SPECIALE DONNE 2017 by Donna Impresa Magazine
E' INTELLIGENTE MA NON SI APPLICA Se si spiegano le cose in maniera tale che nessuno possa non capire, qualcuno non capirà. LEGGI LA STORIA DI QUESTE STRAORDINARIE PROFESSIONISTE: #Simonetta Lein #Adriana Agostini #Anadela Serra Visconti #Bianca Imbenbo #Bianca Luccibelli #Cecilia Villani #Claudia Ferrisi #Diana Alexandroae #Kasta Morrely #Emilia Manfredi #Irene Pivetti #Lorena Magliocco #Maria Pia DellaValle #Marzia Roncacci #Roberta Razzano #Valdiserri Mariella #Valeriana Mariani E’ giunto il momento affinché, fra le tante innovazioni, fra le tante affermazioni, fra le tante battaglie, si ricrei una moderna amalgama della comunicazione, del fare e dell’agire. Occorre che i valori dei generi si integrino, senza scimmiottarsi. Occorre educare le nuove generazioni ad un nuovo modello gerarchico che veda alla pari ogni essere umano, eliminando la diversità in quanto discriminazione, ma facendola diventare accrescimento. Solo così si potrà avere una svolta e si tornerà a crescere in un mondo civile: la società del futuro si fonda sull’esistenza e compatibilità, oltre che necessità, di considerare l’integrarsi di due mondi diversi elemento imprescindibile di progresso. Bisogna vedere la “differenza come ricchezza” e che questa differenza, quella di genere, che si moltiplica non con la sostituzione dei generi ma insegnando che l’affiancamento del modo di pensare e di agire al femminile, non solo è compatibile ed integrante all’attuale cultura aziendale maschile, ma crea quell’innovazione che può determinare il salto di qualità e la competitività sui mercati. La presenza femminile nei settori produttivi ha costituito e costituisce una straordinaria fonte di vitalità e innovazione per il sistema Italia che ha dimostrato di essere capace di rinnovarsi e di competere sui mercati internazionali in via del tutto spontanea nonostante l’inadeguatezza e l’assoluta mancanza di strumenti normativi idonei ad assecondarne il rinnovamento. Le caratteristiche peculiari dei manager del nuovo millennio saranno dunque da ricercarsi nella capacità di affrontare la complessità e il nuovo, l’etica nel lavoro, la capacità di condividere le responsabilità valorizzando i propri collaboratori, la capacità di apprendere e semplificare, di trovare soluzioni e condividerle con gli altri.... [...]
E' INTELLIGENTE MA NON SI APPLICA Se si spiegano le cose in maniera tale che nessuno possa
non capire, qualcuno non capirà.
LEGGI LA STORIA DI QUESTE STRAORDINARIE PROFESSIONISTE:
#Simonetta Lein #Adriana Agostini #Anadela Serra Visconti #Bianca Imbenbo #Bianca Luccibelli #Cecilia Villani #Claudia Ferrisi #Diana Alexandroae #Kasta Morrely #Emilia Manfredi #Irene Pivetti #Lorena Magliocco #Maria Pia DellaValle #Marzia Roncacci #Roberta Razzano #Valdiserri Mariella #Valeriana Mariani
E’ giunto il momento affinché, fra le tante innovazioni, fra le tante affermazioni, fra le tante battaglie, si ricrei una moderna amalgama della comunicazione, del fare e dell’agire. Occorre che i valori dei generi si integrino, senza scimmiottarsi. Occorre educare le nuove generazioni ad un nuovo modello gerarchico che veda alla pari ogni essere umano, eliminando la diversità in quanto discriminazione, ma facendola diventare accrescimento. Solo così si potrà avere una svolta e si tornerà a crescere in un mondo civile: la società del futuro si fonda sull’esistenza e compatibilità, oltre che necessità, di considerare l’integrarsi di due mondi diversi elemento imprescindibile di progresso. Bisogna vedere la “differenza come ricchezza” e che questa differenza, quella di genere, che si moltiplica non con la sostituzione dei generi ma insegnando che l’affiancamento del modo di pensare e di agire al femminile, non solo è compatibile ed integrante all’attuale cultura aziendale maschile, ma crea quell’innovazione che può determinare il salto di qualità e la competitività sui mercati. La presenza femminile nei settori produttivi ha costituito e costituisce una straordinaria fonte di vitalità e innovazione per il sistema Italia che ha dimostrato di essere capace di rinnovarsi e di competere sui mercati internazionali in via del tutto spontanea nonostante l’inadeguatezza e l’assoluta mancanza di strumenti normativi idonei ad assecondarne il rinnovamento. Le caratteristiche peculiari dei manager del nuovo millennio saranno dunque da ricercarsi nella capacità di affrontare la complessità e il nuovo, l’etica nel lavoro, la capacità di condividere le responsabilità valorizzando i propri collaboratori, la capacità di apprendere e semplificare, di trovare soluzioni e condividerle con gli altri.... [...]
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E' intelligente
ma non si applica
Se si spiegano le cose in maniera tale che nessuno possa
non capire, qualcuno non capirà.
rubrica a cura di Valeriana Mariani
E’ giunto il momento affinché, fra le tante innovazioni, fra le
tante affermazioni, fra le tante battaglie, si ricrei una moderna
amalgama della comunicazione, del fare e dell’agire. Occorre
che i valori dei generi si integrino, senza scimmiottarsi.
Occorre educare le nuove generazioni ad un nuovo modello
gerarchico che veda alla pari ogni essere umano, eliminando la
diversità in quanto discriminazione, ma facendola diventare accrescimento. Solo così si
potrà avere una svolta e si tornerà a crescere in un mondo civile: la società del futuro si
fonda sull’esistenza e compatibilità, oltre che necessità, di considerare l’integrarsi di due
mondi diversi elemento imprescindibile di progresso. Bisogna vedere la “differenza come
ricchezza” e che questa differenza, quella di genere, che si moltiplica non con la
sostituzione dei generi ma insegnando che l’affiancamento del modo di pensare e di
agire al femminile, non solo è compatibile ed integrante all’attuale cultura aziendale
maschile, ma crea quell’innovazione che può determinare il salto di qualità e la
competitività sui mercati. La presenza femminile nei settori produttivi ha costituito e
costituisce una straordinaria fonte di vitalità e innovazione per il sistema Italia che ha
dimostrato di essere capace di rinnovarsi e di competere sui mercati internazionali in via
del tutto spontanea nonostante l’inadeguatezza e l’assoluta mancanza di strumenti
normativi idonei ad assecondarne il rinnovamento. Le caratteristiche peculiari dei
manager del nuovo millennio saranno dunque da ricercarsi nella capacità di affrontare la
complessità e il nuovo, l’etica nel lavoro, la capacità di condividere le responsabilità
valorizzando i propri collaboratori, la capacità di apprendere e semplificare, di trovare
soluzioni e condividerle con gli altri (...)
Valeriana Mariani
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La cura dei particolari, la concretezza, l’ordine e la diligenza: fattori indispensabili per il
raggiungimento degli obiettivi. Personalmente trovo inconcepibile che ancora oggi si parli di
“leadership al femminile”, che di solito si intende il modo in cui le donne agiscono la leadership o, in
altri termini, lo stile di leadership che caratterizza il genere femminile e non di “leadership
femminile”. Il presupposto è che la leadership di declini diversamente a seconda del genere, cioè
che le donne abbiano un modo diverso di essere leader dagli uomini. Questo è un argomento su
cui esistono varie opinioni: c’è chi come me ritiene ancora che la personalità, storia individuale e il
background (sociale, culturale, ecc.) pesino più del genere nel determinare lo stile di leadership e
c’è chi, diversamente, pensa invece che il genere dia una connotazione molto forte al
comportamento del leader. Non è una questione così banale. Immaginate di voler aumentare la
diversità all’interno di un consiglio di amministrazione i cui membri siano solo uomini, provengano
dall’establishment, siano laureati in economia o in legge nelle migliori università. Potete scegliere
tra una donna che ha fatto gli stessi studi e proviene dallo stesso background (bocconiana, master
alla Columbia University, posizioni di rilievo nel mondo finanziario) professionale degli altri membri
o uomo che di background e formazione diversa. Chi scegliereste? Chi potrebbe meglio salvare
questo ipotetico CdA dalle insidie del groupthink (cioè dalla tendenza a conformarsi a un punto di
vista dominante)? I tempi sono maturi perché si scelga chi sa porsi in modo deciso, chi sa
chiedere quando ritiene di meritare di più. A prescindere.
Donne ed ostacoli:
eseiltallone
d’Achille fosse solo
nella nostra testa?
Se ci sono davvero degli ostacoli da superare, quelli risiedono nella paura di rischiare che di solito
le donne hanno più degli uomini (non si costruisce il potere senza rischiare qualcosa e uscire dalla
propria comfort-zone) e nella scarsa capacità di un networking professionale in modo intenzionale
e strategico. Spesso le donne tessono relazioni nel privato e non lo fanno invece in campo
professionale. Le relazioni sono un modo di costruire potere, alleanze e tutto ciò che supporta il
raggiungimento degli obiettivi. Senza un buon network, è noto, si è tagliati fuori dalle decisioni e
dalle informazioni che contano. Ma anche: essere parte di un network professionale crea un
legame psicologico forte col lavoro. le donne devono diventare resilienti anche nel contesto
lavorativo. Il perseguimento del potere comporta anche sconfitte brucianti che arrivano dopo
grandi sforzi. Alla lunga, vince chi non si fa scoraggiare e ricomincia, cioè chi pensa al prossimo
gol e non a quello che ha appena subito. Ultimo impedimento, forse il più interessante, è quello
relativo al “fare squadra”; pensare di cambiare le dinamiche del potere senza una squadra
compatta è un’idea che non tiene conto, appunto, delle dinamiche di potere. Se oggettivamente vi
sono delle difficoltà, queste risiedono innanzi tutto nel non riuscire, noi tutti, uomini e donne, ad
inventarci nuove possibilità, percorrere strade a volte secondarie, più difficili e rischiose, ma di
grande libertà e autonomia. E sebbene pure oggigiorno il “fare impresa” in Italia di fatto equivale a
un’attività di equilibrismo in cui si è obbligati a barcamenarsi fra mille adempimenti burocratici e
problemi nel disperato tentativo di ritagliarsi del tempo per il lavoro vero e proprio, oltremodo
vessati da vincoli e tasse e con una situazione esterna che non favorisce flessibilità, creatività e
innovazione, vero anche che il piangerci addosso non è da ritenersi uno degli atteggiamenti
mentali fondamentali per un business fiorente e di successo. Se fare impresa oggi è davvero
“un'impresa”: noi ripensiamo il modo di farla. Credo fermamente che sia fondamentale riscoprire il
valore del fare economia, oggi ridotto a mera monetizzazione. Dobbiamo considerare che le
risorse del pianeta non sono infinite e che il bene comune è parte integrante del sistema
economico. Quelle che sono infinite, sono le nostre possibilità circa la capacità di ciascuno di noi di
ripensare ad un nuovo stile di vita che ci allontani dalla seduzione del doverci innalzare al di sopra
di tutti e tutto, al di sopra ed al di fuori dall’essenza di noi. Sta a noi svezzarci e renderci
indipendenti, di sentirci liberi dai nostri autosabotaggi, dalle convinzioni che ci limitano.
Soffitti a cielo
aperto:
qui-e-ora.
L’uguaglianza nella
differenza: casi
virtuosi.
Nella foto: Valeriana Mariani indossa una creazione di Giuseppe Perri. Hair Stilyst e
Regia Giuseppe Fata, MakeUp Dario Caminiti. Sullo sfondo, una tre gigantesche opere
scultoree dell'artista Paola Epifani, in arte Rabarama, collocate presso il Lungomare
Falcomatà di Reggio Calabria: Trans-lettera (bronzo dipinto bianco/nero, 2000).
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IRENE
La mia interlocutrice è Irene Pivetti. Una donna forte, schietta e determinata, quanto basta.
Quanto basta per rendersi immediatamente conto che con lei le chance devi guadagnartele,
a prescindere dal genere, a prescindere dallo status, a prescindere. E’ quel tipo di donna
capace di essere un'amica sincera, ma all'occorrenza, anche una formidabile avversaria. Ha il
carattere della leader, è combattiva, ma sa chinare la testa quando lo ritiene opportuno, e mai
per remissività. Istintiva, ma non impulsiva, se viene provocata ha una lingua molto tagliente
che può scegliere anche di non tenere a freno, poco le importa esser giudicata spregiudicata.
Se la cava con un sorriso dolcissimo, dopo. Di quelli che ti portano a perdonarle anche il più
audace dei commenti. Il più grande pregio di Irene ma anche il suo più grande difetto penso
sia quello di cercare il lato migliore in ogni persona, e ciò sembrerebbe essere in palese
contrasto con quanto espresso su di lei fino a questo momento, eppure non lo è. Riesce, con
la sua imprevedibile dolcezza, a tirare fuori da ognuno, le cose più belle e a trovare il lato
positivo in ogni situazione, fino a quando ovviamente non le si dia un valido motivo per
abbassare la soglia della fiducia e della meraviglia e guardare la realtà delle cose, e delle
persone, sulla base di criteri non manifesti, ma tangibili. E' una scelta morale. Irene Pivetti
non è una donna che ha bisogno di presentazioni vista anche la notorietà per i trascorsi
politici e l’impegno a favore della internazionalizzazione del made in Italy attraverso il
progetto “Only Italia” di cui è Presidente e che ha catturato la leadership nel progetto di
trasformazione globale, tuttavia ho voluto introdurre quanto ci appresteremo a leggere
essenzialmente per due motivi: il primo, per vanità. Il fatto che abbia deciso di dare continuità
ai nostri incontri mi fa sentire privilegiata. Non penso che sia così scontato piacerle. Il
secondo è che, pur mantenendo un senso di ospitalità ammirevole ed un essere
gradevolmente informale nell’atteggiamento e nella dialettica, anche più volte sconfinata in
rapidi excursus che poco avevano a che fare con il leit-motiv dell’intervista ma che si sono
resi indispensabili al fine della corrispondenza empatica, non si è sottratta dal dirmi che
dovevo sacrificare il mio barocchesco pourparler arzigogolato e ridondante ad un
interloquire contemporaneo senza troppi fronzoli e imbellettamenti e dal farmi percepire, con
lo sguardo qualcosa del tipo “… dai, che tanto ci siamo capite”. Il suo “... stringi stringi”
proferito con un sorriso appena accennato mi è parso come qualcosa di particolarmente
intimo, in quel momento avevamo compreso entrambe qualcosa di importante: lei poteva
sentirsi libera di esprimere la sua necessità a congedarmi anche frettolosamente vista
l’agenda che le imponeva ritmi faticosissimi sulla consapevolezza che io non mi sarei offesa.
Ci sono livelli di comprensione, più alta, dove le persone si incontrano. Oppure no. Che dire
ancora: credo che nella vita avere una passione, un obiettivo per cui lottare, forza di volontà,
crederci ed essere determinati, mettersi in gioco, siano gli ingredienti di una formula magica
per ottenere risultati stra-ordinari ma che a prescindere dall’obiettivo (che sia nello sport, nel
lavoro piuttosto che nella vita di tutti i giorni), l’unica cosa che davvero ci renda tali sia il
chiederci cosa merita i nostri sacrifici e come possiamo rendere speciale la nostra vita e
quella degli altri. Il resto è tempo perso. Scuse, alibi, chiacchiere, alienazione. Centrarci
dunque, riportando dentro di noi le scelte e la responsabilità dei risultati è l’unico modo di
trovare tutto ciò di cui abbiamo bisogno; i grandi uomini della storia d’altronde non avevano
risorse economiche, avevano situazioni culturali spesso avverse, avevano tutti contro, erano
spesso derisi. Cartesio, Leonardo da Vinci, Newton, Tesla, Marconi, Lincoln, Ghandi,
Churchill, Madre Teresa, Steve Jobs, Harley e Davidson, Bill Gates, e ne potremmo citare
decine o centinaia. Tutti accomunati da qualcosa, quel qualcosa che noi chiamiamo
passione, volontà, vision e determinazione incrollabile. Certo, anche dal genio. Non di meno,
il considerarsi parte di un universo in cui "esistere" sulla base del rispetto delle diversità
biologiche e culturali ma soprattutto sul credere fermamente che ogni loro azione potesse
fare la differenza. Invece di passare il tempo a spiegare perché oggi è così difficile
raggiungere un traguardo, perché non si possono fare certe cose, perché “era meglio
prima”… chiediamoci quanta, della nostra passione mettiamo in campo, quanto siamo
disposti a dare di noi e cosa possiamo fare per fare la differenza ogni giorno, per rendere
migliore noi stessi, il nostro lavoro e l’ambiente intorno a noi.
PIVE TTI
ORGANIGRAMMA " ONLY ITALIA"
* Presidente: Irene Pivetti
* Vicepresidente: Biagio Cerrato
* Amministratore: Stefania Villa
* Organo di valutazione: Michele Di Franco . Donato Nitti
Fernando Memoli
* Presidente Only Italia Academy: Elisabetta Amore
* Segreteria e Ufficio Stampa Antonella Pitrelli info-press
06.68408111 ufficiostampa@irenepivetti.it
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A partire dal suo inizio nel 2007, la crisi economica
mondiale ha rischiato almeno tre volte di sfociare in un
crollo totale: nell’autunno del 2008, dopo il fallimento di
Lehman Brothers e il panico sui mercati finanziari, nei
primi mesi del 2009, appena prima del varo del primo
quantitative easing e, di nuovo, a cavallo tra il 2011 e il
2012, all’apice della crisi del debito in Europa. Le
politiche “tappabuchi” avviate in ciascuna di tali occasioni
hanno evitato il blocco totale dei mercati finanziari, e
quindi anche del sistema economico mondiale, che
avrebbero portato a scenari da terza guerra mondiale.
Ma nonostante le iniezioni senza precedenti di liquidità, e
un periodo mai così protratto di interessi reali a zero,
l’economia, dopo più di cinque anni di crisi, continua a
essere moribonda in Europa, stagnante in termini reali
nella maggior parte del resto del mondo e in forte
rallentamento nei paesi emergenti. I responsabili delle
politiche economiche mondiali non si sono finora
distaccati dagli strumenti politici che sono un dogma del
neoliberismo: la politica monetaria intesa come
toccasana per ogni problema, l’austerità fiscale mirata in
primo luogo a diminuire l’incidenza del costo della
manodopera su quello complessivo di produzione. Il
quadro che abbiamo tracciato qui sopra, pur limitandosi
agli sviluppi degli ultimi mesi, parla chiaramente di una
situazione globale costantemente esposta al rischio di un
crollo e che nel migliore dei casi porterà solo al vicolo
chiuso di una lunga stagnazione. L’incapacità del potere
politico ed economico di andare al di là della ripetizione
automatica dei vecchi modelli, così come l’inefficienza
delle sue azioni, sono ormai evidenti da lungo tempo e la
sfiducia che generano in tutto il mondo è senz’altro uno
dei fattori che hanno portato negli ultimi due anni milioni
di persone a protestare a livello globale nelle forme più
varie e nei paesi più disparati. Quella che sta gestendo la
crisi non è più semplicemente una burocrazia, ma è
diventata una vera e propria “bancarottocrazia”, come la
ha definita giustamente l’economista greco Yanis
Varoufakis. Fra vecchie classi dirigenti che continuano a
fare il loro canto del cigno nonostante lo stato vegetativo
(a voler essere ottimisti) in cui soggiace la comunità
internazionale e le nuove leadership che stanno
avanzando prepotentemente, qualcuno in Italia, sulla scia
del “Poveri ma belli” il titolo di un vecchio film di Dino Risi
che ha simboleggiato la storia del costume italiano, ha
pensato di cogliere opportunità commerciali in un
continente, quello asiatico, intenzionato a scrollarsi di
dosso lo status di “catena di montaggio”. Lo sfruttamento
delle opportunità commerciali attraverso un uso efficiente
delle risorse è di fatto al centro della missione odierna in
Cina proposta da Only Italia il cui obiettivo generale è
promuovere la crescita e la competitività dell'industria
italiana valorizzando meglio le potenzialità di crescita dei
paesi terzi, nella fattispecie l'economia in espansione
della Cina. La missione intende inoltre rafforzare la
cooperazione economica e aiutare le imprese italiane ad
accedere al mercato cinese sulla base di nuove priorità
della politica cinese che puntano sul benessere della
popolazione (negli ultimi anni si è parlato anche di
“felicità”), sull'assoluta priorità da dare al rafforzamento
dello sviluppo sociale. La vecchia concezione di vita va
via via disperdendosi dunque, anche con un certo senso
di fallimento rispetto a quello che non è riuscita ad
ottenere: l'inquinamento e la devastazione ambientale
sono cresciuti a livelli mostruosi, il gap dei redditi è
diventato uno dei più gravi del mondo, la corruzione non
è stata per nulla abbattuta ed è diventata uno dei
problemi più gravi che minacciano la legittimità del
partito. Da questo punto di vista la leadership uscente
lascia una Cina che è cresciuta enormemente ma nella
quale sono anche cresciuti enormemente i problemi:
un'eredità grandiosa e al tempo stesso terribile alla
nuova leadership che adesso dovrà prenderla in mano.
