Saskia_Arbiter 182
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SUTOR ART
Sin dall’età di tre anni, tutte le vetrine dei negozi
di scarpe di Berlino Ovest erano sue. Quando ci
passava davanti, la piccola Vivian Saskia Wittmer
doveva assolutamente fermarsi a contemplare la bellezza
di quei manufatti in cuoio. Si sa che le calzature hanno
un forte ascendente su quasi tutte le pulzelle, ma per lei era diverso:
la sua era un’autentica Berufung, una vocazione. Dalla chioma ruggine
come quella della moglie del pittore fiammingo Rembrandt, di
nome Saskia appunto, di cui sua mamma era appassionata,
la futura Maßschuhmacherin, calzolaia
su misura, frequenta la scuola Steiner a Berlino,
dove impara a coltivare la spiritualità e la
manualità. Dopo il diploma inizia l’apprendistato
in bottega con il maestro Benjamin Klemann,
secondo lei il numero uno in Germania.
Klemann, che aveva imparato la tradizione da
SI RESPIRA ARIA
DI BUONO,
DI PRECISIONE,
DI MUSCOLI
TESI E SERENITÀ.
AL CENTRO
DI TUTTO C’È IL
BENESSERE
DEL CLIENTE
un calzolaio ungherese per poi affinare il suo stile elegante in Inghilterra
con Foster e Lobb, trasmette questo suo patrimonio a Saskia in
un luogo idilliaco nel verde fuori Amburgo, davanti a un laghetto
che ispira apprendimento e creatività. Quindi la giovane entusiasta
parte alla volta di Firenze nel 1996, per lavorare con Stefano Bemer,
quindi decide di coronare il suo sogno di sempre: aprire una propria
bottega. Lo fa nel 2000. All’inizio era solo una stanza al civico 24/r
di via di Santa Lucia, a due passi da Santa Maria Novella. In barba
ai tanti detrattori che si stupivano di come una donna pretendesse
di fare scarpe da uomo a mano su misura, quella stanza sono poi diventate
due. Vi si respira aria di buono, di concentrazione, di astrazione,
di muscoli tesi, di precisione, di serenità.
All’ingresso della bottega, Saskia espone i modelli base, che sono
delle idee, dei punti di partenza. Dopo di che lei può fare tutto, come
un’Atena discesa dal Brandeburgo nella città del Rinascimento.
«È molto importante il rapporto con la persona, immergersi nel
suo mondo, farsi spiegare a cosa servirà la scarpa, dove vive, per fare
il prodotto migliore per lui», racconta. «È importante ascoltare: come
nella sartoria, spesso ciò che vuole il cliente non corrisponde alle
esatte misure prese. Non bisogna solo misurare la pianta, prendere
appunti, schizzare disegni, ma usare le mani sul piede del cliente per
ricostruire mentalmente la forma che lui vuole. Non capisco chi fa i
trunk show in giro per il mondo prendendo 10 misure al giorno, per
mandarle in azienda a qualcuno incaricato di fare le forme pur non
avendo mai visto i piedi. Secondo me non è possibile. Un bravo calzolaio
lo riconosci se sa veramente fare le forme». Saskia pensa al benessere
del cliente, partendo dal presupposto che chi ha un piede veramente
particolare se non si rivolge a un autentico su misura, non
indosserà mai scarpe comode in tutta la sua vita. Circa la metà dei
clienti entra con le idee chiare, ma l’altra metà non sa esattamente
cosa cerca e va guidata. Tra i modelli più richiesti ci sono le classiche
francesine cap toe, quelle a pezzo unico, quelle più informali con un
In alto, da sinistra, alcune forme. La forma base in resina, materiale che resiste bene nel tempo, viene modificata a seconda del piede del cliente:
se è largo si aggiunge il sughero, se è magro si lima; Saskia marchia le suole con le iniziali del proprietario; sul tavolo di lavoro, alcuni strumenti
e cristalli di quarzo per favorire quiete e concentrazione. A lato, alcuni modelli, filanti ed equilibrati: stivaletti, mocassino e francesina bicolore.
100 ARBITER | MAGGIO 2018
MAGGIO 2018 | ARBITER
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