La Toscana Nuova - Settembre 2019

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La Toscana nuova - Anno 2- Numero 1 8 - Gennaio Settembre 2019 2019 - - Registrazione Tribunale di di Firenze n. 5905 n. 6072 del del 6-2-2013 12-01-2018 - Iscriz. - Iscriz. Roc. 30907. Roc. 30907. Euro 2. Euro Poste 2. Poste Italiane Italiane SpA Spedizione SpA Spedizione in Abbonamento in Abbonamento Postale Postale D.L. 353/2003 D.L. 353/2003 (conv.in (conv.in L 27/02/2004 L 27/02/2004 n°46) art.1 n°46) comma art.1 comma 1 C1/FI 1 /0074 C1/FI /0074


Sommario settembre 2019

6 L’omaggio di Vinicio Polidori a Leonardo da Vinci

8 Il futuro allestimento del Corridoio Vasariano

10 Il volto e l’anima nel ritratto rinascimentale

13 Psicologia oggi: la paura di decidere

14 La Toscana di Lolita Valderrama Savage in mostra a Palazzo Bastogi

16 La personale di Lorella Consorti per Pontorme in festa 2019

17 Le sfaccettature del femminile nelle sculture di Ivana Niccolai

18 I “misteri” di Leonardo secondo Claudio Parigi

19 La scomparsa dello scultore Filippo Dobrilla

20 Il codice etico del Giainismo, tra disciplina e libertà

21 Storia delle religioni: il sacramento della riconciliazione

23 Il “Vaso di fiori” dell’olandese Jan van Huysum torna a Firenze

24 Arte del vino: quando l’etichetta diventa un’opera d’arte

28 Tre giorni al Rifugio Gualdo per ricordare Primo Levi

30 A Castiglioncello, la personale di Silvano Sordi dedicata a New York

31 New York, la città dove i sogni non finiscono mai

32 La Divina Commedia di Romano Dini al Museo Casa di Dante

34 Il mito della Ferrari in scena alla 44ª edizione del Bacco Artigiano

36 Intervista a Rebecca Rocchini, moglie del dirigente viola Dario Dainelli

38 Il racconto della modernità nelle fotografie di Annie Leibovitz

39 Roberto Bastianoni: meraviglia e mistero della natura in uno scatto

40 Le nuove iniziative di Life Beyond Tourism

42 Il futuro del pianeta nelle opere di Uri De Beer a Montecatini Terme

43 Fabiani Arte, casa d’aste per collezionisti e amanti del contemporaneo

45 Dimensione salute: la prudenza della terza età

47 Edward Morgan Forster, il romanziere inglese ispirato dalla Toscana

49 I percorsi d’arte dalle origini al Novecento della Fondazione Pistoia Musei

50 La pittura onirica di Laura Muolo al Beach Resort di Ravenna

52 Il Made in Italy torna in Italia con il “Reshoring”

54 Leonardo e l’allunaggio nelle mostre itineranti promosse da ALI

55 A Certaldo, l'inaugurazione del Parco Libera Tutti

56 B&B Road Trip: Palermo, città tra arte e folklore

58 L’eleganza al maschile dell’azienda Viapiana sbarca in Cina

60 Il “Podere La Villa” di Ilaria Tachis, eccellenza nel Chianti Classico

62 A Firenze la cerimonia di consegna dell’Order of Merit

Marco's dog

Pensione per cani in Mugello

In copertina:

Vinicio Polidori,

Tributo a Leonardo,

disegno a sanguigna, cm 50x34

Periodico di attualità, arte e cultura

La Nuova Toscana Edizioni

di Fabrizio Borghini

Viale F. Redi 75 - 50144 Firenze

Tel. 333 3196324

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Anno 2 - Numero 8

Settembre 2019

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Testi:

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Laura Belli

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Paolo Bini

Margherita Blonska Ciardi

Fabrizio Borghini

Lorenzo Borghini

Olga Caetani

Claudio Caioli

Carlo Colombo Calabria

Nicola Crisci

Maria Grazia Dainelli

Massimo De Francesco

Aldo Fittante

Serena Gelli

Stefano Grifoni

Johnson Koovakunnel

Michele Loffredo

Stefania Macrì

Elisabetta Mereu

Emanuela Muriana

Sergio Neri

Lucia Petraroli

Elena Maria Petrini

Vinicio Polidori

Daniela Pronestì

Valter Quagliarotti

Barbara Santoro

Laura Tabegna

Michele Taccetti

Francesca Vivaldi

Foto:

Matteo Baldini

Paolo Barni

Roberto Bastianoni

Paolo Bini

Leopoldo Cecchi

Maria Grazia Dainelli

Filbert Kung

Annie Leibovitz

Beata Mahr

Guido Mannucci

Elena Maria Petrini

Andate in ferie tranquilli:

al vostro amato animale ci pensa Anna

Servizio veterinario H24

Per informazioni: 347- 8224794

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e

m

ph. Beata Mahr

Pola Cecchi per l'atelier GIULIACARLA CECCHI e STUDIO MOST - Via Jacopo da Diacceto, 14 - 50123 Firenze

Showroom: Tel: 055284269 - Cell: 335437934 | Email: polacecchi@gmail.com | www.giuliacarlacecchi.com


Ritratti

d’artista

Vinicio Polidori

L'omaggio del pittore annigoniano a Leonardo da Vinci e

alcune riflessioni sullo stato di conservazione dell'autoritratto

del genio toscano conservato a Torino

di Vinicio Polidori

Questo mio disegno a sanguigna è

un tributo al grande Leonardo da

Vinci, genio assoluto e artista che

amo particolarmente sia per la pittura che

per il disegno. Di recente sono stato alla

Biblioteca Reale di Torino dove ho potuto

ammirare il suo celebre autoritratto;

è stata una forte emozione ma anche un

dispiacere verificare lo stato in cui versa

questo mirabile disegno. Un capolavoro

in cui Leonardo ha usato almeno tre colori

- grafite, sanguigna e seppia - mentre nel

mio disegno qui pubblicato, per avvicinarmi

ad una famosa copia in commercio, ne

Tributo a Leonardo, disegno a sanguigna, cm 50x34

ho usati molti di più e con tonalità diverse

su una carta da me invecchiata artificialmente

con una ricetta di mia invenzione.

Mi sono liberamente ispirato all’originale,

cambiando barba e capelli per non limitarmi

a farne una mera riproduzione. Per

quanto sia conservato in modo impeccabile

con le tecnologie più avanzate, il disegno

originale è andato incontro al naturale

decadimento della carta e dei colori, così

com’è accaduto anche con un altro disegno

conservato alla Biblioteca Reale, cioè

la Testa di Angelo secondo alcuni da considerarsi

come uno studio preparatorio

per la figura dell’angelo nel Battesimo di

Cristo attribuito al Verrocchio con la collaborazione

del giovane Leonardo. Nell’autoritratto

sono presenti delle muffe che

hanno lasciato segni evidenti sulla carta;

a peggiorarne le condizioni, qualche maldestro

intervento di restauro, a mio parere

troppo invasivo, che ha sbiadito sia

i chiaroscuri che i mezzi toni soprattutto

sul naso e sui punti più chiari del disegno.

C’è da temere, visto il cattivo stato di conservazione,

che in futuro il disegno non

sarà più mostrato o ne sarà limitata l’esposizione.

A questo proposito, si riapre

la diatriba tra restauratori e pittori, restauro

conservativo e pittorico. A me è stato

insegnato da Romano Stefanelli, allievo di

Pietro Annigoni, che oltre a dipingere, affrescare

e disegnare bisogna apprendere

e praticare anche l’arte del restauro in modo

da poter intervenire sulle nostre opere

e su quelle altrui qualora ce ne fosse bisogno.

In passato con il maestro Stefanelli

abbiamo restaurato alcuni affreschi di Annigoni

e dello stesso Stefanelli, ricorrendo

spesso a ricette empiriche e senza troppe

complicazioni come talvolta accade con

i restauratori di professione. Tutto questo

succedeva anche nelle epoche passate;

quanti restauri sbagliati nel mondo

dell’arte, quante velature e strati di colore

portati via irreparabilmente dai restauratori!

Come non ricordare, ad esempio,

il grande Tiziano che dovette rimediare

agli errori di un restauro pittorico eseguito

in precedenza da Sebastiano del Piombo

sugli affreschi di Raffaello in Vaticano

danneggiati dai Lanzichenecchi durante

il sacco di Roma. Tempo fa nella splendida

Villa Borghese a Roma ho notato in

un quadro del Caravaggio una gamba con

alcuni “problemi” dovuti forse ad un restauro

sbagliato; senza dimenticare lo

sconsiderato restauratore che nella Cappella

Sistina stava per ripulire l’impronta

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VINICIO POLIDORI


della mano lasciata dal grande Michelangelo.

Questa mancanza di professionalità

si verifica anche in altri ambiti artistici, favorendo

il pullulare di “artisti” o pseudo

tali che si fregiano di questo titolo senza

avere alcuna conoscenza tecnica ed alcun

talento, spesso anche con il supporto di

critici pronti a difendere questi “mercenari”

dell'arte. Frequentare la bottega di Annigoni

mi ha permesso di studiare a fondo

la pittura e di conoscerne i segreti, ma soprattutto

mi ha insegnato l’umiltà necessaria

per migliorare sempre, leggere,

documentarsi, studiare l’opera dei grandi

maestri, sperimentare, sbagliare e ripartire

dai propri errori. Non c’è altro modo

per cimentarsi con serietà nell’antica arte

della pittura.

Casa-Studio: via Simoncini 12

Serravalle Pistoiese (Loc. Masotti)

51035, Pistoia

viniciopolidori@teletu.it

+ 39 348 4127563

La Medusa, disegno-studio, cm 70x50

VINICIO POLIDORI

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Eventi in

Toscana

Corridoio Vasariano

Dopo la chiusura nel 2016 per ragioni di

sicurezza, verrà riaperto al pubblico nel

2021 con un allestimento del tutto rinnovato

di Barbara Santoro

Un’importante notizia per Firenze

e per il mondo dell’arte: verrà

a breve riaperto il Corridoio

Vasariano, chiuso dal 2016 per questioni

di sicurezza. Lo hanno annunciato

il direttore delle Gallerie degli Uffizi

Eike Schmidt e il soprintendente Andrea

Pessina. Verrà spostata la famosa

collezione degli autoritratti, che troverà

sede in altre sale al primo piano degli

Uffizi, e si potranno così riaprire le finestre

e fare entrare la luce. Il corridoio

diventerà una passeggiata panoramica

“aerea” lunga 505 metri, pavimentata

in cotto, con 73 finestre e 5 uscite di

sicurezza. Sarà percorribile in una sola

direzione dagli Uffizi (ingresso) verso

Palazzo Pitti (uscita) ed è stato accuratamente

studiato un sistema che permetterà

per ragioni di sicurezza un

massimo di 125 persone in contemporanea.

Sarà arredato con 30 sculture

antiche e un centinaio di iscrizioni

greche e romane chiuse nei depositi

fin dall'Ottocento. E poi abbelliranno

le pareti una serie di affreschi voluti

da Vasari per decorare l'esterno delle

volte lungo il Ponte Vecchio, “staccati”

alla fine dell'Ottocento e mai esposti.

Al termine della passeggiata il visitatore

potrà decidere se uscire nel giardino

di Boboli o proseguire all’interno di Palazzo

Pitti. Sarà completamente accessibile

ai disabili grazie ad un sistema

integrato di rampe, pedane ed ascensori.

All'inizio e alla fine del percorso

ci saranno due memoriali: uno per documentare

i danni della bomba di via

de’ Georgofili del 1993. Qui gigantografie

con riproduzioni fotografiche faranno

vedere i drammatici momenti ed

i dipinti danneggiati dallo scoppio della

bomba (I giocatori di carte di Bartolomeo

Manfredi e la Natività di Gherardo

delle Notti). L'altro dedicato alle devastazioni

naziste nella celebre “notte

dei ponti” del 4 agosto 1944 si troverà

appena passato il Ponte Vecchio. Per

i lavori, diretti da Mauro Linari con la

responsabilità di Francesco Fortino per

il procedimento, ci vorranno 10 milioni

di euro (già finanziati) e circa 18 mesi

di tempo. Il costo del biglietto sarà

di 45 euro in alta stagione e di 20 euro

in quella bassa. Le scolaresche entreranno

gratis. Si sta pensando di trovare

una soluzione per biglietti integrati

che consentiranno la visita a Palazzo

Vecchio, Uffizi, Corridoio Vasariano,

Palazzo Pitti, Giardino di Boboli, Forte

di Belvedere e Giardino Bardini. Sia Il

direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike

Schmidt che il sovrintendente Andrea

Pessina si sono detti molto soddisfatti

del lavoro eseguito in sinergia. Perciò

appuntamento al 2021.

In questa e nell'altra foto due simulazioni di quello che sarà il nuovo allestimento del Corridoio Vasariano a partire dal 2021

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CORRIDOIO VASARIANO


La storia del Corridoio Vasariano nel libro

di Francesca Funis

di Barbara Santoro

Il Corridoio Vasariano è una strabiliante

infrastruttura viaria che prende il nome

dall'architetto Giorgio Vasari che

l'ha concepita in occasione delle nozze di

Francesco I de’ Medici con Giovanna d'Austria

nipote e sorella di imperatori. Mimetizzato

nell'architettura urbana, il percorso

aereo collega le due residenze ducali: Palazzo

Vecchio con Palazzo Pitti. Il libro di

Francesca Funis è dedicato allo studio approfondito

di questa strana architettura e

restituisce con chiarezza la configurazione

sfuggente di questo passaggio segreto

nella città. Nata come tesi di dottorato

dell'autrice, analizza con grande attenzione

questa struttura arricchendola di conoscenze

nuove e inaspettate e corredandola

di un bagaglio iconografico veramente eccezionale.

Avevamo sempre sentito dire

che i tre finestroni sopra il Ponte Vecchio

erano stati aperti per la visita di Hitler nel

1938. In realtà i finestroni vennero aperti

per la visita del re Vittorio Emanuele di

Savoia quando nel 1860 venne a Firenze

e poté vedere i fuochi d’artificio lanciati

dal Ponte alla Carraia. Dalle sue pagine

prende vita il cantiere vasariano con le maestranze

organizzate sapientemente dal

maestro Bernardo di Monna Mattea, un

personaggio insofferente alla burocrazia

ma che si meritò di essere ritratto nel soffitto

del Salone dei Cinquecento di Palazzo

Vecchio, insieme agli uomini che avevano

reso grande la corte di Cosimo I. La direzione

delle Gallerie degli Uffizi ha voluto

coinvolgere direttamente Francesca Funis

nell'azione di conoscenza necessaria e

preliminare agli interventi di messa in sicurezza

del Corridoio. La studiosa ha dunque

condiviso con pienezza le valutazioni

diagnostiche sull'edificio e acquisito una

grande confidenza con i suoi spazi, le sue

murature, le sue luci e le sue temperature.

Ogni giorno confrontava i risultati con le

ricerche condotte in archivio e in biblioteca

discutendo con i colleghi architetti della

sovrintendenza, con il sovrintendente Andrea

Pessina e con il direttore delle Gallerie

Eike Schmidt, offrendo così un prezioso

contributo per la conoscenza approfondita

di questo incredibile edificio. Le nozze di

Francesco I de’ Medici con Giovanna d’Austria

furono l’occasione giusta per creare

questa passerella aerea sull’Arno. Il fiume

aveva sempre fatto le bizze e molte erano

state le alluvioni che avevano diviso la città

in due parti. L’ultima, quella del 1557,

aveva distrutto tutti i ponti, tranne il Ponte

Vecchio lasciando Firenze in due tronconi.

Cosimo voleva un transito sicuro lontano

dallo sguardo dei sudditi e indifferente alle

furie del fiume, un percorso aereo che

permettesse anche una fuga in caso di necessità.

Le nozze erano state fissate ed il

"corridore" doveva essere costruito. Vasari

dimostrò subito di sapersi muovere.

Le fonti asseriscono che l’artefice fu molto

orgoglioso di aver chiuso in 5 mesi un

lavoro che poteva richiedere 5 anni, favorito

anche dall’estate e dall’Arno in secca,

ma forse il lavoro richiese tempi più lunghi

dei vantati cinque mesi. Il testo di Francesca

Funis, edito da Sillabe, è diviso in vari

capitoli ed è un vero e proprio vademecum

che guida il lettore per mano alla ricerca

di verità spesso celate o inesatte, tra aneddoti

e storie dalla sua costruzione fino ai

nostri giorni. Quasi un romanzo che tutti

i fiorentini dovrebbero avere a portata di

mano per conoscere la storia del capolavoro

vasariano.

CORRIDOIO VASARIANO

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Arte e Critica

Il volto e l’anima

Dopo il successo della mostra sul ritratto rinascimentale

alla galleria Durearts, proponiamo un breve excursus

sulla storia di questo grande classico della pittura

di Michele Loffredo

Perché il ritratto esercita tanto fascino?

Cosa c’è di più intrigante del

volto di una persona? E’ un reale

specchio dell’anima o forse può essere

considerato la maschera di un ruolo

che si interpreta? «Un ritratto! Che cosa

c’è di più semplice e di più complicato, di

più evidente e di più profondo?» scriveva

Charles Baudelaire sottolineando come

il ritratto è insieme rappresentazione della

dimensione psichica e dell’apparenza fisica

del soggetto. Così anche Pierre-Joseph

Proudhon affermava: «Si dipinge, a partire

da ciò che si è visto, ciò che non si è

visto». Il ritratto è anche testimonianza e

memoria, e già secoli prima, scriveva Leon

Battista Alberti: «La pittura contiene una

forza divina che non solo rende presente

colui che è assente, ma ancor più fa sì che

una persona morta sembri viva». La figura

umana è sempre stato un tema coinvolgente

per gli artisti di tutti i tempi. Non sarà

un caso se proprio un ritratto, la Gioconda,

è il dipinto più famoso della storia. Nel volto

umano, in particolare, si concentra l’identità

della persona. Esso rappresenta la

sintesi dell’individuo, di un essere unico e

irripetibile. Inoltre è il “riassunto” genetico

dei genitori, testimonianza biologica dei

propri antenati, delle passate generazioni

che ancora sono presenti in ognuno. Il

volto è l’unica parte del corpo che abitualmente

non si copre e che mostriamo agli

altri per essere riconosciuti. E’ il nostro documento

di identità scritto sulla faccia che,

d’altro canto, già da neonati è ciò che riconosciamo

meglio, alla cui decifrazione

è designata un’ampia area del cervello. Lo

sguardo è ciò che colpisce di più, gli occhi

sono come una finestra sul mondo, ma lo

sono anche in senso inverso. Sembrerebbe

che attraverso gli occhi gli altri possano

guardarci dentro. Inoltre possiamo vedere

gli altri, ma non noi stessi, è come se

il nostro volto ci sfuggisse continuamente

ma ancora più difficile, parlando metaforicamente,

è vedere all’interno di se stessi

eppure è un compito al quale nessuno può

dire di sottrarsi. Il volto appare il confine, la

maschera che divide due mondi, il dentro

e il fuori. Bisogna guardarsi allo specchio

per riconoscersi e dire: questa è la mia immagine.

