Fondamentale Gennaio 2020

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Numero 1 - gennaio 2020

DISEGUAGLIANZE

Soldi, educazione e

accesso all’informazione

possono determinare

anche lo stato di salute

Numero 1 - gennaio 2020 - Anno XLVIII - AIRC Editore - Poste Italiane spa Sped. in Abb. Postale D. L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) Art. 1 comma 1 LO/MI - ISSN 2035-4479

Trent’anni di Arance della Salute nelle piazze

COME LA NUTRIZIONE DIVENTA SCIENZA


SOMMARIO

FONDAMENTALE gennaio 2020

In questo numero:

04

STILI DI VITA

Trent’anni di Arance, trent’anni di ricerca

07

AGENDA 2030

I 17 goal per la sostenibilità nella partita

contro il cancro

NOTIZIE FLASH

10 Dal mondo

12

DISEGUAGLIANZE

Obiettivo: ridurre le diseguaglianze

15

ONCOLOGIA MEDICA

Maggiore impegno contro i tumori più ostici

18

BORSE DI STUDIO

I giovani non stanno fermi a guardare

20

TESTIMONIANZA

Una speranza concreta per il futuro

21

FARMACI INNOVATIVI

Norme e tutele per le prescrizioni sperimentali

24

IFOM

Nutrizione, metabolismo e cancro.

Legame antico, soluzioni nuove

26

FARE CHIAREZZA

Supplementi e pillole non sostituiscono il cibo

28

RUBRICHE

I traguardi dei nostri ricercatori

29

I GIORNI DELLA RICERCA

La forza della ricerca è nell’impegno in comune

Un palermitano amante delle contaminazioni culturali

I Giorni della Ricerca entrano nelle scuole

RAI con AIRC per raccontare la ricerca sul cancro

36

RACCOLTA FONDI

Partner

Le Arance della Salute

38

IL MICROSCOPIO

Riflessioni sul 2019 e proiezioni per il 2020

04

07

15

I tumori più aggressivi

richiedono più ricerca

scientifica

21

Nei 30 anni di

esistenza delle

Arance della

Salute, la ricerca

ha studiato

come prevenire

il cancro con

l’alimentazione

Gli obiettivi

di sviluppo

sostenibile

promossi

dall’ONU avranno

un impatto

importante anche

sui tumori

In alcuni casi i pazienti

possono accedere a

farmaci sperimentali

FONDAMENTALE

Anno XLVIII - Numero 1

Gennaio 2020 - AIRC Editore

DIREZIONE E REDAZIONE

Fondazione AIRC

Viale Isonzo, 25 - 20135 Milano

tel. 02 7797.1 - airc.it - redazione@airc.it

Codice fiscale 80051890152

Autorizzazione del Tribunale di Milano n° 128

del 22 marzo 1973.

Stampa Rotolito S.p.A.

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Niccolò Contucci

CONSULENZA EDITORIALE

Daniela Ovadia (Agenzia Zoe)

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REDAZIONE

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PROGETTO GRAFICO E IMPAGINAZIONE

Umberto Galli

TESTI

Alessia Di Chiara, Cristina Ferrario, Carlotta Jarach, Daniela

Ovadia, Elena Riboldi, Fabio Turone

FOTOGRAFIE E ILLUSTRAZIONI

Lorenzo Burlando, Maurizio D’Avanzo, Alberto Gottardo, Francesco Poroli

Fondamentale è stampato su carta

Grapho Crystal certificata e proveniente

da foreste gestite in maniera corretta

e responsabile secondo rigorosi standard

ambientali, sociali ed economici.


EDITORIALE

TANTI MODI PER

AIUTARE LA RICERCA.

• con conto corrente

postale n. 307272;

• con carta di credito,

telefonando al numero

verde 800 350 350,

in funzione tutti i giorni 24

ore su 24 o collegandosi

al sito airc.it;

• con un piccolo lascito

nel suo testamento;

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oppure tel. 02 794 707;

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(informazioni al numero

verde 800 350 350)

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ATTENTI ALLE TRUFFE

AIRC non effettua la raccolta

fondi “porta a porta”,

con incaricati che vanno

di casa in casa.

Nel caso dovesse succedere,

stanno tentando di truffarvi.

Denunciate subito la truffa

chiamando il numero unico

per le emergenze 112.

Pier Giuseppe Torrani

Presidente AIRC

Il linguaggio parte integrante

della ricerca oncologica

Il linguaggio contribuisce a fare esplodere l’intelligenza. Senza di esso non saremmo

stati capaci di trasferire conoscenza e generare quell’intelligenza collettiva che è la

cultura, attraverso cui si tramanda il sapere, né avremmo potuto saldare i legami

necessari a mantenere saldo il gruppo sociale.

Con queste parole Giulio Maina nel suo libro Il cervello è più grande del cielo ci invita a

riflettere sull’importanza del linguaggio.

È un messaggio pregnante per AIRC, che ha tra i suoi compiti quello di contribuire a

formare una cultura scientifica nel nostro Paese. La lotta contro il cancro si combatte

infatti anche con un’adeguata e articolata informazione sulla complessità del nostro sistema

biologico. In un’epoca di fake news, semplificazioni e battute liquidatorie, obiettivo

di AIRC è di raccontare la complessità della scienza e la bellezza degli sforzi che migliaia

di scienziati stanno facendo per discutere i risultati del lavoro di ricerca.

Dobbiamo, quindi, ricercare i modi in cui raccontare la complessità, rendendola comprensibile

a tutti. Il linguaggio è una continua ricerca e ci impone di aggiornare le nostre

espressioni per capire e rendere comprensibile ciò che appare di prima impressione difficile

da capire. Perché la scienza sia davvero patrimonio di tutti, i suoi risultati devono

poter essere compresi da chiunque.

Nel nostro piccolo cerchiamo con l’aiuto di molti di rendere comprensibile ciò che può

apparire di difficile comprensione.

La scienza del linguaggio diventa così parte integrante della ricerca oncologica.

Fondamentale per la prevenzione

A gennaio tornano nelle piazze italiane Le Arance della Salute: per l’occasione

Fondamentale dedica alcuni articoli al tema dei corretti stili di vita

GENNAIO 2020 | FONDAMENTALE | 3


STILI DI VITA

Arance della Salute

Trent’anni

di Arance,

trent’anni

di ricerca

Le conoscenze su ciò che è meglio fare

per mantenersi in salute (specialmente

sul piano dell’alimentazione) sono state

acquisite di recente e, nelle trenta

edizioni dell’iniziativa di piazza per la

distribuzione delle Arance della Salute,

AIRC ha contribuito a diffonderle

a cura della REDAZIONE

Se AIRC ha scelto

proprio le arance

come frutto simbolo

di una sana alimentazione,

un po’

lo si deve anche a James Lind,

medico della marina britannica

vissuto agli inizi del XVIII

secolo. Fu lui, infatti, a scoprire

che lo scorbuto – una malattia

che colpiva i marinai che compivano

lunghe traversate senza

mai toccare terra – dipendeva

da una carenza alimentare:

la mancanza di frutta e verdura

fresca, che Lind risolse caricando

sulle navi grandi quantità di

agrumi, in grado di conservarsi

a lungo. Oggi sappiamo che

nell’alimentazione dei marinai

veniva a mancare la vitamina

C, di cui sono ricchi proprio limoni

e arance.

Quella di Lind è considerata

la prima ricerca medica

moderna e la prima ricerca

scientifica in tema di nutrizione,

anche se già nell’antichità

i medici attribuivano grande

valore al cibo e alle sue proprietà

protettive o, viceversa,

ai suoi potenziali pericoli.

IL NESSO COI TUMORI

Il nesso tra alimentazione e

sviluppo di una certa malattia

viene studiato dall’epidemiologia.

È questa la scienza che

raccoglie una gran mole di dati

sugli stili di vita delle persone

e li analizza cercando di

trovare un elemento comune

a tutti coloro che si ammalano

di una specifica malattia. Può

sembrare semplice ma non lo

è affatto, anche perché l’associazione

di due fattori non significa

necessariamente che

vi sia tra loro una relazione di

causa ed effetto.

Non è quindi sufficiente

sapere che chi si ammala sia

stato un grande consumatore

di un determinato alimento:

è necessario anche formulare

Le date che hanno

cambiato il modo

di stare a tavola

1960

La ricerca sulle specifiche

cause di cancro legate

all’alimentazione inizia a produrre

significativi risultati. Sono identificati

alcuni cancerogeni chimici, in seguito

vietati ed eliminati.

1967

Uno studio dimostra che gli

immigrati giapponesi negli

USA si ammalano, dopo qualche anno,

di tumori simili a quelli degli americani.

A conferma del ruolo degli stili di vita

nello sviluppo

dei

tumori.

1969

L’oncologo Burkitt ipotizza

che la mancanza di fibre

nella dieta occidentale possa contribuire

allo sviluppo del cancro del colon.

1973

Lo IARC di Lione diffonde i

dati di incidenza del cancro

divisi per Paesi. Numeri e tipi variano

moltissimo: un’indicazione che le cause

possano essere legate ad ambiente e stili

di vita, oltre che a caratteristiche

genetiche

tipiche di

ciascuna popolazione.

1975

Vengono pubblicati alcuni

studi sulla relazione tra

conservazione dei cibi sotto sale,

bassi livelli di vitamina C e cancro dello

stomaco.

1981

Due epidemiologi

britannici,

Richard Doll e

Richard Peto,

stimano che il 30-

35 % dei tumori

possa essere prevenuto con una dieta

caratterizzata da meno grassi e carne e

più frutta e verdura.

1982

La National Academy of

Sciences pubblica negli USA

il primo grande rapporto su cibo e cancro,

che comprende anche le prime linee

guida per una corretta alimentazione.

1990

Vengono pubblicati molti

studi che confermano la

relazione tra alcuni cibi e il cancro ed

evidenziano inoltre altre associazioni fra

stili di vita e tumori. Risultano correlati

il consumo di alcolici e i tumori del

colon e del seno.


un’ipotesi sui meccanismi che

possano eventualmente collegare

il consumo di quel cibo

alla malattia. Per questo la ricerca

moderna sta puntando

sull’epidemiologia molecolare,

che cerca di individuare le

relazioni biologiche tra una

determinata abitudine di vita

e l’aumentato rischio di sviluppare

una certa malattia.

Un altro sistema per verificare

l’esistenza di una reale

relazione di causa ed effetto è

la sperimentazione in laboratorio

(per esempio su tessuti

trattati con grandi concentrazioni

di un principio attivo

contenuto in un alimento) o

su modelli animali. Se l’esposizione

a una certa sostanza in

laboratorio induce la formazione

di tumori (o la trasformazione

della cellula), è possibile,

talora anche probabile,

che la stessa situazione si verifichi

anche all’interno dell’organismo

umano.

Quanto incide davvero

l’alimentazione sul rischio

di cancro? Il tema è dibattuto

e non è semplice dare una

risposta univoca. Secondo il

World Cancer Research Fund,

la maggiore istituzione internazionale

dedicata all’analisi

di quanto sappiamo in materia

di alimentazione e cancro,

le cattive abitudini alimentari

sarebbero responsabili di

circa il 30 per cento dei casi

di tumore, una percentuale

che sale se, oltre a non seguire

una dieta equilibrata, si è

anche sedentari.

do dati importanti sul ruolo

dell’obesità nello sviluppo di

malattie cardiovascolari e tumori.

Il Nurses’ Health Study,

che analizza gli stili di vita

delle infermiere americane

fin dal 1976, ha permesso di

scoprire il ruolo dell’alimentazione

nello sviluppo dei tumori

femminili.

Infine lo studio EPIC, a cui

ha contribuito in passato anche

AIRC, ha permesso di scoprire

quali abitudini alimentari

degli europei aiutino a prevenire

i tumori

e quali, invece,

ne rendano più

probabile l’insorgenza.

Lo

studio è partito

nel 1992 ed è

ancora in corso; nei prossimi

anni potrà dare informazioni

importanti, perché i ricercatori

hanno a disposizione campioni

biologici (sangue, tessuti)

di molti dei partecipanti e

Gli studi per

individuare

una dieta

salutare

In questo articolo:

nutrizione

stili di vita

epidemiologia

DAL CIBO ALLA DIETA

Dagli inizi del XX secolo a

oggi sono stati condotti molti

studi epidemiologici importanti.

Lo studio Framingham

ha analizzato gli stili di vita

degli abitanti della omonima

cittadina del Massachusetts

per ben 72 anni (l’osservazione

è iniziata nel 1948) fornencontano

di verificare quali caratteristiche

molecolari sono

cambiate nel corso del tempo

in relazione agli stili di vita e

di mettere queste variazioni

in relazione con lo sviluppo di

eventuali malattie.

Più recentemente, un panel

di studiosi si è riunito

sotto la sigla EAT Lancet per

tentare di mettere ordine nella

gran mole di studi pubblicati

su cibo e salute, le cui

conclusioni sono talvolta in

contrasto tra loro. L’obiettivo

era ambizioso:

identificare le

caratteristiche

universali di

una dieta salutare,

ovvero

l’equilibrio tra

i diversi cibi applicabile a tutti

i diversi stili alimentari e a

tutte le culture.

Le critiche al progetto EAT

Lancet non mancano (secondo

alcuni le raccomandazioni non

1994

L’epidemiologa italiana Silvia

Franceschi osserva che per la

prevenzione del cancro una dieta varia

è migliore di una dieta anche sana ma

molto restrittiva.

2014

Da EPIC arrivano altre

informazioni che dimostrano

come l’obesità costituisca un fattore

di rischio per molti tipi di tumori, in

particolare se aumenta la circonferenza

addominale.

1996

Gli epidemiologi Steinmetz

e Potter dimostrano che

le diete ricche di vegetali e frutta

(comprendenti quindi fibre, sostanze

antiossidanti e altri micronutrienti)

riducono il rischio di ammalarsi.

2004

Si chiude la raccolta dei

dati di EPIC, lo studio

epidemiologico sulle abitudini di

vita degli europei, cofinanziato da

AIRC. I risultati indicano che la dieta

mediterranea è il modello alimentare

più efficace nella prevenzione del

cancro.

2012-13

I dati EPIC

evidenziano che il

consumo di flavonoidi (antiossidanti

contenuti in molti cibi di origine

vegetale) riduce il rischio di cancro

gastrico. Si conferma inoltre il rischio

associato al consumo di carni lavorate.

GENNAIO 2020 | FONDAMENTALE | 5


STILI DI VITA

Arance della Salute

TESTIMONIAL

IN PIAZZA

CON LA PROPRIA STORIA

Jury Floreani vive a Bollate, in provincia di Milano. Nel

2010 gli viene diagnosticato un tumore al testicolo. Ha

solo 32 anni, un’intera vita davanti e il progetto di costruire

una famiglia: tutto rischia di essere compromesso.

Viene operato all’Ospedale Sacco di Milano e segue la

fase successiva di cure e di follow-up all’Ospedale Humanitas

di Rozzano.

Prima dell’intervento decide di procedere con la conservazione

del seme. “Sognavo una famiglia e dei figli” dice.

È la scelta giusta: “A dicembre 2015, a quattro anni dalla

chemioterapia, sono diventato padre. Mia figlia Sveva è il

regalo più inaspettato che la vita mi abbia fatto”. Due anni

dopo arriva anche la più piccola, Nora.

Quando ha terminato le cure ed è stato dichiarato guarito,

Jury ha deciso di dare il suo contributo per sostenere

la ricerca sulla malattia che lo aveva colpito. “Non essendo

un ricercatore, non avendo competenze tecniche, non

avendo neanche grosse disponibilità economiche, l’unico

modo era dedicarmi al volontariato” spiega. “Quindi ho

chiamato AIRC perché è un’organizzazione che si occupa di

finanziare la ricerca sul cancro ed è trasparente nel rendicontare

l’utilizzo delle risorse. Inoltre, in questi anni, ho

avuto modo di conoscere diversi ricercatori, quindi so dove

vanno a finire i fondi che aiuto a raccogliere.”

