con vari livelli d’ apprendimento,

workshop tematici, lezioni

di storia dell’arte direttamente nei musei

fiorentini, seminari tecnici, progetti di arte

contemporanea. Creare un centro di

aggregazione artistica, una vera e propria

scuola alla maniera delle vecchie botteghe

dove acquisire capacità tecniche attraverso

” il fare arte” e scoprire i propri

moti dell’animo grazie alla presenza di

insegnanti preparati, laboratori attrezzati,

allo scambio, alla comunicazione

e alla condivisione di progetti: è questa

la mission della RST Art Accademy. Tra

le attività della scuola si segnalano: corsi

professionalizzanti, ovvero percorsi altamente

qualificati condotti dal maestro

Tiziano Bonanni e riservati ad un numero

ristretto di iscritti che vogliono acquisire

uno stile personale o perfezionare il

proprio nell’ ambito del disegno e della

pittura contemporanea; creative hobby,

laboratorio libero senza insegnanti, consigliato

per un pubblico di amatori, pensionati

o comunque persone che hanno

bisogno di realizzare le proprie idee in

un luogo attrezzato e accogliente; corsi

accademici (disegno e pittura I/II livello)

con frequenza settimanale per principianti

e amatori già formati; corsi junior

pittura, per bambini e ragazzi dai 6 ai 17

anni; workshop riservati a gruppi di allievi

che desiderano arricchire il proprio

bagaglio tecnico in termini di esclusività

espressiva, sia per interesse personale

che per fini espositivi o professionali;

Stefano, Camilla Guiducci, Hatie Guri,

Evis Suka, Omar Nicolini, Ginevra Ruggiero,

Lorenzo Vaporelli, Pietro Vaporelli,

Viola Serluca.

programmazioni tematiche pensate per

adulti con tecniche di colorazione su carta,

mix media e collage; corsi periodici di

ritratto e nudo da modello/i.

A settembre 2019 è prevista l’ apertura

di una seconda sede della scuola nel

centro storico di Firenze.

Rossotiziano Art Academy

Via A. Barducci 9/11, 50018

Scandicci, Firenze

www.rossotizianoweb.eu

info.scuolarst@gmail.com

+ 39 055 250437

+ 39 349 7070980

46

RST ART ACADEMY


Letterati stranieri in

Toscana

George Eliot

Testimonianza femminile a Firenze della letteratura

vittoriana e dell’emancipazione delle donne nel

mondo del giornalismo e della letteratura

di Massimo De Francesco

George Eliot a trent'anni in un ritratto di François D'Albert Durade

L'epoca Vittoriana rappresenta un

punto di svolta nella società inglese

sotto numerosi aspetti,

tra cui il susseguirsi di talenti femminili

che popolano i ranghi più alti del novero

letterario di oltre Manica come George

Eliot, pseudonimo di Mary Ann Evans (o

Marian). Nasce ad Arbury Hall, Warwickshire,

nel 1819, figlia di Robert Evans,

custode della proprietà di Sir Roger

Newdigate, e Christiana Pearson, seconda

moglie del padre. Lettrice sin da

bambina, frequenta le Boarding Schools

fino all'età di sedici anni, ottenendo accesso

alla biblioteca di Arbury Hall grazie

alla posizione di rilievo del padre che

investe nell'erudizione della figlia, allora

un privilegio per le donne. Dai tredici

ai sedici anni viene educata presso la

scuola di Miss Franklin a Coventry in un

ambiente religioso opposto all'Evangelicalismo.

La religione è comunque la base

dell'educazione della scrittrice sin da

bambina. Con la morte della madre nel

1836, si trasferisce con la famiglia a Foleshill,

vicino a Coventry, lasciando la

scuola ma continuando come autodidatta.

La vicinanza a Coventry le dà accesso

all'entourage di Charles Bray, uomo

d'affari, editore e filosofo, il quale la introduce

all'ambiente liberale progressista

presso Rosehill, la sua dimora,

considerata un punto d’incontro di letterati

di pensiero politico liberale e chiamata

The Rosehill Circle. A seguito della

morte del padre nel 1849, segue i Bray

accompagnandoli in Svizzera e in Italia.

Al suo ritorno in Inghilterra, si trasferisce

a Londra dove, grazie alle sue frequentazioni

del Rosehill Circle, conosce

John Chapman, proprietario del Westminster

Review, giornale liberale sulla

Strand. Durante questo periodo di indipendenza,

emancipazione professionale

e nubilato (condizioni assai anomale per

una donna dell'Inghilterra Vittoriana) ha

relazioni sentimentali con il teorico politico

Herbert Spencer e il filosofo

George Henry Lewes

con il quale convive nonostante

egli sia coniugato. Su

consiglio del compagno, la

scrittrice adotta lo pseudonimo

di George Eliot. Nel 1860,

poco dopo aver pubblicato

la sua semi autobiografia,

Il Mulino sulla Floss, George

torna in Italia con Lewes, rimanendo

solo quindici giorni

a Firenze presso l'Hotel

Londres et Suisse di via Tornabuoni.

Torna a Firenze nel

1861, soggiornando presso

l'Hotel d'Europe di Palazzo

Spini Feroni, spostandosi poi

all'Hotel Vittoria dopo aver visitato

Bologna per poi tornare

a Firenze nel 1862. E’ durante

quest’ulteriore soggiorno che

la giovane osserva, ascolta e

ricerca ogni singolo componente

dell'opera che la renderà

immortale, Romola. Quest'ultima

rappresenta la maturità letteraria di George

Eliot, in cui narra la storia d'amore

fra Romola de Bardi e Tito Melema,

ricostruendo dettagliatamente il periodo

dalla morte di Lorenzo il Magnifico

al rogo di Savonarola, parlando di "veri"

fiorentini come Piero di Cosimo, Niccoló

Caparra e Niccoló Machiavelli. Oltre ad

ammirare dipinti, sculture e architettura,

Eliot, al fine di dare vita a questa sua

storia nei massimi dettagli, si documenta

su Pasquale Villari e Iacopo Nardi, dicendo

di quest'ultimo: «Iacopo Nardi,

uno dei pochi che, intuendo l'elevatezza

di Fra Girolamo, scrisse di lui col semplice

desiderio d'esser verace». Nell'inverno

del 1869-1870 è nuovamente nel

capoluogo toscano, ospite dello scrittore

inglese Thomas Adolphus Trollope

presso Villa Trollope in via di Ricorboli.

