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Ottopagine Storie 04

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Otto<br />

<strong>Storie</strong><br />

pagine<br />

4<br />

Maturità,<br />

t’avessi<br />

presa prima


Otto<br />

pagine<br />

<strong>Storie</strong><br />

Maturità<br />

t’avessi<br />

presa<br />

prima<br />

Nuove regole e sicurezza<br />

ma gli esami saranno veri<br />

di Federica D’Ambro<br />

Venditti, quando ha inciso<br />

“Notte prima degli esami”,<br />

in cuor suo, sapeva che<br />

sarebbe stata, di anno in<br />

anno, un tormentone da<br />

cantare a squarciagola dai<br />

tanti ragazzi che affrontano l'agonia della<br />

maturità. E quest'anno calza a pennello la<br />

frase “t'avessi preso prima”, prima magari<br />

del Covid. Prima della chiusura anticipata<br />

a marzo. Prima di credere di lasciare così,<br />

come se nulla fosse, i compagni di classe,<br />

gli insegnanti e quei corridoi che hanno<br />

fatto sognare un po' tutti.


Non ci sono state le ultime<br />

interrogazioni che, tra i più<br />

disorganizzati, arrivavano anche nei<br />

primi – o ultimi – giorni di giugno, tra i<br />

caldo di un'estate in anticipo e una<br />

primavera che sembrava proprio non<br />

voler abbandonare quei cinque anni.<br />

Gli amici diventano fratelli. Gli<br />

insegnanti si trasformano in genitori. In<br />

classe si passa la metà di una giornata.<br />

In classe nascono i primi amori, nascono<br />

i primi errori, valori.<br />

Da marzo gli studenti di tutta Italia,<br />

hanno smesso di incontrarsi al bar la<br />

mattina alle 8, di fare colazione e magari<br />

decidere di entrare alla seconda ora,<br />

perché non si aveva voglia o perché non<br />

si era abbastanza preparati per<br />

quell'interrogazione.<br />

Da marzo, non c'è stata più la voglia di<br />

fare “filone” perché tanto le lezioni<br />

erano direttamente in camera da letto, in<br />

pigiama, e se non andava di seguirle<br />

bastava togliere la funzione videocamera<br />

e via.<br />

Quest'anno, non c'è stata l'ultima uscita<br />

da scuola, l'ultima campanella che<br />

sancisce la fine di un'era.<br />

Ci sarà la maturità: un'ora di colloquio,<br />

una commissione e cinque alunni alla<br />

volta, per esprimere cinque anni di studi<br />

con un progetto in powerpoint da far<br />

vedere, quasi come se fosse una<br />

preparazione alla tesi di laurea.<br />

Niente prove scritte. Non ci saranno,<br />

dunque, le cartucce preparate e nascoste<br />

accuratamente, il secondo telefonino da<br />

non dare alla professoressa, per poter<br />

copiare o almeno provarci. Non ci sarà<br />

neanche l'ansia dei tanti siti che ogni<br />

anno, dichiaravano: “Ecco le tracce delle<br />

prove di maturità: le copie del Ministero<br />

dell'Istruzione”. Non ci saranno tante<br />

cose, ma non per questo, la maturità sarà<br />

dimenticata. Anzi, come ci hanno<br />

raccontato Marco Monetti, 18enne e<br />

studente del liceo Da Procida di Salerno<br />

e Piero Carrella, 18enne del de Sanctis:<br />

“Saremo sempre i diplomati al tempo<br />

del Covid”.<br />

“Non eravamo proprio preparati.<br />

Abbiamo lavorato online. Siamo riusciti<br />

a mettere da parte la normalità: la<br />

scuola, i banchi e i compagni di classe”.<br />

Ci racconta Marco, giovane<br />

pallanuotista che già guarda al futuro<br />

all'Università degli Studi di Salerno,<br />

“Saremo lì, con guanti, mascherina,<br />

professori a distanza. Sei materie da<br />

raccontare in un'ora, discutendo su un<br />

elaborato realizzato in queste<br />

settimane”.<br />

“Ho sempre avuto il desiderio di vivere<br />

la notte prima degli esami”, aggiunge<br />

Piero, “fino a qualche settimana fa non<br />

era immaginabile. Credo che oggi, con<br />

l'allentamento delle misure di sicurezza,<br />

qualcosa riusciremo a fare. Tra chi<br />

continuerà a studiare e chi vuole vivere<br />

un ultima notte speciale. L'ultima da<br />

liceali prima di diventare universitari”.<br />

Quella notte di “lacrime e preghiere”,<br />

sancisce la fine di un percorso, per molti<br />

giovani anche la fine dell'adolescenza e<br />

l'inizio delle responsabilità.<br />

Che sarà una notte in spiaggia, dinanzi<br />

al solito bar con gli amici di sempre o di<br />

studio matto e disperatissimo, ci sarà.<br />

Con o senza le note di Venditti, ma con<br />

quella voglia di viversi ancora perchè<br />

“questa notte è ancora vostra”.


