Sequence 63

online.magazines

Petranboard

The people of Petran, Turkey,

have been snowboarding for roughly

300 years.

Offline in Albania

Sometimes you get a trip so good

that the travel part is just as exciting

as the destination.

Severin Van Der Meer

“I don’t really like to get told I shouldn’t

do something, but I love to get

inspired from other people.”


JONES MTB


+ + +

JONES

JONES XLT

JONES ZEPHYR

EXPERIENCE

THE

THIRTYTWO.COM


Edito°

TEXT

Matteo Rossato

PHOTO

Achille Mauri

Il tema di questo edito è la tecnologia.

Prima che controlliate la copertina per vedere se

avete erroneamente aperto una copia di Focus,

vi anticipo che sì, vi è un nesso con lo snowboarding,

quindi abbiate la pazienza di leggere fino in fondo.

Dunque dicevamo il tema è la tecnologia e in particolare

i suoi pro e contro. La tecnologia ha reso

fruibile l’informazione ad un pubblico infinitamente

più ampio di quanto i mezzi di comunicazione classici

abbiamo mai potuto aspirare. La tecnologia ha

messo alla portata di tutti i famosi 15 minuti di celebrità,

così come ha dato l’occasione a chiunque di

potersi affermare, grazie alle infinite possibilità dei

social network e delle piattaforme digitali.

La tecnologia ha letteralmente azzerato le distanze

tra le persone, almeno potenzialmente. Ma la tecnologia

ha anche compromesso la qualità dell’informazione

e dei media: oggi chiunque con una connessione

dati può dire la sua e renderla pubblica: questo

non lo rende necessariamente un divulgatore, un attore

o un giornalista. La tecnologia ha azzerato così

efficacemente le distanze, che ora abbiamo intere

generazioni di alienati, che non riescono a comunicare

se non tramite la rete, con messaggi, commenti

o video reaction: si litiga su instagram, si denuncia

su twitter e ci si sfoga su youtube. Su questo numero

di Sequence troverete molti spunti di riflessione in

merito. Abbiamo parlato con Absinthe di quanto le

premier dei video, una volta comuni e ora una rarità,

siano importanti per il tessuto sociale del nostro

sport e per tale motivo loro, da 15 anni, non mancano

di organizzare un tour mondiale di date.

Siamo andati Offline con Nitro in Albania, che tramite

il loro ultimo film, propone di scollegarsi ogni tanto

dalla rete per godere del mondo reale. Abbiamo

discusso con Matt Georges del suo ultimo progetto

DIY cartaceo Club Sandwich ed infine abbiamo raccontato

la gloriosa storia di Transworld snowboarding,

caduto sotto il fuoco nemico della democratica

“comunicazione digitale” moderna.

In tutto questo quindi, qual’è la morale? La tecnologia

è un male? Non necessariamente. Ma sicuramente

dopo la scorpacciata di informazioni istantanee

propinate ogni minuto dai social negli ultimi anni, il

popolo dello snowboard sta sentendo la necessità di

fermarsi un momento e tornare a godere dei preziosi

momenti che la montagna offre, delle ragionevoli

attese per vedere un bel video o per leggere un articolo

ben scritto su un magazine, o semplicemente

compiere l’atto sovversivo di buttare il cellulare

nella giacca in modalità silenzioso e scambiare due

parole con il compagno di surfata.

Sono certo che il buon Jake sarebbe d’accordo.


Grilo at Avoriaz 1800

Snowboarding

simplified

for everyone.

BUR19_20W_StepOn_SequenceIT_#2.indd 1 10.10.19 09:47


Editor In Chief

Denis Piccolo

Creative Director

George Boutall

Editorial Coordinator

Matteo Rossato

Crew

Editor In Chief

Denis Piccolo

denis@hand-communication.com

Editorial Coordinator

Matteo Rossato

ross@hand-communication.com

Advertising Office

hello@hand-communication.com

+39 333 7741508

Creative Director

George Boutall

george@evergreendesignhouse.com

Graphic Design

Francesca Pagliaro, Diego Marmi,

Stefano Luongo

Editing & Translation

Giacomo Margutti

Sequence-Magazine.com

Federico Mura

hello@hand-communication.com

Photographers & Filmers

Matt Georges, Dominic Zimmermann, Markus

Rohrbacher, Gianfranco Battaglia, Claudio

Foco, Cyril, Silvano Zeiter, Kevin Kok, Achille

Mauri, Migi, Roberto Bragotto, Alex Steward,

Francesco Zoppei, Scotty Stephenson, Ben

Gavelda, Aaron Schwartz, Andrea Schilirò,

Thomas Monsorno

Collaborators

Lisa Filippini, Elisa Maria Ferrari, Giulia

Boccola, Silvia Galliani, Marta Manzoni, Luca

Albrisi, Enrico Santillo, Antonio Isaja, Sofia

Parisi, Fabrizio Bertone, Simone Lovera

Cover

Severin Van Der Meer by Silvano Zeiter

Company Editor

Hand Communication

Corso Francia 17 - Torino

hello@hand-communication.com

Store Magazine Map

sequence-magazine.com/magazine-finder

Online Shop & Subscriptions

sequence-magazine.com/shop

Printers

L’artistica Savigliano

Savilgiano - Cuneo - Italy

lartsavi.it

Distribution

25.000 copies distibuted in +500 European

stores: Italy, Switzerland, Austria, Germany,

France, England, Spain, Belgium,

Finland, Holland, Czech Republic,

Slovakia & Portugal


RIDE SICKY SEQUENCE SINGLE 190X250.indd 1

9/16/19 6:18 PM


116° Severin Van Der Meer

84° Campiglio to Alberg

92° On the Shoulders

of Giants

76° Jake Burton

98° Offline in Albania

60° Petranboard

106° Japan Triple

Index

8° The daily News

12° Fresh Made

16° Killer Collabs

20° Eco Seven

24° Auclair Gloves

26° Sequence Guide

28° Blue Tomato

30° Yoga Snowboarding

32° Skicircus

34° Ursus Snowpark

36° Pila Snowland

38° 15 Minutes

40° Sam McMahon

42° Club Sandwich

44°

46° Suzy Greenberg 270

48° Ten years of Jones

50° On the Lookout

54° Halldor Helgason

56° Gigi Ruf is back

68° Isle of Snow


K2Snbd-ITA-Sequence_Mag-Kennedi_Deck_Ad-230x285+5mm-1.0-Print.pdf 1 15.10.19 14:23

KENNEDI

DECK

K2 proudly welcomes Kennedi Deck to the International AM Team. Snowboarding by Kennedi

Deck. She is riding the Cold Shoulder board and Meridian binding. Photos by Marc O’Malley.

Location: Washington, USA.

K2SNOW.COM

SINCE 1987


The Daily Pill

BY DAVIDE FIORASO

Burton Mountain Mash 2020

Annunciate date, location e preview del Burton Mountain Mash 2020. Madonna di Campiglio

si riconferma location ideale per le attività che andranno a comporre l’agenda tra

il 27 gennaio e il 2 febbraio 2020. Torneranno pro-rider nazionali ed internazionali per il

consueto appuntamento con lo Slope Style presso l’Ursus Snowpark, mentre amatori ed

appassionati potranno sfidarsi nell’Anon Banked Slalom. Nel village farà tappa il Test Ride

dove provare le tavole 2020/21 e gli attacchi Step On, mentre i rider più piccoli potranno

divertirsi in tutta sicurezza al Burton Riglet Park. Per le donne tornerà lo snowboard camp

in rosa, mentre non mancheranno i momenti dedicati agli “addetti ai lavori” che coinvolgeranno

negozianti e rivenditori.

Quiksilver presenta Dark Matter

Basterebbe un solo nome, quello di Travis Rice, per far crescere l’attesa. Non un nome

qualsiasi, ma quello di uno dei rider più significativi del nostro tempo, un atleta che da

sempre sa innovare ed emozionare. Dopo il progetto Fourth Phase, Travis Rice torna in

grande stile chiamando a raccolta l’amico Elias Elhardt ed il leggendario regista Curt Morgan

di Brain Farm, con cui ha condiviso That’s It, That’s All e The Art Of Flight, artefice di

aver rivoluzionato i film d’azione dell’ultimo decennio. Il risultato è Dark Matter, presentato

da Quiksilver, una celebrazione dello spazio e del tempo al Tordrillo Mountain Lodge, nel

remoto backcountry dell’Alaska. Sarà disponibile da Natale 2019 su Amazon Prime, iTunes

e Vimeo on Demand.

Arthur longo entra nel team Capita

Scott Stevens, Kazu Kokubo, Jess Kimura, Kevin Backstrom, Brandon Cocard, Mike Rav,

Johnny O’Conner, Phil Jacques. Come alzare ancora il livello di un team stellare? Beh, con

Arthur Longo. Il 31 enne di Grenoble è letteralmente atterrato nel team Capita andando a

rinforzare il fortissimo roster dei Defender of Awesome. Per celebrare l’arrivo in pompa

magna, Capita ha realizzato una limited edition della Mercury, la sua all-mountain per

eccellenza, sul mercato in versione pro model 157 con un design customizzato. Una tavola

dalla versatilità estrema, pensata per raggiungere standard elevati in powder, condurre

curve impeccabili in pista e affrontare il park se decidi di dar sfogo alla tua fantasia. Proprio

come piace fare ad Arthur.

Giro è il primo brand a incorporare un tessuto polartec nei caschi

Giro Sport Design ha integrato l’innovativo tessuto Polartec Power Grid nella sua nuova

linea di caschi all mountain e freestyle. Power Grid non solo aumenta il calore riducendo

gli spazi, ma genera punti di contatto mirati che assorbono e diffondono il sudore favorendo

un’evaporazione più rapida. La sua lavorazione a maglia bi-componente utilizza due

costruzioni diverse in altrettante superfici: una ottimizzata per allontanare l’umidità dal

corpo, l’altra per asciugare rapidamente. Incorpora inoltre il cloruro d’argento che previene

la formazione di odori. “La competenza di Polartec nella termoregolazione è un naturale

completamento della leadership di Giro nella progettazione di caschi” – afferma David Karstad

di Polartec.

Conzzeta mette Mammut sul mercato

Il gruppo Conzzeta ha annunciato di volersi focalizzare su uno specifico campo di interesse

con l’intento di cedere gli altri marchi a portafoglio, tra cui Mammut Sports Group AG, parte

della holding svizzera fin dal 1982. A partire dal 2020, Conzzeta concentrerà le sue risorse su

Bystronic, leader globale nella produzione di sistemi per la lavorazione della lamiera. Di conseguenza

Mammut, Schmid Rhyner e FoamPartner, non riceveranno più il supporto di cui

hanno bisogno. I profitti di Mammut, aumentati in modo significativo dal 2016 al 2018, con

ottime previsioni anche per il 2019, mostrano prospettive di crescita e sviluppo favorevoli per

il potenziale acquirente. La vendita di Mammut è specificamente diretta all’internazionalizzazione

del marchio che, sotto un nuovo proprietario, potrebbe trovare una nuova spinta.


ASYMMETRICAL

NEVER

FELT SO

NATURAL

The 3 asymmetrical functions FIT - FEEL - FLEX are combined in an asymmetric

shape and closure system that delivers optimum support and flex. The result is the

highest performance and most incredible feeling boot on snow.


The Daily Pill

BY DAVIDE FIORASO

Rene Rinnekangas promosso al global pro team di Rome

Rene Rinnekangas, già parte del programma AM da diverse stagioni, si unisce a Stale Sandbech,

Thomas Delfino e Alek Ostreng nel Pro team di Rome Snowboards. L’annuncio a

sorpresa gli è stato comunicato durante il Sales Meeting di qualche settimana fa a Killington,

nel Vermont. Rider finlandese classe 1999, Rinne è apparso dal nulla qualche anno

fa, diventato famoso in poco tempo. E’ entrato per la prima volta nella coscienza collettiva

durante la Dew Tour Team Challenge 2017, collezionando di lì a breve un’incredibile video

part come quella di “Everybody, Everybody”, eccellenti risultati agli X-Games e la partecipazione

alle Olimpiadi di Pyeongchang del 2018. Un risultato meritato che porterà tanta

energia contagiosa a tutto il team.

Zen snowboard: original, customized or fully customized?

Zen Snowboards, progetto dell’ex snowboarder professionista e park shaper Reto Neiger,

spinge la customizzazione ai massimi livelli. Le tavole Zen si differenziano qualitativamente

e funzionalmente dai prodotti di massa. Sono realizzate con componenti di fascia alta,

assemblate con attenzione ai dettagli, dando come risultato un pow(d)ertool orientato alle

prestazioni. Con il Big Nose “BN 3.0”, terza rimodulazione dei suoi ibridi all-mountain, Reto

ha sviluppato uno shape sorprendentemente versatile, veloce e affidabile. Disponibili in

undici diverse dimensioni con pop, flex e design personalizzabili a proprio piacimento. Per

coloro che desiderano la massima qualità e la massima affidabilità, adattata alle proprie

esigenze.

Il superpipe di Kitzsteinhorn apre a pieno regime

Il Superpipe di Kitzsteinhorn, Zell am See-Kaprun, in Austria, è in ottime condizioni e

pronto ad accogliervi. Dopo aver ospitato gli allenamenti di molte star internazionali provenienti

da Europa, Asia, Australia e Nord America, il Superpipe ha aperto a tutti i rider, dilettanti

e professionisti. Una struttura lunga 150 m e alta 6.5 costruita da Alli Zehetner ed il

team di Parkshaper. Quest’anno inoltre, Glacier Park e Superpipe saranno ancora più facili

da raggiungere grazie alla nuova 3K K-onnection, una linea di funivie lunga 12 chilometri

che collega il centro di Kaprun direttamente con il ghiacciaio Kitzsteinhorn attraverso la

Maiskogel, raggiungendo i 3029 m sopra il livello del mare.

Victor de le rue entra nel team jones snowboards

Victor De Le Rue, attuale campione del Freeride World Tour 2019, entra nella famiglia

Jones come nuovo rider del Team Internazionale. Cresciuto nei Pirenei francesi, in una

famiglia di snowboarder leggendari, Victor ha iniziato a fare snowboard a sei anni, diventando

campione juniores di boardercross, slopestyle e halfpipe. Raggiunta la maggior età,

Victor si è allontanato sempre più dalle discipline agonistiche tradizionali per dedicarsi al

filming e al freeride. “Siamo felicissimi di avere Victor nel team! Ho avuto occasione di surfare

e campeggiare con lui e sono rimasto strabiliato dalla sua abilità nel riding e le buone vibrazioni

che emana in montagna. Ha grandissime capacità alpinistiche e come freestyler, inoltre è umile ed

estremamente pacato. Sarà perfetto nel nostro team” - ha dichiarato Jeremy Jones.

Selezionati i vincitori di Ispo brandnew 2020

Sono stati selezionati i vincitori di ISPO Brandnew 2020, la principale competizione di

startup nel settore sportivo. Una giuria indipendente di esperti ha valutato le proposte, redatto

un elenco iniziale di 50 nomi e selezionato un vincitore in ciascuna delle 8 categorie.

Ognuno di loro ha saputo conquistare la giuria con concetti sostenibili e personalizzabili,

prodotti che hanno un enorme fattore di divertimento. Per le startup premiate, ISPO Brandnew

crea un potente trampolino di lancio nel moderno business degli articoli sportivi.

Tutti i vincitori e i marchi selezionati presenteranno le loro soluzioni all’ISPO di Monaco

dal 26 al 29 gennaio 2020 presso il Brandnew Village del padiglione B4.

10°


Fresh Made

BY DAVIDE FIORASO

1. 2. 3.

4. 5. 6.

1. DC shoes asap anorak

Parte della Transitors Collection, Asap

Anorak è una giacca da snowboard ripiegabile

e comprimibile che abbina lo stile

streetwear a dettagli pensati per l’inverno.

Un guscio ricco di caratteristiche tecniche,

tra cui l’impermeabilità Weather

Defense da 10K, le prese d’aria in mesh, le

cuciture nastrate, il cappuccio regolabile

in due direzioni, la fodera in taffeta, le

tasche scaldamani con zip. Questa versione

Repurpose utilizza residui di poliestere.

2. Jones carbon flagship

Pronta per la competizione, costruita per

solcare i terreni ripidi alla massima velocità.

Per il 2020 Jones Snowboards ha completamente

ridisegnato la Carbon Flagship con

una nuova forma e nuovi materiali. Il tapered

shape di 12.5 mm sulla coda agevola il

galleggiamento e le curve veloci, mentre l’anima

in legno a tripla densità e la tecnologia

Traction 3.0 offrono una risposta torsionale

e un controllo senza eguali. La nuova

Ultra Base è la soletta più veloce mai testata.

3. Komono Anton Goggle

Un tributo alla legacy decennale di Komono

e un passo avanti in territori ancora inesplorati.

La prima maschera per gli sport invernali

presentata dal brand di Anversa porta il

nome del suo fondatore, Anton Jannssens,

ex-snowboarder professionista. Caratterizzata

da lenti potenziate e strap in caucciù, abbina

un fit perfetto a una protezione ampia, con

una attitudine forte e decisa. La maschera è

disponibile con un set di divertenti patches

che possono essere applicati a proprio gusto.

4. Shimoda Action X Camera Bag

Shimoda Designs, la company di Ian Millar

nota per progettare alcune delle borse

fotografiche più innovative al mondo, presenta

la nuova collezione Action X pensata per i

fotografi di avventura che vogliono muoversi

sulla neve. Tre zaini da 30L, 50L e 70L con

unità Core rimovibile di nuova concezione e

una funzione di caricamento dall’alto che si

affianca al pannello laterale ad accesso rapido

e all’apertura posteriore. Si completa di cinghie

in TPU e supporto rimovibile per casco. È

disponibile attraverso la campagna Kickstarter.

5. Nidecker Carbon Binding

Superleggeri, resistenti, reattivi. I Carbon

Binding stabiliscono un nuovo standard

in termini di rapporto prestazioni-peso. È

l’unico modello della gamma Nidecker che

presenta gli straps con la rivoluzionaria

tecnologia Hyperfuse sviluppata da Now

Bindings per portare il massimo livello

di precisione e trasferimento di energia

sulle curve, mantenendo comunque

un alto comfort. Utilizzano l’esclusivo

baseplate Unibody Pro con il 33% di fibra

di vetro, highback e buckles in alluminio.

6. Korua Bullet Train Plus

È iniziata una nuova era nel carving. Bullet

Train è la tavola direzionale progettata

per rendere agevoli le svolte estreme. Fa

parte della collezione Plus di Korua, una

linea che mira a costruire le migliori tavole

da snowboard possibili. I materiali di alta

qualità la rendono veloce come un proiettile;

grazie alla costruzione in titanio,

che assorbe le vibrazioni garantendo una

migliore torsione, questa bestia silenziosa

taglia i dossi con facilità e precisione. “By

far the best carving board I have ever ridden”.

12°


ADDITIONAL INFORMATION

ONLINE:UNIONBINDINGCOMPANY.COM

SOCIAL:@UNIONBINDINGCO

UNION BINDING COMPANY

RIDER

JOHNNY O'CONNOR

RIDING

STRATA

CONTACT

California Sports

tel:00390119277943

www.californiasport.info

YR.15

PHOTO

DANIEL BERNSTAL


Fresh Made

BY DAVIDE FIORASO

7. 8. 9.

10. 11. 12.

7. O’neill Original Anorak Jacket

Ispirata al passato, con dettagli tecnici aggiornati

ai nostri tempi. Original Anorak è

una rivisitazione della giacca progettata per

la prima Coppa del mondo di snowboard. Si

fa notare per la sua tasca a marsupio e i colori

audaci, ma non è pensata solo per avere

un bell’aspetto. E’ dotata di impermeabilità e

traspirabilità 10K/10K con tecnologia O’Neill

Hyperdry a rapida asciugatura ed è realizzata

nell’esclusivo tessuto Repreve, fibra sostenibile

ricavata dalle bottiglie di plastica riciclata.

8. Thirtytwo Tm-2 Xlt Helgason Boot

Un grip imbattibile, una costruzione a prova

di proiettile e la tecnologia Storm Shield per

affrontare qualsiasi situazione atmosferica.

L’upgrade del popolare TM-2 ora anche nella

versione Black/Camo creata per Halldor

Helgason. Questo scarpone all-mountain/

backcountry dal flex rigido ha una linguetta

sagomata in 3D che riduce i punti di pressione,

gambale articolato, suola Vibram e

intersuola dotata di ammortizzazione Evolution

Foam.

9. Plum Carbon Feyan

L’attacco di fascia alta per splitboarder esperti

che desiderano coniugare reattività, prestazioni

e leggerezza senza trascurare la solidità.

Lo spoiler in carbonio offre una presa ideale

senza compressione superflua, migliore resistenza

alla torsione e maggiore precisione di

guida. Grazie al sistema WoR (Walk or Ride)

è possibile eseguire molto rapidamente la

regolazione dalla modalità di salita a quella

di discesa. Feyan è il compagno ideale

per conquistare le vette su una splitboard.

10. Roxy Torah Bright Summit

Hydrosmart

Stile retrò reinterpreto in una morbidissima

pelle di pecora, per una protezione

impermeabile che migliora con il tempo.

Queste muffole da snowboard della

collezione Torah Bright tengono le mani

al caldo grazie all’isolamento PrimaLoft

Gold Eco e la fodera in pile con tecnologia

HydroSmart sul dorso della mano. Il tessuto,

arricchito con una formula al 100% biologica,

protegge, lenisce e si prende cura della pelle

mentre lo indossi.

11. Stranda Tree Surfer

Nell’arco di una stagione non sempre possiamo

disporre di neve fresca e giornate

perfette. Ecco allora che la Tree Surfer viene

in nostro aiuto. La sua coda fishshaped potrebbe

ingannare, ma questa non è soltanto

un ottima tavola da powder. Il rivoluzionario

nose a testa di martello rompe qualsiasi

crosta come un carro armato e intaglia la

pista come nessun’altro. Unisce un cuore in

frassino con barre di torsione in carbonio

ad un topsheet costituito da un sottile strato

di bambù.

12. Switch Designs Coyote Boot Bag

Dalla contea di Jefferson, Colorado, Switch

Designs ha creato la borsa per scarponi

più innovativa ed elegante sul mercato,

progettata per trasportare e stivare la tua

attrezzatura in maniera flessibile e pratica.

Il design brevettato e la fibbia Fidlock reversibile

consentono di trasformarla nella

forma più adatta, convertendola da tote

bag completa a zaino singolo, riducendo

gli ingombri e i vincoli di stoccaggio. E’

realizzata in Cordura e nylon 500D con finiture

in pelle di alce.

14°


nitro-quiver-sequence.indd 1 22.10.19 16:33


Killer Collabs

BY DAVIDE FIORASO

1. 2. 3.

4. 5. 6.

1. Dakine X Eric Pollard

Wyeast Jacket

Dopo 20 anni di collaborazione con Eric Pollard,

Dakine è orgogliosa di presentare la EP

Artist Series, una collezione che celebra l’arte

e lo stile di prodotti realizzati per resistere

alle intemperie. L’iconico shell Wyeast ha una

costruzione impermeabile e traspirante, con

dettagli studiati per mantenerti asciutto nello

giornate di powder. Include una moltitudine

di tasche per organizzare gli oggetti, ghette sui

polsi e prese d’aria per regolare la temperatura.

2. Nitro X Grif

Mountain Snowboard

Geologo, avventuriero, artista, nonché uno

dei rider più stilosi ed eccentrici di tutta la

Nitro Family. Fan per eccellenza del modello

Mountain, per la stagione 2020 Griffin Seibert

ha ricevuto in dono la tela perfetta su cui realizzare

la sua visione: una grafica ispirata al

suo paese d’origine, lo Utah. Totalmente rivoluzionata,

la Mountain è una all terrain dallo

shape direzionale con sciancratura progressiva

e camber cam-out.

3.Nixon X Recco

Summit Backpack

Parte della nuova collezione Backcountry,

Summit è lo zaino sviluppato insieme a Nicolas

Müller per garantire massima capienza e

impatto ridotto mentre ti muovi con agilità tra

gli alberi o nella fila di un aeroporto. La tecnologia

di segnalazione Recco, i dettagli riflettenti

e il fischietto di salvataggio incorporato ti

aiutano a rimanere al sicuro anche fuori pista.

L’esclusivo guscio in cotone combina fibre

naturali con un rivestimento impermeabile.

4. 686 X Slayer

Mountain Mitt

686, marchio fondato nel 1992 dal Michael

Akira West, incontra lo stile thrash metal

degli Slayer in una collezione limited edition

per gli amanti del genere. Ecco allora

che l’iconico logo dell’aquila romana compare

sulla muffola Mountain Mitt. Inalterate

le altre caratteristiche: tecnologia touchscreen

Soundtouch, polsino regolabile con

velcro, leash da polso, tessuto esterno in

Dense Oxford con trattamento DWR, inserto

impermeabile e traspirante infiDRY, isolamento

Fiber Fill con fodera in micro tricot.

5. Element X National

Geographic Nyjah Lion 8 Deck

Ha preso ufficialmente il via la prima release

del progetto di collaborazione tra National

Geographic ed Element. Una vasta

capsule collection, a sostegno della conservazione

e dell’educazione ambientale,

che celebra il regno animale grazie ad una

selezione di immagini fotografiche raccolte

dagli archivi della National Geographic

Society. Nella serie di tavole customizzate

per l’occasione anche il pro model di

Nyjah Huston.

6. Vans Ferra X Mary Rand

Pro Boot

Vans si è riunita ancora una volta con Mary

Rand, forza trainante del team femminile,

per creare la nuova interpretazione dello

scarpone Ferra Pro, aggiornato con una

colorazione floreale ispirata alla classica

arte del tatuaggio. Vera novità di questa

versione 2020 è la V2 Ultracush Smartwool,

una fodera termoformabile in lana merino

che arriva per la prima volta sul mercato

creando nuovi livelli di comfort e calore.

Soletta V2 Popcush e sistema di chiusura

Hybrid Boa.

16°


Killer Collabs

BY DAVIDE FIORASO

7. 8. 9.

10. 11. 12.

7. Woolrich X Stussy

Plaid Workshirt

Woolrich annuncia la collaborazione con il

brand californiano Stüssy, reinterpretando

un classico d’archivio. La camicia da lavoro

a quadretti è realizzata in 100% lana americana

e presenta un’imbottitura in Tactel, una

speciale fibra sviluppata da Dupont, ideale

per l’utilizzo quotidiano e per il tempo libero.

Woolrich x Stüssy sarà disponibile presso

gli store Woolrich di Milano, New York e

Aoyama, nonché nei chapter store Stüssy.

8. Death Label X Dayze

Death Series Ltd Board

Death Series Ltd 2 è il risultato della collaborazione

tra il brand giapponese e Dayze,

all’anagrafe Yusaku Horii e Ryosuke

Horii. Una tavola da park scattante e votata

al divertimento: anima ottimizzata per

facilitare il controllo della torsione, inserto

X-Basalt Fiber che dona un pop incredibile,

morbidi sidewall in uretano per

una guida più fluida, angoli pre-smussati

per eliminare qualsiasi attrito sui rail.

