La Freccia Giugno 2020

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ANNO XII | NUMERO 6 | GIUGNO 2020 | www.fsitaliane.it

PER CHI AMA VIAGGIARE

CARTOLINE DALLE VACANZE

RICORDI DI IERI, VIAGGI DI OGGI


EDITORIALE

(ANCORA) DISTANTI

MA UNITI

Un anno fa La Freccia ebbe l’onore di ospitare in

copertina il presidente della Repubblica, Sergio

Mattarella, e aprire con una sua intensa riflessione

sulla Festa del 2 giugno e sui valori costitutivi della nostra

Repubblica. Le sue parole, nella particolare congiuntura che

stiamo vivendo, suonano più che mai attuali. Oggi che una

tempesta ha flagellato le nostre certezze e svelato la nostra

vulnerabilità di persone, e di italiani. Da soli non si vive, né

si sopravvive. Né come individui, né come nazione. Cito testualmente:

«La Repubblica è di tutti […] per cui è necessario

averne cura: adoperarsi per l’interesse generale, per il bene

comune. Nessun uomo, infatti, è un’isola, nessuna famiglia

è autosufficiente, nessuna comunità è separata dalle altre».

Distanti ma uniti è stato uno dei refrain più uditi in queste settimane.

Interroghiamoci se è, e sarà davvero così. Oppure se

non rischiano di prevalere ancora una volta le distanze e le

divisioni. Con fazioni e corporazioni, le une opposte alle altre,

in una disputa che vedrebbe sempre qualcuna soccombere,

e con essa – forse – il Paese intero. Ancora Sergio Mattarella:

«La nostra Repubblica […] intende essere una forma di Stato

inclusiva, nella quale nessun cittadino si senta abbandonato».

Fondata su due valori: «La libertà, che ha alimentato il

nostro progresso civile e […] l’unità […] che non può essere

astratta, lontana, retorica, invocata con l’uso pretestuoso

della categoria del nemico e deve, invece, irrobustirsi, saper

superare le fragilità esistenti, rafforzando la coesione sociale».

Le fragilità. Come superare quelle emerse drammaticamente

con l’epidemia da Covid-19? Fragilità sanitarie, produttive,

economiche, sociali, di un’organizzazione generale della vita

comune messa in subbuglio da un nemico tanto invisibile

quanto insidioso e micidiale. La risposta è: con la libertà e

l’unità. Con la libertà, equilibrato mix di responsabilità e spirito

di iniziativa, dovere e fantasia, disciplina e volontà, e con

l’unità, che ha oggi più che mai bisogno di “irrobustirsi” con la

solidarietà, la fratellanza e quella coesione sociale, minacciata

dalla crisi economica. Ci riusciremo?

Noi del Gruppo FS Italiane ci occupiamo di mobilità, di infrastrutture

e servizi che uniscono luoghi e comunità, muovendo

persone e cose. E, con loro, idee ed emozioni. Mai

2


come nei giorni trascorsi, non potendo spostarci, ci siamo

resi conto di quanto ci sia cara questa libertà. Una libertà che

si deve accompagnare con la sicurezza e il cui esercizio deve

essere garantito dall’efficienza delle infrastrutture e dalla

professionalità di tutti gli operatori del settore. Qualità che

hanno permesso anche nei giorni del lockdown di rifornire

il negozio vicino casa, e consentono di farci viaggiare da un

posto all’altro per conoscerlo, o conoscere e incontrare altre

persone. Perché non possiamo accontentarci di vederci,

smaterializzati, sullo schermo di un pc o di uno smartphone,

pur riconoscendone l’indiscussa e, di questi tempi, persino

salvifica utilità. La mobilità e la vicinanza fisica sono e restano

un diritto, una fonte di ricchezza, di comprensione e di coesione.

FS Italiane continuerà a fare la sua parte perché questa

fonte che genera libertà e unità torni a essere rigogliosa,

sicura e possa contribuire a rilanciare il Paese fertilizzandone

l’economia e la cultura, il turismo e la socialità. Perché quello

che vivremo nei prossimi mesi sia davvero un nuovo inizio. E

lo sia, se possibile, fin da subito, dall’estate ormai alle porte.

Un’estate che abbiamo voluto fosse la protagonista assoluta

di questo numero della Freccia che consegniamo alla vostra,

mi auguro piacevole, lettura.

3


MEDIALOGANDO

«AMO LA RADIO»

ANCHE IN TEMPI DI PANDEMIA

UN MIX VINCENTE DI INTRATTENIMENTO, INFORMAZIONE,

INTERAZIONE. NE PARLIAMO CON MASSIMILIANO MONTEFUSCO,

GENERAL MANAGER DI RDS, E CON GIANLUCA TEODORI, A CAPO

DELLA REDAZIONE GIORNALISTICA

di Marco Mancini

marmanug

«

Amo la radio perché arriva

dalla gente. Entra nelle

case. E ci parla direttamente».

Così cantava Eugenio Finardi nel

1976, due anni più tardi a Roma nasceva

RDS, una delle prime radio private

italiane, oggi la seconda per audience,

con cinque milioni e mezzo di ascoltatori

medi al giorno che superano, su alcuni

contenuti distribuiti a un circuito di

26 emittenti locali sparse in tutta Italia,

i nove milioni.

Chiediamo a Massimiliano Montefusco,

general manager di RDS, e a

Gianluca Teodori, a capo della redazione

giornalistica, e di fatto direttore

responsabile dei contenuti informativi

della radio, quanto ci sia di vero, ancora

oggi, o forse oggi più che mai, nelle

parole di quella canzone.

[M.M.] Come RDS abbiamo commissionato

una ricerca dalla quale emerge

che durante i quasi due mesi del

lockdown i nostri ascoltatori si sentivano

ancora di più parte di una community,

e chiedevano di partecipare e

interagire con noi. Ed è proprio questo

ruolo attivo di chi ci segue, una sorta di

caratteristica genetica del medium radiofonico,

che ha consentito alla nostra

emittente, ma un po’ a tutte le radio,

di mantenere elevati livelli di ascolto

anche da casa e avere la meglio sulle

piattaforme on demand. Certo, ha giovato

anche la nostra capacità di saper

mixare intrattenimento e informazione.

Compito che immagino vi siate impegnati

ad assolvere con grande attenzione,

perché in certi momenti i due

aspetti contrastavano drammaticamente,

tanto da apparire antinomici.

[M.M.] Era un dualismo inevitabile: da

un lato informare in modo corretto e

preciso, dall'altro trasmettere un mood

positivo, capace di dare la carica e, lavorando

sulle emozioni, anche distrarre

per quanto possibile dalla situazione

generale e da quella individuale,

con gran parte della popolazione italiana

costretta a vivere in casa, con uno

spazio limitato a disposizione, poca o

nessuna privacy.

Andiamo sull’informazione. Come

trattare in radio una vicenda così delicata

e, soprattutto, inedita e inimmaginabile?

[G.T.] Ci siamo confrontati a lungo tra di

noi, all'inizio, per capire se fosse giusto

drammatizzare il quadro o renderlo in

termini più normali. Abbiamo cercato

di capire, e trovare un adeguato equilibrio,

così ci siamo mossi in anticipo su

temi diventati poi dominanti, facendo

le stesse domande piuttosto elementari

che si poneva la gente. Abbiamo

sentito la Protezione Civile e Angelo

Borrelli ben prima della realizzazione

del comitato tecnico scientifico a proposito

dei controlli su chi arrivava dalla

Auditorium RDS di Milano

4


Massimiliano Montefusco

Cina attraverso scali intermedi. E il professor

Roberto Burioni, già a febbraio.

Alla fine lo tsunami ha travolto tutti,

compresi voi…

[G.T.] E la prima reazione è stata di

panico, perché ti rendi conto di come

tutto venga fagocitato da un gigantesco

tragico macro argomento. Però, se

vuoi, da un punto di vista strettamente

giornalistico il lavoro diventa persino

più facile, perché hai tempo di metabolizzare

la notizia, riflettere su come

trattarla, nei suoi molteplici aspetti. E

quello che cambia, nel tempo, abbiamo

modo di seguirlo in strettissima

relazione con le richieste dei nostri

ascoltatori.

E cosa hanno chiesto e chiedono?

[G.T.] La loro è una curiosità a 360 gradi

sul fenomeno e ci chiedono di non

indulgere al catastrofismo o al complottismo.

Abbiamo cercato di sentire

un po' tutti perché ciascuno possa farsi

una propria idea attraverso approfondimenti

e spunti di riflessione, senza

mai cavalcare una sponda o un'altra.

Noi i provvedimenti del governo li registriamo

e cerchiamo di renderli intellegibili.

Non diciamo se sono giusti

o sbagliati.

L’equilibrio va trovato anche tra informazione

e approfondimento, tra

esposizione dei fatti e commento. Il

vostro palinsesto lo consente?

[G.T.] Ogni giorno trasmettiamo 20 notiziari

in 18 ore e nove appuntamenti di

approfondimento con il nostro format

100 secondi: cinque quotidiani con Enrico

Mentana, uno con Riccardo Luna

sull'aspetto tecnologico del nostro

vivere, uno un po' più leggero affidato

a Carlo Rossella e due di sport. Poi

quattro rubriche che fanno parte del

nostro arredo quotidiano: una dedicata

al lifestyle, una alle imprese del made

in Italy, un appuntamento green e un

altro dedicato ai motori.

Con l’esplosione dei contagi e la conseguente

emergenza sanitaria e sociale

c’è stato un immediato allineamento,

avvenuto in maniera estremamente

armonica, che ha riguardato sia le rubriche

sia ovviamente i 100 secondi.

A ogni appuntamento un compito diverso,

quindi. Separando fatti da opinioni.

[G.T.] Certo. Il nostro notiziario è molto

snello, tendenzialmente non va oltre

i due minuti, punta a un'informazione

diretta, spicciola e didascalica. Nei

momenti più critici, da metà marzo a

fine aprile, giusto il tempo per rendere

conto delle cifre che ci investivano

come un macigno.

Le rubriche in pochi giorni sono diventate

i nostri ulteriori spazi di approfondimento.

Lifestyle è stato modulato

sulla vita in casa, su aspetti

del quotidiano che fino ad allora non

avevamo mai pensato di affrontare,

dall'alimentazione all'esercizio fisico,

fino ai risvolti psicologici derivanti dalla

grande incertezza e dall’isolamento.

Dopo una settimana, nella rubrica green

avevamo già iniziato a parlare dello

smaltimento dei dispositivi di protezione

personale, un tema diventato

oggi dibattutissimo. Con Made in Italy

abbiamo raccontato delle conversioni

produttive, dai marchi di moda che si

mettevano a fare mascherine a quelli

della tecnologia che lavoravano sui

respiratori. Ed è stato interessante scoprire

questa dote di versatilità dell'impresa

italiana capace in breve tempo

di cambiare pelle.

[M.M.] Il nostro obiettivo era tenere

aggiornati gli ascoltatori con un’informazione

concisa, senza assumere

il ruolo del radiogiornale continuo e

con spunti di riflessione live ma, allo

stesso tempo, accompagnarli durante

tutta la giornata, lavorare nell’area del

sentiment e delle emozioni positive e

toccanti.

Quindi un intrattenimento che generi

empatia, condivisione. Corretto?

[M.M.] Coinvolgimento è la parola

giusta. C’è un altro studio sulle radio

italiane, commissionato da TER (società

che rappresenta la quasi totalità

delle componenti produttive pubbliche

e private della radiofonia italiana,

ndr) durante il lockdown che, a fronte

di un’inevitabile per quanto contenuta

diminuzione di ascoltatori – legata

alla forte riduzione della mobilità automobilistica

e, con essa, di una delle

occasioni privilegiate di fruizione radiofonica

– ha registrato una crescita

di partecipazione interattiva del pubblico.

Il 35% delle persone in questo

periodo ha ascoltato la radio più a lungo

e con maggiore attenzione, e in 37

milioni l’hanno definita l'amica sempre

vicina. Perché rasserena e ci fa sentire

uniti, hanno detto in tanti.

[G.T.] Empatia e condivisione valgono

anche per l’informazione e le nostre

rubriche. Sempre con Lifestyle abbiamo

trattato un tema clamorosamente

importante durante il lockdown, e

da tanti invece trascurato, quello dei

bambini. Gli aspetti psicologici, l’insegnamento,

l’osservazione del loro

comportamento. E i nostri ascoltatori

hanno gradito, sono stati coinvolti.

Veniamo al tema della crossmedialità

e di un’evoluzione genetica del

mondo dei media. Ormai anche RDS

da semplice emittente radiofonica è

diventata un’altra cosa: in una vostra

presentazione vi definite “entertainment

company”.

[M.M.] Lo siamo diventati perché ge-

Gianluca Teodori

5


MEDIALOGANDO

neriamo una serie di opportunità di

incontro, intrattenimento e coinvolgimento

del pubblico, inclusi eventi e

concerti che speriamo possano quanto

prima tornare a svolgersi. Poi ci sono

due aspetti: primo la fruizione dei contenuti

che avviene da tanti diversi device,

oltre ai tradizionali apparecchi radio

si va dagli smartphone ai pc, dai tablet

alla tv fino agli smart speaker che stanno

prendendo sempre più piede nelle

nostre case. Poi i contenuti che si plasmano

in una specie di co-creazione

continua con chi interviene sulle varie

piattaforme digitali.

Sulle quali siete ben presenti.

Sì, con una redazione digital che eroga

contenuti di evasione e intrattenimento,

anche perché social media come

Instagram o Facebook nascono per

quello. Quei contenuti li ritroviamo in

maniera diretta e intera su RDS.it, producendo

una sorta di ping pong con

la radio che li tratta in una modalità

audio, con un’attitudine a trasformarli

in audiovisivi e in video veri e propri

da fruire soprattutto in mobilità con gli

smartphone.

Ormai siamo ben oltre quello che

cantava Finardi in tempi nei quali interagivi

con la radio chiedendo per

telefono una canzone e una dedica.

[M.M.] Abbiamo conosciuto l'interazione

ipertestuale, attraverso un sms o un

post su Facebook o Messenger e oggi

quella vocale con i messaggi su WhatsApp.

Così, su un determinato spunto

o sondaggio, interpelliamo gli ascoltatori

e mandiamo in onda i loro messaggi

e le loro riflessioni. Tutto questo

rafforza l'effetto community e la spinta

di protagonismo attivo, sfrutta le tante

piattaforme social disponibili e, alla

fine, massimizza l'efficacia del mezzo

radiofonico.

Torniamo a oggi. Eccezionalità e normalità,

quella che tutti auspichiamo

arrivi presto sebbene avrà forse una

fisionomia diversa da quella che conoscevamo.

Cosa è cambiato e cambierà

nel mondo della pubblicità sui

media e dell’informazione?

[M.M.] Intanto, durante il lockdown il

50% delle aziende per vari motivi non

ha investito. Per cominciare, banalmente,

non aveva la creatività opportuna.

I messaggi già confezionati erano

distonici rispetto a una realtà mutata

in maniera così radicale. Le imprese

commerciali erano e molte restano ancora

chiuse, l’automotive – che rappresenta

il 30% del nostro market share,

bloccato. Ora occorre necessariamente

cambiare il paradigma, ridisegnare

i servizi e i prodotti, reinterpretare il

ruolo anche in termini di comunicazione

per conquistare la soddisfazione

e la vicinanza degli ascoltatori e dei

consumatori i cui atteggiamenti sono

profondamente cambiati dal clima di

incertezza che viviamo. Tutte le aziende

stanno rivisitando i propri modelli

di business, lavorando a una comunicazione

integrale, in una modalità omnichannel,

puntando al digitale e a superare

la dicotomia tra reale e virtuale.

[G.T.] Nell’eccezionalità degli eventi

siamo rimasti legati al nostro palinsesto

usando tutte le rubriche che avevamo

a disposizione per informare, sempre

con equilibrio, su quel che accadeva.

Solo nella settimana di Pasqua abbiamo

cercato di evadere, ritrovare una

certa normalità parlando dei prodotti

consueti della festività. Ma il discorso è

scivolato sull’attualità da cui non puoi

sfuggire, su come le aziende avevano

affrontato l'emergenza continuando a

lavorare con le difficoltà di un organico

ridotto e controlli molto stringenti.

Sulle rubriche di sport, come quella

sui motori, si è aperta l’unica vera voragine.

[M.M.] Sì, il nostro palinsesto ha funzionato,

soprattutto con il format peculiare

dei 100 secondi che ha arricchito la

cronaca, grazie all’intervento di direttori

di successo capaci di aprire una finestra

sul mondo andando oltre il solo

ascolto degli esperti. E raggiungendo

un target molto ampio, perché i 100 secondi

diventano un podcast, le riflessioni

dall’ambito radiofonico passano a

quello multimediale, fruibili sia in app

sia sui nostri siti, in modalità audio e

audiovideo.

Insomma, le regole del giornalismo

non cambiano ma non sempre il mezzo

è il messaggio. O non del tutto.

Piuttosto il mezzo può moltiplicare il

messaggio, esaltandone alcuni contenuti.

È anche evidente che i ferri del

mestiere cambiano e diventano sempre

più smart e digital. Ma la radio su

questo fronte è già molto avanti. E resta

evergreen. Ancora in salute e sulla

breccia.

rds.grandisuccessi

RDS_official RDS_official

Auditorium RDS di Roma

6


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SOMMARIO

GIUGNO 2020

IN COPERTINA

ESTATE ITALIANA

La nave traghetto Scilla ultima le

operazioni di imbarco (1959)

48

80

12

RAILWAY HEART

16

L’ITALIA CHE FA IMPRESA

18

GOURMET

19

GUSTA & DEGUSTA

20

WHAT’S UP

33

pag. 33

27

UN TRENO DI LIBRI

Invito alla lettura di Alberto Brandani,

che questo mese propone ai lettori

della Freccia il nuovo romanzo di Serge

Joncour, Affidati a me

33

CARTOLINE DALLE VACANZE

Le estati memorabili degli ultimi 70 anni,

tra hit, film, tendenze. E i ricordi di sei

protagonisti dello spettacolo e della tv

54

VIAGGIO IN ITALIA

Mai come quest’anno la scelta preferita

è rimanere nei confini nazionali. Ne

parliamo con Andrea Carandini del Fai,

Fiorello Primi dei Borghi più belli d’Italia e

Donatella Bianchi del WWF Italia

68

103

64

GIARDINI DA SOGNO

70

LA VIA REGINA DI SICILIA

76

UMBRIA SEGRETA

80

ISOLE DI BELLEZZA

84

IL GARGANO E LE ORCHIDEE

88

MAGICA GALLURA

92

UNA VIGNA IN CITTÀ

96

RELAX IN AGRITURISMO

98

SPIAGGE AD ARTE

102

SARACENO A FIRENZE

116

FUORI LUOGO

117

LA FRECCIA JUNIOR

LE FRECCE NEWS//OFFERTE E INFO VIAGGIO

105

SCOPRI TRA LE PAGINE LE NOVITÀ, I SERVIZI E LE PARTNERSHIP TRENITALIA

i vantaggi del programma CartaFRECCIA e le novità del Portale FRECCE

8


Tra le firme del mese

PAOLO CORBINI

Giornalista, è direttore dell’Associazione

Nazionale Città del Vino, con cui collabora dal

1998, e della rivista Terre del Vino

VITTORIO GIANNELLA

Fotografo freelance, da anni gira il mondo per

realizzare reportage di viaggi e natura per riviste

del settore. Ama riportare a casa il senso di

meraviglia che il pianeta regala

CLAUDIO SEBASTIANI

Responsabile della sede Ansa in Umbria, dove

lavora dal 1992. Laureato in Scienze biologiche, si

è formato seguendo la cronaca nera e giudiziaria.

Negli anni si è occupato anche di politica,

economia e sport

I numeri

di questo numero

309

i Borghi più belli d’Italia

[pag. 59]

100

gli anni di vita del Giardino di

Ninfa, nel Lazio

[pag. 68]

93

le specie di orchidee selvatiche

nel Gargano

[pag. 85]

23mila

gli agriturismi

nel nostro Paese

[pag. 96]

Read also

FSNews Radio, la web radio del

Gruppo FS, lancia il nuovo programma

FS Cult. Musica, arte, spettacolo,

sport, temi sociali e ambientali

sono i protagonisti del contenitore

bisettimanale, in onda il martedì

e il giovedì alle 15 (e riascoltabile

in podcast su FSNews.it), per un

simbolico viaggio fatto di domande

e risposte. Ogni puntata prevede un

ospite: non la solita intervista, ma una

chiacchierata a tappe che accresce la

conoscenza dell’ascoltatore

MENSILE GRATUITO PER I VIAGGIATORI

DI FERROVIE DELLO STATO ITALIANE

ANNO XII - NUMERO 6 - GIUGNO 2020

REGISTRAZIONE TRIBUNALE DI ROMA

N° 284/97 DEL 16/5/1997

CHIUSO IN REDAZIONE IL 03/06/2020

Foto e illustrazioni

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a questo numero

PER CHI AMA VIAGGIARE

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Silvia Del Vecchio

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Francesca Ventre

Giovanna Di Napoli, Michele Pittalis,

Claudio Romussi

Giuseppe Angelini, Serena Berardi, Cesare

Biasini Selvaggi, Alberto Brandani, Viola

Chandra, Paolo Corbini, Fondazione FS Italiane,

Vittorio Giannella, Peppe Iannicelli,

Riccardo Lagorio, Valentina Lo Surdo,

Luca Mattei, Enrico Procentese, Andrea Radic,

Elisabetta Reale, Gabriele Romani,

Claudio Sebastiani, Saviana Sileo,

Filippo Teramo, Mario Tozzi

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Manfredi Paterniti, Massimiliano Santoli

PER LA PUBBLICITÀ SU QUESTA RIVISTA

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SAVIANA SILEO

Giornalista, laureata in Scienze della comunicazione,

fa esperienza in agenzie di stampa nazionali

approdando poi in Cia - Agricoltori Italiani. Con il

cuore all’ambiente e all’agricoltura, tiene insieme

queste sue passioni grazie alla scrittura

La carta di questa rivista proviene

da foreste ben gestite certificate FSC ® ️

e da materiali riciclati

On Web

La Freccia si può

sfogliare su ISSUU

e su fsnews.it

9


FRECCIA COVER

Cartoline di Torino da Paola Bertoni del blog Pasta Pizza Scones

#CARTOLINEDACASA

di Luca Mattei

ellemme1 - l.mattei@fsitaliane.it

Per tornare ad apprezzare la bellezza del nostro Paese,

in un periodo difficile per il turismo, la community delle

Travel Blogger Italiane ha lanciato dal 5 maggio una

challenge su Instagram con l’hashtag #cartolinedacasa.

L’iniziativa è aperta a tutti: basta caricare nelle stories

del social network un selfie con in mano una cartolina

della propria città, inserendo l’hashtag indicato e il tag

@travelbloggeritaliane. Il profilo della community riposta

poi le foto e le evidenzia in una raccolta.

A giugno il progetto si trasforma in #cartolineda(nomecittà):

laddove possibile, le blogger partecipano ad

alcune visite guidate e attraverso i social raccontano

ai follower i quartieri (e i musei, dove accessibili) delle

proprie città. Un’occasione per meravigliarci ancora dei

nostri spazi urbani grazie alla magia del viaggio. E qual

è il modo migliore per condividere quelle emozioni se

non con le care, vecchie (ma sempre evergreen) cartoline?

11


RAILWAY heART

PHOTOSTORIES

LUOGHI

Stazione

Reggio Emilia AV

© Alessandro Farnè

alessandrofarne76

12


LE PERSONE, I LUOGHI, LE STORIE

DELL’UNIVERSO FERROVIARIO IN UN

CLICK. UN VIAGGIO DA FARE INSIEME

A cura di Enrico Procentese

enryhills

Utilizza l’hashtag #railwayheart oppure invia il tuo scatto a railwayheart@fsitaliane.it.

L’immagine inviata, e classificata secondo una delle quattro categorie

rappresentate (Luoghi, People, In viaggio, At Work), deve essere di proprietà

del mittente, priva di watermark, non superiore ai 15Mb. Le foto più emozionanti

tra quelle ricevute saranno selezionate per la pubblicazione nei numeri futuri

della rubrica. Railway heArt un progetto di Digital Communication, Direzione

Centrale Comunicazione Esterna, FS Italiane.

PEOPLE

Attese

© Alfredo Falcone

alfredo_falcone

© Domenica Ventre

domenicaventre

13


RAILWAY heART

IN VIAGGIO

Verso Modena

© Michael Ieranò

goingmattos

14


AT WORK

Francesca, capotreno

Frecciarossa

© Edoardo Cortesi

eddiecortesi

Francesco, addetto RFI ai

gate di Roma Termini

© Alfredo Falcone

alfredo_falcone

PHOTOSTORIES

15


L’ITALIA che fa IMPRESA

AL MARE CON UN CLICK

DA SKIPLY A BEACHAROUND, APP E PIATTAFORME WEB PER VIVERE

LA SPIAGGIA IN RELAX E SICUREZZA

di Elisabetta Reale

Cresce la voglia di mare, ma

in sicurezza e, possibilmente,

limitando lo stress. Per

accompagnare la rivoluzione delle

giornate in spiaggia nell’estate 2020

– tra distanze da rispettare, prenotazioni,

nuove regole d’accesso e altre

misure legate al Covid-19 – e per migliorare

la vita di gestori e bagnanti,

ci vengono in aiuto piattaforme web

e app. Come Skiply, che permette di

scegliere comodamente da casa lo

stabilimento balneare o il parco acquatico

preferito prenotando online

lettini, sdraio, ombrelloni e, perché

no, un caffè, un pranzo o un aperitivo.

I gestori di stabilimenti e strutture,

invece, potranno approfittare degli

strumenti dell’app per eliminare le

code all’ingresso, alla cassa, al bar o

al ristorante.

«Lo scorso anno ero in uno stabilimento

e non capivo perché bisognasse

fare una fila per qualsiasi cosa»,

spiega Francesco Califano di Giddy

Up. «Così, dopo mesi di progettazione

e confronto con Vincenzo Santo della

Cna Balneari Campania Nord, ho creato

Skiply (da “to skip”, saltare), sviluppata

con l’informatico Vincenzo Striano,

Ceo di Shift-left, casertano come

me e partner in Giddy Up». L’app,

scaricabile gratuitamente, è stata

scelta in esclusiva dalla Cna Balneari

Campania Nord e adottata da tutti gli

stabilimenti associati. Sarà inoltre un

valido aiuto per osservare restrizioni

e regole che l’emergenza sanitaria

impone anche per i sindaci, nella

gestione e organizzazione di spiagge

libere e piscine comunali. «La forza di

Skiply – dichiarano Califano e Striano

– è l’estrema versatilità. Fornisce dati

e report che permetteranno a sindaci

e gestori, nel rispetto della privacy, di

valutare la qualità dei servizi, la soddisfazione

di chi ne usufruisce e i luoghi

in cui intervenire».

Da nord a sud dello Stivale, sono già

oltre settemila gli stabilimenti balneari

presenti in Beacharound, agile

16


piattaforma web ideata dall’imprenditore

Alberto Parma, 29enne di Cattolica

(RN), che in questi difficili mesi

di lockdown ha sviluppato e ultimato

un’idea a cui stava lavorando da tempo.

«Quando frequentavo l’Università

di Milano capitava spesso che i miei

colleghi mi chiedessero informazioni

sulle spiagge e sui servizi di Cattolica,

ma mancava un sistema di informazione

unitario, quindi insieme ad

alcuni amici ho pensato di realizzare

una piattaforma. Negli ultimi tre anni

abbiamo reperito tutte le informazioni

sugli stabilimenti balneari, anche con

l’ausilio dei Comuni». A fine aprile il

lancio di Beacharound, che ogni giorno

conta una media di 20 o 30 nuovi

iscritti, molti delle regioni del sud ma

anche di Marche, Liguria, Toscana e,

ovviamente, Emilia Romagna.

È uno strumento gratuito sia per i proprietari

degli stabilimenti, che possono

gestire la loro pagina inserendo

contenuti e immagini, sia per gli utenti.

È sufficiente indicare la località di

destinazione per poi prenotare direttamente

allo stabilimento il servizio

desiderato. «Vogliamo creare un contatto

diretto tra il cliente e le strutture

semplificando l’accesso alla spiaggia

– precisa Parma – e, a differenza delle

app, qui non è necessario registrarsi».

Parola d’ordine sicurezza e tranquillità

anche per il team che ha ideato

un’altra piattaforma online, Apriinsicurezza.

Attiva dai primi di giugno,

unisce saperi e competenze di giovani

imprenditori che da tempo lavorano

nel settore dei servizi web per

i locali pubblici con l’app Quezzak.

«Nasciamo come sviluppatori di app

per locali, soprattutto per discoteche,

fornendo un aiuto per la loro crescita

economica, pubblicitaria e d’immagine»,

raccontano Matteo Gitto e

Luca Di Rocco, entrambi anche pallanuotisti,

a cui si è unito Luca Pisano.

«Adesso vogliamo fare lo stesso per

ristoranti, chioschi e stabilimenti balneari».

Uno staff in continua crescita

con collaborazioni sempre nuove: la

piattaforma permetterà di usufruire

di una serie di servizi, come prenotare

da casa il proprio posto in spiaggia,

pagando online o direttamente

all’ingresso, e un codice confermerà

la prenotazione. Inoltre, direttamente

dall’ombrellone si potranno ordinare

prodotti di bar e ristorante o prenotare,

per esempio, un’uscita in canoa.

«Una piattaforma che unisce diversi

servizi con un costo alla portata di tutti

– chiariscono – perché è necessario

aiutarsi per guardare al futuro con ottimismo».

Il progetto Spiaggia 4.0 è invece un

vero e proprio piano d’azione rivolto a

enti locali, stabilimenti balneari, strutture

ricettive e a tutte le imprese del

turismo, nato dall’esperienza e dalla

sinergia fra tre startup specializzate in

tecnologie digitali: la barese Metawellness,

We Digital e Rivemo, entrambe

con sede in provincia di Pordenone.

Con Spiaggia 4.0 la tecnologia garantirà

sicurezza e relax: una piattaforma

web e un’app renderanno possibile

prenotare lettini e ombrelloni, fruire

dei servizi offerti dallo stabilimento,

ordinare prodotti da punti di ristoro

limitrofi semplicemente con un click,

senza code e assembramenti, mentre

le pubbliche amministrazioni potranno

monitorare i flussi di persone e

prevedere situazioni potenzialmente

rischiose per la salute pubblica. E

grazie a Labby Light, il braccialetto

brevettato da Metawellness, dipendenti

e clienti di stabilimenti e spiagge

private sapranno quando non sarà

rispettata la distanza di sicurezza.

