La Toscana nuova ottobre 2019

toscanacultura

La Toscana nuova - Anno 2 - Numero 9 - Ottobre 2019 - Registrazione Tribunale di Firenze n. 6072 del 12-01-2018 - Iscriz. Roc. 30907. Euro 2. Poste Italiane SpA Spedizione in Abbonamento Postale D.L. 353/2003 (conv.in L 27/02/2004 n°46) art.1 comma 1 C1/FI/0074


presenta

LA NOSTRA

PROPOSTA DI

OTTOBRE

Per il mese di Ottobre FirenzeArt Gallery ha voluto rendere omaggio a Luca

Alinari. Nato il 23 ottobre 1973 a Firenze, inizialmente intraprende gli studi

di Lettere e Filosofia che lo porteranno ad avere una carriera da redattore di

riviste di narrativa e a lavorare anche nella televisione. Al 1969 risale la sua

prima personale alla galleria Inquadrature di Firenze, in questo periodo utilizza

collage e colori fluorescenti. Ma è dagli anni ottanta che ottiene i primi elogi

che lo porteranno a partecipare alla Biennale di Venezia e alla Quadriennale

di Roma. Da qui la sua arte si caratterizza di personaggi fantastici e paesaggi

immaginari che diventeranno il suo segno di riconoscimento.

La galleria degli Uffizi acquista il suo autoritratto esposto nel Corridoio

Vasariano nel 1999, facendolo diventare parte della sua collezione. Dieci anni

dopo, espone 45 opere al Beijin Today Art Museum di Pechino e al Centro per

l’Arte Contemporanea SunShine di Shanghai. Ci lascia il 15 Marzo 2019 a causa

della lunga malattia che stava affrontando.

Luca Alinari

Figure

1982

olio su tela

60 x 60 cm

FirenzeArt Gallery | Piazza Taddeo Gaddi 2/r, 50142 Firenze | Tel 055.224028 | www.firenzeart.it | info@firenzeart.it


D E S I G N E R

LUCIANO MANARA

www.manaradesign.it

info@manaradesign.it

055.435003

Firenze - Italy


Sommario ottobre 2019

Premio Internazionale

“Michelangelo Buonarroti”

5 ª Edizione

POESIA SINGOLA - Sezione A

LIBRO DI POESIA - Sezione B

RACCONTO - Sezione C

NARRATIVA - Sezione D

************************

PITTURA - Sezione E

SCULTURA - Sezione F

FOTOGRAFIA - Sezione G

Tutte le Opere Premiate

saranno inserite

nell’Antologia e nel Catalogo

della 5ª Edizione

del Premio Internazionale

Michelangelo Buonarroti

Scadenza Bando prorogata a

Giovedi 12 Ottobre 2019

ph. Aurelio Amendola

6 La natura da salvare nelle opere di Anna Cecchetti alle Oblate

8 A Palazzo Strozzi, l’avanguardia russa di Natalia Goncharova

9 Ansel Adams, maestro della fotografia naturalistica

13 A Firenze, la presentazione del libro Fotografi in Toscana 2019

14 Le geometrie di Roberto Demarchi al Convitto della Calza

16 Metafisica e surrealismo nella pittura di Maurizio Laurenti

17 Psicologia oggi: depressione, il male di vivere

18 Antonio Sgarbossa, artista della luce al Castello di Marostica

20 Il Conventino, “officina creativa” dell’artigianato fiorentino

21 Grappa, quintessenza dell’uva

22 Una mostra e due premi per Sergio Nardoni a Empoli

24 Islam, la seconda religione più diffusa in India

25 Storia delle religioni: origine e significato del Rosario

26 Giordano Pini, lo “scultore” del gioiello

28 A Palazzo Bastogi, la Biennale Internazionale dell’Etruria

30 La Toscana di Franco Carletti protagonista a Berlino

32 Roberto Loreto, pittore tra sogno e realtà

34 La minipersonale di Nicoletta Macchione all’Auditorium al Duomo

36 Marco Masini, il supertifoso Viola

38 L’autore de I Musacci alla Specola secondo Claudio Parigi

39 Antonella Mezzani in tour da Milano a Firenze con le “pittografie”

40 Autunno di novità per il Movimento Life Beyond Tourism

42 A Firenze, la seconda vita dell’ex Manifattura Tabacchi

43 La moda del Grand Tour in Toscana

47 Dimensione salute: dna e invecchiamento

48 Il cromatismo intenso e corposo di Eugenio Brega

50 L’esempio virtuoso del Design Campus di Calenzano

52 Massimo Bramandi ospite a Colonia degli Health Media Award

53 Il pistoiese Italo Zetti, eccellente xilografo nel Novecento

54 B&B Road Trip: a Padova per un tuffo nella Y-40

56 Artisti dell’ANSPI al Centro San Sebastiano di Sesto Fiorentino

58 Oltre vent’anni di attività formativa con China 2000

60 Invito alla formazione e all’assaggio con ONAS

61 Il biologico certificato dell’azienda Le Vigne

62 Le Marche celebrano Leonardo, Vitruvio e Raffaellino del Colle

Per info regolamento

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Contattaci su Whatsapp al n. +39 371 1983645

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In copertina:

Anna Cecchetti, Salviamo il

Mondo (2019), acrilico su

carta, cm 100 x 150

Periodico di attualità, arte e cultura

La Nuova Toscana Edizioni

di Fabrizio Borghini

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Anno 2 - Numero 8

Settembre 2019

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Testi:

Erminio Annunzi

Ugo Barlozzetti

Laura Belli

Paolo Bini

Fabrizio Borghini

Lorenzo Borghini

Nicola Crisci

Maria Grazia Dainelli

Massimo De Francesco

Roberto Demarchi

Niccolò Fiesoli

Fabrizio Finetti

Aldo Fittante

Serena Gelli

Paola Giusti

Stefano Grifoni

Johnson Koovakunnel

Michele Loffredo

Stefania Macrì

Ilaria Madiai

Monica Mazzolini

Marco Maria Melardi

Elisabetta Mereu

Emanuela Muriana

Alessia Nardi

Lucia Petraroli

Elena Maria Petrini

Daniela Pronestì

Lucia Raveggi

Valter Quagliarotti

Silvano Salvadori

Enzo Santese

Barbara Santoro

Michele Taccetti

Francesca Vivaldi

Foto:

Ansel Adams

Luigi Angelucci

Eva Bagnoli

Maddalena Barletta

Maria Grazia Dainelli

Maurizio Mattei

Rosanna Ossola

Elena Maria Petrini

Marco Pettini

Maurizio Pini

Silvano Silvia

Niccolò Vonci

Piazzale Michelangelo, Firenze

4


LA MAISON GIULIACARLA CECCHI

OSPITE D'ONORE

ALLA LA FLORENCE MAISON BIENNALE GIULIACARLA per l'arte CECCHI

contemporanea

OSPITE D’ONORE

Per la XII edizione della Florence Biennale, vetrina internazionale d’eccellenza della

produzione artistica contemporanea che si terrà a Firenze, alla Fortezza Da Basso, dal 18

al 27 Ottobre 2019, nell'anno che celebra Leonardo da Vinci, è stata scelta la collezione di

GIULIACARLA

Alla

CECCHI

Florence

disegnata

Biennale

da Pola

per

Cecchi.

l’arte

Con inedite

contemporanea

musiche suonate sull'Arpa

Celtica da Anna Maria De Vito, compositrice di quattro brani che traducono in musica le

Per parole la XII edizione Leonardo della Florence da Biennale, Vinci, vetrina cantati internazionale dalla splendida d’eccellenza soprano, della produzione introducono artistica contemporanea le ballerine che

si classiche terrà a Firenze, che alla esaltano Fortezza Da gli Basso, importantissimi dal 18 al 27 ottobre abiti 2019, da nell’anno sera della che celebra maison Leonardo presentati da Vinci, è durante stata scelta la la

collezione serata di di GIULIACARLA Gala. Poiché CECCHI la disegnata Biennale da Pola è Cecchi. anche Inedite grande composizioni design, tradurranno diventa in musica l'occasione le parole di per Leonardo

da Vinci e introdurranno le ballerine classiche che indosseranno gli abiti da sera della maison durante la serata di Gala.

abbinare agli abiti alcuni prototipii disegnati e realizzati negli anni '60 -'80 per STUDIO

Poiché la Biennale è anche un’occasione per celebrare le eccellenze del grande design, agli abiti della maison verranno abbinati

MOST, anche alcuni dall'architetto prototipi disegnati Marzio e realizzati Cecchi negli anni Sessanta figlio - di Ottanta Giuliacarla per STUDIO MOST Cecchi dall’architetto prematuramente

Marzio Cecchi,

figlio scomparso. di Giuliacarla Cecchi Piccoli prematuramente focus sugli scomparso. abiti e Piccole i mobili, installazioni saranno di abiti in e mobili vari saranno punti allestite espositivi in vari punti della degli

manifestazione spazi espositivi, raccontando espressione così l’eclettica della creatività della nel famiglia design, Cecchi. architettura e moda della famiglia

Cecchi.

GIULIACARLA CECCHI - Via J. da Diaccieto 14, 50123, Firenze, FI, Italia

GIULIACARLA CECCHI

+39 055 28 42 69 – polacecchi@gmail.com

Via J. da Diacceto 14, 50123, Firenze

+39 055 28 42 69

polacecchi@gmail.com


Anteprima

Mostre

Anna Cecchetti

Dopo il successo delle personali per festeggiare 50 anni di attività, il

prossimo 24 ottobre la nota pittrice e scultrice torna ad esporre a Firenze

nel complesso delle Oblate

In mostra ventuno opere di grande formato per riflettere sulla necessità di salvare il mondo

di Fabrizio Borghini / foto courtesy dell’artista

Prosegue il ciclo delle mostre

della pittrice e scultrice Anna

Cecchetti nel suo post-cinquantennale

artistico. Come ebbe a dire cinque

anni fa il professor Pier Francesco

Listri in occasione della sua visita allo

studio dell’artista:«Mezzo secolo di pittura

ha visto crescere la sapienza dei

suoi pennelli, ma non diminuire la passione

del suo istinto artistico». Ecco

quindi che, dopo il triennio 2014/2016

in cui ha festeggiato i 50 anni di attività

con importanti personali a Forte dei

Marmi (Museo Guidi e Hotel Logos), Firenze

(Palazzo Medici Riccardi e Palazzo

del Pegaso) e Lucca (Lucca Center of

Contemporary Art) e dopo il prestigioso

premio Caterina de’ Medici ricevuto a

giugno 2016 nel Salone dei Cinquecento,

Anna Cecchetti lancia ora un invito a

salvare la natura e la vita ivi racchiusa

esponendo 21 opere di grandi dimensioni

ispirate a paesaggi incontaminati

di selvaggia bellezza (siamo in Sardegna,

nelle zone a sud di Capo Comino

raggiungibili solo a piedi o via mare).

Introdurrà la mostra, il presidente del

Consiglio Regionale Eugenio Giani e seguiranno

le considerazioni critiche del

professor Ugo Barlozzetti.

Inno alla Vita / Salviamo il Mondo

Personale di Anna Cecchetti

Dal 24 ottobre al 9 novembre 2019

Inaugurazione giovedì 24 ottobre ore 17

Sala Conferenze - Biblioteca delle Oblate

Via dell’Oriuolo 24, Firenze

Il presidente del Consiglio Regionale Eugenio Giani e la presidente della Commissione Cultura del Comune di Firenze

Maria Federica Giuliani consegnano ad Anna Cecchetti il premio Caterina de’ Medici nell’edizione del 2016

Anna Cecchetti

La consegna del ritratto del maestro Franco Zeffirelli dipinto da Anna Cecchetti al direttore del Museo

Fondazione Zeffirelli Francesco Ermini Polacci

6

ANNA CECCHETTI


Eventi

collaterali

alla mostra

Nel corso della mostra

si svolgeranno

due interessanti eventi

collaterali, sempre nella Sala

Conferenze della Biblioteca delle

Oblate, aperti a tutti gli interessati

al mondo dell’arte:

- martedì 29 ottobre ore 16,

presentazione del Gruppo Artistico

Donatello di Firenze, a

cura del professor Ugo Barlozzetti

Lo scorso anno il Gruppo Artistico

Donatello ha festeggiato

il settantesimo anniversario

e Anna Cecchetti ne è socia da

25 anni. In occasione dell’anniversario

è stato attribuito il

Premio Donatello alla Carriera

al maestro Franco Zeffirelli,

con consegna della Pisanelliana,

medaglia in bronzo che

raffigura il regista in età giovanile

coniata dallo scultore

Gianni Oliveti. Sempre in tale

occasione è stato consegnato

al direttore del Museo Fondazione

Franco Zeffirelli, Francesco

Ermini Polacci, un ritratto

del maestro realizzato da Anna

Cecchetti.

- martedì 5 novembre ore 16,

Incontro con artisti, operatori

culturali, gruppi artistici, a

cura del giornalista Fabrizio

Borghini (Toscana TV)

Nel corso di quest’incontro

si parlerà dello stato attuale

dell’arte, della valenza delle

associazioni artistiche e degli

spazi dedicati all’arte.

Inno alla Vita: salviamo il Mondo

di Ugo Barlozzetti

Inno alla Vita, il tema a cui Anna

Cecchetti si è ispirata per l’esposizione

che ne festeggia i 55 anni

di attività artistica, è di forte attualità

tenendo presente l’urgenza dell’impegno

per avviare una seria rifles-

Alla scoperta di meraviglie della natura

Natura incontaminata da salvare

sione sul contesto e l’esperienza del

rapporto tra vita degli uomini e ambiente.

Le opere s’inseriscono nella

pittura-pittura, con grandi pannelli

che testimoniano una tavolozza classicamente

consolidata capace di restituire

monumentalità alla

figura umana con il suo inserimento

in spazi e suggestivi

paesaggi. La sintesi è in funzione

dell’intensità dei gesti

che giunge ad evocare l’arte

arcaica d’Ellade ed Etruria. La

natura è vita con le acque, gli

animali, la vegetazione ed anche

il vento. Di rilievo l’armonia

della distribuzione delle

forme, costruite, spesso arginate

da una linea, un contorno

che ne sottolinea la

stesura della materia cromatica.

E appunto il colore, gli

azzurri di Anna, i gialli, i violetti,

i rossi sono protagonisti

dell’Inno non privo di “meditate”

citazioni di situazioni

ed affetti. Il ritmo dell’Inno

dimostra di saper recuperare

il sogno, tra memoria e

desiderio. Non vi è niente di

criptico, ma s’invita implicitamente

l’osservatore ad abbandonarsi

a cogliere, nel

gioco tra mito e quotidianità,

l’avvio alla meditazione,

alla dialettica tra volontà e

ragione. L’originalità del linguaggio,

del segno di Anna, è

nutrito da una cultura che ha

saputo selezionare la lezione

dei grandi maestri secondo

la tradizione della formazione,

attraverso la serietà della

disciplina del saper fare fino

alla definizione della propria

personale ricerca che l’ha vista

impegnata con successo

anche nel ritratto come nella

scultura, nell’ambito della

quale si è espressa con materiali

e forme che ne confermano

l’inesauribile creatività.

ANNA CECCHETTI

7


Firenze

Mostre

Natalia Goncharova

Palazzo Strozzi celebra una delle principali protagoniste

delle avanguardie del Novecento

di Barbara Santoro

Dal 28 settembre 2019 al 12

gennaio 2020 Palazzo Strozzi

celebra Natalia Goncharova,

straordinaria protagonista dell’arte del

Novecento, attraverso una retrospettiva

dal titolo Natalia Goncharova. Una

donna e le avanguardie tra Gauguin,

Matisse e Picasso. La mostra, a cura

di Ludovica Sebregondi, Matthew Gale

e Natalia Sidlina, mette a confronto la

vasta produzione dell’artista russa con

alcuni capolavori di Gauguin, Matisse,

Natalia Goncharova, Autoritratto con gigli gialli (1907-1908), olio su tela,

cm 77,5 x 58,2, Mosca, Galleria Statale Tretyakov

Picasso, Balla e Boccioni. Promossa

dalla Fondazione Palazzo Strozzi e dalla

Tate Modern di Londra con la collaborazione

dell’Ateneum Art Museum di

Helsinki e il sostegno del Comune di Firenze,

della Regione Toscana e della Camera

di Commercio, la mostra si avvale

del contributo della Fondazione Cassa di

Risparmio. In un viaggio ideale tra Parigi

e Mosca, le due città simbolo dell’artista

russa, l’esposizione ripercorre con

130 opere la storia di una donna anticonformista

che seppe fondere in maniera

originale tradizione e innovazione,

Oriente e Occidente, cimentandosi con

eguale talento in pittura, grafica, scenografia

e nella moda. Nata il 21 giugno

1881 nella provincia di Tula, proveniva

dalla famiglia del grande poeta russo

Puskin. Fu l’incontro con il futuro marito

Mikhail Larianov, anche lui artista, a

cambiarle la vita. Fu proprio Larianov,

infatti, ad intravedere le sue doti di pittrice

nonostante si fosse formata come

scultrice. I due visserò insieme per

sessant’anni, dando vita ad una lunga e

felice alleanza umana ed artistica e fondando

il movimento detto “Raggismo”,

una delle avanguardie pittoriche del Novecento.

Nel 1915 la coppia si trasferì

a Parigi, dove furono invitati da Sergej

Djaghilev a realizzare le scene e i costumi

per gli spettacoli intitolati Le stagioni

russe. Nella capitale francese, Natalia

conobbe l’opera di Cezanne, Gauguin e

la pittura fauve, pur rimanendo sempre

molto legata alle proprie origini. Dopo

gli esordi impressionisti, si avvicinò alla

pittura primitivista e quindi al Futurismo,

per il quale illustrò molti libri,

partecipando anche al film intitolato

Dramma nel cabaret futurista numero

13. Insieme al marito disegnò le scene

per molti spettacoli, fra cui l’opera balletto

Il gallo d’oro di Rimskij-Korsakov.

Trasferitasi in Spagna, dipinse i bozzetti

per la Rapsodia spagnola di Maurice

Ravel. Dopo un tour tra Roma, Firenze,

Venezia, i due rientrarono a Parigi, dove

Natalia iniziò a collaborare con le famose

case di moda Coco Chanel e Myrbor-

Robe e a disegnare vestiti per le riviste

Vogue e Vanity Fair. Morì a Parigi nel

1962, due anni prima del marito. Entrambi

vollero che i loro archivi e quadri

fossero donati alla Russia, cosa che

avvenne in maniera definitiva nel 1987,

quando il nutrito lascito dei due artisti

arrivò a Mosca dove ancora oggi si trova

nella Galleria Tret’jakov.

8

NATALIA GONCHAROVA


A cura di

Nicola Crisci

Spunti di critica

Fotografia

Ansel Adams

Maestro della fotografia naturalistica, ha dedicato

l’intera vita ad immortalare i parchi nazionali americani

fissandoli in immagini senza tempo

di Nicola Crisci / foto Ansel Adams

Rock Formation

Nato nel 1902 a San Francisco

in California da una famiglia

benestante, Ansel Adams

si dedica alla fotografia dopo aver visto

i lavori del fotografo Paul Strand.

Arriva al successo nei primi anni Trenta

grazie alla sua abilità, energia e attività

vulcanica. Nel 1933 si reca a New

York per incontrare il celebre fotografo

Alfred Stieglitz. Secondo Adams, i momenti

topici per una buona fotografia

sono tre: lo scatto, la scelta del negativo

e il lavoro in camera oscura. A lui

si deve il famoso e complesso sistema

zonale concepito per sfruttare al meglio

la capacità del negativo - catturando la

luce attraverso un uso sapiente e coordinato

dell’esposizione - dello sviluppo

del negativo e della stampa finale. Oltre

che abilissimo fotografo, Adams è

stato anzitutto un grande comunicatore.

