NUMERO DI GIUGNO

Inchiostro

dal 1985... la voce di Rondinaria e dell'Oltregiogo

Partendo da Casaleggio

Boiro e passando sotto il

Castello detto “dell’Innominato”

(perché utilizzato nello

sceneggiato dei “Promessi Sposi”

trasmesso in televisione nel 1967)

si può raggiungere la diga del

lago Inferiore (350 metri s.l.m.).

Si parcheggia un po’ prima dove

una sbarra chiude la sterrata.

I LAGHI DELLA LAVAGNINA

I laghi prendono il nome dalla

zona detta “località Lavagnina”,

dove nel XIX secolo veniva

estratto l’oro. Nel 1852 nella zona

ora sommersa dall’invaso venne

costruito uno stabilimento metallurgico

per la preparazione dei

lingotti. Nel 1913, si esaurì anche

l’ultima miniera.

La costruzione della diga del lago

superiore venne terminata nel

1887, mentre per il lago inferiore

la costruzione cominciò nel 1911

e terminò nel 1917. Nei periodi

di secca sono visibili sul fondo

del lago inferiore la cascina Lavagnina

e lo stabilimento metallurgico.

La stradina sterrata che costeggia

i laghi scavata nelle rocce metallifere

fa parte del Sentiero Naturalistico

dei Laghi della Lavagnina

(SNL) che ripercorre a tratti il

conne settentrionale del Parco

Naturale delle Capanne di Marcarolo.

IL LAGHETTO DELLE

“VERGINI” E DEI “SERPENTI”

All’altezza del lago superiore, ormai

interrato il percorso si biforca.

Evitare la salita di sinistra, in

direzione di una cascina, e tenersi

bassi costeggiando il Gorzente.

Si incontra prima, sulla destra,

un’area di sosta, poi, sulla sinistra,

una sorgente. Quindi il

sentiero scavalca una frana e si

raggiunge il laghetto delle “Vergini”.

Poco dopo il laghetto dei

“Serpenti”. Proseguendo lungo il

torrente sul percorso detto SNL,

dopo circa un’ora di cammino, si

arriva all’incrocio col rio Eremiti,

a sinistra, (destra orograca)

dove le rocce lambite dal rio presentano

il classico colore arancio

dato da minerali di ferro ivi contenuti.

Non conviene proseguire

lungo il Gorzente, anche se possibile,

perché occorre o passare

in acqua o scavalcare dei roccioni

piuttosto impervi: ma comunque

il sentiero che costeggia il torrente

non esiste più e ora occorre

salire. Si sale, lasciando il rio

Eremiti a sinistra e, dopo 30/40

minuti si raggiunge la SP 165 del

monte Tobbio che, presa a sinistra,

porta alla cappelletta degli

Eremiti, in pieno Parco Naturale

delle Capanne di Marcarolo.

IL LAGO “BRUNO”,

IL LAGO “LUNGO”

E IL LAGO “BADANA”

Seguendo la SP165 verso Capanne

si raggiunge, appena sotto la

Baita del Gorzente, un guado; 50

metri dopo, presso un tornante,

parte un sentiero che costeggia

il torrente a destra (sinistra orograca).

Dopo circa un’ora o poco

più di cammino si arriva sotto la

diga del più basso dei laghi del

Gorzente, il lago Bruno o lago

Lavezze (646 metri slm), diviso

fra due province: Alessandria

(nel Parco delle Capanne) e Genova.

Oltre, appena sopra il lago

Bruno abbiamo il lago Lungo

(sempre diviso fra 2 province)

e, più spostato sulla sinistra orograca

il lago Badana, il più alto,

(700 metri slm). Quest’ultimo

prosciugato dal 2005 per lavori di

manutenzione. I 3 laghi alimentano

gli acquedotti di Genova con

una capacità complessiva di oltre

12 milioni di metri cubi. Dal lago

Lavezze ha inizio una galleria di

2300 m che, passando sotto l'Appennino,

convoglia l'acqua a Gallaneto

(comune di Campomorone)

dove si trovano gli impianti di

ltraggio e smistamento.

L'Arca di Noè di Davide Ferreri

Elusione

Eludere signica cercare qualche stratagemma per schivare un

problema, soprattutto quando il problema è enorme, come in

questi tempi pandemici. Il processo psicologico è naturale e legittimo,

è sempre capitato, e si sta riproponendo, per le cause (creazione criminale

in laboratorio), nel presente (il virus non esiste più, conviene a

qualcuno farlo credere), in vista del futuro prossimo (ci terrorizzano già

con la previsione di nuove ondate). Se sia meglio aggrapparsi a invenzioni

consolanti o a verità dure da digerire, la Storia, come ogni volta,

si incaricherà di dircelo.

Davide Ferreri

I tre laghi fanno parte, per quel

che riguarda la parte che ricade

nella provincia di Alessandria, del

Parco Regionale delle Capanne di

Marcarolo.

I RII

I laghi sono alimentati da vari rii

(il più importante è il Lischeo) che

discendono dai vicini monti Poggio,

Orditano, Figne e Taccone. Il

lago Bruno inoltre è alimentato da

una galleria, realizzata negli anni

‘20 del Novecento, che raccoglie

le acque di diversi corsi che sboccavano

nel Gorzente a valle della

diga.

IL “MASSO DEL GRANO”

Numerosi sentieri e percorsi tracciati

raggiungono e costeggiano i

laghi, sia dalla zona di Capanne

di Marcarolo come dai Piani di

Praglia. Partendo dalle sorgenti

del Gorzente, un po’ sotto i Piani

di Praglia, il percorso, prima di

raggiungere il lago Lungo lambisce,

prima alcune “neviere” poi il

“masso del Grano” dove avvenivano

gli scambi fra il grano prodotto

nell’ entroterra con sale e

olive prodotte nelle zone costiere.

L’istituzione di un’area protetta, il

Parco Regionale delle Capanne

di Marcarolo, è sicuramente non

solo una garanzia di conservazione

per una fauna e una ora importanti,

ma anche per la qualità

dell’acqua che raggiunge le case di

Genova.

Stefano Milano

Guida AIGAE

(Associazione Nazionale

delle Guide Ambientali

Escursionistiche)

Torniamo a pubblicare il

nostro mensile in formato

cartaceo, dopo una pausa

legata alle numerose difficoltà

e all’incertezze che hanno caratterizzato

questi mesi di pandemia.

In realtà non abbiamo

mai sospeso le nostre attività,

poiché il giornale ha continuato

ad esserci nella forma sfogliabile

on line, sia nel mese di

aprile che di maggio. A marzo,

l’edizione speciale, uscita nel

bel mezzo della pandemia ci ha

trovato uniti, accomunati nei

sentimenti che ci hanno spinto

a scrivere per essere testimoni

del tempo. Abbiamo parlato

delle persone che hanno dedicato

il loro tempo per aiutare

gli altri. Abbiamo voluto parlare

di uomini e donne impegnati

nella sanità, medici, infermieri,

volontari. Si è parlato anche di

scuola. Tanti temi importanti,

che in realtà qualicano da

sempre la linea editoriale del

nostro mensile, n dalla sua

nascita. Questo numero di

giugno, vuole essere dedicato

all’ambiente, ai nostri luoghi, ai

paesaggi; del resto l’esperienza

che stiamo vivendo, credo, ci

abbia insegnato quanto sia ineludibile

rispettare l’ambiente,

preservarlo e custodirlo, per il

bene dell’intera collettività. La

prima pagina dunque è interamente

dedicata ai laghi della

Lavagnina e alla loro straordinaria

peculiarità e bellezza naturale.

Buona lettura!

Marta Calcagno


Il giornalino delle Scuole Primarie

dell'Oltregiogo

Arriva un bastimento carico di...

Già con il

numero de

“l’inchiostro

fresco” di marzo 2020

avevamo pubblicato

“l’attracco” in redazione

di: “Un bastimento

carico di giochi e di giocattoli

d’altri tempi”.

È questo un libro che

conserviamo nella nostra

biblioteca di redazione

e del quale ci era stato

fatto dono dalla maestra

Donata Rapetti che per

lunghi anni ha insegnato

presso la scuola “Giuseppe

Saracco” di Acqui Terme

(Al) e con la quale ebbi l’onore,

nell’Anno scolastico

2009/2010 di svolgere un

seminario per le classi V

sulle origini delle moderne

costituzioni. Un seminario

che poi fu oggetto di una

recita di Fine Anno scolastico

addirittura ospitata l’8 giugno

2010 nella Sala consiliare del

Comune di Acqui Terme.

Ora la maestra Donata Rapetti

ci ha fatto dono di questo libro

con il quale lei stessa, con coautrice

Maria Clara Goslino,

ci racconta come si divertivano

i bimbi di molti anni fa, quando

i giochi erano meno tecnologici

ma forse più immediati e

creativi. Giochi di quando bastava

una corda per fare i salti

o dei semplici noccioli di pesca

per lanciarli in aria con

una mano e raccoglierli con

abilità e destrezza con l’altra.

Ma anche i giocattoli erano

semplici e per lo più costruiti

dalle stesse mani dei bimbi,

come le cerbottane, le onde

o gli archi e lì non c’era nessun

marchio CE ma solo ingegno e

voglia di giocare.

Il libro dato alle stampe dalle

due autrici, Maria Clara Goslino

e Donata Rapetti nel 2019

è illustrato dagli alunni delle

scuole di Morsasco, Rivalta

Bormida e Visone, ed ha avuto

anche l’onore di essere stato

presentato

fuori concorso

al prestigioso Premio

Acqui Storia 2019.

E cosa c’è di meglio,

in chiusura di questo

Anno scolastico così

difficile, con le aule

vuote e gli alunni chiusi

in casa, se non proporre,

come segno di speranza

per un futuro migliore,

questo libro, così genuino

e spontaneo nella sua

semplicità per gli antichi

ricordi?

Gian Battista Cassulo

Non lasciamo che il Covid-19

sia un impedimento

alle nostre vite,

ma trasformiamolo in un’opportunità.

Riscopriamo un tipo di

turismo antico che affonda le

radici nelle nostre tradizioni, un

turismo fatto di giornate all’aria

aperta, di scoperta di piccoli borghi

spesso dimenticati dai più, di

artigiani dediti alla creazione di

arte tramandata da generazioni.

Un turismo di prossimità dove il

distanziamento sociale è sempre

stato la regola favorito dai grandi

spazi aperti a contatto con la natura

e con gli animali.

Partiamo alla scoperta di luoghi

come Mombaldone borgo medievale

ben conservato dove è

possibile fare passeggiate, giri in

mountain bike, canoa sul fiume

Bormida, oppure Ostana comune

con soli 74 residenti completamente

immersi nella natura e nelle

montagne del cuneese; oppure

i comuni all’interno del Parco Naturale

delle Capanne di Marcarolo,

dove le attività possibili sono

molteplici alla scoperta della natura

con splendidi laghetti, ancora

Cella Monte e i suoi caratteristici

“Infernot” sono celle sotterranee

scavate nell’arenaria attigue

alle cantine, dove la temperatura

costante e l’assenza di luce permettevano

la conservazione delle

bottiglie più pregiate, sono piccoli

capolavori architettonici frutto di

un sapere contadino che piano

piano si sta perdendo.

E per dormire scegliamo agriturismi

immersi nel verde con

tantissimi spazi a disposizione

e una cucina tipica e genuina a

chilometro zero, oppure dimore

storiche, castelli che permettono

il soggiorno ad un numero limitato

di ospiti con un servizio eccellente.

Non dimentichiamo le fattorie

dove è possibile per le famiglie far

assaporare ai bambini esperienze

veramente uniche ed emozionarli

a contatto con gli animali, come

gli asini dove si potrà imparare

a conoscere questi splendidi animali,

come accudirli, per finire

con un bellissimo trekking someggiato

tra la natura.

Per concludere, ma non ultimi i

prodotti di artigianato. Abbiamo

un’eccellenza nella lavorazione

del legno, ricordo Pettenasco,

con gli artisti che producono

oggetti di uso domestico come i

cucchiai detti “cazuj”, nel cuneese

è nota la produzione di strumenti

musicali, per non scordare i prodotti

enogastronomici: tartufi,

vini, ciliegie, canestrelli.

Riscopriamo un modo nuovo di

un viaggiare “antico”, un viaggio

introspettivo che farà riscoprire

noi stessi e la nostra cultura per

una vita più consapevole e slow.

Roberto di “Cosmolandia”

www.inchiostrofresco.it - Tel. 0143/46.569

Recapiti:

Fausto Piombo: 345.8281959

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Recapiti:

GB Cassulo: 327.6164887

redazione@inchiostrofresco.it


L’arrivo del COVID-19 e le

misure adottate per contenerlo

hanno certamente

stravolto la nostra vita. Sono

cambiate le nostre abitudini e

il nostro modo di fare cose che

prima erano abituali si è trasformato.

La prima abitudine che è

mutata è il nostro modo di fare la

spesa. Nell’impossibilità di uscire

dal comune, infatti, siamo stati

costretti ad abbandonare i grandi

centri commerciali per frequentare

le piccole botteghe di paese.

Spesso abbandonate per parecchio

tempo, le botteghe sono state

quindi prese d’assalto e si sono

trovate in una situazione nuova,

inaspettata.

UNA PICCOLA

RIVOLUZIONE

Secondo i dati ufficiali, i piccoli

negozi di paese hanno triplicato

gli incassi. Questo ha avuto ripercussioni

sul modo di lavorare, sulla

quantità di merce ordinata, sul

personale necessario. Una rivoluzione

dei piccoli centri di paese,

che hanno provato ad adattarsi e

a rinnovarsi. Le disposizioni, non

sempre chiare, hanno portato a

cambiamenti necessari: linee per

terra per i distanziamenti, guanti

e mascherine, ingressi scaglionati.

E questi, per bottegai abituati a

poche decine di clienti al giorno,

sono stati passi giganteschi.

DURERÀ QUESTO

NUOVO TREND?

Oggi la situazione è cambiata

nuovamente ed è possibile spostarsi,

anche per fare la spesa.

Quali ripercussioni ha questo sulle

piccole botteghe? È difficile ora

fare previsioni sul lungo periodo,

ma i numeri sembrano anticipare

un ritorno al momento pre-

Si mangia con la gli occhi,

con la bocca, con l’olfatto. La

percezione di un piatto, dicono

gli analisti sensoriali, passa

attraverso i cinque sensi, la vista,

l’olfatto che ci consente di annusare

quel mix di aromi, profumi e

odori che ci attirano verso l’assaggio,

il gusto e i recettori sensoriali

ci fanno distinguere il dolce, l’amaro,

il salato, l’acido e l’umami,

il tatto ci rende l’idea della texture

del cibo e in parte anche l’udito

contribuisce a farci sentire il croccante

di alcuni alimenti. L’alimentazione

passa attraverso il palato,

ma sapevate di mangiare anche

con il cervello?

Le nostre scelte quotidiane sono,

inconsciamente orientate dalla

nostra mente. Sembra un paradosso,

ma in realtà gli alimenti

inuiscono sul livello di serotonina

e di altri neurotrasmettitori

che agiscono sul cervello e agiscono

regolando le nostre funzioni

cognitive e addirittura il nostro

umore. La depressione è legata

alla carenza di dopamina, serotonina

e norepinefrina e alcuni cibi

che assumiamo aumentano la disponibilità

di questi trasmettitori.

In questo ultimo periodo, in particolare,

a causa dell’isolamento

dovuto all’emergenza covid pare

che le abitudini alimentari della

popolazione si siano modicate.

I dati statistici evidenziano che ci

sia stato un aumento della vendita

di farina, sia perché le persone si

sono dilettate nella preparazione

di pane e torte casalinghe, sia

perché quando siamo giù di morale

tendiamo, generalmente, ad

orientarci maggiormente verso il

consumo di carboidrati. Questi

agiscono con un meccanismo di

compensazione sul tono dell’umore,

in quanto sono correlati

ai meccanismi serotoninergici.

Quindi, i tanto demonizzati carboidrati,

additati come causa dei

chili di troppo, in realtà fanno

bene al nostro organismo, sono

la fonte primaria di energia. Sono

il nostro “carburante” per muoverci,

correre, pensare e compiere

tutte le attività quotidiane.

Meglio qualche etto in più, se questo

signica più vitalità e più buonumore,

oltre al fatto che se bilanciati

correttamente con gli altri

nutrienti, non fanno ingrassare,

anzi aumentano il nostro metabolismo,

permettendoci di attivare

tutti quei meccanismi siologici

che ci fanno “bruciare” più calorie.

Il segreto della felicità alberga

tra le nostre tavole. Ad esempio,

cioccolato, carne di agnello, sardine,

formaggio e uova agiscono

aumentando il rilascio di serotonina,

mentre avocado, avena, grano

saraceno, legumi e verdura a

foglia verde agiscono sulla sintesi

di dopamina, che regola funzioni

cognitive e ritmo sonno veglia. In

fondo, niente fa male se ci rende

felici, soprattutto se ha il sapore di

cioccolato.

Diletta Piana

COVID-19. Purtroppo in questo

ritorno alla normalità siamo stati

di nuovo trascinati nei nostri impegni,

nella routine quotidiana, e

ci siamo in un certo senso dimenticati

delle piccole scoperte della

quarantena.

LE PICCOLE BOTTEGHE:

UNA RISPOSTA

ALL’EMERGENZA

Certamente il grande centro

commerciale ha il vantaggio della

vastità di scelta, fra cui poter

selezionare offerte e prodotti più

appropriati per noi. Non dobbiamo

però dimenticare quello

che le piccole botteghe ci hanno

dato, seppur in questa parentesi

di emergenza: sono state un punto

di riferimento, un luogo che ha

sollevato tanti piccoli paesi. Nelle

botteghe abbiamo potuto trovare

l’atmosfera famigliare che da

tempo mancava nelle nostre vite,

la possibilità di fermarci un attimo

in un luogo sicuro dove scambiare

due parole, vedere volti noti

con cui dividere un po’ di angoscia

in un periodo tanto strano.

Inoltre, molti mini-market hanno

servito i paesi con servizi di

consegna a domicilio, utili a tutti

e indispensabili a coloro che sono

stati colpiti dal virus.

Non si torna indietro ed è utopistico

pensare che questa emergenza

possa riportare i “bei tempi

andati”. Se guardiamo al futuro,

però, sarebbe bello vederci anche

qualche situazione di famigliarità

in più, qualche momento ritagliato

dalla frenesia. Chissà che quel

momento non sia anche una visita

al piccolo bottegaio di paese,

dove rivolgere un sorriso e due

parole mentre ci si sente a casa.

Anna Pernecco


L’attuale situazione di emergenza

epidemiologica, che

ha imposto un’intensicazione

dei controlli su tutto il

territorio nazionale da parte delle

forze dell’ordine al ne di garantire

il rispetto della normativa in

atto sul distanziamento sociale,

non ha impedito agli Uffici del

Dipartimento di Pubblica Sicurezza

di procedere con i previsti

e rituali avvicendamenti interni

del personale. Con la conclusione

dei cicli formativi, infatti, e con le

assegnazioni disposte dallo stesso

Dipartimento della Pubblica Sicurezza,

si arricchisce l’organico

dei Funzionari negli Uffici della

Questura di Alessandria.

Insediatasi già da qualche mese,

la Dott.ssa Rosanna Minucci,

Primo Dirigente della Polizia di

Stato è stata assegnata alla Questura

di Alessandria con l’incarico

di Vicario del Questore;

campana d’origine e proveniente

dalla Questura di Cuneo, dove

ha prestato servizio per diversi

anni come Dirigente DIGOS, ha

diretto la Divisione Polizia Amministrativa

e Sociale e l’Ufficio

Immigrazione. Il Commissario

Angelo Fois è stato assegnato invece

alla Questura di Alessandria

dal giorno 6 aprile u.s. al termine

del 108° Corso di Formazione

per Commissari presso l’Istituto

Superiore di Polizia di Roma.

Il Commissario Fois, originario

di Sassari dove ha conseguito la

Laurea Specialistica in Giurisprudenza

ed il Diploma di Specializzazione

per le professioni legali,

svolgerà un tirocinio applicativo

presso i diversi Uffici della Questura

della durata di sei mesi prima

di assumere l’incarico denitivo

e ottenere la promozione a

Commissario Capo. Proseguendo

poi con i vincitori del concorso

interno per Vice Commissari,

dopo un corso di formazione

della durata di tre mesi, dal giorno

30 Marzo sono ufficialmente

in servizio presso la Questura di

Alessandria i quattro "neo" Commissari

della Polizia di Stato Paolo

Polverini, Paolo Peroni, Roberto

Cuccu e Luigi Martignetti.

I neo promossi Commissari della

P. di S., già in servizio presso questa

sede con diverso ruolo, sono

stati destinati rispettivamente agli

incarichi di funzionario Addetto

all’Ufficio Prevenzione Generale

Il 5 giugno di ogni anno ricorre

la Festa dell’Arma dei

Carabinieri, corpo rappresentativo

delle Forze Armate

dal 13 luglio 1814 sempre al

anco dei cittadini per garantire

loro la massima sicurezza

attraverso la capillare diffusione

sul territorio di Stazioni,

Tenenze territoriali e reparti

specializzati.

Un contributo da sempre prezioso

quello offerto dai Carabinieri

i quali, oltre alle ordinarie

operazioni di contrasto

ad ogni forma di criminalità, si

pongono in posizione di stretta

prossimità nei confronti dei

cittadini, dimostrandosi così

concreti interpreti di quel ruolo

di rassicurazione, solidarietà

e protezione, che da sempre ha

caratterizzato questo corpo delle

Forze Armate.

Un anniversario quello di

quest’anno orfano purtroppo

della tradizionale cerimonia

militare per via delle misure di

contenimento della pandemia,

ma che tuttavia non ha vanicato

la solennità ideale della celebrazione,

interamente riposta

nella confermata adesione ai

valori fondanti dell’Istituzione.

Ad Alessandria il Comandante

provinciale dei Carabinieri,

Col. Michele Lorusso (vedere

foto) mentre deposita una corona

assieme al Prefetto, Igino

Olita.

Samantha Brussolo

e Soccorso Pubblico (U.P.G.S.P.),

Dirigente Ufficio Immigrazione,

Funzionario Addetto alla Squadra

Mobile e Funzionario Addetto

dell’Ufficio Anticrimine.

Da ultimo, non certamente per

importanza ma solamente in

quanto assegnazione più recente,

quella del Commissario Tecnico

Amedeo Michele Alessandro Luisi.

Il suddetto è stato assegnato

alla Questura di Alessandria a

decorrere dal giorno 4 maggio

u.s. al termine del Corso di Formazione

per Commissari Tecnici

frequentato presso la Scuola

Allievi Agenti di Alessandria

dove, precedentemente, aveva

prestato servizio nell’ambito della

formazione degli Allievi Agenti.

Il Commissario Luisi, originario

di Alessandria, ha conseguito la

Laurea in Ingegneria Informatica

presso il Politecnico di Torino ed

è ora stato destinato dal Questore

quale Funzionario preposto

all’Ufficio Tecnico Logistico della

Questura con compiti di indirizzo

e coordinamento. Siamo certi

che il nuovo organico, così organizzato,

saprà fornire un prezioso

e fondamentale contributo al personale

già in essere nei ranghi della

Polizia di Stato di Alessandria

per la sicurezza nella Provincia.