Ciò nonostante, secondo diversi economisti cinesi,
mentre gli Stati Uniti sono stati danneggiati seriamente
dall’inizio della crisi, in Cina lo scenario negativo sta
svolgendosi più lentamente, dando in questo modo al
governo e al settore industriale di sviluppare una
strategiadimercatopiùeffettivaealungo termine.
Only Italia: progetto di
promozione del made in
Italy nato su iniziativa di
Irene Pivetti che si è
fatto strada nel mercato
del Drago.
L’obiettivo è quello di fornire un modello di
business che permette alle aziende
italiane di ottenere visibilità. Non più
aziende italiane che si affacciano
impreparate su un mercato sconosciuto,
dunque, bensì un sistema che mette a
disposizione le competenze di un team di
esperti italiani e cinesi che uniscono le
forze per lanciare in Cina prodotti italiani.
Il criterio per partecipare? Prodotti italiani
al 100%.
Cito testualmente, Irene “La missione di Only Italia è cavalcare la
crisi per trasformarla in opportunità capovolgendo le logiche
conservative e le strategie giocate in difesa a favore di un
approccio efficace ed aggressivo ai mercati emergenti e
abbandonando l'idea che essi rappresentino una minaccia per
concorrenza spesso sleale. L'export del Made in Italy in Cina è
un'opportunità di crescita per le aziende della rete”. Opportunità
concrete di internazionalizzazione, dunque ...
Si. La nostra è una missione che rientra nella serie delle "Missioni per
la crescita" finalizzate ad aiutare le imprese italiane, in particolare le
piccole e medie imprese, ad accedere e trarre profitto dal mercato
asiatico, ed in particolare cinese, nonché approfondendo la
cooperazione politica bilaterale in diversi settori al fine di incentivarne
sviluppo e la competitività. Only Italia raccoglie ricerche, analisi di
rischio e previsioni nel breve-medio periodo sul continente asiatico e
sulla Cina, e risponde all’esigenza di fornire uno strumento alle
imprese italiane che si affacciano su quei mercati, che stanno
valutando le strategie d’ingresso oppure che sono già presenti con
investimenti e che necessitano perciò di informazioni aggiornate e di
prospettiva sulla politica, l’economia, il business environment e le
opportunità legate all’ambiente ed alle energie pulite, al settore
sanitario, alimentare e bevande, macchinari, automotive, retail e
distribuzione, beni di lusso, chimico. L’originalità - e qui sta il nostro
più incisivo contributo - è che si tratta di un rapporto di carattere
previsionale, non una mera fotografia dello status quo. Tuttavia,
l’osservazione di tendenze storiche ed una solida conoscenza del
contesto attuale ci hanno consentito di sviluppare e proporre gli
scenari qui esposti. Fino a poco tempo fa la Cina rappresentava
soprattutto una piattaforma di produzione, approvvigionamento ed
esportazione, oggi è sempre più rilevante quale fonte di investimenti
diretti esteri e per il fatto che vi risiede una popolazione dinamica ed
imprenditoriale che rappresenta un quinto del pianeta ed ha la
possibilità di studiare, viaggiare, investire e lavorare all’estero.
Altro grande elemento di novità che offriamo è la possibilità di testare i
prodotti: il feedback è immediato, i clienti toccano con mano il
prodotto e, in base alle vendite, capiamo anche quali sono i loro gusti.
Nel contempo, le location particolari di cui disponiamo, facilmente
raggiungibili da ogni angolo della Cina, permettono di attrarre gli
operatori commerciali, i buyer. Le aziende italiane aderenti hanno la
possibilità di vendere il proprio prodotto, adeguatamente
sponsorizzato, in grandi corner multimarca dedicati presso grandi
catene di distribuzione, prime per importanza in Cina e tra le più
rinomate a livello mondiale.
Con quale criterio selezionate le vostre aziende?
I criteri di selezione sono sostanzialmente due: i prodotti devono
essere retail e made in Italy al 100%. Parliamo principalmente di
moda, gioielleria e bigiotteria, cosmetici e anche di gastronomia.
Inoltre, quando l'azienda ci propone i suoi prodotti, noi chiediamo un
feedback sulla base della valutazione visiva del prodotto e sulla fascia
di prezzo direttamente, aiutando in questo modo la società a puntare
su determinati prodotti piuttosto che altri.
Promozione dei brand italiani, dunque, ma sono solo marchi di
lusso?
Noi miriamo a quel target che è rappresentato dal numero sempre
crescente di cinesi che ambiscono al prodotto italiano, non
necessariamente rappresentato da marchi noti. Non parliamo quindi
di lusso nel senso stretto del termine, quanto piuttosto di prodotti di
qualità e di fascia medio-alta.
Perché la Cina è così interessata al made in Italy?
Il Made in Italy ha un forte appeal sul consumatore cinese e ciò vale
anche per cibo e vino, prodotti evocativi dello stile di vita italiano,
sebbene ancora percepiti principalmente come status symbol.
Fortunatamente, in Italia abbiamo ancora la capacità di far percepire
all'estero il pregio dei nostri prodotti. Oggi, per il consumatore di
fascia medio-alta cinese, il prodotto made in Italy è sinonimo
innanzitutto di qualità, ed in secondo luogo è evocativo di un certo
stile di vita, quello europeo, che ha il fortissimo potere di attrarre
clienti. Dei nostri prodotti agro-alimentari i cinesi apprezzano in modo
particolare le garanzie relative alla sicurezza alimentare, assicurate
dalla normativa italiana in materia. E', questo, un tema molto sensibile
in un paese in cui si sono verificati scandali relativi a casi di
intossicazione e contraffazione alimentare che hanno avuto una forte
risonanza nell'opinione pubblica. Altro aspetto molto importante per i
cinesi è l'autenticità, che noi possiamo garantire in quanto lavoriamo
a diretto contatto con i produttori, accorciando pertanto la filiera e
Li Jianping e Irene Pivetti, nominata Presidente di Italy China Friendship Association.Giugno 2013
“Finalmente
scesa dal “banco
degli accusati”,
l’industria cinese è
passata dalla
copia alla cultura
del branding,
investendo in
innovazione
tecnologica e
scegliendo di
competere sui
mercati di alta
gamma. Il
Florentia Village:
outlet a nord di
Pechino con le
grandi firme della
moda italiana in
una città
immaginaria che
riproduce un finto
Colosseo, finte
case fiorentine e
finti canali
veneziani, lo
dimostra.”
selezionando le produzioni migliori e più adatte al mercato cinese, sia
nella fascia entry level sia nell'alto di gamma.
Altri progetti di promozione dei marchi italiani in Cina sono falliti.
Qual è stato il vostro punto di forza?
Nel nostro progetto sono presenti tre importanti elementi di
innovazione. Il primo è che Only Italia ha un network fortemente
integrato con le strutture governative e con i canali commerciali della
Repubblica Popolare Cinese. Potrà sembrare meno “eroico” agli
imprenditori italiani, però funziona. Altro punto di forza è che siamo
consapevoli del fatto che il made in Italy ci difende bene, ma non è il
caso che ce ne stiamo seduti sugli allori: è assurdo pensare che il
made in Italy in Cina “si vende da solo”, per così dire… c'è bisogno di
un marketing specifico per quel mercato, i consumatori cinesi
vogliono il prodotto italiano nella sua unicità, o piuttosto un prodotto
prodotto italiano adattato alle caratteristiche del mercato cinese.
Sarebbe un grave errore per l’azienda italiana pensare che i propri
prodotti avranno successo solo perché di qualità. Pensiamo ad un
aspetto banale, ma fondamentale, come le taglie: abbiamo assistito alle
difficoltà di eccellenti aziende italiane produttrici di scarpe che non
vendevano perché la forma dei piedi dei cinesi è diversa, o piuttosto
perché i tagli degli abiti mal si adattavano alla conformazione fisica della
popolazione. Spesso abbiamo difficoltà a far capire alle aziende italiane
che c’è sempre da fare un lavoro di marketing: il made in Italy è la spinta
iniziale, ma il prodotto va adattato secondo il gusto del consumatore
finale. E’ dunque questo “fare sistema” aggregando produttori che
offrono una selezione delle eccellenze Made in Italy con la
consapevolezza che per affrontare un mercato enorme e complesso
come quello cinese la strategia vincente sia fare massa critica, ovvero
unire le forze e presentarsi compatti piuttosto che disperdere energie e
risorse procedendo per tentativi da parte di tanti singoli produttori, a
decretare le sorti di questo nostro progetto. Terzo punto di forza è
rappresentato dalla piattaforma di penetrazione commerciale che si
avvale di proprie licenze di importazione e distribuzione, in modo da
poter controllare l'intera filiera al fine di arrivare competitivi sul mercato, e
di uffici, show room, punti vendita (la rete di vendita Only Italia ha a
disposizione 9.000mq di aree adibite all'esposizione di abbigliamento e
fashion Made in Italy ed una logistica integrata basati in Cina e gestiti da
management italiano). La nostra rete commerciale, attualmente in via di
ulteriore potenziamento, si rivolge a ricerca, distribuzione, retail al fine di
offrire un paniere di prodotti quanto mai vario e rappresentativo del Made
in Italy e privilegiando produzioni dall'eccellente rapporto qualità-prezzo
e che possano quindi essere competitive nel mercato cinese.
E’ appena rientrata da una missione in Cina, dove ha presentato il
Global Fashion Design Center. Di cosa si tratta?
Global Fashion Design Center sarà un grande spazio interamente
dedicato a Design, Fotografia, Moda, Nuove Tecnologie, tutto all’insegna
del Made in Italy, che nascerà all’interno del Feng Jing Shopping Center,
distretto commerciale alle porte di Shanghai, città simbolo del
vertiginoso sviluppo dell’economia cinese. Lo abbiamo presentato in
Cina lo scorso 11 gennaio, con una conferenza stampa e un Gala che
hanno riscosso molto successo, sia con gli investitori che con i media
cinesi. GFDC rappresenta la prima pietra di un disegno molto ambizioso:
creare una solida partnership tra imprese italiane e cinesi finalizzate alla
promozione del Made in Italy. Il progetto nasce dalla collaborazione tra
Only Italia, ZonFA Commercial Management Group, importante gruppo
cinese, e Firmati & Griffati. Sono particolarmente orgogliosa di avere
avuto il sostegno del Consolato Italiano di Shanghai e dell’ICE. La
delegazione italiana di Only Italia era costituita da Maurizio Riccardi,
AGR Press e Archivio Riccardi; Carmine Marinucci, General Secretary di
AICI, Italian Institute of Culture Association; Flavio Corradini, Rettore
Università di Camerino; Raoul Carbone, presidente di VIGAMUS The
Video Game Museum of Rome. Una Delegazione importante, composta
da esponenti del mondo dell’Impresa, della Comunicazione e delle
Università italiane, che curerà i vari progetti del Global Fashion Design
Center, che saranno divisi in tre grandi aree: Fashion School and
Laboratories; Photography Laboratory & Museum; Fashion Videogame
Museum. Una sfida che mi entusiasma e che rappresenta una bella
occasione di promozione per le imprese italiane che aderiranno al
progetto.
Sappiamo che il Made in Italy per i consumatori cinesi rappresenta
un vero oggetto del desiderio: sinonimo di Moda, Eccellenza,
Lusso. Cos’è per Irene Pivetti il lusso?
«Il vero lusso è la cultura e soprattutto la cultura del bello. Le nostre città
moderne sorgono sopra e accanto ad edifici di 2500 anni fa. Uno
studente italiano va a scuola in metropolitana passando sotto al nostro
magnifico Colosseo. Una signora italiana fa shopping in mezzo a palazzi
del 1500, non solo a Roma, a FirenzeoaVenezia, ma nelle oltre 200
città d’arte d’Italia. Dall’arte antica viene la nostra cultura del bello, non si
può capire Versace senza conoscere i templi della Magna Grecia, non si
può capire Prada senza conoscere i disegni di Leonardo da Vinci. Per
me la sfida del Global Fashion Design Center è questa: portare la
cultura dell’Italia, un paese dove il bello viene dalla Storia, nel paese più
moderno del mondo, la Cina, dove il bello fa sempre pensare al futuro».
Irene Pivetti con Chen Denghua, Presidente Shanghai
ZONFA Electric Group
Irene Pivetti con Eugenia Palagi
del Consolato Italiano di Sganghai,
Elisabetta Merlino dell'ICE e parte
della delegazione Only Italia
Irene Pivetti con Merlino dell'ICE e la
delegazione italiana a Shanghai
C. Marinucci, M. Riccardi,
Irene Pivetti
Richard Ding, F. Corradini.
Nella foto: Irene Pivetti firma ad Hong Kong l'accordo di collaborazione con
Mr. Lin Zhuoyan, Presidente di China Infrastructure Group".
di Antonella Pitrelli responsabile comunicazione" Only Italia"
e
Only Italia China
Infrastructure
Group firmano una
partnership per portare in
Cina i brand italiani della
moda
Il27 marzo 2014 èstatofirmatoaRomaunimportanteaccordotraOnly Italia
e China Infrastructure Group (International) Limited, finalizzato alla
distribuzione in Cina di brand italiani della moda. La conferenza stampa, cui
saranno presenti Mr. Lin Zhuoyan, Presidente di CG.Intl. LTD e Irene Pivetti,
Presidente di Only italia, si terrà presso l' Auditorium del Museum Ara Pacis.
Only Italia è da anni impegnata a promuovere e distribuire in Cina le imprese
italiane dei più svariati settori merceologici (dalla moda all’enogastronomia,
dall’arredamento al settore del lusso), di cui garantisce e certifica, con il suo
marchio registrato, la qualità e la produzione originale Made in Italy.
China
Infrastructure Group è un importante Gruppo cinese e internazionale, con
base ad Hong Kong, attivo nel settore immobiliare, dell’energia, delle
infrastrutture, che ha deciso di investire nella realizzazione di grandi centri
commerciali, a partire dalla provincia del Guangdong . "Si tratta di un accordo
importante per il nostro Made in Italy. Sono molto orgogliosa di avviare una
partnership con un grande gruppo cinese che vuole investire in Italia, in un
progetto come Only Italia che ha da sempre l’obiettivo di promuovere il made
in Italy, il modo italiano di fare impresa e di creare beni di consumo, brand, ma
anche arte e cultura. La collaborazione con China Infrastructure Group è
finalizzata alla distribuzione e vendita di brand italiani della moda nei loro
grandi centri commerciali in via di costruzione in Cina. Questo accordo –
continua Pivetti - è dunque il coronamento della pluriennale attività di Only
Italia, per l'internazionalizzazione delle imprese italiane in Cina, la distribuzione
dei loro prodotti su un mercato in fortissima crescita, e la promozione del
Sistema Italia".
www.donnaimpresa.com 33
sono con noi:
Camera
Regionale
della
Moda
Calabria
GALLUCCI
MONTEURANO
Only Italia
and China
Infrastructure
Group sign a
partnership
to bring Italian fashion
brand in China
Irene Pivetti ( photo) firm to Hong Kong the partnership with Mr. Lin Zhuoyan, President of China Infrastructure Group".
On March 27, 2014 has been signed in Rome an important agreement between Only Italia and China Infrastructure
Group (International) Limited, finalized to the distribution in China of Italian fashion brand. The press conference,
which will be featured Mr. Lin Zhuoyan, President of CG.Intl. LTD and Irene Pivetti, President of Only Italia, will be
held Auditorium Museum of the Ara Pacis. Only Italia has been working for years to promote and distribute in China
Italian enterprises of various sectors (from fashion to wine, from furnishing to the luxury sector), of which warrants and
certifies, with its registered trademark, the quality and the original production made in Italy. China Infrastructure
Group is an important international and Chinese Group, based in Hong Kong, active in real estate, energy,
infrastructure, who has decided to invest in the construction of large shopping malls, starting from Guangdong
province. "This is an important agreement for our Made in Italy. I am very proud to start a partnership with a major
Chinese group that wants to invest in Italy, in a project like Only Italia that had always the aim of promoting the Made in
Italy, the Italian way of doing business and to create consumer goods, brand, but also art and culture. The
collaboration with China Infrastructure Group is finalized the distribution and sales of Italian fashion brand in their large
shopping centers in China. This agreement - continued Pivetti - is therefore the crowning of many years of activity of
Only Italia, for the internationalization of Italian companies in China, the distribution of their products in a market in
strong growth, and the promotion of the Sistema Italia".
Irene Pivetti e il suo staff in riunione con i partner cinesi di China Infrastrcture Group presso la sede Only Italia di Roma
Bruzzese
1870
STILE D’EPOCA
MARINELLI SRL (Mc)
MADE IN ITALY
dove siamo:
Feber
ASSEMBLAGGIO FONDI
sono stati con noi:
E
LAVORAZIONE CALZATURE
Studio Leasing
Villa Cesarina
OMEGA:MODEL
FERMO
Camere di Commercio
d'Italia
Presidenza del Consiglio dei Ministri
Dipartimento per le Pari Oppurtunità
O.M.M.
Accademia di BelleArti Fidia
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IMPRESA
magazine
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ITALIAN CHAMBER OF COMMERCE
AND INDUSTRY in australia inc.
Assocamerestero
Associazione delle Camere
Italiane all'Estero
DONNAIMPRESA
magazine
Consiglio dell’Ordine Nazionale
dei TecnologiAlimentari
International Association Women
Entrepreneurs and Business Leaders
Employment, Social Affaire & Equal
Opportunities
since 2005
PREMIERE
Federazione Nazionale dei
Cavalieri del Lavoro
RADIO
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Presidenza della Repubblica ENIT ente nazionale del turismo EMIRATI ARABI UNITI
Ministero degli Affari Esteri
IDI
Istituto Diplomatico
Internazionale
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tornanoconvoi
Via Tintoretto, 7 ss16 _ 63013 Grottammare (AP) - T. 0735 632622 - F.0735 730238 - web: www-estorilviaggi.it Mail:info@estorilviaggi.it
RICCIONE ITALY
RONCACCI
MARZIA
Marzia Roncacci conduttrice televisiva nel programma del mattino Tg2 Insieme in onda su RAI 2 dalle 10.00 alle 11.00 è
anche alla conduzione della rubrica storica del Tg2 " Costume e società " in onda dal lunedì al giovedì alle 13.30.
Cito testualmente: “nasce a Roma, si laurea in lettere e
filosofia e in geografia alla Sapienza di Roma, insegna al
liceo, è docente in dizione, oltre all'inglese, impara la lingua
araba. Giornalista professionista, cresce in radio come
inviata e conduttrice delle news di RDS, gavetta maturata
anche in tv, giornali locali e nazionali. Autrice di programmi,
passa in Tv, a Rai Due, poi al Tg2 dove lavora nella
redazione di Costume e Società, Medicina 33, e ancora nella
redazione Interni, Esteri. Da qualche anno nella redazione
Economico-sindacale, in cui lavori tanto a tutto tondo: il
direttore Marcello Masi d'accordo con il caporedattore Mauro
Lozzi sono attentissimi a tutte le problematiche reali del
nostro paese che in questo periodo non sono poche e
tantomeno da sottovalutare. Inoltre conduce Tg2 Insieme e
Tg2 Costume e Società. Molte le Storie raccontate per Tg2
Storie. Vince il premio "Media Price 2009", e il premio per la
"Comunicazione e Salute 2010" da parte della federazione
diabete giovanile. Ama la vita e crede nel motto: volere è
potere". Quello che non è stato ancora detto è che Marzia è
reduce di un riconoscimento importantissimo: il Premio
Personalità Europea 2013 e che è, non solo bravissima nella
sua professione, ma anche straordinariamente bella e
simpatica. Bellezza, dovuta precisazione da parte mia, non
stereotipata su quei canoni oramai desueti della avvenenza
fisica senza personalità. Diciamo pure che l’una, sostanzia, o
meglio, dà senso all’altra. Palese che chi svolga una
professione come la sua, debba occuparsi anche
dell'estetica, ma ciò non equivale al dire di lei che questo la
allontani dal prendersi cura della propria interiorità con la
stessa tenacia con cui ci si impegna nella cura del proprio
corpo. Che gli occhi siano lo specchio dell’anima è dato
oramai assodato, e dunque se così è, non posso lesinare
parole di lode, che lungi dall’essere una sorta di opera
celebrativa, sono però significative ai fini del difendere una
sacrosanta verità: ovvero quanto sia determinante, ai fini
della seduzione, l’imparare a conoscersi, a coltivare le
proprie qualità ed a potenziare al meglio le attitudini, a
misurare l'espressività, ad arricchirsi di esperienze
costruttive, dirette ed indirette, ad ampliare i propri orizzonti e
rapportarsi con la realtà attivando le risorse che ciascuno di
noi ha nella sua cantina. E' l'idea, costruita sulla base del
proprio vissuto, che ciascuno di noi ha di se stesso; è quello
cioè che ciascuno di noi crede di essere e di valere e che
determina il rapporto con noi stessi e conseguentemente con
gli altri. La base del fascino è sempre la Personalità... ed i
bei manichini non hanno fascino neanche se hanno le
sembianze di Davide o di Venere.
