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MAP - Magazine Alumni Politecnico di Milano #5

Il Magazine dei Designer, Architetti, Ingegneri del Politecnico di Milano - Numero 5 - Primavera

Il Magazine dei Designer, Architetti, Ingegneri del Politecnico di Milano - Numero 5 - Primavera

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La rivista degli architetti, designer e ingegneri del Politecnico di Milano

Numero 5 _ Primavera 2019

Il Poli sotto la lente d'ingrandimento - Ricerca a alto impatto sociale - Qui costruiamo il mondo del futuro, parte 2 - Un ingegnere in sala

operatoria - Il primo italiano nell’Olimpo dei data scientist - Made in Italy che fa impazzire il Giappone - Il cielo (non) è il limite - Come

ci cureremo nel futuro? - I Navigli del domani - Aeroporto Marco Polo: destinazione 2027 - Viaggio verso Mercurio - Milano: come sarà nel

2020? - La Gazza del Poli - Il Mondo Nuovo: un paese senza barriere - La ciclopista più bella del mondo - Storia di un fuorisede, di una volta

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Ferruccio Resta e il Politecnico di domani • Dossier: i numeri del Poli • La nuova piazza Leonardo • Renzo Piano: 100

alberi tra le aule • Gian Paolo Dallara e DynamiΣ: la squadra corse del Poli • PoliSocial: il 5x1000 del Politecnico di

Milano • Gioco di squadra: tutto lo sport del Politecnico • Guido Canali, l’architettura

tra luce e materia • Paola Antonelli, dal Poli al MoMA di New York • Zehus Bike+ e

Volata Cycles, le bici del futuro • Paolo Favole e la passerella sopra Galleria Vittorio Emanuele • Marco Mascetti:

ripensare la Nutella • I mondi migliori di Amalia Ercoli Finzi e Andrea Accomazzo • Nel cielo con Skyward e Airbus

Cari Alumni, vi racconto il Poli di domani: lettera aperta del rettore Ferruccio Resta • La community Alumni raccontata da Enrico Zio • Atlante

geografico degli Alumni • Il Poli che verrà, raccontato dal prorettore delegato Emilio Faroldi • Vita da studente di fine ‘800 • Come si aggiusta

il Duomo di Milano • L’ingegnere del superponte • Una designer per astronauti • La chitarra di Lou Reed, firmata Polimi • Architettura

italiana in Australia • VenTo: la pista ciclabile che parte dal Poli • Fubles, gli ingegneri del calcetto • Il parco termale più grande d’Europa

• Gli ingegneri del tram storico di Milano • Polisocial Award: un premio all’impegno sociale • Nuovo Cinema Anteo • Caro Poli ti scrivo

1 MAP Magazine Alumni Polimi

Quando ero studente al Poli • Dottori di ricerca alle frontiere della conoscenza • Dove si costruisce il futuro del mondo • Poli da Olimpo • Mi

ricordo la Casa dello Studente • La Nuova Biblioteca Storica • Il telescopio che guarda indietro nel tempo • Speciale Forbes: Lorenzo Ferrario,

Gio Pastori • Big (Designer) Data • L’architetto, e il suo bracciale, salvavita • L’ingegnere che pulisce gli oceani • Il nuovo Cantiere Bonardi di

Renzo Piano • L’uomo che sente tutto dell’America • La Gazzetta del Politecnico • Alumni da Podio: Fabio Novembre, Stefano Boeri • Tutte

le Ferrari dell’ing. Fioravanti • I ragazzi del Circles • PoliHub, l’incubatore di talenti • 1968-2018 in Piazza Leonardo • Lettere alla redazione

Il Poli sotto la lente d'ingrandimento - Ricerca a alto impatto sociale - Qui costruiamo il mondo del futuro, parte 2 - Un ingegnere in sala

operatoria - Il primo italiano nell’Olimpo dei data scientist - Made in Italy che fa impazzire il Giappone - Il cielo (non) è il limite - Come

ci cureremo nel futuro? - I Navigli del domani - Aeroporto Marco Polo: destinazione 2027 - Viaggio verso Mercurio - Milano: come sarà nel

2020? - La Gazza del Poli - Il Mondo Nuovo: un paese senza barriere - La ciclopista più bella del mondo - Storia di un fuorisede, di una volta

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Buona lettura.

Bentornati sulle pagine di MAP, la rivista degli Alumni del

Politecnico di Milano.

In questo quinto numero, il Politecnico si racconta e apre

le porte dei suoi laboratori, con tante storie di ricerca e

ricercatori che ogni giorno approfondiscono grandi temi

di avanguardia: sono gli scienziati ERC, i protagonisti della

ricerca di frontiera europea. Sotto la lente d’ingrandimento

anche diversi contesti in cui gli Alumni, attraverso

il loro lavoro, prodotti, visioni e prospettive, continuano a

portare nel mondo il meglio del Made in Italy: dal sistema

solare (vi portiamo addirittura su Mercurio, a bordo della

sonda spaziale BepiColombo), alle profondità dell’universo

dei Big Data, passando per Francia, Austria, Giappone,

senza dimenticare le eccellenze che si esprimono nel

nostro Paese, sono storie che una volta di più dimostrano

l’impegno e le competenze tipiche del mondo Politecnico

del “saper fare”. Lo stesso “saper fare” che troviamo nei

progetti per la città di Milano. Vi rimando per esempio a

pagina 70, in cui vi raccontiamo due parole sui cantieri del

nuovo Campus; se vi capitasse di passare da piazza Leonardo

nel corso dei prossimi mesi, vi invito a venire di persona

vedere come l’Ateneo stia lavorando non solo per

migliorare i propri spazi, ma per contribuire a creare a Milano

luoghi di qualità per tutti i cittadini.

Questo nostro appuntamento semestrale è ancora una

volta l’occasione per invitarvi a sostenere la realizzazione,

la stampa e la distribuzione di MAP. 37.521 di voi riceveranno

questo numero a casa e oltre 100.000 lo leggeranno

in digitale.

Già 1500 Alumni sostengono l’edizione 2019 della rivista:

per continuare a scriverla, abbiamo bisogno di voi.

Federico Colombo

Direttore responsabile MAP

Direttore esecutivo AlumniPolimi Association

MAP

Magazine Alumni Polimi

MAP

Magazine Alumni Polimi

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Magazine Alumni Polimi

La rivista degli architetti, designer e ingegneri del Politecnico di Milano

La rivista degli architetti, designer e ingegneri del Politecnico di Milano

La rivista degli architetti, designer e ingegneri del Politecnico di Milano

La rivista degli architetti, designer e ingegneri del Politecnico di Milano

Numero 1 - Primavera 2017

Numero 3 _ Primavera 2018

Numero 4 _ Autunno 2018

Numero 5 _ Primavera 2019

PROSSIMO NUMERO

N°0 - AUTUNNO 2016 N°1 - PRIMAVERA 2017

N°2 - AUTUNNO 2017

N°3 - PRIMAVERA 2018

N°4 - AUTUNNO 2018

N°5 - PRIMAVERA 2019 N°6 - AUTUNNO 2019

Unisciti ai 1500 Alumni che rendono possibile la redazione, la stampa e la distribuzione di MAP.

Modalità di pagamento:

· On line: sul portale www.alumni.polimi.it

· Bollettino postale: AlumniPolimi Association – c/c postale: n.46077202

Piazza Leonardo da Vinci 32, 20133 Milano

Standard

· Bonifico bancario: Banca popolare di Sondrio Agenzia 21 – Milano

IBAN: IT90S0569601620000010002X32

BIC/SWIFT: POSOIT2108Y

· Presso il nostro ufficio: Politecnico di Milano, piazza Leonardo da Vinci, 32. Edificio 2, piano 1°

Da lunedì a venerdì dalle 9:30 alle 12:30 e dalle 14:00 alle 16:00

70€ 120€ 250€ 500€

Senior

Contributi annuali possibili

Silver

Gold

3

3


MAP

Magazine Alumni Polimi

La rivista degli architetti,

designer, ingegneri

del Politecnico di Milano

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Alumni, il biglietto da

visita del Politecnico

di Milano

Il Poli sotto la lente

d'ingrandimento:

obiettivi, risultati

e punti di forza

8

Direttore Responsabile

Federico Colombo

Direttore Esecutivo AlumniPolimi Association

Dirigente Area Sviluppo e Rapporti con le Imprese,

Politecnico di Milano

Direttore della comunicazione

Chiara Pesenti

Dirigente Area Comunicazione e Relazioni Esterne,

Politecnico di Milano

Membri del Comitato Editoriale

Margherita Cagnotto

Responsabile Merchandising di Ateneo

Politecnico di Milano

Alessio Candido

Communication and graphic designer

AlumniPolimi Association - Politecnico di Milano

Ivan Ciceri

Fundraising Manager

Politecnico di Milano

Luca Lorenzo Pagani

Communication Manager

AlumniPolimi Association - Politecnico di Milano

Francesca Saracino

Head of CareerService

Politecnico di Milano

Diego Scaglione

Head of Corporate Relations and Continuing

Education - Politecnico di Milano

Irene Zreick

Coordinamento editoriale MAP

AlumniPolimi Association - Politecnico di Milano

Super Classifica Poli

Speciale ERC:

qui costruiamo

il mondo del futuro

14

Tante domande (sociali),

una risposta: il Poli

24

34

Nell’olimpo

dei Data Scientist

16

MAP è realizzato in collaborazione con

Better Days srl (www.betterdays.it)

Progetto grafico: Stefano Bottura

Caporedattore Betterdays: Valerio Millefoglie

Redazione: Elisabetta Limone, Carmela Menzella,

Giulio Pons, Giuseppe Tumino, Vito Selis

Impaginazione: Giulia Cortinovis, Beatrice Mammi

Crediti

Foto pag. 4: 46137 on Visualhunt.com / CC BY-NC-SA

Icone pag. 38 di Nook Fulloption da the Nounproject

Pattern grafico pag. 96 da all-free-download.com

Se in sala operatoria

ci trovi un ingegnere

42

38

50

Stampa

La Pieve Poligrafica Editore Villa Verucchio S.r.l.

Editore e Proprietario

AlumniPolimi Association Politecnico di Milano

Made in Italy, in Giappone

Presidente

Prof. Enrico Zio

Delegato del rettore per gli Alumni

Delegato del rettore per il Fundraising individuale

46

Piazza Leonardo da Vinci, 32 - 20133 Milano

T. +39.02 2399 3941 - F. +39.02 2399 9207

alumni@polimi.it - www.alumni.polimi.it

PIVA 11797980155 - CF 80108350150

Pubblicazione semestrale

Numero 5 – primavera 2019

Registrazione presso il Tribunale di Milano n°89

del 21 febbraio 2017

Il cielo (non) è il limite

San Raffaele:

l'ospedale che

ti segue, a casa

4


54

64

I Navigli del domani

58

Aeroporto Marco Polo:

destinazione 2027

Sonda BepiColombo,

in viaggio per Mercurio.

Storia di una costellazione

Politecnica

70

La Gazza del Poli

73

Costruiamo insieme un pezzo di Milano:

come sarà nel 2020?

86

La ciclopista

più bella d’Europa

94

Il mondo nuovo:

un paese senza barriere

90

96

Storia di un fuorisede, di una volta

TÜV Italia: industria

e formazione, 4.0

5


ALUMNI

IL BIGLIETTO DA VISITA DEL

POLITECNICO DI MILANO

ENRICO ZIO - 52 anni

Professore ordinario di Impianti Nucleari

Presidente Associazione AlumniPolimi

Delegato del Rettore per gli Alumni

e per il Fundraising Individuale

Alumnus Polimi Ingegneria Nucleare e PhD

6


«A voi Alumni che siete il vero biglietto da visita

del nostro Ateneo in tutto il mondo è dedicata

questa rivista, un invito a tornare al vostro Politecnico

con i ricordi ma, anche, con lo sguardo puntato

al futuro, per costruirlo insieme»

di Enrico Zio

Rigore scientifico, elevate competenze,

vocazione all’innovazione, dialogo con il

mondo dell’industria, serietà professionale

ed etica del lavoro: queste sono le

principali caratteristiche del Politecnico

e dei suoi Alumni, caratteristiche che ci

contraddistinguono e che hanno dato e

continuano a dare valore al nostro Ateneo,

in continua crescita nelle classifiche

di confronto internazionale.

Su queste forti caratteristiche di base,

si poggia anche l’impegno sociale del

Politecnico di Milano, un impegno che

si concretizza nell’affiancare altri attori,

istituzionali e non, per rispondere alle

sfide di oggi e domani contribuendo

alla formazione di giovani e meno giovani,

sempre aggiornata e coerente con

le richieste del mercato, e allo sviluppo

della ricerca di base fino al trasferimento

dei suoi risultati alla società culturale,

sociale ed industriale, con riconoscimenti

di prestigio internazionale. Con la

consapevolezza di essere motore trainante

dello sviluppo tecnologico della

nostra società e il senso civico del dovervi

contribuire in maniera socialmente

sostenibile ed equa, il Politecnico investe

nella qualità degli ambienti di

studio e lavoro per i suoi 45.000 studenti:

esempio recente e degno di nota è la

riqualificazione dei Campus, dopo quella

di Piazza Leonardo da Vinci, per continuare

l’apertura delle porte dell’Ateneo

ai cittadini e ai visitatori, integrando

contemporaneità e tradizione con il

recupero degli edifici storici.

Continua dunque il percorso del Politecnico

come un’università non semplicemente

pubblica ma, bensì, aperta,

efficiente nella sua gestione, capace

di creare valore culturale e scientifico,

e proiettata in un’instancabile sforzo

di innovazione. Il raccolto di tutto questo

fermento intellettuale trova riscontro

anche nelle classifiche mondiali delle

università. La più importante a livello

internazionale, il “ranking QS”, vede il

Politecnico di Milano al 6° posto nell’area

del Design, 11° in Architettura e 16°

in Ingegneria (per riferimento, nel 2012,

il Politecnico figurava in 48ª posizione).

Nel Politecnico di oggi, ricoprono un

ruolo sempre più importante e attivo

gli Alumni, una community di 150 mila

professionisti, veri e propri ambasciatori

dell’Ateneo, portatori delle caratteristiche

politecniche nel mondo culturale,

sociale e tecnologico. Negli ultimi anni,

il Politecnico ha avuto l’opportunità di

beneficiare di un coinvolgimento sempre

più attivo dei suoi Alumni, nelle sue

iniziative di formazione e ricerca. Dietro

molte di queste iniziative, alcune delle

quali vengono raccontate nella nostra

rivista, ci sono gli Alumni con la loro

competenza, esperienza, professionalità.

A voi Alumni che siete il vero biglietto

da visita del Politecnico in tutto il

mondo è dedicata questa rivista, un invito

a tornare al vostro Politecnico con i

ricordi ma, anche, con lo sguardo puntato

al futuro, per costruirlo insieme.

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IL POLI SOTTO LA LENTE

D’INGRANDIMENTO:

OBIETTIVI, RISULTATI

E PUNTI DI FORZA

di Ferruccio Resta

Il 2019 chiude il primo triennio del mio mandato rettorale.

È per me un importante momento di valutazione

e di progettazione, con un focus sugli obiettivi che,

insieme alla mia squadra, ci siamo prefissati all’inizio

del 2017. È anche il terzo appuntamento su MAP,

con la community degli Alumni, e un’occasione per

riprendere il discorso con voi, condividendo obiettivi

e risultati di questi ultimi tre anni

Sappiamo tutti che il contesto lavorativo,

industriale e culturale è in forte evoluzione.

Sappiamo anche che non è un

tema che riguarda solo la tecnologia,

pur tenendo conto della rapidità con la

quale essa interagisce con le professioni

e le cambia profondamente: digitale,

3D, automazione, biometrica e soprattutto

il mondo dei dati creano continuamente

nuovi scenari per il mondo professionale,

aprendo a nuove opportunità,

nuove figure ma anche nuovi rischi.

DIDATTICA INNOVATIVA

Questo contesto ci chiede innanzitutto

di cambiare il modo di stare in aula.

L’abbiamo fatto e lo stiamo facendo attraverso

un’attenta trasformazione della

nostra offerta formativa: nei metodi,

che si avvantaggiano delle tecnologie

digitali (un esempio tra tanti è quello

dei Massive Open Online Courses, corsi

online aperti su larga scala pensati per

le esigenze di una formazione a distanza)

e nel rapporto tra studenti e docenti,

sempre meno frontale e più orientato

allo sviluppo delle capacità critiche e di

analisi; ma anche nella direzione di nuovi

contenuti per i nostri insegnamenti.

Quest’anno inauguriamo 4 nuovi corsi

di laurea magistrale, tra i quali cito

quello in Cyber Risk Strategy and Governance,

in collaborazione con l’Università

Bocconi. Siamo molto orgogliosi

di questa collaborazione che, oltre a

porre le basi per la formazione di futuri

professionisti, rappresenta un progetto

istituzionale con un messaggio importante:

due grandi atenei, che hanno

fatto la storia dell’università milanese,

vogliono procedere fianco a fianco di

fronte alle sfide della contemporaneità.

Ci sono state alcune criticità da risolvere,

per esempio quelle legate al

fatto che Bocconi è un’università privata,

a differenza del Politecnico, e che

quindi ha rette diverse. Volevamo però

dare a tutti gli studenti pari opportunità

di accesso e pari condizioni, perciò il

Politecnico ha stretto accordi con alcune

aziende partner che finanzieranno

le borse di studio per i nostri studenti.

Un altro esempio è il nuovo corso in

Mobility Engineering, che integra le

competenze legate all’ingegneria dei

trasporti e delle infrastrutture con un

nuovo approccio alla mobilità, aggiornato

e in linea con le complessità del

presente, per esempio tenendo conto

della mole di dati generati e generabili

in questo comparto industriale. Abbiamo

sviluppato il progetto didattico

in collaborazione con i maggiori player

dell’industria italiana, 13 aziende che

hanno investito tempo, fondi e persone

nell’elaborazione di questo programma:

ciascuna partecipa con un contributo

economico che garantisce borse di

studio, con progetti dedicati sui quali i

ragazzi potranno lavorare direttamente

con le imprese e con la costituzione di

un advisory board per la valutazione e

l’aggiornamento del corso di laurea.

RICERCA, UN PASSO AVANTI

NELLE GRANDI TRASFORMAZIONI

La forza del Poli è una ricerca di frontiera

tra le migliori al mondo. Nella ricerca

di base, che spesso non ha dirette

e immediate applicazioni industriali,

ma che è il motore dell’innovazione

8


FERRUCCIO RESTA - 50 anni

Rettore e Professore ordinario

di Meccanica Applicata alle Macchine

Alumnus Polimi Ingegneria Meccanica

9


(sopra) Il cantiere del nuovo Campus Architettura, in via Bonardi. Scoprilo a pagina 70

(a fianco) Settembre 2018, nasce l’alleanza tra Politecnico di Milano e Bocconi.

I due Rettori firmano l’accordo alla presenza del Sindaco di Milano Beppe Sala

«Con 200.000

studenti circa

Milano

è a tutti gli

effetti una città

universitaria»

di pensiero, lavoriamo molto bene e

la prova è anche nella quantità di finanziamenti

europei che riusciamo ad

attrarre. In meno di 3 anni, per esempio,

i “grant” (finanziamenti alla ricerca)

nell’ambito del programma europeo

Horizon 2020 hanno superato i 115

milioni di euro. Come vedrete più avanti

in questo numero, complessivamente

ospitiamo 26 progetti ERC, tra i più prestigiosi

in Europa.

Qui al Poli lavora uno dei gruppi di ricerca

nazionali più importanti nel campo

della cyber security. Siamo poi attivi

su progetti di avanguardia nella mobilità:

auto autonome, autostrade elettriche,

treni ad alta velocità, metropolitane,

infrastrutture smart, con progetti di

ricerca che vedono la partecipazione di

soggetti industriali e istituzionali. Siamo

protagonisti della trasformazione

5G a Milano, che impatterà sui servizi

al cittadino in modo pervasivo e positivo,

dall’intrattenimento, alla sicurezza,

alla velocità di intervento di un’ambulanza.

Abbiamo un ruolo centrale nelle

trasformazioni urbane di Milano, dove,

nelle periferie, apriamo dei veri e propri

laboratori a cielo aperto, per portare

fuori dalle mura accademiche momenti

di didattica e di ricerca e, allo

stesso tempo, condividere con i cittadini

la consapevolezza di cosa si possa

fare per valorizzare gli spazi trascurati.

Altro cavallo di battaglia del Politecnico

è la ricerca nel campo di salute e

sanità, sui quali abbiamo gruppi di lavoro

che sono leader a livello internazionale:

cosa voglia dire, oggi, fare un

ospedale è una domanda che coinvolge

logistica, modelli organizzativi e gestionali,

come anche saper navigare la

potenzialità dei dati verso la medicina

di precisione e il mondo dei devices a

supporto delle terapie.

E ancora, servirebbe un intero numero

di MAP solo per citare i contributi attuali

del Politecnico all’industria spaziale

e aerospaziale, al territorio e alla

tutela dell’ambiente, alla gestione delle

infrastrutture. Sono solo alcuni dei

campi nei quali il Poli oggi può esprimere

una forte competenza e che coinvolgono

architettura, design, ingegneria

e le competenze trasversali che sono

tipiche della ricerca politecnica.

INTERNAZIONALIZZAZIONE

Stiamo lavorando anche alla costruzione

di rapporti internazionali che

rafforzino la rete europea e accrescano

la nostra competitività nei confron-

10


ti dell’area statunitense e del Far East.

Per esempio, facciamo parte di IDEA

League e Alliance4Tech, due grandi alleanze

con le migliori università tecniche

europee per collaborare su temi di

didattica, network e scambio culturale.

Sul lato ricerca e innovazione cito invece

l’alleanza con la Tsinghua University

a Xian, dove, tra le altre cose, entro

l’anno apriremo un importante innovation

hub. Nel suo complesso, il Politecnico

continua a salire nelle classifiche

internazionali delle migliori università,

un trend che si conferma costante

anche quest’anno; guadagniamo ancora

posizioni nel QS University Ranking,

una delle classifiche più autorevoli.

Questo punto è importante perché una

migliore reputazione internazionale significa

la capacità di attrarre i migliori

studenti e ricercatori da tutto il mondo.

POLITECNICO E TERRITORIO

Un ulteriore elemento di attrattività internazionale

è il lavoro che stiamo facendo

per riqualificare i campus e i

quartieri che li ospitano. Abbiamo attivato

i cantieri di via Bonardi (ne parliamo

a pagina 70), del campus Leonardo

e del nuovo laboratorio di chimica; entro

l’anno vogliamo avviare i lavori della

Collina, uno spazio verde in Bovisa che

ospiterà luoghi di studio e relax con l’obiettivo

di migliorare la qualità della vita

sul campus La Masa. Sempre in Bovisa,

questa volta nel campus Durando,

abbiamo acquisito nuovi spazi dove inseriremo

il competence center MADE e

laboratori all’avanguardia, portando valore

a un quartiere con diverse criticità.