Samantha Brussolo


Questo periodo di

lockdown ha inevitabilmente

inuito sul usso

di traffico in transito sulle nostre

strade ed autostrade riducendolo

notevolmente rispetto agli standard

abituali. Secondo l’opinione

comune e di buon senso in

questi giorni di minor circolazione

veicolare si sarebbe potuta

cogliere l’occasione per portare a

termine quei lavori sulla viabilità

che ormai tutti conosciamo

e che da troppo tempo creano

disagio e malumore ai residenti

delle valli Stura ed Orba, ma

purtroppo così non è stato.

dei viadotti su cui insistono da

tempo diversi cantieri che portano

ad ulteriori restringimenti

delle carreggiate anche nel tratto

Masone-Ovada ed i lavori alla

galleria Roccadarme (sempre

nel tratto Masone-Ovada) che è

chiusa a seguito di diverse ispezioni

e non ancora riaperta.

Sempre dal Comitato ci si domanda

come mai i lavori per il

nuovo ponte sul Polcevera siano

proseguiti, come è giusto che sia,

a tempo di record mentre quelli

sulla viabilità ordinaria vadano

a rilento.

La domanda che si pongono i

cittadini è per quanto tempo ancora

dovranno sopportare questi

disservizi prima di poter tornare

a viaggiare serenamente?

“Speriamo che da Autostrade per

l’Italia giungano presto delle note

di chiarimento al riguardo ma nel

frattempo ad oggi ancora nessuna

risposta ed è lettera morta la

richiesta di esenzione del pedaggio

formulata dal nostro gruppo e

portata nelle sedi istituzionali dai

sindaci dei nostri comuni. Segno

ulteriore ed evidente della mancanza

di sensibilità e di rispetto

nei confronti di noi cittadini, contribuenti

ed utenti”.

Luca Serlenga

Liberalizzato il tratto della

A26 tra Ovada e Genova

Prà. Tutto a pag. 6.

Intervista all’Onorevole

Riccardo Molinari a pag. 10

Il Comitato Viabilità Valli Stura

e Orba in una nota denuncia

questa situazione asserendo che:

“Autostrade per l’Italia non solo

avrebbe potuto terminare i lavori

sotto la ormai celeberrima

galleria Bertè della A26, chiusa

al traffico da mesi a causa di

un grosso pezzo di cornicione

caduto dalla volta al suo interno,

ma avrebbe anche terminato

le ispezioni sotto le altre gallerie

del tratto Ovada-Genova Prà e

viceversa. Invece la situazione in

cui ci si ritrova alla ripresa delle

attività lavorative con l’inizio della

fase 2 è addirittura peggiorata”

Di fatto a che punto sia lo stato

dei lavori all’interno delle gallerie

non è noto, ci comunicano

dal Comitato, ma resta il fatto

che da Masone al raccordo con

la Genova-Ventimiglia e viceversa,

ad oggi si viaggia su una

sola corsia per senso di marcia

con frequenti scambi di carreggiata

e restringimenti che rendono

pericoloso il viaggiare.

Altresì non è noto nemmeno lo

stato di avanzamento dei lavori

Con il nostro taccuino ci

siamo recati a Palazzo

municipale per sentire

dalla viva voce del sindaco di

Campo Ligure le ultime novità

dopo questo periodo di pandemia,

comunque ancora in corso.

Qual è la situazione di Campo

Ligure in questa fase dell’emergenza

per il virus Covid-19?

I dati dell’ultimo rilevamento della

condizione sanitaria nel nostro

Comune indicano 8 persone residenti

colpite dal virus delle quali

2 risultano ancora in osservazione

di cui una è in attesa del referto

del tampone e l’altra ancora

ricoverata in ospedale dove segue

la terapia specica. Per quanto

riguarda la RSA i risultati dei

tamponi eseguiti sulle 7 persone,

che erano state riconosciute positive,

ha dato esito negativo per 6

di loro. Speriamo quindi a breve

di poter dichiarare che all’interno

della struttura non esiste più il

rischio di contagio. Relativamente

alla Residenza Protetta, dove

non si è mai registrato alcun caso

positivo, la direzione ha rimandato,

cautelativamente all'inizio del

mese di giugno, la valutazione sul

via libera alle visite dei familiari.

Avete pensato ad interventi volti

a sostenere le difficoltà del tessuto

economico e produttivo della

comunità?

Dopo aver distribuito tutti i

15000 euro forniti dal Governo

in buoni spesa alle famiglie in dif-

coltà, stiamo valutando la possibilità

di riconoscere agevolazioni

per gli operatori economici che

hanno subìto la chiusura forzata.

Tra le misure che adotteremo ver-

rà ridotta di ¼ la TARI, annullata

la TOSAP 2020 e prevediamo

riduzioni anche per l’IMU. Sarà

concesso, a chi ne farà richiesta,

un aumento dell’utilizzo del suolo

pubblico per consentire alle

attività di ristorazione e bar di

adeguarsi alle nuove norme sulle

distanze di sicurezza.

Prima dell’esplosione della pandemia

Campo Ligure stava iniziando

ad uscire da una grave

situazione causata dalla terribile

ondata di maltempo dello scorso

autunno, immaginiamo abbiate

in programma la ripresa dei

lavori di sistemazione dei tanti

danni.

Malgrado l'emergenza sanitaria

abbia fortemente ridotto (in parte

bloccato) i tanti cantieri aperti,

da alcune settimane i lavori

sono riavviati e alcuni importanti

interventi volgono al termine.

L'amministrazione comunale

ringrazia tutte le ditte coinvolte

per la serietà e l'impegno con cui

stanno lavorando pur in un momento

di grande difficoltà. Sul

fronte dei privati posso invece

dare una buona notizia in quanto

ci sono pervenuti I primi rimborsi

da distribuire ai concittadini

che in seguito all’alluvione autunnale

hanno subito danni alle

abitazioni e sono stati costretti

ad abbandonarle in modo continuativo.

Nello specico si tratta

di circa 47000 euro che saranno

a breve distribuiti dal nostro uf-

cio ragioneria ai beneciari. È

un contributo quantitativamente

signicativo che, pur non risolvendo

nell’immediato il grave

disagio, rappresenta per queste

famiglie una buona iniezione di

ducia.

Certo che il Suo mandato non è

stato facile in questi primi sette

mesi di attività. Oltre ad alluvione

e Covid, anche sul fronte della

viabilità la situazione è estremamente

critica, soprattutto in

A26. Ci sono novità in tal senso?

Nei giorni scorsi abbiamo incontrato,

nel corso di una riunione

svoltasi nel Palazzo comunale di

Campo Ligure, la Direzione del

tronco autostradale Genovese,

rappresenta ai massimi livelli ed

abbiamo affrontato i vari problemi

che riguardano i viadotti, e

soprattutto le gallerie. Abbiamo

appreso che il 15 giugno sarà riaperta

la galleria Bertè, comprese

le tre altre ad essa collegate che

saranno ispezionate (speriamo

non chiuse) contestualmente altre

gallerie nell’opposta direzione.

In valle stiamo pagando un prezzo

altissimo per questa situazione.

Certo alla ne avremo forse

i viadotti e le gallerie più sicure

d'Italia, ma siamo consapevoli di

dover affrontare la stagione estiva

in condizioni di grande criticità.

Per questo motivo abbiamo chiesto

al Prefetto di aprire un tavolo

per il monitoraggio costante della

situazione, considerando la condi-


zione in cui versa l’intero tratto

della strada 456 del Turchino

che non potrebbe sostenere un

eventuale usso di traffico proveniente

dall’autostrada intasata

a causa dei lavori.

Quali sono i lavori che avete

già in esecuzione e quali prevedete

di mettere in cantiere

da oggi al termine dell’estate?

La sensazione che abbiamo

oggi è che il 2020 non sarà un

anno facile per le casse comunali,

molte entrate saranno

congelate o parzialmente non

ci perverranno (TARI, IMU,

TOSAP, ecc.) e dobbiamo ancora

capire se e come ci saranno

compensate dal Governo.

Malgrado l'incertezza del momento

abbiamo recentemente

ultimato un importante intervento

di manutenzione straordinaria

della pavimentazione

lapidea nel Centro storico e a

breve inizieremo un intervento

di asfaltatura di parte di via

Cascinazza. Proprio l'asfaltatura

di parte delle vie urbane e

periferiche sarà al centro della

nostra attenzione per i prossimi

mesi. Oltre a ciò stiamo riprendendo

gli interventi previsti

dal nostro piano di viabilità

e parcheggi, nonché di “abbellimento”

del nostro borgo. Sono

previsti importanti lavori di

manutenzione all'edicio scolastico

e alla biblioteca. Entro

giugno termineranno i lavori

di ristrutturazione del Palasport

e abbiamo appena rmato

un contratto triennale con

la FUTSAL ADM che giocherà

il prossimo campionato in

SERIE A di calcio a 5 proprio

nella nostra struttura. Insomma,

malgrado tutte le difficoltà,

non ci si ferma e si guarda

al futuro con ancor più ducia

e positività. Campo Ligure ha

tante carte vincenti da giocare

soprattutto in questo periodo

in cui si registra la crescente

tendenza per la riscoperta

dell’incantevole bellezza dei

borghi della Liguria.

Giacomo Piombo

Il 1° maggio 2020 è stato varato,

con una pubblica cerimonia,

l’ultimo tratto del nuovo

ponte sul Polcevera. C’erano tutti,

dal Presidente del Consiglio al

sindaco della città e naturalmente

i vertici delle aziende che stanno

eseguendo i lavori. Indubbiamente

il ponte è bello e i tempi di esecuzione,

anche in considerazione

della pandemia in corso, si sono

rivelati molto celeri, tanto che

durante la cerimonia del varo i

reciproci complimenti non sono

mancati. Da “Europa verde” però

ci è giunta una voce fuori dal coro

in merito alle procedure d’appalto

che, all’insegna del “facciamo presto”,

hanno però derogato ad una

serie di passaggi che comunque

devono o dovrebbero tutelare sacrosanti

principi di legalità. Noi

consideriamo molto condivisibile

quanto ci ha scritto “Europa verde”

anche là dove accenna alla

Con la riapertura dei

confini tra regioni si

ripresenta puntuale il

problema del traffico sul tratto

dell’autostrada A26 tra Ovada e

lo svincolo di Genova Voltri.

Già dal 3 giugno, giorno della

riapertura, si sono segnalati numerosi

km di coda e la rabbia degli

utenti è esplosa sui social con

una miriade di post infuriati.

Secondo Giacomo Oliveri del

Comitato viabilità Valli Stura

ed Orba, che abbiamo sentito

al riguardo, la situazione era

ampliamente prevista ed è stato

fatto poco o nulla per prevenirla.

“Con nove gallerie chiuse e quattro

scambi di carreggiata era

inevitabile l’imbottigliamento nel

primo week end di spostamenti

tra regioni. La situazione è preoccupante,

abbiamo avuto un

confronto nei giorni scorsi con

il Ministro dei trasporti, Paola

gratuità dei mezzi pubblici che

si sarebbe dovuta concedere all’utenza

a compensazione dei disagi

sorti in seguito al crollo del “Morandi”

e sottoscriviamo in toto

quanto denuncia “Europa verde”

sui ritardi in atto per il completamento

della Metropolitana

genvese. Opera indispensabile

per favorire la mobilità metropolitana

con velocità, rispetto per

l’ambiente e in piena sicurezza,

soprattutto in questi momenti

di emergenza sanitaria Quest’opera,

a nostro parere, si sarebbe

però potuta evitare perché già

una linea metropolita esisteva a

Genova: era la vecchia linea sommergibile

che giungeva da Pontedecimo

e arrivava sino al porto

e da lì collegandosi con Brignole

attraverso la galleria realizzata

negli anni Novanta e sfruttando

il vecchio tracciato ferroviario

abbandonato nel 1970, si sarebbe

De Micheli, il Presidente della

Regione Liguria, Giovanni Toti,

ed il Sindaco di Genova, Marco

Bucci, che hanno espresso la

loro preoccupazione proponendo

come possibile soluzione provvisoria

quella dell’apertura di una

ulteriore corsia centrale in discesa

nelle giornate di venerdì e sabato

ed in salita la domenica”

Altra nota dolente è il traffico

potuto tranquillamente arrivare,

passando per Terralba, Sturla

(dove è presente una galleria

trasformata a box auto), Quarto

e Quinto (dove è ancora visibile

un casello e la galleria Gianelli),

sino alla vecchia stazione di

Sant’Ilario (quella di De André)!

ferroviario.

“La frequenza del transito dei treni

è al minimo ed il comitato dei

pendolari asserisce che ci sono

dei buchi orari anche di sette ore

tra un treno e l’altro, tutto questo

non fa che creare un ulteriore carico

sul traffico stradale ed autostradale

già al collasso.” Afferma

Oliveri, che continua dicendo:

“In un territorio dove i sindaci

Ma quella vecchia sede ferroviaria

fu sacrificata sull’altare della

speculazione edilizia (a Genova

il “partito del mattone” è stato

sempre molto forte) con la realizzazione

prima del World Trade

Center Genoa (1992) e poi della

Fiumara (2002). Per ritornare

lottano quotidianamente contro

lo spopolamento diventa difficile

essere appetibili anche a livello

turistico e commerciale se si deve

fare i conti con questi enormi disagi.

Anche la viabilità ordinaria

per i residenti è un problema: di

notte, per esempio, quando viene

chiusa l’autostrada per lavori, i

TIR si riversano tutti sulla statale

che dovrebbe essere interdetta ai

però al varo dell’ultimo troncone

del nuovo ponte sul Polcevera,

durante i discorsi ufficiali, dove

veniva esaltato il progetto di Renzo

Piano che in 620 giorni - da

quel tragico 14 agosto del 2018

quando, il “Morandi” si piegò

esausto sul greto del sottostante

torrente trascinando con sé 43

vittime innocenti - sta nuovamente

permettendo il collegamento

tra il levante e il ponente

della città, non sono state dette

forse le cose più importanti. Ovvero

non è stato detto se la Procura

in questi 620 giorni è riuscita a

trovare i colpevoli del crollo, chi

paga la ricostruzione del viadotto

e se un domani sarà sempre Autostrade

per l’Italia ad incassare i

pedaggi. Di tutto questo, per non

dire dei risarcimenti, non se ne è

parlato.

Gian Battista Cassulo

mezzi pesanti. Autostrade ci aveva

promesso di segnalare lo svincolo

prima della bretella per la

A7 in modo da deviare il traffico

commerciale su quel tratto e che

avrebbe mandato del personale

a fare da moviere all’uscita del

casello di Masone, in modo tale

da far rientrare i camion in autostrada,

ma al momento non si è

ancora visto nessuno.”

Nel frattempo è stato abolito il

pedaggio nel tratto autostradale

tra il casello di Ovada e quello di

Genova- Palmaro.

“Un risultato positivo” secondo

Oliveri “a dimostrazione del fatto

che se si lotta e si rimane uniti si

ottengono dei risultati, ma è solo

il minimo indispensabile, il nostro

obiettivo è quello di tornare

a viaggiare, anche pagando, ma

tranquilli ed in sicurezza”

Luca Serlenga


In queste ultime settimane a

causa dell’emergenza Covid la

frenesia delle nostre vite è stata

sospesa, ritrovandoci a fare i conti

con una enorme quantità di tempo

libero.

Per non annoiarci, o per non passare

troppo tempo da soli con noi

stessi, ci siamo dedicati a svariate

attività cercando di coltivare le nostre

passioni ed i nostri principali

interessi spesso troppo a lungo trascurati.

Alcuni si sono cimentati in cucina

con le ricette più disparate, altri si

sono dedicati alla musica esercitandosi

con uno strumento, molti

invece si sono immersi nello studio

e nella lettura.

La creatività dunque sembra resistere

anche in quarantena ed anzi,

questo inaspettato tempo libero di

fatto è stato fonte di ispirazione per

chiunque abbia una vena creativa

ed una occasione irripetibile di dedicarsi

a nuovi progetti.

Per comprendere meglio come

faccia a scoccare la scintilla nella

testa di un artista, ci siamo recati

nell’atelier dello scultore Alberto

Dagnino, per ammirare la sua ultima

creazione intagliata nel legno

e realizzata per l’appunto in queste

settimane di lockdown.

Alberto ci racconta che per questa

sua ultima scultura si è ispirato agli

scatti delle foto trappole del giovane

documentarista Paolo Rossi che

in questo periodo sta girando un

documentario sul gatto selvatico in

Liguria di cui abbiamo parlato nel

numero di febbraio, e proprio dal

nostro articolo Dagnino ha avuto

l’idea.

“Mi ha molto emozionato sapere

che nei nostri boschi gira ancora il

gatto selvatico, una specie che si

credeva estinta sui monti liguri e

quella fotografia che testimonia senza

ombra di dubbio la sua presenza

nel nostro territorio mi ha particolarmente

colpito. Non è uno scatto

in primo piano e nemmeno particolarmente

a fuoco ma quasi rubato

a conferma della natura elusiva e

misteriosa di questo animale, come

fosse un fantasma che non vuole

farsi vedere. Ho cercato di rimanere

fedele allo scatto di Paolo ma per

molti particolari sono dovuto andare

a sensazione perché non erano

visibili da quella angolatura ma

ho sempre cercato di sottolineare la

struttura agile e snella dell’animale,

quasi impalpabile.”

Ora il gatto ligneo fa bella mostra

di sé nel giardino dell’artista assieme

ad altre sue creazioni, molte

delle quali a tema naturalistico,

come picchi verdi, lupi, aquile ed

addirittura due orsi; ma il sogno

di Dagnino è quello di esporle in

un luogo pubblico dove chiunque

possa ammirarle ed abbandonarsi

all’immaginazione circondato dal

micro cosmo di creature da lui

creato, sculture inanimate ma col

potere di trasmettere una sensazione

di armonia e legame con

la natura che viene quasi da

chiedersi se non siano vive.

Luca Serlenga

Una bella escursione

di stagione è a Punta

Martìn che si può fare

partendo da Prà Palmaro che

da 0 m.s.l.m. arriva sino in vetta

a 1001 m.s.l.m., ma bisogna

essere preparati. Altrimenti si

può partire dai Piani di Praglia,

esattamente dal Colle di Praglia,

seguendo un percorso molto più

semplice e con poco dislivello.

Partendo da qui si raggiunge facilmente

anche il monte Pennello

che sta poco più sotto rispetto

al Martìn ed anch’esso una valida

meta. Mi raccomando quando

dite Martìn mettete l’accento in

Martìn sulla altrimenti rischiate

il “linciaggio” da qualche voltrese

o praino d.o.c.! Al Colle

di Praglia, ci si arriva dalla provinciale

che porta a Capanne di

Marcarolo salendo o da Campo

Ligure (Ge), o da Bosio (Al). per

esempio.

Luca Serlenga

In questo momento di emergenza

anche la Generale

Pompe Funebri di Genova

si è mobilitata per offrire il proprio

aiuto e sostegno alle famiglie

e alla comunità del ponente

genovese e dell’entroterra ligure,

donando oltre 20.000 euro per le

Pubbliche assistenze quali la Croce

Rossa di Arenzano, Cogoleto,

Masone e Campo Ligure e la Croce

d’Oro di Sciarborasca

A questo proposito abbiamo

interpellato Marco Durante,

consulente e collaboratore della

Direzione della Generale Pompe

Funebri, il quale ci ha precisato

che: “I fondi donati alle associazioni,

saranno destinati per la manutenzione

e il funzionamento

dei mezzi di soccorso, proprio per

sottolineare l’importanza del lavoro

svolto dai volontari sul territorio,

mentre per venire incontro alle

famiglie del ponente - ci sottolinea

Marco Durante

- si applica la rateizzazione

delle

tariffe e non

viene chiesto

nessun anticipo.

Questo affinché il

nostro aiuto – conclude Durante

- sia percepito immediatamente

dalla popolazione locale, e anche

per dare un segnale forte della nostra

presenza sul

territorio”.

Vincenzo Pastorino,

referente della

ditta di Onoranze

Funebri La Valle

Stura-Gruppo La

Generale, da noi sentito sempre

in merito a queste donazioni,

coglie l’occasione per ringraziare

pubblicamente gli operatori

dell’Impresa Funebre che nei

giorni difficili della pandemia

sono sempre riusciti a mantenere

il massimo tatto e rispetto nei

riguardi dei familiari, pur applicando

il rigido protocollo di

sicurezza imposto dalle Autorità

competenti, quali la distanza interpersonale,

l’utilizzo dei dispositivi

di protezione individuale,

la richiesta di informazioni sulle

cause del decesso. “Il tutto ad

esclusiva tutela delle famiglie stesse

e degli operatori”, come ci precisa

Pastorino, “queste nostre precauzioni,

che peraltro ci sono imposte,

non sono certo un atteggiamento

di diffidenza, bensì un ulteriore

riguardo nei confronti dei nostri

clienti. Lo scrupoloso utilizzo dei

dispositivi di protezione fa parte

del percorso formativo per preparare

il nostro personale a tenere il

comportamento più corretto nelle

diverse situazioni e in tutte le fasi

del servizio, senza sacrificare il

sentimento di vicinanza e solidarietà

che ci contraddistingue da

sempre. Precauzioni che dobbiamo

purtroppo prendere per ridurre al

minimo il rischio di propagazione

del contagio, ma soprattutto a

imprescindibile tutela dei familiari

dei defunti, degli ospiti delle strutture

sanitarie e del personale che

in esse opera”.

Un compito, quello delle Onoranze

funebri, delicato che presenta

non poche difficoltà, soprattutto

in momenti come questi.

E proprio a dimostrazione di tale

riconosciuto impegno, la Croce

Rossa di Campo Ligure e di Masone

hanno ringraziato pubblicamente

le onoranze funebri “La

Valle Stura” tramite un post su

Facebook per la generosa donazione

ricevuta.

Luca Serlenga

AAnche la pasticceria

Vigo di Masone (Ge)

durante il coronavirus ha fatto

la sua parte, regalando ai

Volontari della C.R.I. masonese

uova pasquali e colombe

per rendere meno duro e, per

quanto possibile, allietare le

dure giornate di questi militi

impegnati, anche nel periodo

pasquale, a soccorrere e a

trasportare i malati nelle varie

strutture ospedaliere e a dare

loro assistenza.

Umberto Cecchetto


Un grande artista un

giorno ha detto “essere

giovani vuol dire tenere

aperto l’oblò della speranza.”. I

ragazzi della Consulta giovanile

di Sant’Olcese continuano a tenere

aperto questo oblò e sperano

davvero che tutto il mondo possa

comprendere che la voce dei giovani

è colei che trasporta in sé il

futuro.

GLI OBIETTIVI

Inclusione, libertà di espressione

e nuovi progetti sono gli

scopi della consulta giovanile di

Sant’Olcese; nata cinque anni fa,

nel 2015, da un’idea di tre ragazzi

che hanno sentito il bisogno di

portare alla luce un progetto su

misura per i giovani del territorio.