Convinto dell’alto ruolo artistico e

culturale della fotografia, ha avuto un

ruolo chiave nella creazione del primo

dipartimento museale di fotografia al

Moma di New York. Ha prodotto dieci

volumi di manuali tecnici sulla fotografia,

in particolare la trilogia The Camera,

The Negative e The Print. All’importanza

della tecnica, ha unito la varietà di interessi

culturali che a suo guidizio un fotografo

deve avere - letteratura, teatro,

cinema, musica - per condensare nello

scatto influenze di vario tipo. Durante

la sua carriera, ha attraversato l’America

in lungo e in largo per catturare la

bellezza senza tempo dei paesaggi naturali,

molti dei quali sono stati sottratti

alla devastazione dell’uomo diventando

aree protette grazie proprio a lui e

ad altri suoi colleghi. Egli era convinto,

infatti, che fosse possibile per l’essere

umano vivere in armonia con la natura.

www.anseladams.com

Moon and Half Dome (Yosemite Valley)

Jeffrey Pine

ANSEL ADAMS

9


EDUCANDATO DELLA SANTISSIMA ANNUNZIATA

Piazzale del Poggio Imperiale 1 - Firenze

21 – 31 ottobre 2019

OMAGGIO A TRE GRANDI FIORENTINI DEL CINQUECENTO:

CATERINA DE’ MEDICI, COSIMO I E LEONARDO

Evento promosso dall’Associazione Toscana Cultura

con il patrocinio del Consiglio Regionale della Toscana e del Comune di Firenze

LUNEDÌ 21 OTTOBRE ORE 17.30

Apertura della manifestazione con il Corteo

Storico Rinascimentale di Pontassieve

Saluto di benvenuto: l’attore Alessandro Calonaci

declamerà il Canto di Bacco e Arianna

Sala Bianca: apertura ufficiale della

manifestazione con interventi di:

Eugenio Giani Presidente del Consiglio

Regionale della Toscana

Tommaso Sacchi Assessore alla Cultura

del Comune di Firenze

Maria Federica Giuliani Vicepresidente

del Consiglio Comunale di Firenze

Galleria: Inaugurazione della mostra di pittura, scultura e arte

orafa dedicata a Leonardo, Caterina e Cosimo a cura di

Lucia Raveggi e presentazione del professor Ugo Barlozzetti

MARTEDÌ 22 OTTOBRE ORE 17.30

Sala Bianca

Accademia Musicale di Firenze e Scuola di Musica di

Scandicci, nell’ambito dello scambio culturale con le città di

Amstelveen e Amsterdam presentano:

Stringwise e Violenbende diretti da Wiesje Miedema

Ensemble di violini Scandemia e Petit Ensemble

diretti da Janet Zadow

MERCOLEDÌ 23 OTTOBRE ORE 17.30

Sala Bianca

Accademia Musicale di Firenze e Scuola di Musica di

Scandicci, nell’ambito dello scambio culturale con le città di

Amstelveen e Amsterdam presentano:

Orchestra Camerata di Amstelveen diretta da Raven Mischke

Orchestra Giovanile di Firenze diretta da Janet Zadow e

Riccardo Senesi

GIOVEDÌ 24 OTTOBRE ORE 17.30

Sala Bianca

Benvenuto musicale a cura di Luciano Manara

chitarra classica

Omaggio a Leonardo della Maison Giulia Carla Cecchi

con presentazione della collezione della maison

musica originale per arpa

Consegna Premio Ponte Vecchio alle aziende:

Caffè San Marco

CSO

AMB

Arkiwine

Idea Toscana

Banco Fiorentino

Sapaf

Firenze Art

Mugel Travel

Ristorante La Loggia


VENERDÌ 25 OTTOBRE ORE 17.30

Sala Bianca

Per Mozart – presentazione Fabrizio Borghini

Interventi musicali di:

Giuseppe Fricelli pianoforte

Daria Aleshina pianoforte

Eseguiranno a quattro mani la sonata di Mozart n° 2 KV n°

358 composta nel 1780 allegro, adagio, molto presto

PREMIO PONTE VECCHIO

Cerimonia di consegna a:

Leonardo Bassilichi

Luigi Dei

Emanuela Trane Dolcenera

Gruppo Ferragamo

Eugenio Giani

Dacia Maraini

Pasquale Mennonna

Stefano Ricci

Marilena Rizzo

Silvio Zuccarini

SABATO 26 OTTOBRE ORE 17.30

Sala Bianca

Presentazione del libro Fotografi in Toscana 2019

a cura di Maria Grazia Dainelli e Viola Petri

con proiezione delle foto contenute nel volume

Firenze capitale d’Italia e della fotografia: intervento del

professor Cosimo Ceccuti

DOMENICA 27 OTTOBRE ORE 17.30

Sala Bianca

Concerto dell’orchestra di Firenze

diretta dal maestro Andrea Mura

Haydn sinfonia n° 6 in re maggiore

Mozart sinfonia n° 40 in sol minore

Consegna del Premio Ponte Vecchio all’artista Anna Di Volo

Donazione all’Educandato della SS. Annunziata del quadro

Mozart della pittrice Anna Di Volo

Presentazione dell’opera da parte della storica dell’arte

Viktorija Carkina

L’ingresso a tutti gli eventi, che saranno ripresi in esclusiva

da Toscana Tv per la rubrica Incontri con l’arte, è libero


Mostra di pittura, scultura e arte orafa

dedicata a Leonardo, Caterina e Cosimo

A cura di Lucia Raveggi

Presentazione critica del professor Ugo Barlozzetti

Inaugurazione lunedì 21 ottobre ore 17.30

Galleria - Educandato della Santissima Annunziata

Piazzale del Poggio Imperiale 1 - Firenze

Espongono gli artisti:

Joanna Aston

Patrizia Bacarelli

Silvia Baldacci

Laura Ballini

Mirella Biondi

Igina Biriaco

Antonio Bruno

Annamaria Calamandrei Santi

Franco Carletti

Anna Cecchetti

Sonia Cecconi

Civita Centola

Silvia Cheli

Britta Cianferoni

Rita Rossella Ciani

Vincenzo Cirillo

Grazia Danti

Romano Dini

Anna Di Volo

Giuseppe Fabbri

Luciano Faggi

Luigi Falai

Cristina Falcini

Salvatore Ferrante (Soterus)

Elvira Gabbi

Gabriele Galardini

Cosetta Garuglieri

Franca Ghilardi

Leda Giannoni

Monica Giarre'

Delio Granchi

Raffaella Guarducci

Roberto Guerri

Sylvia Loew

Roberto Loreto

Angela Lucarini

Nicoletta Macchione

Giuseppina Maestrelli (Peppetta)

Luciano Manara

Vittoria Marziari

Manuela Masi

Maurizio Masini

Anna Mercati

Elena Migliorini

Antonella Nannicini

Gianna Pinotti

Vinicio Polidori

Stefania Pratesi

Milvio Sodi

Massimo Sonnini

Maila Stolfi

Giovanna Ugolini

Walter Viani

Paolo Vignini


edizioni

A cura di

Maria Grazia Dainelli

Obbiettivo

Fotografia

Fotografi in Toscana 2019

Il libro verrà presentato sabato 26 ottobre nella Sala Bianca

dell’Educandato della SS. Annunziata al Poggio Imperiale

di Erminio Annunzi

Testo tratto dalla prefazione di Erminio Annunzi, docente all’Istituto Italiano di Fotografia a Milano

I

primi anni del nuovo secolo sono

stati per tutti noi, gli anni dell’affermazione

della moderna era dell’immagine

e della riproduzione digitale. La

grande rivoluzione tecnologica che si è

affermata in maniera dilagante, ha prodotto

il successo della fotografia digitale

e della tecnologia ad essa collegata

in aree sempre più ampie della popolazione;

come ca “obiettivo contr’ altare fotografia” ha creato falsi

miti e indotto aspettative, a mio avviso,

fuorvianti. La tecnologia ha fatto credere

che “fare fotografia” fosse un’operazione

semplice, immediata e alla portata

di tutti. Purtroppo

fotografia a

e/o

Porta

per

Romana

fortuna non è

così; di semplice ed immediato c’è solo

lo “scattare una fotografia”, ovvero,

premere un pulsante tecnologicamente

evoluto in preda ad una esaltazione ormonale,

indotta dall’uso del nuovissimo

smartphone dotato di tripla fotocamera

oppure di una macchina fotografica

dotata di milioni di pixel. Fare fotografia

è un’operazione fisica ed intellettuale

complessa ed articolata, di certo non

alla portata di tutti, che parte da idee

con precisi contenuti articolati dal fotografo,

il quale dovrebbe possedere una

sostanziale personalità e un certo stile.

Per molti, la fotografia è una passione,

una via di mezzo tra il divertimento

e l’aspirazione nel sentirsi “artisti”; per

altri, è un’arena di confronto in cui cimentarsi

in scontri cavallereschi in cui

vincere il trofeo in palio. Altri ancora la

vedono come una estensione del polli-

Maria Grazia Dainelli videomaker e giornalista

pubblicista nel mondo dell’arte in Toscana,

fotografa del gruppo fotografico Il

Cupolone, caporedattore del mensile d’arte

La Toscana nuova e curatrice della rubri-

Viola Petri grafica pubblicitaria, diplomata

in pittura e scultura al liceo artistico Leon

Battista Alberti, ha conseguito il corso di

perfezionamento di grafica pubblicitaria e

ce o dell’eventuale

dito che preme

compulsivamente

il pulsante dello

smartphone; ci

sono poi i professionisti

della

fotografia,

oggi impegnati

con tutta la loro

professionalità

e competenza, ad

assecondare una

Fotografi in Toscana 2019

clientela sempre

più “difficile” perché

meno umile

e meno consapevole

dei ruoli

e delle professionalità.

Infine ci

sono i fotografi

che usano la fotografia

come un

foglio bianco su

Masso delle Fate Edizioni

cui tracciare segni,

impronte e

ISBN 978 - 88 - 6039 - 486 - 6

pensieri; fotografi

€ 15,00 in (IVA grado inclusa) di elevare

la fotografia,

di renderla una

forma assimilabile all’arte. Non siamo

più nel campo dei cacciatori d’immagini,

ma entriamo in quello degli “Autori”,

persone in grado di plasmare l’immagine

(da non intendersi “Photoscioppare”),

attraverso una speciale sensibilità,

cultura e mentalità ed indole.

Di “Autori” purtroppo

non ve ne sono moltissimi,

e sarà forse questa la ragione

di una certa banalizzazione,

in questa epoca storica,

della fotografia. Di certo

possiamo affermare che un

FOTOGRAFI

in TOSCANA 2019

a cura di

MARIA GRAZIA DAINELLI

VIOLA PETRI

“Autore” ha importanti responsabilità,

una di queste è contribuire ad educare

alla cultura; alla cultura delle immagini,

alla cultura della Fotografia.

Fotografi in Toscana 2019

A cura di Maria Grazia

Dainelli e Viola Petri

Presentazione:

sabato 26 ottobre ore 17.30

Sala Bianca, Educandato

della SS. Annunziata

Piazzale del Poggio

Imperiale 1 - Firenze

Masso delle Fate

FOTOGRAFI IN TOSCANA

13


Firenze

Mostre

Roberto Demarchi

La genesi dell’armonia nelle opere dell'artista torinese

presentate a Firenze nel chiostro del Convitto della Calza

di Niccolò Fiesoli

«C’è una linea riconoscibile che attraversa

tutta intera la storia della

pittura italiana. A volte si inabissa come

un fiume carsico per poi riemergere

in gloria e splendore (…). Di questa

tendenza stilistica riflessiva e speculativa,

fondata sulla felicità del ritmo e delle

proporzioni, sull’appagata filosofica

contemplazione della natura delle cose,

partecipa Roberto Demarchi, torinese».

Così scriveva nel 2007 Antonio Paolucci

ad introduzione della mostra di Roberto

Demarchi da lui curata presso l’Archivio

di Stato di Torino dal titolo Genesi.

Effettivamente le parole di Antonio Paolucci

definiscono senza equivoci l’essenza

del lavoro del maestro torinese,

pittore, architetto, storico dell’arte (non

si possono slegare queste tre attività)

nel quale la sintesi di pensiero, forma

e tecnica rimanda inevitabilmente

al magico momento

del Rinascimento

italiano. Claudio Strinati

scrive: «L’obiettivo della

sua arte non è diverso

da quello della grande arte

rinascimentale o barocca.

E’, in altri termini, un

intento comunicativo che

vuole coinvolgere l’osservatore

in un’esperienza

globale fatta di bellezza e

di armonia». Il ciclo Perì

Physeos, presentato lo

scorso 28 settembre al

Convitto della Calza a Firenze

nella mostra a cura

di Niccolò Fiesoli, nasce

nel marzo del 2001 co-

Eschilo (I sette contro Tebe)

pensiero e linguaggio inevitabilmente

generano in noi immagini. La riflessione

sul momento aurorale del pensiero

occidentale, genericamente ed impropriamente

definito “filosofia presocra-

tica”, si è materializzata,

nel ciclo pittorico Perì

Physeos, in immagini,

quadrati e rettangoli che,

emergendo dal nero di

fondo metafora del kaos,

si vanno ordinando

in infinite combinazioni,

trasposizioni analogiche

di un kosmos che

si sta delineando secondo

tàxis (armonia) e

simmetria (proporzione)

grazie alla forza propulsiva

di un arkè (principio

primo e comando)

che le origina e che le

governa. Questo intuiro-

di Roberto Demarchi

«Il filosofo dipinge nell'anima immagini

di sapienti pensieri per farla innamorare».

Così scrive Platone nel

dialogo del Filebo. Nell'uomo il pensiero

è indissolubile dal linguaggio e

Perì Physeos 4

no e scrissero nei loro trattati-poemi

i più antichi sophòi (sapienti), scritti

che venivano intitolati Perì Physeos

(sulla natura). Natura (physis) che

non è solo ciò che intendiamo noi,

cioè la realtà fenomenica, ciò che appare

alla luce, il divenire, ma anche il

suo “essere”, la forza generatrice che

sta in lei e che è al di là di lei e che la

governa. Ora, affinché tutto ciò non si

riduca a lucido, grande ma algido pensiero,

occorre, come dice Platone, un

“innamoramento” e l'innamoramento

passa, inevitabilmente, attraverso

il pathos (sentimento) che solo le arti

(visive, musicali, poetiche) possono

donare. Ricordiamoci che, nell'infinita

saggezza dei miti antichi che l'arrogante

presunzione della così detta

scienza irride, Eros, cioè colui che genera

amore, nasce da penìa (povertà),

cioè mancanza. Colmare questa mancanza

è il destino primario dell'arte.

14

ROBERTO DEMARCHI


Roberto Demarchi

Genesi dell'arte (da Filippo Brunelleschi, Basilica di Santo Spirito)

me una riflessione sugli albori del pensiero

occidentale ed in particolare sui

filosofi greci da Talete da Mileto a Democrito,

definiti generalmente “presocratici”,

il cui pensiero si può dedurre,

oltre che dalle citazioni di Platone, di

Aristotele e di altri pensatori successivi,

dai frammenti dei loro poemi-trattati

quasi sempre intitolati Perì Physeos.

Queste tavole dipinte propongono l’apparire

dell’arkè, principio primo, che

trasforma il kaos (sistema disordinato

che in sé contiene, tuttavia, l’Essere)

in kosmos, sistema ordinato secondo i

principi dell’identità del diverso e della

taxis (armonia). L’armonia, nella cultura

ellenica, soprattutto per la diffusione

del pensiero pitagorico, è numero,

è simmetria (“sun-metros”, cioè con

misura) e quindi la conoscenza è fare

luce sull’armonia del divenire che è

specchio, seppure imperfetto, dell’armonia

assoluta dell’Essere. Le tavole

di Perì Physeos si propongono quindi

di evocare, con un linguaggio astratto

binario che usa unicamente quadrati e

rettangoli, l’apparire dell’arkè sotto forma

di luce e numero, cioè armonia.

Niccolò Fiesoli

+39 3393689667

Genesi dell'arte (da Michelangelo, Pietà Bandini)

Roberto Demarchi nasce a Torino

nel 1951. Pittore, architetto,

storico dell’arte, il suo

percorso artistico, iniziato assai precocemente,

ha consapevolmente scelto,

dalla prima mostra del 1969, rari

momenti di pubblica visibilità, lontano

dagli abituali percorsi di critica e

di mercato benché le sue opere siano

presenti in numerose collezioni private

in Italia e nel mondo. Dal marzo

2001 ha iniziato il ciclo Perì Physeos

del quale nel 2003 l’editore Crocetti

ha pubblicato una monografia che

raccoglie le testimonianze dei più importanti

letterati italiani ed europei. Da

allora la ricerca del pittore si è orientata

anche sulla rappresentazione di tematiche

sacre tratte dall’Antico e dal

Nuovo Testamento. Di questa ricerca

fanno parte i cicli Genesi e Genesi

del Mondo e Genesi dell’Arte curati entrambi

da Antonio Paolucci. Nel 2011

Claudio Strinati ha presentato, nella

Pinacoteca Ambrosiana di Milano

il trittico La Passione secondo Matteo

riflessione, in astrazione, sull’omonima

opera di J.S. Bach e, a Roma e

Torino, la mostra Vangeli Astratti con

catalogo Skira. Nel 2013 l’Editore Allemandi

pubblica il libro La tempesta,

lettura iconologica dell’omonima opera

del Giorgione. Nel 2014 presenta a

Tokyo, presso l’Istituto Italiano di Cultura,

la mostra Haiku, curata da Antonio

Paolucci, riproposta nel 2016 a

Genova presso il Museo di arte Orientale

Chiossone. Nel 2016 una triplice

mostra curata dalla Fondazione Bottari

Lattes e nel 2017 in Palazzo Carignano

a Torino viene ripresentata la mostra

Genesi. Nel novembre 2018, presso la

sede centrale dell’Archivio di Stato di

Torino, la mostra Alle radici. L’origine

del pensiero occidentale in astrazione.

www.robertodemarchi.info

ROBERTO DEMARCHI

15


Ritratti

d’artista

Maurizio Laurenti

Una pittura “visionaria” sempre in bilico tra metafisica e surrealismo

di Lucia Raveggi

Nato a Grosseto nel 1961, da

molti anni risiede ad Arezzo.

Ha partecipato a collettive

in Italia (Arezzo, Firenze, Roma, Milano,

Anghiari) e all'estero (Berlino, Parigi,

Barcellona) e ha presentato il suo

lavoro in due mostre personali ad Arezzo

(Chiesa di San Pier Piccolo nel 2009

e Galleria Villicana nel 2015). Appassionato

di disegno fin da bambino, dopo

un periodo di pausa, ha ritrovato questa

passione al rientro da un viaggio in

Islanda. Il bisogno di fermare sul foglio

le bellezze naturalistiche di questa terra

agli estremi confini d’Europa, gli ha fatto

riscoprire il disegno e quindi anche la

pittura come un modo per conservare

il ricordo dei luoghi visitati. La sua pittura,

spesso definita realismo magico,

spazia dalla metafisica al surrealismo,

con spunti di astrattismo. Fondamentali

per la sua formazione artistica sono

stati gli insegnamenti di Franco Rossi

e Max Ciccone, a cui deve gli strumenti

espressivi e tecnici che, dopo oltre

quindici anni di studio, lo hanno reso

capace di trasferire sulla tela le proprie

immagini interiori. Di grande importan-

za anche l’incontro con Michele Loffredo,

critico e storico dell’arte che lo ha

seguito nel suo percorso, fino a diventare,

come lui stesso afferma, “il timoniere

della sua barca visionaria”. Il suo

lavoro è recensito su varie pubblicazioni

a cura dell’associazione Toscana Cultura

(Artisti dal mondo a Firenze per

Toscana Expo 2015; Artisti del Casentino,

2015), sul CAM (Editoriale Giorgio

Mondadori), su Arte Mondadori e in

Profili d’Artista.

info@mauriziolaurenti.com

www.laurentimaurizio.com

di Michele Loffredo

Staccati gli ormeggi e levata

l’ancora, spiegando le vele

che si gonfiano al vento,

Maurizio Laurenti, con un grande

senso di libertà, prende il lar-

go sulla veloce e leggera goletta della

propria creatività, introducendoci in

mari inesplorati e celati alla vista, alla

ricerca di ciò che di magico può offrire

la pittura.

Maurizio Laurenti

Natura morta metafisica (2019), olio su tela, cm 40x45

Ritratto del giovane Severini (2019), olio su tela, cm 60x40

16

MAURIZIO LAURENTI


A cura di

Emanuela Muriana

Psicologia

oggi

Depressione: il male di vivere

Come superarla con la terapia breve strategica

di Emanuela Muriana

Depressione in senso lessicale

significa avvallamento, diminuzione.

Riferito al sistema

umano il termine indica la rottura di un

equilibrio e un conseguente “avvallamento”

verso il basso dello stato d’animo

percepito come avvilimento. E’

un’esperienza che accompagna gli esseri

umani fin dall’origine in quanto collegata

all’umana sofferenza. Negli anni

Cinquanta del secolo scorso arrivano

le prime sostanze psicotrope che tenderanno

ad oscurare gli interventi che

le varie epoche mettevano a disposizione,

ognuno fedele alla propria eziologia:

dai preparati erboristici alle cure

termali, dalla preghiera ai consigli morali;

dall’opera di convincimento razionale

all’elettroschock e alla lobotomia.

