PORTAVOCE DI SAN LEOPOLDO MANDIC - gennaio 2020

edizionisanleopoldo

Portavoce di san Leopoldo Mandic (Dal 1961, a Padova, la rivista del santuario di padre Leopoldo, francescano cappuccino, il santo della misericordia e dell'ecumenismo spirirituale)

Portavoce

N. 1 - GENNAIO-FEBBRAIO 2020

di san Leopoldo Mandić

Mensile - anno 60 - n. 1 - Poste Italiane s.p.a. - Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, NE/PD

SETTIMANA

DI PREGHIERA

PER L’UNITÀ

DEI CRISTIANI

VITA

DEL SANTUARIO

IL RESTAURO

DELL’ORGANO


PER RICEVERE LA RIVISTA

UN ANNO = 9 NUMERI, CON CALENDARIO

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Portavoce

di san Leopoldo Mandić

Periodico di cultura religiosa

dell’Associazione «Amici di San Leopoldo»

Direzione, Redazione, Amministrazione

Associazione «Amici di San Leopoldo»

Santuario san Leopoldo Mandić

Piazzale Santa Croce, 44 - 35123 Padova

Sito internet

www.leopoldomandic.it

Direttore e Redattore

Giovanni Lazzara

Dir. Responsabile

Luciano Pastorello

Hanno collaborato a questo numero

Massimo E. Putano, Flaviano G. Gusella,

Renato Marangoni, Fabrizio Centofanti,

Luca Santato, Anna B. Artmann, Alberto

Sabatini, Francesco Tognato, S.Z.

Antonia Di Lenna e Fabio Camillo

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da qualsiasi mese dell’anno. Il cambio di indirizzo è gratuito:

segnalatecelo al più presto per lettera o email

Impaginazione

Barbara Callegarin

Stampa

Stampe Violato - Bagnoli di Sopra (PD)

Editore

Associazione «Amici di san Leopoldo»

Spedizione in abbonamento postale

Pubblicazione registrata presso il Tribunale

di Padova il 18 ottobre 1961, n. 209 e al R.O.C.,

n. 13870. Con approvazione ecclesiastica

e dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini

Garanzia di riservatezza

Nel rispetto del D.L. n. 196/2003 Portavoce di san

Leopoldo Mandić garantisce che i dati personali

relativi agli associati sono custoditi nel proprio

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dell’interessato e sono utilizzati esclusivamente per

l’invio della Rivista e iniziative connesse

In copertina: elaborazione grafica

di una foto di padre Leopoldo

Le foto, ove non espressamente indicato, hanno

valore puramente illustrativo

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Chiuso in prestampa il 12 novembre 2019

e consegnato a Poste Italiane

tra il 9 e il 14 dicembre 2019

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Direttore Portavoce di san Leopoldo M.

Santuario san Leopoldo Mandić

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Rettore del santuario

Fra Flaviano Giovanni Gusella

Santuario san Leopoldo Mandić

Piazzale S. Croce, 44 - 35123 Padova


Sommario

N. 1 GENNAIO-FEBBRAIO 2020 ANNO 60

3

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11

16

18

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22

24

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4

6

30

32

36

Editoriali

TOGLIERE LA POLVERE DALLA BIBBIA / AI LETTORI / di Giovanni Lazzara

PADRE LEOPOLDO E L’AMICO MARINAIO / LA VOCE DEL SANTUARIO /

di Flaviano G. Gusella

Attualità ecclesiale

OSPITALI O INDIFFERENTI? CRISTIANI AL BIVIO DELLA STORIA /

SETTIMANA DI PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI / a cura della Redazione

Fede & vita

«SIANO PERFETTI NELL’UNITÀ…». LA VIA DELLA COMUNIONE E CIÒ CHE LA MINACCIA

/ di Renato Marangoni

SPERARE PER VIVERE ALL’ALTEZZA / di Fabrizio Centofanti

San Leopoldo ieri e oggi

SAN LEOPOLDO IN MOZAMBICO / di Luca Santato

CENA A CASA DI SIMONE IL FARISEO / ARTE IN SANTUARIO / di Anna Boscolo Artmann

MUSICA NUOVA IN SANTUARIO / VITA DEL SANTUARIO / di Alberto Sabatini

IL PICCOLO LEOPOLDO / IL «PADRE» DEI PICCOLI > 1 / di Antonia Di Lenna

Rubriche

LA FOTO RACCONTA

LETTERE A PORTAVOCE / di Massimo Ezio Putano

GRAZIE, SAN LEOPOLDO / a cura della Redazione

VITA DEL SANTUARIO / a cura della Redazione

CALENDARIO LITURGICO / di S.Z.

BUON ANNO ! A tutti gli amici lettori e devoti

di san Leopoldo, l’augurio di un nuovo anno

ricco di serenità, fede e ogni bene.



ATTUALITÀ ECCLESIALE

Ospitali o indifferenti?

Cristiani al bivio della storia

Sabato 18 gennaio ha inizio la

Settimana di preghiera per

l’unità dei cristiani: otto giorni

di preghiera ecumenica

promossi a livello mondiale

dalla Chiesa cattolica e dal Consiglio

Mondiale delle Chiese ortodosse e

protestanti.

Il tema («Ci trattarono con gentilezza»

Atti 28,2) e i sussidi di

quest’anno sono stati preparati dalle

comunità cristiane presenti nell’isola

di Malta e Gozo, le quali ogni

anno ricordano il naufragio di san

Paolo. Secondo un’antichissima tradizione,

infatti, l’Apostolo venne imprigionato

dai Romani nell’odierna

Turchia e poi imbarcato su una nave

per trasportarlo a Roma. Ma il 10

Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani

dal 18 al 25 gennaio 2020. Il tema scelto, ispirato

dal racconto del naufragio di san Paolo e della

sua accoglienza nell’isola di Malta, ci interpella

come cristiani. Tutti affrontiamo la crisi relativa alle

migrazioni. Siamo dalla parte degli indifferenti oppure

accogliamo con umanità, divenendo così testimoni

dell’amorevole provvidenza di Dio?

febbraio dell’anno 60 la nave naufragò,

arenandosi davanti all’isola di

Malta. L’isola, situata al centro del

Mediterraneo, era colonizzata dai

Fenici e inserita nell’area d’influenza

romana fin del 218 a.C., incorporata

nella provincia di Sicilia. Dopo

il naufragio, narra san Luca negli Atti

degli Apostoli, Paolo e gli altri superstiti

avvistarono terra, ma quando

si trovarono vicini ad approdarvi,

la loro barca si incagliò in una secca,

la poppa si spezzò, i passeggeri furono

costretti a raggiungere a nuoto la

GENNAIO-FEBBRAIO 2020 | PORTAVOCE | 11


SETTIMANA DI PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI

spiaggia. Racconta l’Apostolo: «Una

volta in salvo venimmo a sapere che

l’isola si chiamava Malta» (Atti 28,1).

