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Art&trA Rivista Dic 2019 Gen 2020

Rivista d’arte, cultura e informazione

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anno 12° - dicEMbRE 2019 / gEnnaio 2020

85° bimestrale di arte & cultura - € 3,50

Speciale:

C a r l o C o r s i

Maestro del colore

a cura della Galleria Cinquantasei

Elisabetta

Maistrello

e l’anima delle donne

Art&Vip

A tu per tu con

Mariella Anziano


Tano Festa

“Da Michelangelo” - 1977 - tecnica mista su tela - cm 60 x 90

Porto turistico di Roma

Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - loc. 876

galleriaesserre@gmail.com - cell. 329 4681684



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1ª di copertina: Elisabetta Maistrello

2ª di copertina: Tano Festa

courtesy: galleria Ess&rrE

3ª di copertina: Rita Lombardi

courtesy: galleria Ess&rrE

4ª di copertina antonio Murgia

courtesy: arte investimenti - Milano

copyright © 2013 acca Edizioni Roma S.r.l.

riproduzione vietata

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S o M M a R i o

RUbRicHE

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Art Vip

A tu per tu con

Mariella Anziano

&

d i c E M b R E 2 0 1 9 - g E n n a i o 2 0 2 0

de chirico e il suo tempo - oltre la metafisica Pag. 7

a cura di claudio Spadoni

guggenhaim - La collezione Thannhauser Pag. 12

di Silvana gatti

gerico...La rivoluzione della preistoria Pag. 22

di Marina novelli

galleria Ess&rrE, acca Edizioni e l’arte in Tv Pag 28

di giorgio barassi

bacon / Freud... La scuola di Londra Pag. 36

di Marina novelli

Schifano, la rivoluzione mai finita Pag. 50

di giorgio barassi

bulgari...la Storia, il Sogno...lo Splendore Pag 61

di Marina novelli

“due minuti di arte” - La storia di Pegy guggenheim Pag 68

di Marco Lovisco

Le Mostre in italia e Fuori confine Pag. 82

a cura di Silvana gatti

nel segno della musa “Ritratti d’artista” Mokichi otsuka Pag. 88

di Marilena Spataro

bologna design Week - Viaggio nella città delle meraviglie Pag. 20

a cura di alberto gross

da Rossano a belforte del chienti Pag. 25

di Marilena Spataro

bassani, forme, colore armonia Pag. 30

di giorgio barassi

Les fleurs et les raisins - il grillo parlante... (Vini ad arte) Pag. 42

di alberto gross

albrecht dÜrer - il privilegio dell’inquietudine Pag. 44

a cura di Marilena Spataro

art&Vip - intervista a alessandra Ziliotto Pag. 54

a cura della Redazione

Water flower Pag. 58

a cura della redazione

Exchange of views (Mostra alla galleria Ess&rrE) Pag. 66

a cura della redazione

biografie d’artista (Mario Zanoni) Pag. 72

a cura della redazione

i murales di Uman - il riscatto della periferia Pag. 74

di Francesco buttarelli

copulamundi - L’arte al di là del moderno Pag. 78

di giovanni Scardovi

There was a boy Pag. 94

di giorgio barassi

L’arte al femminile Pag. 100

di Svjetlana Lipanović

art&Event Pag. 104

a cura della redazione

i Tesori del borgo - Riolo Terme Pag. 107

di Marilena Spataro


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81

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ArtVip

Miss Top Curvy

Alessandra Zilotto

Il sito vi permette di rimanere informati sulle nostre

attività e d è a disposizione di chiunque voglia tenersi

aggiornato sul mon do dell’arte con una moltitu dine di

notizie che verranno continuamente pubblicate.


GIANMARIA

POTENZA

I TAROCCHI

19/11

01/12

12/12

15/01

SAN PIETROBURGO

MISP - Museo dell’Arte

del XX e del XXI Secolo

di San Pietroburgo

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Museo Regionale

d’Arte di Vologda

01/02

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VENEZIA

Istituto Rumeno di

Cultura e di Ricerca

Umanistica di Venezia

“I TAROCCHI” - 22 Serigrafie Tiratura 8/99 Stampa a più colori su carta Fabriano,

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Il SOLE - Serigrafia 19/22 “I TAROCCHI”, Tiratura 8/99 Stampa a più colori su carta Fabriano, 50x70 cm , 1991 Venezia



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“Il concone” - 1947 - olio su tela - cm 60x45

Ardengo Soffici

Firenze 50125 - Lungarno Benvenuto Cellini, 3 Tel.+39 055 6812697 / 6813360 - info@tornabuoniarte.it

Milano 20121 - Via Fatebenefratelli, 34/36 - Tel. +39 02 6554841 - milano@tornabuoniarte.it

Forte dei Marmi 55042 - Piazza Marconi, 2 - Tel +39 0584 787030 - fortedeimarmi@tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - Antichità - Via Maggio, 40/r - Tel. +39 055 2670260 - antichita@tornabuoniarte.it


10

Asmone:

le emozioni, la scienza, la

Magna Grecia e la Toscana

di Giorgio Barassi

Prima di tutto, l’emozione.

Soltanto dopo, la comprensione.

Paul Gauguin

“Cromatico mare” - 2018 - olio su tela - cm 80x80

“Cromatico rosso” - 2018 - ceramica - cm 39x31x38

Una Pittura accorta, ma fatta

di getto. Una serie infinita

di colori, ma ordinati.

Una matericità densa, ma

irrimediabilmente leggera.

Un corpo consistente nelle sculture, ma attraversato

da piccoli antri, spaccature, spazi

impercorribili.

Asmone dipinge e crea le sue sculture così,

come attraversando gli opposti, lasciandoli

agli estremi di un discorso che nasce da riflessioni

scientifiche ma è coniugato scandendo

i paradigmi dell’emozione.

Quello che è alla base della sua arte è la

vicinanza non solo teorica al rispetto dell’importanza

dei fatti emozionali. Fos-se

uno scrittore, sarebbe protagonista di un

Romanticismo molto italiano, con buona

pace di quel che ci somministravano i libri

di letteratura e i loro sacerdoti al liceo.

Avrebbe tracciato, senza permettere al

braccio mediatore e portator di penna, le

sue rime o le sue prose partendo dalla sacrosanta

emozione e in ciò cercando di trasmetterla

il più fedelmente possibile alla

carta. Avrebbe, insomma, tradito le aspettative

della metrica e della prosodìa piuttosto

che mancare nei confronti della

emozione e delle emozioni. Ma per fortuna

è pittore e scultore, e trasporta i suoi

“cromatici” con la autorevolezza del fiero

difensore del gesto.

Eppure la certezza della scienza e delle sue

applicazioni interessano ed animano il percorso

di Asmone. Joannes Itten, pittore,

designer e scrittore svizzero, nobile parte

di quella magnifica scuola che fu il Bauhaus

nel primo Novecento, determinò con

un cerchio cromatico le attribuzioni classificative

di “colore primario”, “secondario”

e terziario dalle tinte derivate dalla

combinazione dei tre colori inclusi un un

triangolo (il Trinagolo di Itten) a sua volta

incluso in un esagono che si lascia avvolgere

da un cerchio, colorato dalle tinte


“Cromatico mare” -2019 - olio su tela - cm 70x60

“Cromatico mare” - 2019 - ceramica - cm 43x15x15

delle combinazioni tra i colori inclusi nel

triangolo e nell’esagono. L’opponente del

colore che sceglierai tra i primi tre, sarà

quello più giusto per combinare due colori.

Nulla di casuale, anzi. La casualità è solo la

partenza. L’arrivo è smaccatamente causale.

Toscano di adozione, viene dalla Magna

Grecia e da quella città che ha “il chilometro

più bello d’Italia”, Reggio di Calabria.

Le profondità del mare davanti a Scilla, il

vento che spettina le vele e lo sguardo che

ha vagato in cerca di nuove avventure

sono nei suoi lavori. Pezzi profondi come

gli abissi e dolci come le carezze della

brezza sul lungomare d’estate, mentre

quasi tocchi l’Isola lì di fronte, con attorno

cespugli di pitosforo e fiori che si sporgono

strafottenti dalle ringhiere dei balconi

affacciati al mare. Asmone non ha

mai perso il contatto con quella Punta

d’Italia, porta nei suoi racconti di tinte e

dimensioni la grande eredità nata nei silenzi

marini, lontana dalla caciara dei lidi

affollati, e la coniuga con la toscanità dei

cipressi che interrompono la dolcezza dei

declivi morbidi tra colline piene di ulivi e

vigne nella bella terra toscana. Le emozioni,

quelle che rimanda a noi, nascono

soprattutto da quella dotazione acquisita

negli anni della giovinezza e degli studi, e

riaffiorano prepotenti ogni volta, marcati

ad ogni singola virgola di colore da una

mescola di sensazioni e cromie che attraversano

le sue opere come a mostrare un

linguaggio che arriva intatto fino alla parete

di chi sceglie i suoi lavori. Un filo che

unisce fatalmente la sua percezione a

quella di chi guarda e gode di tanta abbondanza

narrativa.

In lui si uniscono le capacità dei maestri

della ceramica calcidica, venuti coi loro

conterranei dalla Grecia nel VIII secolo

a.C. a fondare Reghion, dettare legge nella

scultura e nella bronzistica e creare il porto

più importante per chi arrivava da Oriente,


12

“Cromatico verde” - 2019 - olio su tela - cm 50x50

e la miscela tra la ruvida, inconfondibile

parlata espressionista e colorita della favella

toscana ed il tonalizzarsi della natura

in mille sfumature di verdi e di terre d’ombra:

il corredo della ricchezza artistica che

completa il dolce andare delle colline attorno

a Pistoia.

Il frutto del suo lavoro, costante e coerente,

sta nella unità concettuale del suo

dipingere e creare, e in ciò percorre una

strada senza fine. Perché infinite sono le

possibilità di indagare il colore e le sue applicazioni,

nel suo codice compositivo. Si

può dire che la sua indagine senza resa

sarà percorsa da una varietà enorme di

opere, e invece Asmone prende il tempo

per confrontarsi coi colori e le loro declinazioni

sulla tela o nella materia delle sue

sculture di terrecotte smaltate. Come a ricordarci

che quella “casualità iniziale”

(e sono parole sue) dovrà fare i conti con

la “causalità del necessario” che è la stretta

utilità del rispondere alle sacre regole della

pittura e del momento in cui dipinge

quanto la necessaria forma di gradimento

di chi deciderà di avere una delle sue operazioni

artistiche in casa.

Dice Asmone: “La composizione, l’equilibrio

tonale, la giustapposizione dei colori,

i contrasti cromatici ed i conseguenti

effetti visivi sono esclusivamente guidati

dall’emozione provata nella fase creativa.

L’emozione è causa del risultato finale ed

è necessaria per la realizzazione dell’opera

stessa”.

Una pioggia di emozioni e di colore, giustamente

propagata dalla pittura alla scultura,

perché nessuna delle due arti abbia a

cedere di fronte all’altra. Entrambe figlie

di un sentire profondo, significative figlie

di una creazione attenta che nessuna voce

esterna potrà frenare.

Da qui, senza esitazione alcuna, non si è

mai percorsa la strada degli accostamenti

e dei paragoni, perché ciascun artista è sin-


“Cromatico rosso” - 2019 - olio su tela - cm 50x50

“Cromatico rosso” - 2018 - ceramica - cm 28x19x33

golo nella sua unicità, quando ha mezzi ed

attrezzatura tecnica per essere artista. Per

cui è fisiologico rifiutare i paralleli con

altri, ai quali Asmone avrà pur guardato,

proprio per la caratteristica e convincente

azione costruttrice del suo operare : una indagine

pittorica con solide radici emozionali

e scientifiche in parti pressoché uguali.

Ogni singola porzione di un suo quadro e

ogni centimetro cubo delle sue sculture

racconta un vigore espressivo ordinato,

quantunque classificabile nella rinuncia

alla forma codificata. Nulla arriva come

una molle distrazione dal compito di raccontare

l’ emozione, che è figlia di qualcosa

di così profondo ed intimo da non

avere sfogo fedele all’intensità con cui la

si sente. Pino Daniele, che di emozioni ci

ha cantato in maniera indelebile, diceva

“…‘ncòppa all’emozione nun se pò par-là.

Cantà, si…”. E dipingere, pure, chiedendo

licenza al compianto, grandissimo artista.

Il linguaggio di Asmone è internazionale.

Merita scenari ampi e sempre maggiori.

Basta conoscere la via che attraversa ogni

volta che si lancia nel dipingere e nello

scolpire. Una strada accidentata, in cui

deve stare attento a tutto, pur lasciando che

la mano vada a creare curve di materia, sovrapposizioni

dense di colore ad olio, smalti

abbondanti sulla terracotta.

Ma poi, il sentire lo guida, come gli dei

guidavano i nocchieri greci in un mare avverso

o come l’aria della dolce Toscana

guidava i cavalli in scuderia, dopo un

lungo giorno di fatica.


14

Marta Czok

“Dinner” - 2019 - olio e grafite su tela - cm 50 x 40

opera selezionata per il Progetto Tv Laboratorio AccA

Porto turistico di Roma - Loc. 876- Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma

galleriaesserre@gmail.com



16

Carlo Corsi

Maestro del colore

“Mostra collaterale che farà da cornice a IFA e BAF Bergamo dal 10 al 19 gennaio 2020”

a cura della Galleria Cinquantasei (Bo)

“Il quadrifoglio” -1961 - tempera su carta - cm 130x95

“Due figure” - 1934 - tempera su cartone - cm 100x72

Opera vincitrice del Premio Bergamo 1941

Carlo Corsi nasce l’8 gennaio

1879 a Nizza e cresce

in un ambiente di musicisti

e cantanti. Fin dai primi

anni di vita si diletta nel

“lavorare” con lapis, matite, colori, forbici,

carte e cartoni, di cui i familiari lo

forniscono volentieri. A nove anni resta

straordinariamente colpito dall’Esposizione

Emiliana ai Giardini Margherita di

Bologna (dove oramai vive e che rimarrà

sua abituale residenza) e dalla relativa mostra

di quadri a San Michele in Bosco dove

i dipinti di Segantini e Favaretto lo stupirono.

Nel 1896, data la naturale predisposizione

al disegno, la famiglia lo iscrive

alla facoltà di Ingegneria. In quello stesso

anno la sorella Emilia viene scritturata al

Teatro Comunale per cantare nella “Carmen”

e Corsi ottiene il permesso di libero

accesso al palcoscenico. Fu la rivelazione

dell’arte e come l’artista stesso annotò:

“fuggii dalle bolge universitarie dei calcoli

e delle formule algebriche ossessionanti

per rifugiarmi in Pinacoteca”.

Si trasferisce a Torino nel 1902, dove

compie interamente gli studi accademici.

Sono di quel periodo i contatti e l’amicizia

con Alessandro Scorzoni e col suo Maestro,

Giacomo Grosso, che aiuta la maturazione

artistica di Corsi. Rientra a Bologna

nel 1906, causa la morte del padre.

L’anno successivo si reca in Olanda, ove

resta impressionato in modo indelebile dai

luoghi e dagli inconfondibili crepuscoli.

Conosce i Rembrandt, i Franz Hals, i Vermeer

dei musei di Amsterdam, l’Aja, Anversa,

Bruxelles e li ama per tutta la vita.

Ultima tappa di quel viaggio è Parigi dove

trascorre tutto il suo tempo dentro al Louvre.

Negli anni dieci, colpito dal volo

dell’ingegnere francese Louis Blériot,

Corsi scriverà “avevo anch’io il mio ideale

aeroplano, e volevo che si alzasse anche

lui da terra. Non sapevo in quegli anni a

chi affiancare le mie esperienze pittoriche,

e anche per questo subivo perplessità,

dubbi, scoramenti…”.


“Autoritratto” - 1908 - olio su tela - cm 45x33,5 “Figura con ombrellino” - 1915

olio su cartone - cm 70x50

“Wilma” - 1938 - tempera su carta - cm 99x54

“Alle acque albule” - 1958

tempera su cartoncino - cm 98x70

Nel 1912 viene accettato alla Biennale di

Venezia e nel 1913 espone a Monaco. Nel

1915 espone a San Francisco, dove è rimasta

una delle sue opere più significative,

acquistata dal Museo di Arte Moderna.

Negli stessi anni espone anche alle

quattro mostre Internazionali della Secessione

di Roma.

Torna a Venezia nel 1920, dopo la pausa

dovuta alla Prima Guerra Mondiale e di

nuovo nel 1922. La consacrazione della

sua qualifica di pittore avviene nel 1924

con l’invito ufficiale alla Biennale, ma nel

1926, col cambio dei regolamenti e dei criteri

dell’istituzione veneziana, Corsi è costretto

a ricominciare dall’inizio tutta la

“Figura in rosa” - 1935

tempera su carta - cm 70x50

lunga serie delle mostre sindacali e regionali.

«E rimase così confinato, per tutto il

ventennio, nel suo cantuccio bolognese

[…]. Corsi, l’indipendente di Bologna,

l’eterno ragazzo alle prime, durevoli emozioni

di fronte alla donna e alla natura […].

In compenso lo dimenticarono, considerandolo

un sensista borghese ben dotato,

come tanti, di qualità pittoriche e lo riscoprirono,

quando la ruota ricominciò a girare

nel senso giusto, nel famoso Premio

Bergamo del 1941…» (Raffaele De Grada).

1941, in maniera sorprendente e davvero

curiosa gli viene assegnato a Bergamo

il premio per i giovani, istituito da

Bottai, Ministro della Cultura. Corsi ha

“Spazialita” - 1955

tempera su giornale - cm 50x70

sessantadue anni!

Riceve nel 1943, l’invito alla Quadriennale

a seguito della mostra comprendente

24 opere alla Galleria di Roma. È ormai

prossimo ad un nuovo invito alla Biennale,

ma la Seconda Guerra Mondiale lo blocca

nuovamente e, alla fine di questa, deve ricominciare

ancora una volta, da capo. Nel

dopoguerra allestisce dieci personali in

varie città tra cui Venezia, Milano, Bologna

e Torino; nel 1950 viene invitato a Venezia,

dove espone tre opere: una tempera

e due collages.

Nel 1954 espone a Venezia cinque opere

e viene successivamente invitato al Palais

des Beaux-Arts di Bruxelles, insieme ad


18

“Nuda seduta” - 1953

tempera su cartoncino - cm 72x50

“Raffineria collage” - 1956 - cm 45x32

“Ritorno da Citera” - 1955

tempera su cartone - cm 145x99

“Vortice” - 1963 - tempera su carta - cm 49x68

“Collage Corsi” - 1958 - collage - cm 70x100

altri cinque artisti (Deyrolle, Karskaja,

Coppel, Koenig e Wells), per una mostra

di “collages”.

Rientrato nella sua Bologna, Corsi dirà:

«Ora dovrei raccogliere le fila del mio lavoro,

ma con Matisse, Picasso e Klee si

apre, per chi ne sappia intendere i messaggi,

un nuovo mondo alla pittura. E la

mia ostinazione mi fa riprendere certe

esperienze che mi hanno inquietato fin dai

più giovani anni: il fascino dei collages, la

lirica del moto travolgente nello spazio,

cui dedico, insieme ad altre esperienze,

questi miei anni di lavoro”.

1964: al Museo Civico di Bologna viene

allestita una mostra antologica con presentazione

in catalogo di Francesco Arcangeli.

Muore il 27 agosto del 1966.

Principali mostre postume:

Carlo Corsi, Ente Premi, Palazzo Barberini, Roma, 1969-70.

Carlo Corsi, Mostra Personale alla Rotonda della Besana, Milano, 1970

Antologica, Auditorium Cassa di Risparmio di Imola, Imola (BO), 1982

Carlo Corsi, Gallerie Civiche d’Arte Moderna, Palazzo dei Diamanti, Ferrara,

ottobre-dicembre 1985

Carlo Corsi, Palazzo del Podestà, Bologna, novembre-gennaio 1996-1997

Carlo Corsi, Monte di Pietà, Messina, febbraio-marzo 1997

Carlo Corsi, Mostra antologica itinerante, Palazzo Valentini, Piccole Terme

Traianee, Roma, Marzo-Aprile 2002.

I Maestri bolognesi alle grandi mostre della secessione romana 1913-1916, Antico

Monastero di Santa Chiara, Repubblica di San Marino, giugno-settembre 2002

Carlo Corsi, Mostra omaggio, Evento culturale collaterale di Arte Contemporanea,

Forlì, novembre 2005.

Carlo Corsi, Mostra omaggio al Maestro nel quarantennale della morte, Galleria

d’Arte Cinquantasei, Abano Terme, marzo 2006.

Carlo Corsi, Mostra omaggio, evento culturale collaterale di Arte Parma, Parma,

aprile 2006.

Carlo Corsi, Mostra omaggio, evento culturale collaterale di Arte Padova,

Padova, novembre 2006.



20

Il Premio d'Arte

Caterina Sforza

Il no delle artiste alla violenza

a cura della redazione

Sono le artiste bolognesi, Nicoletta

Badalan e Grazia

Barbieri, le vincitrici per la

sezione pittura del Premio

d'Arte Caterina Sforza 2019

Logos/città di Riolo Terme; sul fronte

scultura ad aggiudicarsi il prestigioso

Premio sono state la modenese Tiziana

Grandi e l'imolese Elena Modelli. Alle

quattro artiste, l'Associazione culturale

Logos di Sant'Agata sul Santerno, che

ha promosso l'iniziativa, ha assegnato

oltre alla targa di riconoscimento una

serie di altri premi tra cui la mostra quadripersonale

svoltasi dal 23 novembre

all'1 dicembre 2019 nei suggestivi spazi

della Torre dell'Orologio presso la

Rocca Sforzesca di Riolo Terme. «E'

questo un Premio d'arte – afferma Marilena

Spataro, organizzatrice con Alberto

Gross, dell'evento - che nasce per

sostenere, attraverso la bellezza e le arti

figurative, la lotta contro la violenza sul

femminile e di genere, affermando la

volontà delle donne di essere sempre

più protagoniste, in una visione di pari

dignità con il maschile, in tutti gli ambiti

del sociale, a partire da quello artistico.

L'evento si è tenuto in prossimità

della giornata mondiale contro la violenza

sulle donne nelle Terre di Caterina

Sforza per rendere omaggio, attraverso

la figura di questa signora di Imola e

contessa di Forlì, a tutte le donne. Si ricorda,

infatti, che Caterina Sforza è un

importante esempio di femminilità e fascino,

nonché emblema di sottile ingegno,

enorme coraggio e grande risolutezza,

tanto da essersi guadagnata

l'appellativo di “Tigre di Romagna”».

Le quattro vincitrici del Premio dedicato

alla “Tigre di Romagna” sono state


selezionate da una qualificata giuria di

artisti ed esperti d'arte durante la mostra

concorso A proposito di tutte queste Signore,

che si è svolta il 3 Novembre

scorso nella Galleria Pontevecchio di

Imola. “A proposito di tutte queste Signore”,

è un format artistico espositivo

ideato e curato sempre dalla giornalista

culturale Marilena Spataro e dal critico

d'arte Alberto Gross. «Con esso - spiega

Gross - abbiamo inteso interrogarci

sulla natura e sull'identità dell'arte al

femminile, cercando un "carattere", un

fil rouge che, pure nelle naturali discrasie

e disparità, leghi tra loro le varie manifestazioni

della contemporaneità, scaturite

da un medesimo incedere sospeso

tra leggerezza e comprensione».

Nel corso della premiazione e dell'evento

espositivo del 23 Novembre,

alle vincitrici è stato consegnato, insieme

alla targa di riconoscimento, il

catalogo della mostra, mentre la rivista

d'arte e cultura Art&trA di ACCA edizioni

di Roma ha offerto loro la pubblicazione

di una pagina. Un gradito premio

è infine giunto alle artiste dalle

Terme di Riolo: un prodotto della nuova

linea dermocosmetica e un voucher benessere

comprensivo di piscina termale

alla SPA Thermarium valido per due

persone.

Alla pittrice e scultrice imolese, Lietta

Morsiani, è stata riservata una menzione

speciale quale Premio Caterina

Sforza alla carriera e che si concretizzerà

in una mostra personale nella prossima

primavera da tenersi nella Torre

dell'Orologio in occasione dei suoi 25

anni nell'ambito dell'attività scultorea.


22

Concetta Capotorti

“Busto di donna” - 2018 - resina colorata viola - cm 50 x 35 x 30

opera selezionata per il Progetto Tv Laboratorio AccA

Porto turistico di Roma - Loc. 876- Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma

galleriaesserre@gmail.com


www.tornabuoniarte.it

“Sans titre” - 2004 - violoncello e arco sezionati, acrilico su tela - cm 122x91,5x9

Arman Pierre Fernandez

Firenze 50125 - Lungarno Benvenuto Cellini, 3 Tel.+39 055 6812697 / 6813360 - info@tornabuoniarte.it

Milano 20121 - Via Fatebenefratelli, 34/36 - Tel. +39 02 6554841 - milano@tornabuoniarte.it

Forte dei Marmi 55042 - Piazza Marconi, 2 - Tel +39 0584 787030 - fortedeimarmi@tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - Antichità - Via Maggio, 40/r - Tel. +39 055 2670260 - antichita@tornabuoniarte.it


24

Le percezioni colorate di

anna Romanello

di Svjetlana Lipanović

"Marée silencieuse" - 1996 - incisione ad acquaforte, puntasecca, a colori simultanei

L’

esposizione “Immagini stratigrafiche”

di Anna Romanello, artista-performer,

inaugurata il

15 ottobre 2019 nella magnifica

cornice presso Musei e

Gallerie di Podgorica, è stata realizzata

per ricordare il 140 anniversario dell’apertura

delle relazioni diplomatiche tra

l’ Italia e il Montenegro. Inserita nel programma

degli eventi della “Giornata del

Contemporaneo” nella quale il Ministero

italiano degli Affari Esteri e della Cooperazione

internazionale si propongono di

far conoscere l’arte italiana odierna, la

mostra organizzata dall’Ambasciata d’Italia

nella capitale montenegrina è stata

aperta da Luca Zelioli, Ambasciatore d’Italia,

Vučić Ćetković, Direttore dei Musei,

Aleksandar Bogdanović, Ministro della

cultura e dall'artista Anna Romanello. Gli

illustri ospiti hanno presentato con interventi

approfonditi l'artista, spiegando il

significato del suo lavoro che il numeroso

pubblico ha potuto ammirare attraverso

le 22 opere esposte negli ampi spazi. Per

conoscere meglio la Romanello, artista internazionale,

è importante capire il lungo

percorso artistico durante il quale con

l'innato talento, la dedizione, la passione

e la pazienza ha raggiunto la fama e il

successo ampiamente meritati. Si è diplomata

all'Accademia di Belle Arti di Brera

a Milano e, in seguito ha raggiunto Parigi,

per frequentare l'Ecole Nationale Supérieure

des Beaux-Arts e l'Atelier 17 di

S.W. Hayter, presso il quale si è specializzata

nelle tecniche grafiche a colori simultanei.

