Luglio - Agosto 2020

toscanacultura

La Toscana nuova - Anno 3 - Numero 7 - Luglio / Agosto 2020 - Registrazione Tribunale di Firenze n. 6072 del 12-01-2018 - Iscriz. Roc. 30907. Euro 2. Poste Italiane SpA Spedizione in Abbonamento Postale D.L. 353/2003 (conv.in L 27/02/2004 n°46) art.1 comma 1 C1/FI/0074


Un connubio di gusto, stile ed eleganza

nella magica cornice del

Piazzale Michelangelo

Ristorante La Loggia

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Sommario luglio / agosto 2020

I quadri del mese

Lucia Pecchia, L'ultimo giorno (2020), olio su faesite, cm 60x60

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L’energia del colore nei quadri-scultura di Soterus

L’iter artistico di Skim dalla street art alla pittura su tela

A Eugenio Giani il Premio Francesco I de’ Medici

Franco Manescalchi, intellettuale e artista a tuttotondo

Federico Patellani, caposcuola del fotogiornalismo italiano

Intervista a Wolfgang Ludes, maestro della fotografia beauty

Mauro Martin, fotografo della bellezza irraggiungibile

Walter Savage Landor, poeta e letterato “inquieto” a Firenze

Al cinema a casa: Il passato di Asghar Farhadi

Idea Toscana apre i battenti nel centro storico di Firenze

Dimensione salute: tornare alla normalità dopo la pandemia

Psicologia oggi: Covid-19, il virus della paura

Salvo Messina, una vita per l’arte nel segno della libertà

Zeno Colò e Celina Seghi, due vite per lo sci

Alessio Ramacciotti Ramadon, artista con la musica nel cuore

Gianni Panciroli protagonista allo Spazio Lazzari di Treviso

Passione ed impeto nell’opera grafica di Patrizia Gabellini

I mille volti della città secondo Enzo Mauri

Arte moderna e contemporanea alla Casa d’aste Colasanti

Un viaggio alla ricerca dei teatri storici della Toscana

La magia del mare nella pittura di Stjepko Mamic

Ulisse tra arte e mito ai Musei di San Domenico di Forlì

Il percorso di Roberto Celli dentro e fuori l’immagine

Gloria Marianelli, giovane talento in divenire

Capanna: meraviglia multisensoriale in Montalcino

Percorsi culturali in Toscana: il Roseto Fineschi di Cavriglia

Giuseppe Valdengo, grande baritono e interprete verdiano

La mostra di Luca Meroni al Terme Beach Resort di Punta Marina

La voce dei poeti: le liriche di Stefania Contardi

Madre Teresa di Calcutta, la santa dei “più poveri tra i poveri”

Il super tifoso viola: Don Backy, tra musica e scrittura

Sonia Cecconi: dall’astrazione l’origine di un mondo nuovo

Bruno Becattini, pittore di paesaggi senza tempo

Deposito Rotabili Storici: il “paradiso” delle locomotive a Pistoia

Dopo il Coronavirus, le opportunità per le aziende italiane in Cina

Ricordando Dante Rossi, soldato e imprenditore fiorentino

L’avvocato risponde: le frontiere giuridiche dei nuovi marchi

Ripartire con il Movimento Life Beyond Tourism Travel to Dialogue

B&B Hotels Italia: viaggiare con tariffe flessibili e bonus vacanze

Franco Cruder, l’artista del bartender

Cuore viola: i primi due scudetti della Fiorentina in un collage

Gli evergreen di tutti i tempi a Ditutto Dipiù

Gelateria Menne, l’eccellenza del gelato a Certaldo

Elena Gheri, Sotto la pioggia d’autunno, olio su tela, cm 60x90

La Toscana nuova - Anno 3 - Numero 7 - Luglio 2020 - Registrazione Tribunale di Firenze n. 6072 del 12-01-2018 - Iscriz. Roc. 30907. Euro 2. Poste Italiane SpA Spedizione in Abbonamento Postale D.L. 353/2003 (conv.in L 27/02/2004 n°46) art.1 comma 1 C1/FI/0074

In copertina:

Francesco Ferrante "Soterus",

Sguardo materico (2019), pittoscultura,

legno, colori e resine naturali, cm

53,5X79,5

Periodico di attualità, arte e cultura

La Nuova Toscana Edizioni

di Fabrizio Borghini

Viale F. Redi 75 - 50144 Firenze

Tel. 333 3196324

lanuovatoscanaedizioni@gmail.com

lanuovatoscanaedizioni@pec.it

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Anno 3 - Numero 7

Luglio / Agosto 2020

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La Toscana nuova - Periodico di attualità,

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Testi:

Ugo Barlozzetti

Laura Belli

Giancarlo Bianchi

Paolo Bini

Margherita Blonska Ciardi

Doretta Boretti

Lorenzo Borghini

Fabrizio Borghini

Claudio Caioli

Viktorija Carkina

Jacopo Chiostri

Stefania Contardi

Nicola Crisci

Maria Grazia Dainelli

Massimo De Francesco

Romano Dini

Aldo Fittante

Giuseppe Fricelli

Serena Gelli

Paola Giusti

Stefano Grifoni

Stefania Macrì

Emanuela Muriana

Franca Loretta Norcini

Anita Norcini Tosi

Gianni Panciroli

Claudio Parigi

Lucia Petraroli

Elena Maria Petrini

Antonio Pieri

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Lucia Raveggi

Stefania Reitano

Barbara Santoro

Gaia Simonetti

Michele Taccetti

Silvano Valentini

Francesca Vivaldi

Foto:

Giancarlo Bianchi

Paolo Bini

Roberto Celli

Marco Gabbuggiani

Wolfgang Ludes

Franca Loretta Norcini

Mauro Martin

Federico Patellani

Silvano Silvia

Charlie Xia

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La moda nasce dall'esigenza

dell'uomo di

vestirsi. L'indumento

diventa come una seconda

pelle che esterna

l'anima dell'individuo:

questa necessità

si fa sempre più complessa

nell'era virtuale

del XXI secolo, luogo

di moltiplicazione di

massa e sorgente di

fast fashion. Risaltare

diviene difficile a causa

dell'orientamento

commerciale di abiti

di stratificazione. L'atelier-maison

Giulia

Carla Cecchi, della

celebre stilista Pola

Cecchi, vi propone

creazioni fiabesche

uniche e irripetibili che

vi faranno distinguere

e che si adatteranno

alla vostra ricerca di

esclusività.

Vi aspettiamo tutti i giovedì, venerdi, sabato e domenica

di luglio a Villa CORSINI a Mezzomonte, sul prato per

aperitivi, cena, dopocena e, nel primo salone,

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Ritratti

d’artista

Salvatore Ferrante

L’energia del colore incontra la tridimensionalità del

legno nei quadri-scultura di Soterus

di Lucia Raveggi

Nato nel 1972 a Visciano, in provincia

di Napoli, fin da piccolo

Salvatore Ferrante, nome d’arte

Soterus, dimostra una forte passione

per la pittura e per il disegno. Nel 2007

si traferisce in Toscana, in provincia di

Siena, e dal 2011 vive a Torrita di Siena,

dove ha iniziato la carriera artistica.

Dopo aver praticato la pittura ad olio, si

è dedicato alla lavorazione del legno come

artigiano nel settore del restauro.

Da qualche anno ha unito l’amore per

la pittura a quello per il legno, fondendo

entrambi in una sola forma artistica,

i quadri in legno, e diventando pittore

e scultore allo stesso tempo. Eclettico,

creativo, sempre aperto alle novità, realizza

opere uniche e difficilmente imitabili

che richiedono inventiva, precisione

e infinita pazienza. Il suo obiettivo è superare

la bidimensionalità della tela attraverso

opere che essendo in rilievo

suggeriscono a chi le osserva la sensazione

di una prospettiva a più dimensioni.

Dipinge con una tecnica del tutto

personale e sperimentale che consiste

nell’uso di resine naturali e colori di sua

invenzione, con i quali riesce ad ottenere

un gamma cromatica particolarmente

luminosa e brillante. Ogni opera è il

risultato di un attento lavoro anche preparatorio:

dai bozzetti su carta, il disegno

viene riportato su assi di legno poi

ritagliate, levigate una ad una, colorate

e quindi assemblate su di una base secondo

diversi livelli prospettici. La composizione

viene poi rifinita da cornici di

sua realizzazione. S’ispira ai colori della

pittura naïf, ai cieli di Van Gogh e alle

sinuosità dei quadri di Tamara de Lempicka.

Simmetria e compostezza abitano

queste opere, suggerendo il senso di

una ricerca artistica

rigorosa, colta

ma anche capace

di accompagnare

l’osservatore alla

scoperta di un

mondo abitato dai

sogni e dalla fantasia.

I suoi quadri

fanno parte di

collezioni pubbliche e private; ha esposto

in contesti di prestigio sia in Italia

che all’estero, come ad esempio a Parigi

(Carrousel du Louvre), Cannes (Palazzo

del Cinema e del Festival) e alla

mostra I mille di Sgarbi curata dall’omonimo

critico d’arte. Gli sono stati dedicati

numerosi articoli e interviste; nel

2019 ha ricevuto il prestigioso premio

Ponte Vecchio a Firenze.

Salvatore Ferrante “Soterus”

Studio a Torrita di Siena

Via Pantanelli di sopra

+ 39 3382028071

soterusart@gmail.com

Passione al tramonto (2019), legno, colore e resine naturali, cm 67x64

Firenze (2020), legno, colore e resine naturali, cm 37x52

SALVATORE FERRANTE

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GABRIEL DIANA

SCULTURE MONUMENTALI

Coppia seduta, bronzo fuso a cera persa ed acciaio Corten, h 1,90 m x 1,80 m

Le sculture del maestro Gabriel Diana sono

esposte al Dian’arte museum in Corsica ed

esclusivamente vendute all’atelier dell’artista

Spedizione in tutto il mondo

Gabriel Diana – Dian’Arte Museum

5992 Route des Marines de Borgo – F 20290 BORGO

+33 6 69 24 0110 – gabriel.diana@wanadoo.fr - www.gabriel-diana.com


L'homme qui court, Santa Giusta Residence Palace, Porto Vecchio (Corsica)


Incontri con

l’arte

A cura di

Viktorija Carkina

Skim

Dalla street art alla pittura su tela: un iter artistico fuori

dalla convenzioni

di Viktorija Carkina

Cosa ti ha spinto a dedicare la

tua vita all’arte e quando è

successo?

Ho sempre disegnato e a 13 anni ho iniziato

con i graffiti, inizialmente sulle biciclette,

ma presto passando ai muri.

Anche se ho studiato grafica, ero molto

attratto dalla pittura, quindi ho voluto

unire il graffito alla grafica e al mondo

della Pop Art. Poi ho proseguito con gli

studi alla Comics Academy, dove ho

sviluppato i disegni nello stile dei cartoni

animati. Nel 2008 ho aperto a Scandicci

il mio primo studio d’arte, quindi

all’età di 23 anni ho iniziato ufficialmente

la carriera artistica. Di notte andavo

a fare i graffiti, mentre di giorno facevo

lavori di grafica pubblicitaria oppure

opere pittoriche su commissione.

Molti artisti sono contrari ad un percorso

accademico, tu quale hai scelto?

Prima ho studiato all’istituto d’arte e dopo,

proprio per questo motivo, non ho

voluto proseguire il mio percorso dentro

le mura di un’accademia. La scuola

che ho scelto è risultata molto utile per

il prosieguo della mia carriera perché

coincideva con i miei gusti e con il mio

stile. L’istruzione artistica è senz'altro

molto utile, ma non è da meno l'esperienza

diretta sul campo anche se, per

partito preso, tanti posizionano i graffitisti

ad un livello più basso rispetto ai

pittori tradizionali che vengono dall'accademia;

ed è un peccato che l’arte dei

graffiti tutt’oggi venga erroneamente

sottovalutata.

Come mai?

E’ una realtà quasi esclusivamente italiana,

all’estero i fumettisti e gli street

artist vengono compresi e valorizzati di

più. L’Italia non ha ancora pienamente

accolto questo tipo di arte a partire dalla

didattica dove, l’argomento graffiti,

all’interno della storia dell’arte contemporanea

è marginalmente accennato,

mentre dal punto di vista espositivo,

all’interno dei musei italiani, i graffiti e

l’arte dei graffitari sono quasi totalmente

assenti.

www.florenceartgallery.com

Viktorija Carkina e Skim nello studio dell'artista

Nonostante ciò, tu ci sei riuscito ed

esponi nelle migliori gallerie, sia in

Toscana che nel resto d’Italia, anche

se il tuo percorso iniziale, come hai

detto, è stato ben diverso. Ricordi il

tuo primo graffito?

Un giorno di nuovo mi sorriderai (2019), acrilico e marker su tela, cm 150x100

Sì, l’ho fatto da bambino a Principina a

mare, sul litorale grossetano, durante le

vacanze d’estate. Poi, una volta tornato

a casa, ho iniziato a disegnare a Elettro

Più, che era un centro sociale. Avevo

15 anni e studiavo appunto all’Istituto

d’arte di Porta Romana; mi ricordo di

aver avuto professori bravi con i quali

avevamo un rapporto di amicizia che

mi ispirava a disegnare. Ancora oggi ci

sono tantissimi banchi e sgabelli, colorati

da me in quel tempio dell'istruzione

artistica.

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SKIM


Ciò che siamo stati non saremo più (2020),

acrilico e marker su tela, cm 150x150

La vita va...perpetuo il moto (2020), bomboletta spray,

acrilico, marker su tela, cm 80x100

In questo angolo di mondo insieme (2020), bomboletta

spray, acrilico, marker su tela, cm 100x100

Cos’è l’arte murale per te? Aderisci a

questo movimento solo dal punto di

vista estetico, di affinità stilistiche

oppure ti senti di appartenere alla

cultura underground?

Come si vede dai miei quadri, alla fine il

graffito non c’è. Perché il graffito è nato

sul muro e deve stare lì, ha bisogno

di tanto spazio. Per me il graffito è importante

perché è la radice di tutta l’arte.

Se ci pensi, già le donne nelle caverne disegnavano

le scene di caccia, sono state

le prime graffitare della storia. Sappiamo

che Diego Rivera era un muralista, ma se

ci pensiamo anche Michelangelo è stato

un graffitaro.

Se pensiamo alla decorazione della

Cappella Sistina, Michelangelo e Raffaello

possono essere definiti dei graffitari,

ma soltanto dal punto di vista del

supporto pittorico, non appartengono

certo alla cultura dell’underground.

Certamente, il mio era un ragionamento

prettamente tecnico, il concetto di underground

è un’altra cosa e nel mio caso è

un punto di partenza. La storia ci mostra

che è stato così per tanti artisti, pensiamo

a Keith Haring, Rammelzee o, per arrivare

a noi, a Toxic e, come loro, non abbandonerò

mai i graffiti, nonostante la maggior

parte dei miei lavori siano realizzati su tela

ed il pennello sia lo strumento che utilizzo

di più.

Quali sono stati gli artisti che ti hanno

ispirato ad intraprendere la strada

dei graffiti?

E' una bella domanda, certamente il mio

ispiratore massimo per il mondo dei graffiti

è stato Keith Haring mentre, per la pittura,

ho subito il fascino di Picasso, Van

Gogh, Jean Dubuffet ed ultimamente anche

di George Condo.

Dubuffet era ispirato dai disegni dei

bambini e anche nelle tue opere c’è

un richiamo all’infanzia, anche se in

una chiave diversa, meno inquietante

e più ottimistica.

Sì, esatto. Per questo chiamo i miei quadri

i Kaos armonici. Rifletto tanto sugli

accostamenti dei colori, ma mantenendo

sempre uno stile infantile. Devo dire

che i bambini percepiscono i miei quadri

meglio di tutti e vedono i dettagli che un

adulto non nota. I miei quadri sono colorati,

giocosi, ma nascondono anche tematiche

importanti che voglio esprimere

in maniera diretta. Prima ho accennato

a Picasso, che sento molto vicino per

due motivi: il primo perché la mia origine

è nell’arte figurativa e ritengo che il disegno

sia alla base; il secondo motivo è

perché, come Picasso, anche io nel mio

piccolo sono passato dalla figurazione

classica ad un tipo di arte estremamente

personale.

Ti sarebbe piaciuto essere a New York

negli anni Ottanta e frequentare l’ambiente

di artisti quali Keith Haring e

Jean Michel Basquiat?

Sì, perché probabilmente il mio percorso

artistico sarebbe stato più facile e sarei

stato compreso più velocemente. Nella

mia arte unisco il graffito, la Pop Art,

i fumetti e la pittura, utilizzando vernici,

spray e pennarelli. Sono opere che a volte

fanno arrabbiare le persone impreparate,

perciò invito tutti a difendere questa arte.

Una curiosità sul tuo nome: perché

Skim?

Skim è nato mentre scrivevo "Skimboard"

su una tavola di legno che stavo dipingendo;

in più skim vuol dire scremare,

quindi mi ricorda la schiuma che esce

dalla bomboletta spray.

Un’ultima domanda, direi di rito: quali

sono i tuoi progetti nel prossimo futuro?

Con la quarantena e le successive normative

sul Covid-19 sono stati posticipati

al prossimo anno una serie di mostre

tra cui la mia personale in Regione Toscana

e un’importante mostra pubblica

a Roma. Oltre agli eventi abbiamo posticipato

anche l’uscita di una monografia

che, a questo punto, verrà realizzata

nel 2021 ed uscirà in occasione dei dieci

anni dalla mia prima mostra personale.

Al momento, l’unica mostra monografica

confermata per quest’anno sarà alla Florence

Art Gallery in autunno, dove mi auguro

si potrà tornare a vedere una bella

affluenza di gente senza i timori dei fantasmi

attuali.

Cornici Ristori Firenze

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SKIM

11


Eventi in

Toscana

A Eugenio Giani il Premio Francesco I

di Fabrizio Borghini

L’associazione Toscana Cultura

con Toscana Tv, il mensile

La Toscana Nuova e la Fornace

de’ Medici ha istituito il Premio

Francesco I de’ Medici per ricordare

il secondo Granduca di Toscana,

nei luoghi da lui più amati. Infatti, nel

1569 dette incarico all’architetto Buontalenti

di edificare la Villa di Pratolino

i cui lavori si protrassero fino al

1575 e richiesero la costruzione di

una fornace per l’enorme fabbisogno

di mattoni e terrecotte. A distanza di

450 anni la famiglia Ciatti ha recuperato

e rigorosamente restaurato quella

fornace trasformandola in uno dei

più eleganti luoghi di accoglienza delle

colline fiorentine. In questa splendida

cornice si terrà giovedì 23 luglio

la prima edizione del premio consistente

in una medaglia di Francesco I

realizzata dal maestro orafo fiorentino

Paolo Penko che sarà uno dei protagonisti

della serata insieme all’attore

di prosa Alessandro Calonaci, che

renderà omaggio a Lorenzo il Magnifico,

e alla stilista Pola Cecchi, che ricorderà

la figura di Leonardo da Vinci

con una coreografia da lei stessa ideata.

Prima della cena all’aperto, che

avrà inizio alle 20 e sarà accompagnata

dalle musiche del maestro Riccardo

Azzurri, verrà presentata agli

invitati la mostra della pittrice fiorentina

Monica Giarrè dal titolo I Medici;

gente di casa con un ritratto di Francesco

I che ha riportato un considerevole

successo di pubblico e critica in

occasione della esposizione a Palazzo

Bastogi sede del Consiglio regionale

della Toscana con presentazione

di Eugenio Giani. Nel corso della serata,

ripresa da Toscana Tv per la rubrica

Incontri con l’arte, Antonio Pieri

farà omaggio agli invitati di prodotti

di Idea Toscana direttamente ricavati

da olio extravergine d’oliva toscano.

Il menù proposto dalla famiglia Ciatti al

prezzo ridotto di 30 euro prevede:

• Bis di entrée: schiacciatine gourmet al grano sieve e polpettine di melanzane

su letto di pomodoro

• Fusilloni di grano verna al pesto di zucchine in inzimino

• Risotto al profumo di limone e timo

• Spezzatino di cinghiale e patate con semi di papavero

• Dolce dello chef

Gli invitati possono confermare la loro presenza a

Lucia Raveggi 333 9704402 oppure telefonando alla sede

di Toscana Cultura (055 9336468) tutte le mattine dalle 9 alle 12.

Fabrizio Borghini

Fornace de’ Medici, via del Viliani, 756 / 50036 Vaglia (FI)

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PREMIO FRANCESCO I


Personaggi

Franco Manescalchi

Le stagioni di un intellettuale ed artista a tuttotondo

Testo e foto di Giancarlo Bianchi

Fammi il piacere / mandami / un

pezzo di cielo / blu madonna / tre

granelli di sabbia / che sanno di

mare / soffiati / dal palmo della tua mano:

e arriveranno. Sono versi di Franco Manescalchi

tratti dal volume Selva domestica

facente parte la trilogia poetica insieme

a La neve di maggio e L’iris azzurra. Da

molti anni collaboro con Franco all’interno

di Pianeta Poesia, un movimento da lui

fondato il 15 novembre 1996 come Novecento

- libera cattedra di poesia e da lui diretto,

tutto documentato in tre volumi dal

titolo Atti di Pianeta Poesia. Manescalchi è

infaticabile. In tutto questo arco di tempo

ho avuto modo di seguire le sue numerose

stagioni, quella giornalistica, la poetica,

la saggistica, quella della critica culminata

nel volume La città scritta, quella editoriale,

la stagione delle ampie selezioni

letterarie: Alma Borgini, Idana Pescioli

e il consuntivo del sottoscritto dal titolo

All’ancora del tempo per Polistampa, la

stagione delle Giubbe Rosse confluita nel

volume Al gran caffè letterario. Ultima sua

stagione è la figurativa culminata con l’esposizione

delle sue opere presso il Consiglio

regionale della Toscana nel maggio

2018. Dirige per Polistampa due collane,

Corymbos, Saggittaria, e ultima da lui creata,

L’Altana, scaturita da un verso di Giovanni

Pascoli. La sua stagione figurativa,

come detto precedentemente, comprende

ritratti, autoritratti, acquerelli raffiguranti

fiori, quadri ad olio e piccioni in metallo.

Il “blu madonna” di Manescalchi è un

colore particolare, esso indica la trasparenza

azzurra che abita le profondità della

sua anima e da cui trae quella forza per

disegnare i suoi acquerelli e tagliare il metallo

di cui sono fatti i suoi piccioni come

a spiccare il volo sulle note della canzone

di Povia. Nella mia collezione personale

trovano posto tre suoi acquerelli con

toni blu, rossi e gialli, fiori di un giardino

tutto poesia, ed un quadro ad olio dal titolo

La poesia, terra, cielo e mare eseguito

nel 1987 a Marina di Grosseto. E’ un quadro

che non mi stanco mai di ammirare

e spero un giorno di usare come copertina

di un mio prossimo libro o come tavola

fuori testo; lo tengo appeso nel mio

studio e tutte le volte che lo guardo penso

a quanto Franco ha dato agli altri, spesso

dimenticandosi di se stesso. I suoi archivi

sono depositati e consultabili, acquisiti

in data 20 giugno 2018 presso la Biblioteca

Marucelliana. Di tutta la sua opera

rimane oggi solo vita e poesia, anche la

sua pittura e la scultura sono purissima

poesia e la poesia in Manescalchi coincide

con la sua vita. Franco è anche giornalista

premiato per i suoi quarant’anni di carriera

giornalistica dall’Ordine. E discende dai

Malaspina del Mugello, in particolare da

Alberto Malaspina detto “il Moro”, come

raccontato a gennaio scorso in articolo

pubblicato su questa rivista. E’ anche accademico

de La pergola arte, movimento

fondato e diretto dalla pittrice e poetessa

Lilly Brogi. Per diversi anni Franco ha

tenuto una scuola di poesia nel comune

di Bagni di Lucca circondato da vari

docenti: Giuseppe Panella, Giuseppe

Baldassarre, Anna Maria Guidi, Rosalba

De Filippis e altri. Siamo tutti consapevoli

di avere maturato un gravoso debito

di riconoscenza verso di lui, che ormai

appare come un gigante della poesia del

Novecento. Da parte mia gli sono molto

grato e lo vedo come mio impagabile

e prezioso maestro insieme ad Adolfo

Oxilia, indimenticabile fondatore e direttore

de L’ultima rivista di poesia e metasofia;

per me due maestri insostituibili di

vita e di poesia. Concludo citando alcuni

versi di una poesia che gli ho dedicato:

Ho fatto chiarezza / l’anima finalmente è

sgombra e leggera / dopo ogni nostro

colloquio / dall’alto del tuo magistero / tu

mi togli ogni interrogativo…posso finalmente

curare / le ferite della mia anima.