" Costume e società" è stato in
assoluto il primo magazine
televisivo in Italia, una specie di
settimanale quotidiano dedicato
agli approfondimenti e alle notizie
di attualità.
www.donnaimpresa.com 37
Grazie all'esperienza ormai decennale del
suo staff costituisce oggi una sorta di terza
pagina filmata del principale quotidiano del
tg2, ovvero il TG2 delle 13,00. Parte
integrante del circuito della comunicazione
culturale del servizio pubblico, è oggi in testa
alla classifica degli indici di ascolto, ciò
grazie alla variegata offerta di tematiche ed al
dinamismo della sua conduttrice Marzia
Roncacci, capace di confrontarsi con viva
intelligenza con le sfide politico-culturali del
Paese e sviluppando visioni innovative per
un mondo in maggiore armonia e
conseguentemente più umano, che
contempli la bellezza quale elemento
essenziale della nostra crescita morale ed
economica. Ampi spazi vengono dedicati al
merito inteso come leva del progresso
sociale e civile, in altri termini, alle cosiddette
“eccellenze” consapevole che valorizzare i
migliori in tutti i campi è giusto e soprattutto
necessario, perché la società di oggi e quella
che domani sarà dei nostri figli ha bisogno di
eccellenti professionisti, imprenditori,
politici, tecnici, scienziati, studiosi; e non
solo perché operino al meglio ciascuno nel
proprio settore, ma anche perché con la loro
azione, con il loro esempio, con i loro scritti,
con il loro insegnamento trasmettano alle
nuove generazioni, al più alto livello
possibile, il nostro patrimonio culturale. Non
di meno attenta l'indagine sul significato di
identità che è la radice della nostra esistenza,
la radice della nostra vita. Dove abita il cuore,
coperto d’emozione e d’innocenza. D’attese
e di ricerche. Di parole e di tempo. L’identità
è un passaggio d’uomini e di virtù, un tempo
di ricordi e di conquiste, un luogo infinito di
conoscenza verginale e passionale,
pascolato, giorno dopo giorno, da poeti e
non. L’identità è il saluto d’una madre dal
balcone di casa, nel bagliore del giorno che
nasce, per il figlio che vola lontano, per un
semplice tozzo di pane; è il triste inventario
di volti che hanno vissuto mille momenti di
vita. L’identità è tormento e responsabilità,
disperazione e convincimento, passione e
commiserazione. Questo racconta Marzia, e
molto altro ancora. Racconta di che cosa sia
un giorno dinnanzi all’eternità. E cos’è
l’eternità innanzi ai nostri occhi: sacco mai
colmo di giorni, un’invenzione dei giorni,
degli attimi, degli anni, di quella minuziosa,
metodica, sistematica collezione di tempi che
chiamiamo Storia. E racconta di memoria,
quel vecchio scantinato del tempo,
impolverato, imbiancato, dal puzzo a volte
asfittico di muffa. Ma i tempi, si sa, si nutrono
di fatti di misfatti e di disfatti; volano leggeri
o si schiantano addosso, macigni,
all’umanità, ed in ogni caso, vanno. Ciò che
resta è l’umanità, schiacciata o sublimata,
che esce dal vortice della storia come
eternità, come riproposizione costante di sé
stessa, coerente come una lastra di granito
apposta sulle sue stesse spoglie mortali.
Compito non facile raccontare la vita. Ma lei
lo fa, ed anche benissimo. E non sono solo io
a dirlo, ma tutti i milioni di persone che le
consegnano fiducia a Marzia condividendo
con lei il pranzo delle tredici.
Un altro genere di
comunicazione
Inizio questa intervista a Marzia Roncacci
con un ringraziamento. Un grazie che non è
di maniera ma sincero, per avermi
consegnato l’opportunità di toccare
tematiche che sono proprie del nostro vivere
contemporaneo. Intanto, va puntualizzata
una tua dimensione caratterizzante, il
buonsenso, che lungi dal divenire “senso
comune”, testimonia altresì l'insieme
dell’attenta valutazione utilizzata per valutare
la realtà ed esprimere giudizi sui problemi
della vita, mantenendo un atteggiamento
equilibrato. E non è così scontato che
avvenga. Ciò denota e sottolinea
espressamente come, a livello di "buone
pratiche", la rilevanza della responsabilità e
serietà non si riversi solo nella tua attività
professionale ma si riversi anche nella vita di
tutti i giorni. Ravviso in te una donna in
ricerca; una donna che si pone
continuamente problemi, dominata da una
azione intellettuale interiore che si supera
continuamente. Aliena da dogmatismi, da
rischiosi trapianti di credenze nella
esperienza erudita, ami fortificarti nell’umile
approccio con gli altri, misurando sempre le
le personali conclusioni alla luce della
inesauribile ricchezza di messaggi
provenienti da tutto quanto ti sia intorno.
Parole (e intuizioni) tutte da meditare,
soprattutto oggi che il tempo di transizione in
cui viviamo soffre di una rapidità convulsa,
oggi in cui movimento e mutamento
sembrano erodere vecchi edifici ormai
cadenti senza però che se ne siano costruiti
di nuovi. Per sordità? Per negligenza? Per
pigrizia? Ai posteri l’ardua sentenza…
Cosa significa essere donne, oggi, in un mondo globalizzato?
Nel corso degli ultimi decenni la questione femminile ha dato vita ad
un fervente dibattito di pensiero su molteplici aspetti, tra i quali spicca,
per l’attualità che riveste, quello della conciliazione tra tempi di vita,
tempi di lavoro, tempi di cura della famiglia. Dopo la richiesta iniziale
di uguaglianza e non discriminazione per le donne, raggiunta grazie al
riconoscimento di diritti ed opportunità fino a quel momento negate, il
pensiero femminista si è sempre più focalizzato sulla considerazione
dell’identità della donna in generale, delle sue peculiarità, dei suoi
bisogni, del suo particolare sguardo sul mondo, tanto che dagli anni
‘80 le rivendicazioni assumono una colorazione meno politica e più
specificamente culturale. L’idea di fondo è che le donne siano
portatrici di idee, valori, sentimenti, sensibilità, visioni del mondo che
non possono essere oggetto di omologazione ed appiattimento per
poter aderire al modello maschile. La capacità progettuale delle donne
deve essere, e lo è stato in parte, riconosciuta garantendo loro,
innanzi tutto, la libertà di gestire la propria vita tenendo conto dei loro
bisogni e non rincorrendo un modello di efficienza legato meramente
alla sfera produttiva. A distanza di più di trent’anni il concetto di
“doppia presenza”, definisce ancora compiutamente il senso del
percorso di vita di molte donne e dei problemi cui si trovano
quotidianamente di fronte. La doppia presenza sta infatti ad indicare il
duplice coinvolgimento ed impegno della donna a livello produttivo e
riproduttivo, impegno che implica la messa in gioco di delicate
strategie di equilibrio ed in ultima istanza comporta una compressione
del tempo per sé. Tale duplice ruolo delle donne, conseguente alla
loro entrata sul mercato del lavoro, porta direttamente con sé problemi
legati alla necessità di conciliare i tempi delle due sfere, lavorativa da
un lato e familiare dall’altro. La femminilizzazione del mercato del
lavoro infatti, oltre che rappresentare il segno di un desiderio di
realizzazione della donna anche al di fuori delle mura domestiche, un
scelta di vita quindi, è divenuta anche un’esigenza economica forte,
legata alla sopravvivenza del nucleo familiare. La conciliazione dei
tempi delle donne non deve però essere considerata solo nel suo
aspetto privato, legato alla qualità della vita, ma anche dal punto di
vista economico, poiché una più adeguata utilizzazione delle risorse
femminili inciderebbe sulla competitività del sistema produttivo nel suo
complesso. Se negli anni ’70 il ruolo della donna era perlopiù ristretto
a quello di moglie-madre consacrata al lavoro domestico senza
percepire un salario, oggi la maggior parte delle donne, divise tra due
fronti, è quotidianamente costretta a fare l’equilibrista per riuscire a
conciliare esigenze diverse. Ecco, questo significa essere donne oggi.
Fare bene il mestiere dell’operatrice dell’informazione e non solo
della giornalista, equivale a...?
Equivale all’indagare la contemporaneità attraverso una visione
imparziale delle cause e dei fenomeni che ne caratterizzano la nuova
fisionomia. Occorre guardare la realtà e non quella cosa edulcorata e
immaginaria che scambiano per tale. Le ragioni del cambiamento
sono molteplici e dunque quello che di saggio possiamo fare noi che
lavoriamo nel campo dell’informazione, è il partire dall’esplorarne le
cause coniugando i codici dell'interiorità con quelli della vita sociale,
ed il conseguente “rivelarle” dimostrando come oramai sia necessaria
una visione che si ponga sul crocevia dei saperi, sganciata
dell’appartenenza ideologica. Null’altro che l’acquisizione della
padronanza di strumenti critici e conoscitivi e di vivere
responsabilmente un ruolo attivo in questa delicatissima fase storica,
impersonando il compito di sincero reporter ad esempio. Il mondo sta
scivolando verso un’involuzione preoccupante: tutto è minato, dalla
coesione dei terreni ai DNA vegetali ed animali, dall’aria all’acqua,
dall’esterno e dall’interno delle nostre menti. Che ognuno di noi
accenda almeno una candela (benché sintetica) per mostrare il suo
netto dissenso. E’ tempo di agire, ora.
Uno stato di cose dal quale possiamo redimerci attraverso le
nostre coscienze?
Difficile dirlo ma possiamo, dobbiamo, augurarcelo. Certo è che è un
nuovo capitolo della nostra storia… magari un passaggio obbligatorio,
se visto nell’ottica della contemporaneità, ma il contraccolpo è stato
molto grande. E’ grande… Quando la nostra tensione autocritica si
assopisce, quando le difficoltà quotidiane sembrano sovrastarci,
quando la realtà si rifiuta di combaciare coi nostri desideri, quando la
passione lascia il posto all'abitudine, allora è comodo trasferire sugli
oggetti, sugli strumenti le nostre responsabilità, e le nostre colpe.
La famiglia ad esempio ha subito cambiamenti sconvolgenti,
come tutta la società, e questo è innegabile…
Sì, la famiglia il primo luogo ha subito metamorfosi tali fin quasi a
trasfigurarsi da simbolo di stabilità a realtà instabile ed esplosiva.
Quello che vedo, a prescindere dalla giustezza o meno, ovvio che io
come d’altronde ciascuno di noi abbia le proprie impressioni al
riguardo, è che le persone che si uniscono in matrimonio non sanno
più mediamente perché stanno insieme. Vedo intorno a me unioni che
si frantumano nell’arco di pochi mesi. Lo dico da conoscitrice degli
strati più sottili della coscienza: non è moralismo. La famiglia viene
troppo spesso sfoggiata come luogo di crescita e successo, come
simbolo di solidità, unione e felicità ma a fare da contrapposto a
queste immagini vengono diffuse notizie molto diverse: violenze, ed
in taluni casi anche delitti, atti a punire ed autopunirsi, perché in molti
casi il carnefice diventa vittima delle sue stesse violenze. La famiglia
diventa teatro di negazione della vita, luogo in cui si consumano
drammi violenti… e non sono pochi i casi di violenze tra coniugi o
contro i minori. Le famiglie troppo spesso diventano, invece che luogo
di rifugio, di sicurezza, veri e propri calvari che si dipanano attraverso
gli anni delle liti familiari, attraverso lo spettro della separazione. Della
rivendicazione, poi. Rivendicazione in cui i figli diventano troppo
spesso il leit motiv, o se vogliamo, il terreno fertile sul quale
combattere le proprie rivendicazioni, le personali frustrazioni… per
farsi del male, insomma.. più o meno consapevolmente. E’ il non
tenere conto dell’altro, quello che mi spaventa oggi, neppure quando
“l’altro” è il proprio figlio. Capita allora che da parte dei ragazzi vi sia la
necessità di aggrapparsi a qualcosa che dia loro sicurezza ed il
salvagente, in molti casi, purtroppo, diventa un surrogato non sempre
auspicabile. Palliativi pericolosi per la sana crescita psico-fisica
dell’individuo. Capita a molti adolescenti che si trovi il rifugio proprio
laddove risiede il fascino della seduzione. Fascino ma anche di
minacce. Ci si rifugia in una torre-prigione per proteggersi dall’autorità
di genitori inadeguati e fragili che vogliono i figli responsabili e perfetti,
quasi a compensare le loro incompletezze. Io sono cresciuta in una
famiglia come tante altre. Tante di quelle in cui si era educati con ferrea
disciplina, il valore “princeps” che mi è stato trasferito è quello del
“dovere”. Sin da piccolissima mi è stato insegnato l’esercizio della
disciplina, il senso del dovere, il ricercare motivazioni in quello che
facevo che non fossero mera utilità. A sfruttare ogni risorsa ed ogni
energia per produrre, per essere sempre “migliore”, non la “numero
uno”, che è ben lungi. Sebbene pure per me l’essere “migliore” e “la
prima della classe” coerentemente a quest’insegnamento,
coincidevano. Scuola è sempre stato sinonimo di “sfida”, di impegno
ferreo, superamento dei propri limiti.
I problemi fondamentali del nostro tempo sembrerebbero essere il
razionalismo, individualismo e l’edonismo…
Infatti… ed è proprio in relazione a questi aspetti che bisogna con forza
recuperare la famiglia. Prima di tutto perché la famiglia è la
manifestazione più compiuta di quella esperienza fondamentale della
persona che è la relazione con l’altro. Io non esisto in quanto io, esisto
nel momento stesso in cui mi rapporto con te e insieme costruiamo che
cosa? Una comunità. La famiglia è una comunità costituita da persone
che sperimentano la relazione come elemento fondamentale del bene
comune. Gratuità, solidarietà, reciprocità, accoglienza: sono termini che
ben si addicono alla famiglia intesa come comunità di persone. Una
comunità come sistema relazionale, contraddistinto da vincoli di forte
interdipendenza, ma un sistema relazionale non chiuso, un sistema
aperto all’ambiente in cui vive. La dimensione educativa è una
dimensione peculiare della famiglia.
Come difendersi dunque, educando?
Se educare vuol dire comunicare, si. Dare il permesso di esistere.
Sembra un’ovvietà, ma non lo è. Spesso i genitori vogliono che i propri
figli siano quello che vogliamo loro; non gli danno il permesso di essere
quello che sono, anche diversi da loro. Questo non significa però che
devono esentarsi da ogni impegno educativo, cosa che avviene con
allarmante frequenza oggi. Direi che i momenti educativi più importanti
cominciano sin dalla prima infanzia. Anzi, sin dalla gravidanza la
mamma trasmette messaggi al proprio figlio che porta. Fermezza
educativa non vuol dire impedire sempre e tutto o dire sempre “No”.
Vuol dire semmai essere fermi e coerenti sui principi… dei “No” coerenti
e motivati: la coerenza è molto, molto importante. I ragazzi hanno come
delle antenne che percepiscono, non solo dalle nostre parole, ma
anche dal nostro atteggiamento se siamo coerenti. Non possiamo
educare e trasmettere qualcosa in cui noi non crediamo per primi.
Viceversa, i valori e le cose a cui crediamo veramente li trasmettiamo
quasi in maniera inconsapevole. Per esempio bisogna correggere
alcune pseudo certezze della moda “devo provare tutto” è un’enorme
stupidaggine. Solo in una relazione simmetrica è possibile una
comunicazione profonda. Un modello non comunica: trasmette. Il
processo è unidirezionale. Il dialogo, quando c'è, è fittizio. Se non c'è
ricerca comune, non sono possibili risposte alternative. Comunicare
vuol dire mettere in comune. Non c'è comunicazione autentica, se non
c'è ascolto, e non c'è ascolto, se non si ritiene che la persona che parla
possa dire qualcosa di importante per noi. L’incontro, il mettere in
comune la propria autenticità, è il più straordinario momento che sia
possibile tra esseri umani. Comunicando profondamente, essi mettono
in comune quello che sono intimamente, la comunicazione si fa
comunione, accettazione e riconoscimento reciproco. Poiché i valori
non sono qualcosa di astratto, che troviamo come belle parole fissate
una volta per sempre, ma si traducono in comportamenti di vita
evidentemente i valori si comunicano attraverso azioni ispirate ad essi,
e comportamenti di vita coerenti ad essi. Quindi comunicazione,
condivisione, esperienza di relazione: la famiglia è sicuramente lo
spazio interpersonale dove si percepiscono, ma soprattutto si
sperimentano, valori, dove si prende consapevolezza del significato
della vita, della fiducia nel futuro. La fragilità va difesa, la parte buona
va invece coltivata. C’è, dunque, una dimensione educativa propria
della famiglia come ce n’è una propria a ciascuna delle agenzie
formative.
Ritengo opportuno a questo punto prendere le mosse dalla
considerazione della modificazione che ha subito il concetto di
famiglia nel nostro tempo, in cui si ha ormai a che fare con quella
che Roberto Galli chiama “costellazione di famiglie”, che si
differenziano tra loro in ragione della diversità di composizione, di
vincoli, di modelli organizzativi ma anche di modelli educativi…
Per sopravvivere oggi la famiglia deve aprirsi all’esterno, deve cercare
nutrimenti. L’alternativa è una patologia gravissima senza arrivare alla
violenza abbaccinante di questi giorni. Per crescere oggi ci vogliono
ben altri legami che quelli del sangue. Non bastano sono una realtà
solo animalesca: noi abbiamo bisogno di altro. Poi c’è un problema di
libertà, di fatti vissuti spesso come possesso, come diritto di proprietà.
E accanto a questa pretesa la crisi della capacità di comunicare, il
dilagare dei gadget per adolescenti, dei “tvb” da sms. E’ (incapacità di
fare un discorso, di parlare, di ascoltare. Ma se non comunico, se non
dico quello che sono, resta solo la sopraffazione dell’altro da me. E qui
la crisi paurosa dell’educazione, qui la religione dell’incapacità a
insegnare rispetto). Certo che esistono ancora famiglie bellissime, ma
la media non è consapevole del disastro. Solo educando, vale a dire
lavorando e lottando perché le persone possano sviluppare
pienamente, liberamente, senza paura sé stessi, si superano la
violenza, il dominio, la guerra. L'educazione alla pace è una educazione
settoriale, si affianca alla educazione alla democrazia, alla legalità, alla
affettività eccetera, come se si trattasse di completare con dei dettagli
(anche se con dettagli decisivi) il piano formativo generale. Di più: il
rischio è quello di mirare ad adeguare, attraverso l'educazione, un certo
modello umano, considerato desiderabile, di pervenire ad una sorta di
personalità pacifica o nonviolenta.
Tocchiamo il tema della violenza…
La diffusa violenza penso sia sotto gli occhi di tutti, così come è
oggettivo il ritenere che le donne siano le vittime privilegiate. Che
l’uomo faccia la parte del più forte e che sia sempre la donna a
soccombere trovo sia vero, se l’oggetto è la coercizione fisica. Ma è
vero il contrario, o comunque il “verdetto” non è così sfacciatamente
unanime, se prendiamo in oggetto la violenza psicologica. Ci sono
forme di prigionia psicologica molto nefaste che non conosce “genere”.