L'incontro con il Maestro Hayter

ha lasciato un segno indelebile nella sua

arte in cui le sue opere principali diventano

le incisioni.

A Roma, lavora presso la Calcografia Na-


"Fontana dei fiumi" - 2019 - stampe fotografiche e xilografia su tessuto

"Mes livres" - 2019 - stampe fotografiche e xilografia su tessuto

"Casina" - 1988/2019 - incisione ad acquaforte, puntasecca e xilografia

zionale e da docente all'Accademia di

Belle Arti realizza vari interessanti progetti

con gli studenti. I suoi libri d'Artista,

veri gioelli dell'armonia e della bellezza

vengono alla luce in Francia, mentre a

Londra, in omaggio alla città crea una

serie di fotografie inspirate all'assetto urbano

della capitale inglese. Le sue mostre

spesso accompagnate con performance

suggestive sono state allestite nelle diverse

capitali europee ed oltre oceano.

L'ultima si è svolta dal 4 all' 8 dicembre

2019 nell'ambito di "Acqua Art Miami" a

Miami Beach nel quale, ha esposto le sue

scintillanti creazioni intitolate:

"Tracciati di luce".

Tornando alla mostra di Podgorica che è

rimasta aperta fino all'8 novembre 2019,

riscuotendo un grande successo tra gli

amanti dell'arte e tra gli esperti del settore,

si può constatare che il titolo "Immagini

stratigrafiche" svela perfettamente

l'essenza delle sue creazioni dai colori

intensi con cui l'artista inventa una realtà

nuova, adoperando una serie di tecniche

diverse: fotografia, pittura, installazione

e incisioni. Inaspettatamente, la realtà conosciuta

si trasforma dalla percezione

soggettiva della Romanello, per sorprendere

con inedite forme fissate sulle opere.

La stessa artista dichiara che "le immagini

immortalate sono il risultato delle sue

esperienze di viaggiatrice nei luoghi del

mondo e in quelli della mente, assemblate

fra di loro con sovrapposizioni di varia

intensità, disegnate e incise, fotografate e

dipinte". La bellezza splendente delle sue

opere e delle installazioni, una volta trovata

la chiave di lettura è proprio nella

scoperta di soggetti a volte conosciuti che

come per magia assumono sembianze

nuove. Nella continua metarmofosi della


26

Da sinistra: Ivan Vuković, Sindaco di Podgorica, Aleksandar Bogdanović,

Ministro della cultura, Petrica Duletić, responsabile delle Mostre del Museo,

Vučić Ćetković, Direttore di JU Musei e Gallerie di Podgorica

Da sinistra: Vučić Ćetković, Direttore di JU Musei e Gallerie di Podgorica,

Luca Zelioli, Ambasciatore d’Italia - Anna Romanello

Una panoramica della serata

"Sarcophage" - 2016 - opera su acetato inciso a punta secca

realtà, tra reale ed immaginario che si

contrappongono e si intrecciano travolti

da un vortice creativo si forma l'universo

personale dell'artista. Anna Romanello ha

esposto una serie dedicata alle fontane romane

insieme con altri temi a lei cari,

come "Mes livres", "Donna nel vento",

"Labirinto", "Casina", "Fughe di Segni",

"Frantumi", "Sarcophage", "Marée silencieuse",

"Cieli". Particolarmente sono affascinanti

le immagini delle fontane

attraverso le quali l'artista racconta la

Città Eterna, vista durante le sue passeggiate.

I capolavori del Bernini, Borromini

ed altri sono trasformati con le stampe fotografiche,

xilografia su tessuto, acquaforte

e punta secca, collage fotografico,

stampa a colori simultanei, tutte tecniche

che la Romanello applica con successo

per ottenere effetti innovativi. L' antica

bellezza delle fontane inserite in un nuovo

contesto, risulta quasi nascosta dalle

strutture sovrapposte. E' rigenerante per

l'osservatore immergersi nella realtà mutante

delle opere e lasciarsi trasportare

nell' universo fatato. Il viaggio della Romanello

continua senza sosta nel mondo

delle percezioni colorate nella ricerca di

nuove opere a cui regalare la vita.

Curatore della mostra il Prof. Tonino

Sicoli, Direttore del Museo Maon di Rende.


Alberto Gallingani

“Tu nell’intimità” - 2018 - acrilico e pittura murale su tela - cm 90 x 95

opera selezionata per il Progetto Tv Laboratorio AccA

Porto turistico di Roma - Loc. 876- Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma

galleriaesserre@gmail.com


28

anna Maria Tani

Acquerelli su cartoncino

Studio: 00039 Zagarolo (Rm) Via Cancellata di Mezzo 78

Cell. 393 9912034 - tani.anna.maria@gmail.com

AnnaMariaTani-pittore/incisore


Acquerelli su cartoncino

Acquerelli su cartoncino

W W W .A RTIN G O U T.C O M

per la prom ozione delle artivisive

Tel.+39 06 8418055 -info@ artingout.com

Porto turistico di Roma - loc. 876

cell. 329 4681684 - galleriaesserre@gmail.com


30

Laboratorio acca: La vetrina

televisiva per gli artisti.

Tutte le domeniche, dalle ore

22.00 fino a mezzanotte e

mezza sui canali della prestigiosa

Arte Investimenti. Laboratorio

AccA, che ha preso

il via lo scorso 13 ottobre, è la trasmissione

che si occupa di arte contemporanea

fuori dai canoni delle tivù che propongono

la vendita di opere d’arte. Lo

scopo è quello di offrire una vetrina televisiva

(e telematica) agli artisti che lo meritano

e che, dopo una attenta selezione,

accedono al progetto scegliendo tra l’appuntamento

domenicale o due passaggi

quotidiani di pochi minuti sul canale sky

868. Diversa dalle tradizionali trasmissioni

di televendita di quadri, Laboratorio

AccA porta sulla scena i dipinti e le sculture

degli artisti che hanno inviato la

propria candidatura agli indirizzi

giorgio.barassi@arteinvestimenti.it

oppure galleriaesserre@gmail.com. Le

due ore e mezza in tv sono ovviamente

caratterizzate dalla illustrazione delle o-

pere, e sono scandite da piccole gag, telefonate

in diretta agli artisti (la “TelefonArte”)

e ospitate brevi ma sufficienti ad

illustrare il lavoro dei pittori, scultori o

performers. Un format che sta piacendo

molto al pubblico, a giudicare dalle telefonate

e dai messaggi che arrivano durante

la diretta o la differita.

A condurre, Giorgio Barassi, vecchia conoscenza

della tv, e Roberto Sparaci, editore

e gallerista. Un duo supportato da

tecnici e collaboratori scelti, pienamente

calati nei ruoli già dalla prima puntata.

Dinamici, scanzonati ma accorti alla giusta

illustrazione delle opere offerte, i

componenti dello staff di Laboratorio

AccA trovano nella autorevolezza di Arte

Investimenti l’ambiente giusto per proporre

i lavori di artisti che non hanno ancora

ricevuto il giusto tributo alla loro

capacità indubbia ad evidente. Non si

tratta dunque di un progetto dedicato solo

a pittori esordienti, ma anche ai molti tenuti

sottotraccia dalle convenzioni del si-


stema-arte.

Per chi vuole rivedere le trasmissioni già

andate in onda, basta cercare “Laboratorio

AccA” su YouTube. Gli appassionati

e gli interessati sono invitati a sintonizzarsi

la domenica alle 22.oo sui canali

123 ddt o 868 sky, Arte Investimenti. Gli

appuntamenti domenicali sono visibili

anche in streaming sul sito www.arteinvestimenti.it

nella sezione “Web TV” e,

durante le dirette, anche attraverso il profilo

Facebook Arteinvestimenti.it.

Gli artisti interessati ai due progetti troveranno

le specifiche illustrazioni sul sito

www.arteinvestimenti.it nella sezione Laboratorio

AccA.

Buona visione !


32

Elisabetta Maistrello

e l’anima delle donne

di Giorgio Barassi

Le mie donne sono luci

Presso i porti di ogni mare

Sono abbracci e mille baci

Sono dolci, sono dolci-amare…

Le mie donne, quanti fiori

Che non vogliono appassire

Le mie donne, quanti amori

Quanti amori fino a che dovrò morire…

da “Le mie donne”

(F. Head – F. Califano – M. Lavezzi)

“Aylen limpida” - 2019 - cm 60x80

pricci ed esigenze. È lì che è cresciuta

Elisabetta, tra una anello da inventare e il

girocollo per la Siòra mai contenta, tra la

voglia di creare e i limiti del quotidiano

andare delle vicende umane.

Ha detto “… a un certo punto ho sentito

il bisogno di dipingere. Una esigenza insopprimibile

…”. Chiamala pure voglia

di cambiamento, o presunzione nuda e

cruda, ma ci è riuscita, e benissimo. Senza

strafare e senza piccarsi di essere la

migliore. Con una naturalezza da giornate

brumose, di quelle che in Veneto ti mettono

la voglia di una bella minestra calda

che scaldi l’anima e di un sacrosanto

rosso a dare allegria, Elisabetta passa ai

pennelli mettendoci la stessa intensità di

entusiasmo che aveva, ed ancora ha, riècosì

facile parlare di donne,

che diventa irrimediabilmente

difficile. Figuriamoci

dipingerle. E ancor di più

dipingerne l’anima. Per soprammercato,

a dipingere è

una donna : Elisabetta Maistrello.

Insomma faccenda complessa nella sua

apparente linearità. Vicenda risolvibile

coi soliti ghirigori di parole, qualche ammiccamento

alla importanza del ruolo

della donna nella società e un blabla consunto,

ovvio e trito. Nientaffatto. Se si

vuole arrivare alla costruzione ed alla varietà

dei volti della vicentina Maistrello,

la partenza è difficoltosa quanto il contenuto

di una elaborazione pittorica che

oggi comincia a raccogliere le varianti

provate, riprovate e provate ancora prima

di una sorta di svolta verso quel che attualmente

è il suo dipingere incessante,

martellante come un bombardamento di

emozioni e di colori. Se non si ha cuore

ed anima per accedere ai codici del sentimento,

non si arriva a prendere dai volti

femminili della bionda pittrice veneta

quel che lei consegna alla storia di un percorso

ricco di fatiche e di incertezze.

Vicenza, magico luogo dalle atmosfere

ancora caratteristiche, terra di grandi tradizioni

artistiche e poi anche città ed agro

su cui Andrea Palladio ha dato il meglio

del suo architettare neoclassico, è il luogo

di partenza. Artigiani orafi, pazienti costruttori

di emozioni da indossare. Gente

abituata a lavorare per accontentare ca-


versato in quelle sue creazioni

di gran gioielleria. Il sinuoso

andare delle emozioni non l’ha

distolta né dissuasa dall’intento

che definisce “insopprimibile”.

Era come se quella voglia di dipingere

avesse radici lontanissime,

era come arrivare esattamente

dove si vuole, ma con

giudizio e coscienza. Grazie a

maestri pazienti, che le hanno

dato la grazia del comporre e

delle stesure ampie di sfondi

ormai inconfondibilmente monocromi.

Il resto, tanto, lo ha

messo lei. La sua voglia di raccontare

le donne è senza dubbio

introspettiva ed autoreferenziale,

perciò più densa di significati

e più ricca del solo racconto

di un volto o di uno sguardo.

Le interessava dipingere l’anima

delle donne. Il resto contava

così poco da non aver mai avuto

spazio nelle sue tele. Emozioni

colorate, volti diversi ma uniti

dal filo sottile della sensibilità e

della forza delle femmine, sguardi

che sottacciono brutti momenti

e innamoramenti travolgenti,

avventure e disavventure.

La vita, insomma. Non vista,

come direbbe chi si crogiola nel

banale “dalla parte delle donne”

ma con e dentro l’anima delle

donne.

Quelle che dipinge, in una successione

sempre

ben azzeccata,

sono loro,

ma è anche lei.

Sfaccettature

d e l l ’ a n i m a ,

aspetti contrastanti

e turbinosi

del mondo femminile. E

poi colori che diventano elementi

strutturali di un volto, al

punto tale che se immagini di

cancellarli, togli il pilastro della

sua struttura creativa. Le donne

della Maistrello sono quelle lì.

E non altro. Hanno in corpo, nel

cuore e nell’anima i colori delle

urla e dei sussurri, dei silenzi e

degli sfoghi, degli amori e dei

disinnamoramenti fatali. Donne

come le altre, donne come lei.

L’ arrivo migliore per un artista

è quello che si determina quando

chi guarda riconosce “la

mano” o il tema. Se questa magia

avviene, un artista può definirsi

arrivato. Perlomeno nella

riconoscibilità delle opere è depositato

il vantaggio di non essere

confusi nel marasma di

neo-qualcosa o di concettuali a

tutti costi, roba lontana dagli

obiettivi di Elisabetta Maistrello

quanto il sole lo è da Plutone.

Per questo è arrivata con successo

al punto di essere facilmente

riconosciuta ed apprezzata.

Per coerenza compositiva

“Kimi segreto” - 2019 - cm 60x80

“Chosposi uccello dall’occhio blu” - cm 80x100


34

“Kai (albero del salice)” - cm 60x70

“Chumani (goccia di rugiada)” - 2019 - cm 80x100

“Con parole tue” - 2019 - cm 80x120

e saggezza nelle scelte.

Alla pittrice interessa aver creato un linguaggio

di immediata presa, abbondante

di cromìe e di espressioni, un fuoco di fila

di interpretazioni del sentire delle donne.

Una specie di rassegna di quante e quali

sfaccettature magnifiche sono nella dotazione

del loro essere forti e fragili. A Elisabetta,

veneta allegra e sensibile, interessa

far attraversare dai suoi volti di

donna tutte quelle sensazioni che sono nel

quotidiano e che sfuggono

alla osservazione

dei distratti. Le sue non

sono solo le facce di

tante donne. Sono l’anima

stessa delle protagoniste

di una storia antica

e lunghissima, riassunta

dalla vivacità dei colori

e da un intenso garbo

creativo.



36

Giuseppe Trentacoste

Senza titolo - 2019 - tela piegata - cm 70 x 50

opera selezionata per il Progetto Tv Laboratorio AccA

Porto turistico di Roma - Loc. 876- Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma

galleriaesserre@gmail.com


www.tornabuoniarte.it

“Viola rosso” - 1964 - tempera alla caseina su tela - cm 48x58

Carla Accardi

Firenze 50125 - Lungarno Benvenuto Cellini, 3 Tel.+39 055 6812697 / 6813360 - info@tornabuoniarte.it

Milano 20121 - Via Fatebenefratelli, 34/36 - Tel. +39 02 6554841 - milano@tornabuoniarte.it

Forte dei Marmi 55042 - Piazza Marconi, 2 - Tel +39 0584 787030 - fortedeimarmi@tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - Antichità - Via Maggio, 40/r - Tel. +39 055-2670260 - antichita@tornabuoniarte.it


38

ANDRE’ DERAIN

Genio del colore

di Francesco Buttarelli

“Il Ponte di Charing Cross a Londra”

Un personaggio poliedrico

che può essere considerato

a ragione come una

delle voci artistiche più

audaci tra le avanguardie

del primo novecento. Precursore del classicismo

degli anni venti e trenta, Derain

si colloca come una “figura chiave” nella

storia dell’arte moderna. Il suo modo di

dipingere ed osservare il mondo era iniziato

attraverso modalità diverse. Inizialmente

dipingeva paesaggi del lungo Senna

con colori puri, non mescolati, usando

toni raffinati e scelte cromatiche audaci;

l’artista ritiene di poter fare a meno “dell’esuberanza”

dei colori disposti nella

classica armonia della composizione tramandata

dai maestri antichi.

L’amicizia con Henri Matisse lo convincerà

a dedicarsi verso una pittura di ricerca

e rivoluzione (in una monografia

scritta da Carlo Carrà nel 1921, anno in

cui Andrè Derain soggiornò a Roma a

Castel Gandolfo, l’artista viene ricordato

come un profondo conoscitore dei maestri

italiani del Rinascimento). Insieme a

Matisse compirà un viaggio in Spagna

ove incontrerà Georges-Daniel de Monfreid,

passato alla storia per essere stato

il custode degli archivi di Gauguin; del

grande artista assimileranno la composizione

delle linee e l’uso del colore come

espressione dello stato d’animo. Una

sorta di esaltazione del colore sembra

pervadere Derain, così le sue opere diventano

un’occasione di ricerca di ciò che

lui definirà “i segreti perduti” dei pittori

antichi; tracciando così una via di sperimentazione

formale che sarà seguita dai

più grandi artisti dell’epoca. La critica

contemporanea riconosce in Derain una

personalità affascinante e complessa. Il

suo temperamento innovatore lo portò ad

assimilare in breve tempo il pensiero degli

impressionisti sino a coinvolgerlo in

quella rivoluzione che prenderà il nome

di “Fauvisme”. Questi traguardi rappresentarono

per lui solo un punto di partenza,

la sua arte è rigenerazione, attraverso

il pennello “interrogò” sempre i

maestri del passato così da elaborare una

formula originale contraddistinta da una

forma di sensualità capace di rendere le

sue figure ed i suoi nudi inconfondibili.

Nel dipinto “Barche a Colliure” osserviamo,

sul molo che si protende curvo sul

mare, muoversi veloci alcune figure

umane; bagnanti,turisti e abitanti di Colliure.

Ancorate alla banchina vi sono imbarcazioni

con le vele abbassate mentre

altre barche navigano verso il largo. Il colore

ad olio risulta “steso” in modo veloce

attraverso pennellate brevi e materiche.

“Il Ponte di Charing Cross a Londra”, fu

rappresentato diverse volte da Derain nel

corso della sua vita, l’opera fu commis-


“Le Bagnanti”

“Barche a Colliure”

“Ritratto di Henri Matisse”

sionata dal mercante Ambroise Vollard che

convinse l’artista a recarsi a Londra per dipingere

alcune vedute della città. Gran

parte del dipinto è occupato dall’acqua del

Tamigi mossa dalla corrente, si scorgono

soltanto pochi edifici che si affacciano sul

fiume; davanti ad essi si notano piccoli approdi

con barche ordinatamente allineate.

Oltre il ponte le sagome dei palazzi londinesi

chiudono l’orizzonte mentre i fumi

della città si disperdono nell’aria. L’artista

usa in maniera libera i colori costruendo lo

spazio attraverso l’uso sapiente del cromatismo.

Scenario diverso nell’opera “Le Bagnanti”,

un olio su tela che rappresenta un

soggetto particolarmente ricorrente nella

tradizione pittorica in ogni tempo. Il gruppo

di nudi femminili ricorda le composizioni

di Picasso, evidenziando al tempo

stesso un recupero delle origini della tradizione

classica europea. Derain sembra rivisitare

stili e artisti diversi da Rubens a

Tiziano sino a Giorgione. Singolare

il dipinto “Ritratto di Henri Matisse”,

Derain rappresenta l’amico

Matisse frontalmente. Dal lato destro

della bocca pende una lunga sottile

pipa mentre una leggera montatura

degli occhiali ne incornicia gli occhi.

Matisse indossa un camice leggero

privo di colletto. I capelli sono corti

e lasciano scoperta la parte superiore

della fronte. Il fondo risulta privo di

figure. Il ritratto è stato realizzato

con due colori in contrasto ma pur

sempre complementari. Il volto, il

collo e il fondo sono dipinti in arancione,

mentre l’ombra del viso a sinistra

e il camice sono blu e azzurri.

La barba è invece realizzata con

ampi tocchi di colore puro, rosso

scuro e nero. Intensa la luminosità

che il quadro rimanda, frutto di questa

miscellanea di colori.


40

Conte (Luigi Colombi)

“Geometrie imperfette 1978” - acrilico su tela - cm 50 x 70

opera selezionata per il Progetto Tv Laboratorio AccA

Porto turistico di Roma - Loc. 876- Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma

galleriaesserre@gmail.com



42

DANIELE FRATINI:

“Fra il Sacro ed il Profano”.

di Valentina D’Ignazi

“non dico tutto,

ma dipingo tutto…”

(Pablo Picasso)

“Peace” - 2018 - Olio e crilico su tela - cm 100x100

Io senza Arte sopravvivo…

ma è l’Arte che non sopravvive

senza di me!”

Colori, vita strappata dalle pagine della

storia, determinazione, speranza… queste

sono le innumerevoli sfumature

dell’arte sfacciata e diretta di Daniele

Fratini, un giovane artista contemporaneo

che ha fatto di una passione il suo

messaggio di vita da trasmettere al

mondo. Daniele nasce a Foligno nel

1984, dove attualmente vive ed opera

nel silenzio inebriante delle notti Umbre.

Si immerge nel mondo dell’Arte nell’infanzia,copiando

e rappresentando

immagini su qualsiasi foglio di carta

avesse a disposizione fino ad arrivare

alla tela. Si ispira alla Pop Art, ai personaggi

del passato che hanno fatto la

storia come se volesse rendere eterna

la loro immagine, il loro messaggio, la

loro vita che fa parte di un passato

inconsciamente dimenticato dalla società

moderna. Predilige e sperimenta

ogni tecnica artistica espressiva, grazie

agli stimoli ed alle sollecitazioni

che riceve dal suo maestro Sergio Timi.

Ottiene, alla sua giovane età, riconoscimenti

importanti sia dal pubblico che

dalla critica specializzata esponendo

numerose opere personali e collettive

sia in Italia che all’estero. Adotta una

tecnica “puntiforme”che nasce da una

accurata osservazione del soggetto

scelto, riportando su tela ogni piccolo

dettaglio, ogni sfumatura viva dell’anima,

per poi isolarlo drasticamente

nello spazio. Olio, acrilico, smalto e

passione… tecniche miscelate per far

perdere alle immagini la loro concretezza

e per dare alle sue opere una

libertà che si articola in abili alternanze

di vuoti e di pieni pittorici inseriti in un

preciso schema compositivo. L’espressione

è il fulcro di ogni sua creazione,

proprio per questo le sue opere non

contengono soggetti casuali, bensì i-


“Jim Morrison” - 2017 - Olio e crilico su tela - cm 100x100

“Save the bees” - 2019 - cm 40hx30

“Zebra Pop” - 2015 - acrilico su tela con carta di giornale

dell'Umbria oramai scomparso dalle Edicole - cm 40hx30

“Hope” - 2019 - smaltoe acrilico su tela - cm 50hx40

dentità speciali che hanno

ammaliato con la loro storia

l’ispirazione dell’artista. Nelle

tele di Daniele Fratini è

riportata un’ essenzialità cromatica

molto incisiva che vede

prevalere le sfumature

tonali del blu che si fondono

nel bianco, dove il suo

messaggio di verità storica

è elegantemente graffiato

da una sacralità volutamente

peccatrice. Una delle

sue opere più rilevanti è

“Save the bees” dove grida

al mondo il suo messaggio

d’allarme contro la

perdita della biodiversità.

“Smettiamola con l’uso indiscriminato

di pesticidi… meno

Api, meno impollinazione,

automaticamente meno

garanzie di vita…”La giovinezza,

la freschezza di un

Arte ricca d’identità velate

di storia, la passione che si

plasma in un colorato grido

di speranza… questa è l’Arte

di Daniele Fratini: fredde

immagini accarezzate da una

profonda e calda sensibilità.

Numerose sono le mostre sia Nazionali che Internazionali dove

l’artista ha partecipato:

-Realizzazione opera di Mary Poppins "Il Ritorno" tramite Artupia

per la Wald Disney-2018

-Museo Diocesano di Terni - 2015

-Galleri Kvarnen (Svezia) -2015

-Studieframì andets.V asteras ( Svezia) -2015

- Studieframjandets.Koping ( Svezia) -2015

-Studietiamj andets,Kungsor (Svezia) -2015

-Galleria Centrale Dell'Unione San Pietroburgo (Russia) -2015

-Michelangelo Hotel (New York) a cura di Vittorio Sgarbi

-Visione con Amanda Lear - Museo Fondazione Venanzo Crocetti a

cura di Vittorio Sgarbi (Roma)-2016

-Hotel Victor a cura di Vittorio Sgarbi (Miami) -2016

-Moseo d'arte Contemporanea di Spoleto (Umbria)

-Rassegna Internazionale d'arte contemporanea Vigc del Garganc

-Opera creata e donata alla societa' Perugia Calcio "Il Grifone"

-Donato opera all'asta di beneficenza di Bevagna'


44

VaLEnTina d’ignaZi

aRTiSTa nELLa ViTa

di Francesco Buttarelli

V

alentina è una giovane

donna che possiede una

personalità forte, incisiva,

maturata attraverso

scelte complesse. Nel

suo stile di vita assolutamente indipendente,

libero da imposizioni, è riuscita a

coniugare ironia e sentimento, memoria

e invenzione, gioco e racconto. Non è un

ca- so se molti dei temi che percorrono

trasversalmente l’arte sono legati all’universo

femminile. Valentina si presenta

come innamorata della vita. Bella,

accattivante, affascinante, generosa, sensuale

e misteriosa; percepisce il rapporto

tra i due sessi senza pregiudizi. Attraverso

alcune domande sono riuscito ad

evidenziare gli elementi costitutivi del

suo essere artista e donna. Due a- spetti

dell’universo femminile che si intersecano

attraverso la penna, il pennello, i

sogni, le speranze ed i rimpianti che una

donna tiene celati nella clessidra del

proprio tempo.

D: Cosa significa scrivere per te?

R: Quando scrivo esprimo il mio vissuto

al meglio, evidenziando la parte reale di

me che emerge attraverso un fluire di

sentimenti e pensieri. Scrivere vuol dire

compiere un viaggio introspettivo e condividere

sensazioni con altri. Nel momento

in cui dipingo il caos della mia

anima fluisce dalle profondità e le immagini

vanno lette tenendo conto di

un’intimità che nel quotidiano tendo a

nascondere, luce e buio, segreti e realtà.

D: Cosa significa per te essere donna?

R: Considero essere una donna un dono.

Per secoli siamo state definite “sesso debole”,

ma la realtà ha mostrato il contrario.

Conosco il valore delle donne e la

loro forza per affermarsi in un mondo

non sempre disposto ad ascoltarle. Ritengo

che il mondo femminile rappresenti

il cardine dell’esistenza stessa

dell’umanità.

D: Cosa significa per te l’amore?

