Il futuro è sempre esistito

edizioni.incontri

Anteprima del libro "Il futuro è sempre esistito" di Edoardo Poeta https://amzn.to/38LWm4v



Il futuro è sempre esistito



Edoardo Poeta

Il futuro è sempre esistito

Perché negli anni ’60 a Trapani

prevedevano che avremmo fatto

tutto, o quasi, con il telefono


Copyright © 2020 Edoardo Poeta

Tutti i diritti riservati

Seconda edizione gennaio 2020

ISBN-13: 978-88-95727-08-0

Edizioni Incontri

Prima edizione aprile 2018

ISBN-13: 978-88-93041-01-0 | ISBN: 8893041014

Edizioni Falsopiano

Prima edizione febbraio 2014 (ebook)

ISBN-13: 978-88-98137-47-3 | ISBN: 8898137478

Edizioni Falsopiano

Illustrazione in copertina di Ruben Gozzi.

Questo libro è dedicato al ricordo di Vittorino Fratoni, studente a distanza ante

litteram, che dagli anni ’60 visse da grande cultore del fai da te, esplorando con

infinita curiosità, fino all’ultimo, la meraviglia delle piccole e grandi innovazioni

tecnologiche.


Time present and time past

are both perhaps present in time future

and time future contained in time past.

T.S. Eliot, Burnt Norton


I marchi citati sono esclusiva titolarità dei rispettivi proprietari. Le opere sono

citate, riassunte o riprodotte per uso di critica o discussione.


Indice

Prefazione 11

ANTEFATTO

1. Il domani si è fermato a Trapani 19

2. Nel 2000 i telefoni faranno tutto 24

3. Fortunati gli uomini d’affari 27

4. Un viaggio nel futuro, dal passato 30

PARTE PRIMA Origini

1. Profezie in facsimile 39

2. La rete distribuita 44

3. Accademici, hobbisti e pubblicitari 54

4. Il tuo telefono sarà multimediale 63

5. Racconti del futuro 80

6. Un mondo interconnesso, al videofono 90

7. Voci, in sintesi 98

8. Fine delle previsioni 104

PARTE SECONDA Futuro all’americana

1. Il domani che c’era già 115

2. Una certa idea del futuro 129

3. Visioni pop 142

7


4. La (fanta)scienza è popolare 151

PARTE TERZA L’avvenire del Miracolo

1. Miracolo al telefono 167

2. Futuro di spazio e di design 179

3. Il domani degli arrangisti 188

4. Fantascienza tricolore 196

5. Occasioni perdute 205

6. Cervelli italiani 211

7. Il futuro era italiano 224

8. First World Desktop Computer 236

PARTE QUARTA Profezie di rete

1. Il tempo condiviso delle comunità 247

2. Un domani sociale 260

3. Pace e rete 266

EPILOGO

1. Paradossi 285

2. La grande narrazione 293

3. America, terra dell’avvenire 303

4. Trapani, messaggi dal futuro 315

5. La scomparsa del tempo 324

6. Futuro esistente 341

7. Archeologia del futuro 348

APPENDICE

C’era una volta il 2000 355

8


Immagini 363

Bibliografia 374

Ringraziamenti 395

9


*


Prefazione

A differenza del passato, che in qualche modo si può tentare

di fissare, il futuro è molto mobile e, come stanno dimostrando

oggi le varie incarnazioni dei futuri possibili, dal Retrofuturismo

al Neofuturismo, l’unico modo per congelare il futuro è prima trasformarlo

in passato.

Un gioco di parole un poco artificioso, che però dà conto della

natura di questa strana entità così difficile da fermare e da definire.

Mentre il passato resta, ritorna e talvolta si ritrova, il futuro

tende a scivolare via, arriva sempre in maniera furtiva. Il passato

riaffiora nelle vecchie fotografie e nelle cartoline illustrate sbiadite,

il futuro invece è fugace, dura lo spazio di un istante, lo si

può identificare soltanto quando è storicizzato. In poche parole,

quando è già diventato passato. E proprio in questo concetto risiede

la forza del libro di Edoardo Poeta, che ha scelto un esempio

particolarmente interessante per dimostrare come il futuro, per

esplicitarsi, abbia bisogno di essere stato già metabolizzato in un

primo passaggio, in una prima fase in cui passa quasi inosservato.

In questa cronaca molto documentata, in cui si spiega come già

negli anni ’60 fossero state prefigurate le varie potenzialità degli

smartphone di oggi, ci si rende conto della necessità del futuro di

attuarsi in due tempi, offrendosi nella veste più familiare e gestibile

di “passato” nel momento in cui deve essere definitivamente

accettato. “Il futuro è sempre esistito” recita il titolo di questo


IL FUTURO È SEMPRE ESISTITO

libro. È un titolo pertinente e rassicurante. Un titolo che strappa

il futuro dalle nebbie dell’incognito e lo pone immediatamente

nella categoria delle cose che si possono conoscere e analizzare. E

questo concetto, messo giustamente in evidenza da Poeta, è la

chiave per decodificare tutto il libro, che oltre a far luce su un originale

fenomeno di cronaca, può ambire a rappresentare uno

strumento di lettura per capire il nostro modo di porci davanti al

futuro e alla sua costruzione.