Gli abitanti di Malta, estremamente

ospitali, per scongiurare il

freddo dell’inverno imminente, accesero

un grande falò con l’aiuto

dello stesso Paolo che, alla ricerca

di legname per alimentare il fuoco,

fu morso da una vipera. Prodigiosamente

non ne pagò le conseguenze,

cosicché i maltesi rimasero sbalorditi,

pensando, dapprima, di essere

dinanzi a un assassino e, poi, davanti

a una divinità.

La riflessione sul brano biblico

relativo al naufragio di san Paolo a

Malta (Atti 27,18–28,10) ha permesso

al gruppo di lavoro di riflettere sulla

fede di san Paolo nella Divina Provvidenza

e sulle virtù ecumeniche

connesse all’ospitalità. Nella liturgia

e nelle riflessioni per la Settimana

di Preghiera si evidenziano altri temi

meritevoli di approfondimento e

preghiera comune: riconciliazione,

discernimento, speranza, fiducia,

forza, ospitalità, conversione e generosità.

Per accompagnare la riflessione

e preghiera, alle pagine 14-15 proponiamo

l’indicazione delle letture

bibliche degli otto giorni, seguite da

un breve commento. Ma per entrare

nel tema centrale della riflessione,

pubblichiamo di seguito l’Introduzione

teologico-pastorale del

sussidio elaborato.

Sopra, le scogliere rocciose della punta

settentrionale delle isole di San Paolo,

nell’arcipelago di Malta. Sulla sommità

si nota la grande statua dell’apostolo

Paolo, naufragato lì vicino.

Sotto, un modello di nave mercantile

romana del I secolo d.C., simile a quella

dov’era imbarcato san Paolo (Malta,

Museo marittimo)

CI TRATTARONO CON GENTILEZZA

(ATTI 28,2)

Il materiale della Settimana di preghiera

per l’unità dei cristiani del

2020 è stato preparato dalle chiese

cristiane di Malta e Gozo (Christians

Together in Malta). Il 10 febbraio, a

Malta, molti cristiani celebrano la

Festa del Naufragio dell’apostolo

Paolo, commemorando e rendendo

grazie per l’arrivo della fede cristiana

in quelle isole. Il brano degli Atti

degli Apostoli proclamato in occasione

della Festa è lo stesso scelto quale

tema della Settimana di preghiera

di quest’anno.

La narrazione inizia con Paolo

condotto prigioniero a Roma (Atti

27,1ss): è in catene, ma anche attraverso

di lui, in un viaggio che si rivelerà

pericoloso, la missione di Dio

continua.

L’episodio ripropone il dramma

dell’umanità di fronte alla terrificante

potenza degli elementi della

natura. I passeggeri della barca sono

alla mercé del mare violento e

della poderosa tempesta che infuria

intorno a loro. Sono forze che li

spingono verso approdi sconosciuti,

e si sentono persi e senza speranza.

Le duecentosettantasei persone

sulla barca si distinguono in gruppi:

i soldati, i marinai e i prigionieri. Il

centurione e i suoi soldati hanno

potere e autorità, ma dipendono

dall’abilità e dall’esperienza dei marinai.

Sebbene tutti siano impauriti

e vulnerabili, i prigionieri in catene

sono i più vulnerabili di tutti. La loro

vita è sacrificabile, sono a rischio

di una esecuzione sommaria (Atti

27,42). Via via che la storia va avanti,

sotto la pressione delle circostanze

e nel timore per la propria vita, diffidenza

e sospetto acuiscono le divisioni

tra i differenti gruppi.

Ma, inaspettatamente, Paolo si

erge quale faro di pace nel tumulto.

Egli sa che la sua vita non è in balìa

di forze indifferenti al suo destino,

ma, al contrario, è nelle mani di un

Dio a cui egli appartiene e che adora

(Atti 27,23). Grazie alla sua fede, egli

ha fiducia che comparirà davanti

all’imperatore a Roma, e può alzarsi

davanti ai suoi compagni di viaggio

per rendere gloria a Dio. Tutti ne sono

incoraggiati e, seguendo l’esempio

di Paolo, condividono insieme il

pane confidando nelle sue parole e

uniti da una nuova speranza.

È questo il tema principale della

pericope: la divina Provvidenza. Era

stata decisione del centurione salpare

nonostante il cattivo tempo, e

durante la tempesta i marinai avevano

preso decisioni su come governare

la nave. Ma alla fine i loro stessi

piani vengono mandati a monte, e

solo stando insieme e lasciando che

la nave naufraghi possono essere

salvati dalla divina Provvidenza. La

nave e tutto il suo prezioso carico

andranno perduti, ma tutti avranno

salva la vita: «Nessuno di voi perderà

neppure un capello» (Atti 27,34;

cfr Luca 21,18).

Nella nostra ricerca di unità abbandonarsi

alla divina Provvidenza

implica la necessità di lasciar andare

molte delle cose cui siamo profondamente

attaccati. Ciò che sta a

cuore a Dio è la salvezza di tutti.

Dunque, persone diverse e in disaccordo

tra loro, approdano insieme

e «tutti arrivarono a terra sani

e salvi» (Atti 27,44). Imbarcati sulla

stessa nave, essi arrivano alla stessa

destinazione, dove l’ospitalità degli

isolani rivela l’unità del genere

12 | PORTAVOCE | GENNAIO-FEBBRAIO 2020


umano. Mentre si radunano attorno

al fuoco, circondati da persone

che non li conoscevano e neppure

li comprendevano, le differenze di

potere e di condizione svaniscono.