Con Comune di Milano le collaborazioni

sono tante e importanti. Abbiamo una

comunicazione aperta e continua sulle

trasformazioni urbane, dove si stanno

ottenendo dei risultati non scontati.

Oggi vogliamo aprirci sempre di più

ai cittadini e spiegare quello che facciamo,

al fine di mostrare il valore, per Milano,

di accogliere 45.000 studenti. Vogliamo

essere un’università aperta e

produrre cultura e momenti di aggregazione

per tutti, non solo per chi studia o

lavora qui. Far crescere un’università internazionale

in una città significa anche

far diventare questa città più attrattiva

e aprire le porte a giovani che non sono

solo studenti, ma anche protagonisti

della vita e dell’economia della città.

Alcuni poi si fermeranno qui a lavorare,

altri andranno in giro per il mondo

portandosi nel cuore il quartiere in cui

hanno studiato e vissuto, diventando

«Politecnico e

Bocconi: due

grandi atenei

che hanno

fatto la storia

dell’università

milanese

procedono fianco

a fianco di fronte

alle sfide della

contemporaneità»

11


Il rettore nella nuova Sala Donatori.

Il Politecnico ha un focus importante

sul fundraising per finanziare ricerca,

borse di studio e nuovi spazi dell’Ateneo.

Gli Alumni hanno partecipato in modo

rilevante in questi 2 anni,

con un contributo che toccava i 3 milioni

di euro alla fine del 2018. L’obiettivo

è arrivare a 5 milioni entro il 2019.

«Guidare il

cambiamento

e l’innovazione,

creando valore

nel tempo.

Il nostro

desiderio è che

Alumni, industrie

e istituzioni

continuino a

condividere

con noi questo

impegno,

al fianco di

un’università

di alto livello»

ambasciatori del Poli e di Milano. Milano

questo lo sa bene: le politiche proposte

dalla giunta attuale, ma non solo,

esprimono la consapevolezza che

con 200.000 studenti circa siamo a tutti

gli effetti una città universitaria in un

contesto internazionale, e che i giovani

rappresentano per Milano un asset importante,

portatore di cultura e futuro.

SEMPRE PIÙ VICINI

AL MONDO INDUSTRIALE

La vicinanza al contesto industriale è

una tradizione che accompagna il Poli

sin dalla fondazione, oltre 150 anni fa.

Oggi, i nostri accordi strategici con le

aziende si stanno estendendo e si delinea

una rete importante di relazioni

per la quale ci stiamo attrezzando con

un ufficio di relazioni con le imprese: un

unico contact point per l’industria che

ormai non chiede più solamente di sviluppare

un progetto di ricerca, ma anche

un supporto sulla formazione permanente,

così come progetti di innovazione

con fondi di venture capital, call

for ideas, supporto alle startup (117 le

startup innovative incubate a PoliHub)

e ai brevetti, senza contare l’importante

contributo a percorsi di reclutamento

che incrociano le esigenze delle aziende

con le aspirazioni dei nostri ragazzi,

garantendo occupazione stabile ed

energie nuove al mercato del lavoro.

Un elemento importante di questo dialogo

è il rapporto con gli Alumni, rappresentanti

di un mondo industriale e

culturale ad alto tasso di innovazione.

Oggi gli Alumni sono attivi in diversi advisory

board, che regolarmente incontro,

e focus group, che accompagnano

le scelte dell’Ateneo. Due volte all’anno,

inoltre, incontro personalmente un

gruppo di 100 Alumni in posizioni apicali

nelle loro realtà aziendali per condividere

la nostra vision, raccogliere i

loro spunti e tracciare nuove linee per

le azioni strategiche. Gli Alumni affiancano

ormai gli organi di valutazione del

Politecnico (tra i quali cito Polimi 2040,

una commissione di docenti impegnata

a raccogliere spunti e criticità per immaginare

l’Ateneo del futuro e le innovazioni

necessarie in un’ottica di investimenti

a lunga scadenza). Tutto questo

significa saper fare un investimento

sul futuro, in un rapporto di fiducia reciproca

che vede nel Politecnico di Milano

un partner sempre più vicino e aperto

all’ascolto del tessuto industriale.

UN RUOLO SOCIALE

PER L’UNIVERSITÀ

Tutti questi primati ci mettono di fronte

ad una responsabilità. Le competenze

e le conoscenze che trasferiamo

nell’offerta didattica, che condividiamo

con l’industria e con le istituzioni formano

una nuova classe di ricercatori,

di imprenditori e di decisori che, a loro

volta, guideranno il cambiamento e

l’innovazione domani, in un ecosistema

virtuoso che crea valore e lo sostiene

nel tempo. È un compito che da sempre

accogliamo volentieri sentendo la

responsabilità dei nostri ragazzi e cercando

di trasmetterla anche a loro. Il

nostro desiderio è che Alumni, industrie

e istituzioni continuino a condividere

con noi questo impegno, al fianco

di un’università di alto livello.

12


13


SUPERCLASSIFICA POLI:

SEI MESI DOPO, ANCORA PIÙ IN ALTO

Il nostro Ateneo nell’ultima edizione ha guadagnato 14

posizioni rispetto all’anno precedente e oltre 130 negli

ultimi 10 anni. L’indicatore in cui si posiziona meglio

è l’employer reputation, che lo indica come il 55°

miglior Ateneo al mondo dove reclutare laureati,

una conferma della qualità dell’insegnamento

e dei percorsi formativi innovativi

QS WORLD UNIVERSITY RANKINGS 2019

IN ITALIA

QS WORLD UNIVERSITY RANKINGS, istituita nel 2004, è la più rinomata

classifica delle università internazionali e prende in considerazione oltre

4700 istituzioni.

Le università vengono valutate in base a 6 indicatori:

156°

NEL MONDO

1) Academic Reputation: sondaggio

internazionale in cui gli accademici

indicano le Università migliori nel

proprio ambito di specializzazione.

2) Employer Reputation: sondaggio

internazionale in cui 40.000 datori

di lavoro/recruiter indicano quali

sono le Università dalle quali preferiscono

assumere talenti.

3) Citazioni scientifiche per

ricercatore

4) Rapporto Studenti/Docenti: proporzione

tra numero di docenti e

numero di studenti.

5) International Faculty: presenza di

docenti internazionali nel corpo

docente.

6) International Students: presenza

di studenti internazionali.

14


QS WORLD UNIVERSITY RANKINGS BY SUBJECT

16°

11°

ART & DESIGN

ITALIA

MONDO

EUROPA

La classifica “by Subject” deriva

dalla World University Rankings

e permette un confronto tra

le università in base al proprio

ambito disciplinare di riferimento.

La classifica By Subject

è più rilevante per il Politecnico,

essendo un’università tecnica

e non generalista. Per questa

classifica sono state prese

in considerazione 48 materie,

1130 Università e 151 paesi.

ARCHITECTURE

ENGINEERING & TECHNOLOGY

QS GRADUATE EMPLOYABILITY RANKINGS 2019

IN ITALIA

È la classifica QS più recente, quella che valuta la spendibilità del titolo

dei nostri laureati. In questa edizione sono stati analizzate 600 istituzioni

di cui 15 in Italia.

Le università vengono valutate in base ai seguenti indicatori:

36°

NEL MONDO

1) Employer Reputation: sondaggio

internazionale in cui 40.000 datori

di lavoro/recruiter indicano quali

sono le Università dalle quali preferiscono

assumere talenti.

2) Alumni Outcomes: QS fa una indagine

autonoma per individuare

gli alumni eccellenti, che influiscono

sulla trasformazione e

il cambiamento a livello globale.

3) Partnerships with Employers per

Faculty: numero di aziende con

cui l’università collabora per fare

ricerca o ospitare tirocinanti.

4) Employer - Student Connections:

numero di aziende che sono attivamente

presenti in ateneo per

fare employer branding, fiere del

lavoro, ecc.

5) Graduate Employment Rate:

dato occupazionale a 12 mesi

dalla laurea.

15


TANTE DOMANDE (SOCIALI),

UNA RISPOSTA: IL POLI.

LA RICERCA FINANZIATA

CON IL 5X1000

PROFESSORI

E RICERCATORI

180+

195

PROPOSTE

DI RICERCA

ASSEGNISTI

70+

DI RICERCA

30+

DOTTORANDI

12

DIPARTIMENTI

34

PROGETTI

FINANZIATI

5 ANNI

2,5M

IMPORTO

EROGATO

DA POLIMI

Che sia la più grande favela del Brasile o del Sudamerica, dove il sovrappopolamento si scontra con la

mancanza di servizi basici, o la periferia di Milano, dove c’è necessità di ricucire un patrimonio frammentario

ma prezioso di idee e di proposte, esistono domande sociali a cui il Politecnico risponde. L’Università come

risolutore di problematiche che toccano i vari ambiti del vivere e le varie fasce d’età di popolazione, il Poli

come punto di riferimento delle necessità del contemporaneo: dalla rigenerazione urbana all’educazione e

prevenzione, dall’innovazione dei servizi allo sviluppo dell’imprenditorialità. A tutte le domande di quest’epoca,

il Politecnico risponde con una serie di progetti e di iniziative. Grazie anche alle donazioni del 5x1000.

16


“Il Politecnico opera per rafforzare

costantemente il rapporto che da sempre lo lega

al tessuto sociale in cui è inserito.

È un impegno che si concretizza nella capacità

di combinare eccellenza tecnologica

e innovazione con una rinnovata attenzione

alla ricerca responsabile: sviluppare

l’imprenditoria a matrice sociale, specialmente

in aree critiche o in via di sviluppo, affiancare

e sostenere progetti per la valorizzazione delle

periferie, costruire modelli in grado di integrare

progresso e prosperità con l’inclusione sociale

sono per il Politecnico di Milano obiettivi sempre

più strategici. Il Polisocial Award - finanziato

dal 2012 con i fondi del 5 per mille IRPEF -

sostiene queste visione e, prima tra le iniziative

accademiche di questo tipo in Italia, posiziona

il Politecnico tra gli atenei all’avanguardia a

livello internazionale, anche in questo campo.

Un grazie di cuore anche alla nostra comunità

di Alumni che ci aiuta a renderlo possibile.”

PROF.SSA EMANUELA COLOMBO - 48 ANNI

Delegata del Rettore per Cooperazione e Sviluppo

Professore Ordinario di Fisica Tecnica Industriale

Alumna Ing. Nucleare e PhD Ing. Energetica

scopri di più

Negli scorsi numeri di MAP abbiamo raccontato

alcuni dei progetti finanziati con le donazioni

del 5x1000.

Nella pagina seguente, facciamo una breve

panoramica e vediamo a che punto sono oggi.

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BETONMATH

Favorire una comprensione critica dei

concetti probabilistici soggiacenti ai

giochi d’azzardo con una strategia formativa

basata sulla trasmissione di

strumenti matematici di base. Il percorso

è stato rivolto in modo particolare

agli studenti delle scuole superiori.

http://betonmath.polimi.it/

• Educazione e prevenzione

• Matematica

ENERGY4GROWING

Sviluppo di una microrete utile all’elettrificazione

rurale in Paesi in via di sviluppo

e implementazione del prototipo

nella scuola di Ngarenanyuki, Tanzania.

Il sistema si è rivelato efficace: il ricor-

so alla rete elettrica pubblica si limita

ai momenti in cui il fabbisogno eccede

la capacità di approvvigionamento da

fonti rinnovabili locali.

• Energia

• Sviluppo locale

SPACE SHEPHERD

Impiego sperimentale delle immagini

satellitari per il monitoraggio dei

flussi migratori nel Mediterraneo, come

potenziale supporto alle operazioni

di soccorso. Il Dipartimento Scienze e

Tecnologie Aerospaziali ha stipulato un

accordo di collaborazione con BV Tech

S.p.A., società capogruppo nel mercato

del management consulting e delle ICT.

• Migrazioni

• Soccorso in mare

• Sistemi spaziali

POLIMI PARA ROCINHA

Un approccio sistemico per migliorare

economia e condizioni di vita di Rocinha,

la principale favela del Brasile e Sudamerica,

agendo sulla dimensione ener-

getico-ambientale quale “catalizzatore”

del cambiamento. La collaborazione ha

prodotto buoni risultati nonostante gli

ostacoli dovuti alle tensioni sociali.

• Rigenerazione urbana

• Servizi per la comunità

TAMBALI FII

Contribuire alla crescita della filiera

nautica e ittica senegalese, settore ancora

sottovalutato, ma con incoraggianti

prospettive di sviluppo. Il mercato della

TID MEKII

pesca rappresenta un’importante fonte

di sostentamento e strategia per contenere

gli effetti dell’emigrazione. Il lavoro

ha avviato tutte le azioni previste.

• Sviluppo di

imprenditorialità

• Attivazione di comunità

I test per la diagnosi della malaria disponibili

in un dispensario africano

non consentono uno screening efficace

della popolazione. Il progetto prevede

la messa a punto di un test diagnostico

“lab-on-chip” basato sullo sfruttamento

delle proprietà magnetiche dei

cristalli di emozoina, prodotti da tutti

i ceppi di malaria. Il prototipo è stato

testato a febbraio 2019, all'Ospedale

Sacco di Milano, che è partner del progetto.

I risultati sono positivi e lasciano

prevedere un reale impatto su politiche

di contenimento e cura.

• Metodi diagnostici

• Nanotecnologie

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I PROGETTI DEL 2017

SCaR - Scuola

Attiva Risorse

Ricucire il patrimonio disperso

delle periferie

• Scuola

• Inclusione sociale

• Cultura diffusa

La scuola come luogo di esplorazione

del territorio circostante in due aree

della periferia sud di Milano, caratterizzate

da frammentazione sociale e

urbana. Il proposito è educare i giovani

cittadini al patrimonio culturale, trasformandoli

da fruitori dei beni culturali

a protagonisti della loro conoscenza

e promozione.

«In collaborazione con i docenti di sette

istituti scolastici milanesi stiamo realizzando

una serie di attività con i loro

studenti», spiega Nicoletta Di Blas, Responsabile

Scientifico di SCaR. Attività

che si basano su competenze tecnologiche

ma anche manuali e intellettuali:

dalla fotomodellazione ai rilievi con il

drone, dai plastici fino alla raccolta di

testimonianze degli abitanti dei quartieri,

che diventano poi racconti in formato

audio o video inseriti in un atlante

digitale della memoria.

Una didattica inclusiva mirata a valorizzare

quei talenti che non sempre sono

premiati dalla scuola e con un’attenzione

verso gli alunni che presentano

problematiche di apprendimento o

che di solito non partecipano alle attività

scolastiche.

M.O.S.T.

of Pioltello

Sperimentare politiche innovative

di integrazione dei minori immigrati

tra casa e scuola, gioco e lavoro

• Periferie

• Inclusione sociale

• Rigenerazione urbana

Pioltello è il secondo comune con la

più alta percentuale di stranieri in Lombardia

e il primo in Italia tra i comuni

della stessa classe demografica. Costituisce

uno dei contesti paradigmatici in

cui sono presenti i problemi tipici delle

periferie: dal degrado fisico alla marginalità

sociale che ne consegue.

Migration Over the Satellite Town of

Pioltello si propone lo sviluppo di un

modello di integrazione proprio per i

giovani immigrati, orientato alla rigenerazione

urbana e basato sull’attivazione

di processi innovativi di recupero

e rifunzionalizzazione del patrimonio

abitativo dismesso o sottoutilizzato.

Le attività promuovono l’accompagnamento

educativo attraverso il gioco e la

progettazione di spazi urbani ad esso

destinati, la formazione professionale

e l’inserimento lavorativo dei giovani

immigrati, l’attivazione di microeconomie

basate sul recupero del patrimonio

abitativo, l’innesco di processi manutentivi

diffusi.

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• Infanzia

• Supporto alle disabilità

intellettive

• Dispositivi smart

LUDOMI

Ludoteca “smart” multisensoriale per i bambini

con disabilità della periferia milanese

sando disagio e costo sociale.

LUDOMI nasce per colmare questo divario

e mitigarne le conseguenze offrendo

una soluzione logistica e al

contempo di grande innovazione tecnologica.

Una ludoteca Smart Multisensoriale

a Cornaredo, in provincia di

Milano, dove i bambini possono vivere

situazioni immersive, personalizzate e

coinvolgenti attraverso l’uso di giochi

dotati di sensori che gli permettono di

interagire in maniera intelligente con

persone e ambienti.

• Risparmio energetico

• Coesione sociale

EnerPOP

Strategie di risparmio e efficientamento

energetico come strumento di coesione sociale

Possono strategie di risparmio ed efficientamento

energetico diventare strumento

di coesione sociale? Il punto di

partenza di EnerPOP è proprio questo.

Il caso studio è un edificio di 153 alloggi

abitati da 501 persone, perlopiù an-

Il sistema pubblico italiano affronta le

esigenze di bambini con “disabilità intellettiva”

in due forme principali: in

ambito scolastico, attraverso l’affiancamento

dell’insegnante di sostegno, ed

extra-scolastico, con l’utilizzo di servizi

forniti da centri di assistenza specializzati.

La crescente riduzione delle ore di

affiancamento e la carenza di centri di

assistenza nelle zone periferiche, rendono

più marcato il gap centro-periferia

dei servizi educativo-assistenziali e

questi bambini spesso devono essere

accompagnati alle sedi del centro, cauziani

italiani e famiglie immigrate nel

quartiere periferico di Rogoredo, a Milano.

Nonostante la recente riqualificazione,

esigenze e abitudini differenti

si scontrano sulla gestione dei servizi

condivisi e sui consumi dei nuclei familiari.

Così, gli obiettivi tecnici si rivelano

essere importanti anche per risolvere

dinamiche conflittuali, soprattutto

se affrontate con un approccio multidisciplinare

capace di coniugare ingegneria,

architettura e design lungo un

percorso teso a migliorare le condizioni

abitative di fasce deboli.

EnerPOP utilizza vari strumenti per raggiungere

gli inquilini secondo i canali

a ciascuno più consoni, dalle istruzioni

semplificate al video tutorial, dal cartaceo

al digitale; unendo in questo modo

le persone e dando un obiettivo condiviso

dal nucleo familiare al condominio,

dal quartiere alla città.

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SIVEQ

Sistema integrato di valorizzazione

delle eccedenze alimentari nel quartiere

• Lotta agli sprechi

• Aiuto sociale

Ogni anno 5.1 Milioni di tonnellate di cibo

vengono distrutte, e nonostante ciò,

1,6 milioni di famiglie soffrono di carenze

alimentari. Più del 40% di questo

spreco di cibo avviene nel processo

di distribuzione e di consumo. Quotidianamente

infatti un gran numero di

prodotti alimentari rimane invenduto

nei negozi, soprattutto nella grande distribuzione.

Il progetto SIVEQ, Sistema

Integrato di Valorizzazione delle Eccedenze

alimentari nel Quartiere, intende

definire e sperimentare nel Municipio

9 di Milano, che comprende situazioni

di povertà, un’applicazione per l’individuazione

automatica dei prodotti alimentari

prossimi alla scadenza e sviluppare

una piattaforma integrata per

la loro pubblicizzazione, gestione e ridistribuzione.

TEEN

Potenziare il pensiero logico matematico

per educare all’autonomia e alla cittadinanza

giovani immigrati che vivono in comunità

• Giovani delle comunità

• Cittadinanza

• Empowerment

TEEN - Teenagers Experience the Empowerment

by Numbers è un progetto

indirizzato ad adolescenti e giovani immigrati

ospitati nelle comunità di accoglienza

di quattro quartieri di Milano:

Giambellino, Barona, Corvetto e Gratosoglio.

L’obiettivo è rafforzare talenti ed

energie non ancora messe alla prova e

insegnare ai ragazzi la gestione di problemi

comuni della vita quotidiana attraverso

gli strumenti della logica e della

matematica. Un’educazione all’autonomia

e alla cittadinanza: dal saper

gestire un piccolo budget o un conto in

banca al poter valorizzare l’uso di una

scheda telefonica. Non problemi matematici

astratti ma situazioni che mettono

in relazione i ragazzi e le comunità

che li ospitano con il mondo esterno.

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• Spazi pubblici

• Ciclabilità

• Inclusione sociale

WRP West Road Projects

La Strada dell’Ovest

Un dispositivo di attivazione di reti e spazi

pubblici attraverso la periferia diffusa

Le aste storiche radiali, elementi portanti

della forma urbana milanese, sono

oggi quasi esclusivamente intese

come assi ad alto scorrimento, generatrici

di alienazione spaziale e impoverimento

ambientale. Una serie cioè di

nuclei abitativi isolati di edilizia pubblica

che comportano, in zona 7 di Milano,

un arcipelago di luoghi sottovalutati

e l’abbandono di luoghi collettivi.

A questo si aggiunge l’incompatibilità

della via Novara con le istanze di mobilità

sostenibile, contrastante con la sua

condizione di collegamento con la polarità

dei parchi di Trenno, delle Cave e

“Boscoincittà”.

La ricerca si confronta con le potenzialità

e le criticità della zona, con l’obiettivo

di avviare un processo di progettazione

partecipata che consideri la strada

come dispositivo per riattivare spazi

pubblici marginali e promuovere una

rete per la ciclabilità.

DAL 5X1000

ALLA RICERCA

AD ALTO

IMPATTO

SOCIALE

Polisocial è il programma promosso dal Politecnico di Milano che affianca

l’impegno sociale e la cooperazione allo sviluppo ai due tradizionali

cardini dell’attività accademica: la didattica e la ricerca. È uno

strumento per mettere l’università a contatto con le dinamiche dei

cambiamenti della società, estendendo la missione dell’Ateneo verso

temi e bisogni sociali che nascono dal territorio, a livello sia locale che

globale. I progetti di ricerca che vi raccontiamo in queste pagine sono

scelti attraverso il Polisocial Award, una competizione finalizzata a

selezionare e implementare iniziative di ricerca scientifica ad alto impatto

sociale. L’Award è finanziato con i fondi del 5 per mille, raccolti

dal Politecnico di Milano, prima università pubblica nella classifica degli

atenei beneficiari di questo sostegno. Merito di ciò va in particolare

alla sua estesa rete di Alumni, che con continuità negli anni sostiene

questa e altre iniziative dell’Ateneo.

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I PROGETTI DEL 2018

BOA_MA_NHÃ, MAPUTO!

Il team si propone di studiare un’area

metropolitana del Mozambico frammentata

dal punto di vista amministrativo

e di cui mancano dati statistici

e cartografici. Si vuole così contribuire

allo sviluppo integrato della regione

e a diffondere la cultura di un’efficace

pianificazione territoriale. Punto focale

della ricerca è la creazione di un modello

sul nexus acqua-energia-cibo a

supporto della pianificazione regionale

strategica, con particolare riferimento

al settore agricolo.