Come abbiamo già detto, il futuro è sfuggente, e per dargli una

forma bisogna prima tentare di storicizzarlo. Senza addentarsi in

complessi ambiti filosofici, limitiamoci a dire che ci sono state alcune

grandi ondate in cui il futuro sembrava essere a portata di

mano.

Chi fa parte della generazione dei baby boomers, dei figli degli

anni ’60, per esempio, ha vissuto a lungo con il miraggio di un

futuro prossimo, quello legato alla mitica data del 2000, una

“data-faro” che ha guidato miriadi di visioni e di narrazioni per

interi decenni, un riferimento assoluto e incontrastato per chi lo

guardava dal Ventesimo secolo, una data pregna di nostalgia, ma

non così determinante e avveniristica per chi la guarda da questo

primo scorcio del Ventunesimo secolo.

Il 2000, l’enfatico e misterioso futuro annunciato nella seconda

metà del ’900 non ha mantenuto tutte le aspettative: per

molto tempo chi oggi ha passato i cinquant’anni ha sentito avvicinarsi

quella data fatidica, anticipata ed esaltata da una serie di

film e telefilm che arrotondavano per difetto e per eccesso quel

traguardo tanto importante: 1997: Fuga da New York, spazio

1999, 2001: Odissea nello spazio, 2010: L’anno del contatto…

Tutti quei film e quei telefilm nutrivano l’immaginario con un

futuro possibile. Fornivano tutta una serie di elementi iconogra-

12


PREFAZIONE

fici, di architetture, di oggetti di design, di dispositivi scientifici e

tecnologici che aiutavano a immaginarsi un’era lontana, tenuta

ancor più distante anche grazie a quei numeri scaramantici usati

per i titoli di opere-manifesto utili per esorcizzare le paure di un

mondo possibile. Un mondo che per molto tempo è stato confinato

volontariamente nei territori della fantascienza, vista come

un modo per procrastinare, anche artificialmente una realtà potenzialmente

più vicina di quanto si potesse pensare. Negli anni

’60 e ’70 la gente comune il futuro non l’aspettava prima del volgere

del Ventesimo secolo. I media mainstream generalmente sostenevano

questa idea, definendo in maniera precisa la soglia del

futuro, fissata non prima della fine degli anni ’90. E questa idea

era consolatoria e rassicurante: per un lungo periodo ci si è accontentati

di vedere il futuro solo al cinema o in televisione, cercando

di non contaminare con visioni troppo estreme e avveniristiche

la vita quotidiana. È pur vero che in parallelo, nelle grandi

fiere come nelle riviste specializzate si testimoniava l’avanzata di

un futuro a base tecnologica che sopravanzava le più ardite previsioni

di scrittori e registi, ma tendenzialmente si era portati a

dare al futuro lo stesso valore assoluto del passato, ovvero a caricarlo

di qualche decina d’anni per conferirgli autorevolezza: il

senso della storia doveva funzionare nelle due direzioni, indietro

e avanti. Così ogni futuro che potesse essere chiamato tale deve

partire come minimo dal 1984 orwelliano, per poi svilupparsi secondo

i canoni cinematografici dei futuri ipotizzati per la fine degli

anni ’90.

Poi, però, non è successo niente, o quasi. Arrivati in prossimità

del 2000, compiuto il fatidico giro di boa, il futuro non arrivava

ancora. O almeno, non quello che tutti si aspettavano, quello visto

nei film di fantascienza. In verità forse il futuro è arrivato e non

ce ne siamo accorti. Forse non era il futuro che ci aspettavamo,

13


IL FUTURO È SEMPRE ESISTITO

quello dello studio di Ed Straker e dei cibi liofilizzati dei Pronipoti:

era un altro futuro, meno appariscente e meno vistoso, il futuro

di internet e dei mondi virtuali.

È un futuro più discreto, più nascosto. Nelle case, per esempio,

salvo rari casi, di norma non c’è ancora il classico arredamento

futuribile, come quello degli interni di UFO e di 2001: Odissea

nello spazio, e anzi, si continuano ad usare classiche porte in legno,

finestre con le persiane e mobili in stile. Forse anche perché

la gente non ha tutta questa voglia di futuro e preferisce rimanere

ancorata alle tradizioni. D’altronde succede anche in Second Life,

dove, per quanto gli avatar possano volare, proliferano le scale,

da salire gradino dopo gradino. C’è bisogno di sicurezze, di segnali

tranquillizzanti, di memorie alle quali aggrapparsi.

Si osava di più negli anni ’60 e ’70, quando con la Space Age

prese forma una delle grandi ondate di design avveniristico, soprattutto

con i mobili di Joe Colombo, di Verner Panton e di

Pierre Cardin che ipotizzavano una scenografia possibile per la

casa del futuro. La gente – lo si vede nei film, nelle pubblicità e

nelle riviste d’arredamento – seguiva incondizionatamente questa

moda, che divenne anche uno stile di vita. C’era veramente il

gusto di sperimentare un’idea di futuro, rivoluzionando la classica

idea dell’interno borghese. Questo desiderio di futuro ha contaminato

anche gli anni ’80, che hanno visto l’ultimo ritorno di

fiamma di un immaginario dinamico e vivace, che in ambito musicale

fu accolto con entusiasmo da gruppi come i Rockets e i

Kraftwerk, che non a caso appaiono più futuribili adesso che

fanno parte del passato.