Le duecentosettantasei persone

non sono più alla mercé di forze indifferenti,

ma vengono abbracciate

dall’amore e dalla provvidenza di

Dio, resi concreti da queste persone

che li trattano «con gentilezza» (Atti

28,2). Infreddoliti e bagnati, possono

ora scaldarsi e asciugarsi attorno

al fuoco, ricevere ristoro, ed essere

tenuti al riparo finché non possano

riprendere il viaggio con sicurezza.

Oggi molte persone affrontano

gli stessi pericoli nello stesso mare.

I medesimi luoghi citati nelle Scritture

(Atti 21,1; 28,1) caratterizzano le

storie dei migranti di oggi. In varie

parti del mondo, molte persone affrontano

viaggi altrettanto pericolosi,

per terra e per mare, per scampare

a disastri naturali, guerre e povertà.

Anche le loro vite sono in balìa di forze

immense e altamente indifferenti,

non solo naturali, ma anche politiche,

economiche e umane.

L’indifferenza umana assume varie

forme: l’indifferenza di coloro

che vendono a persone disperate

posti in imbarcazioni non sicure

per la navigazione; l’indifferenza di

persone che decidono di non inviare

gommoni di salvataggio; l’indifferenza

di coloro che respingono i

barconi di migranti… solo per fare

alcuni esempi.

Questo racconto ci interpella come

cristiani che insieme affrontano

la crisi relativa alle migrazioni: siamo

collusi con le forze indifferenti

oppure accogliamo con umanità, divenendo

così testimoni dell’amorevole

provvidenza di Dio verso ogni

persona?

L’ospitalità è una virtù altamente

necessaria nella ricerca dell’unità

tra cristiani. È una condotta che ci

spinge a una maggiore generosità

verso coloro che sono nel bisogno.

Le persone che mostrarono gentilezza

verso Paolo e i suoi compagni

non conoscevano ancora Cristo, eppure

è per la loro «inusuale gentilezza»

che un gruppo di persone divise

viene radunato in unità. La nostra

stessa unità di cristiani sarà svelata

non soltanto attraverso l’ospitalità

degli uni verso gli altri, pur importante,

ma anche mediante l’incontro

amorevole con coloro che non

condividono la nostra lingua, la nostra

cultura e la nostra fede.

Nei tempestosi viaggi e nei fortuiti

incontri della vita, la volontà

di Dio per la sua Chiesa e per tutta

l’umanità raggiunge il suo compimento;

come Paolo proclamerà a

Roma, la salvezza di Dio è per tutti

(Atti 28,28). P

a cura della Redazione

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SETTIMANA DI PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI

Letture bibliche

e commento per ogni giorno

Primo giorno: 18 gennaio

RICONCILIAZIONE: gettare il carico in mare

Atti 27,18-19.21 - Luca 18,9-14

Noi cristiani di differenti chiese e tradizioni, abbiamo,

purtroppo, accumulato lungo i secoli un pesante

fardello di reciproca sfiducia, amarezza, sospetto, ma

rendiamo grazie a Dio per la nascita e la crescita del

Movimento ecumenico nel secolo scorso. Il nostro

incontro con cristiani di altre tradizioni e la nostra comune

preghiera per l’unità ci incoraggiano a cercare perdono,

riconciliazione e accoglienza reciproci. Non dobbiamo

permettere ai fardelli del passato di ostacolare il nostro

percorso verso l’unità, è anzi volontà del Signore che noi li

lasciamo andare per lasciare spazio a Lui.

Secondo giorno: 19 gennaio

LUCE: cercare e rendere manifesta la luce di Cristo

Atti 27,20 - Marco 4,35-41

Cristo è la nostra luce e la nostra guida, senza le quali

restiamo disorientati. Quando i cristiani perdono di vista

Cristo, crescono pieni di paura e divisi gli uni dagli altri. E

molte persone di buona volontà, lontane dalla Chiesa, non

possono vedere la luce di Cristo, perché, con le nostre

divisioni, noi la riflettiamo meno chiaramente, o a volte la

oscuriamo completamente. Nel cercare la luce di Cristo,

ci avviciniamo gli uni agli altri, e la manifestiamo meglio,

divenendo realmente segno di Cristo, Luce del mondo.

Terzo giorno: 20 gennaio

SPERANZA: il discorso di Paolo

Atti 27,22.34 - Matteo 11,28-30

Come cristiani appartenenti a chiese e tradizioni non

pienamente riconciliate tra loro, siamo spesso scoraggiati

dalla lentezza nel progredire verso l’unità visibile. A dire

il vero, alcuni hanno persino abbandonato ogni speranza

e vedono questa unità come un ideale irraggiungibile;

altri non vedono l’unità come necessaria alla loro fede

cristiana. Preghiamo per il dono dell’unità visibile tra

i cristiani con fede costante, pazienza instancabile e

speranza vigile, confidando nella provvidenza amorevole

di Dio. L’unità è la preghiera di Dio per la Chiesa ed Egli ci

accompagna in questo viaggio: non saremo perduti.

Quarto giorno: 21 gennaio

FIDUCIA: non aver paura, credere

Atti 27,23-26 - Luca 12,22-34

Nell’imperversare della tempesta l’incoraggiamento

e la speranza di Paolo si oppongono alla paura e alla

disperazione dei suoi compagni. La nostra comune

chiamata a essere discepoli di

Gesù Cristo implica essere segno di

contraddizione. In un mondo lacerato

dall’angoscia, siamo chiamati a essere

testimoni di speranza, e a riporre

la nostra fiducia nell’amorevole

provvidenza di Dio. L’esperienza

cristiana ci mostra che Dio scrive dritto

sulle righe storte, e noi sappiamo che,

oltre ogni previsione, non annegheremo

né saremo perduti, giacché l’amore

instancabile di Dio dura per sempre..

Quinto giorno: 22 gennaio

FORZA: spezzare il pane per il viaggio

Atti 27,33-36 - Marco 6,30-44

L’invito di Paolo a mangiare è un’esortazione, volta

ai compagni sulla barca, a riprendere le forze per

affrontare quanto li attende. L’atto di prendere il pane

segna un cambio di atteggiamento, poiché i naufraghi

passano dalla disperazione al coraggio. In modo simile,

l’Eucaristia o la Cena del Signore ci provvedono del cibo

per affrontare il viaggio e ci orientano nuovamente alla

vita in Dio, ci fortificano. Spezzare il Pane – che è il fulcro

della vita e del culto della comunità cristiana – ci edifica

nel nostro impegno alla diaconia cristiana. Attendiamo il

giorno in cui tutti i cristiani potranno condividere la stessa

Mensa della Cena del Signore e ricevere forza dall’unico

Pane e dall’unico Calice.