Da allora Jury, con

un gruppo di una quindicina

di volontari che

ha contribuito a riunire,

partecipa ogni anno

alle iniziative di piazza:

i cioccolatini, le arance

e le azalee. “Cerco poi

di sensibilizzare le

persone sul tema della

ricerca contro il cancro,

perché aiutino, anche

con piccole donazioni.

Da qualche anno ho

accettato inoltre di testimoniare

raccontando

la mia esperienza di

malattia, perché altri

possano trarre informazioni

ma anche forza

da una vicenda che è

finita bene.”

sarebbero abbastanza stringenti

per essere davvero protettive),

ma si tratta comunque di

un tentativo interessante che

considera anche la sostenibilità

ambientale della produzione

del cibo, perché una dieta

sana deve esserlo sia per l’individuo

sia per l’ambiente.

Tutti gli studi, però, convergono

su un punto: nessun

alimento, da solo, è in grado

di prevenire i tumori (o qualsiasi

altra malattia). L’effetto

preventivo dell’alimentazione

è una questione di dieta,

più che di singoli cibi. La dieta

mediterranea è quella che

appare più facile da seguire e

a favore della quale esiste la

maggior quantità di studi disponibili.

Le regole sono semplici:

consumare molti alimenti

di origine vegetale, un

po’ di frutta, carboidrati provenienti

soprattutto da cereali

integrali, proteine prevalentemente

vegetali (come i legumi)

riducendo quelle di origine

animale, un po’ di pesce e

olio d’oliva come fonte privilegiata

di grassi.

Se vuoi partecipare

alle manifestazioni

nazionali o agli

eventi dei Comitati

regionali di AIRC,

candidati compilando

il modulo su

www.generazioneairc.it

oppure chiama

il numero 02 779 77 77.

6 | FONDAMENTALE | GENNAIO 2020


AGENDA 2030

Focus sul cancro

I 17 goal per

la sostenibilità nella

partita contro il cancro

La sfida contro il tumore si vince occupandosi

della malattia dal punto di vista clinico, ma anche

puntando a obiettivi più ampi che abbracciano

diversi aspetti dello sviluppo sostenibile, secondo

la definizione delle Nazioni unite

In questo articolo:

Nazioni unite

Agenda 2030

diritto alla salute

a cura di CRISTINA FERRARIO

L’

Agenda 2030 per lo sviluppo

sostenibile è un documento

firmato dagli Stati

membri dell’Organizzazione

delle nazioni unite

(ONU) che fissa 17 obiettivi, in inglese

“goal”, da raggiungere entro il 2030.

Tutti sono direttamente o indirettamente

legati alla salute, e tutti possono

contribuire non solo a vincere la

partita per la sostenibilità, ma anche

quella contro il cancro.

“Con la sottoscrizione dell’Agenda

2030, gli oltre 190 Stati membri dell’O-

NU hanno dato il via nel 2015 a un

imponente programma d’azione per

la salute delle persone e del pianeta”

spiega Dario Trapani, oncologo medico

all’Istituto europeo di oncologia e

dell’Università Statale di Milano e da

due anni consulente dell’Organizzazione

mondiale della sanità (OMS) nel

gruppo Cancer Management.

Anche la lotta contro il cancro è –

almeno in parte – una questione di sostenibilità,

e con la sostenibilità si intreccia

in modo stretto, come spiegano

gli esperti della Union for International

Cancer Control (UICC): “Sappiamo

che una popolazione sana si basa

sullo sviluppo sostenibile, ma sappiamo

anche che a sua volta lo sviluppo

sostenibile si basa su una popolazione

sana” dicono.

Obiettivo salute

Il terzo dei 17 obiettivi delle Nazioni

unite va dritto al punto e accende i

riflettori su salute e benessere. Al suo

interno è possibile identificare alcuni

traguardi che riguardano più nello

specifico il cancro, per esempio la

riduzione di un terzo delle morti

legate a malattie non trasmissibili

(ovvero quelle non causate

da agenti infettivi), delle quali

fanno parte anche i tumori

assieme a diabete e patologie

cardiovascolari. Un altro traguardo

da raggiungere secondo

l’ONU è la copertura sanita-

GENNAIO 2020 | FONDAMENTALE | 7


AGENDA 2030

Focus sul cancro


IL

RUOLO DELL’AMBIENTE


ha un ruolo di

primo piano nel determinare

la salute delle persone e L’ambiente

dell’intero pianeta. Lo sanno bene

gli esperti delle Nazioni unite, che

nella loro Agenda hanno inserito

anche quattro obiettivi dedicati

più direttamente a questi temi

(6: “acqua pulita”; 13: “azioni per

frenare il cambiamento climatico”;

14: “protezione della vita sott’acqua”;

15: “protezione della vita

sulla terra”). Le sostanze inquinanti

riversate nell’ambiente non

solo mettono in pericolo l’equilibrio

degli ecosistemi e a rischio

di estinzione piante e animali, ma

hanno anche effetti molto profondi

sull’organismo umano e possono

favorire lo sviluppo di tumori. La

IARC è l’agenzia che si occupa di

fare ricerca su queste sostanze e

ha pubblicato numerose monografie

sui loro effetti negativi.

ria universale, per permettere a tutti,

senza distinzione, di ottenere i livelli

essenziali di cure, incluse quelle per il

cancro.

“Stabilire quali siano questi livelli

minimi non è certo semplice, soprattutto

se si allarga lo sguardo al di fuori

dell’Italia e del mondo occidentale” afferma

Trapani, ricordando come spesso

la soluzione a tante problematiche

legate alla sanità sia una questione di

giuste priorità. In genere, quando si

pensa a come investire i fondi per

combattere il cancro, si guarda

alle terapie più innovative,

ma in determinati contesti

sarebbe più utile puntare

a migliorare l’adesione

agli screening e alle vaccinazioni,

o l’accesso ai farmaci oncologici

essenziali. “È un approccio

molto dinamico che

si inserisce concettualmente

nello stesso filone

della medicina di precisione. Non esiste

una strategia unica per tutti i Paesi,

bisogna considerare quanto incida

il cancro in ogni specifico contesto

e quali sono le possibilità del sistema

sanitario di ogni specifico Stato” precisa

Trapani.

I costi della sfida

“Con le nuove terapie oncologiche,

quali le CAR-T, è stato stabilito un

nuovo tetto di costo di terapia pari a

un milione di dollari per trattamento.

Con la chemioterapia questo tetto era

di 1.000 dollari” dice Trapani. È chiaro

quindi che per vincere la partita con-

tro il cancro è importante raggiungere

anche alcuni obiettivi di tipo economico,

come il numero 1, che si propone

di “eliminare la povertà”, o il numero

8, incentrato su “lavoro dignitoso

e crescita economica”. Non è un caso,

infatti, che l’OMS definisca “spesa

insostenibile legata alla salute” la condizione

in cui una famiglia, per pagare

le spese sanitarie, arrivi a dichiarare

bancarotta. “In molti Paesi solo poche

persone hanno una copertura sanitaria,

spesso parziale, e un mese

di terapie oncologiche

può tradursi in una spesa

molte volte superiore

allo stipendio medio

mensile di un’intera famiglia”

ricorda Trapani.

Nel 2018 l’Agenzia internazionale

per la ricerca sul cancro

(IARC) di Lione ha pubblicato

un rapporto proprio

sul tema della tossicità

finanziaria, dal quale emerge chiaramente

che i tumori causano una

perdita di produttività e di forza lavoro

stimabile in oltre 46 miliardi di dollari,

con un prevedibile impatto economico

sul Prodotto interno lordo

(PIL) di un paese. “Si dovrebbero dedicare

più risorse all’oncologia, ma spesso

si pensa che questo tipo di investimento

sia poco fruttuoso” afferma l’esperto.

“In realtà è vero l’esatto contrario:

per ogni dollaro investito nel controllo

delle malattie non trasmissibili

si stima un ritorno di 7 dollari, per

l’incremento della produttività economica

e sociale del Paese. Per il cancro

il ritorno è un po’ inferiore poiché

le strategie di prevenzione e cura sono

più articolate, ma comunque c’è ed è

pari a circa 3 dollari per ogni dollaro

investito” precisa.

Il pareggio

Di fronte alla malattia, non siamo

tutti uguali: in alcuni casi la possibilità

di accedere alle cure dipende dalla

fascia di popolazione a cui si appartiene

e dal Paese in cui si vive. Ecco allora

che entrano in gioco gli obiettivi

5 (“parità di genere”) e 10 (“riduzione

delle diseguaglianze”). “La probabilità

che un bambino affetto da leucemia, in

un Paese sviluppato, sia curato è di circa

il 90 per cento, ma se la stessa malattia

colpisce un bambino di un Paese in

via di sviluppo, la sopravvivenza scende

al 20 per cento” spiega l’oncologo.

Accesso alle cure significa non solo

avere a disposizione i trattamenti

più innovativi ma anche essere abbastanza

istruiti per potersi informare

in modo corretto (obiettivo 4: “istruzione

di qualità”) e avere a disposizione

le strutture in cui curarsi e le infrastrutture

per poterle raggiungere

(obiettivo 9: “sviluppo di industria, innovazione

e infrastrutture”).

Arbitri severi

ma giusti

Come in ogni partita che si rispetti,

anche in quella della sostenibilità

serve qualcuno che vigili sul rispetto

delle regole e che certifichi il risultato

finale. Nel caso dei 17 obiettivi di sviluppo

sostenibile, gli arbitri sono gli

8 | FONDAMENTALE | GENNAIO 2020


stessi esperti ONU, i

quali pubblicano annualmente

un rapporto

che illustra i

progressi ottenuti.

“Sono stati compiuti

molti progressi

nel migliorare la salute di milioni di

persone, nell’aumentare l’aspettativa

di vita, nel ridurre la mortalità materna

e infantile e nel combattere le malattie

non trasmissibili” si legge sul sito delle

Nazioni unite in merito ai progressi

del 2019 relativi all’obiettivo 3. Tuttavia,

come spiegano gli esperti, meno

Sforzi comuni

per la copertura

sanitaria

universale

della metà della popolazione

globale ha

accesso ai servizi sanitari

di base e servono

sforzi comuni per

raggiungere la copertura

sanitaria universale.

“C’è un solo modo per arrivare a

questo traguardo: la collaborazione internazionale

in un contesto di pace nel

quale è possibile lavorare in modo proficuo”

conclude Trapani, citando gli

obiettivi 16 (“pace, giustizia e supporto

alle istituzioni”) e 17 (“sviluppo delle

collaborazioni internazionali”).


SOLUZIONI

E RISOLUZIONI


2030 delle Nazioni unite

per lo sviluppo sostenibile è una

L’Agenda

delle più ricche di appuntamenti

e obiettivi, ma non è certo l’unica.

A livello internazionale sono attivi

diversi programmi che, seppur da

punti di vista differenti, si occupano

di affrontare l’emergenza cancro e di

definire obiettivi concreti da raggiungere,

come per esempio la Cancer

Resolution adottata nel 2017 dagli

Stati membri dell’OMS. Si possono

inoltre citare il Global Action Plan

(GAP) per la prevenzione e il controllo

delle malattie non trasmissibili

(2013-2020), con i suoi 9 obiettivi

volontari che interessano da vicino

anche la lotta contro il cancro, e le

iniziative globali per l’eliminazione

del tumore della cervice uterina e la

riduzione delle disparità di prognosi

per i tumori pediatrici.

GENNAIO 2020 | FONDAMENTALE | 9


NOTIZIE FLASH

Dal Mondo

La dieta che

non ama il colon

Un tipo di alimentazione che favorisce l’infiammazione

raddoppia il rischio di sviluppare un tumore

del colon-retto: lo dimostra

uno studio multicentrico i cui

risultati sono stati pubblicati

sulla rivista Nutrients.

La dieta che

induce e sostiene i

fenomeni infiammatori

nell’organismo

è caratterizzata

dal consumo

di carboidrati raffinati

e carne rossa

e trasformata, e

si contrappone alla

dieta protettiva,

in cui prevale invece il

consumo di verdure, legumi,

frutta e noci. L’obiettivo

finale degli autori dello studio

è individuare i comportamenti scorretti

per educare le persone a seguire le raccomandazioni dietetiche

e a cambiare le proprie abitudini.

I numeri del

cancro secondo

il Cancer Atlas

Nel 2018, nel mondo, sono stati diagnosticati

oltre 18 milioni di casi di tumore, una cifra destinata

ad aumentare di circa il 60 per cento entro

il 2040 a causa dell’invecchiamento e dell’aumento

della popolazione mondiale. Sono alcuni dei dati

pubblicati nella terza edizione del Cancer Atlas

– frutto della collaborazione tra l’American Cancer

Society, l’Unione internazionale per il controllo

del cancro e l’Agenzia internazionale per la ricerca

sul cancro – riportati

sul sito Epicentro

dell’Istituto

superiore

di sanità

(ISS).

L’Atlante

fornisce

una panoramica

sull’incidenza

del

cancro a livello

globale attraverso

grafici, statistiche

e mappe sulla distribuzione

geografica della

malattia e dei

fattori di rischio.

Anticorpi per il melanoma avanzato

Uno studio i cui risultati sono stati pubblicati sul

New England Journal of Medicine ha dimostrato che la

metà dei pazienti trattati con una combinazione di

due anticorpi monoclonali, ipilimumab e nivolumab,

è vivo a cinque anni dalla diagnosi

di melanoma avanzato; nemmeno dieci

anni fa questa percentuale era solo del

20 per cento. I ricercatori hanno scoperto

inoltre che, se alcuni pazienti non riescono

a sopportare gli effetti collaterali

dei farmaci immunoterapici, e sono pertanto

costretti a interrompere il trattamento

dopo poche settimane, il loro tasso di sopravvivenza

è comunque migliore e si avvicina a

quello di chi continua la terapia.

10 | FONDAMENTALE | GENNAIO 2020


Intelligenza

artificiale

per la tiroide

Un nuovo studio del Sidney Kimmel

Cancer Center – Jefferson Health ha

messo a punto un metodo non invasivo di

imaging a ultrasuoni combinato a un algoritmo,

che potrebbe essere usato come

test di screening per valutare noduli sospetti

alla tiroide. Gli ultrasuoni possono

indicare se un nodulo sembra sospetto,

ma l’agoaspirato non è sempre in grado di

determinare se sia canceroso. I ricercatori

hanno così utilizzato l’intelligenza artificiale

e, su un totale di 134 lesioni, l’accuratezza

diagnostica dell’algoritmo è risultata

pari al 75 per cento.

Nuovi farmaci

in arrivo

È stata approvata per la prima volta in Europa una

nuova classe di farmaci in grado di trattare diversi tumori

solidi (tra cui sarcomi, tumori a carico del sistema nervoso

centrale, tumore del rene, della tiroide e altri) che

presentano specifiche alterazioni molecolari. Larotrectinib,

questo il nome del primo farmaco di questa classe

che interferisce con la specifica alterazione molecolare,

ha dimostrato una buona efficacia in pazienti sia adulti

sia pediatrici. “Le terapie comunemente utilizzate per il

trattamento di questi tumori non sempre si dimostrano

efficaci” afferma Salvatore Siena, dell’Ospedale Niguarda

di Milano “ma larotrectinib apporta benefici duraturi

nel tempo.”

Screening del seno

anche per lui

Il cancro al seno maschile

è in aumento e,

secondo un’analisi

della New York

University i cui

risultati sono

stati pubblicati

su Radiology,

uno screening

selettivo negli

uomini ad alto

rischio (per

esempio per

familiarità) potrebbe

essere utile,

considerando che

la diagnosi viene spesso

fatta in ritardo per via della

rarità della neoplasia. L’esame ha

individuato 18 tumori ogni 1.000 esami in uomini ad alto

rischio, contro i 3-5 ogni 1.000 esami nelle donne a rischio

medio di malattia, per le quali lo screening è già

raccomandato. In termini epidemiologici, quindi, ci sono

ragioni per estendere gli esami a coloro che hanno molti

casi di cancro al seno in famiglia. Finora non esistono però

linee guida per lo screening di gruppi di uomini ad alto

rischio (come quelli con una storia familiare o personale

di carcinoma mammario o altre mutazioni genetiche).