Talvolta la si guarda come se fosse

altro da noi, altro da quel sé profondo

nel quale cerchiamo di riconoscerci, quasi

come un imperativo, come nel “conosci te

stesso” inciso sul tempio di Apollo a Delfi.

E spesso siamo condizionati dall'immagine

che gli altri hanno o vogliamo che abbiano

di noi, piuttosto che rispettare il nostro

vero io. Il ritratto attrae perché è molto più

di una descrizione della fisionomia naturale,

perché può trasmettere l’essenza e la

complessità dell’individuo, può rappresentare

il rivelarsi dell’anima, come tanta letteratura

ha sottolineato, basti pensare a Il

ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde. Il ritratto

ferma l’istante di una vita sempre in

trasformazione, rappresenta l’attimo fuggente

sottratto all’inesorabile trascorrere

del tempo. L’idea che un’effige possa sopravvivere

alla finitezza del corpo mortale

rappresenta una sorta di riscatto contro

la morte, da sempre fonte di inquietudine

ed angoscia per l’uomo. Da questo punto

di vista, il ritratto è un surrogato di immortalità.

Il suo carisma consiste inoltre

nell’effettiva possibilità di raccontare l’ineffabile

mistero dell’esistenza attraverso

una fisionomia che deve offrire agli altri la

nostra essenza e rappresentarne l’identità

più profonda. A questo proposito, in alcune

popolazioni indigene la fotografia veniva

vista con diffidenza. Farsi fotografare

era considerato una sottrazione del pro-

Francesco Salviati e bottega, Ritratto d’uomo che regge l’elsa di una spada,

olio su tela, cm 75×59,5

10

RITRATTI RINASCIMENTALI


prio io, della propria anima. Il ritratto ha

dunque svolto funzioni fondamentali nella

storia: celebrativo, per ricordare personaggi

illustri, commemorativo, da lasciare

ai propri eredi, di esercizio del potere, come

quelli per i regnanti o la nobiltà. Nella

storia, dagli schemi fissi dell’arte antica,

la raffigurazione del volto è passata attraverso

una sempre maggiore attenzione alla

psicologia del soggetto. A seconda delle

epoche storiche, le qualità del ritratto oscillano

dall’idealistico al realistico, ovvero dal

ritratto "tipologico" (che non vuole assomigliare

al soggetto, ma una certa classe di

individui) al "fisiognomico". In pittura, come

in fotografia, l’abilità dell’artista è soprattutto

volta a consegnare un ritratto che

sia non solo “somigliante” ma che evidenzi

la personalità, tramite l’intensità dello

sguardo e dell’atteggiamento in cui il volto

viene colto. Ad esempio, in epoca medievale,

se il ritratto individuale non viene

più eseguito significa che nel rappresentare

i personaggi della società, l’intento è soprattutto

di effigiare la persona in quanto

titolare di una carica, di uno status specifico,

prestando meno attenzione alla rassomiglianza

fisica. Il ritratto privato, come

genere autonomo, nasce dalla seconda

metà del Quattrocento, quando l’Umanesimo,

riscoprendo le qualità dell’uomo, lo

pone al centro dell’universo. Se fino ad allora

i ritratti erano privilegio della nobiltà,

con il Rinascimento si diffondono anche

tra la nuova borghesia e, oltre la funzione

celebrativa e commemorativa, si pongono

come affermazione dello status symbol.

Nella scuola fiamminga si afferma il

ritratto di tre quarti, mentre in Italia si preferisce

lo schema di profilo, preferito dalla

nuova aristocrazia perché legato alla tradizione

classica e alle reminiscenze romano-imperiali

(in particolare nelle monete).

Con il crepuscolo della civiltà umanistica

e l’affermarsi della cultura cortigiana, si

sviluppa il ritratto “psicologico”, ovvero

gli artisti cercano di manifestare, oltre l'aspetto

esteriore, anche il carattere o lo stato

d'animo del personaggio. D’altro canto

però si assiste anche ad una progressiva

spersonalizzazione del soggetto. Così dal

ritratto introspettivo, realizzato da Leonardo

da Vinci che negli anni milanesi medita

a lungo sul come raffigurare "i moti dell’animo",

si giunge all’enfasi del "ritratto di

stato", in cui si evidenziano soprattutto attributi

ed elementi simbolici che denotano

il prestigio del suo status sociale. Nel

Manierismo si hanno importanti serie di

ritratti eseguiti da artisti come Pontormo

o Bronzino e con la seconda edizione Vite

del Vasari abbiamo una raccolta xilografata

di ritratti di artisti. Più o meno contemporaneamente

nacquero le serie di ritratti

di uomini illustri testimoniati soprattutto

da quella Gioviana degli Uffizi, iniziata dal

1552 per volere di Cosimo I, da Cristoforo

dell’Altissimo mandato a copiare i ritratti

della villa comasca di Paolo Giovio,

e furono anche i Medici che iniziarono a

collezionare raccogliere autoritratti di artisti,

conservati poi nel Corridoio vasariano,

la cui collezione rappresenta un’eccellenza

formidabile. Durante il periodo barocco

e rococò il ritratto assume un'enfasi

ancora maggiore, in quanto ostentazione

dei simboli del potere e della ricchezza ma

si diffonde anche l’indagine del linguaggio

facciale, che accentua particolari emozioni

e stati d'animo. Nell’Ottocento si passa

dal ritratto romantico a quello realista

della seconda metà, finchè con la scoperta

della fotografia, le strade si dividono. Pittori

e fotografi imparano ad affrontare in

modo diverso il soggetto da ritrarre, anche

perché nel frattempo le teorie di Freud

sull’inconscio portato a sostanziare scientificamente

lo studio psicologico sul soggetto.

Così l’interminabile serie di ritratti di

cui è costellata la storia dell’arte può dirsi

a ragione la rappresentazione visibile del

viaggio del genere umano attraverso i millenni.

Ecco il perché del fascino del ritratto.

Esso ci interroga sulla nostra fugace

identità e come l’anima nasconde sempre

un mistero insondabile.

Domenico Robusti detto Domenico Tintoretto, Ritratto di gentiluomo

(1590 - 1610 circa), olio su tela, cm 116 x 95,5

Bottega di Adriaen Ysenbrandt, Ritratto di giovane, 1513, olio

su tavola, cm 39x28,5

RITRATTI RINASCIMENTALI 11


La paura di decidere

Psicologia

oggi

Come superarla con la Terapia Breve Strategica

di Emanuela Muriana

Esiste qualcuno che davanti ad

un bivio non abbia tentennato?

Sembra essere una realtà universale

quella di esitare di fronte a decisioni

importanti. Come ci dicono gli antropologi,

il timore di assumersi responsabilità

va di pari passo con la capacità di

gestire le proprie azioni e gestire l’ambiente

circostante. Dai genitori di un

bambino che si trovano a dover fare

continuamente delle scelte ai capi di stato

che devono scegliere per un’intera nazione,

l’importanza di decidere in modo

sereno e consapevole caratterizza la vita

di ognuno di noi. Paradossalmente più

aumentano le nostre conoscenze scientifiche

e tecnologiche, che ci permettono

di risolvere problemi complessi, più

i nostri dilemmi si complicano. Uno degli

effetti paradossali è quello che più si

hanno possibilità di scelta, più aumenta

la difficoltà di decidere. Chi si trova ad

operare delle decisioni cruciali deve essere

in grado in primis di gestire le proprie

percezioni-emozioni primordiali, la

più importante delle quali è la paura. Vediamo

le più frequenti forme della paura

di decidere: la paura di sbagliare, la

paura di non essere all’altezza, la paura di

esporsi, la paura di non avere o di perdere

il controllo, la paura dell’impopolarità.

Nulla blocca di più l’istinto della paura di

aver fatto la scelta sbagliata e che questa

sia inevitabile e irrimediabile. Essere derisi,

essere criticati è un incubo terribile

per chi si trova davanti a due o più strade.

La paura può diventare davvero limitante

quando la persona mette in atto soluzioni

disfunzionali per superarla. Queste

sono: la tendenza a rimandare, la tendenza

a delegare, la tendenza ad analizzare

ripetutamente le possibilità, la tendenza

ad evitare o controllare l’esposizione

al rischio. Queste “tentate soluzioni” se

inefficaci e reiterate nel tempo possono

portare anche a severi quadri psicopatologici

che diventano molto limitanti nella

vita della persona e portare al blocco

dei processi decisionali e talvolta della

vita della persona. L’ansia che accompagna

tutte le paure che impediscono

di decidere, può diventare angoscia. Si

possono così organizzare dei veri e propri

disturbi da panico, stati depressivi, disturbi

ossessivi compulsivi caratterizzati

da ritualità sia nell’agire che nel pensare.

Obiettivo della psicoterapia in questi

casi è quello di costruire o restituire alla

persona la capacità di decidere, addestrandola

a superare le paure, per poter

utilizzare le proprie competenze e abilità

bloccate o non decollate. La paura evitata

diventa panico, la paura affrontata

diventa coraggio. La Psicoterapia Breve

Strategica dispone di protocolli di intervento

estremamente efficaci per risolvere

la paura quando supera la soglia non

più razionalizzabile. La paura delle decisioni

è un libro sulle paure di chi decide

per sé e per gli altri. Un libro indispensabile

per chi comanda ma anche per tutti

quelli che vengono comandati.

Emanuela

Muriana

Emanuela Muriana vive e lavora prevalentemente a Firenze. E’ responsabile

dello Studio di Psicoterapia Breve Strategica di Firenze, dove svolge

attività clinica e di consulenza. Specializzata al Centro di Terapia Strategica

di Arezzo diretto da Giorgio Nardone e al Mental Reasearch Institute di

Palo Alto CA (USA) con Paul Watzlawick. Ricercatore e Professore della Scuola

di Specializzazione quadriennale in Psicoterapia Breve Strategica (MIUR) dal

1994, insegna da anni ai master clinici in Italia e all’estero. E’ stata professore

alla Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di Siena (2007-2012)

e Firenze (2004-20015). Ha pubblicato tre libri e numerosi articoli consultabili

sul sito www.terapiastrategica.fi.it

Studio di Terapia Breve Strategica

Viale Mazzini 16, Firenze

+ 39 055-242642 - 574344

Fax 055-580280

emanuela.muriana@virgilio.it

LA PAURA DI DECIDERE

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Ritratti

d’artista

Lolita Valderrama Savage

Dall' 1 al 17 ottobre l'artista di fama internazionale sarà

protagonista di una mostra personale a Palazzo Bastogi,

sede del Consiglio regionale della Toscana

di Francesca Bertini

A

Firenze, sul finire del secolo

scorso - fa impressione dirlo,

comunque una ventina di anni

sono passati davvero - conosco Lolita

in un particolare contesto; io, al tempo

insegnante di un corso estivo di tecnica

e restauro dell’affresco, lei allieva,

già artista e pittrice, che vuole conoscere

e imparare una delle tecniche artistiche

più peculiari e più antiche della

nostra regione: l’affresco. Ricordo bene

quell’estate con Lolita, in giro per Firenze

a vedere i più importanti cicli pittorici

nelle chiese, a stendere arricci e

tonachini sui supporti in terracotta nel

caldo delle aule della scuola, sperimentando

anche una tecnica di restauro tra

le più complesse, lo stacco dell’affresco

Lolita Valderrama Savage (ph. Filbert Kung)

dall’intonaco pittorico. Non è facile trovare

o creare sintonia quando si raccolgono

per un breve periodo studenti

di tutte le nazionalità per frequentare

un corso d’arte e, nonostante ciò, quello

che più è rimasto tra i ricordi di quel

periodo, è l’energia positiva di Lolita

che è riuscita a infondere in un gruppo

di studenti per lo più “stranieri” come

lei, desiderosi di conoscere Firenze, la

sua cultura e la sua arte. Con il suo carattere

accogliente, è riuscita a creare

l’armonia del gruppo nel giro di pochi

giorni, riuscendo ad abbattere le diversità

e le difficoltà naturali che si creano

per via dell’eterogeneità di un gruppo

così composto: diverso per lingue, per

età, per cultura, per provenienza, per le

differenti preparazioni

e motivazioni. Nel giro

di pochi giorni, ci ritrovammo

tutti invitati

a cena nel suo appartamento,

e nei giorni

successivi si superarono

le differenze tra

tutti noi, docenti ed allievi,

come mai era accaduto

in precedenza.

Nata a Manila nelle Filippine,

Lolita porta la

memoria delle proprie

radici in ogni luogo

dove ha scelto di vivere.

Dopo i primi anni

in Accademia a Firenze

e una prima mostra

a Palazzo Strozzi,

si trasferisce in Svezia,

per catturare la natura

selvaggia scandinava

e perdersi nella pace

della sua purezza. Già

nell’80 la ritroviamo

stabilmente negli Stati

Uniti, dove si sposa

e si dedica, oltre alla

sua passione per l’arte,

anche alle cause umanitarie e alla

promozione della cultura, sostenendo

un elenco numeroso di associazioni e

organizzazioni no profit. Il successo e

la notorietà non le hanno fatto però dimenticare

Firenze, la città dove si è formata

e dove periodicamente torna, che

le ha dedicato una mostra già nel 2013

a Palazzo Medici Riccardi, e che adesso

la omaggia con l’allestimento a Palazzo

Bastogi, che raccoglie gli appunti

di un “viaggio” dove l’artista traccia il

suo amore per la Toscana. Salendo le

scale dell’elegante Palazzo Bastogi, costruito

verso la metà del XVIII secolo

per la famiglia Capponi dall’architetto

Ferdinando Ruggieri, sede del Consiglio

regionale della Toscana, arriviamo

al mezzanino, dove incontriamo un ricordo

di Lolita nel suo primo periodo

di studente dell’Accademia di Belle Arti

nei primi anni '70, allieva di un maestro

importante, Silvio Loffredo, che

di lei diceva:«I suoi dipinti raccontano

la storia consacrata alla contemplazione

per una silenziosa meditazione». E

ancora:«Lavora con tenacità, (…) ha

la rara dote dell’umiltà». Le parole del

maestro Loffredo ci accompagnano a

visitare la mostra di Lolita che in una

prima sala mostra due serie di pitture a

olio. Nel lavoro Ultima pianta (2010) si

coglie il passaggio dalla forma e dal linguaggio

realistico del mondo vegetale

rappresentato, a una forma più libera

e sciolta, quasi un gesto pittorico dalla

pennellata più informale, se si osserva

la parte più alta. Di fronte, sono esposti

tre quadri a olio di paesaggio, dove

la sensibilità e l’emozione sono rappresentate

con strisce di colore astratte

che delimitano allo stesso tempo i

quadri con un segno deciso. Una seconda

sezione ospita una serie di disegni

con tecniche varie ed un tratto

leggero e delicato, appunti che si dipanano

come un “nastro” che attraversa

le due stanze dove le sensazioni che

14

LOLITA VALDERRAMA SAVAGE


lei ha ricevuto dagli ambienti circostanti

si manifestano, si fanno guardare e ci

guidano alla scoperta del nostro territorio:

delle vere e proprie “scorribande”

di Lolita nella campagna, affascinata

dalla cultura toscana e dal suo paesaggio,

esploratrice del territorio, che nelle

sue passeggiate appunta sensazioni. Ci

piace giocare con queste memorie, accostando

il suo peregrinare e indagare

la natura dal vero, disegnando i cortili

delle ville suburbane, i chiostri rustici

e scantucciati, le stradine di campagna,

alla pittura di macchia di Signorini, Lega,

Abbati della scuola di Piagentina

raffigurante angoli di campagna e scorci

di paesaggio. Incontriamo in questo

racconto di Lolita, anche una parte più

intima, un’opera composta da 5 disegni

a china sistemati a croce, cui l’artista da

il titolo Croce della vita; si tratta di donne,

anche accompagnate dalla presenza

misteriosa del gatto, disegnate con

tratti liquidi e larghi, rappresentate in

situazioni drammaticamente sofferenti,

specchio delle difficoltà delle fasi della

vita di una persona.

Il 1° ottobre, presso Palazzo Bastogi

(via Cavour 18) a Firenze, aprirà i battenti

la mostra personale di Lolita Valderrama

Savage intitolata In cerca dei

sogni. La mostra, curata da Francesca

Bertini, storica dell’arte, resterà aperta

fino al 17 ottobre, con orario 9 – 19 tutti

i giorni escluso sabato e domenica.

Inaugurazione martedì 1 ottobre 2019

ore 17.30.

Tramonto (2012), olio su tela, cm 100x100

Chianti (1995) , inchiostro su carta, cm 38x28

Ultima pianta (2010), olio su tela, cm 100x100

Parco degli ulivi (2004), olio su tela, cm 40x50

LOLITA VALDERRAMA SAVAGE 15


Ritratti

d’artista

Lorella Consorti

I cieli dell'artista empolese in mostra nella Compagnia

di San Michele Arcangelo per Pontorme in festa 2019

di Lorenzo Borghini

Uno dei momenti più importanti

di Pontorme in festa

2019, apprezzata rievocazione

storica del “volo del becco”

con figuranti in costume medievale

e sbandieratori, è la serata nella

quale viene consegnato il Premio

Pontormo a personaggi del mondo

della cultura che hanno studiato

o contribuito a far conoscere l’opera

del celebre pittore toscano, il Cencio

d'Oro ad attività produttive importanti

nell’economia del territorio e vari

riconoscimenti a personaggi e associazioni

che si sono distinte per meriti

culturali. Quest’anno alla pittrice

Lorella Consorti sarà assegnata una

targa come riconoscimento per l'importante

attività culturale svolta sul

territorio empolese e per la disponibilità

offerta all'Associazione Borgo

Pontormese. Lorella Consorti, pontormese

di adozione, ha al suo attivo

un’intensa attività espositiva, costellata

di premi ed importanti riconoscimenti.

Con l’occasione, dal 7 al 15

settembre, si terrà anche la sua mostra

personale intitolata Il mutevole

gioco del cielo nella Compagnia di

San Michele Arcangelo a Pontorme.

