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Hubert Robert - Quaderno 4 - giugno 2020

Nato a Parigi nel 1733, Hubert Robert, un artista visionario, uno dei più grandi paesaggisti del suo tempo, è conosciuto per i suoi dipinti di fantastiche e grandiose rovine che hanno incantato i collezionisti di tutto il mondo. Trascorse in Italia più di dieci anni, dove conobbe Jean Honoré Fragonard e l’abate di Saint-Non, con i quali viaggiò in diversi luoghi, tra cui Paestum, realizzando numerosi disegni che ispireranno le sue opere per tutta la vita. Dopo una gloriosa carriera artistica, celebrata dal filosofo Denis Diderot, uno dei massimi rappresentanti dell'Illuminismo, con la sua morte è stato per lungo tempo dimenticato, fino a quando un’importante mostra “Un peintre visionnaire”, organizzata nel 2016 dal Museo del Louvre, ha restituito a questo grande artista dell’“Età dei lumi” il posto che meritava. La retrospettiva destinò un ampio spazio alle architetture visionarie che Robert dipinse sin dal suo viaggio a Roma nel 1754, appena ventenne, segnando il suo “atto di nascita come grande artista” fino al suo arrivo alla corte di Francia, dove proseguì la grande tradizione pittorica del Settecento fino agli albori del romanticismo.

Nato a Parigi nel 1733, Hubert Robert, un artista visionario, uno dei più grandi paesaggisti del suo tempo, è conosciuto per i suoi dipinti di fantastiche e grandiose rovine che hanno incantato i collezionisti di tutto il mondo. Trascorse in Italia più di dieci anni, dove conobbe Jean Honoré Fragonard e l’abate di Saint-Non, con i quali viaggiò in diversi luoghi, tra cui Paestum, realizzando numerosi disegni che ispireranno le sue opere per tutta la vita.
Dopo una gloriosa carriera artistica, celebrata dal filosofo Denis Diderot, uno dei massimi rappresentanti dell'Illuminismo, con la sua morte è stato per lungo tempo dimenticato, fino a quando un’importante mostra “Un peintre visionnaire”, organizzata nel 2016 dal Museo del Louvre, ha restituito a questo grande artista dell’“Età dei lumi” il posto che meritava.
La retrospettiva destinò un ampio spazio alle architetture visionarie che Robert dipinse sin dal suo viaggio a Roma nel 1754, appena ventenne, segnando il suo “atto di nascita come grande artista” fino al suo arrivo alla corte di Francia, dove proseguì la grande tradizione pittorica del Settecento fino agli albori del romanticismo.

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<strong>Hubert</strong> <strong>Robert</strong><br />

Le rovine di Paestum<br />

nei disegni di un visionario<br />

I Quaderni


<strong>Hubert</strong> <strong>Robert</strong>. Le rovine di Paestum nei disegni di un visionario<br />

Costabile Cerone<br />

Piazza San Pietro raffigurata in un dipinto del pittore<br />

e architetto Giovanni Paolo Panini (o Pannini) (fig.<br />

1), insegnante alla Académie de France a Roma, realizzato<br />

nel 1754 in occasione della visita del diplomatico<br />

francese Etienne Francois de Choiseul, marchese<br />

di Stainville, che aveva ottenuto dal re Luigi<br />

XV l'incarico di ambasciatore presso la Santa Sede,<br />

giungendo a ricoprire quattro anni dopo la carica di<br />

Ministro degli Affari Esteri.<br />

Il marchese partito da Parigi a fine settembre giunse a<br />

Roma il 4 novembre di quell'anno portando con se un<br />

giovane artista, suo protetto, il diciannovenne<br />

<strong>Hubert</strong> <strong>Robert</strong> (fig. 2), che dopo gli studi al Collegio<br />

di Navarra a Parigi e la frequentazione in bottega<br />

dello scultore Slodtz, fu ammesso a frequentare i<br />

corsi dell'Accademia di Francia. Il direttore<br />

dell'Istituto Charles Joseph Natoire in una lettera<br />

inviata al marchese di Marigny, soprintendente agli<br />

edifici reali, fratello della marchesa di Pompadur,<br />

amante ufficiale del re, scriverà che era giunto<br />

all' Académie un giovane “ con il gusto per la rappresentazione<br />

pittorica dell'architettura”.<br />

<strong>Robert</strong> divenne allievo di Panini, le cui vedute architettoniche<br />