Franco Manescalchi in cattedra alla scuola di poesia nel comune di Bagni di Lucca

FRANCO MANESCALCHI

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A cura di

Nicola Crisci e Maria Grazia Dainelli

Spunti di critica

Fotografica

Federico Patellani

Il caposcuola del fotogiornalismo in Italia

di Nicola Crisci / Foto Federico Patellani

Nato a Monza nel 1911 e

deceduto a Milano nel

1977, Federico Patellani

è noto per i suoi reportage sulla

ripresa della società italiana nel

secondo dopoguerra, punto di riferimento

di un fotogiornalismo

raffinato e colto che secondo alcuni

ricalca l'esempio dei reportage

statunitensi pubblicati sulla

prestigiosa rivista Life. Collabora

con i più grandi periodici italiani

tra cui Tempo, Epoca e Oggi,

mantenendo costantemente uno

sguardo alle testate estere con

cui intesse una fitta rete di rapporti

professionali. Trova nella

Milano della ricostruzione un terreno

fertile su cui intraprendere la propria

carriera, essendo il periodo in cui fiorisce

l’industria editoriale per la quale lavorano

e si confrontano artisti, letterati

e giornalisti. Le sue foto rivelano un

particolare gusto per il racconto, sviluppato

e derivato anche dalla sua forte

passione per la letteratura. Nel 1939

lascia definitivamente la professione

di avvocato per dedicarsi al fotogiornalismo,

iniziando una lunga collaborazione

col periodico Tempo di Alberto

Calabria (1950) Carbonia (1950)

Mondadori. In questo contesto editoriale

nasce il fototesto, un nuovo modo

di fare giornalismo caratterizzato da un

ampio servizio fotografico commentato

da lunghe didascalie. Sensibile e

colto narratore, testimone puntuale

della società italiana, è stato uno degli

autori che maggiormente ha contribuito

a definire l'identità della fotografia

italiana anche sul piano internazionale,

raccontando senza retorica il periodo

del dopoguerra, la ripresa economica,

le industrie, la moda, il costume e la vi-

ta culturale. La sua foto più famosa è

quella pubblicata in copertina su Tempo

il 15 giugno 1946 in cui si vede il

primo piano di una bella ragazza sorridente

che "sfonda" con la testa la prima

pagina del Corriere della Sera, annunciando

così la nascita della Repubblica

italiana. Nel 1953 è aiuto regista di Alberto

Lattuada nel film La Lupa. La sua

produzione, realizzata nella quasi totalità

per i giornali, è oggi conservata al

Museo di fotografia contemporanea di

Milano-Cinisello Balsamo.

Autoritratto con la Rectaflex R (1951)

Copertina del periodico Tempo (15 giugno 1946)

FEDERICO PATELLANI

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Obbiettivo

Fotografia Personaggi

A cura di

Maria Grazia Dainelli

Wolfgang Ludes

Intervista al maestro della fotografia beauty dopo la

personale a Firenze promossa da Gianluca Sasso

nell’ex convento della Chiesa di San Barnaba

di Maria Grazia Dainelli / foto Wolfgang Ludes

Com’è nata l’amicizia con il curatore

della mostra Gianluca

Sasso, che è direttore artistico

e creativo dell’Accademia internazionale

per parrucchieri Academy F e

del salone storico di bellezza International

Studio?

Da un semplice taglio di capelli sono diventato

suo cliente ed amico. E' stata

questa amicizia ad avere spinto Gianluca

a rendere omaggio al mio lavoro organizzando

questa mostra. Di comune

accordo abbiamo deciso di esporre le

opere più rappresentative della mia visione

della bellezza. Questi scatti offrono

un assaggio del mio lavoro negli anni ed

esprimono la mia totale libertà creativa e

l'innovazione che ho saputo apportare al

genere della fotografia beauty.

Come nasce la tua passione per la fotografia?

Ho iniziato a studiare arti visive ed è stato

proprio il mio professore a scoprire il

mio talento per la fotografia, stimolandomi

ad andare avanti in questo percorso

e a sviluppare la mia attitudine verso

tutte le forme artistiche che abbiano come

risultato un oggetto visibile. Il primo

periodo trascorso a New York all’inizio

degli anni Ottanta, all’epoca di Richard

Avedon, Andy Warhol, agli eventi del

Club Area anche con la partecipazione

di Grace Jones, è stato molto importante

per la mia crescita, avendomi permesso

di stare a contatto con personaggi di

grande spessore.

Hai lavorato sette anni per la mitica

casa di moda Chanel: che esperienza

è stata?

Terminata l’università in Germania, mi

sono trasferito nuovamente a New York,

dove ho conosciuto il famoso fotografo

Irving Penn, noto per la fotografia di

moda, ma anche per le sue composizioni

still life minimaliste. Essendo rimasto

molto colpito dal suo lavoro, ho iniziato

anch’io a dedicarmi allo still life. Parallelamente

ho iniziato a scattare foto per

molte riviste ed è stata proprio una foto

pubblicata sulla rivista Madison che ha

incuriosito la casa di moda parigina Chanel.

Sono rimasti affascinati dalla bellezza

espressa nello scatto realizzato con un

nuovo concetto dell’immagine e un forte

impatto visivo. Mi sono perciò trasferito

a Parigi per collaborare con la prestigiosa

maison, un lavoro molto interessante,

sicuramente impegnativo ma era il

lavoro dei miei sogni, non avevo regole

o limiti, potevo esprimere totalmente

la mia creatività. Spesso i miei scatti precedevano

la nascita del

prodotto che veniva successivamente

realizzato

ispirandosi al contenuto

delle fotografie. Fotografavo

a stretto contato con

il direttore artistico Jacques

Helleu.

Una caratteristica dei

tuoi scatti è l’esaltazione

pittorica dei dettagli.

Come nasce questo stile

così originale?

Ho creato il mio stile riducendo

al minimo i dettagli,

togliendo il superfluo

ed esaltando forza e movimento

attraverso immagini

sfocate. Esprimo

16

WOLFGANG LUDES


un nuovo concetto di bellezza che esalta

al massimo la sensualità delle modelle.

Con le tue foto hai influenzato il

mondo della moda e del beauty degli

ultimi decenni. Possiamo dire

che esiste un’era pre Ludes e una

post Ludes?

Questi scatti fatti di dettagli sono sinonimo

di rivoluzione; ci vuole molta

precisione e occorre lavorare in simbiosi

con la truccatrice. I close - up

sugli occhi e sulle labbra sono davvero

innovativi e trasmettono un’idea del

tutto inconsueta del genere beauty.

Per le foto in mostra ti sei ispirato

a qualche grande fotografo del passato?

Solo per una delle foto mi sono ispirato

al maestro Erwin Blumenfeld, per

le altre l’idea è nata nel camerino assieme

alla modella mentre il make up

artist la truccava. Non sempre le modelle

sono come le vorrei ma ogni volta

l’idea si plasma sul tipo di donna

che ho davanti e l’ispirazione nasce

osservandole mentre vengono truccate.

Insieme ai volti, immortali anche

l’anima delle tue modelle, come entri

in relazione con loro?

La sintonia nasce prima di andare sul

set, nella sala trucco, dove è possibile

parlare con le modelle, osservarle,

stabilire con loro una connessione

sensuale e mentale che mi permette

poi, al momento dello scatto, di tirarne

fuori l’anima attraverso il microdesign

e l’esaltazione dei dettagli del

volto.

Durante la pandemia da Covid 19

hai realizzato un progetto fotografico

per le strade della città. Puoi

parlarcene?

Mi sono trovato da solo in giro per

la città vuota, surreale e immersa in

un silenzio assordante che mi ha fatto

percepire una nuova sensibilità, una

rinascita interiore come in un secondo

Rinascimento. Ho iniziato a guardare

Firenze come se fosse la mia

modella e ho concretizzato questo mio

pensiero in un progetto fotografico destinato

alla beneficenza. Infatti, le immagini

attualmente esposte al Portrait

Hotel di Ferragamo a Firenze sono in

vendita e tutti i proventi andranno all’istituzione

della Misericordia. Un progetto

che non finisce qui ma avrà

sicuramente ulteriori sviluppi in futuro.

Potete vedere tutte le fotografie su

www.firenzetiamo.com

Attualmente ti occupi di architettura

ed interior design. Che rapporto c’è

tra la fotografia e la tua attuale professione?

Non svolgo il lavoro di architetto o interior

designer, ho una squadra di professionisti

che sviluppano le mie idee.

Il mio intento è tradurre in realtà i desideri

del cliente, facendolo sentire a

proprio agio negli spazi in cui vive: case,

giardini, piscine o altro. Circondarsi

di elementi belli, in armonia tra loro

e funzionali, migliora anche la qualità

della vita e soddisfa pienamente il nostro

animo; uso esattamente lo stesso

linguaggio che ho utilizzato nelle mie

foto, visto che, in entrambi i casi, si

tratta di dare forma alla bellezza.

www.wolfgangludesphotography.com

www.wolfgangludes.com

FOTOGRAFIA PASSIONE PROFESSIONE IN NETWORK

www.universofoto.it

Via Ponte all'Asse 2/4 - 50019 Sesto F.no (Fi) - tel 0553454164

Wolfgang Ludes

WOLFGANG LUDES

17


Occhio

critico

A cura di

Daniela Pronestì

Mauro Martin

La bellezza irraggiungibile

di Daniela Pronestì / foto Mauro Martin

Non c’è valore in ambito artistico

che possa dirsi più astratto della

bellezza. Anche quando sia la

natura ad offrirne il modello, quest’ultimo

si tradurrà nell’opera in qualcosa di diverso

e di ben più complesso della “bella

forma”. Poco importa lo strumento: pittura

e fotografia si equivalgono nell’essere

forme d’arte che recano l’impronta

di una valutazione soggettiva del mondo.

Ed ambedue i linguaggi si pongono,

rispetto al tema della bellezza, come

dispensatori di visioni che, pur non negando

la realtà, soprattutto nel caso della

fotografia, la realtà trascendono idealizzandola.

Se poi, come avviene nell’opera

di Mauro Martin, entrambi i codici confluiscono

in un linguaggio ibrido e in sé

autonomo, il risultato sarà conciliare il

vincolo di verità imposto dal mezzo fotografico

con l’aspirazione più affine alla

pittura di spingersi oltre la riproduzione

del vero per rappresentare un ideale

Luce, posa II, tecnica mista su tela

Narcisa, tecnica mista su tela

di bellezza. Riscattate dalla visione ordinaria

ed estetizzante del femminile, le

donne di Martin diventano icone di va-

lori assoluti, in un processo di astrazione

simbolica che procede dal modello

della Venere classica al più recente mito

della femme fatale. Il loro essere corpi

“vivi” nello spazio e nel tempo passa

in secondo piano rispetto alla volontà

dell’artista di collocarle, come avrebbe

detto Philippe Dubois, “in una temporalità

fissata nell’interminabile durata delle

statue”. Per quanto permeata di una

sensualità spesso vorace ed apertamente

esibita, la bellezza di questi corpi non

si appaga delle sole apparenze, ma rinvia

ad altro, ad un invisibile nascosto. Come

in un tableau vivant, queste figure incarnano

pure astrazioni, personaggi topici

della pittura o della tradizione letteraria,

valori estetici dell’arte classica o di quella

rinascimentale. L’atto fotografico diventa

così un “vedere attraverso”, un’operazione

concettuale mediante la quale rivelare

ciò che della bellezza − e più in generale

della realtà − sfugge ad un occhio disattento.

E se come fotografo Martin “rivela”,

come pittore, invece, “costruisce” le

proprie visioni, adottando criteri compositivi

ed iconografici ispirati alla tradizione

− dai canoni della scultura classica

alle proporzioni della sezione aurea, dal-

18

MAURO MARTIN


L'Aurora, tecnica mista su tela

Alla maniera di Ingres, tecnica mista su tela

le pose plastiche delle statue antiche al

repertorio di gesti della ritrattistica rinascimentale

− oppure pensati apposta per

veicolare attraverso il corpo concetti altrimenti

difficili da rappresentare. Non si

Il senso dell'infinito, tecnica mista su tela

tratta della semplice trasposizione in fotografia

della lunga esperienza maturata

dall’artista in pittura, ma di un processo

creativo fondato sull’equilibrio tra visione

fotografica e invenzione pittorica, tra bellezza

percepita e bellezza pensata. In particolare,

quella di Martin è una riflessione

sulla bellezza come enigma che assume

il volto o per meglio dire i tanti volti delle

sue donne, le quali a loro volta prendono

il nome di Venere, Giuditta, Madama

Butterfly e di altre eroine della storia e del

mito. Un modo per dire che la bellezza,

al pari dell’utopia, è ovunque e in nessun

luogo; può essere contemplata ma giammai

posseduta; tantomeno può essere

spazialmente o temporalmente collocata

oppure sottoposta ad un definitivo dominio.

Queste immagini confermano che la

bellezza non è un requisito stabile e duraturo,

non appartiene a qualcosa o qualcuno,

ad un’opera d’arte o al volto di una

donna, ma coincide con il mistero insondabile

di cui le cose belle sono soltanto

un riflesso. Nell’inesausta fascinazione

verso questo mistero, Martin va in cerca

di frammenti che insieme compongono

un’unica grande opera corale, un ritratto

della bellezza femminile destinato a rimanere

per sempre non finito. In questa

tensione mai del tutto appagata risiede il

senso profondo della sua ricerca, un procedere

continuo ed ostinato verso una

mèta irraggiungibile eppure desiderabile

proprio come una bella donna.

www.mauromartin.it

MAURO MARTIN

19


Letterati stranieri in

Toscana

A cura di

Massimo De Francesco

Walter Savage Landor

Dall’Inghilterra a Firenze con l’inquietudine nell’anima

di Massimo De Francesco

Walter Savage Landor nasce

a Warwick, nel Warwickshire,

il 30 gennaio 1775,

da Walter Landor, medico ed erede di

una vasta tenuta nello Staffordshire,

e da Elizabeth Savage, seconda moglie

del padre. Studia nella prestigiosa

Rugby School, distinguendosi

per il suo talento nello scrivere versi

in latino e per l’indisciplina che gli

costa l’espulsione dalla scuola. Nel

1792 s’iscrive al Trinity College di

Oxford da cui viene espulso per aver

sparato un colpo di arma da fuoco

contro le finestre di un esponente

Tory. Nel 1795 pubblica, a Londra,

il primo volume di poesie, The Poems

of Walter Savage Landor. Nel

1802 raggiunge Parigi, dove consolidate

le sue idee rivoluzionarie pubblica

Poems by the Author of Gebir,

che s’ispira al suo precedente poema

epico, Gebir. L’impulsività lo

forza, nel 1808, a partire alla volta

della Spagna per arruolarsi nella

nella guerra contro l’invasione napoleonica,

ma rientra in Inghilterra,

dopo pochi mesi, deluso per non

aver potuto combattere. Il soggiorno

in Spagna gli ispira la tragedia in

versi Count Julian. Nel maggio 1811

sposa Julia Thuillier, figlia di un

banchiere svizzero fallito, dalla quale

avrà quattro figli. Nel 1815 partono

per la Francia, dove rimangono

La targa commemorativa in via della Chiesa a Firenze

fino all’ottobre dello stesso

anno. A Como, da poco raggiunta,

nasce il primogenito

Arnold. Qui scrive versi contro

il poeta Vincenzo Monti

in risposta ad un suo sonetto

anglofobo. La mèta successiva

è Genova. Da qui decidono

di fermarsi a Pisa, dove

nasce la secondogenita Julia

e compone Idyllia Heroica

Decem, una raccolta di poesie

in latino che pubblicherà

nel 1820. Dopo un breve periodo

a Pistoia, nel 1821 si

trasferiscono a Firenze, dove

fino al 1827 abitano in

via della Scala per poi trasferirsi

in Borgo degli Albizi,

presumibilmente a Palazzo

Medici Tornaquinci, in via

Pandolfini. Nel primo soggiorno

fiorentino, inizia a scrivere il

capolavoro Conversazioni immaginarie

in cinque volumi: il poeta immagina

una serie di conversazioni

fra personaggi storici illustri, pubblicate

intorno al 1824-29. Molte

le dimore prese in affitto dal poeta,

soprattutto nelle campagne circostanti

Firenze, per evitare la calura

estiva della città. Per questa esigenza,

nelle estati del 1822 e del 1823,

alloggia fra il Poggio Imperiale e le

colline di Arcetri, a Villa Curonia.

Acquista poi Villa

Gherardesca a San

Domenico di Fiesole,

dove, nel 1833,

riceve il filosofo bostoniano

Ralph Waldo

Emerson. Nella

villa espone la sua

notevole collezione

di quadri che comprende

numerosi

“primitivi”. Ama Firenze

e conferma di

Walte Savage Landor in un ritratto di William Fisher

avere qui trovato “la miglior acqua,

aria e olio del mondo”. Dopo la separazione

dalla moglie, nel 1835 lascia

il capoluogo toscano. Torna in

Inghilterra, a Bath, dove trascorre i

successivi venti anni componendo

numerose opere: fra queste il Pentameron

(1837), una serie di colloqui

impossibili fra Boccaccio e Petrarca

nei quali i due poeti colloquiano

con Dante. Scrive Gli Italici elaborato

in seguito ai moti rivoluzionari del

’48. Nel 1858 rischia una querela

per diffamazione e una considerevole

condanna pecuniaria lo costringe

tornare in Italia, dove prosegue le liti

con i familiari e si riduce in miseria

per avere donato tutti i suoi beni

ai figli. Trascorre i suoi ultimi anni

in una modesta abitazione di via

Nunziatina, l’odierna via della Chiesa

nel quartiere di San Frediano. Qui

si spegne in povertà il 17 settembre

1864. E’ sepolto nel Cimitero degli

Inglesi. Una placca di marmo al 93

di via della Chiesa lo ricorda.

20

WALTER SAVAGE LANDOR


A cura di

Lorenzo Borghini

Il cinema

a casa

Il passato

Asghar Farhadi s’interroga sulle colpe dell’uomo

di Lorenzo Borghini

Il regista Asghar Farhadi, dopo il bellissimo

Una separazione, torna ad

indagare con Il passato il contesto

familiare, sviscerando tutte le paure e i

dubbi che nascono dai rapporti umani.

Non siamo più in Iran ma a Parigi, dove

Ahmad torna da Teheran dopo quattro

anni. All'aeroporto si guarda intorno,

cerca qualcuno, poi appare una donna: i

due sono separati da uno spesso vetro,

si salutano, sorridono, cercano di comunicare

nonostante la distanza; i loro

movimenti sono impacciati, si nota che

fra i due c'è stato qualcosa, un legame

forte che non può essere offuscato da

quel semplice vetro. La bellissima donna

è Marie, moglie di Ahmad che lo ha

chiamato per fargli firmare i documenti

del divorzio. Veniamo a conoscenza

che Marie ha due figlie nate da altre relazioni;

Ahmad viene invitato a stare da

lei anziché in albergo come lui stesso

aveva richiesto. Scopre subito che la

donna ha una relazione con Samir, anch'egli

sposato e con un figlio, il piccolo

Fouad. Il desiderio della donna di ospitare

l'ormai ex marito a casa è tutto un

piano, una macchinazione per immergerlo

nel letame che la circonda. E qui,

inizia la spirale discendente, i pezzi già

incrinati iniziano a sgretolarsi intorno al

povero Ahmad, capro espiatorio di una

situazione ormai sfuggita a tutti di mano.

Una donna in coma ha tentato il suicido,

è la mamma di Fouad, la moglie di

Samir, la rivale in amore di Marie, una

donna che ha ingerito candeggina davanti

al figlio nella lavanderia del marito;

quel figlio che in una scena memorabile

col padre nella metro parigina ci consegna

parole forti riguardo la madre,

riguardo la morte, dicendoci che non riesce

a capire come mai la donna sia attaccata

a dei fili che la tengono in vita

se lei, proprio da quest'ultima era voluta

fuggire. Ha compiuto un gesto estremo

ma calcolato; tutti s’interrogano

sul movente pensando singolarmente

di essere la causa di quella vita appesa

a un filo. Il marito è inquieto, Marie

ha i nervi a pezzi, la figlia maggiore Lucie

non ha la forza di stare in casa, di affrontare

lo sguardo del nuovo uomo di

sua madre. Ahmad si trova nel bel mezzo

di un ciclone, un ciclone di passioni

troppo forti per essere gestite; finché

non arriva al punto di rottura decidendo

di ripartire. Asghar Farhadi s’interroga

sulle colpe dell'uomo, le distribuisce

fra i protagonisti in modo tale da scatenare

le più disparate reazioni, paure,

dubbi e insicurezze fuoriescono dall'a-

nimo dei suoi attori come tirate da una

mano invisibile; basta un niente per far

vacillare ognuno di loro. Il passato è un

film dostoevskiano per tematiche e toni;

Farhadi calibra bene ogni situazione,

ogni parola, ogni dialogo perfetto nella

sua scrittura, per consegnarci un film

che pone molte domande ma dà poche

risposte. La più importante ci dice che

per andare avanti abbiamo bisogno di

un taglio netto, un taglio a quel cordone

che ci lega ai nostri ricordi, perché i fantasmi

passati riaffiorano sempre.

IL PASSATO

21


Cosmetici Naturali e Biologici per il Benessere

Experiences

Raccogli e frangi le olive con la

Realtà Virtuale

Collect and crush the olives with

Virtual Reality

Immergiti nella stanza dei profumi

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Apprendi a cosa servono i Principi

Attivi Naturali in cosmetica

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Visita il nostro Museo del Sapone

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LUNEDÌ

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GIOVEDÌ

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SABATO

DOMENICA

chiuso

11,00 - 18,00 orario continuato

11,00 - 18,00 orario continuato

11,00 - 18,00 orario continuato

11,00 - 18,00 orario continuato

11,00 - 18,00 orario continuato

11,00 - 13,00 - pomeriggio chiuso

IDEA TOSCANA - Borgo Ognissanti, 2 | 50123 Firenze

055 7606635 | info@ideatoscana.it | www.ideatoscana.it


A cura di

Antonio Pieri

Benessere e cura

della persona

Il benessere naturale di Idea Toscana

nel centro storico di Firenze

di Antonio Pieri

Sabato 13 giugno, nonostante

il non felice periodo dal

quale stiamo tutti con senso

di responsabilità e tanta pazienza

uscendo, Idea Toscana ha aperto il

suo primo negozio nel centro storico

di Firenze in Borgo Ognissanti 2. Un

desiderio coltivato da sempre e finalmente

realizzatosi a Firenze, città tra

le più belle al mondo dove nascono i

prodotti di Idea Toscana. Questo nuovo

negozio non rappresenta solamente

un ampliamento dell’azienda, ma

vuole anche essere un punto di riferimento

per tutte quelle persone che

amano Idea Toscana e la cosmesi naturale,

biologica e vegetale realizzata

nel totale rispetto dell’uomo, dell’ambiente

e degli animali.