GENNAIO 2020 | FONDAMENTALE | 11


DISEGUAGLIANZE

Organizzazione sanitaria

Obiettivo:

ridurre

le diseguaglianze

Il tema delle diseguaglianze

in salute riguarda molti

aspetti della malattia:

prevenzione, cura e qualità

di vita. Conoscerne le cause

permette di correre ai ripari

per tempo, dando a tutti le

stesse opportunità


LA

a cura di ELENA RIBOLDI

I

l rischio di ammalarsi e morire a

causa del cancro e di altre malattie

non è uguale per tutti. La genetica

ha sicuramente un peso, ma il

DNA da solo non basta a giustificare

le differenze. Ci sono altri fattori

che influenzano la probabilità di ammalarsi,

di ricevere cure adeguate e di

ritornare a una vita normale una volta

guariti. Questi fattori generano diseguaglianze

all’interno di una stessa

popolazione. Essere consapevoli della

loro esistenza è il primo passo per assicurare

a tutti il diritto alla salute.

Il valore

dell’istruzione

Alcuni dati scientifici dimostrano

che chi ha un livello di istruzione

più alto ha una maggiore aspettativa

di vita. Uno studio europeo pubblicato

sulla rivista The Lancet Public Health

riporta che gli uomini con alto livello

di istruzione vivono in media 5 anni

in più degli uomini con basso livello

di istruzione, mentre per le donne il

divario è in media di 2,5 anni. I fattori

di rischio che contribuiscono maggiormente

a generare questo divario sono,

nell’ordine, il fumo, un

basso reddito e un elevato

peso corporeo.

È stata dimostrata

anche una correlazione

tra livello di istruzione

e mortalità per cancro.

Combinando i risultati di due studi europei

(DEMETRIQ e Lifepath), si può

concludere che un uomo italiano con

basso livello di istruzione ha il 50 per

cento di probabilità in più di morire di

cancro di un uomo con alto livello di

istruzione. Questo è vero per la maggior

parte delle neoplasie, anche se le differenze

più marcate riguardano i tumori

TOSSICITÀ FINANZIARIA DEL CANCRO”

notevole progresso terapeutico

in oncologia ha come effetto

“Il collaterale l’aumento della diseguaglianza”

spiega Francesco Perrone,

direttore dell’Unità sperimentazioni

cliniche dell’Istituto nazionale

tumori di Napoli. “I nuovi farmaci

sono molto costosi, perciò si crea un

problema di accesso alle terapie.”

Gli effetti delle difficoltà economiche

(la cosiddetta tossicità finanziaria)

sono evidenti negli USA, dove solo

chi può pagare la quota non coperta

dall’assicurazione riesce a curarsi

senza andare in bancarotta.

Uno studio di Perrone ha mostrato

che i problemi finanziari influenzano

la qualità di vita e la sopravvivenza

L’istruzione

va a braccetto

col livello

economico

il cui sviluppo è legato al fumo di sigaretta

e all’alcol. Considerando la media

europea, le persone con un più basso

grado di istruzione hanno un tasso di

mortalità 2-3 volte più alto per il tumore

del polmone e dell’esofago, 2-4 volte

più alto per il tumore della bocca e 3-5

volte più alto per il tumore della laringe

rispetto alle persone più istruite.

Questione di status

Perché il fatto di avere o meno un’istruzione

influisce sulla durata della

vita? Il grado di istruzione è un indicatore

dello status socio-economico (SES)

di un individuo, in quanto completare

gli studi superiori e universitari è indice

di maggiori opportunità offerte

dalla famiglia e dall’ambiente di origine.

Un titolo di studio più alto normalmente

corrisponde

quindi a una posizione

sociale più elevata e a

un’occupazione e un

reddito più alti. Tipo di

occupazione e reddito

sono infatti altri indicatori

molto usati.

Nel 2019, l’Agenzia internazionale

per la ricerca sul cancro (International

Agency for Research on Cancer,

IARC) ha pubblicato un volume intitolato

Ridurre le diseguaglianze nel cancro:

evidenze e priorità per la

ricerca, in cui, a proposito

delle

dei pazienti con tumore anche nel

nostro Paese, nonostante lo Stato

si faccia carico di pagare i farmaci.

“Paradossalmente osserviamo molta

attenzione nel garantire i farmaci

innovativi, ma un calo dell’attenzione

rispetto ad altri elementi. I nostri

dati indicano che gli esiti della cura

del cancro sono sì legati a farmaci

12 | FONDAMENTALE | GENNAIO 2020


In questo articolo:

diseguaglianze in salute

tossicità finanziaria

istruzione

diseguaglianze all’interno di una singola

nazione, gli autori identificano

cinque punti chiave: primo, le diseguaglianze

nella cura e mortalità per

cancro esistono sia nei Paesi ricchi sia

in quelli poveri; secondo, gli individui

e i gruppi con minori opportunità

economiche tendono ad avere tumori

diversi rispetto a chi ha opportunità

maggiori; terzo, anche se le proporzioni

dell’associazione tra status socio-economico

(SES) e sopravvivenza

cambiano a seconda del tipo di tumore,

gli individui con basso SES hanno

una mortalità più alta dei cittadini

con alto SES per quasi tutti i tumori;

quarto, nonostante nel tempo la

mortalità per cancro sia diminuita

in tutte le fasce di popolazione, il

declino è stato più evidente in

quelle con alto SES; infine, la

variabilità nell’incidenza e

nella mortalità per cancro

Cinque punti

chiave per

ridurre

le disparità

e terapie efficaci, ma sono anche

connessi a quanto il sistema sociale

sia in grado di andare in soccorso

di una persona in difficoltà a causa

della malattia. Penso per esempio

agli effetti negativi del cancro sulla

capacità lavorativa del paziente.”

Grazie proprio a un finanziamento

di AIRC, il gruppo di Perrone sta

sviluppando un questionario per

valutare la comparsa, la gravità e le

conseguenze della tossicità finanziaria.

“È un progetto un po’ atipico, per

cui trovo molto bello che AIRC sia

sensibile anche alla ricerca in oncologia

che si fa fuori dal laboratorio.

Se noi riuscissimo a capire quali

sono i punti critici per uno specifico

paziente che si trova ad affrontare

una diagnosi di cancro, almeno per

alcuni si potrebbero tentare degli

interventi.” Per esempio, un tema

importante che sta emergendo in

queste fasi del progetto è quello della

burocrazia necessaria per accedere

ai diritti previsti per gli ammalati

di cancro. “Ci sono varie leggi che

proteggono l’ammalato, ma alcuni

rinunciano ad accedervi a causa della

burocrazia e ne hanno un danno.

Azioni che permettano di semplificare

o centralizzare, magari in ospedale,

tutto quello che serve in termini

di pratiche burocratiche potrebbero

consentire a tutti i pazienti di fruire

dei diritti previsti dalla legge.”

GENNAIO 2020 | FONDAMENTALE | 13


DISEGUAGLIANZE

Organizzazione sanitaria

osservata nelle varie nazioni e nel

tempo suggerisce che le diseguaglianze

non sono basate su leggi immutabili

della natura, ma sono potenzialmente

modificabili.

Un elevato status socio-economico

corrisponde a maggiori disponibilità

finanziarie. Questo consente di acquistare

cibi sani e di abitare in case e

zone più salubri.

Avere un lavoro di livello più elevato

riduce il rischio di essere esposti

a sostanze o ambienti di lavoro pericolosi.

In più, diventa più facile avere

tempo per fare attività fisica e per effettuare

regolari controlli medici. Tutto

ciò contribuisce a ridurre il rischio

di ammalarsi.

In caso di malattia, un elevato status

socio-economico garantisce la possibilità

di accedere ai servizi sanitari e di

affrontare le spese, dirette o indirette,

legate alla patologia.

Vantaggi psicosociali

È importante sottolineare che l’istruzione

crea opportunità per una

salute migliore che vanno al di là del

mero aspetto finanziario. Le persone

più istruite tendono ad adottare stili di

vita salutari, riducendo il rischio di obesità

attraverso un’alimentazione sana e

un livello adeguato di attività fisica, e

scegliendo di non fumare e di non eccedere

con gli alcolici. In questa maniera

si eliminano tre importantissimi fattori

di rischio per il cancro,

le malattie cardiovascolari

e moltissime

altre patologie.

Chi ha un grado

di istruzione maggiore

ha in genere anche

maggiori capacità di relazione. I legami

sociali di un individuo diventano

una rete di sicurezza nelle avversità

e aiutano ad ammortizzare lo stress,

compreso quello legato alla diagnosi

di una malattia. Inoltre, la capacità di

relazione favorisce il dialogo medicopaziente.

Maggiore

consapevolezza

Un individuo bene inserito nella

società è più informato in tema di salute.

E l’informazione gioca un ruolo

importante nel campo della diagnosi

precoce. In Italia, i numeri della partecipazione

ai programmi di screening

L’informazione

è importante

per la diagnosi

precoce

per il tumore della mammella, della

cervice e del colon-retto sono molto

eterogenei. Un rapporto del programma

PASSI (Progressi delle aziende sanitarie

per la salute in Italia) mostra

che la percentuale delle donne laureate

che si sottopongono al test di screening

mammografico

fuori dalle chiamate

organizzate è del 28

per cento, contro il

12 per cento di quelle

che hanno raggiunto

al massimo il diploma

elementare. Per il Pap test, le percentuali

sono, rispettivamente, del

42 e del 20 per cento. Accedono inoltre

spontaneamente allo screening

per il cancro del colon il 12 per cento

dei laureati e il 5 per cento dei meno

istruiti. Il rapporto mostra però che se

lo screening è organizzato (ovvero se

ci pensa il Sistema sanitario a chiamare

le persone per i controlli, con avvisi

e lettere) la partecipazione praticamente

non è influenzata dal titolo di

studio.

Questo dimostra che si possono

mettere in atto azioni concrete per

mitigare o evitare le iniquità che dipendono

dai cosiddetti “determinanti

sociali della salute” ossia, secondo la

definizione dell’Organizzazione mondiale

della sanità, “le condizioni in cui

le persone nascono, crescono, vivono,

lavorano e invecchiano”.

14 | FONDAMENTALE | GENNAIO 2020


ONCOLOGIA MEDICA

I tumori più aggressivi

Polmone, cervello

e pancreas

i nemici da combattere

Sono questi i tumori che, in proporzione

al numero di malati, mietono

più vittime perché sono anche

i più aggressivi. La ricerca ha bisogno

di aiuto per accelerare lo sviluppo

di nuove cure

a cura della REDAZIONE

Per riuscire a sconfiggerli,

il cammino

che la ricerca

deve fare è ancora

molto lungo. Sono

i tumori più aggressivi, quelli

che, a parità di numero di persone

che si ammalano, mietono

più vittime. Colpiscono il

polmone, il cervello o il pancreas

e le ragioni che li rendono

difficili da curare variano

a seconda del tipo di tumore.

Per questo AIRC si è impegnata

nel sostenere la carriera

scientifica di giovani ricercatori

il cui obiettivo di studio

è rappresentato da queste forme

di cancro.

FREQUENTE E OSTICO

Secondo AIRTUM (l’Associazione

italiana registri tumori)

ogni anno le nuove diagnosi

di tumore del polmone

sono circa 38.000. Rappresentano

l’11 per cento di tutte le

diagnosi di tumore nella popolazione,

il 15 per cento delle

nuove diagnosi negli uomini

e il 6 per cento nelle donne,

nelle quali l’incidenza della

malattia è in crescita per via

della sempre maggiore diffusione

dell’abitudine al fumo.

Nel corso della vita, un uomo

su 10 e una donna su 44

rischiano di morire a causa

di questa ma-

La diagnosi

precoce

fa spesso

la differenza

lattia. In particolare,

nel

nostro Paese,

questa neoplasia

è la prima

causa di morte

per tumore negli uomini e

la terza nelle donne: si tratta

di quasi 34.000 decessi in un

anno.

“La causa principale è il

fumo di sigaretta, ma circa

il 10 per cento dei tumori al

polmone è provocato dal fumo

passivo, dall’inquinamento

ambientale o da predisposizione

genetica, quindi sono

a rischio anche persone

che non hanno mai fumato”

spiega Ugo Pastorino, direttore

della Struttura complessa

di chirurgia toracica dell’Istituto

nazionale dei tumori

di Milano.

La neoplasia del polmone

rimane difficile da curare,

specie se non

viene diagnosticata

in fase

molto precoce.

“Abbiamo

però registrato,

negli ultimi

anni, dei miglioramenti

sul piano sia della diagnosi sia

della chirurgia, che è diventata

sempre meno invasiva. Anche

la radioterapia è più mirata

ed efficace e disponiamo

di nuove categorie di farmaci

bersaglio. Abbiamo poi farmaci

immunoterapici, che au-

GENNAIO 2020 | FONDAMENTALE | 15


ONCOLOGIA MEDICA

I tumori più aggressivi

bili del maggior

numero di anni

di vita persi. Purtroppo

i progressi

nella cura sono

ancora scarsi

e la sopravvivenza media a 5

anni è, in Italia, intorno al 25

per cento. Nell’insieme, le neoplasie

cerebrali sono, secondo

i dati ufficiali del Ministero

della salute, la dodicesima

causa di morte per tumore e

responsabili del 3 per cento

dei decessi per forme maligne.

Gli ultimi dati disponibimentano

la capacità dell’organismo

di combattere il tumore”

prosegue Pastorino.

La sopravvivenza dipende

anche dall’integrazione delle

cure, ma nuove ricerche sono

necessarie per identificare le

categorie di pazienti che possono

trarre benefici

dalle diverse

terapie disponibili

e dalla diagnosi

precoce con TC

spirale e biomarcatori

nel sangue.

Nel campo del trattamento

dei tumori polmonari,

quindi, la sfida principale per

la ricerca è lo sviluppo di sistemi

di screening sempre

più precisi e affidabili e l’identificazione

di terapie di

precisione sulla base delle caratteristiche

molecolari del

singolo paziente.

I tumori

cerebrali

primari

sono rari

RARI E POCO CURABILI

I tumori primitivi del cervello

(cioè quelli che non sono

metastasi di tumori originati

in altri organi) rappresentano

solo il 3 per cento di

tutte le forme di cancro ma,

rispetto ad altri tipi di tumore,

sono responsa-

INIZIATIVE

UN FONDO DI IMPRESE

PER SUPPORTARE LA RICERCA

Proprio alla ricerca sui tumori del polmone, del cervello

e del pancreas il Fondo Impresa contro il cancro ha

dedicato un appello, cui hanno risposto circa 600 aziende.

Il Fondo, nato nel 2018 e dedicato alle piccole e medie

imprese che vogliono abbracciare la sfida di rendere il

cancro sempre più curabile, ha raggiunto oggi i 2.500

aderenti, a dimostrazione dell’attenzione che l’imprenditoria

italiana riserva a tematiche di tale impatto sociale.

Un risultato importante, che non deve però farci ritenere

soddisfatti. Per vincere la battaglia contro il cancro è necessario

essere uniti, e il Fondo Impresa contro il cancro

è lo strumento giusto per continuare a convogliare le

proprie donazioni verso un grande obiettivo comune.

Per qualsiasi informazione

e per aderire: 800.777.222

oppure impresacontroilcancro@airc.it

li, raccolti nel 2018, segnalano

6.000 nuove diagnosi l’anno,

con una lieve prevalenza

tra gli uomini rispetto alle

donne.