La sistematizzazione del DSM (Manuale

Statistico dei disturbi Mentali dell’

American Psychiatric Association) nelle

sue cinque edizioni, segue la logica

della ricerca eziologica che è sempre

stata rassicurante per l’uomo. Il termine

“depressione” è sicuramente il più

usato e abusato degli ultimi vent’anni

e uno dei più ricercati su internet. Poliedrica

la manifestazione sintomatica

come mancanza di sonno, appetito, attenzione,

manifestazione di apatia, ritiro

dalla vita sociale, incapacità di provare

piacere. Con le colleghe Tiziana Verbitz,

Laura Pettenò e il Centro di Terapia

Strategica abbiamo condotto una lunga

ricerca empirica, studiando come si

forma, si mantiene e s’interrompe l’ideazione

depressiva, come il paziente subisce

la realtà non essendo in grado di

affrontarla e come rinuncia trasformandosi

in vittima di se stesso, degli altri o

del mondo. La formazione della depressione,

quando non è in relazione con

un lutto, una perdita, un abbandono o

un trauma, segue la struttura illusione/

delusione/ depressione. Abbiamo mostrato

come la depressione sia prevalentemente

secondaria ad altri disagi o

disturbi non curati come ed esempio gli

attacchi di panico. L’intervento clinico

per sbloccare il meccanismo depressivo

si focalizza sulla relazione che i pazienti

intrattengono con se stessi, con

gli altri e con il mondo; in altre parole

sulla modalità stessa che li ha portati

ad assumere la posizione di vittima.

La depressione non è quindi vista come

una malattia, ma come una sofferenza,

effetto di disagi diversi tutti accomunati

da uno stesso atteggiamento: la rinuncia.

Ad oggi la percentuale di successo

sui casi di depressione trattati con

la psicoterapia breve strategica è intorno

al 75%.

Emanuela

Muriana

Emanuela Muriana vive e lavora prevalentemente a Firenze. E’ responsabile

dello Studio di Psicoterapia Breve Strategica di Firenze, dove svolge

attività clinica e di consulenza. Specializzata al Centro di Terapia Strategica

di Arezzo diretto da Giorgio Nardone e al Mental Reasearch Institute di

Palo Alto CA (USA) con Paul Watzlawick. Ricercatore e Professore della Scuola

di Specializzazione quadriennale in Psicoterapia Breve Strategica (MIUR) dal

1994, insegna da anni ai master clinici in Italia e all’estero. E’ stata professore

alla Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di Siena (2007-2012)

e Firenze (2004-20015). Ha pubblicato tre libri e numerosi articoli consultabili

sul sito www.terapiastrategica.fi.it

Studio di Terapia Breve Strategica

Viale Mazzini 16, Firenze

+ 39 055-242642 - 574344

Fax 055-580280

emanuela.muriana@virgilio.it

DEPRESSIONE

17


Mostre in

Italia

Antonio Sgarbossa

L’artista della luce tra realtà e visione al Castello di

Marostica per la personale a cura di Andrea Petralia

di Enzo Santese

Nel tratto curricolare di Antonio

Sgarbossa hanno rilievo e incidenza

due fatti, capaci di imprimere

nella sua evoluzione artistica il

marchio di un punto d'avvio, solido e

rassicurante: prima la confidenza con

il colore ad olio assunta fin dall’adolescenza,

quando viene inviato dai genitori

a “imparare un mestiere” in un

laboratorio artigiano per la decorazione

di piatti in ceramica.

Si può ben capire come le

competenze acquisite in

quell’apprendistato contribuiscano

a una formazione

di base, utile a inquadrare

il nesso tra figura e spazio,

segno e colore, intervento

sulla superficie e ricerca

delle risposte più adatte

a rendere il piano dipinto

un corpo pulsante di forme

e cromie, conquistate

in una lunga attività sperimentale.

Il secondo elemento

che contribuisce in

maniera sostanziale a riscaldare

ulteriormente

l'attenzione del pittore per

il fatto creativo è l'anno di

permanenza a Neuchatel

(Svizzera), dove ha modo

di conoscere una serie

di artisti, che gli mostrano

una grande varietà di

moduli operativi sulla superficie;

la confidenza con

il nudo dal vero gli apre

orizzonti e prospettive che

in seguito convergono in

un'adozione del corpo come

elemento di “scrittura”

dello spazio fisico; questo

esprime fin dall'inizio

la capacità di diventare,

di volta in volta, ambito di

accadimenti poetici, intesi

come epifanie dello spirito

che si concretizzano in sequenze

di racconti, lasciati

poi alla sensibilità definitoria

di chi osserva. La passione

per la fotografia

aggiunge poi l'ingrediente che dà struttura

di credibilità all'immagine e, nel

contempo, cattura attimi della cronaca

colta nella casualità del quotidiano. Quel

taglio compositivo resta anche nell’architettura

del dipinto, dove si rimarca

la connessione tra elemento luminoso

e forme della realtà nella creazione

di atmosfere, nelle quali vibra intensa la

virtualità di un luogo, che è il territorio

percorso dall'emozione prodotta dall'esistente,

anche dai suoi riflessi più consueti.

Per questo la rassegna La luce tra

spazio fisico e virtuale sintetizza nel ti-

Il Castello di Marostica, sede della mostra

Come passa il tempo, olio su tavola, cm 100x80

18

ANTONIO SGARBOSSA


Particolare del Monumento al Carabiniere (Torino), olio su tavola, cm 100x140

tolo un segmento concettuale che unisce

due polarità antagonistiche, eppur

strettamente congiunte in una poetica,

dominata proprio dalla luce. La ricerca

si fonda sulla possibilità di utilizzare

una sorta di diario di registrazione di

fatti, episodi, persone, circostanze climatiche,

atmosfere umane, su cui poi

Sgarbossa elabora un proprio mosaico

di sensazioni visive, incanalate in precisi

ambiti d'osservazione. Il sole è protagonista

assoluto delle opere, proprio

per la cura dell'artista di scegliere i momenti

della giornata in cui i raggi filtrano

obliquamente, dando alle figure la

possibilità di affermarsi anche in virtù

delle ombre lunghe che ne protendono

i lineamenti sul piano. Queste risultano

sempre fattori attivi nell'economia del

dipinto, dove il chiaro e lo scuro sono

derivazioni da un'unica matrice, la fonte

che dà sostanza volumetrica alle forme,

facendole vivere in un contesto di

fisicità, dentro il quale si attiva ogni volta

quel circuito sottilissimo di comunicazione

con la virtualità del quadro, per

quel dialogo sommesso dei soggetti

umani con se stessi, con l'ambiente in

cui sono inseriti, con la luce che talora

li esalta nelle rispettive fattezze, nei

gesti, nelle pose, negli abbandoni a una

sospensione tra il peso della realtà e la

leggerezza del pensiero che essi medesimi

stimolano. Lo sguardo meticoloso

al dettaglio raggiunge esiti virtuosistici

nella resa di corrispondenza con l'esistere

e ciò è pienamente verificabile in

numerosi interventi, che possono avere

valore esemplare: il tatuaggio che trapela

dalla rete delle calze, l'evidenza dei

muscoli tesi nello sforzo di

un passo di danza, l’espressione

di volti impegnati a

interpretare un balletto classico, i panneggi

di una tela bianca che funge da

metaforica alcova, la tessitura di un pavimento

ligneo sulla cui lucidità si specchiano

le presenze ritratte. La vena di

Sgarbossa incide in quell'area magica

che trasforma qualsiasi spazio, anche

quello esterno, in un perimetro privato,

nei cui ritmi ed emergenze l'artista

ritrova il modo per una sintonia con i

propri battiti personali. Da questo punto

di vista, quando una scena del reale viene

trasposta sulla tavola, cessa di essere

racconto e diviene scatto emotivo,

guizzo sensoriale, evocazione di uno

slancio poetico impegnato a neutralizzare

la ponderalità del reale per assegnargli

la levità tipica di un afflato lirico,

portato a dare dimensione spirituale alle

cose. (…) Il suo racconto si snoda

attraverso spazi, in cui trova motivo per

entrare in sintonia con frequenze molteplici:

il fascino di un tempo andato, non

ancora costretto dallo strapotere della

tecnologia, che vive su meccaniche reali

e virtuali, tutte differenti da oggi. Uno

degli ambiti di indagine preferito da Antonio

Sgarbossa è il fattore dinamico,

relativo all'impostazione della sua pittura.

La sua straordinarietà è data soprattutto

da un uso del colore che, al primo

impatto, dà l'illusione di una tendenza al

monocromo, mentre in effetti è una soluzione

pulviscolare di tinte e di nuances,

impastate sovente con olio di lino e

cera liquida, che avvolgono la composizione

in un abbraccio caldo e lieve.

Proiezione di luce, olio su tavola, cm 110x90

Antonio Sgarbossa

Nato a Fontaniva (PD) il 18

luglio 1945, Antonio Sgarbossa

s’innamora della

pittura ad 11 anni, quando i suoi

genitori, allo scopo di avviarlo ad

un mestiere, lo mandarono in un

piccolo laboratorio di decorazioni

su ceramica. Questa esperienza

segna il primo incontro con i colori

ad olio e l’inizio qualche anno

dopo della sua attività espositiva.

Nel 1971 mi trasferisce per lavoro

a Neuchatel, in Svizzera, dove conosce

un gruppo di artisti locali e

frequenta per un anno una grande

soffitta. In questo periodo inizia la

sua esperienza nel ritratto del nudo

dal vero. Nel 1977, tornato a Fontaniva,

apre un laboratorio di ceramiche,

dove si dedica anche alla

scultura e al modellato.

ANTONIO SGARBOSSA

19


Eventi in

Toscana

Il Conventino

Negli spazi dell’antico complesso monastico nasce

Officina Creativa, un centro della cultura artigiana nel

cuore dell’Oltrarno fiorentino

di Barbara Santoro

Costruito tra il 1893 e il 1896 come

monastero di clausura delle

Carmelitane Scalze, il Conventino

fu trasformato in ospedale militare

durante la prima guerra mondiale. I

danni provocati dalla guerra segnarono

indelebilmente la struttura che rimase

abbandonata per molti anni. Nel

1920 si riaccese l’interesse per questo

complesso che a poco a poco diventò

sede di laboratori artigianali e atelier di

artisti trasformandosi in un luogo dedicato

all’artigianato, all’arte e alla storia

sociale. Durante il Fascismo ebbe sede

all’interno dell’edificio una tipografia

clandestina che nel corso della seconda

guerra mondiale divenne rifugio dei

partigiani tra cui Sandro Pertini. Dopo

l’ultimo importante restauro, avvenuto

all’incirca dieci anni fa da parte del Comune

di Firenze, la struttura ha assunto

l’aspetto che ancora oggi mantiene.

In questo spazio polifunzionale di oltre

3500 metri quadri oggi denominato “Officina

Creativa”, hanno sede una trentina

di realtà artigianali e attività creative

che uniscono tradizione e innovazione.

Si trova al numero 20 di via Giano della

Bella, nelle immediate vicinanze di Piazza

Tasso. La strada fu costruita all’inizio

del Novecento ed è costeggiata da

una serie di villini in stile Liberty ancora

ben conservati. Si distinguono fra gli

altri i due villini Lampredi (dal nome del

proprietario) progettati da Giovanni Michelazzi

tra il 1908 e il 1909. Nel complesso

si trova un caffè letterario che

offre il meglio della gastronomia a chilometro

zero con prodotti a filiera cortissima

dell’Oltrarno fiorentino e con le

specialità del “menù d’artista”; un progetto

nato dall’Associazione Città Sostenibile

con lo scopo di salvaguardare

e promuovere l’antica struttura. La vocazione

culturale di questo caffè è confermata

dalla presenza di una libreria /

biblioteca dove è possibile soffermarsi

a leggere. Un’altra buona iniziativa

è stata quella di aprire all’interno del

complesso una rivendita di giornali che

ha avuto la piena approvazione del sindaco

Dario Nardella. Olivia Turchi ideatrice

e curatrice del progetto condiviso

con l’amministrazione comunale e con

Artex, si dice soddisfatta di aver trasformato

questo luogo in una realtà tutta

da scoprire e da “vivere” non solo per

i residenti in zona ma anche per l’intera

collettività.

Officina Creativa

Ex Conventino

Via Giano della Bella 20, Firenze

+ 39 055 570627

www.artex.firenze.it

Veduta d’insieme del Conventino oggi diventato Officina Creativa

20

OFFICINA CREATIVA


A cura di

Paolo Bini

Arte del

Vino

Grappa, quintessenza dell’uva

di Paolo Bini / foto courtesy ANAG

L’alta qualità dell’uva vendemmiata

in queste settimane

consentirà, dopo un attento

processo di vinificazione e riposo in

cantina, di raggiungere gli ottimi risultati

già ipotizzati per il prodotto finale.

La fermentazione alcolica, innescata nei

tini da lieviti selezionati o presenti sulle

bucce degli acini, è una via metabolica

che nel mosto trasforma gli zuccheri

in alcol. E’ in questa fase che, dopo la

spremitura e per contatto, le bucce cedono

al liquido quelle sostanze determinanti

per la qualità finale del vino. Il ciclo

dell’uva spesso però non si esaurisce

con il processo fermentativo; il residuo

degli acini ottenuto dopo la pigiatura e

dopo un’eventuale breve fermentazione

è chiamato “vinaccia” e può diventare

protagonista assoluto per la produzione

di un noto distillato: la Grappa.

Non esistano da subito fraintendimenti:

la Grappa è definita per legge “l’acquavite

di vinaccia ottenuta da uve prodotte

e vinificate esclusivamente in Italia”,

a conferma sia della nostra grande tradizione

nazionale che della cura con cui

viene prodotta; astenersi improvvisati,

impreparati e faidaté. Aneddoti storici

e sociali, famosi o “di periferia”, occasioni

conviviali e momenti di riflessione…

Molti di noi ne avrebbero da

raccontare e forse proprio per questo

la Grappa ci ispira una simpatia istintiva

pur rimanendo un prodotto oggettivamente

di nicchia come buona parte

dei distillati internazionali. Distillata in

alambicchi a vapore, bagnomaria o fuoco

diretto, la Grappa eccellente esige,

innanzitutto, la condizione necessaria

di una materia prima pregiata, una vinaccia

fresca e ricca da trasformare in

spirito profumato, intenso ma non pungente

al naso e caldo ma non ardente

in bocca. Forse più che in altri settori,

quello dei distillati richiede agli esperti

la massima accuratezza nella degustazione

e per il consumatore finale la

pazienza di non fermarsi al primo prodotto

disponibile sullo scaffale a prezzo

irrisorio per assaggiare un prodotto di

qualità medio-alta. Grappa, Marc, Brandy,

Cognac, Armagnac sono i più rappresentativi

esponenti di un mondo che

nasce dall’uva e si colloca nell’universo

chiamato “spirits” che comprende anche

altri prodotti come Whisky, Rum,

Tequila, questi ultimi però ottenuti da

materie prime differenti.

Da anni l’ANAG, Assaggiatori Grappa e

Acquaviti, promuove sul territorio nazionale

il consumo consapevole dei distillati

e la conoscenza dei prodotti che

ogni regione italiana sa esprimere. Proprio

qualche settimana fa in occasione

della Douja d’Or, importante manifestazione

enogastronomica del settembre

astigiano, sono state premiate le migliori

grappe e i brandy vincitori del 36°

concorso Alambicco d’oro. I successi

assoluti ottenuti sia dalla friulana Special

edition Picolit di Domenis1898 con

i suoi aromi raffinati che dalla complessa

piemontese 7.0 Grappa invecchiata

di Ruché di Mazzetti d’Altavilla palesano

quanto l’esperienza secolare del settentrione

continui con modernità a soddisfare

i palati più esigenti e preparati.

Colpiscono però anche i grandi risultati

ottenuti da alcuni prodotti toscani che

confermano la rapida ascesa qualitativa

delle distillerie regionali. Tre Gold medal

Grappa invecchiata Cru Centenario, Morelli

Grappa aromatica di Moscato toscano, Nannoni

sono state assegnate rispettivamente

all’aromatica inebriante Grappa di Moscato

toscano Nannoni, alla persistente

e gustosa Grappa invecchiata Cru Centenario

Morelli e all’esclusiva, bilanciata

e suadente Grappa riserva da vinacce

di Chianti Classico Clemente VII Castelli

del Grevepesa distillata da DETA. Sale

lo spirito: in alto i calici!

Grappa riserva da vinacce di Chianti Classico

Clemente VII, Castelli del Grevepesa

GRAPPA

21


Eventi in

Toscana

Sergio Nardoni

Una mostra e due premi alla carriera per il maestro

fiorentino protagonista insieme ai propri allievi al

Circolo Arti Figurative di Palazzo Ghibellino ad Empoli

di Silvano Salvadori

Il mondo di Sergio Nardoni è un

mondo soffuso di luce, la cui evanescenza

ovunque penetra annebbiando

la nostra vista nei controluce,

dissolvendo in magia

le forme, in quel

chiarore memore

delle lezioni di Piero

della Francesca

e del Beato Angelico,

fino a giungere

a Caspar Friedrich.

Le scacchiere prospettiche

con nitore

rinascimentale portano

come pedine

personaggi ora storici

ora della Commedia

dell’Arte e

ora contemporanei;

il quadro diviene un

teatro, una rappresentazione

dentro

la rappresentazione.

Noi spettatori

abbiamo altri spettatori con noi assorti

nella contemplazione di proiezioni sullo

sfondo: ora di famose opere di altri

pittori ora di scene di film. A volte, come

nell’illusionistico soffitto di Andrea

Pozzo a Sant’Ignazio, il circo contemporaneo

si mescola alle figure dipinte

che si staccano dal soffitto e prendono

Sergio Nardoni riceve i due premi alla carriera dall'assessore alla cultura del Comune di Empoli Giulia Terreni

Nardoni con l'assessore Terreni (a destra), il presidente del Circolo Arti Figurative Salvadori (il primo da sinistra) e alcuni suoi allievi

22

SERGIO NARDONI


L'artista con Silvano Salvadori, presidente del Circolo Arti Figurative, e l'assessore Terreni

vita in cieli ancora più infiniti,

al limite di viaggi interstellari.

L’oggettività, il mito e la

trascendenza convivono nei

suoi quadri, dove il sogno

tutto avvolge. Il virtuosismo

si avvale di proiezioni deformanti

su superfici convesse

o sulle forme primarie del cubo

e del cono, fino a volte a

misurarsi con le oniriche visioni

surrealiste alla Salvator

Dalì. Credo che Nardoni abbia

ormai percorso, in un’arte

combinatoria, tutte le suggestioni

dell’universo pittorico,

in una sorta di gioco festoso

in cui il pittore stesso s’inoltra,

quasi fosse il protagonista

di una favola ancora da

scrivere. Siamo lieti di poter

ospitare al Circolo questo

maestro che ha infuso il suo

entusiasmo per la rappresentazione

a tante allieve durante

i suoi corsi tenuti a Empoli.

Qui le troviamo insieme a lui

ed abbiamo toccato con mano

l‘affetto che è cemento del

loro devoto sodalizio. Dal 21

settembre al 3 ottobre, le

opere di Sergio Nardoni sono

state esposte in mostra al

Circolo Arti Figurative di Palazzo

Ghibellino ad Empoli insieme

ai lavori dei suoi allievi.

In questa occasione, il maestro

fiorentino è stato insignito

di due premi alla carriera,

uno conferitogli dal

Circolo Arti Figurative

insieme agli

allievi che con questo

riconoscimento

hanno voluto

ringraziarlo per gli

insegnamenti ricevuti,

l’altro dall’Associazione

Spiga

d’Argento di Montagnana.

Entrambi

i premi sono stati

consegnati all’artista

dall’assessore

alla cultura del Comune

di Empoli Giulia

Terreni.

SERGIO NARDONI 23


Storia delle

Religioni

A cura di

Stefano Marucci

Islam

Dopo l’Induismo, la religione più diffusa in India

di don Johnson Koovakunnel

In India la religione Islam occupa

il secondo posto dopo l’Induismo.

La parola araba “Islàm” significa

“sottomissione, donare il proprio viso

a Dio”, e indica una religione monoteista,

i cui fedeli sono chiamati musulmani.

Il suo portavoce è stato Muhammad

(Maometto), considerato dai musulmani

l’ultimo e definitivo profeta inviato

da Dio al mondo intero. Per 20 anni

Muhammad ricevette nel deserto continue

rivelazioni dall’arcangelo Gabriele.

Muhammad non sapeva scrivere,

per questo imparò a memoria ciò che

gli era comunicato; poi, secondo la dottrina

coranica, recitava all’arcangelo ciò

che aveva ascoltato e solo allora gli veniva

rivelato il passo successivo. L’Islam

è considerato dai suoi fedeli come

l’insieme delle rivelazioni fatte da Allah

(Dio) all’umanità fin dall’epoca del primo

profeta Adamo. L’insieme di queste

rivelazioni sono contenute nel Corano

(che significa “predicazione”), il documento

sacro dei musulmani, formato

da 114 sure (capitoli) di varia lunghezza,

divise in versetti e imparate a memoria

dai fedeli. Anche i

seguaci di Muhammad non

sapevano scrivere, ma imparavano

a memoria ciò

che il profeta rivelava loro.