9. Vssl X Vans

Mountain Series

Sk8-Hi MTE è il pezzo forte della nuova limited

collection tra Vans e VSSL, marchio canadese

di outdoor utility tools. La leggendaria

high top, nella versione Mountain Edition,

aggiunge dettagli pensati per la stagione fredda:

calda imbottitura, strato isolante e suola

vulcanizzata con struttura waffle. A questo

pacchetto si abbina il kit personalizzato Camp

Supplies con luce LED a quattro modalità,

bussola di precisione.

10. Union X Funky Binding

Una collaborazione italianissima in cui

sono stati versati sudore, lacrime e salsa

di pomodoro. Questo attacco, in edizione

limitata per Funky Snowboard, è stato

realizzato dalla Custom House di Union

Binding per offrire durabilità e prestazioni

ai rider che snowboardano oltre 100 giorni

all’anno. Indistruttibile, in grado di gestire

qualsiasi condizione o terreno. Comfort

e affidabilità pluriennali, supportati da un

baseplate con garanzia a vita.

11. West X The Helvetic

Collective La Hache Ltd

The Helvetic Collective è un gruppo di 12

fotografi e influencer svizzeri uniti dal comune

interesse per la vita all’aria aperta e

le Alpi svizzere, soggetto scelto per la collaborazione

con West Snowboarding sul

loro modello best-seller. All-mountain per

eccellenza, La Hache è una tavola studiata

con una forte attenzione alla polivalenza e

alle prestazioni. Ideale per il freeride, ultra

stabile in pista e molto efficiente in park o

in pipe per buoni freestyler.

12. Ugg X Rocky Mountain

Featherbed Classic Mini

Nel 1978, un giovane australiano ideò quella

che sarebbe diventata la calzatura simbolo

dei surfisti californiani. Da allora, lo

stivale UGG ha subito una diffusione capillare

in tutto il mondo, apprezzato per

la morbidezza del montone ed il suo design

intramontabile. Dall’incontro con il

marchio giapponese Rocky Mountain Featherbed,

nasce questa versione del Classic

Mini dove la parte alta è sostituita da un

piumino imbottito in nylon ripstop.

18°


COMFORT,

PROTECTION,

FLAWLESS FIT.

Ben Ferguson

M4 Goggle

Prime MIPS Helmet

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Eco Seven

BY DAVIDE FIORASO

Burton diventa una B Corporation

Burton è diventata la prima azienda di snowboard a ricevere la certificazione

B Corporation, rinforzando così il suo impegno a fare

impresa con un impatto positivo sulle persone e sull’ambiente. Le

B Corps, riconosciute come gold standard del business responsabile,

si impegnano a mantenere i più alti livelli sociali e ambientali. Il

marchio ha ottenuto il prestigioso riconoscimento dopo un processo

di B Impact Assessment che ha valutato ogni singolo aspetto dell’azienda:

dall’influenza del proprio modello di business sulla comunità

alla catena di fornitura, dai benefit per i dipendenti alle azioni di

beneficenza che vengono attuate. “I nostri valori sono parte integrante

della nostra identità come pionieri dello sport. Ora più che mai, le aziende

devono farsi avanti e parlare dei problemi che impattano sul mondo e che

coinvolgono tutti” – ha commentato Donna Carpenter, CEO di Burton.

Vaia: Il primo amplificatore nato dalla tempesta

Ciò che la tempesta ha strappato alle foreste del Nord Italia nell’autunno

del 2018, viene loro restituito in un oggetto di design realizzato

dagli alberi caduti. Un piccolo cubo in grado di amplificare il suono in

modo naturale, nato dall’idea di tre ragazzi e la loro start up che dalla

tempesta, oltre al legno, ha preso anche il nome. Un oggetto in grado

di riportare valore a un territorio piegato dalle calamità naturali, secondo

un processo di economia circolare in cui coinvolgere artigiani

locali e materie prime già esistenti e pronte all’uso che altrimenti andrebbero

sprecate, come gli alberi caduti del Trentino. Si può utilizzare

come elegante supporto per lo smartphone o come amplificatore

naturale per la tua playlist preferita. Al fine di tutelare le comunità e

i territori esposti al rischio idrogeologico, Vaia si impegna a piantare

un albero per ogni prodotto venduto. Per info www.vaiawood.eu

Skullcandy svela il programma di upcycling

Skullcandy ha presentato un nuovo programma di upcycling realizzato

in collaborazione con la struttura green-forward Cali Resources di

San Diego. La proposta è stata pianificata in modo da recuperare tutti

i prodotti resi o danneggiati, rinnovandoli al fine di eliminare gli sprechi.

Come bonus aggiuntivo, Skullcandy e Cali Resources doneranno

parte dei proventi generati dai prodotti riciclati a Protect Our Winters

(POW), il principale gruppo di difesa sul clima per l’intera comunità

degli sport invernali. Dall’inizio del programma, ad aprile 2019, Skullcandy

ha già riciclato oltre 34.000 prodotti. Ogni prodotto ricondizionato

viene siglato con una etichetta “Upcycled For POW”, informando

il consumatore che una parte dei proventi del suo acquisto

andranno a favore dell’organizzazione fondata da Jeremy Jones. Il programma

di riciclo si espanderà in Europa e nel Regno Unito nel 2020.

20°


THE

BRIGADE

RETHINK

YOUR RIDE

NOW-SNOWBOARDING.COM

REDUCE / ENHANCE / CUSTOMIZE

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Schoeller introduce il tessuto biodegradabile pro earth

Fondatore del sistema bluesign, primo produttore di abbigliamento

sportivo a ricevere la certificazione Oeko-Tex Standard 100

e una delle prime aziende a firmare l’accordo sul clima di Parigi.

Schoeller Textil AG continua a dimostrarsi all’avanguardia nelle

pratiche sostenibili, portando sul mercato Pro Earth, una delle prime

collezioni di tessuti sintetici biodegradabili. Pro Earth è stato

creato per aiutare a compensare gli oltre 16 milioni di tonnellate

di rifiuti tessili prodotti ogni anno nei soli Stati Uniti. Il poliestere

vergine è stato ottimizzato non solo per prestazioni di alto livello,

ma soprattutto per biodegradare a velocità più elevate rispetto

agli attuali standard. La nuova collezione debutterà nell’ambito

della linea SFTC, joint venture tra Schoeller Textil e Formosa

Co. Ltd, fornitore leader di soluzioni tessili con sede a Taiwan.

Borealis: eco-friendly snowboards

Sin dalla sua creazione, nel 2013, l’utilizzo di materiali a ridotto

impatto ambientale è stato il fulcro del progetto di Ben Hall, fondatore

di Borealis Snowboards. Il marchio francesce costruisce

tavole ad alte prestazioni dando particolare enfasi al bambù, un

materiale leggero, prestazionale, capace di rinnovarsi rapidamente.

Tutti i nuclei in legno sono certificati FSC e provengono da

foreste gestite in modo responsabile. I materiali vengono incollati

con Greenpoxy, una resina epossidica composta per il 51% da biomassa

riciclata, o resina Zero VOC, completamente priva di composti

organici volatili. Alternative che riducono la dipendenza da

prodotti derivati dal petrolio e rendono l’ambiente di lavoro più

salubre. Pads in lino naturale, topsheet in bioplastica vegetale, inchiostri

a base d’acqua o lattice completano il lavoro.

Picture organic clothing: shelter

Mat Schaer, Léo Taillefer, Levi Luggen, Thomas Delfino e Serge

Lambert. Cinque amici che hanno deciso di condividere la propria

passione per uno sport ed il proprio amore per la montagna.

Due mesi attraverso le Alpi, cercando l’approccio più naturale

possibile, esplorando valli nascoste e remote vette, lontano dal

trambusto delle più grandi stazioni sciistiche del mondo. Shelter

è il documentario scritto e diretto da Julien Roserens e Morgan

Le Faucheur, co-prodotto da Picture Organic Clothing con Almo

Films, che vuole lanciare un messaggio importante: rispettare

la nostra meravigliosa Terra. Un viaggio di bivacco in bivacco,

godendo fantastiche discese, lunghe traversate e faticose risalite,

osservando in prima persona l’impatto del cambiamento

climatico sulle Alpi. Un’avventura alla scoperta di storie uniche.

Quiksilver: recycled for radness

L’impegno di Quiksilver verso una produzione sostenibile si traduce

in due capi simbolo della nuova collezione 2020. Il primo è la TR

Stretch Snow Jacket nata per soddisfare le esigenze di Travis Rice:

stile, comodità e nessun compromesso in fatto di prestazioni. Utilizza

l’innovativo materiale messo a punto da Unifi: Repreve, una

fibra sostenibile realizzata interamente con plastica post-consumo

di qualità alimentare. Il secondo è la Spindye Snow Jacket, la preferita

di Mat Crepel, realizzata in poliestere riciclato con trattamento

SpinDye, tecnologia svedese che offre un sistema di tintura innovativo,

pulito, tracciabile e duraturo. Un processo di colorazione certificato

e trasparente, in cui il pigmento viene aggiunto alla soluzione

di filatura prima dell’estrusione, diventando parte omogenea della

fibra, evitando i tradizionali sistemi dannosi per l’ambiente.

22°


Alberto Maffei, Italian Snowboard Freestyle Team:

“ If I don’t reach a goal that I’ve set,

I Just need to work harder and never give up! ”

One of the best freestyle area in the Alps.

campigliodolomiti.it | ursus-snowpark.com

ph. by A.Botto


Max Parrot,

Born to Perform.

Com’è stato quando hai capito che dovevi affrontare

una sfida della vita che era molto più

grande di qualsiasi kicker che normalmente sfidavi

come rider professionista? La cosa più difficile

è stata perdere tutta la stagione scorsa! Non mi sono

mai perso un contest in tutta la mia carriera e quindi

non me ne sarei perso solo uno, ma tutti! Questo è stato

davvero difficile da elaborare nella mia mente. Volevo

competere, allenarmi e stare in tavola. Ho accettato

questa sfida come se fosse una delle tante precedenti.

Sapevo che non sarebbe stato facile e sarebbe stato anche

lunga. L’importante era metterci tutto il mio impegno

nei trattamenti e anche andare di trattamento in

trattamento. Mi accorgevo così che lentamente riuscivo

ad intravedere la fine di tutto quel percorso.

Raccontaci il tuo programma di allenamento per

tornare in forma e quando i medici ti hanno dato

il via. Il mio cardio e i miei muscoli non esistevano

più dopo i cicli di chemio. Sono dovuto andare in palestra

cinque volte a settimana e poi andavo a saltare

sui trampolini una volta a settimana. E poi a mano a

mano che il mio corpo si sentiva meglio, ho iniziato ad

andare sull’air bag con la mia tavola. Andavo tre volte a

settimana sull’air bag e tre volte a settimana in palestra.

È stato davvero intenso! Ma avevo in mente un obiettivo

e avevo bisogno di raggiungerlo.

Auclair Gloves sponsorizza i migliori atleti canadesi di sport invernali

dagli anni ‘70. Il marchio canadese è orgoglioso della sua collaborazione

con i migliori medagliati del proprio paese, e tra di loro c’è soprattutto

Max Parrot, che non è solo uno snowboarder di classe mondiale che ha

già vinto svariati contest tipo 10 medaglie agli X-Games e una d’argento

alle Olimpiadi di PyeongChang 2018, ma è anche un eroe nella vita reale,

avendo vinto la sua personale battaglia contro il cancro che gli è stato

diagnosticato a fine 2018. Max, appena finito due cicli di chemioterapia

durati sei mesi, è ritornato in forma il più presto possibile, e quando è

tornato in tavola subito dopo ha incredibilmente vinto gli X-Games di

Oslo e più recentemente il primo posto all’Air & Style di Pechino.

TEXT

Matteo Rossato

Ciao Max, raccontaci come ti sei sentito quando

ti sei reso conto di aver vinto l’oro agli X X-Games

di Oslo? È stato fantastico per così tante ragioni!

Prima di tutto, perchè ho raggiunto il mio obiettivo. Ho

lavorato così duramente le settimane prima di andare

agli X-Games ed ero davvero contento che abbia dato i

suoi frutti! È stato anche per me un modo per tornare

dov’ero prima del cancro, ma ora sono anche mentalmente

più forte di prima. Questa vittoria ha anche segnato

la mia decima medaglia X Games nella mia carriera!

Quanto è importante per te essere supportato

da un’azienda canadese come Auclair e far parte

di una squadra di atleti così stimolante? Sono

davvero orgoglioso di far parte dell’azienda Auclair e

di essere circondato solo dai migliori in circolazione.

Auclair è nel settore da molto tempo, sono una delle

migliori aziende nella progettazione di guanti e quindi

ha senso avere anche i migliori atleti nella loro squadra.

Ho sempre pensato che quando ti circondi di persone

che rappresentano l’elite nel loro settore, migliori anche

tu imparando da tutti delle cose che tornano buone

anche per te!

Sempre parlando di Auclair, come è stato il processo

di progettazione del tuo pro-model? Quali

sono le loro caratteristiche principali? Avevo bisogno

di un paio di guanti adatti allo snowboard e al

mio stile di vita. Non mi devono impacciare, ma devono

essere anche molto caldi! Devono essere realizzati

con materiali resistenti, per cui non si tagliano quando

grabbo in aria le lamine della mia tavola! E l’interno

non deve essere scivoloso: la mia mano deve afferrare

più facilmente la mia tavola!

Quanto è importante l’attrezzatura per un atleta

di classe superiore come te? In particolare, qual

è la differenza tra un buon guanto e uno meno

buono? Al mio livello ogni piccola cosa è importante e

può fare la differenza! E l’ultima cosa che vuoi quando

giri in tavola è che i tuoi guanti non siano comodo o

che scivolino quando grabbi; ed è anche importante

che tutto ciò che indossi si adatti al tuo stile di vita.

Quali sono i tuoi piani per questa stagione in

corso? Olimpiadi? Il mio piano per questa stagione

è di fare tutti i grandi contest e poi iniziare le riprese in

backcountry alla fine della stagione! Ho sicuramente in

mente anche le Olimpiadi, ma per ora non c’è motivo

di pensarci perché sono ancora molto lontane.

24°


INTRODUCING THE ALPHA BETA.

With a flexible 2-in-1 design featuring an insulated goatskin shell and removable

soft-brushed fleece liner, the ALPHA BETA was made for your all-mountain adventures.

CARABINER LOOP

Utility binding

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PROTECTION

5mm EVA articulated padding

PALM

Full goatskin with double-stitched

palm and textured leather overlay

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Elastic snow cuff with leash

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40g Thinsulate soft brushed

microfleece quilted liner

with reinforced palm

AUCLAIR

2019-2020

ALL-MOUNTAIN

COLLECTION

Way Way Out Alpha Beta Short Mountain Ops 2 Traverse Western Ops Snow Ops

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The Digital Snowboard Guide.

sequencesnowboardguide.com

TEXT

Denis Piccolo

L’unica snowboard guide digitale con

tutti i prodotti disponibili sul mercato Europeo.

Scegli, confronta ed acquista il tuo set-up preferito.

Siamo già l’unica e più completa snowboard guide

stampata e distribuita in Europa in più di 600 store, ma

non ci bastava. Il nostro supporto ai vostri acquisti non

finisce qua: al link www.sequencesnowboardguide.

com potrete vedere e confrontare tutte le tavole, gli attacchi

e gli scarponi disponibili sul mercato, dovunque

via troviate, sia da desktop che da mobile.

Come funziona? Vi faccio un esempio. Volete comprarvi

una nuova split board: siete certi di conoscere tutti

i modelli che il mercato offre? La verità è che ci sono

molti più brand di quanti ne conosciate. Utilizzando la

ricerca e i filtri dell’applicazione sarete in grado non

solo di trovare tutte le split in commercio, ma di discriminare

per misura, colore, tipologia di camber e tantissimi

altri parametri.

Dovete cambiare gli scarponi e volete un modello

un’allacciatura rapida ma non sapete quante tipologie

ne esistono e in cosa differiscono tra di loro? Con una

veloce ricerca sarete in grado di trovare lo scarpone

perfetto per voi. Amate il rosso? Con un semplice click

potrete filtrare tutte le tavole, gli scarponi e gli attacchi

in commercio nel vostro colore preferito!

Potrete inoltre condividere le vostre recensioni tramite

i principali social network o leggere quelle di altri; se

avete dubbi o domande tecniche potrete farle direttamente

alle aziende e otterrete la risposta in breve

tempo. Nei profili dei prodotti infine, troverete tutte le

caratteristiche tecniche, i video di presentazione e se

l’abbiamo provata, anche la nostra recensione.

www.sequencesnowboardguide.com è il punto di riferimento

per l’attrezzatura da snowboard su scala globale.attrezzatura

da snowboard su scala globale.

26°


Areaeffe grows along the length of the Grimod

piste over an area of 20.000 sqm with a length

of 600 meters; it welcomes structures of all

levels, from beginners to the most experts and

demanding. The structure is maintained in a

manic way, shaped and groomed each morning

for the joy of snowboarders and freestyle skiers.

An easy zone, entirely dedicated to the beginners,

allows a safe approach to the world of the

freestyle: sequences of funbox, railboxs satisfy the

beginners in freestyle. Kickers, funboxes, rails of all

types “fill”, instead, intermediate and expert lines.

Located at 2200m, the snowpark is reachable

from the center of Aosta in about 30 minutes

(gondola + liasion + cable car): not bad!

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Blue Tomato,

your ride is still their mission.

Come hanno potuto continuare a farlo passando da

un singolo negozio a Schladming a quasi 50 negozi in

tutta Europa? Hanno semplicemente messo le persone

giuste nei ruoli chiave, rider appassionati che hanno

messo tutto il loro know-how nel loro lavoro, servendo

i clienti nel miglior modo possibile. D

Vendono solo ciò in cui credono. Questo è uno dei motivi

per cui Blue Tomato ha aggiunto le recensioni di

Staff Pick nella parte inferiore delle pagine del prodotto:

le trovi quando scorri verso il basso fino alla sezione

di valutazione, così come le informazioni sui rispettivi

dipendenti. In quale dipartimento lavorano? Snowboard

o sci? Quanti giorni in montagna? Che tipo di requisiti

per i prodotti? Le informazioni sulla loro altezza

e peso ti aiuteranno a capire meglio le dimensioni del

prodotto. Queste recensioni ti aiuteranno a trovare la

configurazione perfetta.

TEXT

Matteo Rossato

your ride. our mission. E’ il motto di Blue Tomato

sin dal primo giorno. Fondata in Austria nel 1988 dal

campione europeo di snowboard Gerfried Schuller

per soddisfare le esigenze di un’attrezzatura di qualità

della. Sono sempre rimasti fedeli a questo loro principio

durante l’impressionante crescita fino a diventare

il rivenditore di successo per snowboard, skateboard,

street style, surf e freeski che sono ora. Il loro segreto?

Vendere la migliore attrezzatura adatta alle esigenze

dei clienti, condividendo le loro conoscenze e supportando

la scena seguendone il proprio stile di vita.

Ogni anno, lo staff di Blue Tomato trascorre ore a

testare nuovo materiale, parlando con i rappresentanti

del marchio, i rider e altre persone del settore.

Gli acquirenti di Blue Tomato passano ore e ore a

dare un occhio negli innumerevoli cataloghi e guardano

più snowboard, scarponi e attacchi di quanto

sapessi ne esistessero. Tutto ciò perchè così avrai

una selezione accurata nel negozio fisico e online

su blue-tomato.com.

Come prova definitiva della passione che le persone

dietro Blue Tomato hanno messo nel loro lavoro e

l’impegno a conoscere meglio i prodotti che vendono

meglio, noi di Sequence mag abbiamo scelto cinque

dipendenti e abbiamo chiesto loro di prendere le loro

migliori attrezzature e scrivere una revisione dopo il

test sul campo.

Name: Alex

Job: Brand Marketing

Board: Bataleon Love

Powder 148

Review: Il primo giorno

con questa tavola è stato una

perfetta giornata in powder.

La tavola ha molta galleggiabilità

ed è molto facile da raidare

anche quando la neve

è un po’ difficile. La tavola è

anche molto facile per fare

curve e molto maneggevole.

Name: Ben

Job: Brand Marketing

Board: Rome Agent 148

Review: Stavo cercando una

tavola che potesse tirare curve

in piste e e farmi divertire

in powder. Tutte le tavole

che ho provato in seguito

non reggevano assolutamente

il confronto. Che dire..è

stato amore a prima curva!

Name: Oli

Job: Product Content

Binding: Burton Cartel

Review: Dopo anni e anni

e molti altri attacchi, i Cartel

sono comunque ancora il

numero 1 per me. Che si

tratti di kicker o in fresca,

ho sempre il mix perfetto di

stabilità e flessibilità.

Name: Brad

Job: Buying and Planning

Boot: Thirtytwo TM2 XLT

Review: Questo è lo scarpone

che scelgo quando ho

davvero bisogno di reattività

in fresca. La suola esterna è

robusta e resiste a qualsiasi

sforzo, e lo scarpone è abbastanza

rigido da rispondere

rapidamente senza farti

sentire come se indossassi

degli scarponi da sci.

Name: Nico

Job: Brand Marketing

Binding: Union Strata

Review: Il perfetto equilibrio

tra i Force e gli Atlas,

ma allo stesso tempo ha

creato una sensazione completamente

nuova nell’attacco

con il footbed e le straps

ultra confortevoli. Monto

regolarmente quest’attacco

perché si adatta sempre ed è

così comodo!

28°


Pic: Patrick Steiner | Blue Tomato Team Rider: Felix Widnig

AUSTRIA | GERMANY | SWITZERLAND | THE NETHERLANDS | FINLAND

Order your free Blue Tomato Book now | blue-tomato.com/book

instagram.com/bluetomato | #yourrideourmission


Emilien Badoux.

Yoga for snowboarding.

Nato e cresciuto nelle Alpi svizzere, Emilien Badoux è noto

soprattutto come campione del Freeride World Tour 2014:

una leggenda per la comunità backcountry.

Ma c’è l’altro lato di Emilien, quello che ha abbracciato

la pratica Yoga fin da giovane, e lo ha portato 20 anni dopo a

diventare un insegnante di Yoga ampiamente riconosciuto.

Ci ha spiegato come lo yoga può migliorare sia la consapevolezza

mentale che fisica, migliorando l’esperienza di riding.

TEXT

Matteo Rossato

Ciao Emilien, presentati brevemente ai lettori di

Sequence. Ciao! Sono un 36enne snowboarder svizzero

e insegnante di yoga. Dopo 20 anni di viaggi in

giro per il mondo per entrambe le discipline, mi sono

reso conto che le nostre montagne erano il luogo perfetto

per praticare yoga durante l’estate. Verbier è per

il freeride quello che le Hawaii sono per il surf, trovo

che la pace delle montagne sia molto favorevole alla

pratica dello yoga.

Qual è il tuo ricordo più bello della tua vittoria

del Freeride World Tour 2014? Una volta che

la gara è finita, è diminuita tutta la pressione che mi

schiacciava, come perdere circa sei chili in una volta

sola! Potevo solo star lì ad apprezzare il lavoro svolto.

Dopo quella cosa, ho potuto davvero sentire quest’energia

che mi ha aiutato ad andare avanti e realizzare

altri sogni.

Come e quando hai iniziato a praticare yoga? A

sedici anni ho iniziato a meditare con un libro, che a

diciotto anni ha portato mia madre a darmi un libro

intitolato “Sport e yoga”. Ho seguito la pratica per circa

dodici anni prima di trovare il mio primo insegnante

di yoga! Come molte altre cose che ho fatto, mi sono

motivato da solo.

Perché ogni rider dovrebbe praticare yoga? Ti

aiuta veramente a sentirti meglio e a iniziare ogni giornata

con una mente e un corpo freschi. Diventi più consapevole

delle capacità e dei limiti del tuo corpo, che

30°


a sua volta aumenta la tua sicurezza e il tuo amore per

lo snowboard.

Qual è il tuo percorso di allenamento quotidiano

quando giri in tavola? Ti alleni sia prima che

dopo? Comincio la giornata con i saluti al sole per svegliare

il mio corpo, poi medito per impostare la mente

su ciò che verrà. La sera, dopo una grande giornata di

riding e dopo un bagno, provo a inserirmi in una sessione

lunga e dolce per dare al mio corpo il tempo di

rilassarmi.

Cos’è il flusso di yoga? Un flusso di yoga è quando

pratichi movimenti e posture che si collegano tra loro,

come costruire una run in freeride. Non ti fermi e torni a

zero in una sessione, salti sempre da una postura all’altra.

Cosa fai quando non insegni yoga o spacchi nel

backcountry di Verbier? Quello che mi piace di più

è viaggiare per fare surf, scoprire nuovi spot e onde.

Cerco di combinare viaggi con alcuni insegnamenti di

yoga e meditazione per aprire ancora di più la mente

e il cuore. L’obiettivo è sentire che ogni momento è

magico, questo quando fai surf o snowboard ti aiuta

a rimanere in contatto con la natura senza che la tua

voce interna parli troppo. Pace

Ti aiuta veramente a sentirti meglio e a iniziare ogni giornata

con una mente e un corpo freschi. Diventi più consapevole

delle capacità e dei limiti del tuo corpo, che a sua volta aumenta

la tua sicurezza e il tuo amore per lo snowboard.

31°


Skicircus.

Saalbach Hinterglemm Leogang Fieberbrunn

TEXT

Silvia Galliani

C’è una Mecca per i

freerider nascosta nel

cuore di Salisburgo e

del Tirolo. Un luogo in

cui puoi immergerti in

sicurezza nella polvere

senza preoccuparti

delle valanghe e di

tutti i classici pericoli del

backcountry, concentrandoti

solo sulla gioia

di girare in una fresca

profondissima.

“Da Schattberg-West (Westgipfelbahn)

fino a Stemmerkogel

c’è una bella linea che

scende fino a Hinterglemm o

Jausern. Nella parte superiore

si possono trovare pendii

meravigliosamente aperti che

terminano con bellissime run

tra i boschetti. I migliori spot

per i kicker in fresca sono

vicino all’impianto Seekar.”

- Sabine Schipflinger

Questo posto è Skicircus Saalbach Hinterglemm Leogang

Fieberbrunn. Grazie a 70 impianti di risalita

ultramoderni e piste perfettamente preparate, puoi

raggiungere facilmente l’area aperta senza lunghe

camminate e goderti i numerosi percorsi freeride

segnalati - dal Wildseeloder alto 2.119 m ai comodi

percorsi in powder vicino alle piste. “Easy up - Wild

down” è il motto dello Skicircus, che ha qualcosa per

tutti, dal freerider esperto, ai nuovi arrivati ​e ai bambini

che possono fare le loro prime curve su morbide

piste di neve perfetta. Questo è ciò che rende lo

Skicircus Saalbach Hinterglemm Leogang Fieberbrunn

un’area da freeride per tutte le skills.

14 checkpoints del ricetrasmettitore di valanghe sono

posizionati strategicamente in tutto il comprensorio

sciistico: questo, combinato con i due campi di ricerca

del ricetrasmettitore di valanghe, le informazioni sulla

neve appositamente sviluppate e il sistema di allarme

valanghe LO.LA *, il freeride park e i percorsi freeride

contrassegnati, garantiscono una totale sicurezza.