Quelle in voga allora erano prove tecniche di trasmissione di

un futuro appariscente, destinato poi a estinguersi. Un futuro

come quello della realtà virtuale della prima ora, quella degli

14


PREFAZIONE

anni ’90 del casco, degli occhialini e del guanto, raccontata in film

come Il tagliaerbe, e poi abbandonata. Ultimamente la voglia di

futuro si è appannata. Non ci sono più i romanzi fanta-tecnologici

di Michael Crichton a farci immaginare un futuro possibile e

nell’opinione comune i riferimenti per l’ipotesi della società di domani

si fermano a Blade Runner e a Minority Report, dato che i

film dei fratelli Wachowski, Matrix e Cloud Atlas in primis, sono

troppo visceralmente imbevuti di futuro per essere utilizzati per

capire il futuro stesso con un certo distacco.

Nell’ambito del design e dell’architettura il futuro viene quotidianamente

immaginato da visionari come Zaha Hadid, Patrick

Jouin o Ross Lovegrove ma spesso queste creazioni sono viste

come opere straordinarie, fuori contesto, considerando la realtà

corrente un’altra.

E allora, se il futuro è già pronto, perché aspettiamo? Viviamo

solo un futuro – altrettanto importante – che passa attraverso gli

smartphone, gli ebook, gli schermi oled e le piastre a induzione,

ma non abbiamo ancora voglia di circondarci di architetture parametriche,

di segni e di immagini avveniristici, di vestirci con

abiti da fantascienza. Tutto sommato siamo ancora molto proustiani:

la domenica si va ai mercatini dell’antiquariato e il futuro

ci si limita ad osservarlo nei centri commerciali, dove sono esposti

gli ultimi modelli di televisori e di robot domestici. Si preferisce

guardare indietro o osservare solo uno spicchio di futuro.

E intanto proliferano divagazioni su futuri possibili, si impongono

nuovi stili, come il Raygun Gothic coniato da William Gibson,

e proliferano le descrizioni della letteratura steampunk che

giocano con le variazioni tra passato e futuro, cambiando sapientemente

le prospettive temporali. Si è continuamente alla ricerca

affannosa di un futuro. Si è indecisi sul futuro da scegliere, non si

15


IL FUTURO È SEMPRE ESISTITO

sa quale sia quello giusto: ci sono troppe versioni del futuro ed è

difficile orientarsi. E nel dubbio si vive nel presente. Perché mai

come in questi anni è stato difficile capire se il futuro sia in arrivo

o se, una volta di più, sia sempre esistito.

Mario Gerosa

16


ANTEFATTO



1

Il domani si è fermato a Trapani

È il 26 giugno 1962. Nel numero appena stampato di “Trapani

Nuova”, settimanale nato in Sicilia tre anni prima, compare a

pagina 3 – in taglio basso – una notizia dagli Stati Uniti. La posizione,

il titolo a sole due colonne e l’assenza di una qualsivoglia

firma, suggeriscono che probabilmente la si riteneva una stravagante

curiosità. Nulla di più. Eppure il titolo, letto oggi, fa sobbalzare:

Nel 2000 i telefoni faranno tutto loro 1 .

Il sottotitolo, poi, suonava ancor più profetico: «Leggeremo

i giornali attraverso la rete telefonica e potremo anche servircene

per le operazioni di banca». Il testo anticipa quanto nel

Ventunesimo secolo è normalità, se non storia: dal fax al web,

dalla telefonia mobile alla banca telematica, dai sistemi di riconoscimento

vocale ai libri online. Ed erano i primissimi anni ’60.

A prevedere tutto ciò non dei visionari, ma persone serissime:

due ingegneri e un dirigente dell’American Telephone and

Telegraph Company, l’AT&T. Si trattava di Jean Howard Felker,

padre del primo computer totalmente a transistor realizzato ai

1

Nel 2000 i telefoni faranno tutto loro, “Trapani Nuova”, 26 giugno 1962, pag.

3.


IL FUTURO È SEMPRE ESISTITO

Bell Laboratories, di Charles M. Mapes, assistente capo ingegnere

di AT&T e di Henry M. Boettinger, storiografo della telefonia

2 .

Ospiti di “Dimension”, un notiziario del palinsesto nazionale

di CBS, i tre rilasciarono un’intervista sul futuro dei telefoni che

anticipava in maniera incredibile quanto ne avremmo fatto.

Profezie riemerse oltre cinquant’anni dopo, grazie alla pubblicazione

in rete dei primi numeri di quel periodico siciliano fondato

da Antonio Montanti, politico e personalità di spicco di

Trapani. Il settimanale è stato digitalizzato nel febbraio 2013 da

Lorenzo Gigante, webmaster trapanese, grazie alla collaborazione

di Laura e Giovanni Montanti, figli dell’allora direttore 3 .

Altro fatto sorprendente è che quelle affermazioni non sollevarono

l’interesse dei giornali dell’epoca. «La cosa che lascia perplessi

è che questa previsione sia stata ripresa a suo tempo da un

giornale di Trapani ma non, per esempio, dalla “Stampa” né dal

“Washington Post”» ha osservato il giornalista Luigi Grassia 4 .

2

Boettinger sarebbe divenuto noto per uno scritto del 1969 che, decenni prima

di Power Point, è considerato un classico per conferenzieri: Moving Mountains:

Or the Art and Craft of Letting Others See Things Your Way, Collier Books,

1974.

