NOI - frammenti di siena

extempora

Il nuovo magazine targato Extempora. Numero unico dicembre 2019

IL NATALE D'ALTRI TEMPI

Zia raccontami una storia...

Testo di Margherita Fontani

Leo: Zia, la prof di lettere ci ha chiesto di intervistare un

parente anziano sul Natale di tanti anni fa. Io ho pensato

a te, che sei vecchia.

Zia Marghe: Grazie del pensiero! Che cosa vuoi sapere?

Leo: Come festeggiavi il Natale quando eri piccini voi. Se

facevi l’albero di Natale, il presepio, cosa vi portava Babbo

Natale, queste cose qui…

Zia Marghe: Il discorso è complesso, fammi una domanda

alla volta e io ti rispondo per quanto mi è possibile.Ti

anticipo che ho il ricordo di soli due giorni di Natale, uno

di quando avevo circa cinque anni e uno di quando ne

avevo nove o dieci.

Leo: Raccontami il primo intanto.

Zia Marghe: Eravamo a pranzo in cucina dove c’era la

stufa accesa e faceva molto caldo. Io, nell’attesa di mangiare

e per fare la spiritosa, entravo a corsa in salotto e

scappavo a volo facendo brrr per il freddo che c’era. Sai,

in quei tempi l’unica stanza

riscaldata era la cucina. Nelle

altre stanze si gelava letteralmente.

Rivedo una tavolata

di persone, noi quattro di

famiglia, zio e zia e la cugina

Clemente con i tre figli

grandi seduti dall’altra parte

del tavolo. C’è anche Eugenia,

una donna povera, povera,

che veniva invitata a mangiare

da noi tutte le volte che

era festa. Davanti a me c’è

Elio che mi fa i versacci con

gli occhi accigliati e la bocca

storta per farmi paura, ma io

rido con una mano davanti

alla bocca. Mi hanno detto e

ridetto che a tavola non si ride e non si mastica a bocca

aperta, specialmente se ci sono altre persone e io mi copro!

La mamma mette due crostini neri nel piatto di ogni

commensale e per ultima serve me, perché sono la più

piccina.

Leo: Perché ti serviva per ultima? La mia mamma mi

serve per primo. Io sono l’ultimo nato in famiglia.

Zia Marghe: Allora si usava così e nessuno si sarebbe azzardato

a protestare. Prima venivano serviti gli ospiti, poi

gli uomini, le donne e per ultimo i bambini. Ricordo i tagliatini

in brodo, una pasta fatta in casa piuttosto lunga e

io che non riuscivo a farla stare nel cucchiaio, mi ricadeva

da tutte le parti. Elio, davanti a me, mi fece vedere come

prenderla con la forchetta e metterla nel cucchiaio. Il

pranzo fu lungo e c’era un gran chiacchierio, io stavo gustando

un uccelletto arrosto e scansavo tutti gli ossicini,

ma ci ricavavo poco. Qualcuno mi disse di mangiare tutto

e di lasciare solo il becco e

io, priva degli incisivi ormai

infilati nei buchi del muro,

riuscii comunque a sgranocchiare

tutto, salvo sputare di

nascosto la salvia e buttarla

sotto il tavolo. Tanto sotto

c’era il cane che faceva piazza

pulita. Per la lunga durata

del pranzo mi annoiavo, ma

non dicevo niente e restavo

seduta ascoltando, senza

capire niente di quello che

dicevano i grandi e ripetevo

dentro di me le parole buffe

tipo "sciarbellein e ciorcil".

La mamma il giorno prima

aveva fatto i cavallucci e ne

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