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Otto<br />
<strong>Storie</strong><br />
pagine<br />
4<br />
Maturità,<br />
t’avessi<br />
presa prima
Otto<br />
pagine<br />
<strong>Storie</strong><br />
Maturità<br />
t’avessi<br />
presa<br />
prima<br />
Nuove regole e sicurezza<br />
ma gli esami saranno veri<br />
di Federica D’Ambro<br />
Venditti, quando ha inciso<br />
“Notte prima degli esami”,<br />
in cuor suo, sapeva che<br />
sarebbe stata, di anno in<br />
anno, un tormentone da<br />
cantare a squarciagola dai<br />
tanti ragazzi che affrontano l'agonia della<br />
maturità. E quest'anno calza a pennello la<br />
frase “t'avessi preso prima”, prima magari<br />
del Covid. Prima della chiusura anticipata<br />
a marzo. Prima di credere di lasciare così,<br />
come se nulla fosse, i compagni di classe,<br />
gli insegnanti e quei corridoi che hanno<br />
fatto sognare un po' tutti.
Non ci sono state le ultime<br />
interrogazioni che, tra i più<br />
disorganizzati, arrivavano anche nei<br />
primi – o ultimi – giorni di giugno, tra i<br />
caldo di un'estate in anticipo e una<br />
primavera che sembrava proprio non<br />
voler abbandonare quei cinque anni.<br />
Gli amici diventano fratelli. Gli<br />
insegnanti si trasformano in genitori. In<br />
classe si passa la metà di una giornata.<br />
In classe nascono i primi amori, nascono<br />
i primi errori, valori.<br />
Da marzo gli studenti di tutta Italia,<br />
hanno smesso di incontrarsi al bar la<br />
mattina alle 8, di fare colazione e magari<br />
decidere di entrare alla seconda ora,<br />
perché non si aveva voglia o perché non<br />
si era abbastanza preparati per<br />
quell'interrogazione.<br />
Da marzo, non c'è stata più la voglia di<br />
fare “filone” perché tanto le lezioni<br />
erano direttamente in camera da letto, in<br />
pigiama, e se non andava di seguirle<br />
bastava togliere la funzione videocamera<br />
e via.<br />
Quest'anno, non c'è stata l'ultima uscita<br />
da scuola, l'ultima campanella che<br />
sancisce la fine di un'era.<br />
Ci sarà la maturità: un'ora di colloquio,<br />
una commissione e cinque alunni alla<br />
volta, per esprimere cinque anni di studi<br />
con un progetto in powerpoint da far<br />
vedere, quasi come se fosse una<br />
preparazione alla tesi di laurea.<br />
Niente prove scritte. Non ci saranno,<br />
dunque, le cartucce preparate e nascoste<br />
accuratamente, il secondo telefonino da<br />
non dare alla professoressa, per poter<br />
copiare o almeno provarci. Non ci sarà<br />
neanche l'ansia dei tanti siti che ogni<br />
anno, dichiaravano: “Ecco le tracce delle<br />
prove di maturità: le copie del Ministero<br />
dell'Istruzione”. Non ci saranno tante<br />
cose, ma non per questo, la maturità sarà<br />
dimenticata. Anzi, come ci hanno<br />
raccontato Marco Monetti, 18enne e<br />
studente del liceo Da Procida di Salerno<br />
e Piero Carrella, 18enne del de Sanctis:<br />
“Saremo sempre i diplomati al tempo<br />
del Covid”.<br />
“Non eravamo proprio preparati.<br />
Abbiamo lavorato online. Siamo riusciti<br />
a mettere da parte la normalità: la<br />
scuola, i banchi e i compagni di classe”.<br />
Ci racconta Marco, giovane<br />
pallanuotista che già guarda al futuro<br />
all'Università degli Studi di Salerno,<br />
“Saremo lì, con guanti, mascherina,<br />
professori a distanza. Sei materie da<br />
raccontare in un'ora, discutendo su un<br />
elaborato realizzato in queste<br />
settimane”.<br />
“Ho sempre avuto il desiderio di vivere<br />
la notte prima degli esami”, aggiunge<br />
Piero, “fino a qualche settimana fa non<br />
era immaginabile. Credo che oggi, con<br />
l'allentamento delle misure di sicurezza,<br />
qualcosa riusciremo a fare. Tra chi<br />
continuerà a studiare e chi vuole vivere<br />
un ultima notte speciale. L'ultima da<br />
liceali prima di diventare universitari”.<br />
Quella notte di “lacrime e preghiere”,<br />
sancisce la fine di un percorso, per molti<br />
giovani anche la fine dell'adolescenza e<br />
l'inizio delle responsabilità.<br />
Che sarà una notte in spiaggia, dinanzi<br />
al solito bar con gli amici di sempre o di<br />
studio matto e disperatissimo, ci sarà.<br />
Con o senza le note di Venditti, ma con<br />
quella voglia di viversi ancora perchè<br />
“questa notte è ancora vostra”.