Freeride World Tour - 7-13 marzo 2020 Il Freeride

Word Tour (FWT) si ferma di nuovo nella Mecca del

Freeride delle Alpi di Kitzbüheler come unica tappa

del tour nelle regioni di lingua tedesca. I migliori freerider

del mondo devono salire per circa 40 minuti fino

alla cima del Wildseeloder, prima di immergersi nella

discesa di 620 metri di vertical drop. Gli spettatori possono

godersi l’azione dal Contest Village a Lärchfilzkogel

(a 1.645 m). Grazie alle trasmissioni in diretta TV,

la folla nella “Snow area” non si perderà nulla.

Freeride Testival - 14-15 marzo 2020 Con il motto

“come experience freeriding!”, Il Freeride Testival

2020 ritorna per la settima volta. Per tre fine settimana

consecutivi, sarai in grado di testare le migliori attrezzature

per backcountry e valanghe e ti sarà data

la possibilità di partecipare a vari eventi collaterali,

come workshop, corsi ed esercizi di sicurezza, che sicuramente

miglioreranno le tue abilità in fresca. Infine,

i freerider esperti avranno l’opportunità di scoprire

aree nuove e sconosciute con guide locali, mentre i

principianti avranno la possibilità di muovere i primi

passi fuori pista con l’aiuto di coach professionisti.

Infine, eventi importanti come il “Freeride World

Tour” e il “Freeride Testival”, hanno reso lo Skicircus

Saalbach Hinterglemm Leogang Fieberbrunn uno dei

principali hotspot di freeride in Europa.

32°


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Ursus Snowpark,

Madonna di Campiglio.

Considerato uno tra i migliori snowpark delle Alpi e frequentatissimo

da un vasto pubblico di snowboarder, vanta due

aree con strutture ideali per il divertimento a tutti i livelli, dai

principianti alle prime armi, alle famiglie con bambini fino agli

TEXT

Gian Luca Zanetti

LOCATION

Ursus Snowpark

Madonna di Campiglio

Trentino, Italy

appassionati più esperti e gli atleti professionisti.

L’area più grande, l’Ursus Snowpark, si trova tra i 2500

e i 2300 metri di altezza e si sviluppa per circa 1km di

lunghezza e quasi 100.000m².

La cabinovia di riferimento percorre buona parte del

park e la stazione di arrivo divide il park in due zone

collegate tra loro per un totale di quasi 50 strutture:

la parte alta è dedicata a strutture medio facili: box,

rail e salti disposti su quatto linee per un primo approccio

al freestyle.

nella parte bassa, si trovano aree easy con salti, box e

rail per beginner, una jibline e una linea di kicker dai

7 agli 11 metri adatti ad un livello intermedio, uan jibarea

con strutture per i più esperti, una linea di kicker

più grandi dai 14 ai 20 metri ed inoltre un tracciato di

boardercross fun adatto a tutti.

Da un paio di stagioni per la progettazione dello

snowpark Funivie Madonna di Campiglio si avvale

della collaborazione di una delle aziende più conosciute

a livello europeo, F-TECH Snowpark, che studia

e progetta nei minimi dettagli il progetto del park in

3D in collaborazione con lo staff dell’Ursus Snowpark

che si occupa poi della realizzazione e manutenzione

meticolosa delle strutture.

Per essere all’avanguardia non manca l’utilizzo di nuove

tecnologie, lo snowpark di Madonna di Campiglio

è uno dei pochi al mondo ad utilizzare la strumentazione

Leica Geosystem che permette una gestione precisa

ed ottimizzata del park, a partire dalle prime fasi

34°


di progettazione, produzione neve e costruzione fino

alla manutenzione giornaliera, offrendo ogni giorno

strutture sempre in ottime condizioni.

A completare l’ottima offerta, per i super appassionati

che vogliono risparmiare qualche euro e concentrarsi

sui trick, c’è anche la possibilità di uno skipass dedicato

allo snowpark, che permette di raggiungere l’area

ed utilizzare gli impianti adiacenti.

Ursus Snowpark è anche Mini, sul versante opposto

del park principale, in zona Pradalago, si trova la seconda

area freestyle di Madonna di Campiglio il Mini

Ursus Snowpark, un fun snowpark con strutture facili

e coinvolgenti per iniziare a giocare e divertirsi, attrezzato

con una serie di curve paraboliche, diversi dossi,

box, piccoli salti e un divertente tunnel di neve, ideale

per approcciare al freestyle, una zona amata dai più

piccoli e non solo!

Madonna di Campiglio ospiterà alcuni degli eventi più

interessanti dell’inverno:

Burton Mtn Mash dal 29 gennaio al 2 febbraio

Red Bull Hammers with Homies dal 15 al 16 febbraio

Ursus Rookie Fest dal 15 al 19 marzo

website | ursus-snowpark.it

ig | instagram.com/ursuscampiglio/

fb | facebook.com/ursussnowpark/

resort website | ski.it

tourist office website | campigliodolomiti.it

35°


Pila Snowland.

Cool spot alert.

MonteBianco, Grand Combin, Cervino, Monte Rosa, Gran

Paradiso. Bastano questi nomi per a ermare che Pila è il punto

più panoramico di tutta la Valle D’Aosta. Non per altro si è

TEXT

Federico Mura

LOCATION

Area Effe Snowpark

Pila, Aosta, Italy

aggiudicata il soprannome di “Perla delle Alpi”.

70 km di piste percorribili, 4 piste nere, 21 rosse e

4 blu con innevamento perfetto fino a tarda stagione,

rendono il comprensorio un paradiso tutto da

shreddare. La stagione 2020 si apre con una novità,

in progettazione e costruzione la nuova telecabina

da Pila alla Platta de Grévon. A proposito delle

cabinovie, non dimentichiamo l’estrema facilità di

accesso all’impianto sciistico. Un’impianto di risalita

collega l’inizio delle piste direttamente con il

capoluogo valdostano in meno di venti minuti.

Il comprensorio è sviluppato in un ambiente talmente

diversificato che risulta difficile fare selezione

di stili. Che si tratti del freerider più spericolato

che ama perdersi nei boschetti e andare a caccia

di nuove tracce di powder, o del freestyler che può

trovare il suo pane nello Snowpoark Areaeffe, fino

ad arrivare allo snowboarder padre di famiglia, con

un paio di pargoli intenti a combattere contro le

prime cadute. Pila ha la giusta area per ognuno di

essi.

Nulla da fare, la neve fresca non ha mai perso il suo

fascino; per questo se avete la freddezza necessaria

per prendere un giorno di ferie giusto dopo una

bella nevicata, troverete una pista completamente

immacolata che vi aspetta. Si tratta della nera

n.27 della Platta de Grévon, e qui si può tracciare

qualche linea in tutta sicurezza. Mettete la sveglia

presto però: quel morbido tappeto va a ruba e se

fate tardi vi toccherà andare per boschi (che non è

affatto un brutto piano).

Se invece l’obiettivo è quello di girare come una

pala di un elicottero e sverniciare ringhiere, il posto

giusto è l’Areaeffe, uno snowpark di 20.000 mq

sorvegliato dalla seggiovia quadriposto Grand Grimod.

Ciliegina sulla torta: il capo shaper Ivo Letey.

Basterebbe il suo nome come garanzia, ma in ogni

caso sottolineiamo che i kicker sono shapeati alla

perfezione e che le lines progressive, progettate per

tutti i livelli di esperienza, sono studiate apposta

per toccare la corda dell’adrenalina. Consigliamo

36°


vivamente di star dietro al calendario degli eventi

del park, dove potrete incrociare con facilità pro riders

di livello internazionale o lanciarvi su qualche

struttura per esaltare la folla.

Per i più piccoli Pila offre un servizio di mini club

per i futuri groomers dai 0 ai 12 anni. Mentre per

i bambini che non vedono l’ora di lanciarsi sulla

neve ci sono due tapis roulant gratuiti e lezioni di

avvio allo sci e snowboard delle due scuole ai piedi

degli impianti.

I numeri sono una garanzia: ogni anno vengono

stampati mezzo milione di ingressi giornalieri. Che

si tratti delle vacanze invernali o semplicemente di

una toccata e fuga di un giorno, basta vedere i volti

soddisfatti di chi arriva giù dall’ultima pista per capire

che la location non è affatto male.

Insomma, Pila Snowland ha tutte le carte in regola

per essere considerato uno dei migliori resort di

tutto l’arco alpino. E non dimenticate che la cena in

loco è d’obbligo, l’intera zona è disseminata di rifugi

e ristoranti per chiudere in bellezza la giornata

con qualche ottima specialità valdostana.

LEFT

Simon Gruber

ABOVE

Marcello Grassis

HERE

Max Vieider

website | pila.it

ig | instagram.com/pilaaostavalley

fb | facebook.com/pila.aostavalley

37°


15 Minutes.

Mammut Poker Safe.

15 minuti. Sono quelli decisivi per determinare la

sopravvivenza di chi rimane sepolto sotto una valanga.

Dopo questa manciata di minuti le chance di uscirne vivo

calano drasticamente. L’incidente di una valanga è un evento

che gela il sangue nelle vene. Vedere un proprio amico

scomparire tra una nuvola bianca può far perdere la lucidità

necessaria per intervenire in tempo e in modo ragionato.

aspettare i soccorsi impiegherebbe troppo tempo.

Simon mi ricorda che è doveroso sapere che lo staccarsi

di una valanga nella maggior parte dei casi è evitabile,

valutando le situazioni geologiche dell’area che

si va a tracciare. E anche se quelli di Mammut sono

strumenti di ultima generazione estremamente affidabili,

non ci devono assolutamente dare quel pizzico di

sicurezza in più per inoltrarci in zone in cui il pericolo

rimane ugualmente e inevitabilmente rischioso per la

propria incolumità.

TEXT

Denis Piccolo

RIDER

Simon Gruber

PHOTOS

Roberto Bragotto

Simon Gruber, rider Mammut, durante una chiacchierata

tra una pista e un jump, ci ha suggerito qualche

piccolo consiglio per non farci trovare impreparati.

Prima cosa: essere equipaggiati adeguatamente. Seconda

cosa: eseguire la procedura di soccorso in modo

sistematico. L’avere bene in chiaro come muoversi e

quali azioni eseguire in situazioni di emergenza sarà

determinante per disseppellire la vittima nel più breve

tempo possibile perché, nella maggior parte dei casi,

Guardo nello zaino di Simon è vedo il Poker Safe di

Mammut, studiato appositamente per aumentare la

sicurezza in ogni condizione di neve fresca, per ogni

tipo di freerider. Il kit è composto da zaino airbag, artva,

sonda e pala. Le nuove tecnologie e la produzione

sempre più ampia di questi prodotti ha permesso un

notevole ribasso dei prezzi sul mercato, rendendo il

rapporto costi-benefici ancora più conveniente rispetto

a pochi anni fa, non abbiamo più scuse, non può

mancare nella nostra attrezzatura.

38°


Fuori ha iniziato a nevicare, ne approfitto per una veloce

intervista a Simon.

Simon cos’è il freeride per te? Il freeride è una cosa

che mi fa proprio spegnere il cervello, un momento

di stacco, per uscire dalla confusione della giornata

e prendermi un momento da solo con la montagna.

Cercare degli spot da tracciare è fantastico; diventi un

bimbo che gioca con la neve. Quando vai a fare una linea

l’avventura ti mette tutta questa voglia di neve fresca

ed è questo che mi fa uscire ogni volta più carico.

Come ti prepari per una giornata di fresca? Ovviamente

facendo freeride non si sa mai al 100% quello

che ti aspetta. Anche se hai visto il bollettino non puoi

sapere in anticipo cosa ha combinato il vento in quella

specifica zona. È sempre meglio essere equipaggiati

al massimo delle proprie possibilità. Collaboro con

Mammut e sono molto contento dell’attrezzatura e

della qualità dei prodotti per il freeride. Artva, pala e

sonda sono un must. Se hai lo zaino, ancora meglio.

Cosa consigli a chi vuole andare per le prime

esperienze in fresca? Il mio consiglio è non sottovalutare

il bollettino valanghe, e di avere sempre la

massima attenzione rispetto alle condizioni dell’ambiente

in cui ci si trova. Assolutamente sconsiglio di

avventurarsi se il bollettino è di grado 3 o superiore.

Conoscere sempre dove stai andando, non andare da

solo, prediligere i boschi. Ne va della propria vita.

Ti è mai capitato di subire un incidente in neve

fresca? Personalmente ho già rischiato di finire sotto

una valanga. Mi è capitato in un posto dove non me

lo sarei mai aspettato. Fortunatamente sono riuscito a

evitarla per un pelo, ma mi è andata veramente bene

perché se fossi stato qualche metro più spostato verso

la valanga, avrei rischiato seriamente di non venirne

più fuori, anche perché ero da solo.

Progetti per quest’inverno? Farò un progetto video

con Ethan Morgan che probabilmente uscirà l’anno prossimo.

Abbiamo già iniziato a filmare l’anno scorso ma per

ritardi vari non siamo riusciti ancora a farlo uscire. Viaggi

ancora non abbiamo nulla in programma dipenderà

dalle condizioni. Probabilmente starò qui in Europa per

quest’inverno, anche se sai bene che sono un grande improvvisatore.

Ho ancora in testa il progetto Kosovo, ma

vediamo se riusciremo ad organizzare in futuro.

La tua giornata in fresca più epica di sempre? È

difficile da dire, visto che ogni giornata di neve fresca

per me è unica e indimenticabile. A me piace snowboardare,

poi in ogni giornata bisogna apprezzare il

meglio che ti danno le condizioni climatiche e la location

in cui ti trovi.

Mammut Alugator

Pro Light

Mammut Probe

240 Fast Lock

Mammut

Barryvox S

Mammut Pro X

Removable Airbag

39°


The Feels

of Sam McMahon.

Nidecker è molto attiva nel settore dei media, con clip e progetti

che vengono postati su Internet con frequenza settimanale. A

partire dal 2016, la serie Slice ’N Dice ha iniziato a spingere il

movimento del carving e poche settimane fa la clip del team The

Feels ha messo in mostra la vasta gamma di talenti che ci sono

nel loro team. Dietro queste produzioni c’è Sam Mc Mahon, un

ragazzo britannico con un gusto speciale per le cose fighe.

TEXT

Matteo Rossato

Ciao Sam, presentati brevemente e un po’ del

tuo background nel settore. Hey! Mi chiamo Sam

McMahon, sono uno scrittore, fotografo e regista che

vive nelle Alpi francesi. Ho iniziato a lavorare a tempo

pieno per Whitelines, ma nell’ultimo anno sono stato

libero professionista ma gran parte del mio tempo

passato a seguire Nidecker.

Come sei entrato in contatto con Thierry Kunz

e il gruppo Nidecker? Abbiamo fatto alcuni progetti

per Nidecker mentre lavoravamo per Whiteline, e

dopo il casino che è successo lo scorso anno quando

i precedenti proprietari di Whiteline hanno perso il

controllo del business, ho chiesto a TK se potevo finire

l’eccezionale lavoro - invece mi ha offerto un lavoro.

Proprio un brav’uomo.

Qual è il tuo ruolo in Nidecker? Non sono sicuro

che ne sia mai venuto fuori un titolo, ma pianifico,

giro ed edito tutti i loro video, gestisco la libreria multimediale

e realizzo tutti i social media per Nidecker e

Flow. Gestore di contenuti? Tranne il fatto che odio la

parola “contenuto”: sembra quello che metti nei panini

con le salsicce! Media Guy? Qualunque cosa tu

voglia chiamarlo, è fantastico vedere le tue idee prodotte

fino in fondo, dalle riprese di un progetto alla

sua pubblicazione. Mi sento fortunato a ottenere molta

fiducia da questo team, non c’è molto che ostacola

qualsiasi mia idea.

Hai prodotto diversi progetti video per Nidecker.

Qual è il masterplan alla base di tutti i

progetti? Sembra che tu voglia raccontare tutte

le sfaccettature dell’azienda. Non esiste un vero

piano generale, ma penso che sia importante provare

sempre a raccontare storie che ispirerebbero me stesso

se le guardassi. Ricordo la sensazione di essere gasato

leggendo riviste di skate e guardando video di snowboard,

e sebbene ce ne siano sempre meno in giro oggigiorno,

ci sono molti altri modi per esprimere le tue

idee. Ci vuole più tempo per far emergere un’idea ora,

ma mi piace questa sfida! Personalmente, scatto e sviluppo

un sacco di rullini, e mi piace molto il modo in

cui assomiglia più a un ricordo che a un’immagine

40°


digitale estremamente nitida - è il tipo di connessione

emotiva che cerco sempre di includere in un mio progetto.

È già stato detto mille volte, ma la maggior parte

delle persone spegne tutto vedendo gli stessi cinque

o sei trick sugli stessi salti in park - è divertente provare

a fare cose su cui le persone possono investire.

C’è un progetto che ami più di tutti? Perché?

“Qual è il tuo bambino preferito?!” La forza di Nidecker

sta nella sua diversità, sia nel prodotto che nel

team, per questo facciamo sempre qualcosa di diverso.

Tim Humphreys ha fatto cose folli e le sta facendo

sempre più grandi ogni anno, Mike Basich si porta

sempre dietro la aurea leggendaria, Mat Crepel ha la

sua connessione con il surf, Emilen Badoux mescola

linee mentali con lo yoga super chill... e continua! Tuttavia,

la mia cosa preferita da filmare sono le curve: ci

sono molti modi per catturare qualcosa di così semplice

ma che non credo che quello perfetto sia stato

ancora shootato.

La serie Slice ’N Dice è davvero unica e insieme

a Korua sta sostanzialmente mostrando un nuovo

modo di percepire lo snowboard. Da dove è

nata l’idea di produrre un’intera serie interamente

dedicata al carving? Il confronto con KO-

RUA è lusinghiero, amo quei ragazzi e quello che Aaron

fa con il design, ma penso che ciò che fanno i ragazzi

SnD sia diverso: uno stile più aggressivo più tutti i tricks

e i doubles. Come tutti sappiamo, questo “nuovo” stile

del carving e delle curve è emerso dalla cultura giapponese

dello snowsurf, ma la prima cosa che ricordo di

aver visto è stata questo edit di Alex Lopez che carvava

a Bachelor: così in controllo ed elegante. JP Schlick in

Oregon è un altro filmmaker incredibile: una grande

ispirazione. Slice ‘n’ Dice stesso non è mai stata un’idea

deliberata. I due ragazzi sono entrambi istruttori, e

pensavano che Dave potesse eurocarvare mentre Lewis

gli saltava sopra la testa in front 3. Così una mattina

presto abbiamo fatto tutto per filmare questa clip prima

che iniziassero a lavorare. Non l’abbiamo capito,

ma gli shot di warm up hanno funzionato così bene

che li ho messi su Whitelines, senza che mi aspettassi

nulla. È esploso, quindi ne abbiamo dovuto fare di più!

Qual è il tuo attuale kit di shredding? Sono innamorato

della mia nuova Mosquito. Mi sono sempre

piaciute le tavole corte e cicciotte, ma la coda è così

rigida che puoi davvero tirare le curve fino in fondo.

Quest’anno sono anche iniziati a piacermi gli attacchi

Flow Fuse, rimanendo ancora convinto del sistema di

accesso, ma soprattutto mi piace la sensazione ad avere

così tanta flessione laterale per tirare curve molto

surfistiche. I Bonfire sono perfetti per farmi stare al

caldo e asciutto. Quest’anno ho la loro nuova giacca

super elastica Apex Neoshell: super leggera, traspirante

e impermeabile.

Ci puoi rivelare qualcosa su progetti o prodotti

per la prossima stagione? O dovremo aspettare

le fiere? Mi uccidono se rivelo qualcosa prima delle

fiere, ma posso darti un cheeky shaka se funziona

come un indizio? Non avrei mai pensato di essere intervistato,

quindi se questa è la mia unica possibilità,

vorrei ringraziare Ed, Duthie e Tristan per i giorni di

Whitelines, e TK e la famiglia Nidecker per quello che

stiamo facendo ora. Inoltre, mia mamma, papà e ragazza.

E il mio cane, hey Parker!

41°


Club

Sandwich.

Matt Georges è uno dei fotografi di

snowboard con più talento che ci sono in

giro. È anche uno dei più attivi in termini

di spingere una cultura più profonda

dello snowboard e, oltre a imprimere su

pellicola dei fantastici momenti cinematografici,

gestisce anche progetti secondari

da solo o con il supporto di sponsor.

Pensate a First Layer, il libro di Vans, o

al suo saggio fotografico The Dirty Dogs

pubblicato cinque anni fa. Nel 2019 è

tornato all’editoria fai-da-te con il suo

ultimo progetto Club Sandwich, e lo abbiamo

incontrato per saperne di più.

A PROJECT BY

MATT GEORGES

& PERLY

ITW

Matteo Rossato

Ok Matt, partiamo dal nome. Perché Club Sandwich?

5 anni fa ho fondato la mia casa editrice indipendente

chiamata The.Dirty.Dogs. e volevo avere

un nome non tanto serio e un po’ facile da ricordare.

Il termine “Club” è molto rilevante per questo nuovo

progetto poiché è una collaborazione tra poche persone,

e il termine “Sandwich” è il risultato di questa

collaborazione. È anche un piccolo omaggio a tutto

il cibo spazzatura (il club sandwich in rappresentanza,

diciamo) che mangiamo on the road mentre

viaggiamo e filmiamo lo snowboard. Ognuno di noi

è uno degli ingredienti per preparare un buon pasto!

Perly potrebbe essere la lattuga, Andrew Miller il

pomodoro, Rip Zinger il tofu, Cole Navin la maionese

e io potrei essere essere i sottaceti per esempio.

Il tuo primo saggio fotografico è uscito nel 2014:

quanti libri hai pubblicato finora? Sì, in realtà ho

pubblicato il primo volume di The.Dirty.Dogs. e sto

ancora lavorando al secondo, ma sono stato così impegnato

nel metter su famiglia (di tre bambini) e nella

realizzazione di progetti per e con altre persone che

è ancora in fase di realizzazione. Quindi da allora ho

realizzato 5 libri diversi con Vans chiamati First_Layer

insieme a 4 giornali. Il nostro nuovo progetto di collaborazione

si chiama Triple, è un concept e questa

volta ho fatto 3 libri diversi. Sempre con un bel po’ di

cartoline da mettere sul frigo o dove si vuole. L’anno

scorso ho anche aiutato Ben Thouard, un famoso fotografo

di surf, a editare e progettare il suo libro SUR-

FACE e qualche mese fa ho fatto esattamente lo stesso

con Jerome Tanon per il suo libro Zabardast, dalla sua

spedizione a Karakoram, in Pakistan. Mi piace molto

editare e organizzare le mie foto per un mio libro, ma

mi piace anche farlo per gli altri. Credo che sia un

buon allenamento per i miei occhi e per la cultura della

fotografia in generale. È come andare in una palestra

fotografica, mi tiene in forma in un certo senso! :)

Andrew Miller, Rip Zinger, Perly, Cole Navin e te

stesso: una gamma così eclettica di menti creative

con stili diversi: come li hai scelti? Cosa dobbiamo

aspettarci da Club Sandwich? Voglio dire, cosa c’è

dentro? Riguarda lo snowboard o c’è molto di più

di del semplice riding e foto fantastiche? L’idea di

Club Sandwich era quella di avere una bella scatola

nera personalizzata spray dipinta insieme con una patch

sopra, progettata da un artista. All’interno ci sono

5 libricini con una carta diversa e differenti rilegature.

Hanno tutti una tematica comune sullo snowboard

ma il mio obiettivo era mostrare 5 storie diverse

attraverso 5 saggi fotografici. Non è necessariamente

roba d’azione, ad esempio può essere solo lo stile di

vita che la circonda. Quella di Andrew è un saggio

in bianco e nero sulla powder, quella di Perly è una

collaborazione con Louif Paradis, Rip Zinger esplora

42°


le somiglianze tra il surf invernale e lo snowboard, i

documenti di Cole Navin riguardano la sua routine

quotidiana mentre viaggia a causa dello snowboard

e il mio è una visita a Katie Ormerod e Jamie Nicholls

nello Yorkshire inglese per mostrare dove sono cresciuti

facendo snowboard su una dry slope in mezzo a

un campo di erba. Quindi sì, è molto eclettico!

Rispetto al primo libro, Club Sandwich rivendica

una sensazione più fai-da-te: perché la scatola +

zines + formato patch? Beh, non proprio dato che

il primo libro The.Dirty.Dogs. era rilegato a mano

con una corda di cuoio e sbalzato a mano con una

pressa per lettere Heidelberg di +100 anni. Mi piace

sempre quel tocco D.I.Y. e voglio davvero fare qualcosa

di diverso rispetto a una semplice rivista. Per Club

Sandwich il fai-da-te rimane ancora mentre abbiamo

personalizzato la scatola con vernici spray, numerato

ognuna di esse e attaccato una patch sul davanti. Le

zine hanno le stesse dimensioni ma diversi look, carta

e rilegature.

Qual è il messaggio nascosto dietro Club Sandwich?

Probabilmente non c’è nessun messaggio nascosto,

ahah. Adoriamo semplicemente scattare foto

e stamparle come preferiamo. È sempre gratificante

iniziare alcuni progetti da zero, vediamo dove ci porta!

Non direi che è competitivo con le riviste poiché

è un’edizione molto piccola di 500 copie, forse è più

complementare. Capisco che alcune riviste abbiano

un numero di pagine specifico per un portfolio o una

storia di viaggio specifici e, a volte, la direzione editoriale

è definita da marchi che acquistano pubblicità.

Lo capisco perfettamente e sicuramente non sputo

dove mangio. Qui con Club Sandwich siamo completamente

indipendenti, non vogliamo pubblicità e

l’obiettivo non è fare soldi per vivere. Tutti i vantaggi

ottenuti saranno direttamente nel nuovo CB numero

2, è un progetto di stampa senza scopo di lucro.

Sembra che la stampa in generale stia tornando

in una forma diversa e con un significato diverso.

Qual è la tua opinione al riguardo? Penso solo che

sia bello vedere le persone fare progetti sullo snowboard

in generale, qualunque sia il mezzo. Film, riviste,

libri, magazines, blogs ecc. Ultimamente abbiamo

avuto alcuni bei progetti di stampa come Curator

di Tassilo Hagger, Atagge / Planetaria Zine di Aaron

Schwartz, il libro da coffee table Zabardast di Jerome

Tanon, Torment Mag e tutto il First Layer e ora Triple

di Vans. È molto stimolante!

Quante copie di Club Sandwich verranno stampate?

E saranno disponibili per la vendita? Se sì,

dove? Abbiamo 500 scatole nere personalizzate con

una patch disegnata da Will Smith + 5 zines all’interno

(250 pagine tutte insieme con diversi stili di carta e

rilegature) + 2 adesivi + 1 cartolina. Sarà venduto in

alcuni negozi selezionati qua e là ma principalmente

attraverso il nostro sito web www.clubsandwich.studio

o la pagina Instagram @clubsandwich.studio per

35€ spedizione inclusa.

43°


«OooOoO»

Skatepark at the Triennale.

Il nome nasce da un gioco tra forme e lettere, lo skatepark

creato dall’artista sudcoreana Koo Jeong diventa un opera alla

triennale di Milano, lasciando tutti a bocca aperta.