Alla morte di Muhammad

e dei suoi compagni sorse

il problema di trascrivere

la rivelazione e di questo

compito si incaricarono i

successori di Muhammad,

in arabo “califfi”. Il secondo

califfo accolse tutti i foglietti

sui quali erano stati

scritti dal popolo i detti di

Muhammad e consegnò

tutto alle donne che potevano

essere le più sicure

custodi delle parole del

profeta. Il terzo califfo capì

che occorreva porre un fre-

no a questa raccolta per non rischiare

di inquinare con dei falsi il dettato originario.

L’anno 653 è una data importante,

perché il terzo califfo ordinò di

compilare un nuovo testo a partire dai

foglietti raccolti e di bruciare tutti gli altri.

Questo è il Corano, riconosciuto a

tutti gli effetti il libro sacro per gli islamici.

Il Corano è per gli islamici Kalim

Allah, cioè “parola di Dio”, che tutti devono

mettere in pratica. La parola di Dio

non può essere in alcun modo interpretata,

occorre sottomettersi ad essa, da

cui la parola araba Muslim, musulmani

che significa appunto “sottomessi”.

Il Corano è un testo massimamente

giuridico. Il libro sacro va letto in arabo

antico ed è per questo motivo che le

scuole coraniche insegnano per prima

cosa questa lingua. Secondo il Corano

sono Kalim Allah anche il Nuovo testamento

e l’Antico. Essi sono stati rivelati

a due profeti, Gesù e Mosè, secondi per

i musulmani solo a Muhammad. I musulmani

pregano cinque volte al giorno:

all’alba, a mezzogiorno, nel pomeriggio,

al calar del sole e la notte. Prima di en-

trare nella moschea è necessario lavarsi

mani e piedi per purificarsi e coprirsi

il capo in segno di riverenza nei confronti

di Dio. In ogni moschea si entra

scalzi, per questo tutte le moschee sono

piene di tappeti. Nel caso in cui non

sia possibile recarsi in una moschea, il

fedele stende a terra un piccolo tappeto

orientato verso la Mecca, la città in cui

nacque Muhammad, dove ogni musulmano

si deve recare almeno una volta

nella vita compiendo un grande pellegrinaggio.

Se chiedete a un musulmano

di spiegarvi che cosa sia l’Islam vi

dirà probabilmente che è una religione

antichissima, basata sulla pace, la

misericordia e il perdono. La distorsione

però di alcuni dei concetti contenuti

nelle rivelazioni di Allah, insieme a

sentimenti di invidia, odio e razzismo,

ha creato il fondamentalismo islamico,

un modo di vedere la religione che fa

uso della violenza e del terrorismo, allontanandosi

da quanto contenuto nel

Corano. La religione islamica è tutt’altro:

amore, pace, misericordia, perdono

e conoscenza.

Maometto e l'angelo Gabriele

24

ISLAM


Storia delle

Religioni

Origine e significato del Rosario, antico

simbolo della preghiera cristiana

di Valter Quagliarotti

1^ parte

Dopo la parentesi estiva riprendiamo

i nostri incontri

esponendo, in modo del tutto

semplice, la storia del Santo Rosario.

Innanzitutto domandiamoci cosa

sia il Rosario e come e quando sia entrato

in uso. La tradizione del rosario

inizia nel III-IV secolo quando era ancora

una semplice ripetizione numerica

di formule di preghiera. All’origine del

Rosario vi sono i 150 Salmi di Davide

che i consacrati recitavano quotidianamente.

Ma poiché nel primo Medioevo

la maggioranza dei laici non sapeva

leggere o non aveva una sufficiente conoscenza

della lingua latina, il termine

“salterio” assunse, con l’andar del tempo,

un’ampiezza di significato sempre

maggiore. Per ovviare alla difficoltà di

imparare a memoria tutti i Salmi, verso

l’850 il monaco benedettino San Beda

il Venerabile (672-735) suggerì di recitare,

al posto dei Salmi, 150 volte

il Padre Nostro. Per contare le preghiere,

i fedeli avevano vari metodi,

tra cui quello di portare con sé

150 sassolini, sostituiti dall’uso di

cordicelle con 150 o 50 nodi. Poco

tempo dopo, come forma ripetitiva,

s’iniziò ad utilizzare anche il

Saluto dell’Angelo a Maria, che costituiva

allora la prima parte dell’Ave

Maria. Nel XIII secolo, i monaci

cistercensi svilupparono una nuova

forma di preghiera che chiamarono

Rosario, perchè la comparavano

ad una corona di rose mistiche

donate alla Madonna. Il Rosario è

la preghiera dei semplici, dei piccoli,

di coloro che si rivolgono a Maria

sicuri di trovare in lei l’aiuto e la

protezione che una madre non nega

ai suoi figli. E’ senza dubbio la preghiera

amata dai santi, una preghiera

che insegna a meditare in modo

profondo tutto il mistero della vita

di Cristo. Primo scopo per cui si

prega il Rosario è contemplare il volto

di Cristo attraverso gli occhi di Maria:

«Con esso il popolo si mette alla scuola

di Maria, per lasciarsi introdurre alla

contemplazione della bellezza del volto

di Cristo e all’esperienza della profondità

del suo amore» (Giovanni Paolo

II, Rosarium Virginis Mariæ). La nostra

contemplazione del volto di Cristo trova

in Maria un modello insuperabile; anzi,

è con i suoi occhi che siamo invitati a

contemplare Cristo, suo Figlio, perché:

«Alla contemplazione del volto di Cristo

nessuno si è dedicato con altrettanta

assiduità di Maria» (Giovanni Paolo

II, Rosarium Virginis Mariæ). San Luigi

Maria Grignion da Montfort nel suo

Trattato della vera devozione alla Santa

Vergine afferma: «Ogni volta che tu

pensi a Maria, Maria pensa per te a Dio.

Ogni volta che tu dai lode e onore a Maria,

Maria con te loda e onora Dio. Se

Caravaggio, Madonna del Rosario (1607), olio su tela,

Kunsthistorisches Museum, Vienna

www.paolopenko.it

info@paolopenko.com

+ 39 055. 2052577

tu dici “Maria”, ella ripete “Dio”». Uno

speciale carisma ebbe il beato Bartolomeo

Longo, il cui cammino di santità

poggia su un’ispirazione profonda:

«Chi propaga il Rosario è salvo!». E’ su

questa base che egli si sentì chiamato a

costruire a Pompei un tempio dedicato

alla Vergine del Santo Rosario. Il beato

Giovanni Paolo II, nell’Udienza generale

del 29 ottobre 2003, affermava: «Il Rosario

costituisce la “via di Maria”, ossia

un percorso privilegiato per raggiungere

un duplice obiettivo: primo, che i cristiani

crescano come contempltori del

volto di Cristo; secondo, che le comunità

ecclesiali diventino autentiche

scuole di preghiera». E ancora: «Il

Rosario, proprio a partire dall’esperienza

di Maria, è una preghiera

spiccatamente contemplativa. Privato

di questa dimensione, ne uscirebbe

snaturato». Purtroppo, oggi,

il Rosario viene talvolta contestato

e definito una preghiera infantile,

meccanica, superstiziosa, che si

riduce a una ripetizione frettolosa

di Ave Maria, una preghiera adatta

ad altri tempi, mentre oggi è preferibile

– si dice- la lettura della Bibbia.

Ma il Rosario fu definito da Pio

XII “il compendio di tutto quanto il

Vangelo”. Oggi c’è una grande crisi

della preghiera in generale. La gente

è tutta presa dagli interessi materiali

e all’anima pensa poco o nulla.

Non si può essere cristiani senza

preghiera, essa è fondamentale,

perchè solo da essa possiamo trarre

la forza per vivere e avere chiara

la mèta verso cui andare.

SIGNIFICATO DEL ROSARIO

25


Ritratti

d’artista

Giordano Pini

L'arte di trasformare il gioiello in piccole sculture

da indossare

di Barbara Santoro / foto Maurizio Pini

Ho conosciuto Giordano Pini

una decina di anni fa durante

una mostra al Museo degli

Argenti di Palazzo Pitti dove erano

esposte due sue opere: Onda infranta e

Diversità con lo stesso destino. Rimasi

colpita dal fatto che non fossero soltanto

gioielli ma vere e proprie sculture.

L’arte di Giordano Pini, infatti, si distacca

dagli stereotipi della moda per creare

un linguaggio più intimo e personale.

Affascinato dalla drammatica forza delle

opere di Jorio Vivarelli, suo maestro

e pistoiese come lui, Pini infonde nuova

espressività alle forme, ricordando

ancora oggi il forte legame con la natura

coltivato fin dalla giovinezza. Così,

i ciottoli raccolti lungo gli argini di un

fiume, le pietre levigate dall’acqua dei

torrenti, le conchiglie raccolte

sulla spiaggia, i vetri e i fossili

trovati lungo le rive del mare,

gli suggeriscono da sempre

idee per nuove creazioni. Pini

reinterpreta con grande libertà

d’invenzione schemi d’impianto

naturalistico, tanto che solo

guardando con molta attenzione

le sue creazioni riusciamo

a carpirne il segreto. Sembrano

il risultato di processi naturali

e non oggetti creati dalla

mano di un artista. Lavorando

con la duttile tecnica della

cera persa, Pini condensa

nel processo creativo cuore

e mente, arrivando a cogliere

l’anima dell’oggetto. «Nel

mondo incantato della gioielleria ogni

pezzo deve essere originale nella sua

esecuzione» afferma Pini seguendo la

teoria del grande orafo svizzero Gilbert

Albert. Per questo motivo le sue creazioni

sono diverse l’una dall’altra e personalizzabili

in base alle richieste delle

clienti. Con grande maestria trasforma

i materiali in vere e proprie sculture da

indossare, create per chi abbia voglia di

sentirsi protagonista di una moda senza

tempo. Ma chi è Giordano Pini? Nato

a Pistoia nel 1961, dopo un’infanzia trascorsa

nella fucina della “ferriera” dove

giornalmente si recava ad ammirare

la lavorazione del ferro, si scrive all’Istituto

d’Arte Petrocchi dove studia con

Umberto Bovi, Jorio Vivarelli e Sigfrido

Bartolini. Dal primo apprenderà le tecniche

fondamentali dell’oreficeria, cioè

sbalzo, cesello, fusione a cera persa e

incastonatura delle pietre; dal secondo

imparerà a disegnare; con il terzo, incisore

e grafico eccelso, instaurerà un

rapporto d’amicizia durato tutta la vita.

Nella casa museo di Bartolini si trova-

26

GIORDANO PINI


no alcuni gioielli disegnati da Pini che

rileggono in maniera originale le opere

del maestro. Nel 1970, terminati gli studi

superiori, collabora con Bovi e con la

Ditta Mancadori di Milano per la quale

crea capolavori d’ispirazione antica. Dal

1985 ospita all’interno del suo atelier, in

via Valdibrana 19 a Pistoia, vari artisti

con esposizioni e mostre di qualità. Nel

cinquecentenario della morte di Leonardo

da Vinci, Giordano Pini ha voluto

omaggiare il grande artista con una triade

formata da un anello, un bracciale e

un girocollo davvero splendidi. Il primo,

che può essere indossato su tutte le dita

compreso l’indice, è ispirato alla vite

aerea; il secondo, ispirato ai ponti militari

autosostenuti, è un bracciale elegante

che può essere indossato anche

tutti i giorni; il collier, diviso in più parti

in modo da avvolgere il collo morbidamente,

guarda invece alla forma dell’ala

della macchina volante. Gioielli raffinati

ed esclusivi nati dalla creatività di questo

orafo geniale per incontrare il gusto

delle donne.

www.giordanopini.it

GIORDANO PINI

27


Firenze

Mostre

Biennale Internazionale dell’Etruria

A Palazzo Bastogi una collettiva dedicata a Firenze e

alla sua anima etrusca

di Fabrizio Borghini / foto Rosanna Ossola

Nelle prestigiose sale di Palazzo

Bastogi, col patrocinio e la

collaborazione della presidenza

del Consiglio Regionale della Toscana,

si è svolta dall’11 al 26 settembre

la mostra dal titolo Firenze e la sua anima

etrusca. Dopo la prima presentazione

del progetto tenutasi lo scorso mese

di marzo a Roma con un’esposizione e

un convegno nelle sale del Primo Municipio,

la Biennale Internazionale dell’Etruria

(BIE), ideata e organizzata da

Quirino Martellini, ha fatto tappa a Firenze

con una mostra che ha visto armoniosamente

raggruppati artisti di

area toscana e di altri territori, anche

internazionali. Nomi di rilievo ed opere

di alta qualità che hanno sintetizzato

efficacemente quanto le radici

storiche siano determinanti

nel linguaggio artistico. La

mostra suggeriva un percorso

nel tempo, partendo da un richiamo

all’antico e procedendo

con una progressione verso

una visione contemporanea

e futuristica. E’ stata messa

in prima luce la scultura, con

opere di artisti che hanno sottolineato

il legame con il territorio

e con la cultura etrusca,

a cominciare da Claudio Capotondi,

nativo di Tarquinia, che

in età giovanile venne incaricato

di eseguire una copia dei Cavalli

Alati conservati al Museo

Un'opera di Matteo Baroni

28

BIENNALE INTERNAZIONALE


Etrusco di Palazzo Vitelleschi. Importanti,

inoltre, le opere di Sauro Cavallini,

fra cui due grandi figure in ferro

d’impronta arcaica, e le sculture lignee

di Giuliano Azzoni, artista che visse a

Terranova Bracciolini e che ha lasciato

opere di notevole impatto. Lea Monetti

ha impreziosito la mostra con due grandi

opere in bronzo patinato a fuoco, Migrante

e Picccola Eva. Molto interesse

hanno inoltre riscosso le realistiche figure

ferrose di Matteo Baroni e le fantasiose

creazioni anch’esse in ferro di

Charles Skapin: materiali di scarto che

vengono riciclati, a simboleggiare la

perduranza della materia che non conosce

tempo. Tutti gli artisti e i lavori selezionati,

tra cui molte opere sia pittoriche

che polimateriche, hanno dato un alto

contributo al legame storico che tuttora

richiama, ovviamente con linguaggi

personalizzati, le radici classiche della

mediterraneità. Nel corso dell’inaugurazione

il presidente del Consiglio Regionale

Eugenio Giani ed il professor

Giovanni Cipriani hanno mirabilmente

messo in evidenza l’importante patrimonio

che dall’antica Etruria è derivato

nella vita politica e culturale della Firenze

del Rinascimento. La mostra, a cura

di Rosanna Ossola con il coordinamento

di Elisa Paoli, è stata presentata al

pubblico dal critico Ilaria Magni.

Rosanna Ossola, curatrice della mostra, con l'opera Cavalli alati di Claudio Capotondi (ph. Maddalena Barletta)

In questa e nelle altre foto una panoramica delle opere in mostra

BIENNALE INTERNAZIONALE

29


Ritratti

d’artista

Franco Carletti

Dopo la partecipazione alla Pro Biennale di Venezia

2019, la recente mostra a Berlino con i paesaggi della

Toscana e la storia di don Milani

di Lorenzo Borghini / foto courtesy dell’artista

Dopo la partecipazione alla Pro

Biennale di Venezia, dove ha

ricevuto il Premio Sgarbi Pro-

Biennale 2019 e tenuto la mostra personale

al Lido - evento collaterale alla

58ª Biennale di Venezia con il patrocinio

dell’Accademia d’Egitto -, l’artista

senese Franco Carletti ha esposto in

personale alla Galerie Lache & Farben

di Berlino, nella centralissima Brunnenstrasse

170, dal 13 luglio al 29 agosto.

L’esposizione si è svolta nell’ambito del

progetto internazionale La solitudine

dell’Angelo ideato e diretto dal professor

Giammarco Puntelli, con tappe ad

Assisi, Berlino e al Museo Storico Nazionale

di Tirana. L’evento era stato presentato

nel mese di febbraio durante La

notte delle stelle, serata di gala svoltasi

in occasione del Festival internazionale

di Berlino, alla presenza dell’ambasciatore

d’Italia e del primo consigliere

dell’ambasciata d’Italia a Berlino. Carletti,

selezionato da Puntelli insieme a

grandi nomi come Talani, Valla, Borghi

e Spotorno, ha esposto in mostra,

all’opera Magia in Val D’Orcia che rappresenta

la solitudine dell’artista nel

momento della creazione dell’opera, un

bozzetto del Palio Straordinario di Siena

in occasione della fine della Grande

Guerra e il dipinto Il ponte di Luciano,

selezionato per la donazione all’Ambasciata

d’Italia a Berlino e ispirato alla

storia del bambino

che attraversava

il bosco per

andare a scuola

da don Milani. La

personale di Carletti

ha ospitato

anche alcuni scatti

della fotografa Luciana Palmerini. Un

prestigioso catalogo curato da Giacomo

Puntelli, con il contributo di Rosario

Sprovieri, direttore del Teatro dei Dioscuri

al Quirinale, è stato pubblicato da

Mondadori per documentare la mostra.

Il prossimo appuntamento espositivo di

Franco Carletti è la partecipazione alla

mostra collettiva promossa dall’associazione

Toscana Cultura, con la curatela

di Lucia Raveggi, nella storica sede

della Villa Medicea di Poggio Imperiale

a Firenze.

Franco Carletti (a sinistra) con il professor Gianmarco Puntelli e l’opera

Magia in Val d’Orcia

Il ponte di Luciano, olio su tela

30

FRANCO CARLETTI


Il Percorso formativo è inserito nell’ambito di Giovanisì (www.giovanisi.it), il progetto della Regione Toscana per l’autonomia dei giovani.

A fine ottobre iniziano

i 5 nuovi corsi di

formazione promossi

dalla Fondazione

MITA, confermatasi

trampolino di lancio

per l’inserimento

professionale nel

mondo della Moda

ETIC: Evolution Textile Italian

Competences, realizzato con le

Fondazioni ISYL e ITS TAB, per

tecnico superiore di processo

e prodotto di filatura, nobilitazione

e controllo qualità per

il settore tessile-abbigliamento-moda

(Progetto n° 243002)

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di Elisabetta Mereu

La Fondazione ITS MITA opera grazie al Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca e alla Regione Toscana POR FSE. 2014-2020.

Vedere collocare il 100%

dei propri studenti nel

mondo del lavoro è un

bel traguardo per l’ITS MITA (Made

in Italy Tuscany Academy) di

Scandicci, ottenuto in soli 10 anni

di attività grazie ai tanti corsi di

formazione professionale, tenuti

da manager esperti nei vari ambiti

del settore moda. La Fondazione

ITS MITA opera grazie al Ministero

dell’Istruzione, dell’Università e

della Ricerca e alla Regione Toscana

POR FSE 2014-2020. «Alla fine

di questo mese partiranno 5 corsi,

uno in più rispetto alle sessioni

passate - dice con orgoglio il

presidente della Fondazione MITA,

Massimiliano Guerrini - cui possono

accedere tramite una selezione

giovani diplomati dai 18 ai 29 anni.

Il nostro principio base è sempre

stato quello di plasmare i corsi seguendo

le necessità d’impiego delle

imprese che così attingono ad

una fucina di tecnici già preparati

e qualificati ad alto livello. Ciò è

possibile perché i nostri allievi - fra

le 2000 ore totali in aula - ne fanno

800 di stage anche fuori sede,

direttamente presso le filiere produttive

dei vari settori e in aziende

prestigiose, italiane ed internazionali».

GLAMOUR

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Il Percorso formativo è inserito nell’ambito di Giovanisì (www.giovanisi.it), il progetto della Regione Toscana per l’autonomia dei giovani.

La Fondazione ITS MITA opera grazie al Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca e alla Regione Toscana POR FSE. 2014-2020.

LAND: Leather and Dress, per

figure professionali in grado di

sviluppare e implementare le

tecniche di progettazione, prototipazione

e industrializzazione

nell’ambito dell’accessorio e

dell’abbigliamento in pelle

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GLAM: Glamour Leather Accessories

Mita, per tecnico superiore

di processo, prodotto ed

accessori in pelle, comunicazione

e marketing per il settore

moda, con l’introduzione dei

dettami dell’Industria 4.0 e digitalizzazione

dei processi, nonché

recupero di una manualità

artigianale (Progetto n°243000)

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inserito nell’ambito di Giovanisì

per tecnico superiore di produzione

nel settore calzaturiero,

connotato da elementi di ricerca

innovativa nella modellazione e

creazione prototipi. In collaborazione

con il Polo Tecnologico

Conciario a Santa Croce sull’Arno

(Progetto n° 242987)

Il Percorso formativo è inserito nell’ambito di Giovanisì (www.giovanisi.it), il progetto della Regione Toscana per l’autonomia dei giovani.

