NOI - frammenti di siena

extempora

Il nuovo magazine targato Extempora. Numero unico dicembre 2019

Non ci piace però avere punti di riferimento

troppo precisi perché è

davvero limitante e, per come siamo

fatti noi, potremmo tranquillamente

passare dal metal al neo

soul in cinque minuti.

Come sta andando il vostro ep

d’esordio? Quale messaggio volete

lanciare?

L'Ep è uscito nei primi mesi del

2017 e ha raccolto recensioni molto

positive. È stato il nostro primo

approccio al livello discografico

quindi volevamo semplicemente

tenerci più strade aperte e far notare

la nostra esistenza. Questo si

riflette sulle varie canzoni perché

il sound è molto vario pur mantenendo

dei canoni precisi nelle

strutture. Anche i testi variano

molto, a volte perdendosi in qualche

ingenuità. Abbiamo aggiustato

il tiro nei pezzi successivi perché

abbiamo realizzato meglio il messaggio

che volevamo comunicare.

Se poteste definire la vostra musica

con un’unica parola, quale

sarebbe e perché?

Rivalsa. È la prima parola che ci

viene in mente perché riassume

il concetto di fondo della nostra

scrittura, il “desiderio di rivalsa”

dai momenti cupi della vita e dalle

difficoltà che a volte dobbiamo affrontare

sul nostro cammino.

Cosa credete vi contraddistingua

rispetto ad altre band?

Potrà sembrare strano o banale

ma forse quello che ci contraddistingue

è proprio il fatto di essere

una “vera band” in tutto e per tutto.

Noi non siamo un frontman e i

musicisti dietro ma siamo cinque

ragazzi, amici, che hanno lo stesso

peso nelle decisioni e nella scrittura

e l'apporto di ognuno è fondamentale.

Questa non è proprio una

mentalità italiana ma la differenza

si vede dal vivo. L'affiatamento

e l'energia che sprigioniamo dal

vivo è la prova lampante e si sente

chiaramente. Non vogliamo sembrare

presuntuosi ma per noi questo

aspetto è di vitale importanza

perché diamo sempre il 100% in

quello che facciamo e gli artisti che

ammiriamo di più ragionano allo

stesso modo.

Da Siena a Sanremo la strada

non è stata né facile né breve…

Molto, molto lunga ma ha incrementato

la soddisfazione alla fine.

Siamo partiti ad agosto 2018 con

Area Sanremo e abbiamo superato

sei selezioni, poi la selezione finale

con la commissione Rai e Claudio

Baglioni, e infine siamo arrivati sul

podio di Sanremo Giovani, secondi

al televoto. Siamo partiti in quasi

tremila candidati e siamo gli unici

da Area Sanremo, senza avere

etichette o agenzie alle spalle, a essere

arrivati sul podio, vincendo il

tour mondiale e salendo sul palco

dell'Ariston, durante la serata finale

del Festival, davanti a dodici milioni

di persone. Abbiamo sempre

ribadito che questo rappresenta un

punto di inizio e non un traguardo

ma è ovvio che la soddisfazione e

l'orgoglio siano enormi.

La tournée mondiale dopo Sanremo

Giovani quali opportunità

vi ha offerto?

Sicuramente il fatto di aver potuto

visitare l'intero pianeta rappresentando

il nostro Paese in qualità di

ambasciatori e portando in giro

per il mondo la nostra musica. Per

un artista italiano è molto difficile

fare un tour mondiale, figuriamoci

una band emergente. È un'esperienza

artistica e di vita senza

uguali e poter dire di aver girato il

mondo a vent'anni grazie alla tua

musica è una “roba assurda”. Abbiamo

ancora negli occhi le immagini

del Giappone, dell'Australia, il

clima argentino e la neve di Toronto

il giorno dopo.

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