TEXT

Denis Piccolo

PHOTOS

Davide De Martis

LOCATION

Triennale Milano

Uno skatepark al coperto allestito ad hoc nella Galleria

progettata da Gae Aulenti, al piano terra del museo.

L’artista asiatica, Koo Jeong, da anni lavora sul

tema del gioco e degli spazi pubblici e ha già creato

altre opere simili a Liverpool, a San Paolo in Brasile e

in Francia. Ma tutte all’aperto. Al contrario di questa

che è un vero skatepark ma all’interno di un museo.

S’intitola «OooOoO» perché riprende la forma di

6 classiche ciotole “bowl” che è poi il nome classico

di queste strutture nel mondo dello skateboard.

«Ho giocato con le forme astratte, geometriche, come

la sfera, cercando di gestire al meglio lo spazio previsto

per questa installazione tenendo conto dei suoi

limiti, come i muri e le colonne, senza dimenticare

i requisiti di sicurezza che sono fondamentali», spiega

Koo, che per realizzare l’opera si è avvalsa anche

della collaborazione della comunità di skaters

che popola Milano, sempre molto attiva e creativa.

“La mia idea è far provare la sensazione di fare ska-

te di notte, all’aperto, in mezzo alla natura - continua

Koo - per questo ho chiesto a Koreless, musicista elettronico

di Glasgow, di riprodurre attraverso il suono

il senso di oscurità”. La colonna sonora è in crescendo

e quando raggiunge il suo apice le luci si

spengono: con il buio l’installazione, rivestita di

una vernice fluorescente, si accende e si colora.

Valeria Bertaccini, 26 anni, skater dice “L’idea è davvero

originale, non esistono altri skatepark di questo

tipo. Io vivo a Torino ma qui tornerò sicuramente perché

in inverno è anche piacevole allenarsi al chiuso”. A parte

la famosissima Bastard Bowl di via Slataper questo

è l’unico skatepark al coperto aperto nella città.

Lorenza Baroncelli sottolinea “Stiamo organizzando

tanti eventi, sia diurni, per esempio la scuola in

collaborazione con Bastard, per bambini, ragazzi, famiglie

e scuole, sia serali, comunicati sul nostro sito”.

Questa installazione aperta a tutti, pensata per un pubblico

trasversale funge da richiamo per i tanti giovani

Milanesi, e chi, magari, non frequenta abitualmente

i musei o le istituzioni culturali. La Triennale sta già

dialogando con il Comune perché alla fine dell’esposizione,

il 16 febbraio 2020, la scultura possa trovare una

nuova casa così da restare in pianta stabile a Milano.

44°


45°


Suzy Greenberg 270.

Scott Stevens ha sempre avuto

un punto di vista particolare e

diverso dal solito sullo snowboard,

il suo riding super creativo

dice tutto. Quindi, quando ha

deciso di fare e pubblicare il

suo progetto cinematografico,

lo ha fatto alla sua maniera.

Si parla molto di SuzyGreenberg270,

abbiamo già visto i

boots ThirtyTwo customizzati

con quel logo ovale che ci riporta

agli anni ‘90, ma nessun teaser

ufficiale o comunicato stampa.

TEXT

Giulia Boccola

PHOTOS

Chris Grenier

by E-stone

L’unico modo per avere un’immagine più chiara era

cercare # SuzyGreenberg270 per i contenuti taggati su

IG o raggiungere Scott direttamente. Siamo Xennials,

quindi abbiamo scelto la seconda via.

Ciao Scott, perché nominare il tuo progetto cinematografico

prendendo il nome da una canzone

di Phish? E il numero 270? Allora, la scelta del

nome arriva dal mio amico Joe Baldwin. È un grande

fan di Phish. Mi ha suggerito SuzyGreenberg e io ho

buttato lì 270, perché è un classico numero per i trick

di snowboard. Ma onestamente Phish non mi è mai

piaciuto e nemmeno ora mi interessa, ed è abbastanza

divertente che sia andata comunque così.

Questo progetto video è abbastanza segreto.

Esistono già signature boots ThirtyTwo, ma

nessun teaser in giro oltre al canale YouTube

pieno di edits vecchi e nuovi. Cosa sta succedendo?

Allora, diciamo che sono diventato un filmer per

fare questo progetto. Più della metà delle riprese sono

mie, cosa di cui sono abbastanza orgoglioso. Ero sempre

molto preso, quindi ho solo provato a stuzzicare

la gente con delle clip su IG, ma non ho mai avuto

intenzione di fare un vero e proprio teaser. Tutti nel

video hanno hashtaggato così tanto e mi è sembrato

comunque un buon modo per far sapere alla gente

che qualcosa bolliva in pentola mantenendo però un

basso profilo.

Il logo stesso ci ricorda alcuni disegni di vecchia

scuola della metà degli anni novanta; ti mancano

i bei vecchi tempi? Pensi che dovremmo fermarci

tutti e tornare dove tutto era nuovo e più

semplice? Sì, amo ancora gli anni 90 dello snowboard

e sono super nostalgico. Ma non credo che dovremmo

mai tornare indietro. Dobbiamo continuare

a spingere, divertirci e progredire. Di recente ragazzi

come Miles Fallon e Zeb Powell sono così incredibili

e spingono ogni aspetto del riding. E mischiano delle

mosse e l’atteggiamento degli anni 90 senza nemmeno

aver vissuto veramente in quell’epoca. Quindi

penso che sia sempre bello rendere omaggio alle leggende,

ma continuiamo a fare del futuro! Il logo è un

ovale tradizionale e in realtà l’ho preso in prestito da

altre cose. Niente di incredibile, ma solo una ripresa

delle vibes anni ’90.

Dovremmo aspettarci un riding creativo a cui ci

hai abituato di solito o sarà qualcosa di completamente

diverso? Beh, mi sono fatto sicuramente

molto male. Ho un sacco di pezzettini miei, ma sono

per lo più orgoglioso delle cose che ho filmato io per

gli altri!

Sei sempre stato in prima linea nello snowboard,

qual è la tua idea di futuro quando parli di

esso? Continua a provare e riprovare, pensa sempre

positivo e non fermarti mai! I love it! Lo snowboarding

è tutto per me!

Quando uscirà Suzygreenberg270 e dove? Penso

il 20 dicembre !!! Non vedo l’ora che sia online.

Probabilmente su Vimeo.

46°


47°


Ten years of Jones.

TEXT

Matteo Rossato

Nel 2020 Jones Snowboards compie 10 anni. Jeremy Jones

ha aperto la sua azienda nel 2010, il punto più alto dell’era

dello snowboard urbano / jibbing. A quel tempo solo

una manciata di persone sapeva cosa fosse lo splitboard

e la maggior parte degli splitboard disponibili erano fatti

in casa grazie ai kit da split e a delle seghe circolari.

Jeremy non si è mai arreso di fronte alle grandi sfide e

coraggiosamente ha seguito la sua strada. Ora, dieci anni

dopo, il suo impegno e il suo duro lavoro lo hanno ampiamente

ripagato. Jones è ampiamente considerata una

delle aziende di snowboard più lungimiranti e rispettate

al mondo in quanto continua a vincere product awards

ovunque vada e si è già assicurata una fetta in rapida crescita

del mercato dello snowboard.

Quando le aziende stavano cercando di offrire la più

ampia gamma e sperimentando tutte le ultime tendenze

sul camber, Jones si è concentrato sulle attrezzature da

backcountry e ha continuato a lavorare anno dopo anno

per costruire le migliori tavole da freeride del settore. Jones

si è anche impegnato a produrre prodotti sostenibili

sin dall’inizio, poiché ogni modello al debutto nella loro

linea di tavole presentava sidewalls e lamine riciclati e la

Flagship presentava un topsheet in legno impiallacciato.

“Ho aperto Jones Snowboards per sviluppare le tavole all-mountain con le

massime prestazioni possibili sul mercato: tavole da freeride che riflettono

tutto ciò che ho imparato sia sulla neve che in fabbrica. Ogni snowboard

che produciamo nasce dalla mia passione, e i nostri progetti rispecchiano le

esigenze prestazionali del mio riding abbinate alle esigenze ambientali dettate

dalla mia coscienza. Jones Snowboards è un’evoluzione naturale per me. Lo

snowboard non è il mio lavoro, è la mia vita”

Jeremy si è anche assicurato che la sua prima linea di

tavole stabilisse lo standard secondo il quale ogni tavola

che produceva era progettata per uno stile di riding

specifico. La linea del 2010 presentava quattro modelli,

Flagship, Mountain Twin, Hovercraft e Solution, e insieme

coprivano l’intero spettro del backcountry riding.

Durante i primi anni di Jones, Jeremy aveva anche

condiviso la sua visione del futuro dell’esplorazione

backcountry nella leggendaria serie di video Teton Gravity

Research: Deeper, Further, Higher. I video mostravaon

un nuovo capitolo della carriera professionale di

Jeremy mentre abbandonava l’uso di elicotteri e motoslitte

per accedere alle montagne e abbracciava l’ascesa

più “umana” e non dipendente dalle macchine. Non c’è

dubbio che i suoi video e quella stessa ispirazione abbiano

alimentato il fuoco della rivoluzione splitboard.

Nel 2013 Jones Snowboards ha fatto debuttare la sua prima

linea di tavole femminili e la famosa serie Carbon.

La collezione femminile era composta da tre tavole che

riflettevano la stessa costruzione ad alte prestazioni dei

modelli degli uomini, ma su misura per le donne, più

piccole e più leggere. La serie Carbon era rivolta a rider

esperti che richiedevano prestazioni più elevate in un

pacchetto più leggero. Il 2013 segna anche l’ultimo anno

di Jeremy per le riprese della serie Deeper, Further, Higher.

Come gran finale della serie, Jeremy e Luca Pandolfi

- rider italiano delle tavole Jones ed esperto alpinista

- intraprendono una spedizione molto impegnativa in

Nepal. Dopo una dura battaglia combattuta con i ghiacciai

e le montagne, Jeremy raida un’incredibile muro di

spine ad alta quota che chiama Shangri-la. L’avventura di

Jeremy e Luca in Nepal è descritta nel film Higher.

- Jeremy Jones

48°


“Sai che vai in questa valle ed entri

attraverso queste porte dove è scritto ‘Sei il benvenuto

in questa valle, ti preghiamo

di astenerti dall’uccidere vite altrui, astenersi dalla

rabbia, astenersi dall’offendere gli altri’ e queste

cose che ti mettono di buon umore. Ti prepari

quando entri. È molto spirituale.

È molto intenso. Penso di aver trovato la mia

Shangri-La lì in quel posto. Tutti hanno

bisogno di trovare la loro pace interiore

perché, sai, se riesci a trovarla dentro puoi portarla

fuori. Ti senti tranquillo lì. È un posto fantastico.

Ci dovreste andare.”

- Luca Pandolfi

La carriera di Jeremy ha avuto i suoi alti e bassi. Uno dei

suoi momenti più difficili è stato quando il rappresentante

e amico di Jones, Joe Timlin, è morto in uno degli

incidenti mortali più gravi nella storia del Colorado. La

tragedia è avvenuta la notte prima che Jeremy iniziasse a

girare per Higher sulla catena montuosa dell’Alaska. L’obiettivo

era una discesa di una delle linee più impegnative

che avesse mai tentato di scalare e raidare in Alaska

- una linea mostruosa assurdamente ripida e lunga 1100

metri su una cima senza nome, senza scalata, senza mai

essere stata raidata prima di allora. Jeremy era ancora

scioccato dalla perdita del suo amico e, per peggiorare

le cose, quando raggiunsero il loro campo base, delle

catastrofiche valanghe di classe 5 iniziarono a scendere

intorno a loro. Ma Jeremy non si arrese, e portando Joe

nei suoi pensieri, riuscì a salire con successo fino alla

vetta al suo secondo tentativo e scese dalla vetta fino al

campo base. Chiamò il monte Mt Timlin, in onore del

suo amico caduto.

“8 ore dopo, faccio gli ultimi passi verso il vertice. L’accampamento

è 3600 piedi più in giù, droppo per la linea più gigante

della mia vita. Il rush per la run mi trasporta in un altro mondo.

Le grida incontrollabili di gioia svaniscono mentre faccio

gli ultimi passi per tornare al campo. Il ricordo di Joe mi riempie

ancora la testa. La sua passione per lo snowboard lo ha

accompagnato per tutta la vita e il suo cuore era più grande di

qualsiasi montagna che io abbia mai raidato.” - Jeremy Jones.

derer, che ha condotto una spedizione nel febbraio 2015

sulle Alpi albanesi nell’Europa sud-orientale. Mitch e la

sua crew hanno trascorso tre settimane a esplorare la remota

catena montuosa della penisola balcanica, dando

vita al documentario “When The Mountains Were Wild”

di Whiteroom Productions.

Nel 2015 Jones ha annunciato una partnership di design

con Chris Christenson, uno shaper di livello mondiale.

Mountain Surfer e Storm Chaser sono i primi risultati di

questa importante collaborazione e sono pensati per offrire

una surfata più facile ispirata proprio al surf.

Nel 2017 Jones ha introdotto per la prima volta le basi 3D

Contour. Le basi 3D presentavano punti di contatto rialzati

con un morbido raggio “spoon” che aiuta la tavola a

mantenere la velocità e migliorare la surfata.

Nel 2019, le tavole Jones hanno incrementato enormemente

la loro sostenibilità passando dalla resina epossidica

alla bio-resina Super Sap prodotta da Entropy Resins.

Tutte le tavole Jones ora sono costruite con resina

epossidica rinnovabile a base biologica certificata USDA,

realizzata con carbonio a base vegetale anziché a base di

petrolio. Nel 2019 Jones è anche passata a tutti i core di legno

certificati FSC, aumentando ulteriormente l’impegno

nella produzione sostenibile di snowboard. Dai materiali

sostenibili che Jeremy sceglie di utilizzare nelle sue tavole

ai molti incredibili video che ha realizzato, è chiaro che

Jeremy apprezza l’esperienza umana e motiva le persone

a proteggere l’ambiente tanto quanto apprezza l’innovazione

tecnologica. Con una paziente attenzione alla realizzazione

delle migliori tavole da freeride e il supporto

diretto alle cause ambientali, i prodotti e il messaggio del

marchio che Jones ha portato avanti in questi primi dieci

anni sono stati molto influenti sull’intero settore dello

snowboard. Ecco perché per molti osservatori Jones non

è solo un marchio, ma un leader di un movimento che

spingono il settore in una nuova entusiasmante direzione

incentrata tanto sulla sostenibilità del prodotto quanto

sulle prestazioni del prodotto.

Nel maggio del 2014 Jeremy Jones e la sua famiglia hanno

viaggiato in Costa Rica e si sono offerti volontari per

Community Carbon Trees, l’associazione di riforestazione

della foresta pluviale senza scopo di lucro. Questa

esperienza di aiuto per la riforestazione ha ispirato Jones

a iniziare a sostenere la CCT, un modo per aiutare

a combattere i cambiamenti climatici. Jones è anche un

orgoglioso sostenitore di Protect our Winters, l’organizzazione

no profit contro i cambiamenti climatici che ha

fondato nel 2009 e membro dell’1% di For The Planet. Nel

2014 Jones ha anche lanciato un programma chiamato

“Jones Adventure Grant” che ha offerto alla loro famiglia

di rider e ambassadors del team l’opportunità di ottenere

finanziamenti per una spedizione pionieristica di snowboard

in backcountry. Il vincitore del Jones Adventure

Grant 2015 è stato il veterano del team rider Mitch Toel-

49°


On the

Lookout.

TEXT

Denis Piccolo

Davide

Boggio

“Valsesia è un posto

con uno dei migliori terreni

per percorrere giri in

powder e fare side hits, e mi

è stato utile per accrescere

la mia creatività e godere

ogni piccolo spot che la

montagna può offrire!”

Info: Mi chiamo Davide Boggio, nato il 26/02/1999,

giro in tavola e mi godo la vita, ho 20 anni, sono supportato

da Nitro Snowboard, Dirty Gloves, Giro.

Ultimo pasto: Polenta, salsicce e funghi porcini.

Miglior luogo dove shreddare: Sono cresciuto in

questo piccolo resort chiamato Alpe Di Mera, situato

in Valsesia. Questo è un posto con uno dei migliori

terreni per percorrere giri in powder e fare side hits,

e mi è stato utile per accrescere la mia creatività e

godere ogni piccolo spot che la montagna può offrire!

Ripper più sottovalutato: Dico Max De Vries: è

molto tecnico sui rail ed è impressionante quanti trick

possa chiudere.

Prossimo grande trend dello snowboard: Lo

snowboard sta evolvendo tantissimo in questo momento

ed è fighissimo guardarsi intorno per vedere

il nuovo modo in cui gli snowboarder fanno cose

fantastiche godendosi la loro tavola! È pazzesco vedere

tutti i video che buttano fuori le crew di tutto

il mondo, perché ognuna di esse racconta una storia

di amici che gira in tavola nei posti più fighi,

che siano città o paesaggi, cercando qualcosa di

bello da raidare o disegnare un linea in fresca in

backcountry.

Devi una birra a: Nitro snowboard per credere nella

comunità dello snowboard, RustyToothbrush e tutti i

ragazzi che ne prendono parte.

Cosa non manca nel tuo shred kit: gli amici con

cui condividere i momenti.

Prossimamente: Quest’anno tornerò a fare qualche

altro contest, filmerò con RustyToothbrush per

il nuovo progetto video e farò alcuni eventi in giro

per l’Europa.

50°


Info: Mi chiamo Dusan Kriz e ho 24 anni. Vengo dalla

Repubblica Ceca e attualmente vivo a Praga, ma negli

ultimi 10 anni sono cresciuto tra le montagne più

grandi della Repubblica Ceca chiamate Giant Mountains.

Quando non sono in tavola lavoro come mental

coach o personal coach, sostanzialmente aiuto le persone

a raggiungere i propri obiettivi e sogni… almeno

spero ahah.

Ultimo pasto: toast con formaggio, ma l’ultimo pasto

che ho effettivamente cucinato era probabilmente

una classica pasta con pomodori / aglio / cipolla / salsa

al basilico.

Miglior luogo dove shreddare: Non è facile, ma il

terreno migliore per me è sicuramente ovunque in

Francia o Svizzera. Adoro tutti i tipi di montagne, ma

se parliamo di backcountry, quelli sono i miei preferiti!

Le persone con cui vado in tavola molto più spesso

sono quelle della family di Rusty Toothbrush: Alex

Stewart, Jake Simpson, Joe Simpson, Davide Boggio, JJ

Rayward, Tyler Charlton e oltre alla crew Rusty ci sono

Mans Hedberg, Zenja Potapov, Ondra e Dan Porkerts.

In realtà mi piace girare un po’ con tutti per dirla tutta.

Ripper più sottovalutato: Vorrei iniziare con Joe e

Jake Simpsons. Ho trascorso tutto lo scorso inverno

con loro e l’energia che stanno mettendo nello snowboard

è molto stimolante! Poi direi JJ Rayward. Il kid

neozelandese ha uno stile e un atteggiamento pazzeschi,

ed è anche uno di quelli che mi stimola maggiormente.

Poi dico Zenja Potapov. È russo, cresciuto in

Finlandia e vive in Svezia.

Prossimo grande trend dello snowboard: Difficile

dire cosa potrebbe piacere alla gente in futuro, ma il

mio punto di vista è che la tendenza ora sia esplorare

nuovi luoghi e regioni come la Russia, la Georgia, l’Albania

ecc... Il paesaggio laggiù è ancora inesplorato e

ha molto da offrire. Se parliamo di tricks, penso che

andrà in due direzioni. Uno è un modo tecnico come

quad 1620, pretzels 4 ecc. E l’altro andrà più alle basi

come stile e creatività. Questo è un po’ organizzato dai

Giochi Olimpici. Tutti vogliono vincere, e vincere PER

LO PIÙ significa spin to win.

Devi una birra a: La dovrò sempre ai miei genitori

che mi hanno permesso di fare ciò che amo di più,

dopodichè ai miei sponsor come Horsefeathers, Northwave,

Drake, Appertiff, e anche senza Alex Steward

e Rusty Toothbrush non saremmo qui a fare questa

intervista. Ci sono così tante persone e marchi a cui

sarò sempre grato, perché mi aiutano a vivere questo

tipo di vita in cui sono davvero felice!

Cosa non manca nel tuo shred kit: È bello avere uno

snowboard per qualsiasi session haha, sto scherzando.

Direi probabilmente uno spuntino adeguato, un po’

di extra gear se si rompe qualcosa, un buon piano su

cosa faremo in quello spot e un po’ di erbette come

ricompensa dopo la sessione, ma shhh!

Prossimamente: Quest’anno gireremo un progetto

davvero interessante con Northwave e Drake negli

Stati Uniti e non vedo davvero l’ora di realizzarlo,

e voglio concentrarmi sempre di più sul BC e sulle

grandi montagne, perché tutto ciò is the shit for me.

Dusan

Zriz

“Quando non sono in

tavola lavoro come mental

coach o personal coach,

sostanzialmente aiuto

le persone a raggiungere

i propri obiettivi e sogni…

almeno spero ahah.

51°


PHOTO

Silvano Zeiter

Leo

Eigensatz

“Ripper più sottovalutato:

Chiunque si diverta con

una bella session senza

sentire l’impulso di

pubblicare immediatamente

tutto sui social media..”

Info: Leo Eigensatz, 6.3.1994, lavoro presso l’azienda

di mio zio che costruisce case e altre cose, e poi in

inverno vado principalmente in tavola.

Ultimo pasto: Amico, vorrei poter dire qualcosa di

figo come la pizza o altro, ma è ancora un po’ presto

quindi ho appena preso un caffè e un frullato finora.

Miglior luogo dove shreddare: Probabilmente è la

risposta più cliché, ma dimmi qualcosa di meglio della

fresca con gli amici.

Ripper più sottovalutato: Chiunque si diverta con

una bella session senza sentire l’impulso di pubblicare

immediatamente tutto sui social media.

Prossimo grande trend dello snowboard: Non lo

so... probabilmente vlog di realtà virtuale o Instagram

stories o qualche merda come questa roba qui haha!

Devi una birra a: Ho dimenticato a chi devo una birra,

ma sicuramente ricordo chi me ne deve una!

Cosa non manca nel tuo shred kit: Se non dimentico

boots, tavola, guanti e maschera al mattino - è già

una buona giornata.

Prossimamente: Il mio piede è ancora un po’ dolorante

per l’infortunio dell’ultima stagione, ma immagino

che non appena mi sento meglio torno in tavola

e spero di poter portare a casa anche alcune clip…

52°


Info: Nicholas Bridgman, nato a Jesolo, Venezia, il 24

agosto 1993. In Italia e a Thredbo sono istruttore di

snowboard, e raido su tavole Funky e Airblaster. Ogni

tanto aiuto mio padre nel suo centro di sport acquatici

insegnando windsurf, kite surf, surf, sup e wakeboard.

Ultimo pasto: Appena arrivato dall’Australia, mi

sono mangiato un piatto di spaghetti con telline e bottarga!

Il cibo italiano è il migliore!

Miglior luogo dove shreddare: Mi piace cambiare

spesso terrain, raidare con gli amici è la cosa migliore

ma mi piace anche farlo da solo, con qualsiasi condizione

atmosferica.

Ripper più sottovalutato: Ce ne sono molti, non è

semplice farsi notare.

Prossimo grande trend dello snowboard: Dal

mio punto di vista lo snowboard è un’espressione

di libertà ed è quindi più compatibile con il freeride

ed il backcountry piuttosto che con le competizioni

all’interno di un rigido insieme di regole. Direi le split

board, perché stanno aprendo un mondo completamente

nuovo.

Devi una birra a: Ai miei sponsor Funky the Garden

crew, Roby Bragotto, Scotty Stephenson, Marc Grossgasteiger,

Simon Gruber, Marco Concin, ai i miei genitori

e sicuramente a molte altre persone che in qualche

modo mi hanno aiutato durante il mio percorso.

Cosa non manca nel tuo shred kit: Té, snacks, frutta,

videocamera, Arva, pala, lenti di ricambio per la

mia maschera e dei guanti in più.

Prossimamente: Viaggiare e continuare a insegnare,

esplorare altri paesi, girare video e amare la vita!

Nicholas

Bridgman

“ Mi piace cambiare

spesso terrain, raidare

con gli amici è la cosa

migliore ma mi piace anche

farlo da solo, con qualsiasi

condizione atmosferica.”

PHOTO

Roberto Bragotto

53°


Halldor Helgason.

Halldor is a living legend.

His smooth, effortless and

always evolving style has risen

the bar of riding and he’s

a never-ending inspiration

source for so many riders around

the world. He’s also the most

down to earth and easy dude you

could ever talk with. I feel

he doesn’t even recognize his

icon status and his love for

snowboarding always came first.

ITW

Matteo Rossato

PHOTOS

Theodore Muse

La sua scelta di costruire le proprie aziende e lavorare

con vere aziende di snowboard la dice lunga. Dopo

l’intervista che abbiamo pubblicato un paio di stagioni

fa, sono successe molte cose, quindi è tempo di tornare

nel mondo di Halldor.

Ciao Halldor, come hai passato l’estate? Yo,

sono stato a Reykjavik / Islanda. Skate, surf, relax con

la famiglia e gli amici per far tornare in forma per la

stagione il mio corpo, la testa e le palle.

Un breve commento sul tuo amico Frank Bourg

che ha vinto la terza medaglia d’oro agli X-Games.

Non ci sono parole per descrivere quanto Frank

sia badass, si ammazza per fare snowboard e fa ciò che

fa solo perché lo adora così tanto. Ho massimo rispetto

per lui e complimenti ancora una volta. Frankster!

Parliamo ancora di Frank e del canadese del

Quebec in generale; sei andato a fare un trip,

quindi immagino tu sappia cosa intendo: perché

i canadesi francesi sono così al di sopra della

media quando si tratta di street riding? Sei per

caso anche tu del Quebec? Ho iniziato la mia stagione

con Frank in Quebec ed è stato un viaggio fantastico,

è stato divertentissimo stare in giro con quei

ragazzi e, sì, sono su un altro livello quando si tratta

di andare in street. Frank mi ha mostrato alcuni degli

spot che avevano fatto prima e alcuni dei spot che

voleva fare per il suo pezzo di Real Snow e quando

vedi questi spot nella vita reale ti rendi conto di quanto

è completamente pazzo lui per davvero ahah. Ho

sempre ammirato i ragazzi della Brothers Factory, ero

super motivato di andare in un trip con loro e spero di

farne un po’ di più la prossima stagione.

La stagione passata non è stata proprio perfetta

per te, giusto? Avevi appena iniziato a

filmare per un progetto e poi ti sei infortunato.

Cos’è successo? Sì, quello era il piano ma a causa di

infortuni e non ero a posto mentalmente, così ho deciso

di lasciar perdere tutto e farmi una stagione off e

riprendermi completamente, sia per quanto riguarda

il mio corpo che per il mio stato mentale. Purtroppo

è quello che dovevo fare, ma alla fine abbiamo fatto

diventare il mio progetto in un video del team Lobster

che si è rivelato proprio figo. Volevo solo fare qualcosa

di nuovo e quello è proprio quel qualcosa che volevo

fare da un po’, ma il timing per me non era giusto

in questa stagione, sfortunatamente, mi sono bruciato

completamente a causa di molte cose, ma mi sento un

molto meglio ora e sono tornato.

