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Saskia_Arbiter 182

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SUTOR ART

LA PRIMA

PROVA VIENE

EFFETTUATA

CON LA SCARPA

VERA, NON

COMPLETATA:

COSÌ LA

PERCEZIONE

È REALE

disegno sul retro, e naturalmente il mocassino classico, con nappina

o altre decorazioni, ma anche lo stivaletto in pelle e scamosciato, allacciato

con i bottoncini in madreperla laterali, difficilissimo da realizzare

in quanto una volta chiuso deve aderire perfettamente alla

caviglia, senza la possibilità di regolazione delle stringate. Le proporzioni

dei modelli non sono matematizzate, bensì sono interiorizzate,

e andranno poi adattate a ciascun piede. La forma del piede costa

500 euro e le scarpe partono da 3mila euro. Il tempo di realizzazione

è otto mesi, fattore che esclude una clientela

frettolosa. Si fa almeno una prova, già con la

scarpa definitiva costruita a metà. Saskia spiega

perché: «Quando al contrario si fa una prova

con la scarpa non definitiva, si usa un pellame

che non è quello finale, ma di qualità inferiore,

quindi è falsata perché si avrà una calzata molto

più morbida, che non ti stringe da nessuna parte».

Per il primo appuntamento si calcola almeno un’ora, ma c’è anche

chi rimane dieci minuti o tre ore. Tra i pellami, pancia di cammello,

morbido e caldo per l’inverno, vitello svizzero, capretto, molto

lucido, canguro fine per le scarpe estive, squalo, elefante. Proprio

una richiesta delle più particolari sono stati degli stivali in elefante:

due russi che fanno caccia grossa in Africa, con giacche e pantaloni

sartoriali. «Mi è venuto in mente il film La mia Africa», racconta

Saskia. «Gli ho fatto vedere delle foto e sono rimasti colpiti. Ho

dovuto fare in modo che non si agganciassero ai cespugli, che non

entrassero sporco e acqua. Impunture a mano, fermo per le stringhe,

peso di circa 2,5 kg a stivale, suola Vibram, cucitura norvegese.

Non pensavo li usassero sul serio, invece uno dei due è già tornato

due volte a risuolarli! È andato a correrci prima di usarli, per

ammorbidirli. Una volta un serpente lo ha attaccato ma i due strati

di elefante e i due di fodera di vitello sul lato esterno hanno fermato

i denti». Altre richieste degne di menzione: il milanista che

voleva le scarpe nere con le cuciture rosse e l’arabo che fa 16 paia

di uno stesso stivaletto in colori diversi, una per ogni casa, più le

scarpe bianche da abbinare all’abito della festa.

O ancora l’americano che porta la foto delle scarpe che aveva 25 anni

fa e che non riesce più a trovare. Il 90% dei clienti sono uomini,

quasi tutti stranieri, le poche donne chiedono scarpe basse semplici

nordeuropee, dato che il tacco va di moda prevalentemente in Italia.

In bottega con Saskia ci sono due ragazze: la giapponese Izumi, con lei

da quasi dieci anni, e la fiorentina Claudia, apprendista da poco più

di un anno. L’apprendistato dura tre anni, come in Germania, dove

poi però bisogna farne altri tre di gavetta per poter dare l’esame da

maestro e aprire la propria bottega e insegnare. «In Italia invece dopo

un corso di qualche mese puoi aprire un negozio», commenta Saskia.

«Ci vorrebbe un’organizzazione più ampia: i giovani devono capire

che fare l’artigiano non è un lavoro di livello basso, anzi. Si risolverebbe

anche parte del problema della disoccupazione giovanile».

Da sinistra, due stravaganti modelli in tessuto e piume; altri esempi di calzature; alcuni dei pellami disponibili: squalo, canguro,

cordovan, suede, elefante, cammello, capretto. A lato, Saskia Wittmer tra i modelli esposti all’ingresso, che servono a visualizzare

colori e consistenze del pellame su una scarpa finita (via di S. Lucia 24r, Firenze; tel. 055.293291; saskiascarpesumisura.com).

104 ARBITER | MAGGIO 2018

MAGGIO 2018 | ARBITER

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