La Eliot adora Firenze: il suo punto

di ammirazione prediletto della città

è San Miniato al Monte, di cui dice:«E’

il punto più vicino alla città e i palazzi

si distinguono, mentre da Fiesole Firenze

sembra più un dipinto». Nel 1876, a

seguito della sua ultima opera, Daniel

Deronda, la scrittrice e Lewes si trasferiscono

nel Surrey, dove egli muore due

anni dopo. Nel maggio 1880 la scrittrice

sposa John Cross, del quale prende

il nome diventando Mary Ann Cross,

suscitando polemiche anche in questa

circostanza dato che il nuovo marito è

più giovane di lei di ben vent'anni. Tutto

questo purtroppo ha un triste epilogo

molto presto in quanto la già cagionevole

salute della Eliot si deteriora ulteriormente.

Muore nel dicembre 1880 a 61

anni ed è sepolta nel cimitero di Highgate

a Londra, invece che a Westminster

Abbey, avendo precedentemente rinnegato

la fede cristiana.

GEORGE ELIOT 47


Speciale

Pistoia

Pistoia: dal XVI secolo la città degli organi

Una tradizione rinomata nel mondo ancora oggi

custodita dall’Accademia Internazionale d’Organo,

fondata nel 1975 e prima nel suo genere in Italia

di Laura Belli

Le origini dell’arte organaria nella

città di Pistoia si possono far risalire

al lavoro di alcuni grandi maestri

del XVI e XVII secolo provenienti da

altre città toscane ma del loro lavoro si è

persa ogni traccia. Con certezza si sa che

nel 1664 il gesuita fiammingo Willem Hermans

realizzò nella chiesa di Sant’Ignazio,

per volere del cardinale Giulio Rospigliosi,

uno splendido strumento destinato ad essere

preso a modello nelle epoche successive

e ad influenzare la produzione locale

dei fratelli Antonio e Filippo Tronci. Essi furono

i capostipiti di una dinastia di famosi

organari e quando, nel 1883, rilevarono

la ditta dei lucchesi Agati, anch’essi organari

famosi, assunsero il monopolio della

produzione raggiungendo livelli molto alti

di qualità e divenendo famosi ben oltre i

confini pistoiesi e nazionali. Organi di loro

produzione furono installati ad esempio al

Teatro Costanzi di Roma, nella basilica del

Santo Sepolcro a Gerusalemme e al teatro

Colon di Buenos Aires. Agli inizi del Novecento,

col mutare dei gusti musicali, l’arte

organaria cominciò pian piano a decadere

e molti organi di grande valore vennero

distrutti. Una nuova valorizzazione di questi

strumenti cominciò negli anni Settanta

con il restauro, avvenuto quasi casualmente,

di un organo Tronci del 1868 situato

nella chiesa di San Niccolò ad Agliana. Il risultato

fu tale che indusse molti studiosi e

musicisti a interessarsi ai vecchi organi dimenticati

da anni sia nella città di Pistoia

che nei suoi dintorni e nel 1975 nacque a

Pistoia l’Accademia di Musica Italiana per

Organo, prima nel suo genere in Italia, a

cui aderirono organisti provenienti da tutto

il mondo desiderosi di cimentarsi sugli

strumenti che via via venivano restaurati.

Si formò così un pubblico sempre più

numeroso e appassionato a questa tradizione

musicale che la modernità rischiava

di cancellare per sempre. L’interesse

per la musica organistica arrivò fino in

Giappone, dove la città di Shirakawa, per

il suo Museo di Belle Arti, fece eseguire

nel 1984, con l’aiuto del famoso organista

pistoiese Umberto Pineschi, una copia

dell’organo Tronci del 1755 situato nella

chiesa di Santa Maria delle Grazie a Pistoia.

Da allora l’interesse dei giapponesi per

questo genere di musica si è accresciuto

fino a fondare nella stessa città di Shirakawa

un’Accademia d’organo. Nel 1988 la

futura imperatrice del Giappone, la principessa

Michiko, ottima pianista ed arpista,

in visita all’Accademia conobbe il maestro

Pineschi e accettò l’invito di visitare, quando

le fosse stato possibile, Pistoia e i suoi

organi. Nel 1993, ormai imperatrice, realizzò

questa promessa visitando Pistoia

assieme al marito l’imperatore Akihito. Era

il 4 settembre ed è ancora vivo nei pistoiesi

il ricordo dell'imperatrice che, durante

l'affollato e caloroso saluto nella Sala

Maggiore del Comune, accettò di suonare

la parte riservata al pianoforte dell'Ave

Maria di Gounod. Si dice che per conoscere

meglio gli organi di Pistoia l’imperatrice

si sia trattenuta alcuni giorni, in incognito,

in città.

Accademia Internazionale D'organo

Giuseppe Gherardeschi

Piazza Spirito Santo 8,

51100 Pistoia

info@accademiagherardeschi.it

+39 0573 28787

+39 335 6825318

Organo di Guglielmo Ermanni (Willem Hermans) 1664, chiesa

di Sant'Ignazio di Loyola, Pistoia

48

PISTOIA: LA CITTÀ DEGLI ORGANI


A cura di Emanuela Muriana,

psicologa -psicoterapeuta, specialista in Psicoterapia Breve Strategica di Giorgio Nardone

Psicologia

oggi

Il dubbio patologico

Una forma specifica di disturbo ossessivo

Come superarla con la Terapia Breve Strategica

di Emanuela Muriana

Devo continuare a studiare matematica

oppure cambiare facoltà?