L’intervista


Scuola e tamponi<br />

Un disastro<br />

organizzato<br />

Poco più della metà dei dipendenti Miur<br />

in Campania ha effettuato il test: 12.862<br />

di Giovanbattista Lanzilli<br />

Poco più della metà del<br />

personale docente e<br />

non docente della<br />

scuola campana – circa<br />

il 60% del totale – ha<br />

aderito alla campagna<br />

di screening di massa organizzata<br />

dalla Regione Campania in vista<br />

degli esami di maturità.<br />

Questi i numeri della task force<br />

predisposta da Palazzo Santa<br />

Lucia: 12.862 tamponi effettuati<br />

nei capoluoghi di provincia (su<br />

21.345 dipendenti del Miur). Nessun<br />

positivo, gli esami – hanno<br />

sottolineato dalla Regione – possono<br />

procedere in sicurezza.<br />

Ma qual è la reale situazione della<br />

scuola? Definirla un disastro sa-


Otto<br />

pagine<br />

<strong>Storie</strong><br />

rebbe probabilmente ingeneroso, etichettarla<br />

come un’incognita forse<br />

persino troppo indulgente.<br />

E, di certo, non per colpa di chi la<br />

frequenta o di chi ci lavora.<br />

Basta osservare, senza preclusioni<br />

ideologiche, lo stato delle cose: in<br />

Italia ha riaperto tutto, tranne le<br />

classi.<br />

Suonano le sirene dei traghetti e<br />

delle crociere, i clacson delle automobili<br />

senza più limitazioni regionali,<br />

il fischio dei bagnini a bordo<br />

piscina ma la campanella resta<br />

muta.<br />

Di fronte a mesi complicatissimi e<br />

ad un’emergenza sanitaria internazionale,<br />

potrebbe essere anche comprensibile<br />

(ma fino ad un certo<br />

punto), la risposta raffazzonata se<br />

non totalmente inadeguata del ministero<br />

dell’Istruzione. Ma perseverare<br />

non è solo diabolico, ma prefigura il<br />

reato di procurato analfabetismo, se<br />

esistesse nel codice penale.<br />

Il Miur tra un imbuto e l’altro da


iempire, dovrebbe esprimersi su un<br />

tema sul quale – va detto: a ragion<br />

veduta – il governatore De Luca sta<br />

facendo fuoco e fiamme.<br />

Possibile che non ci sia niente da<br />

dire sulla pantomima di una scuola<br />

che riapre i battenti (speriamo, a Dio<br />

piacendo) a metà settembre, per poi<br />

richiuderli pochi giorni dopo per le<br />

elezioni?<br />

Possibile che non faccia storcere il<br />

naso la sola idea di riavviare la sanificazioni,<br />

e poi magari richiudere di<br />

nuovo per i ballottaggi? E’ una cosa<br />

seria, degna della nazione di Benedetto<br />

Croce, di Giuseppe Galasso<br />

Galasso, di Maria Montessori, di<br />

Margherita Hack e di tanti altri illustri<br />

personaggi del mondo della cultura?<br />

A queste domande, se ne aggiungono<br />

almeno altre due. Forse banali,<br />

ma la cui risposta comincia a preoccupare:<br />

che Paese siamo diventati?<br />

E soprattutto: che Paese vogliamo<br />

essere?