La Fondazione ITS MITA opera grazie al Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca e alla Regione Toscana POR FSE. 2014-2020.

Per ulteriori informazioni:

Segreteria Fondazione MITA

Castello dell’Acciaiolo, via Pantin,

Scandicci (FI)

Dal lunedì al venerdì - ore 9/13

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Ritratti

d’artista

Roberto Loreto

Geometrie di luce tra sogno e realtà

di Daniela Pronestì

La città di Firenze, con i ponti, i

palazzi storici, i vicoli del centro.

Gli antichi borghi medievali

incastonati sulle pendici delle colline o

arrampicati in cima alle alture. Ed ancora:

la volta celeste, la distesa marina, i

filari d’alberi lungo i sentieri del bosco.

Frammenti di realtà che compongono

l’immaginario pittorico di Roberto Loreto,

artista fiorentino. Le opere illustrano

l’evoluzione stilistica, dagli esordi agli

ultimi sviluppi, mettendo in risalto il

passaggio dai valori descrittivi delle prime

realizzazioni alla attuale sintesi compositiva.

Le più recenti opere mostrano,

infatti, una semplificazione geometrica

dello spazio dipinto, che sostituisce

la profondità prospettica con un continuo

sovrapporsi di piani e volumi. Una

visione prismatica del reale, raggiunta

duplicando e moltiplicando gli elementi

figurali, come in un gioco di specchi.

Il cielo è un intarsio di colori che intersecano

il paesaggio sottostante, in una

dinamica alternanza di raggi luminosi e

tasselli cromatici. Le case, poliedri colorati,

si affastellano in ordine sparso,

come fogli di carta sparpagliati dal vento,

mentre i tetti, dalla forma conica,

sembrano frecce in fuga verso impossibili

bersagli. Un mondo visto o sognato,

filtrato dalla fantasia o dal ricordo,

dove il tradizionale ordine delle cose

appare incredibilmente rovesciato. Alle

geometrie del colore, ottenute stratificando

le pennellate in diversi passaggi,

corrispondono gli effetti di rifrazione e

diffrazione della luce, che scompagina il

soggetto raffigurato, fino a confonderlo

con lo spazio circostante. Tinte brillanti

e toni notturni descrivono scenari

dominati dal sogno e dal silenzio, città

impossibili e paesaggi immaginari, dove

non è ammessa la presenza dell’uomo.

Memore delle avanguardie – dalla

scomposizione cubista al dinamismo

plastico futurista, passando attraverso

il raggismo russo – Loreto ne reinterpreta

la lezione con rigore e sensibilità.

Ne deriva un linguaggio autonomo

e riconoscibile, capace di coniugare le

raffinatezze quasi astratte del

colore con una trascrizione lirica

della realtà.

Roberto Loreto

+ 39 335 309781

roberto@loreto.us

www.robertoloreto.it

Cipresso e case, acrilico su tela, cm 80x60

Una casa in campagna, acrilico su tela, cm 60x80

Fontana di piazza Santa Croce, acrilico su tela, cm 80x60

32

ROBERTO LORETO


Ritratti

d’artista

Nicoletta Macchione

Si è da poco conclusa la sua minipersonale all’Auditorium al

Duomo di Firenze. Tra i dipinti in mostra, una rilettura della

Madonna con Bambino del Verrocchio

di Fabrizio Borghini

Si è conclusa alla fine di settembre

la minipersonale della pittrice

mugellana Nicoletta Macchione

all'Auditorium al Duomo di Firenze curata

da Lucia Raveggi per Toscana Cultura.

Numerosi turisti sia stranieri che

italiani – ai quali si sono aggiunti naturalmente

anche moltissimi fiorentini

– dopo aver visitato la mostra, hanno

Natura morta, olio su tela, cm 70x50

Interpretazione della Madonna col Bambino di

Andrea del Verrocchio, olio su tela, cm 70x50

lasciato lusinghieri giudizi sul libro delle

presenze. In particolare, è stata apprezzata

la tecnica usata da Nicoletta

che s’inserisce nel solco della tradizione

italiana che da sempre esercita un

fascino particolare su chi visita Firenze

e s’immerge in quel clima post rinascimentale

che si è tramandato di generazione

in generazione artistica fino ai

giorni nostri. La Macchione ha frequentato

e continua a frequentare la bottega

del maestro Giuliano Paladini, depositario

e continuatore di una scuola che

ha avuto come punti di riferimento Giovanni

Fattori e i suoi epigoni mugellani

Giovanni Malesci, erede universale del

maestro labronico, Rutilio Muti e Foresto

Marianini. Il cavalletto appartenuto

a Fattori è oggi fra gli oggetti più

preziosi custoditi nella Casa di Giotto

a Vespignano di Vicchio, proprio dove

Nicoletta frequenta i corsi di Paladini

e dove sono nati i quadri che ha esposto

nella mostra fiorentina. Fra questi,

un ritratto della figlia, la rilettura di un

capolavoro del passato particolarmente

amato, la Madonna con Bambino del

Verrocchio, e una natura morta ricca

e armoniosa tale da riportarci a un altro

innamoramento artistico, quello nei

confronti dell'Arcimboldo. E poi alcune

figure femminili frutto della frequentazione

dei corsi di nudo tenuti dal suo

maestro. «La guida di Giuliano è stata

fondamentale non solo per l'apprendimento

di varie tecniche ma soprattutto

perché al di là del percorso artistico

mi ha aiutato ad intraprendere un cammino

esistenziale basato sulla passione

per la pittura e la voglia di andare

avanti nella ricerca e nello studio della

storia dell'arte» ha dichiarato Nicoletta

nel corso del vernissage. Nonostante

la presenza di temi apparentemente

lontani fra di loro come il nudo e la sa-

cra immagine della Vergine Maria, c'è

un filo rosso che congiunge in maniera

indissolubile un'opera all'altra ed è rappresentato

dall'uso di una tecnica dalle

solide fondamenta che consente all'artista

di poter spaziare con padronanza

assoluta nell'ampio panorama del figurativo.

Nicoletta Macchione

Ènata a Dicomano, dove attualmente

vive. Nonostante

la sua passione per l’arte

e la pittura fosse già presente in

gioventù, inizia a coltivare il suo talento

come pittrice soltanto in età

adulta grazie alla partecipazione

ai corsi promossi dall’Associazione

Dalle Terre di Giotto e dell’Angelico

presso la Casa di Giotto a

Vespignano. Ultimamente ha partecipato

alle seguenti mostre: Donne

nell’arte in Toscana (Villa Vogel,

Firenze); Artisti in Maremma (Fortezza

Orsini di Pitigliano, Gallerie

Eventi Grosseto); Artisti in Soffitta

(Spazio d’Arte La Soffitta, Sesto

Fiorentino); Mostra collettiva di arte

contemporanea (Auditorium al

Duomo, Firenze).

+39 339 6474329

nicolettamacchione@yahoo.it

34

NICOLETTA MACCHIONE


The Authentic Tuscan Natural Fragrances

IDEA TOSCANA - Viale Niccolò Machiavelli, 65/67 | 50019 Sesto Fiorentino (FI) |

Tel. 055.4494083 |info@ideatoscana.it | www.primaspremitura.it

35


Il super tifoso

Viola

A cura di

Lucia Petraroli

Marco Masini

Fiorentino doc e “super tifoso” della Viola, è da poco

diventato allenatore della Nazionale Italiana Cantanti

insieme ad Alfredo Tognetti

di Lucia Petraroli / foto courtesy Marco Masini

Marco Masini fiorentino doc e

soprattutto viola scuro nell’anima.

Non poteva che essere

lui il protagonista del primo articolo di

questa nuova rubrica dedicata ai “super

tifosi” della Viola. Sì, perché Marco, in

uscita con un progetto sensazionale per

festeggiare i suoi 30 anni di carriera, si

sta cimentando anche in un’altra veste,

quella calcistica. Avete capito bene.

Marco ha fatto della sua enorme passione

anche qualcosa di più. Insieme ad

Alfredo Tognetti è diventato allenatore

della Nazionale Italiana Cantanti e presto

prenderà il patentino. I temi toccati

in questa intervista sono davvero tanti:

la musica, Firenze, la Fiorentina, l’attaccamento

alla maglia, il mito Antognoni,

la frecciatina a Chiesa, il suo passato da

capo tamburino in curva e la canzone

viola che ancora non ha scritto...

Innanzitutto parliamo di te: cosa stai

facendo in questo momento?

Sto scrivendo con vari autori e soprattutto

sto lavorando ad un progetto molto

impegnativo per festeggiare i miei 30

anni di musica coadiuvato da molti giovani

collaboratori.

Hai esordito in panchina con la Nazionale

Cantanti nel ruolo di allenatore:

le tue impressioni?

Mi piace molto il calcio e ho la possibilità

di imparare grazie a questo ruolo. Ho

in programma di prendere al più presto

il patentino. Non mi dispiacerebbe dare

il mio contributo a livello calcistico, magari

partendo dai pulcini, sempre con

molta modestia.

Prediligi un calcio offensivo? E che tipo

di modulo?

Abbiamo uno schema in testa ma non

possiamo parlare di moduli. La nostra

nazionale è in piena evoluzione.

Il calcio fa parte della tua vita in diversi

aspetti soprattutto quello di tifoso

viola. Quando hai iniziato ad

andare allo stadio?

Avevo 8 anni quando per la prima volta

andai in maratona con mio padre.

Poi sono passato in curva e due anni

nel collettivo sono stato capo tamburino,

ma mi hanno “licenziato” perché

ero troppo bravo (ride). Non andavano

a tempo con me!

La partita indimenticabile e quella

più brutta?

La più brutta quella col Genoa, l’incidente

di Giancarlo con Martina, il portiere,

mi toccò molto.

Ci fu un panico generale

e la partita finì

per perdere di senso.

Mentre la più bella, il

4-2 sulla Juve con Pepito

Rossi.

Il miglior giocatore di

sempre?

Antognoni. Se penso

ad un grande giocatore,

non può che essere

lui. E’ lui il mio numero

10. Ha dato il cuore

a Firenze, ha segnato

la mia adolescenza.

Poi, certo, anche Ba-

36

MARCO MASINI


tistuta e Baggio sono stati grandissimi

giocatori.

Cosa rappresenta per te Firenze e la

Fiorentina? Che cosa le unisce?

La tifoseria. I tifosi dimostrano sempre

quanto sia calorosa questa città, lo dimostrano

allo stadio e nella vita di tutti i

giorni. Perciò quando si vede un giocatore

scontento di vestire questa maglia

si spera vada via presto. Come Chiesa

che spero inizi presto ad essere contento.

Dove ti piace andare nel tempo libero?

In palestra, sembra strano ma è così.

Non avendo molto tempo per me, mi

basta essere nella mia città e appena ho

un momento libero, scarico lì la tensione.

Altrimenti vado a pesca, sul fiume

o sul lago.

Firenze significa anche buona cucina;

il tuo piatto preferito?

I crostini toscani sono in assoluto il

mio piatto preferito. La specialità

toscana per eccellenza.

In nessun altro posto potranno

mai farne di più buoni.

Hai mai pensato di scrivere

una canzone per la Fiorentina?

No, non ci ho mai pensato.

Una volta nella mia canzone

Gli occhi dell’Arno, ho parlato di mia

madre e di Firenze. Ma non era un pezzo

che aveva pretese di essere un singolo.

Sulla Fiorentina ti faccio una metafora.

Venditti dicendo “Grazie Roma” rigrazia

sia la città che la squadra di calcio. Con

la Fiorentina puoi solo dire grazie alla

squadra o alla bistecca, e non mi sembra

molto musicale...

Questa Fiorentina potrà ambire di

nuovo a palcoscenici importanti?

Credo nella serietà di Pradé e Montella,

nell’umiltà di Commisso e Barone che

che ho conosciuto a Moena. Tutto dipenderà

dalla sinergia tra città e proprietà.

Firenze è una piazza che concede

poco, prima di aprirsi e diventare europea

ha bisogno di tempo. Credo che il

nuovo stadio potrebbe aiutare molto.

Puntare a costruire una squadra di alto

livello con giovani interessanti, magari

italiani, come il progetto che è stato avviato,

è molto interessante.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Oltre al progetto per il trentennale della

mia carriera, sto seguendo due giovani

cantautrici che probabilmente aiuterò

in veste di produttore. Mi piace questa

mia nuova veste, mi aiuta a crescere

professionalmente e umanamente.

E poi ho in cantiere una tournée per il

nuovo anno.

Marco Masini con Paolo Vallesi, Joe Barone, braccio destro di Rocco Commisso, e Cosimo Guccione, assessore allo sport del Comune di Firenze

MARCO MASINI

37


I misteri dell'

Arte

I Musacci alla Specola

Risalenti alla seconda metà del XIX secolo, questi ritratti

potrebbero essere, secondo lo scultore ed esperto d’arte

Claudio Parigi, di un pittore vicino a Francesco Hayez

di Paola Giusti

Recentemente sono iniziati alcuni

lavori di restauro al Museo

di Scienze Naturali La Specola

di Firenze. Qui l'artista Claudio Parigi

ricorda di aver visto tanti anni fa sulla

parete di una stanza adibita a magazzino

otto ritratti a carboncino protetti da

una cornice affissa direttamente al muro.

Realizzati nell’Ottocento da un artista

ignoto, si ritiene che questi ritratti

chiamati I Musacci raffigurino i volti di

un bibliotecario, di un modellatore di

cere e di un giardiniere che lavorarono

nel palazzo, oggi sede del museo, nella

seconda metà del XIX secolo. L'artista

Parigi ha trovato nel diario di Hayez Le

mie memorie, edito da Neri Pozza nel

1995 a Vicenza, alcuni ritratti di amici

del famoso artista lombardo che rivelano

una certa somiglianza con I Musacci.

Quanto basta a Claudio

Parigi per ipotizzare che i

ritratti della Specola siano

di un artista vicino ad

Hayez, il quale − insieme

al pittore Odorico Politi

(allievo di Teodoro Matteini)

− soggiornò a Firenze

per incontrare Pietro

Benvenuti e Luigi Sabatelli,

quest'ultimo incaricato dal Granduca

di Toscana di affrescare alcune sale di

Palazzo Pitti, non molto distante quindi

dalla Specola. La serie de I Musacci si

può visionare su Internet, così come si

può trovare di Hayez l'autoritratto con

gli amici artisti Migliara, Palagi, Molteni

e Grossi. Il ritratto di Hayez eseguito

da Von Amerling ricorda quello del

macchinista Felice Gori conservato alla

Specola. Ovviamente, queste sono soltanto

ipotesi maturate da Parigi mettendo

a confronto le opere. E non potendo

in quest’articolo esaurire un argomento

che richiederebbe ben più profonde

considerazioni, Parigi, abile scultore, ha

scelto di pubblicare il proprio autoritratto,

nella ferma convinzione che questo

genere artistico consenta, più di ogni

altro, di indagare la natura umana.

Claudio Parigi, Autoritratto con guerriero etrusco Francesco Hayez, Autoritratto con gruppo di amici (1824 - 1827),

olio su tela, Museo Poldi Pezzoli, Milano

38

CLAUDIO PARIGI


Ritratti

d’artista

Antonella Mezzani

Due mostre a Milano e una collettiva su Leonardo a

Firenze per lʼartista delle “pittografie”, immagini nate

dal connubio tra pittura e fotografia

Tratto dal testo critico di Monica Mazzolini

La Donna fiore

Osservando le opere di Antonella

Mezzani sorge spontanea una

domanda: sono dipinti o fotografie?

Sono un gioco visivo. Esempio

di creatività ma soprattutto evidenza

di come pittura e fotografia, perdendo

la loro specificità, possono diventare

un’ulteriore genere espressivo.

Nelle opere di Antonella assistiamo ad

un nuovo dialogo, un’ulteriore evoluzione

a partire da quelle fotografie di metà

Ottocento che venivano minuziosamente

colorate a mano per renderle più

corrispondenti alla realtà. Queste “pittografie”,

come vengono definite dall’autrice

stessa, sono immagini complesse

composte dalla sovrapposizione di più

fotografie che una volta stampate su tela

vengono arricchite diventando opere

che da bidimensionali si trasformano in

materiche e tridimensionali. Acquerelli

e crete incrementano gli effetti coloristici.

L’applicazione di oggetti quali pietre,

perle, cristalli, fili d’oro ma anche piume

e ritagli di stampe di suoi scatti con

riproduzioni di farfalle e fiori, aggiungono

un’ulteriore stratificazione. Una sorta

di collage che accresce il soggetto di

significati. I quadri fotografici di Antonella

rappresentano figure femminili

che in una visione d’insieme sono accomunate

da volti armoniosi in cui la

prevalenza di colori dai toni caldi, quali

rosso e giallo, permettono di sentire

immediatamente un senso di profondità,

guidando ad una lettura interiore.

Sono occhi dagli sguardi intensi,

talvolta velati da pennellate colorate o

mascherati da petali e foglie. Lo stesso

vale per le labbra sensuali con funzione

di ricettacolo, mimetismo e metamorfosi.

Ad incrementare la bellezza e il

valore estetico sono gli oggetti sapientemente

aggiunti sull’immagine. Foglie

e fiori simbolo di bellezza e caducità

contrapposti a pietre, perle e cristalli

che resistono maggiormente al trascorrere

del tempo. Sono quadri fotografici

che pongono domande e suggeriscono

risposte che si possono cogliere con la

sensibilità attraverso la quale l’autrice

si è messa in gioco richiamandoci alla

mente le donne dei preraffaeliti così come

le farfalle del simbolista Odilon Re-

don, i volti di Arcimboldo e le fotografie

dei pittorialisti che ricercavano immagini

lontane dalla realtà che trasmettessero

stati d’animo.

Antonella Mezzani

Dopo il diploma al Liceo Artistico

di Carrara nel 1990

e la frequentazione del corso

di Storia dell’Arte all’Università

di Pisa, Antonella Mezzani inizia un

lungo percorso artistico, spaziando

dalla pittura alla produzione di gioielli

e approdando, in tempi più recenti,

alla fotografia. Ha partecipato

a concorsi nazionali (Portfolio Italia)

e locali e a contest promossi dalla

FIAF. Ha esposto tra l’altro a Firenze,

Lucca e Spoleto. Ad ottobre sarà a

Milano per due eventi, uno dei quali

presentato da Vittorio Sgarbi. Dal 24

ottobre al 5 novembre prossimi, una

sua pittografia sarà esposta a Firenze

(Palazzo Bastogi) nell’ambito della

mostra Arte Firenze 2019 / Premio

Internazionale Leonardo da Vinci.

Antonella Mezzani

+ 39 340/7771251

antonella.creafiori@gmail.com

antonellacreafoto

ANTONELLA MEZZANI

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Centro studi e incontri

Internazionali

Novità per gli affiliati al

Movimento Life Beyond Tourism

Concorsi a premi e pubblicazioni scientifiche, passando

per i nuovi servizi riservati alle aziende

di Stefania Macrì

L’autunno di Life Beyond Tourism

si prospetta ricco di iniziative

di vario genere: dagli incontri

istituzionali ai bandi internazionali con

premiazioni, ai nuovi strumenti a dispo-

sizione dei membri del Movimento Life

Beyond Tourism, alle pubblicazioni

scientifiche. Ma procediamo per gradi

e andiamo a scoprire insieme a cosa

stanno lavorando il Centro Studi e

Incontri Internazionali, l’Istituto Internazionale

Life Beyond Tourism e il Movimento

Life Beyond Tourism con la

collaborazione della Fondazione Romualdo

Del Bianco.

Due premi internazionali e un Forum mondiale

Èpartito il primo ottobre

un nuovo bando

internazionale

promosso dalla Fondazione

Romualdo Del Bianco in occasione

del 500° anniversario

della morte di Leonardo Da

Vinci. Si tratta del premio internazionale

Life Beyond Tourism

Leonardo: interpreta e

comunica l’arte, la creatività

e l’ingegno del tuo territorio

che ha un montepremi totale

di 25.000,00 euro. Con questo

premio si vuole stimolare

la conoscenza delle espressioni

culturali dei territori per

sensibilizzare le nuove generazioni

all’importanza della

loro conservazione così da

portarne avanti nel tempo l’identità

e le prospettive di sviluppo

economico sostenibile.

Per avere maggiori informazioni

e partecipare al concorso

basta andare nell’apposita

sezione del sito del Movimento

Life Beyond Tourism.