• Sviluppo territoriale

integrato

EMotion

117 km di una strada a carreggiata unica

che attraversa l’asse Asmara-Massawa,

in Eritrea, costeggiando infrastrutture

storiche. Un patrimonio culturale che

collega siti di importanza architettonica

e archeologica che rischia di sparire. Il

progetto vuole valorizzare questo percorso

per attivare sviluppo commerciale,

culturale e turistico.

• Mobilità smart

• Tutela ambientale

• Patrimonio culturale

BECOMe

Tra i principali bisogni della popolazione

somala figura la risoluzione dell’emergenza

abitativa determinata dall’intensa

crescita della popolazione, degli alti

livelli di povertà e dai danni agli edifici

lasciati dalla guerra civile. Sul progetto

intende realizzare un modello di sviluppo

integrato per Mogadiscio, basato su

un ecosistema di business che promuova

insediamenti sostenibili con alloggi,

spazi imprenditoriali, servizi sociali e

produzione di energia rinnovabile.

• Insediamenti sostenibili

• Imprenditoria locale

• Servizi sociali

SAFARI NJEMA

Circa l’80% della mobilità nelle grandi

città africane si basa su sistemi di mobilità

informale: quasi la totalità delle

famiglie non ha l’auto, i sistemi di trasporto

pubblico scarseggiano e sono

poco accessibili. Tramite l’analisi e la

produzione di nuovi dati, a partire dalle

informazioni offerte dall’utilizzo della

telefonia mobile, il progetto esplora

soluzioni bottom-up e place-based replicabili

e alternative a modelli formali.

• Accesso alla mobilità

• Mobilità informale

• Big Data

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SPECIALE ERC PARTE 2°

QUI COSTRUIAMO IL MOND

Nello scorso numero vi abbiamo abbiamo presentato i 19 campioni

della ricerca di frontiera politecnica: gli scienziati che hanno vinto un

fondo di ricerca ERC, uno dei più prestigiosi in Europa. In questa nuova

puntata di MAP - Speciale ERC li abbiamo incontrati per raccontarvi

da vicino i loro progetti

CORINNA ROSSI

CARLO CASARI

STEFANO CERI

DARIO POLLI

MATTEO PASSONI

ALFIO QUARTERONI

CAMILLA COLOMBO

NEI PROSSIMI NUMERI...

CARMEN GIORDANO

DANIELE IELMINI

MATTEO MAESTRI

PIERANGELO METRANGOLO

MANUELA RAIMONDI

PAOLA SACCOMANDI

ENRICO TRONCONI

MARCO RASPONI

PARTNER

FRANCESCO SCOTOGNELLA

GIULIO CERULLO

COSIMO D'ANDREA

GIOVANNI ISELLA

24

PARTNER

PARTNER


O DEL FUTURO

Se ti sei perso la scorsa puntata

scoprila su

www.alumni.polimi.it

COSA SONO GLI ERC?

Uno dei fondi di finanziamento alla ricerca più importanti e prestigiosi è l'ERC, European Research

Council, concesso dall’Unione Europea solo ai migliori scienziati con criteri che selezionano

credibilità internazionale e originalità dei progetti presentati. Il vincitore di un "grant" (cioè

un finanziamento di ricerca) ERC può scegliere di portare avanti il progetto affiliandosi a

qualsiasi ente di ricerca o ateneo. Per un ateneo, accogliere ricercatori ERC significa avere la

possibilità di assumere nuovi dottorandi e post doc, creare una base di giovani che lavorino

costantemente su ricerche di altissimo livello e avere risorse da investire in infrastrutture e

laboratori all’avanguardia, iniettando nuova linfa nel sistema universitario. Questo si riflette

sull'intero sistema, con ricadute positive anche sulla didattica.

GLI SCIENZIATI ERC AL

POLITECNICO DI MILANO

LA CALL ERC PER IL PERIODO 2014-2020 HA

ASSEGNATO IL GRANT A 19 RICERCATORI

CHE ATTUALMENTE LAVORANO AL POLI, PER

UN TOTALE DI 26 PROGETTI

Nelle prossime pagine ve ne raccontiamo

alcuni.

DARE ENERGIA ABITARE NUTRIRE

SPOSTARSI CURARSI

COSTRUIRE COMUNICARE

L'UNIVERSITÀ È ANCHE UN LUOGO DOVE SI

AFFRONTANO DOMANDE, TEMI E PROBLEMI

POSTI DALLA CONTEMPORANEITÀ

Dentro le aule e i laboratori del Politecnico è

al lavoro un esercito di docenti e ricercatori

tra i più esperti al mondo sulle domande più

urgenti alle quali la scienza è oggi chiamata a

rispondere: dalle sfide ambientali alle nuove

frontiere del data science, dai materiali del

futuro alla cura dei tumori.

MATERIALI

RINNOVABILI

STAMINALI SALUTE

CHIMICA DATA SCIENCE

COMPUTING BENI

CULTURALI MODELLING

SPAZIO INDUSTRIA

LASER ENERGIA

FISICA

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SPECIALE ERC PARTE 2°

DIGITAL IMAGING E 3D

PER GUARDARE INDIETRO NEL TEMPO

L.I.F.E. | LIVING IN A FRINGE ENVIRONMENT | INVESTIGATING OCCUPATION AND EXPLOITATION

OF DESERT FRONTIER AREAS IN THE LATE ROMAN EMPIRE

#3DModeling #BigData #ComputerScience #Archeologia #BeniCulturali #Territorio

2016 - 2021 2.000.000 € 12 persone

CORINNA ROSSI

Professore associato

di Egittologia

Dipartimento di Architettura,

Ingegneria delle Costruzioni

e Ambiente Costruito

www.life.polimi.it

Oggi gli archeologi non hanno solo il

fedora e il pennellino da scavo. Hanno

anche computer, raggi x, strumenti di rilevamento

e 3D modelling. E contribuiscono

allo sviluppo e miglioramento di

questi strumenti, fondamentali per il

monitoraggio delle città e del territorio.

È il caso di Corinna Rossi e del suo team,

che ha ottenuto l’ERC per il suo progetto

di archeologia con l’obiettivo di

avviare gli studi sul sito di Umm al-Dabadib,

nel Kharga: una delle più grandi

oasi del deserto occidentale egiziano, in

pieno deserto, a 750 km a sud del Cairo,

300 a ovest di Luxor e a 50 km dal primo

centro abitato, in ambiente remoto

e duro, mai studiato prima d’ora a causa

delle difficoltà logistiche del territorio.

In epoca tardoromana Umm al-Dabadib

rappresentava un’importante punto di

riferimento lungo le vie carovaniere: lo

studio permetterà quindi la ricostruzione

della strategia romana per il controllo

delle vie del deserto che qui si incontravano,

offrendo un importante contributo

al dibattito sulla difesa dei confini

dell’Impero. Insieme al 3D Survey Group

del Politecnico di Milano e ai Musei delle

Scienze Agrarie dell'Università di Napoli

Federico II, Rossi sta sviluppando

un sistema innovativo per documentare

lo scavo archeologico, i resti architettonici

associati e i reperti archeologici

rinvenuti, basato su rilievo e modellazione

tridimensionale. L'applicazione

di queste tecniche viene attualmente

testata con l'attivo coinvolgimento del

Museo Egizio di Torino e verrà poi applicata

successivamente a Umm al-Dababid,

in ambiente decisamente più complesso

dal punto di vista logistico. La

tecnica su cui si basa il sistema viene

definita "close range photogrammetry"

e permette di lavorare con strumenti

semplici come macchine fotografiche

e laptop, facilmente trasportabili e utilizzabili

in ambienti remoti e complessi

dal punto di vista ambientale e logistico.

La natura peculiare del progetto richiede

competenze multidisciplinari e

coinvolge, oltre agli archeologi, anche

architetti, ingegneri, idrologi, geologi, topografi,

esperti 3D e informatici.

26


FILI DI CARBONIO: IL MATERIALE PIÙ RESISTENTE AL MONDO,

PER APPLICAZIONI ENERGETICHE DI NUOVA GENERAZIONE

ESPLORE | EXTENDING THE SCIENCE PERSPECTIVES OF LINEAR WIRES OF CARBON ATOMS

FROM FUNDAMENTAL RESEARCH TO EMERGING MATERIALS

#Materiali

#NanoTecnologie #Energia

2017 - 2022 2.000.000 € 12 persone

Casari e il suo team, nei laboratori

del Politecnico “tessono” fili: o meglio,

fabbricano fili di carbonio monodimensionali

del diametro di un atomo.

Questo nanomateriale è ottenuto

grazie a una organizzazione lineare dei

legami atomici nel carbonio e è ancora

in larga parte inesplorato. Secondo

i calcoli teorici, avrebbe proprietà sorprendenti:

può comportarsi da metallo

o semiconduttore, avrebbe eccezionali

proprietà di robustezza meccanica,

di conducibilità elettrica e termica,

le proprietà elettroniche e ottiche potrebbero

essere modificate controllando

la lunghezza del filo e la sua terminazione.

Le possibilità di applicazione

in campo energetico sono diverse: dalla

progettazione di nuove celle solari,

ai sistemi per la generazione di idrogeno

per dissociazione dell’acqua, alle

celle a combustibile. I fili di carbonio

vengono studiati per migliorare le

prestazioni di queste tecnologie, ridurne

i costi e rendere i processi produttivi

compatibili con l’ambiente.

L’obiettivo di EspLore è quello di fabbricare

e studiare i fili di carbonio e

estendere la conoscenza delle loro

proprietà dalla scienza di base alle applicazioni

per contribuire allo sviluppo

di tecnologie innovative.

CARLO CASARI

A

Professore associato

di Fisica della Materia

Dipartimento di Energia

Alumnus Ingegneria Elettronica

e PhD Ingegneria dei Materiali

www.esplore.polimi.it

27


SPECIALE ERC PARTE 2°

IL GOOGLE DEL DNA: DAI BIG DATA

ALLE TERAPIE MEDICHE PERSONALIZZATE

GECO | DATA-DRIVEN GENOMIC COMPUTING

#DNA #BioIngegneria #ComputerScience #BigData #Medicina #LifeScience

2016 - 2021 2.500.000 € 15 persone

STEFANO CERI

Professore ordinario

di Database System

Dipartimento di Elettronica,

Informazione e Bioingegneria

Alumnus Ing. Elettronica

A

Si prevede che entro il 2025 il volume

dei dati genomici prodotti da biologi e

clinici sarà maggiore di quello prodotto

da qualunque altra disciplina scientifica

o da YouTube e dai social media.

Gran parte di questi “big data” conterranno

informazioni estratte dal DNA

dei pazienti e consentiranno di affrontare

casi clinici con un approccio nuovo.

Analizzando e interpretando i dati,

sarà possibile costruire modelli predittivi

per la medicina personalizzata,

la cosiddetta “medicina di precisione”:

ad esempio, si potranno fornire

informazioni attendibili sulla possibilità

che un paziente sviluppi un tumore,

tenendo sotto sorveglianza attiva i

pazienti più a rischio, oppure, una volta

diagnosticato un tumore, sarà possibile

scegliere una terapia mirata. Uno

dei principali problemi da affrontare è

la complessità e eterogeneità dei dati

genomici. Attualmente, esistono molte

banche dati internazionali che differiscono

nella loro organizzazione e molti

linguaggi e strumenti per interrogarle;

dati descritti in modo eterogeneo e

raccolti con metodi e linguaggi differenti

sono difficilmente confrontabili

tra loro. Stefano Ceri e il suo team lavorano

alla creazione di un linguaggio

universale per interrogare dati genomici

in modo semplice e efficiente.

Inoltre, il team lavora sull'integrazione

dei dati raccolti da vari consorzi internazionali.

L’obiettivo del progetto è costruire

una specie di "Google della genomica":

nella prima metà del progetto

è già stato realizzato un sistema molto

efficiente, in grado di integrare segnali

genomici differenti, affiancato da

una banca dati integrata che contiene

i dati di otto differenti consorzi e istituzioni.

Il prossimo passo è mettere

questo strumento al centro di una rete

di ospedali per portare l’innovazione

tecnologica al paziente, unendo piccole

casistiche cliniche ai dati raccolti da

consorzi internazionali. La sfida è riuscire

ad interpretare i dati usando algoritmi

predittivi, dando loro un “senso

biologico-clinico”, comprensibile ai

medici e utilizzabile per monitorare

l’insorgenza di tumori o per scegliere la

terapia più adatta a ciascun paziente.

http://www.bioinformatics.deib.polimi.it/geco/

28


MOLECOLE "SUONANTI"

E "SUPEROCCHI" PER I CHIRURGHI

VIBRA | VERY FAST IMAGING BY BROADBAND COHERENT RAMAN

#Laser #Medicina #Microscopia

2015 - 2020 1.800.000 € 12 persone

Come le corde di una chitarra, anche

le molecole, se pizzicate, vibrano. È un

fenomeno che si chiama “effetto Raman”:

ogni tipo di molecola possiede

una specifica e unica impronta vibrazionale

che produce quando sollecitata

da un determinato stimolo. Proprio

grazie a questa “firma molecolare” inconfondibile,

Polli e il suo team stanno

sviluppando uno strumento di diagnosi

che potrebbe presto venire usato

nelle sale operatorie di tutto il mondo

e grazie al quale i chirurghi potranno

valutare in tempo reale posizione e tipologia

di un tumore, così da decidere

come operarlo. Oggi questa valutazione

viene effettuata dall’occhio del

patologo e come tale è fallibile. VIBRA

è una sorta di microscopio che “pizzica”

le molecole con un impulso laser

facendole vibrare a una determinata

frequenza. Le cellule malate sono formate

da molecole che producono una

frequenza diversa da quelle delle cellule

sane. Ogni tipo di molecola produce

una vibrazione unica e specifica di

quel tipo di patologia. Le lenti di VIBRA

registrano la vibrazione restituendo

un’immagine visibile e interpretabile

dal chirurgo: l’obiettivo è quello di realizzare

nei prossimi anni un sistema in

grado di valutare posizione e tipologia

del tumore in modo molto più preciso

e immediato, senza usare marcatori

o agenti di contrasto che potrebbero

danneggiare il materiale o contaminarlo.

Il prototipo oggi è in funzione per i

test preliminari su campioni biologici e

sta aprendo la strada all’istopatologia

virtuale. Il team di Polli lavora in stretto

contatto con biologi e medici per realizzare

uno strumento efficace e facile

da usare per chi lo andrà ad utiliz-

zare in futuro. Lo stesso principio che

permette di riconoscere l’impronta vibrazionale

di un tessuto tumorale può

essere usato per identificare le caratteristiche

chimiche di qualsiasi tipo di

molecola. Non solo tumori, quindi: ad

esempio permetterebbe di identificare

le proteine coinvolte nella comparsa di

malattie quali l’Alzheimer o il Parkinson.

I risultati ottenuti da Polli e il suo

team in questo campo hanno portato a

un secondo progetto, CHIMERA: A novel

instrument to identify chiral molecules

for pharmaceutics and bio-chemistry,

con l’obiettivo di sviluppare e brevettare

in due anni uno strumento in grado

di misurare in modo più veloce e economico

alcune caratteristiche chimiche

delle malattie degenerative e dei

farmaci, rendendoli più efficaci e sicuri

per il paziente. Da CHIMERA è nata una

start-up, spinoff del Politecnico di Milano,

che produce spettrometri per la

misura dei colori della luce.

www.vibra.polimi.it

DARIO POLLI

Professore associato

di Fisica Sperimentale

Dipartimento di Fisica

Alumnus Ing. Elettronica

e PhD Ingegneria Fisica

A

29


SPECIALE ERC PARTE 2°

MATEMATICA DEL CUORE:

UN MODELLO PER DESCRIVERE TUTTE LE SUE FUNZIONI

iHEART | AN INTEGRATED HEART MODEL FOR THE SIMULATION OF THE CARDIAC FUNCTION

#Computing #Medicina #3DModeling

2017 - 2022 2.350.000 € 20 persone

ALFIO QUARTERONI

Professore ordinario

di Analisi Numerica

Dipartimento di Matematica

www.iheart.polimi.it

Tradurre in equazioni i processi che

concorrono al funzionamento del cuore:

processi elettrici, meccanici, fluidodinamici

e elettrochimici, a partire dal

livello cellulare fino a quelli che guidano

l’organo completo in movimento,

passando per la descrizione di ogni

singola parte che lo compone. È la risposta

di iHeart di fronte all’incidenza

delle malattie cardiovascolari, che, solo

in Europa, causano quasi due milioni

di morti e un costo sociale di circa 200

miliardi all’anno. Oggi non possediamo

ancora la potenza di calcolo che serve

per sviluppare, risolvere e far interagire

i vari livelli di un modello matematico

così complesso. Per dare l’idea del

lavoro mastodontico che comporta: simulare

un solo battito cardiaco richiede

una settimana di tempo di calcolo

sul più grande super-computer europeo

(in grado di svolgere miliardi di

operazioni al secondo). In un orizzonte

temporale di 5 anni (che terminerà nel

2022) Quarteroni e il suo team intendono

ultimare il modello con l’obiettivo

di creare uno strumento digitale, una

sorta di copia virtuale del cuore umano,

utilizzabile da medici e chirurghi su

casi clinici reali. L’uso di questo strumento

contribuirà a sua volta alla raccolta

di dati statistici che arricchiranno

il modello e serviranno a creare algoritmi

sempre più potenti, fino a rendere

possibile la personalizzazione del

modello: in futuro sarà possibile studiare

scenari di evoluzione di particolari

condizioni cliniche, aiutando così

i cardiologi nella scelta della migliore

terapia su misura.

30


IL LASER CHE METTE

IL TURBO ALLE PARTICELLE

ENSURE | EXPLORING THE NEW SCIENCE AND ENGINEERING UNVEILED BY ULTRAINTENSE

ULTRASHORT RADIATION INTERACTION WITH MATTER

#Laser #Particelle #Materiali

#NanoTecnologie #Energia #Plasmi

2015 - 2020 1.887.500 € 15 persone

MATTEO PASSONI

A

Professore ordinario

di Fisica della Materia

Vicepreside della Scuola

di Ingegneria Industriale

e dell'Informazione

Coordinatore del Corso

di studi in Ingegneria Nucleare

Dipartimento di Energia

Alumnus Ing. Nucleare e PhD

I fasci di particelle ad alta energia vengono

utilizzati per la ricerca fondamentale

ma hanno anche diversi campi di

applicazione: ad esempio vengono usati

nelle terapie per la cura dei tumori, in

alcune tecniche di medicina diagnostica

o nella produzione di semiconduttori. Si

ottengono all’interno di acceleratori come

i linac, i ciclotroni o i sincrotroni, che

sollecitano le particelle cariche (elettroni,

protoni o altri tipi di ioni) con un campo

elettrico all’interno di grandi camere

a vuoto spinto. Questi metodi consentono

la produzione di particelle con energie

molto elevate: ad esempio, nel caso

dei protoni, un sincrotrone come quello

di cui parliamo a pagina 34, che ha una

circonferenza di circa 80 m, può generare

particelle con energia fino a qualche

centinaio di MeV, mentre l’LHC, con

una circonferenza di 27 km, può accelerare

particelle alle massime energie ottenute

in laboratorio, fino a 10 TeV. Tuttavia

queste tecniche di accelerazione

presentano alcuni importanti limiti, legati

ai costi e alle dimensioni che queste

strutture richiedono. Passoni e il team di

ENSURE stanno studiando un nuovo metodo

di accelerazione di protoni e ioni,

con lo scopo di arrivare alla realizzazione

un prototipo di acceleratore compatto.

Sfrutta l’interazione tra un impulso laser

di elevatissima potenza e brevissima

durata (fino a 10 20 W/cm 2 in poche decine

di femtosecondi) e un particolare tipo di

nanoschiuma, ideata e sviluppata dal team,

con la proprietà di avere una densità

intermedia tra quella di un solido

e quella di un gas. Quando viene colpita

dal laser, la nanoschiuma si porta allo

stato di plasma ed è capace di ottimizzare

l’assorbimento dell’impulso e trasmetterlo

nel modo più efficiente ad un

materiale target. Questo processo determina

una efficace separazione degli elettroni

dal materiale del target, in modo

da generare i più elevati campi elettrici

mai ottenuti in un laboratorio (nell’ordine

dei TV/m), in grado di imprimere alle

particelle enormi accelerazioni in distanze

molto brevi (pochi micron). Le particelle

così ottenute hanno alcune importanti

caratteristiche diverse da quelle

accelerate con metodi tradizionali. Ad

esempio, è diverso lo spettro energetico

che si ottiene con questo tipo di acceleratore

e le massime energie raggiungibili

sono al momento nell’ordine della decina

di MeV. È inoltre complicato ottenere

fasci di particelle: ad oggi, il meccanismo

studiato in ENSURE produce singoli

“pacchetti” di protoni e un fascio potrà

essere ottenuto sviluppando opportune

tecniche di movimentazione del target e

sfruttando sistemi laser ad alto tasso di

ripetizione degli impulsi. Tuttavia, l’efficienza

del processo di accelerazione e la

compattezza dello strumento progettato

rendono questo sistema molto promettente:

un acceleratore “tascabile” come

quello ipotizzato da ENSURE potrebbe

stare comodamente in una stanza di poche

decine di m 2 . Possibili applicazioni a

breve termine (nell’arco di 5 anni) riguardano,

ad esempio, il campo della diagnostica

non distruttiva dei materiali, di

interesse in molti settori, dall’alta tecnologia

fino a quello dei beni culturali. Il team

si sta preparando a una prova sperimentale

delle tecnologie sviluppate, che

verranno testate nel 2019.

www.ensure.polimi.it

31


SPECIALE ERC PARTE 2°

SATELLITI CHE ORBITANO AUTONOMAMENTE

SFRUTTANDO LE “FORZE NATURALI” SPAZIALI

COMPASS | CONTROL FOR ORBIT MANOEUVRING THROUGH PERTURBATIONS FOR APPLICATION

TO SPACE SYSTEMS

#Computing #Aerospace #OrbitalDynamics #Space #SpaceCraft #SpaceDebris #Asteroids #SpaceMissions

2016 - 2021 1.500.000 € 12 persone

CAMILLA COLOMBO

A

Professore associato

di Meccanica del Volo

Dipartimento di Scienze e

Tecnologie Aerospaziali

Alumna Ing. Aerospaziale

Camilla Colombo e il suo team lavorano

a nuovi modelli matematici che descrivano

le perturbazioni naturali dello

spazio. Le perturbazioni sono le forze

naturali che agiscono sui satelliti oltre

alla forza gravitazionale del pianeta

centrale intorno al quale orbitano,

ad esempio la pressione di radiazione

solare, la forza gravitazionale degli altri

pianeti e la resistenza aerodinamica.