Brucia Qinghai (Tibet), acrilico su tela, cm 70x100

La tempesta sul padule, acrilico su tela, cm 80x100

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LORELLA CONSORTI


Ritratti

d’artista

Ivana Niccolai

Bronzo, marmo e terracotta per indagare le tante

sfaccettature del femminile

di Olga Caetani

Ivana Niccolai

A

Piombino, sua città natale, Ivana

Niccolai frequenta corsi di pittura,

prima alla galleria La Rosa dei Venti,

poi al Circolo Culturale Matisse seguita

dalla pittrice Paola Komin. A Volterra, durante

gli anni dell’Istituto Statale d’Arte, dove

consegue il diploma di Maestra d’Arte

nella sezione Alabastro, sceglie come sua

espressione artistica la scultura, proseguendone

gli studi a Firenze all’ Accademia

di Belle Arti. Docente di Discipline Plastiche

e Scultoree al Liceo Artistico di Pisa e Cascina,

ha partecipato a varie mostre collettive

e realizzato opere pubbliche (Castellina

Marittima, Pisa e Ponsacco) e per privati.

Ha partecipato a varie mostre collettive in

diverse città della Toscana, tra cui Firenze,

Pisa, Livorno, Lucca e Carrara. Vive e lavora

a Castellina Marittima in via dei Giardini

19.

ivanicc@virgilio.it

+ 39 050 694013

+ 39 338 4569903

Vita 12 (2011), terracotta, 16×13×38 cm

Le opere di Ivana Niccolai sono il risultato

dell'unione di materiali eterogenei,

scelti e accostati in virtù

del loro significato intrinseco. Nel ciclo

Le tre età della donna, infatti, la Gioventù,

raffigurata priva della testa, si affaccia alla

vita poggiando sul legno, materiale vivo,

facilmente infiammabile e deperibile,

tormentato dai nodi e dalle venature. Il

solido marmo, duro da scalfire e incrinare,

fa da base sicura alla Maternità, le cui

braccia sono completamente dedite e assorbite

dal figlio che dolcemente attende.

Sulla fragilità del vetro, avanza, infine, l'esile

Vecchiaia, che, quasi curva e con i seni

cadenti, si trascina senza piedi verso il termine

ultimo della Vita. Il vetro è di nuovo

protagonista in The apple, sottoforma di

gabbia trasparente e invisibile che trattiene

una giovane donna con in mano una mela,

atavico simbolo del peccato che ancora la

imprigiona. Terra, acqua, aria e fuoco, elementi

primari della Natura, sono plasmati

con energia e passione per dar forma

tangibile ai soggetti vagheggiati e bramati

dalla Niccolai nella propria interiorità. La

ricerca formale dell’artista è dominata dalle

figure femminili, indagate e ritratte nella

loro più profonda intimità e spiritualità,

messe a nudo dinanzi alle problematiche

della Vita, all’evoluzione e alle trasformazioni

inflitte dall’inesorabile scorrere del

Tempo, attraverso il filtro di una mai volgare

né banale sensualità. Osservandole,

sembra di poter scorgere il segreto dei

loro pensieri, dei loro desideri, e soprattutto

delle loro debolezze e fragilità. In Desideri

di donna la sessualità ammiccante,

resa con la delicatezza di un volto anonimo,

in cui è annullato ogni riferimento fisionomico,

si contrappone alla dolcezza e

all'innocenza dell'infanzia, identificata nella

bambola stretta con una mano, mentre Vita

12 rappresenta tutto il peso del passaggio

dall'infanzia all'adolescenza attraverso

le grosse scarpe, il pesante cappotto e la

valigia, carica di sogni, speranze e progetti

non ancora disillusi. Questi sentimenti

e stati d’animo sono cari alla poetica della

scultrice, che spesso traspone nella potente

furia del cavallo, animale forte ed

elegante per eccellenza, puntuale nel dettaglio

della sua anatomia. Tra il figurativo

e il contemporaneo, i bronzi e le terrecotte

raffiguranti donne e cavalli rappresentano

soggetti forti e resistenti, ai quali allude

l’eternità del bronzo, ma al contempo fragili

e sensibili, come l’argilla con cui sono

forgiati. Recentemente, entra preponderante

come oggetto di studio e meditazione

dell’artista un altro elemento da sempre

amato e legato alla sua terra d’origine: il

mare, con l’instancabile e inesauribile moto

dinamico dell’onda.

Maturità (dal ciclo Le tre età della donna) bronzo

e marmo

IVANA NICCOLAI

17


Personaggi

Claudio Parigi

Il pittore e scultore fiorentino ha proposto due

originali tesi sull’identità della Gioconda e sul

mistero della perduta Battaglia di Anghiari

di Laura Tabegna

Leonardo ha indagato i misteri

della natura con l’occhio dello

scienziato, la mano dell’artista

e l’arguzia del fiorentino. A 500 anni

dalla sua morte, il genio di Vinci impegna

ancora studiosi internazionali in

enigmi dal fascino infinito. Due grandi

interrogativi sono legati all’identità

della Gioconda e alla ricerca della

Battaglia di Anghiari, opera perduta.

Claudio Parigi, pittore e scultore fiorentino,

ha proposto due tesi originali

e ben argomentate. Secondo l’artista,

la Gioconda sarebbe la stessa donna

della Dama dei gelsomini di Lorenzo

di Credi (Musei di San Domenico a

Forlì), intuizione che ha valso a Claudio

Parigi i ringraziamenti del Louvre.

Leonardo e Lorenzo erano tutti e due

allievi del Verrocchio e, come succedeva

nella vita di bottega, una modella,

di solito parente degli artisti,

poteva essere ritratta più volte anche

in contesti diversi. Secondo Parigi, la

donna scelta dai due

giovani artisti potrebbe

essere la madre di

Lorenzo, che si chiamava

proprio Monna

Lisa, come si evince

dagli studi sul Verrocchio

di Pietro Adorno.

Parigi spiega che Leonardo

avrebbe preso

ispirazione dalla

madre di un coetaneo

per ritrarre la sua, che

non conobbe (ci sono

corrispondenze di misure

nei due ritratti),

a cui attribuire le proprie

sembianze. Passando

al caso della

Battaglia di Anghiari,

occorre partire dalla

scritta ‘cerca trova’,

La Gioconda di Leonardo e accanto La Dama dei gelsomini di Lorenzo di Credi

inserita misteriosamente nell’affresco

di Vasari sulla Battaglia di Marciano

nel Salone dei Cinquecento a Firenze.

La tesi punta sullo scioglimento di

un anagramma a scarto, il cui risultato

sarebbe “o cava terra”: il punto

della ricerca dell’opera sarebbe sul pavimento

e non sul muro. Forse Vasari

volle indicare dove si trovavano i cartoni

preparatori, sotto la parte centrale

del mattonato. I misteri rimangono,

ma con due soluzioni in più.

Giorgio Vasari: La battaglia di Marciano in Val di Chiana, Salone dei Cinquecento, Palazzo Vecchio, Firenze

18 I MISTERI DI LEONARDO


Personaggi

Filippo Dobrilla

Geniale interprete del titanismo michelangiolesco, è

scomparso lo scorso 21 luglio a soli cinquantuno anni

Aveva esposto, tra l’altro, alla Biennale di Venezia e all’Expo di Milano

di Barbara Santoro / foto Matteo Baldini e Guido Mannucci

Una bella famiglia i Dobrilla; il

babbo Elio appassionato d’arte,

la mamma Giovanna nota

guida turistica e i tre figli: Caterina,

Filippo e Paolo. Filippo non poteva

che essere così: uno scultore, perché

fin da bambino subiva il fascino delle

grandi statue e si chiedeva come mai

non parlassero. Speleologo, scultore

ed artista eclettico, aveva scelto di

vivere sul Monte Giovi nel comune di

Pontassieve, fra le sue capre, a contatto

con il cielo e vicino a quella natura

incontaminata che ha ispirato tutte le

sue creazioni. Famoso il suo formaggio

che sapeva fare con grande maestria,

alternandone la lavorazione alla

cura del podere e alla scultura. Dopo

un percorso di studi sul restauro di legni

antichi all’Istituto d’Arte e Restauro

di Palazzo Spinelli, per più di un anno

aveva seguito i corsi di Vasco Baldi

(nome d’arte Marcellino), capomastro

dell’Opera del Duomo di Firenze, perfezionandosi

nella tecnica dello scalpellino

che lo faceva sentire finalmente a

suo agio. La scelta di vivere isolato e

l’amore che aveva per quel luogo si riflettevano

nelle sue creazioni piene di

spontaneità e freschezza, realizzate su

modelli d’ispirazione classica. Un personaggio

che viveva l’arte in simbiosi

con la natura, un talento vero e non comune

che si confrontava quotidianamente

con i grandi blocchi di marmo

apuano dai quali prendono vita le sue

grandi opere. Filippo affrontava il complesso

tema della scultura con perizia

tecnica e con volontà di estrarre il corpo

dalla materia: torsi titanici ed eroici,

profili “stiacciati”, secondo la migliore

tradizione della scultura toscana che

rimanda alle tecniche rinascimentali di

Donatello e Michelangelo. Cominciava

a scolpire, avendo bene in mente la

Filippo Dobrilla nella sua casa studio a Monte Giovi mentre scolpisce l'opera David e Jonathan

grande iconografia rinascimentale. Le

prime figure sono: San Brindano, San

Giorgio, San Rocco e San Sebastiano,

reinventate secondo la sua sensibilità.

Dal 1992 comincia a creare in altorilievo

e le prime due opere Ecce Ego Deo

e Folco (ritratto di suo nipote) sono

esposte alla Ken’s Gallery. Alla fine degli

anni Novanta, è interessato ad una

produzione statuaria di gusto seicentesco

e facendo spesso ricorso all’autoritratto

crea Torso in jeans o Asceta

nel deserto. Dal 1997 tenta di sbozzare

un blocco di marmo alto 3 metri

e pesante quasi 30 tonnellate, raffigurando

le due figure maschili David e

Jonathan. Nel 2011 lo Studio di gambe

sarà presentato alla Biennale di Venezia.

Nel 1999 realizza Adamo con la

visione di un giovane rasta nudo. Nel

2005 crea il San Giovanni per il Battistero

della Cattedrale di Noto, crollata

per il terremoto del 1996 e qui, insieme

ad altri artisti, ricostruisce anche

gli arredi della chiesa. Filippo ha svolto

gran parte della sua attività speleologica

nelle Alpi Apuane dove ha esplorato,

documentato e fotografato quelle

montagne tanto care anche a Michelangelo.

Ha esplorato il Corchia, l’Olivifer,

il Saragato, i Draghi Volanti e il Roversi,

contribuendo con la sua opera alla

conoscenza geografica del carsismo

in quella zona. Amato da critici d’arte

e stimato anche da Vittorio Sgarbi che

l’aveva definito “scultore alla maniera

di Michelangelo”, il giovane sognatore

arriva anche a partecipare all’Expo

di Milano nel 2015. Purtroppo un tumore

maligno l’ha costretto al ricovero

all’Istituto Scientifico Romagnolo della

Meldola, dal quale non è più tornato.

La salma è stata esposta nella Cappella

della Villa Reale di Rufina, davanti

alla sua grandiosa scultura di David e

Jonathan in attesa di essere collocata

in un luogo di maggiore visibilità. Una

grande folla di amici e personaggi noti

hanno salutato per l’ultima volta il giovane

artista.

FILIPPO DOBRILLA

19


Storia delle

Religioni

A cura di

Stefano Marucci

Il volto spirituale dell’India

Il codice etico del Giainismo: tra disciplina e liberazione

dalle debolezze umane

di don Johnson Koovakunnel

2^ ed ultima parte, continua dal numero precedente

Il codice etico del giainismo è considerato

in modo molto serio ed è

riassunto nei Cinque Giuramenti,

seguiti sia dalle persone laiche che

dai monaci. Questi sono: Non-violenza

(ahimsa); Verità (satya); Non-furto

(asteya); Castità (brahmacharya);

Non-possesso (aparigrah). Per le persone

laiche, “castità” significa confinare

l'esperienza sessuale al rapporto

matrimoniale. Per i monaci e le suore

significa invece totale celibato. La

non-violenza coinvolge l'essere rigorosamente

vegetariani. Ci si aspetta che il

giainista segua i principi della non-violenza

in tutti i suoi pensieri, parole e

azioni. Esistono alcuni giainisti che indossano

maschere su bocca e naso per

evitare ogni possibilità di respirare minuscoli

insetti. Mahatma Gandhi fu

profondamente influenzato dall'enfasi

giainista e integrò nella sua personale

filosofia uno stile di vita che è comune

alla filosofia giainista. I rituali giainisti

per il matrimonio ed altri riti familiari

sono distintamente e unicamente indiani.

I giainisti hanno edificato templi

in cui sono venerate immagini dei loro

Tirthankara (Costruttori del ponte, cioè,

sono esseri umani illuminati e auto liberatisi

grazie alla loro condotta e alla

loro disciplina; il loro compito è essenzialmente

quello di indicare la via verso

la liberazione). I rituali giainisti sono

elaborati e includono offerte di oggetti

simbolici, con lodi cantate ai Tirthankara.

Ogni progresso personale nella vita

dell'individuo e la disgregazione dei

karma accumulati, possono avvenire

unicamente grazie ai propri

sforzi, alla condotta, all’impegno,

alla disciplina dell'individuo.

Ciò si descrive nel

Giainismo attraverso l'adozione

dei tre Gioielli: Retta

Fede, Retta Conoscenza,

Retta Condotta. I giainisti

hanno pochi simboli fondamentali.

Un simbolo giainista

comprende una ruota

sul palmo della mano. Quello

più sacro è una semplice

svastica spoglia (dal sanscrito

“salute”, “prosperità”) i cui quattro

raggi ricordano che le anime non

liberate sono sottoposte a un continuo

ciclo di nascite, sofferenze e morte.

Secondo la mitologia giainista, il

Gainismo fu fondato da Rishabh Dev,

una divinità minore nel Rig Veda. Conseguentemente

fu sviluppato da 23 insegnanti.

L'ultimo e 24° fu Vardhaman,

Uno dei simboli giainisti

un contemporaneo vicino a Buddha.

Vardhaman è chiamato anche Signore

Mahavir dai giainisti e Indù. Mahavir significa

il grande coraggioso, che aveva

vinto paura, lussuria, ira, e altri vizi.

www.paolopenko.it

info@paolopenko.com

+ 39 055. 2052577

Un giainista con maschera su bocca e naso per evitare di respirare minuscoli insetti (foto

courtesy Passion India)

20

GIANISMO


Storia delle

Religioni

Dal peccato alla riconciliazione con

Dio attraverso il pentimento

3^ ed ultima parte, continua dal numero precedente

di Valter Quagliarotti

Il sacramento del perdono non diventerà

mai sacramento della gioia

finché saremo dei superficiali.

Lo dimostra il fatto che la società in

cui viviamo ha perso il senso del peccato,

tutto ormai è lecito. Sappiamo,

fin da bambini, che il peccato si distingue

tra peccato mortale peccato

veniale. Il peccato mortale è quel peccato

che l’uomo commette con piena

consapevolezza, ciò porta al rifiuto di

comunione con Dio; mentre il peccato

veniale è un peccato che se trascurato

prepara al peccato grave. Ma c’è

un momento della vita dell’uomo che

richiede di cambiar rotta, cioè di pentirsi

e ritornare sui passi di Dio. Sostanzialmente

è il pentimento che fa il

sacramento. Pentirsi vuol dire, infatti,

calarsi nel proprio intimo, entrare

in crisi; un percorso che esige calma

e tempo. Il pentimento è conversione

e la conversione non s’improvvisa.

Chi si converte, chi si pente, deve anzitutto

voltare le spalle al peccato, il

che significa prendere delle decisioni

serie, fare dei tagli netti con ciò che

è male. Perché la volontà sappia fare

questo c’è bisogno di sincerità, cioè

vedere con chiarezza il proprio male

e le sue conseguenze, accettare le

proprie responsabilità e ammettere le

proprie debolezze. Il documento della

Chiesa ci ricorda a questo proposito:

«Insidia il sacramento della confessione

la mentalità talora diffusa che si

possa ottenere il perdono direttamente

da Dio anche in maniera ordinaria

senza accostarsi al sacramento della

Riconciliazione» (RP 30). Me la vedo

direttamente con Dio: questa la stortura

mentale di tanta gente. E’ comodo!

Solo che Gesù non la vede così.

Per questo ha dato alla Chiesa il dono

straordinario di questo sacramento.

Ricordandoci che non è il prete che

perdona, ma è Cristo. Quando Cristo

trasmette agli Apostoli il potere

di perdonare i peccati, dice: «Come il

Padre ha mandato me, così io mando

voi...». Il prete quindi altro non è che

un delegato di Cristo. In conclusione

il sacramento del perdono è la gioia

di Dio. Noi ci tuffiamo nelle braccia di

Dio e confessiamo i nostri peccati per

un solo motivo, perché amiamo Dio,

e Dio contraccambia con la sua tenerezza

infinita. Anche se fossimo molto

peccatori, anche se i nostri peccati

fossero dei delitti, Dio non si stanca

mai di perdonare, perché non si stanca

mai di amare. Scrive Sant’Agostino:

«Signore, fa che io veda! Tu sei

medico, sei luce, sei vita. Gesù Nazareno,

abbi pietà di me. Fonte di misericordia,

ascolta un malato che grida a

te. Luce che passi, ascolta chi è cieco,

tendigli la mano, affinché venga a te, e

nella tua luce veda la luce».

Mattia Preti, Il ritorno del figliol prodigo (1656), olio su tela, Musei di Capodimonte, Napoli

IL SACRAMENTO DEL PERDONO

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GALLERIA D’ARTE MENTANA FIRENZE

Presenta

Visioni Cromatiche

Mostra personale dell'artista Carmen Cecilia Rusu

Dal 14 al 30 settembre 2019

The road to light

La Galleria d’Arte Mentana di Firenze presenta

la mostra personale dell’artista Carmen Cecilia

Rusu, nata il 26 gennaio 1970 a Dej, in

Romania. Fin dall’infanzia ha scoperto la sua

passione per il disegno e la pittura avendo un

occhio creativo e astratto. La personalità solare

della pittrice si riflette nei suoi dipinti, riportando

soprattutto i suoi stati d'animo con i variegati

colori su tela. Nel 2013, ha deciso di seguire

un corso chiamato “Disegnare con l’emisfero

giusto”. Un anno dopo ha intrapreso un corso

di pittura dove ha avuto il suo primo contatto

con la tecnica acrilica. Nel 2016 si è iscritta alla

scuola d’arte “Tudor Jarda” di Cluj, nella sezione

di pittura, per approfondire le sue conoscenze

sul campo. Oggi dipingere significa per

Carmen un’uscita dall’universo quotidiano; ogni

pennellata racconta il suo mondo interiore in

cui possiamo ritrovare anche il nostro.