La verità è che molto spesso, dietro questo subdolo ricatto "in nome
dell'amore", "in virtù di una promessa", "per il bene dei figli"... ci sono
uomini e donne.
Mi piace pensare alla fragilità come scambio di forza di vivere:
quella fragilità che si colora di forza, che vive e si fa storia non
solo, come invece spesso avviene, sulla cronaca nera. Una
fragilità a tinte rosa, insomma…
La fragilità è la percezione del proprio limite e nasce dalla paura. Se
uno l'avverte, cerca di sanarla con l'altro, e lo ricerca e lo guarda come
la propria forza, senza immaginare che egli si dona perché si sente
debole e trova anch'egli nella fragilità dell'altro la propria forza. La
condizione umana è tutta dentro la paura. Il dolore chiama la paura e la
paura genera dolore. Credo che in molti casi l’amore nasca dal bisogno
e dalla fragilità e che tutto si leghi al senso del limite che uno avverte
dentro di sé. Una base utilitaristica, strumentale… quell’amore che poi
si sostanzia di coercizione e violenza. Non temo questi termini che
sono stati banditi da false retoriche. Non mi scandalizzo affatto di
annodare l'amore, o comunque talune forme di amore, ai bisogni e non
alla magia dell'incontro, a una pura alchimia che si lega al destino
indipendentemente dalle necessità, come se l'amore fosse il risultato
della libertà, una decorazione non necessaria a campare, a stare nel
mondo senza essere attanagliati dalla paura.
La fragilità dunque, paradossalmente, in questa società non
possiamo ritenerla una forza, Marzia…
La fragilità è dentro l'anatomia dell'uomo. Il dolore è la sostanza,
l'ubi consistam della fragilità, e la fragilità genera una visione del mondo
che tiene conto del bisogno dell'altro. Per la fragilità l'uomo cerca aiuto,
cerca dei legami per scambiare fragilità, e appoggiando una fragilità a
un'altra si sostiene il mondo. Una visione in cui campeggia il limite, il
proprio limite, quello delle persone vicine e dell'uomo come specie. Un
limite che impedisce i deliri di onnipotenza, di vivere per il potere, per
accumulare ciò che sarebbe bene fosse diviso e distribuito. Impedisce
di essere cattivi verso chi sbaglia, poiché l'errore è connaturale alla
fragilità, alla paura di sbagliare che, se talora aiuta a evitare l'errore,
sovente lo facilita: per la preoccupazione di evitare l'errore, lo si
immagina e lo si compie. Non c'entra il nichilismo, ma la voglia di
aiutare l'altro, non di dominarlo, di stare con tutti poiché ti aiutano e tu
aiuti loro, e aiutarsi è bellissimo. È forse l'azione più significativa che
l'uomo può compiere. Eppure. Eppure mai come oggi la società cerca
di sfuggire la fragilità, e mai come oggi la alimenta. La situazione
dell’uomo nella società contemporanea trovo sia da un lato
l’ossessione, l’incubo quasi, di sfuggire la fragilità, dall’altro la
straordinaria capacità di riprodurla, di alimentarla, sino a diventarne
vittima. Più la si demonizza per la paura di percepire il proprio limite, più
si tenta di negarla moltiplicando le nostre performance nell’illusione di
sfuggirla, più la si moltiplica in altre forme. Più intime. Più psicologiche.
Più diffuse... una situazione paradossale. Assurda. La fragilità è una
sfida da affrontare sia a livello sociale che individuale.
La forza dell’uomo sta insomma tutta nella consapevolezza di
essere fragile: “la fragilità, scrive Vittorino Andreoli, rifà l’uomo,
mentre la potenza lo distrugge, lo riduce a frammenti che si
trasformano in polvere”.
La vita è fragilità. E’ la fragilità che ci fa crescere. La si accetta per
diventare un essere umano con dignità. Per essere noi stessi, con le
nostre zone d’ombra, le nostre imperfezioni. La fragilità è nascosta e/o
palesata ovunque perché non c’è nulla che sia indistruttibile o sicuro,
soprattutto ai giorni nostri sempre più contrassegnati da una dilagante
cultura del relativo che corrode certezze, intacca valori, cancella
tradizioni, logora collaudate sicurezze. Oggi tutto sembra poggiare su
instabili equilibri: dal mondo del lavoro che assomiglia sempre più ad
una giungla, alla famiglia che si disgrega, da codici comportamentali e
morali oggi di colpo obsoleti, alle chiese che si svuotano e ai passati
modelli pedagogici improvvisamente sbagliati. Oggi certamente più di
ieri, il mondo bussa alle porte con il suo bagaglio quotidiano di
disumanità... ed è per questo che occorre ridefinire il concetto stesso di
progresso perché quello di cui godiamo e del quale non sappiamo più
farne a meno, sembra pregiudicare pesantemente il futuro dei nostri
figli...
Condivido appieno la tua tesi, Marzia.. non dimentichiamo che nel
suo “Elogio della debolezza” Alexandre Jollien, affetto da paralisi
cerebrale infantile, ebbe la forza di scrivere: “la mia incapacità di
raggiungere una completa autonomia mi rivela quotidianamente la
grandezza dell’uomo”. Quasi a convincerci che la fragilità,
nonostante la nostra società, in nome di un’utopica onnipotenza
tenti di negarla, diventa forza. Deve, o meglio, dovrebbe,
ridiventare forza. Per quanto riguarda invece il ruolo delle donne
(giustificato il mio ritornare sulla celebrata “questione di genere”,
si è avuta un’evoluzione notevole nella presenza di donne nei
loghi di lavoro, questo in moltissimi paesi. Marginali invece
ancora gli ingressi ai luoghi di potere. La domanda è: come si può
declinare oggi l’educazione alla cittadinanza circa l’argomento
complesso intorno al potere e al ruolo delle donne?
Direi che ci sono due elementi. Da un lato c’è una fragilità specifica ogni
qual volta si parla delle donne e dei diritti delle donne, dall’altro c’è una
fragilità più generale delle nostre democrazie contemporanee, nel
senso che non si è ancora trovato il modo per garantire i diritti delle
minoranze. E le donne entrano senz’altro nel novero delle minoranze,
anche se dal punto di vista quantitativo non lo sono. Rispetto ai loro
diritti, infatti, in particolar modo se si guarda alla società italiana, io direi
che ci si trova davanti una vera e propria forma di stasi, se non di
regressione: perché è come se in questi ultimi anni si stesse tornando
indietro. Nonostante l’uguaglianza sia dichiarata a livello costituzionale,
in realtà questa stessa uguaglianza non è garantita a livello sostanziale:
i diritti delle donne non sono ancora realmente tutelati. Tornando al
caso del lavoro: quasi ovunque esistono leggi che garantiscono
l’uguaglianza salariale però poi, se si va a guardare l’applicazione, si
vede che le donne non riescono ad accedere a posizioni di potere
come gli uomini. Per cui, nella realtà, l’uguaglianza non è garantita. È
per questo che molto deve ancora essere fatto, anche a livello
educativo, perché questa uguaglianza in termini di diritti si traduca in
una uguaglianza effettiva, reale. La complessità del fenomeno oggi è
che noi donne siamo più o meno tutte sottomesse ad un’immagine
negativa della femminilità e dobbiamo combattere ogni giorno per
portare avanti un discorso alternativo, fatto di convinzioni e di credenze
che non coincidono con le convinzioni e le credenze veicolate dai
mass-media. Bisogna impegnarsi quotidianamente per riuscire ad
andare contro corrente e smettere di cercare lo sguardo dell’altro per
sentirsi confermate nel nostro valore. E soltanto nel momento in cui ci si
svincola dallo sguardo dell’altro e si crede in se stesse, nella possibilità
di affermarsi indipendentemente dal giudizio degli altri, che si riesce a
comunicare una serie di valori e di messaggi positivi che potranno
permettere alle nuove generazioni di uscire dalla strettoia in cui si
trovano oggi.
Quale, oggi, il ruolo della donna nei mass media e soprattutto,
quale, il potere dei media?
Il potere dei media è evidente e su questo non si discute, in particolare
quello televisivo. Comunicazione e informazione sono fondamentali
all’interno delle società contemporanee: il loro ruolo e lo sviluppo
all’interno della società sono decisivi. Ogni nuovo strumento di
comunicazione ha profondamente trasformato la cultura e la società; il
loro progresso ha trasformato abitudini di vita e di comunicazione,
influendo su mentalità, cultura e meccanismi sociali e politici.
Inizialmente con l’espressione mass media si faceva riferimento a
giornali, radio e televisione, oggi si assiste invece all’affermazione di
nuovi media: Internet .. anche se la tv resta ancora in testa circa la sua
capacità di penetrazione. Anche qui la donna ha una scelta ancora
limitata, o comunque non rappresenta la complessità del femminile; si
trova a scegliere: o cercare un certo successo, giocando sul proprio
corpo, la propria apparenza, la propria immagine, oppure conformarsi
ad un modello di femminile in contrapposizione a quella maschile.
Percorso più difficile. I mass media, e non di meno la pubblicità, in
genere non sono il luogo da cui scaturiscono gli stereotipi, essi
amplificano quegli stereotipi che già esistono. Non bisogna confondere
mezzo e messaggio; ciò che conta è entrare nel mondo dei simboli per
osservarli e riconoscerli, per renderli, forse e finalmente, innocui. Su
questo dovremmo riflettere…
In relazione a motto al quale dici di credere fermamente: ovvero,
volere è potere….“La volontà non può superare i limiti della sfera
psichica; non è in grado di costringere l’istinto, e non ha potere
sullo spirito.” (C.G.Jung – 1947) “L’unica cosa che ci rifiutiamo di
ammettere è di essere in balia di «forze» che non siano riducibili al
nostro controllo. [...]
Il motto «volere è potere» si pensa rimandi alla superstizione dell’uomo
moderno. E invece no: psicologizzando la realtà si stabilisce che basta
intervenire su di sé, sul proprio "sistema psicologico", affinché tutto poi
vada bene. O comunque al meglio, rispetto alla personali aspettative, e
non di meno, alle capacità. La causa di tutto è dentro noi stessi. Un
ottimo pretesto insomma per non tentare di modificare le cose
all'esterno: in alcune circostanze questo può trasformarsi in un perfetto
strumento per esercitare il potere e mantenere lo status quo. Come dire
"Non è vero che la realtà ti sta stritolando, ma sei tu che non hai il
giusto atteggiamento mentale"...
“Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo
smesso di bruciarle”.. lo afferma Voltaire…
Ti risponderò ironicamente, così come sono certa che volessi
suggerirmi attraverso la tua citazione, molto carina fra le altre cose…
che nella realtà la donna ha tantissime sfaccettature e contraddizioni: la
sua identità resta un punto di domanda.
Progetti futuri?
Anche tornare alla radio.. un ritorno alla origini. Come tornare a casa.
Ovviamente mi riferisco a quella radio bella, di grandissimo appeal
in cui ho trascorso un periodo indimenticabile della mia vita e che ritengo sia davvero
luogo alto della parola, della genesi di idee e della loro circolazione. La radio è la vera
agorà dello scambio delle idee, del confronto dello spirito. Sembra bizzarro che io utilizzi
una parola come 'spirito' parlando di radio, però è davvero così, perché soltanto dove c'è il
primato della parola si può misurare l'altezza dello spirito umano quando questo è
veramente posto al servizio della civiltà. Può apparire retorico, ma non lo è. Mi piace
definire la radio quale media di civiltà e, di conseguenza, individuo intelligente chi la
ascolta. Il pubblico che sceglie di ascoltare la radio è un pubblico consapevole che opera
scelte precise e motivate.
E la televisione?
La televisione è la mia casa… però.. come dire.. vorrei riprovare il gusto dell’agorà,
all'arengo, in quel luogo laddove ci sottraiamo dalle immagini..
Quello che non abbiamo detto…
Ci siamo un po’ dette tutto… quello che non abbiamo detto di incisivo circa la mia persona
(sorride) è che sono una donna molto solare.. e che mi piace anche molto cucinare …
intervista a cura di Valeriana Mariani
VILLANI
CECILIA
Energica innovatrice, con la sua grande
capacità di visione ma al contempo con la sua
concretezza e le esperienze maturate in
decenni di lavoro nel pubblico impiego, Cecilia
ha deciso di mettere oggi la sua esperienza e
talento nella diffusione di una innovativa
“filosofia e stile di vita” che porti benefici a tutta
la comunità.
Dotata di ottime capacità e competenze organizzative e
straordinariamente abile nel dirigere e coordinare, si reinventa manager
di se stessa. Madre di due figlie, oggi più che mai, in questa atmosfera di
sconforto morale e professionale, in questa drammatica crisi economica
e sociale, trova sia diventato imperativo il porsi al di sopra delle cose
effimere della vita con quell’entusiasmo che è proprio solo di chi
possiede una giusta maturità culturale e di pensiero. C'è una
dimensione intima, emotiva, personale che per lei è raggiungere un
obiettivo professionale. Lo sente come una responsabilità forte, verso se
stessa e verso le persone che credono lei. Una responsabilità superata
solo da quella che sento nei confronti della sua famiglia. Cecilia è una di
quelle donne che guardano alla vita come ad una battaglia durissima da
vincere giorno dopo giorno, con austerità. La turba il pensare che un
giorno potrebbe rimpiangere di aver perduto qualcosa, o di aver fatto
degli errori in passato a cui non poter porre rimedio. Il tempo che passa
la fa sentire più libera, più disinvolta nei confronti dell’esistere. Vuole
fortemente continuare a vivere come desidero. Ci vuole coraggio amore
e pazienza. E quel pizzico di buonumore che non la abbandona mai.
Cecilia Villani con le figlie Maria Lisa e Marta Selvaggini (a destra)
Responsabile per il centro-Italia del
PROGRAMMA Bioallergen ®
che offre una linea completa di dispositivi sanitari per un’efficace e naturale protezione
dell’ecosistema casa e non solo Un programma per una naturale ed efficace pulizia dell’aria da
allergeni, microrganismi e contaminanti chimici in ambienti residenziali e lavorativi principalmente
attraverso due sistemi : - HygienicO3 - Biocleaner Med.
Elite - Bioallergen è un’azienda impegnata da oltre un decennio nella continua ricerca di soluzioni
innovative per la prevenzione delle allergie indoor, che distribuisce con i marchi Bioallergen e Auraderma.
I campi di applicazione vanno dalla prevenzione delle allergie respiratorie, (acari, pollini, muffe, etc.) al
trattamento e prevenzione delle allergie dermatologiche con particolare attenzione all’ambito pediatrico.
Nel 2013 ha avviato il progetto Allergy Free Hotels®, che consente ad alberghi, hotels e B&B, di offrire,
attraverso l’adozione di un adeguato protocollo, camere “Allergy Free”. Scopo di questa iniziativa è dare
un servizio a un gran numero di persone che spesso si trovano in difficoltà quando devono soggiornare o
affrontare un viaggio di lavoro o desiderano godere di un periodo di vacanza al di fuori della propria
residenza. L'elenco delle strutture che già aderiscono al programma Allergy free Hotels® è disponibile sul
sito www.allergyfreehotels.info. (Cecilia Villani mobile 348 9281669 ceci.villani@gmail.com)
www.donnaimpresa.com 43
Hotel Excelsior, Via Veneto 125, Roma. Il
prestigiosissimo parterre degli ospiti del Gala delle
Margherite 2013 il cui ricavato è stato devoluto a
beneficio delle finalità statutarie di Viva la Vita onlus
associazione di familiari e malati di Sclerosi Laterale
Amiotrofica che ha come Presidente Onorario e
Testimonial Erminia Manfredi, moglie del
compianto grande attore Nino. Presenti all'evento,
così come avvenuto per le edizioni precedenti, circa
cinquecento persone del mondo dell'imprenditoria,
delle Istituzioni, della cultura e dello spettacolo.
Gala delle Margherit e
Roma 2013
Una manifestazione annuale
patrocinata dall'Alto Patronato della
Presidenza della Repubblica, dalla
Presidenza del Consiglio, dalla Regione
Lazio e da Roma Capitale che ha
contribuito alla realizzazione di
numerosi progetti umanitari, tra i quali:
il Centro per la ricerca sul Diabete
(Associazione Italiana Lions per il
Diabete) a Perugia; completamento
dell'Ospedale Madre Teresa di Calcutta
a Tirana; il completamento di una casa
di accoglienza per ragazzi a Porto
Seguro in Brasile tramite la Onlus
S.O.S. Brasile; il funzionamento del
Centro di Formazione in Tecniche
Agricole ed Artigianali per Disabili in
Marocco tramite la Onlus ong VISES
Volontari Iniziative e Sviluppo
Economico e Sociale, Roma; lo
svolgimento dei programmi di
integrazione per Artisti Disabili gestito
dall'Associazione Onlus VSA (Very
Special Arts) Italia, affiliata alla Very
Special Arts International della Kennedy
Foundation for Performing Arts in USA;
alla Associazione KIM Onlus che si
impegna a favore di minori, affetti da
gravi patologie, provenienti da paesi le
cui condizioni non rendono possibili i
necessari interventi terapeutici; alla
Associazione ALDO PERINI Onlus che
si prodiga per la ricerca scientifica ed
assistenza morale e materiale delle
persone colpite dalla SLA (Sclerosi
Laterale Amiotrofica); a SMILE TRAIN
ITALIA Onlus che organizza missioni
chirurgiche nei paesi in via di sviluppo
per operare bambini affetti da
malformazioni del volto, ustioni e
traumi bellici; All'Ente Morale ISTITUTO
LEONARDA VACCARI Onlus per la
riabilitazione, l'integrazione e
l'inserimento delle persone con
disabilità.
LUCIBELLI
BIANCA MARIA CARINGI
comingsoon
Metti una sera a cena... a casa di Stefania
Bianca Maria Caringi Lucibelli è una donna straordinaria. Sempre
in movimento, organizza iniziative che lasciano il segno, come
l’oramai celeberrimo Gala della Margherite. Concentrata sulle
tematiche del sociale, Bianca non scivola mai nella retorica e
nella banalità. E i risultati si vedono.
Una donna consapevole che è sempre meglio darsi da fare piuttosto che guardare e giudicare la
vita da una finestra, senza mai osare, senza mai impegnarsi in prima persona e a fornire il proprio
contributo al cambiamento. La parola d’ordine è: cambiare tutto ciò che è possibile, a fin di bene.
L’Italia è tramortita. L’Italia ha bisogno di risorgere. Ha bisogno di tirare fuori dalla sua testa, dalla
sua pancia e dal suo cuore le energie che pure conserva dentro di sé e che, come è successo altre
volte in passato, possono farla rinascere. C’è bisogno di gesti, individuali e collettivi, che diano una
spinta verso questa rigenerazione. C’è bisogno di unire sentimento e visione. C’è bisogno di
mettere al mondo e rendere visibile questa urgente necessità e questo desiderio diffuso attraverso
gesti significativi e prefiguranti da percorrere insieme. C’è bisogno di un incontro non solo mentale
e ideale ma anche fisico, che renda visibile e che faccia vivere l’immagine e la possibilità di
un’unione dinamica riconquistata, dopo anni di avvelenamento, di abbattimento e di mancanza di
prospettive, di angosce, lacerazioni e divisioni, territoriali e sociali, in cui c’è stato chi ha creduto di
prosperare agitando e acuendo proprio tali divisioni e lacerazioni, fino a portarci nel vicolo cieco in
cui oggi ci troviamo e da cui è difficile, se non addirittura impossibile, uscire per poter finalmente
imboccare altre strade. La capacità femminile si sostanzia prima di tutto nella capacità di creare
legami, ossia di generare intorno a se un ambiente di accoglienza e di cura, in cui si renda possibile
il superamento dell’individualismo autoreferenziale e si consolidi invece un atteggiamento di
solidarietà e di collaborazione, di servizio discreto e silenzioso, ma proprio per questo efficace e
costruttivo. C'è è una dimensione intima, emotiva, personale che in donne come Bianca non può
essere soddisfatta da alcun obiettivo che non sia il solo trasmettere emozioni. La sente come una
responsabilità forte, verso noi e verso le persone che credono in lei.