reali o fantastiche ebbero un'importanza<br />

fondamentale per la sua formazione artistica. Influente<br />

fu anche l'amicizia che strinse in città con il già<br />

famoso Giovanni Battista Piranesi, riprendendone<br />

gli elementi visionari per i suoi numerosi dipinti con<br />

scene di edifici in rovina, tanto che il filosofo e critico<br />

d'arte francese Denis Diderot lo soprannominerà "<strong>Robert</strong><br />

des ruines".<br />

Affascinato dalla Città Eterna trascorse il tempo<br />

vagando per le strade romane con il taccuino e la matita<br />

in mano realizzando numerosi schizzi dei suoi siti<br />

preferiti, tra cui i resti degli antichi monumenti e i<br />

giardini abbandonati, motivi che impiegherà nelle<br />

sue opere per tutta la vita (fig. 3).<br />

Nel 1756 giunse a Roma un altro giovane artista francese,<br />

Jean Honoré Fragonard (fig. 4), vincitore del<br />

prestigioso Prix de Rome, una borsa di studio istituita<br />

dallo stato francese per gli studenti più meritevoli nel<br />

campo delle arti, dando ai vincitori la possibilità di<br />

completare la loro formazione e di perfezionarsi in<br />

Italia presso l' Académie.<br />

Conosciuto <strong>Robert</strong> durante i corsi di studio, con<br />

quale instaurò subito un rapporto di amicizia, tre anni<br />

1<br />

2


dopo intrapresero delle escursioni in Italia meridionale<br />

per accompagnare il “colto” viaggiatore francese<br />

e amatore d'arte Jean Claude Richard de Saint-<br />

Non, noto come l'abate di Saint-Non. (fig. 5)<br />

Durante questi viaggi i due artisti realizzarono numerosi<br />

disegni dei luoghi visitati che l'abate utilizzerà<br />

per il suo famoso “Voyage pittoresque ou Description<br />

des Royaumes de Naples et de Sicile”. Una grandissima<br />

impresa editoriale in cinque volumi pubblicati<br />

tra il 1781 e il 1786 a cui collaborarono moltissimi<br />

artisti per l'esecuzione delle circa 550 illustrazioni<br />

contenute nell'opera. Sono sedici le tavole riguardanti<br />

il Principato Citra, tra cui sette, tra vedute e particolari<br />

architettonici, dell'antica città di Paestum. La<br />

prima tavola della serie contiene anche una vista<br />

panoramica della cascata sul fiume Tanagro (cascata<br />

di Maremanico) e del mulino in prossimità delle grotte<br />

di Pertosa. Le vedute di Paestum, stampate con<br />

incisioni all'acquaforte, sono state realizzate oltre<br />

che da <strong>Robert</strong>, dai francesi Louis Jean Desprez e Claude<br />

Louis Châtelet.<br />

Nel 1760, con l'autorizzazione di Marigny, <strong>Robert</strong><br />

seguì l'abate di Saint-Non a Napoli, dove lo stesso era<br />

già stato in visita a dicembre dell'anno precedente,<br />

per continuare l'esplorazione dei famosi siti archeologici<br />