17


GOURMET

SAPORI DI CORTINA

di Filippo Teramo - a cura di vdgmagazine.it

Marco Pinelli

Una lunga esperienza in cucine londinesi, americane

e maltesi, affiancando chef come Oliver

Glowig, Willy Elsner, Henry Brosi, Marco Bax. Poi

tanta tecnica e passione. Un mix perfetto per Marco Pinelli,

Dna napoletano ed executive chef dell’Hotel Cristallo di Cortina

d’Ampezzo, dove tiene il timone dei tre ristoranti: La Veranda,

che serve colazione e pranzo, La Stube 1872, specializzata

in piatti della tradizione ampezzana, e Il Gazebo, per

vivere un’esperienza di fine dining. Concentrato sulle materie

prime del territorio, ne scopre sempre di nuove proponendo

ricette originali e gustose dalle quali emergono tutte le

sue qualità di chef. A Cortina le cucine del Cristallo sono il

simbolo indiscusso dell’accoglienza ampezzana e l’arrivo di

Pinelli, nel 2017, ha coinciso con un nuovo importante capitolo

della storia secolare dell’hotel: l’affiliazione al The Luxury

Collection Hotels & Resorts, del gruppo Marriott International.

Una qualifica importante per l’albergo, primo del brand

a Cortina ma anche primo mountain resort The Luxury Collection

al mondo. Prestigio che ha spinto lo chef a offrire una

nuova proposta gastronomica, articolata nei tre ristoranti dai

caratteri distinti. Da instancabile e curioso giramondo, mette

nei piatti l’impronta dei suoi viaggi insieme all’amore per

la Campania, sua terra d’origine. Oggi, inoltre, il Cristallo fa

parte anche del Luxury Bike Hotels, luogo ideale e punto di

partenza per percorsi in bicicletta sulle Dolomiti, mentre la

spa dell’albergo propone una vasta scelta di trattamenti terapeutici

che utilizzano principalmente materie prime locali,

con rituali detox, antinvecchiamento, rilassanti e tonificanti.

RISOTTO VIALONE NANO ALLA BARBABIETOLA,

CREMA ACIDA E UOVA DI SALMERINO

Ingredienti (per quattro persone)

2 kg di barbabietole, 2 scalogni, 360 g di riso vialone nano, 120 ml di

vino bianco, 60 g di Parmigiano Reggiano grattugiato, 80 g di burro,

40 ml di olio extravergine d’oliva, 120 g di panna acida, 40 g di uova

di salmerino, 300 g di carote, 200 g di sedano, 1 cipolla grande, 2

lt d’acqua, 250 ml di aceto di lamponi, 100 g di zucchero, sale q.b.

Preparazione

Tagliare le verdure e metterle in una pentola con l’acqua, bollire e

lasciare andare il tutto per un’ora. Filtrare e mantenere in caldo il

brodo. Mettere 100 ml di acqua in un pentolino a fuoco lento con lo

zucchero e l’aceto di lamponi, per ottenere la riduzione. Tagliare a

cubetti le barbabietole pulite e, utilizzando un estrattore, ricavarne

il succo. Dopodiché, scaldare l’olio extravergine d’oliva in una padella,

aggiungere lo scalogno e cuocere finché non diventa leggermente

dorato. Versare il riso e cuocere per un minuto continuando

a mescolare finché i grani non saranno lucidi. Sfumare con il vino

bianco facendolo assorbire e poi aggiungere 200 ml di brodo vegetale

e 200 ml di succo di barbabietola. Unire la riduzione di aceto

di lamponi e cucinare il tutto per altri tre minuti. Aggiungere infine il

burro a pezzetti e il Parmigiano, mantecare e impiattare, ponendo

sopra il riso una quenelle di panna acida e le uova di salmerino.

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GUSTA & DEGUSTA

a cura di Andrea Radic Andrea_Radic andrearadic2019

SAN MICHELE APPIANO

LA QUALITÀ NON AMMETTE COMPROMESSI

Fondata nel 1907 in Alto Adige,

la Cantina San Michele

Appiano è il paradigma della

forza qualitativa di 330 viticoltori,

che di generazione in generazione

contribuiscono con sapere, passione

e dedizione ad assicurare uve eccellenti

da trasformare e affinare con

cura e sensibilità. Compito, dal 1977,

nelle mani di Hans Terzer, winemaker

della cantina.

La sua rigorosa dedizione e la profonda

passione hanno come principale

obiettivo la ricerca continua

della miglior qualità. «Non so fare

miracoli, ma la perfezione è senza

dubbio il mio obiettivo», afferma Terzer

nel descrivere il concetto che è

riuscito a infondere ai soci. Gli ettari

vitati sono 385, di cui il 70% produce

bianchi di intensa struttura, viva freschezza

e carattere identitario, e il

30% rossi, tra i quali l’apprezzato Pinot

Nero dai raffinati profumi di frutti

di bosco, lamponi e more. Al palato

compatto, elegante, fruttato e speziato.

Da segnalare tra i bianchi il Pinot

Bianco Schulthauser 2019, vinificato

e imbottigliato la prima volta già

nel 1982. Finemente fruttato e fresco,

è in grado di sedurre il palato sia per

la cremosa morbidezza che per l’acidità

di razza. Oltre al Sauvignon Sanct

Valentin 2019, il più famoso della

Cantina San Michele Appiano. Uve

selezionate ai piedi della Mendola,

per un vino dal frutto seducente, di

eccellente mineralità e persistenza.

Fitto bouquet di frutta gialla, uva spina,

fiori di sambuco e ribes maturo:

acidità croccante, morbida corposità

ed elegante pienezza.

stmichaeleppan

stmichaeleppan

NINO ROSSI

LA NOUVELLE VAGUE DELLA CUCINA

CALABRESE RICOMINCIA DAL PICNIC WILD

Lo chef Nino Rossi

Cultura, identità, tradizione

e ricerca sono i pilastri

della filosofia del ristorante

Qafiz, che lo chef Nino Rossi ha

creato a Santa Cristina d’Aspromonte

(RC) rompendo alcuni schemi per

costruirne di nuovi, come Aspro, un

cocktail bar dove lo stile è ricercato

quanto la selezione delle bevande.

Un uomo così poteva riaprire con un

solo obiettivo: innovare ancora per

proseguire a rappresentare la “Nouvelle

Vague” della cucina calabrese,

che sta esprimendo creatività e

grande dinamismo.

E lo fa rivisitando la proposta e lanciando

un nuovo progetto. «Proseguiamo

con un delivery di alta qualità

che prevede anche un nostro

operatore a supporto», spiega Rossi.

«Apriamo il Qafiz con due menù degustazione

e una minuscola carta,

proponendo piatti in abbinamento ai

cocktail di Aspro. Inoltre, lanciamo

Wild, il picnic ad alto distanziamento.

Si scenderà sulla riva del fiume

che scorre nella nostra proprietà, il

torrente Calabretto, per consumare

le pietanze all’ombra di alberi secolari»,

prosegue. «E, ritenendo fondamentale

il rapporto con gli ospiti,

a mia volta li raggiungerò per una

grande preparazione alla griglia,

una cottura ancestrale. Infine, un bagno

nel torrente incontaminato che,

grazie alle sue piccole anse rocciose,

regalerà un indimenticabile idromassaggio

naturale».

qafiz qafizristorante

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WHAT’S UP

IL (DIS)AMORE

AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

NEL NUOVO ALBUM DEI PERTURBAZIONE

23 BRANI CHE RACCONTANO LA VERITÀ DEI SENTIMENTI

di Gaspare Baglio

gasparebaglio

Sono tornati i Perturbazione,

la band capitanata da Tommaso

Cerasuolo, con un album

sull’amore, anzi, sul (dis)amore:

così si intitola, infatti, l’ottava fatica

della formazione torinese. Attraverso

23 brani, si racconta una love story

in tutte le sue fasi. Il singolo di lancio

è Io mi domando se eravamo noi,

che ad ascoltarlo fa subito pensare al

periodo che stiamo vivendo. Anche se

il frontman precisa che, in realtà, nasce

da tutt’altro spunto: «È la frase di

un racconto autobiografico scritto da

Natalia Ginzburg, in cui lei parla del

suo secondo marito Gabriele Baldini.

E rappresenta uno dei temi centrali

del disco».

Vale a dire?

Nei nostri dolori, nelle manchevolezze,

nelle piccole ferite c’è molta più

verità rispetto alle nostre aspirazioni.

Come mai avete deciso di approfondire

questo tema?

Per spostare la cinepresa, mostrando

tutte le angolature di una relazione

amorosa. Ci piace trattare il sentimento

in maniera non didascalica. Le

atmosfere malinconiche di un testo

crudo e spietato non si devono riflettere

per forza nell’attitudine musicale.

Si possono evocare situazioni più vere

rispetto alla descrizione stucchevole

dell’essere felici. Felicità e tristezza

sono emozioni misteriose.

Il vostro disco è composto da oltre

20 pezzi. Cosa insolita, oggi, a livello

discografico…

Abbiamo assecondato la nostra musica.

Alcune canzoni raccontano un

momento, altre sono micro brani che

evocano un’atmosfera nella loro brevità,

come quei passaggi dei Quadri di

un’esposizione del compositore russo

Modest Petrovič Musorgskij, in cui

sembra che il protagonista passi da

© Luigi De Palma

In primo piano Tommaso Cerasuolo (voce e mandolino), dietro di lui, in senso orario, Rossano

Antonio Lo Mele (batteria), Cristiano Lo Mele (chitarra e tastiere) e Alex Baracco (basso)

un brano all’altro della suite per pianoforte.

Credi che l’emergenza Covid-19 potrà

insegnarci qualcosa?

Ho la sensazione che siamo terribilmente

bravi a non imparare nulla.

Questa situazione ci ha messo di

fronte a fantasmi che già avevamo e

se c’erano dei problemi si sono acuiti.

Come musicista mi sono guardato

allo specchio e ho visto anche cose

che non mi piacciono. Dobbiamo

imparare ad analizzare e accettare i

nostri limiti e la nostra eredità, senza

avere fame di libertà e desideri.

Come avete trascorso le giornate durante

l’isolamento?

Abbiamo cancellato gli eventi, continuando

però a raccontare il disco sui

social. Stiamo organizzando un live

di quartiere e vorremmo farlo senza

passare dal web: è bello anche suonare

per i propri vicini.

Cosa vi augurate per la ripartenza

del Paese?

Che non ci siano esclusi. Dobbiamo

essere tutti liberi, senza disparità.

perturband

perturband

perturbiamo

perturbazionemusic

20


UN DISCO PER RICORDARE

IL GIOVANE DIRETTORE

D’ORCHESTRA FILIPPO ARLIA

DEDICA LO STABAT MATER DI

ROSSINI ALLE VITTIME DEL

COVID-19

di Sandra Gesualdi sandragesu sandragesu

La promessa, a inizio intervista, è di non soffermarsi

troppo sulla sua giovane carriera, perché «all’estero

l’età non fa notizia». Eppure il giorno che ricorda

con più emozione è quando si è diplomato in pianoforte al

conservatorio, a 17 anni. Massimo dei voti, lode e menzione

d’onore. Filippo Arlia, classe ‘89, insegnante e direttore

al Conservatorio di musica Tchaikovsky di Nocera Terinese

(CZ) e dell’Orchestra Filarmonica della Calabria, è considerato

dalla critica internazionale uno dei più talentuosi ed

eclettici musicisti italiani della sua generazione. Durante lo

stop per le restrizioni dovute al coronavirus ha sofferto la

lontananza dalla sua orchestra, dai suoi allievi e, ovviamente,

dal pubblico. «All’inizio ero arrabbiato, poi ho voluto che

la musica arrivasse ugualmente nelle case degli italiani e ho

deciso di incidere lo Stabat Mater, uscito il 2 giugno. Il disco

per la musica classica è come lo streaming e le piattaforme

per il cinema».

Una produzione particolarmente significativa.

Lo Stabat Mater di Gioacchino Rossini, edito dal Movimento

Classica con l’Orchestra Filarmonica della Calabria e il coro

siciliano, è una vera e propria messa in note, un’opera che

parla di dolore e costernazione. È stato naturale dedicarla a

tutte le vittime del Covid-19. Fino all’inizio di marzo nessuno

si sarebbe mai immaginato una situazione così difficile.

Perché proprio lo Stabat?

Rossini è conosciuto principalmente come un compositore

di opera buffa. Con questa ha dimostrato quanto invece fosse

un autore completo, regalandoci un’intensa rappresentazione

dell’intimità della sofferenza.

Come mai la classica in Italia è poco ascoltata dai giovani?

Se vanno poco a teatro è perché non conoscono questa musica

e la nostra società non gliela propone come dovrebbe.

Non seguono nemmeno Ray Charles, Ella Fitzgerald, John

Legend o James Brown, quindi il jazz, il soul, il gospel. A New

York ho suonato davanti a persone di ogni età, vestite come

volevano, anche in bermuda. Non dobbiamo mettere paura

ai ragazzi facendo pensare loro che i concerti di classica o

lirica siano roba da frack e noiosi. La scuola è fondamentale

per far conoscere e comprendere questa musica.

La cultura ha un ruolo formativo importante…

Chi è sensibile alle arti sarà un adulto migliore domani. Non

ce lo vedo un delinquente che compra un biglietto per un’opera

lirica. Attraverso la cultura si migliora il tessuto sociale.

E in questa fase è fondamentale aiutare gli artisti, categoria

professionale molto colpita dalla crisi.

Se dovessi rappresentare musicalmente la quarantena

appena trascorsa?

Dirigerei il Nabucco di Verdi, che parla degli schiavi ebrei.

Perché durante il lockdown siamo stati schiavi di noi stessi.

Ma eseguirei anche un travolgente inno alla vita. Nel picco

più alto del contagio è nato Adonis, mio figlio.

FilippoArlia

© Laura Bianca Photographer

21


WHAT’S UP

«VI FARÒ AMARE I CLASSICI»

L’ATTORE FRANCESCO MONTANARI RILEGGE SHAKESPEARE SU AUDIBLE

E SPOTIFY. IN ATTESA DI TORNARE A TEATRO CON IL GIOCATTOLAIO

Il lockdown ha confermato il talento

di Francesco Montanari, reduce

dalla seconda stagionedella fiction

Il cacciatore, ispirata al magistrato

Alfonso Sabella, andata in onda su Rai2

tra febbraio e marzo, per la quale ha

vinto la palma d’oro come miglior attore

al Cannes International Series Festival.

Come Gian Maria Volonté, pensa che

un attore debba dare sempre la giusta

dignità all’umanità che rappresenta: «È

la grande responsabilità del nostro lavoro.

Qualcuno riconoscerà archetipi

dell’essere umano anche solo ponendosi

domande». Dopo aver recitato su

Instagram i grandi classici, ha messo in

piedi su Spotify un podcast in cui rivisita

in chiave pop l’Otello di Shakespeare.

Un successo così grande da spingere

Audible ad affidargli gli audiolibri Romeo

e Giulietta, Amleto e Il mercante di

Venezia. Tre opere del drammaturgo inglese

che Montanari affronta partendo

dall’assunto che «se li odi è perché te li

hanno sempre spiegati male».

Come è iniziato tutto?

L’anno scorso ho portato in scena lo

spettacolo di Italo Calvino Perché leggere

i classici e mi sono chiesto che

cosa può spingere un ragazzo, nell’epoca

delle piattaforme streaming, ad

avvicinarsi a queste opere.

Che risposta ti sei dato?

Leggere è utile e, come diceva Umberto

Eco, allunga la vita, perché accresce

l’immaginifico. Sono stato anch’io studente,

so quanto sia respingente l’imposizione

della lettura e di certi titoli:

si traduce con un’eredità di qualunquismo

e sentito dire.

Tipo?

Amleto se lo ricordano col teschio in

mano mentre declama «Essere o non

essere», quando il teschio non è nemmeno

in quella scena. Ma, a pensarci

bene, Amleto lo troviamo anche nel

cartoon Disney Il Re Leone, per esempio

nella scena in cui il fantasma di

Mufasa riappare a Simba dicendogli

«Ricordati chi sei». Tracce della tragedia

sono identificabili anche nel serial

tv Sons of Anarchy, sugli harleysti che

vivono al limite della legalità. Un archetipo

enorme che non annoia perché

pieno di gossip, come quello di Romeo

e Giulietta.

Spiegati meglio…

Giulietta era una ribelle: non sta alle

imposizioni del padre che la vuole sposata

al ricco conte Paride, nipote del

principe di Verona. Montecchi e Capuleti

sono due famiglie di delinquenti, tra

loro c’è un odio talmente profondo che

i cittadini non ne possono più. Il principe

mette un veto definito alla faida, ma il

re dei gatti Tebaldo rompe le uova nel

paniere uccidendo Mercuzio, una sorta

di rockstar. Anima maledetta che, col

sorriso, si perde in grandi esibizioni –

come nel monologo della regina Mab

– anche se i suoi occhi piangono.

Nella fase tre dove ti vedremo?

Tornerò sul palco con la black comedy

Il giocattolaio, insieme a mia moglie Andrea

Delogu: lei è strepitosa, una grande

collega. Sono contento che abbia

intrapreso questa avventura da attrice.

Poi sarò sul set per la terza stagione del

serial Il cacciatore e un nuovo film sul

delitto Torregiani. G.B.

francesco_montanari_official

22


IL FUTURO DELLA TELEVISIONE

DALL’OVERDOSE DI INFORMAZIONE ALLA VOGLIA DI EVASIONE.

COME CAMBIA IL PICCOLO SCHERMO DOPO IL COVID-19

SECONDO MASSIMO BERNARDINI DI TV TALK

Covid-19 ha

trasformato la televisione:

L’emergenza

variazioni al palinsesto,

programmi saltati, show ripensati.

Tv Talk, appuntamento cult di Rai3,

ogni sabato alle 15 analizza il piccolo

schermo grazie al lavoro del capo

progetto Furio Andreotti, del cast e

del conduttore Massimo Bernardini,

giornalista di lungo corso che prova

a spiegarci come è cambiata e quale

direzione sta prendendo la tv.

Cosa è stato modificato a causa della

pandemia?

La decurtazione del personale negli

studi e l’assenza del pubblico in molti

show hanno cambiato geneticamente

le cose. Oggi un conduttore dialoga

con una o due finestre virtuali.

Il coronavirus ha agevolato l’uso delle

piattaforme streaming?

Molti hanno avuto più tempo libero e

Massimo Bernardini

© Assunta Servello

chi ha preso l’abitudine di vedere le

serie online difficilmente la perderà. È

anche vero che circolano meno soldi

e qualcuno potrebbe rivolgersi unicamente

verso la grande offerta gratuita

disponibile. Non credo però, come dicono

alcuni, che niente sarà più come

prima.

Da spettatore cosa si augura?

Abbiamo visto la trasformazione di

una televisione sostanzialmente morbosa

in tv di servizio: diversi conduttori

e programmi sono diventati pedagogici,

spiegando ai cittadini come

comportarsi. Se uscissimo da questo

cambiamento con la cronaca nera

ridimensionata nel daytime, sarebbe

un grandissimo acquisto.

Ci sono però programmi come Ciao

Darwin, su Canale 5, che macinano

ascolti anche in replica…

L’overdose di informazione, all’inizio,

era necessaria. Ora c’è voglia di evasione.

E Tv Talk analizzerà i gusti del pubblico

fino a giugno...

Spero che prosegua anche a luglio.

C’è lavoro da recuperare e molti professionisti

sono pagati a puntata.

Con l’allungamento di diversi show,

molti auspicano un nuovo assetto dei

palinsesti estivi.

La verità è che il mercato pubblicitario

si è ridimensionato. Andrebbero rivisti

anche i meccanismi dei periodi di garanzia

sulla redditività della pubblicità.

La Rai ha uno dei canoni più bassi

in Europa e ho l’impressione che non

ci saranno soldi per evitare le repliche.

Da grande conoscitore del piccolo

schermo ha suggerimenti?

Il servizio pubblico potrebbe utilizzare

la bella stagione per testare programmi

a basso costo, nuovi conduttori,

autori, creativi. Abbiamo bisogno di

svecchiare e sperimentare. G.B.

TvTalk

TVTalk_Rai

TVTalk_rai

23


WHAT’S UP

LA VITA SULLO SCHERMO

IL BIOGRAFILM

FESTIVAL È ONLINE

DAL 5 AL 15

GIUGNO. TRA I TEMI

PRINCIPALI, IL POTERE

E LA RELAZIONE CON

IL CORPO

«

Abbiamo lavorato duramente

e non aveva senso annullare

il festival, così abbiamo deciso

di farlo online. Ma vogliamo anche

Faith

offrire un modo sicuro per guardare i

film insieme: stiamo programmando

proiezioni all’aperto, nelle piazze, in

modo che si possa assistere dai balconi».

Con queste parole Leena Pasanen,

direttrice del Biografilm Festival di Bologna,

presenta l’edizione 2020 della

kermesse cinematografica che, dal 5 al

15 giugno, mette in streaming i migliori

biopic.

Su cosa avete puntato quest’anno?

L’evento è fortemente europeo, ma le

pellicole ci portano in tutto il mondo,

mostrando incredibili storie di vita e

nuovi aspetti delle nostre società. Uno

dei temi portanti è il potere e il suo utilizzo

improprio. Con un interesse speciale

nei confronti della quotidianità e

dei sogni delle persone che vivono nella

Cina contemporanea, per scrutare in

profondità e sotto un inedito punto di

vista i sentimenti verso questo Paese.

Molti lungometraggi affrontano anche

sfide sensibili e personali, soprattutto

dei giovani, attraverso le immagini dei

corpi e della loro identità sessuale e

culturale. È una kermesse che celebra

l’esistenza in tutte le sue forme.

I fiori all’occhiello?

Sono particolarmente orgogliosa dei

documentari italiani prodotti quest’anno.

Faith di Valentina Pedicini e Because

of My Body di Francesco Cannavà fanno

parte della competizione internazionale.

Poi abbiamo un trio di celebri maestri

che presentano nuovi lavori: il mio connazionale

Mika Kaurismäki, dalla Finlandia,

il danese Jorgen Leth, figura di

spicco del cinema sperimentale, e il famoso

regista cambogiano Rithy Panh.

C’è poi Sing me a Song, biopic del francese

Thomas Balmès che ci racconta

di un giovane monaco buddista del

Bhutan a cui internet cambia la vita. The

Earth is Blue as an Orange dell’ucraina

Iryna Tsilyk, invece, ha vinto l’ultimo

Sundance Film Festival e parla di una

madre single e dei suoi figli in un Paese

sotto assedio. Non manca, infine, un’analisi

psicologica del comportamento

e delle performance di Donald Trump

con #Unfit, di Dan Partland, e il dietro le

quinte del World Economic Forum con

il lavoro di Marcus Vetter, The Forum.

Come si possono vedere i film?

Su MYmovies.it, dal 5 al 15 giugno, solo

dall’Italia e a orari prestabiliti. Ma ogni

utente registrato ha anche l’opportunità

di guardarli entro le 24 ore successive.

Le proiezioni gratuite hanno un numero

limitato di posti e l’opzione di attivare

sottotitoli in italiano. G.B.

biografilm

biografilm

biografilm

Because of my Body.

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Personalizzare, localizzare, valorizzare.

Ieri tour operator, domani architetti di esperienze.

IULM, IMPARARE IL FUTURO.

OPEN DAY Online

Lauree Triennali

8 luglio 2020

iulm.it/openday

Il futuro si apre

a chi impara a gestire

il cambiamento.

IULM è l’Università

del sapere dinamico,

dell’evoluzione

delle conoscenze.

Vieni a scoprire il mondo

dove sarai domani.


UN TRENO DI LIBRI

Invito alla lettura di Alberto Brandani

[Presidente giuria letteraria Premio Internazionale Elba-Brignetti]

In viaggio con il Prof

AFFIDATI A ME

LA VERTIGINE DI UN AMORE CLANDESTINO

E IMPROBABILE IN UNA PARIGI AVVOLGENTE E TENERA

Nel titolo vi è già il nocciolo

del romanzo: «Affidati a le loro vite scatenando una catena di l’attrazione, l’impellente bisogno di

le. Ma il destino congiura a intrecciare disgusta e da cui vorrebbe fuggire,

me», dice Serge Joncour eventi inimmaginabili. Lo scenario è aiutarla e, sì, l’amore avranno la meglio.

al lettore, «e non ti troverai male». “Affidarsi”,

non “fidarsi”. Senza cambiare

vita, marito o la sua agiata esistenza,

Aurore trova che «c’è qualcosa

di nuovo, oggi nell’aria». Non si parla

che di una storia d’amore, della ricerca

di una boa nel mare mosso della

vita. Ludovic e Aurore. Un uomo e

una donna così diversi per estrazione

sociale, idee, visione della vita. Una

coppia improbabile. Eppure, oltre alla

naturale ma non scontata attrazione

fisica, tra loro crescono piano la fiducia

e il rispetto.

Ludovic è un omaccione di 92 chili

alto due metri, ex giocatore di rugby,

sradicato dalla campagna per fuggire

il dolore lancinante della morte di

sua moglie. Tre anni sono passati, ma

sembra ieri. Fa un lavoro difficile, misero

e ingrato: recupera piccoli crediti

dalla povera gente per conto di altra

povera gente.

Aurore è una giovane borghese di

gran classe, sposata con Richard e

con due bei bambini. L’atelier di moda

che dirige reca in alto il suo nome: Aurore

Dessage.

Due universi opposti, in comune hanno

solo il cortile di ingresso dello stesso

stabile: lei scala A, appartamenti

alti e ariosi; lui scala B, dimore piccoli

e fatiscenti. Le finestre di fronte.

Istintivamente si evitano, una sorta, si

direbbe oggi, di distanziamento sociaquello

del cortile, la quinta di fondo

una Parigi affascinante e malinconica,

avvolgente e tenera.

L’abilità dell’autore di questo romanzo

tipicamente francese sta nel fare in

modo che le vite di Ludovic e Aurore

si intreccino pian piano privandoli della

loro corazza sociale e lasciandoli

nudi con le loro ansie, le paure, in un

turbinio di emozioni talvolta sospeso

da una sorta di ribrezzo fisico. Due

anime in alto mare che galleggiano a

malapena senza nessun appiglio.

Joncour, con la delicatezza di parole

sempre appropriate (eccezion fatta

per l’irreale scena del laghetto ghiacciato)

immerge il lettore in una storia

che via via prende forma sotto i suoi

occhi, anche attraverso l’eccellente

caratterizzazione dei personaggi,

punto focale dell’intera struttura narrativa.

Leggendo, viene fatto spontaneo

di domandarsi come quelle due

figure agli antipodi possano trovare

un punto di contatto tale da scatenare

un incontro così vitale e magnetico. Il

desiderio violento, lontanissimo dagli

schemi che regolano le loro vite, li

pervaderà facendoli sentire più leggeri

e più consapevoli di sé stessi. In

quel suo presente così movimentato,

Ludovic rappresenta per Aurore il

punto di stabilità. Nonostante amarla

porti con sé una serie di rischi, nonostante

lei rappresenti tutto ciò che lo

E quel vuoto sorprendente che

nasce ogniqualvolta spariscono in

sordina l’uno dall’altro, nella propria

parte del cortile, si percepisce in ogni

pensiero, in ogni silenzio. Ludovic

però c’è sempre: sia per «allontanare

i corvi che l’atterriscono», sia quando

un guasto fa quasi esplodere il bagno

di lei. E mi fermo qui per lasciarvi intatte

le sensazioni dell’intera trama. Alle

volte l’esistenza necessita di un’ancora

di salvezza, così vicina e che niente

ti chiede. Repose-toi sur moi.

Edizioni e/o pp. 336 € 17,10

27


UN TRENO DI LIBRI

BRANI TRATTI DA

AFFIDATI A ME

28

[...] eppure avrebbe voluto ringraziarlo

perché lui almeno aveva saputo

prevenire le sue paure, non c’era regalo

più bello in quei tempi di sicumera

e autosufficienza generalizzate,

perché non c’è complicità più viva

che indovinare l’altro, così anziché

cercare le parole lo abbracciò come

avrebbe fatto con l’albero, con lo

stesso movimento, e suo malgrado

le venne alle labbra una sola parola,

«Grazie», e la ripeté più volte, gliela

ridisse all’orecchio con un’intensità

che probabilmente l’altro non capiva,

«Grazie, grazie, grazie...». La forza

del torso che stringeva e a cui si

aggrappava la pervase, era un corpo

potente e caldo, da anni non aveva

sentito qualcosa di altrettanto umano,

Ludovic non si pose la domanda

di sapere cosa fare, si stordì completamente

odorando il profumo della

donna, i morbidi capelli alla jojoba,

quel corpo femminile che sentiva

contro il suo, era sbalordito di averla

tra le braccia, avvampava come

per un liquore troppo forte, e si lasciò

sommergere da una forza che

gli rubava le parole, come se anni e

anni di totale mancanza di tenerezza

trovassero in quel momento una

soluzione miracolosa, la teneva forte

come lo teneva lei, la stringeva quanto

lei stringeva lui dicendosi che non

avrebbe lasciato la presa finché non

fosse stata lei stessa ad allentarla,

ma Aurore si immerse ancora di più

in lui, si sbarazzò della borsa che aveva

sulla spalla, la lasciò cadere sulla

terra umida e coperta di foglie morte,

sentiva la solidità dell’uomo, e in

un periodo in cui tutto per lei era una

prova da superare trovava in lui una

boa, un punto di stabilità in quel presente

in perenne movimento in cui

tutto le sfuggiva. Ludovic si domandò

se fosse il caso di baciarla, ne aveva

una voglia matta, ma non voleva

metterle paura, sciupare qualcosa di

quel movimento folgorante, era raro

che si facesse cogliere di sorpresa,

ma si sentiva tanto incredulo quanto

sopraffatto dagli eventi...

Quando di colpo ci si bacia vuol dire

che proprio non se ne può più della

distanza, che anche incollati l’uno

Michele Cascella

Parigi (1932), dal libro Michele Cascella - L’estasi delle cose di Alberico Sala

all’altra si ha la sensazione di essere

troppo lontani, non abbastanza

osmotici, donde la voglia di fondersi,

di annullare lo spazio residuo. Fu lei

a prendere l’iniziativa, Ludovic aveva

labbra talmente carnose e tenere

che Aurore non ebbe neanche il tempo

di chiedersi cosa stesse facendo,

non accennò minimamente a tirarsi

indietro tanto desiderava quelle labbra,

si lasciò andare contro l’albero,

si sentiva perdutamente esaudita, da

anni quel cortile le dava energia, da

anni lo vedeva come un’enclave di

serenità, ed ecco che era al culmine

di quella promessa, una volta tanto

era nel cuore stesso del rifugio che

la proteggeva dal mondo, ormai era

buio, e nell’oscurità sotto le fronde

tutto era ancora più scuro, totalmente

nascosto. Sentì le mani dell’uomo

afferrarle la nuca, poi i seni, come se

volesse sollevarla da terra, aprì gli

occhi solo per avere la misura del

miraggio, per un attimo ciò che stava

succedendo la mandò nel panico,

aveva ancora la scelta della lucidità,

poteva decidere di fermare tutto, ma

ripensò al moto dell’anima dell’uomo,

al piumino col quale si era accarezzata

il viso, come se il piumino fosse

stato una premessa a quell’abbraccio

totale. Massiccio com’era avrebbe

potuto farle male, invece controllava

i gesti, Aurore si sentiva un giocattolo

tra le mani di una forza, era sorpresa,

inebetita, tra le braccia di quell’uomo

dalla potenza dichiarata si sentiva

leggera, a un passo dal proibito totale,

baciare un uomo sotto casa, fare

un grande sberleffo alla propria vita e

al disprezzo che le toccava subire. Le

uscì dalla bocca senza che potesse

farci niente, si sentì dire: «Non è possibile,

non è possibile...».