Sono veramente innamorata del

mio fidanzato? La mia ragazza mi piace

veramente oppure no? La mia scelta lavorativa

è stata quella giusta per me o dovrei

cambiare? Queste alcune delle domande

che si pongono le persone “rallentate” nella

vita a causa di dubbi che non trovano

risposte. Sono pervase da una ruminazione

continua che non lascia scampo perché

incapaci di decidere la cosa giusta. Il dubbio

è un passaggio frequente per prendere

una decisione. È connaturato al pensiero

dell’uomo, dovuto al bisogno arcaico di sicurezza.

Risolto dalle pratiche esoteriche,

divinatorie e religiose, ha assunto dignità

nel “cogito cartesiano” dove il dubbio diventa

lo strumento della conoscenza. Diventa

strumento delle ipotesi da verificare,

per arrivare a confidare nelle verità rassicuranti

del pensiero scientifico. Nell’arte

invece il dubbio viene concesso e orientato

fino ad arrivare ad essere il mezzo che

porta al processo creativo. Il dubbio diventa

ossessivo quando viene combattuto e

inefficacemente represso, per esempio

cercando di “pensare di non pensare”. Le

persone che ne soffrono, infatti, sono spesso

connotate da una spiccata capacità intellettiva

e logica. Cercano perciò una risposta

razionale ad ogni domanda ed una soluzione

razionale di ogni loro dubbio. Non tutto

nella vita però si può risolvere razionalmente,

succede così che questa razionalizzazione

si traduce in una rimuginazione continua

e infinita che “surriscalda” la mente come

un computer sottoposto ad un super lavoro.

Parafrasando il grande filosofo Emmanuel

Kant possiamo dire che spesso “non

ci sono risposte giuste a domande sbagliate”.

Così il dubbio diventa l’aguzzino che

perseguita il pensiero stesso. Tutto si complica:

dall’incapacità di prendere delle decisioni

alla tirannia del dubbio patologico che

crea stati di rilevanza clinica. Le domande

s’insinuano e si stabilizzano nella mente come

un virus, assorbono la maggior parte

delle risorse mentali dell’individuo, creano

uno stato di angoscia costante con picchi

di ansia elevata. Si crea un circolo vizioso

senza fine fra contrapposte argomentazioni

che s’inseguono e si scontrano incessantemente.

Il dubbio insaziabile divora tutte le

risposte opponendo mille argomentazioni,

spingendo il soggetto alla disperazione. È

la paura di fare la scelta sbagliata, paura

di non essere psicologicamente sani, paura

di aver commesso qualche fondamentale

errore nel passato, che condiziona il

presente e il futuro. L’effetto catastrofico

di questo pensiero è l’insicurezza cronica.

Attraverso specifiche prescrizioni, si

interviene per spezzare la catena di dubbi,

risposte non esaurienti, ancora dubbi e risposte.

Il risultato è che la persona ritrova

e/o comincia a migliorare la propria capacità

di prendere decisioni, evitando la “psicotrappola

della ricerca della certezza di

prendere la decisione giusta.

Emanuela

Muriana

Emanuela Muriana vive e lavora prevalentemente a Firenze. E’ responsabile

dello Studio di Psicoterapia Breve Strategica di Firenze, dove svolge

attività clinica e di consulenza. Specializzata al Centro di Terapia Strategica

di Arezzo diretto da Giorgio Nardone e al Mental Reasearch Institute di

Palo Alto CA (USA) con Paul Watzlawick. Ricercatore e Professore della Scuola

di Specializzazione quadriennale in Psicoterapia Breve Strategica (MIUR) dal

1994, insegna da anni ai master clinici in Italia e all’estero. E’ stata professore

alla Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di Siena (2007-2012)

e Firenze (2004-20015). Ha pubblicato tre libri e numerosi articoli consultabili

sul sito www.terapiastrategica.fi.it

Studio di Terapia Breve Strategica

Viale Mazzini 16, Firenze

+ 39 055-242642 - 574344

Fax 055-580280

emanuela.muriana@virgilio.it

IL DUBBIO PATOLOGICO 49


Premio Nazionale

Castiglioncello

4^ edizione

27 luglio - 11 agosto 2019

Pineta Marradi - Castiglioncello

Iniziativa promossa da Associazione Calibizia Arte

L’Associazione Toscana Cultura sarà presente per tutto il

periodo dell’esposizione con due stand

Mostra a cura di Lucia Raveggi

Espongono gli artisti:

JOANNA ASTON

SILVIA BALDACCI

SIMONE BIANCHINI

MAURO BONINSEGNI

ANTONIO BRUNO

MICHELE CALLAI

FRANCO CARLETTI

ROBERTO CELLI

ANDREA CIAMPINI

VINCENZO CIRILLO

EMANUELA DEGAN

CRISTINA FALCINI

ALESSANDRO ESPOSITO

PAOLO FATTORI

PATRIZIA GABELLINI

FRANCA GHILARDI

LEDA GIANNONI

GIUSI GRAMIGNI

RAFFAELLA GUARDUCCI

ANNA RICCERI GUICCIARDINI

ROBERTO LORETO

GIUSEPPINA MAESTRELLI (PEPPETTA)