Otto<br />

pagine<br />

<strong>Storie</strong><br />

Esami?<br />

Ecco<br />

come<br />

di Federica D’Ambro<br />

Ingressi separati, banchi distanziati<br />

di almeno un metro tra loro<br />

e altrettanti quattro metri di lontananza<br />

dalla commissione.<br />

Computer per le presentazioni<br />

in power point già pronti.<br />

Guanti e mascherine d’obbligo.<br />

Un’ora di colloquio su almeno sei<br />

materie d’esame e un elaborato da<br />

esaminare. Questo il quadro generale<br />

nelle scuole salernitane per l’esame di<br />

Stato 2020. Seppur all’inizio, si ipotizzava<br />

su un passo indietro da parte dei<br />

docenti, dopo la riunione plenaria<br />

delle commissioni, il dato è stato ribaltato:<br />

sono 88 i docenti che faranno


Percorsi separati,<br />

mascherine d’ordinanza:<br />

le nuove regole<br />

per gli esami<br />

alla prova del nove:<br />

con. gli ingressi<br />

scaglionati<br />

e i colloqui diventati decisivi


parte delle ben 8 commissioni d’esame<br />

al liceo Alfano I di Salerno, con solo tre<br />

astenuti e tre a distanza.<br />

“Sono numeri importanti e in controtendenza<br />

con quello che era stato dichiarato<br />

in precedenza, nessun passo<br />

indietro da parte dei docenti, come volevano<br />

farci credere ma, anzi, solo tanta<br />

voglia di tornare a scuola”. Ci racconta<br />

Gilda Ricci, docente di filosofia e scienze<br />

umane al liceo Alfano I. Ieri mattina, più<br />

di 13mila docenti si sono riuniti per decidere<br />

le misure di sicurezza da applicare<br />

per i prossimi esami in presenza,<br />

seguendo le linee guida emanate dal<br />

Ministero già venti giorni fa.<br />

“In ordine alfabetico, ogni giorno un<br />

numero massimo di cinque studenti affronterà<br />

la prova di maturità. Ingressi<br />

separati, mascherine obbligatorie che<br />

non verranno utilizzate solo dagli studenti<br />

che dovranno sostenere l’esame di<br />

musica. Un’ora di colloquio con domande<br />

e temi a sorpresa che saranno<br />

decisi la mattina stessa dell’esame. Un<br />

ritorno che aspettavo da tempo, anche<br />

se i miei ragazzi di quinta avevo avuto<br />

modo di incontrarli nel corso di queste<br />

ultime settimane”.<br />

Gilda, infatti, è una docente appassionata.<br />

Tra una lezione al parco e una<br />

“festa” già in programma, non ha mai<br />

smesso di pensare al suo liceo, ai suoi<br />

alunni e al loro futuro.<br />

“I turni in calendario ci terranno a<br />

scuola almeno fino a luglio ma dopo<br />

più di tre mesi di stop, è una gioia rientrare.<br />

Neanche un Presidente di Commissione<br />

ha rinunciato e questo è<br />

importante. Chi temeva un esodo di<br />

esonerati si è sbagliato. La maggioranza<br />

di noi vuole esserci per garantire diritti


Gilda Ricci,<br />

docente di Filosofia<br />

al liceo Alfano I<br />

di Salerno,<br />

ha tenuto lezioni<br />

al parco per consentire<br />

ai proprio studenti<br />

di quinta di sostenere<br />

il colloquio nel<br />

migliore dei modi<br />

svolgendo il proprio lavoro con passione.Gli<br />

spazi sono assegnati e a<br />

norma di sicurezza distanziati”. Una<br />

passione, quella di Gilda Ricci, che la<br />

porta a guardare sempre più in là rispetto<br />

al suo naso, “Sono giorni che<br />

siamo in attesa di un intervento di manutenzione<br />

all’esterno della scuola. Gli<br />

spazi interni sono puliti, sanificati, all’esterno<br />

sono quattro mesi che non<br />

vengono tagliate le erbacce che sono<br />

cresciute e tutto vive nell’incuria”.<br />

Oltre all’erba cresciuta durante il periodo<br />

di lockdown, i ragazzi sono<br />

pronti a sostenere un’esame da non dimenticare,<br />

così come i docenti sono<br />

pronti in prima linea a svolgere quel lavoro<br />

che diventa, sempre più, una missione.