Ludovic si ritrasse quando a lei sarebbe

piaciuto che insistesse.

[...]

Messi a letto i bambini, aspettò che

tornasse Richard per mangiare con

lui. Il marito arrivò alle dieci passate.

La cena era minimale, salmone freddo,

blinis e insalata verde, Richard

adorava la semplicità, le cene semplici,

le conversazioni semplici, tutto

semplice. Al dessert, mentre finivano

i dolci che i bambini avevano appena

assaggiato, dolci semplicissimi acquistati

da Lenôtre, le venne voglia

di raccontargli di Kobzham, sapere

cosa ne pensava, cosa avrebbe fatto

al suo posto, ma le sembrava ridicolo

parlargli di una sordida storia da

novantaduemila euro quando dall’inizio

della cena Richard non faceva

che elencarle progetti favolosi, una

nuova start-up etica in cui credeva

molto, dei vaccini che a un certo


Un assaggio di lettura

termine si sarebbero rivelati una miniera

d’oro, e il contratto mondiale

per un’app Conciergerie per la quale

avevano trovato investimenti, e poi la

joint venture con una marca di smartphone

e un costruttore di pale eoliche

a San Francisco, e ancora un altro

progetto per un’applicazione che

definisse la propria riserva d’energia

sullo smartwatch, ognuno avrebbe

avuto sul telefonino una specie di testimone,

come gli indicatori di benzina

nelle macchine.

«Certe volte ci crediamo stanchi e

non lo siamo, oppure il contrario, ci

crediamo molto in forma mentre in

realtà siamo in riserva, ed è il momento

in cui ci si ammala... L’applicazione

ti avvertirà che hai sete o fame

e ti dirà quel che devi bere o mangiare,

ma anche quanto tempo devi correre

o dormire...».

Aiutandola a sparecchiare la tavola

continuò a parlare. Richard pensava

sempre al lavoro, ventiquattr’ore

su ventiquattro, la vita era tempo

di lavoro permanente... A sentire lui

sembrava tutto facile, tutto semplice,

bastava individuare quelli che

avevano le idee, farli incontrare con

quelli che avevano i soldi, e l’avventura

poteva cominciare, che fossero

poche migliaia o milioni di euro loro si

buttavano. Così, di fronte al mondo in

divenire che lui le esponeva, le sembrava

meschino raccontare i propri

fatterelli, metterlo a parte dei novantaduemila

euro che non riusciva a

recuperare e che tuttavia avrebbero

potuto compromettere tutto. Dopo

aver mandato la lavastoviglie si mise

seduta al bancone del bar, sfinita.

«Aurore, cosa c’è che non va?».

«Niente».

Richard andò a sedersi accanto a lei e

le passò un braccio intorno alle spalle,

Aurore provò un certo imbarazzo

per quel braccio che si posava su di

lei, in particolare quella sera, poche

ore dopo che altre braccia l’avevano

stretta con tutta la loro forza, difatti

arrossì, senza poterci fare niente fu

travolta dal disagio e divenne paonazza,

ma il marito non si rese affatto

conto di quanto fosse turbata.

[...]

Gli scocciava sentire i suoni di una rissa

senza vedere niente, così si infilò i

jeans, si allacciò le scarpe da ginnastica

ben strette per avere appoggi

solidi all’occorrenza, e senza chiudere

la porta si precipitò per le scale

alla stessa velocità con cui salì i due

piani dell’altra scala, caldissimo, sul

pianerottolo lo stesso rumore pazzesco,

ma non c’era nessuno, allora

entrò nell’appartamento, in anticamera

capitò sulla scena sempre intensa

di due che si menano, due tizi che

se le danno di santa ragione mentre

gli altri cercano di separarli, Richard

non aveva più la faccia di prima, era

infuriato e malamente spettinato, del

tutto travolto da una rabbia centuplicata

dalla rabbia dell’avversario.

Com’era possibile che un uomo così

posato uscisse dai gangheri? Ludovic

entrò nel bordello come uno spettatore

che s’imbarchi in un film. A parte

il gruppetto all’ingresso, quasi tutti gli

altri continuavano a ballare nel grande

salotto in fondo come se niente

fosse, ubriachi e scatenati, e la felicità

di quella massa umana gli scoppiò

in piena faccia, quegli insopportabili

giovani indolenti, quei coglioni che

non si accorgevano di lui, che neanche

ne erano intimoriti, e quell’orrida

musica, un rap denso e soprattutto

forte, troppo troppo forte, «Cazzo di

musica...». Da quel momento Ludovic

smise di pensare, serrò la mascella e

divenne inespressivo, prendere uno

per il collo significa penetrare in un

territorio sconosciuto, tutto dipende

dallo sguardo, i 100 chili non sono

niente in confronto allo sguardo, è con

lo sguardo che ci si fa vedere pronti a

divorare l’altro, così fece alzare il biondo

che inchiodava Richard al suolo, lo

rimise in piedi per guardarlo bene in

viso e lo colpì, senza dire una parola

tirò un cazzotto sulla faccia del tipo

che aveva l’arroganza di non temerlo,

un pugno che lo prese sul mento,

il biondo cadde a terra, il colpo non

tramortì soltanto lui, ma anche tutti

gli altri, non credevano ai loro occhi,

quando si fa a botte bisogna attaccare

subito, niente colpi d’avvertimento

o parole al vento, in una rissa bisogna

buttare dentro tutta la rabbia che si ha

in corpo e tutta insieme, senza preavviso,

bisogna rovesciare brutalmente

la paura di non riuscire a vivere, quella

caldaia che si ha dentro e che ribolle

di mille rancori... Gli altri gli facevano

cerchio intorno, come al tempo in cui

giocava a rugby e si azzuffavano in

uscita di mischia, e fu quello che fece,

si spostò verso il gruppo e ne afferrò

uno prima che agli altri venisse in

mente di ribellarsi, gli assestò un pugno

in pancia, tutti urlarono e si fecero

indietro pensando che fosse pazzo,

magari armato, non sapevano che si

stava sfogando perché non ne poteva

più di aspettare un segnale da Aurore

mentre Richard ci dormiva insieme, in

fondo se ne fregava di quegli australiani

e dei loro deliri, che continuassero

pure a ballare in salotto, quello

che voleva davvero annientare era

Richard, voleva sradicarlo, senza sapere

più quello che faceva si precipitò

sull’impianto che era sul mobile e

strappò l’amplificatore, tirando i cavi

fece cadere due lunghe casse e tutto

si azzittì di colpo, scagliò a terra l’amplificatore

come si fa per spaccare

una noce di cocco, ce l’aveva con tutti

per il solo fatto di essere lì, sotto il let-

In queste pagine due scene del film

L’amante con Michel Piccoli e Romy Schneider

© angeli/LaPresse

29


UN TRENO DI LIBRI

Un assaggio di lettura

to di Aurore, come se la vita per loro

fosse facile, e già stava cominciando

a pensare di aver esagerato, ma c’era

l’ebbrezza del picchiare, soprattutto

quando di fronte hai tipi mosci che si

sgonfiano, il coglioncello si reggeva la

pancia, ma il biondo non si era ancora

risollevato, l’aveva preso in pieno sotto

il mento mandandolo in tilt, protocollo

commozione cerebrale, solo che non

gli passava, gli altri si accovacciarono

intorno a lui, lo stesso Richard era inebetito,

suonato come se avesse preso

lui il cazzotto, Ludovic era dall’altra

parte, le ragazze costernate stavano

probabilmente dicendo cose tremende

su di lui, lo guardavano come uno

spostato che si intromette in una comunione,

ma leggere la paura nello

sguardo degli altri gli fece venire voglia

di colpire ancora, «Non mi rompete

il cazzo...» urlò. Quand’era così

nessuno gli si avvicinava mai, e anche

se di fronte a lui erano in dieci restavano

lì a bocca aperta, non furiosi, solo

stronzetti ubriachi, li aveva fatti tutti

tornare sulla terra, non aveva voglia di

parlare con Richard, non aveva voglia

di complicità, dette un’occhiata al tipo

rimasto a terra, avrebbero chiamato il

pronto soccorso o si sarebbe rimesso

in piedi da solo, non gli importava, se

ne andò, non c’era più rumore, fine

della musica, erano tutti chini sul ferito

e lui si avviò per le scale poggiando

il piede a piatto sugli scalini, con vigore,

per evacuare l’odio improvviso che

gli era stranamente salito dentro.

[...]

Passò la mano nell’acqua schiumosa

che saliva di livello, i bambini si sarebbero

lavati da soli, ma voleva che lo

facessero adesso. L’acqua era bella,

avvolgente, bagno schiuma al vétiver,

Aurore ebbe la curiosa sensazione di

percepire se stessa, di sentire il profumo

del proprio corpo, rivide il modo

con cui Ludovic le tuffava il viso nel

collo per annusarla, respirarla, odorare

quel vétiver sulla sua pelle, ormai

ogni volta che sentiva il proprio profumo

aveva la sensazione di ritrovare lui

e il suo modo animale di abbracciarla

fiutandola. Chiuse l’acqua e si alzò

per dare un’occhiata al disopra della

tendina. Per guardare fuori doveva incollare

la fronte al vetro e mettersi le

mani ai lati della faccia. Puntò gli occhi

sull’oscurità del cortile, Ludovic doveva

essere dall’altra parte dei rami. Era

bello saperlo lì, ma anche terrorizzante.

Non c’erano più foglie, solo rami e

ramoscelli. Quelle di fronte erano le

sue finestre, ma non erano illuminate,

non doveva essere tornato, o forse

aveva già tirato le tende. Quando non

era con lei quell’uomo spariva completamente,

niente messaggi, SMS,

telefonate o mail, nessun modo di

contattarsi. Non sapeva quasi niente

di lui. Stando a quel che le aveva detto,

la sera guardava la televisione facendo

zapping da un canale all’altro,

ogni tanto andava a bere un bicchiere

con un collega di lavoro, gli piaceva

mettersi a letto presto. A Parigi è

strano andare a letto presto. Si alzava

alle sei per andare a correre, o anche

per cominciare il lavoro di buon’ora,

sorprendere le persone quand’erano

ancora a casa. Rimpiangeva di avergli

fatto così poche domande su di

lui, alla fine parlavano solo di lei, della

sua vita, dei suoi problemi, col risultato

che di Ludovic ignorava quasi tutto.

Forse a lui andava bene così, magari

non aveva voglia di parlare del suo

passato o del fatto che fosse profondamente

orientato verso il prossimo,

una specie di altruista, ma come faceva

a essere profondamente orientato

verso il prossimo senza aspettarsi

niente in cambio?

Continuava a stare incollata al vetro,

concentrata su quella finestra senza

vita. Ce l’aveva con se stessa per

essersi confidata troppo nel piccolo

caffè in cui alla fine erano andati a sedersi

l’altra sera, non avrebbe dovuto

entrare nei dettagli, anche se Ludovic

aveva fiutato subito la manovra, già incontrando

Kobzham aveva capito che

probabilmente manipolava Fabian e

che quei due avrebbero potuto tenderle

una trappola, senza sapere che

Aurore ci era già caduta dentro. [...]

© girella/LaPresse

30


Lo scaffale della Freccia

IL LATO NORD DEL CUORE

Dolores Redondo

Dea Planeta, pp. 672 € 18

È l’agosto del 2005, e Amaia Salazar è

una giovane e brillante detective in forza

alla Policía Foral della Navarra quando

raggiunge il quartier generale dell’Fbi a

Quantico per partecipare a un seminario

riservato agli ufficiali della Europol. Sotto

la guida dell’agente speciale Aloisius

Dupree, Amaia e colleghi studiano il

caso di un serial killer con una perversa

predilezione per le catastrofi naturali

e la tendenza a inscenare rituali di una

precisione liturgica.

UNO STRANO PAESE

Muriel Barbery

Edizioni e/o, pp. 336 € 18

In una notte di neve, un affabile

tipo dai capelli rossi di nome

Petrus sembra spuntare dal

nulla nella cantina del Castillo

dell’Estremadura in cui Alejandro

de Yepes e Jesús Rocamora,

giovani ufficiali dell’esercito regolare

spagnolo, hanno fatto accampare le

loro truppe. È il sesto anno della più

grande guerra mai combattuta dagli

uomini, e l’inizio di un’avventura

straordinaria.

LUCAS

Kevin Brooks

Piemme, pp. 336 € 17

La vita di Caitlin prende colore

nell’attimo in cui vede Lucas. Lo

scorge dal finestrino, un giorno

d’inizio estate. Biondo, zaino in

spalla e anfibi, sembra respirare

aria e libertà mentre attraversa la

sottile strada che collega l’isola di

Hale alla terraferma. Caitlin decide

che deve conoscere quel ragazzo

misterioso e magnetico, che le

suscita un sentimento mai provato

prima.

VITE APOCRIFE

DI FRANCESCO D’ASSISI

Massimiliano Felli

Fazi Editore, pp. 430 € 17

Suggestivo romanzo storico, ambientato

nel 1266, che trae ispirazione dai

racconti apocrifi sulla vita del Poverello

d’Assisi, consegnati al protagonista del

romanzo da frate Leone, suo amico

e seguace. Ne emerge una rilettura

insolita e provocatoria della vita del

Santo, che ci restituisce un Francesco

più fragile e umano. E mostra quei

meccanismi che nascondono la verità

sotto racconti parziali. G.B.

CERCANDO VIRGINIA

Elisabetta Bricca

Garzanti, pp. 240 € 17

Cortona, 1976. Emma è una

ragazza che ama la lettura,

propensione che il padre non

accetta perché la vorrebbe

impegnata nelle faccende di casa.

Un lavoro come domestica da

un’aristocratica che si fa chiamare

signora Dalloway le apre le porte

dell’indipendenza attraverso i libri

femministi di Virginia Woolf. Un

romanzo di formazione sul potere

salvifico della cultura. G.B.

SVELARE IL GIAPPONE

Mario Vattani

Giunti, pp. 396 € 19

Il turismo cresce di anno in anno ma le

sue isole mantengono un’aura di mistero.

Alla creazione del mito del Giappone

contribuiscono storia e contraddizioni di

un popolo rispettoso di riti millenari ma

con intimi sussulti di ribellione. Come gli

shōji, i divisori delle case tradizionali che

si aprono e si chiudono per separare gli

ambienti, questo libro offre immagini di

un mondo inaspettato, in cui raffinatezza

ed eleganza convivono con severità e

ordine. G.B.

31


Medicina e Chirurgia Estetica

Evolversi, andare oltre per raggiungere risultati una volta

impensabili, è quello che riusciamo a donare oggi

con i nostri protocolli medicali.

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ESTATE ITALIANA

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VACANZE

GIORNATE PIENE DI LUCE, MARE E VIAGGI. UNA CARRELLATA DI

SCATTI, TRA LUOGHI CULT, TENDENZE, HIT E GRANDI EVENTI, PER

RACCONTARE LA BELLA STAGIONE. QUELLA DI IERI, DA RICORDARE.

QUELLA DI OGGI, DA VIVERE INIZIANDO A IMMAGINARLA

a cura di Sandra Gesualdi sandragesu e Cecilia Morrico morricocecili

© paolomartinezphotography/GettyImages

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ESTATE ITALIANA

© Archivio Fondazione FS Italiane

La linea ferroviaria che collega Napoli a Salerno costeggia il mare e il passaggio di un treno viaggiatori viene salutato da alcuni

bambini seduti sugli scogli (1958)

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La passeggiata di

Castiglioncello (LI) affascina

e incanta. Per il mare proprio

a ridosso, la pineta alle spalle

e la presenza di tanti vip che,

nel tempo, hanno trascorso le

vacanze qui. Negli anni ’60 era

meta modaiola frequentata da

Marcello Mastroianni, Alberto

Sordi, Paolo Panelli, Mina e Gino

Paoli. Sulle curve dell’Aurelia

verso Calafuria è stata girata,

nel ‘62, la famosa scena in auto

del film Il sorpasso di Dino Risi

con Vittorio Gassman e

Jean-Louis Trintignant

© A Castiglioncello il mare è più bello/facebook

© Rosmarie Wirz/Getty Images

A sud di Olbia (SS), in

mezzo alla Gallura e la

Baronia, si apre la Baia

di Budoni. Tra gli anni

’70 e ’80, il turismo in

questa zona ebbe una

crescita esponenziale

e qui comparvero

nuovi alberghi, negozi,

seconde case per

vacanzieri e, di lì a poco,

i famosi villaggi turistici

della Sardegna. Per

il fondale basso e la

spiaggia renosa in lunghi

tratti, oggi come allora (la

foto è del 1979), la baia è

meta ideale per famiglie

con bambini

© fotografiche.eu/AdobeStock

Per chi ama il glamour e

il mare, Forte dei Marmi

(LU) è la location à la

page della Versilia. Già

meta turistica nell’800,

dopo la Seconda

guerra mondiale e la

costruzione del nuovo

pontile in muratura viene

scelta per i suoi alberghi,

le ville e gli stabilimenti

balneari di lusso

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ESTATE ITALIANA

© Publifoto/Lapresse

Vivace, panoramica, elegante. Capri (NA) incanta i suoi turisti da sempre. Ma è soprattutto negli anni ‘50 e ‘60 che diventa l'isola

della mondanità. Dive di Hollywood, attori e protagonisti dell’alta società si fanno fotografare nella mitica piazzetta, il salotto

buono, o albergano nelle ville vista mare, arrampicate sui terrazzamenti. Ma la perla del Tirreno è famosa anche per le meraviglie

paesaggistiche, il mare trasparente e le 60 grotte naturali scavate nella roccia e raggiungibili con le tipiche escursioni in barca.

36


© John Kobal Foundation/GettyImages © Archivio Fondazione FS Italiane

«Il treno scivola senza mormorio, ogni carrozza è un

salotto in cui si parla sottovoce», scriveva il poeta

Paul Verlaine. Negli anni ’60 le mete di villeggiatura si

raggiungono soprattutto viaggiando sui binari e, come si

vede in questa foto del 1967, i vagoni diventano un luogo

di relax dove leggere, fare incontri, stare con le amiche

© Archivio Fondazione FS Italiane

L’estate del 1969 è cominciata e alcune turiste

attendono sulla banchina della stazione di

Napoli Centrale un treno che le condurrà

verso le vacanze

Una scena della Dolce vita di Federico Fellini

(1962), con il corteo di giornalisti al seguito

dell'attrice americana Sylvia, resa mitica

da Anita Ekberg. La via Appia Antica, con il

Mausoleo di Cecilia Metella sullo sfondo,

piena di auto e Vespe durante il boom

economico, come in una qualsiasi serata

estiva a Roma

37


ESTATE ITALIANA

© Publifoto/Lapresse

Tra gli anni ‘50 e ’60, la villeggiatura in montagna per definizione è a Cortina d’Ampezzo (BL). Qui i rampolli dell’Italia bene fanno lo

struscio in centro e sorseggiano Bellini sperando di incontrare Sophia Loren o Ingrid Bergman, Clark Gable o Brigitte Bardot. Lo stile

Cortina, fatto di sport ed eleganza, diventa un must dopo il 1956 quando la Regina delle Dolomiti ospita le Olimpiadi invernali, le

prime trasmesse in tv

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© Balate Dorin/AdobeStock

Porto Cervo (SS) non ha bisogno di presentazioni. Gioiello della Costa Smeralda e ritrovo del jet set internazionale, è famoso per la

sabbia bianca, il mare cristallino, le sfilate di vip e la vita notturna. Ma anche per le imperdibili calette nascoste

© Karin Müller/RDB/GettyImages

Si dice Riviera Romagnola e si pensa immediatamente al

divertimento, ai giochi, alle lunghe spiagge di sabbia. Con le sue

pensioncine, gli alberghi a conduzione familiare, i locali notturni,

i bagni con sdraio e ombrelloni multicolor. Da Milano Marittima

(RA), passando per Cesenatico (FC) fino a Cattolica (RN), con

Rimini e Riccione superstar, questo pezzo di costa adriatica ha

rappresentato un vero e proprio paradiso terrestre per gli italiani

dal Dopoguerra fino ai giorni nostri

© Mi.Ti./AdobeStock

© Vladimir Sazonov/AdobeStock

Oggi l’Argentario (GR) è frequentato per

i suoi scorci naturalistici, le colline dolci

che degradano sul mare, le piccole isole

da scoprire. Negli anni ’80 e ’90 Porto

Ercole è stato meta di edonistiche vacanze

con barche alla moda, panfili, famiglie

benestanti, alberghi con piscina e piano

bar sul porto

Negli ultimi anni, Puglia e Salento hanno

avuto un boom di turisti. Sarà per il buon cibo,

i lunghi litorali e le costiere panoramiche

ma anche per i successi cinematografici

dell’ultima decade. Esilarante il balletto a

Punta della Suina (LE) nel film Mine vaganti

(2010), di Ferzan Ozpetek, e poi il successo di

Io che amo solo te (2015) di Marco Ponti, tratto

dal romanzo di Luca Bianchini, girato tra Lecce

e la città di Gallipoli (in foto)

39


ESTATE ITALIANA

«Campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo», urla tre volte al microfono il telecronista Rai Nando Martellini e,

qualche minuto dopo, il capitano degli Azzurri Dino Zoff alza la Coppa del mondo. È l'11 luglio 1982: al Santiago Bernabeu di Madrid l’Italia

ha appena battuto la Germania 3-1

© Ansa Archivio

© Archivio LaPresse

Dopo la vittoria, un

incontenibile Sandro

Pertini, tifosissimo

presidente della

Repubblica, abbraccia

Enzo Bearzot,

allenatore della

Nazionale

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Il 9 luglio 2006 l’Italia di Marcello Lippi solleva di nuovo la Coppa del mondo dopo 24 anni. Un match tesissimo contro la Francia, che

vede l’espulsione di Zinédine Zidane e la vittoria per 6-4 ai calci di rigore. Il cielo si tinge del tricolore e a Roma è un delirio di tifosi, con i

festeggiamenti al Circo Massimo e gli Azzurri trionfanti che attraversano il centro a bordo del pullman scoperto

© Daniel Dal Zennaro/Ansa/DC

© Daniel Dal Zennaro/Ansa/KRZ

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ESTATE ITALIANA

© Maikid

A metà tra Woodstock e il Carnevale di Rio. Tra ritmi cubani e musica pop, scenografie gonfiabili e gare di limbo, il Jova Beach Party

ha sconvolto ed entusiasmato l’estate italiana del 2019. Da Lignano Sabbiadoro (UD) a Roccella Jonica (RC), passando per Rimini e

Viareggio (LU), Lorenzo Cherubini ha portato in spiaggia oltre 600mila persone. Un bagno di folla che ora fa sgranare d’istinto gli

occhi. Ma, un attimo dopo, li lascia socchiudere piano piano nel ricordo di un sogno leggero

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ESTATE ITALIANA

© pressmaster/AdobeStock

La notte di Ferragosto è tutta in un falò sulla spiaggia a ritmo di musica. La prima strofa che viene in mente, appena si

impugna la chitarra, è «Le bionde trecce/gli occhi azzurri e poi …», dalla Canzone del sole di Lucio Battisti. Ma in realtà

sono tanti i brani che hanno emozionato e scaldato i cuori nelle fresche serate intorno al fuoco. Da Sapore di sale di Gino

Paoli a Ti amo di Umberto Tozzi, da Un’estate italiana di Edoardo Bennato e Gianna Nannini a Questo piccolo grande amore

di Claudio Baglioni

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© Giorgio Pulcini/AdobeStock

Non c’è estate

senza il caro vecchio

tormentone, da

canticchiare e ballare

in compagnia.

A decretare chi

poteva conquistare

i primi posti nelle hit

c’era l’attesissimo

Festivalbar, che dal

1964 al 2007 ha

riempito di folla e

musica le principali

località di mare. Tra

i vincitori che hanno

fatto storia i Righeira,

Loredana Bertè, gli

883, Jovanotti e i

Lùnapop

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ESTATE ITALIANA

© Hulton Archive/Getty Images

Ancora oggi lo stile più ricercato per le ferie è quello di Jackie Kennedy Onassis, quando fuggiva da New York per rifugiarsi a

Capri, Sorrento (NA) o Positano (SA). Occhiali grandi, pantaloni bianchi e t-shirt nera ed è subito upper class. Il pezzo cult? I sandali

artigianali realizzati nelle botteghe della Costiera

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Tra i capi estivi che negli anni hanno visto più evoluzioni e cambi di rotta c’è il costume da bagno. A sdoganare il due pezzi è stata

Ursula Andress, che nel film Agente 007 - Licenza di uccidere (1962) usciva dall’acqua in bikini bianco. Un must che rimase in auge per

tutti gli anni ‘70 fino a cedere il passo al topless degli anni ’80. Fino ai ‘90, infatti, va di moda la tintarella quasi integrale color mattone.

Poi con il nuovo millennio arriva il monokini, seguito da un’inversione di marcia: per essere sexy, ora, ci vuole l’intero. Non solo a tinta

unica ma anche con colori e disegni che strizzano l’occhio ai cartoon come nelle collezioni di Jeremy Scott di Moschino, qui per la

Spring-Summer 2016

Fino agli anni ’60 il biondo Tevere se la batteva con il Lido di Ostia. Muscoli lubrificati per uomini che gareggiavano in kayak o in

pedalò, mentre per le donne era un luogo di mondanità dove poter sfuggire al caos delle vie capitoline. Purtroppo, da lì a poco

arrivò il divieto di balneazione e la vittoria del litorale laziale fu assoluta

© ANSA

© Harald Haeusler/Getty Images

© Pietro D'Aprano/Getty Images

47


ESTATE ITALIANA

SUMMER MEMORIES

LA LIBERTÀ, I SOGNI, I RITMI RALLENTATI. IL SAPORE MAGICO

DELL’ESTATE NEI RICORDI DI SEI PROTAGONISTI DELLO

SPETTACOLO E DELLA TV

FEDERICA

PANICUCCI

[CONDUTTRICE

TELEVISIVA E RADIOFONICA]

«Ricordo le spiagge libere,

le uscite con il canotto,

i castelli di sabbia,

le sfide a biliardino.

Era tutto bellissimo.

L’estate aveva un

sapore magico e

ogni anno ritrovavo

i miei amici»

di Andrea Radic Andrea_Radic andrearadic2019

Quale emozione ti ispira l’estate?

Per me è la stagione dell’anno

più bella in assoluto, quella che

preferisco e amo di più. Mi dà un grande

senso di libertà, tranquillità, pace e divertimento.

È l’occasione migliore per stare in

compagnia dei miei figli e delle persone che

amo.

Qual è stata la più bella, la più particolare?

Sono due quelle a cui sono particolarmente

legata: la prima l’ho trascorsa a Forte

dei Marmi in attesa di mia figlia Sofia, la

primogenita, nata il 12 settembre 2005. Ho

passato tutta l’estate in spiaggia, con il mio

pancione, ed è stata per me un’attesa meravigliosa,

con i ritmi rallentati e la gioia nel

cuore. L’altra, invece, è quella in cui è nato

mio figlio Mattia: era il 27 giugno 2007 e mi

sono trasferita al mare quando lui aveva pochi

giorni.

A quali momenti speciali sono legate?

Mi viene in mente il tempo passato in spiaggia

nelle prime ore del mattino e le lunghe

passeggiate in pineta con entrambi i miei

bambini piccoli. Giorni che porterò sempre

nel cuore.

I tuoi luoghi dell’estate?

Da bambina la trascorrevo a Cecina, in provincia

di Livorno, essendo Toscana. Ricordo

le spiagge libere, le uscite con il canotto, i

castelli di sabbia, le sfide a biliardino. Era

tutto bellissimo. L’estate aveva un sapore

magico e ogni anno ritrovavo i miei amici.

Da bambina qual era il profumo della bella

stagione?

Quello dei ricci di mare, che mio papà pescava,

apriva e mi dava da mangiare con un

po’ di succo di limone spremuto. Un sapore

così non l’ho mai più sentito.

Dove vorresti trascorrere le vacanze

quest’anno, e con quale desiderio?

Vorrei semplicemente stare con i miei figli e

il mio compagno, nella speranza di esserci

finalmente lasciati tutto alle spalle e che si

possa tornare a vivere come una volta.

federicapanicucci

fede_panicucci

federicapanicucci

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CRISTIANO

GODANO

[CANTANTE DEI MARLENE KUNTZ]

di Sandra Gesualdi sandragesu sandragesu

«Mi piace la Sardegna, non per le spiagge più famose

ma per la sua popolazione verace»

© Guido Harari

Lui si sorprende a ricordarlo, eppure

quel rock sensuale, elettrico, corposo e

sempre alternativo fa pensare proprio a

certe giornate. Quelle in cui la pelle tirava sotto

il peso del sale e l’unico fardello era la leggera

libertà della gioventù. Cristiano Godano, voce

storica, autore e chitarrista dei Marlene Kuntz,

l’estate non la ama particolarmente – «preferisco

l’autunno o il malinconico inverno». Ma in

quella del 2020 ci regala il suo primo album da

solista, Mi ero perso il cuore, in uscita il 26 giugno.

Dopo il singolo strepitoso Ti voglio dire, una

ballata sul sentimento puro e raro dell’amicizia

che sembra proprio scritta per portare conforto

dopo una primavera di quarantena e dolore.

Se dico estate cosa ti viene in mente?

Penso a quel periodo in cui sono usciti i primi

dischi dei Marlene Kuntz, al 1994 quando debuttammo

con l’album Catartica. Per diversi anni

alcuni nostri pezzi furono suonati sulle spiagge

e cantati dai ragazzi nelle notti estive. Questo mi

stupiva positivamente, perché non sono un tipo

da falò, per riservatezza, pudore e timidezza.

Non voglio passare da snob ma i miei eroi musicali

sono stati Nick Cave e i gruppi della New

wave anni ‘90, non proprio hit estive. Invece nel

repertorio dei Marlene singoli come Nuotando

nell’aria, Trasudamerica o La canzone che scrivo

per te sono stati molto coverati. Questo il ricordo

più eclatante.

Uno personale?

Le vacanze trascorse, nel tempo, con la madre

di mio figlio e poi con la mia attuale compagna.

Un’esplosione di romanticismo vissuta insieme

alle due donne che ho amato di più.

Un luogo?

Le Canarie, la Grecia. In particolare l’isola di Ios,

tra i disastri e le ciucche dei 20 anni. E anche la

Sardegna, non per le spiagge più famose ma

per la sua popolazione verace. Mi piace il popolo

sardo, la sua brillante ironia, la riservatezza

che si trasforma in proverbiale e leale ospitalità.

Dove trascorrerai questa estate un po' dal fiato

corto?