Sesto giorno: 23 gennaio

OSPITALITÀ: accogliere con gentilezza

Atti 28,1-2.7 - Luca 14,12-24

Dopo l’esperienza traumatica e i conflitti durante la

tempesta in mare aperto, i gesti concreti di solidarietà

degli isolani sono percepiti come una inusuale gentilezza

da quanti erano stati trascinati a riva; tale cordialità

mostra la nostra comune umanità. Il vangelo ci

insegna che quando ci prendiamo cura di quanti sono

nell’afflizione, mostriamo l’amore di Cristo stesso (cfr

Matteo 25,40). Inoltre, quando dimostriamo amorevole

accoglienza verso coloro che sono deboli o privati di

tutto, lasciamo che il nostro cuore batta all’unisono con

il cuore di Dio, nel quale i poveri hanno un posto speciale.

Accogliere gli stranieri – che siano persone di altre culture

o di altre fedi, immigrati o rifugiati – significa sia amare

Cristo stesso, sia amare come Dio ama. Come cristiani

siamo chiamati ad accostarci con fede e a raggiungere,

con l’amore di Dio che abbraccia tutti, anche coloro che

noi troviamo difficile amare.

14 | PORTAVOCE | GENNAIO-FEBBRAIO 2020


CELEBRAZIONI IN SANTUARIO

Sabato 18 gennaio, ore 7.30: rosario, lodi, santa messa

nella cappella di san Leopoldo (in diretta su Radio

Maria)

Ore 18.00: celebrazione eucaristica presieduta da

don Tommaso Opocher della Comunità di Sant’Egidio.

Partecipano la Comunità di Sant’Egidio, il Rinnovamento

nello Spirito, Nuovi orizzonti

Ore 20.45: concerto ecumenico

Liturgia orientale dei Vespri in santuario

Settimo giorno: 24 gennaio

CONVERSIONE: cambiare la nostra mente

e il nostro cuore

Atti 28,3-6 - Matteo 18,1-6

La gente del luogo si rese conto che giudicare

Paolo un omicida era stato un errore e cambiarono

atteggiamento. Lo straordinario episodio della

vipera rende capaci gli isolani di vedere le cose

in modo diverso, un modo che li prepara ad

accogliere il messaggio di Cristo attraverso le

parole di Paolo. Nella nostra ricerca dell’unità

e della riconciliazione siamo spesso sollecitati

a ripensare il modo in cui consideriamo le altre

tradizioni e le altre culture. È necessaria una

continua conversione a Cristo, in cui le chiese

imparino a non considerare l’altro come una

minaccia; in tal modo la nostra percezione

negativa degli altri svanirà e noi ci troveremo più

vicini nel cammino verso l’unità.

Ottavo giorno: 25 gennaio

GENEROSITÀ: ricevere e dare

Atti 28,8-10 - Matteo 10,7-8

Il racconto narra di persone che donano e ricevono:

Paolo ha ricevuto una inusuale accoglienza dagli

isolani e dona guarigione al padre di Publio e

ad altri abitanti. Pur avendo perduto tutto nel

naufragio, le duecento settantasei persone

ricevono abbondanti rifornimenti mentre si

preparano a salpare nuovamente. Come cristiani

siamo chiamati a mostrare una particolare

amabilità. Ma per poter dare dobbiamo prima

imparare a ricevere, da Cristo e dagli altri. Più

spesso di quanto ci accorgiamo, riceviamo gesti

di gentilezza da persone che sono diverse da

noi. Questi atti mostrano anche la generosità e la

guarigione di nostro Signore. Noi che siamo stati

guariti dal Signore abbiamo la responsabilità di

trasmettere agli altri ciò che abbiamo ricevuto.

Domenica 19, ore 18.00: celebrazione eucaristica

presieduta da don Stefano Manzardo, assistente

diocesano dell’Azione cattolica. Partecipano l’Azione

cattolica, il Movimento ecclesiale di impegno culturale

Lunedì 20, ore 18.30: celebrazione eucaristica presieduta

da don Federico Lauretta, parroco di Santa Giustina.

Partecipano le Comunità Neocatecumenali, Associazioni

cristiane lavoratori italiani, UCID, Società San Vincenzo de’

Paoli, Équipe Nôtre Dame, Incontro matrimoniale, Unione

cattolica artisti italiani, Associazione Guide e Scouts

Cattolici Italiani e d’Europa, Movimento Adulti Scouts

Cattolici Italiani, le comunità degli immigrati

Martedì 21, ore 18.30: celebrazione eucaristica presieduta

da fra Fabio Maria Spiller, Segretario CISM.

Partecipano i religiosi, le religiose, gli istituti di vita

consacrata, Ordine Francescano Secolare, Gioventù

Francescana, giovani del Sermig

Mercoledì 22, ore 18.30: celebrazione eucaristica

presieduta da don Cesare Contarini, rettore del Collegio

vescovile Barbarigo. Partecipano gli studenti universitari,

le scuole Cattoliche paritarie, Fidae, Agesc, Fism,

Federazione universitaria cattolica italiana, Centro italiano

femminile, Regnum Christi

Giovedì 23, ore 18.30: celebrazione eucaristica presieduta

da mons. Giampaolo Dianin, rettore del seminario di

Padova. Partecipano gli alunni dei seminari di Padova

e di Casa Sant’Andrea, Casa del clero, Apostolato

mondiale di Fatima, Milizia dell’Immacolata

Venerdì 24, ore 18.30: celebrazione eucaristica

presieduta da don Carlo Broccardo, docente di sacra

Scrittura. Partecipano Comunione e Liberazione, Cursillos

di Cristianità, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII

e Movimento Carismatico di Assisi

Sabato 25, ore 18.00: celebrazione eucaristica

presieduta da mons. Leopoldo Voltan, vicario episcopale

per la pastorale. Partecipano Movimento dei Focolari,

Associazione cattolica operatori sanitari, Movimento

apostolico ciechi, Centro volontari della sofferenza,

Unitalsi, Movimento per la vita, Associazione Murialdo

e Associazione “Figli in cielo”

GENNAIO-FEBBRAIO 2020 | PORTAVOCE | 15


SAN LEOPOLDO IERI E OGGI

d i L u c a S a n t a t o

Nel 2016, anno del Giubileo

della Misericordia, i

frati Cappuccini del Mozambico

decisero di far

conoscere la figura di san

Leopoldo Mandić, un santo che ha

fatto “gustare” la misericordia di

Dio. E così un popolo, quello mozambicano,

che per tradizione era

spiritualmente legato a sant’Antonio

di Padova e alla Madonna di

Fatima (il Mozambico è ex-colonia

portoghese, indipendente dal 1975,

ndr), con l’aiuto dei frati ha iniziato

a conoscere il nostro san Leopoldo.