I tumori cerebrali colpiscono

prevalentemente i giovani

sotto i 15 anni di età

(rappresentano il 13 per cento

di tutte le neoplasie in questa

fascia d’età e il 7 per cento

nella fascia dai 15 ai 19 anni).

“Ogni anno contiamo 14

casi di neoplasie primitive

ogni 100.000 persone” spiega

Gaetano Finocchiaro, direttore

dell’Unità operativa di

neuro-oncologia dell’Istituto

Besta di Milano. Negli ultimi

anni sono stati fatti molti

passi avanti, in particolare

nel campo della diagnosi, della

chirurgia e della radioterapia,

ma ancora non si procede

abbastanza spediti.

“La ragione principale della

difficoltà di cura dei tumori

cerebrali è la localizzazione

stessa” aggiunge Finocchiaro.

“Non possiamo fare biopsie

ripetute e, di conseguenza,

non riusciamo a seguire

l’evoluzione biologica del

tumore durante le cure. Negli

ultimi anni, però, abbiamo

cominciato a usare le tecniche

di analisi del DNA tumorale

sul liquido cefalorachidiano,

che si ottiene con

una semplice puntura lombare.

Così possiamo vedere se le

terapie sono efficaci e in che

misura.”

Sul piano delle nuove cure

i risultati più promettenti

si attendono nel trattamento

del glioblastoma, in particolare

tramite lo sviluppo sia di

terapie mirate orientate verso

specifici bersagli molecolari

sia dell’immunoterapia.

Fino a poco tempo fa si riteneva

che i tumori cerebrali

In questo articolo:

cancro al polmone

tumore del pancreas

tumori cerebrali

fossero tumori “freddi”, ovvero

poco capaci di attivare le

risposte del sistema immunitario,

anche per la loro posizione

nell’organismo. Oggi,

invece, sappiamo che il sistema

immunitario ha un ruolo

di primo piano anche nel

cervello, ma nuovi studi sono

necessari per capire se utilizzare

farmaci per modificare il

microambiente che circonda

il tumore e renderlo più ricettivo

all’azione del sistema immunitario,

oppure usarne altri

che attivino il sistema immunitario

stesso. C’è spazio

anche per le cosiddette terapie

cellulari, per ora solo sperimentali.

UN TUMORE IN CRESCITA

Il cancro del pancreas colpisce

ogni anno circa 13.800

persone in Italia, e corrisponde

al 4 per cento di tutti i tumori

di nuova diagnosi tra

maschi e femmine. I numeri

sono in crescita, complici gli

stili di vita scorretti, e in particolare

il fumo, che è uno dei

principali fattori di rischio.

Solo il 7 per cento dei casi viene

diagnosticato in fase iniziale,

quando la malattia è aggredibile

con successo.

Le difficoltà diagnostiche

dipendono anche dall’assenza

di sintomi precoci e dalla

localizzazione del pancreas

nella parte posteriore della

cavità addominale, dietro lo

stomaco e vicino alla colonna

vertebrale. Le forme più aggressive

sono quelle che colpiscono

la parte dell’organo

che produce enzimi digestivi

(tumori esocrini), anche se

nel 15 per cento dei casi i tumori

che originano in questa

sede sono benigni. I tumori

che colpiscono la parte endocrina

dell’organo, cioè quel-

16 | FONDAMENTALE | GENNAIO 2020


la che produce l’insulina per

il controllo dei livelli di zuccheri

nel sangue, sono invece

per lo più maligni ma in molti

casi a lentissima crescita e

più facili da curare.

«Negli ultimi anni abbiamo

capito che i tumori più

aggressivi possono essere

preceduti da forme cistiche

dei grossi dotti, che si vedono

all’ecografia e possono essere

asportate chirurgicamente»

spiega Aldo Scarpa, direttore

del Centro di ricerca applicata

sul cancro ARC-Net

dell’Università di Verona. «È

possibile quindi tenere sotto

controllo le persone più

a rischio, ma non è del tutto

chiaro quali categorie possono

beneficiare di screening

frequenti.»

Recentemente è stato anche

completato un importante

progetto di sequenziamento

del genoma tumorale

che ha permesso di classificare

meglio le tipologie di carcinoma

del pancreas, un passo

necessario per poter sviluppare

terapie più efficaci.

«Solo in due casi su 10 possiamo

procedere a un’asportazione

chirurgica del tumore

alla diagnosi» spiega Scarpa.

«In altri possiamo ridurre

la massa tumorale con farmaci

per renderla asportabile chirurgicamente,

ma nella maggioranza

dei casi, purtroppo,

arriviamo troppo tardi.»

Ecco perché la ricerca è essenziale:

«Su questo tumore

vi è una intensa attività coordinata

a livello internazionale»

conclude Scarpa. «Ci siamo

infatti divisi il compito

di testare possibili terapie nei

vari sottogruppi individuati

con l’analisi del genoma, nella

speranza di trovare per tutti

la combinazione giusta.»

GENNAIO 2020 | FONDAMENTALE | 17


BORSE DI STUDIO

iCARE-2

I giovani non stanno

fermi a guardare

Grazie alla Fondazione AIRC

e all’Unione europea, i giovani ricercatori

possono mettersi alla prova all’estero

e tornare poi con il loro carico

d’esperienza in Italia

a cura dI ELENA RIBOLDI

A

nche quest’anno è partito

il programma iCARE-2

per la mobilità internazionale

dei giovani

ricercatori. Si tratta

di un’importante opportunità

per chi ha già maturato una certa

esperienza nel campo della

ricerca oncologica. Una fellowship

(borsa di studio) iCA-

RE-2 garantisce al giovane ricercatore

di talento di potersi

dedicare per tre anni a un progetto

di suo interesse finalizzato

allo studio e alla cura del cancro.

Il programma iCARE-2 finanzia

ben 30 fellowship e a renderlo

possibile sono i fondi messi a

disposizione dalla Fondazio-

Queste borse di studio sono state co-finanziata

da AIRC e dal programma di ricerca e innovazione

dell’Unione Europea Horizon 2020

mediante il contratto Marie Skłodowska

Curie numero 800924


In questo articolo:

borse di studio

Comunità europea

cofinanziamenti

ne AIRC e dall’Unione europea attraverso

il programma Horizon 2020.

In e out

Esistono tre tipi di borse di studio. La

Outgoing Fellowship è destinata ai giovani

ricercatori, italiani e non, che hanno

già alle spalle tre anni di esperienza

in un istituto di ricerca italiano e che

desiderano acquisire nuove competenze

ed entrare in contatto con esperti di

altri istituti europei. La Incoming Fellowship

è invece destinata ai giovani ricercatori

stranieri che scelgono un istituto

del nostro Paese come sede ideale

per il loro accrescimento professionale.

Infine, la Reintegration Fellowship è

destinata ai ricercatori italiani che hanno

trascorso almeno due degli ultimi tre

anni in centri di ricerca esteri e desiderano

riportare il loro bagaglio di esperienze

nel nostro Paese.

Due elementi assicurano il successo

di questa iniziativa: la forte motivazione

e la selezione meritocratica dei

candidati. Sono i giovani ricercatori a

proporre progetto e destinazione. Una

commissione ad hoc vaglia le proposte

per selezionare quelle più promettenti

e i candidati più meritevoli sulla

base del curriculum. La selezione, condotta

in modo trasparente secondo criteri

prestabiliti, tiene conto anche della

qualità dell’istituto ospitante, che deve

consentire al giovane scienziato di poter

lavorare al meglio.

Per saperne di più abbiamo parlato

con i diretti interessati. Giuseppina, Joana

e Luca hanno iniziato nel 2019 il loro

progetto iCARE-2.

Ibridi DNA:RNA

Giuseppina D’Alessandro si è laureata

in biotecnologie a Bari e poi si è trasferita

a Milano, all’Istituto FIRC di Oncologia

Molecolare (IFOM), per il dottorato

di ricerca in medicina molecolare.

All’IFOM, Giuseppina ha avuto come

supervisore Fabrizio d’Adda di Fagagna.

“Il suo gruppo studia da sempre il

danno al DNA e, negli ultimi anni, ha

fatto una scoperta sorprendente: molecole

di RNA vengono sintetizzate dove

il DNA è danneggiato e contribuiscono

a ripararlo” spiega Giuseppina.

Giuseppina ha deciso di approfondire

questo argomento presso il Wellcome

Trust/Cancer Research UK Gurdon

Institute. “La Outgoing Fellowship

iCARE-2 mi ha permesso di trasferirmi

a Cambridge, nel gruppo di Steve

Jackson, un rinomato scienziato nel

campo della risposta al danno al DNA,

che ha contribuito allo sviluppo di farmaci

ora approvati per il trattamento

di alcune tipologie di tumori. Cambridge

è un ambiente dinamico e stimolante,

il ‘paese dei balocchi’ per noi ricercatori,

per questo mi ritengo molto fortunata.”

Ora Giuseppina sta lavorando

all’identificazione di nuovi RNA coinvolti

nella risposta al danno del DNA.

“Questi RNA potrebbero essere dei

nuovi biomarcatori tumorali e bloccare

la loro funzione potrebbe rivelarsi

terapeuticamente utile per contrastare

alcune forme di neoplasie.”

Nuovi farmaci per

il tumore del pancreas

Joana Costa Reis è una giovane ricercatrice

portoghese. Ha ottenuto un dottorato

in chimica farmaceutica lavorando

sullo sviluppo di piccole molecole

in grado di inibire alcune

proteine espresse dai tumori.

“Durante l’ultimo

anno del dottorato sono

stata visiting student presso

l’Università degli Studi

di Pavia e ho conosciuto

Andrea Mattevi” racconta

Joana. “Ho deciso di fare

domanda per l’Incoming Fellowship

iCARE-2 per lavorare con lui a Pavia sulle

NADPH ossidasi, una famiglia di enzimi

coinvolti nel cancro. Il progetto è

estremamente interessante e ho l’opportunità

di lavorare in un laboratorio

di alto livello dove posso crescere come

scienziata.”

Joana descrive con entusiasmo le

grandi potenzialità del progetto: “Vo-

iCARE-2

gliamo capire il ruolo delle NADPH ossidasi

(NOX) nel cancro. Sono enzimi

coinvolti nella progressione di molti tipi

di tumore. In particolare, NOX4 sembra

cruciale per lo sviluppo del carcinoma

duttale del pancreas, un tumore particolarmente

letale. I miei sforzi si concentrano

sul processo di drug discovery,

nello specifico sulla progettazione

di inibitori specifici di questi enzimi da

usare come farmaci”.

Nanotecnologie e cellule

staminali tumorali

Luca Tirinato ha alle spalle un percorso

notevole. Dopo il dottorato in ingegneria

biomedica e informatica ha

passato sette anni in laboratori in giro

per il mondo, in Svezia, Arabia Saudita

e Germania. Da maggio 2019 è rientrato

in Italia e lavora all’Università degli

Studi “Magna Græcia” di Catanzaro

grazie alla Reintegration Fellowship

iCARE-2. “Il desiderio di tornare c’era,

purché le condizioni fossero scientificamente

valide” dice Luca. “Rientrare sotto

l’egida di un’organizzazione di fama

internazionale come AIRC ti dà prestigio

e soddisfazione perché sai di aver superato

una selezione grazie a quello che

hai costruito negli anni. È una sfida che

comporta una grande responsabilità: so

di non dovere tradire la fiducia che mi è

stata data. Ma c’è tanta voglia

di fare bene, anzi benissimo

in Italia.”

“Gli studi all’estero mi

hanno portato a guardare

al cancro in un’ottica un

po’ diversa da quella classica,

cioè sfruttando le nanotecnologie”

spiega Luca.

“Il mio campo di ricerca sono le cellule

staminali tumorali. Le cellule staminali

tumorali del cancro al colon sono

caratterizzate dalla presenza di minuscole

goccioline lipidiche (lipid droplets).

Voglio studiare il ruolo di queste

goccioline e cercare di interferire con la

loro azione. La speranza è che, così facendo,

le cellule staminali tumorali diventino

sensibili ai trattamenti.”

GENNAIO 2020 | FONDAMENTALE | 19


TESTIMONIANZA

Grandi donatori

Una speranza

concreta

per il futuro

Vally Seberich

ha trasformato il dolore

per la perdita del nipote

in un gesto di grande fiducia

nell’avvenire, finanziando

una borsa di studio a favore

dei giovani ricercatori

a cura di LAURA DE CARLO


Sarebbe bello debellare questa

malattia.” Con un sorriso

gentile Vally Seberich formula

un obiettivo ambizioso

e molto preciso. Il dolore

per la perdita di un nipote a causa di un

cancro è stato enorme (“Non ero preparata

a questo: mio nipote era tanto più

giovane di me, e il cancro lo ha portato

via”) e l’ha spinta a finanziare una borsa

di studio AIRC intitolata all’amatissimo

marito, Giuseppe Schiavelli.

Il primo incontro tra Vally e Orso

Maria Romano, il fisico 31enne che

Se desideri legare il tuo nome, o il

nome di una persona cara, alla lotta

in prima linea contro il cancro, puoi

scegliere anche tu, come Vally, di

istituire una borsa di studio biennale o

triennale intitolata. Con una donazione

straordinaria di 25.000 euro annui,

contribuirai concretamente al sostegno

della ricerca oncologica tramite

20 | FONDAMENTALE | GENNAIO 2020

proprio grazie a questa borsa di studio

potrà portare avanti un importante lavoro

di ricerca oncologica, è l’occasione

giusta perché lei, superando l’emozione,

si racconti: la sua passione per

lo sport; le difficoltà affrontate nel dopoguerra,

quando con il marito è stata

costretta ad abbandonare Fiume, la sua

città natale; e la nuova vita a Roma, che

li vede entrambi impegnati per la comunità

fiumana della capitale. Giuseppe

Schiavelli, giornalista e scrittore, diventa

una delle voci di spicco nel narrare

le storie dei

profughi e dei

caduti fiumani.

Un legame con

la loro cultura di

origine che Vally

tiene vivo anche

quando, nel

2004, Giuseppe

viene a mancare.

Con il passare

del tempo, Vally

sente però il

desiderio di impegnarsi

su altri

fronti, con donazioni

importanti

a diverse organizzazioni. Nascono così

una scuola e un ospedale in Tunisia, ma

anche tanto altro: “Non ho voluto aspettare

di morire; facendolo in vita almeno

ti possono dire grazie”. E oggi Vally ha

l’opportunità di conoscere Orso, di sapere

qualcosa su di lui e sul suo lavoro.

Dopo 5 anni e un dottorato a Parigi,

Orso è tornato a lavorare in Italia:


VUOI FARE UNA GRANDE

DONAZIONE? CONTATTACI!


la formazione di un giovane e brillante

ricercatore. Per ogni domanda specifica

e per individuare la formula di

donazione più giusta per te è a disposizione

il personale dell’ufficio Grandi

donatori, diretto da Chiara Blasi.

tel. 02 779 72 87

chiara.blasi@airc.it

“Nella squadra dei ricercatori dell’IFOM

ho trovato qualcosa di speciale”. Un’equipe

multidisciplinare che si rivolge

alla ricerca sul cancro con uno sguardo

molto ampio. Orso divide le sue giornate

tra ricerca individuale e il lavoro in

gruppo: “Ognuno porta qualcosa, e tutti

fruiscono dei risultati. In questo modo

la ricerca corre, molto più di prima”.

Anche per il giovane scienziato

questo è un momento ricco di significato:

“Sicuramente incontrare la signora

Vally e il suo sguardo giovane,

Vally Seberich

e Orso Maria Romano

pieno di umanità, avrà un forte impatto

su come vivo la mia quotidianità

all’IFOM. Incontri così riempiono

il cuore e ci ricordano quanto importanti

siano le aspettative che le persone

ripongono nel nostro lavoro. Rappresentiamo

un motivo di speranza

per i famigliari di persone che stanno

combattendo la malattia, nonché di fiducia

nel futuro, nonostante il dolore,

per quanti hanno perso qualcuno di

caro: ogni ricercatore che lavora sulla

biologia del cancro dovrebbe avere opportunità

come queste”.