Spero in Puglia. Sul Gargano, però, non nel Salento

più turistico. Con la mia compagna, in piena

tranquillità.

La tua summer hit?

Quella dell’adolescenza, quando ancora andavo

in vacanza con la mia famiglia: Lucio Battisti,

Gianni Togni, il pop italiano degli anni ‘70. Ero già

leggermente incline a distinguere la musica non

troppo di massa, stato che ho perfezionato con

la crescita. Ma certe hit sono ossessioni della

memoria.

cristianogodanoofficial

marlenekuntz

cristianogodano

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ESTATE ITALIANA

GIORGIA

CARDINALETTI

[GIORNALISTA]

di Gaspare Baglio

gasparebaglio

© Ansa/Riccardo Antimiani

«Porto nel cuore le estati di bambina a

Senigallia, quando si andava in villeggiatura

al mare per quasi un mese»

Èuna delle giornaliste di mamma Rai balzate, per bravura

e professionalità, all’attenzione del grande pubblico. Dopo

essersi fatta le ossa su Rainews24 e aver condotto il programma

Pole Position su Rai1, è diventata il volto femminile della Domenica

Sportiva ed è stata al timone di Dentro il Festival, su RaiPlay,

durante la settimana di Sanremo. Attualmente fa parte della redazione

del Tg1, curando collegamenti e aggiornamenti anche sulla

situazione Covid-19.

L’estate che porti nel cuore?

Quelle di quando ero bambina a Senigallia, da mia nonna. Una volta

si andava in villeggiatura al mare per quasi un mese. I miei genitori

mi portavano lì e mi divertivo tantissimo: ricordo che i bagni erano

scanditi dalla voce dell’altoparlante dello stabilimento. Ci sono, poi,

altri momenti estivi e posti a cui sono affezionata.

Quali?

Quando ho visitato l’Oman con mia madre. Entrambe abbiamo lo

spirito da viaggiatrici. Me lo ricordo con molto piacere soprattutto

ora, in periodo di coronavirus, perché ci si chiede quando sarà possibile

tornare a muoversi in compagnia dei propri genitori.

Altri posti degni di nota?

Il Canada. Ci sono stata con la mia famiglia per rivedere uno dei

miei fratelli che vive a Toronto. È stato un tuffo nel passato: avevamo

preso una casa e si sono riproposte le stesse dinamiche di quando

eravamo tutti e cinque sotto lo stesso tetto. La coda in bagno, il caos

per i tanti cellulari, chi sta troppo al telefono, le attese sulla porta per

uscire perché non tutti sono pronti. Ne farei uno all’anno di viaggio

così.

Quale canzone ti ricorda l’estate?

Guarda come dondolo di Edoardo Vianello, inserita nella colonna sonora

del film Il sorpasso di Dino Risi. Questo brano ha fatto da sfondo

a un momento a cui tengo molto: nel 2012, con quattro amici pazzi

come me, abbiamo realizzato un reportage sull’Italia del Sorpasso,

ripercorrendo dopo 50 anni, proprio a bordo della Lancia Aurelia

B24, lo stesso tragitto di Vittorio Gassman e Jean-Louis Trintignant.

L’obiettivo era vedere cosa era rimasto uguale e cosa era cambiato.

Abbiamo anche incontrato le comparse della pellicola, facendoci

raccontare storie e aneddoti. Un progetto semplice, artigianale, ma

ricco di contenuto. Quella canzone mi fa pensare al vento tra i capelli

e ai tanti scenari visti dalla storica decappottabile.

Dove andrai quest’anno?

A Genova, la città del mio compagno. Privilegio l’Italia scegliendo un

posto dove vado ogni anno e che, per me, rappresenta un abbraccio.

Poi tornerò sicuramente nelle Marche, magari al Conero. Voglio

passare un po’ di tempo con la mia famiglia che non vedo dal 29

dicembre 2019.

GiorgiaCardin

giorgiacardinaletti

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GIOVANNI

CACCAMO

[CANTAUTORE]

«Ogni volta che

penso alle vacanze

mi vengono in

mente i luoghi

dell'infanzia in

Sicilia: Ragusa Ibla,

Modica, Scicli e

Taormina»

Il cantautore Giovanni Caccamo è molto

legato alla sua Sicilia. Per questo, non

appena può, torna tra fichi d’india e mare.

Una vittoria tra le Nuove Proposte di Sanremo

nel 2015 con Ritornerò da te e la medaglia di

bronzo, l’anno successivo, in coppia con Deborah

Iurato intonando la canzone Via da qui.

Poi il successo del tour internazionale legato

all’album Eterno e la partecipazione al Live

Streaming Festival organizzato da Patti Smith

per il cinquantennale dell’Earth Day. Tra una

registrazione e l’altra del nuovo progetto di

inediti, Giovanni si ferma a ricordare la bella

stagione.

Qual è l’estate che ricordi di più?

Quelle dell’infanzia in Sicilia, a Ragusa Ibla,

Modica, Scicli e Taormina. Ci sono fotografie

esperienziali che, ogni qualvolta penso alle

vacanze, mi ritornano alla mente. Almeno

dieci giorni li passo sempre nella mia regione,

andando a degustare i sapori nei posticini che

per me rappresentano un must.

Quali?

La granita da BamBar a Taormina, un posto

favoloso che mi ha fatto conoscere Fiorello

qualche anno fa. È gestito da Saretto, un personaggio

sui generis davvero meraviglioso.

Le altre due tappe immancabili sono nella

mia Modica: il cannolo doppio gusto pistacchio

e crema, all’Antica Dolceria Bonajuto, e

la cena alla Taverna Nicastro, locale storico a

conduzione familiare, dalle tovaglie ruspanti,

un po’ campagnolo e coi tavolini su una scalinata.

Passeggiando tra i vicoli di queste città

si crea un legame emotivo fatto di sensazioni,

odori, rumori. Non si è illuminati dai neon, ma

da una luce calda tendente all’arancione, con

i suoni che provengono dalle case che tengono

le finestre aperte: pezzettini dell’anima

e della vita di quelle persone.

Un altro luogo del cuore?

L’estate per me è anche la fattoria dei miei zii,

a Frigintini, una frazione di Modica. Ci vado

sempre per un paio di giorni, guido il trattore,

raccolgo le carrube, vivo la campagna.

La hit estiva che associ alla bella stagione?

Un’estate al mare per le sonorità arabeggianti,

il tocco di Battiato e la voce sensazionale

di Giuni Russo. Una canzone spensierata, ma

non banale. C’è quella macchia di autenticità

che rende il brano eterno.

Cosa vorresti fare quest’anno?

Tornare nella mia terra, ora più che mai. Abbiamo

bisogno di riveder sorgere il sole. G.B.

giovanni.caccamo.official

giov_caccamo

giov_caccamo

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ESTATE ITALIANA

«Ricordo estati di

sapori belli forti, luoghi

veri, passeggiate nel

bosco con mio nonno

che lavorava nella

Forestale e bagni

nell’Arno»

VALENTINA

BISTI

[GIORNALISTA E

CONDUTTRICE TELEVISIVA]

Tutte le mattine entra in casa degli

italiani per raccontare il quotidiano,

come inviata del Tg1 e

conduttrice di Uno Mattina. Per Valentina

Bisti l’estate è un periodo di lavoro, per

questo con suo marito ha sempre preferito

soggiorni poco movimentati: «Stiamo

tanto bene a Fregene, comoda per gli impegni

a Roma, che offre sia relax sia movida».

A giugno è in libreria con Tutti i colori

dell’Italia che vale (Rai Libri, pp. 256 € 18),

un collage di storie di donne e uomini che

rendono la nazione un Paese migliore e

«dimostrano che si può e si deve guardare

sempre avanti», racconta. «Un libro

che vuole essere un augurio a tutti coloro

che hanno attraversato momenti difficili e

vogliono andare oltre. Un’Italia che siamo

fieri di raccontare».

Dove passerai le vacanze?

In giro a trovare le persone che in questi

mesi mi sono mancate e rivedere luoghi

meravigliosi a cui sono affezionata. Un po’

di avventura, della serie “prendiamo un

treno e andiamo in Basilicata”, terra che

amo molto. Poi in Sicilia, a Catania, dove

mio cugino, che per me è un fratello, è

appena diventato papà. Risaliremo verso

Norcia (PG), in Umbria, dove ho tanti

splendidi amici da quando ho seguito il

terremoto come inviata del Tg1, e finiremo

all’isola del Giglio.

Un’estate che ricordi particolarmente?

Quella dell’anno scorso. Il Festival del cinema

di Maratea mi ha assegnato un premio

e così ho deciso di fuggire da Roma,

dove conducevo Uno Mattina Estate, per

un weekend. Splendido albergo con vista

mozzafiato sul mare, colori straordinari di

questo angolo di Lucania e, soprattutto,

nel mio stesso albergo era ospite Richard

Gere. Insomma, tutta la magia del cinema.

Se tornassi bambina, quale sarebbe il

profumo della bella stagione?

Quello dei campi di girasoli che sentivo

dal pullman che mi portava a casa dei

nonni, a Stia, nel Casentino. Estati di sapori

belli forti, luoghi veri, passeggiate nel

bosco con mio nonno che lavorava nella

Forestale e bagni nell’Arno. Oggi è bello

anche arrivare in treno fino ad Arezzo e

poi, paesino per paesino – Poppi, Bibbiena,

Pratovecchio – avvicinarsi piano alla

propria terra. A.R.

valentina.bisti

BistiValentina

valentinabisti

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«La mia natura è

quella di viaggiare.

Ma quest'anno

rimango in Italia e

scelgo una casa con

la vista sul mare»

ALAN

SORRENTI

[CANTAUTORE]

Lui è un vero e proprio hit maker.

Dopo un esordio nel progressive

rock, ha scritto e cantato brani che

resteranno per sempre nell’immaginario

collettivo, rappresentando diversi generi: il

pop soul funky di Figli delle stelle, le classic

pop ballads Tu sei l’unica donna per me

(vincitrice al Festivalbar del 1979) e Non so

che darei (con cui ha gareggiato per l’Italia

all’Eurovision Song Contest nel 1980) e la disco

music con Kyoko mon amour. Alan Sorrenti

racconta la sua passione per la bella

stagione.

L’estate che ricordi con più piacere?

L’ultima prima del Covid-19. La mia natura

è quella di viaggiare, attitudine che mi fa

scoprire la vita. L’anno scorso ho passato un

mese in Costa Rica, terra in cui ho sentito

una meravigliosa comunione con la natura.

Gli abitanti del Paese considerano la flora e

la fauna in maniera speciale, non le separano

e non si proteggono: semplicemente,

ci convivono. L’incredibile biodiversità, poi,

viene usata per cercare nuove erbe curative.

È uno Stato che non ha il senso della guerra

e dove quasi tutto funziona con energia naturale,

producendo pochissime emissioni di

anidride carbonica. Mi ha stregato.

Cosa ti è piaciuto di più?

Oltre alla natura e al mare, l’empatia della

gente, il cibo genuino delle sodas. Ho pensato

che vivere in un posto simile faccia

bene all’anima. Devo molto a questa terra

che ha ispirato, tra l’altro, il brano Pura Vida,

inserito nel lavoro discografico che segna il

mio ritorno con un album di inediti dopo 17

anni. Un progetto mainstream pop alternative

innovativo, che parte da Napoli, dove tutto

ha avuto inizio. Mi sono affidato ad artisti

partenopei sensibili, con esperienze simili

alle mie anche negli ascolti.

La canzone estiva che hai nel cuore?

Paradiso Beach, un mio pezzo cantato insieme

a Jenny B, che ha funzionato molto nei

club. E poi Slave to love di Bryan Ferry: mi

ricorda un’estate a Panama. Intramontabile.

Progetti per quest’estate?

La pandemia ha penalizzato gli artisti e immagino

non si lavorerà granché. Mi prendo

questo tempo per scrivere un libro fantastico

e autobiografico, finire il disco e iniziare

un lavoro con i social. Non farò un viaggio,

ma andrò in una casa con una bellissima vista

sul mare, magari sul litorale laziale. Non

vedo l’ora. G.B.

AlanSorrenti alansorrenti

alansorrentiofficial

53


#IORESTOINITALIA

TURISMO

L’ITALIA DEL CUORE

SI PUÒ (E SI DEVE) RIPARTIRE DALLA BELLEZZA DEL NOSTRO PAESE

CON LA DECIMA EDIZIONE DEL CENSIMENTO DEL FAI E LE VISITE AI

SITI RIAPERTI AL PUBBLICO

di Silvia Del Vecchio - s.delvecchio@fsitaliane.it

L’immagine della campagna del Fai,

I luoghi del cuore 2020

Votare è un diritto-dovere

anche quando a essere

scelti non sono i governanti,

ma i luoghi del nostro meraviglioso

Paese. L’invito, da non perdere, arriva

dal Fai - Fondo Ambiente Italiano che,

con il consueto e prezioso contributo

di Intesa Sanpaolo, ha avviato la decima

edizione della gara-censimento

I luoghi del cuore. Fino al 15 dicembre

tutti i cittadini, anche residenti all’estero,

possono scegliere i siti italiani

che più amano e vorrebbero vedere

tutelati e valorizzati, votando sul sito

iluoghidelcuore.it. Questa grande

campagna nazionale è un’opportunità

per tutti di esprimere il sentimento

che oggi, dopo il lungo lockdown, ci

lega ancora di più al nostro territorio

e ai suoi tesori. Tutti possiamo contribuire

e fare la differenza: a vincere è

sempre l’Italia con la sua bellezza.

Da fine maggio, inoltre, riaprono al

pubblico molti beni del Fondo Ambiente

Italiano, come il Castello e

Parco di Masino a Caravino (TO), Villa

Della Porta Bozzolo a Casalzuigno

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(VA), Villa del Balbianello a Tremezzina

(CO), il Castello di Avio a Sabbionara

d’Avio (TN), Villa dei Vescovi a Luvigliano

di Torreglia (PD), l’Abbazia di

San Fruttuoso a Camogli (GE), il Parco

Villa Gregoriana a Tivoli (RM), il Bosco

di San Francesco ad Assisi (PG), l’Abbazia

di Santa Maria di Cerrate a Lecce

e le Saline Conti Vecchi di Assemini

(CA). Un bel modo per tornare a visitare

la nostra Penisola.

Fino a oggi, con I luoghi del cuore,

il Fai ha sostenuto e promosso 119

progetti per recuperare e valorizzare

siti artistici e paesaggistici in 19

regioni, con più di 2,2 milioni di voti

nell’ultima edizione e mappando oltre

37mila bellezze di diverse tipologie.

Quest’anno il censimento si arricchisce

di due classifiche speciali: l’Italia

sopra i 600 metri, ovvero le aree interne

montane che da sole coprono il

54% del territorio nazionale, e i luoghi

storici della salute, in omaggio a tutte

le strutture che, a causa del coronavirus,

sono state più che mai valorosi

presidi a tutela di tutti i cittadini. Come

sempre, i più votati riceveranno premi

in denaro per l’avvio dei progetti di

riqualificazione. «La bellezza e la forza

del fare comunità ci salveranno, il

nostro censimento testimonia l’amore

per il Paese e il cuore grande degli

italiani». Questo il pensiero di Andrea

Carandini, presidente del Fai dal 2013,

uomo colto e gentile, archeologo e

professore universitario, che ha regalato

alla Freccia spunti e riflessioni per

la ripartenza.

Terme del Nuotatore, particolare, Ostia (RM)

La gara promossa dal Fai richiama a

gran voce la partecipazione dal basso

e ci spinge a ripartire dal patrimonio.

Lei che valore dà all'edizione

2020 de I luoghi del cuore?

Siamo al decimo censimento e nella

prima settimana abbiamo raggiunto

100mila voti, più di tre volte tanto

rispetto alla scorsa edizione. I cittadini

votano per eleggere la propria

classe dirigente sperando di essere

governati dai migliori di noi, ma il Fai

insieme a Intesa Sanpaolo dà loro anche

la possibilità di scegliere i beni

paesaggistici e storico-artistici italiani

che più amano, consentendo così

di raccogliere fondi e sensibilizzare

il ministero dei Beni e delle attività

culturali e i Comuni a intervenire per

mantenere in salute il nostro patrimonio.

È una vera e propria chiamata

dal basso per ricordare allo Stato la

necessità di proteggere i gioielli di famiglia

e incentivare la società civile a

organizzarsi per aiutarlo in questa impresa.

Saranno questi grandi numeri

a sostenere il Fai che, a causa della

pandemia, ha perso oltre tre milioni di

euro per il mancato svolgimento delle

Giornate di primavera. Abbiamo circa

300 impiegati e 7.800 volontari e questo

censimento gratuito è anche un

appello all’iscrizione, alle visite, alla

partecipazione. Un appello a unirci,

fraternamente, per rimettere in piedi il

nostro Paese.

Quella che sta per iniziare è un’estate

particolare, che speriamo di poter

ricordare anche per una maggiore

consapevolezza e tutela del mondo

che abitiamo. Come Fondo Ambiente

Italiano, quale turismo è ora necessario

e possibile?

Credo che l’Italia, dopo questa batosta

che la natura ha dato all’intero

globo, alle dittature dell’Asia e alle

democrazie dell’Occidente, rinascerà

diversa perché c’è qualcosa di sbagliato

in tutto il sistema. Come le orde

di turisti mordi e fuggi riversati nelle

nostre città d’arte, in particolare Venezia,

Firenze e Roma, che poi tornano

a casa solo con un selfie dietro cui

compare un’essenza ignota, che può

essere piazza San Marco o il Colosseo.

Dobbiamo passare a un turismo

che non cerchi la quantità ma la qualità,

la ricchezza del sapere. Un turismo

compatibile, colto, dialogante, meno

numeroso, che rechi vantaggi culturali

ed economici. Il nostro variegato

Paese è purtroppo sconosciuto anche

agli italiani stessi: io sono nato a Roma

nel 1937 e ancora non posso dire di

conoscerla veramente. Poi c’è l’Italia

sopra i 600 metri e quella dei luoghi

della salute e del benessere, alla

quale ci rivolgiamo con il nostro censimento.

Tutta da scoprire, di paese

in paese, di paesaggio in paesaggio:

il turismo non va subìto, ma gestito in

modo intelligente.

Come si è comportata l’Italia, secondo

lei, durante il lockdown?

Abbiamo toccato con mano il fatto

che anche la democrazia può prendere

decisioni importanti e impattanti

sulla nostra vita, senza bisogno di una

dittatura, e gli italiani, se non fanno

Andrea Carandini

55


TURISMO

sciocchezze proprio ora, si sono comportati

molto bene. Però non possiamo

concentrarci solo sulla forza fisica,

sull’amore fisico, sulla ricchezza fisica,

dobbiamo integrare questi aspetti,

pur importanti, con l’elevazione spirituale,

religiosa, culturale. Finora il

benessere ci ha resi narcisi e onnipotenti,

ma questi mesi di reclusione

ci hanno fatto riflettere e capire che

dobbiamo escludere dalle nostre vite

il consumismo come divinità. Dobbiamo

costruirci, formarci, elevarci

e ritrovare un equilibrio tra anima e

corpo. Non possiamo accontentarci

di essere benestanti e furibondi, a che

serve? È un pessimo risultato. Storia,

bellezza, natura e amore per il prossimo

sono componenti essenziali per

gestire bene la nostra vita.

Il suo luogo del cuore 2020?

Forse sarò l’unico a votarlo, ma se altri

lo faranno sarò molto contento, perché

ho scelto un sito di cui ho completato

lo scavo io stesso: le Terme

del Nuotatore a Ostia antica, vicino

Roma. Ci si arriva da via degli Augustali,

godendo della vista sulle mura.

Qui ho scoperto un tesoro: lo spazio

termale era stato trasformato in un

immondezzaio e ho ritrovato le merci

del mondo romano che provenivano

da tutte le province dell’Impero, olio,

vino e altre derrate alimentari. Quello

che scartiamo ci racconta chi siamo.

Dove vorrebbe andare non appena

potremo considerarci fuori dall’emergenza

e viaggiare di nuovo?

Dove nessuno va, alla scoperta delle

Troina (EN), uno tra i luoghi dell’Italia montana (sopra i 600 metri) censiti dal Fai

nostre piccole meraviglie, anche girovagando

reali, percorse a 150 all’ora, e incam-

senza meta, per stupirmi miniamoci per le vie minori. Vie che

di una vista, di una chiesetta, di un impiegano più tempo, certo, ma un

palazzetto. Questa è l’Italia intatta, tempo di qualità ritrovato.

abbandonata dagli italiani, è qui che

ci attende e ha bisogno di sostegno. fondoambiente fondoambiente

Usciamo dalle autostrade, digitali e fondoambiente faichannel

© Fai - Fondo Ambiente Italiano

Villa del Balbianello, Tramezzina (CO)

© Giorgio Majno/Fai - Fondo Ambiente Italiano

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QUAL È IL TUO LUOGO DEL CUORE?

SERENA AUTIERI

[ATTRICE]

«Mi innamorai del Monastero di Santa Chiara, a Napoli, ancora

prima di vederlo. Non è successo attraverso un video, una

fotografia, un documentario, una cartolina, ma attraverso una

melodia che avvolgeva il nome di questo luogo e che mi faceva

ascoltare mio nonno Carmine quando ero bambina»

ALESSIO BONI

[ATTORE]

«Il mio luogo del cuore è Bergamo, la mia città, soprattutto in

questo momento storico. Tutti i capitelli da ristrutturare, le fontane, i

pilastri, le chiese, le biblioteche da risistemare. Vorrei che venissero

realizzati alcuni di questi lavori e che la resilienza dei bergamaschi

traesse ispirazione dalla bellezza di ciò che ci circonda»

DONATELLA FINOCCHIARO

[ATTRICE]

«La Riserva naturale di Vendicari, in Sicilia, il mio posto dell’anima.

Entri in un bosco fatato e sulla sinistra scorgi il mare con i

fenicotteri rosa, poi incontri una spiaggia incontaminata e il

profumo di alghe. E prosegui fino alla tonnara, dove l’anno scorso

ho trascorso giorni meravigliosi»

PLATINETTE

[CONDUTTORE RADIOFONICO E TELEVISIVO]

«Per me è un castello vicino Parma, a Torrechiara, dove sono

stati girati tanti film e si sono incontrati mia madre e mio padre.

Lei veniva da Langhirano, mio padre dalla cittadina di Felino.

Si sposarono a Torrechiara, a metà strada tra i due paesi, nella

chiesetta da cui si vede il castello che domina la valle»

MASSIMO WERTMÜLLER

[ATTORE]

«Non ho mai sentito tanta spiritualità concentrata in uno stesso

luogo come a San Galgano, vicino Siena. Si tratta di una chiesetta

che Galgano costruì attorno alla sua spada come primo simbolo

di cristianità, con la sua elsa a croce ancora conficcata lì dal 1182.

Monumenti come questo ci ricordano come l’uomo passi mentre

le sue opere restano a eterna memoria»

Vota anche tu sul sito iluoghidelcuore.it

© mallorca78/AdobeStock

Abbazia di San Galgano (SI)

Riserva naturale di Vendicari (SR)

© fauk74/AdobeStock

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TURISMO

GIOIELLI

NASCOSTI

Carloforte (CI)

© elisaboe1007

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© lisampa

Bienno (BS)

RISCOPRIRE LA CULTURA E

LE TRADIZIONI DEI BORGHI

PIÙ BELLI D’ITALIA: 309

DESTINAZIONI PER RIGENERARE

IN SICUREZZA

IL CORPO E LO SPIRITO

di Cecilia Morrico morricocecili MorriCecili

Foto dal contest #consigliounborgo

Mai chiedere a Fiorello Primi, presidente dell’associazione

I Borghi più belli d’Italia, qual è il suo

piccolo centro preferito: «Poi agli altri 308 cosa

dovrei raccontare? Ne ho visitati circa 200 e ogni comunità mi

è rimasta nel cuore e nella mente per qualcosa di unico che

solo lì puoi trovare». Un patrimonio che può offrire tanto a chi

desidera rigenerarsi dopo mesi di reclusione forzata, perché

i borghi si sono subito riorganizzati, fra contest promozionali,

desiderio di ripartire e «una grande voglia di essere parte dello

sviluppo del Paese e di fare dell’accoglienza e dell’empatia

il proprio sistema di vita».

L’estate 2020 è molto diversa dalle altre: come intendete

promuovere il turismo nei borghi italiani?

La crisi innescata dal Covid-19 nel settore dei viaggi, delle attività

culturali e di intrattenimento sta mettendo a dura prova

la tenuta economica e sociale dell’intero Paese. Compresi i

piccoli centri che, però, in una prospettiva di breve e medio

termine, potrebbero essere avvantaggiati da una ripartenza

caratterizzata dal turismo di prossimità. Per questo stiamo attivando

azioni di comunicazione e promozione focalizzate su

due temi in particolare: ospitalità in sicurezza e possibilità di

vivere una vacanza diversa dal solito, più a misura d’uomo. Le

disposizioni di sicurezza sono naturalmente quelle previste

da Governo e Regioni. Ma stiamo mettendo a punto anche

protocolli di accesso per le aree pubbliche e gli spazi comuni,

così da evitare problemi e timori a chi nei borghi vive e lavora.

59


TURISMO

Fiorello Primi

Abbiamo coniato uno slogan, la Bellezza

in sicurezza, proprio per spronare

i sindaci a mettere in campo tutte le

misure e i presidi necessari a garantire

tranquillità a chi vive in questi centri e a

chi li va a visitare. E, come associazione,

ci stiamo organizzando per redigere,

con la consulenza di esperti, una serie

di indicazioni e consigli standard.

Probabilmente ci saranno meno visitatori

stranieri…

La grande maggioranza dei turisti, almeno

nei prossimi mesi, sarà italiana.

Ai nostri connazionali vogliamo far conoscere

l’essenza della cultura e delle

tradizioni dei piccoli centri. Qui potran-

Vitorchiano (VT)

no ammirare un patrimonio storico, artistico,

culturale e paesaggistico senza

eguali, quello che noi amiamo chiamare

il Museo diffuso dei Borghi più belli

d’Italia: 309 piccoli gioielli dove ritrovare

le proprie radici immergendosi in un’atmosfera

fatta di accoglienza, ospitalità

e ritmi lenti. E, perché no, assaporare il

gusto di un’enogastronomia straordinaria.

Insomma, un’esperienza diversa

da borgo a borgo. Più che una vacanza,

un periodo di attività rigeneratrice per il

fisico e lo spirito, soprattutto dopo l’isolamento

da cui stiamo uscendo.

Parlando invece di cifre, avete già un

prospetto sull’andamento economico

per la bella stagione?

C’è un cauto ottimismo sulla possibile

ripresa delle attività, anche se rimane

molto grave la situazione di quelle più

strettamente legate alla ristorazione,

al sistema ricettivo, alla nautica e alla

balneazione. Possiamo solo augurarci

che l’epidemia continui a regredire il più

velocemente possibile e che le misure

economiche a favore delle imprese

e dei lavoratori del settore riescano a

evitare fallimenti a catena. Si sono persi

due, tre mesi di operatività, ma la stagione

potrebbe ancora rivelarsi profi-

cua, anche se non per tutti.

Tra le vostre attività di promozione c’è

anche il contest su Instagram #consigliounborgo.

Come è nata l’idea?

Il contest è stato lanciato con l’intento di

fornire suggestioni ai potenziali visitatori,

sia attraverso le immagini sia con i

consigli che l’autore della foto può fornire.

Un po’ come raccontare agli amici la

propria esperienza. L’iniziativa ha ottenuto

grande successo di partecipazione,

con oltre cinque milioni di visualizzazioni

nei primi 20 giorni, a dimostrare

la voglia di condivisione che anima gli

appassionati di viaggio. In questo modo,

diamo la possibilità a ognuno di suggerire

il proprio borgo del cuore attraverso

le emozioni evocate da questi luoghi.

Avete partecipato anche alla campagna

digitale Viaggio in Italia – per un'estate

italiana, insieme con il Mibact e

l’Enit. Di cosa si tratta?

È un’iniziativa che abbiamo promosso

molto volentieri e che i sindaci e gli

amministratori dei 309 borghi dell’associazione

hanno accolto con entusiasmo.

È stato un modo per contribuire al

racconto del Paese, e in particolare dei

piccoli centri, attraverso foto d’epoca,

cartoline e manifesti vintage sulla vil-

© manutoni

60


© lorenzo90vi

Otranto (LE)

leggiatura degli italiani. Anche in questo

caso è stato un grande successo, tanto

che con il materiale pervenuto stiamo

pensando di realizzare un catalogo.

Tra le strutture ricettive di tendenza ci

sono gli alberghi diffusi. Come si stanno

muovendo in tema di sicurezza?

Hanno sicuramente molte carte da

giocare, poiché garantiscono meglio di

altre soluzioni il distanziamento sociale.

Sul nostro territorio ce ne sono alcuni di

grande pregio che invito a visitare e prenotare

attraverso il sito di Borghi Italia

Tour Network, il tour operator che opera

in esclusiva per l’associazione.

Nuove tendenze riguardo l’ospitalità?

Va molto di moda l’affitto di alloggi privati.

Sono poi numerose le seconde

case, dove i residenti in città amano trascorrere

il fine settimana o le vacanze

più lunghe. Anche l’ospitalità in campagna

(agriturismi, case vacanza, country

house) sarà molto richiesta, perché

permette di garantire relax e distanziamento

sociale. Inoltre, stiamo per lanciare

un marketplace sul nostro portale

borghipiubelliditalia.it con proposte di

turismo esperienziale, offrendo la possibilità

di arricchire ogni soggiorno con

attività immersive, come visite guidate,

laboratori artigianali, lezioni di cucina,

degustazioni di prodotti tipici, sport e

altro ancora.

Non solo cultura e mare, ma anche

passeggiate nel verde. Che luoghi e

regioni consiglia?

L’Italia è il Paese delle mille bellezze

paesaggistiche, della grande varietà

© stevaleri

di tradizioni, del buon mangiare e bere,

del buon vivere. Qualsiasi indicazione

dovessi dare non renderebbe giustizia

al resto del territorio nazionale. Ognuno

può scegliere, secondo i propri gusti e

desideri, fra 309 fantastiche destinazio-

Rango (TN)

ni e programmare un viaggio nel fascino

dei luoghi nascosti.

www.borghitalia.it

borghipiubelli

borghitalia

61


TURISMO

IL POTERE

DELMARE

UN PICCOLO PIANETA CHE CUSTODISCE UNO STRAORDINARIO

PATRIMONIO DI BIODIVERSITÀ. SECONDO DONATELLA BIANCHI,

PRESIDENTE DEL WWF ITALIA, IL TURISMO PUÒ RIPARTIRE DA QUI

di Andrea Radic Andrea_Radic andrearadic2019

© Simone/AdobeStock

Chiaia di Luna, Ponza (LT)

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Per lei narrare il mare e lo

straordinario patrimonio

ambientale italiano è un

impegno quotidiano. Gli angoli più

suggestivi del Mediterraneo sono la

casa di Donatella Bianchi, conduttrice

dal 1999 di Linea Blu e presidente

del WWF Italia. «Pochi giorni fa ero a

Ponza per raccontare di un totano gigante

che si è spinto fino nelle piscine

naturali, dove è restato qualche ora,

nutrendosi di ricci di mare, una meraviglia».