R: L’amore è il sentimento universale


che guida la vita. La famiglia, l’amore

per un uomo, per un amico sono i principali

perni per crescere, vivere e credere

negli ideali. Senza alcun dubbio la

famiglia di origine ha giocato un ruolo

fondamentale nella mia vita. Il caldo

esempio dei miei nonni e dei miei genitori

ha consentito alla mia personalità di

crescere e svilupparsi. Quando riesco a

raggiungere un obiettivo sento che sono

stati loro a guidarmi. Quello che conta

non è avere accanto un uomo o una

donna, l’importante è essere amati,

senza cercare di cambiare colui che ti è

accanto. Amore vuol dire ricchezza e

crescita spirituale nella massima libertà.

D: Quale libro porteresti con te in un

viaggio?

R: Il libro che porterei sempre con me è

“Anima di acqua dolce”, poiché avendolo

scritto rappresenta una parte di me

con vicende vere e vissute; inoltre ha

rappresentato un sogno che si è realizzato.

D: Quali sono gli autori che preferisci?

R: Amo maggiormente gli autori italiani

soprattutto quelli contemporanei. Giulio

Perrone è un autore romano che prediligo,

narra le sue storie con semplicità ed

ironia. Alda Merini rappresenta per me

un baluardo della poesia di ogni tempo.

La sua sofferenza di vita mi ha ricordato

sensazioni che ho provato. Adoro una

sua frase che sento profondamente mia:

”io sono selvatica di natura, amo tutto

ciò che mi tenta e non mi corrompe”.

Una frase che sembra scritta per me.

D: Esiste un libro dei sogni?

R: Esiste il libro che scrivo quando

sento in me il bisogno di raccontare… e

nelle pagine compaiono tutti i miei

sogni.

E’ stato bellissimo e coinvolgente parlare

con una donna particolare e rara, capace

di attraversare il mondo con una

forte determinazione.



Paolo Ballerani

Senza titolo - 2019 - resina e led

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48

La gEoMETRia SEgRETa

di RaFFaELLo SanZio,

il "diVin" PiTToRE

Biografia di Raffaello Sanzio

a cura di Rita Lombardi

Lo Sposalizio della Vergine

Raffaello Sanzio nasce il 28

marzo 1483, un venerdì santo,

a Urbino, piccolo stato

governato da una delle più

importanti famiglie del Rinascimento,

i Duchi di Montefeltro,

amanti delle arti e mecenati. Raffaello è

figlio del pittore Giovanni Santi, un dotto

artista, che dirige in Urbino un importante

atelier d'arte.

Il Ducato di Urbino, nella seconda metà

del Quattrocento, è divenuto un centro

umanistico di primo piano che richiama

da tutta Europa artisti ed intellettuali di

prestigio. Qui arrivano, tra gli altri, Leon

Battista Alberti, Francesco Laurana e Antonio

Pollaiolo. Piero delle Francesca vi

giunge nel 1469 e viene ospitato proprio

da Giovanni Santi. Giovanni fa allattare

il figlio, non da una balia, come si usava

all'epoca, ma dalla madre che sarà anche

la sua unica educatrice. Purtroppo la

donna muore quando Raffaello ha solo

otto anni, ma la tenerezza materna lo ha

segnato per sempre ed emerge prepotente

nelle sue madonne, le più belle e tenere

di tutta la storia dell'arte.

Giovanni Santi insegna tutti i segreti dell'arte

pittorica al figlio e si fa aiutare da

lui, “ancor fanciullo”, dice il Vasari, in

molte opere destinate alla città di Urbino.

Il 1° agosto 1494 muore anche il padre.

Raffaello, a soli undici anni, deve affrontare

un altro dolore e diventare precocemente

adulto. Con un solido patrimonio

alle spalle e la protezione dei Montefeltro,

si prende cura, con un socio del padre,

dell’atelier, frequentando contemporaneamente,

a Perugia, la bottega del Perugino,

considerato il maggior pittore

dell'epoca. A diciassette anni, con la qualifica

di “Magister”, firma il primo contratto

per una pala d'altare destinata ad

una chiesa di Città di Castello.

Alla fine del 1504 si trasferisce a Firenze,

il centro artisticamente più vivo dell'intera

Europa: è un uomo di bell'aspetto,

educato e gentile. Firenze rappresenta

una svolta fondamentale per la sua crescita

artistica.

Qui studia dal vivo le opere di Masaccio,

Donatello, Botticelli, Luca della Robbia

e Michelangelo. In particolare frequenta

Leonardo da Vinci. Durante questo soggiorno

lavora per committenti di Perugia,

Urbino e Firenze. Nel 1508, su sollecitazione

di Donato Bramante, lascia Firenze

per Roma. È stato appena eletto al Soglio

Pontificio Giulio II che conosce l'importanza

politica delle grandi imprese artistiche.

Qui Raffaello riesce ad imporsi come

uno dei maggiori artisti: è pittore, architetto

e restauratore di antichità. A Roma

muore il 6 aprile, un venerdì santo,

del 1520.

In diciotto anni di attività ha creato un patrimonio

unico per ricchezza, varietà ed

armonia con la sua pittura giudicata universale

per l'eccellenza dell'invenzione,

del disegno, della prospettiva, del chiaroscuro

e del colore .

L'arte di comporre un quadro.

Geometria visibile e geometria nascosta

L'arte di comporre un quadro è una scienza

matematica molto sottile e molto segreta

che si nasconde sotto l'apparente disinvoltura

dei grandi Maestri e, come

vedremo, sotto la “divina grazia” di Raffaello.

Essa è discreta e si fa dimenticare,

ma non sbaglia mai, donando alle opere

le Iignes principales come scriveva Eugéne

Delacroix. La costruzione interna di

un'opera d'arte è la sua poesia più segreta

ed anche la più profonda.


La Madonna del cardellino

Bisogna anche tener presente che un dipinto

o un affresco si dispiega entro una

forma ben definita che esercita un'azione

imperativa sul suo contenuto, azione che

è determinante per l'organizzazione della

superficie da dipingere generando, essa

stessa, figure geometriche con il risultato

di offrire un utile suggerimento oppure

esercitare una forte disciplina.

Per secoli gli artisti, riuniti in corporazioni,

si sono basati unicamente sulla sezione

aurea, disponendo gli elementi, inscritti

in figure simboliche, come la vesica

piscis e la stella a cinque punte, all’interno

di una maglia modulare a moduli

quadrati tutti uguali. Ma a Firenze, nel

Quattrocento, complici i nuovi studi sull’antichità

classica, gli artisti sentono

troppo rigide e ripetitive queste regole e

cercano nuove teorie per esprimere nelle

loro opere naturalezza e varietà. Per essere

pittori riconosciuti nel Rinascimento,

come nel Medioevo, è indispensabile non

solo saper disegnare, ma saper disegnare

secondo le regole.

Leon Battista Alberti (1404-1472), grande

teorico, scrive intorno al 1450, “De re

aedificatoria” in cui propone di applicare

alle arti plastiche i rapporti musicali

armoniosi per l'orecchio di cui già Platone

nel Timeo aveva esaltato la bellezza,

Piero della Francesca (1415-1472), pone

le basi teoriche e pratiche della prospettiva

che nell'antichità e nel Medioevo veniva

risolta con tecniche empiriche. Nel

suo trattato “Perspettiva Pingendi”, scritto

prima del 1482, utilizza la matematica

per costruire la teoria della prospettiva

fornendo anche regole pratiche ai pittori

in modo che possano ricreare nel piano

l'illusione spaziale.

Questa struttura matematica ha un enorme

successo e si diffonde rapidamente in

Europa, costituendo l’ossatura interna delle

opere d’arte dei grandi Maestri europei

fino al XIX secolo (ed è anche la poesia

nascosta del famoso “Bacio” di Hayez).

Raffaello, entrato in contatto con tutte

queste teorie fin dall'infanzia, le amplia

ulteriormente nel suo soggiorno fiorentino.

Ed è proprio questa costruzione geometrica

interna, rigorosa ed attentamente

studiata, che, unita ad una oculata scelta

del colore, dà alle sue opere equilibrio e

grazia e le rende fonte di pace e serenità.

Analizzo ora la costruzione geometrica di

alcune sue opere.

Sposalizio della Vergine

Nel 1504 Raffaello termina la pala d'altare

“Lo sposalizio della Vergine”, oggi

alla Pinacoteca di Brera (Milano), ma destinata

inizialmente ad una chiesa di Città

di Castello.

Per espresso desiderio dei committenti il

pittore riprende lo schema dell'analoga

pala del Perugino dando, però, al soggetto

una leggerezza e una naturalezza che

l'opera del Perugino non possiede.

Qui Raffaello sfrutta la forma rotonda

della parte superiore della pala completando

la circonferenza e ponendo l'anello

nuziale nel punto più basso di questa, lì,

dove interseca la mediana verticale, evidenziata

questa, dal portale aperto del

tempio e dalla cintura del rabbino. Sul

bordo inferiore di questa circonferenza

colloca, a sinistra, il profilo della donna

in primo piano e il braccio di Maria, e a

destra, il braccio di Giuseppe fino alla

spalla coperta dal mantello giallo. Dà naturalezza

alla scena collocando i piedi di

tutti questi personaggi in primo piano su

un altro arco di circonferenza. Una prospettiva

centrale, poi, porta al tempio, una


50

La Madonna Bridgewater

costruzione di sedici lati, perfettamente

inserita sotto la centina dell'arco, più leggera

e armoniosa di quella del Perugino.

Allontanando il tempio e scalando le figure

in profondità Raffaello dà ariosità

alla scena e contemporaneamente indirizza

lo sguardo focalizzandolo sul momento

clou della cerimonia.

Madonna del Cardellino

Raffaello ha dipinto numerose madonne

con bambino, tutte caratterizzate da particolare

equilibrio, grazia e dolcezza. Una

delle più note è la “Madonna del cardellino”

eseguita tra il 1505 e il 1506 per le

nozze del fiorentino Lorenzo Nasi e ora

nella Galleria degli Uffizi (Firenze).

La struttura piramidale del gruppo è data

da un triangolo isoscele centrale con il

vertice ad 1/8 dall’alto e la base ad 1/8 dal

bordo inferiore. I visi delle tre figure sono

disposti in un triangolo equilatero, interno

al primo, con il vertice coincidente

nel vertice di questo e con la base tra le

mani di Maria; al centro di questa base

sono collocate le manine di San Giovannino

e il cardellino. Sulla mediana verticale

Raffaello pone il naso di Maria, la

sua cintura scura e il suo ginocchio destro,

che punta verso l’osservatore; questo

ginocchio è il centro di una circonferenza

sulla quale sono adagiati i contorni

dei morbidi corpi dei due Bambini.

L’intera scena è poi racchiusa tra due verticali,

evidenziate in alto da due esili alberi,

quella di sinistra termina nel piedino

destro di San Giovannino e quella di destra

nel piede sinistro di Maria.

Madonna Bridgewater

Molto complessa è la costruzione geometrica

sottostante la poco nota “Madonna

Bridgewater”, caratterizzata da un particolare

movimento di torsione, sia della

Madonna che di Gesù Bambino, ispirato

alle forme serpentinate di Michelangelo.

Il dipinto, che si trova nella National Gallery

of Scotland di Edimburgo, è stato

completato nel 1507.

Qui Raffaello divide il rettangolo a metà

verticalmente e in quattro parti orizzontalmente,

collocando la testa di Maria nel

quarto superiore e la sua mano destra, l’ombra

del manto azzurro e il piedino sinistro

di Gesù su una linea orizzontale ad 1/4

dalla base.

Le due figure sono all’interno di un triangolo

rettangolo che ha i vertici rispettivamente

nell’angolo in basso a destra, nel

centro del lato superiore e nel centro del

lato sinistro. Su uno dei due cateti si colloca

la fronte di Maria e il gomito di Gesù,

che tira con un gesto birichino il velo

della Madre, incrociando il Suo sguardo.

Tra il secondo cateto di questo triangolo

e una sua parallela, che unisce il punto a

3/4 del lato sinistro (dal basso) con il

punto a 1/4 del lato destro (sempre dal

basso) è collocato il corpo di Gesù Bambino.


IL CINEMA RUSSO ATTRA

TTRAVERSO

I SUOI MANIFESTI ORIGINALI

ANNI ’20-ANNI ’80


52

STRani FiLi

adRiano dESaRLo E L’inFoRMaLE

di Giorgio Barassi

Dipingere è azione di

autoscoperta.

Ogni buon artista

dipinge ciò che è.

(Jackson Pollock)

In principio fu il desiderio di

dipingere, esprimendosi senza

freni. Poi quei freni furono

definitivamente esclusi dalla

operazione artistica, ma senza

clamori o esagerazioni che facessero

gridare allo stupore. Quindi una matassa

sistemata in un angolo di una

anonima portineria risvegliò il concetto

di continuità, di stesure di un discorso,

di tentativo di cercare il capo

delle cose e della vita. E allora quei

fili andarono ad avvolgere lo scheletro

che sostiene il corpo di un quadro.

Pare semplice, ma è una evoluzione,

di quelle che piacciono agli artisti informali,

i quali sono dotati di una tale

verve creativa da non saper estinguere

il loro discorso a causa delle tante

cose da dipingere.

Adriano Desarlo arriva alla pittura

consegnando alla storia della sua vicenda

un assunto che fu di Leonardo

da Vinci: la pittura è poesia silenziosa.

E lui, schivo e garbato, continua

a preferire i lancinanti strilli del

suo dipingere caleidoscopico a tante,

troppe chiacchiere. L’ arrivo alle opere

in cui i fili la fanno da padrone è

davvero figlio di un caso. Ma il destino,

in agguato come una spia inafferrabile,

non ha fatto i conti con

l’acume e il senso di ricerca dell’ artista

milanese, che ha captato una sua

propria forma di espressione, intingendo

nell’ esperienza le nuove composizioni.

Nondimeno le sue opere più “tradizionali”

sono ricche, abbondanti e grondanti

di pittura, ma mai disordinate.

Rispondono ad un inquadramento nello

spazio offerto dalla superficie del

quadro solo perché Desarlo è uno che

sta alle regole e rispetta i codici di

Madre Pittura. Il che ne fa un artista

pienamente capace di assecondare ed

adeguarsi.

Da questa sua compostezza e dal rispetto

delle regole non si allontana

mai, neppure quando sembra che la

sua ricerca vada ad aggrapparsi a fantasie

eccedenti la misura. Sembra, ma

non è così. Desarlo si avvicina a quella

contemporaneità dell’ arte che accenna

sovente ad eccessi, a volte destando

stupore, critiche ed improperi,

con una differenza sostanziale: lui rimane

nel suo circuito di ricerca e non

cerca lo stupore. Semmai cerca, e

spesso ha trovato, una ammirazione


ragionata, l’ accettazione di quel suo

comporre che sta nei termini della

modernità, si, ma senza strafare. Si

può dire che non ci sono intermittenze

nelle sue creazioni. Che il colore

cada verticalmente verso il basso

o si assesti come roccia nella superficie

del quadro, è perfino naturale. Ma

quel che conta è la unità concettuale

del racconto, che accetta i limiti dimensionali,

non tenta di imporsi a

tutti i costi ed è come un quaderno di

appunti ordinato e scandito dalla compostezza,

perché giunga al fruitore

con lo stesso dosaggio con cui a lui

sono giunte le idee che trasformano

l’ispirazione in opera .

Quella dei fili è una operazione artistica

coraggiosa ma convincente, in

cui pare che siano quei filamenti a tenere

insieme l’eterno supporto della

pittura e non viceversa. È come se Desarlo,

con la pazienza del bravo agricoltore

che salva le piante dal freddo

di dicembre, rinforzasse i canoni della

Pittura irrobustendone lo scheletro.

È come se un rispettoso muratore andasse

a controllare che il suo manufatto

sia al sicuro, senza fidarsi dei

calcoli, precedendo con la prudenza

l’ardimento costruttivo, nel quale, comunque,

crede fermamente.

Ma è anche come se un ragionamento

di concetto prendesse lo spazio necessario

per dipanarsi. E quello spazio è

irrimediabilmente un quadro. Il suo

telaio è la struttura su cui, nel mondo

e in quello stesso momento, un numero

incalcolabile di artisti sta riversando

un mare di idee. Una pienezza

ed una convinzione che non vanno

chiamate “messaggio” ma “testimonianza”.

Di modernità, di riflessione

e di gioia del superare le classificazioni

offerte dalla convenzione e dirsi,

con garbo, artista informale dalle

idee in continua, lenticolare progressione.

Porto turistico di Roma

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56

Art&Vip

a tu per tu con

MaRiELLa anZiano

a cura della redazione

Un'incursione fra

le bellezze della

Rai ci ha portati

vis a vis con Mariella

Anziano, la

storica conduttrice

di Rai 3.

Mariella, che donna sei fuori

alle telecamere?

Una donna un po’ incostante.

A volte pigra a volte superattiva...

Ma di sicuro sono una

persona che ama leggere, informarsi

e viaggiare molto!

Sei una donna che ama visitare

musei?

Assolutamente sì. E sono fermamente

convinta che l'imprinting

te lo danno i genitori.

Io ricordo che avevo forse sei

o sette anni quando i miei genitori

hanno iniziato a portarmi

con loro ai musei, alle

mostre e a visitare siti archeologici.

Entrambi per tenermi

buona mi incuriosivano con

aneddoti su questo o quello

scultore, con racconti spesso

divertenti che hanno finito

con l'appassionarmi all'arte.

Artista preferito?

Nella pittura amo il barocco

italiano. Ma anche il nostro

Rinascimento, io ho adorato

Botticelli. Avevo la riproduzione

in poster della nascita di

Venere e della Primavera. Immagini

sacre per me. Mi suscitavano

un benessere psicofisico

al solo guardarle. Ma

sono rimasta incantata da Van

Gogh e da Vermeer...

Se dovessi descrivere la tua

vita in un quadro, quale sarebbe

e perchè?

Nessuno è buon giudice di se

stesso. posso dirti che ho avuto

coraggio ma ci sono stati

momenti in cui il coraggio mi

è mancato. E che la mia vita

si è dipanata tra alti e bassi

come un'altalena. Ma che io ci

ho visto sempre e comunque i

lati belli. Se devo sceglierne

uno è sicuramente la Primavera

del Botticelli. La rinascita,

la speranza, l’apertura

verso una nuova stagione,

verso il nuovo. Sentimenti racchiusi

in quel gesto di Flora

che sparge fiori. Poi sicuramente

l’opera avrà tutta un’altra

interpretazione, ma per me

rappresenta il mio atteggiamento

verso la vita. In senso

lato poi più che un quadro a

me viene in mente una pittrice.

Tamara de Lempicka, la

regina dell'art deco’. La sua

vita, sempre un po' fuori dagli

schemi dell'epoca, la sento

molto vicina al mio modo di

vivere. Non mi piacciono le

omologazioni, le mie azioni

sono sempre dettate da ciò

che sento, senza sofisticazioni


di genere. Non mi preoccupo mai di

quello che possono pensare gli altri

se mi allontano dal gregge. E poi i

quadri della Lempicka sono esteticamente

accattivanti non solo per la

donna ritratta ma per i colori degli

outfit! Passami il termine outfit ti

prego!

Prediligi l’arte astratta o il ritratto?

Il ritratto assolutamente, i paesaggi.

Ho sempre delle difficoltà a comprendere

il significato di un quadro

astratto...

Hai mai posato per uno scultore o

un pittore?

No, no. Ma mi sarebbe piaciuto

tanto... E' un desiderio narcisistico,

lo so!

Sei tanto amata dal grande pubblico,

qual è il segreto del tuo ?

Non so se sia davvero come dici! Se

fosse così ne sarei davvero tanto felice...

E non ho alcun segreto. Di sicuro

per quel che riguarda il mio

lavoro ho un solo trucco: studiare!

Per una diretta, per un servizio o per

la stessa conduzione che ho fatto

ininterrottamente per dieci anni,

l'unica cosa che mi chiedevo era se

sapessi davvero tutto di quello che

dovevo raccontare.

Come ti rivedi fra qualche anno?

Mi rivedo sempre attiva. Ma sono e

sarò sempre una Peter Pan.

Prediligi i fatti di cronaca o di costume?

Entrambi. Ciascuno sollecita una

parte della mia curiosità. La cronaca,

per la necessità di essere sempre

al corrente di quello che accade

nel mondo. Il costume, per lo stesso

motivo: capire le tendenze e dove

stiamo andando... Sono tanto appassionata

di storie di tradizione e del

nostro tanto amato Made in Italy in


58

tutto il mondo, proprio per questo

durante le festività vedrete dei servizi

originali e ricchi di consigli ..

Pluripremiata negli ultimi mesi.

Dove trovi il tempo di essere presente

ad eventi di prestigio e a restare

sempre in forma perfetta

durante le dirette?

Per dieci anni, quando conducevo

Buongiorno Regione, mi sono alzata

alle 4.30 del mattino tutti i giorni.

Adesso la mia cura di bellezza è il

riposo. Tre ore in più tutti i giorni di

sonno ti fanno iniziare meglio la

giornata e sei senza dubbio più lucida.

Un saluto ai lettori di Arte &

Art.

In un mondo globalizzato e votato al

"sacro web", riscopriamo con maggiore

impegno le mostre, i musei che

ci arricchiscono sempre. E poi c'è

una frase di Vincenti Van Gogh che

mi piace ricordare perché mi dà

speranza:

"Sogno di dipingere e poi dipingo il

mio sogno". Ecco: io vi auguro di

sognare i vostri obiettivi e di darvi

da

fare per realizzarli!

Special Thanks:

Ph MeysamArt Photography

Abiti: Mario Orfei

Location Momo' Republic


Sabrina Barbagallo

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60

Le parole giuste contro

la violenza sulle donne

Nell'azienda Pettenon Cosmetics

di San Martino

di Lupari una riflessione

sull'importanza dei gesti

concreti e di un uso corretto

delle parole a favore delle donne vittime

di violenza

San Martino di Lupari, 25 Novembre 2019.

Per comprendere meglio il percorso di rigenerazione

di una donna, per affrontare

attraverso le parole giuste il nostro quotidiano,

per scoprire che cosa accade in

una donna vittima di violenza, in un minore

che assiste e in un uomo maltrattante,

l'azienda di cosmetica professionale

per capelli viso e corpo Pettenon Cosmetics

ha organizzato l'incontro "La bellezza

dei gesti concreti. Contro la violenza

sulle donne, esaltiamo la bellezza dei

gesti concreti e delle parole giuste".

Secondo il report della Polizia di Stato la

violenza sulle donne è un reato che avviene

ogni 5 minuti, ma in aumento è il

numero di denunce. "É importante informare

per reagire" afferma Francesca Anzalone,

esperta di comunicazione e moderatrice

dell'evento. "É necessario imparare

a utilizzare un linguaggio corretto ed

efficace, per aiutare le persone a comprendere

quello che sta succedendo e informare

la società".

I fratelli Pegorin hanno intrapreso un percorso

imprenditoriale con un grande impegno

nella responsabilità sociale. "Sosteniamo

da anni il gruppo Polis" ha detto

Gianni Pegorin, Presidente di Pettenon

Cosmetics S.p.A "e spero che anche nelle

aziende del nostro territorio ci sia una

sensibilità verso associazioni e situazioni

di prevenzione della violenza. Siamo una

azienda storica, dove lavoriamo perché le

donne si sentano bene".

"Questa giornata dovrebbe essere la quotidianità

delle nostre vite" ha affermato

Federico Pegorin, AD di Pettenon Cosmetics

S.p.A "purtroppo i dati confermano

un fenomeno dilagante a cui bisogna

mettere un freno. La bellezza è in

ognuno di noi e quella luce deve essere

l'obiettivo che ci fa sorridere".

Sull'importanza di una semantica corretta

quando si parla di violenza di genere si è

focalizzata Alice Zorzan, di Gruppo Polis,

che ha parlato della violenza di genere,

diretta e assistita, vissuta da donne

e minori con la testimonianza di Casa

Viola. "Ci sono le parole giuste e parole


da evitare nella stampa e nei mezzi di comunicazione"

ha spiegato Zorzan "non

dobbiamo concentrarci sui comportamenti

che la donna assume. Anche le immagini

possono vittimizzarla per una

seconda volta". Zorzan ha poi letto una

lista di parole da bollino rosso stilate dall'Ordine

dei Giornalisti della Toscana.

Antonio Di Donfrancesco di Gruppo

Polis ha condotto un intervento dedicato

a "la violenza di genere dalla prospettiva

di chi lavora con gli uomini autori di violenza

nelle relazioni affettive" sottolineando

come sia importante trasmettere

un'educazione ai maschi che non consenta

loro di giocare con i sentimenti, di

minimizzare o utilizzare parole che danno

la responsabilità solo al partner.

Debora Leardini ha presentato la mostra

fotografica da lei curata "Trip", un percorso

interiore che racconta la violenza attraverso

il vissuto di otto donne che ha incontrato

con le parole, la scrittura e con

incontri. Immagini in bianco e nero che

comunicano la violenza attraverso sensazioni,

la fragilità di fronte a cui stanno facendo

un percorso di riscatto e rinnovamento.

Sull.importanza di una semantica corretta

e l'impatto sociale di un'azienda di bellezza

come la Pettenon Cosmetics si è

soffermata Anna Ginefra, HR Director

AGF88 Holding, sottolineando come la

azienda riconosca alle donne autostima,

autonomia e quella consapevolezza che

consente alle donne di avere fiducia nelle

loro capacità.

Chiara Brunoro, Brand Manager di Pettenon

Cosmetics S.p.A., a proposito dell'importanza

delle parole nella presentazione

dei prodotti dedicati alla bellezza,

ha spiegato come l'azienda stia lavorando

sulle iconografie, linguaggio e immagini

per scardinare luoghi comuni, per esempio

con il tentativo di esprimere l'immagine

di una donna coraggiosa e audace.

Infine, Elena Barbuzzi,Innovation and

R&D Director, Pettenon Cosmetics S.p.A.,

nel descrivere il viaggio nella bellezza attraverso

l'innovazione, ha affermato che

il mondo "beauty" è una necessita che risponde

al mondo delle donne, che fare ricerca

significa sapere imparare.


62

partire del 1876 una galleria d’arte a

Milano. Vittore diffonde, tra i pittori

della sua scuderia, il principio della separazione

dei colori in singoli punti o

linee che interagiscono fra di loro in

senso ottico; i colori non vengono miscelati

sulla tavolozza ma accostati

sulla tela secondo il principio dei colori

complementari. Sarà la retina del

fruitore a ricomporre tonalità e sfumature

derivate dalla pittura "per punti".

Questi, che da vicino appaiono distinti,

da distante tendono sempre più ad unificarsi

per tonalità omogenee, rendendo

l’immagine di alberi o personaggi.