Il Premio Internazionale Donna Impresa a
Bianca Maria Caringi Lucibelli sarà conferito
dal Presidente di Donna Impresa Magazine
Valeriana Mariani in occasione del " GRAN
GALA DELLE MARGHERITE Festa di
Primavera" che si terrà come di consueto
presso l' Hotel Excelsior di Via Veneto in
Roma il 12 Aprile 2014 di cui è ideatrice ed
organizzatrice. Le finalità: " Per l'autentica
vocazione, volontaria e gratuita della propria
opera a favore di categorie di persone che
hanno gravi necessità e assoluto ed urgente
bisogno di aiuto e assistenza". Il patrocinio e la
sponsorizzazione di questa 25° edizione sarà
assunta dall' Ambasciatrice di Egitto in Italia
Sig.ra Abir Helmy, che ha già assicurato il suo
massimo impegno insieme ad Anna Maria
Benedetti Presidente della S.I.B. e Vice
Presidente onorario dell' Ospedale Italiano
Umberto I° al Cairo
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Gala delle Margherit e
Roma 2013
Erminia Manfredi
Viva La Vita
L’intenso rapporto umano e d’amore che mi ha legato a Nino per tutta la
vita ha inciso profondamente in me anche nell’esperienza dell’ultimo
distacco. La lunga fase di degenza in rianimazione che ha caratterizzato la
sua dipartita, mi ha messo in contatto con un mondo d’intenso dolore ma
anche di grandi speranze e passioni, come quelle che attraversano i
familiari dei malati inguaribili e in fase terminale. Gli ultimi sorrisi di Nino mi
hanno legata a questa realtà e ho deciso di dedicare le mie forze e la mia
energia all’assistenza dei malati di S.L.A. che, come lui, sono totalmente
dipendenti dall’aiuto degli altri nel loro letto di dolore. Una società civile ed
evoluta non può far finta di non vedere questa sofferenza e negare il livello
di assistenza medica e affettiva che queste persone, perchè di persone e
non di malati o pazienti dobbiamo sempre parlare, chiedono a noi tutti per
conservare la loro dignità umana anche in momenti di così grande difficoltà.
Accogliere cittadini sensibili e generosi nelle occasioni di incontro cui riesco
a dare vita, è per me motivo di grande commozione e gioia nel constatare,
ogni volta, come con l’aiuto di tutti voi possiamo sopperire, almeno in parte,
alle tante carenze del sistema sanitario, oggi in una crisi finanziaria e
organizzativa così grave da condizionarne la capacità di risposta
tempestiva a queste problematiche. Dal profondo del cuore, grazie per il
vostro affetto e per la vostra partecipazione alla mia battaglia.
Erminia Manfredi
Tra gli ospiti: l’attore Pierfrancesco Favino, premiato durante il soiréè da Erminia Manfredi, Maria Grazia Cucinotta, Rita Dalla
Chiesa, Marco Columbro, Lando Buzzanca, Franca e Paola Fendi, Valeria Mangani Dani Del Secco d’Aragona, i direttori di
Woman & Bride Erika Gottardi e Massimiliano Piccinno, Giovanna Bonaventura, Cinzia Th Torrini con Ralph Palka, Paolo
Zerbinati, Claudia Toti Lombardozzi, Rossana Tomassi Golkar, Giada e Antonio Curti, Christian Berlakovitz con Maria
Grazia Tetti, Bruno Ferraro, Nori Corbucci, Diego Percossi Papi, Saveria Dandini, Silvia Capaldo, Adele Federico, Assunta
Almirante, Francesca Bonanni, Maria Rita Parsi, Irene Bozzi, Alessandro Cassiani, Isabella Rauti, Patrizia de Rose,
Giuseppe Ferrajoli e Olga, Elena Aceto di Capriglia, Sandra Cioffi e Francesco Fedi, Daria Pesce, Osvaldo De Santis,
Livia Turco, Patrizia De Santis (Presidente Camera Moda Monegasca) , Maurizio Gelli (Ambasciatore in Uruguay e Nicaragua) ,
Mohammed Seraj (Consigliere dell'Ambasciata Saudita) , Marina Pignatelli, Margherita Bonazzi, Laura e Lavinia Biagiotti,
Mario D’Urso, Lella Bertinotti, Assunta Almirante, la principessa Marilu Gaetani, i principi di Libia Ana Maria e Idris Al
Senussi, Anna Maria Jacorossi, principe Jonathan Doria Pamphili, Gina Spallone, Sara Iannone, Anna Maria Quattrini,
Luigi Bruno, Marzia Spatafora, Paola Romano, Cecilia Villani ed il Presidente/editore di Donna Impresa International
Valeriana Mariani
noialtruisti nati
Credere ed incarnare il Cambiamento
Maria Lorena Magliocco, 31 anni autrice Tv e storica dell’arte. Oggi
attiva concretamente nella vita politica romana e Presidente
dell’associazione Altruisti Nati. Fiera di non aver apparati cerca
nella propria generazione e nel proprio genere la forza per
sovvertire questo mondo, perché si può. L’abbiamo incontrata per
le strade del centro storico di Roma, in una serata particolarmente
fredda e tra le prime cose che ci ha detto: “Anche se fa freddo,
facciamo una passeggiata, adoro questa città… la sento mia anche se
nelle mie vene scorre il sangue del Salento, terra antica e piena di
storia. Fin da subito ho capito che qui volevo vivere e realizzarmi.
Conosco molto bene questa città, le sue strade, i suoi palazzi, i suoi
monumenti e quei luoghi celati dalle guide turistiche. Roma è come una
grande madre accoglie tutti, ma ripudia nello stesso tempo se non ci sai
vivere”.
Osservando Maria Lorena, il suo è un volto come tanti che si
confonde tra gli sguardi dei tanti e variegati quartieri della capitale.
Ama respirare tutto ciò che vita e realtà e la stessa gente si
riconosce in quegli occhi così vivi e veri. E’ una donna che non ha
timore di esporsi, che non ha paura di fare scelte, e soprattutto
che, è consapevole che le scelte fatte adesso sono scelte su cui si
giocherà il futuro di questo paese. Una donna dalle ambizioni non
comuni, ma perché non comuni è la chiarezza con cui sa’ quello
che vuole... Cos’è Altruisti Nati?
Ho voluto fortemente la nascita dell’associazione Altruisti Nati e nasce
dall’esigenza di un reale cambiamento della vita culturale e sociale del
nostro Paese, promuovendo un’idea di mondo e un’azione nel mondo,
in cui l’altruismo, inteso come partecipazione, mutualità diffusa – di
saperi, informazioni, servizi o beni – sia la naturale implicazione del
principio di reciprocità che sta a fondamento di ogni normativa
democratica sui diritti e doveri di uno Stato. In tal senso, l’altruismo
viene a configurarsi anche come la conseguenza razionale
dell’applicazione del principio di reciprocità. Altruisti Nati riscopre il
valore positivo delle cooperazioni cioè mutualità di strumenti e obiettivi.
E’ questa la tua prima impresa?
La mia prima impresa innanzitutto è stata quella di costruire me stessa.
Voglio rendere significative le cose in cui mi impegno… attraverso la
trasparenza e l’onestà intellettuale. Questo progetto è un obiettivo da
perseguire con impegno e passione. Per me è concreto dovere e lo
sento sulla pelle e vibra come le più forti emozioni. Sono pronta ad
impegnarmi per il bene pubblico, ma non voglio farlo a livello politico
nazionale perché ci sono le lobby talmente forti e ben radicate che per il
cambiamento vero nazionale tanto annunciato si dovrà attendere
ancora qualche anno. Il primo passo è tentare di portare un
cambiamento nel locale, solo chi governa il locale influisce sulla qualità
della vita della persona. In tutto ciò c’è una perfetta visione commisurata
ad una strategia che porta all’obiettivo unico e concreto. Perché è il
pragmatismo che salva le cose, non le professioni ideali. Talmente
pragmatico da risvegliare il Nostro Paese dormiente e in Ritirata di
fronte ad ogni vera sfida di progresso Non servono molte cose, ma le
cose giuste per raggiungere l’obiettivo; non servono molte idee, ma una
buona idea, non servono molti strumenti, ma lo strumento che funziona.
Per questo l’etica deve essere arricchita dall’estetica, dalla bellezza
d' ogni cosa.
Ti senti molto determinata?
Si, credo molto in questo progetto così ambizioso. E’ come scalare
un’enorme montagna, ma la mia forte autodeterminazione, la strada
della consapevolezza che il cosiddetto potere tanto ricercato non è
avere qualcosa da qualcuno, ma fare qualcosa, la cosa migliore, per
tutti. Poterla fare. Perché il potere è fare delle scelte. Scelte che
consentono di realizzare delle cose diverse, cose che funzionano, che
creano opportunità e benessere, e gioia. Un progetto che non è
Grandioso, ma grande, ovvero capace di creare davvero un’opportunità
vincente. Non servono mote cose, ma quella sola cosa che funziona.
La tua sfida parte da Roma...
Il naturale avvio del processo di cambiamento non può che riguardare
la realtà più vicina ai bisogni quotidiani dei cittadini, il governo
municipale: la nostra sfida parte da Roma, capitale d’Italia nella sua
ricchezza potenziale e nella sua degenerazione reale, emblema di una
società incapace di trasformarsi al punto da ricadere su se stessa.
Roma, elemento reale e simbolico al contempo, perciò tanto più
potente, lungi dall’essere diventata quel che avrebbe naturalmente
dovuto essere, una grande capitale europea, anziché aver creato e
promosso nuovi modelli culturali, è diventata elemento frenante e
mortificante per l’intera cultura e società italiane. Perciò proprio da
Roma partirà il nostro progetto di cambiamento, perché questo è il
momento, non semplicemente opportuno ma necessario, per muoversi
all’azione. Urgente è la sfida per il cambiamento, per il superamento
culturale dell’immobilismo gattopardesco del sistema politico e sociale
del nostro Paese. Non le forme, non l’apparenza, non gli slogan, ma la
sostanza della partecipazione all’istituzione di nuove regole comuni è il
nostro obiettivo, che si riassume nell’uguaglianza reale di possibilità, per
tutti i cittadini, qualunque sia il loro status sociale, economico, culturale,
di salute, di credo religioso o morale, di affettività, sessualità e
prospettiva vitale. Noi di Altruisti Nati vogliamo ottenere risultati concreti
e ragionevoli per fare di Roma una capitale europea del terzo millennio,
attraverso una politica di modernizzazione e razionalizzazione della città
e delle sue possibilità di sviluppo e vivibilità. Il che, tradotto in obiettivo
politico, significa garantire la governabilità della città di Roma attraverso
grandi regole comuni, basate su valori condivisi e comune assunzione
di responsabilità verso la cittadinanza, regole da stabilire insieme senza
ambiguità o possibilità di aggiramenti e colpi di mano, per superare ogni
conflittualità sociale in vista di un benessere collettivo realmente
condiviso. Le nostre parole d’ordine per realizzare tale progetto sono
competenza, meritocrazia, equità e libertà, perché vogliamo che Roma
torni ad essere una realtà all’altezza della sua storia e dei suoi cittadini.
Se l’ideale è la tramutazione, non tramuto nulla se non comincio a
mutare me stesso. L’utopia comincia domani, e può anche non
cominciare mai; la tramutazione comincia oggi e non ha mai fine.
[ Norberto Bobbio]
Momenti della inaugurazione: Fondazione Altruisti Nati presso il Teatro Centrale Carlsberg _ Roma
"Riprendiamoci la Nostra Italia"... to be continued...
L.S.
GERALDINE DE
VULPIAN
www.fidenzavillage.com
LORENA
MAGLIOCCO
“Adoro passeggiare da sola per il centro di
Roma, quando le strade sono semivuote,
perchériescoasentireearespirarequel
profumo del passato di un tempo che non
esiste più. Sai, se fossi nata in epoca romana sicuramente sarei stata una
matrona oppure una vestale, avrei custodito il sacro fuoco dell’Impero, il fasto della
città la più importante del mondo. ”
www.donnaimpresa.com 49
SIMONETTA
LEIN
Citiamo testualmente:
“Simonetta Lein è un’artista di
respiro internazionale: attrice,
scrittrice e personaggio tv, vive
tra l’Italia e l’America. Nata a
Pordenone, classe 1983. Ha
pubblicato per Sperling &
Kupfer il romanzo “Tutto ciò che
si vuole”, un romanzo sul potere
dei desideri. E' impegnata in
progetti sociali collegati all’arte
TRAMONTANO
e allo spettacolo. E’ fondatrice
del “People Wish Tree”,
movimento virtuale e realtà
concreta di raccolta di desideri.
Sull’onda del successo del suo
ISABELLA
libro, per Simonetta Lein realizza
L’Occhialaia, un negozio di ottica dove un Vanity Fair “Desideriamo”:
progetto lavorano blog che di raccolta si collega soltanto di desideri
al
donne.
Nasce il venti ottobre del nuovo secolo da un’idea di IsabellaPeople Tramontano, Wish Tree, economista, un per
iterare la tradizione familiare. Figlia di ottici, cresciuta tra lenti programma a contatto eradio oftalmiche, Svanitydecide in di
creare qualcosa di “diverso”, di accedere a un settore moltocollaborazione maschile, dovecon le donne Margherita al massimo
erano “addette alle vendite”, da protagonista. Meglio, rendendo Pogliani, le donne unaprotagoniste. serie tv dove Nasce
così un negozio femmina, con un nome di genere femminile,
intervista
con una
moltissimi
compagine
personaggi.
societaria tutta
rosa, dove le dipendenti sono “curvilinee”. Per punti: L’Occhialaia:
E’ testimonial
non ti sbagli,
per il fotografo
ci vai e ci trovi
donne. Socie: culturalmente la donna ha nel DNA l’Economia,
Bruno
che
Oliviero
etimologicamente
di “Oltre la
vuol
crisi”,
mostra fotografica che tratta i
dire
“arte di reggere e bene amministrare le cose della famiglia”,
temi
quindi:
salienti
perché
della
no?
crisi
Dipendenti:
volendo professionalità, le socie hanno deciso di rivolgersi direttamente
economica e
alle
sociale
scuole
in
di
cui
ottica
ci
e
optometria e, quando ai presidi hanno chiesto le eccellenzetroviamo, femminili, realizzata hanno avuto al Teatro visi straniti,
hanno dovuto spiegare che la donna ha una perizia e una pazienza Dal Verme singolari. di Milano In più: conlala
legge più
ironica e vera del marketing afferma che gli uomini guardanocollaborazione le donne e le donne di Cultura guardano e le
donne, quindi nessun pericolo di discriminazione da parte delle Solidarietà clienti, e in– occasione dal celeberrimo del
termine coniato dal giornalista Simpson del giornale The Indipendent Premio annuale nel ‘94‘Stella – si cavalca al la
società metrosexual che vuole uomini attenti all’aspetto e amanti merito’. dello E’ il shopping. nuovo volto Dadi questi “Maripunti
di partenza nasce “L’Occhialaia”, e vive bene con voglia di crescere. per sempre”, In unreading Sud particolare, teatrale inla
provincia di Salerno (Nocera Inferiore), in cui essere solo donne tournee potrebbe tratto dalla a volte biografia spaventare “Io
L’Occhialaia_Via Zanzara 13, Mariangela 15_ isabella.tramontano@gmail.com
Melato”.
Scrittrice, attrice e conduttrice. Italiana e internazionale.
Volto e firma di VanityFair.it
NOCERA INFERIORE _ SALERNO _ ITALY
Allora è vero che l’essenza di un incontro si rivela al primo istante. Quando le
persone non hanno ancora preso le misure l’uno dall’altra, alzato difese,
rivelato debolezze, infiorettato la propria storia, nascosto sotto il tappeto
paure, condizionamenti, paure. Diversi i colori, gli orientamenti e le età, diverse le ricchezze,
le competenze e le latitudini, ma simili, molto simili, i desideri, le sofferenze. Ma uguali. Simili nelle
infinite dissimilitudini, fin anche nell’apparente condivisa complementarietà. Le donne si assomigliano
quando lavorano, quando amano e pregano, quando sono madri, figlie e sorelle anche se non sempre
sanno aiutarsi e riconoscersi mentre svolgono le loro imprese, materiali e immateriali, nel mondo. I
secoli terreni ci hanno allenate a sopravvivere ma non a mettere in comune esperienze e difficoltà.
Peccato. Tuttavia ciò che mi stupisce e rincuora è la straordinaria capacità di ogni donna di immaginare
con energia scienza e passione obiettivi di felicità. Di solito quella immaginata dalla donna è una felicità
condivisa, fatta di serenità e sicurezza, legata a lontane radici antropologiche e alla tutela delle
generazioni. Ascoltare la voce e osservare i volti delle altre donne che condividono le loro storie e la loro
passione e intelligenza è una esperienza rassicurante perché il pensiero condiviso che emerge è
pacifico e profondo. A volte più stanche di sempre a volte piene della loro forza, le donne si accorgono
di essere semplicemente una donne qualunque fra le donne. Una qualunque di noi nel nostro essere
profondamente uniche, perché le similitudini tra una vita femminile e l’altra che sembrerebbero
innegabili ed evidenti non hanno nulla di così innegabile ed evidente. Almeno non per lei..
MARIAPIA DELLA
VALLE
Se è vero che la ricetta d’oro per arrivare
alla popolarità non esiste, in quanto
riteniamo che Sicuramente una parte è
giocata dalla fortuna, siamo però
consapevoli anche del fatto che molto
dipenda anche a ciò che trasmettiamo agli
altri, di positivo. Far veicolare la verità di
quello che siamo, insomma, sembrerebbe
essere quel gap di vantaggio, che ci
permette di uscir fuori da una società
sempre maggiormente streotipata. Essere
se stessi richiede coraggio, e la nostra
protagonista di oggi, di coraggio, ne ha da
vendere. Solare, intelligente, grintosa,
simpaticissima, Mariapia della Valle è la giovane Fashion Blogger che
è riuscita a conquistare la nostra attenzione, nella non facile ricerca
all’interno del vastissimo mondo delle donne che parlano di moda,
perchè, se da una parte è vero che la passione della moda va ad
accomunare tutte le varie blogger, è vero anche che è il rapporto
stesso con la moda ciò che va a differenziare un blog dall’altro. Di
sicuro c’è anche che leggendo il suo blog avverti come una
sensazione di trovarti immerso in un’atmosfera più frizzante e vivace:
quello che leggi è un mix di tante cose: il suo “about me” è tutt’altro
che monotematico spazia bensì dalle vacanze, alle uscite con le
amiche e dalle giornate in palestra a quelle con il suo ragazzo. Segno
che la moda sia veramente presente ovunque ogni giorno. Il suo blog
si basa essenzialmente su un rapporto amichevole con le donne che
la seguono e che che seguono i suoi consigli sugli outfit. Donne con le
quali scambia consigli per make-up e capelli, piuttosto che condividere
le ultime novità nei negozi. La supportano e la sopportano nella sua
vulcanica genialità creativa, la aiutano e le chiedono aiuto, la
consigliano e le chiedono consigli. Questo il senso del suo blog
www.modidimoda-mapi.blogspot.it Nessun senso, tutti i sensi.
Mariapia ha all'attivo della sua carriera importantissime collaborazioni:
scrive di moda per i magazine Donna Impresa e PinkLife, è inoltre
consulente per gli shootting fotografici del Ph Thom Rever.
Connoi
nelprossimonumero
VALDISERRI
MARIELLA
Docente di moda e fashion Journalist
www.donnaimpresa.com39
51
ROBERTA
RAZZANO
si racconta
Avete presente un presepe? Antiche case di pietra, che si alzano dritte sulla rupe di tufo. Dietro, un fiorire di campanili di chiese. Un ponte
altissimo che attraversa il vallone selvaggio. Questo è il mio paese. Un tempo, famoso per Sant’Alfonso e il suo “Tu scendi dalle stelle”. Ora, di
nuovo alla ribalta per aver dato le origini al sindaco di New York. Questa è Sant’Agata dei Goti, piccola perla di un Sud poco conosciuto, dove
sono nata e ho passato la mia infanzia tra la bellezza e l’incanto dei sensi. Il bello era normale, era quotidianità, era quasi scontato. I monumenti
antichi e i vestiti di mia madre accompagnavano i miei sguardi; il romanico asciutto ed elegante della chiesa di San Menna si abbinava ai tagli
raffinati di Valentino. E poi, i piatti seducenti che riusciva a cucinare… Tutto era colore, profumo, vita. Mio padre, il suo critico più costruttivo e
severo. Fu la mia prima e sola guida. Non accettava le mezze misure, quando si parlava di bello e di buono. Tanto era amabile e tollerante
verso gli esseri umani, tanto era rigoroso nel giudicare le loro creazioni. “Quelle si possono sempre migliorare – diceva – ed io sprono a farlo”.