Comportandosi come un turista

qualsiasi…

Esatto (ride, ndr), questo periodo di silenzio

e tranquillità ha consentito alla

natura di dimostrarci che è più vicina a

noi di quanto pensiamo.

Una passione, quella per l’ambiente,

che hai declinato in importanti incarichi

e nell’intensa attività divulgativa

in televisione.

Ci sono una serie di temi che si incrociano,

come le connessioni fra l’uomo

e la natura, che talvolta perdiamo di

vista, nelle quali la sensibilizzazione

è imprescindibile se vogliamo andare

nella direzione di una vera sostenibilità

per immaginare un futuro diverso.

Per il WWF ho creato la campagna Il

mondo che verrà chiedendo alle persone

di immaginare, attraverso azioni

e iniziative, un pianeta con minor

consumo di natura. Oggi dobbiamo

imporci una riflessione e un progetto

nuovi, a partire dall’educazione dei

più piccoli fino alla centralità delle

questioni ecologiche. Il nostro Paese

ha già sottoscritto precisi impegni, si

tratta di implementarli, per esempio

producendo mascherine con materiali

meno impattanti.

Gli italiani sono rispettosi dell’ambiente?

Hanno una grande sensibilità, sanno

che è determinante anche se la devastante

crisi economica che stiamo

vivendo rischia di far perdere di vista

la sensibilità maturata nel tempo. Ma

quando si tratta di intraprendere, anche

a livello europeo, grandi battaglie

per l’ambiente gli italiani si impegnano.

Vedendo famiglie di papere camminare

nelle strade cittadine ti si è allargato

il cuore?

Ovviamente sì, sono immagini di cui

fare tesoro perché tornando, grazie al

cielo, alla normalità, non le vedremo

più. Come la verdesca che è entrata

nel porto di Punta Ala (GR) ed è restata

un pomeriggio a giocare tra le barche

a vela ferme. In questo periodo la

natura è venuta a trovarci.

L’ambiente può essere un elemento

capace di aiutare la ripresa del turismo?

Certamente, penso alle numerose

aree protette – sono anche presidente

del Parco Nazionale delle Cinque

Terre – e al valore del turismo ambientale

in crescita costante. Oltre a

essere il Paese con il più ampio patrimonio

di beni culturali, siamo anche

ricchi di beni ambientali che dobbiamo

valorizzare meglio come elemento

identitario dell’offerta turistica. Ciò

aiuterebbe lo sviluppo delle imprese

sostenibili che generano economia

produttiva. Un nuovo modello economico

con l’ambiente al centro.

Vuoi lanciare un appello agli italiani?

Con piacere: invito tutti questa estate

a scoprire le bellezze naturali nei luoghi

protetti, perché il benessere della

nostra generazione – e mi auguro di

quelle che verranno – passa da lì. La

natura aiuta a rigenerarsi, a stare meglio

anche dal punto di vista psicologico,

soprattutto dopo un periodo così

particolare.

Quali luoghi del cuore suggerisci?

Tutte le isole: più piccole sono più le

amo. Sei circondato dal mare e allo

stesso tempo protetto, in un luogo

dove già è insito il concetto di risparmio

e sostenibilità. Su un’isola ti accontenti

di ciò che c’è, ed è sufficiente,

non serve altro.

Già da bambina amavi l’ambiente?

Ho avuto il privilegio di crescere tra La

Spezia, dove sono nata, e Portovenere,

dove abitavano i miei nonni. Il fine

settimana andavo a Lerici e, quando si

poteva, uscivamo in barca con papà.

La mia è una famiglia di velisti con la

passione per la pesca. Ho ancora negli

occhi la piccola chiesa romanica

di San Pietro a Portovenere e le isole

della Palmaria.

L’ambiente racchiude anche il patrimonio

del cibo.

Grande valore aggiunto all’identità

del nostro Paese, con prodotti declinabili

in centinaia di ricette a seconda

© WWFitalia/FOTOGRAMMA

della regione. Anche qui la sostenibilità

della produzione deve andare d’accordo

con il rispetto dell’ambiente.

Servono regole e sensibilità da parte

dei consumatori.

Il tuo raccontare il mare adesso è anche

su carta, in un volume edito da

Rai Libri.

L’eredità del mare è un viaggio dietro

le quinte di Linea Blu, dove racconto

la mia visione di questo tesoro, un

piccolo pianeta che custodisce uno

straordinario patrimonio di biodiversità

e potenzialità per lo sviluppo futuro.

Cerco di riportare ciò che del mare

non si vede. Uno spettacolo che dobbiamo

imparare a guardare.

donatellabianchiofficial

donabianchi1

Rai Libri, pp. 256 € 18

63


TRAVEL

GIARDINI DA SOGNO

Giardino di Ninfa (LT)

64


UN GREEN TOUR ALL’ARIA APERTA LUNGO LA PENISOLA.

DAL PARCO ALPINO SAUSSUREA, IN VALLE D'AOSTA,

FINO ALLA DELIZIOSA VILLA PENNISI, AD ACIREALE, PASSANDO

PER L’OASI DI NINFA CHE COMPIE UN SECOLO

di Francesca Ventre - f.ventre@fsitaliane.it

65


TRAVEL

© Enzo Massa Micon

Giardino Alpino Saussurea (AO)

La primavera è esplosa da

più di due mesi, noncurante

della reclusione scontata

dall’umanità a causa del coronavirus.

E il 21 giugno lascia il posto

all’estate, nel rispetto del calendario

della natura.

L’Italia mostra colori e profumi dei

suoi straordinari parchi, proprio ora

che ci si può spostare per godere

del verde negli spazi aperti, i luoghi

più consigliati per contenere il contagio.

In Valle d’Aosta, nel Giardino Botanico

Saussurea, lo sguardo può

spaziare fino alle creste delle Alpi.

Si scende alla prima stazione di

Skyway Monte Bianco, a poco più

di duemila metri di altezza. Qui il

pascolo alpino ha preso piede, non

crescono più alberi ma una grande

varietà di erbe, fra cui il trifoglio, il

ranuncolo, la genziana e la campanula,

quando d’estate la neve è ormai

sciolta. Il giardino accoglie 900

specie differenti ed è diviso in due

zone: la prima ospita aiuole distinte

per aree geografiche, dal Nord

America alla Nuova Zelanda, mentre

nella seconda sono stati ricreati ambienti

vegetali alpini. Tra le attività

da svolgere un percorso di trekking

foto-botanico, guidato dal fotografo

Enzo Massa Micon, e lezioni di Natural

yoga a piedi nudi nell’erba con

l’insegnante Giovanna Cucchieri.

Infine, ad agosto, anche uno spettacolo

teatrale in alta quota della

compagnia Palinodie in cui la stella

alpina diventa protagonista.

Hanno riaperto al pubblico dopo il

lockdown anche i Giardini Reali di

Venezia, che sono stati restituiti alla

città a dicembre 2019 dopo un restauro

di due anni. Cinquemila m² di

66


verde nel centro storico della Serenissima,

punto di affaccio delle Sale

Imperiali del Palazzo Reale, hanno

ripreso linfa vitale dalla fine dell’anno

scorso. Aiuole e percorsi nati nel

1807 in base al progetto di riforma

napoleonica dell’area Marciana,

trascurati negli anni ’50 del secolo

scorso ma che hanno poi visto la ripresa

con il ripristino della Serra e

del Padiglione del Caffè.

A Pegli, nel comune di Genova, è di

nuovo visitabile il giardino storico di

Villa Durazzo Pallavicini, riconosciuto

nel 2017 come Parco più bello d’Italia.

Otto ettari di collina che il marchese

Ignazio Alessandro, tra il 1840

e il 1846, decise di strutturare come

un racconto, con riferimenti esoterici

e massonici. Il percorso è scandito in

prologo, antefatto, tre atti ed esodo

finale. Su un enorme palco a cielo

aperto ecco laghi, cascate, edifici da

giardino, piante rare e inganni visivi

per aiutare la meditazione.

Sedici ettari di parco sono una delle

ricchezze di Villa Reale di Marlia, in

provincia di Lucca, da poco restaurata.

Si può passeggiare nei luoghi

che furono per molto tempo di Elisa

Bonaparte Baciocchi, sorella di

Napoleone. Lei volle ridisegnare il

parco in stile romantico e come un

giardino all’inglese, tipologia rara

in Italia. Allora furono aggiunti anche

i viali con le famose camelie.

Qui parteciparono a una vivace vita

culturale personaggi come Niccolò

Paganini, Salvador Dalí e Alberto

Moravia. E oggi, per la ripartenza del

turismo, un atto concreto: una parte

del biglietto d’ingresso viene devoluta

alle guide del territorio. In più,

per la prima volta, si possono visitare

gli appartamenti in stile impero di

Elisa, a 200 anni dalla morte. L’eventuale

tempo d’attesa si riempie godendo

della vista del teatro d’acqua

Villa Durazzo Pallavicini, Genova

© S Ortale

67


TRAVEL

seicentesco, ornato da centinaia di

profumatissime rose fucsia.

In questo green tour non può mancare

un gioiello Patrimonio Mondiale

dell’Umanità: Villa Poggio Imperiale,

sulle colline di Firenze, con il suo

Giardino grande, voluto da Vittoria

della Rovere nel 1654, che riapre il

13 giugno. Fiancheggiato da un boschetto

di lecci, conserva buona

parte del disegno all’italiana e si aggiunge

ad altri due giardini murati,

uno di fiori e l’altro di aranci.

Un tripudio di colori, forme e fiori è il

Giardino di Ninfa, vicino Latina. Nel

2020 festeggia 100 anni di vita florida,

tra le magnolie orientali amate

da Donna Lelia Caetani, cultivar di

camelie antiche, ciliegi giapponesi

e altre piante tipiche dell’estremo

Oriente. Passeggiare in quest’oasi

del Centro Italia, che offre fioriture

straordinarie, è un’emozione rara, da

vivere in alcune giornale esclusive,

il sabato e i festivi, fino al prossimo

autunno. Le prenotazioni si fanno

online e le visite sono individuali e

libere, non in gruppo.

Ci introduce nel Castello Ruspoli di

Vignanello Lucia Impelluso, autrice

del volume fotografico Ville e giardini

del Rinascimento (Rizzoli, pp.

176 € 39,90), che svela tesori poco

conosciuti tra cui questo gioiello nel

viterbese. Inserito nella lista delle

Dimore storiche italiane, sorge su

una rupe tufacea: prima era un castello

difensivo e poi si è allargato

con l’aggiunta di altri edifici. Contiene

uno dei giardini all’italiana meglio

conservati e privo di sovrapposizioni

nel tempo. Alla disposizione geometrica

delle aiuole si affianca un parco

segreto, la cosiddetta tenuta della

Marescotta, per alberi da frutto, e il

Barco, usato per le battute di caccia.

Tutto per garantire un tempo l’autosussistenza

di Beatrice, nipote di

papa Paolo III Farnese, e a sua figlia,

la terribile Ortensia che, si racconta,

uccise due mariti e quattro dei sei

figli.

Dal Lazio alla Campania, in provincia

di Caserta, per scoprire il Real Sito

Castello Ruspoli, Vignanello (VT)

© Dario Fusaro

68


Il giardino di Casa Pennisi, Acireale (CT)

di Carditello. Sebbene situato nella

Terra dei fuochi, grazie all’impegno

della Fondazione omonima è considerato

un simbolo di riscatto da un

lungo periodo di degrado. Ha un’estensione

che permette di girare in

totale sicurezza e nel rispetto delle

regole di distanziamento. Fu voluto

da Ferdinando IV di Borbone ed edificato

intorno al 1787. Una palazzina

reale neoclassica è circondata da un

ippodromo con obelischi, composto

da un prato centrale, una pista in

terra battuta e un tempietto da cui

il sovrano assisteva a corse di cavalli

per 30mila persone. La Fondazione

si occupa, inoltre, di mantenere vive

alcune attività come quella dell’allevamento

di cavalli di razza reale.

Nella stessa regione c’è anche una

realtà tutta ferroviaria. L’area verde

del Museo Nazionale di Pietrarsa -

che ha riaperto le sue porte al pubblico

in sicurezza - è entrata di recente

nella rete dei Giardini più belli

d’Italia. A poca distanza da Napoli,

nel belvedere che da Portici guarda

al Golfo e al Vesuvio, sono raccolte

piante provenienti da tutto il mondo.

Il luogo è inserito in un progetto di

collaborazione tra Grandi Giardini e

Trenitalia, creato per raggiungere in

treno gli spazi verdi più belli.

Fascino e storia si respirano, infine,

in Sicilia. Ad Acireale, vicino Catania,

si arriva anche con i treni regionali.

Qui ha dimora Villa Pennisi, con il

suo Giardino ancora vivo e visitabile

su prenotazione, nonostante le difficoltà

per mantenerlo, solo grazie

all’impegno tenace dei due coniugi

proprietari che fanno da guida per

la parte storica e botanica. In passato

era il Grand Hotel des Bains, con

annesso stabilimento termale, che

ospitò personaggi illustri come i reali

d’Italia e il compositore tedesco

Richard Wagner. La musica è sempre

rimasta nell’aria: ogni agosto, la

coppia ha sempre aperto la sua dimora

a concerti gratuiti organizzati

dall’Accademia di Santa Cecilia. E la

speranza è che non manchino esibizioni

future.

69


TRAVEL

© Irene Marraffa

© Irene Marraffa

Bagheria (PA)

70


LA VIA REGINA

DI SICILIA

DA PALERMO A MESSINA ATTRAVERSANDO LE MONTAGNE. QUASI 400

CHILOMETRI A PIEDI TRA CASTELLI, MUSEI E PAESI RICCHI DI STORIA

di Valentina Lo Surdo

valentina.losurdo.3 ValuLoSurdo ilmondodiabha

ilmondodiabha.it

Un’avventura poco raccontata

che trabocca nascosta

bellezza, passo dopo pas-

so per 374 chilometri. Tanti separano

il camminatore da Palermo a Messina

passando per le montagne, un per-

corso che attraversa 41 Comuni di una

Sicilia che non ti aspetti, da cui non si

vede quasi mai il mare.

71


TRAVEL

Quattro le province toccate scendendo

e salendo per 14mila metri di dislivello,

a disegnare un fil rouge portato

alla luce da due giovani studiosi siciliani,

l’archeologo Davide Comunale

e la sua compagna di imprese a piedi

Irene Marraffa, insieme a Salvatore

Balsamo, ingegnere in pensione che

da cinque anni colleziona il record di

marciatore più recidivo della Palermo-Messina.

Grazie alla sua passione per la storia

antica, Davide sapeva da tempo della

presenza di una Via Francigena di

montagna: «Quella costiera, ancor

più antica, è ormai quasi interamente

asfaltata, quindi ci siamo dedicati

alla ricostruzione di quella più interna,

per mettere insieme un percorso

autentico, a piedi nella storia della

nostra terra», racconta Comunale.

Così, dopo aver accantonato l’idea di

fare un cammino lungo il mare, nel

2015, in compagnia di Irene, iniziò a

percorrere dettagliatamente la strada

montana, facendo riferimento alle testimonianze

documentali che citavano

la nomenclatura borbonica. «Nel

catasto elaborato a fine ‘700 si faceva

menzione di una "Palermo-Messina

per le montagne", distinta da quella

sulla costa». La citazione latina «ad

magnam Viam Francigenam» in un

documento del 1089 attesta per la

prima volta il passaggio per le marine:

la strada si sovrapponeva alla Via Valeria,

una consolare romana realizzata

nel III secolo a.C.

La sua variante per le montagne è

confermata nello stesso periodo,

sin da quando il Gran Conte Ruggero

d'Altavilla la usò per spostarsi da

Messina a Palermo, caduta in mano

musulmana. La presenza dei Saraceni,

infatti, stava rendendo la strada

costiera meno sicura e così la popolazione

cominciò ad arroccarsi in collina.

Fin dal Medioevo le Vie Francigene siciliane

trovano tracciatura nelle mappe

del tempo, come in quelle redatte

dal celebre al-Idrisi, il geografo musulmano

alla corte del re Ruggero II,

che non a caso ha lasciato ricorrenti

tracce di sé sul cammino da Palermo

a Messina. Ma perché mai venivano

chiamate Francigene? «L’etimologia è

da far risalire ai Franchi, che in Sicilia

erano sinonimo di Normanni, i dominatori

provenienti dalla Normandia»,

spiega l’archeologo.

Da questi presupposti, nasce la riscoperta

della Via Francigena che congiunge

le due città, uno stupefacente

percorso a piedi che si snoda sulle tre

catene montuose che compongono

l’Appennino siciliano. Passando dalle

Madonie ai Nebrodi fino ai Peloritani,

i camminatori toccheranno il comune

più alto di tutta la Sicilia, Floresta, a

1.275 metri sopra il livello del mare, e

risaliranno per decine di chilometri le

fiumare per raggiungere autentici gioielli

arroccati sui monti, lì dove svettano

cittadine vincitrici del concorso

Borgo dei Borghi (Petralia Soprana,

Gangi e Montalbano), oltre ad altre

che fanno parte del Club dei Borghi

più belli d’Italia (approfondimenti alle

pp. 61-63), come Troina, Castroreale,

Novara di Sicilia e Sperlinga, considerata

la Matera di Sicilia.

Sono molti i tesori laici e profani che

il turista a piedi visita tappa dopo tappa,

tra cattedrali e abbazie, castelli e

palazzi, sia in paesini minuscoli che

in centri ricchi di storia. Così, tra i 402

abitanti di Sclafani Bagni, una bomboniera

di roccia con il suo centro termale

naturale, e gli oltre diecimila della

meravigliosa Randazzo, testimone

sincretica di una densa stratificazione

culturale, intercorrono mille e più

anni di arte e influenze, congiungendo

idealmente così tanti simboli delle

nobiltà d’Europa che all’interno della

Francigena delle Montagne si potrebbe

raccontare una via nella via: quella

dei castelli, dove, sullo sfondo di impressionanti

ruderi normanni, si stagliano

le sfavillanti regge di Caccamo,

Sperlinga, Montalbano e Maniace,

unico feudo inglese di Sicilia. Via dei

Castelli, dunque, o anche Via dei Re,

perché le reali impronte del gran con-

Lago Rosamarina, Caccamo (PA)

© Salvatore Balsamo

72


© Salvatore Balsamo

Gangi (PA) - Nicosia (EN)

te Ruggero e di suo figlio, ma anche

di Carlo V d’Asburgo, imperatore del

Sacro Romano Impero Germanico, la

percorsero con grande seguito. E, a

proposito di personaggi illustri, in pochi

sanno che a Gangi ha avuto sede

l’influente società massonica dell'Accademia

degli Industriosi, o che Polizzi

Generosa contasse la presenza

dell’ordine militare degli Ospitalieri,

oggi conosciuto come quello dei Cavalieri

di Malta.

Notevole anche la varietà dei musei

presenti lungo il cammino, da quello

dell’Acciuga di Aspra al vicino Museo

Guttuso di Bagheria, località nota anche

per le straordinarie ville settecentesche

della nobiltà palermitana. E

ancora, dal Piccolo Museo della Moto

di Castroreale al dirimpettaio Museo

Civico, dov’è ricostruita la vicenda di

un promettente compositore locale,

Riccardo Casalaina, morto a soli 27

anni il 28 dicembre 1908 durante il

terremoto di Messina.

Affascinanti i paesaggi antichi di Rometta,

circondati da una natura poderosa

e silente, con le rovine del

Castello di Federico II, e di Cesarò, cittadina

dalle intatte tradizioni popolari.

Interessante anche l’aspetto linguistico

del gallo-italico, dialetto parlato a

Nicosia, Sperlinga, Randazzo, Novara,

che incrocia provenzale-france-

se, latino e siciliano e, vale la pena

ribadirlo, indimenticabile lo scenario

naturalistico, con due parchi regionali

attraversati, quello dei Nebrodi e

delle Madonie, oltre all’appena sfiorato

parco dell’Etna, che occhieggia

dall’alto delle tappe centrali del

percorso. Paesaggi che danno modo

di venire in contatto con rare specie

arboree come l’Abies nebrodensis,

attraversare un bosco di gigantesche

felci, avvistare nei cieli del messinese

colonie di grifoni o aquile reali sulle

Madonie e salutare sui sentieri il maiale

nero tipico dei Nebrodi. Ma anche

di scoprire luoghi magici come l’Altopiano

dell’Argimusco con le sue pietre

Troina - Cesarò (EN)

© Salvatore Balsamo

73


TRAVEL

Montalbano - Novara di Sicilia (ME)

giganti scolpite dal tempo, o la foresta

di sculture pietrose create al Parco

Museo Jalari da Salvatore Pietrini. Se

si è fortunati, si potrà fare visita a padre

Alessio nel suo monastero personale

dietro Santa Lucia del Mela, unico

e straordinario eremita ortodosso

sul suolo italiano.

Altri luoghi di romitaggio lungo il

percorso sono gli eremi di San Gandolfo

ai piedi di Polizzi, il seicentesco

convento francescano di Calvaruso

e quello di San Felice del XIII secolo,

capace di donare la preziosa

esperienza di dormire immersi nella

natura, senza corrente elettrica, al

chiarore di un grande camino. A questi

fanno sponda importantissime

abbazie, come quella di Maniace o la

Badiazza, giusto sopra Messina, dove

Federico III di Aragona s’innamorò

della sua futura regina, similmente a

come accadde a Dante proprio negli

stessi anni. A Randazzo e Nicosia, poi,

si conta la compresenza delle due

Chiese Madri di rito e greco e latino,

mentre a Calvaruso, Petralia e Gangi

figurano tre magnifici crocifissi lignei

dello scultore noto come lo Zoppo

di Gangi. Altre meraviglie nascoste

tra le montagne sono lo stupefacente

Trittico di Rogier van der Weyden

nella Chiesa Madre di Polizzi, ritenuto

il più bel quadro fiammingo di Sicilia,

e il Ritratto di Paolo III Farnese, l’unica

opera di Tiziano presente nel Sud Italia

che si trova invece a Troina, prima

capitale normanna, tornata in questi

ultimi anni a recitare un ruolo di primo

piano grazie all’amministrazione del

Novara di Sicilia (ME)

© Irene Marraffa

© Salvatore Balsamo

sindaco Fabio Venezia, eroe moderno

e simbolo della legalità, eletto Uomo

siciliano del 2019.

Venezia è anche l’uomo più rappresentativo

di questo cammino, di come

un percorso a piedi possa riguardare

e coinvolgere tutta la cittadinanza. E

così, grazie anche al suo impegno, la

Palermo-Messina ha toccato il cuore

di tanti uomini e donne di Sicilia, che

nella loro terra hanno deciso di restare

o di tornare. Perché se camminare

è un’attività fondamentalmente individualistica,

il segreto di un cammino

vincente è che diventi un’impresa

collettiva. Per questo è necessario il

coinvolgimento di una nutrita schiera

di volontari e appassionati, di amministratori

sensibili e, più in generale,

di cittadini consapevoli che il turismo

74


© Irene Marraffa

Santa Lucia del Mela (ME)

lento rappresenti una delle poche

risorse capaci di risvegliare la sopita

economia di località nascoste a poche

manciate di chilometri da affollate

località balneari, e che proprio in

questa distanza trovano la cifra essenziale

della loro forza e della loro

debolezza. Con un paziente lavoro di

informazione, sono stati coinvolti sei

Gruppi di azione locale (Gal) e numerosi

comitati di accoglienza stanno

fiorendo a ogni tappa per supportare

l’opera di manutenzione del cammino.

Camminare, poi, va di pari passo con

mangiare, soprattutto in Sicilia. E nella

riscoperta dell’entroterra, anche

l’aspetto delle tradizioni gastronomiche

ha una parte di primo piano: dalle

nocciole dei Nebrodi, piccole e aromatiche,

al limone interdonato fino al

pirittu, un cedro che diventa ancora

più gustoso se consumato con sale e

olio. Novara di Sicilia è famosa per il

maiorchino, il formaggio di cui è nota

la tradizionale gara, con il lancio delle

forme nel centro storico. Nutritissimo

il reparto dei dolci, dalle immancabili

granite nel messinese allo sfoglio

delle Madonie a base di formaggio,

dal dito d’apostolo alle innumerevoli

varianti di prodotti con la pasta di

mandorle. Imperdibili la salsiccia di

Caccamo, le specie leguminose autoctone

come il Pisello Polito di Montemaggiore

e il Fagiolo Badda, Presidio

Slow Food a Polizzi, dove si cucina

anche il famoso "finto coniglio". Senza

dimenticare lo sfincione di Bagheria e

le braciole a Messina. E proprio così,

mangiando e camminando, Giovanni

da Milano è passato agli onori delle

cronache per aver censito le migliori

granite di tutto il messinese con le

sue quotidiane imprese di gola. Che

vedono il camminatore protagonista

di un ultimo atto simbolico: la consegna

del pane all’arcivescovo di Messina,

procacciato da Don Minico. Si

tratta dell’ultima memorabile pausa

gastronomica prima della discesa in

città, con la consegna del pane fatto

e sfornato dai pellegrini con la supervisione

della famiglia Mazza, da

generazioni impegnata a rifocillare i

turisti di passaggio a Colle San Rizzo.

Momenti conviviali che si rinnovano

di giorno in giorno, condivisi con i re-

ferenti di tappa: angeli custodi coordinati

dalla rete delle Vie Francigene

di Sicilia e che si occupano di accogliere

i marciatori stanchi ma felici a

ogni arrivo. Una rete di siciliani pronta

a sostenere il cammino, a ogni passo.

Terre di Mezzo Editore, pp. 132 € 18

75


TRAVEL

UMBRIA SEGRETA

NATURA, ARTE E SAPORI. DALLE

ISOLE SUL TRASIMENO ALLE

GOLE DEL NERA, PASSANDO PER

RASIGLIA E MONTEFALCO, GLI

ANGOLI INEDITI DI UNA REGIONE

TUTTA DA SCOPRIRE

di Claudio Sebastiani

Perché scegliere proprio l’Umbria per le prossime

vacanze, nella prima estate dell’era Covid-19? In

fin dei conti non ha il mare, non ha vette e neppure

una delle sette meraviglie del mondo.

Sì, è vero. Non ha nulla di tutto questo ma nello stesso tempo

ha molto di più. Nei suoi grandi spazi, nelle città e sulle

sue colline. Un mondo fatto di angoli che racchiude tutto

ciò che si può sognare per una vacanza.

Magari fatta dopo essere arrivati qui utilizzando un mezzo

come il treno, che simboleggia la vocazione ambientalista

ed ecologista di questa regione. E permette di raggiungere

praticamente tutti i centri.

Rasiglia (PG)

© Valerio Mei/AdobeStock

76


© Buffy1982/AdobeStock

Gole del Nera (TR)

Raccontare l’Umbria per chi ci vive e ci lavora da sempre è

davvero difficile. Nella bellezza, nei tempi del vivere a misura

umana ci sei immerso ogni giorno. Al punto tale che

non te ne rendi nemmeno più conto. Quasi assuefatto.

Poi improvvisamente, mentre magari ti muovi per lavoro o

sei impegnato in normali giri con la famiglia, alzi gli occhi.

Hai la fortuna di poterti prendere un attimo per pensare

e realizzare dove sei. Mi è capitato ad Assisi (PG), durante

una delle visite di papa Francesco, impegnato sul piazzale

antistante l’ingresso del Sacro Convento. La fortuna di fermare

quell’attimo, di poter alzare lo sguardo e cogliere la

bellezza del complesso che ospita le spoglie del Poverello.

Con il sole a scendere sulla vallata sottostante, il verde dei

campi e la Basilica di Santa Maria degli Angeli a stagliarsi

sullo sfondo.

L’Umbria è una piccola regione di 8.456 Km² ma è fatta di

così tanti angoli che si rischia comunque di tralasciarne

qualcuno. È proprio per questo che può essere e sarà la

destinazione ideale per le vacanze, dopo il confronto con

un virus che ha rivoluzionato le nostre vite e con il quale

comunque dobbiamo fare i conti.

Distanziamento sociale, mascherine e dispositivi di protezione

personale hanno portato questa regione a essere

una di quelle a più basso numero di contagi. Anche le

strutture turistiche hanno attrezzato spazi e servizi per farsi

trovare pronte alle nuove norme. Dalle grandi catene alberghiere

ai tanti agriturismi che sono un marchio di fabbrica

del territorio. Un motivo in più per scegliere l’Umbria per le

vacanze e per il turismo.

Qui non ci sono vette alpine. Ma come non pensare subito

a quel paradiso naturalistico che è Castelluccio di Norcia e

il suo altopiano? Spazi enormi circondati dai monti dell’Appennino

umbro-marchigiano, nei quali è possibile fare passeggiate

in assoluta tranquillità tra la natura pianeggiante

o lungo i sentieri che si inerpicano verso l’alto. Con il borgo

di Castelluccio che sta rinascendo e propone le sue eccellenze

enogastronomiche.

L’Umbria della natura non ha il mare ma il Lago Trasimeno

e le sue isolette, la Polvese e la Maggiore (PG), veri e propri

tesori che non è possibile non visitare. Magari trascorrendo

la giornata con un picnic nelle aree verdi attrezzate. Anche

i tanti paesi che si snodano sul lungolago offrono la possibilità

di un viaggio, magari in bici, tra storia e ambiente.

E durante il percorso non è difficile imbattersi in piccole

spiagge, per una pausa e magari un bagno.

Da un angolo all’altro della regione, impossibile non avere

negli occhi la maestosità della cascata delle Marmore, a

Terni, con il salto più alto d’Europa, ma anche tutti i sentie-

77


TRAVEL

© porojnicu/AdobeStock

Montefalco (PG)

ri naturalistici che si snodano lungo i

suoi fianchi. Il corso d’acqua a valle

della cascata è poi l’ambiente ideale

per gli amanti del brivido e degli

sport estremi, anche con 40 gradi

all’ombra.

Ci si può immergere nella natura anche

nel vicino Lago di Piediluco (TR),

scelto come casa dagli atleti del canottaggio

che qui hanno preparato

alcune delle loro gare più importanti,

Olimpiadi incluse.

Pochi chilometri e Narni propone un

delizioso insieme di storia e ambiente.

Partendo dalla Rocca Albornoziana

che sovrasta il paese. Ma è ai suoi

piedi che è stato creato il suggestivo

percorso di circa cinque chilometri

delle Gole del Nera, lungo il tracciato

ormai dismesso della ferrovia un

tempo percorsa dai treni provenienti

o diretti a Roma dal Nord.

Si parte dai resti dello storico ponte

d’Augusto per raggiungere a piedi, in

bici o in canoa un tratto incontaminato

del Nera, immerso nella vegetazione,

fino alle Mole, nei pressi di

Nera Montoro.