Rispetto al puntinismo, i puntini diventano

pennellate filamentose spesso sovrapposte,

preannunciando il dinamidivisionismo

La rivoluzione della luce

a cura di Silvana Gatti

dal 23 novembre al 5

aprile 2020 al

castello Visconteo

Sforzesco di novara

“La Natura” - disegno di presentazione - 1898 - gessetto bianco e matite dure su carta giallina

cm 79,7x137,8 - firmato e data in basso a sinistra - Collezione privata

Èstata inaugurata il 23 novembre

scorso, presso il

Castello Visconteo Sforzesco

di Novara, la mostra

Divisionismo La rivoluzione

della luce, che

proseguirà sino al 5 aprile 2020. Promossa

e organizzata dal Comune di

Novara, dalla Fondazione Castello Visconteo

e dall’Associazione METS

Percorsi d’arte, in collaborazione con

ATL della provincia di Novara, con i

patrocini di Commissione europea, Regione

Piemonte e Provincia di Novara,

con il sostegno di Banco BPM (Main

Sponsor), Fondazione CRT e Esseco

s.r.l., la rassegna è curata da Annie-

Paule Quinsac, critica d'arte, che si è

laureata alla Sorbona ed è stata titolare

per venticinque anni della cattedra di

storia dell'arte dell'Ottocento presso la

University of South Carolina. E’ tra i

primi storici dell’arte ad essersi dedicata

al Divisionismo sul finire degli

anni Sessanta.

Articolata in otto sezioni tematiche,

l’esposizione annovera settanta opere

provenienti da importanti musei e istituzioni

pubbliche e da collezioni private.

Il Divisionismo nasce a Milano, sulla

scia del Puntinismo francese, e si sviluppa

nel Nord-Italia grazie a Vittore

Grubicy de Dragon, mercante d’arte,

critico, pubblicista e a sua volta pittore,

che con il fratello Alberto gestisce a


“Savognino sotto la neve” - non datato (1890) - olio su tela - cm 35x50

Firmato e dedicato “All’intelligente in arte Luigi Dell’Acqua” - Collezione privata

smo futurista. La pennellata divisa viene

scelta dagli artisti per raffigurare

paesaggi naturali e tematiche sociali.

Solo l’antirealista Gaetano Previati sfocia

in una visione simbolista che deriva

dal mito, da un’interpretazione visionaria

della storia o dall’iconografia cristiana.

Il percorso della mostra si apre con gli

artisti della galleria Grubicy. Troviamo

qui opere raffiguranti vari personaggi,

da Tranquillo Cremona con “Pensierosa”

(1872-1873), a Daniele Ranzoni

con “Il bambino Morisetti” (1885).

Giuseppe Pellizza da Volpedo con “Le

ciliegie” (1888-1889), Angelo Morbelli

con “La partita alle bocce” (1885), Gaetano

Previati con “Le fumatrici di hashish”

(1887), Emilio Longoni con “Le

capinere” (1883). “Dopo il temporale”

(1883-1885), opera non ancora divisionista

di Giovanni Segantini, racconta il

mondo della pastorizia attraverso una

scena in cui un pastore guida il gregge

verso lo squarcio di luce che irrompe

tra i nuvoloni. Segantini, spirito solitario,

amava la montagna e descriveva il

lavoro dell’uomo, come si può vedere

anche in “La portatrice d’acqua” (1886).

La seconda sezione della mostra è dedicata

alla I Triennale di Brera tenutasi

a Milano nel 1891, che sancisce l’uscita

ufficiale del Divisionismo in Italia

attraverso opere eseguite dai principali

esponenti del gruppo: Segantini, Morbelli,

Pellizza, Previati, Longoni e Giovanni

Sottocornola e lo stesso Vittore

Grubicy, che abbandonata la gestione

della galleria presentava alcuni paesaggi.

Al pianoterra si può ammirare la grandiosa

“Maternità” (1890-1891) di Previati

di proprietà del Banco BPM. In

questo dipinto, Gaetano Previati fa riferimento

al tema cristiano della Vergine

con il Bambino, visto in chiave

laica e simbolista. Una giovane madre

è seduta a sinistra del dipinto mentre

culla e allatta il bambino. Indossa un

velo bianco e un abito blu ed è circondata

da angeli, uno dei quali è accasciato

sul sepolcro coperto da erba verde.

Ai piedi della madre crescono gigli

bianchi e alcuni anemoni. Il velo bian-


64

“Il Mediatore” - 1891 - olio su tela - 121x93 cm - firmato e datato in alto a destra

Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci”, Milano

co ed i gigli alludono alla purezza di

Maria, mentre gli anemoni violetti ai

piedi della Madonna rappresentano la

breve vita di Cristo. Infatti l’anemone

è un fiore che appassisce velocemente,

e gli anemoni rossi rappresentano il

sangue di Cristo. Quest’opera fu esposta

alla prima Triennale di Brera nel

1891. Il Simbolismo, compariva, così,

per la prima volta nell’arte ufficiale

italiana.

Al primo piano sono esposte alcune tra

le opere presentate a quella Triennale,

tra cui spicca “L’oratore dello sciopero”

(1890-1891) di Longoni, uno dei manifesti

del divisionismo, dal netto realismo

cromatico, che fa della pittura uno

strumento di militanza politica. Come

Nomellini, Longoni aderiva alle idee

anarchiche e socialiste e la rivolta dell’operaio

cittadino divenne il soggetto

principale delle sue opere.

La mostra prosegue con la sezione dedicata

al trionfo del Divisionismo con

i suoi principali interpreti. All’ovile di

Segantini fa parte di un ciclo di tre

opere dedicate agli effetti della luce di

una lanterna in un ambiente buio. Tele

che riflettono in chiave moderna gli

stilemi della tradizione luminista seicentesca,

da Caravaggio a Le Nain senza

dimenticare i Fiamminghi o gli effetti

luministi delle acqueforti di Rembrandt,

che Segantini conosceva. L’aggiunta

in questa opera di oro in polvere,

incorporato all’impasto fresco,

crea nell’ambiente un suggestivo luccichìo.

Fontanalba di Fornara è il capolavoro

che conclude il ciclo dedicato

all’alpeggio estivo della valle Vigezzo,

dove il pittore trascorse le estati dal

1903 al 1905. Fornara, seguendo i dettami

della tecnica segantiniana, raffigura

la sua valle sottolineandone la

diversità dall’Engadina, ispiratrice del

maestro Segantini. Il dipinto di Longoni,

Riflessioni di un affamato, è tipicamente

divisionista, e traduce con for-


“Riflessioni di un affamato” - 1893-94 - olio su tela - cm 190x155 - Biella, Museo del Territorio Biellese

za la diseguaglianza sociale in una città

in cui i poveri aumentano esponenzialmente

in funzione dell’arricchimento

dei pochi.

La quarta sala è dedicata a Pellizza da

Volpedo, con cinque opere fondamentali

nel percorso dell’artista: “Il ponte”

(1893-1894), “Il roveto (Tramonto)”,

(1900-1903), “La processione” (1893-

1895), “Sul fienile” (1893-1894) e

“Nubi di sera sul Curone” (1905-1906).

Il ponte è considerato il primo dipinto

pienamente divisionista di Pellizza. Sul

Fienile viene ideato nell’estate 1892,

osservando di fronte allo studio il fienile

di casa in ombra mentre al di là di

quella struttura si estendeva la campagna

luminosa. Pellizza sviluppò l’idea

della fine di una vita contrastante con

la natura che si rinnova. Il dipinto ritrae

un operaio agricolo senza dimora

che si ritrova a finire i suoi giorni sul

giaciglio di paglia del fienile.

Molto belle le opere esposte nella quinta

sezione, che immergono i visitatori

nell’atmosfera ovattata e silenziosa della

neve, con i paesaggi di Segantini,

Fornara, Cesare Maggi, Morbelli, Matteo

Olivero, Pellizza e Tominetti. Particolare

il paesaggio lirico “La neve.

Crepuscolo invernale” (1906) di Pellizza,

tra gli ultimi realizzati dall’artista.

Il 14 giugno 1907, non reggendo al

colpo della morte della moglie e del figlio

neonato, il pittore si sarebbe impiccato

nel suo studio.

Nel corridoio di accesso alla sesta sala

troneggia il grandioso “Migrazione in

Val Padana” (1916-1917) di Previati. Il

dipinto raffigura un tramonto autunnale

della campagna ferrarese, come un

ritorno all’infanzia, alla propria terra.

Altre opere di Previati esposte sono

“Le tre Marie ai piedi della croce”

(1888), mai più visto dal 1920, “Il magnifico

trittico Sacra famiglia” (1902)

e Il vento o Fantasia (1908) prestato dal

Vittoriale degli Italiani di Gardone Riviera.


66

“Maternità” - 1890-1891 - olio su tela - cm 175,5x412 - firmato in basso a destra - Banco BPM

Il percorso continua con sette disegni

di Segantini, tra cui Ave Maria sui Monti

(1890), Vacca bianca all’abbeveratoio

(1890) Rododendro (1898) e La

natura, disegno di presentazione (18-

98). Queste opere su carta, eseguite in

casa, durante le lunghe serate o giornate

rigide in cui non era possibile lavorare

all’aperto, andavano a colmare

il vuoto di olii già venduti, divenendo

a loro volta una vera e propria collezione.

L’ultima sezione della mostra documenta

l’evoluzione del Divisionismo

nei primi decenni del Novecento con

opere dei principali interpreti: “Primavera

della vita” (1906) e “Sorriso del

lago” (1914) di Longoni, “Alba domenicale”

(1915) e “Meditazione” (1913)

di Morbelli, e “Sole e brina” (1905-

1910) di Nomellini, “Ora radiosa” (19-

24-1925) di Fornara, cui si aggiungono

tele di divisionisti meno noti quali Angelo

Barabino, Carlo Cressini, Cesare

Maggi, e Matteo Olivero. Molto bello,

di Filiberto Minozzi, Scoglio a Bordighiera

– “Mareggiata” (1908)

La grande tela Baci di sole di Nomellini,

raffigura la moglie e il figlio Vittorio

immersi in un’atmosfera luminosa

ricca di vegetazione che ricorda i

colori di Renoir e Monet. Una mostra

da non perdere nella cornice del Castello

Visconteo Sforzesco di Novara,

ricco di storia e ristrutturato per seguirne

la vocazione museale, come sottolineato

dal sindaco di Novara Alessandro

Canelli, che ha scelto come o-

biettivo del suo mandato quello di promuovere

ad ampio spettro lo sviluppo

della cultura nella sua città.


www.tornabuoniarte.it

“Testa baciata dagli angeli belli” - 1990-91 - olio su tela - cm 50x40

Nicola De Maria

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68

“due minuti di arte”

in dUE MinUTi Vi RacconTo La

SToRia di aMEdEo ModigLiani,

aRTiSTa RoManTico E boHEMian

di Marco Lovisco

www.dueminutidiarte.com

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Ci sono vite che sembrano

venute fuori da un romanzo,

in cui il genio, la follia, la

passione, la malinconia e la

malattia compongono una

melodia immortale, come La bohéme di

Puccini.

Ecco: la vita di Amedeo Modigliani somiglia

a quest’opera teatrale.

Lui è bello, dotato di grande talento ma

molto povero in una Parigi ricca di grandi

artisti e di notti da vivere senza alcuna

ricchezza se non la passione e la fame di

vita, vissuta tra grandi bevute, amicizie

profonde e belle donne. È per questo suo

modo di intendere l’esistenza che molti

amano Modigliani ma non è questo ciò

che lo ha reso immortale. Mi piace

ricordare il grande Modì non tanto per il

suo temperamento irrequieto quanto per

i suoi ritratti languidi e per quel modo con

cui è riuscito a cogliere la bellezza rendendola

immortale. Mi piace ricordarlo

per i suoi colli sinuosi e per quegli “occhi

a cui ha tolto l’età”.

Vi racconto tutto questo in due minuti (di

arte).

1. Amedeo Modigliani (1884-1920),

soprannominato “Modì” o “Dedo” è uno

dei più importanti artisti italiani del

Novecento. Pittore e scultore, Modigliani

è considerato l’icona dell’artista romantico

e maledetto: bello, geniale, povero e

passionale.

2. Cuore grande e corpo fragile: Modigliani

non ha mai goduto di buona

salute. A 14 anni contrae una febbre

tifoide e due anni dopo si ammala di una

forma grave di tubercolosi che condiziona

tutta la sua vita costringendolo nel

1914 (circa) ad abbandonare la scultura

per evitare di respirare le polveri scaturite

dal processo di lavorazione.

3. Modigliani nasce in Italia, a Livorno

ma già a ventidue anni (nel 1906) si

trasferisce a Parigi per vivere in una

comune di artisti situata nel quartiere di

Montmartre, all’epoca cuore pulsante

delle avanguardie grazie ad artisti come

Picasso, Matisse, Utrillo e Diego Rivera.

4. Molti hanno descritto Modigliani come

un ragazzo timido e silenzioso ma al

contempo impulsivo, capace di diventare

aggressivo per motivi apparentemente

futili. È nota la sua passione per l’alcol e

le donne ma gli amici lo ricordano soprattutto

come una persona con un grande

temperamento che lo porta a compiere

azioni di eclatante generosità e coraggio

o atti biasimevoli come le chiassose liti


ubriache con l’amico e pittore Utrillo, che

spesso costringevano i gestori dei caffè di

Montparnasse a cacciarli in strada.

5. La prima mostra di Modigliani nel

1917 dura solo poche ore, il capo della

polizia di Parigi, scandalizzato dai celebri

nudi distesi ritratti dall’artista decide di

farla chiudere per oscenità.

6. I colli lunghi e flessuosi, gli occhi

sottili che osservano l’infinito e le mani

sul grembo, in attesa. I ritratti di Modigliani

colpiscono per la capacità di

catturare con pochi semplici tratti l’essenza

dei suoi soggetti, arricchendola di

un’eleganza senza tempo. Pare che Modì

impiegasse molto poco ad eseguirli: due,

tre sedute di posa al massimo.

7. Modigliani muore a soli 36 anni a

causa di una meningite tubercolotica. Lo

trovano agonizzante nel letto i suoi vicini

di casa, aggrappato a Jeanne Hébuterne,

la giovane moglie al nono mese di gravidanza.

Le sue spoglie vengono sepolte

al cimitero parigino di Père Lachaise. I

compagni fanno una colletta per pagargli

le esequie.

8. Alla notizia della morte dell’amato,

Jeanne si suicida lanciandosi nel vuoto,

uccidendo sé stessa e il figlio che porta in

grembo. I genitori di Jeanne, che non

avevano mai approvato la relazione con

il controverso Modigliani, la fanno seppellire

nel cimitero parigino di Bagneux,

solo nel 1930 i suoi resti vengono riavvicinati

a quelli dell’amato, custoditi nel

cimitero parigino di Pére Lachaise. Il suo

epitaffio recita: “Devota compagna sino

all’estremo sacrifizio”.

9. Alla vita di Modigliani sono dedicati

numerosi film, come lo sceneggiato Modì,

prodotto dalla Rai nel 1990 e I colori

dell’anima – Modigliani, film del 2005

con Andy Garcia nelle vesti dell’artista

(in cui la storia dell’artista appare però

molto romanzata). Alla vita di Modigliani

è dedicato anche un album di Vinicio

Capossela: Modì e un bel libro di Corrado

Augias.

10. Anche dopo la sua morte Modigliani

fa parlare di sé: suscita scalpore infatti nel

1984 il caso delle false teste di Modigliani,

sculture ritrovate nel Fosso Reale

dove, secondo la leggenda, l’artista le

avrebbe lanciate perché criticate da alcuni

amici artisti. Molti critici si affrettarono

ad esaltare la bellezza di quelle opere che

poi si rivelarono dei falsi clamorosi. Il

cantautore Caparezza parla di questa

vicenda in una delle sue canzoni: Teste di

Modì.


68

70 68 76

Biografie d’Artista

a cura di Marilena Spataro

Nicoleta Badalan

Nicoleta Badalan è

nata a Bucarest il

17 febbraio 1980,

italiana di adozione

dal 1998.

Autodidatta, ha iniziato a dipingere

da piccola senza però

frequentare alcuna scuola ad

indirizzo artistico. Per circa 10

anni, ha “abbandonato” questa

sua passione per poi riprendere

assiduamente a dipingere circa

5 anni fa. La tecnica che preferisce

adottare è quella della pittura

ad olio su tela principalmente.

Il paesaggio, soprattutto

quello notturno è il soggetto

prediletto dei suoi dipinti.

Mostre collettive e personali

degli ultimi anni: Agosto 2017

collettiva Fosar in Piazza XX

Settembre a Pordenone, Aprile

2018 collettiva “Gli artisti non

sono bancomat” presso La

Staffa Bologna, Aprile 2018

personale presso la sede della

Pubblica Assistenza Paolina a

Castel S.Pietro Terme (BO).

Luglio 2018 collettiva Fosar a

Castelfranco Veneto (TV), Settembre

2018 collettiva Visionaria

a S. Lazzaro di Savena

(BO), Dicembre 2018 collettiva

“ A Natale ti regalo una mostra

personale” presso La Staffa a

Bologna, Giugno 2019 collettiva

“Immagini, poesia & magia”

presso ArteBo a Bologna, Novembre

2019 mostra/concorso

“A proposito di tutte queste signore”

presso la Galleria Pontevecchio

di Imola. Vincitrice,

sezione pittura, Premio d'Arte

Caterina Sforza 2019 LOGOS-

RIOLO TERME. Dicembre

2019. Mostra collettiva Sotto

una BUONA stella, spazio d'arte

LOGOS, Sant'Agata sul Santerno

(RA). Hanno scritto di

lei: Alberto Gross, Marilena

Spataro.

Giovanni Scardovi, ha così recensito

la sua opera: «E' nel

buio che abita la luce, perchè è

nei contrari che le cose si evidenziano.

Ecco allora affiorare

nel quadro una proliferazione

di stelle che invade la notte, in

una visione che nella sua concretezza

di cielo sembra un'astrazione

immaginaria, così come

accade ai suoi alberi che si

proiettano verso l'alto e inquietano

la nostra visione nel buio».

“Stelle” - 2018 - olio su tela

“Il sognatore” - 2017 - olio su tela


MOSTRA “LE DONNE NELL’ARTE”

DAL 25 FEBBRAIO AL 7 MARZO 2020

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M A RIA TERESA SA BATIELLO

KEKI

“Tejas” -2018 -acrilico su tela -80x120

M A RIA G RA ZIA SESSA -EM M EG Ì

“D onne strappate”-2014 -anim e dipietra -26x33x29

SI.M O N

“C oltivazioni” -2019 -olio su tela -cm 70 x 70

“Ram ja” -2019 -olio su tela-cm 80 x 100

Mostra a cura di Monia Malinpensa

reFerenZe e QuotaZioni presso la Malinpensa Galleria d’arte by la telaccia

Malinpensa by La Telaccia - Corso Inghilterra, 51 - 10138 Torino

Tel +39.011.5628220 - +39.347.2257267

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72

I messaggi dell'anima nelle opere

simboliche di KARIMA LARABA

di Svjetlana Lipanović

Karima Laraba, pittrice

“Autunno” - 2019 - olio su tela - cm 150x150

La prestigiosa Galleria della

Biblioteca Angelica ha ospitato

dal 2 al 12 ottobre, nella

Città Eterna una splendida

mostra intitolata “La Maschera

e il vortice” a cura di

Giuseppe Ussani d’Escobar, critico d’Arte

con cui l’artista algerina Karima Laraba

si è presentata al pubblico romano.

Le opere di una rara bellezza, esposte

negli ampi spazi della Galleria, hanno

raccontato tramite immagini luminose e

installazioni enigmatiche l’universo simbolico

creato dalla pittrice, colmo di significati

nascosti.

Nata in Algeria, vicino al mare, già nell’infanzia

felice scoprì il suo grande innato

talento per la pittura. Frequentò “Les

Boeaux-Arts d’Alger” per perfezionarsi,

prima di cominciare ad esporre con successo

in patria. La seconda tappa del suo

percorso artistico è Parigi, il celebre quartiere

di Montparnasse in cui nel suo atelier

ha sperimentato varie tecniche pittoriche:

ad olio, acrilico, acquarello, tecnica

mista, disegno a mano libera, gessetto,

carboncino, pastelli. Inoltre, ha realizzato

innumerevoli decorazioni pittoriche adoperando

la tecnica dell’affresco e della

pittura a calce, oppure il trompe l’oeil.

La sua creatività si è espressa anche nelle

sculture realizzate in gesso e in cartapesta

con assemblaggio dei diversi materiali ricercati.

La stessa pittrice si definisce “come

un tramite attraverso cui fluiscono le

ispirazioni, le emozioni forti che simili a

un vortice si trasformano nelle sue opere”.

Per lei creare, significa respirare, vivere,

cogliere con l’attenzione le bellezze

e gli orrori del mondo in seguito immortalati

sulle tele per trasmettere agli spettatori

un messaggio scritto nel linguaggio

universale dell’arte.

La mostra allestita a Roma, racchiude

come in un prezioso scrigno le più rappresentative

creazioni frutto delle esperienze

e delle ricerche passate. Ogni tela,

ogni scultura visibile è un racconto che

tra il sapiente uso dei colori, delle luci e

dei vari materiali ci parla in modo silenzioso

delle attuali tematiche, spesso dram-


“L’umanità in ginocchio” - 2019

manichino carta e garza - cm 50x100

“L’onda” - 2010 - acrilico su tela - cm 90x115

matiche della società contemporanea.

L’artista con la sua sensibilità ed immaginazione

intuisce l’avvicinarsi della apocalisse

che potrebbe distruggere il nostro

fragile mondo, l’armonia della natura

profondamente offesa dal sfruttamento e

dalla incuria del genere umano. Una vera

denuncia è l’ opera che parla dei paesaggi

desolati in cui “Non c’è più niente da pescare”,

mentre si nota su un altro quadro,

il gruppo dei sopravvissuti alla ricerca del

mondo nuovo. Le sculture con i perfetti

visi impenetrabili delle maschere bianche

sono la personificazione di vari mali nascosti

che divorano la società. “Il mistero

dei fiori di Giano”, con la sua maschera

bifronte è una accusa forte al consumismo

sfrenato. La maschera da una parte

ingoia la plastica, mentre sul lato opposto

si nota la bocca piena dei fiori contaminati

fatti dallo stesso materiale che inquina

la natura. La ricerca spasmodica

della bellezza eterna si è materializzata

nella maschera di cartapesta e il manichino

biodegradabile intitolato “L’ossessione

della bellezza”. Un'altra scultura

inquietante è il manichino attorniato da

libri con le sembianze celate dalle garze,

il simbolo dell’umanità in ginocchio davanti

a un sempre più crescente degrado

culturale. “L’angelo della pace” si intravede

nel fondo bianco come un accenno

della speranza, simile alle luci che sono

sempre presenti anche nei quadri più tenebrosi

e con le tematiche più complesse,

perché la luce della speranza, secondo la

pittrice non si deve spegnere – mai! Con

queste installazioni simboliche, la pittrice

si avvicina alla Pop Art rappresentata da

George Segal e alla Funk Art americana

di cui Edward Kienholz è uno dei maggiori

esponenti, ed anche a Joseph Beuys.

Una delle caratteristiche affascinanti nelle

opere di Karima Laraba, oltre l’eccezionale

padronanza del colore è la luce

che si sprigiona dall’interno delle tele

creando una atmosfera rarefatta, sognante

fatta di mille sfumature. Particolarmente

nei paesaggi, i quadri richiamano il grande

pittore inglese Turner, maestro insuperabile

delle atmosfere suggestive. La pit-


74

“Unione della forza nella luce” - 2019

olio e acrilico su tela - cm 120x100

“Alla ricerca del nuovo mondo”

2018 - olio su tela - cm 80x80

“Non c’è più niente da pescare!” - 2019 - olio su tela - cm 120x100

trice si lascia travolgere dalla natura,

dalla potenza di elementi che la dominano,

dalla struggente bellezza del creato.

Così nasce “L’onda” un inno all’ indomita

potenza del mare, “Autunno” una

sinfonia delle foglie spazzate dal vento,

“Unione della forza nella luce” omaggio

alla Regina natura. Algeria “il locus amoenous”

è rappresentata con la riva del

mare, da cui l’artista è partita per approdare

prima nella capitale francese e successivamente

a Venezia ritratta nel

quadro “La Venezia nel vetro”. Il richiamo

irresistibile dell’acqua un elemento rigeneratore,

avvolgente, tranquil- lizzante

con cui si sente in simbiosi l’ ha portata

nella città lagunare dove ha aperto il suo

atelier “Myosotis Karima arte”, una vera

fucina di creazioni eccellenti, tutte da decifrare.

Fin ora, la pittrice oltre ad esporre

nel suo atelier, ha partecipato a diverse

Mostre e Rassegne d’Arte, presso i spazi

espositivi sparsi nel mondo:

Consolat Général d’Algérie à Paris “La

Baix d’Alger”, “Collettiva di Artisti Algerini”

presso l’Ambasciata degli Stati

Uniti in Algeria, nel 2000, “Omage a

Edouard Mac Avoy” Maison de la Radio-

Peintres Du Spectacle-Association Charles

Bassompierre a Parigi, “L’autre” Cercle

National Des Armées, a Parigi nel

2009, “Tra il Reale e l’Irreale” Spazio

Bianco nel 2012, a Venezia, dal “La Maschera

e il Vortice” presso la Galleria

della Biblioteca Angelica, nel 2019 a

Roma. Le mostre elencate sono visibili

su internet:http:// www.bibliotecaangelica.beni

culturali.it/index.php?it/208/archivio-eventi/313/karima-laraba-la-mas

chera-e-il-vortice

www.cnaparis.com

www.consulat-paris-algerie.fr.

L’immenso potere immaginativo, con cui

si distingue ogni vero artista, unito al talento,

alla preparazione, all’impegno costante

e appassionato porteranno senza

dubbio Karima Laraba a lasciare un

segno indelebile nel mondo dell’arte, con

i suoi messaggi dell’anima nascosti nelle

sue opere simboliche.