L’artista Carmen Cecilia Rusu fa parte degli artisti da me selezionati per avere

opere in permanenza presso la galleria e visibili sul sito www.galleriamentana.it

La scorsa primavera ha partecipato alla mostra organizzata dalla Galleria Mentana a

Londra dove le sue opere hanno riscosso grande successo.

È un piacere per me curare questa sua prima mostra personale presso la galleria dove

saranno esposte 20 opere inedite con le quali sarà possibile dare la giusta visibilità alla

sua raffinata ed originale ricerca pittorica.

Giovanna Laura Adreani

Opening

Sabato 14 settembre ore 18

A cura di Giovanna Laura Adreani - Art Director 335 1207156

GALLERIA D’ARTE MENTANA

Via della Mosca 5r (angolo Piazza Mentana) - 50122 Firenze

+39.055.211984 - www.galleriamentana.it

galleriamentana@galleriamentana.it


Firenze

Mostre

Jan van Huysum

Dopo un'assenza di 75 anni da Palazzo Pitti,

il Vaso di fiori dell’artista olandese trafugato

dai tedeschi nel 1943, torna a Firenze

Resterà esposto per quattro mesi in una grande teca

nella Sala della Musica alla Galleria Palatina

di Barbara Santoro

Jan van Huysum, uno dei più importanti

pittori di nature morte

olandesi, è l'autore del famoso

Vaso di fiori restituito dalla Germania

all’Italia lo scorso 19 luglio.

Nella Sala Bianca di Palazzo Pitti si

è svolta per l’occasione una grandiosa

cerimonia alla presenza del Ministro

per i Beni e le Attività culturali

Alberto Bonisoli, del Ministro degli

Esteri Enzo Moavero Milanesi, del

comandante generale dei Carabinieri

Giovanni Nistri e del direttore delle

Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt

che è stato il principale artefice della

restituzione dell'opera. Era il 1940

quando, all'inizio della seconda guerra

mondiale, Palazzo Pitti fu evacuato

e le opere d'arte vennero messe in

casse di legno e portate alla villa medicea

di Poggio a Caiano. Nel 1943

furono spostate presso la villa Bossi

Pucci a Montagnana (Montespertoli).

Da qui furono prelevate dai tedeschi

e portate a Castel Giovo (San Leonardo

in Passiria) per poterle trasferire,

attraverso il passo del Brennero,

fuori dal confine nazionale. La cassa

che conteneva il Vaso di fiori fu aperta,

e il caporalmaggiore tedesco Herbert

Stock, impossessatosi del bel

quadro, pensò di farne dono alla moglie

Magdalenaa Halle an der Saale

in Germania. Da questo momento si

persero le tracce dell’opera. Nel novembre

1989, dopo la caduta del muro

di Berlino, i detentori del dipinto

cercarono di trovare informazioni sul

valore dell’opera. Più volte la famiglia

Stock tentò di vendere il quadro al-

lo Stato italiano tramite intermediari.

Nel 2016 la procura di Firenze ha

aperto un fascicolo per tentata estorsione.

Finalmente, tramite il Ministero

per gli Affari Esteri, il Ministero

di Giustizia, le cooperazioni internazionali

e l'Arma dei Carabinieri, con

un'operazione congiunta di diplomazia

culturale si è recuperata l'opera.

A consegnarla è stato il Ministro degli

Esteri tedesco Heiko Maas ma tutti

sono stati concordi nell'ammettere

che senza un lavoro di squadra questo

recupero non sarebbe stato possibile.

Eike Schmidt, entusiasta di

tale risultato, ha detto che per quattro

mesi il quadro sarà esposto in una teca

speciale visibile a tutti per poi tornare

nell’originaria collocazione alla

Galleria Palatina di Palazzo Pitti.

Il Vaso di fiori del pittore settecentesco Jan van Huysum

restituito alle collezioni di Palazzo Pitti (foto

courtesy Novaradio)

Un momento della cerimonia di restituzione dell’opera: al centro, il direttore delle

Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt, con il Ministro per gli Affari Esteri tedesco Heiko

Maas (a sinistra) e il Ministro dei Beni e delle Attività culturali italiano Alberto Bonisoli

(foto courtesy Umbria e Cultura)

JAN VAN HUYSUM

23


Arte del

Vino

A cura di

Paolo Bini

Quando l’etichetta diventa un’opera d’arte

Testo e foto di Paolo Bini

Sono giorni altamente impegnativi

per i produttori di vino, settimane

di massima attenzione all’andamento

climatico, all’evoluzione degli acini e

momenti cruciali nei quali si concretizzerà

il lavoro di un’annata. La decisione

dell’attimo ideale per vendemmiare passa

attraverso una davvero complessa valutazione

che analizza dati in cui si fondono

le attuali condizioni con strategie basate

sul recente passato e un occhio attento

sull’immediato futuro. La selezione dei

grappoli coinvolge ogni figura professionale,

un contrattempo o un’inaspettata

condizione meteo costringono a mutare,

anche nell’arco di una notte, i tempi

di vendemmia prestabiliti. In attesa di ricevere

le prime impressioni sulla raccolta

2019 sentiamo di buon auspicio, ancora

una volta, legare il mondo enoico a quello

artistico. Indipendentemente da quanto

eccellente si rivelerà questo raccolto, siamo

sicuri nell’affermare che la qualità del

vino toscano e italiano si è negli anni progressivamente

innalzata e oggi garantisce

una fama che apre continuamente a nuovi

orizzonti di vendita internazionale. Una

volta appurato che il contenuto non tradirà,

poniamoci la domanda: quante volte

abbiamo scelto un vino in base alla bellezza

della sua etichetta? Saper imbottigliare

un ottimo prodotto è chiaramente essenziale

ma è innegabile che l’occhio del consumatore

possa avvicinare all’acquisto e

che il marketing lo sappia bene. Incontrerete

centinaia di bellissime etichette:

quella di stile più tradizionale, quella più

moderna, la nobile, la minimale, la sfarzosa,

la bizzarra… ci soffermiamo questo

mese, i contenuti della nostra rivista ci invitano,

su alcune etichette artistiche, stricto

sensu, con opere pittoriche riprodotte

ad hoc per rendere la bottiglia ancor più

prestigiosa.

Tre vini toscani per nascita e tipicità, prodotti

con uva Sangiovese così impegnativa

da coltivare ma così idonea per i

risultati più straordinari. Dall’areale di Rufina

arriva Mamb-o 100% Sangiovese, il

Toscana rosso IGT con cui Cantine Bellini

si avvicina ad un pubblico giovane e

competente. Le affascinanti spirali quantistiche

di Maurizio Baccilli sembrano

traslare l’energia e il movimento dall’etichetta

esterna direttamente al centro del

calice. Da Radda in Chianti arriva invece

Pergole torte, un pregiatissimo nettare

con cui l’azienda Montevertine sfidò oltre

40 anni fa il mercato imbottigliando, per

prima nella zona, un vino da Sangiovese

in purezza considerato oggi assoluta pietra

miliare di riferimento. La grande eleganza

che sa esprimere sia al naso che in

bocca riceve suggello da una persistenza

gustativa imperitura e richiama un’intimissima

analogia con la sua etichetta: un

volto di donna dalla bellezza che non sfiorisce

e che muta ogni anno selezionata fra

le opere cubofuturiste di Alberto Manfredi,

scomparso a inizio secolo. Per la terza

bottiglia di solo Sangiovese viaggiamo

virtualmente fino a Montalcino dove a

metà anni Ottanta si trasferì il noto pittore

transavanguardista Sandro Chia. Castello

Romitorio, recuperato per essere il suo

laboratorio artistico, è oggi un marchio di

eccellenza vinicola che produce un pluripremiato

Brunello di Montalcino raffinato

e consistente che abbina ad un ricco

percorso sensoriale una veste che lo presenta

con i tratti e i colori luminosi dell’artista

che lo ha concepito. Divini vestiti da

scegliere per un affascinante grand défilé

di gusto.

Toscana rosso IGT Mamb-O 100% Sangiovese

2016, Cantine Bellini

Toscana rosso IGT Le pergole torte 2016,

Montevertine

Brunello di Montalcino DOCG 2006, Castello

Romitorio

24

ETICHETTE ARTISTICHE


Promuovi la tua arte alla

Casa di Giotto

Un’iniziativa rivolta agli artisti che vogliono presentare le proprie opere al

Museo Casa Natale di Giotto realizzando un servizio televisivo con Toscana

Tv nell’ambito della rubrica Incontri con l’arte di Fabrizio Borghini

Hanno già aderito all’iniziativa:

Annarosa Naldi, Teresa,

olio su tela, cm 50x70

Giuliano Paladini,

Ritorno dalla vendemmia,

olio su tela, cm 50x100

Loretta Casalvalli, Primavera d’inverno,

olio su tela, cm 40x50

Nicoletta Macchione, Madonna con Bambino,

olio su tavola, cm 30x40

Per informazioni:

www.dalleterredigiottoedellangelico.it | info@casadigiotto.it | + 39 3299293044


L’associazione artistico culturale "Dalle terre di Giotto e dell’Angelico", con sede nella

Casa di Giotto, sull´incantevole colle di Vespignano, opera da anni nel Mugello come

punto d’incontro per artisti ed amanti dell’arte. Negli anni si è fatta promotrice di numerose

iniziative - mostre d’arte, premi artistici e letterari, laboratori creativi e workshop -

con l’obiettivo di offrire ai propri iscritti e all’intera comunità momenti di scambio culturale

e di aggregazione. Tra le finalità dell’associazione c’è anche quella di far rivivere e

conoscere luoghi come la Casa di Giotto, la Casa del Cellini, la Casa del Beato Angelico,

Ponte di Cimabue, Ponte a Vicchio, Barbiana ed altre importanti risorse storico artistiche

del territorio.

Sabrina Valentini, La vie en rose, cm

40x55

Renate Soltau, Michelle, olio su tela

Nunzia Caloia, Nella cucina di Giotto,

olio su tela, cm 40x75

Zionela Belgrave, Via Lattea 3, olio su legno, cm

40 x 50

Susanna Pirini, Nato libero, olio su

tela, cm 20x40


Eventi in

Toscana

Al rifugio Gualdo di Sesto Fiorentino una

manifestazione dedicata a Primo Levi

Tre giorni di teatro, musica e letture di brani per ricordare il grande

scrittore torinese nel centenario della nascita

di Aldo Fittante / foto courtesy Associazione Tessere

A

cent’anni dalla sua nascita,

avvenuta a Torino il 31 luglio

1919, più di 300 persone

si sono avvicendate nella tre giorni di

spettacoli teatrali e musica dedicati a

Primo Levi, organizzata dall’associazione,

casa editrice e rivista culturale

Tessere (www.tessere.org) al rifugio

Gualdo di Monte Morello dal 26 al

28 luglio. Intitolata Questo è un uomo,

come la biografia dello scrittore

torinese scritta da Daniele Pugliese

e pubblicata da Tessere, la manifestazione

aveva come sottotitolo una frase

tratta dal racconto Ferro de Il sistema

periodico: «Il peggio che ci possa capitare

è di assaggiare la carne dell’orso».

Lorenzo Degl’Innocenti ha letto

quel racconto che narra l’amore per la

montagna di Primo Levi e nel quale, riferendosi

appunto alla carne dell’orso,

scrive: «Rimpiango di averne mangiata

poca, poiché, di tutto quanto la vita

mi ha dato di buono, nulla ha avuto,

neppure alla lontana, il sapore di quella

carne, che è il sapore di essere forti

e liberi, liberi anche di sbagliare, e

padroni del proprio destino». Sempre

Lorenzo Degl’Innocenti ha letto, alla

presenza dell’autore, una lettera dello

scrittore Marco Vichi alla famiglia Levi.

Gianluca Guidotti e Enrica Sangiovanni,

del gruppo teatrale Archivio Zeta,

hanno portato in scena La zona grigia.

Un esperimento di memoria attiva; la

bravissima attrice teatrale Francesca

Mazza ha letto alcune pagine della “appassionata”

biografia scritta da Daniele

Pugliese. Alessandro Congeddu ha

portato in scena l’intrigante monologo

Hg. Un uomo, un’isola, anch’esso tratto

da Il sistema periodico. Pippo Mazza

ha letto invece una selezione delle poesie

di Primo Levi contenute nel volume

Ad ora incerta. Il professor Luigi Dei,

docente di chimica e rettore dell’Ateneo

fiorentino, ha tenuto una coinvolgente

lezione mettendo insieme storie

di chimica, letteratura e memoria. Il titolo

della sua anomala lezione era Cerio

e carbonio. La tre giorni è stata

poi caratterizzata dagli interventi musicali

di alcuni giovani talentuosi musicisti:

Lorenzo Mascilli Migliorini al

pianoforte, Stefano Aiolli al violoncello,

Emanuele Braca al contrabbasso,

Sebastian Scimé all’oboe, Leopoldo

Giachetti alla chitarra, Agata Smeralda

Petrognani al flauto. Alcuni di loro

hanno allietato quanti hanno partecipato

alla escursione guidata sui sentieri

di Monte Morello. La manifestazione

è stata realizzata in collaborazione con

il Gruppo Gualdo e l’associazione corale

Sesto in Canto, con il contributo

della Regione Toscana e il patrocinio

del Comune di Sesto Fiorentino e della

Comunità ebraica di Firenze.

Un momento della manifestazione

Primo Levi

28 PRIMO LEVI


Mostra collettiva di arte contemporanea

10 - 29 settembre 2019

A cura di Lucia Raveggi

ALESSIO BANDINI

SIMONE BIANCHINI

EUGENIO BREGA

NICOLETTA MACCHIONE

ANTONELLA MEZZANI

CLAUDIO PAGANUCCI

SAURO SABATINI

MILA TRONI

ANNALISA VOLPINI

Riprese televisive Toscana TV

per la rubrica Incontri con l’Arte

Inaugurazione 10 settembre ore 17:00

Apertura tutti i giorni (domenica inclusa)

dalle 10 alle 19

AUDITORIUM AL DUOMO, Via Cerretani 54, FIRENZE

Per info: + 39 333 97 04 402


Ritratti

d’artista

La mia New York

A La Belle Époque di Castiglioncello la mostra del

pittore Silvano Sordi dedicata alla città

di Fabrizio Borghini

Per i numerosi villeggianti che

hanno scelto di trascorrere l'estate

a Castiglioncello, la mostra

di Silvano Sordi dedicata a New

York è stato il vero valore aggiunto

della vacanza. «Nel mese di giugno

- ha svelato al pubblico l'artista

nell'inaugurare la mostra - con mia

moglie abbiamo deciso che il consueto

viaggio annuale che ci concediamo,

lo avremmo fatto a New York.

L'impatto con la città, ovviamente, è

stato intrigante per mille motivi e al

rientro in Italia non ho potuto fare altro

se non trasferire sulla tela le emozioni,

le sensazioni e lo stupore che

si vivono scoprendo i mille volti della

metropoli. I mesi di luglio e agosto

li trascorro da tanti anni a Castiglioncello

dove frequento un suggestivo

locale che si chiama La Belle Epoque

sul lungomare Cristoforo Colombo

dove si trova il mio bagno. Parlando

del viaggio è nata la mostra: mi

è stato chiesto di esporre i quadri e

l'ho fatto con piacere perché è stata

anche l'occasione per farmi conoscere

come artista e non solo come

vicino di ombrellone. Il successo che

ha avuto è stato del tutto inaspettato

ma, non posso negarlo, mi ha molto

gratificato proprio per i motivi che

ho detto prima».

Silvano Sordi con due delle opere esposte

Silvano Sordi è nato a Montespertoli

ma vive da molti anni a Castelfiorentino.

Ha scoperto la

vocazione per il disegno e la pittura fin

dall'età scolastica e negli anni Sessanta

ha deciso di frequentare la scuola

del Consorzio provinciale per l'Istruzione

Tecnica di Firenze. Nel 1968 ha tenuto

la prima personale al Circolo Veterani

Sportivi di Castelfiorentino e dal 1970

ha cominciato a partecipare a concorsi

di pittura e a mostre collettive conseguendo,

da subito, riconoscimenti e

premi. A Firenze viene premiato dal poeta

Mario Luzi e successivamente consegue

primi premi e riconoscimenti in

varie località della penisola. Nel mezzo

secolo trascorso dai suoi esordi ha

esposto a Cesena, Pisa, Milano, Spoleto,

Venezia, Bastia Umbra, Sant'Ilario

dello Ionio (RC), Viareggio, Abetone,

Firenze e, all'estero, a Filadelfia e Barcellona.

Passando, nel corso degli anni,

dal figurativo all'informale astratto, è

divenuto uno degli artisti di riferimento

dei più quotati architetti d'arredamento.

L'entrata è il titolo del quadro acquisito

dalla Collezione del Consiglio regionale

della Toscana per entrare a far parte

della pinacoteca di arte contemporanea

promossa dal presidente Eugenio Giani.

Nel 2011 è stato insignito del premio alla

carriera a Barcellona.

30

SILVANO SORDI


Viaggi culturali con

Mugel Travel

New York

La città dove i sogni non finiscono mai

Testo e foto di Maria Grazia Dainelli

Il mito che ha fatto innamorare di New

York intere generazioni, è stato plasmato

sia dal cinema con capolavori

assoluti come C'era una volta in America

di Sergio Leone, sia da voci indimenticabili

come quella di Frank Sinatra. E’ impossibile

non rimanere ammaliati dalla

luce che emana questa città, e non stiamo

parlando delle luci di Times Square

o dei milioni di neon che illuminano le

facciate, ma di quella sprigionata da qualunque

cosa costituisca o ruoti intorno

a New York: monumenti, persone, automobili,

asfalto, fumo dai tombini. La

Grande Mela, altro nome di New York, ti

regala un'emozione che porti per sempre

con te. Le persone per strada sono

amichevoli, le commesse nei negozi ti

accolgono con un sorriso incoraggiante

e sincero; insomma, a New York è facile

sentirsi a casa e avere la chiara sensazione

che tutto sia possibile, che ogni sogno

possa diventare realtà proprio come

in un bel film americano. É sfarzosa, immensa,

bellissima, piena di cose da vedere

e di tentazioni a cui cedere: vivere in

un bellissimo appartamento attrezzato di

tutti i comfort, andare a cena fuori senza

chiedersi se davvero si ha disponibilità

economica, fare shopping nella Fifth

Avenue, visitare il Moma, passeggiare a

Central Park. Per questo motivo almeno

una volta nella vita bisogna visitare New

York, perché è una delle metropoli più affascinanti

del mondo, dove è impossibile

smettere di sognare.


