La Freccia Gennaio 2020

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LUIS TATO/GETTY IMAGES

NAMI

e ravvicinata. Tre, cinque anni. O si riesce, in tempo celere, a

trovare gli abbonati digitali, o si chiude.

Un processo delicato, che pretende misure adeguate e pochi

tentennamenti.

Sì, ma lo dobbiamo gestire con ottimismo, con adeguati investimenti,

con la consapevolezza che la trasformazione creerà

molteplici professionalità, cambierà dall’interno le redazioni,

ma conserverà, alla carta, il ruolo di prodotto privilegiato per il

rafforzamento e consolidamento del valore del brand.

Consentimi di dire che il panorama non promette bene.

Perché siamo soltanto all’inizio di questo processo, e non si

possono fare considerazioni finali su un processo appena iniziato.

Comunque, se guardiamo alle aree dove sono più diffusi

cultura e abitudini verso il digitale e gli acquisti online, come

la Scandinavia, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, i dati sugli

abbonamenti digitali non sono affatto così negativi. E il fenomeno

comunque cresce, seppur lentamente, anche altrove,

compresa l’Italia.

Non credi che il declino dei media tradizionali, e in particolare

dei giornali, sia anche conseguenza di una insofferenza

verso l’informazione mainstream, percepita come asservita

a interessi di parte? Il che giustifica l’esplosione dell’informazione

fai-da-te, sui social…

Tutto questo è l’attuale Far West. Che si spiega perché siamo

ancora in una fase nella quale nel web non ci sono le regole,

e abbiamo l’informazione gratuita che cannibalizza i contenuti.

Stiamo uscendo dall’homo homini lupus e lentamente si iniziano

a costruire delle regole.

Quindi anche quel mondo di libertà sconfinata ha necessità

di regole, come tanti sostengono. Sebbene su come introdurle

il dibattito sia apertissimo e complesso.

Gli abbonamenti digitali servono anche a questo. Quando

l’informazione è gratuita e tu non sai chi paga per produrla,

si apre la finestra all’interno della quale si sviluppano le fake

news. Che non nascono sui giornali con un nome, un cognome,

un indirizzo e un editore responsabile, perché se tradisci

il lettore il tuo business finisce. Quindi, per garantire la libertà

di informazione, i giornali devono puntare sulla qualità, ma i

lettori devono accettare di pagare per i contenuti.

Insomma, il digitale è una prateria di opportunità ma anche

di insidie, mi sembra che anche di questo parli il tuo ultimo

libro, Assedio all’Occidente. Quali le difese?

Sono due le misure strategiche da adottare: una verso l’esterno

e una interna. Ogni nazione deve difendere il proprio

spazio cibernetico così come difende i suoi confini fisici, è una

questione di sovranità nazionale. Se non lo fai qualcun altro

si insedia e inizia a fare i propri interessi all’interno della tua

comunità nazionale. Stati Uniti, Gran Bretagna, Israele, Corea

del Sud, Olanda presidiano già efficacemente il proprio spazio

cibernetico, in altri Paesi come Francia, Germania, Italia e Spagna

questo processo è ancora in corso. Servono poi norme

per distinguere i dati che si possono condividere da quelli che

vanno protetti. La normativa emanata dal governo italiano,

con il Conte Due, è positiva ed è considerata, da molti, all’avanguardia

in Europa, perché istituisce nei settori strategici il

sistema del Golden Power. Ossia uno strumento che impedisce

di rendere pubblici i dati di importanza strategica per la

sicurezza.

E la misura interna?

La lotta alle fake news. Che oltre a regole e informazione di

.

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qualità richiede un grande senso di responsabilità e di autodisciplina

da parte dei giornalisti. Chi scrive per un grande

giornale, con una propria eco nel Paese, non può produrre e

diffondere propri individuali contenuti che finirebbero, di fatto,

per essere identificati con quelli del suo giornale. La libertà

di opinione è un valore ma se la eserciti solo a favore di una

precisa azienda o di uno specifico partito politico diventa faziosità.

Cos’altro si chiede a un giornalista nell’epoca digitale?

Senz’altro deve essere più flessibile, più rapido, e consapevole

che il mercato gli darà un voto, il che lo obbliga a produrre

contenuti di qualità.

Ed è apprezzata questa qualità?

Eccome, e i dati sono sorprendenti. Gli articoli digitali che fanno

più traffico non sono quelli con le donne nude o con le parolacce,

ma quelli di qualità. Perché il pubblico è intelligente.

Ho imparato una regola negli Stati Uniti, che i lettori sono più

intelligenti di noi, ed è vero. Il pubblico premia la qualità e questo,

consentimi, mi permette di essere ancora più ottimista.

La qualità dell’informazione cammina di pari passo anche

con le risorse per pagare chi la produce. Quelle provenienti

dalla pubblicità sono in costante calo.

Le risorse si recuperano con una nuova idea di pubblicità, con

lo sviluppo di una nuova organizzazione del lavoro e sapendo

cogliere le potenzialità offerte dalla moltiplicazione delle piattaforme.

La raccolta della pubblicità nella realtà digitale non

può essere più quella del ‘900, con le vendite porta a porta e

i centri media, ma passerà da meccanismi sempre più automatici

legati al traffico sviluppato. Insomma, parliamo di una

riforma di sistema.