Negozio esperienziale:

dalla realtà virtuale

iniziamo

Con questo format sarà possibile vivere

un’esperienza non solo di acquisto

ma una vera e propria full

immersion nella natura, approfondendo

la conoscenza dei principi attivi

usati da Idea Toscana per formulare

i prodotti con i quali prendersi cura di

sé in totale sicurezza. Appena entrato

in negozio, il cliente verrà trasportato

in un’altra dimensione attraverso

la realtà virtuale: indossando un visore

potrà, infatti, vivere l’esperienza

di raccogliere virtualmente le olive

e portarle al frantoio e, una volta tolto

il visore, potrà degustare realmente

l’eccellenza dell’olio extra vergine

di oliva toscano IGP biologico provandone

sia il gusto che il benefico

effetto sulla pelle grazie ai tester dei

cosmetici e dell’olio.

L’olfattorio

Al piano superiore si trova l’olfattorio:

un locale saturo di profumi naturali

con fragranze di olivo, rosa e

agrumi, in base alla stagione, dove rilassarsi

avvolti da splendide immagini

legate al profumo proposto.

L’efficacia del potere della natura

Grazie ad una parete con le immagini

di tutte le piante e i relativi princi-

pi attivi usati da Idea Toscana nella

formulazione dei propri prodotti, sarà

possibile toccare le piante dal vivo,

scoprirne i benefici in cosmetica e

annusarle grazie a piccoli e preziosissimi

flaconi di oli essenziali naturali

estratti in corrente di vapore.

Il museo del sapone

Idea Toscana ha raccolto nel tempo

vari macchinari d’epoca utilizzati nei

secoli scorsi per produrre sapone:

ancora funzionanti, vengono esposti

in negozio in onore degli abili artigiani

che realizzandoli hanno permesso

alla scienza cosmetica di progredire,

garantendo a tutti salute e benessere.

Il profumo personalizzato

Previo appuntamento, è possibile vivere

un’esperienza guidata grazie alla

quale ritrovare sensazioni e ricordi

da far confluire in un profumo personalizzato

al 100%, sia per uso personale

che per ambienti in occasione di

feste, matrimoni e celebrazioni varie.

Antonio

Pieri

Nato a Firenze nel 1962, Antonio Pieri è amministratore delegato dell’azienda

il Forte srl e cofondatore di Idea Toscana, azienda produttrice di cosmetici

naturali per il benessere secondo la più alta tradizione manifatturiera toscana

che hanno come principio attivo principale l’olio extravergine di oliva toscano IGP

biologico. Esperto di cosmesi, profumeria ed erboristeria, svolge anche consulenze

di marketing per primarie aziende del settore. Molto legato al territorio toscano e

alle sue eccellenze, è somelier ufficale FISAR e assaggiatore di olio professionista.

Per info:

antoniopieri@primaspremitura.it

Antonio Pieri

IDEA TOSCANA

23


Dimensione

Salute

A cura di

Stefano Grifoni

Tornare alla normalità dopo

l’emergenza sanitaria

di Stefano Grifoni

Ph. courtesy Getty Images

Nonostante tutto e sia pure con

qualche limitazione, la vita ha

ripreso il suo non semplice

percorso. Anche se con qualche pensiero

negativo, stanchezza, insonnia e

nervosismo, la capacità di andare avanti

ci ha permesso di superare le mille

difficoltà create

dal periodo

del contagio e di combattere le avversità

del momento con grande consapevolezza.

Tutto questo ha richiesto da

parte di molti un grande impegno e l’accettazione

di una sfida con una visione

forzatamente positiva del domani. Ricominciare

per tanti è stato un modo di liberarsi

dai pensieri negativi, dalla noia,

dalle incertezze e dalla solitudine, ha si-

gnificato cambiare lo sguardo verso il

futuro inventando una nuova strategia

per vivere. Quello che è accaduto ci ha

fatto ricordare che siamo fragili, capaci

di sopportare gli stress della vita senza

lamentarsi, ci ha fatto capire che siamo

esseri vulnerabili e mortali. Amare la vita

e coltivare una propria spiritualità interiore

migliorerà l’esistenza di tutti.

Stefano

Grifoni

Nato a Firenze nel 1954, Stefano Grifoni è direttore del reparto di Medicina e Chirurgia di Urgenza del Pronto

Soccorso dell’Ospedale di Careggi e sempre presso la stessa struttura è direttore del Centro di Riferimento Regionale

Toscano per la Diagnosi e la Terapia d’Urgenza della Malattia Tromboembolica Venosa. Ha condotto numerosi

studi nel campo della medicina interna, della cardiologia, della malattie del SNC e delle malattie respiratorie e

nell’ambito della medicina di urgenza. Membro del consiglio Nazionale della Società Italiana di Medicina di Emergenza-Urgenza,

è vice presidente dell’associazione per il soccorso di bambini con malattie oncologiche cerebrali Tutti per

Guglielmo e membro tecnico dell’associazione Amici del Pronto Soccorso con sede a Firenze. Ha pubblicato oltre 160

articoli su riviste nazionali e internazionali nel settore della medicina interna e della medicina di urgenza e numerosi testi

scientifici sullo stesso argomento. Da molti anni collabora con RAI TRE Regione Toscana nell’ambito di programmi

di medicina, con il quotidiano La Nazione e da tre anni tiene una trasmissione radiofonica quotidiana sulla salute.

24

TORNARE ALLA NORMALITÀ


A cura di

Emanuela Muriana

Psicologia

oggi

Covid-19, il virus della paura

di Emanuela Muriana

Abbiamo vissuto settimane incredibili,

che verranno ricordate da

tutte le generazioni che le hanno

vissute, dove è stata rivoluzionata la nostra

quotidianità, le nostre relazioni sigillate

dal provvedimento del Governo “io

resto a casa”. Un’epidemia che ha cambiato

la nostra relazione con il mondo, con gli

altri e con se stessi. Un’esperienza mondiale

che favorirà l’accelerazione all’utilizzo

del digitale in tutti gli ambiti. La paura è l’emozione

che ha accompagnato questo periodo

e l’abbiamo vista espressa in modi e

contenuti diversi. Le “psicotrappole” della

paura dell’epidemia sono state tre. La prima,

“sopravvalutare”: sull’ondata emotiva

della paura, soprattutto quando i dati sono

incerti e l’evoluzione è rapida, si rischia di

sopravvalutare il rischio con conseguente

panico e perdita di controllo. La seconda,

“sottovalutare”: all’estremo opposto, si

può sottovalutare il rischio per proteggersi

da messaggi o situazioni giudicate troppo

ansiogene con negazione totale o parziale

del pericolo. La terza, riporre eccessiva fiducia

nella scienza medica e nel progresso

scientifico: serve il tempo per capire le

cose. Le conseguenze sono comportamenti

disfunzionali che mettono a rischio

sia il singolo che la collettività. Possiamo

descrivere queste reazioni eccessive con

quattro identikit: anzitutto i complottisti, di

solito persone frustrate che non sono riuscite

ad affermarsi come avrebbero voluto.

Sono mossi

da emozioni di

rabbia e hanno bisogno di cercare una

colpa negli altri come responsabili di intenzioni

malevole. Questa modalità di interpretare

i dati discordanti provenienti da

ambienti scientifici - come è effettivamente

successo - serve per elevare se stessi.

La loro posizione è espressa con la protervia

di “chi vede oltre” gli ingenui o i creduloni.

Producono e pubblicano in rete fake

news, congetture frutto di notizie non controllate

alla fonte. Acquistano così un’agognata

visibilità e diventano eroi. I no-wax

rappresentano in modo esemplare questa

categoria. Da questa posizione non sono

stati esenti esimi studiosi. Ci sono poi gli

ipocondriaci, coloro che hanno il terrore di

ammalarsi ed evitano il pericolo mettendo

in atto severe precauzioni. Cercano costantemente

informazioni dai medici e in

questo periodo dal dottor Google, in rete,

per salvaguardarsi meglio. Queste persone

hanno rigorosamente messo in pratica

le indicazioni di gestione del contenimento

del virus ma non solo, hanno “raddoppiato”

le precauzioni e costretto anche i

familiari a svolgere rigorosi atti di decontaminazione.

Gli irresponsabili, invece,

non rinunciano al proprio piacere mettendo

in campo comportamenti pericolosi

per se stessi e per gli altri. E’ la negazione

del pericolo per proteggersi da informazioni

ansiogene che sono percepite come

insopportabili. Persone particolarmente

pericolose sempre, ma soprattutto per la

prossima estate poiché le vacanze generano

spostamenti e raggruppamenti. In ulti-

mo, coloro che vanno a caccia degli untori

e che, sempre per effetto della paura, oltre

a borbottare hanno assunto comportamenti

attivi di denuncia, non solo verso

le forze di sicurezza, ma soprattutto mettendo

in rete immagini riprese con il proprio

telefono in nome di valori morali. La

paura, che in sé è un’emozione positiva

perché provvede alla nostra sopravvivenza,

quando si trasforma in angoscia può

sfociare in patologie come disturbi fobici

e ossessivi di varia natura, depressioni e

paranoie, perché il soggetto perde il controllo

e non sa riconoscere da dove arrivi il

pericolo per combatterlo.

www.covid-19virusdellapaura.com con il

contributo di Giorgio Nardone

Emanuela

Muriana

Emanuela Muriana vive e lavora prevalentemente a Firenze. E’ responsabile

dello Studio di Psicoterapia Breve Strategica di Firenze, dove svolge

attività clinica e di consulenza. Specializzata al Centro di Terapia Strategica

di Arezzo diretto da Giorgio Nardone e al Mental Reasearch Institute di

Palo Alto CA (USA) con Paul Watzlawick. Ricercatore e Professore della Scuola

di Specializzazione quadriennale in Psicoterapia Breve Strategica (MIUR) dal

1994, insegna da anni ai master clinici in Italia e all’estero. E’ stata professore

alla Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di Siena (2007-2012)

e Firenze (2004-20015). Ha pubblicato tre libri e numerosi articoli consultabili

sul sito www.terapiastrategica.fi.it

Studio di Terapia Breve Strategica

Viale Mazzini 16, Firenze

+ 39 055-242642 - 574344

Fax 055-580280

emanuela.muriana@virgilio.it

VIRUS DELLA PAURA

25


Arte &

Vacanze

A cura di

Andrea Petralia

Salvo Messina

Una vita per l’arte nel segno della libertà espressiva

di Stefania Reitano

Quando e perché hai deciso di

intraprendere un percorso artistico?

Devo dire che mi sono avvicinato all'arte

in maniera inconscia, perché il mio

approccio è cominciato da piccolissimo.

Avevo più o meno quattro o cinque

anni quando, vedendo un ritratto, mi affascinò

l'idea di poter rappresentare ciò

che vedevo. Da quel momento iniziai a

praticare questo “gioco” come una sorta

di automatismo. Decisi di intraprendere

studi artistici e la mia curiosità mi

ha portato ad avvicinarmi a più aspetti

del mondo dell'arte. Negli anni a seguire

ho preso più consapevolezza di ciò

che è l'arte come ricerca culturale e intellettuale.

Ad oggi, è l'aspetto che più

m’interessa portare avanti.

Quali riferimenti artistici e culturali ti

hanno influenzato nel corso del tempo?

Ogni periodo storico, ogni movimento

culturale ha avuto importanza nel mio

percorso. Da giovanissimo ero affascinato

da Michelangelo, Ingres, dagli

Impressionisti. Col tempo ho “capito”

il Cubismo e soprattutto Picasso nella

sua poliedricità e contemporaneità.

E poi Pollock, Fontana e Manzoni, al

quale mi sento legato da un'empatia

intellettuale.

Negli anni Settanta ti sei trasferito

a Milano per studiare allo IED. Cosa

ti ha spinto a fare questa scelta?

Gli anni Settanta sono stati densi di

conquiste sociali, di forti cambiamenti

nel modo di comunicare ed anche

uno dei “momenti d'oro” per il design

Salvo Messina

italiano. Per chi come me ha sempre

avuto una mente aperta a nuove esperienze,

era quasi una scelta obbligata.

E' stata un'esperienza

importante per la mia

formazione; qui ho avuto

la possibilità di conoscere

Munari e i fratelli Castiglioni.

Hai lavorato come fumettista

e restauratore

d'arte. Quanto queste

esperienze hanno inciso

sul tuo iter artistico?

Spazio, vita, tempo (1994), flottage e pigmento rosso, cm 210x170

Ritratto (2017), olio su tavola, cm 40x30

La curiosità mi ha portato

a fare esperienze

diverse nel campo

dell'arte grazie alle quali

ho arricchito la mia

mente. Il fumetto mi ha

insegnato l'uso dei segni

e l'importanza dei punti

di vista. Il restauro mi ha

permesso di confrontare

26

SALVO MESSINA


Astratto (2018), acrilico su carta, cm 49x30

Senza titolo (2020), grafite su cartoncino, cm 102x72

l'arte del passato con quella contemporanea,

di capirne le intenzioni e l’evoluzione.

Quanto è importante per te il mezzo

pittorico? Nel 2020 ha ancora senso

dipingere?

Devo dire che per me il mezzo pittorico

ha la stessa importanza di tutti gli

altri mezzi espressivi. L'artista deve

essere libero di poter rappresentare

concretamente la sua ricerca artistico-culturale

attraverso l'uso di uno

o più strumenti. La pittura, strumento

affascinante, ha un ruolo importante

perché nel corso del tempo, al di là

di ogni dibattito e polemica culturale,

non è mai stata sostituita, ma ad essa

si sono aggiunti nuovi strumenti; motivo

per cui, al giorno d'oggi, ha ancora

senso dipingere.

La tua è una pittura “mentale” che

non necessita di uno stile per concretizzarsi.

Cos'è per te lo stile?

Lo stile è qualcosa che non appartiene

all'artista, il quale deve dedicare

tempo, energie e mente alla ricerca

senza avere nessun limite, nessuna

“gabbia” che lo vincoli. Non potrei

immaginare di lavorare ad un'opera

pensando che essa debba essere

riconducibile a qualcosa che ho

già prodotto. Quando lavoro, il mio

obiettivo è di rappresentare concretamente

quello che è il mio pensiero.

Pittura figurativa, astratta e installazioni

sono gli strumenti di cui mi avvalgo

per raggiungere questo scopo.

Voglio essere libero di esprimermi

senza “etichette” che possano influenzare

e vincolare la mia ricerca

artistica.

Artisti, galleristi, collezionisti: cosa

pensi del sistema dell'arte contemporanea?

Penso che l'arte contemporanea abbia

bisogno di una nuova critica, di

specialisti che possano occuparsi

di un nuovo modo di proporre l'arte.

La tendenza è mirata ad una divulgazione

in rete che va benissimo,

però bisogna che l'arte si riappropri

del “mondo culturale”, quindi,

musei, gallerie dovrebbero azionare

il sistema dell'arte affinché questo

possa avvenire. L'arte contemporanea

è qualcosa che ti arriva come un

pugno nello stomaco e il dolore lo si

attutisce solo con l'esperienza. Non

può essere sostituita da un'immagine,

bisogna che, oltre ad essere vista,

venga anche “mangiata, digerita

ed espulsa”.

SALVO MESSINA

27


Personaggi

Zeno Colò e Celina Seghi

Ricordando i campioni dell'Abetone, due vite per lo sci

Testo e foto di Franca Loretta Norcini

Un centenario importante

Nel 2020 cadono due importanti

ricorrenze: i cento anni dalla

nascita di Zeno Colò, purtroppo

già deceduto il 12 maggio 1993, e i

cento anni di Celina Seghi, lei invece viva

e in buona salute a Pistoia. I destini

dei due grandi sciatori si sono incrociati

sia nel luogo natale, Abetone, che

nelle gare lontano da casa. Le loro vite

hanno dunque camminato insieme, da

Abetone ad Aspen (Colorado), accomunate

nelle competizioni dello sci, allora

in Italia poco praticato. Fin dal 1965,

da quando ho cominciato a frequentare

le piste dell’Abetone, e da sempre Zeno

Colò è stato ovunque considerato

una leggenda. Le sue mitiche imprese

olimpiche ad Aspen, Oslo, Madonna di

Campiglio, Cortina, etc., sono ben note

a tutti. La strabiliante velocità (160

km/h) da lui raggiunta nel 1947, con le

attrezzature e le tecniche del tempo, nel

chilometro lanciato del Piccolo Cervino,

è rimasta ineguagliata. Sconfinata

la sua forza nelle gambe. Come quella

volta che, nelle piste abetonesi, incrocia

improvvisamente alcuni sciatori coperti

da un dosso. Come se nulla fosse,

li sorvola a sci pari e prosegue nella sua

discesa. Il suo passato di boscaiolo, ve-

ro e duro allenamento, lo ha fortificato

e temprato nella mente e nel cuore

e gli ha fornito muscoli d’acciaio, certo

uniti ad una grande forza di volontà,

determinazione, coraggio e ad una

straordinaria predisposizione e bravura

nello sci. Anche lo Sci Club Abetone

Boscolungo nasce nel 1920 e nel

1937 inizia la sua pionieristica carriera

lo “slittone”, uno dei primi impianti

a livello italiano. L’Abetone, quindi, ha

un’annosa tradizione sciistica e ha dato

i natali a numerosi campioni (Zanni, Zeno

Colò, Vittorio Chierroni, Paride Milianti

e Celina Seghi).

Zeno Colò, a sinistra, Celina Seghi e Vittorio Chierroni

I due campioni

28 ZENO COLÒ E CELINA SEGHI


L’oro di Zeno: il medagliere

Le prime gare a quattordici anni,

poi non lo ha fermato più nessuno,

tra olimpiadi e mondiali.

Nei campionati italiani (tra il 1943 e

il 1955) ben 29 medaglie (19 ori in discesa

libera, 6 argenti e 4 bronzi nelle

altre specialità). Gennaio del 1950, Paganella-Bondone,

Madonna di Campiglio

e Serrada di Folgaria: 1° in discesa

libera e 1° in slalom speciale. Nel gigante

vince l’abetonese Vittorio Chierroni;

Colò invece è già in viaggio per il

mondiale di Aspen (Colorado), nel febbraio

1950, dove si copre di gloria: oro

nel gigante, argento in slalom, oro in

discesa libera. Poco dopo, vince anche

i campionati sudamericani. Tra il 1952

e il 1956, il “falco di Oslo” è 1° in discesa

(prima medaglia d’oro per l’Italia

ai giochi olimpici invernali), 4° nel

gigante e 4° in slalom speciale. Zeno

Colò nasce a Cutigliano (oggi accomunato

ad Abetone) il 30 giugno 1920

e muore a San Marcello Pistoiese nel

1993. Oltre alle gare, è stato impegnato

nel Corpo degli Alpini per tre anni, fino

al 1943. Durante la guerra ha fatto

parte a Cervinia della “Pattuglia sci veloci”.

Quindi, istruttore di sci sia estivo

che invernale in varie scuole sulle Alpi.

Nel 1955 fonda ad Abetone la scuola di

sci “Zeno Colò” da lui diretta. E’ allenatore

federale fino al 1963. Insieme ad

altri, ha fatto molto per la realizzazione

ad Abetone della rinomata ovovia biposto

del Monte Gomito (in seguito sostituita

da una e più moderna telecabina

a 8 posti), con le “sue” tre piste Zeno

1, 2 e 3 a lui dedicate. E' diventato a tal

L'insegna allestita in onore dei due campioni ad Abetone, loro luogo di nascita

punto famoso che nel 2007 gli è stato

dedicato finanche un asteroide con il

nome "58709 Zenocolo". La sua soddisfazione

per l’attuazione di questo importante

impianto di risalita (che aveva

dato un impulso alla stazione sciistica)

è stata però smorzata dalle numerose

controversie cui negli anni ha dovuto

far fronte. Dallo scorso 23 dicembre

e fino alla primavera 2020, ad Abetone

sono stati avviati i preparativi per ricordare

le imprese di Zeno Colò, a cominciare

da una bella mostra, allestita nella

biblioteca comunale del paese, con

molte medaglie, coppe vinte, cimeli, attrezzature,

immagini e documenti della

sua straordinaria carriera agonistica e

della sua vita, altre iniziative e i festeggiamenti

conclusivi purtroppo cancellati.

Nella piazza del paese campeggia

“Abetone 100” in caratteri cubitali, rosso

fiammante, in onore di ambedue i

campioni. La sua, come visto, è stata

un’esistenza piena di impegni, di attività,

di gare e di soddisfazioni che l’hanno

portato anche lontano da casa. Ma

per tutta la vita, rinunciando ad opportunità

varie, ad allettanti proposte di

trasferimenti altrove, magari all’estero,

Zeno Colò ha amato le sue foreste, le

sue belle e care montagne natìe, fedelmente

rimanendovi.

Un invidiabile traguardo per Celina

Lo scorso 5 marzo 2020, ad Abetone,

si sarebbero dovute svolgere

le celebrazioni per i cento

anni di Celina Seghi nata il 6 marzo

del 1920 ma registrata l’8 marzo. Erano

inoltre previste le tre giornate, 6,7

e 8 marzo, della III edizione di Sghiando,

gare vintage di slalom con abbigliamento

e attrezzature d’epoca anche in

notturna presso l’ovovia e con fiaccolata

conclusiva, nella Zeno 3, dei maestri

di sci abetonesi (per non parlare

poi dell’evento internazionale Pinocchio

sugli sci di fine marzo 2020); l’8 marzo

festeggiamenti a Celina Seghi con varie

iniziative. Tutto ciò è stato cancellato

per le tragiche emergenze del Covid-19,

che hanno condizionato pure questi festeggiamenti,

praticamente annullando

tutto e facendo chiudere gli impianti del

comprensorio proprio quando era finalmente

arrivata neve abbondante e bella.

Come per le manifestazioni in occasione

del centenario di Zeno Colò, anche in

questo caso è stato sospeso tutto, interrompendo

così traumaticamente anzitempo

la stagione. Il Tg3 toscano, in

un servizio dello scorso 7 marzo, ha

però reso omaggio a Celina Seghi andandola

a trovare nella sua abitazione di

Pistoia (piena zeppa di medaglie e trofei),

dove si è mostrata in ottima forma

− gli anni non se li sente e non li dimostra

− e ha prontamente risposto all’intervistatore

con la verve e la simpatia

che, da sempre, la contraddistinguono.

ZENO COLÒ E CELINA SEGHI

29


Le sue vittorie

Il primo dei trentasette titoli italiani

lo conquista a 14 anni (3ª al Sestriere

nel 1934), ma già a 10 anni aveva

corso una gara. Poi nel 1937 campionessa

italiana juniores. Nel 1941 a Cortina,

in una gara mondiale non omologata

per l’assenza di alcune nazioni (c’era la

guerra), vince l’oro in slalom e l’argento

in combinata. Poi, l’ambìto Trofeo

Arlberg-Kandahar (K d’oro e K di diamante).

Ad Aspen, ai mondiali 1950,

in Colorado, la prestigiosa medaglia di

bronzo in slalom. Molti quarti posti, con

alcuni incidenti, tra il ’48 e il ’52. Chiude

nel 1956 con le gare. Terminata la carriera

agonistica, diventa maestra di sci

(poi maestra ad honorem alla scuola di

Abetone). In seguito, si sposa e si trasferisce

a Pistoia, senza mai trascurare

di sciare. Della trasferta in America degli

atleti italiani nel 1950 parla un articolo

pubblicato il 28 gennaio di quell’anno

sul New York Times con una foto che ritrae

gli sciatori al loro arrivo in aereo a

“La Guardia” di New York, con Celina

Seghi in primo piano, poi Zeno e gli altri,

per gli eventi del 13 febbraio in Colorado.