Fausto Minestrini

“Stipite del ‘500” - 2019 - tecnica mista su stipite del ‘500 - cm. 78 x 57

opera selezionata per il Progetto Tv Laboratorio AccA

Porto turistico di Roma - Loc. 876- Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma

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76

dal baltico

al Mediterraneo

Mostra di Silvana gatti e

dimitri Kuzmin

A cura di Massimiliano Bordigoni Denaro

Silvana Gatti e Dimitri Kuzmin

L

e brume, che si levano sulle

vaste distese, quasi infinite,

delle acque del mar Baltico;

quel pallore soffuso, mitigato,

nel corso dell’anno, soltanto

dal “Sole di Mezzanotte” con

le sue “notti bianche”, che tanto bene traspone

nelle sue opere l’eccelso pittore

Ivan Konstantinovic Ajvazovskij, buon

amico di William Turner (e nella fedele

copia eseguita da Dimitri Kuzmin, una

delle opere del romantico maestro armeno

– in cui è ritratta una veduta di San

Pietroburgo - è esposta in mostra; mentre

notiamo che Dimitri Kuzmin – la cui famiglia

è originaria di quella città balticaha

da sempre amato raffigurare vedute e

scorci della prediletta Venezia); quella

sorta di raccolta, ovattata intimità, che

scaturisce dalla simbiosi con l’elemento

acquatico, ci sembrano strettamente legate,

anzi, persino ci convincono di poter

rappresentare il movente primordiale, più

vero ed impercettibile, che contribuisce a

forgiare un importante aspetto del carattere,

che si sostanzia anche quale idem

sentire, proprio a non pochi tra coloro che

hanno vissuto attorno a quelle sponde

nordiche. Sospingere, cioè, il proprio spirito

in alto, oltre il limite segnato dalla dimensione

del sensibile. Quelle particolari

condizioni climatiche, geografiche, ambientali,

psicologiche, hanno, per la loro

parte, a nostro parere, concorso ad influenzare

personalità, divenute giganti

della letteratura, piuttosto, meglio, della

cultura universale.

Una fra esse, certamente, può ravvisarsi

in Fedor Michailovic Dostoevskij, celebrato

romanziere e uomo dal finissimo

pensiero; che quasi compendia il contatto

dell’ancestrale spiritualità dell’anima

russa con il nichilismo dell’era moderna.

“L’inferno è la sofferenza di non poter

più amare” – proclama lo starec Zosima

ne “I fratelli Karamazov” (e Dostoevskij,

mediante gli insegnamenti insiti nelle parole

di questo suo personaggio, in fondo,

potrebbe essere ritenuto egli stesso uno

starec, una guida spirituale…).

La frase è famosa, colma di significato

nella sua laconica semplicità. E molto attuale.

Quanti, aimé, ci sembra di veder vivere

in questa tormentosa tortura, dan-


“La fuitina” - Silvana Gatti

“La dea del mare” - Silvana Gatti

“Le amiche” - Silvana Gatti

“La cercatrice di conchiglie” - Silvana Gatti

nosa per l’anima (l’amore è tutto, è lo

scopo della vita stessa - ed invero esso

non pare, in sé, circoscritto neppure all’amore

verso qualcuno o qualcosa in i-

specie, potendo invero sublimarsi in altro

di superiore magnitudine…), magari ignari

ovvero incoscienti, e nonostante l’esteriorità

dei sorrisi, in verità molto di moda

ai nostri giorni, in cui vige l’imperio –

ormai assoluto quanto fatuo - dell’apparire

sull’essere (eppure, rimedio efficace

già sarebbe il ricorrere alla saggia massima,

per cui in medio stat virtus…).

Mentre uno spirito indubbiamente capace

di amare - digradando di latitudine, dal

Baltico verso Sud, verso l’altro mare,

l’altro termine del binomio che ha dato

luogo al titolo della mostra, l’assai più luminoso

e caldo Mediterraneo - e che, immediatamente,

guardando le tele, ben prima

quindi di ricevere conferma facendone

personale conoscenza, ci ha trasmesso

questa impressione, è personificato

da Silvana Gatti.

Già altrove, abbiamo descritto ed offerto

una interpretazione dei molteplici significati

che ravvisiamo nelle opere di Silvana

Gatti. Infatti, abbiamo potuto curare,

recensire e presentare una sua personale

in Versilia, a Forte dei Marmi, lo

scorso anno (e, peraltro, è in quella occasione,

che i due artisti in mostra si sono

conosciuti; e, avendo recensito e presentato,

quest’anno, due mostre di Dimitri

Kuzmin – poliedrico artista italo-russo, il

quale, oltre a dipingere, è ottimo scultore

nonché maestro iconografo, dedicate a

Leonardo da Vinci, nella ricorrenza dei

cinquecento anni dalla scomparsa, dove

egli ha esposto anche alcune copie di

opere leonardesche, tra cui una “Gioconda”,

è perciò motivo di grande soddisfazione

la liaison artistica che si è quindi

venuta a creare, indubitabile causa prima

della presente mostra).

E, come allora abbiamo avuto modo partitamente

di mettere in luce, il Mediterraneo,

in relazione ad alcuni specifici a-

spetti che esso esprime, è senza alcun

dubbio una delle precipue fonti di ispirazione

dell’artista torinese.

Ma in numerose sue tele abbiamo colto,

quale sentimento spassionato, pieno, quindi

affatto materno, anche un altro ele-


78

“La Madonna del Kazan” - Dimitri Kuzmin

“Ecce Homo” - Dimitri Kuzmin

“Il ponte del rialto” - Dimitri Kuzmin

mento: l’amore per l’ ”altro”.

In una accezione, tuttavia, più ampia, che

oltrepassa il concetto di semplice amore

per il prossimo. Esso appare, invece, come

rivolto ad abbracciare chi voglia fuggire

da una situazione di sofferenza, certamente

dettata da condizioni di mero

ordine materiale (tematiche spesso presenti

nei suoi dipinti, in quanto cogenti

nella loro rude attualità), bensì anche scaturente

da ragioni più profonde, radicate

nell’inconscio e perciò comprensibilmente

più subdole: tutti costoro si trovano innanzi

un ostacolo immane da superare, il

mare con la sua vastità. Forse, quel mare,

ed il necessario viaggio da affrontare per

giungere alla meta anelata, potrebbe

anche rappresentare l’effigie della metafora

di un viaggio interiore; un viaggio

intrapreso dal viaggiatore alla ricerca di

sé stesso, del proprio “sé”.

Parimenti ad un labirinto, simile a quelli

sovente raffigurati nell’iconografia medioevale,

da percorrere, anche soltanto

per mezzo della mente, in luogo di un

pellegrinaggio purificatore e rigeneratore

in Terra Santa oppure a Santiago di Compostela.

Ma abbiamo in precedenza anche

illustrato come in alcune opere di Silvana

Gatti sia evocato, a nostro parere, un altro

importante simbolo. La “Grande Dea”

mediterranea, la “Dea Madre”, rappresenta

quel simbolo. Stipite di tutte le divinità,

come di tutti gli uomini, essa era

oggetto di profonda venerazione, con diversi

nomi, per tutti i popoli che vivevano

nel bacino del Mediterraneo. Una divinità,

invero, anche strettamente legata

all’elemento “acqua” (il che probabilmente

trova una eco ancora in età storica,

con figure femminili divine o a cui comunque

vengono ascritti caratteri magici

- come ninfe o fate, poste in relazione a

fonti, laghi, fiumi, corsi d’acqua). Ed è

intuitivo il rapporto tra l’elemento acqueo

e l’elemento femminile, dotato della capacità

divina di generare la vita.

Ciò, fino all’avvento di stirpi guerriere,

instauratrici di una struttura patriarcale,

pertanto diametralmente opposta a quella

indigena, della società.

Evento che – ed è questa una nostra personale

convinzione – potrebbe essere

stato determinante nel sancire la fine

della cosiddetta “Età dell’oro” (l’Aurea

Aetas, di cui narrano gli antichi), un tempo,

come tutti sanno, contrassegnato dalla


Massimiliano Bordigoni Denaro e Silvana Gatti

Dimitri Kuzmin e Silvana Gatti

Dimitri Kuzmin

pace; quindi una antica, pacifica era di felicità

e prosperità. Ed in quella simbologia,

che Silvana Gatti trasfonde nelle sue

tele con un sapiente, misurato uso del colore

(che ci suggerisce altresì rimembranze

circa la teoria di Goethe sul colore,

fatto di “luce” e “buio”, a nostro sommesso

avviso, almeno filosoficamente veridica,

in quanto l’esistenza tutta, vita umana

in primis, a ben guardare, è permeata

dall’inscindibile coppia “chiaro/scuro”,

termini opposti, contrari solo in apparenza;

concetto assai ben reso dalla “scacchiera”,

che possiamo incontrare nella

scienza araldica), e con nuances ottenute

mediante pennellate leggiadre e mai troppo

materiche, amiamo cogliere anche un

positivo auspicio, un augurio per un non

lontano futuro, apportatore di un ritorno

a quell’epoca aurea, dominata dalla pace.

Ecco, quindi, che congiungendo idealmente

i due mari, in questo itinerario da

Nord a Sud (che può comunque, allo

stesso modo, utilmente svolgersi nella

opposta direzione, da Sud verso Nord),

da un Sole fioco e velato ad un Sole sgargiante

e potente, dalle nebbie evanescenti

alla luce vivida, dalle più fitte oscurità invernali

allo splendore accecante dell’estate,

il cerchio si conclude in perfetta

geometria, in una proporzione aurea, che

induce ad evocare ancora Dostoevskij, ed

un’altra sua frase assai celebre, che peraltro,

in modo molto naturale, si lega al

campo dell’arte. “La bellezza salverà il

mondo”, viene riferito più volte nell’ “Idiota”,

da diversi personaggi, attribuendo

quelle parole ad un protagonista di quel

romanzo (una figura cui forse è assegnata

una funzione escatologica), il principe

Miskin. E ognuno è consapevole del potere

indubbio che l’arte, quindi l’artista,

ha di suscitare la “bellezza”.

Ma, in proposito, dobbiamo notare che,

nella lingua russa, la parola “mondo” si

esprime con la parola “mir”. E “mir”, in

quella lingua, ha anche un altro significato:

“pace”…

Massimiliano Bordigoni Denaro

Presso il Chiostro dell'Annunziata

via Po 45 - Torino

Inaugurazione il 7 febbraio 2020

ore 17.00

Sino al 13 febbraio 2020

dalle 10.00 alle 12.00;

dalle 15.00 alle 19.00


80

Art&Events

Galà Premio Eccellenze

Si rinnova il successo

per la 6°

edizione di Premio

Eccellenze, la serata

di gala che vede

premiate le migliori a-

ziende sul territorio tenutasi

nella prestigiosa

cornice dell’Hotel Sheraton

Milan San Siro a

Milano, con il Patrocinio

del Comune. Ideato dal Presidente e imprenditore Michele Oggioni,

sono stati poi chiamati sul palco insieme alla madrina Susanna

Canzian, Massimo Malpighi dell’azienda Acetaia Malpighi, Nadia

Bertani e lo Chef Executive Filippo Sinisgalli di Il Palato Italiano,

Mariella Radici per Macellaio RC, Fernando De Mitri dell’azienda

De Mitri S.r.l., il sarto Santo Barillà, il Dottor Andrea Russo dell’Istituto

Chirurgico Palazzo Manzoni, e poi ancora premi alle eccellenze

dello spettacolo come Ivana Spagna per la carriera, Alessandro

Ristori, Pamela Camassa, Mario Ermito, il regista Mario

Maellaro e per il Management Alex Pacifico (in foto). Per il giornalismo

quest’anno è stato conferito alla nostra direttrice Lorella Ridenti.

Questa edizione la donazione solidale è stata assegnata a Save

the Children grazie all’asta dell’opera d’arte del celebre Myfo.

Premio Internazionale Doc Italy

Premio Intern

a z i o n a l e

Doc Italy –

Viaggio Attraverso

l’Eccellenza, ormai

alla settima edizione,

conferma la sua filosofia:

“individuare

e premiare i protagonisti

che conferiscono

un contributo

di valore al Nostro

Paese rendendolo noto nel mondo, riscoprendo il senso

d’appartenenza dell’eccellenza creativa e dell’ identità

nazionale”. Diretto da Tiziana Sirna e presentato dai

volti Rai Camilla Nata ed Anthony Peth ha visto alternarsi

sul palco i 10 protagonisti di questa edizione: Sofia

Erzel, Maurizio Capodicasa, Prof. Ernesto Di Resto,

Prof.ssa Annamaria Cipriani, Daniela Dawan, Dr.

Luigi De Ficchy, Col. Leonardo Laserra Ingrosso, Guglielmo

Mariotto, Franco Oppini e Maurizio Talarico.

Insieme ai dieci premiati si sono alternati sul palco personalità

della cultura e dell’imprenditoria insieme a grandi

chef stellati e maestri pasticceri.

Korea Week Roma 2019

Il Ristorante Claudia festeggia un anno

L’

Istituto Culturale Coreano in collaborazione con il Komacon,

ha inaugurato durante la Korea Week la mostra “Benvenuti

nel Mondo del Webtoon”. L’inaugurazione si è aperta con il saluto

del Direttore dell’Istituto Choong Suk Oh seguita da quella del

Direttore del Koamcon Jongcheol Shin. Presente anche l’autore Yongseong

Choi della Lezhin Comics che ha introdotto brevemente il

Webtoon in generale. A seguito della presentazione di Choi si è passato

alla visione di un video dimostrativo su come viene realizzata una pagina

di Webtoon. All’inaugurazione erano inoltre presenti gli ex Ambasciatori

Italiani in Corea Sergio Mercuri e Marco Della Seta, il

Direttore del Conservatorio di Musica S. Cecilia Roberto Giuliani,

l’attrice Violante Placido e altri personaggi del mondo dello spettacolo

italiano. Alla serata erano presenti in tutto circa 300 persone.

Un dinner di Natale tutto a base di cucina alla romana, tra maccheroni

alla matriciana e arrosto al pistacchio, hanno deliziato

gli ospiti presenti al noto ristorante in via di S.Basilio;

Accolti dai direttori Shahed e Roky sono arrivati per primi gli attori

Mario Ermito e Andrea Preti, Antonietta Di Vizia in abito rosso

accompagnata dal compagno, il presentatore Tv Anthony Peth e la

conduttrice del Tg5 Simona Brachetti e poi ancora di Vittorio Hamarz

Vasfi, Angelo Costabile e Simone Surace. In splendida forma

l’attrice comica Barbara Foria con lo stilista Mario Orfei, i tronisti

Mariano Catanzaro e Gianluca Tornese raggiunti poi da Samuele

Mecucci e Ferdinando Giordano. Reduci dal musical Aladin sono

approdati Francesco De Simone, Emanuela Rei, Renato Crudo e

Cristina Da Villanova, e poi ancora in total black Valentina Varone

con Marco D’Angelo e Stefano Martoriello. Durante la cena fra una

gag e l’altra gli ospiti si sono divertiti ad ascoltare la voce di Thomas

Grazioso, concludendo la serata con una torta alla vaniglia e tante

candeline.


Medit Winter Fashion

La dittatura degli algoritmi

Masseria Caselli. Il Medit

Winter Fashion si è concluso

con la vittoria di Marina

D’Antone per il contest

“Passeggiata negli anni 50”. Durante

la serata sono stati premiati Lorella

Ridenti, per l’eccelsa carriera

giornalistica, Giuseppe Fata icona internazionale

e l’imprenditrice Maddalena

Sardella. La serata diretta dalla

direttrice artistica Antonella Parziale

è proseguita con le sfilate di Varon

Couture, Madamoro by Fiammetta

Fazio, Atelier Annicchiarico di Angela

e Vita Annicchiarico, Atelier

Dama di Adriana Dama e le spose

dell’Atelier Emè.

«E

ro davanti alla tv, era novembre dell'anno scorso, e guardavo

su Raitre la finale del programma “Il borgo più bello d'Italia”

dove 20 piccoli centri della nostra Penisola si contendevano il

primato. Penso sia stato in quel momento che si è accesa la

classica lampadina: ma la gente che guardava la tv o ha letto il giornale,

a sentir pronunciare quel termine, algoritmo, cosa avrà capito? Forse

bisognerebbe spiegarglielo...».

Chi parla è Antonio Murzio, giornalista, che è in libreria con “La dittatura

degli algoritmi”, sottotitolo “il dominio della matematica nella

vita quotidiana, «un libro», dice, scritto proprio con l'intenzione di spiegare

in maniera più semplice possibile, accessibile a tutti, cosa sono gli

algoritmi e perché il termine “algoritmo”, un tempo relegato nei soli

manuali di matematica prima e di informatica dopo, è entrato prepotentemente

nel lessico quotidiano».

«Nel libro», spiega l'autore, «parto da un aneddoto, che ho intitolato “Il

Papero e il professore”, nel quale racconto di come può essere facile

scambiare fischi per fiaschi in una semplice conversazione in chat col

correttore automatico che ti cambia le parole in base al “suo” dizionario.

Presentato in un tour nazionale sta riscuotendo un grande successo in

tutta la Nazione.

L’evento dei 20 anni

Little Babies Italia

Successo per l'evento STORIE DI DONNE "Calendario

dello Stato Maggiore della Difesa

20venti: 20 anni con le donne nelle Forze Armate".

Il Calendario è stato presentato lo scorso 18 dicembre

anche a Francavilla in Sinni (PZ) con una

delegazione ufficiale dello Stato Maggiore della Difesa

ed alcune testimonials delle Forze Armate, accolti tutti

dal Sindaco Romano Cupparo. Con Michele Cucuzza

ed Andrea Di Consoli fra gli ospiti. Ha presentato la serata

Cecilia Primerano del tg1.

SSicilia. Morena Salvato e Davide Miano sono i vincitori

di Little Babies Italia il contest dedicato ai bambini

da o a 13 anni. La serata è svolta nella Tonnara di

Oliveri gestito dai Fratelli Puliafito. Manifestazione presentata

dal conduttore di Antenna del Mediterraneo e speaker di

Radio Milazzo Francesco Anania. Finale che ha visto come

special Guest il conduttore Tv Anthony Peth. A completare

la giuria Donatella Manna, Andrea Cherubini, Giusy Alosi

e l’ Avvocato Nino Centorrino.


9 biennale d’arte

internaZionale

a Montecarlo 2020

13-14 GiuGno

a tutti Gli artisti

sono aperte le seleZioni alla 9 biennale d’arte

internaZionale a Montecarlo 2020, pittura, scultura, GraFica, acQuerello,

incisione, ceraMica, FotoGraFia, Mosaico e opere realiZZate al coMputer.

teMa libero e teMa Fisso: “l’arte in ViaGGio alla scoperta dell’aMbiente”

per poTer parTeCIpare aLLa seLezIoNe deLLa BIeNNaLe INVIare aLLa MaLINpeNsa GaLLerIa d’arTe

BY La TeLaCCIa, N° 5 - 6 foToGrafIe dI opere dIVerse (IN forMaTo JpG. o TIff. CoN UN d.p.I. 300 dI

rIsoLUzIoNe), BIoGrafIa e CUrrICULUM per posTa eLeTTroNICa: entro MarZo 2020

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Firenze 50125 - Antichità - Via Maggio, 40/r - Tel. +39 055 2670260 - antichita@tornabuoniarte.it


84

MOSTRE D’A R T E IN I T

a cura di Silvana Gatti

AOSTA

MUSEO ARCHEOLOGICO

NAZIONALE

fINO AL: 15 MARZO 2020

CARLO fORNARA E

IL DIVISIONISMO

La mostra Carlo Fornara e il Divisionismo,

prima rassegna monografica in Valle d’Aosta

dedicata al pittore piemontese, è focalizzata

sui due decenni cruciali della

parabola di Fornara, l’ultimo dell’Ottocento

e il primo del Novecento, ed esamina

la stagione più intensa della sua produzione,

in parallelo alla genesi e all’apice del

Divisionismo in Italia.

Carlo Fornara (1871-1968) sta riacquistando

il ruolo di primo piano che ebbe nell’arte

italiana ed europea a cavallo tra Otto

e Novecento come documenta questa mostra.

Riserve e preconcetti nati dalla percezione

di Fornara nella riduttiva veste di

imitatore di Giovanni Segantini. Certo, fu

il suo assistente nell’estate 1898, e imparò

profondamente la lezione del grande maestro

che doveva scomparire tredici mesi più

tardi, ma questo non spiega né la sua adesione

al Divisionismo né l’evoluzione del

suo originale percorso di artista. Il periodo

simbolista di Fornara, oltre al capolavoro

L’Aquilone, è qui rappresentato da La leggenda

alpina e da due studi a olio, mentre

nella sezione dei disegni, alcuni fogli di

grande formato, quali quello per il manifesto

stradale del Sempione e Allegoria dei

monti, raccontano di un’esperienza che più

tardi l’autore preferì occultare. Chiusa la

parentesi simbolista, il primo decennio del

Novecento è segnato da una ricerca di

obiettività verso la natura, spoglia dell’espressionismo

che aveva dominato le

stagioni tra la fine dell’apprendistato vigezzino

e la maturazione divisionista che, con

En plein air, anticipa di alcuni mesi l’incontro

con Segantini. Sono anni dedicati alla

sua terra, fonte iconografica primaria, la

Val Vigezzo.

ASTI

PAL A Z ZO M A Z Z E T T I

fINO AL: 20 fEBBRAIO 2020

MONET E GLI IMPRESSIONISTI

IN NORMANDIA

La mostra ripercorre, a partire dai primi decenni

dell’Ottocento, i momenti più importanti

dell’impressionismo nella regione francese

della Normandia, attraverso 75 opere.

Da Claude Monet a Eugène Boudin, da

Thèodore Gericault a Jean-Baptiste Corot,

da Charles Daubigny a Jacques Villon, da

Auguste Renoir a Pierre Bonnard: un percorso

che racconta gli scambi, i confronti e

le collaborazioni tra grandi artisti. Un viaggio

in una Normandia segreta e poco conosciuta,

musa ispiratrice di grandi artisti: una

Normandia densa e grave, dove i microcosmi

naturali generati dalla terra, il vento, il

mare e la bruma regalano un’atmosfera che

i pittori impressionisti hanno fissato nelle

loro opere. Un progetto espositivo che si

concentra sul patrimonio pittorico normanno

che ha dato vita alla Collezione Peindre en

Normandie, una delle raccolte più importanti

del periodo impressionista e che in questa

occasione mette in mostra opere cariche del

lirismo naturale ed evocativo proprie della

bellissima regione francese. Esposti a Palazzo

Mazzetti molti capolavori impressionisti

come: Camille sul- la spiaggia (1870,

dal Musée Marmottan di Parigi) e Barche

sulla spiaggia di Étretat (1883, dalla Fondation

Bemberg di Toulouse) di Monet, Tramonto,

veduta di Guernesey, (1893) di

Renoir, Falesie a Dieppe (1834) di Delacroix

e La spiaggia a Trouville (1865) di Courbet,

solo per citare alcuni dei dipinti esposti.

BRESCIA

PALAZZO MATINENGO

DAL: 18 GENNAIO 2020

fINO AL: 7 GIUGNO 2 0 2 0

DIVINA CREATURA

DONNE NELL’ARTE DA

TIZIANO A BOLDINI

La mostra documenta il ruolo dell’universo

femminile nella storia dell’arte italiana,

dagli albori del Rinascimento al

Barocco, fino alla Belle Époque. L’esposizione,

curata da Davide Dotti, organizzata

dall’Associazione Amici di Palazzo Martinengo,

col patrocinio della Provincia di

Brescia e del Comune di Brescia, in partnership

con Fondazione Marcegaglia

onlus, presenta oltre 90 capolavori di artisti

quali Guercino, Pitocchetto, Appiani, Hayez,

De Nittis, Zandomeneghi e Boldini

che, con le loro opere, hanno rappresentato

la personalità, la raffinatezza, il carattere,

la sensualità e l’universo femminile, ponendo

particolare attenzione alla moda,

alle acconciature e agli accessori tipici di

ogni epoca e contesto geografico. Grazie

alla collaborazione con la Fondazione

Marcegaglia Onlus, vengono approfonditi

tramite appositi pannelli di sala alcune tematiche

di grande attualità quali le disparità

tra uomini e donne, il lavoro femminile,

le violenze domestiche, l'emarginazione

sociale e le nuove povertà. Il percorso

espositivo, suddiviso in otto sezioni

tematiche - Sante ed eroine bibliche. Mitologia

in rosa. Ritratti di donne. Natura

morta al femminile. Maternità. Lavoro.

Vita quotidiana. Nudo e sensualità – documenta

il rapporto tra l’arte e il mondo femminile

per evidenziare quanto la donna sia

da sempre il centro dell’universo artistico.


A L I A E fUORI CONfINE

CENTO

PINACOTECA SAN LORENZO

E ROCCA

fINO AL: 15 fEBBBRAIO 2020

EMOZIONE BAROCCA

IL GUERCINO A CENTO

Con le ferite del terremoto del 2012 ancora

fresche, il Comune di Cento ha deciso

di dedicare una mostra al suo

celebre cittadino, con settantanove opere

provenienti in larga parte dal patrimonio

locale. Il legame profondo che lega

Guercino (Cento, 1591 – Bologna 1666)

alla sua Cento è leggibile nella sua

firma. Il pittore infatti dopo il suo nome

e cognome, Joannes Franciscus Barberis,

scriveva sempre Centensis. La prima

testimonianza pittorica nella sua città natale

proviene dalla facciata della casa paterna

e risale al 1598-1600 quando l’artista

era ancora un bambino. Le sue fatiche

giovanili più mature lo vedono impegnato

nella realizzazione di diversi

cicli di affreschi di cui due presenti in

mostra, quello realizzato per casa Paninni

e quello per casa Benotti, recentemente

acquisito dal comune. Risale al

1617, quando il Guercino porta a termine

le due decorazioni parietali, una testimonianza

di Ludovico Carracci: “dipinge

con tanta facilità d’invenzione,

gran disegnatore, felicissimo coloritore

mostro di natura e miracolo da far stupire

chi vede le sue opere”. Guercino attinge

al cromatismo veneto e alla plasticità

ferrarese, sublimandoli in uno

stile che fonde elementi naturalistici con

lo stupore emozionale del barocco. I numerosi

disegni presenti in mostra, esposti

accanto ai dipinti di grande dimensione

e provenienti quasi tutti dalla collezione

cittadina, schiudono lo sguardo

sulla creatività più pura e istintiva del

Guercino documentando la dimensione

più intima dell’artista.

fERRARA

PALAZZO DEI DIAMANTI

DAL: 1 DICEMBRE 2 0 1 9

fINO AL: 13 APRILE 2020

DE NITTIS E LA RIVOLUZIONE

DELLO SGUARDO

La mostra documenta il ciclo creativo di De

Nittis sottolineando l’originalità della sua

arte e il suo modo di raffigurare la realtà per

mezzo di inquadrature sorprendenti rese sapientemente

con un gioco di atmosfere luminose.