L’obiettivo è quello di programmare i

satelliti e i veicoli spaziali in modo che

siano in grado di sfruttarle autonomamente

per i trasferimenti orbitali e interplanetari.

Questa capacità dei sistemi

spaziali di adattare il proprio moto e

sfruttare le perturbazioni avviene come

una specie di “surfing spaziale”. I satelliti

(o i futuri detriti spaziali) intelligenti

saranno in grado di manovrare con i loro

motori e, attraverso le perturbazioni

spaziali, lasciarsi trascinare (come delle

correnti nello spazio) per controllare

autonomamente la propria rotta. I

satelliti trasmettono segnali radio, televisivi

e telefonici, ci guidano quando

accendiamo il GPS, sono indispensabili

per studiare i cambiamenti meteorologici

e per tenere sotto controllo l’ecosistema

Terra. Tuttavia mandare un

satellite in orbita e mantenerlo costa

tantissimo. Il modello matematico sviluppato

contribuirà a ridurre drasticamente

i costi e i rischi per la sicurezza

delle missioni intorno alla Terra. Inoltre

il team lavora anche sulle missione interplanetarie,

studiando la protezione

planetaria, cioè il rischio di lanciatori

e satelliti di impattare con altri corpi

celesti a causa di guasti e produrre

detriti. Altro obiettivo sono le missioni

di piccoli satelliti agli asteroidi vicino

alla terra per il loro studio, sfruttamento

e deflessione. Nel campo delle

missioni verso asteroidi, COMPASS potrà

elaborare nuove tecniche per modificare

la rotta delle sonde e sarà in grado

di disegnare orbite stabili per l’esplorazione.

Il metodo studiato servirà

anche alla riduzione del numero altissimo

di detriti spaziali in orbita intorno

alla terra, cioè di tutti quei satelliti

che, a fine vita, diventano inoperativi e

quindi creano rischio di frammentazioni

in orbita con la creazione di tantissimi

piccoli frammenti. Infatti, il “surfing”

orbitale può essere usato per calcolare

manovre di fine vita al fine di far rientrare

i satelliti o spostarli in un’orbita

cimitero. Il progetto si appoggia a un

comitato scientifico composto da ESA

(European Space Agency), NASA, ASI

(Italian Space Agency), CNES (Centre

National d’Études Spatiales) e JAXA (Japan

Aeropace Exploration Agency) che

supportano nelle applicazioni pratiche

dei metodi sviluppati in COMPASS.

www.compass.polimi.it

32

CONTINUA SUL NUMERO 6 DI MAP, OTTOBRE 2019


33


SE IN SALA OPERATORIA

CI TROVI UN INGEGNERE

Uno dei 5 centri al mondo che usano

gli adroni nelle terapie oncologiche

è firmato Politecnico. È anche l’unico

ad aver sviluppato una tecnologia

che permette di intervenire con una

precisione mai raggiunta prima.

Oggi questa realtà di eccellenza

a livello internazionale è un

modello made in Italy esportato

in tutto il mondo. Un esempio di

come ingegneria, medicina, fisica,

tecnologia si mettono insieme

per fare cose straordinarie

di Irene Zreick

La tecnologia ha un ruolo sempre più

importante in diversi aspetti della medicina.

Dalla cura di particolari patologie

alla medicina predittiva e personalizzata,

la pratica medica del futuro non

potrà più fare a meno di algoritmi, robot

e acceleratori di particelle. Il Politecnico

è chiamato a rispondere anche

a questa domanda, sviluppando nuove

tecnologie, investendo nella ricerca e

formando le persone che contribuiranno

a creare nuove professioni.

Un modello esemplare è quello dellapartecipazione

ventennale del Politecnico

alla fondazione e allo sviluppo di

CNAO, il Centro Nazionale di Adroterapia

Oncologica a Pavia, in collaborazione

con alcune eccellenze italiane fra cui

Istituto dei Tumori, IEO, Besta, Policlinici

di Milano e Pavia, e Università di Milano

e Pavia. L’adroterapia è una terapia

queste, CNAO è l'unico centro in Italia,

e il primo al mondo, a aver sviluppato,

in collaborazione con il Politecnico

di Milano, un sistema di localizzazione

del tumore grazie al motion capture.

La tecnica del «tumor targeting» consente

la localizzazione in tempo reale

del target dell’irradiazione attraverso

modelli paziente specifici di correlazione

tra il movimento del tumore e

quello di marker di superficie identificabili

mediante tecniche di motion

capture in 3D. L’informazione sulla posizione

istantanea del tumore viene

inviata ad un robot che muove il lettino

per il corretto posizionamento del

paziente e ai magneti di scansione del

fascio, consentendo di “inseguire” la

lesione e concentrare su di essa la dose

di radiazione pianificata.

È una tecnica sviluppata da una liper

il trattamento dei tumori che utilizza

fasci di adroni (protoni e ionicarbonio)

direzionati sui tessuti malati. Il

principio è lo stesso della radioterapia,

ma, diversamente dai raggi X, i fasci di

adroni hanno una precisione sub-millimetrica

e non danneggiano i tessuti sani,

perché rilasciano l’energia in modo

controllato solo sulle cellule malate.

TECNOLOGIA ABILITANTE

L’idea di usare fasci di adroni in oncologia

nasce all’inizio degli anni ’90.

Un passo avanti che ha permesso di

iniziare a sviluppare questa terapia è

stato lo sviluppo delle tecniche diagnostiche

per immagini come la TAC,

la PET e la risonanza magnetica. Ancora

oggi, solo 5 strutture al mondo usano

l’adroterapia con ioni carbonio; tra

34


Sala di trattamento di CNAO dove sono

visibili le telecamere digitali per rilevare

in tempo reale la posizione del paziente

con tecniche di motion capture

nea di ricerca del nostro Ateneo, che

già nella metà degli anni ottanta aveva

condotto allo sviluppo di sistemi

innovativi per l’analisi del movimento

basati su tecniche di computer vision,

originariamente concepiti per la ricerca

in riabilitazione neuromotoria.

Un sistema di motion analysis progettato

dal Poli, per fare un esempio, è installato

sulla Stazione Spaziale Internazionale

per ricerche sul comportamento

degli astronauti.

Proprio in questo alveo si sono attivate

le prime collaborazioni di ricerca con

l’Istituto Europeo di Oncologia (IEO)

per migliorare la radioterapia tradizionale

a raggi X e poi con CNAO, dove l’uso

dei fasci di adroni richiede una assoluta

precisione.

«Le cose importanti

non si fanno da soli»

ANTONIO PEDOTTI - 74 anni

Professore Emerito di Tecnologie

Biomediche

Delegato del Rettore nel Consiglio

di Indirizzo

Alumnus Polimi Ingegneria Elettronica,

è stato Direttore del Dipartimento

di Bioingegneria e figura chiave

della collaborazione con CNAO

35


OLTRE 2100 PAZIENTI

Grazie a questa tecnologia per la prima

volta al mondo è stato messo in funzione

un robot dotato di telecamere che monitora

in tempo reale la corretta posizione

degli occhi dei pazienti con melanoma

oculare, per la quale la proton-terapia

è il trattamento di elezione. Nel 2014

sono iniziati i trattamenti in ambito di

sistema sanitario nazionale. A oggi stati

trattati oltre 2100 pazienti affetti da varie

tipologie di tumori fra i più complessi

e difficili. I risultati ottenuti, nonostante

il limitato periodo di osservazione, sono

estremamente positivi sia in termini di

efficacia (superiore all’80%) che di ridotta

tossicità (inferiore al 6%). Oggi questo

modello è un esempio di ricerca che fa

scuola in tutto il mondo: è già in costruzione

a Vienna un nuovo centro di adroterapia

progettato con la collaborazione

di CNAO e del Politecnico.

NUOVE PROFESSIONI E UN

TERRENO FERTILE PER I GIOVANI

Ma questa esperienza non è un successo

solo dal punto di vista clinico.

“Dal punto di vista della tecnologia

e della ricerca, spiega il prof. Pedotti,

ci situa in un contesto internazionale

di eccellenza. Si tratta di competenze,

know-how e tecnologia made in Italy. È

un grande esempio di come il ministero

della Salute, le università, le istituzioni

del territorio si siano allineati per

un unico scopo, di come sia possibile

fare sistema in Italia e di come la tecnologia

diventi la condizione abilitante

per l’apertura di nuove, inimmaginabili

strade”. Il risultato è un terreno fertile

in grado di produrre ed esportare competenze

e tecnologia uniche e che permette

lo sviluppo e la crescita di nuove

professionalità. “CNAO è una realtà

di eccellenza, politecnica, che permet-

te a tanti giovani di mettersi in gioco in

una grande sfida con alto valore sociale

come quella della lotta ai tumori. Dare

ai giovani spazi in Italia all’interno dei

quali esercitare le proprie competenze

e crescere come eccellenti professionisti

è una nostra responsabilità.”

L’ACCORDO: VERSO IL 2023

A partire dai risultati ottenuti, Politecnico

e CNAO hanno firmato un accordo per

consolidare e potenziare la collaborazione,

che ad oggi ha riguardato soprattutto

il DEIB (Dipartimento di Elettronica,

Informazione e Bioingegneria) e il Dipartimento

di Energia, allargando le tematiche

di reciproco interesse e coinvolgrendo

altri Dipartimenti.

Nei prossimi 5 anni si lavorerà insieme

su diversi fronti. Sarà aperta una nuova

sala sperimentale con un fascio di

particelle dedicato esclusivamente al-

36


la ricerca; si svilupperanno di tecniche

di inseguimento del tumore in 4D

per individuare e colpire le lesioni tumorali

che si muovono con il respiro

del paziente, come accade nei tumori

del pancreas e del fegato; si approfondiranno

metodi di radiomica, per ricavare

dalle immagini della risonanza

magnetica previsioni e indicazioni ancora

più precise; si punterà al miglioramento

dell’efficacia dei trattamenti

con tecniche di nano-microdosimetria,

verificando anche che siano irraggiate

solo le cellule tumorali utilizzando

un fascio misto di ioni carbonio e elio;

una nuova frontiera sperimentale è

anche aperta dallo studio della Boron

Neutron Capture Therapy, una tecnica

selettiva che si basa sulla reazione di

cattura neutronica del boro, che viene

maggiormente assorbito dalle cellule

tumorali rispetto a quelle sane.

«L’obiettivo è creare un terreno

fertile in grado di produrre ed

esportare competenze e tecnologia

uniche e che permetta lo sviluppo

e la crescita di nuove professionalità.

Dare ai giovani spazi in Italia

all’interno dei quali esercitare le

proprie competenze, assumersi

delle responsabilità e crescere

come eccellenti professionisti

è una nostra responsabilità»

Il sincrotrone realizzato da CNAO, con una

circonferenza di 80 metri, accelera gli ioni carbonio

fino ad una energia di 4800 MeV per distruggere

anche i tumori radioresistenti

37


NELL’OLIMPO DEI

DATA SCIENTIST

L’Alumnus Alberto Danese è il primo italiano a essere

premiato da Kaggle, piattaforma di Google: è fra i 113

migliori data scientist del mondo. Ci spiega come

un universo di dati può cambiare il nostro universo

di Giulio Pons

38


ALBERTO DANESE - 35 anni

Senior Data Scientist, Cerved Group

Alumnus Polimi Ingegneria

In un hangar buio anche di giorno, illuminato

solo da schermi di migliaia

di cellulari, si nasconde il mercato dei

like. Si chiamano click farm e si stanno

sviluppando nel sud est asiatico, vere

e proprie fabbriche di consenso digitale.

«Dietro questi device, supportati

da migliaia di schede SIM, ci sono persone

che cliccano incessantemente su

banner alfine di generare traffico falsato»,

spiega Alberto Danese, senior Data

Scientist in Cerved Group, che con la

medaglia d’oro della competizione di

Google è entrato nella Top Tier dei 113

migliori data scientist a livello mondiale.

Kaggle mette in contatto aziende

che cercano soluzioni tramite il machine

learning e offrono così una serie

di dati interni a data scientist che competono

per realizzare modelli misurabili.

Scopo della gara a cui ha partecipato

Danese, era quello di sviluppare

un algoritmo capace di interpretare e

identificare i click fraudolenti. «Ci sono

sviluppatori di app che comprano pacchetti

di finti download per far salire il

proprio prodotto nei ranking e raggiungere

così clienti reali».

Il machine learning, dunque l’apprendimento

auotomatico, si applica in diversi

campi. Nel caso dell’analisi di click

fraudolenti si parla di dati tabulari.

C’è poi l’analisi di immagini bidimensionali,

tridimensionali e filmati. «Storicamente

le macchine sono state brave

a riprodurre un numero ridotto di

task, ad esempio nel fare calcoli sono

ormai da decenni più veloci dell’uomo»,

ma grazie agli algoritmi sviluppati

nel deep learning e nel machine learning

sta aumentando la parte di problemi

che possono risolvere. Ci muoviamo

insomma verso una direzione in

cui ci sarà un supporto sempre maggiore

da parte della macchine, anche

su attività ora impensabili. Adesso sono

in grado di riconoscere un oggetto

«Vedo una

centralità

del dato: dal

campo medico

a quello sociale,

dal business

alla mobilità,

ci supporteranno

in ogni ambito»

39


«Gli algoritmi

aiuteranno

l’uomo in campi

ora impensabili.

Ad esempio

nell’identificare

in una TAC

la presenza

di un tumore,

in modo più

veloce dell’occhio

umano»

all’interno di un’immagine e di distinguere

ad esempio se in una data figura

ci sia un cane o un gatto. Ma c’è

ad esempio una fondazione americana

che ha messo in palio 1 milione di

dollari per creare un modello predittivo

in grado di analizzare le radiografie

e identificare automaticamente la

presenza di tumori ai polmoni, in modo

più veloce dell’occhio umano. Aiuteranno

quindi le persone a fare valutazioni

basate su dati oggettivi».

Gli algoritmi però potrebbero aiutare

anche a vivere in un mondo migliore

dal punto di vista sociale. «Nel campo

dell’NLP, cioè del Natural Language

Processing, c’è stata una competizione

per sviluppare un algoritmo capace

di identificare e bloccare in modo automatico,

all’interno di un forum, frasi

di natura razzista, sessista e omofoba».

I numeri quindi potrebbero farci

usare meglio le lettere. «Esistono

poi algoritmi per predire la possibilità

che un certo tipo di cliente, entro dodici

mesi, rimanga con la stessa compagnia

telefonica o l’abbandoni a favori

di un’altra. In questo caso le variabili

possono essere legate a caratteristiche

del cliente o del suo profilo di utilizzo

dei servizi». Tutto è calcolabile, anche

dall’alto. «Le immagini aeree possono

mappare la presenza di iceberg al Polo

Nord o la diffusione di determinate

tipologie di animali su un territorio.

L’analisi di immagini satellitari può essere

utile nel deep learning nei casi in

cui, per fare un altro esempio, un supermercato

voglia sapere quanti clienti

ha un suo competitor: le auto presenti

nel parcheggio del supermercato concorrente

possono rivelare quindi l’affluenza».

E sempre rimanendo in tema

di auto, Danese aggiunge: «Quando

parliamo di automobili a guida autono-

40


A sinistra, Alberto Danese con altri Kaggle

Grandmaster da Germania, Russia, India, USA

ma, in effetti parliamo di sensori capaci

di individuare oggetti in prossimità la

cui registrazione alimenta algoritmi che

permettono di prendere decisioni. Nel

momento in cui la tecnologia supporta

determinata attività, si va anche verso

la misurazione della performance. Vedo

una centralità del dato, raccolto per alimentare

algoritmi nuovi e per misurare

le performance degli stessi algoritmi».

Viene da chiedersi se anche l’uomo

non si sentirà controllato e in dovere

di rispondere a standard non-umani.

«Già ora - risponde Danese - nel momento

in cui un social mi consiglia persone

per me interessanti, sta potenzialmente

pilotando le mie conoscenze

future. Un rischio dell’intelligenza artificiale

applicato all’interazione sociale,

è la profezia che si auto-avvera: se

un soggetto ha una data propensione,

i sistemi lo dirigono su cose e persone

sempre più simili e la casualità diminuisce.

Ma non penso arriveremo

davvero mai a visioni fantascientifiche

dell’uomo pilotato dalle macchine».

Dopo la vittoria di Kaggle, l'ingegner

Danese ha festeggiato con qualcosa di

molto poco tecnologico, «Mi sono concesso

una vacanza alle Seychelles».

E per gli studenti di oggi ha un consiglio,

«Direi loro di seguire il percorso di

studi e di capire al contempo come si

sta evolvendo il mondo fuori. Dunque

un percorso accademico per apprendere

le competenze, ma anche un occhio

all’esterno. D’altronde - conclude

- il Politecnico dà una forma mentis

necessaria per acquisire competenze

sempre nuove. Qui si impara ad imparare

da ogni cosa».

41


MADE IN ITALY,

IN GIAPPONE

di Valerio Millefoglie

«Il bello è

oggettivo.

Il bello è

proporzione»

Alessandro Dambrosio vive tra diversi

fusi orari: Giappone, Germania,

Italia. Da ottobre 2018 è infatti responsabile

dello stile di tre studi di

Advanced Design Mitsubishi dislocati

tra Okasaki, Tokyo e Francoforte.

Fiat, Lancia, Alfa Romeo, Maserati,

Volkswagen, Audi sono i brand per

cui ha già lavorato; realizzando, fra

gli altri, pezzi unici come Lamborghini

Egoista, per celebrare il 50° anniversario

di Lamborghini, o la visionaria

Audi Lunar, un veicolo pensato

per essere spedito nello spazio.

Ci siamo fatti raccontare come immagina

il futuro dell’automotive.

Tsunehiro Kunimoto, Corporate Vice

President della Design Division di Mitsubishi

Motors, al momento del suo

insediamento in Mitsubishi, ha dichiarato:

"Non vedo l'ora che ispiri i nostri

team a dare forma alla prossima generazione

del design Mitsubishi e che

contribuisca a ricostruire e migliorare il

marchio Mitsubishi Motors mentre puntiamo

alla crescita globale”.

Come si ispira un team e come si crea

una nuova generazione di designer?

Un team si ispira con progetti concreti,

con passione, con programmazione,

con trasparenza, con pro-

42


Nelle foto in queste pagine:

Mitsubishi “Engelberg Tourer” Concept, presentata al Salone di Ginevra 201v9.

AUDI Lunar “Quattro”, una Sonda Robot che verrà inviata sulla luna da Audi,

sviluppata in collaborazione con Google e già utilizzata nell’ultimo film “Alien”.

L’Alumnus Alessandro Dambrosio è il nuovo

Executive Design Director Misubishi Motor Corporation.

Un talento italiano, e Politecnico, apprezzato in tutto

il mondo ci parla del futuro dell’automotive

fessionalità e precisione, con fiducia

nel delegare, con compartecipazione

e condivisone delle idee. Che il lavorare

in gruppo è indispensabile. Che i

risultati si ottengono tutti insieme e

con le competenze e il talento di tutti.

Una nuova generazione di designer

deve prendere coscienza che l’estetica

deve andare di pari passo anche

con l’etica del progetto. L’auto è un

prodotto estremante complesso. Forse

dal punto di vista del disegno industriale

il più complesso che esista.

Dico sempre ai giovani aspiranti

di essere umili e di diffidare da chi dice

“l’ho fatta io”. E di rendersi conto

ALESSANDRO DAMBROSIO - 45 anni

Executive Design Director of Advanced Design

di Mitsubishi Motors

Alumnus Polimi Architettura

43


«Una nuova

generazione

di designer

deve prendere

coscienza che

l’estetica deve

andare di pari

passo anche

con l’etica del

progetto»

che il talento non basta. C’è sempre e

solo da imparare da chi ha più anni di

esperienza. Inoltre, allargando il discorso

a livello aziendale, oggigiorno

“da soli” non si va (quasi) da nessuna

parte. Se si deve ad esempio sviluppare

una nuova piattaforma, visti

i costi sempre più elevati; si cerca di

lavorare attraverso sinergie o alleanze

tra grandi gruppi. Questo non solo

per motivi economici ma anche di

know how. A maggior ragione se parliamo

di piattaforme elettriche, dove

la presenza di pacchi batterie, ne modificano

il design e le proporzioni.

L’auto elettrica pensa sarà

la soluzione definitiva?

Direi che al momento è una delle soluzioni

sulle quali la gran parte dei costruttori

sta lavorando. Certo, ci sarà da

ovviare a problemi ecosostenibili anche

in questo contesto, ad esempio la dismissione

batterie o l’impiego di energia

elettrica in fase di carica. In condizioni

di utilizzo, ad oggi, certo è che l’auto

elettrica garantisce emissioni zero.

Un tempo l’innovazione era la stampa

3D, oggi è prassi.

Quale sarà il prossimo 3D?

In parte il prossimo passo lo stiamo

già vivendo da anni con la realtà virtuale.

Prima era solo immaginazione o

una suggestione, spesso difficilmente

realizzabile. Oggi è realtà a tutti gli effetti.

Durante il processo, sia nello studio

degli esterni quanto degli interni,

ci avvaliamo della realtà virtuale e di

occhiali 3D per valutarne tanto il design

nel suo insieme, comparando anche

tutti i modelli concorrenti e non, quanto

nella componente ergonomica.

Parlando dei consumatori: se l’auto

cambierà, come cambierà la società?

Credo che il prodotto stia sempre più

diventando un servizio. Con, purtroppo,

magari sempre meno trasporto

emotivo e più funzionale. In Europa

soprattutto, le limitazioni sulle emissioni

di CO 2

e la chiusura dei centri di

molte città, o l’aumento della tassazione

legato al consumo del propul-

44


sore, stanno già portando lentamente

verso questo scenario. Ci muoveremo

probabilmente anche attraverso l’uso

di “autonomous drive”, ma credo che

prima di arrivare al pieno uso di tale

funzione, passeranno davvero anni.

Penso poi che sarà anche la società a

cambiare il prodotto: bisogno di connettività

a tutti i livelli, miglior sfruttamento

dei tempi di trasporto, maggiore

qualità della vita a bordo. Anni

fa durante un focus group con degli

adolescenti sono rimasto allibito: hanno

una concezione dell’auto totalmente

diversa da quella che avevo io. Difficile

trovare oggi un ragazzino con il

sogno dell’automobile.

Ciò che conta è la connettività, sedersi

e arrivare da A a B. Credo, e spero, che

la componente emotiva resti. In fin dei

conti l’automobile è uno degli oggetti

più iconici fin dagli inizi del secolo

scorso. Nelle scatole in soffitta troviamo

foto di nonni, zii, parenti al fianco

di un’automobile. Raramente, con tutto

il rispetto, al fianco di una lavatrice.

Il designer crea le tendenze. Deve

quindi avere una sensibilità capace di

proiettarlo verso il futuro. In questo

senso, qual è l’insegnamento ricevuto

al Politecnico?