L’intervista
Scuola e tamponi<br />
Un disastro<br />
organizzato<br />
Poco più della metà dei dipendenti Miur<br />
in Campania ha effettuato il test: 12.862<br />
di Giovanbattista Lanzilli<br />
Poco più della metà del<br />
personale docente e<br />
non docente della<br />
scuola campana – circa<br />
il 60% del totale – ha<br />
aderito alla campagna<br />
di screening di massa organizzata<br />
dalla Regione Campania in vista<br />
degli esami di maturità.<br />
Questi i numeri della task force<br />
predisposta da Palazzo Santa<br />
Lucia: 12.862 tamponi effettuati<br />
nei capoluoghi di provincia (su<br />
21.345 dipendenti del Miur). Nessun<br />
positivo, gli esami – hanno<br />
sottolineato dalla Regione – possono<br />
procedere in sicurezza.<br />
Ma qual è la reale situazione della<br />
scuola? Definirla un disastro sa-
Otto<br />
pagine<br />
<strong>Storie</strong><br />
rebbe probabilmente ingeneroso, etichettarla<br />
come un’incognita forse<br />
persino troppo indulgente.<br />
E, di certo, non per colpa di chi la<br />
frequenta o di chi ci lavora.<br />
Basta osservare, senza preclusioni<br />
ideologiche, lo stato delle cose: in<br />
Italia ha riaperto tutto, tranne le<br />
classi.<br />
Suonano le sirene dei traghetti e<br />
delle crociere, i clacson delle automobili<br />
senza più limitazioni regionali,<br />
il fischio dei bagnini a bordo<br />
piscina ma la campanella resta<br />
muta.<br />
Di fronte a mesi complicatissimi e<br />
ad un’emergenza sanitaria internazionale,<br />
potrebbe essere anche comprensibile<br />
(ma fino ad un certo<br />
punto), la risposta raffazzonata se<br />
non totalmente inadeguata del ministero<br />
dell’Istruzione. Ma perseverare<br />
non è solo diabolico, ma prefigura il<br />
reato di procurato analfabetismo, se<br />
esistesse nel codice penale.<br />
Il Miur tra un imbuto e l’altro da
iempire, dovrebbe esprimersi su un<br />
tema sul quale – va detto: a ragion<br />
veduta – il governatore De Luca sta<br />
facendo fuoco e fiamme.<br />
Possibile che non ci sia niente da<br />
dire sulla pantomima di una scuola<br />
che riapre i battenti (speriamo, a Dio<br />
piacendo) a metà settembre, per poi<br />
richiuderli pochi giorni dopo per le<br />
elezioni?<br />
Possibile che non faccia storcere il<br />
naso la sola idea di riavviare la sanificazioni,<br />
e poi magari richiudere di<br />
nuovo per i ballottaggi? E’ una cosa<br />
seria, degna della nazione di Benedetto<br />
Croce, di Giuseppe Galasso<br />
Galasso, di Maria Montessori, di<br />
Margherita Hack e di tanti altri illustri<br />
personaggi del mondo della cultura?<br />
A queste domande, se ne aggiungono<br />
almeno altre due. Forse banali,<br />
ma la cui risposta comincia a preoccupare:<br />
che Paese siamo diventati?<br />
E soprattutto: che Paese vogliamo<br />
essere?