Essere accolto da Vally nella sua casa,

e avere la sua affettuosa attenzione,

è per Orso “un gesto che testimonia una

grande fiducia nei confronti di AIRC e

dei giovani ricercatori ai quali ha deciso

di dare il suo aiuto”.

Per Vally, Orso rappresenta “una speranza

concreta per il futuro”: il giorno in

cui dal cancro si potrà guarire.


FARMACI INNOVATIVI

Prescrizioni

Norme e tutele

per le prescrizioni

sperimentali

Se un medico ritiene che un paziente

possa trarre beneficio da una cura

ancora sperimentale e non disponibile

in commercio, esistono diversi

strumenti legislativi, in Italia

e all’estero, perché il malato possa

accedervi, purché vi siano ragionevoli

probabilità che la cura sia utile

a cura di DANIELA OVADIA

Capita di leggere sui giornali

storie di pazienti che si

sono sottoposti all’estero a

terapie anticancro non disponibili

in Italia. La migrazione

dei pazienti per accedere a

cure non ancora registrate nel proprio

Paese di origine è un fenomeno in crescita,

così diffuso da aver indotto la rivista

medica The Lancet, nel gennaio

dell’anno scorso, a pubblicare un lungo

articolo in merito, spiegando le insidie

delle raccolte fondi lanciate online

per sostenere tentativi di cura con

farmaci non approvati o, peggio, con

terapie pseudoscientifiche.

Dietro la richiesta di accedere a cure

ancora sperimentali, infatti, vi sono

spesso tante illusioni e poca scienza

e, talvolta, anche il rischio di incappare

in persone prive di scrupoli che

promettono risultati non supportati

da prove.

Le ragioni

dell’indisponibilità

Vi sono comunque le dovute eccezioni.

Può accadere che una terapia potenzialmente

utile, o considerata tale

dal medico curante, non sia accessibile

per varie ragioni. I farmaci, prima di

essere approvati per un certo utilizzo,

devono dimostrare di non essere tossici

e di essere effettivamente efficaci nella

cura di una determinata malattia.

Con lo sviluppo delle conoscenze

in oncologia molecolare, un farmaco

diretto contro uno specifico bersaglio

presente in diversi tipi di tumori può

risultare approvato per un solo tipo di

cancro, anche se teoricamente potrebbe

servire a curare anche altre forme

tumorali.

“La scelta delle indicazioni di una terapia

dipende da ragioni scientifiche (fare

ricerca sulle singole malattie è lungo

e faticoso) oppure economiche, perché

GENNAIO 2020 | FONDAMENTALE | 21


FARMACI INNOVATIVI

Prescrizioni

In questo articolo:

nuove cure

sperimentazioni

diritti dei pazienti

l’autorizzazione ha un costo e l’azienda

produttrice può non avere interesse

a registrare una nuova molecola per indicazioni

rare” spiega Massimo Di Maio,

del Dipartimento di oncologia dell’Università

di Torino, che per conto dell’Associazione

italiana di oncologia medica

(AIOM) ha curato una recente guida alle

normative che nel nostro Paese regolano

l’accesso ai farmaci sperimentali.

In altri casi ancora, invece, può capitare

che il farmaco sia disponibile nei

centri che fanno ricerca ma si siano

esauriti i posti per i pazienti

previsti dalla sperimentazione

(che di solito

riguarda un numero

limitato di soggetti

con caratteristiche

ben precise).

Alla luce di questi

ostacoli non sormontabili,

gli Stati Uniti hanno

approvato, nel maggio

del 2018, una legge federale

chiamata Right

to Try, ovvero “diritto

a provare”. L’iniziativa ha

cercato di mettere ordine nella

grande quantità di leggi

simili promosse, a partire

dal 2014, dai singoli stati

degli USA, per permettere

ai malati gravi e

senza più opzioni terapeutiche

di accedere a

cure ancora sperimentali

senza dover aspettare

il parere favorevole della

Food and Drug Administration,

l’ente che approva

le nuove molecole.

“Prescrivere un farmaco

non approvato espone

il medico che lo usa a rischi

legali, e il Right to Try consente,

se la richiesta è giudicata ragionevole

da un’apposita commissione

di verifica, di ottenere

protezione legale in caso di

eventuali effetti indesiderati non

conosciuti” spiega Howard Burris

III, presidente di ASCO, la più importante

associazione di oncologia clinica

statunitense. “I pazienti,

però, provano farmaci non

ancora del tutto sperimentati

a loro rischio e pericolo

e, spesso, anche a proprie

spese. La legge, infatti, non

prevede la copertura economica.”

Anche se la promulgazione

di questa norma aveva acceso le

speranze di molti malati, in

verità, da quando è in vigore,

solo due pazienti hanno ottenuto

il permesso di utilizzare

terapie sperimentali fuori dai protocolli

di ricerca. In tutti gli altri casi, la commissione

che valuta le richieste ha ritenuto

che vi fossero troppi rischi e insufficienti

garanzie di benefici.

Le leggi italiane

Anche in Italia è possibile

accedere a terapie sperimentali

non ancora approvate facendo

riferimento a diverse

leggi, come chiarisce la

guida che AIOM ha appena rilasciato

in una doppia versione,

sia per il medico sia per

i pazienti.

“Vi sono diverse norme

che regolano l’accesso

precoce alle terapie, il cosiddetto

early access” spiega Di

Maio. “Innanzitutto, la legge

648/1996 prevede la possibilità di

erogare, a carico del Servizio sanitario

nazionale, farmaci con specifiche caratteristiche,

in particolare nei casi in

cui non siano disponibili alternative terapeutiche

valide oppure si tratti di: medicinali

innovativi in commercio solo

in altri Stati; medicinali non ancora autorizzati,

ma in corso di sperimentazione

clinica; medicinali da impiegare per

una indicazione terapeutica diversa da

quella autorizzata. Vi è poi il fondo AI-

FA 5 per cento, per l’impiego, a carico

del Servizio sanitario nazionale, sia di

farmaci orfani per il trattamento di malattie

rare sia di terapie che rappresentano

una speranza di cura, in attesa della

loro commercializzazione, per patologie

particolari o gravi.” Proprio a seguito

dell’istituzione di questo fondo da parte

di AIFA (l’Agenzia italiana del farmaco,

che approva i farmaci e ne determina il

prezzo), le aziende farmaceutiche sono

tenute a versare un contributo pari al 5

per cento del proprio fatturato annuo

(nel 2018 il fondo ammontava a poco

più di 18 milioni di euro, soldi a disposizione

di chi ha bisogno di cure fuori

prontuario).

“Un’altra via possibile, per chi deve

ottenere una terapia non comune, è

22 | FONDAMENTALE | GENNAIO 2020


quella della legge 94/1998 che consente

la prescrizione da parte di un medico,

sotto la sua esclusiva e diretta responsabilità,

di medicinali regolarmente

in commercio ma per una indicazione

non prevista. È il cosiddetto impiego

off label” continua Di Maio. “A differenza

degli esempi precedenti (che

prevedono il rimborso del farmaco da

parte del Servizio sanitario nazionale)

e del ricorso al Fondo AIFA 5 per cento

(che implica il rimborso da parte di AI-

FA), la legge 94/1998 prevede che la terapia

sia a carico del paziente o dell’azienda

sanitaria in caso di ricovero.”

Infine esiste anche un decreto ministeriale,

emesso il 7 settembre 2017,

che disciplina il ricorso al cosiddetto

uso compassionevole, ovvero la prescrizione

di una cura ancora in fase di

sperimentazione clinica, al di fuori della

sperimentazione stessa, in pazienti

affetti da malattie gravi o che si trovino

in pericolo di vita, quando, a giudizio

del medico, non vi siano ulteriori valide

alternative terapeutiche. L’uso compassionevole

è consentito solo nel caso

in cui il paziente non possa essere incluso

in uno studio oppure per i malati

già trattati nell’ambito di una sperimentazione

ormai conclusa ma che abbiano

ottenuto dei miglioramenti dalla

cura. In questo caso i costi sono a carico

delle aziende farmaceutiche.

Tutti questi strumenti possono essere

usati anche per ottenere un farmaco

in una Regione in cui non è disponibile.

In Italia, infatti, le cure innovative

vengono approvate a livello nazionale,

ma ogni Regione ha un proprio prontuario,

al quale sia i medici sia gli ospedali

si devono attenere. È quindi possibile

che, specie per le cure più costose,

ci siano differenze di accesso, sia in termini

di tempi sia di rimborsabilità.

“Per ciascuno di questi utilizzi esistono

procedure burocratiche che il

medico deve avviare per ottenere l’autorizzazione”

conclude Di Maio. “Si

tratta di una tutela per i pazienti, perché

una cura sperimentale ha sempre,

per definizione, più incognite di una

terapia già approvata.”


APPROVATE

LE TERAPIE

CELLULARI


Nel mese di febbraio dell’anno

scorso il giovane medico

Lorenzo Farinelli, colpito da

un linfoma non Hodgkin, cercava

di raccogliere su una piattaforma

di crowdfunding la somma necessaria

a sottoporsi all’estero alla

terapia CAR-T. Si tratta di una cura

in cui i linfociti T del paziente vengono

prelevati, modificati geneticamente

in laboratorio per esprimere

un recettore che li rende attivi

contro la malattia, quindi reinfusi

nel malato. Farinelli ha raggiunto

la somma necessaria ma non

ha fatto in tempo a partire. Dopo

la sua scomparsa, la famiglia ha

donato quanto raccolto a istituzioni

legate alla ricerca oncologica.

La sua storia, come altre di

pazienti che sono volati all’estero

a spese proprie, ha messo in luce

la particolarità e complessità delle

terapie cellulari, per alcuni versi

distanti dalle cure farmacologiche

classiche. Sono differenze che rendono

la registrazione e l’accesso a

questo tipo di trattamento ancora

più difficili: a limitarne l’uso ci

sono le tante incognite legate alle

indicazioni, agli effetti collaterali e,

non ultimo, al costo.

Dal mese di settembre scorso,

la prima terapia di tipo CAR-T è

stata approvata dall’AIFA ed è disponibile

per i pazienti con linfoma

diffuso a grandi cellule B che non

rispondono alle cure standard e

per i pazienti fino a 25 anni di età

con leucemia linfoblastica acuta a

cellule B. Ma la terapia CAR-T non

funziona per tutti ed è gravata da

effetti collaterali anche importanti,

specie di tipo neurologico. Per

questa ragione l’AIFA ha selezionato

alcuni centri di riferimento,

gli unici autorizzati a somministrarla.

Anche il pagamento della

cura alle case farmaceutiche che

la producono seguirà un percorso

particolare: verranno pagati solo

i trattamenti che funzionano, non

quelli che falliscono.

GENNAIO 2020 | FONDAMENTALE | 23


IFOM – ISTITUTO FIRC DI ONCOLOGIA MOLECOLARE

Nutrizione e ricerca di base

Nutrizione, metabolismo

e cancro. Legame antico,

soluzioni nuove

Un rinnovato interesse per lo studio

del metabolismo sembra aprire nuove opportunità

anche nella cura dei tumori e nell’utilizzo più mirato

di consigli nutrizionali e farmaci già noti

NUOVE TECNOLOGIE

L’OMICA DEL METABOLISMO

Una buona parte del rinnovato interesse per lo studio

del metabolismo è strettamente legato alla rivoluzione

tecnologica degli ultimi anni e all’avvento delle

cosiddette “omiche”. In particolare, quando si parla di

metabolismo l’omica in questione è la metabolomica,

cioè la tecnologia che studia le molecole (metaboliti)

che si formano in seguito ai diversi processi biochimici

all’interno delle cellule. Come succede per i geni con la

genomica, la metabolomica permette di studiare l’intero

metaboloma (l’insieme di tutti i metaboliti) in un colpo

solo e praticamente in tempo reale.

24 | FONDAMENTALE | GENNAIO 2020


EPIDEMIOLOGIA

O RICERCA DI BASE?

Come studiare il legame

tra metabolismo, nutrizione

e cancro? “La vera domanda

non è quale dei due approcci

(epidemiologia o ricerca di base)

scegliere, ma piuttosto come

integrarli per ottenere il

massimo da entrambi” afferma

Foiani, convinto che la ricerca

di base abbia un ruolo di

primo piano nel comprendere

in dettaglio i meccanismi che

regolano tale legame e trovare

i bersagli sui quali intervenire

per il bene del paziente.

In effetti l’epidemiologia,

ovvero la scienza che studia

l’insorgenza delle malattie e

i fattori che le determinano,

per molti anni ha costituito

l’unico approccio disponibile

per studiare questi aspetti

della salute. Oggi resta fondamentale,

ma deve necessariamente

dialogare con la ricerca

genetica e molecolare.

“Non è vero che studiare i

meccanismi di base allontana

dalla vita reale. Anzi, è l’esatto

opposto: nessuna raccomandazione

su cosa mangiare

ha davvero senso senza tenere

conto dei circuiti molecolari

e delle caratteristiche genea

cura della REDAZIONE


Il DNA da solo non basta.

Dobbiamo fare un passo

in più per spiegare alcune

caratteristiche e risposte

della cellula tumorale

e per arrivare alla cura della

malattia.” Una frase molto forte

se si pensa che gran parte

della ricerca degli ultimi decenni

si è basata sull’assunto

che il cancro è a tutti gli effetti

una malattia dei geni. E che risulta

ancora più forte se a pronunciarla

è Marco Foiani, direttore

scientifico dell’IFOM

di Milano, la cui attenzione

professionale è da sempre

concentrata proprio sul DNA.

“I recenti sviluppi tecnologici,

accompagnati da una vera e

propria rivoluzione culturale,

hanno acceso i riflettori su altri

aspetti, come lo studio del

metabolismo e del suo legame

con numerose patologie, incluso

il cancro” dice, sottolineando

il ruolo di primo piano

che la nutrizione può assumere

in questo contesto.

TRE STRADE

CHE SI UNISCONO

C’erano una volta il biochimico

che studiava il metabolismo

e il genetista (o il

biologo molecolare) che studiava

il DNA, ciascuno nel

proprio laboratorio. Delle

caratteristiche meccaniche

e della plasticità delle cellule,

quella che oggi si chiama

meccanobiologia, fino a poco

fa non ci si occupava nemmeno.

“Eppure queste sono vie

che devono essere percorse

insieme se vogliamo davvero

capire come funziona il cancro

e arrivare a una cura definitiva”

spiega Foiani, ricordando

le tre principali caratteristiche

della cellula tumorale,

che la differenziano da

quella sana: i difetti o instabilità

nel patrimonio genetico,

dunque del DNA; la maggiore

plasticità, che la rende capace

anche per questo di invadere

altri tessuti; e il metabolismo

anomalo, di cui siamo al corrente

da oltre un secolo e che,

come emerge dalle ricerche

più recenti, può influenzare

le altre due proprietà. “I ricercatori

hanno capito che queste

tre componenti si intrecciano

e stanno lavorando insieme

per comprenderle nella

loro globalità” dice Foiani.

tiche dei singoli individui” dice

l’esperto, che assieme a Valter

Longo e Vincenzo Costanzo

si occupa più direttamente

dello studio del metabolismo

e del suo legame con la nutrizione

e i tumori all’IFOM

di Milano. I risultati ottenuti

dai gruppi guidati dai tre

ricercatori hanno già aiutato

a fare luce sull’argomento e

hanno permesso di dare il via

a studi clinici

su pazienti,

grazie anche

alla collaborazione

di altri esperti

che lavorano

a Milano, come Saverio Minucci

dell’Istituto europeo di

oncologia e Filippo De Braud

dell’Istituto nazionale dei tumori.

SPERANZE CONCRETE

Ciò che mangiamo influenza

dunque il metabolismo, il

quale a sua volta influenza il

rischio di insorgenza del cancro

o la sua progressione.