Ciò dimostra il notevole rilievo dato

alla nostra squadra dalla stampa americana.

L’Abetone ha sempre festeggiato

i compleanni di Celina. Inoltre, da molti

anni, una pista del Pulicchio, appunto la

“Seghi”, è già stata a lei intitolata.

In questa e nell'altra foto, alcune delle immagini esposte nella mostra dedicata a Zeno Colò ad Abetone

Un’eclettica centenaria

Celina Seghi intervistata dal Tg3 per il suo centesimo compleanno

Celina Seghi non ha mai abbandonato

lo sport della vita. Ha

sciato fino a 94 anni con grinta,

tenacia e passione. Fino a qualche anno

fa addirittura come “apripista” all’Abetone

nelle gare del Pinocchio sugli

sci (atleti under 16). Scivolava giù elegante,

veloce, agile e leggera nei suoi

completi pastello, sempre impeccabile

nell’aspetto e attenta all’abbinamento

di colori ed accessori. Pur con un

fisico esile, era dotata di grande forza

e di formidabile coraggio che, da

sempre, liberava nelle discese con gli

sci. Nel 2001 ha voluto perfino provare

l’emozione del parapendio. Dunque,

non solo sci, visto che questa

eclettica signora ama la musica e suona

bene la fisarmonica. Cento anni,

splendidamente portati. Celina ha dunque

raggiunto questo traguardo con la

freschezza, lo spirito e l’entusiasmo di

una ragazzina. Un autista della “Copit”

mi dice che talvolta la nota a passeggio

in compagnia di un’altra donna, nei

dintorni di casa. Esile come sempre

ma vivacissima, cammina con le sue

gambe e quando vede l’autobus per

l’Abetone si ferma, aspetta che passi,

accenna un breve saluto velato di

nostalgia, poi se ne va. Vive a Pistoia

da molti anni, ma quando ha potuto,

ha cercato di trascorrere lunghi periodi

nella sua cara Abetone, dove ha lasciato

il cuore e i suoi più cari ricordi.

30 ZENO COLÒ E CELINA SEGHI


Musica e

solidarietà

Alessio Ramacciotti in arte Ramadon

Con la musica nel cuore, all’insegna della solidarietà

di Gaia Simonetti

Cuore di ragazzo. E’ un cuore

grande, che contiene sogni,

aspettative, un pensiero per chi

soffre. E’ una storia che fa bene, soprattutto

di questi tempi. Ci sono tutti

gli ingredienti: coraggio, passione, speranza.

E’ ricca di buone notizie ed ha come

protagonista un ragazzo di 18 anni,

Alessio Ramacciotti, che vive a Lucca.

In arte è Ramadon, quando dal cuore

estrae parole per le sue canzoni. A

16 anni, colpito dalla morte del capitano

viola Davide Astori, il giovane rapper

compose O mio capitano, dedicata

al giocatore per ricordare il campione

di valori in campo e nella vita. «Mi sono

messo a scrivere appena ho saputo

della scomparsa del calciatore − spiega

Alessio − perché le parole nascevano

da sole. Poi trovai spunto nel discorso

in ricordo di Astori pronunciato da Milan

Badelj. Decisi di donare il ricavato

all’ospedale Meyer per dare un piccolo

aiuto ai piccoli pazienti». Di recente, ha

aperto una raccolta fondi con gofoundme

per la terapia intensiva dell'ospedale

San Luca di Lucca denominata Tutti

insieme contro un unico male e legata

al periodo dell'emergenza Covid-19. Ed

ancora, ha realizzato un video sulla quarantena

raccontata e vista con gli occhi

dei giovani, ripreso anche dall’UNE-

SCO. Prima del lockdown, invece, ha

lanciato un’app musicale contro il bullismo.

«La musica è ambasciatrice di

valori e messaggi positivi e mi piace

utilizzarla per questo scopo» racconta il

giovanissimo cantautore. L’amore per la

musica è cresciuto con gli anni. Ci rivela

un “segreto”: «La mia musica nasce

dopo la presentazione di una base. Ogni

traccia si lega alle parole, s’intreccia, si

fonde. E’ la musica che mi guida, tesse

il racconto di ciò che accade intorno a

me. E’ depositaria di messaggi, in particolare,

per noi giovani». Sogni e scuola

sono alleati nella vita di Alessio. «Sto

finendo l’ultimo anno di liceo sportivo

e, al termine del percorso scolastico,

potrò concentrarmi ancora di più sulla

musica, ma anche su altri sogni come il

giornalismo sportivo». Il futuro ha i colori

delle mille aspettative di un ragazzo.

“Dopo l’inverno viene l’estate”, una frase

che per Alessio dipinge il dopo-quarantena.

«Ripartire sempre, anche se la

strada è in salita. Andrà tutto bene, se si

va avanti con coraggio e cuore». Parole

di un diciottenne. Parole che valgono

per tutte le età.

Alessio Ramacciotti, in arte Ramadon

ALESSIO RAMACCIOTTI

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Ritratti

d’artista

Gianni Panciroli

Fino a fine agosto protagonista allo Spazio Lazzari di

Treviso con la personale Brand Gianni P: Una vita in tinta

di Anita Norcini Tosi

Lui osserva e dopo... (2010), acrilici su compensato,

cm 60x83

Requiem per Glen Bowman (1987), acrilici su carta su legno, cm 100x100

Un percorso costellato di immagini,

forme, paesaggi, colori

e tanta luce: l’arte di

Gianni Panciroli si offre, così, carica

di simboli che legano il vissuto all’intuizione.

Un passaggio dall’idea all’esperienza

che si compie proprio per

mezzo dell’atto creativo. Panciroli ha

il talento di rendere il proprio vissuto

in forme comunionali, tali da realizzare

una circolarità con il lettore. Infatti,

chi si pone davanti ai suoi quadri ne

diviene protagonista insieme all’autore,

riconoscendosi nell’immagine dipinta

e facendo esperienza di sé. Il

tempo attuale è segnato dal pensiero

“debole”, come nota il filosofo Gianni

Vattimo, il quale usa questa definizione

per spiegare che la vita degli

uomini è essenza condivisibile e contestabile,

dato che la traccia del singolo

può esprimere un percorso di

esistenza possibile ai tanti. In fondo,

l’arte di oggi, non seguendo più una

scuola di pensiero, esprime un afflato

di creatività pura e libera da schemi.

Nei suoi dipinti Panciroli si lascia

cullare da ciò che vede e s’immerge

nella dimensione della fantasia: è pura

atarassia dal male del mondo, una

ricerca dell’autentico sé. Le opere più

recenti danno voce all’astrattismo,

che non vuole essere chiusura all’altro,

ma un modo per esprimere l’ansia

del vivere e uno sprone ad essere uniti

nella cacofonia dei tempi. Così l’artista

invita l’osservatore a scegliere le

opere nelle quali l’armonia del sentire

è musica espressa con le note del

pensiero e della sensibilità.

32

GIANNI PANCIROLI


Nel 1966 e anche

dopo Gianni

Panciroli ha frequentato

scuole serali di

disegno, pittura, nudo,

ritratto e storia dell’arte.

Il piacere di dipingere

gli è venuto proprio dalle

lezioni di storia dell’arte,

dalla bravura con cui

l’insegnante illustrava

il momento storico ma

anche personale dei vari

artisti e del movimento

a cui appartenevano,

iniziando da William Turner

fino ai giorni nostri.

Ha cominciato con lavori

“concettuali” ma poi

ha preferito un altro percorso:

riprendere in mano

il pennello e i colori.

Ha sperimentato diverse

espressioni artistiche: il

ritratto, le pitture materiche,

gli oggetti, il filo spinato,

le figure stile fumetto, il

paesaggio e l’astratto. Voleva

fermare sulla tela attimi

di realtà destinati altrimenti

a scomparire nel tempo:

visioni, immagini, il fluire

delle sensazioni, per sviscerarle

e capirle fino in fondo,

per scoprire, soprattutto,

che il pennello, il colore e

la curiosità di sperimentare

sono per lui fattori indissolubili

dell’espressione artistica.

Oggi, con le pitture

astratte, racconta “il gesto

del dipingere” e gli elementi

del linguaggio pittorico:

macchia, materia, segno

e contrasto. Primeggia su

tutto il suo amore per il colore.

Fino alla fine del mese

di agosto, Panciroli sarà

protagonista della personale

Brand Gianni P: Una vita

in tinta allo Spazio Lazzari

di Treviso.

lorenza.guastalli@gmail.com

Alcune cose passano altre no (n. 2, 2016), acrilici su compensato, cm 50x40

Il battello fantasma (2018), acrilici su tela, cm 40x30

di Gianni Panciroli

Un mare verde, un battello inesistente di cui si vede solo la vela. Un archetipo

pittorico di sempre: il viaggio, la scoperta. Un mare che diviene prato. Una

vela che diventa una macchia di colore. Una transizione tra la figura e l’astratto.

La vita e la pittura, l’immaginazione e il colore. La mia pittura a metà tra la realtà e

il mondo interiore.

GIANNI PANCIROLI

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Toscana Cultura, La Toscana Nuova, Toscana TV, Auditorium al Duomo, Fondazione Romualdo Del Bianco, Movimento Life Beyond Tourism

Rassegna d’arte

contemporanea

Firenze 2020

a cura di Lucia Raveggi

Auditorium al Duomo

Via de' Cerretani 54 rosso Firenze

Calendario mostre:

3 luglio - 12 luglio: Inaugurazione Venerdì 3 luglio ore 17

15 luglio - 23 luglio: Inaugurazione Mercoledì 15 luglio ore 17

26 luglio - 5 agosto: Inaugurazione Lunedì 27 luglio ore 17

7 agosto - 21 agosto: Inaugurazione Venerdì 7 agosto ore 17

24 agosto - 6 settembre: Inaugurazione Lunedì 24 agosto ore 17


Ritratti

d’artista

Patrizia Gabellini

L’impeto dell’espressione, la passione per il disegno

di Jacopo Chiostri

Figure che si compongono, imperiose,

con i segni, controllati, talvolta

nervosi, che danno loro vita;

immagini che acquistano un’evidenza ottica

e un’efficacia superiore alla stessa parola:

questa in sintesi estrema è quello

che ci offrono i lavori di Patrizia Gabellini,

artista fiorentina. Nata a Borgo San Lorenzo,

la Gabellini ha una storia formativa

singolare; infatti, innamorata possiamo

dire fin da subito della pittura, ha frequentato

prima l’istituto d’arte, poi l’Accademia

di Belle Arti di Firenze dove si è diplomata

in pittura nel 1978; all’accademia è poi

tornata dopo tanti anni, nel 2004, e dopo

tante frequentazioni di corsi di incisione,

ceramica, scultura, disegno dal vero, studio

del nudo, per un secondo diploma di

primo livello in Arte dell’incisione e della

stampa. La sua arte la Gabellini la racconta

così: «Le mie opere nascono da un impetuoso

desiderio di trasportare ciò che

vedo su un foglio o tela o su altro supporto,

a modo mio, come io sento». Parole

che riportano alla mente quanto

scritto dal Vasari nelle Vite a proposito

del disegno:«Altro non è che un’apparente

espressione e dichiarazione del concetto

che si ha nell’animo e di quello che

si è nella mente immaginato e fabbricato

nell’idea (...) e questo disegno ha bisogno

(...)che la mano sia, mediante lo studio

ed esercizio di molti anni, spedita ed atta

a disegnare». Nelle opere della Gabellini,

siano esse scorci fiorentini, nudi, chiese

o una maternità, il processo intellettuale

produce un’elaborazione ideale di quanto

generato nella mente, il tutto mediato

e codificato dall’abilità manuale; e per

quanto rappresentazione coerente, c’è nei

suoi lavori un’evidente capacità inventiva

per cui l’idea prevale sull’imitazione. Lo

studio che c’è a monte, si riconosce nella

traduzione anatomica delle figure, nell’organizzazione

degli spazi, nell’impiego della

luce che appare piegata ai “bisogni”

dell’artista. I punti di osservazione, le posture

dei soggetti, i loro sguardi − con rilevanza

anche psicologica − sono gi ambiti

in cui maggiormente si realizza l’autonomia

creativa dell’artista e la sua personalissima

estetica. Ovunque, in ogni caso,

rintracciamo la presenza trionfale di sua

maestà il disegno, “sola cosa nobile, che

dobbiamo considerare come fondamento

dell’arte”, come detto dal Pontormo

nelle sue lezioni. Molti gli strumenti e le

tecniche utilizzate: la matita, la penna biro,

il carboncino, l’acrilico, la china, il pastello

per quanto riguarda la pittura, e poi

l’incisione, la scultura, la ceramica come

ulteriori forme espressive, in una ricerca

infinita di nuove forme che generino un

personalissimo microcosmo. La Gabellini

Autoritratto, litografia su alluminio, cm 35x25

fa parte di nobili compagnie di artisti quali

il Gruppo Donatello, l’Antica Compagnia

del Paiolo, l’associazione Artisti fiesolani

e l’associazione Dalle terre di Giotto e

dell’Angelico. Pittrice pluripremiata, il primo

riconoscimento lo consegue nel 1976

vincendo il 1° Trofeo extempore 76 Rufina;

il più recente, certo uno dei più prestigiosi,

è del 2017, il Fiorino d’Oro per la

Grafica al XXXV Premio Firenze.

patgab57@virgilio.it

Nudo giallo, china, cm 50x70

Il disegno, penna biro, cm 50x70

PATRIZIA GABELLINI

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Occhio

critico

A cura di

Daniela Pronestì

Enzo Mauri

I mille volti della città

di Daniela Pronestì

La città è il paesaggio creato

dall’uomo per l’uomo. Una foresta

di palazzi, monumenti

e strade che insieme compongono

un ambiente innaturale, saturo di odori

e di rumori e talvolta anche ostile. In

questo scenario artificiale scorre la vita

di ogni giorno, il continuo andirivieni

di persone sempre in corsa contro

il tempo. Folle compatte di uomini e

donne procedono lungo le strade e sui

mezzi guidati soltanto dalla forza dell’abitudine,

voracemente risucchiati dalle

incombenze quotidiane; non si guardano

in faccia, non si accorgono l’uno

dell’altro, si muovono meccanicamente

come pistoni di un motore dal cuore

metallico. Nelle pieghe di questo tempo

disumano e indifferente s’insinua lo

sguardo di Enzo Mauri, con la curiosità

di chi osserva la frenesia del mondo per

capirne le dinamiche interne, riconoscere

i riti collettivi celebrati con fede cieca

giorno dopo giorno. Il suo interesse

non è rivolto al singolo individuo, all’identità

nascosta nella fiumana anonima

che dilaga per le strade. Ciò che lo affascina,

invece, è l’intersezione tra la folla

e la città, l’intarsio di figure, colori e

forme che si stagliano sul fondale urbano.

Frammenti di vita cittadina che l’artista

estrapola dal contesto fissandoli in

uno scatto fotografico “rubato” in metropolitana

o nelle strade gremite di turisti.

La fotografia è il primo abbozzo

di quello che diventerà poi un dipinto,

uno studio preparatorio, potremmo anche

dire, a partire dal quale trasformare

con i mezzi della pittura l’immagine reale.

Pur mantenendo una cifra figurativa,

Mauri rinuncia alla resa fotografica

del soggetto per delegare l’espressione

alla forza del colore, che nei suoi quadri

unisce persone e cose cancellandone

i contorni e facendole diventare

un tutt’uno. Le sfocature dell’immagine

fotografica si traducono in pennellate

larghe e diluite che suggeriscono un

senso di dissoluzione ottica, come se

tutte le parti dell’immagine confluissero

in un’indistinta densità atmosferica.

E’ un modo per cancellare le informazioni

superflue conservando soltanto

l’impressione di vita e di movimento del

paesaggio urbano. Le figure in primo

piano sono dipinte invece con campiture

nette, cariche di materia, talvolta ve-

L'attesa, olio su tela

36

ENZO MAURI


Vasi non comunicanti, olio su tela

ri e propri grumi di colore che inducono

lo sguardo a soffermarsi sui particolari,

trovando così un punto fermo nel panorama

indifferenziato e fluido della città.

Quest’ultima, a sua volta, sembra ondeggiare

al ritmo delle masse di turisti

che si muovono senza sosta, vanno e

vengono di continuo come greggi disorientate

senza una guida. Vista da vicino,

la superficie dell’opera appare come

un amalgama indistinto di colori e di

forme, complice anche una costruzione

dello spazio che, collocando le figure

in alto o in basso rispetto allo sfondo,

accentua la bidimensionalità della scena.

Uno sguardo più attento consente

invece di notare particolari inaspettati

− si pensi, ad esempio, al volto deforme

visibile in primo piano nel quadro

Piazza di Spagna, olio su tela

ambientato a Piazza di Spagna oppure

ancora all’espressione irriverente

del cane che attende con impazienza il

padrone in una strada qualunque della

città − che s’inseriscono nel dipinto

come racconti nel racconto, indizi della

presenza nell’opera del punto di vista

dell’autore. Siamo lontani dal mito

futurista della “città che sale”, simbolo

di modernità e di progresso; anche

nelle opere di Mauri, come nel celebre

capolavoro boccioniano, linee e contorni

si dissolvono, in una fusione tra

soggetto e ambiente, ma non per indicare

il dinamismo della città che cresce.

Si tratta, al contrario, di testimoniare lo

sviluppo sempre più caotico e disordinato

dello spazio urbano, l’involuzione

dell’esistenza a rito consumistico, il diffondersi

del conformismo come stile di

vita ormai da tutti condiviso. E’ una società

senza più né curiosità né immaginazione

quella ritratta dall’artista, un

esercito di automi chiusi in se stessi e

tra loro non comunicanti. Una denuncia

che lascia però spazio all’ottimismo nei

colori brillanti di una città pronta ad accogliere

chi vi abita o chi la visita con le

vestigia di un glorioso passato.

Dal 25 giugno al 4 luglio 2020, Enzo

Mauri, artista lombardo da tempo residente

a Roma, è stato protagonista della

personale Frammenti di vita quotidiana

promossa dalla Flyer Art Gallery di Civitavecchia,

con la curatela del professor

Egidio Maria Eleuteri, presso la galleria

Simultanea Spazi d’Arte di Firenze.

Il Pantheon, olio su tela

L'irriverente, olio su tela

ENZO MAURI

37


Nuove proposte dell’arte

contemporanea

A cura di

Margherita Blonska Ciardi

Casa d’aste Colasanti

Asta di arte moderna e contemporanea

Dall’1 al 25 giugno - l'asta si è conclusa il 25 giugno alle ore 15

ti d'arte, è riuscito a far crescere

l'attività e a tramandare

alle successive generazioni

la sua conoscenza e l’amore

per il bello. Alle sezioni dedicate

agli argenti antichi e moderni,

ai gioielli, ai mobili, agli

oggetti d'arte con particolare

attenzione agli avori e ai micromosaici,

ai dipinti antichi

dell'800 e moderni, si affiancano,

alla fine degli anni Otdi

Margherita Blonska Ciardi

Lo scorso 25 giugno, alle ore

15.00, presso la Casa d'aste

Colasanti di Roma, si è conclusa

l’asta di arte moderna

e contemporanea svoltasi

online dall’inizio dello stesso

mese. Tra gli artisti proposti

spiccano non solo i nomi di

famosi rappresentanti dell’arte

del Novecento come Uberto

Bonetti, Italo Ferro, Mario

Sironi, Luca Alinari e Andy

Warhol, ma anche alcuni artisti

emergenti internazionali

come Stephanie Holznecht,

Jorge Goncalves Romero, Michal

Ashkenasi e Krzysztof

Konopka. La storia della Casa

d'aste Colasanti comincia

negli anni Sessanta grazie alla

passione e alla professionalità

del suo fondatore Luigi Colasanti

che, dopo aver esordito

con l’antiquariato e gli ogget-

Stephanie Holznecht, April showers bring May flowers

Jorge Goncalves Romero, Street People


Michal Ashkenasi, Red Garden

Krzysztof Konopka, Teorema

tanta, altre due sezioni guidate

dalle figlie di Luigi, Raffaella e

Francesca: quella dedicata alla

gemmologia e quella del mercato

dell’arte. Nel 2005, le due

sorelle, dopo anni di esperienza

nel settore, decidono di dedicarsi

all’attività della casa

d'aste occupandosi della vendita

di oggetti d'arte, arredi,

dipinti antichi, moderni e contemporanei,

argenti, gioielli,

orologi, arte orientale, design

e tappeti, spesso valutando

e selezionando anche intere

collezioni private. In seguito,

anche i figli di Raffaella e Francesca,

Tommaso e Giacomo,

hanno deciso di proseguire la

tradizione lavorando nell’attività

di famiglia. La grande

esperienza ed il gusto hanno

permesso alla Colasanti di attirare

clienti e cultori del bello

da tutto il mondo. La passione

che si tramanda da tre generazioni

è la forza di questa

azienda familiare in continua

crescita e rinnovamento situata

nel cuore della città con le

sue due sedi romane.

Margherita Blonska, Vintage car and chappel

Via Aurelia, 1249 / 00166 Roma

Casa d'aste Colasanti

L'ingresso della Casa d'aste Colosanti

Via Margutta, 61A / 00187 Roma

www.colasantiaste.com +39 06 66183260 +39 06 3235193


Dal teatro al

sipario

A cura di

Doretta Boretti

Un viaggio alla ricerca dei teatri storici

della Toscana

di Doretta Boretti

Teatro Manzoni, Pistoia

Teatro Metastasio, Prato

Come sopra a un drone, a conclusione

della prima parte di

questa mia rubrica Dal teatro

al sipario, prima di arrivare al “sipario”,

desidero compiere in questo articolo,

faremo un viaggio alla ricerca

dei teatri storici, i più belli, della nostra

meravigliosa Toscana (oltre quelli che

abbiamo trattato in precedenza). Stiamo

riprendendo in mano la nostra vita

sociale dopo il lungo isolamento a

causa di un’incredibile pandemia. E’

una splendida giornata d’inizio estate,

sul nostro drone virtuale non toccheremo

nessuno perché voleremo

alti, sopra le cose. Partiamo da Firenze

e in un attimo ci troviamo sopra la

città di Prato e in via Benedetto Cairoli

intravediamo il prestigioso Teatro Metastasio,

che vide i suoi albori nel 1830

su progetto del famoso architetto Luigi

de Cambray Digny. Non possiamo

scordare che artisti del calibro di Roberto

Benigni, Francesco Nuti, Pamela

Villoresi (e tanti altri) iniziarono proprio

in questo teatro la loro splendida

carriera. Lasciamo alle nostre

spalle Prato e incontriamo la

storica città di Pistoia. Voliamo

su Corso Gramsci e troviamo

il Teatro Manzoni dalle

origini seicentesche. Questo

teatro fu restaurato nel 1863

e conserva ancora oggi l’aspetto

e le dimensioni di allora.

Abbandoniamo Pistoia ed

eccoci sopra Lucca, ci dirigiamo

verso Piazza del Giglio e

ammiriamo l’omonimo teatro

anch’esso di origini seicentesche.

Il Teatro Del Giglio è stato

riconosciuto come uno dei

più famosi teatri di tradizione.

Riprendiamo nuovamente il

volo e finalmente raggiungiamo

il nostro stupendo mare.

Intravediamo Piazza dei Miracoli,

la torre pendente e, in via

Palestro, ammiriamo il Teatro

Verdi, progettato dall’architetto

Andrea Scala nel 1865 e

inaugurato nel 1867. Questo teatro ha

uno dei palcoscenici più grandi d’Italia:

26 metri di profondità e 32 metri di larghezza.

Costeggiamo, questa volta, il

mare, senza stancarci a rimirar la meravigliosa

costa di ponente e arriviamo

a Massa. Eccoci in Piazza del Teatro dove

incontriamo il Teatro Guglielmi (nome

del musicista più illustre di Massa).

