Italia a Tavola Febbraio 2020

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il direttore

Alberto Lupini

Addio ai Beatles e allo Stilton

Non prendiamocela col whisky

Chi è cresciuto col mito dei Beatles o ha studiato all’ombra del Big Ben ha provato

rammarico, ma anche un po’ di rabbia. Della Regina Elisabetta e della sua imbarazzante

famiglia poco ci importa, ma che gli inglesi siano fuori dall’Unione europea è

come se si fosse tornati indietro di decenni, a quando la Manica era un confine e

zona di guerra. Gli effetti li avremo solo dal prossimo anno, ma ora che Londra si è politicamente

ritirata dal continente, illudendosi forse di rinverdire l’asfittico mito del Commonwealth colonialista

o godere di chissà quale buon trattamento dagli Stati Uniti, c’è solo da sperare che, dopo lo status

quo per (almeno) 11 mesi, si trovi un accordo sul commercio e sul resto. Si spera, nell’interesse di

tutti, che si trovi un accordo sul libero scambio con la Gran Bretagna come eccezione rispetto agli

altri Paesi terzi.

Ma intanto l’Unione è scesa di 66 milioni di cittadini (i sudditi di Sua Maestà britannica) e ha

perso per la prima volta anche un po’ di geografia. E se da gennaio 2021 serviranno il passaporto e il

visto (elettronico) per andare a Londra, poco male: magari molti europei sceglieranno altri hub per

i voli internazionali. Non che l’Europa perda poi molto se l’irrequieto primo ministro Boris Johnson

non parteciperà ai Consigli europei e il suo Paese non avrà più voce in capitolo nelle decisioni a cui

gli inglesi dovranno comunque adattarsi se vorranno vendere qualcosa in Europa. Anzi, per molti

versi, tolta di mezzo l’ambigua figura di frenatori dei premier britannici, l’Ue potrebbe ritrovare un

po’ più di sintonia e unità. Infastidisce semmai che al momento l’inglese debba restare con il francese

e il tedesco la lingua base di tutti i documenti.

Ma parliamoci chiaro: un Paese che in strada viaggia a sinistra e che ha unità di misure in pollici

o miglia non ha mai voluto integrarsi col resto dell’Europa. E ora forse è tempo che gli europei si

scrollino di dosso un po’ di polvere di quelle brughiere, allontanino la nebbia e lascino andare Albione

per la sua strada. Se ci saranno dei dazi cresceranno i costi per l’export di auto, trasporti, tessile

e arredamento, oltre all’agroalimentare. Noi italiani sul piano industriale potremmo avere riflessi

negativi soprattutto per un calo delle esportazioni tedesche, di cui siamo subfornitori. Il vero danno

potrebbe essere sui prodotti alimentari, che il biondo Boris non ama particolarmente. C’è già chi

propone di boicottare il whisky, ma danneggeremmo solo gli scozzesi che in Europa ci volevano restare

e che proprio per questo potrebbero fare saltare l’unità del Regno di Elisabetta II. Magari si

potrebbe colpire lo Stilton, ma non è che di quel formaggio erborinato se ne mangi molto da noi con

le ottime alternative che abbiamo. In verità sarebbe meglio evitare guerre commerciali ed evitare che

i turisti inglesi scelgano altre destinazioni.

A pagare

lo scotto

della Brexit

potrebbero

essere soprattutto

i prodotti

alimentari.

Ma se lo Stilton

da noi non va

per la maggiore,

boicottare

il whisky

danneggerebbe

gli scozzesi che

in Europa

ci volevano restare

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