Tre cose che devi assolutamente fare prima di

abbandonare la tua carriera di snowboarder

professionista. 1- Andare in Alaska, una parte di me

lo vuole davvero, ma un’altra parte di me ne è davvero

impaurita, devo almeno prendermi in faccia una

bella valanga prima di andare. 2- Andare a Baldface!

Forse è proprio lì che farò training per le valanghe? 3-

Probabilmente sembro un coglione, ma vincere come

rider dell’anno sarebbe un sogno bello pesante che

diventa però realtà. Ma non mi concentrerei mai su

quello, se ciò dovesse accadere dev’essere solo perché

stavo facendo una bella stagione divertente e quello

sarebbe il bonus.

54°


Immagino che tu abbia avuto molte offerte

da grandi sponsor una volta che hai lasciato

lo Swoosh della Nike, ma in qualche modo hai

sempre preferito costruire i tuoi marchi o restare

fedele ai marchi di snowboard quelli core. L’ultimo

è 32: potresti dirci qualcosa in più? Da bambino

ho sempre comprato i boots di Thirtytwo, così

dopo aver smesso di girare per DC e Nike ho provato

alcuni diversi marchi di boots e nessuno di essi andavano

bene per la mia caviglia dopo che me la sono

rotta. Dopo invece ho provato Thirtytwo di nuovo e

la mia caviglia stava da dio. Ho girato con boots Thirtytwo

in realtà da 3 anni senza essere nel loro team,

quindi dopo un po’ mi hanno chiamato e ora sono effettivamente

nella loro crew bella badass e non potrei

essere più pompato.

Parliamo del tuo pro-model TM TWO XLT.

Perché ti sei diretto su questo modello? E cose

che ci puoi rivelare già per la prossima stagione?

Altri pro-model tuoi in rampa di lancio? Mi

sono buttato sui TM TWO XLT perché sono quelli che

funzionavano meglio dopo che mi sono rotto la caviglia:

è bello e rigido e dura molto a lungo, di solito

giro in tavola per tutta la stagione con solo un paio

di boots.

Come ci si sente a far parte della stessa squadra

insieme a gente come Nico Müller, Jeremy Jones

e Chris Bradshaw? Sarà il prossimo All Star

Team? È un d’onore per me, sono super entusiasta di

far parte del loro team e non vedo l’ora di fare snowboard

e conoscere meglio tutto il team.

E la tua nuova linea Atrip? È totalmente diversa

se paragonato alla roba in stile skate che hai

fatto prima. Questa è la parte divertente di avere

i tuoi marchi, puoi fare tutto ciò che vuoi quando

vuoi, ahah. Erano alcuni anni che indossavo dell’abbigliamento

dai toni tranquilli, e volevo cambiare

un po’ questa cosa e il motivo per cui sono andato

più verso un look anni ‘90 è perché ho tratto gran

parte della mia ispirazione per lo snowboard che

ha messo insieme tutti i vecchi video di snowboard

classici, sono così liberi, tweakkano l’impossibile,

mischiano grab random e hanno lo stile di abbigliamento

più steezy possibile. Uno dei miei video

preferiti della vecchia scuola è Snowboarder in Exile,

se non l’avete mai visto, dovreste assolutamente

darne un’occhiata!

Di recente sei finito in uno spettacolo televisivo

islandese. Puoi dirci qualcosa in più sull’esperienza?

È passato un po’ di tempo da quando ho

fatto qualcosa per la scena in Islanda, dopo che ho

smesso di far gare i media non hanno più seguito

niente di snowboard ed è abbastanza difficile per

qualcuno che non fa snowboard capire come funziona

la parte delle riprese per un video di snowboard.

Ho avuto l’opportunità di mostrare davvero

quel lato dello snowboard nello show televisivo, il

che ha significato molto per me e le reazioni sono

state fantastiche sin da quando lo show televisivo è

andato in onda.

Ultima domanda su Lobster: per la prima volta

nel 2020 farete la prima tavola di Lobster senza

3BT. Lobster sta iniziando a prendere una sua

strada - parlando solo di tecnologia? Questo è

l’obiettivo, vogliamo che la differenza tra Lobster e

Bataleon sia più chiara, quindi rimanete sintonizzati e

vedrete cosa succede.

55°


Gigi Rüf is back

for slashing more.

Gigi Ruf è un uomo multi-talentato. Il primo talento che possiede,

quello più ovvio, è la quantità pazzesca di abilità quando si allaccia ai piedi

una tavola. Lo soluzioni che sceglie quando raida sono assolutamente uniche e

pochi rider in tutto il mondo possono rivendicare il suo livello di creatività e visione.

Ma è anche un imprenditore e la sua creatura Slash By Gigi ne è la chiara

dimostrazione. Nel 2019 ha ripreso il pieno controllo del suo marchio

e lo abbiamo immediatamente chiamato per sapere quali sono i suoi piani.

ITW

Matteo Rossato

PHOTOS

Blotto

Ehi Gigi, dove sei e cosa stai facendo in questo

momento? Sto testando nuove tavole e il prodotto

del mio sponsor, girando in resort che hanno ricevuto

una buona quantità di neve all’inizio della stagione.

Tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019 è stato un

periodo molto interessante per te: hai ripreso il

pieno controllo del tuo marchio Slash, hai firmato

con 686 e Mons Royale. Cosa succede quasi

un anno dopo? Potrei elencare tutti i miei sponsor, i

marchi che supportano ciò che sto facendo attivamente

in questo sport e sono ben integrato sul lato R&D

delle cose. Ciò che rende il pacchetto completo al 100%

è la mia società Slash Snowboard che sto gestendo.

Voci dicono che stai lavorando a un progetto

cinematografico di due anni con la tua crew originale

dei Pirates. C’è qualcosa che ci puoi rivelare

in questo momento? Pirate Movie Production

si è evoluta in un pioniere nella moderna produzione

di video di sport d’azione producendo il primo film di

snowboard in 4k “Perceptions” o portando a casa diversi

premi per “STRONGER.” Abbiamo già terminato

il primo anno su due di questo progetto - ho riunito

John Jackson, Victor Daviet e Manuel Diaz nei migliori

spot dall’Europa all’estremo oriente. Per la stagione

imminente gireranno di più qui in Europa ma abbiamo

anche in programma un viaggio in Nord America.

Tutte le locations che ogni snowboarder sogna, che si

fondono in un’esperienza visiva eccezionale in altissima

definizione.

Negli ultimi due anni hai anche fatto alcune

gare del Freeride World Tour; continui con quello

o hai qualche progetto per questa stagione?

È difficile fare tutto in effetti, quindi mi concentrerò

solo sulle tappe europee del Freeride World Tour.

Torniamo per un minuto su Slash: cosa è successo

negli ultimi anni e cosa ti ha portato a

riprenderne il pieno controllo? Nel 2016 parlando

con Henry Nidecker della nostra posizione aziendale

mi disse che Slash non era redditizio per il Gruppo

Nidecker. Abbiamo concordato che mi avrebbe trasferito

l’attività a novembre 2016 completa di stampi, forme,

disegni e i marchi di snowboard relativi al brand

Slash. Allo stesso tempo stavo considerando un ruolo

di sviluppatore come rider con Capita Mothership ma

alla fine non è stato portato a termine perché non volevo

lasciare Slash. Ora va tutto bene e ho il pieno

controllo di Slash con la mia rete di distribuzione in

15 Paesi.

Questa potrebbe essere una domanda stupida,

ma scommetto che molte persone ce l’hanno in

testa: perché ci sono dei morsi sui nose di una

buona parte delle tue tavole? Haha, lo shape identificativo

di Slash ha due ragioni. Una che ho provato

un approccio minimalista per modellare le tavole

quando ho iniziato nel 2012 e in secondo luogo il più

funzionale è lo stand “kick” che fornisce: le tavole non

possono cadere come quelle tavole rotonde.

56°


57°


“Fin dall’inizio di Slash ho sempre avuto il controllo completo di

tutto ciò che riguardava il design, il marketing, la strategia globale

e l’immagine del marchio di Slash di Gigi. Quasi tutto c’era e

funzionava già prima, tranne per il fatto che spedisco alcune

tavole richieste da singoli clienti durante l’anno.”

Ora che hai il pieno controllo di Slash, fai tutto

da solo? Com’è il tuo programma giornaliero

quando lavori su Slash? Ad esempio quando si

progettano nuove tavole o quando è il momento

di imballare e consegnare… Fin dall’inizio di Slash

ho sempre avuto il controllo completo di tutto ciò

che riguardava il design, il marketing, la strategia globale

e l’immagine del marchio di Slash di Gigi. Quasi

tutto c’era e funzionava già prima, tranne per il fatto

che spedisco alcune tavole richieste da singoli clienti

durante l’anno. La maggior parte del lavoro viene

fatta durante l’estate curando i negozi per l’inverno e

comunicando con i miei distributori qualsiasi nuovo

sviluppo a cui sto lavorando.

Devo dire che questa l’ho rubata letteralmente

da un’intervista che hai fatto l’anno scorso, ma

la citazione era così figa che ho dovuto: “Nulla

sostituirà quella sana dose di anarchia che assicura

lo stare trasversalmente”. Puoi spiegarmi il

significato di una così forte affermazione? Beh,

forse è fuori dal contesto qui, ma una resort si chiama

ancora una “stazione sciistica” e probabilmente

vogliamo solo prendere il nostro posto in un settore,

appunto, sciistico. Ma di per sé la cultura della tavola

si lega più a uno stile di vita artistico che a uno sport

competitivo.

Gigi, dove sta andando lo snowboard? Ovunque

tu voglia che vada e puoi farne tutto quello che vuoi.

Usa la montagna per raidare e giocare.

Cosa nasconde il 2020 per Gigi? Vivo il momento

e faccio quello che mi fa stare bene, e come ho detto

c’è il film, le competizioni e la mia società Slash

Snowboards.

58°


59°


Petranboard.

TEXT

Achille Mauri

PHOTOS

Elena Gogna

Achille Mauri

LOCATION

Petran, Turkey

60°


61°


62°


La semplicità dell’oggetto

era fenomenale: un asse di legno

con due stopper per i piedi posti

perpendicolarmente alla

direzione della tavola, senza

nessun tipo di sciancratura o

lamine per la conduzione.

Il tutto veniva gestito da una

cordicella con un manico in

legno all’estremità anteriore

che tenuto in mano durante

la discesa deformava il legno

evitando infossamento: geniale.

Avevamo lasciato la rumorosa capitale turca da

ormai una settimana. Con Istanbul lontana, il

dissolversi delle esigenze cittadine cominciava a sfumare.

Stavamo bene, i nostri ritmi erano regolari e

dettati dal re sole d’inverno. Io ed Elena, la mia compagna,

eravamo alla ricerca di avventure locali.

Ricordo bene il momento dove abbiamo deciso di

andare a Petran. Stavamo guidando paralleli al grigio

mar Nero il nostro furgone t4 California, portato

mesi prima da Milano e depositato a Istanbul durante

tutta l’esperienza lavorativa di Elena, con l’ennesimo

chai abbinato al rifornimento di gasolio e il metodico

scrocco di wi-fi quando abbiamo letto questa notizia:

“The people of Petran, Turkey, have been snowboarding

for roughly 300 years…”

Ricordavo un video che vidi tempo fa sul canale Vimeo

di Patagonia che raccontava l’incredibile storia

di contadini Turchi che approcciavano il mondo del

“discesismo” sulla neve con un singolare attrezzo in

legno per ottimizzare la discesa una volta portato il

gregge a far pascolare.

Subito il mio entusiasmo riguardo questa notizia fu

eclatante, e cominciai a capire assieme a Elena quanto

fosse di strada questa irrinunciabile mecca dello

snowboard. Lei, diligente e accurata nella scelta degli

itinerari - capacità ereditata dal padre - pianificò il

nostro arrivo nel giro di 3 giorni. Così partimmo da

quella anonima gas station con un obiettivo: andare

a Petran a scoprire il petranboard.

Il furgone, per quanto “funky” e sportivo nell’aspetto

aveva delle limitazioni sui percorsi di montagna,

vista “l’età” e i singhiozzi avuti nei mesi precedenti

(rotto testata del motore in Albania e fuori funzione

la quinta marcia da Istanbul) e necessitava quindi di

essere preparato per la meta di Petran, trovandosi a

1450 msl.

Così andammo a cercare gomme da neve, catene

e tutto il necessario per una eventuale “lotta con

l’alpe”. La volontà di raggiungere quella meta era

comunque indiscutibile, e con noi avevamo sci e

splitboard con pelli di foca: ci sentivamo invincibili.

Approcciamo la salita e tornante dopo tornante

la neve sulla strada cominciava a infittirsi rendendo

sempre più rischioso e vicino il punto di stop. “Cielo”

- nome di battesimo del nostro furgone - ha comunque

regalato prestazioni inaspettate, rampando per

diversi tornanti dall’aspetto terrificante.

Calmi e fiduciosi, parcheggiammo a lato di un tornante:

da qui si sarebbe continuato a piedi. Ele ai

fornelli, in meno di un’ora avevamo la pancia piena,

pelli assemblate e zaino pronto per una gita verso

questa meta per noi ormai sacra. Neanche il tempo

di chiudere la macchina e un fuoristrada - molto più

prestante di Cielo - ci passò affianco con a bordo un

Turco, distinto e fumatore.

“Merabah”, il suo volto era stranito dal nostro look

alieno pronto ad andare sulla luna. Con un semplice

gesto della testa ci indicò di salire, Elena entusiasta

63°


64°


più che mai del passaggio locale si catapultò in macchina.

Io rimasi nel cassone del fuoristrada per cercare

di fotografare qualcosa e vedere più nitidamente

il mutare del paesaggio. Lei, che ha una dipendenza

dalle storie delle persone, rimase in macchina a parlare

con il signore.

Il tempo era pessimo e man mano che salivamo entravamo

nella fitta nebbia, quindi la mia idea di rimanere

fuori non fu un successo, inoltre anche Ele

non aveva scoperto troppe cose di quest’uomo un pò

taciturno ma dall’energia molto pacifica. 30 minuti di

strada e finalmente arrivammo a Petran.

La visibilità era nulla. Lui parcheggiò la macchina in

prossimità di una falegnameria, e ci portò a casa sua

dove Fatma, sua moglie, ci accettò con un’accoglienza

da Guinnes dei Primati. Chai, sguardi e qualche

parola riguardo il nostro viaggio, bastarono per capire

che erano buonissime persone, curiose e semplici

nel loro vivere. Poche abitanti vivono a Petran durante

l’inverno e loro

erano alcune di queste.

Subito gli diciamo il motivo che ci ha spinto a venire

fin lì e non sono affatto sorpresi. La storia del Petran

è diventata abbastanza famosa nell’ultimo periodo e

diverse persone hanno visitato quell’area così remota

del Kachatr grazie a questa stravagante attrazione.

Senza neanche avere troppo tempo per decidere ci

ritroviamo ospiti per la notte di questa dolce coppia

turca. Abbiamo anche un ospite a cena, più giovane,

con le mani di chi lavora il legno.

La mattina seguente il cielo era limpido e la neve caduta

durante la notte aveva ricoperto le poche tracce

umane di quel paese. Faceva molto freddo, vedevamo

il sole ancora lontano nelle distese valli Turche. Così

ci armammo del nostro moderno materiale di salita e

cominciammo a camminare verso l’alto prima penetrando

il paese e poi osservandolo da sempre più sù.

La nostra intenzione era tornare nel giro di qualche

ora, anche se la giornata e la neve erano perfette per

andare a fare qualche cima. Era una di quelle rare

volte dove la scoperta era il punto di partenza e non

necessitava andare più in alto di così alla ricerca di

qualcosa. Le montagne hanno le capacità di creare

delle culle di tradizioni che non si basano sulle vette

ma sull’arena che esse creano.

Petran è uno di questi casi.

Ore 10.30 eravamo di nuovo a Petren. Fatma e Pietro

ci aspettavano per l’immancabile chai. A questo punto

la mia voglia di vedere quell’oggetto del passato

era troppa da contenere e cominciai ad essere insistente

nei loro confronti.

65°


66°


“La morbidezza del

falegname nel disegnare

linee nella sua città con un

oggetto che viene dalle sue

piante e creato da lui era

pura armonia illibata.

Tutto era così soave e nativo,

la sua visione del pendio

era completamente differente

da qualsiasi persona che

approccia il discesismo

nel mondo occidentale.”

Il giovane uomo della sera prima arrivò dal mezzo

del paese con un petranboard sotto il braccio. La

semplicità dell’oggetto era fenomenale: un asse di

legno con due stopper per i piedi posti perpendicolarmente

alla direzione della tavola, senza nessun

tipo di sciancratura o lamine per la conduzione. Il

tutto veniva gestito da una cordicella con un manico

in legno all’estremità anteriore che tenuto in mano

durante la discesa deformava il legno evitando infossamento:

geniale.

Ora dovevano averne due per insegnarci veramente,

quindi andammo nella falegnameria dove era parcheggiata

la macchina. Un atelier rustico ma molto curato

nella suddivisone delle fasi di costruzione del petranboard.

Dopo una gesticolata spiegazione di come

viene assemblato questo oggetto ci incamminammo

verso monte alla ricerca di qualche facile pendio.

A quel punto la macchina fotografica venne donata

ad Elena che saltellava qua e là alla ricerca del

miglior scatto che ci rappresentasse in questo momento

ludico senza precedenti. Erano anni che non

provavo così tanto gusto nel compire un atto tanto

semplice. Durante i primi tentativi ero chiaramente

in difficoltà perché cercavo di frenare curvando

alla ricerca delle spigolo: errore! Tutta la frenata del

petranboard si basa sulla pressione delle parte posteriore,

sia con il peso che con l’ausilio del bastone

- utilizzato anche per domare i pascoli di vacche.

La morbidezza del falegname nel disegnare linee

nella sua città con un oggetto che viene dalle sue

piante e creato da lui era pura armonia illibata. Tutto

era così soave e nativo, la sua visione del pendio era

completamente differente da qualsiasi persona che

approccia il discesismo nel mondo occidentale.

“Tutto è permesso, sempre salva la fantasia”, scriveva

Carlo Mollino.

Abile sperimentatore di delle tecniche di discesa, che

se avesse visto questa scena avrebbe sicuramente

preso spunto per chissà quale definizione surreale.

Alla fine lui ha abbandonato il campo da gioco, ed

io ho continuato sotto la l’onnisciente lente di Elena

che intrappolava un mio fanciullino momento. Lei

mite e rispettosa, ha aspettato a provare il Petranboard

solo alla fine, ricevendo gli applausi da tutto

il paese per le sue straordinarie e lì insolite abilità

sportive.

La giornata si è conclusa presto, alle 13 eravamo da

Cielo con un fardello in più da scarrozzare fino a Tiblisi.

Mi era stato donato un Petranboard dal falegname,

che oggi risiede in camera mia e grazie al suo

profumo di legno e neve mi ricorda che un esigenza

si può trasformare in eleganza.

67°


Isle

of Snow.

ITW

Matteo Rossato

PHOTOS

Silvano Zeiter


È sempre un sollievo vedere il teaser di Absinthe Movies

pubblicato su internet, anno dopo anno. Ci dà la speranza

che ci siano ancora persone là fuori che credono che la qualità

sia migliore della quantità nello snowboard. Abbiamo avuto

un’interessante e abbastanza lunga chiacchierata con David

Vladyka (DV) e Shane Charlebois (SC) sulla loro ultima creatura,

Isle of Snow, e il futuro dei video di snowboard in generale.

Un discorso così interessante, da leggere in un colpo solo.

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Nicolas Muller

LEFT

Leo Eigensatz

ABOVE

Leo Eigensatz

70°


Ciao David e Shane, dov’è il vostro posto felice?

DV: da qualche parte in una località segreta delle Alpi

un lunedì mattina con 60 cm di fresca e soleggiato.

SC: Stare fuori è il mio posto felice. Essere in montagna,

soprattutto innevata, o nell’oceano, è una felicità

insostituibile.

Le vostra uscite cinematografiche sono sempre

accompagnate da un tour premier piuttosto

grosso: ti senti in contatto con le scene locali e

incontrare fisicamente le persone con la vostra

crew è ancora importante nell’era digitale in cui

ogni connessione umana passa attraverso il telefono?

DV: qual è il punto di fare un film se lo pubblichi

solo online. Non ci sono più così tante società

di video al mondo, e ancor meno quelle che fanno un

tour di premiere in Europa e negli Stati Uniti. Esistono

progetti video di brand che tentano di fare un tour di

prime visioni, ma non arrivano mai a fare quello che

facciamo noi. Lo facciamo da più di 15 anni e penso

che le persone ci rispettino per questo. Entrare in contatto

con un pubblico reale è importante, questo è ciò

che ti fa continuare a fare ciò che fai. Le pubblicazioni

online sono difficili da giudicare, ovviamente hai

un numero di visualizzazioni ma con il web non sei

completamente sicuro che sia preciso. Quando organizzi

una premiere e hai la pressione di promuoverla,

vendendo biglietti e investendo denaro che potresti

non vedere mai tornare se nessuno si presenta, allora

sai cosa significa portare il tuo progetto dall’inizio

alla fine. Promuovere il tuo progetto è metà del lavoro

di fare un video di snowboard. Molti progetti singoli

tendono a dimenticare che se non sei coinvolto

personalmente nella promozione il tuo progetto non

andrà da nessuna parte e sarà dimenticato così rapidamente

con la velocità del pollice che salta un post

di Instagram. SC: Indipendentemente dalla tecnologia

creata o dagli sviluppi digitali, la connessione umana

sarà ancora il componente più prezioso. L’eccitazione

di stare insieme con altri umani per connettersi

sull’amore condiviso per una sensazione… sta tutto

qui, succedono abbastanza cose al mondo che cer-

71°


72°


Lo facciamo da più di 15 anni e penso che le

persone ci rispettino per questo. Entrare in

contatto con un pubblico reale è importante,

questo è ciò che ti fa continuare a fare ciò che fai.

LEFT

Leo Eigensatz

cano di mantenerci tutti per i fatti nostri. Ci stiamo

concentrando su ciò che ci unisce. Il tour delle nostre

premiere è esattamente questo. Guardare qualcosa a

casa, anche da solo, è divertente, ma quando ti sincronizzi

con altre persone, è un’esperienza completamente

migliore. Presentarsi di persona alle anteprime,

con musica dal vivo e dell’arte, questo ci fa connetterci

con qualcosa di “più grande”. Mia mamma diceva

sempre: “Non importa cosa succeda, mantieni un

buon senso di umano”. Ecco di cosa si tratta.

Il nome dei vostri film è sempre piuttosto iconico

e criptico allo stesso tempo: cosa significa veramente

Isle of Snow? DV: sta a te decidere. può

significare: amo la neve (I love snow), l’occhio ama

la neve (eye love snow) o l’isola della neve (isle of

snow). Ognuno troverà un significato diverso ad esso.

SC: I nomi tendono davvero a rappresentare l’anno.

Questo nome è apparso chiaro, durante una nevicata

notturna. La mia ragazza lo ha suggerito. Il significato

deve interpretarlo il singolo individuo. Se dici tante

volte Isle of Snow, potresti sentirlo. Non sono sicuro

di come si traduca in altre lingue. Spero il significato

sia universale.

Domanda delicata: l’industria dello snowboard

sostiene ancora davvero le società dei video o

realizzeresti comunque un lungometraggio? DV:

Francamente, è difficile dire cosa vuole veramente

l’industria dello snowboard. Vogliono vendere i loro

prodotti e hanno bisogno di effetti visivi per farlo, ma

non sono disposti a pagare il prezzo per intero. Alcuni

marchi ci hanno supportato per molto tempo e penso

che per questo siano così forti nel settore. Alcuni marchi

vanno e vengono. Lo stesso con i rider, spingiamo

così tanti giovani talenti a prendere le prime file dello

snowboard, solo per poi veder che ci lasciano per un

progetto prematuro da soli o un video di brand. È un

peccato perché siamo più forti tutti insieme. Tutto ciò

deriva dal fatto che i brand fanno fatica a trovare un

modo per comunicare con il proprio pubblico e invece

di lasciarci fare ciò che sappiamo meglio spingono

una loro propria agenda sui rider, che a volte non ha

senso. La vera radice del problema qui è che l’industria

è ancora giovane e non sente davvero le tendenze

o arrivano troppo tardi per impegnarsi seriamente

in queste tendenze che, quando lo fanno, è già troppo

tardi. Recentemente ho parlato con un dirigente di un

grande marchio nel nostro settore, abbiamo parlato

dell’ultimo film e mi ha detto che gli sembrava più a

poco costo e con quasi nessuno shot di big mountain

riding, meno freeriding, non molto heliski e così via.

Mi sentivo male ad ascoltare queste cose dette da lui,

perché il motivo per cui non possiamo fare tanto heliski

e freeriding come facevamo un tempo è perché

hai ridotto il nostro budget tre volte rispetto all’anno

precedente e ora mi stai dicendo che fa schifo il fatto

che non abbiamo più freeriding nel nostro video...

giusto per darvi un’idea delle cose come stanno. SC:

Alcune persone seguono le tendenze, altre le fanno.

Alcune aziende sanno cosa vogliono, altre stanno ancora

esplorando quello che c’è da fare. Fintanto che le

persone praticano lo snowboard, avranno degli eroi

che li ispireranno a comprare la loro attrezzatura.

Continuiamo a connettere le persone in quel modo.

La passione è sempre la più forte connessione. L’industria

è in costante calo, ma è eccitante lavorare con

persone entusiaste. Tutto ciò che facciamo è basato

sulla gratitudine e apprezzo infinitamente le persone

con cui abbiamo lavorato e lo faranno ancora. Quelli

che escono all’aperto e vanno in snowboard sulla

neve, non solo per fare i contest e presenziare alle fiere,

sono quelli che tendono a vedere e capire di più.

Lo snowboard è molto vivo. In tutto il mondo.

Chi ha scritto e fatto la voce fuori campo nel

teaser? Sembra diffondere un messaggio. È il focus

principale per voi quando fate uscire un film, vero?

DV: Shane Charlebois lo ha scritto e sta parlando Scott

Sullivan. Ha attirato molte persone a vedere il video e

TOP

Nicolas Muller

73°


Tutto è successo pensando di aggiungere “di più”, “altro”,

al film, quest’anno. Abbiamo abbastanza persone intorno a noi,

nei media, che dicono molte parole “vuote”. Volevo che tutte

le parole che usavamo fossero parole che pensavamo

veramente, e che potrei anche scrivere per ricordarle.

Isle

of Snow.

74°


BOTH

Nicolas Muller

questo era l’obiettivo principale. SC: Tutto è successo

pensando di aggiungere “di più”, “altro”, al film,

quest’anno. Abbiamo abbastanza persone intorno a

noi, nei media, che dicono molte parole “vuote”. Volevo

che tutte le parole che usavamo fossero parole che

pensavamo veramente, e che potrei anche scrivere

per ricordarle. Scott Sullivan è stata la prima persona

in mente per pronunciare quelle parole. È un bravo

ragazzo genuino, e si riflette nella sua voce. Mikey

Leblanc ha scritto e pronuncia le parole nell’introduzione

di Nico. Wolle non si sentiva a proprio agio con

le proprie parole, ma sono rimasto sbalordito da come

suonassero nel suo pezzo! Non avremmo potuto rinunciare

a usare quelle parole dopo aver visto come

si adattassero perfettamente a quello che succedeva

sullo schermo. È stato davvero bello aggiungere un altro

strato di significato alle loro parti video. Le parole

sincere aiutano davvero in questo.