“Uno dei concetti chiave

in questo senso è la restrizione

calorica” spiega Foiani. La

cellula del tumore è in grado

di modificare il proprio metabolismo

per crescere e invadere

i tessuti e lo fa molto più

facilmente se dispone di tanta

energia, ovvero se la persona

ha una dieta particolarmente

ricca. Anche per questa

ragione ciò che mettiamo

nel piatto influenza il rischio

oncologico.

“La buona notizia è che sul

metabolismo possiamo agire

abbastanza facilmente, sia

con modifiche nella dieta sia

In questo articolo:

metabolomica

nutrizione

farmaci

Il metabolismo

influenza

il rischio

oncologico

con farmaci utilizzati da anni

per controllare gli scompensi

metabolici, come per esempio

le statine o la metformina,

che riducono, rispettivamente,

i livelli di colesterolo e di

glucosio.

“Longo fu il primo a dimostrare

che affamando la cellula

si migliora la sua capacità

di rispondere in modo efficace

al danno al DNA provocato,

per

esempio, dalla

chemioterapia”

ricorda

l’esperto.

“Sappiamo

anche

che con un digiuno mirato –

che modifica il metabolismo

– si rende più efficace la chemioterapia

nei pazienti” aggiunge.

A questo punto si può

pensare di modificare il metabolismo

con i farmaci già citati

e diminuire così la quantità

di chemioterapico necessaria

per raggiungere l’effetto

sperato. Un traguardo importante

per ridurre gli effetti

collaterali del trattamento

e senza dubbio meno impegnativo

di un digiuno per il

paziente, magari già debilitato

dalla malattia.

Sul piano pratico si tratta

in un certo senso di una scorciatoia,

dal momento che si

cerca di utilizzare farmaci

noti da anni (e in genere anche

relativamente economici)

e non di introdurre nuove

molecole. “Per arrivare a questi

traguardi dobbiamo continuare

a studiare in dettaglio i

meccanismi che legano nutrizione,

metabolismo, genoma

e cancro” conclude Foiani.

IFOM, l’Istituto di oncologia molecolare che svolge attività scientifica

d’avanguardia a beneficio dei pazienti oncologici, è sostenuto dalla FIRC.

GENNAIO 2020 | FONDAMENTALE | 25


FARE CHIAREZZA

Integratori

Supplementi e pillole non

possono sostituire il cibo

Per prevenire la comparsa di alcuni tumori,

c’è chi ricorre a integratori.

Le prove a sostegno del loro utilizzo, però,

non sono sufficienti a raccomandarne l’uso

a cura della REDAZIONE

Alcune abitudini alimentari,

in particolare il consumo

frequente di vegetali, possono

ridurre il rischio di

ammalarsi di cancro. Spesso

però cambiare dieta e seguire regole

alimentari più sane si rivela più complicato

del previsto: di fatto, le campagne

destinate a invogliare le persone a

seguire regole alimentari più corrette di

rado sortiscono gli effetti previsti. Sono

nati così gli integratori alimentari, ovvero

formulazioni in pillola di principi

attivi che, sulla base di studi epidemiologici

e di laboratorio, sembrano fornire

protezione dalle malattie, in particolare

dal cancro.

Il teorico vantaggio degli integratori

in pillola, rispetto alla variazione della


IL

MONDO DELLE PROMESSE (MANCATE)”

Integratori, fitoterapici, nutraceutici,

superfood sono termini ormai menti e del farmaco dell’Università

Dipartimento di scienze degli ali-

di uso quotidiano riferiti a prodotti di Parma, spiega in un libro che la

acquistabili anche nelle farmacie e questione è tutt’altro che semplice

che promettono di prevenire o curare

e che anche chi si occupa di stu-

praticamente ogni disturbo. Ma diare le sostanze attive contenute

funzionano? Renato Bruni, docente negli alimenti fatica a dare risposte

immediate e definitive. Dopo

di botanica farmaceutica presso il

26 | FONDAMENTALE | GENNAIO 2020

aver smascherato le narrazioni del

marketing, che spesso assecondano

il desiderio di trovare soluzioni

semplici per questioni complesse,

l’autore racconta con leggerezza (e

tanti aneddoti divertenti) cosa dice

la letteratura scientifica e quali sono

le ricerche disponibili, fornendo una


propria dieta, è evidente: con un solo gesto

(la pillola) si fornisce all’organismo

un dosaggio elevato di sostanze potenzialmente

utili (principalmente antiossidanti

e vitamine), dosaggio spesso impossibile

da raggiungere con la semplice

alimentazione.

Una volta sottoposta al vaglio delle

sperimentazioni, però, la maggior parte

degli integratori ha deluso le attese di

chi sperava di sopperire con una pillola

o una fialetta a un’alimentazione poco

sana: non solo l’effetto non è altrettanto

benefico, ma in molti casi si è rivelato

controproducente, aumentando, anziché

diminuire, il rischio di ammalarsi.

È probabile infatti che, negli alimenti,

l’effetto protettivo, quando presente,

derivi dall’azione collaborativa delle varie

sostanze miscelate in specifiche proporzioni

nei diversi alimenti, piuttosto

che dall’azione di un singolo principio

attivo. Riprodurre in una compressa le

proprietà nutrizionali di un intero alimento

è impossibile. Inoltre è tutt’altro

che trascurabile il ruolo delle fibre e di

altri elementi contenuti nel cibo completo,

anche se soltanto in tracce.

Non basta uno studio

Uno degli errori più comuni commessi

da chi cerca informazioni sul ruolo

positivo o negativo che un particolare

alimento può esercitare sul rischio

di cancro è puntare l’attenzione su un

unico studio, a volte neppure condotto

sull’uomo.

Un esempio molto noto è quello della

vitamina E, contenuta in diversi alimenti.

Ci sono studi che dimostrano

come questo micronutriente – così ven-

grande quantità di informazioni

per aiutare il lettore a prendere

decisioni più consapevoli.

Renato Bruni

Bacche, superfrutti

e piante miracolose.

Il mondo degli integratori

e dei cibi dalle mille promesse

Mondadori, 2019

300 pagine, 20 euro

In questo articolo:

integratori

vitamine

nutrizione

gono definite le vitamine e i sali minerali

– abbia effetti protettivi contro il

cancro di colon, prostata e vescica, soprattutto

grazie al suo ruolo di antiossidante

e stimolante per il sistema immunitario.

Altri studi affermano il contrario

e sostengono, per esempio, che

assumere supplementi a base di vitamina

E aumenti il rischio di tumore della

prostata. Quale di queste affermazioni è

vera? In un certo senso entrambe sono

corrette: l’effetto rilevato nei diversi

studi, infatti, è ambiguo. Le differenze

possono dipendere da come sono progettate

le ricerche: possono cambiare il

numero di pazienti, le caratteristiche

dei partecipanti (per età, sesso o presenza

di altre malattie), la dose di alimento

o integratore consumata,

il modo di quantificare le

dosi stesse e così via. La lista

delle differenze tra due studi

può essere molto lunga

e può influire in modo decisivo

sul risultato finale,

spiegando la variabilità delle

conclusioni.

Un altro caso in cui il

supplemento si è rivelato

dannoso è quello del betacarotene,

un precursore della

vitamina A che, secondo alcuni

studi, sembra aumentare

il rischio di sviluppare

un cancro del polmone nei

fumatori. Viceversa esistono

ricerche che hanno dimostrato

come supplementi

a base di calcio e persino

multivitaminici possano

avere un effetto protettivo

nei confronti del cancro del colon.

Si tratta però di dati complicati

da interpretare e, soprattutto, da tradurre

in raccomandazioni pratiche.

Gli integratori, infatti, non sono farmaci

e, prima di metterli in commercio,

la legge non impone di dimostrare

che facciano bene, ma solo che non

siano tossici o pericolosi, cioè che non

facciano male. Per questa stessa ragione

non si possono indicare, sulle confezioni

degli integratori, eventuali proprietà

terapeutiche (anche se spesso le

persone li assumono nella convinzione

che possano essere utili a prevenire

o curare determinate malattie) e nemmeno

preventive.

Utili in pochi casi

Gli integratori sono quindi sempre

inutili? Non proprio: possono servire

nei casi in cui vi sia una vera e propria

carenza oppure una forma di malnutrizione,

come per esempio nelle persone

anziane o malate che, per ragioni fisiche

(perdita di appetito, difficoltà a masticare),

si nutrono poco e in modo non sufficientemente

vario. La stessa situazione

si può verificare nei pazienti sottoposti

a chemioterapia, per via dei

danni che i farmaci inducono

temporaneamente alla

mucosa della bocca e che

possono interferire con la

percezione dei sapori ma

anche con la deglutizione.

In tutti questi casi sarà il

medico stesso a suggerire

integratori e supplementi,

almeno fino a quando il paziente

non potrà riprendere

un’alimentazione equilibrata.

Il World Cancer Research

Fund, la più importante

istituzione di ricerca

nel campo dell’alimentazione

e cancro, ha identificato

anche altre situazioni

nelle quali i supplementi

sono non solo utili ma necessari.

Per esempio: la vitamina

B12 nelle persone che

hanno difficoltà ad assorbire la

vitamina stessa (a volte a seguito di una

resezione chirurgica legata a un tumore

del tratto gastrointestinale); l’acido folico

nelle donne che desiderano avere un

figlio, per proteggerlo dalle malformazioni

del sistema nervoso; la vitamina D

nei casi di documentata carenza (ovvero

solo dopo che gli esami del sangue dimostrano

che c’è una mancanza obiettiva

di questa vitamina).

GENNAIO 2020 | FONDAMENTALE | 27


I TRAGUARDI DEI NOSTRI

... continua su: airc.it/traguardi-dei-ricercatori

La resistenza nasce con la terapia

Uno studio pubblicato su Science da Alberto Bardelli,

dell’Istituto di Candiolo, e dai suoi collaboratori

chiarisce i dettagli molecolari della comparsa

della resistenza ai farmaci, un passo fondamentale

per sviluppare cure più efficaci e durature. La resistenza

dipende dalla presenza, nel DNA di alcune

cellule tumorali, di mutazioni che consentono alle

cellule stesse di sopravvivere anche quando sono

esposte a una certa terapia. Contrariamente a

quanto si pensava finora, il gruppo torinese ha dimostrato

che le mutazioni possono rivelarsi dopo

l’inizio del trattamento. Per verificarlo, gli autori

hanno analizzato comportamenti e caratteristiche

molecolari di alcune linee cellulari ricavate da cancro

del colon durante la terapia con farmaci a bersaglio

molecolare. Hanno così scoperto che in una

frazione di cellule tumorali in grado di sopravvivere

alle cure si verificano, temporaneamente, sia una

diminuzione della capacità di riparare i danni del

DNA, sia un aumento degli errori

che vengono introdotti durante la

duplicazione del DNA stesso. La

scoperta potrebbe aprire la strada

a significative ricadute cliniche.

L’obesità favorisce le leucemie

L’obesità è un fattore di rischio noto per alcuni

tumori. I risultati di uno studio, coordinato da

Pier Giuseppe Pelicci dell’IEO di Milano e pubblicato

su Haematologica, confermano che l’obesità è

un fattore di rischio anche per le leucemie mieloidi

acute e in particolare per la leucemia promielocitica.

“Siamo partiti dall’analisi dei dati raccolti da

un’ampia indagine svolta sulla popolazione inglese,

che ha seguito nel tempo ben 5,2 milioni di persone”

racconta Pelicci. “Così abbiamo scoperto che

con l’aumentare del peso aumenta in modo lineare

il rischio di sviluppare un tumore ematologico.”

Una conclusione che i ricercatori hanno riscontrato

con minime variazioni in altre tre popolazioni – italiana,

spagnola, americana. Ciò significa che, oltre

all’obesità, anche il contesto in cui questa si sviluppa

può rappresentare un fattore di rischio. Lo studio

ha inoltre indagato le possibili

basi molecolari di questo aumento

del rischio: un primo passo fondamentale

per individuare nuove

strategie terapeutiche.

Nel sangue i segni della ricaduta

I malati di cancro tendono a formare coaguli e

trombi. In uno studio pubblicato sulla rivista Haematologica,

un gruppo di ricercatori, guidati da Cinzia

Giaccherini dell’Ospedale di Bergamo Papa Giovanni

XXIII, ha misurato (tramite un semplice esame del

sangue) alcuni marcatori della coagulazione in donne

con cancro del seno. Lo scopo era verificare se

ci fosse un’associazione con specifiche forme della

malattia o se i loro livelli potessero fornire informazioni

sul rischio di ricaduta. I marcatori sono stati

misurati in 701 donne con carcinoma del seno in fase

iniziale prima della chemioterapia. Si è scoperto

che i livelli di alcuni di questi marcatori sono più elevati

nei tumori di maggiori dimensioni o in caso di

metastasi nei linfonodi, e che tipologie di cancro del

seno particolarmente aggressive (come il triplo negativo)

sono associate ad alti livelli di marcatori di

ipercoagulabilità. Saperlo consentirà

di valutare in anticipo il rischio

di ricaduta e di trattare in modo più

aggressivo le donne che hanno più

probabilità di riammalarsi.


I GIORNI DELLA RICERCA

Quirinale

La forza

della ricerca

è nell’impegno

in comune

Pubblichiamo integralmente il discorso

che il Presidente della Repubblica

Sergio Mattarella ha pronunciato al Quirinale

in occasione dell’annuale cerimonia

d’apertura de I Giorni della Ricerca.

di Sergio Mattarella,

Presidente della Repubblica

Rinnovo un saluto alla vicepresidente

del Senato, al rappresentante

della Camera

dei Deputati, al ministro della

salute, al Presidente Torrani,

al professor Trinchieri, all’avvocato

Valentina Robino e a tutti i presenti.

Benvenuti. Per la gran parte, bentornati

al Quirinale.

La ricerca è un motore di solidarietà,

un motore della società sempre più

importante. In ogni ambito della vita

civile. Ma la ricerca che sospinge i

progressi della medicina presenta una

qualità ulteriore: è un tutore prezioso

della vita umana, un aiuto concreto alle

persone e alle famiglie.

Oggi qui non celebriamo soltanto

La ricerca

è un tutore

prezioso

della vita

un settore della scienza,

o un importante ambito

professionale. Certo, siamo

in presenza di medici

di elevato valore che

danno lustro al nostro

Paese e che ogni giorno

forniscono aiuto a tanti che ne hanno

bisogno. Abbiamo con noi vere e proprie

eccellenze – nella lotta contro i

tumori – riconosciute in tutto il mondo.

Ci sono donne e uomini che hanno

consentito alla scienza di compiere

grandi passi in avanti. Ci sono giovani

talenti che conducono studi e sperimentazioni

in équipe prestigiose e

il cui lavoro sta producendo risultati

davvero molto significativi.

I Giorni della Ricerca, tuttavia, sono

nati per andare ancora oltre.

Sono divenuti un appuntamento

così sentito, e impegnativo, perché ne

è derivata la consapevolezza che il tema

riguarda tutti. Istituzioni e società.

Ricercatori, medici e pazienti. Riguarda

la nostra vita di comunità, la nostra

organizzazione civile, la

nostra cultura. Sono lieto

che questo incontro

costituisca ormai una

tradizione, e che continui

a svolgersi nel palazzo

del Quirinale, richiamando

l’attenzione del Paese, accendendo

i riflettori sul valore delle conoscenze

scientifiche, invitando ciascuno

alla condivisione e dunque alla solidarietà.

GENNAIO 2020 | FONDAMENTALE | 29


I GIORNI DELLA RICERCA

Quirinale

Un nemico

non così invincibile

È trascorso oltre mezzo secolo da

quando alcuni coraggiosi pionieri –

scienziati e personalità lungimiranti,

sostenuti da una grande passione civile

– diedero vita all’Associazione Italiana

per la Ricerca e decisero di chiamare

tutti a raccolta per condurre insieme

la battaglia contro

i tumori. Il cancro

allora sembrava un nemico

invincibile. Ma i

promotori erano convinti

del contrario. Sapevano

che l’umanità,

la civiltà, la scienza medica avrebbero

potuto far vincere la vita. La strada

sarebbe stata lunga, il percorso non

privo di ostacoli, ma il traguardo realmente

raggiungibile.