La cultura del progetto. Credo che oggi

manchi davvero questo tipo di approccio.

Culturale appunto. A 360 gradi. Cito

Ernesto Nathan Rogers “dal cucchiaio

alla città”. Il design viene visto, giudicato

e, talvolta, professato, in maniera

del tutto superficiale. Progettare e realizzare

un oggetto “bello”, producibile in

serie, che porti benefici tanto all’azienda

in termini di business case quanto

al cliente in termini emotivi e funzionali,

non è affatto semplice. Il bello è oggettivo.

Il bello è proporzione.

Cosa le piacerebbe lasciare ai posteri?

Un lavoro etico. Professionale. Ben fatto

e ben pensato. In definitiva, qualcosa

di bello. Come diceva Sottsass: “se

qualcosa ci salverà sarà la bellezza”.

«Il futuro lo

stiamo già

vivendo da anni.

Per valutare

il design

di un prodotto

ci avvaliamo

della realtà

virtuali e degli

occhiali 3D»

In queste pagine: Lamborghini Egoista, show car disegnata e realizzata

nel 2013 per celebrare il 50° anniversario della Lamborghini. Ispirata al mondo

aeronautico e chiamata Egoista perché ha posto per un unico passeggero.

Bozzetto della Maserati Grancabrio, presentata nel 2008 ed entrata in

produzione l’anno successivo.

45


GRAZIA VITTADINI - 49 anni

Chief Technology Officer Airbus

Alumna Polimi Ingegneria Aeronautica

46


IL CIELO

(NON) È IL LIMITE

L’Alumna Grazia Vittadini è la prima donna a capo della

ricerca e sviluppo di Airbus. La più grande ambizione?

I voli a emissioni zero: per andare in alto,

a basso impatto ambientale

di Valerio Millefoglie e Irene Zreick

numero di passeggeri a livello mondiale

raddoppia. Ne consegue che fra

una quindicina d’anni avremo cinquantamila

aeroplani in volo ogni anno. La

crescita naturalmente è un’ottima notizia.

La domanda che dobbiamo porci,

e che è il filo conduttore che accompagna

lo sviluppo di tutte le nostre tecnologie,

è la seguente: come ci assicuriamo

che questa crescita sia sostenibile?».

L’obiettivo a lunga scadenza è il

volo a emissioni zero: «non esiste ancora

una singola tecnologia che permetterà

di volare a emissioni zero nel

breve termine. Abbiamo però un set di

tecnologie che, combinate, permetteranno

una rivoluzione dal punto di vista

dei consumi e delle emissioni, penso

ad esempio alla propulsione elettrica

ibrida. L’industria aeronautica è

responsabile del 2% delle emissioni

industriali mondiali. A livello di emissioni

di anidride carbonica puntiamo

per il 2050 a una riduzione del 75% riceano

con soli due motori. L’idea allora

fu ritenuta bizzarra, da alcuni irrealizzabile.

La storia e la tecnologia, invece,

diedero ragione ai pionieri: quell’aereo

era l’A300, e rappresenta la nascita

di Airbus. Oggi il mio ruolo potrebbe

essere anche raccontato così, sono responsabile

per la visione, per il futuro.

Il mio compito è quello di monitorare

tutte le tecnologie emergenti al mondo

e intuire quali sono quelle che potrebbero

essere applicate all’aviazione. Anche

grazie alla collaborazione di istituzioni,

startup, università, altre imprese.

Un’azienda che vuole fare innovazione

a questi livelli non lavora da sola, fa

parte di un sistema».

EMISSIONI ZERO

«La richiesta in termini di trasporto

aereo cresce a un ritmo pari al doppio

della crescita economica globale.

Sappiamo che ogni quindici anni il

«Come Chief Technology Officer di Airbus

sono responsabile per l’aviazione

civile e militare, per lo spazio, dai satelliti

agli esperimenti in orbita, per la

connettività terra-aria, per la comunicazione

cosiddetta “radar”, per i droni,

gli elicotteri…», e l’elenco continua

in tante declinazioni della parola “volare”.

L’Alumna Grazia Vittadini, entrata

in carica nel 2018, è la prima donna

a ricoprire il ruolo di Chief Technology

Officer in Airbus, il secondo colosso nel

mondo dell’industria aeronautica e aerospaziale.

Nel suo caso, il modo di dire

“Sky’s the limit”, il cielo è il limite, non è

del tutto vero. «L’aviazione e lo spazio

sono sempre stati un terreno sul quale

forzare i limiti del possibile, o, almeno,

di quello che sembra possibile», afferma

Vittadini, alla quale chiediamo:

come voleremo nel futuro? «Partiamo

da come volavamo nel passato - dice

- Cinquant’anni fa un manipolo di pionieri

era convinto di poter volare sull’o-

47


«Gli obiettivi di sostenibilità ci chiedono

di trovare alternative ai derivati del

carbonio e del cromo per la costruzione

dei velivoli - spiega Vittadini – materiali

più leggeri, per la riduzione dei

consumi, e con una carbon print più

bassa. C’è un progetto al quale guardiamo

con grande interesse: la tela del

ragno, da cui si ricava uno dei materiali

più leggeri e resistenti al mondo. Problema:

i ragni sono cannibali, non possono

essere allevati. Cloniamo il loro

DNA, che ci permette di estrarre artificialmente

le fibre di tela che viene studiata

per rimpiazzare le fibre di carbonio.

Ma è solo uno dei tanti progetti in

corso di sperimentazione».

Un altro trend è quello del velivolo autonomo.

Un giorno non lontano pospetto

ai livelli del 2020». Non è però

l’unica meta. «Più traffico aereo significa

anche più aeroporti, che stanno diventando

sempre più parte integrante

del tessuto urbano: questo si traduce

in inquinamento acustico. Vogliamo ridurre

il carico di rumore del 75%». E la

rete, ormai parte integrante della vita,

detta il passo di prossime innovazioni.

«Connettività, digitale, A.I. sono

punti cardine della roadmap per la

mobilità del futuro, a partire dal monitoraggio

dei dati per la manutenzione

in tempo reale per finire al volo autonomo.

Inoltre, le prospettive di vendita

implicheranno il passaggio da un’industria

manifatturiera alla produzione

di massa. Anche questa è rivoluzione”.

La crescita della mobilità aerea rivoluzionerà

a sua volta il paesaggio, le abitudini

delle persone e le città. Vien da

chiedersi in che modo le nuove tecnologie

influiranno sulla vita delle persone.

«Le tecnologie del futuro sono già

qui. I cosiddetti taxi volanti sono già

una realtà. Quello che non esiste ancora

è l’unmanned traffic management,

cioè regole del traffico aereo in grado

tremmo volare senza pilota da Milano

a New York, ma anche prendere un taxi

aereo autonomo per andare al lavoro.

Le tecnologie ci sono già, o siamo

molto vicini. Ma il cambiamento tecnologico

precede il cambiamento culturale.

Chiediamo a Grazia Vittadini come

si immagina l’introduzione di queste

nuove tecnologie nella vita delle persone.

«Erich Schultz di Google ha affermato

che, quando i passeggeri salgono

per la prima volta su un veicolo a guida

autonoma, sono terrorizzati; ma bastano

venti minuti affinché si ambientino.

Dopo poco, li vedi con lo sguardo sullo

smartphone. Il tempo che separa il terrore

per la novità dalla noia è di venti

minuti. E la storia è piena di questi

esempi: due secoli fa c’era chi sosteneva

che i treni dovessero correre riparati

da tunnel perché il cervello umano non

poteva reggere la vista di un oggetto in

moto perpetuo, in Inghilterra all’uscita

delle prime macchine c’era chi proponeva

di farle precedere sempre da un

uomo a piedi con una bandiera sventolante.

Anche le menti più geniali vengono

sorpassate dal progresso tecnodi

sostenere un traffico di 50 mila aeromobili

in volo contemporaneamente,

o quasi, autonomi e non. E bisogna

rassicurare le persone facendo loro capire

che non ci sono rischi».

TELE DI RAGNO, TELETRASPORTO

E ALTRI SUPERPOTERI

Airbus ha annunciato il suo progetto

“Blueprint for the Sky” in settembre 2018,

delineando una roadmap per l’integrazione

di velivoli autonomi nei sistemi di gestione

del traffico aereo

«L’obiettivo è creare un terreno

fertile in grado di produrre ed

esportare competenze e tecnologia

uniche e che permetta lo sviluppo

e la crescita di nuove professionalità.

Dare ai giovani spazi in Italia

all’interno dei quali esercitare le

proprie competenze, assumersi

delle responsabilità e crescere

come eccellenti professionisti

è una nostra responsabilità»

48


logico. Ci abitueremo, una volta che le

certificazioni di sicurezza ci avranno dimostrato

che i rischi non sono maggiori

di quelli che accettiamo oggi».

Nella roadmap di Airbus c’è anche il

teletrasporto. Forse non abbiamo capito

bene. «Non escludiamo nulla in

un futuro lontano, ma in realtà per ora

parliamo di “telepresenza”. Si tratta di

una tecnologia che arriva dall’industria

del gaming, una realtà virtuale immersiva

completa. Una delle applicazioni

potrebbe essere il mondo del lavoro, le

riunioni potranno svolgersi in maniera

virtuale, ma con un livello di interazione

ben più avanzato degli attuali sistemi

di videoconferenza. Il passo successivo,

che stiamo monitorando e che

potrebbe avere uno sviluppo nella nostra

industria, è quello di avatar robot

manovrati a distanza da essere umani.

Vedremo con gli occhi dei robot, ma riusciremo

ad avere anche esperienze

tattili. Il controllo e l’esperienza saranno

un giorno indistinguibili da quelli

“reali”. Immaginiamo così che invece

di inviare squadre di operatori tec-

nici specializzati in giro per il mondo,

i tecnici si collegheranno in remoto. In

ambito spaziale pensiamo alle missioni

interplanetarie: l’idea di spedire su

Marte una crew umana per venti anni,

in un viaggio senza ritorno, è eticamente

discutibile. Diventa accettabile

se al posto degli uomini vengono inviati

dei robot».

Tornando con i piedi per terra, pensando

a chi ora è studente, ecco il consiglio

che darebbe Vittadini. «Io non sono

stata un bell’esempio di studente

dal punto di vista canonico. Non sono

mai stata la migliore della mia classe,

in parallelo avevo i miei studi al conservatorio,

la danza classica, le motociclette.

Mi sono laureata fuori corso.

Non voglio dirvi di fare come me, ma

ricordatevi che ci sono altre cose oltre

allo studio. Esporsi a stimoli diversi,

dall’arte alla musica, può aiutare: ce lo

dimostra l’ideale di ingegneria di Leonardo

da Vinci, che dà il nome al campus

cuore del nostro Poli».

«Sostenibilità

significa

anche trovare

alternative

ai derivati del

carbonio: come

la tela del ragno

da cui si ricava

uno dei materiali

già leggeri

e resistenti

al mondo»

Vahana, il dimostratore autonomo eVTOL

di Airbus, che ha effettuato il suo primo

volo il 31 gennaio 2018

49


50

di Elisabetta Limone


SAN RAFFAELE:

L’OSPEDALE CHE

TI SEGUE, A CASA

È stata posata la prima pietra

del nuovo polo chirurgico

e delle emergenze dell’ospedale

San Raffaele di Milano. Una torre

ecosostenibile a forma di iceberg:

sette piani hi-tech che delineeranno

una nova geografia della cura.

Ne abbiamo parlato con Elena Bottinelli

«L’ospedale del futuro sarà la sintesi di

più ospedali», afferma Elena Bottinelli,

amministratore delegato dell’ospedale

San Raffaele e dell’Istituto Ortopedico

Galeazzi di Milano. Entrambe le strutture

si stanno rinnovando, la prima sarà

pronta nel 2020 con il nuovo polo chirurgico

e delle urgenze, chiamato “iceberg”

e la seconda tra il 2021 e il 2022.

Dal suo ufficio, con vista su una gru,

che sta lavorando al nuovo polo, Bottinelli

mostra una slide sull’ospedale del

futuro. Si legge: “Coniugare l’innovazione

tecnologica con la centralità del

paziente. Presa in carico del paziente

nell’intero percorso diagnostico terapeutico”.

Approfondisce i concetti spiegando:

«L’ospedale non sarà più solo il

luogo della cura perché sempre di più

si occuperà del paziente anche fuori

dalle sue mura, attraverso il monito-

«L’ospedale

del futuro sarà

la sintesi

di più ospedali.

E si prenderà

cura del paziente

a 360°»

51


«Ho studiato per gestire problemi

complessi. Un grande clinico

si concentra sul paziente.

Da ingegnere devo costruirgli

intorno una macchina-edificio

in grado di sostenerlo»

ELENA BOTTINELLI - 53 anni

Amministratore delegato

IRCCS Ospedale San Raffaele

e IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi

Alumna Polimi Ingegneria Elettronica

raggio a casa, sul territorio, una volta

conclusa la fase acuta. Ovunque la persona

si trovi, sarà comunque monitorata

dai nostri specialisti, che gestiranno

i suoi dati seguendo il protocollo di

prevenzione e controllo anche nel lungo

periodo, attraverso dispositivi di telemedicina

wearable». Braccialetti, orologi,

fasce e maglie con sensori attivi 24

ore su 24, in grado di memorizzare e inviare

all’ospedale i parametri vitali, dal

battito cardiaco alla frequenza respiratoria,

sino alla saturazione dell’ossigeno.

«Talvolta accade che al momento

della dimissione i pazienti non si sentano

sicuri. Creare quindi un rapporto

di continuità e di fiducia attraverso la

telemedicina è importante perché agevola

il percorso di guarigione evitando

che il paziente ricorra all’ospedale

quando non è necessario».

La cartella clinica che si sposta con il

paziente oggi è in grado di tracciare i

suoi spostamenti all’interno dell’ospedale.

«Ciò avviene già all’ospedale Galeazzi,

dove nei vari ambienti sono posizionati

dei gate che comunicano con

la cartella clinica del paziente, in questo

modo è possibile sapere quando è

arrivato in ospedale, in che punto esatto

si trova in un dato momento, quando

fa l’ingresso in reparto, quando è in

sala operatoria, quando è fuori dalla

sala operatoria, se è stato risvegliato o

se sta tornando in camera.

Ciò va a incidere su uno dei temi fondamentali:

l’ottimizzazione dei tempi e

delle risorse, favorendo la comunicazione

rapida tra reparti e blocchi operatori.

Il passo successivo è stato estendere

questa velocità di comunicazione anche

ai familiari, quando ad esempio

sono in attesa di sapere se l’intervento

del loro congiunto è terminato: se

non sanno quanto tempo manca alla

fine dell’intervento si rivolgono continuamente

al personale infermieristico,

interrompendo la loro attività. Le informazioni

arrivano attraverso un’App

direttamente sul telefono del familiare.

Poter avere aggiornamenti in tempo

reale circa la durata di un intervento, è

importante per la serenità dei familiari.

Un’altra slide della presentazione di

Elena Bottinelli titola: “Ospedale robotizzato”.

«I robot agiranno laddove

possono semplificare e migliorare

i processi, affiancando la competenza

umana. Il grosso delle movimentazioni

verrà fatto con questi strumenti, che si

potranno utilizzare ad esempio in magazzino

e in farmacia, per lo stoccaggio

delle merci e per il ciclo della sterilizzazione.

I pasti potranno essere portati

ai vari piani grazie a carrelli robotizzati,

e poi distribuiti dal personale».

Il fattore Politecnico è insito in questa

trasformazione: «Ho studiato per gestire

problemi complessi e trovare le soluzioni

migliori, in questo caso da mettere

a disposizione dei clinici e dei pazienti.

Un grande clinico si concentra

52


sulla cura e sul rapporto con il paziente,

noi abbiamo il compito di mettergli

a disposizione una macchina che funziona.

E per un ingegnere, votato alla

sanità, ciò significa realizzare un sistema

che sia in grado di sostenere il

lavoro di tutto il personale». Tornando

al nuovo polo del San Raffaele, Elena

Bottinelli aggiunge: «Vi era l’esigenza

di creare una sola area dedicata unicamente

alle urgenze e alla chirurgia, che

devono essere strettamente collegate».

L’edificazione del nuovo polo è già partita:

“il piano meno due è quello dedicato

alla logistica e alla sterilizzazione

centralizzata per tutto l’ospedale, men-

tre Il piano meno uno sarà dedicato

all’ attività chirurgica e di Emergenza,

il piano zero sarà occupato dal pronto

soccorso. Al primo piano la terapia intensiva

centralizzata e la terapia intensiva

di neurochirurgia. Dal secondo al

settimo, i piani di degenza”.

E a questo punto, viene da porre un’ultima

domanda: in futuro si soffrirà meno?

«O si soffrirà in modo diverso», conclude

Bottinelli.

«Se un domani

si soffrirà meno?

Forse si soffrirà

in modo diverso»

In queste pagine: immagini della posa

della prima pietra del nuovo polo

chirurgico e delle emergenze dell’ospedale

San Raffaele di Milano, i render e le bozze

del progetto di Mario Cucinella

53


Ricoperti nel 1929 per dare spazio a strade e auto,

oggi i Navigli sono pronti a riemergere. Un progetto

Politecnico in cui il tracciato di fine ‘800 dona alla città

un nuovo flusso lento, per unire periferie e centro

I NAVIGLI

DEL DOMANI

di Valerio Millefoglie

«Siamo all’origine della storia», dice

l’architetto e coordinatore del Comitato

Scientifico per la riapertura dei Navigli

Antonello Boatti. Indica un albero che

ha le sue radici nella Conca dell’Incoronata,

zona Garibaldi a Milano, e aggiunge:

«Questo è l’ultimo tratto riconoscibile

del Naviglio della Martesana, risale

alla fine del 1400. Qui scorreva l’acqua,

si vedono ancora le sponde fatte all’epoca

con il ceppo che si trova sull’Adda.

Ed è proprio qui, dove ci sono ancora

i portoni originali, che riprenderà

a correre il Naviglio». Vedendo un vigile

in bicicletta che si immette nel piccolo

tunnel sotto il ponte delle Gabelle, Boatti

continua a lavorare di un’immaginazione

razionale, di cose non lontane a

essere realizzate e spiega: «Dove passa

ora quel vigile ci saranno un passaggio

pedonale e una pista ciclabile sopraelevata,

che grazie a palafitte a scomparsa

sull’acqua, rientrerà nei margini per

fare spazio alle imbarcazioni».

Il progetto prevede la realizzazione

di dieci conche, di queste ne faranno

parte cinque storiche che verranno restaurate

o ricostruire, più altre cinque

costruite ex novo. Nel saggio "I nuovi

Navigli milanesi - Storia per il futuro",

Boatti scrive che il progetto porterà

“una nuova forma di vivibilità urbana

in parti di città costruite nel tempo più

come assi viari che come veri quartieri,

ad esempio via Melchiorre Gioia. E porterà

con sé anche la valorizzazione del

nucleo di antica formazione, come la

Cerchia interna, rilanciando luoghi storici,

monumentali e del paesaggio urbano.

E infine decreterà il ritorno alla

Darsena come collegamento e apertura

della città allo scenario metropolitano”.

«A chi mi chiede se è un progetto

nostalgico rispondo che è un progetto

da contemporanei. Questo perché è realizzato

da uomini contemporanei, con

materiali contemporanei. Naturalmente

se ci sono cartoline d’epoca come la

conca di San Marco il nostro intento è

di valorizzarle, ma l’idea è di guarda-

«Non è un

progetto

nostalgico.

È un progetto da

contemporanei

e sogno che un

giorno i cittadini

potranno dire

fieri: io c’ero

quando è

stata fatta

quest’opera!»

54


Nelle immagini in queste pagine: il render

della conca di San Marco con la riapertura

dei Navigli, a seguire la conca di San Marco

oggi e il render di uno dei laghetti

55


re a un’urbanistica capace di ricucire la

trama centro-periferia. Inoltre mi piace

pensare che sarà un segno indentitario

per i nuovi milanesi, di tutte le etnie.

Immagino una Milano multietnica

che si possa riconoscere in quest’opera,

e che un giorno potrà dire “Io c’ero

quando è stato fatto tutto questo”».

Il primo tratto interessato alla riapertura

sarà quello di via Melchiorre Gioia,

«una passeggiata sull’acqua dove

pensiamo di ricavare spazi per negozi

e servizi. Sarà un luogo che prenderà

vitalità. Penso a un sistema di attività

miste come librerie, gallerie d’arte ma

anche negozi normali con la tendenza

a rimanere aperti di sera, cercando di

governare la movida». L’avvio dei lavori

è previsto per il 2020 e, per la realizzazione

totale di tutte e dieci le conche,

il comitato ipotizza poi dagli otto

ai dieci anni. «Questa è un’opera che

taglia tutta la città, che la ripensa. Otto

chilometri che la trasformano. Guardiamo

all’episodio della Darsena e a

quanto l’acqua serva da catalizzatore.

L’architetto Marco Comolli nel suo libro

"La cancellazione dei Navigli", dice

che quando una persona passa lungo

un corso d’acqua pensa a tre cose: per

primo cammina e pensa a non inciampare.

Poi pensa a dove si sta recando,

a un appuntamento con un amico,

al lavoro. Terzo, una parte del cervello

lo spinge a chiedersi dove sia diretto

«Per un anno

ci siamo riuniti

alla Nave.

Si può dire

che questo sia

un progetto

Politecnico»

56


ANTONELLO BOATTI - 71 anni

Professore Associato di Urbanistica,

Politecnico di Milano

Coordinatore Comitato Scientifico

per la riapertura dei Navigli

Alumnus Polimi Architettura

il corso d’acqua». E in effetti nel libro

Comolli scrive: “Una via cittadina ha

una sua doppia dimensione e funzione:

non può essere solo un luogo di razionali

spostamenti, ma va considerata

anche come luogo irrazionale di sentimenti

e umano vagabondare. I Navigli,

in questo senso, non erano certo

da meno: via di comunicazione e trasporto,

erano al tempo stesso una via

adatta a passeggiate persone e a fantasticherie.

In epoche precedenti questa

doppia dimensione era sempre

raggiunta con naturalezza, oggi non

sembra esserlo più”. L’idea di Boatti è

proprio quella di riportare questo doppio

senso di marcia. «Milano è una città

dinamica, metropolitana, ma vogliamo

che sia capace anche di darsi un

movimento lento». Non si è insomma

solo pedoni ma anche camminatori,

esploratori di sé: «Immagino una città

in cui corro ma se voglio posso anche

fermarmi. Ho un’ora in più, invece

di prendere la metropolitana prendo la

barca e mi godo il tragitto in una dimensione

più umana. Una città capace

di essere lenta e veloce allo stesso

tempo. Le città che funzionano sono

così. Per anni ho portato gli studenti a

Lisbona, a Barcellona, dicendo “Guardate

cosa hanno fatto qui”. Ecco, vorrei

che in futuro si dicesse “Guarda cosa

hanno fatto a Milano, hanno riaperto i

Navigli, passaparola”».