Otto<br />
pagine<br />
<strong>Storie</strong><br />
Esami?<br />
Ecco<br />
come<br />
di Federica D’Ambro<br />
Ingressi separati, banchi distanziati<br />
di almeno un metro tra loro<br />
e altrettanti quattro metri di lontananza<br />
dalla commissione.<br />
Computer per le presentazioni<br />
in power point già pronti.<br />
Guanti e mascherine d’obbligo.<br />
Un’ora di colloquio su almeno sei<br />
materie d’esame e un elaborato da<br />
esaminare. Questo il quadro generale<br />
nelle scuole salernitane per l’esame di<br />
Stato 2020. Seppur all’inizio, si ipotizzava<br />
su un passo indietro da parte dei<br />
docenti, dopo la riunione plenaria<br />
delle commissioni, il dato è stato ribaltato:<br />
sono 88 i docenti che faranno
Percorsi separati,<br />
mascherine d’ordinanza:<br />
le nuove regole<br />
per gli esami<br />
alla prova del nove:<br />
con. gli ingressi<br />
scaglionati<br />
e i colloqui diventati decisivi
parte delle ben 8 commissioni d’esame<br />
al liceo Alfano I di Salerno, con solo tre<br />
astenuti e tre a distanza.<br />
“Sono numeri importanti e in controtendenza<br />
con quello che era stato dichiarato<br />
in precedenza, nessun passo<br />
indietro da parte dei docenti, come volevano<br />
farci credere ma, anzi, solo tanta<br />
voglia di tornare a scuola”. Ci racconta<br />
Gilda Ricci, docente di filosofia e scienze<br />
umane al liceo Alfano I. Ieri mattina, più<br />
di 13mila docenti si sono riuniti per decidere<br />
le misure di sicurezza da applicare<br />
per i prossimi esami in presenza,<br />
seguendo le linee guida emanate dal<br />
Ministero già venti giorni fa.<br />
“In ordine alfabetico, ogni giorno un<br />
numero massimo di cinque studenti affronterà<br />
la prova di maturità. Ingressi<br />
separati, mascherine obbligatorie che<br />
non verranno utilizzate solo dagli studenti<br />
che dovranno sostenere l’esame di<br />
musica. Un’ora di colloquio con domande<br />
e temi a sorpresa che saranno<br />
decisi la mattina stessa dell’esame. Un<br />
ritorno che aspettavo da tempo, anche<br />
se i miei ragazzi di quinta avevo avuto<br />
modo di incontrarli nel corso di queste<br />
ultime settimane”.<br />
Gilda, infatti, è una docente appassionata.<br />
Tra una lezione al parco e una<br />
“festa” già in programma, non ha mai<br />
smesso di pensare al suo liceo, ai suoi<br />
alunni e al loro futuro.<br />
“I turni in calendario ci terranno a<br />
scuola almeno fino a luglio ma dopo<br />
più di tre mesi di stop, è una gioia rientrare.<br />
Neanche un Presidente di Commissione<br />
ha rinunciato e questo è<br />
importante. Chi temeva un esodo di<br />
esonerati si è sbagliato. La maggioranza<br />
di noi vuole esserci per garantire diritti
Gilda Ricci,<br />
docente di Filosofia<br />
al liceo Alfano I<br />
di Salerno,<br />
ha tenuto lezioni<br />
al parco per consentire<br />
ai proprio studenti<br />
di quinta di sostenere<br />
il colloquio nel<br />
migliore dei modi<br />
svolgendo il proprio lavoro con passione.Gli<br />
spazi sono assegnati e a<br />
norma di sicurezza distanziati”. Una<br />
passione, quella di Gilda Ricci, che la<br />
porta a guardare sempre più in là rispetto<br />
al suo naso, “Sono giorni che<br />
siamo in attesa di un intervento di manutenzione<br />
all’esterno della scuola. Gli<br />
spazi interni sono puliti, sanificati, all’esterno<br />
sono quattro mesi che non<br />
vengono tagliate le erbacce che sono<br />
cresciute e tutto vive nell’incuria”.<br />
Oltre all’erba cresciuta durante il periodo<br />
di lockdown, i ragazzi sono<br />
pronti a sostenere un’esame da non dimenticare,<br />
così come i docenti sono<br />
pronti in prima linea a svolgere quel lavoro<br />
che diventa, sempre più, una missione.
Pianeta 21<br />
Non solo<br />
compiti<br />
Come hanno battuto il Covid<br />
le famiglie dei bimbi più delicati<br />
di Sara Botte<br />
Hanno vinto la clausura da<br />
Covid 19 mettendo in<br />
campo un piano per promuovere<br />
l'integrazione e<br />
la valorizzazione delle<br />
diversità.<br />
Il progetto, “Non solo compiti”, messo<br />
in campo da Pianeta 21, l'associazione<br />
salernitana di volontariato costituita da<br />
genitori e familiari di persone affette<br />
dalla sindrome di down, ha coinvolto<br />
bambini e adolescenti, nella fascia tra gli<br />
otto e i 14 anni. Sperimentate attività per<br />
stimolare l'autonomia e la crescita individuale.<br />
Un'idea che è stata portata<br />
avanti anche durante il lockdown grazie
Coinvolti<br />