L’artista ha dipinto opere che rappresentano

il mondo nel suo apparire fugace

e transitorio. Pur assecondando le esigenze

del mercato, attraverso un linguaggio teso

alla sperimentazione e una sensibilità ottica

affine a quella degli amici Manet, Degas e

soprattutto Caillebotte, De Nittis ha abbracciato

quella “rivoluzione dello sguardo” che

segna l’avvento della modernità in arte, a cui

nella Parigi di fine Ottocento contribuisce il

confronto tra la pittura e i codici della fotografia

e dell’arte giapponese che De Nittis

studiò e collezionò. A documentarlo, in mostra,

è l’affiancamento dei suoi dipinti a fotografie

d’epoca firmate da importanti autori

del tempo – da Edward Steichen a Gustave

Le Gray, da Alvin Coburn a Alfred Stieglitz

– oltre ad alcune delle prime immagini in

movimento dei fratelli Lumière. Un percorso

avvincente con opere provenienti da importanti

collezioni pubbliche e private d’Italia e

d’Europa, volto ad evidenziare il contributo

dell’artista alla creazione del linguaggio visivo

della modernità. Organizzata dalla Fondazione

Ferrara Arte e dalle Gallerie d’Arte

Moderna e Contemporanea, in collaborazione

con il Comune di Barletta, la mostra

nasce dallo scambio culturale tra il Museo

Giovanni Boldini di Ferrara e la Pinacoteca

De Nittis di Barletta. Grazie all’accordo tra i

due musei, Barletta, città natale dell’artista,

ospiterà a Palazzo della Marra un nucleo di

dipinti e di opere grafiche di Giovanni Boldini,

mentre a Ferrara verrà presentata una

selezione di opere del pittore pugliese.

LIVORNO

MUSEO DELLA CITTà

fINO AL: 16 fEBBRAIO 2020

MODIGLIANI E L’AVVENTURA DI

MONTPARNASSE. CAPOLAVORI DALLE

COLLEZIONI NETTER E ALEXANDRE

Per il centenario della morte del pittore, in

mostra i dipinti e disegni appartenuti ai due

collezionisti che lo hanno accompagnato

nella sua vita. Paul Alexandre, che lo ha sostenuto

al suo arrivo a Parigi e che lo ha

aiutato nel progetto scultoreo delle Cariatidi

e durante i suoi ritorni a Livorno nel

1909 e 1913. Ma anche Jonas Netter che ne

ha riunito i più bei capolavori. In mostra il

ritratto Fillette en Bleu del 1918; il ritratto

di Chaïm Soutine del 1916; il ritratto Elvire

au col blanc (Elvire à la collerette) dipinto

tra il 1918 e il 1919; il ritratto Jeune fille

rousse (Jeanne Hébuterne) del 1919, che ritrae

Jeanne Hébuterne di tre quarti mentre

si rivolge allo spettatore con naturalezza ed

eleganza. Dei disegni, esposti alcune Cariaditi

tra cui la Cariatide (bleue) del 1913.

Insieme alle opere di Modigliani sono

esposti un centinaio di altri capolavori, collezionati

da Jonas Netter a partire dal 1915,

opere della grande École de Paris. Tra queste,

i dipinti di Chaïm Soutine come L'Escalier

rouge à Cagnes, La Folle, L'Homme

au chapeau e Autoportrait au rideau, eseguite

dal 1917 al 1920; opere di Maurice

Utrillo come Place de l'église à Montmagny,

Rue Marcadet à Paris, Paysage de

Corse, dipinti che non lasciano trasparire i

suoi soggiorni negli ospedali psichiatrici

per tentati suicidi legati alla dipendenza

dall’alcol; opere di Suzanne Valadon come

le Trois nus à la campagne, tema molto

caro a Renoir e a Cézanne oltre che ad

Andrè Derain, e dipinti come St.Tropez e

Portrait d’homme (Jonas Netter) di Moïse

Kisling, artista polacco che ci ha lasciato

uno dei ritratti più emblematici del collezionista

Jonas Netter.


86

MOSTRE D’A R T E IN I T

MILANO

GALLERIA BOTTEGANTICA

PADOVA

PALAZZO ZABARELLA

PADOVA

PALAZZO DEL MONTE DI PIETà

DAL: 17 GENNAIO 2020

fINO AL: 22 fEBBRAIO 2020

NOVECENTO PRIVATO. DA DE CHI-

RICO A VEDOVA

Bottegantica, che oggi vivifica gli spazi

che furono del Naviglio, propone questa

mostra a cura di Stefano Bosi, Valerio

Mazzetti Rossi e Enzo Savoia, con la

consulenza scientifica di Fabio Benzi. Il

percorso ha come fulcro i decenni del

Naviglio, sino alla prima metà del Secolo

Breve, documentando i momenti più

straordinari vissuti dall’arte e dalla cultura

dal primo dopoguerra sino agli sviluppi

del secondo: dal Futurismo alla

Metafisica, dal Realismo Magico al Surrealismo,

dal Ritorno all’Ordine all’Informale.

Il Novecento italiano ha visto il

contrasto tra l’apologia della forma e il

suo annullamento, specie a partire dagli

anni Trenta. La rassegna rievoca autori e

momenti fondamentali del ‘900, da De

Chirico a Vedova, attraverso trenta opere

selezionate da due importati collezioni

private. Il percorso attraversa il nostro

territorio culturale dal post-impressionismo

alle avanguardie d’inizio secolo (il

Futurismo di Marinetti, Boccioni, Balla,

Severini), gli anni del primo conflitto

mondiale, il dopoguerra e gli anni Venti

(Savinio, De Chirico, De Pisis, Sironi,

Casorati, Alberto Martini, Marini), l’affermazione

del regime fascista e la seconda

guerra mondiale (Carrà, Campigli,

Arturo Martini, Prampolini, Pirandello,

Guttuso, Manzù), il post-war tra le capitali

europee e New York con l’affermazione

dell’arte astratta (Fontana, Burri,

Capogrossi, Vedova, Pomodoro).

fINO AL: 1 MARZO 2020

VAN GOGH, MONET, DEGAS

LA COLLEZIONE MELLON

Questa mostra, a cura di Colleen Yarger, celebra

Paul Mellon e la moglie ‘Bunny’ Lambert, mecenati

del XX secolo, con capolavori di Edgar

Degas, Eugène Delacroix, Claude Monet, Pablo

Picasso, Vincent van Gogh e altri. Esposte opere

provenienti dalla Mellon Collection of French

Art e dal Virginia Museum of Arts, che datano

da metà ‘800 ai primi decenni del ‘900. Oltre a

donazioni alla National Gallery di Washington,

i coniugi donarono opere francesi al Virginia

Museum of Fine Art di Richmond. La mostra si

apre con Fantino a cavallo di Théodore Géricault

e Giovane donna che annaffia un arbusto di Berthe

Morisot. Si prosegue con opere francesi a

soggetto equestre, tra cui i cavalli di Eugène Delacroix

e Théodore Géricault e competizioni ippiche

di Edgar Degas, di cui è esposta anche una

serie di quattro sculture, e con i quadri di fiori di

Alfred Sisley, Vincent van Gogh, Henri Fantin-

Latour, Odilon Redon. I lavori di van Gogh,

Pierre Bonnard, Maurice Utrillo rivelano vedute

di Parigi. Si prosegue con quadri di figura e ritratti

di Gustave Courbet, Edgar Degas, Claude

Monet, Pierre-Auguste Renoir, Paul Cézanne e

altri, in cui le persone sono colte in contesti familiari

o sociali. Nella sezione sull’acqua, spicca

Uomo che attracca la canoa di Gustave Caillebotte,

e dipinti di Eugène Boudin, Édouard

Manet, Berthe Morisot che raffigurano le spiagge

dell’epoca. Non mancano opere di Felix Vallotton,

Henri Matisse, Paul Gauguin, Raoul Dufy

che propongono vedute d’interno. Tra queste, La

cassettiera cinese di Pablo Picasso. Si prosegue

con Campo di papaveri, Giverny di Claude

Monet, e piccoli formati di Georges Seurat, Kees

van Dongen e Vincent van Gogh. Chiude la mostra,

una selezione di opere impressioniste, con

due paesaggi di Monet, un ritratto di Renoir e

una ballerina di Degas.

fINO AL: 9 fEBBRAIO 2020

INCONTRO E ABBRACCIO NELLA

SCULTURA DEL NOVECENTO DA

RODIN A MITORAJ

La rassegna esplora, attraverso 120 sculture del

Novecento, gli aspetti della condizione umana.

Capolavori di Auguste Rodin, Vincenzo Gemito,

Arturo Martini, Pietro Canonica, Jacques Lipchitz,

Agenore Fabbri, Virgilio Guidi, Luciano

Minguzzi, Fernad Legèr, Henry Moore, Marcel

Duchamp, George Segal, Salvator Dalì, Lorenzo

Quinn, Igor Mitoraj fino alle tendenze iconiche

di fine secolo. Opere che sottolineano le “attese”

di persone che chiedono conforto attraverso una

parola, uno sguardo, un gesto. L’obiettivo di questa

mostra è quello di offrire una visione dell’Uomo,

aperto e positivo, in contrapposizione

all’indifferenza. A fare da filo conduttore sono

tematiche quali il cammino della vita, la formazione,

l’incontro, la relazione, la lontananza, l’attesa

e la compassione. L’arte plastica esalta i

volumi richiamando l’attenzione sul dettaglio,

dando ai visitatori l’opportunità di rigirare e toccare

alcune delle opere in mostra. La figura

umana invita a riflettere sulla vita, le sue grandezze

e le sue fragilità, più di quanto potrebbero

le comuni immagini bidimensionali. Una mostra

dalla forte attualità sociale, promossa dalla Fondazione

Salus Pueri, onlus creata nel 1992, a Padova,

affinché la Pediatria del locale Policlinico

sia sempre più accogliente. Al progetto hanno

aderito l’Università agli Studi di Padova, la Fondazione

Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo,

la Solgar farmaceutici, Inartis, Poligrafo, Assicurazioni

Generali, con il patrocinio della Commissione

Europea e di Regione, Provincia e Comune.

Per il valore sociale oltre che culturale

della grande rassegna, l’ingresso sarà gratuito,

salvo una donazione libera a sostegno delle attività

della Fondazione Salus Pueri.


A L I A E fUORI CONfINE

ROMA

PALAZZO BONAPARTE

fINO ALL’8 MARZO 2020

SPAZIO GENERALI VALORE CULTURA

PIAZZA VENEZIA, 5

IMPRESSIONISTI SEGRETI

In questo palazzo barocco affacciato su

Piazza Venezia. un evento realizzato per

l’inaugurazione del palazzo che prende il

nome da Maria Letizia Ramolino, madre di

Napoleone. Le opere sono quasi tutte provenienti

da collezioni private, mai esposte

prima in Italia e in molti casi, in assoluto.

Molti di questi collezionisti da sempre negano

il prestito di queste opere. Da qui il titolo

della mostra. I collezionisti hanno concesso

le loro opere per l’apertura al pubblico

del Palazzo. Furono i collezionisti privati a

‘foraggiare’ i vari artisti. Nell’introduzione al

catalogo della mostra, le due curatrici –

Claire Durand-Ruel e Marianne Mathieu –

hanno sottolineato l’importanza del collezionismo

privato nel successo di una pagina importante

della Storia dell’Arte. I collezionisti

francesi hanno svolto un ruolo rilevante all’inizio

dell’impressionismo, mentre saranno

poi gli americani quelli più ricettivi verso la

nuova pittura. In questo gruppo spicca la figura

di Paul Durand-Ruel e non è un caso che

una delle curatrici porti lo stesso cognome.

Esposte opere degli artisti più importanti

della corrente – Monet, Renoir, Cézanne, Pissarro,

Gauguin e tanti altri – passando in rassegna

anche i post-impressionisti. Le sezioni

della mostra sono: pittura di paesaggio, la

vita parigina, ritratti. Le vibrazioni atmosferiche

dei dipinti di Monet. Pisarro, Sisley e

Guillaumin, la vita parigina dell’Ottocento

con Gustave Caillebotte, i ritratti di Renoir

fino a giungere al tramonto della sua storia

Alle pennellate veloci degli impressionisti, i

post-impressionisti sostituiscono una tecnica

rigorosa fatta di piccole pennellate dove i colori

isolati si ricompongono a distanza sulla

retina dell’osservatore. Verso la fine del percorso

espositivo, i visitatori possono affacciarsi

sul balconcino dal quale la madre di

Napoleone amava’ sbirciare’ la vita che pullulava

dalle strade della città eterna.

ROMA

CHIOSTRO DEL BRAMANTE

fINO AL: 23 fEBBRAIO 2020

BACON, fREUD, LA SCUOLA DI LONDRA

Francis Bacon e Lucian Freud insieme in

questa mostra a Roma, per documentare un

affascinante periodo dell’arte contemporanea

mondiale con la Scuola di Londra. Bacon,

Freud, l’arte britannica in oltre sette decenni,

lo spirito di una città in questa mostra a cura

di Elena Crippa, Curator of Modern and

Contemporary British Art, Tate e organizzata

in collaborazione con Tate, Londra. Insieme

a Francis Bacon e Lucian Freud, esposte

opere di Michael Andrews, Frank Auerbach,

Leon Kossoff e Paula Rego, artisti che hanno

segnato un’epoca, ispirato generazioni, utilizzando

la pittura per raccontare la vita.

Resa possibile grazie a uno straordinario prestito

di Tate, la rassegna documenta il percorso

di sei artisti con opere dal 1945 al

2004, svelando la natura umana fatta di fragilità,

energia, eccessi. Tanti i temi affrontati:

gli anni della guerra e del dopoguerra, storie

di immigrazione, tensioni, miserie e insieme,

desiderio di cambiamento, ricerca e introspezione,

ruolo della donna, dibattito culturale

e riscatto sociale. In mostra oltre quarantacinque

dipinti, disegni e incisioni di artisti

raggruppati nella “School of London”. Artisti

eterogenei, nati tra l’inizio del ‘900 e gli

anni Trenta, immigrati in Inghilterra dove

hanno trovato in Londra la loro città. Francis

Bacon (1909-1992) nasce e cresce in Irlanda

e arriva in Inghilterra quindicenne, Lucian

Freud (1922-2011) scappa dalla Germania

per sfuggire il nazismo, lo stesso succede a

Frank Auerbach; Michael Andrews è norvegese

e incontra Freud suo professore alla

scuola d’arte; Leon Kossoff è nato a Londra

da genitori ebrei russi; Paula Rego lascia il

Portogallo per studiare pittura nelle scuole

inglesi.

TREVISO

COMPLESSO DI SANTA

CATERINA

DAL: 30 NOVEMBRE 2019

fINO AL 31 MAGGIO 2020

NATURA IN POSA-CAPOLAVORI

DAL KUNSTHISTORISCHES MUSE-

UM DI VIENNA IN DIALOGO CON

LA fOTOGRAfIA CONTEMPORANEA

La mostra, curata da Francesca Del

Torre, con Gerlinde Gruber e Sabine

Pénot, documenta come il soggetto della

Natura morta si sia sviluppato tra la fine

del ‘500 e lungo tutto il XVII secolo in

Europa, attraverso 50 opere provenienti

dal Kunsthistorisches Museum di Vienna.

In mostra 50 capolavori di Francesco

Bassano, Jan Brueghel, Pieter

Claesz, Willem Claesz Heda, Jan Weenix,

Gerard Dou, Evaristo Baschenis,

Gasparo Lopez dei Fiori, Elisabetta

Marchioni. Il percorso inizia dalla seconda

metà del ‘500, con scene di mercato

e rappresentazioni delle stagioni di

Francesco Bassano e di Lodovico Pozzoserrato.

I mercati fiamminghi di Frederik

van Valckenborch e Jan Baptist

Saive il vecchio documentano come,

nell’ambito dei Paesi Bassi, tali creazioni

si specializzano, come le nature

morte scientifiche con i mazzi di fiori,

le vanitas o allegorie della caducità, le

tavole apparecchiate, le nature morte religiose,

le scene di caccia. Artisti quali

Jan Brueghel, Pieter Claesz, Willem

Claesz Heda, Jan Weenix, Gerard Dou

realizzano capolavori incantevoli. Alcune

nature morte italiane illustrano,

con le opere di Evaristo Baschenis, Gasparo

Lopez dei Fiori, Elisabetta Marchioni

la diffusione del genere a sud

delle Alpi, insieme ad alcuni prestiti

dalle collezioni di musei del Veneto.

Per finire, la sezione a cura di Denis

Curti, dedicata alla fotografia contemporanea

che testimonia come il tema

della natura morta sia presente negli

scatti di alcuni artisti celebrati a livello

internazionale.


88

MOSTRE D’A R T E IN I T

VENEZIA

PALAZZO DUCALE

fINO AL: 1 MARZO 2020

DA TIZIANO A RUBENS. CAPOLA-

VORI DA ANVERSA E DA ALTRE COL-

LEZIONI fIAMMINGHE

La Fondazione Musei Civici di Venezia,

assieme alla città di Anversa, VisitFlanders

e la Flemish Community, presenta

questa mostra curata da Ben Van Beneden,

direttore della Rubenshuis di Anversa.

Gli appartamenti del doge sono

stati trasformati in ‘constkamers’, stanze

arricchite da meravigliose opere d’arte

che rappresentano le ricchezze delle collezioni

fiamminghe. Assieme a capolavori

di artisti quali Tiziano, Peter Paul Rubens,

Anthony van Dyck e Michiel Sweerts, la

mostra porta in Italia una grande varietà

di raffinate opere d’arte. Tre icone della

pittura veneziana tornano nella loro casa

natale, Venezia: Jacopo Pesaro presentato

a San Pietro da Papa Alessandro VI di Tiziano,

la pala d’altare proveniente dall’ex

Chiesa di San Geminiano, definito dalla

stampa internazionale “il Tintoretto di

David Bowie”, e il Ritratto di una Dama

e sua figlia di Tiziano (che si pensa rappresenti

l’amante del pittore e la loro figlia

Emilia). Questi capolavori appartenenti

alle collezioni fiamminghe, sia pubbliche

che private, sono raramente concessi

in prestito, ed alcuni vengono mostrati

in pubblico per la prima volta. Da

Tiziano a Rubens è perciò un’occasione

unica. Una sezione speciale della mostra

è dedicata al famoso compositore fiammingo

Adriaan Willaert, che si stabilì definitivamente

nella Serenissima per diventare

Maestro di Cappella della Basilica

di San Marco nel 1527. Fu Willaert a

fondare l’acclamata Scuola di Musica Veneziana,

frequentata, tra gli altri, da Giovanni

Gabrieli e Claudio Monteverdi.

VERONA

PALAZZO DELLA GRAN GUARDIA

DAL: 16 NOVEMBRE 2019

fINO AL: 5 APRILE 2020

IL TEMPO DI GIACOMETTI DA

CHAGALL A KANDINSKY. CAPO-

LAVORI DALLA fONDAZIONE

MAEGHT

Il Comune di Verona e Linea d’ombra,

con la Fondazione Marguerite e

Aimé Maeght, ed il Gruppo Baccini

quale main sponsor, propongono questa

mostra organizzata da Linea

d’ombra, a cura di Marco Goldin.

Settanta opere di Alberto Giacometti

unitamente ad altri artisti che gravitavano

a Parigi nel periodo tra le due

guerre e nel decennio successivo, da

Kandinsky a Braque, da Chagall a

Miró, con un’ulteriore ventina di dipinti

celebri. Un omaggio a Giacometti

con opere che vanno dal periodo

giovanile in Svizzera alle sculture

attorno ai quindici anni fino alle

prove surrealiste e a quelle della maturità.

La mostra racconta anche il

percorso di Aimé e Marguerite Maeght,

che prima dell’inizio della Seconda

guerra mondiale fondano a

Cannes una galleria. Nell’ottobre

1945 aprirà la galleria parigina, dove

nel 1947 verrà presentata l’Esposizione

internazionale del Surrealismo,

in collaborazione con Duchamp

e Breton. Nel 1964 viene inaugurata

a Saint-Paul-de-Vence la Fondazione

Maeght, che possiede oggi una delle

più importanti collezioni in Europa

di dipinti, disegni, sculture e opere

grafiche del XX secolo.

VICENZ A

BASILICA PALLADIANA

DAL: 6 DICEMBRE 2019

fINO AL: 13 APRILE 2020

RITRATTO DI DONNA. IL SOGNO

DEGLI ANNI VENTI E LO SGUARDO

DI UBALDO OPPI

Negli anni Venti, nell’Europa uscita da

poco dalla Prima guerra mondiale, le

donne cominciano la strada verso la modernità.

I capelli e le gonne si accorciano,

e la loro influenza nella società si fa sempre

più intensa. Coco Chanel cambia la

moda, Amelia Earhart attraversa in volo

l’Atlantico, i balli di Josephine Baker incantano

Parigi, Virginia Woolf scrive i

suoi capolavori. La mostra racconta questo

periodo attraverso dipinti che raffigurano

abiti bellissimi, gioielli, sogni di

esotismo, desideri di viaggi e amori, nella

cornice della basilica palladiana. Delle signore

dell’epoca gli artisti offrono ritratti

magnetici, promuovendo l’arte all’insegna

di una ‘classicità moderna’. In mostra:

Felice Casorati, Mario Sironi, Antonio

Donghi, Achille Funi, Piero Marussig,

Mario Cavaglieri, Guido Cadorin Massimo

Campigli e Ubaldo Oppi. Oppi, cresciuto

a Vicenza ma formatosi tra Vienna,

Venezia e Parigi, ha successo in importanti

mostre, anche a Milano e Roma dove

viene ‘scoperto’ da Margherita Sarfatti e

Ugo Ojetti. I suoi dipinti ci rivelano lo

sguardo attraverso cui scorrono in mostra

ritratti di artisti che sono stati suoi amici

e avversari in esposizioni strabilianti, dal

Salon d’Automne di Parigi al Premio Carnegie

di Pittsburgh, dalla Biennale di Venezia

alla mostra di Modern Italian Art di

New York.

Figura in alto © Galleria dello Scudo Verona

| Ubaldo Oppi, Le amiche, 1924.

Collezione privata.


A L I A E fUORI CONfINE

BELGIO - BRUXELLES

MUSEO ROYAL LIBRARY

Of BELGIUM

fINO AL: 15 fEBBRAIO 2020

IL MONDO DI BRUEGHEL IN BIANCO

E NERO

Bruegel il Vecchio è stato prolifico

sia come tipografo che come

pittore. Nel Cinquecento le Fiandre

sono uno dei più attivi centri

di produzione e distribuzione di

un’incredibile novità, la stampa.

In occasione dell’Anno di Bruegel,

la Biblioteca Reale mette in

mostra la sua collezione di stampe,

che raramente esce dai depositi

dell'edificio, il Palazzo di

Carlo di Lorena, che con pregevoli

affreschi rappresenta una

rara testimonianza della Bruxelles

settecentesca. L’esposizione

documenta l’avventura del maestro

fiammingo e del suo editore,

Hieronymus Cock, nei territori

della nuova tecnica. La mostra

permette ai visitatori di entrare

nel mondo di Bruegel e dei suoi

contemporanei, sottolineando come

Bruegel abbia trovato ispirazione

nel panorama italiano. Molte

opere sono state conservate in

varie edizioni. Prima di lanciare

un'edizione sul mercato e di poterla

diffondere in tutto il mondo,

la stampa aveva già fatto molta

strada. L'esposizione è anche

l'occasione per conoscere il processo

che dal disegno portava alla

stampa. Interessante conoscere i

i paesaggi italiani raffigurati da

Bruegel, alcuni originali disegni

preparatori, i 7 peccati capitali, le

virtù e altre splendide incisioni.

GERMANIA - MANNHEIM

REISS-ENGELHORN-MUSEEN

fINO AL: 13 APRILE 2020

L’ORO DI GIAVA. SPLENDORE E

BELLEZZA DELL’INDONESIA

Questa mostra è nata con la collaborazione

del Centro di Archeometria

Curt-Engelhorn (Ceza, istituto di ricerca

internazionale comprendente il

centro di archeometria Klaus Tschira

dell’Università di Heidelberg), noto

per aver studiato reperti quali il Tesoro

di Priamo e i gioielli d’oro del

principe guerriero di Hochdorf, e Golden

Lotus Foundation di Singapore. I

tesori giavanesi di una collezione privata

sono stati esaminati nei laboratori

di Mannheim per verificarne autenticità,

datazione e provenienza e

per studiarne le tecniche di lavorazione:

400 tesori, gioielli d’una bellezza

mozzafiato: anelli, bracciali, girocollo,

diademi, addobbi per il culto

e il vestiario di sovrani appartenenti al

periodo classico giavanese (VII-XV secolo),

sono per la prima volta esposti

al pubblico. Gioielli realizzati con il

materiale che ha incantato l'umanità

per migliaia di anni: l'oro. Essendo

l’isola priva di giacimenti aurei, l’oro

dovette sempre essere importato. La

mitica Giava disvela così lo splendore

dei suoi regni nati da millenni di incontri

di popoli e culture. Per oltre

1.000 anni, l'Indonesia fu la patria di

potenti regni. Gioielli ornati in modo

intricato avevano funzioni rituali e sociali

a seconda dei disegni e delle pietre

usati.

SPAGNA - MADRID

fUNDACIÓN MARIA CRISTINA

MASAVEU PETERSON.

CALLE ALCALÁ GALIANO N.6

fINO AL 31 DICEMBRE 2020

COLLEZIONE MASAVEU. LA PITTURA

SPAGNOLA DEL SECOLO XIX

La Collezione Masaveu comprende

opere dall’antichità ai giorni nostri.

Si tratta infatti di una raccolta ricca

e omogenea non solo perché comprende

quadri perlopiù di medio e

grande formato, ma perché vi prevale

il gusto per la luce e per il colore.

Moltissimi i nomi in catalogo:

fra questi, Vicente López (contemporaneo

di Goya), i romantici Federico

de Madrazo, ma anche Martin

Rico e Mariano Fortuny, o gli esponenti

della pittura realista, particolarmente

viva in Andalusia. Del

valenciano Joaquín Sorolla i Masaveu

possiedono la più ampia raccolta

di opere dopo la casa-museo

del pittore; ma in collezione sono

presenti anche Ignacio Zuloaga,

Julio Romero de Torres e i catalani

Ramón Casas, Santiago Rusiñol e

Isidoro Nonell. Tra i quadri più interessanti,

il piccolo olio su latta

che Goya dipinse nel 1793, forse durante

una convalescenza, che raffigura

banderilleros di una delle tante

amate tauromachie. Di Augustín

Esteve, amico e collaboratore di Goya,

il bellissimo ritratto del giovinetto

Francisco de Borja (1798); di

Mariano Fortuny il piccolo olio con

l’Arabo appoggiato sul mulo (1870-

72); nell’ampia sezione dedicata a

Sorolla spiccano la Regina Mariana

de Austria, d’après Velásquez (1884)

e il monumentale Ritratto della famiglia

de Don Rafael Errázuriz Urmeneta

(1905). Delicatissimo infine

il Ritratto di Catalina di Ramón

Casas (1898).