La genesi del progetto ha luogo al Politecnico

di Milano, «Penso di lavorarci

ormai da venti anni e tutto è cominciato

grazie a un gruppo di studenti che

mi propose di fare una tesi sulla riapertura

dei Navigli.». Molto tempo dopo

il comune affida lo studio di fattibilità

a Boatti e a un gruppo di professionisti

e di docenti del Politecnico.

«Abbiamo lavorato a titolo gratuito.

Per un anno ci siamo dati appuntamento

ogni quindici giorni, tutti i mercoledì,

alla Nave del Politecnico. Si può

dire che è a tutti gli effetti un progetto

trans-disciplinare e un progetto Politecnico.

Gli economisti ascoltavano

gli idraulici, gli architetti ascoltavano

gli ingegneri, cosa rara e improbabile,

e gli ingegneri ascoltavano gli architetti,

altra cosa rara e improbabile».

Affacciandosi dal ponte delle Gabel-

le, Antonello Boatti conclude: «Sarà

un cambiamento epocale: Milano vista

dall’acqua. Acqua che tornerà a bagnare

anche il sud agricolo della città». Ci

stanno bene le parole di Raffaele Calzini,

scrittore e critico d’arte dei primi del

‘900, che descriveva come durante la navigazione

sui Navigli: “nascevano amicizie,

si abbozzavano mercati, matrimoni,

partite di caccia, di pesca, sfide alla morra

e a tarocchi. La navigazione si svolgeva

la più tranquilla che si possa immaginare,

liscia, radendo le rive: pareva di

navigare in mezzo ai prati”.

L’avvio dei lavori

è previsto per

il 2020 e, per la

realizzazione

totale di tutte

e dieci le conche,

il comitato

ipotizza una

durata tra gli

otto e i dieci anni

57


AEROPORTO M

DESTINAZIONE 2027

Leonardo Cavalli e Giulio De Carli, due alumni

che si sono conosciuti al Poli, sono i fondatori di One

Works: il primo studio di architettura in Italia per

fatturato. Il nuovo aeroporto di Venezia è firmato

da loro. A MAP hanno raccontato orizzonti futuri

58


ARCO POLO:

di Giuseppe Tumino

Foto di Alessandra Chemollo

Un aereo sorvola Venezia. La voce del

capitano annuncia la discesa. Dall’alto

i passeggeri cercano con lo sguardo

l’aeroporto Marco Polo e trovano un

arsenale, un cantiere navale da cui si

spicca il volo o si atterra. «È molto facile

vedere aeroporti che somigliano a

degli aerei. Normalmente stanno male

sul territorio», dice l’alumnus Giulio

De Carli, che insieme a Leonardo Cavalli

ha firmato il progetto dell’aeroporto,

definito secondo il Corriere della sera

“uno dei più belli e tecnologici del

mondo”. De Carli lo spiega così: «Direi

che il tratto più armonico del nostro

progetto è il fatto che ricordi un’architettura

tipica lagunare, è un terminal

aeroportuale che assomiglia a un edificio».

De Carli e Cavalli si sono conosciuti

al Poli nel 1983, al corso di composizione

architettonica del Prof. Pierluigi

Nicolin, e continuano ancora oggi

a condividere scrivanie e progetti: sono

infatti in fondatori di One Works, il primo

studio di architettura in Italia per

fatturato. E anche i numeri del Marco

Polo sono alti: una volta completato

l’aeroporto accoglierà più di 15 milioni

di passeggeri l’anno, su una superficie

complessiva di oltre 180.000 mq, un la-

59


voro iniziato nel 2013, che ha visto concludersi

la prima fase nel 2017 e verrà

completato nel 2027, con l’estensione

del terminal esistente che ne farà triplicare

la superficie.

«Quando si pianificano e si disegnano

aeroporti, lo si fa per un passeggero

che arriverà», racconta De Carli,

«Un passeggero che fra l’altro giungerà

da altri aeroporti del mondo che sono

stati a loro volta pianificati tempo addietro.

Questo spazio risponde alle esigenze

del passeggero di oggi ma anche

di quello del domani». Il passeggero

di oggi all’aeroporto Marco Polo può

camminare per gli 11.000 mq della galleria

coperta, un vero e proprio spazio

urbano che introduce al terminal, circondato

da un ambiente che rispetta

la tradizione: una struttura a più livelli,

dalla copertura e facciata in vetro con

vista su un parco e sullo skyline della

città, il cielo che si rispecchia in una

fontana d’acqua, e poi attività commerciali

per tutti, bar, farmacie, negozi. Un

luogo dove non ci si reca solo per partire

o per tornare, spiegano i due progettisti.

Un’infrastruttura specializzata

che si presenta come spazio pubblico

e urbano. E proprio questa galleria, in

futuro, diverrà punto centrale dove si

incontreranno altri trasporti, una people

mover che la collegherà alla nuova

stazione del treno. Chi sarà quindi

il passeggero del domani? «Sarà sicuramente

diverso da quello che vediamo

oggi», risponde De Carli. «Disporremo

di meno impicci legati alla sicurezza

e alla gestione dei bagagli, grazie a

nuove tecnologie. Tutto avverrà sempre

più attraverso l’uso di dispositivi mobili,

non ci sarà bisogno di accodarsi e

avremo più punti raccolta dei bagagli,

che il passeggero gestirà in autonomia,

senza l’ausilio del personale». E ciò

porta a un altro punto, «il passeggero

avrà più tempo per fare altro. E non è

Vedute del nuovo Aeroporto Marco Polo di Venezia

60


GIULIO DE CARLI - 57 anni

Founder & Managing Partner One Works

Alumnus Polimi Architettura

LEONARDO CAVALLI - 57 anni

Founder & Managing Partner One Works

Alumnus Polimi Architettura

detto che siano cose che facciamo oggi

come camminare per i duty-free o per i

negozi, perché si sta sempre più sviluppando

una forma di commercio basata

sui dispositivi mobili. Magari ci saranno

luoghi dove ritirare pacchi o altro tipo

di corrispondenza e questo darà ancora

più tempo per sostare in aeroporto,

andando a cambiare la formula degli

spazi: meno metri quadri per il commercio

tradizionale ma un’offerta anche

più intensa di servizi al passeggero

e promozione commerciale fatta attraverso

i display».

Leonardo Cavalli prende la parola:

«Non credo che oggi si abbia una visione

chiara di quel che sarà. Sarà probabilmente

diverso. In tante aree ci sono

una serie di sperimentazioni che non è

detto approdino da qualche parte. Ciò

che notiamo negli aeroporti, nelle stazioni

ma anche negli altri luoghi di assembramento

è una forma di ibridazione

delle funzioni. È pensabile che

in questi luoghi possa sempre di più

svilupparsi il lavoro da remoto; dunque

sfruttando proprio la disponibilità

di tempo e associando a questi grandi

spazi il tema del co-working. Cosa che

peraltro avviene già all’aeroporto di

Amsterdam, dove pensano di ampliare

il tema della piazza urbana, e che pren-

«L’aeroporto

Marco Polo

risponde

alle esigenze

del passeggero

di oggi ma anche

di quello

del domani»

61


«A Singapore

ho chiesto a un

responsabile del

settore ricerca

smart cities: tutto

ciò che mi stai

mostrando che

città genererà?

Mi ha risposto:

forse una città

uguale a quella

di oggi»

de piede anche in altri contesti: palazzi,

uffici in cui accanto agli spazi canonici

se ne sviluppano altri, con diverse funzioni».

De Carli dice: «Confermo, ci sarà

una forma di ibridazione, il commercio

sarà più ancillare e troverà la sua vera

forza tornando a essere una contorno

fondamentale della vita delle persone.

Quando si parla ad esempio di smart

cities non si parla di qualcosa che avverrà

con una forma tanto diversa da

quella che viviamo tutti i giorni». Cavalli

aggiunge: «In fondo è ciò che hanno

sempre fatto le città storiche, dove

la combinazione delle funzioni, e anche

la loro relativa indipendenza dalla

forma, hanno permesso che potessero

resistere nel tempo».

Insomma, luoghi matrioska, mattoni come

puzzle, meccanismi a incastro, capaci

di cambiare forma a seconda dei

tempi e dei mutamenti della vita delle

persone. «I tempi della tecnologia,

difatti legati anche ai comportamenti

della vita, e il tempo della costruzione

sono così diversi che è difficile che ci

sia relazione diretta fra le cose. È però

necessario che, in una qualche forma,

uno sappia contenere l’altro. Nell’imperfezione

sta forse la soluzione per

tenere insieme le cose». A parlare è

Cavalli, che cita un incontro in qualche

modo rivelatore: «A Singapore ho

chiesto a un responsabile del settore

ricerca smart cities: ma tutto ciò che

mi stai mostrando che città genererà?

Mi ha risposto: forse una città uguale a

quella di oggi. L’ho trovata una risposta

interessante perché separa il tema

della forma dal tema della tecnologia.

Una città uguale ma diversa poi nell’uso.

Siamo sicuri che gli spazi di lavoro

necessitino di torri di cinquanta piani

come ora? Persino qualche immobiliarista

non ne è più così sicuro».

Viene dunque da chiedersi come si lavorerà

nel futuro. De Carli e Cavalli pro-

62


vano a spiegarlo con la cartina tornasole

del presente: «Da sempre si dice

che la videoconferenza ridurrà gli spostamenti.

In realtà tanto cresce l’utilizzo

del video, tanto gli spostamenti. Noi

lavoriamo moltissimo usando Skype

for business, ma tutto questo genera

nuove opportunità di contatto che poi

diventano viaggi, e che prima avvenivano

in forma più sporadica. La filiera

del nostro mestiere era limitata e circoscritta

a un territorio più piccolo. Noi

oggi generiamo più biglietti aerei nonostante

i mezzi di comunicazione siano

più potenti». Per raccontare il futuro,

tornano al passato. «Senza nulla

togliere al momento dell’illuminazione

e della concezione della matita che

traccia l’idea sul foglio, il tempo ci ha

dato ragione del pensiero fatto anni fa;

ovvero creare, rispetto alla tradizionale

bottega di architetto, uno studio basato

sull’integrazione multidisciplinare,

dalla pianificazione, all’architettura,

all’ingegneria». Si sofferma un attimo a

pensare, poi dice: «Mi ha sempre colpito

la distanza d’impegno che c’è fra

progettare un automobile e un edificio,

perché una casa, un palazzo o una torre

sono fatti in modo più rudimentale.

Ecco, oggi servono competenze più sofisticate

e progettare un edificio assomiglia

sempre di più a fare un automobile».

E progettare, forse, assomiglierà

sempre più alla condivisione. Come

quando durante gli anni di studi al Politecnico,

Cavalli vide nel progetto di De

Carli un’idea più forte della sua e propose

di lavorarci insieme. «Il progetto

è anche un’attività collettiva» racconta

Cavalli, «non è l’espressione di una sola

persona, e questo per diverse ragioni:

perché ha a che fare con una moltitudine

di gente, ha sempre necessità

d’interferire con la realtà. Ecco, la mia

prima lezione di realtà è stata dire: dai,

facciamolo insieme».

«Negli aeroporti,

nelle stazioni,

ma anche negli

altri luoghi di

assembramento,

avremo una

forma di

ibridazione

delle funzioni»

63


SONDA BEPICOLOMBO,

IN VIAGGIO PER MERCURIO.

STORIA DI UNA COSTELLAZIONE

POLITECNICA

di Valerio Millefoglie

64


Lanciata lo scorso ottobre, la sonda è diretta al pianeta

più vicino al Sole. L’Alumnus Gianluca Aranci ci racconta

questa sfida tecnologica, partita dal Poli

con una startup sorta negli anni ’50…

GIANLUCA ARANCI - 55 anni

Head of Computer Products,

Thales Alenia Space Italia

Alumnus Polimi Ingegneria

65


Nel momento in cui scriviamo questo

articolo la sonda BepiColombo si trova

a 42,4 milioni di km dalla Terra e a

135,5 milioni di km dal Sole. In questa

posizione, un comando inviato da Terra

impiega 141 secondi a raggiungerla

(quando arriverà a destinazione, questo

tempo sarà molto più lungo). La

sonda viaggia tranquillamente in configurazione

da crociera. La strumentazione

scientifica è spenta, la propulsione

elettrica è attiva. Della sua lunghissima

navigazione ha percorso una piccolissima

parte: sorvolerà ancora la Terra,

sorvolerà Venere e, si prevede, il 5

dicembre del 2025 farà il suo arrivo ed

ingresso in orbita attorno a Mercurio. A

fine missione, nel 2028, avrà studiato a

fondo diversi aspetti di Mercurio. L’alumnus

Gianluca Aranci, Head of Computer

Products di Thales Alenia Space in

Italia, azienda che ha concepito, progettato

e realizzato i tre computer di

bordo che guidano e gestiscono la sonda,

spiega: «La missione sarà dedicata

all'esplorazione completa del pianeta

e del relativo ambiente. Sarà volta a

comprendere come si sviluppa un corpo

celeste nella parte più calda della

nebulosa solare; si studierà inoltre la

magnetosfera e verranno fatte le relative

comparazioni con quella terrestre».

La sfida tecnologica è stata quella di

realizzare un modulo spaziale ricco

di apparati scientifici e dotato di scudi

per resistere ai 430 gradi centigradi.

«L’estrema vicinanza al Sole - continua

Aranci - comporta la presenza di

un campo gravitazionale di elevata intensità

che permetterà di eseguire delle

misure determinanti per la conferma

della Teoria della Relatività Generale di

Einstein. A questa misura contribuirà

lo strumento ISA (alla cui realizzazione

ha partecipato Thales Alenia Space, JV

Thales 67% e Leonardo 33%), permettendo

di discriminare, dalla misura delle

accelerazioni, i contributi non gravitazionali».

Aranci e il suo team hanno

iniziato a lavorarci nel 2008. «L’On Board

Computer che abbiamo realizzato

gestisce i dati della piattaforma, deve

identificare in modo estremamente

veloce gli eventuali guasti o errori che

possono avvenire sul satellite, e a seconda

della gerarchia del livello del

problema deve intervenire in modo altrettanto

veloce per risolverlo. Da terra

è impossibile farlo, si pensi solo che

quando la sonda orbiterà vicino a Mercurio

le comunicazioni richiederanno 7

minuti per ricevere il segnale sulla terra

e 7 minuti per inviare il comando.

Inoltre ci sono lunghi periodi in cui non

riusciamo a vedere il satellite, quindi il

computer deve agire per conto nostro:

dal riavviare il software a sostituire

elettronicamente certe parti. Diciamo

che è stata l'avventura più interessante

della mia mezza età».

«La missione

studierà come

si sviluppa un

corpo celeste

nella parte più

calda della

nebulosa solare»

66


Fasi di integrazione della sonda MPO (Mercury

Planetary Orbit) durante le verifiche

di allineamento, nella Camera Pulita dello

stabilimento Thales Alenia Space Italia di

Torino

Copyright: spacecraft: ESA/ATG medialab;

Mercury: NASA/Johns Hopkins University

Applied Physics Laboratory/Carnegie Institution

of Washington

EMILIO GATTI E LA SUA

STARTUP D’EPOCA

In tutto questo lavoro, oltre all’alumnus

Aranci, c’è anche un’altra e profonda

origine Politecnica. Un’origine che

prende il nome di Emilio Gatti, storico

professore del Politecnico e pioniere

della strumentazione elettronica per

la fisica atomica e nucleare. «Aveva

una mentalità attenta al dettaglio, al

trovare le radici delle cose e sapeva

trasmetterla agli studenti. Ringrazio il

mio passato politecnico per avermelo

fatto incontrare, ebbi infatti l’onore di

frequentare il suo corso di Elettronica

Applicata nel 1986». La storia ci dice

che molti anni prima, nel 1958, in via

Bassini, proprio al di là della strada del

Politecnico, Gatti co-fondò la LABEN,

una piccola azienda per produrre sofisticata

strumentazione elettronica a

supporto delle ricerche nucleari. Oggi

la definiremmo una startup. Fu uno dei

primi tentativi di fondare un’azienda

che provvedesse all’aspetto industriale

delle necessità dei laboratori in cui,

ai tempi, si studiava l’energia nucleare».

Negli anni la LABEN cambia nome,

proprietà, entra nel business spaziale

e nel 2013 si trasferisce proprio dove

incontriamo Aranci: a Gorgonzola, provincia

di Milano, incorporata in Thales

Alenia Space. «Ancora oggi questo è un

luogo creativo per decine di ingegneri

del Poli: elettronici, nucleari, spaziali e

meccanici. Possiamo dire che è fatta da

menti politecniche».

«Nel 1958

il professor

Gatti co-fondò

la LABEN,

specializzata in

ricerche nucleari

e poi in ambito

spaziale. Oggi la

definiremmo una

startup»

67


C’È VITA NELLO SPAZIO.

LA NOSTRA

Nei corridoi della sede di Thales Alenia

Space c’è un poster che raffigura quattro

ragazzi di spalle: sono nell’ombra

della sera, ritratti mentre saltano, sospesi

a mezz’aria con lo sguardo diretto

al cielo dove brilla una cometa. Il testo

recita: Space for life. Crediamo nello

spazio come nuovo orizzonte dell’umanità

per costruire una vita sulla Terra

migliore e sostenibile. «Cerchiamo

di andare al di là del semplice lavoro

quotidiano, dando a ciò che facciamo

un senso più ampio; è bello pensare di

contribuire a un mondo migliore. Nello

spazio si possono fare tante cose che

non si possono fare a Terra. L’assenza

di peso è uno strumento non invasivo

che permette di studiare alcuni aspetti

delle funzioni cellulari ed è una condizione

essenziale per capire meglio i

processi biologici e fisiologici, con applicazioni

importanti nello sviluppo di

nuovi medicinali e per l’ingegneria dei

tessuti biologici».

Con una licenza poetica e di fantasia,

ma anche con un pizzico di razionalità

dovuta a chi conosce i progressi scientifici,

Aranci ipotizza che ci sarà vita su

«L’Europa con

BepiColombo

dimostrerà di

saper fare cose

molto difficili.

E l’uomo,

se si applica,

è fatto per

imprese difficili

e belle»

Marte. E non sarà una vita aliena, sarà

la vita nostra, dell’uomo che riuscirà

a insediarsi. «Penso spesso alle parole

di Kennedy, quando spiegò il motivo

del viaggio sulla luna dell’uomo. Disse

“Facciamo queste cose non perché sono

facili ma perché sono difficili”. Questo

pensiero dovrebbe infonderci coraggio

e forza, perché ci fa comprendere

che l’uomo, applicandosi in modo

rigoroso, può compiere imprese difficile

e belle. Andare su Mercurio non è facile»,

avverte Aranci, «per ora solo gli

Stati Uniti ci sono arrivati con il Mariner

10 negli anni ’70 e con Messenger

nella prima decade degli anni 2000.

L’Europa con BepiColombo dimostrerà

di saper fare cose molto difficili, raggiungendo

Mercurio tra l’altro utilizzando

anche un propulsore elettrico».

E in questo racconto, in bilico fra spazi

e tempi diversi, vogliamo citare un

aneddoto raccontato proprio da Emilio

Gatti in una vecchia intervista: “Le trasmissioni

di elettricità e radio erano le

mie materie preferite. Quando ero un

bambino, mio ​padre, per farmi lavorare

in sicurezza con l'elettricità, aveva

installato un trasformatore sul soffitto

della mia stanza per ridurre la tensione

dai 125 V della rete a un livello più

basso e innocuo”.

68


crediti:

ESA - M. Pedoussaut.

Nella pagina accanto dall'alto: ESA; ESA/CNES/

Arianespace/Optique vidéo du CSG – P.Baudon

IL BUON VIAGGIO DI BEPI

Gianluca Aranci conclude il nostro incontro

davanti a una vetrina dove è

esposto il Computer di uno dei quattro

satelliti Cluster, ritrovato in una palude

della Guyana francese dopo il primo

lancio del vettore Ariane 5 fallito nel

1996. Dai fallimenti nasce sempre altro.

«La traiettoria percorsa da BepiColombo

è di per se un’opera fantastica»,

dice, «solo menti brillanti hanno potuto

concepire e determinare il modo per

arrivare a mettere un satellite artificiale

in orbita attorno a Mercurio. Se guardiamo

il percorso che compirà BepiColombo

in giro per la regione interna del

sistema solare non si può non restare

affascinati. Sfruttando le attrazioni gravitazionali

della Terra, di Venere

e dello stesso Mercurio, combattendo

l’enorme attrazione solare, pian piano

la sonda arriverà “dolcemente” ad

accarezzare il piccolo pianeta entrando

nella sua orbita. Un viaggio di sette

anni nell’oscurità e nel silenzio, con le

stupende visioni del Sole e dei pianeti

interni che ruotano attorno ad esso; un

viaggio solitario, dato che le comunicazioni

con le stazioni terrestri richiedono

centinaia di secondi per trasferire un

messaggio; un viaggio pericoloso dove

in ogni momento imprevedibilmente

qualcosa può andar male al punto che

le nostre macchine devono essere capaci

di risolvere autonomamente i problemi».

Ma sono rischi che affrontiamo

volentieri. Buon viaggio Bepi!

«Un viaggio

solitario di

sette anni,

nell’oscurità

e nel silenzio,

fra le stupende

visioni del Sole.

Buon viaggio

Bepi»

69


COSTRUIAMO INSIEME

UN PEZZO DI MILANO:

COME SARÀ NEL 2020?

Proseguono i lavori nel cantiere di via Bonardi,

a partire da un’idea firmata da Renzo Piano e voluta

dal Politecnico per trasformare un pezzo importante

di Città Studi. Le demolizioni sono finite,

ora si costruisce. Facciamolo insieme

70


UN NUOVO FUTURO PER MILANO

A partire da un’idea e con la partecipazione

dell’Alumnus e architetto Renzo

Piano, dopo la riqualificazione di piazza

Leonardo, con i lavori nel Campus

Bonardi, il Politecnico non intende solo

riqualificare gli spazi accademici, ma

proporre una nuova idea di città: più

verde, più a misura d’uomo, aperta e

internazionale, capace di dare spazio a

energie creative e valorizzare il lavoro,

lo studio come anche la vita dei cittadini.

Il progetto, sull’onda della trasformazione

urbana, economica e sociale

che sta attraversando Milano, rispecchia

la visione del Politecnico di un’università

in relazione con il territorio,

la simbiosi dell’ateneo milanese con il

territorio in cui è immerso.