bambini<br />
e adolescenti<br />
dagli otto ai 14 anni<br />
sperimentando<br />
attività<br />
per stimolare<br />
l’autonomia<br />
<strong>Storie</strong><br />
Otto<br />
pagine<br />
Un esperimento<br />
che ha favorito<br />
l’apprendimento<br />
delle discipline<br />
scolastiche<br />
in chiave<br />
ludico-ricreativa<br />
alla modalità a distanza con l'appoggio<br />
e l'impegno dei genitori.<br />
“Un esperimento che ha favorito<br />
l’apprendimento delle discipline<br />
scolastiche in chiave ludicoricreativa<br />
attraverso delle attività<br />
da svolgere coadiuvati da una<br />
psicologa e da un educatore<br />
spiega Michela De Rosa – coordinatrice<br />
del progetto “Non solo<br />
compiti” lo scopo è stato proprio<br />
quello di dar vita ad una<br />
prima esperienza di autonomia rispetto<br />
alla propria famiglia di origine,<br />
lavorando su aspetti<br />
didattici, ma sopratutto, su attività<br />
relazionali, di socializzazione<br />
e cura personale. E' stato importante<br />
per i ragazzi, per i quali il<br />
rischio di isolamento è maggiore,<br />
venendo meno proprio il rapporto<br />
diretto”. L'iniziativa, presa con<br />
gioia dai giovanissimi dell'associazione,<br />
è andata avanti predisponendo ogni venerdì<br />
l'invio ai ragazzi di un video tutorial<br />
con una proposta di attività svolta<br />
poi a casa, in piena autonomia, facendosi<br />
riprendere dai familiari e inoltrando sul<br />
gruppo comune il video realizzato.<br />
“Dalla realizzazione di una macedonia o<br />
alla spremuta d'arancia, all'imparare ad<br />
apparecchiare la tavola, per sé e per i<br />
propri familiari, è stata – precisa Michela<br />
De Rosa un' occasione fondamentale<br />
per mettersi in gioco ancora una<br />
volta. Soddisfatti anche i familiari dei<br />
ragazzi che, con l'avvento delle restrizioni<br />
da coronavirus, hanno visto venire<br />
meno per i propri figli momenti importanti<br />
di crescita personale, come il frequentare<br />
la scuola, il catechismo o<br />
attività sportive. Ma i ragazzi, assicurano,<br />
hanno tratto da sé grandi risorse,<br />
inaspettate anche per mamma e papà.
PIANETA 21
Otto<br />
pagine<br />
<strong>Storie</strong><br />
Vertenza Whirpool<br />
“Questa<br />
è casa<br />
nostra”
Gli operai di via Argine<br />
e l’altra faccia della globalizzazione<br />
di Claudio Mazzone<br />
La lotta degli operai dello<br />
stabilimento dello stabilimento<br />
di via Argine della<br />
Whirlpool è una vertenza<br />
che segna un passaggio<br />
fondamentale nella storia<br />
non solo di Napoli o del Mezzogiorno,<br />
ma dell’Italia.<br />
Uno stabilimento modello, efficiente<br />
con certificati d’innovazione e un ottimo<br />
trend produttivo cancellato con<br />
una X rossa in pochissimo da una<br />
multinazionale che ha deciso, strappando<br />
un accordo siglato con il governo<br />
italiano, di demoralizzare la<br />
produzione per mere questioni di profitto.<br />
Una lotta che ha coinvolto la città, che<br />
ha fatto tornare centrale il tema del la-
Otto<br />
pagine<br />
<strong>Storie</strong><br />
voro nell’agenda e nel dibattito pubblico<br />
e che ha segnato un ritorno delle lotte<br />
operaie delle quali molti si erano dimenticati.<br />
Entrare nella RSU di fabbrica significa ritrovarsi<br />
avvolti dai simboli di un mondo<br />
che sembrava ormai scomparso con i<br />
simboli che raccontano le battaglie di un<br />
secolo che dicono lontanissimo. Eppure<br />
a sentire le voci dei rappresentanti sindacali<br />
si avverte di essere al centro di un<br />
presente che fa i conti con le drammatiche<br />
difficoltà e le storture di un sistema<br />
economico che produce più diseguaglianze<br />
che ricchezze.<br />
Vincenzo Accurso della Uilm dice che<br />
quella della Whirlpool “è una vertenza<br />
simbolo perché ha una particolarità: un<br />
accordo era stato firmato davanti all’allora<br />
ministero del lavoro e dello sviluppo<br />
Luigi Di Maio, e questo accordo è<br />
stato strappato dopo neanche 5 mesi”.<br />
Il 25 ottobre del 2018 venne firmato un<br />
accordo al ministero dello sviluppo -<br />
dice Raffaele Romano delegato Fiom<br />
Napoli - dopo meno di un anno però<br />
l’azienda ci convocò in un hotel romano<br />
dove ci disse che non erano più sostenibili<br />
gli investimenti e con una X rossa<br />
sulla slide decretava la chiusura di questo<br />
stabilimento. Da allora è iniziata la<br />
nostra lotta. L’Italia intera si è unita in<br />
questa vertenza, perché una fabbrica definita<br />