della Campania, tra cui Paestum. “Oltre alla<br />

dolcezza di questo viaggio, dal momento che non gli<br />

Fig. 1. Giovanni Paolo Panini (1691-1765)<br />

Partenza di de Choiseul da Piazza di San Pietro, 1754<br />

Olio su tela (195 x 152 cm)<br />

Gemäldegalerie, Staatliche Museen zu Berlin<br />

Fig. 2 . Immagine di copertina<br />

Élisabeth Vigée Le Brun (1755 -1842)<br />

Ritratto di <strong>Hubert</strong> <strong>Robert</strong>, 1788<br />

Olio su legno (54 x 105 cm)<br />

Museo del Louvre, Parigi<br />

Fig. 3. <strong>Hubert</strong> <strong>Robert</strong> (1733-1808)<br />

Sketchbook romano, 1760<br />

"Croquis Faits à Rome per hubert <strong>Robert</strong> en 1760"<br />

Penna, inchiostro bruno, gesso nero e acquerello su<br />

carta (22,8 x 11,3 cm)<br />

Morgan Library & Museum, New York<br />

Questo sketchbook composto da trentanove fogli risale ai<br />

giorni da studente di <strong>Robert</strong> a Roma e comprende disegni<br />

reali e variazioni immaginarie di scene architettoniche<br />

con monumenti romani.<br />

3<br />

3


costerà nulla, potrà beneficiare di studi che gli<br />

sarebbero stati sicuramente di giovamento”. Queste<br />

le parole di Marigny, in una lettera con cui faceva<br />

sapere che de Saint-Non, al suo ritorno in Francia,<br />

contava di portare con se anche Fragonard, che in<br />

quel periodo avrebbe terminato gli studi in Accademia.<br />

All'Istituto era richiesta la presenza, più che la<br />

possibilità di spostamenti, essendo il soggiorno degli<br />

artisti a Roma interamente basato sulla copia delle<br />

antichità e dei maestri del passato, pertanto la visita a<br />

Napoli diventò una ricompensa per chi si era maggiormente<br />

distinto.<br />

Dal diario di questo viaggio ritrovato nel 1980 si ha<br />

notizia dei numerosi disegni eseguiti da <strong>Robert</strong> a Paestum<br />

serviti poi per le illustrazioni di alcune tavole<br />

del “ Voyage”. Sullo stesso si legge dei vasti agrumeti<br />

esistenti intorno ad Eboli, della desolazione del<br />

luogo con le sue paludi e del breve soggiorno come<br />

ospiti presso l'unico ricovero civile della zona, la<br />

casa del prelato Pietro Antonio Raimondi, nominato<br />

vescovo di Capaccio da papa Benedetto XIV a gennaio<br />

del 1742.<br />

Sul fianco della chiesa della SS. Annunziata, oggetto<br />

in quegli anni di alcuni lavori di restauro, fece costruire<br />

un elegante palazzo, chiamato il “casino del<br />

Vescovo”, dove al piano terra vi era collocata una trattoria<br />

e una locanda per il pernottamento dei viaggiatori<br />

in visita all'antica città.<br />

Testimonianza di questo soggiorno è un dipinto di<br />

<strong>Robert</strong>, un dipinto ad olio su di un pannello tondo conservato<br />