Firenze

Mostre

Romano Dini

Sull'onda del successo della personale dello scultore

valdarnese inaugurata nel 2018 al Museo Casa di Dante

di Firenze prosegue l'esposizione con nuove opere

ispirate alla Divina Commedia fino al 7 gennaio 2020

di Sergio Neri / foto courtesy dell’artista

Visto il grande successo di critica

e di pubblico, la mostra

personale dello scultore Romano

Dini al Museo Casa di Dante

di Firenze è stata prorogata fino al 7

gennaio 2020. Intitolata Dalla selva

oscura alla dritta via, questa mostra

è un’occassione per conoscere l’opera

di un artista che da tempo vede

nell’Alighieri e nella Divina Commedia

le sue principali fonti di ispirazione.

Attraverso la potenza dei suoi

personaggi, plasmati in terracotta

toscana, Dini interpreta episodi

del capolavoro dantesco, riuscendo

a coglierne l’essenza più vera e i significati

più profondi. Nelle varie sale

del museo, il visitatore si trova ad un

dialogo tra le testimonianze già presenti

nella storica sede espositiva e

le sculture di Romano Dini. Antico e

contemporaneo, passato e presente

trovano nei lavori dell’artista toscano

un significativo punto di incontro

nel nome e nell’opera del sommo poeta.

Molti hanno commentato e illustrato

la Divina Commedia, pochi si

sono cimentati nel dare forma scultorea

a questo capolavoro assoluto

come ha fatto invece Romano Dini

che interpreta la vita con la materia,

ripercorre la storia attraverso il

mito, modella lo spazio per farlo diventare

tempo. Scultore sinceramente

e tecnicamente legato al territorio,

trova nell’argilla e nella pietra i materiali

adatti a dare presenza e concretezza

ai suoi pensieri e alle sue

emozioni. L’incontro con Dante e la

Divina Commedia gli ha permesso di

sviluppare un percorso artistico dove

trovano spazio l’eroica potenza dei Il diavolo in noi ; interpretazione di Lucifero

32

ROMANO DINI


grandi personaggi e la partecipazione

corale degli umili e dei disperati. Romano

accompagna in silenzio nel loro

viaggio Dante e Virgilio dando forme

ai loro incontri, sostanza ai loro pensieri

e colori (rosso e verde in primis)

alla nostra immaginazione. Dini è un

uomo la cui arte nasce e si sviluppa

in un territorio, la Toscana, profondamente

caratterizzato dalla cultura della

bellezza alla quale, con le sue mani

e la sua sensibilità, cerca di dare significato,

valore e prospettive.

Un momento dell’inaugurazione: al centro Romano Dini con il presidente del Consiglio regionale

della Toscana Eugenio Giani (a sinistra), il giornalista Fabrizio Borghini ed alcuni ospiti

presenti al vernissage

Romano Dini

Nato a Laterina nel 1955, Romano

Dini vive e lavora a Moncioni

(frazione di Montevarchi),

antico borgo ai piedi delle colline del

Chianti. Le sue sculture sono presenti in

importanti musei e in prestigiose collezioni

private. Ha tenuto esposizioni personali

e collettive in molte città italiane

ed estere. Numerosi i riconoscimenti

nazionali ed internazionali ricevuti nel

corso della sua carriera.

www.diniromanosculture.it

L'angel di Dio

Mirra

ROMANO DINI 33


Eventi in

Toscana

Il mito del Cavallino Rampante sfila al Bacco

Artigiano grazie al Club Ferraristi Sieci,

uno dei più numerosi d’Italia

di Elisabetta Mereu / foto courtesy www.ferraristiclubsieci.it

Ferrari: basta la parola! Prendendo

a prestito lo slogan di una vecchia

pubblicità si può dire, infatti, che basta

questo nome per indicare il brand italiano

più famoso nel mondo che da 90 anni

realizza sogni su 4 ruote. Settanta modelli

storici di questa prestigiosa scuderia automobilistica

parteciperanno, domenica 29

settembre, alla giornata conclusiva del 44°

Bacco Artigiano, organizzato dal Comune

di Rufina, presso Villa Poggio Reale. «E’ la

diciannovesima volta che come Ferraristi

Toscani Club Sieci saremo presenti a questa

bella manifestazione», dice Enio Turrini,

da 2 anni presidente dell’associazione

che conta circa 270 soci, di cui una cinquantina

possessori. «La partenza sarà alle

9 dal Comune di Pontassieve. Il corteo

sfilerà lungo le strade del Casentino con

destinazione Stia. Una visita al Museo della

Lana e della Tessitura del tipico panno

casentinese e poi proseguiremo, passando

da Londa, per un aperitivo tutti insieme.

Dopodiché, percorrendo la Valdisieve,

convergeremo verso la storica villa rinascimentale

a Rufina, dove le auto sosteranno

per tutto il pomeriggio così da poter essere

ammirate dal numeroso pubblico presente

ogni anno. E dopo il pranzo, che è per

noi un momento di grande condivisione ed

aggregazione, ci sarà la premiazione degli

equipaggi. Quest’anno avremo anche l’onore

di vedere rappresentati alcuni dei bolidi

della casa di Maranello nei quadri della

pittrice fiorentina Silvia Serafini che interpreterà

con il suo singolare estro artistico

una decina di esemplari delle tante Ferrari

prodotte in quasi un secolo». La passione

di questo dinamico presidente del Club

Ferraristi Sieci (con un passato da creatore

di gioielli per le case di moda e progettista

di yacht per la Ferretti ndr.), lo accomuna

a quella che ha animato lo stesso Enzo

Ferrari, fin dall’età di 10 anni, quando il

padre Alfredo lo portò a vedere una gara,

sul circuito di Bologna, lungo la via Emilia,

Ferrari nel parco di Villa Poggio Reale a Rufina

Club Ferraristi Sieci

Nel 1983, l’anno dopo la scomparsa

del mitico pilota Gilles

Villeneuve, poche decine

di appassionati di motori e tifosi ferraristi

del paese della Valdisieve decidono

di fondare un club dedicandolo

al proprio idolo canadese. Nasce così

il Club Ferrari Sieci registrato nell'albo

ufficiale dei Club della Ferrari con il

n. 311/83. Da allora, in 36 anni di attività,

guidati prima dal presidente Carlo

Mentelli e da 2 anni da Enio Turrini

(presidente anche dell’associazione

Cultura Motori Natura ndr.), ne hanno

fatta di strada questi ferraristi, partecipando

ad eventi come la Firenze-Fiesole

o Camucia-Cortona, affiancando le

proprie auto agli aerei dell’Aeronautica

Militare per le Eccellenze Italiane, presso

la 46ª Aerobrigata di Pisa o sponsorizzando

una delle tappe di selezione

per Miss Italia 2019. E per il 2020 è

prevista anche l’inaugurazione di una

nuova sede adeguata alle esigenze del

numero sempre crescente di adesioni

e tesseramenti.

34

IL BACCO ARTIGIANO


vinta dall’allora asso del volante Felice Nazzaro.

E l’entusiasmo del ferrarista è ancor

più alle stelle quando mi racconta del viaggio

dello scorso anno in Colorado per sostenere

il pilota fiorentino Simone Faggioli

(12 volte campione italiano e 10 europeo

in Cronoscalata ndr.) nella gara in salita

più famosa al mondo, sulla montagna

del Pikes Peak, 4.300 metri che perciò è

chiamata anche Corsa degli Angeli o Gara

verso le nuvole. A questo proposito, Turrini

aggiunge:«Quella del 2018 è stata un’esperienza

unica e davvero emozionante!

Ma anche nel 2019 siamo riusciti a portare

avanti numerose iniziative di grande

soddisfazione e prossimamente abbiamo

in programma: il 5 ottobre la partecipazione

al centenario della 1ª Corsa Ferrari,

la Poggio Berceto- Palermo; il 6 saremo a

Badia a Coltibuono, nel senese, per la visita

all'abbazia e al borgo di Volpaia; il 13

saremo invece ospiti a Bologna di un importante

evento di beneficenza organizzato

dalla Scuderia Ferrari Club di Zola Pedrosa,

presieduto da Jessica Teggi, in ricordo

del nonno fondatore, Bruno Lolli. Poi a dicembre

a Firenze la consueta cena per gli

auguri di fine anno». Insomma gli appassionati

di Ferrari avranno diverse occasioni

per poter vedere da vicino e toccare con

mano alcuni esemplari di questo italico mito.

«La finalità del nostro Club Sieci - conclude

il presidente - non è solo quella di

mostrare con grande orgoglio queste auto

mitiche in giro per la Toscana e l’Italia organizzando

un calendario di manifestazioni

che non siano concomitanti con altri eventi

dei vari club, ma fare sì che queste giornate

del Cavallino diventino motivo di aggregazione,

spunti di accrescimento culturale

e occasioni per far conoscere la storia di

ogni territorio in tutte le sue sfaccettature».

Il presidente del Club Sieci Ferraristi Toscani, Enio Turrini, su una fiammante Ferrari 430

I “colori rampanti” della Ferrari nelle

opere di Silvia Serafini

Colori Rampanti è il titolo della mostra

di dipinti ispirati al mito Ferrari

realizzati da Silvia Serafini, ospite

del Club Ferraristi Sieci e del Comune di

Rufina per la 44ª edizione del Bacco Artigiano.

Nelle sue opere ispirate al Cavallino

Rampante ed esposte nella Villa di Poggio

Reale da giovedì 26 a domenica 29 settembre,

si potranno ammirare gli sfreccianti

bolidi affiancati agli inconfondibili

frammenti di strutture architettoniche secolari

e alle caratteristiche finestre, che insieme

ai colori vivaci e vitali rappresentano

da 30 anni i tratti distintivi dell’artista fiorentina,

reduce dal successo per la realizzazione

del Palio e dei Paliotti per il Calcio

Storico Fiorentino 2019.

Silvia Serafini

serafiniarte66@gmail.com

+39 3383731155

Silvia Serafini Pittrice

silviaserafinipittrice

Ferrari 250 GTO, tecnica mista su carta, cm 40x50

IL BACCO ARTIGIANO

35


Lady

Viola

Rebecca Rocchini Dainelli

Moglie di Dario Dainelli, ex capitano della Viola, è

un brillante architetto. In questa intervista racconta

del loro rapporto, dei tre figli e dell’attuale incarico

del marito come dirigente della Fiorentina

di Lucia Petraroli / foto courtesy Rebecca Rocchini

Lui è Dario Dainelli, capitano viola

per cinque stagioni. Lei è Rebecca

Rocchini sua moglie da

11 anni e madre dei suoi splendidi 3 figli:

Ettore di 10 anni che gioca nel Ponzano,

Eva che ha 7 anni e il più piccolo

Edoardo di appena 1 anno è mezzo. Rebecca

si racconta alla rubrica Lady Viola

parlando del suo rapporto con Dario

tra passato e presente: dal primo incontro

avvenuto a Firenze nel lontano 2005

fino all’attuale incarico dell’ex difensore

gigliato come dirigente della squadra.

Dario e Rebecca

Innanzitutto, parliamo di Rebecca:

cosa stai facendo in questo momento

e quali sono i tuoi progetti

futuri?

Sia io che Dario siamo legati a Firenze

non solo a livello affettivo ma anche

lavorativo. Proprio a Firenze da

anni ormai ho deciso di aprire il mio

studio di architettura proprio in zona

stadio e dopo Verona e Toscana anche

Dario oggi è tornato a Firenze.

Come vi siete conosciuti tu e

Dario?

Ci siamo conosciuti ad Empoli

nel 2005 ad una cena di

amici comuni. Dario era appena

arrivato a Firenze, da quel

momento non ci siamo più lasciati,

sono passati 15 anni.

Che cosa ti ha colpita di lui?

La sua eleganza, gentilezza ed

educazione. È una persona molto

discreta. Oltre naturalmente

all'aspetto fisico che non guasta

mai.

Pensate di allargare ancora la

famiglia?

Ci siamo sposati nel 2011 e

abbiamo già 3 bambini, per

il momento stiamo bene cosi

(ride). Mi piacciono molto

le famiglie numerose; anch’io

vengo da una famiglia dove

siamo 4 fratelli, e tra nipoti e

figli siamo davvero in tanti!

Dove vi piace andare nel tempo libero?

Ci piace vivere la città. Dopo sei anni

nel quartiere di Santo Spirito oggi abbiamo

deciso di vivere fuori Firenze perché

ambedue veniamo dalla campagna

e preferivamo far crescere i bambini in

un contesto meno frenetico. Abitiamo

vicino ad Empoli, ma siamo sempre a

Firenze!

Firenze significa anche buona cucina;

cosa preferite mangiare?

Siamo buongustai, ci piace spaziare,

abbiamo i nostri punti di riferimento da

anni, il sushi in primis è quello che adoriamo.

Con chi avete legato di più negli anni

a Firenze?

All'epoca nella squadra in cui giocava

Dario il gruppo era molto unito. Avevamo

legato con tutti, in special modo con

Donadel, Gilardino, Gobbi, Montolivo.

Sono amicizie che durano nel tempo.

Quanta felicità c’è stata nel ritorno di

Dario alla Fiorentina? Se ne parlava

da tempo...

Tanta felicità. Tornare a Firenze per Dario è

stato un onore per il legame affettivo con la

città e l'importanza del club. Firenze per noi

è casa. Proprio per questo, appresa la no-

Via Imbriani, 106 -50019 Sesto Fiorentino (FI)

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36

REBECCA ROCCHINI DAINELLI


tizia, Dario aveva un po’ di sana ansia dovuta

al suo forte senso di responsabilità.

Sono stati anni belli ed importanti quelli di

Dario come capitano. Ha sempre sperato

di poter tornare.

Pensa che Dario potrà dare molto alla

Viola?

Dario potrà dare tanto, ha la dote di saper

mediare con educazione in modo garbato

e deciso. Il ritorno nel club viola è proprio

la conferma di queste sue doti. Potrà

aiutare i tanti giovani del gruppo e trasmettere

la sua esperienza alla squadra.

Questa Fiorentina potrà di nuovo ambire

a palcoscenici importanti?

È una squadra che merita e che deve

tornare a livelli importanti. Oggi però è

prematuro perché tutto deve essere rifondato,

con calma ogni cosa tornerà al

suo posto.

Sensazioni che Dario le ha trasmesso

sulla nuova proprietà?

Dario è molto positivo, felice di fare parte

di questo nuovo ciclo, ha avuto sensazioni

positive dalla nuova proprietà.

La coppia con due dei loro tre figli

Dario Dainelli

Dario Dainelli, 40 anni appena compiuti,

è nato a Ghizzano, frazione di

Peccioli, in provincia di Pisa. Una

carriera tra serie A e serie B, con l’ambizione

di aver giocato l’Europa League e la

Champions con la Fiorentina, di cui è stato

capitano per 5 stagioni, e di aver contribuito

nella sua ultima stagione alla salvezza

del Livorno in B. I primi calci li tira proprio

nella Picciolese Calcio nel lontano 1994,

per poi passare nelle giovanili dell’Empoli.

Esordisce in Serie A nel 2001 col Lecce.

Ma sono gli anni in viola quelli più belli. Era

il 2004 e la neopromossa Fiorentina lo acquista

per 2,5 mln dal Brescia. Segna il suo

primo gol col Cagliari al 90’ nel settembre

2004. Dalla stagione seguente diventa il

capitano gigliato. Dopo 5 stagioni e mezzo

coi gigliati, passa al Genoa, poi al Chievo

nel 2012. Svincolato nell’estate 2018,

passa al Livorno dove fa il suo esordio in

serie B. Lascia il calcio giocato il 13 maggio

2019 per poi intraprendere la carriera

di dirigente proprio a Firenze con il ruolo

di Supervisore dell'Area Tecnica. Dainelli

ha conseguito il patentino di allenatore Uefa

B e, oltre al calcio, con la famiglia possiede

una nota azienda agricola a Cerreto

Guidi in provincia di Empoli dove produce

un ottimo vino.

REBECCA ROCCHINI DAINELLI 37


Spunti di critica

Fotografica

A cura di

Nicola Crisci

Annie Leibovitz

Fotografa statunitense tra le più ammirate ed imitate al

mondo, ha raccontato la modernità passando dai ritratti

di personaggi celebri agli orrori della guerra

di Nicola Crisci / foto Annie Leibovitz

Nata nel Connecticut nel 1949,

Annie Leibovitz è figlia di un ufficiale

dell’Aeronautica e di una

ballerina. Il lavoro del padre ha fatto sì

che trascorresse la sua infanzia in diverse

basi militari, spostandosi con la

famiglia a bordo di una station wagon.

Il finestrino della macchina del padre è

stato il suo primo punto di osservazione

del mondo. Per ben 13 anni, dal 1970

al 1983, ha lavorato come fotografa per

la rivista Rolling Stone, passando dalle

prime foto scattate nella basi americane

delle Filippine durante la guerra in

Vietnam ai ritratti di importanti celebrità

come la coppia John Lennon e Yoko

Ono. Nel 1967 s’iscrive al corso di pittura

del San Francisco Art Institute, e l’anno

dopo, in Giappone, acquista la sua

prima macchina fotografica. Nel 1991

la sua copertina per Vanity Fair con Demi

Moore nuda e incinta, suscita grande

scandalo. Nel 1993, su invito della

Yoko e John Lennon

Autoritratto, 2017

scrittrice americana Susan Sontag, immortala

gli orrori della guerra a Sarajevo.

Nel corso della sua lunga carriera

ha fotografato intere generazioni di artisti,

musicisti, scrittori, attori e politici,

mostrando smisurato talento visivo, capacità

d’invenzione, grande equilibrio e

precisione dello scatto. Alcune sue foto

Demi Moore

sono diventate iconiche, entrando di diritto

nell’immaginario del nostro tempo.

Non solo ritratti e foto di guerra, ma anche

immagini fantasiose come quelle

ideate per la Disney nel 2007 sfruttando

la staged photography. La sua prima

formazione come artista visiva ha influito

sul modo di approcciarsi

alla fotografia, prestando

attenzione agli effetti luministici

e alla composizione e

attribuendo alle figure un’eleganza

classica. Fotografa tra

le più apprezzate ed imitate al

mondo, ha saputo raccontare

la modernità cogliendone gli

aspetti culturali e di costume.