eccellenza da parte aziendale, non<br />
può essere chiusa per motivi di strategia<br />
aziendale.”.<br />
Una lotta che ha visto unirsi la città e il<br />
Paese agli operai “Abbiamo avuto la<br />
città intera e a dire la verità la Nazione<br />
dalla nostra parte - ci ha detto Luigi<br />
D’Antoino della FIM CISL - Il nostro
modo di fare sciopero è stato ben accettato.<br />
In questa zona orientale di Napoli<br />
dove vige la camorra, perdere un simbolo<br />
di legalità come questo stabilimento<br />
della Whirlpool è molto grave. Abbiamo<br />
manifestato con la rabbia di perde il<br />
posto di lavoro e abbiamo visto che la<br />
gente in strada invece di arrabbiarsi per i<br />
blocchi stradali, ci applaudiva”.<br />
Sulla storia di questo stabilimento<br />
si legge con<br />
estrema facilità una strategia<br />
che è quella di spostare<br />
la produzione per motivi<br />
di costi e come ci ha spiegato<br />
Salvatore Di Carluccio,<br />
Rsu della UILM “non<br />
ci sono mai stati spiegati<br />
nei dettagli i motivi della<br />
chiusura. Questa è una fabbrica d’eccellenza.<br />
Noi chiediamo rispetto per la nostra<br />
vertenza ma per tutte le vertenze<br />
italiane. L’Italia senza lavoro non riparte,<br />
se il governo sarà pronto a fare leggi contro<br />
le delocalizzazioni e non sponsorizzare<br />
l’assistenzialismo allora il<br />
Revcovery Found potrà servire. Ora<br />
basta solidarietà, ora servono i fatti. Perché<br />
senza fatti concreti e risposte a muso<br />
duro a queste multinazionali, stiamo<br />
perdendo tempo”.<br />
In questa fase le vertenze si stanno<br />
unendo e come dice Accurso “si è creato<br />
a catena un processo di unificazione<br />
delle vertenze. Noi siamo arrivati a Taranto<br />
per parlare con gli<br />
operai della Mittal e il<br />
problema era proprio<br />
questo, riconoscere che<br />
il lavoro, nel Mezzogiorno<br />
soprattutto, iniziava<br />
ad avere un<br />
problema serio che era<br />
legato al rispetto degli<br />
accordi. La nostra rabbia<br />
è proprio che la solidarietà<br />
da chi rappresenta<br />
lo Stato non ci interessa. Lo Stato deve<br />
fare lo Stato non dare solidarietà. Quello<br />
che a noi realmente serve e che ci sia un<br />
governo che davvero ci tuteli non solo<br />
come lavoratori di Whirlpool ma anche<br />
come cittadini italiani. Il lockdown ci ha<br />
fatto capire quanto eravamo a rischio.<br />
Ora non esiste il partito politico o sigla
LE RSU ACCUSANO<br />
sindacale, dobbiamo metterci insieme<br />
tutti per trovare una strada per uscire<br />
dalla crisi e fortificare il lavoro. La nostra<br />
paura è che il lavoro scomparirà e se<br />
scompare il lavoro scompare un Paese<br />
intero”.<br />
Ripartire rimettendo l’uomo al centro<br />
dell’economia è l’idea di fondo che arriva<br />
da questa lotta sindacale e lo si legge<br />
nelle parole di Giovanni Fusco Rsu Fiom<br />
“la vertenza Whirlpool ha fatto emergere<br />
alcuni aspetti che si erano deteriorati il<br />
primo è quello del lavoro e dell’uomo al<br />
centro dell’economia. Il Covid ci ha dimostrato<br />
che l’economia senza l’uomo<br />
non esiste. Oggi ci sono risorse, 200 miliardi<br />
da spendere in 2 anni, e l’opportunità<br />
di fare un piano industriale che<br />
guarda al futuro del Paese. La nostra vertenza<br />
va anche vista in chiave europea.<br />
L’Europa deve fare una politica industriale<br />
per non restare schiacciata dal<br />
protezionismo di Trump e dalla politica<br />
economica cinese. C’è bisogno della politica<br />
buona che interviene nel mercato<br />
che lasciato solo crea danni”.<br />
In questo stabilimento che per Napoli<br />
rappresenta un presidio di legalità e di<br />
diritti, un argine fondamentale alla camorra,<br />
si respira aria di speranza ma soprattutto<br />
si prova a ridare voce e slancio<br />
ad un’altra via della globalizzazione,<br />
quella dei diritti e del lavoro. La forza di<br />
queste lotte è tutte nelle parole di Luigi<br />
D’Antonio che con dolcezza e forza<br />
prima denuncia “una strategia aziendale<br />
ben definita per chiudere e portare la<br />
produzione in Cina” e poi assicura che la<br />
loro lotta non si ferma perché questo stabilimento<br />
di via Argine nella zona industriale<br />
di Napoli che si sta desertificando<br />
“è casa nostra, non è una fabbrica, e non<br />
permetteremo a nessuno di farcela svuotare<br />
fino alla fine resteremo qua a combattere<br />
per difenderla proprio come casa<br />
nostra”.