Pianeta 21<br />

Non solo<br />

compiti<br />

Come hanno battuto il Covid<br />

le famiglie dei bimbi più delicati<br />

di Sara Botte<br />

Hanno vinto la clausura da<br />

Covid 19 mettendo in<br />

campo un piano per promuovere<br />

l'integrazione e<br />

la valorizzazione delle<br />

diversità.<br />

Il progetto, “Non solo compiti”, messo<br />

in campo da Pianeta 21, l'associazione<br />

salernitana di volontariato costituita da<br />

genitori e familiari di persone affette<br />

dalla sindrome di down, ha coinvolto<br />

bambini e adolescenti, nella fascia tra gli<br />

otto e i 14 anni. Sperimentate attività per<br />

stimolare l'autonomia e la crescita individuale.<br />

Un'idea che è stata portata<br />

avanti anche durante il lockdown grazie


Coinvolti<br />

bambini<br />

e adolescenti<br />

dagli otto ai 14 anni<br />

sperimentando<br />

attività<br />

per stimolare<br />

l’autonomia<br />

<strong>Storie</strong><br />

Otto<br />

pagine<br />

Un esperimento<br />

che ha favorito<br />

l’apprendimento<br />

delle discipline<br />

scolastiche<br />

in chiave<br />

ludico-ricreativa<br />

alla modalità a distanza con l'appoggio<br />

e l'impegno dei genitori.<br />

“Un esperimento che ha favorito<br />

l’apprendimento delle discipline<br />

scolastiche in chiave ludico­ricreativa<br />

attraverso delle attività<br />

da svolgere coadiuvati da una<br />

psicologa e da un educatore<br />

­ spiega Michela De Rosa – coordinatrice<br />

del progetto “Non solo<br />

compiti” ­ lo scopo è stato proprio<br />

quello di dar vita ad una<br />

prima esperienza di autonomia rispetto<br />

alla propria famiglia di origine,<br />

lavorando su aspetti<br />

didattici, ma sopratutto, su attività<br />

relazionali, di socializzazione<br />

e cura personale. E' stato importante<br />

per i ragazzi, per i quali il<br />

rischio di isolamento è maggiore,<br />

venendo meno proprio il rapporto<br />

diretto”. L'iniziativa, presa con<br />

gioia dai giovanissimi dell'associazione,<br />

è andata avanti predisponendo ogni venerdì<br />

l'invio ai ragazzi di un video tutorial<br />

con una proposta di attività svolta<br />

poi a casa, in piena autonomia, facendosi<br />

riprendere dai familiari e inoltrando sul<br />

gruppo comune il video realizzato.<br />

“Dalla realizzazione di una macedonia o<br />

alla spremuta d'arancia, all'imparare ad<br />

apparecchiare la tavola, per sé e per i<br />

propri familiari, è stata – precisa Michela<br />

De Rosa ­ un' occasione fondamentale<br />

per mettersi in gioco ancora una<br />

volta. Soddisfatti anche i familiari dei<br />

ragazzi che, con l'avvento delle restrizioni<br />

da coronavirus, hanno visto venire<br />

meno per i propri figli momenti importanti<br />

di crescita personale, come il frequentare<br />

la scuola, il catechismo o<br />

attività sportive. Ma i ragazzi, assicurano,<br />

hanno tratto da sé grandi risorse,<br />

inaspettate anche per mamma e papà.


PIANETA 21


Otto<br />

pagine<br />

<strong>Storie</strong><br />

Vertenza Whirpool<br />

“Questa<br />

è casa<br />

nostra”