Su progetto del famoso architetto Giuseppe

Micheli, questo teatro fu inaugurato

il 25 aprile del 1886 e gode ancora

di un pregevole cartellone artistico. Lasciamo

in fretta la città e riprendiamo

il nostro percorso. Sorvoliamo un attimo

le Apuane, non possiamo farne a

meno, ed eccoci di nuovo sulla costa e

in un attimo a Livorno. Dobbiamo andare

sopra via Enrico Mayer per trovare

il Teatro Goldoni. Il 1 ottobre 1842

due impresari, Francesco e Alessandro

Caporali, presero la decisione di erigere

un teatro. I lavori furono affidati al

giovane architetto Giuseppe Cappellini.

Fu inaugurato il 24 luglio 1847. Il nome

gli fu assegnato nel 1860 per sottolineare

il legame che Livorno aveva con

Goldoni che proprio in quella città ave-

40

TEATRI STORICI TOSCANI


Teatro Goldoni, Livorno

va voluto mettere in scena alcune delle

sue famose commedie. Riprendiamo

il nostro percorso, questa volta volando

sulla costa di levante, per incontrare

la città di Grosseto. Costeggiamo le

sue mura e in via Mazzini sorvoliamo

sul Teatro degli Industri. Le sue origini

risalgono al 1819 ma tra il 1888 e il

1892 l’architetto senese Augusto Corbi

realizzò il progetto di ampliamento

e restauro dando al teatro l’attuale

meravigliosa struttura a ferro di cavallo.

Ripartiamo a bordo del nostro drone

virtuale, attraversiamo l’entroterra,

sopra la calda terra rossa della nostra

Maremma, ammiriamo le belle colline e

giungiamo alla stupenda città di Siena.

Come non raggiungere in un secondo

Piazza del Campo e, sul retro del Palazzo

Pubblico, incontriamo il Teatro dei

Rinnovati le cui origini risalgono addirittura

al XIV secolo. Dopo una serie di

incresciosi incendi il teatro fu ricostruito

su progetto dell’architetto Antonio

Galli di Bibbiena e dal 1753 conserva

ancora la forma originaria. E’ considerato

uno dei più importanti teatri della

Toscana. Riprendiamo il nostro percorso

e giungiamo ad Arezzo, sopra la

via Guido Monaco, dove ammiriamo

dall’alto il Teatro Petrarca, inaugurato il

21 aprile 1833 su progetto dell’architetto

fiorentino Vittorio Bellini. Alla fine

dell’Ottocento furono effettuati degli

ampliamenti al progetto originario rispettandone

però la forma, anche con

Teatro del Giglio, Lucca

Teatro Guglielmi, Massa

restauri successivi a tale

data. Siamo giunti

al termine del nostro

viaggio, ne abbiamo lasciati

molti per la strada,

giacchè la Toscana

vanta più di 190 teatri.

Intanto prestiamo attenzione

alle proposte

che ci verranno dal web, dalla Fondazione

Toscana Spettacolo che, con le

sue numerosissime proposte culturali,

allieterà nuovamente i nostri giorni.

A proposito dei prossimi appuntamenti

con il teatro in Toscana, al Teatro Romano

di Fiesole, il 28 e 29 luglio alle

ore 21.15, l'attore Alessandro Riccio

porterà in scena un anziano Giuseppe

Verdi e la sua performance teatrale

sarà accompagnata dall’Orchestra Regionale

Toscana.

TEATRI STORICI TOSCANI

41


ALESSANDRO

RICCIO

in

Gli anni

Verdi

28

LUGLIO

ore 21.15

29

ENSEMBLE DI ARCHI e

FIATI DELL'ORT

musiche di Giuseppe Verdi

arrangiamenti di Francesco Oliveto

spettacolo ideato e scritto da Alessandro Riccio

BIGLIETTO Posto unico €13,80 / PREVENDITA su Ticketone.it / INFO orchestradellatoscana.it


A cura di

Margherita Blonska Ciardi

Nuove proposte dell’arte

contemporanea

Stjepko Mamic

La magia del mare in un dipinto

di Margherita Blonska Ciardi

Le tele dell’artista croato Stjepko

Mamic, caratterizzate da

incantevoli sfumature di blu,

azzurro e turchese, raccontano le storie

di abissi marini dove la vita pullula

di meravigliosi colori ed è dettata

da leggi della natura spesso sconosciute

all'uomo. Stjepko conosce bene

questo mondo perché, pur avendo

sempre dipinto fin dalla primissima infanzia,

ha trascorso la sua vita in mare,

lavorando per ben trent’anni come capitano

di navi mercantili. Da undici anni

si dedica totalmente alla pittura, la

sua prima passione, con la quale è riuscito

ad unire l’amore per l’arte a quello

Blue Net, tecnica mista su tela di lino, cm 100x100

per il mare. Prima di avventurarsi professionalmente

nel mondo dell'arte, si

è formato inizialmente all’Academia du

Port-Royal di Parigi (dove ha seguito

gli insegnamenti di Jean Maxime Relange

e Dina Pickard) e poi si è perfezionato

all’Accademia di Belle Arti di

Firenze guidato dalla professoressa Sonia

De Franceschi. Nella sua pittura lascia

emergere con generose pennellate

i fondali marini, dove spesso sulla superficie

dell’acqua si vede la sagoma

di una barca che allude alla solitudine

dell’uomo di fronte all’immensità del

mare e della natura con le sue regole di

sopravvivenza. Le tele di Stjepko colpi-

scono per la profondità resa dalle graduali

sfumature del blu smeraldo che

danno l’idea della luce filtrata dall'acqua

e del movimento delle correnti

marine. L'universo abitato da pesci

di diversa specie è una fonte costante

d'ispirazione per l'artista, che cattura i

loro colori sgargianti e le diverse forme

facendoli contrastare con il colore

sempre più scuro degli abissi. Stjepko

riesce anche a rendere la grazia del movimento

dei vari pesci mostrandoli come

se ballassero il flamenco. Questa

capacità di notare e catturare la magia

dei fondali deriva dal suo amore per

il mare, che secondo lui è fonte infinita

di meraviglie come lo è

stato per Fredrich Turner

ed Ernest Hemingway. L'eleganza

delle scelte coloristiche

e le rilassanti trame

eseguite a spatola alludono

all'ambiente acquatico, comunicando

all’osservatore

una sensazione di tranquillità

e di estasi estetica. E’

ormai un artista affermato

perché ha ricevuto numerosi

premi in tutto il mondo

ed ha partecipato alle

più importanti mostre internazionali

come la rassegna

Art Capital al Grand

Palais di Parigi, con la Société

des Artistes Independent,

l’esposizione Miami

meets Milano curata da

Vittorio Sgarbi a Milano e

poi altre mostre a Spoleto,

in Giappone e in Croazia.

Prossimamente le sue

opere saranno esposte alla

Scuola Grande di San

Teodoro di Venezia, dove

parteciperà alla prossima

edizione di AqvArt in concomitanza

con le gare delle

vele d’epoca.

STJEPKO MAMIC

43


Mostre in

Italia

Ulisse

L’arte e il mito nella grande mostra ai Musei di

San Domenico di Forlì

di Barbara Santoro

Tante volte leggendo sui banchi

di scuola l’lliade e l’Odissea siamo

rimasti affascinati dal mito

di Ulisse. Oggi finalmente una grande

esposizione ai Musei di San Domenico

di Forlì racconta il celebre personaggio

omerico con oltre duecento opere tra le

più significative di ogni tempo, dall'antichità

al Novecento. Pittura, scultura,

miniature, mosaici, arazzi, ceramiche

e lavori grafici che trattano il viaggio di

Ulisse come un vero e proprio viaggio

dell'arte e nell’arte. Fin dall'età arcaica

grandi artisti hanno cercato di illustrare

in forma puramente didascalica l’Odissea,

con sfaccettature diverse secondo

la sensibilità del periodo storico. Le diverse

interpretazioni della figura di Ulisse

si ritrovano nei cicli figurativi delle

dimore cinquecentesche che oltre ad illustrarne

la storia ne mettono in luce i

valori morali. Pittori come il Primaticcio,

il Beccafumi e il Dossi, per poi proseguire

con Rubens, Lorrain ed altri fino

al classicismo di Canova, Mengs e Fussli,

hanno guardato al tema del paziente

Odisseo con occhi attenti e personali.

Durante il Romanticismo si rinnova il mito

del viaggiatore, del viandante alla ricerca

del destino dell'uomo moderno.

I preraffaeliti e i simbolisti vagano nella

visione onirica di un mondo inquieto

e alienato alla ricerca costante del proprio

io. Ma saranno poi i grandi artisti

come De Chirico, Savinio, Carrà, Sironi,

Mestrovic e Martini che indagheranno

l'eroe Ulisse e la sua necessità di conoscere

il mistero cosmico che circonda

l'uomo. La mostra, realizzata dalla Fondazione

Cassa dei Risparmi di Forlì, beneficia

della collaborazione del Comune

con i Musei di San Domenico. Collezionisti

ed istituzioni private, musei italiani

e stranieri hanno contribuito a formare

un percorso espositivo di grande qualità

che si snoda all’interno delle grandi

sale che costituirono la biblioteca del

Convento di San Domenico e all’interno

della Chiesa di San Giacomo Apostolo.

La mostra è curata da Fernando Mazzocca,

Francesco Leone, Fabrizio Paolucci

e Paola Refice; Antonio Paolucci presiede

il comitato scientifico e Gianfranco

Brunelli è il coordinatore generale. L'esposizione

si snoda attraverso tredici

sezioni rigorosamente trattate da un pool

di esperti davvero eccezionali. Davanti

ai nostri occhi il gigante Polifemo, la

maga Circe, la dolce Nausica, la tela di

Penelope e il “folle volo” di Ulisse dantesco

e ancora mille altre storie nate in

più di due millenni dalle varie tradizioni

letterarie e artistiche che hanno rappresentato,

interpreto e reinventato il mito

John W. Waterhouse, Sirena (1900), olio su tela,

Londra, Royal Academy of Arts

di Odisseo. Questo eroe moderno, estremamente

virtuoso e coraggioso, riesce

ancora ad incantare con la sua audacia e

ad incarnare l'uomo moderno con le sue

angosce, inquietudini e ansie. La mostra

è stata prorogata fino al 31 ottobre.

Per informazioni:

www.mostraulisse.it

mostraforlì@civita.it

Particolare dell'opera simbolo della mostra: Testa di

Ulisse, Museo Archeologico di Sperlonga

La sezione delle anfore (ph. courtesy Forlipedia 2020)

44

ULISSE


A cura di

Daniela Pronestì

Occhio

critico

Roberto Celli

Dentro e fuori l’immagine

di Daniela Pronestì / foto Roberto Celli

Un percorso dentro e fuori l’immagine

compiuto attraverso la

densità simbolica della superficie,

diaframma che divide e allo stesso

tempo collega realtà e rappresentazione.

Questo, in estrema sintesi, l’iter creativo

alla base dell’opera di Roberto Celli,

instancabile sperimentatore di soluzioni

espressive che infrangono e ridefiniscono

i confini del linguaggio fotografico:

la trasfigurazione parziale o totale del

soggetto, il libero e spesso inconsueto

taglio delle immagini, l’integrazione

sulla superficie o all’interno della cornice

di elementi che aggiungono significati

all’opera oppure ne accentuano la

natura concettuale. Se il limite intrinseco

al mezzo fotografico consiste nell’impossibilità

di recidere il legame con il

visibile, è proprio su questo limite che

Celli interviene sospendendo lo sguardo

a metà tra verità e finzione. Ne sono

esempio le immagini che intersecano,

sovrapponendoli oppure affiancandoli,

paesaggio e figura, in una combinazione

visiva e di concetto dove entrambi

gli elementi generano qualcosa di nuovo,

un territorio della mente popolato di

visioni affiorate dalla memoria, restituite

dal tempo. L’atto del vedere non è mai

del tutto neutro: nel frammento di realtà

osservato rivivono esperienze dei gior-

Nebbie, stampa su carta

ni andati, scampoli di vita. Per

questa ragione, un paesaggio

non è mai soltanto un paesaggio,

ma reca con sé qualcosa

d’altro, un nucleo segreto:

l’immagine di un volto femminile.

Nell’opera di Celli, “vedere”

significa, quindi, prima di

ogni altra cosa, “ricordare”. E

se lo sguardo riesce a spingersi

oltre il visibile cogliendo

anche ciò che sfugge all’evidenza,

allora qualunque dettaglio,

anche il più semplice,

è sufficiente a generare visioni

inaspettate: un riflesso di luce,

le crepe di un muro, uno specchio

d’acqua diventano opere

astratte, “creature” visive che quasi

cancellano o fanno dimenticare la reale

natura del soggetto. Anche il corpo femminile

assume nuovi significati quando

viene accostato a piccoli oggetti raffiguranti

animali, fiori, personaggi reali o di

fantasia: non è più soltanto una bella forma

da contemplare o desiderare, ma si

trasforma in un paesaggio naturale, una

strada da percorrere, un mare da navigare,

un sogno ad occhi aperti o persino

una fortezza da difendere, con tanto

di sentinelle a controllare. La presenza

di questi elementi sia dentro l’immagine

Bianca (serie Burning), stampa su carta

che nello spessore della cornice, dove

allungando la mano è possibile toccarli,

ribadisce il carattere di realtà dello scatto

fotografico, in cui ciò che vedo è anche

ciò che indubitabilmente esiste, per

quanto un fiore di plastica o una foglia

finta siano, a loro volta, riproduzioni fittizie

di una cosa reale. Si tratta, quindi,

di ribadire l’ambiguo rapporto che

lega simulazione e verità, intervenendo

anche sull’integrità dell’immagine,

che l’artista riduce in frammenti, poi riassemblati

lasciando in evidenza i punti

di frattura, ingabbia in una rete metallica

oppure sottopone ad un processo combustivo

che corrode insieme alla superficie

anche la figura. Come a voler dire,

in tutt’e tre i casi, che la fotografia regala

l’illusione di possedere la realtà, della

quale è possibile possedere invece soltanto

l’immagine. Quello elaborato negli

anni da Roberto Celli è il codice visivo di

un artista che nella fotografia ha trovato

un mezzo per interrogare il mondo, alla

ricerca di uno scatto capace di racchiudere

tutto: la bellezza e i suoi inganni, la

natura fuori e il paesaggio interiore, la

realtà e il sogno, il “qui ed ora” ed il “per

sempre”.

www.robertocelli.it

ROBERTO CELLI

45



Ritratti

d’artista

Gloria Marianelli

Il percorso in divenire di un giovane talento

di Jacopo Chiostri

Artista molto giovane − è nata nel

1997 −, Gloria Marianelli si presenta

ai lettori de La Toscana

Nuova con alcuni lavori, copie di opere

famose o ritratti di personaggi quali Frida

Kalo e Salvator Dalì, realizzati a penna

o a grafite. Al di là della fattura di questi

lavori, di cui diremo in seguito e della

tecnica, di cui dirà anche la stessa artista,

va intanto notato che si tratta di opere

di ridotte dimensioni, massimo 33x48

cm, più spesso i 21x29,7 cm del foglio

A4, una scelta che esalta al massimo

la perfezione del segno che risulterebbe

diluito, quindi penalizzato, in formati

maggiori. La Marianelli, certo per l’età,

probabilmente per carattere, è un’artista

in cammino con idee però molto chiare.

Certe mattine, racconta, si sveglia con

la voglia di scolpire, modellare, altre col

desiderio di disegnare. Intanto ogni sforzo,

anche in campo lavorativo, è indirizzato

a sviluppare la personale creatività.

Lavora per alcuni artisti in ambito scultoreo,

mentre in ambito grafico riceve

commissioni per lo più da privati. Ascoltandola

parlare di sé, del suo percorso,

si evidenziano due fattori: la volontà di

continuare a imparare nuove tecniche

espressive e l’attenzione che destina a

valutare i progressi fatti. «Il realismo −

afferma − è lo stile che più mi rappresenta

perché mi dà modo di valutare la

crescita; le espressioni, la texture della

pelle, le rughe, i peli, i tessuti, più sono

uguali al vero e più sono la conferma

dei progressi compiuti». Diplomatasi nel

2016 al liceo artistico di Volterra, la Marianelli

negli ultimi due anni ha esplorato

le molte possibilità del disegno a penna

e a grafite. Le opere si fanno apprezzare

per l’estrema precisione e incisività del

segno, da cui risulta evidente un pieno

possesso della tecnica. Sensibilità visiva

e capacità comunicative tradotte in un

racconto di immediata lettura caratterizzano

queste opere e accompagnano

l’osservatore a un’inedita

soglia percettiva. «Adoro la tecnica

grafite − ci dice − perché mi permette

di concludere il quadro con

dei tocchi di luce bianchi in gomma

in modo da avvicinarsi più possibile

alla realtà. La tecnica in biro è molto

diversa e permette di fare la cosa

inversa, ovvero di arrivare ad una

campitura molto marcata e precisa

in modo da creare più contrasto

rispetto alle parti in luce, dove ovviamente

non posso usare la gomma».

Nel futuro della Marianelli ci

sono la scultura e l’arte del tatuaggio.

Trascorre i fine settimana nello

studio di uno scultore, per imparare

un’arte che la sta appassionando e

frequenta un corso di tatuaggio per

apprendere anche questa tecnica. Quindi

sentiremo parlare di lei e la seguiremo

nel suo percorso. In ultimo, però, le

lasciamo il compito di tracciare un bilancio

dell’attività fino a oggi. «Sono molto

contenta di quanto fatto, delle persone

che ho conosciuto, di chi ha creduto in

me e ha speso del tempo per insegnarmi

qualcosa, ma altrettanto, e non è un paradosso,

di chi mi ha chiuso delle porte

in faccia, perché mi ha offerto importanti

lezioni di vita».

Dalì, grafite su foglio, cm 33x48

RobertoFerri, penna su foglio, cm 21x29,7

La ragazza con l'orecchino di perla, penna su foglio, cm 21x29,7

GLORIA MARIANELLI

47


Arte del

Vino

A cura di

Paolo Bini

Capanna: meraviglia multisensoriale

in Montalcino

Testo e foto di Paolo Bini

Vini DOP Capanna

I vigneti di Capanna (ph. courtesy azienda Capanna)

sensoriale a un territorio inimitabile, si

è tramutata nell’esclusivo Capanna Wine

Relais: una struttura ricettiva di nove

suite e due appartamenti, già riaperta

da pochi giorni, che domina le valli fra

le più belle al mondo con vista davvero

mozzafiato. Tutto diventa così semplice

e spontaneo, sia per l’amante del

gusto che per l’eno-turista: l’assaggio

del vino si fa acme di un’esperienza che

in primis cala veramente nel contesto e

riappacifica con il mondo circostante,

lontano dalle tensioni accumulate e volta

a ricostruire il massimo contatto con

la natura per cui il vino è succo dell’u-

L’anno 2020 lascerà tracce importanti

anche sul modo di fare

divulgazione e marketing vinicolo.

L’eccellenza del prodotto potrebbe

non essere più sufficiente a coinvolgere

un pubblico rimasto appassionato ma

divenuto quasi disorientato, smarritosi

nella pioggia battente dei videomessaggi

emergenziali e neo-promozionali.

Cultori ancora alla ricerca dei sapori più

buoni ma come frenati interiormente

dalla consapevolezza di dover ritrovare

la giusta serenità interiore, quel “nirvana”

che poi consente di godere appieno

di tutti i piaceri della vita. Capanna è l’azienda

che la famiglia Cencioni gestisce

in Montalcino dal 1957. La qualità dei

suoi vini è riconosciuta universalmente

da tempo e senza scetticismo alcuno.

Coltivazione essenzialmente incentrata

su uve Sangiovese e Moscato con produzione

principale di Brunello, Rosso e

Moscadello. Il meraviglioso “valore aggiunto”

di Capanna riporta però ai concetti

sopra espressi e dall’anno scorso

si trova fisicamente proprio su un colle

prospiciente la cantina sempre sul versante

nord dell’areale ilcinese. La logica

di offrire non solo l’eccellenza nel calice

bensì il completo approccio multiva

e l’uva, lavorata da mani sapienti, è

espressione tangibile di un luogo da

ammirare, ascoltare, respirare, vivere.

Sono rimasto ammaliato, lo dico senza

imbarazzo, sostando in questi luoghi

conosciuti eppur sempre da scoprire e

assaggiando i vini Capanna in abbinamento

ai piatti dell’annesso ristorante

gourmet Il Passaggio.

Il SanGioBì è il bianco IGT da uva Sangiovese,

succoso e di buon corpo; dagli

aromi di pesca bianca, ginestra e mela

Stark è ideale per primi piatti come una

tartare di Chianina con l’uovo. Il Rosso di

Montalcino DOC 2018 è elegante, pulito;

dai ricordi di rosa rossa e ciliegia, è perfetto

per l’incontro con dei pici al ragù di

anatra. Il Brunello di Montalcino DOCG

2015 è signorile, ricco e bilanciato; ampio

nei profumi, lunghissimo negli aromi

di amarena, mora, viola, erbe e spezie;

fantastico sugli arrosti di selvaggina. A

chiudere la dolcezza equilibrata del Moscadello

DOC 2017, quante sensazioni:

dall’agrume candito alla vaniglia, dal gelsomino

al ginger; un puro bacio su uno

zuccotto alla fiorentina. Ma oltre ai sapori

rimane l’emozione e tutta Montalcino

continuerà ad essere vincente nei decenni

solo se riuscirà a sposare questa filosofia

ed abbinare a un vino non solo un

piatto ma una esperienza multisensoriale

oggettivamente senza pari.

48 CAPANNA


A cura di

Ugo Barlozzetti

Percorsi culturali

in Toscana

Il Roseto Fineschi di Cavriglia

di Ugo Barlozzetti

ACavriglia vi è un museo unico,

non solo in Toscana ma in Italia,

è il roseto dell’associazione Roseto

Botanico Gianfranco e Carla Fineschi.