3

La digitalizzazione del periodico è stata resa possibile grazie alla collaborazione

di Lorenzo Gigante con Giovanni e Laura Montanti, figli del fondatore

e direttore del giornale, Antonio Montanti, poi anche parlamentare del Pri.

www.trapaninostra.it http://www.trapaninostra.it/Edicola/Trapani_ Nuova_

1962_anno_04_n_025.pdf. Una copia del settimanale è conservata anche alla

Biblioteca Fardelliana di Trapani.

4

Luigi Grassia, Un articolo del 1962 immaginava i cellulari multimediali, “La

Stampa.it”, 13 aprile 2013, http://www.lastampa.it/2013/04 /13/societa/un-

20


ANTEFATTO

Nulla pure sul “Corriere della Sera” o su “Il Messaggero”. Neppure

l’archivio del “New York Times”, giornale della città della

CBS, ne fa menzione. «Ma è come se oggi qualcuno annunciasse

che tra cinquant’anni comunicheremo telepaticamente» ha annotato

il direttore di “Internazionale”, Giovanni De Mauro.

«Nessuno gli darebbe retta» 5 .

Dopo esser apparso nel ’62 sul periodico trapanese, l’articolo

tornerà – tale e quale – sulle pagine di una rivista di Lecce: “La

Zagaglia” 6 . Il testo – con il titolo “La telefonia nel 2000 secondo

tre esperti americani” – compare nella seconda parte di un potpourri

di notizie dedicate alla corsa verso lo spazio, pubblicato

nel marzo 1964 7 . L’autore indicato dai redattori pugliesi nella

prima parte della raccolta di articoli, uscita però nel settembre

1963, è un’altra sorpresa 8 . Si sarebbe trattato del direttore della

Nasa, James E. Webb, vale a dire l’uomo che creò il centro di

Houston e gettò le basi per lo sbarco sulla Luna.

È difficile dire, a prima vista, se l’attribuzione della paternità

da parte de “La Zagaglia” a Webb sia corretta. Il saggio non figura

tra le dichiarazioni, gli articoli e le interviste del 1962

articolo-del-immaginava-i-cellulari-multimediali-s8AUULoGOGtuaFtsF7p

pH M/pagina.html.

5

Giovanni De Mauro, Videofono, “Internazionale”, 19 aprile 2013, Cfr.

http://www.internazionale.it/opinioni/giovanni-de-mauro/2013/

04/19/videofono/.

6

“La Zagaglia” era una pubblicazione a cadenza trimestrale nata a Lecce nel

marzo 1959 sotto la direzione di Mario Moscardino.

7

James E. Webb, I programmi spaziali americani per il progresso delle scienze

(II), “La Zagaglia “, anno VI, n. 21, marzo 1964, pag. 20-21.

8

James E. Webb, I programmi spaziali americani per il progresso delle scienze

(I), “La Zagaglia”, anno V, n. 19, settembre 1963, pag. 263.

21


IL FUTURO È SEMPRE ESISTITO

conservati dal fondo “James E. Webb” all’“Harry Truman Library

& Museum” di Indipendence in Missouri. Inoltre il testo

pubblicato prima da “Trapani Nuova” e poi da “La Zagaglia” è

scritto con un piglio divulgativo, seppur dell’epoca, che si fatica

a immaginare adottato da un alto funzionario degli Stati Uniti

d’America.

Una seconda coincidenza, però, può far sospettare che la velina

provenga da un ghostwriter di Webb o, quanto meno, da un

ufficio stampa che ne veicolava le notizie. L’indizio che può farlo

pensare si trova a pagina 4 di Trapani Nuova, sempre nel numero

del 26 giugno 1962. Un secondo articolo del settimanale

siciliano riferisce – con toni meno drammatici di quelli delle

cronache del tempo – dell’acrobatica impresa di Malcolm Scott

Carpenter del 24 maggio 1962 9 . Un episodio costellato da errori

che rovinarono la carriera successiva dell’astronauta americano.

Il quarto uomo a esser lanciato nello spazio – dopo Gagarin, Titov

e Glenn – percorse tre orbite terrestri a bordo di Aurora 7

per rientrare però, con grandi difficoltà, a oltre 300 chilometri

dal punto convenuto. Il pezzo è positivo, quasi promozionale,

sin dal titolo: Il volo spaziale per l’astronauta Carpenter - Passeggiata

in autobus attraverso la città. A corredarlo una foto, diffusa

dall’ufficio stampa della Nasa, nella quale il protagonista

dell’impresa dà uno sguardo all’interno della cabina del velivolo

spaziale.

Quanto al contenuto dell’articolo si tratta dell’identico testo

che risulterà poi pubblicato, nel settembre 1963 10 , da “La

9

Passeggiata in autobus attraverso la città, “Trapani Nuova”, 26 giugno 1962,

pag. 4.

10

James E. Webb, I programmi spaziali americani per il progresso delle scienze

(I), op.cit.

22


ANTEFATTO

Zagaglia” nella prima puntata di un servizio la cui continuazione,

del marzo 1964, ospitava il pezzo sulla telefonia nel 2000.

Insomma, le coincidenze diventano due. Se la si mettesse su un

piano filologico, la fonte dei due giornali potrebbe essere considerata

la medesima: stesso servizio informazioni, stessa agenzia

di stampa o stessa mano.