Sempre più spesso i ragazzi

fuggono dall’entroterra per spostarsi

nelle città per mancanza di

“spazi” creati apposta per loro; la

consulta giovanile di Sant’Olcese

ha capito che doveva creare qualcosa

per far apprezzare il territorio

a grandi e piccini.

quasi per scherzo e diventata un

successo conosciuto anche fuori

dai conni del loro Comune.

Non lasciano indietro la cultura

e la sensibilizzazione e credono

molto nella loro importanza; per

parlare di riuti urbani hanno

ospitato, durante una conferenza,

Rossano Ercolini, vincitore del

premio Nobel per l’ambiente.

GLI APPUNTAMENTI

FUTURI

La consulta aveva organizzato,

per il mese di maggio, un evento

di street art in una zona da riqualicare

con artisti di strada da

destinare alla fascia più giovane

ma purtroppo non è stato possibile

metterlo in piedi a causa

dell’emergenza Covid-19. Appena

possibile si dedicheranno alla

fascia 14-20 e vorrebbero creare

una sorta di “casa comune” da regalare

ai ragazzi in modo che abbiano

un luogo dove incontrarsi

e, speriamo, abbracciarsi presto.

La consulta è composta da giovani

coraggiosi con moltissimi

progetti in mente e possiamo de-

nirli “un’armata di fanciulli con

un forte ideale: la libertà di espressione".

Giorgia Tomasella

CHI SONO

All’interno della consulta troviamo

ragazzi dai 16 ai 32 anni,

pieni di idee e progetti, che sanno

ascoltare gli adulti ma che leggono

i loro consigli in chiave moderna.

Andrea Marchetti, membro

fondatore della consulta, ci

ha raccontato un po’ i loro piani

e la loro visione.

ECCO COSA

CI HA RACCONTATO

Sono partiti con un semplice

volantinaggio e oggi contano un

centinaio di adesioni, prova del

fatto che c’è bisogno di ascoltare e

di farsi ascoltare. Credono molto

nello scambio intergenerazionale

ma n da subito si sono resi conto

che la ducia degli altri membri

della giunta comunale e dei loro

compaesani più adulti se la sarebbero

dovuta guadagnare; sono

stati in grado di mettere in piedi

progetti moderni e ambiziosi

come la “Mangiaforte", partita

Neanche il coronavirus

poteva fermare il Valley’s

Got Talent; l’evento

solidale made in Valle Stura

torna anche quest’anno ma in

un’inedita versione virtuale nel

rispetto dei decreti vigenti ed in

collaborazione con la Consulta

Giovanile di Sant’Olcese.

Niente show dal vivo, la serata

originariamente in programma

per il 13 giugno presso il Comune

di Rossiglione, verrà trasmessa

lo stesso giorno, a partire

dalle ore 21.00, sulla pagina

facebook e sul canale youtube

della giovane associazione culturale

valligiana, sull’emittente

locale TeleMasone Rete Valle

Stura canale 74 e per via radiofonica

grazie a Radio Arenzano.

Più di venti giovani artisti provenienti

da ogni angolo dello

Stivale hanno ricreato il palcoscenico

del VGT nelle proprie

stanze registrando le loro performance

scelte per l’occasione.

Tra i partecipanti anche alcuni

visi noti: dal menestrello della

lingua ligure Mike f.C. al più

giovane dj e producer al mondo,

il tredicenne piemontese

Mike 37.

Special guest, nonché padrino

della serata, Gene Gnocchi, già

testimonial del VGT durante l’edizione

2017.

Arte e gioventù ancora una

volta protagoniste a sostegno

di una buona causa, anche la

solidarietà infatti sarà 2.0 per

mezzo della piattaforma Go-

FundMe.

Attraverso una donazione al

link presente sul post in evidenza,

nella pagina facebook

“Valley’s Got Talent VGT”, sarà

possibile sostenere l’iniziativa

“VGT e Scout Ovada 1 contro

il Covid 19” per nanziare l’acquisto

di presidi sanitari e tablet

destinati agli ospedali e alle case

di riposo dell’Alto Monferrato e

della Valle Stura.

Non vi resta che sintonizzarvi

numerosi con noi per vivere,

anche questa volta, le emozioni

dello spettacolo distanti ma

uniti.

Luca Serlenga

Sulla pagina Facebook del

Teatro della Juta di Arquata

Scrivia (AL) giovedì 11

giugno alle ore 21 ci sarà un ospite

d’eccezione: Oliviero Bifulco,

danzatore noto al grande pubblico

per aver partecipato con successo

al programma televisivo “Amici”.

Oliviero Bifulco si esibirà nel talk

show “La valigia dell’artista”, un

format creato dal teatro della Juta

con l’intento di preservare e rinforzare

la rete di rapporti con il

suo pubblico durante l’emergenza

Coronavirus. Il format è stato realizzato

nell'ambito del progetto

“Accademia della Juta - Nuove Trame

Artistiche”, in collaborazione

con l’Amministrazione comunale

di Arquata Scrivia e di Gavi, nonché

con il contributo della Fondazione

SociAL e della Compagnia

di San Paolo. Assieme a Oliviero

Bifulco appariranno anche l’insegnante

di danza Peter Larsen e il

gruppo musicale Il male minore.

La puntata sarà trasmessa in replica

venerdì 12 giugno alle ore 21,30

su Radio Gold TV (canale 654 del

digitale terrestre). Seguendo la logica

del format, Oliviero Bifulco

racconterà la sua vita e la sua carriera

da un punto di vista inedito,

attraverso tre oggetti per lui signi-

cativi.

Fausto Cavo


È

stato da pochi giorni assegnato

dalla Regione Piemonte

un nuovo importante

incarico di “Commissario

straordinario” della struttura

ovadese IPAB Lercaro. Nominata

il 13 maggio, la Dott.ssa Ivana

Nervi, avvocato ovadese presso

lo studio legale Buffa - Nervi di

via Gilardini, prende il posto di

Gian Luigi Sfondrini in carica

dal 2018, ma costretto alle recenti

dimissioni per motivi di

salute. Il nuovo commissario resterà

in carica un anno, tempo

utile per occuparsi del progetto

di riordino amministrativo della

struttura. La struttura all'inizio

dell'emergenza sanitaria in corso

ha seguito le direttive imposte e

ha chiuso l'ingresso a tutti i famigliari

ma, purtroppo, il Covid-19

non ha risparmiato il contagio

sia degli ospiti, che del personale

che opera nella struttura. La dott.

ssa Elena Congliacco, Direttore

Sanitario della struttura, appena

venuta a conoscenza che alcuni

ospiti erano risultati positivi li

ha immediatamente spostati in

un reparto di “isolamento” e ha

provveduto ad assisterli. “Ad oggi

nella struttura risiedono 54 ospiti

- spiega Ivana Nervi -, nessuno

presenta sintomi, nessuno segue

la terapia anticovid. Solo quattro

ospiti ora risultato essere presenti

nel reparto di “isolamento” a scopo

cautelativo ed in attesa del doppio

tampone negativo. La situazione

attuale è sotto controllo, poiché gli

ambienti sono stati adeguatamente

sanicati e abbiamo già ricevuto

alcune richieste di nuovi ospiti in

arrivo.

Sono stati registrati decessi?

“Da informazioni del Direttore

Sanitario, la Dott.ssa Elena Con-

gliacco, emerge che dal 22 febbraio

2020 ci sono stati 22 decessi

imputabili al Covid, sia accertati

sia sospetti. Altri dieci invece sono

legati ad altre patologie pregresse.

In questi giorni dovrebbe rientrare

nella struttura anche tutto il personale

infermieristico appena ricevuto

il nullaosta da parte del SISP,

segno che la situazione sta andando

verso la normalizzazione. Dal 3

di giugno potranno essere accettati

nuovi ospiti, solo se in presenza di

doppio tampone negativo ed aver

trascorso 15 giorni nel reparto di

isolamento, nelle loro stanze sani-

cate. Il tutto a scopo cautelativo e

nell'interesse degli ospiti.”

La nomina di Ivana Nervi a

commissario straordinario della

struttura è legata alla necessità

della riorganizzazione delle

Ipab ai sensi della legge regionale

12/2017. Già il precedentemente

commissario aveva iniziato un

Ultimo di una lunga serie

di “nuove penne”, Luca

Serlenga ha conseguito

il “Patentino da Giornalista pubblicista”!

Dopo due anni di “lacrime

e sangue” qui a l’inchiostro

fresco, dove non solo ha scritto

articoli, corrispondenze, girato

lmati, inviato foto ma si è anche

“camallato” quintali giornali su e

giù per la Valle Stura e per l’Alta

Valle dell’Orba, oggi nalmente

può dire di avere raggiunto il suo

traguardo.

Al neo giornalista i complimenti

della redazione! E insieme a lui

vorremmo complimentarci anche

con il fratello Matteo Serlenga,

nostro corrispondente per l’Alta

Valle dell’Orba, ideatore di grandi

servizi video che, girati assieme a

Luca, hanno reso interessante e

sempre più seguito il nostro sito

e i nostri social ad esso collegati

L’inchiostro fresco

progetto, ossia quello di dare la

struttura in concessione a gestori

privati, garantendole una continuità

e mantenendo la proprietà

in capo all’Ente trasformandolo

in Fondazione, che darà le linee

guida.

“Stiamo attendendo il progetto di

fattibilità – spiega Ivana Nervi – e

in caso positivo vi sarà l’emanazione

di una gara di appalto al ne

di attribuire la gestione dell’intera

struttura. Oggi l’ente Ipab ha

a suo carico, infermieri, terapisti,

personale amministrativo, mentre

gestione assistenziale delle OS,

imprese pulizie, ristorazione, lavanderia

sono coordinati dalla

cooperartiva Proges.”

Marta Calcagno

L’inchiostro fresco ha incontrato

il presidente dell’Associazione

Tartufai Ovadesi

(A.L.T.O.), Massimo Cavanna,

per parlare di una importante realtà

che riguarda il territorio dell’Oltregiogo

e dell’Alto Monferrato.

Abbiamo scoperto che anche nel

nostro territorio si parla di tartu

e che ad Ovada esiste l’Associazione

Tartufai Ovadesi, potete

presentarvi brevemente ai nostri

lettori?

La nostra associazione, il cui acronimo

è A.L.T.O., è stata fondata

ad aprile 2017 da un gruppo di appassionati

cercatori di tartu con

l’obiettivo della tutela del territorio

Ovadese e dei Comuni limitro

unitamente al ne di promuovere

e consentire la libera ricerca dei

tartu.

La presenza della vostra associazione

lascia ben comprendere

che il territorio in cui operate ha

le carte in regola per diventare

un punto di riferimento per gli

amanti del tartufo, pensate sia

possibile uno sviluppo sotto il

prolo turistico ed economico che

coinvolga anche le zone limitrofe

all’ovadese?

Tra le nostre intenzioni c’è da sempre

quella di favorire la collaborazione

con le strutture agrituristiche,

con le cantine e i produttori

dei vini di rinomate zone quali l’ovadese

e il gaviese, coinvolgendo

contestualmente le associazioni

proloco e le agenzie turistiche con

lo scopo di incentivare la tutela

del territorio tartugeno del basso

Monferrato

Quali sono, se ce ne sono, i problemi

che ostacolano la vostra

attività?

Purtroppo i problemi non mancano

mai anche nella pratica di

una passione come la nostra, e

si potrebbe stilare una lista non

certo breve, ma il problema principale

per noi “liberi tartufai” è

rappresentato dalle autorizzazioni

per la creazione di “tartufaie controllate”

(gestite da pochi eletti),

che hanno l’effetto di restringere

sensibilmente il territorio tartugeno

disponibile per chi desideri

praticare la libera ricerca.

Avete già pensato a qualche iniziativa

rivolta ad avvicinare alla

vostra passione chi lo desiderasse?

Esiste già da parte di A.L.T.O.

un’iniziativa, per le persone che

ne fanno richiesta, che prevede la

partecipazione ad una dimostrazione

reale di ricerca pratica del

tartufo, durante la quale si assiste

al lavoro simbiotico tra conduttori

(tartufai) e cani da tartufo (taboj

pron. tabui) all’interno delle tartufaie

gestite dalla nostra associazione.

In questo contesto potrebbe

essere interessante coinvolgere le

scuole elementari per avvicinare i

bambini alla natura e agli animali.

Sareste disposti, quando la ne

dell’emergenza Covid19 lo consentirà,

ad ospitare la nostra telecamera

per realizzare un breve

documentario sulla ricerca del

tartufo ovadese, svelando attraverso

gli schermi dell’inchiostro

fresco i segreti della vostra arte?

Certamente, quando la situazione

lo consentirà, saremo lieti di accogliere

la redazione de l’inchiostro

fresco nella nostra sede per mostrare

alle vostre telecamere come

noi di A.L.T.O. stiamo lavorando,

in collaborazione con la Provincia

di Alessandria, alla realizzazione

del nostro progetto.

Giacomo Piombo

Il consiglio direttivo è formato da:

Massimo Cavanna, presidente,

Jacopo Merlo, Vice,

Diego Ghiara, Segretario.

Al momento di andare in

stampa ci giunge dalla

frazione Gnocchetto di Ovada

una mail con la quale gli

abitanti della frazione esprimono

un grande disappunto

per la situazione viaria che

si è venuta a creare in loco

in seguito alla chiusura notturna

per lavori della A/26 e

ad eventi franosi che hanno

portato all’interdizione della

circolazione (8 giugno 2020)

anche sulla strada statale tra

Ovada e Rossiglione, provocando

un pericoloso intasamento.

Sul nostro sito ampio

servizio.

Umberto Cecchetto


Autostrade ridotte ad un

percorso di guerra, strade

ordinarie dissestate o

intasate dal traffico, collegamenti

ferroviari carenti e linee sottoutilizzate.

Tra il Piemonte e la Liguria è

storia di ordinaria follia per chi

deve viaggiare per lavoro o per

diporto, utilizzando le autostrade

di valico, in primo luogo la A/26,

o usufruendo dei treni.

Sia tra chi giornalmente usa le

autostrade, sia tra chi adopera

i treni si sono formati comitati

spontanei per la difesa dei pendolari

perché questa sembra l’unica

risorsa per gli utenti per far

sentire la loro voce.

E qualcosa questi comitati hanno

ottenuto come la recente liberalizzazione

della tratta autostradale

della A/26 tra Ovada e Voltri,

particolarmente martoriata

dai lavori in corso.

Ma per saperne di più abbiamo

interpellato l’On. Riccardo Molinari

che sta seguendo assieme

al collega ligure Edoardo Rixi,

la vicenda dei collegamenti del

sistema portuale ligure, in particolare

Genova e Savona, con il

retroterra piemontese.

On. Molinari, parliamo di trasporti

nel Basso Piemonte, e di

collegamenti con la Liguria. Dal

2 giugno è stato sospeso il pagamento

del pedaggio autostradale

sull’A/26, nel tratto tra Ovada e

Genova Voltri: ma persistono

notevoli criticità…

Infatti non basta, anche se è positivo

che il Governo, sia pur con

colpevole ritardo, abbia accolto

le numerose richieste in tal senso

provenienti dal nostro territorio.

Il collega ligure Edoardo Rixi ed

io, conoscendo bene la zona, lo

abbiamo chiesto ripetutamente,

ben sapendo a quali disagi sono

sottoposti gli automobilisti, costretti

dai cantieri in corso a continui

scambi di carreggiata per

chilometri e chilometri. A ciò si

aggiungono i disagi subiti dalle

vallate Orba e Stura per le chiusure

notturne del casello di Masone,

che ha come conseguenza

l’invasione del Turchino da parte

dei mezzi pesanti, costretti a

soste improbabili sulla viabilità

ordinaria riducendo a una sola

corsia il transito delle auto. Una

situazione insostenibile che ha

rischiato di mettere in ginocchio

Comuni come Ovada, Rossiglione,

Campo Ligure, Masone e

Mele, con la viabilità in tilt e rischi

inevitabili sulla sicurezza degli

automobilisti. Corretto che se

non altro il pedaggio ora sia stato

sospeso, ma è chiaro che il conto

dei balletti sulle concessioni tra

Pd e 5 Stelle non devono pagarlo

i cittadini, e che servono investimenti

strutturali importanti.

Siamo in estate, e con la riapertura

degli spostamenti tra Regioni

la nostra zona, sia sul fronte

autostrade che rete stradale tra-

Èstato inaugurato il campo

sperimentale del nocciolo

presso la Tenuta Cannona

della Fondazione Agrion a Carpeneto.

In campo ci sono prove di diverse

varietà di nocciolo e di diversi

sesti di impianto; il campo,

dizionale, vede un inevitabile

incremento di flussi, e di disagi:

non sarebbe il caso di ripensare

a tutto il ‘sistema viabilità?

Non solo si dovrebbe, si sarebbe

già dovuto. I quasi tre mesi di

emergenza Covid, con il drastico

rallentamento del traffico stradale

e autostradale, avrebbero

dovuto essere utilizzati dal Governo

e dai gestori per operare

importanti interventi di recupero,

riorganizzazione e efficientamento

della rete: prima di tutto

per garantire più sicurezza agli

automobilisti, e poi per pensare

ad un ‘sistema viario’ più razionale

e davvero al servizio del territorio.

Là dove la Lega governa, penso a

Genova con la ricostruzione del

ponte Morandi dopo la tragedia

di due anni fa, ha dimostrato di

avere le idee chiare, e di non perdere

tempo. Purtroppo altri non

stanno mostrando altrettanta determinazione.

dell’estensione di circa un ettaro

e mezzo, sarà disponibile per le

prove di diversi metodi di coltivazione

e di trattamento. Sarà inoltre

effettuato il lancio della vespa

samurai per il controllo della cimice

asiatica. All'inaugurazione

erano presenti i rappresentanti

Anche grazie al suo particolare

impegno i progetti legati alla logistica

procedono (si pensi al rilancio

dello scalo merci di Alessandria,

con apertura prevista

entro il 2021). Questo significherà

anche possibilità di potenziare

i collegamenti ferroviari sul

territorio di Ovada?

Bisogna assolutamente che sia

così: la logistica rappresenta

un’opportunità che è nel dna

del nostro territorio, eppure per

decenni se ne è parlato a vuoto.

dei due soci fondatori della Fondazione

Agrion, l'assessore regionale

all’Agricoltura Marco Protopapa,

il presidente Unioncamere

Piemonte Gian Paolo Coscia, il

sindaco di Carpeneto Gerardo

Pisaturo. A causa delle misure

sicurezza Covid-19 l'inaugura

Dopo le elezioni del 2018 mi

sono dedicato in prima persona

a questo tema, convinto che sia

una leva dalle potenzialità straordinarie.

Il terzo valico, il riconoscimento

delle Zone Logistiche

Speciali, il nuovo scalo merci

di Alessandria sono importanti

tasselli di una rete che rimetterà

tutto l’alessandrino, senza miopi

distinzioni di campanile, in condizioni

di lavorare ad un futuro

di crescita, e non di decrescita infelice

e logica assistenziale, come

altri sembrerebbero auspicare.

In quest’ottica, i collegamenti

ferroviari di Ovada con Genova,

ma anche di Acqui Terme

con Savona, vanno assolutamente

rimessi al centro di un progetto

più ampio di accordi con Rfi

e Ferrovie dello Stato da parte

della Regione Piemonte e della

Regione Liguria.

Samantha Brussolo

zione si è svolta a invito ristretto,

mentre il giorno 8 giugno è estesa

in videoconferenza alle Associazioni

agricole e alle Istituzioni,

insieme ai loro tecnici, per la provincia

di Alessandria.

Genny Notarianni

Il nostro corrispondente da

Acqui Terme, Gian Luca

Ferrise, ha sentito per noi l’Assessore

regionale alla Agricoltura,

Marco Protopapa, per

fare il punto sui primi dieci

mesi della sua attività amministrativa

nel settore. Ecco qui di

seguito un bilancio e il calendario

dei futuri impegni

Come è stato il suo impatto

con la realtà amministrativa

regionale?

Come attività professionale

faccio il geometra e mi sono

sempre occupato di pratiche riguardanti

l’agricoltura. Questo

mi ha sicuramente avvantaggiato

tenuto conto che ormai

da anni ho imparato a conoscere

le realtà imprenditoriali

del mondo agricolo presenti

sul territorio. Solo parlando direttamente

con gli agricoltori è

stato possibile conoscere i loro

problemi ed in particolare le

loro aspettative.

Quali sono i problemi da affrontare

al suo insediamento?

In particolare il contenimento

degli ungulati, vista la massiccia

presenza su tutto il territorio

regionale di cinghiali

e caprioli. Su questo specifico

aspetto ci siamo attivati subito,

coinvolgendo oltre ai cacciatori

anche le prefetture e le province

piemontesi. Queste ultime hanno

infatti, assieme alla Regione

Piemonte, la gestione della fauna

selvatica, grazie anche alla

fattiva collaborazione con gli

Ambiti territoriali di caccia

ed i Comparti alpini del Piemonte.

Oltre a questo ci siamo

trovati ad affrontare vere e proprie

calamità, come gli eventi

alluvionali, mentre si è dovuto

affrontare le emergenze fitosanitarie

ed in contrasto di specie

dannose per la nostra agricoltura

come ad esempio la cimice

asiatica e in ultimo la popillia

japponica.

A proposito del Piano di sviluppo

rurale, come state operando?

Attualmente siamo in fase di

chiusura per quanto riguarda il

Piano di sviluppo rurale 2014

– 2020 che ha presentato una

serie di criticità dovuti ad una

errata programmazione che ha

determinato un esaurimento

anticipata dei fondi per alcune

misure. Ora abbiamo riprogrammato

le risorse rimanenti


Sos cinghiali

Nuova sede Cia Tortona

Cambio sede per la Cia di

Tortona, che si trasferisce

ampliata e completamente

rinnovata in zona stazione, al primo

piano di Corso della Repubblica

25, operativi da lunedì 20

aprile. L’inaugurazione ufficiale

si svolgerà appena cessate le misure

di emergenza sanitaria.

Il trasferimento degli uffici Cia

di via Montemerlo 25 si inserisce

nell’ottica di rendere più accessibile

la fruizione degli spazi al

pubblico.

Spiega il direttore provinciale Cia

Alessandria, Paolo Viarenghi:

“ a situazione è davvero sfuggita

di mano e i nostri appelli sono

caduti nel vuoto: ormai vediamo

cinghiali e caprioli passeggiare in

centro città, l'agricoltura è piegata

dalla loro presenza e anche la

di modica alla legge 157/92

che regola la materia della fauna

selvatica, presentata a livello nazionale

al Governo precedente e

consegnata ai Prefetti delle province.

“Abbiamo deciso di affrontare questo

cambiamento per migliorare il

servizio offerto agli imprenditori

associati e al pubblico che a noi

si rivolge per le pratiche Caf e Patronato:

la sede nuova si trova in

un luogo di più facile accesso con

ampio parcheggio davanti, in una

posizione strategica e di grande

passaggio”.