Quando ti trovi a vivere in un mondo bello e stimolante, non sei mai propensa ad adagiarti: sei sempre spinta a fare di meglio, a cercare il
diverso, ad andare oltre. Gli abitini uguali a quelli delle altre bambine non mi piacevano. Volevo essere originale. Volevo essere io. Se non
potevo scegliere i miei vestiti, nessuno mi vietava di farlo con quelli della Barbie. Dopo aver provato tutto il campionario esistente, cominciai a
confezionarli di persona. Usavo gli stracci bianchi di mia madre e li decoravo con i pennarelli colorati. Non potendo cucire, li assemblavo con la
pinzatrice. Erano belli anche per le mie amiche, che me li chiedevano. Ed io li facevo per loro, con piacere. Forse tutto iniziò da lì… Ero da poco
una teenager, quando mi si aprì la strada verso il mondo vero. Mi ero macchiata la maglia bianca di caffè. Invece di lavarla, pensai che potevo
usare il caffè per tingerla tutta quanta. L’appallottolai in una pentola stretta riempita con cinque o sei caffettiere grandi. Con mia sorpresa ne uscì
non una tinta uniforme, ma un disegno, astratto e affascinante, in cui
riuscivo a distinguere forme inaspettate, come quando si guardano le
nuvole e si sogna. Intuii che quel disegno era più bello di qualunque
forma avessi potuto progettare a priori. Avevo capito che l’arte comincia
quando si va oltre il progetto, oltre l’intenzione, e ci si lascia trasportare
da quell’imponderabile che è sempre presente intorno a noi. Avevo
imparato a viverlo senza temerlo. Iniziai a tingere di tutto e con tutto. Mia
madre brontolava: sporcavo dovunque. Ed io le ripetevo: “Tu mi hai fatta
ultima di quattro sorelle, perché fossi il bastone della tua vecchiaia. Mi
avresti voluta come una damigella dal sangue blu, ma il mio sangue non
è né rosso né blu: l’hai fatto multicolor!” Allora non sapevo nulla di
shibori. Non avrei mai immaginato di ritrovarmi, dieci anni più tardi, in un
angolo di Giappone, a bottega da un maestro ultracentenario, a
perfezionarmi in quell’arte antica. Laozi Nagayama fu per me una figura
di maestro come non ne ho più incontrate. La tecnica era solo un aspetto
marginale dei suoi insegnamenti. Si preoccupava anche di come e
quanto mangiavo e dormivo. Perfino di come respiravo. E tutto il suo
sapere, oggi, lo posso ancora riassumere in quelle tre parole che
ripeteva sempre: “Mani, testa, cuore.”. Se viene a mancare un solo
elemento a questa triade così umana, nulla sta più in piedi. E’ come un
tavolino a tre gambe che ne perde una. In quei dieci anni, a dire il vero,
non ero stata ferma. Anzi… avevo lasciato gli studi di giurisprudenza,
con grande sconforto della mia famiglia, per seguire il mio sogno ed
iscrivermi all’accademia di belle arti di Napoli. Furono anni difficili. Ci
entrai quasi da sprovveduta. Non sapevo disegnare e non mi piaceva
disegnare. Ma dovevo imparare ad ogni costo. Avevo bisogno di
materiale. Cercavo la carta e i colori migliori. Ed era una cosa mia, solo
mia. Per non chiedere nulla alla mia famiglia decisi di lavorare la sera,
come cameriera, come lavapiatti. Furono anni di solitudine e sacrificio.
L’unico sostegno era la mia passione, sfrenata, irrazionale quasi, per
tutto ciò che era un abito. Gli abiti mi attiravano per la loro materialità. Li
dovevo vedere dal vivo, toccare, annusare. Erano fatti di tessuto e non di
carta. È nell'aspetto tattile che sta gran parte del fascino dei tessuti. Il
tatto e' il senso più diretto che abbiamo per conoscere il mondo. Io ho
bisogno di toccare ciò che creo. Gli oggetti e la materia ci parlano
quando li tocchiamo. Mi piace toccare la roccia quando arrampico,
sentire fra le dita la tensione del filo quando tiro di balestra, accarezzare
il pelo di animali inconsueti o stringere tra le mani le foglie di un albero.
Lungo tutto il mio percorso, i tessuti sono sempre stati i grandi
protagonisti. Come pinzavo gli abiti indosso alle bambole, così ho
sempre preferito costruire e montare i capi veri sul manichino, senza
disegnarli prima. Non c’è immaginazione, per quanto fervida, che riesca
a eguagliare la realtà, con i suoi giochi di luce, di testure, di gravità, di
tensioni e di torsioni. Bisogna provare, osservare, e lasciarsi stupire.
Solo così si può dare spazio al sogno. Da un sogno nacque alla fine la
mia tesi, “La rivelazione di Ercolano”, che poi sarebbe divenuta un libro,
una collezione ed uno spettacolo. Era un pomeriggio assolato della mia
infanzia e mio padre mi aveva trascinato ad Ercolano per mostrare gli
scavi ai parenti venuti dall’America. Io correvo, saltavo, non stavo mai
ferma. Scivolai sul selciato antico e lui mi salvò da una brutta caduta
prendendomi la mano. Mentre mi teneva, per tranquillizzarmi mi disse:
“Tu ora vedi solo rovine vuote. Ma prova a chiudere gli occhi e pensa a
duemila anni fa. Qui intorno tanta gente che passa. Un suonatore di
cetra. Le donne con i loro vestiti colorati…”. Aveva colto nel segno.
Improvvisamente nacque dentro di me l’immagine della città viva, e la
vita erano quei vestiti che si muovevano insieme alle persone e
riflettevano il sole di duemila anni prima. “Papà, com’erano quei vestiti?”.
Me li mostrò a casa, sui libri. E io sognavo di farli rivivere. La mia gavetta
iniziò a Roma alla maison Gattinoni. Madame Fernanda resta ancora un
esempio indelebile nei miei ricordi. Lei non era solo arte. Era
determinazione e tenacia. Non mollava, non se ne andava, non si
arrendeva finché il capo non era quello che voleva. All’anelito al meglio
che avevo imparato da mio padre, lei univa la capacità di realizzarlo.
Tutte le persone che in me hanno lasciato un segno, mi hanno insegnato
a non accettare le mezze misure. L’alta moda mi affascinava, perché non
si poneva limiti, Non c’erano limiti alla fantasia e nemmeno alla spesa.
Non c’erano vincoli o censure. Bisognava solo puntare in alto, il più in
alto possibile. Ed arrivarci ad ogni costo. Da lì partì il mio viaggio per
l’Europa e per il mondo. Ero diventata la donna dei tessuti. Li sceglievo, li
tingevo, li creavo dal nulla. Tingevo con le spezie, con il vino ed il caffè.
Tessevo tutto ciò che poteva prendere la forma di un filo, compreso
quello interdentale. Trasformavo la materia lasciandomi trasportare
dall’imponderabile come da un’onda amica. Un giorno, tutto si interruppe
bruscamente. Pensai di lasciare un sogno per seguirne uno migliore. Ma
era un’illusione, e mi ritrovai a terra, senza ali. Abbandonai il mondo
sfavillante dell’alta moda, che mi destava solo ricordi tristi, e mi
reinventai in mille vesti nuove. Creatrice di costumi teatrali, decoratrice di
vele, giornalista. Scrivevo di ecologia e natura e quasi per caso arrivai ad
occuparmi di cibo. Incontrai persone nuove e, come per magia, mi si aprì
davanti un mondo inaspettato. Nel giro di pochi anni venivo catapultata
dall’alta moda all’alta cucina. L’illuminazione fu un invito a pranzo da
Fulvio Pierangelini. Gli dissi che non mangiavo pesce. Il risultato fu il
menù sbattuto con rabbia sul tavolo, uno sguardo torvo ed una girata di
spalle senza un saluto. Ma sul mio tavolo arrivarono pesci d’ogni sorta. Li
assaggiavo. Mi piacevano. Mi davano emozioni. Avevo scoperto l’haute
cuisine. Il dopopranzo fu più amichevole, in una saletta riservata, tra
pizzi, cristalli e due opere di Fontana. Mi spiegò che aveva accettato la
sfida e aveva cucinato il pesce in modo da farmelo piacere. Lo aveva
personalizzato. Io, che fino ad allora avevo vissuto di surgelati e pizze a
domicilio, dovetti ammettere che anche il cibo poteva diventare una
forma d’arte. Nel giro di qualche mese la mia vita era di nuovo cambiata.
Vagabondavo tra i migliori ristoranti d’Europa, negli anni della più grande
rivoluzione gastronomica di tutti i tempi. La vecchia passione si poteva
sposare con la nuova. Creai Dolceveste, un involucro impalpabile di
tessuto colorato e profumato, che permetteva di mangiare i cioccolatini
senza toccarli con le mani. Preparai contenitori di tessuto e bacchette di
ceramica per i cuochi del Bulli. Avevano inventato le “arie”, schiume
evanescenti e profumate, ed io dovevo inventare un modo nuovo per
degustarle. Così, alla Mostra Internazionale dell’Alimentazione del 2005
presentai “Flores de Pescado” insieme ad Oriol Castro: fiori di tessuto
che avvolgono arie di mare. Riscoprii l’amore per il cibo della mia
infanzia, ma con la mente e il cuore di chi ha scelto di aspirare sempre al
meglio. Studiai, scrissi, insegnai. Mi si aprirono le porte dell’università e
scoprii quella forma incredibile di affetto che può legarti ai tuoi studenti.
Se li guardi, li ascolti e impari a conoscerli, diventano come figli. E ti senti
parte di una famiglia grande ad antica. Io li ho sempre amati, uno ad uno.
Ognuno per come era fatto e per quello che poteva dare e diventare. Ad
ognuno ho dato tutto quello che potevo. E loro hanno dato a me.
Purtroppo, l’università non è fatta solo da loro. Ci sono squallidi burocrati
e dirigenti gretti e venali, che possono uccidere ogni forma di poesia e
dignità. La mia strada non poteva fermarsi lì. L’insegnamento, senza
ricerca, può diventare una ripetizione vuota. Così, mi sono decisa a fare
sul serio. Sono entrata a fare parte del Laboratorio di Fisica
Gastronomica dell’Università di Parma, assumendomi la responsabilità
di tutto il settore estetica e design. Lì ho iniziato il progetto drink design,
come nuova forma di food art. Realizziamo drink personalizzati, ognuno
diverso dall’altro, con disegni tridimensionali creati da liquidi colorati,
iniettati all’interno di un liquido trasparente. Anche qui, la scienza e lo
studio ti portano al limite, poi lascio scattare quell’ineffabile abbandono
all’imponderabile… Poi, un giorno, arriva di nuovo l’ombra. Scura,
spaventosa, invincibile. Mio padre si ammala e in pochi mesi se ne va.
Nel mio cuore, sentivo che avrebbe avuto ancora tante cose da dirmi,
ma il tempo era finito. Ero persa. Cercavo dovunque un segno, un
appiglio, un punto da cui riprendere il filo dei suoi insegnamenti. E mi
tornò alla mente quel pomeriggio lontano, agli scavi di Ercolano… Sentii
rinascere il richiamo della moda. Ma in forme diverse. Il tempo era
passato. A vent’anni volevo trasgredire, ma ora? Non riuscivo a
convincermi che fosse il momento di ricominciare. Però mi guardavo
intorno, e vedevo che il mondo era cambiato. La crisi che imperversa.
Una realtà che nessuno più ama. Si può trasgredire quando tutto è
perfetto e felice. Si desidera andare oltre, ma perché il presente è già
bello. Ma ora? Ora, mi sono detta, non c’è più sete di trasgressione. C’è
tanta voglia di sognare. Di fuggire.
Roberta Razzano
www.donnaimpresa.com 53
Il conferimento del
"Premio Donna Impresa"
Al Fashion Week Bucarest
ADRIANA
AGOSTINI
Fashion designer _ www.adriana-agostini.com
Donne di moda
L’abbiamo incontrata per la prima volta a Bucarest e precisamente all’evento
FashionTv Week presso la sua Galleria - Atelier. La sua ispirazione nasce in primo
luogo dal tessuto e poi si sviluppa dall’osservazione della società.
Lei è Adriana Agostini, fashion designer rumena le cui
collezioni, in passerella, assumono la caratteristica di uno
spettacolo nello spettacolo, tanto lei è abile a dotare di senso le
sue rappresentazioni. Scenografie teatrali in cui si esprime la
bellezza della donna, magnificandola in tutta la sua più sensuale
femminilità. Mai una donna mortificata in rigide vesti, mai un
corpo umiliato nella sua avvenente grazia. Il corpo si esprime,
fluendo fra tagli e tessuti che lasciano il libero manifestarsi. Bella,
solare, Adriana Agostini ci accoglie con un sorriso che lascia
intuire quanto, quella serenità espressa, sia trasferita in tutto
quello che crea, quanto rappresenti l’elemento distintivo di
qualcosa che prima ancora che essere un brand, è la sua vision.
Un modo di percepire il mondo, il suo, in cui si contempla la gioia
di vivere. Ha iniziato in Italia la sua professione lavorando per
diversi Atelier nel campo del tessile. La definivano una design
della “maglieria” per la sua straordinaria capacità di abbinare
tessuti di natura diversa, cachemire e seta, in particolare. E tutto
questo avveniva negli anni ’80. Poi il salto di qualità tentando di
vendere i suoi prodotti fuori dall’Italia, strategia vincente che le
conferì da subito popolarità. Una svolta al suo modo di intendere
la moda, il fashion. Qualcuno è magico; altri ammaliano; taluni
raccontano la storia intessuta da infinite piccole vicende umane;
certi rimangono imperiose roccaforti di un glorioso passato
seppure ne hanno perso i fasti opulenti; alcuni sono abbandonati
a sé stessi; talaltri si lasciano scivolare il tempo sulla pelle;
qualcheduno sembra materializzarsi dalle pagine ingiallite
d'antichi libri di fiabe, dove le parole gotiche sono arricchite da
fantasiosi disegni di fate del bosco, di folletti dai buffi cappelli
nascosti fra i fili d'erba, d'acque cristalline e di ponti magici,
metafora di un passaggio fra bene e male, fra buio e luce, fra
civitas e barbaritas, fra noto ed ignoto... Infine qualcuno, e questo
è il caso di Adriana, scrive libri incantati a più dimensioni, dove le
pagine sono tessuti, le penne aghi, dove le idee si esprimono
attraverso piccoli ritagli di tessuto, s'incorsano in formule magiche
comprensibili solo ad eletti che possiedono il sapere di
comprendere la magia della sua arte. Saperi che invitano a
superare le cortine, a varcare la soglia per scoprire che tutto è
arte in continuo movimento, un'altra storia da svelare... per chi la
vorrà e saprà ascoltarla. Adriana Agostini è stata insignita con il
prestigioso Premio Internazionale “Donna Impresa” “PREMIO
INTERNAZIONALE DONNA IMPRESA/
AT THE HEART OF
COMMUNITY” all’interno del prestigioso evento che si è tenuto
presso Villa Cesarina di Valganna (provincia di Varese) nelle
giornate dell’8e9marzo,iltutto sintetizzato in un video per la
La collezione di Adriana Agostini presentata
a Villa Cesarina - Valganna (Va) - Italy
di Annabella Ciardiello
regia dell'eclettico Dragan Sebastian denominato "Una bellezza
reale". " CULTURA AGENZIA" dunque giunge in Italia, a Villa
Cesarina a raccontare le meravigliose creazioni della fashion
designer Adriana Agostini che hanno fatto sfoggio della loro
magnificenza attraverso la statuaria bellezza delle modelle in un
contest, quello della splendida dimora liberty, reso ancor più
magico dagli scatti del ph George Cristian. Nel soirée di Gala,
all'insegna di una giuria d'eccezione presieduta dal Principe
Stefan de Montenegro e dalla sua splendida consorte, da
Bruno Romano Baldassarri in qualità di Direttore Marketing
Italia Donna Impresa e Giuseppe Vigilante Patron dell'evento,
sono state assegnate le fasce di merito alle partecipanti a "Lady
Storica", una per ciascuna concorrente attribuite in base alle
caratteristiche peculiari di ciascuna; un concorso dunque che non
ha visto né vincitrici né vinte, a celebrare la bellezza delle donne
nella loro dissomiglianza di caratteri. A conquistare il "Premio
eleganza" la modella rumena Ana Maria Iancu che vestita in uno
splendido abito di Adriana ispirato all'ottocento di gattopardiana
memoria, ha incantato ospiti e giuria oltre che per la sua
bellezza, per il suo portamento regale. Nel corso della serata
sono stati poi assegnati i PREMI INTERNAZIONALI DONNA
IMPRESA alla oramai celeberrima scrittrice Ada Cattaneo, alla
straordinaria fashion designer Adriana Agostini, lo ricordiamo ad
onor di cronaca, ed alla versatile bellezza di Kurimi Mami. " Arte,
Bellezza e Solidarietà nelle giornate dell'8e9marzo2014èstata
un successo al di sopra di ogni più rosea aspettativa - ci dice
Giuseppe Viglilante - metti una troupe di 12 elementi al seguito
della stilista Adriana Agostini, Bruno Baldassarri e Valeriana
Mariani, la polizia a cavallo e Nicola Corrarello, 12 bellissime
donne per Lady Storica, Pin Berve e Kurimi Mami, 6 guerrieri
medioevali con Alessandro Varagnolo e una scrittrice di leggende
Ada Cattaneo, le bellissime piante di Vivai Giardinaggio Selve e la
onlus per l'aiuto ai bambini autistici... per non parlare poi della
bellezza dei quadri esposti nei saloni della villa di sei artisti:
Daniela Galli, Monica Trioli, Milly Martionou, Anna Zulla, Mirella
Zulla e Benedetto Codella... dei premi assegnati, dello
Champagne Dom Caudron Marne abilmente presentatoci da "La
Dame du Vin" personaggio cult nel panorama dell'enologia
nazionale, del magnifico risotto preparato da uno dei ristoranti
tipici di Valganna annaffiato da vini "eccellenti", quelli portati in
degustazione da Boris Laziosi per il Podere Vilarga prodotto
vinicolo del Principe del Montenegro. Beh.. che dire, se non il
ringraziare tutti coloro che hanno dato vita a questo magnifico
sogno… “. Il servizio, in esclusiva per MDI TV o mditv.ro.
agostini
Model: Mihaela Dragne
Model: Ana Maria Iancu
da destra: Adriana Agostini con i Principi di
Montenegro, Giuseppe Vigilante con i figli.
www.donnaimpresa.com 55
CLAUDIA
FERRISE
Fashion designer _ Lamezia _ Italy
Modelli dal taglio apparentemente semplice, quasi classico, ma impreziositi con dettagli
ricercatissimi, che regalano alla sposa un look sofisticato, di alta classe, indubbiamente
glamour. Per le gonne, scivolate e dalla linea morbida, vengono utilizzati tessuti fluttuanti
come lo chiffon, il tulle e la seta ma anche più strutturati come il damascato, e il raso, uniti a
bustini dal taglio prevalentemente a cuore ed a V, anche con scollature profonde, che
regalano grande femminilità persino alla sposa più formale
Per coloro che sono alla ricerca di un look più moderno, non mancano però accenni minimal chic, come lo scollo squadrato. L’anima delle
collezioni è senz’altro il pizzo, utilizzato come tessuto principale o in piccole applicazioni , che danno vita a fiori, petali e decorazioni di alta
lavorazione, arricchite con punti luce, perline e cristalli, che illuminano gli abiti senza appesantirli, ma donano un tocco di brillantezza che ben “si
sposa”, è proprio il caso di dirlo, con le linee romantiche e delicate dei modelli. Accanto alle gonne ampie in tulle, dal taglio principesco, troviamo
anche linee più aderenti e femminili, con gonna a sirena, abbinate perfettamente a maniche lunghe o in tulle, che lasciano trasparire le braccia,
avvolgendole in ricami e applicazioni. Soffici petali in pizzo o chiffon, che ritroviamo sul velo sposa, anch’esso protagonista indiscusso della
passerella, con strascico importante e lunghezza cathedral. Guardando al colore, è il bianco che regna sovrano nelle collezioni di Claudia, nelle
sue sfumature ricercate: etereo ed elegante, in una fusione perfetta di romanticismo e modernità, per donne sensibili e capaci però di mostrare
anche il mistero, la malizia e la seduzione. Se sognate che la vostra sia una favola, ricordatevi che una storia meravigliosa ha sempre un inizio
speciale. E la scelta dell’abito è l’incipit giusto per un matrimonio fiabesco. Come orientarsi tra aspettative da favola e quel ci fa essere
assolutamente favolose? A raccontarci il percorso che porta alla scelta dell’abito da sposa (non di “un” abito da sposa qualsiasi) è Claudia
Ferrise padrona di casa all’Atelier “Sposa Lucy Claudia” che ci guida con il suo prezioso savoir faire. La storia comincia insomma con la
condivisione di desideri e aspettative: riguardo all’abito, alle linee, ai tessuti, ai dettagli, ma anche a tutto il contesto del matrimonio, dalla
location allo stile della cerimonia. Il compito di Claudia è dunque il trasformare il sogno delle proprie clienti in realtà, cogliendo emozioni e
aspirazioni, ascoltando e consigliando. “Senza esasperazioni” forte della lunga esperienza nel settore più romantico che esista. Idee semplici e
chiare, suggerimenti mirati e realistici, perché quello della scelta sia un momento meraviglioso, senza inutili stress. Si inizia così un affascinante
viaggio: passando da tessuti, stili e modelli, alle pregiate proposte di raffinate case nazionali ed internazionali, a disegni su misura, realizzati per
la sposa dall’Atelier fino al lavoro sartoriale realizzato qui, con la professionalità stilistica artigianale della tradizione, dal cartamodello all’abito.