In quel numero di “Trapani Nuova” il domani non è presente

solo in queste due cronache ma è, per così dire, richiamato

in un terzo articolo, quello dedicato alla partecipazione dell’Italia

alla Fiera Mondiale di New York in programma per il 1964.

Il tema latente della New York World’s Fair 1964-1965 – come

per quella del 1939, sempre nella Grande Mela – sarebbe stato

infatti il futuro. I promotori, infatti, la battezzarono non senza

enfasi l’Olimpiade del progresso.

In questo caso però la previsione del settimanale – basata

sulle anticipazioni fornite da Charles Poletti, direttore della Divisione

internazionale della Fiera – sarà errata: nulla dell’Italia

sarà a New York nel 1964. In compenso il Vaticano 11 farà arrivare

via mare al parco di Flushing Meadows La Pietà di Michelangelo

per esporla in un avveniristico allestimento firmato

dallo scenografo di Broadway Jo Mielziner. Quella fiera si rivelerà

uno snodo fondamentale per le vicende legate alle previsioni

sul futuro pubblicate nei primi anni ’60 da alcuni giornali

italiani.

11

Charles Poletti era stato ricevuto da papa Giovanni XXIII, mentre il progetto

della New York World’s Fair era stato presentato in una conferenza alla stampa

italiana.

23


2

Nel 2000 i telefoni faranno tutto

L’attacco dell’articolo comparso nel 1962 sulle colonne di “Trapani

Nuova” è prudente: i tre esperti – secondo il cronista –

avrebbero «azzardato alcune previsioni». C’è cautela di fronte a

quelle che potevano sembrare parole pronunciate da un viaggiatore

nel tempo, quasi si fosse avverato, in quel 1962, l’arrivo di

un visitatore dal futuro immaginato da Stephen King nel romanzo

22/11/’63.

I tre esperti ritengono che, tanto per cominciare, i giornali

del mattino saranno diffusi direttamente in “facsimile”

attraverso la rete telefonica. Fatta la colazione e letto il

giornale telefotografico, l’uomo d’affari deciderà magari

di restare a casa per non trovarsi in qualche ingorgo del

traffico, senza, tuttavia, trascurare le sue attività. Servendosi

del “videofono”, il cui schermo sarà molto più efficiente

e più chiaro degli attuali televisori, potrà mettersi

in contatto con l’ufficio o, addirittura, convocare una

conferenza con i corrispondenti o i soci in differenti località

1 .

1

Nel 2000 i telefoni faranno tutto loro, op. cit.


ANTEFATTO

L’uso dell’apparecchio del futuro non sarebbe però stato circoscritto

al mondo degli affari. Infatti l’articolo così prosegue:

Ma il marito non sarà l’unico a beneficiare del progresso.

La moglie potrà ricorrere al servizio telefonico per evitare

le faticose maratone nei negozi. Con occhi attenti seguirà

sullo schermo a colori del videofono le spiegazioni dei negozianti

e analizzerà la merce esposta, prima di passare

l’ordinativo. I tre esperti americani prevedono che la famiglia

di domani adopererà il telefono anche per ricevere

in casa programmi educativi, artistici e culturali. Apparecchi

televisivi a circuito chiuso allacciati con la rete telefonica

diffonderanno nelle case lezioni scolastiche, conferenze

con proiezioni e visite ai musei. Potranno anche

permettere la lettura degli ultimi libri senza neppure costringere

l’interessato a recarsi in biblioteca per il prestito

2 .

“Trapani Nuova” poi continua:

In viaggio la gente potrà disporre del telefono sulle autovetture,

sugli aerei e in qualsiasi altro mezzo. Si potrà

chiamare qualsiasi utente in qualunque parte del mondo

mediante la teleselezione. Tuttavia, non occorrerà formare

il numero e il prefisso corrispondente alla città sul

telefono. Basterà segnalare il numero al telefono e questo

tradurrà la voce in impulsi elettrici 3 .

La previsione che si legge sul settimanale trapanese è quella

di linee telefoniche che saranno solo in piccola parte occupate

da conversazioni, superate già dal 1975 dal volume di dati

2

Ibidem.

3

Ibidem.

25


IL FUTURO È SEMPRE ESISTITO

commerciali scambiati attraverso di esse. L’annuncio è quello

dell’imminente perfezionamento di apparati data-phone capaci

di trasmettere tremila parole al minuto, cosicché un cervello

elettronico possa dialogare con un altro computer a velocità superiori

di quanto possibile all’uomo:

Una di queste macchine collegate alla rete telefonica potrà

leggere l’inventario di un magazzino e, fatti i debiti

calcoli, chiamerà un’altra macchina del magazzino centrale

per ordinare le provviste per il giorno successivo 4 .

Il testo del 1962 conclude:

Nel 2000 la gente si servirà del telefono anche per le operazioni

di banca. Gli assegni si scriveranno con inchiostro

magnetico che potrà essere letto da apposite macchine

nelle banche. Le macchine provvederanno non solo ad

avallare l’assegno ma anche a registrare l’operazione sul

conto individuale. 5

4

Ibidem.

5

Ibidem.