Sono tre i luoghi nella Custodia

dei Cappuccini dove, in modo particolare,

si sta diffondendo il carisma

e la spiritualità del nostro santo: a

Pemba, nel Nord del Paese, abbiamo

una fraternità intitolata a san

Leopoldo, dove già da qualche anno

il 12 maggio si organizza un messa

in parrocchia per far conoscere san

Leopoldo.

Poi, nella parrocchia di Lugela,

situata a una sessantina di kilometri

dalla fraternità di Mocuba, abbiamo

una nuova chiesa, inaugurata nel

2017, al cui interno, proprio sotto l’altare,

è stata posta una reliquia di san

Leopoldo. In questa comunità, sono

già state diffuse molte immagini sacre

e ogni mese si dedica un giorno

di preghiera a san Leopoldo, col risultato

che numerose persone chiedono

ai frati la possibilità di confessarsi

e chiedere aiuto a san Leopoldo.

Il terzo luogo dove si sta radicando

la devozione leopoldiana è una

chiesetta situata vicino alla nostra

parrocchia della città di Maputo, la

capitale del paese. Anche qui, favoriti

da santini in portoghese e di altro

materiale stampato, i frati organizzano

momenti di preghiera per

far conoscere san Leopoldo.

San Leopoldo in Moza

Il fatto più bello e importante che

si rileva è che, non soltanto in questi

tre luoghi ma in tutte le cappelle

delle missioni, quanto più diventa

popolare la figura e la spiritualità di

san Leopoldo, tanto più le persone

riscoprono il desiderio di accostarsi

al sacramento della Confessione.

Noi Cappuccini qui in Mozambico

siamo legati alla Provincia Veneta dei

frati. Anche per questo continueremo

a diffondere la spiritualità e l’attenzione

piena di misericordia che

padre Leopoldo ha saputo donare

a tutte le persone che ha incontrato,

bisognose nello spirito e nel corpo.

Quasi un anno fa, il Mozambico è

stato colpito da un ciclone devastante,

che ha causato distruzioni immani

e tante vittime. Il popolo è ancora

in ginocchio a causa delle condizioni

precarie in cui si trova e delle malattie

che si stanno diffondendo. Ho visto

di persona situazioni di miseria

umana difficili da descrivere. Qui a

Quelimane, dove mi trovo, nella

cappella del seminario ogni giorno

chiediamo l’intercessione di san Leopoldo,

affinché possa aiutare questo

popolo a rialzarsi. P

TRA GLI ORFANI

DI QUELIMANE

Lavorando in tre orfanotrofi

nella città di Quelimane sono

a contatto con un grande

numero di bambini. Io, altri frati e

collaboratori cerchiamo di aiutarli

nei vari bisogni, come pure nella

scuola e nel cammino cristiano

(preparazione ai sacramenti ecc).

Tanto tempo lo passo con loro

per gli ospedali, perché non pochi

hanno bisogno di cure.

Sono bambini sfortunati, alcuni

dei quali ammalati dalla nascita,

eppure mostrano sempre

la capacità di sorridere e di

essere felici pur in situazioni

veramente difficili.

Vivere con loro mi aiuta a riscoprire

la semplicità della fede, il sentirci

deboli, piccoli e poveri ma

desiderosi di incontrare Gesù e il

suo amore; amore che in alcuni

momenti diventa provvidenza e

carità, per dare un futuro migliore a

chi soffre. Infatti, all’età di diciotto

anni, gli orfani devono lasciare

l’orfanotrofio e iniziare a progettare

la loro vita, senza una famiglia alle

spalle. È una grande sfida che io

vivo con loro.

20 | PORTAVOCE | GENNAIO-FEBBRAIO 2020


mbico

Nella pagina a fianco e sopra,

la nuova chiesa di Lugela in

Mozambico e la posa della reliquia

di san Leopoldo sotto il suo altare

da parte del vescovo di Quelimane

mons. Hilàrio da Cruz Massinga.

A sinistra, fedeli contenti

di ricevere immagini

di san Leopoldo

Quando arrivo nei piccoli villaggi

per celebrare la santa messa, è

emozionante sentirsi atteso e

accolto da tantissime persone

arrivate per la celebrazione. Decine

e decine di bambini si avvicinano

con molta curiosità per vedere e

capire qualcosa della santa messa

o per ricevere i primi sacramenti.

Ogni messa l’altare è circondato da

gruppi di bambini che stanno ore

seduti a seguire la celebrazione.

Spesso mancano di acqua e cibo,

non hanno un pallone per giocare,

non hanno neanche un quaderno

o una matita per andare a scuola,

non hanno famiglie e alcuni vivono

abbandonati per le strade in cerca

di un po’ di cibo… ma sanno cantare

e danzare pieni di gioia, attenti

ai vari momenti della messa.

Avvicinarmi a loro, ascoltarli,

vedere nei loro visi un sorriso

mi fa capire che Gesù non

li abbandona e che in loro

c’è una piccola forza per

affrontare il domani. Posso

assicurarvi che, quando

ricevono un santino del

nostro santo Leopoldo,

ritornano a casa felici perché

una semplice immagine sacra

per loro vale tanto e sono

orgogliosi del regalo.

Prego il Signore che possano avere

un futuro dignitoso, la possibilità

di studiare e di vivere il cammino

cristiano. Il futuro del Mozambico

e di tutta l’Africa passa anche

per la crescita di questi bambini.