Rimanendo in tema di concorsi

internazionali, manca solamente

un mese alla chiusura

del contest fotografico Heritage for

Planet Earth - H4PE. Si chiude infatti

il 30 novembre la possibilità di partecipare

e vincere fino a 1.000,00 euro.

Per farlo basta collegarsi al sito

ufficiale e, seguendo il regolamento,

è possibile caricare fino a quattro foto

per utente che rientrino in una delle

categorie tra quelle indicate, vale

a dire:

1. Viaggio

2. Pace nel mondo

3. Salvaguardia e sostenibilità

4. Futuro del pianeta

5. Natura ed ecosistemi

6. Artigianato nel mondo

7. Dialogo tra culture

8. Ritratto

9. Paesaggio

Per saperne di più ecco il sito ufficiale

cui far riferimento: h4pe.lifebeyondtourism.org

www.lifebeyondtourism.org/

international-life-beyond-tourism-prize-leonardo-da-vinci

40

CENTRO STUDI E INCONTRI INTERNAZIONALI


Ivincitori del concorso verranno

annunciati e premiati in occasione

dell’evento internazionale, organizzato

dal Centro Studi e Incontri

Internazionali, dal titolo Building Peace

through Heritage - World Forum

to Change through Dialogue, che si

svolgerà a Firenze dal 13 al 15 marzo

2020. Il Forum porterà a Firenze

rappresentanti istituzionali, aziende

ed esperti provenienti da 111 paesi

del mondo per parlare di diverse tematiche

connesse al tema del viaggio

Life Beyond Tourism; un viaggio

dei valori che vuole evidenziare il potere

del patrimonio, sia culturale che

naturale, tangibile e intangibile, nella

salvaguardia delle identità culturali dei

singoli luoghi, con le proprie espressioni

culturali per poter operare nel rispetto

dell'ambiente. I macro-temi su

cui verteranno le sessioni convegnistiche

sono sei:

1. Heritage Sites for

Dialogue

2. Travel for Dialogue

3. Heritage for Planet Earth –

Sustainable Design: city,

architecture, technology

4. Uses and Maintenance of

Tangible and Intangible

Heritage

5. Cultural Expressions of

Places

6. Education and awareness

Per avere maggiori informazioni sulle

modalità di partecipazione, inviare

una proposta di elaborato, entrare

a far parte dell’area espositiva con

un desk, basta collegarsi al sito ufficiale

dove poter scaricare la Call for

Abstract completa: https://www.lifebeyondtourism.org/events/world-forum-to-change-through-dialogue/.

Grazie alla proroga della data di scadenza

di presentazione delle proposte

di elaborati, sarà possibile inviare

un estratto fino al 10 novembre.

Da settembre sono disponibili

gli Atti del Simposio 2019,

la pubblicazione scientifica

dell’Assemblea Generale e Simposio

Internazionale 2019 dal titolo Heritage

as Builder of Peace. I due volumi

che la compongono hanno valore

a livello accademico e di ricerca scientifica.

In occasione dell’evento internazionale

UCLG Global – United Cities and

Local Governments – di Durban (11-

15 novembre 2019), la Fondazione Romualdo

Del Bianco e il Movimento Life

Beyond Tourism presenteranno gli Atti

a tutti i partecipanti della rete UCLG.

Il Centro Studi e Incontri Internazionali

Con il proprio Istituto Internazionale Life Beyond Tourism e la Life Beyond

Tourism Edizioni con sede in Palazzo Coppini a Firenze promuove e organizza

attività didattica e formativa, servizi e appuntamenti per l’internazionalizzazione

delle aziende e gestione di eventi internazionali.

Per info:

055-284722

company@lifebeyondtourism.org

www.lifebeyondtourism.org

CENTRO STUDI E INCONTRI INTERNAZIONALI

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Eventi in

Toscana

Ex Manifattura Tabacchi

Dopo decenni di abbandono torna a nuova vita come

centro per l’arte e la cultura contemporanea a Firenze

di Barbara Santoro / foto Niccolò Vonci

Panoramica del B9, una delle aree dell’ex Manifattura già recuperate

Molte volte passando da via

delle Cascine mi sono soffermata

a guardare la Manifattura

Tabacchi e a riflettere su come quel

grandioso spazio potesse essere riutilizzato

a favore della città. In occasione

della recente conferenza stampa per

l’undicesima edizione di Firenze Suona

Contemporanea, il festival internazionale

dedicato alla musica del Novecento

e alle arti visive svoltosi quest’anno

all’interno della Manifattura, ho potuto

finalmente accedere a questi spazi e

scoprirne più a fondo la storia. La Manifattura

Tabacchi soprende anzitutto per

le monumentali dimensioni: si tratta, infatti,

di un complesso di circa 100.000

metri quadri suddivisi in 16 fabbricati

al cui interno lavorano un tempo oltre

1400 dipendenti. Fu progettato negli

anni in cui l’architettura razionalista italiana

era caratterizzata dalla ricerca di

modernità e dinamicità, spesso declinate

con un’austera semplicità delle

forme. La paternità del progetto è dei

tecnici del Monopolio, anche se l’ele-

ganza e la modernità delle linee architettoniche,

che ricordano quelle dello

stadio Artemio Franchi di Pier Luigi Nervi,

fanno ipotizzare la mano dell’illustre

architetto lombardo, titolare dell’impresa

incaricata di costruire la struttura.

I lavori furono avviati nel 1933: il primo

edificio fu quello destinato alla lavorazione

dei sigari che si trova sul lato

nord dell’area. L’intera opera fu completata

in ogni sua parte nel 1940 e venne

ufficialmente inaugurata il 4 novembre

dello stesso anno alla presenza dell’allora

ministro delle Finanze Paolo Thaon

di Ravel. Nel 1999, l’Ente Tabacchi Italiani,

dopo oltre sessant’anni di attività,

ne decise la dismissione produttiva e il

16 marzo 2001 la Manifattura fu chiusa

definitivamente. Lo schema originario

della fabbrica si articola in tre aree

principali: ad ovest, gli edifici destinati

ai magazzini dei “materiali greggi”;

al centro i due edifici adibiti alle lavorazioni

che formano una corte aperta

con l’edificio dei servizi generali; ad est,

il grande corpo curvilineo che ospitava

gli uffici, la direzione

e le sale di maternità

per le maestranze

femminili. Nel giugno

2016 la Aermont

Capital LLP, multinazionale

degli investimenti

immobiliari

con sede a Londra, in

accordo con il Gruppo

Cassa Depositi e

Prestiti, ha avviato un

processo di riqualificazione

della struttura

con l’obiettivo di

realizzare un centro

per l’arte, la moda e

la cultura contemporanea

aperto a tutti e

che guarda verso il mondo. Dal 2018,

l’ex Manifattura promuove un intenso

programma di attività in spazi recuperati

in attesa di una definitiva destinazione

d’uso. I segni del tempo sono stati

volutamente mantenuti per ricordare la

storia dell’edificio: le pareti con i vecchi

intonaci, i pavimenti con le mattonelle

in klinker e le bellissime finestre recuperate

da un altro fabbricato e ora diventate

porte a bilico che delimitano i

box commerciali. I vecchi pozzetti sono

diventati lavabi dei bagni e sono stati riutilizzati

molti elementi in ferro. All’interno

si trovano ora laboratori, atelier,

realtà commerciali, un bistrot, spazi di

coworking, un orto, un giardino, un palco

per eventi ed un’area degustazioni.

Tutto ciò fa capire come si punti ad un

polo diurno e notturno che insieme a

molte altre realtà includerà un altro The

Student hotel, il secondo dopo quello

già inaugurato in viale Spartaco Lavagnini,

e una sede del Polimoda.

www.manifatturatabacchi.com

42

EX MANIFATTURA TABACCHI


A cura di

Massimo De Francesco

Letterati stranieri in

Toscana

Il Grand Tour in Toscana

Firenze tra le mete preferite dai turisti inglesi per il

viaggio di formazione in Italia

di Massimo De Francesco

Siamo nel 1660: l’8 maggio il principe

Carlo II di Stuart diviene re

su proclama del Parlamento di

Inghilterra e, assumendo il trono ventun

giorni dopo, dà inizio alla Restaurazione

Inglese, che vede le monarchie di

Inghilterra, Scozia e Irlanda unirsi sotto

la stessa corona. Siamo in un momento

antecedente l’Illuminismo, periodo

in cui ai dogmi rinascimentali di poesia,

letteratura, arte, architettura e bellezza

si antepongono scienza e ragione.

Non è così per la borghesia terriera inglese,

detta anche Landed Gentry, che

appassionata di cultura umanistica intraprende

il viaggio alla scoperta delle

bellezze artistiche del continente. Inizia

così il Grand Tour, un percorso solitamente

di quattro anni alla scoperta di

quel Rinascimento da cui la civiltà riparte

dopo le catastrofi del Trecento. Il fenomeno

prende il suo nome dall’opera

dello scrittore Richard Lassels, religioso

e tutore privato della nobiltà inglese,

The Voyage of Italy (stampato postumo

a Parigi nel 1670 in due volumi),

un libro guida su come viaggiare in Italia.

Partendo da Dover, attraversano la

William Marlow, Vista degli Uffizi da Ponte Vecchio (ca 1768), olio su tela

Manica; da Calais si spostano in carrozza

attraverso la Francia valicando il

Gran San Bernardo o il Sempione; visitano

poi il Lago di Como, da qui ripartono

verso la Riviera di Levante ed

arrivano in Toscana, luogo simbolo della

cultura rinascimentale. Sebbene anche

altre città italiane siano state mete

del Grand Tour, gli inglesi raccomandavano

di fermarsi soprattutto a Firenze,

città capace di far sentire lo straniero a

proprio agio. Il “turista tipo” è un giovane

borghese − proveniente per lo più

dall’Inghilterra meridionale e figlio di

ricchi proprietari terrieri − come quelli

che vediamo spesso raffigurati nelle

opere di Canaletto, Piranesi e il lucchese

Pompeo Batoni, apprezzato “ritrattista

dei Lord”, per il quale posano molti

nobili, fra cui il barone Francis Basset

di Dunstanville e Basset e il marchese

Thomas Taylour di Headfort. Molti di

essi investono in proprietà storiche come

la Villa Medici di Fiesole, che Lady

Orford acquista nel 1772, e Villa Careggi,

residenza di Lord George Nassau,

ambasciatore inglese in Toscana. Personaggio

centrale dei salotti anglo-

fiorentini è Sir Horace Mann, ministro

britannico presso il Granducato tra la

prima e seconda metà del Settecento

e cugino di Horace Walpole, autore

del primo romanzo gotico Il Castello

di Otranto del 1764. Hester Lynch Piozzi,

mecenate e salottista gallese nonchè

moglie del compositore bresciano Gabriele

Maria Piozzi, nell’estate del 1785

lascia Firenze scrivendo:«Devo dire addio

a Firenze, dove le strade sono così

pulite che uno temerebbe di sporcarle

camminandoci». All’inizio dell’800, anche

Pisa diventa mèta eletta di illustri

letterati come Percy Bysshe Shelley e

la moglie Mary Shelley, i quali fondano

ciò che definiscono “una società per la

nostra classe”, dando così vita al Pisan

Circle o Circolo Pisano, all’ultimo piano

dei Tre Palazzi di Chiesa, al quale si uniscono

i poeti connazionali Lord Byron,

John Keats, Leigh Hunt e Edward Trelawny.

Il Grand Tour volge al suo primo

tramonto durante le guerre napoleoniche

e, dopo il Congresso di Vienna, si

riapre come opportunità che perde il

suo fascino quando l’espansione delle

reti ferroviarie per viaggiare in Europa

favorisce il fenomeno

del turismo di massa.

Inglesi, americani,

uomini e donne,

anche di altre nazionalità,

continuano ad

ammirare e ad abitare

in Toscana, desiderando

forse più oggi

che ieri di essere riconosciuti

come coloro

a cui è stato affidato

il compito di perpetuare

questa storica

e allo stesso tempo

contemporanea manifestazione

di lealtà

culturale verso la nostra

terra.

GRAND TOUR

43


CONTEMPORARY ART MEETING

20 ottobre - 3 novembre 2019

Galleria e Casa d’Aste Flori

Inaugurazione domenica 20 ottobre ore 17

Rassegna a cura di:

Roberto Doda,

antiquario titolare

della prestigiosa e

antica Galleria Flori di

Montecatini Terme,

casa d’aste fondata

nel 1928

Stephanie Holznecht,

Dangerous beauty

Margherita Blonska

Ciardi, architetto e

curatrice della rassegna

Contemporary

Art Meeting

Aperta tutti i giorni ore 10/13 e 17/20


Nella bellissima cornice della Galleria Flori di Montecatini Terme si inaugurerà il 15 ottobre 2018 alle ore 17.00 la mostra Contemporary

Art Meeting, rassegna di arte contemporanea. La scelta di questa storica location accentua il fattore “tempo” come

spartiacque tra passato e presente. L'arte di ieri considerata oggi come antica, era a sua volta “contemporanea”. Con il

passare degli anni e l’evoluzione delle correnti artistiche, i gusti e le mode cambiavano, portando con sè importanti variazioni

nella percezione estetica. Il ruolo dell’artista, infatti, è raccontare il momento storico che sta vivendo, rivelando alla società

le verità nascoste e facendo vedere il mondo con occhi diversi. Contemporary Art Meeting dimostra che l'arte di oggi dialoga

bene con quella del passato, portando con sé freschezza ed energia e valorizzando ancora di piu la bellezza classica della

tradizione. La mostra montecatinese ospiterà sette artisti internazionali - Stephanie Holznecht, Uri De Beer, Karin Monschauer,

Cesare Triaca, Michal Ashkenasi, Margherita Blonska e Jorge Goncalves - e sarà ripresa da Toscana TV per la rubrica Incontri

con l’Arte di Fabrizio Borghini. La Galleria Flori è situata nel cuore di Montecatini Terme in viale Verdi 2, a pochi passi

dagli stabilimenti termali, ed è aperta tutti i giorni. Il titolare Roberto Doda ha iniziato a lavorare in questa galleria nel 1988

come battitore d'asta. Un lavoro faticoso a cui deve l’esperienza che gli consente di conoscere in maniera profonda le opere

e gli oggetti d’arte proposti in collezione con passione, professionalità ed attenzione al cliente.

Karin Monschauer

Artista lussemburghese appassionata

di computer art, matematica e arte

del ricamo, unisce queste tre discipline

creando immagini caleidoscopiche con

intrecci di geometrie colorate

Uri De Beer

Architetto e artista israeliano, immagina

come saranno le città del futuro

progettandole con programmi di rendering

architettonico e trasformandole

talvolta in installazioni

Michal Aschkenasi

Artista israeliana, presenta le sue ultime

tele dedicate alle composizioni di

arte frattale realizzate con il computer

con l’intento di rappresentare l’infinito

Cesare Triaca

Artista, decoratore e restauratore

lombardo, è innamorato delle bellezze

paesaggistiche del lago di Como

Stephanie Holznecht

Artista americana, è specializzata

nella pittura astratta dove

sperimenta la forza espressiva

del gesto e della linea emozionale

Margherita Blonska

Architetto e artista italo-polacca, presenta

la serie pop espressionista realizzata

con tecnica mista e collage per

raccontare le problematiche sociali più

attuali


Ornella gioielli

Piazza Ginori 8, Sesto Fiorentino (FI)

+ 39 055 4480339

leggieri.poccianti@gmail.com


A cura di

Stefano Grifoni

Dimensione

Salute

Dna e invecchiamento

La risposta del patrimonio genetico al passaggio

del tempo

di Stefano Grifoni

Il Dna si trova all’interno di ogni

cellula del corpo umano e contiene

tutte le informazioni genetiche

che si trasmettono da individuo a individuo.

E’ una catena proteica che ci rende

diversi gli uni dagli altri e che con

il passare del tempo si altera nei suoi

meccanismi più complessi e per questo

invecchiamo.

In sostanza quando gli anni avanzano

i geni del Dna sono sempre più impegnati

nel riparare i danni dovuti all’età.

Ma non tutti allo stesso modo: esistono

persone che hanno un Dna più giovane

rispetto alla loro età e che si comporta

come se avessero 25 anni. In

pratica le procedure genetiche dell’invecchiamento

in questi soggetti sono

meno attive. Non sappiamo se queste

persone vivono più a lungo o si ammalano

di meno; forse sono dotate di uno

scudo invisibile antinvecchiamento che

potrebbe aiutarli a difendersi dalla vita.

Una persona anziana quando si guarda

nello specchio si trova diversa e spesso

si chiede cosa le sia successo, talvolta

senza trovare una risposta.

Il segreto dell’eterna giovinezza nascosto nella struttura del Dna

di Daniela Pronestì

Sembrare “eternamente giovane”,

senza l’ausilio di chirurgia

o creme anti-age, è aspirazione

di tutti e fortuna di pochi “eletti”

il cui patrimonio genetico sembra resistere

al passaggio del tempo. Uno

studio condotto dall’Harvard Medical

School e presentato al Congresso

mondiale annuale di Dermatologia di

Vancouver ha scoperto, analizzando i

dati genetici di 350 donne di diverse età

e gruppi etnici, che a rendere sempre

giovane l’aspetto di alcune persone sono

i geni del Dna. In particolare, è stato

dimostrato che le afro-americane invecchiano

10 volte più lentamente rispetto

alle caucasiche, sembrando più giovani

rispetto all’età anagrafica e senza segni

di vecchiaia sul viso. Anche se ognuno

di noi possiede i geni che controllano

l’invecchiamento della pelle, è il modo

in cui funzionano che cambia. Il corpo

delle donne “eternamente giovani”

produce più antiossidanti che rallentano

la comparsa di rughe e rigenerano

la pelle molto più velocemente. La genetica,

quindi, è l’anti-age più potente

che possa esistere, l’unico che non si

può comprare in farmacia o in una clinica

di chirurgia estetica

Stefano

Grifoni

Nato a Firenze nel 1954, Stefano Grifoni è direttore del reparto di Medicina e Chirurgia di Urgenza del Pronto

Soccorso dell’Ospedale di Careggi e sempre presso la stessa struttura è direttore del Centro di Riferimento Regionale

Toscano per la Diagnosi e la Terapia d’Urgenza della Malattia Tromboembolica Venosa. Ha condotto numerosi

studi nel campo della medicina interna, della cardiologia, della malattie del SNC e delle malattie respiratorie e

nell’ambito della medicina di urgenza. Membro del consiglio Nazionale della Società Italiana di Medicina di Emergenza-Urgenza,

è vice presidente dell’associazione per il soccorso di bambini con malattie oncologiche cerebrali Tutti per

Guglielmo e membro tecnico dell’associazione Amici del Pronto Soccorso con sede a Firenze. Ha pubblicato oltre 160

articoli su riviste nazionali e internazionali nel settore della medicina interna e della medicina di urgenza e numerosi testi

scientifici sullo stesso argomento. Da molti anni collabora con RAI TRE Regione Toscana nell’ambito di programmi

di medicina, con il quotidiano La Nazione e da tre anni tiene una trasmissione radiofonica quotidiana sulla salute.

DNA E INVECCHIAMENTO

47


Ritratti

d’artista

Eugenio Brega

Un cromatismo intenso e corposo per raccontare luci

ed ombre della vita

di Marco Maria Melardi

Nella pittura di Eugenio Brega i

colori sono sentimenti, il più

delle volte istintivi e generati in

maniera immediata, ma anche pensieri,

nel senso di riflessioni. Al colore è attribuito

il compito di interpretare ed impersonare

lo stato d’animo dell’artista

tormentato dai ricordi di una vicenda

biografica non facile. Il cromatismo di

Eugenio è intenso, corposo e mai piat-

to. Dalle superfici emergono, attraverso

il dosaggio delle sfumature e dei passaggi

di tonalità, forme sempre nuove,

in un gioco di apparire e scomparire

che le rende simili ad ectoplasmi evanescenti,

dai contorni incerti. Ogni figura

è una situazione rivissuta, come in

un sogno o in un incubo, sulla superficie

dipinta, dove viene catarticamente

“liberata” dopo essere stata a lungo

nel limbo della memoria. Ciò risulta evidente

soprattutto nelle ultime tele, le

quali, per ammissione dello stesso artista,

si sono sviluppate a partire da

un’idea generica, una suggestione o un

tarlo che rodevano il pensiero per poi

prendere forma secondo un processo

associativo. Ogni cosa, quindi, è giocata

all’interno del vissuto dell’artista

e delle sue ossessioni: la presenza, ad

di Ilaria Madiai

tro dell’arte di Brega l’umanità con il

suo sentire, resa dall’artista con grande

espressività e partecipazione emotiva.