C’è un limite di età per divertirsi? Sembra che lo

snowboard con il carving e lo split boarding stia

diventando una cosa per una più ampia gamma

di generazioni. Qual è la tua opinione al riguardo?

DV: nessun limite di età. SC: È quello che dici a te

stesso, è quello che ti senti. Come ho detto prima, lo

snowboard sta crescendo. Andare in powder e sentirsi

bene è qualcosa che può solo migliora. Ho appena

preso un impianto, due giorni fa, con un ragazzo di

76 anni! Adorava andare in tavola. Nessuno gli dirà

di smettere di divertirsi. Quelle sono le persone che

ammiro. Che possiamo tutti trovare la felicità fintanto

che ci piace.

Cosa nasconde il futuro per Absinthe? DV: fare

snowboard e fare un altro lungometraggio. Ci piacerebbe

fare altri viaggi nel prossimo anno nel video, e

stiamo anche lavorando a un canale TV che avrà dei

behind the scenes e vecchi lungometraggi. Vi terremo

informati su questa cosa! SC: Stare fuori sulla neve,

dire “grazie” più che mai, restituire, collegare il mondo

e le persone con lo snowboard, imparare e amare.

Tutti sono invitati. H

75°


Jake

Burton.

1981 Jake riding in California by Cassimus

76°


Se sono qui a scrivere in una stanza d’albergo di fronte alla struttura

per big air più grossa e più spettacolare al mondo e che sia mai stata

costruita è anche grazie a Jake Burton. Il fatto stesso che ci sia questa

struttura gigantesca e bellissima al tempo stesso per farci sopra una

gara di big air è anche grazie a Jake Burton. Il fatto che il big air di

snowboard sia alle Olimpiadi è anche grazie a Jake Burton. Il fatto che

lo snowboard sia conosciuto anche in un posto come questo, la Cina,

è anche grazie a Jake Burton. Il fatto che ci siano gare internazionali,

ragazzi di ogni parte del mondo che provano a mettersi di traverso

su una tavola con degli attacchi… è anche grazie a Jake Burton.

Io ho iniziato ad andare in tavola nei primi anni 90, intorno ai miei

15 anni, il mio primo amore fu una Burton Air. Avevo degli attacchi

rigidi, la usavo con i boots da sci - chi lo sapeva allora come si faceva,

avevo visto in giro delle foto e ci provavo. Ci misi tre giorni solo

per fare tre curve di fila, ma non che me ne importasse molto, era

dannatamente divertente quella roba lì. Conoscevo il nome Burton

prima di sapere che ci fosse un personaggio dietro a tutto quello,

un signore che si divideva con un altro signore l’idea o l’invenzione

dello snowboard (perlomeno quello moderno). Nel 1977 Jake Burton

si mise in testa che gli sci servissero solo per scendere da una montagna.

Se ci si voleva divertire veramente serviva qualcos’altro, una

tavola appunto. Prova e riprova, con cocciutaggine, inventiva, creatività,

sana follia, in pochi anni Jake Burton mette in piedi l’impero del

divertimento puro in montagna. Chiamatelo the American Dream,

fate voi. Quello resta.

L’ho intervistato più volte nel corso della mia “carriera” in questo

sport. La prima volta non me la dimenticherò mai. Olimpiadi di Torino

2006, il grande padrino dello snowboard mondiale, un pezzo di

storia come Jake Burton prende casa per un paio di settimane a Bardonecchia.

Io sono alle mie prime Olimpiadi, lui decide che è giunta

l’ora di venire a patti anche con le odiate Olimpiadi e sponsorizza le

divise ufficiali degli atleti americani (sì, i rider sono diventati atleti

da quelle Olimpiadi in poi), accreditandosi e presentandosi in finish

area - dando così di fatto il suo benestare al carrozzone del CIO, che

bene o male, ha portato lo snowboard su tutto un altro piano (di

numeri, di ascolti, di potenza mediatica). Shaun White vince il suo

primo oro davanti a Jake Burton, così come i due si abbracceranno

12 anni più tardi dopo un’incredibile finale, un happy ending che più

pazzesco non si poteva a pensarci bene, quando l’americano vince la

sua terza medaglia d’oro olimpica a PyeongChang 2018.

In quella mia intervista a Jake Burton nel suo salotto olimpico del

2006 mi ricordo che mi tremavano le gambe al solo pensiero, ma che

durante la stessa intervista mi mise a mio agio e filò tutto liscio. Una

decina di anni dopo, la mia ultima intervista con lui si svolse davanti a

uno spritz durante un aperitivo milanese: come se fossimo conoscenti

di lunga data. Ancora adesso, se ci penso, fu abbastanza surreale.

Lo snowboard anche grazie a Jake Burton è diventato uno sport quasi

di massa, conosciuto e praticato in tutto il mondo, una delle discipline

più seguite durante la vetrina più importante che accade ogni

quattro anni e che può far avvicinare alla tavola persone che mai si

sarebbero sognate un tempo di poter divertirsi in libertà scendendo

da una montagna o dalla collinetta dietro casa.

Grazie di tutto, Jake. Ride on.

INTRO

Giacomo Margutti

TEXT

Federico Mura

77°


Jake in highschool

Jake childhood

Jake elementary graduation

Non è facile far capire con semplici parole quanto incredibile sia

stata la vita di Jake Carpenter Burton, e con quanto coraggio lui e

Donna abbiano affrontato tutte le sfide. La vita di Jake è costellata

di scelte difficili, coraggio, orgoglio, forza di volontà e una determinazione

rara di questi tempi. Per noi spesso è stato un esempio,

pubblicando in sintesi la sua storia crediamo che possa servire da

esempio a molte generazioni di nuovi snowboarder.

Prima di Burton Snowboards

29 Aprile 1954.Jake Carpenter Burton nasce a New

York, ultimo di quattro figli. Jake frequenta la stessa

scuola di suo padre e di suo fratello maggiore, e non

è il ragazzo modello che ogni madre possa sperare.

Le cose cambiano quando comincia a frequentare la

Marvelwood School, istituto per studenti di serie B.

Dopo il diploma è il momento della University of Colorado

a Boulder, ma non dura molto; solo un anno

dopo Jake decide di andarsene perché si sente solo

e triste. Prova un altra strada. Dopo un periodo di

cambiamenti repentini, finalmente Jake trova il suo

percorso di studi nelle classi serali della New York

University.

Nel 1977, durante gli ultimi anni di università, Jake

lavora anche per una piccola società di investimenti

bancari,14 ore di ufficio non sono quello che Jake intende

fare per una vita; inoltre, comincia seriamente

a risuonargli in testa che il surfare la neve potesse diventare

uno sport.

78°


1998 Jake in Vermont

1979 Jake in Vermont

1983 Jake at US Open

1989 Jake shredding

Snow Surfing

Jake si trasferisce a Londonderry nel Vermont. Territorio

perfetto per iniziare il suo progetto. 1977, nasce

“Burton Boards”. Primo quartier generale: un fienile

di una casa di cui Jake era il guardiano dei cavalli.

Di notte barman, di giorno costruttore di prototipi di

tavole, che testa sulle colline del Sud Vermont. Poco

tempo dopo nel 1978, Peter Mel, un caro amico di Jake

il cui padre possedeva una fabbrica di surf, permette

a Jake di usare i macchinari per costruire i suoi innovativi

prototipi di snow surf. Surf durante il giorno,

snowboard durante la notte.

Qualche minuto dopo la mezzanotte del capodanno

1982, Jake incontra quella che sarebbe stata sua moglie:

Donna Gaston. Donna frequenta la Columbia University

di New York, e raggiunge Jake durante i week

end, aiutandolo nella fabbrica. Nonostante gli attacchi

rudimentali e la difficoltà iniziali della tecnica per

stare in piedi su una tavola, un numero sempre più

grande di persone attorno a Jake comincia a rimanere

ammaliato da questo nuovo attrezzo.

1983. Un evento per niente scontato accade a Stratton

Mountain. Jake Burton va a parlare con i responsabili

dell’impianto sciistico per chiedere di accettare gli

snowboarders sulle piste. Fortunatamente non ci sono

contrasti e Stratton Mountain diventa il primo resort al

mondo ad accettare snowboarder.

79°


1998 Kake

1989 Jake & Donna

1990 Ride Day

Europa

È fatta; 1985, Jake e Donna si trasferiscono a Innsbruck.

Donna si occupa di creare un network di vendita europeo

mentre Jake si focalizza sulla manifattura con Mr

Keil. Nel 1989 nasce il primo figlio di Donna e Jake a

Rutland, nel Vermont.

La gente è sempre più interessata a Burton e allo

snowboard in generale. La fabbrica conta poco più di

100 dipendenti e va alla grande. Il mercato è in costante

crescita, tutto il decennio è caratterizzato da

una produzione sempre maggiore di tavole. Intanto

la prima metà degli anni novanta mettono alla prova

l’abilità di business-man e padre di famiglia. Nascono

Taylor e Timi, secondo e terzo genito di Jake e Donna.

rispettivamente nel 1993 e nel 1996.

Nel frattempo Burton è ormai un successo globalmente

riconosciuto, tanto che nel 1997 Sport Illustrated

pubblica una intervista di Jake intitolata “Chairman of

the Board Jake Burton Took a Childhood Toy & Launched

an International Craze.”

1999: da questo anno in poi Jake setta il suo personale

goal per ogni anno; raidare almeno 100 giorni all’anno.

Promessa mantenuta fino a quando ha potuto,

fatta eccezione del 2011 quando gli fu diagnosticato il

cancro.

80°


“Con il cuore in mano, devo annunciare il trasferimento della nostra

produzione a Sud Burlington, Vermont in una nuova struttura accanto

alla nostra sede centrale. Di conseguenza, dovremo cessare la produzione

di tavole nel Vermont. Questa operazione comporterà la perdita

di 43 delle più produttive e leali persone dell’azienda.”

- Jake burton

Jake by Ian Ruther

Jake at Baldface by Jeff Curtes

Jake at Baldface by Jeff Curtes

Il nuovo Millenio

Il nuovo millennio si apre con un mix di emozioni

decisamente contrastanti. Jake vide coi suoi occhi due

rider Burton vincere le prime Olimpiadi a cui lo snowboard

era stato ufficialmente ammesso: Ross Powers e

Kelly Clark portano a casa l’oro. Succedeva nel febbraio

del 2002 a Salt Lake City.

Le Olimpiadi continuano a dare soddisfazioni; nel

2006 Shaun White e Hannah Teter conquistano di

nuovo l’oro con una tavola Burton ai piedi.

Intanto la crescita della produzione si blocca; la crisi

mondiale del 2008 colpisce anche Burton Snowboards.

La situazione economica generale mette Jake e

Donna con la schiena al muro. Per la sopravvivenza

dell’intera azienda, sono necessari tagli al personale

e riduzioni di stipendi. La lettera scritta ai dipendenti

dello stabilimento in South Burlington recitava:

81°


Chill Ride

Le Cattive Notizie

Nel 2011 Jake scopre di avere un cancro ai testicoli, e

affronta la malattia di petto. Le terapie sembrano funzionare

e molte cose accadono. Jake crea il suo primo

Signature Snowboard con la grafica di Jimi Hendrix,

vengono disegnate direttamente dai progettisti Burton

le uniformi per il team USA dei giochi olimpici

2014, e infine arrivano altre medaglie olimpiche come

l’argento di Ayumu Hirano e i bronzi di Taku Hiraoka

e Kelly Clark. Le cose non si mettono bene però per

Jake; il suo ginocchio è in condizioni pessime, a causa

dei traumi subiti negli anni precedenti. Il Chairman

Burton deve subire un importante intervento al ginocchio

che comporta l’impianto di una protesi, e dopo

soli tre mesi dall’operazione, Jake era già sulla sua tavola

accompagnato da George, Kevin Pearce e il suo

chirurgo Bryan Huber. Il nuovo ginocchio funziona

alla grande.

Poche settimane dopo però, le cose si fanno decisamente

più serie. Jake viene portato al Copley Hospital

nel Vermont per i primi sintomi della sindrome

di Miller Fisher, e venne informato che in non più di

tre giorni non sarebbe più stato in grado di deglutire,

respirare o aprire gli occhi. L’unica chance di sopravvivenza

sono le macchine. La paralisi è quasi totale, e

non c’è sicurezza che le sue condizioni migliorino. Rimane

attaccato alle machine per otto settimane, fino a

che la paralisi non gli dà tregua. Jake torna a muoversi

autonomamente dopo 10 settimane. Viene trasferito in

un centro di riabilitazione di Boston dove dovrà letteralmente

imparare di nuovo tutto da capo, partendo

da come mangiare usando le posate.

Viene scattata una foto di gruppo fatta fuori dagli uffici

Burton, realizzata per mandare un messaggio di

supporto a Jake. Tutti mettono bene in vista i propri

diti medi. Fanculo la malattia, fanculo la sfortuna. Da

quel momento il dito medio diventa un simbolo d’amore

per tutta la famiglia Burton. I dipendenti stamparono

una gigantografia e la mettono proprio davanti

al suo letto d’ospedale. La dedica cita:

“We Fucking Love You Jake”

82°


“Con il cuore distrutto condivido con voi questa notizia,

Jake ci ha lasciato la scorsa notte circondato dalla sua famiglia

e dai suoi cari a causa di complicazioni derivate dal suo cancro.

Lui era il nostro fondatore, l’anima dello snowboarding, colui

che ci ha donato lo sport che tutti noi amiamo così tanto”

- John Lacy, Burton CEO

2018 Jake & Donna by Blotto

2018 Jake

2018 Jake by Blotto

Back in Business

Dicembre 2015: Jake sale sullo snowboard per la prima

volta dopo la malattia. Nel febbraio 2016 nomina

sua moglie Donna CEO di Burton e torna a lavorare su

vari progetti e a supportare i suoi atleti alle Olimpiadi:

questa volta è Pyeongchang 2018.

Gennaio 2019, Jake e Donna si trasferiscono in Europa,

a Zurigo, per evadere dalla follia degli States e per

aiutare il mercato Europeo. Jake ha sempre informato

i suoi dipendenti riguardo alle proprie condizioni di

salute, consapevole della propria immagine e dell’energia

positiva che una figura come lui trasmetteva:

“Forse non ci crederete, ma il mio cancro è tornato. È lo stesso tumore

della prima volta. Sembra che abbia raggiunto i miei linfonodi e stia

facendosi strada. I numeri sono dalla mia parte, ma sicuramente sarà

una bella lotta. Anche se è una cosa che mi spaventa enormemente,

è più facile combatterlo se so che alle mie spalle ho una famiglia che

mi supporterà. Provo lo stesso per la mia azienda, i miei amici, e il

nostro sport. Tornerò, ma a prescindere da questo, so che tutto è in

buone mani, ed è una bellissima sensazione quando si entra in questa

zona di incertezza.” - Jake Burton

83°


Campiglio

to Alberg.

TEXT

Alberto Maffei

PHOTOS

Roberto Bragotto

LOCATIONS

Madonna di Campiglio, Italy

Alberg, Austria

84°


85°


“Per quanto il mondo dello snowboard sia multi-variegato e

racchiuda in sé tante realtà diverse, c’è un qualcosa che le accomuna tutte.

Che tu sia street rider, slopestyle o pipe rider, o un jibber, surfare la fresca ti

dà sempre una particolare emozione, profonda

quanto le origini dello snowboard stesso.”

TOP

Simon Gruber

& Emil Zulian

TOP RIGHT

Alberto Maffei

RIGHT

Emil Zulian

86°


Per quanto il mondo dello snowboard sia multi-variegato

e racchiuda in sé tante realtà diverse,

c’è un qualcosa che le accomuna tutte. Che tu sia

street rider, slopestyle o pipe rider, o un jibber, surfare

la fresca ti dà sempre una particolare emozione,

profonda quanto le origini dello snowboard stesso.

Ed è proprio per questo motivo che quando abbiamo

delle pause tra un contest e un altro cerchiamo

di spostarci per trovare un po’ di fresca da surfare,

qualche salto da costruire o qualsiasi condizione che

ci permetta di sfruttare la neve nella sua forma naturale.

Lo scorso anno proprio durante uno di questi momenti

di pausa ero a Madonna di Campiglio con Emil

Zulian e Roby Bragotto, e una breve nevicata ci ha subito

spinto a cercare qualche spot da fare. Non essendoci

delle perfette condizioni per costruire qualcosa

di grosso, ho pensato di sfruttare la bellezza delle Dolomiti

di Campiglio per scattare qualche bella foto.

Così ci siamo messi subito alla ricerca, e in mezzo

a dei piccoli canyon naturali ci siamo imbattuti in

una mini spinetta circondata da un panorama mozzafiato.

Poteva funzionare anche come struttura e

così ci siamo subito messi all’opera. Cominciamo a

costruire lo spot e dopo qualche istante sentiamo in

lontananza un urlo nel tipico dialetto Iesolano: era

Nicholas Bridgman che, capito cosa stava succedendo,

si è avvicinato, si è tolto la tavola e ha iniziato a

costruire con noi.

ProntI... via! Primo try e prima pizza, lo spot era piccolo

ma da capire, la transizione non delle più facili

e il piccolo landing che avevamo a disposizione era

in mezzo a due belle rocce appuntite.

87°


LEFT

Simon Gruber

RIGHT

Ivan baldi

BELOW

Emil Zulian

Finalmente capiamo come usare al top il kicker della

side hit, nessuna rotazione, nessun flip... solo dei

basic grab ben fatti e tirati ed ecco a voi il risultato!

Arriva la sera e scendiamo a valle, stanchi dalla giornata

ma non ancora soddisfatti: una volta assaggiata

un pò di pow non poteva essere tutto già finito, ed

è proprio in quel momento che arriva la chiamata di

Simon Gruber, che si trovava ad Arlberg, e ci dice:

“ragazzi qua è una bomba”.

Non ce lo siamo fatti ripetere: siamo saliti in macchina

e siamo partiti.

Ci siamo messi in viaggio verso l’Austria per cercare

la neve, e l’abbiamo trovata. Così tanta da non immaginarsela:

metri su metri! E si sa che noi snowboarder

quando c’è neve diventiamo creativi e non vediamo

l’ora di costruire qualsiasi cosa. E cosa c’è di meglio

che un bel kickerone? Dovete sapere però che è più

facile a dirsi che a farsi. Per iniziare si cammina, anche

tanto, ed è così che ci ritroviamo a scherzare e

prenderci in giro per un’ora camminando verso lo

spot dove abbiamo pensato di costruire il nostro salto.

Siamo la stessa crew di Campiglio, a cui si è aggiunto

Nicolino Dioli, il grande Simon Gruber ed anche il filmer

Scotty Stephenson. Ci vuole un giorno intero per

costruirlo ma il giorno dopo siamo gasati per saltare.

Roby insiste per la luce ideale per avere del buon materiale

e nel frattempo ci mettiamo a seguire il buon

Simon Gruber che, da gran esperto, ha trovato due

spot natural. Si mette a sistemare un wind lip e poi risale

mezza montagna (personalmente la rincorsa mi

sembrava un po’ esagerata). Intanto Roby si apposta,

Simon droppa e spara un Fs 360 a dir poco incredibile,

arrivando a fondo landing e dimostrando che

in fresca basta surfare la montagna e non è necessario

sempre costruire. Dopo di lui anche noi abbiamo

provato ad imitarlo, ma non con lo stesso risultato.

Dopo la super performance del Gruber è arrivato il

momento di saltare. Ci ritroviamo in partenza nel

classico momento in cui si decide chi aprirà il salto.

C’è una particolare tensione nell’aria, tutti sanno che

il primo giro (first track) è quello più figo sia in foto

che video, ma allo stesso tempo è il giro più difficile

perché non si sa la velocità, il tipo di atterraggio e il

tipo di salto. Insomma una serie di fattori che rende

necessaria una conta casuale.

La facciamo: tocca a Nicolino. Sale in partenza, non

ha la minima idea della velocità, in più sa di non

88°


“Noi scoppiamo a ridere,

la tensione sparisce e scatta

l’entusiasmo generale per

un trick così inusuale su

un kicker in fresca.”

89°


poter arrivare corto altrimenti tutte le foto successive

verrebbero rovinate. Così nel dubbio va velocissimo

e lo apre in frontflip. Noi scoppiamo a ridere, la tensione

sparisce e scatta l’entusiasmo generale per un

trick così inusuale su un kicker in fresca. Comincia

la session. Come sempre cominciamo con qualche

trick basic, tipo Fs7, Fs3, Cab5, Bs7 e poi dal nulla

è sempre Nicolino che impazzisce con un mega Bs

Double Cork Nose.

A quel punto parte l’ignoranza e la garella, tutti cominciano

provare qualche trick un po più tecnico e

il risultato è prevalentemente stecche e lavatrici. Tra

qualche trick chiuso e qualche lavatrice passa la giornata,

una delle più belle della stagione. Scendiamo

col buio e l’immancabile e meritata birretta ci aspetta

nell’apres-ski a fondo pista.

È incredibile sperimentare i diversi tipi di riding.

Tranne Simon, siamo prevalentemente slopestylers, e

mentre in park ci sentiamo imbattibili, i primi giri in

fresca sono stati veramente duri, troppo aggressivi e

pesanti sulle lamine e troppo centrali nei landing. Per

noi è bellissimo rimetterci così tanto in gioco, uscire

dalla nostra “comfort zone” e in più avere l’opportunità

di avere con noi un atleta come Simon che ha

un bel background di fresca sicurante ci ha aiutato a

capire tantissime cose.

Questo è il motivo per cui amiamo lo snowboard:

non puoi essere pro in tutto, c’è sempre qualcosa da

imparare e qualcuno più forte di te in qualcosa.

90°


BELOW

Simon Gruber

RIGHT

Alberto Maffei

“Questo è il motivo per cui amiamo

lo snowboard: non puoi essere pro in tutto,

c’è sempre qualcosa da imparare e qualcuno

più forte di te in qualcosa.”

91°


On the shoulders

of Giants.

TEXT

Federico Mura

92°


Da colleghi, risulta veramente difficile parlare della voce che ha accompagnato

lo snowboarding praticamente da quando è nato, nonché della esempio da seguire per noi

tutti magazine di snowboard di epoche più recenti. Transworld snowboarding ha ispirato

centinaia di migliaia di snowboarders, in un epoca in cui l’unico mezzo per rimanere

aggiornati su questo nuovo modo di vivere la neve, era proprio il magazine. Il 6 marzo 2019

Transworld ha chiuso i battenti, in seguito alla cessione del gruppo TEN ad American

Media Inc., con un toccante post sul sito che testualmente citava:

“Tutte le cose belle, sfortunatamente, finiscono. E oggi 6 marzo 2019

TransWorld SNOWboarding chiude I battenti. Il 32esimo volume

del magazine sarà l’ultimo e ‘Kamikazu’ sarà il nostro ultimo film.”

Per concludere vogliamo sottolineare che non vi è alcuna

malizia in quest articolo: il titolo dell’articolo è

altamente simbolico e nasconde il vero intento, citando

un aforisma di Bernardo di Chartres, filosofo francese

del XII secolo.

“Noi siamo come nani che siedono sulle spalle di giganti,

così che possiamo vedere molte cose anche molto più in là di

loro, non come per acutezza della propria vista o perché più

alti di corporatura, ma perché siamo sollevati e innalzati da

gigantesca grandezza.”

Transworld snowboarding è stato il nostro gigante e

questa vuole essere una celebrazione della sua storia.

Transworld Snowboarding è nato nel 1987, ancora

quando la pratica dello snowboard era ancora giovane,

e i primi rider cominciavano a farsi largo tra le linee

degli ski nei resort. È stato il secondo titolo lanciato

al fianco di Transworld Skateboarding. Ma al contrario

di TWSkateboarding, piazzato a supporto di una cultura

forte e riconosciuta, TWSnow si poneva come una

scommessa. Nessuno sapeva se l’arte del surfare la neve

potesse avere un futuro altrettanto glorioso quanto

quello dello skateboarding. E, dopo aver visto l’evoluzione

degli anni 90, e dopo aver letto su queste pagine

intere carriere di snowboarder dell’ultimo trentennio,

dopo essere stati spettatori di snowboard movies che

ci hanno fatto sognare e dopo aver consumato 32 volumi,

possiamo dire con sicurezza che la missione è

stata compiuta. Dal 1987 fino a ieri, Transworld è stato il

pilastro fondamentale del mondo dello snowboarding.

Tutto cominciò da una semplice domanda “What

about a snowboard magazine?”. Nelle uscite invernali

di TransWorld Skateboarding Larry Balma, editore di

Transworld Skateboarding, già inseriva diversi pezzi riguardanti

lo snowboard, al fine di aumentare sempre

più la popolarità di questo sport. La nascita della rivista

è stato un momento fondamentale, che ha settato il

mood e il linguaggio di un’intera generazione.

Se c’è una cosa che non si può dire è proprio che Kevin

Kinnear (editore del primo numero di TW Snowboarding)

fosse un guru dello snowboard. Anzi, non aveva

proprio nulla a che fare con la neve. Data la sua iniziale

distanza da questo mondo, ha fatto una semplice

cosa: fare domande. Ai bordi di un halfpipe con un paio

di blue jeans addosso e un taccuino tra le mani: così

ha fatto le sue prime domande ai riders. La strategia

editoriale era la seguente: “Facevo le domande di cui

volevo sapere la risposta, e la condividevo con il resto

del mondo”. Al suo fianco C’era Guy Motil, accompagnato

da un curriculum enorme di collaborazioni con

riviste di altissimo livello, tra cui anche Surfer Magazine.

Eè proprio quello del surf lo stile da seguire per la

prima uscita di Transworld. Il linguaggio doveva essere

estremamente friendly, al contrario di quello a cui sono

abituati i lettori di TW Skateboarding. Ottiche grandangolari

spinte e foto badass sono sempre state distintive

della cultura dello skate. Guy invece utilizzava delle ottiche

mezzo-tele. Lo snowboarding non doveva essere

la versione chic dello skate. C’era però una differenza

inevitabile tra skate e snowboarding, che andava ad allontanare

significativamente questi due mondi: il fatto

che nella nuova disciplina bisognasse avere un portafoglio

bello gonfio per permettersi di raidare in montagna.

Il dover pagare un impianto sciistico pieno di

regole e di cose che non si possono fare, ha contribuito

allo sviluppo di una cultura forzatamente differente.

Ma là fuori i primi Jibbers non mancavano affatto, anzi,

il riding fortemente influenzato dalla cultura skate faceva

sì che qualsiasi ringhiera o tavolo da pic-nic venisse

trattato come una struttura da raidare, creando

non pochi problemi nei resort sciistici e con la pacifica

convivenza con gli skiers dell’epoca.

“Snowboarding was born, lived, and died in the mid 1990s”

Jamie Meiselman, Managing Editor 1993-1995 dice: “lo

snowboard è nato, vissuto e morto negli anni novanta.