L’associazione che gestisce questo luogo,

ove peraltro si muovono liberamente

splendidi esemplari di pavoni e simpatici

altri animali come gatti e cani anziani,

ha nelle figlie del fondatore, l’illustre luminare

professor Gianfranco Fineschi, le

continuatrici di un’attività preziosa. Questo

roseto rappresenta infatti una collezione

privata esclusiva nel suo genere,

senza fini di lucro, ma con l’unico interesse

di costituire una collezione scientifica

di materiale vivente. Il Roseto di Cavriglia

è il risultato di più di trenta anni di

lavoro del professor Gianfranco Fineschi

e porta il nome di Carla Fineschi in memoria

della compagna che ha collaborato

alla crescita e allo sviluppo del giardino,

grazia alla sua elevata capacità organizzativa

e alla sua profonda dedizione. Il

Roseto, che già svolge un’intensa attività

culturale e scientifica, mantenendo rapporti

con università e istituzioni di tutto

il mondo, tende sempre di più ad assumere

una connotazione di laboratorio botanico

vivente e aperto a tutti gli enti di

ricerca che desiderano utilizzarlo. La rosa,

fin dall’antichità, ebbe un valore simbolico,

dal mito di Adone ai culti misterici

legati a Dioniso e nel mondo romano per

il culto dei morti. Con l’affermarsi del Cristianesimo

le rose acquisirono diversi significati

a seconda del colore, dal sangue

di Cristo alla riservatezza della confessione

o il simbolo della Madonna: nell’iconografia

religiosa del basso Medioevo

spesso la Madonna venne rappresentata

in un roseto. Nella poesia la rosa è il

fiore principe ed emblematico, come ad

esempio nella letteratura francese con

il Roman de la Rose. Insomma, la rosa

e i roseti sono un vero e proprio mondo:

arte e letteratura ne sono ispirate per capolavori

assoluti, ma anche presso quasi

tutti i popoli hanno dato vita a leggende e

a una ricchissima simbologia. Nel roseto

botanico di Gianfranco e Carla Fineschi

le rose sono disposte nelle aiuole secondo

schemi tassonomici precisi e rappresentano

un vero e proprio museo vivente

a cielo aperto: un punto della collezione

è composto dalle rose selvatiche che arrivano

da tanti luoghi diversi del pianeta,

un’altra è costituita dalle rose antiche

(le “rose botaniche”) e da quelle più moderne

ottenute per ibridazione. Il roseto

è molto esteso e richiede di essere visitato

in periodi diversi perché la fioritura

è scalare e le rose più antiche fioriscono

molto presto, verso la fine di aprile, e non

sono rifiorenti, mentre le rose moderne,

o rifiorenti, iniziano la fioritura durante

il mese di maggio e, perché rifiorenti, la

protraggono fino alla metà di giugno. A

tutti coloro che vengono per la prima volta

nel roseto viene consigliato di seguire

un percorso storico, tale da illustrare,

nel breve arco della loro visita, la storia di

questo fiore unico al mondo per bellezza,

ricchezza e varietà.

www.rosetofineschi.it

IL ROSETO FINESCHI

49


Mauro

Maris

www.mauromaris.it

mauromaris@yahoo.it


A cura di

Giuseppe Fricelli

Concerto in

salotto

Giuseppe Valdengo

Grande baritono, interpreta Jago nell’Otello di Verdi

diretto da Arturo Toscanini

di Giuseppe Fricelli

Fin da piccolo, ascoltando ed

imparando dalle incisioni discografiche

di Toscanini, ho

ammirato la musicalità, la dizione,

la voce, l'arte di Giuseppe Valdengo:

un baritono con una padronanza unica

sia scenica che vocale. Valdengo

era diplomato in oboe presso il conservatorio

di musica di Torino. Aveva

svolto una prestigiosa carriera in tutti

i teatri del mondo. Giuseppe, lo chiamo

così perché nella vita ho avuto la

fortuna di essergli amico, possedeva

un immenso talento musicale, una

raffinata intelligenza interpretativa e

teatrale, una magnifica voce pastosa

e vibrante. Molte sono state le nostre

chiacchierate telefoniche e per me

importanti lezioni di musica e storia

dell'opera. Mi parlava con devozione

ed amore di Arturo Toscanini. Valdengo

era una miniera di notizie storiche.

Ascoltarlo era un incanto. Un giorno

gli dissi che ero rimasto affascinato

per come aveva realizzato il colloquio

del secondo atto dell'Otello di Verdi

da me ascoltato in disco. Jago, interpretato

magistralmente da Valdengo,

tesse una trama e racconta ad Otello

di aver udito Cassio rivolgere in sogno

parole d'amore a Desdemona. Fa

sospettare inoltre che sia nata una relazione

fra Cassio e Desdemona. Dice

Jago ad Otello: «Vigilate». Lo dice

insinuando che avvengano cose che

portano oltraggio ad Otello. Giuseppe

mi raccontò che proprio quella

parola fu argomento di profonda ricerca

interpretativa da parte di Toscanini

e sua. Dopo tante idee tutte

scartate, una notte alle tre, Toscanini

chiamò al telefono Giuseppe e gli

disse: «Corri, corri da me allo studio

ho la soluzione!». Valdengo

raggiunse il maestro. Toscanini gli

fece sentire l'interpretazione della

parola. E' la verità verdiana. Si

registra così, che meraviglia! L'edizione

discografica dell'Otello di

Verdi è diretta da Toscanini ed ha

come protagonisti Ramon Vinay e

Giuseppe Valdengo: ascoltatela,

me ne sarete grati.

Giuseppe Valdengo nel 1961

GIUSEPPE VALDENGO

51


Arte &

Vacanze

A cura di

Andrea Petralia

Luca Meroni

Dal 18 al 24 agosto al Terme Beach Resort di Punta

Marina per la rassegna Arte & Vacanze

di Silvano Valentini

Seducenti ritratti e plastiche

figure umane di rara

perfezione stilistica, fieri

animali selvaggi, suggestivi paesaggi

incantati di singolare efficacia

evocativa. Il tutto proposto

espressivamente dall’autore a una

nostra lettura di grande immediatezza

emozionale e con il sapore,

che resta a lungo nel palato artistico

dei più raffinati intenditori, di

una realtà naturale colta nel fiorire

della sua più autentica bellezza. Si

tratta dell’opera pittorica di Luca

Meroni, artista d’indubbio valore,

con alle spalle una solida preparazione

tecnico-didattica presso

l’Accademia di Belle Arti di Brera

a Milano, opera originale e variegata

nell’ambito di un figurativo

classico e moderno allo stesso

tempo, formalmente iperrealista

ma anche pregno di profondi significati

esistenziali, ambientalistici e

sociali. E così scorrono piacevolmen-

Tra buio e luce

Gocce di cielo

E guardo lontano

te sotto i nostri occhi lavori a olio di

grande luminosità e gradevole tavolozza

cromatica, come L’ultimo giorno,

l’accattivante freschezza del ritratto

Speranza, le sinuose movenze di

danza di uomini e donne monocromatici

o in chiaroscuro, l’imponente

fierezza di Ricordi, il misterioso

e incantato Incontro segreto al castello.

Non possiamo dimenticare

che l’artista ha esposto le sue opere

al Carrousel du Louvre a Parigi

nell’ottobre 2013 e si è anche imposto

alla grande nel dicembre dello

stesso 2013 in Liguria nel noto

e importante concorso nazionale di

body painting Fiordimiss. In estrema

sintesi, un artista, Luca Meroni,

che sa coniugare nel modo migliore

le esigenze della più stretta modernità,

interessata alla ricaduta

concettuale e simbolica del prodotto

artistico, con la millenaria richiesta

della pittura di trasfigurare in

forme e colori accessibili al grande

pubblico la realtà che ci circonda.

52

LUCA MERONI


Luca Meroni nasce a Seregno

nel 1976 ed attualmente vive

e lavora a Nibionno, in provincia

di Lecco. Nel 1994 si diploma al

Liceo artistico “Papa Ratti” di Desio e

nel 1998 consegue il diploma in pittura

presso l’Accademia di Belle Arti di Brera

a Milano. Ha sempre amato l’arte fin

da piccolo; disegnando ha cominciato

a comprendere che la lezione artistica

che sentiva sua era quella figurativa. Nel

corso del tempo ha affinato la tecnica,

sostenuta dal desiderio di comunicare

il senso della vita, i sentimenti dell’uomo

e quella parte di luce ed oscurità

presente nel profondo dell’animo. Ha

avuto la fortuna di fare numerose e significative

esperienze cominciando

dalla decorazione del battistero della

chiesa parrocchiale di Tabiago (LC) con

scene della vita di Cristo. Nell’ottobre

del 2013 partecipa all’Exposition d’Art

Contemporain au Carrousel du Louvre

a Parigi. A dicembre dello stesso anno

si aggiudica il primo premio al concorso

Fior di Miss ad Alassio. Nel maggio

2014 è protagonista della personale Arte

a Sotto il Monte nell’omonimo comune

del bergamasco e nello stesso anno

al comune di Meda (MB). Altra personale

intitolata Riflessi d’ombra nel giugno

2016 presso la Società canottieri

Lario “G. Sinigaglia 1891”. Nel 2018

partecipa al concorso di pittura Pitto-

Luca Meroni al lavoro nello studio

ri a Palazzo presso Palazzo Borromeo

di Cesano Maderno dove si aggiudica

il primo premio assoluto e sempre nello

stesso anno espone presso l’Oratorio

dei Ss. Angeli Custodi.

Morte di un sogno, olio su tela

LUCA MERONI

53


La voce

dei poeti

Stefania Contardi

MARE SETTEMBRINO

Lo stesso luogo,

una brezza marina

che scivola verso l’autunno,

voci di bimbi

che sotto i raggi

del sole settembrino,

sfoderano le ultime corse

come saluto

ad un’estate ormai finita.

Anche le onde

si spingono verso riva

con un’enfasi diversa,

quasi a voler concretizzare

un dialogo struggente

con gli ultimi bagnanti.

Molti ombrelloni già chiusi,

ricordi di mesi gioiosi

all’insegna di belle compagnie.

E l’alternarsi delle stagioni,

simboleggia la vita,

con periodi di luce

ed altri più bui,

con forti sintonie

e solitudini interiori,

con giorni prosperosi

ed altri speranzosi.

INDIFFERENZA

Si scontra la sensibilità

contro le barriere sterili

della quotidianità,

galleggiano le emozioni

nel mare dell’indifferenza,

si illumina

il faro della coscienza,

avvolgendo a sé

il luccichio dei valori.

E si osservano le onde

in attesa di nuovi bagliori,

che siano l’auspicio

per tempi migliori . . .

UN SOFFIO DI VENTO

Lascia che il vento

scompigli i tuoi capelli,

che la vita

ti esponga i suoi fardelli,

lascia che le emozioni

siano contenute in scrigni

come preziosi gioielli,

che dolci creature

trovino le chiavi

per condividere con te

i sentimenti più belli . . .

Scrittrice per passione e nella vita

imprenditrice, Stefania Contardi

è nata il 25 giugno 1970 e

vive sulle colline dell’Oltrepò Pavese.

Coltiva l'amore per la poesia fin dall'adolescenza.

Ha pubblicato due raccolte

in versi: Paesaggi interiori tra i sentieri

dell’anima, uscita nel 2011, presentata

a Palazzo Medici Riccardi a Firenze e

premiata con un importante riconoscimento

a Marina di Pisa nell’ambito del

premio nazionale di narrativa e saggistica

“Il Delfino”; I colori della vita (Ed. Tigulliana),

raccolta di poesie, riflessioni

e foto pubblicata nel 2017. La poetessa

si è aggiudicata diversi premi letterari,

tra i quali a Roma a Castel Sant’Angelo

e agli Archivi di Stato, al concorso Viareggio

Carnevale e al premio letterario

internazionale di Santa Margherita Ligure.

Ha ricevuto un riconoscimento a

Palazzo Vecchio a Firenze al concorso

Elisabetta e Mariachiara Casini. Le sue

opere sono contenute in diverse antologie

tra le quali tre edizioni del premio

letterario internazionale “Il Molinello”.

Nel 2018 ha ricevuto il premio speciale

“Poesia contemporanea” al Gran Galà

della Cultura nella bellissima cornice di

Borgo Albori a Vietri sul Mare.

Stefania Contardi

54

STEFANIA CONTARDI


A cura di

Stefano Marucci

Storia delle

Religioni

Madre Teresa di Calcutta

La santa dei “più poveri tra i poveri”

di Valter Quagliarotti

Prima parte

In occasione dell'Anno giubilare della

Misericordia, Papa Francesco, il

4 settembre 2016, ha proclamato

“santa” Madre Teresa di Calcutta. Nata il

26 agosto 1910 a Skopje (ex Jugoslavia),

fin da piccola Gonxha (Agnese) Bojaxhiu,

la futura Madre Teresa, riceve un'educazione

fortemente cattolica. Verso il 1928,

sente di essere attratta dalla vita religiosa,

cosa che in seguito attribuirà ad una "grazia"

fattale dalla Madonna. Presa, dunque,

la fatidica decisione, è accolta a Dublino

dalle Suore di Nostra Signora di Loreto,

la cui regola s’ispira al tipo di spiritualità

indicato negli Esercizi spirituali di Sant'Ignazio

di Loyola. Ed è proprio grazie alle

meditazioni sviluppate sulle pagine del

santo spagnolo che Madre Teresa matura

il sentimento di voler “aiutare tutti gli uomini”.

Il 25 maggio 1931, pronuncia i voti

religiosi e assume da quel momento il

nome di “suor Teresa”. Per terminare gli

studi, viene mandata, nel 1935, all'Istituto

di Calcutta, capitale sovrappopolata ed

insalubre del Bengala, dove per la prima

volta si confronta con la miseria più nera,

ad un livello tale che la lascia sconvolta.

Di fatto tutta una popolazione nasce, vive

e muore sui marciapiedi; il loro tetto, se

va bene, è costituito dal sedile di una panchina,

dall'angolo di un portone, da un

carretto abbandonato. La media dei bambini

muore appena nata, i loro cadaveri

gettati in una pattumiera o in un canale

di scolo. Madre Teresa rimane inorridita

quando scopre che, ogni mattina, i resti

di quelle creature vengono raccolte insieme

con i mucchi di spazzatura. Il 10

settembre 1946, mentre sta pregando,

percepisce distintamente un invito di Dio

a lasciare il convento di Loreto per consacrarsi

al servizio dei poveri. Il 16 agosto

1947, a trentasette anni, indossa per

la prima volta un "sari" (veste tradizionale

delle donne indiane) bianco di un cotonato

grezzo, ornato con un bordino azzurro,

i colori della Vergine Maria, e sulla spalla

un piccolo crocifisso nero. Nel 1950,

fonda la Congregazione delle Missionarie

della Carità, autorizzata ufficialmente

lo stesso anno da Papa Pio XII. Due anni

dopo, crea il Centro di speranza e di vita

per accogliervi i bambini abbandonati.

Nel 1979 le viene assegnato il Premio No-

bel per la Pace per l’impegno dimostrato

nei confronti dei poveri. Nell'occasione rifiuta

il convenzionale banchetto cerimoniale

per i vincitori e chiede che i 6.000

dollari del premio vengano destinati ai bisognosi

di Calcutta. Negli anni Ottanta,

l'ordine fonda, in media, quindici nuove

case all'anno. A partire dal 1986, s’insedia

nei paesi comunisti, fino ad allora

vietati ai missionari: Etiopia, Yemen Meridionale,

URSS, Albania e Cina. Nel marzo

del 1967, viene fondato il ramo maschile,

cioè la Congregazione dei Frati Missionari,

e nel 1969 nasce la Fraternità dei

collaboratori laici delle Missionarie della

Carità. Dopo varie degenze in ospedale,

Madre Teresa si spegne a Calcutta il 5

settembre 1997, suscitando commozione

in tutto il mondo. Il 20 dicembre 2002

Papa Giovanni Paolo II firma il decreto

che riconosce le virtù eroiche della "santa

dei poveri", iniziando di fatto il processo

di beatificazione più rapido nella storia

delle "cause" dei santi. Il 19 ottobre 2003,

lo stesso papa presiede alla beatificazione

di Madre Teresa davanti a un'emozionata

folla di trecentomila fedeli.

Madre Teresa di Calcutta

MADRE TERESA DI CALCUTTA

55


Il super tifoso

Viola

A cura di

Lucia Petraroli

Don Backy

Il celebre cantautore, attore e scrittore toscano

presenta il suo nuovo libro

di Lucia Petraroli

Innanzitutto parliamo di lei: come

sta vivendo questo periodo

Covid-19?

Personalmente, mi sono accorto poco

del Covid perché ho una vita tranquilla

e casalinga. Lavoro a casa e mi muovo

solo per concerti, che in questo

periodo purtroppo sono saltati. Sto

lavorando ai miei libri al momento.

Crede che questa emergenza potesse

essere gestita meglio sia a livello

generale che sportivo o le istituzioni

di entrambi i settori si sono mosse

nel modo migliore?

Ci sono stati troppi esperti su questo

tema. Credo che parlarne così tanto

serva solo a seminare

panico e rendere

le persone impaurite e

asociali. Forse sarebbe

stato utile mandare

in onda un solo

programma tv sul tema,

invitando a parlare persone davvero

competenti e pronte a prendersi

le proprie responsabilità rispetto alle

cose dette.

Crede questo campionato sarà portato

a termine?

Sono poche le partite ancora da giocare

e a questo punto sarebbe bene

interromperlo e non assegnare lo

scudetto, anche se squadre come la

Lazio potrebbero sentirsi danneggiate

in quanto vicine alla vetta. Il Covid

ha senz'altro affievolito la voglia di

calcio.

Come giudica l’operato di Commisso

in questo suo primo anno viola?

Commisso è una persona entusiasta

che ha preso a cuore la Fiorentina. Sicuramente

renderà la squadra più dignitosa

rispetto al passato.

L'artista in una foto recente (ph. courtesy Gazzetta del Mezzogiorno)

56

DON BACKY


Il presidente ha aperto ad una vendita

di Chiesa: pensa che i giovani viola

saranno lasciati andare davvero?

Mi auguro che facciano andare via Chiesa.

Non sono convinto che sia un grande

campione; certamente è un ottimo

giocatore, ma ha davvero tanto da dimostrare.

Vendere Chiesa darà quella

liquidità che permetterà l'acquisto di

giovani interessanti. Non ci si può appoggiare

solo su un campioncino che

una partita sì e una no fa vedere buone

cose.

Il futuro di Iachini sarà ancora a Firenze?

Credo che nomi come Spalletti sarà difficile

possano arrivare a Firenze a causa

dei loro ingaggi. Se deve venire un Maran

o un De Zerbi o uno Juric, mi tengo

tutta la vita un “viola nel cuore” come

Iachini che ha dimostrato di saper fare

bene.

Si aspetta il nuovo stadio per Firenze

o si andrà per il restayling del Franchi?

Credo ci voglia un impianto polifunzionale

dove non ci sia solo lo stadio ma

un’area commerciale. E’ importante uno

stadio nuovo per il prestigio e il ricavo

che può dare. Abbandonare il Franchi è

però un peccato. Si pensi al dopo, magari

l'inserimento della squadra femminile

o il rugby.

La copertina del singolo Canzone presentato a Sanremo, uno dei grandi successi di Don Backy

Aveva un inno pronto per la Fiorentina,

potrebbe riproporlo oggi alla nuova

proprietà?

Feci un inno nell'era Pontello che mi

fu commissionato per rinnovare il già

esistente di Narciso Parigi che rimarrà

sempre l'originale e al quale anch’io

personalmente sono tanto legato.

I Pontello poi lasciarono la Fiorentina ai

Cecchi Gori. Oggi potrebbe essere riproposto,

è una bella canzone che parla

della città e della squadra e, in tutta sincerità,

se deve essere mandata la canzone

di Pupo “Santa Maria Novella” mi

cancello come tifoso, non c'entra nulla

(dice ridendo).

Sono tifoso viola dal 1957.

Ho tre nomi di giocatori

preferiti: Antognoni, Batistuta

e Baggio. I primi due

per la fedeltà, Baggio per

la classe. Tornando indietro

nel tempo, Julinho. La partita del 4

a 2 alla Juve rimarrà storica, ma ricordo

anche uno 0 a 2 col Napoli con un gol di

Baggio di alta classe.

Molte le difficoltà nel campo dello

spettacolo e della musica oggi: che

cosa si augura?

Spero che potremmo riprendere a lavorare.

Ci sono persone che non riescono

a tirare avanti, come i miei musicisti

che vivono solo di questo. Non capisco

i miei colleghi che vanno in tv a dire che

non hanno più soldi. Come dire, non è

colpa del Coronavirus se non si sono

messi niente da parte.

Un giovanissimo Don Backy

Da tifoso storico, chi è

stato per lei il miglior

giocatore di sempre e

qual è stata la sua partita

indimenticabile?

Progetti futuri?

Il mio nuovo libro è uscito venti giorni

fa per l'Arakne di Roma, s’intitola Cose

da pazzi. Una storia che parte da Firenze

e parla di due cugini fiorentini, entrambi

squattrinati, che vengono in possesso

di un’eredità importante. Due figure

dai caratteri molto diversi. Ne succederanno

di tutti i colori perché l'eredità

dovranno guadagnarsela...a suon di

musica. Non svelo di più.

DON BACKY

57


Artisti a Spoleto

A cura di Lucia Raveggi

Servizio televisivo TOSCANA TV di Fabrizio Borghini

dal 1° al 30 luglio - presentazione sabato 11 luglio ore 17

con Luca Filipponi presidente del Menotti art festival, Sandro Costanzi storico dell'arte,

Paola Biadetti direttore artistico dello Spoleto meeting art

Artisti partecipanti:

Joanna Aston

Libuse Babakova

Mirella Biondi

Mauro Boninsegni

Antonio Bruno

Alice Cappellari

Loretta Casalvalli

Civita Centola

Stefano Donati

Maria Grazia Fusi

Elvira Gabbi

Patrizia Gabellini

Federica Garzella

Alessandro Lombardi

Roberto Loreto

Valeria Luschi

Nicoletta Macchione

Giuseppina Maestrelli (Peppetta)

Arnaldo Marini

Antonella Mezzani

Elena Migliorini

Lucia Pecchia

Liliana Pescioli

Chiara Piccardi

Laura Ronchi

Marco Rosadoni

Riccardo Salusti

Claudio Secciani

Milvio Sodi

Maila Stolfi

Mariella Rossi Tonelli

Valter Viani

Via della Salara Vecchia n.21

Orari di apertura: dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19


Ritratti

d’artista

Sonia Cecconi

Dall’astrazione l’origine di un mondo nuovo

di Jacopo Chiostri

Universo#2, olio e glitter su tela, cm 50x50

Leggendo le opere e la biografia

di Sonia Cecconi, pittrice autodidatta

fiorentina, appare all’orizzonte

il filsofo greco Eraclito e la sua

teoria dell’unità degli opposti. La Cecconi

propone, infatti, dei dipinti che ricordano,

inevitabimente, colui che tanti

considerano il maggior pittore americano

del secolo scorso, cioè a dire Jackson

Pollock; del resto è la stessa

pittrice, parlando dei suoi riferimenti,

che lo cita affascinata dalla sua genialità.

La questione è che la pittura di Pollock,

caratterizzata dalla totale assenza

di organizzazione e razionalità, è un inno

doloroso all’incapacità di noi umani

di realizzare la nostra esistenza, le nostre

aspirazioni e i bisogni in armonia

con il mondo esterno; cosa, questa che

non vale per la nostra artista che, anzi,

nella sua pittura − che è corretto definire

“espressionismo astratto” − vuole

trasmettere una visione della vita fatta di

colori e di luci, dove le ombre si possono

mitigare con l’amore per quello che

riusciamo a creare, il vero specchio della

nostra esistenza. Proprio vero quindi

che gli opposti, in fondo, non si escludono,

anzi... «Dipingo in modo istintivo −

racconta la Cecconi − nei momenti in cui

creo non penso, è la mia una modalità

di meditazione, mi diverto e nel contempo

mi rilasso. Sulla tela schizzo

le tinte, le colo, le spruzzo, le lavoro

con la spatola e poi contemplo

il miracolo di quello che

si è formato, la meraviglia delle

immagini che compaiono. La

mia ispirazione nasce dall'inconscio

e quello che dipingo è

il risultato di quell'alchimia, con

cui trasformo i materiali, fatta di

tecnica, immaginazione, creatività,

e il risultato è in ogni caso

qualcosa di unico, una parte di

me». E così, in effetti, appaiono

all’osservatore le sue opere, un linguaggio

personalissimo, dove la narrazione

si affida a segni che, ciascuno nella

propria esatta e unica possibile collocazione,

crea un mondo nuovo, fino a un

attimo prima sconosciuto, e inesplorato,

non meno di certe galassie che di

quando in quando appaiono all’osservazione

degli astronomi. Sono opere in

ogni caso ricche di pathos, di drammaticità

− laddove non è affatto scontato

che drammatico sia tragico − certo armoniche

nel loro disordine, opere nelle

quali il big bang ha prodotto un’esplosione

di forme che l’artista non modifica

né controlla, ma conosce ed accarezza.

Poi. Poi però. Come cantava, con quella

sua inconfondibile voce roca, Gabriel-

la Ferri “ognuno è tanta storia”.