La Stampa, 7 dicembre 2019

w

Teatro Tosca in tv dalla A alla Z

Sarà la Prima più social di sempre

ALBERTO MATTIOLI — P. 24

la maggioranza trova l’accordo: azzerata l’imposta sulle auto aziendali

Conte salva la manovra

Renzi frena le nuove Tax

Si fa cassa con le lotterie

Centeno: spropositati i timori del governo sul Mes, ma l’intesa li placherà

Trovato l’accordo sulla manovra:

slittano plastic e sugar tax,

spunta una stretta sul gioco d’azzardo.

Mario Centeno, ministro

portoghese e presidente dell’Eurogruppo,

in un’intervista a «La

Stampa»: «Spropositati i timori

dell’Italia sul Mes». BERTINI,

BRESOLIN, DI MATTEO E SORGI – PP. 4-5

BUONGIORNO

Calcio La Roma ferma l’Inter

Stasera la risposta della Juve

CONDIO, D’ORSI, GARANZINI E ODDENINO — PP. 34-35

ROSELINA SALEMI — PP. 30-31

LA STAMPA

SABATO 7 DICEMBRE 2019

INTERVISTA A BONAFEDE

“Sulla prescrizione

nessuno slittamento”

FRANCESCO GRIGNETTI — P. 6

GIUSTIZIA

L’ANALISI

I PROCESSI LUNGHI

GUASTANO I CONTI

Gli uomini deboli

MATTIA

FELTRI

Il quarantotto per cento degli italiani, dice l’ultimo rapporto

del Censis, vorrebbe al potere un uomo forte che colato dagli impicci delle elezioni e del Parlamento,

perché non sappiamo che comporti l’uomo forte divin-

non debba curarsi di impicci come le elezioni e il Parlamento.

Traduzione: metà di noi s’è stufata della demo-

padri e spesso nemmeno nonni che la dittatura l’abbia-

cioè la dittatura. Tutto dimenticato, non abbiamo più

crazia. Non della casta, non ce l’abbiamo coi papaveri in no incisa sulla pelle e ce lo raccontino, è sbiadito tutto

auto blu, quella è roba superata: ci siamo stufati del sistema

di governo del mondo liberale occidentale, come la noncuranza senza passato né futuro. La storia non ci in-

quanto è stato scritto, tutto è perduto in un tempo di

terza generazione che, dopo la prima

segna nulla, è stato detto con senno. La

che ha fondato l’azienda e la seconda LA DOPPIA ITALIA DEL CENSIS democrazia non ci ha reso felici, stop.

che l’ha ingrandita, per noia sperpera le

La democrazia è un cumulo di difetti,

fortune ignorando la fatica di accumularle.

E’ sempre più facile buttare giù

piedistalli, stop. La democrazia non ha

INNOVATORI stop. La democrazia non ci ha issati sui

qualcosa che tirarla su, e noi oggi ci apprestiamo

a buttare giù la democrazia SERVIZI — PP. 10-11

CONTINUA A PAGINA

CONTRO ANSIOSI detto abracadabra.

23

w

QUOTIDIANO FONDATO NEL 1867

ALESSANDRO DE NICOLA — P. 23

cristiani in africa

Nella Nigeria

dilaniata

dai jihadisti

BERNARD-HENRI LÉVY

L’appello mi è arrivato da un cristiano

pentecostale nigeriano. È direttore

di un’associazione che auspica il

riavvicinamento tra le due comunità,

cristiana e musulmana. – PP. 2-3

Gli eredi di Riina

Un solo indirizzo

londinese

per tutte le mafie

LORENZO BAGNOLI

MATTEO CIVILLINI

GIANLUCA PAOLUCCI

na palazzina elegante nel cuore

Udi Londra è la sede delle attività

degli eredi del «capo dei capi» della

Mafia, di un faccendiere legato ai

clan della Camorra e dei «colletti

bianchi» coinvolti in una maxinchiesta

sulla 'Ndrangheta. L’indirizzo,

29 Harley Street, è anche lo stesso

utilizzato da politici corrotti di mezzo

mondo, criminali comuni, aziende

statali di paesi sotto embargo.

CONTINUA A PAGINA 15

w

Feste Se la tavola natalizia

è come una partita a scacchi

2,00 € (CON TUTTOLIBRI) II ANNO 153 II N. 334 II IN ITALIA II SPEDIZIONE ABB. POSTALE II D.L. 353 /03 (CONV.IN L.27/02/04) II ART. 1 COMMA 1, DCB - TO II www.lastampa.it

STAMPA

PLUS

LIBIA

LE STORIE

GIUSEPPE ORRÙ

Cercasi volontari

per ascoltare

gli anziani in ospizio

P. 32

ST+

IL LAGER NAZISTA

MAURO MONDELLO

Merkel ad Auschwitz

ricorda Primo Levi

“Può succedere ancora”

P. 13

FRANCESCA SFORZA

Il premier a Lavrov

“Bisogna evitare

guerre per procura”

P. 12

FRANCA NEBBIA

La pizza del Monferrato

con la mozzarella

arrivata dalla Campania

P. 32

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