Assassini in libertà<br />
Schiavone<br />
e Niro:<br />
due delitti<br />
impuniti<br />
Uccisi nel 2008<br />
Nessun colpevole<br />
di Enzo Spiezia<br />
Omicidi ancora avvolti<br />
in un mistero<br />
che non lascia in<br />
pace i familiari delle<br />
vittime. Affondano<br />
le loro radici nel<br />
tempo, sono entrambi rimasti irrisolti.<br />
Perchè coloro che erano stati<br />
accusati di esserne gli autori sono<br />
stati assolti in primo e secondo<br />
grado, per non aver commesso il<br />
fatto. Due delitti compiuti nel giro<br />
di sei giorni nel febbraio del 2008.<br />
Il primo è quello dell'avvocato be-
Avvocato<br />
e muratore<br />
uccisi 12 anni fa:<br />
già, ma da chi?<br />
Irrisolti<br />
nel Sannio<br />
i delitti<br />
di Maurizio Schiavone<br />
e Lucio Niro<br />
<strong>Storie</strong><br />
Otto<br />
pagine<br />
Ammazzati<br />
nel febbraio<br />
del 2008<br />
a sei giorni<br />
di distanza<br />
uno dall’altro:<br />
13 colpi al primo<br />
una fucilata all’altro<br />
Entrambi erano<br />
nelle loro auto<br />
neventano Maurizio Schiavone, 48<br />
anni, il cui corpo era stato rinvenuto la<br />
mattina del 5 febbraio di dodici anni fa,<br />
crivellato da 16 colpi di pistola calibro<br />
22, in una Citroen C3 ferma a poche<br />
centinaia di metri dallo svincolo autostradale<br />
di Castel del Lago. Qualche<br />
giorno fa la pronuncia della Corte di<br />
assise di appello, che ha confermato la<br />
pronuncia della Corte di assise di Benevento,<br />
che nel settembre del 2013<br />
aveva assolto Pierluigi Goglia Calabrese,<br />
45 anni, di Vitulano, imprenditore<br />
nel settore dell'export-import di<br />
carne.<br />
Per lui la Procura sannita aveva proposto<br />
una condanna a 27 anni, ritenendo<br />
di aver acquisito sul suo conto una<br />
serie di gravi elementi di colpevolezza<br />
rispetto ad un gesto premeditato, e di<br />
aver individuato il movente dell'assassinio,<br />
legandolo ad un “contenzioso tra<br />
Luigi La Peccerella, che la vittima assisteva,<br />
e l’imputato”. Schiavone aveva<br />
pagato con la vita - questa la tesi - la<br />
sua intromissione nella vertenza.<br />
“Avrebbe cercato di compiere un’estorsione<br />
all’insaputa del suo cliente. Se<br />
non si fosse messo di mezzo per lucrare<br />
soldi, non sarebbe stato ucciso”.<br />
Argomenti ai quali la difesa aveva ribattuto<br />
puntando il dito contro incongruenze<br />
ed errori dell'attività<br />
investigativa, e la mancata valutazione<br />
di piste alternative, concludendo con<br />
un interrogativo: “Vi sembra possibile<br />
che Goglia, dopo aver incontrato<br />
Schiavone e aver trovato un accordo il<br />
giorno prima, decida di dargli i soldi e<br />
poi di ucciderlo?”.<br />
Risale invece al giugno del 2018 la decisione<br />
con la quale, in appello, era<br />
stata ribadita l'assoluzione stabilita, nel<br />
marzo del 2011, per Domenico Felice,<br />
all'epoca 40enne, l'agricoltore di Santa<br />
Croce del Sannio imputato dell'omicidio<br />
di Lucio Niro, 30 anni, di Baranello,<br />
il muratore molisano ucciso con<br />
una fucilata nella sua Fiat Bravo, nella
notte tra il 10 e l'11 febbraio del 2008, a<br />
Morcone.<br />
Era stato trovato all'alba dai familiari<br />
che, non avendolo visto rientrare,<br />
erano andati a cercarlo. La sua auto era<br />
finita contro un albero, inizialmente si<br />
era pensato ad un incidente stradale.<br />
Dall'autopsia era però emersa una tragica<br />
realtà, raccontata dalle ferite alla<br />
parte sinistra del volto. Le indagini<br />
avevano permesso di accertare che<br />
l'uomo aveva trascorso la serata in casa<br />
della fidanzata, nelle campagne al confine<br />
tra Santa Croce e Morcone: la sua<br />
promessa sposa, che dopo qualche<br />
mese dal delitto avrebbe dato alla luce<br />
una bimba riconosciuta come figlia del<br />
30enne. Verso mezzanotte era ripartito<br />
per far ritorno a casa, dove però non<br />
era arrivato. I sospetti si erano concentrati<br />
su Felice, ma le perizie disposte in<br />
un incidente probatorio, per rilevare la<br />
presenza di tracce di polvere da sparo,<br />
biologiche e di vetro sui suoi indumenti,<br />
avevano tutte restituito risultati<br />
negativi.<br />
L'accusa aveva chiesto per Felice la<br />
condanna all'ergastolo al termine di<br />
una requisitoria nella quale l'attenzione<br />
era stata centrata a lungo sulla<br />
compagna del malcapitato, sulle sue<br />
«reticenze, sul fatto che sa molto di più<br />
di quanto ha detto». Una donna della<br />
quale «era innamorato» l'imputato, descritto<br />
come «una persona prepotente<br />
che ripetutamente l'aveva minacciata,<br />
in modo esplicito e non, perchè voleva<br />
che lasciasse Niro, un uomo perbene».<br />
Un delitto, dunque, con un movente<br />
passionale e «non d'impeto: Niro era<br />
diventato un ostacolo alla sua voglia di<br />
stare con colei che amava».