90

Nel segno della Musa

Le interviste diM arilena Spataro

marilena.spataro@gmail.com

“Ritratti d’artista”

Maestri del ‘900

alessandra bonoli. Una ricerca artistica e antropologica

che viene da lontano. E che da sempre indaga i misteri del

sacro attraverso lo studio in lontani siti archeologici delle geometrie

di antiche civiltà del passato. nascono così le sculture di alessandra

bonoli, artista faentina apprezzata a livello internazionale

“Impronta digitale” - 1998 - cemento blu

CCome e quando avviene il

suo incontro con l'arte e

come nasce il suo percorso

da scultrice?

«Mio padre lavorava con il

marmo e una sera, avrò avuto più o meno

8 anni, tornò a casa con un piccolo pezzo

di marmo chiaro, grezzo e mi disse “Sandra,

ci sono stati uomini, erano grandi artisti

del passato, che da una pietra hanno

creato sculture che respirano”. Io non

capii bene il concetto, ma questa frase mi

incuriosì e mi ronzò per anni nella mente.

L’idea che ci fossero stati artisti così

bravi mi spinse a guardare la storia dell’arte.

Dico, guardare, perché da bambina

soprattutto sfogliavo i libri, in cerca di

sculture ‘vive’. E’ così che iniziò il mio

primo approccio con l’arte che divenne,

poi, un grande amore per l’archeologia.

Un amore che mi spinse a viaggiare non

come turista, alla ricerca di mondi perduti,

alla ricerca della nostra origine,

della cultura umana diramata in molteplici

e complesse tradizioni. Fin dall’inizio

sono stata attirata dall’insieme, ossia

dallo spazio della costruzione, nei suoi

rapporti tra pieni e vuoti e non dalla

forma in sè. Un’opera scultorea, infatti, è

soprattutto spazio nello spazio, massa nel

vuoto, movimento nell’aria. Quando parlo

di opere scultoree mi riferisco anche

all’architettura ed in particolare alle architetture

sacre dell’antichità, che erano

complessi sistemi scultorei abitabili, le

cui strutture matematicamente formali,

non tralasciavano il sapere universale dei

simboli. Quando mi sono iscritta all’Accademia

di Belle Arti ho scelto il Corso

di Pittura con il professor Concetto Pozzati,

in quanto insegnante non tradizionale.

Con lui tutte le arti potevano concentrarsi

in un unico linguaggio e, questo,

era il tipo di ricerca che intendevo

percorrere. A quell’epoca ho sperimentato

vari materiali e tecniche. Conclusi gli

studi è iniziata la mia vita di viaggiatrice

instancabile, ma che già aveva avuto

qualche precedente. Durante i viaggi i

miei taccuini annotavano antiche scritture,

simboli, architetture, sensazioni, visioni,

suoni e odori da cui, poi, prendevano

forma i miei pensieri fatti di parole

e di tracciati grafici. Alcuni miei disegni

scritti (testi poetici) sono stati musicati

dal compositore tedesco Hans Jurgen Gerung

e presentati in varie occasioni (ulti-


“Goccia” - 2013 - Acciaio smaltato - h. cm.1000

“Rombo Rosso” - 2015 - acciaio

mamente nel duomo di Costanza). In

conclusione, le mie sculture nascono

dagli abissi del passato, dal ‘dimenticato’,

dalla natura che ci circonda e mi sento

come un albero con le radici ben piantate

in terra verso mondi sepolti ma con i rami

proiettati nell’infinito cielo».

Agli esordi della sua carriera come venivano

percepite le artiste che si dedicavano

alla scultura?

«Onestamente non ho mai avuto nessun

tipo di problema e non sono stata mai

trattata in modo differente rispetto ad un

artista maschio. Ho cercato d’imparare a

lavorare vari materiali tra cui quelli tipicamente

maschili, dalle pietre ai metalli,

perché senza l’esperienza tecnica non potevo

progettare e, nelle officine o nei laboratori

in generale, ho ricevuto sempre

molta collaborazione e rispetto, anche se

suscitavo tanta curiosità. In poche parole

erano contenti che una donna fosse interessata

ad entrare in ambiti solitamente

relegati agli uomini. C’è da dire che

quello degli anni’70 e ‘80 fu un bel periodo,

pieno di fermenti culturali, di trasformazioni

sociali, di illusioni e gli

artisti tendevano ad unirsi in gruppi per

organizzare eventi, scelte stilistiche o percorsi

sperimentali e le artiste avevano lo

stesso spazio dei loro colleghi. Non mi

pare che le artiste venissero considerate

figurine inferiori. A volte, però, è capitato

che qualcuno pensasse di poter ‘approfittare’

del proprio ruolo per far credere di

aprire certe porte al mondo femminile

con mezzi biechi ma, fortunatamente,

questi sono stati rari personaggi. Solo

mentalità retrograde possono pensare che

una donna artista, in quanto fuori da canoni

ordinari e aperta a nuove esperienze,

possa essere di facili costumi, travisando

il concetto di libertà, di ricerca e sminuendo

il valore stesso della donna. Per

quello che ho vissuto io penso che le persone

vedessero le scultrici come esseri

inusuali e un pochino matte, forse anche

in funzione della fatica fisica che la scultura

comporta. In generale mi sono sentita

sostenuta e molto aiutata da chi era

fuori dai giri dell’arte, dalle persone comuni

che mi regalavano arnesi e materiali

o mi ospitavano nelle loro officine insegnandomi

i trucchi del lavoro oppure, durante

i trasporti e nelle preparazione degli

imballaggi, si offrivano per darmi una

mano. Nella testa di chi, invece, operava

nel mondo dell’arte c’era l’idea che una

donna artista potesse essere ‘precaria’,

ossia essere un bagliore luminoso in prossimità

di spegnersi con la nascita dei figli.

Questo può anche essere accaduto, in

fondo l’Italia non è nemmeno oggi un

paese culturalmente avanzato capace di

difendere le categorie femminili (senza le

condizioni difficilmente si possono ottenere

spazi operativi specifici, così come

avviene nel nord Europa), ma non si può

nemmeno generalizzare».

Da allora cosa è cambiato ?

«Forse in Italia non è cambiato molto

anche se i confini si sono ampliati. Ci

sono, comunque, più artiste rispetto a un

tempo ma vedo che si orientano soprattutto

verso paesi esteri. Il mondo dell’arte

oramai va oltre i confini, nei giovani la

mentalità è cambiata, si è mescolata come

le lingue e le esigenze guardano altrove,

specialmente in ambito economico. Per

proporre il proprio lavoro a livello internazionale

l’inglese ha preso il sopravvento

e la lingua italiana scomparirà in

poco tempo ma, con lei, anche tutta la sua

poesia, come l’originalità che distingueva

il nostro paese. Salvo in qualche caso,

oggi la ricerca artistica maschile o femminile,

è praticamente uniforme. Però,


92

“Lucernari” - 1987 - ferro e terracotta - h.cm.150

“Vicolo Cieco” - 1985 - terracotta e fango colorato - h.cm.150

“Torri-Pozzo” - 1981 - argilla e fango colorato - h.cm.150

nonostante tutto, qualche remora ancora

c’è; un pensiero così stupido e limitato da

farmi veramente arrabbiare. Infatti, parlando

delle poche artiste che utilizzano un

linguaggio espressivo lontano dai merletti

di pizzo, a volte sento il commento che

queste ‘vorrebbero imitare i maschi’, scegliendo

il peso di materiali duri. Ma questa,

credo, essere una questione d’intelligenza

e di cultura perché, prima di giudicare

una scelta operativa, si dovrebbe

analizzare innanzitutto la poetica del lavoro,

capirne i contenuti e quindi il perché

di quel dato materiale e non di un

altro. In tutti i modi, mi pare un’assurdità

che mi fa sorridere, il fatto che ancora

oggi si possa pensare che esistano lavori

adatti per i maschi ed altri adatti per le

femmine. Un po’ da terzo mondo».

Le sue opere sono prevalentemente di

grande formato ovvero monumentali,

oltre ad essere realizzate in materiali pesanti,

come ferro e cemento. Un lavoro

piuttosto impegnativo per una donna, o

no?

«Mio padre mi ha sempre detto che i maschi

e le femmine sono uguali e quindi

quello che manualmente sa fare un uomo

lo può fare anche una donna e, per questo,

non mi sono mai fatta problemi di tipo

pratico. Ho semplicemente voluto sperimentare

dei materiali e delle tecniche che

mi incuriosivano e che mi davano la possibilità

di costruire nella realtà le forme

nate dentro alla mia testa, in un bellissimo

passaggio dalla leggera trasparenza

dell’idea alla pesante presenza della materia.

Ma la cosa curiosa è che mentre nel

mio immaginario, durante le fasi del concepimento,

intuisco le forme cogliendone

il peso quando, invece, le vedo realizzate

mi appaiono leggere come piume, anche

se pesano dei quintali. Comunque, se la

sua domanda sottintende che per una

donna può essere faticoso, le confermo di

sì. Ma le confermo anche che lo sarebbe

altrettanto per un uomo. D’altra parte le

mie forme possono sì, funzionare piccole,

ma nascono per essere da esterni, monumentali

perché abitabili, strutture in cui

entrare e per questo devono essere per

forza stabili, realizzate con materiali resistenti

agli urti e adeguati alle intemperie».

Lei ha scelto di esprimersi con materiali

nettamente diversi dalla terracotta, nonostante

sia una faentina doc e Faenza

una delle massime eccellenze a livello internazionale

nel campo dell'arte ceramica.

Quali i motivi di questa sua scelta?

«E’ solo un problema tecnico. Inizialmente

ho anche lavorato con l’argilla,

poichè le costruzioni tridimensionali di


“Magnete” - 2010 - acciao - h.cm.600 “Chiave universale” - 1994 cemento nero - h.cm 400

“Oblo”̀ - 1986 - terracotta e cemento nero - h.cm.145

allora richiedevano un materiale plastico

come lei. A volte lasciavo le sculture

crude, in quanto l’idea dell’oggetto precario

le avvicinava maggiormente alla realtà

umana. Alla fine degli anni ’70

costruivo dei percorsi facendo stampi in

gesso sulle formazioni argillose dei calanchi

faentini. A quel tempo il mio lavoro

era legato, in parte alla Land Art, in

parte all’Arte Narrativa francese o all’Antropologica.

Con questi lavori nel

1978 partecipai anche ad un Concorso Internazionale

della Ceramica di Faenza e,

nel 1979, a Fagnano Olona Varese con la

collettiva “L’uso creativo della ceramica”.

Successivamente ho utilizzato la pietra

arenaria e la pirofila con fanghi colorati.

In un secondo tempo, invece, ho

unito alla terracotta il cemento colorato

oppure il ferro. Man mano, nel tempo, il

mio lavoro ha preso una piega sempre più

essenziale e, la terracotta, non poteva

darmi quel tipo di risultato formale, soprattutto

per le grandi dimensioni e anche

per via dei ritiri in essiccamento. Questo

fu il motivo per cui la lasciai da parte ed

iniziai ad usare principalmente il cemento

colorato, nero o blu. Poi, data la fragilità

del cemento, sono passata prevalentemente

al ferro, con il quale posso tranquillamente

realizzare sculture di grande

dimensione muovendole senza problemi

con i carri ponte o le carrucole. Non è

detto che prima o poi non torni ad usare

l’argilla, come pure la pietra».

Quali i moventi artistici ed esistenziali

della sua arte. Quale la poetica che fa da

filo conduttore al suo lavoro e che maggiormente

lo caratterizza?

«Dal 1980 la mia ricerca si è orientata soprattutto

verso lo spazio tridimensionale,

forse per il bisogno di entrare fisicamente

dentro all’opera. Una proprietà, questa,

che la pittura non poteva offrirmi. L’imponenza

architettonica dell’antica “Geometria

Sacra”, la cui solidità ben piantata

a terra pare mettere radici, mi ha da sempre

affascinata. Quelle architetture così

pesanti, erette all'eternità, appaiono però

pronte a volare, così matematicamente

universali, così luoghi di visione spuntati

dal tessuto del nulla, entrano in perfetta

sintonia con lo spazio e sembrano già essere

esistite prima ancora della loro costruzione,

materializzando il trasparente.

Questa lezione antica è stata il mio primo

punto di riferimento; l’inizio da cui partire.

Nella mia ricerca la scrittura ha sempre

accompagnato in parallelo la costruzione

degli spazi. Parlo di spazi perché

non concepisco la scultura in quanto

corpo da guardare ma in quanto luogo in

cui entrare; istintiva proiezione dell'im-


94

“Omphalos” - ferro e cemento - 2002 - cm 750x600x180

“Spindle” - 1996 - ferro ossidato - h.cm.600

maginario costituita da precise leggi numeriche,

le stesse che plasmano anche le

più semplici manifestazioni naturali. La

scultura, quindi, non come possibile architettura

nello spazio ma come possibile

architettura dello spazio, quasi a ripercorrere

i tragitti intangibili della struttura cosmica

della quale, ovviamente, l'essere

umano ne è parte integrante. Considero le

mie poesie 'disegni scritti', una sorta di

appunti utili per la costruzione interiore

delle forme. Non sono, quindi, forme con

un significato ma forme pensanti, animate

da una vita propria racchiusa nel

loro interno, come ci fosse un cuore nascosto.

Il mio è stato un percorso solitario,

in una dimensione simile a quella del

bosco, dove la tana è il rifugio sicuro,

fatto di silenzio e di oscurità. L’essenziale

formale non rappresenta, per me, un concetto

minimalistico riduttivo ma, al contrario,

manifesta il valore fondamentale

della struttura stessa nella sua essenza

pura di forza vitale, ripulita da ogni fronzolo

decorativo; un’inutile deviante aggiuntivo».

Che ne pensa delle arti visive di oggi. Le

tecnologie che avanzano sono utili a sollecitare

la creatività artistica o invece,

come pensano molti suoi colleghi e maestri

del 900, rischiano di diventare al

contrario strumenti di appiattimento e

massificazione dell'arte?

«Sicuramente anche quando fu inventata

la fotografia ebbero da polemizzare sul

lavoro degli impressionisti o dei divisionisti

e così via di fronte ad ogni innovazione

o scoperta. Tutto dipende dal modo

in cui si usa una tecnologia e, per quello

che mi riguarda, mi sento molto aperta

anche verso quel tipo di linguaggio che

mi incuriosisce sin dagli anni ’80 purchè,

però, non venga utilizzato come effetto

speciale per sbalordire o per creare giochini

per la massa sempre più attirata

dalla ‘trovatina’ del momento. Insomma

tutto dipende dal come si utilizza una tecnologia

e dai contenuti delle proposte.

Delle arti visive di oggi preferirei, comunque,

non entrare in merito anche perché

è tutto soggettivo».

A cosa sta lavorando in questo periodo?

«Sono in meditazione, mi trovo in una

bolla di calma piatta interessante. Sto riguardando

altri materiali e mezzi che avevo

lasciato in sospeso da molto tempo».


LA GALLERIA D’ARTE MALINPENSA BY LA TELACCIA SARA’ PRESENTE

ALLA 24° INTERNATIONAL FAIR FOR CONTEMPORARY ART INNSBRUCK DAL 16 AL 19 GENNAIO 2020

CON VALIDI ARTISTI SELEZIONATI NEL PANORAMA DELL’ARTE INTERNAZIONALE CONTEMPORANEA.

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PRESSO LO STAND A-11

GiusEPPE bErtoLEtti

PaoLo bisiGHin

FranZ borGHEsE

GiusEPPE cacciatorE

PatriZia caFFaratti

GiancarLo cErri

rossana cHiaPPori

PaoLa Maria coLoMbo

MELania Di noia

atHos Faccincani

FuLVia GaMEnara

cinZia GHELarDini

aLEssanDra GibELLini

MassiMiLiano Gissi

barbara MEroLa

VaLEntina Miani

GiorDano MorGanti

Marco PaLMa

FranZ PELiZZa

Luisa PiccoLi

Fatos ribaJ

GiuLio riGoni

stEFano robiGLio

DaniELa rosso - Prin

roLanDo roVati

bianca saLLustio

si.mon

anDrEa tacconi

anna Maria tErracini

ErnEsto trEccani

aLEssanDra triscHitta

Maria VirsEDa

reFerenZe e QuotaZioni presso lo stand a-11 della Galleria d’arte Malinpensa by la telaccia

orario art innsbruck:

15 GEnnaio orE 17.30 VErnissaGE (su inVito)

16 GEnnaio DaLLE orE 11.00 aLLE 19.00

17 GEnnaio DaLLE orE 11.00 aLLE 19.00

18 GEnnaio DaLLE orE 11.00 aLLE 21.00

19 GEnnaio DaLLE orE 11.00 aLLE 19.00

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By

www.latelaccia.it

Malinpensa Galleria d’arte by La Telaccia - Corso Inghilterra, 51 - 10138 Torino - Italy

Tel. + 39.011.5628220 - +39.347.2257267

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GIUSEPPE BERTOLETTI

“Sono qui” - 2019 - bassorilievi

polimaterici - 80x80

GIUSEPPE CACCIATORE

“Modello” - 2014 - stucco edile su tela,

inserti di cartone, acrilico - 40x40

GIANCARLO CERRI

presentaZione di Monia Malinpensa

(critica d’arte - Giornalista)

L'artista Giuseppe Bertoletti,

fortemente impegnato sui temi

ambientali, realizza una

pittura polimaterica di evidente

contemporaneità e invenzione

stilistica. La sua

ricerca pittorica è costantemente

affrontata con originalità

e con tecnica personale;

egli, servendosi della sabbia

provenienti da varie spiagge,

documenta un'arte di evidente

ricchezza tematica e di notevole

rilevanza compositiva.

Giuseppe Bertoletti crea bassorilievi

polimaterici con forza

espressiva e autentico

aspetto contenutistico.

L’artista Giuseppe Cacciatore,

con un’ ottica di autentico

stile e originalità, realizza

opere di attenta analisi descrittiva

e lo fa con un costrutto

formale ricco di valori

tecnici e di notevole comunicazione.

Le sue elaborazioni,

mai statiche, sono

l’espressione di un profondo

e riflessivo studio in cui,

la forma, la luce, il colore e

la materia, vivono in perfetta

simbiosi e vengono armonizzate

con abilità, rivelando

così un piano prospettico

ed uno spazio volumetrico

di evidente maestria.

Quelle dell'artista Giancarlo

Cerri sono opere che simboleggiano

lo stato d'animo e

dove il flusso energetico delle

tonalità calde attraversa un'immagine

lirico-formale di notevole

suggestiva. egli, tra echi

di simbolismo espressivo e

personale figurazione, realizza

un percorso pittorico fortemente

sensibile e denso di significati.

Il soggetto, che svolge

una comunicativa ricca di

risvolti emozionali, è interpretato

dall'artista con valori u-

mani e spirituali profondi, dove

confluisce anche una costante

visione onirica dell'inconscio.

“Ascesi” - 2002 tecnica

mista su tela - 60x50

avvolti in uno sfondo dal

suggestivo impatto cromatico

i paesaggi dell’artista

paolo Bisighin, che attraversano

magistralmente

uno scenario surreale,

vengono costantemente

interpretati con uno spazio

pittorico di notevole creatività,

all’insegna di un linguaggio

portato avanti con

indiscutibile talento e con

originale narrativa simbolica.

dal suo iter ne scaturisce

una consapevolezza

espressiva di forte effetto

visivo e di resa contenutistica

che egli riesce a sintetizzare

mirabilmente nelle

sue composizioni.

Le opere figurative-moderne dell’artista

patrizia Caffaratti si vestono

di una ricerca in continua

crescita da cui traspare costantemente

una freschezza compositiva

e un contenuto simbolico incisivo.

L’artista riesce, con vocazione

creativa, a trasmettere al fruitore

un' interpretativa pittorica concreta

di forte impatto scenografico. La

schiettezza del segno e il valore

cromatico evidenziano un operare

unico e una padronanza della tecnica

a pantone su carta. I suoi nudi

femminili si caricano di un notevole

effetto estetico dove il colore e la

forma si inseriscono armonicamente

in una vivace stesura, sempre

intrisa di una ampia ed entusiasmante

pennellata.

In un contesto ricco di vitale

dinamismo e di colori

caldi emergono incisivi

effetti estetici e varianti

di forme originali,

caratterizzati da un segno

deciso e da una narrativa

scenografica di alta

qualità. Con un senso

evidente del lavoro materico

e gestuale, che si

distingue e che si impone

mirabilmente nel dipinto,

esplodono costantemente

ritmi e dissolvenze,

animati di magistrale

sintesi e di uno stimolo

creativo intriso di

valenze evocative.

Malinpensa by La Telaccia - Corso Inghilterra, 51 - 10138 Torino

Tel/fax +39.011.5628220 - +39.347.2257267

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PAOLO BISIGHIN

“Olè” - 2017 - olio su tela - 100x100

PATRIZIA CAFFARATTI

“Nudi” - 2018 - pantone su carta - 45x60

ROSSANA CHIAPPORI

“In palcoscenico” - 2019 - olio su

collage di tessuti - 114x70

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PAOLA MARIA COLOMBO

“In-corporazione” - 2019 - fotografia

artistica elaborata digitalmente - 100x52

ALESSANDRA GIBELLINI

“Primario” 2019 - polimaterico su tela

e foglia argento - diam. 100

Quella dell’artista

paola Maria

Colombo, è una

ricerca stilistica

coinvolgente carica

di visione

simbolica capace

di cogliere un

perfetto connubio

tra donna e

serpente. èun’elaborazione

fotografica

artistica

di attento impegno

formale-tecnico

che sviluppa una dinamica altamente individuale ricca di comunicazione

visiva-contenutistica. L’intervento del colore incisivo, lo spazio autonomo e l’equilibrio

del movimento acquistano un’espressione evocativa penetrante e contemplativa.

FULVIA GAMENARA

“Senza titolo” - 2019 - tecnica

mista su tela - 50×60

presentaZione di Monia Malinpensa

(critica d’arte - Giornalista)

La rivoluzione della materia e la

sua metamorfosi acquistano un

risultato vitalistico di notevole e

sapiente elaborazione. Basati

sul gioco della materia e della

resa formale, i suoi soggetti, ricchi

di forza estetica e di unicità

di rappresentazione, segnano

una contemporaneità pittorica

caratterizzata da una suggestiva

visione di profonda emozionalità.

L'artista fulvia Gamenara,

che realizza opere assolutamente

originali attraverso colori

forti e incisivi, sviluppa la sua libertà

creativa servendosi della

materia dell'acrilico su policarbonato,

legno o cartone telato

con una ricerca unica che ha un

suo logico sviluppo comunicativo.

pittrice astratta l’artista

alessandra Gibellini opera

con un suo preciso significato

e visione rappresentativa.

In un’analisi stilistica

del tutto personale l’azione

del colore di sapiente effetto

e la scansione del segno sicuro,

evidenziano l’incisività

dell’azione simbolica tanto

da rivelare una pittura informale

di grande comunicativa.

Nelle sue opere coesistono

la tensione espressiva

e la maestria tecnica che testimoniano

un iter intriso d’impegno

di significato e di potente

creatività.

L'armoniosa fusione dei colori è

l'elemento fondamentale nel iter

dell'artista Melania di Noia; sono

opere di grafica digitale che

produco effetti cromatici notevoli

e singolari. è' un'interpretazione

di moderna concezione

dalla rara capacità di inventiva

all'insegna di uno stile originale

che esalta la resa formale. L'osservatore

viene condotto in un

universo fortemente simbolico

di evidente procedimento creativo

in cui vibranti accenti cromatici

si sviluppano con il loro

ritmo in una visione decisamente

suggestiva di particolare

interpretativa e simbologia.

MELANIA DI NOIA

CINZIA GHELARDINI

L’artista Cinzia Ghelardini, con

valore strutturale e capacità immaginativa,

realizza opere con

coerenza di tecnica e di stile in

cui ne risulta una ricchezza sia

visiva che contenutistica di grande

effetto estetico, di ricchezza

formale e di energia spirituale.

dal suo iter pittorico, denso di

luce e potenza timbrica, si sprigiona

una vibrazione materica

del collage su legno di evidente

raffinatezza, che regala all’opera

una sintesi luministica davvero

unica di forte suggestione. La

cromia delicata ma incisiva, il

segno di notevole scansione e la “Il canto della sorgente” - 2013 - collage su legno,

tattilità della materia giungono a

foglia argento - 60,5x53

un risultato descrittivo importante

ed essenziale.

In un'atmosfera di attenta

descrizione disegnativa

emerge una raffinata stesura

chiaroscurale di autentico

valore compositivo.

L'artista Massimiliano

Gissi, che interpreta la

serie del “drago“ con solida

esperienza della tecnica

ad acquerello e mista

su carta, affronta una

visione surrealista di originale

espressiva. Il tratto “Draco Alpha” - 2018 - tecnica mista su carta - 30x20

leggero e il colore ben

sfumato emergono in totale sicurezza dal suo percorso artistico. egli, con evidente forza

comunicativa e con coerenza stilistica, crea opere di notevole impatto visivo-scenico che

raccontano una tensione narrativa di originale inventiva.

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“Luce rubino” - 2015 - digital Art

su plexiglass - 20x30

MASSIMILIANO GISSI

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BARBARA MEROLA

servendosi della tecnica

ad olio su tela,

l'artista Barbara Merola

realizza opere con magistrale

padronanza e

con notevole ricerca

formale sia nell'ambito

del colore che della resa

segnica. figure di

animali, protagoniste

assolute nel suo iter

pittorico, sviluppano

l'emozione viva del

reale e rivivono attraverso

una forma di

“Galapagos” 2019 - olio su tela - 50x40

evidente rispetto e

sensibilità. Il gusto cromatico intenso, quasi tattile, vive di mirabili effetti chiaroscurali

regalando al fruitore continui significati estetici e suggestive sensazioni.

GIORDANO MORGANTI

“Soul” - 2007 - stampa ai sali d’argento su

FRANZ PELIZZA

L'artista Giordano Morganti, attraverso

la sua fotocamera,

realizza opere di profondo

aspetto contenutistico in cui la

costante analisi del soggetto

vive di profonda riflessiva. La ricerca

“ soul ” realizzata con fotografia

analogica stampata ai

sali d’argento su carta baritata

con trattamento fine art viene

continuamente espressa dall'artista

con notevole esperienza

tecnica. Giordano Morganti

racconta con l'obbiettivo

fotografico il soggetto degli alberi

e lo fa con rispetto e rilevante

carica sentimentale che

lascia il segno nel fruitore. Il suo

è un linguaggio fortemente

carta baritata fine art - 30x40

emozionale che viene costantemente analizzato con un' espressività altamente psicologica

e ricca di valore contenutistico.

presentaZione di Monia Malinpensa

(critica d’arte - Giornalista)

Il valido simbolismo della sfera, che

gioca all'interno della fotografia digitale

dell'artista franz pelizza, offre al

fruitore una prospettiva suggestiva

ricca di sensazioni uniche all'insegna

di una compositiva dell'immagine impegnata.