L’Umbria è fatta di mille angoli, ciascuno

con la sua bellezza e quindi in

grado di diluire in maniera ottimale il

flusso dei turisti. Come è necessario

fare nell’era del coronavirus. Anche

l’arte, le bellezze artistiche e la spiritualità

sono praticamente dovunque

ed è impossibile non dimenticarne

qualcuna.

Da nord Città di Castello (PG) è la

casa di Alberto Burri e la patria del

tartufo. Gli Ex Seccatoi del Tabacco

sono un esemplare recupero di archeologia

industriale fatto per volontà

dell’artista che li ha immaginati

come luogo adatto a ospitare le sue

ultime creazioni. Vi sono esposte 128

opere realizzate fra il 1974 e il 1993.

Gubbio (PG) e il Monte Ingino che si

erge alle sue spalle rappresentano

un condensato di storia e ambiente.

Immersi nella suggestiva atmosfera

della corsa dei Ceri, sempre presente

nella città di Sant’Ubaldo diventata

celebre anche per l’albero di Natale

più grande del mondo disegnato

da migliaia di luci sulle pendici della

montagna.

Perugia è il capoluogo della regione

e racchiude tanti dei suoi simboli.

Dalla fontana Maggiore, alla testa di

corso Vannucci, alla Galleria nazionale

dell’Umbria che ospita tanti capolavori

dell’arte di ogni tempo. Ma

anche l’Arco etrusco è uno dei siti

storici da non tralasciare.

Così come è impossibile mancare

l’appuntamento con Solomeo, piccolo

e caratteristico borgo dove vive

Brunello Cucinelli, imprenditore illuminato

che ha reso celebre nel mondo

il suo cashmere. Ma ha fatto anche

molto di più, trasformando Solomeo

in un gioiello accessibile a tutti che

merita di essere visitato. Dal teatro al

centro del paese al parco nelle campagne

circostanti, creato come tributo

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alla dignità dell’uomo.

Angoli che si stagliano dovunque.

Come sulla montagna folignate dove

c’è Rasiglia (PG), ribattezzata la piccola

Venezia dell’Umbria per i corsi d’acqua

che l’attraversano. Mentre Spello,

uno dei Borghi più belli d’Italia, come

tanti piccoli centri umbri, può essere la

porta per il Subasio, la montagna che

campeggia alle spalle di Assisi, la città

di San Francesco patrimonio della spiritualità

mondiale. Così come lo sono

Cascia e le sue suore di clausura o la

comunità dei frati benedettini di Norcia.

Natura e storia, quindi. Ma anche sapori.

Come quelli che si fondono nelle

terre del Sagrantino che hanno in

Montefalco (PG), definita la ringhiera

dell’Umbria, il suo cuore. Qui nasce

uno dei vini che hanno reso famosa

la regione in tutto il mondo. Ma, tra un

paese e l’altro, non solo le vigne esaltano

la vocazione enogastronomica

di questa area. Anche l’olio prodotto

in quest’area, come a Campello sul

Clitunno, è ormai conosciuto a livello

internazionale.

Da qui Foligno, la città della Quintana,

e Spoleto (PG) sono a due passi.

Con un balzo è invece possibile raggiungere

Todi e le sue campagne

scelte come buen retiro da tanti volti

e nomi celebri della politica, della

cultura e dello spettacolo. Oltre al

centro della città, appena fuori dalle

mura c’è il tempio di Santa Maria della

Consolazione, considerato uno dei

simboli dell’architettura rinascimentale.

Così come San Gemini (TR) è il

paese delle acque minerali e Terni la

città che custodisce tesori di archeologia

industriale, tra cui l’immensa

pressa collocata proprio di fronte alla

stazione ferroviaria.

Ma ci sono anche Carsulae, insediamento

romano lungo la Flaminia,

Amelia e Orvieto (TR), con il suo Duomo,

i tanti vicoli del centro e la rupe.

Mete ideali per qualsiasi turismo, in

grado di offrire emozioni uniche.

Perché scegliere l’Umbria, quindi?

«Perché è una terra meravigliosa che

ti fa sentire bene», recita lo spot lanciato

dalla Regione. E oggi è proprio così.

UN VIAGGIO

SU MISURA

L’Umbria è un vero laboratorio di

intermodalità, grazie alla vasta offerta

di soluzioni per visitare la regione.

Ogni giorno sono in programma

decine di corse regionali Trenitalia.

Dal 3 giugno sono tornati disponibili

anche gli Intercity tra Perugia,

Roma e Ancona, e i Frecciabianca

tra Ravenna e Roma, con fermate a

Foligno, Spoleto e Terni.

I collegamenti sono garantiti anche

grazie al servizio FRECCIALink per

Assisi e Perugia, da e per Firenze.

Inoltre, da maggio sono stati

potenziati i servizi Busitalia Umbria

con il raddoppio delle frequenze

sulle principali linee urbane e il

ripristino di alcune linee extraurbane

sospese durante il lockdown. Infine,

sono attivi i servizi di navigazione

di Busitalia sul Trasimeno tra

Passignano, Isola Maggiore e Tuoro.

Trasimeno Isola Maggiore (PG)

© crisfotolux/AdobeStock

79


TRAVEL

MIRAGGIO DI

BELLEZZA

© ronnybas/AdobeStock

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ISCHIA, PROCIDA E CAPRI

SI PREPARANO A UN’ESTATE

DI PIAZZE A BASSA VOCE

E CONTEMPLAZIONI

SORPRENDENTI. UN’ESTATE

DOVE NULLA SARÀ COME

PRIMA, MA NON PER QUESTO

MENO AFFASCINANTE

di Peppe Iannicelli

Procida

Quasi un ritorno alle origini per l’Isola di Tiberio,

l’Isola Verde e l’Isola d’Arturo, che nei secoli

hanno conquistato artisti e viaggiatori di tutto il

mondo.

L’estate ai tempi del Covid-19 non prevede bagni di folla

per Ischia, Capri e Procida. Nei prossimi mesi tutti dovremo

continuare ad accettare dolorose ma necessarie limitazioni

nei nostri spostamenti. Ma le isole del Golfo di Napoli sono

pronte ad accogliere i visitatori per una vacanza rilassante,

sostenibile, umana e dai ritmi certamente più lenti. Non

sarà facile per la filiera dell’accoglienza reggere al crollo di

presenze, ma gli isolani sono pronti a trasformare la difficoltà

in opportunità. D’altro canto, chi vive in mezzo al mare

deve essere capace di navigare nella tempesta fino a un

approdo sicuro. Dunque, chi nei prossimi mesi sceglierà di

vivere un soggiorno a Ischia, Procida o Capri sarà un viaggiatore

capace di apprezzare aspetti di questi luoghi che,

fino a ieri, era impossibile gustare nel caos. Niente bagni

di folla ma certamente tanti tuffi in mare, dalla spiaggia o

dalla barca, in acque che sono tornate a ospitare la danza

dei tonni e la parata dei delfini.

PROCIDA, IL REGNO DI NETTUNO

L’isolotto di Vivara, appendice ecologica di Procida, offre

lo spettacolo delle migrazioni. Milioni di uccelli sostano

qui per prendere fiato durante le lunghe trasvolate tra l’Africa

e l’Europa. Ascoltarne il canto è un’esperienza spirituale,

mentre si resta con il fiato sospeso ammirandone le

spettacolari evoluzioni acrobatiche. Procida, a differenza di

Capri e Ischia che sono da tempo mete turistiche internazionali,

ha mantenuto un profilo basso. È un’isola di marinai,

come ben si comprende dalla tavolozza di colori del borgo

della Corricella. A ogni casa un colore diverso affinché, da

molte miglia di distanza, i marinai potessero riconoscere

la propria e pregustare la gioia del ritorno. Girando tra le

abitazioni e prolungando la passeggiata fino al lungomare

di Chiaiolella sembra di muoversi in un luogo senza tempo,

solare e accogliente. La distanza sociale imposta dalla

pandemia si supera in un attimo con il sorriso incantevole

di una novella Graziella, la bellezza mediterranea che incantò

Alphonse de Lamartine, oppure ricordando lo sguardo

triste di Massimo Troisi che in questi borghi interpretò

numerose scene del film premio Oscar Il postino. L’ultimo

ciak del grande artista di San Giorgio a Cremano che ci ha

lasciato, prematuramente, poco dopo la fine della lavorazione

della celebre pellicola.

L’ISOLA DI ARTURO

Elsa Morante soggiornò a lungo all’Hotel Eldorado, oggi

parco letterario. Il giardino di limoni, la contemplazione dei

panorami di boschi, calette e spiagge isolate erano estremamente

ispiranti. Accanto alla scrittrice anche Alberto

Moravia e Vasco Pratolini, un vero e proprio cenacolo letterario.

È questo il contesto genetico del capolavoro della

Morante, L’isola di Arturo. Il quartiere collinare di Terra Murata,

a strapiombo sul mare, è un complesso architettonico

di chiese, conventi, prigione, fortezza che custodisce una

delle tradizioni più amate dai procidani: i Misteri, gruppi di

statue che riproducono la Via Crucis. La secolare processione

non si è celebrata nell’ultimo Venerdì Santo, a causa

dell’emergenza coronavirus, ma le statue sono davanti ai

81


TRAVEL

© valeasca/AdobeStock

Castello Aragonese, Ischia

nostri occhi a ricordarci questo mistero

d’amore che gli artisti-artigiani

di Procida raccontano in modo sublime.

ISCHIA GENIALE

Procida e Ischia sembrano quasi toccarsi,

tanto le due isole sono vicine,

separate soltanto da un piccolo braccio

di mare che qualche ardimentoso

attraversa a nuoto. I più sportivi, magari,

potranno provare a cimentarsi

in questa impresa natatoria. Ma se

Procida è lenta e silenziosa, Ischia è

frenetica, allegra e piena di suoni, e

durante l’estate non dorme mai. Nei

prossimi mesi sarà diverso, ma resterà

sempre una calamita attraente

per chi ama i piaceri della vita, come

lo è stato per le star internazionali

dell’Ischia Global Film & Music (confermato

a metà luglio) organizzato da

Pascal Vicedomini e Giancarlo Carriero,

famosi per trasformare lo storico

Albergo della Regina Isabella in

una succursale di Hollywood. Fin dai

tempi di Rizzoli, Ischia è un’isola cinematografica,

come hanno potuto apprezzare

i fan di Elena Ferrante, l’autrice

de L’amica geniale. Alcune delle

vicende più importanti della vita di

Lina e Lenù sono ambientate proprio

sulle rive d’Ischia, che rendono la

trama ancora più coinvolgente. Libri

e film che vorresti non finissero mai,

proprio come un soggiorno nell’Isola

Verde, che per l’estate 2020 sta potenziando

la rete di sentieri ed escursioni

naturalistiche. Il Monte Epomeo,

dove si può arrivare in vetta anche a

dorso di mulo, offre passeggiate per

tutti i gusti, dagli amanti del trekking

più allenati ai camminatori più pigri.

ANDAR PER VIGNE E TERME

Si moltiplicano le visite a cantine e vigneti

con le degustazioni di vini che la

terra vulcanica rende sul serio divini.

I bucatini con il coniglio all’ischitana,

presidio Slow Food cotto nel tegame

di creta con spezie, aglio e pomodorini,

sono pronti a deliziare il palato

dei più golosi. Le guide turistiche si

stanno attrezzando con audioguide

sterilizzate per garantire la distanza

tra i gruppi. Cambia anche l’happy

hour: niente aperitivi accalcati con

musica assordante, ma drink sorseggiati

ammirando il tramonto dietro la

spiaggia del Soccorso di Forio o in

qualche caletta a ridosso del Castello

Aragonese. L’euforia è comunque assicurata.

Salus per Aquam, il benessere

per mezzo dell’acqua. I romani,

infatti, avevano un vero e proprio cul-

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to per i trattamenti dei quali Ischia è

una rinomata capitale internazionale.

I grandi complessi termali come Poseidon,

Negombo e Castiglione, con

i loro giardini e le loro spiagge, saranno

pronti a garantire la possibilità

di coniugare sicurezza e benessere

secondo le direttive sulle condizioni

da rispettare per l'apertura. E gli

spazi verdi di Villa Arbusto ospiteranno

spettacoli ed eventi all’aperto

nell’ambito del programma Campania

Sicura varato dal presidente regionale,

Vincenzo De Luca per il rilancio

del turismo, dello spettacolo e della

cultura, mentre l’annesso museo archeologico

regalerà la visione della

Coppa di Nestore, affascinante reperto

dell’VIII sec. a.C. con trascrizioni

omeriche.

CAPRI, PARADISO RITROVATO

«Capri, regina di rocce / nel tuo vestito

color giglio e amaranto / son vissuto

per svolgere dolore e gioia / la

vigna di grappoli abbaglianti conquistati

nel mondo / il trepido tesoro d’aroma

e di capelli / lampada zenitale,

rosa espansa, arnia del mio pianeta».

Pablo Neruda descrive così il suo

incontro con quella che definiva la

Regina di roccia. Capri accolse l’esule,

tra il 1952 e 53, insieme all’amata

Matilde, e il profumo della sua poesia

lo si può ritrovare lungo le pendici

del Monte Solaro. La vetta di Anacapri

popolata di uccelli sarà una delle

mete più importanti dell’estate 2020,

insieme con la gita al lontano faro,

alla scoperta di sentieri inediti lontani

dalle rotte turistiche. Il viaggiatore potrà

sostare nella villa-museo di Axel

Munthe, perdendosi tra i capolavori

classici raccolti dall’estroso psichiatra

svedese. Le botteghe di liquori e

profumi riempiranno di aromi e colori

le passeggiate verso Villa Iovis, una

delle residenze preferite da Tiberio.

La carezza del vento e il suono del

mare faranno capire immediatamente

perché l’Imperatore scappasse da

Roma, appena possibile, per rifugiarsi

sull’Isola Azzurra. Appuntamento per

un aperitivo in Piazzetta dove, finalmente,

si potrà sorseggiare un drink

e dedicarsi alla conversazione sotto

voce, per non disturbare i vicini. E il

rintocco dei tacchi delle ospiti in passerella

sarà persino più ammaliante.

LA BELLEZZA SOTTO I PIEDI

Capri sperimenterà la proximity, ovvero

la capacità di accorciare la distanza

sociale con l’accoglienza e

l’empatia, proprio come accadeva

prima dell’incontrollata invasione del

turismo mordi e fuggi. Un’isola da

assaporare con lentezza e pazienza,

tenendo sempre gli occhi ben aperti

perché la bellezza talvolta può esser

sotto i nostri piedi, come nel caso del

meraviglioso pavimento della Chiesa

di San Michele con la rappresentazione

del Paradiso terrestre. Oppure

la bellezza del sentiero di Pizzolungo,

che dalla Piazzetta porta fino al

Belvedere di Tragara per ammirare i

Faraglioni. Lungo il cammino, fra tratti

deserti e panchine contemplative,

la Villa di Curzio Malaparte è una sorta

di astronave che lo scrittore definì

la «la casa come me», un laboratorio

permanente di arte contemporanea.

Non dimenticate di portare con voi

una copia del suo capolavoro, La pelle:

il morbo che affligge Napoli è una

metafora attualissima del morbo fisico

e morale che attanaglia la nostra

contemporaneità.

© Nido Huebl/AdobeStock

Monte Solaro, Capri

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TRAVEL

IL PARADISO

DELLE ORCHIDEE

UNO SPICCHIO DI PUGLIA, IL GARGANO,

OSPITA 93 SPECIE SELVAGGE DI QUESTO FIORE DALLE FORME

STRAVAGANTI. E DIVENTA META PREDILETTA PER GLI APPASSIONATI

Testo e foto di Vittorio Giannella

Vittorio-Giannella

Fioriture sulla costa a Vieste (FG)

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Ophrys sipontensis rara

C’è un luogo in Italia che

ha numeri da record.

Un promontorio affascinante,

ammantato di foreste silenziose,

scavato da canyon vertiginosi

e scogliere abbaglianti dove protagonista

assoluta è la natura con la

biodiversità dei suoi vari ecosistemi: il

Gargano. Uno dei pochi luoghi a dare

ospitalità al 33% dell’intera flora italiana

e in cui crescono ben 93 specie di

orchidee selvatiche, creature colorate

e semplici ma dalla biologia complicata.

Quando regalarsi un’escursione in

tanta meraviglia? Da marzo a luglio

l’aria inonda i sensi con i suoi profumi

di terra e di mare e, nelle vaste praterie,

si compie un miracolo: decine di

specie di orchidee colonizzano questi

territori incoltivabili, garighe e scogliere

che si spingono nel mare turchese.

Il luogo ideale per cercare con

la testa all’ingiù questi piccoli gioielli

dalle forme più strane, una vera Mecca

che attira qui studiosi e appassionati

di tutti i Paesi, armati di taccuini e

macchine fotografiche.

La bella stagione risveglia la voglia di

viaggiare, scoprire colori, sapori, arte

e natura in questo spicchio di Puglia,

che custodisce una varietà non comune

di ambienti, capaci di trasformare

il paesaggio in un palcoscenico

mozzafiato. Protetti gelosamente nei

125mila ettari del parco nazionale,

comprese le zone umide, sono patrimonio

internazionale insieme con le

lagune costiere di Lesina e Varano

ricche di avifauna acquatica.

Al centro, poi, un cuore selvaggio

dove immensi faggi formano un mondo

verticale tuttora oggetto di studio:

la Foresta Umbra (dove “umbra” sta

per “ombrosa”), 10.500 ettari di bosco

ininterrotto fra i più estesi d’Europa,

esempio di buona gestione. Qui una

fitta rete di sentieri ben segnati invita

a interessanti percorsi escursionistici

che permettono di osservare le eleganti

orchidee, Orchis morio, Ophrys

garganica, Ophrys bertolonii, col fiore

che ricorda un insetto. Percorrere il

sentiero che ad anello si inoltra nel

vallone degli Sfilzi significa avanzare

tra enormi faggi, che crescono a 400-

600 metri, quote inusitate per questa

specie che in Europa vegeta normalmente

tra gli 800 e i 1.400 metri. Il letto

di foglie umide del bosco attutisce

i rumori degli scarponi e può capitare

di osservare lo schivo picchio dalmatino

o un branco di cinghiali. La numerosa

famiglia delle Orchidacee è una

delle più interessanti del regno vegetale.

Comprende oltre 20mila specie,

85


TRAVEL

Impollinazione di un'ape su un'orchidea

in Europa 500, in Italia 284 e, nello

specifico, in Puglia 106. Crescono in

tutto il mondo con predominanza nelle

foreste tropicali, dove la luce è filtrata

dagli alberi e l’umidità altissima.

Inoltre, tutte le specie vengono normalmente

denominate epifite, cioè

vivono attaccate con le loro radici ai

fusti o sui rami degli alberi. Al contrario

quelle italiane sono geofite: i rizomi

che compongono l’apparato radicale

crescono nel terreno, ma non un

terreno qualsiasi. Per proliferare molti

anni nello stesso luogo, infatti, le orchidee

devono vivere su un substrato

che contenga microscopici funghi,

indispensabili per la loro germinazione:

il piccolo seme viene inglobato e

trova qui, in questi reticoli di miceli, le

sostanze zuccherine che servono per

germinare e crescere. Questo è uno

dei motivi per cui le piante sfornano

migliaia di minuscoli semi, perché difficilmente

potranno germinare su un

terreno qualsiasi.

Con il fiore delle Ophrys, la natura

ha dato il meglio di sé per ingannare

gli insetti impollinatori. Infatti ogni

orchidea deve attirare i maschi di

una particolare specie di ape, e lo

fa emanando un profumo simile alla

femmina della stessa specie. L’insetto

atterra sul labello e, stordito dall’odore

eccitante, tenta una copula che

inevitabilmente lo costringe a battere

la testa su due piccole sacche chiamate

pollinidi e dotate di ventose.

Suo malgrado, vola via insoddisfatto

con i sacchetti colmi di semi, da vuotare

sugli stimmi di un’altra orchidea

chissà quanto lontana.

Complicato? Ma la natura, in milioni

d’anni di evoluzione ha dotato queste

piante di molta acqua nel fusto e

nelle foglie, e così un papavero fiorito,

che conta in natura milioni e milioni

di esemplari, dura poche ore e

appassisce, mentre le orchidee, più

rare e meno visibili, hanno bisogno di

più tempo per compiere tutto il complesso

ciclo biologico e le loro corolle

restano ben turgide anche diversi

giorni.

Numerosi i percorsi che si possono

esplorare sul promontorio, alla ricerca

di questi fiori. I noti orchidofili tedeschi

Christian Gembardt e Richard Lorenz

non hanno dubbi: il luogo eletto,

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più ricco di varietà, è la zona del Monte

Sacro. Qui hanno contato 62 specie

e sempre nuove se ne scoprono, ultima

la Ophrys mattinatae.

Si può raggiungere l’agriturismo Monte

Sacro, da dove parte un comodo

sentiero che sale fino alla vetta di

852 metri. Naturalmente, per trovare

più orchidee bisogna andare a zonzo

allontanandosi dal sentiero battuto,

spesso col sottofondo dei campanacci

delle mucche podoliche al pascolo.

Ecco, tra rocce calcaree appuntite,

spuntare un gruppo di cinque steli

di Ophrys biscutella e, poco più in là,

i labelli molto grandi dell’Ophrys apulica,

non comune. Ci vogliono due ore

per raggiungere la cima, ma i continui

avvistamenti allungano di molto il

percorso: sulla destra il canyon della

Vecchia, il più grande del Gargano,

imbiancato da fioriture di asfodelo,

e in fondo il mare, sempre visibile.

Nelle zone in ombra e nelle forre cresce

abbondante la geometrica felce

aquilina e, al limitare del bosco di

lecci, una straordinaria concentrazione

di Ophrys lutea e Serapias lingua.

Attorno è tutto uno sbocciare di fiori

che tingono le radure di pennellate

colorate e attirano un gran numero

d’insetti, indispensabili anche per

l’impollinazione delle orchidee.

Il sentiero in salita termina davanti alle

spettrali rovine di un’antica abbazia

benedettina dell’XI secolo. Una tappa

sul mare, un anello di tre chilometri,

segnalata dai cartelli Baia dei Mergoli-Vignanotica

lungo la litoranea che

da Mattinata porta a Vieste, permette

di inoltrarci nella profumata macchia

mediterranea di rosmarino e filirrea,

con una visuale mozzafiato sulla baia

delle Zagare. Il tetto di una fitta pineta

a tratti protegge dalla calura, e non

possono sfuggire, guardando con

attenzione, ciuffi di Orchis quadripunctata

e sparute Ophrys bertoloniformis,

rare ed endemiche, mentre giù

a un centinaio di metri s’intravede il

faraglione dei Mergoli battuto dalle

onde.

Una discesa ci guida all’incantevole

spiaggia di Vignanotica, che colpisce

per l’imponente falesia rocciosa candida

che la sovrasta, segnata da lunghe

intrusioni parallele di selce scura.

Ultima tappa su questo promontorio

affascinante è il vallone di Pulsano,

che si raggiunge da Monte Sant’Angelo

(dista otto chilometri) dove in uno

scenario di selvaggia bellezza è incastonata

nelle rocce l’abbazia di Santa

Maria, fondata nel 591 per incarico del

pontefice Gregorio I. In questo angolo

di Puglia, con attenzione si possono

trovare le rarissime ed endemiche

Ophrys sipontensis e Ophrys fusca. Un

luogo del silenzio, a picco su abissi

paurosi, scelto nell’XI secolo dai monaci

degli Scalzi per trascorrere anni

di preghiere e contemplazione.

Baia di Vignanotica (FG)

87


TRAVEL

MAGICA

GALLURA

88


DA OLBIA A SANTA

TERESA, PASSANDO

PER GOLFO ARANCI.

UN VIAGGIO NEL

NORD EST DELLA

SARDEGNA, TRA OASI

NATURALISTICHE,

VERMENTINO E

PESCATO LOCALE

di Riccardo Lagorio

a cura di vdgmagazine.it

Capo Testa (SS)

Imesi estivi sono quelli in cui la Gallura (SS), nel

nord est della Sardegna, regala il migliore connubio

tra clima e ambiente, paesaggio e storia, cucina

e folklore. Se è vero che le sue coste sono l’attrazione

più nota al turista, le colline appartate e dolci dell’interno

sono la vera sorpresa.

Nel caso si desideri trovare la spiaggia meno battuta, i

sentieri da percorrere zaino in spalla sono un'ottima opportunità

per fare anche movimento tra le tonalità accese

delle chiome di querce ed eucalipti, mirti e vigne,

che si concedono in un vino apprezzato nel mondo, il

Vermentino di Gallura Docg. Si può partire da Olbia, che

la storia stessa ha eletto a collegamento naturale tra la

Sardegna e il Continente. Già importante scalo in epoche

antiche, la città è una terrazza sul mare e il modo

migliore per apprezzarla è proprio al largo, per ammirarne

il golfo dai colori pastello.

Passeggiando in centro, dopo aver dato uno sguardo

agli edifici di corso Umberto con gli originali architravi

in granito, si può prendere un aperitivo al Caffè Glamour

e dirigersi alla basilica di San Simplicio, monumento romanico

del XII secolo. La spesa di miele d’eucalipto si fa

da Francesco Pischedda, nel suo spaccio non distante

dal centro (Azienda agricola Casiddos). Chi arriva con il

traghetto sbarca a Golfo Aranci, antico borgo di pescatori

di Ponza. Un tratto che in gallurese era detto golfo

dei granchi (gulfu di li ranci) e che ora si chiama così

per un grossolano errore nella traduzione in italiano. Gli

scorci panoramici sono incantevoli. Il suggerimento in

questo caso è puntare lo sguardo sull’isolotto di Figarolo,

un’oasi naturalistica dove vive una colonia di mufloni.

Non distante si possono vedere gabbie di spigole e

orate in mare aperto. Al riparo dalla forza delle onde,

ma con correnti che mantengono costantemente pulita

e ossigenata l’acqua, il pesce si può acquistare poco distante,

alle Fattorie del mare. Da Golfo Aranci la strada

prosegue verso Arzachena, tra macchia mediterranea e

sugherete. Prima dell’abitato, sulla statale 125, la sosta

è presso il nuraghe Albucciu, accanto al quale è stata

rinvenuta una monumentale tomba d’epoca nuragica.

Per fermarsi poi alla vecchia stazione ferroviaria – che

ospita il Museo Labenur, con riproduzioni in ceramica,

bronzo e pietra di reperti nuragici – e, verso sera, a Tenuta

Pilastru, un elegante stazzo (struttura pastorale

autosufficiente) ripristinato e convertito in resort dalle

camere spaziose e dotato di spa. Gli attuali proprietari

saranno lieti di indicare a chi lo desidera le escursioni a

cavallo e i percorsi di trekking più interessanti. L’indomani,

verso Palau, la tappa è la Roccia di Capo Orso, una

possente collina di granito alla quale gli agenti atmosferici

hanno conferito una bizzarra forma a plantigrado.

Imboccando la statale 133 verso Santa Teresa Gallura si

arriva a Porto Pozzo, borgo arroccato in una suggestiva

insenatura. Luogo ideale per i velisti e ottimo punto di

partenza per esplorare le Bocche di Bonifacio. L’arcipelago

della Maddalena si tocca con un dito. Verso nord,

la strada corre in un lussureggiante bosco di querce da

sughero alternato a imponenti massi di granito, talvolta

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TRAVEL

© Giorgio Bertuzzi

Lampara

immani sculture lavorate dal vento di Maestrale, talvolta

inamovibili nei secoli. Tra una curva e l’altra si scorgono

il mare turchese e trasparente e le spiagge rosa

e bianche. Come Conca Verde, con la sua sabbia fine

e compatta di colore dorato e qualche masso sull’arenile:

da lontano l’acqua è una tavola di colore che muta

dal verde smeraldo all’azzurro. O La Marmorata, lunga

e bianca, dalle acque turchesi e calme. Alle sue spalle

gli amanti del trekking scoprono sentieri costieri spesso

deserti che conducono alle piccole insenature vicine.

Il mare è l’indiscusso protagonista di Santa Teresa

Gallura. Vittorio Emanuele I di Savoia la fondò nel 1808,

ribattezzando col nome della moglie Maria Teresa una

località detta Longosardo, belvedere verso le scogliere

di Bonifacio. L’abitato segue il sinuoso andamento di

due insenature. A oriente Porto Longone, dove sorge il

porto turistico, a occidente la baia di Rena Bianca, distesa

di sabbia finissima dai colori abbaglianti, a pochi

passi dalla piazza principale del paese. Le sue limpide

acque ammaliano con mille tonalità. È controllata

dall’alto dalla torre di Longosardo, costruita nel ‘500 per

volere di Filippo II di Spagna. Intorno al borgo altre affascinanti

spiagge. Servono almeno tre giorni per scoprirle,

con tante altre occasioni di svago. Passeggiando

in centro, si possono acquistare maschere e coltelli fatti

a mano dall’artigiano Salvatore Mura. La cena con tanto

pescato locale si prenota al ristorante Da Thomas.

Chi vuole provare la cucina gallurese di terra, tra cui la

suppa cuata (una zuppa in cui si alternano formaggio e

pane secco imbevuti di brodo bollente), può dirigersi

invece all’Agriturismo Gallura, in località Lu Colbu, in

aperta campagna, mentre le notti si trascorrono nello

stazzo Li Nalboni, dove si impara anche a fare la pasta

a mano. C’è spazio anche per chi ama l’archeologia,

nel complesso di Lu Brandali: un villaggio nuragico di

cui si apprezza la ricostruzione virtuale. Uno dei must

è la visita a Capo Testa, punta settentrionale dell’isola.

Lungo l’istmo che unisce la penisola-promontorio alla

terraferma si distendono due invitanti spiagge, Rena di

Ponente e Rena di Levante, per godere del mare con

qualsiasi condizione di vento. Dalla spiaggia occidentale

si arriva fino a Capicciolu, fatta di granelli dorati. Cala

Spinosa, poco prima del faro che svetta sul promontorio,

è invece un’insenatura incastonata in massicci di

granito maestosi e dalle forme bizzarre, ideale per chi

ama lo snorkeling. Nella parte occidentale del capo,

spicca lo spettacolo di Cala Lunga e Valle della Luna,

simbolo di Santa Teresa: tra pareti di granito, modellate

dalla natura, affiorano calette nascoste. Uno scenario

meraviglioso, perfetto da vivere in solitudine anche in

estate.

Cala Sarraina (SS)

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TRAVEL

UNA VIGNA IN CITTÀ

L’ASSOCIAZIONE U.V.A.