UN NUOVO CAMPUS PER MILANO

Il nuovo Campus ospiterà un polo di

eccellenza internazionale per la ricerca

e l’innovazione in architettura. Il vecchio

Sottomarino lascerà il posto a un

nuovo Laboratorio Modelli allo stato

dell’arte di circa 750 mq., il Trifoglio e la

Nave di Gio Ponti verranno ristrutturati

e valorizzati. Sorgeranno 4 nuove aule

studio, una nuova Aula Magna con 900

posti e quattro nuovi edifici integrati

nell’ambiente grazie a tappeti d’erba e

giardini aperti a tutti. Il cuore del nuovo

Campus sarà infatti un giardino per

tutti i cittadini, con 150 nuovi alberi che

popoleranno un corridoio verde a collegare

piazza Leonardo, il parco Romano

e i giardini del Campus storico.

UN NUOVO SOSTEGNO PER MILANO

Il cantiere è aperto da agosto e i lavori

di demolizione sono terminati a novembre

2018. Ora si costruisce e il nuovo

campus sarà pronto nel 2020. Ogni

giorno oltre 90 persone lavorano alla

riqualificazione sotto la supervisione

dell’arch. Ottavio Di Blasi, anche lui

Alumnus del Politecnico. Per contribuire

a migliorare la qualità di vita degli

studenti e per consentire a tutti i cittadini

di sentirsi parte di questo grande

cambiamento è stata aperta una campagna

di raccolta fondi del valore di

10.000.000 €.

SCOPRI COME SOSTENERE

IL PROGETTO

www.sostienicampus.polimi.it

-

71


Alla conferenza stampa di inaugurazione del cantiere, 1/3/2019, hanno partecipato:

P. Maran, assessore all’urbanistica, verde e agricoltura del Comune di Milano; F. Sala, Vice Presidente della Regione Lombardia, che finanzia

il progetto con 5.000.000€; F. Resta, Rettore del Politecnico di Milano; il senatore R. Piano, Alumnus e Architetto; O. Di Blasi, architetto,

coordinatore dei lavori sul Campus, studio ODB&Partners; S. Urbani, DG Fondazione Cariplo, che ha donato 500.000€ al progetto.

È aperta la campagna di raccolta fondi: hanno già contribuito, oltre a Regione Lombardia e Fondazione

Cariplo, oltre 230 donatori che hanno donato oltre 500.000€. Tra di loro tanti Alumni che credono nel

progetto, abbracciano i valori del Politecnico e hanno voglia di restituire qualcosa alla città e al loro

Ateneo, diventando parte attiva della sua crescita.

Alberto Sangiovanni -

Vincentelli

Professore, Consulente e Imprenditore

University of California at Berkeley

Alumnus Ingegneria Elettronica 1971

«Dal 1975 mi sono trasferito a

Berkeley, Stati Uniti, dopo laurea e

4 anni di insegnamento al Poli. In

tutti questi anni, il Politecnico è

rimasto un riferimento importante

per me. Voglio dare indietro in

parte quello che ho ricevuto dalla

mia educazione al Politecnico»

Francesca Reich

CEO di Consodata

Alumna Ingegneria Gestionale 1994

«Felice di contribuire per il nuovo

campus urbano del Politecnico,

uno spazio aperto fra gli alberi di

un ateneo che mi ha dato tanto»

Guglielmo Fiocchi

CEO e Founder GF4BIZ

Alumnus Ingegneria Aeronautica 1986

«Ho voluto dire grazie per i miei 30

anni di carriera, perché ho avuto

capi bravissimi, voglia di imparare,

ma tutto è partito dal Politecnico»

Per sviluppare questo ambizioso progetto abbiamo bisogno di ogni piccolo contributo!

Fai parte anche tu del futuro del Politecnico e della sua città.

Visita il sito

www.sostienicampus.polimi.it


Borse da palestra e borse di studio: Polimi premia 32 studenti forti in campo e sui banchi

MAP PRIMAVERA 2019 LA GAZZETTA DEL POLI

La Gazzetta del Poli

Tutto il Poli della vita

Storie

da podio

e da Poli

C’è l’ingegneria delle carrozzine

speciali, progettate dall’Alumnus

Pietro Ravasi per la nazionale

italiana di hockey paralimpico.

C’è l’architettura dello stadio del

futuro progettato dall’Alumnus

Massimo Roj: un luogo in cui si tifa

ma in cui, ad esempio, si guardano

opere d’arte e la balconata

vista campo è anche quella di

un albergo. Ci sono il design del

prototipo di moto che ha vinto i

campionati studenteschi mondiali

di Motorsport e l’onda colorata

di maglie blu che ha portato più

di mille runners nelle montagne

di Lecco, per l’edizione invernale

della Polimirun. C’è tutto questo

nelle pagine sportive che seguono:

storie da podio, e da Poli.

POLIMIRUN WINTER

POWERED BY

ADIDAS TERREX

Al Poli si arriva in alto

HOCKEY PARALIMPICO

L’ITALIA VINCE LA COPPA

DEL MONDO 2018

NUOVO STADIO DEL CAGLIARI

Una smart arena con più di 25.000 posti!

MOTOSTUDENT

2018

73


CAMPIONI D’INGEGNERIA

IN CAMPO

La nazionale italiana di hockey paralimpico ha vinto la Coppa del Mondo

2018. L’Alumnus Pietro Ravasi, responsabile tecnico della squadra

e progettista di speciali carrozzine elettriche per lo sport,

ci racconta una storia da podio

74


MAP PRIMAVERA 2019 LA GAZZETTA DEL POLI

PIETRO RAVASI - 46 anni

Responsabile tecnico degli Sharks

e della Nazionale italiana di wheelchair hockey

Alumnus Polimi Ingegneria Meccanica

“Welcome, welcome, welcome everyone.

Once again here, in Legnano Sabbia

d’Oro for one last time. This is the big

one, the final”. È il 30 settembre 2018

e la voce del cronista sportivo annuncia

le due squadre che si disputeranno

la finale del campionato mondiale

di hockey su carrozzina elettrica: la Danimarca

e l’Italia. Nel 2016 l’Italia aveva

ottenuto l’argento agli europei, classificandosi

al secondo posto e vincendo

la prima medaglia della storia italiana

della federazione. Nel 2018 invece la

voce del cronista, all’ultimo rigore sbagliato

della Danimarca, esclama: “Italy,

world Championship!!!”. Fra le persone

che scendono in campo ad abbracciare

i giocatori c’è anche Pietro Ravasi,

responsabile tecnico della nazionale,

ideatore e sviluppatore di una carrozzina

elettrica per giocatori con disabilità.

«Il primo che ho abbracciato è stato

Mattia Muratore, il capitano, dodici anni

di avventure coronate con un obiettivo

che mai avrei pensato di raggiungere»,

ricorda oggi Ravasi, seduto sugli

spalti della palestra di una scuola di

Monza, dove la squadra degli Sharks di

Monza si riunisce per gli allenamenti.

Tutto nasce nel 2010. «Quell’anno Luigi

Parravicini allora capitano degli Sharks,

aveva bisogno di una carrozzina da gioco

ma non riusciva a trovarla. All’epoca

c’era l’abitudine di farsi modificare da

amici le carrozzine da passeggio, in modo

artigianale e amatoriale. Arrivavo da

un’esperienza come ingegnere progettista

e collaudatore di un’azienda che

produceva go-kart e usai ciò che avevo

imparato per mettermi al lavoro su

una carrozzina su misura per Luigi. Da

lì, realizzai altri due prototipi». Non si

è limitato però solo a questo. «Con gli

Sharks siamo stati la prima squadra in

Italia ad avere degli stick uguali e perfetti».

Gli stick sono gli ausili per quei

giocatori che non avendo abbastanza

“Il capitano

della squadra

aveva bisogno

di una carrozzina

da gioco

ma non riusciva

a trovarla.

Così gliene costruii

una su misura”

75


76


MAP PRIMAVERA 2019 LA GAZZETTA DEL POLI

“Le prime parole

del capitano

della nazionale dopo

la vittoria sono state:

Non svegliateci”

forza muscolare, non riescono a reggere

bene la mazza. Quindi per colpire

la pallina o parare utilizzano delle alette

poste alla base della carrozzina. Un

altro primato sono i rulli in miniatura

che ha ideato per la Federazione Italiana

alfine di controllare la velocità delle

carrozzina, «Non devono superare i 12

km/h in campo nazionale ed i 15 km/h

a livello internazionale», precisa «Dopo

essere stati introdotti nel campionato

italiano, dal 2014 sono utilizzati anche

dalla Federazione Internazionale».

Ravasi lavora come un meccanico di

pezzi unici, modificando le carrozzine

su misura dell’atleta e della sua speci-

fica disabilità. Indicando il numero 10,

il capitano della squadra Mattia Muratore,

affetto da osteogenesi imperfetta,

dice: «La sua carrozzina ha un guscio

protettivo aggiuntivo a fargli da scudo.

Serve proprio per fornirgli ulteriore protezione».

Le prime parole pronunciate

dal capitano dopo la vittoria ai mondiali

pare siano state «Non svegliateci». Durante

una pausa degli allenamenti proprio

Muratore afferma: «Noi e la carrozzina

dobbiamo essere una cosa sola. Io

ho sempre voluto fare sport, ma non era

facile trovare un’attività adatta alla mia

malattia, che viene definita la malattia

dalle ossa di cristallo. Il minimo urto

potrebbe avere conseguenze notevoli.

Ciononostante, eccomi qui. Alle medie il

professore di educazione fisica, al contrario

di altri che mi tenevano in palestra

a guardare gli altri, ha iniziato a farmi

allenare con una mazza da hockey.

Da lì, non ho più smesso».

Ravasi indica poi una giocatrice in porta,

si chiama Anna Maria Giannini, ha

28 anni ed è alla sua prima esperienza

con lo sport. «Quando è arrivata

non voleva giocare perché temeva per

il suo collo». Da piccola Anna ha subito

un intervento alla schiena, le è stata

inserita una barra di metallo per permetterle

la posizione eretta. «Per questo

le ho costruito uno schienale più

alto, in modo che anche se prende una

botta, la testa sia protetta e non accusi

il colpo». Più tardi, a bordo campo, Anna

confesserà: «Ero più forte da bambina

perché ero più protetta. Ora tutto

dipende da me». E forse è questo il

senso del lavoro di Pietro Ravasi, che

dice: “Amo permettere ai ragazzi di dimenticare

la propria disabilità in modo

da concentrarsi solo sulla competizione.

L’ingegneria è ricerca. Ed è anche la

ricerca dell’aiutare gli altri».

“L’ingegneria

è ricerca. Ed è anche

la ricerca dell’aiutare

gli altri”

77


IL NUOVO STADIO

DEL CAGLIARI:

GOAL DI ROJ!

78


Una smart arena multifunzionale: 25.200 posti, estendibili a 30.000

se la città diventerà sede degli Europei 2028. L’Alumnus Massimo Roj,

firma del progetto, ci racconta come tiferemo quel giorno

Una coppia in vacanza scosta la tenda

della camera d’albergo, in tempo per affacciarsi

sul calcio d’inizio. Una famiglia

esulta al tavolo di un ristorante per l’arrivo

del dolce, ma anche perché a breve

prenderà posto in tribuna. Un gruppo

di ultras in attesa della partita passeggia

in un museo d’arte. Sono situazioni

che diventeranno realtà nel nuovo stadio

del Cagliari, uno spazio dedicato non

solo allo sport. Incontriamo l’architetto

Massimo Roj, che con il pool di professionisti

Sportium, di cui è presidente

l'Alumnus Giovanni Giacobone, ha ideato

il progetto vincente. Progetto che è

stato scelto dalla comunità cagliaritana

e dalla società sportiva che ha indetto

una gara. Roj spiega la visione alla base

di questo lavoro: «Abbiamo pensato a

una struttura che funzionasse anche al

di là delle partite che si disputano ogni

due settimane. Un luogo quindi vivibile

tutti i giorni». Uno stadio che è un museo,

«E non un museo del calcio», specifica

, «ma un museo della Sardegna,

aperto a tutti, che possa ospitare opere

di artisti sardi» Uno stadio che è anche

un albergo, «Stiamo lavorando affinché

ci siano dalle otto alle dodici camere,

con il balcone vista partita». E poi ancora

uno stadio che è anche un cocktail

bar con piscina, ma anche ristorante e

centro commerciale. «Immaginiamo che

diventi un luogo per tutti». Architettura

a misura d’uomo e rigenerazione urbana

sono i personali mantra di Roj. «Il

progetto infatti nasce dal dover rispondere

alle caratteristiche del luogo e dei

suoi abitanti: siamo a Cagliari, in una

zona attualmente degradata. Il progetto

mira a ricollegare ambiti di città distanti

e a creare un sistema connettivo

per il rilancio del quartiere e per riqualificare

il lungomare». Ed è stato proprio

il rispetto del contesto urbano a guidare

il lavoro. «Dobbiamo pensare sempre di

più alla riqualificazione del nostro territorio,

senza andare a erodere altro terreno,

bensì cercando di rivedere quello

che abbiamo. Nello stesso ingombro dove

ha attualmente sede lo stadio Sant’Elia,

riusciremo a mettere in moto un importante

complesso di funzioni. I mostri

del passato possono diventare sogni».

E i sogni, sembra dire l’architettura dello

stadio, non arrivano sempre da un

altro pianeta. «Invece di figurarci un’astronave

che atterra dallo spazio», racconta

Roj, «abbiamo pensato a un edificio

che in un certo senso sorgesse

proprio dalla crosta terrestre e la rompesse

per venirne fuori. Anche il materiale

utilizzato proviene dal territorio, è

pietra locale che abbiamo trattato ispirandoci

e ricalcando il lavoro di artisti

sardi. Nello specifico ci siamo riferiti

alle opere di Pinuccio Sciola, famoso in

tutto il mondo per le sue sculture sonore.

Tutta la pavimentazione antistante

l’ingresso frontale dello stadio sarà

incisa proprio come lui stesso incideva

MASSIMO ROJ - 58 anni

Amministratore delegato Progetto CMR

Alumnus Polimi Architettura

“Il mio mantra:

architettura

a misura d’uomo

e rigenerazione

urbana. I mostri

del passato possono

diventare sogni”

79


scorso è molto più articolato, e tecnologico.

L’esperienza dal punto di vista

dello spettatore sarà completamente

diversa. «Abbiamo pensato a una copertura

costituita da particolari pannelli

in grado di riflettere e amplificare

il suono. I tifosi vivranno una maggiore

interazione proprio con lo spettacolo.

Attraverso un’app sarà possibile visualizzare

sui propri smartphone diverse

azioni di gioco, ad esempio i rallenty

o altri contenuti della partita, in tempo

praticamente reale». Tifosi con l’occhio

del regista. «Un altro tema importante

è quello della sicurezza, che sarà magla

pietra, lasciando segni, traiettorie».

L’ambiente produce cambiamenti in

chi li vive, e l’evoluzione secondo Roj

è un tifoso più educato ma anche più

esigente. «Elevando la qualità del posto,

elevi anche la qualità di chi ne

usufruisce. E gli stadi, lo vediamo ad

esempio in altre nazioni come l’Inghilterra,

si stanno già trasformando. I tifosi

di conseguenza spero saranno più

tranquilli. Se sei in un contesto basico,

con le gradinate in cemento, assumi un

certo comportamento. Se siedi su una

poltrona di un certo tipo, assumi un

comportamento più consono». Ma il digiore

grazie anche al riconoscimento

facciale all’ingresso dello stadio».

Nel sito di Progetto CMR, Roj scrive che

“il futuro si può costruire solo osservando

il passato”. Dove sono dunque le

sue radici? «Ho deciso di iscrivermi al

Poli perché disegno da quando ne ho

memoria. Al liceo mi dicevano “Prendi

appunti”, e io disegnavo, solo in quel

modo riuscivo a prendere appunti. L’insegnamento

più forte del Poli è stato

quello di condividere questa passione

e lavorare in team, per sviluppare insieme

un’ideale». Non rimane che attendere

il calcio d’inizio.

80


MAP PRIMAVERA 2019 LA GAZZETTA DEL POLI

“Al liceo quando mi dicevano di prendere

appunti disegnavo. Il Poli mi ha insegnato

a condividere questa passione”

“Avremo tifosi

più educati ma

anche più esigenti.

Elevando la qualità

del posto, elevi

anche la qualità

di chi li vive”

81


POLIMIRUN WINTER

POWERED BY ADIDAS TERREX

La marea blu che ha

colorato l’autunno

La mattina dello scorso 11 novembre

ben 1.300 runners con indosso

una maglia blu hanno invaso la città

di Lecco, e non solo la città. Studenti

dell’ateneo lecchese, docenti, Alumni,

simpatizzanti e amanti di questo

sport hanno corso per 10 km: una

corsa trail, fuori strada, con percorso

circolare misto sterrato e stradale.

Partenza e arrivo è stato il Campus di

Lecco del Politecnico di Milano, nel

mezzo boschi, montagne, sentieri e

mulattiere, dal Santuario della Rovinata

fino al Ponte della Tenaglia, per

un dislivello di 410 mt e una pendenza

massima del 36%.

Francesco Calvetti, Delegato del Rettore

per le Attività Sportive, ha sottolineato

come la corsa non sia una

semplice attività sportiva, ma un momento

di aggregazione. «Abbiamo

proposto qualcosa di diverso: un’altra

città, con un passaggio all’interno

delle aule e della residenza, per far

comprendere il senso di appartenenza

del Politecnico alla corsa».

Dunque c’è un filo che lega la winter

edition alla PolimiRun Spring, e che

idealmente traccia un percorso unico

e comune. «Lo sport è uno strumento

importante per la crescita degli

studenti - ha dichiarato ancora Cal-

19 maggio

2019

adidas Runners

PolimiRun Spring

Appuntamento

con la nuova

edizione della

corsa di 10 km

82


MAP PRIMAVERA 2019 LA GAZZETTA DEL POLI

vetti - e cimentarsi con imprese anche

piccole, di cui si temeva di non

essere all’altezza e poi portarle a termine,

è un importante valore per la

formazione dei ragazzi».

A vincere l’edizione invernale sono stati

i fratelli Martin e Bernard Dematteis,

che hanno tagliato insieme il traguardo.

«Siamo nati in un borgo delle alpi cuneesi

- hanno raccontato a fine gara - e

fin da piccoli abbiamo iniziato a correre

e a giocare nei prati vicino casa».

E fra gli altri partecipanti c’è chi ha

detto: «Per me la corsa in montagna

significa tutto. Soltanto quando corro

nei boschi, in montagna, in salita,

in discesa mi sento veramente vivo e

veramente libero».

L’obiettivo di questa corsa invernale

è stato raccogliere fondi per borse di

studio riservate a studenti meritevoli

dell’Ateneo. Dal 2016, anno di nascita

della PolimiRun, il Politecnico

di Milano ha raccolto più di 200.000€.

E per chi non vuole mai smettere di

correre, tra un’edizione e l’altra della

PolimiRun c’è il Running Politecnico,

una serie di allenamenti organizzati

con coach del Poli, riservati a studenti

e dipendenti Polimi. Insomma,

il Poli si conferma un posto dove si

corre. Sempre.

83


STUDENTI

CHE TAGLIANO

TRAGUARDI

Polimi Motorcycle Factory

Campione del mondo al Motostudent 2018!

Lo scorso ottobre nel circuito Motorland

Aragòn (Spagna), c’era un po’ di

nebbia. Scighera, parola che in dialetto

milanese significa appunto nebbia,

è la moto interamente progettata e realizzata

dal team Motorcycle Factory,

composta da studenti del Poli. E a tagliare

il traguardo del primo posto c’era

proprio Scighera, che ha vinto così

la quinta edizione della Motostudent;

una competizione motociclistica a livello

internazionale, con più di 15.000

studenti di oltre 50 università del mondo

che vengono giudicati non solo sulla

velocità del mezzo ma anche sul design

e sul miglior progetto relativo alle

caratteristiche innovative della moto.

Mattia Sabella, direttore tecnico del team,

racconta: «La nebbia di Bovisa ci

ha accompagnati nel lavoro quotidiano

di questi ultimi due anni, richiama

quindi sia uno dei simboli della città

che il Politecnico di Milano». Il team

Polimi Motorcycle Factory nasce nel

2015 da cinque studenti di Ingegneria

Meccanica, fra questi c’è Nicola Viscera

che ricorda: «Alla fine del 2014 durante

una lezione di Costruzioni di Macchine

uno dei fondatori aveva provato il test

d’ingresso al Dynamis (il team del Politecnico

che partecipa alla Formula SAE)

senza passarlo e allora abbiamo pensato:

“perché non fondiamo un team

nostro?”». Del giorno della vittoria Nicola

ricorda: «Quando al penultimo giro

siamo diventati primi, con molto distacco

rispetto al secondo, ho iniziato

a preoccuparmi, speravo solo che il pilota

stesse attento e concludesse l’ultimo

giro senza cadere. Poi ha tagliato il

traguardo e c’è stata un’esplosione di

gioia incredibile».

E ora che sono arrivati primi, dove vogliono

arrivare? «Un obiettivo è quello

di espandere il team e partecipare anche

alla categoria elettrica della competizione

Motostudent», afferma Nicola

Viscera, «Poi l’idea è di lasciare qualcosa

al Politecnico e ai suoi studenti.

Dunque già da prima della competizione

abbiamo iniziato a valutare i possibili

successori di noi più, diciamo, anziani.

Così diamo alla nuova gestione

sportiva due anni interi per portare

avanti nel migliore dei modi il progetto».

Mai nebbia fu più chiara.

84


MAP PRIMAVERA 2019 LA GAZZETTA DEL POLI

BORSE DI STUDIO, E DA PALESTRA

I 32 campioni dello sport e sui banchi del Politecnico!

I 32 sportivi che hanno vinto quest’anno la borsa di studio.

Gli sport rappresentati sono: anelli, atletica, calcio, canottaggio, ciclismo, corsa

a ostacoli, eptathlon, football americano, ginnastica, hockey, karate, lancio del

peso, marcia, nuoto sincronizzato, pallamano, pattinaggio, rugby, salto con l'asta,

scacchi, vela, volley, wakeboard.

Il Politecnico si impegna a sostenere

gli studenti migliori dell’Ateneo che

praticano attività sportiva ad alti livelli.

Dal 2014 ha istituito delle borse di

studio dedicate ad atleti di alto livello

che partecipano, individualmente o

con una squadra, a Campionati Assoluti

di specialità, manifestazioni internazionali

di livello superiore, Campionati

Federali di livello nazionale e regionale.

Nell’anno accademico 2018/2019

sono state assegnate 32 borse di studio

del valore di 2.500 euro ciascuna,

finanziate in parte con donazioni individuali,

in parte con fondi d’ateneo. Gli

studenti vincitori sono scelti anche in

base a meriti accademici.

I 32 studenti sono stati premiati lo

scorso gennaio dal Rettore Ferruccio

Resta alla presenza dell’Assessore al

turismo, sport e qualità della vita del

comune di Milano.