ad Amiens al Musee de Picardie, in cui è<br />

raffigurato l'artista, che seduto tra le rovine del<br />

tempio di Nettuno, invaso dalle acque e dalla vegetazione,<br />

è intento a disegnare (fig. 6).<br />

Un acquerello su carta datato 1760, realizzato probabilmente<br />

in studio dopo la sua visita a Paestum, è<br />

l'interno del tempio di Hera, la cosiddetta Basilica,<br />

conservato a Roma in una collezione privata (fig.<br />

14).<br />

Le illustrazioni su carta delle vedute dei templi eseguite<br />

dal vero per de Saint-Non furono disegnate da<br />

<strong>Robert</strong> con matita rossa (gesso rosso o sanguigna),<br />

uno strumento da disegno tra i più antichi, costituito<br />

da bastoncini di colore rosso scuro, argilla ferrugginosa<br />

o ematite, un minerale ferroso da cui il termine<br />

“matita” (secondo l'architetto Vasari, che la chiama<br />

“ lapis rosso”, di provenienza tedesca). La sanguigna,<br />

molto impiegata in Europa tra il XVII e XVIII secolo,<br />

può essere utilizzata come una comune matita di<br />

grafite impiegando il tratteggio per simulare le parti<br />

in ombra di un modello e lasciando pulita la superficie<br />

del foglio per le zone illuminate.<br />

<strong>Robert</strong> riprende l'uso della sanguigna con una tecnica<br />

molto particolare, sotto il tratto granuloso della matita<br />

lascia intravedere il colore bianco della carta come<br />

se avesse appoggiato il foglio da disegno su di un sup-<br />

4<br />

porto speciale, tipo carta di vetro, facendo così acquisire<br />

maggiore luminosità all'illustrazione, tipicità<br />

inconfondibile dei disegni dell'artista.<br />

Uno di questi disegni, una vista del tempio di Nettuno<br />

e della Basilica (fig. 7), è conservato a New York<br />

presso il Morgan Library & Museum, che ad esclusione<br />

dei personaggi rappresentati in primo piano corrisponde<br />

ad una delle vedute inserite nel “ Voyage”<br />

(Tavola 53) (fig. 8).<br />

La medesima vista dei templi, ma con una diversa<br />

composizione scenica dei personaggi, da cui è tratta<br />

l'incisione all'acquaforte inserita nel volume, è invece<br />

conservata al Musée des beaux-arts de Rouen, eredità<br />

della collezione dell'architetto francese Georges<br />

Paul Chedanne (fig. 9).<br />

Come si nota dal confronto delle due immagini, il<br />

disegno dei templi, capovolti rispetto alla stampa, è<br />

un'illustrazione realizzata con la cosiddetta tecnica<br />

della “controprova”, consistente nel poggiare un<br />

foglio leggermente umido sul disegno realizzato a<br />

matita o a sanguigna. Posto sotto una pressa si otteneva<br />

in questo modo una stampa (o controprova) invertita<br />

e scolorita rispetto all'originale. Grazie a questo<br />

processo gli artisti conservavano memoria di questi<br />

disegni da riutilizzare nei successivi lavori in atelier,<br />

poiché gli originali venivano trattenuti dai chi aveva<br />

sostenuto le spese del lungo e costoso viaggio.<br />

4


6<br />

5<br />

Fig. 4. Marguerite Gérard (1761-1837)<br />

Ritratto di Jean Honoré Fragonard, 1770 ca.<br />

olio su pannello (16,1 x 21,8 cm)<br />

Collezione privata, Parigi (Dipinto esposto al Musée<br />

Cognacq-Jay)<br />

Fig. 5. Jean Honoré Fragonard (1732-1806)<br />

Ritratto dell'abate di Saint-Non ,1769<br />

Olio su tela (65 x 80 cm)<br />

Museo del Louvre, Parigi<br />

Fig. 6. <strong>Hubert</strong> <strong>Robert</strong> (1733-1808)<br />

Rovine di un Tempio (Ruinen eines Tempels imitieren<br />

Paestum), 1760<br />

Olio su pannello (diametro 42 cm)<br />

Musee de Picardie, Amiens, Francia<br />

5


Tra le incisioni del “ Voyage” tratte dai disegni di<br />

<strong>Robert</strong> c'è anche una sezione prospettica del tempio<br />

di Nettuno (fig. 10-15) (Tavola 54), ed una vista del<br />

tempio “ periptero esastilo” di Cerere (fig. 11) (Tavo-<br />

la 52). Malgrado alcune imprecisioni per il carattere<br />

divulgativo dell'opera, in questo disegno è interessante<br />