«Alcune volte − afferma − mi

piace fotografare la superficie

delle cose perché credo

possa essere rivelatrice almeno

quanto andare al nocciolo

della questione. La rilevanza

dell'opera d'arte spesso non

riguarda ciò che viene rivelato

o svelato sull'argomento, ma

ciò che racconta sul momento

culturale in cui è stata creata».

38

ANNIE LEIBOVITZ


A cura di

Maria Grazia Dainelli

Obbiettivo

Fotografia

Roberto Bastianoni

Meraviglia e mistero della natura negli scatti in

bianco e nero del celebre fotografo toscano

di Cristina Acidini / foto Roberto Bastianoni

Con la fotografia, Roberto Bastianoni

ci guida per le vie della presa

diretta della natura. Nelle sue

immagini in rigoroso bianco e nero, l’elemento

organico di partenza, che nella

prima foto della serie Il nido mostra

la regolarità di una perfetta struttura geometrica,

si presta a esplorazioni visive

spericolate, che lo proiettano nel mondo

delle forme astratte. Andamenti concavi

e convessi, striature fibrose, aperture di

foglie, avvolgimenti a vortice, membrane,

accenni d’ala e altro ancora rivelano

una sensibilità percettiva non diversa da

quella con cui Leonardo si dedicò agli

animali, alle piante, agli elementi del

Creato circostante, nella costante ricerca

delle leggi che lo governano.

Roberto Bastianoni

www.bastianoniroberto.com/


Centro studi e incontri

Internazionali

Life Beyond Tourism e le iniziative

per gli affiliati al Movimento

Opportunità di coinvolgimento internazionale,

dialogo tra culture e visibilità dei territori

di Stefania Macrì

Settembre è sinonimo di ripartenza

dopo le vacanze estive. E

il Centro Studi e Incontri Internazionali

assieme al Movimento Life

Beyond Tourism è pronto a portare

avanti i progetti già avviati, oltre che

a realizzarne di nuovi e avvincenti:

eventi istituzionali e commerciali,

opportunità di dialogo interculturale,

momenti di condivisione dei

princìpi Life Beyond Tourism e tanto

altro. Le novità che hanno caratterizzato

l’estate di Life Beyond

Tourism sono due: il lancio della Life

Beyond Tourism Movement card

e la possibilità di creare il proprio

e-commerce sul portale www.lifebeyondtourism.org.

Si tratta di due

importanti iniziative riservate agli

affiliati al Movimento Life Beyond

Tourism. La prima, quella della Life

Beyond Tourism Movement card,

consente agli affiliati al Movimento

di usufruire di condizioni vantaggiose

presso alcune aziende e istituzioni

selezionate all’interno della

servizio e - commerce

www.lifebeyondtourism.org

Il Movimento continua a svilupparsi e ad espandersi

nel mondo del web ed è pronto a offrire ai suoi affiliati

una conveniente opportunità di vendita tramite un

servizio e-commerce direttamente sul proprio portale.

Per richiedere informazioni basta fissare un appuntamento

con il Movimento Life Beyond Tourism

scrivendo a info@lifebeyondtourism.org

rete degli affiliati (sul sito www.lifebeyondtourism.org/it/card-life-beyond-tourism/

è disponibile la

lista completa degli aderenti). La

card è gratuita per tutti i membri del

Movimento Life Beyond Tourism ed

è scaricabile direttamente dal proprio

profilo. L’e-commerce garantisce

ai suoi affiliati la possibilità

di creare il proprio negozio online

(collegato alla pagina su www.

lifebeyondtourism.org ) in modo

semplice e soprattutto economicamente

vantaggioso rispetto alle altre

soluzioni presenti sul mercato.

Continua il Concorso Fotografico

Life Beyond Tourism Heritage for

Planet Earth aperto ai membri affiliati

al Movimento con la possibilità

di poter vincere fino a € 1.000,00. Il

concorso si propone di mostrare il

patrimonio del pianeta terra, attraverso

foto e immagini che mettano

in evidenza: Patrimonio (materiale

e/ o immateriale), Viaggio, Dialogo,

Diversità delle espressioni culturali,

Rispetto, Rispetto della diversità,

Tutela del pianeta Terra, Pace

nell’intento di promuovere:

• una crescita della comunità internazionale

in pacifica coesistenza;

• un contributo alla sensibi-

40

CENTRO STUDI E INCONTRI INTERNAZIONALI


lizzazione dei giovani nei

confronti del patrimonio attraverso

il viaggio e il dialogo come

strumenti per la conoscenza

dell’“Altro” nella sua dimensione

culturale

• un coinvolgimento di tutti gli

operatori del settore ricettivo

che accettano sia di condividere

l’orientamento Life Beyond

Tourism sia di operare in questa

attiva Comunità Life Beyond

Tourism protesa alla conoscenza,

• riflessioni utili per la salute del

pianeta Terra che tutti noi condividiamo.

• 5. contenuti fotografici con

grande forza comunicativa per

i temi del concorso Heritage for

Planet Earth 2019.

Tra le novità di quest’edizione 2019

ci sono nove categorie di premi, a

ciascuna delle quali corrisponde un

premio del valore di € 400,00. Si

tratta di:

• viaggio

• pace nel mondo

• salvaguardia dell’ambiente e

sostenibilità

• il futuro del pianeta

• la natura e gli ecosistemi

• Artigiani del mondo

• Dialogo tra culture

• Ritratto

• Paesaggio

• Per conoscere i dettagli relativi

al regolamento, alle votazioni e

ai premi basta collegarsi al sito

h4pe.lifebeyondtourism.org.

Tra le opportunità di visibilità internazionale

cui possono accedere sia

le persone che aziende e istituzioni

vi è la partecipazione alla XXII Assemblea

Generale della Fondazione

Romualdo Del Bianco e Simposio

“Building Peace through Heritage

– World Forum to Change through

Dialogue”. L’evento si svolgerà nei

giorni 13-14-15 marzo 2020 a Firenze

ma fin da ora è possibile inviare

una proposta di intervento in

relazione alle tematiche identificate

nella Call for Papers disponibile sul

sito www.lifebeyondtourism.org. La

call si rivolge a professionisti, professori

e insegnanti di diversi gradi,

formatori, docenti, ricercatori,

artigiani, produttori di prodotti tipici

locali, artisti e tutti coloro sono

interessati agli argomenti trasversali

del Forum che comprendono architettura,

patrimonio, arti visive,

musica, turismo, biologia, pianificazione,

scienze sociali e umane, ingegneria

e conservazione, nonché

moda e design, tutti concepiti come

strumenti di dialogo e scambio

di esperienze nello sviluppo e nella

gestione territoriale e urbana, nel

rispetto del pianeta che condividiamo.

Le tematiche del forum sono le

seguenti:

• Viaggio per il dialogo

• Heritage for Planet Earth - Design

sostenibile: città, architettura, tecnologia

• Uso e mantenimento del patrimonio

materiale e immateriale

• Espressioni culturali dei luoghi

• Educazione e consapevolezza

Il Centro Studi e Incontri Internazionali

e il Movimento Life Beyond

Tourism lavorano in maniera sinergica

per far si che i princìpi etici di

Life Beyond Tourism, ideati e definiti

dalla Fondazione Romualdo Del

Bianco, si traducano in azioni concrete

che vadano a valorizzare i territori

attraverso le loro espressioni

culturali. In tal modo si vuole diffondere

una conoscenza delle realtà

locali a livello internazionale

grazie a una rete di contatti in oltre

11 Paesi nei 5 continenti. Aderire al

Movimento Life Beyond Tourism significa

entrare in contatto con tutti

gli affiliati e far parte di una rete

che vuole tutelare e salvaguardare i

territori.

Il Centro Studi e Incontri Internazionali

Con il proprio Istituto Internazionale Life Beyond Tourism e la Life Beyond

Tourism Edizioni con sede in Palazzo Coppini a Firenze promuove e organizza

attività didattica e formativa, servizi e appuntamenti per l’internazionalizzazione

delle aziende e gestione di eventi internazionali.

Per info:

055-284722

company@lifebeyondtourism.org

www.lifebeyondtourism.org

CENTRO STUDI E INCONTRI INTERNAZIONALI

41


Anteprima

Mostre

Uri De Beer

La catastrofe ambientale del pianeta Terra nelle

opere dell’artista israeliano prossimamente in

mostra alla Galleria Flori di Montecatini Terme

di Margherita Blonska Ciardi

L'artista israeliano Uri

De Beer (laurea in Architettura

conseguita a

Monaco e studi artistici all'accademia

di Dusseldorf) ha partecipato

alla scorsa edizione di

Aqvart a Venezia, dove ha presentato

i lavori dedicati alla città

lagunare e al problema dell’inquinamento

dei mari dovuto ai

rifiuti di plastica. Ha partecipato

diverse volte alla Biennale di Venezia

ed ha allestito alcune sue

installazioni nel parco urbano di

San Giuliano Veneto. I suoi lavori

più recenti parlano di surriscaldamento

globale, crescita

demografica fuori controllo seguita

dalla produzione sempre

maggiore di rifiuti impossibili

da smaltire. Nelle sue opere, realizzate

in 3D con programmi di

rendering, De Beer prova a immaginare

il futuro catastrofico

Space City, computer art

Equilibry of Space, computer art

del nostro pianeta a causa del

disastro ambientale. L’artista

è convinto che tutte le cose

materiali e immateriali siano

connesse e interagiscano

fra loro attraverso onde elettromagnetiche

uguali a quelle

che garantiscono l'equilibrio

fra i corpi celesti. Per questo

motivo nelle sue opere avviene

spesso la sovrapposizione

di forme arcaiche e scritture

geroglifiche ad immagini

di pianeti ed orbite spaziali. Di

recente i suoi lavori sono stati

presentati nel programma

televisivo Incontri con l’Arte

in onda su Toscana TV. Sarà

inoltre presente nella prossima

edizione di Contemporary

Art Meeting alla Galleria Flori

di Montecatini Terme e in diverse

aste internazionali.

42 URI DE BEER


Arte contemporanea

in Toscana

Fabiani Arte

Nata dalla passione per l’arte dei fratelli Piero e

Paolo, la casa d’aste montecatinese è un punto

di riferimento per collezionisti ed amanti del

contemporaneo in Italia e all’estero

di Margherita Blonska Ciardi / foto courtesy Fabiani Arte

La storia della casa d'aste Fabiani

Arte nasce dalla passione

per l'arte di due fratelli montecatinesi,

Paolo e Piero. Tutto ha avuto

inizio negli anni Settanta all’Hotel

Miramonti di proprietà della famiglia

Fabiani. Stavano ristrutturando l’albergo

e servivano dei quadri per abbellire

le pareti del ristorante. I due

fratelli andarono a Livorno per acquistare

le opere scegliendole con attenzione

e gusto, tanto che via via i

clienti del ristorante vollero comprarle.

Dopo quel primo viaggio dovettero

farne diversi altri a Livorno per soddisfare

le richieste dei clienti dell’albergo

che volevano acquistare quadri.

Erano i tempi del boom economico,

anni d’oro per artisti e collezionisti.

Nel tempo l'amore dei fratelli Fabiani

per l’arte è cresciuto ed ha coinvolto

anche altri membri della famiglia:

Alessandra, Paola e Roberto, figli di

Paolo, Manuela e Marco, figli di Piero.

Nel 2004 nasce ufficialmente la

casa d'aste per l'arte contemporanea

che porta il nome della famiglia. Oggi

la Fabiani Arte è entrata a far parte

di un importante circuito internazionale,

Art Price, ed è un punto di riferimento

per collezionisti ed amanti del

contemporaneo. Nella sede di Montecatini

Terme all’interno dell'Hotel

Miramonti vengono organizzate ben

cinque aste l’anno, documentate da

un catalogo e pubblicate online. Tra

le opere battute all’asta, figurano nomi

illustri come Giuseppe Chiari,Venturino

Venturi, Mario Schifano, Man

Ray, Mark Kostabi, Brian Donnelly ed

artisti emergenti come Stephanie Holznecht,

Jorge Goncalves, Susan Kerr

e molti altri. Nonostante l’attuale crisi

economica e in tempi non facili per il

mercato artistico, la Fabiani Arte è riuscita

a costruirsi negli anni una clientela

di fiducia, alla quale garantisce

acquisti sicuri e mirati che si possono

fare anche attraverso internet o al

telefono. Le prossime aste si terranno

a settembre e a dicembre e riguarderanno

l'arte contemporanea internazionale.

Per informazioni ed iscrizioni

visitare il sito: www.fabianiarte.com

Una battuta d'asta alla Fabiani Arte

Un particolare delle collezioni della Fabiani Arte

all'interno dell'Hotel Miramonti a Montecatini Terme

FABIANI ARTE 43


GRAN CAFFÈ SAN MARCO

Un locale nuovo e poliedrico, con orari che coprono tutto l'arco della giornata.

Perfetto sia per un pranzo di lavoro che per una cena romantica o per qualche

ricorrenza importante

Piazza San Marco 11/R - 50121 Firenze

+ 39 055 215833

www.grancaffesanmarco.it


Dimensione

Salute

La prudenza della terza età

Secondo uno studio della Yale School of Medicine,

all’origine della proverbiale cautela degli anziani si

nasconde una dimunizione della materia grigia

di Stefano Grifoni

La minor propensione a scelte

azzardate dipenderebbe

non dall’età ma dalla riduzione

del volume di materia grigia

della corteccia cerebrale. La materia

grigia è costituita dall'insieme

dei corpi delle cellule cerebrali

chiamate neuroni. La TAC del cervello

dimostrerebbe, infatti, cambiamenti

strutturali specialmente nella

regione della corteccia parietale posteriore

destra che nei più prudenti

sembrerebbe di dimensioni ridotte.

Con l'età che avanza, il numero di

neuroni diminuisce e sarebbe proprio

la perdita di cellule nervose in

quest’area a determinare la proverbiale

prudenza degli anziani ma non

la saggezza. Entro i prossimi 30 anni

il numero di adulti sopra i 60 anni

nel mondo sorpasserà per la prima

di Daniela Pronestì

volta quello dei bambini. Capire come

un cervello maturo valuti i rischi,

sarà quindi essenziale per comprendere

le dinamiche economiche e sociali

del futuro. Le scelte si fanno in

pochi secondi e si scontano per tutta

la vita. Occorre sempre avere coraggio

e seguire il cuore.

L‘invecchiamento cerebrale è un

fenomeno fisiologico che consiste

in una diminuzione delle

funzionalità cerebrali. L’avanzare degli

anni genera, infatti, sia una riduzione

del numero e del volume delle

cellule nervose sia della morfologia e

della quantità delle sinapsi che consentono

la comunicazione delle cellule

del sistema nervoso tra loro e con

altre cellule. Dopo i 70 anni si possono

perdere fino a 100.000 neuroni

ogni giorno. Le cause sono sia genetiche

(predisposizione alla comparsa

di malattie a carico del sistema nervoso)

che legate allo stile di vita (alimentazione

poco sana, fumo, abuso

di alcol e vita sedentaria) e alla socialità

(leggere poco, non coltivare interessi

e relazioni con gli altri). Tra i

sintomi dell’invecchiamento cerebrale

si verifica, ad esempio, la perdita di

memoria a breve termine. Nei casi più

gravi, si può arrivare all'insorgenza di

malattie come l'Alzheimer o il morbo

di Parkinson.

Stefano

Grifoni

Nato a Firenze nel 1954, Stefano Grifoni è direttore del reparto di Medicina e Chirurgia di Urgenza del Pronto Soccorso

dell’Ospedale di Careggi e sempre presso la stessa struttura è direttore del Centro di Riferimento Regionale

Toscano per la Diagnosi e la Terapia d’Urgenza della Malattia Tromboembolica Venosa. Ha condotto numerosi

studi nel campo della medicina interna, della cardiologia, della malattie del SNC e delle malattie respiratorie e nell’ambito

della medicina di urgenza. Membro del consiglio Nazionale della Società Italiana di Medicina di Emergenza-Urgenza,

è vice presidente dell’associazione per il soccorso di bambini con malattie oncologiche cerebrali Tutti per Guglielmo e

membro tecnico dell’associazione Amici del Pronto Soccorso con sede a Firenze. Ha pubblicato oltre 160 articoli su riviste

nazionali e internazionali nel settore della medicina interna e della medicina di urgenza e numerosi testi scientifici

sullo stesso argomento. Da molti anni collabora con RAI TRE Regione Toscana nell’ambito di programmi di medicina,

con il quotidiano La Nazione e da tre anni tiene una trasmissione radiofonica quotidiana sulla salute.

TERZA ETÀ E MATERIA GRIGIA 45


La galleria d'arte "Il Quadrivio" ospita mostre destinate a

vari eventi artistici ed altre manifestazioni culturali

Il Quadrivio - Galleria d’Arte - Viale Sonnino 100 - Grosseto

www.galleriailquadrivio.it

info@galleriailquadrivio.it

patrizia.zuccherini@alice.it

+ 39 339. 2357824


Letterati stranieri in

Toscana

Edward Morgan Forster

Autore del celebre romanzo Camera con vista ambientato a

Firenze, soggiornò più volte nel capoluogo toscano mettendo

a confronto il moralismo inglese con la spontaneità italiana

di Massimo De Francesco

Edward Morgan Forster, romanziere,

saggista e critico letterario

e sociale, nasce a Marylebone,

Londra, il 1° gennaio 1879 da famiglia

borghese colta e liberale, unico figlio di

Llewellyn “Eddie” Forster, architetto, e

Alice “Lily” Whichelo, di origini spagnole.

La prematura scomparsa del padre

a causa della tubercolosi non lascia altra

scelta alla ventiqattrenne madre che

quella di divenire capo famiglia e occuparsi

del piccolo Morgan, o “Morgie”,

ereditando dal defunto marito e dalla

zia di quest’ultimo una cifra grazie alla

quale nel 1883 si trasferiscono a Rooksnest,

nel Hertfordshire, dove crea un

forte legame con la madre. Nel 1890 il

giovanissimo Morgan entra in collegio

presso la Kent House, trasferendosi poi

con la madre a Tonbridge, potendo così

frequentare la scuola solo di giorno. Gli

vengono riconosciuti premi saggistici

per le sue abilità letterarie con il latino

e l’inglese e nell’autunno del 1897

si trasferisce al King’s College di Cambridge,

noto per la sua reputazione di

università radicale e attenzione ai valori

e agli interessi degli esseri umani. Nel

1900 consegue la Classics Tripos, ovvero

la laurea triennale, dopo la quale

decide di continuare il suo percorso per

un altro anno, collaborando con la rivista

universitaria Basileon e iniziando

a scrivere il romanzo Nottingham Lace

nel 1901, che abbandona poco dopo.