Gli operai di via Argine<br />

e l’altra faccia della globalizzazione<br />

di Claudio Mazzone<br />

La lotta degli operai dello<br />

stabilimento dello stabilimento<br />

di via Argine della<br />

Whirlpool è una vertenza<br />

che segna un passaggio<br />

fondamentale nella storia<br />

non solo di Napoli o del Mezzogiorno,<br />

ma dell’Italia.<br />

Uno stabilimento modello, efficiente<br />

con certificati d’innovazione e un ottimo<br />

trend produttivo cancellato con<br />

una X rossa in pochissimo da una<br />

multinazionale che ha deciso, strappando<br />

un accordo siglato con il governo<br />

italiano, di demoralizzare la<br />

produzione per mere questioni di profitto.<br />

Una lotta che ha coinvolto la città, che<br />

ha fatto tornare centrale il tema del la-


Otto<br />

pagine<br />

<strong>Storie</strong><br />

voro nell’agenda e nel dibattito pubblico<br />

e che ha segnato un ritorno delle lotte<br />

operaie delle quali molti si erano dimenticati.<br />

Entrare nella RSU di fabbrica significa ritrovarsi<br />

avvolti dai simboli di un mondo<br />

che sembrava ormai scomparso con i<br />

simboli che raccontano le battaglie di un<br />

secolo che dicono lontanissimo. Eppure<br />

a sentire le voci dei rappresentanti sindacali<br />

si avverte di essere al centro di un<br />

presente che fa i conti con le drammatiche<br />

difficoltà e le storture di un sistema<br />

economico che produce più diseguaglianze<br />

che ricchezze.<br />

Vincenzo Accurso della Uilm dice che<br />

quella della Whirlpool “è una vertenza<br />

simbolo perché ha una particolarità: un<br />

accordo era stato firmato davanti all’allora<br />

ministero del lavoro e dello sviluppo<br />

Luigi Di Maio, e questo accordo è<br />

stato strappato dopo neanche 5 mesi”.<br />

Il 25 ottobre del 2018 venne firmato un<br />

accordo al ministero dello sviluppo -<br />

dice Raffaele Romano delegato Fiom<br />

Napoli - dopo meno di un anno però<br />

l’azienda ci convocò in un hotel romano<br />

dove ci disse che non erano più sostenibili<br />

gli investimenti e con una X rossa<br />

sulla slide decretava la chiusura di questo<br />

stabilimento. Da allora è iniziata la<br />

nostra lotta. L’Italia intera si è unita in<br />

questa vertenza, perché una fabbrica definita<br />

eccellenza da parte aziendale, non<br />

può essere chiusa per motivi di strategia<br />

aziendale.”.<br />

Una lotta che ha visto unirsi la città e il<br />

Paese agli operai “Abbiamo avuto la<br />

città intera e a dire la verità la Nazione<br />

dalla nostra parte - ci ha detto Luigi<br />

D’Antoino della FIM CISL - Il nostro


modo di fare sciopero è stato ben accettato.<br />

In questa zona orientale di Napoli<br />

dove vige la camorra, perdere un simbolo<br />

di legalità come questo stabilimento<br />

della Whirlpool è molto grave. Abbiamo<br />

manifestato con la rabbia di perde il<br />

posto di lavoro e abbiamo visto che la<br />

gente in strada invece di arrabbiarsi per i<br />

blocchi stradali, ci applaudiva”.<br />

Sulla storia di questo stabilimento<br />

si legge con<br />

estrema facilità una strategia<br />

che è quella di spostare<br />

la produzione per motivi<br />

di costi e come ci ha spiegato<br />

Salvatore Di Carluccio,<br />

Rsu della UILM “non<br />

ci sono mai stati spiegati<br />

nei dettagli i motivi della<br />

chiusura. Questa è una fabbrica d’eccellenza.<br />

Noi chiediamo rispetto per la nostra<br />

vertenza ma per tutte le vertenze<br />

italiane. L’Italia senza lavoro non riparte,<br />

se il governo sarà pronto a fare leggi contro<br />

le delocalizzazioni e non sponsorizzare<br />

l’assistenzialismo allora il<br />

Revcovery Found potrà servire. Ora<br />

basta solidarietà, ora servono i fatti. Perché<br />

senza fatti concreti e risposte a muso<br />

duro a queste multinazionali, stiamo<br />

perdendo tempo”.<br />

In questa fase le vertenze si stanno<br />

unendo e come dice Accurso “si è creato<br />

a catena un processo di unificazione<br />

delle vertenze. Noi siamo arrivati a Taranto<br />

per parlare con gli<br />

operai della Mittal e il<br />

problema era proprio<br />

questo, riconoscere che<br />

il lavoro, nel Mezzogiorno<br />

soprattutto, iniziava<br />

ad avere un<br />

problema serio che era<br />

legato al rispetto degli<br />

accordi. La nostra rabbia<br />

è proprio che la solidarietà<br />

da chi rappresenta<br />

lo Stato non ci interessa. Lo Stato deve<br />

fare lo Stato non dare solidarietà. Quello<br />

che a noi realmente serve e che ci sia un<br />

governo che davvero ci tuteli non solo<br />

come lavoratori di Whirlpool ma anche<br />

come cittadini italiani. Il lockdown ci ha<br />

fatto capire quanto eravamo a rischio.<br />

Ora non esiste il partito politico o sigla


LE RSU ACCUSANO<br />

sindacale, dobbiamo metterci insieme<br />

tutti per trovare una strada per uscire<br />

dalla crisi e fortificare il lavoro. La nostra<br />

paura è che il lavoro scomparirà e se<br />

scompare il lavoro scompare un Paese<br />

intero”.<br />

Ripartire rimettendo l’uomo al centro<br />

dell’economia è l’idea di fondo che arriva<br />

da questa lotta sindacale e lo si legge<br />

nelle parole di Giovanni Fusco Rsu Fiom<br />

“la vertenza Whirlpool ha fatto emergere<br />

alcuni aspetti che si erano deteriorati il<br />

primo è quello del lavoro e dell’uomo al<br />

centro dell’economia. Il Covid ci ha dimostrato<br />

che l’economia senza l’uomo<br />

non esiste. Oggi ci sono risorse, 200 miliardi<br />

da spendere in 2 anni, e l’opportunità<br />

di fare un piano industriale che<br />

guarda al futuro del Paese. La nostra vertenza<br />

va anche vista in chiave europea.<br />

L’Europa deve fare una politica industriale<br />

per non restare schiacciata dal<br />

protezionismo di Trump e dalla politica<br />

economica cinese. C’è bisogno della politica<br />

buona che interviene nel mercato<br />

che lasciato solo crea danni”.<br />

In questo stabilimento che per Napoli<br />

rappresenta un presidio di legalità e di<br />

diritti, un argine fondamentale alla camorra,<br />

si respira aria di speranza ma soprattutto<br />

si prova a ridare voce e slancio<br />

ad un’altra via della globalizzazione,<br />

quella dei diritti e del lavoro. La forza di<br />

queste lotte è tutte nelle parole di Luigi<br />

D’Antonio che con dolcezza e forza<br />

prima denuncia “una strategia aziendale<br />

ben definita per chiudere e portare la<br />

produzione in Cina” e poi assicura che la<br />

loro lotta non si ferma perché questo stabilimento<br />

di via Argine nella zona industriale<br />

di Napoli che si sta desertificando<br />

“è casa nostra, non è una fabbrica, e non<br />

permetteremo a nessuno di farcela svuotare<br />

fino alla fine resteremo qua a combattere<br />

per difenderla proprio come casa<br />

nostra”.