la presenza, pur se rappresentati in maniera semplificata<br />

e approssimativa, di alcuni resti appartenenti<br />

alle stratificazioni medioevali; sulla destra una piccola<br />

capanna rurale e sulla sinistra un pozzo dotato di<br />

un meccanismo di sollevamento meccanico<br />

dell'acqua per essere raccolta in una grossa tinozza di<br />

legno. Sullo sfondo, dallo stesso lato, si scorge una<br />

grossa costruzione sostenuta da una serie di archi, evidenti<br />

resti di un antico acquedotto romano.<br />

Dopotutto è proprio questa la caratteristica<br />

dell'artista, “ un magnifico mistificatore”, con i suoi<br />

capricci architettonici di rovine e paesaggi dove si<br />

mescolano vero e falso, ricordo e immaginazione.<br />

Dei numerosi schizzi di rovine, realizzati durante il<br />

suo soggiorno romano, ricaverà la serie di incisioni<br />

“ Les Soirées de Rome” pubblicate nel 1764, l'anno in<br />

cui tornò definitivamente a Parigi rimanendovi fino<br />

alla morte nel 1808. In città vivrà diversi momenti<br />

chiave della storia francese: la fine della monarchia,<br />

la Rivoluzione, durante la quale fu imprigionato per<br />

“ amicizie con l'aristocrazia” salvandosi miracolosa-<br />

mente dalla ghigliottina, e l'inizio del regime napoleonico.<br />

In patria fu ammesso come membro alla Royal Academy<br />

of Painting and Sculpture proprio con la presentazione<br />

di un Capriccio architettonico, il Pantheon<br />

e il Porto di Ripetta, un olio su tela del 1766 conservato<br />

a Parigi all' École supérieure des beaux-arts.<br />

Dopo i primi grandi successi, con l'esposizione dei<br />

suoi lavori al Salon dell'anno successivo, fu nominato<br />

“ disegnatore dei giardini del re” per la progetta-<br />

zione del grande giardino di Versailles (Jardins du<br />

château de Versailles), e curatore della collezione reale,<br />

partecipando, insieme al suo vecchio amico Fragonard,<br />

alla sistemazione del Muséum Central des<br />

Arts, noto come Museo del Louvre, dove ha vissuto e<br />

teneva il suo atelier. Nel 1796 dipinse il progetto<br />

della sistemazione della Grande Galleria dove la<br />

immaginò con una volta a vetri per dare più luce alla<br />

sala dei dipinti. Nella tela l'artista raffigura se stesso<br />

nell'angolo destro alle prese con il pennello mentre<br />

riproduce una tela di Raffaello.<br />

In questi anni continuò a dipingere e a disegnare<br />

vedute nelle quali la realtà è trasfigurata in visioni<br />

fantastiche e spesso idilliache, dove antiche rovine<br />

sono inserite in fantasiosi paesaggi francesi e italiani.<br />

Di questo periodo è rappresentativo il dipinto del<br />

1780 “ Gli amanti sul balcone” ( Lovers on a Balcony),<br />

esposto a Londra alla Matthiesen Gallery (fig.<br />

12). Da un terrazzo con balaustra, la vista si apre<br />

6


7<br />

Fig. 7. <strong>Hubert</strong> <strong>Robert</strong> (1733-1808)<br />

Vista del Tempio di Nettuno e della Basilica, 1760<br />

Matita rossa su carta, sanguigna (48,3 x 34 cm)<br />

Morgan Library & Museum, New York<br />

7


8<br />

verso un villaggio e i templi di Paestum in un insolito<br />

panorama della Francia settentrionale, dove gli elementi<br />

si combinano in un fantastico paesaggio pastorale<br />

con mucche e pecore che pascolano serenamente<br />

tra arbusti ed alberi ornamentali. La giovane donna<br />

che guarda il suo amante sembra inconsapevole<br />

dell'incongruità della scena, mentre la figura a sinistra<br />

appare molto più sorpresa dalla visione dei grandi<br />

templi dorici.<br />

Della serie di illustrazioni e dipinti sulle rovine di<br />

Paestum, la tela più bella ed emblematica dell'artista<br />

è “ Il Tempio nell'acqua” realizzata nello stesso periodo<br />

e conservata a Mosca nel Museo Puškin delle<br />

belle arti (fig. 13).<br />

Il dipinto rappresenta il grande tempio di Nettuno in<br />

un paesaggio di fantasia, dove <strong>Robert</strong> con tono<br />

nostalgico, precursore del paesaggio romantico, lo<br />