GENNAIO-FEBBRAIO 2020 | PORTAVOCE | 21


SAN LEOPOLDO IERI E OGGI

Densa di significati, di interrogativi

e di figure è la Cena

in casa di Simone il fariseo,

tela di Giovanni Battista

Pellizzari (1598-1660), artista

già citato in precedenti commenti

in questa rivista. Il tema è ispirato

a una toccante pagina del Vangelo

di Luca, dove si legge:

«Uno dei farisei invitò Gesù a mangiare

da lui. Egli entrò nella casa del

fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una

donna, una peccatrice di quella città,

saputo che si trovava nella casa del

fariseo, portò un vaso di profumo;

stando dietro, presso i piedi di lui,

piangendo, cominciò a bagnarli di

lacrime, poi li asciugava con i suoi

capelli, li baciava e li cospargeva di

profumo…» (7,36-50).

I racconti evangelici sono una

miniera, una fonte di sapienti riflessioni

attraverso parabole, miracoli,

episodi inerenti la stessa vita del

Nazareno.

La narrazione della scena sacra

rappresentata dal Pellizzari – dove

Cristo, il principale protagonista, è

ospite nella casa del fariseo – è pervasa

di calda, amichevole convivialità,

di vivace pregnanza umana e

fraterna.

Sollecita, altresì, il nostro sguardo

indagatore e stupito verso un altro

personaggio, in qualche modo comprimario,

che ruba la scena per la

mole e il gesto umile, premuroso e

spontaneo. È una donna, «una peccatrice

di quella città». L’evangelista

Luca non dice di più, ma la tradizione

ecclesiale e artistica l’ha identificata

con Maria Maddalena. Qui la sua figura

appare enfatizzata, prorompente

nel suo atteggiamento umile, spontaneo,

anche ardito nel gettarsi ai piedi

di Gesù. Si appresta a lavare i piedi

del Salvatore con le proprie lacrime e

a cospargerli con unguento profumato.

È coraggiosamente determinata e

implorante il perdono da lui.

Cena a casa

di Simone il fariseo

Arte in santuario La grande tela del Pellizzari

si trova nella navata del santuario leopoldiano

Maria Maddalena, riscattatasi dai

suoi peccati grazie al profondo e

totale amore per il Cristo misericordioso,

spicca tra le donne del vangelo.

Si pensi che proprio a lei appare

il Risorto la mattina di Pasqua quando

esce dal sepolcro.

Sui percorsi della sua vita, sulla

sua personalità complessa, si sono

sbizzarriti scrittori, registi e artisti

nel sondarne sentimenti, desideri,

ombre e luci. Eppure, dalla tradizione

della Chiesa è stata purtroppo posta

sottotono. Mi sia concessa, gentili

lettori, una personale riflessione

da credente: penso che la Chiesa

abbia bisogno anche del “femminile”

nella sua missione tra i fedeli.

E la Maddalena ci offre anche

questo input, lei che con un gesto

eclatante e incurante del disprezzo

altrui (ritenuto esagerato e fuori

luogo anche dai discepoli), si getta,

mossa dall’ “amore”, ai piedi di Gesù,

per accarezzarli, baciarli, profumarli

e asciugarli con i suoi lunghi

capelli a riccioli. A “profumare” è

la sua intensa dedizione, l’adorazione

appassionata e tenera, che

solo da un cuore femminile può

scaturire.

Nell’enfasi del gesto, il Pellizzari

non ricorre ad accentuati cromatismi,

anzi. Il colore, che assume

d i A n n a B o s c o l o A r t m a n n

toni cupi, è ben calibrato, declinato

con tonalità armoniose sui volti.

In particolare, il volto del Cristo, in

contrasto con la vivacità degli abiti,

appare meditativo, luminoso, in

simbiosi con la tunica e la candida

tovaglia e lo sfarzoso abito di una

gentildonna, a destra, spettatrice

curiosa dell’evento.

Davanti al Cristo, sta seduto il padrone

di casa: Simone il fariseo, un

uomo col turbante in testa e rivestito

di un ampio abito rosso. Il capo

sporge quasi a scrutare la situazione

imprevista venutasi a verificare

in casa sua.

Giovanni Battista Pellizzari,

nato a Verona nel 1598 e morto

a Padova il 20 febbraio 1660,

si pone tra gli artisti tardo

manieristi veneti. Appare

influenzato da Pietro Damini

(† 1631) e da Alessandro Varotari,

detto il Padovanino (†1649). Tra

le sue caratteristiche: forte e

insistito graficismo e rigidità

formale, dipanarsi del racconto

tutto in primo piano, attenzione

ai dettagli naturalistici e alle

ambientazioni architettoniche,

predilezione per un cromatismo

declinato su tonalità

tendenzialmente brune. (red.)

22 | PORTAVOCE | GENNAIO-FEBBRAIO 2020


Il corpo della Maddalena, nell’ardore

dell’atteggiamento premuroso,

sembra quasi spezzarsi, ma ecco il

viso sofferente, ansioso, rigato da

cocenti lacrime che umanizza e restituisce

la pienezza della grazia del

perdono.

Il Cristo, benevolo, rassicurante

è amico e maestro insieme. Conferma

i suoi principi, la natura della

sua missione salvifica nel mondo.

La scena si fa metafora della vita.

Il dinamismo del colloquio, dei

dialoghi che si intrecciano tra i diversi

personaggi raffigurati, insieme

a dubbi e interrogativi, imprimono

un ritmo incalzante ed espressivo. È

uno spaccato originale di vita, reso

assai gradevole, vicino alla nostra

esperienza relazionale. Allo stesso

tempo, è una scena certamente conclusa,

d’altri tempi, incorniciata da

maestose architetture classiche che

si aprono sul paesaggio. Un paesaggio

su cui incombe un cielo plumbeo,

gonfio di nubi grigiastre.

All’interno però si coglie una suggestione

da “andante lieve musicale”,

ben ritmato sulla dimensione

sacra e profana, due ambiti che armoniosamente

si intrecciano senza

fratture. Brano eloquente, sapienziale

del Vangelo, parola e pagina di

vita. P

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GENNAIO-FEBBRAIO 2020 | PORTAVOCE | 23


GRAZIE, SAN LEOPOLDO

Padre Leopoldo e mio papà

sempre accanto a me

Provengo da una famiglia di tradizione cattolica e,

nel corso dell’infanzia, ho trascorso lunghi periodi

in campagna, nella casa dei nonni paterni. Con mia

nonna tutte le sere, dopo cena, in cucina, si recitava

il rosario. Oltre a noi e alle persone di servizio si

aggregavano a volte dei contadini: era un importante

momento comunitario e lo ricordo con gioia. Trascorsi

gli anni del liceo in un collegio di suore, e anche lì ho

avuto il privilegio di poter crescere accanto a persone

di indubbio valore intellettuale e spirituale. La fede è

stata per me un modo di essere, naturale, tranquillo,

senza bigottismo.