TERRANOSTRA CAMPANIA<br />
Agriturismo<br />
mon amour<br />
La campagna riconquista i turisti<br />
trend positivo e sold out sin dai primi giorni<br />
di Imma Tedesco<br />
Dai corsi d'inglese per<br />
accogliere i turisti stranieri<br />
al recupero delle<br />
tradizioni e del dialetto<br />
locale per favorire quel<br />
turismo di prossimità<br />
che dovrà caratterizzare la prossima<br />
estate. Per Manuel Lombardi, presidente<br />
regionale di Terranostra Campania,<br />
sarà questa la strada da seguire nei<br />
prossimi mesi per risollevare le sorti di<br />
un settore che il lockdown aveva completamente<br />
paralizzato. Per le aziende<br />
agrituristiche che hanno puntato sulla<br />
multifunzionalità l'emergenza Coronavirus<br />
ha significato spegnere del tutto i<br />
fornelli ed accantonare seppur momentaneamente<br />
quel lavoro di promozione<br />
del territorio strettamente connesso alle<br />
eccellenze enogastronomiche.
<strong>Storie</strong><br />
Otto<br />
pagine<br />
Ma sin dalle prime settimane<br />
di nuove riaperture<br />
i circa settecento<br />
agriturismi 'Campagna<br />
amica' in Campania<br />
hanno fatto registrare<br />
un trend positivo con<br />
molti sold out: “In tutte<br />
le cinque province<br />
ognuno dei nostri operatori<br />
agrituristici ha potuto<br />
servire in questo<br />
mese di giugno le prelibatezze<br />
che ci fanno conoscere<br />
in tutto il<br />
mondo per la grande<br />
bontà. Noi però”, spiega<br />
Manuel Lombardi, “abbiamo<br />
sempre espresso<br />
il valore del racconto,<br />
del narrare la provenienza<br />
di un prodotto e<br />
garantirne la tracciabilità.<br />
Racconto che anche<br />
con la mascherina non è<br />
venuto meno”.<br />
Un risultato che lascia<br />
ben sperare anche per il<br />
futuro. Trend che secondo<br />
i dati di 'Terranostra'<br />
sembra destinato a<br />
proseguire: “Anche per<br />
fine mese abbiamo richieste<br />
per trascorrere<br />
le vacanze in campagna.<br />
Dati che potrebbero segnare<br />
la svolta, tanto attesa,<br />
per le aree interne.
Paura e limitazioni post<br />
lockdown potrebbero diventare<br />
elementi favorevoli<br />
per riscoprire posti<br />
vicini ma molto spesso<br />
dimenticati. A volte<br />
quasi sottovalutati.<br />
“Abbiamo affrontato un<br />
periodo di incertezza ed<br />
anche sicuramente di<br />
paure per l'attività imprenditoriale”,<br />
rileva<br />
Veronica Barbati, presidente<br />
nazionale Giovani<br />
Coldiretti per poi riscontrare<br />
grande entusiasmo<br />
da parte dei<br />
cittadini. Ed oggi siamo<br />
tutti molto fiduciosi per<br />
l'estate che ci aspetta. E'<br />
un momento in cui Ë ancora<br />
difficile spostarsi,<br />
l'agriturismo e le aree<br />
interne in generale invece<br />
offrono quel senso<br />
di ampiezza e tranquillità<br />
ma anche un'offerta<br />
molto diversificata: dal<br />
picnic al pranzo alla<br />
classica merenda in<br />
aperta campagna per<br />
degustare il cibo del territorio<br />
in un contesto<br />
sempre piacevole. E in<br />
questa fase sicuramente<br />
le aree interne possono<br />
giocare un ruolo importante.<br />
MANUEL LOMbARdI E VERONICA bARbATI
Avellino<br />
Com’è dolce<br />
il punto G<br />
Rossella, Lucia, Rita, Paola e Benedetta<br />
dal 2006 alla guida di Gecko torteria<br />
di Paola Iandolo<br />
Iricordi di famiglia diventano<br />
creazioni. La mente ti manda<br />
indietro nel tempo facendoti<br />
sentire perfino il profumo<br />
dei dolci appena sfornati. È<br />
il segreto di Gecko, meglio<br />
conosciuta come Torteria. Un fortino<br />
dove si custodiscono solo prodotti<br />
genuini. Le sentinelle sono<br />
loro: Rossella, Lucia, Rita, Paola e<br />
Benedetta. Instancabili, indomabili:<br />
tredici anni di prodotti nuovi<br />
e originali. Era gennaio del 2006<br />
quando Rossella, ora frontwoman<br />
del gruppo, decide di mettersi in<br />
proprio dopo aver fatto un bel po’<br />
di esperienza in diversi locali della<br />
città. E’ lei che lancia la proposta<br />
in famiglia, alla sorella e alla cognata.