immagina completamente invaso dalle acque. Le<br />

rovine non ci raccontano soltanto l'inesorabile trascorrere<br />

del tempo, ma sono la testimonianza della<br />

bellezza e grandezza di antiche città che sopravvivono<br />

solo grazie ai magnifici resti di ciò che erano. Ma<br />

attenzione, il tempo che passa, non solo corromperà i<br />

grandi monumenti, ma anche la cultura, le arti e la<br />

vita degli uomini.<br />

8<br />

Fig. 8. <strong>Hubert</strong> <strong>Robert</strong> (1733-1808)<br />

Tempio di Poseidone, 1783<br />

Acquaforte (Inchiostro su carta) (36,8 x 26,5 cm)<br />

Tavola 53 del "Voyage Pittoresque ou Description des<br />

Royaumes de Naples et de Sicile»<br />

Muzeum Sztuki, Museum of Art in Łódź, Polonia


9<br />

Fig. 9. <strong>Hubert</strong> <strong>Robert</strong> (1733-1808)<br />

Veduta dei Templi di Paestum, 1760<br />

Controprova di sanguigna<br />

Musée des beaux-arts de Rouen, Normandia, Francia<br />

9


10<br />

11<br />

10


Fig. 10. <strong>Hubert</strong> <strong>Robert</strong> (1733-1808)<br />

Vista interna del tempio di Paestum<br />

Acquaforte (36,5 x 26,5 cm)<br />

Incisione di Louis Germain (1733-1791 ca.)<br />

Tavola 54 del "Voyage Pittoresque ou Description des<br />

Royaumes de Naples et de Sicile»<br />

Fig. 11. <strong>Hubert</strong> <strong>Robert</strong> (1733-1808)<br />

Tempio di Cerere, Paestum, 1783<br />

Acquaforte (37 x 24,5 cm)<br />

Tavola 52 del "Voyage Pittoresque ou Description des<br />

Royaumes de Naples et de Sicile»<br />

Incisore: Carl Guillaume Weisbrod (1743-1806)<br />

National Gallery of Art, Washington, D.C.<br />

Fig. 12. <strong>Hubert</strong> <strong>Robert</strong> (1733-1808)<br />

Amanti sul balcone. Una vista verso un villaggio con i<br />

templi di Paestum, 1780<br />

Olio su tela (80 x 63 cm)<br />

Collezione privata, Matthiesen Gallery, London<br />

12<br />

11


Fig. 13. <strong>Hubert</strong> <strong>Robert</strong> (1733-1808)<br />

Rovine di Paestum, Tempio nell'acqua, 1780 ca.<br />

Olio su tela (55 x 38 cm)<br />

Museo Puškin delle belle arti, Mosca, Russia<br />

Il dipinto entrò nel 1803 nella collezione del Museo<br />

statale Ermitage a San Pietroburgo, ma con la riorganizzazione<br />

dei musei nel Novecento a seguito alla<br />

Rivoluzione d'Ottobre e il trasferimento della capitale<br />

russa, nel 1937 fu spostato al Museo statale di arti<br />

figurative Puškin a Mosca. La numerosa collezione di<br />

arte francese conservata all'Ermitage è il risultato di un<br />

acquisto della raffinata Caterina II di Russia, che nel<br />

1772 si aggiudicò gran parte dei dipinti raccolti a Parigi<br />

dal celebre amateur francese Pierre Crozat negli anni a<br />

cavallo tra il Sei e il Settecento, e dall'acquisizione di<br />

alcune collezioni alla moda dei ricchi aristocratici russi<br />

nell'Ottocento. Il Museo statale di San Pietroburgo<br />

possiede una consistente collezione dei dipinti di <strong>Hubert</strong><br />

<strong>Robert</strong>, tra cui le “Rovine di un tempio dorico”, un olio su<br />

tela datato 1783, proveniente dalla collezione dei principi<br />

Golitsyn (fig. 16).<br />

12


13<br />

13


14<br />

15<br />

14


Riferimenti bibliografici:<br />

Jean Claude Richard de Saint-Non, Voyage pittoresque ou<br />

description des Royaumes de Naples et de Sicile, Imprimérie de<br />

Clousier, Parigi, 1781-1786<br />

Cara Dufour Denison, Disegni francesi, 1550-1825, Pierpont<br />

Morgan Library, New York, 1984<br />

Fig. 14. <strong>Hubert</strong> <strong>Robert</strong> (1733-1808)<br />

Tempio di Hera a Paestum con visitatori, 1760<br />

Acquerello su carta (48 x 32,5 cm)<br />

Collezione privata, Roma<br />

Fig. 15. Christian Meichelt (1776 - ca. 1840)<br />

Vista interna del tempio periptero di Paestum<br />

Acquaforte con lavaggio a colori<br />

Incisori Christian Meichelt e Nicolas Dupin<br />

Disegno di <strong>Hubert</strong> <strong>Robert</strong> per la Tavola 54 del "Voyage<br />