Fiducia nella ricerca vuol dire fiducia

nel futuro. Sono stati compiuti grandi e

confortanti progressi. Lo abbiamo appena

colto dalle parole della signora Valentina

Robino: il suo intervento è stato,

oltre che un segno di

Nella foto: Pier

Giuseppe Torrani,

presidente AIRC

La fiducia

nella ricerca

è fiducia

nel futuro

speranza realizzata,

un vero inno alla vita

e alla sua vittoria.

Le capacità diagnostiche e terapeutiche,

le conoscenze approfondite delle

patologie, e delle differenze tra di esse,

lo sviluppo della prevenzione e le cure

sempre più personalizzate hanno ridotto

progressivamente la mortalità, hanno

allungato le prospettive di vita e ne

hanno anche migliorato la qualità in

chi si trova a fronteggiare la malattia.

Tutto questo sarebbe stato impossibile

senza il lavoro faticoso

e grandioso, a volte

necessariamente per tentativi

ma esaltante, dei

ricercatori. Tutto questo

sarebbe stato impossibile

senza il finanziamento

alla ricerca, senza cioè quelle risorse

materiali indispensabili che costituiscono

l’investimento per un domani migliore

e il segno tangibile della speranza.

Il contributo di tutti

In questo articolo:

Quirinale e Sergio Mattarella

premio Beppe Della Porta

premio Credere nella Ricerca

Dobbiamo tanto a chi si è fatto battistrada.

All’origine c’è un’intuizione

che definirei comunitaria: su questo

percorso si può procedere soltanto insieme.

Non siamo tutti medici o ricercatori.

Tutti però possiamo concorrere

all’azione per reperire risorse. Tutti

dobbiamo crescere nella conoscenza.

Tutti possiamo contribuire alla prevenzione,

alla cultura della salute, alla

crescita sana dei nostri ragazzi. Tutti

possiamo partecipare alla costruzione

di quella rete di solidarietà, che garantisce

sicurezza; negata da comportamenti

di egoistica chiusura in se stessi.

Sconfiggere definitivamente il cancro

è un traguardo possibile solo a

condizione di un grande impegno comune.

La ricerca stessa va presentata

come impresa di comunità, in cui pubblico

e privato, istituzioni scientifiche

ed enti non profit, cooperino per fini

condivisi. Occorre far crescere gli investimenti

pubblici, puntare con coraggio

sull’intelligenza dei giovani e

sulla qualità dei loro maestri, ma al

tempo stesso è indispensabile il sostegno

delle imprese, delle associazioni,

dei singoli cittadini.

Siamo grati quindi all’AIRC per come

ha sostenuto negli anni e per come

sostiene tuttora la ricerca. Per la tenacia,

per la creatività, per l’organizzazione.

Ogni mese si fanno nuovi passi

avanti.

Tra gli studi più recenti finanziati

dall’AIRC, ricordo quello sull’efficacia

dei farmaci epigenetici nell’immunoterapia,

condotto nel Policlinico Santa

Maria alle Scotte di Siena. Quello sugli

effetti collaterali delle terapie per il

tumore al seno, nell’Ospedale Galliera

di Genova. E ancora gli studi finalizzati

ad approcci personalizzati nella cura

delle recidive, realizzati presso l’Ospedale

San Raffaele di Milano.

Siamo grati a queste e ad altre équipe

anche per la cultura che esse testimoniano.

La ricerca e gli studi di eccellenza

ci consegnano, con frequenza

crescente, soluzioni innovative che

portano a risultati straordinari. Sono i

momenti più alti, più emozionanti. Altre

volte, il lavoro compiuto resta alla

base di tentativi di successo in futuro,

la premessa per risultati che altri riusciranno

a completare. Sempre, comunque,

la ricerca ci indica un metodo:

per raggiungere il risultato, il successo

scientifico, in ogni caso è necessa-

30 | FONDAMENTALE | GENNAIO 2020


ia una squadra. Tanto più nel mondo

in cui viviamo, così complesso e interdipendente,

non vince mai un campione

solitario. La stessa interpretazione

del dato scientifico ha bisogno oggi di

supporti e di analisi multidisciplinari

del contesto, come ha ricordato il professor

Trinchieri.

Fare squadra contro

la disinformazione

La forza è nell’impegno in comune.

Anche nella ricerca oncologica si evidenzia

sempre più l’importanza clinica

del sistema immunitario e dei fattori

ambientali; alcuni degli studi più recenti,

con il contributo determinante di

scienziati italiani, stanno aprendo nuove

possibilità di intervento e di cura proprio

muovendo da queste scoperte. Allo

stesso modo, potremmo dire, che la lotta

contro i tumori deve diventare un’occasione

per irrobustire il sistema immunitario

del nostro corpo sociale.

Fare squadra vuol dire, per esempio,

sviluppare e diffondere la prevenzione.

Sempre di più, con strategie efficaci

e programmi capillari. Occorre lavorare

per ridurre il divario tra territori:

stiamo parlando di opportunità di vita

per le persone, e nel campo della salute

dobbiamo sentire ancor più come un

dovere, come una incalzante prescrizione

quella rimozione delle diseguaglianze

che la Costituzione ci indica. La

prevenzione sta dando grandi risultati,

non ultima la flessione dei nuovi casi

di tumori in Italia. Flessione particolarmente

significativa se si pensa che questa

avviene mentre si affinano gli strumenti

diagnostici.

Bisogna, quindi, proseguire decisamente

sulla strada della prevenzione,

come ha con chiarezza indicato il Ministro

Speranza, sottolineando le iniziative

di Alleanza contro il cancro. Interessando

le scuole, raggiungendo le famiglie,

soprattutto quelle più in difficoltà

sul piano economico e sociale.

La società dell’informazione veloce

ci spinge in avanti, ma – come ha detto

giustamente l’Avv. Torrani – la rapida

circolazione di informazioni paradossalmente

può generare anche nuove

sacche di disinformazione, o addirittura

la diffusione di credenze anti-scientifiche,

di paure irrazionali, che vanno

contrastate perché possono aprire pericolose

falle in questo sforzo collettivo.

Anche in questo caso, istituzioni pubbliche,

medici e scienziati, insegnanti,

società civile organizzata devono sostenere

il sapere scientifico e far in modo

che produca comportamenti virtuosi

e coerenti. La crescita sana dei bambini,

così come la salute degli adulti e dei

più anziani, passa da un’alimentazione

equilibrata, dal tempo dedicato al movimento,

dall’eliminazione di pratiche

nocive, dalle vaccinazioni, dal seguire

le indicazioni della scienza medica.

Il contagio

del buon esempio

La solidarietà, che oggi promuoviamo,

è essa stessa cultura. E questa cultura

che ci porta ad assumere maggiore

responsabilità nella lotta contro il

cancro deve anche spingerci a migliorare

le condizioni di vita di chi si trova

ad affrontare le sofferenze più gravi.

La persona malata non può essere

mai abbandonata, e ha sempre diritto

a una terapia accurata, un’assistenza rispettosa

della sua dignità, anche quando

la malattia non può guarire. Le cure

palliative – delineate nel 2010 da un

intervento normativo che ha consentito

un indubbio progresso – hanno ora

bisogno di essere rafforzate, soprattutto

nelle aree del Paese dove oggi l’accesso

è più difficile e dove i supporti sono

più carenti.

Il mio augurio – pressoché scontato

perché ne sono certo – è che il vostro

lavoro generi ancora nuovi risultati. Vi

ringrazio per quello che fate. E sono sicuro

che, anche quest’anno, per tanti

italiani l’incontro con voi sarà occasione

di crescita, di riflessione, di maggiore

conoscenza e responsabilità.

Il contagio del buon esempio ci aiuterà

a contrastare meglio ogni malattia.

Fonte: Quirinale


PREMIO

CREDERE

NELLA RICERCA


Il premio speciale AIRC Credere nella

Ricerca viene attribuito ogni anno a

una persona o un’istituzione che si è

distinta nel suo supporto alla causa di

AIRC. Per il 2019, come già nel 2018,

c’è stata una doppia assegnazione.

Il Presidente Mattarella ha premiato

Loretta Goggi, convinta sostenitrice

della ricerca sul cancro, da 30 anni

voce e volto della missione di AIRC.

La malattia è entrata più volte nella

sua vita, toccandole gli affetti più cari,

senza però mai intaccare la fiducia

nella scienza e l’impegno a fianco dei

ricercatori. Dopo Loretta è stato il

turno dell’azienda Molini Bongiovanni

in quanto rappresentante consapevole

del ruolo che un’impresa ha nel sostegno

alla ricerca scientifica e nella promozione

dell’eccellenza della scienza

nel nostro Paese, ruolo che ha sempre

svolto con continuità e passione. Da

anni ha inserito la Responsabilità

Sociale d’Impresa tra i propri valori

fondanti, considerandola un elemento

di crescita valoriale per l’azienda e i

suoi dipendenti.

Loretta Goggi

Claudio Bongiovanni,

amministratore

di Molini Bongiovanni


PREMIO BEPPE DELLA PORTA

Claudio Tripodo

In questo articolo:

premio Beppe Della Porta

I Giorni della Ricerca

microambiente

Un palermitano

amante delle

contaminazioni

culturali

A Claudio Tripodo, rivelazione dell’oncologia italiana,

è stato assegnato il premio che vuole consolidare

la carriera dei giovani ricercatori

a cura della REDAZIONE

E ’

andata a Claudio Tripodo,

giovane docente di anatomia

patologica all’Università

di Palermo, la prima

edizione del premio della

Fondazione AIRC Beppe Della Porta,

conferito dal Presidente della Repubblica

Sergio Mattarella durante la celebrazione

de I Giorni della Ricerca al palazzo

del Quirinale. L’importanza di aiutare i

giovani è un tema molto caro a Beppe

Della Porta, fondatore di AIRC insieme

a Umberto Veronesi nel 1965. Per questo

il premio a lui intitolato vuole favorire

il consolidamento della carriera scientifica

di un giovane ricercatore che, lavorando

presso una struttura scientifica

del nostro Paese, abbia ottenuto risultati

originali e di risonanza internazionale

nel settore della ricerca sul cancro.

Tripodo, oggi coordinatore del Laboratorio

di immunologia dei tumori

dell’Università di Palermo, è stato tra i

primi a indagare alcuni aspetti del microambiente

tumorale che governa le

interazioni tra le cellule della neoplasia

e quelle normali che ne favoriscono

la crescita. Dopo la laurea nel 2002, ha

cominciato un’intensa attività di ricerca

già durante la scuola di specializzazione,

conclusa nel 2007 sempre nel capoluogo

siciliano, contribuendo a ben 186

pubblicazioni su riviste internazionali,

tra le quali uno studio i cui risultati pubblicati

sulla rivista Cell Stem Cell hanno

avuto oltre 700 citazioni.

Questi successi gli sono valsi il prestigioso

riconoscimento perché, come

riporta la motivazione, “hanno significativamente

contribuito a meglio comprendere

le interazioni tra microam-

biente e cellule tumorali nelle neoplasie

sia solide sia ematologiche”.

Idee chiare

“La ricerca necessita di contaminazioni

da molteplici specialità e discipline

e per questo motivo allo studio

dell’anatomia patologica ho sempre associato

la passione per l’immunologia”

ha commentato Tripodo. “Ho sempre

avuto una chiara idea di cosa volessi

approfondire ma ho potuto fare ricerca

solo grazie agli insegnamenti di scienziati

come Melchiorre Brai dell’Università

di Palermo, Francesco Tedesco

dell’Università di Trieste e Mario Paolo

Colombo dell’INT di Milano.”

Tripodo è stato responsabile di unità

all’interno di un programma AIRC 5

per mille Diagnosi precoce e analisi rischio

tumorale sul microambiente tumorale,

coordinato da Marco Pierotti e

Gabriella Sozzi dell’Istituto nazionale

dei tumori di Milano, prima di ricevere

nel 2015 un Investigator grant con

un progetto sui linfomi.

32 | FONDAMENTALE | GENNAIO 2020


I GIORNI DELLA RICERCA

Scuole

a cura della REDAZIONE

In occasione de I Giorni della Ricerca, tra il 7 e

l’8 novembre scorso, oltre 3.000 studenti hanno

potuto incontrare un ricercatore semplicemente

andando a scuola. Obiettivo: informare studenti

e insegnanti sui progressi e sulle nuove

frontiere della ricerca oncologica, attraverso la testimonianza

– direttamente in aula – di chi ha fatto della

ricerca un mestiere e una missione. In tutto sono

stati organizzati oltre 30 Incontri con la Ricerca su

tutto il territorio nazionale.

Gli Incontri sono un’opportunità unica di confronto

fra studenti e ricercatori, che permette loro di

discutere non solo di scienza, ma anche di argomenti

quali fattori di rischio per lo sviluppo di malattie

e corretti stili di vita, affrontando in maniera critica

il tema della prevenzione. Anche i volontari AIRC affiancano

gli scienziati, rappresentando la Fondazione

e la sua missione, spiegando quali iniziative vengono

promosse a sostegno della ricerca a livello locale

e nazionale, e testimoniando la gratificazione che

deriva dal poter donare un po’ del loro tempo per sostenere

il lavoro dei ricercatori.

I Giorni della Ricerca

entrano nelle scuole

Oltre 30 incontri in due giorni

per avvicinare i ragazzi alla scienza

Gli Incontri con la Ricerca rientrano nel progetto

AIRC nelle scuole, rivolto a studenti e insegnanti

degli istituti di ogni ordine e grado per avvicinare i

giovani alla cultura della salute e del benessere, alla

scienza e al mondo della ricerca sul cancro, attraverso

attività educational interattive, materiali didattici

e iniziative loro dedicate; perché il futuro della ricerca

comincia in classe. Scopri

il progetto sul sito scuola.airc.it.

GENNAIO 2016 | FONDAMENTALE | 33


I GIORNI DELLA RICERCA

Media e partner

RAI con AIRC

per raccontare

la ricerca sul cancro

I

l progresso della ricerca passa dalla consapevolezza

dei risultati ottenuti e delle nuove sfide da

affrontare. È per questo che RAI e AIRC, da domenica

3 a domenica 10 novembre, hanno rafforzato

una straordinaria alleanza che da venticinque

anni porta le storie dei protagonisti della ricerca nelle

case di milioni di italiani nella più autentica espressione

di servizio pubblico.

Per otto giorni le trasmissioni tv, radio, le testate

giornalistiche e i canali digital della RAI hanno ospitato

e raccontato le storie dei protagonisti della ricerca:

persone che hanno superato la malattia, ricercatori,

medici, volontari. Insieme a loro, i conduttori hanno

coinvolto e invitato il pubblico a donare, per sostenere

una nuova generazione di scienziati che potranno così

avviare progetti innovativi per la cura del cancro.

Domenica 3 novembre, durante Domenica In, Mara

Venier ha acceso il numeratore delle donazioni dando

il via alla maratona RAI per AIRC, una settimana

ricca di appuntamenti speciali come l’Eredità su Rai1,

condotto da Flavio Insinna con la partecipazione straordinaria

di Carlo Conti, ambasciatore AIRC, che ha

presentato anche venerdì 8 uno speciale Tale e Quale

Show. Domenica 10 novembre, nella giornata conclusiva

della maratona si sono passati il testimone Uno

Mattina In Famiglia, Domenica In, Con noi… a ruota libera,

Life su Radio 1, le trasmissioni di RaiSport e infine

lo Speciale AIRC “Conta su di noi” su Rai 3, condotto

da Francesca Fialdini, Michele Mirabella e Pierluigi

Spada.