LAURA MAGI

ARNALDO MARINI

ELENA MIGLIORINI

ERMELLA CINTELLI MOLTENI

IVANA NICCOLAI

VINCENZO OLIVIERI

CLAUDIO PAGANUCCI

LEONARDO POLI

VINICIO POLIDORI

DIANA POLO

STEFANIA PRATESI

SONIA RAGAZZINI

ANNA MARIA ROMOLI

CLAUDIO SECCIANI

MILVIO SODI

MAILA STOLFI

MARIELLA ROSSI TONELLI

SILVANO VANNUZZI

WALTER VIANI

PAOLO VIGNINI

ROSALBA ZINGALE


Firenze

Mostre

Giubbe Rosse - Arte Fuori

Alla Florence Art Deposit Gallery la terza collettiva

della rete artistica nata nel 2017 allo storico caffè

letterario fiorentino

di Yuliya e Alesia Savitskaya / foto courtesy Florence Art Deposit Gallery

«La rete artistica Giubbe Rosse

- Arte Fuori è nata nel 2017

presso il Caffè storico letterario

Giubbe Rosse di Firenze per volontà

di un gruppo di artisti che, dopo essersi

interrogati sulle attuali difficoltà di fare

e promuovere arte e sugli scopi che

può assumere la stessa come veicolo di

incontro e confronto con la parte debole

della popolazione, si sono costituiti in

un movimento che lavora alla promozione

di ogni forma di espressione artistica

privilegiando luoghi diversi da quelli

canonici in cui, in genere, le opere artistiche

vengono presentate». Così il giornalista

e scrittore Jacopo Chiostri spiega

la nascita della “rete di artisti” di cui è

presidente e di cui fanno parte Valentino

Antonini, Stefano Donati, Rosa Liotto,

Luisa Micheli, Giovanni Mazzi, Giovanni

Nicolais, Nicola Russo, Rita Taglianetti,

Brigitte van Hellemond e Giuseppe

Venturini. Questi stessi artisti hanno preso

parte alla terza collettiva del gruppo

inaugurata lo scorso 5 luglio − in corso

fino al 4 agosto − alla Florence Art Deposit

Gallery in via Bufalini 17 a Firenze

con la presentazione di Riccardo Ghiribelli.

Le opere in mostra restituiscono il

senso di una “rete” di stili, tecniche ed

esperienze che nella diversità riconoscono

un valore culturale ed espressivo. La

Florence Art Deposit Gallery individua

e promuove le nuove tendenze dell’arte

contemporanea. La direzione della galleria

è affidata a Yuliya e Alesia Savitskaya,

ideatrici del progetto espositivo internazionale

Arte senza frontiere che, avviato

cinque anni fa, ha visto partecipare artisti

di varia provenienza, tra Bielorussia,

America, Russia, Bulgaria, Lituania, Repubblica

Ceca, Germania e Italia in collaborazione

con il Consolato Onorario di

Belarus a Firenze. Le due curatrici, autrici

anche di diverse pubblicazioni sull’arte

del periodo sovietico e post - sovietico,

dirigono la Florence Art Deposit Gallery

insieme al collezionista Daniele Farfoglia

che con la sua cultura artistica ha avuto

un ruolo essenziale nella nascita della

galleria. Quest’ultima rientra nel progetto

dell’associazione Save The Culture il

cui scopo è creare una piattaforma per lo

sviluppo e la promozione dell’arte e della

cultura nella società. Oltre agli eventi

espositivi, la galleria ospita anche incontri

d’arte a tema ed eventi culturali di ampio

respiro riuniti sotto il titolo Art Salon.

a.saveculture@gmail.com

Save Culture

Florence Art Deposit Gallery

Alcuni scorci della mostra

GIUBBE ROSSE - ARTE FUORI 51


L’avvocato

Risponde

La tutela giuridica del domain name

di Fabrizio Borghini

L’espansione del fenomeno

internet, la cui portata esponenziale

è sotto gli occhi di

tutti, ha attirato l’attenzione delle

imprese, che in esso hanno intravisto

una formidabile opportunità

di business. In questa prospettiva

il domain name, nato come semplice

indirizzo telematico, col passare

degli anni ha acquisito un’importanza

crescente. Sul domain name

si concentrano sempre di più le

strategie pubblicitarie e di branding

delle imprese, così come l’e-commerce

è divenuto ormai irrinunciabile

strumento del marketing

aziendale, con ovvie ripercussioni

sul piano della relativa tutela giuridica

attraverso l’intellectual property.

Ne parliamo con uno dei più

autorevoli esperti italiani in diritto

industriale: Aldo Fittante, titolare

dello studio legale omonimo con

sede a Firenze e varie partnerships

nel mondo, docente in Diritto del-

la Proprietà Industriale presso l’Ateneo

fiorentino ed autore di molte

pubblicazioni dedicate alla materia,

tra le quali la più recente è la monografia

Brand, Industrial Design

e Made in Italy: la tutela giuridica

edita da Giuffrè Editore e alla sua

2^ edizione nel 2017.

Avvocato Fittante, cosa sono e che

ruolo svolgono i domain names

nell’economia moderna?

I nomi a dominio, che sul piano

squisitamente tecnico costituiscono

strumenti di indirizzo del World

Wide Web, sul piano giuridico

costituiscono segni distintivi che

identificano e contraddistinguono

il sito Internet mediante il quale

l’impresa promuove e offre on-line

i propri prodotti e servizi. La globalizzazione

economica e le nuove

modalità di comunicazione tra le

persone, attraverso l’ausilio delle

moderne tecnologie, hanno costituito

i presupposti intorno ai quali

si è sviluppata una progressiva

evoluzione della funzione dei domain

names.

E l’attuale funzione del nome di

dominio come potrebbe essere definita?

Il domain name nato come semplice

indirizzo telematico in sostituzione

del più complesso indirizzo

IP, col passare degli anni ha acquisito

una enorme importanza.

Sul domain name si concentrano

sempre di più le strategie pubblicitarie

e di branding delle imprese,

così come l’e-commerce è divenuto

ormai irrinunciabile strumento

del marketing aziendale. In effetti

la rete, oltre ad offrire alle aziende

un nuovo canale per la pubblicizzazione

del brand, ha agevolato lo

sviluppo di un mercato telematico

52

IL DOMAIN NAME


che favorisce gli scambi commerciali,

tant’è che la quantità di compravendite

effettuate direttamente

in internet è in costante aumento:

si pensi a quelli che sono divenuti

in tempi rapidissimi veri e propri

colossi dell’e-commerce quali

amazon.com, ebay.com, ecc.. Basti

pensare al fatto che negli ultimi

10 anni, l’e-commerce è stato

l’unico settore a livello globale che

ha registrato una crescita costante

a doppia cifra, tendenza che è confermata

anche per il futuro prossimo

con previsioni addirittura ancor

più eclatanti.

Quali sono i riflessi di tale ruolo di

primo piano assunto dal domain

name sul piano giuridico?