Pervade tutta la sua opera un vago

Sensazione forte (2000), olio su tela, cm 70x100

In una dimensione atemporale,

nello spazio onirico del sogno

prende vita e acquista forma

l’opera di Eugenio Brega. Al censentimento

di malinconia, che rende

l’espressione artistica di Brega ancora

più veritiera e umana, coinvolgendo

intimamente l’osservatore.

48

EUGENIO BREGA


Tunnel (2000), olio su tela, cm 70x100

esempio, della figura femminile che è

sia la madre, mai vissuta e sempre mitizzata,

che la compagna capace di alleggerire

la solitudine del pittore. Non

a caso, una donna veglia benevola dal

cielo su una figura fragile nell’opera Casa

con ruscello del 1987, oppure, ci appare

irreale e con gli occhi di un’icona

bizantina in Donna ideale del 1977. Solitudine

ed inquietudine sono altri due

temi ricorrenti nella pittura di Brega: gli

scorci paesaggistici appaiono vertiginosi

ed ardui, e di fronte ad una strada

o un paesaggio marino ci si sente come

risucchiati verso il centro della propria

solitudine e del proprio disagio. Per

questo, di fronte a quadri come Pensiero

sul mare e La Strada, entrambi del

1982, si può dire di essere catturati dal

sentimento del sublime. Un sentimento

disturbante, inquietante, mai fermo, da

cui scaturiscono ritmi, spirali, esplosioni,

come nella Crisi o nella Crocifissione

del 1974. Quest’ultimo quadro basterebbe

a mostrare come Eugenio abbia

fatto centro nel tiro al bersaglio dell’espressività

artistica. Una croce sghemba

ed imbevuta di sangue dalla quale

stillano lacrime di un biancore quasi

accecante, circondata di alberi neri e

stecchiti, mentre alle spalle un sole impazzito

“urla” raggi gialli e arancione

che incendiano il cielo. Questa croce è

nuda; il Salvatore è stato già deposto e

permane come relitto la targa infamante

INRI, mentre il paesaggio intorno evoca

il dolore della perdita. La perdita assoluta

che per

Eugenio può

essere stata

quella della

madre, ma che

forse è la progressiva

perdita

della nostra

umanità. Si

deve arrivare

al 2000 per incontrare

la Redenzione,

in

cui figure trasparenti

come

fantasmi ritornano

a sorridere

e a spiegare le ali verso una nuova

serenità e purezza, dopo il dolore e la

malattia documentati nel Tunnel (2000)

che è la descrizione dello stato di coma

sperimentato dall’artista a causa di

una legionellosi. Eugenio dimostra con

la sua arte e con tutta la sua persona,

una caparbia volontà di vivere al di là

delle malversazioni. Di fibra forte, non

lo si può mettere a tacere. Colori e pennelli

sono le armi di una rivalsa vittoriosa

sulle difficoltà, in quanto attraverso

di essi induce a riflettere, a crescere,

a sentirci meno meccanici di quanto

non siamo di solito. Ne abbiamo bisogno,

e quando a ciò si accompagna

un notevole impatto visivo e per giunta

estremamente originale, maggiore è

la soddisfazione di avere incontrato una

“voce che grida nel deserto”.

Eugenio Brega

Ritratti

d’artista

Dialogo (2001), olio su tela, cm 70x100

Nato nel viterbese e trasferitosi

a Firenze giovanissimo, Eugenio

Brega inizia a dipingere

nel 1970. In pittura esprime pensieri,

ricordi, solitudine, istintualità, dissidi

interiori, interrogandosi sui rapporti

sociali e famigliari sempre sfuggenti.

Numerose le mostre realizzate dal

1992 ad oggi che lo hanno visto esporre,

tra l’altro, a Firenze, Prato, Pistoia,

Padova, Viterbo e Parma. E’ presente

nei volumi Artisti in Toscana (2013)

edito dal Masso delle Fate e Annuario

Toscano dell’Arte (2002) edito da Polistampa.

Nel 2000, è stato insignito del

diploma e della medaglia nell’ambito

del 40° concorso nazionale di pittura e

grafica G. Battista Cromer a Padova e

del diploma di merito nel 23° concorso

nazionale di pittura e grafica Giovannino

Guareschi a Parma.

Eugenio Brega

+ 39 3664331289

www.eugeniobrega.it

bregae@gmail.com

EUGENIO BREGA

49


L’avvocato

Risponde

Il Design Campus di Calenzano

Esempio virtuoso di piena sinergia tra l’Ateneo

fiorentino e il mondo del lavoro

di Fabrizio Borghini

Nel distretto territoriale fiorentino

– tradizionale patria del

Made in Italy e del design – l’Università

degli Studi di Firenze ha avuto

la lungimiranza di istituire fin dal 2001 il

Corso di Laurea in Disegno Industriale,

fiore all’occhiello nell’offerta formativa

dell’Ateneo fiorentino ed esempio virtuoso

di piena sinergia tra Università e

mondo imprenditoriale e del lavoro. Ne

parliamo con un osservatore privilegiato:

Aldo Fittante, docente in Diritto della

Proprietà Industriale presso il Corso

di Laurea in Disegno Industriale, oltre

che titolare dello studio legale omonimo

con sede a Firenze e varie partnerships

nel mondo ed autore di molte

pubblicazioni dedicate al diritto industriale

e d’autore, tra le quali la più recente

è la monografia Brand, Industrial

Design e Made in Italy: la tutela giuridica

edita da Giuffrè Editore e alla sua 2^

edizione nel 2017.

Professor Fittante ci può presentare il

Corso di Laurea in Disegno Industriale

dell’Università di Firenze?

torato, i Master Post-Laurea e Corsi di

perfezionamento.

Ci può parlare del corso di Diritto della

Proprietà Industriale da lei tenuto

nell’Ateneo fiorentino?

Il corso in Diritto della Proprietà Industriale

da me curato, mira a formare

lo studente sull’importanza della tutela

giuridica della creatività e dell’innovazione,

analizzando i diversi istituti giuridici

previsti dall’ordinamento italiano

e dalla normativa comunitaria ed internazionale

attraverso i quali chi ha ideato

un nuovo prodotto o procedimento o

brand può conseguire un’esclusiva sullo

sfruttamento patrimoniale del proprio

lavoro. Durante lo svolgimento del

corso svolgo anche esercitazioni allo

scopo di far acquisire agli studenti concreta

familiarità con gli strumenti di tutela

giuridica della creatività, del design

e del brand ed al termine dell’anno accademico

sono solito svolgere una premiazione

degli studenti più meritevoli,

conferendo uno speciale riconoscimento

a coloro i quali si sono distinti per il

particolare pregio delle tesine del corso

in Diritto della Proprietà Industriale.

Cos’è il Design Campus di Calenzano?

Il Design Campus di Calenzano è la prestigiosa

ed avveniristica sede del Corso

di Laurea in Disegno Industriale.

Inaugurato nel 2012 - la prima pietra

dell’edificio posta all’ingresso proviene

peraltro dal lastricato della scuola popolare

fondata da don Lorenzo Milani a

San Donato – il Design Campus è esso

stesso mirabile esempio di design

architettonico. Tra pieni e vuoti, pareti

vetrate e rivestimenti metallici, sottolineati

dall’inconfondibile colore rosso

della facciata, compare la scritta Design.

Il complesso si sviluppa su cinque

piani ed ospita al proprio interno laboratori

all’avanguardia, aule didattiche e

un’aula magna con impianti audio/video

interattivi, un giardino pensile ed

il museo del Design dedicato alla storia

e all’evoluzione del prodotto italiano,

il tutto per complessivi 4.500 metri

Il Corso di Laurea in Disegno Industriale,

istituito dall’Ateneo fiorentino ormai

nel lontano 2001, ha come obiettivo la

formazione di “tecnici del progetto” in

grado di operare con competenza in tutte

le fasi di progettazione e sviluppo dei

prodotti industriali, siano essi prodotti

materiali o di altra natura. Il corso ha

una durata triennale e si articola al secondo

e terzo anno in quattro percorsi

differenziati corrispondenti alle diverse

discipline dei Laboratori di Progettazione

e comprendenti: Prodotto (Product

design), Arredo e Allestimento (Interior

design), Comunicazione (Visual

design), Moda (Fashion design). L’offerta

formativa si completa con il Corso

di Laurea Magistrale in Design e in

Fashion System Design, i Corsi di Dot-

L’esterno del Design Campus di Calenzano (ph. Eva Bagnoli)

50

DESIGN CAMPUS


Una panoramica del museo di design ospitato dal Campus (ph. courtesy

VisitTuscany.com)

Laboratorio del Master in Interior Design (ph.courtesy Unifi)

quadrati. Non solo un polo di didattica

e ricerca, quindi, ma una vera e propria

“cittadella del design”.

Si sente di consigliare agli studenti

che nutrono interesse per il design

questo percorso formativo?

Nella mia esperienza di docenza al Corso

di Laurea in Disegno Industriale,

che ha preso avvio nel 2009, posso testimoniare

il grande valore dei docenti

del Design Campus - veri maestri di design

- cui compete la importante mission

di stimolare creatività, sensibilità

artistica ed estro degli studenti, ma anche

l’insegnamento del corretto metodo

per l’espressione ed applicazione industriale

di tali innate doti. Posso inoltre

testimoniare un’intensa e vivace partecipazione

da parte degli studenti, portatori

di una notevole freschezza di idee:

ad essi è del resto per così dire affidata

la “forma” del mondo che ci aspetta ed

il grande entusiasmo che gli stessi dimostrano

lascia ben sperare per il futuro

del design fiorentino e italiano.

L’aula magna all’interno del Campus (ph.courtesy Lamm.it)

Aldo

Fittante

Avvocato in Firenze e Bruxelles, docente in Diritto della Proprietà Industriale

e ricercatore Università degli Studi di Firenze, già consulente

della “Commissione Parlamentare di Inchiesta sui Fenomeni della Contraffazione

e della Pirateria in Campo Commerciale” della Camera dei Deputati.

www.studiolegalefittante.it

DESIGN CAMPUS

51


Ritratti

d’artista

Massimo Bramandi

L’artista castellano ospite d’onore del premio Health

Media Award a Colonia. È sua l’opera simbolo del

prestigioso riconoscimento attribuito alle migliori

aziende nel campo della sanità

di Serena Gelli / foto courtesy Massimo Bramandi

L’artista castellano Massimo

Bramandi è stato ospite d’onore

dell’undicesima edizione

del premio Health Media Award che

si è tenuto a Colonia lo scorso 13 settembre.

Per questo prestigioso riconoscimento

attribuito alle migliori aziende

nazionali nel campo della sanità, Massimo

Bramandi ha realizzato L’angelo della

salute, oscar che viene consegnato ai

premiati. L’incarico gli è stato affidato

già nel 2015 dalla nota azienda tedesca

Health Media Award organizzatrice del

premio. «E’ stato un onore per me ricevere

questo incarico − commenta l’artista

− e lo è ancor di più sapere che la

mia opera è diventata il simbolo dell’Health

Media Award. Si tratta di una scultura

in acciaio dalle linee nette e decise

ma con chiari richiami al Rinascimento.

Sono partito da un’approfondita ricerca

storica, ispirandomi alle opere di

Benozzo Gozzoli e cercando di fondere

insieme passato e presente dell’arte».

La carriera di Bramandi è ricca di successi.

Appassionato d’arte fin da bambino,

si diploma in Grafica pubblicitaria

all’Istituto Federigo Enriques di Castelfiorentino,

per poi iscriversi alla Alanus

University of Arts di Bonn dove studia

scultura. Dal 2006 al 2009 collabora

con lo scultore Marco Di Piazza alla

realizzazione di progetti artistici a Bonn

e San Gimignano. Nel 2010, la prima

importante personale al Lucca Center

of Contemporary Art, con la curatela

di Maurizio Vanni e Antonio Parpinelli.

Nel 2012 vince il concorso AP Art

UP- Gioventù creativa promosso dalla

Presidenza del Consiglio dei Ministri e

dall’Anci ad Ascoli Piceno. Nel 2013 si

fa strada in lui il pensiero che l’arte torni

ad essere “scudo e spada per affrontare

i problemi attuali”, a partire anzitutto dal

problema del lavoro, vera emergenza

italiana. Nasce così la mostra itinerante

intitolata L’immagine riflessa che, dopo

una prima tappa nelle sale di Palazzo

Panciatichi a Firenze, è stata riproposta

in altre città della Toscana raggiungendo

in tre anni ben trentotto mila visitatori.

Nel 2017, Bramandi è presente

con l’opera Gli invisibili alla kermesse

internazionale Arte Salerno diretta

da Vittorio Sgarbi in collaborazione

con Daniele Radini Tedeschi. La partecipazione

a questo evento gli permette

di essere ospite alla

57ª Biennale di Venezia

nel padiglione

del Guatemala dove

gli viene conferito

il premio Leone

Alato. Inizia, inoltre,

la collaborazione

con Vittorio Sgarbi

e con la casa d’aste

Prince Art Gallery.

Nel 2018, Bramandi

inaugura a Castelfiorentino

la galleria

Bramandi Art

House alla presenza

di Vittorio Sgarbi

che prossimamente

curerà due mostre

dell’artista in programma

a Milano e

Firenze.

Massimo Bramandi consegna l’oscar L’angelo della salute da lui ideato ad una dei premiati

52

MASSIMO BRAMANDI


A cura di

Laura Belli

Speciale

Pistoia

Italo Zetti

Nato a Casore del Monte, in provincia di Pistoia,

visse tra Firenze e Milano dove si affermò come

eccellente xilografo

di Laura Belli

Casore del Monte si trova lungo

il crinale che da Femminamorta

arriva fino a Serravalle Pistoiese.

Questa posizione privilegiata fa

dell’antico centro una sorta di terrazza

naturale da cui si gode una vista eccezionale

poiché, quando è sereno, si può

scorgere il campanile di Giotto e la cupola

del Brunelleschi, il Monte Amiata e

l’Alto Tirreno con alcune isole dell’Arcipelago

Toscano. Già questo lo rende

interessante come mèta di una passeggiata

ma il paese riserva una sorpresa

artistica di notevole interesse: la

casa museo di Italo Zetti, pittore e incisore

nato nel 1913 a Firenze e morto

nel 1978 a Casore del Monte. E’ uno tra

i maggiori rappresentanti italiani della

xilografia, l’antica tecnica di stampa

con matrici incise in rilievo su legni duri

per riprodurre disegni con l’uso di

un torchio. Italo Zetti studia all’Istituto

Superiore d’Arte di Firenze, esordendo

giovanissimo, nel 1929, nella città natale.

Si forma sotto la guida di affermati

xilografi, Pietro Parigi e Bruno Bramanti,

e inizia ben presto a farsi conosce-

Figura femminile, xilografia

I sassi, xilografia

re nell’ambiente fiorentino in qualità di

grafico. Frequenta diversi circoli artistico-letterari

fiorentini, dove conosce gli

scrittori Montale, Loria, Quasimodo,

Gadda e i pittori Carpi, Colacicchi e De

Pisis; in particolare, all’inizio degli anni

Trenta, si avvicina al gruppo futurista

di Thayaht, per il quale incide una

delle sue prime cartoline xilografiche.

Sin dai primi anni della sua attività, Zetti

partecipa alle maggiori esposizioni

nazionali ed internazionali di incisione,

quali la Biennale di Venezia, dove è invitato

la prima volta nel 1932. Dal 1937

lo xilografo si trasferisce a Milano, dove

stabilisce rapporti di amicizia o di collaborazione

lavorativa con diversi artisti

(Bartolini, Borra, Cantatore, Salvadori,

Spreafico) e collezionisti (Vitali, Mantero,

Millanta). Nel capoluogo lombardo,

Zetti inizia a lavorare per diverse

case editrici (Hoepli, Garzanti, Scheiwiller),

sia in qualità di grafico esperto

dell’estetica del libro sia come xilografo.

Dopo la parentesi bellica che lo vede

impegnato al fronte, riprende la sua

attività artistica e si fa promotore di diverse

iniziative culturali: è tra i fondatori

del settimanale d’informazione culturale

La Giostra, dell’associazione Laus

Italo Zetti

Mariae Braidensis, voluta da Aldo Carpi

in favore degli artisti bisognosi, e della

BNEL (Associazione italiana Collezionisti,

Artisti e Amatori del Bianco e Nero

e dell’Ex Libris). Dall’inizio degli anni

Cinquanta collabora con la Triennale

d’Arte di Milano e nella seconda metà

degli anni Sessanta incide le xilografie

per l’Opera Omnia di Machiavelli. Nello

stesso periodo soggiorna frequentemente

a Casore del Monte e a Sestri

Levante; proprio i lunghi periodi trascorsi

nella località ligure ispireranno le

xilografie a colori della serie Sassi della

Liguria, tema che negli anni successivi

diventa oggetto quasi esclusivo della

sua ricerca anche pittorica. Muore a Casore

del Monte, paese natale della madre,

nel 1978.

www.fondazioneitalozetti.it

ITALO ZETTI

53


B&B Hotels

Italia

Settima tappa del B&B Hotels Road Trip:

a Padova per un tuffo nella piscina più

profonda al mondo

di Francesca Vivaldi

Q

uesto settimo capitolo del mio

diario nasce dalla passione per

la subacquea, che mi ha portata

a Padova e, per la precisione, a Y-40:

la piscina più profonda del mondo. Ormai

fedele frequentatrice di B&B Hotels

e dall’ultima volta socia del B&B

Hotels Club, il super programma fedeltà

della catena, decido di soggiornare al

B&B Hotel Padova. Una struttura accogliente

con camere spaziose, dotate di

ogni comfort. C’era pure la Chromecast

in camera con la quale ho potuto vedere

in streaming l’ultima stagione della

Casa di Carta! Una serata all’insegna

del relax, tra serie tv e snack acquistati

al piccolo supermarché nella hall. Uno

shop dove si possono trovare tantissime

chicche. Addirittura prodotti beauty

e kit cortesia. La mattina successiva,

dopo la colazione in hotel, sono partita

per questa nuova e tanto attesa avventura.

Un’esperienza che desideravo

fare da mesi. Un tuffo dalle vibrazioni

sensazionali che mi hanno accarezzato

l’anima e regato un ricordo che rimarrà

indelebile nel mio cuore.

Foto courtesy Pressmare.it

54

PADOVA


B&B Hotels

D

estinazioni, design, prezzo.

B&B Hotels unisce il calore e

l’attenzione di una gestione di

tipo familiare all’offerta tipica di una

grande catena d’alberghi. Un’ospitalità

di qualità a prezzi contenuti e competitivi,

senza fronzoli ma con una forte

attenzione ai servizi. 38 hotel in Italia.

Camere dal design moderno e funzionale

con bagno spazioso e soffione

XL, Wi-Fi in fibra fino a 200Mega, TV

40”con canali Sky e satellitari di sport,

cinema e informazione gratuiti. Inoltre,

grazie ad una partnership esclusiva con

Samsung, nei B&B Hotels sono presenti

Smart TV che offrono un servizio di

e-concierge per scoprire la città a 360°.

Vivi l’Italia come mai avevi fatto prima.

E’ questo il momento di viaggiare.

hotelbb.com

PADOVA

55


Firenze

Mostre

Centro Espositivo Culturale San Sebastiano

Grande successo per la seconda mostra promossa dalla

sezione artistico - culturale dell’ANSPI di Sesto Fiorentino

di Alessia Nardi

Sabato 21 settembre si è inaugurata

presso il Centro Espositivo Culturale

San Sebastiano la seconda

mostra, per l’anno 2019, di arti visive

dei soci ANSPI, settore arte e cultura.

Come in occasione della prima esposi-

Una panoramica della Sala San Sebastiano con le opere in mostra

zione sociale, la mostra è caratterizzata

da opere che abbracciano diversi generi

artistici, dalla fotografia alla stampa,

dalla pittura figurativa a quella astratta.

Le opere esposte affrontano temi differenti

e la mostra si presenta come una

commistione di immagini che raffigurano

le differenti espressioni della realtà

quotidiana insieme alla raffigurazione di

monti immaginari. La semplicità e familiarità

della rappresentazione degli scorci

casalinghi si unisce all’introspezione

dei ritratti, all’eleganza

delle nature morte e

alle istantanee di viaggio

che ci proiettano in

paesi lontani ed esotici,

il tutto si armonizza

perfettamente con

la figurazione di luoghi

magici e fantastici.

Quest’ultimi sono talvolta

solitari e disabitati

talaltra popolati da

figure, i cui volti affiorano

direttamente dalla

linea e dal colore, quasi

avessero la volontà

di creare un dialogo

con l’osservatore invadendone

lo spazio.