Scelto il modello, in un trionfo di emozione, la fase successiva è la prima prova. Non dobbiamo ai dimenticare che la protagonista quel giorno
deve piacere prima di tutti... a se’.
DIANA
ALEXANDROAE
Presidente Kasta Morrely _ www.kastamorrely.ro
a tu per tu con:
Diana Alexandroae
presidente Kasta Morrely
Le industrie creative, così come
troviamo che sono state definite da
inglesi, sono quelle industrie che hanno
l’origine nella creatività, talento e
maestria degli individui, e che hanno il
potenziale della creazione di impieghi e
di prosperità tramite la generazione e
l' utilizzo delle proprietà intellettuali.
I campi che costituiscono (conforme DCMS- Department of
Culture, Media and Sport, UK) sono advertising, l’architettura,
le arti, i mestieri, il design, la moda, il cinema, video e foto,
software e computer games, la musica, le arti visuali e
performing arts, publishing, televisione, radio. Esse hanno un
ruolo educativo molto importante nella società odierna ed è
per questo motivo, e per nostra sfortuna, siamo aggrediti con
troppe produzioni e prodotti di bassa qualità. Per questo
siamo moralmente obbligati trovare e promuovere l’autenticità,
la qualità ed il professionismo per sbarazzarci della nocività
del kitch e dell’incultura presente dappertutto nell’importante
settore delle professioni che formano il campo dell’immagine.
E’ sulla base di questa considerazione che abbiamo ritenuto
indispensabile ascoltare una specialista in termini di autorità
internazionale nell’organizzazione d’eventi, sfilate di moda e
Fashion Theater: lei è Diana Alexandroae Presidente Kasta
Morrely, uno degli esperti che sono stati alla base della
creazione e legalizzazione per la prima volta nel mondo, della
scienza dell’occupazione di modella(o) e dell’occupazione di
organizzatore di eventi. Diana Alexandroae fa parte anche dal
collettivo degli esperti che hanno creato e registrato come
marca il nuovo genere artistico Teatro di Moda (Fashion Theater). “Desidererei precisare dall’inizio il fatto che la mia attività di ricerca in qualità di
presidente Kasta Morrely è stata centrata specialmente sul campo delle sfilate di moda e dell’organizzazione degli eventi di moda. Questa attività
– ci dice Diana - non ha però escluso il coinvolgimento nello studio della realizzazione delle trasmissioni TV e film. Come si sa ogni persona
ambiziosa sogna diventare una stella oppure una personalità pubblica conosciuta molto spesso senza aver approfondito l’effimerità che ruota
intorno alle stelle della televisione o cinematografiche. La causa della loro effimerità è dovuta al fatto che sono persone impreparate che tramite
l’apparizione sul piccolo schermo danno un'impressione iniziale d’intelligenza, fascino e spontaneità, ma... come dire – continua - il pubblico si
rende conto assai velocemente della realtà e si annoia presto della falsa stella. Lo stesso ovviamente vale per le stelle cinematografiche che, se
non supportate da un vero talento ed un corretto management, scompaiono nell’ignoto. Mi sono domandata anche io all’inizio perché sono stelle
che resistono nel tempo ed altre scompaiono con la stessa rapidità con cui sono apparse. Tematiche che ho approfondito durante gli studi di
ricerca del mondo della moda e che sono state la base della mia consapevolezza di oggi. Quello che ho compreso, è che il settore è stracolmo di
molto dilettantismo basato sulla sfrontatezza di manager improvvisati e senza troppi scrupoli che giocano sulla pelle e sul talento, non ultimo sulla
timidezza, di quanti vorrebbero intraprendere una carriera artistica, qualsiasi essa sia.
L’interesse per le prestazioni artistiche si perde in
continuazione perché molte dalle attività di creazione sono dominate dagli impostori e spavaldi. questa è la verità. Il lavoro di creazione si basa su
una preparazione complessa che congloba più qualificazioni complementari. Non puoi avere un’attività di successo nelle industrie creative senza
qualificazione e senza una preparazione laboriosa preliminare perché senza preparazione solida l’atto artistico si svolge caoticamente, con molto
lavoro invano e alla fine si scelgono ruoli che di bassa qualità, pur di apparire. sono sotto gli occhi di tutti - conclude Diana – le ridicolaggini delle
dirette televisive e/o le produzioni di basso spessore culturale ed estetico. E’ solo nel momento in cui hai una preparazione idonea al ruolo che
vuoi svolgere che diventa facile il valutare la qualità dell’offerta. Mai diversamente. Una professione, per essere riconosciuta legalmente dallo
stato, deve necessariamente dotarsi di un progetto approvato della scienza di quella professione. Così quelli che sono qualificati in quella
professione imparano cosa devono fare con efficienza e rendimento massimo, benefico per se stessi così come per le persone che si affidano ai
suoi servigi. Ho constatato quando lavoravo all’elaborazione dell’occupazione di modella(o) che le sfilate di moda in molti casi annoiano la maggior
parte degli spettatori a causa della loro monotonia… ragazze che portano a spasso dei vestiti tutte nello stesso modo, invece che indossarli. Vi è
una grandissima differenza fra l’indossare un capo e vestirlo. Ecco perché ho pensato di mettere a punto il Teatro di Moda (Fashion Theater), di
proprietà intellettuale Kasta Morrely. Questo nuovo genere artistico conferisce valore tanto alle creazioni dei designer quanto il talento di coloro
che sfilano. Sono stata piacevolmente sorpresa alla fine dell’anno 2013, quando nell’ambito della Gala Romanian Fashion Awards, ho ricevuto il
Premio per la creazione di questo progetto Moda, ancor più sorpresa e felice quando, subito dopo, sono stata insignita di un Diploma di
Eccellenza come autorità riconosciuta nelle industrie creative ed il riconoscimento del nuovo genere artistico Teatro di Moda (Fashion Theater),
dalla parte dei funzionari di una città turistica molto importante. Posso dire con piacere ed orgoglio, che sulla scena del grande festival Bucharest
Fashion Week dal dicembre 2013 sono state molte le sfilate organizzate in collaborazione con noi... e gli effetti si sono visti. Il pubblico non solo
non dava segno di insofferenza, ma restava compostamente seduto... quasi rapito da ciò che in quel momento avveniva in passerella. Questa
reazione del pubblico è la conferma che il fondamento delle industrie creative, il successo, dipendono dalle qualificazioni, oltre che dal talento.
Insomma, non possiamo parlare del futuro di successo e dello sviluppo del settore culturale artistico senza un’approccio scientifico basato sulle
qualificazioni ed innovazioni di quelli che si affacciano in questo campo d’attività. I paesi che hanno investito nello sviluppo del settore delle
industrie creative sono i più conosciuti ed apprezzati per il loro livello di civiltà e benessere anche se in altri settori non eccellono”.
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L’immagine interiore dell’Io corporeo è quella foto mentale che ognuno ha di se stesso, quel ritratto
conseguenziale alle esperienze passate ed alla percezione attuale del corpo, come ogni persona sente, e
come si pensa possano riconoscerlo gli altri. .
fra
ed
estetica
I significati trasmessici dalla vocabolo ‘estetismo’ attengono in prevalenza o a
un’autoconsapevole concezione della realtà, cioè una filosofia, non importa
quanto strutturata e articolata, o a un atteggiamento esistenziale,
comportamento, consuetudine, costume, norma, moda e cioè a una condotta
pratica; e in questa seconda accezione momento qualificante non è
l’interrogazione di sé e la ricerca delle ‘cose’, bensì il consumarsi della vita nella
sollecitazione e nell’immaginoso compiacimento della bellezza dei suoi attimi:
primo forse fra tutti, ciò che essa offre nelle forme della natura e dell’arte visiva.
Dà unità di senso all’una e all’altra di queste disposizioni della coscienza la
sensibilità intesa come luogo semantico della bellezza. La bellezza prende, per
così dire, la piega dell’estetismo in quanto ritenuta valore subordinante a sé ogni
altro, o in quanto valore essa soltanto. Suo valore è procurare un piacere che sia
privilegio di alcuni o, al più, che da alcuni venga donato; e, per questa sua
eccellenza e unicità, essa è criterio e fine del comportamento. Ne consegue che
la moralità si dissolve o si riduce all’esigenza di generare, adorare, esibire,
testimoniare la bellezza, intesa nel senso che si è detto, in ogni atto di vita.
L’assolutizzazione del bello, per il fatto stesso di essere esclusivista, rifiuta
peraltro ogni istituzione di rapporti, ogni ricerca della dialettica, e perfino ogni
concezione gerarchica del bello rispetto ad altro poiché sopprime i termini con
cui esso abbia a confrontarsi, ossia appunto la possibilità d’instaurare relazione.
Ciò che merita il nome di vita è soltanto la promozione e la creazione della
bellezza, e il godimento che suscita.
estetismo
Cambio aspetto:
QUANT 'É BELLA GIOVINEZZA CHE TI FUGGE TUTTAVIA
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L’estetismo è di fatto emerso all’evidenza
nello spirito moderno: pur essendo una
tendenza psicologica d’imponderabile
origine, ma probabilmente legato a
condizioni di civiltà che abbiano raggiunto
una consapevolezza complessa, si è
sviluppato venendo a coscienza di
costituire il variegato consorzio degli
spiriti eletti non prima del secondo
Ottocento. Certamente, tendenze
analoghe si ritrovano in ogni fase del
gusto e del pensiero estetico, ma non più
che episodiche e vaghe, senza un
contesto di riferimenti tra loro compatti o
quasi necessari. Fra le ricorrenti
tendenze accostabili alla prospettiva
estetizzante la più idealmente vicina per
la sua area semantica in larga parte
comune, è l’edonismo, che viene spesso
assorbito o inglobato o viceversa è esso
che si precisa ed estremizza
nell’estetismo quale esaltante insularità
della bellezza. L’antica estetica del
piacere, seppure sia corretto conservarle
il nome di estetica, rigorosamente
avversata dall’eticità di Platone, era ben
lontana dal ridurre l’essere al bello, e di
rimando la condotta umana, ma
semplicemente ne stabiliva la presenza e
ne dava esegesi rilevandola utile quando
rispondente a fini morali. Non è dubbio
che l’estetismo nel suo complesso, nella
sua ambizione a foggiare e recepire
forme non meno che nella sua incidenza
sul costume, si riconosca per una
ricercatezza volontaristicamente
artificiosa, quindi intellettualistica, anche
se, nel suo esplicarsi nelle individualità
che modella, manifesta mille inflessioni.
Fra queste non è rara né, quando si
manifesta, è secondaria la velleità
ribellistica che ne turba la clausura nelle
proprie dilettazioni eminentemente
contemplative perché non potrebbe
opporsi senza costringersi al confronto e
al conflitto con ciò cui è ostile o che sente
ostile e non sa irretire nelle sue maglie.
L'altra faccia
dell'estetica
Il culto della bellezza, oltre ad essere rintracciabile in formule
matematiche e letterature moderne, già esisteva ai tempi di Nerone, e
questo è dimostrato dalla figura di Petronio, considerato il primo esteta
latino. L’egocentrismo e la continua ricerca della bellezza da parte di
figure come Petronio, D’Annunzio, Baudelaire e Wilde, hanno poi
introdotto al concetto di narcisismo, attraverso gli studi e i contributi di
Freud, il fondatore della psicanalisi, e Melanie Klein, una delle
personalità più decisive e influenti del movimento psicoanalitico. Quello
che a noi interessa è però attualizzare il concetto di bellezza,
analizzando le influenze che al giorno d’oggi l’estetica può avere in
campo lavorativo, politico, scolastico e quotidiano, per una personale
riflessione che non può prescindere, a parer mio, in alcun caso,
dall’affermare che la vera bellezza è quella dei sentimenti. Ciò premesso
non possiamo però esimerci dal riflettere su un dato di fatto
squisitamente contemporaneo: ovvero che la bellezza esteriore
inevitabilmente privilegia chi la possegga nella vita di tutti i giorni. Studi
recenti hanno dimostrato che se mettiamo a confronto una persona bella
con una meno attraente, a parità di contenuto comunicativo, le persone
belle si ritiene siano più persuasive di quelle esteticamente meno
affascinanti, che trovino più facilmente lavoro e ad avere impieghi più
prestigiosi. Anche sul piano giudiziario, le persone gradevoli sembrano
essere privilegiate dalla buona sorte, in quanto giudicate meno colpevoli
rispetto a persone non attraenti e il loro comportamento, anche se
sbagliato, è solitamente attribuito a “cause esterne”, anziché associarlo
alla volontà colpevole dell’individuo.
“...Esprit de
finesse...”
“Nello spirito di finezza i principî sono, invece, nell'uso comune e dinanzi
agli occhi di tutti. Non occorre volgere il capo o farsi violenza: basta aver
buona vista, ma buona davvero, perché i principî sono così tenui e così
numerosi che è quasi impossibile che non ne sfugga qualcuno".
Blaise Pascal
Nel suo “Elogio della Pazzia” Erasmo da Rotterdam ci illumina con una
vera perla di saggezza: “Per un ubriaco non vi è quadro più bello
dell’insegna di un’osteria”. Una variante del vecchio detto popolare
partenopeo che tradotto in italiano suona più o meno così: “Ogni
scarafaggio è bello per sua madre”. Saggezza popolare e filosofia
convergono per dirci quello che è uno dei luoghi comuni più usati
quando si parla di “bellezza”: “non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò
che piace”. Ma è proprio così? E anche se fosse, se davvero il bello è
ciò che piace soggettivamente, perché in determinate epoche storiche o
in determinate culture piacciono alcune cose che non piacciono più in
altri contesti o in altri periodi? Fatto sta che Oscar Wilde e il suo "Ritratto
di Dorian Gray" sono tanto contemporanei da indurci a riflettere su
come l'estetismo, mai come oggi, pervade e dà senso alla nostra vita:
l’estetismo visto ovviamente anche nella sua accezione più deleteria e
corruttrice che si volge alla ricerca della perfezione esteriore (che è
immagine dell'eterna giovinezza) a tutti i costi, il quale si oppone con
forza all’idea che invecchiare bene equivale anche al ricercare
quell’armonia che si sostanzia del benessere psico-fisico che si oppone
alla ricerca assoluta della sola perfezione esteriore di sé divenendo
assoluta al punto da diventare paranoica. Con ciò mi riferisco a tutto
quanto sia agli antipodi di quei sani e responsabili atteggiamenti che
sfociano in forsennose corse in palestra, a diete forzate che in alcuni
casi sono già al limite del lecito e ad interventi estetici invasivi che
denunciano un comportamento nevrotico: la nervosi sottintende
un'ossessione e l'ossessione una paura: la paura di ingrassare e di
invecchiare ossia di vedere deformarsi il proprio corpo, bensì al fatto che
il corpo, che è sicuramente la nostra vetrina, il nostro biglietto da visita,
l'immagine di noi che forniamo all'altro appena ci vede e ci giudica,
subisca trasformazioni tali da non rispettare (fors’anche ossequiare) la
nostra età biologica. Non sono rare le persone curate nell'aspetto che
pure mostrano una età avanzata e sono molto più piacevoli di altre che
vogliono apparire in tutto e per tutto giovanili, snaturando in toto il proprio
patrimonio genetico. Mi riferisco con questo a quelle cure estetiche ed ai
rifacimenti artificiali di parti del proprio sé attraverso la chirurgia estetica,
quando questa sia invasiva al punto da deturparci, o meglio, defraudarci
della nostra identità, sebbene pure esteriore. E mi domando: ha senso
ringiovanire una parte del proprio corpo in maniera tanto evidente da
evidenziare ancora di più la mancata giovinezza del resto sul quale la
natura emette sentenza dell’out-out inappellabile. Sembrerebbe quasi
fossimo composti da due noi: uno giovane, il Dorian che non invecchia,
che è sempre bello, e il resto, il ritratto che invecchia e mostra la nostra
decadenza in maniera evidente e incancellabile che non riusciamo a
nascondere e che vorremmo rigettare nell'angolo come fa Dorian con il
suo brutto ritratto. Questo sembrerebbe essere l'estetismo
contemporaneo: la ricerca di una perfezione esteriore irraggiungibile che
rasenta i limiti del nostro essere caduchi e che non può, in nessun caso,
cambiare. La natura rivendica la sua leadership, sempre, nonostante noi
ma non sempre la ridicolaggine è il prezzo da pagare per ottenere
l'estetismo. Nietzsche nello Zarathustra scrive che noi siamo corpo e al
di là di esso c'è il nulla. La nostra vita si riduce a corpo e percepiamo la
nostra ragion d'essere attraverso il corpo. Nietzsche, alla ricerca
perenne di nuovi valori, aveva scoperto un nuovo Dio: il corpo. C'è
voluto un secolo ma il nuovo Dio è emerso in tutta la sua pienezza e si è
dato a noi in questo nuovo millennio. Noi osanniamo questo Dio, lo
culliamo e lo curiamo all'eccesso. Va di moda il Dio corpo. Morti i valori
trascendenti ne abbiamo creato di terreni fra cui c'è il corpo in tutta la
sua forma e bellezza e pienezza. Lo esaltiamo, lo mostriamo, lo
adoriamo, lo formiamo, lo plagiamo. Alla fine, come per un vero Dio, ce
ne rendiamo schiavi, tanto che quando esso non risponde (si ammala o
semplicemente decade) ci disperiamo, inconsapevoli che della divinità
ha solo le sembianze ma non lo stato: non è eterno, non è perfetto, non
è immortale, non è infallibile. Crediamo in tutte queste doti e per un po'
esso apparentemente ci corrisponde illudendoci di possederle. Ma, in
realtà, è caduco come tutto ciò che è terreno e quindi crolla. Nietzsche
sapeva che tutto ciò che è terreno è caduco e ci aveva avvertito. La vita
ha il suo lato apollineo, perfetto e armonioso, e il suo lato dionisiaco,
tragico e decadente. Guai a escludere uno dei due lati in quanto si
avrebbe una visione miope di sé e del reale e prima o poi si svelerebbe
l'illusione nella quale siamo caduti. Il monito è pertanto lo svegliarsi
unanime dal culto dell'illusione del corpo non accondiscendendo troppo
a questa moda che annulla le individuali differenze somatiche a
vantaggio di una estetica standardizzata e spersonalizzante. Ma
quando è iniziato questo desiderio di trovare rimedi ai vandalici graffiti
che il tempo si ostina a tracciare sui nostri volti? Un riflesso nell’acqua: e
l’uomo prende coscienza del suo volto vale a dire dell’interfaccia che
separa la sua anima dal mondo. Questo potrebbe essere il twitt che
comunica l’inizio della storia della bellezza e degli incredibili sforzi che
l’umanità ha compiuto per crearla, possederla, mantenerla. L'obiettivo
non dovrebbe essere solo il riparare o migliorare ciò che già esiste nella
persona, ma superarlo, andare oltre, elevarsi a nuove dimensioni di
profondità e di saggezza. Siamo qui in carne e ossa. Interamente. Non
dobbiamo far finta che il nostro peso sia vuoto, non siamo tenuti a
essere solo spirito solo voce senza consistenza. Qui si richiede d'esserci
interi, peso vero, autentica sostanza, esperienza.
