La Freccia Febbraio 2020

online.magazines

senza un editore con i propri interessi

da difendere.

Che le diverse testate abbiano un

proprio orientamento è del tutto legittimo,

quello che occorre sempre

è raccontare e scavare bene nei fatti,

cercando di andare un po’ al di là della

cronaca spicciola e del commento

immediato. Invece sui social i pareri

vengono facilmente assimilati alle

verità storiche. E rispetto a un fatto,

che oggettivamente ha una sua consistenza,

la contrapposizione di due o

tre pareri rende relativo perfino il fatto.

La nostra presenza su quelle piattaforme

può fare la differenza. Perché

se ci sei, come Tg Rai, qualcuno può

cercarti e chiedersi: «Vediamo cosa

dice la Rai».

C’è chi mette in discussione anche

l’obiettività e terzietà dell’informazione

Rai…

Guarda, a volte le scelte possono essere

difficili e più complesse, ma in

quest’anno trascorso alla direzione

del Tg3 non mi sento di dire di essere

stata condizionata mai nelle mie decisioni.

Forse si sa che sono una con cui

non è facile discutere, per carattere

(ride, ndr). E comunque basta esigere

il rispetto dell’articolo 6 del nostro

contratto nazionale, che conferisce al

direttore il potere di lavorare in piena

libertà e autonomia e ti difende da ingerenze

esterne.

Qual è il tratto caratteristico del Tg3?

Nel nostro mondo c’è chi per conquistare

audience o lettori costruisce

titoli a effetto, chi dà grande spazio

alla cronaca nera o rosa, a notizie curiose,

a immagini pruriginose o spiritose…

Noi la cronaca nera, se possibile, la

evitiamo con grande accuratezza, non

è la nostra vena. Piuttosto raccontiamo

molto il sociale, cercando di cogliere

le spinte verso il cambiamento,

l’innovazione, le startup. Ce ne sono, e

ne abbiamo parlato, nate in Italia che

hanno conquistato notorietà mondiale.

Ecco, raccontiamo quel che emerge

di buono nella società, le storie di

resistenza rispetto al crimine organizzato

e alle mafie. A metà gennaio,

mentre la cronaca riferiva della maxi

retata contro la mafia dei Nebrodi,

abbiamo mostrato l’esempio virtuoso

di Troina, un paese che in quel territorio

ha costruito un suo modello cooperativo

per opporsi alle infiltrazioni

mafiose.

Insomma, informazione e impegno

civile.

Com’è nella tradizione del Tg3. La

squadra con cui lavoro è eccezionale,

fatta di colleghi capaci e impegnati.

Un grande lavoro corale in cui nessuno

si risparmia. Del resto, noi facciamo

un giornale di servizio pubblico

e compiamo scelte diverse rispetto

a testate che hanno altre identità e

logiche. Sono convinta che con la notizia

morbosa di cronaca nera o rosa

puoi ottenere un picco di visite su un

sito, ma la credibilità è qualcosa che

conquisti poco a poco, la formi nel

telespettatore e nel lettore fornendo

con continuità un certo tipo di notizie

di qualità fino a diventare per loro un

punto di riferimento.

Spesso mi chiedo se non ci sia anche

un problema di qualità dei lettori, un

immiserimento culturale, indotto in

parte da una scuola che non forma

più come una volta.

Non sono d’accordo, nel raffronto

con le scuole e le università del resto

d’Europa credo che l’Italia vanti

un ottimo livello di preparazione dei

docenti e dia una buona formazione

che poi consente ai nostri giovani di

emergere all’estero. È che i docenti

sono chiamati spesso a sopperire ad

altri vuoti sociali. Fino a qualche anno

fa c’era una rete di corpi intermedi

che potevano dare risposte a problemi

che la famiglia, oggi più di un

tempo, con genitori molto occupati o

assenti, non riesce più a risolvere, demandando

questo ruolo alla scuola.

Chi informa può anche educare?

Se c’è un problema di crisi educativa,

più che nella scuola, è nell’assenza di

una connessione credibile tra i corpi

intermedi rimasti attivi in questo Paese,

ossia di quei luoghi dove si affermano

temi e valori intorno ai quali

un ragazzo può spendersi e dare un

senso alla propria vita. L’informazione

può e deve lavorare per meglio connettere

le generazioni e indurre una

reale comunicazione tra loro. Ma io,

che guardo al mondo giovanile con

grandissima attenzione, sono ottimista,

sono sicura che i giovani faranno

meglio di noi. Del resto i Fridays

for future ne sono una testimonianza

formidabile. In Germania il loro movimento

ha già spinto i Lander ad accelerare

l’abbandono delle produzioni a

carbone.

C’è soltanto da augurarsi che crescendo

non diventino cinici e poco

lungimiranti come tanti, troppi

adulti.

5

More magazines by this user
Similar magazines