Gli uffici sono operativi, con orari

invariati in situazione di ordinarietà

(da lunedì a venerdì dalle

8.30 alle 12.30 e il pomeriggio

su appuntamento), ma in questo

periodo gli operatori rispettano

le misure di sicurezza imposte

dal Governo e sono disponibili al

telefono, il cui recapito resta invariato:

0131-822722.

sicurezza pubblica ormai è a rischio”.

Con queste parole il presidente

Cia Alessandria, Gian

Piero Ameglio, riassume il grave

problema che l'Organizzazione

Situazioni a rischio usura e mafia

ribadisce con forza da anni,

relativa alla presenza in sovrannumero

della fauna selvatica sul deoconferenza, organizzato

Si è svolto un incontro, in vi-

nostro territorio che, in tempo dalla Prefettura di Alessandria

di Coronavirus, è ancora meno

gestita.

Spiega il direttore Paolo Viarenghi:

“La situazione dell'impatto

dei selvatici sui campi agricoli, in

fase di semina e di raccolta, era

già drammatica prima dell'emergenza

sanitaria, ma adesso che le

attività urbane sono ferme e con

loro anche il traffico, la loro presenza

è insostenibile. Ora è il momento

delle semine del mais e della

soia, cinghiali e caprioli stanno

compromettendo le lavorazioni.

Inoltre, lo stop alle battute di caccia

programmate ha creato ulteriore

problema, ed è impensabile

– conclude Viarenghi – che gli

agricoltori debbano tutti dotarsi

di un porto d'armi per contrastare

la presenza e il loro impatto nelle

proprietà: secondo Cia non è questa

la soluzione”.

Cia è rmataria della proposta

alla presenza dei rappresen-

tanti delle categorie economicoproduttive

del territorio, per

parlare del rischio di infiltrazioni

mafiose e criminalità organizzata

in questo particolare momento.

Cia Alessandria era rappresentata

dal direttore Paolo Viarenghi.

La richiesta espressa dalla

Prefettura alle Associazioni di

categoria è di monitorare le situazioni

di competenza e segnalare

ogni anomalia o sospetti casi

di criminalità organizzata e di

usura che possono intervenire

nelle realtà economiche. Spiega

Viarenghi: “Cia Alessandria

presta particolare attenzione allo

svolgimento delle attività agricole

in questo momento, caratterizzato

da forte difficoltà economica,

e farà sicuramente la sua parte

collaborando con la Prefettura.

Come Organizzazione portiamo

avanti con forza, e ribadiamo, la

nostra posizione sulla semplificazione

del lavoro e il ripristino dei

voucher quale strumento flessibile

per la manodopera stagionale che

sta avvenendo, e l’apertura alle categorie

previste di pensionati, percettori

di reddito di cittadinanza e

ammortizzatori sociali. Se questo

problema non si risolve, andremo

incontro a possibili gravi problemi,

come previsto dalla Prefettura

che ringraziamo per l’attenzione e

il coinvolgimento delle parti economico-sociali”.

Aggiunge il presidente

Cia, Gian Piero Ameglio:

“La nostra Organizzazione ha

strutturato un portale nazionale

di incrocio tra domanda e offerta

di lavoro, a breve online: abbiamo

un bacino di 25 mila soggetti in

Piemonte pronti al lavoro, l’agricoltura

ne necessita 19 mila, ma

bisogna abilitare le tre categorie

in questione”. Cia ha all’attivo anche

la collaborazione nazionale

con Libera, che ricorda quanto

anche il Piemonte sia a rischio

di infiltrazioni mafiose, usura ed

estorsione.

E

' sbarcata anche su Telegram

l’informazione

della Cia di Alessandria.

Nel momento di emergenza

sanitaria la nostra Organizzazione

provinciale si è attivata

per essere ancora più performante

e presente riguardo i

temi della comunicazione e

della corretta informazione

in tempo di crisi, e non solo.

Tutti gli utenti iscritti potranno

ricevere in modo istantaneo

tutte le informazioni

agricole, di attualità politico

sindacale del tema, le informative

e le attività svolte da

Cia, Caf e Patronato Inac.

Gli aggiornamenti anche in

tempo di coronavirus hanno

da oggi un nuovo importante

strumento per informare in

modo rapido e rendere più

forte la relazione tra Cia e i

suoi agricoltori.

Anche così si affrontano le

emergenze.

Una volta installata la App

Telegram, gratuita, basta

cercare “Cia Alessandria” e

iscriversi al canale.

Il canale Telegram si unisce

così agli mezzi di comunicazione

provinciale già esistenti:

il sito www.ciaal.it, la

pagina Facebook Cia Alessandria,

l’account Instagram

ciaalessandria, il canale

Youtube Cia Alessandria e le

newsletter.


per evitare che i fondi inutilizzati

debbono essere restituiti all’Unione

Europea rischiando allo stesso

tempo di non poter sostenere alcune

operazioni del Psr come ad

esempio quelle per l’imprenditoria

agricola giovanile, l’indennità

compensativa e soprattutto l’agroambiente:

siamo invece a rimediare

e con soddisfazione siamo pronti

a sostenere ancora le aziende

agricole piemontesi su delle misure

molto attese.

Sul Piano di sviluppo rurale 2021

-2027?

Erano iniziate le prime riunioni organizzative

e la raccolta delle prime

istanze provenienti dagli agricoltori

ma l’emergenza coronavirus ha

determinato un rallentamento sulla

programmazione a livello europeo.

Il nostro intento è comunque

quello di realizzare un Psr snello,

sburocratizzato e soprattutto aderente

alle richieste degli agricoltori

piemontesi che in questo momento

sono alle prese con gli effetti negativi

determinati dall’emergenza Covid

19.

Per l’emergenza coronavirus quali

aiuti per gli agricoltori piemontesi?

A sostegno degli agricoltori piemontesi,

abbiamo messo in atto

una serie di misure per i vari settori,

mentre siamo in costante

contatto con la Conferenza Stato –

Regioni, per predisporre azioni comuni

con le altre Regioni italiane.

Ci può indicare alcuni di questi

comparti?

Sul Florovivaismo la pressione sul

Ministero per ottenere un fondo

nazionale a favore del comparto

gravemente colpito è molto forte

come lo è anche per il Riso dove

vi è anche l’attenzione per la difesa

dei nostri prodotti specie contro

la sperequazione e l’incongruenza

dell’Europa in merito ai dazi.

Interventi specifici e concreti già

attuati o in corso?

Sono continuate con puntualità ed

impegno finanziario le erogazioni

a saldo delle richieste Pac e delle

misure Psr grazie al nostro ente

pagatore Arpea. Siamo intervenuti

sul comparto lattiero/caseario per

sensibilizzare la filiera ad una collaborazione

più forte nel rispetto

dei contratti e con apertura verso

utilizzi del latte per il settore UHT

o per utilizzare il siero di latte agli

impianti di digestione anaerobica

autorizzati, abbiamo autorizzato

alle aziende la possibilità di richiesta

fino al 80% delle scorte gasolio

agricolo al fine anche di sfruttare

anche il momento propizio di un

costo del gasolio molto basso.

Qui da noi un tema molto sentito

è quello vinicolo. Cosa ci può dire

a questo proposito?

Per quanto riguarda il settore Vitivinicolo

stiamo chiedendo alla

Commissione politiche agricole

un maggior sostegno sulle misure

d’intervento presentate dal Ministero,

in particolare per quanto

“ Non è il benessere né lo

splendore, ma la tranquillità

e il lavoro, che

danno la felicità” amava recitare

con fare paterno il terzo presidente

degli Stati Uniti, Thomas Jefferson;

ma ora più che mai questa

frase può gettare nello sconforto

molte persone.Già, perché alcune

categorie di lavoratori sin dall’inizio

della pandemia hanno visto a

rischio il proprio lavoro e con esso

compromessa gravemente la loro

tranquillità. Da subito infatti si è

iniziato ad etichettare l’imponente

classe lavoratrice, suddividendola

in comparti “essenziali” e “non essenziali”,

con conseguenti problemi

di sorta.

Abbiamo sentito Tiziano Crocco,

segretario per la provincia di

Alessandria della UILA (Ndr.:

sindacato UIL agroalimentare) e

ci siamo concentrati su uno dei

comparti ritenuti “essenziali”,

quello alimentare, e abbiamo cercato

di capire quali siano i problemi

per i tanti lavoratori coinvolti e

per le aziende della nostra zona in

riguarda la distillazione e la cosiddetta

“vendemmia verde”, mentre

da parte nostra creeremo un bando

per la possibilità di aumentare i volumi

per lo stoccaggio.

Programmi per affrontare la cosiddetta

Fase 2?

Per la fase 2 riferita all’auspicabile

ripresa, ritengo sia necessario, oltre

ai sostegni economici, mettere in

atto interventi strutturali sostanziali,

in particolare favorendo il

consumo di prodotti piemontesi a

chilometro 0 anche attraverso azioni

da concordare con la grande distribuzione

organizzata. In ultimo,

ma non per importanza, abbiamo

varato proprio in questi giorni in

collaborazione con l’assessorato

regionale al lavoro una piattaforma

telematica per favorire l’incontro

tra la domanda e l’offerta per quanto

riguarda il reperimento di personale

in ambito agricolo.

Gian Luca Ferrise

questa filiera.

Crocco, in primis, come è stata

gestita la sicurezza dei lavoratori

nel comparto?

Direi tutto sommato bene. Per

quanto riguarda le grandi realtà

industriali si è discusso sulla gestione

degli spazi comuni come le

mense e spogliatoi per assicurare

la distanza minima tra i lavoratori.

Poi si è concordata la distribuzione

negli stabilimenti dei dispositivi

di protezione individuale come

guanti, mascherine e disinfettanti

per le mani e la sanificazione frequente

degli ambienti di lavoro.

Per quanto riguarda le piccole

aziende?

La situazione è diversa. Purtroppo

molte rimangono chiuse soffrendo

la mancanza di manodopera.

Soprattutto per il settore vitivinicolo

e le aziende agricole che

si occupano di produzione di ortaggi

e frutta. Molti lavoratori di

questo settore che operano nella

nostra zona sono infatti stranieri

Cosa ne sarà, dopo il lungo

lockdown, di tutte le certificazioni

e dei patentini

obbligatori di legge che gli operatori

agricoli devono conseguire e

aggiornare per lavorare in sicurezza?

Nell’ambito dell’offerta formativa

proposta da Cia Alessandria,

l’Organizzazione informa che

(come disposto dell’art. 103 comma

2 del Decreto Legge n.18 del

17/03/2020, coordinato con la

Legge 27 del 24/04/2020), è sancita

la proroga della scadenza di

certificati e attestati: tutti quelli in

scadenza dal 31 gennaio 2020 al

31 luglio 2020 conservano la loro

validità per i 90 giorni successivi

alla dichiarazione di cessazione

dello stato di emergenza. Per info

e provengono principalmente da

Marocco, Senegal, Macedonia e

Romania. Purtroppo con la pandemia

in atto non hanno potuto

raggiungere l’Italia perciò si è andato

a creare un notevole disagio.

Certo. Cos’altro, oltre alle chiusure

forzate ha portato disagio

nella filiera alimentare?

"Sicuramente il calo della domanda.

Le persone muovendosi meno

hanno consumato meno cibo in

generale, poi la chiusura forzata di

alcune branche del settore come la

ristorazione ha fatto il resto. Si è

anche registrata una diminuzione

dei consumi di certi alimenti

pronti perché sostituiti sulle tavole

con cibi preparati a casa, complice

il molto tempo libero delle

persone. Questo ha portato ad un

calo specifico di produzioni lamentato

soprattutto nelle aziende

dolciarie.

e iscrizioni ai corsi, il responsabile

del servizio Cia è Simone Nicola

- s.nicola@cia.it - 345/4530225

– www.ciaal.it.

Anche nelle aziende agricole

sono necessari dispositivi e cartellonistiche

dedicate alle misure

di sicurezza in corso per la

prevenzione del contagio da Covid-19.

Il Protocollo condiviso

della Sicurezza sul lavoro impone

in primis di inviare informative

al personale, che deve essere

a conoscenza di quanto accade e

di come agire; non meno importante

è la sanificazione e l’igienizzazione

dei locali di lavoro, con

pulizia giornaliera e periodica;

In conclusione, parliamo dell’aspetto

economico: quanto pesa

questa pandemia sulle tasche dei

lavoratori e delle aziende?

Abbastanza direi. Per le aziende

molto indistintamente. Per i lavoratori,

anche qui, bisogna purtroppo

fare una distinzione tra chi

è impiegato in una grande e strutturata

organizzazione e chi in una

piccola azienda. I primi hanno

sicuramente meno problemi basta

solo pensare al fatto che le grandi

aziende anticipano i soldi della

cassa integrazione senza perciò

creare scompensi nelle retribuzioni

dei lavoratori. Mentre nelle piccole

organizzazioni questo molto

spesso non è possibile perché non

hanno liquidità a sufficienza per

farlo perciò ci si ritrova di fronte

a lavoratori che devono attendere

i tempi tecnici degli ammortizzatori

sociali. E la burocrazia non

agevola molto i processi.

Dopo aver sentito Tiziano Crocco,

segretario UILA per la provincia

di Alessandria abbiamo

avuto la conferma che, nonostante

il comparto alimentare sia

tra quelli meno colpiti da questa

epidemia, una certa sofferenza sia

arrivata anche lì. E poi salta all’occhio

inesorabilmente la differenza

tra grandi e piccole aziende, dove

spesso, queste ultime rischiano

molto di più per la loro sopravvivenza

per via di una mancanza

di ammortizzatori sociali ad esse

specificatamente dedicati.

Insomma la pandemia è nuova

ma i problemi messi a nudo spesso

sono vecchi.

Fausto Cavo

deve avvenire la consegna delle

mascherine e dei dispositivi di

protezione individuali e la valutazione

della disposizione corretta

delle postazioni di lavoro, che

devono assicurare una distanza

interpersonale di almeno un metro.

Queste sono disposizioni generali

che riguardano ogni tipo

di attività produttiva, poi ci sono

specificità legate ai singoli casi

aziendali. Chi non si attiene alle

indicazioni del Protocollo è sanzionabile,

con multe fino alla sospensione

immediata dell’attività.

Il Ministero della Salute ha emanato

alcune regole, disponibili sul

sito salute.gov.it: obbligo a casa

se con febbre oltre 37.5, controlli

all’ingresso, limitare i contatti con

i fornitori esterni, pulizia e sanificazione,

igiene delle mani, mascherine

e guanti, spazi comuni

con accessi contingentati (mense,

spogliatoi, aree fumatori), possibile

chiusura dei reparti non

necessari e smart working, rimodulazione

dei livelli produttivi e

dei turni, ammortizzatori sociali

e ferie, stop trasferte e riunioni,

orari ingresso-uscita scaglionati.

Genny Notarianni


Credo che anche stavolta

abbiamo perso un'occasione

per sfruttare a nostro

favore le profonde differenze

che rendono unico il nostro

bel Stivale. E pensare che persino

il virus aveva capito tutto,

mettendo sì a ferro e fuoco

il nord, ma lasciando più respiro

al sud.

Mai come di questi tempi abbiamo

notato lo scollamento

tra potere centrale e territori,

con dissonanze e scontri Roma-Regioni

emersi nel gestire

l'emergenza. Se da un lato

c'è stato del positivo laddove

le Regioni hanno saputo agire

autonomamente in modo

più tempestivo dal punto di

vista organizzativo e decisionale

(ad esempio in Veneto),

dall'altro invece il risvolto negativo

della centralizzazione

si è manifestato al sud, colpito

più che dal virus da un blocco

delle attività dalle modalità

identiche a quelle rese necessarie

nelle aree veramente

critiche. Forse sarebbe stato

il caso, sempre con le dovute

cautele, di spronare o almeno

lasciare più libero il sud

nelle sue decisioni. Turismo,

commercio interno, agricoltura,

la stessa vita là avrebbe

continuato il suo corso e

mentre il motore principale

del paese era in panne, l'altra

parte avrebbe potuto fare funzione

di batteria di riserva, un

"gruppo elettrogeno" per tirare

avanti la carretta qualche settimana.

Un possibile vantaggio

per tutti. Stato in primis.

Ester Matis

Quand’ero piccolo sentivo

parlare di atti di eroismo

solo dai miei genitori,

quando tra loro ricordavano alcuni

episodi avvenuti nel corso

della seconda Guerra mondiale.

Oggi chi ha più il coraggio di

mettere a repentaglio la vita per

difendere ciò in cui crede?

Pensavo nessuno e invece questo

coronavirus mi ha fatto ricredere.

Prendiamo ad esempio la

categoria degli infermieri, degli

operatori socio sanitari, dei medici.

Non sono stati forse eroi in questo

periodo di pandemia?

Voi potreste obiettare dicendomi:

è il loro mestiere.

Certamente, ma è un lavoro che

hanno saputo svolgere tra mille

rischi, come dimostrano i numeri

delle vittime che si sono registrate

tra di loro, e con caparbietà

hanno continuato a lavorare in

condizioni disumane da paura

psicologica.

Un mese fa un’amica mi ha telefonato

per avere mie notizie e per

L’emergenza Covid-19 ha

significato per milioni di

ragazzi un’impossibilità alla

vita, un’impotenza paragonabile al

“mal du siècle” provato dai romantici

nell’Ottocento, una precarietà

paragonabile alla canna pensante

di Pascal. Dove libertà e sicurezza

divengono utopia, il mondo digitale

riesce a garantire ai ragazzi

una sicurezza illusoria che sbrilluccica

di un velo di felicità. Assembramenti

e incontri con amici

sono logicamente severamente

vietati con le attuali restrizioni,

restrizioni inesistenti nel globo

digitale dove videochiamate e soprattutto

party (creati con joystick

alla mano) rappresentano più che

mai la quotidianità per numerosi

ragazzi. Il rifugio all’interno

comunicarmi che purtroppo un

nostro comune amico, era stato

colto dal virus e stava lottando

tra la vita la morte.

Dopo circa un mese, mentre attendevo

l’apertura di un ufficio,

scorgo in lontananza questo mio

amico avanzare con camminata

lenta. Subito gli corro incontro

felice di vederlo e gli chiedo:

“Come va? È stata dura?”. “E sì!”

mi rispose lui senza far pesare

quanto capitatogli svolgendo il

suo lavoro e poi con un saluto se

dell’universo dei videogame è una

fuga dalla realtà, una realtà oggi

a noi ostile, una realtà dalla quale

sfuggiamo per convivere con

noi stessi, mantenendo i rapporti

affettivi, seppur a distanza, con i

nostri cari. Catapultarsi armati a

fianco dei propri amici all’interno

di Verdansk, mappa del gioco in

ne andò. Questo mio amico infatti

è un medico e avevamo faticato

ad avere sue notizie, perché gli

ospedali erano blindati alle visite.

Forse ho incontrato uno di quei

tanti eroi dei quali parlavano i

miei genitori, oggi però gli eroi

non sono uomini in guerra ma

sono come questo mio amico:

medici ogni giorno lotta al Pronto

soccorso per salvare altre vite

umane.

Umberto Cecchetto

voga del momento “Cod Warzone”,

appare più sicuro e stimolante

che oltrepassare la nostra porta di

casa, forse perché in questa realtà

(formato ps4), il nemico possiede

un volto e le nostre braccia delle

armi per sconfiggerlo.

Pietro Caneva

Da mesi ormai non si fa

altro che parlare dei

cambiamenti che il Coronavirus

ha portato, di libertà

negate, di incapacità politiche, di

denaro mancante o mal speso, di

vaccini o controlli elettronici da

remoto.

In un articolo precedente, avevo

citato la categoria dei “tuttologi”

quelli che, per ogni fatto eclatante

che si affaccia sulla ribalta

mediatica, hanno sempre la soluzione

pronta, suggerita talvolta

dal “fantomatico” vicino di casa

che lavora nella “tale azienda” e

che gli ha assicurato la via d’uscita

perfetta dal problema o pronti

a declamare un nuovo complotto

mondiale che, in quattro e

quattr’otto risolve a pennello la

nuova situazione.

Inutile dire che il Coronavirus

è stato in grado di smascherare

tutti i tuttologi della Penisola che

si sono dati aperta battaglia sui

social scatenando follie di ogni

genere al limite del ridicolo (o

del grottesco, dipende dai punti

di vista): ma vorrei qui citare anche

un’altra categoria che, seppur

apportando contenuti veri ed interessanti

sono a mio avviso scaduti

nell’ovvietà più totale e preoccupante,

i neo-ambientalisti.

Già, dico “neo”, perché di naturalisti

seri ed impegnati fortunatamente

al mondo ve ne sono, impegnati

da sempre per trovare un

equilibrio tra progresso e natura.

I “neo” invece sono quelli che

hanno tempestato ogni possibile

canale di diffusione mediatica

con foto e video su quanto la

chiusura totale applicata per arginare

il virus abbia migliorato

la qualità delle acque dei fiumi,

dell’aria delle città, abbia fatto

nuovamente avvicinare i delfini

alle nostre coste. Bene.

A me è venuto naturale pensare:

“E quindi?”: Non è forse vero che

lo sfruttamento delle risorse del

nostro pianeta dipende dalle nostre

azioni quotidiane?

Vi sembra così strano che i fiumi

siano inquinati per colpa del nostro

modo di vivere?

Una frase ricorrente è stata “La

Natura con questo pandemia ci ha

inviato un chiaro segnale”.

Davvero? Solo ora?

Ma questi neo naturalisti così rapidi

e abili nell’utilizzo dei social

network veramente hanno scoperto

solo ora cosa succede dalla

Prima Rivoluzione Industriale?

Ci sono centinaia di pubblicazioni

a riguardo ad utilizzo gratuito

nelle nostre biblioteche, decine di

programmi televisivi che ne parlano

e solo ora, perché qualcuno

a caccia di “followers” per scopi

personali vi sbatte in faccia la più

ovvia delle realtà vi indignate?

Di persone che si indignano e poi

gettano la spugna ce ne sono anche

troppe, così come di persone

che non vedono l’ora di avere il

loro momento di gloria.

Si ha invece un terribile bisogno

di persone che apportino soluzioni

serie non vuoti cartelloni

pubblicitari.

Fausto Cavo



In tempi in cui tutto è basato

sull’apparenza, sullo sfoggio

di quanto di più tecnologico

si possiede, su tutto ciò che è

effimero, spiegare e riuscire a far

comprendere cos’è veramente il

motociclismo vintage non è affatto

semplice, così come riuscire a

trovare un vero appassionato di

motociclismo, che abbia nel cuore

la vera essenza di quello che le

due ruote motorizzate rappresentano

dal giorno in cui sono nate,

è sempre più difficile.

È facilissimo oggi ritrovarsi con

centauri con i quali parlare di

sosticate moto equipaggiate con

i migliori ritrovati tecnologici,

disquisire delle esagerate prestazioni

dei loro mezzi curatissimi

nell’estetica maniacale, parlare di

centraline e soware di gestione

della potenza e ascoltare altri discorsi

che sarebbero più adeguati

se ci trovassimo all’interno di un

paddok del motomondiale.

Molto meno facile è incontrare

uno di quei motociclisti un

po’ attempati, che fanno la loro

comparsa nella piazza del paese

di provincia in una nebbiosa domenica

autunnale e si fermano

parcheggiando il loro ferro vecchio

in un punto un po’ delato.