Lo studio della piazza di Vigevano

e dei grattacieli di Milano è

una ricerca realizzata con occhio attento

in cui l'artista cattura il soggetto

mettendolo in totale evidenza con una

linea espressiva assolutamente originale.

egli fissa l'attimo per poi elaborarlo

con una capacità tecnica personale

che gli permette di ottenere risultati

di chiaro scuro ben calibrato e

di una resa strutturale evidente.

“Giocoliere in piazza” - 2019

stampa Fine Art su

carta cotone - 40x60

La pittura di Valentina

Miani si esprime con

una elaborata lavorazione

molto materica;

acrilici su tela di palma,

denso di cromatismo

e ampia resa

strutturale, si pone

con una contemporaneità

evidente, carica

di vitalità. ella, in maniera

del tutto personale,

rende ogni soggetto

intriso di magia

“Dal profondo” 2019 - acrilici

su tela di palma - 95x65

cromatica e di una visione

compositiva intensa per luminosità, che da spazio ad un’espressione

armonica ricca di temperamento.

Gli accostamenti dei materiali industriali

di scarto con gli elementi pittorici

investono la superficie della

tela con forme animate dal movimento

gestuale e dalla linearità

delle figure geometriche. L’artista

Marco palma valorizza le sue opere

con effetto plastico spaziale assoluto

in cui si riflettono contenuti profondi

e una libertà d’invenzione in

continua esecuzione. La sua pittoscultura,

di notevole e particolare

elaborazione materica, diviene

mezzo per trasmettere all’osservatore

messaggio di vera evoluzione e

trasformazione della materia. Nel

suo iter si raddoppia la forza creativa

con l’uso del led, effetti luminosi

penetrano in una dimensione di

gioco della luce suggestiva in cui

l’equilibrio del collage misto su tela

alimenta un’arte senza limiti.

L'artista Luisa piccoli

utilizza per comporre le

sue opere il collage e la

tecnica mista in totale libertà

espressiva ed

estro creativo di evidente

potere evocativo.

Con grande passione

per l'essere umano racconta

nelle sue immagini

una verità ricca di

contenuti e di valori

profondi. accordi ritmici

di foto, frasi, simboli

e colori si imprimono

MARCO PALMA

“Materia nera #2 - 2019

tecnica mista su tela - 50x70

nell'opera con un linguaggio

analitico denso di “Remember” 1982 collage e tecnica mista - 79x51,5

significato. sono scene di vita, memoria e denuncia sociale che ci portano a una riflessione

continua. Nasce così un linguaggio fortemente intimistico pregno di consistenza

simbolica e ricorrente comunicativa.

REFEREN ZE E Q U O TA ZIO N I D EG LI A RTISTI PRESSO LO STA N D A -11 D ELLA G A LLERIA M A LIN PEN SA BY LA TELA C C IA

Malinpensa by La Telaccia - Corso Inghilterra, 51 - 10138 Torino

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VALENTINA MIANI

LUISA PICCOLI

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FATOS RIBAJ

osservando la pittura

dell'artista ribaj fatos si

comprende una forza

creativa non comune,

egli con la sua visione

personale, realizza una

dimensione informale

astratta che vive di una

assoluta e di una fantasiosa

descrizione materica.

è un iter che raggiunge

un notevole senso

di libertà interpretativa

dove il colore, assoluto

protagonista nelle

“Senza titolo” - tecnica mista su pannello telato - 65x60

sue opere, viene steso

con densità cromatica ricco di unicità e di forza espressiva. pittura istintiva,

quella di ribaj fatos, che si esalta di un segno ben riconoscibile e di una tensione

emotiva costante, carica di un'energia vibrante e di un iter personale.

“Armonia” - 2019 - serie cubi dell’esistenza

- ferro battuto - 20×20x h 40

ROLANDO ROVATI

“Città di notte 1 ” 2014 - tecnica mista

su tavola - 60x60

presentaZione di Monia Malinpensa

(critica d’arte - Giornalista)

STEFANO ROBIGLIO

pur restando legato ad una figurazione

tradizionale, le opere scultoree dell’artista

stefano robiglio, si proiettano in

un’ottica moderna di innovativo gioco

volumetrico e di sapiente impostazione

dove, la narrativa del tutto autonoma,

acquista potenza simbolica e dirompente

forza rinnovatrice della materia.

Le sculture vengono costruite con conoscenza

del materiale, singolare impegno

e capacità artistica carica di

sperimentazione. La tecnica del ferro

battuto e saldato ad arco viene lavorato

e realizzato, da parte di robiglio,

in maniera responsabile e con qualità

espressiva. egli, con un equilibrio incessante

della materia e con una notevole

sintesi di tecnica, calibra severamente

i pieni e i vuoti e calcola abilmente

il rapporto tra forma e spazio.

Il percorso dell’artista rolando

rovati è costantemente espresso

con vero temperamento e autentica

maestria interpretativa,

egli realizza con un’irrefrenabile

creatività, una magistrale ricerca

intrisa di notevoli effetti estetici,

costanti simboli e di un’intima

espressione geometrica. Le sue

opere, che si arricchiscono di un

movimento continuo e di una caratterizzante

sicurezza tecnica,

evidenziano un preciso marchio

segnico personalizzante di originalità

e di riconoscibile tratto.

egli imprime al suo iter una calibratura

della luce ed un rigore

formale di intensa vibrazione

tanto da investire l’osservatore

di profonde riflessioni e ricorrenti

emozioni.

GIULIO RIGONI

Vi è nelle opere dell’artista

Giulio rigoni una forte valenza

simbolica ricca d’incantevoli

paesaggi e di figure

suggestive che vivono in un

susseguirsi ritmico di spazio e

di tempo dal forte impatto visivo,

segno riconoscibile nel

suo iter. Il suo racconto continuo

di storie fantastiche, immerse

tra irrealtà e mondo

reale, si anima di un’atmosfera

magica intrisa di autentica

contemporanea e di e-

spressione interpretativa. Le

divagazioni di sogno e di fantasia

si animano magistralmente

nell’opera di energia

creativa e di una costante ri-

“Evoluzione #2” - olio su tavola, sei pezzi- 30x30x4

cerca artistica, di assoluta riconoscibilità,

che vive in perfetta simbiosi con le emozioni e con il sentimento.

DANIELA ROSSO-PRIN

attenta osservatrice l’artista daniela

rosso, in arte prin, interpreta la figura

umana con una carica emozionale

intensa e con vivo temperamento

tanto da mettere in evidenza una vibrante

e personale contemplativa.

ella trasforma i suoi dipinti in una felice

sintesi figurativa dove l’elemento

chiaroscurale e i rapporti tonali ci regalano

esaltanti effetti luce, movimento e

poesia. La prin ama comunicare attraverso

la sua pittura stati d’animo, sensazioni

e scene di vita, in particolare

quella dei musicisti, suoi assoluti protagonisti

nell’opera, e lo fa con uno

spessore formale-cromatico davvero

dinamico. L’elemento intimista e la

sensibilità sono evidenti e altamente

significativi nel suo percorso artistico; “Blancheflor” - 2019 - olio su tela - 80x60

essi si sublimano di costanti valori umani e atmosfee uniche.

BIANCA SALLUSTIO

Nelle opere dell’artista Bianca

sallustio coesistono meditazione,

creazione e uno slancio emozionale

e spirituale di potente

umanità che effonde impegno e

un processo inventivo di precisa

tematica e risonanza di contenuto.

Il filo creativo, la profonda

sensibilità e le incessanti significazioni

sull’essere umano risultano

coerenti di un tessuto pittorico

immutabile di fascinosa liricità

e di mirata scansione di inventiva.

La forza dirompente delle

sue iguane vive di un’atmosfera

“Cardi selvatici sul lago alpino”

2011 - olio su tela - 60x50

lirica sognante di notevole evoluzione,

di operazione estetica e di una matrice autentica sia nell’aspetto esistenziale sia di

tensione vitale.

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O RA RIO A RT IN N SBU C K:16-17-19 G EN N A IO D A LLE 11-19 -18 G EN N A IO D A LLE 11-21


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SI.MON

presentaZione di Monia Malinpensa

(critica d’arte - Giornalista)

La qualità e la padronanza

pittorica del olio su tela

è evidente nelle opere

dell'artista si.mon, ella con

originale elaborazione tecnica

ricrea con un gusto

assolutamente personale

intriso di ricchezza compositiva

visi di donne in

cui la preziosità materica

e la fantasia dei colori e

dell'immagine vivono di

costanti sensazioni cromatiche

e personale descrittiva.

ogni elemento

nella sua pittura è intensamente

lirico a dimostra-

“Violette 1” - 2019 - olio su tela - 60x80

zione di un'arte che sa

trasmettere al osservatore magistrale stesura, sentimento e contenuto.

Quella dell’artista andrea

Tacconi è una composizione

altamente studiata di precisa

ideazione ed elaborazione

dove egli utilizza una linea

creativa assolutamente personale

di nuova identità materica

e di concreta dialettica.

La perfezione dispositiva degli

elementi è un aspetto fondamentale

nelle sue opere,

l’artista si avvale di una tecnica

complessa realizzata con

cubi in legno di faggio pitturati

con colori acrilici, incollati

su un pannello di legno multistrato,

che rivela uno stile originale

e coerente.

ANDREA TACCONI

“Sfaccettature 4” - cubi di faggio

con colore acrilico 63x63x4

ANNA MARIA TERRACINI

“Senza titolo” - 1990-46

olio su tela - 60×70

La pittura dell’artista anna Maria

Terracini, carica di autentica dignità

tecnica e consistenza contenutistica,

evidenzia una moderna interpretazione

intrisa di sensibilità

lessicale e di rara tensione emotiva-espressiva.

La composizione

del paesaggio, le tematiche sulla

natura e la rappresentazione sull’esistenza

umana approdano mirabilmente

nel suo iter con un lirismo

magico e misterioso dove, il proprio

linguaggio pittorico, conferisce alle

opere una dimensione fantastica

pregna di forte personalità. La Terracini,

servendosi magistralmente

di diverse tecniche quali l’olio su

tela, l’acquerello, la china e la tempera

delinea una ricerca attenta

dalla valida stesura materica e dalla

notevole manualità.

MARIA VIRSEDA

“Studio di movimento” 2016

carbone su carta - 40x30

ALESSANDRA TRISCHITTA

L’ampiezza di sentimento, la spiritualità

profonda e il costrutto grafico

affiorano magistralmente dalle

opere di alessandra Trischitta

con un aspetto socio-culturale importante

che si estende significante

nell’opera. sono immagini

fotografiche che offrono spunti di

lettura e che presentano l’intervento

di un’espressione segnica

innovativa che si carica di una

forte contemporaneità. esse, intrise

di poetiche espressioni e di

una tecnica originale, sempre animata

da una sapiente stesura del

colore e da valori simbolici, esternano

un’interpretativa pregna di

“Helen” - 2019 - fotografia

contenuto. La digital art, con cui l’artista

alessandra Trischitta realizza le

Digital/Art stampa giclèe- 80x80

sue opere, evidenzia uno stile assoluto d’intenso lavoro e di sentimento.

Con padronanza della scultura e del disegno l'artista

Maria Virseda apre un dialogo continuo dove le

emozioni e gli stimoli giungono dritti nell'animo del

fruitore. Le sue opere fortemente intimistiche, intrise

di compostezza rappresentativa, evidenziano un

modulo figurativo in cui l'aspetto umano viene rappresentato

con rispetto e con un'autentica dialettica

espressiva. Il disegno, a volte appena abbozzato,

scorre fluido con uno slancio emotivo e con una realtà

profondamente sentita. In ogni soggetto traspare

un'emozione di vero sentimento e di

compostezza formale-tecnica. è un percorso che

raffigura l'umanità con un'immediata sensibilità

d'animo e con uno slancio emotivo puro all’insegna

di un fare arte riflessivo.

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“New York” - 2018 - acrilico su tela - cm. 80 x 80

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102

i Tesori del borgo

Sant'agata sul Santerno

antica cittadina di origini estensi della Pianura

romagnola, tra Ravenna e bologna. dove la storia

e le tradizioni convivono in armonia con la modernità

e il progresso.

di Armanda Capucci

Sant’Agata sul Santerno con i

suoi 3000 abitanti è il secondo

comune più piccolo della Provincia

di Ravenna e il meno

esteso quanto a superficie. Nonostante

questo, è un paese di antiche tradizioni e

sorge su un’importante via di comunicazione,

la via San Vitale che collega Bologna

con Ravenna. L’antica Pieve di Sancta

Agatha viene fatta risalire al 740;

eretta sopra un tempio pagano, compare

in diversi documenti di epoche successive.

Il paese sorse attorno alla chiesa ed

ha sempre portato il nome della Santa

Martire di Catania. Per tutto il Medio Evo

Sant’Agata fu disputata dai signori locali,

trovandosi, suo malgrado, teatro di scontri

fra truppe avverse. Una delle date più

significative della storia del paese è il

1440. Il 23 settembre di quell’anno, Papa

Eugenio IV cedette in feudo alcune terre

della Bassa Romagna tra cui Sant’ Agata,

agli Estensi di Ferrara per 11.000 ducati

d’oro. Il castello assunse quindi il nome

di S. Agata Ferrarese, nome che conservò

fino all’Unità d’Italia. S. Agata subì la

sorte di molti altri paesi della Bassa Romagna:

nel 1598, il ritorno nello Stato

della Chiesa dopo la dinastia estense, la

sottomissione all’esercito napoleonico

nel 1796, il ritorno sotto lo Stato Pontificio

nel 1815 e, infine, con i plebisciti del

1859, l’annessione al Regno d’Italia. Nel

1863, per Regio Decreto, il paese assume

l’attuale denominazione di “S. Agata sul

Santerno”. Nel secondo conflitto mondiale

il paese venne quasi completamente

distrutto dai bombardamenti.

Il fiume Santerno. La storia di Sant’Agata

si identifica con quella del fiume

Santerno e il territorio, con il paesaggio,

un tempo soltanto agrario, oggi anche industriale,

che circonda il paese. Il fiume

Santerno nasce nei pressi del Passo della

Futa e confluisce, dopo un percorso di 99

Km, nel fiume Reno a Sud della Statale

16 (Ravenna-Ferrara). La confluenza è

stata creata artificialmente perché in

epoca romana il fiume, giunto in pianura

si gettava nelle paludi che caratterizzavano

un tempo la Bassa Padana. Il fiume

Santerno, almeno nel suo corso inferiore,

era navigabile: per questo costituiva un’importante

via di comunicazione.


Opere architettoniche: gli edifici legati

alla storia

La Torre civica. La torre civica è detta

anche Torre dell’Orologio, o “La Porta”

perché fu costruita sull’antica porta di accesso

al castello medioevale che sorse

nei primi secoli dopo il mille. Fonti autorevoli

ne attribuiscono l’edificazione ai

Faentini. La costruzione era cinta da solide

mura che formavano un quadrilatero

circondato da un largo fossato detto “La

Fossa”. Dell’antico castello non rimase

che un torrione, ma pare che ve ne fossero

tre, trasformato, poi, nella Torre

dell’orologio con ampio arco, “La Porta”

che immette nel piazzale della chiesa arcipretale,

anch’essa costruita nel recinto

del castello. Parte dello spazio circondato

dall’antica Fossa costituisce oggi la piazza

principale del paese, Piazza Umberto I°.

I più recenti lavori di restauro alla Torre,

su progetto dell’architetto Mazzotti, furono

eseguiti nel 1990. La campana dell’orologio,

detta della “ragione” sin dai

tempi remoti, certamente già nel 1487,

come appare dagli antichi “Statuti” emanati

dal Duca Ercole I° d’Este, serviva

per chiamare a raccolta i cittadini che governavano

il paese e si è conservata fino

ai giorni nostri.

Palazzo Comunale. L’epoca di costruzione

è incerta, ma si presume che sia

dello stesso secolo del castello del quale

faceva parte come appare dal Catasto Napoleonico

del 1800. Ne sono una prova

anche i muri obliqui a scarpata nella base,

che come in tutte le rocche era costituita

da uno spalto svasato. Le modifiche ed i

cambiamenti subiti ne hanno profondamente

alterato la struttura originaria.

L’edificio, abitazione del Vicario nel periodo

estense, è sempre stato usato come

sede amministrativa e ristrutturato anche

nel dopoguerra perché gravemente danneggiato

nella notte del bombardamento

alleato. All’interno sono poste le lapidi di

illustri santagatesi.

Villa padronale. già di proprietà del lughese

Gregorio Ricci Curbastro, matematico

di fama internazionale. Incerto l’anno

di costruzione che si colloca sicuramente

alla fine dell’Ottocento, sulle strutture

di una casa colonica del 700.

Chiesa arcipretale. dedicata a S. Agata


104

V e Martire. L’odierna chiesa fu costruita

nel 1881 per volontà di Mons. Ercole

Rambelli, arciprete di S. Agata dal 1874

al 1917. Il progetto fu affidato all’architetto

Pritelli di Faenza che si ispirò allo

stile neoclassico, in voga nel sec. XIX. La

pianta è a croce latina, con transetto ed

abside semicircolare. La facciata in pietra

a vista si sviluppa in verticale, terminando

con un frontone triangolare; l’interno

è a navata unica con nicchie laterali;

Il soffitto a volta termina in cornici dentellate.

Nella chiesa ci sono sette altari, il

maggiore dedicato a S. Agata. Nell’abside

è collocata una pala d’altare con

l’immagine della Santa, opera del pittore

massese Orfeo Orfei. Le notizie sul precedente

edificio abbattuto nel 1881, per

far posto all’attuale, sono scarse e frammentarie.

Dalle mappe, appare evidente

che la chiesa occupava gran parte dell’attuale

piazzetta E. Rambelli. Era stata edificata,

con ogni probabilità, negli anni

1494-95. Nel 1891 fu costruito il campanile,

sempre su progetto dell’architetto

Pritelli. Durante l’offensiva delle truppe

alleate del 9 aprile 1945, fu cannoneggiato

e mozzato. Nel 1951 furono compiuti

i restauri.

Cornicione Rinascimentale. Nella parete

esterna della sacrestia dell’attuale

chiesa Arcipretale, verso occidente, alla

sommità si trova un cornicione in cotto

del 1494 in stile rinascimentale. E’ quel

che rimase del bel cornicione che ornava

la vecchia chiesa, la cui facciata era stata

progettata dal Bramantino.

Opere pittoriche che si trovano nella

chiesa o nella vicina canonica.

Nell’aprile del 1944 la chiesa venne dotata

di un nuovo altare maggiore, opera

marmorea del faentino Antonio M.Vassura

e fu affrescata dal massese Umberto

Folli che dipinse la volta del presbiterio

con la raffigurazione dei 4 Evangelisti: fu

il primo affresco dell’allora giovane e

promettente pittore. Si era nel novembre

del 1943, in piena guerra, quando iniziarono

i lavori di decorazione e di restauro

dell’edificio. Il pittore già definito astro

nascente dalla critica ravennate, lavorando

alacremente impiegò alcuni mesi

per decorare la cupola e dipingere i 4

Evangelisti ai rispettivi lati. La Pala d’altare

dipinta alla fine dell’Ottocento rappresenta

S. Agata Vergine e Martire. Autore

Orfeo Orfei di Massa Lombarda.

Conservati in canonica ed opportunamente

restaurati sono due dipinti su tela

che prima del 1933 si trovavano nella

chiesa della Madonna dello Spasimo distrutta

dalla guerra: San Sebastiano e San

Rocco (sec. XVI) di autore anonimo.


Sempre alla chiesetta della Madonna

dello Spasimo apparteneva il dipinto ad

olio su tela (sec. XVII) di San Michele

Arcangelo di Domenico Tasselli, che faceva

da sfondo alla statua della Vergine

del Rosario. Nel 1945 la pala d’altare fu

ritrovata fra le macerie della chiesa distrutta.

Un’altra pala d’altare rappresenta

“San Gregorio, la Trinità con M. Vergine

e le anime purganti”. Il quadro detto

anche“ il Purgatorio” è del sec. XVIII,

autore Andrea Barbiani di Ravenna. Infine,

si aggiungano tre dipinti su tela

ovale di autore ignoto del sec. XVIII,

quello di S. Agata V. e Martire e due tele

gemelle con Le nozze di Cana e la Comunione

degli Apostoli.

Suppellettili preziose. Fra le numerose

suppellettili preziose sono da notare un’acquasantiera

del sec XVI, la statua di San

Vincenzo Ferreri del sec. XIX, modello

Graziani Ballanti di Faenza, arredi sacri

in bronzo, candelabri ,calici ostensori, un

reliquiario del XVI sec., pianete ed altri

paramenti sacri a partire dal sec. XVI. Più

recenti la Via Crucis di Bartoli e Cornacchia,

14 ceramiche dei famosi artisti brisighellesi

e un’ ampia terracotta in ceramica

del faentino Riccardo Gatti (195)

raffigurante il Battesimo di Gesù, in bassorilievo.

Presso il Municipio di S. Agata

sono conservati i due preziosi libri degli

Statuti (Sec. XV). Sono copie dello Statuto

promulgato nel 1487 dal duca Ercole

I d’Este, una rara raccolta di leggi per gli

“homini di Sancta Agatha”. Uno dei libri,

il più antico, è un codice miniato, purtroppo

non l’originale del 1487, perché

risale a qualche decennio più tardi: è in

pergamena elegantemente vergata e ornata

con belle miniature a colori fra i

quali predominano il rosso e il blu; i caratteri

sono in stile gotico. L’altro volume,

cartaceo, è manoscritto anch’esso,

ma in corsivo e in epoca più recente (17-

58): fu dettato “verbo ad verbum” dall’abate

Andrea Ferdiani, al sacerdote Giacomo

Azzaroli, come copia del primo. I

due testi sono stati finalmente restaurati

su interessamento dell’Amministrazione

Comunale, nel 2018.

Beni artistici scomparsi. Convento benedettino

cosiddetto delle “Angioline”,

Chiesa della Madonna dello Spasimo con

campanile gotico risalente al XV-XVI secolo,

distrutta durante la Seconda Guerra

Mondiale e mai più ricostruita; ambone

della vecchia chiesa rinascimentale che si

trova ora nella vicina chiesa di Ascensione

con 4 pannelli in bassorilievo, raffiguranti

i 4 Evangelisti.



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Ardengo Soffici

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108

Silvana Gatti

“il nuovo ulisse” - 2018 - olio su tela - cm 40x30 “la cercatrice di conchiglie” - 2019 - olio su tela - cm 40 x 30

S I LVA N A G AT T I - P I T T R I C E F I G U R AT I VA & S I M B O L I S TA

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h t t p : / / d i g i l a n d e r. l i b e r o. i t / s i l v a n a g a t t i

e m a i l : s i l v a n a m a c @ l i b e r o. i t


arte e cultura a Sant’agata sul Santerno (Ra)

Nella sovranità del silenzio

dal Nostos all'Arche'

Mostra di scultura

21 dicembre 2019/10 febbraio 2020

Sala del Consiglio Comunale

Piazza Giuseppe Garibaldi, 5

Sant'Agata sul Santerno

Espongono

Gianni Guidi

Sergio Monari

Giovanni Scardovi

Sergio Zanni

Mario Zanoni

Info: 348 646 3783

Apertura: da lunedì a venerdì

10,00/13,00, martedì e giovedì ore

10,00/13,00 - 15,00/17,30

1-2-8-9 febbraio 10,00/12,00 - 16,00/18,00

Festivi su appuntamento

Qui dove l'immagine

solida abita il vuoto,

regna sovrano il silenzio,

silenzio che

unisce le diversità

di queste plastiche

presenze, che dicono

la mistica sospensione delle forme

di un immaginario che oltrepassa il

tempo.

C'è in queste immagini una ritrovata

nostalgia che chiude nel ritorno testa

e coda dell'uroburos, circolarità di un

continuo che celebra il tempo dell'eterno

ritorno.

“Io e un altro” affermava Rimbaud, e

queste forme sono il frutto di una alterità

ritrovata che noi conteniamo, è

una ricerca dell'origine, un salpare

verso la sorgente, là dove appare il “

genio del luogo”, là dove controcorrente

risaliamo al centro originario

degli archetipi.

Queste sculture evocano nel presente

un futuro già passato, qui sta il nostos

e l'erranza, qui l'archè regna col genius

loci sulle peculiarità naturali del

territorio, mentre le immagini interpretano

i misterici responsi del silenzio,

dove il futuro annuncia il passato

e il passato dice il presente.

Giovanni Scardovi

Sotto una buona stella

pittura, scultura, design

21/12/2019 - 10/02/2020

Spazio espositivo LOGOS

Piazza Umberto I, 8

Sant'Agata sul Santerno

Espongono

Nicoleta Badalan, Alberto Bambi (Balber),

Anna Baraldi, Grazia Barbieri, Giuseppe

Bedeschi, Tiziana Bortolotti, Paolo

Buzzi, Dina Castagni Nasce', Tiziana

Grandi, Laila, Elena Modelli, Maurizio

Pilo', Maria Leanna Serri, Giovanni Scardovi,

Roberto Tomba, Mario Zanoni

A cura di Marilena Spataro in collaborazione

con Alberto Gross

Info 339 7325579

Apertura: da mercoledì a sabato

Ore 16,30/18,30

Altri giorni su appuntamento

Gli artisti di Sotto una BUONA stella, devolveranno

parte dei loro eventuali incassi

al reparto di Pediatria dell'Ospedale Civile

di Imola

Di Versi Per Versi

Reading poetico

Sabato 4 gennaio 2020, ore 17,00

Sala del Consiglio Comunale di Sant'Agata

sul Santerno

Partecipano i poeti

Francesca Tuscano

Roberto Batisti

Paolo Melandri

Giovanni Strocchi

Giovanni Scardovi

Conducono la serata la giornalista

Marilena Spataro e il critico d'arte e poeta

Alberto Gross

Gli eventi sono promossi dall'associazione

culturale LOGOS e godono del patrocinio

del Comune di Sant'Agata sul Santerno,

dell’Ausl di Imola e sono realizzati in collaborazioni

con Galleria Ess&rrE e

Acca Edizioni di Roma

nELLa SoVRaniTa' dEL SiLEnZio

dal nostos all'archè


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Valentina Roma

Porto turistico di Roma

Lungomare Duca degli Abruzzi, 84

Loc. 876

00121 Roma

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MODULO DI

ABBONAMENTO 2019/20

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