Pittoresque ou Description des Royaumes de Naples et<br />

de Sicile»<br />

Collezione privata<br />

Fig. 16. <strong>Hubert</strong> <strong>Robert</strong> (1733-1808)<br />

Rovine di un tempio dorico, 1783<br />

Olio su tela (182,5 x 129 cm)<br />

Museo statale Ermitage, San Pietroburgo, Russia<br />

Pierre Rosenberg (a cura di), Panopticon Italiano. Un Diario Di<br />

Viaggio Ritrovato 1759-1761, Edizioni dell'Elefante, Roma,<br />

1986<br />

Hélène Moulin-Stanislas (a cura di), <strong>Hubert</strong> <strong>Robert</strong> e San<br />

Pietroburgo. Ordini della famiglia imperiale e dei principi russi<br />

tra il 1773 e il 1802, Valence, Musée des Beaux-Arts, 1999<br />

Nina Dubin, Futures and Ruins: Eighteenth-Century Paris and<br />

the Art of <strong>Hubert</strong> <strong>Robert</strong>, Getty Research Institute , Los Angeles,<br />

2010<br />

<strong>Hubert</strong> <strong>Robert</strong> (1733-1808) - Un peintre visionnaire (Catalogo<br />

della mostra presentata al Louvre), Somogy editions, Parigi,<br />

2016<br />

Stefania Pollone, Iconografia e storiografia nel paesaggio<br />

archeologico di Paestum. Riflessi sul cantiere di restauro tra il<br />

XVIII e il XIX secolo, Eikonocity, 2016<br />

Tommaso Manfredi, Voyage pittoresque. Esplorazioni nell'Italia<br />

del Sud sulle tracce della spedizione Saint-Non, Università degli<br />

Studi Mediterranea di Reggio Calabria, 2018<br />

Denis Ribouillault, Jean-Honore Fragonard e <strong>Hubert</strong> <strong>Robert</strong>:<br />

viaggio nei giardini d'Italia, in Le Nôtre a Henry James,<br />

Edizioni La Venaria Reale, 2019<br />

16<br />

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Nato a Parigi nel 1733, <strong>Hubert</strong> <strong>Robert</strong>, un artista<br />

visionario, uno dei più grandi paesaggisti del suo<br />

tempo, è conosciuto per i suoi dipinti di fantastiche e<br />

grandiose rovine che hanno incantato i collezionisti<br />

di tutto il mondo. Trascorse in Italia più di dieci anni,<br />

dove conobbe Jean Honoré Fragonard e l'abate di<br />

Saint-Non, con i quali viaggiò in diversi luoghi, tra<br />

cui Paestum, realizzando numerosi disegni che ispireranno<br />

le sue opere per tutta la vita.<br />

Dopo una gloriosa carriera artistica, celebrata dal<br />

filosofo Denis Diderot, uno dei massimi rappresentanti<br />

dell'Illuminismo, con la sua morte è stato per<br />

lungo tempo dimenticato, fino a quando<br />

un'importante mostra “Un peintre visionnaire”,<br />

organizzata nel 2016 dal Museo del Louvre, ha restituito<br />

a questo grande artista dell'“Età dei lumi” il<br />

posto che meritava.<br />

La retrospettiva destinò un ampio spazio alle architetture<br />

visionarie che <strong>Robert</strong> dipinse sin dal suo viaggio<br />

a Roma nel 1754, appena ventenne, segnando il<br />

suo “atto di nascita come grande artista” fino al suo<br />

arrivo alla corte di Francia, dove proseguì la grande<br />

tradizione pittorica del Settecento fino agli albori del<br />

romanticismo.<br />

Immagine di copertina<br />

Élisabeth Vigée Le Brun (1755 -1842)<br />

Ritratto di <strong>Hubert</strong> <strong>Robert</strong>, 1788<br />

Olio su legno (54 x 105 cm)<br />

Museo del Louvre, Parigi<br />

collana<br />

I Quaderni dell’Arte<br />

a cura di Costabile Cerone<br />

<strong>Quaderno</strong> 4 - <strong>giugno</strong> <strong>2020</strong><br />

<strong>Hubert</strong> <strong>Robert</strong><br />

Le rovine di Paestum nei disegni di un visionario<br />

Copyright: © <strong>2020</strong> PAESTUMinARTE<br />

Questo è un articolo ad accesso aperto distribuito secondo i termini della Creative Commons<br />

Licenza 3.0 Italia (CC BY-NC-ND 3.0 IT)

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