Fondamentale Gennaio 2020

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un’ipotesi sui meccanismi che

possano eventualmente collegare

il consumo di quel cibo

alla malattia. Per questo la ricerca

moderna sta puntando

sull’epidemiologia molecolare,

che cerca di individuare le

relazioni biologiche tra una

determinata abitudine di vita

e l’aumentato rischio di sviluppare

una certa malattia.

Un altro sistema per verificare

l’esistenza di una reale

relazione di causa ed effetto è

la sperimentazione in laboratorio

(per esempio su tessuti

trattati con grandi concentrazioni

di un principio attivo

contenuto in un alimento) o

su modelli animali. Se l’esposizione

a una certa sostanza in

laboratorio induce la formazione

di tumori (o la trasformazione

della cellula), è possibile,

talora anche probabile,

che la stessa situazione si verifichi

anche all’interno dell’organismo

umano.

Quanto incide davvero

l’alimentazione sul rischio

di cancro? Il tema è dibattuto

e non è semplice dare una

risposta univoca. Secondo il

World Cancer Research Fund,

la maggiore istituzione internazionale

dedicata all’analisi

di quanto sappiamo in materia

di alimentazione e cancro,

le cattive abitudini alimentari

sarebbero responsabili di

circa il 30 per cento dei casi

di tumore, una percentuale

che sale se, oltre a non seguire

una dieta equilibrata, si è

anche sedentari.

do dati importanti sul ruolo

dell’obesità nello sviluppo di

malattie cardiovascolari e tumori.

Il Nurses’ Health Study,

che analizza gli stili di vita

delle infermiere americane

fin dal 1976, ha permesso di

scoprire il ruolo dell’alimentazione

nello sviluppo dei tumori

femminili.

Infine lo studio EPIC, a cui

ha contribuito in passato anche

AIRC, ha permesso di scoprire

quali abitudini alimentari

degli europei aiutino a prevenire

i tumori

e quali, invece,

ne rendano più

probabile l’insorgenza.

Lo

studio è partito

nel 1992 ed è

ancora in corso; nei prossimi

anni potrà dare informazioni

importanti, perché i ricercatori

hanno a disposizione campioni

biologici (sangue, tessuti)

di molti dei partecipanti e

Gli studi per

individuare

una dieta

salutare

In questo articolo:

nutrizione

stili di vita

epidemiologia

DAL CIBO ALLA DIETA

Dagli inizi del XX secolo a

oggi sono stati condotti molti

studi epidemiologici importanti.

Lo studio Framingham

ha analizzato gli stili di vita

degli abitanti della omonima

cittadina del Massachusetts

per ben 72 anni (l’osservazione

è iniziata nel 1948) fornencontano

di verificare quali caratteristiche

molecolari sono

cambiate nel corso del tempo

in relazione agli stili di vita e

di mettere queste variazioni

in relazione con lo sviluppo di

eventuali malattie.

Più recentemente, un panel

di studiosi si è riunito

sotto la sigla EAT Lancet per

tentare di mettere ordine nella

gran mole di studi pubblicati

su cibo e salute, le cui

conclusioni sono talvolta in

contrasto tra loro. L’obiettivo

era ambizioso:

identificare le

caratteristiche

universali di

una dieta salutare,

ovvero

l’equilibrio tra

i diversi cibi applicabile a tutti

i diversi stili alimentari e a

tutte le culture.

Le critiche al progetto EAT

Lancet non mancano (secondo

alcuni le raccomandazioni non

1994

L’epidemiologa italiana Silvia

Franceschi osserva che per la

prevenzione del cancro una dieta varia

è migliore di una dieta anche sana ma

molto restrittiva.

2014

Da EPIC arrivano altre

informazioni che dimostrano

come l’obesità costituisca un fattore

di rischio per molti tipi di tumori, in

particolare se aumenta la circonferenza

addominale.

1996

Gli epidemiologi Steinmetz

e Potter dimostrano che

le diete ricche di vegetali e frutta

(comprendenti quindi fibre, sostanze

antiossidanti e altri micronutrienti)

riducono il rischio di ammalarsi.

2004

Si chiude la raccolta dei

dati di EPIC, lo studio

epidemiologico sulle abitudini di

vita degli europei, cofinanziato da

AIRC. I risultati indicano che la dieta

mediterranea è il modello alimentare

più efficace nella prevenzione del

cancro.

2012-13

I dati EPIC

evidenziano che il

consumo di flavonoidi (antiossidanti

contenuti in molti cibi di origine

vegetale) riduce il rischio di cancro

gastrico. Si conferma inoltre il rischio

associato al consumo di carni lavorate.

GENNAIO 2020 | FONDAMENTALE | 5

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