26


3

Fortunati gli uomini d’affari

La previsione di “Trapani Nuova”, però, non era stata l’unica a

esser apparsa in Italia con un carattere così profetico. Dall’archivio

di “Stampa Sera” spunta infatti un articolo del 20-21 ottobre

1961 dedicato alle sperimentazioni dei primi satelliti per

telecomunicazioni condotte da AT&T, attraverso Bell Labs e

Nasa, che presto avrebbero reso partecipe anche l’Italia dei benefici

dell’era spaziale. Ancora una volta si tratta di una previsione

sul futuro, incredibilmente vicina alla realtà di oggi. Ad

annunciarla il sottotitolo del redazionale: «Nel 2000 fortunati gli

uomini d’affari: vedranno documentari, stipuleranno contratti,

firmeranno assegni senza muoversi di casa e premendo dei pulsanti»

1 .

Protagonista del futuro è ancora una volta il manager. Scrive

“Stampa Sera”:

Gli esperti dicono che fra quarant’anni l’apparecchio telefonico

quale noi lo conosciamo sarà un oggetto da museo.

L’uomo d’affari non lavorerà in un immenso grattacielo,

ma nel giardino della sua casa di campagna. Gli

1

Voleranno nello spazio con i satelliti spettacoli tv e dialoghi al telefono,

“Stampa Sera”, 20-21 ottobre 1961, pag. 3.

27


IL FUTURO È SEMPRE ESISTITO

studiosi della “Bell” quasi lo vedono: egli sta discutendo

con il direttore commerciale attraverso una radio trasmittente

tascabile. Conclusa la conversazione, preme alcuni

bottoni ed entra in comunicazione con la sua segretaria

che, nella propria abitazione, stenografa quanto egli dice.

Poi egli si alza e va nel suo ufficio: un locale in cui i suoni

sono smorzati al punto da non essere assolutamente percepiti

nell’adiacente stanza di soggiorno. Un apparecchio

telefotografico gli fa scorrere davanti agli occhi, in fac-simile,

le lettere arrivate al suo ufficio in città 2 .

Fin qui la profezia del 1961 è riservata ai cellulari e a uno

strumento di lavoro che – oggi – risulta quasi obsoleto: il fax.

Poi si passa a una descrizione della vita di tutti i giorni nella casa

del 2000 e le coincidenze con quanto scriverà, un anno dopo,

“Trapani Nuova” sono impressionanti. Segno evidente che

quelle previsioni avevano una fonte comune.

Frattanto, in altra parte della casa, la moglie sta facendo

la spesa quotidiana... Ha chiamato il macellaio al videotelefono

e si fa mostrare le bistecche. Ordinato quello che le

serve, chiama successivamente gli altri fornitori. Se le

viene in mente, poniamo, di pagare l’ultima nota del dentista,

ella si mette in comunicazione con il centro meccanografico

della Banca. Preme alcuni tasti e automaticamente

la macchina contabile addebita la somma voluta

sul conto della signora e redige un assegno di eguale importo

che sarà trasmesso al dentista 3 .

Quindi il quotidiano torinese si chiede:

2

Ibidem.

3

Ibidem.

28


ANTEFATTO

Che fanno nel frattempo i figli? Il più piccolo è a scuola.

O meglio è nella propria stanza davanti al teleschermo del

video collegato per cavo telefonico con l’aula delle lezioni.

Ma tra poco verrà l’intervallo ed egli potrà distrarsi chiacchierando

per videotelefono con questo o quel compagno

4 .

Poi arriva la previsione di quel che sarebbe stato possibile ai

giorni nostri con Google Libri, ebook lending, Google Art Project

o Rijksmuseum di Amsterdam.

In quanto alla figlia, più grandicella, essa sta consultando

sul video un libro che si trova nella biblioteca comunale.

Le pagine del volume, microfilmate, sono proiettate a sua

richiesta su uno schermo collegato con il suo apparecchio

fonovisivo. La fanciulla è appassionata di cose d’arte e

forse, alcuni anni dopo, sempre dalla sua stanza, potrà

studiare fino nei più minuti particolari un affresco del

Vaticano o un capolavoro di pittura conservato al Louvre

5 .

Il vaticinio appare sorprendente per il cronista, che però

chiude così il pezzo:

Gli esperti di “A.T.&T.” non trovano nulla di straordinario

in tutto questo. Essi confidano nella nuova generazione

di scienziati per tradurre sul piano tecnico quanto

in campo teorico appare già possibile fin da oggi 6 .

4

Ibidem.

5

Ibidem.

6

Ibidem.

29


4

Un viaggio nel futuro, dal passato

Chiunque legga queste pagine di giornale ingiallite dal tempo

non può che restare sorpreso. Qualche mese prima di incapparci

1 avevo divorato la traduzione di Wu Ming I di 22/11/’63 di

Stephen King 2 . È la storia di Jake Eppings, tranquillo professore

di Lisbon Falls, nel Maine, che riesce a tornare nel 1958 per cercare

di sventare cinque anni dopo l’omicidio di Kennedy a Dallas.

Dovrà però abbandonare ogni oggetto del Ventunesimo secolo

per non esser scoperto, ma una volta nel passato si innamorerà

di una donna al punto di volerla portare nel 2011. «Mi

piacerà, Jake? Il tuo mondo?» chiede lei. «Spero di sì, tesoro». «È

molto diverso?» «La benzina costa di più e la gente ha più tasti

da pigiare. Per il resto, è più o meno come qui».