CONCLUSIONI
Bellezza:
istruzioni per
l’uso
“Nosce te ipsum” ( CONOSCI TE STESSO)
Prima di conoscere gli altri, bisogna conoscere se stessi. Molte volte ci si
dimentica di questo particolare e si pretende di poter vivere bene, ma
non è così. Chi non conosce se stesso, è incompleto e vive di
conseguenza una vita incompleta. Come si fa a conoscere se stessi? È
molto semplice. O almeno molto più semplice di quel che sembra. Prima
di tutto, è importante guardarsi spesso allo specchio. Può sembrare una
idiozia o un eccesso di vanità, ma non è così. Abbiamo un volto ed un
corpo che sono unici e dobbiamo conoscerli perfettamente per poterli
utilizzare. Dobbiamo concentrarci su ciò che vediamo nello specchio e
studiarci, lavorarci sopra. Siamo un' entità completa, che non deve
invidiare niente a nessuno. Abbiamo tutto quello che hanno gli altri e ci
deve bastare. Non deve sussistere nessuna invidia. Non importa se gli
altri sono più alti, più magri, più belli (secondo una nostra opinione,
perché la bellezza non esiste, è una caratteristica soggettiva). Dobbiamo
imparare ad accettare ed amare il nostro corpo, anche perché se ci
consideriamo brutti o non come vorremmo essere, rischiamo di
diventarlo davvero. Il nostro corpo è lo specchio di ciò che abbiamo
dentro. Se ci deprimiamo e ci trascuriamo, il nostro corpo ne risente e
può divenire proprio come non vorremmo che diventasse. Invece, una
persona che si accetta e si piace, per forza di cose, è una bella persona
e piacerà anche agli altri. Una persona felice trasmette felicità, una
persona che si sente bella irradia bellezza, così come una persona
depressa deprime chi le sta intorno. Impariamo a vivere bene, a volerci
bene ed accettare la nostra identità, il nostro corpo ed il nostro essere
una persona completa.
Prima regola:
Il nostro corpo ha sempre bisogno di sentirsi amato.
Quanto tempo gli dedichiamo invece? Pensateci un attimo e
rispondetevi da soli, ma senza guardarvi: che mani avete? Sono di
palmo quadrato o rettangolare? Sarete in pochi a saper rispondere.
Forse perché le vostre mani le avete sempre viste e mai osservate. C’è
differenza tra i due termini. E quanti nei avete sul petto? Ne avete?
Chissà! Sembrano sciocchezze, ma magari conoscete meglio il corpo di
un’altra persona che il vostro. Vi sembra normale? Di certo non lo è. E
qui, ritorniamo all’inizio: conosci te stesso prima di conoscere gli altri.
Dovete prendervi del tempo per stare soli con voi stessi, osservarvi,
capirvi, per sentire il vostro respiro. Vi è mai capitato di sentire il vostro
respiro? E la vostra voce? Che voce avete? Avete mai provato a parlare
a voi stessi davanti ad uno specchio? Non è una cosa da pazzi, se non
l’avete mai fatto è ora di provare. Prendetevi dei momenti che siano solo
vostri. È ora di imparare a convivere con voi stessi, è ora di ritornare ad
essere una persona.
Seconda regola:
rispetta te stesso.
Ci sono certi momenti della giornata che devono divenire per te sacri. Ad
esempio il pranzo e la cena. Devi fare sempre quello che ti fa felice. Se ti
andava di parlare col tuo amico più che stare a tavola con la tua
famiglia, allora va bene. Ma è una tua scelta. Deve sempre essere un
tua scelta. Calcola che con l’amico ci puoi parlare sempre, la famiglia a
tavola invece non c’è sempre, almeno nella maggior parte dei casi.
Questo è solo un esempio. L’importante è in sintesi, fare le scelte giuste,
quelle che ti fanno felice
Terza regola:
abbattere gli stereotipi
Da premettere che, molto spesso, la gente viene sopraffatta da problemi
che, in realtà, non esistono se non nella propria immaginazione.
Problemi legati, in questo caso, al proprio aspetto fisico. Dobbiamo
imparare a capire una cosa fondamentale: un conto è il corpo,
corruttibile, passeggero, e un conto è l'anima, immortale, eterna,
rappresentante il nostro vero "io". Pur essendo consapevoli di ciò, molto
spesso si soffre lo stesso a causa di problemi "materiali", o meglio, per
ciò che sembrano tali. La società odierna impone certi canoni sbagliati.
Ogni giorno si vedono in televisione belle ragazze (all’apparenza
perfette) che ti dicono: “butta via il grasso di troppo, diventa come me”,
“via alla cellulite!”, “diventa come me…”; ma tutto ciò è sbagliato. Perché
noi non dovremmo mai seguire la moda, divenendo uguali a tutti gli altri.
Se così fosse, se si andasse avanti così, un giorno ci troveremmo in un
mondo di persone tutte simili. E il nostro "io"? Dove lo mettiamo? Come
si suol dire: il mondo è bello proprio perché è vario. Non dobbiamo
cercare di essere uguali ad un’altra persona, perché noi stessi siamo
perfetti così come siamo, e per questo dobbiamo imparare ad
apprezzarci e conoscerci meglio. Accettarci. Sono le persone a fare la
differenza, persone che credono nei propri sogni, persone che amano il
proprio lavoro, persone che desiderano circondarsi di gente positiva,
persone alla ricerca di un mondo migliore, persone sensibili a tutto ciò
che è bello, utile ed etico.
In sintesi:
Piacersi è Piacere
Essere e sentirsi attraenti evitando la nevrosi dell'apparire.
Nell'ambito
della letteratura
francese d'obbligo
il richiamo
all'“Hymne à la
Beauté”
di Baudelaire, in cui la Bellezza appare
come una sorta di spietata ed impassibile
Sfinge, di supremo e perfetto Ideale che
esige, dai suoi adoratori devoti e rapiti,
ogni sacrificio, fino a quello estremo della
vita.
“Vieni tu dal cielo profondo o sorgi dall'abisso, Beltà? Il tuo
sguardo, infernale e divino, versa, mischiandoli, beneficio e
delitto: per questo ti si può comparare al vino.
Riunisci nel tuo occhio il tramonto e l'aurora, diffondi profumi
come una sera di tempesta; i tuoi baci sono un filtro, la tua
bocca un'anfora, che rendono audace il fanciullo, l'eroe vile.
Sorgi dal nero abisso o discendi dagli astri? Il Destino
incantato segue le tue gonne come un cane: tu semini a
casaccio la gioia e i disastri, hai imperio su tutto, non rispondi
di nulla.
Cammini sopra i morti, Beltà, e ti ridi di essi, fra i tuoi gioielli
l'Orrore non è il meno affascinante e il Delitto, che sta fra i
tuoi gingilli più cari, sul tuo ventre orgoglioso danza
amorosamente.
La farfalla abbagliata vola verso di te, o candela, e crepita,
fiammeggia e dice: "Benediciamo questa fiaccola!"
L'innamorato palpitante chinato sulla bella sembra un
morente che accarezzi la propria tomba.
Venga tu dal cielo o dall'inferno, che importa, o Beltà, mostro
enorme, pauroso, ingenuo; se il tuo occhio, e sorriso, se il tuo
piede, aprono per me la porta d'un Infinito adorato che non
ho conosciuto?
Da Satana o da Dio, che importa? Angelo o Sirena, che
importa se tu - fata dagli occhi vellutati, profumo, luce, mia
unica regina - fai l'universo meno orribile e questi istanti
meno gravi?”
SEE MORE. Di quanto sia preferibile accettare
l'invecchiamento di sé come una fase
inevitabile della nostra vita biologica
accogliendo il decadimento fisico come
indissolubile rituale al quale non ci è
consentito in alcun modo sottrarci, se non
rinunciando alla vita stessa, ma di come sia
anche possibile lenirne gli esiti entro parametri
di buonsenso che non ledano il nostro corpo
al punto di farci apparire grottesche, quanto
inverosimili e stereotipate rappresentazioni
su modello Barbie e Ken, ne parliamo oggi con
chi di tecniche di ringiovanimento se ne
intende, ed anche molto, viste le innumerevoli
specializzazioni, ma che noi abbiamo scelto,
all’interno di una vastissima rosa di candidati,
anche per il suo saper dire “no” nel momento
stesso in cui le si propongano soluzioni che
non ritiene eticamente percorribili. Ve la
presentiamo: lei è la Dottoressa Anadela
Serra Visconti, una donna, prima ancora che
uno stimatissima professionista, a cui va il
plauso di dissentire, anche energicamente, a
richieste alle quali non si sente di
accondiscendere qualora esulino da quei
criteri di buonsenso cui accennavamo.
Cosa si intende per “Medicina Estetica”, Anadela ?
La Medicina Estetica è una moderna espressione della medicina
orientata al benessere psico- fisico. E' una medicina per la qualità della
vita e per la salute come espressione di benessere della persona, e si
sviluppa in via fondamentalmente preventiva e poi correttiva. Essa è una
medicina che usa tecniche "dolci", non invasive, che consentono di
affrontare bene le trasformazioni che si verificano nelle varie fasi della vita
a causa delle sfide che il patrimonio genetico, i fattori ambientali e il
tempo rappresentano per il nostro corpo ed il nostro benessere. E'
definita "estetica" poiché l'aspetto esteriore è specchio della salute e del
benessere di tutta la persona, e perché si occupa della cura e del
trattamento degli inestetismi. Ma la Medicina Estetica è molto di più. Essa
mira a cambiare in meglio le abitudini di vita della persona. Il medico
agisce, prima, mantenendo integre e funzionali le varie strutture fisiche e
promuovendo le buone regole di igiene di vita: alimentare, fisica,
psicologica e comportamentale, cosmetica. Successivamente, nella fase
correttiva, applicando metodologie e tecniche ufficiali e collaudate cura e
corregge le strutture fisiche ed i relativi inestetismi. Ed è infatti a partire
dalla giustezza del principio che non vi può essere bellezza senza salute,
che il medico agisce in primis, mantenendo integre e funzionali le varie
strutture fisiche e promuovendo le buone regole di igiene di vita:
alimentare, fisica, psicologica e comportamentale, cosmetica.
Successivamente, nella fase correttiva, applicando metodologie e
tecniche ufficiali quanto collaudate, migliora le strutture fisiche ed i
relativi inestetismi.
ANADELA
SERRA VISCONTI
www.donnaimpresa.com
SINTETICO BACKGROUND PROFESSIONALE
Anadela Serra Visconti, laureata in Medicina e Chirurgia all'Universitá di Pisa. Si è
poi specializzata presso la Scuola internazionale di Medicina estetica della
Fondazione Fatebenefratelli di Roma e ha ottenuto il Diploma di perfezionamento
presso la Scuola di specializzazione in Chirurgia Plastica ed Estetica dell'Universitá
di Pavia. Da molti anni è consulente per salute e bellezza in programmi della Rai,
nonché autrice di pubblicazioni scientifiche in merito. Svolge la sua attività
professionale a Roma. A Unomattina collabora dall'estate del 1995. La rubrica di
Estetica ha un taglio volutamente pratico. Si presentano in diretta le tecniche che la
medicina estetica mette a disposizione per risolvere i frequenti inestetismi del viso e
del corpo, i rimedi facili e divertenti che ciascuno puó mettere in pratica, anche da
solo a casa, per mantenersi in forma. Ogni settimana si affronta un tema diverso,
privilegiando la prevenzione cosmetologica, alimentare e di corretta impostazione
dell'attivitá fisica, per raggiungere un benessere adeguato a ogni età.
www.serravisconti.it
La nuova problematica è poi quella del corpo in rapporto con sé
stesso (la dimensione privata) e in rapporto con gli altri (la
dimensione pubblica)…
Il corpo, nel nostro tempo, coincide con il vissuto, ma il vissuto che si
manifesta attraverso il corpo non è un problema solo psicologico. Gli
approcci fenomenologici, antropologici, ma anche quelli della fisiologia
moderna, fanno del corpo un super oggetto sui generis che contribuisce
in modo costitutivo alla definizione dell’identità personale soprattutto in
un’ottica relazionale, e quindi in rapporto con gli altri. Se è vero che la
Medicina Estetica si pone l’obiettivo della risoluzione degli inestetismi, è
vero anche che il suo scopo non prescinde dal promuovere e stimolare la
costruzione e la ricostruzione di una armonia e di un equilibrio individuale
attraverso l’attivazione di un programma di medicina educativa, sociale,
preventiva e correttiva, curativa e riabilitativa. Le mutate condizioni di
civiltà non consentono più, d'altra parte, di ignorare il crescente interesse
accordato all’aspetto fisico ed all’equilibrio psichico, alla presentabilità
sociale, all’armonia ambientale. La gratificazione psicologica ed il peso
"pubblico" di un aspetto piacevole e di una personalità sana ed armonica
risultano importantissimi. Per vivere oggi bisogna sentirsi "bene con sé
stessi" a qualsiasi età e la medicina è sempre più sollecitata da pazienti
che chiedono di migliorare il proprio aspetto, l'equilibrio e l'armonia
complessiva per una ricerca di sicurezza personale, ma anche una
necessità professionale ed una profonda esigenza spirituale. Una visione
moderna della medicina estetica prevede pertanto un approccio al
paziente che non tenga più conto del singolo inestetismo, ma dell'estetica
del corpo nel suo insieme. Il concetto che un buon stato di salute è
necessario per un buon invecchiamento per noi uomini del terzo
millennio non è immediato. In mezzo ci passa la consapevolezza che il
nostro benessere inizia dalla nostre abitudini di vita e dunque richiede
conoscenza, costanza e convinzione: qualità ed attitudini che mal si
sposano con modi e ritmi della società in cui viviamo. Occorrerebbe
invece prendersi cura di se stessi anche ricominciando a farlo a partire
dai piccoli gesti, dalle ormai assodate e automatiche abitudini sbagliate
rimettendo al centro della miriade di compiti giornalieri il nostro
benessere. L’invecchiamento è un processo inesorabile ma possiamo
modularlo.
Il primo approccio…
Ovvio che tutto inizi a partire da un minuziosissimo check-up affinchè si
indaghi sullo stato dell’organismo che anch’esso, deve concorrere ad
essere migliorato qualora si presentino situazioni problematiche. Il
miglioramento estetico sarà imprescindibile da una cura che parte
dall’interno perché la pelle è lo specchio delle funzioni organiche e
dunque del nostro benessere. La mia visita comincia da una attenta
indagine che punti ad individuare squilibri alimentari, predisposizioni
verso malattie, abitudini di vita nocive alla salute. Quando utile si può
procedere ad una prescrizione di esami del sangue per poter “ritagliare”
la giusta terapia che può comprendere indicazioni riguardanti il life style
fino alla prescrizioni di farmaci se necessario. Nella maggior parte dei
casi occorre migliorare l’efficienza di alcune funzioni del nostro
organismo, attraverso un apporto extra di sostanze nutraceutiche, cioè
con un’azione diretta sulle vie metaboliche dell’invecchiamento, presenti
in alimenti freschi o se necessario supplementate. In generale la
medicina estetica può ridonarci un aspetto più fresco, riposato, tonico,
senza forzature o perdita dell’equilibrio estetico, ma semplicemente
aiutando a sentirsi meglio nella propria pelle. La differenza la fa la
persona, nella sua unicità come paziente, nella necessità di
personalizzazione mirata delle terapie e nell'ottica di migliorare ma non
stravolgere. Molte volte purtroppo la paziente non ha il giusto modo di
anadela@serravisconti.com
73
“
Si dice che la Medicina Estetica si pone come
obiettivo la prevenzione dell’invecchiamento:
assolutamente vero, ma la Medicina Estetica del nuovo
millennio sta andando oltre e sta finalmente superando
questo concetto. Non si corregge più per prevenire un
intervento chirurgico in vecchiaia, ma si ricorre alla
Medicina estetica per apparire più belli e gradevoli anche
(e soprattutto) da giovani. ”
Anadela Serra Visconti
Anadela Serra Visconti: live un momento dello spazio dedicato alla bellezza in onda settimanalmente su RAI UNO
esagerata. A volte, si perdono proprio le misure ed i pazienti chiedono una
"ferillizzazione" per così dire, che mi trova spesso in disaccordo. Per
questo è importante una visita ed un colloquio preventivo, che stabiliscano
quello che è giusto, quello che è bello e quello che è lecito. Qualche parola
in più non è tempo sprecato, evita dispiaceri da incomprensione e aumenta
di molto la felicità in seguito alle giuste terapie.
C’è un’etica professionale cui dunque non si dovrebbe trascendere…
Certamente. Le notizie che giungono dal mondo dell' estetica ci mostrano i
palesi eccessi. È il medico che deve stabilire un limite, far ragionare e far
comprendere un “no”, rispetto alle richieste avanzate quando queste non
rientrino nel buonsenso. Saper dire di no è forse l'atto più difficile che un
essere umano può compiere in risposta ad una proposta allettante, ma al
contempo non in linea con i propri principi morali. Attenersi ad un preciso
codice etico, significa porsi l’obiettivo del principio di naturalezza del
risultato e per ottenere questo, è necessario innanzi tutto "capire" la
persona che abbiamo di fronte.
Il “vade retro botox” sembra non essere più così perentorio...
Tutto dipende sempre dall’utilizzo razionale e dal buonsenso. La
potenzialità della tossina è con l’infuenza del movimento dei muscoli mimici
sullo stato d’animo, il botox agisce infatti prevalentemente sui muscoli
corrugatori, al di sopra del naso e frontali, che determinano espressioni di
rabbia, tristezza, preoccupazione, paura. Bloccando i movimenti implicati in
emozioni negative, quindi, si migliora la percezione che gli altri hanno della
persona alla quale stanno davanti. Oggi donne e uomini chiedono un
miglioramento generale del viso, non più l’eliminazione delle rughe, questo
significa che medico e paziente condividono un progetto che prevede
piccoli interventi non invasivi ma ripetuti nel tempo a intervalli regolari. Il
desiderio, incontrando qualcuno, è di sentirsi dire «Come ti trovo bene!» e
non «Che cosa hai fatto al viso?». In ogni caso, visto che si tratta di
interventi a tempo determinato, è chiaro che un’opportuna routine
cosmetica quotidiana si rivela alleata nel prolungarne gli effetti benefici
(creme e sieri ad hoc). Non dimentichiamo che il viso è lo specchio
dell’anima: comunica sensazioni, trasmette emozioni, esprime l’essenza
della persona. Ridare vigore, tono ed espressività al volto significa mettere
in relazione l’aspetto più vero della persona, per il nostro benessere e di chi
ci sta intorno a noi. Le più recenti tecniche di Medicina estetica si orientano
verso interventi minimi, mirati e graduali, che correggono gli inestetismi del
viso in modo più discreto e rivolgono maggiore attenzione alla cura del
volto. L’effetto di ringiovanimento complessivo che si ottiene, autentico e
naturale, è praticabile grazie alla possibilità di utilizzare materiali
qualitativamente innovativi con caratteristiche di riassorbibilità e con più
perfezionate tecniche iniettive.
Il bello è piacersi...
Amare sé stessi è uno dei segreti per essere felici: è con noi stessi che
conviviamo ogni giorno ed è a noi stessi che dobbiamo dar conto, nel bene
e nel male. La bellezza è spesso gratificazione e un aspetto piacevole
aiuta ad avere maggior fiducia in noi e nel rapporto con gli altri e con il
mondo esterno. La bellezza e l’armonia delle forme e delle proporzioni
sono fin dalla classicità considerate fattori di grande importanza nella vita
sociale ed intellettuale dell’uomo. La moderna società, i mass media e
l’allungamento della vita media hanno oggi ulteriormente accentuato
l’esigenza di una immagine bella ed elegante. In un' epoca di tecnologia e
d' innovazioni quotidiane, la mia scelta è sempre stata quella di privilegiare
il paziente nella sua interezza personale e nella sua sicurezza. Il risultato è
naturale quando la pelle è in grado di dimostrare al meglio l’età cronologica
di una persona, limitando i segni legati all’invecchiamento, o quando il
bilancio fra le varie componenti estetiche del viso e del corpo porta ad un
equilibrio di sobrietà in armonia con la propria età ed anatomia. La parola
d’ordine è dunque PREVENZIONE: sono convinta che la prevenzione
dell’invecchiamento comincia da ciò che ognuno può fare di buono per se
stesso.
Un consiglio alle nostre lettrici, Anadela, prima di salutarci…
Un consiglio? Non è mai troppo tardi per iniziare a prendersi cura di se e
per vivere la gioia di abitare il proprio corpo.