La crescente importanza assunta dal

nome di dominio ha avuto ovvie (ed

inevitabili) ripercussioni nel mondo

giuridico ed, in particolare, della

relativa tutela giuridica attraverso

l’intellectual property. L’esigenza di

tutelare sul piano giuridico il nome

di dominio è emersa inizialmente soprattutto

in riferimento alla necessità

di contrastare efficacemente pratiche

scorrette purtroppo molto diffuse,

quali quella del domain grabbing,

consistente nell’accaparramento (to

grab = arraffare) di domini corrispondenti

a marchi o nomi famosi altrui

da parte di terzi, che poi ne proponevano

il trasferimento a favore del

soggetto (rectius: dell’impresa) che

ne aveva concreto interesse, richiedendo

come corrispettivo il versamento

di cospicue somme di denaro,

con pratica che potremmo definire

simil-estorsiva.

E come viene realizzata nel nostro

ordinamento la tutela giuridica del

nome di dominio?

In Italia, un’efficace tutela da pratiche

di questo tipo è stata inizialmente

resa più difficoltosa a causa della

mancanza di una specifica disciplina

normativa in materia di domain

name. In effetti, in un primo momento,

la giurisprudenza, attenendosi

alla regole tecniche di naming

allora vigenti (ovvero alle regole

convenzionalmente pattuite dai gestori

della rete), aveva qualificato il

domain name come mero indirizzo

telematico, paragonabile ad un numero

telefonico, escludendo di fatto

che lo stesso fosse configurabile

alla stregua di un segno distintivo,

come pure parte della dottrina sosteneva.

Tuttavia, come ho precisato

poc’anzi, il ruolo fondamentale

di internet nel mondo degli affari

ha fatto sì che il domain name acquisisse

una sempre più marcata

funzione distintiva ed identificativa

dell’impresa utilizzatrice. Le legittime

aspettative di protezione giuridica

da parte dei titolari dei nomi

a dominio hanno conseguentemente

trovato una risposta (pur tardiva)

da parte del legislatore nazionale

che, sotto l’incessante spinta della

dottrina e della moderna giurisprudenza,

ha agevolato un’evoluzione

normativa nel senso dell’effettivo ed

espresso riconoscimento di una tutela

giuridica al segno distintivo utilizzato

dall’imprenditore nella rete

telematica: il nome a dominio è stato

cioè finalmente elevato al rango

di segno distintivo, con applicazione

della relativa protezione giuridica

quale prevista dal Codice della Proprietà

Industriale e dalla normativa

in materia di concorrenza sleale.

Aldo

Fittante

Avvocato in Firenze e Bruxelles, docente in Diritto della Proprietà Industriale

e ricercatore Università degli Studi di Firenze, già consulente

della “Commissione Parlamentare di Inchiesta sui Fenomeni

della Contraffazione e della Pirateria in Campo Commerciale” della Camera

dei Deputati.

www.studiolegalefittante.it

IL DOMAIN NAME

53


Arte e mestieri

Colle Val D’Elsa

Conosciuta nel mondo per la lavorazione del cristallo,

è sede di un museo, temporaneamente trasferito a

Palazzo dei Priori, dove conoscere la storia di questa

antica tecnica artistica

Testo e foto di Serena Gelli

Colle Val D'Elsa divenne città nel

1592, quando il Granduca Ferdinando

I de Medici la elevò a tale

rango ed il papa Clemente VII vi eresse

la cattedrale vescovile. Città ricca di storia,

conserva antichi reperti risalenti alla

presenza nel territorio degli Etruschi

(necropoli di Dometaia) e dei Romani

(Bagni le Caldane). Il suo nome è ricordato

da Dante nella battaglia tra Guelfi

e Ghibellini del 1269 (Battaglia di Colle)

e nel 1479 in occasione dell'assedio

del Duca di Calabria e dei senesi durante

la guerra dei Pazzi quando i fiorentini

concessero ai colligiani la cittadinanza.

E’ una città ammirevole anche per l'ingegno

dei suoi abitanti che, tramite la

canalizzazione delle acque dell'Elsa nella

gora, hanno sfruttato l'energia idrica

per dar vita a numerose attività. Infatti,

le industrie presenti nel territorio sono

riuscite a far identificare Colle come

città della carta, del vetro, del ferro e infine

come città del cristallo, produzione

per cui è nota a livello mondiale e per la

quale è stato creato un apposito museo

attualmente chiuso per ristrutturazione.

Per questo motivo la Proloco, in accordo

con il Comune, ha spostato temporaneamente

gran parte della collezione del

museo in via del Castello nel Palazzo dei

Priori. All'interno di questo spazio espositivo

i turisti possono scoprire la storia

del vetro e del cristallo. Il percorso inizia

con la storia delle Vetrerie Operaie

Riunite Modesto Boschi nate nel 1921

e attive fino al 1953. Proseguendo si

può conoscere la creazione del cristallo

al piombo al 24% ad opera di Ubaldo

Pacini. Uno dei pezzi più prestigiosi

dell'esposizione è l'ostensorio donato a

Giovanni Paolo II in occasione della sua

visita alla cristalleria CALP nel 1996. Sono

visibili, inoltre, sia alcune creazioni

realizzate in collaborazione tra aziende

locali e famosi designer sia gli attrezzi

necessari per la lavorazione del vetro. Si

può vedere anche l'incisione alla ruota

di rame delle vetrerie Boschi dove, tra

gli anni Trenta e Quaranta, hanno operano

due ottimi incisori, Mario Salvi e Nello

Cigninegli. L'attenzione del visitatore

sarà catturata anche dal bicchiere di cristallo

fatto a mano più alto del mondo.

Chiude l’esposizione una vetrina dedicata

alle curiosità in cristallo: il bicchiere

della collezione Cibi di Cini Boeri, noto al

grande pubblico per essere stato tenuto

in mano da Harrison Ford nel film Blade

Runner; le coppe dei campioni Alberto

Tomba e Manuela Di Centa; la testa di

cavallo simbolo del Comune di Colle; i

bocchini per il sax. Infine, per gli amanti

del motociclismo è possibile ammirare

il casco in cristallo del motocilcista Valentino

Rossi.