- Ok, il morto è solo per aumentare l’effetto drammatico”.

Ma effettivamente non è andata molto diversamente

da così in un certo senso. Il movimento dello

snowboard ha subìto un evoluzione esponenziale.

I materiali migliorano, si crea il mercato, nascono le

sponsorizzazioni, ma la cosa più importante è che la

gente ci si appassiona. Qual è il motivo? Perché è dannatamente

divertente!

93°


1987 IL PRIMO NUMERO

Aloha! Ecco come inizia la prima uscita di

Transworld Snowboarding. Queste prime

pagine hanno un significato forte. Larry,

Kevin e Guy non stavano solamente documentando

i primi passi di uno sport in

rapida evoluzione, ma stavano mettendo le

basi per un pilastro comune. Un punto di

riferimento che avrebbe accomunato tutti

coloro che sono parte della famiglia dello

snowboarding. E questo vuol dire una

cosa sola: cultura. Inizia l’era dello snowboarding.

The First Time: ecco il claim

del primo numero, incentrato sulle prime

esperienze dei pro riders dell’epoca. Quattordici

citazioni tra cui quelle di Craig Kelly

e Damien Sanders, raccontano i propri

primi lividi sulla tavola, e in una famiglia

ancora poco estesa come quella di allora,

queste parole generate da una domanda

così semplice, furono capaci di scaturire

un senso di empatia, curiosità e soprattutto

un senso di community, gettando le

fondamenta degli anni a venire.

1987 Prima intervista ad un Pro

Se si parla di prime volte non si può non citare

l’intervista a Craig Kelly. Nell’uscita di

novembre nel 1989, viene pubblicata la prima

intervista in assoluto del mondo dello snowboard.

Da quel momento in poi l’intervista

diventa il traguardo da raggiungere, un must

per ogni pro snowboarder per completare la

propria carriera. E possiamo dire che un inizio

migliore non poteva essere fatto. Craig Kelly

è stato il rider d’ispirazione per eccellenza.

Il suo stile di raidata è definito perfetto, e ha

portato sempre più in alto il livello di snowboarding

fino alla sua tragica scomparsa.

1991 Il Primo Reader’s Poll

La rivista ha successo, e nel 1991 viene consegnato

il primo Reader’s Poll. Quell’anno,

al contrario dei più recenti Awards, la giuria

era unicamente composta dai lettori della

rivista. Dopo aver compilato e spedito la pagina

di votazione presente in un precedente

numero di TransWorld, il 20 Marzo vennero

eletti i primissimi vincitori di questo premio:

Craig Kelly, Tara Eberhard, Peter Bauer, Tina

Basich, Damian Sanders e Bonnie Leary.

Il premio evolse poi nel Rider’s Poll, dove

una giuria di oltre 100 pros individua i migliori

riders dell’anno. È rimasta la votazione

popolare nella categoria Reader’s Choice.

94°


1994

Transworld

sbarca in

Giappone

Nel 1994 Nasce il

gemello Giapponese

di Transworld

snowboarding, che

riveste anche il

primato di primo

snowboard magazine

Nipponico in

assoluto (Qui foto

della copertina del

numero 11).

1993 Il Primo Video Magazine

Il 1993 è stato l’anno del TransWorld

SNOW Video Magazine. La collaborazione

con il filmer Mike McEntire, ha fatto sì che

uscissero quattro episodi in quest’anno.

Transworld è stato sempre all’avanguardia

dal punto di vista dei media. E ha saputo

sfruttare in modo magistrale anche

lo strumento del video, aggiungendo una

nuova figura dello snowboard: il filmer.

1999 Il Primo Transworld

Team Challenge

Il primo TransWorld Team Challenge, un

evento organizzato dal magazine per decretare

il miglior team di snowboard in assoluto,

si tenne nel 1999 a Snow Summit in

California e fu vinto dal leggendario team

Atlantis, company dalla vita breve ma

che annoverava Daniel Franks e Ingemar

Backman nel roster. L’evento andò avanti

per 10 anni, poi fu rinominato Team Shoot

Out. (Qui una foto della sesta edizione).

95°


2003 Il Primo

TWSnow TransAM

Nel 2003 Transworld debutta con un nuovo

interessante format dedicato non ai professionisti,

ma bensì agli amateur: la TransAM

amateur contest series. Un format che

premiava la creatività e la personalità dei

rider, volto a scoprire nuovi talenti. Tra

gli storici vincitori del contest sono da ricordare

Lucas Magoon, Chas Guldemond,

Gabi Viteri, e Matt Ladley to name a few.

Il TransAm andò avanti per 13 edizioni.

2007 TWSnow

Productions

Transworld torna a firmare

produzioni video, con Joe

Carlino al comando. Non più

in formato video magazine,

ma veri e propri video full

length come These Days,

Get Real, In Color, Nation,

Origins, Insights, Arcadia e

il capitolo finale Kamikazu,

nel 2019.

2009 Il Primo Team Shoot Out

Team Shoot Out are basato sul format Skate&Create

di TWSkate. Quattro team erano

invitati ad una settimana di shooting foto e

video dove doveno creare un proprio concept

creativo e produrre il miglior mateiale

possibile. Il primo anno fù incoronato il

team Rome.

96°


2015 Prima “Eddie Wall Series”

Nel 2015 Eddie Wall, ex pro ed eccellente

anchorman comincia a curare una rubrica

web che prevede una maggiore interazione

con il pubblico, con dirette e possibilità

per il pubblico di interagire con ospiti ed

Eddie stesso. Durante uno di queste dirette

furono svelati dettagli di The Fourth Phase,

che sarebbe dovuto rimanere segreto fino

alla sua presentazione.

2011 200th Issue

2011 segnò la 200esima uscita della rivista

e fù celebrata con un numero da collezione

che vedeva un salto mostroso di travis

Rice in copetina.

2008 Il Primo

“Sunday in the Park”

Una webisode series durata fino

agli ultimi anni. Transworld è

sempre riuscita ad adattarsi ai

nuovi media. E lo ha fatto egregiamente

con Sunday in the park,

cavalcando l’onda del neonato

Youtube. Sicuramente la serie

web più di successo nel mondo

dello snowboarding, realizzata in

collaborazione con la mecca del

freestyle e più famoso snowpack

americano dei tempi Big Bear. Nel

primo episodio di Sunday in the

park erano presenti Johnny Miller,

Nima Jalali, Darrel Mathes, Joe

Mertes, Zak Hale, e Meyer.

2018 L’ultimo Numero

L’ultimo numero di Transworld arriva in

edicola e nelle cassette degli abbonati.

In cover vedeva una foto di Dustin Craven,

scattata da Darcy Bacha. E’ la fine di

un’epoca.

97°


98°


Offline

in Albania.

TEXT

Knut Eliassen

PHOTOS

Markus Rohrbacher

LOCATION

Albania

99°


100°


el mondo iper-connesso di oggi non ci sono

N troppi posti dove fuggire veramente. Durante il

processo di pianificazione del nuovo film deal team

di Nitro, OFFLINE, volevo trovare un luogo che fosse

una vera fuga dalla realtà. Dopo giorni in cui abbiamo

parlato con riders, amici, ricerche su Google Earth di

gemme nascoste in tutto il mondo, abbiamo trovato un

posto chiamato “Le Montagne Maledette” nella parte

settentrionale dell’Albania a circa 45 minuti dal confine

con il Kosovo. Sapevamo che questo doveva essere il

posto giusto: con un nome come “The Cursed Mountains”

avevamo finalmente scoperto la destinazione del

nostro viaggio.

Abbiamo deciso di guidare dal quartier generale tedesco

di Nitro Snowboards, a Oberammergau, attraverso

l’Austria e lungo la costa della Croazia, attraverso la Bosnia

e fino a raggiungere l’Albania. Abbiamo calcolato

che sarebbe stato un viaggio di 3, 4 giorni con un paio

di fermate lungo la strada. Questo non è il classico percorso

standard per uno snowboard trip. Normalmente

quando fai uno snowboard trip ti dirigi verso nord o almeno

verso le montagne, non verso il clima più caldo,

ma questo era proprio uno dei motivi per intraprendere

questa avventura. Il 20 febbraio 2019 siamo partiti per

un viaggio che non dimenticheremo mai.

Prima di entrare nei dettagli e nelle storie del viaggio,

devo presentarvi la crew. Avevamo i nostri snowboarder,

film e fotografi... I riders del team Nitro Markus Keller,

Elias Elhardt, Sam Taxwood, il fotografo Nitro Markus

Rohrbacher, i videomaker Karsten Boysen e Pirmin

Juffinger, Andi Aurhammer e io - Knut Eliassen. Ecco

come sarebbe un normale snowboard trip di Nitro: un

paio di ragazzi dei media, un team manager e poi un

gruppo di riders, ma volevamo anche coinvolgere alcuni

individui più caratteristici in quest’avventura per

enfatizzare l’idea di come lo snowboard possa unire le

persone di ogni ceto sociale. Abbiamo invitato un musicista

incaricato di creare la musica per il nostro film

offline, Yves Ardelt, figlio del co-fondatore di Nitro Sepp

Ardelt. Abbiamo pensato che sarebbe stato fantastico

avere un musicista di livello mondiale e un appassionato

di snowboard durante il viaggio per documentare

proprio la nostra avventura attraverso il suono e una

prospettiva diversa. Abbiamo anche deciso di invitare

una delle personalità e registi di YouTube più influenti

e creativi al mondo, Dan Mace, a unirsi a noi in vere avventure

snowboard “offline”. Dan Mace è originario del

Sud Africa, surfista, regista e appassionato di avventure.

Siamo entrati in contatto con lui attraverso un video

che ha realizzato sulla sua passione per lo snowboard

sul suo canale Youtube pochi mesi prima del viaggio.

Gli abbiamo detto che ci piacerebbe portarlo in uno

snowboard trip in modo che possa aiutarci a diffondere

il messaggio su come lo snowboard può portarti offline

alla sua community e ai suoi fan.

Chiunque abbia mai visto un video di snowboard o abbia

mai fatto uno snowboard trip può capire che questo

non è un normale set-up di una crew. Vi dirò che onestamente

a volte ha anche creato alcuni attriti, ritardi

e situazioni un po’ così durante il viaggio, ma alla fine

ha aggiunto tantissimo valore e unicità all’esperienza

complessiva. Di solito gli snowboard trip sono molto

focalizzati sull’ottenere action shots quando la crew è

giusto solo composta da riders, filmer e fotografo, ma

con l’aggiunta di queste personalità creative, l’intera

nostra crew è stata in grado di apprezzare il viaggio

stesso, le montagne, le persone, la cultura, il cibo e le

esperienze intermedie - non solo i tricks o il riding, che

è stato come una boccata di aria fresca.

Per la prima parte del viaggio abbiamo guidato dal

quartier generale della Nitro a Oberammergau, in Germania,

fino alla città di Fiume, in Croazia, per godere

della vista sull’oceano e della pesca. Fiume è una città

portuale croata sul mare Adriatico settentrionale con

una popolazione di circa 130.000 persone. Abbiamo

sentito dagli snowboarder locali in un bar che c’era

una piccola stazione sciistica sulle montagne fuori da

Rejika, chiamata Platak che offre piste battute e viste

sul blu profondo del mare Adriatico. Dopo alcune birre

Ožujsko (che è il marchio di birra più popolare in Croazia),

abbiamo deciso che avremmo trascorso un’altra

notte a Fiume ed esplorando la montagna di Platak.

La mattina dopo ci siamo svegliati con le onde del mare

e la piacevole temperatura costiera di circa 19 gradi, che

non è una temperatura normale per uno snowboard

trip a metà inverno. Ci siamo messi la nostra attrezzatura

da snowboard, le nostre tavole in macchina per

un viaggio di 45 minuti in montagna. Nessuno di noi

era mai stato lì prima o sapeva perfino se fosse aperto,

ma avevamo dalla nostra la fede e un bel po’ di motivazione!

Dopo aver guidato attraverso colline innevate

e strade ventose, alla fine arriviamo in un parcheggio

completamente asciutto e senza neve. Il resort è chiuso.

Due vecchi sciatori tirano un paio di curve su una

piccola macchia di neve. Mi avvicino a loro e li saluto.

Mi dicono che hanno chiuso la stazione circa 2 settimane

prima, ma potrebbero chiamare qualcuno che

potrebbe accendere l’impianto per farci arrivare in

cima. Dopo circa 10 minuti un ragazzo arriva e dice che

avrebbero acceso il lift per noi per farci arrivare fino in

cima e ci avrebbero pure portato in giro con una motoslitta

per farci fare delle run... WOW!

Dopo ore di lavori di costruzione di features qua e là

e un po’ di sano carving, abbiamo deciso di tornare a

Fiume per uscire su una barca a vela e cercare la cena

(pesce). Il giorno successivo abbiamo guidato per 600

km lungo la bellissima costa croata e abbiamo passato

la notte nella famosa città di Dubrovnik da “Game of

Thrones”.

Dopo una mattinata a fare la classica passeggiata turistica

in giro che consiglio vivamente, abbiamo fatto le

valigie e abbiamo pianificato di dirigerci verso sud lungo

la costa del Montenegro e in Albania... Ma, dato che

qualcuno ha preso la svolta a sinistra sbagliata, siamo

stati poi bloccati in coda per il confine e siamo finiti

per tornare in Bosnia, il che ha significato buttar via

LEFT

Sam Taxwood

La vista dalla cima di Platak era infinita e lo sfondo dell’acqua

era qualcosa che avevo visto solo sul Lago di Tahoe in

USA prima d’allora, la neve non era male e gli alberi erano

perfettamente distanziati. Elias e Sam hanno fatto un paio

di run in motoslitta fino in cima, hanno chiuso un po’ di side

hits e hanno spaccato tra i boschetti per tutto il giorno.

101°


102°


circa 2 ore di attesa in fila. Quando finalmente siamo

riusciti a superare il confine bosniaco, abbiamo attraversato

una bellissima montagna solo per beccarci un

enorme incendio nei boschi. Le colline erano letteralmente

in fiamme. Sam Taxwood ha commentato con

“Bene, benvenuto in Bosnia!” il che si adattava perfettamente

alla situazione. Dopo alcune ore di guida su

strade sterrate attraverso le montagne, siamo arrivati ​in

Montenegro e poi al confine con l’Albania.

Quando siamo arrivati ​al confine con l’Albania abbiamo

visto la famosa bandiera rossa e nera con l’acquila

nera appesa ovunque... Il popolo albanese è molto orgoglioso

della sua bandiera, e fanno bene ad esserlo

perché è una delle bandiere più cazzute di tutti i tempi!

Il rosso rappresenta coraggio, forza e valore, mentre

l’aquila nera a due teste rappresenta lo stato sovrano

dell’Albania. Abbiamo anche visto la classica Mercedes

nera e i ragazzi con giacche di pelle in giro ovunque...

Finalmente siamo arrivati ​in Albania, sì! Eravamo tutti

molto gasati. A guidare l’auto attraverso la campagna

sembrava di essere in un film di Wes Anderson perché

tutte le case erano dipinte con colori così vivaci

ed eccitanti. C’erano anche molti bunker e monumenti

dell’era comunista sparsi per il paese, cosa che nessuno

di noi si aspettava. Durante la guida abbiamo visto che

c’erano persone che stavano semplicemente lungo le

strade dappertutto, il che sembrava molto strano, ma

abbiamo scoperto più tardi il perché: stavano aspettando

l’autobus e poiché non ci sono fermate standard

dell’autobus, l’autobus si ferma e prende tutti quelli

che stanno in attesa di un passaggio lungo la strada.

Dopo un po’ di ore sulle strade più folli che abbia mai

visto, situazioni di guida assurde, e alcune scorciatoie

che in realtà si sono tramutate in tutt’altro (suggerimento:

mai prendere scorciatoie nei Balcani) siamo

arrivati ​finalmente nel nostro piccolo castello di pietra

nella Valbone Valley. Finalmente eravamo arrivati ​alle

Montagne Maledette.

Ci siamo svegliati al sorgere del sole in una delle valli

più belle che abbia mai visto, la Valbone Valley. Un posto

che è noto ad alcuni per le escursioni estive e anche

i campi di marijuana illegali, ma non ci addentreremo

in questa cosa… Ciò che ci ha entusiasmato di questo

posto è stato il fatto che non tante persone avessero

mai praticato snowboard qui ed era un mistero il motivo

per cui nessuno lo aveva fatto prima... Il terreno è

pazzesco. Dopo aver camminato intorno al “castello” in

cui alloggiavamo e incontrato le guide locali della compagnia

Albania Heliski, ci siamo resi subito conto che

c’era abbastanza WiFi per 5 persone alla volta ... una

cosa che non ci importava dato che l’ambiente era così

bello e stavamo andando in tavola, inoltre eravamo lì

per metterci, per l’appunto, offline.

Dopo le istruzioni base di backcountry e heli-safety, la

crew entra nell’unico elicottero privato che c’è in Albania

e decolla per raidare montagne tenute nascoste dal

nostro mondo per anni. Però non c’è spazio per me,

quindi devo rimanere indietro, il che va bene perché

così sono in grado di esplorare la valle con la mia splitboard

e startmene per un po’ di tempo offline e da solo.

Vedo piccole baracche di legno con serrature coperte

da telecamere di sorveglianza, e penso che è un po’

strano. Più tardi scopro che devi stare molto attento

e stare lontano da questi posti perché queste sono le

“case di coltivazione” dove gli agricoltori locali mantengono

le loro scorte e protezione per coltivare marijuana

sulle montagne. I percorsi che si possono fare in

split boarding sono infiniti, ma dal momento che era il

mio primo giorno vado tranquillo e sicuro.

Quando la crew torna dopo il primo giorno in montagna

sono tutti entusiasti del terreno, dell’ambiente e

pronti a raidare di nuovo il giorno successivo dall’alba

al tramonto. Ho notato che una volta a casa, sono tutti

corsi a connettersi sull’Internet che però è inesistente.

Nel mondo di oggi, abbiamo questo bisogno incessante

di pubblicare sempre ciò che abbiamo fatto e comunicarlo

al resto del mondo. Sam voleva pubblicare sul

suo Instagram, Elias doveva spingere questo ultimo video,

“Contraddiction”, Dan aveva bisogno di caricare il

suo ultimo video di Youtube, io dovevo controllare le

mie e-mail di lavoro, tutti avevano il loro “motivo” per

tornare online. Questo è un qualcosa con cui abbiamo

lottato solo nei primi due giorni, ma dopo aver capito

che è difficile essere online, inizi a smettere di stressarti

di essere online e ti godi il ​tempo con le persone e

le esperienze reali. Se c’è una cosa che tutti noi siamo

portati a casa dall’esperienza al Castello, è una considerazione

maggiore per quando ci prendiamo una pausa

dal mondo online per goderci la vita reale. Durante i

giorni in cui non potevamo raggiungere la cima delle

montagne, usavamo questo tempo extra per costruire

jumps intorno al Castello, conoscere la gente del posto,

esplorare la zona circostante in auto e persino uscire

con alcuni ballerini albanesi tradizionali.

I ballerini albanesi tradizionali ci hanno mostrato

come ballare la Vallja albanese dalla loro zona locale

di Bajram Curri, ed è stato molto divertente soprattutto

dopo alcune Birra Korca (birra albanese locale) e Raki.

Come al solito, è stata Elias Elhardt ad apprezzare maggiormente

la danza Vallja albanese, ballando tutto il

tempo con un sorrisone in faccia dopo aver mostrato

loro alcuni tricks con lo snowboard intorno al falò. Il

giorno seguente, dopo aver ballato fino a tarda notte,

il meteo era ancora troppo pericoloso per andare in

montagna. Abbiamo deciso di guidare fino in Kosovo e

visitare una piccola città tradizionale chiamata Prizren

per provare la cucina locale. Se mai vi trovaste in queste

​zone, vi consigliamo di provare il Byrek, una torta

fatta di pasta ripiena di cipolle, olio d’oliva, uova e carne

macinata. Siamo anche entrati in contatto con locals

molto amichevoli e sono tutti rimasti sorpresi che eravamo

lì per fare snowboard.

La maggior parte dei giorni nelle Montagne Maledette

erano ventosi, soleggiati e desolati perchè non c’era nessun

altro al di fuori di noi - sono stati dei giorni fantastici.

Le Montagne Maledette sono probabilmente chiamate

montagne maledette perché non vorresti mai andartene.

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Knut Eliassen

Alla fine tutti abbiamo dovuto però tornare alle nostre “vite reali”,

quindi abbiamo iniziato il nostro viaggio di ritorno sapendo

di ripartire verso casa con un’esperienza dentro di noi che sarà

per sempre. A volte si fa un viaggio così bello che la parte

del viaggiare è emozionante quanto la destinazione: il viaggio

perfetto! Forse era perché non avevamo Internet per la

maggior parte del tempo ed eravamo OFFLINE!

103°


104°


105°


Japan

Triple.

TEXT & PHOTOS

Matt Georges / Triple

RIDERS

Danimals

Benny Urban

Ivika Juergenson

Dominic Wagner

LOCATION

Hokkaido, Japan

Danimals

Danimals

Benny Urban

106°

Ivika Jurgenson


Benny Urban

Alex Pfeffer & Danimals

Benny Urban

L

’Hokkaido, l’isola settentrionale del Giappone, è

nota soprattutto per avere la neve fresca più leggera

e profonda del mondo, ma non tanto per i suoi gioielli

in street. Pochi anni fa durante un camping trip sono

finito per caso a Otaru, sulla costa, ed era tutto fighissimo.

È una città di pescatori molto collinosa con un’incredibile

vista sul mare del Giappone. È pieno di turisti

durante i fine settimana e nelle festività natalizie, ma

molto tranquillo e adorabile per il resto del tempo. Per

una volta è un grande cambiamento girare in tavola per

le strade con una vista del genere, ma purtroppo alla

polizia non piace molto il fatto che degli stupidi snowboarder

spostino la neve. Siamo stati arrestati e cacciati

11 volte in 2 settimane! Controllo completo del passaporto

in ogni momento, circondati da 10 poliziotti a volte.

È stato un po’ da pazzi ma ci siamo sempre ritrovati

in situazioni molto educate e calme. L’unico problema

per noi era solo cambiare i distretti di polizia per non

finire con gli stessi ufficiali giorno dopo giorno. Non è

stato il trip di snowboard più semplice della storia, ma

fortunatamente finivamo ogni sera al ramen di Shin per

ricaricare le batterie e ricominciare tutto il giorno dopo.

107°


Danimals - Sketchy Boardslide

L’intero scenario era piuttosto improbabile

qui. L’inrun stava in un giardino privato

proprio di fronte a una ferrovia trafficata, e

il macchinista poteva quasi toccarlo dal finestrino.

La ringhiera stessa era arrugginita,

molto traballante e molto stretta, quindi

a volte il tail strisciava sul muro. E, ultima

cosa ma non meno importante, l’atterraggio

era su un marciapiede pulito e affollato. Forse

non lo sapete, ma i giapponesi odiano,

o odiano veramente tanto quando si mette

della neve su un marciapiede pulito. A loro

non importa molto se si fa snowboard in

street, ma non gli piace di sicuro quando si

sposta la neve.

Danimals - Ollie transfer

Siamo tornati in questa palestra 3 volte per

fare un rail. La sicurezza stava diventando

sempre più pesante ogni volta che ci vedeva

lì di nuovo. Quello era il landing di Benny

e Dom e Benny non amava troppo il rail,

quindi ha costruito questo piccolo transfer

solo per divertimento e io gli facevo delle

foto giusto tra una hit e l’altra. Sono anche

quei piccoli momenti di snowboard che non

si vedono nei video: tutti i momenti di attesa

di altri rider e dei loro trick e il modo in cui

si tengono occupati a fare altro. Alcuni guardano

il telefonino, altri girano un secondo

angolo di ripresa mentre altri costruiscono

un mini shred per divertirsi.

108°


“La sicurezza

diventava più

pazza, ogni volta

che ci vedeva.“

109°


110°


“Girare in street a

Otaru è molto

accogliente rispetto

ad altre città dove è

solo ghetto, sporco

e grigio.“

Benny Urban - Bluntslide 270

Quel tipo di giornata in cui si guida in giro

per ore in cerca di spot ma vieni preso a

calci dalla polizia, combatti con la pioggia

e finisci in un quartiere abbandonato per

assicurarti che si riesca comunque a portare

a casa un po’ di action di snowboard.

Alla fine abbiamo trascorso un paio d’ore

su questo divertente tetto con un’incredibile

vista sul mare. A volte è bello vedere

alcuni behind the scenes e non sempre e

solo i trick o gli spot più assurdi.

Benny Urban - 50|50 Gap 50|50

È difficile notarlo su questa foto ma il rail

aveva alcune viti proprio sketchy da cima a

fondo. Slaminare non era davvero una cosa

da rischiare e il kink era proprio gnarly. Dan

e Benny ci girarono sopra insieme, su entrambi

i lati, con diversi tricks. Ancora una

volta avevamo una vista pazzesca sul mare

giapponese. Girare in street a Otaru è molto

accogliente rispetto ad altre città dove è solo

ghetto, sporco e grigio.

111°


Benny Urban - Frontside Lipslide

Siamo tornati in quel punto quattro volte

in tutto prima che Benny fosse in grado

di chiudere propriamente il suo trick. Alla

fine non l’abbiamo usato nel video perché

è sceso dal rail forse 10 cm prima. Di solito

non uso mai una foto di un trick non chiuso,

ma lo ha fatto in realtà. Avrebbe potuto

farlo un po’ meglio, ma sarebbe stato uno

sforzo eccessivo dopo quello che abbiamo

dovuto passare lì in quel posto. Siamo stati

cacciati 3 volte di seguito, poi hanno piazzato

delle corde intorno al rail, pieno di

segni «proibiti». Benny era così entusiasta

di chiudere questo lipslide che abbiamo

tagliato di tutto e filmato di nuovo.

Dom Wagner - Backside Wallride

Stessa storia in questo spot: siamo stati cacciati

3 volte di seguito. L’inrun era un campo

di bambù molto ripido che portava a un gap

di un piccolo tetto per poi saltare sul wall e

atterrare nel mezzo di un cortile di una scuola

e gli studenti potevano vederci dalla finestra

della loro classe. Non era proprio il set

ideale dato che abbiamo dovuto nasconderci

un paio di volte per non essere visti.

Benny Urban - Backside Lipslide

Stessa storia in questo spot. Siamo stati cacciati

3 volte – giusto la nostra routine quotidiana

a Otaru. Non tanto per lo snowboard, ma solo

per essere in giro e spostare la neve dal punto

A al punto B. Non capiscono proprio perché

lo facciamo. L’inrun era molto complicata, e

Dan e Dom dovevano spingere Benny con una

pala in modo che potesse ottenere un po’ più

di velocità. Dovevamo fare di nuovo molto in

fretta perché non volevamo essere presi dagli

stessi poliziotti. Sicuramente non volevamo

coinvolgere il servizio di immigrazione e

cacciarci fuori dal paese solo perché abbiamo

spostato della neve.

112°


“Sicuramente non

volevamo coinvolgere

il servizio di

immigrazione e

cacciarci fuori dal

paese solo perché

abbiamo spostato

della neve.“

113°


Japan

Triple.