Per tutta la settimana inoltre Radio1, Radio2, Radio3,

Isoradio insieme ai GR RAI hanno dato voce ai

protagonisti della ricerca, con interviste e approfondimenti

nelle principali trasmissioni.

Hanno inoltre dato spazio agli approfondimenti

scientifici e alle storie di speranza le testate giornalistiche

TG1, TG2, TG3 e Rainews, per non dimenticare il

ruolo ricoperto dal sito RAI e dai profili social che hanno

così informato e coinvolto il pubblico più digitale.

D

iego Fanzaga, giovane campione del quiz televisivo

L’Eredità, ha donato parte della sua vincita ad

AIRC. Milanese, laureato in lettere, si sta specializzando

all’Università di Bologna in semeiotica,

una disciplina che studia la struttura del linguaggio

e che ha un approccio scientifico a una materia considerata

in genere prettamente umanistica. “Non è per questo che

ho scelto di devolvere parte della mia vincita ad AIRC” spiega.

“In realtà prima del quiz non conoscevo AIRC e ciò che fa per

la lotta contro il cancro, ma se ne è parlato proprio durante il

programma. Posso dire che è stata una fortuna, un’occasione

per conoscere una bella realtà che fa qualcosa di importante

per una causa che tocca tutti. Sono contento di avere avuto

questa opportunità di entrare a far parte di coloro che la sostengono.”

34 | FONDAMENTALE | GENNAIO 2020


I migliori cioccolatini

per sostenere la ricerca

S

abato 9 novembre

migliaia di

persone hanno

invaso le piazze

d’Italia per procurarsi

i Cioccolatini della

Ricerca, prodotti con ingredienti

di altissima qualità,

e sostenere così la ricerca

sul cancro. Le confezioni

di cioccolato erano accompagnate

da un’edizione

speciale di Fondamentale

in versione pocket che

spiegava i tratti distintivi di

una ricerca scientifica davvero

centrata sul paziente e

raccontava tre storie esemplificative.

Da lunedì 11 novembre

la distribuzione è

continuata in oltre 1.700 filiali

Banco BPM. Un grazie

speciale va come sempre

anche ai nostri volontari

per l’impegno profuso.

Il mondo del calcio

a fianco di AIRC

V

enerdì 8, sabato 9, domenica 10

e lunedì 18 novembre è tornato

Un Gol per la Ricerca, storica

iniziativa di AIRC, organizzata

in collaborazione con FIGC, Lega

Serie A, TIM e AIA, per sensibilizzare

il mondo del calcio e il pubblico dei tifosi

sul tema cancro. Leonardo Bonucci, Claudio

Marchisio, Matteo Politano e Alessio

Romagnoli sono stati i quattro “capitani”

della straordinaria squadra AIRC e i protagonisti

della campagna, che ha coinvolto

i campi di gioco, le trasmissioni sportive,

i media e il web con l’obiettivo di far

crescere una nuova generazione di scienziati

di talento, i futuri “campioni” della

ricerca oncologica. Al loro fianco giocatori

e allenatori della Serie A e gli Azzurri

della Nazionale.

La collaborazione

di RAI Sport,

SkySport, DAZN e

delle testate specializzate

di stampa

e web ha fatto

arrivare il messaggio

a milioni di

appassionati.

I protagonisti dei Giorni

della Ricerca 2019

“C’è stato un momento

in cui ho sentito

il bisogno di fare qualcosa,

di contribuire personalmente

perché io credo nella ricerca.

Così è iniziata la mia avventura

da volontaria.”

“Il grant AIRC

per me non è stato solo

un progetto finanziato ma

anche un riconoscimento, che

ha messo in risalto l’attività

che stavo svolgendo facendomi

superare il confine che c’è

fra un bravo studente e un

capo laboratorio”

“Nonostante il

tumore sono diventata

mamma, ma non è stato

un miracolo, è stata la

bravura e la capacità dei

ricercatori e medici che

mi hanno seguita.”


RACCOLTA FONDI

Run4AIRC e partner

ANCHE NEL 2020, CORRIAMO PER AIRC!

Sono tantissimi gli

studi che hanno

dimostrato una riduzione

del rischio di

ammalarsi di cancro proporzionale

all’intensità,

durata o frequenza della

pratica sportiva. Per questo

AIRC ha lanciato il

programma #oggicorroperAIRC,

dedicato a tutti

gli appassionati di movimento

e di running, al

quale hanno aderito nel

solo 2019 più di 400 atleti.

Anche per tutto il

2020, nelle principali manifestazioni

sportive italiane,

sarà possibile scegliere

di impegnarsi per

AIRC unendo l’impegno

agonistico a quello solidale

a favore della ricerca.

I prossimi appuntamenti

primaverili saranno

il 5 aprile la Milano

Marathon e il 25 marzo la nuovissima Run Rome The Marathon. Per entrambe le

competizioni sarà possibile scegliere di partecipare alla classica gara individuale

lunga 42 chilometri oppure alla staffetta in team da quattro persone, percorrendo

10 chilometri ciascuno. Unisciti alla nostra squadra, aspettiamo anche te!

Per info sul progetto visita run4airc.it.

BORSE DI STUDIO

INTITOLATE

ALLE AZIENDE

Per dare maggiore concretezza al

proprio impegno per la ricerca,

sempre più aziende scelgono di

finanziare una borsa di studio intitolandola

con la propria ragione sociale.

Finanziare una borsa di studio significa

sostenere concretamente una

o più annualità del lavoro di un giovane

ricercatore. Ringraziamo AICG,

Boxmarche, Conad, Fondazione Rocca,

Francescon O.P., i dipendenti di

Finanza e Futuro (Gruppo Deutsche

Bank), Fondo Asim, Griff, Molini Bongiovanni,

Reale Foundation, The Estée

Lauder Companies Italia, T.R.S. Group,

Unicredit Foundation, Vitasnella e Zalando

per aver creduto nell’importanza

della ricerca e nel lavoro dei giovani

ricercatori.

Una borsa di studio è stata intitolata

alla Milano Marathon alla quale

hanno partecipato aziende e dipendenti.

Per i tuoi progetti di partnership

a sostegno della ricerca scrivi a

partnership@airc.it

COSÌ BUONO CHE FA ANCHE BENE

COSÌ BUONO

CHE FA ANCHE

BENE.

Scegli l’olio che aiuta

a prevenire il cancro.

Scopri come su airc.it/olio

Nel mese di dicembre, in collaborazione con Italia Olivicola – consorzio di produttori

di olio, 40 frantoi hanno promosso un’attività di raccolta fondi a favore

di AIRC e una campagna di sensibilizzazione sui corretti stili alimentari per prevenire

il cancro.

Per ogni bottiglia o lattina di olio venduta, contrassegnata con il marchio di AIRC,

i frantoi hanno donato 2 euro per aiutare i ricercatori a rendere il cancro sempre più

curabile.

L’iniziativa aveva anche l’obiettivo di far conoscere al pubblico l’importanza del

consumo dell’olio extravergine di oliva che, abbinato a un’alimentazione ricca di cibi

vegetali, come cereali integrali e legumi, verdura e frutta, aiuta a prevenire i tumori

intestinali.

Per maggiori informazioni airc.it/alimentazione

36 | FONDAMENTALE | GENNAIO 2020


RACCOLTA FONDI

Arance della Salute

Sostieni la ricerca,

mangia arance

Si svolgerà sabato 25 gennaio per il trentesimo

anno Arance della Salute, l’iniziativa

di AIRC per sostenere la ricerca oncologica

e informare su cura e prevenzione

a cura della REDAZIONE

L

e arance rosse sono un alimento

dalle straordinarie

qualità, ricche di antociani,

pigmenti naturali dai poteri

antiossidanti, e di vitamina

C (circa il 40 per cento in più rispetto

agli altri agrumi). Per questo AIRC le

ha scelte come simbolo dell’alimentazione

sana ed equilibrata, essenziale

per la prevenzione. E per questo, per

il trentesimo anno, il 25 gennaio AIRC

torna in 2.500 piazze di tutta Italia con

il suo esercito di 20.000 volontari, per

distribuire le Arance della Salute e raccogliere

così fondi a sostegno della migliore

ricerca oncologica. Con un contributo

minimo di 10 euro per una reticella

da 2,5 kg di arance rosse, tutti i

sostenitori che si recano ai banchetti

potranno contribuire al lavoro di circa

5.000 ricercatori. Come ogni anno,

inoltre, Fondamentale si sposta in piazza

nel suo formato pocket, un numero

speciale distribuito insieme alle reticelle

e dedicato ai progressi della ricerca

e alla prevenzione, con un inserto

che presenterà ricette sane e gustose.

Le Arance della Salute arrivano anche

sui banchi di scuola con “Cancro, io ti

boccio”: in centinaia di istituti in tutta

Italia venerdì 24 e sabato 25 gennaio

bambini e ragazzi, insieme ai genitori

e agli insegnanti, diventano volontari

per un giorno, distribuendo le arance

rosse di AIRC.

Per trovare le Arance

della Salute chiama il numero

840 001 001 (dal 13 gennaio)

o vai sul sito airc.it

SORBETTO AL TÈ EARL GREY,

ZUPPA DI ARANCE, INSALATA

DI CAROTE E DRAGONCELLO

INGREDIENTI PER 4

Acqua 500 ml

Tè Earl Grey 15 g

Foglie di stevia essiccata 15 g

Succo di limone 3 g

Foglie di stevia essicata 10 g

Carote 150 g

Dragoncello 3 g

Arance 600 g

PROCEDIMENTO

Fare bollire 300 ml d’acqua e fuori

dal fuoco aggiungere la stevia, dopo 15

minuti aggiungere il tè Earl Grey e proseguire

l’infusione per altri 5 minuti,

poi filtrare il tutto, aggiungere il succo

di limone e passare nella gelatiera.

Far bollire altri 200 ml d’acqua, aggiungere

la stevia e lasciare 15 minuti

in ammollo. Pulire le carote con il pelapatate,

grattarle con l’apposita grattugia,

scolare l’acqua dalla stevia e tenere

le carote nel liquido per 15 minuti,

poi scolarle e tenere l’acqua da parte.

Pelare le arance a crudo, ricavandone

gli spicchi privati della pelle.

REALIZZAZIONE

Alla base di piatti fondi mettere gli

spicchi d’arancia, coprirli con le carote,

posizionare le foglie di dragoncello,

sopra una pallina di sorbetto al tè, e

intorno un cucchiaio di acqua di stevia.

MORENO CEDRONI

Nella mia cucina non manca mai l’attenzione

alla sana alimentazione e i miei ospiti a

tavola lo sanno: l’equilibrio tra gusto e valori

nutrizionali è alla base di tutte le mie ricette.

Da questo punto di partenza c’è poi una parola

che ha sempre caratterizzato la mia attività: la

ricerca, che mi permette di creare nuovi piatti

e donare così alle persone, nel mio piccolo, un

momento di gioia. Per questo ammiro chi per

mezzo della ricerca lavora per donare a milioni di persone una gioia

immensamente più grande: la salute. Ed ecco perché ho scelto di

sostenere AIRC e di affiancarmi ai ricercatori per comunicare l’importanza

della sana alimentazione per prevenire il cancro.

GENNAIO 2020 | FONDAMENTALE | 37


IL MICROSCOPIO

Federico Caligaris Cappio

Direttore scientifico AIRC

ATTENTI

ALLE TRUFFE

AIRC non effettua la

raccolta fondi “porta a

porta”, con incaricati

che vanno

di casa in casa.

Nel caso dovesse

succedere, stanno

tentando di truffarvi.

Denunciate

subito la truffa

chiamando

il numero unico per

le emergenze 112.

Riflessioni sul 2019

e proiezioni per il 2020

I

l Microscopio di gennaio, come tradizione,

riflette sui risultati conseguiti dalla ricerca

oncologica nell’ultimo anno e sugli impegni

propositivi di AIRC per quello che ci attende.

Il 2019 è stato un anno molto importante per la

ricerca oncologica come testimoniato dall’assegnazione

del premio Nobel per la Medicina agli

scienziati Willian Kaelin, Peter Ratcliffe e Gregg

Semenza che hanno scoperto come le cellule rispondono

e si adattano alla disponibilità di ossigeno.

Tutte le cellule hanno bisogno di ossigeno

per trasformare le sostanze nutritive in energia

e attivano meccanismi protettivi qualora l’ossigeno

si riduca. La quantità di ossigeno disponibile

varia nei diversi tessuti costringendo la cellula

ad adattare il proprio metabolismo. Le cellule

tumorali utilizzano grandi quantità di ossigeno

e sanno sfruttare i meccanismi di compenso a

proprio vantaggio. Le scoperte di Kaelin, Ratcliffe

e Semenza hanno posto le basi per lo sviluppo

di terapie anti-tumorali basate su farmaci capaci

di interferire selettivamente con questo processo

nelle neoplasie che ne fanno uso. Gli stessi

ricercatori nel 2016 avevano vinto il premio americano

Albert Lasker, molto prestigioso perché

considerato una probabile “anticamera” del Nobel.

Il premio Lasker 2019 per la ricerca medica

di base è stato invece assegnato a Max D. Cooper

e Jacques Miller, per la scoperta delle cellule

dell’immunità specifica: i linfociti B e T. I loro

studi hanno aperto la strada sia alla comprensione

dei meccanismi che portano allo sviluppo

dei tumori linfoproliferativi sia alla immunoterapia.

Il premio Lasker-DeBakey per la ricerca

clinica è andato invece a Michael Shepard, Dennis

Slamon e Axel Ullrich, che per primi hanno

sviluppato un anticorpo monoclonale contro un

recettore presente sulle cellule di molti tumori

mammari. Il farmaco, noto con il nome di trastuzumab,

è diventato una terapia salvavita per tante

donne con cancro al seno. L’immunoterapia,

stimolando il sistema immunitario ad aggredire

le cellule tumorali, sta rivoluzionando l’oncologia.

Questi progressi non sarebbero stati possibili

se alcuni scienziati non avessero identificato

con precisione le cellule del sistema immunitario

e compreso il loro funzionamento.

L’esempio dell’immunoterapia sottolinea

l’importanza della ricerca di base che permette

un progressivo, magari lento, ma continuo miglioramento

della diagnosi e della terapia. Al

contempo, i risultati della immunoterapia indicano

anche che purtroppo nessun progresso

è tale in tutti i casi. Questo vale soprattutto

per i tumori cosiddetti “rari”, cioè i tumori molto

poco frequenti o i tumori “comuni” caratterizzati

da anomalie molecolari insolite. Gli insuccessi

portano a riflettere sullo slogan della

American Society of Clinical Oncology (ASCO)

“Prendersi cura di ogni paziente, imparare da

ogni paziente”. Capire le ragioni scientifiche dei

fallimenti è una delle sfide attuali. Sono proprio

i fallimenti a motivare ulteriormente i ricercatori

a cercare nuove modalità e AIRC a continuare

nella propria missione di promuovere e

sostenere la migliore ricerca oncologica in Italia.

Scopo del costante impegno di AIRC è stimolare

e aiutare la ricerca sul cancro a raggiungere

il vero obiettivo: terapie sempre più

efficaci e risolutive in tutti i casi.

38 | FONDAMENTALE | APRILE 2014


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DAI VOSTRI MOMENTI SPECIALI

PRENDE FORMA NUOVA RICERCA.

La vita è piena di occasioni che vale la pena di celebrare: dal matrimonio

al battesimo, dalla cresima alla laurea. Scegliendo le idee solidali AIRC

donerete un sostegno concreto a chi lavora ogni giorno per rendere

il cancro sempre più curabile.

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CI SONO BATTAGLIE

CHE SI COMBATTONO

INSIEME

SABATO

25 GEN

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* Uno scatto da tutta Italia, attivo a

partire dal 13 gennaio, 24 ore su 24.

Unisciti a noi, ti aspetta un pieno di vitamine: arance

rosse, miele e marmellata di arance. Sosterrai il lavoro

dei ricercatori, per rendere il cancro sempre più curabile.

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