In queste occasioni l’effetto sortito

sui presenti è sempre lo stesso

e in un batter d’occhio il nuovo

arrivato è subito attorniato da un

cappannello di curiosi, attratti irresistibilmente

dalla sua motocicletta

e, trascorsi pochi minuti, i

presenti si ritrovano a parlare con

il proprietario della moto come

se lo conoscessero da sempre. La

situazione in breve diventa quasi

virale e coinvolge inevitabilmente

chiunque si trovi lì vicino e i

racconti di episodi del passato,

vissuti in sella alle moto possedute

in gioventù da chi oggi è sugli

“anta”, si sprecano così come i

consigli e i pareri tecnici e a poco

a poco si scoprono conoscenze

che sottoscrivono nuove amicizie.

In breve si nisce per sedersi tutti

quanti al tavolo del bar più vicino

per un brindisi in amicizia con la

promessa di ritrovarsi alla prima

occasione ad un raduno d’epoca.

Quando il centauro riparte non

rimane il vuoto, ormai i ricordi

sono stati risvegliati ed i racconti

di aneddoti divertenti di amici

dei vecchi tempi si susseguono

senza sosta no a fare tardi per il

pranzo o per la cena.

Ecco, questa è la vera anima del

motociclismo d’epoca.

Fausto Piombo

Il nostro percorso tra

gli italiani che, con il

loro lavoro, con grandi

capacità, tenacia e molto

spesso spirito pionieristico,

hanno dato lustro al settore

della meccanica nazionale, è

appena iniziato e già alla lettera

“B” troviamo il nome di

un artigiano illustre su cui ci

dobbiamo soffermare.

CLAUDIO BOMBACI

Si tratta di un piccolo costruttore

emiliano che, pur non

avendo aggredito il mercato con

quei “numeri” che purtroppo

oggi da soli decretano la vita o

la morte di un’azienda, ha inciso

nella roccia un pezzo indiscutibile,

ancora oggi più attuale che

mai, del motocross italiano nelle

categorie 50 cc e 80 cc.

Il nome è Claudio Bombaci e la

sua storia di fatto rappresenta la

graduale trasformazione della

passione per il fuoristrada di un

adolescente che negli anni ‘70

ha un sogno, ma non dispone di

adeguate risorse per realizzarlo

e con sacricio si avventura in

un’attività artigianale, realizzata

volutamente a costi contenuti.

LA STORIA

L’attività costruttiva della Bombaci

inizia “ufficialmente” nel

1978, quando al giovane pilota

esordiente Alberto Gatti amico

del costruttore, viene affidata una

motocicletta realizzata in unico

esemplare (in questi casi si parla

di “special”) che portandola in pista

compie l’importante passo del

“battesimo del fuoco”. È il salto

della rete, per il protagonista del

nostro racconto: da appassionato

a partecipante.

Il momento tanto atteso non

deve rimanere isolato e per dare

continuità all’avventura il giovane

Bombaci deve cercare altri

amici desiderosi di condividere

fatiche e speranze; non più una

sola special, ma una serie di 10

culle piegate (la culla è, tecnicamente,

la parte più bassa del telaio

di una moto sulla quale è alloggiato

il motore), pronte per essere

impiegate nella preparazione di

un telaio diverso a seconda delle

esigenze.

LA FASE INIZIALE

E IL KIT DI MONTAGGIO

In quel contesto, per il giovane

imprenditore meccanico, fu inevitabile

il pellegrinaggio presso i

fornitori per cercare quegli aiuti,

oggi impensabili, che all’epoca

non mancarono, così come la

disponibilità di laboratori e attrezzerie

per la realizzazione di

stampi e componenti speciche

essenziali, plastiche, serbatoi,

selle e tutto quanto era necessario

per realizzare il progetto.

In questa fase iniziale, più che

di moto prodotte e vendute, si

poté parlare di “kit di montaggio”

che consentirono a diversi

amici e al contempo clienti di

assemblare la loro Bombaci

50 “su misura” con cui ritrovarsi

tutti insieme nel tempio del

motocross dei “cinquantini” di

Molinella nell’hinterland bolognese.

BOMBACI TUTTOFARE

Superato il periodo di prova arrivò

il primo Motor Show, l’appuntamento

clou del motorismo

italiano di quegli anni, che aprì

nuovi orizzonti e infuse nuove

speranze per il neonato marchio

motociclistico.

Nonostante la grande volontà e

le sue inconfutabili capacità tecniche,

Claudio Bombaci dovette

proseguire, anno dopo anno, con

lo stesso metodo, ovvero ricoprire,

con non poche difficoltà, contemporaneamente

ruoli diversi

quali titolare, dipendente, operaio

in prestito ai fornitori, ma ciò

nonostante continuò ad inseguire

il suo sogno.

Bombaci non solo sapeva progettare

ed inventare soluzioni

nuove che distinguevano in

modo particolare le sue moto

sia sotto il prolo tecnico sia

estetico e, sempre attento, seppe

cogliere dalla concorrenza

preziosi insegnamenti, che

mise in pratica migliorando continuamente

l’efficacia e l’aspetto

dei suoi modelli.

LE PRIME SODDISFAZIONI

Purtroppo, non esistendo le condizioni

per poter contare su un

reparto corse di un certo livello,

in quel contesto non si poté

parlare di risultati agonistici rilevanti

anche se qualche buon

risultato arrivò ugualmente grazie

al compianto pilota cadetto

Valerio Gherardi. Si trattò però

di successi a “corrente alternata”,

a causa delle ridotte disponibilità


nanziarie per le “prime guide”.

Finalmente il biennio ‘81 e ‘82

vide la realizzazione di un mezzo

molto equilibrato, piacevole alla

vista e sufficientemente funzionale

in pista, e Valerio Gherardi si

distinse sia nel campionato regionale

sia in quello italiano.

Ottime soddisfazioni arrivarono

anche grazie all’impegno dei conduttori

salsesi Biasetti e Ferrari,

e dell’abruzzese Mastrilli.

Si trattò di un vero momento

assai positivo e di massima diffusione

del marchio: l’80% delle

moto schierate dietro ai cancelletti

di partenza emiliani erano

Bombaci, anche grazie ad alcune

collaborazioni che il giovane

costruttore realizzò con amiciconcessionari

come Peschiera di

Salso e l’abruzzese Pardi, che accettarono

di “spingere” il marchio.

IL MODELLO 83

L’onda positiva fu però breve,

perché la presentazione del nuovo

modello 83 rivelò un eccesso

innovativo che non fu compreso

dal mercato di riferimento che,

pur essendo di nicchia non fu

all’altezza del momento, costringendo

Bombaci a ripiegare in

pratica sulla vendita diretta, interrompendo

il sogno della stagione

precedente di compiere il

salto di qualità accontentandosi

della gestione di una squadra corse

allargata.

Nell’arco di un paio di anni di

notevoli sacrici la situazione si

rivelò paradossale, perché il modello

83 insieme ai successivi 84 e

85 risultò una delle migliori ciclistiche

dell’intero periodo.

Con le nuove moto condotte in

pista dai fratelli Ravaglia, due

ottimi piloti cresciuti nel “vivaio”

Bombaci, i risultati arrivarono sia

a livello regionale sia nazionale.

Ma ormai era tardi, le vendite

di “ottantini” (la categoria 50cc

venne sostituita dalla nuova cilindra

80cc) da cross in Italia si

ridussero di quasi dieci volte rispetto

al 1978, e senza la possibilità

di dedicare consistenti nuovi

investimenti per allestire anche

la produzione di nuovi modelli

in versione regolarità, che nel

frattempo aveva cambiato nome

nell’esotico enduro, divenne impossibile

programmare il futuro

dell’azienda. Fu in quel contesto

che Claudio Bombaci tornò l’appassionato

iniziale, e si limitò a

seguire per alcuni anni le moto

usate da lui vendute e a realizzare

alcune versioni ulteriormente

migliorate dell’ultimo modello

prodotto, l’85.

IL DECLINO

Purtroppo, pochi anni più tardi,

nell’88 il marchio sparì denitivamente

dalla scena: non si segnalarono

più partecipazioni di

moto Bombaci nelle competizioni

regionali o nazionali.

Il tecnico bolognese in quei

10 anni costruì poco più di

50 moto, un esemplare nel

‘78, 10 esemplari nel biennio

79-80, 25 esemplari nel

biennio 81-82, 15 esemplari

nel triennio 83-84-85, a cui

vanno aggiunti alcuni prototipi

50-80, e due 125 uno

motorizzato Beta e uno motorizzato

TM.

Forse la dote migliore

del nostro tecnico fu

la perseveranza, la

volontà di realizzare

un sogno e viverlo

nché fu possibile,

prima che le condizioni

proibitive

del mercato imponessero

scelte

differenti; per cui

come ci ha detto

Claudio Bombaci

in persona, con la


tipica simpatia emiliana “nessun

rimpianto, abbiam fatto quello che

potevamo, ma ci siamo stati anche

noi”. Questo è stato lo slogan sposato

n dall’inizio.

NUOVI CAMPI DI STUDIO

In seguito Bombaci si è dedicato

per alcuni anni alle sospensioni,

dopo averle realizzate per i propri

modelli; si è anche specializzato

in consulenze su sospensioni e

articolazioni progressive, sia

come artigiano che in seguito

come dipendente di aziende di

progettazione.

Ora, alla conquistata età di 63

primavere, inevitabilmente,

è tornato a lustrare qualche

vecchio Bombaci per riportarlo

allo splendore originale,

cercando anche di ritrovare

attraverso il suo sito www.bombaci.eu

il maggior numero possibile

di attuali possessori dei

200 modelli prodotti negli anni

d’oro del marchio e magari riunirli

virtualmente in una sorta

di registro storico.

UNA STORICA EREDITÀ

Va sottolineato che, nonostante

siano trascorsi 40 anni dal giorno

in cui videro la luce, ancora oggi

alcune Bombaci gareggiano sulle

piste del campionato nazionale

d’epoca ottenendo ottimi risultati

come un tempo: i piloti Ruben

Zappoli in sella ad una Bombaci

50cc e Mattia Masi su Bombaci

80 cc si sono piazzati al primo

posto nelle rispettive categorie

del campionato italiano d’epoca.

Ora il tecnico bolognese, come

capita ad un certo punto della

vita alla maggior pare degli “adulti

maturi”, torna un po' bambino

e prova a realizzare qualche special

50, in modo rigorosamente

non commerciale, tanto per non

perdere il vizio. Mezzi costruiti

sempre a costi contenuti, poco in

linea con l’attuale industrializzazione

dei prodotti circolanti ma

sempre idonei alla disciplina sposata,

il motocross.

LA PASSIONE

PER IL MOTOCROSS

In conclusione possiamo affermare

che quella della Bombaci è

una storia fatta di passione per

il motocross, di grandi sacrici

per contrastare la concorrenza

dei grandi costruttori, soprattutto

nipponici, che nella logica dei

grandi numeri hanno travolto nel

recente passato le nostre piccole

grandi eccellenze, ma non potranno

mai soffocare la smisurata

passione, per il motocross e per le

piccole cilindrate come nel caso

del nostro impareggiabile Claudio

Bombaci.

Una nota importante e patriottica:

le moto Bombaci nelle cilindrate

50 e 80 cc sono sempre state

equipaggiate con i fantastici italianissimi

e insuperabili Motori

Minarelli.

Giacomo Piombo



L’argomento malasanità in

Italia è sempre purtroppo

tra i più gettonati sulle pagine

dei quotidiani e nei tg pari

alla cronaca calcistica.

Noi abbiamo però deciso di chiarire

non un singolo caso, ma diciamo

più un “atteggiamento” di

malasanità che ha coinvolto tutta

la Regione Piemonte, compreso

la nostra provincia, al punto da

farla schizzare in poco tempo al

secondo posto per numero di

contagiati da Covid-19, seconda

solo alla Regione Lombardia.

Questo “atteggiamento” è stato

battezzato con il nome di “pasticcio

piemontese” da alcuni giornalisti

ed ha diviso l’opinione pubblica

e il Governo della Regione,

quasi fossimo ai tempi dell’Affare

Dreyfus nella Francia della Terza

Repubblica.

È intervenuto per noi, in collegamento

telefonico, il giovanissimo

neo vicepresidente della 1° Commissione

regionale, Sean Sacco,

classe 1992, per illustrarci il suo

punto di vista il problema.

Vicepresidente eccoci, in primis

come mai la situazione ha preso

questa piega e la nostra provincia

è stata la più colpita della

Regione?

Il 3 marzo, quando l'allora Responsabile

dell'Unità di Crisi

– Dott. Mario Raviolo - lanciò

l'appello in TV per chiedere ai

frequentatori della Sala da ballo

“La Cometa” di contattare il proprio

medico curante, in Piemonte

i casi positivi erano 56, uno

in meno delle Marche, circa un

ventesimo rispetto alla Lombardia

(1.326). Purtroppo sappiamo

com'è andata a nire; la mancanza

di una chiara guida rispetto

alla presa in carico delle persone

sospette sul territorio e una politica

dei tamponi poco lungimirante

ha permesso al virus di dilagare

nella nostra provincia tanto

quanto nel resto del Piemonte. Se

a ciò si aggiunge il denanziamento

che ha subito il Servizio

Sanitario Nazionale negli ultimi

10 anni (la Fondazione GIMBE

lo ha calcolato in 37 miliardi di

euro) il quadro della situazione si

fa più chiaro.

Cosa intende di preciso vicepresidente?

Intendo che nella nostra provincia

la riorganizzazione della rete

ospedaliera, voluta dal decreto

Balduzzi (Ndr.: Decreto legge n.

158 del 13 settembre 2012 rmato

dal Ministro della salute, Renato

Balduzzi – Governo Monti), ha

portato il numero di posti letto per

pazienti acuti a meno di tre ogni

mille abitanti; sono stati chiusi decine

di reparti in tutte le strutture

ospedaliere ma non si è potenziata

l’assistenza distrettuale che avrebbe

dovuto aiutare, in questo caso

di pandemia, a monitorare e a

contenere i contagi prima del loro

arrivo nelle strutture ospedaliere.

Un potenziamento dei medici di

medicina generale e di strutture

ambulatoriali ad esempio che il

Decreto prevedeva. Insomma si è

applicata solo una parte del Decreto,

quella riferita ai tagli.

Chiaro. Solo questo ha creato il

disagio che tutti conosciamo?

No, si hanno avuto anche problemi

relativi al sistema informatico

del SISP (Ndr.: Servizio Igiene e

Sanità Pubblica) che è andato in

tilt per le centinaia di segnalazioni

via email da parte dei medici

di medicina generale che ha letteralmente

perso molte di queste

cancellandole. Oltretutto la mancanza

di personale ha rallentato

Dopo aver assistito

spesso negli ultimi

mesi, in questo

tempo di pandemia, a vere e

proprie “lotte tra galli” dei governatori

di Regione tra loro e

tra loro e il governo di Roma,

abbiamo potuto raccogliere

testimonianza di moltissimi

primi cittadini di Comuni

della Regione Liguria, che denunciano

la mancanza di questi

governatori ad una collaborazione

unitaria per quanto

riguarda la gestione della fase

di parziale ritorno alla normalità,

chiamata Fase 2.

In una lettera aperta, a noi

pervenuta, sindaci di molti

Comuni liguri, alcuni dei

quali situati nelle zone da

noi “battute” con “l’inchiostro

fresco”, si denuncia anche l’esigenza

di riaperture di attività,

anche anticipate, perché

già messe a dura prova dal

periodo di quarantena, senza

però dimenticare che l’emergenza

sanitaria è ancora in

atto e di conseguenza il pericolo

di un rialzo dei contagi

rimane dietro l’angolo. Renmolto

la lettura anche di quelle

pervenute aumentando i tempi di

risposta all’epidemia. Altro fatto

Idisabili saranno al centro

di questa Fase 2, partendo

da progetti di abbattimento

delle barriere architettoniche

per migliorare gli spostamenti

in città, no agli incontri con

le associazioni di volontariato e

ad una anagraca che consenta

un piano di pronto intervento

in caso di calamità ed al turismo

sostenibile. Questo in breve il

contenuto dell’incontro che si è

recentemente svolto in Comune

a Novi Ligure tra il nuovo

Disability Manager Raffaella Di

Comite, il Sindaco Gian Paolo

Cabella e l’Assessore alle Disabilità,

Marisa Franco. Sempre

nel quadro degli interventi a

favore delle persone disabili una

buona notizia. Sono infatti arrivate

in comune un centinaio di

mascherine trasparenti quale

che ha inciso parecchio è stato

il sottodimensionamento della

struttura SEREMI (Ndr.: Servizio

dotazione per i dipendenti comunali

e del Consorzio Servizi

alla Persona (CSP), che, consentendo

la lettura labiale, permetteranno

una migliore comunicazione

con chi è affetto da

sordità. Questo innovativo tipo

di mascherine è stato prodotto

ditta Rover di Novi Ligure.

Umberto Cecchetto

epidemiologia per la sorveglianza,

prevenzione e controllo delle

malattie infettive) sita proprio in

Alessandria, dove purtroppo vi

lavora un team composto da un

numero di specialisti insufficiente.

Questo, insieme ai motivi precedentemente

elencati, ha portato

a ritardi e incomprensioni

che hanno fatto sì che il virus si

propagasse con velocità maggiore

che in altre zone.

Per concludere, pro e contro

della nostra provincia e cosa ci

aspetta nella Fase 2?

Sicuramente, dopo una prima

fase di difficile organizzazione,

la risposta delle cure a domicilio

nella provincia di Alessandria è

stata abbastanza buona grazie, occorre

sottolinearlo, alla dedizione

di tutti gli operatori sanitari presenti

nel sistema. Come detto, una

delle maggiori criticità è stata la

gestione dei tamponi e soprattutto

la loro analisi. Alessandria è stata

tra le province più lente in questo

e perciò c’è stata una grande

circolazione del virus. Concludo

sperando che l’esperienza maturata

sia servita; nella Fase 2 occorrerà

procedere con una campagna

massiccia di test sierologici per

individuare i molti asintomatici.

Servirà fare tamponi iniziando dai

lavoratori a contatto con il pubblico

per circoscrivere meglio i focolai

del virus. In proposito, per l’effettuazione

di un maggior numero

di tamponi, evitando il problema

di approvvigionamento dei reagenti,

ho proposto alla Regione di

utilizzare un nuovo metodo messo

a punto in Friuli Venezia Giulia

dalla biologa molecolare Dott.ssa

Stefania Marzinottto che riduce

sia i tempi che, soprattutto, i costi.

Fausto Cavo


diamo qui noti alcuni stralci del

comunicato pervenuto:

“Da Amministratori Locali, condividiamo

l’esigenza e la volontà

di favorire al più presto una riapertura,

possibilmente anche anticipata,

delle diverse attività economiche

per permettere la ripresa

e il rilancio dei nostri territori, ma

chiediamo che questa avvenga di

concerto con il Governo e con i

Comuni per evitare ulteriore confusione.

Di fronte alla situazione

di caos normativo venutasi a creare

negli ultimi giorni, che non

permette al cittadino di conoscere

facilmente le misure in vigore e

quindi di adottare i comportamenti

corretti, invitiamo quindi la

Regione Liguria a non procedere

oltre con proprie autonome ordinanze

nella gestione della Fase

2, privilegiando realismo e senso

di responsabilità. In linea con

quanto affermato dal Presidente

di ANCI, Antonio Decaro, che ha

giustamente stigmatizzato il “protagonismo

regionale” al quale

stiamo assistendo, e in conformità

con le Linee Guida indicate dalla

Presidenza del Consiglio dei Ministri

e dal Ministero della Salute,

chiediamo e ribadiamo la necessità

di una coerenza istituzionale

tra le decisioni assunte dallo Stato

centrale e dagli Enti Territoriali.

Chiediamo inoltre, alla Regione

di mantenere alta l'attenzione sul

fronte sanitario, in quanto i dati

dell'epidemia riferiti alla Liguria

non permettono abbassamenti dei

livelli di guardia.”

Fausto Cavo

Rivolgiamo “

i nostri pensieri

ai familiari delle

vittime e mandiamo un

abbraccio a tutte le persone che

hanno sofferte e soffrono a causa

di questo nemico invisibile che si

attanaglia.” Così si legge fra la

prime righe della richiesta della

convocazione di un Consiglio

Comunale, inoltrato dall’opposizione

tortonese.

Durante i mesi della Fase 1 è

stato ovviamente impossibile

organizzare riunioni formali in

presenza.

Sono state svolte riunioni informali

di aggiornamento, ma ora,

secondo l’opposizione, è il momento

di ricominciare il confronto

in sedi più opportune, nel

rispetto delle norme vigenti e

delle distanze di sicurezza.

Da cosa è motivata questa richiesta?

Perché è necessario accoglierla

al più presto?

Rivolgiamo queste domande a

Federico Mattirolo, membro

dell’opposizione e rappresentante

della lista civica “Progetto

Tortona”.

“La nostra richiesta è motivata

dalla volontà di approfondire

gli aspetti di questa emergenza”

spiega, “Le riunioni informali,

fino ad oggi, sono state richieste

da noi, dopo aver letto le notizie

sul giornale, e in esse il Sindaco

ci aggiornava su quanto accaduto.

Il Consiglio comunale, invece,

è su un altro piano e sono le sue

caratteristiche a renderlo necessario

oggi. Innanzitutto la differenza

fra un consiglio comunale e

una riunione informale è l’aspetto

della pubblicità: un Consiglio

comunale deve essere pubblico. In

questa dimensione di apertura, si

andrebbero a trattare i temi con

maggior trasparenza e attenzione;

i dubbi verrebbero espressi e

chiariti. L’opposizione porta oggi

una proposta scritta, nella quale

sono stati chiesti chiarimenti

attraverso dei punti che l’amministrazione,

in Consiglio comunale,

è tenuta a trattare. Inoltre,

trattandosi di una sede pubblica,

l’amministrazione comunale è

tenuta a farlo in maniera ufficiale.

Un Consiglio permetterebbe

anche al pubblico di seguire i

dibattiti in streaming e di essere

aggiornato.”

Dopo queste precisazioni, Mattirolo

conclude “Ci teniamo a

precisare che non si tratta di una

richiesta polemica. Vogliamo

semplicemente un ritorno alla

collaborazione e al confronto.

Tortona è un Comune che è stato

pesantemente colpito da questa

emergenza, più di altri, e si vuole

capire insieme cosa serve ora per

far ripartire la città tutti insieme.”

L’amministrazione tortonese ha

accolto questa richiesta e, in data

martedì 19 maggio, si è svolto il

primo Consiglio comunale dopo

l’emergenza COVID-19. La registrazione

è reperibile, insieme a

molti altri comunicati ufficiali,

sul canal Youtube del Comune

di Tortona.