114°


115°


Severin

Van Der Meer

INTERVIEW

Matteo Rossato

PHOTOS

Silvano Zeiter

116°


117°


118°


Severin Van Der Meer è un killer silenzioso.

Il suo riding lo ha fatto salire in cima alla scena

europea, con una progressione impressionante

e inarrestabile che lo ha portato dalle run del park

di Laax al backcountry più spesso insieme

Nicolas Mueller e John Jackson. La sua crescita

è stata assolutamente naturale e guidata solo

dal suo istinto e dalla sua volontà di esplorare

terreni diversi... e non ha intenzione di fermarsi qui.

Ciao Severin, prima parliamo delle tue radici. Il

tuo cognome sembra essere olandese, ma sei

completamente svizzero e ci dovrebbe essere

anche del sangue tedesco da qualche parte. Sì,

esattamente! Le radici della parte di mio padre provengono

dai pirati olandesi e la parte di mia madre è

completamente svizzera.

Questa descrizione ti sta bene? Cresciuto in

park, ti sei trasferito sui kicker in backcountry

e ora sei un ripper totalmente da freestyle

backcountry che ama i pillow e i drop. O ti piace

considerarti solo uno snowboarder? Ho iniziato

20 anni fa gasandomi solo in pista e con le side

hits. Eravamo un gruppo di amici che adoravano lo

snowboard, non c’era mai un “bad day”, trovavamo

sempre qualcosa per divertirci. Quando sono venuto

a Laax per la prima volta, stavo molto in park perché

è semplicemente un paradiso lì così, un ambiente

fantastico per divertirsi. Tuttavia, quando c’era neve

fresca, ho sempre scelto di dare un occhio in giro.

Al giorno d’oggi amo ancora girare per in park, ma

preferisco semplicemente fare backcountry e trovare

alcune cose divertenti costruite dal vento per essere

creativo, un po’ di runs sui pillow tra gli alberi o qualunque

cosa si possa trovare in giro. Mi piace moltissimo

esplorare nuovi terreni e trovato nuovi spot che

magari non ho mai visto prima.

Ti sei unito alla crew di Absinthe Films nel 2017

con AfterForeve e da allora hai sempre avuto

una parte nei loro video. Come sei entrato in

contatto con loro? Era la fine del 2015 quando Nico

(Mueller) mi chiese se mi sarebbe piaciuto girare con

Absinthe. Sono sempre stato un loro grande fan, mi

son sempre piaciuti tutti i loro video, ogni anno mi

pompavano con le loro release. Farne parte era sempre

stato un sogno impossibile. Ovvio che ero lusingato

che Nico me l’avesse chiesto, ma all’inizio mi

sembrava tutto piuttosto irreale. Fino a quando Vlad

(filmer di Absinthe Euro) mi ha chiamato e mi ha veramente

chiesto se volevo unirmi a loro in un primo

viaggio a Nendaz con Mat Schaer e Freddy Kalbermatten:

non ci ho pensato due volte, ho fatto le valige e ho

inaugurato un nuovo capitolo della mia vita.

119°


“Al giorno d’oggi amo ancora girare per in park,

ma preferisco semplicemente fare backcountry

e trovare alcune cose divertenti costruite dal vento

per essere creativo, un po’ di runs sui pillow tra gli alberi

o qualunque cosa si possa trovare in giro.

Mi piace moltissimo esplorare nuovi terreni e

trovare nuovi spot che magari non ho mai visto prima.”

Absinthe è una delle più iconiche produzioni di

video di snowboard in tutto il mondo, e anche

una delle ultime ancora in piedi. Cosa ne pensi

del fenomeno web-instagram-youtube vs classico

video integrale? Filmare con Absinthe è un sogno

diventato realtà per me, sono cresciuto guardando

i loro lungometraggi. Girare una parte completa

mi è sembrato irreale e volevo fare snowboard e concentrarmi

solo su quello. Non sono mai entrato nella

hype di Instagram / YouTube, mi sembra tutto come

se fosse uno show molto finto. Per quest’anno ho deciso

di conseguire un altro mio progetto personale per

cambiare uin po’ e dedicarmi a una nuova sfida.

Continuando con Absinthe, qual è - secondo

te - la tua parte migliore tra AfterForever, Turbodojo

e quest’ultimo Isle of Snow? E perché?

Penso che la mia ultima parte da Isle of Snow sia la

migliore. L’intera stagione è andata davvero bene. Ho

iniziato con un viaggio in Giappone insieme ai ragazzi

di Beyond Medals, passato alcuni giorni con Freddi

Kalbermatten per il suo progetto e filmato per la mia

parte intera con Absinthe. Niente era pianificato, ma

tutto è andato per il meglio e non ho sentito alcuna

pressione o qualcosa del genere; mi è piaciuto come

tutto è andato per il meglio ed ero solo felice di stare

sulla mia tavola.

Lo scorso inverno hai anche girato il mini film

Laax Hibernation dove c’eri tu con due leggende

viventi come Nico Muller e John Jackson.

Come è andata girare in tavola con loro? Cosa

ti piace del loro atteggiamento e del loro riding?

Girare con loro è surreale! C’è sempre un’atmosfera

così piacevole, così rilassata, che tutti sono sempre

entusiasti e motivati per shreddare. Nico è sempre

super tranquillo e John mantiene sempre una vibe fighissima.

La Svizzera o il Giappone come miglior spot per

il riding? Ci è stato detto che ti sei innamorato

della Terra del Sol Levante. O ci sono altri posti

nel tuo cuore? Ci sono così tanti bei posti ma è difficile

battere il ramen, l’Onsen, la powder leggerissima

e sentire e conoscere l’atmosfera magica del Giappone.

Conoscere una nuova cultura è sempre interessante

e stimolante. Apprezzo molto che la Svizzera sia

casa mia però, perchè per quanto riguarda lo snowboard

abbiamo tutto dietro l’angolo, devi solo aspettare

e sapere quando andare e dove.

120°


121°


122°


“Penso che tutti possano e debbano

fare la differenza. Non mi piace davvero

sentirmi dire che non dovrei fare qualcosa,

ma mi piace essere ispirato da altre persone

ed è quello che cerco di fare il più possibile.

Questo è uno dei motivi per cui voglio

realizzare il mio progetto in Svizzera.”

Qual è la tua posizione sul riscaldamento globale

e la vita sostenibile? Penso che tutti possano

e debbano fare la differenza. Non mi piace davvero

sentirmi dire che non dovrei fare qualcosa, ma mi piace

essere ispirato da altre persone ed è quello che cerco

di fare il più possibile. Questo è uno dei motivi per

cui voglio realizzare il mio progetto in Svizzera. Abbiamo

tutto qui, quindi perché andare altrove? Avrei

potuto andare in qualche posto tropicale per fare surf

quest’estate, ma ho deciso di tornare all’arrampicata

e sono andato a fare surf in Francia. Goditi ciò che

abbiamo qui.

Hai anche filmato per il progetto Planetaria di

Alex Tank: com’è stato essere in un video con

un approccio così diverso rispetto al solito video

di snowboard? Ho avuto la fortuna di unirmi a loro,

anche se solo per un’ora. Adoro quando le persone

mescolano la loro passione creativa con lo snowboard.

Alex e Fabian sono la coppia perfetta, hanno fatto

una cosa veramente fighissima. Mi piace guardare i

lungometraggi per vedere tutti gli stili diversi dei miei

amici, ma guardare cose come Soft o Planetaria mi

gasa davvero tanto! Quella roba è unica e si vede davvero

la magia di un lavoro di squadra.

Il tuo sponsor di lunga data Ride ha rivoluzionato

l’intero business dello snowboard con la serie

Pig: cosa li rende così diversi? Con quali altri

modelli giri di solito e perché? Il cambio di tavola

ha davvero cambiato il mio riding. Da quasi tutte le

tavole che ho provato ho potuto prendere qualcosa

che amavo. Girare con la War e la Super Pig sembra

proprio una combinazione perfetta di molte cose. Si

può semplicemente girare con queste due tutti i giorni

e ci si diverte tantissimo. La mia scelta in questo momento

è la Berzerker - Blauvelt e Ride hanno creato

una tavola completamente nuova per quest’anno. Si

adatta davvero al mio riding, è una delle tavole più

fighe di sempre!

Quali sono i tuoi piani per la stagione in corso?

Come ho detto prima, ho la possibilità di fare un progetto

insieme ai miei amici di Hillton. Vogliamo realizzare

un cortometraggio concettuale, mantenendo

tutto naturale e creando qualcosa di unico. Non voglio

davvero rivelare troppo, ma sono super entusiasta di

cambiare un po’ le cose che faccio di solito e lavorare

stavolta su qualcosa di speciale. Grazie e spero

di incontrarvi tutti voi ragazzi da qualche parte nella

bellissima Natura.

123°


124°


125°

Severin Van

Der Meer


446 SNOWBOARD EUROPEAN SHOPS • BUY YOUR COPY ON SEQUENCE-MAGAZINE.COM/SHOP

ITALY

1. SPORTLER AFFI

2. RIDERS ACTION

3. RAINBOW

4. SWIT SHOP

5. ZEROQUATTRO

6. IMPACT SHOP

7. ALE’S SURF SHOP

8. DF BELLINZAGO

9. LANDI SPORTS

10. DF SIRTORI

11. SUB

12. FLOWER

13. MINOIA STORE

14. FRISCO SHOP

15. SHAPE STORE

16. EMMECI

17. NENCINI SPORT

18. BIG AIR

19. DETOMAS SHOP

20. MANCINI STORE

21. MAXI MERATE

22. WIPE OUT

23. UAINOT

24. CERVINIA 2001

25. AREA 41

26. WHITE REEF

27. OLLIE

28. RADICAL SPOT

29. BURNING BOARDS

30. LOVE BOARD

31. SPORTMARKET

32. CRAZY BOARD

33. SNOWYSUMMIT

34. BOARDERLINE

35. 360 SLIDE SHOP

36. POINT DU SPORT

37. DF CREMONA

38. SNOWTIME

39. DF DESENZANO

40. GVM SHOP

41. MORGAN AIR

42. TWENTY FIVE

43. MOUNTAIN LAB

44. GIANNI SPORT

45. DREAMSTORE

46. ON SIDE

47. SNOWGANG

48. SPINNAKER

49. CENTRO SURF SHOP

50. BOARD CORNER

51. A&F COMPANY

52. BIG STONE

53. SPORTWAY

54. PLANET RIDER

55. NAUTICA URBAN

56. QUIKSILVER IMPERIA

57. PLANET SPORT

58. LELE SNOW SHOP

59. SHAPE STORE

60. BRUMA ON THE BEACH

61. EAST WIND

62. BOTTERO SKI

63. ZONE

64. DF LISSONE

65. MAXI LISSONE

66. MOUNTAIN RIDERS

67. SPORT ADVENTURE

68. NENCINI SPORT

69. GRINGO

70. LM STORE

71. SPORT 3TRE

72. THE GARDEN SCHOOL

73. DODI’S

74. ON SIDE

75. SPORTIME

76. MUD & SNOW

77. DALL’ORSO

78. BOARDRIDER

79. SUPERSKI DANDO

80. PIPE PRO SHOP

81. HARLEM MELEGNANO

82. FAKIE TECH SHOP

83. SNOWBOARDMANIA

84. BURTON STORE MILAN

85. DF MILANO

86. PLEASURES

87. RADICAL

88. BASTARD STORE

89. MARGOT

90. FACTORY STORE

AFFI

AFFI

ALBA

AOSTA

BARDONECCHIA

BARI

BASSANO

BELLINZAGO

BERGAMO

BEVERADISIRTORI

BOLZANO

BORGOSESIA

BRESCIA

BRESCIA

BUSNAGO

CADREZZATE

CALENZANO

CAMERANO

CANAZEI

CASTEL DI SANGRO

CERNUSCO

CERVIGNANO

CERVINIA

CERVINIA

CESENA

CESENA

CHIETI

CHIOGGIA

CLES

CODROIPO

CORNUDA

CORRIDONIA

CORRIDONIA

CORTINA

COTRONEI

COURMAYEUR

CREMONA

CUNEO

DESENZANO

DOMODOSSOLA

EUPILIO

FALZES

FIDENZA

FIORANO

FIRENZE

FOLGARIDA

FORNO DI ZOLDO

GENOVA

GENOVA

GENOVA

GIANICO

GIULIANOVA

GRAVELLONA

GROSSETO

IGEA MARINA

IMPERIA

ISEO

L’AQUILA

LECCO

LIDODITARQUINIA

LIGNANO PINETA

LIMONE PIEMONTE

LIMONE PIEMONTE

LISSONE

LISSONE

LIVIGNO

LIVIGNO

LIVORNO

LODI

LONATO DEL GARDA

CAMPIGLIO

CAMPIGLIO

MAGIONE

MALÈ

MANTOVA

MARANO SUL PANARO

MARGHERA

MARIA PIETRASANTA

MARINA DI MASSA

MARINA DI RAVENNA

MELEGNANO

MERANO

MEZZOLOMBARDO

MILANO

MILANO

MILANO

MILANO

MILANO

MILANO

MILANO

91. NEURO SHOCK

92. EXTREME

93. THIRD GENERATION

94. OBEREGGEN

95. DF OLGIATE

96. DF ORIO

97. HOBBIT SHOP

98. CREMA SPORT

99. ALTERNATIVE SHOP

100. PARMA SPORT

101. THE BOFF

102. PAPER SURF

103. MAKAI SURFSHOP

104. EIGHT SIX

105. DF PIACENZA

106. TOMMY SPORT

107. ONBOARD

108. BLACKOUT

109. FINDY

110. DREAMSTORE

111. BOARD ROOM

112. BUGS SHOPS

113. DEKA UPPER

114. TREE60

115. HOSTILE SHOP

116. SURF SHOP

117. SURF PARADISE

118. KAHUNA

119. QUIKSILVER ROMA

120. CITY BEACH

121. REKORD

122. FRONTSIDE

123. 100 - ONE

124. BANZAI SURF SHOP

125. SNOWLIMITS

126. NEW WHITE SHARK

127. DF SAN GIULIANO

128. FRESH FARM

129. SPORT TENNE

130. UNICO SPORT

131. GIUGLAR

132. PUNTO SPORT

133. KAU KAU

134. MAT SHOP

135. 3SIXTY

136. SWITCH SHOP

137. LORI SPORT

138. RED CAB

139. DOLOMITI ADVENTURE

140. BOARD STYLE

141. HOT ICE

142. MAXI SESTO

143. SURF SHOPPE

144. LIL FAKIE

145. MAZZUCCHI

146. MAKE MERRY

147. BLU SURFER

148. PROMOSPORT

149. STRIKE

150. JOLLY SPORT

151. GRASSI SPORT

152. JIMMY SURF SHOP

153. TEDDY PALOMINO

154. CATTI SPORT

155. PURA VIDA

156. ZOO PARK

157. SPORTANGEL

158. RIDER SHOP

159. DETOUR

160. SLIDE BY DETOUR

161. PROSPORT

162. BRUMA STREET STYLE

163. LIQUIDO

GERMANY

164. PULSSCHLAG

165. SURF&SNOW CENTER

166. HILIGHT

167. BLUE TOMATO

168. BLUE TOMATO

169. PLANET SPORTS BERLIN

170. DER BERG RUFT

171. BOARD MONKEYS

172. NO LIMIT

173. PLAN-B FUNSPORT

174. FREERIDE BOARDSHOP

175. BLUE TOMATO

176. SKI-ARENA

177. BLUE TOMATO

126°

MODENA

MODENA

MONDOVÌ

OBEREGGEN

OLGIATE OLONA

ORIO AL SERIO

OVINDOLI

PADOVA

PARMA

PARMA

PASSO DEL TONALE

PESARO

PESCARA

PIACENZA

PIACENZA

PIASCO

PINEROLO

PINEROLO

PINZOLO

PISTOIA

PORTO SAN GIORGIO

POZZA DI FASSA

PRATO

PRATO

PRATO NEVOSO

PRATO NEVOSO

RICCIONE

ROMA

ROMA

ROMA

RONCHI DEI LEGIONARI

ROSETO DEGLI ABRUZZI

ROVERETO

S. MARINELLA

SALUZZO

SB DEL TRONTO

SG MILANESE

SM DEI MUCCHIETTI

SAN VALENTINO

SAN VENDEMIANO

SANT’AMBROGIO

SAPPADA

SARZANA

SARZANA

SAUZE D’OULX

SCANDICCI

SCHIAVON

SCOPELLO

SELVA DI VAL GARDENA

SENAGO

SERRA SAN QUIRICO

SESTO SAN GIOVANNI

SESTRIERE

SILANDRO

SONDRIO

SPOLETO

TERAMO

TORINO

TORINO

TORINO

TORINO

TORINO

TORRE DEL LAGO

TRAVERSETOLO

TURANO

VARESE

VELLETRI

VERANO BRIANZA

VERONA

VERONA

VICENZA

VITERBO

VITERBO

AACHEN

AUGSBURG

BALINGEN

BERLIN

BERLIN

BERLIN

BERLIN

BIELEFELD

BIELEFELD

BOCHUM

BOLSTERLANG

BONN

BRANDENBURG

BREMEN

178. SURFSHOP CHAR.

179. BIKER BOARDER

180. EASTSIDE

181. RAILSLIDE

182. PLANET SPORTS

183. BRETTLLADEN

184. WILD EAST

185. THE BOARDER SHOP

186. WAREHOUSE ONE

187. BLUE TOMATO

188. PLANET SPORTS

189. RAILSLIDE

190. BLUE TOMATO

191. EDGE 2 EDGE

192. SPIN LOOP

193. DAILY MILK!

194. BLUE TOMATO

195. FREERIDER SHOP

196. PLANET SPORTS

197. BRETTWERK

198. BLUE TOMATO

199. SPORT KAUFMANN

200. POWSTORE

201. PLANET SPORTS

202. NUBUK SPORTS

203. BLUE TOMATO

204. PLANET SPORTS

205. SURFLINE KIEL

206. BLUE TOMATO

207. PLANET SPORTS

208. SPORT GRUNER

209. PLANET SPORTS

210. FOLLOW ME STORE

211. PLANET SPORTS

212. S’BRETT

213. BLUE TOMATO

214. PLANET SPORTS

215. PLANET SPORTS

216. QUIKSILVER

217. SANTO LOCO

218. BURTON STORE

219. BLUE TOMATO

220. WESTSIDE

221. WESTSIDE SURFING

222. PANORMA BOARDS

223. PLANET SPORTS

224. BLUE TOMATO

225. BOARDBANDITS

226. WSM FUNSPORT

227. MISTERSKI

228. BLUE TOMATO

229. POWDER FORCE

230. ADRENALIN

231. BLUE TOMATO

232. BLUE TOMATO

233. WIND

234. BALANCE

235. RIDERS HEAVEN

236. BLUE TOMATO

237. BLUE TOMATO

238. FIFTY-EIGHT

239. BLOWOUT

240. ENDLESS WINTER

AUSTRIA

241. UNDERGROUND

242. MOREBOARDS

243. BLUE TOMATO

244. ALTON STORE

245. HOTZONE.TV

246. HAMMERSCHMID

247. BLUE TOMATO

248. BLUE TOMATO

249. MOREBOARDS

250. BLUE TOMATO

251. BURTON STORE

252. BURTON STORE

253. DIE BOERSE

254. MOREBOARDS

255. MOREBOARDS

256. XDOUBLE

257. MOREBOARDS

258. MOREBOARDS

259. MOREBOARDS

260. BLUE TOMATO

261. BETABOARDS

262. MOREBOARDS

263. LIVID SPORTS

264. GREEN ROOM

265. MOREBOARDS

BREMEN

CHEMNITZ

CHEMNITZ

DARMSTADT

DRESDEN

DRESDEN

DRESDEN

DÜSSELDORF

DÜSSELDORF

ESSEN

FRANKFURT

FRANKFURT

FREIBURG

GARMISCH-PARTENKIRCHEN

GÖTTINGEN

GÖRLITZ

HAMBURG

HAMBURG

HAMBURG

HANAU

HANNOVER

HANNOVER

HASLACH IM KINZIGTAL

HEIDELBERG

HEIDENHEIM

KARLSRUHE

KARLSRUHE

KIEL

KÖLN

KÖLN

KONSTANZ

KREFELD

LÖRRACH

MANNHEIM

MANNHEIM

MÜNCHEN

MÜNCHEN

MÜNCHEN

MÜNCHEN

MÜNCHEN

MÜNCHEN

MÜNSTER

MÜNSTER

MÜNSTER

NEU-ISENBURG

NÜRNBERG

OBERHAUSEN

OBERWIESENTHAL

OLDENBURG

PADERBORN

PASSAU

PFORZHEIM

REGENSBURG

REGENSBURG

ROSENHEIM

SAARBRÜCKEN

SAARLOUIS

SONTHOFEN

STUTTGART

TRIER

ULM

WÜRZBURG

ZWICKAU

ALTENMARKT

AMSTETTEN

BREGENZ

FELDKIRCH

GERLOS

GMUNDEN

GRAZ

GRAZ

GRAZ

INNSBRUCK

INNSBRUCK

INNSBRUCK

INNSBRUCK

INNSBRUCK

INNSBRUCK

INNSBRUCK

KIRCHBERG

KLAGENFURT

KUFSTEIN

LIENZ

LINZ

LINZ

LOFER

MAYRHOFEN

MAYRHOFEN


266. MOREBOARDS

267. MOREBOARDS

268. BURTON STORE

269. BLUE TOMATO

270. MOREBOARDS

271. BOARD.AT

272. BLUE TOMATO

273. BLUE TOMATO

274. BLUE TOMATO

275. BLUE TOMATO

276. BLUE TOMATO

277. MOREBOARDS

278. SUPA SURFER

279. MOREBOARDS

280. MOREBOARDS

281. MOREBOARDS

282. BLUE TOMATO

283. MOREBOARDS

284. BLUE TOMATO

285. BLUE TOMATO

286. DIE SURFINSEL

287. FAME BOARDSHOP

288. MOREBOARDS

289. MOREBOARDS

290. MOREBOARDS

291. HANG LOOSE

292. MOREBOARDS

293. BLUE TOMATO

294. LA RESISTANCE

MAYRHOFEN

NEUSTIFT

PARNDORF

PASCHING

PASCHING

SAALBACH

SALZBURG

SCHLADMING

SCHLADMING

SCS VÖSENDORF

SEIERSBERG

SÖLDEN

ST. ANTON

ST. PÖLTEN

STEYR

TELFS

VILLACH

WELS

WIEN

WIEN

WIEN

WIEN

WIEN

WIEN

WIEN

WIEN

WIENER

WÖRGL

ZELL AM SEE

349. QUIKSILVER

350. L’IMPREVU SNOW

351. HAWAII SURF

352. MONTAZ

353. GRAND CENTRAL

354. ESPACE GLISSE

355. BOARDRIDERS

356. ATELIERDUSNOW

357. SUPER WHITE

358. LESPIEDSDANSL’EAU

359. ADDICTED

360. AINAY BOARD

361. MASSILIA

362. PICTURE PRO

363. AVALON RIDER

364. GLISSE

365. PASSION

366. SLOPE STYLE

367. THE WOODS

368. QUAI 34

369. URBANSURFERPARIS

370. BOUTIK ZAO

371. BOARDRIDERS

372. LA LUGE

373. SLIDE BOX

374. TURBULENCES

375. BLACK CATS

376. RIP CURL

HOSSEGOR

ISOLA 2000

IVRY SUR SEINE

LA RAVOIRE

LAVALETTEDUVARS

LABENNE

LAPORTE ANGLET

LES 2 ALPES

LES 2 ALPES

LONS

LYON

LYON

MARSEILLE

MEGÈVE

MERIBEL

MONTPELLIER

MORIÈRES

MORZINE

MORZINE

NICE

PARIS

HOSSEGOR

ST. JEAN DE LUZ

SAINT-BON-TARENTAISE

STRASBOURG

TARBES

TIGNES

TOULOUSE

424. THE SNOW ASYLUM

425. FINCHES EMP

426. SUBVERT

427. THE SNOW ASYLUM

428. THE SNOW ASYLUM

429. THE SNOW ASYLUM

430. SNOWFIT

431. ODYSSEY

432. THE SNOW ASYLUM

433. ABSOLUTE SNOW

BELGIUM

434. ONE LOVE

435. LA GLISSE

436. YETI BOARDS

437. WEST-SITE

438. STOKED

439. SZONE

440. SURF’IN

441. PACIFIC

442. STAES SPORT

443. THE BOARDSHOP

LONDON

LONDON

MANCHESTER

MANCHESTER

MANCHESTER

MILTON KEYNES

NORWICH

SUFFOLK

TAMWORTH

WALFORD

ANTWERPEN

BARCHON

GENK

GENT

HALLE

LOKEREN

LUXEMBOURG

MECHELEN

MOL

WATERLOO

SWITZERLAND

SPAIN

FINLAND

295. SNOWLIMIT

296. AGANÉ

297. DOODAH

298. DOODAH

299. BLUE TOMATO

300. DOODAH

301. LONGBOARDER

302. SURF MACHINE

303. RADIX

304. ETTINGER

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Matteo Rossato

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Lenadro Eigensatz &

Severin Van Der Meer

by Silvano Zeiter

Le ultime parole di questo secondo numero le voglio

dedicare ad un pensiero che mi ronza in testa

da diverso tempo e che ora sento di voler condividere.

Sicuramente attirerò le antipatie di qualcuno, ma

vorrei che perlomeno queste scatenassero una riflessione,

perchè non c’è niente di offensivo in quello

che sto per dire. Partiamo con “la” domanda: esiste

ancora la figura del Pro rider così com’era considerato

20 anni fa? Onestamente, se penso a Shaun Palmer,

Terje Haakonsen, Peter Line e più recentemente

Travis Rice, Nico Müller e Gigi Rüf, o il nostro Italian

stallion Giacomo Kratter, nel panorama moderno

non trovo più termini di paragone. Attenzione, non

mi sto riferendo al talento, che forse oggigiorno è

presente in misura ben maggiore di quanto fosse due

decadi fa.

Non parlo neppure dello spessore umano o del valore

personale: posso dire di aver incontrato recentemente

giovani professionisti con menti veramente

brillanti. Parlo di quell’aurea, che solitamente circonda

attori o artisti di un certo calibro, quel carisma

che trascende il valore intrinseco dell’essere umano

e dell’atleta e che caratterizza il personaggio. Mi sono

domandato se tale carisma fosse reale, o magari frutto

di un artificio orchestrato dalle company, che un

tempo elevavano i propri atleti al rango di semidei.

Forse è così. Però poi, recentemente, mi è capitato

di scambiare due parole con alcuni dei nomi sopra

citati e ho chiaramente percepito quell’aurea, come

fosse un rumore di fondo.

Qual’è dunque la verità? Onestamente non lo so. Forse

il concetto di rockstar non è più così contemporaneo,

o forse non è mai esistito, o forse ancora non c’è

più spazio per gli intoccabili in un mondo semplice

e tangibile come lo snowboard. In fin dei conti che è

forse più bello poter interagire tranquillamente con

rider che solitamente vedi nei video e sui magazine

senza sentirsi in soggezione. Forse in fondo, è meglio

così. Voi cosa ne pensate?

Word out.

128°


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