Assassini in libertà<br />

Schiavone<br />

e Niro:<br />

due delitti<br />

impuniti<br />

Uccisi nel 2008<br />

Nessun colpevole<br />

di Enzo Spiezia<br />

Omicidi ancora avvolti<br />

in un mistero<br />

che non lascia in<br />

pace i familiari delle<br />

vittime. Affondano<br />

le loro radici nel<br />

tempo, sono entrambi rimasti irrisolti.<br />

Perchè coloro che erano stati<br />

accusati di esserne gli autori sono<br />

stati assolti in primo e secondo<br />

grado, per non aver commesso il<br />

fatto. Due delitti compiuti nel giro<br />

di sei giorni nel febbraio del 2008.<br />

Il primo è quello dell'avvocato be-


Avvocato<br />

e muratore<br />

uccisi 12 anni fa:<br />

già, ma da chi?<br />

Irrisolti<br />

nel Sannio<br />

i delitti<br />

di Maurizio Schiavone<br />

e Lucio Niro<br />

<strong>Storie</strong><br />

Otto<br />

pagine<br />

Ammazzati<br />

nel febbraio<br />

del 2008<br />

a sei giorni<br />

di distanza<br />

uno dall’altro:<br />

13 colpi al primo<br />

una fucilata all’altro<br />

Entrambi erano<br />

nelle loro auto<br />

neventano Maurizio Schiavone, 48<br />

anni, il cui corpo era stato rinvenuto la<br />

mattina del 5 febbraio di dodici anni fa,<br />

crivellato da 16 colpi di pistola calibro<br />

22, in una Citroen C3 ferma a poche<br />

centinaia di metri dallo svincolo autostradale<br />

di Castel del Lago. Qualche<br />

giorno fa la pronuncia della Corte di<br />

assise di appello, che ha confermato la<br />

pronuncia della Corte di assise di Benevento,<br />

che nel settembre del 2013<br />

aveva assolto Pierluigi Goglia Calabrese,<br />

45 anni, di Vitulano, imprenditore<br />

nel settore dell'export-import di<br />

carne.<br />

Per lui la Procura sannita aveva proposto<br />

una condanna a 27 anni, ritenendo<br />

di aver acquisito sul suo conto una<br />

serie di gravi elementi di colpevolezza<br />

rispetto ad un gesto premeditato, e di<br />

aver individuato il movente dell'assassinio,<br />

legandolo ad un “contenzioso tra<br />

Luigi La Peccerella, che la vittima assisteva,<br />

e l’imputato”. Schiavone aveva<br />

pagato con la vita - questa la tesi - la<br />

sua intromissione nella vertenza.<br />

“Avrebbe cercato di compiere un’estorsione<br />

all’insaputa del suo cliente. Se<br />

non si fosse messo di mezzo per lucrare<br />

soldi, non sarebbe stato ucciso”.<br />

Argomenti ai quali la difesa aveva ribattuto<br />

puntando il dito contro incongruenze<br />

ed errori dell'attività<br />

investigativa, e la mancata valutazione<br />

di piste alternative, concludendo con<br />

un interrogativo: “Vi sembra possibile<br />

che Goglia, dopo aver incontrato<br />

Schiavone e aver trovato un accordo il<br />

giorno prima, decida di dargli i soldi e<br />

poi di ucciderlo?”.<br />

Risale invece al giugno del 2018 la decisione<br />

con la quale, in appello, era<br />

stata ribadita l'assoluzione stabilita, nel<br />

marzo del 2011, per Domenico Felice,<br />

all'epoca 40enne, l'agricoltore di Santa<br />

Croce del Sannio imputato dell'omicidio<br />

di Lucio Niro, 30 anni, di Baranello,<br />

il muratore molisano ucciso con<br />

una fucilata nella sua Fiat Bravo, nella


notte tra il 10 e l'11 febbraio del 2008, a<br />

Morcone.<br />

Era stato trovato all'alba dai familiari<br />

che, non avendolo visto rientrare,<br />

erano andati a cercarlo. La sua auto era<br />

finita contro un albero, inizialmente si<br />

era pensato ad un incidente stradale.<br />

Dall'autopsia era però emersa una tragica<br />

realtà, raccontata dalle ferite alla<br />