Una panoramica dell'esposizione a Palazzo dei Priori

54

COLLE VAL D'ELSA


Viaggi culturali con

Mugel Travel

Svanezia

Collocata sul versante georgiano del Caucaso, è una delle regioni

più remote e affascinanti d’Europa

Un viaggio alla scoperta di paesaggi incontaminati e villaggi medievali

fuori dal tempo

Testo e foto di Maria Grazia Dainelli

La Svanezia, regione della Georgia,

è una meta insolita, una delle

regioni tra le più remote ed affascinanti

d’Europa. Un luogo magico non

solo per le bellezze paesaggistiche ed archeologiche

ma anche per la storia e la

cultura del popolo degli Svan. Il viaggiatore

ha la possibilità, infatti, di entrare

in contatto con questa popolazione che

abita in minuscoli ed antichissimi villaggi

patrimonio dell'Unesco. La leggenda degli

argonatuti Giasone e Medea, una delle

più affascinanti della mitologia greca,

rivela la vicinanza dei Georgiani del regno

della Colchide ai Greci con cui avevano

rapporti commerciali. La leggenda

del vello d’oro ha avuto origine da un’usanza

della regione montagnosa Svaneti,

dove la gente raccoglieva i sassolini

d’oro nel fiume con le pelli di pecora.

Ancora oggi, gli abitanti di questi luoghi

usano lo stesso sistema per raccogliere

oro dai fiumi. Tra i paesi da visitare sicuramente

Ushguli, l’ultimo lembo culturale

palesemente europeo che attraversa il

confine caucasico, segnando il passaggio

al mondo asiatico e musulmano. In

questo territorio aspro e selvaggio troverete

cavalli, asini e mucche, ma soprattutto

alte vette e imponenti “case - torre”

costruite nel Medioevo e accuratamente

mantenute fino ai giorni nostri. Oggi gli

Svaneti, trasferitisi nella città di Tbilisi,

tornano al villaggio durante l’estate dove

accolgono i turisti. Dopo la rivoluzione

bolscevica e la disgregazione dell’URSS,

la Svanezia è divenuta una repubblica indipendente

nel 1991; infatti, nonostante

fosse la terra natale di Iosif Vissarionovic

Dzugasvili, meglio conosciuto come

Stalin, si oppose decisamente al processo

di sovietizzazione con diverse sommosse.

Tra le principali città da visitare

ci sono Tbilisi e Kutaisi. Gli Svan hanno

una loro lingua, proprie leggi, praticano

antichi usi e costumi, essendo la

loro una cultura vergine e ricca di rituali,

tra cui la venerazione degli spiriti e il

culto della fertilità. La Georgia è un vero

paradiso per fare escursioni in alta montagna,

praticare l’alpinismo e gli sport

invernali. Numerosi picchi del Caucaso

superano i 4.000 metri di altezza. Il Monte

Shkhara, alto 5068 metri, è la vetta più

alta della Georgia.

SVANEZIA 55


B&B Hotels

Italia

Quinta tappa del B&B Hotels Road Trip:

il Lago di Garda, tra relax e divertimento

di Francesca Vivaldi

Finalmente un po’ di caldo. Il

momento della tanto temuta

prova bikini è arrivato. Quarantotto

ore di stop. Poco tempo per

raggiungere una nuova destinazione.

Decido quindi di mettermi in viaggio

verso il Lago di Garda e per la precisione

scelgo di fermarmi ad Affi, località

collinare a pochi chilometri dal

lago e a due passi dalla Valpolicella

e dai più grandi parchi divertimenti

del nord Italia. Obiettivo: riuscire a

concentrare in due giorni divertimento

e relax. Primo giorno alla scoperta

di Gardaland. Adrenalina allo stato

puro. Divertimento all’ennesima potenza.

E cosa c’è di meglio dopo una

giornata così, di un po’ di relax? Ed

eccomi qua, ormai fedelissima utilizzatrice

di B&B Hotels Italia, decido di

soggiornare nel nuovissimo B&B Hotel

Affi Lago di Garda. Una struttura

incantevole, personale disponibilissimo

e il comfort che da sempre accomuna

gli hotel della catena. Entrando

in hotel noto un curioso sagomato

che presentava i vantaggi nel nuovo

programma fedeltà: B&B Hotels Club,

il programma di catena che permette

di accumulare punti e richiedere voucher

notte in tutta Europa. Wow! Non

potevo di certo perdermi quest’opportunità.

Il secondo giorno, dopo una

ricca colazione in hotel, decido di andare

a visitare Sirmione e di passare il

resto della giornata nel pieno relax alle

terme. Uno spettacolo incantevole,

con la piscina a sfioro sul lago ad ammirare

il tramonto. Pelle d’oca, emozioni

vere. Perché è così che ricorderò

questa tappa. Un tripudio di sensazioni

che mi hanno fatto sentire viva!

Foto courtesy bresciatourism.it

56 B&B HOTELS ITALIA


B&B Hotels

Destinazioni, design, prezzo. B&B

Hotels unisce il calore e l’attenzione

di una gestione di tipo familiare

all’offerta tipica di una grande

catena d’alberghi. Un’ospitalità di qualità

a prezzi contenuti e competitivi, senza

fronzoli ma con una forte attenzione ai

servizi. 36 hotel in Italia. Camere dal design

moderno e funzionale con bagno

spazioso e soffione XL, Wi-Fi in fibra fino

a 200Mega, TV 40” con canali Sky e

satellitari di sport, cinema e informazione

gratuiti. Inoltre, grazie ad una partnership

esclusiva con Samsung, nei B&B

Hotels sono presenti Smart TV che offrono

un servizio di e-concierge per scoprire

la città a 360°. Vivi l’Italia come mai

avevi fatto prima. E’ questo il momento

di viaggiare.

hotelbb.com

B&B HOTELS ITALIA

57


Eccellenze toscane

in Cina

Silvia Serafini e China 2000

Ancora un successo in Cina per la nota

pittrice toscana

Sono tante le opere di Silvia Serafini

presenti in varie collezioni

private e pubbliche, anche in

Cina dove nel mese scorso ha partecipato

con successo, anche di vendita,

alla fiera CIFTIS di Pechino

nel padiglione Firenze organizzato

dal Movimento Life Beyond Tourism

in collaborazione con il partner

governativo SCPC e l’organizzazione

commerciale di China 2000 stabilmente

presente in Cina con le sue

sedi, e personale, di Pechino e Shanghai.