Le pagine che qui seguono sono invece il resoconto di un

viaggio nel tempo intrapreso con spirito da cronista attraverso

giornali, documenti, suoni, immagini e filmati di quell’epoca.

C’era da scoprire da dove spuntassero quelle sconcertanti pre-

1

Il ritaglio di “Trapani Nuova” è stato oggetto di numerose condivisioni su

Facebook, tra cui quella di Mario Gerosa dalla quale si è preso spunto per

questa ricerca, mentre l’articolo di “Stampa Sera” è frutto di una ricerca

nell’archivio storico del giornale torinese.

2

Stephen King, 22/11/’63, Sperling & Kupfer, 2011.

30


ANTEFATTO

visioni sui telefoni del 2000 pronunciate, apparentemente senza

eco mediatica, ai microfoni della CBS di New York e riprese

“soltanto” da un piccolo settimanale di Trapani. O comprendere

su cosa si fondassero quelle altre inserite in coda a un articolo di

un quotidiano del pomeriggio di Torino. Era, per certi versi,

come se davvero un altro Jake fosse penetrato in un passaggio

temporale e avesse raccontato agli uomini di inizio anni ’60

come sarebbe stato il mondo quaranta o cinquant’anni dopo.

Un’affascinante commistione tra fantasia e realtà, una prosecuzione

nel reale di una vicenda dell’immaginario che reclamava

di essere riportata alla luce? Certo che no.

Doveva esserci ovviamente altro, cosa per l’esattezza non era

dato sapere, ma era intuibile potesse trattarsi – magari – di un

qualche pezzo di modernariato dimenticato in un cassetto. O

qualcosa del genere. E, puntualmente, le sorprese non si sono

fatte attendere.

Non solo per aver trovato, in quegli anni, che fiction e tecnologia

si scambiavano di ruolo, o per l’incredibile addensarsi tra

il 1962 e il 1963 di eventi, personaggi e scoperte capaci di cambiare

il mondo, ma anche per la maniera con cui ogni elemento

di questa vicenda risultava via via intessuto con gli altri. Un intreccio

che sembrava quasi disegnato da un abile narratore – con

un antefatto, uno sviluppo e un epilogo – e che invece è risultato

essere prova di una continuità culturale, anche pop, in grado di

miscelare il nostro presente con un domani visto dal passato.

Era possibile che il futuro tecnologico che oggi viviamo, o

anche la sua semplice idea, esistesse già a cavallo tra gli anni ’50

e ’60, e magari pure prima? E ancora: in quell’epoca – nella quale

il consumismo conviveva con l’incubo di una guerra nucleare,

la nuova frontiera kennediana con il covare di quel che sarebbe

31


IL FUTURO È SEMPRE ESISTITO

stato il Vietnam, il candore di Disneyland con l’asprezza delle

lotte per i diritti civili – in quella stagione così complessa, insomma,

per quale motivo si era trovato uno spazio per costruire

o immaginare un futuro algido come quello di una vita in piacevoli

residenze, abitate da famiglie felici, e dotate di ogni servizio

che le liberasse dagli affanni del lavoro, del traffico, del ménage

domestico e dello studio grazie al telefono? Che impatto

avevano avuto, specularmente, tutte quelle previsioni in un’Italia

uscita dal dopoguerra? Quale ruolo avrebbe infine giocato la

Penisola, ammesso ne avesse uno – e che poi ebbe – in questa

pre-visione del futuro dal passato? Esisteva un qualche spirito

critico nei confronti di questo fiabesco e rassicurante small

world di un celebre motivetto disneyano?

Man mano che trascorrevano i giorni all’inizio degli anni ’60,

visti con occhio contemporaneo, emergeva che quel futuro si è

realizzato secondo percorsi, quelli sì, allora imprevisti. Ma, paradossalmente,

con la concretizzazione di quella profezia globalizzante,

non solo si è accorciata la nostra percezione di storia,

bensì si è insieme ridotta, fino a quasi sparire, la nostra percezione

del domani. Un processo che, tra l’altro, ha prima visto

cancellare il futuro come tempo, riducendolo concettualmente

a luogo. Era l’America della Space Age, della scienza e della tecnologia

narrata, ad esempio, da Oriana Fallaci in Se il sole

muore 3 . E ora, perdendone pure la localizzazione, si disperde in

un “ovunque” purché interconnesso.

Il futuro è sempre esistito è un titolo che aleggiava insistentemente

tanto più si scavava in quel passato. Ma c’è da chiedersi

pure se, oggi, il futuro esisterà ancora. Troppo veloce e ricco di

3

Oriana Fallaci, Se il sole muore, Rizzoli, 1965.

32


ANTEFATTO

variabili è il cambiamento, al pari di organismi e funzioni la cui

evoluzione emerge dal basso in maniera rapidissima, complessa

e incontrollabile. Un processo che si spinge fino a impadronirsi

di noi, facendoci arrivare a dubitare se gli sopravvivremo, come

nella splendida metafora dell’innovazione narrata da Michael

Crichton in Preda 4 .

Un avvenire, in effetti, potrebbe essere immaginato non più

come capacità di interconnettere – prima la rete ferroviaria, poi

quella telefonica, quindi il web – ma in quella di comprendere

l’eccesso di informazione, i Big Data che coagulano in qualche

punto della rete. Questo riapre, però, una vecchissima diatriba

tra apocalittici e integrati (se la semplificazione è consentita),

una controversia tra visioni pessimistiche e ottimistiche che, anche

quella, “è sempre esistita” e che dovremmo magari poter superare

ricorrendo a un approccio “laico” al (breve) futuro che

riusciamo a pensare.