parte sinistra del volto. Le indagini<br />

avevano permesso di accertare che<br />

l'uomo aveva trascorso la serata in casa<br />

della fidanzata, nelle campagne al confine<br />

tra Santa Croce e Morcone: la sua<br />

promessa sposa, che dopo qualche<br />

mese dal delitto avrebbe dato alla luce<br />

una bimba riconosciuta come figlia del<br />

30enne. Verso mezzanotte era ripartito<br />

per far ritorno a casa, dove però non<br />

era arrivato. I sospetti si erano concentrati<br />

su Felice, ma le perizie disposte in<br />

un incidente probatorio, per rilevare la<br />

presenza di tracce di polvere da sparo,<br />

biologiche e di vetro sui suoi indumenti,<br />

avevano tutte restituito risultati<br />

negativi.<br />

L'accusa aveva chiesto per Felice la<br />

condanna all'ergastolo al termine di<br />

una requisitoria nella quale l'attenzione<br />

era stata centrata a lungo sulla<br />

compagna del malcapitato, sulle sue<br />

«reticenze, sul fatto che sa molto di più<br />

di quanto ha detto». Una donna della<br />

quale «era innamorato» l'imputato, descritto<br />

come «una persona prepotente<br />

che ripetutamente l'aveva minacciata,<br />

in modo esplicito e non, perchè voleva<br />

che lasciasse Niro, un uomo perbene».<br />

Un delitto, dunque, con un movente<br />

passionale e «non d'impeto: Niro era<br />

diventato un ostacolo alla sua voglia di<br />

stare con colei che amava».


TERRANOSTRA CAMPANIA<br />

Agriturismo<br />

mon amour<br />

La campagna riconquista i turisti<br />

trend positivo e sold out sin dai primi giorni<br />

di Imma Tedesco<br />

Dai corsi d'inglese per<br />

accogliere i turisti stranieri<br />

al recupero delle<br />

tradizioni e del dialetto<br />

locale per favorire quel<br />

turismo di prossimità<br />

che dovrà caratterizzare la prossima<br />

estate. Per Manuel Lombardi, presidente<br />

regionale di Terranostra Campania,<br />

sarà questa la strada da seguire nei<br />

prossimi mesi per risollevare le sorti di<br />

un settore che il lockdown aveva completamente<br />

paralizzato. Per le aziende<br />

agrituristiche che hanno puntato sulla<br />

multifunzionalità l'emergenza Coronavirus<br />

ha significato spegnere del tutto i<br />

fornelli ed accantonare seppur momentaneamente<br />

quel lavoro di promozione<br />

del territorio strettamente connesso alle<br />

eccellenze enogastronomiche.


<strong>Storie</strong><br />

Otto<br />

pagine<br />

Ma sin dalle prime settimane<br />

di nuove riaperture<br />

i circa settecento<br />

agriturismi 'Campagna<br />

amica' in Campania<br />

hanno fatto registrare<br />

un trend positivo con<br />

molti sold out: “In tutte<br />

le cinque province<br />

ognuno dei nostri operatori<br />

agrituristici ha potuto<br />

servire in questo<br />

mese di giugno le prelibatezze<br />

che ci fanno conoscere<br />

in tutto il<br />

mondo per la grande<br />

bontà. Noi però”, spiega<br />

Manuel Lombardi, “abbiamo<br />

sempre espresso<br />

il valore del racconto,<br />

del narrare la provenienza<br />

di un prodotto e<br />

garantirne la tracciabilità.<br />

Racconto che anche<br />

con la mascherina non è<br />

venuto meno”.<br />

Un risultato che lascia<br />

ben sperare anche per il<br />

futuro. Trend che secondo<br />

i dati di 'Terranostra'<br />

sembra destinato a<br />

proseguire: “Anche per<br />

fine mese abbiamo richieste<br />

per trascorrere<br />

le vacanze in campagna.<br />

Dati che potrebbero segnare<br />

la svolta, tanto attesa,<br />

per le aree interne.