Anna Pernecco

Stare chiusi in casa, strade

deserte, poche auto in circolazione,

annunci paurosi

tramite web, pericolo di contagio

ovunque. Come difendersi da

un nemico invisibile? Forse una

risposta giusta l’ha data il Residence

per anziani “Amedeo”, sito

nel Centro storico di Novi Ligure

(Al), che sin dai primi di marzo

2020 ha preso la decisione di

chiudere le porte alle “visite parenti”,

per fronteggiare il pericolo

del contagio da coronavirus. La

“prova tampone” fatta il 20 maggio

ha premiato questa scelta: tutti

negativi. Viva l’Italia

Umberto Cecchetto

Il Nuovo Osservatorio Ambientale

è un organismo consultivo,

composto da esperti

in materia ambientale, che ha

la funzione di permettere un

raccordo fra cittadini e Amministrazione

su temi riguardante

l’ambiente.

A direzione di questo organismo

è stato nominato il dott. Luca

Matteo Lenti, primario di Medicina

dell’Ospedale di Tortona.

Gli altri componenti, scelti dal

Presidente e dal Sindaco sono

l’ambientalista Danilo Bottiroli,

gli Ing. Emanuela Borasi e Giancarlo

Galano e il geologo Andrea

Ratti.

La mozione per ripristinare tale

organo era stata votata l’8 luglio

2019 e la prima riunione si sarebbe

dovuta svolgere agli inizi del

mese di marzo.

Purtroppo l’emergenza CO-

VID-19 ha rallentato i lavori.

Giovedì 14 maggio, finalmente, la

prima riunione del Nuovo Osservatorio

Ambiente del Comune di

Tortona è avvenuta, alla presenza

anche del Sindaco Federico Chiodi

e del Vice Sindaco e Assessore

all’Ambiente Fabio Morreale.

Questa prima riunione ha deciso

la promozione di un nuovo studio

epidemiologico della zona.

Questo porterà informazioni utili

riguardante la diffusione del

contagio del COVID-19 in un’area,

come Tortona, molto colpita

dall’emergenza.

Altri punti importanti sono il

monitoraggio di aria e falde acquifere,

la gestione di raccolta e

smaltimento dei rifiuti. In particolare,

questo è un aspetto importante:

la città, infatti, vedrà

nei prossimi mesi l’introduzione

di un nuovo metodo di raccolta

differenziata.

Anna Pernecco

Dopo lo “stop” imposto a

marzo dall’emergenza sanitaria

per il COVID-19,

lunedì 11 maggio a Tortona (Al)

sono iniziati gli interventi strutturali

di consolidamento al cavalca

ferrovia in zona Oasi, sulla circonvallazione

per Voghera. I lavori eseguiti

a cura di RFI comporteranno

anche la chiusura della circolazione

sino al 17 luglio prossimo e si sono

resi necessari per mettere in sicurezza

questo manufatto sul quale

già da tempo era stata limitata la

viabilità. In seguito a questi lavori

il traffico ha subito alcuni cambiamenti.

Per Alessandria è fruibile

la nuova tangenziale che collega

la strada per Pontecurone, in località

Capitania, alla strada per

Castelnuovo ed a quella per Sale

(nei pressi del casello autostradale),

oppure bisognerà transitare per il

centro abitato da via Emilia.

Anna Pernecco


Nonostante il coronavirus

le donazioni di sangue a

Novi Ligure (Al) non si

sono mai fermate. Dal Consiglio

Direttivo dell’Associazione novese

dei Donatori di Sangue riceviamo

questo comunicato con il quale il

Consiglio vuole ringraziare tutti i

Donatori e i Soci dell’associazione

che in questo particolare periodo,

nonostante l’emergenza sanitaria

ancora in corso, non si sono lasciati

intimorire ed hanno continuato

con dedizione a sottoporsi ai prelievi

L’Associazione Novese Donatori

Volontari Sangue è stata fondata

a Novi Ligure nel 1954 da 41

soci e nel corso di questi 65 anni

ha fatto molta strada arrivando ad

avere oltre duemila soci. Il Consiglio

direttivo dell’Associazione

desidera sottolineare la solidarietà

e disponibilità dimostrata negli

ultimi difficili mesi dai propri soci

che hanno continuato a recarsi

Andrea Scotto, personaggio

molto noto per il

proprio impegno culturale

e politico, fondatore dell’Associazione

Amici del Forte di

Gavi e autore di numerose ricerche

storiche, è ben consapevole

che, in un’epoca frenetica come

la nostra, siamo abituati volenti

o nolenti a “vedere” in maniera

superficiale; nell’epoca dei selfie,

Scotto ci invita invece a “guardare”

mettendoci, oltre agli occhi,

anche la testa e il cuore.

Così facendo, possiamo scoprire

particolari e curiosità che rendono

speciale il luogo in cui viviamo

e che costituiscono le orme

lasciate da coloro che, per secoli,

hanno calcato la nostra medesima

terra. Seguendole, scopriremo

che anche la nostra Novi ha

avuto una storia per lunghi tratti

comune a quella di grandi città,

presso il Servizio Trasfusionale

dell’Ospedale di Novi Ligure per

donare il sangue o il plasma. La

donazione è un gesto molto importante

e concreto di aiuto verso

tutta la comunità e merita quindi

un riconoscimento e un sentito

ringraziamento.

Il Consiglio Direttivo

dell’Associazione

e che anche qui, da noi, possiamo

identificare una “contrada di

parte guelfa”: quella che, pagina

dopo pagina, l’autore ci fa scoprire.

I CONTENUTI

In una serie di agili capitoli,

Andrea Scotto ci conduce in

una passeggiata ideale che parte

dall’estrema periferia e arriva al

centro storico: sempre attento a

fornire una base storica e culturale,

ma anche ad illuminare le

bellezze architettoniche e artistiche

ancora visibili, l’Autore ci fa

quindi riscoprire passato e presente

della Fraschetta, della Pieve,

dell’antico Borgo di S. Pietro,

per addentrarsi poi nel centro

storico, guelfo e barocco, e parlarci

della chiesa di San Pietro e

dei conventi del centro.

Nel “tempo sospeso” che

dal mese di marzo ha

cambiato la realtà quotidiana

e le nostre abitudini, siamo

giunti, senza quasi rendersene

conto, alla fine dell’Anno Accademico

2019/20 dell’Università

della Terza Età di Novi Ligure.

Improvvisamente è calato un silenzioso

sipario che non ha dato

modo né di vederci, né di darci

un saluto, un arrivederci all’anno

prossimo.

Perché l’UNI3 intende riprendere

a ottobre il corso naturale delle

sue attività, seppur tenendo conto

della situazione epidemiologica.

L’anno accademico trascorso ha

avuto un buon successo di consensi

e di presenze alle lezioni e

alle attività collaterali. Questo

ha spinto il Consiglio direttivo

a voler tenere vivo un impegno

di interesse culturale e sociale,

una tradizione trentennale che

NON SOLO

UNA GUIDA TURISTICA

Libro perfettamente calibrato

nei suoi vari elementi, La Novi

di parte guelfa dalla Scrivia a

Via Roma è ben più di una guida

turistica perché, collegando

passato e presente della nostra

è diventata parte attiva della vita

intellettuale della nostra città. Per

ora non ci resta che augurare una

tranquilla parentesi estiva in attesa

di un auspicabile ritorno alle

attività dell’UNI3 con il sostegno

e le proposte di tutti. Serena vacanza

a tutti e arrivederci.

Il Consiglio Direttivo UNI3

Novi Ligure

cittadina, ci insegna ad apprezzare

il luogo in cui viviamo, che

ha contribuito in maniera determinante

a renderci parte di una

comunità.

Marta Calcagno

Andrea Scotto,

La Novi di parte guelfa

dalla Scrivia a Via Roma.

Passeggiata storico-artistica

tra medioevo e Barocco

pp. 76

puntoacapo Editrice

Pasturana 2020

€ 12,00

Il libro è disponibile

nelle librerie cittadine

e ordinabile presso l’Editore.

Il primo Museo dell’Apicoltura

in Piemonte, è quello

del Maglietto di Novi Ligure,

(fraz. Merella), situato in

una valle verdeggiante, nelle

adiacenze del torrente Scrivia,

un’area di grande importanza

naturalistica ed ornitologica,

qui una straordinaria varietà

di uccelli e di piante creano un

ecosistema naturale di straordinaria

bellezza, che lascia stupefatto

il visitatore.

E sono molti gli amanti della

natura e del mondo delle api,

che si recano ogni anno in visita

al museo, comprese numerosissime

scolaresche.

Qui è esposta una ampia collezione,

unica nel suo genere

di arnie, bugni, villici, nutritori,

smielatori, torchi, sculture

in cera, riviste di apicoltura,

francobolli dedicati alle api e

numerosa oggettistica a tema

che è stata raccolta nel corso

degli anni dalla famiglia Bisio e

messa oggi a disposizione della

collettività, dalle figlie Gilda e

Angela Bisio.

Oltre a questo, la produzione

del miele avviene da anni nel

rispetto delle antiche tradizioni,

con le tecniche di un tempo, seguendo

le ricette di famiglia. Al

Maglietto i riflettori sono tutti

puntati sulle api, la loro storia,

le tecniche di fabbricazione del

miele, e le sue preziose proprietà

nutritive.

L'Associazione “Maglietto di

Novi Ligure - Museo dell'Apicoltura”

come ogni anno, aveva

programmato per l’estate 2020

un fitto calendario di manifestazioni

e di visite di scolaresche.

Purtroppo in seguito alle regole

che si sono rese necessarie

per l'insorgere della pandemia,

l'Associazione Maglietto è stata

costretta ad annullare tutti gli

eventi e le visite in programma.

Abbiamo incontrato la Presidente

dell’Associazione omonima,

che si rammarica di non

poter svolgere a pieno l’attività

prevista, ma ci fa sperare in una

prossima apertura, poiché al

Maglietto le idee non mancano.

“Siamo stati obbligati a rinunciare

all'aria buona e al verde

del Maglietto e dello Scrivia –

spiega Maria Angela Bisio del

Maglietto - restando a casa.

Al momento l'incertezza regna

comprensibilmente sovrana, soprattutto

per quanto riguarda le

distanze sociali.”

Qualche previsione si può fare,

in merito agli eventi dell’estate?

Speriamo di poter godere nelle

giornate di agosto - prosegue

Angela- la manifestazione che

la nostra Associazione organizza

ogni anno con gli amici del

GAST (gruppo astrofili di Arquata

Scrivia), i quali devono

necessariamente eliminare il

distanziamento sociale per poter

illustrare ed indicare le costellazioni

con le loro preziose

spiegazioni.

Restiamo comunque, nel rispetto

delle limitazioni, fiduciosi

che la situazione andrà lentamente

e gradualmente normalizzandosi

e ci auguriamo

a breve di poter programmare

qualche evento nella seconda

parte dell'anno.

L'Associazione Maglietto terrà

naturalmente informato il pubblico

con l'auspicio di incontrare

di nuovo tutti gli amici delle

migliori occasioni.

Marta Calcagno


N

“ on importa quanti anni

hai, chi sei e dove vai.

Davanti all'arcobaleno ti emozionerai

sempre”.

Questa scritta, accompagnata

da tante colorate manine

di piccoli artisti a formare

un bellissimo arcobaleno, fa

bella mostra di sé nel salone

dell'asilo nido comunale

Aquilone di Novi Ligure.

Da un venerdì di febbraio non

c'è più nessuno ad ammirare

quell'opera d'arte, essendo

il nido chiuso, come tutte le

scuole.

Per una lodevole iniziativa

delle educatrici del nido

Aquilone tutti i colori dell'arcobaleno

e con essi il progetto

didattico, letture e canzoncine

hanno viaggiato attraverso

gli schermi dei telefoni di

mamma e papà e si sono trasformati

in bellissimi video

che hanno intrattenuto quotidianamente

i nostri bimbi

in questi mesi di “reclusione”,

facendo riscoprire a noi genitori

manualità perdute e

facendo tornare anche noi un

po' bambini!

Ci sentiamo quindi in dovere

di ringraziare dal profondo

del cuore le educatrici Ilaria,

Mela, Giulia, Giovanna,

Francesca e Serena dell'asilo

nido Aquilone e la coordinatrice

Roberta per la vicinanza

e l'affetto dimostrato ai nostri

bimbi in questo periodo, per

averli intrattenuti e per averli

sempre pensati, nell'assordante

silenzio dei decreti governativi

di Novi Ligure.

Le mamme e i papà

dei bambini

dell'asilo nido comunale

Aquilone

L’emergenza epidemiologica

purtroppo ha travolto

anche molte associazioni

attive sul nostro territorio, le quali

hanno dovuto sospendere integralmente

le attività o quanto meno

ridurle. È caso dell’associazione

Rotaract Club Gavi Libarna, che

ha cercato comunque di fare la sua

parte in questo momento di grande

bisogno, riducendo le attività

ma non l’impegno. Infatti il club

ha promosso un progetto chiamato

“Cena in corsia – #rinuncioaunacena”,

richiamando una sua famosa

iniziativa, che lo vedeva impegnato

nella realizzazione di cene di

beneficenza. Non essendo ora possibile

organizzarle data la chiusura

delle attività di ristorazione, tutti i

soci hanno donato una quota pari

a quelle versate precedentemente

per partecipare alle cene e attraverso

queste quote il club ha raccolto

€575,00 che ha donato alla Croce

Questa pandemia che ha

forzatamente diviso ed

isolato le persone, ha

però spesso tirato fuori il lato

buono di queste. Abbiamo tutti

assistito agli episodi dei canti dai

balconi nelle grandi città, gesto

simbolico per combattere solitudine

e inquietudine, oppure

all’instancabile impegno del personale

sanitario in tutti i suoi ranghi

che ha innalzato un grande

muro contro questo sconosciuto

virus che ha colpito all’improvviso,

come un fulmine a ciel sereno,

sulla brulicante umanità. Ad Arquata

Scrivia la macchina della

solidarietà è stata prontamente

messa in moto anche dall’organizzazione

di volontariato di

Protezione Civile GRV (Ndr.:

Gruppo Rangers Volontari); alla

data odierna il GRV ha espletato

numerosi servizi sia in supporto

Rossa Italiana di Novi Ligure, da

destinare all’acquisto di materiali

e dispositivi di protezione individuale,

finalizzati all’espletamento

dell’emergenza sanitaria. Inoltre il

club aveva intenzione di compiere

un programma di orientamento

universitario che da anni organizza

in collaborazione con il Liceo

Amaldi di Novi Ligure nel mese di

maggio, nel quale studenti universitari

e professionisti si mettono a

disposizione gratuita dei futuri studenti

per suggerire quali indirizzi

universitari è meglio scegliere nella

prospettiva di una professione che

gli assicuri un buon posto di lavoro.

Per non rischiare di annullarlo, in

quanto purtroppo il nostro Paese

sarà ancora meritatamente sotto

all'amministrazione comunale di

Arquata Scrivia, donando e distribuendo

1500 mascherine in

tela alla popolazione del paese,

sia in servizi di ritiro o consegna

medicinali alla popolazione

e consegna di Ipad agli studenti.

Il Gruppo Rangers Volontari ha

poi teso la sua mano sia alla Protezione

Civile Regionale di Alessandria

con ritiro e consegna alle

RSA (Ndr.: residenze per anziani)

di dispositivi di protezione individuale

nelle zone di Novi Ligure,

Basaluzzo, Stazzano, Serravalle

Scrivia, Grondona, Voltaggio,

Gavi Ligure ed Arquata Scrivia,

e all’Unione Italiana Ciechi di

Alessandria. Dispositivi sono

stati consegnati anche in Alta Val

Borbera, a Borghetto Borbera e

a Frascaro nell’alessandrino. Alcuni

sono stati, anche acquistati

dall’associazione tramite donazioni

ricevute, come mascherine

chirurgiche e gel disinfettanti

restrizioni, il club ha pensato di

creare quindi dei video dove i relatori

rispondono a una serie di domande

riguardo alla loro esperienza

scolastica e/o lavorativa che verranno

caricati nei prossimi giorni

sul sito della scuola e saranno a

disposizione di tutti gli studenti.

Fausto Cavo

poi distribuiti alla popolazione e

schermi protettivi donati al reparto

neonatologia dell’ospedale

San Giacomo di Novi Ligure.

Percorsi 1298km e speso 490 ore

totali, il presidente del GRV Gian

Paolo Gifra, ringrazia chi ha fattivamente

aiutato ad aiutare in

questa improvvisa emergenza sanitaria;

sia fisicamente con il proprio

impegno sia attraverso donazioni

all’associazione tra cui si

ricorda la Compagnia teatrale “I

Gobbi” con un importo di 3000 €,

la “Academy of Dentistry” nelle

persone di Stefano Campaner e

Luca Donato (2500 €), Il Sig. Simone

Semino di Novi Ligure (300

€), il Dottor Riccardo Lagorio (70

€), la Famiglia Lasagna di Sottovalle

(50 €) e la Famiglia Favaro

di Vocemola (20 €).

Fausto Cavo

Io faccio parte di quella

generazione degli anni

Cinquanta appartenente alla

classe operaia, quando ancora

in casa non avevamo né frigo,

né televisione e come mezzo

di trasporto c’era solo la bicicletta.

A quei tempi abitavo

ai piedi del castello, in via

Durazzo, dove c’è un portico

che vagamente assomiglia al

veneziano “Ponte dei Sospiri”.

La mia infanzia è stata bellissima,

anche se il mio solo

povero svago era il Castello

dove andavo a pattinare o a

giocare a nascondino. Il Castello

a quei tempi era ben

tenuto perché c’era un guardiano

e se qualcuno creava

disordine, veniva richiamato

dall’occhio vigile del custode.

Molti anni dopo, con gli amici

della Polisportiva novese,

che ogni anno organizzava la

“StraBorbera” e la “StraNovi”,

riuscii a fare realizzare

dall’Amministrazione provinciale

un Percorso ginnico

attrezzato, negli anni Ottanta

molto frequentato ma poi caduto

nell’abbandono perché

lasciato senza manutenzione.

I tempi ora sono cambiati,

la tecnologia supera i nostri

pensieri, vi è un diffuso scarso

senso civico, domina un

individualismo che fa paura

e se qualcuno si azzarda ad

invocare il un po’ d’ordine viene

insultato, se non accusato

di essere un “nostalgico” e le

cose stanno andando come

tutti vediamo. Che tempi belli

erano quelli quando correvo

felice in Castello sentendolo

una parte di me stesso!!!

Umberto Cecchetto


Il Teatro della Juta di Arquata

Scrivia (AL), negli hanno

si è affermato come punto

di riferimento culturale per la

comunità arquatese e non solo;

i suoi spettacoli infatti hanno

coinvolto spettatori di tutta la

provincia e di quella limitrofa

di Genova, alternando nelle sue

stagioni i ragazzi delle sue due

compagnie, attori della zona e

star nazionali.

Ma ora è il momento tanto atteso

della ripartenza e il Teatro

della Juta non si lascia intimorire:

affronta la sospensione della

stagione teatrale in presenza dovuta

all’emergenza Coronavirus

ad esempio, utilizzando nuovi

mezzi per continuare in piena sicurezza

i corsi di recitazione, già

avviati e quindi produrre nuovi

contenuti inediti per il pubblico.

“Le nuove disposizioni dovute al

periodo che stiamo affrontando ci

hanno costretto inevitabilmente a

spostare al prossimo autunno gli

spettacoli che erano programmati

in questa stagione teatrale” spiega

il direttore artistico del Teatro

della Juta, Enzo Ventriglia

“ma abbiamo ritenuto doveroso

continuare le attività di formazione

già ampiamente avviate,

seppur attraverso l’uso di piattaforme

web utilizzate da tantissime

persone durante il periodo

del lockdown. Stiamo inoltre lavorando

per cercare di ripartire

nel prossimo periodo estivo con

spettacoli all’aperto”.

Oltre ai corsi di recitazione e alla

possibile ripartenza all'aperto

secondo le disposizioni ministeriali,

il Teatro della Juta si appresta

a lanciare nelle prossime

settimane un talk show online

con personaggi di rilevanza nazionale

del mondo dello spettacolo,

della cultura e dello sport,

che andrà in onda ogni quindici

giorni sulla pagina Facebook

del teatro. “Ci sembrava giusto

continuare a produrre contenuti

per chi ci segue, al fine di curare,

preservare e rinforzare la rete

di rapporti che in questi anni

abbiamo costruito con il nostro

pubblico e con il territorio stesso,

partendo proprio dal momento in

cui il contatto diretto con le persone

che costituiscono la nostra

comunità non è possibile” conclude

il direttore artistico Enzo

Ventriglia.

A noi non resta che fare un grande

in bocca al lupo anche se, in

teatro, si usa un’altra espressione

che qui però, ci pare sconveniente

proporla.

Fausto Cavo

A

Voltaggio, dopo le celebrazioni

del 25 Aprile ai

caduti della Resistenza,

prive di pubblico, si sarebbe dovuta

svolgere, Domenica 3 maggio,

la prima giornata ecologica “Oggi

pulisco io”: un’iniziativa dedicata

all’ecologia e all’educazione ambientale,

per grandi e piccini.

I partecipanti, suddivisi in gruppi

in base all’età e alle “gambe”, si sarebbero

occupati della rimozione

di rifiuti più o meno ingombranti

che purtroppo ancora oggi capita

di vedere abbandonati anche nel

nostro territorio, partendo dal

centro storico fino ad arrivare a

torrenti ed a zone boschive accessibili.

Purtroppo l’attuale situazione

ha costretto l’Amministrazione

comunale rimandare a data da

destinarsi, l’importante iniziativa

ecologica, che connota Voltaggio

come uno tra i comuni più virtuosi

nella salvaguardia della salute

dei cittadini. Vi terremo informati.

(m.c.)

L’attuale situazione di

pandemia mondiale

ha creato, e sta creando

tuttora, grandi difficoltà

nel nostro Paese, sia sul piano

economico che su quello riguardante

la tenuta del tessuto

sociale.

Ad una già nota difficoltà per

i commercianti che operano

negli svariati settori per la

perdita di numerosi incassi a

causa della chiusura imposta

nei mesi scorsi, si aggiunge

un’incertezza legata al futuro

derivante da una più che giustificata

prudenza da parte dei

cittadini nel far ritorno ad una

vita, per così dire, “normale”.

Uno dei settori più colpiti è sicuramente

quello della ristorazione

e del settore turistico

– alberghiero, per i quali come

sappiamo sono stati imposti

rigidi protocolli organizzativi

ai fini del contenimento della

diffusione del virus Covid-19.

La crisi che ha interessato il

comparto, tuttavia, non ha

fermato la gara di solidarietà

di numerosi imprenditori

che hanno deciso di effettuare

donazioni a tutti coloro che si

sono prodigati in prima linea

per mettere in salvo numerose

vite, anche a rischio della propria

salute.

Una lodevole iniziativa in tal

senso è giunta dall’Associazione

Albergatori e Ristoratori

Val Borbera e Spinti la

quale, nonostante il momento

di grande difficoltà, ha acquistato

e donato 540 visiere

protettive trasparenti da suddividersi

tra strutture sanitarie,

Croce Rossa Italiana

e Protezione Civile. Più nel

dettaglio 160 di queste visiere

sono state devolute a ciascun

ospedale di Alessandria, Novi

e Tortona, 45 alla Croce Rossa

di Vignole Borbera e 15 alla

Protezione Civile di Borghetto

Borbera.