Sponsor della manifestazione:

La storica dell'arte Alessia Nardi

56

CENTRO ESPOSITIVO CULTURALE


Il Centro Espositivo Culturale San Sebastiano

di Fabrizio Finetti

Foto di gruppo degli artisti che hanno preso parte alla mostra

Il 21 settembre è ripartita, dopo la

pausa estiva, l’attività del Centro

Espositivo e Culturale Sala San

Sebastiano (piazza della Chiesa 84,

Sesto Fiorentino) con una mostra collettiva.

Il centro espositivo, adiacente

alla Pieve di San Martino, fa parte del

ramo artistico culturale dell'associazione

ANSPI di Sesto ed è presieduta

da don Daniele Bani, con la vicepresidenza

di Simone Mannini, la direzione

artistica di Fabrizio Finetti e Felice

Giannelli e il contributo storico - critico

di Alessia Nardi. Il centro è nato

per offrire uno spazio dove poter

esporre le opere del proprio ingegno

e proporre tutto ciò che riguarda

la letteratura e il teatro, quest’ultimo

diretto dall’attore e direttore artistico

Alessandro Calonaci. Fanno parte di

questo nuovo ramo dell’associazione

molti pittori e diversi scrittori e poeti,

alcuni dei quali hanno scelto di far

parte dell'associazione anche se risiedono

distanti da Sesto, come Danella

Fabbrini di Abbadia San Salvatore sul

monte Amiata, Simona Tesi di Pistoia

e l’americano Matthew Bates. Dopo

solo nove mesi di attività, l'associazione

può annoverare tra i

suoi iscritti nomi come Gualtiero

Risito, Primo Spensierati, Valter

Figoni, Felice Giannelli, Andrea

Mattolini, Sergio Billeri, Massimo

Pancani, Giovanna Lombardi, Lorenzo

Danzi, Ledo Fabbri. Molti sono quelli

che, oltre a praticare la pittura, scrivono

racconti e testi di poesia, come Guido

Nardi, Fabrizio Finetti (Finaù), Rosanna

Boddi Bronzi, Anna Maria Pacchetti,

Gianni Calamassi, Julius Camilletti

(JulCam), Lidia Atzori, Silvana Cipriani,

Rosita Comparini, Miriam Ferretti.

Non manca la fotografia, degnamente

rappresentata dai soci Alessandro Banchelli,

Simone Rossi e Umberto Bianchini.

Sono attivamente presenti anche

due appassionate d'arte come Maria

Rosina Danzi e Paola Turchi. Ricordiamo

che l'associazione e le attività del

settore artistico culturale sono aperte

a tutti. Un ringraziamento va anche

ai sostenitori dei vari progetti: Vincenzo

Cannova, Filippo Li Volsi, Giovanni

Landi, Romano Traversi, Antonio Amatulli,

Sergio Viti, Stefano Petrucci, Raugei

& Biancalani, Carlo Ciolli, Vinicio

Giachetti, Orazio Guerra, Claudio Sorge,

Gianni e Fabio Cavicchi, Focardi

& Cerbai, Fausto Pizzalis, Giuseppe

Sozzi, Luciano Pugliese, Marco Conti,

Sandro Pecchioli, Massimo Bosi e

Barbara di Alfieri Auto. Lo scorso 5

ottobre ha preso l’avvio l’iniziativa Gli

autori ci raccontano con la giornalista

e scrittrice Alessandra Bruscagli

e l’attore Alessandro Calonaci. Gli incontri

proseguiranno con altri illustri

personaggi della cultura.

Per iscriversi all’associazione o per

informazioni sulle iniziative:

+ 39 338.5252537 (Fabrizio Finetti)

fab.finetti@hotmail.com

+ 39 349.6062629 (Felice Giannelli)

giannelli.felice@yahoo.it

Sala San Sebastiano Centro Espositivo

Culturale

CENTRO ESPOSITIVO CULTURALE

57


Eccellenze toscane

in Cina

A cura di

Michele Taccetti

China 2000 srl

Un modo innovativo di introdurre giovani laureati

e professionisti alla conoscenza del grande

paese asiatico

di Michele Taccetti

Dal 1998 China 2000 srl svolge

anche attività di formazione

per le piccole e medie imprese

che intendono competere con il mercato

cinese: nel corso di questi vent’anni,

tale attività si è affinata ed è diventata

per le aziende che se ne sono avvalse

un valido supporto all’attività consulenziale.

L’attività formativa nasce in collaborazione

continua con un’importante

scuola di formazione di Reggio Emilia

presente su scala nazionale (IFOA) e si

sviluppa in seguito con incarichi conferiti

all’amministratore unico della China

2000 srl, tra l’altro, da ICE, Toscana Promozione,

Regione Sicilia, Politecnico di

Milano, Camera di Commercio di Firenze

e di Bologna, CNA Forlì, CNA Prato,

Università di Firenze; negli stessi anni

China 2000 srl svolge realizza interventi

formativi “simmetrici” in Cina presso

la Shanghai Garment Association e il

Suzhou No.1 Hospital. L’aspetto formativo

riveste un ruolo fondamentale per

preparare giovani o manager aziendali

ad affrontare il mercato cinese, tuttavia

i corsi usualmente reperibili sul mercato

sono gestiti da docenti che hanno

una buona preparazione teorico-commerciale

oppure storico-culturale, ma

che raramente sono in grado di unire

alle nozioni teoriche, culturali e macroeconomiche

sul grande paese asiatico

anche le esperienze e testimonianze

pratiche che, unite alla teoria, costituiscono

la chiave di volta per la completa

lettura del paese. Per illustrare un paese

complesso, in continuo cambiamento e

di difficilissima lettura come la Cina, il

formatore deve difatti avere anche una

esperienza commerciale e di vita quotidiana:

solo chi ha conosciuto e sperimentato

il cambiamento epocale che

la Cina ha avuto negli ultimi trent’anni,

può testimoniarne la costante evoluzione,

utile per leggere e capire le strategie

future. L’esperto formatore della

Cina è quindi un soggetto maturo, pro-

Vista notturna di Shangai, dove si svolge gran parte dell'attività di China 2000

58

CHINA 2000 SRL


Michele Taccetti, amministratore di China 2000, a Shenzhen in Cina nel 2015

La sede IFOA di Reggio Emilia, importante scuola di formazione che

collabora con China 2000

fessionista o imprenditore, in possesso

di nozioni storico-culturali del sud est

asiatico, che ha avuto esperienze commerciali

o professionali con la Cina, che

ha vissuto o trascorso lunghi periodi in

questo paese e che possa quindi conoscerne

gli aspetti più profondi, senza

tuttavia non aver perso i legami con il

mondo occidentale.

In genere queste figure professionali

provengono da quei paesi come Francia,

Stati Uniti, Inghilterra, Olanda,

Germania, Australia, Giappone che storicamente

hanno privilegiato il dialogo

culturale con la Cina,

necessario per

sviluppare poi rapporti

commerciali o

istituzionali, e che

talvolta hanno utilizzando

strategie di

dialogo diverse. Gli

Stati Uniti, ad esempio,

hanno sfruttato

il forte legame politico

con Taiwan,

la Francia ha iniziato

a relazionarsi con

la Cina già dagli anni

’20 creando importanti

rapporti fra

le Università, mentre

l’Inghilterra ha avuto

il vantaggio di controllare

Hong Kong,

porta d’ingresso alla

Cina, per oltre cento

anni fino al 1997.

L’Italia ha fatto registrare

il consueto ritardo

rispetto alle

altre potenze mondiali.

Per troppo

tempo il nostro paese non ha curato l’aspetto

culturale-formativo con il grande

paese asiatico seppure ci fossero

buone relazioni diplomatiche e fossero

presenti in Cina alcune importanti realtà

industriali nazionali sin dall’inizio

delle relazioni diplomatiche fra i due paesi.

E’ alla luce di questo contesto che

si colloca la proposta formativa di China

2000 srl che rappresenta un mix fra

formazione, consulenza e approccio

commerciale. Il corso, rivolto a giovani

o neolaureati, professionisti e manager

di azienda, è strutturato in moduli

di pochi giorni che introducono gli ele-

menti fondamentali della cultura cinese,

analizzano le problematiche socioeconomiche

del paese per poi proporre le

strategie per la trattativa commerciale

e suggerire gli strumenti per un corretto

approccio al mercato. Con altri moduli

più specifici vengono approfondite

le tematiche merceologiche o settoriali,

come ad esempio: food&beverage,

fashion, machinary, turismo, arte, logistica,

certificazioni import ed export,

retail, con i relativi aspetti commerciali,

amministrativi, legali, burocratici. L’aspetto

innovativo della proposta formativa

di China 2000 srl è sicuramente

quello di collegare l’esperienza formativa

teorica in aula con quella pratico-operativa

in azienda (in Italia, ma anche

in Cina) utilizzando così le competenze

acquisite per la realizzazione di progetti

in corso di svolgimento o sviluppandone

di nuovi a fronte di opportunità reali.

Questo permette ai partecipanti di avere

vantaggi concreti ed immediati: per

il neolaureato di calarsi immediatamente

in una realtà commerciale ed avere la

possibilità di accrescere le proprie conoscenze

e quindi trovare opportunità

di lavoro, mentre per il manager di

concretizzare o finalizzare progetti commerciali

nel proprio ambito lavorativo.

Per tutti la formazione diventa una vera

opportunità commerciale per costruire

il proprio futuro.

China 2000 Srl

www.china2000.it/formazione

formazione@china2000.it

Michele

Taccetti

Laureato in Scienze Politiche con una tesi sugli scambi economici Italia/

Cina ed erede della propria famiglia operante con il grande paese asiatico

fin dal 1946, assiste da oltre vent’anni le aziende italiane interessate

ad aprire il mercato cinese in vari settori merceologici e, in particolare, alla

promozione del Made in Toscana in Cina. Svolge attività di formazione in materia

di marketing ed internazionalizzazione ed è consulente per il Ministero dello

Sviluppo Economico.

Per info:

michele.taccetti@china2000.it

China 2000 srl

@Michele Taccetti

taccetti_dr_michele

Michele Taccetti

CHINA 2000 SRL

59


Architettura

del gusto

A cura di

Elena Maria Petrini

Invito alla formazione e all’assaggio con ONAS

di Elena Maria Petrini / foto courtesy Dario Sarti / Onas

Parliamo di un invito al nuovo

corso per Tecnico Assaggiatore

di Salumi previsto per il

mese di novembre che sarà articolato

su tre date (9-23-30/11/2019 ore

9:00-14:00) organizzato da ONAS,

(Organizzazione Nazionale degli Assaggiatori

di Salumi fondata il 19 ottobre

1999) senza finalità di lucro

presso la CCIAA di Cuneo presieduta

dalla dottoressa Bianca Piovano.

ONAS si prefigge di promuovere e

diffondere la cultura del salume italiano,

dall’allevamento alla macellazione

delle carni, corsi di formazione,

aggiornamento e specializzazione realizzati

su tutto il territorio nazionale.

Esegue, con panel di assaggiato-

ri esperti, l’analisi sensoriale dei

salumi per formulare una valutazione

delle caratteristiche organolettiche

dei prodotti per le aziende

produttrici e dei consorzi di tutela,

ma anche degustazioni guidate

per consumatori ed operatori del

settore per promuovere la conoscenza

e la valorizzazione dei prodotti

tipici legati al territorio.

Per partecipare al primo modulo

del corso organizzato a Poggibonsi

dal referente tecnico della Toscana

Dario Sarti.

Per contatti:

Dario Sarti

+ 39 327 0605288

toscana@onasitalia.org

A Firenze, due degustazioni ANAG e un aperigrappa

nello showroom Schmidt

Testo e foto di Elena Maria Petrini

Parliamo di due degustazioni

promosse da ANAG, in sinergia

con Le Cigaró Cigar

Club di Firenze, all’interno della manifestazione

Caruso Wine & Food

Summer Festival, ideata e prodotta

dall’associazione culturale Promowine

e da Firenze Spettacolo e coorganizzata

dal Museo Caruso con il

Patrocinio del Comune

di Lastra a Signa

e dalla Presidenza

del Consiglio della

Regione Toscana.

Le due degustazioni,

guidate dal presidente

Toscana ANAG

(Assaggiatori Grappa

e Acquaviti) Marcello

Vecchio e dal sommelier

AIS Paolo Bini

hanno proposto abbinamenti

di vino a piatti

gourmet e di grappa

al sigaro toscano XXL

Da sinistra, Massimiliano Liuzzi con lo staff di Cucine Schmidt Gessica

Fibbi, Stephane Marquette e Marianne Volpelier e i proprietari

Stefano Rossini e Cristina Matteucci, Marcello Vecchio, Giovanna

Bruscoli dell’Associazione Tumori Toscana e Claudio Palomba

bland3, insieme a Mario Famà, coordinatore

del comitato tecnico di Le Cigaró

Gentlemen’s Club Firenze. Ancora Marcello

Vecchio, questa volta però con il

barman ABI Professional Massimiliano

Liuzzi, ha organizzato un aperigrappa

presso lo spazio Schmidt, showroom

di cucine e soluzioni per la casa di

proprietà di Stefano Rossini e Cristina

Matteucci a Firenze, in sinergia

con Teleregione Toscana CH 86 e

l’associazione Toscana Tumori, dove

è stato possibile degustare dei

cocktail a base di grappa in abbinamento

ai piatti gourmet realizzati

nelle splendide cucine Schmidt.

Da sinistra, il presidente ANAG Marcello Vecchio

con Mario Famà, coordinatore del comitato tecnico

di Le Cigaró Gentlemen’s Club Firenze

60

ONAS


Architettura

del gusto

Certificazione Vegan per

l’azienda Toscana Le Vigne

di Elena Maria Petrini / foto Maurizio Mattei e Marco Pettini

I prodotti biologici dell'azienda

Un’altra certificazione meritatissima

per l’azienda Le Vigne

di Montenero d’Orcia, ad

una quarantina di chilometri da Grosseto,

dove i coniugi Chiara Bartolini e

Andrea Pettini, dopo aver rilevato l’azienda

di famiglia insieme ai figli Marco

e Matteo, sono stati premiati per il loro

grande lavoro e l’impegno nel realizzare

prodotti biologici, ma non solo. La

certificazione Vegan, infatti, viene conferita

anche per il non utilizzo di concimi

di origine animale, applicando sia

la rotazione quadriennale per arricchi-

re i terreni con le culture

leguminose che la tecnica

del “sovescio” per trasferire

azoto fissatore nel

terreno e impiegando anche

semi che garantiscono

una produzione di altissima

qualità anche in condizioni

estreme. Con le loro scelte

innovative ed i circa 170

ettari, di cui 8,5 a vigneto,

14 ad oliveto ed il restante

a seminativo per i grani

antichi, cereali e legumi, riescono

a produrre un’eccellenza

tutta italiana per

ottime degustazioni di farro

decorticato, semi di lino,

cece piccino e lenticchie. A

questo proposito, Marco, figlio dei titolari

anche lui impegnato nella gestione

dell’azienda, racconta:«Dai cereali macinati

a pietra si producono anche le

farine di grano duro come il Senatore

Cappelli e di grano tenero come il Gentil

Rosso, una varietà di grano molto antica

di origine autoctona dalla quale derivano

diverse tipologie di pasta lunga

e corta (fusilli, pici, taglietelle e gigli,

ndr). Produciamo tre tipologie di farine

da semi di grano tenero antico e macinato

a pietra; per non scaldare la farina,

e quindi preservare tutte le caratteristiche

organolettiche qualitative del chicco

di grano utili per la conservazione e

la quantità della parte integrale, maciniamo

anche il germe. La macinatura

è diversa in base all’utilizzo: ad esempio,

la tipo 2 è una farina adatta tra l’altro

per tortelli e crostate». Dall’iniziativa

dei due figli, Marco e Matteo, è nato anche

un nuovo progetto per la produzione

di miele. L’azienda produce, inoltre,

un olio extravergine di oliva, un blend

e tre monovarietali da olivastra seggianese,

tipica dell’Amiata, moraiolo e

leccino. Ricordiamo tra le certificazioni,

quelle per i prodotti biologici per

il Giappone (JAS) e per gli Stati Uniti

(NOP). Una riconosciuta e altissima

qualità che si può apprezzare appieno

nella degustazione di cereali, legumi,

olio e vino (con il supporto dell’enologo

Gabriele Gadenz, tra i migliori interpreti

del Sangiovese), contornati dalla bellezza

del paesaggio e accompagnati dalla

squisita ospitalità della famiglia Bartolini-Pettini.

Per info e visite in azienda:

Marco Pettini

+39 3294551892

info@aziendalevigne.com

La famiglia Bartolini-Pettini: da sinistra, Marco, Chiara, Andrea e Matteo insieme all’enologo Gabriele Gadenz

Il Vermentino

VIGNE DI MONTENERO D’ORCIA

61


Mostre in

Italia

Tre mostre a Fano, Pesaro e Urbino per celebrare

Leonardo, Vitruvio, Raffaello e Raffaellino del Colle

di Elena Maria Petrini / foto Elena Maria Petrini, Luigi Angelucci e courtesy Alessandra Zanchi

(ufficio stampa Sistema Museo)

Dopo il successo delle mostre

Rinascimento Segreto (2017)

e Rossini 150 (2018) e in occasione

dei 500 anni dalla scomparsa

di Leonardo da Vinci e Raffaello Sanzio

(nel 2020), i Comuni di Fano, Pesaro

e Urbino hanno condiviso di concerto

tre mostre con il contributo della Regione

Marche, dei comitati nazionali

per la celebrazione dei 500 anni dalla

morte di Leonardo da Vinci e Raffaello

Sanzio, del Centro Studi Vitruviani

di Fano, dell’Ente Olivieri - Biblioteca

e Musei Oliveriani e dell’organizzazione

curata da Sistema Museo. La mostra

di Fano, nel Museo del Palazzo Malatestiano,

è dedicata a Leonardo e Vitruvio:

oltre il cerchio e il quadrato ed

affronta il polimorfo rapporto fra Leonardo

(1452-1519) e il De Architectura

di Vitruvio (I secolo a.C.), proprio a

Fano, luogo dell’unica basilica realizzata

dall’architetto romano (o forse fanese)

Marco Vitruvio Pollione nel centro

storico, sotto le fondamenta dell’attuale

Chiesa di Sant’Agostino. Oltre

ai cinque manoscritti del Codice Atlantico

in cui viene nominato Vitruvio, in

Il professor Vittorio Sgarbi

questa mostra è possibile ammirare

la ricostruzione virtuale

della Basilica vitruviana e delle

macchine Leonardiane come la

balestra gigante interattiva, l’odometro

e l’orologio ad acqua.

L’evento espositivo è a cura di

Francesca Borgo, docente alla

St. Andrews University (la

più antica università scozzese),

Guido Beltramini, docente

e direttore del Centro Internazionale

di Studi di Architettura

Andrea Palladio di Vicenza,

e Paolo Clini, ordinario all’Università

Politecnica delle Marche

(Dipartimento di Ingegneria Civile,

Edile e Architettura di Ancona).

La mostra al Palazzo

Mosca di Pesaro, intitolata

Agostino Iacurci. Tracing Vitruvio.

Viaggio onirico tra le pagine

del De Architectura e curata

dal direttore artistico Marcello

Smarrelli con la consulenza scientifica

di Brunella Paolini, vede l’artista

contemporaneo Agostino Iacurci impegnato

a rivisitare il De Architectura

Il professore Paolo Clini insieme al vicepresidente del Centro

Studi Vitruviani di Fano Dino Zacchilli all’interno del chiostro

della Chiesa di Sant’Agostino

di Vitruvio con installazioni policrome

ed elementi architettonici dai forti effetti

chiaroscurali. Infine, quella al Palazzo

Ducale di Urbino, intitolata Da Raffaello.

Raffaellino del Colle con la curatela

di Vittorio Sgarbi, approfondisce l’attività

dell’artista biturgense discepolo

del grande Raffaello Sanzio, restituendogli

la giusta importanza nella storia

dell’arte. Spiega a questo proposito il

professor Sgarbi:«Abbiamo concepito

una mostra monografica come quelle

di nuova invenzione, dedicata a un intellettuale,

scrittore, amico di Raffaello:

Raffaellino del Colle, pittore nato a Sansepolcro,

ma pronto, già giovanissimo,

a sentire lo spirito di Raffaello trovandosi

con lui a lavorare nelle stanze vaticane

nel 1517. Spero sia l’occasione

per mostrare un grande artista marchigiano,

pittore inedito, bello e luminoso,

come all’inizio del secolo avvenne per

Lotto». Le tre mostre rimarranno aperte

fino al 13 ottobre prossimo.

62

LEONARDO, VITRUVIO E RAFFAELLINO


GRAN CAFFÈ SAN MARCO

Un locale nuovo e poliedrico, con orari

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