Lo stesso anno parte per il continente

con la madre. Arrivano a Firenze a fine

ottobre, dimorando brevemente presso

la Pensione Bonciani in via de' Panzani,

spostandosi poi al numero 2 di Lungarno

alle Grazie presso la Pensione Simi

(chiamato poi Hotel Jennings Riccioli),

esaudendo il desiderio della madre di

avere un “affaccio sull’Arno”, luogo che

diventerà la Pensione Bertolini nel suo

celebre romanzo Camera con vista, che

pubblica a Londra nel 1908. Qui Forster

narra i contrasti di

cui è testimone durante

i suoi soggiorni fiorentini

(1901, 1902 e 1903),

tra i costumi “abbottonati”

e moralistici inglesi

e la spontaneità e il calore

degli italiani, usando

Lucy Honeychurch,

la protagonista, come

suo surrogato. Il romanzo

si adatterà al successo

cinematografico del

regista statunitense James

Ivory nel 1986, girato

però presso l’Hotel

Quisisana in Lungarno

degli Archibusieri. Dopo

un breve soggiorno in

Italia settentrionale e in

Austria, Forster e la madre

fanno ritorno a Londra

nell’ottobre del 1902.

Egli partirà per un viaggio

in Grecia con tre suoi

compagni di università

lo stesso anno, viaggio a

cui fanno seguito ulteriori

esperienze come la sua breve permanenza

in Germania. «L’Italia - afferma

Forster parlando della sua permanenza

nella penisola - forzò l’ispirazione

a scrivere nella mia mente, quasi con

forza fisica, e mi fece iniziare il mio

percorso di romanziere». Sempre ispirandosi

all’Italia pubblica la sua prima

opera nel 1905, Monteriano: dove gli

angeli temono di mettere piede, interamente

basata sulla città di San Gimignano.

Alti romanzi sono Il Momento

Eterno, concepito a Cortina d’Ampezzo,

che esce per la prima volta nel’estate

del 1905, e Maurice, pubblicato postumo

nel 1971 essendo l’opera nella

quale egli tratta liberamente le relazioni

affettive omosessuali, scritto che non

desidera divulgare in quanto memore

Edward Morgan Forster

di ciò che questo tema ha già causato

all’irlandese Oscar Wilde. A seguito

del suo viaggio in India nel 1912

inizia la stesura di Passaggio in India,

che pubblica nel 1924 e che, insieme

a Casa Howard del 1910, lo consacra

nel novero dei grandi scrittori inglesi.

L’autore non teme di mostrare la sua

coscienza liberale, a tal punto da protestare

nel 1928 per la messa al bando

del romanzo Il Pozzo della Solitudine di

Marguerite Radclyffe Hall, di tematica

apertamente lesbica. Nel 1946 torna a

Cambridge, a seguito della morte della

madre avvenuta l’anno precedente, dove

vive fino al maggio del 1970, quando

è colpito da un forte ictus. Verrà trasferito

a Coventry dove muore il 7 giugno

dello stesso anno.

EDWARD MORGAN FORSTER

47


Speciale

Pistoia

Fondazione Pistoia Musei

Quattro sedi espositive per ripercorrere con mostre

temporanee e collezioni permanenti la storia

artistica della città dalle origini al Novecento

di Laura Belli

Fondazione Pistoia Musei è un sistema

museale promosso recentemente

da Fondazione Caript

che si pone, sotto la direzione scientifica

di Philip Rylands (direttore emerito

della Collezione Peggy Guggenheim

a Venezia), l’obiettivo di raccontare la

città, dalle sue origini fino alle vicende

artistiche del Novecento, con un programma

espositivo internazionale, di

ampio respiro e con un’attenzione particolare

all’arte moderna e contemporanea.

Sono quattro le sedi espositive

- Palazzo de’ Rossi, Palazzo Buontalenti,

Antico Palazzo dei Vescovi e San

Salvatore - tutte situate nel cuore del

centro storico della città. Al Palazzo

Buontalenti è ora in corso la mostra Italia

Moderna 1945-1975. Dalla Ricostruzione

alla Contestazione. Con oltre 150

opere, tutte selezionate dalle collezioni

di Intesa Sanpaolo, l’esposizione punta

a mostrare il complesso tessuto artistico

italiano in uno dei periodi di trasformazione

del paese tra i più fecondi. La

“Ricostruzione” e la “Contestazione”

non sono, infatti, solo due poli cronologici

entro cui si muove l’idea della modernità

declinata alla maniera italiana,

ma sono due indicazioni culturali, mostrano

già un arco di sviluppo d’idee e

di costumi che hanno portato l’Italia alla

ribalta internazionale, sia come economia

che come cultura. Per questo le

intenzioni del curatore Marco Meneguzzo

sono quelle di evidenziare il clima e

l’atmosfera di quel periodo e la conseguente

necessità di trovare “nuovi modelli

a cui appellarsi, da fare propri”.

La mostra è suddivisa in due parti. La

prima parte, visibile dal 18 aprile al 25

agosto 2019 e intitolata Le macerie e la

speranza, racconta l’ambiente artistico

in un periodo di trasformazione del paese.

La seconda parte, dal 13 settembre

al 17 novembre 2019 e intitolata Il

benessere e la crisi, renderà evidente

la rottura con il passato e s’incentrerà,

come fulcro cronologico, sul 1960. Al

Palazzo de’ Rossi, dal 18 aprile 2019

al 19 aprile 2020, è in corso la mostra

Pistoia Novecento 1900-1945 che illustra

l’attività di artisti di belle speranze

e autentica motivazione poetica che,

pur partendo da una piccola città, avevano

l’ardimento di confrontarsi con i

grandi nomi dell’arte contemporanea

partecipando alle Biennali veneziane,

alle Triennali milanesi, alle Quadriennali

romane e a mostre in Italia e all’estero.

Il rinnovato percorso espositivo di

Palazzo de’ Rossi consente di percorrere

le vicende artistiche della prima metà

del Novecento, attraverso le opere dello

scultore simbolista Andrea Lippi, del

pittore futurista Mario Nannini, del giovane

Marino Marini, di molti pittori pistoiesi

affermatisi fra le due guerre e di

pittori legati alla città come Galileo Chini

autore delle decorazioni del Palazzo

della Cassa di Risparmio di Pistoia e

Pescia. Oltre alle due sedi precedentemente

citate, sono da ricordare, come

facenti parte della Fondazione Pistoia

Musei, il Palazzo dei Vescovi con le ricchezze

artistiche che custodisce stabilmente

come il percorso archeologico,

gli spazi dedicati al Museo della Cattedrale

di San Zeno, le tempere murali di

Giovanni Boldini provenienti da un salottino

di Villa La Falconiera (Collegigliato,

Pistoia), la collezione Bigongiari,

la più importante al mondo per conoscere

il Seicento fiorentino e il meraviglioso

Arazzo Millefiori. Per completare

le quattro sedi museali verrà inaugurato

a settembre 2019 il Museo di San Salvatore,

piccolo e prezioso, che racconta

la storia della città alla luce di nuovi

scavi, nuove scoperte, nuovi linguaggi

e interazioni digitali.

Una panoramica della mostra Pistoia Novecento 1900 - 1945 in corso a Palazzo de' Rossi (foto

courtesy Artribune)

ARTE DEL NOVECENTO A PISTOIA

49


Anteprima

Mostre

Laura Muolo

L’artista riminese protagonista di una personale in

corso dal 28 settembre al 13 ottobre al Terme Beach

Resort di Ravenna

di Carlo Colombo Calabria

L’immagine dell’artista e il significato

delle sue “finzioni”

suggeriscono, nell’opera

di Laura Muolo, di eludere i modelli

classici per meglio far emergere la

sua geniale capacità artistica, inquadrandola

nella nostra epoca storica.

Su questa linea mi parrebbe di mascherare,

con le ormai stereotipate

formule della critica d’arte, la sua

personalità incline alla rappresentazione

di una “romanza del soave”.

La mia linea non è né saggia né psicanalitica

ma “anatomica”; singolare

forma di osservazione intima dell’opera

d’arte di Laura Muolo, che ne

coglie la commistione di spirito profondo

e sogno. Di Laura, che nelle

sue opere implica un nostro coinvolgimento

emozionale, apprezziamo

l’idea amorosa dell’Essere verso

ogni altro Essere della natura. Quel

reale favoloso che l’artista ci mostra

parrebbe fatto di cose elementari, e

lei invece di accantonarle come banali,

le rende protagoniste di un teatro

dei sentimenti umani, elevando

a novità espressiva il gusto sottile

della bellezza, il melodramma intimo

del cuore. Lei è dentro ogni sua

opera e spinge noi che l’osserviamo

ad inoltrarci in una concezione

più complessa dello spirito fanciullesco.

La sua creatività cela ciò che

il suo spirito profondo graficamente

rivela. La vediamo come una rosa

reggere lo stelo dell’esistenza; è

la grazia che si dona in soave raccoglimento

attraverso il segreto dei

fiori. Nelle sue opere si avverte sempre

il bisogno di chiarire e affermare

la posizione dell’io nel desiderio di

bellezza. E’ nell’osservare ogni sua

opera che Laura Muolo ci permette

di afferrare per un attimo quel “reale”

che si presenta come meraviglio-

Al di là dei sogni, pastello su pastelmat, cm 50x70

50

LAURA MUOLO


sa delizia e altrettanto meravigliosa

inquietudine. Ha un’umanità soave

Laura Muolo, artista che con la

sua sensibilità ci accompagna fin nel

profondo silenzioso biancore della

tela. Ci tiene sospesi nell’arena calda

del suo dipinto, tra gli urli colorati

degli spalti e la bufera drammatica

dei sensi. Tutti in attesa, tra il silenzio

e il grido, fermi nell’eleganza velata

e svelata dei suoi dipinti, nella

silenziosa armonia anatomica della

finzione. Ogni suo dipinto reca memoria

di una raffinata sensibilità poetica

e ci rammenta il timore della

rosa che si concede ai saccheggi dei

nostri sguardi per amore del bello.

Tra sogno e realtà

28 settembre – 13 ottobre 2019

Mostra personale di Laura Muolo

A cura di Andrea Pietro Petralia

+ 39 3388556129

arteevacanze@gmail.com

Utopia di un sogno, olio su tela, cm 50x70

Suggestioni temporali, olio su tela, cm 90x60

Il codice di cronos, olio su tela, cm 50x70

LAURA MUOLO 51


L’avvocato

Risponde

Il Made in Italy torna in Italia

Dalla delocalizzazione all’attuale tendenza

del Reshoring

di Fabrizio Borghini

Gli elementi fondanti il concetto di

Made in Italy traggono origine da

un insieme complesso di valori,

grazie ai quali il prodotto italiano gode

di un grande appeal nell’agone del mercato

globale. La storia, l’arte e l’architettura

create nei secoli, la cultura e l’eleganza,

le bellezze paesaggistiche del nostro paese

fanno sì che i nostri prodotti siano contraddistinti

da una competenza produttiva

artigianale certamente unica. Dopo molti

anni di delocalizzazione selvaggia alla ricerca

della massimizzazione dei profitti va

registrata l’attuale e positiva tendenza al

cd. Reshoring, ovvero il rientro in Italia di

produzioni che tornano ad essere autenticamente

italiane. Ne parliamo con uno dei

più autorevoli esperti italiani in diritto industriale:

Aldo Fittante, titolare dello studio

legale omonimo con sede a Firenze e varie

partnerships nel mondo, docente in Diritto

della Proprietà Industriale presso l’Ateneo

fiorentino ed autore di molte pubblicazioni

dedicate alla materia, tra le quali la più

recente è la monografia Brand, Industrial

Design e Made in Italy: la tutela giuridica

edita da Giuffrè Editore e alla sua 2^ edizione

nel 2017.

Qual è la chiave del grande successo

nel mondo del prodotto italiano?

Il nostro paese gode di un importante

prestigio mondiale in svariati settori merceologici

che fungono da pilastri per la

costruzione di una fama oramai riconosciuta

a livello globale dai consumatori

di tutti i paesi. In ragione di ciò, il marchio

Made in Italy, così come apposto su

di un qualsiasi prodotto o servizio italiano,

trascende ormai il mero concetto di

provenienza geografica o di indicazione

d'origine, per aggiungere allo stesso una

portata simbolica, connotativa ed evocativa

che va a qualificare e valorizzare in

modo specifico il singolo prodotto o servizio,

aumentandone in modo esponenziale

l'appetibilità commerciale.

Quali sono i settori nei quali è maggiormente

affermato il Made in Italy?

I campi principali in cui il concetto

si è sviluppato, ha trovato consolidamento

e valorizzazione, ovvero in

cui il livello di competenza produttiva

e la qualità del prodotto o servizio

hanno permesso alle singole realtà

produttive italiane di affermarsi quale

leader indiscussi dei settori di operatività,

sono storicamente individuabili

in quelli legati all'alta moda, all'arredo,

all'agroalimentare e alla meccanica di

precisione. Qualità connotanti i diversi

settori sono individuabili nell’elevata

qualità del prodotto finito e nella

competenza artigianale del processo

produttivo, elementi che, in prima evidenza,

vanno a contrapporsi in maniera

forte alla dicotomia che caratterizza

invece il mercato ormai globalizzato,

ossia produzione di massa/qualità

standardizzata.

Due immagini della 57ª edizione del Salone del Mobile 2019 a Milano, manifestazione emblematica dell'eccellenza del Made in Italy nel mondo

52

MADE IN ITALY


Le imprese italiane sanno valorizzare

adeguatamente il Made in Italy?

A tal proposito mi sento di dover registrare

un trend positivo. Dopo molti

anni di delocalizzazione selvaggia

alla ricerca della massimizzazione dei

profitti – a tutto scapito di qualità del

prodotto ed artigianalità delle produzioni

– va registrata una tendenza

in senso opposto, certamente da

salutare con particolare favore. Mi

riferisco al recente fenomeno del cosiddetto

Reshoring: trattasi del mo-

vimento contrario e successivo alla

delocalizzazione produttiva, ovvero il

rientro in Italia di produzioni che –

originariamente svolte nel nostro paese

e successivamente delocalizzate

altrove nell’ottica del profitto – tornano

in tal modo al paese d'origine.

Perché il Reshoring lascia ben sperare

per il futuro della nostra economia?

La recente tendenza al Reshoring dimostra

che le imprese italiane han-

no esattamente compreso come

il concetto di Made in Italy sia valore

aggiunto e un asset competitivo

assolutamente irrinunciabile, in

tal senso radicandosi nuovamente

nel paese che ha permesso loro di

essere ciò che sono. E’ di tutta evidenza

infatti che in tal modo viene

ristabilita una origine autenticamente

italiana che – anche agli occhi di

un consumatore sempre più attento

all’origine e provenienza dei prodotti

– è certamente la nostra più grande

ricchezza.

Aldo

Fittante

Avvocato in Firenze e Bruxelles, docente in Diritto della Proprietà Industriale

e ricercatore Università degli Studi di Firenze, già consulente

della “Commissione Parlamentare di Inchiesta sui Fenomeni

della Contraffazione e della Pirateria in Campo Commerciale” della Camera

dei Deputati.

www.studiolegalefittante.it

MADE IN ITALY

53


Eventi in

Toscana

Artisti a Vinci per Leonardo

I 500 anni dalla morte di Leonardo e il 50° anniversario

dello sbarco sulla luna sono i temi della mostra itinerante

promossa dall’associazione Artisti Liberi Indipendenti

di Claudio Caioli / foto courtesy ALI

Per il quarto anno consecutivo

il gruppo ALI (Artisti Liberi

Indipendenti) con sede a

Murlo (Siena) ha organizzato per i

propri soci una mostra itinerante a

tema. Dopo le mostre dedicate al 70°

anniversario della Repubblica Italiana,

a Don Lorenzo Milani e agli anni

Sessanta / Settanta, quest'anno il

soggetto è stato il cinquecentenario

della morte di Leonardo da Vinci e il

cinquantesimo anniversario dell'allunaggio

della navicella Apollo 11.

La mostra ha avuto come prima tappa

la bellissima abbazia di San Galgano.

Si è poi spostata al Circolo Arti

Figurative Il Ghibellino in piazza Degli

Uberti ad Empoli per poi approdare,

dal 1° al 21 luglio, a Vinci, città

natale del grande genio. I cinquantaquattro

artisti partecipanti hanno

esposto le loro opere nella Palazzina

Uzielli sede del Museo Leonardiano,

riscuotendo grande successo di

pubblico. La mostra in questa sede

è stata curata da Claudio Caioli per

conto dell'associazione ALI. Durante

il vernissage lo scrittore fiorentino

Luca Giannelli ha presentato il suo

libro-agenda Leonardo il genio universale.

Nei prossimi mesi la mostra

si sposterà in altre località della Toscana

per poi concludersi nel mese

di dicembre.

La copertina del libro - agenda presentato

da Luca Giannelli durante

l'inaugurazione della mostra a Vinci

Foto di gruppo di alcuni degli artisti partecipanti

54

OMAGGIO A LEONARDO


Eventi in

Toscana

Parco Libera Tutti

Inaugurato lo scorso 29 giugno a Certaldo, è nato per

essere luogo di aggregazione della comunità con

iniziative culturali e ricreative per bambini e adulti

di Serena Gelli

La cerimonia di apertura del parco (foto courtesy GoNews)

Lo scorso 29 giugno è stato

inaugurato a Certaldo il primo

lotto del Parco Libera Tutti,

una vasta area con finalità culturali

e ricreative voluta dal Comune con il

contributo anche economico dei cittadini.

E’ stato il sindaco di Certaldo,

Giacomo Cucini, a chiarire le finalità

dell’iniziativa: «Siamo felici di avere

inaugurato il Parco Libera Tutti - ha

affermato - destinato ad accogliere

l’intera comunità, dai bambini agli anziani.

Sono orgoglioso di rappresentare

questa comunità di cittadini che

lo ha fortemente voluto e progettato,

contribuendo anche finanziariamente

alla sua realizzazione». Durante la

giornata inaugurale sono state rese

note le attività promosse dal tavolo

permanente per il Parco Libera Tutti.

Tra queste ricordiamo: Pit stop dei

giocattoli, ovvero ripuliamo e ripariamo

i giocattoli dei bauli del Parco Libera

Tutti!, evento svoltosi sabato 6

luglio a cura di SPI CGIL e dell’ associazione

Elitropia; RitmiAmo, laboratorio

di movimento creativo gratuito e

aperto a tutti, nei giorni 11 e 18 settembre

dalle 18,30, a cura di Kineses

e Misericordia di Certaldo, che

propongono anche laboratori di orticoltura

nelle vasche rialzate, laboratori

musicali di costruzione degli

strumenti, lezioni di yoga e qi gong.