L’artista fiorentina aveva già

esposto con successo in Cina alcuni

suoi lavori durante l’evento Italy Life

Style nel 2017 e alla mostra presso

il Meibo Arts Center di Shanghai,

oltre che aver realizzato e presentato

a Shanghai il logo del Viola Club

Shanghai. I suoi soggetti variano dai

Il quadro venduto all Fiera CIFTIS di Pechino 2019

In studio con le sue opere

58

SILVIA SERAFINI


Silvia Serafini con la maglietta del Palio di San Giovanni e Rocco Commisso neo presidente ACF Fiorentina

frammenti di strutture architettoniche

secolari, attualizzati con la freschezza

e la vitalità dei suoi colori,

finestre, come fossero uno sguardo

interiore su se stessa e sul mondo e

ritratti di animali, in particolare i cani,

ma ultimamente ritornano anche

i magici delfini che per anni hanno

animato i suoi primi lavori, ora insieme

alle barche a vela. Silvia Serafini

nasce nel 1966. Dipinge da oltre 30

anni. Si è diplomata nel 1982 in grafica

pubblicitaria e, nel 1984, in disegno

e pittura presso l’Istituto per

l’arte e il restauro di Palazzo Spinelli

di Firenze. Frequenta per cinque anni

la Scuola libera del nudo dell’Accademia

di Belle Arti sempre a Firenze.

Tra le ultime esposizioni si ricordano:

Prospettive artistiche#Firenze

2.0, mostra personale presso l’Antica

Officina Profumo Farmaceutica

di Santa Maria Novella, Firenze; Li-

to-Dinamiche, mostra e cartella di

litografie presso Stamperia d’Arte

Edi-grafica, Firenze. Illustra Pinocchio

per la casa editrice Mandragora;

Vele volanti al Club Nautico di Viareggio

in occasione del raduno delle

vele storiche. Progetta un mosaico

con un suo dipinto di 6 metri installato

a Disneyland, Anaheim (Ca)

Usa. Nel 2019 dipinge il Palio e i paliotti

per il Calcio Storico Fiorentino,

riscuotendo un grande successo. Legato

a questo evento realizza una serie

di magliette d’artista con il nome

di PixelArt raffiguranti le basiliche

storiche di Firenze. Silvia Serafini vive

a Firenze, dove lavora anche come

copista di quadri antichi.

serafiniarte66@gmail.com

+39 3383731155

Silvia Serafini Pittrice

silviaserafinipittrice

Con il presidente del calcio storico Michele

Pierguidi e il Palio da lei realizzato per la

manifestazione

Michele

Taccetti

Laureato in Scienze Politiche con una tesi sugli scambi economici tra Italia

e Cina ed erede della propria famiglia, operante con il grande paese

asiatico fin dal 1946, assiste da oltre un ventennio le aziende italiane interessate

ad aprire il mercato cinese in vari settori merceologici e, in particolare,

alla promozione del Made in Toscana in Cina. Svolge attività di formazione in materia

di Marketing ed Internazionalizzazione ed è consulente per il Ministero dello

Sviluppo Economico.

Per info:

michele.taccetti@china2000.it

China 2000 srl

@Michele Taccetti

taccetti_dr_michele

Michele Taccetti

SILVIA SERAFINI 59


Architettura

del gusto

La Moretta di Fano

Bevanda dei lupi di mare ormai annoverata tra i

cocktail internazionali

Testo e foto di Elena Maria Petrini

La Moretta

È

un vero e proprio cocktail ma

non ha una data di nascita esatta,

lo si fa risalire genericamente

al XIX secolo. Non è stato ideato

nell’ambiente del bartending, ma proviene

dal mondo della marineria di Fano,

una città d’impianto romano che si

trova sul Mar Adriatico. Questa bevanda

risale alla tradizione della flotta peschereccia

fanese che, nel momento di

massimo splendore agli inizi del '900,

contava ben 145 imbarcazioni e circa

700 uomini di equipaggio, ed è proprio

ai marinai che si deve la creazione

di questa bevanda chiamata Moretta. Si

compone miscelando diversi ingredienti,

in parti uguali di un terzo ciascuna,

come rum, liquore all’anice e brandy,

distillati sempre presenti a bordo delle

imbarcazioni da pesca. A questa base si

aggiunge un buon caffè espresso, zucchero

e scorzetta di limone; la magia si

compie e si può gustare un cocktail intenso,

corroborante e profondamente

aromatico. Una bevanda che ha sempre

dato una potente sferzata di energia

alla gente di mare e per il suo gusto

pieno e dolce e per la forza che sprigiona

era considerata una vera e propria

partner di viaggio, amata come una fidanzata

o una compagna di vita. Viene

tradizionalmente servita in un bicchierino

in vetro dove alla base si versa il mix

dei distillati, lo zucchero, la scorzetta

di limone ed infine si aggiunge il caffè

espresso. In questo modo i componenti

si dispongono su tre strati partendo dal

basso: ambrato (zucchero e distillati/liquore),

nero (il caffè) e avana (la crema

del caffè). L’effetto cromatico è elegante

e particolare. La Moretta di Fano, dunque,

non è un semplice caffè corretto,

ma è un vero e proprio spettacolo per la

vista e per il palato; oggi, per l’interesse

della tradizione storica e la sua unicità

l’hanno elevata dal suo rango di prodotto

locale ed annoverata tra i cocktail

internazionali. La paternità della sua nascita

è attribuita al locale in cui ha ripreso

vita: il Bar Giuliano, in via Nazario

Sauro n. 270 a Fano (Pesaro-Urbino),

conosciuto come il Caffè del Porto, dove

la fama di questo cocktail è cresciuta

a partire dal 1992 quando, dopo alcuni

passaggi di proprietà, viene acquistato

da Simone Serfilippi e da Stefania

Palazzini che attualmente lo gestiscono

mantenendo la tradizionale ricetta e

realizzando il primo ed unico miscelato

che ci permette di realizzare la Moretta

in ogni luogo del mondo.