VALORIZZA GLI ANTICHI

TERRENI COLTIVATI A VITE

ALL’INTERNO DELLE MURA

URBANE. DA MILANO A

PALERMO, UN PATRIMONIO DA

SCOPRIRE COME UN’OPERA

D’ARTE, TRA VARIETÀ

AUTOCTONE E BIOTIPI RARI

Èl’Italia la nuova destinazione turistica degli italiani

nell’era post Covid-19. Ecco allora un originale

itinerario alla scoperta dei vigneti situati nelle

città, un patrimonio storico, culturale ed enologico raro e

antico. Urban Vineyards Association, il cui acronimo U.V.A.

non poteva essere più appropriato, è la rete che riunisce i

comuni che conservano all’interno delle loro mura vigneti

urbani antichi, beni da promuovere e valorizzare come

mete turistiche.

di Paolo Corbini

Questi gioielli ambientali e paesaggistici hanno ispirato

Luca Balbiano, giovane produttore di Torino, che ha dato

il via all’associazione coinvolgendo storiche realtà come

la Vigna di Leonardo a Milano, le Vigne delle Isole di Venezia,

la Vigna del Gallo dell’Orto Botanico di Palermo, le

viti antiche del progetto Senarum Vinea a Siena e, naturalmente,

la sua Vigna della Regina nel capoluogo piemontese.

Balbiano conduce l’unico vigneto urbano in Italia che a

oggi produce vino Doc, il Freisa di Chieri. È situato sulle

pendici della collina torinese, presso la Villa della Regina

voluta e progettata dal principe Maurizio di Savoia all’inizio

del ‘600, dal 1997 Patrimonio Mondiale dell’Umanità. La

residenza ha conosciuto un lungo periodo di degrado fino

al recupero realizzato tra il 2003 e il 2006 dalla Soprintendenza

per i Beni storici, artistici ed etnoantropologici del

Piemonte. Il reimpianto del vigneto – con 2.700 barbatelle

per quasi un ettaro – è stato affidato alle cure dell’azienda

di Balbiano e dal 2011 l’area è compresa nella zona a denominazione

di origine rendendo possibile la produzione

del Freisa di Chieri Doc Vigna Villa della Regina.

Ma l’Italia non è l’unico Paese a custodire vigneti urbani

storici: anche Parigi, con le vigne di Montmartre, ha aderito

all’associazione U.V.A., che conta di estendere la rete in

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Europa con Praga, Vienna e altre città, più o meno grandi,

tutte accomunate da questa identità vitivinicola urbana.

Terreni che sono un patrimonio da conoscere al pari di

un’opera d’arte o di un monumento, con varietà autoctone

antiche, esemplari e biotipi rari da proteggere e valorizzare

con progetti di recupero storico, culturale, paesaggistico

e turistico. Perché ci si evolve sempre di più verso

forme nuove di invito al viaggio, dove la conoscenza e l’esperienza

sono forte elemento attrattivo e di motivazione.

Basti pensare a cosa ha significato nel 2019 l’enoturismo

per l’Italia, con circa 15 milioni di praticanti e un giro d’affari

che sfiora i tre miliardi di euro l’anno, secondo le stime

dell’ultimo rapporto dell’Osservatorio sull’enoturismo

dell’Associazione nazionale Città del Vino, con sede a Siena.

Il paesaggio vitato della città toscana e del suo suburbio

è stato esplorato, grazie al progetto interdisciplinare

Senarum Vinea curato da Città del Vino in collaborazione

con l’Università di Siena, con l’intenzione di recuperare

l’antico legame tra il centro abitato, la vite e il vino. Legame

ben illustrato dall’Allegoria del Buon Governo, affresco

realizzato nel 1338 da Ambrogio Lorenzetti, esposto nel

Museo Civico del Palazzo Pubblico. Le barbatelle selezionate

e messe a dimora nei terreni dell’azienda Castel di

Pugna, individuata come impresa custode, hanno ottenuto

un primo vino di Siena sperimentale. Le microvinificazioni

delle uve salvate dall’oblio – le rosse Occhio di pernice,

Giacchè, Mammolo e il bianco Procanico – indicano

la strada per un nuovo vino identitario della città.

Se Torino ha la sua vigna di regali origini e il centro storico

di Siena nasconde viti già note nel Medioevo, non

meno sorprendente è Venezia, che racchiude tra le sue

isole piccole porzioni di vigneti, residuali, a volte situati

in aree abbandonate, che meritano di essere recuperati

e riscoperti. Un obiettivo che l’associazione Laguna nel

bicchiere sta portando avanti da anni anche con intenti

didattici, coinvolgendo le scuole in occasione della vendemmia.

Il consorzio cura quelli delle isole di Malamocco,

delle Vignole, della Giudecca, di Sant’Elena e di San Michele.

Il vigneto urbano più antico di Venezia è però quello

di San Francesco della Vigna, gestito dall’azienda Santa

Margherita: il vino prodotto si chiama Harmonia Mundi e il

ricavato delle bottiglie vendute (circa un migliaio) è utilizzato

per finanziare borse di studio.

Milano, invece, lega la sua vigna urbana al genio di Leonardo

a cui Ludovico Maria Sforza detto il Moro, nel 1498,

donò una terra dove il Maestro si cimentò nella coltivazione

della Malvasia di Candia, circa un ettaro nel Borgo

delle Grazie con l’annessa Casa degli Atellani. Lasciata la

città meneghina Leonardo non smetterà mai di occuparsene,

tanto che in punto di morte, nel 1519, la citerà nel

testamento, lasciandone una parte al suo allievo prediletto

Gian Giacomo Caprotti, detto il Salaì. All’ombra della

cupola di Santa Maria delle Grazie, dal 2015 cresce di

nuovo rigogliosa la vigna di Leonardo, per volontà della

Fondazione Portaluppi e degli attuali proprietari di Casa

degli Atellani, grazie al progetto della facoltà di Scienze

agrarie dell’Università di Milano curato da Attilio Scienza.

Nel settembre 2018 è avvenuta la prima vendemmia

Vitigni antichi a Castel di Pugna, Siena

93


TRAVEL

Vigna della Regina, Torino

con la raccolta di oltre due quintali e mezzo di Malvasia

di Candia, lasciata fermentare sulla buccia all’interno di

un’anfora in terracotta, secondo un antico processo di vinificazione

usato in Lomellina, storica terra sforzesca. A

cinque secoli dalla morte del genio di Vinci, hanno visto la

luce le prime bottiglie del vino di Leonardo.

La Vigna del Gallo dell’Orto Botanico di Palermo ha invece

origini più recenti: nel 2018 è partito il progetto per

la conservazione di 95 vitigni autoctoni siciliani, identitari

della biodiversità dell’isola. Il vigneto è tornato a vivere in

una porzione di quello che era l’esteso terreno acquistato

dalla Regia Accademia degli Studi di Palermo nel piano

di Sant’Erasmo, dove poi si è sviluppato l’Orto Botanico

fondato nel 1789, una tra le più importanti istituzioni accademiche

italiane. Il progetto è stato avviato dal Sistema

museale e dal Dipartimento di agraria dell’Università

di Palermo e dal Consorzio di tutela vini Sicilia Doc, circa

200 m 2 in cui dimorano vitigni autoctoni già noti e piante

reliquia a rischio di estinzione: Prunella, Muscaredda, Corinto

bianco, Cutrera, Zuccaratu, Visparola.

Altre città in Italia conservano all’interno del loro nucleo

urbano presenze più o meno significative di zone coltivate

a uva, preziose testimonianze di biodiversità e di valore

paesaggistico. Non manca Roma, con il vigneto nei

giardini della Scuola Francese del Sacro Cuore a Trinità

dei Monti, impiantato anni fa dalla città di Narbonne per

celebrare le sue origini romane e che produce una limitata

quantità di vino Gallico. Come si dice, a ognuno la sua

vigna.

urbanvineyards urbanvineyards

Vigna Leonardo, Milano

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TRAVEL

RELAX IN

AGRITURISMO

Fattoria Lischeto - Volterra (PI)

VIA LIBERA ALLE ESPERIENZE ALL’APERTO. DA TRENTO A LECCE,

WEEKEND IN SICUREZZA TRA ENOGASTRONOMIA, ORTI DIDATTICI

E AGRO-WELLNESS

di Saviana Sileo [Cia-Agricoltori Italiani]

«

Tu chiamale, se vuoi, emozioni».

I versi cantati da Lucio

Battisti sono la colonna

sonora perfetta per la ripartenza.

Dopo oltre due mesi di lockdown da

coronavirus, gli italiani possono ricominciare

a spostarsi e tornare in campagna,

dove emozionarsi è la parola

di primavera, con perdite spaventosamente

vicine al miliardo di euro, il Governo

ha dato il via libera alla riapertura.

Notizia molto attesa da Turismo

Verde, l’associazione per la promozione

agrituristica di Cia-Agricoltori

italiani, poiché si tratta di strutture che

nella maggior parte dei casi si trovad’ordine.

Gli oltre 23mila agriturismi

nazionali sono infatti pronti ad accogliere

in sicurezza i turisti, proponendo

esperienze enogastronomiche,

sportive, culturali e di wellness.

Dopo la chiusura forzata, che ha fatto

saltare l’inizio della stagione, i soggiorni

per le festività pasquali e i ponti

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no in località isolate, con un numero

contenuto di posti letto e ampi spazi

all’aperto per il ristoro e il relax, in cui

è possibile garantire il distanziamento

adeguato tra gli ospiti. Per questo, nel

rigoroso rispetto di tutte le misure di

precauzione previste, si può ripartire

da un viaggio a contatto con la natura,

in un ambiente sano e incontaminato.

A nord, ai piedi del ghiacciaio dell’Adamello-Brenta,

a Tione di Trento, sorge

la Filanda de Boron, storica magione,

terra del baco da seta nel ’700 e oggi

suggestivo agriturismo circondato da

vitigni resistenti, detti anche super bio

perché non richiedono trattamenti fitosanitari.

Qui gli ospiti possono partecipare,

in piccoli gruppi, alla cura

delle vigne di alta quota, che in tarda

primavera vuol dire legatura dei tralci

e sfogliatura delle viti, fra trekking e

camminate all’aria aperta, con sosta

alla cantina aziendale per degustare

un bicchiere di Solaris in abbinamento

a prodotti di stagione.

Nella campagna veneta, a Lusia, in

provincia di Rovigo, l’orto didattico

Il Profumo della Freschezza accoglie

i turisti in un percorso olfattivo unico,

composto da un centinaio di essenze

aromatiche ed erbe officinali, creato

per offrire un’esperienza di cromoterapia

e aromaterapia. L’azienda, con

oltre 60 varietà tra alberi e ortaggi che

riforniscono al 100% l’agriturismo vegano,

è un patrimonio di biodiversità.

A disposizione dei clienti la cucina naturale

e i drink salutari del Bar verde,

sul posto o in modalità take away.

Scendendo verso le campagne ravennati,

a ridosso delle saline di Cervia,

si incontra Palazzo Manzoni, ex convento

del ‘400 trasformato in azienda

agrituristica recuperando i vecchi vigneti

della cosiddetta uva d’oro dei

conti e i frutteti pregiati. Posto ideale

anche per gli amanti dei cani che, tra

passeggiate e buon cibo, possono regalarsi

in tutta sicurezza uno shooting

fotografico in compagnia del proprio

animale.

Tappa da non perdere la Fattoria Lischeto,

immersa nel paesaggio unico

di balze e calanchi di Volterra (PI),

dove l’ospitalità è a 360 gradi: il caseificio

produce una vasta gamma di

formaggi bio e olio extravergine d’oliva

e vanta tra i suoi clienti star come

Madonna e Robert De Niro. L’agriturismo

promuove la cucina tradiziona-

alla Marina, da Camigliatello a Ros-

oggi fanno la transumanza dalla Sila

le toscana, anche da asporto per un sano, ben 55 chilometri a piedi: una

pranzo contadino al sacco, il centro tradizione che si ripete ogni anno a

benessere si distingue per i bagni gennaio e a giugno. Quest’estate, per

speciali nel latte caldo, individuali e evitare assembramenti non gestibili, i

in ambiente sanificato, come quelli turisti che di solito la accompagnano

amati da Cleopatra per mantenere intatta

la sua bellezza.

dirette Facebook e immagini riprese

potranno seguirla virtualmente, tra

A Montefiore dell’Aso (AP), tra le colline

del Piceno e le spiagge della Riposte

gourmet, tra vendita diretta e

dall’alto con i droni. Restano le proviera

delle Palme, spicca invece l’agriturismo

La Campana, che fa scuola contadini calabresi e la cucina di Ma-

ristorazione, con il meglio dei sapori

coltivando piante tintorie, da cui si rio Grillo, insignito del riconoscimento

estraggono i pigmenti per colorare di Agrichef Cia per i suoi menù “secondo

campagna”.

fibre e tessuti green. Una peculiarità

che ha reso richiestissimi i suoi workshop

di tintura naturale, riproposti a rimettersi in forma dopo il lungo pe-

Per i più atletici invece, o per chi vuole

fine giugno: colore di punta l’indaco, riodo di stop, da provare l’Agriturismo

estratto dalle foglie di guado, di cui Serine, in provincia di Lecce, che può

è l’unico produttore in Italia. In più, fregiarsi del titolo di Fattoria sportiva.

escursioni in mountain bike, passeggiate

botanico-mitologiche e aperitivi nata in collaborazione con la Fidal

Una sorta di palestra a cielo aperto,

poetici all’aperto, con l’ascolto della - Federazione italiana di atletica leggera,

per allenarsi immersi nel verde

migliore letteratura e la degustazione

di vini e prodotti locali.

della campagna, abbinando al fitness

Un pezzo di storia al sud, Fattoria Biò il mangiar sano e genuino.

ama definirsi azienda agricola con cucina,

frutto dell’esperienza di quattro cia_agricoltura

CiaAgricoltori

generazioni di pastori, che ancora cia_agricoltori

Agriturismo La Campana - Montefiore dell'Aso (AP)

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ARTE

L’ARTE DI

RIPENSARE LE SPIAGGE

Rendering del progetto Mare 2020: la misura e il paesaggio

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IL PROGETTO MARE 2020 PUNTA

ALLA RIORGANIZZAZIONE

CREATIVA DEI LIDI AI TEMPI DELLA

PANDEMIA. CON L’ARMONIA

FUNZIONALE COME OBIETTIVO

di Cesare Biasini Selvaggi - cesarebiasini@gmail.com

«

è il nostro cavallo sulla scacchiera

della crisi pandemica, l’unico in grado di

L’arte

fare una mossa a sorpresa, scavalcando

la crisi stessa e riapparendo là dove nessuno

se l’aspetta, pronto a essere in prima fila verso un

nuovo Rinascimento e a fuggire da questo buio e

soffocante presente». A dirlo con convinzione è l’architetto

Raffaele Giannitelli che, passando da una

© Arteprima Progetti

99


ARTE

«Non ci siamo occupati di come chiudere le

persone, con cubi di materiali invivibili, ma di come

costruire percorsi per farle muovere»

[Filippo Riniolo]

© Simone Raeli

L’artista Filippo Riniolo

visione generale a un progetto specifico,

insieme all’artista Filippo Riniolo

ha recentemente firmato il progetto

Mare 2020 - la misura e il paesaggio,

promosso da Arteprima Progetti, impresa

creativa guidata da Francesco

Cascino. Una proposta per ripensare

le spiagge ai tempi del coronavirus

basata sull’approccio dell’Art Thinking,

che applica le pratiche dell’arte

per risolvere problemi e innovare. «È

facile comprendere quanto queste visioni,

pratiche, metodologie possano

essere applicate in ogni luogo (ufficio,

treno, aereo, asilo, università, condominio,

ecc.) e in ogni processo della

vita pubblica e privata, dalle imprese

alle istituzioni, se solo tornassimo “in

avanti” a Giotto e Brunelleschi, cioè

all’armonia funzionale come obiettivo

e al disegno come dispositivo immaginifico

di soluzione. Come si dice solo

in Italia: “Ce l’hai un disegno?”», aggiunge

Cascino che dell’Art Thinking

è uno dei fondatori, insieme a Raffaele

Giannitelli e Filippo Riniolo, che abbiamo

intervistato per saperne di più.

Filippo, cos’è l’Art Thinking?

L’artista è il professionista del rischio.

Colui che è abituato, attraverso i sensi,

il disegno, l’empirismo, a testare e

intuire le possibili direzioni. Il pensiero

laterale è una funzione del cervello

che si allena con le mani, come l’intelligenza

motoria. E si sviluppa con la

pratica artistica, come saper giocare

a pallone. Chi ha più talento con l’esercizio

diventa un artista. Questa facoltà

del pensiero e della mano crea

soluzioni innovative. Ma non è il nuovo

per il nuovo. È il nuovo che ha senso.

Direzione e senso. È il nuovo per

un motivo: perché parte dai problemi

per immaginare le soluzioni. Parte

dalla persona. Dalla figura umana

(il soggetto più rappresentato nella

storia dell’arte) che è sempre, e deve

esserlo, l’alfa e l’omega del perché

facciamo le cose. Questo approccio

è quello che definiamo Art Thinking.

Lo abbiamo presentato al MAXXI di

Roma un anno fa, e sta facendo strada.

In molti si stanno convincendo che

questa visione può essere un volano

per una crescita sostenibile, relazionale,

umana. A tutela della vita, dello

spazio, della libertà e dell’armonia.

Tra le soluzioni basate sull’approccio

dell’Art Thinking, rientra il vostro progetto

Mare 2020 - la misura e il paesaggio.

Ce ne parli?

Come tutte le storie a lieto fine, parte

da un amore. L’amore per il mare.

Quando con Raffaele e Francesco Cascino,

curatore del progetto, abbiamo

visto le soluzioni anti Covid-19 che si

andavano profilando per le spiagge –

mi riferisco a quelle con il plexiglass –

abbiamo deciso di mettere in campo

il nostro know-how artistico. Armato

di carta e matita ho cominciato a disegnare

pensando alla natura e, in

particolare, alle api che ci insegnano

come il modo migliore per disporre gli

oggetti sia quello dell’esagono. Una

disposizione caratterizzata da angoli

a 60 gradi – tipica degli alveari – risulta

molto più efficiente rispetto a quella

quadrata, poiché a parità di spazio ci

sono più persone e a parità di persone

c’è più spazio. È stato Raffaele, poi,

ad avere l’altra intuizione: gli esagoni,

meglio dei quadrati o dei cerchi, permettono

di costruire un reticolo di

rotonde realizzate con piante autoctone,

in modo da garantire il distanziamento

sociale soprattutto nei luoghi

«Per far rinascere l’Italia occorre un uso sistematico

degli unici strumenti in grado di generare futuro:

l’arte e la scienza»

[Raffaele Giannitelli]

L’architetto Raffaele Giannitelli

100


Un disegno del progetto

di passaggio. Il cuore del nostro progetto

è questo: non ci siamo occupati

di come chiudere le persone, con cubi

di materiali invivibili, ma di come costruire

percorsi per farle muovere. In

fondo una città non è disegnata dalle

case che la compongono, ma dalle

vie e dalle piazze. E poi ci sono gli

ombrelloni esagonali, fatti con le vele,

nati dai miei disegni, come sculture.

Libero dall’idea dell’ombrellone (un

oggetto che non si aggiorna da molto

tempo), mi sono concentrato su una

forma, ed è piaciuta molto. Uno strumento

che ci ripari dal sole e dal vento

non poteva che essere composto

da vele, resistenti e in armonia con lo

spazio, con il mare. Ecco il nostro progetto,

ecco cos’è l’Art Thinking.

Raffaele, perché oggi di fronte alle

macerie post Covid-19 sarebbe meglio

lavorare a un nuovo Rinascimento

legato all’arte e all’architettura,

piuttosto che a una ricostruzione?

La risposta della comunità Italia a

questa pandemia deve necessariamente

porsi su due livelli. Un primo

passaggio deve consentire soluzioni

rapide ed efficaci per riportare in funzione

quante più attività, tra quelle

già precedentemente operative. Per

questo primo passo post pandemia

parlerei di una ricostruzione creativa

che possa rimettere in piedi il sistema

economico e sociale che, nel

nostro Paese, già affrontava enormi

problemi di equilibrio e confronto

globale. Ma sarà comunque difficile

tornare presto a livelli di attività paragonabili

al passato. Questo aspetto,

unito alla necessità di far fronte all’indebitamento

che nella nostra società

si incrementa ogni giorno di più,

ci costringe a immaginare un vero e

proprio Rinascimento, che sviluppi

un paradigma finalizzato a un’economia

e una cultura nuove, in modo da

innovare il sistema economico, culturale

e sociale per renderlo competitivo

e sostenibile in una situazione

da “economia di guerra”. Partendo da

questa riflessione, occorre guardare

alle reali risorse italiane in grado di

far primeggiare il Paese e valorizzarne

le qualità storicamente legate

all’arte e all’architettura, motori di innovazione

essenziali, che sanno collaborare

con l’economia e la tecnologia

proprio per dar vita a un qualcosa

che oggi non c’è, ma che occorre, per

rispondere alla crisi. L’arte può essere

la polena che indirizza lo sguardo

e le risorse verso un futuro che ci

veda attori in uno scenario di competizione

globale. In fondo, le macchine

fantastiche di Leonardo da Vinci, al di

là della loro reale costruibilità, hanno

svolto una funzione essenziale nell’orientare

lo sguardo verso un futuro in

cui le macchine stesse aiutassero

l’uomo a svolgere attività prima impensabili.

Il tuo ragionamento si scontra, però,

con la realtà, dal momento che nelle

numerose task force governative

istituite per affrontare l’emergenza

non è presente neppure un artista

o un architetto. Questo fatto cosa ci

racconta dell’Italia?

Che siamo un Paese avvitato su se

stesso e impaurito dal futuro e dai

cambiamenti. Il risultato è il proliferare

di queste task force ricche di

specialisti, ma senza la possibilità di

traguardare un orizzonte che possa

realmente far rinascere l’Italia, attraverso

un uso sistematico degli unici

strumenti in grado di generare futuro:

l’arte e la scienza. Quando i Comuni

italiani sono usciti da un periodo buio

in cui hanno vissuto pesanti pestilenze,

i più visionari dei loro governanti,

come i Medici a Firenze e il duca di

Montefeltro a Urbino, si sono rivolti

ad artisti e architetti per generare

identità e valorizzare le città. Ottenendo

risultati stupefacenti di cui ancora

oggi quelle realtà godono, non

soggette a crisi o competitor di sorta.

arteprima.noprofit

arteprima_progetti

101


ARTE

UNA BOCCATA D’ARIA

HA RIAPERTO A FIRENZE LA MOSTRA DI TOMÁS SARACENO,

PROROGATA FINO AL 1° NOVEMBRE. UNA RIFLESSIONE

SULL’ECOSISTEMA PER IMMAGINARE UN PIANETA NUOVO

di Sandra Gesualdi sandragesu sandragesu

Per tutte le immagini pubblicate in queste pagine:

Courtesy the artist; Andersen’s, Copenhagen; Ruth Benzacar, Buenos Aires;

Tanya Bonakdar Gallery, New York/Los Angeles; Pinksummer Contemporary Art, Genova; Esther Schipper, Berlin

Aria

Palazzo Strozzi

Sconti Trenitalia

© Ela Bialkowska/OKNO Studio

Flying Gardens (2020), dettaglio del ragno vivo

«

Pur non dimenticando le necessarie

misure di sicurezza,

è importante che le persone

riprendano a frequentare mostre, musei

e luoghi della cultura. Il rapporto diretto

con l’arte è una parte importante

della vita di tutti». Lo dice, quasi tirando

un sospiro di sollievo, Arturo Galansino,

direttore della Fondazione di

Palazzo Strozzi e curatore della mostra

Aria di Tomás Saraceno. Che ha riaperto

il 1° giugno a Firenze, dopo tre mesi

di sospensione per le restrizioni dovute

al Covid-19, e sarà visitabile fino al 1°

novembre.

È come tornare a respirare: vedere

riaperti i grandi portali del palazzo e

rincontrare le sfere cangianti installate

nel cortile. La fase due della mostra

prevede misure di sicurezza idonee,

nuove modalità di fruizione e prenotazione

della visita, eventi inediti e alcune

novità. Tra cui l’audioguida gratis

sul proprio cellulare, uno speciale kit

digitale dedicato alle famiglie e le iniziative

a distanza Corpo libero e A più

voci, con il coinvolgimento delle Rsa

del territorio, per le persone affette da

Alzheimer e Parkinson. Per combattere

il rischio che il distanziamento di cui

102


Tomás Saraceno

© Alessandro Moggi

si parla ogni giorno si tramuti in esclusione

e isolamento.

Il percorso dell’esposizione unisce

arte, natura, rigore scientifico e denuncia

sociale e immerge i visitatori in

mondi paralleli per riflettere su quello

che abitiamo e innescare analisi su

temi del presente. Saraceno, artista

tra i più originali del contemporaneo,

contamina Palazzo Strozzi con le sue

visioni: sculture fluttuanti intessute da

ragni liberi, giganti costellazioni specchianti,

stanze oscure dove percepire il

battito delle foglie, geometrie sospese

nel vuoto.

Il progetto del maestro argentino punta

i riflettori sui cambiamenti climatici

per pensare a un futuro più sostenibile

in cui l’uomo possa vivere senza i combustibili

fossili, senza depredare la Terra

e senza avvelenare la nostra fonte di

vita: l’aria. «Proprio la miscela aeriforme,

da cui il titolo», spiega Galansino,

«connette tutta la mostra agendo anche

sulle grandi installazioni». Che, in

alcuni casi, si muovono spostate dalle

folate e dal passaggio dei visitatori.

«Tutto è connesso, tutto è in equilibrio

e l’uomo ha la responsabilità su ciò

che lo circonda». Le progettualità di

Saraceno, che molto guardano all’Architettura

radicale fiorentina degli anni

’60 e ’70, sono sinossi di una continua

ricerca con costanti sperimentazioni

tecniche, visive e creative che si concretizzano

in strutture geometriche

sospese e galleggianti. Suggeriscono

nuove modalità di vita a basso impatto

ambientale e ad alto potenziale di

sostenibilità e reciprocità sociale. Un

abitare e partecipare lo stesso globo.

Così il cortile quattrocentesco ospita

Thermodynamic Constellation, installazione

site specific composta da tre

sfere giganti, specchianti e sospese:

prototipi di sculture aerosolari in grado

di aleggiare senza confini, alimentate

da energia sostenibile. Strutture nomadi,

svincolate e girovaghe inducono

a meditare oltre le frontiere sulle istituzioni

nazionali che hanno il potere di

decidere chi possa transitare, attraversare

e valicare sbarramenti prestabiliti.

Saraceno indica un futuro senza muri

e libero dall’uso di combustibili fossili

e un’era, forse poetica e illusoria, in cui

la solidarietà e il concorso tra umani e

natura siano alla base dell’agire.

In altre parole, se vogliamo continuare

a respirare e quindi a nutrirci, evolverci

ed esistere occorre smettere di sopraffare

e consumare senza misura. Parola

d’ordine: rispetto. «Dobbiamo carpire

le relazioni profonde e i legami tra ogni

forma di vita, piante e insetti compresi»,

incalza l’artista. «Ci sono dati sconvolgenti

e noti: l’1% degli abitanti della

Terra consuma la metà delle risorse

disponibili e il 92% della popolazione

mondiale inspira aria contaminata

da polveri sottili. Bisogna ridistribuire,

essere consapevoli e dar voce anche

ad altre specie. Sapendo che l’energia

più pulita è il sole. Il mio lavoro vuole

raccontare questo e prevedere un solo

futuro, ecologista e, perché no, femminista».

Ma è il ragno con la sua tela il protagonista

del percorso espositivo dentro

Palazzo Strozzi. Dopo la prima

sala abitata da sculture poliedriche

appese al soffitto – Connectome, nuvole

complesse che costringono ad

alzare metaforicamente lo sguardo

– ci si addentra in spazi immersi nel

buio. Qui veleggiano fitte e articolate

ragnatele sviluppate su teche vuote.

Forme uniche, costruzioni certosine

intrecciate da filamenti di seta, sovrapposte

e cardate con ingegno. Sono le

strette mappe degli aracnidi con cui

Saraceno collabora da anni in un atto

di cooperazione concreta e simbolica.

«I ragni vivono in casa mia o io vivo in

casa loro?», si chiede.

Thermodynamic Constellation (2020)

© Ela Bialkowska/OKNO Studio

103


ARTE

© Clara Neri

Connectome (2020), dettaglio

Una mostra di grande impatto emotivo

e percettivo. «Certi progetti devono

saper parlare alla maggior parte delle

persone, non possono essere solo un

esercizio estetico. Devono insegnare

e sensibilizzare», afferma Galansino.

«Le opere di Saraceno narrano, è vero,

un mondo utopico ma ci aprono a un

sogno possibile le cui ipotesi poggiano

su basi scientifiche. Riflettono su

problemi e sfide della nostra era come

l’inquinamento e i cambiamenti climatici.

E in un luogo culla dell’Umanesimo

propongono un nuovo modello

© Ela Bialkowska/OKNO Studio

Web of at‐tent(s)ion (2020), dettaglio

di riferimento in cui l’uomo non è più

all’apice di una piramide gerarchica

ma parte di un tutto. Prefigurando così

il passaggio dall’Antropocene all’Aerocene,

una nuova era geologica sviluppata

intorno al prezioso elemento che

respiriamo», prosegue il direttore.

Possiamo volare, insomma, pensare a

un mondo diverso, ad ambienti biologici

intrecciati, popolati da specie ed

elementi dissimili in pace, in cui l’uomo

non è l’unico protagonista ma diventa

parte di un universo armonico.

D’altronde, per Saraceno, «gli ecosistemi

devono essere pensati come

reti di interazione al cui interno la natura

di ciascun essere vivente si evolve,

insieme a quella degli altri, facendoci

focalizzare meno sull’individualità».

Senza recinzioni, fisiche e mentali, e

con un nuovo comportamento ecologista,

volteggiando leggeri, mescolandoci

senza paura. L’arte vede e

provvede, ed è necessaria come l’aria.

E mai come adesso ci siamo accorti di

quanto ne abbiamo bisogno, di respirare

e avere la libertà di farlo.

palazzostrozzi

palazzostrozzi

palazzostrozzi

104


105


OFFERTE E SERVIZI

IN FRECCIAROSSA

DA TORINO A

REGGIO CALABRIA

Una prima assoluta: dal 3 giugno il Frecciarossa

arriva in Calabria, attraversando la Penisola e

toccando le principali città servite dalla linea

ad Alta Velocità. Ogni giorno, una coppia di Frecciarossa

collega, senza cambi, Reggio Calabria con Torino: un treno

parte da Torino Porta Nuova alle 8 del mattino raggiungendo

Reggio Calabria alle 18.50, l’altro da Reggio Calabria alle

10.10 con arrivo nel capoluogo piemontese alle 21.

Ma la novità del Torino-Reggio Calabria non è l’unica perché,

in concomitanza con la possibilità di spostarsi tra le

regioni, da inizio giugno l’offerta di Trenitalia raddoppia rispetto

ai treni in circolazione dal 18 maggio: le Frecce diventano

80 e gli Intercity 48, distribuiti su tutte le principali

direttrici del Paese.