Paura e limitazioni post<br />

lockdown potrebbero diventare<br />

elementi favorevoli<br />

per riscoprire posti<br />

vicini ma molto spesso<br />

dimenticati. A volte<br />

quasi sottovalutati.<br />

“Abbiamo affrontato un<br />

periodo di incertezza ed<br />

anche sicuramente di<br />

paure per l'attività imprenditoriale”,<br />

rileva<br />

Veronica Barbati, presidente<br />

nazionale Giovani<br />

Coldiretti ­ per poi riscontrare<br />

grande entusiasmo<br />

da parte dei<br />

cittadini. Ed oggi siamo<br />

tutti molto fiduciosi per<br />

l'estate che ci aspetta. E'<br />

un momento in cui Ë ancora<br />

difficile spostarsi,<br />

l'agriturismo e le aree<br />

interne in generale invece<br />

offrono quel senso<br />

di ampiezza e tranquillità<br />

ma anche un'offerta<br />

molto diversificata: dal<br />

picnic al pranzo alla<br />

classica merenda in<br />

aperta campagna per<br />

degustare il cibo del territorio<br />

in un contesto<br />

sempre piacevole. E in<br />

questa fase sicuramente<br />

le aree interne possono<br />

giocare un ruolo importante.<br />

MANUEL LOMbARdI E VERONICA bARbATI


Avellino<br />

Com’è dolce<br />

il punto G<br />

Rossella, Lucia, Rita, Paola e Benedetta<br />

dal 2006 alla guida di Gecko torteria<br />

di Paola Iandolo<br />

Iricordi di famiglia diventano<br />

creazioni. La mente ti manda<br />

indietro nel tempo facendoti<br />

sentire perfino il profumo<br />

dei dolci appena sfornati. È<br />

il segreto di Gecko, meglio<br />

conosciuta come Torteria. Un fortino<br />

dove si custodiscono solo prodotti<br />

genuini. Le sentinelle sono<br />

loro: Rossella, Lucia, Rita, Paola e<br />

Benedetta. Instancabili, indomabili:<br />

tredici anni di prodotti nuovi<br />

e originali. Era gennaio del 2006<br />

quando Rossella, ora frontwoman<br />

del gruppo, decide di mettersi in<br />

proprio dopo aver fatto un bel po’<br />

di esperienza in diversi locali della<br />

città. E’ lei che lancia la proposta<br />

in famiglia, alla sorella e alla cognata.


<strong>Storie</strong><br />

Otto<br />

pagine<br />

Il sogno di Rossella era quello<br />

di realizzare un luogo, dove<br />

poter gustare ottimi prodotti di<br />

caffetteria, quei dolci che in<br />

casa riscuotevano già un buon<br />

successo tra amici e parenti. E,<br />

dunque, nasce l’idea di far diventare<br />

“commerciale” qualcosa di genuino<br />

e casalingo. “E’ così che l’emozione<br />

più grande è stato alzare gli occhi e<br />

guardare l'installazione dell’insegna<br />

di Gecko in via F. Scandone”.<br />

Quel sogno di Rossella diventava realtà,<br />

non solo per lei, ma per tutta la<br />

famiglia. Perché nel corso degli anni,<br />

alle sorelle e cognata si sono aggiunti<br />

altri componenti familiari, ma non<br />

solo. Perché i collaboratori che oggi<br />

sono un bene indispensabile, sono<br />

parte della famiglia. I primi, a veder<br />

nascere la Torteria di via Scandone<br />

sono stati Antonio e Fiorella, poi a<br />

loro si sono aggiunti Felicia, Rosa,<br />

Sabino, Sasha, Anna, Loredana,<br />

Noemi e Antonia.<br />

“Il passo più difficile? Quello di pensare<br />

che gli utensili di casa potevano<br />

essere usati nel laboratorio professionale<br />

- ricorda Rossella -. Oggi, dopo<br />

tanti sacrifici, possiamo ritenerci<br />

soddisfatti. Anzi. Possiamo dire di<br />

essere diventati dei professionisti in<br />

un settore che sforna dolci in tutta la<br />

provincia”.<br />

Dopo 13 anni, però, era giunto il momento<br />

di fare una scelta. E quindi,<br />

proprio come tredici anni fa, la famiglia<br />

si è nuovamente riunita attorno<br />

a quello stesso tavolo. E’ qui che alle<br />

donne si affiancano gli uomini di


casa. Così come è accaduto 13 anni<br />

fa, quando nonno Mario e Giovanni<br />

(marito di Lucia) hanno supportato<br />

sia economicamente che logisticamente,<br />

Rossella, Lucia, Rita, oggi<br />

Gianluca, ormai, diventato AD della<br />

famiglia, fiuta, come altre volte,<br />

un’opportunità, quella di un nuovo<br />

punto vendita.<br />

Le scelte coraggiose nella vita comportano<br />

sempre sacrifici e la nostra<br />

famiglia sa bene cosa significa sacrificarsi<br />

per portare avanti un progetto<br />

professionale. Ed è così che nell'ottobre<br />

del 2019 (precisamente il 31,<br />

giorno del nostro 13esimo compleanno)<br />

ci siamo regalati l'apertura di<br />

un nuovo punto vendita sul Corso<br />

Vittorio Emanuele. Oggi, CookieBar,<br />

che si affaccia proprio sul salotto<br />

buono della città, rappresenta per<br />

noi un'avventura avvincente, seppur<br />

impegnativa. Ma oltre all'impegno<br />

familiare, abbiamo avuto la fortuna<br />

di avere uno staff competente su cui<br />

poter contare, sempre.<br />

Dopo questo periodo di lockdown,<br />

abbiamo ripreso con tanto entusiasmo<br />

e voglia di inventiva per creare<br />

anche qui iniziative che diano curiosità.<br />

Oggi viste le difficoltà siamo comunque<br />

contenti di come la gente ci<br />

preferisca e ci stimi, stiamo facendo<br />

un buon lavoro per farci conoscere<br />

sempre più, stiamo puntando agli<br />

aperitivi per creare un nuovo luogo<br />

di aggregazione, facendo sì che questa<br />

città riprendi a splendere. Vorremmo<br />

che tutti restassero in città e<br />

non cercare altrove quello che tutto<br />

sommato Avellino può offrire”.

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