Nel parco si terranno inoltre: letture

ad alta voce per bambini da 0 a 6 anni,

Uno dei laboratori di lettura per bambini (foto courtesy Valdelsa.net)

una volta al mese nei mesi di luglio,

settembre e ottobre, a cura di Nati per

Leggere (Toscana); laboratori di aromaterapia

e di pet therapy a cura de

L’isola di Bau; laboratori di manipolazione

per bambini da 0 a 6 anni a cura

della cooperativa Arca; letture animate

per bambini da 4 a 9 anni a cura di

Promocultura; ginnastica per il risveglio

muscolare, lezioni di yoga e ballo

a cura delle associazioni MuoviME

e Mamme in forma; progetto di scambio

intergenerazionale Orto inclusivo,

a cura di Cooperativa Minerva, in

collaborazione con Progetto la mente

serve a tavola e con le associazioni

Croce Rossa Italiana, Papà Gambalunga

onlus, SPI CGIL, Misericordia

di Certaldo, Auser e Nati per leggere.

UN POLO CULTURALE EN PLEIN AIR

55


B&B Hotels

Italia

Sesta tappa del B&B Hotels Road Trip:

Palermo, città tra arte e folklore

di Francesca Vivaldi

Per questa tappa non potevo non

provare la novità firmata B&B Hotels,

il B&B Hotel Palermo Quattro

Canti. Un gioiellino nel cuore della vecchia

Palermo, affacciato sull’incantevole Piazza

della Vergogna. Decido di fare colazione

in hotel (nonostante la Sicilia sia nota

per le sue delizie). Salgo all’ultimo piano

e mi si apre uno spettacolo indescrivibile.

Una vista a 360° sui tetti e le cupole di

Palermo. Un’emozione che ancora oggi mi

fa tornare la pelle d’oca. Una delle colazioni

con vista migliori della mia vita. Dopo

uno sguardo dall’alto, decido di immergermi

in questa città ricca di contrasti e particolarità.

Sono sempre stata appassionata

di mercati e non potevo di certo perdermi

la Vucciria e Ballarò. Un tripudio di colori,

voci e odori che mi hanno riempito gli occhi

e il cuore. Tripudio di folklore proseguito

fino a sera con gli storici festeggiamenti

dedicati a Santa Rosalia. Palermo, una città

magica dai molteplici volti che accoglie

e stupisce, affascina e fa emozionare.

56 PALERMO


B&B Hotels

Destinazioni, design, prezzo. B&B

Hotels unisce il calore e l’attenzione

di una gestione di tipo familiare

all’offerta tipica di una grande

catena d’alberghi. Un’ospitalità di qualità

a prezzi contenuti e competitivi, senza

fronzoli ma con una forte attenzione ai

servizi. 36 hotel in Italia. Camere dal design

moderno e funzionale con bagno

spazioso e soffione XL, Wi-Fi in fibra fino

a 200Mega, TV 40”con canali Sky e

satellitari di sport, cinema e informazione

gratuiti. Inoltre, grazie ad una partnership

esclusiva con Samsung, nei B&B

Hotels sono presenti Smart TV che offrono

un servizio di e-concierge per scoprire

la città a 360°. Vivi l’Italia come mai

avevi fatto prima. E’ questo il momento

di viaggiare.

hotelbb.com

PALERMO

57


Eccellenze toscane

in Cina

A cura di

Michele Taccetti

L’eccellenza dell’azienda

aretina Viapiana, specializzata

nell’abbigliamento maschile,

sbarca in Cina

Un marchio che da oltre vent’anni

è presente sul mercato italiano

con 12 punti vendita di

proprietà gestiti direttamente. Viapiana

rappresenta la continuità con quella

lunga tradizione manifatturiera di confezioni

uomo sviluppata nell’area dell’aretino

con il gruppo Lebole e nota in tutto

il mondo. La proprietà produce tre linee:

una giovane, una classica e una da cerimonia.

Tutte sono contraddistinte da un

ottimo rapporto qualità prezzo. I tessuti

sono di alta qualità e quasi tutti biellesi,

la manifattura è curata. Interessante

la linea cerimonia dove il prezzo rende

altamente competitiva l’offerta. La produzione

è quasi tutta Made in Italy. Tuttavia,

come ormai tutte le più importanti

aziende di moda mondiale, ci sono linee

prodotte o assemblate all’estero laddove

i costi di produzione sono molto bassi

e le strategie di logistica più convenienti.

L’esperienza del titolare ha portato ad

una selezione dei fabbricanti esteri individuandone

pochissimi, ma di altissima

qualità per la lavorazione La lunga esperienza

nel settore fa sì che la proprietà

segua da vicino anche quella parte di

produzione estera affinché emerga stile

e vestibilità tipico del marchio Viapiana.

I tessuti sono rigorosamente e sempre

Made in Italy. Il brand e la qualità vengono

apprezzati anche da associazioni

ed enti che hanno scelto Viapiana per le

loro divise, fra queste: il Torino calcio,

Poltrone&Sofa e l’AIS Italia. Uno degli

aspetti più interessanti dell’azienda Viapiana

è sicuramente la visibilità nei punti

vendita. La politica di aprire e gestire direttamente

propri punti vendita permette

di sviluppare il marchio e le vendite con

più facilità. Questa scelta aziendale rappresenta

sicuramente un impegno sia in

termini finanziari che di risorse umane

non indifferente, ma dimostra la volontà

di Viapiana di essere sempre più vicino

al consumatore. La gestione diretta

dei punti vendita non esclude lo sviluppo

della rete di vendita in franchising,

anzi, rende quest’operazione ancora più

credibile per chi vuole investire sul marchio

Viapiana. I punti vendita sono di varie

metrature, da 20 mq (Pistoia) a 500

mq (Bologna) e sono collocati sia in città

grandi e turistiche (ad esempio Firenze,

Torino, Bologna), sia in città

più piccole ma commercialmente

importanti

(come Sassuolo,

Cesena, Ravenna).

Da rilevare

l’importante

spazio di 500

mq nell’area

all’ingrosso

della periferia

bolognese.

A questi

si aggiunge

un negozio

online per

e-commerce.

I vari

format dei

punti vendita

sono

studiati e

collocati per

diverso tipo

di clientela e

città e testimoniano la flessibilità

aziendale nel retail e soprattutto

l’attenzione a tenere continuamente

monitorato il mercato. L'insieme

di tutti questi fattori hanno suscitato

l’interesse del mercato cinese.

Lo stile e la vestibilità del prodotto,

l’ottimo rapporto qualità/prezzo,

la linea, i punti vendita diretti sparsi

in Italia, il rapporto diretto e facile

con la proprietà, la velocità nelle forniture

sono tutti elementi che han-

58

VIAPIANA ABBIGLIAMENTO


no incuriosito ed avvicinato con molto

interesse l’interlocutore cinese in occasione

della prima esperienza fieristica in

Cina avvenuta lo scorso fine maggio a

Pechino in occasione della CIFTIS 2019

organizzato dal Movimento Life Beyond

Tourism (https://www.lifebeyondtourism.org/it/events/china-beijing-international-fair-for-trade-in-services-2019)

con la stretta collaborazione dell’ufficio

China 2000 di Pechino. I visitatori accorsi

hanno mostrato interesse per la

linea Viapiana. Molte sono le collaborazioni

che stanno partendo sia per quanto

riguarda partners interessati ad aprire

punti vendita in Cina sia da parte di interlocutori

cinesi interessati a sviluppare

una linea produttiva appositamente

studiata per quel paese. Il 2019 sarà

soprattutto impiegato in Cina per creare

e valorizzare il marchio Viapiana anche

attraverso lo studio per l’apertura di

un flag shop in una città rappresentativa

della Cina. Nel frattempo le collezioni

Viapiana saranno visibili nelle sedi China

2000 di Pechino e Shanghai al fine di

presentare i prodotti al mercato e mettere

a punto la linea più idonea da inserire

nei punti vendita. Viapiana è un’azienda

che dopo una lunga e consolidata esperienza

in Italia guarda con decisione ai

mercati internazionali. Per questa attività

ha deciso di affidarsi ad esperti di mercato

che possano affiancarli in questo

percorso. La Cina rappresenta un mercato

complesso, competitivo e lontano,

ma i numeri e le potenzialità sono uniche

rispetto ad altri mercati. Un’azienda

che vuole espandersi all’estero non può

quindi trascurare la Cina. Maria Weber,

nota sinologa, scriveva:«La Cina non è

per tutti». Ed aveva ragione! La Cina è

alla ricerca di collaborazioni con imprenditori

attenti, esperti ed aperti al dialogo,

Alcuni modelli Viapiana

Il negozio Viapiana a Firenze in via dell'Ariento 19

prima ancora di cercare prodotti vincenti.

Per questo anche un mercato come

l’abbigliamento uomo, forse quello con

più alta concorrenza in Cina, può rappresentare

una seria opportunità per quelle

aziende come Viapiana, ben strutturate

ed organizzate, che hanno alla guida imprenditori

capaci e coraggiosi.

VIAPIANA S.r.l.

Via Setteponti Levante n. 71/73

Fraz. San Giustino Valdarno

52024 Loro Ciuffenna (AR)

+ 39 055 977181

www.viapiana.it

Viapiana Abbigliamento

Michele

Taccetti

Laureato in Scienze Politiche con una tesi sugli scambi economici tra Italia

e Cina ed erede della propria famiglia, operante con il grande paese

asiatico fin dal 1946, assiste da oltre un ventennio le aziende italiane interessate

ad aprire il mercato cinese in vari settori merceologici e, in particolare,

alla promozione del Made in Toscana in Cina. Svolge attività di formazione in materia

di Marketing ed Internazionalizzazione ed è consulente per il Ministero dello

Sviluppo Economico.

Per info:

michele.taccetti@china2000.it

China 2000 srl

@Michele Taccetti

taccetti_dr_michele

Michele Taccetti

VIAPIANA ABBIGLIAMENTO

59


Architettura

del gusto

Il “Podere La Villa” di Ilaria Tachis

Un’eccellenza nel Chianti Classico

di Elena Maria Petrini / foto courtesy dell’azienda e Paolo Barni (New Media Design)

Tra le dolci colline di San Casciano

in Val di Pesa, in un borgo d’impianto

alto medievale denominato

nelle antiche carte “Casavecchia”, nasce

il Podere La Villa, azienda agricola della

famiglia Tachis costituita da un antico

casale e da 11 ettari di terra, di cui 7

a vigneto e i rimanenti a bosco, ulivi, laghetto

e fonte naturale. L’azienda nasce

nel 2003 quando Giacomo Tachis rileva

una vigna di un ettaro e mezzo insieme

alla casa e nel 2007 inaugura, in occasione

della nascita del nipote Riccardo,

con la prima annata di produzione del vino

denominato Pargolo, un IGT prodotto

da uve Sangiovese e Merlot che veniva

vinificato nelle cantine del Castello di

Rampolla a Panzano e che poi diventerà

l’attuale Chianti Classico. Nel 2013 vengono

acquistati altri cinque ettari e mezzo

dove verranno messi a regime vigneti

da uve Sangiovese, Merlot e Cabernet

Sauvignon, sotto la regia di Ilaria Tachis

che, affiancata dal marito Raffaele D’Amico

e coadiuvata dall’enologo Alessandro

Cellai, ha tra i progetti futuri il restauro

di una vecchia tinaia da adibire a nuova

cantina di vinificazione, la riorganizzazione

del laghetto e quella di alcune vigne da

trasformare con impianti a “Guyot”, oltre

alla coltivazione di canapa. Parliamo della

famiglia Tachis e in particolare di Giacomo,

padre di Ilaria, tra i numeri uno

dell’enologia italiana ed internazionale

che ha contribuito alla riqualificazione

del vino italiano nel mondo. Direttore

tecnico di Antinori per oltre trent'anni e

membro dell'Accademia dei Georgofili,

prestigioso collaboratore di riviste del

settore vitivinicolo, è noto per aver creato

3 fra i vini "super tuscan" più apprezzati

nel mondo: il Sassicaia, il Tignanello e

il Solaia che hanno reso famosa la costa

toscana ma soprattutto Bolgheri. Scelte

sempre innovative per il suo tempo, come

quelle sulle specifiche del territorio

per il Chianti Classico, utilizzando la fermentazione

malolattica e usando barriques

per le fasi di affinamento, e sempre

molto attento alla scelta dei vasi vinari.

Impegnato anche nella creazione e promozione

di altri vini italiani, come Turriga

e San Leonardo, e altri sardi, siciliani e

marchigiani. L’azienda ospita anche l’attività

agrituristica che consente esperienze

multisensoriali uniche attraverso passeggiate

tra i vigneti e gli ulivi fino ad arri-

Le etichette dei vini Giacomo (2015) e Pargolo

60

PODERE LA VILLA


Una panoramica della vigna del Podere La Villa

vare alla fonte d’acqua “del Sette”, che

rifornisce l’azienda e la sua piscina, e al

delizioso laghetto di fondovalle per un relax

fresco e meditativo dove fanno visita

anche daini, lepri, fagiani ed altri animali

selvatici. L’apoteosi si raggiunge con la

degustazione dei due vini dell’azienda: il

Pargolo 2016, un Chianti Classico da uve

Sangiovese e Merlot che Ilaria ha dedicato

al marito Raffaele e ai figli Riccardo e

Nicoló, si presenta di colore rosso rubino

con sfumature violacee; al naso un ampio

bouquet di frutti a bacca rossa come

ciliegie, amarene ma anche il floreale della

violetta. Al palato è di buona struttura,

un’acidità ben equilibra, col finale deciso

e di grande piacevolezza; ottimo in abbinamento

ai piatti tipici toscani, ideale con

carne e selvaggina alla griglia, formaggi

stagionati e salumi. L’altro vino, Giacomo,

annata 2016 IGT Toscana, è ottenuto

da uve Merlot in purezza. La prima annata

è stata nel 2014. Si presenta col colore

rosso rubino; al naso aromi di frutta

come ciliegie, ribes, lamponi, prugne e

mirtilli con una leggera nota minerale.

Al palato è armonioso, con acidità equilibrata

e tannini vellutati. Ottimo in abbinamento

con piatti a base di sughi di carne,

oltre che con carni e selvaggina arrosto

e alla griglia. Interessante anche con formaggi

stagionati. Dedicato dalla figlia Ilaria

al padre Giacomo Tachis, che credeva

nella bellezza e nella forza della natura.

Pargolo

Az. Agr. Podere La Villa di Ilaria Tachis

www.podere-la-villa.com

info@podere-la-villa.com

Giacomo

PODERE LA VILLA 61


Architettura

del gusto

A Firenze la cerimonia di consegna

dell’Order of Merit per premiare il

perfetto barman

Testo e foto di Elena Maria Petrini

L'Ordine al Merito è un’onorificenza

istituita nel 1902 da re Edoardo

VII del Regno Unito come riconoscimento

per meriti speciali in diversi

campi tra cui quello letterario, scientifico,

artistico e culturale. Prendendo spunto

da questo riconoscimento, Danilo Bellucci,

Cavaliere Ufficiale della Repubblica,

presidente dell’omonima agenzia di

comunicazione di Milano e consulente

strategico di comunicazione ed organizzazione

eventi del Food&Beverage per

la Philip Morris Italia e per il bartending

(come 110 e Lode, Lady Drink ed altri),

ha ideato l’Order of Merit per premiare

le doti del perfetto barman, ovvero gentilezza,

attenzione, precisione, eleganza,

savoir faire, ma anche intelligenza, cultura,

duttilità, pazienza e classe. Nel 2019

la cerimonia di premiazione Order of Merit

si è svolta all'Officina Farmaceutica di

Santa Maria Novella a Firenze, alla presenza

di 13 barman italiani che si sono

distinti all’estero per professionalità e talento.

Questi i nomi dei premiati: Alan

Arrigo (Cantinetta Antinori, Montecarlo,

Principato di Monaco); Walter Bolzonella

(Hotel Cipriani, Venezia); Carlo Carlino

(Hotel Villa San Michele, Fiesole);

Giorgia Crea (Global Brand Ambassador,

Miami); Mario Da Como (Badrutt’s Palace

Hotel, St. Moritz); Luca di Francia (The

Westin Excelsior, Roma); Giorgio Fadda

(Vice Presidente IBA, Dro, TN); Carmine

Ferraro (The George e Design Hotels,

Amburgo); Carlo Pascu (Park Hyatt,

Maiorca); Luca Picchi (Gilli 1733, Firenze);

Michele Vetturini (Cahoots, Londra);

Vincenzo Zagaria (Il Baretto, Milano); Leonardo

Zanini (Bar Vendôme Hotel Ritz,

Parigi). Il Consiglio Direttivo era composto

da: Danilo Bellucci, Michele Di Carlo,

Giovanni Angelucci, Andrea Casta, Morgan

Bellucci, Alberto Lessana, Gianni

Bellandi, Paolo Baldini, Gabriella Modesti

e Silvano Evangelista; il Comitato d’Onore

ha visto la presenza di: Francesco

Alabrese per Luigi Bormioli; Patrizia Be-

retta per Campari Group; Maria Teresa

Branca per Branca; Marcello Bruschetti

per EVO+OdeV; Damiano De Crescenzo

per Planetaria Hotels; Roberto D’Ulzi

per Ora; Ornella Franco per Asti; Gianluca

Foà per Officina Profumo - Farmaceutica

Santa Maria Novella; Gabriele Giotti

per DìWine; Manuel Greco per Grey Goose

Vodka; Salvatore La Rocca; Fabrizio

Leuchi per Montenegro; Piero Luxardo

per Luxardo; Luigi Mondini per Calvisius;

Giorgio Pavan per Algenia; Camillo

Pisano per Persiani; Jacopo Poli per

Poli 1898; Paolo Raisa per Caffo Group;

Emanuela Russo per Giardini d’Amore;

Alessio Tessieri per Noalya; Stefano

Sessolo per Bonaventura Maschio; Fabio

Torretta per Compagnia Caraibi; altri

sponsor come Frerejean Frères, Acqua

San Carlo, Beluga, Ron Matusalem, Jose

Cuervo, Jack Daniel’s, Bitter Rouge!,

Gin Malfy, El Ron Prohibido. L’evento si

è concluso con una cena di gala al Resort

Ville sull’Arno.

Gli insigniti Order of Merit 2019 durante la cerimonia svoltasi all'Officina Profumo - Farmaceutica di Santa Maria Novella a Firenze

62

ORDER OF MERIT

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