"Vogliamo essere una scuola tecnica che forma i migliori tecnici del Paese, e contemporaneamente

coltivare i valori della perseveranza e dell’impegno che questi studenti, coniugando lo studio

e la disciplina sportiva, entrambi a alti livelli, rappresentano in modo emblematico. Il Politecnico

insegna anche questo: non cercare sconti e alza sempre l’asticella" Ferruccio Resta, Rettore

«Tra i valori che trasmette il Poli

c’è anche lo sport, capace

di insegnarti ad avere un metodo

per allenarti. Anche nello studio»

«La tenacia in ambito sportivo

è la stessa che ho sempre ritrovato

nello studio e che mi ha permesso

di conciliare entrambe le cose»

«È un’emozione essere qui.

Sono contento che il Politecnico

cerchi di sostenere chi fa sport

ad alto livello con delle iniziative

concrete. Ti fa sentire la vicinanza

delle istituzione in ciò che facciamo».

GIANLUCA SORTENI - 26 anni

Neolaureato in Architettura

Wide Receiwer nella squadra

di football Seaman Milano

PAOLA GOBBI - 24 anni

Studentessa di Architettura

Fino al 2017 difensore del Sassuolo

Calcio Femminile, serie A

SIMONE TANZILLI - 23 anni

Specializzando in Ingegneria

Gestionale

Tre volte campione italiano

Under 23 nei 200 metri

dal 2014

• 340.000 euro

in borse di studio

per meriti sportivi

• 149 sportivi

premiati

nell'anno 2017/2018

• 65 podi

conquistati

85


IL MO

UN PA

BARR

di Carmela Menzella

«L’ambiente deve

rispondere alle

esigenze di tutti.

Non esiste una

persona con

disabilità, è il

mondo intorno a

esserlo»

«La parola handicap arriva dal mondo

dell’ippica. Identificava un cavallo più

forte degli altri che veniva penalizzato

aggiungendogli dei pesi aggiuntivi, in

modo da uniformarsi alle abilità di tutti

i concorrenti». Andrea Ferretti parte

proprio dal mondo dello sport per parlare

di libertà di movimento. Nel 2017

ha fondato l’associazione Peba, acronimo

che sta a indicare i piani per l’eliminazione

delle barriere architettoniche.

L’associazione si occupa proprio

dell’abbattimento di queste, affiancando

le amministrazioni pubbliche e

i privati, e seguendo tutte le fasi della

realizzazione: dalla prima mappatura

del territorio alla raccolta fondi, dalla

progettazione sino alla fase conclusiva

dell’esecuzione. La sede dell’associazione

si trova a Milano nell’ex area

Expo, in Cascina Merlata, una cascina

del ‘600 ristrutturata per ospitare real-

tà di diverso tipo ma tutte con un’attenzione

rivolta al sociale.

«Il mondo della disabilità non vive una

situazione sana dal punto di vista dei

servizi», spiega Ferretti, «purtroppo

tutte le normative realizzate nel corso

degli ultimi trent’anni non hanno portato

a grandi risultati. La metropoli italiana

che più di altre sta attuando un

piano di eliminazione delle barriere è

Milano. E la data di promulgazione delle

leggi sul superamento delle barriere

architettoniche risale al 1986». Prima

dei luoghi, deve cambiare il punto di vista.

«Il tema del design for all va spostato.

Si parla tanto di accessibilità o di

problemi legati alle persone con disabilità,

ma è l’ambiente che deve rispondere

alle esigenze di tutti. E per farlo,

deve esserci un cambio di pensiero. Paradossalmente

non esiste una persona

con disabilità, è l’ambiente a esserlo».

86


NDO NUOVO:

ESE SENZA

IERE

Immaginare un’Italia senza barriere architettoniche.

Dove strade, parchi, uffici pubblici e case siano

accessibili a tutti, anche alla popolazione che verrà.

Ci sta pensando oggi l’associazione Peba,

fondata dall’Alumnus Andrea Ferretti

Il claim dell’associazione infatti recita:

Il mio paese è handicappato. «Oggi

chi progetta pezzi di città, quindi edifici,

abitazioni, funzioni pubbliche come un

museo, un ospedale, ma anche un bar

o un negozio, e non preveda l’accessibilità

e la piena fruibilità sta lavorando

a un progetto handicappato».

Secondo i dati Istat pubblicati nel 2017,

in Italia ci sono circa 4.360.000 persone

con disabilità, il 7,2% della popolazione

italiana. «Ma non è un problema

che riguarda solo oggi», precisa Andrea

Ferretti. «Uno studio condotto nel

ANDREA FERRETTI - 47 anni

Presidente Associazione PEBA

Alumnus Polimi Architettura

87


PEB

WWW.ASSOCIAZIONE PEBA.IT

2014 dal Fondo Monetario Internazionale

ci dice chiaramente che la popolazione

mondiale sta cambiando. Entro

vent’anni gli over 65 supereranno

per numero gli under 12. Ed è una cosa

che sta accadendo sempre più velocemente.

Sappiamo che statisticamente

il 98% della popolazione over 65 porta

con sé disabilità di natura motoria. Alla

luce di questo, risulta chiaro quindi

che oggi non dobbiamo affrontare solo

il problema del 7,2% ma dell’Italia che

verrà, quando avremo il 36% di popolazione

anziana». Per raccontare meglio

come il mercato stesso si sta adoperando

a questo cambiamento, Ferretti

mostra una pagina pubblicitaria della

Jacuzzi. Il benessere non ha età, recita

lo slogan della vasca Liberty: “con porta

e sedile ad accesso facilitato”. La vasca

“For All” è un esempio di ciò che

stiamo portando avanti con Fabio Felisi,

AD di Jacuzzi, che due anni fa mi disse.

“Vogliamo che il nostro cliente, così

come quando da giovane girava negli

hotel di lusso e trovava la sua Jacuzzi,

da anziano possa vivere ancora lo stesso

piacere”. Noi collaboriamo con designer,

architetti, progettisti per supportarli

nell’ideare prodotti accessibili. E

qui a Cascina Merlata stiamo lavorando

per contribuire a far nascere per la

prima volta in Italia un intero quartiere

totalmente libero da barriere archi-

«Grazie

all’accordo

di collaborazione

siglata con

il Poli,

non ci sentiamo

più così soli»

88


tettoniche, con case dotate di servizi di

domotica, progetti integrati nell’arredamento

e anche nelle parti comuni».

Continuando a mostrare pagine pubblicitarie

e a raccontare visioni, Ferretti

delinea una vita senza barriere. Cucine

con pensili mobili che si muovono su

parete per favorire chi è impossibilitato

a mettersi in posizione eretta. Bastoni

elettronici per non vedenti, dotati di recettori

che attraverso sensori tattili disseminati

lungo un percorso forniscono

informazioni, «anche in assenza di segnale

wi-fi». Sistemi a binario installati

sul soffitto che trasportano un’imbracatura

attraverso tutti gli ambienti di casa.

«Immagina il continuo trasbordo dal

letto alla carrozzina, dalla carrozzina al

bagno, dalla vasca all’uscire e risederti

sulla carrozzina», spiega Ferretti, «Con

questi nuovi sistemi puoi muoverti più

liberamente e immergerti nella vasca

rimanendo nell’imbracatura».

In questo numero di MAP si parla di

stadi e di aeroporti studiati anche per

i tifosi e i passeggeri del domani. Come

saranno questi luoghi dal punto

di vista delle barriere architettoniche?

«Partiamo da oggi: presentano degli

approcci antiquati, perché ancora una

volta le persone con disabilità hanno

una loro area. Pensiamo agli stadi,

l’area riservata corrisponde al primo

anello perché è il modo più semplice

per farli entrare, ma la struttura

deve essere interamente accessibile, le

carrozzine devono poter raggiungere le

tribune. Da quattro anni stiamo lavorando

anche con Sea Aeroporti, un disabile

è un passeggero come gli altri, e

invece viene preso in carico e parcheggiato

in una sala d’attesa. Se il tuo aereo

però parte dopo tre ore, per tre ore

rimani lì. La sfida è mirare alla piena

autonomia». E per farlo, fra le varie iniziative,

l’associazione Peba ha siglato

un accordo triennale con la sede lecchese

del Politecnico, insieme all’amministrazione

comunale della città, il

liceo artistico Medardo Rosso e l’istituto

tecnico per geometri Bovara. Il progetto

pilota, che prevede lezioni in aula

e studi sul campo, mira proprio all’ideazione

e allo sviluppo della città del

futuro, priva di barriere architettoniche.

«Il mondo accademico e istituzionale

devono dare una forte spinta», afferma

Andrea Ferretti. «In quest’ottica

vedo importantissima la collaborazione

con il Poli e il fatto che abbia deciso

di partire da battaglie molto concrete.

Non ci sentiamo più così soli». Poi,

conclude: «Per cominciare a parlare di

Peba sono serviti trent’anni. Io spero

non ce ne vogliano altrettanti per risolvere

tutto».

«Entro vent’anni

gli over 65

costituiranno

il 36% della

popolazione.

È chiaro quindi

che oggi

non stiamo

affrontando solo

il problema

della disabilità,

ma dell’Italia

che verrà»

89


90

Nelle immagini che seguono, il primo tratto

di 2km della Ciclopista Limone ideata

e realizzata da Marco Fontana, Antonio Lotti

e Davide Lorenzi. WWW.FLL.TN.IT


LA CICLOPISTA PIÙ

BELLA D’EUROPA

In bici a strapiombo sul lago di Garda: la pista

ciclopedonale da sogno è firmata da due Alumni

di Vito Selis

91


Un servizio dell’emittente statunitense

CNN si chiede: “Un viaggio nel meraviglioso

Lago di Garda nel nord Italia

può diventare ancora più spettacolare?

Sì, basta sospendere una pista ciclabile

galleggiante sulle scogliere scoscese,

permettendo ai ciclisti di pedalare sopra

le sue acque cristalline”. La notizia

della ciclopista di Limone, primo tratto

del progetto Garda By Byke che vuole

unire tre regioni (Lombardia, Veneto

e Trento), ha insomma già fatto strada.

Il percorso sarà ultimato nel 2021

ma lo scorso luglio sono stati inaugurati

i primi 2 km che vanno da Capo

Reamol, nel comune di Limone sul

Garda in provincia di Brescia, al confine

con il Trentino. «Il progetto è nato

nel 2011 come studio iniziale per i cinque

comuni dell’Alto Garda che volevano

proporre l’idea di un percorso di

maratona che li unisse», spiega l’Alumnus

Antonio Lotti. Poi, dai piedi si è

passati alle ruote e all’idea di Garda By

Bike: un filo lungo 190 km posizionato

in un crocevia tra l’Eurovelo EV7, l’itinerario

dell’Europa Centrale, ed Eurovelo

EV8, l’itinerario mediterraneo, connesso

quindi in maniera duplice con la rete

ciclabile europea.

«I primi 700 metri corrono lungo una

passerella bordo strada», spiega sempre

Antonio Lotti, «I successivi 1300 sono

a sbalzo sul lago, fino al monumento

ai caduti della Prima Guerra Mondiale

che si trova a Capo Reamol». E

su questo sbalzo, la vista si fa inedita,

ci si ritrova davanti l’Alto Garda come

non lo si era mai visto prima, perché la

Gardesana, la strada provinciale, non

«I primi 700 metri

corrono lungo

una passerella

bordo strada.

I successivi 1300

sono a sbalzo

sul lago e donano

una vista inedita

dell’Alto Garda»

92


ne permette lo sguardo. All’orizzonte la

catena dei monti del Baldo, dello Stivo

e la Rocchetta. E all’orizzonte anche l’idea

di un turismo slow; la pista non è

pensata per la corsa ma appunto per

la panoramica. Fra gli intenti c'è quello

di voler portare una viabilità sostenibile,

pensata anche per i residenti che

per spostarsi potranno avere un’alternativa

all’automobile. «Solo nei primi

tre mesi di apertura sono stati registrati

1300 accessi», dice Lotti, «La quasi

totalità dell’opera è stata effettuata

con l’elicottero che ha posizionato tutti

gli elementi, compresa la pavimentazione,

facendoli calare letteralmente

dal cielo. Rispetto al classico parapetto

poi, abbiamo voluto tenere libera la

vista, ancora una volta dedicata al cielo

e all’acqua, dunque per non limitare

l’aspetto della vista e privilegiare il più

possibile la trasparenza, abbiamo utilizzato

delle reti in acciaio».

Dunque legno e acciaio per quella che

è stata definita, da quotidiani e magazine

nazionali e internazionali, come la

ciclabile dei sogni, la ciclabile più bella

del mondo. Sul web c’è chi la recensisce

raccontandola così: “È stata un'esperienza

magnifica. Una grande emozione

pedalare sospesi sull'acqua in

uno dei punti più panoramici del Lago,

con aspre montagne a picco sulle acque

turchesi”, “Bello , emozionante e

ardito - come devono essere le opere

che rimarranno nella storia!”, “Stupendo

l’ultimo chilometro completamente

sospeso tra le rocce e il lago”. Molti anni

prima, Gabriele D’Annunzio descriveva

nei suoi taccuini il paesaggio con

queste parole: «Il lago è d’una bellezza

improvvisa, indicibile, ha qualcosa

di pudico. S’avvolge in un velo argentino,

e lascia vedere qualcuna delle sue

grazie rosee», e ancora: “Questa via, o

Arbitro viale, è degna d’essere celebrata.

È veramente una vittoria dell’uo-

mo, o vincitore”. Marco Fontana spiega:

«Il nostro intervento va a influire con

un monumento nazionale: la Gardesana

occidentale. D’Annunzio lo definiva

“il meandro del Benàco” per questa

sua forma sinuosa che abbiamo deciso

di assecondare. La prima volta che

l’abbiamo percorsa in bicicletta ci ha

emozionato il riuscire a seguire proprio

l’andamento del versante del pendio.

Ci ha dato l’idea di aver rispettato

la forma naturale della falesia». Un’altra

forte emozione la ricorda Lotti: «la

prima volta che l’abbiamo percorsa di

notte. Di giorno non ci siamo inventati

nulla, si è inventato tutto il paesaggio

magnifico dei monti e del lago. Di

notte ci siamo posti il problema di come

illuminare il passo. Abbiamo inserito

sul parapetto dei led ogni 6 metri.

L’effetto notturno è magico, si visualizzano

le luci del fondo lago e non è

più una pista, assume un’altra identità,

quella di una percorso quasi romantico».

E rimanendo in ambito affetti,

Fontana conclude: «Io e Antonio ci siamo

conosciuti all’asilo. Abbiamo fatto

sia le elementari che il liceo nella stessa

classe e infine abbiamo studiato insieme

al Politecnico di Milano». Ancora

oggi, condividono percorsi, ciclabili.

«Il nostro

intervento

dialoga con

un monumento

nazionale di

Dannunziana

memoria: la

Gardesana

occidentale.

Per questo

abbiamo

rispettato la

forma naturale

della falesia»

MARCO FONTANA- 56 anni

Fontana&Lotti Lorenzi Ingegneri Associati

Alumnus Polimi Ingegneria

ANTONIO LOTTI - 56 anni

Fontana&Lotti Lorenzi Ingegneri Associati

Alumnus Polimi Ingegneria

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TÜV ITALIA:

INDUSTRIA E FORMAZIONE, 4.0

“Aggiungi valore. Ispira fiducia” è il

claim di TÜV Italia, ente indipendente di

certificazione, ispezione, testing, collaudi

e formazione, che offre servizi certificativi

in ambito qualità, energia, ambiente,

sicurezza e prodotto. «Il valore

che mettiamo in campo è quello del

supporto ai nostri clienti per garantirgli

di fornire un prodotto sicuro, e così

ispirare fiducia sia a loro che ai fruitori

finali», raccontano Alberto Carelli e Pietro

Vergani, rispettivamente Managing

Director Industry Service/Real Estate &

Infrastructure e Business Unit Manager

Consumer Product di TÜV Italia, appartenente

al gruppo bavarese TÜV SÜD,

fondato nel 1866.

L’INDUSTRIA 4.0

E IL MERCATO ITALIANO

Carelli e Vergani spiegano: «L’industria

4.0 è la capacità di inglobare la propria

azienda italiana all’interno di un panorama

più vasto, attraverso la digitalizzazione.

L’azienda italiana è tipicamente

una piccola e media impresa che lavora

con le catene di fornitura globali. Noi

cerchiamo sempre più di supportare

l’export dell’azienda italiana attraverso

certificazioni che garantiscano la libera

circolazione delle merci in più paesi di

destinazione, al fine di integrare la manifattura

italiana nelle grandi produzioni

mondiali». Andrea Coscia, Managing

Director Business Assurance, aggiun-

ALBERTO CARELLI - 40 anni

Managing Director Industry Service

Alumnus Polimi Ingegneria

Aeronautica e Aerospaziale

PIETRO VERGANI - 35 anni

Business Unit Manager Commercial Product

Alumnus Polimi Ingegneria Meccanica

ANDREA COSCIA - 47 anni

Managing Director Business Assurance

Alumnus Polimi Ingegneria

per l'Ambiente e il Territorio

94


ge: «Industria 4.0 significa anche avere

un approccio diverso con i clienti, fatto

di customizzazione dei prodotti, ed è

ciò che facciamo muovendoci su tre direttrici

principali: tecnologia, processi e

organizzazione interna». Tornando alla

mission, aggiungere valore ed ispirare

fiducia, il loro compito è quello di apportare

conoscenza: «Le aziende sanno

tutto delle proprie macchine, come

funzionano e come fanno ciò che fanno.

Noi invece abbiamo una visione d’insieme

e cerchiamo di approfondire come

questa macchina può connettersi dentro

e fuori l’azienda. Forniamo un supporto

per capire quali sono gli sviluppi

futuri e valutare come possano essere

integrati nel sistema gestionale, che al

90% non dialoga con la macchina».

PROFESSIONI 4.0

E FORMAZIONE POLIMI

«Un responsabile del settore automotive

- spiega Andrea Coscia - mi diceva

che trova ottimi responsabili produzione

e ottimi analisti. La capacità di unire

queste due cose in un’unica figura è

qualcosa che manca e che, raccontava

sempre il cliente, chiederei alle università

italiane. Ciò, conferma questo bisogno

di connessione, anche cerebrale, di

competenze. Pensando alle professio-

ni del futuro direi che servono proprio

analisti con competenze dei processi industriali».

La tecnologia dunque avanza

ma di pari passo, si può dire, avanza

anche l’umanità. Carelli e Vergani affermano:

«Più la tecnologia va avanti e

più ci sarà bisogno di persone in grado

di svilupparla e interpretarla. Ecco perché

abbiamo bisogno del supporto del

Politecnico di Milano. Le figure professionali

del futuro sono quelle legate

sicuramente agli ambiti informatici

ed elettronici, per predire come un dato

macchinario potrà interagire con la

tecnologia che arriverà. E in più, abbiamo

necessità di neolaureati e laureati

in grado di gestire la mole di dati che

queste macchine saranno in grado di

sviluppare, dunque persone con una visione

dell’evoluzione tecnologica e che

sappiano interpretarla. Dall’altra parte,

ci interessa fare rete con le figure del

Poli che sono già sul mercato, per supportarle

nella crescita delle loro aziende

con l’orizzonte dell’adeguamento a

industria 4.0». E proprio per questo, nel

prossimo futuro di TÜV Italia c’è l’organizzazione

di un’experience exchange al

Poli e l’idea di lanciare una call for ideas

a studenti e laureati politecnici. Tutto

questo, ancora una volta, per aggiungere

valore, ispirare fiducia e rendere sicuro

e sostenibile il progresso.

«Servono

persone con

una visione

dell’evoluzione

tecnologica

e che sappiano

interpretarla.

E in questo,

il Poli, è

un partner

d’eccellenza»

Nella foto un ingegnere di TÜV Italia effettua

un test di compatibilità elettromagnetica

nella camera semianecoica del laboratorio

di Scarmagno (TO).

95


Lettere alla redazione

STORIA DI UN FUORISEDE,

DI UNA VOLTA

L’Alumnus Carlo Morsiani, 86 anni, ci ha inviato una lettera

per raccontarci di quando in piazza Piola non c’era

la metropolitana e per chi arrivava da fuori Milano la fatica

di studiare al Poli era anche fatica fisica

Sono un anziano e orgoglioso Alumnus del Poli di Milano. Mi sono laureato con grande fatica

e anche con enorme tenacia negli anni ’50 in Ingegneria Chimica. Una gran parte della fatica è stata

fisica; io, con la mia famiglia, abitavo a Saronno, ed ero costretto a lavorare in tutta la provincia

di Varese per continuare gli studi: insegnavo educazione fisica nelle scuole medie.

Ero quindi sempre in movimento: per studio, per lavoro, per tornare a casa e vorrei raccontarvi la

storia di un vecchio fuorisede del Poli.

Partivo da Saronno alle 08:00 con il treno delle ferrovie nord che arrivava al mio paese già pieno

di pendolari. Mia madre, ricordo, mi preparava un panino con la frittata che mangiavo in treno.

Arrivavo a Cadorna alle 8:45. Prendevo il tram numero 11, che sempre arrivava già strapieno.

Iniziava così un viaggio di circa 40 minuti che mi portava, stravolto e già provato nel fisico,

nei pressi del Poli pronto ad affrontare una corsa per cercare di occupare un posto nelle grandi aule

e con la concorrenza di circa 600 iscritti. Mi sedevo quasi sempre per terra perché anche lì,

quando arrivavo io l’aula era già piena. Trascorrevo i pomeriggi facendo le esercitazioni

di matematica e fisica e intorno alle 19:00 riprendevo il treno per Saronno. Una volta sbagliai numero

del tram, invece di prendere l’11 presi l’1. Fu lì che capii che dovevo fare

una visita oculistica, da allora porto gli occhiali da vista.

Al Poli ci sono tornato per l’anniversario di laurea del ’61, cinquanta anni

dopo. Ho visto che oggi si arriva in piazza Piola anche servendosi della

metropolitana. Ho calcolato che se avessi avuto la possibilità di avere

un’abitazione nei pressi del Poli mi sarei laureato con meno fatica

e due volte. Mi sento di far parte di quegli antichi faticatori indefessi e

proiettati verso un obiettivo con una tenacia non comune

e senza tentennamenti. Di quel periodo ricordo la sensazione

che mi accompagnava in treno, in tram, a lezione, quella di aver scelto

forse una cima troppo alta.

Ma poi, con orgoglio, ce l’ho fatta.

Nelle foto l’Alumnus Carlo Morsiani e alcune

immagini dal viaggio dei neolaureati del ’61

a un impianto Shell ad Amsterdam, Olanda.

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L’ing. Morsiani è scomparso pochi giorni

prima della stampa del MAP.

L’associazione AlumniPolimi esprime

la sua vicinanza alla famiglia.


97


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