Per sua natura il domani, come “luogo”, ha sempre avuto bisogno

di una narrazione che lo rappresentasse declinata in una

qualsiasi forma espressiva: dal design fino ai racconti di fantascienza.

Altrimenti, il futuro non sarebbe potuto esistere.

Ma pian piano che si entrava nei laboratori di ricerca degli

anni ’50, negli uffici degli addetti alle pubbliche relazioni dei

primi anni ’60 o tra gli scaffali dei collezionisti di science fiction

(sci-fi) prendeva corpo l’ipotesi che non solo le elaborazioni

dell’immaginario – tanto nei prodotti che nelle narrazioni – ma

4

In un laboratorio del Nevada – immagina Crichton – viene brevettato uno

sciame di nanoparticelle dotate di un’intelligenza evolutiva che sfugge al

controllo dei suoi creatori iniziando a muoversi in modo autonomo,

evolvendosi e attaccando l’uomo. Michael Crichton, Preda, Garzanti, 2003.

33


IL FUTURO È SEMPRE ESISTITO

pure concrete e palpabili tecnologie di quella stagione hanno costituito

l’occasione per porre le basi culturali di come viviamo

oggi, pur avvalendoci di altre commodity.

Quella che si racconterà, insomma, non è tanto una storia

delle tecnologie, quanto piuttosto una storia degli usi (possibili)

delle tecnologie e di quanto gli artefatti culturali emersi all’inizio

degli anni ’60 abbiano contribuito, grazie all’idea di futuro, a caratterizzare

il nostro presente. Lasciandoci sorpresi, come se

fossero autentiche profezie pronunciate in un passato remoto.

Che invece è poco più che ieri.

Una mappa per la lettura

Ecco una piccola mappa per orientarsi nella lettura del libro. La

prima parte è dedicata alle radici delle previsioni, in particolare

di quelle formulate da “Trapani Nuova”. Otto capitoli che raccontano

– dal punto di vista sociale, culturale e tecnologico –

quanto del “futuro previsto” esisteva già a inizio anni ’60 e

quanto si pensava potesse esistere a breve. Troveranno spazio

anche i casi nei quali il futuro poteva arrivare in anticipo, ma

non arrivò, come nel caso di internet, dei telefoni cellulari e della

realtà virtuale.

La seconda parte del libro è dedicata alla popolarità e all’importanza

del futuro negli Stati Uniti, terra dalla quale provenivano

le previsioni sui telefoni del 2000 riportate da “Trapani

Nuova”. Sarà poi l’Italia e l’avvenire tecnologico della Penisola

il tema della terza parte. In essa si descrive in che ambiente sociale

e culturale arrivarono le “profezie” del settimanale siciliano.

Una nazione che si scopriva all’avanguardia nella corsa

allo spazio o nell’elettronica, ma che aveva un approccio al futuro

molto diverso da quello americano.

34


ANTEFATTO

La quarta parte racconta, da un lato, esperimenti che anticiparono,

e fondarono, il futuro nel campo delle comunicazioni,

in particolare il web e le comunità virtuali. Dall’altro, rivela

come certe visioni sul sapere condiviso, sulla ricerca delle informazioni

e sulla nascita di un mondo piccolo e interconnesso affondassero

le radici nell’opera di pionieri europei vissuti ai primi

del ’900.

Infine l’epilogo, che passerà dalle previsioni profetiche al

ruolo degli Stati Uniti sul piano internazionale nella diffusione

dell’idea di futuro. Sarà la conclusione di un viaggio nel futuro

visto da inizio anni ’60 nel quale rintracciare gli elementi per

comprendere in che modo “Trapani Nuova” poteva aver previsto

il futuro. E porsi una domanda alla luce del nostro presente:

il futuro esisterà ancora?

35


Nel 1962 un settimanale siciliano scriveva: “Nel 2000 i

telefoni faranno tutto loro. Leggeremo i giornali attraverso

la rete telefonica e potremo anche servircene per le

operazioni di banca”. Una “profezia” che annunciò giornali

via fax, telefoni multimediali, banche online, lezioni a

distanza, comandi vocali, esposizioni d’arte virtuali e libri

elettronici. Non sarebbe stata la prima, né l’ultima

previsione degli anni ‘60. Si pensavano telefoni da polso,

videogame, social network e tanto altro. Un viaggio nel

futuro visto dal passato tra curiosità, coincidenze, cultura

pop, aneddoti, scienza, tecnologia, grandi personaggi e

storia sociale. Con un interrogativo conclusivo, oggi che le

previsioni sono realtà: il futuro esisterà ancora?

Edoardo Poeta è giornalista. Ha lavorato per Il Messaggero, Corriere

dell’Umbria e uffici stampa. È stato tra i fondatori di 2L Italia, prima rivista

italiana in/su Second Life. È tra gli autori di Cittadinanzadigitale curato da

Luisanna Fiorini (2009). Nel 2014 ha pubblicato l’ebook Il futuro è sempre

esistito e, nel 2018, la prima edizione cartacea dello stesso saggio.

www.futuroesistito.it

ISBN: 978-88-95727-08-0

€ 14,00

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