La Freccia Febbraio 2020

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DI VERDONE

CE N’È UNO

IL CELEBRE ATTORE E REGISTA ROMANO RACCONTA

LA SUA NUOVA COMMEDIA, SI VIVE UNA VOLTA SOLA,

TRA ANEDDOTI, ANTEPRIME E CURIOSITÀ

di Gaspare Baglio

gasparebaglio

«

Sono felice di fare questa

intervista. Vado spesso a

Milano, Firenze, Torino e

Napoli. E non conviene prendere l’aereo,

il treno non si batte. A bordo riesco

pure a lavorare. È una passione

che ho sempre avuto, collezionavo

addirittura i trenini Marklin».

Carlo Verdone si lascia andare a un

ricordo personale prima di raccontare

alla Freccia il nuovo film da lui diretto

e interpretato, Si vive una volta

sola, nelle sale dal 26 febbraio.

Attore e regista amatissimo dal pubblico,

con le sue commedie agrodolci

fa sorridere a denti stretti, mostrando

tic e manie degli italiani. Chi non ricorda

l’ossessivo Furio di Bianco, rosso

e Verdone, il coatto Ivano di Viaggi

di nozze, il timido Sergio di Borotalco

e lo spavaldo Gepy Fuxas di Perdiamoci

di vista?

Ogni personaggio è legato a un sorriso

velato di malinconia. Caratteristica

che ha reso Verdone un regista

unico e inimitabile. Di Verdone ce n’è

uno. Così come inimitabili sono le sue

pellicole, che non hanno mai avuto

sequel, ai quali si dichiara contrarissimo.

Come mai questa avversione?

C’è il rischio enorme di deludere il

pubblico. Il film vero è uno e basta,

poi si deve cambiare pagina. I numeri

due mi sembrano una furbizia.

Cosa ci dice di Si vive una volta sola?

È arrivato dopo un anno di riunioni

che non riuscivano a centrare molto

bene l’obiettivo. Il produttore De Laurentiis

dimostrava delle perplessità,

capivo che c’era qualcosa che riteneva

troppo azzardato. Poi ho incontrato

Giovanni Veronesi, gli ho parlato

dell’idea che avevo e dei dubbi a livello

produttivo.

Veronesi che le ha detto?

Mi ha dato uno spunto, molto interessante,

che ha portato allo sviluppo

del soggetto e della sceneggiatura

in tempi rapidi.

Quale storia è uscita fuori?

È un film corale su un’équipe medica

formata da Rocco Papaleo, Anna

Foglietta, Max Tortora e me. I personaggi

sono professionisti di alto livello

nel lavoro, ma di bassissimo livello

nella vita privata, con solitudini e problemi

sentimentali. Si frequentano

anche fuori dalla sala operatoria, ma

il tempo ha usurato l’amicizia: quasi

non si sopportano più, però non possono

fare a meno l’uno dell’altro. Poi

un fatto traumatico, tra i tanti colpi di

scena, permette di ridisegnare l’amicizia

e l’affetto con maturità.

Come ha scelto il cast?

Non avevo mai lavorato con nessuno

di questi attori. Anna Foglietta mi

aveva colpito molto a teatro e nel film

drammatico Un giorno all’improvviso.

Trovo sia un’attrice meravigliosa, sa

destreggiarsi nella commedia come

nelle parti drammatiche. È stata perfetta.

E Rocco Papaleo?

È l’anestesista. Il personaggio doveva

avere una sua fisionomia e quel ruolo

gli calza a pennello.

Manca solo Max Tortora…

Lui mi è sempre piaciuto. Tra le altre

cose, prima di iniziare a girare,

ho pensato che questo film potesse

dare agli interpreti qualcosa di importante

dal punto di vista recitativo.

La scrittura è stata modificata sulla

base delle caratteristiche degli attori.

Sono rimasto molto contento, è uno

dei migliori cast che ho mai avuto e,

dopo le riprese, siamo diventati molto

amici.

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