E allora, della nostra amica pittrice,

la cosa più significativa è

un’altra. E va detta. La scrive lei

nel primo rigo della sua biografia:

«Ho due figli meravigliosi

che sono le creazioni più importanti

della mia vita». La Cecconi

si è avvicinata al mondo dell'arte

per amore di suo padre, appassionato

di fotografia e socio

fondatore del Foto Club fiorentino

"Il Ponte", da lui ha ereditato

la vena artistica. Diplomatasi

nel 1986 ha iniziato a lavorare

per il Ministero dei Beni culturali

presso la Galleria Palatina,

Universo#1, acrilico e glitter su tela, cm 70X50

a Palazzo Pitti, oggi lavora in Soprintendenza.

Il contatto, continuo e infinito,

con le opere d'arte è stato decisivo

per dare il là al suo percorso artistico e,

dopo una breve parentesi in cui si è dedicata

alla fotografia, ha cominciato a

dipingere, inizialmente per riempire le

pareti di casa, fino poi scoprire il piacere

di partecipare a mostre di arte contemporanea,

tra cui: Donne nell'arte in

Toscana, Villa Vogel, Firenze, 2019; Artisti

in Maremma, ex Granai della Fortezza

Orsini, Pitigliano, 2019; mostra

di arte contemporanea, Galleria Eventi,

Grosseto, 2019; Artisti alla Soffitta, galleria

La Soffitta, Sesto Fiorentino, 2019;

Contemporary Art in Florence, Simultanea

Spazi d'Arte, Firenze, 2019; Mostra

di arte contemporanea, Studio Vittoriart,

Siena, 2019; Omaggio a tre grandi

fiorentini del Cinquecento: Caterina

de' Medici, Cosimo I, Leonardo, galleria

dell'Educandato della Santissima Annunziata,

Firenze, 2019; rassegna di arte

contemporanea, Limonaia di Villa Strozzi,

Firenze, 2019; Artisti a Fiesole, Sala

del Basolato, Fiesole, 2020. Opere della

Cecconi sono documentate nella raccolta

Artisti a Firenze 2019 a cura di Lucia

Raveggi e Fabrizio Borghini con l’associazione

Toscana Cultura; alcuni dipinti

compaiono nella Rassegna di artisti

contemporanei e nella Galleria artisti

contemporanei all’interno della rubrica

Incontri con l'Arte su Toscana TV.

SONIA CECCONI

59


GALLERIA D’ARTE MENTANA FIRENZE

Presenta

Le Vie dell'Arte

Luigi De Giovanni

Bianca Vivarelli

Camilla Vavik Pedersen

Salvatore Magazzini

Eva Breitfuss

Francesca Coli

Audrey Traini

E’ un vero piacere riprendere l’attività espositiva con questa mostra di artisti italiani e internazionali

le cui opere offrono una significativa panoramica dei linguaggi artistici contemporanei.

Sono artisti che collaborano da tempo con la Galleria Mentana e che ritornano in

questa occasione alcuni con opere inedite, altri con opere che rispecchiano la loro ricerca

artistica consolidata negli anni. Una mostra di alto livello che spazia dal figurativo al concettuale

e che sono certa piacevolmente verrà accolta dai clienti della galleria.

Giovanna Laura Adreani

Dal 20 giugno al 16 settembre 2020

Orari: 11:00 - 13:00 / 16:30 - 19:00 / domenica e lunedì mattina chiuso

GALLERIA D’ARTE MENTANA

Via della Mosca 5r - 50122 (FI)

+39.055.211984 - www.galleriamentana.it

galleriamentana@galleriamentana.it

Sito web: www.galleriamentana.it - Vendita online: www.galleriamentana.it/it/negozio

Facebook : www.facebook.com/galleriamentanafirenze


Ritratti

d’artista

Bruno Becattini

Paesaggi senza tempo tra poesia e simbolo

di Doretta Boretti

E’ autentica poesia quella che

scaturisce dalla mia mente

quando osservo la pittura di

Bruno Becattini. Quei colori così delicati

ma ben definiti, così puri come acqua

che sgorga da una limpida sorgente,

quel tratto composto nel dipingere le

sue nature morte vive in questa esistenza

nella quale pone l’autore come protagonista

della fatica umana. E’ proprio

quella sua pittura così vera, così ricca

di storia e di natura a restituire a chi la

guarda l’amore per la vita, come se il

niente e il tutto si fondessero in quelle

forme che non provocano mai inquietudine

ma al contrario donano serenità e

pace. Ho avuto il privilegio di conoscere

personalmente l’artista e di premiarlo

alla Biennale del Premio di Tutte le Arti

2016 nel prestigioso Salone dei Cinquecento

a Firenze “per la capacità, con

la sua arte, di riappacificare quella na-

tura provata da tanta violenza umana”.

Osservando le sue opere, in un primo

momento si ha la sensazione di trovarsi

davanti ad un artista naturalista, ma con

occhio più attento, la sua pittura sembra

dare vita a un nuovo e originale realismo,

perché quel suo personalissimo

tratto, veramente unico e incredibilmente

espressivo, traccia un’importante e

originale impronta nello scenario artistico

di questo terzo millennio.

Spiaggia arcaica incontaminata (2020, olio su tavola, cm 80x90

Spiaggia arcaica - per un mondo più pulito - (2020), olio su tavola, cm 70x76

Giugno arcaico incontamitato (2020), olio su tela, cm 60x120

BRUNO BECATTINI

61



A cura di

Laura Belli

Speciale

Pistoia

Deposito Rotabili Storici

A Pistoia, il “paradiso” delle locomotive a vapore

di Laura Belli

La storica linea ferroviaria Porrettana

fu il primo collegamento

a scavalcare interamente la

dorsale appenninica collegando Bologna

a Pistoia. Venne inaugurata da Vittorio

Emanuele II il 2 novembre 1864 e,

al tempo, fu un’opera di enorme portata

ingegneristica con quarantasette gallerie

e trentacinque ponti e viadotti. Il tratto

più difficile risultò quello tra Pracchia e

Pistoia, dove, in 26 km, venne superato

un dislivello di 550 metri. Fino al 1934,

con l’inaugurazione del collegamento diretto

tra Firenze e Bologna, la Porrettana

rimase l’unico collegamento tra il nord e

il centro Italia. Oggi questo tratto ferroviario

può offrire momenti davvero emozionanti

a grandi e piccini, avendo tutte

le caratteristiche per essere un viaggio

insolito e capace di far vivere esperienze

uniche, dalla scoperta di piccoli paesini

immersi nel verde a lunghe gallerie e

splendidi ponti, ma soprattutto, può rappresentare

una risorsa importantissima

per scoprire e vivere pienamente le bellezze

dell’Appennino e la natura incontaminata

di questi luoghi meravigliosi. Per

prepararsi a questo viaggio è consigliabile

una visita ad un altro luogo magico

di Pistoia: il Deposito Rotabili Storici con

l'antica officina di manutenzione delle

locomotive a vapore. Il primo deposito

per le locomotive di Pistoia nacque nel

1851, ma con l’inaugurazione della Porrettana

si rese necessario un impianto

più moderno, dotato di due rimesse

Il Deposito Rotabili Storici (ph. courtesy Nikonland.it)

per le locomotive (una tuttora esistente)

e due piattaforme girevoli. La struttura

crebbe velocemente d’importanza

fino a diventare una delle più attive d’Italia.

Con l’inaugurazione del collegamento

diretto tra Firenze e Bologna cominciò

però il suo il declino fino alla chiusura

nel 1994. Alcuni appassionati volontari

Pistoiesi stipularono, nel 1996, un

accordo con le Ferrovie dello Stato per

l’uso di parte dei locali delle rimesse per

la riparazione e la manutenzione dei pezzi

di maggior interesse storico. Da questo

momento la struttura prese il nome

di Deposito dei Rotabili Storici, diventando

uno dei principali snodi a livello

nazionale per la tutela delle locomotive

a vapore e per preservare e valorizzare

l'immenso patrimonio di storia e di

tecnica accumulato nel tempo dalle Ferrovie

dello Stato. Il deposito pistoiese è

ora un luogo d'altri tempi, unico nel suo

genere, nato per mantenere viva la me-

moria di una tradizione secolare, quella

della locomotiva a vapore, per la felicità

di appassionati che arrivano dall'Italia

e dall'estero, ma anche di famiglie

al gran completo con nonni e nipoti o

semplici curiosi, tutti incantati ad ammirare

dal vero i numerosi mezzi storici

esposti: la grande gru ferroviaria che

solleva una locomotiva, la piattaforma

in moto per le operazioni di giratura di

una vaporiera e le locomotive a vapore,

giganti dal muso nero, rumorosi e

sbuffanti in mezzo a nuvole di denso

vapore, presenti nell’immaginario collettivo

di tutti noi.

Per informazioni e prenotazioni:

+39 313 87 6212

Locomotiva 625-100 del 1913 costruita dal Consorzio

Meccaniche Saronno (ph. courtesy Nikonlan)

Locomotore E424-005 (1943) costruito dalle

officine Breda (ph. courtesy Nikonland.it)

Locomotiva 744-118 del 1929 costruita dal Consorzio

Ansaldo - OM (ph. courtesy Nikonland.it)

DEPOSITO ROTABILI STORICI

63


Eccellenze toscane

in Cina

A cura di

Michele Taccetti

Nuove opportunità per le aziende

italiane in Cina dopo il Coronavirus

di vendita, non solo per generare fatturato,

ma soprattutto per mantenere

la posizione sul mercato al riparo dalla

concorrenza che si presenta agguerrita.

Allo stesso tempo, però, si rende

ancor più necessario individuare nuovi

segmenti di mercato nazionale e approcciare

nuovi mercati internazionali,

soprattutto quelli che per numeri possono

dare la svolta al futuro commerciale

della propria attività. La Cina da

sempre rappresenta l’eldorado per le

imprese mondiali: un mercato in continua

crescita e che per consumi interni

non ha eguali al mondo. Le aziende

che stanno riorganizzando la produziodi

Michele Taccetti

Il primo semestre 2020 è stato un

periodo fra i più difficili dal dopoguerra

ad oggi durante il quale l’economia

di tutto il mondo ha subito un

brusco stop a causa del Coronavirus.

Le imprese di tutti i settori merceologici

hanno sofferto il lockdown imposto

dalle autorità nazionali al fine di evitare

la diffusione della malattia. Il blocco

ha impedito sia lo spostamento dei

cittadini dentro i confini nazionali che

gli ingressi da paesi stranieri, oltre allo

svolgimento delle normali attività.

Stiamo adesso affrontando la fase di ripartenza

e le imprese hanno la necessità

in primis di riattivare i propri canali

ne per riprendere la propria attività non

possono non considerare, ora più che

mai, l’opportunità che offre questo mercato.

La Cina ha vinto, per ora, la battaglia

contro il Covid-19, grazie a misure

governative drastiche unite ad una forte

volontà e diligenza della propria popolazione.

Un esempio di organizzazione

ed efficienza ma anche di grande abilità

mediatica e commerciale. In meno

di un mese, infatti, è passata dall’essere

considerata la causa della nascita e

divulgazione del virus a punto di riferimento

mondiale per l’organizzazione

sanitaria anti Covid-19 e per la fornitura

di materiale sanitario, dispositivi medici

64

NUOVE OPPORTUNITÀ


Il padiglione italiano a Shangai in occasione di Expo 2010 (ph. Charlie Xia)

e di protezione individuale necessari

a combattere l’emergenza. E’

stata la prima nazione a chiudersi

ed uno dei primi mercati a ripartire

dopo il virus e questo può

rappresentare un’opportunità per

le nostre aziende che guardano

a questo paese per sviluppare le

vendite. Nonostante ciò la Cina

esce dall’emergenza virus con le

ossa rotte: un’immagine internazionale

da ricreare, una credibilità

da ricostruire a garanzia dei molti

investimenti stranieri presenti

sul territorio, ma soprattutto

per ciò che riguarda il controllo

e la sicurezza sanitaria sia per i

propri cittadini che per i molti residenti

stranieri e uomini d’affari

che la frequentano, oltre che,

naturalmente, per i prodotti che

vengono esportati nel mondo. Molte

aziende cinesi sono fallite a causa dello

stop delle esportazioni dovuto al blocco

mondiale dell’economia. Le aziende

tessili si sono riconvertite in produttori

di dispositivi di protezione individuale

per combattere il Covid-19, ma quando

la situazione tornerà alla normalità anche

queste aziende perderanno la loro

utilità legata all’emergenza. Il post Coronavirus

porterà un crescente interesse

e una maggiore richiesta di prodotti

di importazione sul mercato cinese.

Sarà quindi confermata la tendenza degli

ultimi anni del consumatore cinese

a ricercare prodotti di importazione non

solo per la notorietà dei brand, ma soprattutto

perché ritenuti più affidabili e

garantiti per la tracciabilità e la qualità

delle materie prime utilizzate, come

nel caso dei prodotti del food&beverage,

health product, medicale e cosmesi.

Questa tendenza è inoltre favorita

dalla sempre maggiore facilità di reperimento

dei prodotti stranieri sul mercato

cinese e dal fatto che la distanza

di prezzo fra prodotti importati e prodotti

domestici non è più abissale come

un tempo. Le attuali difficoltà di circolazione

di persone e l’annullamento delle

fiere internazionali hanno contribuito

allo sviluppo di piattaforme online per

l’organizzazione di fiere e mostre online

con meeting e conference call. Questa

evoluzione del web marketing è

sicuramente utile per le aziende al fine

di presentare la propria storia, l’origine,

il brand e i prodotti e per avvicinarsi,

seppur virtualmente, al mercato ed

in particolare a capire i gusti dei consumatori

cinesi. China 2000 Srl ha

sviluppato una piattaforma online in

collaborazione con l’ufficio governativo

di promozione commerciale di Pechino.

Nei prossimi mesi verranno descritte le

modalità di adesione e partecipazione.

L’obiettivo è quello di avere una visibilità

permanente online dell’azienda e

dei prodotti, favorire l’incontro con gli

importatori, distributori e consumatori

cinesi, organizzare fiere online ed utilizzare

le sedi operative di China 2000

Srl e dei suoi partner in Cina per l’esposizione

dei prodotti al fine di sviluppare

accordi con distributori locali.

Siamo chiamati a ripartire con più forza

e convinzione di prima. Dobbiamo cercare

di trasformare questa crisi nata dal

Covid-19 in un’opportunità di successo

per le nostre imprese in Cina utilizzando

i nuovi sistemi di comunicazione

e marketing che questa emergenza ha

permesso di perfezionare.

Michele

Taccetti

Laureato in Scienze Politiche con una tesi sugli scambi economici Italia/

Cina ed erede della propria famiglia operante con il grande paese asiatico

fin dal 1946, assiste da oltre vent’anni le aziende italiane interessate

ad aprire il mercato cinese in vari settori merceologici e, in particolare, alla promozione

del Made in Toscana in Cina. Svolge attività di formazione in materia di

marketing ed internazionalizzazione ed è stato consulente per il Ministero dello

Sviluppo Economico.

Per info:

michele.taccetti@china2000.it

China 2000 srl

@Michele Taccetti

taccetti_dr_michele

Michele Taccetti

NUOVE OPPORTUNITÀ

65


+39 0552638763

info@gastonefirenze.it

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Via Matteo Palmieri, 24/26/R, 50122 Firenze (FI)


Sfaccettature

fiorentine

Un ricordo di Dante Rossi, ragazzo del ’99

e soldato della prima guerra mondiale

di Paola Giusti

Cento anni fa, il ragazzo del '99

Dante Rossi, tornato dalla "grande

guerra" dopo aver combattuto

in trincea sul Col di Lana vicino al Piave

ed essere stato decorato in battaglia e insignito

nell'ordine dei Cavalieri di Vittorio

Veneto, apriva in via Gioberti a Firenze

la sua friggitoria. La bottega si trovava

all'angolo con via Cimabue e divenne

un'istituzione nel quartiere, un punto

di riferimento per tutti gli abitanti di questo

popoloso rione. Il nipote, Claudio Parigi

lo ricorda per gli gnocchi di polenta,

i coccoli, i roventini (tipico piatto fiorentino)

e le frittelle, che negli anni di feconda

attività lo fecero segnalare sulla guida

Come nacque la

poesia ermetica

di Claudio Parigi

La poesia nasce dal dolore

no nei caffè letterari

oppure sì dal nobile amore

nemmeno nei salotti e nei conversari

le frasi ermetiche

di Ungaretti in trincea

sono ora anche mitiche

ma per un colpo di baionetta non c'è

panacea

fra intellettuali si fa amicizia

e la poesia è buona imitazione

in solitudine con cosciente mestizia

con le parole c'è sorpresa e emozione

sul Carso e non in salotto

per le lacrime e la vita dura

sull'Isonzo cannonate e botto

con la poesia c'è meno paura

con la rapidità di uno sparo di fucile

un appunto sincero e segreto

tutti soffrono il coraggioso e il vile

essere o non essere come l'Amleto.

Dante Rossi, già tornato dalla guerra, quando cento anni fa decise di

aprire la friggitoria in via Gioberti, ad angolo con via Cimabue

A Cernobbio, diciassettenne, prima di partire per il fronte e per la

battaglia di Vittorio Veneto

Nei primi anni Cinquanta, dietro al banco della friggitoria

mentre espone una teglia di castagnaccio

Michelin. Dante era anche un grande

tifoso della Fiorentina, per cui il

lunedì la gente del rione si riuniva

in friggitoria per commentare

le partite. «L'anno del primo scudetto

dei viola - racconta Parigi -

il nonno non perse neanche una

partita e addirittura una domenica

mattina, ricoverato in ospedale in

attesa di essere operato di ulcera,

scappò via per andare allo stadio

qualche ora». La bottega, divenuta

luogo di aggregazione rinomato

in tutta la città, rimase attiva fino

all'alluvione del '66. Claudio Parigi

ricorda il nonno con tre fotografie

− in una lo vediamo vestito da fante

prima di andare al fronte − e con

una sua poesia scritta anche grazie

all’influenza che su di lui hanno

avuto la poesia ermetica e grandi

letterati fiorentini come Mario Luzi

e Alessandro Parronchi che in passato

ha avuto l’onore di conoscere.

DANTE ROSSI

67


L’avvocato

Risponde

A cura di

Aldo Fittante

Le nuove frontiere dei marchi

non convenzionali

Colori, forme, odori e suoni del marketing sensoriale

di Aldo Fittante

Sempre più spesso, e con crescente

successo il marketing

aziendale punta su nuove strategie

promozionali. La capacità evocativa

del brand e l’appeal che il

marchio svolge nella strategia di mercato

dell’impresa, si concentra ormai

non solo sul logo o nome dell’azienda,

che rappresentano il “classico”

marchio d’impresa, ma anche sui cosiddetti

nuovi marchi. Il colore del

prodotto, la forma dello stesso, il

suono abbinato all’offerta di acquisto

di beni o servizi o l’associazione prodotto/odore

indotta nella mente del

consumatore, costituiscono marchi

non convenzionali che rappresentano

le nuove frontiere di un marketing

che va evolvendosi con estrema rapidità.

Le moderne strategie d’impresa

contemplano, in effetti, strategie

di mercato sempre più incentrate sul

piano sensoriale, valorizzando la particolare

capacità attrattiva dei brand

che si focalizzano su segni distintivi

dell’impresa del tutto nuovi. L’idea

di fondo sulla quale riposa il marketing

sensoriale è che i consumatori

sono più disposti all’acquisto in un

ambiente reso gradevole mediante

l’impiego di colori, suoni, luci e odori.

Agli odori, ad esempio, è riconosciuta

una particolare importanza in

virtù della capacità di questi di suscitare

reazioni emotive e stimolare l’attenzione

dei potenziali acquirenti. Per

questo gli operatori economici sono

sempre più interessati alla possibilità

di registrare un segno olfattivo come

marchio di impresa. Essendo la

memoria olfattiva la più duratura, i

marchi di tale tipologia hanno un rilevante

potere evocativo nei confronti

del pubblico dei consumatori. Con

la percezione della particolare fragranza

che costituisce il marchio, i

consumatori finiscono per stabilire,

infatti, un immediato collegamento

tra il segno olfattivo e i prodotti

contrassegnati con tale marchio, con

immaginabili benefici per l’imprenditore.

Si pensi – per citare un esempio

– al fatto che l’Ufficio Europeo ha

accolto la domanda di registrazione

come marchio europeo del profumo

di erba appena tagliata applicato alle

palline da tennis. Altra tipologia di

marchio non convenzionale cui gli

operatori economici ricorrono sempre

più frequentemente, è rappresentato

dal marchio di suono. La

notevole capacità evocativa di cui è

dotato il suono non è infatti sfuggita

alle imprese, che sempre più spesso

ricorrono ai cosiddetti jingle e sigle

musicali per contraddistinguere i

loro prodotti e servizi. Costituiscono

classici esempi di marchi sonori la

nota sigla della The 20th Century Fox

ed il famoso ruggito del leone della

Metro Goldwin Mayer. Anche le combinazioni

di colore e le tonalità cromatiche,

la cui registrazione come

marchio è astrattamente ammessa

dal nostro ordinamento, rappresentano

marchi non convenzionali dotati

di particolare appeal nel mercato.

Si pensi al colore “blu” Tiffany o alla

tonalità cromatica di “rosso” brillante

delle suole delle calzature femminili

Louboutin. O, ancora, si ponga

mente al fatto che di recente il Tribunale

di Milano ha riconosciuto la

validità del marchio di Gucci raffigurante

il nastro “verde-rosso-verde”

applicato a molti tra gli iconici capi

della storica maison fiorentina. Tra i

Aldo

Fittante

Avvocato in Firenze e Bruxelles, docente in Diritto della Proprietà Industriale

e ricercatore Università degli Studi di Firenze, già consulente

della “Commissione Parlamentare di Inchiesta sui Fenomeni della Contraffazione

e della Pirateria in Campo Commerciale” della Camera dei Deputati.

www.studiolegalefittante.it

68

MARCHI NON CONVENZIONALI


cosiddetti nuovi marchi si segnala,

infine, il marchio di forma. Si tratta

di un marchio costituito dalla forma

del prodotto o dalla confezione del

prodotto stesso. Il marchio di forma,

detto anche marchio “tridimensionale”,

è particolarmente ambito

dall’impresa in quanto, consentendo

di aggirare il limite temporale di venticinque

anni di durata massima della

registrazione dell’estetica di un manufatto

con la protezione tipica del

disegno o modello, consente all’imprenditore

di ottenere un’esclusiva

perpetua sull’aspetto esteriore del

prodotto. Naturalmente la registrazione

dei nuovi marchi – di colore,

forma, olfattivi o sonori – non è consentita

dall’ordinamento tout court,

ma soggiace a precisi requisiti e limiti

sul piano giuridico, che rendono

la relativa registrazione un’operazione

comunque complessa e delicata.