Un grande gesto di umanità e

partecipazione da parte delle

strutture turistiche di questa

vallata, nonostante le criticità

dei mesi scorsi che hanno

visto, per la prima volta in 42

anni, cancellare la stagione

gastronomica primaverile e

le numerose incognite che si

profilano all’orizzonte all’avvicinarsi

del periodo estivo.

Un regalo molto apprezzato e

per il quale sono arrivati numerosi

ringraziamenti dai diretti

interessati.

Samantha Brussolo

Per vendicarsi del sequestro

di un terreno avuto in comodato

d’uso dalla Curia

vescovile di Tortona, in seguito

al danneggiamento di alcuni beni

ivi presenti e soggetti alla tutela

della Soprintendenza, un pastore

di origini sarde residente a Grondona,

a partire dal 2017, ha iniziato

a tenere un comportamento

antisociale, incutendo timori in

paese e appiccando in zona diversi

incendi. Ad incastrarlo, dopo

un lungo lavoro di intelligence,

sono stati i Carabinieri di Novi

Ligure e Arquata Scrivia, assieme

ai colleghi “Forestali”, i quali,

grazie alla visione di alcuni filmati

tratti da telecamere di video

sorveglianza, notavano la costante

presenza di una autovettura

Panda di colore blu sui luoghi

interessati dagli incendi.

Da lì risalire al proprietario il

gioco è diventato semplice e per

l’uomo sono scattate le denunce.

È di questi giorni l’epilogo giudiziario

della vicenda. Il 16 maggio

2020, infatti, il Tribunale di Alessandria

ha condannato il 70 enne

di Grondona a un anno e sei mesi

per furto, due anni e otto mesi per

atti persecutori e sette anni e sei

mesi per incendio doloso.

Gian Battista Cassulo


Tutti i giorni siamo costantemente

bombardati da

bollettini, molto simili a

quelli di guerra, che ci illustrano

la situazione dal punto di vista del

numero dei decessi e dei nuovi

contagi da questo virus su tutto il

territorio nazionale, che da ormai

da due mesi condiziona le nostre

vite.

Riferendoci alla nostra zona, in

particolare all’Alta Valle Scrivia

(che è stata in generale poco colpita),

ci siamo recati ad Isola del

Cantone dove abbiamo intervistato

il suo Primo Cittadino, Natale

Gatto, con il quale abbiamo

approfondito la situazione.

Sindaco, ci po’ dare notizie aggiornate

sui contagi?

Data la vicinanza al focolaio di

Novi Ligure, fortunatamente il

nostro Comune dall’inizio della

pandemia ha registrato alcuni

casi “importati”.

Nel dettaglio abbiamo avuto il

primo contagiato a metà Marzo

il quale dopo qualche giorno di

ospedale è stato mandato a casa

in regime di quarantena, a seguire

una famiglia di tre persone,

anche per loro si è resa necessaria

l’ospedalizzazione ma per fortuna

ora sono fuori pericolo infine tre

persone della Frazione Vobbietta

sono risultate positive ma in quarantena

domiciliare.

Sindaco avete avuto anche decessi?

Purtroppo la nostra comunità ha

perso due concittadini a causa

del Covid-19, tengo a precisare

che per entrambi il contagio è

avvenuto in strutture ospedaliere,

un signore di anni 93 residente

in una frazione della valle Spinti

morto in una struttura genovese,

e un signore di anni 70 nell’ospedale

di Casale Monferrato ricoverato

per altre patologie

Si sente ogni giorno parlare del

problema RSA. Nella vostra la

situazione è tranquilla. Conferma?

Certamente. Nella nostra casa di

riposo “Ospedale Ente Morale

Isola del Cantone” ospitiamo circa

70 anziani e abbiamo in forza

30 lavoratori del personale sanitario

oltre a numerosi liberi professionisti.

Nessuno è positivo né tra i sanitari

né tra gli ospiti. Penso che

questo bel risultato sia stato ottenuto

chiudendo per tempo la

struttura alle visite non sottovalutando

quello che stava succedendo

nel Paese.

Certo. In generale la strategia

vincente per tutto il comune secondo

lei qual è stata?

Non sottovalutare il rischio, intendendo

anche quando era ancora

lontano.

Per tempo come dicevo prima

abbiamo chiuso la nostra RSA

per proteggere gli anziani. Poi abbiamo

cercato di reperire velocemente

i dispositivi di protezione

individuale, quali le mascherine,

per tutta la popolazione che ne faceva

richiesta.

Non è stata un’impresa facile, la

sezione Lega Nord Liguria che

ha donato 500 mascherine e la

Segretaria Comunale la Dott.ssa

Trombetta che ha donato 300

mascherine ai dipendenti e agli

amministratori del Comune.

In un secondo momento la Regione

Liguria ha inviato 1500 mascherine,

che tramite il supporto

della protezione Civile abbiamo

distribuito ad ogni residente del

nostro Comune (Ndr.: chi non

avesse ricevuto può contattare gli

uffici comunali).

Altri interventi specifici?

Ci siamo operati nella sanificazione

del Comune e della Caserma

dei Carabinieri, abbiamo

proceduto alla pulizia strade e

marciapiedi con appositi macchinari

e alla sanificazione cassonetti

della spazzatura.

Circa i rifiuti, abbiamo isolato

subito quelli delle persone in quarantena

come da disposizione di

legge vigente al fine di contenere

al massimo la contaminazione e

propagazione.

Inoltre, devo riconoscere la grande

diligenza dei miei concittadini

nell’osservare le regole di

comportamento imposte da parte

della popolazione.

Sindaco, quali sono i prossimi

obbiettivi anti covid-19 che avete

intenzione di raggiungere?

Stiamo cercando come Comune

di prendere accordi, anche con

un’azienda produttrice del territorio

sita nel vicino Comune di

Ronco Scrivia, per avere disponibilità

di grandi quantità di mascherine

per tutta la popolazione

ad un prezzo conveniente.

Fausto Cavo

Dopo alcuni anni di preparazione,

prende vita

il progetto di collaborazione

delle Pro Loco del comune

di Genova sotto il “Consorzio

delle Pro Loco genovesi” che

vede protagonista il suo ideatore,

il consigliere regionale

dell’UNPLI Liguria (ndr.: Unione

Nazionale Pro Loco d’Italia)

Pier Enrico Mendace, il quale ci

ha gentilmente spiegato i dettagli

e le caratteriste di questo nuovo

consorzio.

Signor Consigliere, il progetto

parte tutto da una sua idea.

Sulla base di cosa le è venuto in

mente?

Si, già nel 2016 avevo proposto

di creare un consorzio che unisse

tutte le Pro Loco del Comune di

Genova; l’esigenza scaturì principalmente

da alcune difficoltà

amministrative, ad esempio

nel pagamento dell’occupazione

suolo pubblico per le manifestazioni,

ma anche di rapporti con

l’Amministrazione Comunale. Se

i vari CIV di Genova (ndr.: Centri

Integrati di Via) ad esempio,

hanno sempre potuto usufruire

di gratuità per manifestazioni sul

suolo pubblico, questo non era

possibile per le varie Pro Loco,

creando quindi una contrapposizione

non voluta tra CIV e Pro

Loco. Ora grazie ad un Ordine

del Giorno votato in Consiglio

Comunale a Genova si apre una

nuova fase di collaborazione tra

l’Amministrazione e le Pro Loco

che sarebbe più difficile se ogni

organizzazione rimanesse scollegata

dalle altre.

Bene. E quali altri problemi si

sarebbero potuti affrontare meglio

creando un consorzio?

Sicuramente avere un coordinamento

comune delle Pro Loco

porta anche ad una miglioria del

servizio, anche solamente per

una informazione reciproca e di

aiuto tra le Associazioni. Desidero

sottolineare che in questi mesi

di emergenza Coronavirus ad

esempio, alcune Pro Loco hanno

collaborato attivamente con

l’Amministrazione Comunale

ed altri Enti di Volontariato per

la consegna di generi alimentari

ad anziani e famiglie bisognose,

nell’ordine di molte centinaia di

casi, direttamente porta a porta.

Qual è stato il suo personale iter

che l’ha spinta ad ideare questo

Consorzio?

Personalmente ho una grande

conoscenza del mondo delle Pro

Loco avendo ricoperto molti

ruoli all’interno di queste organizzazioni

dal 2011. Sono stato

prima Presidente della Pro Loco

di Vobbia, successivamente cofondatore

e Presidente della Pro

Loco di Sampierdarena-San Teodoro

(ora Vice Presidente) per

cui conosco bene la situazione

delle organizzazioni di questo

Comune. Dal 2012, poi, sono

Consigliere Regionale UNPLI

e dal 2019 Vice Presidente della

Pro Loco di Crocefieschi.

Precisamente in quale occasione

ha visto le potenzialità di un

Consorzio tra le Pro loco?

Ho avuto modo di vedere nella

stretta collaborazione tra Associazioni

molte potenzialità. Una

importante spinta a favore del

progetto è stata una festa tenutasi

a Villa Brombini che ha visto

partecipare tutte le Pro Loco del

Comune e che ha potuto avvicinarci

a livello umano e di collaborazione.

Particolarmente decisivo

poi è stato l’ordine del giorno

già citato in nostro favore di cui i

primi firmatari sono stati i Consiglieri

Comunali Davide Rossi

e Mauro Avvenente che ha dato

un importante impulso a favore

dell’idea del consorzio.

Doveva esserci una cerimonia

oltretutto a marzo ad ufficializzare

il consorzio però il covid-19

l’ha fermata vero?

Esattamente. Il tutto è stato rinviato,

appena possibile, anche se

il consorzio è già di fatto e operativo

come ha dimostrato con

il suo grande impegno contro gli

effetti collaterali del virus nella

popolazione di Genova.

Fausto Cavo


Questo “

matrimonio non

s’ha da fare” non è più

una minaccia di manzoniana

memoria ma una triste

realtà per molte coppie che avevano

programmato la celebrazione

della loro unione nei mesi

primaverili ed estivi del 2020. Si

parla di quasi 17.000 matrimoni

che dovevano essere celebrati da

marzo a maggio che sono stati

rinviati non solo portando grande

delusione nell’animo dei novelli

sposi ma mettendo in grave

crisi tutto un settore che lavora

su questo business: abiti, cerimonie,

bomboniere, viaggi per non

parlare di fiorai e fotografi che

hanno le loro maggiori entrate

proprio dall’organizzazione di

questi eventi.

Ora con il nuovo decreto di maggio

si è dato il via libera nuovamente

alla celebrazione dei

matrimoni ma con regole molto

stringenti: numero chiuso di persone

per la cerimonia, mascherine

obbligatorie, distanza di un

metro e niente rito del lancio del

riso sul sagrato. Per il ricevimento

si dovrà favorire location all’aperto

dove è possibile mantenere

il distanziamento sociale e con un

numero di invitati sempre congruo

allo spazio disponibile.

Il consiglio è di non farsi prendere

dal panico, per chi dovrà sposarsi

nei prossimi mesi, prima di spostare

arbitrariamente la data del

matrimonio nel futuro, contattate

bene tutti i fornitori dei servizi e

discutete con loro le varie regole

da applicare per lo spostamento,

soprattutto se avete un viaggio

di nozze prenotato fate molta

attenzione in quanto per i viaggi

che si svolgeranno da Luglio in

poi al momento sono confermati

e quindi in caso di spostamento

da parte degli sposi si dovranno

pagare le penali del caso.

Come tipologia di viaggio in

questo periodo è indicato il fly &

drive in questa maniera ognuno

può visitare le località in completa

autonomia con il proprio veicolo

oppure con l’autonoleggio e

come località meglio prediligere

quei paesi dove la natura la fa da

padrona e l’affollamento è molto

difficile. Quindi nord Europa,

come Islanda con una natura primordiale,

Norvegia con i bellissimi

fiordi, oppure la Finlandia con

i tantissimi laghi.

Anche la maggior parte dei paesi

africani sono adatti, dove il

distanziamento è proprio una

regola di vita visto la bassissima

densità abitativa, al primo posto

la Namibia dove da più di 45

giorni non vi sono casi e quelli

attivi sono solamente 4 su tutta la

popolazione.

Cerchiamo di essere positivi e di

trovare giovamento dall’impedimento,

stanno nascendo alcune

applicazioni come “Hadettosì?”

attraverso le quali gli invitati potranno

vedere tranquillamente da

casa la cerimonia in diretta sui

loro dispositivi elettronici e anche

commentare in tempo reale

la funzione in opposita chat che

poi verrà dati agli sposi, come

ricordo di questo evento. Sarà

l’occasione di riscoprire il vero

valore sacramentale del matrimonio

vale a dire l’unione di amore

tra due persone che va oltre ogni

ostacolo e tutto il resto alla fine è

solamente un bellissimo orpello

ornamentale.

Continuate a sposarvi perché se

non è riuscito a fermare l’amore

Don Rodrigo e i Bravi non ci riuscirà

di certo un virus qualunque

…. quindi lo sposo può baciare la

sposa rigorosamente con la mascherina!!

Roberto & Chiara

Agenzia Cosmolandia

Novi Ligure

Per chi non ha rinunciato

a sposarsi anche in questi

tempi di coronavirus, il

viaggio di nozze potrebbe essere

un’occasione per riscoprire il

nostro territorio, un po' come

facevano i nostri genitori o i nostri

nonni quando il viaggio era

rigorosamente in Italia e magari

con il treno. Tutto era fatto di piccole

cose, che però avevano una

grande valenza e di tanto amore

condiviso per tantissimi anni.

Anche in Italia è possibile fare

viaggi di nozze alla scoperta di

luoghi fantastici e magari non

così ancora battuti dal turismo di

massa: è possibile visitare le Isole

Eolie, oltre ad un soggiorno sulle

isole in strutture di charme è

possibile fare anche una crociera

dell’arcipelago su bellissimi caicchi

per avere una visione delle

isole diversa dal solito, dal mare.

Oppure concedervi una vacanza

alla scoperta dei piccoli borghi,

veri e propri tour per intenditori,

piccoli gioielli di cui le nostre

regioni sono piene, veri e propri

luoghi della tradizione dove la

vita, i costumi e la gastronomia

sono veramente local.

È possibile assaporare una passeggiata

o un giro in mountain

bike intorno ad un lago, un tour

in canoa in una salina, una cavalcata

sulla spiaggia, sono tanti i

tasselli che compongono una vacanza

diversa da cui si torna non

solo con le foto ma con una vera e

propria esperienza.

Roberto

“Cosmolandia”


La sociologia urbana studia

gli aggregati abitativi e gli

aspetti sociali che al loro

interno prendono forma e che

contribuiscono a realizzarli.

Tale materia, quindi, prende in

esame da un lato la popolazione

urbana e, dall’altro, la formazione

dei gruppi sociali, dei movimenti,

delle istituzioni ed in genere i

rapporti che si creano tra i singoli

soggetti e i loro legami di complementarietà

o di competizione.

Ci troviamo, pertanto, di fronte

ad un filone di studio alquanto

sfaccettato e che, per essere efficacemente

affrontato, abbisogna di

alcune definizioni. Anzitutto, per

quanto concerne il nostro settore

d’indagine, occorre chiarire a cosa

si riferisce il termine città.

COSA SONO LE CITTÀ

Dal punto di vista urbanistico la

città è un insediamento umano di

notevoli dimensioni che si sviluppa

su un territorio regolamentato

e sul quale si concentrano le funzioni

economiche, politico/amministrative,

culturali proprie di ogni

ente socialmente sviluppato, mentre,

sotto il profilo storico, con tale

vocabolo si indica nell’ordine la

polis greca, il municipium romano,

il comune urbano medievale,

la metropoli moderna.Dal nostro

punto di vista, ovvero da quello

sociologico, quando si pensa alla

città ci si riferisce ad un sistema

tutto intero (Della Pergola, 1990)

che ingloba al suo interno dei sottosistemi.

In sociologia possiamo

dunque dire che con il temine

città si intende un sistema sociale

globale composto da diversi sottosistemi

come, ad esempio, quello

economico, quello politico, quello

culturale.

sto ombrello di tecnica, di scienza,

di progresso - ai vincoli biologici

della vita umana.

Secondo queste considerazioni

nella città, che simbolicamente

rappresentano l’intera vita associativa

degli uomini, convivono,

in un dualistico dissidio, da una

parte il fervore collettivo, dall’altra

l’angoscia dell’individuo.

Tale dissidio, messo in luce anche

dai numerosi studi sul suicidio,

sulla criminalità e sulle malattie

mentali, fa parte di un’antica polemica,

ancora viva e molto accesa,

sulle città. Sant’Agostino le

definiva come un “asilo che offre

l’immunità ad una moltitudine di

criminali”, mentre in epoca moderna

lo psicanalista americano

Norman Brown le considerava

come “una società morale di uomini

immorali”.

LE DINAMICHE SOCIALI

La città, però, non è un'isola in

mezzo al mare, ma un sistema

pulsante che interagisce con altri

sistemi ed ecco allora che la sociologia

urbana per forza di cose

deve allacciare relazioni con altre

discipline quali la sociologia

dell’ambiente, la sociologia rurale,

la sociologia delle comunità locali

(o degli studi di comunità), la sociologia

dell’abitazione, la sociologia

delle migrazioni o del turismo,

la sociologia regionale. Nel prossimo

numero vedremo meglio le

dinamiche sociali che si sviluppa-

Oggi in questo “Speciale

edilizia” inizieremo ad

affrontare un tema che con

l’edilizia è strettamente correlato

perché è all’interno di

questo tema che poi l’edilizia,

intesa come l’arte del costruire,

si sviluppa in tutte le

sue espressioni. All’interno

di questo “Speciale”, infatti

tratteremo il tema della città,

per tentare di capire che cosa

rappresenta questo “contenitore”

ove si svolge la gran parte

della vita degli uomini. Tenteremo

cioè di capire come si

sono sviluppate le città sulla

base delle dinamiche sociali

che le hanno animate e quindi

affronteremo il tema della città

dal punto di vista sociologico.

A tutti dunque una buona

lettura.

Gian Battista Cassulo

no all’interno delle città e vedremo

come l’urbanistica, assieme all’edilizia

sociale ha tentato di dare a

queste istanze una risposta.

Gian Battista Cassulo

L’INDIVIDUO E LA CITTÀ

In molte ricerche di sociologia e di

psicologia sociale le città vengono

descritte come un luogo di conflitto

tra le immense possibilità

fornite dall’intreccio delle attività

concentrate sul territorio urbano e

l’illusorio sogno dell’individuo di

potere sfuggire - protetto da que-


Le rubriche de

Ester… nando…!!!

Riflessioni a ruota libera di Ester Matis

ITALIA 2020

Irapporti di vicinato non sono sempre semplici:

mentre alcuni godono di un clima sereno e di reciproco

rispetto, altri si trovano talvolta ad affrontare

situazioni di contrasto, in quanto le ragioni di dissidio

sono potenzialmente innite.

Si pensi ad esempio al lungo periodo di permanenza a

casa che gli italiani hanno dovuto affrontare a seguito

delle misure di contenimento della fase 1 dell’emergenza

sanitaria relativa alla pandemia di SARS-Cov-2: è

facile immaginare che soprattutto laddove i rapporti

non erano già idilliaci in tempi ordinari le occasioni

che possono avere dato luogo a screzi siano innumerevoli.

RESPONSABILITÀ PENALE

PER RUMORI MOLESTI

Il disturbo in condominio non va affatto sottovalutato,

in quanto la legge punisce con l’arresto no a tre mesi

o con ammenda no a 309 euro chi mediante rumori

o schiamazzi disturba il riposo o le occupazioni delle

persone.

Ovviamente perché si conguri il reato occorre che i

rumori eccedano la normale tollerabilità

e siano tali da recare fastidio ad una

pluralità di persone. Per capire meglio

vediamo un paio di esempi.

• Caso dei cantanti lirici in condominio:

a titolo esemplicativo si cita la

condanna penale, confermata dalla

Corte di Cassazione, di due cantanti,

rispettivamente baritono e soprano,

che ogni giorno si esercitavano per

diverse ore all’interno di un condominio,

nonostante le varie diffide inoltrate

anche dall’amministratore. Il Giudice ha ritenuto

integrato il reato in quanto gli incessanti gorgheggi

non solo disturbavano alcuni studenti che abitavano

negli appartamenti più attigui, costringendoli a studiare

fuori casa, ma raggiungevano anche le orecchie

dei vicini che abitavano in diversi piani sopra.

• Caso della vicina che disturbava durante le ore

notturne: tale fattispecie, pur non trattandosi di rumori

durante le ore diurne come il caso precedente,

non si è conclusa con una condanna penale. La

donna, in particolare, rientrava alle 2 o alle 3 di notte

provocando fastidiosi rumori con zoccoli o stivali sul

pavimento e muovendo tavoli e sedie. Tuttavia ella

veniva assolta in quanto i Giudici avevano ritenuto

dirimente la pluriennale sopportazione da parte del

vicinato, che per lunghissimo tempo non aveva assunto

alcuna iniziativa volta a segnalare la sua condotta,

che quindi non è stata ritenuta idonea a recare

un disturbo tale da integrare un comportamento penalmente

rilevante. La donna non è però uscita indenne

da conseguenze, in quanto è stata condannata

civilmente al risarcimento del danno.

In conclusione sembra chiaro che

se da un lato un occasionale ash

mob, avvenuto durante il lockdown

al di fuori delle fasce orarie di riposo,

non possa ritenersi illegittimo,

altre situazioni persistenti e che si

protraggono nel tempo richiedono

maggiore attenzione, potendo creare

problemi non solo sul piano civilistico

ma anche sul fronte penalistico.

Avv. Fabiana Rovegno

Esautorazione del Parlamento,

apparizioni

tv notte tempo, decreti

DPCM (settimanali, quindicinali,

mensili…), interpretazioni

per decifrare i decreti, i pacchetti

e i ventagli, autocerticazioni

una due tre… stella!; nti aiuti

a imprese e lavoratori (= se ti

indebiti ti faccio prestare i soldi

dalla banca), italiani licenziati,

falliti, in coda al banco dei pegni,

multati, mascherati, ingabbiati;

cassa integrati in deroga

a parole: casse Inps vuote; manifestanti

con bandiera rossa

e bella ciao in assembramento,

maosi al 41 bis e pluriomicidi

scarcerati, clandestini a spasso

in bicicletta, clandestini in sciopero!

Regolarizziamo 600 mila

clandestini! (=ricongiungimenti,

assegni familiari, pensioni

sociali): casse Inps…? Faremo,

vedremo, attiveremo, …emo, …

emo, …emo.

Tutto ci appare statico, cervellotico,

surreale!

Eppure sarà la bellezza che acceca,

il portamento, l’eleganza,

io non so, ma sento ancora applausi,

vedo genuessioni, lecchinaggio

della peggior specie,

in tv, sui giornali: “Povero presidente

del Consiglio! Povero ministro

della salute! Povero ministro

della giustizia! Che grane! Che

pesi! Che responsabilità! Suvvia,

italiani, opposizioni, quanta ingratitudine,

incomprensione!”

Una cosa è certa: le minoranze

(che in realtà sono maggioranze

nel paese) devono tirare un

sospiro di sollievo, asciugarsi la

fronte per lo scampato pericolo.