Vorrei ora raccontare alcuni momenti che, in

qualche modo, hanno segnato la mia vita.

Ottobre 1978. Avevo partecipato al mio primo

congresso di Antropologia, a Trieste. Ero ospite in casa

di amici, quando mi cercarono da casa: papà aveva

avuto un incidente, e si trovava ricoverato all’ospedale

di Feltre. Quando arrivai era in rianimazione, in uno

stato di coma critico. I medici presenti, suoi ex colleghi,

mi dissero di essere forte e preparata. Sedetti accanto

lui e chiesi un rosario. Pregai con tutta la mia forza e

domandai a Dio di lasciarlo sopravvivere almeno per

altri cinque anni. Non chiedevo di più. Pregai e poi mi

addormentai, sfinita. La notte successiva accompagnai

mio padre con l’ambulanza a Padova, dove trascorse

quaranta giorni in rianimazione e poi altri due o tre

mesi, tra neurologia e ortopedia. Lasciai il lavoro per

assisterlo di giorno, mentre di notte subentrava un

infermiere. Poi, verso marzo, mio padre fu dimesso e

ritornò a casa, dove per qualche mese fu assistito da

un infermiere, mentre io ricominciai a lavorare. La

vita riprese normalmente. Trascorsero cinque anni e

nel frattempo avevo rimosso il ricordo di quella notte

all’ospedale accanto a mio padre. Nell’ottobre del 1983

mio padre ebbe un infarto e fu condotto da Feltre

all’ospedale di Treviso. Noi lo seguimmo, ma potemmo

essergli accanto solo per pochi giorni. E accanto a lui –

e a noi – c’era sempre padre Leopoldo.

Mio padre aveva conosciuto padre Leopoldo negli

anni ‘30 del secolo scorso, quando era allievo di un

noto professore in clinica pediatrica. Padre Leopoldo

era allora ricoverato nello stesso ospedale e, quando

mio padre lo vide passeggiare su una terrazza della

clinica, volle conoscerlo. Lo raggiunse e gli chiese se

faceva bene, a suo parere, a sposare la ragazza che

aveva conosciuto mentre lavorava in clinica. Padre

Leopoldo gli disse di sì, di avere fiducia e che avrebbe

avuto una vita felice. E così fu. Padre Leopoldo fu

sempre ricordato con affetto e la sua protezione

accompagnò tutti noi nella vita quotidiana e nei

momenti difficili.

La notte che precedette la morte di mio padre,

“percepii” la presenza di padre Leopoldo in modo quasi

brusco. Al termine di una giornata in ospedale ero

molto stanca e dormivo profondamente. All’alba fui

svegliata di soprassalto da una voce maschile che mi

parlò forte e chiaro, come da qualcuno appoggiato sulla

mia spalla destra. Udii: «Tuo padre morirà stanotte!».

Mi svegliai di soprassalto e mi ritrovai seduta sul letto,

scossa; mi alzai in fretta per recarmi in ospedale, dove

mio padre era ricoverato. Ebbene, andò come mi fu

detto: mio padre morì quella notte stessa. Era l’ottobre

del 1983 ed erano trascorsi i cinque anni che avevo

richiesto al Signore di concedere a mio padre.

Qualche tempo dopo, il primario chirurgo e la suora

del reparto di chirurgia dell’ospedale di Feltre, che

avevano lavorato per anni a fianco di mio padre – per

circa trent’anni primario pediatra in quello stesso

ospedale – furono invitati a pranzo a casa mia. Ricordo

la suora, ormai anziana, che disse: «Ne ho visti tanti, di

malati, nella mia vita, e non ho mai capito come mai

vostro padre non sia morto dopo quell’incidente». Io

non dissi niente e tenni tutto dentro di me.

Un paio d’anni dopo la morte di mio padre, mi

trovavo in missione in Nuova Guinea, un’isola

dell’Oceania. Era l’anniversario della sua morte, io

stavo da sola, in una casetta che mi aveva ceduto un

missionario, nella foresta, non lontano dal villaggio.

Pensavo intensamente a mio padre e mi dispiaceva non

poterlo ricordare, in quella ricorrenza, accanto alla

mia famiglia. Dopo qualche tempo, mi spostai in una

30 | PORTAVOCE | GENNAIO-FEBBRAIO 2020


missione non lontana dalla costa, abitata da quattro

suore indonesiane. La sera che arrivai dissero di volermi

festeggiare e che avrebbero suonato per me. Così, con

l’armonica a bocca, una suorina intonò «Quando Rosa

torna dal villaggio…» (dalla canzone Fili d’oro di Claudio

Villa, ndr), una canzoncina che non è tra le più note –

soprattutto in Indonesia – ma che era quella che papà,

pur stonato, cantava sempre in barca o quando guidava

l’automobile. Una delle poche canzoni, se non l’unica

che conoscesse davvero. Fu per me un messaggio forte

e pensai che mi era accanto. Infatti, quei giorni furono

particolarmente positivi e la mia missione andò molto

bene. Rimasi in contatto con le suorine, soprattutto con

suor Paulina. Con Paulina ci scrivemmo qualche lettera,

poi più niente, troppo lavoro.

Un anno e mezzo dopo, dovevo andare a Roma

per sostenere il concorso di dottorato di ricerca in

Antropologia, al quale mi presentavo da esterna, non

avendo potuto frequentare il corso regolarmente. Mi

trovavo sola a Padova, nel mio appartamento. Mi sentivo

molto insicura e ansiosa (c’era un solo posto, per cinque

concorrenti), così quel pomeriggio mi distesi sul divano

e ad occhi chiusi pensai a mio padre: gli chiesi di essermi

vicino e di mandarmi un messaggio, come quella volta

in Nuova Guinea, quando le suorine avevano suonato

per me. Mi ero quasi addormentata, quando suonò

il telefono e pensai: «Che seccatura dovermi alzare».