Ad ogni buon conto, le recenti riforme

normative hanno aumentato le

chance di ottenere la valida registrazione

dei marchi che abbiano ad oggetto

colori, forme, odori e suoni. Il

riferimento è al D.Lgs. n. 15/2019,

emanato in attuazione del cosiddetto

“Pacchetto Marchi”, composto sia

dalla Direttiva (UE) 2015/2436 sul

ravvicinamento delle legislazioni degli

stati membri in materia di marchi

d’impresa, sia dal Regolamento (UE)

2015/2424. Il “Pacchetto Marchi” ha

in effetti rappresentato senz’altro un

passaggio fondamentale per l’armonizzazione

della normativa a tutela

dei marchi d’impresa nel mercato interno,

attraverso un intervento riformatore

teso a garantire alle imprese

europee nuove opportunità per rafforzare

la propria competitività in un

contesto di mercato sempre più globale

e fluido. Proprio in questa prospettiva

si pone la modifica normativa

contenuta nella riforma per effetto

della quale, in ordine ai requisiti per

ottenere la registrazione di un valido

marchio, è venuto meno il presupposto

della rappresentabilità grafica,

sostituito con una rappresentabilità

da intendersi in senso molto più

ampio. In particolare il nuovo art. 7

del Codice della proprietà industriale

italiano (D.Lgs. n. 302005) sostituisce

il requisito precedentemente

previsto della rappresentabilità grafica

con una rappresentabilità di qualunque

tipo permessa dal registro

(quindi anche non grafica), purché

idonea a determinare con chiarezza

e precisione l’oggetto della protezione

conferita, con ciò tenendo

conto, evidentemente, di ciò che permetterà

l’evoluzione delle moderne

tecnologie. La novella codicistica

certamente contribuisce ad eliminare

i residui dubbi, fondati sull’assenza

della rappresentabilità grafica

quale precedentemente richiesta dalla

normativa, sulla registrabilità dei

cd. nuovi marchi. Si aprono dunque

nuove prospettive ed opportunità di

ottenere la tutela giuridica di brand

aziendali non convenzionali che, incentrati

su colore, forma, odore e

suono e sulla loro grande capacità

evocativa e di forte stimolo per i potenziali

acquirenti, costituiscono segni

distintivi sui quali s’incentrano

sempre di più le nuove frontiere del

marketing sensoriale.

MARCHI NON CONVENZIONALI

69


Movimento

Life Beyond Tourism

Travel To Dialogue

Ripartire con il Movimento Life Beyond

Tourism Travel to Dialogue (LBT-TTD)

Le opportunità di visibilità per tutti gli affiliati: artisti, aziende, istituzioni e singoli individui

di Stefania Macrì

Il Movimento Life Beyond Tourism

Travel to Dialogue (LBT-TTD) e

la Fondazione Romualdo Del Bianco

sono lieti di informare che è stata

completata la pubblicazione dei tre

volumi relativi al Forum Building Peace

through Heritage. Al primo volume,

l’Abstract Book, online da marzo e

contenente gli estratti dei paper scientifici

da parte dei Keynote Speaker, dei

relatori delle varie sessioni e i focus tematici

degli Showcase, si affiancano le

due pubblicazioni di fine giugno: gli Atti

del Forum Building Peace through

Heritage dal titolo Proceedings of the

Scientific Symposium Building Peace

through Heritage – World Forum

to Change through Dialogue (Florence,

13-15 March 2020) edito da Corinna

Del Bianco e Aurora Savelli con Simone

Giometti e il volume World Forum to

Change through Dialogue – Building

Peace through Heritage 2020, Board

Members of the Romualdo Del Bianco

Foundation, che contiene la presentazione

dell’evento e i testi istituzionali

di rilevanza tematica come il discorso di

apertura e keynote speech del presidente

della Fondazione Romualdo Del Bianco.

Le pubblicazioni del Forum 2020

rappresentano un passo avanti nel lavoro

quotidiano di diffusione dell’etica

di Life Beyond Tourism applicata

al patrimonio, naturale e culturale,

tangibile e intangibile. Gli articoli che

la segreteria scientifica ha ricevuto

da oltre 200 candidati (inclusi autori

e coautori) da 189 istituzioni in 48

paesi del mondo, confermano la necessità

di lavorare nella costruzione

quotidiana di un mondo basato

sul rispetto reciproco, sul dialogo

tra culture, salvaguardando le

espressioni culturali dei territori.

I 48 paesi del mondo che hanno

contribuito al Forum sono i seguenti:

Algeria, Arabia Saudita, Armenia,

Australia, Azerbaigian, Bahrein, Belgio,

Bosnia ed Erzegovina, Brasile,

Burkina Faso, Canada, Cina, Costa

d’Avorio, Egitto, Emirati Arabi Uniti,

Filippine, Francia, Georgia, Giappone,

Germania, Israele, Italia, Kosovo,

Kirghizistan, Lituania, Malta, Messico,

Marocco, Mozambico, Nigeria, Norvegia,

Paesi Bassi, Polonia, Regno Unito,

Portogallo, Repubblica Ceca, Repubblica

Democratica del Congo, Repubblica

Dominicana, Russia, Serbia, Spagna,

Stati Uniti d’America, Svizzera, Tunisia,

Turchia, Ucraina, Ungheria, Zambia. In

questo momento così importante per

la ripresa delle attività del nostro paese

siamo molto felici di poter pro-

Il sito del Movimento LBT-TTD con la nuova sezione blog (https://www.lifebeyondtourism.org/it/blog/)

porre il nostro portale internazionale

www.lifebeyondtourism.org, come

strumento attraverso il quale ottenere

visibilità locale, nazionale e internazionale

in un contesto culturale in continua

crescita. Attualmente la community

del Movimento Life Beyond Tourism

Travel to Dialogue (LBT-TTD) è composta

da più di 15.000 utenti singoli, oltre

250 aziende e 350 istituzioni. Da gennaio

2020 la visibilità è cresciuta considerevolmente

in Italia: siamo passati da

2.000 visitatori unici a 15.000 di cui

più dell’80% sono italiani per un totale

di 30.000 pagine visualizzate nel

solo mese di aprile. Ecco perché abbiamo

deciso di creare degli ulteriori

spazi di visibilità sul nostro sito

per tutti coloro che vorranno avere

nuove opportunità personalizzate:

aziende, istituzioni e artisti. Per maggiori

informazioni basta scrivere a

marketing@lifebeyondtourism.org

70

MOVIMENTO LIFE BEYOND TOURISM TRAVEL TO DIALOGUE


La mostra online artistica Art in our Heart WEB (https://www.lifebeyondtourism.org/it/arte-online/)

In questo contesto, il sito del Movimento

Life Beyond Tourism Travel to

Dialogue (LBT-TTD) cambia veste grafica

e si rinnova ulteriormente per dare

più spazio agli affiliati, far conoscere

maggiormente le espressioni culturali

che lo compongono e i territori di

riferimento. Nuovi e inediti contenuti

sono disponibili a partire da subito

per coinvolgere il viaggiatore e aiutarlo

ad organizzare il suo viaggio alla

scoperta delle particolarità che i

territori offrono e realizzare il proprio

“viaggio dei valori” nell’ottica di Life

Beyond Tourism. Tutti i suggerimenti

sono visibili nella sezione “Notizie”

in homepage. Per contribuire e proporre

dei temi, delle realtà commerciali

e istituzionali da coinvolgere nel

Movimento LBT-TTD basta scrivere a

info@lifebeyondtourism.org

Tra i contenuti nuovi e innovativi si pone

la prima mostra artistica internazionale

online Art in our Heart WEB

che si è aperta il 15 giugno e continuerà

fino al 15 settembre. Ad esporre

sette artisti contemporanei che raccontano

le sfaccettature del mondo

attraverso le ventotto opere in esposizione:

Matteo Bartolozzi (Italia),

Francesco Civita (Italia), Pramila Giri

(Norvegia), Luka Kiknadze (Georgia),

Maurizio Mastromatteo (Italia),

Daniela Oddo (Italia), Danilo Susi

(Italia). Per visitare la mostra, conoscere

meglio gli artisti e scoprire la

loro visione del mondo ecco il link alla

pagina ufficiale: https://www.lifebeyondtourism.org/it/arte-online/.

Si

tratta della prima edizione di una serie

di mostre per dare visibilità internazionale

a tutti gli artisti partecipanti

che dovranno essere affiliati al Movimento

Life Beyond Tourism Travel to

Dialogue (LBT-TTD). La mostra s’inserisce

nell’ambito del progetto Art in

our Heart WEB, l’iniziativa che il Movimento

LBT-TTD ha pensato per gli artisti

di tutto il mondo per consentir loro

di continuare a farsi conoscere e andare

avanti nonostante l’emergenza sanitaria

mondiale e che oggi conta più di

100 artisti internazionali. Visto l’entusiasmo

suscitato nel mondo dell’arte,

il Movimento Life Beyond Tourism Travel

to Dialogue (LBT-TTD) ha deciso di

estendere la scadenza dell’affiliazione

gratuita a tutti gli artisti che si registrano

entro il 15 settembre 2020

(anziché il 30 giugno): questi potranno

usufruire dei servizi del Movimento

LBT-TTD per tutto il 2020 e il 2021.

Basta semplicemente iscriversi al sito

www.lifebeyondtourism.org e utilizzare

il codice sconto artinourheart.

Far parte del Movimento Life Beyond

Tourism Travel to Dialogue (LBT-T-

TD) è più semplice che mai grazie alle

molte opportunità che sono offerte

agli affiliati a partire dai profili singoli

che possono approfondire i temi

di Life Beyond Tourism grazie al

corso sulla piattaforma Udemy e alle

risorse nell’area download. Per conoscere

i dettagli dell’affiliazione e registrarsi

vi invitiamo a collegarvi al sito

www.lifebeyondtourism.org o scrivere

alla segreteria contattando l’indirizzo

info@lifebeyondtourism.org

Il Movimento Life Beyond Tourism Travel to Dialogue (LBT-TTD)

Nasce e si sviluppa seguendo i princìpi di Life Beyond Tourism ® , ideati

dalla Fondazione Romualdo Del Bianco al fine di creare una rete internazionale

che promuova il Dialogo tra Culture a ogni livello coinvolgendo

le espressioni culturali dei luoghi (residenti, viaggiatori, istituzioni culturali,

pubbliche amministrazioni, aziende, artigiani e tutti coloro che rispondono alle

esigenze del mercato). Si tratta di una vera e propria nuova offerta commerciale

incentrata sull’agire etico.

Per info:

+ 39 055 284722

info@lifebeyondtourism.org

www.lifebeyondtourism.org

MOVIMENTO LIFE BEYOND TOURISM TRAVEL TO DIALOGUE

71


B&B Hotels

Italia

B&B Hotels Italia

Viaggiare con tariffe flessibili e bonus vacanze

di Francesca Vivaldi

B&B Hotels Italia è orgogliosa

di aderire all’iniziativa bonus

vacanze estate 2020, un

contributo ai cittadini di massimo 500

euro utilizzabile dal 1° luglio al 31 dicembre

2020 in una delle quarantuno

strutture sul territorio, per agevolare

e incentivare il turismo in Italia.

Inoltre, per chi non può accedere al

bonus, B&B Hotels Italia propone

l’offerta Stay Flexi, che permette di

modificare le date del soggiorno fino

a 24h prima dell’arrivo. Tra le destinazioni

proposte segnaliamo Palermo,

Roma, Firenze e Treviso.

Palermo è sicuramente la destinazione

perfetta per scoprire le bellezze storiche e

culturali della Sicilia. Il B&B Hotel Palermo

Quattro Canti gode di una posizione

strategica e di una bellissima terrazza panoramica.

Camera doppia a partire da

59€.

Roma in estate si trasforma in un immenso

polmone verde grazie ai numerosi

parchi presenti, come il parco di Villa

Borghese, il parco della via Appia Antica

e il Giardino degli Aranci. B&B Hotels

è presente a Roma con 5 strutture tutte

a partire da 43€.

Firenze, città d’arte ma anche dell’artigianato:

sono diversi i percorsi, tra cui l’iniziativa

Vo’ per Botteghe, che permettono

di scoprire questo patrimonio inedito della

città. Il percorso è offerto agli ospiti

dell’Hotel Laurus al Duomo e dell’Hotel

Pitti Palace al Ponte Vecchio, strutture

di categoria superiore da poco inserite nel

portafoglio degli hotel del Gruppo. B&B

Hotels è presente a Firenze con 5 strutture

tutte a partire da 59€.

Treviso offre numerosi percorsi lungo il

Sile alla scoperta della campagna veneta

e dei suoi borghi più belli. Il B&B Hotel

72

B&B HOTELS ITALIA


Treviso si trova vicino al centro storico,

a meno di dieci minuti a piedi dalla stazione

centrale. Camera doppia a partire

da 63€.

B&B Hotels Italia ha sviluppato un protocollo

di sanificazione certificato attuato

negli hotel a tutela degli ospiti e dello

staff e ha individuato anche 8 Golden Rules

Help us Helping You per assicurare il

più alto livello di protezione. In linea con

le normative sanitarie, B&B Hotels Italia

propone delle breakfast box dolci, salate

o gluten-free a sostituzione della colazione

a buffet.

Per maggiori informazioni visita

hotelbb.com

B&B HOTELS ITALIA

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Arte e

gusto

A cura di

Elena Maria Petrini

Franco Cruder

L'artista del bartender

di Elena Maria Petrini / foto courtesy Franco Cruder

Franco Cruder non è semplicemente

un barman di successo,

pluripremiato sia a livello nazionale

che internazionale, ma è anche cofondatore

di ABI Professional, l'associazione

che annovera i migliori protagonisti nel

mondo del bartending in Italia e all’estero.

Per lui una seconda famiglia, della

quale parla sempre con fierezza. Franco,

classe 67, è anche un abile imprenditore

che viene da molto lontano: nato a

Stoccarda, si stabilisce con la famiglia in

Friuli dove frequenta la scuola alberghie-

Franco Cruder vive in una terra

particolarmente vocata alla

produzione di grappe eccellenti

(Friuli-Venezia Giulia) e per questo si

è voluto cimentare nella realizzazione

di cocktail a base di questa nobile acquavite

di vinaccia, orgoglio nazionara

come aspirante chef. Terminati gli studi,

si specializza in pasticceria e gelateria

per poi passare alla sala bar, sua grande

passione, non solo come barman ma

anche come manager. Per oltre trent'anni

gestisce prestigiosi locali in Italia e all'estero,

creando eventi di altissimo livello.

Oggi, anche come manager, opera a livello

internazionale con la propria azienda

di catering. La grande passione per il bar

l’ha portato in giro per il mondo, dandogli

la possibilità di arricchire e perfezionare

la sua tecnica. Appena rientrato nel

nord-est della penisola, ci ha allietato con

i suoi cocktail innovativi, alcuni a base di

grappa, altri con ridotto contenuto alcolico.

La classe innata, oltre alla costanza

e alla meticolosa preparazione, lo hanno

portato a collezionare un palmarès eccezionale:

campione italiano nel 2007, cinquanta

vittorie in competizioni nazionali

ed una quindicina a livello internazionale,

come ad esempio nel 2010 a Cuba, quando,

rappresentando l'Italia, ha preparato

ben cinquanta varianti del cocktail mojito,

uno dei suoi cavalli di battaglia.

Mojito alla grappa

Ingredienti:

3 cl grappa barrique

3 spicchi lime

1 cucchiaino zucchero di canna

raffinato bianco

menta fresca

1 cl limeol

2 cl liquore bibamus

soda

le, ma di non facile miscelazione.

Molto innovativo il cocktail Love

Passion, realizzato mixando addirittura

una grappa di moscato

con deliziosi gelati e frutti profumati,

in un connubio gradevole

ed equilibrato.

Love Passion

Ingredienti:

300 ml grappa moscato

2 palline gelato passion fruit

150 ml polpa fresca passion fruit

100 ml sciroppo di guava

200 ml liquore pompelmo rosa hibiscus

gocce fiori di wild hibiscus

decorazione: filamenti di peperoncino

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FRANCO CRUDER


Franco, come sempre, audace e creativo, vince il primo premio al 17° Trophy Montenegro, che da anni vede i

migliori bartender d'Europa sfidarsi in una competizione ad alto livello professionale, con il cocktail Wonderful

Life.

Wonderfull Life

Ingredienti:

2 cl vodka mango

2.5 cl banana liquer

2.5 cl zenzerino bianco

1 cl edelflower syrup

5.5 cl ginger ale

5.5 cl grapefruit fresh juice

decorazione: hibiscus flower, physalis, mint

Sempre nel 2019, si aggiudica anche

il primo premio Miglior professionista

a Bled in Slovenia,

sulle rive dell’omonimo lago, con il

cocktail The Queen of plums.

Ricordiamo anche la Non Alcoholic Redbull

Challenge Sommer Cup, una delle

più grosse competizioni internazionali

di cocktail organizzata da Red Bull con la

collaborazione dell'Obu (Osterreichische

Barkeeper Union), nell’ambito della quale

Cruder è stato premiato tra migliori barman

europei.

Per i nostri lettori ci siamo fatti consigliare

un cocktail per l’estate, il Summer is magic.

The Queen of plums

Ingredienti:

Summer is magic

Ingredienti:

2.0 cl eldorado rum

2.0 cl chinamon red liquer

1.0 cl creme de cacao

1.0 cl creme de banane

1.0 cl fresh orange juice

2.0 cl grappa nemes

1 cl bibamus liquer

1 cl polpa di passione fruit fresca

0.5 sciroppo di guava

1 cl limeol

9 cl sodato al pompelmo rosa

decorazione: menta fresca e

frutto della passione

Franco Cruder durante la competizione in Slovenia

FRANCO CRUDER

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Cuore

Viola

I primi due scudetti della Fiorentina

nei collage di figurine tratte dallo

storico Corriere dei Piccoli

di Claudio Parigi

Nell'ormai lontano 1955-56 la

Fiorentina vinceva il suo primo

scudetto. Adesso che tutti gli

appassionati di calcio sono stati privati

del loro "balocco" preferito, vale la pena

ricordare questa indimenticabile vittoria

con un collage (tecnica da Picasso in poi

considerata una forma d’arte) realizzato

ritagliando le celebri figurine del tanto

amato Corriere dei Piccoli, dove insieme

alle figurine dei soldatini venivano

pubblicate, a partire dagli anni Sessanta,

anche quelle dei calciatori di serie

A. Ho un po’ modificato le fisionomie

e i nomi dei calciatori per posizionarli

in questa formazione, dove si vedono

Come nel caso

precedente,

anche questo

collage, relativo al secondo

scudetto conquistato

dalla Viola, è

ottenuto modificando

nomi e fisionomie dei

calciatori del Corriere

dei Piccoli. Il presidente

Baglini aveva

già da qualche anno

imposto la cosiddetta

“linea verde” costii

difensori centrali,

sia il capitano Rosetta

(con la fascia

bianca) che Orzan,

il quale, inserito

inizialmente come

riserva, finì il campionato

da titolare

per volere dell'allenatore

Fulvio Bernardini.

Questa

formazione aveva

tra le sue fila anche

il portiere di riserva

Toros e l'attaccante

Bizzarri.

tuita solo da giovani giocatori, tanto da

far ricordare la squadra come Fiorentina

baby o Fiorentina ye-ye. Creata da

Chiappella, che inserisce via via le giovani

promesse, e guidata in campo dal

capitano De Sisti con l'innesto poi di alcuni

campioni come Rizzo, Maraschi e

Amarildo, diventerà una formazione capace

di vincere facendo anche divertire.

Con l'arrivo del nuovo allenatore Pesaola

si completa la Fiorentina 1968/69,

che aveva tra le sue fila anche buoni

giocatori di riserva come Stanzial, Cencetti

e Pirovano.

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CORRIERE DEI PICCOLI


Gli evergreen di tutti i tempi a Ditutto Dipiù

di Claudio Caioli

Il moderno cd (compact disc), che

ha rivoluzionato l'ascolto della musica

a partire degli anni Ottanta, soppianta

i long playing e i 45 giri, facendoli

diventare un prodotto di nicchia solo

per collezionisti e appassionati sempre

alla ricerca di rare pubblicazioni discografiche.

Il disco in vinile o microsolco o

semplicemente "disco" è stato introdotto

ufficialmente nel 1948 negli Stati Uniti

come evoluzione dei precedenti 78 giri,

inizialmente in gommalacca e poi in policarbonato

di vinile, materiale leggero e

infrangibile. E’ la Columbia Records ad

introdurre per prima negli USA il formato

45 giri; in Italia si afferma negli anni

Cinquanta, superando per vendite il 78

giri e raggiungendo il massimo della diffusione

fra il 1964 e il 1970. I cultori del

vinile non possono non fare tappa da Ditutto

Dipiù, in via del Lavoro a Montelupo

Fiorentino, dove è possibile visionare

una ricca collezione nei ben 2.200 mq di

magazzino. A metà del prossimo mese

di agosto verranno dedicate alla musica

leggera le serate della domenica che

avranno luogo, con inizio alle 19.30 e ingresso

libero, presso la sede di Ditutto

Dipiù con la partecipazione del cantante

Riccardo Azzurri. Sarà possibile ascoltare

su giradischi originali anni Sessanta

indimenticabili successi di Peppino di

Capri, Gianni Morandi, Rita Pavone, Mina

e Celentano.

Riccardo Azzurri

Via del Lavoro, 6, Montelupo Fiorentino (FI)

Dal lunedì alla domenica;

giorno di chiusura: lunedì mattina

Orario di apertura: 9.30/13.00 - 15.30/19.30

www.dituttodipiu.net

Ditutto Dipiu Mercatino Dell'usato

ditutto.dipiu

dituttodipiu

DITUTTO DIPIÙ

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Aziende storiche

in Toscana

Gelateria Menne

Dagli anni Venti a Certaldo l’eccellenza del gelato

di Serena Gelli

Da sinistra, alcuni dei fondatori e soci durante l'inaugurazione di un impianto di produzione: Remo Gelli, il

costruttore dell'impianto, l'impresario Cavalzani, Agostino Gelli, Guido Pieragnoli, figlio di Amegon Pieragnoli,

e Cesare Gelli (ph. courtesy Gonews.it)

La storia dell'azienda Gelateria

Menne inizia alla fine degli

anni Venti a Certaldo nel cuore

della Toscana, con una piccolissima

attività di produzione artigianale di gelati.

Questi prodotti venivano venduti per

le strade e per le piazze con il “carretto”

tipico dell'Italia di allora: grandi e piccini

accorrevano al suono del campanellino.

Il signore che vendeva i gelati si

chiamava Amegon. Ai bambini restava

difficile dire questo nome, quindi, quando

volevano il gelato dicevano alle loro

mamme: «Mamma dammi il ninno che

voglio comprare il gelato da Menne».

Dopo un po' di anni, Amegon decise

di aprire prima un bar e dopo una pasticceria

che chiamò Pasticceria Menne.

Fu solo agli inizi degli anni Sessanta

che l'attività prese il nome di Gelateria

Menne, trasferendo la produzione in un

piccolo stabilimento. Nel 1963 nacque

così la gelateria, gestita dai soci Remo

Gelli, Guido Pieragnoli (il figlio di Amegon),

Duilio Petrai e Agostino Gelli. Inizialmente

si concentrò sulla produzione

semi-industriale, in seguito, con l'avvento

della tecnologia e quindi di macchinari

più moderni, iniziò la produzione

industriale. All'inizio l'azienda si sviluppò

in Valdelsa, poi in Emilia Romagna,

soprattutto sulla Riviera romagnola, da

Rimini a Pesaro. Successivamente, la

distribuzione coinvolse anche Firenze

e le relative province, per arrivare poi a

Saronno. L'obiettivo era creare prodotti

dedicati ad un target speciale, prodotti

di nicchia, realizzati con materie prime

di ottima qualità. Nel 1980 subentrò al

socio Remo Gelli, divenuto intanto presidente,

il figlio Cesare e nel 1981 al socio

Guido Pieragnoli il figlio Roberto.

La distribuzione dei prodotti avveniva

in modo capillare nei bar e nei ristoranti,

e solo in seguito furono introdotti

anche nella grande distribuzione con

grande successo. Nel 2011 la Gelateria

Menne è stata acquistata da una multinazionale

greca e continua ancora oggi

la linea tracciata dai vecchi soci nel segno

dell’eccellenza.

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GELATERIA MENNE


GRAN CAFFÈ SAN MARCO

Un locale nuovo e poliedrico, con orari che coprono tutto l’arco della giornata.

Perfetto sia per un pranzo di lavoro che per una cena romantica o per qualche

ricorrenza importante

Piazza San Marco 11/R - 50121 Firenze

+ 3 9 0 5 5 2 1 5 8 3 3

www.grancaffesanmarco.it


Una banca coi piedi

per terra, la tua.

www.bancofiorentino.it

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