Se al posto del Conte & C. ci

fosse stato qualcuno non gradito

a vari livelli, chi li fermava

più i giornalai del main stream,

i radical chic dei talk show, gli

snob sinistrorsi dal rolex sul

polsino, le bellone dalle gambe

accavallate e lo stacco pubblicitario

ad orologeria, le Lilly Builderberg

coi punti dei Pagliari, i

vignettisti con la falce in pugno,

il parka Guevara style e l’attico a

New York?

Altro che virus! Altro che bandiere

arcobaleno, andrà tutto

bene e Inno di Mameli! Tzunami

di fango, piogge di cavallette,

slavine di indagini, intercettazioni

e processi, accuse di

incostituzionalità, di fascismo,

nazismo e dittatura. Il rumore

sarebbe stato assordante e insopportabile…

o forse no?

Ester Matis

Il coronavirus non è stato

solo emergenza sanitaria, ma

anche economica. A questo

proposito l’On. Federico Fornaro

ci dice. "Il Presidente Conte

ha tracciato la strada, certamente

non facile e irta di difficoltà, per

affrontare e superare la peggior

crisi economica della nostra storia

recente. Il Governo deve ascoltare

tutti e poi mettere in campo

una serie di interventi strategici

che inevitabilmente dovranno

provare ad affrontare anche i nodi

strutturali della nostra economia.

Deve essere, però chiaro n da

ora che saranno necessarie scelte

radicalmente alternative a chi

crede che la soluzione dei problemi

italiani passi per un ulteriore

compressione dei diritti dei lavoratori

e per un arretramento nelle

politiche di tutela dell'ambiente".

Quali scenari si potranno descrivere?

"Il bivio non è, come furbescamente

sta disegnando qualcuno,

tra cultura dell'impresa e assistenzialismo

- risponde Fornaro

- ma, al contrario, tra chi vuole

innovare per costruire un futuro

più giusto e ambientalmente migliore

e chi, invece, vuole semplicemente

riportare indietro le

lancette del tempo nel campo dei

diritti sociali e ambientali”. Un

messaggio per il futuro? “L'Italia

uscirà più forte da questa crisi se

saprà guardare avanti con visione

e coraggio nel segno dell'equità e

dell'ambiente e non certo guidand

o

con il

freno

a mano

tirato delle

vecchie ricette neoliberiste e lo

sguardo nello specchietto retrovisore".

La redazione


Le rubriche de

Non aspettarti ori strabilianti: non è questo il caso, ma ti assicuro che non ne sentirai la

mancanza. Il Coleus riesce ad incantare con la colorata eleganza delle sue foglie, che variano

da specie a specie. Rosso, bordeaux, rosa, verde, giallo, si alternano nelle variegate trame

fogliari, creando incanto e stupore nei nostri occhi. È una pianta perenne, che si adatta sia alla

coltivazione in vaso che in giardino, resistente e davvero facile da coltivare. Teme il freddo, per

cui si presta bene anche a vivere all'interno della nostra casa, in una posizione luminosa, ma

non assolata. Il terriccio va sempre mantenuto umido, ma non fradicio, e va concimato ogni 15

giorni, da marzo a settembre, per mantenere la terra fertile. È una pianta che ti farà innamorare

e che potrai anche replicare facilmente grazie alle talee. Attenzione, però, a non farsi prendere la

mano: sono così belle che è un attimo riempire la casa!

Tagliare un coperchietto ai pomodori, svuotarli e dopo averli salati,

lasciateli capovolti per un’ora, poi asciugateli. Intanto tritate il tonno

con le uova, il prezzemolo e i capperi e mescolati il composto con la

quantità di maionese necessaria ad ottenere una giusta consistenza.

Riempite i pomodori, disponeteli su foglie di insalata e guarniteli con

foglioline di prezzemolo.

Ingredienti per quattro persone:

otto pomodori piccoli o quattro grossi, cento grammi di tonno sott’olio,

due uova sode, un cucchiaio di capperi, prezzemolo, una cucchiaiata di olio,

un cucchiaio di succo di limone, salsa maionese preparata in casa o acquistata.

Simona

Q

uesto mese vogliamo portarvi nella nostra Italia

e precisamente in un luogo molto bello della

Toscana ma conosciuto da pochi: l’Abbazia di

San Galgano. Ci troviamo in mezzo alla campagna a

circa 35 km da Siena. La costruzione dell’Abbazia incominciò

nel 1218 da parte dei monaci cistercensi e

prosperò per circa un secolo, dal 1348 iniziò il lento

declino poiché i monaci che vi abitavano furono falcidiati

dalla peste, si pensa che si arrivò nel 1500 quando vi abitava un solo monaco. L’abbazia fu lasciata al

suo abbandono, addirittura il suo tetto fu venduto per recuperare il piombo, ma proprio a causa di quella

vendita si deve il fascino odierno, infatti oggi quel che resta dell’intero complesso sono le maestose mura

con le navate a alcune sale, tra cui quella splendida del refettorio. Il fascino del luogo non nisce qui, infatti

a pochi passi a piedi si trova l’Eremo di Montesiepi che è antecedente alla costruzione dell’Abbazia, questo

luogo è legato alla spada nella Roccia e alla leggenda del Santo Graal. Fermandoci alla realtà proprio in

questo luogo, Galgano che era un signorotto del luogo dedito ad una vita dissoluta e fatta di combattimenti

decise una volta arrivato qui di piantare la propria spada in una roccia e dedicarsi ad una vita monastica,

oggi la spada è ancora visibile coperta da un vetro in quanto qualche “bischero” aveva provato ad estrarla

rovinandola. Invece sconnando nel mito si dice che proprio qui a Montesiepi sia sepolto il Santo Graal, la

coppa usata da Gesù nell’ultima cena e nella quale venne raccolto il suo sangue dopo la crocessione e la

forma dell’Eremo ricorda proprio quello di una coppa rovesciata, la leggenda dice che si troverebbe in un

sotterraneo raggiungibile spostando una pietra segreta e qui sarebbe difeso da Galgano in persona. Partite

alla scoperta di questo luogo suggestivo, la campagna toscana permette di soggiornare in molti agriturismi

e casolari di charme perfetti per rispettare le regole imposta dal Coronavirus, magari sarete proprio voi

novelli Indiana Jones a scoprire il Calice della vita eterna

Roberto & Chiara

Il mondo a portata di mano!

Via Roma, 111 - 15067 Novi Ligure (AL)

Tel. 0143 51.02.06 - Fax 0143 32.36.65

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La Società di Mutuo Soccorso di Castellar Ponzano

ospiterà e gestirà il “5°Centro di prestito

ausili e dispositivi medici” di SOMS Insieme.

Il nuovo Centro andrà ad affiancarsi a quelli già

attivi presso le Società di Vhò, Carezzano, Villaromagnano

e Viguzzolo.

Il Centro di Castellar Ponzano lavorerà in rapporto

di stretta collaborazione e scambio con

tutti gli altri, così da integrare la dotazione generale

del servizio e meglio coprire eventuali

indisponibilità nella strumentazione richiesta.

La dotazione iniziale del Centro è composta

da:

• ECG BLUETOOTH D-HEART per

smartphone;

• CARROZZINA DELUXE pieghevole, in

alluminio, con sistema antiribaltamento;

• DEAMBULATORE ROLLATOR STYLISH

pieghevole, con struttura leggera in

alluminio;

• DEAMBULATORE RICHIUDIBILE in

alluminio con ruote.

L'inaugurazione ufficiale del Centro e la sua

apertura ai soci sono ancora da denire e avverranno,

con una giornata dedicata alla prevenzione

gratuita, non appena le Società di Mutuo

Soccorso avranno indicazioni adeguate e sufficienti

per aprire le proprie sedi in piena e totale

sicurezza.

Il Centro di prestito ausili e dispositivi medici

di Castellar Ponzano sarà intitolato a Graziella

De Faveri, ex caposala dei reparti di Cardiologia

e Neurologia dell'Ospedale di Tortona, socia

della Società di Mutuo Soccorso di Castellar

Ponzano, venuta a mancare il 29 aprile scorso.

Per sua volontà ed in sua memoria sono stati

raccolti i fondi necessari all'organizzazione del

Centro.

REF.: http://somsinsieme.org

Daniele Massazza

SOMS Insieme

Laboratorio di Mutuo Soccorso


Le rubriche de

Il termine "drammatico" deriva

dal greco δρᾶμα - “drama

- ossia storia”. Il termine

dramma serve comunemente per

designare una vicenda dolorosa

o problematiche esistenziali o,

comunque, eventi di portata tragica.

Una epidemia è un dramma

individuale e sociale. Comporta,

infatti, che tutto ciò che, nel quotidiano,

sarebbe stato ovvio, normale,

faccia invece difetto.

Ci fa pensare che si può essere

chiunque, ma, senza gli altri,

non si è nessuno. E questo è particolarmente

angosciante, perché

esalta a dismisura la consapevolezza

della nostra “solitudine”

rispetto al tutto. Siamo soli e responsabili,

ma non assolutamente

liberi di esserlo - come prima ci

sembrava - e alla ne anche i nostri

"nemici" (o i "mostri" dell’Id

– cito da Il Pianeta Proibito) ci

appaiono non poi così nemici.

GUERRE E PESTILENZE

La 2° Guerra Mondiale è l’ultimo

dramma che l’Europa, come

"insieme collettivo" - oggi quanto

mai disarmonico - ha vissuto.

E come le guerre, anche le epidemie

sono ricorrenti nella storia

universale: le pestilenze sono terremoti

sociali.

È semplicemente che la nostra

memoria (come le guerre), non

avendole vissute, non poteva certo

ricordarle. L’inuenza è l’arma

segreta che debella gli alieni

nella Guerra dei Mondi di H.G.

Wells del 1898. Non a caso. Rammento

anche che Darwin muore

nel 1882.

Il virus è una forma di vita che

necessità di un corpo da ospitare

per propagarsi. Il virus deve

infettare - se vuol vivere (e vuol

vivere) - altre forme di vita: animali,

piante, micro-organismi e,

talora, anche altri virus.

UNA LOTTA

PER LA SOPRAVVIVENZA

Conviviamo tuttavia con i virus

- o che dir si voglia con i “veleni”

- da sempre. Loro vincono le

battaglie (che lasciano sul campo

migliaia di morti) e noi la guerra

(che vede il virus battersi in ritirata,

talora denitivamente, ma

spesso solo temporaneamente).

È la lotta per la sopravvivenza.

Una lotta che lo sviluppo economico

ha tentato di relegare in

fondo alle nostre società, quelle

tecnologicamente avanzate e, prima

ancora, in fondo alle nostre

coscienze, trasmettendo la (falsa)

sicurezza di poter dominare

la realtà e la serena, e ingenua,

certezza di un futuro di benessere

illimitato, di giustizia, senza con-

itti e sconvolgimenti.

IL RAFFORZAMENTO

DELLA GENIA

Ma è un po’ come nascondere la

polvere sotto il tappeto: si vada

"in tour" ad esempio nelle periferie

di Addis Abeba o di Città del

Messico.

E poi perché, biologicamente

parlando, nonostante le risposte

immunitarie dei vaccini, alcuni

virus sono pur sempre in grado

di eludere queste risposte e danno

costantemente infezioni virali,

le quali, peraltro, provocano nel

soggetto una immunità (come si

dice) naturalmente acquisita. Chi

non è debellato, rafforza (se non

altro) la propria genia. Ecco la

brutale oggettiva verità.

Non lo ricordavamo. Speravamo

che non fosse così. Distinguo, alla

ne, e condo con spirito cartesiano,

la fase contingente – dove

la soluzione al problema non può

che competere se non alla scienza

medica (spesso aiutata, come ben

sappiamo, da scoperte casuali) -

dal momento prospettico.

IN CONCLUSIONE

C’è chi vede nella attuale epidemia,

una sorta di nemesi, una

puricatrice ribellione della natura;

taluno parla di crollo dei

valori della società capitalistica (il

richiamo è in primissima battuta

alla “Borsa”) e di "costi sociali ed

economici irreparabili".

Il pathos della situazione, forse, fa

perdere di vista la realtà: la lotta

per la sopravvivenza non ammette

questo argomentare. E neanche

– da molti invocate - “pause di ri-

essione”.

Nello “stato di epidemia”, che è

una situazione di disorganizzazione

destabilizzante, con un

principio ma senza ne, il trionfo

della forza vitale elimina le classi

e ogni differenza; non ci sono più,

veramente, né oppressi né sfruttatori.

Marx diceva così. Tutti sono

vittime (o potenziali tali). Non

è detto, tuttavia, che il day-aer

apporti miglioramenti nella evoluzione

della specie (sotto inteso,

umana). Sul punto, purtroppo,

Darwin ha peccato di scarsa

scienticità.

Avvocato

Massimo A. Chiocca

Fino al 1929 l’economia di

mercato (liberismo) la faceva

da padrona, ma proprio

in quell’anno iniziò a vacillare

con il crollo di Wall Street.

Scoppiò “La Grande Depressione”

(colpì violentemente anche

l’Europa). Il calo della domanda

(e della produzione) fu devastante.

La conseguenza? Forte disoccupazione.

Fu in questo scenario

che Keynes si affermò come

l’economista più decisivo del

Novecento, spostò l’attenzione

dalla produzione alla domanda e

propose di sostenerla con la spesa

pubblica nei momenti di crisi,

limitando così la disoccupazione.

A differenza dell’economia neoclassica

quindi, Keynes riteneva

talvolta necessario l’intervento

dello Stato.

Negli Usa, epicentro della crisi,

al ne di rilanciare l’economia e

l’occupazione, Roosevelt lanciò il

New Deal (nuovo accordo): un

insieme di riforme tra cui quella

scale e la realizzazione di programmi

per impiegare i disoccupati.

Questo programma, chiaramente

di stampo keynesiano, implicava

quindi un grande interventismo

dello Stato nell’economia, la qual

cosa andò a cozzare contro il liberalismo

politico e sociale sul quale

è fondata la società americana.

Per tale motivo alcuni provvedimenti

del New Deal vennero impugnati

di fronte alla Corte Suprema

che alla n ne ne decretò

l’incostituzionalità. L’economia

Usa, come accennato prima, era

infatti basata sul liberismo economico,

che è un sistema basato

sulla libera iniziativa che opera

in un libero mercato con lo Stato

quale gura terza, garante delle

funzioni pubbliche.

Con New Deal, e secondo le tesi

di Keynes che ne prevedevano

l’interventismo, lo Stato invece

entrava a piedi giunti nel libero

mercato. Da qui il ricorso di

fronte la Corte suprema e la sua

Per l’economia mondiale, oggi per di più aggravata dall’emergenza

sanitaria in corso, si stanno aprendo scenari molto complessi

e, come la stragrande maggioranza degli analisti economici

concorda, verranno avviate politiche pubbliche che dovrebbero avere

un grande impatto a livello globale. Ma come saranno queste politiche

pubbliche, che stanno già prendendo forma all’ombra della globalizzazione

mondiale? Quali ricadute avranno sulla popolazione mondiale?

Come reagiranno i vari stati? Quanto peseranno sulle future scelte le

moderne tecnologie? Per tentare, sia pure nel nostro piccolo, una sia

pur parziale comprensione, la mano altro non può che correre ai libri e

precisamente ai libri di storia economica, perché se è vero che “Histria

magistra vitae” è allora lì che bisogna andare per prepararci meglio a

guardare in faccia al nostro futuro. Un futuro che è in mano ai giovani.

E dunque proprio ad un giovane, ad uno studente di Economia ormai

prossimo alla laurea, Sasha Rizzo, abbiamo chiesto di rinfrescarci la

memoria su, come venne affrontata, in tempi relativamente vicini ai

nostri, un’altra crisi economica e sociale: quella del 1929 che provocò

la “Grande depressione”.

sentenza.

Il Congresso fu pertanto costretto

a varare un nuovo pacchetto di riforme

noto come “Secondo New

Deal”, il cui atto più rilevante fu il

Social Security Act, il quale istituì

un sistema volto a tutelare i ceti

più deboli della società, quali i disoccupati,

gli anziani e i disabili.

Questo rappresentò la ne del

modello strettamente liberista e

l’inizio di un modello “misto” che

ha appunto alla base il modello

economico di Keynes ed è stato

poi esportato anche da noi in

Italia, in Europa e in molte altre

parti del mondo.

Infatti oggi il nostro sistema economico

si sviluppa all’interno di

un modello di “Economia mista”,

dove lo Stato può intervenire

tramite la politica economica

(Art. 43 e 44 della Costituzione)

ma ci sono anche elementi capitalistici

come la proprietà privata

e la sua tutela (Art. 42 della

Costituzione).

Sul nire del secolo scorso, negli

anni Novanta, abbiamo assistito,

dopo gli scandali messi a nudo

dalla stagione del “Pool Mani

Pulite di Milano”, ad una progressiva

accelerazione del ritiro

dello Stato a favore di una “privatizzazione”

di molte sue competenze.

Questo a partire dalla liquidazione

dell’IRI, iniziata con Romano

Prodi sin dal 1982, ma anche in

seguito all’avvio del Trattato di

Maastricht (1992) che all’interno

della Comunità europea prevedeva

il principio della libera concorrenza.

Oggi questa pandemia da coronavirus

sembra averci fatto riscoprire

l’importanza dello Stato

e del suo interventismo economico,

tanto che molti studiosi

iniziano a parlare di un “neo statalismo”.

Sarà forse l’inizio di New Deal

anche per il nostro Paese all’alba

di questo nuovo millennio?

Sasha Rizzo



CAVALLI

E DINTORNI

La precedente rubrica risale a marzo. Si

concludeva con un dubbio sulle Olimpiadi

previste a Tokyo: dicevo “non è però possibile

al momento essere certi che si disputeranno,

vista la situazione creatasi con l'epidemia da virus

SARS-CoV-2”. Ora lo sappiamo. Se ne riparla

l'anno prossimo.

Anche noi, come tanti, siamo stati chiusi un paio

di mesi. Essere chiusi per un maneggio è cosa

leggermente diversa rispetto ad altre tipologie di

sport. Infatti i cavalli hanno la curiosa proprietà

di mangiare, bere e depositare ande indipendentemente

dal fatto che il maneggio sia aperto

o chiuso. Non basta oliare qualche ingranaggio,

o togliere polvere dalle bacheche. Non solo, i cavalli

hanno necessità di movimento, di potersene

stare in libertà nei prati, anche di essere montati

(o girati alla corda) per far sì che rimangano

sufficientemente “in forma”. Insomma, i nostri

cavalli si son goduti questi due mesi, e al ritorno i

nostri soci si son quasi stupiti nel trovarli così in

forma e sberluccicanti.

Bon, dai, per ora (speremm) è nita. Siamo ritornati

alla consueta attività, inclusa la scuola di

equitazione. Con cautele doverose e prescrizioni

varie (mascherine, distanze, registri da rmare,

sanicazioni, etc.). Ma nulla di allucinante, solo

un po' di lavoro (e costi) in più. In compenso, il

piacere di rivedere i campi di allenamento popolati

da appassionati, e ancor più rivedere facce

note, che erano sparite dalla vista reale da un

paio di mesi.

Riprenderemo pure con i centri estivi, semplicemente

ponendo dei limiti al numero di partecipanti,

in ossequio al buon senso, prima ancora

che alle norme. Il bello è che ci sono spazi talmente

ampi (ettari ed ettari) che la necessità di

distanziamento non ci preoccupa molto: inoltre

condiamo molto sul senso di responsabilità che

viene interiorizzato da chi frequenta abitualmente

un maneggio. L'avere a che fare con animali

grandi abitua i cavalieri, anche quelli in erba, a

comportamenti rispettosi nei confronti di bipedi

e quadrupedi.

E soprattutto cominceremo con gli speciali corsi

di equitazione nalizzati ai vari step previsti dal

nostro riconoscimento come scuola federale di

equitazione.

Speriamo che ci aspetti una bella estate, migliore

di questa primavera.

Fioravante Patrone

Anche in fase 2 le competizioni

agonistiche di tutti

gli sport sono ancora ferme.

Il calcio dovrebbe ripartire la

seconda metà di giugno.

Per il ciclismo, è stato riformulato

un calendario che prevede il

recupero di alcune delle gare che

dovevano corrersi in primavera.

Tra queste, la Milano - Sanremo,

la famosa “Classica di primavera”

che, se tutto andrà bene, dovrebbe

disputarsi, sabato 8 agosto:

una data del tutto insolita.

Il Giro dell’Appennino, invece,

da fine aprile viene riproposto

domenica 22 settembre. La posizione

settembrina sarebbe un

ritorno ad alcune edizioni di

molti anni fa, anche ai tempi di

Coppi. Se la cosa andrà in porto,

quest’anno la corsa dovrebbe

transitare anche, com’era già accaduto

una volta alcuni anni fa,

nei pressi del suggestivo Castello

della Pietra di Vobbia.

Il Giro d’Italia, infine, dovrebbe

disputarsi nell’inedita collocazione

autunnale nel mese di

ottobre. Tuttavia, non tutte le

tappe previste potranno essere

disputate secondo il programma.

Tra queste, la tappa proveniente

dalla Lombardia che transitando

per la provincia di Alessandria

doveva terminare ad Asti, molto

probabilmente, sarà annullata o

sostituita. Infatti, la città di Asti,

che quest’anno ha già cancellato

tutte le manifestazioni storiche e

turistiche estive, compreso il famoso

Palio, non ha più risorse da

destinare a questo evento.

La crisi economica provoca anche

una limitazione di molte manifestazioni

sportive. La volontà di

ripartire c’è, non solo per un fatto

puramente sportivo: lo sport consente

a tante persone di guadagnarsi

da vivere, anche nei ruoli

di supporto meno appariscenti.

Stefano Rivara

Escursioni Liguria.com,

in collaborazione con il

Parco del Beigua, propone

una serie di escursioni facenti

parte del progetto sperimentale

“I sentieri del lupo in Alta Val

d’Orba.”

Ogni mese una escursione all’insegna

della ricerca scientifica,

dei racconti popolari e dell’accoglienza

locale.

“Il progetto è nato nel 2016 in collaborazione

con l’Ente Parco con

il fine di unire l’attività escursionistica

a quella pratica di raccolta

dati sul lupo” ci racconta Serena

Siri, ideatrice di Outdoor Experience

e guida certificata Aigae.

“Abbiamo creato un sistema di

quattro percorsi prestabiliti e

ciclicamente li percorriamo di

mese in mese portando con noi

gli escursionisti per spiegare loro

l’attività di monitoraggio e di raccolta

dati che svolgiamo. Durante

le nostre escursioni controlliamo

le foto trappole per esempio per

vedere se hanno registrato dei

passaggi e cerchiamo altri segni

tangibili della presenza di questo

predatore nel territorio per poi

comunicarli al Parco”.

Una offerta turistica nuova ed

interessante dedicata sia agli

amatori del trekking che agli

appassionati di natura e fauna

locale.

Questo mese si parte sabato 20

giugno da Vara Superiore.

Luca Serlenga

Per chiunque fosse interessato

troverete tutte le informazioni

su Escursioni liguria


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