Dall’altro capo del filo c’era suor Paulina che mi diceva

«Hallo Mila, how are you? I’m Paulina, I am in Rome,

waiting for you here..!» («Ciao Mila, come stai? Sono

Paulina e mi trovo a Roma, ti aspetto», ndr). Furono tali

la sorpresa e l’emozione che piansi lacrime silenziose,

mentre lasciavo che Paulina mi raccontasse del suo

viaggio a Roma e mi dicesse dove poterla raggiungere,

una volta giunta a Roma. Il concorso andò bene, vinsi

il titolo nonostante gli altri concorrenti fossero ben

preparati e con titoli anche superiori al mio.

Mila Tommaseo Ponzetta, Padova, 15.1.2019

Un “passeggero” speciale

Era il 1988. Un giorno, verso mezzogiorno, in

macchina mi ero recata in banca per la ditta in cui

lavoravo. Avevo trovato coda e per questo, quando

ho finito era tardi. Sulla strada del ritorno in azienda,

all’improvviso mi sono trovata davanti una macchina

ferma, che doveva girare a sinistra. Sulla mia destra,

poi, c’era una fermata dell’autobus davanti a una

scuola superiore, con tanti ragazzi in attesa. Lo spazio

fra l’auto e i ragazzi non era sufficiente per garantire

il mio passaggio. Che fare? Non ho avuto il tempo di

pensare a niente. In quel momento, in fondo a destra

del parabrezza, ho “visto” san Leopoldo come se

fosse vivo, piccolino, che occupava per metà l’altezza

del vetro del parabrezza… Non ho frenato, ho solo

guardato il santo e, non so come, mi sono trovata oltre

la macchina ferma davanti a me. A distrarmi dalla

mia concentrazione nel guardare il santo, sono state

soltanto le urla dei ragazzi che si erano spaventati.

La mia capo, che tornava da altri uffici a Treviso,

si trovava due auto dietro di me. Dopo aver visto tutto,

mi ha chiesto come avevo fatto a sorpassare a destra

l’auto ferma, utilizzando solo le due ruote del lato

sinistro e sollevando il lato destro dell’auto.

Piangendo, le ho raccontato cosa mi era successo.

Ho subito pensato di aver ricevuto la grazia di un

miracolo da san Leopoldo. Diversamente, avrei

tamponato con violenza l’auto ferma davanti oppure

avrei investito qualche ragazzo in attesa dell’autobus.

Grazie a san Leopoldo, tutto ciò non è successo.

A.B., Treviso, 9.1.2019

In breve

Caro padre Leopoldo, mio figlio Matteo ha un tumore e

tramite la sua ragazza ti ha conosciuto. Tutti ti abbiamo

affidato Matteo e tu lo hai protetto e salvato. Restaci

sempre vicino e rafforza la nostra fede. Grazie.

Lettera firmata, 7.10.2018

Siamo i genitori di Iris, una bambina nata

prematuramente alla 23ª settimana di gestazione.

Vi avevamo scritto chiedendovi di unirvi a tutti noi

nella preghiera affinché il Signore, per intercessione

di san Leopoldo e della Madonna, ci concedesse la

grazia della salute di Iris. Con tanta gioia vi comunico

che il miracolo è avvenuto: Iris ce l’ha fatta, cresce

sana e forte. Continuiamo a pregare e l’affidiamo a san

Leopoldo assieme agli altri quattro nipotini affinché

li protegga sempre. Grazie di cuore, san Leopoldo,

so che non ci abbandoni mai.

Franco e M. Orrù, Selargius (CA), 6.11.2018

a cura della Redazione

Scriveteci e inviateci testimonianze e racconti su

grazie ricevute, esperienze umane e spirituali che

riguardano il vostro rapporto con p. Leopoldo.

Redazione Portavoce di san Leopoldo Mandić

Piazzale Santa Croce, 44 – 35123 Padova

email: direttore@leopoldomandic.it

GENNAIO-FEBBRAIO 2020 | PORTAVOCE | 31


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SAN LEOPOLDO

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ORARI DEL SANTUARIO

APERTURA

Chiesa: ore 6-12 / 15-19

Cappella del santo:

ore 8-12 / 15-19

PENITENZIERIA

Festivo: ore 6.15-12 / 15-19

Feriale: ore 7-12 / 15-19

Il lunedì pomeriggio i frati sono

impegnati in comunità, pertanto non

sono disponibili per le confessioni

SANTE MESSE

Festivo: ore 6.30, 7.45, 9, 10.15,

11.30, 16, 18

Feriale: ore 7, 8.30, 10, 18

Sabato pomeriggio e vigilia

delle feste: ore 16, 18

PREGARE CON I FRATI

ore 6.20: celebrazione delle lodi,

meditazione e s. messa.

ore 19: recita del santo rosario

e vespri (giovedì: adorazione

eucaristica e vespri)

Modalità di pagamento

■ versamento su

conto corrente postale

n. 68943901, intestato

a «Associazione Amici

di San Leopoldo»

Taxe Perçue - Tassa riscossa - PosTe iTaliane s.P.a. - sPedizione in abbonamenTo PosTale - d.l. 353/2003 (conv. in l. 27/02/2004 n° 46) arT. 1, comma, 2 dcb - Padova

www.leopoldomandic.it anno 48, n. 3 - Aprile 2008

Mensile - anno 59 - n. 5 - Poste Italiane s.p.a. - Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, NE/PD

Portavoce

di san Leopoldo Mandić

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N. 5 - GIUGNO 2019

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piazzale S. Croce, 44 - 35123 Padova

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I GIORNI

DELL’ESILIO

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telefonare alllo 049 8802727

(orario di ufficio),

email: info@leopoldomandic.it.

Chiediamo di indicare il numero

dei pellegrini, la data e l’ora prevista

dell’arrivo, la necessità di una

presentazione del santuario,

l’intenzione di celebrare la santa

messa con un sacerdote del gruppo.

Il santuario rimane chiuso

dalle ore 12 alle 15

I

IN CASO DI MANCATO RECAPITO, RINVIARE ALL’UFFICIO POSTALE DI PADOVA C.M.P., DETENTORE

DEL CONTO, PER LA RESTITUZIONE AL MITTENTE CHE SI IMPEGNA A PAGARE LA RELATIVA TARIFFA

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