I barman del Caffè del Porto: da sinistra, Marco Fascinetti, Camilla Seri, Karla Valencia e

Pietro Ghiandoni

60

LA MORETTA DI FANO


Architettura

del gusto

Le vigne

A Montenero d’Orcia, l’eccellenza di un’azienda

interamente dedita al biologico

di Elena Maria Petrini / foto courtesy dell’azienda

L’azienda Le vigne nasce nel

1970 a Montenero d’Orcia, ad

una quarantina di chilometri da

Grosseto, dai coniugi Chiara Bartolini

e Andrea Pettini che rilevano l’azienda

di famiglia portando la coltivazione da

convenzionale a totalmente biologica,

tra i primi della zona a compiere questo

passaggio. Certo, una bella sfida, ma

le tecnologie all’avanguardia permisero

loro di ottenere un olio extravergine di

oliva di altissima qualità, prodotto con

quattro versioni monovarietali: il Leccino,

l’Olivastra Seggianese, il Moraiolo,

ma anche il blend Le Vigne ideato per

il marchio. Dal 1999 l’azienda si consolida

dai 4 ettari iniziali fino all’impianto

di quasi 9 vigneti, con uve di Vermentino,

Sangiovese, Ciliegiolo, Cabernet,

Merlot e Petit Verdot, creando anche

una cantina ed una barriccaia per l’affinamento

ed un’attenta combinazione di

uvaggi per la creazione di vini biologici

come il Fontecuoia, un sangiovese IGT,

dedicato al cinquantesimo anniversario

della nascita del titolare, Andrea Pettini,

che festeggia anche i primi vent’anni

del vigneto, il Cupilaio, DOC Montecucco

Rosso, entrambi con invecchiamento

in legno, oltre al rosato di uve Sangiovese

in purezza ed infine il Vermentino

Maremma Toscana DOC, in cui il titolare

dell’azienda ha voluto rivoluzionare

la naturale architettura del vitigno innestandolo

su un “pedone” di Sangiovese

che gli conferisce una bella freschezza

(acidità) e una spiccata mineralità.

In un’azienda biologica di questo livello

non potevano mancare le produzioni

dei grani antichi, ma anche i cereali

come il farro decorticato, oltre ai semi

di lino e legumi di varietà cece piccino e

lenticchie, il tutto con il massimo rispetto

per la terra e per il territorio, situato

alle falde del monte Amiata, un vulcano

non più attivo che crea un terroir unico.

Dai cereali macinati a pietra si producono

anche le farine di grano duro, come

il Senatore Cappelli, e di grano tenero, il

Gentil Rosso, una varietà di grano molto

antica di origine autoctona, dalle quali si

ottengono diverse tipologie di pasta lunga

e corta. Insomma, la scelta radicale

I vini prodotti dall'azienda

del biologico per un’agricoltura veramente

etica e fortemente rispettosa della

natura, della sua bellezza ed integrità,

si può riassumere nelle parole di Chiara,

la titolare dell’azienda assieme al marito

Andrea ed i figli Marco e Matteo: «Il

biologico è una scelta naturale per ringraziare

ogni giorno la terra delle meraviglie

che ci dona».

Per info e visite in azienda:

+39 3294551892 (Marco Pettini)

info@aziendalevigne.com

LE VIGNE 61


Architettura

del gusto

ABI Professional

Da settembre a Firenze i nuovi corsi per imparare

l’arte del bartending

Testo e foto di Elena Maria Petrini

A

Firenze, nella sede della Jolly Caffè,

dove viene prodotto un caffè

che rappresenta l’espressione

più alta dell’espresso italiano, si è concluso

a fine maggo il corso per barman/barlady

organizzato da ABI Professional con

la sinergia dell’associazione culturale Arkiwine.

Durante il corso per il bartending,

tra gli argomenti trattati da Simone Braschi

e Silvio Barsellini anche una lezione

sul caffè durante la quale la dottoressa

Maria Fiore Maggiordomo, responsabile

qualità dell’azienda Jolly Caffè, ha illustrato

la tecnica aziendale partendo dalla

selezione del caffè. «Scegliamo i chicchi

da acquistare - ha spiegato -, li trasformiamo

grazie alla tostatura in grani profumati

e fragranti, che vengono affidati

ad altre mani esperte per essere macinati

e dosati; la polvere viene infine estratta

con una macchina speciale. Ogni nostro

prodotto è ottenuto con una miscela di

qualità affinché ogni tazzina sia un’esperienza

sensoriale coinvolgente dal gusto

inconfondibile e riconoscibile». Per

quanto riguarda, invece, la realizzazione

dei cocktail è intervenuto il barman Mario

Longhitano che ha spiegato la tecnica

d’intaglio che trasforma la frutta in una

I relatori ABI Professional: da sinistra, Silvano Evangelista, Lorenzo Bellieri, Paolo Baldini, Simone

Braschi e Silvio Barsellini

“scultura” e il cocktail in un’opera d’arte!

I relatori ABI Professional Gianluca Pontilunghi,

Silvano Evangelista, Lorenzo

Bellieri, Paolo Baldini, Simone Braschi

e Silvio Barsellini terranno nuovi corsi a

settembre e ottobre 2019. Le iscrizioni

apriranno a partire dal 22 luglio.

Per informazioni:

arkiwine2@gmail.com

silviobarsellini@hotmail.com

+ 39 3480040097 (Silvio Barsellini)

+ 39 3381005458 (Maurizio Mattei)

www.abiprofessional.it

Simone Braschi e Silvio Barsellini durante la didattica

62

ABI PROFESSIONAL


63

More magazines by this user
Similar magazines