Un raggio di sole, in tempi di Covid-19, che intende essere

anche un messaggio beneaugurale per l’estate ormai alle

porte e per un nuovo avvio del turismo interno. Infatti l’amministratore

delegato di FS Italiane Gianfranco Battisti, an-

nunciando l’iniziativa, ha commentato: «Per la prima volta,

il treno simbolo dell’Alta Velocità italiana raggiunge Reggio

Calabria collegandola direttamente al Nord Italia e offrendo

un servizio che avvicina le persone nel momento in cui

il Paese deve ripartire. L’arrivo del Frecciarossa contribuirà

alla ripartenza e al rilancio dell’economia e del settore turistico

della Calabria e dell’intero Sud Italia».

Il treno fa tappa anche a Milano, Reggio Emilia, Bologna,

Firenze, Roma, Napoli, Salerno, Paola, Lamezia Terme, Rosarno

e Villa San Giovanni.

Arrivando a Villa San Giovanni, presto anche con un solo

ticket, sarà possibile proseguire per la Sicilia con la nave

veloce Blu Jet (Gruppo FS Italiane).

Per i viaggiatori che partono o arrivano in Calabria sono a

disposizione anche i due Frecciargento fra Bolzano e Sibari,

in aggiunta ai Frecciabianca che collegano Roma alla

Calabria rimasti attivi durante la fase 1 dell’emergenza Covid-19.

106


TRENITALIA

IN VIAGGIO

CON LE NUOVE MODALITÀ

DI PRENOTAZIONE

Per tutelare la salute dei propri viaggiatori, Trenitalia

ha introdotto il biglietto nominativo per tutte le

Frecce, gli Intercity e gli Eurocity Italia-Svizzera

(limitatamente alla tratta interna). Al momento dell’acquisto

del ticket bisogna inserire obbligatoriamente il nome e il

cognome di ogni viaggiatore.

A bordo treno occorre esibire il titolo di viaggio e, su

richiesta del personale di bordo, anche un documento di

riconoscimento in corso di validità. Il cambio del nome

è consentito gratuitamente fino alla partenza del treno,

per tutte le tipologie di biglietto a eccezione delle offerte

già nominative come abbonamenti, CartaFRECCIA Young

e Senior, CartaFRECCIA Special, Carta Verde e Argento,

riduzione elettori e concessioni speciali.

In più, sempre per il rispetto dei propri clienti, la prenotazione

del posto a sedere si estende anche agli abbonati di

Intercity e Frecciabianca, oltre che ai possessori delle Carte

TuttoTreno. È una novità introdotta da Trenitalia con la fase 2

dell’emergenza sanitaria per il Covid-19, finalizzata ad

assicurare la necessaria distanza tra tutti i passeggeri. Gli

abbonati dovranno quindi prenotare il posto per tutelare la

propria salute e quella degli altri viaggiatori, così come già

accade per le Frecce. La scelta preventiva garantirà il rispetto

del distanziamento a bordo, anche grazie al nuovo criterio dei

posti a sedere, che sono disponibili solo a scacchiera. Infine,

per chi viaggia con gli Intercity Notte, di nuovo in servizio

dal 15 giugno, è obbligatorio riservare l’intera cabina, anche

per un numero di passeggeri inferiore a quattro, ma a prezzi

vantaggiosi. Il vagone letto resta modulabile, però con il

vincolo dell’acquisto contestuale, ovvero del secondo e terzo

posto riservati a passeggeri che viaggiano insieme.

Il Gruppo FS Italiane ha adottato sui treni e nelle stazioni

una serie di misure e azioni finalizzate a tutelare la salute

di lavoratori e viaggiatori. Tra queste, costanti interventi di

sanificazione e pulizia di tutti gli ambienti e una capillare

e continua informazione sulle norme di prevenzione del

contagio. Sui treni le norme prevedono che i passeggeri

indossino sempre la mascherina protettiva; siano responsabili

socialmente, per sé e per gli altri, rispettando la distanza di

sicurezza indicata dalle autorità sanitarie, oltre alle indicazioni

e informazioni presenti a bordo e nelle stazioni.

trenitalia.com

Nome

Cognome

107


OFFERTE E SERVIZI

NOLEGGIO FACILE

CON TRENITALIA E AVIS,

BUDGET E MAGGIORE

Noleggiare un’auto e ritirarla direttamente in stazione all’arrivo del proprio treno è un modo perfetto per completare

il proprio viaggio. Con Trenitalia e Avis, Budget e Maggiore muoversi da e per la stazione è sempre

più semplice. I tre partner, che hanno adottato nuovi standard di servizio e igienizzazione delle vetture per

la massima tutela dei propri clienti, offrono tariffe convenienti a partire da 19 euro al giorno. Inoltre, prenotando entro il

30 giugno 2020 un noleggio con inizio entro il 31 luglio, sono inclusi nel prezzo chilometri illimitati, navigatore satellitare,

supplemento young driver per chi ha meno di 21 anni e supplemento second driver. Con tutti e tre, 1 punto CartaFRECCIA

per ogni euro speso nel noleggio.

Servizi extra e auto per ogni esigenza

Per offrire maggiore flessibilità e comodità sono previsti ulteriori vantaggi dedicati ai clienti Trenitalia: cancellazioni e modifiche

senza sovrapprezzo per noleggi fino al 1° settembre; con AVIS il one way gratuito, che consente di lasciare l’auto in

un’agenzia diversa da quella del ritiro; a Roma e Milano vetture ibride da noleggiare anche con la convenienza delle tariffe

orarie; la comodità del servizio Delivery & collection, per ricevere l’auto direttamente al proprio domicilio.

Informazioni sulle misure di tutela adottate, insieme ai dettagli delle promozioni, su

trenitalia.com – offerte e servizi – noleggio facile

108


PORTALE FRECCE

WWW.PORTALEFRECCE.IT

INTRATTENIMENTO GRATUITO, FACILE E VELOCE

Il portale FRECCE rende più piacevole il viaggio grazie ai numerosi servizi gratuiti disponibili a bordo dei treni

Frecciarossa e Frecciargento e nelle sale FRECCIAClub e FRECCIALounge. Per accedere basta collegarsi alla

rete WiFi, digitare www.portalefrecce.it o scaricare l’app Portale FRECCE da App Store e Google Play. Ulteriori

dettagli, info e condizioni su trenitalia.com

EDICOLA DIGITALE

QUOTIDIANI E RIVISTE NAZIONALI E INTERNAZIONALI

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AZIONE, SPORT, LOGICA E TANTO ALTRO A

DISPOSIZIONE DI GRANDI E PICCOLI VIAGGIATORI

GLI ALTRI SERVIZI DISPONIBILI

BAMBINI

Cartoni e

programmi

per i piccoli

viaggiatori

NEWS

Notizie Ansa

sui principali

fatti quotidiani

aggiornate ogni ora

SERIE E

PROGRAMMI TV

Una selezione di

serie e programmi

tv nazionali e

internazionali

CINEMA

Una selezione

di film italiani

AUDIOLIBRI

Audiolibri di

vario genere

anche per

bambini

INFO DI VIAGGIO

Informazioni in

tempo reale su

puntualità, fermate,

coincidenze

INTERNET WIFI

Connessione a

Internet tramite

WiFi

di bordo

MUSICA

Il meglio

della musica

contemporanea

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109


CARTAFRECCIA

DONA

I TUOI PUNTI

CARTAFRECCIA

A SOSTEGNO DELLA

PROTEZIONE CIVILE

I clienti Trenitalia, con la semplice donazione dei punti fedeltà accumulati sulla loro CartaFRECCIA, possono

sostenere la Protezione Civile nella lotta al Covid-19. Il controvalore economico dei punti donati servirà

all’acquisto di dispositivi di protezione individuali e attrezzature sanitarie, come respiratori, ventilatori, presidi

medico-chirurgici e allestimenti per le stanze di terapia intensiva.

I soci possono donare i punti accumulati come contributo economico alla Protezione Civile accedendo con

la propria username e password sul sito cartafrecciacollection.com oppure dall’area riservata CartaFRECCIA

su trenitalia.com.

110


CARTAFRECCIA

SE ACQUISTI ONLINE

HAI IL 30%

DI PUNTI EXTRA

Fino al 30 giugno, acquistando un biglietto Trenitalia tramite i canali online, si guadagna il 30% in più di punti CartaFRECCIA.

La promozione è valida per acquisti tramite l’app, il sito Trenitalia e il call center, per viaggi fino al 31 agosto su Frecce,

Intercity, Intercity Notte, inclusi Carnet e Abbonamenti.

I punti promozionali vengono annullati in caso di rimborso del biglietto, modifica o cambio prenotazione in una data che

va oltre quelle indicate per l’acquisto e il viaggio.

L’incremento dei punti conseguiti a seguito della promozione non è considerato qualificante ai fini del raggiungimento

dello status Argento, Oro e Platino, e riguarda i soli Punti Premio esclusi i Punti Verdi.

111


FLOTTA

FRECCIAROSSA

FRECCIAROSSA ETR 500

Velocità max 360 km/h | Velocità comm.le 300 km/h | Composizione 11 carrozze | 4 livelli di servizio Executive, Business,

Premium, Standard | Posti 574 | WiFi | FRECCIAROSSA

Presa elettrica al posto | Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio

FRECCIARGENTO ETR 700

Velocità max 250km/h | Velocità comm.le 250km/h | Composizione 8 carrozze | 3 livelli di Servizio Business, Premium,

Standard | Posti 500 | WiFi Fast | Presa elettrica e USB al posto | Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio

FRECCIARGENTO ETR 600

Velocità max 280 km/h | Velocità comm.le 250 km/h | Composizione 7 carrozze | Classi 1^ e 2^ | Posti 432 | WiFi

Presa elettrica al posto | Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio

FRECCIAROSSA ETR 1000

Velocità max 400 km/h | Velocità comm.le 300 km/h | Composizione 8 carrozze

112


FRECCIARGENTO ETR 485

Velocità max 280 km/h | Velocità comm.le 250 km/h | Composizione 9 carrozze | Classi 1^ e 2^ | Posti 489 | WiFi

Presa elettrica al posto | Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio

FRECCIABIANCA

Velocità max 200 km/h | Velocità comm.le 200 km/h | Composizione 9 carrozze | Classi 1^ e 2^ | Posti 603

Presa elettrica al posto | Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio

FRECCIABIANCA ETR 460

Velocità max 250 km/h | Velocità comm.le 250 km/h | Composizione 9 carrozze | Classi 1^ e 2^ | Posti 479

Presa elettrica al posto | Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio

Livelli di servizio Executive, Business, Premium, Standard | Posti 457 | WiFi Fast | Presa elettrica al posto

Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio

113


PRIMA DI SCENDERE

FOTO DEL MESE

A cura di Gaspare Baglio

gasparebaglio

Jacopo Mastrangelo mentre suona dai tetti di piazza Navona, Roma (aprile 2020)

L’esame di maturità è un momento particolare per tutti i giovani, ma quello del 2020 sarà

indimenticabile per l’adolescente romano Jacopo Mastrangelo: «Seguire le lezioni a distanza è

molto complicato. Andando a scuola viene voglia di studiare, a casa molto meno. E a questo si

aggiunge che non si vedono nemmeno gli amici…».

Tra un libro e l’altro, durante il lockdown, il 19enne si è rifugiato nella sua passione: la musica.

Che l’ha fatto salire agli onori delle cronache come uno dei simboli di speranza ai tempi del

Covid-19. Ogni giorno, al calar del sole, affacciato su una piazza Navona deserta, ha imbracciato

la chitarra elettrica suonando brani famosissimi come l’inno di Mameli, Sally di Vasco Rossi,

I migliori anni della nostra vita di Renato Zero e La solitudine di Laura Pausini.

I video delle esibizioni, diventati virali, gli hanno regalato un inaspettato successo che lo ha

portato persino a suonare sulla terrazza del Campidoglio su invito della sindaca di Roma

Virginia Raggi. Jacopo ha fatto anche il giro (virtuale) delle tv di mezzo mondo incassando il

plauso degli artisti che ha omaggiato. Il suo pensiero, ora, è realizzare un desiderio dal sapore

di normalità: «Vorrei organizzare un concerto per festeggiare la fine della pandemia, questa

volta con la piazza piena».

jacopomastra Jacopo e Fabio Mastrangelo

114


PRIMA DI SCENDERE

FONDAZIONE FS

QUANDO IL TRENO

INCONTRÒ IL MARE

DAI PRIMI FERRY BOAT ALLE NAVI TRAGHETTO CHE HANNO

TRASFORMATO LE VACANZE DEGLI ITALIANI

© Archivio Fondazione FS Italiane

Servizio di navigazione sullo Stretto di Messina, nave traghetto FS San Francesco di Paola (1964)

avvicinamento tra mare e treno, che

porterà quest’ultimo a solcare le onde a bordo

L’inesorabile

di un traghetto, inizia con i primi studi di fine

‘800. Si pensava a un modello di nave che consentisse il

trasbordo di carri ferroviari attraverso lo Stretto di Messina.

Tra il 1896 e il 1899 entrano in funzione i primi ferry boat

italiani, lo Scilla e il Cariddi, con il tipico propulsore a pale

mosse da un motore a vapore.

Dopo la nascita delle Ferrovie dello Stato nel 1905, per il

servizio sullo Stretto vengono aggiunte altre due navi, la

Calabria e la Sicilia, e da quel momento i traghetti assicurano

un’incessante corrente tra il nord e il sud del Paese,

grazie a una flotta sempre più numerosa e moderna.

Il 15 maggio 1960 entra in servizio la nave Reggio: ormai

la funzionalità dei mezzi e il comfort consentono

l’attraversamento dello Stretto con grande facilità e comodità.

A quel viaggio inaugurale viene dedicato il Cinegiornale

n. 36, pubblicato sulla pagina Facebook della

Fondazione FS.

È invece necessario attendere il 1961 perché un traghetto

FS possa navigare in mare aperto, ovvero quando la nave

Tyrsus inizia a far la spola tra Civitavecchia e Golfo Aranci

(SS). La vacanza al mare è diventata una vera e propria

conquista sociale, al pari di quei piccoli sogni ora realizzabili,

come il televisore, il frigo, la lavatrice e l’automobile. E

la Sardegna diventa una meta da scoprire.

I primi bilanci del nuovo servizio FS sono molto positivi, sia

per quanto riguarda il trasporto delle merci sia per numero

di viaggiatori, come spiega un articolo pubblicato sul

periodico Voci della Rotaia nel gennaio 1963, a un anno

dal varo della seconda nave del Gruppo, la Hermaea.

I traghetti ormai inghiottono treni e automobili, mischiando

l’odore metallico delle scocche in acciaio con la salsedine.

Consentono uno scambio culturale tra regioni

lontane, anche attraverso la vacanza estiva, e contribuiscono

a trasformare in un viaggio ciò che prima era solo

uno spostamento.

FondazioneFsItaliane

115


PRIMA DI SCENDERE

FUORI LUOGO

di Mario Tozzi mariotozziofficial mariotozziofficial OfficialTozzi

[Geologo Cnr, conduttore tv e saggista]

CALABRIA MONTANA

ALongobucco (CS) il paesaggio e il freddo, anche

d’estate, fanno rassomigliare la provincia

a un luogo alpino, ma ciò dipende dalla nostra

scarsa propensione nel giudicare la Calabria come

quello che realmente è: una regione di montagna a picco

sul mare.

Per questo motivo, in tutto il paese si incontrano botteghe

e negozi di filati di lana, che fondono un gusto essenziale

e arcaico con l’antica tradizione del telaio verticale.

Suggerisco la coperta matrimoniale, in genere di

lana bianca con decorazioni a rilievo dello stesso colore

e piccole frange su due o quattro alti. Va ordinata, ma

non pensate di portarla via in treno o in aereo: potete

farvela spedire a casa o caricarla in auto, visto che pesa

circa 15 chili e ingombra di conseguenza. È un prodotto

lontano dalle logiche industriali, così come accade

per i variopinti tappeti, sempre in lana grossa lavorata

all’antica. E nessun dubbio che tenga caldo: questa è la

risposta arcaica e nostrana al freddo, niente a che vedere

con i leggerissimi piumini o le trapunte sintetiche:

non nominateli neppure a Longobucco, se non volete

sollevare mormorii di generale disapprovazione.

Longobucco (CS)

© Claudio Colombo/AdobeStock

116


GIOCHI, FUMETTI E CURIOSITÀ PER PICCOLI VIAGGIATORI

SUPPLEMENTO DE LA FRECCIA | GIUGNO 2020 | www.fsitaliane.it

LEGGI

il fumetto di

baby doc

OGNI VIAGGIO È UN’AVVENTURA MERAVIGLIOSA!

117


LA FRECCIA Junior

SOMMARIO

Pagina 1

VIAGGIA: UN SALTO

NEL VERDE

Pagina 3-10

FUMETTO: BABY DOC

MISSIONE BULLO!

Pagina 2

INFO: MILLE

PASSIONI

Pagina 12

GIOCA: VIAGGI

SPAZIALI

Una gita al parco

L’ORCO, FORSE LA SCULTURA PIÙ

FAMOSA DEL PARCO DI BOMARZO,

NE È QUASI DIVENTATO IL SIMBOLO.

IL PARCO DEI MOSTRI DI BOMARZO, CONOSCIUTO ANCHE COME

SACRO BOSCO O VILLA DELLE MERAVIGLIE, È UN COMPLESSO

DI STATUE E COSTRUZIONI PROGETTATE INTORNO AL 1547 DA

PIRRO LIGORIO SU RICHIESTA DEL PRINCIPE PIER FRANCESCO

ORSINI CHE VOLEVA DEDICARLO ALL’AMATA MOGLIE.

ANCORA OGGI NON SONO STATI COMPRESI IL POSIZONAMENTO,

LA SIMBOLOGIA E IL SIGNIFICATO DELLE STATUE PRESENTI NEL

MERAVIGLOSO PARCO, CHE HA AVUTO TRA I SUOI PIÙ GRANDI

FAN IL VISIONARIO PITTORE SALVADOR DALÌ, CHE LO DEFINIVA

“UN’INVENZIONE STORICA UNICA AL MONDO”.

SUPPLEMENTO DE LA FRECCIA | GIUGNO 2020 | www.fsitaliane.it

è un progetto a cura di

PANINI MAGAZINES – Direttore Mercato Italia: Alex Bertani • Publishing manager: Sara Mattioli • Coordinamento editoriale: Stefania Simonini • Progetto grafico: Alessandro Gucciardo

Illustrazione di copertina e impaginazione: Luca Bertelè

Per la storia a fumetti: Baby Doc © 2020 Testi: Andrea Voglino • Disegni: Luca Bertelè • Colori: Manuela Nerolini

EDIZIONI LA FRECCIA – Direttore Responsabile: Marco Mancini • Responsabile Editoria: Davide Falcetelli • Coordinamento editoriale: Sandra Gesualdi

TRENITALIA – Sviluppo Commerciale – Divisione Passeggeri Long Haul: Fabrizio Ruggiero, Antonella Graziano

118

1

Junior


Mille passioni

LIBRI

È EDITA DA LAPIS LA SERIE DI LIBRI

DEDICATI A NEFERTINA, LA PICCOLA

EROINA DELL’ANTICO EGITTO, CHE

STA PER DIVENTARE UN CARTONE

ANIMATO. QUALE OCCASIONE MIGLIORE

QUINDI PER LEGGERE TUTTE LE SUE

FANTASTICHE AVVENTURE?

IN UN PERIODO IN CUI CI SPOSTA POCO,

PROVIAMO A VIAGGIARE ALMENO

CON LA FANTASIA, RILEGGENDO UN

CLASSICO COME IL GIRO DEL MONDO

IN 80 GIORNI DI JULES VERNE.

LO TROVATE, PUBBLICATO DA PIEMME,

ANCHE NELLA VERSIONE “TOPESCA”

DI GERONIMO STILTON.

VIDEOGAMES

L’ATTESA È FINITA! DOPO RINVII, VOCI DI

CORRIDOIO E CONFERME È DISPONIBILE

FINALMENTE LA NUOVA ESPANSIONE DI

UNO DEI TITOLI PIÙ AMATI DI SEMPRE.

TORNA MINECRAFT CON MINECRAFT

DUNGEONS. NUOVE SFIDE, NUOVE

AMBIENTAZIONE, NUOVI PERSONAGGI

E INFINITE ORE DI DIVERTIMENTO CON

IL NUOVO TITOLO DELLA MOJANG.

È IN USCITA ANCHE IL GIOCO SPONGEBOB

SQUAREPANTS: BATTLE FOR BIKINI

BOTTOM - REHYDRATED. PREPARATEVI

A VISITARE BIKINI BOTTOM E TUTTI I SUOI

STRAMPALATI ABITANTI INSIEME ALLA

BUFFA SPUGNA GIALLA.

PUBBLICATO DA PANINI COMICS STA

USCENDO IN EDICOLA STAR RATS, ULTIMA

FATICA DI LEO ORTOLANI, CELEBRE

CREATORE DI RAT-MAN. SI TRATTA DI UNA

PARODIA DELLA FAMOSA SERIE DI FILM DI

STAR WARS E OGNI NUMERO ESCE CON

DUE COPERTINE, UNA DEDICATA AL LATO

OSCURO E UNA AL LATO CHIARO. HAI

GIÀ DECISO DA CHE PARTE STARAI?

NELLA COLLANA TIPITONDI DEDICATA

AI PIÙ GIOVANI TUNUÈ CONTINUA LA

PUBLICAZIONE DEI VOLUMI A FUMETTI

DI STEVEN UNIVERSE BASATI SULLA

BELLISSIMA SERIE ANIMATA CREATA DA

REBECCA SUGAR.

FUMETTI

LO SAPEVI CHE…?

ACCHIAPPA IL TOPO, REALIZZATO

DA CRANIO CREATIONS È UN

GIOCO SEMPLICE E DIVERTENTE

MA CHE RICHIEDE ANCHE UN PO’ DI

ABILITÀ E DI STRATEGIA. NON SOLO

PER I PIÙ PICCOLI, INSOMMA!

RACCONTAMI UNA STORIA,

PRODOTTO DA PENDRAGON

GAMES STUDIO PERMETTE

A UN MASSIMO DI 8 GIOCATORI

DI SFIDARSI PER CREARE

UNA STORIA AVVINCENTE E

FANTASIOSA, STIMOLANDO LA

CREATIVITÀ E FAVORENDO LO

SVILUPPO DEL LINGUAGGIO.

GIOCHI DA TAVOLO

ANCHE SE I PRIMI TENTATIVI DI CREARE UN VIDEOGIOCO

RISALGONO ADDIRITTURA AGLI ANNI ’40, PONG È CONSIDERATO

DA TUTTI IL PRIMO VIDEOGIOCO DI SUCCESSO E CHE HA AVUTO

UNA GRANDE DIFFUSIONE. PRENDENDO “IN PRESTITO” L’IDEA

DI UN ALTRO SVILUPPATORE, NOLAN BUSHNELL PERFEZIONÒ

IL GIOCO PRODUCENDO I PRIMI CABINATI NEL 1972 E, NEL 1975,

PRESENTÒ LA VERSIONE PER UNA CONSOLLE CASALINGA

DA COLLEGARE AL TELEVISORE. QUESTA CONSOLLE FU

PRODOTTA DALLA SUA NUOVA AZIENDA, LA ATARI.

2

119

Junior


LA FRECCIA Junior

MISSIONE

baby doc in

BULLO!

Un giorno, a

TiNY TOWN...

Gli abitanti

di Tiny Town

sssi credono al

sicuro... stanno

ricominciando

a USCiRE a

GiOCARE...

Non

sssanno che noi

MOCCiKUSSS possiamo

attaccargli il virusss

moccicossso appena

si dissstraggono!

Guarda quella

bambina... ha la

MASSSCHERiNA

ABBASSSATA!

Prendiamola...

SKIZZ

SKIZZ

SKIZZ

aaAH!

DiSSSiNFET-

TANTE!

ViA,

PRESSSTO!

SSSCAP-

PiaMO!

La

SQUADRA

DOC! Miei eroi...

APPENA iN

TEMPO!

120

3

Junior


Per

FORTUNA

eravamo da

queste

parti!

fuori

casa RiCORDA

sempre di coprire

BOCCA e NASO... o la

mascherina NON può

proteggerti!

OOOPS!

Grazie! Lo

farò!

Squadra DOC...

squadra DOC! Mi

SENTiTE?

4

121

Junior


LA FRECCIA Junior

Ti ascolto,

BABY DOC!

...Dovete

andare

subito alla

STAZiONE!

CORRiAMO!

Come va alla

base?

BENE!

Ho un’altra

missione per

voi...

...Non

ho ancora

scoperto il

VACCiNO, ma ci sto

lavorando!

122

5

Junior


grazie per

aver viaggiato con

noi... vi aspettiamo

presto a bordo

delle frecce!

FiNALMENTE

siamo a TiNY

TOWN!

qui,

possiamo fare

tutto quello

che vogliamo!

cinema, gelato,

partitona...

6

123

Junior


LA FRECCIA Junior

ma papà...

anche qui a tiny

town bisogna

stare attenti

al virus!

puah!

tu fa’ pure

il cittadino

modello...

io

preferisco

fare il cittadino

monello! ahr!

ahr! ahr!

deve aver

dimenticato guanti

e mascherina sul

treno... prenda un

altro medikit!

Scusi,

signore...

124

7

Junior


no, grazie...

non serve!

l’ho letto su

youbook!

BABY

DOC! BABY DOC!

Abbiamo un’emergenza...

GLAB!

...un bullo

grande e

grosso che

si sente un

antivirus!

Anche

se il virus

sta perdendo

POTENZA, è ancora

PERiCOLOSO!

8

125

Junior


LA FRECCIA Junior

e infatti poco dopo

il bullo si presenta

all’ospedale di tiny

town...

lo so... quel

dispettoso bi

ha fatto venire il

raffreddore!

ti prego,

baby doc...

salvabi!

sniff!

Sto

lavorando

su un VACCiNO,

ma è ancora

SPERiMEN-

TALE...

dod

importa!

provalo su

di be!

e va

bene! Mi hai

convinto!

BABY NURSE...

abbiamo un

volontario!

BiO

salvatore...

grazie!

126

9

Junior


Anche i BULLi

possono

SBAGLiARE...

...l’importante

è non ripetere i

propri errori!

E tu credi

che quel BULLO

avrà capito?

“io dico di sì...

ora che è guarito

il suo viaggio può

continuare!”

Prego, signore...

abbiamo mascherine

monouso e guanti per tutte

le taglie... e grazie al gel

disinfettante, ai posti distanziati

e ai servizi che offriamo

ai passeggeri...

...iO lo so...

il FRECCiAROSSA

viaggia in tutta

sicurezza!

Che BULLO...

anzi, che BELLO!

AH! AH! AH!

FINE

10

127

Junior


LA FRECCIA Junior

Viaggi spaziali

!

Fatti

aiutare da un

ADULTO

per usare le

forbici!

1

ECCO UN’IDEA PER PASSARE UN POMERIGGIO DIVERSO E RICICLARE LE COSE CHE

HANNO TERMINATO LA LORO FUNZIONE. TI INSEGNEREMO A TRASFORMARE SEMPLICI

OGGETTI CHE HAI IN CASA IN UN GIOCO TUTTO NUOVO. PUÒ ESSERE DAVVERO

DIVERTENTE OLTRE CHE MOLTO ECOLOGICO. PRENDETE COLLA, FORBICI E... ALL’OPERA.

METTI DELLA TEMPERA COLORATA

DILUITA NELLA BOTTIGLIA.

RUOTALA E FAI IN MODO CHE IL

COLORE RAGGIUNGA TUTTI I LATI

E TUTTI GLI ANGOLI. LASCIALA

ASCIUGARE BENE. RITAGLIA LE ALI

DAL CARTONCINO E DECORALE.

• Bottiglia di plastica

• Tappi di plastica

• Tempere colorate

• Fogli di feltro colorati

2

COSA TI SERVE:

• Rotoli di carta igienica

• Forbici

• Colla vinilica

• Cartoncino colorato

3

QUANDO LA BOTTIGLIA SARÀ ASCIUTTA

ATTACCA LE ALI SUI LATI, I ROTOLI CON

LE FIAMME SUL RETRO E COMPLETA

CON I TAPPI SULLA PARTE SUPERIORE.

IL TUO RAZZO È PRONTO PER LA SUA

PRIMA MISSIONE SPAZIALE!

MENTRE LA TEMPERA SI ASCIUGA

RITAGLIA DELLE FIAMME DAL

FELTRO E INCOLLALE DENTRO I

ROTOLI DI CARTA IGIENICA. PUOI

DECORARE ANCHE I ROTOLI.

REALIZZA ALTRI RAZZI CAMBIANDO

IL COLORE DELLA BOTTIGLIA, LA

FORMA DELLE ALI E LE DECORAZIONI

PER PROLUNGARE IL DIVERTIMENTO!

128

11

Junior


NUOVO

COLLEGAMENTO DIRETTO

TORINO–REGGIO CALABRIA.

Dal 3 giugno, ogni giorno una coppia di Frecciarossa collega direttamente

Torino con Reggio Calabria e viceversa, passando per Milano, Reggio Emilia,

Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Salerno, Paola, Lamezia Terme, Rosarno e

Villa San Giovanni.

Acquista subito il tuo biglietto

9523/9325: Torino P.Nuova (8.00) – Torino P.Susa (8.08/10) – Milano C.le (9.00/10) – Milano Rogoredo (9.18/20) – Reggio E. AV (9.54/56) – Bologna C.le

(10.22/25) – Firenze S.M.N. (11.04/14) – Roma Tib. (12.40/43) – Roma T.ni (12.49/13.00) – Napoli Afragola (13.56/58) – Napoli C.le (14.13/25) – Salerno

(15.04/07) – Paola (17.00/02) – Lamezia T. C.le (17.28/30) – Rosarno (18.00/02) – Villa S. Giovanni (18.32/34) – Reggio Calabria C.le (18.50). 9542/9548:

Reggio Calabria C.le (10.10) – Villa S. Giovanni (10.25/28) – Rosarno (10.54/56) – Lamezia T. C.le (11.27/30) – Paola (11.59/12.02) – Salerno (13.51/54) –

Napoli C.le (14.28/40) – Napoli Afragola (14.56/58) – Roma T.ni (15.55/16.10) – Roma Tib. (16.17/20) – Firenze S.M.N. (17.46/55) – Bologna C. LE (18.35/38)

– Reggio E. AV (18.58/19.00) – Milano Rogoredo (19.39/41) – Milano C.le (19.50/20.00) – Torino P. Susa (20.49/51) – Torino P. Nuova (21.00).

Info su trenitalia.com


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del posto garantiamo

la giusta distanza.

Da oggi per tutti i titoli di viaggio

su Frecce e Intercity.

Tuteliamo la salute delle nostre persone

A partire dall’8 maggio 2020 la prenotazione del posto a sedere a bordo dei servizi Frecciarossa, Frecciargento, Frecciabianca, Intercity e Intercity notte

è obbligatoria per tutti i titoli di viaggio (biglietti, abbonamenti, pass internazionali e clc), in linea con quanto previsto dalle vigenti disposizioni nazionali in

materia di sicurezza sanitaria. Info e dettagli su trenitalia.com

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