<strong>Storie</strong><br />
Otto<br />
pagine<br />
Il sogno di Rossella era quello<br />
di realizzare un luogo, dove<br />
poter gustare ottimi prodotti di<br />
caffetteria, quei dolci che in<br />
casa riscuotevano già un buon<br />
successo tra amici e parenti. E,<br />
dunque, nasce l’idea di far diventare<br />
“commerciale” qualcosa di genuino<br />
e casalingo. “E’ così che l’emozione<br />
più grande è stato alzare gli occhi e<br />
guardare l'installazione dell’insegna<br />
di Gecko in via F. Scandone”.<br />
Quel sogno di Rossella diventava realtà,<br />
non solo per lei, ma per tutta la<br />
famiglia. Perché nel corso degli anni,<br />
alle sorelle e cognata si sono aggiunti<br />
altri componenti familiari, ma non<br />
solo. Perché i collaboratori che oggi<br />
sono un bene indispensabile, sono<br />
parte della famiglia. I primi, a veder<br />
nascere la Torteria di via Scandone<br />
sono stati Antonio e Fiorella, poi a<br />
loro si sono aggiunti Felicia, Rosa,<br />
Sabino, Sasha, Anna, Loredana,<br />
Noemi e Antonia.<br />
“Il passo più difficile? Quello di pensare<br />
che gli utensili di casa potevano<br />
essere usati nel laboratorio professionale<br />
- ricorda Rossella -. Oggi, dopo<br />
tanti sacrifici, possiamo ritenerci<br />
soddisfatti. Anzi. Possiamo dire di<br />
essere diventati dei professionisti in<br />
un settore che sforna dolci in tutta la<br />
provincia”.<br />
Dopo 13 anni, però, era giunto il momento<br />
di fare una scelta. E quindi,<br />
proprio come tredici anni fa, la famiglia<br />
si è nuovamente riunita attorno<br />
a quello stesso tavolo. E’ qui che alle<br />
donne si affiancano gli uomini di
casa. Così come è accaduto 13 anni<br />
fa, quando nonno Mario e Giovanni<br />
(marito di Lucia) hanno supportato<br />
sia economicamente che logisticamente,<br />
Rossella, Lucia, Rita, oggi<br />
Gianluca, ormai, diventato AD della<br />
famiglia, fiuta, come altre volte,<br />
un’opportunità, quella di un nuovo<br />
punto vendita.<br />
Le scelte coraggiose nella vita comportano<br />
sempre sacrifici e la nostra<br />
famiglia sa bene cosa significa sacrificarsi<br />
per portare avanti un progetto<br />
professionale. Ed è così che nell'ottobre<br />
del 2019 (precisamente il 31,<br />
giorno del nostro 13esimo compleanno)<br />
ci siamo regalati l'apertura di<br />
un nuovo punto vendita sul Corso<br />
Vittorio Emanuele. Oggi, CookieBar,<br />
che si affaccia proprio sul salotto<br />
buono della città, rappresenta per<br />
noi un'avventura avvincente, seppur<br />
impegnativa. Ma oltre all'impegno<br />
familiare, abbiamo avuto la fortuna<br />
di avere uno staff competente su cui<br />
poter contare, sempre.<br />
Dopo questo periodo di lockdown,<br />
abbiamo ripreso con tanto entusiasmo<br />
e voglia di inventiva per creare<br />
anche qui iniziative che diano curiosità.<br />
Oggi viste le difficoltà siamo comunque<br />
contenti di come la gente ci<br />
preferisca e ci stimi, stiamo facendo<br />
un buon lavoro per farci conoscere<br />
sempre più, stiamo puntando agli<br />
aperitivi per creare un nuovo luogo<br />
di aggregazione, facendo sì che questa<br />
città riprendi a splendere. Vorremmo<br />
che tutti restassero in città e<br />
non cercare altrove quello che tutto<br />
sommato Avellino può offrire”.